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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) IL 15.01 15  CONTINUA A ROMA IL PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT .

4) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 09.01.15

5) Processo MPS SIENA MI IN ATTESA DI ASSEGNAZIONE

6) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

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28.04.13

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Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
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16.12.12

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A2A-REPORT

 

02.12.12

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ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

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MPS-REPORT

 

09.12.12

 

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Auto e Moto d’Epoca 2013

 

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Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

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Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

 

 

SPIONAGGIO USA 19.04.14

 

IL BUE ZUCKERBERG DÀ DEL CORNUTO ALL’ASINO OBAMA CON UNA TELEFONATA CRITICA SULLO SPIONAGGIO: “SONO MOLTO DELUSO PER IL DATAGATE” - IL PRESIDENTE NON ABBOCCA: “È FACEBOOK A NON RISPETTARE LA PRIVACY”

A seguito delle rivelazioni di Snowden, per cui la Nsa avrebbe spiato anche tramite Facebook, Zuckerberg si è lamentato del fatto che lo “spionaggio sta infliggendo danni al futuro di tutti noi” - Ma la sua azienda ha usato informazioni sugli utenti a loro insaputa, per guadagnarci, vendendo pubblicità mirata in base ai loro interessi…

 

 

 

 - SBIRRO BUONO SBIRRO CATTIVO...
(il senso del Corriere per le liste) Fiorenza Sarzanini, giustamente, s'incazza per come ieri Repubblica si è rivenduta come nuova la solita Lista Anemone. E allora oggi il Corriere si vendica con la storia di don Bancomat: "Don Evaldo, i conti Ior. Così copriva Anemone" (p. 11). E va bene. Ma non si riesce a capire perché, quando Donna Fiorenza arriva ai beneficiari delle ristrutturazioni a spese del contribuente, citi Antonio Manganelli e non Gianni De Gennaro; il generale della Finanza Paolo Poletti e non il superspione prefetto Cavaliere Nicola. E senza fare distinzioni tra alloggi di servizio (ristrutturazioni legittime se non eccessivamente onerose) e case di parenti e amiche. Se però sta solo tutelando le fonti, allora chapeau!

 

7 - MA LE FATTURE DI SCIABOLETTA LE PAGANO I SERVIZI?...
"Casa Scajola, le fatture del Sisde. Lavori di ristrutturazione sotto la lente della Guardia di Finanza. In sei fatture per la base Sisde di Piazza Zama, i lavori per la casa di Via del Fagutale. Ecco il fax con il quale Anemone bloccò la casa di Scajola al Colosseo". Il Secolo XI2 si ricorda che Sciaboletta, in fondo, era un politico ligure. 03-02-2011]

 

 

SERVIZI E SERVIZIETTI, TUTTI QUANTI AI GIARDINETTI! - UN PATTO BIPARTISAN D’ALEMA-LETTA-DE GENNARO (CON L’OK DI TREMONTI), PER PENSIONARE OLTRE 500 AGENTI SEGRETI FA INCAZZARE GLI 007 ITALIANI CHE SEGUENDO LA MODA ITALIANA FANNO RICORSO AL TAR - PERSINO LA CIA FA SAPERE CHE NON GRADISCE - MA VISTO CHE TANTI SOLDI NON SI RISPARMIANO (ANZI, IL BUDGET CRESCE), COSA NASCONDE IL MAGGIORE SPOIL SYSTEM MAI PRATICATO CONTRO IL SETTORE DELLA SICUREZZA NAZIONALE E INTERNAZIONALE?... Fosca Bincher (Franco Bechis) per "Libero"

La data non è ancora stata fissata. Ma probabilmente entro il prossimo mese di marzo la prima sezione del Tar del Lazio dovrà decidere nel merito della più incredibile causa sindacale che sia mai stata avviata. Da una parte 250 dirigenti e agenti dei servizi segreti italiani, difesi dal professore Francesco Castiello. Dall'altra parte il direttore del Dis, Gianni De Gennaro rappresentato dalla presidenza del Consiglio dei ministri. In mezzo a loro un dpcm segreto, pubblicato solo per incomprensibile sintesi in Gazzetta ufficiale.

 

Non è noto chi l'abbia firmato, ma è ben noto dentro i Dis, l'Aisi e l'Aise (i tre servizi segreti nati dalla riforma del 2007) quale ne sia il contenuto e chi i reali proponenti. Il decreto è stato concepito dallo stesso De Gennaro, che ne ha portato la prima bozza al presidente del Copasir, Massimo D'Alema per averne l'imprimatur. Contiene quello che per quasi tutti i dipendenti dei servizi è stato letto come uno "spoil system" e che formalmente è un atto di prepensionamento che riguarda da luglio prossimo in poche finestre ben550 dipendenti dei servizi, alcuni anche con funzioni apicali.

È conosciuto all'interno con la formula 57-20-40. Perché manda obbligatoriamente in pensione tutti gli 007 che abbiano compiuto 57 anni, o abbiano 40 anni di contributi versati o almeno 20 anni di rapporto di lavoro con i servizi. A che serve questo maxi-prepensionamento? Formalmente a ridurre la spesa dei servizi segreti italiani in tempo di crisi. Ma secondo i dipendenti ad effettuare un sostanziale spoil system.

È evidente che chi ha 20 anni di lavoro dietro le spalle non è legato agli attuali direttori di Dis, Aisi e Aise. Che avrebbero voglia di mettere al loro posto uomini di propria fiducia.

 

IL SÌ DI MAX
Per questo De Gennaro ha chiesto per primo l'assenso di D'Alema. Poi ha incontrato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti che ha dato il suo beneplacito un po' distratto: "se tagliate spese, a me va sempre bene". Infine con i due imprimatur è approdato a palazzo Chigi a farsi controfirmare il decreto da Gianni Letta. Qui non è stata una passeggiata, perché non pochi sono stati i timori avanzati dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, compresi quelli sulla legittimità stessa dell'atto.

Ma dopo un po' di incontri il via libera è arrivato anche da lì. A quel punto chi rischia di essere mandato a casa non è rimasto con le mani in mano.

 

PAROLA AGLI AVVOCATI
Uno dopo l'altro sono andati a bussare alla porta del professor Castiello, uno dei massimi esperti di diritto amministrativo militare. Alle fine sono diventati 250 e per loro è stato presentato al Tar del Lazio, prima sezione, il ricorso contro il dpcm. Qualche giorno fa il loro avvocato ha presentato istanza di acquisizione del contenuto integrale del dpcm, che al momento risulta segretato.

 

I nomi dei ricorrenti- per decisione del Tar- non sono indicati visto il mestiere che fanno. Ma secondo alcune indiscrezioni fra loro ci sarebbero alcuni dei dirigenti più importanti dei servizi. Nel ricorso fanno presente che la formazione di un vero 007 può durare anche tre lustri e che in questo modo si allontanano dal servizio gli uomini più esperti.

A palazzo Chigi è perfino arrivata una protesta formale della Cia, che ha rapporti consolidati di lavoro con alcuni di loro. Nel merito gli 007 in attesa di epurazione contestano il riferimento alla riforma Brunetta per il loro allontanamento e soprattutto la decisione successiva al dpcm di inserire in finanziaria un aumento di 78 milioni di euro per i servizi segreti con possibilità di procedere a 200 nuove assunzioni. Se il prepensionamento serviva a risparmiare, i conti finali dunque non tornano perché il budget aumenta.

 

Ma è chiaro a tutti- anche al Tar che dovrebbe prendere la decisione prima dell'apertura della finestra pensionistica di luglio- che qui il tema non sia di finanza pubblica: a giudizio è uno spoil system per la prima volta applicato al settore più delicato dello Stato: quello della sicurezza nazionale e internazionale.

 02-02-2011]

 

 

 

 

 

. RENATO FARINA NEL DIRETTIVO GRUPPO CAMERA...
(ANSA) - Renato Farina è stato chiamato a far parte del direttivo del gruppo del Pdl. Lo rende noto un Comunicato della Presidenza del gruppo Pdl di Montecitorio.

 18-01-2011]

 

 

CONOSCO I MIEI POLLARI - L’APPELLO CONFERMA IL PRIMO GRADO, L’EX DIRETTORE DEL SISMI E IL SUO NUMERO DUE, MARCO MANCINI, PROSCIOLTI DALL’ACCUSA DI SEQUESTEO PER ABU OMAR. SONO INGIUDICABILI - PER UN VIZIO DI FORMA STRALCIATA LA POSIZIONE DEGLI EX AGENTI CIA: PER LORO IL PROCESSO RICOMINCIA…

IL POLLARI DELLA SITUAZIONE

1 - ABU OMAR: POLLARI E MANCINI PROSCIOLTI IN APPELLO...
(ANSA) - La Corte d'appello di Milano ha prosciolto l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e l'ex numero due del servizio segreto Marco Mancini, imputati per il sequestro dell'ex imam Abu Omar, confermando la sentenza di primo grado.

 

2 - CORTE APPELLO STRALCIA POSIZIONE 3 EX AGENTI CIA...
(ANSA) - I giudici della terza corte d'appello di Milano hanno stralciato la posizione di tre agenti della Cia, in particolare l'ex capo del servizio segreto statunitense in Italia, Jeff Castelli, che figurano tra i 33 imputati, accanto all'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e al funzionario del servizio segreto militare Marco Mancini, nel processo di secondo grado sulla vicenda del sequestro di Abu Omar.

 

La corte ha accolto l'eccezione sollevata da uno dei difensori che ha rilevato come le notifiche degli atti avvenute nell'ambito del procedimento di secondo grado fossero irregolari, in quanto i tre erano stati prosciolti dal tribunale con il non luogo a procedere perché coperti dall'immunità diplomatica.

Secondo il legale, l'avvocato Alessia Sorgato, gli atti sono stati notificati in modo 'irrituale' e cioé "come prevede la norma sui latitanti". Il sostituto procuratore generale Piero De Petris ha poi chiesto e ottenuto di stralciare la posizione dei tre, per i quali il processo d'appello dovrebbe ricominciare. Lo stesso pg, nel corso del processo, aveva chiesto dodici anni di carcere per Jeff Castelli. 15-12-2010]

 

POLLARI INGIUDICABILE. MARONI ANCHE...
"Abu Omar e il segreto di Stato. Pollari non giudicabile. La Corte d'Appello di Milano conferma il giudizio del Tribunale. Verdetto identico per Mancini. Cia, pene più dure" (Corriere, p. 26). Tutto merito di Romano Prodi e Silvio Berlusconi, uniti giusto da Nick Pollari. Poi passa il Giornale e sentenzia: "Il processo ai capi degli 007 non si doveva fare". Lo dice Luca Fazzo e quindi avrà ragione lui.

Intanto fioriscono le puttanate sui disordini di martedì. Si illustra la Finocchiaro, a caccia di infiltrati. Si illustra quel genio di Cirielli, che vuole inquisire il finanziere che ha perso la pistola perché non l'ha usata. Per il Pd, "Maroni deve chiarire" (Stampa, p. 10), ma Zio Bobina ha già chiarito ieri con la Sarzanini sul Corriere e quindi oggi spazio alle seconde linee. Con il sotto-seghetario Mantovano che ordina: "Basta speculazioni. Il nulla dietro le violenze" (Stampa, p. 10).

16-12-2010] 

 

 

10 - THE WALL STREET JOURNAL

ARRIVANO I RIVALI DI WIKILEAKS
http://on.wsj.com/avuEvN

- 4 fuoriusciti dal gruppo di Assange fondano un nuovo sito che riveli i segreti di governi e aziende, mettendosi in diretta concorrenza con il loro ex capo.

IL SALVATAGGIO DI FANNIE MAE E FREDDY MAC POTREBBE COSTARE 685 MLD $
http://on.wsj.com/9EDsEC

 

05-11-2010]

 

 

ASSALTO AD ASSANGE - PARLA L’EDITORE DI WIKILEAKS:

 “L´abuso più grande alla libertà di stampa è la guerra raccontata dai giornalisti. Giornalisti che si rendono corresponsabili della guerra non facendo domande, abdicando alla propria integrità e appiattendosi vigliaccamente sulle fonti governative - I MIEI PRINCIPALI NEMICI SONO IL PENTAGONO E LE BANCHE - UN RISCHIO PER LA MIA VITA C’È, PICCOLO MA NON INSIGNIFICANTE - IL FUTURO DELL’INFORMAZIONE È A UN BIVIO”… Joseba Elola per "El Paìs"
Traduzione di Fabio Galimberti per "la Repubblica"

Julian Assange vive in un universo di segreti, e dunque non poteva non essere segreto anche l´incontro con l´uomo che è diventato un grande nemico del potentissimo Pentagono. L´uomo che ha fondato un sito web nel dicembre del 2006 è anche l´incubo di grandi banche, multinazionali e governi.

Ho letto un titolo che le metteva in bocca questa frase: «Sono un giornalista militante». È vero?
«Io sono un editore. E in quanto editore sono anche il direttore e il portavoce della mia, della nostra, pubblicazione. Ho a che fare con il giornalismo da quando avevo 25 anni, quando partecipai alla stesura del libro Underground, e attualmente, considerando lo stato di impotenza del giornalismo, mi sembrerebbe offensivo essere chiamato giornalista».

Perché?
«Per gli abusi del giornalismo».

A che abusi si riferisce?
«L´abuso più grande è la guerra raccontata dai giornalisti. Giornalisti che si rendono corresponsabili della guerra non facendo domande, abdicando alla propria integrità e appiattendosi vigliaccamente sulle fonti governative».

Qual è in questo momento il suo peggior nemico?
«Dal punto di vista delle risorse impegnate per starci addosso, l´esercito degli Stati Uniti».

 

Quali altri nemici ha?
«Le banche. La maggior parte degli attacchi legali che abbiamo ricevuto viene dalle banche. Siamo stati attaccati anche dalla Cina, quando avevamo diffuso del materiale che criticava certe attività del Governo di Pechino. Siamo stati attaccati anche da culti, sette che commettono abusi, come la Chiesa di Scientology, i mormoni...».

Questi suoi nemici la inducono a temere per la sua vita?
«Qualcuno, come Daniel Ellsberg, l´uomo che nel 1971 svelò i documenti del Pentagono sulla guerra del Vietnam, sostiene che la mia vita è in pericolo».

E lei che cosa pensa?
«Credo che un rischio ci sia, piccolo ma non insignificante. C´è un rischio serio che venga processato e arrestato. Stanno cercando di montare un caso di spionaggio contro di me e altri membri dell´organizzazione».

 

La sua decisione di pubblicare i nomi degli informatori afgani, quando ha reso pubblici i documenti sull´Afghanistan, ha sollevato un polverone... Pensa di aver commesso un errore?
«Pubblicando 76.000 documenti riservati sui 90.000 di cui siamo in possesso, ci sono molte cose di cui parlare. Quei documenti hanno rivelato ora, data, luogo e circostanze della morte di circa 20.000 persone. Punto e basta. Nei due mesi trascorsi da quando è stato pubblicato quel materiale, per quanto ne sappiamo nessun civile afgano è stato danneggiato dalla pubblicazione dei documenti».

 

Alan Rusbridger, il direttore del Guardian, dice che i media tradizionali hanno abbandonato il giornalismo di inchiesta perché costa molto ed è poco sexy. È d´accordo?
«Sì, lo hanno abbandonato quasi completamente, questo è sicuro. Il prezzo che paghi è caro: ti crea dei nemici, ti obbliga a sostenere dei costi per prevenire attacchi giudiziari. Io credo che ci sia domanda di giornalismo d´inchiesta da parte dei lettori, ma il costo a parola in rapporto ad altre forme di giornalismo è alto, specialmente per il giornalismo sovvenzionato da interessi particolari».

pentagono sat

Le cose cambieranno? La rivoluzione digitale e iniziative come WikiLeaks produrranno giornalismo indipendente?
«Possiamo andare nelle due direzioni. Forse arriveremo a un sistema con un maggior controllo giudiziario e accordi internazionali per reprimere la libertà di stampa, o forse andremo verso un nuovo standard in cui la gente si aspetta e pretende un´informazione più aggressiva rispetto al potere; e un contesto commerciale che renda redditizie inchieste di questo genere; e un contesto legale che le protegga».

 

È ottimista a questo proposito?
«Siamo a un bivio fra questi due scenari futuri. Per questo è così importante e così interessante far parte di questo progetto. Con le nostre azioni di oggi stiamo determinando il destino del contesto mediatico internazionale dei prossimi anni».

 27-10-2010]

 

- Potrebbe essere interessante sapere che il fratello di Fabrizio Alfano, portavoce del Presidente della Camera Gianfranco Fini, si chiama Andrea e lavora nei servizi segreti, presso l'AISI di Piazza Zama.

 

Anche le spie italiane hanno un blog. Si tratta di: http://silendo.splinder.com . In particolare segnaliamo alcuni post contenuti nel blog come: "Cavaliere vice Direttore dell'AISI", "La Class Action delle Spie italiane", "Oltre 500 agenti dei Servizi prepensionati in un triennio" oppure "A proposito della Commissione Granata".
I commenti contenuti sono espressione genuina delle spie di casa nostra e rendono un immagine veritiera dell'ambiente. Alcuni appaiono surreali, altri un po' inquietanti e sovversivi, altri ancora sono semplice e triste espressione dell'italian style. 31.10.10

 

1- C’È UN FILO ROSSO-SANGUE CHE LEGA LORENZO NARRACCI, ALTO FUNZIONARIO DEI SERVIZI, PASSATO ORA DALL’AISI AL DIS DI DE GENNARO, AD ALCUNI DEGLI ATTENTATI PIÙ MISTERIOSI D’ITALIA: DALLE STRAGI FALCONE-BORSELLINO ALLA BOMBA PER COSTANZO - 2- BRACCIO DESTRO DI CONTRADA, ANCOR PRIMA DI ESSERE RICONOSCIUTO DA SPATUZZA, VIENE TIRATO IN BALLO DA MASSIMO CIANCIMINO. NEI SUOI RICORDI C’È L’AGENTE SEGRETO E IL FAMIGERATO “SIGNOR FRANCO”, LA CUI IDENTITÀ È ANCORA IGNOTA, SEBBENE FOSSE FREQUENTATORE ABITUALE DELLA CASA DELL’EX SINDACO VITO - 3- NEL MAGGIO DEL ’93, QUANDO UNA BOMBA ESPLODE IN VIA FAURO, SI PARLA DI ATTENTATO FALLITO A MAURIZIO COSTANZO. QUALCUNO SOSTIENE, PERÒ, CHE L’OBIETTIVO FOSSE LA CASA DI NARRACCI CHE SI TROVA A POCHI METRI DALL’ESPLOSIONE

Cristiana Mangani per "Il Messaggero"

C'è un filo comune che lega Lorenzo Narracci, alto funzionario dei Servizi segreti, ad alcuni degli attentati più misteriosi d'Italia: la strage di Capaci, l'uccisione di Borsellino, la bomba in via Fauro. Braccio destro di Bruno Contrada, nell'attività di intelligence degli anni '90 a Palermo, ancor prima di essere riconosciuto da Gaspare Spatuzza, viene tirato in ballo da Massimo Ciancimino.

Nei suoi ricordi c'è l'agente segreto e il famigerato "signor Franco", la cui identità è ancora ignota, sebbene fosse frequentatore abituale della casa dell'ex sindaco Vito. Spatuzza lo riconosce come «persona esterna a Cosa Nostra», e dice di averlo visto partecipare alle fasi preparatorie dell'attentato a Paolo Borsellino.

Di lui, del funzionario ancora in servizio, passato ora dall'Aisi al Dis di Gianni De Gennaro, si era già occupato il procuratore La Barbera per la strage di Capaci. Ma sono almeno tre gli episodi oscuri che lo riguarderebbero.

Il primo è legato proprio all'attentato nel quale persero la vita il giudice Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. Sulla collinetta dove Brusca e gli altri mafiosi si erano appostati per azionare la bomba, viene trovato un biglietto: «Guasto numero 2-portare assistenza settore numero 2. Gus, via In Selci numero 26, via Pacinotti».

Di seguito, un numero di cellulare: 0337/806133, quello di Narracci. La Gus, Gestione unificata servizi, è una società di copertura dei servizi ed è in via In Selci, a Roma, mentre in via Pacinotti, a Palermo, c'è la Telecom. Il giorno della strage di via D'Amelio, invece, Narracci è in barca al largo di Palermo, insieme con Contrada.

Dalle indagini sui tabulati telefonici emerge che, dopo appena cento secondi dall'esplosione, Contrada telefona alla sede palermitana del Sisde, che di domenica è sempre chiusa. Poi i due arrivano sul posto.

E ancora: nel maggio del '93, quando una bomba esplode in via Fauro, si parla di attentato fallito a Maurizio Costanzo. Qualcuno sostiene, però, che l'obiettivo fosse un altro: l'appartamento di Narracci che si trova a pochi metri dall'esplosione.

 

 

[28-10-2010]

 

 

AL JAZEERA SVELA NUOVI DOSSIER DI WIKILEAKS ED E’ SUBITO MATTATOIO DI STRAGI E TORTURE - DALL’INIZIO DEL CONFLITTO IN IRAQ NEL 2003 FINO AL 2009 SONO MORTE PIÙ DI 109.000 PERSONE DI CUI OLTRE LA METÀ, 66.000, ERANO CIVILI. DI QUESTI ULTIMI BEN 15MILA HANNO PERSO LA VITA IN INCIDENTI DI CUI FINORA NON SI SAPEVA NULLA E CHE NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI SONO ASCRIVIBILI AI MILITARI IRACHENI. WASHINGTON AVEVA SEMPRE NEGATO DI DISPORRE DI UNA CONTABILITÀ DELLE VITTIME IN IRAQ. E TRA I DOCUMENTI SPUNTA LA RICOSTRUZIONE DELLA MORTE DELLO 007 ITALIANO NICOLA CALIPARI -

1- MATTATOIO DI STRAGI E TORTURE
La Stampa.it

La bomba di Wikileaks è esplosa sull'Iraq, con la pubblicazione di 400mila documenti secretati da cui emergono torture sistematiche praticate dalle truppe di Baghdad, migliaia di casi di vittime civili, gli aiuti forniti dall'Iran alle milizie sciite. Dai file apparsi subito dopo sul sito di Julian Assange, si apprende che dall'inizio del conflitto in Iraq nel 2003 fino al 2009 sono morte più di 109.000 persone di cui oltre la metà, 66.000, erano civili. Di questi ultimi ben 15mila hanno perso la vita in incidenti di cui finora non si sapeva nulla e che nella maggior parte dei casi sono ascrivibili ai militari iracheni, ha riferito il gruppo londinese Iraq Body Count. Washington aveva sempre negato di disporre di una contabilità delle vittime in Iraq.

Le reazioni della Casa Bianca
Nel racconto dell'orrore quotidiano della guerra emergono storie imbarazzanti per gli Usa che potrebbero avere effetti imprevedibili sulle elezioni di Mid-Term del 2 novembre. Anzitutto la copertura delle torture praticate dai militari iracheni, ma anche tantissime le uccisioni di civili ai posti di blocco americani, 681 tra cui donne incinte e bambini. Dai file emergono le scomode verità sull'Iran. In particolare per quanto riguarda il tipo di supporto fornito alle milizie sciite, ma anche ad altri gruppi ribelli. Il ruolo dell'Iran porta direttamente al coinvolgimento delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.

Il Pentagono sotto assedio
A finire sul banco degli imputati il segretario americano alla Difesa, Robert Gates, che ha dichiarato che i circa 70 mila documenti riservati sull'Afghanistan, non contengono informazioni importanti anche se possono danneggiare gli afghani che aiutano gli Stati Uniti.

Le ombre su Baghdad
Nel tritacarne c'è pure Al Maliki. I responsabili principali delle stragi, secondo quanto emerge dalla documentazione, sono i soldati iracheni, su cui cade il fardello delle reiterate violenze compiute nei confronti di prigionieri in loro custodia. Almeno sei detenuti, se non di più, sono morti mentre erano in stato di detenzione per le percosse ricevute: i prigionieri venivano costantemente frustati, percossi e maltrattati.

Almeno in un caso gli americani hanno avuto il sospetto che a un detenuto iracheno fossero state amputate le dita e disciolte nell'acido. I documenti di Wikileaks - afferma Al Jazira - «rivelano che gli Stati Uniti erano al corrente del ricorso alla tortura autorizzato dallo Stato (iracheno)». Su alcuni episodi, afferma il New York Times, sono state svolte indagini da parte americana, ma nella maggior parte dei casi le segnalazioni dei soldati sono state ignorate.

liberazioni ostaggi iraq corriere

La condanna della Clinton
La fuga di notizie è stata condannata dal Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, secondo cui c'è il rischio di mettere in pericolo «la vita dei soldati e dei civili americani e dei loro alleati». Accusa respinta da Assange, secondo cui nei rapporti non c'è «nessuna informazione che possa rivelarsi pericolosa per nessuno». Da parte sua, il governo iracheno ha fatto sapere che i documenti non contengono «nessuna sorpresa».

2- AL JAZEERA SVELA NUOVI DOSSIER DI WIKILEAKS: "IN IRAQ CI SONO STATE STRAGI DI CIVILI AI POSTI DI BLOCCO SORVEGLIATI DAI SOLDATI USA". E TRA I DOCUMENTI SPUNTA LA RICOSTRUZIONE DELLA MORTE DELLO 007 ITALIANO NICOLA CALIPARI
Francesca Caferri per La Repubblica

Fu una telefonata dell´uomo di al Qaeda responsabile della maggior parte dei rapimenti in Iraq, a indirizzare sulla macchina che portava Giuliana Sgrena e Nicola Calipari all´aeroporto di Bagdad il fuoco dei soldati americani e a provocare la morte di Nicola Calipari. È questa la rivelazione più scottante e dolorosa che riguarda l´Italia che si trova nei documenti di WikiLeaks anticipati ieri sera da Al Jazeera.

I file messi in onda - e in rete - dalla tv del Qatar raccontano l´interrogatorio - apparentemente da parte dei servizi segreti giordani - di un certo Sheik Husain, definito «ex leader della cellula di Bagdad di Al Qaeda, responsabile della maggior parte dei rapimenti di stranieri in Iraq». L´uomo, dopo il suo arresto, avrebbe rivelato ai servizi segreti giordani che per la liberazione della giornalista italiana sarebbe stato pagato un riscatto di 500mila dollari.

E che lui stesso, una volta incassato il denaro, avrebbe chiamato il ministero dell´Interno iracheno e fornito una dritta (tip nel testo). Nella macchina che andava verso l´aeroporto c´era dell´esplosivo pronto ad esplodere: per questo i soldati americani l´avrebbero fatta saltare in aria. Nella ricostruzione c´è però un particolare che non torna: la macchina nei files viene definita una "bleu chevy celebrity", una vecchia Chevrolet blu: ma l´auto su cui viaggiavano la Sgrena e Nicola Calipari era una Corolla Bianca.

Il particolare dovrà ora essere chiarito, ma la ricostruzione che emerge dai documenti americani getta comunque una luce nuova sulla morte dell´agente dei servizi segreti italiani. Il documento sottolinea che le informazioni sono state confermate da «fonti indipendenti», ma l´affidabilità non è stata verificata.

Ma le versioni su quanto accaduto sono sempre state differenti fra Italia e Usa. Secondo quanto riferito alla procura di Roma che ha messo sotto inchiesta il mitragliere americano Mario Lozano dalla giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, l´auto sulla quale viaggiava con Calipari guidata dal maggiore dei carabinieri Andrea Carpani non sarebbe stata avvertita del posto di blocco.

Dopo una curva, la Toyota Corolla è stata investita da un fascio di luce che li ha accecati. Subito dopo la vettura è stata centrata da centinaia di proiettili. La sparatoria, secondo l´autista, è durata circa 15 secondi. Giuliana Sgrena aveva assicurato che non c´era alcun posto di blocco e che i soldati Usa non avevano fatto segnali per intimare l´alt.

 

Diversa la versione degli americana diffusa ufficialmente il primo maggio del 2005. Stando alla versione dell´esercito Usa, l´auto sulla quale si trovavano i tre italiani viaggiava ai cento chilometri all´ora con i fario spenti. Quando i soldati del ceck-point 541 l´hanno intercettata, avrebbero seguito la procedura delle 4 S che prevede alcune procedure per intimare l´alt.

Alcuni proiettili sparati per avvertimento, tuttavia, sarebbero rimbalzati accidentalmente da terra contro la vettura, colpendo alla testa Calipari che nel frattempo s´era buttato sulla Sgrena per proteggerla. Stando alla versione delle autorità americane, la miorte di Calipari sulla Route Irish sarebbe stato soltanto un «tragico incidente».

L´8 maggio 2007, tuttavia, il Tg5 trasmette in esclusiva un video con alcune immagini immediatamente successive alla sparatoria, un video girato dallo stesso mitragliere Usa che ha aperto il fuoco con il suo telefonino. Quelle immagini avrebbe contraddetto la versione ufficiale statunitense: la Toyota aveva le luci accese. La ricostruzione usa fino a quel momento invece aveva riferito che la macchina viaggiava senza illuminazione come avviene in genere

3- L'ULTIMA SFIDA DEL SITO WIKILEAKS
Francesco Semprini per La Stampa

E' stato definito il più imponente dossier di documenti militari riservati che sia mai stato pubblicato e riguarda argomenti scottanti della guerra in Iraq. Tra questi un report del governo americano secondo cui dall'inizio del conflitto in Iraq, e sino alla fine del 2009 sono morte oltre 109.000 persone, di cui 66.081 civili. Lo rivelano i documenti segreti di Wikileaks, pubblicati dal sito del britannico Guardian ripreso da altri media internazionali.

I dossier, quasi 400 mila rapporti raccolti tra gli ambienti militari americani, sembrano esser stati passati a Wikileaks dallo stesso analista dell'intelligence militare Bradley Manning che avrebbe già dato al sito «tutto segreti» di Julian Assange una buona fetta di 90 mila documenti sulla guerra in Afghanistan. Ad aver ricevuto quei documenti sono stati l'emittente televisiva panaraba Al Jazeera e altri media tra cui il Guardian che ha pubblicato online un primo resoconto delle rivelazioni. Tra i 109.000 morti, oltre i 66.081 civili, ci sono 23.984 persone classificate come «nemici», 15.196 membri delle forze di sicurezze irachene e 3.771 tra soldati Usa e delle forze alleate.

Altre rivelazioni riguardano «numerosi casi di tortura praticati da poliziotti e soldati iracheni nei confronti di prigionieri iracheni», mentre gli Usa «erano al corrente del ricorso alla tortura autorizzato dallo Stato (iracheno), ma hanno ordinato alle loro truppe di non intervenire». Inoltre, ha aggiunto Al Jazeera, «centinaia di civili sono stati uccisi durante il conflitto ai checkpoints dell'esercito americano». I dossier di Wikileaks sull'Iraq sono usciti sulla rete Internet perché l'emittente qatariota ha rotto l'embargo, secondo quanto detto dagli stessi gestori di Wikileaks su Twitter. I documenti erano stati passati a un gruppo di media internazionali in vista di una conferenza stampa del sito di intelligence prevista per oggi a Londra. I documenti, quasi 400.000 rapporti sul campo dell'Esercito americano, sono quanto resta della prima «tranche» di 90 mila documenti pubblicati dal sito a fine luglio. Al Jazeera ha avuto accesso ai documenti per le ultime dieci settimane.

Tra i media che hanno avuto acceso ai dossier c'é il britannico Guardian che ha pubblicato online un primo resoconto delle rivelazioni.Ancora una volta la fuga di informazioni passata per il portale di Wikileaks ha creato polemiche. Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha condannato «nel modo più chiaro» la decisione del sito di pubblicare una serie di documenti segreti sulla guerra in Iraq.

La Clinton ha detto di «opporsi alla pubblicazione di qualsiasi documento che possa mettere a repentaglio la nostra sicurezza e quella di coloro che lavorano insieme a noi». Il segretario di Stato nella mattinata di ieri aveva detto di non voler entrare nel dettaglio dei documenti che il sito Wikileaks intende pubblicare nelle prossime ore. «Ho la ferma convinzione che si debba condannare nel modo più chiaro la diffusione di tutte le informazioni, da parte di individui o di organizzazioni, che possano mettere a rischio la vita dei soldati e dei civili degli Stati Uniti e dei loro alleati», ha detto la Clinton durante una conferenza stampa col collega pachistano Shah Mehmood Qureshi.23-10-2010]

 

 

WIKILEAKS RIVELA CHE LA CACCIA ALLE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA IN IRAQ è CONTINUATA NEGLI ANNI - CON RISULTATI SORPRENDENTI
http://bit.ly/dr1lzw

- Sebbene in quantità limitata, i militari hanno trovato vari laboratori e depositi di armi chimiche e batteriologiche

30.10.10

 

LA TRAPPOLA MORTALE IN CUI CADDE CALIPARI FU OPERA DEGLI USA O DI AL QAEDA? - LE RIVELAZIONI DI WIKILEAKS SULLA MORTE DEL NOSTRO AGENTE CONFERMANO LA SCELTA DEL GOVERNO BERLUSCONI DI LASCIAR FUORI GLI USA DALLA LIBERAZIONE DELLA SGRENA E DI SBORSARE 500 MILA DOLLARI DI RISCATTO - INCASSATI I SOLDI, IL TERRORISTA SHEIK HUSAIN “INFORMA” GLI AMERICANI CHE UN’AUTO CON ESPLOSIVO A BORDO È DIRETTA VERSO L’AEROPORTO - SGRENA IL ROSARIO: "GLI USA NON AGISCONO PER UNA SOFFIATA DI AL QAEDA"…

1 - CALIPARI E IL SILENZIO DEGLI STATI UNITI: DALLE CARTE NUOVA LUCE SULLA "TRAPPOLA" - LA PROCURA DI ROMA ACQUISISCE IL REPORT SULL´OMICIDIO - PER I SERVIZI LA FONTE "È ATTENDIBILE"...
Carlo Bonini per "la Repubblica"

Dei 400 mila file iracheni svelati da WikiLeaks, la nota di intelligence del 1 novembre 2005, con numero di serie (U) IIR6110052206-x000D-(SEC//REL MCFI), non servirà a rianimare il processo per la morte di Nicola Calipari (la Cassazione ha definitivamente sancito, per "difetto di giurisdizione" del nostro Paese, l´improcedibilità dell´accusa di omicidio nei confronti dell´uomo che lo uccise, l´ex mitragliere dell´esercito americano Mario Lozano).

Arricchirà di un ulteriore pezzo di carta l´istruttoria tutt´ora aperta della Procura di Roma sui responsabili del sequestro di Giuliana Sgrena (il Ros dei carabinieri, ieri, ha acquisito il report in rete e lo trasmetterà domani al Procuratore aggiunto Pietro Saviotti e al sostituto Erminio Amelio). Ma, per un giorno almeno, quelle 11 righe di dispaccio che raccontano come la Toyota Corolla su cui viaggiavano Nicola Calipari e Giuliana Sgrena verso l´aeroporto di Bagdad venne indicata dai sequestratori della giornalista come "un´autobomba", ridanno forza e legittimità agli interrogativi sulla verità monca della notte del 4 marzo 2005.

Tornano ad ingrassare il fondato sospetto che Roma e Washington, cinque anni fa, decisero di chiudere il caso rinunciando reciprocamente alla discovery di informazioni cruciali su quanto accaduto nei giorni e nelle ore precedenti «l´azione di fuoco letale» al check-point mobile 541.

Il 30 aprile del 2005, le due commissioni di inchiesta - italiana e americana - chiusero il loro lavoro con due relazioni autonome e inconciliabili. Eppure concordi nell´isolare l´episodio del check-point 541 dal suo contesto. Sessantasette cartelle il rapporto italiano; 42 quello americano.

Scriveva Washington: la responsabilità di quanto accaduto è in «due circostanze». La prima: «Il signor Andrea Carpani (l´agente del Sismi alla guida della Toyota ndr) guidava troppo veloce, era impegnato in troppe cose che lo distraevano, compreso guidare e contemporaneamente parlare al telefono, viaggiare su una strada bagnata, prestare l´orecchio a possibili minacce, provare a raggiungere l´aeroporto più velocemente possibile, in un´atmosfera di intensa eccitazione all´interno della macchina» (pagina 36 del rapporto conclusivo).

La seconda: «Il mancato coordinamento con le forze americane (e dunque la mancata comunicazione della presenza della Sgrena sulla Toyota e del tragitto che l´auto avrebbe seguito per raggiungere l´aeroporto ndr) fu una scelta consapevole degli italiani che ritenevano il recupero dell´ostaggio questione attinente l´interesse nazionale» (pagina 42).

Scriveva Roma: Calipari muore perché la macchina su cui viaggia, «per altro a velocità moderata», non ha neppure il tempo di realizzare di essere finita nel cono di controllo di un check-point, privo come è «di segnaletica idonea ad avvertire il traffico in arrivo» (pagina 55 del rapporto). E ancora: Calipari muore perché quel check-point «è stato disposto con carente attenzione (non è stata tracciata, tra la linea di allarme e quella di allerta, la linea di arresto)», perché i soldati che lo presidiano hanno ricevuto un «addestramento scarso» e, soprattutto, «sono carichi di «stress» dovuto all´equivoco sulla durata della loro missione» (pagina 26 e seguenti del rapporto).

La nota svelata da WikiLeaks ha dunque il pregio di restituire un briciolo di contesto a quella notte. Propone una spiegazione ragionevole (la segnalazione generica di un´autobomba in circolazione) al perché il check-point 541 venne mantenuto in posizione per un tempo incongruo e decise l´uso repentino della "forza letale".

Conferma, ammesso ce ne fosse bisogno, come uno dei presupposti del dramma fu la scelta presa a Roma dal Sismi e da Palazzo Chigi di tacere all´esercito americano le modalità di arrivo in aeroporto della Sgrena, con la conseguenza di essere tagliati fuori dal flusso di informazioni di intelligence sul terreno (particolarmente intense, quella notte del 4 marzo, per lo spostamento via terra dell´allora ambasciatore americano a Baghdad Negroponte).

C´è di più: quel pezzo di carta - almeno se si deve stare al giudizio che oggi ne danno qualificate fonti investigative che hanno lavorato alla ricostruzione dei fatti del 4 marzo 2005, come pure a un dettaglio dell´intervista a Giuliana Sgrena che leggete in queste pagine - appare «attendibile» per almeno «tre buone ragioni», anche lì dove la "fonte" dell´intelligence, Sheik Husain, sbaglia nel dare conto del tipo di macchina su cui viaggiava la giornalista (lui parla di una Chevrolet, mentre si trattava di una Toyota).

La prima: è stato accertato in questi cinque anni, dalle autorità irachene, come dalla Procura di Roma, il ruolo cruciale svolto da Sheik Husain nel sequestro della Sgrena come in quello della francese Florence Aubenas e della giornalista americana Jill Carroll. La "fonte", insomma, conosce ciò di cui parla.

La seconda: la liberazione della Sgrena - è un fatto assodato - fu pagata con un riscatto in denaro. «Cinquecentomila dollari», secondo Husain e la nota di intelligence. «Tra 1 e 2 milioni di dollari», per quanto ha potuto accertare la Procura di Roma con una delle ultime rogatorie a Baghdad. La terza: nel sequestro, come riconosce la Sgrena, una Chevrolet potrebbe esserci stata. «Potrebbe essere la prima macchina su cui mi hanno trasportato».

2 - GIULIANA SGRENA: "GLI USA NON AGISCONO PER UNA SOFFIATA DI AL QAEDA" - "LA VERITÀ È ANCORA LONTANA NON CI SPARARONO PER ERRORE"...
Francesca Caferri per "la Repubblica"

Perplessità e un po´ di delusione. Giuliana Sgrena accoglie così le rivelazioni che i documenti del Pentagono diffusi da WikiLeaks sul suo caso.

Perché delusa?
«Perché mi pare che questa nuova ricostruzione combaci più con la prima versione data dagli americani piuttosto che rivelare cose nuove: all´inizio dissero che temevano che la nostra fosse un´autobomba e che per questo avevano sparato. Sostanzialmente ora le carte riaffermano questo: io speravo che ci fossero elementi diversi. Ma per me prima di tutto è importante che si torni a parlare di Nicola Calipari».

Quali sono le sue perplessità?
«L´indicazione di Sheik Husein come capo di Al Qaeda mi lascia perplessa: ho parlato con lui così come avevano fatto molte altre persone. Mi viene difficile pensare che un capo di Al Qaeda fosse così accessibile. E l´idea che degli americani sparino per una soffiata arrivata da un capo di Al Qaeda è discutibile».

Questa potrebbe essere l´ultima puntata dell´inchiesta sul suo sequestro e sulla morte di Nicola Calipari.
«Sì, se non usciranno altre testimonianze, e a questo punto mi pare difficile, sarà l´ultima puntata. Rimango male perché ho sempre sperato che la verità venisse fuori: io non cambio idea, non penso che ci abbiano sparato per errore. Ora abbiamo solo delle verità parziali e discutibili da cui non si può dedurre con esattezza cosa è successo. Avrei sperato che nei files ancora segreti ci fosse qualcosa che aprisse una strada invece di chiuderla».

Nel documento si parla di una Chevrolet blu, lei viaggiava su una Corolla bianca: la discrepanza a suo modo inficia il racconto?
«È una stranezza, ma forse era una Chevrolet blu la prima macchina dove mi hanno trasportato. Ero bendata, non potevo vedere».

 [25-10-2010]

 

ASSALTO AD ASSANGE - JULIAN, CHE SI AUTOPROCLAMA “IL CUORE, L´ANIMA, IL FONDATORE, IL FILOSOFO, IL PORTAVOCE, ETC.” DI WIKILEAKS, SI SENTE BRACCATO DAGLI USA (E DAL SUO EGO, PROBABILMENTE) - È COSTRETTO A TRAVESTIRSI E USARE CELLULARI CRIPTATI - SE PER MOLTI È UN EROE, I DETRATTORI, ANCHE NEL SUO MOVIMENTO, METTONO IN GUARDIA: AVER RIVELATO I NOMI DEI COLLABORATORI AFGHANI E IRACHENI EQUIVALE ALLA LORO CONDANNA A MORTE

John f. Burns e Ravi Somaiya per il "New York Times"
Traduzione di Anna Bissanti per "la Repubblica"

Julian Assange si sposta come un uomo braccato. In un rumoroso ristorante etiope del modesto quartiere londinese di Paddington, abbassa la voce in modo che si oda appena un sussurro quando parla, e lo fa per eludere le agenzie d´intelligence occidentali di cui ha paura.

Esige che il suo seguito di fedelissimi utilizzi costosi telefoni cellulari criptati, e cambia il suo con la stessa frequenza con la quale chiunque altro cambia camicia. Si registra negli alberghi con false generalità, si tinge spesso i capelli, dorme su divani ma anche per terra, utilizza solo contanti e nessuna carta di credito.

«Proseguendo con determinazione lungo questo cammino, senza fare compromessi, mi sono ritrovato in una situazione alquanto insolita» ci ha raccontato Assange incontrandoci. Un appuntamento al quale si presenta con il suo entourage di giovani tra i quali un regista incaricato di documentare eventuali spiacevoli sorprese.

Dopo aver pubblicato documenti segreti riguardanti la guerra in Iraq, il fondatore di WikiLeaks considera le prossime settimane tra le più pericolose. Molte cose sono cambiate dal 2006, quando l´australiano mise a frutto la sua esperienza di hacker informatico per creare il sito. Ormai non sono soltanto i governi a denunciarlo: alcuni dei suoi stessi colleghi lo stanno abbandonando perché sembra avere poca consapevolezza che i segreti digitali che rivela possono costare molto cari in termini di vite umane.

Numerosi membri di WikiLeaks affermano che la pubblicazione dei documenti afgani è stata presa dal solo Assange, senza che si procedesse neppure a cancellare i nomi delle fonti dell´intelligence afgana delle truppe della Nato. Durante l´intervista Assange dice che «quando si arriva al punto di aver voglia ogni tanto di ritrovarsi in cella per potersi leggere in santa pace un libro dalla mattina alla sera, si palesa l´idea che forse la situazione è diventata più stressante che piacevole».

Dietro alle ansie di Assange vi è una profonda incertezza su quello che gli Usa e i loro alleati potrebbero fare. Fonti del Pentagono e del Dipartimento della Giustizia hanno detto che stanno prendendo in considerazione l´idea di valutare il suo operato in virtù delle leggi sullo spionaggio del 1917. Alla fine di settembre, Assange si è trasferito da Stoccolma a Berlino.

Una delle valigie che aveva consegnato al check-in è scomparsa. Conteneva tre laptop cifrati. Assange sospetta che siano stati intercettati. Dalla Germania si è poi trasferito a Londra. Per Assange ha perso fascino persino l´Islanda, un paese con un´ampia libertà di espressione, ma facilmente influenzabile da Washington.

Assange è sotto tiro anche dall´interno di WikiLeaks, ma lui si ritiene assolutamente indispensabile: «Io sono il cuore e l´anima di questa organizzazione. Ne sono il fondatore, il filosofo, il portavoce, colui che le ha dato la sua impronta originale, l´organizzatore, il finanziatore e tutto il resto». I detrattori lo accusano anche di volersi vendicare degli Stati Uniti. Lui dice che l´America ha una società sempre più militarizzata, che costituisce una minaccia alla democrazia. Oltretutto, afferma, «noi siamo stati attaccati dagli Stati Uniti, quindi siamo costretti ad assumere una posizione nella quale dobbiamo difenderci».

Anche chi mette in discussione la sua leadership riconosce che l´intricata rete finanziaria ed elettronica usata da WikiLeaks per proteggersi dipende in tutto e per tutto dal suo fondatore. Se Assange è sorretto da questo suo senso di una missione da compiere, tra i suoi seguaci fedeli si sta insinuando il dubbio. Il futuro di Assange pare a rischio. Il suo visto per la Gran Bretagna scadrà l´anno prossimo.

Quando al crepuscolo ha lasciato il ristorante londinese per allontanarsi, ha rifiutato di dire dove si stesse recando. L´uomo che ha messo alcune delle istituzioni più potenti al mondo sotto i riflettori internazionali e sotto il suo diretto controllo, era ancora una volta in fuga.

25-10-2010]

 

 

OBAMA BUM! LADEN - NON DITE AL BANANA CHE IL PIANO D’ATTACCO DI AL QAEDA ALL’EUROPA È STATO SVENTATO GRAZIE ALLE TELEFONATE ASCOLTATE DALLA GCHQ, LA SUPER SEGRETA AGENZIA BRITANNICA SPECIALIZZATA IN SORVEGLIANZA ELETTRONICA (USA GLI STESSI SATELLITI DELL’AMERICANA NSA) - LE ’IMPRONTE VOCALI’ HANNO PERMESSO DI IDENTIFICARE ALCUNI TERRORISTI E ANTICIPARNE I PIANI - L’ALLARME NON È FINITO E LA FUGA DI NOTIZIE PEGGIORA LE COSE: “NON SIAMO CERTI DI AVERE MESSO FUORI GIOCO QUESTA OPERAZIONE

 

1 - IL PIANO D´ATTACCO "STILE MUMBAI" SVELATO NELLE TELEFONATE INTERCETTATE...
Enrico Franceschini per "la Repubblica"

Tutti conoscono le impronte digitali. Meno note, ma ugualmente importanti per identificare un sospetto di un crimine, sono le "impronte vocali": ossia il tono, il timbro, l´accento con cui parla una persona. Ed è proprio grazie a questo tipo di tracce che il General Communication Headquarters (Gchq), l´agenzia più segreta dello spionaggio britannico, che si occupa della sorveglianza elettronica, ha scoperto il piano per un attacco "stile Mumbai" contro città europee da parte di una cellula terroristica legata ad Al Qaeda in Pakistan.

 

Dal suo quartier generale di Cheltenham, cittadina più nota per le terme e le corse dei cavalli, nella contea di Gloucester, a nord-ovest di Londra, lo spionaggio elettronico di Sua Maestà ha ascoltato telefonate fra musulmani britannici che si addestravano in un campo di Al Qaeda, vicino al confine tra Afghanistan e Pakistan, e loro amici, familiari o complici nel Regno Unito. Le voci sono state confrontate con le impronte vocali dell´immenso archivio del Gchq.

 

In questo modo è stato possibile identificare i soggetti che parlavano, e tramite loro risalire ad altre persone coinvolte nelle telefonate. Verificato chi erano e che cosa orchestravano, lo spionaggio britannico ha fornito alla Cia le coordinate da cui provenivano le telefonate; e dopo non molto tempo un drone, uno degli aerei senza pilota usati con crescente successo nella lotta al terrorismo, ha sparato una salva di missili sul campo di addestramento di al Qaeda.

Rivelato da fonti dell´intelligence al Sunday Times, il ruolo del Gchq nelle operazioni contro Al Qaeda in Afghanistan e Pakistan sembra dunque molto più importante di quanto si sapesse. Il servizio di spionaggio elettronico britannico, in virtù di un accordo con gli Stati Uniti, usufruisce dei satelliti di cui si serve anche la Nsa, la National Security Agency, l´agenzia che fa lo stesso lavoro per gli Usa.

«E´ una collaborazione che sta dando buoni frutti», dice una fonte al giornale londinese. Nel caso in questione, le antenne dello spionaggio hanno individuato le voci di una ventina di musulmani britannici presenti nel campo di Al Qaeda. Svariati di loro avevano un accento della zona di Rochdale e di città delle Midlands.

 

Poco per volta, le impronte vocali hanno permesso di identificarne alcuni. E ascoltandoli è emerso il piano per colpire varie città in Europa con attacchi di terroristi armati di mitra e granate, nello stile dell´attentato di Mumbay, la vecchia Bombay dell´India coloniale, che fece 160 morti e centinaia di feriti nel 2008.

«Il Gchq è oggi in prima linea nella lotta al terrorismo di matrice islamica», commenta Richard Aldrich, uno storico dell´intelligente britannica.

 

Le intercettazioni sono un mezzo nuovo e altamente sofisticato nella guerra contro Al Qaeda. Ma il fatto che il piano sia stato rivelato ai media viene considerato un danno dai dirigenti dello spionaggio occidentale. «Non siamo certi di avere messo fuori gioco questa operazione», afferma un fonte a Londra.

Per questo ieri, confermando l´allarme dato da Washington, il Foreign Office ha avvertito i cittadini britannici che si trovano in Francia e Germania a stare in guardia, segnalando il crescente pericolo di un attacco in quei due paesi, così come in altri e nella stessa Londra, dove la City, ovvero le istituzioni finanziarie, è giudicata tra i possibili obiettivi.

 

2 - ANCHE PRAGA RAFFORZA I CONTROLLI...
Da "La Stampa" - Anche le autorità di Praga hanno rafforzato le misure di sicurezza, in seguito all'avvertimento lanciato da Washington ai viaggiatori americani in Europa. «Non prendiamo queste informazioni alla leggera. Abbiamo adottato misure preventive per la sicurezza dei viaggiatori», ha detto il vice-ministro dell'interno, Michal Moroz, alla tv pubblica Ct.

Il vice-ministro ha precisato che la sicurezza è stata rafforzata tra l'altro all'aeroporto internazionale di Praga, anche se non risultano minacce specifiche contro la Repubblica ceca. Così è stato scelto un avvertimento di livello inferiore rispetto al «travel warning»«, l'allarme che sconsiglia agli americani di recarsi in Paesi considerati pericolosi, come Afghanistan, Iran ed Iraq, o anche Israele, Congo e Somalia. [04-10-2010]

 

 

- ENERGIA A PROVA DI SPIA...
C'è l'azienda cinese che infiltra una spia camuffata da addetto alle pulizie, e quella russa che s'insinua nel sistema informatico. L'Aisi, il servizio segreto interno controllato dal Dipartimento per la sicurezza diretto da Gianni De Gennaro, ha scoperto cento aziende, tra cui Finmeccanica, a rischio intrusione da parte di agenti esteri a caccia di know-how italiano: industria militare, ricerca medica, energia, biotecnologie. È stato informato, attraverso il Copasir, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Per i vertici delle aziende sotto tutela l'Aisi ha creato un numero verde riservato che aiuti a riconoscere "i sintomi di possibili minacce" e a "effettuare attività di controspionaggio". M. D. B.
01.10.10

 

 

cose mai viste: GLI 007 SCRIVONO UNA LETTERA AI CONDOMINI DI VIA de-GRADOLI - Le barbe finte che dialogano con un comitato di residenti. Di più: il capo dei servizi segreti Giorgio Piccirillo che, sulla via Gradoli dei misteri e degli scandali (dal caso Moro al videoricatto a Marrazzo), sceglie di dire una parola definitiva in una sede tutt’altro che istituzionale

Fabrizio Peronaci per il "Corriere della Sera"

 

Il carteggio è senza precedenti. Le barbe finte che dialogano con un comitato di residenti. Di più: il capo dei servizi segreti che, sulla via Gradoli dei misteri e degli scandali (dal caso Moro al videoricatto a Marrazzo), sceglie di dire una parola definitiva in una sede tutt'altro che istituzionale.

«Questa Agenzia non ha alcun interesse in quella via». La formula è lapidaria, perentoria. É stato il generale Giorgio Piccirillo, direttore dell'Aisi (ex Sisde), a usarla nel più irrituale dei modi. Non di fronte a un ministro, o al Copasir, ma in una lettera con l'intestazione «Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna» inviata all'«egregio signor» Carlo Maria Mosco, praticante avvocato di 42 anni, presidente del comitato via Gradoli.

 

Quando quest'ultimo ha visto sotto casa l'auto civetta dei servizi arrivata per consegnargli la busta, è trasecolato. Non credeva ai suoi occhi. Era stato lo stesso Mosco, a luglio, a rivolgersi all'Aisi come extrema ratio, dopo anni di petizioni e sit-in per chiedere interventi contro il degrado.

Non ci pensava più, a quella richiesta, il portavoce degli abitanti esasperati dalla presenza di centinaia di immigrati che vivono negli scantinati di molti stabili, alcuni dei quali costruiti e avuti in gestione dal Sisde per decenni. «Quelli hanno le bocche cucite, figurarsi se rispondono...».

 

E invece... «Con riferimento alla sua raccomandata - scrive il prefetto Piccirillo - le comunico che tutte le notizie afferenti le vicende di via Gradoli sono state partecipate ai competenti Organi Istituzionali...». Poi la secca smentita su presunti «interessi in quella via» e una precisazione: impossibile dare altre informazioni in quanto «alcune richieste non attengono le competenze dell'Agenzia» e poi perché «le norme in materia mi impediscono di fornirLe indicazioni sull'attività e l'Organizzazione di questo Organismo». Va bene essere dialoganti, insomma, ma non esageriamo.

 

La missiva del capo dell'intelligence è stata salutata come un trionfo nella stradina alla periferia nord di Roma in subbuglio per lo spaccio di droga, il viavai di clienti, i cattivi odori dalle cantine, il rischio di esplosioni di bombole a gas. Una delle domande era: «Corrisponde al vero che i transessuali sono per lo più informatori dei servizi segreti?». Visto il tenore della risposta, adesso la gente si è tranquillizzata.

« Possiamo concludere che il degrado e la mancata riqualificazione - ragiona Mosco - non possono essere più imputati ad apparati occulti dello Stato, ma all'inerzia dell'amministrazione». Il comitato, che in estate ha fatto installare un cancello all'inizio della strada, critica in particolare «il disinteresse del Campidoglio» e «gli interessi degli speculatori», vale a dire i proprietari di immobili che hanno affittato le cantine a cifre altissime, fino a 600 euro al mese, trasformando una zona residenziale in una favela.

 

Sembrano dunque sfumare, per la prima volta dal sequestro Moro in poi, i fantasmi dei servizi segreti aleggianti su uno dei toponimi chiave della storia repubblicana. Il «caso via Gradoli» derubricato a quello di una strada «sfortunata», abitata da troppi stranieri? Presto per dirlo. Alcuni giorni fa - forse non casualmente, visto il retroscena - le forze dell'ordine, con un blitz all'alba, hanno ispezionato decine di locali.

«É un primo passo, ma non sufficiente - incalza Mosco, l'uomo che ha fatto uscire allo scoperto gli 007 -. Noi continueremo a batterci per l'immediata esecuzione delle 28 ordinanze di sgombero dei seminterrati e perché molte altre, un centinaio, ne vengano emesse. Il nostro interlocutore a questo punto è uno solo: il sindaco Alemanno. E intanto grazie della risposta, generale Piccirillo».20-09-2010]

 

 

L MISTERO DI VIA DE-GRADOLI! – NON SOLO NATALÌ: AL FAMIGERATO CIVICO 96 C’È UN APPARTAMENTO DI PROPRIETÀ DELL SOCIETÀ LUSSEMBURGHESE “ESQUILINE S.A” - “IL MISTERIOSO TRANS CHE CI ABITAVA SPARISCE POCHI GIORNI DOPO L’ESPLOSIONE DELLO SCANDALO M’ARRAZZO” – ALE-DANNO SOTTO IL TIRO DEL PD: “CHE STRANO, DUE PROFESSIONISTI E UN PERSONAGGIO PSEUDO-POLITICO VICINI AL SINDACO SI DEDICANO A SPECULAZIONI IMMOBILIARI SU UN APPARTAMENTO ATTORNO AL QUALE RUOTA LA STORIA PIÙ TORBIDA AVVENUTA NEGLI ULTIMI ANNI NEL LAZIO”... Fabrizio Peronaci per "Il Corriere della Sera - Roma"

 

Al contrario degli altri - Natalie, Jennifer, la povera Brenda, tutti dalla quarta in su - questo ha un fisico minuto. Un metro e 65, capelli neri, jeans attillati. Si affacciava nell'atrio di via Gradoli 96 per ricevere i clienti - chissà quali uomini potenti, furtivi, imbarazzati - e poi si chiudeva alle spalle la porta dell'interno 7a, edificio I, scala B. Via Gradoli: spunta un altro trans dagli inconfessabili segreti nella palazzina dei misteri d'Italia, dal caso Moro all'affaire Marrazzo.

GRADOLI

Quel viado in servizio fino allo scorso ottobre, all'epoca dell'esplosione dello scandalo che ha travolto l'ex governatore, all'improvviso è sparito. Ha cambiato quartiere se non città. Messo in fuga dal circuito mediatico-giudiziario.

 

Ma c'è una traccia su questo nuovo personaggio che il Comitato dei residenti, infuriato per il degrado e la presenza di malavita, ha continuato a seguire. E che adesso, anche alla luce delle rivelazioni sui proprietari dell'appartamento preso in affitto da Natalie (due manager nominati dal Comune e Bruno Agresti, candidato pro-Alemanno alle elezioni del 2008), intende portare alla luce: «Quell'appartamento che ora è vuoto e che domani sarà aperto dall'ufficiale giudiziario per un debito di 12 mila euro con il condominio - racconta Carlo Maria Mosco, uno dei portavoce del Comitato - ha una proprietà dai contorni sorprendenti.

Attraverso un complicato gioco di scatole cinesi, infatti, si arriva alla Esquiline s.a., società con sede in Lussemburgo». In estrema sintesi, la storia del monolocale per incontri hard è questa: dall'immobiliare «C1» si transita per la società «I», controllata dalla finanziaria «F», a sua volta nella disponibilità di un'altra immobiliare che chiameremo «C2», la quale, infine, è al 50% della «Esquiline».

E adesso attenzione alle date: il misterioso transessuale locatore dei lussemburghesi sparisce pochi giorni dopo l'esplosione dello scandalo, quando Marrazzo e Natalie sono su tutti i giornali e nei tg. Un caso? I residenti se lo chiedono: «Di certo c'è che la rovina di questa strada, con centinaia di scantinati abusivi dati a stranieri, è proprio la scarsa trasparenza delle proprietà».

E intanto, sul fronte dell'altro famoso appartamento di via Gradoli 96, quello dell'interno 2 affittato a Natalie dalla «Todini & Cuomo», piovono prese di posizione.

 

Ieri il consigliere comunale del Pd Athos de Luca ha annunciato un «se non ritenga necessario, trattandosi di persone di sua fiducia, un chiarimento pubblico sui rapporti del dott. Andrea Todini, sindaco di "Roma Entrate", e Giannantonio Cuomo, sindaco di "Zetema", con il trans Natalie, anche alla luce del mutamento di nome e sede della società al'indomani della vicenda Marrazzo».

«E' quantomeno strano - rileva un altro consigliere pd, Massimiliano Valeriani - che due professionisti e un personaggio pseudo-politico vicini al sindaco si siano dedicati a speculazioni immobiliari su un appartamento attorno al quale ruota la storia più torbida avvenuta negli ultimi anni nel Lazio».24-05-2010]

 

 

POLLI & POLLARI – INTERVISTA ALL’EX CAPO DEL SISMI: “SONO ESTRANEO ALLA VICENDA ABU OMAR. È DIMOSTRATO IN ATTI FORMALI IN POSSESSO DEL GOVERNO” – IL SEGRETO DI STATO BIPARTISAN BANANA & PRODI BLOCCÒ TUTTO, MA IL PM SPATARO CHIESE 13 ANNI – "Ho chiesto di essere affrancato dai vincoli del segreto di Stato per difendermi, ma mi è stato vietato. Ho chiesto il sequestro giudiziario degli atti che avrebbero dimostrato la mia innocenza, ma non l’ho ottenuto. Di più non posso fare" - “LA CONDANNA DEGLI AGENTI AMERICANI NON CREA PROBLEMI CON GLI USARodolfo Casadei per "Tempi", in edicola domani

 

«Io rispetto la legge mio malgrado. Io non posso violare la legge, né supplire a compiti di trasparenza che non mi competono». È questa l'ultima linea insuperabile dell'autodifesa di Nicolò Pollari, generale della Finanza ex direttore del Sismi per il quale nel settembre scorso il pubblico ministero Armando Spataro chiese 13 anni di carcere per presunto coinvolgimento nell'extraordinary rendition di Abu Omar, l'imam egiziano rapito a Milano nel 2003 da una squadra di agenti della Cia, oggi serenamente residente nel nativo Egitto.

Il segreto di Stato, apposto dai governi Prodi e Berlusconi e confermato dalla Corte costituzionale, ha fatto sì che il tribunale di Milano non potesse esprimersi sulla richiesta del pm. Ma il generale non appare affatto confortato da questa conclusione della vicenda: «Privare una persona della libertà è un reato, una cosa come il rapimento di Abu Omar io non posso accettarla né moralmente, né legalmente», dichiara alla presentazione milanese di "Pakistan, il santuario di Al-Qaida", il libro di Gian Micalessin di cui Pollari ha scritto la prefazione.

«Ho chiesto di essere affrancato dai vincoli del segreto di Stato per difendermi, ma mi è stato vietato. Ho chiesto il sequestro giudiziario degli atti che avrebbero dimostrato la mia innocenza, ma non l'ho ottenuto. Di più non posso fare», dice sfidando l'indignata incredulità di un gruppo di persone venute per contestarlo allo spazio Mondadori di via Marghera dove si svolge la presentazione.

 

Accetta di rilasciare un'intervista a 'Tempi' leggendo la quale ci si fa un'idea del personaggio: non più direttore del Sismi da tre anni e mezzo (oggi è consigliere di Stato a Palazzo Chigi), Pollari continua a comportarsi come un alto dirigente dello Stato che del dovere della riservatezza ha fatto un imperativo, anche al prezzo di lasciar aleggiare intorno a sé una nuvola di sospetto e di incontrare ad ogni pubblica uscita qualcuno che mette in dubbio la sua onorabilità.

Generale Pollari, lei è d'accordo con la tesi di fondo del libro di Gian Micalessin, cioè che con un'operazione di spionaggio e disinformazione durata trentacinque anni i servizi segreti pakistani hanno sottratto all'Occidente i segreti e le tecnologie nucleari pur spacciandosi per alleato nella guerra ai sovietici in Afghanistan, e che anche dopo l'11 settembre 2001 importanti settori dei servizi segreti pakistani hanno continuato a proteggere al Qaeda e i talebani?
Non posso essere d'accordo o in disaccordo su questioni che, se le conoscessi, sarebbero oggetto di un segreto che dovrei tutelare. Perché investirebbero conoscenze di cui non disporrei a titolo personale. Quello che posso dire con sicurezza è che il mondo delle istituzioni e dei servizi segreti pakistani è immerso in un contesto caratterizzato dalla presenza di elementi fondamentalisti.

 

Quanto è minaccioso quello che sta accadendo in Pakistan per noi che viviamo in Italia? Potrebbe domani un immigrato terrorista addestrato nel Waziristan tentare di far esplodere un'autobomba in una piazza italiana, così come un immigrato naturalizzato ha cercato di far esplodere un furgone imbottito di esplosivo in Times Square a New York?
Sicuramente è possibile, in linea teorica. Ma così come può accadere in qualunque altra parte del mondo.

Dal suo punto di vista di osservatore esterno, il sistema di sicurezza italiano è in grado di prevenire attacchi terroristici organizzati all'esterno del nostro paese? Dobbiamo sentirci sicuri o dobbiamo essere molto preoccupati?
Il sistema italiano è potenzialmente in grado di difendersi. Naturalmente occorre mantenere una soglia di attenzione molto alta e occorre che le autorità deputate a questo tipo di attività non perdano la tensione, siano sensibilizzate e sensibilizzino i pubblici poteri in modo tale che il controllo non venga mai meno.

 

Quanto è importante la solidarietà degli alleati nell'efficacia della prevenzione? Il fatto che agenti di un paese amico come gli Stati Uniti siano stati condannati da un tribunale italiano può incidere sul livello di sicurezza del nostro paese?
Io non credo che possa incidere. Certamente la collaborazione è importantissima fra servizi di vari paesi, perché l'interscambio informativo è la base della conoscenza.

Dopo il 2007 il sistema dei servizi segreti italiani è stato riformato. Qualcuno s'è lamentato che troppi agenti siano stati pensionati, e che questo potrebbe coincidere con una diminuzione della capacità di intelligence della struttura. Qualcuno ha parlato addirittura di «smantellamento delle reti di informatori». Lei è d'accordo con questa critica?
Mi astengo dal dare giudizi. Non so da cosa traggano alimento queste valutazioni, anche perché l'organizzazione interna dei servizi è ordinariamente non conosciuta e non conoscibile. Quindi io non so come si possano fare questo genere di valutazioni, sulle quali non mi esprimo.

Un tema di polemica costante è il cosiddetto "dossieraggio" da parte dei servizi. È davvero indispensabile per i servizi disporre di dossier sulle personalità pubbliche? Come si distinguono le schedature legali da quelle illegali?
I servizi non devono schedare nessuno, tanto meno il pubblico. I servizi devono avere contezza di quello che avviene circa fatti, situazioni e circostanze coerenti con il loro mandato. Per quanto mi riguarda posso tranquillamente assicurarle che, per quanto è a mia conoscenza, mai nessun soggetto è stato schedato al di fuori di fatti, circostanze e situazioni che la legge prevede che vengano presi in considerazione.

 

Le extraordinary renditions sono avvenute in molti paesi, ma solo in alcuni hanno causato procedimenti giudiziari, conclusi con condanne oltre che con assoluzioni talvolta dovute all'apposizione del segreto di Stato. Che ne pensa?
Io sono culturalmente e ideologicamente contrario a operazioni di questo tipo. Lo sono sempre stato, non è che pervengo a questa conclusione perché qualche tempo fa sono avvenuti determinati fatti. Evidentemente lei mi fa questa domanda perché in questi anni si è parlato a lungo di un procedimento in corso che ha coinvolto anche il mio servizio e la mia persona.

Io le confermo quello che ho detto all'autorità giudiziaria, e cioè che il mio servizio e la mia persona sono assolutamente estranee a questa vicenda. E ciò è dimostrato "per tabulas", cioè in atti scritti formali recanti date certe in possesso del governo, che può ampiamente testimoniare la veridicità di quel che io dico. 19-05-2010]

 

 

MOSSAD? MEJO DI UN FILM! – DOPO L’UCCISIONE A DUBAI DEL LEADER DI HAMAS, OCCHI PUNTATI SUI METODI DEGLI 007 ISRAELIANI – IL LORO CAPO MEIR DAGAN, HA IL COMPITO DI RITARDARE LA COSTRUZIONE DELL’ATOMICA IRANIANA – DA QUANDO E’ IN CARICA, I DELITTI MISTERIOSI, I RAPIMENTI, LE FUGHE E I SABOTAGGI A TEHERAN SI SUSSEGUONO CON MICIDIALE DETERMINAZIONE…

Pino Buongiorno con Renato Coen da Gerusalemme per "Panorama"

 

Da Tel Aviv, aeroporto Ben Gurion, a Roma Fiumicino con un volo El Al, classe economica. Da qui, dopo un'attesa passata a gironzolare fra i duty free shop e il bar-ristorante che prepara panini e pizze, a Dubai con un Boeing 777 della compagnia Emirates. Solo 19 ore all'appuntamento con la «preda», fissato per le 20.30 del 19 gennaio, fuso orario degli Emirati arabi uniti.

Sono passati dall'aeroporto Leonardo da Vinci tre membri del commando del Mossad, individuati dalla polizia di Dubai attraverso le telecamere a circuito chiuso dopo l'assassinio di Mahmoud Al Mabhouh, 49 anni, originario del campo profughi di Jabalya, il principale procacciatore di razzi e missili del gruppo Hamas.

 

La polizia italiana ha impiegato non più di mezz'ora per confermare alle autorità degli Emirati la notizia. Ma nessuno dei tre ha usato un passaporto italiano. Come pure nessuno degli altri 15 componenti, fra cui due donne, della squadra d'azione denominata Kidon (baionetta), appartenenti alla divisione operativa Cesarea, che, perfettamente truccati, hanno presentato ai servizi di frontiera passaporti britannici (ben otto), irlandesi, tedeschi e francesi.

Al comando di un brigadiere generale del sesto dipartimento del Mossad (quello delle operazioni speciali), si sono divisi in quattro gruppi da quattro. Il primo incaricato di individuare l'obiettivo e di seguirlo passo passo. Il secondo di predisporre gli strumenti tecnologici necessari: dall'intercettazione delle telefonate alla copia della chiave elettronica della camera d'albergo.

Il terzo delle comunicazioni con sim austriache e il quarto di organizzare la fuga dal luogo del delitto. I due rimanenti agenti della cellula Kidon si sono incaricati di iniettare un potente veleno che ha stroncato il cuore del comandante palestinese, da tempo nel mirino del Mossad per i suoi contatti con i Pasdaran iraniani che gli vendevano armi.

È stata un'esecuzione nel puro stile del Mossad, secondo gli esperti israeliani e internazionali, contro i target di una lunga lista che si rinnova settimana dopo settimana: i capi palestinesi delle organizzazioni estremiste di Hamas e della Jihad islamica, i leader politici e militari del movimento libanese Hezbollah, gli scienziati nucleari iraniani e i generali dei Pasdaran o del Mukhabarat siriano (il servizio segreto di Damasco).

 

Mai nessuna ammissione di responsabilità, ma nemmeno un improbabile diniego. Sempre e solo la formula classica: «Non ci sono prove che possano incolpare Israele», come ha ripetuto, un mese dopo l'omicidio, anche il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman ai colleghi dell'Ue che lo hanno convocato a Bruxelles per protestare contro l'uso dei passaporti europei con l'identità rubata a normali cittadini israeliani dalla doppia nazionalità.

Molti credono che l'operazione di Dubai sia stata un mezzo fallimento perché gli agenti sono stati immortalati dalle telecamere, ma chi si nascondeva davvero dietro quei volti? Qualcuno potrà mai individuare i membri del commando? Nel frattempo, però, l'obiettivo è stato eliminato. E gli agenti sono tornati a casa sani e salvi. Ci sarebbe da festeggiare.

Tuttavia chiuso nel suo modesto ufficio nel quartier generale del Mossad, su un colle alla periferia nord di Tel Aviv, Meir Dagan, 65 anni, il decimo direttore nella storia del servizio segreto estero dello Stato d'Israele (fondato nel 1948), non ha festeggiato il successo dell'operazione di Dubai. Com'è sua abitudine fin da quando fu nominato nell'agosto del 2002 dal suo mentore, l'ex premier Ariel Sharon.

Pipa in mano, ha solo alzato lo sguardo verso una vecchia foto in bianco e nero che campeggia dietro la scrivania. È quella di suo nonno, ebreo russo, rinchiuso in un campo di concentramento, sotto la minaccia di un fucile puntato da un ufficiale delle SS.

 

«Dobbiamo essere forti, usare il cervello e difendere noi stessi in modo tale che l'Olocausto non si possa mai più ripetere» ha giurato a se stesso per l'ennesima volta, secondo quello che riferiscono i collaboratori più fidati.

In Israele, per la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica, Dagan, di cui si conoscono tre passioni (la cucina italiana, la pittura e l'uccisione dei terroristi), è un supereroe: «l'uomo con il coltello fra i denti», secondo la definizione affibbiatagli dal suo ex compagno d'armi Sharon. Pochi osano criticarlo per i metodi brutali che continua a usare e che, di volta in volta, provocano contraccolpi diplomatici al governo di Gerusalemme.

Ma nessuno dei primi ministri che si sono succeduti (da Sharon a Ehud Olmert fino a Benjamin Netanyahu) lo ha mai contraddetto. Anzi. Lo stesso Netanyahu ha approvato, secondo la prassi ormai consolidata, la campagna di omicidi mirati finendo per rinnovare ancora l'incarico a Dagan, che si avvia a battere tutti i record di permanenza al vertice del Mossad.

 

Chi lo conosce bene, come Yossi Melman, l'esperto di sicurezza nazionale del quotidiano Haaretz, tenta invece di sfatare il mito: «Dagan non è assolutamente un superman o un assassino impietoso» dichiara il giornalista israeliano a Panorama. «È un uomo assolutamente normale. Anzi è alquanto banale e non è nemmeno un genio dei servizi segreti. È certamente vero che è un tipo duro e molto creativo. Ma non ha rivoluzionato il Mossad: ha impiegato ben tre anni per capire bene come dovesse agire e per abituarsi a comandare una macchina così imponente. Poi, è riuscito a passare all'azione ottenendo anche ottimi risultati».

È uno di quei boss che o si amano o si detestano. Sotto la sua direzione 200 fra alti funzionari, fra cui il numero due dell'agenzia spionistica, e semplici agenti operativi (katsas), si sono dimessi per incompatibilità di carattere. Di contro, tutti gli altri 1.200, di cui un terzo donne, alle sue dipendenze lo venerano pur sapendo di dover dare molto e pretendere assai poco. L'unico metro di giudizio è l'efficienza.

«Da quando Dagan dirige l'istituzione ha rinnovato l'aura che il nome che il Mossad generava in tutto il Medio oriente» ha detto di lui Alon Ben David, un ex analista dell'intelligence israeliana, commentando alla radio militare le ultime imprese.

 

In questi ultimi otto anni non ci sono stati clamorosi fallimenti, come quello che provocò le dimissioni del maggiore generale Danny Yatom nel 1997 dopo il tentato omicidio di un altro obiettivo eccellente: il capo politico di Hamas, Khaled Meshaal, avvelenato ad Amman da due «baionette» israeliane, poi catturate dalla polizia giordana.

In cambio della loro liberazione, una donna del Mossad è volata nella capitale della Giordania per iniettare a Meshaal l'antidoto. Né c'è stato l'immobilismo operativo che ha caratterizzato la gestione del «british» Ephraim Halevy (1998-2002), il quale prediligeva l'intelligence alle operazioni sporche e i cocktail degli ambasciatori alle attività clandestine.

Il siberiano Meir Dagan, nato nella glaciale Novosibirsk, ha cominciato a reclutare meno analisti e più uomini di mano, di diverse nazionalità, che sono stati infiltrati nei paesi più difficili, come la Siria, secondo il modello delle unità delle forze armate Duvdevanim (ciliegie), costituite su impulso anche di Dagan, 20 anni fa, quando era un generale dell'esercito.

La sua prima operazione nota è quella che nel settembre 2007 portò alla distruzione del sito nucleare siriano di Deir Al Zour, sulla base di informazioni raccolte dagli infiltrati del Mossad. Quella più spettacolare è avvenuta nel febbraio 2008 con la decapitazione (nel senso letterale del termine) del comandante in capo dell'ala militare di Hezbollah Imad Mughniyeh, ucciso dall'esplosione del suo Suv Pajero in piena Damasco, all'uscita dal quartier generale dei servizi segreti.

Nemmeno sei mesi dopo, un'altra cellula Kidon, venuta dal mare, ha colpito al cuore l'establishment militare siriano. Il generale Mohammed Suleiman, considerato il punto di raccordo con il programma nucleare nord-coreano e siriano, si stava rilassando nel giardino della sua villa in riva al Mediterraneo quando è stato ammazzato da un cecchino a bordo di uno yacht che veleggiava di fronte alla residenza.

Le missioni ad alto rischio non hanno mai scoraggiato Dagan. Da quando il governo israeliano gli ha dato come compito principale quello di ritardare la costruzione della bomba atomica dell'Iran i delitti misteriosi, i rapimenti, le fughe e i sabotaggi a Teheran si susseguono con micidiale determinazione.

Nel febbraio 2007 è stato soffocato dal gas, mentre dormiva nel suo letto nella capitale iraniana, il fisico nucleare Ardeshire Hassanpour. Il 12 gennaio di quest'anno un altro scienziato atomico, Massoud Ali Mohammad, è saltato in aria davanti alla sua abitazione. Altri generali dei Pasdaran sono morti in circostanze mai accertate a bordo di pullmini o di elicotteri esplosi.

Non meno puntuali sono stati i colpi messi a segno in Svizzera e in Germania dove gli 007 del Mossad, con la collaborazione della Cia, hanno agganciato trafficanti di armi e li hanno convinti a sabotare le spedizioni di materiali ultra-sofisticati destinati ai progetti nucleari degli ayatollah. «Così gli iraniani hanno perso un paio di anni nella costruzione della bomba» rivela un ispettore dell'agenzia atomica di Vienna.

Per Dagan è ancora poco. Gli occhi impauriti del nonno che vigila alle sue spalle continuano a ricordargli un altro tipo di Olocausto e un'altra generazione di Hitler.

[02-03-2010] 

MICA POLLO IL POLLARI! - "IL FATTO" RICOSTRUISCE LA TRIANGOLAZIONE DON VERZé-POLLARI-POMPA - DUE AFFARI CON IL S. RAFFAELE - IL PRIMO PUBBLICO: PER FARE LA SEDE SEGRETA DEL SISMI SPESE 10 MLN € PER L’ACQUISTO DI UN IMMOBILE DEL DON CARO A SILVIO – POLLARI SI È preso POI LA VILLA ACCANTO (CON PISCINA) svenduta PER SOLI 500MILA €…

Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

Non è più possibile girarsi dall'altra parte. La magistratura romana e il Copasir, il Comitato di controllo dei servizi segreti devono accendere un faro sugli affari del Sismi con i "raffaeliani", gli uomini di don Luigi Verzé che hanno scalato le istituzioni.

 

Personaggi come l'ex funzionario del Sismi Pio Pompa, che dopo aver servito per anni la causa del prete-manager ha continuato a lavorare per il sacerdote amico di Berlusconi anche dagli uffici del servizio segreto militare diretto allora da Nicolò Pollari.

Ma anche ministri come Ferruccio Fazio, che a don Verzé deve molto, e ha firmato nel 2009 un decreto che ha permesso al suo ex datore di lavoro di incassare 9 milioni di euro. "il Fatto Quotidiano" ha già raccontato il 31 dicembre 2009 la storia di "villa Pollari", la sontuosa magione acquistata nel 2005, quando Pollari era in carica, per un prezzo stracciato (500 mila euro) dal San Raffaele.

 

Ora, dopo avere consultato gli atti dell'ufficio del Sismi diretto da Pio Pompa, "il Fatto Quotidiano" è in grado di ricostruire l'intera vicenda, che aveva interessato i pm milanesi e che è stata approfondita in parte anche a Roma.

Il pm capitolino Saviotti ha chiesto al Sismi di spiegare gli appunti sequestrati a Pompa nel suo ufficio sugli affari immobiliari tra il San Raffaele e il Sismi. Pompa li aveva scritti nel 2001 quando vergava dossier su giornalisti e magistrati che potevano minacciare il premier. Il Sismi ha risposto a Saviotti confermando l'esistenza di un contratto di affitto stipulato nel 2001 per un complesso immobiliare in via Chianesi 3, a Roma, zona Eur-Mostacciano.

Alla luce di questo elemento, fornito dall'attuale vertice del Sismi (nominato da Romano Prodi), si può dire senza tema di smentita che il generale Nicolò Pollari, quando comandava il Sismi, dopo essere stato raccomandato per quella poltrona da don Verzé e dal suo fido Pompa, ha fatto due affari con il San Raffaele: il primo pubblico nella qualità di capo del Sismi e il secondo privato. Il San Raffaele aveva comprato nel 1994 due complessi residenziali a Mostacciano.

 

Uno più grande composto di due villini è stato affittato al Sismi di Pollari nel dicembre 2001 per farne la sede segreta della divisione economica del servizio . Il canone di 10 milioni di vecchie lire mensili non è esorbitante ma si spiega nell'ottica (dichiarata da Pompa in un appunto scritto a don Verzé) di una cooperazione tra i "raffaeliani" e i "Pollariani" per sviluppare il "business" del San Raffaele.

dallo Stato

Poi c'era una seconda villa, più "piccola" (ma comunque dotata oggi - dopo la ristrutturazione - di 24,5 vani catastali su quattro livelli con parco e piscina) che è stata ceduta dallo stesso San Raffaele nel luglio 2005 a Pollari e alla moglie, privatamente, per 500 mi-la euro, meno della metà del prezzo di acquisto. Ora "il Fatto Quotidiano" ha scoperto anche cosa hanno fatto i "raffaeliani" della villa più grande, quella affittata al Sismi dal 2001 al 2007.

Il 21 luglio del 2009 il San Raffaele ha venduto i tre villini all'IFO, l'ente regionale che gestisce l'ospedale Regina Elena che si trova lì accanto. Il prezzo è di 9 milioni più imposte.

 

E' vero che quando Pollari compra allega all'atto una perizia con foto che dimostrano il cattivo stato dell'immobile abbandonato mentre la villa più grande è stata tenuta come un gioiellino per sei anni a spese dei contribuenti, ma la differenza di valutazione è davvero difficile da spiegare. Villa Pollari dal 1995 al 2005 dimezza il suo valore.Quella dell'Ifo comprata con i soldi pubblici invece lo raddoppia dal 1994 al 2009. Questa storia dovrebbe esser chiarita dalle autorità anche per ché è densa di conflitti di interessi per i troppi Raffaeliani coinvolti.

I milioni pubblici per comprare la villa più grande di don Verzé sono stati messi a disposizione dal ministero della salute con un decreto firmato nel marzo scorso dall'attuale ministro Ferruccio Fazio, che è un "raffaeliano" di ferro. Quando è stato nominato nel 2008 a capo della Sanità (prima sottosegretario e ora ministro) era direttore dei servizi di medicina nucleare e di radioterapia al San Raffaele di Milano, presidente del Consorzio del Laboratorio del San Raffaele di Cefalù.

 

Socio della Tecnodim che ha sede nel San Raffaele e si occupa di progettare reparti avanzati (anche nel settore della Tomografia). Il ministero precisa che "l'iter amministrativo per l'acquisto delle villette era cominciato nel 2004 con un decreto ministeriale che stanziava 7,2 milioni di euro per ‘acquisto immobili e terreni confinanti con l'Ifo per funzioni di supporto all'attività ospedaliera del San Gallicano'".

Allora però la terza villetta non era stata ceduta ancora a Nicolò Pollari, chissà se i 7 milioni comprendevano anche quella. Comunque altri 11,5 milioni erano stati stanziati per ristrutturare l'ospedale mentre nel decreto firmato da Ferruccio Fazio i soldi per le villette aumentano a 10,2 milioni, mentre quelli per la ristrutturazione dimiuiscono nettamente e compaiono 4 milioni per comprare una macchina per tomoterapia, una cura della quale Fazio al San Raffaele è stato un pionere.

Le carte però sono a posto. Spiegano al ministero della salute che la rimodulazione del finanziamento è stata chiesta dal direttore generale dell'Ifo, Francesco Bevere, nominato da Piero Marrazzo. Quanto al prezzo pagato: "nella documentazione trasmesa dall'Ifo è citata la perizia dell'Agenzia del Territorio di Roma del 13 gennaio 2009 che giudica congruo il prezzo di 9 milioni".

 

Il Fatto ha chiesto all'ufficio stampa e al direttore generale dell'Ifo perché una regione con un disavanzo come quello laziale, abbia deciso di comprare due villette (non due sale operatorie) spendendo 10 milioni di euro. Ma non abbiamo avuto risposta. Comunque, forte della richiesta e della perizia inviatagli dall'Ifo, il 26 marzo del 2009 il sottosegretario Ferruccio Fazio ha stanziato 10 milioni e 260 mila euro (poi utilizzati al 95 per cento) per pagare due ville al suo ex datore di lavoro.

Pompa, preveggente, scriveva a don Verzé nell'estate del 2001, per convincere il prete amico di Berlusconi a perorare la nomina dell'amico Pollari a capo del Sismi. "Caro Presidente, Le invio un report inerente le iniziative sulle quali potremo intervenire, con maggiore e puntuale efficacia, immediatamente dopo la nomina dell'amico N." (Pollari Ndr). Al punto 1 c'era la possibilità di far nominare Ferruccio Fazio nella potentissima commissione sui farmaci. Purtroppo il tentativo dei raffaeliani fallì. Nessuno poteva immaginare allora che Fazio sarebbe tornato utile per il punto 3 del programma di Pompa. Lì si parlava della villa di Mostacciano e della creazione del centro Sismi, in affitto, in quei locali. Cosa puntualmente accaduta.

 

 

[12-01-2010]  

 

 

POMPA 'STO LUTTWAK! - Dalle carte sequestrate nel "covo del Sismi" di via Nazionale diretto da Pio Pompa si scopre che per le sue analisi Luttwak è stato retribuito COME UN NABABBO (5 mila euro al giorno, 50 mila euro al mese, spese escluse) dal Sismi diretto da Pollari, attraverso la Apri Spa di Luciano Monti - E POI A "PORTA A PORTA" SPArava le sue cazzate...

Marco Lillo per Il Fatto

 

"Caro Edward". Si apre così una lettera di Pio Pompa al consulente americano dei servizi segreti. Ma l'autore della missiva, l'ex funzionario del servizio segreto militare Pio Pompa, avrebbe fatto meglio a iniziare con un "Carissimo" vista l'entità dei compensi strappati ai contribuenti italiani da questo professore nato in Romania, passato da Palermo e cresciuto tra Londra e gli Stati Uniti a cornflakes e intelligence.

 

Luttwak è famoso per le sue comparsate a Porta a Porta, dove con l'accento da telecronista di football americano imitato perfettamente da Corrado Guzzanti rifila ai telespettatori concetti indigesti sulla guerra necessaria e sui terroristi da sterminare. Dalle carte sequestrate nel "covo del Sismi" di via Nazionale diretto da Pio Pompa si scopre che per le sue analisi Luttwak è stato retribuito profumatamente dal Sismi diretto da Nicolò Pollari, attraverso la Apri Spa di Luciano Monti.

Nella sua lettera, che dovrebbe risalire al settembre 2002, Pompa propone al "caro Edward" un contratto da nababbo: "a) impegno minimo di dieci giornate al mese per un importo di 5 mila euro al giorno, spese escluse, pari a complessive 50 mila euro al mese; b) la collaborazione avrà la durata di 12 mesi, a far data dalla sottoscrizione del contratto, per un importo annuale di 600 mila euro; c) le spese attinenti le attività da svolgere, debitamente concordate, saranno rimborsate a parte dietro presentazione della relativa documentazione".

Luttwak ha raccontato in un'intervista a Claudio Gatti del Sole 24 ore nel novembre del 2008: "Lavoravo con Pompa per Apri e Apri lavorava per il Sismi". A leggere le mail sequestrate a Pompa però si coglie un esempio negativo delle ricadute del rapporto Luttwak-Sismi sulla manipolazione dei media. Tutto si svolge nelle ore immediatamente seguenti la strage di Nassirya del 12 novembre 2003. Muoiono 28 persone, 18 italiani. L'Italia è scossa e e si raccoglie intorno al salotto di Vespa. Luttwak è invitato insieme a Franco Frattini, allora ministro degli Esteri.

 

L'illustre politologo indipendente (in realtà strapagato dal Sismi e quindi dal Governo) si esibisce in questo numero acrobatico per connettere Al Qaeda alla sinistra antagonista. Ecco quello che milioni di italiani hanno sentito quella sera.

Luttwak: "Un amico qui a Roma che ha un figlio che guarda internet ha fatto presente che ci sono siti italiani fatti da italiani che parlano di resistenza e aizzano attacchi contro la coalizione. Ci sono Nuovimondimedia.it , Informationguerrilla.org . Questi dicono 'andate in Iraq, lottate, uccidete la coalizione e gli italiani'".
Vespa frena: "Luttwak, abbiamo cliccato non è venuto niente e lei, Frattini, che fa conferma?". Il ministro accende lo sguardo accigliato da busto marmoreo: "C'erano certo".

 

Vespa: "C'erano?".

Frattini: "Ma li hanno cancellati, sono scomparsi".

Vespa: "No, scusi eh, prima che li cancellassero esistevano? Lei testimonia che esistevano?".

Frattini: "Non li ho guardati ma noi sapevamo che esistevano".

Leggendo le mail sequestrate si capisce chi è la fonte che ha spinto il politologo a dire la balla spaziale. Pompa scrive a Luttwak: "Come richiesto ti invio i contenuti dei siti web riguardanti la tua presenza a Porta a Porta". Così l'amico americano scopre che l'associazione Nuovimondi annuncia querela. Luttwak è terrorizzato: il 20 e poi il 23 novembre scrive ossessivamente a quella che sembra essere la sua fonte: "Visto querela dai siti gradirei copie loro pagine offensive".

 

Purtroppo per lui quelle pagine non esistono. Il 24 novembre torna alla carica: "est possibile recuperare le loro pagine aggressive prima di Nassirya?". Da Pompa arriva solo un link su Osama che non c'entra nulla. Luttwak insiste il 26 novembre: "Ho bisogno dei testi precedenti dei siti, cioé quando celebravano la resistenza".Antonio Imparato di Nuovimondi racconta: "Abbiamo fatto querela perché era un fatto totalmente inventato ed era particolarmente grave perché pubblicizzato sull'onda emotiva dell'attentato di Nassirya. Non so come è finita".

È interessante il ruolo di Apri. Questa società di consulenza ha fatturato 2,8 milioni di euro nel 2008 ed è diretta da Luciano Monti, in quel periodo presidente di Assoconsult, aderente a Confindustria. Pompa vanta con Apri un rapporto di ferro. La sua fidatissima segretaria trentenne, che poi sarà assunta al Sismi, è stata una dipendente Apri e ha raccontato che Pompa stesso aveva una stanza nella sede Apri di Piazza Esedra.

A leggere il carteggio tra Pompa e Luttwak, Apri funzionava come una cassa dei servizi per i consulenti.

 

In un appunto di Pompa, sequestrato dalla Digos, si legge l'elenco delle attività svolte da Apri. In particolare nell'appunto di Pompa si cita il think tank composto oltre che dal politologo americano e dai dirigenti di Apri Monti e Orvieto, da altri esperti vicini al Governo come il generale Carlo Jean e il commercialista Enrico Vitali, partner dello studio tributario fondato da Giulio Tremonti.

Il report descrive 15 incontri sui seguenti temi: emergenza nazionale, flussi migratori e finanziari, organizzazioni islamiche e sviluppi del settore aerospaziale. A differenza degli informatori come il giornalista Renato Farina pagati direttamente dalla "Casa" (come dimostrano le ricevute sopra pubblicate e controfirmate con il nome in codice "Betulla"), i consulenti prestavano la loro opera a Apri.

A un certo punto però il giocattolo si rompe. Pompa segnala a Pollari nel 2003: "L'assoluta non veridicità, come dimostrato dalla quasi totale assenza di prodotti a supporto, delle giornate lavorative imputate al capoprogetto, prof. Luciano Monti e al suo collaboratore dott. Piero Orvieto, rispettivamente n. 41 e 50 giornate che sarebbero state effettuate nel bimestre novembre-dicembre 2002 per un importo complessivo di 131.495 euro".

Per Pompa, Apri chiede 2 milioni di euro perché interpreta a modo suo la convenzione del 2002. Ma il Sismi non vuole pagare tanto. A cascata Apri blocca i pagamenti a Luttwak che fa causa e tempesta Monti e Pompa di mail sempre più dure. Alla fine Pompa gli propone di chiudere accettando "solo" 142 mila euro, "a cui vanno aggiunte quelle non ancora pagate da Monti". Chissà se il "Caro Edward" ha accettato.

 

[11-01-2010]  

 

 

SISMI, CHE SILENZIO! - COME PRODI, MEJO DI PRODI, BERLUSCONI mette il segreto di Stato sulla natura dei rapporti con Telecom dell’ex numero tre del controspionaggio militare Sismi, Marco Mancini, di cui la Procura di Milano chiedeva il processo per il dossieraggio illegale contestatogli in concorso con l’ex vertice della divisione Security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, e altri 34 indagati...

Luigi Ferrarella per Corriere della Sera

Il presidente del Consiglio mette il segreto di Stato sulla natura dei rapporti con Telecom dell'ex numero tre del controspionaggio militare Sismi, Marco Mancini, di cui la Procura di Milano chiedeva il processo per il dossieraggio illegale contestatogli in concorso con l'ex vertice della divisione Security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, e altri 34 indagati.

 

Silvio Berlusconi lo fa in una lettera di risposta al giudice dell'udienza preliminare Mariolina Panasiti, che il 13 novembre scorso aveva attivato la procedura di «interpello» di Palazzo Chigi, prevista per legge ogni qual volta un imputato (come Mancini in questo caso) prospetti di non potersi difendere se non violando un asserito segreto di Stato sul contesto delle vicende oggetto di accertamento giudiziario l premier Silvio Berlusconi ha dunque «confermato» l'esistenza di segreto di Stato sulle circostanze che Mancini, ex braccio destro del generale Niccolò Pollari, aveva addotto nel suo interrogatorio al giudice, e che il gip Panasiti non aveva riassunto ma integralmente sottoposto a Palazzo Chigi attraverso la trasmissione degli atti dell'udienza.

 

Quel giorno Mancini, accusato di associazione a delinquere, corruzione e rivelazione di notizie di cui sia vietata la divulgazione, aveva opposto il segreto di Stato a quasi ogni domanda rivoltagli: sui rapporti con l'allora capo della Security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, che tre mesi fa ha chiesto di patteggiare 4 anni e 6 mesi; con il maggior fornitore di notizie per i dossier, e cioè l'investigatore privato fiorentino, Emanuele Cipriani, indagato al quale brucia il sequestro di 14 milioni di euro; con l'investigatore privato americano John Spinelli, ex agente Cia che vuole patteggiare 3 anni; con l'ex giornalista di Famiglia cristiana, Guglielmo Sasinini, e l'ex ufficiale dei carabinieri Angelo Jannone, entrambi nello staff di Tavaroli.

 

In più, e a sorpresa, quando la difesa di Cipriani gli aveva chiesto se avesse mai intrattenuto rapporti con Marco Tronchetti Provera, all'epoca dei fatti presidente e maggiore azionista di Telecom ma mai indagato dalla Procura, Mancini aveva nuovamente risposto «segreto di Stato»: affermazione alla quale aveva fatto seguito un comunicato dell'imprenditore, che affermava «di non aver mai avuto rapporti con il signor Mancini».

In aula l'ex 007 nutriva questa raffica di richiami al «segreto di Stato» con la premessa di non aver commesso i reati imputatigli, e in particolare di non aver attinto dagli archivi del controspionaggio militare notizie poi «rivendute» alla squadra Tavaroli-Cipriani: ma aggiungeva che, per dimostrarlo, avrebbe dovuto parlare degli «assetti organizzativi del Sismi», dei «contatti legittimi e di natura istituzionale» con esponenti della Security di Telecom e Pirelli «nell'ambito di rapporti con fonti sotto copertura», di alcune «direttive» ricevute in proposito dai superiori.

 

E non poteva farlo - lamentava Mancini al giudice - perché la Corte Costituzionale, nella sentenza 106 dell'11 marzo 2009, aveva esteso ai pubblici ufficiali «anche indagati o imputati» (quindi come lui) il divieto di violare il segreto di Stato sugli «assetti organizzativi e operativi» del Sismi.

Non c'è segreto di Stato, gli obiettavano i pm Napoleone-Piacente-Civardi, per i quali «l'imputazione a Mancini esula da rapporti istituzionali eventualmente intrattenuti con Cipriani e Tavaroli» perché «non riguarda la divulgazione di fatti coperti da segreto di Stato, bensì unicamente la compravendita che Mancini avrebbe fatto delle informazioni patrimonio di sue conoscenze professionali» nel Sismi.

 

Ora la risposta di Berlusconi è arrivata: il segreto di Stato invocato da Mancini c'è. Con tre conseguenze. La prima è giudiziaria e quasi certa per Mancini, che già nel processo per il concorso del Sismi nel sequestro Cia dell'imam Abu Omar, grazie al segreto di Stato anche lì opposto (insieme a Pollari) e anche lì confermato da Palazzo Chigi, il 3 novembre 2009 è stato prosciolto per improcedibilità e dunque sottratto alla richiesta di 10 anni di carcere avanzata dai pm (13 per Pollari): ora, nel processo Telecom, Mancini vede allontanarsi la prospettiva di un proprio rinvio a giudizio, e invece avvicinarsi anche qui un altro proscioglimento per «non luogo a procedere».

La seconda è sempre giudiziaria ma più incerta, e concerne il destino processuale dei coimputati di Mancini, che hanno in comune alcune ma non tutte le accuse, e che magari avevano appena fatto scelte (come quella di chiedere il patteggiamento) ora spiazzate dall'apposizione del segreto di Stato.

 

La terza è invece extragiudiziaria: ed è il senso più generale degli interrogativi sulla natura dei rapporti - ora formalmente attestati dall'apposizione di segreto di Stato da parte di Palazzo Chigi - tra segmenti del controspionaggio militare e importanti funzioni aziendali (come la Security) di una grande società privata, cruciale nel delicatissimo settore delle telecomunicazioni.

E' la seconda volta in poche settimane che la Presidenza del Consiglio conferma un segreto di Stato opposto ai magistrati da indagati appartenenti al Sismi. E' infatti appena accaduto anche a Perugia, dove Palazzo Chigi ha avallato le prospettazioni del generale Pollari sull '«archivio» di Pio Pompa, cioè sul complesso delle informazioni che il consulente del Sismi, poi assunto nel servizio segreto militare, raccolse nell'ufficio di via Nazionale sul conto di magistrati, giornalisti, politici: materiale ritenuto dalla Procura umbra illecito perché realizzato «facendo uso di somme, risorse umane e materiali del Servizio utilizzati per scopi palesemente diversi da quelli istituzionali».

[05-01-2010]

SISMI, CHE POMPA! - dal 2001 al 2006 POLLARI & POMPA non avevaNO di meglio da fare che raccogliere informazioni contro PRODI, futuro rivale del Cavaliere - Fa impressione leggere uno schema che accomuna il faccendiere socialista protagonista di Mani pulite, Ferdinando Mach di Palmstein, al capo della Polizia dell’epoca Gianni De Gennaro...

Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

Dossier su Romano Prodi e Gianni De Gennaro, schemi improbabili sulle relazioni tra il capo della Polizia e alcuni manager chiacchierati e centinaia di pagine tratte da atti giudiziari e documenti raccattati su Internet per mettere in cattiva luce l'ex premier del centrosinistra.

Dalle carte dell'inchiesta di Perugia contro l'ex capo del Sismi Nicolò Pollari e contro il suo fido collaboratore, Pio Pompa, appena chiusa dal pm di Perugia Sergio Sottani con una richiesta di rinvio a giudizio per peculato e altri reati minori, si scopre il retrobottega del Sismi. Era questo il modo di procedere del servizio segreto militare, negli anni in cui era diretto da Nicolò Pollari.

Durante la precedente era Berlusconiana (dal 2001 al 2006) il Sismi non aveva di meglio da fare che raccogliere informazioni contro il futuro rivale del Cavaliere. Il duo Pollari-Pompa aveva messo in piedi, con i soldi pubblici, una macchina diffamatoria in grado di mettere in circolo tanto fango per chiunque si opponesse al Cavaliere o comunque non fosse prono ai suoi voleri.

La legge che disciplina il servizio segreto militare è chiara: "Il Sismi assolve a tutti i compiti informativi e di sicurezza per la difesa sul piano militare dell'indipendenza e dell'integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione. Ai fini suddetti il Sismi svolge funzioni di controspionaggio". Punto.

Tra i compiti del servizio non figura il monitoraggio degli affari giudiziari del rivale del premier né i legami personali del capo della Polizia. Eppure di questo si occupavano in via Nazionale Pompa e la sua fedelissima segretaria Jenny. Finora si conoscevano vagamente i contenuti di questi dossier. Il Fatto Quotidiano ha visionato l'intero archivio e ne vien fuori uno scenario inquietante del quale si sarebbe dovuto occupare con ben altra attenzione il Copasir. Invece il Comitato parlamentare che dovrebbe tutelare i cittadini dalle deviazioni del servizio, nella precedente legislatura non è riuscito nemmeno a stilare una relazione critica su questo uso politico e partigiano di un'istituzione così delicata.

Fa impressione per esempio leggere nel "reperto Fc-5" sequestrato dalla Digos in via Nazionale uno schema che accomuna il faccendiere socialista protagonista di Mani pulite, Ferdinando Mach di Palmstein, al capo della Polizia dell'epoca Gianni De Gennaro.

Anche perché a unire l'attuale capo dei servizi segreti a questo mondo a lui così lontano, secondo il grafico in questione, sarebbero due personaggi tutt'altro che secondari: Luciano Scipione (già indagato e poi assolto per lo scandalo della cooperazione negli anni novanta) e Luciano Pucci, un ex manager Telecom che dopo essere stato consulente del ministero dell'interno è ora a capo della Seicos, la società di Finmeccanica in pole position per rilevare il grande business delle intercettazioni telefoniche.

Tra le carte sequestrate nel 2006 nell'ufficio di via Nazionale che secondo i pm milanesi provavano le attività abusive svolte in via Nazionale, oltre a quelle su De Gennaro, molte riguardavano Romano Prodi. I dossier risalivano al 2003 e miravano a mettere in cattiva luce il futuro rivale di Berlusconi su due vecchie vicende: Telekom Serbia e il caso Cirio-Bertolli-De Rica.

La cessione del polo alimentare pubblico nell'epoca in cui Prodi era presidente dell'Iri, era stato oggetto di un'inchiesta chiusa con un'archiviazione nel 1999. Ma Pompa conservava tutti gli atti giudiziari che potevano imbarazzare il professore, reperiti chissà come.

Proprio il 5 maggio del 2003 Silvio Berlusconi aveva attaccato il suo futuro rivale sulla cessione della Cirio nell'aula del processo Sme, durante la sua audizione. E Prodi era stato costretto a pubblicare sul sito dell'Ue una replica (conservata nell'archivio di via Nazionale). L'altra operazione nel mirino del Sismi era l'acquisizione della società serba di telecomunicazioni, avvenuta quando Prodi era presidente del consiglio nel 1997, e al centro di un'inchiesta giornalistica pubblicata da Repubblica nel 2001.

Quando era stato assunto con la benedizione di Berlusconi, nello staff del capo del Sismi come consulente, nel novembre 2001, Pompa aveva scritto al Cavaliere: "Voglio impegnarmi a fondo nella tutela e difesa della straordinaria missione che scandisce la Sua esistenza. Sarò, se lei vorrà anche il Suo uomo fedele e leale". Non c'è da stupirsi poi se questo funzionario che si proclama servo di chi lo ha assunto e non servitore dello Stato, raccoglie dossier contro Prodi sul caso Telekom Serbia.

A stupire è invece il metodo. Giornali amici, servizi deviati e commissioni parlamentari si muovano come un sol uomo per infangare i rivali del Cavaliere. Nel febbraio del 2002 "Libero", diretto da Vittorio Feltri apre a tutta pagina con il titolo: "Milosevic parla, l'Ulivo trema". Pompa prende spunto dall'editoriale di Renato Farina (consulente retribuito dal servizio) per scrivere: "Non a caso l'editorialista sottolinea di volersi riferire agli affari intrattenuti con l'ex presidente ‘dagli italiani e più precisamente dal governo Prodi'.

Governo di cui faceva parte "Carlo Azeglio Ciampi, il quale è materialmente il ministro che versò i denari". Pompa cita l'"asse Prodi-Micheli" per poi elencare i manager Stet al centro dell'Affaire. Manager che poi ovviamente saranno tutti convocati dalla commissione parlamentare diretta dal centrodestra.

Pompa già allora dettava la linea: "I vertici di Stet International e della Telecom, da indiscrezioni, risultavano informati che il contratto corrispondeva formalmente a 1.500 miliardi mentre di fatto ne sarebbero stati versati 2.500". Tutte cifre poi smentite dalle inchieste. Ma buone per far girare il ventilatore della calunnia.

[08-01-2010]

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Creato Lunedì, 26 Settembre 2011 11:52

Scritto da Lisa Vagnozzi

Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

1. Caitlyn Larsen

Caitlyn è un bambina di 10 anni di Orogrande, New Mexico. Un giorno, guardando fuori dalla finestra della sua cameretta, si è accorta che sul fianco di una montagna vicina si stava aprendo uno strano buco. Indagando, Caytlin ha scoperto che si trattava di una nuova cava mineraria. A questo punto, la ragazzina ha preso carta e penna e ha scritto ai giornali, per raccontare come quei lavori di scavo stessero devastando il paesaggio intorno alla sua città. La lettera non è passata inosservata ed è finita sulla scrivania del direttore della New Mexico Mining and Mineral Division, che ha convinto la società a bloccare le perforazioni: la montagna di Caitlyn è salva!

2. Birke Baehr

A soli 11 anni Birke ha le idee molto chiare in tema di alimentazione: è infatti un convinto paladino del biologico ed è diventato protagonista di incontri nelle scuole americane, per raccontare la propria esperienza e sensibilizzare i coetanei, invitandoli a riflettere sul valore nutrizionale di ciò che mangiano, sugli OGM e sull’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive nelle coltivazioni.

3. Olivia Bouler

Ricordate il disastro della Deepwater Horizon, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Di fronte a tanta devastazione ambientale, l’undicenne Olivia ha deciso di darsi da fare in prima persona, collaborando con la National Audubon Society per vendere i disegni degli esemplari di uccelli più colpiti dalla marea nera. La vendita ha fruttato oltre 200.000 dollari, che sono stati devoluti ad azioni di ripristino degli ecosistemi del Golfo. In occasione del primo anniversario dell’incidente, Olivia ha anche pubblicato un libro, perché quanto accaduto non venga dimenticato ma rappresenti un monito per il futuro.

4. Cole Rasenberger

A 8 anni Cole si è impegnato attivamente per salvare le foreste della sua regione, nel North Carolina, coinvolgendo numerosi coetanei della propria scuola. La sua iniziativa è stata di una semplicità estrema: i bambini hanno inviato delle cartoline firmate alle catene di fast food per chiedere loro di passare a packaging riciclati e sostenibili. La mobilitazione ha centrato un obiettivo importante, ottenendo risposte ed impegni da un colosso del settore, McDonald’s. Successivamente, gli sforzi di Cole si sono concentrati su una seconda catena, la KFC: l’azienda ha ricevuto direttamente dalle mani del bambino ben 6.000 cartoline, grazie al coinvolgimento degli allievi di altre scuole elementari della zona, ma al momento non ha offerto riscontri positivi. L’importante, però, è non mollare!

5. Mason Perez

 

A 9 anni Mason ha fatto una constatazione di una semplicità disarmante: si è reso conto che il getto d’acqua che scaturiva dai rubinetti del bagno della scuola, del campo di baseball, dei negozi e delle case della sua città era inutilmente forte. Per questo, ha scritto al sindaco chiedendogli di abbassare la pressione dell’acqua nelle tubature, ottenendo un risparmio idrico calcolato tra il 6% e il 25%.

6. Ashton Stark

 

A 14 anni Ashton ha deciso che era ora di tagliare le emissioni di CO2 della propria famiglia: con questo obiettivo, ha preso la vecchia auto dei nonni, parcheggiata in garage a prendere polvere, e l’ha dotata di nove batterie da golf cart. Ora la vecchia auto può viaggiare ad una velocità massima di poco più di 70 km/h – non molto, ma sufficiente per spostarsi in città – senza emettere anidride carbonica.

7. Severn Suzuki

Nel 1992, a soli 12 anni, Severn promosse una raccolta fondi con la Environmental Children's Organization (ECO), un gruppo di bambini ecologisti da lei fondato 3 anni prima, per poter prendere parte al Vertice della Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro. Qui, in soli sei minuti e con parole semplici, schiette ed efficaci, Severn espresse il punto di vista di una bambina sui maggiori problemi ecologici, zittendo (momentaneamente…) i potenti del mondo. Oggi, a 30 anni, Severn continua nel suo impegno a favore della tutela dell’ambiente, collaborando con The Skyfish Project.

8. Felix Finkbeiner

A 9 anni, dopo una lezione della sua maestra sulla fotosintesi clorofilliana, Felix decise di piantare un piccolo albero sul davanzale della finestra della sua classe, per poi esclamare, con quell’entusiasmo genuino tipico dei più piccoli, Pianterò un milione di alberi in Germania. Oggi Felix ha 13 anni e, al motto Stop talking! Start planting!, ha superato il suo obiettivo: ha infatti piantato il milionesimo albero il 4 maggio 2011. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti politici e Ministri dell'Ambiente di ben 45 nazioni.

Piccoli grandi uomini da cui i "veri" grandi dovrebbero prendere esempio.

 

 

Creato Martedì, 12 Giugno 2012 16:47

Scritto da Marta Albè

Tra Ottocento e Novecento furono messe a punto alcune invenzioni che avrebbero potuto rivelarsi in grado di rivoluzionare la nostra esistenza odierna.

Se l'auto ecologica progettata da Henry Ford o l'automobile a corrente alternata ideata da Nikola Tesla fossero state prodotte su larga scala decenni fa, forse in questo momento non ci troveremmo a condurre guerre spietate per il possesso del petrolio necessario alla produzione del carburante che, secondo Ford, avrebbe potuto essere ricavato in ingenti quantità a partire dai vegetali. Lo stesso Tesla fu in grado di creare un motore elettrico ad emissioni zero e di ricavare energia sfruttando le correnti elettriche della Terra. A due donne si devono invece l'invenzione del primo sistema antinquinamento e di un dispositivo per rendere potabile l'acqua di mare grazie ai raggi solari.

Senza stare a sindacare sul "perché" queste invenzioni non abbiano trovato seguito, proviamo a ricordarle e a omaggiarle affinché siano da spunto per un reale cambiamento di rotta, anche alla luce delle recenti scoperte tecnologiche.

1) Energia elettrica gratis dalla Terra

 

Nikola Tesla (1856 – 1943) fu un ingegnere ed inventore di origine serba, ma naturalizzato statunitense, che sperimentò particolarmente nell'ambito dell'elettromagnetismo tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Tra le sue ideazioni vi fu quella di riuscire a ricavare energia in maniera praticamente gratuita sfruttando le correnti elettriche fornite dalla Terra. Tesla, da moti considerato un genio, provò la propria capacità di sfruttare le correnti elettriche che attraversano le rocce ed i suoni insieme ad un amico nell'area di Pike Peak mediante due strumenti denominati autoharp, delle arpe di trasmissione dotate di microfoni. I due si separarono ponendosi ai lati opposti di un picco, distanziati l'uno dall'altro da quattro chilometri di roccia. Gli strumenti furono collegati al terreno attraverso un metodo segreto e furono sintonizzati in base alle risonanze armoniche della Terra. Al preciso momento che Tesla aveva stabilito, i due strumenti furono in grado di produrre note musicali per suonare interi brani grazie all'impiego della corrente elettrica terrestre.

2) Il primo sistema antinquinamento

Il primo sistema antinquinamento della storia fu inventato da una donna statunitense nel 1879. Parliamo di Mary Walton, la quale decise di dirigere il proprio impegno e le proprie conoscenze verso l'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e nocive provenienti dalle fabbriche, che in quegli anni si stavano prepotentemente diffondendo sul territorio. L'invenzione della Walton era basata sull'utilizzo di enormi contenitori ricolmi d'acqua, simili a serbatoi, verso i quali venivano condotte le polveri inquinanti, che proprio dall'acqua dovevano essere trattenute prima di venire convogliate lungo la rete fognaria. A Mary Walton si deve inoltre la progettazione del primo sistema in grado di limitare l'inquinamento acustico.

3) Distillatore solare per l'acqua di mare

Maria Telkes (1900 – 1995), nel 1920, quando all'epoca aveva solamente vent'anni, inventò un sistema di distillazione solare in grado di rendere potabile l'acqua di mare. Il sistema prevedeva d versare dell'acqua salina in uno speciale recipiente ricoperto da una lastra in vetro trasparente, che doveva essere esposto al sole, affinché i raggi solari potessero svolgere la propria azione di depurazione dell'acqua. Il sistema era in grado di produrre nel giro di poche ore alcuni litri di acqua potabile, che poteva rivelarsi indispensabile nel caso di un naufragio per la sopravvivenza dei passeggeri di un'imbarcazione. A lei si devono inoltre l'invenzione del forno solare e della Casa Carlisle, il primo edificio sperimentale a riscaldamento solare.

4) L'auto ecologica di Henry Ford

Il fondatore della casa automobilistica più famosa di tutti i tempi fu, all'insaputa di molti, l'ideatore di una delle prime automobili completamente ecologiche e green, sia per via dei materiali che la costituivano sia per via della fonte combustibile utilizzata per il suo funzionamento. Si tratta della Hemp Body Car, ideata da Henry Ford (1863 – 1947) nel 1941. L'automobile era costituita principalmente da fibre di cellulosa biodegradabili derivate dalla canapa e dalla paglia di grano, ma non solo. Il funzionamento del suo motore era stato reso possibile mediante l'impiego di etanolo di canapa. Già nel 1925 Ford aveva azzardato l'ipotesi di riuscire a creare un'auto completamente realizzata ed alimentata grazie alla canapa. Era inoltre certo che dalla maggior parte dei vegetali, comprese mele, patate ed erbacce, potessero essere tratte sostanze combustibili da utilizzare per il funzionamento degli stessi mezzi per la coltivazione agricola, garantendo la possibilità di coltivare i campi con l'ausilio di mezzi meccanici per centinaia di anni. La Hemp Body Car era alimentata dalla canapa distillata, il cui valore inquinante era stato indicato come pari a zero. Perché non venne mai prodotta su larga scala? Poiché Ford morì pochi anni dopo, nel 1947, e poiché nel 1955 la coltivazione della canapa fu proibita negli Stati Uniti.

5) L'auto a corrente alternata di Tesla

Ancora a Nikola Tesla si deve l'ideazione di un'automobile in grado di sfruttare la corrente alternata, anziché la corrente continua. Grazie a Tesla nel 1895 nei pressi delle Cascate del Niagara era entrata in funzione una stazione idroelettrica a corrente alternata grazie alla quale egli raggiunse la propria popolarità all'interno del panorama scientifico. La Pierce-Arrow begli anni Trenta del '900 aveva deciso di dare vita ad un'automobile elettrica in grado di sfruttare la corrente alternata seguendo le istruzione fornitegli da Tesla. I suo motore era progettato per raggiungere 1800 giri al minuto ed era dotato di una ventola frontale per il raffreddamento. Il motore dell'automobile fu in seguito modificato da Tesla al fine di permettere il funzionamento autonomo del veicolo mediante un circuito elettrico in grado di produrre energia e di garantire il funzionamento in movimento del mezzo per decine di chilometri senza che il motore emettesse alcun rumore e senza la produzione di sostanze inquinanti. Secondo Tesla il nuovo dispositivo di sua invenzione non solo avrebbe potuto alimentare un'automobile per sempre, ma anche fornire l'energia necessaria ad interi edifici. Tesla morì solo e dimenticato nel 1943, frustrato per non essere riuscito ad imporre al mondo i propri progetti, che probabilmente non furono compresi poiché giudicati in anticipo di almeno mezzo secolo.

Marta Albè

Leggi anche:

- Ford Hemp Car: l'auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Creato Venerdì, 25 Settembre 2009 09:38

Scritto da Alessandro_Ribaldi

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma - soprattutto - alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l'anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l'auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare "...vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti..." e tutt'ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della "bio vettura" si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

 

Già nel 1925 lo stesso Ford rilasciò al New York Times una dichiarazione che fece supporre quanto avesse competenze e volontà adeguate a creare un'autovettura capace di utilizzare carburanti alternativi: "Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C'è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C'è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni". Ford all'epoca azzardò l'ipotesi che si potesse arrivare a vetture fatte di canapa che utilizzassero l'etanolo come carburante.

Unendo la passione per la natura ed un indubbio fiuto per gli affari, l'imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che "uscisse" dalla terra. Per realizzare questo affascinante progetto impegnò nella ricerca fior fiore di ingegneri che nel 1941, dopo 12 anni di studi, diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili. La Hemp Body Car era una realtà: interamente composta da plastica in fibre di canapa, biodegradabile e dieci volte più leggera delle auto con carrozzeria d'acciaio.

Inoltre per dimostrare quanto fosse valido tale progetto si realizzò persino uno spot in cui la vettura veniva colpita ripetutamente con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Ma la grande novità, come detto, era nel carburante: la Hemp Body Car era difatti alimentata dalla canapa distillata, il cui impatto inquinante era pari ad un clamoroso "valore zero". Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. I re dell'acciaio e del petrolio ripresero il controllo delle operazioni lasciando che quest'idea "fumosa" venisse dimenticata.

A questo punto la domanda che viene naturale porsi è: perché solo ora, e per giunta timidamente, stanno rispuntando supposizioni, studi, progetti e dichiarazioni che Henry Ford nei primi ventenni del novecento aveva cercato di promuovere?

 La risposta può essere senz'altro riscontrata nel processo economico politico che ha portato il petrolio ad essere un combustibile dal grande "potere" finanziario, capace di non favorire la reale funzionalità di una tecnologia rispetto ad un'altra, ma appoggiando esclusivamente gli interessi e le strategie politiche.

Questi progetti risultarono sicuramente scomodi all'epoca, per via della crescita delle nazioni che potevano continuamente beneficiare di risorse petrolifere (gli stati medio orientali, ad esempio, si scoprirono grossi beneficiari di oro nero proprio in quegli anni). Oggi, con una crisi petrolifera sempre più evidente, con la crescita di un'educazione orientata alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, con una volontà nell'abbassare sprechi e consumi, si potranno forse portare a termine le volontà del fondatore del marchio Ford.

La casa automobilistica dall'ovale blu sta dimostrando di essere una delle più motivate ad orientarsi a questo tipo di approccio, mettendo in commercio, ed è stata la prima in assoluto a farlo, una vettura alimentata a bioetanolo a basso contenuto di CO2. Sembrerebbe che, a distanza di quasi 70 anni, le previsioni del suo padre fondatore si stiano finalmente verificando.

Alessandro Ribaldi

 

 

fonti energetiche rinnovabili e all’attività dell’istituto eni Donegani, lsegnaliamo alcuni documenti sul tema reperibili sul sito www.eni.com:

- eni for development http://eni.com/it_IT/attachments/sostenibilita/eni-for-development-web.pdf (in particolare da pag. 28)

- eni tecnology report http://eni.com/it_IT/attachments/innovazione-tecnologia/impegno/Eni_Technology_Report_2009-2010_ITA.pdf (in particolare sezioni a pag: 2 e 15)

 

Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione Innovazione e Tecnologia del sito al seguente link: http://eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/innovazione-tecnologia.shtml

 

 

Ecofatto, la metamorfosi del riciclaggio

 

Renata Gabbi di Legambiente, spiega come dal riciclaggio di carta, plastica, acciaio si possano ottenere utensili, biciclette, elementi dell'arredo urbano e tanti altri oggetti d'uso quotidiano: "da ogni cosa nasce un'altra cosa", bisogna solo scegliere il contenitore giusto.
Servizio di Lidia Casti





Visita il sito: www.terrafutura.it
Visita il sito: www.legambiente.it

Per vedere il filmato clicca qui !

 

Riconosciuto il nesso eziologico
La Corte di Cassazione ha riconosciuto che l’eccessiva esposizione alle radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari potrebbe contribuire all’insorgenza di tumori alla testa, se utilizzati per 5 – 6 ore al giorno per un numero elevato di anni (12 nel caso di specie). Un uso per lavoro del telefonino così prolungato può, quindi, dar luogo a malattia professionale non tabellata.

 

 

Calcolo e bilancio dei consumi energetici in azienda con Excel

Come effettuare il bilancio dei consumi energetici di un'impresa calcolando in Excel le spese da ridurre per ottimizzare la spesa di energia elettrica, combustibile per il riscaldamento e carburante per il parco veicoli.

 

 

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Horizon 2020 destina 19 milioni di euro al finanziamento di progetti dedicati a trasferire le tecnologie nate per l’industria del gioco digitale a soluzioni ...

 

  Videoinforma :  www marcobava.it