TORINO
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) IL 15.01 15  CONTINUA A ROMA IL PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT .

4) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 09.01.15

5) Processo MPS SIENA MI IN ATTESA DI ASSEGNAZIONE

6) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

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Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
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16.12.12

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A2A-REPORT

 

02.12.12

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ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

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MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
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Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

 

http://www.vitalowcost.it

 

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

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http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

 

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

 

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

 

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

 

http://www.avantime-club.eu/

 

 

 

 

www.siope.it

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http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

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http://oggiespatrio.it/

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www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

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http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

 

Automotoretrò 2015: dal 13 al 15 febbraio a Torino c'e' stato

Automotoretrò rinnova l'appuntamento con gli appassionati di auto e moto storiche dal 13 al 15 febbraio presso il Lingotto Fiere di Torino.

http://www.motori.it/eventi/32812/automotoretro-2015-dal-13-al-15-febbraio-a-torino.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2015-02-13+Automotoretr%c3%b2+2015%3a+dal+13+al+15+febbraio+a+Torino

 04.03.15

 

Buongiorno a tutti,
 è da mesi ormai che ho dei gravi disagi nell'uso dei mezzi pubblici a Torino, ecco alcune idee che secondo me renderebbero Torino e altre città italiane assai più moderne e vivibili:


- soluzione che costa poco ed è immediatamente implementabile: spostare i parchimetri gtt alle fermate dei bus di modo che chi usa mezzi pubblici abbia la possibilità di acquistare il biglietto senza girare come un matto a cercare delle fantomatiche rivendite e gli automobilisti siano costretti comunque a passare da una fermata del bus per pagare il parcheggio (magari si rendono conto che usare il bus è più conveniente)

- fare una tassa comunale in base al reddito per il trasporto pubblico, che dia diritto all'uso "gratuito" dei mezzi nelle fasce orarie dalle 6:30 alle 8:30 e dalle 17:00 alle 19:00.
Negli altri orari il biglietto singolo si può acquistare solamente a bordo per 2.50 euro, e si tolgono i biglietti singoli dai tabaccai ed edicole dove si potranno solo più acquistare i carnet.

- migliorare i sistemi innovativi di pagamento con app, carta di credito, bancomat, trasferimento di credito telefonico, paypal (non solo con SIM speciale di postemobile)

- Ottimizzare il sistema tessera ricaricabile di modo che ci siano più punti per ricaricarle, eventualmente facendo un upgrade dei parchimetri (dai quali si potrebbero persino arrivare a pagare le bollette)

- diventare intransigenti con chi non paga il biglietto fuori dalle fasce garantite.

- ridurre il numero di passaggi e migliorare i percorsi, magari dedicando dei corsi interi al solo trasporto pubblico che non dovrebbero più restare imbottigliato nel traffico di automobili.

- vietare l'accesso in città agli autoveicoli, pertanto trasformare lo stabilimento di mirafiori in un parcheggio custodito per tutte le autovetture di Torino, a parte ovviamente i mezzi di chi ha disabilità motorie e i mezzi di approvvigionamento (camion, tir), taxi e motocicli di piccola cilindrata e a basse emissioni. In città solo car sharing possibilmente elettrico.

 

- migliorare la viabilità per pedoni, biciclette, bus e tram e investire sui mezzi pubblici di nuova generazione a basso consumo per il trasporto pubblico dando più spazio al verde ed eliminando barriere architettoniche tramite passerelle pedonali e ciclabili, passaggi pedonali e rampe.

- stimolare la ricerca universitaria e il dialogo tra unito, polito, GTT, comune di torino e associazioni di categoria.

- tutti gli operatori dell'assistenza clienti GTT dovrebbero superare un esame di base di Inglese specificamente focused su Customer Service e indicazioni di tipo turistico: possibilità di emettere a terra verbali da 2,50 euro validi per 90 minuti sui mezzi

- attivare un servizio di bici taxi e risciò taxi in centro e promuovere, incentivare e permettere l'uso di mezzi a pedale o simili, anche auto-prodotti perchè Torino diventi un centro di sperimentazione di mobilità urbane sostenibili a basso impatto. Ovvero che l'Italia diventi la punta di diamante dell'innovazione urbana piuttosto che lo zimbello dell'Europa

Infine, se al posto di chiedere altri finanziamenti per la TAV in valle che sembra un colossale progetto sempre più inutile e improbabile, si spostassero i finanziamenti per potenziare la mobilità urbana e interurbana creando un sistema pubblico integrato Torino-Milano... biglietti del bus validi in entrambe le città, e potenziamento delle reti extraurbane dei piccoli comuni con trenini elettrici di nuovo design, autosharing, bici, mezzi a pedale... un sistema ampliabile nel tempo verso Venezia e Roma...

creare un tavolo di discussione in vista di Horizon 2020 con polito, polimi, unito, unimi, vanttool, irisbus, trenitalia, GTT, Atm Milano e associazioni di categoria

io di idee se volete ne ho tante... Renzi o no bisogna cambiare, e in fretta!

spero di essere d'aiuto

cordialmente,
A

 

--

Alessio De Marchi
www.griffinmetals.org
www.whatweeeare.org
demarchi.a@gmail.com

NOV 14

 

 

Al via la 33esima edizione di Automotoretrò. La fiera, ricca di novità, si preannuncia come la più grande di sempre.

 
La manifestazione dedicata agli appassionati di auto e moto storiche aprirà i battenti il prossimo 13 febbraio al Lingotto Fiere di Torino.
 

 
Automotoretrò apre i battenti il prossimo 13 febbraio, con un’edizione che si preannuncia come la più ricca di sempre. Dopo il successo della passata edizione, che ha coinvolto oltre 52.000 visitatori e circa 1000 espositori, per la sua 33esima edizione la fiera ha occupato anche l’ultimo padiglione disponibile portando a oltre 100.000 i metri quadri occupati presso il centro fieristico del Lingotto Fiere di Torino.

 
Automotoretrò, organizzata da Bea srl in collaborazione con GL events Italia-Lingotto Fiere  e con il supporto di BRC Gas Equipment, accoglierà, fino a domenica 15 febbraio, tutti gli appassionati del motorismo storico, ma non solo: come di consueto, durante gli stessi giorni, presso l’Oval si svolgerà, Automotoracing, evento dedicato ai veicoli da corsa ed al mondo delle elaborazioni, a conferma del fatto che il settore del motorismo è in grado di attirare un pubblico eterogeneo e trasversale che va dagli addetti ai lavori, agli appassionati, ai semplici curiosi. 

 
Numerose sono le case automobilistiche che parteciperanno in forma ufficiale alla fiera. A titolo di esempio ricordiamo Fiat, Lancia, Audi, Jeep, Abarth e Mercedes-Benz. Come già annunciato nel corso della passata edizione, gli organizzatori hanno voluto quest’anno incrementare l’attenzione sul mondo motociclistico - che quest’anno raddoppia lo spazio occupato -  e sul mondo dell’off-road - con una sezione dedicata denominata Automoto Offroad Expo, organizzata da WranglerMania.

 
“Il nostro obiettivo, spiega Beppe Gianoglio, organizzatore di AutomotoRetrò, è quello di coinvolgere un pubblico sempre più vasto. I numeri ci danno ragione: la passata edizione ha fatto segnare un’affluenza record e quest’anno vogliamo fare ancora meglio. In nostro intento è quello di far diventare le nostre fiere, dei punti di riferimento a livello internazionale e le partnership chiuse quest’anno vanno in questa direzione. Grazie all’ampia varietà delle iniziative in programma proponiamo un viaggio nel mondo del motorismo storico, delle gare in pista e dell’off-road”.

 
In occasione delle celebrazione di Torino Capitale dello Sport, AutomotoRetrò a deciso di accogliere i visitatori con una Lancia D50 da Formula Uno, la monoposto con la quale Ascari  gareggiò fino al ’54 e che campeggia anche sulla locandina dell’edizione di quest’anno.  

 
Come di consueto, Automotoretrò sarà anche l’occasione per festeggiare importanti anniversari: dal  compleanno della Fiat 600, icona del boom economico italiano, ai sessant’anni dell’Autobianchi, casa automobilistica nata a Milano. Grazie alla collaborazione con il club svizzero “International Moretti Day”, si celebreranno anche i novant’anni dalla nascita di Moretti, piccola casa automobilistica torinese. Anche l’A.S.I. - Automotoclub Storico Italiano - non poteva mancare a questa importante manifestazione. L’Associazione, che ha sede nel capoluogo torinese, oltre alla presentazione di alcuni volumi, porterà in fiera, per i suoi sessant’anni, una splendida Lancia Aurelia B56 “Florida”, esemplare unico (o quasi), proposta da Pininfarina per Lancia ai Saloni d’autunno del 1955. La “Florida” fu ed è una vera e propria “dream car”, nella quale è facile intravedere la futura “Flaminia”, messa in produzione dal 1957. Ospite importante per questa 33esima edizione è la torinese Viotti, carrozzeria fondata del 1901 da Vittorio Viotti che presenterà in anteprima un nuovo modello la Willys Viotti AW 380 Berlinetta. La vettura, completamente prodotta nel capoluogo piemontese in soli 110 esemplari, ha un motore bi-turbo capace di sviluppare 610 cavalli. 

 
Gli amanti delle auto sportive potranno inoltre ammirare gli esemplari portati in fiera dalla Scuderia storica Jaguar Italia e da una collezione privata di Ferrari.
 
Ma le celebrazioni non finiscono qui: grazie al coordinamento del Comando Regione Militare Nord, la collaborazione della Brigata alpina “Taurinense” ed il  contributo offerto da IVECO, Croce Rossa Italiana di Chivasso e collezionisti privati, i tre giorni di fiera saranno l'occasione per la Forza Armata di commemorare i 100 anni dall’inizio della Grande Guerra, allestendo uno spazio espositivo con mezzi, materiali e pannelli iconografici. Nel padiglione 2, infatti, saranno esposti un Autocarro 18 BL della Galleria Storica del CNH Industrial Village, un’ambulanza trainata a piedi della CRI, un modernissimo Veicolo Tattico Leggero Multiruolo “LINCE” Ambulanza della Brigata Alpina Taurinense e alcune moto d’interesse storico provenienti da collezioni private.

 
Il 15 febbraio ad Automotoretrò, si svolgerà, inoltre, un’iniziativa di grande valore sociale. Il progetto, organizzato da 500 Torino Club Italia, Automotoretrò e Auto Giannini avrà come protagonisti i bambini in degenza presso la struttura CASA U.G.I (Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini) e l’ospedale infantile Regina Margherita. I ragazzi, infatti, prenderanno parte ad un test in pista a bordo della nuova FIAT 500.

 

14.02.15

 

In data 21.08.12 l'ing.Saporiti (dirigente del servizio adempimenti tecnico ambientali del Comune di Torino ) mi imponeva di pagare dei diritti per la semplice consultazione di atti pubblici quando la normativa stabilisce che tale accesso e gratuito.

Chiedo un suo intervento al fine sia di rimuovere questa imposizione sia di far sanzionare il citato dirigente ed il suo superiore ING.QUIRICO, nonché gli assessori all'ambiente del Comune di Torino e della Regione Piemonte,  che non hanno rimosso tale vessazione da me segnalata a loro direttamente.

Marco BAVA

A Torino si risanano gli ex siti industriali con rifiuti tossici concedendo licenze edilizie e si multano i cittadini che vogliono  fare chiarezza interpretando con scopi punitivi  le leggi che favoriscono l'accesso agli atti :

SITI INQ TO L.SAPORITI 

 

 

 

 

TORINO 01.11.14

 

Fermare in tempo un altro consumo speculativo del territorio torinese

Nuova Società

Questa volta nel mirino dei costruttori c'è il centro sportivo di corso Giovanni Agnelli, conosciuto anche come il Circolo della Stampa. Anche un campo ...

 

 

 

 

 

CONCORSO D ELEGANZA PER

AUTOMOBILI

PARCO DEL VALENTINO

TORINO 5,6 e 7 SETTEMBRE 2014

PROGRAMMA

VENERDI’ 5 SETTEMBRE 2014

Ore 10.00 – 14.30 Arrivo degli Equipaggi e Operazioni Accreditamento c/o AC

HOTEL TORINO.

Ore 12.30 – 13.30 Break Lunch al Ristorante dell’ Hotel.

Ore 15.00 Trasferimento degli Autoveicoli in PIAZZA CASTELLO

Esposizione.

Ore 15.30 – 17.30 Visita a PALAZZO MADAMA.

Ore 18.00 Rientro in Hotel.

Ore 20.00 Trasferimento in Bus a MUSEO NAZIONALE DEL RISORGIMENTO

ITALIANO – PALAZZO CARIGNANO

Ore 20.30 Aperitivo e Cena di Gala.

Ore 23.30 Rientro in Hotel.

SABATO 6 SETTEMBRE 2014

4

Ore 09.00 Partenza con le Autovetture dall’ Hotel.

Ore 09.30 Arrivo al CASTELLO DEL VALENTINO – Esame Veicoli.

Ore 12.30 Pranzo presso Sala delle Colonne - CASTELLO DEL VALENTINO.

Ore 14.30 Trasferimento con le Auto in PIAZZA CARLO ALBERTO

Esposizione

Ore 15.00 – 17.00 Visita al MUSEO NAZIONALE DELL’ AUTOMOBILE.

Ore 17.30 Trasferimento in Bus in Hotel.

Ore 19.30 Trasferimento in Bus da AC HOTEL al GRAND HOTEL SITEA.

Ore 20.00 Cena c/o GRAND HOTEL SITEA.

Ore 21.30 Trasferimento con le Autovetture in PIAZZA SAN CARLO per

presentazione dei Veicoli al Pubblico.

Ore 23.30 Rientro in Hotel.

DOMENICA 7 SETTEMBRE 2014

Ore 09.00 Partenza con le Auto dall’ Hotel.

Ore 09.00 – 10.00 Trasferimento alla REGGIA DI VENARIA.

Ore 10.00 – 11.30 Esposizione dei Veicoli presso la CORTE D’ONORE DELLA REGGIA

DI VENARIA.

Ore 11.30 – 12.30 Premiazioni.

Ore 12.30 Pranzo, Saluti e Commiato Finale.

 

 

Buongiorno,

con riferimento all'oggetto ed alla Sua segnalazione del 10/01/2014 le comunico, per conto del Servizio Ponti, Vie d'Acqua e Infrastrutture, cui è pervenuta per conoscenza la nota di riscontro della SMAT S.p.A., che al momento non sono disponibili risorse finalizzate alla ricollocazione delle fontanelle esistenti.

Tale possibilità può essere valutata con le Circoscrizioni competenti per territorio, qualora queste intendano investire proprie risorse allo scopo.

In merito al secondo problema segnalato il suddetto Servizio non ha alcuna competenza.

Le suggerisco quindi di rivolgersi all'Arpa Piemonte.(CROMO6 NELLA FALDA ACQUIFERA)

 

A disposizione per eventuali chiarimenti porgo cordiali saluti.

 

geom. Menna Andrea

Comune di Torino

 22.02.14

 

 

 

ACQUA BUONA a TORINO :

-         largo Orbassano

-         C.VITTORIO ang C.CASTELFIDARDO

-         P.ZA RIVOLI

-         C.TELESIO

-         C.STATI UNITI

-         C.FRANCIA

  • P.ZA CAMPANELLA
  • P.ZA BERNINI
  • P.ZA RIVOLI –LA MIGLIORE ACQUA DI TORINO
  • C.TASSONI ANG V.CIBRARIO

 

http://www.ilovetoret.it ADOTTA UN TORET

 

Gravi irregolarità, bufera su Bragantini

Pubblicato Mercoledì 26 Dicembre 2012, ore 19,25

La segretaria provinciale, aspirante parlamentare, avrebbe violato il regolamento. Ha tappezzato Torino di manifesti e si è avvalsa della propaganda telefonica. E nella Circoscrizione di cui è presidente c’è un numero sproporzionato di seggi

Non si placano le polemiche su Paola Bragantini, segretaria delPd di Torino e candidata alle “parlamentarie”. A rilanciare le accuse di “gravi irregolarità” commesse dalla numero uno del partito subalpino è Davide Fazzone, consigliere provinciale e sostenitore di Matteo Renzi, che in una lettera indirizzata ai vertici provinciali (e inoltrata alla Commissione nazionale) elenca le numerose violazioni del regolamento, a suo dire, compiute in questi giorni. Quattro sono i fatti contestati: l’accesso privilegiato all’Anagrafe degli iscritti e dei votanti alle ultime primarie, l’affissione di manifesti, il ricorso alla propaganda telefonica e il numero esagerato di seggi allestiti nella Circoscrizione di cui la Bragantini è presidente.

 

«Lo scorso 19 Dicembre – racconta Fazzone - ho trascorso oltre 5 ore  nella nostra sede provinciale ad esaminare uno per uno l’elenco degli oltre 8000 iscritti per capire se avevo eventualmente la forza di raccogliere le firme necessarie ad un’eventuale candidatura. A due giorni dalla scadenza per la presentazione delle firme mi sarei aspettato la coda da parte degli aspiranti candidati ad esaminare lo stesso elenco ed invece, con mio grande stupore, sono stato l’unico in tutta la giornata ed uno dei pochi in generale ad aver sentito l’esigenza di effettuare questa verifica». Da qui il dubbio «che alcuni disponessero di tale elenco ed altri evidentemente no, creando fin da subito una disparità inaccettabile nella corsa alle primarie». Inoltre l’articolo 3 al comma 3 prevede per i candidati l’impegno a non avvalersi di qualsiasi forma di pubblicità a pagamento:  pena la decadenza della candidatura. «Dispiace constatare come questa norma sia stata completamente disattesa proprio dalla segretaria, da cui ci si aspetterebbe invece un rispetto delle regole se non più rigoroso quantomeno pari a quello degli iscritti che rappresenta. Trovo infatti inaccettabile che in questi giorni gli spazi dell’affissione politico/ideologica della città di Torino siano tappezzati da tuoi manifesti elettorali. Sebbene tali spazi siano in effetti gratuiti, chi ha un minimo di esperienza di campagne elettorali sa bene che la stampa di circa 1500 manifesti e la conseguente affissione hanno un costo indicativo di oltre 2000 euro. L’affissione, peraltro, non può in nessun modo essere stata opera di semplici volontari. Coprire tutti gli spazi di Torino in una sola notte sarebbe stata opera complicata anche per la “gloriosa macchina da guerra”, a maggior ragione per l’attuale militanza dei compagni del nostro partito. Tralascio poi il fatto che i manifesti siano stati recapitati presso la sede provinciale con la stessa bolla di consegna del materiale stampato per la consultazione del 29, fatto quantomeno inopportuno, che a molti ha fatto sorgere più di un dubbio sulle modalità di finanziamento dei manifesti stessi».

 

Altrettanto anomala è la propaganda telefonica. «Un ulteriore fatto inaccettabile è stato l’avvalersi di un call center per la ricerca di consenso nei tuoi confronti, perché questo viola non solo il vincolo a non usufruire di pubblicità a pagamento, ma anche perché per effettuare le chiamate sono stati utilizzati dati di per sé di proprietà esclusiva del partito, ovvero riguardanti gli iscritti o gli elettori del 25 Novembre. Ciò è avvenuto già nella giornata di venerdì 21 Dicembre, mentre altri candidati erano ancora impegnati nella ricerca delle firme a loro sostegno».

 

Infine, la dislocazione dei seggi. «Il regolamento all’articolo 1 Comma 3 prevede che i seggi siano istituiti, di norma, presso le sedi del Pd. Era quindi ragionevole aspettarsi che in ogni Circoscrizione fosse istituito un solo seggio o al massimo un paio in più per una minima copertura del territorio. Così è stato, tranne che per la Circoscrizione 5, guarda caso da te presieduta, in cui sono previsti 8 (dicasi otto…) seggi! Facile pensare che questa scelta sia dettata dalla volontà di facilitare la raccolta di consenso di un candidato radicato in un determinato territorio».

 
l'arrivismo della Bragantini non mi stupisce ma mi induce a riflettere sulla sua inclinazione

marcobava, 27.12.2012 19:26

chi voterà alle primarie del PD se vuole un vero rinnovamento deve sapere che le giunte del Pd hanno nascosto i residui tossici degli ex siti industriali sotto università e case: polo giurisprudenza, polo design, ex vitali, ex lancia, ex Alenia e tanti altri che trovi sul mio sito www.marcobava.it.

 

 

TORINO 18.09.12

 

Gentile  Signor Ministro dell'Universita'  Prof.Profumo
Con la presente le segnalo che:
1) nella Palazzina Einaudi a Torino Facoltà Giurisprudenza vi sono gravi infiltrazioni d'acqua dal tetto quando piove che rischiano di ammalorare la struttura con gravi conseguenze.

2) la stessa palazzina Einaudi (sita  sul terreno Ex Italgas di c.Regina 52  Torino ) ed il polo del Tne  (sito in C.Settembrini Torino )  , come lei dovrebbe sapere , sono siti su  terreni inquinati mai risanati,.
La invito a prendere i dovuti provvedimenti al  fine di preservare la salute pubblica visto che il Sindaco di Torino non lo fa.

 

Con la presente intendo

-        formularle una proposta di  defiscalizzazione , attraverso la detrazione dall'imponibile,  della spesa per computer per ogni studente di ogni ordine e grado, al fine di incrementare la informatizzazione del paese.

-        invitarla ad una riflessione al fine di bloccare i finanziamenti pubblici ad Enea sulle biomasse perché comunque generatrici di nanopolveri killer, ed utilizzare tali fondi per lo sviluppo delle tecnologie fotovoltaiche presso il Donegani di Novara.

 

GRAZIE per l'attenzione.
Molte cordialità.
MARCO BAVA

 

 

 

Alenia, ultimo pacco di Chiamparino

Pubblicato Martedì 31 Luglio 2012, ore 13,45attacca: “Per la sinistra torinese è sempre colpa degli altri, ma chi fu a far approvare la variante a tre giorni dalle elezioni?”. E Fassino copre il compagno banchieremparino

 

«E’ sempre colpa degli altri. Della crisi economica, del ministro Corrado Passera che non risponde alle sollecitazioni, del destino cinico e baro. Per la sinistra torinese le responsabilità degli errori risiedono sempre altrove». Il parlamentare del Pdl Roberto Rosso (nella foto in basso) entra a testa bassa nella querelle sul  trasferimento di Alenia a Caselle, dopo che il Comune di Torino, a tre giorni dalle elezioni del 2011, aoorovò in fretta e furia una variante al piano regolatore attraverso la quale si trasformava l’area di corso Marche, oggi occupata dall'impianto della multinazionale pubblica, da industriale a residenziale e commerciale.  A beneficiarne, non a caso, Finmeccanica, colosso statale di cui Alenia fa parte, che avrebbe goduto di tale “regalo” – un’area di pregio a un passo dalla metropolitana, adibita a commercio e residenze - in cambio, però, della garanzia del mantenimento dell'occupazione e di un investimento da 80 milioni di euro nei capannoni di Caselle. Risorse che oggi, secondo il Pd, sarebbero immobilizzate.

 

A essere maligni lo si potrebbe definire l’ultimo regalo di Sergio Chiamparino al suo successore. L’operazione Alenia, concordata nel 2008, è un ingente affare immobiliare concesso a fronte dell’impegno da parte di Finmeccanica di rafforzare a Caselle Torinese il polo produttivo. Peccato che tale garanzia – un po’ come la “Fabbrica Italia” di Fiat – sia avvolta nell’incertezza: Alenia, infatti, ha aperto uno stabilimento a Cameri, pochi chilometri da Novara (patria del presidente della Regione Roberto Cota e dell’assessore allo Sviluppo economico Massimo Giordano) dove verrà assemblato il Caccia JSF35 della Lockheed. E delle promesse su Torino pare si sia bellamente scordata.

 

Eppure la variante venne approvata in tutta fretta, ad appena 72 ore dall'apertura delle urne. Già allora i sindacati alzarono le barricate, ma la maggioranza tirò dritta e diede il via libera al provvedimento su ordine perentorio dell’allora sindaco Chiamparino. I rappresentanti dei lavoratori avevano fiutato l'inghippo e non a caso chiesero di conoscere preventivamente il piano industriale dell’azienda: “approvata la variante, concesso l’affare immobiliare, Finmeccanica, che non è vincolata da nessun accordo, avrebbe potuto far saltare il tavolo, massimizzando i profitti con l’ennesimo e inutile centro residenziale per ricchi” avevano fatto notare. Ma il sindaco da quell’orecchio non volle sentire.

 

Quanta fretta per un progetto che ora Alenia avrebbe deciso di congelare per cinque anni. Che ci avessero visto giusto i sindacati? Che in questo caso la responsabilità non sia, come sostengono i parlamentari democratici, con Stefano Esposito in testa, di tutto il mondo fuori, ma vada ricercato all’interno della “zona rossa” torinese? E soprattutto, che ne pensa il sindaco Fassino?

 

 

SEGNALO LA CONTRADDIZIONE DEL CONTROVIALE DI P.ZA RIVOLI CHE IN TUTTA TORINO E' IN CONTROMANO .

CHE SENSO HA UN SENSO ROTATORIO CONTROMANO SUL CONTROVIALE ROTONDA ?

FAVORIRE IL BAR TABACCHERIA  CHE SAREBBE STATO BAIPASSATO arrivando

DA PORTA  SUSA ?

 

SEGNALO MANCANZA PORTA BICI :

-V.CARLO ALBERTO E VIE  PEDONALI  : GARIBALDI, PO.

-P.ZA CASTELLO, S.CARLO

 

Mi permetto di controdedurre che:

1) TO-BIKE non può sottrarre posti auto anche perche e' in contraddizione

con una mobilita' aggiuntiva non sostitutiva. Capisco che e più comodo ma scorretto

2) cavalcavia c.Bramante le assicuro che i lavori sono fermi da settimane e quelli fatti sono nuove barriere architettoniche:

3) mi sono sbagliato e' l.go dora voghera ang colletta che ha una rotonda collo di bottiglia e troppo grande

4) la pista ciclabile di l.go po antonelli dovrebbe stare sotto e sotto e sopra lo spazio pedoni con spostamento banchine perche' tale spazio più protetto e fruibile essentro triplo rispetto al sotto.

5) e' vero che c.casale diventa senso unico da c.belgio a c.chieri ?

 03,08.12

 

Torino Capitale

Il capoluogo piemontese che ha ospitato i giochi invernali nel 2006 si ritrova indebitato fino al collo. In Chi Comanda TorinoMaurizio Pagliassotti approfondisce la vicenda e trova una città svenduta ai cosiddetti 'poteri forti', dove banche e palazzinari dispongono di ogni singolo metro quadrato.


di Gaetano Farina

 Ai torinesi le Olimpiadi Invernali del 2006 sono state vendute come un’opportunità irrinunciabile per la rigenerazione del tessuto sociale ed economico. A più di cinque anni da quell’evento, però, Torino si ritrova comune più indebitato d’Italia: i piani di “riqualificazione” e le strutture olimpiche sono stati pagati solo in parte da Stato e privati; non sapendo come riutilizzarle, la maggior parte delle nuove strutture destinate alle discipline sportive (specialmente i siti e gli alberghi di montagna) sono rimaste un costo tanto che per alcune si ipotizza già lo smantellamento; troppi locali, in primis il “villaggio degli atleti” che sta letteralmente cadendo a pezzi, sono rimasti inutilizzati, mentre centinaia di costosissimi “addobbi” olimpici sono divorati dalla ruggine nei magazzini comunali.
 
Gli amministratori attuali e quelli che hanno promosso e gestito l’evento possono controbattere che è ancora presto per stilare un bilancio finale. Eppure, l’accumulazione di debiti sempre più onerosi non può lasciare indifferente la cittadinanza, specialmente le nuove generazioni che, insieme a figli, nipoti e pronipoti, saranno costretti ad accollarseli (come ammesso dagli stessi Fassino e Chiamparino in più interviste), mentre non si intravede un piano di rilancio economico-occupazionale che possa fronteggiare il processo di deindustrializzazione iniziato già nei primi anni Ottanta.
  

Maurizio Pagliassotti, giornalista “in mobilità” di Liberazione, fa proprio il punto della drammatica situazione torinese nel suo nuovo libro Chi Comanda Torino inserito nella neonata collana di Castelvecchi che ha lo scopo di indagare i centri di potere delle maggiori città italiane. Ad inaugurare la serie è stato, qualche settimana prima, il libro su Napoli (Clan, clientele politiche e chiesa: i poteri forti che da vent'anni mettono sotto scacco la città”) di Giuseppe Manzo e Antonio Musella. A Torino, più che in altre città, come racconta Pagliassotti, la commistione fra politica ed affari è limpida, clamorosamente manifesta, non certo sotterranea o tenuta nascosta in qualche modo. Qui comanda Intesa Sanpaolo e (nonostante abbia manifestato propositi di fuga) ancora la FIAT che vanno d’amore e d’accordo col nuovo sindaco Piero Fassino e, soprattutto, col predecessore Chiamparino - guarda caso, accomodatosi sulla poltrona più morbida della Compagnia di Sanpaolo dopo aver dato l’ok all’erezione del grattacielo della compagnia che oscurerà (simbolicamente) la Mole Antonelliana: lo stesso che prendeva posizione a favore della privatizzazione dell’acqua e che solidarizzava con Marchionne.
 
Il problema, però, soprattutto per la gente comune, è che, dopo le tanto sbandierate Olimpiadi, la città è rimasta in mutande e, pur di rispettare il patto di stabilità, sta vendendo ogni metro quadrato di terreno a palazzinari e centri commerciali in modo da incassare gli oneri di urbanizzazione che appaiono, ormai, come un miraggio di salvezza (temporanea).
 
Notizia degli ultimi giorni è, poi, la delibera, votata anche da SEL, della privatizzazione di alcuni asili nidi che fa temere un prossimo e rapido smantellamento del welfare sociale. Sembra, quindi, che all’irreversibile processo di deindustrializzazione l’amministrazione, dall'epoca di Valentino Castellani (il primo sindaco promotore dell’Olimpiadi) ad oggi, si è stati capaci di rispondere solamente con cemento e debiti, sulle spalle delle future generazioni.
 
I cittadini, però, dopo essere stati confusi dalle operazioni di immagine (incluse Olimpiadi e riqualificazioni estetiche) del "sindaco-glamour" Chiamparino, che, infatti, ha raggiunto notevoli picchi di popolarità, cominciano ad accorgersi del reale stato delle cose, tanto che alla manifestazione del Primo Maggio Piero Fassino è stato scortato dalla polizia in stato antisommossa. Hanno ormai cadenza quotidiana le manifestazioni di protesta (in difesa e in reclamo dei più svariati interessi ed esigenze) sotto i balconi di palazzo civico.
 

Ma, come esplicita lo stesso Pagliassotti sin dalle pagine introduttive, questo libro dovrebbe servire proprio a non fermarsi sotto i balconi di palazzo civico. Pagliassotti non invita certo ad assaltarli, bensì a prendersela anche con quei poteri forti (non solo FIAT e banche, ma anche società immobiliari, ordine degli architetti, società di assicurazioni, Politecnico, sistema cooperativo, ecc.) di cui è espressione la classe politica cittadina o da cui è manovrata più o meno direttamente.
 
Cosa se ne faranno i torinesi di tutti questi nuovi grattacieli, parcheggi interrati, fra cui quelli mercatali e di interscambio che sono sfruttati in minima parte, ed ipermercati che sostituiscono le ex fabbriche quando si contano 57.000 alloggi sfitti e la popolazione residente è costantemente diminuita negli ultimi vent’anni come i comparti produttivi? Mentre aumenta la “popolazione” che va a a frugare dentro i cassonetti, non solo composta da immigrati stranieri, ma anche da torinesi che appartenevano al ceto medio sino a poco tempo fa…A meno che non ci si accontenti di diventare il “dormitorio” di Milano, come già paventato da qualcuno…
 
Un libro importante, quello di Pagliassotti, che ogni cittadino torinese, a prescindere da come la pensi, dovrebbe leggere: l’unica pecca, forse, è da imputare alla casa editrice che ha deciso di presentarlo con una copertina tutt’altro che accattivante, in stile anni ’70, quando eravamo ancora lontanissimi dalle possibilità offerte dalla grafica digitale

 

Parcheggio strisce blu: mai senza strisce bianche

Una delibera del Ministero dei Trasporti ribadisce che nelle vicinanze di parcheggi delimitati da strisce blu devono esserci aree di sosta gratuite.

http://www.motori.it/attualita/13098/parcheggio-strisce-blu-mai-zenza-strisce-bianche.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2012-05-11+Parcheggio+strisce+blu%3a+mai+senza+strisce+bianche

 

 

 

www.nongrattiamoilcielo.org vedi contro grattacielo S.PAOLO TORINO- IL S.PAOLO NON HA UN FONDO APPOSITO PER FINANZIARE LA COSTRUZIONE DEL GRATTACIELO, PERCHE' NON LO FINIRA' LUI !  Mb


LA GANGA AL COMUNE DI TORINO

La Ganga candidato a Torino. Fassino è più craxiano di Craxi. "Non ci sono dubbi. Craxi è stato un politico della sinistra, nel solco della storia del socialismo riformista. Ha rivitalizzato il Psi, ha intuito prima di altri quanto l'Italia avesse bisogno di una modernizzazione economica ed istituzionale... Nei panni del sindaco (di Milano, ndr), avrei colto l'occasione del decennale (della morte, ndr) per proporre un impegnativo convegno sulla figura di Craxi, chiamando politici, economisti, giuristi, sindacalisti, per riflettere seriamente su un uomo che, tra luci e ombre, è stato un protagonista della politica italiana." Riflessioni di Piero Fassino sul latitante Bottino Craxi. "Ma che senso ha sdegnarsi, criticare, fare campagne "puritane" per poi candidare 2 personaggi dal passato "oscuro" come Giusi La Ganga e Giancarlo Quagliotti?

 

 

PROFUMO DI SILURAMENTO - IL RETTORE DEL POLITECNICO DI TORINO RINUNCIA ALLA CANDIDATURA A SINDACO PER IL PD, CON UNA LETTERA AL VELENO: “DOVREMMO SCEGLIERE CHI AMMINISTRERÀ LA NOSTRA CITTÀ E NON I NOSTRI POLITICI DA INVIARE A ROMA” - CHIAMPARINO, A CADAVERE ANCORA CALDO, LANCIA SUBITO FASSINO, CHE NON SI TIRA INDIETRO (ANZI, NON ASPETTAVA ALTRO) - ALTO PROFILO O PENSIONE DORATA? DI SICURO, NEL PD C’È STRIZZA PER IL CANDIDATO DI VENDOLA, CHE SI AGGIUNGERÀ AD ALTRI 4 DEMOCRATICI IN LIZZA PER LE PRIMARIE…

Paolo Griseri e Diego Longhin per "la Repubblica"

 

Il rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, ha rinunciato a correre per la carica di sindaco di Torino. Con una lettera che non mancherà di aprire polemiche e divisioni nel centrosinistra torinese, il professore ringrazia ma dice no: «Sarebbe stato opportuno ascoltare di più le istanze dei cittadini e ricordare che dovremo scegliere chi amministrerà la nostra città e non i nostri politici da inviare a Roma».

 

Il riferimento è alle divisioni interne al Pd torinese, con l´area dei fassiniani disposti a bloccare la candidatura del rettore in nome del «primato della politica» per sostenere quella dello stesso Fassino. Il fondatore del Pd si è tenuto fuori dalle polemiche spiegando anzi che «in caso di candidatura di Profumo» lui avrebbe sostenuto il rettore. Ma ieri, pochi minuti dopo la rinuncia del professore, è stato il sindaco della città, Sergio Chiamparino, a fare pubblicamente il suo endorsement: «Fassino è un valore aggiunto per Torino».

L´epilogo della candidatura Profumo giunge dopo settimane di aspre polemiche interne al centrosinistra e rappresenta l´epilogo di una storia paradossale. Perché in primavera era stato proprio Sergio Chiamparino a indicare per primo il rettore come il suo possibile successore alla guida della città. Uomo di ottime relazioni internazionali e un solido rapporto con la Fiat di Sergio Marchionne, Profumo appariva infatti come il possibile driver dell´innovazione nella Torino che verrà.

 

Ma all´inizio dell´autunno il rapporto tra il sindaco e il rettore si è rotto mentre da Roma i vertici del Pd spingevano per realizzare il sogno che Fassino non nasconde: quello di concludere a Torino una brillante carriera politica iniziata negli anni 70 proprio nel capoluogo piemontese. Così il faccia a faccia tra Profumo, Chiamparino e Fassino che si è svolto giovedì scorso in un ristorante romano è stato decisivo.

 

Con Chiamparino che ha espresso il suo no a un candidato della società civile come Profumo e con Fassino che non nascondeva le sue aspirazioni pur annunciando lealtà nei confronti del rettore.

Ieri Profumo ha sciolto la sua riserva in senso negativo con una lettera «ai concittadini» torinesi. Spiegando di aver posto sin dall´inizio «tre condizioni preliminari: non essere il candidato di un partito ma l´espressione della società civile; creare un laboratorio per discutere il programma con i cittadini; superare lo scoglio delle primarie con la nascita di una lista civica supportata dai partiti». Queste condizioni non sono state accettate e dunque il rettore ha detto no.

 

Si tratta ora di vedere se la candidatura Fassino è considerata positivamente dal centrosinistra torinese o almeno dal Pd. I sostenitori ricordano le sue scelte coraggiose anche al momento di fondare il nuovo partito. I detrattori lo considerano un esponente della Torino del Novecento e giudicano il suo arrivo sulla poltrona di sindaco come un pensionamento di lusso sulla falsariga di quanto è accaduto a Bologna con Cofferati. Oltre a Fassino, i candidati del Pd alle primarie già annunciati sono almeno quattro.

 29-11-2010]

 

 

 IL SINDACO FIOM...
Si chiamerà forse Lista del lavoro. La Fiom piemontese probabilmente la presenterà alle elezioni per il sindaco di Torino nel 2011.È infatti tramontata l'idea di far entrare Giorgio Airaudo, segretario regionale, nelle liste Pd. La crisi pare avere convinto i metalmeccanici Cgil a evitare la mediazione dei partiti.(G.P.)

20.09.10

 

La melopea chiamparinesca. Pensieri, parole, opere e omissioni di un leader mancato

 

Sabato 11 Settembre 2010 09:51

Sindaco sotto tono e surclassato dalla Finocchiaro, ieri sera, alla presentazione del libro-intervista di Griseri. Alla fine i nodi vengono al pettine e non basta la compiacenza di stampa e poteri forti per trasformare un gregario in un capitano

 

Più che di una sfida si tratta di una gigantesca omissione. Manca la risposta ad una fondamentale domanda nel libro “La sfida” nelle cui pagine l’ottimo Paolo Griseri di Repubblica tenta di consegnare alle genti il pensiero politico di Sergio Chiamparino, accreditandolo, fin dal sottotitolo,  come l’antidoto alla crisi del Pd, soprattutto nel Nord del paese.

Sulla necessità di dotarsi di un programma credibile per convincere gli elettori a tornare a guardare al centrosinistra, che pare la parte centrale del “chiamparinismo”, non c’è molto da dire se si tiene a mente il fatto che mai i propositi, per quanto buoni, hanno fatto vincere le elezioni. Si tratta di cose utili, ma non fondamentali. Pure nelle pagine dedicate al partito democratico l’analisi del sindaco non brilla né per acume né per originalità, giacché tutto si risolve in qualche stoccata ai gruppi dirigenti romani, nella censura degli eccessivi personalismi e delle lotte fratricide che infettano il confronto interno.

 

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IL VALLETTA IN CACHEMIRE ...
"Fiat, altri tre licenziamenti. Si estende il fronte degli scioperi. Landini: "E' la rappresaglia dell'azienda per il no all'accordo di Pomigliano" (Repubblica, pp. 22-23). Muti, a sinistra e sulla sedicente grande stampa d'informazione, i cantori del manager in pulloverino di cachemire. Quello che la sera "va a mangiare la pizza in periferia con Chiamparino" e poi giocano a scopa. 17.07.10

 

A TORINO LISTA FALCIANI, A ESAME GDF
(Adnkronos) -
Sono all'esame del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Torino le informazioni che riguardano i cittadini italiani estratte dalla cosiddetta lista Falciani . Lo rende noto un comunicato del procuratore della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli. Le Fiamme gialle a cui la lista e' stata consegnata lo scorso 20 giugno dovranno analizzare le informazioni e segnalare elementi utili al proseguimento dell'indagine.

 

Lo scorso 1 aprile la Procura di Torino, ricorda il comunicato del procuratore Caselli, aveva chiesto l'assistenza giudiziaria della Procura di Nizza nell'ambito di indagini preliminari per reati fiscali e per il reato di riciclaggio relativo alla cosiddetta lista Falciani. Il 14 giugno la Procura di Nizza, in esecuzione della rogatoria inoltrata dalla Procura torinese aveva trasmesso a quest'ultima le informazioni estratte dalla cosidetta lista Falciani che riguardano i cittadini italiani e il 20 giugno la Procura di Torino ha delegato il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza per l'analisi delle informazioni ricevute.

04.7.10

 

IL POTERE DI GUZZETTI VISTO DA CHIAMPARINO...
S. Grass. Per "il Sole 24 Ore"
- Giuseppe Guzzetti due mesi fa era uno di quei «poteri forti e autoreferenziali, per i quali la politica è buona solo quando rafforza tale autoreferenzialità». Ma il tempo passa e Sergio Chiamparino, in cui sta crescendo l'interesse per le fondazioni bancarie, ha scoperto di essere stato frainteso. Così, il sindaco di Torino in un'intervista al Corriere della Sera ha chiarito domenica la sua affermazione sul presidente della Fondazione Cariplo.

«Quando dissi che il presidente Guzzetti rappresentava un potere forte non muovevo un'accusa, ma riconoscevo le sue capacità di dialogo equilibrato con il territorio». Insomma, Chiamparino che per «coltivare il legame con il territorio piemontese» ha persino deciso di comprare «un cane da tartufi» ha chiuso l'equivoco con Guzzetti, il cui potere forte non è altro che «capacità di dialogo». Nei prossimi mesi si capirà se Guzzetti sarà soddisfatto della precisazione o se sarà necessaria un'altra intervista per spiegare che anche l'autoreferenzialità fa parte della«capacità di dialogo equilibrato con il territorio».

04.07.10

 

 

Triste Torino. 28.06.10

 

L'influenza del potere finanziario sull'amministrazione della città di Torino in quest'ultima  legislatura è stata evidente e smaccata, tanto che, per alcune scelte, il consiglio comunale è stato quasi ostaggio dei vertici di Banca Intesa. Infatti una decisione di capitale importanza per il comune di Torino, come la decisione di costruire un grattacielo a ridosso del centro storico della città, è stata praticamente imposta dal presidente (da poco ex) della Banca, Enrico Salza, all’amministrazione del comune.
 
Banca San Paolo entra nell'amministrazione della città, per ammissione degli stessi interessati, in modo diretto e brutale in occasione delle elezioni comunali del 1993, dopo la riforma elettorale. In quelle elezioni ci si avviava a rieleggere il carismatico Diego Novelli, il sindaco che aveva amministrato con efficienza e rigore, che aveva riscosso consensi soprattutto nella popolazione, che aveva denunciato fatti di corruzione all'interno del suo consiglio comunale, anticipando pertanto di quasi dieci anni l'azione di "mani pulite". Ma alle elezioni del 1993 Novelli non correva con il suo partito storico, il PCI, che si era trasformato in PDS, era invece sostenuto da Rifondazione Comunista, dalla Rete e dai Verdi. Questa compagine non era stata accolta con simpatia dagli ambienti cosiddetti liberali, dal mondo dell'alta finanza e dal mondo di una certa cultura sussiegosa, impomatata, stanca, fiacca, e anche un po’ servile. Allora, il presidente di Banca San Paolo, Enrico Salza, per “aggiustare” la situazione, individua nello sconosciuto e impolitico Valentino Castellani, all’epoca un professore del politecnico di Torino, il candidato da imporre alla città e da contrapporre a Novelli per “defenestrarlo”. Il gioco gli riesce perché il banchiere può piegare gli organi di informazione ai suoi disegni, può influenzare gli esponenti di quel mondo culturale e liberale, senza slanci, senza visioni e senza passioni, ben rappresentato dai filosofi Gianni Vattimo e Norberto Bobbio, che pubblicamente appoggeranno Valentino Castellani.
 
Nel corso di due legislature, Castellani governa due importanti eventi per la città di Torino: l’adozione di un nuovo piano regolatore, e l'organizzazione delle olimpiadi invernali. A Castellani succederà Sergio Chiamparino, per altre due legislature, che in continuità gestirà le olimpiadi e applicherà in modo molto italiano il piano regolatore. Le olimpiadi si riveleranno un successo mediatico per Torino e per il nuovo sindaco, lasceranno però un profondo buco di bilancio nelle casse comunali, lasceranno anche numerosi e importanti impianti sportivi, costosi da gestire, di difficile e scarso utilizzo.

 

Il piano regolatore per Torino doveva ridisegnare e governare la trasformazione urbana di importanti, per estensione e collocazione, aree metropolitane. Nei primi del ‘900, Torino, città industriale, aveva visto l’insediamento di industrie pesanti a ridosso della città, del suo centro storico; e nel corso degli anni, con l’espansione tumultuosa del tessuto urbano, quelle che prima erano zone periferiche sono diventate zone semicentrali. Secondo una nuova politica di sviluppo e di trasformazione industriale che si è imposta negli ultimi decenni, ma che suscita anche notevoli perplessità, gli insediamenti industriali e manifatturieri sono stati gradualmente trasferiti all’esterno, nella cintura urbana: una scelta che ha intensificato e aggravato il pendolarismo lavorativo, e che oggi congestiona e soffoca Torino, come molte altre città che hanno adottato lo stesso indirizzo. Comunque, Torino, a metà degli anni ’90, deve e può gestire una trasformazione  urbana senza precedenti, un’occasione unica nella sua storia, perché gli stabilimenti industriali dismessi hanno liberato aree di notevole estensione. Ulteriori aree vengono aggiunte in seguito alla decisione, sempre molto criticabile, di interrare le linee ferroviarie che passavano accanto alle stesse aree. Con il termine “spina” vengono identificate fino a cinque aree di intervento. Pertanto, in questi due decenni, alcune aree semicentrali sono state trasformate in modo molto evidente, ma il giudizio sulle scelte urbanistiche, o più correttamente, sulle mancate scelte, non si discosta da quello che si può avanzare per l’urbanistica in generale in Italia.

 

Purtroppo Torino ha sciupato questa occasione nel peggiore dei modi. Le aree, o spine, a disposizione, sono state occupate da innumerevoli edifici residenziali di tipo scatolare. Si nota una sciatteria edificatoria, il disordine, la mancanza di relazioni di senso fra gli edifici e gli spazi circostanti, la mancanza di un ambiente, di un territorio, di un paesaggio riconoscibili. Non c’è stato un piano urbanistico, un’idea progettuale globale, una regia, una visione organica. Emblematico è stato il risultato ottenuto nella spina 3, un’area di oltre 40h a pochi minuti dal centro storico, dove hanno operato tre fra i più famosi architetti contemporanei, Mario Botta, Emilio Ambasz ed Elio Luzi. Ciononostante il quartiere non ha una propria fisionomia, non è riconoscibile, non è gradevole, non è bello, non è amato; il quartiere non riesce ad aggregare, a determinare una vita sociale: è invece un dormitorio come la prima cintura e le periferie. Torino ha sciupato non solo un’occasione storica, ma, per quello che è stato fatto, Torino è stato oggetto di un terzo sacco urbanistico della città, dopo quelli perpetrati dal regime fascista con gli sventramenti, e dopo il dilagare delle periferie-dormitorio negli anni del boom. Non solo nelle spine, ma un po’ in tutta la città ci sono stati interventi fallimentari più o meno clamorosi. Alcuni interventi sono stati anche ridicoli, sia come risultato architettonico, sia per le polemiche scaturite a fatto compiuto. Piazza Valdo Fusi, ad esempio, era una falsa piazza (determinata dall’abbattimento di un edificio nel corso dei bombardamenti nell’ultima guerra) che veniva utilizzata come parcheggio alberato in superficie; l’amministrazione "del fare tanto per fare" decide allora di interrare il parcheggio per pedonalizzare l’area; ma la superficie della piazza viene stravolta, perché viene creato un avvallamento centrale, una sorta di bacile o catino, e contemporaneamente si innalzano degli spalti laterali, come muri o barriere che chiudono la piazza alla vista di chi proviene dalle strade laterali; non basta, perché in mezzo all’avvallamento viene posta una costruzione, una sorta di insulsa baita: un orrore che ha fatto insorgere i torinesi del quartiere, con mobilitazioni, con l’organizzazione di comitati, convegni, e anche di gare per la presentazione di progetti di risanamento. Un altro esempio di infortunio architettonico è l’intervento a Porta Palazzo, la piazza che ospita lo storico e importante mercato all’aperto di Torino. E’ stato deciso di sostituire un vecchio edificio all’angolo della piazza con una nuova costruzione, e di affidarne il progetto all’architetto Massimiliano Fuksas, che ha realizzato uno fra gli edifici più detestati dai torinesi. L’edificio è ancora vuoto, dopo più di quattro anni dall’inaugurazione: un edificio  rivestito di una specie di patina di materiale verde lucido che “sbatte” con gli edifici circostanti. Ciononostante alla nostra archistar (ma per la sua supponenza, "archiboss" sarebbe un appellativo più consono) viene affidata la realizzazione di un secondo grattacielo, quello della regione, che fa concorrenza all’altro per l’uso del vetro e del cemento.

 

Si potrebbe continuare con tanti altri esempi, ma il caso dell’edificazione del grattacielo di Banca Intesa merita un’attenzione particolare. Perché può essere considerato l'emblema e l'apoteosi di un modo di sgovernare il territorio e il bene pubblico, è la cartina di tornasole che rivela il deperimento civile, il crollo culturale, l'infiacchimento della classe dirigente e la nascita di una sorta di generone torinese, parassitario, che non riesce a concepire lo sviluppo se non con le colate di cemento. Il piano regolatore della città, approvato negli anni ‘90, di per sé non molto dettagliato, poneva però alcuni vincoli: uno di questi era l’altezza massima dei nuovi edifici, che non dovevano superare 70 metri. Com’è, attraverso le varianti “creative” al piano regolatore, il limite viene elevato a oltre 160 metri. La regia di tanto attivismo “contro normativo” è stata la Banca San Paolo, che pubblicamente manifestava l’esigenza di una nuova e prestigiosa sede per riunire le attività dirigenziali della banca, che nel frattempo era stata assorbita da Intesa, ed è diventata la più grande d’Italia. In realtà, la richiesta di una nuova sede mascherava la megalomania del suo presidente Enrico Salza, che, avviato al termine della sua carriera bancaria per limiti di età, come un faraone fuori tempo, voleva lasciare il “segno”, come anche i signorotti medioevali che facevano a gara nelle nostre città nell’elevazione di torri. Non stupisce, anzi, è nella consuetudine dei rapporti sociali, che il “potere”, che oggi è potere economico, voglia imporsi anche sul governo e sul disegno del territorio, lasciando il proprio “marchio” così come è successo con la Roma imperiale, con quella dei papi, con le città delle signorie, con San Pietroburgo. Stupisce invece la regressione culturale, estetica, e anche tecnica, che ha determinato la scelta di costruire una sorta di astronave, e di sbatterla addosso a Torino e ai torinesi in modo così brutale e plateale. Il grattacielo che si sta costruendo a Torino è una mastodontica confezione di kleenex di vetro e cemento a ridosso del centro storico, e viene costruito senza neanche effettuare una Valutazione di Impatto Ambientale. Gli edifici, i quartieri, le strade, le piazze del centro storico di Torino si distinguono per un particolare tipo di barocco: elegante, sobrio, rigoroso, quasi un ossimoro architettonico; la planimetria del centro storico della città è a scacchiera, con assi ben definiti, con viali larghi e alberati, con prospettive  chiare, che creano paesaggi e vedute sulle colline e sulle montagne. Pertanto, viene un senso di ripulsa a immaginare la presenza di un immane monolite squadrato, spigoloso, dalle superfici lucide e riflettenti, che incombe come un'astronave discesa per sbaglio, e fuori tempo; discesa in un tranquillo giardino di un quartiere semicentrale.

 

Altre importanti valutazioni dovrebbero indurre a riflessione e a riconsiderare la decisione di costruire il grattacielo. A Torino vi sono innumerevoli edifici, alcuni anche molto importanti e di notevoli dimensioni, abbandonati o poco utilizzati. Addirittura sono gli stessi amministratori che, per essere alla moda, parlano sempre più di riuso, di ristrutturazione, di riciclo, di recupero di quello che già c’è. E sono sempre gli stessi amministratori comunali, con quelli della regione Piemonte, che in pompa magna  organizzano manifestazioni e si dicono impegnati sul tema dell'energia, del risparmio e dell'efficienza; ma poi autorizzano la costruzione di un edificio che presenta consumi specifici tre volte superiori agli obiettivi che gli stessi amministratori hanno suggerito.

 

La reazione dei torinesi a queste operazioni finanziario-immobiliari è debole, poco efficace; i cittadini, come la maggioranza degli italiani, sembrano narcotizzati e fiaccati. Manca  un forte movimento di opinione capace di incidere e di farsi sentire; piuttosto c’è una proliferazione di comitati, associazioni; si organizzano liste di discussione, convegni, incontri, dibattiti: attività che però rimangono circoscritte, quasi come funzione autoconsolatoria, di autopromozione a coscienza critica, di testimonianza personale.

 

I partiti maggiori nel consiglio comunale, di destra e di sinistra, sono d’accordo su molte importanti questioni di politica urbanistica. Va segnalata una vivace opposizione da parte del consigliere Mario Carossa della Lega, quando si trattava di autorizzare la variante al Piano Regolatore che consentiva l’innalzamento di un edificio a torre; una opposizione limitata e personale, senza la mobilitazione della base elettorale. I verdi, per ragioni di strategie elettorali, sono stati a fianco dell’amministrazione. I partiti di estrema sinistra, benché contrari, sono stati inefficaci nell’organizzazione di un’opposizione visibile.

 

Il sindaco Sergio Chiamparino, gode ancora di popolarità nella città, e anche fuori, negli ambienti della politica nazionale. Effettivamente dà l’idea di una persona pragmatica, efficiente, diretta, poco incline al presenzialismo, però aperta al dialogo, al confronto. Comunque non si sa quanto spazio di manovra gli sia concesso. Con le difficoltà di tutti i comuni nel far quadrare i bilanci, Chiamparino è probabilmente costretto a cedere alle logiche del partito del cemento e della finanza su molte questioni di gestione del territorio. L’assessore all’urbanistica Mario Viano, se non l’artefice, è uno dei maggiori responsabili della trasformazione della città. Si presenta sempre abbronzato, cotonato, sorridente, ottimista; e un grande affabulatore e conferenziere, però dà l’idea di chi ti vuol vendere i propri prodotti a tutti i costi, cercando di mascherare la merce avariata o di scarsa qualità dietro l’immagine e la confezione di gran pregio.

 

Buonanotte Torino, ovunque tu sia.

 

                                     Laura Genovese

 


 

 

CHIAMPARINO  FA IL FINTO AMBIENALISTA, LIMITANDO IL TRAFFICO AUTOMOBILISTICO MENTRE VENDE I GIARDINI COMUNALI PER SPECULAIONI EDILIZIE IN VIA MEDICI ANG V.FOGAZZARO. D’altra parte dal capo dei SI TAV , cosa ti puoi aspettare , al massimo che lasci la sedia del concerto del 02.06.10  a chi stava in piedi, ai torinesi basta per votarlo  !  04.06.10

Il faraone, il torrone, e il generone. Torino ostaggio delle banche?

Torino, nelle ultime quattro legislature, è stata governata da un'amministrazione che è l'emanazione del potere bancario, per ammissione degli stessi interessati. Nel 1993, Enrico Salza, allora vicepresidente di Banca San Paolo e oggi presidente uscente di Banca Intesa, per "defenestrare" il carismatico Diego Novelli, avviato a essere eletto come sindaco, impose Sergio Castellani, allora un perfetto sconosciuto, tramite le sue relazioni e il suo potere di influenza nei confronti del mondo della finanza e degli organi di informazione. 

 
Ora, il presidente-faraone, all'approssimarsi della sua pensione, vuole lasciare un segno - e che segno - del suo passaggio in città: un torrone alto più di 160 metri, una sorta di mastodontico kleenex di vetro e cemento, a ridosso del centro storico di Torino.
 
Qualsiasi persona, di buon senso e gusto, che passa per Torino, rimane colpito da un certo tipo di architettura, dall'urbanistica, dalla geometria, dagli scorci, dalle prospettive, dal panorama, dalle vedute che offre la città. La stessa persona proverebbe un senso di ripulsa nel vedere un immane monolite squadrato, spigoloso, dalle superfici lucide e riflettenti, che incombe come un'astronave discesa per sbaglio, e fuori tempo; discesa in un tranquillo giardino di quartiere.

Ma i torinesi sembrano narcotizzati e non avvertono l'incombere di un nuovo mostro architettonico, anche se avrebbero dovuto imparare dai casi recenti di sfregio del bene paesaggistico pubblico ad opera di scelte architettoniche e urbanistiche poco accorte, se non criminali. Fra i casi più clamorosi ricordiamo il "catino" di piazza Valdo Fusi e l'osceno PalaFuksas a Porta Palazzo. 
 
La lista degli infortuni urbanistici di questi ultimi anni, a Torino, è lunga e deprimente. Per quello che è stato fatto si potrebbe parlare quasi di un terzo sacco urbanistico della città, dopo quelli perpetrati dal regime fascista con gli sventramenti, e dopo il dilagare delle periferie-dormitorio negli anni del boom. Oggi, il sacco urbanistico, la desolazione architettonica, è partita con lo smantellamento di vaste aree semicentrali, prima occupate da capannoni industriali, ora dismessi, che hanno lasciato il posto al moltiplicarsi di edifici residenziali di tipo scatolare, senza nessi fra loro e con l'ambiente circostante, in un disordine progettuale, dove le aree sono state lottizzate e lasciate a imprese che hanno agito in autonomia, nell'assenza di un piano, di un disegno, di uno studio, di un progetto globale. 
 
Il torrone Intesa è in un certo senso l'emblema e l'apoteosi di un modo di governare il territorio e il bene pubblico, è la cartina di tornasole che rivela il deperimento civile, il crollo culturale, l'infiacchimento della classe dirigente e la nascita di una sorta di generone torinese, parassitario, che non riesce a concepire lo sviluppo se non con le colate di cemento. Infatti, nel piano urbanistico di Gregotti-Cagnardi veniva posto un limite all'altezza degli edifici, di circa 70 metri. Poi, di variante in variante, grazie alla distrazione o alla connivenza dei consiglieri comunali, si è riuscito a innalzare il limite a oltre 160 metri; e si è data la licenza di costruzione di questo mostro senza neanche effettuare un Valutazione di Impatto Ambientale. Al danno si somma il ridicolo, perché l'amministrazione comunale, con la regione Piemonte, in pompa magna  organizza manifestazioni e si dice impegnata sul tema dell'energia, del risparmio e dell'efficienza; ma poi autorizza la costruzione di un edificio che presenta consumi specifici tre volte superiori agli obiettivi che essa stessa ha suggerito. Non basta, perché gli amministratori, per essere alla moda, parlano di riuso, di ristrutturazione, recupero; ma non considerano i tanti edifici vuoti o semivuoti, anche importanti, presenti nelle zone centrali e semicentrali di Torino, che potrebbero essere utilizzati da Banca Intesa - anche se si fa fatica a credere che la banca necessiti di una nuova sede centrale per le sue attività. 
 
Il sindaco Sergio Chimparino, con la sua aria dimessa e sofferente, sembra quasi subire la presenza di questo progetto, perché deve gestire un debito comunale enorme, pertanto la vendita dei terreni e gli oneri di urbanizzazione ridaranno fiato alle sue esigue finanze. L'assessore Mario Viano, invece, sempre pimpante, abbronzato e sorridente, come un abile piazzista cerca di convincerci che quest'opera è un'opportunità e un bene per Torino. Infine, Renzo Piano, dall'alto della sua torre d'avorio o di vetro, predica la partecipazione ma non fornisce alcuna opportunità e nessun materiale per incontri, discussioni e valutazioni.
                                                Laura Genovese

 

 

 

ABRAMO BAZOLI SCOVA SOTTO LA MOLE LA SUA MADRE TERESA DI PASTASCIUTTA - UNA SUORA AL VERTICE DELLA COMPAGNIA DI SAN PAOLO! (SON COTTI PEL COTTOLENGO) - MA PER DEBELLARE QUEL DIAVOLO DI BENESSIA CI VOLEVA SUOR GIULIANA COME ESORCISTA - NO, NON SIAMO SU SCHERZI A PARTE. A CANDIDARLA UFFICIALMENTE IERI SERA, UNO DEI LEADER DEL GRUPPO DEI DISSIDENTI, STEFANO AMBROSINI, CHE NEI GIORNI SCORSI AVEVANO CHIESTO LE DIMISSIONI DI ANGELO BENESSIA, REO DI AVER SEGATO ENRICO SALZA - PANICO E SGOMENTO PER LE 15 LOGGE MASSONICHE CHE DOMINANO LA CITTà DEI TRE FIUMI

Paolo Griseri per la Repubblica

Suor Giuliana Galli potrebbe diventare vicepresidente della Compagnia di San Paolo, la fondazione principale azionista di banca Intesa. A candidarla ufficialmente ieri sera, uno dei leader del gruppo dei dissidenti, Stefano Ambrosini, che nei giorni scorsi avevano chiesto le dimissioni di Angelo Benessia, presidente della Compagnia al centro delle polemiche sulla nomina del successore di Enrico Salza alla guida della banca.

 

«Credo che suor Giuliana - ha detto ieri sera Ambrosini - possa garantire sia il gruppo di coloro che avevano chiesto una verifica dei vertici della Compagnia sia l´area cattolica della città». Una mossa che certamente troverà il consenso di quella parte del Pd torinese che aveva maggiormente criticato il comportamento di Benessia e le scelte fatte dalla Compagnia sotto la sua guida.

Nei giorni scorsi, quando era cominciata a circolare l´ipotesi di una sua nomina alla vicepresidenza, suor Giuliana aveva fatto sapere di avere molti dubbi sulla candidatura. E anche ieri a tarda serata ha voluto precisare: «Di questa candidatura non so nulla e non ho ambizioni di diventare vicepresidente».

 

Ma è un fatto che proprio da lei martedì sera si è riunito il gruppo dei dissidenti per mettere a punto le strategie in vista della riunione decisiva sul vertice della Compagnia di San Paolo. La mancata votazione che ha salvato la presidenza di Benessia ha avuto come contropartita l´impegno dello stesso presidente a una gestione più collegiale della fondazione, con l´ingresso al vertice degli esponenti dell´area più critica (almeno 11 membri sui 21 che compongono il consiglio generale).

Suor Giuliana, una vita spesa a favore dei malati del Cottolengo e una notevole capacità imprenditoriale utilizzata per decenni a favore di chi più ha bisogno, era stata indicata dal Comune di Torino nel consiglio della Compagnia con una mossa che aveva spiazzato molti, sconvolgendo la delicata geografia interna dei vertici bancari della città.

 

Una mossa certamente a sorpresa, ma suor Giuliana non era certo un nome nuovo: nei suoi anni di attività al Cottolengo aveva avuto modo di farsi conoscere e apprezzare dalla Torino più povera e da quella che conta, dalle famiglie dei malati fino all´allora amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti.

 

L´eventuale nomina alla vicepresidenza imporrebbe al Comune di Torino di indicare due nuovi membri del consiglio generale. Mercoledì infatti, al termine della riunione che ha salvato Benessia, diminuendone di molto il suo potere reale, il primo rappresentante del Comune di Torino, l´ex sindacalista della Cisl Bruno Manghi, aveva annunciato le sue dimissioni pur apprezzando l´accoro raggiunto: «La mia storia di sindacalista mi spinge a trovare accordi, ma questo non modifica le ragioni che mi avevano portato a scegliere le dimissioni».

 

Così al suo rientro dal viaggio in Canada che sta compiendo in questi giorni, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino avrà a sua disposizione due carte da giocare per influire sulle scelte della Compagnia individuando due nuovi nomi per il consiglio. Una ripartenza insomma dopo le polemiche seguite nel Pd alla scelta del sindaco di sponsorizzare la candidatura, poi naufragata, di Domenico Siniscalco alla guida della banca. 14-05-2010]

 

 

                               Casa Savoia a Torino
Torino è entrata  nel vivo delle cerimonie per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia in contemporanea con l'Ostensione della Sacra Sindone, con l'apertura, giovedì 15 Aprile, della Mostra Casa Savoia e l'Unità d'Italia.

Un evento particolarmente importante che riporta alla memoria di tutti gli italiani che Torino fu la prima Capitale del Regno d'Italia che vide in Casa Savoia la forza propulsiva. Una Mostra che raccoglie molti oggetti appartenuti

ai Re e alle Regine d'Italia raccolti dalla Fondazione Principe di Venezia, presieduta dal Principe Emanuele Filiberto di Savoia, e da alcuni collezionisti privati. A Torino sono esposti  per la prima volta  pezzi rari come il Collare d'Armatura del Duca Emanuele Filiberto "Testa di Ferro". Il Savoia che seppe

riconquistare il Ducato e che portò la Capitale proprio da Chambery a Torino dando di fatto inizio allo sviluppo della politica sabauda nella penisola italiana.

 Sono inoltre esposti  i famosi monogrammi di diamanti della

Regina Margherita e della Regina Elena disegnati dalla Gioielleria Musy di Torino. Tra i pezzi più pregiati ci sono il Manto di Corte della Regina Margherita portato al Quirinale nel 1891 in occasione del Primo Congresso Internazionale che sancì l'ingresso dell'Italia nel novero delle Grandi Potenze. Molti i documenti storici esposti legati ai passi salienti del Risorgimento.

Il Principe ha detto  che L'apertura della Mostra Casa Savoia e l'Unità d'Italia a Torino è per me una grande soddisfazione perchè consente a Casa Savoia di poter contribuire fattivamente al programma delle

celebrazioni per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia. Sono anche particolarmente felice che questa mostra sia coincidente con l'Ostensione della Santa Sindone che fu conservata per mezzo millennio da Casa Savoia e che fu donata a Papa Giovanni Paolo II da mio nonno Re Umberto II. Vale la pena ricordare che un Reliquiario del 1532 contenente un frammento della Sindone sarà esposto alla Mostra a Torino. E’ stata organizzata  l’inaugurazione ufficiale il 3 Maggio  in occasione della Visita del Papa a Torino.

L’inaugurazione è stata  il 3 Maggio alla presenza delle Loro Altezze Reali i Principi Vittorio Emanuele, Marina ed Emanuele Filiberto di Savoia.

Non è un caso che la Mostra su Casa Savoia giunga a Torino in contemporanea con l’Ostensione della Sacra

Sindone. Il Sacro Lenzuolo fu infatti donato da Casa Savoia al Santo Padre nel 1983.

Un frammento della Sacra Sindone, inserito in un reliquiario del XVI secolo, è esposto nella Mostra "Casa Savoia e l'Unità d'Italia" ospitata a Torino.

 Il Sacro Lenzuolo fu custodito per piú di 500 anni (dal 1453 al 1983) dalla

Real Casa Savoia. La Reliquia esposta alla Mostra Casa Savoia risale all'epoca dell'incendio nel Castello di

Chambery, in Savoia, luogo in cui Casa Savoia, custode del Sacro Lenzuolo fino al 1983 anno in cui Re Umberto II la lasciò in eredità al Santo Padre, conservava la Sacra Sindone.


                                    Laura Genovese

 15.05.10

 

SAlza o non salza? - a torino, GIORNI DI FUOCO in sant'intesa: Benessia sarà in grado di far fuori il "traditore" Enrico Salza, reo di intelligence con il nemico meneghino Passera, e sostituirlo con Ciccio Siniscalco, che dalla sua avrebbe anche il rapporto personale con Giulio Tremonti e soddisferebbe dunque il mutato quadro politico dopo la vittoria elettorale del leghista Roberto Cota....

Federico Monga e Gianluca Paolucci per "La Stampa"

 (Intesa)

Oggi, un comitato di gestione della Compagnia di San Paolo. Domani, a Milano, un incontro tra i vertici delle fondazioni socie di Intesa Sanpaolo. Sono le due tappe che dovrebbero portare alla definizione della partita delle poltrone di Ca' de Sass, quantomeno nelle attese dei vari protagonisti. Formalmente, l'incontro di domani dovrebbe servire per stabilire una linea «condivisa» sulle vicepresidenze del consiglio di sorveglianza, la cui nomina spetta appunto agli azionisti.

Ma secondo le attese potrebbe servire anche per fare chiarezza sul prossimo presidente del consiglio di gestione. «La palla è in mano ai torinesi», si spiega da ambienti vicini ai soci forti istituzionali. Al momento, secondo quanto ricostruito, le candidature sono sostanzialmente due: l'attuale presidente Enrico Salza e Domenico Siniscalco, ex ministro e attuale country head per l'Italia di Morgan Stanley nonché presidente di Assogestioni.

Le attese degli altri azionisti sono che all'incontro di domani il presidente della Compagnia, Angelo Benessia, presenti almeno informalmente un nome in grado di essere «condiviso» dagli altri soci, in modo da arrivare all'assemblea del 30 aprile prossimo con un quadro ben delineato. Anche se dal punto di vista strettamente formale la nomina del consiglio di gestione e del suo presidente spetta, ai sensi dello statuto, al consiglio di sorveglianza che si insedierà subito dopo la sua elezione da parte dell'assemblea.

Proprio su questo argomento, nelle settimane scorse, non erano mancate frizioni all'interno dello stesso comitato di gestione della Compagnia, con alcuni consiglieri che chiedevano a Benessia un maggiore coinvolgimento dell'organo nel processo decisionale anche per l'organo esecutivo della superbanca e l'arroccamento del presidente sul dettato statutario che assegna appunto alla sorveglianza il compito di nominare la gestione.

Il tema che si prospetta agli altri soci è quello di capire se Benessia sarà in grado di formulare un'alternativa credibile a Enrico Salza con un nome da poter rivendicare come esponente della «torinesità». In questo senso andrebbe appunto la candidatura di Siniscalco, che dalla sua avrebbe anche il rapporto personale con Giulio Tremonti e soddisferebbe dunque il mutato quadro politico dopo la vittoria elettorale del leghista Roberto Cota.

Non avrebbe trovato invece conferma l'ipotesi avanzata da qualche consigliere di una riconferma «a tempo» di Salza, con l'obiettivo di ridiscutere a metà mandato la governance di Intesa con l'abbandono del duale e il ritorno al sistema monistico. Ieri intanto si è concluso il deposito delle liste da parte degli azionisti.

Tre le liste presentate, oltre a quella comune di Compagnia e Cariplo. La lista comune di Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, Ente Cassa di risparmio di Firenze e Fondazione Cassa di risparmio di Bologna comprende Mario Bertolissi, Riccardo Varaldo, Gianguido Sacchi Morsiani, Gianni Marchesini, Marco Ciabattoni, Paolo Campaioli, Gianfranco Ragonesi, Leopoldo Mutinelli e Sandro Fioravanti. A Cariparo fa capo il 4,924% di Intesa Sanpaolo, a Carifirenze il 3,378%, alla fondazione Carisbo il 2,734%.

Assogestioni con alcuni fondi ha candidato Rosalba Casiraghi e Marco Mangiagalli (presidente di Saipem). Mentre Generali ha candidato Gianluca Ponzellini, che già siede nell'attuale cds, e Arturo Luigi Bianchi, consigliere uscente delle stesse Generali. Esce Antoine Bernheim, attualmente vicepresidente. Proprio sui vice di Bazoli, presidente designato, dovranno trovare un accordo le fondazioni nell'incontro di domani. Pressoché scontata la nomina di Elsa Fornero in quota torinese, l'altro vice potrebbe essere Bertolissi, nuovo ingresso e in testa alla lista di Cariparo.

 

[14-04-2010]

chiamparino vuota il sacco sulla mancata intesa in banca intesa - "Salza paga la fregatura data a benessia quando, su consiglio di franzo grande stevens, candidò Gustavo Zagrebelski alla presidenza - passera e Bazoli non hanno voluto cambiare la governance della banca: uno dei due, si sarebbe dovuto fare da parte - Siniscalco è senza dubbio il candidato giusto per un atterraggio non sconveniente per Torino"...

Salvatore Tropea per la Repubblica

Sindaco Sergio Chiamparino, è vero che lei è stato il protagonista, anche tramite un asse con Tremonti, della candidatura di Domenico Siniscalco alla presidenza del Consiglio di gestione Intesa Sanpaolo in sostituzione di Enrico Salza?
«Ho fatto due tentativi: salvare il soldato Salza e poi trovare un nome che avesse i quarti di professionalità e di torinesità utili per non lasciare la palla in mano ai milanesi. Non credo che sia una questione di protagonismo».

Cominciamo dal primo che, però, non è andato a buon fine.
«Non certo per colpa mia. Avevo parlato con Giuseppe Guzzetti dell´ipotesi di lasciare inalterati i vertici della banca per un anno e mezzo per poi procedere a un superamento del sistema duale e passare a una guida composta da un presidente e un ad: uno dei quali, diciamo il presidente, avrebbe dovuto essere torinese».

Perché non ha funzionato?
«Per diverse ragioni. Intanto perché Bazoli o Passera, uno dei due, si sarebbe dovuto fare da parte. Inoltre Guzzetti, avendo capito da uomo di potere che era in atto uno scontro, si è guardato bene dal collaborare. Meno di un mese fa ho fatto pervenire un messaggio a Salza invitandolo a presentare lui la proposta. Ma lui era sdraiato sulle posizioni dei milanesi».

Allora ha pensato a Siniscalco?
«Mi sono mosso per trovare un nome che non fosse una finzione. Siniscalco l´ho visto prima di Natale e m´ha dato la sua disponibilità. Io avevo pensato a Pietro Garibaldi e a Elsa Fornero. Tra i papabili c´era anche Gabriele Galateri».

Poi però è andato su Siniscalco.
«Siniscalco è senza dubbio il candidato giusto per un atterraggio non sconveniente per Torino. Ha un curriculum lungo dieci chilometri ed è inattaccabile sul piano della professionalità e della torinesità. In un clima di contrapposizione aperta è il nome che consente di recuperare un ruolo che non è limitato solo alla maggiore o minore torinesità».

Che ruolo ha avuto Tremonti?
«Guzzetti m´ha detto di avergli parlato della candidatura Siniscalco e che Tremonti gli ha risposto che se passava bene, diversamente non ne avrebbe fatto una malattia».

Vuol dire che non esiste un asse Chiamparino-Tremonti?
«Con Tremonti ci siamo sentiti tre giorni fa, ma per parlare di federalismo demaniale, patto di stabilità e altri problemi per cui sollecito da tempo un incontro tra lui e i sindaci. Non abbiamo discusso d´altro».

Dunque nessun patto?
«Questa del patto è fantapolitica anche perché le ragioni di questo avvicendamento sono più antiche. Risalgono all´estate 2007 quando Salza indicò Angelo Benessia come candidato torinese al vertice della banca. Secondo quanto riferisce Guzzetti nella primavera 2008 Salza avrebbe poi cambiato cavallo, indicando Gustavo Zagrebelski su consiglio di Franzo Grande Stevens. Di qui il dissidio tra lui e Benessia. La mia proposta di mediazione avrebbe consentito un anno e mezzo di tregua seguita dal riequilibrio tra Torino e Milano. Ma era necessario un patto tra gentiluomini che non c´è stato».

Lei nega che si tratti di un anticipo di "federalismo" bancario?
«Io dico che all´origine di tutto c´è stato lo scontro tra l´azionista e il rappresentante del Sanpaolo in Intesa, banca che è nelle mani di Bazoli e Passera con Guzzetti dietro le quinte».

È per questo che, come si dice a Milano, Bazoli e Passera non hanno gradito la mossa Siniscalco da parte torinese, che poi vuol dire da parte sua?
«Non lo so e non mi interessa saperlo. Non mi risulta che la cosa sia spiaciuta, per esempio, a Sergio Marchionne e ad altri imprenditori».

Veniamo alla Lega che fa la voce grossa per entrare in partita: come la vede?
«Dopo tanto tempo in cui si è detto che il Sanpaolo è stato svenduto ai milanesi adesso Roberto Cota si presenta come colui che può recuperare la torinesità perduta. Ma sono parole. Il messaggio di Bossi è riferito prevalentemente a Unicredit e alle banche popolari di Lombardia e Veneto».

 

[17-04-2010]

 

 

LOS PARACULOS DELLE DOLCI EVASIONI ALLA GOGNA - La Procura della Repubblica di Torino sta per mettere le mani sull’elenco dei circa 10 mila italiani titolari di un conto corrente nella filiale ginevrina della banca britannica HSBC messo a disposizione dei magistrati francesi da un ex dipendente dell’istituto - I sospetti più forti ricadono su un migliaio di nomi - E A FINE MESE SCADE LO SCUDO...

Mario Sensini per "il Corriere Della Sera"

Altri diecimila sospetti evasori fiscali. La Procura della Repubblica di Torino sta per mettere le mani sull'elenco dei circa 10 mila italiani titolari di un conto corrente nella filiale ginevrina della banca britannica HSBC messo a disposizione dei magistrati francesi da un ex dipendente dell'istituto.

Eric de Montgolfier, Procuratore generale a Nizza, ha detto ieri di aver ricevuto, per rogatoria, la richiesta dei colleghi italiani ed ha fatto intendere che non ci saranno problemi ad esaudirla. La lista potrebbe arrivare già tra una ventina di giorni e subito dopo partiranno le verifiche della Guardia di finanza.

I sospetti più forti ricadono su un migliaio di nomi. Buona parte dei conti nella filiale svizzera di HSBC attribuiti agli italiani da quei documenti sarebbe già estinta, ma a questo punto bisognerà vedere l'esito delle verifiche. Mille nomi che si aggiungono agli altri mille settecento, anche questi comparsi nel turbinio di liste ed elenchi che corrono per mezz'Europa, sui quali le Fiamme Gialle stanno già conducendo gli accertamenti.

Ci sono i trecento nomi della cosiddetta "Lista Ubs", anche quella partita dalla Svizzera, i 576 della "Lista Pessina", ritrovata a Chiasso nell'automobile dell'avvocato Fabrizio Pessina, fino ai circa 700 nominativi di persone fisiche e società che avevano residenza presso il Consolato della Repubblica di San Marino a Rimini.

A caccia di grandi evasori c'è anche l'Agenzia delle Entrate, che sta spulciando l'elenco di tutti gli italiani residenti a San Marino, e i quasi 5mila questionari cui hanno risposto i contribuenti "a rischio" selezionati dall'Agenzia, a cominciare da quelli che hanno da poco riportato la residenza in Italia.

E non è tutto, perché la collaborazione tra i Paesi europei sulla lotta all'evasione internazionale sta dando risultati, e lo scambio di liste di "sospetti" sta diventando ormai una prassi diffusa tra le capitali europee, dove ormai presso le sedi dell nostra ambasciate la rete di esperti della Guardia di finanza lavora a pieno ritmo. Una sorta di task force che sta cominciando a produrre i primi risultati.

Le informazioni circolano, e per gli 007 del fisco è una manna anche se, a meno che non siano quelle acquisite per rogatoria o sequestrate dalle autorità italiane, sulle altre "liste", spiegano all'Agenzia delle Entrate, bisogna muoversi con i piedi di piombo. Impossibile acquistare quelle rubate, ad esempio, ameno di non incorrere in un reato.

L'unica entità in grado di muoversi con disinvoltura in questo contesto è il servizio segreto, ma resterebbe il problema di come utilizzare le informazioni acquisite in modo non del tutto trasparente. Quei dati non potranno mai essere fatti valere in sede legale, anche se le informazioni resterebbero validissime.

Non possono essere usate come prova in un processo, ma possono comunque attivare tutte le altre verifiche degli ispettori del fisco. Possono essere trasmesse come segnalazioni alle procure, ma anche determinare l'avvio di ispezioni mirate da parte dell'Agenzia delle Entrate sui contribuenti sospetti. «Che se sono evasori - spiegano all'Agenzia- verrebbero comunque stanati».

 

[14-04-2010]

 

PER CONQUISTARE LA POLTRONA DI PRIMO CITTADINO DI TORINO EVELINA CHRISTILLIN SI FA LEGA
C'è una donna a Torino che segue con molta attenzione la disputa del sindaco Chiamparino per la successione del massiccio Enrico Salza nel Consiglio di gestione di IntesaSanPaolo.

Fino a ieri questa donna, che si chiama Evelina Christillin, ha fatto parte di una trimurti femminile che comprendeva l'ex-governatrice Mercedes Bresso e la moglie del macilento Chiamparino, titolare di un salotto esclusivo nella sua casa che affaccia davanti al Po e alla Chiesa della Gran Madre.

 

Da tempo Evelina è una protagonista della vita cittadina. Anche se le sue origini sono valdostane, le sue fortune sono legate al capoluogo sabaudo dove si è laureata e ha frequentato da vicino la Sacra Famiglia degli Agnelli ed è stata proprio l'amicizia del padre Emilio con l'Avvocato sulle nevi del Sestriere a segnare profondamente la vita di questa 54enne che secondo le amiche lavora come una tedesca, parla inglese con il piglio della Thatcher e francese con lo charme della Deneuve.

 

Oltre allo sport Evelina ha incrociato la finanza e si è avvicinata ancor di più alla corte dei Savoia dell'automobile sposando Gabriele Galateri di Genola, un uomo baciato dalla fortuna che deve molto all'intraprendenza della consorte. Una volta frantumato il triangolo delle vanità composto da Mercedes Bresso, dalla moglie di Chiamparino e dalla stessa Evelina, l'ex-sciatrice scalpita dalla voglia di entrare in politica.

 

Sono note le sue simpatie per la sinistra e il Partito Democratico, ma il successo dei "barbari" del Carroccio la sta spingendo lentamente verso lidi diversi. La realtà è che tra un anno si voterà per il nuovo sindaco di Torino e a quanto sembra ormai chiaro il macilento Chiamparino volerà verso incarichi di partito mentre si stanno scaldando i muscoli personaggi come l'ex-ministro Cesare Damiano e Davide Gariglio, ex-presidente della Regione. Per conquistare la poltrona di primo cittadino Evelina sta virando decisamente verso il Centro anche se qualcuno sostiene che il suo slalom politico la stia portando addirittura nel centrodestra.

In questo senso ha fatto molta impressione l'entusiasmo con cui alla vigilia delle elezioni ha abbracciato Roberto Cota nella pizzeria "Marechiaro" esclamando: "Bravo Roberto, sappiamo che vincerai e abbiamo scommesso su di te", e nel giorno in cui il politico dagli occhi azzurri è stato proclamato presidente, la grigliata Evelina ha brindato al teatro Carignano dove ha accolto i maggiorenti della Lega.

Adesso si tratta di capire se il mondo Fiat vuole puntare sulla donna che ha legato il suo nome alla storia della Sacra Famiglia e se riuscirà l'operazione di sganciamento dai vecchi amici del Partito Democratico.

28.04.10

 

CARO CHIAMPARINO VOI, SI TAV ,  500 DEL LINGOTTO SIETE LA MINORANZA RISPETTO AI 20.000 NO TAV DELLA VALSUSA CONTATI DALLA PREFETTURA !

NON E' CHE IL TUNNEL DEL TAV SERVE A RISOLVERE I PROBLEMI DI SCOPPIO DEI TRENI DEL GPL COME E' AVVENUTO A VIAREGGIO !

NON SAREBBE MEGLIO CHE LEI SIGNOR SINDACO SI OCCUPI DI RIPRISTINARE L'ONDA VERDE NEI CORSI DI TORINO PER DIMINUIRE L'INQUINAMENTO E FARCI RISPARMIARE TEMPO E CARBURANTE ?

 

 

 

SIGNOR SINDACO DI TORINO E' VERO CHE DOPO LE ELEZIONI REGIONALI AUMENTERANNO GLI SPAZI DI SOSTA A PAGAMENTO ? 30.11.09

 

L’OLIMPIADE SEPOLTA SOTTO LA NEVE – LE STRUTTURE PREPARATE PER TORINO 2006 E CHE DOVEVANO “CREARE UN VIVAIO ATLETI DELL’ARCO ALPINO OCCIDENTALE”, ABBANDONATE AL CONSUETO ITALICO DEGRADO: TRAMPOLINI, PISTA DI BOB, SLALOM DEL SESTRIÈRE - SULLE RAMPE DI LANCIO DEI SALTATORI CON GLI SCI SI SONO STACCATE DUE SLAVINE…

Alberto Custodero per "la Repubblica"

LA RAMPA DI LANCIO SLAVINATA DEL TRAMPOLINO DI PRALEGATO

Un cartello affisso su una grata metallica che transenna l´ingresso dei trampolini olimpici di Pragelato avvisa: "pericolo valanghe, vietato l´accesso". Un monito più che reale: sulle rampe di lancio dei saltatori con gli sci, e sulla pista di atterraggio, si sono staccate due slavine. Si trova in queste condizioni, abbandonato a se stesso, lo ski jumping di Torino 2006 che ci invidia tutto il mondo. Quando era stato costruito, s'era scelta - al posto di una struttura provvisoria da smontare dopo l´evento olimpico - una soluzione in cemento armato da 34,3 milioni di euro.

E s´era disboscata mezza montagna per creare due salti da gara e tre da scuola, col fine di proseguire nel tempo l´attività agonistica, creare un vivaio di atleti dell´arco alpino occidentale. E affittare l´impianto alle squadre internazionali. Appena 47 mesi dopo le Olimpiadi torinesi, il trampolino di Pragelato è una cattedrale nella neve, abbandonato a se stesso, così com´è chiuso e inutilizzato il jumping hotel costruito alla base dell´impianto: un mega albergo da 120 posti letto. Suona a mo´ di beffa lo striscione con le insegne del "Torino Olimpic Park" e la scritta "benvenuti!". Viaggio nei siti olimpici abbandonati a 4 anni dalle olimpiadi torinesi.

Il caso dello ski jumping non è isolato: in effetti, tutti gli impianti alpini di Torino 2006 (il fondo sempre a Pragelato, il biathlon a San Sicario, il bob di Cesana costato 61,4 milioni che forse chiuderà alla fine di gennaio e le piste di discesa della Via Lattea), si trovano nelle stesse condizioni di abbandono. Su questi siti non si disputerà più nessuna gara: pur essendo, si può dire, ancora nuovi e fiammanti avendo appena 4 anni di vita, sono scomparsi dalla programmazione degli appuntamenti internazionali con grave danno per l´economia locale e l´immagine del comprensorio sciistico. È davvero uno scandalo, denuncia in una lettera aperta il presidente della Fisi Piemonte, Pietro Marocco, che «questi impianti olimpici siano sottoutilizzati o del tutto inutilizzati in queste condizioni di abbandono proprio nella stagione invernale, la più intensa dal punto di vista agonistico». Magra consolazione è il fatto che in estate, in pieno agosto, sia stata assegnata una gara del summer grand prix all´impianto di salto che ha un costo di manutenzione stimato in 1.161.226 euro.

Sempre a Pragelato c´è, inutilizzata dal punto di vista agonistico, la pista olimpica di sci di fondo, un investimento di una ventina di milioni di euro per cablare i 10 chilometri dell´anello olimpico, mettere a norma la valle dal rischio alluvione, creare un lago per l´innevamento artificiale, l´acquisto di 12 cannoni sparaneve. Tutti questi costosissimi impianti non servono più a nulla: quest´anno, per la prima volta da quando esiste la pista, non si disputerà alcuna gara, né locale, né nazionale, né internazionale. Il sito olimpico, fiore all´occhiello del fondo nazionale, è declassato a banale pista turistica. Stessa sorte tocca, a San Sicario, all´impianto olimpico del biathlon.

Lo stadio che ospita il poligono di tiro (l´unico autorizzato del Torinese), è sommerso e seminascosto dalla neve. Gli atleti del comitato Fisi, con una pista olimpica a disposizione, sono costretti ad allenarsi in altre province. Intorno al poligono, la pista del biathlon non è neppure battuta. Costo per la costruzione del sito, 25 milioni di euro. Stessa sorte tocca alla pista "Giovanni Agnelli" di Sestriere, simbolo delle gare di discesa, lo slalom speciale notturno. L´impianto di illuminazione, costato 7 milioni di euro, è spento. Sulla pista di Alberto Tomba - e sugli impianti olimpici alpini - è calato il buio

[05-01-2010]

 

 

 

MALPICA E' STATO ANCHE COMMISSARIO STRAORDINARIO DI TORINO NEL 1998 NOMINATO DA COSSIGA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA MA NESSUNO LO DICE MAI ! PERCHE' ?

 

TO’, EVELINA MANNA E MASSIMO CACCIARI A BRACCETTO NELLE CALLI DI VENEZIA - IN PASSATO VITTIME DI LEGGENDE METROPOLITANE, LEI CON SILVIO, LUI CON VERONICA - IN ESCLUSIVA PER DAGOSPIA LO SCOOP DEL SETTIMANALE “OGGI” DOMANI IN EDICOLA…

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Manna e Cacciari

Susan Ferraro per "Oggi"

Guardate le foto di queste pagine: chi è la donna a passeggio con Massimo Cacciari per le calli di Venezia? Sorpresa: si tratta della bellissima attrice (ed ex modella) Evelina Manna. L'ultima conquista del sindaco filosofo? Non è dato saperlo, ovviamente, e sebbene le immagini documentino nulla più che un'affettuosa familiarità, non c'è dubbio che anche una semplice e innocente amicizia tra i due faccia sensazione.

Perché? Ma perché Cacciari e la Manna, probabilmente senza neppure conoscersi, erano stati negli ultimi anni protagonisti involontari di pettegolezzi e leggende metropolitane che ruotavano intorno al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e sua moglie Veronica. L'incontro tra il filosofo e l'attrice, dunque, si configura come una specie di gustosissimo gossip incrociato.

Andiamo con ordine, allora. Nell'ottobre 2002 comincia a circolare nei corridoi della politica la diceria di una presunta relazione tra Cacciari e Veronica Berlusconi. È lo stesso premier, nello stupore generale, a rendere pubblica la faccenda, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, presente il premier danese Anders Rasmussen (lo stesso che pochi giorni fa è diventato segretario generale della Nato): «Rasmussen è il primo ministro più bello d'Europa», butta lì a un certo punto il Cavaliere. «Penso di presentarlo a mia moglie, perché è anche più bello di Cacciari. Con tutto quello che si dice in giro... Povera donna...».

Manna e Cacciari

E con questa curiosa forma di «autogossip omeopatico», com'è stato definito, la storia si chiude. Lo stesso Cacciari, interrogato dai giornalisti, definisce la vicenda «una stupidaggine totale».

Cinque anni dopo, nel gennaio 2007, scoppia il caso della lettera di Veronica a Repubblica, nella quale la moglie del premier, profondamente irritata per alcune frasi galanti del marito nei confronti di altre donne durante la cena dei Telegatti, esige da lui «pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente». Cacciari, impavido, non si astiene dal dire la sua: «Sono cavoli loro, ma quando si arriva a parlarsi attraverso i giornali è chiaro che ormai un rapporto è finito». Dopo aver perso, dunque, una buona occasione per starsene zitto, Cacciari scompare dal panorama berlusconiano e il gossip finisce in archivio.

In archivio, anzi al macero, finiscono anche recentemente le famose intercettazioni telefoniche del 2007 fra Berlusconi e l'allora direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà. Difficile però cancellare dalla memoria e dalle banche dati dei giornali quei colloqui nei quali il Cavaliere si spendeva per un gruppetto di attrici da far lavorare. Nel tritacarne mediatico finì all'epoca anche Evelina Manna. «Sto cercando di avere la maggioranza in Senato», confidava Berlusconi a Saccà. «E questa Evelina Manna può essere... Perché mi è stata richiesta da qualcuno con cui sto trattando...».

Manna e Cacciari

"MASSACRATA"
Dopo l'archiviazione di tutta l'inchiesta da parte della Procura di Roma la Manna si sfoga: «Sono stata la più massacrata, hanno cancellato tutto quello che avevo fatto prima». In una memorabile intervista con Giuliano Ferrara a Radio24 l'attrice sbotta: «Contro di me c'è stato un vero accanimento, ho sofferto molto. Questo Marco Travaglio che vuole da me? Forse gli piaccio? Lo inviterei a bere un caffè e gli chiederei perché mi dipinge come una sexy-idiota».

Al quotidiano Libero confida: «La filosofia è una delle mie grandi passioni». La sfortunata Evelina finisce sui giornali anche nell'agosto 2008, quando viene fotografato, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il foglio che riporta gli appuntamenti giornalieri del premier. Tra un «Ghedini» e un «tel. Bossi» spunta anche la parola «Manna».

Dunque, ricapitolando, la trama inventata di questa fiction gossipara direbbe che Massimo fu «vicino» a Veronica, e Silvio a Evelina. Ora si incrociano le strade del primo e dell'ultima. E a chiudere il cerchio, volendo, si potrebbe anche notare la straordinaria somiglianza tra Evelina e Veronica giovane. Ma, si sa, anche questa è solo una meravigliosa coincidenza.

 

 
[14-04-2009]

 

 

 

CHE SENSO HA CHIUDERE CIOCCOLATO' ALLE 20 ?

13.02.09

 

 

TO.06.03.09

LA LINEA 2 DELLA METROPOLITANA TORINESE SI TROVA NELL'ACQUA, LO SI SAPEVA SI DALL'INIIO, PER QUESTO 10 ANNI FA AVEVO SUGGERITO AL COMUNE DI TORINO DI NON SPERPERARE SOLDI PER I LAVORI INUTILI SULLA LINEA 4 E PER I JUMBO    TRAM DELLA FIAT, MA INIZIARE I LAVORI DELLA LINEA 2 DI METROPOLITANA, ATTUALE LINEA 4.

 

 

05.03.09

NONOSTANTE TUTTI I SOLDI SPESI PER IL SISTEMA TRAFFICO T5  E' STATO CHIUSO A TORINO IL PONTE UMBERTO I CON CONSEGUENZE PESANTI SULLA VIABILITA' E NESSUN INTERVENTO PROGRAMMATO. ATTEGGIAMENTO INFANTILE....VEDERE L'EFFETTO CHE FARA'....E SPERARE CHE TUTTO SI RISOLVA DA SE....MAGICAMENTE.

 

 

I LAVORI per la metropolitana Torino hanno danneggiato le gallerie di Pietro Micca, rischiando di abbatterle, questa e' l'attenzione con cui si rispetta la storia di TORINO ! (01.11.06)

 

TO.13.06.03

PER STRADA S.VITO ci sono i soldi per rifare le strisce, IL SEMAFORO NEL DESERTO CON MARCIAPIEDI CHE POCHI USANO , ma non l'asfalto nonostante le promesse da 2 anni !

SI spende piu' per i dossi che per il rifacimento delle strade!

 

To.14.01.03

Signor Sindaco con le targhe alterne , inaugurate con la sua amministrazione, compie tre errori:

- ecologico in quanto inquinano di piu' le auto non catalizzate che girano 5 gg su 7, e soprattutto i riscaldamenti a gasolio degli edifici comunali, piuttosto che le non catalitiche che girano 7 gg su 7.

-inoltre vi sono gli abusi d'uso per compensazione da privazione

- economico , meno si usa l'auto meno si cambia quindi che le produce, come la Fiat, ne vende di meno !

Troppo logico e utile vietare la circolazione sull'intere territorio comunale a tutte le auto non catalitiche , per sempre !

 

To.08.01.03

E' morto l'ing.Pellissetti del Comune di TORINO, un galantuomo, grazie a lui si salveranno gli alberi, del sottopasso ferroviario.

 

TO.13.12.02

-le costruzioni in sfregio ambientale e la ricostruzione, sono un doppio business...

 

TORINO 03.10.02

ODASSO E' TORNATO ALLO STIPENDIO A CUI SAREBBE RIMASTO SE FOSSE RIMASTO ONESTO !

ALMENO UN'ONESTO A CUI HA PRESO IL POSTO ODASSO E' RIMASTO DISOCCUPATO !

 

Torino 23.09.02

La Provincia di TORINO, ente inutile, utilizza molti soldi per comperare i palazzi aziendali, svuotati dagli esuberi !

Il COMUNE DI TORINO spende i soldi per i dossi cosi non li ha piu per aggiustare le strade !

Quando finiranno i soldi chi mungera'!

 

TO.29.08.02

Torino non chiudera' la discarica, i torinesi, potrebbero smettere di bere acqua minerale per diminuire i rifiuti

 

Torino 24.07.02

Un ristorante sulla MOLE a 500 euro di cui 70% sono in beneficienza privata al proprietario, sono uno schiaffo ai cassaintegrati , che con questa cifra ci devono vivere un mese !

 

TO.23.07.02

Dalle tangenti al Comune di TORINO se ne esce solo annullando tutti gli appalti sospettosi !

 

TO.22.07.02

LA VERA SFIDA CHE CHIAMPARINO PERDERA' SARA' QUELLA DELL'INCENERITORE !

LE STRISCE BLU ARRIVANO IN C.BRAMANTE, MA NON A LA STAMPA. PER NON DARE FASTIDIO AI GIORNALISTI !

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Creato Lunedì, 26 Settembre 2011 11:52

Scritto da Lisa Vagnozzi

Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

1. Caitlyn Larsen

Caitlyn è un bambina di 10 anni di Orogrande, New Mexico. Un giorno, guardando fuori dalla finestra della sua cameretta, si è accorta che sul fianco di una montagna vicina si stava aprendo uno strano buco. Indagando, Caytlin ha scoperto che si trattava di una nuova cava mineraria. A questo punto, la ragazzina ha preso carta e penna e ha scritto ai giornali, per raccontare come quei lavori di scavo stessero devastando il paesaggio intorno alla sua città. La lettera non è passata inosservata ed è finita sulla scrivania del direttore della New Mexico Mining and Mineral Division, che ha convinto la società a bloccare le perforazioni: la montagna di Caitlyn è salva!

2. Birke Baehr

A soli 11 anni Birke ha le idee molto chiare in tema di alimentazione: è infatti un convinto paladino del biologico ed è diventato protagonista di incontri nelle scuole americane, per raccontare la propria esperienza e sensibilizzare i coetanei, invitandoli a riflettere sul valore nutrizionale di ciò che mangiano, sugli OGM e sull’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive nelle coltivazioni.

3. Olivia Bouler

Ricordate il disastro della Deepwater Horizon, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Di fronte a tanta devastazione ambientale, l’undicenne Olivia ha deciso di darsi da fare in prima persona, collaborando con la National Audubon Society per vendere i disegni degli esemplari di uccelli più colpiti dalla marea nera. La vendita ha fruttato oltre 200.000 dollari, che sono stati devoluti ad azioni di ripristino degli ecosistemi del Golfo. In occasione del primo anniversario dell’incidente, Olivia ha anche pubblicato un libro, perché quanto accaduto non venga dimenticato ma rappresenti un monito per il futuro.

4. Cole Rasenberger

A 8 anni Cole si è impegnato attivamente per salvare le foreste della sua regione, nel North Carolina, coinvolgendo numerosi coetanei della propria scuola. La sua iniziativa è stata di una semplicità estrema: i bambini hanno inviato delle cartoline firmate alle catene di fast food per chiedere loro di passare a packaging riciclati e sostenibili. La mobilitazione ha centrato un obiettivo importante, ottenendo risposte ed impegni da un colosso del settore, McDonald’s. Successivamente, gli sforzi di Cole si sono concentrati su una seconda catena, la KFC: l’azienda ha ricevuto direttamente dalle mani del bambino ben 6.000 cartoline, grazie al coinvolgimento degli allievi di altre scuole elementari della zona, ma al momento non ha offerto riscontri positivi. L’importante, però, è non mollare!

5. Mason Perez

 

A 9 anni Mason ha fatto una constatazione di una semplicità disarmante: si è reso conto che il getto d’acqua che scaturiva dai rubinetti del bagno della scuola, del campo di baseball, dei negozi e delle case della sua città era inutilmente forte. Per questo, ha scritto al sindaco chiedendogli di abbassare la pressione dell’acqua nelle tubature, ottenendo un risparmio idrico calcolato tra il 6% e il 25%.

6. Ashton Stark

 

A 14 anni Ashton ha deciso che era ora di tagliare le emissioni di CO2 della propria famiglia: con questo obiettivo, ha preso la vecchia auto dei nonni, parcheggiata in garage a prendere polvere, e l’ha dotata di nove batterie da golf cart. Ora la vecchia auto può viaggiare ad una velocità massima di poco più di 70 km/h – non molto, ma sufficiente per spostarsi in città – senza emettere anidride carbonica.

7. Severn Suzuki

Nel 1992, a soli 12 anni, Severn promosse una raccolta fondi con la Environmental Children's Organization (ECO), un gruppo di bambini ecologisti da lei fondato 3 anni prima, per poter prendere parte al Vertice della Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro. Qui, in soli sei minuti e con parole semplici, schiette ed efficaci, Severn espresse il punto di vista di una bambina sui maggiori problemi ecologici, zittendo (momentaneamente…) i potenti del mondo. Oggi, a 30 anni, Severn continua nel suo impegno a favore della tutela dell’ambiente, collaborando con The Skyfish Project.

8. Felix Finkbeiner

A 9 anni, dopo una lezione della sua maestra sulla fotosintesi clorofilliana, Felix decise di piantare un piccolo albero sul davanzale della finestra della sua classe, per poi esclamare, con quell’entusiasmo genuino tipico dei più piccoli, Pianterò un milione di alberi in Germania. Oggi Felix ha 13 anni e, al motto Stop talking! Start planting!, ha superato il suo obiettivo: ha infatti piantato il milionesimo albero il 4 maggio 2011. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti politici e Ministri dell'Ambiente di ben 45 nazioni.

Piccoli grandi uomini da cui i "veri" grandi dovrebbero prendere esempio.

 

 

Creato Martedì, 12 Giugno 2012 16:47

Scritto da Marta Albè

Tra Ottocento e Novecento furono messe a punto alcune invenzioni che avrebbero potuto rivelarsi in grado di rivoluzionare la nostra esistenza odierna.

Se l'auto ecologica progettata da Henry Ford o l'automobile a corrente alternata ideata da Nikola Tesla fossero state prodotte su larga scala decenni fa, forse in questo momento non ci troveremmo a condurre guerre spietate per il possesso del petrolio necessario alla produzione del carburante che, secondo Ford, avrebbe potuto essere ricavato in ingenti quantità a partire dai vegetali. Lo stesso Tesla fu in grado di creare un motore elettrico ad emissioni zero e di ricavare energia sfruttando le correnti elettriche della Terra. A due donne si devono invece l'invenzione del primo sistema antinquinamento e di un dispositivo per rendere potabile l'acqua di mare grazie ai raggi solari.

Senza stare a sindacare sul "perché" queste invenzioni non abbiano trovato seguito, proviamo a ricordarle e a omaggiarle affinché siano da spunto per un reale cambiamento di rotta, anche alla luce delle recenti scoperte tecnologiche.

1) Energia elettrica gratis dalla Terra

 

Nikola Tesla (1856 – 1943) fu un ingegnere ed inventore di origine serba, ma naturalizzato statunitense, che sperimentò particolarmente nell'ambito dell'elettromagnetismo tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Tra le sue ideazioni vi fu quella di riuscire a ricavare energia in maniera praticamente gratuita sfruttando le correnti elettriche fornite dalla Terra. Tesla, da moti considerato un genio, provò la propria capacità di sfruttare le correnti elettriche che attraversano le rocce ed i suoni insieme ad un amico nell'area di Pike Peak mediante due strumenti denominati autoharp, delle arpe di trasmissione dotate di microfoni. I due si separarono ponendosi ai lati opposti di un picco, distanziati l'uno dall'altro da quattro chilometri di roccia. Gli strumenti furono collegati al terreno attraverso un metodo segreto e furono sintonizzati in base alle risonanze armoniche della Terra. Al preciso momento che Tesla aveva stabilito, i due strumenti furono in grado di produrre note musicali per suonare interi brani grazie all'impiego della corrente elettrica terrestre.

2) Il primo sistema antinquinamento

Il primo sistema antinquinamento della storia fu inventato da una donna statunitense nel 1879. Parliamo di Mary Walton, la quale decise di dirigere il proprio impegno e le proprie conoscenze verso l'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e nocive provenienti dalle fabbriche, che in quegli anni si stavano prepotentemente diffondendo sul territorio. L'invenzione della Walton era basata sull'utilizzo di enormi contenitori ricolmi d'acqua, simili a serbatoi, verso i quali venivano condotte le polveri inquinanti, che proprio dall'acqua dovevano essere trattenute prima di venire convogliate lungo la rete fognaria. A Mary Walton si deve inoltre la progettazione del primo sistema in grado di limitare l'inquinamento acustico.

3) Distillatore solare per l'acqua di mare

Maria Telkes (1900 – 1995), nel 1920, quando all'epoca aveva solamente vent'anni, inventò un sistema di distillazione solare in grado di rendere potabile l'acqua di mare. Il sistema prevedeva d versare dell'acqua salina in uno speciale recipiente ricoperto da una lastra in vetro trasparente, che doveva essere esposto al sole, affinché i raggi solari potessero svolgere la propria azione di depurazione dell'acqua. Il sistema era in grado di produrre nel giro di poche ore alcuni litri di acqua potabile, che poteva rivelarsi indispensabile nel caso di un naufragio per la sopravvivenza dei passeggeri di un'imbarcazione. A lei si devono inoltre l'invenzione del forno solare e della Casa Carlisle, il primo edificio sperimentale a riscaldamento solare.

4) L'auto ecologica di Henry Ford

Il fondatore della casa automobilistica più famosa di tutti i tempi fu, all'insaputa di molti, l'ideatore di una delle prime automobili completamente ecologiche e green, sia per via dei materiali che la costituivano sia per via della fonte combustibile utilizzata per il suo funzionamento. Si tratta della Hemp Body Car, ideata da Henry Ford (1863 – 1947) nel 1941. L'automobile era costituita principalmente da fibre di cellulosa biodegradabili derivate dalla canapa e dalla paglia di grano, ma non solo. Il funzionamento del suo motore era stato reso possibile mediante l'impiego di etanolo di canapa. Già nel 1925 Ford aveva azzardato l'ipotesi di riuscire a creare un'auto completamente realizzata ed alimentata grazie alla canapa. Era inoltre certo che dalla maggior parte dei vegetali, comprese mele, patate ed erbacce, potessero essere tratte sostanze combustibili da utilizzare per il funzionamento degli stessi mezzi per la coltivazione agricola, garantendo la possibilità di coltivare i campi con l'ausilio di mezzi meccanici per centinaia di anni. La Hemp Body Car era alimentata dalla canapa distillata, il cui valore inquinante era stato indicato come pari a zero. Perché non venne mai prodotta su larga scala? Poiché Ford morì pochi anni dopo, nel 1947, e poiché nel 1955 la coltivazione della canapa fu proibita negli Stati Uniti.

5) L'auto a corrente alternata di Tesla

Ancora a Nikola Tesla si deve l'ideazione di un'automobile in grado di sfruttare la corrente alternata, anziché la corrente continua. Grazie a Tesla nel 1895 nei pressi delle Cascate del Niagara era entrata in funzione una stazione idroelettrica a corrente alternata grazie alla quale egli raggiunse la propria popolarità all'interno del panorama scientifico. La Pierce-Arrow begli anni Trenta del '900 aveva deciso di dare vita ad un'automobile elettrica in grado di sfruttare la corrente alternata seguendo le istruzione fornitegli da Tesla. I suo motore era progettato per raggiungere 1800 giri al minuto ed era dotato di una ventola frontale per il raffreddamento. Il motore dell'automobile fu in seguito modificato da Tesla al fine di permettere il funzionamento autonomo del veicolo mediante un circuito elettrico in grado di produrre energia e di garantire il funzionamento in movimento del mezzo per decine di chilometri senza che il motore emettesse alcun rumore e senza la produzione di sostanze inquinanti. Secondo Tesla il nuovo dispositivo di sua invenzione non solo avrebbe potuto alimentare un'automobile per sempre, ma anche fornire l'energia necessaria ad interi edifici. Tesla morì solo e dimenticato nel 1943, frustrato per non essere riuscito ad imporre al mondo i propri progetti, che probabilmente non furono compresi poiché giudicati in anticipo di almeno mezzo secolo.

Marta Albè

Leggi anche:

- Ford Hemp Car: l'auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Creato Venerdì, 25 Settembre 2009 09:38

Scritto da Alessandro_Ribaldi

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma - soprattutto - alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l'anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l'auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare "...vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti..." e tutt'ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della "bio vettura" si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

 

Già nel 1925 lo stesso Ford rilasciò al New York Times una dichiarazione che fece supporre quanto avesse competenze e volontà adeguate a creare un'autovettura capace di utilizzare carburanti alternativi: "Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C'è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C'è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni". Ford all'epoca azzardò l'ipotesi che si potesse arrivare a vetture fatte di canapa che utilizzassero l'etanolo come carburante.

Unendo la passione per la natura ed un indubbio fiuto per gli affari, l'imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che "uscisse" dalla terra. Per realizzare questo affascinante progetto impegnò nella ricerca fior fiore di ingegneri che nel 1941, dopo 12 anni di studi, diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili. La Hemp Body Car era una realtà: interamente composta da plastica in fibre di canapa, biodegradabile e dieci volte più leggera delle auto con carrozzeria d'acciaio.

Inoltre per dimostrare quanto fosse valido tale progetto si realizzò persino uno spot in cui la vettura veniva colpita ripetutamente con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Ma la grande novità, come detto, era nel carburante: la Hemp Body Car era difatti alimentata dalla canapa distillata, il cui impatto inquinante era pari ad un clamoroso "valore zero". Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. I re dell'acciaio e del petrolio ripresero il controllo delle operazioni lasciando che quest'idea "fumosa" venisse dimenticata.

A questo punto la domanda che viene naturale porsi è: perché solo ora, e per giunta timidamente, stanno rispuntando supposizioni, studi, progetti e dichiarazioni che Henry Ford nei primi ventenni del novecento aveva cercato di promuovere?

 La risposta può essere senz'altro riscontrata nel processo economico politico che ha portato il petrolio ad essere un combustibile dal grande "potere" finanziario, capace di non favorire la reale funzionalità di una tecnologia rispetto ad un'altra, ma appoggiando esclusivamente gli interessi e le strategie politiche.

Questi progetti risultarono sicuramente scomodi all'epoca, per via della crescita delle nazioni che potevano continuamente beneficiare di risorse petrolifere (gli stati medio orientali, ad esempio, si scoprirono grossi beneficiari di oro nero proprio in quegli anni). Oggi, con una crisi petrolifera sempre più evidente, con la crescita di un'educazione orientata alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, con una volontà nell'abbassare sprechi e consumi, si potranno forse portare a termine le volontà del fondatore del marchio Ford.

La casa automobilistica dall'ovale blu sta dimostrando di essere una delle più motivate ad orientarsi a questo tipo di approccio, mettendo in commercio, ed è stata la prima in assoluto a farlo, una vettura alimentata a bioetanolo a basso contenuto di CO2. Sembrerebbe che, a distanza di quasi 70 anni, le previsioni del suo padre fondatore si stiano finalmente verificando.

Alessandro Ribaldi

 

 

fonti energetiche rinnovabili e all’attività dell’istituto eni Donegani, lsegnaliamo alcuni documenti sul tema reperibili sul sito www.eni.com:

- eni for development http://eni.com/it_IT/attachments/sostenibilita/eni-for-development-web.pdf (in particolare da pag. 28)

- eni tecnology report http://eni.com/it_IT/attachments/innovazione-tecnologia/impegno/Eni_Technology_Report_2009-2010_ITA.pdf (in particolare sezioni a pag: 2 e 15)

 

Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione Innovazione e Tecnologia del sito al seguente link: http://eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/innovazione-tecnologia.shtml

 

 

Ecofatto, la metamorfosi del riciclaggio

 

Renata Gabbi di Legambiente, spiega come dal riciclaggio di carta, plastica, acciaio si possano ottenere utensili, biciclette, elementi dell'arredo urbano e tanti altri oggetti d'uso quotidiano: "da ogni cosa nasce un'altra cosa", bisogna solo scegliere il contenitore giusto.
Servizio di Lidia Casti





Visita il sito: www.terrafutura.it
Visita il sito: www.legambiente.it

Per vedere il filmato clicca qui !

 

Riconosciuto il nesso eziologico
La Corte di Cassazione ha riconosciuto che l’eccessiva esposizione alle radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari potrebbe contribuire all’insorgenza di tumori alla testa, se utilizzati per 5 – 6 ore al giorno per un numero elevato di anni (12 nel caso di specie). Un uso per lavoro del telefonino così prolungato può, quindi, dar luogo a malattia professionale non tabellata.

 

 

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  Videoinforma :  www marcobava.it