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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 01.12.15

4) Processo MPS SIENA MI 27.11.15.

5) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 19.11.16 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

Gubitosi, le utili amicizie del nuovo direttore generale Rai

di Vittorio Malagutti | 10 giugno 2012

Luigi Bisignani chi? Il giorno dopo la sua nomina a direttore generale della Rai, il manager di lungo corso Luigi Gubitosi ci tiene a far sapere che è tutto un equivoco. Che lui Bisignani proprio non l’ha mai conosciuto. Nemmeno una telefonata con il lobbista piduista, da poco condannato a 20 mesi di carcere (patteggiati). Insomma, niente di niente. E allora il misterioso personaggio che cinque anni fa raccontò il contrario alla trasmissione televisiva Report si dev’essere sbagliato. Questa la versione di Gubitosi, che, comprensibilmente, proprio non ci sta a essere dipinto come un amico di Bisignani, il quale, peraltro, prima dell’arresto di un anno fa (e forse anche adesso) s’intratteneva amabilmente e abitualmente con alti dirigenti di grandi banche e aziende.

Alla larga da mister P4, si schermisce Gubitosi con amici e portavoce. In effetti, i ritrattini standard pubblicati ieri dalla gran parte dei giornali descrivono il nuovo direttore generale della Rai come un uomo schivo, riservato, gran lavoratore, lontano da salotti e mondanità. Certo Gubitosi è persona pacata e riflessiva, ma chi lo conosce bene non ricorda di averlo mai visto con gli abiti da frate trappista che in queste ore gli sono stati cuciti addosso. Sposato, un figlio adolescente, il manager fino a ieri a capo della filiale italiana di Bank of America-Merrill Lynch, frequenta Cortina e la Costa Azzurra, ed è socio del club Aniene, che conta tra gli iscritti molti vip o sedicenti tali di Roma. Giusto un anno fa, a fine maggio del 2011, Gubitosi festeggiò i 50 anni con un party da 300 invitati in un club di Saint Tropez.

Napoletano di nascita, famiglia dell’alta borghesia, classe 1961, il manager scelto da Mario Monti per prendere il timone della Rai ha fatto una gran carriera in Fiat, a Torino, tra il 1986 e il 2005. È entrato con Romiti ed è uscito con Sergio Marchionne, vittima di una delle tante purghe decise dall’amministratore delegato col maglioncino nero. Gubitosi è cresciuto sotto l’ala di Francesco Paolo Mattioli, a lungo direttore finanziario del gruppo del Lingotto. Mattioli, un fedelissimo di Cesare Romiti, era forse il più romano (e il meno sabaudo) della prima linea dei dirigenti Fiat. E Gubitosi, a dispetto dei lunghi anni trascorsi alle dipendenze degli Agnelli, è rimasto profondamente romano per abitudini e frequentazioni. Nel 2005 è tornato a lavorare nella capitale nel gruppo telefonico Wind, prima come direttore finanziario, poi (dal 2007) con i gradi di amministratore delegato.

Casa ai Parioli, buone entrature in Vaticano, ottimi rapporti con Gianni Letta il romano (e romanista) Gubitosi si è legato al giro di  Giovanni Malagò, il presidente del circolo Aniene. E Malagò vuol dire Luca Cordero di Montezemolo, da sempre suo ottimo amico. Un club di amici di cui fanno parte il presidente della Bnl Luigi Abete e Aurelio Regina, capo degli industriali del Lazio. Lo stesso ambiente a cui, negli ultimi due-tre anni si è molto avvicinato anche l’ex banchiere e attuale ministro dello Sviluppo, Corrado Passera

Del resto, un manager che per una decina d’anni è stato ai vertici della direzione finanziaria di un gruppo delle dimensioni Fiat non ha potuto fare a meno di entrare in contatto con i più importanti banchieri italiani. Tra gli amici di Gubitosi va per esempio segnalato Gaetano Miccichè, potente direttore generale di Intesa. Non è un caso, allora, che l’anno scorso, quando anche la banca milanese presentò una lista di amministratori in vista dell’assemblea di Parmalat, anche l’allora numero uno di Wind fu inserito tra i candidati al consiglio. Non se ne fece niente. Parmalat andò ai francesi di Lactalis. Gubitosi di lì a poco arrivò al capolinea della sua esperienza al gruppo telefonico, ceduto dall’egiziano Naguib Sawiris ai russi di Vimpelcom. Anni impegnativi. C’era da governare un indebitamento monstre di oltre 8 miliardi e nel 2010 l’ultimo bilancio formato da Gubitosi si è chiuso in perdita per 250 milioni di euro. Lasciata Wind, l’ex manager telefonico ha lavorato alcuni mesi a Merrill Lynch. Una poltrona però se l’è conquistata anche nel consiglio del gruppo Maire Tecnimont, una grande azienda impiantistica guidata da Fabrizio Di Amato. Che è un grande amico di Montezemolo, di Malagò. E anche di Gubitosi.

Il Fatto Quotidiano, 10 Giugno 2012

 

 

MAI DIRE RAI! - IL “TRASFORMISTA” BARBARESCHI PASSA ALL’INCASSO: IL CDA RAI HA DATO L’OK A DUE FICTION DELLA SUA CASA DI PRODUZIONE. RESTA INVECE A BOCCA ASCIUTTA LA MOGLIE DI BOCCHINO – PER il torinese MINOLI, GIULIANO SORIA (ARRESTATO E PROCESSATO) È ANCORA PRESIDENTE DEL PREMIO GRINZANE CAVOUR: UNA REPLICA DI TROPPO DELLA “STORIA SIAMO NOI” MANDATA IN ONDA SENZA VERIFICHE? NON DITELO ALLA DANDINI (CHE VERRÀ SLOGGIATA DA MINOLONE)…

Minoli

1- IL "TRASFORMISTA" BARBARESCHI INIZIA A INCASSARE: IL CDA RAI PASSA DUE FICTION DELLA SUA CASA DI PRODUZIONE, FERME INVECE QUELLE DELLA MOGLIE DI BOCCHINO
Enrico Paoli per "Libero"

Il doppio giro di valzer in chiave futurista - «me ne vado», «no resto», anzi «mi sento responsabile» - del "trasformista" Luca Barbareschi paga eccome. L'attore, regista, deputato, produttore, ha ottenuto dalla Rai il via libera per due Fiction che vedremo nella prossima stagione televisiva. Resta a bocca asciutta, invece, la moglie di Italo Bocchino, rimasta fuori dal piano editoriale approvato da viale Mazzini nell'ultima seduta del consiglio di amministrazione.

Barbareschi, raccontano le solite voci di corridoio, teneva in modo particolare a queste due opere televisive, dovendo rivitalizzare le casse della sua casa di produzione Casanova, messe a dura prova dalla serie tv già girate, ma senza acquirente. Fra queste c'è la fiction dedicata a Nero Wolfe, che vede l'attore e doppiatore Francesco Pannofino nei panni del celebre detective che risolve i casi più intricati del mondo.

 

La pellicola è già stata girata e i costi di produzione sarebbero stati particolarmente elevati. Barbareschi, stando a quanto affermano gli addetti ai lavori, aveva la necessità di piazzare il prima possibile questo prodotto, altrimenti avrebbe dovuto stoppare altre opere già in cantiere. E la Rai lo ha accontentato. Disco verde anche per "L'olimpiade nascosta", fiction dedicata alle gare disputate nel 1940 in un campo di concentramento.

Il resto del piano prevede opere storiche e d'attualità, ma anche biografie di santi e poeti e soprattutto la famiglia in tutte le sue declinazioni. I ritratti più attesi sono quelli dedicati a Don Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione scomparso sei anni fa, Trilussa ed Evita Peron.

 

Particolarmente attesa, infine, l'opera dedicata a Giovanni Borghi, da tutti conosciuto come "Mister Ignis", su cui si era spaccato, nelle scorse sedute, il consiglio di amministrazione. La serie, firmata e prodotta da Renzo Martinelli, è dedicata all'epopea di Giovanni Borghi, definito da Silvio Berlusconi, un «esempio di vita», tanto il premier ha prestato la sua penna per la prefazione del libro scritto da Gianni Sparta.


2- PER MINOLI GIULIANO SORIA E' ANCORA PRESIDENTE DEL PREMIO GRINZANE CAVOUR
Con un'intervista bella lunga, andata in onda niente meno che all'interno di una trasmissione di carattere storico, è tornato ieri sera sugli schermi Rai Giuliano Soria, l'ex presidente del premio Grinzane Cavour arrestato due anni fa per malversazione e molestie sessuali, in una storia di spese allegre dei fondi pubblici affidati alla sua associazione per la quale ha chiesto un patteggiamento di 3 anni e 11 mesi. A regalargli questa vetrina è stato niente meno che Gianni Minoli, in un'intervista per "La Storia siamo noi", il programma dedicato ai 150 anni dell'Unità d'Italia.

 

Puntata dedicata alla Contessa di Castiglione, femme fatale inviata da Camillo Cavour a Parigi per infilarsi nel letto dell'imperatore e convincerlo ad aiutare la nascente nazione italiana.

Per tutta la puntata, però, Soria è stato presentato nei sottopancia della sua intervista come "presidente Premio Grinzane Cavour", e non come "ex" presidente, visto che il suo Premio non c'è più. Vecchia replica rimandata in onda senza controllare? Non ditelo a Serena Dandini, che proprio da Minoli 150 verrà sloggiata dalle seconde serate di Raitre...

 18-02-2011]

 

 

- RAI: PROBLEMI IN TUTTA ITALIA PER AVARIA IMPIANTO ROMA...
(Adnkronos) - L'avaria elettrica verificatasi in uno degli impianti romani di trasmissione della Rai ha creato problemi alla diffusione dei programmi in tutta Italia e non nella sola zona della capitale. Sono in corso ulteriori accertamenti sulla dinamica e le dimensioni dell'avaria.

31-01-2011]

 

 

- FASTWEB-SKY, ACCORDO STRATEGICO: TV E INTERNET INSIEME
Corriere.it - Sky Italia e Fastweb starebbero per siglare un accordo per combinare l'offerta televisiva via satellite di Sky con i servizi internet a banda larga e telefonia fissa di Fastweb. Un accordo strategico-commerciale, che consentirebbe ad entrambi gli operatori non solo di offrire servizi di alto livello ad un prezzo accessibile, ma in prospettiva di combinare due infrastrutture tecnologicamente all'avanguardia per sfruttare le potenzialità della banda larga e sviluppare servizi che integrano tv e internet. Anche gli attuali clienti potranno usufruire dell'offerta.

31-01-2011]

 

 

QUERELE-RAI - SEMPRE PIÙ FURIOSO SADO-MASI: DENUNCIA “IL FATTO” PER L’ARTICOLO SUL PROGRAMMA DI ECONOMIA CHE SAREBBE STATO “ASSEGNATO” ALLA SUA FIDANZATA INGRID MUCCITTELLI (CHE DA PARTE SUA NEGA QUALUNQUE INTERESSE NELLA TRASMISSIONE) - INTERVIENE ANCHE LA ENDEMOL: “È UN NOSTRO PROGETTO LOW-BUDGET. LA SIGNORA MUCCITTELLI NON LO CONDURRÀ, MA SE ANCHE DOVESSE NON SI CAPISCE DOVE SAREBBE IL PROBLEMA

 

1 - MASI QUERELA DI NUOVO 'IL FATTO' E ARTICOLISTA...
(Adnkronos) - "In relazione ad un articolo apparso oggi su 'Il Fatto Quotidiano' che reitera la pubblicazione di una presunta notizia assolutamente e completamente falsa, come e' facilmente dimostrabile anche documentalmente, il direttore Generale Mauro Masi ha incaricato i suoi legali di procedere in sede civile e penale nei confronti dei responsabili e dell'autore dell'articolo, peraltro gia' querelato per lo stesso motivo'.

 

E' quanto si legge in una nota di viale Mazzini, in merito ad un articolo pubblicato oggi su 'Il Fatto Quotidiano', in cui si legge che il direttore generale della Rai Mauro Masi 'ha firmato la matricola per un settimanale di economia su Raidue che dovrebbe condurre Ingrid Muccitelli, la sua ultima fidanzata'.

 

2 - MUCCITTELLI: MAI INTERESSATA AL PROGRAMMA ECONOMICO DI RAIDUE...
Gabriella Sassone per Dagospia - La bionda Ingrid Muccitelli, grata per tanto interessamento nei suoi confronti, ci tiene a chiarire una volta per tutte che non sarà nel tanto atteso programma di economia di Raidue. Non è mai stata interessata a quella trasmissione, nonostante il suo nome continui a circolare con insistenza.

In realtà, non si sa nemmeno quale giornalista sarà al timone. I vertici Rai stanno ripensando a tutto il programma, per farlo diventare uno degli appuntamenti di punta e di grande interesse del prossimo palinsesto annunciato da Sado-Masi. Tanto che la trasmissione non partirà più il 29 gennaio, ma a fine febbraio, dopo il Festival di Sanremo. Chi vivrà, vedrà...

 

3 - ENDEMOL, PROGRAMMA ECONOMIA LOW BUDGET E NON CONDOTTO DA MUCCITELLI...
(Adnkronos) - Endemol Italia, in risposta all'articolo pubblicato questa mattina su Il Fatto Quotidiano, dal titolo 'Cuore di Masi', in cui si legge che il direttore generale della Rai avrebbe firmato la matricola di un nuovo programma di Rai Due di economia, prodotto da Endemol, e che alla conduzione dovrebbe esserci la signora Ingrid Muccitelli, precisa che "si tratta di un progetto, a bassissimo budget, proposto e presentato da Endemol alla Rai piu' di un anno fa, e sul quale Endemol ha gia' investito in proprio nella preparazione del progetto".

"Come ribadito in altre occasioni, inoltre, a condurlo -sottolinea Endemol Italia- non ci sara' la signora Muccitelli, che peraltro riteniamo un'ottima professionista con la quale speriamo di poter lavorare nel futuro. Non si capisce, pertanto, quale sarebbe stato il problema se la conduzione fosse stata realmente affidata lei", conclude la nota di Endemol Italia.

 14-01-2011]

 

 

IL PIANO SEGRETO DI BERNABÉ PER SBROGLIARE I CANALI DT DI DHALIA TV
Franchino Bernabè ha un problema che si chiama Dhalia Tv, l'emittente che lunedì è stata messa in liquidazione dopo la decisione degli svedesi Wallenberg di non regalare altro sangue alla piccola emittente che detiene i diritti per il digitale terrestre di 8 squadre di Serie A e dell'intero campionato di Serie B.

 

Dentro Dhalia, l'azienda di Bernabè detiene il 10% delle azioni attraverso la controllata TelecomItalia Media, che dopo la decisione d'inizio settimana è crollata in Borsa. Ai piani alti del Gruppo Franchino ha incontrato i suoi più stretti collaboratori per trovare una soluzione e per evitare che il piccolo patrimonio vada a finire nelle mani di Mediaset dove Fedele Confalonieri è allettato all'idea di arricchire l'offerta sul digitale terrestre.

Gli uscieri di TelecomItalia sostengono che Franchino vuole vendere cara la pelle. A questo proposito avrebbe concertato un piano insieme a uno dei suoi più stretti collaboratori, Carlos Lambarri, l'uomo che nell'organigramma di Telecom è responsabile dell'Area Customer Operations.

 

Questo Lambarri è un manager 55enne di origine basca che è entrato in Telecom nel 2001 per occuparsi prima della rete sudamericana del Gruppo poi di Alice France e Hansenet, la società di Amburgo della banda larga che Telecom ha ceduto per sanare una parte dei debiti. Nei corridoi lo descrivono come un personaggio complesso che dopo la laurea in Economia è entrato nell'americana General Electric, e per dieci anni è stato viceministro delle Finanze nel Paese Basco.

 

Fino a quando Bernabè non gli ha messo sulle spalle il fardello dell'Area Customer Operations, quest'uomo si muoveva con disinvoltura tra Bilbao e New York (dove vivevano la moglie e i tre figli) poi ha dovuto rallentare i suoi viaggi frenetici per farsi carico insieme a Oscar Cicchetti delle problematiche italiane.

 

Di fronte al "caso" Dhalia sembra che abbia messo a punto un piano che prevede due passaggi. In una prima fase Dhalia Tv finirebbe nelle mani di Accenture, la più grande società di consulenza al mondo che in Italia fattura qualcosa come 973 milioni; in un secondo momento Accenture, che è già di casa in TelecomItalia, rivenderebbe Dhalia a Telecom per farne un canale digitale che sarebbe gestito dagli stessi manager di Accenture nell'ambito di un progetto di multicanalità sul quale Bernabè è pronto a scommettere.

 

Nessuno è in grado di dire quale sarà il costo di questa operazione che dovrebbe completarsi entro il 2013 e alleggerire (con le nuove tecnologie e con l'affidamento all'esterno di servizi innovativi) l'area dedicata alla telefonia fissa e mobile per la clientela privata.

13-01-2011]

 

 

IL DIGITALE PEDESTRE - SULLA GUERRA DELLE FREQUENZE deL MINISTRO BISCIONE PAOLO ROMANI (PANCIA A TERRA IN DIFESA DI MEDIASET PREMIUM) VERSO LA PIATTAFORMA DI SKY PER NON AVERLA TRA I CANALI DT (DOVE POTREBBE, SPORTIVAMENTE PARLANDO, FARE SFRACELLI), SCENDE IN PISTA MUCCHETTI: "il governo trema all’idea che Sky, multinazionale americana, possa costruire la quarta tv commerciale italiana insidiando, assieme a La7, il duopolio Rai-Mediaset"...

Massimo Mucchetti per il "Corriere della Sera"

 

Strano governo quello di Roma. Rivende sul mercato della politica gli accordi Fiat come fonte di attrazione di un investimento estero, pur avendo la Fiat sede a Torino, e, al tempo stesso, trema all'idea che Sky, multinazionale americana, possa costruire la quarta tv commerciale italiana insidiando, assieme a La7, il duopolio Rai-Mediaset.

 

Ad aprire la porta alla tv di Murdoch è stata la Commissione europea, che l'ha autorizzata a partecipare alla gara per le frequenze del digitale terrestre con un anno di anticipo sul termine della sospensione decretata, come rimedio antitrust, all'indomani dell'acquisto di Telepiù e Stream, i «genitori» di Sky Italia.

L'autorizzazione era subordinata alla destinazione del multiplex alla tv generalista e non all'ulteriore espansione della tv a pagamento trasmessa via satellite. Ma proprio questo dà fastidio a Rai e Mediaset, che nella pay tv, peraltro, ha già un nuovo pascolo. L'argomento finora addotto per opporre resistenza è la mancanza di reciprocità tra Italia e Usa.

 

Negli Usa, infatti, le tv non possono essere controllate da soggetti esteri. Per l'Europa e per l'Autorità italiana delle comunicazioni, tuttavia, Sky è assimilabile a una società europea, con relativi i diritti, perché ha uno stabile insediamento nel vecchio continente: per la precisione a Milano, dove ha il quartier generale europeo, e a Roma.

Il ministro Paolo Romani, rispondendo ieri al deputato Benedetto Della Vedova, ha assicurato che non ci saranno altre lungaggini. Ma il giorno prima aveva presentato un nuovo ricorso al Consiglio di Stato sulla questione della reciprocità. Eppure le frequenze radio sono da anni assegnate anche a società di telecomunicazioni a capitale russo-egiziano (Wind) e cinese (H3G, che ha già una tv per cellulari).

 

L'uso televisivo cambia forse la natura delle frequenze? Sky ha quasi 4 mila dipendenti, il doppio delle gestioni precedenti, altrettanti collaboratori e un indotto di 7 mila persone: una Mirafiori del video, cui la vita viene complicata non dalla Fiom, ma dal governo che proclama l'apertura verso le imprese. 20-01-2011]

 

 

 

 

CHI SI PAPPA DAHLIA TV? - ARRIVERÀ UN CAVALIERE BIANCO A SALVARE BARACCA E BURATTINI O IL SOLITO CAVALIERE INFOJATO? - TUTTI VOGLIONO I DIRITTI TV DELL’EMITTENTE IN LIQUIDAZIONE, MA SENZA CACCIARE UN EURO - TRA LE IPOTESI SCISSIONE ’ALITALIA STYLE’ TRA BAD E GOOD COMPANY - TOCCHERÀ ALLA TELECOM? O MAGARI AL FONDO USA CONSTELLATION? - PIZZINO MEDIASET ATTRAVERSO IL “GIORNALE” DI FAMIGLIA: PRONTI A INTERVENIRE “PER ESIGENZA NAZIONALE”, MA SENZA SGANCIARE UN QUATTRINO

 

1 - CRACK DAHLIA TV: GLI ANALISTI DICONO CHE QUALCUNO RIMPIAZZERA' GLI SVEDESI
Andrea Montanari per "Milano Finanza"

Il crack di Dahlia Tv, schiacciata da una perdita complessiva di 80 milioni e affossata dalla decisione dell'azionista di riferimento (68,1%), la svedese Air Plus Tv che ha bocciato la ricapitalizzazione da 150 milioni, si è abbattuto su Telecom Italia Media. Il titolo del gruppo tv guidato dall'amministratore delegato Giovanni Stella, secondo azionista di Dahlia Tv con il 24%, nonché fornitore della banda per i 15 canali di proprietà della tv finita in liquidazione, è crollato a Piazza Affari a 0,19 euro lasciando sul terreno l'11,83% sulla scia delle valutazioni dei principali broker di mercato che stimano pesanti incidenze in termini di minori ricavi (si oscilla tra 35 e 37 milioni) dallo spegnimento del segnale della tv guidata dall'ad Fabrizio Grassi che non ha rescisso il contratto d'affitto con TiMedia.

 

A questa cifra, calcolata dagli analisti di Akros, Equita sim, Banca Leonardo e Mediobanca, si vanno ad aggiungere gli oltre 10 milioni persi con l'interruzione del contratto per l'affitto degli spazi sui multiplex ai tre canali di Sportitalia passati al gruppo Screen Service. Per cercare di arginare la caduta, ieri sera lo stesso Stella ha dichiarato all'Ansa «di essere fiducioso di rimpiazzare i clienti persi in un tempo abbastanza rapido» e ha precisato che «Dahlia Tv incide per 24 milioni sui ricavi del 2010».

 

Una cifra «importante ma non stratosferica» lontana dalle stime dagli analisti che invece sono state prese a riferimento dalla borsa. L'ad di TiMedia ha aggiunto che «qualche giorno fa è stato chiuso un contratto con un grosso operatore internazionale per circa un quinto della banda occupata da Dahlia». L'indiziato è la branch italiana della tedesca Home Shopping Europe, pronta a sfidare Mediashopping (Mediaset) e l'americana Qvc da metà 2011.

 

Il futuro dell'offerta di Dahlia. E mentre la Lega Calcio si interroga sul futuro dei contratti per la trasmissione delle partite di Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Lecce, Parma, Sampdoria e Udinese (il pacchetto vale 30 milioni e fa gola a Mediaset), il mercato inizia a riflettere su quale operatore televisivo possa occupare lo spazio che la tv affidata al liquidatore Mauro Paoloni lascerà libero nei prossimi mesi.

«Non è ipotizzabile che il mercato del digitale terrestre appena decollato perda l'altro unico operatore a pagamento alternativo a Mediaset», dice uno dei principali player nazionali che si espone con MF-Milano Finanza a patto di restare anonimo. «Il fallimento di Dahlia fa male a tutti noi, a TiMedia e anche al Biscione perché restringe il raggio d'azione degli operatori e li costringe a ripensare alla politica industriale da adottare per potere restare sul mercato».

 

Per questo, secondo gli esperti, non è pensabile che dopo l'uscita di Air Plus Tv (che in agosto aveva partecipato all'aumento da 51,4 milioni e ottenuto da Unicredit un finanziamento da 30 milioni comunicando al contempo ai dipendenti di Dahlia Tv la volontà di tagliare fino al 50% le retribuzioni), si assisterà realmente al black out informativo di 15 canali. Una delle prime ipotesi porta all'apertura della procedura di concordato preventivo per l'azienda che occupava in totale 150 dipendenti. In questo modo, il liquidatore potrebbe decidere di separare le attività creando una bad company nella quale far confluire la gestione finanziaria e una good company nella quale collocare gli asset televisivi.

 

Del resto, si sostiene da più fonti, Dahlia Tv ha un suo appeal commerciale avendo attivato 800 mila tessere pay (300 mila delle quali sotto forma di abbonamento). In questo contesto, potrebbe tornare in azione TiMedia che aveva venduto ad Air Plus la maggioranza dell'emittente e che passano dalla procedura acquisirebbe le attività editoriali a costo zero. Al boccone mirano gli americani del fondo Constellation, azionisti della stessa Air Plus, e persino Sky Italia che si era avvicinata alla tv in liquidazione già in autunno. Più improbabile l'irruzione sulla scena di Mediaset che comunque era stata a un passo dalla definizione di un accordo commerciale per portare sull'offerta Premium i canali Dahlia.

2 - PER SALVARE GLI ABBONATI DAHLIA POTREBBE INTERVENIRE MEDIASET (A COSTO ZERO)...
Da "Il Giornale" - Che succederà agli abbonati Dahlia per le partite di Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Lecce, Parma, Sampdoria e Udinese? C'è il rischio del black out. Mediaset Premium, che ha i diritti delle altre, non è interessata. Ma di fronte a un'esigenza «nazionale» sarebbe disposta a garantire la visione agli abbonati Dahlia. Ma senza pagare i diritti alla Lega, né spendere un soldo. 12-01-2011]

 

 

 

 

. CONFALONIERI, GIORNALISTI DEVONO DIVENTARE MULTIMEDIALI E DIGITALI...
(Adnkronos) - 'Nel nostro settore e' in corso una rivoluzione tecnologica come del resto in molti altri settori. Noi, anche attraverso una proficua collaborazione con i sindacati, abbiamo utilizzato i nostri giornalisti per ampliare e migliorare il prodotto, giornalisti che devono diventare multimediali e digitali. Per essere efficaci i giornalisti devono essere flessibili e adattabili ma per questo e' anche importante la formazione'. Lo ha detto il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri parlando della situazione dell'editoria in un convegno organizzato in occasione della giornata inaugurale del congresso dell'Fnsi.

 

Confalonieri ha poi ricordato 'i cambiamenti che ci furono Negli anni '80, anni in cui Montanelli era considerato fascista mentre oggi e' un'icona della sinistra. Chi ha vissuto quegli anni puo' ricordare quello che e' successo e per questo faccio un monito ai celoduristi di ambo le parti. Va bene tagliare gli sprechi che ci sono sempre ma i tagliatori di teste e i chirurghi talvolta lasciano il corpo esangue. A forza di ridurre all'osso si rischia di chiudere le aziende', ha concluso il presidente di Mediaset.

 

4. CONFALONIERI, OBIETTIVO CANALE ALL NEWS ENTRO 2011...
(Adnkronos) - Mediaset pensa di creare un canale All News entro la fine di quest'anno. Lo ha confermato il presidente Fedele Confalonieri affermando che "abbiamo creato News Mediaset che ha in nuce l'obiettivo di creare entro la fine di quest'anno un canale All News".

5. CONFALONIERI, PENSEREMO A DIRITTI DI DAHLIA TV...
(Adnkronos) - "Non lo so, ci penseremo". Cosi' il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri ha commentato la possibilita' che il gruppo televisivo rilevi i diritti tv di alcune squadre di serie A per il digitale terrestre detenuti oggi da Dahlia Tv. Confalonieri ha parlato a margine del convegno della Fnsi.

 11-01-2011]

 

 

Tertium non Dahlia! (tra Berlusconi e Murdoch non c’è spazio per nessuno) - In mano al liquidatore l’unica emittente concorrente di Mediaset nel digitale terrestre - Il regolamento della Lega Calcio cambiato in corsa su pressing di Galliani ha tolto a Dahlia le uniche squadre redditizie (Fiorentina, Palermo e Bologna) e dato al Biscione il monopolio di fatto della Serie A - La presenza di Dahlia è servita a Mediaset per pagare meno i diritti dei team maggiori - E ora è caccia al compratore a saldo (Telecom? Cinecittà?), mentre Berlusconi potrebbe assicurarsi per due soldi tutto il campionato...

1- WALLENBERG STACCA LA SPINA A DAHLIA TV. GLI SVEDESI DI AIR PLUS NON RICAPITALIZZANO: 8 SQUADRE DI A A RISCHIO BLACK OUT SUL DIGITALE
Giuliano Balestrieri per "La Repubblica"

Dahlia è finita. Il tentativo di creare un terzo polo nel panorama della pay tv italiana è naufragato ieri sera con la nomina del commissario liquidatore, il professore romano Mauro Paoloni.

 

Gli azionisti riuniti in assemblea non hanno potuto fare altro che prendere atto della decisione di Air Plus, il gruppo svedese della famiglia Wallemberg cui fa capo Dahlia e che nella pay tv ha investito, e perso, decine di milioni. Fino a ieri, quando ha deciso di staccare la spina. «È l´epilogo di una vicenda gestita male», commenta amaro Filippo Chiusano, azionista al 7% e numero uno di Made, la società che al canale fornisce giornalisti e contenuti sportivi. E che adesso rischia di essere ridimensionata.

Così come rischiano il black out otto squadre di Serie A. Non è servito neanche l´intervento del ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, che però prova a essere ottimista: «È una situazione che riguarda 150 lavoratori che vanno tutelati, come la pluralità della nascente industria digitale». Perché senza Dahlia sulla pay terrestre resterebbe solo Mediaset.

 

«C´è qualcosa che non torna - continua Chiusano -. In estate il gruppo ha firmato un contratto biennale con la Lega Calcio da 70 milioni di euro, uno da 5 anni per 63 milioni con noi e ha chiesto un prestito da 30 milioni a Unicredit. Cosa sia successo nel frattempo non lo so, di certo non c´è stata una guerra civile e il contesto economico era chiaro da tempo».

Anche perché il pareggio non era certo atteso per quest´anno: per coprire i costi dei diritti televisivi sarebbero serviti almeno 350mila abbonati e la società puntava ad arrivare, a regime, a quota un milione. Lo scorso anno, però, le tessere si erano fermate sotto la soglia delle 300mila.

Al liquidatore spetta adesso il non facile compito di trovare una soluzione, sotto forma di nuovo azionista (e Chiusano, che vanta ancora 7 milioni di crediti, potrebbe essere della partita), o trovare un accordo - e in fretta - con fornitori e Lega Calcio per garantire la trasmissione delle partite in televisione.

 

Per questa mattina, intanto, nella sede della Serie A è convocata una riunione dei vertici durante la quale l´advisor Infront, guidata da Marco Bogarelli, farà il punto della situazione. La scorsa estate con la prima vendita collettiva dei diritti televisivi erano stati preparati tre diversi pacchetti: uno satellitare acquistato da Sky e due per il digitale terrestre. "Il meglio della Serie A" - come lo chiama lei stessa - se lo è aggiudicato Mediaset, il resto è andato a Dahlia che però non ha ancora pagato la rata scaduta a dicembre.

 

In attesa dell´assemblea, la società aveva ottenuto un rinvio, ma adesso qualcuno dovrà mettere mano al portafogli, altrimenti i diritti torneranno a disposizione della Lega. Se il liquidatore trovasse le risorse per saldare il debito dovrebbe comunque raggiungere un accordo con i fornitori, da Ti Media (azionista al 10%), locatore del mux che non viene pagata da agosto, a Made.

«La situazione non è facile - conclude Chiusano -. Però resto in attesa di un segnale dal liquidatore, siamo pronti a trovare un´intesa». Se così non fosse, Infront potrebbe proporre alla Lega una procedura d´urgenza per garantire la regolare chiusura del campionato; i diritti verrebbero così assegnati a chiunque si presentasse con 16-18 milioni di euro.

 

E se Sky si chiama fuori, Mediaset un pensiero all´operazione potrebbe farlo: con le otto squadre mancanti (che però garantiscono un bacino d´utenza limitato) avrebbe un´offerta sul campionato italiano identica - o quasi - a quella del concorrente satellitare anglosassone.

2- LO SGAMBETTO DI MEDIASET COSTATO CARO COSÌ SI SPAVENTANO GLI INVESTITORI ESTERI
Giovanni Pons per "La Repubblica"

Se ne vanno disgustati dal mercato televisivo italiano dopo meno di due anni di presenza e con perdite che complessivamente ammontano a 65-70 milioni di euro. È questo il risultato, a dir poco disastroso, dell´avventura degli investitori svedesi Air Plus e Provider, e del fondo americano Highbridge, sul mercato della pay tv sul digitale terrestre, iniziata nella primavera 2009 dopo aver acquisito da Telecom Italia Media un pacchetto di diritti Tv per otto squadre di serie A e per tutta la serie B.

 

Con un bouquet fatto anche di documentari e di cinema erotico il piccolo concorrente sul digitale a pagamento di Mediaset, nel suo primo anno di vita, ha raccolto un buon numero di abbonati, che oggi arrivano a circa 300mila. Ma il meccanismo si è rotto all´inizio della scorsa estate quando si è cominciato a discutere con la Lega Calcio dei diritti "collettivi" delle squadre per gli anni 2010-2012.

La sola presenza di Dahlia fino a quel momento ha fatto comodo a Mediaset, in quanto le ha permesso di presentarsi alla gara non da monopolista sul digitale, al contrario di Sky sul satellitare. Uno status che ha comportato uno sconto di 150-180 milioni sul totale degli incassi da diritti (circa 800 milioni) che la Lega aveva deciso di ottenere.

 

Quindi lo sgambetto: poche ore prima dell´asta la Lega modifica il meccanismo di assegnazione su consiglio, si dice, del vicepresidente del Milan e della Lega Adriano Galliani. Così Mediaset invece di scegliere per prima solo le prime otto squadre e poi lasciare a Dahlia la scelta delle seconde sei, può portarsi a casa subito le prime dieci squadre mentre al concorrente vengono lasciate le seconde quattro.

In questo modo Dahlia perde tre squadre, Fiorentina, Palermo e Bologna, ricche sotto il profilo del numero dei tifosi e necessarie a giustificare il prezzo dei diritti acquistati. Tutto ciò nonostante le raccomandazioni verbali dei vertici del Biscione a lasciare inalterata la composizione delle squadre rispetto alla stagione precedente.

In sostanza a Dahlia viene tolto ossigeno vitale per la sopravvivenza con un giochetto sottobanco ma regolare sotto il profilo formale. Inoltre, proprio in estate, parte una forsennata guerra dei prezzi tra Mediaset Premium e Sky che nasce da motivazioni diverse ma che ha un unico risultato, quello di disincentivare ulteriormente i concorrenti dalle spalle più fragili.

 

Gli svedesi di Air Plus, a un certo punto, speravano ingenuamente di assicurarsi un multiplex per la trasmissione in digitale attraverso la gara per i nuovi entranti che il governo si è impegnato a fare di fronte alla Ue. Ma tale gara, come è noto, continua a essere rimandata per il ricorso che il governo ha avanzato nei confronti della partecipazione di Sky.

Insomma, dopo un primo anno di attività incoraggiante, per Dahlia le porte del mercato italiano si sono improvvisamente chiuse tanto da indurre investitori esteri di un certo livello a scappare a gambe levate. Hanno constatato che in Italia il conflitto di interessi di Berlusconi, primo ministro e operatore dominante della Tv attraverso la proprietà di Mediaset, è un ostacolo troppo grande per chiunque. E l´intervento in extremis di ieri del ministro Romani, fedelissimo di Berlusconi, suona come l´ultima delle beffe.11-01-2011]

 

 

Ore contate per Dahlia tv? oggi si riunisce il Cda per decidere il destino dell’emittente unica concorrente di Mediaset sul digitale terrestre a pagamento - L’appello dei 150 dipendenti che rischiano di andare a casa nel silenzio generale - La tv è già in programmazione ridotta da dicembre - Lo strano caso dello scippo estivo dei diritti di Palermo, Bologna e Fiorentina (Della Valle è socio della Filmaster, service che produce i contenuti di Dahlia Sport…)

Adnkronos) - In piena crisi e' davvero grave non tutelare i posti di lavoro. Il cda di domani tenga conto degli effetti di scelte che ricadono direttamente sull'occupazione. E' questo il senso dell'appello rivolto dalla redazione di Filmmaster Television a Dahlia Tv dopo che, prima di Natale, "il palinsesto ha subi'to un drastico ridimensionamento.

Una riduzione (decisa da Filmmaster, l'azienda che in outsourcing produce e manda in onda l'intera offerta sportiva di Dahlia Tv e che lamenta il mancato pagamento degli emolumenti necessari per il proseguo della produzione) che ha innescato conseguenze drammatiche come il mancato rinnovo di tutti i contratti in scadenza alla fine del 2010, il taglio di alcuni rami produttivi e la prospettiva di un futuro che ad oggi appare nerissimo". In ballo c'e' il destino di 150 lavoratori.

 

"Domani - scrive la redazione - il cda di Dahlia Tv potrebbe porre fine ad un'avventura iniziata, sotto ogni buon auspicio, meno di due anni fa. Una storia di lavoro animata prevalentemente dalla passione di ciascuno dei dipendenti dell'indotto, gli stessi che il 17 dicembre scorso avevano lanciato un appello che non ha avuto alcuna risposta.

 

Nonostante la grave situazione i giornalisti e l'intero corpo produttivo hanno preferito non tradire i propri telespettatori abbonati garantendo comunque i servizi essenziali e non ricorrendo al diritto di ogni lavoratore allo sciopero che avrebbe penalizzato ulteriormente quanti hanno scelto di sottoscrivere un abbonamento a Dahlia Tv".

 

"Un'agonia iniziata in silenzio l'estate scorsa - prosegue la redazione di Filmmaster Television - con l'inspiegabile perdita di tre squadre importantissime per il bouquet di Dahlia: Palermo, Bologna e Fiorentina, rispettivamente la quinta e la settima citta' d'Italia per popolazione e la squadra tra le piu' autorevoli fra quelle dell'offerta. Una diaspora pesantissima a favore del diretto (e potentissimo) competitor che ha innescato un'emorragia di abbonati e l'inizio della fine di un progetto che appariva ambizioso".

 

Domani i dipendenti di Filmmaster Television, "le loro famiglie, seguiranno l'evolversi di una vicenda che potrebbe implementare la lunghissima lista di disoccupati nel settore dell'editoria radiotelevisiva. Lo faranno in silenzio, garantendo la copertura del servizio, auspicando pero' che almeno qualcuno raccolga questo appello".10-01-2011]

 

 

BLACK DAHLIA PER TELECOM! - CROLLO IN BORSA DI TELECOMITALIA MEDIA (-5,57%) DOPO L’ANNUNCIO DELLA LIQUIDAZIONE DELLA PAY TV, primo cliente di TI Media per la divisione network operator - DOPO SPORTITALIA, BERNABè PERDE ANCHE GLI INCASSI DI DAHLIA TV: CANCELLATI IN POCHI GIORNI CLIENTI CHE VALGONO IL 50% DEL FATTURATO - MA L’AZIENDA DI BEBÈ BELEN ERA PRONTA A METTERE SOLDI FRESCHI IN DAHLIA: SI SONO OPPOSTI GLI SVEDESI (CHE STRANAMENTE ERANO SALITI DA POCO NEL CAPITALE) - INTANTO CONFALONIERI GIGIONEGGIA: “I DIRITTI TV DI DAHLIA? CI PENSEREMO…”

 

1 - TONFO DI TELECOM ITALIA MEDIA (-5,57%) IN BORSA DOPO ANNUNCIO LIQUIDAZIONE DAHLIA TV...
(ANSA) - Cauto rimbalzo per Piazza Affari (Ftse Mib +0,19%) che tra le Borse europee resta sempre la piu' debole. Sempre in luce Fiat (+1,59%) con Fiat Industrial che prende la rincorsa (+3,73%) dopo il dichiarato interesse per le attivita' camion di Volkswagen. Oggi si accoda anche Exor (+2,29%) che ieri era rimasta trascurata. Tonfo di Telecom Italia Media (-5,57%) dopo che insieme agli altri soci di Dahlia Tv ha annunciato la liquidazione della societa'.

L'impatto sull'ebitda dovrebbe essere secondo la societa' limitato (in base alle prime stime il risultato di fine anno dovrebbe attestarsi sui livelli del terzo trimestre) ma Intermonte Sim le azioni ad 'underperform' da 'buy', dicendo in una nota che ''la notizia getta un'ombra grave su obiettivi a lungo termine della societa'''.

 

Telecom cede lo 0,79 per cento. Tra i titoli in evidenza Azimut Holding (+1,19%) accompagnata dal 'buy' di Deutsche Bank dopo l'accordo per la costituzione di una newco in Hong Kong. Pininfarina (+9,12%) sempre sugli scudi dopo che l'imprenditore francese Vincent Bollore' si e' detto interessato a investire nell'auto designer italiano. Corre STMicroelectronics (+2,3%) con Exane BNP Paribas che ribadisce il rating 'outperform'. Bene Tod's (+2,03%) portato a 'buy' da 'underweight' da Banca Leonardo.

2 - DOPO SPORTITALIA, TELECOM ITALIA MEDIA PERDE ANCHE GLI INCASSI DI DAHLIA: CANCELLATI IN POCHI GIORNI CLIENTI CHE VALGONO IL 50% DEL FATTURATO...
Francesca Gerosa per "Milano Finanza"

 

Dhalia TV, primo cliente di Telecom Italia Media per la divisione network operator, ha deciso la messa in liquidazione e scioglimento della società. Dhalia, controllata al 78,2% dal gruppo svedese Airplus Television, era il primo cliente network operator di TI Media con circa 30 milioni di vendite. La società ha comunicato di non vedere impatti sull'Ebitda 2010 che resta quello dei 9 mesi 2010 o circa 10 milioni di euro. Comunque ha fatto sapere che gli effetti economico-patrimoniali dello scioglimento di Dahlia saranno determinati con la presentazione del piano di liquidazione.

 

Ma la preoccupazione maggiore è sul modello di business e prospettive 2011-2012. Nei giorni scorsi TI Media aveva infatti perduto un altro importante cliente: Sportitalia per circa 8 milioni di vendite. In pochi giorni quindi il gruppo ha perso clienti che valgono circa il 50% del fatturato della divisione network operator, la più importante per la valutazione del gruppo.

"Definiremo con dettaglio nuove stime e valutazione che a prima vista potrebbe essere intorno a 20 centesimi di euro per azione nell'ipotesi che Telecom Italia media recuperi tutto il fatturato perso nei prossimi due anni", affermano stamani gli analisti di Equita che per ora sull'azione mantengono il rating hold e il target price a 0,2 euro.

 

Un altro broker italiano da un lato giudica positivamente il fatto che TI Media non inietterà liquidità in Dahlia, ma dall'altro sottolinea che "la liquidazione potrebbe mettere sotto pressione la profittabilità della società, dopo la perdita del contratto con Sportitalia. D'altro canto, la forte domanda di frequenze suggerisce che il gruppo sarà in grado di trovare presto un rimpiazzo dei contratti persi". L'azione della società che controlla La7 crolla al momento del 4,55% a quota 0,2057 euro a piazza Affari.

3 - TELECOM ERA PRONTA A RICAPITALIZZARE, MA GLI SVEDESI HANNO DETTO NO...
Scrive Andrea Montanari su "Milano Finanza": Nell'assemblea fiume di ieri, il gruppo svedese Air Plus Tv (principale socio di Dahlia Tv con 68,1%, compresa la quota rilevata nel silenzio più assoluto dalla Dtt Partners di Paolo Dal Pino e Fabrizio Grassi) ha votato contro la proposta di aumento di capitale da 150 milioni che aveva trovato favorevoli gli altri azionisti, ossia Telecom Italia Media (24,2%) e Made (7,6%), i quali erano pronti a mettere mano al portafoglio per garantire la continuità aziendale alla tv guidata dall'amministratore delegato Fabrizio Grassi.

 

4 - CALCIO: CONFALONIERI, DIRITTI DAHLIA TV? CI PENSEREMO...
(AGI) - Bergamo, 11 gen. - I diritti di 'Dahlia Tv' potrebbero interessare anche Mediaset. Il Presidente del gruppo, Fedele Confalonieri, a margine del convegno inaugurale del 26esimo congresso dell'Fnsi, a Bergamo, ha risposto cosi' ai giornalisti che gli chiedevano se Mediaset fosse interessata a rilevare i diritti sulle partite di Serie A, nel caso fossero disponibili: "Questo non lo so, ci penseremo". Confalonieri ha anche smentito l'interesse di Mediaset per il 'Corriere della Sera' e sulle voci di un dossier per rilevare 'Il Sole 24 Ore': "Come Mediaset non possiamo - ha sostenuto - c'e' una legge. Per quanto riguarda il quotidiano di Confindustria non mi risulta niente di quello che si dice".11-01-2011]

 

 

ROMANI, LIQUIDAZIONE DAHLIA? IMPORTANTE PLURALISMO TELEVISIVO...
(Adnkronos) - "Riteniamo fondamentale che in Italia ci sia il pluralismo televisivo per tutte le componenti, anche minori, come Dahlia". Il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani ha risposto cosi' a chi gli chiedeva un commento sulla liquidazione del 'terzo polo' del digitale terrestre. "Penso di incontrare nei prossimi giorni gli amministratori delegati", ha detto Romani, riaffermando "l'interesse" del governo perche' "anche Dahlia, che aveva puntato moltissimo sul mercato dei diritti sportivi, possa sopravvivere in un mercato sempre piu' competitivo".

9. ROMANI, BANDO GARA FREQUENZE NELLE PROSSIME SETTIMANE...
(Adnkronos) - Il bando di gara sull'assegnazione delle frequenze per la tv digitale "sara' mandato nelle prossime settimane". E' quanto ha detto il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, che oggi a Bruxelles ha incontrato, tra gli altri, il commissario europeo alla Concorrenza, Joaquin Almunia, responsabile del dossier. "A lui ho detto che stiamo mandando il bando di gara, che e' l'ultimo atto da parte del governo italiano per quanto riguarda il digitale terrestre", ha riferito Romani, ricordando poi che, sulla partecipazione di Sky alla gara "non c'e' un ricorso del governo, ma una verifica della compatibilita' di Sky con il mercato italiano che e' stata fatta".

"Noi abbiamo accettato la decisione dell'Ue", ha ricordato il ministro, chiarendo infine che "ci sono ancora alcuni particolari che vanno precisati rispetto alla disciplina di gara". Comunque, "a mio avviso - ha assicurato - siamo abbastanza vicini ad una soluzione".11-01-2011]

 

 

 

Va bene, Paola Cortellesi prende 65 mila euro a puntata per presentare Zelig assieme a Claudio Bisio, l'ha detto, l'ha ammesso e l'ha anche spiegato. Ma perché lo scandalo è scoppiato solo su di lei? Questa è una delle tante faccende misteriose della televisione. Perché i compensi sono comunque quelli a Mediaset.

Per Flavio Insinna, strappato alla Rai per condurre la Corrida il sabato sera su Canale 5, il compenso sarebbe il doppio di quello della Cortellesi, tra i 120 e i 130 mila euro. E meno male che ha detto di essere lui il vero dilettante allo sbaraglio..

.07-01-2011]

 

 

MILLEPROROGHE (MENO UNA) - CHE SORPRESA!, L’ANNUNCIATA PROROGA AL DIVIETO PER UN EDITORE TV DI COMPRARSI UN GIORNALE DURA SOLO FINO A MARZO, A MENO DI UN DECRETO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO (NO, NON è UNA BARZELLETTA) - AL PIDDINO VITA PRENDE UN COLPO: “SIGNIFICA CHE DAL PRIMO APRILE MEDIASET, TANTO PER NON FARE NOMI, POTRÀ COMPRARE IL CORRIERE DELLA SERA”

Aldo Fontanarosa per "la Repubblica"

Un grande editore televisivo potrà comprare anche un quotidiano, in Italia. Potrà farlo dal primo aprile di quest´anno, senza incontrare più alcun ostacolo legislativo. Il via libera - che causa già grandi mal di pancia nelle opposizioni, soprattutto nel Pd - arriva grazie al decreto Milleproroghe (pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale).

 

Riassunto delle puntate precedenti. Nel 2004, su pressione del centrosinistra e dell´Udc, la Legge Gasparri vietò il possesso di un quotidiano su carta agli editori tv proprietari di almeno due reti nazionali. La barriera voleva evitare che Berlusconi estendesse alla carta stampata il suo strapotere pubblicitario.

Il divieto della Legge Gasparri è scaduto il 31 dicembre 2010. Ma con largo anticipo rispetto a questa scadenza, già ad aprile del 2010, un proposta di legge aveva chiesto la proroga dello stop. A firmare la proposta di legge, Pd, Idv e Udc. A novembre del 2010, anche il Garante per le Comunicazioni ha invocato l´allungamento del divieto.

 

A fine dicembre, il governo è possibilista. Il prolungamento del divieto, fa sapere Palazzo Chigi, verrà scritto nel famoso decreto Milleproroghe. Il Consiglio dei ministri valuta una prima ipotesi: allungare lo stop per due anni. Poi il Consiglio dei ministri valuta una seconda ipotesi: allungare sì lo stop di due anni, ma estenderlo nei confini. Nella versione originale (Legge Gasparri del 2004), il divieto valeva solo per Mediaset; ora il governo vuole bloccare anche l´odiata Sky e Telecom nella corsa all´acquisto di un quotidiano.

Ieri, leggendo la Gazzetta Ufficiale, arriva la sorpresa. Il divieto della Legge Gasparri, scaduto al 31 dicembre 2010, è prolungato di soli tre mesi (fino al marzo 2011). Un successivo decreto del Presidente del Consiglio potrà allungarlo ancora, eventualmente, fino a tutto il 2011.

Dice arrabbiato Vincenzo Vita (Pd): «Questa scelta significa che dal primo aprile Mediaset, tanto per non fare nomi, potrà comprare il Corriere della Sera. Non è fantascienza, anzi: è una chiacchiera più volte circolata». Di soluzione «incomprensibile» parla invece Paolo Gentiloni, lui pure del Pd: «Il governo decide da solo su questa delicata materia ignorando il Parlamento, ignorando il Garante».04-01-2011]

 

E SADO-MASI S’INCAZZÒ - IL DG RAI AVVISA RIZZO NERVO (SENZA NOMINARLO): “CHI MI HA TIRATO IN BALLO CON LA CORTE DEI CONTI SAPPIA CHE ESISTE IL REATO DI ‘LITE TEMERARIA’” - “PRIMA CHE UN ALTRO GIUDICE STABILISCA CHI DEVE CONDURRE IL TG1 O CHI DEVE DIRIGERE UNA RETE, SARÀ BENE INIZIARE A RIFLETTERE SULLA GOVERNANCE DI QUESTA AZIENDA” - LO STOP AI PALINSENSTI? AFFRONTIAMO I CONTRATTI IN SCADENZA DELLE STAR (LO STRA-PAGATO FAZIO, FLORIS, GABANELLI) POI NE PARLIAMO…

Enrico Paoli per "Libero"


«Ma lei lo sa che esiste il reato di "lite temeraria"? Lo sa? Ecco, sarà bene che chi ha presentato l'esposto alla Corte dei Conti per danno erariale, tirandomi in ballo, inizi a documentarsi». Mauro Masi, direttore generale della Rai, questa volta ha deciso di reagire attaccando. «Perché non è possibile gestire un'azienda come la Rai con tutti questi lacci e lacciuoli», dice il numero uno di viale Mazzini, «e prima che un altro giudice stabilisca chi deve condurre il Tg1 delle 20 o chi deve dirigere una rete, sarà bene iniziare a riflettere sulla governance di questa azienda».

 

Lo spunto per iniziare a riflettere lo offre la Corte dei Conti che contesta a Masi un danno erariale da 680mila euro che il dg Rai dovrebbe pagare di tasca propria per gli «esborsi ingiustificati» a carico dell'azienda legati alla cessazione del rapporto di lavoro dell'ex conduttrice del Tg1 Angela Buttiglione e Marcello Del Bosco, direttore di Radiorai fino all'agosto 2009.

 

Cifre record per dei pre-pensionati: 935mila euro per la Buttiglione (sarebbe andata comunque in pensione nel 2010) e 700mila euro per Del Bosco. L'udienza è fissata per il 7 aprile. Masi, in sostanza, dovrà difendersi dall'accusa di aver pagato con soldi pubblici un discutibile «patto di non concorrenza e obbligo di riservatezza della durata di due anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro». «Intanto sono assicurato», dice Masi, «e poi sono più che attrezzato per affrontare vicende come queste. Come segretario generale di Palazzo Chigi ho seguito decine di ricorsi alla Corte dei conti».

 

Idea, quella di Masi, ampiamente condivisa dal consigliere Antonio Verro, indicato dalla maggioranza. «Spero che il procedimento avviato dalla Corte dei Conti sia un atto dovuto, perché, se venisse accolta la richiesta della procura, tra questi interventi e le sentenze della magistratura, vorrebbe dire che possiamo cambiare le figure apicali solo per morte o pensionamento».

 

Certo, che il nodo della governance della Rai esista è fuori di discussione, e fa bene Masi a sollevarlo con forza, ma è altrettanto vero che, in tempi di vacche magre (leggi bilanci da risanare), uscite incentivate e liquidazioni pesanti, destano qualche perplessità. E l'esposto alla Corte dei Conti, presentato dal consigliere di amministrazione (indicato dall'opposizione) Nino Rizzo Nervo, rientra in questa logica. Che, magari, sarà pure una «logica folle», come commentano dal settimo piano di viale Mazzini, ma legittima.

 

Insomma, niente di straordinario per Masi, al quale preme molto di più occuparsi dei palinsesti della prossima stagione che dei ricorsi alla Corte dei Conti. «Non è vero che abbiamo stilato la lista dei programmi sino a febbraio per una mancanza di condivisione all'interno del consiglio di amministrazione», sostiene Masi, «sono io che ho imposto lo stop. Fra febbraio e marzo scadono i contratti triennali, voluti dall'allora direttore generale Claudio Cappon, di alcune star del video. Prima voglio affrontare questo nodo, poi metto mano ai palinsesti».

 

Fra i contratti in scadenza, fra gli altri, ci sono quelli di Fabio Fazio, Giovanni Floris e Milena Gabanelli. Tutte star che costano alla Rai un bel po' di euro. E prima di stilare i palinsesti, meglio sapere chi resta e chi va. Altrimenti ci potrebbe essere qualcuno che grida al danno erariale.

 04-01-2011]

 

 

MI RIPAGHE-RAI - SADO-MASI TROPPO GENEROSO PER LA CORTE DEI CONTI - LA PROCURA GENERALE RITIENE INGIUSTIFICATE LE MAXI BUONUSCITE ALLA BUTTIGLIONE E A DEL BOSCO E IL DG RISCHIA DI DOVER RESTITUIRE (DI TASCA SUA) QUASI 700 MILA €. PRIMA UDIENZA AD APRILE - LA REPLICA: NESSUNA “TEGOLA”, MA IL SEGUITO DI UNA PROCEDURA DI MOLTI MESI FA SU ISTANZA DI PARTE (BY RIZZO NERVO) - “IL PROCEDIMENTO DIMOSTRERÀ SENZA DUBBIO DOVE SONO I TORTI E LE RAGIONI

 

1 - TEGOLA DELLA CORTE DEI CONTI SU MASI "RESTITUISCA ALLA RAI 700MILA EURO"
Leandro Palestini per "la Repubblica"

Comincia male il 2011per il direttore generale della Rai Mauro Masi. La Corte dei Conti gli contesta di aver procurato un danno erariale alla Rai, l´azienda che dirige e che ha i conti in rosso. La Corte quantifica il danno in 680mila euro, che il dg Rai dovrebbe pagare di tasca propria per gli «esborsi ingiustificati» a carico dell´azienda legati alla cessazione del rapporto di lavoro dell´ex conduttrice del Tg1 Angela Buttiglione e Marcello Del Bosco (direttore di Radiorai fino all´agosto 2009). Cifre record per dei pre-pensionati: 935 mila euro per la Buttiglione (sarebbe andata comunque in pensione nel 2010) e 700mila euro per Del Bosco. Il vice procuratore generale Massimo Di Stefano a dicembre ha depositato gli atti dell´istruttoria e chiesto la condanna del dg Rai.

 

L´udienza è fissata per il 7 aprile. Masi dovrà difendersi dall´accusa di aver pagato con soldi pubblici un discutibile «patto di non concorrenza e obbligo di riservatezza della durata di due anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro». Alla Buttiglione oltre all´incentivo (515mila euro) sono stati dati 420mila euro per astenersi da attività concorrenti alla Rai dopo il licenziamento; per Marcello Del Bosco allo scivolo (435 mila euro) si sono aggiunti 260 mila euro, sempre per un patto di non concorrenza.

La Corte dei Conti si è messa in moto dopo gli esposti del consigliere Antonino Rizzo Nervo (area Pd), evidenziando gli "strani casi" della Buttiglione (direttore della testata giornalistica regionale Rai fino all´ottobre 2009) e di Del Bosco. La Corte nel censurare l´esborso «ingiustificato» praticato da Masi ricorda che «la decisione del Cda Rai di rimuovere i due giornalisti, senza decidere una ricollocazione adeguata al tipo di incarichi rivestiti in precedenza, implica di per sé l´insussistenza del timore che essi intraprendessero attività concorrenti in grado di danneggiare l´azienda».

 

Immotivato quindi l´esborso di ulteriori 680mila euro da parte del servizio pubblico per un «patto di non concorrenza». Sul tema degli sprechi Rai, la magistratura contabile ha passato ai raggi X anche i casi di dirigenti Rai «cessati» da precedenti incarichi e «rimasti privi di collocazione» o «ricollocati con ritardo, continuando peraltro a percepire lo stipendio». Si parla delle vicende del direttore di RaiTre Paolo Ruffini e dell´ex dg Rai Claudio Cappon. Ruffini era rimasto senza incarico dal 25 novembre 2009, intraprendendo un contenzioso giudiziario con l´azienda, e la Corte segnala un «ulteriore danno erariale pari alla retribuzione corrisposta al dirigente durante il periodo in cui era rimasto senza incarico».

Il magistrato Massimo Di Stefano ricorda che un «ulteriore danno erariale deriva dalla mancata ricollocazione del dottor Claudio Cappon», ex direttore generale Rai. Masi, pur di allontanare dirigenti sgraditi, ha insomma prodotto cause di lavoro costose e votate al fallimento. Paolo Ruffini è stato reintegrato alla guida di RaiTre il 20 luglio 2010 da un giudice del lavoro. Claudio Cappon è stato nominato ad di NewCo Rai International.

 

2 - MASI: NESSUNA TEGOLA MA NORMALE PROCEDIMENTO CORTE CONTI
(ANSA) - In merito all'articolo pubblicato oggi su un quotidiano (La Repubblica, ndr), in cui si parla della richiesta delle procura della Corte dei conti di risarcimento per mega emolumenti ad alcuni dirigenti di Viale Mazzini, la RAI precisa in una nota "che non esiste nessuna 'tegola' della Corte dei Conti sul Direttore Generale Mauro Masi, ma soltanto un seguito tecnico di una procedura avviata peraltro molti mesi fa su istanza di parte (del Consigliere di Amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo ,uno dei consiglieri espressi dall'opposizione ) la cui prima udienza è fissata per il prossimo Aprile 2011". "Nel corso degli anni a venire - conclude la nota - il procedimento dimostrerà senza dubbio dove sono gli eventuali torti e dove sono le sicure ragioni"03-01-2011]

 

 

RISANE-RAI - COSE MAI VISTE A VIALE MAZZINI: SADO-MASI PRESENTA IL BILANCIO 2011 E PREVEDE UN MIRACOLOSO ATTIVO DI 20 MLN - IL NUOVO PALINSESTO DEL DG (CON TANTO TALK SU RAITRE PER LUCY ANNUNZIATA) SPIAZZA ANCHE IL CONSIGLIERE PDL VERRO E IL SINISTRO RIZZO NERVO CHE ARRIVA A PRONUNCIARE L’IMPRONUNCIABILE: “A VESPA UN TALK IN PRIMA SERATA SU RAIUNO” (PER BILANCIARE SANTORO E FLORIS) - MEGA SCAZZO CON MORANDI E MINOLI DISERTA LA PRESENTAZIONE DEL FESTIVAL…

1 - RAI, SUL PALINSESTO MASI STOPPATO DAL FUOCO AMICO...
Paolo Festuccia per "La Stampa"

 

Tutto sembrava filare liscio. L'adeguamento del canone in linea con l'inflazione programmata - un euro e 50 centesimi in più per le fiacche casse della Rai (da 109 euro a 110,50 euro) -, l'approvazione del piano di produzione per l'anno prossimo, e infine il palinsesto primaverile. Ma sul più bello, quando il direttore generale della Tv pubblica, Mauro Masi pensava e si apprestava a mettere il sigillo anche sui programmi primaverili, conditi con l'aggiunta di sei puntate nuove di zecca, in seconda serata su Raitre, per Lucia Annunziata, il fuoco alleato gli ha sbarrato la strada.

 

A sollevare il pollice verso contro le intenzioni e l'operato del dg ci ha pensato il consigliere di maggioranza, in quota Pdl, Antonio Verro: «Così non c'è pluralismo - ha tuonato durante la riunione del cda -. Se il palinsesto è solo una riproposizione del vecchio, di quello del 2010, con l'aggiunta di un altro programma sbilanciato in modo clamoroso a sinistra, io non firmo nulla».

Un colpo inatteso, verso il direttore generale che non ha potuto far altro che ritirare le carte, e portare a casa solo un'esigua parte del palinsesto: fino a febbraio, insomma, non oltre l'inizio del periodo di garanzia che comincerà con Sanremo.

 

«Nel palinsesto - spiega Antonio Verro - non c'è niente di nuovo rispetto alla stagione passata. L'unica novità sono sei puntate in seconda serata su Raitre condotte da Lucia Annunziata. Nel mio atteggiamento, lo preciso, non c'è nulla di censorio. Il pluralismo in un'azienda di servizio pubblico non si fa sottraendo, ma semmai aggiungendo qualcosa. Se a gennaio non cambieranno le cose io voterò contro».

 

E così, in attesa dell'anno che verrà, la Rai resta a metà del guado, con la programmazione ancora da definire. Da Raitre, naturalmente, nessun commento. Anche se a viale Mazzini c'è chi scommette che dietro lo stop momentaneo al programma della Annunziata ci siano anche le rimostranze di Bruno Vespa e del direttore di Raiuno, Mauro Mazza, che non gradiscono programmi di approfondimento in sovrapposizione (lunedì, in seconda serata) a «Porta a porta». E così tra veti incrociati, il dg Mauro Masi è costretto a rinculare. Dopo l'Epifania si tornerà al tavolo e il 2011 si annuncia già più agguerrito dell'anno che volge al termine.

 

A cominciare dal prossimo Sanremo. Giovanni Minoli, infatti, ieri ha disertato la conferenza stampa di presentazione. Alla base del forfait un durissimo scontro tra il responsabile dei programmi per i 150 anni dell'Unità d'Italia (la 3ª serata della kermesse è dedicata alla ricorrenza) e il conduttore della rassegna, Gianni Morandi.

2 - CDA RAI, IL PD «LANCIA» VESPA «ANCHE LUI IN PRIMA SERATA»...
Paolo Conti per il "Corriere della Sera"

 

Una volta tanto, centrodestra e centrosinistra Rai si ritrovano uniti su un punto: il pluralismo nei palinsesti. E così si assiste a uno spettacolo inedito. Il consigliere di centrosinistra Nino Rizzo Nervo, che lancia apertamente un'idea per la stagione 2011-2012, magari da sperimentare in primavera: un approfondimento in prima serata anche su Raiuno. Così come Raidue ha il suo Michele Santoro con «Annozero» il giovedì, e Raitre il suo Giovanni Floris con «Ballarò», anche Raiuno dovrebbe avere una sua prima serata giornalistica. Affidata a chi?

 

Rizzo Nervo non ha esitazioni: «A Bruno Vespa, testimonial indiscusso di Raiuno in quel campo» . Proprio da sinistra nasce insomma l'idea di un Vespa che si batta con Santoro e Floris ad armi pari: in giorni diversi ma in prima serata, in un giorno ancora tutto da definire. Ieri in Consiglio Rai il confronto sui palinsesti è stato accesissimo. Sono stati approvati quelli fino a febbraio e così è avvenuto per i piani di produzione che arrivano alla primavera, incluso il nuovo programma su Raitre affidato a Lucia Annunziata.

 

Ma il centrodestra, soprattutto il consigliere Antonio Verro, non ha voluto approvare il progetto complessivo presentato dal direttore Mauro Masi e che arriva ai palinsesti autunnali. Dice Verro: «Il Consiglio ha avuto per la prima volta da tempo un sussulto di dignità, non si è limitato a ratificare ciò che era già pronto ma ha esercitato il suo diritto-dovere di indirizzo editoriale sul prodotto».

 

Cosa non andava, consigliere Verro, nei palinsesti presentati da Masi? «Che erano vere e proprie fotocopie di ciò che vediamo da anni. Il direttore generale parla spesso sui giornali di aumentare la quota di pluralismo nei programmi Rai. Ma poi non si trova traccia di questa sua intenzione nei piani che presenta» .

Troppi programmi di sinistra, come dice Berlusconi? «Che gli approfondimenti siano tutti sbilanciati verso sinistra è un fatto oggettivo. Nessuno vuole chiudere Santoro o Floris ma aumentare spazi, magari dando opportunità a giovani talenti con format innovativi» . Rodolfo De Laurentiis, consigliere Udc: «Urge una riorganizzazione del palinsesto, occorre decidersi a cambiare quelli che appaiono ormai logori, fermi nel tempo» . Approvato il budget: rosso di 108 milioni di euro a fine 2010, un attivo di 20 milioni a fine 2011.


3 - MASI RISANA IL BILANCIO DELLA RAI: IL DG PREVEDE UN RISULTATO POSITIVO: 20 MILIONI NEL 2011
Pierre de Nolac per "Italia Oggi"

Il direttore generale della Rai Mauro Masi risana il bilancio della Rai. I risultati di questo obiettivo ambizioso sono stati comunicati ieri, nella sede romana di viale Mazzini, nella seduta del consiglio di amministrazione della Rai, dove su proposta del dg Masi è stato approvato il budget economico che prevede un risultato positivo di oltre 20 milioni di euro nel 2011.

 

La Rai sta perseguendo gli obiettivi economici previsti nel percorso di piano industriale 2010-2012 approvato nel maggio scorso e, contemporaneamente, sta consolidando il progetto di sviluppo e ampliamento della propria offerta televisiva che è passata da tre a quattordici canali, diventando il più ricco bouquet di canali free europeo. Gli interventi di piano industriale, che hanno carattere strutturale e come obiettivo quello di migliorare anche l'attuale situazione finanziaria aziendale, si completeranno nel 2012, anno nel quale è previsto un pareggio di bilancio nonostante l'aumento dei costi dei diritti sportivi, come gli Europei di Calcio e le Olimpiadi, che il servizio pubblico continuerà ad offrire ai propri utenti.

 

A fine giornata è anche arrivata la notizia dell'aumento del canone: per il 2011 aumenterà di 1,50 euro, arrivando a 110,50 euro. Lo ha deciso il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, fissando un incremento in linea con l'inflazione programmata. Il maggior esborso dovrebbe portare circa 30 milioni di euro in più nelle casse di viale Mazzini. Sul fronte dell'evasione resta in piedi l'ipotesi, che non si è però riusciti a inserire nel cosiddetto decreto milleproroghe, di agganciare la riscossione del canone all'utenza elettrica: un punto sul quale Romani ha confermato il suo impegno in più di un'occasione.

È stimato infatti in circa 700 milioni di euro il danno che la Rai subisce ogni anno dall'evasione del canone: di questi, 600 milioni di euro derivano dal canone ordinario e circa 100 dal canone speciale (quello che grava su alberghi, ristoranti, negozi, enti pubblici, studi professionali, uffici). Su quest'ultimo settore il dg Rai Masi ha da poco presentato in consiglio di amministrazione un piano di intervento straordinario per recuperare almeno 100 milioni: primo tassello, una task force di 120 nuovi agenti, che affiancheranno i 126 attualmente in forze, per stanare chi evade il canone speciale.

 

E la Rai, come servizio pubblico ha deciso di assumersi l'impegno istituzionale di celebrare i 150 anni dell'unità d'Italia «nella maniera che gli è più consona», ha detto Masi, grazie a una serata programmata all'interno del Festival della canzone italiana, il 17 febbraio, facendo «giungere il significato della ricorrenza ad un pubblico più vasto possibile e con un approccio non elitario». Sottolineando che «questa serata l'abbiamo voluta fortemente sia io, sia il presidente, il cda e le istituzioni. Siamo convinti che Sanremo possa fare tantissimo sempre nel rispetto del significato dell'evento». Gianni Morandi, che quest'anno presenterà il Festival con Belen e Elisabetta Canalis, ha ricordato che tutti i musicisti coinvolti per la serata, da Patty Pravo a Luca Barbarossa a Al Bano, hanno raccolto l'invito a cantare una canzone storica con grande entusiasmo: «Hanno registrato queste canzoni per un cd che verrà messo in vendita, mentre lavoravano anche al loro brano inedito che presenteranno al Festival. E una grande esibizione nella serata del 17 potrebbe anche influire sul risultato finale della gara per un artista».

La settimana del Festival (dal 15 al 19 febbraio) coinciderà infatti con la «settimana del cuore», ovvero la prevenzione e cura delle malattie cardiache, e quindi anche il Festival vuol dare il proprio contributo. Lo farà con il televoto per indicare la canzone e l'artista vincitori di quella serata-evento: ogni telefonata significherà non solo il consenso a un brano ma anche la donazione di due euro all'associazione «Per il tuo cuore», individuata dal segretariato sociale Rai. Ogni telefonata costerà 2 euro e produrrà, eccezionalmente, due euro di beneficenza senza detrazioni di alcuna natura (nemmeno dell'Iva) poicé gli operatori telefonici coinvolti rinunceranno ad ogni aggio. 23-12-2010]

 

 

- COME MAI UNA TV CON 150 DIPENDENTI, CONCESSIONI E NUMERO DI ABBONATI IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A MEDIASET SI AVVIA ALLA CHIUSURA NEL SILENZIO GENERALE? - 2- COSA C’È DIETRO IL RUOLO DI FILMMASTER TELEVISION, IL SERVICE SOCIO DEGLI SVEDESI CHE FORNISCE I CONTENUTI SPORT E ORA ANNUNCIA LA SERRATA: PROPRIO ALCUNI GIORNI FA È STATO FORMALIZZATO L’ACCORDO CON CINECITTÀ STUDIOS, CHE HA PRESO IL 40% DI FILMMASTER GROUP E IMMESSO NUOVI CAPITALI FRESCHI NELLA SOCIETÀ - 3- CHI SONO I SOCI DI CINECITTÀ? ABETE, DELLA VALLE, DE LAURENTIIS, FAMIGLIA HAGGIAG - 4- “CREARE IL POLO ITALIANO DELL’INDUSTRIA DELL’INTRATTENIMENTO E PORTARLO IN BORSA ENTRO TRE ANNI. CON L’OBIETTIVO DI COMPETERE CON LE GRADI CASE INTERNAZIONALI" - 5- A DIRIGERE I CONTENUTI CALCIO DI DAHLIA DUE VECCHIE VOLPI DELLA TV CALCISTICA: MASSIMO CAPUTI E MAURIZIO BISCARDI (FIGLIO DELL’ALDISSIMO). AMMINISTRATORE È IL FILMASTER FILIPPO CHIUSANO, FIGLIO DELLO STORICO PRESIDENTE DELLA JUVE VITTORIO -

1 - IL MISTERO DI DAHLIA TV
Una fitta rete di mistero avvolge l'affaire Dahlia Tv. Nel silenzio generale di giornali, sindacati e politica, l'emittente che porta in dote oltre 150 dipendenti, decine di migliaia di abbonati, concessioni tv e una programmazione h24 in grado di fare concorrenza a Mediaset sul digitale terrestre, si avvia dopo le feste di Natale a chiudere i battenti. Già ieri è iniziata la programmazione in forma ridotta degli eventi sportivi. Eppure la compagine societaria cui Dahlia fa riferimento è di tutto rispetto.

 

Ad affiancare il gruppo scandinavo AirPlus TV, di proprietà della famiglia Wallenberg, c'è infatti anche una società italiana che nasconde realtà economiche di primo piano. Socia al 7% di Dahlia e service di tutto il prodotto televisivo è infatti la Filmmaster Television, azienda amministrata da Filippo Chiusano (figlio dello storico presidente della Juventus Vittorio) che fa parte di Filmmaster Group.

Proprio nei giorni scorsi il Gruppo Filmmaster ha formalizzato un accordo di grande interesse per il mondo finanziario. Ecco come lo ha raccontato Giuliano Balestreri su "Repubblica" del 9 dicembre: "Creare il polo italiano dell'industria dell'intrattenimento e portarlo a Piazza Affari entro tre anni. Con l'obiettivo di competere con le gradi case internazionali. Un progetto ambizioso quello lanciato dall'alleanza tra Cinecittà e Filmaster Group. Da un lato gli studi che hanno fatto la storia del cinema italiano, dall'altro un gruppo attivo nella produzione di spot pubblicitari e di grandi eventi: dalla cerimonia d'apertura delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 a quella per i Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009".

 

A seguire le dichiarazioni festanti di Luigi Abete, presidente di Cinecittà Studios e della controllante Ieg: "Dopo due anni di collaborazione sperimentale la partnership avviata nel 2008 diventa una vera e propria alleanza strategica e societaria".

Entra nel dettaglio economico un lancio della testata finanziaria "Mf-Dow Jones": "Italian Entertainment Group converte il prestito obbligazionario sottoscritto nel 2008, immette nuove risorse e sale al 40% del capitale di Filmmaster Group, mentre i soci di Filmamster Group e il management entrano al 4% nel capitale di Italian Entertainment Group".

Aggiunge l'articolo di "Repubblica": "L'operazione è il risultato della conversione di un prestito obbligazionario da 4 milioni di euro sottoscritto nel 2008. Scaduti i termini, le due holding, Ieg e Filmaster Group, hanno preferito uno scambio azionario al rimborso del debito. Ieg è così salita al 40% di Filmaster Group che in cambio ha ottenuto il 4% della controllante di Cinecittà Studios. La società che rilevato gli studi romani dopo la privatizzazione (partecipata da Luigi Abete, Diego e Andrea Della Valle, Aurelio De Laurentiis e dalla famiglia Haggiag) entra quindi nel capitale del gruppo fondato fa da Sergio Castellani e Stefano Coffa, affiancati poi da Giorgio Marino e Marco Balich".

poster dahlia

Ma Abete, Della Valle e De Laurentiis non sono i soli nomi noti che spuntano fuori dalla vicenda. A gestire il prodotto sportivo di Dahlia Tv sono infatti due vecchie volpi della tv calcistica: Massimo Caputi (conduttore di un suo show su Dahlia Sport) e Maurizio Biscardi, il figlio dell'Aldissimo che ha il ruolo di responsabile dei contenuti.

2 - FILMMASTER TELEVISION, FAREMO IL POSSIBILE PER IL FUTURO DI DHALIA...
(ANSA) - 'La Filmmaster Television / Made (azionista Dhalia al 7% e fornitrice alla stessa Dahlia di tutti i servizi tecnici e redazionali di Dahlia Sport) prende atto del comunicato dei propri dipendenti e collaboratori che formano il corpo redazionale di Dahlia Sport, e tiene a precisare che fara' tutto quanto di sua competenza affinche' l'eccellente standard produttivo di Dahlia Sport possa continuare anche per il futuro nel rispetto degli abbonati di Dahlia e del lavoro della redazione'.

 

Cosi' l'azienda risposponde, in una nota, alla proclamazione dello stato di agitazione dei giornalisti dell'emittente che hanno annunciato che la programmazione sara' di conseguenza in forma ridotta. 'L'assemblea degli azionisti di Dahlia e' convocata per il 10 gennaio 2011 allo scopo di valutare il piano di rilancio e le necessita' finanziare collegate a detto piano', spiega ancora la nota.

'La Filmmaster Television / Made tiene anche precisare che il Dottor Filippo Chiusano, Amministratore Delegato FMTV / Made, in data 10 dicembre 2010 si e' dimesso dal CDA di Dahlia non concordando in relazione alla decisione del consiglio di riunire l'assemblea degli azionisti in seconda convocazione per il 10 gennaio 2011, data ritenuta da Filmmaster Television / Made troppo distante per risolvere le problematiche economiche degli ultimi mesi. Alla prima convocazione del 13 dicembre e' mancato il quorum assembleare per la mancanza dell'azionista di maggioranza Airplus TV'.

 

'In Dahlia S.p. A. oltre a Filmmaster Television / Made sono presenti nel capitale anche Telecom Italia Media S.p.a., DTT Partners srl, nonche' l'azionista di maggioranza Airplus TV. In attesa dell'assemblea del 10 gennaio, Filmmaster Television / Made si augura che anche gli altri azionisti condividano quanto sopra espresso'.

3 - DAHLIA SEMPRE PIU' NERA
Alberto Guarnieri per "il Messaggero"

Nel silenzio generale dei media (unica eccezione il sito "Dagospia") sembra entrata in coma irreversibile la pay tv svedese Dahlia, l'unica alternativa a Mediaset Premium sul nostro mercato. Dahlia attualmente trasmette le dirette di otto squadre di Serie A (ma Mediaset ha tutte le più forti) e tutta la serie B. Bene, dalla giornata calcistica di ieri, il service che assicura a Dahlia riprese e servizi dai campoi di calcio ha annunciato che lavorerà in forma ridotta. Il motivo sarebbe la difficoltà dell'emi9ttente a saldare le pendenze arretrate.

 

Dahlia, nata nel marzo 2009, in un anno e mezzo ha avuto 850 mila abbonati, ma ora necessita urgentemente di un aumento di capitale. Pare che i proprietari di Air Plus, già protagonisti di un tentativo di cessione a Mediaset, siano sul punto di rinunciare alla presenza in Italia. E ora sono circa 150 i giornalisti e tecnici a rischio posto di lavoro.

"I giornalisti - si legge in una nota - pur non proclamando ancora lo stato di agitazione nel rispetto dei telespettatori abbonati, auspicano l'immediata risoluzione di una vicenda che non consente il mantenimento degli standard qualitativi". Lotta sacrosanta anche perché se cede Dahlia avremo un nuovo monopolio pay. 20-12-2010]

 

 

 

TV: 43 CASI DI ILLECITI DI CUI 18 PENALI 'SCOVATI' GRAZIE A SIAE, GDF E AGCOM...
(Adnkronos) - Nel 2010 il 'trio' Siae, Guardia di Finanza e Agcom ha individuato 43 casi di illecito amministrativo a carico delle emittenti radiotelevisive italiane sugli obblighi fondamentali della programmazione, sui limiti quantitativi e qualitativi della pubblicita' e delle televendite, sui giochi a premi, sul lotto; sulla tutela dei minori. Inoltre sono 18 i casi di violazione di natura penale principalmente collegati al diritto d'autore, ma anche, in minor misura, alla tutela dei minori. "E' importante - osserva il Tenente Colonnello che si e' occupato piu' da vicino dell'attivita' investigativa - che coloro che fanno radio e televisione rispettino il Testo Unico del settore e tutta la normativa esistente".22-12-2010]

 

 

 

«COMUNICATTIVO» PREMIATO...
Il programma di Igor Righetti da 9 anni in onda su Radio 1 ha ricevuto la medaglia del Gran premio internazionale Urti, uno dei più prestigiosi concorsi radiofonici internazionali.

17-12-2010

 

 

“VAJASSA” INTERNATIONAL! SONIA ALFANO DELL’IDV CONTRO LA BERLUSCHINA RONZULLI - I FISCHI PER FIASCHI DI MINIMO GIANNINI - IL DOSSIER SEGRETO SU SCIARELLI E SANTORO, TUTTA COLPA DELL’AMORE PER WOODCOCK - IL BANANA METTE PALAZZO CHIGI A DIETA (A PALAZZO GRAZIOLI IL BUNGA VIENE MEGLIO) - PER ESSERE FEDELE AL CAINANO, LA RAVETTO RINVIA LE NOZZE…

Da "il Giornale"

 

 

1. «VAJASSA», L'INSULTO SBARCA A STRASBURGO...
Da Montecitorio a Strasburgo, stesso insulto. Da esportazione. Dicesi «vajassa» (termine napoletano) «donna di bassa condizione sociale, serva o domestica», se non peggio. Ebbene a portare il termine dialettale, sdoganato solo pochi giorni fa dal ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna e scagliato contro Alessandra Mussolini, è stata la pasionaria Idv, Sonia Alfano, che non ha trovato modo migliore per apostrofare la collega Pdl Licia Ronzulli (nella foto), decisa a querelare. Galeotta fu la carta dei diritti fondamentali della Ue. La Ronzulli si dissocia dalle critiche mosse all'Italia. «Stai zitta - risponde la rivale - le vajasse sono arrivate anche al Parlamento europeo».

2. SPILLO...
Che il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini non fosse un drago in Geografia lo sapevamo da quando in un editoriale collocò Smirne in Grecia. Sapevamo che anche in Storia non se la cava granché, visto che per lui l'imperatore che nominò senatore il suo cavallo è Catilina, e tanti saluti a Caligola, e visto che fra i padri della Destra cita tal Martinelli, chissà se pensando a Marinetti.

 

D'altronde, pure in Letteratura non eccelle, se attribuisce Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde a Edgar Allan Poe, anziché a Robert Louis Stevenson. Ieri, seguendolo a Ballarò, abbiamo appreso che anche la Giustizia non è la sua materia, infatti confonde le sentenze con le indagini. Ma non disperiamo: prima o poi scopriremo in che cosa è preparato Giannini.

3. SCIARELLI, SANTORO E IL GIALLO DEGLI SPIONI...
La rivelazione è di quelle che fa sgranare gli occhi: «C'era un dossier segreto sui giornalisti Michele Santoro e Federica Sciarelli». Materiale che sarebbe alla base anche di alcune lettere calunniose inviate ai giornali, nei confronti del pm Henry John Woodcock e dell'ispettore di polizia Pasquale Di Tolla, come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno. Insomma, pare che i cellulari dei giornalisti Rai fossero spiati per scoprire se tra le loro fonti vi fossero il magistrato napoletano e l'agente che collaborava con lui alle inchieste.

 

I magistrati di Catanzaro si stanno concentrando su un ex 007 - da qualche settimana in carcere - sospettato di aver scritto le missive firmandosi «signor Sicofante». Woodcock, sentito dai colleghi calabresi, ha ammesso: «I contatti con la Sciarelli c'erano, ma tutti ormai conoscono il nostro legame personale...».

4. PALAZZO CHIGI A DIETA - LA FORBICE DEL PREMIER TAGLIA IL 20% DEI FONDI...
Berlusconi mette a dieta Palazzo Chigi. Il bilancio per l'anno 2011 della presidenza del Consiglio approvato in questi giorni prevede infatti una riduzione di circa il 20 per cento delle risorse finanziarie assegnate a Palazzo Chigi dalla legge di bilancio. Una stretta che arriva dopo i tagli già affettuati lo scorso anno, quando la presidenza del Consiglio dei ministri ridusse le posizioni dirigenziali con un risparmio di ben sette milioni oltre a ridurre di tre milioni la spesa per le strutture di missione.

 

Palazzo Chigi, peraltro, con i propri risparmi di gestione ha recentemente provveduto a ripianare presso la Banca d'Italia posizioni debitorie, risalenti nel tempo, per quasi 43 milioni. Proprio in nome dei buoni risultati ottenuti quest'anno la stagione del rigore è dunque destinata a durare ancora.

 

5. C'È LA CRISI POLITICA, LA RAVETTO RINVIA I FIORI D'ARANCIO...
Fiducia al governo e sfiducia nel matrimonio? No, quella di Laura Ravetto, sottosegretario Pdl per i rapporti con il Parlamento, è solo senso del dovere. La crisi politica ha scavalcato l'agenda e i fiori d'arancio, programmati per dicembre, possono attendere. Nozze rinviate dunque. L'ha ammesso la stessa Ravetto al programma di Radiodue Un giorno da pecora. «Ho voluto aspettare che si facesse chiarezza politica, perché volevo dedicarmi personalmente all'organizzazione del matrimonio».

 

Ora che la fiducia è incassata e la crisi sembra alle spalle, il sottosegretario può dedicarsi alle nozze. «Convolerò entro pochi mesi e sempre sul lago d'Orta che è un luogo molto romantico». Ma intanto cosa troverà sotto l'albero? Una anello, ovviamente. Non è la fede del promesso sposo ma un dono del premier, che ha regalato alle parlamentari un anello in tre tipi di oro e di pietre preziose.

 16-12-2010]

 

 

 EDITORIA: ROMANI, PROROGA 'TETTO' PER TV? PENSO DI SI'...
(Adnkronos) - 'Penso di si''. Cosi' il ministro dello Sviluppo economico Paolo romani risponde ai giornalisti che gli chiedono se il governo intende prorogare i limiti antitrust per il possesso dei giornali da parte delle societa' che possiedono reti tv come chiesto dall'Agcom in una lettera inviata all'esecutivo. Una proroga di questo tipo 'potrebbe essere inserita nel milleproroghe', precisa il ministro.

Il riferimento e' alla scadenza della norma contenuta nella legge Gasparri del 2004, che prevede che soggetti proprietari di emittenti "non possano, prima del 31 dicembre 2010, acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani". 15-12-2010]

 

 

 

NON SOLO SANTORO, ANCHE GRILLO ROSICA: “SAVIANO? FA GODERE IL NANO COME UN RICCIO” - C’ERANO 3.500 PERSONE, AL GRAN TEATRO DI ROMA, PRONTE AD APPLAUDIRE APPENA SI È FATTO IL NOME DELLO SCRITTORE DI ’GOMORRA’. E RIMASTE INVECE CON LE MANI A MEZZ’ARIA. GRILLO HA SPIEGATO: “SAVIANO, CHE PER CARITÀ È BRAVISSIMO, NON FA I NOMI DEI POLITICI COLLUSI, NÉ IN LOMBARDIA NÉ IN PARLAMENTO” - SUL BLOG: “IL DIO DENARO HA CONVERTITO TUTTI. NON SI POSSONO SENTIRE BENIGNI (MEDUSA) E SAVIANO (MONDADORI) NELLA TRASMISSIONE (ENDEMOL) PARLARE DI ANTIMAFIA E ANTIBERLUSCONISMO

 

Beatrice Borromeo per Il Fatto

Gli attacchi a Roberto Saviano? Ce li si aspetta dal ministro dell'Interno Roberto Maroni - con cui lo scrittore ieri ha fatto pace (invitandolo a leggere un elenco nella puntata di lunedì) - ma non da Beppe Grillo. Appena dieci minuti dopo l'inizio della quarta e ultima tappa romana del suo spettacolo - Beppe Grillo is back - il comico genovese fa ammutolire il suo pubblico: "Saviano? Fa godere il nano come un riccio".

Eppure c'erano 3.500 persone, al Gran Teatro (tutto esaurito) di Roma, pronte ad applaudire appena si è fatto il nome dello scrittore di Gomorra. E rimaste invece con le mani a mezz'aria. Grillo ha spiegato: "Saviano, che per carità è bravissimo, qualche nome lo deve pur fare, altrimenti si fa solo tirare in mezzo".

 

Il riferimento è all'ultima puntata di Vieni via con me, quando il racconto delle commistioni tra la ‘ndrangheta e la Lega in Lombardia è rimasto privo di volti e identità note. Ma, complici gli attacchi e le minacce di querela del ministro dell'Interno Roberto Maroni, il pubblico ha accolto con molta freddezza la polemica.

 

La gente, gran parte erano ragazzi, si è guardata con la faccia stupita, ha bisbigliato "boh", è tornata a fissare Grillo aspettando una spiegazione. E il rincaro è arrivato subito: "Signori! Italiani! Aprite gli occhi: Vieni via con me lo produce Endemol, e chi è Endemol? È Berlusconi. Il programma fa ascolti altissimi: quindi Berlusconi guadagna un sacco di soldi. Se aggiungiamo che Saviano non fa i nomi dei politici collusi, né in Lombardia né in Parlamento, è chiaro che poi il nano gode come un riccio". Nessun fischio, nessun applauso. Anche perché il pubblico di Grillo e quello di Saviano spesso coincidono.

Ma se in sala nessuno ha il coraggio di protestare, sul sito beppegrillo.it   quasi la totalità dei commenti al post "Il banco Endemol vince sempre" si schiera con lo scrittore. "Ma neanche Saviano va più bene? - scrive Elisabetta - Grillo, io sono tua fan, seguo il blog, ti sovvenziono, e tu stai a guardare quanto guadagna lui? Queste critiche le fanno solo Libero e il Giornale... fate voi".

Scrive Grillo dopo la prima puntata di Vieni via con me: "Saviano e Fazio hanno avuto il 25 per cento di share, con più di 7 milioni di spettatori. Ricordiamo che Mediaset, che è di Berlusconi, ha azioni Endemol, e faccio notare che fra gli azionisti ci sono anche Telecinco e varie scatole cinesi".

Ma i naviganti non gradiscono: "Anche Benigni non va più guardato, sennò ingrassiamo Berlusconi?", è il post di Anto. E ancora: "Purtroppo me l'aspettavo questo tipo di commento sul blog, e mi viene voglia di mandare tutti affan..." provoca Pietro. Solo due i post favorevoli, di Riccardo e dell'utente "sono scoraggiato": "Il dio denaro ha convertito tutti. Non si possono sentire Benigni (Medusa) e Saviano (Mondadori) nella trasmissione (Endemol) parlare di antimafia e antiberlusconismo" e "Viva la coerenza!".

Nessuno s'interroga però sui reali guadagni di Endemol, che certamente ha un ritorno d'immagine per aver prodotto un programma di successo ma che ha stipulato i contratti prima della messa in onda. Nel caso venissero confermate nuove puntate di 'Vieni via con me', visti gli ascolti, i nuovi contratti verrebbero certamente rivisti al rialzo. Ma così non sarà, perché ai dirigenti di Rai3, che avevano chiesto di prolungare la trasmissione di altre quattro puntate, la Rai ha detto di no. Intanto i più concilianti invitano alla tregua con un sondaggio: "Chi vuol vedere Grillo ospite di Saviano firmi qui".

20-11-2010]

 

MA CHI COMANDUCCI A RAITRADE? - MA GUARDA UN PO’ CHE STRANO: DA LUGLIO SULLA POLTRONA DI DIRETTORE SIEDE IL 42ENNE LUIGI DE SIERVO, FIGLIO DEL GIUDICE DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE A BREVE DOVRÀ DECIDERE SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO - REGISTA DELL’OPERAZIONE IL VICE DI SADO-MASI, GIANFRANCO COMANDUCCI, GRANDE AMICO DI CESARONE PREVITI - LA POVERA STEFANIA CINQUE, CHE DA ANNI ASPETTAVA QUELLA PROMOZIONE, ORA È IN CAUSA CON VIALE MAZZINI - QUELLA STRANA FUSIONE RAITRADE CON RAICORPORATE…

Malcom Pagani per "Il Fatto Quotidiano"

Fatturava quasi 70 milioni di euro l'anno e promuoveva le proprietà intellettuali della Rai commercializzandone i diritti in tutta Europa. Era Rai Trade, nacque nel 1987 e a fine anno, sarà solo un ricordo. Una fusione improvvisa, senza ragioni apparenti, avvenuta nel cuore dell'estate.

 

Tre paginette di motivazioni laconiche datate 29 luglio in cui l'epitaffio decreta la fine dell'esperienza addebitando a Rai Trade: "La mancata realizzazione di partnership industriali, obiettivo che fu tra le ragioni all'origine della scelta di dotarsi di una entità legale autonoma, hanno indotto la Rai a sottoporre a un'attenta revisione l'utilità della scelta all'epoca compiuta". Strano, perché negli ultimi anni, durante l'amministrazione dell'ex capo del personale Di Russo, la progressione degli utili era stata continua e costante, il nome Rai portato in giro per il mondo che tra diritti sportivi e musicali (nel solco del marchio Fonit Cetra) aveva ereditato e proseguito il lavoro della Sacis. (Una struttura editoriale di vendite estere, scomparsa dopo la fusione tra la stessa Sacis, Eri e Fonit Cetra).

Tutto finito perché la casa madre (la Rai) decide di incorporare la controllata e di annetterla alla direzione commerciale. Contestualmente, nel silenzio (proteste solo dall'Idv) prende il via il rendèz-vous delle nomine. Rai Trade viene fusa in Rai Corporate e diventa una struttura della direzione commerciale.

 

Sulla poltrona di direttore da luglio, siede Luigi De Siervo, 42 anni, precedente occupazione in Rai Trade, alla commercializzazione dei canali tematici. Per quella promozione, da sette anni, aspettava come Godot il vicedirettore della Direzione Sviluppo e coordinamento commerciale: Stefania Cinque, ora furibonda e in causa con la Rai. Sopra De Siervo, figlio di Ugo, giudice della Corte costituzionale dal 2002, tramava il regista dell'operazione. L'identikit è quello del vice direttore generale della Rai Gianfranco Comanducci con delega alla direzione commerciale.

Grande amico di Cesare Previti e in ottimi rapporti con il suo capo, il direttore generale Mauro Masi, Comanducci avrebbe avallato la partita senza battere ciglio. Mentre De Siervo sale, altri scendono, depauperando carriere.

 

Oltre a Stefania Cinque, sul carro dei perdenti stanzia incomodo un'altra antica conoscenza dell'universo Rai. L'ex amministratore delegato di Rai Trade si chiama Carlo Nardello.

I successi degli ultimi anni sono anche attribuibili alla sua gestione, ma curiosamente, Nardello, invece di opporsi alla fusione, non proferisce verbo e agevola il passaggio della sua creatura. Dietro il mistero brilla la promessa, ancora non mantenuta, di far diventare (dopo la fusione) il medesimo Nardello capo del personale al posto di Maurizio Flussi.

La permanenza a Rai Trade a Nardello sta stretta e l'obiettivo dichiarato è rientrare a Viale Mazzini dalla porta principale.

Quando non vede realizzarsi il desiderio, Nardello ha un'illuminazione. Teme di essere stato usato e si agita, ma i giochi sembrano fatti. Fonti qualificate di Rai Trade sostengono che Nardello e De Siervo in realtà si assomiglino molto. Azienda-listi, ambiziosi, accentratori, non indifferenti all'era Masi e all'influenza di Berlusconi sulle vicende Rai. Nardello infatti era stato il diretto responsabile al marketing di Deborah Bergamini, da sempre una protetta del premier.
Il clima a Rai Trade è quello che è. Incertezza, abbandono, scoramento.

Nell'incubo personale i ruoli tendono a ribaltarsi e a Nardello tocca persino accompagnare De Siervo, il suo ex dipendente trasformato in capo, con il padre giudice a Venezia, per la Mostra del cinema. La foto in pagina documenta le soste congiunte all'Hotel Quattro Fontane, il quartier generale della Rai al Lido.

Qui verità e ipotesi si confondono. Le stesse fonti ipotizzano che De Siervo padre si sarebbe speso per assicurarsi che al figlio - l'altro è alla Protezione civile - fosse garantita la massima carica alla direzione commerciale. Voci e illazioni tutte da dimostrare, messe in giro ad arte dai nemici in un momento delicato.

Una tolda importante, quella di De Siervo jr. Tutto ciò accade mentre balla alla Consulta la valutazione di costituzionalità del legittimo impedimento. Una partita vitale per il berlusconismo, in cui il singolo voto è dirimente e capace di spostare la bilancia in un senso o nell'altro. De Siervo entrò alla Corte costituzionale come giudice, in quota centrosinistra, nel 2002. Una lunga carriera che prende il via nel 1965, con una laurea con lode in diritto costituzionale.

Dal 1970 al 1974 è al Comitato regionale di controllo della Regione Toscana, dal 1986 al 1993 al Consiglio superiore della Pubblica amministrazione, dal 1997 al 2001 all'autorità garante per la protezione dei dati personali. Negli ultimi anni, cuore e ragione si sarebbero spostati a destra.

19-11-2010]

 

 

VOGLIO UN SACCÀ DI SOLDI - L’EX DIRETTORE DI RAI FICTION PORTA IN TRIBUNALE LA SUA AMATA EX AZIENDA - SUL TAVOLO DEL POVERO SADO-MASI UNA CONTROVERSIA CHE TRA MANCATO PREAVVISO DI PENSIONAMENTO, DIMENSIONAMENTO PROFESSIONALE PER 32 MESI, LICENZIAMENTO SENZA GIUSTA CAUSA, SOSPENSIONE CAUTELARE DI DURATA ECCESSIVA, VALE 4 MLN € - PER NON PARLARE DELL’ACCORDO IN STALLO SULLA REALIZZAZIONE DI FICTION

Paolo Festuccia per "La Stampa"

 

Il tribunale è lì che aspetta, e stavolta Agostino Saccà non farà sconti alla sua cara ex azienda. Sul tavolo del giudice, infatti, giace la vicenda che lo oppone alla Tv pubblica. E per la precisione solo una parte della controversia: quella relativa al mancato preavviso di pensionamento (valore circa 750 mila euro), e che potrebbe, comunque, già rivelarsi pesante per le casse di viale Mazzini (visto che già altri dirigenti potrebbero preparare lo stesso ricorso). Tant'è che già in tre circostanze i legali Rai hanno chiesto al giudice un rinvio manifestando la volontà di voler trovare un accordo con l'ex numero uno dell'azienda e della fiction Rai.

 

Ma al di là di promesse, decine di incontri tra Saccà e Masi, e perfino una delibera (unanime) del cda l'accordo ancora non c'è. O meglio c'è nei fogli protocollati, ma resta fermo sulle scrivanie, nonostante il cda lo scorso 21 luglio deliberi, «tenuto anche conto del parere legale richiesto» (da studio legale autorevole) di prendere atto dell'intendimento manifestato dal Dg «di procedere alla definizione transattiva del contenzioso, prevedendo inoltre la definizione di un memorandum di intesa riferito alla produzione audiovisiva da sottoporre all'esame del cda». Ma da allora, nessun segnale.

Incontri su incontri, telefonate tra avvocati, ma una volta un cavillo, un'altra una svista lessicale e tutto resta carta morta. E mentre il tempo scorre, Agostino Saccà mette da parte le carte. I pareri dei legali della Rai aumentano e annotano: dimensionamento professionale per 32 mesi, mancato preavviso, licenziamento senza giusta causa, sospensione cautelare di durata eccessiva.

 

Totale: 4 milioni di euro (un'annualità del Dg vale circa 750 mila euro), più il danno biologico, di immagine e risarcimento specifico per la cosiddetta «perdita di chance». Insomma, una cifra che potrebbe valere anche il doppio, 8 milioni di euro, tanto da far scrivere ai legali della Tv pubblica (parere che coincide con quelli di Saccà) che «i rischi di soccombere in giudizio sono molto elevati». Ma nonostante ciò, tutto resta fermo.

 

Motivo? Nel memorandum di intesa (Saccà rinuncia alle azioni legali) si stipula un accordo anche per la realizzazione di fiction. Ma è proprio questo punto a generare lo stallo. Una impasse, che agita non poco l'ultimo cda di viale Mazzini dove, a gong ormai suonato, si rimanda la firma definitiva. La ragione? Un accordo così celerebbe contratti di volume con minimi garantiti.

Tesi smentite dalla relazioni del dg, Mauro Masi secondo il quale «l'accordo di programma non prevede né minimi garantiti né contratti di volume, ma anzi ha una funzione strategica» e che vengono paradossalmente contraddette dal capo degli Affari legali della Rai (intervenuto in cda per la prima volta, se ne era sempre occupato il vice Dg del contenzioso) che smentisce di fatto il direttore generale e riblocca la decisione finale. Ora si torna dal giudice, la Rai rischia di perdere alcune fiction che l'attuale capo Fabrizio Del Noce voleva, ma anche qualche decina di milione di euro di troppo. 15-11-2010]

 

 

Chiedere a Masi se è vero che il cuoco fatuo Vissani, per ogni anteprima della "Prova del cuoco" (un minuto massimo), prende 500 euro...11.11.10

 

7. LA RINCORSA DI SKY, ORA È PRONTA A SUPERARE LA RAI...
Dal "Corriere della Sera" - E ora anche Sky Italia si prepara a «superare» la Rai. Ipotesi che potrebbe trovare conferma fra non molto, almeno considerando i dati elaborati da R&S-Mediobanca che ha messo a confronto i bilanci di Mediaset, Rai e Sky, i primi due a fine 2009, l'ultimo a giugno dello stesso anno. Mediaset ha visto una riduzione dei ricavi del 9,1% a 3,8 miliardi, Rai dell'1% a 3,1 miliardi mentre Sky ha aumentato il fatturato del 7% a 2,8 miliardi.

Gli andamenti differenti si spiegano con i «modelli»: le tv di Fininvest dipendono per il 75% dei ricavi dalla pubblicità, che nel 2009 ha registrato per il gruppo un calo del 15%; più o meno equivalente a quello Rai (-16,8%), ma la tv pubblica ha il salvagente del canone che rappresenta oltre metà del fatturato; Sky invece marcia per abbonamenti, che equivalgono a oltre l'84% delle entrate e sono cresciuti del 7,3%, mentre la pubblicità è costante ma pesa solo per l'8% sugli incassi.

La Rai ha 11.346 dipendenti e un fatturato pro-capite di 274 mila euro; Sky ne ha 3.932 e ciascuno fattura in media 713 mila euro, Mediaset infine ha 5.835 dipendenti con un fatturato medio di 654 mila. Il costo del lavoro medio è più o meno uguale in Mediaset e Rai (87-89 mila euro), mentre è molto più basso in Sky (53 mila).

11.11.10

 

CHE FINE FARà ENDEMOL? - AL LIMITE DEL COLLASSO IL COLOSSO DEL "GRANDE FRATELLO": DUE MILIARDI E 400 MILIONI IN ROSSO (FACILE COMPRARE SOCIETà "A DEBITO", IL FAMIGERATO "LEveragEd BUY-OUT", MA ALLA FINE CHI LO PAGA?) - A QUESTO PUNTO SARà DIFFICILE CHE I SOCI Mediaset, Goldman Sachs e De Mol DECIDANO DI APRIRE LA CASSA: L’IPOTESI PIù GETTONATA è LA scissione, anche se rischierebbe di aprire un nuovo scenario per il mercato televisivo...

Dal "Corriere della Sera"

L'investimento in Endemol comincia a pesare a Cologno Monzese. Telecinco, la controllata spagnola di Mediaset a cui fa capo la partecipazione nella società del Grande Fratello, ha annunciato un dimezzamento dell'utile netto dopo aver azzerato in bilancio il valore della quota in Endemol, senza la quale i profitti sarebbero invece raddoppiati. In realtà la società creata da John de Mol non va male.

 

Ma i 2,4 miliardi di debiti accumulati sono una zavorra pesante. Una parte è stata rilevata dagli stessi soci, cioè Mediaset, Goldman Sachs e Cyrte, la holding di De Mol, un'altra dalla Apollo Management. Ma si tratta di qualche centinaio di milioni, che non risolvono il problema, per cui sarebbe stato dato mandato alla Houlihan Lokey di studiare un rifinanziamento.

 

A sentire le voci, tuttavia, non sarebbe questa l'unica soluzione sul tavolo. Dopo il naufragio della trattativa con Time Warner, i soci avrebbero iniziato a ragionare su diverse ipotesi, tra cui rientrerebbe anche la scissione delle attività e l'assegnazione agli stessi azionisti.

Un bel colpo per Mediaset - che però smentisce questa possibilità - a cui potrebbero finire Italia e Spagna. Fonti vicine al Biscione spiegano che al momento le alternative sarebbero in realtà solo due: allungamento delle scadenze del debito o aumento di capitale. Una scissione, invece sarebbe una soluzione più radicale, anche se rischierebbe di aprire un nuovo scenario per il mercato televisivo.

 

Il pacchetto destinato a De Mol finirebbe infatti molto probabilmente alla Zodiac Entertainment, il principale concorrente di Endemol di cui Cyrte ha il 20%. E tra i soci di Zodiac c'è il gruppo De Agostini, ovvero il competitor spagnolo di Telecinco con Antena3. Che a quel punto potrebbe avere armi sufficienti per lanciare la sfida al Biscione anche sul terreno dei format.

 29-10-2010]

 

 

- Del bordellone Rai sul caso del programma economico che, secondo "Il Fatto" era destinato alla conduzione della fidanzata di Masi, Ingrid Muccitelli (invece, quasi probabilmente sarà un esperto del ramo come Oscar Giannino), chi ci ha lasciato le metaforiche penne è la povera Barbara Carfagna che era destinata a condurre il Tg1 delle 13, incarico saltato per le indiscrezioni che la volevano in coppia con la masizzata Ingrid. 31.10.10

 

GABANELLI, SANTORO, FAZIO, SAVIANO, BENIGNI. DA VIALE MAZZINI RACCONTANO CHE NON È ANCORA FINITA. PERCHÉ STASERA A ’REPORT’ SI APRIRÀ UN ALTRO FRONTE IMPORTANTE E DELICATO: MILENA GABANELLI SI OCCUPERÀ DEL VECCHIO STUDIO DI GIULIO TREMONTI, SULLE PARCELLE PAGATE DALLA BELL DEL FINANZIERE GNUTTI PER IL CONTENZIOSO CON IL FISCO SULLE PLUSVALENZE DELLA VENDITA DI TELECOM A TRONCHETTI - I LEGALI DEGLI EX SOCI DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA HANNO GIÀ INONDATO DI DIFFIDE I LORO COLLEGHI DELLA RAI. E SADO-MASI HA LITIGATO CON IL DIRETTORE DELLA RETE, RUFFINI - "BERLUSCONI HA GIÀ CHIESTO UN RISARCIMENTO IN SEDE CIVILE. SE TREMONTI FA LA STESSA COSA, GABANELLI, CORRE IL SERIO RISCHIO DI RIMANERE SENZA TUTELA LEGALE" -

Fabrizio d'Esposito per Il Riformista

Gabanelli, Santoro, Fazio, Saviano, Benigni. In questa settimana che si chiude, il dg della Rai Mauro Masi ha sgranato un lungo rosario di polemiche e attacchi. Da Viale Mazzini raccontano che non è ancora finita. Perché stasera a Report si aprirà un altro fronte importante e delicato: la trasmissione di Milena Gabanelli su Raitre si occuperà del vecchio studio di Giulio Tremonti, oggi studio Vitali-Romagnoli-Piccardi. I legali degli ex soci del ministro dell'Economia hanno già inondato di diffide i loro colleghi della Rai. E Masi ha litigato con il direttore della rete, Paolo Ruffini.

I due, Masi e Ruffini, si sono sentiti più volte negli ultimi giorni e una fonte riassume le loro telefonate così: «È in atto una forte turbolenza». Del resto, una puntata su Tremonti, temono i berlusconiani di Viale Mazzini, può trasformarsi in «un violento attacco al ministro che è anche azionista dell'azienda». Tasto dolentissimo. I falchi tv del Pdl aspetteranno stasera per dare il loro giudizio sulla puntata, ma il clima è di guerra, tanto per cambiare.

Già scottato dal Report su Antigua e le ville del Cavaliere, il partito della normalizzazione che fa capo a Masi è convinto che ormai c'è di fatto un fronte Gabanelli, dopo quello Santoro. Questo il ragionamento che si fa: «La Gabanelli ha sempre fatto inchieste approfondite e documentate ma adesso risente del nuovo clima che c'è. Le ville del Cavaliere ad Antigua non rappresentano nulla d'illegale. In questo caso la sola colpa di Berlusconi è di essere ricco».

In pratica la linea dettata dal neoministro allo Sviluppo economico Paolo Romani, che ha mantenuto le deleghe alle Comunicazioni: «Gabanelli è brava ma la puntata su Antigua è stata odiosa». Perdipiù, accusano ancora da Viale Mazzini, «in quell'occasione Ruffini non ha avvisato Masi come avrebbe dovuto».

Stasera, dunque, si replica con Giulio Tremonti. L'inviato di Report si è presentato al suo vecchio studio, da cui ufficialmente il ministro è uscito, chiedendo di vedere le parcelle pagate dalla Bell del finanziere Emilio Gnutti detto Chicco per il contenzioso con il fisco sulle plusvalenze ricavate dalla vendita di Telecom a Marco Tronchetti Provera.

Una vicenda che emerge anche dalle intercettazioni dei furbetti del quartierino sulla stagione delle scalate ad Antonveneta e Bnl. È proprio Gianpiero Fiorani che ai magistrati racconta che per la vertenza con l'Agenzia delle entrate la parcella pagata dalla Bell allo «studio Tremonti» è costituita da «una cifra importante: venti o venticinque milioni di euro». Insomma, il sospetto dei falchi del Pdl di Viale Mazzini è che stasera si proponga questa tesi: «Ecco gli affari del ministro dell'Economia che agli italiani chiede ancora sacrifici per la manovra economica».

La vicenda Bell-«studio Tremonti» inizia quando l'erario chiede alla cassaforte lussemburghese di Gnutti ben un miliardo e seicento milioni di euro sulle plusvalenze raccolte dalla transazione Telecom. La storia dorme per quattro anni perché, con Tremonti e il centrodestra al governo fino al 2006, l'amministrazione finanziaria rinuncia alla riscossione. Il fascicolo si riapre con la vittoria di Prodi e la Bell di Gnutti, controllata dalla Hopa, chiude la vertenza con un pagamento di molto inferiore alla cifra richiesta: 256 milioni di euro.

Ufficialmente Gnutti è difeso dall'avvocato Dario Romagnoli e dal commercialista Claudio Zulli. Ma racconta Fiorani ai magistrati il 24 marzo 2006, nel carcere di San Vittore a Milano: «Gnutti mi aveva riferito dell'interesse di Tremonti a essere nominato consulente nell'operazione Antonveneta anche per un favore che gli doveva. Io ho ricollegato subito la vicenda all'operazione Bell... Gnutti mi disse che c'era stata una vertenza rilevante che riguardava le imposte dovute da Bell per l'operazione Telecom. Secondo me Tremonti tiene in scacco Gnutti». Per quanto riguarda la storia della parcella, Romagnoli ha sostenuto di non aver incassato più di 5 milioni di euro ma nel bilancio del 2005 di Bell sono annotati 31 milioni di euro da saldare proprio a lui e a Zulli.

Questi i fatti, in sintesi. Resta da vedere cosa succederà a Report stasera. Da Viale Mazzini spiegano che il fronte Gabanelli può essere risolto più facilmente della grana Santoro: «Berlusconi ha già chiesto un risarcimento in sede civile. Se Tremonti fa la stessa cosa, Gabanelli, che è un'esterna Rai, corre il serio rischio di rimanere senza manleva (ossia la tutela legale, ndr)».

Ipotesi questa già ventilata dopo la puntata su Antigua. Che Masi, poi, voglia continuare sulla linea dello scontro frontale a tutto campo questo sembra certo. Appena qualche mese fa, i falchi del Pdl lo descrivevano «titubante e debole». Adesso la situazione si sarebbe ribaltata: «Sono stati i presunti falchi del cda a non seguirlo sull'ipotesi di licenziare Santoro dopo il "vaffanbicchiere". E se Santoro commetterà altre infrazioni stavolta Masi andrà dritto sul licenziamento».

«Paradossalmente», raccontano ancora da Viale Mazzini «l'assedio a Masi sta facendo risalire le sue quotazioni a Palazzo Grazioli. È come se gli avesse portato lo scalpo morale di Santoro, facendogli capire che la situazione in Rai è più complicata. E che i problemi non vengono da lui ma da quelli del Pdl che stanno in consiglio. Sono loro a frenare. Il premier questo l'ha capito».24-10-2010]

 

 

 

BENIGNI S.P.A. - LA GALASSIA DI SOCIETÀ DEL COMICO TOSCANO - - Nel biennio 2007-2008 (l’ultimo bilancio non è stato depositato) Melampo Cinematografica srl, la società capofila delle sue attività ha registrato, grazie ai diritti su film, dvd e spettacoli, un fatturato di 61,9 milioni di euro con utili per 14,4 milioni - Soldi a cui si devono aggiungere le attività delle altre società controllate dalla coppia Benigni-Braschi (lei è la manager e siede in veste di amministratore in tutte le aziende di famiglia)...

Andrea Ducci per "Il Mondo" in edicola domani

 

Non è la prima volta. Lo scorso anno per la sua partecipazione al Festival di Sanremo è scoppiato un pasticcio. Roberto Benigni chiedeva 350 mila euro e la Rai si era accordata con l'attore toscano per uno scambio che stabiliva la cessione dei diritti home video di parte delle sue apparizioni nella tv di Stato. A incamerare i diritti sarebbe stata Melampo Cinematografica srl, la società capofila delle attività di Benigni.

Il polverone sollevato da quella trattativa somiglia per certi versi a quello degli ultimi giorni sulla trasmissione "Vieni via con me" di Fabio Fazio e Roberto Saviano con il relativo cachet di 250 mila euro per una sola puntata. La soluzione è parsa quella di andare in tv gratis, ma a dolersene in questo circostanza potrebbe essere il bilancio di Melampo Cinematografica.

 

La società posseduta pariteticamente da Benigni e dalla moglie Nicoletta Braschi, del resto, è una vera macchina da soldi. Nel biennio 2007-2008 (l'ultimo bilancio non è stato depositato) ha registrato, grazie ai diritti su film, dvd e spettacoli, un fatturato di 61,9 milioni di euro con utili per 14,4 milioni. Soldi a cui si devono aggiungere le attività delle altre società controllate dalla coppia Benigni-Braschi (lei è la manager e siede in veste di amministratore in tutte le aziende di famiglia).

 

Oltre alla Melampo c'è la Tentacoli edizioni srl, che si occupa di produrre e cedere diritti musicali per lo più infragruppo, con un fatturato nel 2009 di 207 mila euro e un utile netto di 103 mila. Anche in questo caso la proprietà è al 50% tra il comico e la moglie. Identico assetto azionario della società immobiliare Scipio srl in cui è cui è custodita la magnifica villa Domus Jucudiana vicino alla terme di Caracalla a Roma dove vive l'attore che ha beneficiato, tra l'altro, del condono edilizio in occasione di una serie di interventi di restauro.

La società è stata messa in liquidazione nell'agosto scorso. Della mini galassia dell'attore e regista fa infine parte una quota del 40% di Cinecittà Papigno srl (il restante 60% è di Cinecittà Studios), ossia i teatri di posa e i laboratori del piccolo paese in provincia di Terni dove è stato girato il film Pinocchio. L'obiettivo era farne un centro di produzione alternativo agli studios romani ma il progetto è presto naufragato e Benigni, dopo avere investito 7 milioni di euro, ha ceduto la maggioranza proprio a Cinecittà.

 [21-10-2010]

 

 

AGCOM DIFFIDA TG1, RICHIAMO TG4 E STUDIO APERTO...
(ITALPRESS) - La Commissione Servizi e Prodotti dell'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni ha esaminato oggi i dati relativi al monitoraggio per il periodo luglio-agosto- settembre 2010 riscontrando, come si legge in una nota, un forte squilibrio nel tempo dedicato da alcuni telegiornali (TG1, TG4, Studio Aperto) a favore della maggioranza e del Governo.
La Commissione ha pertanto deliberato di impartire una diffida al TG1 e un richiamo al TG4 e a Studio Aperto.
"Qualora tale squilibrio perdurasse - si legge nella nota - verranno adottati ulteriori provvedimenti.

23.10.10

 


Conti in tasca a "Vieni via con me", il programma in quattro puntate di Fazio & Saviano. Il costo complessivo è di 2 milioni 800 mila euro. I ricavi pubblicitari previsti per i quattro appuntamenti sono di 810mila euro. Di 2 milioni e 800mila, un milione va per il format alla Endemol, società partecipata per un terzo da Berlusconi.

 

Fazio non prende nessun compenso perché il suo dovizioso contratto di 2milioni e 200mila dal 2008 al 2011 (firmato dall'allora direttore generale il prodiano Claudio Cappon, presidente il piddino Petruccioli) prevede appunto i quattro speciali.

Saviano non incassa 80mila come erroneamente scritto bensì 50 mila a puntata per un totale quindi di 200 mila. Per Antonio Albanese è previsto un cachet di 23 mila euro, solo 5 mila per Paolo Rossi.

 

Dopo le polemiche innescate dal compenso di Benigni, SadoMasi ha accettato al volo l'offerta del manager di Robertaccio, Lucio Presta, di partecipare gratis.

(Da ambientini di viale Mazzini si sussurra che l'agente calabrese vorrebbe "recuperare" con una partecipazione, pagata bene ovviamente, di Benigni al prossimo Sanremo. Ed è sempre Presta che cura il cachet della valletta Belen che punta a 150 mila euro per tirare avanti una settimana sul palco dell'Ariston. Mentre la Canalis, gestita dal manager Caschetto, vuole intascare 200 mila. Trattative sono in corso).

 

Gli altri ospiti nel mirino degli inviti di Fazio (tra i suoi autori c'è l'editorialista di "Repubblica" Michele Serra) sono: Bono degli U2, Guccini, Nanni Moretti, Dario Fo, Ligabue, Milena Gabanelli, Guido Ceronetti, Paolo Villaggio e Pupi Avati (regista vicino all'Udc di Casini).

2- LE STAR TV ROSSE ORMAI TENGONO SOTTO SCACCO I POLITICI DELLA SINISTRA. PERCHÉ DOBBIAMO CONTINUARE A PAGARLI NOI CITTADINI COL CANONE?
Giampaolo Pansa per "Libero"

VIDEO DELLO SCAZZO TRA PANSA E FERRARA (1993):

Azzeriamo la Rai, scrive Maurizio Belpietro. Sono d'accordo con lui, ma entrambi arriviamo un po' in ritardo. La Rai non esiste più. La televisione pubblica è morta. Al suo posto c'è, non da oggi, una grande cricca di sultanati rossi che rispondono soltanto a se stessi. Neppure la sinistra politica che li ha messi al potere è in grado di controllarli. Del resto, che cosa conta il povero Bersani rispetto a un Santoro o a un Fazio? Zero virgola zero.

 

Ma se le cose stanno così, è inevitabile una domanda. La presenterò alla fine di queste righe. Per spiegare che cosa dirò, dichiaro subito che i sultani rossi della Rai non mi rappresentano più da un pezzo. Devo fare nomi e cognomi? Eccoli. Che cosa ho da spartire con Michele Santoro? Nulla. Negli anni del suo esordio, ho partecipato più volte al suo talk show. Erano altri tempi, quelli finali della Prima Repubblica. Allora Michele metteva in scena un contradditorio vero. Ne ricordo uno terribile fra Giuliano Ferrara e me, il 4 novembre 1993.

Per un pelo non arrivammo allo scontro fisico, come succede a due pugili sul ring. Giuliano era un peso supermassimo, io solo massimo. E non so immaginare come sarebbe finita. Dopo quella serata balorda, Ferrara mi querelò. Rischiavo di finire nell'ingranaggio di un processo.

 

Poi, grazie alla prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi nel marzo 1994, Giuliano entrò nel governo del Cavaliere, come ministro senza portafoglio per i rapporti con il Parlamento. E prese una decisione da vero signore: ritirò tutte le querele che aveva presentato. Ritenendo poco liberale che un membro del governo trascinasse in giudizio dei cittadini non coperti dalle stesse garanzie.

GLI OSPITI SGRADITI FANNO DA COMPARSA
Oggi Santoro non ha più contradditori veri. Invita sempre degli ospiti che non la pensano come lui. Ma costoro, fatalmente, finiscono con il fare la parte del due di picche. Comparse, niente di più. Il mio consiglio a Belpietro e ad altri amici è di non rispondere più alle chiamate di "Annozero". E di lasciare tutta la scena ai corazzieri santoristi, come Marco Travaglio, il baffuto Ruotolo e il vignettista Vauro.

 

In questo modo, il gioco di Michele non avrebbe più alibi. Quello di "Annozero" è un sultanato strapotente. Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, non può fare assolutamente nulla per controllarlo. Non conosco Masi di persona. Però mi è bastato vederlo in collegamento con il "Porta a Porta" di Bruno Vespa. Un tizio azzimato, vestito da milord come il bel Cecè delle barzellette, incapace di parlare in modo semplice e chiaro.

 

Ho pensato: ecco un pomposo ingenuo che s'illude di fermare un carro armato con la forchetta da tartine prelevata a un cocktail. Ma Santoro è soltanto il più forte dei sultani rossi che si sono mangiati la Rai. L'elenco stampato ieri da "Libero" è impressionante. E disegna una formazione politica nuova, molto più potente del Pd di Bersani, della parrocchia dipietrista e dei tifosi di Vendola.

 

È il Pst, il Partito dei sultani televisivi, che alle prossime elezioni risulterà il ferro di lancia nel tentativo di mandare a casa l'odiato Caimano. L'organigramma è già deciso. Il leader sarà Santoro. L'incarico di vice segretario andrà a Fabio Fazio, un signore che non ha bisogno dell'aiuto di Roberto Saviano per mettere in mostra il proprio stile autoritario. Pagato con i soldi dei cittadini, quelli delle tasse e del canone Rai, Fazio è un super-sultano. Vuole ai suoi piedi in prima serata soltanto chi ragiona come lui. E chi scrive i libri che lui scriverebbe, se fosse in grado di farlo.

Il grafico di "Libero" elenca altri dieci fra signore e signori che formano la truppa di Santoro. A loro potrei aggiungere altre eccellenze rosse che non dipendono dalla Rai. Consideriamo il caso della 7, una rete privata e senza canone. Qui domina Lilli Gruber, già parlamentare europea di sinistra, che ogni sera mette in mostra la propria militanza rossa. Non ho mai visto "Exit" di Ilaria D'Amico, ma sento dire che quando non parla di calcio su Sky è soltanto un'impacciata allieva di Lilli. Dell'"Infedele" di Gad Lerner abbiamo già capito che musica si canta. Da tempo Lerner vive una fantastica regressione politica. È ritornato agli anni Settanta, quando s'illudeva di fare la rivoluzione nelle file di Lotta continua.

 

Ma sulla 7 il vero dominus è Enrico Mentana, il nuovo direttore del telegiornale. So che è inutile dare consigli a "Mitraglia". Gli auguro soltanto di non essere così incauto da sbandare troppo sulla sinistra. Si troverebbe dentro un territorio già occupato dai sultani della Rai. E qualche telespettatore passerebbe al Tg3 che ha mezzi migliori e una direttora più attraente di Mentana, con un cognome che appartiene alla storia della sinistra italiana.

Su questo dovrebbe riflettere anche la coppia Costamagna & Telese. Il loro week end televisivo profuma troppo di vecchio Festival dell'Unità. Stanno diventando dei comici vetero sinistri. La versione antagonista di Gianni e Pinotto. E non riusciranno mai a mostrarsi più rossi della compagna Gruber.

 

Tuttavia, i militanti della 7 non costano nulla a chi li guarda. Niente canone. Niente contributo prelevato dall'Irpef di ciascuno di noi. Possono non piacerci, ma almeno non siamo costretti a finanziarli. Quelli della Rai, invece, sono l'unico caso al mondo di militanza strapagata anche da chi non la pensa come loro. È un paradosso che sta diventando sempre più insopportabile. E ti fa rimpiangere i militanti del vecchio Pci.

L'ARMA DEL TELECOMANDO E DELLE URNE ELETTORALI Il Partitone Rosso, oggi scomparso, aveva molte colpe. Però la sua forza si fondava su un popolo che dava tutto in cambio di niente. Non penso soltanto ai volontari delle tante feste dell'Unità. Ma a esempi di abnegazione assai più rischiosi. Chi andava in Spagna a combattere nelle Brigate internazionali ci arrivava con le pezze al culo. E ammesso che fosse ancora in vita, ne ritornava più povero di prima. Lo stesso accadeva ai partigiani comunisti delle Brigate Garibaldi. Certo, loro speravano di conquistare il potere in Italia, ma non pretendevano contratti d'oro, consulenti, assistenti, autori di rincalzo e magari l'auto blu.

 

Da questa constatazione nasce una domanda. Perché tutti dobbiamo pagare i sultani rossi che rappresentano soltanto una minoranza di italiani? Dovrebbe essere possibile evitare questo fastidio. Un modo c'è. Consiste nel disaggregare il canone Rai a seconda delle reti televisive.

Non mi piace la rete Tre e non voglio più vederla? Il mio canone va ridotto di un terzo. Non mi piace Santoro? Sono disposto a rinunciare anche alla rete Due. La tecnologia odierna consente di bloccare il mio televisore soltanto sulla rete Uno. Le altre se le paghino i tifosi di Santoro & C. So bene che non accadrà niente di tutto questo. Neppure un Berlusconi armato di missili nucleari riuscirebbe a tanto.

 

I sultanati rossi della defunta Rai continueranno a imperversare senza incontrare nessuno che li fermi. E diventeranno sempre più scaldati, aggressivi, arroganti. Per fortuna esiste il telecomando. Insieme all'urna elettorale. I sultani si sono mai domandati che rischiano di far diventare simpatico il Cavaliere pure a chi non l'ha mai votato? Meditate, sultani, meditate. Non fateci sospettare che la vostra cricca lavori di nascosto per la vittoria del Caima no. 21-10-2010]

 

 

1- PER IL PROGRAMMA DI SAVIANO & FAZIO LA RAI SBORSA LA SOMMETTA DI 2 MILIONI E 816MILA € ALLA ENDEMOL DI BERLUSCONI E DEVE COPRIRE PURE LE SPESE VIVE DI PRODUZIONE (STUDIO, OPERATORI, ATTREZZATURE TECNICHE. COME IN "CHE TEMPO CHE FA"). GLI INCASSI PUBBLICITARI, PERÒ, SAREBBERO DI SOLI 1,5 MILIONI. LA RAI CI RIMETTE? - 2- MISTERI CACHET: SE A SAVIANO VANNO 320MILA EURO (80MILA A PUNTATA), TOLTI CIRCA 500MILA PER BENIGNI, BONO, I COMICI E OSPITI VARI, A COSA SERVONO GLI ALTRI 2 MILIONI €? MA SOPRATTUTTO: PER ASCOLTARE I MONOLOGHI DI SAVIANO E OSPITI VARI A FARE DA CONTORNO, SERVE UN MEGAPPALTO A UNA CASA DI PRODUZIONE ESTERNA?

1- LA RAI SBORSA TRE MILIONI DI EURO A ENDEMOL PER IL "FORMAT" FAZIO/SAVIANO
Enrico Paoli per "Libero"

 

«Magari venisse davvero gratis. Sarei molto contento». Antonio Verro, consigliere di amministrazione della Rai indicato dalla maggioranza, non crede finché non vede. E siccome in Rai nessuno, ma proprio nessuno - nemmeno gli ospiti dei programmi - è mosso da spirito francescano, l'idea che Roberto Benigni partecipi alla trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano "Vieni via con me", che costerà alla Rai quasi 3 milioni di euro, rinunciando al suo compenso da 250mila euro fa sorridere.

Insomma, il "piccolo diavolo" Benigni che rifiuta il cachet pur di prendere parte alla prima delle quattro puntate di "Vieni via con me", è davvero la miglior battuta della sua carriera, consegnata alle cronache dal suo manager Lucio Presta. «Qualora si facesse il programma, Benigni parteciperà a titolo gratuito», dice il manager del premio Oscar, ribadendo che il gettone da 250mila euro era la «cifra offerta dalla Rai».

 

«Altra bella battuta», sottolineano a viale Mazzini. Dove hanno preso per buona anche l'offerta di Antonio Albanese, altro comico invitato in trasmissione dal duo Saviano-Fazio. «La questione economica è una balla galattica», dice il comico, «sono onorato per essere stato invitato, lo farei anche gratis». E allora fatelo, rispondono dall'azienda, così la Rai risparmierà qualcosa come 3 milioni di euro.

Sì perché questo programma, che rischia di diventare un cult ancor prima di andare in onda, vista la foga antiberlusconiana degli autori e dei sostenitori dello show, costa al servizio pubblico un bel pacco di soldi, la società che produce il programma 2 milioni e 816mila euro l'importo esatto. Con questa somma, tutt'altero che modesta, la tv pubblica "compra" il format della trasmissione, ma non copre le spese vive di produzione.

Quelle sono a carico della Rai, che mette a disposizione della Endemol lo studio, gli operatori e le attrezzature tecniche. Si tratta dello stesso "protocollo" utilizzato per "Che tempo che fa", il programma settimanale di Fabio Fazio, di cui la Endemol detiene il format. 'Vieni via con me', tirando le somme, costerà oltre 70mila euro a puntata.

 

Dire che la Rai, ampiamente dotata di risorse interne e maestranze qualificate, potrebbe fare tutto in proprio, come vanno sostenendo da tempo i dirigenti di viale Mazzini, stufi dello strapotere delle case di produzione. Perché il programma si farà, questo è certo: «Vieni via con me andrà in onda», hanno ribadito i vertici di viale Mazzini, «non c'è mai stato nessun problema».

In questo gioco ad incastri va detto che a pagare Saviano non è la Rai, ma la Endemol, la stessa casa di produzione che realizza il Grande Fratello, programma criticato da buona parte degli ospiti di Saviano. E dire che la Endemol tratta lo scrittore campano come una star televisiva. All'autore di Gomorra andranno circa 80mila euro a puntata per un totale che si aggira sui 320 mila euro, il quale giudica «immorale» la pubblicità data ai compensi, che favorisce «solo la concorrenza».

 

Saviano prenderà parte a tutte e quattro le puntate, delle quali sarà co-conduttore assieme a Fazio. Quest'ultimo non riceverà nessun compenso aggiuntivo avendo già nel suo contrato milionario con la Rai la clausola che lo impegna per questi speciali. Saviano, trattandosi di un poker televisivo a lui dedicato, ha chiesto carta bianca circa i testi e i contenuti dei suoi interventi, e gli autori che collaboreranno con lui saranno pagati dalla Endemol per sfuggire ai controlli di viale Mazzini. Come tutte le trasmissioni, infine, ci saranno gli ospiti, «senza i quali, Benigni in particolare, non vado in onda», sostiene Saviano. Altro capitolo a parte del rendiconto economico della trasmissione, anche questo a carico della Rai.

 

La tv pubblica mette a disposizione del programma, in onda su Rai Tre dall'8 novembre, circa 450mila euro di budget. Prendiamo la prima puntata. Salvo sorprese, a Benigni andrebbero 200mila euro per una comparsata di mezz'ora, mentre Antonio Albanese ha chiesto 24mila euro. Con la restante cifra, 226mila euro, la Rai paga Bono Vox, il leader degli U2, Paolo Rossi, altro comico molto caro a Saviano, e le presenze dell'ultimo minuto.

Insomma, un fiume di soldi per parlar male di Berlusconi e del governo. E ora, una volta firmato il contratto, toccherà al consiglio di amministrazione dire l'ultima parola, visto che la cifra complessiva supera i 2 milioni e mezzo di euro. E non è detto che tutti fili liscio.

2- MA IL PROGRAMMA VARREBBE "SOLO" 1,5 MILIONI DI EURO
Scrive Alberto Guarnieri per "Il Messaggero": Ruffini è clemente. Dice di non sapere quanto costerà, in termini di minori introiti e qualche penale, non mandare in onda "Vieni via con me". Azzardiamo: quattro puntate, ascolti garantii di almeno il 18 per cento. Fa un milione e mezzo di euro. 20-10-2010]

 

 

-IN SPAGNA SI STA CONSUMANDO IN QUESTE ORE UNA BATTAGLIA TUTTA ITALIANA. SUI FRONTI CONTRAPPOSTI SI TROVANO TELECINCO CONTROLLATA DA FININVEST-MEDIASET, E "ANTENA3", LA TV NELLE MANI DEL GRUPPO DE AGOSTINI
Anche il Milan del Cavaliere è stato sbeffeggiato ieri sera dal Real Madrid allo stadio Bernabeu, ma in Spagna si sta consumando in queste ore una battaglia tutta italiana.
Sui fronti contrapposti si trovano l'emittente televisiva Telecinco controllata da Fininvest-Mediaset, e "Antena3", la tv nelle mani del Gruppo De Agostini. Le due emittenti, guidate rispettivamente da Paolo Basile e Maurizio Carlotti, si combattono a colpi di share e non badano a spese.

 

Telecinco di Mediaset ha varato la serie televisiva "Felipe y Letizia" che ripercorre la storia dello spilungone figlio del re Juan Carlos con la bella moglie ex-anchorwoman neo-anoressica. Da parte sua Antena3 dei Boroli e di Drago ha annunciato tempo fa di voler mettere in onda per il mercoledì sera la fiction "Hispania", ma per battere sul tempo l'avversario italiano ha deciso di anticipare questa fiction al prossimo lunedì.

 

A questo punto la Telecinco di Mediaset ha immediatamente annunciato che la prima puntata della telenovela su Felipe e Letizia partirà nella stessa serata. In Italia questa coincidenza sarebbe del tutto normale, ma in Spagna il regolamento del sistema televisivo varato dal ministero dell'Industria vieta operazioni di "controprogrammazione mirata" decise all'ultimo momento.

 

Il consiglio di ministri spagnolo ha già sanzionato recentemente Telecinco con una multa di 350mila euro proprio per una precedente controprogrammazione della sua serie "Los Serrano" contro Antena3.
Adesso c'è il rischio di un'altra multa di 500mila euro, ma sembra che da Mediaset sia partito l'ordine di strappare a qualsiasi costo la prima serata alla concorrente italiana.

23.10.10

 

 

1- MASI: "CENSURA? BENIGNI CHIEDE 250 MILA € PER PARTECIPARE A UNA SOLA PUNTATA" - 2- MA PER FABIOLO FAZIO, DIETRO I RITARDI NELL’APPROVAZIONE DEI CONTRATTI DEL NUOVO PROGRAMMA CONDOTTO CON ROBERTO SAVIANO ("VIENI VIA CON ME", RAI3), CI SONO SOLTANTO "ARGOMENTI CHE FANNO PAURA" E NESSUN PROBLEMA DI CARATTERE ECONOMICO: "ROBERTO BENIGNI HA ACCETTATO TUTTE LE CONDIZIONI POSTE DALLA RAI" - 3- MASI: "C’È PIÙ CHE IL SOSPETTO CHE ALCUNE NOTIZIE VENGANO FATTE FILTRARE ACCAMPANDO INESISTENTI MOTIVAZIONI POLITICHE PER “FORZARE” LA TRATTATIVA ECONOMICA" - 4- DAGOREPORT - SAVIANO: 80 MILA € PER PUNTATA. BENIGNI: 250 MILA PER 30 MINUTI

 

1- COMUNICATO RAI: MASI, NON C'È NESSUNO STOP A TRATTATIVA OSPITI " VIENI VIA CON ME "
La Direzione Generale smentisce nella maniera più ferma e decisa quanto contenuto in alcuni articoli apparsi sui quotidiani in merito alla trattativa relativa agli ospiti della trasmissione "Vieni via con me" . Non c'è alcuno stop ma soltanto un doveroso approfondimento portato avanti dagli uffici competenti , come giusto che sia , in merito a richieste economiche per Rai molto significative (in un caso 250 mila euro per una sola puntata).

Al riguardo c'è più che il sospetto che alcune notizie vengano fatte filtrare accampando inesistenti motivazioni politiche per "forzare" la trattativa economica.

 

Si è comunque fiduciosi nel recupero di ragionevolezza e quindi nel buon esito della trattativa stessa.

2 - FAZIO ESCLUDE CHE DIETRO I RITARDI NELL'APPROVAZIONE DEI CONTRATTI CI SIANO RAGIONI DI CARATTERE ECONOMICO: "BENIGNI HA ACCETTATO TUTTE LE CONDIZIONI POSTE DALLA RAI"
Repubblica.it

Prima il caso Santoro (che ha fatto il record di ascolti), poi il tentativo di censura a Report 1 (altro record) con le accuse scomposte del ministro Romani, e ora la clamorosa denuncia di Fabio Fazio contro i vertici della Rai alla vigilia del nuovo programma condotto insieme a Roberto Saviano: "Così - dice Fazio - il programma non può andare in onda".

 

La clamorosa presa di posizione del conduttore è per denunciare il mancato via libera ai contratti per Roberto Benigni, Paolo Rossi e Antonio Albanese, previsti come ospiti della prima puntata che dovrebbe andare in onda l'8 novembre in prima serata su Raitre.

 

"A tre settimane dalla messa in onda - denuncia Fazio - Endemol Italia non ha ancora il contratto, gli ospiti non hanno ancora il contratto e giustamente Saviano dice: 'Così non vado in onda' e io sottoscrivo pienamente". Evidentemente, conclude Fazio "è un momento in cui la tv non può permettersi di raccontare la realtà".

Fazio esclude che dietro i ritardi nell'approvazione dei contratti ci siano ragioni di carattere economico: "Benigni ha accettato tutte le condizioni poste dalla Rai", e a quanto si apprende il premio Oscar avrebbe garantito la sua presenza alla prima puntata per un cachet decisamente inferiore a quello percepito per la sua ultima apparizione in Rai, lasciando all'azienda tutti i diritti.

 

"Ma a tre settimane dal via - ribadisce Fazio - praticamente non ha il contratto nessuno. E per di più oggi abbiamo saputo da Raitre che son stati rimandati indietro contratti sui quali erano già stati presi accordi. Ora basta".

Infine Fazio precisa: "Lo abbiamo già detto prima dell'estate: i programmi o si fanno bene o non si fanno, le vie di mezzo non esistono. Ci siamo messi a lavorare e abbiamo raccontato per filo e per segno all'azienda la trasmissione, nella quale Saviano avrebbe voluto parlare di mafia e politica, di emergenza rifiuti, di carceri, di ricostruzione all'Aquila, di delegittimazione e macchina del fango. Capisco che sono argomenti che fanno paura [19-10-2010]

 

 

FAZIO, QUANTO CI COSTI? - QUELLA CHE L’AUTORE DI "GOMORRA" IERI SERA HA DEFINITO “UN’INVENZIONE” (2.8 MLN PER LE 4 PUNTATE) È NERO SU BIANCO NELLA PROPOSTA DELLA ENDEMOL ALLA RAI MASIZZATA - UN’OPERAZIONE CHE A VIALE MAZZINI FA PERDERE OLTRE 2 MLN € - LA STRANA MATEMATICA DEL CURATORE DI “CHE TEMPO CHE FA” LORIS MAZZETTI: "È UN GRANDE SUCCESSO, COSTA 10/11 MLN MA NE GUADAGNA 7/8 CON GLI SPOT" - ENDEMOL: "LE CIFRE USCITE SUI GIORNALI SONO IRREALI" (MA NON DICE QUALI SIANO QUELLE VERE...) 1 - SAVIANO IN RAI ECCO IL CONTRATTO DA 2.816.000 €
Franco Bechis per "Libero"

 

Costo a trasmissione: 704 mila euro. Costo totale per 4 puntate: 2.816.000 euro. Questa "invenzione", come l'ha definita ieri Roberto Saviano intervenendo ad Annozero, è invece contenuta nero su bianco nella proposta che i curatori della trasmissione di Saviano hanno inviato a fine luglio alla Rai. Non è stato dunque Mauro Masi a proporre 80 mila euro a puntata per Saviano, o 350 mila euro per la comparsata di Roberto Benigni. Questa è stata una scelta di Endemol e dei curatori della trasmissione, Fabio Fazio e lo stesso Saviano.

Nel prospetto finanziario inviato alla Rai (quindi non proposto dall'azienda) erano indicati 2,4 milioni di "costo esterno editoriale" (conduttori e ospitate), 196 euro di "costo esterno di produzione" (collegamenti e studi fuori sede), e 220 mila euro di "costo interno di produzione" (quel che spende la Rai negli studi di viale Sempione). Il totale fa dunque quei 704 mila euro a puntata. La scheda finanziaria è stata vistata dal direttore generale della Rai il 7 settembre scorso. A metà giugno il programma è stato presentato dalla Sipra agli investitori pubblicitari. A fine settembre sono arrivate le prenotazioni di spot per il programma.

 

Fatturato previsto per le 4 puntate: 810 mila euro. Perdita complessiva dell'operazione: 2.016.000 euro.

Con una Rai che ufficialmente prevede di perdere 116 milioni di euro a fine anno (ma saranno di più), è naturalmente scattato l'allarme rosso. Nessuno ha mai pensato di cancellare la trasmissione, ma solo di verificare prima dell'ok definitivo se era possibile ridurne i costi per limitare le perdite.

Come rivelato da Libero ieri la penale contrattuale stipulata dalla Rai ammontava a 1,5 milioni di euro. Si era creato così il paradosso di rendere più conveniente non mandare in onda il programma rispetto alla sua regolare trasmissione.

Accade spesso in Rai. Ieri sera ad Annozero è stato portato il caso meraviglioso di Che tempo che fa di Fabio Fazio. In studio c'era il curatore del programma, Loris Mazzetti, presentato da Santoro come un tecnico. Bontà sua ha fornito per la prima volta il budget economico di quel programma: Fazio prende 2 milioni di euro di cachet personale, la trasmissione costa "10-11 milioni di euro all'anno".

LA DESCRIZIONE
Sempre Mazzetti descrive il programma come una miniera d'oro, tanto è che porta "7-8 milioni di euro di spot". Dovrebbe provare a recarsi in qualsiasi ufficio acquisti di un'azienda privata in qualsiasi parte del mondo, e dire: "ho un programma di successo clamoroso, costa 11 milioni e ne fa entrare ben 8".

 

Quale televisione privata del mondo comprerebbe a scatola chiusa un programma di sicuro insuccesso che prima ancora di andare in onda sa già di causare all'azienda un buco di bilancio di 3 milioni di euro? Nessuna. Sarebbero messi alla porta il tecnico Mazzetti e il giovale Fazio, spiegando loro che la tv libera si fa quando si riesce a fare guadagnare l'azienda, non quando le si fa un danno. "Che tempo che fa" provoca un buco di bilancio, cioè un danno, di 252 mila euro al mese.

 

DIECI VOLTE PEGGIO
Saviano riesce a fare quasi dieci volte peggio: 2 milioni di euro in un solo mese. Dunque è una semplice bugia il grande successo di questi programmi: sono un flop. Certo, la linea editoriale di una televisione pubblica è diversa da quella di una tv privata. Può permettersi di mandare in onda grandi flop come questi. A una condizione: che siano davvero trasmissioni di servizio pubblico. Che rispettino le idee di tutti, non abbiano tesi precostituite, ma accettino il contraddittorio, non offendano e non attacchino nessuno. Possono raccontare fatti, ma non spacciare per fatti le opinioni. Se ne esprimono una, devono accogliere anche quella contraria.

 

LE STRANEZZE
Non è così "Che tempo che fa", non sembra così a leggere i contenuti nemmeno il programma di Saviano. A meno che prevedesse anche una infinità di ospiti gratuiti, in grado di difendersi dalle accuse che altri- a pagamento- sono liberi di fare. Quello che la Rai sta per mandare in onda viola il principio basilare di mercato di una tv privata e quello costituzionale che è alla base della televisione di Stato italiana. Non dovrebbe andare in onda.

2 - ENDEMOL, SU 'VIENI VIA CON ME' PUBBLICATE CIFRE IRREALI...
(Adnkronos) - "Le notizie relative ai costi di produzione riconosciuti ad Endemol per la trasmissione 'Vieni via con me', apparse in questi giorni su alcune testate, non corrispondono alla realta'". Lo sottolinea in una nota la stessa Endemol Italia. 22-10-2010]

 

 

VOLETE VEDERE LA LETTERA DI SADO-MASI CHE squalifica SANTORO per 10 giorni? ECCOLA! - "il diritto di critica e di cronaca, da Lei invocato, è sconfinato nel dileggio e denigrazione del Direttore Generate delta Rai" - "La sanzione avrà effetto dal giorno 18 ottobre p.v. pertanto Lei non dovrà rendere alcuna prestazione lavorativa nei giorni 18, 19, 20, 21, 22, 25, 26, 27, 28, 29 ottobre 2010, senza alcun diritto alla relativa retribuzione"....

Dott. Michele Santoro
RAI- Radiotelevisione italiana Spa
ROMA

Roma, 12 Ott 2010


In riferimento alla nostra lettera di contestazione RUO/RIO/CNI/13936 del 30
settembre 2010 il cui contenuto deve considerarsi qui integralmente trascritto, Le
rappresentiamo che le Sue controdeduzioni del 5 ottobre u.s., non possono
ritenersi in alcun modo idonee a giustificare i fatti contestati, in quanto
inverosimili, fuorvianti ed, a tratti, finanche contraddittorie.

Ne consegue la integrate conferma delta condotta addebitataLe.
Infatti, net corso dell'Anteprima di AnnoZero dello scorso 23 settembre, Lei ha
utilizzato del tutto impropriamente il mezzo televisivo per fini personali,
fornendo, peraltro, esclusivarnente la Sua personale e non veritiera
rappresentazione di asserite inefficienze produttive aziendali.

Vieppiù, il diritto di critica e di cronaca, da Lei invocato con riferimento al Suo
'monologo' net corso delta citata trasmissione, è sconfinato net dileggio del
vertice aziendale, inediante l'utilizzo di frasi insinuanti ed espressioni allusive ed
irriguardose chiaramente volte a denigrare il Direttore Generate delta Rai, cosi
concretizzando, di fatto, un attacco personale nei confronti di quest'ultimo con
conseguente discredito dell'immagine aziendale e del servizio pubblico
radiotelevisivo, cosi come unanimemente recepito dai mass media che hanno
dato vasta risonanza alla vicenda.

Pertanto, essendo Lei venuto meno agli obblighi di diligenza, correttezza e buona
fede derivanti dal rapporto di lavoro, violando altresì le disposizioni del
Regolamento di disciplina aziendale nonché del Codice Etico, ed in particolare
dei punti 2.1, 2.3, 2.11 e 7.5, Le comunichiamo che viene applicata nei Suoi
confronti la sanzione disciplinare di 10 (dieci) giorni di sospensione dal lavoro e
dalla retribuzione.

La sanzione avrà effetto dal giorno 18 ottobre p.v. pertanto Lei non dovrà rendere
alcuna prestazione lavorativa nei giorni 18, 19, 20, 21, 22, 25, 26, 27, 28, 29
ottobre 2010, senza alcun diritto alla relativa retribuzione.

Distinti saluti

F.to Mauro Masi

Firma di accettazione di Michele Santoro

 

 

 

GOLE PROFONDE, QUASI SFONDATE - ’NOVELLA’ RICOSTRUISCE la relazione tra Corona e Mora - “Una mattina entrai in camera di Lele, li trovai lì” - “Mora lo chiamava in pubblico ‘il mio fidanzato’. ‘Sono pazzo di lui’, diceva spesso" - IL TRONISTA INTRONATO COSTANTINO VITAGLIANO: "A MORA BISOGNAVA SOLO UBBIDIRE. IO PERO’ ERO PROTETTO DA MARIA DE FILIPPI"....

Marianna Aprile per "Novella 2000"

 

Che tra Lele e Fabrizio ci fosse qualcosa di più di un rapporto di lavoro gli habitué di casa Mora lo sospettavano già dal 1999. Era estate e allora il clan svacanzava a Villa Paradiso, che l'agente dei Vip prendeva allora in affitto a Porto Cervo. Corona era poco più che un ragazzino, ma tutti lo ricordano determinato e vispo, uno furbo, che captava intrighi e notizie con uno sguardo sfuggente. Una gola profonda, che vuole restare anonima, ricostruisce la relazione tra Corona e Mora, parlando delle famose vacanze sarde del clan Mora.

 

TUTTI SOSPETTAVANO - Siamo nella Villa Azzurra di Porto Cervo Marina, nel comprensorio Le Pleiadi. "Una mattina entrai in camera di Lele, li trovai lì", racconta la nostra fonte. "Le finestre erano coperte con vestiti, asciugamani e teli, pensai che i due temevano di essere paparazzati attraverso le finestre". La fonte aggiunge: "Mora lo chiamava in pubblico ‘il mio fidanzato'. ‘Sono pazzo di lui', diceva spesso".

 

E la Moric? "Mora ha dichiarato che Nina li ha scoperti con Vallettopoli, ma non è vero, lei sapeva da tempo. Chi ha la memoria buona ricorda che anni prima di quell'inchiesta si precipitò a casa di Lele per chiedere se fosse vero quello che tutti dicevano. Lele negò, ma a lei rimase il dubbio".

D'altra parte, tutto era ambiguo a casa Mora. Tutti si chiamavano l'un l'altro "amore" e "tesoro" e tutti si baciavano. "Quindi se Mora baciava Corona, nessuno ci faceva caso", aggiunge la fonte.

GELOSIE - "A Fabrizio Lele perdonava tutto, era pazzo di lui. Anche quando Corona ha preso la piega che ha preso e che lo ha messo nei guai, Lele ha cercato di salvarlo, fino all'ultimo. Lo dimostra la storia della Ventura. Lei, quando era perseguitata dai paparazzi per via della separazione da Bettarini, di Corona non ne poteva più e disse a Lele, che era il suo manager: ‘Scegli: o me o lui'. Mora scelse Corona".

CORONA NON È GAY - "Nessuno può averlo mai neanche sospettato", assicura la nostra gola profonda. "Fabrizio frequentava Lele per quello che gli dava e faceva per lui. Potrei giurare che Corona è etero, ma sa come far innamorare uomini o donne.

 


2 - COSTANTINO VITAGLIANO: «A MORA BISOGNAVA SOLO UBBIDIRE. IO PERO' ERO PROTETTO DA MARIA DE FILIPPI»
Da "Oggi"

«Non è mai stata una grande famiglia. Lele era il padre padrone e gli artisti dovevano ubbidirgli. Altrimenti succedeva il finimondo».
Costantino Vitagliano, il re dei tronisti, l'ex pupillo di Lele Mora, parla del suo ex manager e del suo mondo in un'intervista che il settimanale OGGI pubblica nel numero in edicola da domani.

«Quando incontro Mora lo saluto. Sono stato uno dei pochi a non abbandonarlo durante Vallettopoli. Ho aspettato che venisse prosciolto. Siamo andati a cena da soli e gli ho spiegato perché lo lasciavo. Non era più un manager. Era un personaggio. Me lo trovavo in concorrenza nelle discoteche. Non sono un traditore: non sono andato in un'altra agenzia come hanno fatto gli altri».

Continua Costantino: «Mora ha un grande merito: avermi portato a Uomini e donne». E poi? «Poi qualsiasi manager mi avrebbe saputo vendere. Il suo telefono squillava solo per me. E lui mi ha sfruttato: se una discoteca voleva Costantino doveva prendere anche altri quattro artisti. Nessuno avrebbe retto i miei ritmi, non c'è stato più nessuno come me. Se ha guadagnato tanto mi deve ringraziare».

 

A aggiunge, nell'intervista a OGGI: «Tutto quello che ho me lo sono comprato. Semmai ho il sospetto che i miei cachet non fossero proprio quelli che ricevevo. Per non parlare delle ritenute d'acconto che non mi sono mai state versate. Qualcun altro si è fatto regali coi miei soldi. ... Gli altri facevano solo quello che Lele gli ordinava. Altrimenti non lavoravano più. Io ero protetto da una persona più potente di Lele Mora: Maria De Filippi».

A chi pensa che di Mora fosse amante, Costantino Vitagliano preferisce rispondere con una risata («E dicono anche che la mia storia con Alessandra Pierelli fosse finta») e con una promessa che assomiglia a una minaccia. Ha iniziato le riprese di Narciso, un film documentario prodotto dalla Millennium Arrow productions, che racconterà la sua storia. Senza censure. «Per anni ho girato con una telecamera in mano. Volevo documentare quel che mi accadeva. Ho 60 ore di girato. Farò vedere chi ero e come sono diventato.

Ci sarà tutto il mio mondo: Lele Mora, quelli dell'agenzia, i personaggi che ho conosciuto. Erano tutti consapevoli che avevo una telecamera e si divertivano a essere ripresi. Chi non autorizzerà la messa in onda verrà oscurato in viso. Ma la gente capirà lo stesso chi è. Si vedranno cose che nessuno ha mai mostrato. L'epoca dell'ipocrisia è finita».

 

 

[06-10-2010]

 

 

MICHELE SANTORO E I PRESUNTI ABUSI DELLA CASA DI AMALFI
Lettera di Michele Santoro a "Il Giornale"

 

Gentile Direttore, mi complimento per la tempestività con la quale ricevete e pubblicate informazioni che riguardano la mia vita. Ma, sempre e solo per la precisione, ti chiedo di comunicare ai tuoi lettori
che i dubbi e gli interrogativi calunniosi sollevati dal tuo giornale (e da Libero) sulla mia casa d'Amalfi, riguardo alla sanatoria concessa dal Comune (e dalla Soprintendenza) ai precedenti proprietari, si sono rivelati totalmente infondati.

Regolare l'acquisto, regolari le pratiche di condono, Montecarlo è lontana. Al vostro signor Cretella (che mi risulta avere interessi in campo immobiliare) un praticante potrebbe spiegare che la verità delle sue denunce è molto lontana dall'essere dimostrata e che le indagini continuano (e non sono concluse) su episodi minori punibili con contravvenzioni.

Essi non riguardano variazioni volumetriche o realizzazioni in contrasto con i progetti approvati (abusivismo vero e proprio) ma interventi tecnici (di cui francamente non posso avere coscienza) che potrebbero non aver rispettato le norme in materia di staticità del fabbricato (un pilone decorativo e qualche tramezzo interno).

 

Siccome i lavori sono stati da me affidati a noti e affermati professionisti, ho ragione di ritenere che, a parte i danni provocati dalle vostre campagne, siamo di fronte al solito buco nell'acqua o patacca che dir si voglia.

RISPOSTA - Nella sua confusa versione dei fatti il conduttore di AnnoZero conferma la veridicità della vicenda: le indagini sulle sue presunte irregolarità edilizie proseguono.

15-10-10

 

 

Vaffan...RAI - fuoco su GARIMBA GARIMBERTI, IN ARTE PONZIO PILATO, astenuto sulla “circolare Masi” che sottopone i talk di floris e santoro e dandini, alle regole su "pluralismo, completezza e contraddittorio dell´informazione" - cova il sospetto che le grane per Santoro possano arrivare dall´Authority per le Comunicazioni (su input del Pdl) dove è stato nominato commissario Antonio Martuscello, già sottosegretario di Berlusconi1 - GARIMBERTI, IN ARTE PONZIO PILATO...
Da "il Fatto Quotidiano"

 

Ieri il presidente Paolo Garimberti (indicato dal Pd) si è astenuto con grave sprezzo del pericolo sulla "circolare Masi" che imbavaglia i programmi d'informazione e approfondimento del cosiddetto "servizio pubblico", fissando regole ferree e ridicole e stabilendo quale faccia devono fare i conduttori, quale espressione deve assumere il pubblico in studio, quanti minuti devono parlare gli ospiti invitati e addirittura quelli intervistati.

 

Ma soprattutto calzando le mutande della "par condicio" (nata per garantire pari opportunità ai partiti in campagna elettorale) e di un non meglio precisato "contraddittorio" a qualunque essere vivente si affacci sulla televisione pubblica. Sappiamo bene cosa significa questo regolamento liberticida: è il degno corollario del blocco dei contratti di Travaglio e Vauro ad Annozero.

Ora, se il giornalista e il vignettista che, assieme alla squadra di Santoro hanno garantito per 4 anni sontuosi indici di ascolto e introiti pubblicitari all'azienda che li boicotta, dovranno essere affiancati da un altro giornalista che dica e un altro vignettista che disegni il contrario. Il tutto a scapito del pubblico, della decenza, ma soprattutto dell'autonomia del giornalista, tutelata - se non è caduto in prescrizione anche quello - dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico. Se non andiamo errati, in una precedente vita, Garimberti era un giornalista. Lo è ancora?

2 - SANTORO, MASI RINVIA SULLE SANZIONI...
Leandro Palestini per "la Repubblica"

Da oggi, talk show e programmi di approfondimento del servizio pubblico saranno sottoposti a un controllo da par condicio. La "circolare Masi", approvata ieri a maggioranza dal cda Rai e secondo alcuni consiglieri illegittima, rischia di imbavagliare i programmi scomodi.

 

Il direttore generale Mauro Masi dice che anche i telegiornali saranno sottoposti alle regole su pluralismo, completezza e contraddittorio dell´informazione, ma appare chiaro che le vecchie regole vengono rispolverate non per limitare gli editoriali del Tg1 di Minzolini, bensì per controllare i talk meno amati dal governo, da Ballarò ad Annozero.

Sulla testa di Michele Santoro pende sempre la minaccia di un´azione disciplinare per il monologo del "Vaffan...bicchiere". Ma ieri Masi non ha esplicitato alcun provvedimento. C´è il sospetto che le grane per Santoro possano arrivare da altri fronti. Per esempio dall´Authority per le Comunicazioni (su input del Pdl) dove è stato nominato commissario Antonio Martuscello, già sottosegretario di Berlusconi.

E, a sorpresa, Santoro ieri ha subìto l´attacco di Codacons e Associazione utenti radiotelevisivi, che dopo il monologo addebitano a Santoro «un uso personale del mezzo tv e, come tale, va sanzionato». Santoro si limita a rendere noto il titolo della puntata di stasera, "Crisi di regime". I suoi ospiti: Ignazio La Russa, Nichi Vendola e Diego Della Valle.

 

Il cda Rai ha rinviato l´approvazione del contratto di servizio che disciplina la convenzione fra Rai e ministero dello Sviluppo economico (l´azienda non ha risorse adeguate, i consiglieri esortano il governo ad affrontare il problema dell´evasione del canone). Sul tema della "trasparenza" dei compensi, si registra una correzione di rotta: all´unanimità il Consiglio ha deciso che rappresenterà al ministero l´opportunità di pubblicare i compensi sul sito web Rai e non nei titoli di coda dei programmi. Intanto, i consiglieri di opposizione criticano la Circolare Masi.

«La circolare del direttore generale di cui il Cda oggi ha preso atto a maggioranza è in molte delle sue parti sbagliata e rischia di imbavagliare i programmi di approfondimento informativo», dice il consigliere Nino Rizzo Nervo (centrosinistra) che ieri ha espresso il suo no insieme a Giorgio Van Straten (centrosinistra) e Rodolfo De Laurentis (Udc).

Mentre il presidente Paolo Garimberti si è astenuto. Per Rizzo Nervo l´aspetto più grave del documento è che «surrettiziamente rende ordinario il regime di par condicio, che la stessa legge invece considera eccezionale e lo limita, infatti, al solo periodo di campagna elettorale. Proprio perché ultra legem la considero inapplicabile...».

 

3 - MEDIASET BATTE SKY SUL 3D E PARTE SUBITO CON IL CINEMA...
Da "la Repubblica"


Il mese di ottobre sarà davvero una sera storica per la tv in Italia, segnando l´inizio delle trasmissioni tridimensionali. E se Sky manderà in diretta un appuntamento sportivo, il 3 ottobre, la Ryder Cup di golf, Mediaset batterà tutti sul tempo domani trasmetterà il primo film in 3D. Premium On Demand, il servizio di film a richiesta offerto da Mediaset sul digitale terrestre, presenterà per la prima volta in Italia la versione 3D di La Leggenda di Beowulf, diretto da Robert Zemeckis.

 

Sarà solo il primo di una lunga serie di film in 3D, uno nuovo ogni mese. E i prossimi saranno Final Destination, The Hole, Harry Potter e i Doni della Morte, Il Richiamo della Foresta, La Vendetta di Kitty, San Valentino di Sangue, Viaggio al Centro della Terra, Coraline, Scontro tra Titani. Mediaset scommette sulla rivoluzione tridimensionale puntando sul grande pubblico che ha già premiato il 3D al cinema, scegliendo una serie di titoli di grande richiamo che hanno ottenuto un buon successo nei cinema o addirittura, come nel caso di Harry Potter, delle assolute anteprime. I film non saranno programmati in un palinsesto, ma disponibili a richiesta e a pagamento durante tutto il mese.

Per vedere i film in 3D ci sarà bisogno di due cose, un decoder Premium On Demand HD e l´immancabile paio di occhialini. Il 30 settembre verrà rilasciato un aggiornamento del software che renderà compatibile il dispositivo con il 3D.
Anche il gruppo Telecom con La 7 si sta muovendo sul fronte delle trasmissioni tridimensionali. Verranno messi in onda i "test match" della nazionale italiana di rugby, a partire dal 13 novembre. E saranno le prime trasmissioni gratuite in 3D, sia sul digitale terrestre che sui canali via Internet, preludio a una programmazione più completa nei prossimi mesi. (e.a.) 30-09-2010]

 

 

BEHA, NESSUNA POLEMICA CON BERLINGUER MA IO NON VADO IN ONDA
(Adnkronos) -
'Non c'e' nessuna polemica tra me e il direttore del Tg3. Io e Bianca Berlinguer non abbiamo mai discusso. Ritengo inoltre di non aver fatto niente, ne' mai mi e' stato rimproverato alcunche'. Io pero' sul terzo telegiornale della Rai non vado in onda e il perche' bisognerebbe chiederlo al direttore di testata'. Con queste parole stamane Oliviero Beha, a margine di una conferenza stampa in cui ha presentato la nuova edizione del suo programma 'Brontolo', ha commentato la sua mancata partecipazione al tg come editorialista sportivo e di costume.

'Posso solo dire -ha poi aggiunto il giornalista- che, dal luglio del 2008, esiste un ordine di servizio, imposto dal giudice alla Rai, che dice che io devo andare in onda'.

 

16. CDA RINVIA CONTRATTO SERVIZIO E PROPONE COMPENSI SU WEB, NON IN TITOLI DI CODA...
(Adnkronos) -
Il Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini ha rinviato l'approvazione del contratto di servizio che disciplina la convenzione fra la Rai e il ministero dello Sviluppo economico.Questione al primo punto dell'ordine del giorno del consiglio che si e' riunito questa mattina a partire dalle ore 11. Dopo la pausa pranzo sara' sul tavolo del Cda la vicenda Santoro.

Sul fronte della 'trasparenza compensi', intanto, qualche novita' e' emersa. Questa mattina, infatti, come si apprende da fonti di Viale Mazzini, il Cda ha preso una decisione unanime: rappresentera' al ministero dello Sviluppo Economico l'opportunita' di pubblicare i compensi sul sito web della Rai e non nei titoli di coda. [29-09-2010]

 

 

 

CONTRATTE-RAI - LA DANDINI VA A PIANGERE DA chicco: “DAI VERTICI RAI UNA FURBATA PER TENERCI SULLE CORDE” - STAMATTINA IN CDA PREVISTO IL VIA LIBERA A “PARLA CON ME” (E LA FICTION DI LADY BOCCHINO? rimane fiction) - DOMANI LO SCONTRO SADO-MASI/SANTORO: IL DG CERCA IL CONSENSO PER UNA SANZIONE ESEMPLARE - e MICHELE METTE SUL SITO Cud 2010, da cui risulta un reddito lordo da 662 mila euro e IL TESTO DEL vaffa a masi, giustamente NELLA SEZIONE “VAF” (VALUTAZIONI A FREDDO

Paolo Festuccia per La Stampa

 

«Una furbata per tenerci sulla corda». Così Serena Dandini, ospite del tg di La7 di Enrico Mentana, ha ironizzato sulla presunta «strategia aziendale dei vertici Rai» di tenere lei e la redazione del suo programma, Parla con me senza contratto. E già, perché il vero banco di prova di Parla con me non sarà lo share che il programma otterrà stasera, ma la firma della scritture all'ordine del giorno del Consiglio d'amministrazione di questa mattina.

 

La scorsa settimana, infatti, il Cda convocato per ratificare proprio i contratti sia di Parla con me che di Anita (la fiction prodotta dalla «Goodtime», la società della moglie del finiano Italo Bocchino) fu rinviato per l'assenza dei cinque consiglieri indicati dalla maggioranza parlamentare.

 

Oggi, dunque, si replica. Il copione, al settimo piano di viale Mazzini, è sempre lo stesso e, come fanno notare fonti ben informate, «non ci saranno problemi per il programma e stasera la Dandini andrà regolarmente in onda». Così come sarà in onda, ma all'interno del programma stesso, lo spot di lancio (censurato la scorsa settimana) dello show con la parodia del direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Parla con me, dunque, ci sarà. E sarà «Parla con tigna», come spiega la Dandini: «Di sicuro - sostiene la conduttrice - c'è una Rai faticosa che rende difficile il lavoro, e penso anche a Saviano, di cui non sappiamo quando andranno in onda le quattro serate».

Quattro serate già previste in palinsesto, così come del resto sancito dal Cda per Parla con me o Annozero, ma che, però, faticano ancora a trovare una collocazione chiara e definitiva nel palinsesto delle reti della tivù pubblica. Comunque, «dopo anni di televisione - ha continuato ironizzando la Dandini - uno si sente un po' così, magari lo fanno con quelli che hanno un divano. Più che sentirmi in difficoltà io, è per quelli che lavorano con me. Così, senza contratto, come tutti gli italiani che si trovano senza contratto...».

 

Quindi, le prime anticipazioni sulla puntata di stasera: «Avremo come opinionista donna Assunta Almirante - dice la Dandini - e Giovanna Botteri, pazza di Obama. Ovviamente finta». In studio Massimo Cacciari e, come sempre, il comico Dario Vergassola.

Nessuna finzione, invece, per le riunioni del Consiglio d'amministrazione. E assai atteso sarà soprattutto quello di mercoledì, quando il direttore generale della Rai, Mauro Masi porterà all'attenzione dei consiglieri i provvedimenti che ha annunciato di voler prendere nei confronti di Michele Santoro per quel «vaffan... bicchieri» nell'anteprima di Annozero di giovedì scorso.

 

C'è da scommettere, infatti, che la discussione da quel momento sarà particolarmente animata.

Forse incandescente. Tornerà così in ballo il tema del contradditorio all'interno di Annozero. Il dg porterà con sé il video della prima puntata della trasmissione di Santoro e cercherà il consenso per una sanzione esemplare. Ma quale? Una censura? La sospensione?

 

Compito arduo che avverrà sotto gli occhi di un magistrato della Corte dei conti, Luciano Calamaro, che da domani prenderà parte ai Cda della Rai in base alla legge 259 del 1958 e a una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha definito la Rai «un Ente pubblico» pur essendo una società per azioni.Michele Santoro ha pubblicato sul sito di Annozero il testo integrale dell'intervento con cui giovedì ha aperto la puntata di esordio della trasmissione (e suscitato le ire del direttore generale della Rai Mauro Masi) e la copia del Cud 2010, da cui risulta un reddito lordo da 662 mila euro, con l'auspicio che gli altri conduttori Rai seguano l'esempio.

 

«Allo scopo di aiutare chi intende muovermi delle contestazioni, ho trascritto puntualmente il testo del mio intervento di giovedì», scrive Santoro nella sezione «Vaf» («Valutazioni a freddo») del sito. Quanto al Cud, Santoro si rivolge al ministro Brunetta: «Aspetto che lei coroni la sua battaglia moralizzatrice». 28-09-2010]

 

 

 

2- LA SPARTIZIONE DELLA TORTA PUBBLICITARIA TRA MONDADORI, RCS E PUBLIKOMPASS
Il Giornale -
Il progetto è molto semplice e ci potrebbero guadagnare tutti. Parliamo di concessionarie pubblicitarie. I tre attori sono Mondadori pubblicità, Rcs Pubblicità e Publikompass. Il punto di partenza è la difficoltà in cui si trova il mondo dei periodici. In particolare non è ormai un mistero che Rcs abbia intenzione di mettere mano a quelli che nel passato sembravano dei gioiellini e oggi bruciano cassa e copie.

 

L'idea dunque è quella di cedere alla Mondadori non già i pezzi di carta patinata, ma la raccolta. Sarebbero esclusi dal progetto solo gli ex periodici Sfera, quelli che furono acquisiti dieci anni fa per un centinaio di miliardi di vecchie lire dalla gestione Calabi. Le testate specializzate sulla prima infanzia e la cosmetica ritornerebbero a casa Lovato (ex Sfera). Ma il processo evidentemente non si ferma qua. La Rcs non rimarrebbe a bocca asciutta, ma si porterebbe a casa la raccolta pubblicitaria quotidiani fatta dalla Publikompass: per intendersi tra le altre la tabellare della Stampa.

 

A sua volta la Pk potrebbe acquisire tutto il pacchetto della raccolta locale che oggi viene fatta sul Corriere della Sera, sulla Gazzetta dello Sport e sulla free press City. L'idea alla base del progetto è dunque molto semplice, anche se la sua realizzazione è piuttosto complicata e sta già mettendo in moto una lunga serie di gelosie e preoccupazioni.

 

La Mondadori in questa logica riaffermerebbe il suo primato e specializzazione nella raccolta rivolta ai periodici; la Rcs diventerebbe ancora più forte sui quotidiani e la PubliKompass aumenterebbe la sua vocazione alla raccolta locale. Tra gli altri problemi che si potrebbero però affrontare ci potrebbe essere l'Antitrust. [27-09-2010]

 

 

IERI SERA SANTORO, ULTIME BATTUTE DI "ANNOZERO", ANNUNCIA UNA TELEFONATA DI CIRINO POMICINO MA LA LINEA NON Dà SEGNI DI VITA - OGGI L’ANSA LANCIA UNA PRECISAZIONE DI DI PIETRO SU ’O MINISTRO - AL TERMINA DELLA PUNTATA TELEFONATA AL CALOR BIANCO TRA POMICINO E TONINO CON RISULTATO CHE HA DOVUTO RIMANGIARSI QUANTO DETTO IN TRASMISSIONE...

 

DI PIETRO, IDV A FAVORE DEL LAVORO MAGISTRATURA...
(ANSA) - "Con riferimento a quanto da me dichiarato ieri, durante la trasmissione 'Annozero', in merito al diniego alle autorizzazioni a procedere nei confronti Di Donato, De Lorenzo e Pomicino, che mercoledì scorso la Camera dei Deputati ha votato a maggioranza, e nel ribadire la volgarità di tale decisione, faccio alcune precisazioni". Lo afferma in una nota il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

DIPIETRO

"La Corte dei Conti avrebbe voluto procedere nei confronti di De Lorenzo e Di Donato - spiega - per danni all'erario in relazione alla loro attività, quando erano parlamentari all'epoca della prima Repubblica. Mentre, nei confronti dell'onorevole Pomicino si trattava di una richiesta di insindacabilità che lui stesso aveva avanzato in relazione alla querela per diffamazione che aveva ricevuto dal dott. Franco Bernabé.

Per tutte queste richieste di autorizzazione a procedere, l'Italia dei Valori si è espressa a favore affinché il lavoro dei magistrati potesse andare avanti, invece la maggioranza, con i voti della Lega, ha negato tale possibilità".

 

 

[24-09-2010]

 

FATE LELEMOSINA! - GENOVA ALL’ARIA PER una polemica sulla campagna promozionale per Sanremo DATA IN PASTA A LELE MORA E ALLE SUE PUPE TELEVISIVE, CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI Andrea Carboni, uno dei figli di Flavio - La camorra, i casinò e le mille porte che poteva aprire un personaggio del calibro di Flavio Carboni - MANCANO SOLO PROVENZANO E RIINA E POI ERA BINGO...

1 - LE PUPE E LA P3, CENTOMILA EURO A MORA E CARBONI JR.
Marco Menduni e Fabio Pin per "Il Secolo XIX"

A lanciare il sasso è tutta l'opposizione unita e, per lo straordinario effetto moltiplicatore che colpisce qualunque cosa avvenga nella Città dei Fiori, la polemica diventa subito caldissima. Anche perché i protagonisti intorno ai quali gira questo scontro politico sono nomi, volti (e corpi) notissimi della tv, dello spettacolo, del gossip. Nel mirino finisce una campagna pubblicitaria. Quella che Sanremo Promotion, il braccio turistico del Comune (che detiene l'89 per cento delle quote) ha varato nel giugno scorso.

 

Tre fanciulle con le treccine in riva al mare, con tanto d'acqua che straborda dai secchielli ma non ne cela la prorompente fisicità in bikini. Sono Francesca Cipriani, la vincitrice dell'ultima edizione de La Pupa e il Secchione e altre due bellissime. La pubblicità finisce sulle pagine di riviste di gossip.

Ma a insospettire i consiglieri d'opposizione, che mettono le mani sul contratto, è la società che cura tutta l'operazione. Si chiama LM Production Srl, ha la sede a Milano. La visura camerale permette di scoprire che la proprietà è per il 50 per cento della Feva Investment, un fondo lussemburghese del quale non è possibile conoscere i soci.

Il presidente è Diana Mora, un consigliere Mirko Mora. Non è difficile risalire a Lele Mora, l'agente dei Vip, del quale i due sono i figli. Mora conferma al Secolo XIX: «La società è di mia figlia, anche se è ovvio che molte cose le faccio io». Nel tempo che gli rimane nella soluzione di un altro problema non piccolo: il fallimento (con un debito di 18 milioni e mezzo di euro) di un'altra società, la LM Management.

Non c'è solo il fallimento. Il nome di Mora compare anche nella genesi dell'inchiesta romana sulla P3. Ma il collegamento Mora-P3, che all'inizio dell'inchiesta aveva stupito molti, è piuttosto diretto.

 

Scorrendo ancora la visura camerale, emerge che l'altra metà della società che ha organizzato la campagna promozionale di Sanremo appartiene a Andrea Carboni, uno dei figli di Flavio, il faccendiere condannato per il fallimento del Banco Ambrosiano, poi coinvolto (e assolto) nell'inchiesta sull'omicidio del banchiere Roberto Calvi e oggi indagato, per l'appunto, nell'inchiesta sulla cosiddetta P3, la loggia che avrebbe cercato di infiltrarsi e inquinare le più alte istituzione dello Stato.

Andrea Carboni (che si fa chiamare Marco) è rimasto coinvolto in alcune inchieste, tra cui la Vallettopoli, dalle quali è però uscito pulito dopo esser stato arrestato. Moltissime le sue partecipazioni in varie società. Anche se la sua esposizione (quattro milioni di protesti, ha rivelato Italia Oggi lo scorso 13 agosto) lo rende un socio ingombrante.

È questa catena di circostanze a far saltare sulla sedia i consiglieri dell'opposizione a Sanremo. Chiedono di vederci chiaro e vogliono sapere tutto, ma proprio tutto, di quel contratto. Quant'è costata la campagna promozionale? Questo lo si sa, perché è già nel contratto: ottantamila euro (96 mila con l'Iva). Era proprio necessario affidarsi a una società "mascherata" da un Fondo lussemburghese, spiegano le opposizioni in Comune? Legata a Lele Mora, che solo un paio di settimane prima era fallita? E senza alcuna gara?

Giorgio Giuffra, amministratore unico di saremo Promotion, risponde: «Avevano individuato la Cipriani come testimonial per il rilancio della Sanremo balneare dopo i problemi sorti con la rottura delle fogne, che aveva imposto lo stop ai bagni. La Pupa e il Secchione andava alla grande e ci sembrava un forte richiamo promozionale. Abbiamo contattato la Cipriani, che ci ha rimandato al suo agente. Con il quale abbiamo firmato un contratto vantaggioso, seguito passo passo dagli uffici e dai revisori. Abbiamo trattato con un agente, non abbiamo fatto i raggi X alla società: che ora spuntino fuori questi nomi è per me una sorpresa».

 

2 - MORA: «HANNO AVUTO PIÙ DI QUANTO HANNO PAGATO»
M. Men. per "Il Secolo XIX"

Lele Mora, è esplosa una polemica politica sulla campagna promozionale per Sanremo.
«Abbiamo comprato un sacco di pagine pubblicitarie, che mica te le regalano, sai? E poi paga i testimonial, paga i fotografi, paga i grafici...».

Però la polemica si è innescata comunque.
«È una polemica solo politica e anche stupida. Secondo me Sanremo ha avuto molto di più di quanto doveva avere. È una campagna in cui noi non abbiamo guadagnato un euro, noi l'abbiamo fatta solo per entrare nella lista dei fornitori di alcune cose».

 

Si fa riferimento anche al suo socio Andrea Carboni.
«Carboni non è più in società più con me, da mo'».

Mora, la visura camerale conferma che lo è ancora.
«Non lo è più da un po', tesoro. Forse non sono ancora arrivate le cose nuove, lo sai che i notai ci mettono il loro tempo. Poi questa è una società di mia figlia, anche se certe cose le faccio io. Lui è comunque una persona corretta, non è Flavio Carboni, il papà».

La vicenda del fallimento?
«I miei avvocati stanno cercando di fare l'accordo fallimentare, però se tutti ci stressano le palle, portandoci sui giornali tutti i giorni, diventa veramente un trauma».

3 - LELE E IL FACCENDIERE, INTRECCIO AL TELEFONO...
Francesco Bonazzi per "Il Secolo XIX"

La camorra, i casinò e le mille porte che poteva aprire un personaggio del calibro di Flavio Carboni. Compresa quella di una celebrità come Lele Mora, l'agente delle star televisive. Bisogna fare lo slalom tra gli "omissis" per raccontare l'aspetto meno noto dell'inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta P3 e sugli appalti per l'eolico.

Tra le accuse che nel luglio scorso hanno portato in carcere il 78enne Carboni c'è anche quella di riciclaggio. E se a muoversi per prima è stata la Direzione distrettuale antimafia di Roma, insieme al Ros dei carabinieri, non è una casualità. O meglio: la casualità forse c'è, ma semmai è nella successiva scoperta della "P3". Gl'investigatori s'imbattono in Carboni e compagnia indagando sulle attività finanziarie del clan camorristico Sarno. In particolare, seguendo le tracce di Pasquale De Martino, imprenditore attivo in Costa Smeralda.

Nella primissima informativa agli atti dell'inchiesta, datata 16 giugno 2009, si legge che "Pasquale De Martino (esponente del clan Sarno) ha instaurato rapporti con i noti Lele Mora e Flavio Carboni e, dal tenore di molte conversazioni intercettate, tali contatti sembrano essere finalizzati a realizzare, tramite tali personaggi importanti, iniziative imprenditoriali". Pur tra i molti "omissis" messi poi dai pm Rodolfo Sabelli e Giancarlo Capaldo al momento di chiedere gli arresti per la P3, leggendo le carte si scopre che le "iniziative imprenditoriali" riguardano il gioco d'azzardo.

 

Scrivono i carabinieri: «Il nesso tra gli affari che coinvolgono il Carboni e gli altri indagati emerge inequivocabilmente da alcune conversazioni censurate, dalle quali si evince il coinvolgimento del Carboni in affari sulla realizzazione di siti di scommessa online che il De Martino sta realizzando per conto di organizzazioni criminali di tipo camorrista quali il clan Sarno». Non solo, ma il "business" riguarda anche "l'apertura di case da gioco negli alberghi".

È in tale contesto che va inquadrata una cena nel corso della quale imprenditori legati a De Martino hanno potuto avvicinare Lele Mora e parlargli dei loro progetti. Il 18 marzo, in una telefonata un certo Carlo Maietto riferisce a De Martino: «È stata una cosa esaltante, una grande amicizia una grande cosa Lele è impazzito... insomma tutto benissimo».

Va chiarito che Mora non è indagato, ma quella cena non è nata dal nulla. Era stata preparata con cura, come si capisce da una serie di telefonate tra Maietto e Carboni in cui si parla di una nuova legge "che permetterà l'apertura di casinò nei grandi alberghi". Per i Ros, "Maietto, De Martino e Carboni fanno affari insieme".

 17-09-2010]

 

 

MURDOCH PUNTA A BSKYB MA INTANTO SCOPPIA IL DOSSIER DELLA PIRATERIA TELEFONICA...
Da "La Stampa" - Il piano di News Corporation per ottenere il controllo completo della britannica BSkyB sembra vulnerabile. Proprio quando il gruppo di media di Rupert Murdoch tenta di ottenere l'autorizzazione formale dalla Commissione europea per il suo piano di acquistare il 61 percento del gestore della pay-TV non ancora in suo possesso, alcune rivelazioni sulla pirateria telefonica di uno dei suoi tabloid britannici hanno sollevato la questione sull'opportunità di un'ulteriore concentrazione del potere del magnate dei media. Una prolungata inchiesta ufficiale sembra sempre più probabile.

 

All'inizio di questo mese, il New York Times ha sostenuto che Andy Coulson, ora capo dell'ufficio stampa del Primo ministro britannico, aveva incoraggiato i reporter a intercettare messaggi telefonici quando era direttore del News of the World di proprietà di Murdoch. Le conseguenti numerose proteste hanno gettato una luce nuova sui collegamenti tra il governo di coalizione e Murdoch, i cui giornali avevano appoggiato il Partito conservatore, ora al governo, durante le ultime elezioni.

La disputa capita in un brutto momento per l'accordo BSkyB di Murdoch, che secondo alcuni in precedenza avrebbe potuto superare l'esame delle Autorità di regolamentazione. A causa della mancanza di sovrapposizione tra il settore televisivo e quello giornalistico non risultano evidenti timori concorrenziali. Inoltre, la partecipazione del 39 percento di News Corp gli dà già un controllo effettivo. La Commissione per la concorrenza del Regno Unito era giunta alla stessa conclusione nel 2008, quando aveva indagato - e alla fine in parte bloccato - l'acquisto di BSkyB di una partecipazione del 17,9 percento nell'emittente televisiva concorrente Itv.

 

Ciò nonostante, ottenere il controllo completo di BSkyB darebbe a Murdoch più libertà senza doversi preoccupare degli altri azionisti dell'emittente.

20.09.10

 

POTEVA MANCARE LETTA-LETTA ALLE NOZZE DELLA NIPOTINA DEL GRANDE VECCHIO BERNABEI? - 92 ANNI, ETTORE BERNABEI (RAI, OPUS DEI, LUX VIDE) È ATTERRATO A FILICUDI CON UN ELICOTTERO DA PALERMO GIUSTO IN TEMPO PER ASSISTERE ALL’ARRIVO IN CHIESA, A DORSO DI UN SOMARELLO GUIDATO DA PAPA MINOLI, DELLA SPOSA VESTITA A CASA DELLA ZIA GIOVANNA MELANDRI, ACCLAMATA DAI SUOI 216 OSPITI TRA CUI IL TESTIMONE DI NOZZE GIANNI LETTA, GUIDO BERTOLASO, MAURIZIO BERETTA E LUCA BARBARESCHI

 

Januaria Piromallo (www.bellaedannata.com)

 

La sorpresona gliel'ha fatta il nonno, Ettore Bernabei, 92 anni, portati con lucidità e fierezza, che un'ora prima che la nipote convolasse a nozze, è atterrato a Filicudi con un elicottero da Palermo. Accompagnata da un coro festante, la sposa, vestita a casa della zia Giovanna Melandri, s'inerpicava a dorso di mulo fino alla chiesetta, acclamata dai suoi 216 ospiti tra cui Gianni Letta (testimone di nozze), Guido Bertolaso, Giacomo Beretta e Luca Barbareschi.

 

"E' un matrimonio in forma privata", ripeteva lo sposo nei giorni precedenti agli esclusi che sollecitavano un invito dell'ultima ora. "Assai poco vip", aggiungeva. In realtà gli sposi sono Giulia Minoli, figlia del televisivo Giovanni e di Matilde Bernabei, e Salvo Nastasi, potente capo gabinetto del ministro dei Beni Culturali Sandrino Bondi.

 

Allestimento sul molo che echeggiava un antico villaggio di pescatori, con cena alla Sirena, meglio noto come il Professore, quest'anno gestione e proprietà sono passati all'artista Maurizio Cattelan, Sergio Casoli e Enrico Cerchione. Tavoli decorati da pale di fico d'India, pietre laviche e lanterne e staff di camerieri scalzi con coppola in testa e cameriere vestite come una pubblicità di Dolce e Gabbana: corpetti e veli neri in testa.

Niente regali, ma un obolo, si spera generoso, all'Associazione di Giulia Minoli, CO2 (il cui motto è: "dalle crisi nascono le opportunità").

 

Il discorso della sposa, culminato nella battuta: "Sono in Salvo!" (slogan stampato pure su una t-shirt), è stato più apprezzato di quello di Letta, pieno di stucchevoli elogi nei confronti del Grande Vecchio, ex illustrissimo direttore Rai e molto di più. Dopo la grande abbuffata si sono aperte le danze con una jam session di musicisti amici della sposa tra cui il violinista Olen Cesari e Simone Haggiag alle percussioni. A seguire il lancio di lanterne nel cielo esprimendo desideri. Ancora balli scatenati fino alle 5 del mattino.

 

 

[09-09-2010]

 

 

MELA-VISIONE – JOBS ENTRA A GAMBA TESA NEL CAMPO DEI CONTENUTI TV – NUOVO MODELLO DI APPLE TV (“LA GENTE NON VUOLE UN ALTRO PC VICINO AL TELEVISORE”) - IL NEGOZIO DIGITALE STILE I-TUNES HA GIA’ VENDUTO 450MLN DI SERIAL E 100 MLN DI FILM – SULLA TV DI CASA VIDEO IN STREAMING PER 99 CENT – DOPO IL CRACK BLOCKBUSTER L’ULTIMA MAZZATA AL MONDO DELL’HOME VIDEO (IN ARRIVO ANCHE LA TV DI AMAZON)…

1 - APPLE MANDA IN SOFFITTA BLOCKBUSTER...
Davide Fumagalli per "Milano Finanza"

Non solo una linea completamente rinnovata di iPod, i lettori portatili che hanno rivoluzionato il mercato della musica, ma anche un nuovo dispositivo che potrebbe cambiare il modo in cui si acquistano i contenuti per la tv.

 

Confermando le molte voci che si rincorrevano nelle ultime settimane, Steve Jobs ha, infatti, annunciato ieri un nuovo modello di Apple Tv che non solo taglia sostanzialmente prezzo e dimensioni rispetto al precedente modello, ma introduce soprattutto un negozio digitale di contenuti con la stessa logica di funzionamento di iTunes, da cui sono già stati scaricati a oggi 450 milioni di episodi di serial televisivi e 100 milioni di film in formato digitale, oltre a 11,7 miliardi di brani musicali.

«Le persone non vogliono dover gestire problemi di dischi che si riempiono o sincronizzare i contenuti con altri dispositivi davanti alla tv», ha affermato Jobs «la gente non vuole un altro pc vicino al televisore.Una cosa semplice da capire, ma non per tutto il settore dell'It».

La semplicità è infatti la chiave della nuova offerta di Apple nel campo dei contenuti tv, a partire dal dispositivo stesso, delle dimensioni di un pacchetto di sigarette e realizzato in un elegante colore nero. Basta connetterlo alla tv tramite un cavetto hdmi, lo stesso usato per tv Hd e lettori Blu Ray, e collegarlo a internet tramite Wi-Fi o un cavetto di rete del modem Adsl.

 

Niente impostazioni e altre complicazioni e anche un numero di fili ridotto al minimo, dato che l'alimentatore è integrato. Anche il telecomando è stato pensato all'insegna della semplicità, essendo composto da una rotellina a sfioramento simile a quella dei vecchi iPod e con soli due pulsanti.

Con questi si può scegliere tra migliaia di contenuti che vanno dai film veri e propri in HD agli episodi dei vari serial televisivi, sempre in alta definizione. Apple ha già concluso accordi in questo senso con big del calibro di Abc e Fox. Il modello di business scelto è quello della visione in streaming, ovvero il noleggio digitale e non l'acquisto.

In questo modo Apple offre prezzi che variano dai 4,99 dollari per vedere film in HD ai 99 centesimi per una puntata di una serie tv, relativi al noleggio per 24 ore contenuto scaricato via web, che può essere visto immediatamente. Per il momento Apple Tv è disponibile in sei paesi, Stati Uniti, Uk, Australia, Germania, Francia e Canada, ma sarà lanciato in altri nazioni nel corso dell'anno.

Inoltre, Apple Tv si può collegare senza fili via Wi-Fi al pc e anche ad iPad per riprodurre sullo schermo della tv in salotto video e foto contenute nella memoria di questi dispositivi, oltre a permettere di ascoltare i propri brani musicali attraverso l'impianto stereo del salotto.

Jobs ha presentato ieri anche la rinnovata linea di iPod, i lettori musicali portatili che hanno venduti sinora ben 275 milioni di pezzi. La novità più significativa è i nuovo iPod nano, che dispone ora di un display touch come iPhone per selezionare brani musicali, foto e video, pur mantenendo dimensioni incredibilmente sottili.

Una piccola clip posta sul lato posteriore permette addirittura di fissarlo direttamente ad abiti, cinture e borse, mentre è possibile ruotare a piacimento l'orientamento delle icone e delle immagini sul display. Il nuovo iPod nano sarà disponibile la settimana prossima a un prezzo di 169 euro per il modello da 8 gb di memoria, che salgono a 199 euro per quello da 16 gb.

Novità anche per iPod Touch, il lettore portatile che dispone dello stesso sistema operativo di iPhone e può quindi utilizzare le oltre 250 mila applicazioni scaricabili da iTunes Apple Store. Come ha ricordato Jobs, proprio questa caratteristica ha fatto del Touch il modello di iPod più venduto, contribuendo inoltre ad aumentare ulteriormente il numero di dispositivi basati su questo sistema operativo, venduti sinora in 120 milioni di pezzi, tanto che ogni giorno vengono registrati su internet ben 230 mila nuovi device, mentre gli oltre 6,5 miliardi di applicazioni scaricate corrispondono a circa 200 nuovi download ogni secondo.

Un risultato importantissimo per consolidare l'ecosistema che ha portato al successo i dispositivi mobili di Apple, formato da dispositivi, applicazioni scaricabili e sviluppatori attivi nel presentarne sempre di nuove, specie in questo momento in cui la piattaforma Android inizia a diffondersi su telefonini e tablet pc. Il nuovo iPod dispone ora dello stesso, fantastico display di iPhone 4 e di una videocamera che permette di registrare video in formato HD, ma non scattate fotografie. Una mossa che permette ad Apple di mantenere ben distinto iPod Touch da iPhone.

 

Una seconda camera frontale permette invece di effettuare videochiamate gratuite tramite Wi-Fi e scattare anche fotografie, sebbene a una risoluzione modesta. Jobs ha anche presentato la nuova versione di iTunes, il software per pc e Mac che permette di acquistare brani musicali, video e applicazioni. Apple ha infatti introdotto una funzione, Ping, che permette di condividere informazioni e notizie relative a canzoni e altri contenuti via web. Una sorta di Facebook che potrebbe aumentare in maniera non marginale il consumo di media in formato digitale.

2 - AMAZON LANCIA TV E CINEMA IN ABBONAMENTO...
Da "Milano Finanza" - La nuova iTv di Apple è ancora un'ipotesi, ma la sfida per conquistare il salotto e la tv di casa è già rovente: tra i protagonisti si aggiunge Amazon che, secondo alcune indiscrezioni riportate ieri dall'edizione online del Wall Street Journal, sta lavorando a un nuovo servizio in abbonamento per la trasmissione via internet di film e spettacoli televisivi.

Nelle ultime settimane la società di Seattle avrebbe promosso un servizio di abbonamento basato sul web a diverse grandi media company, fra le quali Nbc Universal, Time Warner, News Corp e Viacom. I contenuti offerti in streaming col nuovo servizio ad abbonamento dovrebbero far parte di un catalogo «piu' vecchi» di video rispetto a quello proposto con il servizio on demand per evitare il rischio di tagli agli abbonamenti via cavo e via satellite.

 [02-09-2010]

 

RAI, DI TUTTO DI Più PER LA GALASSIA DEI TIPINI FINI – L’IRRISTIBILE ASCESA DI ROBERTO QUINTINI, DA GIANCARLO TULLIANI ALLA RADIO- DEL FINISSIMO SOCCILLO – MA Le cronache raccontano di altri produttori a cui “ELISABETTO” si era legato per ottenere lavori dalla Rai come Geppino Afeltra (LA SOCIETà AT, CHE PRODURRà IL FORMAT PER MAMMA DI ELISABETTA, STA PER AFELTRA/TULLIANI) e Massimo Ferrero, produttore televisivo attraverso la Ellemme group

Laura Rio per Il Giornale

Ma che fine hanno fatto i Tulliani's friends? Di cosa campano gli amici o soci in affari che il «cognato» di Fini, Giancarlo Tulliani, ha usato per metter piede nella Tv di Stato? Dopo la valanga di rivelazioni uscite sulla stampa sui business che la famiglia acquisita del presidente della Camera aveva fatto o progettava di fare in Rai grazie agli appoggi politici, alcuni di loro continuano a lavorare per l'azienda pubblica, magari in posizioni più defilate.

 

Di commesse Rai ne avevano anche prima di incrociare il «cognatino», anzi erano proprio gli agganci che vantavano a viale Mazzini ad aver attratto il fratello di Elisabetta, la compagna di Fini.

Prendiamo per esempio Roberto Quintini, giornalista e scrittore, che da una decina d'anni ha scoperto la vocazione televisiva come autore/ideatore/compratore di programmi. È stato lui il tramite attraverso cui la società (At media) intestata alla mamma di Elisabetta Tulliani (ma dietro la quale si celava il figlio Giancarlo) ha ottenuto la commessa per il format Per capirti andato in onda su Raiuno all'interno di Festa Italiana e, dopo lo scandalo, non riprogrammato per la prossima stagione. Guadagno per la famiglia Tulliani: un milione e mezzo di euro.

Bene, Quintini si è rifugiato a Radio Rai, settore dell'azienda pubblica amatissino dagli ascoltatori, ma certamente meno in vista. Il giornalista ha ottenuto un contratto di consulenza biennale come direttore artistico. Suo il compito di preparare lo sbarco sul web di due nuovi canali tematici radiofonici che dovrebbe avvenire a settembre e che servirà come sperimentazione per i futuri ed eventuali nuovi canali digitali «on air».

 

Inoltre si è preso un altro lavoretto: una specie di reality radiofonico (che lui si picca di definire il «primo», anche se negli ultimi anni ce ne sono stati molti) intitolato Donne che parlano e andato in onda quest'inverno e che sarà probabilmente riproposto.

Particolare non trascurabile: il direttore di tutta la radiofonia è Bruno Socillo, di provata fede finiana nonché amico del fondatore del neonato gruppo Futuro e libertà. Insomma un giro di amicizie e di comunanza di idee politiche. «Ho affidato l'incarico di direttore artistico per le radio tematiche a Quintini - risponde Socillo interpellato sulla questione - perché è un professionista che conosco da trent'anni, con cui ho lavorato in passato e che ha tutte le caratteristiche per ricoprire quel ruolo».

Certo, ma tra i tanti che lavorano in Rai nessuno era all'altezza? Stesso discorso per Angelo Mellone, tra i fondatori di Farefuturo, il pensatoio finiano, assunto a Radio Rai come capostruttura in primavera, poco prima che si arrivasse alla rottura tra Berlusconi e il presidente della Camera. («Ha un curriculum di tutto rispetto, c'era una posizione dirigenziale da coprire, ha presentato domanda di assunzione e mi sembrava la persona giusta»). Fosse così semplice per tutti i professionisti capaci...

Le cronache raccontano di altri produttori a cui Tulliani si era legato per ottenere lavori dalla Rai come Geppino Afeltra, organizzatore di eventi musicali, ex manager di Gigi D'Alessio, e Massimo Ferrero, produttore televisivo attraverso la Ellemme group. Afeltra, che aiutò il fratello di Elisabetta per alcune trasmissioni musicali per Raidue, quest'estate è riuscito a riproporre una sua trasmissione sul primo canale Rai, intitolata Mare Latino e condotta da Massimo Giletti ed Elisa Isoardi da Palinuro, ottenendo scarsi risultati d'ascolto: solo l'8 per cento di share.

 

Ferrero invece è in trepida attesa per la sua fiction Mia madre, due puntate sull'emigrazione calabrese. Già girata, con un budget di ben cinque milioni di euro, protagonisti Ricky Tognazzi e Bianca Guaccero, non ha ottenuto l'approvazione del Cda Rai a causa delle opacità degli assetti societari. Un forte danno per il produttore (anche se il direttore di Rai Fiction Del Noce assicura che tutto è a posto) se a settembre, al rientro dei consiglieri, non passerà il vaglio definitivo. Insomma, dopo le tante inchieste finite sui giornali, in Rai vanno più cauti ad affidare commesse.

  [24-08-2010]

 

 

MIMUN ATTACK! - UN LIBRO SUL TG1 CHE SCOPRE GLI ALTARINI DI quei giornalisti politicamente impegnati, da David Sassoli a Maria Teresa Busi, da Giulio Borrelli a Tiziana Ferrario, DA LILLYBOTOX GRUBER ("Mi è simpatica perché è una belva e non fa niente per nasconderlo") A FRANCESCO GIORGINO ("mi chiedo se ci sia un suo gesto privo di un calcolo") - MA LO SCOOP è SU LUCCI, LA JENA JENATA

 

1 - MIMUN, UN LIBRO SUL TG1 CHE SCOPRE GLI ALTARINI DI BORRELLI E COMPAGNI
Marco Castoro per Italia Oggi

Sul Tg1 molto presto ne leggeremo delle belle. L'attuale direttore del Tg5, Clemente J. Mimun, sta trascorrendo le vacanze a Sabaudia rileggendo le bozze del suo libro che uscirà dopo l'estate. Mimun ripercorre con aneddoti e clamorosi retroscena i suoi 14 anni di Rai (prima al Tg2 e poi al Tg1). Ai suoi amici ha confessato che a fargli venire la voglia di scrivere è stata la lettura del libro di Giulio Borrelli. E al grido di «ora ve la dico io la verità» ha deciso di cominciare l'opera.

 

Quello di Borrelli, ex direttore Tg1 e ora corrispondente dagli States, è stato letto da Mimun come un libro politico con molte cattiverie gettate lì al volo, e non certo come avrebbe dovuto scriverlo un uomo di televisione come appunto Borrelli.

Quel prima c'era la Rai e poi sono arrivati gli occupanti non è proprio piaciuto a Mimun che ha preso carta e penna e di getto ha buttato giù i suoi ricordi di Saxa Rubra, dai capricci degli inviati di guerra, a cominciare da Lilli Gruber che voleva far togliere i mezzi (per la diretta) e la linea al Tg3 per realizzare la straordinaria del Tg1 su Bagdad.

 

Diversi capitoli sono dedicati a tutti quei giornalisti politicamente impegnati, da David Sassoli a Maria Teresa Busi, dallo stesso Giulio Borrelli a Tiziana Ferrario. Le pagine sono circa 200. Ovviamente non è stato dimenticato il capitolo dedicato a Francesco Giorgino, l'attuale caporedattore del politico che entrò in collisione con l'allora direttore Mimun in seguito a un'intervista, che fece molto rumore perché parlava di Silvio Berlusconi.

Nel libro Mimun racconta di tutte le telefonate di raccomandazioni che ricevette in favore di Giorgino, trasversali e logistiche. Del conduttore si parla anche a proposito delle assistenti universarie che lo circondavano in redazione. Molto divertente il racconto di quel giornalista anziano che non faveva più niente da anni e che Mimun cercò di reinserire invano nel meccanismo. «Non se ne parla proprio. Io ho lavorato con Zavoli e Biagi», diceva. Beh, un bel motivo in più per ricominciare. Ma tra un permesso sindacale e l'altro alla fine il giornalista, pur di non lavorare, accettò lo scivolo e lasciò la Rai.

 

2 - 'GRUBER? UNA BELVA. GIORGINO LO TOLSI DAL TG SERALE'
Paolo Conti per Corriere della Sera

Clemente Mimun, anche lei scrive un libro di memorie...
«Per le memorie c'è tempo. Solo appunti che riordino per divertimento».

 

Peschi un episodio. Ma che abbia il sapore della politica
«Una certa edizione del Tg1 delle 20. Preparo la scaletta a uso interno a metà pomeriggio. Mi chiama alle 17.30 un leader della sinistra, che non nomino perché ora conta poco: "Come mai la mia dichiarazione non appare nel Tg di stasera"? Alla Rai succede. Gente che riferisce ai partiti. Si arriva alle proteste anticipate a Tg ancora non trasmesso. Io rispondo: "Faccio finta di non aver mai ricevuto questa telefonata"».

A chi affiderà questo librino, diciamo, di appunti?
«Preferirei un piccolo editore. Vedo troppi storici Rai improvvisati che raccontano una loro non-verità. Per esempio Giulio Borrelli ha esagerato. Mi ha tirato in ballo perché sono stato in Rai poi in Mediaset per tornare in Rai... Dimentica che lui è arrivato da "l'Unità", più che organico al partito. Che poteva contare sulla protezione di Roberto Morrione, gran professionista che, lui sì, avrebbe meritato di dirigere il Tg1, ma anche militante Pci, poi Pds e Ds, infine Pd. Che alla direzione del Tg1 lo mise D'Alema. Mi dispiace di averlo trattato sempre con i guanti bianchi».

 

In quale occasione, Mimun?
«Da direttore conquistai personalmente un'intervista a Bush nel 2002. La passai a lui come corrispondente. Sono stato uno sciocco. Ora ha scritto quel libro perché è a un passo dalla pensione e poiché molti del tg1 hanno trovato posto in Parlamento. Si sarà detto: non si sa mai...».

Nel suo futuro libro di appunti chi citerà del Tg1?
«Per esempio Lilli Gruber. Indubbiamente brava. Mi è simpatica perché è una belva e non fa niente per nasconderlo. La portai io al Tg1. Mi chiamò al tempo della nomina di Bruno Vespa alla direzione. Non ci avevo mai preso nemmeno un caffè prima. A Vespa l'idea piacque. Lilli lo ricompensò dopo, capeggiando la rivolta al Tg1 contro di lui. Ricordo con divertimento, durante l'ultimo conflitto iracheno, cosa disse di colleghi e colleghe inviati, li massacrò. Con meno divertimento ricordo quando definì "resistenza" quella irachena e "mercenari" i poveri Quattrocchi e compagni. Protestarono tanti, anche da sinistra. Quando tornò da Baghdad trovò un mio mazzo di fiori, finì in diretta a "Domenica in" con standing ovation. Le chiesero: qual è stata la prima cosa che ha fatto? Rispose: riabbracciare mio marito. Però aveva trascorso con lui, che è un collega, tutto il periodo. Lilli ha l'istinto del giornalismo e insieme della scena».

Però urge un ricordo positivo verso qualcuno, a questo punto.
«Vincenzo Mollica. Gli proposi prima una vicedirezione al Tg2 e poi al Tg1. Rifiutò sempre: "Ti prego, preferisco fare ciò che faccio". Unico in tutta la Rai. Scoprii che guadagnava una miseria rispetto ad altri colleghi. Lo nominai caporedattore. Comunque la Rai è piena di ottimi operatori, montatori, maestranze varie che lavorano senza guardare alla politica».

In quanto ai giornalisti, ce ne saranno di bravi...
«Penso ai molti che ho lanciato: Stefano Campagna, Valentina Bisti, Luigi Monfredi. Alla grande capacità di Claudio Fico. Ho avuto feeling professionale con Riccardo Colzi, ora tornato al Tg3 di Bianca Berlinguer. Gente che lavora. Non divi».

In quanto ai conduttori, accusati proprio di divismo?
«Se guardo Francesco Giorgino, mi chiedo se ci sia un suo gesto privo di un calcolo. Dirigevo il Tg2, lui era a Sanremo per un Dopofestival. Mi vide e mi salutò in diretta: ecco Mimun, un grande direttore, speriamo venga presto da noi... Mi vergognai per lui. Poi, quando ero al timone del Tg1, lui che era sempre stato di centrodestra, in un momento politicamente complicato, in un'intervista prese le distanze da Berlusconi e attaccò la mia gestione.

 

Non ebbi dubbi: io lo avevo portato all'edizione delle 20 e io di lì lo tolsi. Fui tormentato da decine di telefonate. Mi dicevano: è pentito, va perdonato. Dal cinema. Dai vertici aziendali. Dalle alte sfere del mondo della comunicazione del Vaticano. Parliamo di una persona che ha scritto un manuale di giornalismo e non ha messo in copertina una foto di McLuhan. Ma di se stesso».

 

Ci sarà un episodio non «politico», per finire...
«Ma sì. Al Tg2 chiedo l'elenco dei precari per assumerne uno bravo. Trovo il nome di Enrico Lucci, già bravissima Iena. Lo chiamo, lui viene. Gli propongo un'assunzione dicendogli: tu adesso hai la fama e un po' di soldi, ma chissà quanto dura, io ti posso garantire meno riflettori però un contratto a vita. Lui ci pensa un giorno e mi dice no, non se la sente di accettare poi mi chiede: "Clemente, per favore, facciamo che non sono mai venuto qui, altrimenti mi tolgono dall'elenco dei precari Rai...". Fantastico, sincero, autentico».

17-08-2010]

 

 

PANICO A VIALE MAZZINI PER LO SCONTRO FRA I DUE CO-SFONDATORI: CHE FARANNO DIRIGENTI E GIORNALISTI IN QUOTA EX-AN? CON O CONTRO FINI? E ORA, DA CHE PARTE STARÀ MAZZA? E IL VICEDIRETTORE DEL TG1 GENNARO SANGIULIANO CHE SI DICE IN SINTONIA CON MINZO CHE HA MESSO NEL MIRINO FINI E L’AFFAIRE DELLA CASA DI MONTECARLO? - LE SCOSSE DEL TERREMOTO PARLAMENTARE SONO GIÀ ARRIVATE AL SETTIMO PIANO DI VIALE MAZZINI. CHI ERA PRESENTE ALL’ULTIMO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, IL 5 AGOSTO SCORSO, RACCONTA CHE I CINQUE CONSIGLIERI DI MAGGIORANZA SEMBRAVANO MARCIARE IN ORDINE SPARSO, CON GUGLIELMO ROSITANI, IN QUOTA AN, AMICO DI FINI E GASPARRI, CHE HA VOTATO INSIEME AI CONSIGLIERI DI OPPOSIZIONE IL SÌ ALLA FICTION SU DORANDO PETRI DELL’ULTRAS FUTURISTA LUCA BARBARESCHI

 

Giovanni Cocconi per Europa Quotidiano

 

E ora, da che parte starà Mazza? Le attese sono tutte puntate su di lui, che il libro sui "ragazzi di via Milano" l'ha scritto. Ma il direttore di Raiuno non è l'unico tra gli ex del Secolo d'Italia immortalati nella celebre foto in maglietta e calzoncini corti che saranno chiamato a scegliere, di qua o di là, pro o contro Gianfranco Fini.

 

Lo strappo dei "futuristi" si farà sentire anche in viale Mazzini, dove il presidente della camera da quindici anni è uno che conta, così come gli ex colonnelli Maurizio Gasparri e Altero Matteoli, ancora in grado di condizionare carriere e promozioni molto più del sodale Ignazio La Russa.

Un "ragazzo di via Milano" è Bruno Socillo, direttore della radiofonia in quota An, che ieri, intervistato sul Giornale, difendeva Fini dall'accusa di aver fatto pressioni per aiutare il cognato Giancarlo Tulliani. I finiani in Rai sono tanti. Ma quanti ora avranno il coraggio di uscire allo scoperto? E quanti tenteranno il riposizionamento negando di essere mai stati finiani?

 

Le scosse del terremoto parlamentare sono già arrivate al settimo piano di viale Mazzini. Chi era presente all'ultimo consiglio di amministrazione, il 5 agosto scorso, racconta che i cinque consiglieri di maggioranza sembravano marciare in ordine sparso, con Guglielmo Rositani, in quota An, amico di Fini e Gasparri, che ha votato insieme ai consiglieri di opposizione il sì alla fiction su Dorando Petri dell'ultras futurista Luca Barbareschi.

 

Proprio le divisioni nella maggioranza hanno impedito al direttore generale Mauro Masi di procedere alla nuova infornata di nomine nelle direzioni di reti e testate. La Lega sperava nella direzione di Rainews, Forza Italia in quella di Raidue, ma veti e sospetti reciproci hanno costretto all'ennesimo rinvio. Ma in settembre come voterà Rositani, nuovo ago della bilancia delle maggioranza in Rai?

 

Un'altra (ex) poltrona finiana che scotta è quella del vicedirettore del Tg1 Gennaro Sangiuliano, già vicedirettore di Libero, si dice in sintonia con il direttore Augusto Minzolini che ha messo nel mirino Fini e l'affaire della casa di Montecarlo. Ex finiani sono anche il vicedirettore Risorse umane Alessandro Zucca, il vicedirettore di Gr parlamento Paolo Corsini e quello di Rai parlamento Gianni Scipione Rossi, fratello di Filippo, uno degli esponenti di spicco del think tank finiano FareFuturo, di cui fa parte anche un fedelissimo di Fini come Angelo Mellone, da pochi mesi nominato dirigente a RadioRai.

Vicino alla destra di Alemanno è il nuovo caporedattore del Tg del Lazio Nicola Rao, mentre in quota An sono il direttore (in uscita) di Raiway Francesco De Domenico e quello di Rainet Giampaolo Rossi, oggi dato vicino agli ex Forza Italia. Ex finiano era anche Guido Paglia, responsabile della relazioni esterne Rai, da tempo in rotta con il presidente della camera, così come l'ex Secolo ed ex consigliere Rai Gennaro Malgieri.

Anche Raisport è considerato un tradizionale fortino della destra. In quota An sono dati il direttore Eugenio De Paoli, i vice Jacopo Volpi e Bruno Gentili (da stasera nuovo telecronista della Nazionale di calcio al posto di Marco Civoli) e il caporedattore Marco Mazzocchi, così come gli opinionisti più in vista come Ivan Zazzaroni, Italo Cucci e Vincenzo D'Amico, mai dimenticata bandiera laziale. La Lazio di Fini e di Mazza, gli ex ragazzi di via Milano che la politica, dopo quarant'anni, potrebbe anche dividere. 10-08-2010]

 

 

Finis rai - addio a ogni contratto per Francesca Frau, madre di Elisabetta e Giancarlo Tulliani – e C’è chi sottolinea che la nomina di Paolo del Brocco a Rai Cinema sarebbe arrivata non solo dopo l’ipotesi di contratto con ‘viperetta’ Ferrero ma anche dopo l’acquisto, da parte della Rai, di tre film proposti da Federico Passa, con cui Tulliani aveva incontrato molti dirigenti Rai (incluso Paglia) chiedendo di inserirsi nel «circuito» dei diritti Rai. Ma senza alcun successo

 

Paolo Conti per il Corriere della Sera

La voce circolava da giorni ma ieri, dal settimo piano di viale Mazzini, è arrivata un'informale quanto autorevole conferma: addio a ogni contratto Rai per Francesca Frau, madre di Elisabetta e Giancarlo Tulliani. Dal prossimo autunno non lavorerà più né per Raiuno né per altre reti Rai. «Non è previsto alcun suo contratto», assicurano negli uffici tra la direzione generale di Mauro Masi e il consiglio di amministrazione.

C'è formalmente una ragione legata al palinsesto: Caterina Balivo non condurrà più «Festa Italiana», programma di punta del pomeriggio di Raiuno. Lì la società At Media (Absolute Television Media, per il 51% di Francesca Frau, fondata soltanto nel 2009) proprio nella stagione 2009-2010, aveva ottenuto un bel contratto: per assicurare in appalto esterno (in una trasmissione che nel 2008-2009 era stata interamente prodotta dalla Rai) lo spazio «Per capirti», dedicato al contrasto tra genitori e figli, aveva concordato un compenso di 8.120 euro a puntata.

Moltiplicati per le 183 puntate previste, si arriva a un milione e mezzo di euro. La Balivo traslocherà da settembre su Raidue per dare manforte al pomeriggio. La decisione originaria della fine del contratto appartiene al direttore Mauro Mazza (area Fini). Il quale ha detto ai suoi che la decisione è legata a motivi «squisitamente editoriali» proprio per il trasloco della Balivo.

Comunque sia, la At Media, a nemmeno un anno dalla sua fondazione e dopo una stagione con un ottimo contratto, da ottobre si ritroverà senza impegni con la Rai. Niente Balivo, certo. Ma sono in molti a parlare di inequivocabili «suggerimenti» arrivati dai piani alti, per motivi di palese opportunità, ai responsabili delle reti generaliste. Facile immaginare che sarà molto complicato, anche in futuro, per la At Media riaprire un dialogo con viale Mazzini. Altra questione non secondaria.

Nella sua ultima riunione il Consiglio ha rinviato la firma del contratto per la miniserie tv in due puntate «Mia madre», diretto da Ricky Tognazzi (ormai realizzato e in fase di post-produzione). La proprietà della casa produttrice era stata definita «opaca» spingendo a una approfondita indagine. Si tratta della Ellemme Group, capitale sociale di 120.000 euro che fa capo a due società londinesi. Cioè la Elmold ltd e la Art Gold ltd, con sede a Charlton Street a Londra. La presidenza della società è affidata a Massimo Ferrero, discusso ed effervescente produttore televisivo.

 

Con una decisione che ha sorpreso molti, Rai Cinema ha già preparato un contratto che prevede un minimo garantito di 600 mila euro (considerato dagli esperti Rai abbondante rispetto a una previsione di incassi nelle sale dopo il passaggio televisivo) con una partecipazione Rai alla produzione prossima ai cinque milioni di euro.

La «opacità» era legata non solo alle due società britanniche ma anche alle voci insistenti che circolavano alla Rai, e arrivate fino al Consiglio, di una possibile partecipazione occulta di un altro partner: Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, mai titolare di un vero e proprio contratto con la Rai ma per mesi insistente sponsor di varie iniziative. Così insistente da aver causato la rottura dei rapporti pluridecennali tra Guido Paglia e Gianfranco Fini. Gli avvocati delle parti hanno recisamente smentito il collegamento Tulliani-Ferrero. Infatti l'«investigazione» avrebbe escluso ogni ombra sulla Ellemme.

Sono ore in cui la Rai ribolle di chiacchiere e pettegolezzi sui Tulliani. C'è chi sottolinea che la nomina di Paolo del Brocco ad amministratore delegato di Rai Cinema sarebbe arrivata non solo dopo l'ipotesi di contratto con Ferrero ma anche dopo l'acquisto, da parte della Rai, di tre film proposti da Federico Passa, con cui Tulliani aveva incontrato molti dirigenti Rai (incluso Paglia) chiedendo di inserirsi nel «circuito» dei diritti Rai. Ma senza alcun successo.

 

 

 

[10-08-2010]

 

 

BECHIS, IL BECCHINO DI FINI! SE È VERO CHE FINI HA USATO LA SUA CARICA ISTITUZIONALE (CHIAMANDO ALLA CAMERA IL RESPONSABILE DELLE RELAZIONI ESTERNE RAI GUIDO PAGLIA) PER ESERCITARE PRESSIONI PER FAR LAVORARE IN RAI IL “COGNATO” GIANCARLO TULLIANI, L’AFFARE S’INGROSSA, E DI BRUTTO, PER LA TERZA CARICA DELLO STATO - (RICORDIAMO A FINI CHE A MASTELLA IN CAMPANIA PER MOLTO MENO LO HANNO DISTRUTTO) - E SORGE SPONTANEA LA DOMANDA: È CREDIBILE UN LEADER SOFFERENTE DA MANE A SERA PER UN PAESE SENZA ETICA NÉ DECENZA CHE SI FA ABBINDOLARE DAI DUE SIMPATICI TULLIANI? - LO SCAZZO TRA IL FRATELLINO DI ELI E PAGLIA FU RIVELATO A SUO TEMPO DA DAGOSPIA - COME DEL RESTO IL CONTRATTONE DA UN MILIONE E MEZZO DI EURO FATTO DALLA RAIUNO DEL FINISSIMO MAZZA ALLA SIGNORA FRANCESCA FRAU SPOSATA TULLIANI, MAMMINA DI ELI

Franco Bechis per "Libero"

La fine della storia forse è stata scritta ieri, quando il cda Rai ha fermato la fiction "Mia Madre" di Massimo Ferrero, detto Viperetta, dando mandato agli uffici di effettuare approfondimenti sulla "opacità degli assetti proprietari dell'Ellemme group, in mano a due limited londinesi, la Elmhold ltd e la Artgold ltd entrambe iscritte al registro delle imprese britannico dal 2003 all'indirizzo First floor 41 Chalton Street, London.

Ma l'inizio della storia del trio dei produttori (Giancarlo Tulliani, Viperetta e Geppino Afeltra, ex manager di Gigi D'Alessio) che volevano fare della Rai la loro banca privata ha una data sicura: 17 settembre 2008.

Quella mattina in Rai squillò il telefono del direttore relazioni esterne, Guido Paglia, in quei giorni in corsa per diventare vicedirettore generale dell'azienda. Dall'altro capo del filo la segreteria di Fini: «Il presidente le chiede se può ricevere il dr. Giancarlo Tulliani che deve parlarle».

Paglia è un ex giornalista, amico personale di Fini da decenni, viene considerato in Rai il manager di fiducia di An. La cortesia è di quelle che non si possono rifiutare. Tulliani viene ricevuto quel giorno stesso. E si presenta con quello che lui definisce il suo socio a cui sta dando una mano: Federico Passa. Spiega che vuole sbarcare alla grande nel settore del trading dei diritti cinematografici, dice di avere buoni contatti all'estero e di avere solo bisogno di una sponda in Rai.

Paglia cerca di dissuaderlo, spiega che il cinema è in crisi, che la Rai compra pochissimi diritti, che non ci si può inventare quel mestiere dal giorno alla notte, e che servono molti capitali. Tulliani però non demorde. Paglia allora gli combina due incontri al volo. Lo manda da Giancarlo Leone, ex amministratore delegato di Rai Cinema e da Adriano Coni, presidente di 01 Distribution, società distributrice dei film prodotti dalla Rai. Entrambi dicono la stessa cosa di Paglia, che nel frattempo telefona a Fini per spiegargli che il cognato ha in mente piani complessi da realizzare. Fini fa finta di non sapere nulla: «Mah, io sapevo che faceva l'immobiliarista, non conoscevo cosa volesse».

«LEI MI OSTACOLA»
Comunque Passa riesce a vendere a Rai cinema tre titoli minori, il costo non è alto: "Major movie star", "The Poet" e "September down". Altro non accade. Fino al 18 novembre 2008. Quel giorno squilla di nuovo il telefono dell'ufficio di Paglia: «Il presidente Fini ha bisogno di vederla subito ». Paglia si fionda a Montecitorio. I commessi lo aspettano: «Il presidente la attende nel suo appartamento privato, sull'altana».

Il direttore delle relazioni esterne della Rai sale e si trova davanti Fini e al suo fianco Giancarlo Tulliani. Prende la parola Fini: «Lui ha bisogno di un minimo garantito sulla fiction, sull'intrattenimento e sui diritti cinema dall'estero». Paglia non usa giri di parole: «Gianfranco, non è possibile. La Rai ha delle regole, l'iscrizione all'albo fornitori, bisogna fare piccoli passi, presentare progetti e sapere che c'è una concorrenza sterminata».

Tulliani si spazientisce: «Lei sta facendo un fracco di difficoltà. Ma solo a me. Barbareschi e la Bocchino invece li aiuta». Paglia spiega di essere entrato in Rai nel 2002, e che Barbareschi e la Bocchino già lavoravano con l'azienda. Quel mestiere non se l'erano inventato dall'oggi al domani. Il clima si fa acceso. Tulliani incalza: «Evidentemente lei ha altri interessi da difendere». Paglia non replica ed esce, inseguito da Fini: «No, aspetta». Ma la discussione tracima, e Paglia saluta e se ne va.

Era un martedì. Il sabato successivo è morto Alessandro Curzi, consigliere di amministrazione della Rai. Funerali in Campidoglio il 24 novembre. Viene annunciata la presenza di Fini. Quel giorno il direttore relazioni esterne della Rai attende come suo dovere il presidente della Camera sulla soglia. Fini arriva, Paglia tende la mano. Fini la ritira. Sibila: «L'altro giorno ti sei comportato malissimo».

ADDIO PER SEMPRE
Da quel giorno non si sono più parlati né salutati. Paglia gli ha scritto una lettera privata chiedendogli «volevi che gli mettessi le mani addosso davanti a te?». Quel giorno è finita un'amicizia. E anche l'avanzamento di carriera di Paglia in Rai: vicedirettore generale non è più diventato, ed è restato in un angolo a fare il suo lavoro.

Cerchiamo Paglia per avere la sua versione dei fatti raccontati a Libero da fonte più che autorevole: «È stato un momento dolorosissimo per me. Perché l'arroganza di Giancarlo Tulliani e della sua famiglia mi è costata una amicizia, quella con Fini, che durava da 30 anni. Per questo preferisco non parlarne più».

 

Con Paglia è finita lì. Con Tulliani no. Fini riesce a farlo ricevere dal direttore generale della Rai, Mauro Masi. Lui lo indirizza a Marano, suo vicedirettore generale. Dal colloquio escono parole simili a quelle sentite, ma si sblocca qualche ipotesi di lavoro. Tulliani prima chiede di fare quattro prime serate Rai con la sua Giaint Entertainment. Gli danno due seconde serate, poi scese a una: un flop.

 

Poi grazie all'idea di associare alla famiglia Tulliani Roberto Quintini, si apre una porticina a Rai Uno, dove Mazza consente una commessa per un programma del pomeriggio interamente realizzato in azienda. Piccola anomalia, ma ce ne sono di peggiori. Altro contratto con Pino Insegno per una serie di serate poi ridotte non andando al meglio. Quasi due milioni di euro per Tulliani. Fine della carriera per Paglia.

PRECISAZIONE DI GEPPINO AFELTRA A "LIBERO"
Signor direttore, non ho mai presentato Massimo Ferreri a Mauro Masi. Ho invece conosciuto Ferreri circa un anno fa, in occasione di un evento al quale partecipavano molte personalità politiche e dello spettacolo, anche della Rai. Né in Rai, né in altro ambito ho mai svolto alcuna attività insieme a Ferrero.

A Giancarlo Tulliani ho solo fornito generica consulenza per iniziative che voleva portare avanti, ma non ho mai operato insieme a lui in alcuna azienda, compresa A.T. Media, alla quale sono estraneo. Non ho mai partecipato a cene a Torino alla fine del 2009 con Ferrero, Tulliani e un imprenditore ufficiale della Rai, né ho mai invitato quest'ulti - mo per trattare con loro l'acquisto da parte di Tulliani di una società "con numerosi contratti Rai".

Infine, nella mia attività professionale ho sempre operato in prima persona e "alla luce del sole", senza bisogno di cercare di "non comparire mai", come del resto è facile rilevare dal mio curriculum consultabile anche on line.
GEPPINO AFELTRA

PRECISAZIONE DEGLI AVVOCATI DI GIANCARLO TULLIANI A ‘LIBERO'
Signor direttore, appare gravemente diffamatoria e lesiva della dignità del signor Tulliani la notizia relativa ai suoi rapporti con il produttore Massimo Ferrero e l'organizzatore di eventi Geppino Afeltra per l'acquisto di una società iscritta nell'albo dei fornitori Rai con lo scopo di regolarizzare contratti con la tv di Stato

La notizia non corrisponde al vero ed è, evidentemente, il risultato di una strumentalizzazione politica della persona del nostro assistito. Il signor Tulliani non ha mai conosciuto il signor Ferrero, né si è mai occupato, direttamente o indirettamente, di produzioni tv nell'interesse della Rai. Il nostro assistito non ha mai presieduto, amministrato o avuto partecipazioni in società che hanno lavorato per la Rai.

Destituita di fondamento è la notizia di un suo "esordio" nella trasmissione "Italian fan club music awards", considerato che il signor Tulliani non ha mai ricoperto alcun ruolo nell'ambito di detta trasmissione. Aggiungasi che il nostro assistito non si è mai recato al mercato dei diritti cinema e tv di Cannes al fine di comprare e rivendere per terzi, né è mai andato a Torino per concordare acquisti di società o altre operazioni simili. Inoltre la Giaint Entertainment Group e la Giaint Entertainment S.r.l. non hanno mai lavorato con la Rai.
Avv. CARLO GUGLIELMO IZZO Avv. ADRIANO IZZO

 

 

[06-08-2010]

 

 

NASI COMUNICANTI” E PURE INCAZZATI - in Procura ESPLODE il domino del “chi pippava insieme a chi” – LE NOSTRE EROINE, FAMOSE PER ESSERE FAMOSE, UNA VOLTA DAVANTI A UN PM, SCARICANO SULLE ALTRE SCIACQUETTE L’ACCUSA DI SNIFFARE – E TRA LESSA, FABIANI, BELEN, LODO, RIBAS, ETC, SCOPPIA LA RISSA – BELEN: “Io ne consumai una riga, Francesca Lodo almeno nove”…

Santucci per Corriere della Sera

 

La modella Fernanda Lessa ricorda con certezza «di aver consumato cocaina anche insieme ad Alessia Fabiani e a Donatella Taranto». L'ex letterina di Passaparola, Francesca Lodo, racconta: «Ho consumato cocaina nel bagno del privé dell'Hollywood con Pietro Tavallini e ricordo che c'era anche Belen Rodriguez, anche se non sono certa del fatto che l'abbia consumata pure lei».

La Belen, però, aggiunge particolari diversi: «Ho fatto uso di cocaina insieme a Francesca Lodo, a casa sua, solo due volte nei primi giorni di gennaio 2007. In entrambe le occasioni la droga me l'ha data Francesca. Lei mi invitava spesso ad andare nei bagni dell'Hollywood, le domeniche sera... ma io non la seguivo perché temevo l'effetto della cocaina».

È la primavera del 2007 quando le showgirl protagoniste delle notti di Milano vengono convocate, una dopo l'altra, dal pm Frank Di Maio. Le ragazze raccontano, in parte ammettono, spiegano in compagnia di chi abbiano «pippato». Tre anni dopo, a inchiesta chiusa, le loro ricostruzioni dei fatti sono esplose. L'una contro l'altra. Francesca Lodo che ha annunciato una querela contro l'(ex?) amica, Belen. E la stessa Belen che, a sentire le parole del sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato, rischia di non poter più condurre il Festival.

 

L'ARCHIVIAZIONE
Tutte, sia chi ha ammesso di aver sniffato tanto o poco (Lodo, Fabiani, Lessa, Rodriguez), sia chi è stata chiamata in causa da altri (Aida Yespica, o Elisabetta Canalis, del cui consumo di cocaina ha parlato la modella francese Karima Menad), hanno scelto il silenzio. Vuole invece spiegare e parlare Ana Laura Ribas: «Non ho mai usato cocaina, già tre anni fa (all'epoca dell'inchiesta «Vallettopoli», ndr) la mia vita è stata rovinata, ho sofferto come persona e ho avuto enormi problemi sul lavoro - spiega al telefono - In tutto questo tempo ho lavorato per tornare a essere quella di sempre e recuperare la mia immagine. Non posso ricominciare a pagare adesso».

Il suo racconto è collegato a quello che disse al magistrato, il 5 aprile del 2007. Un verbale di poche righe, in cui ripete di continuo: «Non ho mai usato sostanze», «Confermo di non aver mai fatto uso», «Non ho mai visto nessuno» sniffare nel privé dell'Hollywood.

All'epoca non venne ritenuta credibile. Entrata a palazzo di giustizia da testimone, si ritrovò indagata per essere stata reticente. Ma lo scorso aprile lo stesso pm ha chiesto l'archiviazione di quel procedimento (cosa avvenuta anche per la Fabiani, la Yespica e Francesco Arca). «Significa che ora - spiega la Ribas, assistita dagli avvocati Fabio e Francesco Mandalari - c'è la certezza che quel che ho detto era la verità. Io la cocaina non l'ho mai usata».

 

Con un paradosso: «Visto che l'uso personale non è reato, avrei potuto raccontare una bugia e, senza altre conseguenze, avrei evitato altri guai e non sarei stata indagata. Avrò fatto errori o frequentato gente sbagliata, ma dopo 18 anni di Tv non merito di tornare nelle polemiche per cose, lo dice l'archiviazione, che non ho fatto».

«GOLE PROFONDE»
Era stato Pietro Tavallini, in passato principe delle notti milanesi e poi testimone principale dell'inchiesta, a chiamare in causa la Ribas. In uno dei suoi interrogatori disse: «Ho visto anche Aida Yespica e Ana Laura Ribas assumere cocaina e so che l'hanno fatto insieme».

Quando il pm presentò alla showgirl brasiliana questo verbale lei ammise di essersi trovata all'Hollywood quella sera, ma negò il resto. L'uomo che all'epoca trasformava in grandi serate le feste nelle discoteche, perché portava sempre il «suo» gruppo di bellezze, ha anche raccontato: «Il privé ha un bagno misto maschi e femmine senza chiave dove ho visto Francesca Lodo, Fernanda Lessa, Alessia Fabiani assumere cocaina».

Funzionava che ricchi e riccastri seduti ai tavoli, onorati della presenza di veline e soubrette, sganciavano sacchetti di bamba gratis per tutti. Il vecchio gruppo dell'agenzia di Lele Mora, con l'aggiunta di qualche altro volto noto dello spettacolo, si è ritrovato così a ricostruire in Procura il domino del «chi pippava insieme a chi», sempre nell'ipotesi accusatoria che i privé dell'Hollywood e del The Club fossero zone franche in cui cedere e sniffare in piena riservatezza.

Così la Fabiani ha ammesso: «Ho assunto cocaina al The Club con Walter Agostoni (un pr, ndr)». E il suo ex fidanzato ha aggiunto di aver ricevuto due telefonate, in occasione di una festa al The Club a cui non partecipava, in cui Fabrizio Corona e un altro ragazzo gli raccontavano che «Alessia era strafatta di cocaina».

Pizza e coca Belen Rodriguez spiega infine al magistrato, con un tono che somiglia a uno «state scoprendo l'acqua calda», che «è notorio che all' Hollywood circoli cocaina, un po' come in altri locali». Poi, sulle abitudini di una ex letterina: «Tavallini aveva sempre la cocaina con sé e ne faceva uso insieme a Francesca Lodo all'interno del bagno del privé. Lo so perché, a parte una volta che li ho accompagnati ma mi sono fermata nell'antibagno, le altre volte li ho visti entrare e la stessa Lodo mi diceva che avevano "pippato"».

Belen parla infine di una delle due sere in cui anche lei tirò, dopo una pizza a casa della Lodo insieme a Nicolò Oddi, ex fidanzato di varie veline e soubrette, e a Tavallini: «Io ne consumai una riga, Francesca Lodo almeno nove, e lo stesso Pietro quattro. Anche Oddi ne fece uso».

 

 

[05-08-2010]

 

 

 Oggi è stato ‘sospeso' il contratto Rai di Antonella Clerici che pretendeva due milioni e duecento per fare tre anni di conduzione. Il Cda non schioda da 1 e 800.000...

 

06.08.10

 

FINI-CAV NON HANNO ROTTO SOLO IL PDL MA ANCHE IL GIOCATTOLO DELLE PRODUZIONI RAI - LA SCALATA RAI DEL “COGNATO” IN COMBUTTA CON MASSIMO FERRERO DETTO “VIPERETTA” - GRAZIE AL LEGAME DELLA SORELLINA, GIANCARLO TULLIANI FA E VENDE PROGRAMMI ALLA RAI - GLI ALTRI PRODUCER S’INCAZZANO E IL TULLIANI MIRA A COMPRARE UNA SOCIETÀ ISCRITTA ALL’ALBO DEI FORNITORI DI VIALE MAZZINI PER REGOLARIZZARE I SUOI CONTRATTI - OGGI IL CDA RAI RINVIANDO IN AUTUNNO L’APPROVAZIONE O MENO DELLA FICTION DA 5 MILIONI PRODOTTA DA ‘VIPERETTA” HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ IL SOCIO DI GIANCARLO

Franco Bechis per Libero

 

Il dossier è finalmente arrivato sul tavolo del consiglio di amministrazione Rai che oggi dovrà decidere se dare il via libera, rinviare o bocciare. Sulla copertina solo un titolo "Mia madre". È lo stesso di una fiction-mini serie in due puntate sull'emigrazione dalla Calabria a Torino negli anni Sessanta. L'ipotesi era stata inserita nei programmi editoriali già esaminati dalla Rai. Ma un via libera formale, di quelli che approvano piani finanziari e costi di produzione, non era mai arrivato.

 

Eppure non si tratta di un mini-impegno: circa 5 milioni di euro. Già spesi, perché mentre il dossier dormiva sotto la polvere rinviato di consiglio in consiglio, la fiction nel frattempo è già stata girata a maggio e il prodotto finito e pronto ad essere consegnato chiavi in mano: l'hanno interpretata Ricky Tognazzi e Bianca Guaccero.

La società di produzione si chiama Ellemme group. Il produttore è Massimo Ferrero, detto anche Viperetta. Di quei soldi ha proprio bisogno, perché il suo gruppo, diversificato in mille settori (produzione cinema e tv, compagnie aeree, gestione multiplex e sale cinematografiche sparse in tutta Italia) non si trova nel migliore dei momenti possibili. I creditori bussano alla porta e mandano i tribunali a riscuotere. Le banche hanno stretto i cordoni della borsa.

Ma quei soldi così necessari non sembrano affatto in dirittura di arrivo. C'è maretta all'interno del consiglio di amministrazione Rai, e anche alcuni consiglieri di maggioranza sembrano intenzionati a votare contro la fiction. Viperetta rischia di lasciare così un altro fianco scoperto del gruppo, dopo qualche guaio capitato negli ultimi mesi alla sua compagnia aerea, la Livingston, specializzata in voli charter (ha anche acquisito alcune rotte della Lauda Air).

 

Il trasporto aereo non brilla di questi tempi, e la Livingston ha chiuso il bilancio al 31 ottobre 2009 con una perdita di 6,2 milioni di euro. A metà giugno però uno dei creditori, la Sea che gestisce gli aeroporti milanesi, ha deciso di passare alle maniere forti dopo che un debito da 8 milioni di euro più volte rischedulato non aveva visto nemmeno una rata pagata. Azioni risarcitorie a parte da quel giorno Livingston deve pagare prima di alzarsi in volo il dovuto a Sea anticipatamente e per contanti.

INCONTRI IMPORTANTI
Ferrero-Viperetta rischia per la prima volta in questi anni di scivolare davvero su una buccia di banana, e si può essere certo che non lo farà senza combattere. Ma l'aria in Rai non è delle migliori. Il direttore generale, Mauro Masi vorrebbe tenersi lontano mille miglia da quel dossier. I due si conoscono da tempo sia grazie a un comune amico, Geppino Afeltra, organizzatore di eventi tv ed ex manager di Gigi D'Alessio, sia perché la ex compagna di Masi, Susanna Smit, gli fu presentata proprio da loro.

 

I rapporti erano eccellenti, ma l'imbarazzo di Masi è naturale ogni volta che si tratta di passare in consiglio commesse ottenute da Geppino o da Viperetta. Oltretutto da quando il rapporto sentimentale del direttore generale della Rai con la Smit è cambiato (si sono lasciati), i due non fanno più conto sul canale personale diretto che avevano al vertice dell'azienda (e che per altro cercava spesso di fuggirli per evitare qualsiasi conflitto di interessi).

Annusando l'aria e vivendo sia l'uno che l'altro di contratti con la Rai Geppino e Viperetta da più di un anno si erano preparati una carta di riserva, una sorta di passepartout che potesse aprire le porte che servivano nel grande palazzo della televisione di Stato. Fu così che incontrarono un giovane ragazzo dal cognome importante: Giancarlo Tulliani.

Quando lo conobbero lui diceva di essere già ricco, si presentava sempre con belle ragazze e sosteneva di fare l'immobiliarista. Gli proposero di associarsi inun mestiere sicuramente redditizio dove se si fossero avute le amicizie giuste, si poteva vivere di reddito fisso: la tv. Meglio, la tv di Stato. Il discorso era semplice: in Rai il centro destra è sempre contato, ma ha avuto soprattutto un marchio sicuro: Alleanza Nazionale.

QUESTIONE DI COGNATI
Avere con sé il cognato del leader di quel partito, Gianfranco Fini, avrebbe significato farsi aprire ogni porta fin lì socchiusa. Fu così che nacquero prima la Giaint entertainment group, poi la Giaint Entertainment srl e infine la At media srl. Quest'ultima sigla è estesa al registro della Camera di commercio di Roma con il nome di Absolute television media. Un nome che non ha praticamente alcun significato.

Nel settore però sanno bene cosa significhino quella A e quella T: Afeltra e Tulliani. La famiglia Tulliani è infatti il socio di riferimento, con il 60 per cento attraverso la mamma di Giancarlo ed Elisabetta, Francesca Frau. Il restante 40 per cento appartiene alla Immediate group srl di via Monte Zebio a Roma. Amministratore unico è Luciano Fasoli. Soci Matteo Fiorillo, salernitano come Afeltra e come lui organizzatore di eventi musicali (hanno anche collaborato insieme) e Francesca Rogano, assistente di Afeltra.

Terzo socio fino a un anno fa era Roberto Quintini, giornalista e produttore free lance molto legato ad An, da anni collaboratore Rai. Poi lui ha venduto a Salvatore Turchi, che con Afeltra organizza il Venice Music Awards. Le impronte di Afeltra, manager che tende a non comparire mai, si trovano dunque dappertutto nella avventura tv dei Tulliani. Interessi comuni a parte, sono comunque Afeltra e Viperetta ad insegnare il mestiere tv a Tulliani, fin lì giovane immobiliarista cognato di Fini.

Non a caso l'esordio del ragazzo di buona famiglia nella tv di Stato si chiama "Italian fan club music awards", una specialità di Geppino. Viperetta dal canto suo insegna a Tulliani il duro mestiere dei cinematografari, che lui ben conosce dalle fondamenta, avendo iniziato come comparsa e dopo avere bruciato tutte le tappe essendo divenuto produttore. Con i primi rudimenti imparati Tulliani apparve l'anno scorso al mercato dei diritti cinema e tv di Cannes, pronto a comprare e rivendere per terzi.

Si sussurra che l'abbia fatto anche per la Rai, ma il contratto ufficiale di cui molti parlano in azienda non è ancora saltato fuori. Chissà se è proprio il nuovo mestiere imparato così rapidamente ad avere portato il fratello di Elisabetta a spostare la sua residenza fiscale a Montecarlo, nella ormai celebre casa che fu di An grazie all'eredità della contessa Anna Maria Colleoni. Certo da quel giorno il trio si è materializzato più volte in Italia. Cercavano insieme di fare acquisti. È accaduto anche alla fine del 2009 a Torino, dove Viperetta, Tulliani e Afeltra hanno invitato a cena un imprenditore che con la sua società da anni era fornitore ufficiale della Rai, regolarmente iscritto all'albo. Nel menù una sola richiesta: acquistare la società. Tulliani diceva che non c'era problema di prezzo. Lo aveva fatto capire recandosi all'appunta - mento su una Ferrari testarossa, accompagnato da una ragazza assai appariscente.

All'imprenditore erano disponibili a lasciare una quota e vantavano di potere fare crescere il fatturato dell'azienda con "numerosi contratti Rai". Forse sfoggio muscolare, un pizzico di millanteria. Forse no. Certo a loro quella come altre società interessavano per un motivo assai semplice: At media lavorava con la Rai da qualche tempo, i contratti erano interessanti (circa due milioni di euro di commesse nell'ultimo anno), ma la società aveva una debolezza evidente: non era iscritta nell'albo dei fornitori Rai.

Era esposta così a polemiche e anche a ricorsi dei concorrenti. Anche l'accreditamento iniziale con le strutture più rilevanti di viale Mazzini, avvenuto grazie alla rete di rapporti di Roberto Quintini (giornalista già dipendente di Endemol con cui è in causa e poi con un breve passaggio al gruppo La Presse), stava traballando. Quintini di fronte alle prime polemiche era uscito dalla compagine societaria, pur senza interrompere i rapporti, e aveva iniziato a trattare contratti e collaborazioni per sé (trattava ad esempio la confezione di tre canali via web di Radio Rai).

In queste condizioni solo acquisendo una società già in regola con gli appalti della Rai si sarebbe messa al sicuro At media, la nuova gallina dalle uova d'oro. Salvata la forma, usando il cognome Tulliani-Fini come passepartout in viale Mazzini, il trio pensava di avere blindato l'operazione. Ma l'acquisizione non è arrivata, e grande parte dei contratti sono emersi pubblicamente quando nessuno se l'aspettava. Suscitando polemiche che non solo rischiano di azzoppare At media quando ormai tutto sembrava filare liscio, ma anche di ritorcersi contro i protagonisti. Come dimostra la fiction di Viperetta che oggi affronterà la sua battaglia frontale con il consiglio di amministrazione della Rai.

 

 

[05-08-2010]

 

 

PANERAI, COMINCIA A ESSERE UN PO' PREOCCUPATO PER I COSTI DEL CANALE TELEVISIVO "HORSE TV", FORTEMENTE VOLUTO DAL FIGLIO LUCA
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che l'editore di Class, Paolo Panerai, comincia a essere un po' preoccupato per i costi del canale televisivo "Horse Tv". Questa iniziativa è stata fortemente voluta dal figlio Luca che dopo varie esperienze in giro per il mondo, ha manifestato una formidabile passione per i cavalli tanto da convincere il padre a creare un canale dedicato sulla piattaforma Sky.

 

Nel consiglio di amministrazione di "Horse Tv", l'emittente lanciata il 5 maggio scorso, siedono personaggi come Sergio Loro Piana, Maurizio Ughi di Snai, Francesco Micheli e Andrea Morante, amministratore delegato di Pomellato. I giornalisti delle altre testate del Gruppo Class ("MF", "MilanoFinanza", "ItaliaOggi" e "Class CNBC") sostengono con malizia che l'editore stia spendendo una montagna di soldi in questa iniziativa. E aggiungono con malizia che il giovane Luca vuole ogni giorno sul suo tavolo un mazzo di orchidee fresche. Un dettaglio infimo che nasce soltanto dall'invidia".

 

 [27-07-2010]

 

 

 IN THE SKY (ALLA FACCIA DEL CONFLITTO DI INTERESSI) - AD AGGIUDICARE (GRATUITAMENTE) I 5 MULTIPLEX CHE L´ITALIA DEVE ASSEGNARE PER EVITARE LA SANZIONE UE SARÀ UNA COMMISSIONE NOMINATA DAL MINISTERO CHE FU DI SCIABOLETTA SCAJOLA (RETTO AD INTERIM DAL CAINANO) - E IL GARANTE GARANTISCE: SKY NEL MIRINO, MURDOCH RISCHIA L´ACCUSA DI "DOMINANZA"…

 

1- SKY PIANIFICA LO SBARCO SUL DIGITALE MA L´ASTA È IN MANO A BERLUSCONI...
Ettore Livini
per "la Repubblica"

 

L´ok della Ue è arrivato. Ma la strada di Sky verso lo sbarco sul digitale - dove la sfida a Mediaset si giocherà più sui servizi pay che sulla tv generalista - non è ancora in discesa. Il motivo? Semplice: ad aggiudicare (gratuitamente) i cinque multiplex che l´Italia deve assegnare per evitare una sanzione Ue sulla Gasparri sarà una commissione ad hoc nominata dal ministero dello Sviluppo economico.

Dicastero oggi retto ad interim da Silvio Berlusconi - un nome non proprio super partes quando si parla di tv - e vice-presieduto da Paolo Romani che già martedì ha duramente contestato la decisione di Bruxelles.

«Noi stabiliamo le regole, la gara la indice il ministro» ha ricordato ieri il numero uno dell´Agcom Corrado Calabrò. Confermando che il consiglio dell´authority valuterà nella prossima seduta - non quella di oggi ma con ogni probabilità il 9 settembre - i riflessi della decisione Ue sull´iter della gara.

 

Lo schema del regolamento per conquistare le nuove frequenze (tre destinate a nuovi entranti e due ai vecchi monopolisti "analogici" Rai, Mediaset e La7) c´è già. È stato reso noto un anno fa dall´Agcom per una consultazione pubblica. E attribuisce in sostanza allo sviluppo economico, cioè oggi all´azionista di controllo di Mediaset, il compito di scegliere il vincitore. Il percorso è limpido.

Calabrò ha fissato i criteri di valutazione delle offerte. Ben 19 voci divise in tre grandi "materie": il piano tecnico dell´infrastruttura, l´offerta commerciale ed editoriale e la struttura dell´impresa. Qui però i suoi compiti finiscono ed entra in campo il ministero con un ruolo più da arbitro che da notaio: stabilisce il disciplinare di gara, decide i tempi e nomina una Commissione assistita da un advisor «per attribuire i punteggi» alle proposte arrivate.

Unica condizione è che i voti siano assegnati «secondo principi trasparenti, obiettivi e non discriminatori». Missione acrobatica visto che i giudici incaricati di valutare a chi assegnare le frequenze (in gara ci sarà pure Mediaset...) saranno nominati direttamente dal tandem Romani-Berlusconi che nella questione ha un macroscopico conflitto d´interesse.
In casa Sky comunque si ostenta sicurezza.

 

La procedura, dopo le polemiche sull´interventismo di Romani, è seguita passo passo dalla Ue. «Se saremo ammessi alla gara - ha detto l´ad Tom Mockridge - siamo convinti di vincerla». Per far cosa? Il piano editoriale, come ovvio, è top secret. La logica e le indiscrezioni puntano però nella stessa direzione. Difficilmente la tv di Murdoch, che ha costruito la sua fortuna sui servizi a pagamento, si avventurerà nella sfida della tv generalista.

Più probabilmente utilizzerà i cinque canali disponibili sul nuovo multiplex come vetrina come sta già facendo oggi Cielo, più qualche canale specifico che non cannibalizzi i suoi servizi satellitari. In attesa di sfidare in tempi brevi Mediaset sulla pay-tv digitale.
L´impegno con la Ue a non farne per 5 anni è infatti legato solo alle frequenze assegnate nella gara. Se Sky invece acquisterà nuova banda potrà varare la pay su questi spazi, come previsto dai vecchi accordi con Bruxelles, già dal 2012. E a quel punto potrebbe scoppiare un feroce derby con il Biscione per i diritti digitali della Serie A e della Champions, in capo a Cologno solo fino a fine 2012.

 


2- IL GARANTE ANALIZZA I SINGOLI MERCATI: SKY NEL MIRINO
Aldo Fontanarosa
per "la Repubblica"

In un terreno già così accidentato, un´altra trappola prende forma sotto le scarpe di Sky, che rischia ora l´etichetta di emittente dominante. Padrona dispotica nel settore della pay-tv. Un´accusa pesante perché matura negli uffici del nostro Garante per le Comunicazioni.

Il Garante sta scattando una fotografia del mondo dei media in Italia. Punta ad accertare se qualche soggetto, qualche editore abbia raggiunto dimensioni eccessive che ledono la concorrenza. Nelle stanze del Garante, quattro commissari - D´Angelo, Lauria, Sortino e Magri - si sono battuti perché questa analisi venisse basata sulla pubblicità.

La raccolta delle risorse pubblicitarie doveva essere, a loro parere, il metro per misurare il gigantismo di questo o quell´editore. Un simile approccio è stato bocciato. I commissari in quota al centrodestra - nella occasione sostenuti dal presidente Calabrò - hanno eretto una barriera invalicabile. Chiare le ragioni del centrodestra. Guardare le cose dalla visuale della pubblicità avrebbe portato Mediaset, inevitabilmente, sul banco degli imputati.

 

I commissari in quota centrodestra hanno preteso invece che il metro fosse tutt´altro. In sostanza, l´analisi del Garante "spacchetterà" il mondo dei media in tanti mercati, esaminati singolarmente. Vale a dire: il mercato dei giornali, della radio, dei siti Internet, della tv gratuita ed anche della tv a pagamento.

 

Questo approccio per singoli settori porta con sé una conclusione annunciata. In nessuno di questi mercati, un editore sarà bollato come dominante. In Italia non c´è un giornale, un sito o una radio che stracci ogni altro avversario. Nella stessa televisione gratuita, i soggetti forti sono due - Rai e Mediaset - e non uno soltanto. In uno specifico settore, però, una dominanza verrebbe a delinearsi, guardando le cose con questa ottica. E´ il settore della pay-tv, con Sky nelle scomode vesti di gigante mangiatutto.

L´analisi del nostro Garante toccherà un altro nervo scoperto, senza sanare si pensa il problema. Google raccoglie milioni di pubblicità su Internet e meriterebbe un argine al suo strapotere in questo ambito. Ma i tecnici del Garante sostengono che la legge italiana non permette di intervenire sui motori di ricerca. Esiste, insomma, un vuoto regolamentare che solo il Parlamento potrà colmare, se vorrà.

 22-07-2010]

 

 

 

“QUANDO BERLUSCONI MI CHIAMÒ PER DARMI LA GUIDA DI RAI-DUE, NON MI CHIESE NIENTE” - LO SFOGO DEL DIRETTORE USCENTE DI RAIDUE, MASSIMO LIOFREDI, ANGOSCIATO DALL’IMMINENTE GIUBILAZIONE, È IL PIÙ ILLUMINANTE ESEMPIO DEL CONFLITTO D’INTERESSI - IL PRESIDENTE DELL’ANTITRUST ANTONIO CATRICALÀ NON SI È ACCORTO CHE DA OLTRE DUE MESI IL PROPRIETARIO DI MEDIASET È ANCHE MINISTRO DELLE COMUNICAZIONI? - DICONO I MALIGNI CHE LA TIMIDEZZA DI CATRICALÀ SIA DA ATTRIBUIRE AL FATTO CHE NEL MIRINO DOVREBBE METTERE PROPRIO COLUI CHE IN QUESTI GIORNI STA VALUTANDO SE SPOSTARLO ALLA PRESTIGIOSA PRESIDENZA DELLA CONSOB (L’AUTHORITY SULLA BORSA)

 

 

Giorgio Meletti per "il Fatto Quotidiano"

Lo sfogo del direttore uscente di RaiDue, Massimo Liofredi, angosciato dall'imminente giubilazione, è illuminante, ed è solo il più recente tra gli esempi del conflitto d'interessi: "Quando Berlusconi mi chiamò per darmi la guida di Rai-Due, non mi chiese niente", ha rivelato "ad alcuni amici in un corridoio del Policlinico Gemelli, dove è ricoverato il padre", come riferiva Leandro Palestini ieri su "Repubblica".

 

Il presidente del Consiglio non dovrebbe assegnare la guida di RaiDue, soprattutto trattandosi del proprietario di Mediaset, la principale concorrente della Rai sul mercato televisivo. E infatti tutto questo è vietato dalla legge sul conflitto d'interesse, nota come legge Frattini (ne fu autore l'attuale ministro degli Esteri), più precisamente legge 20 luglio 2004, n. 215.

 

La legge assegna all'autorità Antitrust la vigilanza sul conflitto d'interessi, e per questo la domanda sorge spontanea: il presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà, non si è accorto che da oltre due mesi il proprietario di Mediaset è anche ministro delle Comunicazioni?

Claudio Scajola si è dimesso il 4 maggio scorso dal ministero dello Sviluppo economico, che ha assorbito l'ex ministero delle Comunicazioni. Silvio Berlusconi ha assunto l'interim e ancora non ha proceduto a scegliere un responsabile per il dicastero che si occupa, per esempio, di frequenze televisive.

Catricalà, che è un esternatore generoso su quasi tutte le materie di sua competenza, cioè su tutte fuorché il conflitto d'interessi, in questi due mesi non ha detto una parola sul proprietario di Mediaset-ministro delle Comunicazioni.

 

Dicono i maligni che la timidezza di Catricalà sia da attribuire al fatto che nel mirino dovrebbe mettere il proprietario di Mediaset che è lo stesso presidente del Consiglio che nei mesi scorsi doveva affiancarlo a Gianni Letta come sottosegretario a Palazzo Chigi, e che in questi giorni sta valutando se spostarlo alla prestigiosa presidenza della Consob (l'authority sulla Borsa). L'ultimo intervento pubblico di Catricalà sul conflitto d'interessi risale all'estate scorsa, quando ha chiesto, davanti a una platea di villeggianti a Cortina d'Ampezzo, una legge più chiara.

 

Infatti quella che molti considerano una forma di pigrizia selettiva del presidente dell'Antitrust può anche essere considerata la dimostrazione dell'abilità con cui sei anni fa Frattini assolse al compito di scrivere una legge sul conflitto d'interessi che in pratica non ha vietato niente.

Lo stesso Catricalà, nella sua relazione annuale del 2009 (quest'anno, forse in considerazione del delicato momento politico, ha ignorato l'argomento), ha detto chiaramente che, con la legge Frattini, "nessuna istruttoria può essere aperta se non in presenza di un atto di governo". Vediamo che cosa significa con un esempio concreto.

 

Lo scorso 4 giugno, nel trigesimo delle dimissioni di Scajola, il senatore del Pd Vincenzo Vita ha chiesto a Catricalà di intervenire sulla cena, avvenuta il lunedì precedente a villa Gernetto, in Brianza, con la partecipazione di Berlusconi, del neosottosegretario Daniela Santanchè e di diversi investitori pubblicitari.

 

"Il conflitto di interessi è plateale", protestava Vita. Il suo appello è rimasto naturalmente lettera morta. L'atto di governo, infatti, non è una cena, o una telefonata, o un cordiale colloquio. È un provvedimento con timbri e cera-lacche, un decreto, quanto meno una lettera su carta intestata.

Non solo. Il terzo comma dell'articolo 6 della legge Frattini dice in modo inequivocabile che l'intervento dell'Antitrust può avvenire solo di fronte a specifiche azioni dell'uomo di governo, che abbiano "incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare di cariche di governo, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate [...], con danno per l'interesse pubblico".

 

Insomma, la legge vieta all'Antitrust di affrontare il tema del conflitto d'interessi potenziale. Il proprietario di Mediaset può essere serenamente ministro delle Comunicazioni fino a quando non si dimostri che ha compiuto atti di governo contrari al pubblico interesse, e che tali atti abbiano effettivamente prodotto un arricchimento specifico e calcolabile per sè o per i propri familiari. E quanto tutto ciò fosse dimostrato, la legge non prevede alcuna sanzione effettiva.

 

Nel 2009, leggendo la sua relazione davanti al Parlamento, Catricalà è stato chiaro, spiegando che l'Autorità "può interpretare le norme alla luce della loro ispirazione, ma non modificarle. Si rischierebbe di snaturare ruolo e compiti dell'Antitrust e di pregiudicare quelle caratteristiche di indipendenza che si sono radicate nell'istituzione sin dalla sua genesi".

 

Giustamente, all'Antitrust si lavora e non si fa politica, in attesa che qualcuno cambi la legge. In quella nuova bisognerebbe anche inserire la norma che il custode del conflitto d'interessi non sia nominabile a più interessante carica dal vigilato. [13-07-2010]

 

SAN TORO E SAN MARINO – “LA VOCE DI ROMAGNA” USA IL METODO “ANNOZERO” E COLLEGA MICHELE AGLI EVASORI DEL TITANO PERCHÉ IMPARENTATO (ATTRAVERSO LA MOGLIE) CON UN NOTO IMPRENDITORE DELLA ZONA – SANTORO S’INCAZZA E CHIEDE UN RISARCIMENTO MOSTRUOSO (6 MLN €) - POI PERÒ, COME RICORDA LUI ALLA RAI, CI SONO LE SENTENZE. E NON SEMPRE VANNO NEL VERSO SPERATO (CONDANNATO A PAGARE LE SPESE LEGALI)... Paolo Bracalini per "Il Giornale"

 

Rai per una notte, e direttore della Rai per un pomeriggio. Ma non era lui la vittima sacrificale di diktat e editti? Adesso invece è Michele Santoro a farli, direttamente e in persona, investendo presidenti di garanzia o giornali di provincia, rei di lesa maestà (ovviamente la sua).

L'ultimo ultimatum è per Paolo Garimberti, l'ineffabile presidente Rai, cui Santoro ha scritto con la consueta grazia una simpatica letterina che contiene il seguente ordine: riferire al direttore generale che lui andrà in onda a settembre, cascasse il mondo, dopo le meritate vacanze nella nuova villa di Amalfi. E che si sbrigasse, questo signor presidente, e provvedesse immantinente a far togliere quell'odioso punto di domanda vicino al nome Annozero, nei palinsesti autunnali.

 

Che si mettesse un punto e basta, comanda Santorescu, al limite un punto esclamativo. Non bastasse nemmeno questo, il giornalista ricorda quel che sanno benissimo gli uffici legali e la direzione generale Rai - ah, se lo sanno -, e cioè che «Annozero è in onda grazie a una sentenza del giudice confermata in Appello e che chiunque ne ostacolerà la regolare programmazione sarà personalmente responsabile». Garimberti avvisato, mezzo salvato.

Forte della sentenza e di uno share invidiabile, pompato dall'aura di martirio in cui è maestro, è Santoro che comanda il presidente Rai, è lui che si autorinnova il mandato televisivo includendo se stesso nei programmi dell'anno a venire. Con un tono perentorio che i suoi collaboratori conoscono benissimo, a meno di non far parte della «Cupola», come in Rai chiamavano il cerchio ristretto dei fidati di Don Michele.

 

Sembra di indovinare, nel campione dell'antibavaglio Santoro, un ego talmente vasto da farli sopportare male le decisioni avverse o le critiche. Infatti, lui paladino dell'informazione urticante e scomoda, appena può querela i giornali. Poi però, come ricorda lui alla Rai, ci sono le sentenze. E non sempre vanno nel verso sperato.

Come quest'ultima, fresca di qualche giorno, località Rimini. Il tribunale della città romagnola ha appena rigettato l'atto di citazione fatto da Santoro quattro anni fa contro "La Voce di Romagna", condannando l'anchorman a pagare le spese legali. La vicenda è esemplare per gli studiosi del santorismo, perché si vede - lo rileva il giudice - come Santoro applichi un metro diverso per sé e per gli altri giornalisti.

Tutto parte da una puntata di Annozero del 2006, su San Marino, l'evasione fiscale, la bella vita dei furbetti, sparsi tra il Titano e Rimini, piccola capitale - nella vulgata santoresca - del briatorismo in salsa romagnola: tutti con lo yacht, tutti habitué del paradiso fiscale a due passi da casa. Normale che qualcuno si offendesse, e infatti è successo, tanto che la Voce di Romagna ha replicato facendo il verso a Santoro: se tutti in Riviera sono furbetti dall'evasione facile, Don Michele è uno di noi.

 

E perché? Presto detto. Succede che la consorte di Santoro, la signora Sanya Podgayansky, sia figlia della seconda moglie di Iliano Annibali, famoso imprenditore della zona, proprietario di uno yacht, di una lussuosa villa a Covignano e con ottimi rapporti con San Marino. Insomma l'identikit perfetto del generico j'accuse santoriano ad Annozero.

Una provocazione (meglio, «una operazione speculare a quella utilizzata da Annozero» scrive il giudice), che però Santoro aveva preso malissimo, citando in giudizio l'editore (Giovanni Celli, fratello dell'ex direttore generale Rai, una maledizione proprio...) e il direttore, con una richiesta di risarcimento danni esorbitante: 6 milioni e 200mila euro.

 

 

[08-07-2010]

 

 

PATRIZIA D’ADDARIO RIVENDICA LA SUA PRESENZA IN PIAZZA E SVELA NUOVE CHICCHE - “AVETE VOLUTO LA GUERRA? E ORA PARLO IO: PALAZZO GRAZIOLI ERA UN BORDELLO. UN GRAN PUTTANAIO: BASTA DIRE CHE NEL LETTONE DI PUTIN, COL PRESIDENTE, A UN CERTO PUNTO ERAVAMO IN QUATTRO. C’ERANO LE DUE LESBICHE, LAVORANO SEMPRE IN COPPIA” - “BARBARA MONTEREALE SI VANTAVA DI ESSERE ANDATA A LETTO COL DIRETTORE DI UN TG CHE LE AVEVA PROMESSO IN CAMBIO UNO SPAZIO TV. MA NON HA MANTENUTO LA PAROLA E LEI, PER VENDICARSI, LO SFOTTEVA IN GIRO PER LE SUE SCARSE DOTI AMATORIE” - “RACCONTAVA DI NOEMI LETIZIA. PURE TARANTINI ERA STUPITO PER VIA DELLA SUA ETÀ. MA BERLUSCONI NON STA BENE. È OVVIO IL MOTIVO PER CUI FANNO QUESTA LEGGE ‘BAVAGLIO’. BERLUSCONI NON HA NESSUNA INTENZIONE DI SMETTERLA CON I FESTINI” -

Beatrice Borromeo per Il Fatto Quotidiano

 

"Avete voluto la guerra? Adesso non ho più nulla da perdere. E ora parlo: Palazzo Grazioli non era solo l'harem di Berlusconi. Era un bordello. Un gran puttanaio: basta dire che nel lettone di Putin, col presidente, a un certo punto eravamo in quattro". Ci si aspetta di incontrare Patrizia D'Addario imbarazzata, forse anche pentita di aver partecipato alla manifestazione contro il bavaglio dove è stata contestata. E con molta voglia di togliersi qualche sassolino: "Questi sarebbero i paladini della libertà di stampa? Ma se conoscono solo la libertà di violenza, d'insulto".

 

D'Addario, c'è rimasta male?
Certo, io sono stata l'unica a parlare e a dire la verità. Ho scoperchiato un sistema, e ora non ho nemmeno il diritto di andare in piazza? Mi hanno insultata in troppi, adesso tocca a me.

Dopo un anno ha altre cose da svelare? Se sono vere perché le racconta solo adesso?
Fino a oggi sono stata troppo gentile. In questa storia sono stata l'unica a rimetterci: le altre ragazze sono state pagate per il loro silenzio. È quasi pronto il mio nuovo libro, e lì racconto tutto.

 

Resta ancora qualcosa da dire con un significato politico al di là dei dettagli piccanti di cui facciamo volentieri a meno?
Sì. Dirò chi ha preso le buste con i soldi, a fine serata. Farò anche il nome di un uomo molto, molto importante che era presente e che ha dato 500 euro a Barbara Montereale.

 

Che fa, i racconti a rate?
Mi hanno fatta arrabbiare. Mi hanno preso in giro sulla morte di mio padre, su mia figlia, hanno scritto che sono una "gonfia matrona che frequenta i cocainomani" pur sapendo che mi è esplosa la tiroide e che sono ingrassata per via dei medicinali. Ma Tarantini [rinviato a giudizio per spaccio di droga, ndr] andava a Palazzo Grazioli anche senza di me, sentiva Berlusconi tutti i giorni.

 

E le ragazze che c'entrano?
Hanno fatto tutte le santarelline. Mi hanno insultata, additandomi come puttana e sostenendo di essere capitate lì per caso. Anche se alcune, come la Montereale, non erano nuove a quegli ambienti: Barbara si vantava di essere andata a letto col direttore di un tg che le aveva promesso in cambio uno spazio televisivo. Ma non ha mantenuto la parola e lei, per vendicarsi, lo sfotteva in giro per le sue scarse doti amatorie.

 

Non ha paura di ritorsioni?
Tutta questa pubblicità è la mia assicurazione sulla vita. Dopo che sono andata a Palazzo Grazioli, anche se non me ne rendevo conto, ho veramente rischiato grosso: due persone mi hanno buttata fuori strada con la macchina. Sono finita sull'altra corsia facendo un testa coda ma per fortuna la strada era vuota.

 

Altre minacce ?
Conservo delle registrazioni in cui, chiamandomi in albergo, mi dicevano: andiamo a scuola di tua figlia e la violentiamo. Ancora non capivo cosa volessero da me. Poi, il 17 giugno 2009, ho consegnato i telefoni ai magistrati.

Cosa sarebbe successo se non l'avesse convocata il magistrato?
Non sarei qui a parlare con lei.

Com'è la sua vita oggi?
Vado in giro, faccio interviste, sempre gratis. Anche per i servizi fotografici non chiedo un euro.

E come fa a mantenersi?
Avevo dei risparmi con cui la mia famiglia e io siamo sopravvissuti quest'anno. Ma è chiaro che non basteranno in eterno, ora dovrò inventarmi qualcosa.

Durante una puntata di "Annozero" lei ha fatto una dichiarazione politicamente rilevante: Berlusconi sapeva che lei era lì in veste di escort.
Sì, e non ero l'unica. Ce n'erano altre.

Il premier ha sempre negato, sostenendo che Giampaolo Tarantini pagasse le ragazze senza dirglielo.
Invece ne sono più che certa, basta vedere come si comportava. Quello che succedeva a cena era più spinto di quello che accadeva dopo, in camera da letto. C'erano le due lesbiche, lavorano sempre in coppia. Io ero l'unica ad avere le calze e il presidente, accarezzandole, mi diceva: "Che bella pelle hai".

 

Questo non dimostra però che sapesse di avere davanti delle escort.
Nessun uomo, neanche uno come lui, si comporterebbe così con ragazze normali.

C'erano solo prostitute?
C'erano ragazze molto note. Hanno rilasciato interviste dicendo che non volevano essere relazionate a me. Però loro se ne sono andate entrambe le sere con le buste da 10 mila euro, io no.

Qual era l'età media?
La maggior parte era molto giovane, c'erano anche ragazze dei circoli "Meno male che Silvio c'è", che poi hanno dichiarato che era una cena politica. Ma di politico non c'era proprio nulla.

Era anche la sera dell'elezione di Barack Obama in America. Come ha commentato Berlusconi il fatto?
Guardi, non so se mi sono spiegata: il presidente aveva già deciso che voleva stare con me. Si godeva la cena. Di Obama non poteva fregargliene di meno.

 

Quindi secondo lei erano tutte lì per le buste?
E per fare carriera. C'è chi ora lavora a Palazzo Chigi, o sta sempre in tv. Io invece ho rifiutato 20 mila euro in due sere: volevo altro.

Montereale

Il residence. Ora sarà felice, ha avuto la concessione.
Non è arrivata nessuna comunicazione ufficiale. I giornali l'hanno scritto ma io non ne so niente. E comunque sarebbe legittimo, anche perché ho già tutte e cinque le autorizzazioni richieste.

Cosa blocca l'inizio dei lavori ?
Manca solo l'autorizzazione paesaggistica. E adesso che sono diventata famosa, sembra molto più improbabile che la mia pratica vada a buon fine.

Questo residence è anche il motivo per cui si era fermata a dormire a Palazzo Grazioli?
Io non avevo chiesto niente a Berlusconi. È stato lui a parlarmene, a promettermi di occuparsene. Lui, tramite Tarantini, sapeva già tutto di me e della mia storia.

E perché Berlusconi poi non ha mantenuto la promessa?
È stato questo l'aspetto insopportabile: me ne sono andata senza buste, dopo tutto quello che avevo fatto con lui, credendo di aver trovato il modo di sbloccare una pratica per cui mio padre si era suicidato. Invece nulla.

 

Il premier ha anche finto di non conoscerla.
Invece dovevano pure candidarmi alle Europee. Avevo dato il mio curriculum a Tarantini, poi la moglie di Berlusconi, Veronica Lario, ha fatto casino.

Tarantini le parlava delle altre candidature?
Mi parlava di Barbara Matera, che conosceva bene: era sicuro che l'avrebbero eletta. Poi, in altri contesti, raccontava di Noemi Letizia.

 

Noemi? E cosa diceva?
Pure Giampi [Tarantini, ndr] era stupito per via della sua età. Ma Berlusconi non sta bene.

Poi cos'è successo?
Hanno iniziato a boicottarmi. Ho fatto un'intervista con Monica Setta, a Rai-Due, e non è mai andata in onda. Dovevo partecipare a "Un giorno da pecora", su Radio2, e quando già ero sotto il palco mi hanno bloccata: "È arrivata una telefonata dall'alto", hanno detto. Alcune persone sono venute a propormi di creare società insieme. Ogni volta mancava solo la firma sul contratto, poi arrivavano le telefonate e tutti si volatilizzavano.

 

 

Ha letto le intercettazioni di Trani? Il premier ha cercato di bloccare la sua partecipazione ad Annozero.
Sì, mi sono impressionata. Solo giornali e televisioni stranieri sono venuti da me senza avere problemi.

 

La legge Bavaglio è anche detta anti-D'Addario perché limita le registrazioni, oltre alle intercettazioni. Che effetto le fa avere una legge che porta il suo nome?
Sono contraria. Una ragazza durante la presentazione di "Gradisca presidente" [il primo libro della D'Addario, edito da Aliberti, ndr], mi si è avvicinata e mi ha spiegato che grazie a me aveva registrato e fatto arrestare il suo fidanzato che la picchiava. Se questa legge fosse già stata in vigore, la mia storia non sarebbe uscita. In futuro la prossima Patrizia D'Addario non avrà la possibilità di provare le sue accuse e passerà per una pazza. E poi è ovvio il motivo per cui fanno questa legge.

E quale sarebbe?
Che il presidente non ha nessuna intenzione di smetterla con i festini. [03-07-2010]

 


 

1- MIRACOLO TELECOM:A LA7 ADESSO HANNO UN TELEGIORNALE CON DUE DIRETTORI - 2- NON SI È MAI VISTO UN EDITORE (il "canaro" GIOVANNI STELLA) ANNUNCIARE L’ARRIVO DI UN NUOVO DIRETTORE PER CONFERMARE INDISCREZIONI DI STAMPA (SIC), AVALLATE PERALTRO FIN DALLA SERA di MARTEDÌ 15 GIUGNO DALLO STESSO CHICCO MITRAGLIA - 3- NON BASTA: SI DÀ COMUNICAZIONE ALLA RAPPRESENTANZA SINDACALE CHE SI CONFERMERANNO LE VOCI CHE C’È UN NUOVO DIRETTORE, MA NON SI DICE DA QUANDO E NON SI DICE NEL FRATTEMPO CHI DIRIGE LA TESTATA (PIROSO, FORSE?) - 4- E ANTONELLO PIROSO CHE FA, NEL FRATTEMPO? CONTINUA A TACERE, E A CHI GLI HA CHIESTO PERCHÈ NON FOSSE A MILANO PARE ABBIA RISPOSTO: "PERCHÈ L’AZIENDA MI HA CHIESTO DI NON ESSERCI PER NON CREARE UNA SITUAZIONE DI IMBARAZZO..." -

E così a La7 adesso hanno un telegiornale con due direttori.
Questa mattina, infatti, mentre a Milano iniziava la presentazione dei palinsesti per la prossima stagione, a Roma il Cdr riceveva una comunicazione dell'amministratore delegato Gianni Stella, che riportiamo letteralmente:
 
"Con la presente vi comunico che nel corso della conferenza stampa di presentazione dei palinsesti, che si terrà a Milano in data odierna, darò conferma alle (sarebbe stato più corretto un "delle", ndD) anticipazioni di stampa che avevano ipotizzato l'attribuzione al dottor Enrico Mentana dell'incarico di Direttore della Testata Giornalistica de La7.

Colgo l'occasione per ringraziare il dottor Antonello Piroso per l'opera fin qui svolta e per i risultati raggiunti. Tale apprezzamento è confermata dall'offerta formulatagli dall'Azienda di instaurare un rapporto di collaborazione per la conduzione dei programmi dallo stesso già curati, offerta che è in fase di valutazione da parte del dottor Piroso.

All'atto della formale attribuzione al dottor Mentana dell'incarico di Direttore della Testata Giornalistica de La7, procederemo alle relative comunicazioni secondo le previsioni e nei tempi indicati all'articolo 6 del vigente Contratto Nazionale di Lavoro Giornalistico.

Distinti saluti.
Gianni Stella".

La lettera è un piccolo capolavoro di non-sense. Non si è mai visto un Editore annunciare l'arrivo di un nuovo Direttore per confermare indiscrezioni di stampa (sic), avallate peraltro fin dalla sera martedì sera 15 giugno dallo stesso Direttore entrante, cioè Chicco Mitraglia.

 

Non basta: si dà comunicazione alla rappresentanza sindacale che si confermeranno le voci che c'è un nuovo direttore, ma non si dice da quando e non si dice nel frattempo chi dirige la testata (Piroso, forse?). Il che conferma la fretta di mettere il cappello sull'operazione prima che non meglio precisate "entità esterne" potessero bloccarla.

 

Ipotesi che lo stesso Mentana ha cercato di scongiurare per tempo, rilasciando dichiarazioni a raffica, giorno dopo giorno, sul fatto di essere già il direttore, sia pure senza aver firmato, forse per inchiodare Telecom alle sue promesse.

Un po' come se Ferruccio De Bortoli avesse annunciato urbi et orbi di essere il nuovo direttore del Corriere della Sera, mentre a via Solferino era ancora insediato Paolo Mieli. E Piroso che fa, nel frattempo? Continua a tacere, e a chi gli ha chiesto perchè non fosse a Milano pare abbia risposto: "Perchè l'Azienda mi ha chiesto di non esserci per non creare una situazione di imbarazzo". [23-06-2010]

 

 

UN MAGLIARO AL MASSIMO (CASTA RAI) – SOTTO ACCUSA IL CAPO DI RAI CORPORATION: "AFFITTO D’ORO A NEW YORK DA 11 MILA €, AUTISTA E 80MILA $ SULLA CARTA DI CREDITO AZIENDALE" – I CONTI AL VAGLIO DI SADO-MASI – L’EX CAPO UFFICIO STAMPA DEL MSI REPLICA: “CONTRO DI ME SOLO UNA MACCHINAZIONE, HO FATTO RISPARMIARE

Aldo Fontanarosa per "la Repubblica"

Una casa a New York affittata a 11.500 dollari al mese. Ed altri 52 mila dollari impiegati per arredarla. Un autista costato anche 8.500 dollari al mese. E poi, spese varie fatte con la carta di credito aziendale, ancora in attesa di giustificazione. Il consiglio di amministrazione Rai ha passato ai raggi X i mesi che Massimo Magliaro ha trascorso alla presidenza di Rai Corporation, la società della tv di Stato attiva negli Stati Uniti e in Canada.

Dopo un'accesa discussione, i consiglieri hanno rinviato la palla al direttore generale Mauro Masi. Sarà Masi a dire se Magliaro ha agito con correttezza, se ha vigilato oppure no. La relazione del direttore generale è attesa per giovedì (quando il consiglio si scontrerà anche su nomine e sulla messa a punto dei palinsesti).

Magliaro approda alla presidenza di Rai Corporation a settembre 2009. Dopo qualche mese, la casa madre Rai avvia un check-up su alcune spese che prendono corpo a New York, dove ha sede la società. La radiografia finisce in un rapporto interno, in un audit subito secretato. Pochi giorni fa, però, il rapporto viene consegnato al presidente Rai Garimberti e agli 8 consiglieri.

Letto il rapporto, i consiglieri del centrosinistra ne scrivono una sintesi. La sintesi sostiene che la casa del presidente di Rai Corporation a New York costa 11.500 euro al mese e che è stata affittata per due anni: il contratto di fitto, quindi, dura oltre il mandato di Magliaro. Se Rai Corporation volesse interrompere prima il contratto di fitto, dovrebbe pagare 69 mila dollari.

Sempre la sintesi cita spese che Magliaro avrebbe fatto con la carta di credito aziendale per 80 mila dollari, "in assenza della correlata documentazione". A New York, Magliaro avrebbe utilizzato, inoltre, un autista costato mediamente 8500 dollari al mese. Questo autista lavora a Rai Corporation con un contratto a tempo determinato; ma è anche un ex dipendente dell'azienda che era uscito dagli organici grazie a una incentivazione. Ancora la sintesi chiede come mai Rai Corporation (New York) abbia stilato il suo Piano industriale con il supporto di una società esterna di Terni, che avrebbe diritto ora a 206 mila dollari.

Magliaro ha una precisa storia politica alle spalle. E' stato, tra l'altro, responsabile dell'ufficio stampa dell'Msi (dal 1974 al 1976). Figura della destra italiana, ora si dichiara vittima di una "macchinazione politica".

"C'è qualcuno - dice - che mi offre in pasto alla macelleria mediatica. Già a marzo, io ho giustificato le mie azioni agli incaricati della Rai. E in queste ore ho spedito in Italia una documentazione ancora più ricca. Io che spendo 80 mila euro dell'azienda con la carta di credito senza poterli giustificare? Ho conservato fino all'ultimo scontrino dell'ultimo caffè". Ma davvero la sua casa a New York costa 11.500 dollari al mese? "Nel merito ho risposto alla Rai e non lo rifarò ora con lei. La mia oculata gestione ha assicurato grandi risparmi alla Rai, questa è la verità. Mi accusano con ricostruzioni diffamanti".

 

 

 [15-06-2010]

 

 

10- IL BONUS DI TELECOM ITALIA MEDIA...
G.D. per "il Sole 24 Ore"
- Telecom Italia Media ha incassato 193 milioni di euro dall'aumento di capitale terminato l'11 giugno, 46,8 milioni in meno del massimo offerto. La controllante Telecom ha versato tutta la sua quota, 162,8 milioni (l'84,3% del sottoscritto). I soci di minoranza hanno sottoscritto solo 30,37 milioni, il 15,7% del totale, lasciando inoptate azioni per 46,8 milioni. Se non ci saranno volenterosi, sarà la Telecom di Franco Bernabè a coprire la differenza. La tv di Telecom (controlla La7 e il 51% di Mtv Italia) è reduce da bilanci in profondo rosso. Nel 2009 la perdita netta consolidata è stata di 72,5 milioni su 227,3 di ricavi.

Questo non ha precluso il bonus agli alti dirigenti. Il vicepresidente e a.d., Giovanni Stella, ha ricevuto nel 2009 un fisso di 450mila euro lordi, più un compenso variabile di 153.720, «relativo all'esercizio 2008 e percepito nel 2009». Nel 2008 il gruppo aveva una perdita di 93,9 milioni. Nel 2009 ha ricevuto un bonus di 168mila euro il direttore generale Marco Ghigliani, oltre a 250.150 di stipendio base.

Cifre comunque distanti dalla buonuscita dell'ex a.d. Antonio Campo Dall'Orto, liquidato il 7 maggio 2008 con oltre 2,5 milioni lordi. Ma non è andato lontano: è presidente di Mtv Italia.

16.06.10

 


4- QUELLI DEL PIANO CASA
...
Non e' passata inosservata la meravigliosa intervista a Repubblica di Pietro Gambadicemento. "Bufera su Lunardi: "Ora si dimetta". Critico anche il Pdl: intervista agghiacciante. La procura di Perugia acquisisce la registrazione" (Repubblica, p. 11). Michele Serra ne approfitta per mettere in scena "L'Italia dei favori, tra appalti, appartamenti e raccomandazioni".


Ed e' toccante anche il riscatto socio-culturale del camerata Magliaro. "Rai Corporation sott'accusa. "Affitto d'oro e autista. Magliaro spieghi le spese". Casa a New York da 11.500 euro al mese e 52 mila dollari per arredarla" (Repubblica, p. 15). Il canone Rai, soldi spesi bene.

25.06,10

 

IL PREDICATORE DELLA POVERTÀ A CAPO DI UNA HOLDING CHE INCASSA 10 MILIONI ALL’ANNO - LA FORMULA VINCENTE DI CELENTANO MESCOLA PAUPERISMO, ECOLOGISMO APOCALITTICO E FRANCESCANESIMO NAZIONAL POPOLARE, MA QUANDO SI TRATTA DI BUSINESS ADRIANO E FAMIGLIA METTONO DA PARTE IL SAIO PER PRENDERE LA CALCOLATRICE - ANCHE I REGALI SONO FATTI IN OTTICA DI "SUA MAESTÀ IL PROFITTO". QUANDO L’EX DIRETTORE GENERALE DELLA RAI, FLAVIO CATTANEO, LO PREGÒ DI INTERVENIRE A SANREMO PER RISOLLEVARE GLI ASCOLTI, CELENTANO ACCETTÒ, MA NON SECONDO LA LOGICA FRANCESCANA DEL DONO. LO FECE OTTENENDO IN CAMBIO LA MESSA IN ONDA DELLA FICTION SU ALCIDE DE GASPERI, PRODOTTA DALLA SOCIETÀ DELLA MOGLIE CLAUDIA MORI -

Paolo Bracalini per Il Giornale

Ventiquattromila baci, 125 milioni di caz..te e qualche milione di euro di fatturato all'anno. La formula vincente di Celentano mescola pauperismo, ecologismo apocalittico e francescanesimo nazional popolare, ma quando si tratta di business Adriano e famiglia mettono da parte il saio per prendere la calcolatrice e fare abilmente di conto.

per partecipare alla prima puntata di Rockpolitik di Adriano Celentano Ansa

La gestione degli affari è in mano alla moglie Claudia Mori, anche se la maggioranza delle quote che contano spetta al Re degli ignoranti. La Celentano Spa ha un giro d'affari che varia tra i 6 e i 10 milioni di euro all'anno, ed è composta da sette società, in cui partecipano con margini diversi il Molleggiato, la Mori e la figlia Rosita.

La galassia societaria copre tutti i rami dell'estro celentaniano, dalla musica ai diritti d'immagine, alla televisione, con un capitolo a parte per le case, dove - ancora - il dominus è la Mori. La coppia ha creato una holding, la General holding Srl, che gestisce partecipazioni, produzioni e immobili, e nel 2006 ha chiuso con 420mila euro di «guadagni».

 

I soldi veri però arrivano dalla Clan Celentano Srl, impresa con sede a Milano fondata nel 1961, così strutturata: il 67,77% di Celentano, il 2,33% della moglie e il 10% di Rosita (che però ha solo la nuda proprietà, mentre l'usufrutto è del padre). Nel 2006 la Clan Srl chiuse il bilancio portando a casa quasi 3 milioni di euro (2.950.000), mentre nell'ultimo bilancio, chiuso il 31 dicembre 2008, si legge che il valore della produzione è stato di 2.276.000 euro.

 

La voce più considerevole nelle entrate è fatta dagli show tv. Basti pensare che nel 2005 la Clan Srl chiuse un contratto di 1.400.000 euro con la Rai solo per quattro puntate di Rockpolitik. Il servizio pubblico è il principale datore di lavoro per il Clan, che si muove con grande destrezza palleggiando i suoi diversi interessi per massimizzare gli incassi. Gli show televisivi, pagati profumatamente dal servizio pubblico (anche perché il Molleggiato garantisce share impressionanti), servono da traino per i cd in uscita, oppure da merce di scambio per altre trattative.

L'album 'Io non so parlar d'amore' fu la colonna sonora di 'Francamente me ne infischio' su Raiuno, e in quel modo Celentano ci guadagnò due volte: con l'ingaggio Rai, e con le vendite del suo disco che, non a caso, sfiorò 2 milioni di copie, alimentando le casse della Clan Edizioni Musicali Srl, sorella gemella della società che produce lo show tv (l'altra società che si occupa di musica è la Lunaparc edizioni Srl, che però muove meno soldi, nel 2006 ha fatturato solo 280mila euro).

 

Lo stesso giochetto è stato fatto anche per l'altro show, 'La situazione di mia sorella non è buona', titolo di un brano del cd in promozione all'epoca, o per l'album 'Esco di rado e parlo ancora meno', trainato da 125 milioni di caz..te, sempre su Raiuno. Un palleggio alla Kakà, tra tv e music store, da vero uomo di marketing, che però si addice poco all'abito consunto del profeta di povertà che Celentano ama indossare.

Anche i regali sono fatti in ottica di «Sua maestà il profitto». Quando l'ex direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo, lo pregò di intervenire a Sanremo per risollevare gli ascolti, Celentano accettò, ma non secondo la logica francescana del dono. Lo fece ottenendo in cambio la messa in onda della fiction su Alcide De Gasperi, prodotta dalla Ciao Ragazzi Srl, la società della moglie Mori.

Un'altra materia su cui il profeta Celentano punta al sodo è quella dello sfruttamento dei diritti d'immagine, una gallina dalle uova d'oro su cui il Molleggiato (seguendo l'esempio di Benigni) ha messo gli occhi. La Rai è proprietaria di centinaia di ore televisive di Celentano, materiale con un enorme valore sul mercato.

Il Re degli ignoranti ha chiesto di ottenere i diritti di quei filmati d'archivio, mercanteggiando su questa base l'ipotesi di un suo ritorno sugli schermi della tv pubblica. Nel frattempo ha venduto, con pacchetto all inclusive, un cartone animato autobiografico in 26 puntate alla Sky di Rupert Murdoch, pare per un compenso da favola.

Il resto della Celentano Spa si muove sul terreno immobiliare, con due distinte società: la Neve Immobiliare Srl (Mori al 90% e Celentano al 10%), la Locus Amoenus Immobiliare Società semplice. Gli immobili di proprietà della coppia hanno un valore complessivo di 10 milioni di euro, senza contare la villa di Galbiate (Lecco) dove l'artista vive. Villa che costò cara a un povero (lui sì) contadino della zona. Celentano l'ecologista, l'amante della natura e degli animali indifesi, lo portò in pretura perché faceva pascolare le sue mucchine e le sue caprette troppo vicino alla villa del Molleggiato.

 

 

[08-06-2010]

 

 

1-  IL GOVERNO TAGLIA DEL 5% I COMPENSI SOPRA I 90MILA € E DEL 10% SOPRA I 150MILA - 2- "L’ESPRESSO" PUBBLICA GLI STIPENDI DI DIRIGENTI, CONDUTTORI, SHOW MAN E GIORNALISTI - 3- SE FAZIO SFIORA I 2 MILIONI L’ANNO E SERENA DANDINI PRENDE 700 MILA, MILENA GABANELLI CHE PORTA CON "REPORT" ASCOLTI A DOPPIA CIFRA, È LA GIORNALISTA MENO PAGATA (150 MILA). MENO RICCA DI MONICA SETTA (200 MILA) E DI ALDA D’EUSANIO (300 MILA) - 4- LO SCANDALO VERO, E MOLTO COMUNE IN RAI, È QUELLO DEI DIRIGENTI, VEDI CLAUDIO CAPPON, L’EX DIR. GEN. VOLUTO DA PRODI, CHE INCASSA 600 MILA SENZA LAVORARE - 5- GUARDA TUTTI I SANT’ORO DALL’ALTO IN BASSO L’IMMENSO PIPPO BAUDO: IL MITO RESISTE ANCHE NEL CACHET, VISTO CHE I 900 MILA L’ANNO SONO RISERVATI DAVVERO A POCHI - 6- GRASSO: "COMPENSI NEI TITOLI DI CODA? LA VIGILANZA RAI FA PURA DEMAGOGIA, POPULISMO D’ACCATTO, RIGURGITO DI DEMOCRAZIA. E SUCCEDERÀ ANCHE CHE MOLTI PROFESSIONISTI SCEGLIERANNO DI LAVORARE SOLO PER MEDIASET, DOVE LA PRIVACY È GARANTITA

2-  CALDEROLI

1 - RAI: SÌ AI TAGLI AGLI STIPENDI DEI MANAGER - RIDUZIONE DEL 5% PER I COMPENSI SOPRA I 90MILA EURO E DEL 10% PER QUELLI SOPRA I 150MILA
Corriere.it - Non solo la pubblicità dei compensi per format e conduttori, ora per la Rai arrivano anche i tagli agli stipendi dei dipendenti. L'emendamento è a firma di Roberto Calderoli e Umberto Bossi e ha avuto oggi il via libera del Consiglio dei Ministri: il governo ha deciso di tagliare gli stipendi dei dirigenti Rai e di modificare il provvedimento 177 del 2005, ovvero il testo unico dei servizi media radio-televisivi. Per chi percepisce un compenso che va dai 90mila ai 150mila euro il taglio è del 5%, sopra quella cifra il taglio raggiunge il 10%.

 

2 - RAI, STAR A PESO D'ORO
Emiliano Fittipaldi
per L'Espresso, in edicola domani

L'alto dirigente della Rai fa l'occhietto furbo. "Emanuele Filiberto fa un'audience pazzesca, ma l'azienda oggi preferisce non stipulare contratti lunghi e onerosi. Il principe lo paghiamo ad apparizione: non buttiamo i soldi noialtri. Quanto gli diamo? Circa 20 mila euro a botta. Lordi, però".

Ventimila sono tanti o pochi per una serata su RaiUno? L'aristocratico di casa Savoia, piaccia o no, è da un annetto un Re Mida degli ascolti, e anche se in una serata guadagna quanto un operaio della Fiat in un anno intero, qualcuno a viale Mazzini pensa che se li meriti tutti. "È il mercato tv, bellezza", ti senti rispondere.

In effetti in Italia il duopolio e la grande generosità del concorrente costringono l'azienda di Stato a pompare da tempo gli stipendi di dirigenti, conduttori, show man e giornalisti. Nel mondo catodico non c'è crisi che tenga, le buste paga sono sempre in rialzo. Come le polemiche, ormai all'ordine del giorno.

 

Il caso del contratto di Santoro, con stipendio da 700 mila euro lordi l'anno e conseguente liquidazione milionaria, ha scatenato una tempesta culminata con gli strali del ministro Roberto Calderoli. Il leghista pretende che gli stipendi d'oro di viale Mazzini siano sforbiciati. Non dice, però, quali.

Lo scorso dicembre Renato Brunetta annunciò che i compensi di giornalisti e conduttori si sarebbero dovuti inserire"nei titoli di testa e di coda", e da allora tutti chiedono maggiore trasparenza. In attesa che il governo e l'azienda pubblicizzino i dati, "L'espresso" ha ottenuto dai piani alti di viale Mazzini parte degli stipendi dei divi Rai. Sono le cifre segretissime dei contratti 2009-2010, dati che a volte sommano un fisso alle cosiddette indennità di funzione, stipendioni che - va detto - vanno divisi per il numero delle puntate e che sono legati (si spera) al ritorno pubblicitario del nome.

Partiamo dai dirigenti. Il presidente Paolo Garimberti e il direttore generale Mauro Masi hanno dichiarato di guadagnare, rispettivamente, 448 mila e 715 mila euro l'anno. Sappiamo che i sette consiglieri del cda prendono 98 mila a testa. Tra i vicedirettori quello meglio piazzato è Giancarlo Leone, che guadagna circa 470 mila euro l'anno, mentre l'astro nascente Lorenza Lei tocca solo i 350 mila, esattamente quanto il collega amato da Bossi Antonio Marano. Gianfranco Comanducci, amico storico di Cesare Previti e vicino al Pdl, prende circa 440 mila euro. Nel 2002 la sua retribuzione era di "soli" 235 mila euro. Tra incrementi retributivi, scatti di carriera, promozioni e gratifiche lo stipendio oggi è quasi raddoppiato.

Un altro che non si può lamentare è il direttore di Rai Fiction Fabrizio Del Noce, che viaggia sui 400 mila euro l'anno, mentre il direttore di RaiUno Mauro Mazza, designato da Gianfranco Fini, prende 300 mila euro. Pure il giovane Marco Simeon, neo capo delle relazioni istituzionali, a fine mese può sorridere: il suo contratto tocca i 190 mila euro lordi.

SERGIO ZAVOLI

Sorprende, invece, che Claudio Cappon, l'ex direttore generale voluto da Romano Prodi, continui a percepire circa 600 mila euro senza avere - in pratica - alcun incarico di peso. "Io ho un contratto a tempo indeterminato. La Rai avrebbe due possibilità", spiega Cappon, "potrebbe liquidarmi dandomi i soldi che mi spettano o assegnarmi la direzione di una controllata. Per ora non ha fatto nulla, e il rischio di un contenzioso è alto". Come fa un'azienda pubblica a pagare 600 mila euro un manager a vuoto, è un mistero.

Qualcuno, per un ruolo impegnativo, prende molto meno. "È vero, guadagno 150 mila euro l'anno, a volte 180, dipende dal numero delle puntate. E mi sembrano più che sufficienti, sono soddisfatta così": Milena Gabanelli porta a casa con il suo "Report" ascolti a doppia cifra, ed è la giornalista meno pagata della lista de "L'espresso". Meno ricca, per esempio, di Monica Setta, l'eroina di "Il fatto del giorno", in onda ogni pomeriggio su RaiDue, che prende 200 mila euro.

Tra gli uomini, Giovanni Minoli, ex direttore di RaiEducational e oggi capo della struttura che si occuperà della programmazione in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia, ha uno stipendio che arriva, tra fisso e indennità, a 550 mila euro. Il numero di puntate che conduce e di cui è autore supera le 200 l'anno. Bruno Vespa, che è esterno, prende invece più del doppio: 1,2 milioni, mentre "Ballarò" porta nelle tasche di Giovanni Floris 450 mila euro l'anno.

 

Anche il conduttore in forza a RaiTre uscendo dall'azienda oggi guadagna più di prima, assumendosi come contropartita, dicono i suoi, "i rischi insiti in una collaborazione a tempo". Il contratto di Minzolini non è nella lista, ma una fonte autorevole giura che è simile a quello di Gianni Riotta, "forse qualcosa di più". Riotta nel 2007 prendeva un fisso da 560 mila euro, con bonus che potevano far lievitare la busta paga fino a 610 mila. Chissà cosa ne pensa Lamberto Sposini, ex vice di Enrico Mentana al Tg5, che oggi come conduttore di "La vita in diretta" ha un contratto da circa 250 mila euro l'anno.

 

Veniamo alle star dell'intrattenimento. Il monte stipendi Rai supera di poco il miliardo di euro, e un decimo finisce nei conti correnti dei contrattisti esterni: alcuni vip vengono pagati attraverso i cosiddetti accordi di volume tra la Rai e altre società come Magnolia ed Endemol. Una delle dive più pagate è Antonella Clerici: il contratto in scadenza era di circa 1,5 milioni, cachet che comprendeva anche la conduzione del Festival di Sanremo. Il nuovo accordo, pare, sarà ritoccato al rialzo.

 

Il suo successore all'Ariston dovrebbe essere Carlo Conti, che oggi guadagna 1,3 milioni l'anno. "Un affare", chiosano da viale Mazzini, "vista la mole di serate che dirige". Conti è l'uomo-ovunque: fa "L'eredità" tutti i santi pomeriggi, "I migliori anni" il venerdì sera, da un po' "Voglia di aria fresca", per non contare le serate Rai in cui gioca a fare l'ospite.

La famiglia Angela ha invece un profilo diverso, come diverse sono le buste paga di padre e figlio: insieme costano poco più di un milione di euro, ma 750 mila sono per Piero, solo 300 mila appannaggio di Alberto. Se tutti sanno che Fabio Fazio sfiora i 2 milioni l'anno per il suo "Che tempo che fa", seguito dai 700 mila di Serena Dandini impegnata a difendere le serate (sempre si RaiTre) di "Parla con me", nessuno sa che Pupo ha strappato un contratto da 400 mila euro l'anno, di poco inferiore a quello firmato da Max Giusti: il comico che conduce dal 2008 "Affari tuoi" ed è ora in onda con "Stasera è la tua sera" prende circa mezzo milione.

Massimo Giletti, eroe settimanale dell'Arena di "Domenica In" e giurato in "Ciak...si canta", guadagna invece 350 mila euro l'anno, 50 mila in più dell'ex zarina dell'azienda Alda D'Eusanio, in onda sempre la domenica ma su RaiDue. Molto meno guadagna la show girl che ha sostituito con grandi polemiche la Clerici alla "Prova del cuoco": la giovane Elisa Isoardi da Cuneo, classe 1982, prende per spiegare ricette e ospitate varie 180 mila euro tondi tondi.

 

Non male, visto che il più anziano Osvaldo Bevilacqua, dal 1977 al timone di "Sereno variabile", può contare su 250 mila euro l'anno. Guarda tutti dall'alto in basso l'immenso Pippo Baudo: il mito resiste anche nel cachet, visto che i 900 mila euro l'anno sono riservati davvero a pochi.

3 - RENDERE NOTI I GUADAGNI DI CHI LAVORA NEI TITOLI DI CODA È POPULISMO D'ACCATTO
Aldo Grasso
per Corriere della Sera

 

L'ultima follia della Rai. I compensi di conduttori e ospiti delle trasmissioni del servizio pubblico saranno resi noti nei titoli di coda dei programmi. Evviva, niente più misteri, dunque, sui guadagni di presentatori e giornalisti. Sapremo quanto guadagnano Bruno Vespa e Michele Santoro, ma anche tutte quelle mezzecalzette che popolano i palinsesti della Rai.

 

È quanto prevede l'emendamento approvato dalla Commissione di vigilanza che si avvia a licenziare il parere sul contratto di servizio tra Rai e governo. L'emendamento, presentato dal capogruppo Pdl Alessio Butti, è passato anche con i voti dell'opposizione. Trasparenza bipartisan, casa di vetro per tutti! All'insoddisfazione per «I fatti vostri» potremo unire lo sdegno per i compensi elargiti all'astrologo Paolo Fox o ad Adriana Volpe!

 

Rabbia, collera, indignazione per i proverbiali sprechi Rai! Apparentemente il provvedimento sembra rispondere ai requisiti di trasparenza, tante volte auspicati dal ministro Renato Brunetta. Sarà, ma provvedimenti del genere sono i classici tacconi peggio del buco, capaci di generare effetti perversi a non finire.

 

Il problema di fondo è la linea editoriale della Rai, non i compensi. È il tipo di programma che va in onda, non i gettoni di presenza. Il denaro non produce idee. Sono le idee che producono denaro. Invece di intervenire su questioni di fondo, si scelgono soluzioni palliative.

Succederà ora che la gente non guarderà più la trasmissione ma solo i titoli di coda con lo spirito di chi spia dal buco della serratura: quanto guadagna Caterina Balivo? Quanto prendono Sonia Grey e Alessandro Di Pietro? Quanto intascano Roberto Giacobbo e Massimo Giletti? E Fabrizio Frizzi? E Lamberto Sposini? 10-06-2010]



 

 

TOPI INCRICCATI - "Il Giornale" pubblica l’indirizzo PRIVATO di Minzolini. E i ladri gli svaligiano l’appartamento - Certo, sarà pure stato un caso, ma visto che il luogo era conosciuto da pochi, l’associazione di idee, almeno da parte del direttore del telegiornale della rete ammiraglia della Rai, è stato automatico - IMPERVERSA A VIALE MAZZINI IL VALZER DELLE NOMINE...

Enrico Paoli per Libero

E poi dicono che l'inchiesta sulla cricca e sulle case affittate ai Vip non serve a nulla. Provate a dirlo al direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Dopo che l'indirizzo della sua abitazione - apparso sul Giornale (l'edizione è quella del 24 maggio scorso), i ladri gli hanno ripulito la casa.

Certo, sarà pure stato un caso, ma visto che il luogo era conosciuto da pochi, l'associazione di idee, almeno da parte del direttore del telegiornale della rete ammiraglia della Rai, è stato automatico.

Il giornalista si è accorto della visita non prevista, e soprattutto non gradita, nella nottata fra giovedì e venerdì, sporgendo regolare denuncia. Stando a quanto ha raccontato ai colleghi, i ladri si sono impossessati degli oggetti di valore e di quant'altro sono stati in grado di portare via. Il direttore del Tg1, ieri mattina, si sarebbe lamentato con la direzione del giornale per la pubblicazione del suo indirizzo privato.

IL RITORNO DI CAPPON
Intanto a viale Mazzini, dopo la bufera santoriana, riparte il risiko delle poltrone. A pelle, verrebbe voglia di rubricare la sempre più probabile nomina dell'ex direttore generale della tv di Stato, Claudio Cappon, alla guida delle controllata Rai Way, con la classica battuta "a volte ritornano".

Il guaio è che, nel caso di Cappon, non si tratta affatto di un ritorno, non avendo mai lasciato l'azienda, ma di una ricollocazione. Di prestigio, visto che l'attuale numero uno di viale Mazzini, Mauro Masi, ha deciso di tenersi ben strette le antenne, di questo si occupa Rai Way (al punto da aver previsto nel piano industriale un potenziamento della struttura).

Cappon, che prende il posto di Francesco De Domenico, dovrebbe essere nominato nel consiglio di amministrazione dell'8 giugno, dedicato proprio alle nomine. Amministratore delegato della controllata dovrebbe essere confermato Stefano Ciccotti.

NOVITÀ ALLA SIPRA
L'altro cambio della guardia particolarmente importante riguarda la Sipra, la società che gestisce la pubblicità della Rai. Al posto del presidente Roberto Sergio, dovrebbe andare Guido Paglia, attuale direttore delle relazioni esterne della Rai, considerato un "finiano doc", nonostante qualche "tensione" con il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Verso la conferma l'attuale direttore generale Aldo Reali, che dovrebbe diventare amministratore delegato. Anche la nomina di Paglia dovrebbe avvenire nella seduta dell'otto giugno, una settimana prima della presentazione ufficiale dei palinsesti della Rai che saranno illustrati agli investitori a Castel Sant'Angelo a Roma e al Castello Sforzesco a Milano. Per Paglia una doppia scommessa: gestire i piani già fatti e "venderli" come suoi.

Qualche fibrillazione si registra anche attorno a Rai Cinema, anche se Radio Mazzini dà per "stabile" la poltrona di Franco Scaglia, attuale presidente della controllata. Il suo posto farebbe gola proprio a Roberto Sergio, in uscita dalla Sipra, ma i suoi "sponsor" non sarebbero abbastanza forti.

Solida, invece, appare la nomina di Roberto Rosseti, vice direttore del Tg1 rimasto senza incarico dopo l'arrivo di Minzolini. Per lui sarebbe pronta la poltrona di direttore delle sedi regionali Rai, a cui spetta il compito di coordinare le strutture periferiche.

Se non dovesse andare in porto questa soluzione, Rosseti potrebbe essere dirottato verso Gr Parlamento, visto che l'eventuale nomina del pur bravo Gianni Scipione Rossi, vice direttore di Rai Parlamento, sarebbe stata stoppata dai berluscones. 29-05-2010]

 

GIU' LE MANI DALL'ISAE. ANCHE FLORIS TIENE FAMIGLIA...
Francesco Cerisano
per "Italia Oggi"

Probabilmente Tremonti non gli è mai stato simpatico. Ma nella puntata di Ballarò di martedì, dedicata alla manovra correttiva, Giovanni Floris aveva un motivo di risentimento in più nei confronti del ministro dell'economia. Guai a toccare chi tiene famiglia. E Tremonti avrebbe dovuto saperlo quando ha pensato di cancellare con un tratto di penna l'Isae, l'Istituto di studi e analisi economica fondato da Prodi nel 1998 e da sempre molto vicino alla sinistra (prima dell'attuale presidente, Alberto Majocchi, a guida dell'istituto c'era Fiorella Kostoris, moglie dell'ex ministro dell'economia Padoa-Schioppa).

Floris ha subito sguinzagliato le telecamere per dare voce alla protesta dei dipendenti degli enti. Ma il più ampio risalto è stato dato a Majocchi che orgogliosamente ha difeso il ruolo dell'Isae e la sua importanza scientifica.

In più, secondo Majoccchi, cancellare l'Isae e trasferirne dipendenti e funzioni al ministero dell'economia non comporterebbe alcun risparmio di spesa per le casse dello stato. Già, perché la manovra dice chiaramente che ricercatori e tecnologi che traslocheranno in via XX settembre manterranno lo stesso trattamento economico, ma tace su cosa andranno a fare.

E Floris, da marito esemplare tiene molto al destino professionale della propria consorte, Beatrice Mariani, guarda caso primo tecnologo dell'Isae dove, a giudicare dal ventaglio di attività di cui si occupa, sembra essere molto impegnata: relazioni esterne, organizzazione di convegni, workshop, seminari, tavole rotonde, sito web, mailing list, coordinamento editoriale, cartellonistica, brochure, traduzione dei documenti e chi più ne ha più ne metta.

Cosa accadrà quando sarà Tremonti il suo datore di lavoro? Si vendicherà per una domanda impertinente o una puntata scomoda relegando la povera Mariani a fare fotocopie? Nel dubbio Floris s'è portato avanti. Rai servizio privato. 28-05-2010]

 

 

FERMI TUTTI! SANT’ORO TORNA TORO E ROMPE LA TRATTATIVA - MASI PROVA A RICUCIRE - (IL PUZZONE VUOLE LA LEGGE BAVAGLIO SULLE SUE TRATTATIVE MILIONARIE CON LA RAI!) - 2- LA BILE DI MICHELE FUORI DALLE ORBITE A CAUSA DI UN ARTICOLO DI OGGI SU "LA STAMPA" (FONTE CDA?) CHE SCODELLA LA BOZZA DELLA RISOLUZIONE DI FINE RAPPORTO - 3- INCAZZATO ANCHE PER LE DICHIARAZIONI DI GARIMBERTI: ’SANTORO VUOLE UNA RISPOSTA DALLA RAI SUL SUO FUTURO? SIAMO NOI CHE ASPETTIAMO UNA RISPOSTA DA SANTORO" - 4- BOTTA E RISPOSTA SULLA REDDITIVITÀ DI VESPA-PORTA ("UN MARTIRE TRATTATO BENE") - 5- PAOLO ROSSI: "CHI FA SHOW E USA LA VERITà PER FARSI PAGARE DI PIù NON È UN MARTIRE" - 6- MASSIMO FINI LO BASTONA SUL "FATTO": "UN BUON ESEMPIO DEL DELIRIO DI ONNIPOTENZA E DELLA PERDITA DI OGNI E QUALSIASI SENSO DEL LIMITE E DEI PROPRI LIMITI L’HA DATO GIOVEDÌ SERA AD ANNOZERO MICHELE SANTORO PARLANDO PER VENTI MINUTI BUONI, E CON GRANDE ARROGANZA, DI SUE QUESTIONI PERSONALI COME SE FOSSERO FATTI NAZIONALI"

 

LETTERA

Caro Dago, Santoro vuole la legge bavaglio sulle sue trattative milionarie con la Rai!
Tuco

1 - GARIMBERTI, NON E' SANTORO CHE ASPETTA NOI MA ESATTAMENTE IL CONTRARIO

(Adnkronos) - 'Santoro vuole una risposta dalla Rai sul suo futuro? Non e' Santoro che aspetta noi ma noi che aspettiamo Santoro'. Lo ha detto il presidente della Rai, Paolo Garimberti, a margine della presentazione del palinsesto Rai sui Mondiali di Calcio.

2 - SANTORO, NON HA PIU' SENSO IMMAGINARE CAMBIAMENTI...
(ANSA) - "In questa situazione non ha alcun senso continuare ad immaginare cambiamenti il cui scopo fondamentale era solo porre fine ad una vertenza giudiziaria e progettare nuovi format nell'interesse della Rai e del pubblico". Lo dice Michele Santoro, che fa un passo indietro sulla possibilità di un accordo per lasciare la Rai come dipendente.

"Le continue fughe di notizie - si legge nel testo integrale della dichiarazione di Michele Santoro - hanno violato l'impegno di riservatezza indispensabile per un possibile accordo con la Rai favorendo interpretazioni fantasiose lesive della mia immagine. Trasmissioni televisive della Rai hanno potuto entrare nel merito di una trattativa in corso d'opera con un profilo denigratorio dei miei comportamenti di professionista. Non era mai avvenuto in precedenza".

In questa situazione quindi il giornalista afferma che non ha più senso ipotizzare cambiamenti per mettere la parola fine alla vertenza giudiziaria e progettare nuovi format "nell'interesse della Rai e del pubblico".

 

3 - BOTTA E RISPOSTA SULLA REDDITIVITÀ DI "PORTA A PORTA", VESPA CONTRO SANTORO "UN MARTIRE TRATTATO BENE"
Leandro Palestini per "la Repubblica"

 

Bruno Vespa e Michele Santoro. Due modi diversi di intendere il servizio pubblico, due giornalisti che non perdono occasione per polemizzare sugli ascolti e sui vantaggi pubblicitari che la Rai trarrebbe dai loro talk show. Ieri l´ultima schermaglia a Porta a porta. Vespa ha risposto «a Santoro che giovedì sera mi ha gratificato di un attacco in prima serata. Nonostante l´ora sempre più tarda in cui viene trasmessa e la nascita come funghi di programmi concorrenti, Porta a Porta resta di gran lunga la trasmissione leader di seconda serata e rende in pubblicità almeno quattro volte del pochissimo che costa».

 

Nell´ultimo Annozero, parlando del suo "contratto milionario", Santoro si era accanito contro Vespa che auspicava sì «la permanenza in Rai di Santoro», ma chiosava: «Quelle che lui definisce "persecuzioni politiche" sono un eccellente investimento finanziario». L´ira di Michele fu feroce: «Ora, che Vespa possa fare lezioni di morale e di contratti a noi, lui che viene pagato come l´ultimo Oscar da protagonista per un programma in crisi, beh, questo è veramente troppo!».

 

Piccato, Vespa ha atteso il lunedì per ripetere che Santoro userebbe la «persecuzione» politica: «Lo dico e lo ripeto. Lo fece nel ‘96 quando per tre anni andò a lavorare nelle tv dell´odiato Berlusconi. Lo ha fatto adesso restando in Rai con un nuovo ruolo e garantendosi dopo otto anni una liquidazione sedici volte superiore a quella che ebbi io nel 2001 dopo 39 anni di lavoro da dipendente Rai». Ping pong finale, nella rubrica "Vaf-Valutazioini a freddo" sul sito di Annozero: «Vespa dice che Porta a porta rende in pubblicità almeno quattro volte il pochissimo che costa: gli asini volano».

 

4- PAOLO ROSSI IN ESCLUSIVA SU "A": «CHI FA SPETTACOLO E USA LA VERITà PER FARSI PAGARE DI PIù NON È UN MARTIRE»"
«Il vero martire non è chi è sta sotto i riflettori e per farsi alzare il cachet usa la verità, ne fa un business, la vende». Paolo Rossi, intervistato da "A", il settimanale diretto da Maria Latella, in edicola da mercoledì 26, interviene sul caso Santoro, e in generale sull'atteggiamento di tanti che stanno sotto i riflettori.

 

Nessuno escluso. «A me avevano chiesto di interpretare un monologo sui precari» prosegue il comico «L'impresario già si immaginava i teatri pieni, gli incassi. Ho preferito impostare un altro spettacolo e far lavorare dei giovani precari. Mi sembrava più giusto. Purtroppo l'impresario mi ha fatto causa, ma io almeno sono sereno». In scena al Piccolo Teatro di Milano con "Mistero Buffo", versione pop, Paolo Rossi dice: «Noi italiani siamo dei grandi farabutti. Però quando c'è un disastro lo affrontiamo diventando all'improvviso delle persone inaspettatamente migliori. Detto questo, penso che nel nostro paese ci sia uno stronzo ogni due persone.

 

È un zoccolo duro che nulla potrebbe scalfire, nemmeno una pestilenza». Infine l'attore risponde a chi ha scritto che è vicino alla Lega: «Non sono sedotto dal Carroccio. I parlamentari leghisti sventolano la bandiera di Alberto da Giussano, ma sono saliti sul carro di Barbarossa. Si accreditano come un partito cristiano. Nel Vangelo Cristo disse "Ero uno straniero e mi avete accolto" ma quel giorno non parlava certo con dei padani».


5 - IL REGIME DEGLI SHOW MEN
Massimo Fini
per "il Fatto Quotidiano"

In Italia i conduttori di talk-show in particolare e i personaggi televisivi in generale, dagli show men giù giù fino all'ultima velina, hanno preso un potere eccessivo, abnorme, spropositato e pericoloso. In Italia i conduttori di talk-show in particolare e i personaggi televisivi in generale, dagli show men giù giù fino all'ultima velina, hanno preso un potere eccessivo, abnorme, spropositato e pericoloso.

 

Costoro confondono la potenza del mezzo con la propria e così fanno i telespettatori a casa su cui i protagonisti dello show business televisivo esercitano un'influenza pesantissima. Un buon esempio del delirio di onnipotenza e della perdita di ogni e qualsiasi senso del limite e dei propri limiti l'ha dato giovedì sera ad Annozero Michele Santoro parlando per venti minuti buoni, e con grande arroganza, di sue questioni personali come se fossero fatti nazionali.

 

Dei precedenti (anche se in quei casi si trattava di direttori di testata) si erano avuti con Augusto Minzolini e, più lontano nel tempo, con Gad Lerner. Il fatto è che da noi i conduttori, soprattutto di talk-show politici ma non solo, non sono dei conduttori, sono dei protagonisti assoluti, dei domatori (si pensi a Costanzo, quando era ancora attivo), dei manipolatori a favore di una loro tesi o di qualche forza politica.

In Svizzera, paese che ho frequentato a lungo e alla cui Tv sono stato spesso invitato, il conduttore fa, come dice la parola stessa, il conduttore, si limita cioè a stimolare, con intelligenza, gli ospiti e resta sullo sfondo. Noi non possiamo essere svizzeri, d'accordo, ma non possiamo nemmeno tollerare che i conduttori di talk-show abbiano assunto questa importanza che è superiore persino a quella degli uomini politici a meno che non si trasformino anch'essi in mascheroni televisivi.

Di fatto oggi la nuova classe dirigente italiana è formata dai protagonisti dello star system televisivo, sono costoro che dettano i costumi, la way of life, i comportamenti, le regole, le categorie sociali, politiche, etiche. Nella Grecia classica erano Platone e Aristotele, con le loro scuole, ad avere questa funzione e le loro concezioni si trasmettevano agli uomini di governo e, scendendo giù per li rami, alla popolazione.

ritratto fotografato da Giovanni Giovannetti

Col crollo delle strutture dell'Impero Romano furono i Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino) ad assumersi questo compito. Nel Medioevo è stata la scolastica. In seguito furono i pensatori illuministi , Mill, Locke, Kant, Hegel, Marx a porre le basi concettuali del mondo moderno.

Ma direi che, per quel che riguarda l'Italia, la filosofia, la cultura e l'arte hanno largamente influenzato la società e la politica fino al fascismo compreso. E ciò è avvenuto fino al dopoguerra proprio grazie alle "famigerate" ideologie: il liberalismo, l'idealismo crociano, il cattolicesimo sociale di Don Sturzo, il socialismo, il marxismo. A noi sono toccati i Vespa, i Santoro, i Floris, i Fazio, i Baudo, i Bonolis, le Ventura, le Marcuzzi, buone braccia sottratte all'agricoltura o al ricamo. E la stampa, canibalizzandosi, segue.

 

Se c'è un problema sociale o anche etico i giornalisti, oltre ai preti, non vanno a chieder lumi a Severino, a Veca, a Rovatti, a Viano, a Ceronetti ma a Fiorello, a Jovanotti, a Celentano, ad Alba Parietti. Ed Edoardo Sanguineti, molto omaggiato post mortem, chi l'ha mai visto in Tv? Probabilmente era troppo brutto per avere diritto di apparire sul piccolo schermo.

 

La Televisione, dopo la straordinaria e irripetibile stagione di Ettore Bernabei, ha distrutto la cultura e direi anche la società italiana. E oggi, adoratori di idoli di cartapesta anzi di plastica, abbiamo ciò che ci meritiamo. Del resto lo stesso Bernabei aveva avvertito: "La televisione ha un potenziale esplosivo superiore a quello della bomba atomica.

Se non ce ne rendiamo conto rischiamo di trovarci in un mondo di scimmie ingovernabili. Io dico che la tv di oggi è come la medicina del Settecento quando i barbieri facevano i chirurghi. Oggi per diventare chirurghi bisogna studiare 15 anni mentre per diventare una star della tv basta qualche apparizione".

 

 [25-05-2010]

 

AL DI LÀ DEI MOTIVI CHE LO HANNO PORTATO AD ABBANDONARE LA LOTTA SU RAI2, VA SUBITO DETTO CHE SANTORO HA PRESO AL VOLO LO SCIVOLO DEL PRE-PENSIONATO, PORTANDOSI A CASA ANNI DI ANZIANITÀ E LE TRE ANNUALITÀ PREVISTE DALLE LEGGE. E DATO CHE IL SUO COMPENSO È PARI A 700 MILA EURO ALL’ANNO, SECONDO SOLO A QUELLO DEL DIRETTORE GENERALE MASI (715 MILA), INTASCA OLTRE DUE MILIONI DI EURO - AL BOTTINO DI CUI SOPRA OCCORRE AGGIUNGERE UN DOVIZIOSO E INDEFINITO CONTRATTONE BLINDATO DA PRODUTTORE (PER LA DURATA DI DUE ANNI), PER UNA SERIE DI DOCUFICTION - VESPA: "PER MICHELE ESSERE PERSEGUITATO SI È RIVELATO UN OTTIMO INVESTIMENTO" - ANNUNZIATA: "LA RAI CI PERDE. MA SANTORO ERA STANCO DI QUESTA GUERRA CONTINUA" - QUIZ: VIVERE SENZA SANTORO TRA LE PALLE PER BERLUSCONI È UN VANTAGGIO O MENO? - QUELLO CHE È CERTO È CHE ANCHE PER IL PD DI D’ALEMA E VELTRONI È UNA LIBERAZIONE - CHI CI RIMETTE DI PIù è DI SICURO DI PIETRO, CHE SARà DEPRIVATO DELL’AGITPROP TRAVAGLIO

1 - DAGO-REPORT
Al di là dei motivi che lo hanno portato ad abbandonare la lotta su Rai2, va subito detto che Santoro ha preso al volo lo scivolo del pre-pensionato, portandosi a casa anni di anzianità e le tre annualità previste dalle legge. E dato che il suo compenso è pari a 700 mila euro all'anno, secondo solo a quello del direttore generale Masi (715 mila), intasca oltre due milioni di euro.

 

Al gruzzolo occorre aggiungere il contrattone, ancora da definire nei dettagli, per la serie delle docufiction. Sarebbe prevista, anche in questo caso, una durata blindata di 3 anni. Nella sua nuova qualità di produttore, arruolerà ovviamente lo staff collaudato in questi anni di Rai.

 

Ed ora si apre il 'dibbbattito': senza Michele tra le palle ogni giovedì sera è un vantaggio o meno per il suo arcinemico Berlusconi? Quello che è certo è che i programmi santorini, alla fin fine, hanno fatto più male al Pd di D'alema e Veltroni che al Banana di Arcore, avvantaggiando di sicuro la sinistra radicale di Di Pietro (grazie soprattutto alla presenza agitprop di Travaglio).

Qui di seguito altre notizie e commenti.

2 - FINCHÉ L'ACCORDO NON SARÀ FIRMATO SANTORO NON NE SPIEGHERÀ LE RAGIONI
Repubblica.it

 

Michele Santoro non sarà più un dipendente Rai. Resterà però un collaboratore dell'azienda dove è stato assunto nel 1982. Il consiglio di Amministrazione ha approvato con 7 voti a favore e 2 astenuti (Angelo Maria Petroni e Rodolfo De Laurentiis), un accordo quadro con il giornalista per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dipendente.

 

"Rai continuerà ad avvalersi della collaborazione di Michele Santoro che, in questo modo, avrà la possibilità di sperimentare nuovi generi televisivi attraverso un ulteriore sviluppo del proprio percorso professionale", si legge in una nota ufficiale di Viale Mazzini. Ma è polemica sui termini dell'accordo, per ora ignoti, e sul futuro del giornalista e delle sue trasmissioni.

La separazione consensuale.
Secondo le prime indiscrezioni, la risoluzione del contratto sarebbe un'operazione da svariati milioni di euro: oltre alla dovuta risoluzione consensuale, che prevede per legge il pagamento di tre annualità, il contratto dovrebbe essere triennale per la realizzazione di alcune miniserie a prezzi di mercato.

 

Finché l'accordo non sarà firmato comunque Santoro non ne spiegherà le ragioni. Solo dopo la firma il conduttore probabilmente convocherà una conferenza stampa per chiarire le motivazioni alla base della decisione di oggi di lasciare l'azienda e di rimanere soltanto per sperimentare nuovi programmi. Al momento non ci saranno ripercussioni immediate sulla prima serata del giovedì di Raidue, Annozero andrà in onda fino al 10 giugno senza interruzioni.

 

Su proposta del direttore generale Mauro Masi, l'accordo - ancora da implementare attraverso contratti applicativi che saranno messi a punto nei prossimi giorni - prevede la realizzazione di nuovi progetti editoriali che verranno realizzati da Michele Santoro nei prossimi due anni. La polemica con Masi risale solo a due mesi fa quando, nel periodo pre-elettorale, era stata fermata la trasmissione Annozero 1. Lo stop aveva portato all'evento "Rai per una notte" 2, trasmesso dal Paladozza di Bologna.

 

Il futuro di Michele, tra Telesogno e docufilm.
Nei blog le voci iniziano già a circolare. E suggeriscono altri piani. Un canale gestito da Santoro, con Luttazzi, Travaglio, forse Lerner per esempio. Secondo indiscrezioni non confermate e incastrate nella Rete, il conduttore di Annozero sarebbe interessato a Redtv, il canale satellitare messo in piedi da Massimo D'Alema come estensione della sua fondazione e dell'associazione "Riformisti e democratici", da tre mesi praticamente abbandonato alla deriva.

 

Secondo quanto scrive l'Occidentale, tra D'Alema e Santoro le trattative sarebbero già in fase avanzata. Il progetto del giornalista potrebbe essere quello di creare una tv alternativa, uno spazio senza censure. Un'idea simile a quella di 'Telesogno', progetto mai realizzato che negli anni '90 vide protagonisti Santoro e Costanzo.

 

Sono ipotesi. Come quella che Santoro avrebbe voglia, dal momento che i suoi programmi non hanno mai superato le quattro edizioni, di riprendere la sua vecchia passione delle docufiction. Programmi simili a 'Corri bisonte corri', lo speciale di Annozero andato in onda lo scorso anno e che mostrava l'Italia vista dalla cabina di un tir. Raitre sembra aver offerto la propria disponibilità a Michele Santoro tramite Antonio Di Bella. "Questa è stata la tua casa ed è pronta a esserlo nuovamente", aveva detto il direttore di Rete quando il giornalista era ospite da Serena Dandini a Parla con me, proprio durante la preparazione di Rai per una Notte.

 

Vespa: "Essere perseguitati è un affare".
"Si conferma che per Michele essere perseguitato si è rivelato un ottimo investimento", ha commentato Bruno Vespa. "Sono molto contento che lui resti da noi, perché è un giornalista che conosce molto bene la televisione - ha detto il conduttore di Porta a porta -. Ero convinto e l'avevo detto da tempo che sarebbe stata trovata una soluzione con le docufiction. Per me è quindi tutto scontato e si conferma che per Michele essere perseguitato si è rivelato un ottimo investimento". Contento della eventuale scelta di docufiction anche Maurizio Costanzo. "Sono contento se lui è contento", ha detto il conduttore. "So che da tempo voleva occuparsi di docufiction".

 

Lerner e Annunziata: "L'azienda ci perde".
Più preoccupati e dispiaciuti Gad Lerner e Lucia Annunziata. "Mi auguro che questo non significhi l'abbandono della conduzione di Annozero o comunque la chiusura di uno spazio prezioso di pluralismo culturale", ha detto Lerner. "L'Italia non ha certo bisogno che si restringano ulteriormente gli spazi di pluralismo in televisione", ha aggiunto il conduttore de L'infedele.

 

 

"Sono addolorata non solo come giornalista, ma soprattutto come conduttrice della Rai - ha detto Lucia Annunziata -. Sono sicura che l'azienda ci perderà con questo accordo. Sapevo che Santoro era stanco di questa guerra continua. Nell'ultimo periodo stava assumendo un ruolo diverso, di mediatore, stava sperimentando cose nuove. Sono molto dispiaciuta anche per questo. Quest'anno aveva fatto il talk più forte della Rai". Con il suo 20 per cento di share in media, Annozero costituisce una risorsa per l'azienda.

18-05-2010]

ANT’ORO INCASSA PER NOI (BOIA CHI MOLLA!)/1 - La decisione ha spiazzato molti, quasi tutti. Compresi i collaboratori di Santoro. Una sorpresa amara, che lascerà degli strascichi. Travaglio TRADITO ha il tono risentito di chi non ne sapeva nulla: "Ho letto il comunicato. E mi dispiace molto che Annozero non ci sia più. Anzi, mi dispiace moltissimo" - SOLDI! SOLDI! Sant’oro ha affidato la gestione della trattativa a Lucio Presta, un mastino capace di strappare sempre contratti milionari per i suoi assistiti, da Bonolis, alla Clerici, alla Ventura... Goffredo De Marchis per "la Repubblica"

 

«Mi sento ingessato in programmi come Samarcanda, Il raggio verde, Annozero. Voglio provare strade nuove». Da tempo Michele Santoro pensava a una rivoluzione della sua vita televisiva. Da tempo spiegava di volersi dedicare a serate evento con cadenza mensile e alla produzione di docu-fiction, a suo dire il futuro della televisione generalista e non. Da tempo Berlusconi voleva liberarsi del conduttore.

 

Da tempo i dirigenti messi a Viale Mazzini dal premier puntavano a stracciare il contratto scritto da un giudice che obbligava l´azienda a mandare in onda Santoro a quell´ora, su quella rete. Ieri pomeriggio, dopo una trattativa lunga un mese, quelle esigenze si sono incontrate. Un accordo consensuale ha sancito la rottura del rapporto di lavoro dipendente. Con un effetto immediato per i fedelissimi del giornalista, un pubblico mai così affezionato e numeroso come quest´anno: la prossima stagione Annozero non sarà più in onda.

Quello che non era riuscito a due precedenti direttori generali, sanare cioè l´anomalia di un giornalista reintegrato sulla base di sentenze dettagliate alla virgola, è riuscito a Mauro Masi. Il propellente decisivo è stata la volontà politica, i dossier preparati dalla direzione generale, il fucile puntato del Cavaliere e del centrodestra, testimoniato in maniera palese e stupefacente dalle intercettazioni della Procura di Trani.

Il pressing ha avuto ragione della resistenza di Santoro. Con il suo benestare, s´intende. Un mese fa il conduttore ne ha discusso con il presidente Paolo Garimberti: «Che ne pensi?». «Fai quello che ti senti - ha risposto il numero uno di Viale Mazzini -. Sappi che io comunque difenderò sempre il tuo diritto di fare Annozero». Santoro alla fine ha scelto. In questo caso la regola della coppie si è ribaltata: il matrimonio si era celebrato senza un briciolo di amore per una decisione del tribunale, il divorzio invece è stato fatto in due.

 

La decisione ha spiazzato molti, quasi tutti. Compresi i collaboratori di Santoro. Una sorpresa amara, che lascerà degli strascichi. Marco Travaglio ha il tono risentito di chi non ne sapeva nulla: «Ho letto il comunicato. E mi dispiace molto che Annozero non ci sia più. Anzi, mi dispiace moltissimo». Sono parole di un compagno tradito. Si sentiranno traditi i telespettatori che in massa seguivano quelle che erano già serate evento, il giovedì sera sulla seconda rete. Si sentiranno orfani i sostenitori appassionati di Rai per una notte, la grande kermesse organizzata per contestare la chiusura dei talk show alla vigilia delle regionali.

 

Santoro non lascia la Rai. Firmerà un contratto da libero professionista, in esclusiva, per due anni. Significa che non sono in cantiere progetti di una tv alternativa e indipendente, costruita sulla base proprio del successo di Rai per una notte. Ma significa, allo stesso tempo, che i vincoli della Rai nei suoi confronti vengono meno. E Masi, anche secondo alcuni esponenti di sinistra, ha vinto la partita portando al centrodestra lo scalpo numero uno. Sul piano economico, l´uscita di Santoro avrà una ricaduta sui fragili conti di Viale Mazzini.

 

A pochi giorni dalla sentenza della Cassazione, la tv di Stato riconoscerà il danno provocato dal censorio editto di Sofia chiudendo così il match legale. Si parla di un risarcimento di un milione di euro. Ai quali vanno aggiunti i soldi della buonuscita del dipendente Santoro, che aveva ancora sei anni prima della pensione. Cifre a molti zeri. Non a caso, altra sorpresa, Santoro ha affidato la gestione della trattativa con la direzione generale a Lucio Presta, l´agente delle stelle tv, un mastino capace di strappare sempre contratti milionari per i suoi assistiti, da Bonolis, alla Clerici, alla Ventura [19-05-2010]

 

RAI-EPURAZIONE DEI TIPINI FINI? "Non lo vedo Berlusconi che chiama Masi e dice: "Toglietemi di mezzo la moglie di Italo Bocchino... IL PROGRAMMA CON BAUDO è SALTATO SOLO PER ESIGENGE DI PALINSESTO DI RAI1" - FAVORI? GABRIELLA BONTEMPO non ci sta: "Io lavoro come produttrice dal 1989 ed ho conosciuto Italo solo nel 1993, poi ci siamo sposati nel 1995. Non ci sono sovrapposizioni di ruolI" - INFINE annuncia (la prima volta) di essere tornata col marito: "il bello è quando due persone si ritrovano. E si ridicono di nuovo sì"... Paolo Conti per il Corriere della Sera

«Non lo vedo Berlusconi che chiama il direttore generale Mauro Masi e dice: "Toglietemi di mezzo dai palinsesti Rai la moglie di Italo Bocchino..."». Gabriella Buontempo è la titolare, col socio Massimo Martino, della casa di produzione tv «Goodtime». Dal 1995 la moglie di Italo Bocchino, finiano di ferro, che ha appena lasciato la vicepresidenza alla Camera del gruppo Pdl sull'altare della lealtà politica e della polemica con la maggioranza berlusconiana.

 

Lunedì Masi e il direttore di Raiuno, Mauro Mazza, hanno comunicato a Gabriella Buontempo la sospensione del progetto «Giallo di sera», una prima serata da far condurre in autunno a Pippo Baudo, format sperimentale metà intrattenimento e metà fiction. «Finiani epurati», hanno detto in molti. C'è stata anche una lite in pubblico tra Luca Barbareschi, esponente Pdl ma anche produttore per la Rai, e il viceministro Paolo Romani.

Ma lei, Gabriella Buontempo (che ha alle spalle fiction di successo come «Il grande Torino» o «I colori della gioventù» sui futuristi) non ci sta: «Vorrei distinguere una volta per tutte i ruoli. Io lavoro come produttrice dal 1989 ed ho conosciuto Italo solo nel 1993, poi ci siamo sposati nel 1995. Non ci sono sovrapposizioni di ruoli. Lui sa dei miei progetti solo a cose fatte. Né io seguo ora per ora la sua attività politica».

 

Ma per farla breve, questa cancellazione di «Giallo di sera»... «Io penso che il mio problema con la Rai non esiste. E insieme esiste. Nel senso che nel caso di questo format Masi e Mazza mi hanno spiegato con chiarezza quali siano le esigenze di palinsesto. Cioè che Baudo era necessario per un programma istituzionale legato all'unità d'Italia. E che Raiuno preferiva non azzardare format sperimentali. Forse la tempistica su questa sospensione non è stata felicissima. Ma non credo a connessioni tra le scelte Rai e le posizioni di Italo». Forse un problema anche di costi.... «No. Il preventivo era molto al di sotto della media di questi prodotti».

bocchino gianfranco fini

Invece Barbareschi protesta e discute. Anche lui, così sembra, non farà più una parte di «Domenica in» né la sua casa di produzione «Casanova» apparirà con un nuovo format: «Insisto, ci sono scelte di palinsesto che vengono compiute in queste ore». Dunque, niente caccia al finiano? «Hanno cancellato "Canzonissima". Hanno cancellato altro... Infatti continuerà ad andare in onda su Raiuno "Festa italiana", con Caterina Balivo, in parte prodotto dalla società di Francesca Frau, madre di Elisabetta Tulliani, la compagna di Gianfranco Fini: l'audience è soddisfacente, perciò l'azienda ha deciso. Per ora non vedo equazioni politiche. Né epurazioni. Solo scelte aziendali».

 

Ma lei poco fa diceva che il suo problema con la Rai «non esiste ed esiste». Quando esiste? «Diciamo che esisterebbe se, d'ora in poi, si bloccassero i progetti già approvati. Penso alla fiction su Anita Garibaldi, già varata. A quella sul calciatore Gigi Meroni. E lo stesso vale per Barbareschi. Se d'ora in poi fosse messo ai margini, allora il problema esisterebbe.»

Ultimo quesito, molto personale. Si era parlato di una crisi privata sovrapposta a quella politica. Cioè di una separazione coniugale tra voi due... «Non ho mai creduto alle famiglie del Mulino Bianco. C'è solo la vita vera e complicata. Tutti i matrimoni hanno fasi di crisi. Possono accadere vicende anche complesse. Nessuno è perfetto. Ma il bello è quando due persone si ritrovano. E si ridicono di nuovo sì»16-05-2010]

 

 

 

Vespa nel vespaio del superattico di Propaganda Fide - "Balducci non c’entra niente, a nessun titolo, CON LA MIA CASA" - "per questa casa pago diecimila euro al mese di affitto. i lavori di ristrutturazione della casa mi sono costati oltre mezzo milione di euro. Tutti fatturati, tutti a mio completo carico e fatti da imprese che nulla hanno a che vedere con la Cricca" - Feltri chiosa perfido: “Mi auguro che i signori citati nella lista Anemone siano capaci di fare altrettanto per chiarire la loro posizione1 - LETTERA DI BRUNO VESPA AL DIRETTORE
Dal "Giornale"

 

Caro Vittorio,
il titolo del pezzo di Gian Marco Chiocci pubblicato ieri è da scuola di giornalismo. «Il segreto di Bruno: quella casa in affitto dagli amici di Balducci». Le parole chiave sono due, Segreto e Balducci. Traduzione per il «cittadino comune» a cui dobbiamo entrambi la nostra fortuna professionale: Vespa scende in campo contro la pubblicazione della lista Anemone perché deve proteggere un segreto imbarazzante: aver avuto la bella casa in cui abita grazie all'intervento della cricca (in senso lato) di Balducci.

 

Andiamo ai fatti. Il segreto fa sorridere: casa mia è stata fotografata in lungo e in largo, vi sono venute decine di persone e tutte ne conoscono la storia, anche per via del «dibattito» con mia moglie di cui dirò tra poco. E Balducci non c'entra niente, a nessun titolo.

Dopo il giubileo del 2000 dissi al Cardinale Crescenzio Sepe, allora prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, che pur occupando una grande casa di proprietà nel bel quartiere di Prati, avrei gradito sapere se si fosse liberato in centro qualche appartamento con una terrazza, tra i tanti di proprietà della Congregazione.

 

Premetto - ci si creda o no - che allora non conoscevo una sola di queste case. Nella primavera del 2005 il mio studio ricevette una telefonata dal presidente dell'ospedale Bambino Gesù. Poiché avevo fatto una donazione a quella benemerita istituzione, pensavo mi volessero ringraziare. Il presidente era Francesco Silvano, un autentico galantuomo che al momento della telefonata non conoscevo e che voleva parlarmi d'altro.

 

Ex manager di Stato, dopo la pensione e la scomparsa della moglie, si dedicava in modo del tutto disinteressato al volontariato laico facendo vita monastica (la fa tuttora avendo seguito Sepe a Napoli). Silvano mi disse di essere «consultore» della Congregazione, era uomo di fiducia di Sepe e mi comunicò che a Trinità dei Monti si era liberato un appartamento con una bella terrazza dopo la morte - a 95 anni - dell'inquilina che l'aveva occupato per mezzo secolo insieme con il marito, deceduto anche lui da tempo.

 

L'appartamento aveva alcune controindicazioni. Misurava 200 metri quadri, mentre la mia casa (comperata negli anni '80 rispondendo ad un'inserzione sul giornale) ne misurava 300, aveva i soffitti bassi e le stanze molto scomodamente distribuite su tre livelli. Poiché in cinquant'anni non c'era stata manutenzione, i lavori di ristrutturazione sarebbero stati imponenti.

 

Ma la terrazza era meravigliosa e io ebbi il colpo di fulmine. All'inizio, invece, mia moglie si oppose fermamente al trasloco. Il canone di affitto era altissimo, il costo dei lavori pazzesco. Scoprimmo infatti che l'appartamento era stato offerto ad altre persone e rifiutato per questa ragione. (La morte di un'altra signora novantenne fece liberare poco dopo un appartamento al piano di sotto: più grande, più bello e più caro del mio. E restò sfitto per più di un anno). Alla fine mi imposi: si vive una sola volta, dissi a mia moglie, non ho mai fatto pazzie, concedimi questa.

 

Così, caro Vittorio, per quella casa pago diecimila euro al mese di affitto. Inoltre, poiché la Congregazione finanzia una serie di iniziative benemerite nel Terzo Mondo e poiché io sono un uomo fortunato e giro in beneficenza una parte dei miei guadagni, ho deciso fin dal 2005 - per ringraziare la Congregazione di avermi affittato la casa - di devolvere una cifra annua molto consistente in favore di alcune di queste iniziative.

Sono cose che dovrebbero restare riservate, ma mi trovo costretto a parlarne. Come mi trovo costretto a dire che i lavori di ristrutturazione della casa mi sono costati oltre mezzo milione di euro, per l'esattezza 531.867,12, Iva compresa. Tutti fatturati, tutti a mio completo carico e fatti da imprese che nulla hanno a che vedere con la Cricca.

 

E Balducci? Quando ho firmato il mio contratto non ne conoscevo nemmeno l'esistenza e sono convinto tuttora di non averci mai scambiato una parola. Come vedi, caro Vittorio, non ho alcuna ragione di essere nervoso. Chi ha qualcosa da nascondere non s'impegna in battaglie donchisciottesche come la mia, per difendere non tanto persone che non conosco presenti nella «lista Anemone», ma soltanto un principio. Giusto o sbagliato. Ma un principio di garanzia.
Grazie e cordialità,
Bruno Vespa

 

Risposta:
Caro Bruno,
questa sì è una bella risposta, completa. Mi auguro che i signori citati nella lista Anemone siano capaci di fare altrettanto per chiarire la loro posizione.
Vittorio Feltri [21-05-2010]

 

 

’LITTORIO’ NON LASCIA MA RADDOPPIA! “CARO BRUNO, NON RISPONDI E DICI BUGIE” - BRUNELLO, CHE AVEVA LEGNATO A ’PORTA A PORTA’ IL VICE DI FELTRI, PORRO, REO DI AVER MESCOLATO LA PRIVACY FROCIA DI BALDUCCI & PRETUCCI CON CASETTOPOLI, RIBATTE GENTILE AGLI ’INSULTI’: “CARO VITTORIO, NON CAPISCO PERCHÉ ANCHE TU MI METTA TRA CHI IN QUESTA STORIA STA DALLA PARTE DEI POTENTI. LA MIA INDIGNAZIONE PER PUPI AVATI” - FELTRUSKHAIDER REPLICA CON L’ARTIGLIERIA PESANTE METTENDO IN MOTO CHIOCCI CHE SCAVA SUL SUPER ATTICO A PIAZZA DI SPAGNA: “IL SEGRETO DI BRUNO: QUELLA CASA IN AFFITTO DAGLI AMICI DI BALDUCCI, DI PROPRIETÀ DI PROPAGANDA FIDE”. “QUANTO PAGA L’EX DIRETTORE DEL TG1 PER UNA DELLE PIÙ BELLE CASE DELLA CAPITALE, SU TRE LIVELLI A TRINITÀ DEI MONTI CON GIARDINO, TERRAZZE MOZZAFIATO E JACUZZI ESTERNA

 

1 - CARO VITTORIO, MI INSULTI E NON CAPISCI
Lettera di Bruno Vespa a "Il Giornale"

Caro Vittorio, alla mia intemerata, hai risposto con una intemerata e mezza. Ti conosco abbastanza per aspettarmi una risposta al vivace scambio di opinioni che ho avuto col tuo bravo vicedirettore Nicola Porro a proposito della «Lista Anemone». Immaginavo di meritare un corsivo, non un editoriale. Evidentemente mi sottovaluto.

 

So bene che se per la televisione pubblica è pressoché impossibile rispondere agli attacchi con la telecamera, non lo è per i giornali. E in fondo è giusto così. Andiamo al punto. Hai ricordato cortesemente che siamo amici e ci stimiamo. Ma stavolta il nostro reciproco dissenso resta immutato.

 

1. La lettera della signora Pedrelli dimostra quanto sia facile per quello che noi amiamo definire il "cittadino comune" prendere fischi per fiaschi. Non ho capito che cosa c'entrino in questa storia Berlusconi, i berluschini e i miei «amici potenti». Pur vivendo a Roma da più di quarant' anni non avevo mai sentito nominare Diego Anemone e gli altri signori della Cricca, tranne ovviamente Angelo Balducci con il quale peraltro non credo d'aver mai scambiato una parola.

 

Non ho spulciato nemmeno nome per nome la famosa lista, ma dal poco che ho visto non mi pare che dentro ci fosse l'almanacco del Gotha. Anche lì, anzi, credo di non conoscere quasi nessuno. E quindi non capisco perché anche tu - fatto salvo il bel finale di un articolo - mi metta tra chi in questa storia sta dalla parte dei potenti. Quali?

2. Il discorso, caro Vittorio, è invece di metodo. Questa storia della Cricca ha colpito più di altre l'opinione pubblica per una ragione precisa: la casa. Noi italiani teniamo alla casa più che a ogni altro bene e nessuna mazzetta ci indigna come un favore ricevuto sulla casa. Ma appunto perché il modo di muoversi della Cricca è vergognoso, noi giornalisti dobbiamo stare molto attenti a dove appicchiamo l'incendio.

 

Tu sai meglio di me che in vicende di questo genere l'opinione pubblica non va tanto per il sottile. Sai anche, perciò, che nonostante i distinguo di una riga e mezza, stare in quella lista o in altre ben più imbarazzanti per la gente è la stessa cosa. E mettere tutto nello stesso ventilatore può essere devastante. La mia indignazione è nata dal caso del regista Pupi Avati. E mi scuso con lui per doverlo citare ancora, visto che ha vissuto questa storia come un incubo.

 

Avati conosceva Balducci e gli ha chiesto se poteva mandargli qualcuno che gli sistemasse un carrello portavivande. Balducci non gli ha mandato il signor Anemone, ma un artigiano che avrebbe potuto sistemare il bagno anche a me e a te. Lo ha pagato con un assegno di 4400 euro e per sua fortuna ha ritrovato la matrice. Qualche giorno fa si è sentito chiamare a casa a tardissima sera dal cronista giudiziario di un giornale che gli ha detto: «Mi spiega come mai lei sta nella lista Anemone?». Ad Avati è crollato il mondo addosso.

 

Lista dove, a quanto pare, sta anche l'artigiano o comunque il signore che ha fatto il lavoretto ad Avati e che evidentemente lavorava per il costruttore romano. Pensa se una cosa del genere fosse capitata a me o a te. Saremmo finiti in prima pagina e chi avrebbe tolto dalla testa della gente che noi siamo protagonisti di oscuri traffici? Per un portavivande da quattromila euro?

 

3. So bene che mettere in pagina una lista è molto più comodo e rapido che farci una indagine. A Porro ho detto (animatamente, lo riconosco, ma era come una franca discussione al bar tra due colleghi) che sarebbe stato preferibile individuare nome per nome le persone indicate, capire perché Avati sta insieme, che so?, a una caserma dei carabinieri e risalire correttamente alle ragioni che possono aver indotto l'estensore della lista a fare di tutt'erba un fascio.

 

La vicenda di Tangentopoli, che entrambi ricordiamo molto bene, caro Vittorio, dovrebbe averci insegnato che tanto più alto è il numero di delinquenti, tanto più forte dev' essere la nostra cautela nel dare in pasto nomi all'opinione pubblica, che li divora prima di averne capito il sapore.

A essere garantisti si rischiano gli insulti di tante signore Pedrelli (e purtroppo anche i tuoi), ma è una strada dalla quale non vorrei allontanarmi, proprio perché sono stato testimone di tanti disastri, di tante persone vittime di calunnie irreparabili, di tante famiglie distrutte da un titolo in prima pagina e da una rettifica tardiva nell'ultima.

 

4. Un'ultima osservazione sulla vicenda di Garlasco. È vero, la posizione di Alberto Stasi mi sembrava debole. Ma mai dico mai - nelle mie trasmissioni le tesi della difesa sono state ignorate. E tu lo sai meglio di tutti, visto chele hai spesso rappresentate con efficacia. Quel galantuomo del professor Giarda, a cui va il merito dell'assoluzione di Alberto, me lo ha riconosciuto con molta correttezza. Non vedo perciò dove stiano le pagliuzze e dove le travi.
Con amicizia, Bruno Vespa.

2 - CARO BRUNO, NON RISPONDI E DICI BUGIE
Replica di Vittorio Feltri

Caro Bruno, confermo che stavolta hai sbagliato, e te lo dimostro.
Primo. La tua, a Porta a Porta, è stata sì una intemerata contro Nicola Porro e il Giornale. La mia no. Ti ho risposto entrando nel merito dei tuoi rimproveri ingiusti ed espressi con toni polemici e non pacati come al solito; il che smentisce che per la televisione pubblica sia pressoché impossibile sferrare attacchi con la telecamera. L'importanza del tuo programma e della vicenda Cricca giustificano poi il fatto che, per replicare alla tua ramanzina, abbia scritto un fondo e non un corsivo. Tu d'altronde hai fatto lo stesso.

 

Secondo. La signora Pedrelli ci ha inviato una lettera di commento al tuo battibecco con Porro e l'abbiamo accolta però che riflette, probabilmente, lo stato d'animo di molti telespettatori che hanno seguito la trasmissione. Vorrei tranquillizzarti: la missiva è autentica e te ne mando una copia. Ce n'è un'altra della medesima lettrice in cui lei manifesta soddisfazione per aver visto sul Giornale il proprio intervento, e ti invio copia anche di quella. Così avrai modo di chiedere conto direttamente a darà Pedrelli del perché abbia detto certe cose che per me sono opinioni, quindi legittime.

 

Personalmente, non avendo alcuna velleità di appartenere alla élite, non disprezzo il «cittadino comune» che, forse, non sempre capisce ma intuisce quasi tutto, e al quale in ogni caso mi rivolgo, da pari a pari, quando svolgo il mio lavoro.

Terzo. Concordo con te che la casa stia a cuore agli italiani, L'80 per cento di loro se l'è comprata a caro prezzo e sostenendo pesanti sacrifici per versare l'anticipo, prima, e poi per pagare le rate del mutuo. Se scopre che i signori della Casta, della Nomenclatura, insomma i potenti sono riusciti invece ad averne una a scrocco, magari di lusso, ovvio si irriti.

 

Qui siamo di fronte a una lista di nomi che in effetti dice poco. Si sa però che è stata stilata da Anemone (rè degli incriccati), e che Anemone è lo stesso imprenditore che per fare un «dispetto» a Scajola gli ha regalato 900mila euro con cui questi si è concesso un appartamento davanti al Colosseo, Roma. Ti pare una faccenduola da nulla? Alla magistratura, no. Tant'è che ha organizzato una inchiesta dove è finito l'elenco in questione elevandolo a documento giudiziario oggetto di studio.

MAURIZIO BELPIETRO

E secondo te io questo elenco anziché pubblicarlo avrei dovuto usarlo per avviare una indagine giornalistica, sostituendomi ai pm, alla Guardia di finanza, alla polizia di Stato e ai carabinieri? Andiamo, Bruno. Non prendiamoci per i fondelli. Noi facciamo il nostro mestiere e lasciamo agli investigatori il loro. Non siamo noi a dover stabilire se i personaggi citati nel documento siano puri come angeli o abbiano qualche macchia. Il nostro dovere è dare notizie, e a questo ci atteniamo specialmente se le notizie sono suffragate da carte ufficiali.

Quarto. Il fatto tu conosca o no la gente che figura nell'atto è ininfluente. È un dato che Anemone campava di appalti e che per ottenerli non lesinava favori, tra i quali la casetta nuova e lavoretti di ristrutturazione. Questo il motivo per cui l'innocuo elenco potrebbe non essere innocuo per qualcuno: lo dirà la magistratura, non il Giornale. Il quale non è vero, come tu affermi, abbia liquidato in una riga e mezzo l'ipotesi che i «clienti» di Anemone siano innocenti.

Se permetti, sul tema ho scritto un editoriale, che ti sarà sfuggito; e vari colleghi nei loro articoli hanno ribadito il concetto. Evidentemente polemizzi col Giornale senza averlo letto. Altrimenti sapresti con quanta cautela abbiamo trattato la materia. Se qualcuno ha fatto di ogni erba un fascio (chi?) sarà inchiodato alle proprie responsa
bilità.

FELTRI

Quinto. Riprendo dal punto tre della tua lettera: «So bene che mettere in pagina una lista è molto più comodo e rapido che farci una indagine». Ho già detto sopra che non siamo poliziotti ne carabinieri ne vogliamo scimmiottarli. Abbiamo messo in pagina l'elenco accompagnato da ragionamenti che non hai letto, altrimenti non insinueresti che abbiamo dato in pasto nomi all'opinione pubblica. Ci siamo limitati a rendere noti elementi utili a comprendere l'intricata storia nella convinzione che il lettore «non divora niente prima di averne capito il sapore»; già il lettore non è più stupido di te e di me.

Sesto. Veniamo a Pupi Avati. Scommetto sulla sua irreprensibilità. Nella presente circostanza però, se fossi in lui, non sarei stupito se un cronista mi telefona per domandare com'è andata ne mi preoccuperei di rintracciare la matrice dell'assegno con cui ho pagato; semmai cercherei la fattura e se non la trovassi ne richiederei copia a chi ha eseguito i lavori.

O non è forse doveroso versare l'Iva? Chi non la versa non sarà un delinquente, ma un evasore o un complico d'evasore sì. Lo stesso comportamento sarebbe opportuno fosse tenuto da tutti coloro i quali sono indicati nell'elenco. Che c'entra il garantismo in questa vicenda? È in corso un'inchiesta e chi a qualsiasi titolo è coinvolto deve collaborare a fare chiarezza; presentare una fattura non è faticoso, lo è molto di più stracciarsi le vesti.

 

TRIBUTARIA Documento di riconoscimento degli assegni circolari per comprare la casa di Scajola

Settimo. Dici che ti ho insultato. Questa è solo una bugia. Non c'è una frase, ima parola nel mio pezzo di ieri che non sia rispettosa. Ho difeso con vigore il Giornale e il suo vicedirettore da te imprudentemente accusati.

Ottavo. Tangentopoli non si può paragonare a quanto sta accadendo adesso, che semmai rammenta Affittopoli che riguardava i privilegi della Casta in campo immobiliare. Migliaia di parlamentari, portaborse, sindacalisti, amici degli amici, avevano ottenuto a fitto pressoché simbolico alloggi di enti pubblici, mentre il «cittadino comune» (da te poco stimato) era costretto a pagare pigioni (folli) di mercato.

Non vorrei che Balducci, Anemone e compagnia avessero messo in piedi un mercanteggiamento simile, sia pure con altri mezzi e altri metodi. Lo penso perché c'è in giro troppo nervosismo. Un nervosismo che mi è sembrato scorgere anche in te. Mah, sbaglierò! Mi ha fatto specie vedere con quanta foga davi addosso a noi perché avevamo pubblicato l'elenco compilato dalla Cricca. In questo senso va intesa la mia battuta sulla tua inclinazione, nel frangente, a stare più coi potenti che con il «cittadino comune» verso il quale - ripeto - anche oggi non dimostri grande simpatia.

ha decapitato il ministro Scajola Da Libero

Nono. Delitto di Garlasco. La posizione di Alberto Stasi non era debole. Ma è andata via via indebolendosi man mano Porta a Porta vi dedicava puntate su puntate. Alle quali hanno sempre partecipato colpevolisti e garantisti, tra cui me. Solo che i colpevolisti erano in schiacciante maggioranza e si giovavano di servizi e interviste tutte pendenti a dipingere Alberto come «assassino dagli occhi di ghiaccio», pedofilo, porcellone, furbo, calcolatore. Risultato: tutti convinti della colpevolezza di Stasi. Il quale se fosse stato giudicato da una giuria popolare (influenzata dal tuo programma) sarebbe stato condannato senza remissione.

3 - IL SEGRETO DI BRUNO: QUELLA CASA IN AFFITTO DAGLI AMICI DI BALDUCCI
Gian Marco Chiocci
per "Il Giornale"

Nel suo sfogo in tv contro il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro, eppoi nella risposta scritta al direttore Vittorio Feltri (che pubblichiamo sotto) Bruno Vespa se la prende con questo quotidiano che ha pubblicato il famoso «elenco dei 400», altrimenti noto come «lista Anemone». Sia a Porta a porta che nella lettera Vespa si dimentica di riferire un dettaglio, magari non decisivo, che forse ai telespettatori andava dato.

 

E cioè che anche lui abita in una casa, una splendida casa su tre livelli a Trinità dei Monti, di proprietà di Propaganda Fide, la congregazione per l'evangelizzazione dei popoli finita nel mirino della magistratura per gli immobili riportati nella «lista» e per l'allegra gestione del suo patrimonio di case e palazzi in parte «affidato» al provveditore Angelo Balducci.

Sì, proprio lui, il gentiluomo del Papa nominato dal cardinale Sepe membro del comitato dei saggi che sovrintendeva al patrimonio immobiliare, e che spesso agiva come una sorta di agente porta a porta per affittare immobili ai potenti, arrestato insieme all'imprenditore Anemone, proprio lui, il titolare della lista che porta il suo nome. Un dettaglio, insistiamo, non determinante. Da non omettere, però.

 

Da non omettere, però, come la questione dell'affitto. Quanto paga effettivamente l'ex direttore del Tg1 per una delle più belle case della Capitale, con tanto di giardino, terrazze mozzafiato e jacuzzi esterna? La domanda non è di poco conto visto che nel lontano 2006, stando a quanto riferiva il foglio economico Italia Oggi, il successore di Crescenzio Sepe al vertice della congregazione, e cioè il porporato indiano Ivan Dias, appena insediato decise di vederci chiaro su alcuni immobili dati in fitto ai privati che non rendevano quanto avrebbero dovuto.

 

Fra le situazioni da rivedere, alcuni appartamenti disseminati intorno al Palazzo della Propaganda Fide in piazza di Spagna, compreso dunque l'alloggio di Vespa. All'epoca sulla querelle vi furono smentite, precisazioni, minacce di querele. Secondo le vecchie ricostruzioni, rilanciate recentemente anche dal sito Dagospia, nelle sacre stanze non si sarebbe poi dato seguito alle richieste del cardinal Dias (anche) per Bruno Vespa fors'anche perché quest'ultimo aveva speso un mucchio di soldi per ristrutturare centinaia di metri quadrati di casa.

Per correttezza va sottolineato che questi lavori, a detta di Vespa, vennero da lui personalmente liquidati «senza aver mai sentito nemmeno nominare Diego Anemone», uno che invece era di casa in molte delle case di Propaganda Fide. Compresa quella di via dei Prefetti alienata, secondo i pm, a un quarto del suo valore all'ex ministro Lunardi dal cardinal Sepe, attraverso Balducci.

Sul Messaggero del 5 maggio scorso il Vaticano per la prima volta ha fatto trapelare il suo «sconcerto»: per la gestione dissennata del patrimonio, non per la pubblicazione della Lista Anemone. [20-05-2010]

 

CDR RAINEWS24, CANCELLATI DA DIGITALE...
(Adnkronos) - 'Parte la nuova Rai ma senza Rainews24. Siamo pronti a denuciare l'azienda per interruzione di servizio pubblico'. Cosi' il Cdr di Rainews all'ADNKRONOS, spiegando di aver indetto per mezzogiorno un'assemblea al termine della quale 'annunceremo forme di protesta, anche eclatanti'.

 

"Chiediamo -continua il Cdr di Rainews24- un incontro urgente con il direttore generale Mauro Masi per sapere i motivi di quanto sta accadendo e quale sara' il futuro di Rainews24. Oggi doveva essere il giorno in cui la Rai cambia i loghi ma, grazie alle centinaia di mail di protesta arrivate in redazione, abbiamo scoperto che molti utenti non riescono piu' a trovarci'.

'E non e' tutto -conclude il Cdr di Rainews24- siamo spariti anche dal canale 506 di Sky. Da stamattina al posto nostro appare una scritta dove si legge: dal 18 maggio parte un nuovo canale sportivo'. 18-05-2010]

RAINEWS, CHI L’HA VISTA? – IL CANALE DI CORRADINO MINEO SPARISCE DAL DIGITALE TERRESTRE E S’INCAZZANO TUTTI COME BESTIE – LA RAI SPIEGA: È STATO RICOLLOCATO SUL MULTIPLEX, COSÌ SARÀ PIÙ VISTA – LEONE: “DA STASERA TORNA TUTTO OK” – INTANTO I GIORNALISTI PROCLAMANO UNO SCIOPERO PER IL 28 MAGGIO (GENIALE, PER QUELL’EPOCA SARÀ TUTTO RIENTRATO NELLA NORMA) – INTANTO VIALE MAZZINI SI BRUNETTIZZA E PUBBLICA GLI STIPENDI DEI VERTICI: SADO-MASI 715 MILA €, GARIMBA 450

1 - RAINEWS RICOLLOCATA SU MULTIPLEX RAIUNO, RAIDUE E RAITRE...
(Adnkronos)
- 'La Rai conferma il ruolo strategico di Rai News nell'ambito della propria offerta sul digitale terrestre. Infatti -informa l'azienda, in una nota- in occasione dello switch over in Lombardia, Piemonte orientale e nelle province di Parma e Piacenza, ha ricollocato il canale dal multiplex 3 al multiplex 1, accanto a Rai1, Rai 2 e Rai 3, garantendo in questo modo una maggiore copertura di popolazione rispetto al passato'.

 

'Il trasferimento dal multiplex 3 al multiplex 1 -continua la Rai- richiede una nuova sintonizzazione per i decoder e i televisori integrati che non la fanno automaticamente. Rai, da alcune settimane, sta informando i telespettatori sull'opportunita' di risintonizzare i decoder per una visione completa di tutti 13 i canali Rai'.

 

2 - LEONE, DA STASERA RAINEWS TORNERA' VISIBILE...
(ANSA)
- "Un disagio temporaneo per un risultato migliore nella ricezione di Rainews 24 sul digitale, che da stasera tornerà visibile a tutti gli utenti". Giancarlo Leone, vice direttore generale della Rai con delega alla transizione al digitale terrestre commenta così il momentaneo 'oscuramento' di Rainews 24. Viale Mazzini, premette Leone ha "colto l'occasione dello switch over in alcune aree del nord Italia per riaffermare e consolidare il ruolo centrale dell'informazione del servizio pubblico ed in particolare della testata Rai News.

 

Quando si trasforma una strada in autostrada, generalmente ci sono i cosiddetti lavori in corso che comportano qualche temporaneo disagio per un risultato finale di maggiore visibilità e centralità nel sistema televisivo. In occasione della riconfigurazione dell'offerta Rai sul digitale terrestre, con la nascita di nuovi canali e l'aggiornamento di canali esistenti, è stato necessario ricollocare i diversi canali, vecchi e nuovi, nei vari multiplex".

 

3 - DI PIETRO, SONO LE SOLITE PROVE DI REGIME?
(ANSA) -
"L'oscuramento di Rainews 24 è il segno di una ben precisa volontà politica che mira a chiudere definitivamente la testata". Lo afferma in una nota il Presidente dell'Italia dei Valori, Antonio di Pietro. "Prima hanno pensato a cancellare 'Il Caffe'' di Corradino Mineo, importante spazio d'informazione giornalistica con grande seguito di ascoltatori, adesso, senza preannuncio, fanno sparire l'intera testata. E' una vergogna che fa comprendere l'intento censorio nei confronti di Rainews 24. Sono le solite prove di regime?", conclude.

 

4 - ASSEMBLEA RAINEWS24 PROCLAMA SCIOPERO PER 28 MAGGIO...
(Adnkronos) -
L'assemblea di RaiNews24 ha proclamato all'unanimita' uno sciopero per il 28 maggio prossimo, per protestare contro i problemi di ricezione del canale che si stanno verificando in queste ore. Ora l'assemblea, che si era riunita nella redazione di Saxa Rubra, si trasferisce davanti alla sede Rai di Viale Mazzini 14 per protestare sotto il palazzo che ospita i vertici Rai e per chiedere un incontro urgente al direttore generale della Rai, Mauro Masi, e al presidente, Paolo Garimberti.

 

5 - RAI: 'OPERAZIONE TRASPARENZA' DEI VERTICI, RESE NOTE RETRIBUZIONI DI CDA E DG...
(Adnkronos) -
Nell'ambito della 'operazione trasparenza', come preannunciato nell'incontro del Direttore Generale Mauro Masi con il Ministro della Pubblica amministrazione e innovazione, Renato Brunetta, la Rai rende note le retribuzioni di Presidente, Consiglieri di Amministrazione e Direttore Generale. "Tali retribuzioni tengono conto della riduzione del 5% decisa dal CdA, sentito l'Azionista, in occasione del suo insediamento. Anche la retribuzione del Direttore Generale e' stata ridotta del 5% rispetto a quelle dei suoi predecessori".

 

"Al Presidente -rende noto Viale Mazzini- vanno 350 mila euro lordi di indennita' di carica piu' 98 mila euro lordi come consigliere. Ai Consiglieri di Amministrazione 98 mila euro lordi piu' eventuali emolumenti per deleghe istruttorie. Al Direttore Generale 715 mila euro lordi".18-05-2010]

 

 

 

Da "Vanity Fair"
BEATRICE DOTTORESSA IN LEGGE - Il 31 maggio, all'Università Bocconi di Milano, si laurea in Legge Beatrice Borromeo. La giornalista del Fatto quotidiano, fidanzata di Pierre Casiraghi, ha scritto una tesi sulle ipotesi per ridurre i tempi dei processi.

MARIA LUISA BUSI sfancula MINZOLINI E RINUNCIA Alla CONDUZIONE TG1 (NON SI RICONOSCE PIÙ NELLA TESTATA) - “UN CONDUTTORE PUÒ SOLO TOGLIERE LA SUA FACCIA PER DIFENDERE LE SUE PREROGATIVE PROFESSIONALI” - (e berlusconi gode: dopo ruffini e sant’euro, la pasionaria. domani a chi tocca, alla dandini?)… Minzolini

(ANSA) - Maria Luisa Busi rinuncia alla conduzione del Tg1. Lo scrive lei stessa in una lettera che - a quanto si apprende - ha affisso stamattina nella bacheca della redazione. Tre cartelle e mezzo per spiegare che non si riconosce più nella testata, e per dire che come un giornalista ha come unico strumento per decidere di difendere le sue prerogative professionali, ovvero togliere la propria firma, un conduttore può solo togliere la sua faccia. Così ha deciso di fare lei e abbandona la conduzione del Tg1 delle 20. La decisione arriva dopo una serie di scontri con il direttore della testata Augusto Minzolini.

 21-05-2010]

 

 

 

 

VESPA E IL SUPER ATTICO A PIAZZA DI SPAGNA GENTILMENTE CONCESSO DALLA PROPAGANDA FIDE DEL CARDINALE SEPE. QUANDO ARRIVA IL SUO SUCCESSORE DIAS, VUOLE DISDIRE SUBITO IL CONTRATTO...
Fosca Bincher (alias Franco Bechis) per "Italia Oggi" del 25 ottobre 2006

Da qualche settimana c'è un fascicolo sul tavolo del prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, cardinale Ivan Dias, che sta creando qualche imbarazzo alla curia romana e anche al di qua del Tevere. Sulla cartellina una sola dicitura: "Gestione del patrimonio immobiliare della Pontificia Opera Missionaria della Propagazione della Fede".

Al suo interno un lungo elenco di immobili che indirettamente riportano alla Congregazione, con a fianco il valore catastale, l'utilizzo e l'eventuale messa a reddito. Molti sono di pregio, nel cuore di Roma, e la loro "valorizzazione" stabilita secondo le direttive del prefetto che per lunghi anni ha guidato la Congregazione, l'attuale cardinale arcivescovo di Napoli, Sua Eminenza Crescenzio Sepe.

Alcuni immobili sono impiegati per esigenze dirette della Congregazione o delle Opere collegate, come quello principale, il Palazzo della Propaganda Fide, sul confine fra piazza di Spagna e l'adiacente piazza Mignanelli. Altri sono invece affittati a inquilini privati secondo accordi e contratti stipulati nel tempo.

Fra questi anche qualche vip che con facilità ha bussato a un indirizzo immobiliare non sempre accessibile. E' accaduto qualche tempo fa anche a uno dei volti più noti della televisione italiana, Bruno Vespa, già direttore del cattolicissimo Tg1 della Rai e da anni conduttore di Porta a Porta, la trasmissione giornalistica di punta della rete ammiraglia di viale Mazzini.

Vespa, che proprio negli studi della sua trasmissione ha potuto conoscere il futuro cardinale Sepe, vulcanico organizzatore del Giubileo del 2000. Fra i due la consuetudine professionale si è presto trasformata in una sorta di amicizia. Così a Vespa è capitato di parlare della sua ricerca di un'abitazione nel cuore della capitale.

Monsignore Sepe ci ha pensato un po' su, e quando si è liberato un appartamento delle dimensioni richieste a due passi da piazza di Spagna, ha avvisato l'amico giornalista. Una stretta di mano e il contratto è stato fatto. Vespa però non si è subito trasferito nella nuova abitazione: prima ha avviato numerosi lavori di ristrutturazione a proprie spese, e nel frattempo ha cercato di locare la propria abitazione a Prati a persona di fiducia, cui dare in custodia anche un bene cui era particolarmente legato: la raccolta di volumi che impreziosisce una delle biblioteche più invidiate di Roma. Cerchio chiuso.

Se nel frattempo non fosse arrivato al posto di Sepe l'arcivescovo emerito di Bombay. Che ha chiesto ai suoi di visionare personalmente tutti i contratti, dando l'indicazione alla struttura di una immediata disdetta di tutti quelli nella zona del palazzo della Propaganda Fide.

Fra i collaboratori c'è chi ha evidenziato la delicatezza della questione, e in particolare l'inopportunità di un'azione simile nei confronti di un inquilino così prestigioso come il conduttore televisivo. Ma il cardinale Dias, che ha girato mezzo mondo e un po' meno frequentato la Curia, sembra non si sia fatto impressionare nemmeno dall'ipotesi di un contenzioso legale con il celebre inquilino (che ne avrebbe più di una ragione, vista l'entità dei lavori di ristrutturazione già effettuati a proprie spese).

Sulla vicenda non è ancora scritta l'ultima parola, ed è possibile che alla fine l'intenso lavoro diplomatico che si sta svolgendo al di là e al di qua del Tevere lasci le cose al loro posto ed eviti l'imbarazzo generale.

 

 

#1- BOCCHINO MORDE: "MIA MOGLIE PRODUCE PER LA RAI? NON LO TROVO SCANDALOSO. I CONTRATTI PIÙ IMPORTANTI DELLA RAI VANNO A SILVIO BERLUSCONI E AI SUOI FIGLI, PROPRIETARI DELLA ENDEMOL - SE VOGLIAMO FARE UN CODICE ETICO PER CUI CON LA RAI NON POSSONO AVERE NULLA A CHE FARE I PARENTI FINO AL SESTO GRADO DI CHI SIEDE IN PARLAMENTO, IO SAREI D’ACCORDISSIMO: PERÒ IL MAGGIOR COLPITO SAREBBE BERLUSCONI, CHE É IL MAGGIOR BENEFICIARIO INSIEME AI SUI FIGLI" - #2- RIGUARDO AGLI ARTICOLI DEL GIORNALE DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI SULLA "SUOCERA" DI FINI (DAGO-SCOOP), IL GIUDIZIO DI BOCCHINO È NETTO: "E’ SOLO SPAZZATURA, SONO NON NOTIZIE CHE SERVONO A BASTONARE CHI DISSENTE NEL PDL" - #3- CARO ITALO, ATTENTO A DIRE SPAZZATURA. GUAI POI A BLATERARE DI "NON NOTIZIE". SE SEI CURIOSO DI CONOSCERE GLI ESTREMI DEL CONTRATTO FIRMATO DALLA MADRE DI ELISABETTA TULLIANI, COMPAGNA DI FINI, DEVE SEMPLICEMENTE FARE UNO SQUILLO A UNA PERSONA CHE CONOSCI BENE: IL ’FINISSIMO’ MAURO MAZZA, RAIUNO. COSÌ SCOPRIRAI CHE GIAN-MENEFREGO HA UNA PICCOLA, FUTURA ENDEMOL IN CASA (INCASSA UN MILIONE E MEZZO L’ANNO PER UN FORMAT COSÌ PREGNANTE CHE È FINITO DENTRO A UN ALTRO FORMAT!) -

 

1 - LETTERA
Caro Dago,
perchè non scrivi che la prima società a prendere valanghe di soldi da mamma
Rai è del Sig. Silvio Berlusconi ed i suoi figli??
E SCOMODO ANCHE PER TE SCRIVERE CHE LA PRIMA SOCIETA' CHE PRENDE SOLDI
PUBBLICI DALLA RAI
E' DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO??
Vai a vedere i contratti che ha il Sig.Berlusconi ed i suoi figli con la Rai
(...centinaia di milioni di euro!!), e pubblicalo sul tuo sito!! Grazie
Saluti
Luca Massaro

 

2 - "CONTRATTI RAI? I PIÙ IMPORTANTI A ENDEMOL"
Il Giornale.it

"I contratti più importanti della Rai vanno a Silvio Berlusconi e ai suoi figli, proprietari della Endemol. Ma non lo trovo scandaloso: la Endemol è una grande società che fa produzione, ricchezza e audience". Lo dice, in un intervista a SkyTg24 Italo Bocchino, ex vice presidente "finiano" del gruppo Pdl alla Camera, finito in prima pagina sul "Giornale" per il contratto di produzione assegnato dalla Rai alla moglie. "Quello che troverei scandaloso - sottolinea Bocchino - sarebbero scelte al di fuori della normativa vigente".

Riformista_

"Se vogliamo fare un codice etico per cui con la Rai non possono avere nulla a che fare i parenti fino al sesto grado di chi siede in Parlamento, io - dice Bocchino sarei d'accordissimo: però il maggior colpito sarebbe Berlusconi, che é il maggior beneficiario insieme ai sui figli".

 

Per quanto riguarda la moglie Gabriella Buontempo, Bocchino ricorda che quando l'ha conosciuta già lavorava con la Rai e che nell'articolo del Giornale "non c'é nessuna accusa, si dice che fa la produttirce, lo fa bene e a prezzi di mercato". Riguardo agli articoli del giornale della famiglia Berlusconi non solo su sua moglie ma anche sulla suocera di Gianfranco Fini, il giudizio di Bocchino è netto: "E' solo spazzatura, sono non notizie che servono a bastonare chi dissente nel Pdl".

"Scajola? Mi auguro che chiarisca" "Esprimo solidarietà umana a Scajola e mi auguro che riesca a chiarire quanto prima questa vicenda". Bocchino accenna al caso dell'acquisto di un appartamento a Roma da parte del ministro dello Sviluppo Economico che anche se non è indagato e accusato di averlo acquistato anche con soldi di uno degli imprenditori coinvolti nell'inchiesta sul G8. L'esponente finiano rinnova l'invito ad approvare subito il ddl anticorruzione quando, dopo la firma del presidente della Repubblica arriverà alla Camera.

 

"La politica - dice Bocchino - deve essere trasparente, non ci deve essere nemmeno un centimetro quadrato di ombra per l'opinione pubblica. Quindi mettiamo subito all'ordine del giorno il ddl anticorruzione e, con un voto bipartisan approviamolo il prima possibile. "Noi questo - ricorda Bocchino - l'abbiamo chiesto nei giorni scorsi. E' prioritario e questo deve fare un partito serio".

 

Alla domanda che cosa faranno i finiani se la maggioranza del Pdl non fa questa scelta Bocchino risponde: "ne prenderemmo atto e faremmo la nostra parte". "Noi - precisa - non facciamo agguati, il ruolo della minoranza in un grande partito è quello di stimolo. Il problema è che il Pdl non deve essere un partito grande ma un grande partito".

"Marginalizzato per giudizi sul premier" "Il ruolo di un grande partito è quello di un esercizio serio della democrazia interna che non può portare alla marginalizzazione di un dirigente politico al quale non vengono addebitati errori nella conduzione del gruppo parlamentare, ma vengono addebitati giudizi non soddisfacenti verso il leader del partito".

 

Italo Bocchino torna a parlare delle sue dimissioni da vice presidente del gruppo del Pdl e rivendica il ruolo dei finiani nel partito. "La nostra - ribadisce Bocchino - è una scelta politica e andiamo avanti con la nostra battaglia che è interna al partito che vogliamo più forte, più democratico, più partecipato e più attento sui temi trascurati in questi anni".

02-05-2010]

 

 

CUCCAGNA RAI PER LA CLERICI: CONTRATTO DA UN 1,8 MILIONI DI EURO - CONTRATTO DI COLLABORAZIONE PER IL PENSIONATO MINOLI: 2 MILIONI E ROTTI PER 3 ANNI PIù LA SOLITA STRUTTURA PER REALIZZARE IL PROGRAMMA "150 ANNI D’ITALIA", DI CUI NON FREGA NIENTE A NESSUNO - CARLO CONTI è SICURO DI SANREMO – COM’È POCO LEGHISTA IL PROMO SKY SULL’ITALIA MONDIALE - LA “BLIND SIDE” DELL’OSCARIZZATA BULLOCK MEDIASET LANCIA IL CANALE HD

1 - DAGOREPORT
Antonella Clerici, per ripetere "La prova del cuoco" più 25 prime serate, ha sparato una richiesta di 2,5 milioni di euro. Invece di spedirla in qualche centro di cura, magari in compagnia del suo 'magnager' Lucio Presta, la Rai del già Sado-Masi, ormai Maso-Masi, le ha concesso 1,8. Ora tocca alla Milly Carlucci e al suo contratto ballerino.

 

Minoli ha chiuso la porta (va in pensione) e ha aperto una finestra: contratto di collaborazione per i "150 anni d'Italia" (di cui non frega niente a nessuno) intorno ai 2 milioni di euro per la durata di 3 anni. Gli è stato concesso di farsi una struttura con collaboratori presi da "Rai Soria" e "Rai Educazione" - sono i due canali che vanno nelle mani dell'epurato Paolo Ruffini.

2 - COM'È POCO LEGHISTA IL PROMO SKY SULL'ITALIA MONDIALE
Maurizio Caverzan per "Il Giornale"

 

1 - ITALIANI DE CHE?
«Noi italiani siamo unici, siamo del nord e siamo del sud, provinciali e giramondo...». La voce fuori campo illustra immagini di ragazzi che si tuffano in acqua, altri che salgono su un treno, graffiti pro Baggio... «Siamo Latini, Normanni, Turchi, Greci, Francesi, Arabi. Eppure quando c'è la Nazionale, siamo tutti italiani». È il promo "Emozione azzurra" di Sky per i Mondiali sudafricani. In sostanza, noi italiani siamo figli di tante etnie, ma al momento giusto siamo italiani veri. Chissà se il messaggio piacerà in casa Bossi.

 

2 - IN AUTUNNO SU RAIUNO A BAUDO IL PROGRAMMA PER I 150 ANNI DELL'ITALIA
Da "la Stampa" - Un programma in prima serata per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Lo condurrà Pippo Baudo su Raiuno a partire dal prossimo autunno: «È un avvenimento grandioso - dice a Sorrisi e Canzoni - . Ci stiamo lavorando ma è presto per parlarne».

 

3- CONTI SICURO DI SANREMO RINVIA I MIGLIORI ANNI - Per la prossima stagione Carlo Conti ha accettato di rinviare "I migliori anni" a dopo "Canzonissima", non solo perché sarebbe un errore programmare nella stessa Raiuno due varietà canori, ma soprattutto perché la sua conduzione del prossimo Festival di Sanremo è cosa fatta. E dunque, conviene dedicare l'autunno alla sua preparazione e essere collaborativi con la rete e il suo direttore Mauro Mazza.

 

4 - LA SENICAR PRONTA PER CANALE 5 - Nina Senicar, appena esclusa dall'"Isola dei famosi" - stasera sarà in studio chez Simona Ventura - ha già in tasca un nuovo contratto con Mediaset. L'agente della modella serba ha firmato per un programma con Canale 5, si sussurra nei corridoi di Cologno alla corte di re Antonio Ricci o di Mammucari.

 

5 - CHIAMBRETTI SALUTA CON DEL PIERO E BOY GEORGE - Chiusura con i botti al "Chiambretti night". Mercoledì, a conclusione di un filotto calcistico che ha esibito Mourinho, Capello, Ancelotti, Platini e Trapattoni, sulla poltroncina dei Numeri Uno arriverà Alessandro Del Piero. Mentre giovedì, per la puntata di congedo della stagione, l'ospite sarà Boy George che presenterà il suo nuovo album. Qui, però, il filone è diverso...

 

6 - PREMIUM CINEMA IN HD - Ultimi preparativi per la quinta conferenza sul digitale terrestre prevista il 3 e 4 maggio al teatro Dal Verme di Milano in vista dello switch over lombardo (il 18 maggio). La gestione delle due giornate è stata equamente suddivisa tra Rai e Mediaset: lunedì sarà Alessio Vinci a condurre i lavori, martedì toccherà a Bruno Vespa. La sera del 3 cena di gala alla Triennale, cui seguirà la proiezione in anteprima per l'Italia di "The blind side" con l'oscarizzata Sandra Bullock, film con il quale Premium cinema inaugurerà il suo canale in alta definizione. 27-04-2010] 

BENVENUTI AL REALITY “La suocera, il cognato, il programma RaiUNO e il Presidente della Camera” - “IL FATTO” SCODELLA ALTRE GOLOSE CHICCHE – “Allo stesso indirizzo DELLA SOCIETà DI FRANCESCA FRAU, MADRE DI ELISABETTA TULLIANI, è ufficialmente domiciliata anche la Giant Entertainment S.r.l. che fa capo a Giancarlo Tulliani, fratello Della FIAMMA DI FINI, finito nei mesi scorsi sotto i riflettori proprio per un appalto guadagnato in Rai – IL FLOP DI “CHEK-IN”…

1 - L'APPALTO RAI DELLA SUOCERA DI FINI
Eduardo Di Blasi per "Il Fatto Quotidiano

 

La suocera, il cognato, il programma Rai e il Presidente della Camera. La notizia rilanciata dal sito Dagospia riprende un vecchio filone degli scoop sui "tipini fini" del sito di Roberto D'Agostino, ma segnala con ogni evidenza che l'aria della battaglia oggi in corso tra Gianfranco Fini e il presidente del Consiglio è salita di temperatura.

 

In sintesi, racconta Dagospia, all'interno del contenitore pomeridiano di Rai Uno condotto da Caterina Balivo, c'è un programma appaltato in esterno dal titolo "Per capirti", che mamma Rai acquista al prezzo di 8.120 euro a puntata (che, è calcolato, per 183 puntate, fa la bella cifra di 1 milione e 485 mila euro). "Per capirti", è spiegato, nella fascia oraria in cui viene trasmesso (intorno alle due del pomeriggio), fa ascolti anche decenti : 1.800.000 spettatori, con il 12% di share.

 

Resta il fatto che quell'appalto esterno è stato aggiudicato alla Absolute Television Media (conosciuta anche come At Media), posseduta per il 51% da Francesca Frau, mamma di Elisabetta Tulliani e quindi "suocera" del Presidente della Camera. La società, può documentare Il Fatto Quotidiano, è nata appena nell'estate del 2009, con un capitale di 10mila euro, 5.100 dei quali sottoscritti dalla signora Frau.

 

L'azienda (che ha anche un sito internet all'indirizzo web www.atmedia  srl.com) è domiciliata presso lo studio del commercialista Luciano Fasoli (che risulta esserne l'amministratore unico), professionista che si segnala già molto vicino a Maurizio Costanzo L'altro 49% dell'azienda è di una società, la Immediate Group S.r.l., posseduta quasi interamente (8.500 euro sui 10mila di capitale) dall'imprenditore salernitano Matteo Fiorillo.

 

E per il resto dal giornalista milanese Roberto Quintini, una lunga carriera anche come autore e produttore tv (che ha sottoscritto quote per mille euro) e da Francesca Rogano (che ha contribuito con 500 euro). Amministratore unico di Immediate Group è Carlo Sanna. Interessante è l'indirizzo in cui ha sede la società "At Media" : al terzo piano di viale Mazzini 114/a, a dieci metri dagli uffici Rai (che sono giusto di fronte, al civico 114), ma non solo. Allo stesso indirizzo, viale Mazzini 114/a è ufficialmente domiciliata anche anche la società Giant Entertainment S.r.l. che fa capo a Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, finito nei mesi scorsi sotto i riflettori proprio per un appalto guadagnato in Rai.

 

Il programma, "Italian Fan Club Music Award's", da lui prodotto, non fu propriamente un successo. Nel dicembre scorso, fu ancora il sito Dagospia a tirar fuori il nome del fratello di Elisabetta, affermando "che proprio in queste settimane sta cercando di chiudere contratti vantaggiosi con la Rai Uno di Mauro Mazza direttore di Rai Uno". Mauro Mazza, già direttore del Tg2, oggi passato alla Rete Uno, ascritto al gruppo dei "finiani", allora si affrettò a smentire: "Caro Dagospia, all'interno di una tua nota leggo un accenno a "contratti vantaggiosi" che il signor Giancarlo Tulliani starebbe "cercando di chiudere" con Rai Uno. La cosa è assolutamente falsa in quanto tra Rai Uno e il signor Tulliani non esistono trattative in corso né rapporti di alcun tipo".

Il direttore di Rai Uno, ieri, però, l'abbiamo rintracciato mentre era in viaggio, e non è riuscito a rispondere alla domanda se il programma "Per Capirti" della At Media, fosse titolare di un contratto con l'azienda televisiva di Stato, per la cifra di oltre 8mila euro a puntata.

 

La pensione d’oro del Minolone! - A 65 anni invece di andare a casa incassa dalla Rai una super consulenza da 2 milioni di euro più un budget da 16 milioni per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia e il mantenimento di “La Storia siamo noi” (l’unico format che funziona di Rai Educational) - A Ruffini lascia solo le briciole…

1 - LA PENSIONE D'ORO DI MINOLI: A 65 ANNI INVECE DI ANDARE A CASA INCASSA UNA SUPERCONSULENZA DA 2 MILIONI DI EURO L'ANNO
Diana Alfieri per "Il Giornale"


Ieri il Consiglio di amministrazione della Rai ha trovato una complicata via d'uscita sulle questioni legate a Paolo Ruffini, ex direttore di Raitre in attesa di incarico e Giovanni Minoli, storico dirigente, autore e ideatore di programmi in Rai (primo fra tutti «Mixer») prossimo al pensionamento.

Le due vicende erano collegate perché per dare un'adeguata posizione a Ruffini si dovevano sottrarre incarichi a Minoli, il quale però, da sempre giornalista cultore della storia, non ha alcuna voglia di mettersi a passeggiare al parco o guardare la tv dal divano di casa senza più esserne protagonista.

Alla fine Minoli (con decisione unanime del consiglio) è riuscito a tenersi il suo gioiellino, il programma «La storia siamo noi», Rai Dixit e soprattutto la responsabilità per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Un incarico forte visto che questa realtà avrà un budget di ben 16 milioni di euro per due anni.

 

In più al giornalista verranno pagati come compenso personale due milioni di euro, con un contratto di consulenza non essendo più dipendente della tv di Stato. Il che, visto che da fine maggio avrà la pensione, farà suscitare l'invidia e anche le rimostranze di quanti in Rai (non certo i dirigenti), non riescono nemmeno ad ottenere i premi di produzione promessi.

2 - MOSELLA (API), CHE DICE CORTE CONTI STIPENDI DIRIGENTI?
(ANSA) -
''Come fa la Rai a mettere insieme lacrime e sangue per i suoi dipendenti con gli stipendi a molti zeri per i mega dirigenti?'', dice Donato Mosella di Alleanza per l'Italia il quale si chiede cosa ne pensi la Corte dei Conti.

 

''Ci troviamo di fronte - spiega - a una clamorosa contraddizione dell'azienda pubblica tv: da una parte per la prima volta non viene assegnato il premio di produzione a dipendenti e contrattisti (circa un migliaio di euro l'anno), una decisione che colpira' un elevato numero di famiglie, dato che i dipendenti sono circa 9000 persone e i contrattisti 16000''.

''Dall'altra oggi apprendiamo - dice ancora - di una nuova girandola di incarichi e nomine per mega dirigenti con stipendi da un milione e mezzo di euro l'anno. Ci chiediamo cosa pensi la Corte dei Conti - conclude l'esponente Api - di un simile contrasto e di un'azienda che con una mano segna tanti zeri, con l'altra mette i dipendenti sottozero''

[28-04-2010]  

 

L’AMARCORD DI “OGGI” SUL VECCHIO SCANDALO DI SANDRA MILO: TITOLO DEL 1998: “SANDROCCHIA: PERCHÉ TRUFFAVI I VECCHIETTI?” - INDAGATA E PROCESSATA PER UN RAGGIRO DA OLTRE 2MLD DI LIRE AI DANNI DI ANZIANI RIMASTI SENZA CASA – MA ADESSO LA Più ANZIANA è LEI, OCCHIO ALLE TRUFFE!…

Andrea B. Tommaso per "Oggi"

Sull'Isola è sempre bufera. Dopo gli incidenti a ripetizione e i problemi gastro-intestinali che ne hanno segnato le prime puntate, è scoppiato il caso Aldo Busi, messo all'indice dalla Rai per qualche frase di troppo sul Papa. Lo stesso Busi, la settimana scorsa, ha rilasciato una clamorosa intervista a "Oggi", nella quale fra l'altro ha menato fendenti contro quasi tutti i suoi ex compagni d'avventura e ha annunciato querele (forse ricambiate) contro la giornalista televisiva Monica Setta.

Poi è arrivata la denuncia dell'"Espresso" sulle condizioni di vita e di lavoro della troupe che riprende i tele-naufraghi. Titolo dell'articolo: L'isola dei lavori forzati. È seguita l'immediata controreplica sdegnata di Giorgio Gori, amministratore delegato di Magnolia, la società che produce il programma per Raidue: «Certo, è un po' come andare al fronte, non è un villaggio vacanze: ma la maggior parte di questi lavoratori risiede in alberghi o casette prefabbricate e mangia in modo più che dignitoso».

Vabbè, contenti loro... Nel frattempo, il cast sta perdendo pezzi. Oltre a Busi, che garantiva alti ascolti, se ne sono dovuti andare fra gli altri Loredana Lecciso, il tronista Federico Mastrostefano (quello che aveva apostrofato Busi dicendogli: «Ma parla come magni!») e il figlio adottivo di Renato Zero, Roberto Fiacchini, per il quale il suo entourage profetizzava nientemeno che la vittoria finale grazie all'inevitabile valanga di televoti da parte dei fan di Zero, i sorcini (che però forse avevano i cellulari occupati).

E i nuovi arrivi, compreso il giullare italoamericano Domenico Nesci, non sembrano all'altezza della situazione. Così, Simona Ventura deve dar fondo a tutte le sue straordinarie qualità per tenere in vita un programma che rischia di scivolare da un lato nel trash puro, dall'altro nell'indifferenza per il già visto. Chissà se a riportare un po' di pepe basterà lo scandaletto che si va annunciando su Sandra Milo. Si tratta, per la verità, di una storia datata, però dimenticata dai più.

E a tirarla fuori, nel 1998, fu proprio "Oggi". L'articolo di Gennaro De Stefano, uno dei grandi cronisti di razza del nostro settimanale, scomparso due anni fa, si intitolava così: "Che tristezza, Sandrocchia: perché truffavi i vecchietti?". Già. L'attrice fu indagata, e poi processata, per un complicato raggiro da oltre 2 miliardi di lire ai danni di anziani proprietari di casa che si videro soffiare la propria abitazione. In pratica, venivano redatte false procure a vendere all'insaputa dei legittimi proprietari. Decine e decine i casi che vennero fuori.

La settimana successiva "Oggi" uscì con un secondo pezzo, nel quale si intervistavano i truffati, dal titolo memorabile: "Vogliamo vivere finché vedremo la Milo condannata". Ed effettivamente una sentenza ci fu. Nel febbraio 1999, Sandra Milo patteggiò una condanna a un anno e un mese di carcere, e solo grazie alla condizionale non finì dietro le sbarre. Adesso la Milo è sull'Isola. La più anziana è proprio lei. Sandrocchia, attenta alle truffe!

 

 

[07-04-2010]

 

I COMPENSI DI MEDIASET
Il Giornale.it -
Il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri ha percepito nel 2009 compensi complessivi per 3,52 milioni. Il vicepresidente Pier Silvio Berlusconi ha percepito 1,45 milioni e il consigliere delegato Giuliano Adreani 3,08 milioni. Non hanno invece percepito bonus, assegnati di contro ad alcuni consiglieri della società, fino a un massimo di 250mila euro.

È quanto emerge nel progetto di bilancio Mediaset del 2009 consultabile sul sito internet della società.
Nel dettaglio, Confalonieri ha percepito 1,55 milioni di emolumenti per la carica, 10.882 euro di benefici non monetari e 1,96 milioni relativi ad altri compensi.

[03-04-2010]

 

 

 

LA RAINEWS DI MINEO TRASMETTERÀ LA SANTORATA - E FELTRI DEVE AMMETTERE CHE IL NANETTO DI ARCORE HA SBAGLIATO TUTTO: "BUTTATO FUORI DALLA PORTA, "ANNOZERO", RIENTRA TRIONFALMENTE DALLA FINESTRA CREANDO UN SUPPLEMENTO DI ATTESA E DI PATHOS DOVUTO AL FASCINO DEL PROIBITO" - "I SOLONI DELLA RAI NON AVEVANO PENSATO CHE LE VIE PER AGGIRARE LE REGOLE IMPOSTE DALL’ALTO SONO INFINITE. HANNO FATTO LA FIGURA DEI DESPOTI CHE HANNO OSATO TAPPARE LA BOCCA AI LIBERI GIORNALISTI PROGRESSISTI E, IN AGGIUNTA, SI BECCANO FRA I DENTI LA RISPOSTA IRRIDENTE DEI CENSURATI: VOI CI ZITTITE SU RAIDUE E NOI ANDIAMO IN ONDA LO STESSO, ALLA FACCIA VOSTRA, SU ALTRI MEZZI DI COMUNICAZIONE LA CUI SOMMA SUPERA, PER ASCOLTI, LA RAI. ALTRO CHE MARTIRI DELL'INFORMAZIONE..." -

 

1 - FELTRI DEVE AMMETTERE CHE BERLUSCONI HA SBAGLIATO TUTTO
Da Il Velino.it

 

"Tutte le bischerate che di solito Michele Santoro e Marco Travaglio e Vauro dicono e disegnano durante le puntate balorde di Annozero, in questo periodo preelettorale chiuso per lutto, entreranno comunque di forza nelle case degli italiani attraverso una rete di emittenti (piccole grandi e medie) e grazie a internet con le sue innumerevoli diramazioni - scrive Vittorio Feltri in un editoriale sul quotidiano da lui diretto, IL GIORNALE -.

In pratica, l'intervento autoritario del servizio pubblico finalizzato a non turbare la campagna elettorale con programmi politicamente sbilanciati (a sinistra), per non dire asserviti (a sinistra), si è rivelato inutile, forse dannoso. Annozero cioè, buttato fuori dalla porta, rientra trionfalmente dalla finestra creando un supplemento di attesa e di pathos dovuto al fascino del proibito.

 

La logica è questa: tu non mi lasci vendere il ‘prodotto' sul mercato normale e allora lo vendo di contrabbando; nei clienti aumenta il desiderio di consumare il boccone ‘vietato ai minori e ai maggiorenni', e io sottobanco faccio affari d'oro".

"Ecco cosa succederà giovedì. Anziché sintonizzarsi su Raidue, come era sempre avvenuto in passato, la gente si sintonizzerà - per fare un esempio - su Antenna 3 e roba simile e potrà in ogni caso farsi venire il mal di pancia, sorbendosi la puntata speciale di Santoro in versione alternativa, quindi più sapida. È evidente. I soloni della Rai non avevano pensato che le vie per aggirare le regole imposte dall'alto sono infinite.

 

Si sono limitati a serrare bottega senza fare i conti con l'astuzia degli sregolati e con i loro complici ben felici di prestarsi quando si tratta di fare un dispetto alla maggioranza - continua Feltri -. Sicché ora, davanti alla fregatura subita, sono rimasti con tanto di naso e non sanno come reagire.

Hanno fatto la figura dei despoti che hanno osato tappare la bocca ai liberi giornalisti progressisti e, in aggiunta, si beccano fra i denti la risposta irridente dei censurati: voi ci zittite su Raidue e noi andiamo in onda lo stesso, alla faccia vostra, su altri mezzi di comunicazione la cui somma supera, per ascolti, la Rai. L'escamotage di Santoro e compagnucci ha fatto notizia".

TRAVAGLIO

"Tutti ne parlano. E il programma, c'è da scommettere, avrà successo. I dirigenti di viale Mazzini otterranno il risultato opposto a quello che intendevano ottenere: invece di oscurare il programma lo illumineranno con riflettori potentissimi. Tanto più che un pezzo della stessa emittente di Stato, Rainews24, che trasmette sul digitale e sul satellite, riprenderà (una follia) la santorata di dopodomani sera conferendo all'intera operazione il sapore acido dello sberleffo.

Altro che martiri dell'informazione: autori, conduttore, collaboratori di Annozero avranno l'opportunità di presentarsi quali eroi agli italiani, esattamente come i memorabili paladini della libertà di Radiolondra. Peggio della censura c'è solo la stupidità".

BEATRICE BORROMEO

2 - CORRADINO MINEO DIRETTORE DEL CANALE ALL NEWS: "È UNA NOTIZIA: RAINEWS LO TRASMETTERÀ"
Beatrice Borromeo per "il Fatto Quotidiano"

Corradino Mineo, direttore di RaiNews24, ha deciso di mandare in onda lo speciale di Annozero "Rai per una notte".

Direttore, perché ha scelto di trasmettere una serata polemica nei confronti della Rai, che è la sua azienda?
Sarebbe stato grave lasciare alla concorrenza un grande evento informativo organizzato da un gruppo di professionisti Rai.

La Rai però ha deciso lo stop del talk-show fino a elezioni concluse.
Il servizio pubblico deve pensare ai telespettatori. Non possiamo tradire la loro fiducia. E poi il punto è un altro.

 

Quale?
Questo sarà un fatto importante che merita di essere raccontato. Una notizia. Sarebbe giornalisticamente inaccettabile non darla.

Lei ha trasmesso anche la manifestazione di Berlusconi e quella del popolo viola.
Infatti. RaiNews24 manda in onda tutto ciò che interessa al pubblico.

Ha chiesto autorizzazioni?
Scherza? Siamo un canale all news, valutiamo autonomamente cosa ha la dignità per diventare notizia. Informiamo l'azienda, questo sì, e poi trasmettiamo.

Si aspetta ritorsioni?
E perché? Alla fine la Rai sarà felice di aver rispettato il pubblico.

 

Però Loris Mazzetti, dirigente di RaiTre, è stato sospeso per aver criticato la Rai sul "Fatto". Secondo lui è un avvertimento a chi parteciperà allo speciale di Annozero.
Guardi, sono in Rai dal primo febbraio 1978. Condizionamenti ambientali? Ce ne sono a bizzeffe. Scelte ingiuste? Certamente sì. Ma censure preventive io non ne ho mai avute.

 

E se dovessero sanzionarla a posteriori?
Come si dice, siamo tutti provvisori. Il fatto di avere un'informazione politicizzata mette tutti a rischio, ma se per evitare i rischi non fai il tuo lavoro, che giornalista sei?

Non tutti sembrano pensarla come lei, dentro l'azienda.
Prendiamo la vicenda di Minzolini che al Tg1 dice che l'avvocato Mills è stato "assolto" e non prescritto. Io sono dell'idea che anche l'ultimo dei giornalisti avrebbe dovuto controllare la notizia della prescrizione, chiamarla col suo nome, e darla nella maniera più corretta.

 

Ma è davvero così tranquillo?
Un giornalista non può scegliere con la pancia, la paura o il machiavellismo. Ne va della sua credibilità.

[23-03-2010]

 

Grande Fratello Trani! - Tutti spiano tutti. Fuga di notizie: indagine lampo per furto e ricettazione al Palazzo di Giustizia di Trani, coinvolti i giornalisti di Repubblica e Giornale che ieri hanno riportato intercettazioni non ancora depositate (quelle su Letta e Ruffini) - Il Corriere spara la notizia bomba in un articolo non firmato - I due cronisti in pool ripresi dalle telecamere del circuito interno davanti alla stanza di uno dei pm dell’inchiesta: “Si vedrebbe uno di loro che entra nella stanza per qualche minuto, mentre l'altro resta fuori in corridoio”...

Dal "Corriere della Sera"

Un'inchiesta durata meno di 24 ore: un cronista di Repubblica, che fino all'altro giorno ha lavorato assieme a un collega sull'inchiesta di Trani che coinvolge il premier, ieri ha ricevuto un invito a comparire emesso dalla stessa Procura come persona informata dei fatti. I pm starebbero indagando per furto e ricettazione.

Questo è l'esito dell'indagine lampo avviata in seguito alla rivelazione da parte di Repubblica e del Giornale sulla presenza di altre intercettazioni, finora non ancora depositate. Dalle conversazioni spuntava tra gli altri anche il nome del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta: secondo questi atti, sarebbe stato coinvolto nei presunti tentativi del presidente del Consiglio di bloccare la trasmissione condotta da Michele Santoro su Rai2, «Annozero».

Gli avrebbe telefonato infatti Giancarlo Innocenzi, commissario dell'Agcom al centro delle indagini, chiedendogli di «fermare Michele Santoro» perché «lo vuole il presidente del Consiglio». Il sottosegretario avrebbe risposto: «Va bene, cercherò di contattare Mauro Masi», il direttore generale della Rai. Altre conversazioni riguardavano la sostituzione di Paolo Ruffini dalla guida di Rais e dettagli economici della separazione tra il premier e Veronica Lario.

 

Fin qui le intercettazioni anticipate ieri da Repubblica. Uno scoop, condiviso anche dal Giornale guidato da Vittorio Feltri. La Procura ha avviato accertamenti sulla fuga di notizie. Uno dei due giornalisti che seguono l'inchiesta per il quotidiano romano è stato convocato per oggi. Il reato sul quale indagano i pm, secondo indiscrezioni, sarebbe di furto e ricettazione, in concorso con altri.

L'ipotesi della Procura è che i due giornalisti abbiano contribuito, ma non è chiara ancora la dinamica, a recuperare in qualche modo i fascicoli delle intercettazioni pubblicate. Si sarebbe arrivati a questa ipotesi rivedendo soprattutto le immagini delle telecamere a circuito chiuso che si trovano nei corridoi del Palazzo di giustizia di Trani.

Secondo indiscrezioni, proprio queste telecamere avrebbero mostrato il cronista convocato che, assieme al collega, si ferma davanti a una stanza (che apparterrebbe a uno dei giudici titolari dell'inchiesta). Nella sequenza, registrata sempre dal sistema di sorveglianza, si vedrebbe uno di loro che entra nella stanza per qualche minuto, mentre l'altro resta fuori in corridoio. Le stesse telecamere a circuito chiuso mostrano poi i due giornalisti quando lasciano la Procura e si avviano in strada.

[18-03-2010]

“REPUBBLICA” CONFIDENTIAL – FOSCHINI E VIVIANO, SONO I DUE GIORNALISTI DEL QUOTIDIANO DI EZIO MAURO INDAGATI PER RICETTAZIONE E FURTO – RIPRESI DALLE TELECAMERE DELLA PROCURA MENTRE ENTRANO NELLA STANZA DEL GIP DI TRANI – I DOCUMENTI DELL’INCHIESTA FOTOCOPIATI E RIMESSI AL LORO POSTO…

1 - GIORNALISTI NEL MIRINO PERQUISITA "REPUBBLICA"
Guido Ruotolo
per "La Stampa"

Una fuga di notizie, l'ennesima. «Il Fatto Quotidiano» aveva fatto deflagrare la «bomba» Trani, venerdì scorso, raccontando l'esistenza dell'inchiesta che coinvolge il premier Silvio Berlusconi, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini e il commissario AgCom, Giancarlo Innocenzi, sintetizzando i contenuti delle intercettazioni dello scandalo.

Poi, cinque giorni dopo, mercoledì, un ritorno di fiamma. Questa volta lo scoop riguardava proprio le «carte», le intercettazioni e così via. Ed è di «Repubblica» e del «Giornale». Il secondo giorno, ieri, la seconda puntata delle rivelazioni è allargata anche a «Libero» e al «Fatto».

Ma dall'altra sera, le indiscrezioni di fonti investigative e giudiziarie insistevano nel presentare lo «scoop» come un evento «criminale». Insomma, nessuna «gola profonda», nessuna «fonte» aveva passato le carte ai giornalisti. Ieri, un cronista della redazione di Bari di «Repubblica», Giuliano Foschini, è stato convocato in questura - la procura aveva delegato alla Digos le indagini sulla fuga di notizie - come «persona informata dei fatti».

Dopo cinque ore, Foschini è uscito dalla questura indagato, per il reato di ricettazione. Il suo legale si è affrettato a dichiarare che aveva già presentato la richiesta di archiviazione.

Ma non è finita qui. Alle otto di sera, si apprendeva da fonti investigative che a Roma, nella sede di «Repubblica», stavano interrogando l'inviato del quotidiano diretto da Ezio Mauro, Francesco Viviano. Per lui l'ipotesi di reato contestato è quello di furto aggravato e ricettazione. A tarda sera l'interrogatorio era ancora in corso e quindi non se ne conoscevano ancora gli esiti.

Notizia sconvolgente, per chi conosce i protagonisti di questa brutta pagina giudiziaria. Insomma, i capi d'imputazione non lasciano margini di equivoco: quelle «carte» sarebbero state sottratte, rubate. Le indiscrezioni raccontano che il documento si trovava negli uffici del gip Roberto Oliveri del Castillo. Quei locali del palazzo di Giustizia hanno delle telecamere fisse a circuito interno. Secondo le indiscrezioni investigative, Viviano si sarebbe introdotto nella stanza del gip, naturalmente assente, e avrebbe sottratto le carte.

Poi, i due cronisti di «Repubblica» sarebbero andati a fotocopiarle in un esercizio commerciale di Trani per rimettere successivamente l'originale sulla scrivania del gip.

A tarda sera non è stato possibile documentare la ricostruzione alternativa fornita dai due giornalisti indagati, su come sono andate davvero i fatti. E non sappiamo neppure se l'elenco degli indagati comprenda anche altri giornalisti. Richiesta di un commento la direzione di «Repubblica» non ha ritenuto di voler rispondere.

2 - GIP RAMMARICATO DA QUANTO ACCADUTO...
(ANSA) - 'Sono infastidito e rammaricato per quanto accaduto, non e' una bella cosa, penso sempre al rapporto di correttezza con le persone'. Lo ha detto il gip del Tribunale di Trani Roberto Oliveri Del Castillo rispondendo alle domande alcuni giornalisti fuori dalla porta del suo ufficio, dal quale nei giorni scorsi sono stati portati via e poi fotocopiati atti dell'inchiesta Rai-Agcom poi riportati al loro posto. Per L'episodio due giornalisti di Repubblica, Francesco Viviano e Giuliano Foschini, sono indagati.

'Cosa pensate, che qui ci sia sempre il clamore di questi giorni? Qui dentro potrebbero anche ammazzarci e non se ne accorgerebbe nessuno', ha risposto il giudice a chi gli ha chiesto se non fosse stato il caso di avere carabinieri o vigilanza fuori dalla sua stanza.

'A volte chiudo la porta - continua Oliveri Del Castillo - ma per abitudine personale'. Alla domanda sul luogo in cui si trovassero gli atti trafugati, se sulla scrivania, il gip ha replicato: 'Non posso dirlo, non rispondo'. Il gip ha poi aggiunto di non sapere nulla del video che riprenderebbe l'atto del furto.
La stanza del gip si trova al primo piano del palazzo di giustizia di Trani e vi si accede da due diversi corridoi.

[19-03-2010] 

#1 - INCHIESTA BOMBA SVELATA DAL "FATTO": "CHIUDETE ANNOZERO", “CHIUDERE TUTTO” - #2 - MIGLIAIA DI PAGINE DI INTERCETTAZIONI TRA BERLUSCONI, INNOCENZI, MINZOLINI, MASI. IL BANANA INCAZZATO VUOLE CHE A SANTORO VENGA TAPPATA BOCCA E TELECAMERA E INNOCENZI (AGCOM) LAVORA PER PRESENTARE GLI ESPOSTI ALL’AGCOM - #3 - LAMENTELE ANCHE SULLA SERENA DANDINI, REA DI OSPITARE EZIO MAURO E SCALFARI - #4 - LE TELEFONATE BOLLENTI TRA BERLUSCONI E IL “DIRETTORISSIMO” MINZOLINI CHE RISPONDE "PRESENTE!" CON UN EDITORIALE CONTRO IL PENTITO DI MAFIA GASPARE SPATUZZA - #5 - IL SUSSULTO DI SADO-MASI A INNOCENZI: “NON FUNZIONA COSÌ NEANCHE IN ZIMBABWE” - #6 - QUANDO IL COMITATO ETICO DELL’AGCOM ASSOLSE INNOCENZI PER LE TELEFONATE CON SACCÀ. COINCIDENZA: L’INCHIESTA PARTE UN AFFARE DI CARTE DI CREDITO REVOLVING, E STAMATTINA A RAIUNO SI PARLAVA PROPRIO DI CARTE DI CREDITO REVOLVING - #7 - IL TAR DEL LAZIO ACCOGLIE LA RICHIESTA DI SKY E LA7: TALK IN ONDA, RAI NELLA MERDA

 

Antonio Massari per "il Fatto Quotidiano"

Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero. Un membro dell'Agcom - dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini - al telefono con il capo del governo - annunciava d'aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo.

Berlusconi, Minzolini e il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani - per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano - risulterebbero ora indagati. Lo scenario da "mani sulla Rai" vien fuori da un'inchiesta partita da lontano.

L'indagine .- condotta dal pm Michele Ruggiero - in origine riguardava alcune carte di credito della American Express. È stata una "banale" inchiesta sui tassi d'usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l'Agcom. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano "revolving card". Sono marchiate American Express e, secondo l'ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d'interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009.

Fino a quando una traccia lo porta su un'altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno - probabilmente millantando - è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all'interno dell'Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta - sempre millantando - di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull'argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini.

Le telefonate s'intrecciano. I sospetti crescono. L'inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che gravano sull'Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1.

La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull'Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri "pollai" - come pubblicamente li chiama lui - siano chiusi. E l'Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi - che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione - parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.

I ruoli si capovolgono: è l'Agcom che cerca qualcuno disposto a firmare l'esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all'avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell'Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri.

L'immagine di Berlusconi che emerge dall'indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d'opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l'hanno attaccato. Chiede se - e come - l'Agcom possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l'intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi.

Il premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell'Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l'Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l'Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti - dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi - un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all'avvocato inglese Mills, all'epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia.

Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier - si sfoga Innocenzi con Masi - si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide.

Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche Marcello Dell'Utri. Tutt'altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi.

E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice "balle". Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono "prove" di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.

Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano.

È soltanto un'impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell'Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò, Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par condicio Rai, nell'intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un'indagine.

La notizia più interessante, però, è un'altra: il "regime" è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del "presidente". Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d'interesse del premier Silvio Berlusconi - grazie a questi atti d'indagine - è oggi un fatto "provato". Non è più discutibile.


2 - COINCIDENZA: OGGI A UNOMATTINA SI PARLAVA PROPRIO DI CARTE DI CREDITO REVOLVING, IL TEMA DA CUI E' PARTITA L'INCHIESTA DI TRANI
Scherzo del destino, coincidenza o chissà cosa? Stamattina nella prima parte di "Uno Mattina - Tg1", condotta da Michele Cucuzza con la partecipazione del giornalista economico del "Quotidiano Nazionale" Achille Perego, il tema dibattuto in studio era proprio quello delle carte di credito "revolving", lo stessa questione da cui è partita l'inchiesta della procura di Trani che ha coinvolto Berlusconi, Innocenzi e Minzolini sulla Rai.

3 - PAR CONDICIO: TAR, STOP A REGOLAMENTO AGCOM PER TV
(Ansa) - Stop al regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte che blocca i talk show in periodo elettorale. Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media a favore della sospensione del regolamento, esattamente all'art. 6 comma 2, varato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni e così stamattina hanno deciso i giudici.

Stop al regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte che blocca i talk show in periodo elettorale. Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media a favore della sospensione del regolamento, esattamente all'art. 6 comma 2, varato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni e così stamattina hanno deciso i giudici.

[12-03-2010]

BERLUSCONI, MINZOLINI ED INNOCENZI SUL REGISTRO INDAGATI DELLA PROCURA DI TRANI - DUE I REATI CONTESTATI AL PREMIER: CONCUSSIONE E MINACCIA AD UN CORPO POLITICO - MINZO REO PER AVER COMUNICATO A TERZE PERSONE IL CONTENUTO DEL SUO INTERROGATORIO - A INNOCENZI È CONTESTATO L'ARTICOLO 378 DEL CODICE PENALE. OVVERO FAVOREGGIAMENTO - IL CAINANO SCANDALIZZATO: PALESI VIOLAZIONI DI LEGGE: È UNA INIZIATIVA GROTTESCA - IL CAINANO FUROSO: INVITA GLI ITALIANI A SCENDERE IN PIAZZA PER "DIFENDERE LA DEMOCRAZIA" CONTRO "IL GIOCO SEMPRE PIÙ SCOPERTO E PERICOLOSO CHE VEDE ALLEATI LA SINISTRA, I SUOI GIORNALI E I MAGISTRATI POLITICIZZATI DELLA SINISTRA"

 

Stampa.it

Silvio Berlusconi è iscritto sul registro degli indagati della Procura di Trani. I reati contestati sono due: 317 Codice penale, ovvero concussione. L'altro reato è l'articolo 338 del Codice penale: Art. 338 Violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario.
Chiunque usa violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso, o ad una qualsiasi pubblica Autorita' costituita in collegio, per impedirne in tutto o in parte, anche temporaneamente o per turbarne comunque l'attivita', e' punito con la reclusione da uno a sette anni.

Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per influire sulle deliberazioni collegiali di imprese che esercitano servizi pubblici o di pubblica necessita', qualora tali deliberazioni abbiano per oggetto l'organizzazione o l'esecuzione dei servizi.

Il riferimento è all'ufficio del Garante per le comunicazioni

A Giancarlo Innocenzi è invece contestato l'articolo 378 del Codice penale. Ovvero favoreggiamento. Innocenzi è stato sentito come persona informata dei fatti dalla polizia giudiziaria. Nel corso della deposizione, Innocenzi ha dichiarato il falso e dunque gli viene contestato il favoreggiamento.

Augusto Minzolini, invece, è indagato per l'articolo 379 bis del Codice penale. Il suo interrogatorio era stato secretato e Minzolini ha subito comunicato a terze