RELIGIONE-VATICANO
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PRETI PEDOFILI -  - I…
GIOVANNI PAOLO II

 

 

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 01.12.15

4) Processo MPS SIENA MI 27.11.15.

5) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 19.11.16 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

VATICANO 2016

 

WHAT’S IOR NAME? - SCHIAFFO AL VATICANO: LA SVIZZERA TOGLIE IL SEGRETO BANCARIO E RIVELA AI PM DI ROMA NOMI E MOVIMENTI DEL CONTO IOR ALLA UBS: TREMANO VESCOVI, CARDINALI, E LAICISSIMI EVASORI

Si tratta di operazioni nel biennio 2006-2007, quando la trasparenza tanto sbandierata era di là da venire. Vescovi e cardinali che muovevano soldi in paradisi fiscali per conto di ‘amici’ laici, che speravano nel muro dell’irretroattività introdotta nel 2011 da Bertone. Invece proprio gli svizzeri gli hanno tirato uno scherzetto...

 

 

 

VATICANO 2016

 

IOR E I SUOI FRATELLI - OLTRE ALLA “BANCA DI DIO”, ESISTE UN MONDO PARALLELO DI ISTITUTI RELIGIOSI CON PATRIMONI IMMOBILIARI DA URLO: SI PARLA DI DUEMILA MILIARDI DI EURO - CASE, UFFICI E PALAZZI DISSEMINATI NEL MONDO, METÀ DEI QUALI IN ITALIA

Dal “buco” da decine di milioni della Congregazione dei frati minori francescani allo scandalo dell’Istituto dermatologico dell’Immacolata, emerge una galassia sorprendente di centri di potere finanziario difficile da governare - Ora la Curia cerca di pilotare una svolta nel segno della trasparenza…

 

 

 

VATICANO 01.06.15

 

IN NOME DI D-IOR! – PER GOTTI TEDESCHI QUALCUNO STA NASCONDENDO LA VERITÀ A PAPA BERGOGLIO – LA CHIAVE DI TUTTO SONO I RAPPORTI DEL 2012 SULL’ANTIRICICLAGGIO – “CACCIATO ANCHE PERCHÉ VOLEVO UN CAMBIO DI GOVERNANCE”

L’ex presidente dello Ior, defenestrato nel 2012, avverte i suoi nemici: “Il rischio maggiore è che il Pontefice un giorno voglia capire, e magari potrà scoprire che gli hanno nascosto qualcosa che invece doveva sapere. Il minore è, continuando a ignorare il mio caso, perpetrare un’ingiustizia che certo Papa Francesco non apprezzerà quando ne verrà a conoscenza”…

 

Corriere: l’attico del cardinal Bertone ristrutturato da Anemone, il costruttore della casa di Scajola

Posted: 18 Mar 2015 02:13 AM PDT

Il “Corriere della Sera” di mercoledì 18 marzo 2015 riporta un’intercettazione  dell’inchiesta sulla corruzione negli appalti pubblici delle grandi opere, secondo la quale il lussuoso attico del cardinal Tarcisio Bertone sarebbe stato ristrutturato da Diego Anemone. La notizia è riportata in un colloquio telefonico intercettato di Giovanni Gaspari, nipote dell’ex ministro Dc Remo, che si dimostra “molto informato su quello che avviene nel ministero delle Infrastrutture”. Come riferisce il “Corriere”, la ristrutturazione di Anemone sarebbe stata eseguita su indicazione di Angelo Balducci, ex provveditore alle Opere pubbliche. I magistrati stanno facendo accertamenti sulla circostanza, visto che è emerso come i mobili comprati per l’attico dell’ex segretario di Stato del Vaticano siano stati comprati in un negozio dove faceva acquisti regolari Ercole Incalza, figura chiave del ministero delle Infrastrutture e di questa inchiesta. L’inchiesta ipotizza eventuali favori fatti dalla “cricca” dei costruttori nei confronti del potente manager pubblico. Il “Corriere” rimarca comunque come la circostanza raccontata da Giovanni Gasparri potrebbe essere una millanteria. Il nuovo attico di Tarcisio Bertone aveva creato una significativa eco mediatica a causa dello sfarzo dell’abitazione, in netta contrapposizione con la frugalità scelta da Papa Francesco. Bertone aveva precisato come l’attico non fosse grande 700 metri quadrati come scritto dai giornali, ma “solo” 350. Diego Anemone è invece il costruttore che aveva comprato la casa di Scajola a “insaputa” dell’ex ministro dell’Interno. Scajola è stato assolto nel processo relativo a questo episodio perchè il fatto non costituiva il reato ipotizzato dall’accusa, mentre Anemone era stato assolto per prescrizione.

 

 

 

VATICANO

 

È ARRIVATA LA FINE DELLO IOR? IL PAPA NOMINA IL SUO “MINISTRO DELL’ECONOMIA”: IL CARDINALE AUSTRALIANO GEORGE PELL SARÀ “AMMINISTRATORE FEDELE E PRUDENTE” DELLE FINANZE VATICANE

Con un “motu proprio”, Bergoglio istituisce la segreteria per l’Economia, un nuovo “consiglio per l’economia” formato da otto prelati e sette laici, un nuovo “revisore generale” - L’APSA diventa ufficialmente “banca centrale del Vaticano”, l’authority finanziaria (Aif) continua il suo lavoro. Ma non si fa nessuna menzione dello Ior…

 

 

29.03.14

 

 20.03.13

 

Papa Francesco, ecco il testo integrale della prima omelia ... - Libero

www.liberoquotidiano.it/.../Papa-Francesco--ecco-il-testo-integrale-d...

6 ore fa – Ecco il testo integrale della prima omelia di Papa Francesco: Cari fratelli e sorelle! Ringrazio il Signore di poter celebrare questa Santa Messa ...

 

Papa Francesco incontra presidente di Taiwan. Rabbia Cina
Tempi.it
La Cina infatti non ha mai riconosciuto Taiwan come Stato indipendente e considera l'isola come sua proprietà. Per questo obbliga con il suo strapotere economico i paesi del mondo a non intrattenersi diplomaticamente con Taiwan. Questo gioco non ha mai ...

 

Senza lavoro ne famiglia, a 54 anni dorme in una Fiat Panda a ...
il punto a mezzogiorno
A 54 anni, senza lavoro e senza famiglia vive da tre mesi nella sua Fiat Panda. Salvatore Gelfusa di Pontecorvo rappresenta quella che solitamente viene definita la nuova frontiera della povertà. Fino a qualche anno fa, quando aveva ancora una famiglia ...

 

L'importanza di chiamarsi Francesco

L'importanza di chiamarsi Francesco. Nessun papa ha mai avuto il coraggio, perché di vero coraggio si tratta, di chiamarsi Francesco. Il santo che la Chiesa voleva bruciare come eretico, il poverello di Dio che si scagliò con il solo esempio contro la lussuria dei cardinali del suo tempo. Il M5S è nato, per scelta, il giorno di San Francesco, il 4 ottobre del 2009. Era il santo adatto per un MoVimento senza contributi pubblici, senza sedi, senza tesorieri, senza dirigenti. Un santo ambientalista e animalista.

... [continua]

 

 

SPESA PUBBLICA 15.03.13

 

QUANTO COSTANO I SERVIZI CHE LA REPUBBLICA ITALIANA FORNISCE AL VATICANO ? In particolare quelli aerei su quale capitolo d spesa del bilancio dello Stato italiano gravano , da quale norma sono giustificati ? ed a quanto sono ammontati nel 2012?

 

 

PAPA 15.02.13

 

 

 

Il Papa: le divisioni deturpano la Chiesa - Presto la nomina del presidente dello Ior - Foto - Video

a cura di Nicoletta Cottone e Vittorio Nuti

«Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far sì che ogni giorno, nelle piccole cose, la verità, la fede in Dio e l'amore diventino la cosa più importante». Così Ratzinger ha concluso, tra gli applausi, la sua penultima udienza pubblica da pontefice ...»

 

 

 

 

Pacem in terris testimonianza monsignor Bettazzi

 

Commisione Pace e Giustizia di Novara orgsanizza una riflessione sulla PACEM in TERRIS - Maurizio de Paoli (capo redattore di Famiglia Cristiana) intervista monsignor Luigi Bettazzi (Vescovo Emerito di Ivrea,già presidente di Pax Cristi, Padre Conciliare)

Per vedere il filmato clicca qui !

MONS.BETTAZZI HA AVUTO UNA MIA DELEGA PER PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA OLIVETTI MOLTI ANNI FA CON PRESIDENTE DE BENEDETTI ED AD PASSERA

 

 

Guatemala: una cultura negata

 

www.urihi.org
A cura di Giovanna Cossia e Marco Poli.
Un affresco dell'attuale situazione delle comunità indigene, divise in 22 gruppi linguistici: ancora oggi l'1% della popolazione possiede l'80% delle terre, impiegate in monoculture per l'esportazione.
Nel triangololxil, quello più duramente sconvolto dalla vilenza politica, il PRODERE (Programma delle Nazioni Unite per profughi e rifugiati) ha attivato con i fondi italiani un importante piano di reinserimento della popolazione.


Visita il sito: www.urihi.org

Per vedere il filmato clicca qui !

 

 

 29.01.13

 

RELIGIONE 15.01.13

 

Le Femen a seno nudo contro il Papa - Rainews24.it
Poliziotti e agenti le hanno prontamente raggiunte, coperte e portate in Questura. Le attiviste ucraine avevano già fatto un tentativo analogo nel 2011.

 

 

http://arebelsdiary.blogspot.fr/?zx=cd9b086328874398

LA RELIGIONE NON E’ IMPOSIZIONE MA LIBERA SCELTA

 

 

DISCORSO DEL PAPA SUI RICCHI DEL 14.10.12:

Così commenta San Clemente di Alessandria: «La parabola insegni ai ricchi che non devono trascurare la loro salvezza come se fossero già condannati, né devono buttare a mare la ricchezza né condannarla come insidiosa e ostile alla vita, ma devono imparare in quale modo usare la ricchezza e procurarsi la vita» (Quale ricco si salverà?, 27, 1-2). La storia della Chiesa è piena di esempi di persone ricche, che hanno usato i propri beni in modo evangelico, raggiungendo anche la santità. Pensiamo solo a san Francesco, a santa Elisabetta d’Ungheria o a san Carlo Borromeo. La Vergine Maria, Sede della Sapienza, ci aiuti ad accogliere con gioia l’invito di Gesù, per entrare nella pienezza della vita.

 

IL DISCORSO E’ CHIARO : IL VANGELO E' CHIARO SULL'IMPOSSIBILITA' DEL NON INGRESSO DEI RICCHI IN PARADISO, INFATTI S.FRANCESCO SI E' FATTO POVERO .I

 

E’ IL PAPA CHE NON LO VUOLE CAPIRE.

 

 

 

Ior, un conto segreto per il riciclaggio. Ma Gotti Tedeschi non rivela il nome

L'ex presidente dell'Istituto opere religiose svela l'esistenza di un deposito utilizzato da un laico per ripulire il denaro. Secondo il 'Corriere della Sera' l'intestatario potrebbe essere coinvolto nei casi Grandi eventi, P4 e Finmeccanica

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 29 giugno 2012

 

 

Un deposito segreto aperto presso lo Ior a nome di un laico potrebbe come veicolo per il riciclaggio del denaro. E’ quanto emerge dall’interrogatorio dell’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi davanti al procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Stefano Rocco Fava che il Corriere della Sera oggi definisce come la “pista più scottante” dell’inchiesta che riguarda l’Istituto Opere religiose. Gotti Tedeschi, però, non ha specificato il nome dell’intestatario che secondo quanto riporta il quotidiano di via Solferino potrebbe riguardare personaggi coinvolti nei casi Grandi eventi, P4 e Finmeccanica. 

La polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma sta indagando su “una decina di conti intestati a religiosi, ma che in realtà sarebbero stati utilizzati come prestanome da chi aveva bisogno di muoversi dietro il paravento dell’anonimato”. In questo modo alcuni beneficiari hanno potuto occultare “le proprie ricchezze tra i proventi di donazioni benefiche e i fondi accantonati per il sostentamento dei bisogni” dietro i conti intestati a suore e sacerdoti. 

Nei giorni scorsi il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone  ha ipotizzato il reato di riciclaggio perché sui conti dell’ex presidente sarebbero finiti somme di denaro sospette. Dopo aver risposto alle domande sulla commessa da 560 milioni per la vendita in India di 12 elicotteri Agusta, snodo centrale dell’inchiesta su Finmeccanica, Gotti Tedeschi è stato sentito anche sul suo ruolo nell’Istituto per Opere Religiose. L’ipotesi più accreditata negli ambienti giudiziari è che dalla perquisizione disposta nei suoi uffici, dai magistrati napoletani, all’ex presidente della banca vaticana siano emersi documenti importanti per le indagini sull’istituto vaticano. L’ex presidente della banca era stato sentito in qualità di testimone indagato in procedimento connesso, quindi con l’assistenza di un difensore. Gotti Tedeschi è iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma per violazione delle norme antiriciclaggio in relazione alla movimentazione sospetta di 23 milioni di euro, sequestrati nel settembre 2010 e poi restituiti allo Ior. Per quella vicenda è tuttora indagato anche l’allora direttore generale Paolo Cipriani.

 

 

L'INCHIESTA

Gotti Tedeschi coprì Orsi: «Il sistema ti difenderà»

Intercettazione tra l'ex presidente dello Ior e quello di Finmeccanica.

 

L'abitazione di Ignazio Moncada, amministratore delegato di Fata (gruppo Finmeccanica) e la sede della società sono state perquisite dai carabinieri del Noe di Roma il 3 luglio.
L'iniziativa si inserisce nell'ambito dell'inchiesta sulla holding condotta dai pubblici ministeri di Napoli Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock.
«SISTEMA IN TUO FAVORE». La perquisizione sarebbe stata disposta in seguito a una intercettazione tra il presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, e l'ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi.
Nel colloquio intercettato dalla procura di Napoli, Gotti Tedeschi ha rassicurato Orsi dicendogli: «Il sistema è in tuo favore e ti difenderà».
La conversazione tra i due è avvenuta il 23 maggio scorso durante un incontro in un ristorante di Roma ed è stata intercettata dalle microspie fatte piazzare dai pm di Napoli che indagano su presunti appalti e tangenti da parte della holding.
«MONCADA BURATTINAIO». Gotti Tedeschi ha spiegato anche di aver parlato con Moncada: questi avrebbe detto di aver discusso il caso Orsi con «persone importantissime», le quali avrebbero a loro volta affermato che il presidente di Finmeccanica «è una persona che va difesa e supportata». Secondo Gotti Tedeschi, Moncada «è veramente un grandissimo burattinaio».
L'ex presidente dello Ior ha poi spiegato a Orsi: «Oggi sei l'unica persona che può stare lì e loro lo sanno».

Martedì, 03 Luglio 2012

La prima indicazione l’ha data Ettore Gotti Tedeschi nel suo interrogatorio di fronte ai magistrati romani. Ma poi ha rifiutato di svelare l’identità del titolare del conto. E tanto è bastato per avviare una nuova fase di indagine. Perché quel deposito aperto presso lo Ior appartiene a un laico e perché potrebbe essere il veicolo di operazioni di riciclaggio di soldi. È la pista più scottante dell’inchiesta avviata nella capitale, quella che esplora i rapporti tra le gerarchie ecclesiastiche e i pochi privilegiati — politici, faccendieri, funzionari dello Stato —ammessi all’interno della banca vaticana che lì, con la garanzia dell’anonimato, possono mettere al sicuro il proprio denaro. Accade tutto due settimane fa, quando il banchiere licenziato dal board dell’Istituto opere religiose il 24 maggio scorso, viene interrogato dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Stefano Rocco Fava. I pubblici ministeri hanno già esaminato il suo memoriale che attraverso lettere, email e appunti ripercorre i suoi due anni al vertice, gli scontri con il direttore generale Paolo Cipriani, le «pressioni» della segreteria di Stato, la sua ricerca di consenso da parte del Pontefice. «Quando chiesi notizie sui conti laici iniziò la guerra», aveva scritto Gotti in quella sorta di «testamento» affidato alla segretaria e destinato proprio al Papa e a due amici «se dovesse succedermi qualcosa». Ed è su questo che i magistrati sollecitano spiegazioni, tenendo conto che il banchiere ha indicato alcuni «nemici» e nella lista ha inserito lo stesso Cipriani, ma anche alcuni fedelissimi del cardinale Tarcisio Bertone come Marco Simeon, potente direttore di Rai Vaticano e responsabile delle relazioni istituzionali della televisione di Stato. Ecco quanto racconta Gotti ai magistrati romani: «Mi ero incuriosito perché avevo letto che una personalità coinvolta in un’inchiesta giudiziaria era titolare di un conto presso lo Ior. Chiesi subito spiegazioni a Cipriani,ma lui si rifiutò di parlarmi di quella vicenda. E di fornirmi dettagli. Mi confermò soltanto il nominativo, non volle dirmi nulla». I pubbliciministeri cercano di saperne di più, vorrebbero conoscere il nome della persona. A questo punto il banchiere decide di avvalersi «della facoltà di non rispondere ». E tanto basta per infittire il mistero e convincere gli inquirenti ad avviare una nuova fase di accertamenti. È vero che il presidente dello Ior non ha competenza sulla gestione dei depositi, ma il rifiuto di Cipriani alimenta il sospetto sulle operazioni compiute. Il direttore generale è inquisito con lo stesso Gotti dalla Procura di Roma per il riciclaggio di 23milioni di euro transitati su un conto esterno. E nel corso di quell’indagine avrebbe mostrato forti resistenze rispetto alla possibilità di aiutare gli investigatori a ricostruire le movimentazioni di denaro. Un atteggiamento analogo a quello di Gotti che però, dopo il licenziamento avvenuto il giorno prima dell’arresto del maggiordomo del Papa e con un velenoso strascico di polemiche circa l’eventualità che fosse proprio lui uno dei «corvi », ha fatto sapere di voler collaborare e dagli inizi del mese risponde alle domande deimagistrati della capitale e di quelli napoletani che indagano su Finmeccanica e su alcuni appalti assegnati alla Santa Sede. A chi appartiene dunque quel conto? E perché tanto mistero? Il fatto che Gotti lo leghi a notizie apparse sui giornali fa presumere che possa essere collegato a una delle inchieste sulle tangenti avviate negli ultimi anni. Certamente durante le verifiche sui soldi versati per ottenere commesse nell’ambito dei «Grandi eventi» sono stati scoperti «passaggi» su conti Ior e non è escluso che la persona di cui parla Gotti sia legata proprio a quella «cricca». Ma le verifiche si indirizzano anche su altri filoni come la P4 o la stessa Finmeccanica. Indagini che riguardano centinaia dimigliaia di euro pagati per accaparrarsi i lavori e che i destinatari potrebbero aver fatto transitare su depositi «garantiti» proprio per farne perdere le tracce. Le verifiche sono state affidate al nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza che già indaga su una decina di conti intestati a religiosi, ma che in realtà sarebbero stati utilizzati come prestanome da chi aveva bisogno di muoversi dietro il paravento dell’anonimato. Preti e suore che avrebbero messo a disposizione il proprio conto consentendo ai reali beneficiari di poter occultare le proprie ricchezze tra i proventi di donazioni benefiche e i fondi accantonati per il sostentamento dei bisognosi.

 

 

Ior, Procura Roma indaga per riciclaggio. Interrogato come teste Gotti Tedeschi

L’interrogatorio dell'ex numero uno dell'istituto vaticano di ieri da parte dei pm napoletani è stato secretato. Oggi è il turno della Procura di Roma: ci sono il procuratore capo Pignatone, l'aggiunto Nello Rossi e anche il colonnello De Caprio. Ai pm romani verranno dagli inquirenti partenopei sono stati consegnati i documenti relativi alla banca trovati nelle perquisizioni di ieri

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 6 giugno 2012

Riciclaggio. E’ questa ipotesi di reato che ha portato a Milano il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il suo aggiunto Nello Rossi per interrogare Ettore Gotti Tedeschi, ex numero uno dello Ior, sui cui conti sarebbero finiti somme di denaro sospette. Dopo aver risposto alle domande sulla commessa da 560 milioni per la vendita in India di 12 elicotteri Agusta, snodo centrale dell’inchiesta su Finmeccanica, Gotti Tedeschi è stato sentito anche sul suo ruolo nell’Istituto per Opere Religiose. L’ipotesi più accreditata negli ambienti giudiziari è che dalla perquisizione disposta ieri, dai magistrati napoletani, all’ex presidente della banca vaticana siano emersi documenti importanti per le indagini sull’istituto vaticano. L’ex presidente della banca viene sentito in qualità di testimone indagato in procedimento connesso, quindi con l’assistenza di un difensore. Gotti Tedeschi, infatti, è iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma per violazione delle norme antiriciclaggio in relazione alla movimentazione sospetta di 23 milioni di euro, sequestrati nel settembre 2010 e poi restituiti allo Ior. Si tratta di operazioni ritenute dagli inquirenti di piazzale Clodio caratterizzate da omissioni punite dalle norme antiriciclaggio. Per quella vicenda è tuttora indagato anche l’allora direttore generale Paolo Cipriani.

Questa mattina si era tenuto un vertice segreto tra i magistrati napoletani che indagano su Finmeccanica, che ieri hanno perquisito gli uffici e la casa di Gotti Tedeschi, per la sua amicizia con il numero uno del gruppo Giuseppe Orsi, e il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. Obiettivo dell’incontro, a Milano, lo scambio di documenti e informazioni e argomento del summit l’Istituto per le Opere Religiose. Ma non solo; oggi in giornata proprio gli inquirenti romani sentiranno anche loro il testimone Gotti nel corso di un interrogatorio cui parteciperanno lo stesso Pignatone, il procuratore aggiunto Nello Rossi e l’ex capitano Ultimo oggi colonnello Sergio De Caprio. A conferma che una nuova importante inchiesta si sta generando dagli accertamenti sul colosso italiano finito nel mirino per un giro vorticoso di tangenti.  

L’inchiesta napoletana si basa sulle accuse dell’ex numero tre del gruppo, Lorenzo Borgogni (ed è intercettando lui che è stata aperta l’inchiesta sulla Lega Nord, ndr), per cui una consulenza pagata allo svizzero Guido Ralph Haschke, in occasione della vendita di 12 elicotteri all’India, si sarebbe creata la provvista per una mazzetta da 10 milioni di euro per il Carroccio e Cl. Accuse finora non riscontrate e smentite dal gruppo con tanto di comunicati alla Consob. Se Orsi era intercettato dai pm di Napoli potrebbero essere state ascoltate anche le conversazioni di Gotti Tedeschi che potrebbero aver aperto un altro filone di inchiesta, sullo Ior. I pm napoletani hanno ascoltato Gotti Tedeschi come persona informata dei fatti negli uffici della caserma dei carabinieri del Noe di Milano. L’interrogatorio è stato secretato. La Procura di Napoli ha precisato che l’indagine non ha nulla a che fare con lo Ior, anche per sedare l’irritazione della Procura di Roma che indaga dal 2010 sul banchiere e non aveva ricevuto alcuna informazione prima del blitz. In serata, i vertici delle due procure si sono sentiti telefonicamente per chiarire le incomprensioni e i pm partenopei hanno promesso di trasferire al più presto le carte relative allo Ior che sono state trovate nella perquisizione. E De Caprio, che guida il Noe, ha probabilmente trovato una mediazione tra le due procure. 

Intanto proprio Orsi interviene sulle perquisizioni di ieri e sull’audizione di Gotti. “L’idea che io abbia affidato alla custodia del dott. Ettore Gotti Tedeschi documenti di Finmeccanica relativi a indagini giudiziarie, contratti in India o Panama, è farneticante“. Per il numero uno del colosso pubblico “è fuori dalla realtà l’insinuazione che io possa avere utilizzato l’amicizia con il dott. Gotti Tedeschi per motivi impropri. Al dott. Gotti Tedeschi, che conosco da alcuni anni mi legano sentimenti di amicizia e di stima. Ci uniscono una comune visione della vita e comuni valori”. 

 

 

Gotti Tedeschi, una sentenza del 1987 unisce vicende Ior e Finmeccanica

mercoledì 6 giugno 2012 16:24

di Paolo Biondi

ROMA (Reuters) - Non c'è solo la casualità temporale a unire la sfiducia a Ettore Gotti Tedeschi quale presidente dello Ior e le perquisizioni della sua casa e del suo ufficio effettuate dai carabinieri su indicazione della procura di Napoli nell'ambito dell'inchiesta su Finmeccanica.

Per quanto il procuratore capo di Napoli facente funzioni Alessandro Pennasilico ieri e il portavoce del Vaticano padre Federico Lombardi oggi abbiano negato ogni relazione fra le due vicende, le perquisizioni di ieri solo due settimane fa non sarebbero state possibili in quanto Gotti Tedeschi, nella sua funzione di presidente della banca vaticana, era sottratto alla giurisdizione italiana.

Il difetto di giurisdizione è chiarito da una sentenza della corte di Cassazione del 1987 confermata da una sentenza della corte Costituzionale dell'anno successivo.

Le due sentenze furono emesse in merito al processo al quale fu sottoposto l'allora presidente dello Ior Paul Marcinkus, indagato per bancarotta fraudolenta nella vicenda del crack del Banco Ambrosiano.

Il 17 luglio del 1987 la quinta sezione della corte di Cassazione stabilì che, in base all'articolo 11 dei Patti lateranensi dell'11 febbraio 1929, gli organi e i rappresentanti dello Ior, qualificato come ente centrale della Chiesa, sono sottratti alla giurisdizione italiana.

Il tribunale di Milano, il 26 novembre e il 2 dicembre di quell'anno, eccepì sulla legittimità costituzionale della sentenza e la questione passò così alla Consulta.

Con la sentenza 609 dell'8 giugno 1988 la corte Costituzionale dichiarò inammissibili le questioni di legittimità costituzionale, confermando definitivamente la sentenza della Cassazione.

La perquisizione quindi non sarebbe stata possibile se Gotti Tedeschi fosse stato ancora presidente dello Ior e non fosse stato sfiduciato dal consiglio di sovrintendenza della banca vaticana il 24 maggio scorso.

Gotti Tedeschi, una sentenza del 1987 unisce vicende Ior e Finmeccanica

mercoledì 6 giugno 2012 16:24

I giornali hanno scritto, poi, che oggetto della perquisizione sarebbe stata la ricerca di documenti che il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi potrebbe avere consegnato a Gotti, eventualità definita "farneticante" dallo stesso Orsi in una dichiarazione rilasciata questa mattina.

Fonti legali riferiscono a Reuters che, se davvero l'oggetto della perquisizione fossero dei documenti consegnati a Gotti in quanto presidente dello Ior nel periodo compreso fra il settembre del 2009 e il 24 maggio scorso, potrebbe essere sollevata una eccezione di "immunità" motivata, secondo l'ipotesi avanzata da due diverse fonti legali, dal "precedente ufficio" del loro proprietario.

Una fonte vaticana sottolinea, poi, che la notizia del coinvolgimento di Gotti nell'indagine Finmeccanica avrebbe sollevato non poche polemiche se l'economista cattolico fosse stato ancora presidente dello Ior.

"Si è detto che oggetto della diatriba che ha portato alla sfiducia di Gotti Tedeschi da parte del consiglio dello Ior sarebbe stato il tema della trasparenza dell'istituto", spiega la fonte vaticana.

"Figuriamoci dunque quale tempesta si sarebbe riversata sullo Ior se si fosse saputo che il suo presidente era in qualche modo coinvolto in una inchiesta che riguarda una presunta tangente collegata a un'azienda del settore Difesa".

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I segreti di Gotti Tedeschi:
«Allo Ior mi volevano morto»

di Sara Menafra

ROMA - Due pagine di racconto asciutto, senza fronzoli. E un faldone di allegati, con conti cifrati della banca vaticana e la ricostruzione completa della manovra organizzata da un pezzo del Vaticano per bloccare la riforma che avrebbe dovuto portare trasparenza all’interno dello Ior. A due giorni dalla perquisizione in casa di Ettore Gotti Tedeschi, cominciano ad emergere i dettagli del memoriale che banchiere ha messo insieme in fretta e furia nelle ultime settimane.

Se non fossero arrivati i magistrati a sequestrare tutto, Gotti Tedeschi aveva individuato anche tre persone di fiducia alle quali far pervenire il memoriale se gli fosse capitato qualcosa. Una queste era padre Georg Gaenswein, il segretario particolare del Pontefice; e poi un avvocato e un giornalista vicino al banchiere, che avevano l’incarico mandato di diffondere interamente il manoscritto e il suo contenuto. Ettore Gotti Tedeschi era talmente spaventato da aver organizzato un piano dettagliato. Qualora a lui fosse accaduto qualcosa, i tre «amici», avrebbero reso nota la storia di una guerra violenta a proposito della gestione passata e futura dello Ior, e di operazioni di riciclaggio per clienti eccellenti avvenute negli anni. Da un lato, c’era lo stesso banchiere, legato all’Opus Dei e voluto su quella poltrona da Benedetto XVI in persona. Dall’altro un ampio fronte contrario alla riforma soprattutto su un punto. Quello che avrebbe reso «trasparente» o almeno conforme alla normativa europea anche i conti e le movimentazioni dell’Istituto riferite agli anni precedenti.

Quelli che rischiano di pesare come macigni sono soprattutto gli allegati al dossier di Gotti Tedeschi. E in particolare, le lettere riservate tra lui e il cardinale Tarcisio Bertone e con la Segreteria di Stato vaticana. E gli scambi con il direttore generale dello Ior, Pietro Cipriani a proposito delle operazioni di riciclaggio, solo parzialmente note alla procura di Roma. E ancora, lo scontro durissimo con i due avvocati che avrebbero di fatto bloccato le riforme proposte da Ettore Gotti Tedeschi: l’americano Jeffrey Lena, che ancora oggi si occupa dell’accreditamento della banca vaticana nella white list europea gestita da Moneyval. E Michele Briamonte dello studio di Franzo Grande Stevens. Il tutto, condito da un diario degli appuntamenti più significativi avvenuti nel periodo in cui, a fine 2010, con la lettera Motu Proprio il Papa ha dato vita all’autorità antiriclaggio vaticana, l’Aif. E da molti appunti personali sui problemi più controversi incontrati nel corso della gestione, alcuni dei quali erano già stati inviati nei mesi scorsi allo stesso padre Georg.

L’arrivo dei pm di Napoli ormai tre giorni fa e poi quello dei magistrati della procura di Roma, hanno bloccato il progetto. Il suo avvocato, Francesco Palazzo, si affretta a dire che «Gotti Tedeschi non ha consegnato spontaneamente, cioè per sua decisione, alcun materiale ai magistrati: i pm hanno acquisito tale materiale attraverso il sequestro». Ma è un dato che l’ex presidente dello Ior si senta tutelato dalla presenza della magistratura e che abbia offerto ampia collaborazione. Tanto più che quel memoriale è finalmente al sicuro, nelle mani della magistratura.

La procura di Roma gli ha chiesto conto soprattutto di quanto Gotti Tedeschi sappia degli episodi di riciclaggio su cui lavorano i magistrati Nello Rossi e Stefano Rocco Fava. Accanto al filone in cui lo stesso banchiere appare per violazione delle norme antiriciclaggio, in relazione ad operazioni finanziarie dello Ior che determinarono il sequestro di 23 milioni di euro. Ma le dichiarazioni dell’altro giorno finiranno nel secondo filone di indagine aperto sempre a Roma: quello per le operazioni di riciclaggio vero e proprio in cui compaiono indagati alcuni sacerdoti. Il materiale sequestrato, tanto dalla procura di Napoli quanto quella di Roma, è comunque moltissimo. Dallo studio di procuratore del banco Santander, le procure hanno portato via 47 faldoni in tutto, relativi a tutta la sua attività. I magistrati di Napoli Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli hanno già messo in programma di riconvocarlo presto. Anche perché vogliono chiedergli spiegazioni circa le tante conversazioni intercettate con l’amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi. Dialoghi, in cui entrambi gli interlocutori parlerebbero molto apertamente. Anche della gestione del colosso della Difesa italiana. L’azienda gode da tempo dell’appoggio del banco Santander, di cui Gotti Tedeschi è appunto procuratore in Italia. Ma nelle conversazioni sarebbero emersi anche elementi relativi all’ipotesi sull’accantonamento di fondi neri necessari a compensare le commesse internazionali dell’azienda, su cui si basa il fascicolo napoletano di corruzione internazionale

 

Interrogato Gotti Tedeschi: scoperto un diario delle operazioni

 

Scritto da Federica Bordoni   

Sabato 09 Giugno 2012 08:40

Roma, 8 giugno 2012 - Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior sfiduciato il 24 maggio, è stato interrogato ieri a Milano in seguito al sequestro di importanti documenti. Due sono le indagini che lo vedono coinvolto: gli appalti di Finmeccanica e il riciclaggio di denaro a Roma.

Dopo la perquisizione effettuata dai pm di Napoli, che indagano sugli appalti alla Finmeccanica, ieri Gotti è stato interrogato a Milano. 47 faldoni sigillati sono ora a disposizione dei magistrati; all’interno anche una sottospecie di diario memoriale tenuto dal banchiere. Per il vaglio dei contenuti ci vorranno diversi giorni, ma si presume di trovare notizie rivelatrici. In questa indagine, l’ex presidente dello Ior è stato sentito come testimone, ma si è avvalso della presenza di un legale perché indagato in un processo connesso. L’avvocato di Gotti assicura che nel diario sono annotati solo appunti di lavoro, non si fa riferimento a casi di riciclaggio.

A Roma Gotti è indagato per violazione delle norme di anti-reciclaggio nell’ambito di alcune operazioni finanziarie dello Ior che determinarono un sequestro di 23 milioni di euro. Per questo motivo, il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, si è recato a Milano ad interrogare l’ex banchiere. Si presumono anche vere e proprie attività di riciclaggio effettuate dalla banca vaticana, nelle quali sarebbero coinvolti una decina di sacerdoti, come Salvatore Palumbo, Orazio Bonaccorsi, Evaldo Biasini e monsignor Emilio Messina.

Ora Gotti Tedeschi cerca di difendere il proprio onore. La difesa punta sulla carica istituzionale e sulla non conoscenza dei fatti avvenuti. “Ero una figura di vertice, non mi occupavo di conti”. Ma i documenti sequestrati non li ha consegnati spontaneamente; bensì sono stati acquisiti attraverso sequestro dagli inquirenti.

Ma la tempesta abbattutasi sullo stato pontificio,non vede solo le vicende dello Ior. Paolo Gabriele, il “corvo” traditore della fiducia del Papa, è ancora nella cella di sicurezza della Gendarmeria vaticana. L’accusa per lui è di furto aggravato. Si sono scoperti contatti con la Segreteria di Stato e con diversi cardinali della Curia Romana e una predisposizione a parlare troppo. Anche monsignor Georg Gaenswein ha rivelato di essersi accorto della sparizione di documenti dalla sua scrivania e di aver sospettato di Gabriele, il quale aveva però negato. Le carte invece sono state trovate tra le altre fotocopie in casa dell’aiutante di camera. Ora si pensa agli arresti domiciliari o all’esilio dalla Città del Vaticano.

Le autorità vaticane hanno richiesto anche l’accusa di Gianluigi Nuzzi, autore di “Sua Santità”, per il reato di ricettazione. Il governo italiano, tuttavia, non ha intenzione di dar seguito a tale accusa. La cessione di fotocopie, seppur con modalità al limite della legalità, non è reato. E come lo stesso Nuzzi si difende “tutti i documenti li ho avuto in fotocopia, i documenti originali devono essere negli archivi”.

 

 

 

 

 

 

L'inchiesta L'ex presidente sarà sentito sulla serie di conti segreti di politici e imprenditori e sugli affari con Finmeccanica quando era a capo del banco Santander

Dai depositi cifrati dello Ior venne trasferito
un miliardo per timore dell'antiriciclaggio

Oggi Gotti dai magistrati di Roma e Napoli

ROMA - Conti aperti presso le banche italiane e straniere utilizzati per il «passaggio» di denaro proveniente dalla Santa Sede. Depositi dello Ior «svuotati» lo scorso anno quando fu varata la procedura di trasparenza e poi riutilizzati quando le norme sono state modificate. Flussi di capitali che su alcuni depositi «esterni» hanno superato addirittura il miliardo annuo. Si concentra anche su questo il nuovo interrogatorio fissato per oggi di Ettore Gotti Tedeschi, che sarà assistito dal legale Fabio Palazzo.

I pubblici ministeri di Roma e Napoli lo ascolteranno insieme, soprattutto esamineranno il contenuto dei 47 faldoni sequestrati nel corso della perquisizione disposta dagli inquirenti partenopei due settimane fa. E decideranno quali documenti allegare ai fascicoli processuali tra le migliaia di carte che il banchiere aveva archiviato negli ultimi anni. Atti che riguardano la sua permanenza al vertice dello Ior.

Ma anche fogli relativi al periodo durante il quale È stato alla guida del Banco Santander e ha avuto rapporti con i responsabili di alcune aziende del Gruppo Finmeccanica, in particolar modo per quanto attiene a contratti e finanziamenti.

L'incontro con il Papa
Continua dunque la collaborazione di Gotti Tedeschi con i titolari delle inchieste, dopo il licenziamento deciso dal board dell'Istituto Opere Religiose e ratificato dalla commissione cardinalizia. Più volte Gotti Tedeschi ha fatto sapere che attende di essere ricevuto dal Pontefice, ma appare davvero difficile che l'incontro possa avvenire, quantomeno in tempi brevi. Soprattutto dopo la scoperta del memoriale preparato da Gotti Tedeschi e destinato tra gli altri proprio al Papa, per indicare «i miei nemici» ed esternare i «timori per la mia vita».
L'attenzione dei magistrati, che procedono per riciclaggio, è puntata su quei conti cifrati per nascondere l'identità degli intestatari. Politici, faccendieri, imprenditori che sono riusciti ad occultare i proprio capitali e che lo scorso anno effettuarono prelevamenti in contanti anche per importi elevatissimi nel timore che le norme varate per l'accesso alla «white list» consentissero la loro individuazione e la ricostruzione dei movimenti.

Del resto nell'ultimo interrogatorio è stato lo stesso Gotti Tedeschi a ribadire quanto aveva già dichiarato nel 2010 dopo essere finito sotto inchiesta per la gestione di 23 milioni di euro: «Fino a un anno fa c'erano numeri di codice per i bonifici a nome Ior e io ho detto mai più, questo è intollerabile. I rapporti con le istituzioni erano attraverso codici, non dichiaravano chi era l'Ente».

Le carte segrete
Nel memoriale Gotti Tedeschi specifica che la guerra con il direttore generale Paolo Cipriani e con numerosi alti prelati, compreso il segretario di Stato Tarcisio Bertone, è cominciata proprio quando «chiesi notizie dei conti intestati ai laici». Ma con i magistrati sarebbe stato più esplicito specificando numerose circostanze che hanno segnato i due anni e mezzo di permanenza al vertice dello Ior. Oltre agli «ostacoli» che sarebbero stati posti dai componenti del board alle società di controllo e consulenza, il banchiere ha ricostruito il rapporto con la Jp Morgan che alla fine dello scorso marzo ha deciso di interromperlo definitivamente.

Gli stessi responsabili di Jp Morgan hanno dichiarato di non aver potuto avallare alcune operazioni e hanno fatto particolare riferimento alle movimentazioni avvenute su un conto aperto presso la filiale di Milano nel 2009 sul quale sono transitate somme ingenti (si parla addirittura di entrate e uscite per circa un miliardo annuo) senza ottenere informazioni reali su intestatari e gestori del deposito. E questo nonostante ci fossero state richieste di chiarimento da parte dell'Uif, l'Ufficio di indagine finanziaria della Banca d'Italia e gli organismi di controllo interni. Un atteggiamento che alla fine ha portato alla decisione di chiudere del conto. Scelta che lo stesso Gotti Tedeschi ha condiviso.

Gli affari Finmeccanica
I pubblici ministeri napoletani si occupano del filone che riguarda i finanziamenti erogati dal Banco Santander alle aziende della holding specializzata in sistemi di difesa. Due giorni fa hanno avuto un lungo incontro con il procuratore generale di Lugano per alcuni conti svizzeri che - è l'ipotesi dell'accusa - sarebbero intestati a mediatori internazionali ingaggiati come consulenti da Giuseppe Orsi, attuale amministratore delegato di Finmeccanica, quando guidava Agusta Westland.

Numerose intercettazioni allegate agli atti dell'inchiesta dimostrano lo stretto rapporto che c'era tra Gotti Tedeschi e lo stesso Orsi e su questo il banchiere dovrà fornire oggi spiegazioni. La pista esplorata nel corso delle verifiche riguarda le commissioni bancarie versate dalle società a Santander che potrebbero in realtà nascondere il versamento di tangenti per il conseguimento di appalti e commesse.

Fiorenza Sarzanini20 giugno 2012 | 13:41© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Gotti Tedeschi: è sempre più 'affaire'

Non solo le carte scomode: c'e' anche il rischio di uno scontro diplomatico Italia-Santa Sede

09 giugno, 20:23

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Ettore Gotti Tedeschi

 

di Eva Bosco

ROMA - Carte scomode, inchieste e sullo sfondo uno scontro diplomatico Italia-Santa Sede. L'affaire Gotti Tedeschi si fa complesso. La mole di documenti all'attenzione dei magistrati è notevole, ma contiene carte di natura diversa su cui gli stessi inquirenti hanno differenti competenze. Innanzitutto ci sono i 47 faldoni posti sotto sequestro dai pm della Procura di Napoli che indagano sugli appalti Finmeccanica, ora sigillati negli uffici dell'ex presidente dello Ior. Poi c'é il backup del suo pc effettuato sempre su richiesta dei magistrati della procura partenopea: al momento è "congelato" e potrà essere visionato solo in contraddittorio tra le parti. Si passa quindi a un memoriale difensivo sullo Ior, che Gotti Tedeschi stava predisponendo per rispondere ai nove punti del documento di sfiducia votato nei suoi confronti dal board dell'istituto, memoriale che è stato acquisito invece dai pm della procura di Roma, titolari di due inchieste su ipotesi di riciclaggio e operazioni sospette che coinvolgono anche lo Ior. Infine, c'é un appunto che il banchiere aveva scritto temendo per la propria incolumità, supportato da alcune delle carte presenti nel memoriale, e che pure è stato acquisito dalla procura romana.

Un quadro che spiega perché oggi il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, abbia smentito il sequestro dei faldoni, su cui semmai metteranno le mani i pm napoletani Curcio, Woodcock e Piscitelli alla ricerca di materiale utile per il fascicolo Finmeccanica, in cui Gotti Tedeschi non risulta indagato. Altra cosa è il fronte Ior e qui bisognerà vedere cosa emergerà dagli scritti di Gotti Tedeschi: il memoriale difensivo, appunto, per il quale il banchiere stava valutando quale potesse essere l'interlocutore più opportuno in Vaticano (e tra i destinatari possibili avrebbe pensato al Papa stesso); e l'appunto diretto alla sua segretaria, a un avvocato e a un giornalista di fiducia. Ma il punto, ora, sono i contenuti di quelle carte. Fabio Palazzo, avvocato dell'economista, tiene a mettere in chiaro due punti. Il primo: Gotti Tedeschi "non si occupava di conti Ior, non era a conoscenza di specifici conti né di nomi a cui i conti erano intestati. Né aveva elenchi di conti o di intestatari". Il secondo: l'ex n.1 dello Ior "non è informato di eventuali personaggi politici intestatari di conti Ior". Questo "non esclude che il memoriale possa citare incontri con politici, ma Gotti non aveva elementi per associare conti e politici titolari". Il legale insiste nel dire, insomma, che il memoriale si concentra su meccanismi, modus operandi e sulla legge antiriciclaggio vaticana, la cui interpretazione è stata oggetto di scontri Oltretevere, specie sulla retroattività, cioé la possibilità di estendersi a casi precedenti l'aprile 2011.

L'uso di queste carte, e il fatto che parlino di Ior, ha innescato anche un potenziale braccio di ferro Italia-S.Sede e ieri il Vaticano ha rimarcato che ripone "massima fiducia" nel fatto che "le prerogative sovrane riconosciute alla Santa Sede dall'ordinamento internazionale siano rispettate". Dal recente passato emerge intanto anche un rapporto dello psichiatra Pietro Lasalvia, in cui Gotti Tedeschi viene definito egocentrico, narcisista, affetto da una specie di "disfunzione psicopatologica" e perciò inadatto a guidare lo Ior. Il testo spunta oggi sul Fatto Quotidiano. Lasalvia, che è un medico che si occupa della salute sul lavoro dei dipendenti Ior e avrebbe stilato il suo rapporto dopo aver osservato il comportamento del banchiere a un rinfresco il Natale scorso, però frena: "Nessuna diagnosi e tanto meno una perizia, solo osservazioni nella ricognizione della valutazione dello stress lavorativo".

Quanto, infine, a possibili collegamenti tra la questione Gotti Tedeschi e una vicenda su cui indaga la Procura di Trapani - in cui alcuni organi di stampa intravedono anche la mano della mafia - a smentirli è lo stesso procuratore Marcello Viola, chiarendo come la rogatoria avanzata al Vaticano si riferisca a casi di appropriazione di denaro da parte degli indagati a danno della Diocesi siciliana "con esclusione di qualsivoglia ulteriore ipotesi investigativa".

 

 

LA RESURREZIONE DI CRISTO FACCIA RISORGERE ANCHE LA SOLIDARIETÀ' DI  TUTTI, VATICANO COMPRESO,  VERSO TUTTI  ROM COMPRESI ! PASQUA 2011

 

 

NEL NOME DI IOR, SEI LICENZIATO! - NOVE I PUNTI PRINCIPALI SUI CUI È STATA VOTATA LA SFIDUCIA A LIN-GOTTI TEDESCHI - “INCAPACITÀ DI PORTARE AVANTI I DOVERI DI BASE DEL PRESIDENTE; NON AVER PARTECIPATO AI LAVORI DEL CDA; INCAPACITÀ DI FORNIRE SPIEGAZIONI SULLA DIFFUSIONE DEI DOCUMENTI IN POSSESSO DEL PRESIDENTE; DIFFUSIONE DI NOTIZIE IMPRECISE SULL'ISTITUTO; ETC….”

Maria Antonietta Calabrò per Corriere.it

Due cartelle firmate da Carl Anderson, in quanto segretario del board dello Ior, che notificano a Ettore Gotti Tedeschi la decisione di sfiduciarlo da parte del Consiglio di sovrintendenza dell'Istituto opere religiose. Lo stesso documento è stato consegnata alla Commissione cardinalizia di vigilanza sullo Ior che lo ha approvato venerdì.

 

Il documento costituisce anche il verbale della lunghissima riunione del consiglio di amministrazione dello Ior che è iniziata alle 14 del pomeriggio di giovedi. Nel testo è contenuta anche la lunga serie di doglianze mosse a Gotti, compresa quella di aver mancato alle riunioni del board, di non aver saputo assicurare la governance dell'istituto, di non aver saputo spiegare la mancanza di due documenti di cui era in possesso in quanto presidente dell istituto e infine di aver fatto circolare notizie riguardanti lo Ior.

 

IL DOCUMENTO
Un documento di due pagine per la sfiducia del presidente Ettore Gotti Tedeschi. È stato scritto in inglese come «da abitudine».

LA TRADUZIONE- «Il cda si è riunito alle 14, o pochi minuti più tardi, per discutere, tra le altre cose, della governance dell'Istituto. L'incontro si è tenuto negli uffici dell'Istituto, in inglese come da abitudine. Tutti i membri del consiglio erano presenti».

 

LA DICHIARAZIONE- «Durante il meeting, Lei di sua sponte ha deciso di affrontare la questione della governance e le è stata data l'opportunità di parlare liberamente su questa e gli altri temi in agenda. La sua dichiarazione è durata 70 minuti. E non è mai stata interrotta. Subito dopo le è stato chiesto se aveva qualcosa di altro da aggiungere. Poi le è stato chiesto di lasciare il consiglio».

LA MOZIONE- «Verso le 15.40 è stata presentata una mozione di sfiducia nei suoi confronti. I membri hanno discusso e deliberato quindi la sfiducia. Tutte le motivazioni sono basati su informazioni dei membri del consiglio. Intorno alle 16 lei ha abbandonato l'Istituto senza preavviso e senza aspettare la decisione del consiglio».

 

I MOTIVI- Nove i punti principali sui cui è stata votata la sfiducia. «Incapacità di portare avanti i doveri di base del presidente; incapacità di essere informato sulle attività dell'istituto e mantenerne informato di conseguenza il Cda; non aver partecipato ai lavori del Cda; mancanza di prudenza e precisione nei confronti della politica dell'istituto; incapacità di fornire spiegazioni sulla diffusione dei documenti in possesso del presidente; diffusione di notizie imprecise sull'istituto; incapacità di rappresentare pubblicamente e difendere la banca di fronte a notizie imprecise da parte dei media; eccessivo accentramento; eccessivo accentramento; progressivi comportamenti sbagliati ed erratici».

LE CONCLUSIONI- «Intorno alle 17 il consiglio ha votato le motivazioni e deciso per la sfiducia: "Il consiglio di amministrazione dell'Istituto per le opere religiose non ha più fiducia nel presidente Ettore Gotti Tedeschi e raccomanda discontinuità con il presidente e i membri di questo consiglio».

 

 

[26-05-2012]

 

LA STORIA

Dalla P2 agli appalti del G8
ecco la Vatican Connection

I fili delle vicende della casa di Dio annodano in una trama ferrea gli intrecci politico affaristici di prima e seconda Repubblica

  • di ALBERTO STATERA

LO SCANDALO dello Ior è soltanto la schiuma che viene a galla, ma le "cinque piaghe della Santa Chiesa" che il beato Antonio Rosmini enumerò quasi due secoli fa hanno prolificato ormai nella Curia romana in una sconfinata "coalizione anticristica di interessi", come la definiscono i cristiani di base. Una Vatican Connection, i cui fili uniscono in una trama ferrea le inverecondie politico-affaristiche della prima e della seconda Repubblica italiana. Senza dover tornare troppo indietro fino a Sindona, all'Ambrosiano, alla P2 o al riciclaggio nel Torrione di Niccolò V della tangente Enimont, madre di tutte le tangenti della prima Repubblica, basta ripercorrere le vicende che hanno segnato i tre lustri del berlusconismo per tracciare un compendio quasi completo degli scandali italici transitati in qualche modo nel Cortile di San Damaso. Dalla Protezione Civile ai Grandi Eventi, dai Furbetti del Quartierino capitanati dal pio legionario di Cristo Antonio Fazio, intimo del cardinal Gian Battista Re, alla P3 e alla P4; dal San Raffaele di don Verzé al grumo di interessi immobiliari di Propaganda Fide. In una folla di cardinali e faccendieri, ministri e affaristi, Gentiluomini di Sua Santità e bancarottieri, opuisdeisti e massoni, cilici e compassi.

"Ma perché - arriva a chiedersi un prete di base come don Paolo Farinella - il Vaticano appoggia sempre i corrotti, i corruttori, i ladri e i manipolatori di coscienze? Perché si affida a Gianni Letta, coordinatore della rete di corruttela?". Sì,

Gianni Letta, che il Segretario di Stato Tarcisio Bertone definisce "il nostro ambasciatore presso lo Stato italiano", e la sua corte di disinvolti grand commis, di generali felloni e di spudorati faccendieri. Non solo il ben noto Luigi Bisignani (che ha da poco patteggiato un anno e sette mesi di reclusione per lo scandalo P4), il quale si occupò del lavaggio della maxitangente Enimont e curava il conto "Omissis" di Giulio Andreotti allo Ior, ma anche l'altra eminenza grigia dell'ultimo decennio: il signore degli appalti truccati Angelo Balducci, il Gentiluomo di Sua Santità versato non solo nella corruttela del denaro e del potere, ma anche in quella indotta dalle sue abitudini sessuali, che ha rivelato persino l'onta di un giro di prostituzione maschile all'interno delle mura leonine, quelle che difesero San Pietro dai musulmani. "Angelo - gli sussurrava al telefono (registrato dai magistrati - ndr) il corista vaticano che gli procurava la "merce" tra i seminaristi - non ti dico altro: è alto due metri per 97 chili, 33 anni, completamente attivo"; "Ho un tedesco appena arrivato o vuoi stare col norvegese?". Questo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici prima dell'arresto e dell'espulsione dai Gentiluomini di cui faceva parte già dal 1995, dieci anni prima di Gianni Letta, titolare di un conto assai movimentato allo Ior, assurge definitivamente a fiduciario vaticano in occasione del Giubileo dell'anno 2000 al seguito del cardinale Crescenzio Sepe, oggi arcivescovo di Napoli, indagato per corruzione, che lo nomina supervisore delle ristrutturazioni e delle manutenzioni dell'immenso patrimonio immobiliare di Propaganda Fide. Un centro di potere e di affari opachi senza eguale. Ne fa una sorta di agenzia immobiliare per i potenti a condizioni di favore. Se un ministro come Pietro Lunardi vuole fare un business sicuro, Balducci gli procura un palazzetto di mille metri quadrati in via dei Prefetti a prezzo d'affezione. A chi non compra, Propaganda Fide fornisce appartamenti nelle zone storiche di Roma e Diego Anemone, l'imprenditore protagonista tra l'altro dello scandalo degli appalti del G8 della Maddalena (che comprò l'appartamento del ministro Scajola "a sua insaputa"), costato agli italiani alcune centinaia di milioni di euro, introdotto da anni in Vaticano da Balducci tramite monsignor Francesco Camaldo, ex segretario del cardinale Ugo Poletti e capo del cerimoniale pontificio, li ristruttura gratis et amore Dei. Intorno a lui, un sabba di prelati piuttosto sinistri. Da don Piero Vergari, priore della Basilica di Sant'Apollinare (dove fu sepolto il boss della banda della Magliana Enrico De Pedis) indagato per il rapimento di Emanuela Orlandi, a don Evaldo Biasini, economo dei missionari del Preziosissimo Sangue e gestore della cassaforte nera di Anemone e Balducci.

È in una reggia concessa da Propaganda Fide, residenza di Bruno Vespa e di Augusta Iannini nei pressi di piazza di Spagna, che nel luglio 2010 il cardinal Bertone, ospite con Berlusconi, Gianni Letta e Cesare Geronzi, cerca di convincere Pier Ferdinando Casini a salvare il governo del Cavaliere e con lui gli interessi della Chiesa. Sulla terrazza che guarda Roma c'è anche l'allora governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, che forse capisce un po' tardivamente di cosa si tratta e, con una scusa, lascia il convivio appena può. Gli altri commensali sono più intimi. Col segretario di Stato vaticano, che celebrò le nozze di una delle sue figlie, Geronzi si da del tu. Letta è Gentiluomo di Sua Santità, un'armata di uomini in frac e collare d'oro, già denominati Cavalieri di Spada e Cappa, utili per "tante nascoste mansioni", come disse papa Ratzinger ricevendoli e non cogliendo l'allusione che, visti i fatti, in italiano non risulta molto commendevole. L'ordine riunisce i massimi dignitari laici della "famiglia pontificia", per gran parte italiani, un centinaio, non di rado inseguiti dalla giustizia, come già capitò al massone Umberto Ortolani, gentiluomo - si fa per dire - del Papa e al tempo stesso capo della Loggia massonica P2 in condominio con Licio Gelli. Tre di loro figurano oggi nel solo scandalo degli appalti per i Grandi Eventi. Gli stranieri non elevano peraltro il tasso di moralità del club, visto che vi figura, tra gli altri, Herbert Batliner, il re delle fiduciarie offshore, coinvolto nella storia della Banca Rasini, di cui fu direttore Luigi Berlusconi, papà dell'ex premier, definita lo sportello della mafia e del Vaticano. E poi rilevata da Gianpiero Fiorani, l'ex banchiere che faceva costosi presenti alla consorte dell'ex pio governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio e, a suo dire, finanziava in nero il cardinale Castillo Lara, i Legionari di Cristo e la Lega di Bossi impantanata nello scandalo Credieuronord. Quanto a Guido Bertolaso, per anni pilastro vanaglorioso del sistema Letta-Bisignani-Balducci, pare che non figuri nella lista dei pii uomini in frac, ma non aveva comunque problemi, con tutti gli appalti che gestiva senza controlli, a ottenere dal collaboratore Memores Domini del cardinal Sepe il quartierino in via Giulia, ideale per i suoi massaggi alla schiena. Anche lui è uno di famiglia: la sorella Marta è nel Campus biomedico dell'Opus Dei, il fratello Emanuele nel Consiglio regionale per l'Austria della prelatura.

Dagli appalti del G8 della Maddalena alla corruzione internazionale di Finmeccanica. "Ieri sera ho parlato con Bertone, mi ha chiamato lui al telefono", spara il massone Valterino Lavitola, sedicente giornalista ed editore, curatore di dossier diffamatori e faccendiere personale di Berlusconi e dei suoi traffici di letto e di affari sporchi, oggi in galera, al suo sodale "Ciccio" Colucci, ex socialista, questore berlusconiano della Camera. Sostiene che vogliono farlo sottosegretario o commissario straordinario per il terremoto in Abruzzo. Dice che la Santanché "è invisa in Vaticano" e che il Segretario di Stato si sta spendendo per questo a suo favore con il gentiluomo Letta. "Assurdità che rasenta il ridicolo", replica la Segreteria di Stato quando esce l'intercettazione. Ma tutto ormai sembra possibile là oltre il portone di bronzo se è vero che, caduto Berlusconi, la seconda autorità religiosa dopo il Papa propone a Mario Monti come sottosegretario nel governo "strano" dei tecnici Marco Simeon, un giovanotto suo pupillo fin da quando era Arcivescovo Metropolita di Genova. Quando anni fa Capitalia si fonde nell'Unicredito di Alessandro Profumo, il Vaticano si allarma. Geronzi corre allora all'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede per rassicurare la Conferenza Episcopale e si prende il figlio del benzinaio sanremese come super-consulente. Sarà poi Simeon, nel frattempo diventato responsabile di Rai Vaticano dopo aver soponsorizzato l'opusdeista Lorenza Lei alla direzione generale, a organizzare il siluramento del cardinale Carlo Maria Viganò, che andava denunciando "una situazione inimmaginabile" di "corruzione ampiamente diffusa" negli appalti e nelle forniture vaticane. Un malaffare "a tutti noto in Curia". Ma il giovanotto è talmente sicuro di sé che poche settimane fa in un'intervista al "Fatto Quotidiano" ha fornito una risposta alquanto ambigua quando gli hanno chiesto se, come dicono incontrollati pettegolezzi, lui del Segretario di Stato è in realtà il figlio.

Il destino di Gotti Tedeschi, cacciato la scorsa settimana dallo Ior con immeritata ignominia, era comunque segnato fin da quando Geronzi, manifestandogli sommo disprezzo, disse di lui in un'intervista al Corriere della Sera: "È un personaggio ritenuto preparato che si è particolarmente esercitato nella demografia", riferendosi ai cinque figli dell'ormai ex banchiere del Papa, che si era opposto al salvataggio del San Raffaele di don Verzé da parte dello Ior, affossando il progetto di un grande polo sanitario vaticano coltivato con determinazione dal cardinal Bertone. E comunque i segreti inconfessabili della prima e della seconda Repubblica e del papato, sigillati nel caveau dello Ior non erano più considerati abbastanza blindati.

Vi risparmieremo i dettagli del romanzo criminale intrecciato al potere politico di don Verzé, che tra l'altro utilizzava l'ex capo dei Servizi segreti italiani Nicolò Pollari per minacciare attentati ai suoi nemici, e anche gli sviluppi quotidiani dello scandalo di cui è protagonista il Memores Domini Roberto Formigoni, con il suo coté di cardinali di Curia, da cui fortunatamente ha tempestivamente preso le distanze l'arcivescovo di Milano Angelo Scola. Ma con la certezza che "appena suona la moneta nella cassa, l'anima salta fuori dal purgatorio", come diceva il predicatore medievale Tetzel, che durante il papato di Giulio II vendeva lettere di indulgenza per la remissione dei peccati in cambio di denaro sonante. Che non olet nella stanze del vicario di Cristo.
a.statera@repubblica.it

(31 maggio 2012)

 

 IL VATICANO PRONTO A SOSTENERE GIULIETTO TREMONTI: DA CL ALL'OPUS DEI, DA GOTTI TEDESCHI AL CARDINALE SCOLA, LA CHIESA SI PREPARA AL SUCCESSORE DI SILVIO
Giacomo Galeazzi per "La Stampa"

Niente elezioni anticipate e sganciamento «soft» dal presidente del Consiglio. La prospettiva più accreditata Oltretevere è un altro anno di Berlusconi a Palazzo Chigi (con l'approvazione del ddl Calabrò anti-eutanasia e di altri provvedimenti a difesa di vita, famiglia, libera istruzione) poi, scongiurando il ricorso alle urne, il passaggio di mano ad «altro esponente del centrodestra», in primis Giulio Tremonti.

MORFEO ETTORE GOTTI TEDESCHI

«Meglio terminare la legislatura che scegliere tra un Berlusconi sempre più isolato e una sinistra vendoliana-zapaterista - spiegano in Segreteria di Stato -. La governabilità a rischio espone l'Italia all'attacco della speculazione finanziaria internazionale, una fase di instabilità è una minaccia per il sistema Paese. Il conflitto permanente nuoce a tutti».

Oggi il Papa discuterà della situazione italiana nell'udienza al presidente Cei, Angelo Bagnasco (titolare delle relazioni con la politica nazionale) alla vigilia del Consiglio permanente in programma da lunedì ad Ancona. «Che il premier lasci subito è improbabile, perciò sono pienamente condivisibili le preoccupazioni di Napolitano», ragionano al Palazzo Apostolico, dove si teme «un salto nel buio» e si ritengono

La ricerca vaticana di un «nuovo referente» è condivisa e sostenuta nella Chiesa a vari livelli Affiorano, infatti, malumori verso il premier in Cei (Mogavero, Pennisi, Forte, Bregantini), in Curia (Girotti e settori della diplomazia pontificia), nell'associazionismo (Acli, Libera), negli ordini religiosi (Paolini, Comboniani, Saveriani).

 

Un ruolo di «interlocutore privilegiato» è riconosciuto al ministro dell'Economia, che può contare su sponsor d'eccellenza come il patriarca ciellino Angelo Scola (al quale, subito dopo la vittoria elettorale di Zaia in Veneto, ha presentato Bossi) e il banchiere del Papa, Ettore Gotti Tedeschi. Sono stati loro a intercedere negli ultimi mesi per alcuni incontri riservati tra Benedetto XVI e Tremonti, editorialista dell'Osservatore Romano che pochi giorni fa ha scritto sul quotidiano vaticano una riflessione-manifesto sulla politica economica.

Il caso-Ruby ha accresciuto nei Sacri Palazzi l'attenzione verso «soluzioni alternative» a Berlusconi. In Curia si apprezza la «capacità di mediazione» sulla quale garantiscono per Tremonti il vecchio amico Ravasi e il neo-banchiere centrale Nicora, con il quale creò l'8 per mille. Ma soprattutto è Bertone che individua nel ministro dell'Economia (e nel suo patto d'acciaio con la Lega) una promettente sponda per la Santa Sede.

 

Il segretario di Stato ha pubblicamente riconosciuto ai leghisti un presidio di territorio paragonabile a quello della Chiesa negli anni Cinquanta e il ministro vaticano della Bioetica, Fisichella, ha elogiato il «cattolico Cota» per le critiche alla pillola abortiva Ru486.

L'apertura di credito della Santa Sede per Tremonti nel «dopo Berlusconi» corrisponde al crescente ruolo della Lega nella maggioranza. Al consueto ponte tra le sponde del Tevere assicurato dal gentiluomo di Sua Santità, Gianni Letta, si è affiancato da tempo un nuovo «ambasciatore» Oltretevere del governo.

 

Benedetto XVI ha una particolare stima per Tremonti, uomo-cerniera tra Pdl e Lega e possibile leader per assicurare governabilità all'Italia senza il ricorso alle urne. A fare da «trait d'union» è stata la comune riflessione sulla globalizzazione che ha portato Joseph Ratzinger a scrivere l'enciclica sociale «Caritas in veritate» e Tremonti «La paura e la speranza».

 

Una conoscenza rafforzata durante le vacanze in Cadore e a Bressanone. Tra le montagne il Papa accademico è rimasto ben impressionato dall'economista, tanto che al team di teologi coinvolti nella redazione dell'enciclica sociale i testi di Tremonti erano stati segnalati da Ratzinger in persona.

 23-01-2011]

 

 

 

WOJTYLA: SARA' BEATIFICATO IL PRIMO MAGGIO 2011...
(ANSA) - La beatificazione di Karol Wojtyla-Giovanni Paolo II avverrà dopo sei anni dalla morte, il 2 aprile del 2005. Benedetto XVI infatti ha derogato alle norme canoniche che prevedono si aspettino cinque anni dalla morte per aprire il processo canonico per la beatificazione. Il 13 maggio 2005, a poche settimane dalla sua elezione, invece, papa Ratzinger, nella cattedrale di San Giovanni, davanti al clero romano, annunciò in latino la propria decisione di consentire l'apertura immediata della causa canonica per Giovanni Paolo II.

Era stato proprio il papa polacco a derogare per la prima volta a questa norma, consentendo l'immediato avvio del processo canonico per madre Teresa di Calcutta, morta nel 1997 e beatificata nel 2003. La conclusione nel 2011 del processo di beatificazione per Wojtyla indica che si è lavorato molto, esaminando una mole immensa di documenti e ascoltando tantissimi testimoni, per analizzare un pontificato di quasi 27 anni e l'intera vita di un personaggio che ha segnato la storia ecclesiale e non solo del Novecento.14-01-2011]

 

 

IN CARIGE LA CURIA RICONFERMA REPETTO...
È stato rinnovato il cda della Fondazione Carige. Non sono mancate le novità che segnano l'avanzata del mondo cattolico. A cominciare dalla tenuta granitica delle designazioni provenienti dall'universo che fa riferimento agli ex democristiani raccolti attorno a Claudio Scajola. Ma la novità più importante riguarda il presidente Flavio Repetto. A chiederne la conferma non è stata l'amministrazione provinciale che l'aveva designato: stavolta il suo nome è stato fatto dalla Conferenza episcopale. La Provincia in cambio ha ottenuto tre consiglieri. (n.sun.)12-01-2011]

 

VIA AL BOARD CARIGE PER LA CONFERMA DI REPETTO. SU INDICAZIONE DI BAGNASCO...
E. D. per il "Corriere della Sera" - Il riassetto della Fondazione Carige si avvia alla conclusione, ieri è stato nominato il consiglio di indirizzo che a fine mese eleggerà il presidente confermando l'industriale dolciario Flavio Repetto (Elah-Novi-Dufour). Dettaglio rilevante, Repetto è stato indicato direttamente dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova.

Lo stesso Repetto è stato artefice dell'accordo che esattamente un anno fa, nel gennaio 2010, ha visto lo Ior sottoscrivere 100 milioni di euro di bond convertibili di Carige, grazie alla cessione dei diritti della Fondazione (lo Ior ha tuttavia dichiarato subito di non essere interessato alla conversione).

 

Un'operazione che si è perfezionata con l'ingresso nell'ottobre scorso nel consiglio di Banca Carige del sanremese Marco Simeon, uomo di fiducia della finanza vaticana. Simeon è stato sostituito in Fondazione da Pietro Isnardi, industriale oleario vicino alla famiglia dell'ex ministro Claudio Scajola. Il consiglio di indirizzo, che registra alcune new entry fra le quali l'avvocato Andrea D'Angelo, resterà in carica fino al 2016

.12-01-2011

 

 

 

 

L SANTO CRAC - NON DITE A RATZINGER CHE NELLA RIDENTE LOCALITÀ SCIISTICA SLOVENA DI MARIBOR COVA SOTTO LA CENERE IL PIÙ FOLLE SCANDALO FINANZIARIO CHE ABBIA MAI COINVOLTO LA CHIESA - LA DIOCESI LOCALE SBAGLIA INVESTIMENTI E SI TROVA CON UN BUCO DA 800 MLN € - IN VATICANO SI SONO COMINCIATI A PREOCCUPARE QUANDO UNA TV CONTROLLATA DALLA CHIESA LOCALE SI METTE A TRASMETTERE PROGRAMMI PORNOGRAFICI E NEGLI STESSI GIORNI IL VESCOVO VUOLE ESSERE AUTORIZZATO AD APRIRE DUE MUTUI DA 5 MLN € L’UNO…

Emiliano Fittipaldi per "L'espresso" in edicola domani

 

C'è una piccola diocesi che da qualche settimana ha tolto il sonno alle notti di Papa Benedetto XVI. Una chiesa che custodisce un segreto che potrebbe travolgere il Vaticano. Stavolta non si tratta della curia americana o di quella irlandese, implicate negli scandali dei preti pedofili. Né di ecclesiastici italiani, finiti nelle inchieste dei magistrati sulla "cricca" capitanata da Angelo Balducci e sul presunto riciclaggio dello Ior scoperta da Bankitalia.

La basilica che angoscia Joseph Ratzinger e i suoi uomini di fiducia, Tarcisio Bertone su tutti, è quella di Maribor, cittadina nel nord Slovenia famosa per ospitare una gara di slalom della coppa del Mondo di sci.

 

La città rischia, ora, di diventare celebre anche per uno dei più gravi crac finanziari della storia della Chiesa: l'arcidiocesi, oltre a pascolare le anime di poco più di 100 mila fedeli, si è infatti lanciata negli ultimi anni in investimenti quantomeno spericolati. Sarà stata l'incompetenza del vescovo (rimosso da poco), sarà stata la crisi economica mondiale unita a qualche colpo di sfortuna, fatto sta che la chiesetta e le società da lei controllate sono riuscite ad accumulare la bellezza di oltre 800 milioni di euro di debiti.

Un buco mostruoso che attualmente nessuno è in grado di coprire: il rosso è pari al 2 per cento dell'intero prodotto interno lordo sloveno e, per fare un raffronto, è tre volte superiore alle entrate registrate nell'ultimo bilancio del Vaticano. Il default è dunque molto probabile, e avrebbe pochi precedenti nella storia della Santa Sede. Sono in molti a tremare, a Roma e a Lubiana: perché l'esposizione pesa su varie banche, compresa Unicredit, e su circa 30 mila risparmiatori sloveni.

Ma come è stato possibile che una minuscola arcidiocesi abbia accumulato in una ventina d'anni debiti degni di una multinazionale? "L'espresso" ha consultato documenti riservati e parlato con autorevoli fonti slovene, che definiscono la situazione semplicemente "catastrofica". Andiamo con ordine, partendo dalla fine.

 

Da quando a San Pietro s'accorgono dell'enormità del bubbone causato dalle avventure finanziarie del vescovo Franc Kramberger. La scoperta avviene quasi per caso, quando a fine 2007 una tv controllata dalla Chiesa slovena si mette a trasmettere programmi pornografici. Sui giornali locali scoppia il pandemonio. A Roma sono preoccupati, anche perché negli stessi giorni il vescovo di Maribor manda al Vaticano una strana richiesta: vuole essere autorizzato ad aprire due mutui da 5 milioni di euro l'uno.

Le gerarchie competenti iniziano a sentire puzza di bruciato, chiedono lumi al nunzio apostolico in Slovenia. L'ambasciatore del papa intuisce che dietro ai filmini hard che la tv dei preti usa per sbaragliare la concorrenza c'è altro, qualcuno inizia a sussurrare di esposizioni milionarie e investimenti folli. Monsignor Mauro Piacenza, allora segretario della Congregazione per il clero, comincia così a chiedere alla diocesi informazioni più dettagliate. Prima sulla società di comunicazione T-2, quella che controlla la tv, poi su tutti i conti e le varie holding controllate dalla diocesi.

Le risposte arrivano dopo mesi, omissive e incomprensibili: Piacenza avverte così Bertone e il papa si decide di spedire a Maribor un ispettore di fiducia per studiare le carte da vicino. Gianluca Piredda, esperto di bilanci, arriva in Slovenia all'inizio del 2010 con il titolo di "visitatore apostolico". Ci mette poco a capire che il dissesto dell'arcidiocesi è di proporzioni bibliche. Le sue conclusioni vengono spedite in un rapporto a Roma lo scorso ottobre. "L'espresso" è in grado di rivelarne il contenuto.

 

La piccola chiesa ha fatto il passo più lungo della gamba, creando un grande impero economico che ora traballa. L'avventura parte all'inizio degli anni Novanta, quando la diocesi di Maribor costituisce la banca Krek (in dieci anni diventa il decimo istituto del Paese, nel 2002 viene venduto) e una società commerciale (la Gospodarstvo Rast).

Passa qualche anno, e nascono due holding per investimenti e business assortiti, la Zvon 1 e la Zvon 2, controllate a loro volta dalla Rast. Le società comprano immobili, altre Spa, fanno ipoteche con le banche da cui si fanno prestare decine di milioni, decidono di investire non solo in finanziarie e aziende sicure, ma pure in settori tecnologici come le fibre ottiche e la telecomunicazione. Solo la holding Zvon 1 ha «investimenti a lungo termine pari a 416 milioni di euro» si legge nel rapporto conoscitivo «e debiti fuori bilancio pari a 524 milioni». Nulla è andato come previsto: «C'è la possibilità reale», conclude il dossier segreto «che tutte le società indicate vadano verso il fallimento. Le conseguenze sarebbero pesanti».

 

Tra i vari investimenti della chiesa slovena c'è di tutto: 94 milioni per le azioni della banca Abanka, 72 milioni per l'azienda Helios specializzata in materiali da costruzione, 13 milioni nella società di gestione Krek, 18,8 nella Petrol (energia, gas e petrolio), altri 22 nella misteriosa Cinkarna, il cui core business è la produzione e la distribuzione di «pigmenti di diossido di titanio». Ci sono anche aziende all'estero, in Croazia, come la Sole Orto, a cui sono stati girati 20 milioni di euro. L'investimento «più critico», si legge, è proprio quello nella T-2 (120 milioni complessivi), una società che si definisce su Internet, senza modestia, "il Futuro".

È controllata quasi al 100 per cento dalle due holding ecclesiastiche, e le sue attività si concentrano su servizi di telefonia, Internet e televisione veicolati ai clienti attraverso una rete in fibre ottiche costruita ad hoc. "Il Futuro", però, non arriverà mai: tra passività finanziarie e per il completamento della rete servono ancora 200 milioni di euro, mentre i debiti a breve termine superano di nove volte le attività correnti.

La società di consulenza Kpmg, che per conto del Vaticano ha fatto un'expertise, dà per perso oltre il 70 per cento del capitale investito: il valore stimato a giugno 2010 oscilla tra i 24,6 e i 28,6 milioni di euro. Un'inezia. «E in questo momento», spiega il tecnico del papa, «non c'è nessuno interessato all'acquisizione della T-2 che offrirebbe un importo più elevato».

Come in un domino, il crac potrebbe partire proprio da qui: a settembre 2010 la concorrente Telekom Slovenija ha presentato richiesta di fallimento della T-2, i conti bancari sono stati bloccati e il 2 gennaio 2011 il tribunale di Maribor ha accertato lo stato di insolvenza. L'azienda della Chiesa slovena ha ora 30 giorni per presentare un piano di ristrutturazione.

 

Sarà difficile salvare la T-2, e a quel punto servirà un miracolo anche per salvare la Zvon 1. A catena, la sopravvivenza della sorella Zvon 2 (partecipata dal mercato per circa il 35 per cento, quota divisa tra circa 30 mila piccoli risparmiatori) è appesa a un filo: i debiti fuori bilancio, in questo caso, superano i 189 milioni di euro. Se fallissero le due holding, anche la capogruppo Gospodarstvo Rast non avrebbe scampo.

La situazione è drammatica e si è ingigantita negli anni, ma Ratzinger e la sua cerchia ne sarebbero al corrente - questo dicono fonti della Santa Sede - solo da pochi mesi. Piacenza e Bertone, dopo aver studiato il rapporto, sono saltati sulla sedia e hanno cercato di capire chi fossero i responsabili del mega dissesto. La prima testa a cadere è stata quella del vescovo, sostituito da monsignor Turnsek.

L'altro co-autore del disastro è stato individuato nella figura del direttore dell'amministrazione economica della chiesa di Maribor, l'uomo d'affari Mirko Krasovec, economo della diocesi dal 1985. «Credo fermamente che la nostra buona fede ci aiuterà a superare, nello spirito fraterno e con aiuto reciproco, anche questa prova», ha scritto Kravosec al Vaticano in una relazione prima di essere silurato. Non sappiamo se le preghiere serviranno a salvare la chiesa slovena, ma di certo la missiva descrive bene l'imperizia degli uomini del clero sloveno e dei loro collaboratori.

Per espandere «l'attività pastorale» e le «attività di carattere umanitario e caritatevole» e per aprire «nuovi istituti di istruzione» sono state fatte operazioni milionarie ingenue e poco prudenti. Affari andati avanti per lustri e lustri, senza mai che il Vaticano fosse avvertito: solo alla fine del 2007 fu richiesto il permesso per l'apertura dei due mutui. «Eppure la Santa Sede, per ogni operazione superiore al milione di euro, deve dare un'autorizzazione scritta», ragionano fonti vaticane.

L'economo, nella lettera, cade dalle nuvole: «Consideravo che l'approvazione non fosse necessaria... Si pensava che il limite era per i singoli prestiti, non per il debito cumulativo, e che tali limiti erano da considerarsi solo per la diocesi e non per le società di proprietà o collegate ad essa».

 

La linea difensiva del Vaticano, e di Bertone in particolare, si aggrapperà proprio al mancato rispetto delle regole: senza un via libera da Roma, tutte le operazioni della diocesi slovena - dice il Vaticano - sono da considerarsi irregolari dal punto di vista giuridico. In pratica i 30 mila risparmiatori, le banche e gli altri creditori non potranno rivalersi sullo Stato Pontificio: i contratti con la chiesa di Maribor verranno considerati carta straccia. Non sappiamo cosa decideranno i giudici fallimentari.

Di sicuro chi ha investito nelle società del clero sloveno rischia di brutto. I piccoli investitori, in primis. Ma anche istituti importanti: la Nova Ljubljanska Banka, prima banca della Slovenia con filiali anche in Italia, ha prestato per la creazione della televisione digitale coinvolta nello scandalo porno circa 85 milioni di euro, altre banche sono esposte per decine di milioni.

Anche la chiesa di Maribor potrebbe perdere quasi tutte le sue proprietà e i beni dati in garanzia: se la Raiffeisen Banka per concedere tre prestiti ha ottenuto azioni, la cessazione di alcuni affitti di uffici di proprietà del clero, terreni e appartamenti, Unicredit ha prestato alla chiesetta 11,2 milioni, e come pegno ha avuto - oltre ad azioni della holding Zvon 1 - l'ipoteca sullo stupendo monastero di Studenice del XIII secolo e su un laboratorio di organi musicali. Chissà se dopo un simile crac il Vaticano deciderà di cambiare musica, con controlli più stringenti sui vescovi e preti che s'improvvisano finanzieri d'assalto. 20-01-2011]

 

GALLO ATTACK! - IL PRETE 82ENNE SI SCAGLIA CONTRO I VERTICI DELLA CHIESA, MUTI DI FRONTE AL BUNGA BUNGA: “COM’È POSSIBILE CHE DAL CARDINAL RUINI A BAGNASCO, DA FISICHELLA FINO AL SANTO PADRE NESSUNO SI INDIGNI PER IL COMPORTAMENTO AMORALE DI SILVIO BERLUSCONI? LO SO IO COM’È POSSIBILE: NON GL’IMPORTA PIÙ NULLA DEI POVERI E DEI DEBOLI, MA SOLO DI 8 PER MILLE, SCUOLE CATTOLICHE (CHE DI CATTOLICO NON HANNO NULLA), ICI, EDUCAZIONE SESSUALE

Beatrice Borromeo per "il Fatto Quotidiano"

Com'è possibile che dal cardinal Ruini a Bagnasco, da Fisichella fino al Santo Padre nessuno si indigni per il comportamento di Silvio Berlusconi?". Don Andrea Gallo, animatore della comunità genovese di San Benedetto del Porto, è famoso per essere ostile alle caste vaticane. E il Cavaliere non gli è mai piaciuto. Ma nel giorno in cui rimbalza per il mondo la notizia che il presidente del Consiglio è sotto inchiesta per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, il prete genovese è molto più arrabbiato con il Papa che col premier.

 

Don Gallo, si stupisce ancora del fatto che la Chiesa non abbia niente da dire?
Sono ripugnato. A 82 anni e mezzo mi sento autorizzato a dire che è insopportabile che non ci sia una presa di posizione contro queste sconcezze. Anzi: le gerarchie ecclesiastiche continuano a sostenere Berlusconi.

C'è una soglia oltre la quale anche il Vaticano dirà "adesso basta davvero"?
Non c'è, perché alla Chiesa non importa più nulla dei poveri e dei deboli. Vive di privilegi, vuole difenderli e ne vuole conquistare di nuovi. Le pare normale che il Papa vada a trovare il sindaco di Roma in Campidoglio il giorno dopo che ha azzerato la giunta?

Quali sono le contropartite concrete, per la Chiesa, di questa benevolenza?
Basti pensare all'8 per mille o ai contributi alle scuole cattoliche, che poi di cattolico non hanno proprio nulla.

 

Tutto qui?
C'è anche l'esenzione fiscale sugli immobili della Chiesa, che non pagano l'Ici. O le politiche bioetiche. Il Santo Padre è tornato a parlare contro l'educazione sessuale, senza capire che togliere la consapevolezza ai ragazzi è proprio ciò che li spinge a svendersi, drogarsi, autodistruggersi.

 

Che opinione si è fatto delle ragazzine che, come disse Veronica Lario, "si offrono al drago "?
Il problema è che da almeno un decennio i giovani crescono senza un'idea di futuro, sapendo che non avranno lavoro né aiuti.

Forse però Ruby era soddisfatta di mettere un piede nel mondo di Arcore.
Certe ragazze capiscono che vendersi è una possibilità per ottenere quello che vogliono, ma è anche un processo di autodistruzione con sofferenze indicibili. Nella mia comunità lavoro da anni con le prostitute: sono rovinate, vuote dentro.

 

Non sviluppano una corazza per evitare di soffrire del loro lavoro ?
No. Penso che Ruby e le altre vedano Berlusconi come una porta d'accesso, che sfruttino i suoi vizi. Ma si vergognano, sono schifate da chi hanno davanti. E si fanno anche schifo da sole.

Se i racconti di queste ragazze sono veri, il presidente del Consiglio cerca proprio questo tipo di donna.
Questo perché è un amorale. Un uomo che agisce fuori dalla Costituzione, dalla giustizia, dalla legalità. E dalla civiltà. Dice che lavora tanto e che si toglie qualche sfizio, ma nella sua vita vedo solo sfacelo e tristezza.

 

I suoi colleghi la pensano diversamente: continuano anche a dargli la comunione.

Sostengono che è single, pur sapendo benissimo che è doppiamente divorziato. Monsignor Rino Fisichella ha detto che bisogna contestualizzare persino le sue bestemmie!

Che effetto ha questa indulgenza ad personam sui fedeli?
Ovviamente si allontanano dalla Chiesa, così come dalla politica. Le gerarchie non capiscono che questa incoerenza farà scomparire la Chiesa, e morire la religione.

 

Quindi?
Sia i cittadini che la Chiesa devono riscoprire la capacità di indignarsi e di reagire. Perché siamo tutti responsabili.

 17-01-2011]

 

CHE DIO SIA CON TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTA' COME LO FURONO I RE MAGI ! Mb 31.12.10

 

Si è aperta la Caccia (al cristiano) - Al Qaeda: "Tutti i centri della cristianità sono nostri bersagli" - L´avvertimento a novembre scorso, allo scadere dell´ultimatum in cui si intimava la chiesa copta egiziana di liberare due donne musulmane che, si accusava, sarebbero state rinchiuse in un monastero - Solo poche settimane fa due fedeli copti erano stati uccisi a Giza in seguito alla scoperta di un amore tra un ragazzo copto e una giovane islamica

Valeria Fraschetti per Il Fatto

Al Qaeda è organizzazione terroristica di parola. «D´ora in poi, tutti i centri della cristianità, organizzazioni e istituzioni, i leader religiosi e i loro seguaci sono bersagli legittimi dei mujahiddin, ovunque si trovino». L´avvertimento lo aveva lanciato il braccio iracheno del gruppo di Osama Bin Laden a novembre scorso, allo scadere dell´ultimatum in cui si intimava la chiesa copta egiziana di liberare due donne musulmane che, si accusava, sarebbero state rinchiuse in un monastero.

 

Lo avevano poi ribadito il 22 dicembre, sempre dal sedicente ministero della Guerra dello "Stato islamico iracheno", con una email inviata direttamente all´arcivescovo di Krikuk: «Pagherete un prezzo altissimo». Detto, fatto: con brutalità qaedista; promessa mantenuta.

 

Le 21 vittime dell´attentato davanti alla chiesa copta ad Alessandria d´Egitto sono l´ultimo, sanguinoso prezzo fatto pagare dal jihadismo che si richiama ad Al Qaeda ai cristiani del Medio Oriente. Una comunità che numericamente si va assottigliando sempre più, dove per chi resta l´insicurezza è diventata compagna quotidiana.

Soprattutto in Iraq: dove i suoi 400mila cristiani (erano 800mila solo nel 2003) hanno trascorso un Natale senza veglie, né rintocchi di campane per la paura di altre carneficine come quella del 31 ottobre, quando nella basilica siro-cattolica di Bagdad i terroristi fecero 44 morti.

 

Tappati in casa e con le chiese pattugliate dalle forze di sicurezza garantite dal neogoverno Al Maliki, nella terra in cui il I secolo dopo Cristo arrivarono le prediche di San Tommaso le festività sono trascorse senza stragi, se si escludono i 14 attacchi dinamitardi (solo uno letale) contro abitazioni di fedeli cristiani.

Diversamente da Bagdad, a Il Cairo non avevano forse dato il giusto peso alle minacce di Al Qaeda e al richiamo che potevano avere tra le frange dell´estremismo del Paese. Testimoni hanno raccontato che di fronte alla Chiesa dei Santi la sicurezza era pressoché assente. Eppure, al di là delle minacce, segnali di tensione tra le comunità copta e musulmana non mancavano.

Solo poche settimane fa due fedeli copti erano stati uccisi a Giza e nel sud erano scoppiati violenti attacchi contro case e chiese in seguito alla scoperta di un amore tra un ragazzo copto e una giovane islamica.

 

Intanto, dai dispacci militari americani pubblicati da WikiLeaks e ripresi dall´Ansa, è emerso un vero e proprio tariffario delle reclute del jihadismo. Stando a un dispaccio inviato dall´Afghansitan il 16 agosto 2006 Osama bin Laden s´incontrava coi vertici dell´organizzazione, Mullah Omar compreso, «una volta al mese» per pianificare gli attacchi dei kamikaze, che all´epoca ricevevano dai 50.000 ai 100.000 dollari.

Ma il «salario ordinario» poteva arrivare fino a «un milione di dollari» in caso di obiettivi difficili, come successe «all´attentatore che doveva uccidere Dostum (Abdul Rashid Dostum, signore della guerra uzbeko del Nord, ndr) a marzo 2006». Secondo un esperto di Ied, gli ordigni esplosivi artigianali che continuano a fare vittime tra le truppe Isaf, c´era chi poteva ricevere persino in regalo una donna in moglie dal capo di Al Qaeda in persona.

 

Le retribuzioni sono in linea con quelle offerte in passato da Saddam Hussein, che in tutto sborsò 10 milioni di dollari per finanziare le famiglie dei militanti palestinesi uccisi, e da Hezbollah, che secondo fonti israeliane nel 2005 aumentò da 25.000 a 100.000 dollari la ricompensa per un attentato suicida.

Non a caso nei documenti si parlò di attentato «a basso costo» quando, il 17 settembre 2009, a Kabul sei paracadutisti della Folgore vennero uccisi in un attacco che causò la morte di 20 civili. All´epoca il tariffario del soldato semplice Taliban era di 300-600 dollari al mese, che corrispondeva circa a quel che nel 2004, secondo i file di WikiLeaks, prendevano i membri dell´esercito del Mahdi per combattere in Iraq del Sud: quindi presumibilmente anche a Nassiriya contro gli italiani. Se e quanto sia costato il kamikaze di ieri di Alessandria d´Egitto, per ora, certo non è dato da sapere.

 03-01-2011]

 

 

 

 

 

14. LA VOCE DI BAGNASCO SUL VERTICE DI CARIGE...
D.Ra. per "Il Sole 24 Ore" - Benedizione del cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, sulla Fondazione Carige. Flavio Repetto, presidente uscente del consiglio d'indirizzo, destinato alla riconferma, sarà designato dalla Curia del capoluogo ligure. Per il suo primo mandato, in scadenza alla fine di questo mese, il patron del gruppo Novi-Elah-Dufour aveva beneficiato di una indicazione "laica", espressa dal quasi suo omonimo Alessandro Repetto, presidente della Provincia di Genova.

Il passaggio alla Curia della designazione al vertice della Fondazione rappresenta una sorta di imprimatur sui solidi rapporti che l'azionista di controllo di Banca Carige coltiva Oltretevere. Sbocciati con la cessione dalla Fondazione allo Ior dei diritti per 100 milioni in occasione del bond convertibile di 391 milioni emesso dalla banca all'inizio del 2010.

05-01-2011]

 

 

 

PARTE LA CORSA PER LA SUCCESSIONE DELL’ARCIVESCOVO DI MILANO - SUPERATE LE 75 PRIMAVERE, IL CARDINALE È GIÀ IN REGIME DI PROROGATIO (E TALE RESTERÀ FINO AL 2012) - IN POLE C’È GIANFRANCO RAVASI, MA OCCHIO ALL’ATTUALE PATRIARCA DI VENEZIA ANGELO SCOLA - TEMUTA LA CALATA DALL’ALTO DI RINO FISICHELLA - I POTENTISSIMI CIELLINI, PADRONI DI MILANO, SPERANO IN UN LORO UOMO, MA IL CLIMA CON LA CURIA È POLARE - VOLANO BASSI MA HANNO LE LORO CHANCE GLI OUTSIDER DIEGO COLETTI E GIANNI AMBROSIO -

Alcide Gonella per "Lettera43"

 

Milano è da sempre una piazza ambita per le massime gerarchie ecclesiali. E da diverso tempo si parla di chi sarà chiamato a succedere all'attuale numero uno della Chiesa ambrosiana, Dionigi Tettamanzi.

Il cardinale è già in regime di prorogatio, avendo compiuto i canonici 75 anni che comportano la pensione per i vescovi titolari di diocesi. Papa Benedetto XVI lo ha confermato per altri due anni alla guida di Milano il 9 aprile 2009.

SI APRONO I GIOCHI - Sulla carta i giochi si dovrebbero quindi riaprire a breve, ma probabilmente Tettamanzi guiderà la diocesi più importante del mondo anche nel 2012, anno in cui Milano ospiterà il VII Incontro mondiale delle famiglie (dal 30 maggio al 3 giugno). Per l'occasione nel capoluogo lombardo è atteso Papa Ratzinger.

 

IL CARDINALE AL TIMONE FINO AL 2012
Un prolungamento della prorogatio oltre questo appuntamento viene escluso, anche se Milano ritornerà ad avere i riflettori puntati (in ambito ecclesiale) nel 2013 per il 1700 anniversario dell'Editto di Costantino.

La vicenda di Tettamanzi è analoga a quella di un suo confratello, Severino Poletto, arcivescovo di Torino il quale ottenne una proroga di due anni (dopo aver consegnato le dimissioni per limite d'età il 10 marzo 2008) per gestire l'evento legato all'ostensione della Sindone.

 

IL RICORDO DI MARTINI. Nel frattempo si sprecano i rumors, mentre gli addetti ai lavori cercano di prevedere chi sarà chiamato a sedere sulla cattedra di Sant'Ambrogio.
Tettamanzi fu chiamato a sostituire Carlo Maria Martini, una figura di primissimo livello, non solo nel mondo ecclesiastico. Martini, appartenente all'ordine gesuita giunto a Milano come rettore dell'Università Gregoriana, è rimasto nel cuore dei cattolici lombardi ed è stato protagonista di un deciso cambio di marcia per una diocesi che sembrava chiusa in se stessa.

 

Il cardinale ha lanciato appuntamenti rivoluzionari come la Scuola della Parola, la Cattedra dei non credenti. Dando un impulso molto forte al dialogo ecumenico, interreligioso e con il mondo laico.

Un'eredità pesante per l'attuale inquilino di Piazza Fontana (sede della Curia ambrosiana) il quale ha scelto da subito un passo radicalmente opposto a quello del suo predecessore.

TENSIONI COL COMUNE. I tratti del suo episcopato sono stati - sino a oggi - il contatto amato e ricercato con la popolazione, una conoscenza approfondita dei sacerdoti ambrosiani sopra i 50 anni (che lo hanno avuto come professore in Seminario), programmi pastorali semplici e immediati (in particolare centrati sulla famiglia).

Con Martini, Tettamanzi condivide un'attenzione al sociale che lo ha portato ad essere più volte in antitesi con l'attuale amministrazione comunale guidata da Letizia Moratti. Le sue rampogne - in particolare in occasione dei Vespri per la festa di Sant'Ambrogio - hanno generato più di una tensione con gli uomini dell'attuale maggioranza.

 

IL MAL DI PANCIA DEL CLERO MENEGHINO
Tutto il contrario del suo predecessore, che aveva invece un solido rapporto di stima ed amicizia con l'allora inquilino di Palazzo Marino, Gabriele Albertini.

La diocesi ambrosiana è anche attraversata da molti mal di pancia nel clero milanese, che non ha ben digerito l'introduzione del Nuovo Lezionario ambrosiano (voluta a tutti i costi da Tettamanzi prima delle sue canoniche dimissioni), che ha portato a scelte liturgiche e di letture non sempre ben comprese.

Per capirlo basta rileggersi la polemica tra un noto teologo milanese (Inos Biffi) e Cesare Alzati, principale autore del nuovo Lezionario, riportata integralmente dal vaticanista de L'Espresso Sandro Magister sul suo blog.

DECISIONI DALL'ALTO. Un altro elemento di tensione con il clero ambrosiano (e pure con alcuni gruppi di fedeli) si è avuto per le cosiddette Unità pastorali che hanno portato - a causa della scarsità di nuove vocazioni - alla fusione di diverse parrocchie.
La critica principale rivolta a Piazza Fontana è di aver fatto calare queste scelte dall'alto, di averle fatte - in più casi - a tavolino senza considerare le concrete esigenze dei fedeli e del territorio.

 

PER IL DOPO, UN PACCHETTO DI NOMI ILLUSTRI
Ma tornando alla domanda iniziale: chi potrebbe essere chiamato a succedere a Tettamanzi?

Ora che ha da poco preso la berretta cardinalizia, sembrerebbe in pole position Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura del Vaticano.

Il suo profilo di biblista, di studioso capace di spaziare in più discipline grazie a una prodigiosa memoria e a una capacità di dialogo non comune, sembrerebbe il più adatto per Milano, in particolare per i fedeli ancora oggi legati a Martini.
Contro di lui gioca la scarsa (se non nulla) capacità pastorale e la mancanza di una conoscenza diretta dei problemi del governo delle parrocchie.

TRA RAVASI E SCOLA. Qualcuno imputa a Ravasi anche due sue interviste, rilasciate a Sky e Avvenire nelle giornate del Concistoro che lo ha eletto cardinale, nelle quali faceva intendere una disponibilità per Milano. Quando invece la prima regola - secondo i consumati vaticanisti - è negare l'evidenza sino all'attimo prima di avere la nomina in mano.
Non a caso, forse per riequilibrare come sostengono alcuni esperti di mondo ecclesiastico, nella predica tenuta presso il duomo di Milano in occasione della festa dell'Immacolata l'8 dicembre 2010, Ravasi ha tenuto a dire chiaramente che le sue strade lo porteranno lontano dalla capitale ambrosiana.

 

Uno dei più quotati per la cattedra di Milano è l'attuale patriarca di Venezia Angelo Scola; di origini lecchesi, ma ordinato presbitero dal vescovo di Teramo e Atri.

CL E I VESCOVI LOMBARDI. La comunità di Cl, molto potente a Milano e fuori dalle mura, sembra sperare nell'elezione di un vescovo del movimento. Ma la gran parte del clero ambrosiano è tutto meno che ciellina.

Non è stato dimenticato il profondo dissidio tra l'allora cardinale Colombo e il movimento di don Giussani, che portò alla mancata ammissione presso il Seminario di Venegono di diverse figure ecclesiali di spicco di Comunione e liberazione.

 

TRA CURIA E CL NON C'È UN'INTESA - Il clima di freddo - se non di guerra - tra Cl e la Curia è proseguito sotto la guida della diocesi da parte del cardinale Martini e anche - sia pure in modo minore - con l'attuale inquilino di Piazza Fontana.

Il clero milanese temeva la calata su Milano del vescovo Rino Fisichella, cappellano di Montecitorio e presidente del Pontificio consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione.

Pur essendo lodigiano di origine, Fisichella viene visto come un vescovo romano, amante del rapporto con il mondo che conta (in particolare il mondo politico). Un profilo che poco trova risposta nei sacerdoti milanesi, da sempre preti-contro.

OCCHIO ALL'OUTSIDER. Altri nomi che corrono sono quello del vescovo di Como, il milanese Diego Coletti e quello del piemontese (di Santhià) Gianni Ambrosio, già Assistente ecclesiastico nazionale dell'Università Cattolica e ora alla guida della diocesi di Piacenza-Bobbio.

 

Fuori gioco per motivi d'età (70 anni compiuti) viene dato il varesotto Giovanni Giudici, attualmente alla guida della diocesi di Pavia e già numero due a Milano con il cardinale Martini.

Al contempo viene esclusa l'ipotesi di elevare qualcuno dei vescovi coadiutori di Tettamanzi (la scelta esterna a Milano appare infatti la più indicata). Non è escluso un colpo di genio che porti alla nomina di un outsider. Come fu nel caso dello stesso Martini o di un suo predecessore, Idelfonso Schuster, che resse la diocesi ambrosiana durante il secondo conflitto mondiale, chiamato in Curia dalla chiesa di San Paolo fuori le mura di cui era abate.
È certo però che la partita è delicata e per nulla semplice. Anche per un uomo meticoloso come l'attuale pontefice.30-12-2010]

 

 

1 - L’EUROPA METTE IN RIGA I CONTI DEL VATICANO: RATZINGA ISTITUISCE L’AUTHORITY PER IL “CONTRASTO DEL RICICLAGGIO DEI PROVENTI DI ATTIVITÀ CRIMINOSE E DEL FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO” CHE VEGLIERÀ SULLA GESTIONE DI BANCHE, PATRIMONI E IMMOBILI - 2 - PADRE LOMBARDI: “COSÌ EVITEREMO ERRORI E SCANDALI”. DOPO I SEQUESTRI DEI PM ITALIANI, E GLI ULTIMATUM DI BRUXELLES, LE SACRE FINANZE ESCONO DAL CONO D’OMBRA DEL CUPOLONE E SI ALLINEANO CON IL RESTO DEL MONDANO MONDO: FINO A 15 ANNI DI GALERA PER REATI LEGATI AL TERRORISMO - 3 - IL VATICANO PERÒ RICICLA LE CARICHE: SICURA LA CONFERMA PER LIN-GOTTI TEDESCHI. E A CAPO DELL’AUTHORITY ANDRÀ IL CARD. NICORA, FINORA PRESIDENTE DELL’APSA E MEMBRO DELLA VIGILANZA IOR, LE ISTITUZIONI CHE DOVRÀ CONTROLLARE…

 

1 - IN VATICANO L'AUTHORITY ANTIRICICLAGGIO...
M. Antonietta Calabrò per il "Corriere della Sera"

 

Da oggi la normativa vaticana in campo finanziario si adeguerà agli standard internazionali in relazione al contrasto del riciclaggio e di altre attività illegali. In sostanza lo Ior e gli altri organismi economici vaticani saranno sottoposti alle stesse «regole» dell'Ocse. Verrà reso noto infatti il Motu Proprio del Papa per «la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario» . Sarà annunciata anche la creazione dell'Aif, cioè l'Autorità di informazione finanziaria vaticana che recepirà le norme internazionali in materia di controllo preventivo.

Così si istituisce Oltretevere un organismo che in un certo senso ricalca quelle che sono le prerogative in Italia dell'Uif, l'Ufficio di informazione finanziaria controllato dalla Banca d'Italia. Si tratterà quindi di un'Authority e non di una banca centrale.

 

Sul sito della Santa Sede sarà infine pubblicato lo statuto di una nuova legge- in tutto settanta articoli - che interesserà tutte le attività economiche della Città del Vaticano, a cominciare dallo Ior, dall'Apsa (l'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica) e dalle altre amministrazioni economiche (anche i Musei Vaticani) e riguarderà «la prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo» .

In particolare verrà recepita la legislazione penale italiana che punisce la violazione delle norme, con la reclusione da 6 mesi a un anno e ammenda da 5.000 a 50.000 euro. Naturalmente sarà competente a giudicare la giustizia vaticana. Insomma, la Santa Sede compie quell'azione di adeguamento alle regole della comunità finanziaria, perseguito con vigore da Papa Benedetto XVI e dal cardinale Segretario Tarcisio Bertone, continuando l'operazione di trasparenza già avviata con la nomina del nuovo presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi.

 

La commissione cardinalizia di sorveglianza sullo Ior (istituto al centro di una inchiesta giudiziaria italiana per riciclaggio, aperta tre mesi fa), presieduta da Bertone, ha già dato espressa delega all'Istituto di adeguarsi alle nuove norme contenute nel Motu Proprio. «La notizia mette fine ad un lungo periodo di indebiti attacchi personali ai danni di Gotti Tedeschi, considerato il più convinto e sincero promotore di questa importante iniziativa» ha commentato Alessandro Pagano, componente della Commissione finanze della Camera. Quello di oggi sarà quindi un passo decisivo verso l'iscrizione del Vaticano nella «white list» dei Paesi dell'Ocse. Il documento relativo allo Statuto dell'Aif non conterrà nomine relative alla gestione dell'organismo (attese più in là).

Tuttavia fra i candidati più accreditati per la sua guida c'è il cardinale Attilio Nicora, presidente dell'Apsa, e membro della commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior. A breve invece dovrà essere «rinominato» anche il consiglio di sovrintendenza (il vero e proprio consiglio d'amministrazione) dello Ior, il cui mandato è quinquennale. Scontato il rinnovo per Gotti Tedeschi, che è in carica dalla fine di settembre del 2009, (cioè dall'ultimo anno del quinquennio dell'attuale consiglio).

 

Quanto ai altri consiglieri, l'italiano Giovanni De Censi, presidente del Credito Valtellinese, ha chiesto di lasciare l'incarico per gravi motivi di salute (colpito da un gravissimo infarto, era ricoverato, quando si è scatenata la bufera giudiziaria di settembre) e sarà sostituito da una personalità italiana, non necessariamente un banchiere. Se la necessità di porre mano alla nuova legislazione antiriciclaggio è da sempre uno dei proponimenti di Benedetto XIV, la scadenza del 31 dicembre è invece dettata non dalle vicende dello Ior.

 

Dopo che le autorità europee in materia monetaria avevano fatto dei rilievi al Vaticano per la coniazione delle famose e ambite serie d'oro, che pur essendo soltanto monete commemorative dell'anno sono emesse in euro (25 e 50 euro), se non fosse stato rispettato il termine del 31 dicembre, il rischio sarebbe stato, tra l'altro, il blocco dell'emissioni, tanto ricercate dai collezionisti di tutto il mondo. Ieri intanto il Papa ha proceduto alle nomine dei nuovi segretari per le Congregazioni dei Santi e del Clero.

 

1. RICICLAGGIO-TERRORISMO; CARCERE FINO A 15 ANNI...
(ANSA) - Reclusione fino a 12 anni per riciclaggio, 15 anni per reati legati al terrorismo e all'eversione. Carcere anche per malversazione ai danni dello Stato (da sei mesi a quattro anni), truffa (da uno a sei anni), abuso di informazioni privilegiate (da uno a sei anni). E' quanto prevede la legge 127 dello Stato della Città del Vaticano, che è stata promulgata oggi dal Papa, che prevede pene specifiche anche per manipolazione del mercato, per la tratta di persone, vendita di prodotti con segni mendaci, contrabbando, tutela ambiente, traffico illecito di rifiuti.

2. PREVISTO 'CONGELAMENTO' FONDI CONTRO TERRORISMO...
(ANSA) - Il Vaticano congelerà i fondi e le risorse economiche di soggetti legati al terrorismo. E' quanto prevede la legge 127 dello Stato della Città del Vaticano, che é stata promulgata oggi dal Papa che prevede "misure di congelamento di fondi e risorse economiche volte a contrastare e reprimere il finanziamento del terrorismo e l'attività di Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale, l'Autorità di Informazione Finanziaria, fatti salvi i provvedimenti adottati dall'Autorità Giudiziaria in sede penale, dispone con proprio provvedimento il congelamento dei fondi e delle risorse economiche detenuti da persone fisiche, giuridiche, gruppi o entità, designati secondo i principi e le regole vigenti nell'ordinamento europeo. Con il medesimo provvedimento sono individuate, sulla base dei principi e delle regole vigenti nell'ordinamento europeo, le esenzioni dal congelamento".

 

3. PACE MINACCIATA DA USO IMPROPRIO ECONONOMIA...
(ANSA) - La "pace purtroppo" è "minacciata da diverse cause, fra le quali quella di un uso improprio del mercato e dell'economia e quella, terribile e distruttrice, della violenza che il terrorismo perpetra, causando morte, sofferenze, odio e instabilità sociale". E' quanto scrive Benedetto XVI nel Motu Proprio per la prevenzione ed il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario.

"Molto opportunamente - scrive il Papa - la comunità internazionale si sta sempre più dotando di principi e strumenti giuridici che permettano di prevenire e contrastare il fenomeno del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. La Santa Sede approva questo impegno ed intende far proprie queste regole nell'utilizzo delle risorse materiali che servono allo svolgimento della propria missione e dei compiti dello Stato della Città del Vaticano".

 

Il Papa ha ricordato che "la Sede Apostolica ha sempre levato la sua voce per esortare tutti gli uomini di buona volontà, e soprattutto i responsabili delle Nazioni, all'impegno nell'edificazione, anche attraverso una pace giusta e duratura in ogni parte del mondo, della universale città di Dio verso cui avanza la storia della comunità dei popoli e delle Nazioni".

4. VATICANO: PADRE LOMBARDI, DA OGGI CHIESA POTRA' EVITARE ERRORI E SCANDALI...
(Adnkronos) - Con l'adesione della Santa Sede alle normative internazionali relative alla trasparenza finanziaria e all'antiriciclaggio, 'si eviteranno in futuro quegli errori che cosi' facilmente diventano motivo di 'scandalo' per l'opinione pubblica e per i fedeli. Insomma, la Chiesa sara' piu' 'credibile' davanti alla comunita' internazionale e ai suoi membri. E questo e' di importanza vitale per la sua missione evangelica'. E' quanto afferma padre Federico Lombardi in una nota esplicativa sul motu proprio del Papa in merito alla promulgazione della legge sul contrasto del riciclaggio e sull'istituzione di un'autorita' di informazione finanziaria che vigilera' su tutte le attivita'
economiche vaticane.

 

'Sarebbe ingenuo - afferma il direttore della Sala stampa della Santa Sede - pensare che l'intelligenza perversa che guida le attivita' illegali non cerchi di approfittare proprio dei punti deboli e fragili, talvolta esistenti nel sistema internazionale di difesa e di controllo della legalita', per insinuarsi al suo interno e violarlo'.

'Percio' - aggiunge Padre Lombardi- la solidarieta' internazionale e' di importanza cruciale per la tenuta di tale sistema, ed e' comprensibile e giusto che le autorita' nazionali di vigilanza e gli organismi internazionali competenti (Consiglio d'Europa e, in particolare, il GAFI: Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale contro il riciclaggio di capitali) guardino con occhio favorevole gli Stati e gli enti che offrono le garanzie richieste e impongano invece vincoli maggiori a chi non vi si adegui'.

 

'Cio' vale - si spiega ancora - naturalmente anche per la Citta' del Vaticano e gli enti della Chiesa che svolgono attivita' economiche e finanziarie'. 'La nuova normativa - rileva padre Lombardi - risponde quindi insieme all'esigenza di conservare un'efficace operativita' agli enti che operano nel campo economico e finanziario per il servizio della Chiesa cattolica nel mondo, e - prima ancora - all'esigenza morale di 'trasparenza, onesta' e responsabilita' che va in ogni caso osservata nel campo sociale ed economico'. Quindi 'L'attuazione delle nuove normative richiedera' certamente molto impegno. C'e' la nuova
Autorita' di Informazione Finanziaria da avviare. Ci sono nuovi obblighi da rispettare. Nuove competenze da esercitare. Ma per la Chiesa non puo' venirne che bene. Gli organismi vaticani saranno meno vulnerabili di fronte ai continui rischi che si corrono
inevitabilmente quando si maneggia il denaro'.

 

5. CONTROLLO SU DENARO IN ENTRATA E USCITA DA STATO...
(ANSA) - Controlli sul denaro contante in entrata o in uscita dallo Stato sono previsti dalla legge 127 del Vaticano in materia di antiriciclaggio. L'articolo 39 prevede che "Ogni persona fisica che entra o esce dallo Stato trasportando denaro contante di importo pari a quello stabilito dalla disciplina vigente nell'ordinamento europeo deve dichiarare tale somma in forma scritta all'Autorità di Informazione Finanziaria". La dichiarazione conterrà i dati identificativi del dichiarante, del proprietario e del destinatario del denaro contante; l'importo del denaro contante e la sua origine; l'itinerario seguito. Le informazioni contenute nella predetta dichiarazione debbono essere registrate e conservate per un periodo di cinque anni. L'Autorità di Informazione Finanziaria effettua controlli sul rispetto degli obblighi previsti dal presente Capo ed irroga, in caso di loro violazione, sanzioni amministrative pecuniarie.

 

6. P.LOMBARDI, NUOVA LEGGE RIGUARDA ANCHE IOR OLTRE CHE APSA E PROPAGANDA FIDE...
(ANSA) - La nuova legge promulgata oggi dal Vaticano è "molto importante ed è bene che si applichi agli altri enti e attività della Santa Sede che comportano attività economiche e finanziarie come lo Ior, Apsa o Propaganda Fide". E' quanto ha detto il portavoce della Sala stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, spiegando che "il valore del Motu Proprio del Papa è stato di allargare la normativa pensata come legge dello Stato della Città del Vaticano anche a tutti gli altri enti connessi con la Santa Sede per una copertura completa dei rischi di questo tipo di attività".30-12-2010]

 

 

 

7. 'AVVENIRE', NESSUN DIRITTO CONCULCATO, CGIL SCELGA COSA VUOLE ESSERE...
(Adnkronos) - "Il nuovo contratto per la Fiat di Pomigliano rappresenta allo stesso tempo la chiusura di una fase storica e il potenziale detonatore di una serie di cambiamenti". Lo scrive 'Avvenire', nell'editoriale di prima pagina.Il quotidiano dei vescovi punta il dito sulla Cgil: "Occorre che la Cgil in particolare scelga quale sindacato vuole essere da grande, un'organizzazione che negozia, che sta in campo con le proprie proposte e alla fine e' capace di stringere delle intese a favore dei propri rappresentati, oppure una confederazione immobile, isolata, in definitiva impotente, che si fa costantemente condizionare dall'ala estrema".

Per 'Avvenire', "nell'intesa per Pomigliano, cosi' come per Mirafiori, non viene conculcato alcun diritto fondamentale dei lavoratori, la democrazia non e' affatto posta in discussione, semmai 'esaltata' dal ricorso al referendum. Piu' semplicemente, dopo anni di immobilismo, il cambiamento di scenario nell'industria automobilistica sta facendo emergere le contraddizioni del nostro sistema, obbligando a compiere una scelta netta di modello tra conflitto e antagonismo da un lato; riformismo e partecipazione dall'altro. E a ben guardare, e' la stessa sfida che attraversa come una faglia sotterranea la gran parte dello schieramento politico".30-12-2010]

 

 

 

VATICANO: al via le norme antiriciclaggio (dai giornali)

30-12-2010

 

 

4. MOTU PROPRIO DI BENEDETTO XVI PER ISTITUIRE L'AUTORITÀ ANTIRICICLAGGIO...
Da "Il Sole 24 Ore" - Sarà pubblicato oggi il Motu Proprio di Benedetto XVI che istituirà l'autorità vaticana contro il riciclaggio. Il documento, come anticipato ieri dal Sole 24 Ore, conterrà anche la legge «concernente la prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo». Secondo quanto riferito dalla Sala Stampa della Santa Sede, il documento a firma del Papa avrà come oggetto «la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario».

Sarà pubblicato, inoltre, lo statuto del nuovo organismo che prenderà il nome di Autorità di informazione finanziaria, Aif. Si segnala quindi che per la futura "Banca centrale" vaticana potrebbe essere nominato al vertice il cardinale Attilio Nicora, che già da tempo svolge un ruolo di coordinamento e supervisione in materia monetaria per lo Stato Pontificio.

30-12-2010

 

 

1- NATALE AL CETRIOLO IN VATICANO: CON LO PSEUDONIMO DI “MONSIGNORE”, SBUCA UN ARTICOLO VELENOSO SU REPUBBLICA.IT (“UN SEGRETARIO DI STATO COMMISSARIATO") CHE SPEDISCE CARDINAL BERTONE ALL’INFERNO: PARE SCRITTO DAL ‘CIRCOLO DEI RUINATI’ - 2- “NEGLI ULTIMI TEMPI BERTONE NON SEMBRA PIÙ GODERE DELLA TOTALE FIDUCIA DEL PAPA. CHE SEMBRA PREFERIRE SU VARIE QUESTIONI ATTINENTI AL GOVERNO DELLA CHIESA DIALOGHI PERSONALI CON IL CARDINALE RUINI E L’EX SEGRETARIO DI STATO SODANO” - 3- LA PROVA DEL RITORNO DI RUINI? “L’EX CAPO DELLA CEI, OLTRE AL PIENO RITORNO DI BOFFO NEL MONDO DEI MEDIA "VESCOVILI", CON IL CONSENSO DEL PAPA, HA OTTENUTO CHE IL SUO VICEGERENTE A ROMA, IL VESCOVO NOSIGLIA, FOSSE NOMINATO ARCIVESCOVO DI TORINO, CONTRO UNA ROSA DI BEN TRE NOMI PROPOSTA DA BERTONE SENZA ESITO” - 4- RATZINGA SFIDA LA CINA: “CRISTIANI RESISTETE” E IL GOVERNO DI PECHINO LO CENSURA

1-SEMO TUTTI "RUINATI"

‘Monsignore' per Repubblica.it

Benedetto XVI e CArdinale Bertone

"Un segretario di Stato commissariato". La voce passa a mezza bocca da una stanza all'altra della Seconda loggia del Palazzo Apostolico in Vaticano. Il segretario in questione è il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano che negli ultimi tempi non sembra più godere della totale fiducia del Papa. Benedetto XVI. Da qualche mese sembra preferire su varie questioni attinenti al governo della Chiesa dialoghi personali con il cardinale Camillo Ruini e l'ex Segretario di Stato Angelo Sodano.

L'ex capo della Cei, oltre al pieno ritorno di Boffo nel mondo dei media "vescovili", con il consenso del Papa, ha ottenuto che il suo vicegerente a Roma, il vescovo Nosiglia, fosse nominato arcivescovo di Torino, contro una rosa di ben tre nomi proposta da Bertone senza esito. Il X Forum del Progetto Culturale della CEI sui 150 anni dell'Unità d'Italia, poi, si è conclusosi con un intervento pubblico del cardinal Ruini trasmesso in diretta dalla Radio Vaticana.

L'ex presidente della Cei è stato nominato direttamente dal Papa presidente della Fondazione Ratzinger, mentre sono attese le sue conclusioni sulle apparizioni della Madonna a Medjugorie.

 

Quelle stesse apparizioni bollate nel 2005 da Bertone, allora arcivescovo di Genova, come "fanatismo di massa". Da tempo, in alcuni settori della Segreteria di Stato e nella Curia Pontificia qualche dubbio sull'efficacia dell'azione dell'ex arcivescovo di Genova si era insinuata soprattutto nella vecchia guardia dei cardinali vicini a Giovanni Paolo II. Si rimprovera a Bertone, che ricopre anche l'incarico di Camerlengo di Santa Romana Chiesa, la scarsa gestione della Chiesa universale e la disinvoltura di alcuni suoi interventi.

In merito allo scandalo dei preti pedofili in Irlanda, ad esempio, Bertone dichiarò che degli studi scientifici affermano come la pedofilia fosse collegata all'omosessualità. L'affermazione causò forti polemiche da parte di esponenti della comunità LGBT e della politica e la tesi fu negata dall'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici. Ma all'interno della Segreteria di Stato persistono difficoltà di rapporti - anche umano - tra il Segretario di Stato e il suo Sostituto per gli Affari Generali, mons. Fernando Filoni, già nunzio a Baghdad.

 

Spesso, raccontano alcuni porporati, il Sostituto non è informato delle attività del Segretario di Stato. E capita che le comunicazioni tra i due più alti rappresentanti degli interessi vaticani avvengano solo attraverso i rispettivi collaboratori. I rapporti non sono facili nemmeno con i vescovi italiani.

 

Fin dalla sua presa di possesso della Segreteria di Stato vaticana, il 15 settembre 2006, il cardinale Bertone avvisò i vertici della Chiesa italiana sulla volontà di gestire in prima persona i rapporti con i Palazzi della politica italiana. Annuncio che ancora ora provoca più di un mugugno dentro la Cei.

2- RATZINGA SFIDA LA CINA: “CRISTIANI RESISTETE” E IL GOVERNO DI PECHINO LO CENSURA

Corriere.it

 

 

Sotto la pioggia battente e al riparo di ombrelli di tutti i colori migliaia di persone si sono radunate in piazza San Pietro dove il Papa, dalla loggia delle benedizioni della basilica di San Pietro, rivolge il messaggio «Urbi et orbi» (alla città e al mondo, ndr), e i tradizionali dagli auguri natalizi in 65 lingue.

 

CINA - Nonostante «discriminazione e persecuzione» i cristiani della Cina continentale «non si perdano d'animo» e perseverino nella fede. E «i leader politici e religiosi» si impegnino «per il pieno rispetto della libertà religiosa di tutti», chiede il Papa nel suo messaggio. «La celebrazione della nascita del Redentore - ha detto il Papa - rafforzi lo spirito di fede, di pazienza e di coraggio nei fedeli della Chiesa nella Cina continentale, affinché‚ non si perdano d'animo per le limitazioni alla loro libertà di religione e di coscienza e, perseverando nella fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa, mantengano viva la fiamma della speranza.

 

 

L'amore del Dio con noi - ha proseguito - doni perseveranza a tutte le comunità cristiane che soffrono discriminazione e persecuzione, ed ispiri i leader politici e religiosi ad impegnarsi per il pieno rispetto della libertà religiosa di tutti». Il governo cinese ha reagito immediatamente, oscurando la rete tv Bbc che stava riferendo del discorso del Papa nel quale si accennava appunto a "discriminazioni e persecuzioni" contro i cristiani cinesi.

 25-12-2010]

 

 

WHAT’S IOR NAME - IL GIORNO DOPO LA TEGOLA PER LIN-GOTTI TEDESCHI (I 23 MLN € RESTANO CONGELATI) - PER I MAGISTRATI, SENZA REGOLE LA BANCA VATICANA PUÒ DIVENTARE UN CANALE PER IL RICICLAGGIO - LA DIFESA SPERAVA NEL DISSEQUESTRO, MA L’ACCORDO COL CREDITO ITALIANO CHE AVREBBE DOVUTO CHIARIRE LA POSIZIONE, NON HA CONVINTO I GIUDICI: “L’IDENTIFICAZIONE DEI BENEFICIARI PASSA ESCLUSIVAMENTE PER IL TRAMITE DELLO STESSO IOR, SENZA POSSIBILITÀ DI CONTROLLO E RISCONTRO DA PARTE DELLE AUTORITÀ ITALIANE

Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"

 

Senza regole lo Ior può diventare un canale per operazioni illecite e di riciclaggio. Così i magistrati di Roma che a settembre hanno congelato 23 milioni della banca vaticana hanno espresso parere sfavorevole al dissequestro chiesto dalla difesa. E il gip ieri ha dato ragione alla Procura. Anzi, ha fatto un passo in più. Ha parlato di violazione delle norme antiriciclaggio. Di poca trasparenza. Di metodi che non permettono di identificare i clienti Ior. E di operazioni che sfuggono al controllo delle autorità italiane.

Ecco perché, quei 23 milioni restano sotto chiave. Bloccati, nonostante l´accordo tra Ior e Credito Artigiano per chiarire natura e finalità delle operazioni. Documento a cui la difesa di era aggrappata per presentare istanza di dissequestro. Bocciata: per il gip di Roma, Maria Teresa Covatta, si tratta di un «accordo generico che comunque non sembra introdurre elementi di novità rispetto alla problematica» delle «modalità. Indirette, incerte e comunque non riscontrabili di identificazione dei clienti Ior». È ancora «impossibile - si legge nel dispositivo - individuare i beneficiari di bonifici e assegni».

 

A dare il via all´inchiesta, che ha come oggetto presunte omissioni delle norme antiriciclaggio e vede indagati il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, e il direttore generale, Paolo Cipriani, è stata una segnalazione di Bankitalia.

Lo Ior aveva presentato istanza di dissequestro al gip pensando di aver chiarito la sua posizione grazie ad un accordo con il Credito Artigiano. Chiarimento insufficiente per il gip: non ci sono «modifiche sostanziali rispetto al quadro indiziario». E persiste, si legge ancora, «quella che correttamente il pm definisce "globale confusione" della disponibilità sui conti riferibili allo Ior». Come testimonia, scrive ancora il giudice, «l´impossibilità di individuare da parte della banca depositaria i clienti Ior beneficiari di bonifici e assegni, la cui identificazione passa esclusivamente per il tramite dello stesso Ior, senza possibilità di controllo e riscontro da parte delle autorità italiane».

 

La Procura aveva spiegato: «lo Ior continua a postulare, contro l´evidenza, che tutte le somme di qualunque provenienza depositate presso il Credito Artigiano divengono di sua diretta proprietà e possono perciò essere trasferite senza obblighi giuridici di ulteriore identificazione». Uno «schema intellettuale ed operativo - avevano scritto il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Stefano Rocco Fava - che ha determinato le violazioni della normativa antiriciclaggio in cui sono incorsi i dirigenti; che ha permesso di utilizzare conti Ior per operazioni di assai dubbia liceità su cui sono in corso molteplici accertamenti».

In assenza di «un ordinato e trasparente svolgimento dei rapporti tra enti creditizi italiani e Ior in funzione antiriciclaggio», avevano concluso gli inquirenti, la banca vaticana «può facilmente divenire un canale per lo svolgimento di operazioni illecite di riciclaggio di somme di danaro provento di reato».21-12-2010]

 

 

. IOR: VERSO CONFERMA CONSIGLIO SOVRINTENDENZA, USCIREBBE DE CENSI...
(Adnkronos) - Dovrebbero essere confermati tutti i membri del Consiglio di sovrintenza dello Ior, ad eccezione del presidente del Credito Valtellinese, Govanni De Censi, che dovrebbe lasciare l'incarico per motivi di salute. A quanto apprende l'Adnkronos, il banchiere avrebbe infatti confidato agli amici piu' stretti l'intenzione di fare un passo indietro. Il mandato del Consiglio e' in scadenza il 31 dicembre e la commissione di Vigilanza sull'Istituto, presieduta dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, intenderebbe confermare l'attuale Consiglio, in carica dal 23 settembre 2009. Con il presidente Ettore Gotti Tedeschi continuerebbero quindi a collaborare l'americano Carl Anderson, lo spagnolo Manuel Soto Serrano, e il banchiere tedesco Ronaldo Hermann Schmitz. Si starebbe lavorando in questi giorni per trovare il sostituto di De Censi.20-12-2010

 

 

WHAT’S IOR NAME? - PESSIME NOTIZIE PER LIN-GOTTI TEDESCHI. IL GIP CONFERMA IL SEQUESTRO DEI 23 MLN € - BOCCIATA L’ISTANZA DELLA DIFESA - PER IL GIUDICE PERSISTE UNA “GLOBALE CONFUSIONE DELLA DISPONIBILITÀ SUI CONTI RIFERIBILI ALLO IOR” - IMPOSSIBILE INDIVIDUARE I BENEFICIARI DI BONIFICI E ASSEGNI…

 

1 - IOR: GIP CONFERMA SEQUESTRO 23 MLN EURO, BOCCIATA ISTANZA DIFESA...
(AGI) - Non saranno restituiti allo Ior i 23 milioni di euro sequestrati il 20 settembre scorso dal gip su richiesta della procura di Roma. Il gip Maria Teresa Covatta ha respinto l'istanza con la quale i difensori del presidente della banca vaticana Ettore Gotti Tedeschi e del direttore generale Paolo Cipriani (indagati per violazione della normativa antiriciclaggio) sollecitavano la revoca del provvedimento restrittivo.

 

Gli avvocati Paola Severino e Vincenzo Scordamaglia, a fondamento della loro richiesta, avevano puntato l'attenzione, tra l'altro, sulla comunicazione fatta dallo Ior al Credito Artigiano, finalizzata a dare chiarimenti circa natura e finalita' delle operazioni oggetto di indagine, consentendo il 'tracciamento' delle somme in contestazione.

Il gip, pero', recependo quanto argomentato dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Stefano Rocco Fava, ha definito "la documentazione difensiva non idonea a raggiungere tale scopo, si' che il sequestro deve essere mantenuto".

2 - GIP, IMPOSSIBILE INDIVIDUARE BENEFICIARI BONIFICI...
(ANSA) - Nel dispositivo con cui il gip motiva la sua decisione di dissequestrare i 23 milioni di euro depositati su un conto del Credito Artigiano Spa, viene messo in evidenza come non siano "intervenute modifiche sostanziali rispetto al quadro indiziario preesistente in ragione della persistenza di quella che correttamente il pm definisce 'globale confusione' della disponibilità sui conti riferibili allo Ior". Una situazione "testimoniata dalla impossibilità di fatto di individuare da parte della banca depositaria - scrive il Gip - i clienti Ior beneficiari di bonifici e assegni, la cui identificazione passa esclusivamente per il tramite dello stesso Ior, senza possibilità di controllo e riscontro da parte delle autorità italiane".

 

Per il giudice, inoltre, "non sembra mutato alla luce dell'accordo di collaborazione siglato con il Credito Artigiano, per la verità neppure datato, sì che non è noto quando sia stato effettivamente stipulato". Si tratta di un "accordo generico che comunque non sembra introdurre elementi di novità rispetto alla problematica inerente le modalità, indirette, incerte e comunque non riscontrabili di identificazione dei clienti Ior". Già il Tribunale del Riesame aveva confermato il sequestro dei 23 milioni di euro. Oggi il Gip si è espresso su un'istanza dei legali della Banca Vaticana alla luce del nuovo accordo tra Ior e Credito Artigiano.20-12-2010]

 

 

FUORI LE CARTE! - "il governo bush sono sotto choc per l’elezione di Ratzinger. i media lo descrivono come un "despota autocratico" - La diplomazia USA aveva scommesso su un sudamericano: "l’assenza di un favorito fra i suoi concorrenti a causa delle divisioni fra Italia e America Latina" - L’IDENTIKIT DEL papa: "non troppo giovane né troppo vecchio perché non vogliono avere presto un altro funerale ma vogliono evitare anche un papato lungo come quello di Giovanni Paolo II"...

Maurizio Molinari per La Stampa

 

L'Amministrazione Bush fu colta di sorpresa dall'elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio perché riteneva che avrebbe potuto prevalere un cardinale latinoamericano. Dopo la conclusione del Conclave, a Washington vi fu il timore di attriti sul secolarismo: questo si evince dai diciotto documenti del Dipartimento di Stato che sono stati ottenuti da La Stampa nel rispetto delle norme che regolano il «Freedom of Information Act». Ne pubblichiamo in queste pagine alcuni estratti.

 

14 MAGGIO 2005 - L'IDENTIKIT DEL SUCCESSORE
"L'elezione del nuovo Papa» è il titolo del documento di 7 pagine che il 14 aprile 2005 parte dall'ambasciata Usa presso la Santa Sede con destinazione la scrivania del Segretario di Stato, Condoleezza Rice. La classificazione è «Sensitive» perché nel sottocapitolo «profilo» si riassume l'identikit del personaggio che, secondo i diplomatici Usa, sarà eletto dal Conclave.

«Il primo fattore è l'età, i cardinali cercheranno qualcuno non troppo giovane né troppo vecchio perché non vogliono avere presto un altro funerale e un altro conclave» ma «vogliono evitare anche un papato lungo come quello di Giovanni Paolo II» e inoltre «sarà una persona ragionevolmente in salute».

L'altro elemento «è l'abilità linguistica» e dunque «indipendentemente se sarà italiano o meno» il nuovo Papa «deve saper parlare italiano» per «farsi comprendere bene dal gregge» visto che «l'italiano rimane la lingua di lavoro della burocrazia vaticana».

 

Ma soprattutto conterà «l'origine geografica» perché «dopo un polacco è prevedibile che non verrà un cardinale dell'Europa Orientale, non sarà uno degli 11 americani perché cittadini dell'ultima superpotenza rimasta e non sarà un francese perché molti ricordano quanto i Papi francesi nel XIV secolo furono sospettati di essere influenzati dalla monarchia francese».

 

Dunque la previsione contenuta nel paragrafo 12 è che «a godere di un considerabile vantaggio potrà essere un candidato dell'America Centrale o del Sud» anche per «il notevole numero di cattolici». Gli ultimi tre paragrafi si soffermano su altre caratteristiche considerate necessarie: «Dovrà avere un'esperienza pastorale per dimostrare le proprie qualità umane», «dovrà avere esperienza internazionale per affrontare le maggiori questioni della nostra era» e «dovrà essere un buon comunicatore, abile nell'uso dei nuovi media elettronici per trasmettere il messaggio della Chiesa in maniera chiara e potente».

 

19 APRILE 2005- LA PREVISIONE ERRATA
Il 19 aprile del 2005 è il giorno in cui Joseph Ratzinger viene eletto al soglio pontificio e il telegramma spedito da Roma a Washington con la firma «Hardt» oltre a contenere la notizia ammette la previsione errata fatta dalle fonti vaticane consultate dai diplomatici Usa. «Solo ieri Poloff (un «political officer», ndr) ha parlato con una fonte (il nome è censurato, ndr) che ironizzava sull'elezione di Ratzinger».

Ma la frase seguente contiene dettagli sull'identità della medesima fonte: «Quando abbiamo visto Brown dopo l'apparizione del nuovo Papa dal balcone, l'americano era sotto shock e ci ha detto di essere rimasto senza parole». Il commento finale è: «Nonostante le speculazioni dei media sul sostegno a Ratzinger da parte di molti cardinali, la sua elezione è stata una sorpresa per molti».

I diplomatici statunitensi dunque ammettono che non avevano creduto alle voci che davano Ratzinger favorito, credendo di più all'ipotesi di un candidato proveniente da un Paese in via di sviluppo. Nella pagina seguente Ratzinger viene comunque definito un «cardinale potente» con la reputazione di essere «il guardiano dell'ortodossia teologica».

Ma «sebbene i media lo descrivono come un despota autocratico», in un incontro con lui un alto diplomatico Usa lo ha trovato «sorprendentemente umile, spirituale e facile da trattare». Le previsioni immediate si riassumono in tre espressioni: «Continuerà la rotta», «il focus sarà sull'Europa» e «forse sarà una figura di transizione».

 

22 APRILE 2005 - «UN SEGNALE DI CONTINUITÀ»
E' il 22 aprile, Benedetto XVI ha appena riconfermato il cardinale Angelo Sodano come Segretario di Stato e l'ambasciata Usa in Vaticano plaude vedendovi un segnale di stabilità. «L'incarico è per cinque anni e indica il desiderio del nuovo Papa di preservare la continuità nei livelli più alti del governo» anche se «probabilmente farà cambiamenti nell'amministrazione, inclusa la nomina del suo sostituto come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede».

29 APRILE 2005- I DUBBI DELLA CHIESA TEDESCA
Il 29 aprile 2005 ad affrontare il tema delle conseguenze dell'elezione di Papa Ratzinger è una nota dell'ambasciata americana a Berlino firmata «Cloud» con il titolo «L'asse Roma-Colonia? La Germania e Benedetto XVI». L'intento è descrivere come «la Germania e il cattolicesimo tedesco hanno salutato l'elezione di Benedetto XVI con un misto di orgoglio, riserve e scetticismo».

 

Per spiegare quest'ultimo aspetto si cita un «influente gesuita locale che ci ha detto che il conservatorismo di Ratzinger potrebbe non rivelarsi una caratteristica fondamentale del Papato, esprimendo l'auspicio di un suo ritorno alle posizioni riformiste delle origini». Il quarto paragrafo va più in profondità, riassumendo i dubbi: «Nel clero cattolico c'è scetticismo sulla possibilità che l'elezione di Ratzinger porti benefici di lungo termine alla Chiesa tedesca».

 

A dimostrarlo c'è «quanto ci ha detto un membro dello staff della Conferenza episcopale» secondo il quale «i giovani, che sono oggi più conservatori dei genitori, se da un lato sono interessati alle critiche del nuovo Papa verso l'ordine sociale esistente» dall'altro «difficilmente possono condividere una moralità che riduce le libertà individuali di cui loro godono».

In conclusione «è chiaro che la Chiesa cattolica tedesca, dalla quale Ratzinger è stato assente per oltre vent'anni, non avrà particolari privilegi e ruoli durante questo Papato» a causa di «conflitti passati» nonché della «preoccupazione che Roma possa cercare di esercitare più influenza sulla Germania» a causa di Ratzinger.

A conferma di questo «alcuni leader laici ricordano come dopo il 1990 Ratzinger tentò di bloccare l'inclusione di un seminario risalente alla Germania Est nell'Università di Erfurt perché convinto che i legami finanziari, politici e istituzionali fra Chiesa e Stato in Germania indeboliscono l'indipendenza e l'autorità morale della Chiesa».

3 MAGGIO 2005- GLI AUGURI CON CONDOLEEZZA
Il primo messaggio dell'amministrazione di George W. Bush a Benedetto XVI è una lettera personale del Segretario di Stato, Condoleezza Rice, che il Dipartimento di Stato recapita all'ambasciata degli Stati Uniti in Vaticano chiedendone la consegna «immediata», e spiegando che «non seguirà un originale firmato». Ecco il testo completo: «Sua Santità, desidero estenderle i più calorosi auguri per la Sua elezione a Supremo Pontefice della Chiesa Cattolica. La Santa Sede e gli Stati Uniti condividono molti valori, speranze e aspirazioni.

Abbiamo in comune la missione di far avanzare la dignità umana nel mondo. Ricordo affettuosamente la nostra conversazione a pranzo durante la commemorazione del D-Day in Normandia lo scorso 6 giugno. Nel momento in cui Sua Santità assume la leadership della Chiesa Cattolica e della Curia Romana vedo con favore l'opportunità di continuare a lavorare con la Santa Sede per portare pace, libertà e opportunità a chi soffre e a chi è oppresso».

12 MAGGIO 2005- «FARÀ PREVALERE L'IDENTITÀ EUROPEA»
Per avere la prima analisi sulle prospettive del nuovo Papato bisogna arrivare al 12 maggio 2005. Il documento si intitola «Benedict XVI: Looking Ahead to the New Pontificate» e nelle sette pagine dattiloscritte si sofferma sulle «implicazioni della scelta compiuta dalla Santa Sede». «Sebbene i cardinali non possono discutere i dettagli del voto nel Conclave» ciò che emerge dalle conversazioni intercorse con i diplomatici di Washington è «continuità con il Papato di Giovanni Paolo II, ortodossia teologica e un Papa che non regnerà quanto il predecessore».

A giocare a vantaggio di Ratzinger «è stato il fatto che in 23 anni di carriera ha incontrato letteralmente migliaia di vescovi e cardinali in tutto il mondo» e «molti hanno pensato non solo che lo conoscevano ma che lui era al corrente dei loro problemi ecclesiastici».

A rafforzare il nuovo Papato c'è l'«assenza di un favorito fra i suoi concorrenti a causa delle divisioni fra Italia e America Latina» che hanno impedito «la materializzazione di un candidato del mondo in via di sviluppo». Ad aver avuto successo è stata la strategia dei sostenitori di Ratzinger basata sulla convinzione che «in tempo di crisi la Chiesa si rifugia nell'identità europea» come avvenuto in passato. Da qui lo scenario di un Papato «concentrato sull'Europa» e segnato «dalle critiche di Ratzinger all'adesione della Turchia all'Ue».

 

Riguardo al resto del mondo: «Chi è vicino al nuovo Papa si aspetta un impegno battagliero contro il secolarismo negli Stati Uniti e in altre nazioni dell'Occidente, assieme alla dovuta attenzione per il mondo in via di sviluppo» e in particolare per l'America Latina in ragione «dei molti cattolici delusi» dalla mancata nomina di un cardinale sudamericano.

 28-11-2010]

 

OMUNIONE E FATTURAZIONE (UN MONDO A PARTE) - UN LIBRO SULLA “LOBBY DI DIO” INTRISO DI FEDE, POLITICA ED AFFARI - FERRUCCIO PINOTTI RACCONTA LE RADICI DEL POTERE CIELLINO, DA DON GIUSSANI A FORMIGONI - I NUMERI DELLA COMPAGNIA DELLE OPERE FANNO IMPRESSIONE: 34 MILA IMPRESE, MILLE AZIENDE NON PROFIT (QUINDI NO TAX), UN FATTURATO COMPLESSIVO DI 70 MLD € - UNA REALTÀ PARALLELA, PER MOLTI IMPENETRABILE: “IN CL INCONTRI LA RAGAZZA, TI SPOSI, FAI FIGLI, LI EDUCHI, SEMPRE CON CIELLINI E FRA CIELLINI, È UN VUOTO CHE TI DÀ L’ILLUSIONE DELLA PIENEZZA”…

Marco Imarisio per il "Corriere della Sera"

 

«Questo nostro modello conquisterà l'Italia». A cercare negli archivi, la frase risale al 1985. Il suo titolare, Roberto Formigoni, era un giovane di belle speranze e di elevato misticismo. Venticinque anni e molta concretezza dopo, arriva un libro su Comunione e liberazione dove si sostiene che la profezia si è in buona sostanza avverata.

 

«La lobby di Dio» (Chiarelettere, 480 pagine, in uscita il 23 novembre), del giornalista Ferruccio Pinotti, è una corposa inchiesta che racconta dalle origini la storia e la mutazione di un movimento che si è fatto sistema, creando un network capace di unire affari, politica e religione, senza nasconderne aspetti scabrosi e disavventure giudiziarie.

Ma l'autore si avvicina all'argomento consapevole della duplice natura di Cl, che per moltissime persone rimane essenzialmente una realtà di fede, alla quale affidare la propria vita, la propria spiritualità, non solo il proprio portafoglio.

 

«In Cl incontri la ragazza, ti sposi, fai figli, li educhi, sempre con ciellini e fra ciellini, è un vuoto che ti dà l'illusione della pienezza». La frase di Luigi Cortesi, psicoterapeuta cattolico, non certo un simpatizzante, rende involontariamente l'idea di una adesione totale che ancora oggi è il vero mistero di Cl, il suo segreto meglio custodito. Il viaggio di Pinotti nel sistema di valori del movimento è il tentativo di penetrare una realtà parallela, sotto gli occhi di tutti, ma impermeabile.

Il giornalista raccoglie le testimonianze dei simpatizzanti che affollano l'annuale meeting di Rimini, quelle dei delusi e dei nostalgici, le affianca alle parole dei Memores Domini, i militanti più severi che dedicano a Cl un'obbedienza rigorosa pur ricoprendo incarichi pubblici importanti, come lo stesso Formigoni.

 

E lascia il giudizio al lettore, non nascondendo di aver affrontato usato un approccio laico, per un argomento che tale non può essere, per definizione. Il fascino del movimento creato nel 1954 da don Luigi Giussani risiede proprio in questa continua dicotomia: le grisaglie di un ceto imprenditorial-politico nato e sviluppato all'interno di Cl non escludono gli abiti austeri dei gruppi di preghiera e le opere di carità.

Il lavoro di Pinotti, come tutte le sue precedenti inchieste, è documentato fino alla pignoleria. Esibisce documenti e circostanze difficilmente smentibili, elenca tutte le indagini che hanno sfiorato la galassia di Cl, da Oil for food alle presunte tangenti in Trentino.

 

Ma ha il merito di non fermarsi alle carte, raccolte e assemblate grazie all'aiuto di alcuni collaboratori, tra i quali gioca un ruolo importante Giovanni Viafora, cronista del Corriere del Veneto, che si è occupato dell'inchiesta della Procura di Padova sui fondi europei, con i vertici veneti della Compagnia delle Opere recentemente rinviati a giudizio.

C'è molto più di questo, infatti. C'è la cronaca della costruzione di un potentato. Nel corso degli anni Comunione e liberazione è diventata una «super lobby» e la Compagnia delle Opere, il suo braccio economico, ha cavalcato «l'amicizia operativa», ovvero il modello al quale si riferiva l'attuale governatore della Lombardia, per creare una rete che forse non ha eguali in Italia. Pinotti traccia i confini del regno, operando una mappatura completa dei professionisti, delle aziende e delle imprese che vanno a comporre un network ormai europeo.

 

Messi in fila, i numeri della Compagnia delle Opere fanno impressione: 34 mila imprese, mille aziende non profit, un fatturato complessivo di 70 miliardi di euro. La sezione milanese della Compagnia delle Opere conta 6.000 aziende di ogni tipologia, e nel 2008 vantava un numero di associati superiore a quello di Assolombarda. La crisi, sostiene Pinotti, ha giocato a favore della Cdo, perché molte imprese si sono avvicinate a Cl per godere della sua sussidiarietà, di un sistema protettivo che può contare su accordi con le principali banche italiane.

La radiografia dei business gestiti dalla Compagnia delle Opere si sofferma sulla sua espansione nel mondo universitario, dove la costruzione di residence e studentati diventa secondo l'autore la chiave di una «occupazione culturale» destinata a dare frutti negli anni a venire.

L'ultima parte del libro parla del futuro. «L'obiettivo di Cl? Il prossimo Papa, e il prossimo premier». La battuta, una delle poche anonime, è stata raccolta nella alte sfere del Vaticano. Prima di sorridere, ammonisce Pinotti, segnarsi questi due nomi. Roberto Formigoni e Angelo Scola, cardinale e patriarca di Venezia, considerato organico a Cl. L'impossibile è niente, per Comunione e liberazione.

 22-11-2010]

 

 

CRISI: VESCOVI PORTOGALLO, ORA BISOGNA TAGLIARE SUPER-STIPENDI MANAGER...
(ASCA) - I vescovi del Portogallo, al termine della loro assemblea plenaria, hanno manifestato la loro forte preoccupazione di fronte all'aggravamento delle difficolta' economiche del paese, criticando in particolare, 'l'attribuzione di remunerazioni, pensioni e rimborsi esorbitanti, comparate alla situazione di persone che si trovano private di minime e dignitose condizioni di vita'. 'Le misure di austerita' che sono state prese dal governo, per ottenere l'accoglimento favorevole dei cittadini, devono essere accompagnate da un serio intervento correttivo di disequilibri economici inaccettabili e di provocatorii attentati alla giustizia sociale: guadagni indebiti, meri profitti elettorali e opportunistici comportamenti non sono affatto utili al recupero nazionale' si legge nel documento diffuso al termine dell'incontro..

16-11-2010]

 

 

 

 

FERMATE RADIO VATICANA! (L’ONDA CHE UCCIDE) - DOPO “SOLI” 4 ANNI SI È CONCLUSA LA PERIZIA SULLE ANTENNE DI RADIO VATICANA, A SANTA MARIA DI GALERIA, ALLE PORTE DI ROMA - IL PERITO: “UNA ASSOCIAZIONE COERENTE, IMPORTANTE E SIGNIFICATIVA DI RISCHIO DI MORTE PER LEUCEMIA O DI AMMALARSI DI LEUCEMIA, LINFOMA E MIELOMA PER LUNGA ESPOSIZIONE AI RIPETITORI. RISCHIO DI MORTE PER LEUCEMIA 4,9 VOLTE SUPERIORE AL VALORE ATTESO” - I COMITATI CHIEDONO L’INTERRUZIONE IMMEDIATA DELLE TRASMISSIONI (TUMORALI)…

Dal "Corriere.it"

 

E' concluso l'incidente probatorio che era stato richiesto nel 2006 dalla Procura della Repubblica di Roma nell'ambito del procedimento penale nei confronti dei responsabili della Radio Vaticana. I risultati, che i comitati cittadini, definiscono «sconvolgenti», sono stati depositati nelle scorse settimane.

E indicano una associazione «coerente, importante e significativa» di rischio di morte per leucemia o di rischio di ammalarsi di leucemia, linfoma e mieloma per lunga esposizione residenziale ai ripetitori dell'emittente della Santa Sede fino a 12 chilometri di distanza da questa.

 

ESPLOSIONE - L'accertamento è stato condotto da Andrea Micheli, dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Responsabile dell'inchiesta è il pm Stefano Pesci.

Il perito ha spiegato, secondo un comunicato del Coordinamento dei Comitati di Roma Nord: «L'eccesso di rischio è clamorosamente alto. L'effetto è molto importante e non può essere dovuto al caso. I risultati ottenuti sono assolutamente impressionanti. Non siamo stati in grado di trovare un fattore di causa diverso dalla Radio Vaticana».

 

E poi ha aggiunto: «Non si può non pensare che lì sia successo qualcosa di importante per la vita di quelle persone, che non è spiegabile con altra causa che non siano le emissioni della Radio Vaticana. I risultati hanno a che fare con la dislocazione in cui queste persone hanno abitato nella loro vita e questi bambini hanno abitato nel loro periodo di vita. Livelli così elevati di rischio si riscontrano, nella letteratura scientifica, soltanto negli studi epidemiologici relativi alle zone che hanno subito gli effetti dell'esplosione di una bomba atomica».

DECESSI TRA IL 1997 E IL 2003 - Lo studio di mortalità ha analizzato i decessi per tutte le età avvenuti negli anni dal 1997 al 2003 per quelle patologie ed ha esaminato i 20 anni di storia abitativa antecedenti la data della morte, determinando, fino a 12 chilometri dalla Radio Vaticana, un fattore di rischio di morte per leucemia 4,9 volte superiore al valore atteso oltre i 12 km. di distanza ed un fattore di rischio pari a 1,7 volte se si considerano tutte le patologie tumorali del sistema emolinfopoietico (leucemie, linfomi, mielomi).

 

Il Coordinamento dei Comitati di Roma Nord chiede alle autorità nazionale e locali: «l'immediata sospensione delle trasmissioni della Radio Vaticana e la sua delocalizzazione in un luogo in cui non possa accrescere il rischio di morte e di malattie per gli esseri umani, oppure l`abbandono totale di questa obsoleta tecnologia in favore della diffusione satellitare dei propri programmi radiofonici».

Le associazioni vogliono anche «l'immediato blocco del rilascio di concessioni edilizie nel territorio oggetto di indagine».

 16-11-2010]

 

 

1-ALI AGCA VA A UNA TV TURCA E ACCUSA IL SEGRETARIO DI STATO VATICANO AGOSTINO CASAROLI (DEFUNTO), DI AVER ORCHESTRATO L’ATTENTATO CONTRO PAPA GIOVANNI PAOLO II - “NÉ LA CIA, NÉ IL KGB, NESSUN ALTRO POTERE COSPIRÒ CONTRO IL PAPA, FU TUTTO INTERNO” - 2- PECORELLI RIVELò CHE CASAROLI, E ALTRI 120 PRELATI, ERA ISCRITTO ALLA MASSONERIA - 3- QUEL DELITTO CAMUFFATO DA INFARTO DI PAPA LUCIANI. CONTRARISSIMO ALL’APERTURA DI PAOLO VI A UNA SCHIERA DI PIDUISTI - GELLI, ORTOLANI, SINDONA, CALVI -

Da "EL PAIS"
http://bit.ly/admEMk

 

- L'attentatore assicura: "fu un cardinale, Agostino Casaroli, numero due del Vaticano, a darmi l'ordine, nel 1981". Lo ha detto in un programma della tv turca TRT (per chi parla turco, qui il filmato: http://bit.ly/9A3G45 ).

- "Né la CIA, né il KGB, nessun altro potere cospirò contro il Papa, fu tutto interno"

- Agostino Casaroli su Wikipedia http://bit.ly/a10sJO

QUEL DELITTO CAMUFFATO DA INFARTO DI PAPA LUCIANI. CONTRARISSIMO ALL'APERTURA DI PAOLO VI A UNA SCHIERA DI PIDUISTI - GELLI, ORTOLANI, SINDONA, CALVI
di Alfio Caruso - Da La Stampa del 21/08/2006

Il mistero comincia sin dall'ora del decesso: intorno alle 23 del 28 settembre 1978, come dichiarato dal medico che esaminò il cadavere, o intorno alle 4 del 29, come affermato dai fratelli Ernesto e Arnaldo Signoracci, convocati per l'imbalsamazione?

Il dettaglio è ininfluente sia per i sostenitori della morte naturale, sia per i sostenitori del delitto camuffato da morte naturale, ma fotografa il groviglio di sospetti, maldicenze, contraddizioni che dal primo giorno accompagna l'improvvisa scomparsa di Albino Luciani eletto Papa, con il nome di Giovanni Paolo I, il 26 agosto 1978.

I trentatré giorni più convulsi nella storia del pontificato con l'immancabile comparsa del Terzo Segreto di Fatima, dovuta all'incontro del '77 fra l'allora cardinale Luciani e suor Lucia dos Santos, l'unica sopravvissuta dei tre fanciulli interlocutori della Madonna.

 

La sua elezione al soglio era stata una sorpresa per il grosso pubblico dei fedeli, ignari delle segrete cose, un po' meno per gli apparati della Chiesa. Nell'ultimo decennio, infatti, Luciani si era guadagnato la fiducia di Paolo VI, che l'aveva nominato cardinale e durante un viaggio in Laguna gli aveva imposto la stola papale sulle spalle.

L'ex curato di campagna veneto era attestato sulle posizioni dottrinali di Montini, benché sull'argomento più scottante, il controllo delle nascite, mostrasse un'apertura irritante per l'ala conservatrice del Vaticano. Cresciuto nella divulgazione quotidiana della fede, Luciani era l'uomo del sorriso, del contatto continuo con i credenti, di uno stile di vita immacolato, lontanissimo dalle tentazioni e dalle permissività della Curia romana. Forse fu proprio tale distanza a guadagnargli il favore del conclave. Bastarono tre votazioni per sbaragliare i favoriti Siri e Pignedoli.

Alla sua elezione avevano contribuito il partito italiano di Benelli e quello europeo del polacco Wojtyla, del belga Suenens, dell'olandese Willebrands, accomunati dal desiderio di avvicinare al mondo il trono di Pietro.

 

E gli atti iniziali del nuovo pontefice furono in questa direzione: abolizione del pluralis maiestatis (il «noi»), rifiuto dell'incoronazione quale cerimonia d'apertura, sofferta accettazione dello stemma gentilizio per non inimicarsi da subito la burocrazia papalina. Con la quale, però, lo scontro era inevitabile. E così ci si addentra subito nel dedalo di ostilità e inimicizie, che per i fautori del complotto costituisce il movente stesso dell'omicidio.

Luciani nutriva dal '72 scarsa simpatia per il vescovo Paul Marcinkus, numero uno dello Ior (Istituto opere religiose): aveva dovuto leggere sul Gazzettino che la Banca Cattolica del Veneto, di cui lui, in quanto patriarca di Venezia, aveva la guida spirituale, era stata ceduta al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Luciani aveva comunicato a Paolo VI il proprio dispiacere per esser stato tenuto all'oscuro, ma Marcinkus, autore della vendita, si era rifiutato di fornire spiegazioni. Quelle che invece, da papa, Luciani adesso pretendeva su molte operazioni della banca vaticana, senza probabilmente immaginare che il suo legittimo desiderio di trasparenza e di correttezza avrebbe messo a nudo i manovratori occulti dello Ior: Sindona, Calvi, Gelli.

 

La ricognizione sullo Ior comportava un esame accurato anche dei conti dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), presieduta dal cardinale francese Jean Villot, segretario di Stato e legatissimo a Montini. Villot si batteva per la continuità tra un pontificato e l'altro, di conseguenza si era già trovato in disaccordo con le prime scelte di Giovanni Paolo I.

Non a caso crescevano le voci di una sua imminente sostituzione con il cardinale Benelli, ex vice segretario di Stato, che egli stesso aveva contribuito a esiliare qualche anno prima a Firenze. E proprio in quei giorni il nome di Villot apriva la lista dei 121 ecclesiastici iscritti alla massoneria. L'elenco era stato pubblicato dalla rivista Op, diretta da Mino Pecorelli, membro della P2, al centro di trame e ricatti tra servizi segreti, finanza e politica.

Una mano anonima aveva inserito l'articolo nella rassegna stampa sfogliata ogni mattina dal Papa. Questi aveva subito chiesto al cardinale Felici se la lista potesse essere veritiera. Verosimile, era stata la risposta. L'elenco faceva impressione: oltre a Villot, comprendeva monsignor Agostino Casaroli, ministro degli Esteri della Santa Sede, il cardinale Ugo Poletti, vicario di Roma, il cardinale Sebastiano Baggio, Marcinkus, monsignor Donato De Bonis, dello Ior, don Virginio Levi, vice direttore dell'Osservatore Romano, padre Roberto Tucci, direttore della Radio Vaticana, monsignor Pasquale Macchi, segretario di Paolo VI.

 

Con il disincanto tipico del vecchio habitué di Curia, Felici osservò che liste simili circolavano da sempre e che la prassi era di non prenderle in considerazione. D'altronde, aggiunse con un pizzico di malizia, Paolo VI aveva varato un comitato per cancellare la scomunica che da secoli veniva comminata ai massoni e il cardinale Villot ne era apparso entusiasta.

Sentimento non condiviso da Luciani: per lui la massoneria incarnava il nemico di Roma. Pur intuendo che il suo amato Montini avesse aperto le porte delle mura leonine a una schiera di piduisti - Gelli, Ortolani, Sindona, Calvi - era contrarissimo a quell'insana commistione rivolta soltanto al profitto.

Il Papa proveniente da una famiglia di poveri operai socialisti ipotizzava una Chiesa che mettesse le proprie sostanze a disposizione degli ultimi. Esattamente il contrario di quanto avvenuto con il cardinale John Cody, responsabile dell'arcidiocesi di Chicago, il cui budget annuo sfiorava i 300 milioni di dollari dell'epoca.

 

Nei tredici anni d'incarico Cody aveva seminato malcontenti, cattivi affari e perfino uno scandalo sessuale: la sua eccessiva amicizia con una bionda signora, Helen Wilson, impiegata della cancelleria. Le aveva stornato centinaia di migliaia di dollari, compresi quelli necessari all'acquisto di una casa in Florida, ne aveva favorito gli affari del figlio. Il giorno della nomina cardinalizia di Cody, nella foto ufficiale la bionda Helen sorrideva alle spalle di Montini.

Nonostante la valanga di accuse e di rimostranze, Cody si era salvato grazie alla protezione di Marcinkus, originario di un sobborgo di Chicago, Cicero, e soprattutto sensibile alle cospicue donazioni elargite dal cardinale allo Ior. Ma la destituzione che Paolo VI aveva continuamente rinviato, Giovanni Paolo I si apprestava a compierla.

Ecco, dunque, completato il quadro di coloro che avrebbero beneficiato, e che poi in effetti beneficiarono, della scomparsa di Albino Luciani. Ovviamente manca la prova indiscutibile dell'assassinio. Il rapporto ufficiale parla d'infarto del miocardio, le supposizioni malevole fanno riferimento all'uso della digitalina, un farmaco che ne produce gli effetti, o a una dose eccessiva di Effortil, il medicinale assunto per ovviare alla bassa pressione.

Si è molto speculato sulla sparizione degli effetti personali del Papa (occhiali, pantofole, medicine); sull'annuncio che fosse morto tenendo in mano L'imitazione di Cristo - invece leggeva alcune carte, mai rintracciate e subito divenute l'elenco delle imminenti nomine -; sulla presenza di Marcinkus in Vaticano a un'ora per lui desueta; sulla decisione d'imbalsamare il corpo prima che fosse stabilita un'eventuale autopsia, pratica per altro insolita nel rigido protocollo pontificio;

 

sull'inattesa ispezione medica del 3 ottobre, alla vigilia del funerale, con l'annuncio che vi avevano presenziato due medici e i fratelli Signoracci, tutti concordi, invece, nello smentire di avervi preso parte. Inutile aggiungere che agli occhi dei complottardi l'ispezione si trasformò nell'autopsia, la quale avrebbe confermato l'avvelenamento e per questo motivo tassativamente negata.

Di avviso opposto la famiglia Luciani. Fratello, sorella, nipoti mai hanno dubitato della morte accidentale del famoso congiunto. La nipote prediletta, Pia, ha ricordato che al ritorno da un viaggio in Brasile allo zio era stato riscontrato un embolo nell'occhio: l'oculista ridendo gli aveva detto che se l'embolo si fosse fermato altrove sarebbe deceduto all'istante. 10-11-2010]

 

 

 

 


11 - THE WASHINGTON POST

IL PAPA CONVOCA UN SUMMIT DEI CARDINALI PER PARLARE DEGLI SCANDALI SESSUALI DELLA CHIESA
http://wapo.st/a8ahUj

 09-11-2010]

 

 

 

NEL NOME DI IOR, CHE CASINO! - LIN-GOTTI TEDESCHI IN PRESSING SUL SUO CARO TREMONTI: "TUTELARE LA PRIVACY SUI CONTI" - DOPO IL SEQUESTRO DI 23 MILIONI GLI ORDINI RELIGIOSI CORRENTISTI TEMONO CHE SI VIOLI LA RISERVATEZZA - CHI è IMBUFALITO è L´EX PRESIDENTE DELLO IOR CALOIA, STANCO DELLO SCARICA BARILE DI GOTTI: VUOLE SPAZIO SU "L’OSSERVATORE ROMANO" PER REPLICARE. "Altrimenti sarò costretto a usare altri mezzi di comunicazione"....

Orazio La Rocca per "la Repubblica"

 

«Trasparenza, rigore, ma anche privacy, riservatezza e persino qualche possibile forma di anonimato non del tutto differente rispetto al passato». È lunga, difficile e stretta la strada che - si apprende riservatamente da una autorevole fonte di Oltretevere - tra mille prudenze, distinguo e resistenze varie, si sta tentando di percorrere per varare la tanto sospirata riforma dello Ior (l´Istituto per le Opere di Religione), la banca vaticana finita nuovamente sotto inchiesta, questa volta per riciclaggio, su iniziativa della Procura di Roma.

In settimana se ne parlerà in un summit segreto e per molti versi inedito, tra il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, il ministro delle Finanze Giulio Tremonti e i responsabili degli ordini religiosi maschili e femminili titolari di conti correnti presso la banca vaticana.

Vale a dire quasi tutto lo zoccolo duro della clientela istituzionale dello Ior, congregazioni, missionari, ma anche sacerdoti, vescovi e cardinali, gran parte dei quali già avrebbero fatto sapere di essere poco disposti a vedere violata la tradizionale privacy sui loro conti così come la Banca d´Italia a norma di legge chiede al Vaticano. Preoccupazioni e riserve che i correntisti pontifici potrebbero esporre al ministro Tremonti per avere "lumi e consigli".

 

La notizia della singolare iniziativa - prevista per mercoledì - è filtrata ufficiosamente dalle stesse congregazioni religiose, i cui superiori generali erano stati convocati dalle autorità vaticane all´indomani del blocco deciso dai pm romani dei 23 milioni di euro movimentati dallo Ior su un´altra banca senza il rispetto delle norme di trasparenza previste dalle leggi italiane.

 

Blocco seguito anche dall´incriminazione dei vertici della banca vaticana, il direttore generale Paolo Cipriani e il presidente Gotti Tedeschi, il quale ha sempre assicurato che «presto sarà tutto chiarito con le autorità italiane», lamentandosi però del fatto che lo Ior attualmente pagherebbe le conseguenze negative delle passate gestioni.

Una tesi difensiva che Gotti Tedeschi ha più volte sottolineato anche in alcune interviste, chiamando indirettamente in causa il suo predecessore, Angelo Caloia (71 anni, docente di economia all´università cattolica Lumsa e presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano), fino al 23 settembre 2009 presidente dello Ior, dove era stato nominato nel 1989 da Giovanni Paolo II.

Ma dopo un anno dalla fuoriuscita dallo Ior - e specialmente da quando la banca vaticana è inquisita per riciclaggio - Caloia ha deciso di far conoscere ufficialmente ai piani alti della Curia pontificia il suo disappunto: non gli sta per niente bene che il suo successore dentro e fuori il Vaticano insinui il sospetto che sarebbe tutta colpa sua se l´Istituto per le Opere di Religione è di nuovo nel mirino delle giustizia italiana e che ancora oggi non è stato messo in grado di essere riformato secondo i criteri di trasparenza valuti dalla Banca d´Italia.

 

E per questo nei giorni scorsi ha portato a conoscenza con un dettagliato appello «a chi di dovere» che non è più disposto a tollerare, ad esempio, che il suo successore vada sostenendo («Lo ha fatto sulla stampa nazionale con interviste e commenti», lamenta con amarezza l´ex presidente) che le "colpe" degli attuali guai giudiziari della banca vaticana sarebbero da addossare alla sua passata gestione.

 

Ora, per una sorta di par condicio, Caloia chiede che l´Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, gli pubblichi un articolo per poter rispondere alle accuse fatte nei suoi confronti dall´attuale vertice Ior e per difendere la sua onorabilità umana e professionale. Secondo l´ex presidente per "giustificare" gli attuali problemi giudiziari dello Ior non è corretto rifarsi a una gestione che in 20 anni non ha mai creato problemi al Vaticano, tantomeno - assicura Caloia - in materia di infrazioni e normative bancarie.

Da qui la ferma richiesta, rimasta finora inascoltata, di potersi difendere con un editoriale sul quotidiano della Santa Sede. «Altrimenti sarò costretto a usare altri mezzi di comunicazione».01-11-2010]

 

 

IOR: IN ARRIVO RICORSO IN CASSAZIONE PER DISSEQUESTRO 23 MLN...
Radiocor - Lo Ior, come apprende Radiocor, presentera' ricorso in Cassazione contro la decisione con cui il Tribunale del Riesame di Roma, lo scorso 20 ottobre, ha confermato il sequestro dei 23 milioni di euro depositati in un conto aperto nella filiale romana del Credito Artigiano e messi sotto chiave dalla Procura di Roma. Il ricorso sara' depositato nei prossimi giorni da Vincenzo Scordamaglia, legale del presidente della banca vaticana, Ettore Gotti Tedeschi, indagato dalla Procura, insieme al d.g. Paolo Cipriani per omesse dichiarazioni in violazione della normativa antiriciclaggio.04.11.10

 

IOR, IL GIUDIZIO UNIVERSALE - I MAGISTRATI TIRANO FUORI I DOCUMENTI DELLA BANCA PAPALINA CHE VIOLANO LE NORME CONTRO IL RICICLAGGIO - LA SANTA SEDE INSISTE: C’È TRASPARENZA. MA NON RIVELA PER CONTO DI CHI TRASFERì I 23 MILIONI DI EURO E SI OPPONE ALLE ’’VERIFICHE RAFFORZATE’ DI BANKITALIA - PER LIN-GOTTI TEDESCHI è "UN attacco veemente alla credibilità della Chiesa" - "Lo Ior sta cambiando. Dal riciclaggio alla raccolta differenziata"....

1- NEL NOME DI IOR
Maurizio Crippa per "Il Foglio" - Lo Ior sta cambiando. Dal riciclaggio alla raccolta differenziata.

2- I GIUDICI SULLO IOR: COSÌ HA VIOLATO LE NORME CONTRO IL RICICLAGGIO - BANCA VATICANA IL SEQUESTRO DI 23 MILIONI.
L.D.G per il "Corriere della Sera"

«È documentalmente dimostrata la violazione degli obblighi penalmente sanzionati» dalle norme antiriciclaggio. Per il tribunale del riesame non ci sono dubbi: lo Ior non ha rispettato le regole quando ha chiesto al Credito Artigiano di trasferire 23 milioni di euro alla JP Morgan Frankfurt (20 milioni) e alla Banca del Fucino (tre milioni). È questo il motivo alla base della conferma del sequestro preventivo disposto dal giudice Maria Teresa Covatta a settembre.

«Pur richiesto dall'interlocutore bancario - si legge nell'ordinanza firmata dal presidente del collegio, Claudio Carini - l'istituto vaticano non ha comunicato per chi (per sè o per eventuali terzi di cui comunicare le generalità) intendesse eseguire le due operazioni, nè la natura e lo scopo delle stesse».

Nell'inchiesta sono indagati il presidente dell'Istituto per le opere di religione, Enrico Gotti Tedeschi, e il direttore generale, Paolo Cipriani. Li difende il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi: «I responsabili dello Ior, preso atto delle motivazioni addotte dal tribunale del riesame, confermano la volontà di proseguire sulla linea della trasparenza di tutte le operazioni finanziarie e confidano di poter offrire al più presto i chiarimenti richiesti nelle sedi e agli organismi competenti».

Aggiunge l'avvocato Vincenzo Scordamaglia: «Gli organismi internazionali competenti hanno assicurato che lo Ior sarà iscritto alla white list. Al più presto depositerò questa documentazione in procura».

Ma una memoria consegnata dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Stefano Rocco Fava al tribunale del riesame pone un'ipoteca sulle trattative in corso per accedere alla white list: quelle con via Nazionale, parallele ai contatti con l'Ocse e il Gafi (Gruppo di azione finanziaria internazionale) a Parigi.

«Si rileva - si legge nel documento - che la Banca d'Italia, nella relazione del 6 ottobre 2010 tramessa a questo ufficio, ha indicato come del tutto infruttuose tali consultazioni». E ancora: «Sono emerse difficoltà nell' applicazione dell'articolo 28», che prevede che lo Ior, in quanto banca extra Ue, sia sottoposto a verifiche rafforzate».

3- «SULLO IOR ATTACCO ALLA CHIESA»
R. Fi. per il "Corriere della Sera" - Dell'inchiesta sulle presunte violazioni delle norme antiriciclaggio Ettore Gotti Tedeschi non parla. Il presidente dello Ior non ha tuttavia dubbi che sia in atto un «attacco veemente alla credibilità della Chiesa». Secondo il presidente dello Ior, intervenuto ieri a Fermo alla conferenza sull'ultima enciclica papale, l'attacco «è iniziato appena sei mesi dopo l'uscita dell'enciclica "Caritas in veritate", con gli attacchi alla persona del Papa, i fatti legati alla pedofilia e continua ancora adesso con le vicende che mi vedono coinvolto». Vicende che riguardano lo Ior e alcuni movimenti di denaro su cui è in corso un'indagine [25-10-2010]

 

 

WOJTYLA SANTO SUBITO! - I PRIMI A CAPIRE LE POTENZIALITà RIVOLUZIONARIE DEL FUTURO PAPA FURONO I SERVIZI SEGRETI POLACCHI FIN DAL 1946 - Tra il 1946 e il 1978 IL REGIME DI VARSAVIA spiò ogni movimento e discorso di Karol. Usando anche preti infiltrati per entrare nelle sue stanze dopo che divenne vescovo - NON A CASO IL GRANDE PICCONATORE DEL MURO COMUNISTA FU IL futuro papa Giovanni Paolo II (CON I SOLDI DI CALVI, GARDINI E BANDA DELLA MAGLIANA

Karol Wojtyla

(Adnkronos) - Tra il 1946 e il 1978 gli organi di polizia polacchi spiarono ogni movimento e discorso di Karol Wojtyla. Usando anche preti infiltrati per entrare nelle sue stanze dopo che divenne vescovo, il regime comunista polacco intui' tuttavia in ritardo la vera 'pericolosita'' del futuro papa Giovanni Paolo II.

E' il quotidiano della Cei 'Avvenire', con un articolo di Luigi Geninazzi basato su un libro appena uscito in Polonia, a presentare il ritratto di Wojtyla visto, descritto e analizzato dai suoi 'nemici', gli uomini del regime di Varsavia incaricati di sorvegliarlo, pedinarlo e controllarlo passo dopo passo. Si tratta dei documenti conservati negli archivi del SB, i servizi segreti polacchi, redatti dagli informatori dal 1946 al 1978, vale a dire dal primo giorno di sacerdozio fino all'ascesa al pontificato.

 

Il libro 'Ku prawdzie i wolnosci' (Verso la verita' e la liberta'), che ha per sottotitolo 'Gli organi di sicurezza comunisti e Karol Wojtyla', edito da Wam, la casa editrice dei gesuiti di Cracovia, e' il terzo volume di una collana dedicata agli 'Indomiti', coloro che si sono opposti alla dittatura rossa.

 

Ne esce una testimonianza di eroicita' quotidiana e di santita', scritta involontariamente da chi odiava la Chiesa. La prima scheda della polizia risale al maggio 1946 quando Wojtyla, non ancora sacerdote, e' tra i membri dell'organizzazione studentesca 'Bratia Pomoc', Soccorso fraterno, che svolgeva un'attivita' culturale patriottica. La sorveglianza nei suoi confronti diventa costante a partire dal 1952, allorche' il governo di Varsavia lancia una durissima campagna anti-religiosa che culmina con l'internamento del Primate di Polonia, il cardinale Stefan Wyszynski, e gli arresti di molti sacerdoti e vescovi.

 

Nel rapporto Sb del 2 ottobre 1953 si puo' leggere il resoconto di una dichiarazione molto preoccupata di don Wojtyla: 'Sono pronto al peggio, tanto piu' che molti preti non nascondono la volonta' di collaborare col regime. Ci aspettiamo una forte infiltrazione tra i nostri seminaristi e quindi dobbiamo vigilare, proprio come fanno i nostri avversari'.

 

Si tratta di un giudizio che dimostra 'la grande sensibilita' del giovane sacerdote per l'unita' del clero minacciata dalla propaganda governativa', ha detto ad 'Avvenire' Marek Lasota, direttore della sezione di Cracovia dell'Ipn, l'Istituto per la memoria storica che conserva buona parte degli archivi dell'epoca comunista.

Il futuro Papa e' gia' nel mirino e la rete degli informatori attorno a lui diventa sempre piu' stretta. Nel 1958, a soli 38 anni, Wojtyla diventa vescovo e i confidenti dei servizi segreti sottolineano che la sua nomina e' stata accolta 'con soddisfazione dal clero', ricordando poi che 'il neo-vescovo continua a presentarsi con una talare vecchia e logora, si dice che dia tutto ai poveri a tal punto che qualcuno ha organizzato una colletta per

 

Dai rapporti della polizia emerge l'assillo per gli incontri informali che monsignor Wojtyla organizza in curia. A questo punto diventano essenziali gli infiltrati, preti che fanno il doppio gioco e che cercano in tutti i modi di entrare di nascosto nelle stanze del vescovo. A leggerli oggi sembrano tentativi buffi e ridicoli, ma dicono fino a che punto erano decisi a spingersi nel controllo totale delle persone. Anche perche' non riuscivano ad avere le idee chiare.

Nel 1964, quando Wojtyla diventa arcivescovo di Cracovia, viene descritto come 'un moderato, uno poco aggressivo che vuole evitare conflittualita'' ma al tempo stesso si nota che 'i suoi interventi pubblici insistono sui diritti sociali e in genere contengono concetti filosofici molto difficili da capire per l'ascoltatore medio'.

Nasce qui il grande abbaglio del regime comunista che tende a considera il presule di Cracovia 'un intellettuale astratto', non pericoloso dunque. Ma le informative si riempiono di stizza quando si batte per costruire una chiesa nel quartiere operaio di Nowa Huta. E ancor piu' quando, nei primi anni Settanta, il cardinale Wojtyla lancia una vera e propria battaglia per 'la liberta' di educazione'.

 

- Il regime inizia a temerlo perche' 'pur non professando apertamente un'ostilita' politica e' molto dannoso dal punto di vista ideologico, specialmente per il suo influsso sugli intellettuali'. Ma chi erano gli informatori? Quasi tutti furono reclutati tra il clero, dapprima con la forza, poi blanditi con ricompense o addirittura convinti che la loro attivita' non fosse una delazione ma un contributo al miglioramento dei rapporti Stato-Chiesa.

E' una squallida galleria di preti ricattati per le loro debolezze, non solo di tipo sessuale. E tutti manovrati dalla famigerata IV Divisione del Ministero degli Interni, incaricata di sorvegliare gli uomini di Chiesa. A questo scopo nel 1969 venne stilata una circolare segreta con 98 richieste ai confidenti, un elenco dettagliato di domande sulla vita quotidiana del cardinale di Cracovia, cosa fa appena alzato, fuma, gioca o beve alcolici, quali programmi tv guarda, quando va dal dentista e perfino, che dopobarba usa...

 22-10-2010]

 

 

PAPA GIULIETTO! - LIN-GOTTI TEDESCHI, NEL PIENO DELLA BURRASCA PER LA BANCA VATICANA (RICICLAGGIO, OPERA PIA), TROVA IL TEMPO PER UNA DICHIARAZIONE D’AMORE A TREMONTI, “IL MINISTRO PIÙ APPREZZATO E STIMATO D’EUROPA” - FORSE PERCHÉ SUPERGIULIO LO HA NOMINATO, NELL’ORDINE: CONSIGLIERE DEL MINISTERO PER GLI “AFFARI ECONOMICI ED ETICI”, CONSIGLIERE DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI, E CONSIGLIERE DELLA SGR APPENA NATA IN SENO ALLA CASSA? FORSE...

John Hawkins per il settimanale "Soldi"

 

«Non posso esprimere giudizi sulla classe politica italiana in generale ma credo che Giulio Tremonti sia il ministro dell'Economia più apprezzato e stimato da tutti in Europa». Ettore Gotti Tedeschi, presidente dell'Istituto per le Opere di Religione (Ior), non poteva essere più esplicito nel tessere le lodi del titolare del Mef.

 

C'è da chiedersi perché il "banchiere di Dio", finito da poco sotto indagine per una brutta storia di riciclaggio, tessa in modo così sistematico gli elogi del commercialista di Sondrio diventato il più importante ministro del governo di Silvio Berlusconi, se non addirittura il suo "commissario".

 

Le ragioni sono molteplici ma non c'è chi non veda che il processo di avvicinamento di Tremonti a Gotti Tedeschi è stato lungo e meticoloso, scandito da una serie di nomine su poltrone che contano. Qualcuno sostiene che l'amicizia fra i due sia di lungo corso, ma certamente ha subìto un'accelerazione col ritorno di SuperGiulio sulla scrivania che fu di Quintino Sella e con la nomina di Gotti Tedeschi a successore di Angelo Caloia alla testa della banca del Papa: il 12 luglio del 2008, infatti, Tremonti nomina l'uomo già esponente di punta della potente banca spagnola Santander in Italia, quale consigliere del Mef per gli affari economico-finanziari ed etici.

 

Quasi contemporaneamente la firma di Gotti Tedeschi debutta sul quotidiano confindustriale "Il Sole 24 Ore" diretto da Gianni Riotta, all'epoca in cui il presidente dell'associazione degli industriali Emma Marcegaglia andava d'amore e d'accordo col governo e con Tremonti. Nel settembre del 2009 il banker, esponente dell'Opus Dei e che già lavorò alla Akros del defunto finanziere Gianmario Roveraro, viene nominato presidente dello Ior dal segretario di stato del Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, considerato molto vicino all'attuale esecutivo.

 

Qualche mese prima Tremonti lo aveva chiamato nel board della Cassa Depositi e Prestiti, il braccio armato finanziario del ministro. Per Gotti Tedeschi s'era trattato di un ritorno visto che nel consiglio d'amministrazione della Cdp c'era già stato fin dalla sua costituzione nel 2003 per uscirne nel 2007.

Ma Tremonti, che per il suo futuro politico ha strenuo bisogno di una "sponda" vaticana che non ha mai avuto, regala un'altra poltrona al banchiere di Dio, quella di consigliere della nuova Cdp Sgr, che Gotti Tedeschi occupa quasi contestualmente all'entrata come vicepresidente nel board di Industria e Innovazione, la newco quotata che opera nel business delle energie rinnovabili e che è presieduta da Giuseppe Garofano, un altro finanziere di lungo corso vicino all'Opus Dei. [22-10-2010]

 

 

WHAT’S IOR NAME? - FINIRÀ CHE I 23 MLN PASSATI PER IL CREDITO ARTIGIANO SARANNO L’ULTIMO DEI PROBLEMI PER LIN-GOTTI TEDESCHI - PER CONVINCERE IL TRIBUNALE DEL RIESAME A NON DISSEQUESTRARE LA CIFRA I PM PRESENTANO UNA MEMORIA CON ALTRE MOVIMENTAZIONI, PRESTANOME E SOMME FRAZIONATE PER IL SEGRETO SULL’UTILIZZO DEI SOLDI (DA UN CONTO PRELEVATI 140 MLN IN CONTANTI!) - E TRA I NOMI NON POTEVA MANCARE EVALDO BIASINI, IL ’DON BANCOMAT’ DELLA “CRICCA

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

 

Movimentazioni bancarie senza indicare né i beneficiari dei prelevamenti né le causali di ogni operazione, come invece prevede la legge. La scelta dei pubblici ministeri di Roma di consegnare al tribunale del Riesame una memoria con l'elenco di alcuni casi già verificati, aveva un obiettivo preciso: dimostrare che l'operazione per il trasferimento dei 23 milioni di euro dal Credito Artigiano a una banca d'affari tedesca non era affatto un episodio sporadico frutto di un equivoco», come hanno sostenuto i vertici dello Ior.

Perché l'indagine più ampia avviata un anno e mezzo fa per riciclaggio ha consentito di scoprire decine di casi analoghi. Ma soprattutto ha fatto emergere il sospetto che i titolari dei conti aperti dello stesso Ior presso istituti di credito italiani siano in realtà dei prestanome di clienti ricchi e famosi.

 

Tra loro ci sono numerosi prelati. Come Evaldo Biasini, don Bancomat per la «cricca» dei Grandi Appalti, che ha spostato 50.000 euro da quello stesso conto che utilizzava tra l'altro per favorire il costruttore Diego Anemone. Oppure come il sacerdote che ha ricevuto e poi «girato» a un imprenditore 300.000 euro provenienti da San Marino.

 

La relazione firmata dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Stefano Rocco Fava analizza proprio queste tre operazioni «a titolo esemplificativo» per mostrare il funzionamento del sistema. Si scopre così che nel novembre 2009, da un deposito dello Ior presso una filiale di Intesa San Paolo, sul quale era delegato ad operare il direttore generale Paolo Cipriani, sono stati prelevati 600.000 euro. I vertici della banca sollecitano chiarimenti, ma dallo Ior vengono fornite giustificazioni non ritenute sufficienti a comprendere per quale motivo siano stati movimentati quei soldi.

Genericamente si parla di finanziamenti destinati alle attività missionarie: troppo poco per spiegare un prelevamento così ingente. E così scatta la segnalazione di operazione sospetta (Sos) per la Banca d'Italia. Vengono analizzati tutti gli «estratti» ed emerge che nel corso del 2009 da quel conto sono stati presi 140 milioni di euro in contanti. Una cifra immensa che avrebbe preso decine di rivoli e adesso sono in corso verifiche per scoprire dove sia finito il denaro.

 

Il sistema di «riciclaggio» che sarebbe stato individuato dai finanzieri del nucleo di polizia valutaria e illustrato in una informativa consegnata ai pubblici ministeri prevede il «frazionamento» delle cifre per evitare che si possa risalire alla destinazione finale dei soldi. Ed è proprio il meccanismo che sarebbe stato utilizzato anche sul conto aperto dallo Ior presso Unicredit e intestato a un sacerdote che in realtà sembra essere lo «schermo» di un imprenditore. In questo caso la Sos è partita quando da San Marino sono arrivati 300.000 euro, subito prelevati da un imprenditore mentre altri 50.000 euro sono finiti contemporaneamente a una tale signora Maria Rossi.

 

Alla richiesta di chiarimenti sui rapporti tra il titolare del deposito e i due beneficiari, i responsabili della banca vaticana hanno sostenuto che si trattava della madre dell'imprenditore ma è bastata una verifica neanche troppo approfondita per scoprire che non era affatto così. In realtà il prete sarebbe stato utilizzato esclusivamente per «schermare» il passaggio dei soldi che arrivavano dall'estero.

Quello di «schermo» è un ruolo che don Evaldo avrebbe ricoperto più volte come era stato accertato durante l'inchiesta sugli appalti per i «Grandi Eventi», che adesso sembra trovare un'importante conferma nelle movimentazioni scoperte. Nel 2009 il sacerdote ha infatti emesso due assegni per un totale di 50.000 euro dalla banca delle Marche lì dove erano intestatari dei conti il provveditore Angelo Balducci, il costruttore Diego Anemone, il commercialista di entrambi Stefano Gazzani. Ma soprattutto la segretaria dello stesso Anemone, Alida Lucci, che negli ultimi due anni avrebbe gestito per conto del suo capo 30 depositi, di cui 23 ancora operativi.

 

L'indagine ha accertato che i titoli sono stati poi depositati da don Evaldo sul conto Ior presso Intesa San Paolo ma ancora non si conosce il destinatario finale anche se il sospetto è che si tratti di un «lavaggio» dei soldi provenienti proprio da uno dei componenti di quella «cricca» che si sarebbe spartita gli incassi dei lavori pubblici affidati da Balducci alle imprese del gruppo che fa capo ad Anemone.

Del resto sono state le intercettazioni telefoniche a rivelare come il giovane imprenditore si rivolgesse proprio al sacerdote quando aveva bisogno di contanti da elargire senza lasciare tracce compromettenti. E dunque nuovi accertamenti sono già stati disposti per verificare tutte le altre operazioni che possono essere transitate sul conto Ior di Intesa San Paolo o su altri depositi dell'istituto di credito della Santa Sede che erano intestati a lui.

 21-10-2010]

 

 

WHAT’S IOR NAME - PESSIME NOTIZIE PER LIN-GOTTI TEDESCHI, IL TRIBUNALE DEL RIESAME CONFERMA IL SEQUESTRO DEI 23 MILIONI € DEPOSITATI SU UN CONTO DEL CREDITO ARTIGIANO SPA

 (ANSA) - Il tribunale del Riesame ha confermato il sequestro in via preventiva dei 23 milioni di euro dello Ior depositati su un conto del Credito Artigiano Spa. Il sequestro era stato disposto dal Gip del Tribunale di Roma Maria Teresa Covatta, accogliendo le richieste del procuratore aggiunto Nello Rossi e del sostituto Stefano Rocco Fava, nell'ambito di un'inchiesta su presunte omissioni legate alle norme antiriciclaggio da parte della banca vaticana.

 

L'inchiesta della Procura di Roma vede indagati il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi ed il direttore generale Paolo Cipriani. L'azione penale è partita sulla base di una segnalazione dell'Unità informazioni finanziarie (Uif), la quale, il 15 settembre scorso, aveva già disposto la sospensione per cinque giorni, perché ritenute sospette, di due operazioni disposte dallo Ior sul conto aperto presso la sede romana del Credito Artigiano.

Si tratta della movimentazione di 20 milioni destinati all'istituto di credito tedesco J.P. Morgan Frankfurt e di altri tre milioni destinati alla Banca del Fucino. Sul conto sono depositati complessivamente 28 milioni di euro.

  [20-10-2010]

 

 

salutame bertone! - Ruini ritorna. Nell’arco di cento giorni due suoi pupilli, mons. Fisichella e mons. Nosiglia, sono balzati a cariche importanti - non solo: sulla scena pubblica rientra Dino Boffo. Tra poche settimane, il 2 dicembre, ruini riunirà a Roma l’intellighenzia cattolica per discutere del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia - i debiti di Papa Ratzinger verso don camillo....

Marco Politi per Il Fatto

 

Ruini ritorna. Nell'arco di cento giorni due suoi pupilli, mons. Fisichella e mons. Nosiglia, sono balzati a cariche importanti: presidente del Consiglio pontificio per la nuova evangelizzazione il primo, arcivescovo di Torino il secondo. C'era chi frettolosamente lo dava per tramontato, quando Ruini qualche anno fa lasciò le cariche, che per quasi un ventennio ne avevano fatto uno dei porporati più potenti di Santa Romana Chiesa.

Il 7 marzo 2007 aveva abbandonato la presidenza della Conferenza episcopale italiana e l'anno seguente il posto di Vicario per la città di Roma. Sembrava che nello spoil-system (che vige anche in Vaticano) il nuovo Segretario di Stato cardinale Bertone avesse occupato tutte le caselle. Ma una personalità come Ruini, uno dei porporati intellettualmente più attrezzati e il più politico d'Italia, non può essere messa in un angolo.

 

Le affinità con Benedetto XVI
Papa Ratzinger gli deve non soltanto l'appoggio in conclave nella giornata decisiva che lo ha portato sul trono, ma anche la prima vittoria politica da pontefice. Quel 75 per cento di astenuti, che nel 2005 decretò la sconfitta del referendum sulla fecondazione artificiale. E soprattutto la sua sintonia a confortare Benedetto XVI in una fase dell'esistenza, in cui il pontefice sente il bisogno di appoggiarsi esclusivamente a ex collaboratori del Sant'Uffizio (come Bertone alla Segretaria di Stato, mons. Amato alle Cause dei santi, mons. Zimowski alla pastorale della Sanità) oppure a ecclesiastici di provata fedeltà perché provenienti dalla cerchia di cardinali a lui vicini. E il caso di Fisichella e di Nosiglia, che sono uomini di Ruini.

I successi dei suoi due uomini
Fisichella, oltre ad avere retto l'Università Lateranense, è stato vescovo ausiliare di Roma con Ruini dal 1998, mentre mons. Cesare Nosiglia è stato anche lui vescovo ausiliare nella Capitale nell'era ruiniana e soprattutto ha ricoperto incarichi di stretta fiducia: relatore generale del Sinodo di Roma, presidente della commissione Cei per l'educazione, presidente del comitato italiano per la Giornata mondiale della gioventù. Come presidente del Consiglio nazionale della scuola cattolica ha condotto d'intesa con Ruini tutte le battaglie per la piena parificazione e il finanziamento degli istituti confessionali.

 

Nominato vescovo di Vicenza nel 2003, Nosiglia è stato eletto quest'anno vicepresidente della Cei per l'area Nord. Ora, per decisione di papa Ratzinger, approda alla diocesi di Torino, fra le più prestigiose del Paese. Con queste nomine sono tre gli stretti collaboratori di Ruini, che nel loro futuro hanno la porpora cardinalizia. Fisichella, Nosiglia e mons. Giuseppe Betori, ex segretario della Cei e arcivescovo di Firenze dal 2008.

Lo stesso cardinal Ruini, tuttavia, ha ricevuto da Benedetto XVI una nuova missione di grande delicatezza. Dal marzo scorso guida la commissione internazionale, che indaga sul fenomeno delle apparizioni mariane a Medjugorje. Ruini ha con sé un gruppo di venti commissari di vari paesi e riferirà direttamente al Papa e alla Congregazione per la dottrina della fede.

Un convegno sull'Unità d'Italia
L'ex presidente della Conferenza episcopale, peraltro, continua a occuparsi dell'Italia, anzi dal suo seggio di responsabile della commissione per il Progetto culturale (il vero think-tank della Cei) affronta i temi nodali del Paese con un lavoro di ampio respiro. Tra poche settimane, il 2 dicembre, riunirà a Roma l'intellighenzia cattolica per discutere del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia.

 

Sulla copertina dell'invito sventola inequivocabile un grande tricolore a sottolineare l'impegno dell'episcopato per la tutela della unità nazionale e per un federalismo solidale e non disgregatore. Sarà l'occasione per il rientro sulla scena pubblica di Dino Boffo. L'ex direttore dell'Avvenire, insieme con Giuliano Amato, Lucio Caracciolo e Giuliano Ferrara, esaminerà in una tavola rotonda le prospettive di sviluppo della nazione italiana.

 

L'anno scorso, per la stessa data, Ruini aveva organizzato a Roma uno stimolante convegno su Dio e inoltre aveva pubblicato un Rapporto sulla Sfida educativa (edito da Laterza). Tema cruciale in un momento di disfacimento di regole di comportamento e norme etiche, testimoniato dal crescente esplodere di violenza quotidiana e dall'incremento di malaffare e malapolitica. L'equipe guidata da Ruini ha affrontato la questione formativa in tutte le dimensioni: scuola, famiglia, lavoro, disagio giovanile, consumi, mass media, sport, spettacolo. Nella convinzione che la formazione del cittadino è essenzialmente educazione alla capacità di mettere in relazione libertà e convivenza.

 

Educare alla libertà, è scritto nel Rapporto sulla sfida educativa, significa formarne l'attitudine alla socialità secondo le sue virtù (lealtà, iniziativa, servizio, solidarietà ecc.) e secondo la sua naturale apertura politica locale, nazionale, mondiale. E una premessa di base laica, su cui Ruini invita al confronto le più diverse agenzie formative e correnti culturali.
Per la fine dell'anno prossimo il cardinale e la commissione per il Progetto culturale della Cei stanno preparando, infine, un secondo rapporto dedicato al problema demografico. Un altro nodo della società italiana.

 

Il Papa e la sfida educativa
Sulla crisi in corso interviene lo stesso Benedetto XVI nel messaggio alle Settimane sociali cattoliche di Reggio Calabria. Il Papa denuncia il propagarsi della disoccupazione e della precarietà che impedisce ai giovani di realizzarsi, producendo disorientamento, sfiducia, diffidenza e disimpegno. Ratzinger rilancia l'esigenza di una nuova generazione di politici cattolici per uscire dalla ricerca del proprio interesse esclusivo e perseguire insieme il bene del Paese. Riprendendo il tema della sfida educativa, il pontefice esorta all'impegno socio-politico per contrastare "egoismo, cupidigia dei beni, bramosia di carriera".

 15-10-2010]

 

 

NO OSTIA, NO MARTINI! APRE A ROMA IL PUB DEL VATICANO - AL “GIOVANNI PAOLO II” CI SARANNO CONCERTI, PRESENTAZIONI DI LIBRI, MOSTRE, PLAYSTATION, INSOMMA BIRRA & CACIARA, E TUTTO SOTTO LA BASILICA DI SAN CARLO AL CORSO - TRA I PROMOTORI CI SONO LA DIOCESI DI ROMA E LE ACLI, CHE VOGLIONO DARE UN SENSO “SPIRITUALE E CULTURALE, MA IN ALLEGRIA” PER QUEI RAGAZZI CHE “VAGANO NELLA NOTTE IN CERCA DI QUALCOSA CHE POSSA RIEMPIRE LA LORO VITA

Ester Palma per il "Corriere della Sera"

 

La frase evangelica «Dammi da bere» scritta sul muro dietro al bancone del bar, playstation e spazi per mostre, concerti dal vivo e presentazioni di libri: è il pub «Giovanni Paolo II», che aprirà giovedì 14, in vicolo del Grottino, nei locali sotto la Basilica di San Carlo al Corso. L'iniziativa è della Diocesi di Roma, con il sostegno delle Acli.

«Vogliamo proporre serate di divertimento e incontri, ma anche di cultura e spiritualità - spiega Gianluigi De Palo, presidente delle Acli romane - Per tutti i ragazzi stanchi delle notti un po' vuote». Un pub che è anche una proposta religiosa e culturale, ma dove si può bere una birra o fare una partita alla playstation con gli amici. Magari ascoltando un po' di musica o partecipando alla presentazione di un libro.

Tutto questo, e molto altro, sarà il «Giovanni Paolo II», inaugurato qualche giorno fa (c'erano anche il sindaco Alemanno e il vescovo Ernesto Mandara, ausiliare per il Centro città) nei grandi locali sotto la basilica di S. Carlo al Corso, con ingresso da vicolo del Grottino.

 

La vera apertura è prevista per il 14, dalle 19 a mezzanotte. «Per ora il pub sarà attivo i giovedì, venerdì e sabato con questo orario, poi vedremo anche la risposta del pubblico e decideremo se eventualmente ampliare gli orari», spiega Massimo Camussi, uno dei responsabili del locale. Che è bello, ampio e ben curato, con i grandi spazi che si prestano a ospitare varie iniziative. «Ci saranno gruppi musicali dal vivo, mostre, libri e incontri su vari temi - spiega Gianluigi De Palo, presidente delle Acli di Roma e fra i promotori dell'iniziativa - Certo, tutto avrà un senso culturale e anche spirituale, ma in allegria, in amicizia. Qui i ragazzi devono incontrarsi e divertirsi, prima di tutto».

 

Perchè il pub è ovviamente aperto a tutti, non c'è certo bisogno di essere cristiani (ma di sottoscrivere una tessera gratuita sì, visto che è un centro culturale) per passare una serata al «Giovanni Paolo II»: «Anzi, vorremmo far dimenticare l'idea secondo cui essere cattolici significa essere tristi e senza voglia di divertirsi - spiega ancora De Paolo - Il concetto è che "cattolico è divertente", che la Chiesa di Roma vuole riprendersi la notte, in cui i ragazzi spesso vagano senza sapere dove andare, annoiati dai locali tradizionali e in cerca, anche se forse neanche se ne rendono bene conto, di qualcosa di più che possa riempire la loro vita. Ecco, noi quel qualcosa possiamo offrirlo, se ne hanno voglia».

 

I locali che ospitano oggi il pub erano già stati utilizzati per la Gmg del 2000 con punto di informazione. Negli anni successivi avevano fatto da luogo di incontro saltuario per alcuni studenti del Seminario Maggiore e altri giovani, per alcune esperienze di evangelizzazione.

Ora grazie al sostegno delle Acli si è concretizzato un progetto che la Diocesi di Roma aveva da anni. Se Sant'Agnese in Agone offre già da anni ai giovani che la sera si riversano in centro momenti di preghiera e meditazione, mancava un luogo di divertimento «costruttivo», come spiega ancora Camussi. Tutto nasce proprio dalla Gmg del 2000, al messaggio di papa Wojtyla ai giovani venuti da tutto il mondo nell'anno del Giubileo per incontrarsi sulla spianata di Tor Vergata: «Non vi rassegnerete».

«Abbiamo lavorato in quello spirito e continuiamo a farlo - spiega De Palo - Per esempio sul bancone del bar abbiamo fatto scrivere la frase evangelica "Dammi da bere", un modo per ricordare il nostro messaggio, ma con un filo d'ironia. E abbiamo già ricevuto parecchi suggerimenti per altre frasi da scrivere nelle varie zone del locale».

 12-10-2010]

 

IL SEGRETO DEL SEPOLCRO PROFANO - DE CATALDO SULLE LEGGENDE DELLA TOMBA DI RENATINO DE PEDIS A SANT’APOLLINARE: “LA DEVOZIONE RELIGIOSA DI BOSS E SOLDATI DEL CRIMINE È UN FATTO STORICAMENTE ASSODATO MA LA VERITÀ NON È LÌ - LA SEPOLTURA IN BASILICA È UN ASPETTO SPETTACOLARE E VAGAMENTE SINISTRO, MA NON PARTICOLARMENTE INQUIETANTE. SE NON FOSSE PER L’INSPIEGABILE RETICENZA OPPOSTA DAL VATICANO LUNGO TUTTO L´ARCO DELLA VICENDA ORLANDI

Giancarlo De Cataldo per "la Repubblica"

La vicenda, a dir poco singolare, della sepoltura di Enrico de Pedis, "Renatino", nella basilica di Sant´Apollinare, praticamente in terra consacrata, non è che il corollario spettacolare di uno dei filoni più avvincenti della storia infinita della Banda della Magliana: quello dei rapporti fra la Banda e la Chiesa. O, per meglio dire, fra alcuni dei capi e qualche uomo di chiesa.

E, come molti dei misteri del nostro recente passato, anche il tema del prezioso sepolcro di "Renatino" a due passi da Piazza Navona da un lato germina leggende a getto continuo, dall´altro viene ciclicamente riproposto. Anche se non si tratta certo di una notizia dell´ultima ora: se ne parla da almeno una dozzina d´anni, e, negli anni, si sono alternate prese di posizione ora sdegnate, ora imbarazzate, ora improntate a uno sfrenato minimalismo.

Ci sono due aspetti da sottolineare. Entrambi discendono dalla peculiare natura della Banda della Magliana. Un´organizzazione criminale che, ai tempi d´oro, poteva vantarsi di controllare la "malaroma" e anche più di qualche pezzo di quella "buona". Avevano rapporti con tutta l´Italia che conta, quei "bravi ragazzi": spioni deviati, imprenditori spregiudicati, mafiosi, eredi nostalgici del Terzo Reich, napoletani e massoni anch´essi deviati (certo che a rileggere la storia "nera" d´Italia c´è da sospettare che "deviato" sia chi non s´è mai allontanato dalla retta via!).

Alcuni di quelli che non facevano parte della Banda, ma che con la Banda facevano ottimi affari, sono tutt´ora in circolazione. Un giorno, qualcuno scriverà una Storia d´Italia sotto il profilo della longevità di certi abilissimi "operatori" della zona di confine fra il sottomondo criminale e l´economia di mercato. Eterni sembrano, questi affaristi, perennemente imputati e pressoché immancabilmente assolti: alla fine di questa ipotetica storia, si vedrà che, chissà mai perché, i ragazzi di strada pagano sempre, e quelli del Palazzo ne escono sempre a testa alta.

Anche Renatino De Pedis ha pagato. Con la vita. Ecco il primo aspetto. Stiamo parlando di qualcuno che custodiva sicuramente dei segreti. E che se li è portati con sé all´altro mondo. Ma stiamo anche parlando di una figura di spicco di quel mondo "nero". La sepoltura in basilica, al netto di tutto quanto sappiamo e di tutto ciò che cerchiamo ancora di capire della poliedrica rete affaristica della Banda, mi pare un aspetto, sì, certo, spettacolare, e forse vagamente sinistro, ma non particolarmente inquietante.

La devozione religiosa di boss e soldati del crimine è fatto storicamente assodato. Circolano foto di "covi" di capimafia attrezzati come eleganti e ben arredatissime cappelle personali. Ci sono cronache che raccontano di camorristi che di giorno vendevano immagini sacre e di notte ammazzavano gente. I vecchi ‘ndranghetisti si riuniscono a Polsi sotto l´ala protettrice della Madonna. Non c´è narcotrafficante che si rispetti che non abbia il suo santo protettore.

Come il patetico e poetico ladruncolo De Pretore Vincenzo, cantato, in tempi non sospetti, da Eduardo. Non è difficile credere, insomma, che la sepoltura in terra consacrata appartenga a una consolidata mitologia criminale. Un gesto da grande boss, di quelli che i pesci piccoli commentano con ammirazione e fanno ammattire i dietrologi in cerca di segnali cifrati.

E qui veniamo al secondo aspetto. Si è fatto seppellire là per suggellare il patto nefando impiantato sui resti della povera Emanuela Orlandi? É un´ipotesi investigativa da tempo - come suo dirsi - al vaglio degli inquirenti. Vedremo. Per quanto ne sappiamo, in vita i boss sono decisamente più concreti: se hanno bisogno di qualche favore, anche in condizione di reciprocità, se lo fanno liquidare all´istante. Non aspettano di tirare le cuoia.

Quanto alla Chiesa, l´accoglienza anche dei peggiori fa parte del suo codice genetico: ne fa parte, per la verità, anche la scomunica dei malvagi, ma in questo caso la questione potrebbe chiudersi con la rivendicazione di un gesto di carità cristiana. Potrebbe. Non fosse che continua a gravare, sul Vaticano, l´atteggiamento di inspiegabile reticenza e non collaborazione opposto agli investigatori lungo tutto l´arco della vicenda Orlandi. Lì ci sono ancora risposte che non sono state date. E non possiamo certo chiederle al sepolcro di Sant´Apollinare. [08-10-2010]

CARO VELTRONI, TI SCRIVO - PINO NICOTRI S’INCAZZA CON WALTERLOO: MA COME, IO PUBBLICO UN LIBRO DOVE SPIEGO CHE RENATINO DE PEDIS NON È IL MOSTRO CHE TUTTI DICONO E TU CHE FAI? CHIEDI CHE IL CORPO VENGA TOLTO DA SANT’APOLLINARE? - “ONOREVOLE VELTRONI, QUELLO CHE LEI CHIAMA ‘BOSS DELLA BANDA DELLA MAGLIANA’ NON ERA CERTO UNO STINCO DI SANTO, MA È MORTO INCENSURATO. RIPETO: INCENSURATO”...

Riceviamo e pubblichiamo:

Lettera aperta di Pino Nicotri a Walter Veltroni

Egregio onorevole Veltroni, le scrivo in quanto autore del libro pubblicato nei giorni scorsi "Cronaca criminale - La storia definitiva della banda della Magliana", che il caso vuole ospiti la voce per la prima volta resa pubblica della vedova De Pedis, nonché come autore di due libri sul cosiddetto "rapimento" di Emanuela Orlandi.

Sono perciò tra i più titolati a rispondere alla sua sbalorditiva lettera pubblicata su Repubblica il 7 ottobre contro la sepoltura del "boss della banda della Magliana" Enrico De Pedis nella basilica romana di S. Apollinare. Il caso vuole che "Cronaca criminale" faccia parlare per la prima volta, e per varie pagine, la signora Carla vedova De Pedis, le cui parole, dimostrate, già da sole contengono la demolizione di quanto da lei scritto su Repubblica.

Come prima osservazione c'è da porle una domanda: perché definisce De Pedis "un boss" di quella banda? In base a quali sentenze?

La risposta purtroppo è semplice e sconfortante: lei, onorevole Veltroni, parla basandosi non su sentenze, ma su affermazioni fatte da pentiti, più volte colti in fallo come mendaci e con uno di loro, Antonio Mancini, addirittura condannato per calunnia. Affermazioni a loro volta trasformate in Verità grazie a inchieste giornalistiche abborracciate e programmi della Rai più attenti a fare a qualunque costo rumore che a fare informazione.

Mancini e i suoi imitatori sono arrivati a "rivelare" in tribunale che "la pistola usata per uccidere il giornalista Mino Pecorelli venne affidata subito dopo il delitto a De Pedis". Peccato che De Pedis quando veniva ucciso Pecorelli, marzo 1978, era chiuso in carcere e ci rimase ancora fino all'anno successivo, motivo per cui la bugia di Mancini & C. è risultata clamorosa.

Onorevole Veltroni, quello che lei chiama "boss della banda della Magliana" è morto, ucciso nel febbraio 1990, incensurato. Non era certo uno stinco di santo, ma è morto incensurato. Ripeto: incensurato. E con un regolare passaporto in tasca. Come unica condanna De Pedis ha avuto quella per una rapina compiuta da giovanissimo, quando la banda della Magliana non esisteva neppure nella più fervida fantasia di romanzieri e giallisti. Dopodiché De Pedis è stato sempre assolto da tutte le altre accuse, perfino da quella di avere fatto parte della banda della Magliana non come boss, ma anche come semplice associato a delinquere.

Non un boss, quindi, è neppure un semplice gregario. Ripeto: assolto. E con formula piena. Non miracolato da scadenze termini o leggi ad personam, come successo invece in alcuni casi di alto livello politico e di malcostume che tengono banco in Italia da anni, bensì assolto. Le accuse di cui lei si è fatto incautamente latore sono state lanciate contro De Pedis solo dopo la sua morte, quando non poteva più difendersi. E comunque non sono mai state suffragate da prove né tanto meno da sentenze.

Come racconto nel mio libro "Cronaca criminale", a me è bastato un sopralluogo in via di Villa Pepoli per appurare che dice il falso il pentito Maurizio Abbatino riguardo l'uccisione del "cravattaro" Domenico "Memmo" Balducci, strozzino d'alto bordo coinvolto tra l'altro nel giro Flavio Carboni/banchiere Roberto Calvi. La stessa scena del delitto dimostra che Abbatino dice il falso.

Ma in particolare, per quanto riguarda l'accusa che De Pedis era tra gli sparatori a morte di Balducci, lo dimostra il fatto che in quei giorni "il boss della Magliana" non era a Roma: stava con la sua futura consorte in un albergo prima di Pescara e poi delle isole Tremiti. Un altro accusato da Abbatino per quel delitto s'è scoperto che non era neppure in Italia. Tutto ciò tralasciando che gli stessi magistrati inquirenti ripetono che non di Banda della Magliana bisogna parlare, ma di malavita romana, visto che questa non ha mai avuto una "cupola".

Riguardo la sepoltura nella basilica, il magistrato romano De Gasperis ha chiarito da ormai più di una dozzina d'anni che non ha nulla di losco. Probabilmente si tratta di una sepoltura inopportuna, anche se la pietas non solo cattolica invita al "parce sepulto", ma certo non per i motivi addotti da lei, onorevole Veltroni.

Riguardo le farneticazioni della "supertestimone" (!?) Sabrina Minardi, di recente prudentemente sostituita con altri "supertestimoni", non è serio prenderle in considerazione tanto sono sfacciatamente false.

La disinvoltura della signora Minardi, per sua stessa ammissione escort d'alto bordo al tempo del "boss della Magliana", si è prodotta alla grande perfino nel "rapimento" di Emanuela Orlandi. Un "rapimento" che non solo non è mai esistito stando anche a quanto scritto in sentenza istruttoria da magistrati delle Repubblica italiana, ma che lo stesso magistrato Severino Santiapichi ha definito "sequestro mediatico, cioè inventato e avvalorato dai mass media".

E guardi, onorevole Veltroni, che Santiapichi di sequestri veri se ne intende, visto anche che ha presieduto un processo per il tragico sequestro dell'onorevole Aldo Moro. Immagino lei ricordi l'argomento.

Potrei continuare a lungo, ma non voglio annoiare i lettori. Il problema, caro onorevole, è che se si segue il suo esempio, prendendo per buone accuse indimostrate e indimostrabili, se si prende per buono ciò che non è corroborato da sentenze, e se queste vengono sostituite con le chiacchiere buoniste, di sicuro effetto pubblicitario, allora se ne deve concludere che aveva ragione la commissione Mitrokhin ad accusare molti dirigenti comunisti e molti giornalisti di essere stati al soldo dei servizi segreti di Mosca.

E avevano ragione il "conte Igor" e la commissione parlamentare d'inchiesta sulla Telekom Serbia a sostenere che il suo collega di partito Massimo D'Alema ha illecitamente lucrato su compravendite di società telefoniche in Serbia. Non solo: aveva ragione anche chi accusava Romano Prodi di avere svenduto, pro domo sua, l'industria di Stato Sme al finanziere ed editore Carlo De Benedetti.

Eh sì, egregio onorevole Veltroni: se si accetta il suo inaccettabile modo di fare affermazioni riguardo "il boss" De Pedis in base a semplici sentito dire, allora per coerenza e per evitare l'uso di due pesi e due misure se ne deve concludere che, pur essendo accertato che sono false, sono vere anche le pretese delle commissioni Mitrokhin e Telecom Serbia nonché le accuse contro Prodi.

Sostituire la magistratura con il chiacchiericcio, elevando le leggende metropolitane e i pentimenti mendaci a verità e sentenze, è sbagliato anche politicamente. Non è certo così infatti che si combatte la malavita vera e che si può battere Silvio Berlusconi.

 10-10-2010]

 

 

IOR: ISTITUTO OPERE DI RELIGIONE RICORRE AL TRIBUNALE RIESAME...
(Adnkronos) - Finisce davanti al Tribunale del Riesame la vicenda riguardante il sequestro di 23 milioni di euro dello Ior avvenuto il 15 settembre scorso e al centro di un'indagine svolta dal procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi e dal pm Stefano fava. L'avvocato Vincenzo Scordamaglia che assiste il presidente dell'Istituto Ettore Gotti Tedeschi e il direttore Paolo Cipriani ha deciso di chiedere al Tribunale la restituzione dei 23 milioni di euro sostenendo tra l'altro che il sequestro e' avvenuto per una difformita' di valutazione dell'Unita' informazioni finanziarie (Uif) della Banca d'Italia che segnalo' le presunte irregolarita'.

Infatti nello stesso giorno in cui veniva sequestrata la somma di 23 milioni di euro una analoga operazione era stata fatta attraverso un passaggio di altri 20 milioni tra la Deutsche Bank italiana e la Deutsche Bank tedesca senza che ci fossero rilievi da parte dell'Uif. Il ricorso sara' presentato entro domani.

15.10.10

 

WHAT’S ’IOR’ NAME? - LE INCHIESTE ITALIANE E GLI ACCORDI CON L’UE IMPONGONO L’ELIMINAZIONE DAI REGISTRI DELLA BANCA VATICANA DI 120 MISTERIOSI CONTI CORRENTI, CASSETTE DI SICUREZZA E PATRIMONI GESTITI - APPARTENGONO A EX DIPENDENTI, AMICI E PARENTI DI ALTI PRELATI CHE HANNO NASCOSTO SOTTO LA GONNA DEL PAPA LE LORO MAGAGNE FINANZIARIE - C’È IL RISCHIO CHE SIANO RESI PUBBLICI NOMI, EVASIONI E SEGRETI BANCARI MOLTO IMBARAZZANTI PER LA SANTA SEDE - MA RATZINGER HA IMPOSTO TRASPARENZA TOTALE…

Gianluigi Nuzzi per "Libero"

 

Sono quasi 120 le posizioni "a rischio" che lo Ior, l'Istituto opere di religione, la banca del Papa, intende chiudere al più presto. Conti correnti, cassette di sicurezza e gestioni patrimoniali. Il dato clamoroso - solo una decina di giorni fa era trapelata l'esistenza di 13 conti non graditi - emerge tra le notizie acquisite dalla Segreteria di Stato dopo il sequestro dei 23 milioni di euro su richiesta della Procura di Roma. Finché non si chiuderanno tutti questi conti, non si avrà la garanzia che al vertice della banca possano sfuggire movimenti anomali nella quotidiana attività economica.

Nello specifico, i conti riguardano ex dipendenti vaticani, eredi di prelati e anche civili che, godendo in passato di qualche cardinale amico, sono riusciti ad aprire un conto nella banca meno conosciuta di tutto il territorio laziale (non italiano, perché ci sono le banche di San Marino...). Queste 110-120 posizioni risultano aperte in gran parte durante il periodo di presidenza di Angelo Caloia, anche se in Vaticano si ritiene che le stesse siano state gestite dai vari direttori generali che si sono succeduti alla guida della banca del papa.

 

LA RIFORMA WOJTYLA - È noto infatti che anche lo Ior ha una direzione finanziaria molto accentuata dopo che gli scandali del passato avevano indebolito sia la posizione del presidente (basti pensare a Paul Casimir Marcinkus) sia quella del prelato, a iniziare da monsignor Donato de Bonis. Il prelato era stato introdotto da Wojtyla con la riforma del 1989.

Oggi la carica, su richiesta di Ettore Gotti Tedeschi, è di fatto azzerata; tutto ciò dopo l'addio a gennaio scorso di monsignor Pioppo, legato all'ex segretario di Stato Angelo Sodano. In pratica Gotti Tedeschi dà politiche di indirizzo e di strategia, mentre il direttore generale Paolo Cipriani ha la conoscenza più ampia delle singole operatività. Infatti, da diversi anni (almeno tre) non vengono aperti conti correnti a soggetti diversi dalle diocesi, gli enti religiosi e sacerdoti, di ogni ordine e grado, ed è forse proprio questo il momento di azzerare le gestioni passate. Incidendo su quella zona grigia «che può essere foriera - spiega una fonte della Segreteria - di altre incomprensioni o imbarazzi».

 

È evidente che la chiusura di questo comparto andrà a creare non pochi problemi. Innanzitutto di operatività, con una serie di domande alle quali serve una risposta: questi fondi come e dove saranno trasferiti? E, ancora, dovessero essere bonificati su conti di banche italiane, lo Ior indicherà i reali titolari delle somme? Il ritiro in contanti potrebbe determinare problemi di ingresso di valuta magari nemmeno dichiarata, visto che il Vaticano è pur sempre uno stato estero.

L'altra questione è invece quella delle relazioni: un'azione così radicale potrebbe determinare qualche malcontento in clienti che debbono contare su buone entrature in Vaticano. La linea voluta da Joseph Ratzinger è quella dell'intransigenza, dalla pedofilia agli scandali finanziari, ma è chiaro che si segnerà ancor di più la distanza tra il palazzo Apostolico e la Curia Romana. Eppure pare proprio che sia Gotti Tedeschi, sia Cipriani nelle loro riunioni con l'Uif e Banca d'Italia, abbiano fissato un'agenda alla quale sarà difficile sottrarsi.

 

SPETTRO EUROPEO - Mancano infatti meno di 90 giorni all'entrata in vigore della convenzione monetaria tra Santa Sede ed Unione europea. Tutti i parametri anti-riciclaggio dovranno essere tarati sulle severe discipline della banca centrale del vecchio continente. In particolare, il Vaticano dovrà recepire cinque direttive dell'Ue che stabiliscono i criteri della trasparenza dei flussi finanziari.

Non basta infatti mandare Gotti Tedeschi e Cipriani a piazzale Clodio dai magistrati per chiudere con una stagione di scandali e di omissis. Bisogna adeguare le norme e soprattutto far adeguare lo Ior ai criteri stabiliti dall'Ue. Una questione che si potrebbe proporre quando all'interno del Vaticano si discuterà dell'autonomia della banca rispetto alle istituzioni centrali.

C'è infatti chi ritiene che la banca nemmeno debba prendere in considerazione quelle norma, avendo una propria autonomia giuridica. Un'eventualità tragica: potrebbe creare un nuovo incidente con gli organi ispettivi dei vari paesi e un'evidenza mediatica nefasta.

 

 

[05-10-2010]

 

 

 

 TEMPESTA VATICANA SU MONSIGNOR FISICHELLA
Ieri a Roma le bestemmie si sprecavano.
Anche in piazza San Pietro qualche giovane seminarista ha preso alla lettera le parole di monsignor Fisichella che hanno assolto Silvio Berlusconi dall'accusa di blasfemia. Sembrava di essere nella città descritta da Pasolini in "Ragazzi di vita". Di sicuro nelle stanze vaticane si è aperta una forte dialettica tra l'arcivescovo di Codogno che fino a giugno di quest'anno è stato rettore della Pontificia Università Lateranense.

Da parte sua Fisichella difende la sua abilità nei contatti con le più alte autorità dello Stato e il ruolo di Cappellano della Camera dei Deputati. Per la vecchia guardia dei cardinali, le sue prese di posizione in tv sul matrimonio fra omosessuali avevano fatto dimenticare l'amicizia con Oriana Fallaci che nel 29 agosto 2005 fu accompagnata da Fisichella a Castel Gandolfo per un'udienza privata con il Papa.

 

Il teologo è considerato "giustificazionista" nei riguardi della pecorella di Arcore. Ad aprile di quest'anno disse che il Cavaliere divorziato da Veronica poteva accedere alla comunione e adesso a dispetto dell'"Avvenire" e dell'"Osservatore Romano" dice che la bestemmia deve essere "contestualizzata". Le sue parole hanno ingolfato i blog su internet e qualcuno ha già anticipato la prossima dichiarazione del 59enne arcivescovo: "trombare una escort non è peccato".

15.10.10

 

LA CELESTE CONSORTERIA DI OSSERVANZA OPUS INFORMA
a mezzo Corriere (gol fuori casa, vale doppio) che "Lo Ior vuole chiudere i 13 conti correnti laici". Non solo: "Il breve incontro di ieri tra Benedetto XVI e il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, ha rappresentato un nuovo attestato di fiducia e stima nei confronti del banchiere" (p.1 e non P2, fare attenzione). Dentro, seguono due imbarazzanti pagine dedicate all'udienza papale e alla sedicente "operazione trasparenza" (10-11).. [27-09-2010]

 

 

 

WHAT’S IOR NAME? - STORIA DI UNA BANCA CHE DA 60 ANNI è UNO ZIBALDONE DI CROCI, DELIZIE, E MORTI AMMAZZATI - GLI AFFARI CON SINDONA, L’ERA MARCINKUS (TOUR OPERATOR DIVENTATO BANCHIERE PER CORRISPONDENZA) CHE, PER FAR CONTENTO WOJTYLA, SI FECE DARE FINANZIAMENTI PER I POLACCHI CON IL BANCO AMBROSIANO DI CALVI - IL TRUCCO DELL’EXTRATERRITORIALITÀ NON HA SALVATO LO IOR DA RISARCIMENTI MILIONARI, E OGGI NON LO SALVA PIÙ NEANCHE DALLA GUARDIA DI FINANZA…

Marco Tosatti per "La Stampa"

E' l'organismo del Vaticano che ha sempre creato il maggior numero di problemi a quella che è stata definita una multinazionale dello spirito; proprio perché di spirituale sembra abbia ben poco. La sua nascita risale all'11 febbraio 1887, quando papa Pecci, Leone XIII, costituì la Commissione delle Opere Pie. Roma è capitale d'Italia da neanche vent'anni, le cicatrici della Breccia sono ancora aperte, la Santa Sede non si fida di amministrazioni finanziarie esterne... Pio X nel 1908 confermò bisogno ed esistenza della gestione autonoma dei soldi vaticani, sotto un nuovo nome: Commissione amministratrice delle Opere di Religione.

 

E' l'epoca del «prigioniero del Vaticano»; il Pontefice non varca le Mura Leonine, e l'attività della Santa Sede è limitata. Ci vogliono i Patti Lateranensi firmati un altro 11 febbraio - 1929 - per riconoscere la Santa Sede come Stato indipendente. L'accordo riconobbe l'extraterritorialità del minuscolo stato e dei suoi organismi; e per rifondere la Chiesa di una serie di espropri iniziati in era napoleonica e terminati con la presa di Roma le versava 750 milioni di lire; inoltre la Santa Sede riceveva titoli di debito pubblico per un miliardo. Con questa «dote» ha inizio la storia moderna della finanza di Oltretevere.

Il banchiere laico Bernardino Nogara fu scelto da papa Ratti, Pio XI, come capo della neo-costituita Amministrazione speciale per le Opere di Religione, l'antenato più recente dello Ior. Nogara accettò, a due condizioni: gli investimenti dovevano essere slegati da considerazioni religiose o dottrinali e doveva poter operare in ogni parte del mondo. Nel periodo - poco più di dieci anni - che separò l'accordo Stato-Chiesa dall'inizio della Seconda Guerra mondiale Nogara investì i capitali vaticani nell'economia italiana: energia elettrica, comunicazioni telefoniche, credito bancario, ferrovie locali, produzione di macchine agricole, cemento, acqua e fibre tessili sintetiche.

Il 27 giugno 1942 un documento autografo di papa Pio XII segna la nascita dell'Istituto per le Opere di Religione; una banca vera e propria con lo scopo di far fruttare i capitali a disposizione. Siamo giunti al periodo di tormentato e discusso della Banca vaticana. Se la sua esistenza trova una giustificazione - almeno agli occhi del mondo ecclesiale - nella necessità di porre al riparo da speculazioni, partecipazioni finanziarie problematiche da un punto di vista etico e indiscrezioni sempre temute, d'altro canto la gestione dello Ior negli ultimi sessanta anni è stata marcata da scandali e infortuni clamorosi.

Il primo grande scandalo risale agli anni '60. Nel 1962 lo Ior deteneva il 24,5% della Banca privata finanziaria di Michele Sindona, al quale, nel 1969, papa Paolo VI affidò una consulenza per la modernizzazione dello Ior. A Sindona fu venduta la Società Generale Immobiliare, della quale lo Ior mantenne una quota del 3%. Successivamente, furono numerosissime le partecipazioni comuni, comprese le movimentazioni di capitali in paradisi fiscali, fra Ior e Sindona. Le disavventure giudiziarie del finanziere siciliano, e la sua morte per avvelenamento gettarono un'ombra pesante anche sulla banca vaticana.

Ma il peggio doveva ancora venire. Nel 1971 l'arcivescovo statunitense Paul Marcinkus, che si era guadagnata la fiducia di papa Montini, Paolo VI, per l'energia e l'efficienza con cui organizzava i viaggi papali, fu nominato presidente dello Ior, dopo un breve corso di formazione bancaria negli Usa, il suo unico (e scarso) bagaglio professionale.
Nel 1972 lo Ior possedeva circa il 51% della Banca Cattolica del Veneto. Per volontà di Marcinkus, il 37% delle azioni vennero cedute al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, provocando la reazione dei vescovi veneti e dell'allora vescovo Albino Luciani (futuro papa Giovanni Paolo I) che, non essendone stati informati, chiusero per protesta i loro conti presso la Cattolica del Veneto.

Dieci anni più tardi, nel giugno del 1982 esplose il caso del Banco Ambrosiano. Il crac della banca di Roberto Calvi vide il coinvolgimento diretto dei vertici dello Ior, che si salvarono dall'arresto solo grazie all'extraterritorialità della Città del Vaticano. Lo Ior fu, tra il 1946 e il 1971, il maggior azionista del Banco Ambrosiano; ma i problemi diventarono gravissimi con l'arrivo di Calvi. Marcinkus firmò lettere di «patronage» - una sostanziale copertura - per le operazioni eseguite all'estero, su società fittizie o di comodo. Tutte società fantasma con sede in paradisi fiscali, la cui funzione era fare da schermo alla scomparsa di circa duemila miliardi di lire dalle casse dell'Ambrosiano.

Beniamino Andreatta, allora ministro del Tesoro, impose la liquidazione dell'Ambrosiano. Marcinkus fu indagato in Italia nel 1987 per concorso in bancarotta fraudolenta. La Banca Vaticana non ammise alcuna responsabilità per il fallimento del Banco Ambrosiano, una commissione mista (Agostino Gambino, Pellegrino Capaldo e Renato Dardozzi per il Vaticano, Filippo Chiomenti, Mario Cattaneo e Alberto Santa Maria per lo Stato Italiano) giunse - non all'unanimità - ad ammettere una responsabilità morale dello Ior nel crac. Il 25 maggio 1984, a Ginevra, lo Ior siglò un accordo con le banche creditrici dell'Ambrosiano, versando 406 milioni di dollari a titolo di «contributo volontario». E gli affari ricominciarono...

 22-09-2010]

 

 

NEL NOME DI IOR, IL PARADISO (FISCALE) ESISTE! - Da mesi la Banca d’Italia era preoccupata perché lo Ior, pur avendo promesso di conformarsi a un trattato fra Vaticano e Unione europea (ultima scadenza il 31 dicembre prossimo) non rispettava ancora le norme sulla trasparenza e contro il riciclaggio - Nella primavera scorsa, pare, le autorità vaticane erano state garbatamente avvertite che in assenza di novità lo Stato della Chiesa rischiava di essere assimilato a un "paradiso fiscale"... S.L. per "La Stampa"

 

Si indaga per riciclaggio sui dirigenti della banca vaticana, lo Ior. Ettore Gotti Tedeschi, il presidente, docente di Etica della finanza alla Cattolica di Milano, e il direttore generale Paolo Cipriani entrano nell'inchiesta che la Procura di Roma svolge su due versamenti per 23 milioni di euro. A segnalarne l'irregolarità è stata la banca a cui sono stati richiesti, il Credito Artigiano.

La Banca d'Italia, col suo organo competente, l'Uif (Ufficio informazione finanziaria), aveva già bloccato le due operazioni, per un totale di 23 milioni; i soldi sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza. Ma se i due magistrati romani, Nello Rossi e Stefano Fava, hanno deciso di coinvolgere i vertici dello Ior (Istituto opere di religione), è perché si tratta di un problema aperto da tempo, che minacciava di scoppiare da un momento all'altro.

 

Il Vaticano sostiene che le operazioni non sono versamenti a destinatari misteriosi, ma «operazioni di giroconto per tesoreria il cui destinatario è il medesimo Ior». Il punto è questo, perché spesso il riciclaggio si nasconde sotto forma di spostamento di denaro fra diversi conti dello stesso intestatario. I due giudici già indagavano su un caso simile, versamenti Ior a destinatari anonimi per 180 milioni, presso la filiale Unicredit (ex Banca di Roma, e ancora prima Banco di Santo Spirito) di via della Conciliazione, a due passi da piazza San Pietro.

 

Da mesi la Banca d'Italia era preoccupata perché lo Ior, pur avendo promesso di conformarsi a un trattato fra Vaticano e Unione europea (ultima scadenza il 31 dicembre prossimo) non rispettava ancora le norme sulla trasparenza e contro il riciclaggio. Da gennaio, a norma di una legge italiana del 2007, lo Ior va considerato una «banca extracomunitaria» con obblighi rafforzati di verifica.

 

Nella primavera scorsa, pare, le autorità vaticane erano state garbatamente avvertite che in assenza di novità lo Stato della Chiesa rischiava di essere assimilato a un «paradiso fiscale». Le novità non sono arrivate e il 9 settembre la Banca d'Italia ha inviato a tutte le aziende di credito una circolare dove si precisava che le banche extracomunitarie devono identificare tutti i clienti, e se questo non avviene occorre segnalare i casi sospetti. Il Credito Artigiano ha subito rispettato le indicazioni. Il 15 l'Uif è intervenuto d'urgenza fermando i due bonifici, uno di 20 milioni alla JP Morgan Chase filiale di Francoforte, un altro di 3 alla Banca del Fucino.

 

La Santa Sede ha confermato ieri una «volontà di piena trasparenza» in modo che il Vaticano possa essere «incluso nella cosiddetta white list» o lista bianca. Qui sta il problema: alle promesse non sono finora seguiti i fatti, e nel frattempo la Banca d'Italia è obbligata a osservare la legge.

 

Si tratta qui innanzitutto della lista bianca italiana tenuta dal ministero dell'Economia, dove sono elencati i paesi con efficaci norme antiriciclaggio. Nella classificazione internazionale Ocse, i paesi che si sono impegnati a rispettare le norme ma ancora non lo hanno fatto, come nel caso, stanno nella «lista grigia» (la «lista nera» è ormai vuota: alle promesse non si è sottratto nessuno). Forse per cautela diplomatica, tuttavia, il Vaticano nei documenti Ocse non è mai menzionato. 22-09-2010]

 

 

IOR, OGGI E DOMANI (SO’ CAZZI) - GOTTI TEDESCHI AL TELEFONO CON PIPPO MARRA: “SONO PROFONDAMENTE UMILIATO” - IL VATICANO “PERPLESSO PER L’INIZIATIVA DEI PM: “È NOTA LA VOLONTÀ DI TRASPARENZA DELLO IOR” - NEI CORRIDOI DI OLTRETEVERE C’È CHI VEDE UN TIRO MANCINO “DOPO IL SUCCESSO DEL PAPA A LONDRA” - BANKITALIA PRECISA: “VA CONSIDERATO ISTITUTO EXTRACOMUNITARIO


1 - GOTTI TEDESCHI, PROFONDAMENTE UMILIATO PER QUANTO STA ACCADENDO...
(Adnkronos) - "Da quando sono stato nominato alla presidenza dello IOR mi sono sforzato, insieme al direttore generale, dottor Paolo Cipriani, di affrontare i problemi per i quali oggi vengo indagato, dedicandomi a tempo pieno alla risoluzione degli stessi". Lo ha detto il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi raggiunto telefonicamente dal direttore dell'ADNKRONOS Giuseppe Marra.

 

"Mi sento profondamente umiliato -ha continuato- per quanto sta accadendo e non intendo aggiungere null'altro".

2 - VATICANO: "UN TIRO MANCINO DOPO IL SUCCESSO DEL PAPA A LONDRA"...
(Adnkronos) - Negli ambienti vaticani la vicenda dello IOR e le accuse al Presidente della Banca Vaticana, Ettore Gotti Tedeschi, hanno suscitato stupore e malumore. 'E' un tiro mancino dopo il successo del viaggio del Papa in Gran Bretagna': e' quanto si sussurra fra le alte gerarchie. A chi attribuire il tiro mancino? A questa domanda non si risponde, ma il silenzio, sembra di capire, qualche nome per ora lo nasconde.

 

3 - VATICANO, PERPLESSITA' PER INIZIATIVA PROCURA CONTRO IOR...
(Adnkronos) - In un comunicato diffuso oggi la Segreteria di Stato vaticana manifesta perplessita' per l'iniziativa presa dalla Procura di Roma di aprire un'indagine sul presidente dlelo Ior, Ettore Gotti Tedeschi, a causa del mancato rispetto della normativa antiriciclaggio.

La Santa Sede, si legge nel comunicato, 'manifesta perplessita' e meraviglia per l'iniziativa della Procura di Roma, tenendo conto che i dati informativi necessari sono gia' disponibili presso l'ufficio competente della Banca d'Italia, e operazioni analoghe hanno luogo correntemente con altri istituti di credito italiani'.

 

4 - VATICANO, E' NOTA PIENA VOLONTA' TRASPARENZA IOR...
(Adnkronos)- Con un comunicato diffuso nel primo pomeriggio di oggi, la segreteria di Stato vaticana e' intervenuta sull'iniziativa della Procura di Roma di mettere sotto inchiesta il presidente dello Ior per operazioni nelle quali non sono state rispettate le normative antiriciclaggio. La Segreteria di Stato ribadisce 'la chiara volonta', piu' volte manifestata da parte delle autorita' della Santa Sede, di piena trasparenza per quanto riguarda le operazioni finanziarie dell'Istituto per le Opere di Religione (Ior)'.

'Cio' richiede che siano messe in atto tutte - si legge nel comunicato - le procedure finalizzate a prevenire terrorismo e riciclaggio di capitali. Per questo le autorita' dello Ior da tempo si stanno adoperando nei necessari contatti e incontri, sia con la Banca d'Italia sia con gli organismi internazionali competenti - Organisation for Economic Co-operation and Development (Oecd) e Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale contro il riciclaggio di capitali (Gafi) - per l'inserimento della Santa Sede nella cosiddetta White List'.

 

5 - BANKITALIA, DA CONSIDERARE ISTITUTO EXTRACOMUNITARIO...
(ANSA) - In una circolare del 9 settembre scorso Bankitalia fornisce agli istituti di credito indicazioni sui rapporti da tenere con lo Ior da considerare istituto di credito extracomunitario. Ciò impone per palazzo Koch obblighi di verifiche non semplificati ma rafforzati. E' anche per questo motivo che l'Unità informazioni finanziarie ha attivato i controlli che hanno portato al sequestro dei 23 milioni e all'iscrizione sul registro degli indagati anche del presidente della banca vaticana. Altre operazioni dello Ior presso la filiale romana di via della Conciliazione sono da tempo nel mirino degli inquirenti di piazzale Clodio. 21-09-2010]

 

 

NEL NOME DI IOR - LE FIAMME GIALLE ENTRANO NELLA BANCA DEL SANTO PADRE E E SEQUESTRNO 23 MILIONI - INDAGATO DALLA PROCURA DI ROMA IL DEVOTISSIMO PRESIDENTE Ettore Gotti Tedeschi, per omissioni legate alla violazione delle norme antiriciclaggio...

La Stampa.it

 

Maxi sequestro in un conto dello Ior, l'istituto di credito del Vaticano. Il gip del tribunale di Roma, Maria Teresa Covatta, ha accolto la richiesta della Procura capitolina e messo in sicurezza 23 milioni di euro che erano depositati presso una filiale del Credito Artigiano Spa. La maggior parte della somma, 20 milioni, era diretta, alla JP Morgan di Frankfurt e il resto alla Banca del Fucino.

Lo Ior - secondo gli inquirenti - avrebbe omesso di comunicare gli estremi del soggetto , fisico o giuridico, che voleva originare il movimento finanziario. Per questo, nel fascicolo del pm Stefano Rocco Fava risulta indagato il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi insieme ad un altro dirigente dell'istituto per le opere di religione. Il magistrato contesta la violazione della normativa antiriciclaggio, così come prevista dal decreto 231 del 2007.

L'accertamento degli inquirenti e della Guardia di finanza, nucleo speciale di polizia valutaria, è partito allorquando l'Unità informazione finanziaria della Banca d'Italia il 15 settembre scorso ha segnalato la movimentazione di denaro e ordinato la sospensione dell'operazione per cinque giorni lavorativi.

Poi è arrivata la decisione del gip Covatta, e ieri è stato disposto il sequestro preventivo. A Gotti Tedeschi e all'alto dirigente dello Ior vengono contestati due commi dell'articolo 55 del decreto 231 del 2007. Nel primo si legge: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, l'esecutore dell'operazione che omette di indicare le generalità del soggetto per conto del quale eventualmente esegue l'operazione o le indica false è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa da 500 a 5mila euro».

La seconda fattispecie ipotizzata è quella prevista dal terzo comma. «L'esecutore dell'operazione che non fornisce informazioni sullo scopo e sulla natura prevista dal rapporto continuativo o dalla prestazione professionale o le fornisce false è punito con l'arresto da sei mesi a tre anni e con l'ammenda da 5mila a 50mila euro».

 

La Città del Vaticano, secondo quanto comunicato dalla Banca d'Italia, fa parte dei paesi extracomunitari e pertanto nei rapporti con lo Ior vanno applicati obblighi 'rafforzatì (e non semplificati) di 'adeguata verificà, previsti dall'articolo 28 del decreto 231/07.

In pratica l'istituto delle opere di religione deve impegnarsi a identificare i propri clienti e a comunicare, su richiesta, dati e informazioni sui conti che gestisce per consentire la segnalazione di operazioni sospette e deve poi comunicare periodicamente le informazioni necessarie ad associare alla clientela la movimentazione degli assegni.

L'iscrizione del presidente Gotti Tedeschi e dell'altro dirigente, quali rappresentanti legali della banca del Vaticano, sono un «atto dovuto». Dopo che la Cassazione nel 2003 ha restituito all'autorità giudiziaria italiana la competenza sullo Ior, quello disposto dal gip Covatta è il primo provvedimento.

Il Credito valtellinese, che è maggiore azionista del Credito Artigiano, aveva comunicato alla Banca d'Italia di aver deciso di interrompere da aprile 2010 l'operatività del conto intestato allo Ior. Ma quest'ultimo, il 6 settembre aveva chiesto di eseguire i due bonifici di 3 e 20 milioni di euro. Così è partita l'informativa dell'Uif di qui la sospensione delle operazioni richieste e poi il sequestro preventivo. Ora la vicenda, quasi certamente, arriverà al tribunale del riesame.

 21-09-2010]

 

Card. Poletto, Marchionne fiducioso, ripresa nel 2011

Loro investono perche' credono nel valore sociale dell'impresa

10 settembre, 19:38 ANSA) - TORINO, 10 SET - L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ''e' fiducioso che nei primi mesi del 2011 ci sara' la ripresa delle vendite''. Lo riferisce in una intervista a Radio Vaticana l'arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, che nei giorni scorsi ha incontrato i vertici della Fiat e dei sindacati per discutere del futuro dello stabilimento di Mirafiori. ''Loro investono perche' credono al valore sociale dell'impresa'', aggiunge il cardinale Poletto.(ANSA).

 

 

 

RATZINGA STERZA A DESTRA, DIREZIONE PALAZZO GRAZIOLI, E "ACCOGLIE" LE DIMISSIONI DI MONSIGNOR MARCHETTO, SEGRETARIO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PASTORALE DEI MIGRANTI MA SOPRATTUTTO DIFENSORE A OLTRANZA DEI CLANDESTINI - IL VATICANO COSTRETTO A PRENDERE LE DISTANZE DALLE POLEMICHE CRITICHE DI MARCHETTO AL GOVERNO PER LE POLITICHE SUI RESPINGIMENTI…

1 - MONS. MARCHETTO SI DIMETTE. IL PAPA HA GIA' ACCOLTO DIMISSIONI...
(ANSA) - Il segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, arcivescovo Agostino Marchetto, ha rassegnato le sue dimissioni dalla carica, dimissioni immediatamente accolte da papa Benedetto XVI.

 

Lo ha confermato stamane la sala stampa vaticana. Mons. Marchetto, protagonista di numerose prese di posizione sul tema dell'immigrazione, in qualità di ex nunzio ha usufruito - secondo quanto conferma la sala stampa della Santa Sede - della possibilità di andare in pensione a 70 anni. L'intenzione dell'arcivescovo è di continuare a dedicarsi ai suoi studi, in particolare dedicati alla storia del Concilio Vaticano II.

2 - PENSIONE "ANTICIPATA" PER MONSIGNOR MARCHETTO...
Andrea Tornielli per "Il Giornale"

L'arcivescovo Agostino Marchetto, il segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti che negli ultimi anni più volte ha alzato la voce contro il governo italiano per la sua politica sull'immigrazione, si è dimesso. E le sue dimissioni sono state immediatamente accettate da Benedetto XVI. La decisione di abbandonare l'incarico, da quanto apprende il Giornale, è stata presa spontaneamente dal prelato, intenzionato a dedicarsi allo studio della storia del Concilio Vaticano II, sulla quale ha già pubblicato un volume edito dalla Libreria Vaticana. Lo scorso 28 agosto monsignor Marchetto ha compiuto 70 anni e quel giorno è stata anche comunicata l'accettazione delle dimissioni.

 

Normalmente i vescovi segretari dei dicasteri vaticani rimangono nel loro incarico fino al compimento dei 75 anni, Marchetto però, in quanto nunzio apostolico, aveva il diritto di ritirarsi prima, com'è accaduto, avendo già maturato anche gli anni di servizio necessari alla pensione. La notizia non è stata pubblicata nel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede - lo sarà probabilmente al momento della nomina del successore - ma non è un segreto.

Non ci sono state pressioni, dunque, anche se quanto accaduto nell'ultimo anno e mezzo deve aver in qualche modo pesato nella decisione del prelato vicentino. Come si ricorderà, più volte Marchetto aveva attaccato duramente i provvedimenti del governo in materia di immigrazione e sicurezza.

Nel febbraio 2009 definì un'«abdicazione dello Stato di diritto» l'istituzione dei volontari a tutela della sicurezza nelle città, decisa per decreto dal governo Berlusconi. Parole che erano rimbalzate su tutti i media come un'aperta sconfessione del Vaticano nei confronti del provvedimento.

 

Due giorni dopo, il portavoce vaticano aveva diffuso una dichiarazione dettata dalla Segreteria di Stato, che pur non nominando esplicitamente Marchetto, era direttamente collegata alle sue affermazioni e smentiva che quella rappresentasse la posizione della Santa Sede. Il Vaticano, spiegava padre Lombardi, «nei suoi organi rappresentativi, manifesta rispetto verso le autorità civili, che nella loro legittima autonomia hanno il diritto e il dovere di provvedere al bene comune».

Pochi mesi dopo, nel luglio 2009, Marchetto era tornato a criticare il decreto sicurezza, parlando di «criminalizzazione dei migranti». E dalla Segreteria di Stato era arrivata una seconda presa di distanze, questa volta nominale. «Il Vaticano - aveva detto padre Lombardi - come tale non ha detto niente sul decreto sicurezza approvato dal governo italiano. Ha parlato monsignor Marchetto, ma non mi consta che il Vaticano in quanto tale abbia preso posizione». Come dire: il prelato ha espresso una posizione personale.

L'arcivescovo la scorsa settimana, intervistato dall'agenzia francese I-Media, aveva criticato la politica delle espulsioni del Sarkozy e una sua frase, tradotta male da un'agenzia italiana, era stata rilanciata attribuendogli erroneamente un paragone tra l'Olocausto e l'espulsione dei rom. 01-09-2010]

 

 

CHI TOCCA SARKÒ E BERLUSCONI EMIGRA VERSO LA ’PENSIONE’ – IL RITIRO FORZATO DI MONSIGNOR MARCHETTO: PER RATZINGA VANNO BENE I PRINCIPI CRISTIANI BASTA CHE NON CREINO ROTTURE DI COJONI AI GOVERNI AMICI – LE DIMISSIONI BLOCCANO LA PARTENZA PER BOGOTÀ (FORUM SUI MIGRANTI) E IL CAZZIATONE ALL’OCCIDENTE GIÀ ANTICIPATO ALLA STAMPA NON VERRÀ MAI PRONUNCIATO…

Marco Politi per "Il Fatto Quotidiano"

Monsignor Marchetto è costretto a gettare la spugna e lascia il posto di segretario del ministero vaticano per i Migranti. Il Vaticano lo ha isolato e dopo le dure accuse lanciate dal prelato contro la politica delle espulsioni di Sarkozy papa Ratzinger ha - come si dice in queste occasioni - "accettato le sue dimissioni". Il 28 agosto.

 

Ora si fa sapere Oltretevere che la Francia non c'entra, ma che in quanto ex ambasciatore vaticano (nunzio) Marchetto poteva usufruire di una norma speciale per chiedere di ritirarsi dal servizio già a settant'anni. Lo stesso prelato, elegantemente, conferma: "Credo sia stato ragionevole chiedere di andare in pensione e ringrazio perché mi è stato concesso". La richiesta, anzi, sarebbe stata presentata addirittura un anno fa.

Certamente la sollecitudine papale nel prepensionare Marchetto appare sospetta. E poiché il prelato era altrettanto duro nei confronti dei respingimenti del ministro Maroni, risulta evidente che alla fine in Segreteria di Stato si preferisce non sostenere fino in fondo chi crea grane con il governo Berlusconi e altri leader all'estero.

Brutto modo per commemorare il primo anniversario dell'acquiescenza alla decapitazione di Boffo. Perché senza un atteggiamento rigoroso su questi temi che riguardano i diritti umani, anche gli appelli alla solidarietà di Benedetto XVI all'Angelus rischiano di rimanere appesi in un empireo lontano. Sullo sfondo si intravvede il rafforzarsi in Vaticano di un doppio livello.

 

Prese di posizioni dure su "principi non negoziabili", intesi solamente come tutela del matrimonio, rifiuto della ricerca con le cellule staminali embrionali, veto alle unioni omosessuali, finanziamenti alle scuole cattoliche. E ammonimenti più generici, meno incalzanti, in tema di diritti sociali. Proprio oggi il segretario del Consiglio pontificio per i Migranti doveva essere a Bogotà, in Colombia, per partecipare a un Forum internazionale sui problemi dei flussi migratori e della pace.

Era talmente scontato che Marchetto sarebbe stato a Bogotà che era stata già trasmessa ai giornalisti giorni fa la sua relazione. Relazione , com'era nel suo stile, molto precisa nelle denunce. Il prelato intendeva sottolineare che un numero crescente di Paesi fa ricorso alla politica della mano dura normativa per ridurre la presenza degli immigrati "irregolari", tralasciando invece le politiche preventive e trascurando di contrastare gli abusi nei confronti dei migranti.

 

Marchetto intendeva inoltre denunciare la tolleranza di fatto concessa alla "tratta di esseri umani" e l'inefficacia a fronte di una vera e propria "industria legata all'introduzione irregolare di migranti, la cui consistenza appare crescente pur in presenza di articolate legislazioni e strategie di contrasto".

Perno del pensiero di Marchetto era ed è che la Chiesa non può estraniarsi dall'affrontare concretamente e pastoralmente queste problematiche. Anzi, come ha scritto nella relazione di Bogotà che il siluramento gli ha impedito di pronunciare, le religioni sono chiamate a contrastare le "immagini che presentano i migranti solo come causa di conflitto quando ad essere messi in discussione sono i valori cardine della convivenza".

Bastano queste parole per capire come la linea di Marchetto, coerentemente ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, entrasse in rotta di collisione con gli atteggiamenti della Lega e del governo Berlusconi. Dietro le quinte, in Vaticano, erano iniziate da tempo pressioni sotterranee nei suoi confronti. Manovre che ogni tanto venivano alla superficie.

 

Marchetto a febbraio critica le ronde volute spasmodicamente dalla Lega e invece dal Vaticano si fa sapere che si tratta di una sua "posizione personale". (Soddisfattissimo all'epoca, per la precisazione, il ministro La Russa). Marchetto il 21 aprile giudica negativamente il "pacchetto sicurezza" del governo Berlusconi e dalla sala stampa vaticana arriva la rettifica che il Vaticano sul decreto non si è espresso. Il portavoce papale Lombardi specifica: "Ha parlato monsignor Marchetto, ma non mi consta che il Vaticano in quanto tale abbia preso posizione". Un'esautorazione in piena regola.

Poi, però, resta il fatto che il Papa è realmente preoccupato delle vampate di xenofobia e di violenza razzista che esplodono in Europa, e allora si spiegano le oscillazioni nelle dichiarazioni della Santa Sede e lo spazio lasciato recentemente alle denuncie di Marchetto. Ora questa libertà di azione non sembra esserci più, il Papa non ha insistito perché il prelato resti al suo posto e allora l'ex segretario del Consiglio per i Migranti ne prende atto. "Continuerò i miei studi sulla storia del concilio Vaticano II - annuncia - è un argomento che amo e che è così importante per la Chiesa". Se il presente scotta, meglio rifugiarsi nel passato.

 [02-09-2010]

 

 

UN VESCOVO AL BANCO DI SICILIA
Ha fatto scuola il caso di suor Giuliana, eletta vicepresidente della Compagnia San Paolo. Raffaele Lombardo, presidente della Regione Siciliana, ha indicato come componente del consiglio superiore della Fondazione Banco di Sicilia Luigi Bommarito, 84 anni, arcivescovo emerito di Catania. La designazione diventerà operativa a fine anno quando verranno rinnovate le cariche per l'ente siciliano che possiede circa l'1% di Unicredit.

 

06.08.10

 


 

SWINGING RATZINGA ZETA! – PARTE COL PIEDE SBAGLIATO L’ORGANIZZAZIONE DEL VIAGGIO BRITANNICO DI BENEDETTO XVI: IL BIGLIETTO D´INGRESSO PER LA MESSA FA INCAZZARE I FEDELI (“SOLO UN CONTRIBUTO PER GLI ORGANIZZATORI”, DICONO IN VATICANO) – I PROTESTANTI DURI E PURI NON VOGLIONO IL PONTEFICE SUL SUOLO INGLESE (LA REGINA LO INCONTRA IN SCOZIA!) – TEMPI DURI NEI RAPPORTI CON GLI ALLEGRI ANGLICANI – SARÀ SANTO IL CARDINALE SIMBOLO DELLA COMUNITÀ GAY… Vincenzo Nigro per "la Repubblica"

«Io non ce lo voglio, chi ha invitato il papa in Gran Bretagna? Se lo chiedete a un ministro risponde di non sapere nulla. E infatti la regina lo riceve in Scozia, non sul suolo inglese...». Non è proprio un benvenuto quello di Ian Paisley, 84, il reverendo protestante "militante" che nel 2007-2008 fu anche premier dell´Ulster: ma le sue parole danno solo una pallida idea di quanto sarà complesso questo viaggio.

 

Dal 16 al 19 settembre papa Benedetto sarà in Gran Bretagna, anzi in Scozia, Inghilterra e Galles: una missione che si porta dietro secoli di relazioni faticose fra la chiesa cattolica romana e quella anglicana, di cui Elisabetta è guida politica.

Ieri una notizia ha alzato il livello d´attenzione su questa che sarà una "visita di Stato", non solo un viaggio pastorale: per partecipare a due delle messe organizzate i fedeli dovranno pagare un biglietto. Per la veglia di preghiera ad Hyde Park del 18 settembre saranno 10 sterline, e invece 25 per la cerimonia di beatificazione del cardinale John Henry Newman, a Birmingham il giorno 19. Padre Lombardi, il direttore della stampa vaticana, ha immediatamente spiegato che non si tratta solo di un contributo all´organizzazione degli eventi: «Comunque chi non potrà permetterselo potrà non pagare», dice il Vaticano.

 

Il programma della sera di Londra sarà davvero assai ricco: ci saranno un concerto, spettacoli di danza e teatro. Canteranno gruppi cattolici di Inghilterra, Scozia e Galles: star incontrastata il formidabile trio di sacerdoti irlandesi "The priests". Ad Hyde Park, dove Pavarotti cantò per Carlo e Diana, i pellegrini arriveranno quattro ore prima del papa, che rimarrà alla veglia per un´ora e mezza, fino a poco prima delle 20.

Ma i temi più caldi della visita sono quelli del rapporto con la chiesa anglicana: da quando Londra ha deciso di aprire la strada alle donne-sacerdote, un fiume silenzioso di preti protestanti tradizionalisti sta risalendo la corrente, ricongiungendosi alla Chiesa di Roma. Questo crea tensioni con le gerarchie, ma anche nella base dei fedeli, in maniera trasversale.

Altro tema quello della beatificazione del cardinale Newman: un vero faro per i cristiani anglosassoni, Newman sarà il primo santo inglese in 500 anni. Teologo e filosofo vissuto nell´Ottocento, il cardinale è ben conosciuto anche negli Usa per il suo percorso di conversione dall´anglicanesimo al cattolicesimo.

 

Ma un paio di anni fa la notizia che aveva chiesto di essere seppellito assieme al suo più stretto collaboratore, padre Ambrose St. John, fece esultare i gay inglesi, che lo hanno indicato come precursore della loro comunità, sostenendo che fra il cardinale e i padre c´era stato un rapporto. La Chiesa ha accettato con ecumenica serenità il richiamo della comunità gay, sostenendo che quella sepoltura non significa null´altro se non amicizia; senza imbarazzo, per papa Benedetto dal 19 settembre il cardinale Newman sarà santo.

 30-07-2010]

 

 

 

"Ior esce da Intesa-Sanpaolo. Addio all'eredità Ambrosiano. Lo 0,23% della banca in mano al Vaticano sarà venduto a Mittel". Sulla Stampa, il bravo Francesco Manacorda-Pallacorda mette a segno un bello scoop e s'incarica di farci sapere che "sono noti i buoni rapporti del presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, con esponenti del mondo Intesa-Sanpaolo come Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, e lo stesso ad della banca Corrado Passera. Più dialettici, forse, quelli con Bazoli" (p.29).31.07.10

 

Da "Italia Oggi"

1 - SANTA SEDE-RUSSIA, MONS. MENNINI PRIMO NUNZIO APOSTOLICO...
Monsignor Antonio Mennini, classe 1947, ha presentato le credenziali come primo nunzio apostolico nella Federazione Russa a Sergej Lavrov, ministro Affari esteri. Lo riferisce l'Osservatore romano. Mennini è il figlio di Luigi, amministratore dello Ior, e avrebbe fatto da tramite tra le Brigate rosse e la famiglia di Aldo Moro durante i giorni del sequestro nel 1978: secondo l'ex presidente Francesco Cossiga il sacerdote, allora viceparroco, avrebbe addirittura incontrato Moro durante la prigionia.

 

Come nunzio apostolico ha avuto un incontro con Alexandr Krusko, vice ministro degli Affari esteri. Facendosi latore degli auguri del presidente Dimitrj Medvedev al primo nunzio apostolico nella Federazione Russa, l'agenzia Il Velino sottolinea che il vice ministro Krusko ha auspicato un'ancora più fruttuosa collaborazione sulle grandi sfide morali ed etiche che si pongono all'uomo d'oggi.

Monsignor Mennini ha ricordato come la Federazione Russa e la Santa Sede avessero spesso trovato nei vari fori internazionali una valida sintonia nella salvaguardia dei valori morali oltre che nella promozione della pace. (Pierre de Nolac)

31.07.10

 

 

A CESANO, 10 MILA ABITANTI A 47 KILOMETRI DA ROMA, CI SONO 60 RIPETITORI VATICANI TANTO POTENTI DA FAR "PARLARE" LE GRONDAIE, GLI SCALDABAGNI ELETTRICI, I CITOFONI - UNA PERIZIA SU 137 DECESSI DI BAMBINI DEGLI ANNI 1997-2003 DIMOSTRA CHE "QUELLE ANTENNE HANNO PROVOCATO LEUCEMIE" – MA IL “CONSULENTE TECNICO” DELLA SANTA SEDE È IL PROF. UMBERTO VERONESI, ED È PRONTO A SCODELLARE LE CONTRO-DEDUZIONI… -

 

 

Rory Cappelli per "la Repubblica-Roma"

 

A Cesano ieri sera non si parlava d´altro: Augusto Rossi, che una decina di anni fa fondò il comitato "Bambini senza onda" e che ha avuto la figlia malata di leucemia, stava lì, nella sua casa affacciata sui "mostri" - gli enormi ripetitori vaticani, 60 antenne tanto potenti, raccontano, da far "parlare" le grondaie, gli scaldabagni elettrici, i citofoni - con l´amico Walter Zangheri. Commentavano la perizia; la leggevano. Ancora sperano «di avere giustizia», dicono.

 

«In ragione della opportunità di valutare in modo indipendente il possibile rischio di morte associato alla presenza nell´area in studio delle strutture di comunicazione (antenne), vuoi di Radio Vaticana, vuoi di MariTele» sono stati avviati «due studi di mortalità in due aree di studio che, per la vicinanza tra le strutture, in parte condividevano uno stesso territorio» si legge nella perizia redatta dal dottor Andrea Micheli (dell´Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) insieme a un´altra serie di periti che hanno partecipato ad alcune fasi o all´intero lavoro, tra cui Paolo Baili, Elisabetta Meneghini, Franco Berrino, Arduino Verdecchia, Marco Baldini.

 

«Il primo studio di mortalità - che interessava una popolazione di 102 mila abitanti (al 2001) - per investigare il rischio morte per tumore emolinfopoietico associato alla presenza delle strutture di comunicazione di Radio Vaticana, corretto per gli effetti dovuti alla vicinanza a MariTele».

E il secondo «che interessava» quasi 125 mila «abitanti per investigare» il rischio di morte per lo stesso tumore «associato alla presenta delle strutture di comunicazione di MariTele, corretto per gli effetti dovuti alla vicinanza a Radio Vaticana». Cioè, a dire: quanto hanno inciso sull´insorgenza delle leucemie le antenne di Radio Vaticana e quanto quelle di MariTele?

Sono stati studiati tutti i 137 decessi «nell´area di studio» degli «anni 1997-2003» per il primo caso, e i 141 decessi per il secondo caso, considerando «fumo attivo, esposizione occupazionale ed esposizione residenziale». I periti hanno cercato di «saggiare l´ipotesi a priori» circa il «ruolo dei campi elettromagnetici emessi dalle strutture di comunicazione» per «eccessi di casi di leucemia, linfomi e in generale di tumori emolinfopoietici».

 

Arrivando alla conclusione che «vi sia stata un´associazione importante, coerente e significativa tra esposizione residenziale all´emittente (Vaticana) ed eccesso di rischio di morte per leucemia». Mentre la stessa cosa non è stata verificata per quanto riguarda MariTele.

Concludendo che «che l´esposizione alle antenne di Radio Vaticana, per importanti tempi di vita dei bambini sino ai 14 anni d´età, sia associata a un eccesso di incidenza di leucemie e linfomi». Risultati che rivestono «un primario e assoluto interesse per le persone coinvolte e per la giustizia».

E se, con le parole di padre Lombardi, direttore dell´emittente della Santa Sede, «Radio Vaticana apprende con stupore» i risultati della perizia, anche perché «non è stata ancora resa pubblica dal Tribunale». E se, ancora, presenterà «al più presto le contro deduzioni dei propri consulenti tecnici, il professor Umberto Veronesi e la dottoressa Susanna Lagorio», a Cesano, girando le pagine della perizia, ci sperano. Soprattutto per quelle parole finali. Che si arrivi il processo. «Che si faccia giustizia». [14-07-2010]

 

 

RADIO CANCRO ORA PRO NOBIS ...
"Malattie dei bambini: il perito del giudice contro Radio Vaticana. Si indaga su elettrosmog e su 19 decessi dovuti al cancro. La Chiesa: analisi infondate, risponderemo" (Corriere, p. 22). E da Repubblica si apprende che le controdeduzioni del Vaticano saranno presentate da Umberto Veronesi (p.19). Hai capito tu il sincretismo religioso del Veronesi!17.07.10

 

IL VATICANO SI FA LA SUA TELECOM. COSÌ INTERCETTARE IL PAPA SARÀ PIÙ DIFFICILE - FINO A QUANDO LA LINEA INTERNA È GESTITA DA TELECOM ITALIA, LA MAGISTRATURA PUÒ METTERE SOTTO ASCOLTO ANCHE I MINISTRI DI UNO STATO ESTERO QUAL È IL VATICANO - GIÀ OGGI LA SANTA SEDE HA TRE CENTRALI TELEFONICHE INSTALLATE IN PROPRIO AL DI LÀ DEI CONFINI, E NEL SOLO PALAZZO BELVEDERE CE NE È UNA DI ULTIMISSIMA GENERAZIONE - NON SOLO SVIZZERA, LO SCUDO FISCALE HA RIPORTATO CAPITALI ANCHE DALLO IOR - LO “STIPENDIO” DI BENEDETTO: 82 MILIONI E MEZZO DI DOLLARI L’ANNO (IN OPERE DI CARITÀ)

 

 

Franco Bechis per Libero

Da settimane lavorano al progetto tecnico i vertici della Santa Sede e quelli del Governatorato della Città del Vaticano. Il Papa avrà forse entro quest'anno la sua Telecom privata con tanto di banda larga. La notizia è emersa ieri fra le righe del comunicato con cui il Vaticano ha dato notizia dello stato di salute delle sue finanze, al termine di tre giorni di riunione del Consiglio di cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede.

 

Nel comunicato si fa solo un cenno alla nascente Holy Telecom: «Nel periodo in esame il Governatorato, di concerto con la Santa Sede, ha avviato lo studio di una infrastruttura di comunicazione integrata che comprende i servizi di telefonia, internet, dati e video». Nulla di più, anche se fonti ufficiose vaticane spiegano che il progetto nasce da una doppia esigenza. La prima, squisitamente economica, è quella di abbattere le spese rispetto all'attuale contratto che lega il Governatorato a Telecom Italia.

 

ORECCHIE INDISCRETE
La seconda è invece più politica: con una propria rete di telefonia fissa e mobile e di trasmissione dati, il Vaticano riuscirà meglio a proteggere conversazioni e trasmissioni di dati sensibili. C'è quindi una questione di privacy da difendere e anche la necessità di garantire effettivamente quel che dovrebbe essere garantito in base alla legislazione internazionale e ai trattati con lo Stato italiano: l'immunità diplomatica di cardinali e funzionari e una richiesta di autorizzazione prima di intercettare le comunicazioni che partono da oltre Tevere.

 in Africa

Fino a quando la linea interna è gestita da Telecom Italia, la magistratura può ordinare al gestore telefonico con una certa larghezza di mettere sotto ascolto linee fisse e mobili anche di ministri di uno Stato estero quale il Vaticano è. Se invece l'origine del traffico è gestito da uno Stato Estero, questa flessibilità e molte incertezze interpretative dei trattati internazionali non ci sarebbero più, perché le regole verrebbero applicate rigidamente.

Visto l'indubbio attacco alla Chiesa partito non tanto in Italia, ma in paesi con cui l'Italia ha obbligo di collaborazione giudiziaria, con una rete interna gestita dallo stesso Vaticano, la riservatezza delle comunicazioni verrebbe meglio assicurata contro abusi che dopo non avrebbero riparazione. A dire il vero già oggi il Vaticano ha tre centrali telefoniche installate in proprio al di là dei confini, e nel solo palazzo Belvedere ce ne è una di ultimissima generazione che ha 5.120 terminazioni d'utente.

IN MANO ITALIANA
Ma la connessione alla fibra ottica è gestita da Telecom Italia che ne gestisce e assicura per altro la connessioni con altre zone cui la legge concede l'extra - territorialità, come quelle di San Giovanni in Laterano, di Palazzo San Calisto e di Palazzo della Cancelleria.

Il rapporto di collaborazione non ha dato mai grandi problemi, e d'altra parte la stessa telefonia italiana è storicamente nata in Vaticano. Il primo impianto telefonico automatico del mondo fu installato infatti da Giovanni Battista Manzi nella Biblioteca apostolica vaticana per collegare fra loro dieci postazioni. Era il 1886. Qualche decennio dopo sempre oltre Tevere Guglielmo Marconi sperimentò il suo primo ponte radio per connettere la Sede Vaticana alla residenza estiva ponitificia di Castel Gandolfo.

Nel consiglio cardinalizio durato un triduo no si è parlato solo di telefonia, ma si sono approvati anche i conti economici 2009 come avviene normalmente in tutti i gruppi industriali. Il Bilancio della Santa Sede ha chiuso ancora in rosso di 4.102.156 euro, limitando le perdite fatte registrare l'anno precedente, quello più duro della crisi internazionale.

Le entrate sono state comunque di 250 milioni di euro, e la spesa è stata sia per la comunicazione (che è l'attività principale della Chiesa universale) sia per il mantenimento degli Enti vaticani dove lavorano 2.762 persone (766 ecclesiastici, 344 religiosi e 1.652 laici). Anche il bilancio del Governatorato ha chiuso in rosso, ma la perdita di 7,8 milioni di euro è circa la metà di quella registrata l'anno precedente.

Le spese qui sono servite a pagare servizi e dipendenti: 1.891 in tutto, quasi tutti laici (ci sono solo 38 religiosi e 27 religiose in servizio). L'Obolo di San Pietro ha raccolto durante il 2009 82,5 milioni di dollari, più dell'anno precedente. Mentre lo Ior ha annunciato un'offerta di 50 milioni di euro "per le attività di religione del Santo Padre"

2 - NON SOLO SVIZZERA, SAN MARINO E BANCHE DEI CARAIBI LO SCUDO FISCALE HA RIPORTATO CAPITALI ANCHE DALLO IOR

Lo scudo fiscale ha creato qualche piccolo problema perfino oltre Tevere. Perché nel lungo elenco dei capitali rimpatriati durante tutte le fasi previste dall'ultima legge del governo italiano, e cioè fra il 15 settembre 2009 e il 30 aprile 2010, fra gli oltre 170 mila italiani che hanno deciso di riportare a casa beni e capitali, ce ne è anche una ventina che li ha rimpatriati dallo Stato Città del Vaticano.

La maggiore parte di loro ha aderito allo scudo fiscale del governo italiano fra il 15 settembre e il 15 dicembre 2009, rimpatriato fondi che erano depositati su conti correnti dello Ior, la banca vaticana. Qualcuno altro ha colto invece l'occasione solo alla fine, compiendo la stessa operazione fra il primo marzo e il 30 aprile del 2010.

 

La notizia emerge dal dettagliato rapporto sui rimpatri fisici e giuridici (e sulle operazioni di regolarizzazione dei propri beni detenuti all'estero) che il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha trasmesso qualche giorno fa alle Camere. La parte più rilevante dello scudo fiscale è stata quella che si è chiusa nel dicembre scorso, prima della proroga (che fra l'al - tro era fiscalmente meno conveniente).

In quel periodo sono state 153.820 le persone fisiche e giuridiche che hanno aderito al rimpatrio, facendo emergere 95 miliardi di euro e pagando il 5% alle casse del Tesoro. La maggiore parte (92.160 italiani) aveva i propri soldi in Svizzera, ma erano consistenti le operazioni di rimpatrio da San Marino (17.592 soggetti), dal principato di Monaco (9.947), dal Lussemburgo (6.365), dall'Austria (5.860) e dalla Francia (5.416).

 

Molti i paesi occidentali da cui sono rientrati capitali, e rilevanti i soggetti che hanno rimpatriato anche da alcuni paesi dell'Est europeo in cui le imprese italiane da anni hanno trovato nuovi mercati e insediamenti produttivi (808 sono ad esempio rientrati dalla Romania, 335 dalla Repubblica Ceca, 257 dalla Croazia e 191 dall'Ungheria). Sono stati in quel periodo 2.490 italiani quelli che hanno rimpatriato i propri capitali da 93 paesi minori.

 

È in quella lista che si cela il piccolo drappello in fuga dallo Ior, e di cui naturalmente è protetta l'identità come stabiliva la legge. Ma fra i 93 paesi ce ne sono molti in cui era difficile immaginare qualcuno nascondesse le proprie fortune: dalla Svezia e la Finlandia (in cui il fisco picchia davvero), al Belize, alla Mongolia, all'Albania fino alla Bosnia, all'Armenia e all'Azerbaijan.

C'è perfino un piccolo gruppetto che ha rimpatriato i propri capitali dai Territori dell'autono - mia palestinese, che certo sulla carta non sembravano la cassaforte più sicura del mondo. Nella seconda fase dello scudo, fra il 30 dicembre2009eil 28 febbraio 2010,sono emersi fra rimpatri e regolarizzazioni 4 miliardi di euro. Ancora una volta in testa alla classifica dei paesi da cui si è scappati c'è la Svizzera (fuggiti in 6.231) davanti a San Marino (1.094), terzo posto per la Francia (665) e nella top ten anche la Romania.

Meno sorprendente la lista dei paesi minori: in 732 sono scappati da 65 paesi, ma nella nuova lista figuravano soprattutto paradisi fiscali. Uniche curiosità i rimpatri da Capo Verde, dal Niger e dalla Malesia. Nell'ultima fase dello scudo (1 marzo- 30 aprile 2010) sono emersi altri 5,1 miliardi di euro. Vetta della classifica immutata per i paesi da cui si è fuggiti: Svizzera (7.405), Francia (1.410) e San Marino (1.281).

In fondo alla classifica ci sono 1.553 italiani che sono fuggiti da 84 paesi minori. E ancora una volta figura un piccolo drappello che la ha rimpatriato i suoi depositi dallo Ior in Città del Vaticano. Insieme a loro anche qualche rimpatrio dal Burkina Faso e dal Gibuti.

LO "STIPENDIO" DI BENEDETTO: 82 MILIONI E MEZZO DI DOLLARI L'ANNO (IN OPERE DI CARITÀ)
A. M. per Libero

Quanto guadagna il Papa? 82 milioni e mezzo di dollari l'anno. Per la prima volta, si fa notare negli ambienti finanziari della Santa Sede, è scattata un'operazione trasparenza che testimonia il cambiamento di un'epoca. Non si tratta della cifra necessaria per i viaggi pontifici, che cadono sotto altre voci di bilancio. Né delle necessità personali del Santo Padre.

Semmai è il contrario, perché tutto quello che incassa, il Papa lo spende a favore dei bisognosi. Sarà anche per questo che si rivela positivo l'ammontare delle offerte provenienti dalle Chiese di tutto il mondo e dirette al Papa per le opere di carità e solidarietà. Nel 2009 le offerte per il cosiddetto Obolo di San Pietro hanno raggiunto la cifra complessiva di 82.529.417 dollari, secondo quanto ha reso noto ieri la Sala stampa della Santa Sede.

 

I maggiori contributi nel 2009 risultano pervenuti dai cattolici degli Stati Uniti, dell'Italia e della Francia. Si conferma significativo, in rapporto al numero dei cattolici, il contributo proveniente da Corea e Giappone.

A sostegno della struttura centrale della Chiesa, i vescovi, per il vincolo dell'unità e della carità, hanno versato, secondo le possibilità delle loro diocesi, l'importo di 31 milioni 516.020 dollari. L'apporto più rilevante è stato presentato dalle diocesi degli Stati Uniti, seguite da quelle della Germania.

Come è noto, comunica sempre la Sala stampa vaticana, tali contributi sono da distinguersi da quelli stabiliti da accordi bilaterali, come per esempio l'otto per mille in Italia, di cui non beneficia la Santa Sede, ma che sono destinati alle Chiese particolari, per attività di culto e carità.

Vi sono infine le offerte pervenute da altre istituzioni, tra cui l'Istituto Opere Religiose (Ior), la banca vaticana, che ha donato 50 milioni di dollari per le cosiddette attività di religione del Papa, cioè le opere di misericordia e di beneficenza. Rimane soltanto la curiosità sulla destinazione del denaro. Ma la carità del Pontefice si esercita nel segreto, secondo il detto "non sappia la tua mano destra quello che fa la sinistra".11-07-2010]

 

 

LO ZAMPINO DI ZAMPOLINI NELL’ANEMONE’S LIST – L’ARCHITETTO SPIFFERA DETTAGLI E RETROSCENA SUI 400 NOMI ED INDIRIZZI DELLA LISTA DEL COSTRUTTORE - “DI PIETRO CERCAVA GANCI IN VATICANO” – “REGALI PER TUTTI”, “TANTI AMICI PRELATI”, “10MILA EURO SPESI PER I DONI” - I RAPPORTI DEL COSTRUTTORE CON MONSIGNOR CAMALDO - E SPUNTANO I LAVORI IN CASA DELL’EX GIP FIGLIOLIA…

1- RACCONTA I SEGRETI DI DIEGO ANEMONE, ANGELO ZAMPOLINI...
Valentina Errante
per "il Messaggero"

 

Racconta i segreti di Diego Anemone, Angelo Zampolini, l'architetto accusato di avere riciclato i soldi del "re" degli appalti. Soprattutto, fornisce chiarimenti sulla lista, l'elenco di 400 nomi e indirizzi sequestrato dalla Finanza al costruttore. E, a verbale, il 18 maggio, davanti ai pm di Perugia, aggiunge particolari sulle vicende che gli inquirenti hanno già verificato.

Dalla posizione di Pietro Lunardi a quella di Claudio Scajola. E sulla lista fornisce indicazioni ulteriori, come quelle opere eseguite «per il professor Bologna, viale Trastevere». «Posso riferire - dice - che Bologna, forse Luciano, è stato consulente del Provveditorato. E' coniugato con un giudice donna, sorella di Ettore Figliolia che ho conosciuto in quanto tramite tra Balducci e Rutelli per i lavori dei 150 anni».

 

Ettore Figliolia è l'avvocato dello Stato con un incarico nell'intrigata vicenda dell'appalto della Scuola dei Marescialli. Non solo, è anche il fratello di Luisanna Figliolia, l'ex gip di Roma, finita sott'accusa per presunti favori a Vittorio Cecchi Gori.

Ed è proprio a casa di Luisanna Figliolia, sposata con Luciano Bologna, che Anemone avrebbe eseguito i lavori. Ma non è il solo. Perché agli atti ci sono anche le dichiarazioni di Fathi, l'ex autista di Balducci e Anemone, che svela altri particolari sulle relazioni della "cricca": Anemone - dice Fathi - conosceva tutti, aveva conoscenze anche in Vaticano. Tra i tanti prelati, anche monsignor Camaldo, il cui nipote lavorava per Anemone».

 

E' lo stesso prelato a cui Balducci presta più di 250 mila euro. «A tutti - continua Fathi - portavo regali a Natale, argenti, vestiti; quando ritiravo i pacchi, a volte pagavo, assegno o contanti, erano cifre di 8-10 mila euro».

Il capitolo Scajola, l'ex ministro sospettato di avere avuto 900 mila euro per l'acquisto di una casa a due passi dal Colosseo, è affrontato da Zampolini. Sono ulteriori riscontri agli elementi già in mano ai pm, che hanno tracciato il percorso degli assegni circolari, ma non hanno ancora iscritto Scajola sul registro degli indagati.

 

«Anemone e Scajola erano in confidenza - racconta Zampolini - si davano del tu e avevano un rapporto diretto. Io ho visto Scajola all'incirca tre volte: in occasione della visita in un altro appartamento, che non gli piacque, la volta che ha visto la casa che poi ha comprato e poi in occasione del rogito; una volta ho potuto constatare che Anemone aveva molta confidenza anche con i familiari di Scajola.

 

So - aggiunge Zampolini - che si sono conosciuti in occasione dei lavori all'appartamento di un servizio all'interno del ministero dell'Interno». Poi sul giorno del rogito, nello studio del notaio Gianluca Napoleone, Zampolini aggiunge: «Non ricordo se gli assegni li ho portati io o Anemone...non so se il notaio fosse esattamente a conoscenza dell'importo pagato per l'immobile, certamente non poteva non sapere che la casa valeva più di quanto dichiarato nell'atto. Ricordo che a un certo punto il notaio ha pronunciato una frase del tipo "regolatevi voi come volete", o qualcosa del genere».

 

Poi i rapporti tra Anemone e Balducci. «Anemone - ha detto Zampolini - era dipendente da Balducci. Di fatto faceva ogni cosa che quello gli chiedesse. Questo rapporto gli garantiva il mantenimento della posizione di preminenza nell'aggiudicazione degli appalti pubblici. L'esplosione della fortuna commerciale della ditta Anemone - prosegue - era strettamente dipendente dal rapporto con Balducci».

E ancora i passaggi su Guido Bertolaso e la casa in via Giulia, affittata a spese di Anemone. Sull'appartamento di Ercole Incalza, dipendente del ministero per le Infrastrutture. E poi, con la lista Anemone davanti, Zampolini dice: «Qui, a pagina 8, vedo De Nicolò,era un prelato amico di Balducci, ebbi modo di sapere che fecero lavori in via Dandolo».

 

E ancora: «Fiori Alessandra è la figlia di Publio Fiori, io sono andato una volta per dare dei consigli e so che qualcuno, riconducibile ad Anemone, vi ha poi fatto dei lavori. So che Cesara Buonamici (giornalista del Tg 5 ndr) ha un immobile di Propaganda Fide e che Anemone le ha fatto dei lavori. Lo so per delle confidenze fattemi da Anemone stesso».


2- IL VERBALE DI ZAMPOLINI L'INTERROGATORIO DEL GRANDE ACCUSATORE DELLA CRICCA «ANEMONE MOROSO, TONINO CERCAVA GANCI IN VATICANO» Roberta Catania
per "Libero"

 

Ecco il secondo interrogatorio di Angelo Zampolini, l'architetto della cricca, che si occupava anche gli assegni di Diego Anemone per comprare le case ai potenti. Il 18 maggio 2010, alle 17.13, il professionista torna negli uffici giudiziari di Perugia. Nell'incontro del 21 aprile l'uomo era stato «poco collaborativo », così i pm lo hanno invitato a tornare e a sbottonarsi sui personaggi legati all'inchiesta sui Grandi eventi.

«Sulla posizione di Claudio Scajola mi sono ricordato che per quell'immobile ho presentato anche una Dia (dichiarazione inizio attività per i lavori di ristrutturazione, ndr). Ricordo di essere andato a casa dell'ex ministro, anche in compagnia di Anemone Diego. (...) I lavori sono stati eseguiti direttamente da Anemone, alle visite era presente il ministro. Al momento della stipula », invece, continua Zampolini, «non ricordo se gli assegni li ho portati io o no.

Li ha portati Anemone, se io li avessi dati a qualcuno per conto di Anemone non mi spiegherei il motivo della presenza del direttore della banca al momento del rogito. Non so se il notaio (Gianluca Napoleone, ndr) fosse esattamente a conoscenza dell'importo pagato per l'immobile, certamente non poteva non sapere che la casa valeva di più di quanto dichiarato nell'atto; ricordo che a un certo punto il notaio ha pronunciato una frase del tipo "regolatevi voi come volete"».

 

«Sulla vicenda dell'operazione immobiliare con il generale Francesco Pittorru (fino al primogiugno scorso a capo dell'ufficio logistico dell'ex Sisde, ndr), non so perché Anemone abbia dato quei soldi a Pittorru, posso pensare che era un appartenente alla Finanza e che per questo potesse essergli utile». Poi riprende a parlare dell'ex ministro per lo Sviluppo economico e dice: «Sapevo invece che Anemone e Scajola erano in confidenza, notai che si davano del tu e che avevano un rapporto diretto, anche con i familiari del ministro.

Io ho visto Scajola tre volte: in occasione di una visita in un altro appartamento che non gli piacque, la volta che ha visto la casa che ha poi comprato e in occasione del rogito.Soche si sono conosciuti in occasione dei lavori dell'appartamento di servizio presso il ministro dell'Interno».

 

«Quanto a rapporto tra Angelo Balducci e Anemone, preciso che avevo più confidenza con il primo. Anemone era dipendente da Balducci, di fatto faceva ogni cosa che quello gli chiedeva. Questo rapporto gli garantiva il mantenimento della posizione di preminenza nella aggiudicazione degli appalti pubblici. L'esplosione della fortuna commerciale della ditta Anemone era strettamente dipendente dal rapporto con Balducci».

Riguardo il Capo della Protezione civile, il superpentito spiega: «Di Guido Bertolaso ho sentito parlare la prima volta quando Anemone mi disse di cercare un appartamento. Io l'ho aiutato a trovarlo, era quello di via Giulia. Ho saputo dopo che la case era per lui. Me lo disse Curi, il proprietario dell'immobile.

Era intorno al 2005/2006, Diego mi diede i soldi in contanti, se non ricordo male il canone ammontava a 1.500 euro al mese. «Quando Antonio Di Pietro fu nominato come ministro, ricordo che Balducci mi raccontava che era un tipo piuttosto irruento e che chiedeva un'entratura in Vaticano. Balducci diceva di non trovarsi bene con lui, affermava di non condividere il suo stile e non lo presentò in Vaticano, come richiesta da Di Pietro».

 

«All'epoca conobbi anche il ministro Pietro Lunardi, quando acquistò il palazzetto di Propaganda fide in via dei Prefetti. Non ho svolto alcun ruolo attivo per la compravendita (della palazzina di cinque piani, ndr), se sono intervenuto è perché me lo può avere chiesto Balducci. Ero presente al momento del rogito, ma in una stanza separata, nel caso che fossero sorte difficoltà tecniche.

Il valore dell'immobile era sicuramente superiore a tre milioni di euro indicati, almeno sette milioni se non otto». «All'epoca di Lunardi, al ministero c'era sicuramente Ercole Incalza, (...) lo vidi in occasione della vendita dell'appartamento di via Gianturco». L'abitazione a due passi da piazza del Popolo, intestata a Alberto Donati, marito della figlia di Incalza.

 

Zampolini, infatti prosegue: «Ho fatto da tramite per gli assegni per l'acquisto, ma non ero sicuro che la casa fosse stata comprata da lui perché sul piano formale venne fuori un nome diverso da Incalza. Ribadisco che mi prestavo a queste operazioni al solo fine di farmi benvolere da Balducci».

Infine si parla di soldi e l'architetto spiega: «Mi mostrate delle fatture, quella emessa per la Tecnocos di Anemone è probabilmente il rimborso spese, per la gare di progettazione che poi non vinse. Non so se tale fattura è stata pagata, anche perché di solito Tecnocos non pagava. La fattura alla Minerva (...) era, anche in questa occasione, un rimborso spese.Credo nonsia mai stata pagata. Anemone, in genere, non pagava per i lavori fatti per lui. Ciò era un dato conosciuto nel settore».

 

 

[08-07-2010]

 

 

zampolini canta - il palazzo a lunardi fu venduto per 3 milioni. ma valeva tra i 7 e gli 8 milioni - un ’discount’ compensato dal ministro con un finanziamento Arcus, società del tesoro, per l’importo di 2,5 milioni di euro, per la realizzazione di un museo di propaganda fide - E nell’atto di compravendita del palazzo, risulta presente il cardinale Sepe - Il nipote del gaio monsignor Camaldo lavorava per Anemone - E il Vaticano assume sempre più un ruolo da co-protagonista...

Antonio Massari e David Perluigi per Il Fatto

 

Il palazzo di Lunardi fu acquistato "mediante l'intervento risolutivo di Angelo Balducci". E' questa la tesi della Procura di Perugia. I particolari sul palazzetto dell'ex ministro Pietro Lunardi, venduto alla presenza del cardinale Crescenzio Sepe, i dettagli sulla casa con vista Colosseo dell'ex ministro Claudio Scajola e sull'appartamento affittato, dal capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, a spese dell'imprenditore Diego Anemone.

E ancora: il rapporto Anemone e Angelo Balducci, l'ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici, e tra quest'ultimo e l'ex ministro Antonio di Pietro. E poi gli uomini del Vaticano, i politici, i registi e gli attori che frequentavano Balducci e Anemone. "Recapitavo regali per tutti", dice l'ex autista di Balducci, Hidri Fathi Ben Laid, interrogato dai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, il 27 aprile 2010.

 

"A tutti loro portavo regali di Natale, argenti, vestiti. Tutti regali che acquistavano presso il negozio Anatriello, che adesso si è spostato verso via Frattina. Quando ritiravo i pacchi a volte pagavo, assegni o contante, ed erano cifre nell'ordine degli 8 o 10mila euro". Fathi ricorda "Anemone conosceva tutti, aveva conoscenze anche in Vaticano. Tra i tanti monsignori anche Francesco Camaldo, il cui nipote lavorava per Anemone".

E il Vaticano, in questa storia che vede indagati per corruzione Pietro Lunardi e il cardinale Crescenzio Sepe, Guido Bertolaso e Angelo Balducci, giorno dopo giorno, interrogatorio dopo interrogatorio, assume sempre più un ruolo da co-protagonista.

 

Il "sistema gelatinoso" scoperchiato dalla procura d Firenze, sul quale indaga oggi la procura di Perugia, troppo spesso vede comparire alti prelati. Da don Evaldo Biasini, soprannominato dagli investigatori don Bankomat, per via dei soldi che Anemone gli affidava, fino al cardinale Crescenzio Sepe, iscritto nel registro degli indagati per via del suo rapporto con l'ex ministro Pietro Lunardi.

 

La vicenda è nota: la famiglia Lunardi nel 2004 acquista, dall'ente Vaticano Propaganda Fide, un palazzo in via dei Prefetti per 3 milioni di euro. L'immobile, secondo un teste chiave, l'architetto Angelo Zampolini, valeva tra i 7 e gli 8 milioni. "Non ricordo di aver svolto un ruolo attivo per la compravendita, ciò che posso aver fatto è recapitare i documenti di Propaganda Fide allo studio del notaio. Se sono intervenuto è perché può avermelo chiesto Balducci, che era consultore di Propaganda Fide, e si occupava degli immobili. Ero presente il giorno del rogito, ma in una stanza separata, nel caso che fossero sorte difficoltà tecniche. Il valore dell'immobile era sicuramente superiore ai 3 milioni. All'incirca almeno 7 milioni e anche 8".

 

La procura, su questa storia, ha delle idee precise: "A fronte di tale acquisto, Lunardi, all'epoca ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, consentiva, grazie alla sua qualifica, che Propaganda Fide accedesse al finanziamento Arcus, in difetto dei presupposti, per l'importo di 2,5 milioni di euro, per la realizzazione di un museo aperto al pubblico". E dinanzi alla procura della Corte dei Conti del Lazio, il 9 giugno 2010, è proprio il direttore generale della Arcus a fornire un ulteriore dettaglio: la segnalazione - dichiara Ettore Piertrabissa - è avvenuta "secondo una procedura non frequente, dal capo di Gabinetto del ministro per le Infrastrutture". E nell'atto di compravendita del palazzo, firmato dal notaio Gianluca Napoleone, risulta presente il cardinale Sepe.

 

Nel suo interrogatorio del 18 maggio, però, Zampolini aggiunge ulteriori dettagli. L'uomo che dice d'aver portato, per conto di Anemone, 900mila euro in assegni, quando Scajola acquistò la casa con vista Colosseo, spiega di aver visto l'ex ministro altre volte, anche "in occasione della visita di un altro appartamento che non gli piacque".

 

"L'esplosione della fortuna commerciale della ditta Anemone - continua - era strettamente dipendente dal rapporto con Balducci (...). Questo rapporto gli garantiva il mantenimento della posizione di preminenza nell'aggiudicazione degli appalti pubblici". Zampolini riassume anche la vicenda legata all'appartamento di Bertolaso: "Anemone mi disse che cercava un appartamento. L'ho aiutato a trovarlo. Se non sbaglio fu consegnato un acconto iniziale di alcuni mesi. Diego (Anemone, ndr) mi diede i soldi in contanti (...), successivamente il proprietario si rivolgeva a me per avere il pagamento dei canoni (...) e alla fine, a causa dei lunghi ritardi nei pagamenti, s'è determinato a risolvere il contratto.
(...) Era intorno al 2005/2006 (...) se ricordo bene il canone era di 1.500 euro al mese".

Su di Di Pietro racconta che Balducci "affermava di non condividere il suo stile", che definiva "irruento e impetuoso", e "non lo presentò in Vaticano", come l'ex ministro gli avrebbe chiesto. L'architetto ricostruisce anche la vicenda di Ercole Incalza, funzionario del ministero per le Infrastrutture, anch'egli coinvolto nell'acquisto di un appartamento che, Zampolini, dice di aver contribuito a pagare, con i soldi di Anemone.

 

 

[06-07-2010]

 

 

La rivolta dei vescovi anglosassoni: tutti in Vaticano sapevano - I prelati raccontano al New York Times: “Abbiamo segnalato gli scandali e chiesto a Roma misure più drastiche, ci risposero soltanto con frasi sciocche” - i primi interventi dei vescovi americani e canadesi agli scandali in Louisiana nel 1984 fino a quando “durante un sinodo del 1990» un vescovo canadese chiese contromisure. A rispondergli fu Ratzinger, spiegando che il vero problema era “il brusco calo nel numero di preti

 

Maurizio Molinari per La Stampa

I vescovi anglosassoni rompono il silenzio sullo scandalo della pedofilia e chiamano in causa Joseph Ratzinger affidando al New York Times una dettagliata ricostruzione di oltre venti anni di falliti tentativi di spingere il Vaticano ad adottare misure drastiche anti-abusi.

Sono i vescovi australiani Geoffrey Robinson e Philip Edward Wilson, con l'irlandese Eammon Walsh, a raccontare come le gerarchie ecclesiastiche anglosassoni tentarono invano di convincere il Vaticano a reagire.

- Belgio Vaticano e Pedofilia - Dal Foglio

L'episodio-chiave avviene nell'aprile 2000 quando 17 vescovi di Australia, Canada, Inghilterra, Galles, Irlanda, Nuova Zelanda, Scozia, Sud Africa, Stati Uniti e Indie Occidentali arrivano in Vaticano per incontrarsi con alti prelati, incluso Ratzinger prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 1981.

«Il messaggio che volevamo recapitare - spiega Walsh, vescovo ausiliario di Dublino - era che se dei singoli preti riuscivano a proteggersi dietro le leggi canoniche per impedire ai vescovi di imporre la disciplina, bisognava trovare un'altra maniera per procedere».

Anche l'australiano Robinson, vescovo ausiliare emerito di Sydney, partecipò a quell'incontro e ricorda che «vennero dette frasi sciocche». «Roma non aveva esperienza di prima mano su cosa avveniva nelle diocesi più colpite» aggiunge, lasciando intendere come forse ciò spiega perché «il Vaticano è così in ritardo» nella lotta contro la pedofilia.

Ad aggiungere un altro tassello è Philip Edward Wilson, arcivescovo di Adelaide, che ricorda «la grande confusione che regnava ovunque» a Roma quando fra gli anni 80-90 i vescovi anglosassoni recapitavano denunce di abusi e richieste pressanti di interventi non solo a Ratzinger ma anche alla Segreteria di Stato, alla Signatura Apostolica, al Consiglio pontificio dei testi legislativi e alle Congregazioni del Clero, dei Vescovi, della Divisa Preghiera, della Disciplina dei Sacramenti e dell'Evangelizzazione dei Popoli.

Come dire, tutti in Vaticano sapevano. Sulla base delle testimonianze raccolte, il New York Times fa risalire i primi interventi dei vescovi americani e canadesi agli scandali in Louisiana nel 1984 - per il prete molestatore Gilbert Gauthé - e nel Newfoundland - dove le vittime furono i bambini di un orfanotrofio - fino a quando «durante un sinodo del 1990» un vescovo canadese chiese contromisure. A rispondergli fu Ratzinger, spiegando che il vero problema era «il brusco calo nel numero di preti». Nel 1992 furono i vescovi americani a tornare alla carica ma ancora senza esito.
Si arriva così al 2002 quando i vescovi Usa decidono di agire da soli, adottando l'obbligo di denunciare alle autorità civili i preti pedofili ma il rigetto della Santa Sede è immediato. Sebbene Ratzinger, da Papa, abbia condannato la pedofilia come nessun altro suo predecessore il New York Times conclude che «a cinque anni dall'inizio del papato non è ancora chiaro se vuole dare ascolto ai vescovi che vogliono punire gli abusi». E tale esitazione si rispecchia nelle passate decisioni di Ratzinger che da quando diventò vescovo a Monaco «è stato parte di una cultura di negazione, ostruzione e resistenza», scrive il giornale. A chiamare in causa l'attuale Papa è anche la ricostruzione di quanto avvenne nel maggio 2001 allorché Giovanni Paolo II gli affidò l'incarico di occuparsi della «disciplina dei preti» e Ratzinger rispose che era una competenza che spettava alla sua Congregazione «dal 1922»: ammettendo dunque di essere stato lui titolare del dossier dalla nomina a prefetto nel 1981.
Scritte offensive rivolte al Papa, in italiano, ma anche frasi in lingua straniera, caratteri in cirillico e numeri, sono state scoperte ieri notte davanti alla porta della Scala Santa, adiacente a piazza San Giovanni, a Roma. Le scritte, in vernice rosso-arancione, sono forse opera di uno straniero, e la gendarmeria vaticana parla di «graffiti di cui non si comprende il significato». Il sindaco Gianni Alemanno ha espresso solidarietà al Papa, e una condanna dell'atto di vandalismo è venuta da tutti gli schieramenti politici.

Marzo 1977
Joseph Ratzinger viene nominato vescovo di Monaco e tre mesi dopo cardinale.

Gennaio 1980
Ratzinger manda in terapia il prete Peter Hullerman accusato di molestie, che però poi viene riassegnato a un'altra parrocchia.

Novembre 1981
Ratzinger è nominato prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede.

Ottobre 1984
Lo scandalo dei pedofili emerge per la prima volta in America con l'incriminazone del prete Gilbert Gauthé.

Agosto 1989
Il prete Charles Curran è obbligato a dimettersi dall'Università Cattolica per aver criticato Ratzinger.

Aprile 2000
I vescovi anglofoni chiedono a un incontro segreto in Vaticano politiche più aggressive contro gli abusi.

Maggio 2001
Giovanni Paolo II assegna a Ratzinger la giurisdizione sui casi di abusi su minori.

Gennaio 2002
Il caso del prete-molestatore John Geoghan fa esplodere lo scandalo nella Chiesa cattolica Usa.

Giugno 2002
I vescovi Usa si impegnano a denunciare tutti gli abusi alle autorità civili.

Dicembre 2002
Ratzinger accusa i media di «screditare la Chiesa» con le rivelazioni degli abusi.

Gennaio 2004
I cattolici laici Usa avvertono Ratzinger che lo scandalo sta crescendo.

Maggio 2005
Ratzinger eletto Papa.

 

Aprile 2008
Benedetto XVI incontra privatamente alcune vittime di abusi a Boston ed esprime «profonda vergogna».

Maggio 2010
Il Papa dice che lo scandalo dimostra che i maggiori problemi della Chiesa sono «al suo interno» e invoca «giustizia» e non più solo «perdono». [03-07-2010]

 

TIRO CON L’ARCUS – MA QUANTI BEI FINANZIAMENTI AL VATICANO (MALGRADO L’EXTRA TERRITORIALITÀ) GRAZIE ALLA SOCIETÀ DEL TESORO (CO-GESTITA DA BENI CULTURALI E INFRASTRUTTURE) – LA PONTIFICA UNIVERSITÀ GREGORIANA SI BECCA 2 MLN € MA GRAZIE A DUE DECRETI A FIRMA del gentiluomo del papa GIANNI LETTA NE RIMEDIA ALTRI 900 MILA CON L’8 PER MILLE…

Giampiero Calapà per "il Fatto Quotidiano"

L'attenzione per i beni ecclesiastici di Arcus Spa è senza limite. Non è unico il caso del Palazzo Propaganda Fide di Piazza di Spagna, che non potrebbe ricevere alcun finanziamento dallo Stato italiano in quanto territorio straniero in Italia, isola vaticana, così come altri edifici compresi nella lista del Concordato.

Nei finanziamenti già previsti dal ministero dei Beni culturali, via Arcus, per il triennio 2010-2012, ad esempio, compaiono i cortili interni della Pontificia Università Gregoriana: non sono bastati i 2 milioni già spesi dallo Stato con decreto ministeriale del luglio 2005, firmato da Buttiglione e Lunardi per il restauro dei Palazzi Lucchesi e Frascara (proprietà dell'università gregoriana); infatti, per i giardini della Pontificia, oltretutto "extraterritoriali", è pronto un altro milione e mezzo di euro benedetto da Sandro Bondi.

E non è finita qui, perché grazie all'8 per mille, con due decreti a firma Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, la Pontificia ha beneficiato di 442.500 euro il 23 novembre 2007 e di altri 457.444,83 euro il 27 novembre 2009.

La singolarità di questo doppio finanziamento - Arcus e 8 per mille -, aggravato dall'extraterritorialità, è stata rilevata nel Consiglio superiore per i Beni culturali: nella seduta del 19 aprile 2010 il consigliere Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil Beni culturali, ha formalmente posto il problema: "C'è la questione di un doppio finanziamento aggravato dall'extraterritorialità in quanto non può avvenire con strumenti ordinari come decreti ministeriali e deliberazioni del Cda di Arcus".

 

Essendo un pezzo di Stato estero sul territorio italiano, prima di ricevere un finanziamento, come regolato dal diritto internazionale, servirebbe un accordo tra ministri degli Esteri dei due Paesi, ma per Arcus non è un problema: "Il regolamento della Spa permette finanziamenti anche extraterritoriali, purché si tratti di beni di rilevanza culturale", ha spiegato il direttore Ettore Pietrabissa. Per il prossimo triennio un altro milione di euro è destinato ai restauri della Basilica papale di San Paolo fuori le Mura, altra isola vaticana in Italia.

 

Arcus Spa - due milioni di euro l'anno tra la sede di via Barberini, direttore generale e dipendenti - è di proprietà del ministero dell'Economia, ma viene co-gestita dai ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture, per "finanziare progetti culturali con il 3% delle grandi opere". Fino al 2008 erano i ministri a dover fare la "lista della spesa" che, una volta compilata, consegnavano ad Arcus. Dopo le istruttorie della stessa Arcus partivano i finanziamenti, senza alcuna motivazione pubblica su quanto escluso e su quanto sovvenzionato.

 

Poi, dopo rilievi della Corte dei Conti, che in passato ha invocato un regolamento o addirittura la chiusura del carrozzone, Bondi sceglie la prima soluzione. Così il 18 novembre 2008 arriva il regolamento: adesso Arcus deve pubblicare un bando, a cui possono partecipare enti pubblici, privati, fondazioni, onlus, la stessa Chiesa cattolica (beni nella lista del Concordato esclusi).

 

Dopo una preistruttoria è Arcus adesso che deve portare la lista al ministro. E i finanziamenti devono essere ripartiti in questo modo: 50% per il settore del restauro, 30 per il paesaggio e 20 per l'attività dello spettacolo. Rimane la nebbia fitta, però, sulle motivazioni che portano alcuni beni ad essere esclusi e altri a ricevere i soldi. Per esempio il milione di euro previsto per il Comune di Roma del sindaco Gianni Alemanno per la voce "cultura a Roma" in tempi di crisi può sembrare esagerato, come i 4 milioni destinati al restauro del sistema di vegetazione delle ville storiche romane, concesso sempre al Comune.

 

Altra voce singolare è quella che indica in 500 mila euro un finanziamento addirittura per una fondazione bancaria, quella dell'Istituto Banco di Napoli, che ne beneficerà per realizzare un archivio storico digitale. Oppure, perché nel 2004 (decreti firmato dai ministri Giuliano Urbani e Pietro Lunardi) viene attivato un finanziamento di un milione e mezzo di euro, su cui la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo, per i restauri di Villa Mansi a Lucca?
Forse perché i proprietari, la famiglia Salom è in buoni rapporti di amicizia con lo stesso ministro Lunardi?

- Copyright Pizzi

Nel gennaio 2009, per altro, la Villa viene venduta alla società immobiliare San Michele Srl di Pistoia per 8 milioni: lo Stato non si è avvalso del diritto di prelazione, anche se quel bene era sottoposto a vincolo.

Per il prossimo triennio la spesa totale dello Stato prevista, via Arcus, è di 200 milioni di euro, a fronte di mille e 300 richieste per un totale di 2 miliardi. Intanto il Consiglio superiore per i Beni culturali "preso atto della rilevanza di Arcus", di un potere sterminato insomma, prova a commissariarla, con una mozione approvata all'unanimità per chiedere "che dal decreto del prossimo anno sia previsto che il Consiglio superiore collabori nell'elaborazione delle linee strategiche contenute nell'atto di indirizzo annuale".

 

 

[02-07-2010]

 

 

UCCI UCCI C’È QUEL “GENTIL-OMO” DI BALDUCCI – ’ANGELINA’ RESTA A TUTTI GLI EFFETTI IL PRIMO GENTILUOMO DI SUA SANTITÀ AD ESSERE FINITO DIETRO LE SBARRE MA NESSUNO GLI HA REVOCATO IL TITOLO: È TUTTORA NELL’ELENCO DEI 98 INSIEME A GIANNI LETTA, MARIO AGNES E SCALETTI DELLO IOR - FU PRANDINI, AMICO DEL CARDINALE RE, A FARGLI FARE CARRIERA E AD INTRODURLO NELLE SACRE (E GAIE) STANZE…

Franca Giansoldati per "il Messaggero"

 

All'indirizzo privato di Angelo Balducci, nel villino di 23 vani a via delle Mura Latine, la revoca della carica di Gentiluomo di Sua Santità, pare che non sia mai stata recapitata. Di buste con lo stemma papale, contenenti l'espulsione dell'ex Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici dalla Famiglia Pontificia, non se ne sono viste. Nessuno lo conferma ufficialmente, ma le indiscrezioni paiono più che fondate. Probabilmente l'atto verrà notificato solo a conclusione della vicenda giudiziaria.

 

Quella di Balducci resta, tuttavia, una vicenda che continua a suscitare forte imbarazzo nella Chiesa. Sin dal primo momento, quando iniziarono a saltare fuori vicende poco edificanti di festini a luci rosse, di giovani coristi di San Pietro che procacciavano uomini, insomma una attività non in linea col profilo morale che il Papa richiede ai suoi "familiari".

 

Per tutti una brutta storia. Specie se si vanno a rileggere le parole che Papa Ratzinger ha rivolto ai suoi familiari durante una udienza concessa nel 2006: «La barca di Pietro, per poter procedere sicura, ha bisogno di tante nascoste mansioni, che insieme ad altre più appariscenti contribuiscono al regolare svolgimento della navigazione. Indispensabile è non perdere mai di vista il comune obiettivo, e cioè la dedizione a Cristo e alla sua opera di salvezza».

L'espulsione di Balducci era stata annunciata come azione immediata. Sicchè Balducci resta a tutti gli effetti il primo gentiluomo di Sua Santità ad essere finito dietro le sbarre, tralasciando il precedente di Umberto Ortolani, altro Gentiluomo che però al carcere preferì rendersi latitante. Ortolani fu messo alla porta solo nel 1984.

 

Dunque Angelo Balducci non solo può ancora fregiarsi di questo titolo, ma è nell'elenco dei 98 Gentiluomini a servizio del Papa. Il suo nome appare accanto a imprenditori, medici, diplomatici, costruttori e nobili. Avere il privilegio di poter servire il pontefice e collaborare nella sua attività pubblica è un onore riservato a pochi e selezionatissimi.

 

Apre la lista l'ex ambasciatore spagnolo, Abella y Ramallo, ammesso nel 2004, segue Acerna Emilio, Mario Agnes, già direttore dell'Osservatore Romano. E ancora Scaletti dello Ior, Leopoldo Torlonia, Serlupi Crescenzi, Adolfo Salabè, Gianni Letta, svariati membri della famiglia Pacelli, la Spina della Cimarra, Prospero Colonna, Virgil Dechant, Alessandro Falez, Giuseppe Camadini, Alberto Bochicchio.

La lista è lunga è si chiude con Antonio Zappi e col conte Windisch-Graez. Gentiluomini di Sua Santità non si nasce ma si diventa solo per particolari benemerenze e dietro presentazioni altolocate, possibilmente di rango cardinalizio.

 

Balducci vi entrò nel 1995. Difficile che a presentarlo sia stato Sepe che all'epoca lavorava come segretario alla Congregazione del Clero e non aveva accesso diretto all'Appartamento pontificio come, invece, l'aveva il cardinale Re, prefetto dei vescovi, amico d'infanzia di Gianni Prandini, entrambi cresciuti a Borno, in Valcamonica. Fu l'ex ministro dei Lavori Pubblici a fargli fare una carriera fulminante al Ministero e ad introdurlo nelle Sacre Stanze.

Chissà come andrà a finire. Di sicuro c'è che grazie a questa vicenda le richieste per poter essere ammessi a fare i Gentiluomini sono state momentaneamente congelate, in attesa di tempi migliori.

 

 

[01-07-2010]

 

IL PAPA ALLA SBARRA – ESULTA JEFF ANDERSON, L’AVVOCATO DELLE VITTIME DEI PRETI PEDOFILI AMERICANI: LA DECISIONE DEI GIUDICI DI WASHINGTON di considerare i preti dipendenti del vaticano È “UN´ENORME VITTORIA LEGALE” – E ADESSO UNA “MISSIONE IN ITALIA” PER RACCOGLIERE LE DEPOSIZIONI DEI CARDINALI SODANO E BERTONE, CHE LUI RITIENE RESPONSABILE DELL´INSABBIATURA DELLO SCANDALO PEDOFILIA – “PROCESSARE BENEDETTO XVI NON PENSO SARÀ POSSIBILE, MA CERCHERÒ DI OTTENERE LA SUA DEPOSIZIONE

 

Angelo Aquaro per "la Repubblica"

L´aveva promesso e lo farà: «Porterò il Papa in tribunale». Ma nel giorno in cui raccoglie la vittoria - «E´ caduto un nuovo muro di Berlino» - Jeff Anderson, 62 anni, l´avvocato delle vittime dei preti negli Stati Uniti, l´uomo che scoprì che anche sua figlia fu abusata da un ex sacerdote, pensa per prima cosa alla prossima mossa: una «missione in Italia» per raccogliere le deposizioni dei cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, che lui ritiene responsabile del cover up, della copertura, dell´insabbiatura dello scandalo pedofilia.

Avvocato, la Corte Suprema non accoglie l´appello del Vaticano. Il suo processo più andare avanti.

«E´ una grande vittoria, una vittoria enorme. Per la storia degli abusi sessuali dei preti è la caduta del muro di Berlino, la caduta della separazione tra la Germania Est e la Germania Ovest, tra l´Est e l´Occidente.... ».

Ma che cosa vuol dire in concreto?

«E´ una enorme vittoria legale. Per le vittime di questi crimini è una straordinaria opportunità di avere finalmente giustizia. E di far sì che il Vaticano venga ritenuto responsabile per la sua negligenza: per la sua criminale negligenza. E per il suo ruolo nella copertura dei crimini dei preti».

Eppure non c´è stata sentenza. La Corte si è limitata a non accogliere l´appello del Vaticano.

«Ma è una vittoria enorme che la Corte ci abbia dato il semaforo verde, finalmente il via libera: dopo otto anni di impedimenti sollevati dall´inizio della causa, nel 2002, dopo otto anni di ostacoli».

Davvero a questo punto pensa di portare, come ha annunciato, Papa Ratzinger alla sbarra?

«Sì, questa à una delle cose che faremo. Ma prima cominceremo dal cardinale Sodano e dal cardinale Bertone. Al Papa ci arriveremo. Non voglio certo cominciare da lì: voglio prima raccogliere le loro deposizioni in particolare. Perché loro - uno come segretario di Stato, l´altro come Capo del collegio cardinalizio, sono stati i top guys, i personaggi chiave».

Perché proprio loro?

«Perché nelle loro posizioni sono stati al centro delle coperture per un lungo periodo. Così come lo fu il cardinale Joseph Ratzinger, l´attuale Papa Benedetto, quando aveva responsabilità nella Curia. Lui adesso è il capo supremo e non partirò nell´inchiesta da lui: ma ci arriverò».

Come farà a raccogliere queste deposizioni? Pensa di organizzare degli interrogatori in Italia?

«Sì, dovremo andare in Vaticano, organizzeremo le deposizioni, organizzeremo una missione».

 

Primo passo, lei dice, Bertone e Sodano. Per arrivare a portare sotto processo il Papa?

 

«Guardi, cercheremo come ho detto di avere la deposizione anche del Papa. Io non penso che sarà possibile processare il Papa in quanto Papa: ma il Vaticano sì. Per la prima volta avremo la possibilità di fare un processo, qui negli Usa, in cui il Vaticano può essere considerato responsabile nella copertura di quei crimini che sono gli abusi dei preti. E´ soltanto una decisione che riguarda un caso ma apre la porta ad altri casi e soprattutto al principio di responsabilità. E questa è la cosa più importante».

Come si è sentito appena avuta la notizia della decisione della Corte Suprema?

«Estasiato...». 29-06-2010]

 

 

E BUGIE DEL PRE…SEPE – FIN DALL’INIZIO PROPAGANDA FIDE CERCÒ (E ALLA FINE RIUSCÌ) DI ACCOLLARE ALLO STATO I LAVORI DEL PALAZZO DI PIAZZA DI SPAGNA – IL RESTAURO FARAONICO (12 MLN €) FU DECISO ANNI PRIMA, A PRESCINDERE DALLA “PINACOTECA FANTASMA” – “IL FATTO” PUBBLICA LE SCHEDE FIRMATE DA SEPE (E RIFIUTATE DA ARCUS) CHE PRIMA DELLA STIPULA DELLA CONVENZIONE CHIEDEVANO DENARO PER “IL FABBISOGNO FINANZIARIO DEL PROGETTO”…

 

Marco Lillo e Marco Occhipinti per "Il Fatto Quotidiano"

 

Nel giorno in cui il Vaticano scende in campo per difendere la buona fama di Propaganda Fide, nuove carte dimostrano che la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, al fine di giustificare un finanziamento pubblico da 2,5 milioni elargito nel 2005 ha ripetutamente omesso di raccontare la verità agli italiani. Il Vaticano dichiarò che avrebbe usato i soldi pubblici per lavori finalizzati alla "apertura al pubblico di ambienti di grande rilievo artistico come la Cappella dei Re Magi e la biblioteca lignea del Borromini".

 

In realtà questi documenti svelano che lo scopo della Curia era accollare ai contribuenti il rifacimento di un palazzo nel quale era vietato l'ingresso. Altro che museo pubblico nelle stanze vaticane: il restauro faraonico per un importo di 12 milioni di euro era stato deciso anni prima a prescindere dalla "pinacoteca fantasma".

 

Il Fatto Quotidiano è entrato in possesso delle schede di monitoraggio del progetto finanziario del contributo elargito dalla società pubblica Arcus, vigilata dai ministeri dello spettacolo e delle infrastrutture. La scheda è controfirmata di pugno dal cardinale Crescenzio Sepe, allora Prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli. Il finanziamento era stato accordato da Arcus sulla base di una convenzione del 23 dicembre del 2005.

 

Ma Sepe, che aveva firmato quell'accordo, invia ad Arcus per giustificare le spese sostenute due fatture precedenti alla stipula della convenzione stessa. In calce alla scheda Sepe dichiara: "Tutte le spese relative ai documenti contabili suindicati sono state impiegate per supportare il fabbisogno finanziario del Progetto".

 

In realtà la prima fattura, relativa al quarto avanzamento lavori, risale al 6 ottobre del 2005, due mesi e mezzo prima della firma della convenzione per il "Progetto", e ammonta a 310 mila e 915 euro. La seconda fattura è datata 15 dicembre 2005, otto giorni prima della stipula con Arcus, e ammonta a 305 mila e 250 euro.

 

Le due fatture sono state respinte al mittente con una nota manoscritta, probabilmente da un impiegato di Arcus, nella quale si legge: "Monitoraggio non andato a buon fine per quarto e quinto stato avanzamento lavori".

Nonostante il suo fallimento, il tentativo di Sepe, sembra dimostrare l'intenzione dell'ex Prefetto di coprire ex post una parte del restauro della sede della Congregazione in piazza di Spagna, considerata zona extra-territoriale. La convenzione del 23 dicembre 2005 prevedeva che i lavori, finalizzati alla realizzazione di una pinacoteca aperta al pubblico, sarebbero dovuti terminare entro il dicembre 2006. Altrimenti il contributo sarebbe stato revocato.

 

Anche perché l'unica ragione del finanziamento di questi lavori, che interessavano solo il Vaticano, era proprio l'apertura agli italiani di una pinacoteca, della quale a distanza di 4 anni e mezzo non si vede traccia. Per comprendere quanto Propaganda Fide fosse entusiasta di aprire le sue stanze alla cittadinanza italiana è sufficiente vedere come fu trattata la Iena Filippo Roma nel febbraio scorso.

 

Pochi giorni prima dell'esplosione dello scandalo Cricca, l'inviato osò chiedere alla Congregazione di fare un giro nella Pinacoteca realizzata con 2,5 milioni di euro dei cittadini italiani. La Iena fu allontanata in malo modo e - solo dopo un estenuante assedio - fu raggiunta (sul territorio italiano, fuori dal palazzo) dal legale della Curia. Di fronte alle telecamere l'avvocato di Propaganda Fide sostenne che non c'era nessun inadempimento perché il finanziamento ammontava a 2,5 milioni e la pinacoteca sarebbe stata aperta entro ottobre del 2010, prima del pagamento dell'ultima tranche pari a 500 mila euro.

 

Peccato che dai documenti in nostro possesso risulta chiaramente che all'epoca la Curia aveva già percepito non due ma ben 4,5 milioni di euro. Il contributo infatti ammontava a 5 milioni, divise in due tranche uguali.

La prima parte, approvata nel 2005, cioè quella che la Iena contestava al legale del Vaticano, era stata erogata completamente già nel 2007, nonostante l'assenza della Pinacoteca. Propaganda Fide e Arcus in questi anni hanno giocato sull'equivoco e nelle loro risposte pubbliche hanno sempre evitato di dire che il finanziamento pagato solo in parte (2 milioni) era la seconda tranche approvata con una seconda convenzione nel 2007.

 

Dalla documentazione in possesso del Fatto (e ieri acquisita dalla Procura di Perugia) risulta chiaramente che il restauro dello stabile è stato avviato molto prima di entrambe le convenzioni: il 15 novembre del 2004 con la firma di un contratto da 11 milioni e 780 mila euro tra Propaganda Fide e la società Italiana Costruzioni.

Quindi, prima dell'intervento di Arcus, la Curia aveva già speso 2,2 milioni di euro. Il treno del restauro è partito già da un anno quando Arcus decide di salirci sopra. E il biglietto è molto salato. Nella mail che sabato scorso abbiamo pubblicato (acquisita ieri dalla Procura di Perugia, insieme a tutto il carteggio tra Arcus e Curia) il responsabile amministrativo di Propaganda Fide, monsignor Francesco Di Muzio, indica alla responsabile del progetto di Arcus, Francesca Nannelli, le scadenze dei pagamenti in considerazione "del notevole esborso sino ad ora sostenuto dalla Congregazione per l'avanzato stato dei lavori".

 

La Santa Sede ieri ha emanato una nota per resistere "alle notizie che da tempo si continuano a diffondere sul conto della Congregazione". Nel documento, infarcito di informazioni su alunni, seminaristi e missioni sparse per il mondo, il Vaticano ammette che "la valorizzazione del patrimonio può essere esposto a errori di valutazione e alle fluttuazioni del mercato internazionale".

Oltretevere si prende finalmente atto della svendita a beneficio della famiglia Lunardi di uno stabile di tre piani a due passi dal Parlamento. Il comunicato ricorda il versetto di Marco "andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo" ma non spiega per quale ragione - a causa della svendita ai Lunardi - mancano diversi milioni di euro nelle casse della Congregazione che pure avrebbero agevolato quella missione. Se c'è un legame tra i milioni spesi da Arcus e quelli risparmiati dai Lunardi, sarà la magistratura a stabilirlo. [29-06-2010]

 

 

CARA ARCUS, TI SCRIVO, COSÌ RISPARMIO UN BEL PO’ – “IL FATTO” SCOVA LA LETTERA DEL 2005 CHE SMENTISCE SIA IL VATICANO CHE LA SPA DEL TESORO CHE HA PAGATO I LAVORI PER IL PALAZZO DI PROPAGANDA FIDE – I 2,5 MLN € SERVIVANO PER IL MUSEO (MAI NATO)? E ALLORA PERCHÉ NEL CARTEGGIO RISERVATO SI PARLA SOLO DI “COPRIRE LE SPESE GIÀ SOSTENUTE” PER IL RESTAURO? – E DOVE ABITA LA RESPONSABILE CHE DEVE DECIDERE IL FINANZIAMENTO? IN UN PALAZZO DI PROPAGANDA FIDE IN PIENO CENTRO

 

Marco Lillo e Marco Occhipinti per "Il Fatto Quotidiano"

 

La lettera che inchioda il Vaticano e Arcus porta la data del 16 dicembre del 2005. Monsignor Francesco Di Muzio, allora capo dell'amministrazione di Propaganda Fide, scrive a Francesca Nannelli, responsabile del procedimento per il finanziamento erogato alla Curia dalla società Arcus Spa, di proprietà del Tesoro ma controllata dai ministeri dello Spettacolo e delle Infrastrutture. Il carteggio tra Arcus e Vaticano che Il Fatto Quotidiano pubblica in esclusiva documenta i retroscena inediti e le bugie pubbliche raccontate per giustificare un contributo relativo al palazzo di Piazza di Spagna.

 

Quello stabile è la sede della Congregazione che oltre a occuparsi dell'evangelizzazione dei popoli nel mondo è dedita anche a una frenetica attività immobiliare nella Capitale. Ora la storia del contributo ha attirato l'attenzione della Procura di Perugia. I magistrati che stanno indagando sulla cricca dei lavori pubblici, hanno iscritto nel registro degli indagati il ministro delle infrastrutture dell'epoca, Piero Lunardi, e l'allora Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, Crescenzio Sepe, per corruzione.

 

L'ipotesi dei pm Sergio Sottani e Alessia Tavernesi è che esista una relazione tra l'acquisto nel 2004 di un palazzo nel centro di Roma per "soli" 3 milioni di euro (ne valeva il doppio) da parte della famiglia Lunardi e il contributo di 2,5 milioni erogato nel 2005 di concerto con il dicastero delle Infrastrutture, retto in quel periodo dallo stesso Lunardi. I magistrati ieri hanno preso contatto con il legale del cardinale Crescenzio Sepe perché vogliono interrogarlo per chiarire il giallo del finanziamento che era stato oggetto di polemiche e servizi televisivi di Rai e Mediaset e poi di un'inchiesta interna della Corte dei Conti.

 

Allora, l'unica voce che si ostinava a denunciare lo scandalo di un finanziamento statale che fino a quel momento sembrava ammontare solo a 2,5 milioni di euro, pagati per un'opera pubblica mai realizzata, era quella del segretario generale della Uil per i beni culturali: Gianfranco Cerasoli. Ora quella tesi coincide con l'ipotesi investigativa dei pm perugini: il contributo sarebbe stato erogato da Arcus nonostante i lavori previsti nella convenzione tra la società del Tesoro e Propaganda Fide non sono mai stati realizzati.

 

La lettera di monsignor Angelo Di Muzio e il carteggio che pubblichiamo (comprendente anche una missiva firmata dal successore di Sepe, il cardinale Ivan Dias) sembrano confermare la tesi dell'accusa. Nella convenzione del 2005, il finanziamento statale è legato inscindibilmente ai lavori futuri per la realizzazione di una Pinacoteca e di un percorso museale che sarebbe stato fruibile dalla cittadinanza italiana.

Mentre nelle lettere riservate tra Vaticano e Arcus il medesimo finanziamento è finalizzato a coprire le spese già sostenute da Propaganda Fide per un restauro che nulla ha a che vedere con la Pinacoteca. Monsignor Di Muzio, un personaggio legato all'Opus Dei e molto influente nella Curia, ex braccio destro dell'attuale arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe e ben inserito anche nei ministeri grazie anche ad Angelo Balducci, scrive ad Arcus: "restituisco la bozza della convenzione con apportate piccole modifiche.

In particolare segnalo che sarebbe opportuno che il finanziamento venga erogato secondo le scadenze indicate in bozza, in considerazione del notevole esborso sino ad ora sostenuto dalla Congregazione per l'avanzato stato dei lavori".

 

La lettera è anomala per tre elementi. Non è normale che il soggetto finanziato da una società pubblica (solo formalmente privata come è la Spa Arcus) si permetta di dettare i tempi e le scadenze dei pagamenti al finanziatore. Inoltre Propaganda Fide non fa mistero di avere bisogno di un ingente pagamento in tempi brevi perché c'è stato "un notevole esborso per l'avanzato stato dei lavori".

La terza anomalia è che il soggetto che dovrebbe sorvegliare il corretto uso dei soldi pubblici è inquilino del sorvegliato. Infatti Francesca Nannelli abita in uno dei palazzi più belli di Propaganda Fide, in via del Governo vecchio, a due passi da Piazza Navona. Il nome della signora Nannelli era già emerso nelle cronache quando si era scoperto che l'appartamento (nel quale convive con il subcommissario della ricostruzione in Abruzzo, Luciano Marchetti) era stato ristrutturato da Diego Anemone e figurava nella sua lista.

A parte l'innegabile conflitto di interessi, anche i tempi non tornano: il decreto ministeriale che approva il programma di Arcus con il finanziamento di Propaganda Fide viene firmato dal ministro Buttiglione e dal collega Lunardi il 20 luglio del 2005. Il 29 novembre 2005 il consiglio di Arcus approva e appena 16 giorni dopo Propaganda Fide già parla di "ava n z a t o stato lavori" e chiede un pagamento immediato per "l'esbor - so notevole già sostenuto". Ancor prima che il contratto tra Arcus e Vaticano sia firmato.

Nella sua mail, Di Muzio chiedeva all'inquilina di Propaganda Fide un'accelerazione dei pagamenti. Nella convenzione firmata il 23 dicembre del 2005 tra il direttore generale di Arcus Ettore Pietrabissa e il cardinale Sepe, Propaganda Fide ottiene un trattamento di lusso: un milione e mezzo di euro entro 30 giorni dalla firma, solo "pre via comunicazione dell'ef fettivo avvio delle attività"; altri 500 mila euro entro 90 giorni salvo un generico "monitora ggio" di Arcus.

Solo il restante mezzo milione di euro è legato alla "verifica dell'effettiva conclusione positiva delle attività connesse al progetto". Nell'articolo 6 della convenzione tra Arcus e Propaganda Fide, che Il Fatto Quotidiano ha ottenuto in copia, è previsto come termine del progetto il 31 dicembre del 2006. L'articolo 8 prevede che il finanziamento sia revocato in caso di utilizzo "per finalità diverse" oppure qualora il contraente "non completi il progetto nei termini". Ancora oggi, quattro anni dopo i termini della convenzione, la Pinacoteca aperta al pubblico, prevista come ragione del finanziamento con i soldi dei contribuenti italiani, non esiste.

Nel 2009 la trasmissione Presa diretta di Rai tre mostrò l'inadempimento di Propaganda Fide con le sue telecamere. Immediatamente Arcus pubblicò un comunicato nel quale si sosteneva che del "finanzia - mento complessivo di euro 2,5 milioni a oggi sono stati condotti e terminati i lavori pari a euro 2 milioni regolarmente rendicontati. Fanno eccezione le sole attività relative alla Pinacoteca che non hanno ancora visto l'avvio. Il relativo finanziamento", sosteneva Arcus nel settembre del 2009, "di euro 500 mila (a saldo dell'intero finanziamento di 2,5 milioni) verrà erogato solo a seguito della positiva conclusione dei lavori".

Il comunicato di Arcus presenta due incongruenze importanti e sembra nascondere la verità per annullare l'impatto negativo delle inchieste televisive. Innanzitutto il finanziamento previsto nella convenzione del dicembre 2005 era stato erogato interamente, come provato da un documento in possesso del Fatto Quotidiano: una lettera firmata dal cardinale Ivan Dias, nella quale il prefetto di Propaganda Fide e successore di Sepe, scrive al direttore generale di Arcus Ettore Pietrabissa: "mi pregio di comunicarLe che questa Congregazione ha ricevuto l'importo di 2,5 milioni di euro quale contributo relativo al primo finanziamento".

Tutto il contributo, quindi. Ed ecco la seconda incongruenza: al contrario di quanto sostenuto allora ufficialmente da Arcus e Propaganda Fide, il contributo complessivo era di 5 milioni di euro, spalmati in due anni: 2005 e 2006. Anche perché la novità del doppio contributo (con una seconda convenzione stipulata nel 2007) è stata rivelata da Arcus solo pochi giorni fa. E i sospetti aumentano.

Perché quando le tv si occuparono della Pinacoteca fantasma, Arcus e Propaganda Fide sostenevano la tesi del "finanziamento complessivo di 2,5 milioni erogato solo in parte"? Forse perché questa tesi era l'unica che non imponeva una seconda domanda: perché - se Propaganda Fide non aveva rispettato la prima convenzione - era stata pagata interamente e finanziata per altri 2,5 milioni di euro nel 2007? A queste domande risponderanno i pm di Perugia. Intanto il segretario dei radicali Mario Staderini chiede al ministero e alla Corte dei Conti di agire per l'integrale restituzione del finanziamento a causa dell'inadempimento contrattuale. 28-06-2010]

 

 

IL VATICANO AMMETTE “ERRORI” NELLA GESTIONE DI PROPAGANDA FIDE – I PM CHIEDONO 10 ANNI PER CUFFARO (RITARDA ANCORA LA SENTENZA DELL’UTRI) – LE REGIONI UNITE CONTRO TREMONTI – BOCCHINO A GIULIETTO: VALUTI L’APPELLO DEI 5 GOVERNATORI PDL – IL PD: DIMISSIONI DI BRANCHER O SFIDUCIA - PDL E COSSIGA: BASTA CON I SENATORI A VITA - EXPO 2015: SALA SARA’ NOMINATO DIRETTORE GENERALE MERCOLEDI’ - COSCIENZE...
Jena per "La Stampa" - Prima di decidere se andare dai giudici Brancher si è consultato con la sua coscienza: «Pronto Silvio...»

 

2 - VATICANO, POSSIBILI ERRORI IN GESTIONE PATRIMONIO PROPAGANDA FIDE...
(Adnkronos) - E' possibile che vi siano stati anche degli errori di gestione nel patrimonio di Propaganda fide, e tuttavia la Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli svolge un ruolo importante e vitale per l'attivita' della Santa Sede nel mondo. E' quanto si legge in una nota della Sala stampa in merito alla Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli.

 

'La valorizzazione di tale patrimonio - si dice nel testo con riferimento a Propaganda fide - e' naturalmente un compito impegnativo e complesso, che si deve avvalere della consulenza di persone esperte sotto diversi profili professionali e che, come tutte le operazioni finanziarie, puo' essere esposto anche ad errori di valutazione e alle fluttuazioni del mercato internazionale'.

'Cionondimeno - si legge ancora nel comunicato - a testimonianza dello sforzo per una corretta gestione amministrativa e della crescente generosita' dei cattolici, tale patrimonio ha continuato ad incrementarsi.

3 - ERRANI, NON C'E' SPACCATURA TRA LE REGIONI SULLA MANOVRA...
(ANSA) - Per Vasco Errani, governatore dell' Emilia Romagna e presidente della Conferenza Stato-Regioni, l'apertura al governo dei cinque governatori di Lazio, Campania, Abruzzo, Molise e Calabria "non è affatto una spaccatura" del fronte delle Regioni contro la manovra economica. "Ho parlato questa mattina con il presidente Iorio e con il presidente Polverini (rispettivamente governatori di Molise e Lazio, ndr) e l'unità della Conferenza è pienamente confermata", ha aggiunto.

 

4 - TREMONTI, NON PARLO MAI...
(Adnkronos) - 'Non parlo mai'. Cosi' il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulla lettera dei cinque presidenti di Regioni del Sud in cui si chiede un cambiamento sostanziale della manovra correttiva dei conti pubblici. Tremonti e' uscito da Piazza Affari accompagnando il presidente della Consob Lamberto Cardia e ha lasciato il palazzo della Borsa senza rispondere a nessun'altra domanda.

 

5 - BOCCHINO, PREMIER VALUTI APPELLO 5 REGIONI...
(ANSA) - "Sulla manovra, Berlusconi e il governo hanno il dovere di valutare con grande attenzione l'appello dei Presidenti di cinque regioni, che con i numeri dei loro conti rischiano il fallimento, alcuni senza alcuna responsabilità di gestione".

Lo dice il finiano Italo Bocchino. "Parlare di regioni virtuose è un errore, perché, come ha detto il presidente Caldoro, esistono comportamenti virtuosi da valutare considerando le condizioni di partenza e non regioni di serie A e di serie B. Non c'é dubbio che gli enti regionali rappresentino oggi il principale centro di spreco del Paese, ma questo deve indurci a bloccare la loro spesa per acquisti di beni e servizi senza colpire però la loro capacità di governo".

6 - LETTA (PD), BRANCHER SI DEVE DIMETTERE...
(Adnkronos) - 'Le parole di Brancher peggiorano, se possibile, la sua posizione. Quella nomina appare oggi con chiarezza per quello che e': una truffa istituzionale e nulla di piu'. Da questa situazione si puo' uscire soltanto con le dimissioni di Brancher da ministro. L'annuncio che si fara' interrogare dai giudici non cambia la situazione e i problemi politici di quella nomina. Per questo non ci stanchiamo di chiedere le sue dimissioni'. E' quanto dichiara il vicesegretario del Pd, Enrico Letta.

 

7 - BINDI, BRANCHER SI DIMETTA ALTRIMENTI DA PD MOZIONE SFIDUCIA...
(Adnkronos) - Aldo Brancher "si deve dimettere, e se non lo fa, il Pd dovrebbe presentare subito una mozione di sfiducia individuale". Lo dice, in una intervista a La Stampa, Rosy Bindi, presidente dell'assemblea del Pd. Sicuramente, secondo Bindi, "le parole ineccepibili di Napolitano" hanno pesato sulla decisione del neo-ministro di rinunciare al legittimo impedimento: "un atto cosi' sfacciato e spudorato non puo' non provocare una reazione del garante della Costituzione".

 

"Poi Brancher e' rimasto politicamente isolato nel suo partito e abbandonato dalla Lega. Ma penso -aggiunge Bindi- sia stato costretto, non credo in un ravvedimento istituzionale: non escludo, come dice Ceccanti, che Berlusconi abbia valutato che un legittimo impedimento infondato, evidentemente viziato, potesse comportare un ricorso alla Consulta, con il rischio di far cadere lo 'scudo' anche per il premier".

Se Brancher non si dimettera' "noi andremo avanti. Mi rimetto alla decisione del partito e dei capigruppo, ma dico solo la mia: non ci sono motivi -conclude Bindi- per aspettare a chiedere le sue dimissioni. Voglio vedere come potranno ricomporsi le divisioni dentro il Pdl. O dimostrano di essere coerenti e di avere la schiena dritta, oppure smettano di farne sfoggio ogni volta".

 

8 - LA RUSSA, CONTENTO DI COME SI E' CONCLUSA SITUAZIONE BRANCHER...
(Adnkronos) - "Sono contento di come si e' conclusa la situazione". Cosi' il ministro della Difesa Ignazio La Russa, commenta le polemiche sul 'caso Brancher' dopo la decisione del neo ministro di rinunciare 'al legittimo impedimento'. La Russa e' arrivato in Piazza Affari a Milano per partecipare all'assemblea annuale della Consob.

9 - PM CHIEDONO CONDANNA A DIECI ANNI PER CUFFARO...
(ANSA) - I pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene hanno chiesto la condanna a dieci anni di reclusione per l'ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, senatore dell'Udc. L'ex governatore è accusato di concorso in associazione mafiosa nel processo che si svolge con il rito abbreviato davanti al gup di Palermo, Vittorio Anania. La pena richiesta tiene conto della riduzione di un terzo previsto dal rito abbreviato.

10 - CUFFARO, MAI STATO IN SOCIETA' CON MICHELE AIELLO...
(Adnkronos) - "Ma quale rapporto societario con Michele Aiello? Non e' mai esistito. Io facevo solo delle segnalazioni per alcuni esami diagnostici, cosi' come facevano anche altri politici e magistrati. Per questo devo essere considerato socio di Aiello?". In una pausa del processo, l'ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, si difende cosi' dalla ricostruzione fornita oggi in aula dal pm Antonino Di Matteo nel corso della quinta udienza di requisitoria.

 

Il pm ha affermato che la moglie del senatore Cuffaro "e' stata per poche ore socia di Aiello", avendogli ceduto quote di una societa' di un laboratorio di analisi. Ma Cuffaro si difende: "Se mai si puo' parlare di soci lo sono stati per un minuto, dal notaio". Parlando poi della requisitoria, Cuffaro ha aggiunto "la Procura sta ricostruendo la sua verita', poi noi nelle arringhe difensive risponderemo punto su punto alle accuse".

11 - PROCESSO DELL'UTRI, SENTENZA SLITTA ANCORA...
(Adnkronos) - Slitta ancora la sentenza del processo d'appello a Marcello Dell'Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici della Corte d'Appello di Palermo, riuniti in camera di consiglio da giovedi' scorso, secondo quanto apprende l'ADNKRONOS non dovrebbero emettere il verdetto neppure oggi, come invece i boatos del palazzo di giustizia davano per certo.

A questo punto, la sentenza potrebbe essere emessa domani. Il pg, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna per Dell'Utri a 11 anni di carcere.

12 - PDL E COSSIGA, BASTA CON I SENATORI A VITA...
(Adnkronos) - Senatori a vita addio: l'articolo 59 della Costituzione, che ne disciplina la nomina e le prerogative, va abolito. A chiederlo sono il Pdl, con due proposte di legge, una alla Camera e una a palazzo Madama, e il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, egli stesso senatore a vita.

 

Nella Costituzione, spiega Cossiga, "vi sono due istituti anomali per un regime rappresentativo e parlamentare basato sulla sovranita' popolare espressa in libere e periodiche elezioni ed in contrasto con i suoi principi: quello dei senatori a vita e di diritto, e cioe' degli ex presidenti della Repubblica che non rinuncino a tale ufficio, e quello dei senatori a vita nominati dal presidente della Repubblica". Un'anomalia, dice Cossiga, "che puo' creare gravi distorsioni politico-istituzionali, quando i risultati elettorali portino a situazioni marginali, in cui per la formazione delle maggioranze i senatori a vita possono giocare un ruolo determinante".

Via quindi dalla Carta costituzionale l'articolo 59, propone Cossiga, salvi comunque i senatori a vita attualmente in carica, pur senza diritto di voto. Per gli ex presidenti della Repubblica deve essere previsto un trattamento, "comprensivo di un assegno vitalizio e di servizi", da stabilire per legge.

 

13 - EXPO 2015: MORATTI, SALA SARA' NOMINATO DIRETTORE GENERALE MERCOLEDI'...
(Adnkronos) - L'attuale City manager di Palazzo Marino, Giuseppe Sala, prendera' il posto di Lucio Stanca al vertice di Expo 2015 come direttore generale e la nomina avverra' mercoledi'. A dirlo a margine dell'annuale incontro di Consob con gli operatori di mercato a Piazza Affari, e' il sindaco di Milano e Commissario straordinario dell'Expo, Letizia Moratti. 'Arrivera' Sala come direttore generale nel Consiglio che ho fatto convocare per questo mercoledi' - ha detto la Moratti - per andare insieme al Bie (Bureau International des Expositions, ndr), giovedi''.

 

14- MUSSI, DUE DI PICCHE A UÒLTER
Il Giornale.it - Al «ma anche» fa eco il «ma anche no». L'ottimismo naïf di Walter Veltroni (nella foto) si scontra con il pragmatismo di Fabio Mussi. L'ex leader Pd, che la scorsa settimana aveva presentato la sua nuova Scuola di politica, deve già incassare il primo due di picche. A servirglielo, secondo l'Espresso, l'ex ministro dell'Università, che era stato indicato da Walter come autore di una delle grandi biografie che racconteranno la sinistra da Gobetti ai fratelli Rosselli, da Calamandrei ad Andreatta. Un gran rifiuto mosso da due motivazioni: «Primo - spiega Mussi - perché manca Gramsci. Secondo, perché sono molto scettico su fondazioni e neoscuole politiche».28-06-2010]

 

 

IL MATTONE DEL PAPA – Quattro imprese edili gradite al Vaticano e approdate, sulla scorta degli stretti rapporti DEl gentiluomo del Papa Angelo Balducci con LA Santa SePE, sopra gli appalti della Protezione civile (E NON SOLO) - I RAPPORTI CON L’ARCHITETTO DI FIDUCIA DEL PAPA E QUELLO AMICO DI PAOLO BERLUSCONI…

 

 Corrado Zunino per "la Repubblica"

 

Quattro imprese edili gradite al Vaticano e approdate, sulla scorta degli stretti rapporti con la Santa Sede, sopra gli appalti della Protezione civile. È l´ultimo filone d´inchiesta individuato dalla procura di Firenze, dalla quale è partita l´inchiesta G8. In quattro casi gli inquirenti hanno certificato un percorso inverso rispetto alla "Anemone costruzioni": grazie alla saldatura di un´amicizia con i vertici del mattone pubblico, il gentiluomo del Papa Angelo Balducci in particolare, Anemone nel tempo era diventato uomo di fiducia del Vaticano e di Propaganda Fide.

 

Per accedere agli uffici pontifici, hanno accertato in procura, bisognava essere presentati, quindi passare un esame fiduciario. La famiglia Navarra ne è un esempio. Certifica un´attività edilizia dalla fine dell´Ottocento e dal 1975, attraverso la Italiana costruzioni, si è consolidata sui cantieri pubblici più vari - la terza corsia del Grande raccordo anulare di Roma, il nuovo centro di Roma, Maxxi per le arti contemporanee, Palazzo Ducale a Genova, due caserme a Milano e Lecco - trovando parallelamente ascolto in Vaticano.

 

I tecnici del Governatorato, con la supervisione del direttore dei Musei vaticani Antonio Paolucci, hanno scelto infatti di affidare ai Navarra il restauro del colonnato del Bernini di piazza San Pietro, commessa da 20 milioni da portare a termine nel 2015. L´azienda romana, che vanta tecniche di restauro sofisticate, nel corso del Giubileo prese il restauro delle otto cupole lignee, della biblioteca e della penitenzieria della basilica di Sant´Antonio da Padova.

Nel 2003 ottenne dal provveditorato alle Opere pubbliche del Lazio (guidato da Balducci) il cantiere per la nuova sede della Corte d´appello di Roma: Navarra affidò la progettazione all´architetto Paolo Cuccioletta, già alto funzionario pubblico e amico di Fabio De Santis.

 

Nel 2005, ancora, la Italiana costruzioni si è aggiudicata la ristrutturazione del famoso palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna, 15 milioni, cinque dei quali finanziati dai ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture (è la partita che ha garantito l´avviso di garanzia per corruzione all´ex ministro Lunardi e all´arcivescovo Sepe).

Vicini a Balducci, ma anche a Bertolaso, i Navarra nel 2008 hanno fatto man bassa degli appalti dei Mondiali di ciclismo di Varese: 54 milioni di commesse sui 75 disponibili. La "Varese 2008 scarl", controllata, realizzò perlopiù tangenziali. C´è un´inchiesta aperta.

 

Un altro riferimento edile di Balducci era la Pessina Costruzioni, colosso lombardo-piemontese oggi impegnato in "Malpensa 2000", alla nuova sede della Regione Lombardia e al Teatro delle Vittorie a Roma. Ha lavorato nel post-terremoto aquilano e in una lunga serie di partite vaticane e cattoliche: ristrutturazione di immobili in via della Conciliazione a Roma e nell´oratorio di Santa Marta presso la basilica vaticana, per la realizzazione di un parcheggio interrato nella Città del Vaticano e per il nuovo atrio di accesso della Pontificia Università Lateranense. Ancora, la Pessina ha messo mano al restauro del monastero di Assisi, all´ampliamento dell´ospedale di Treviso e della casa di cura di Brescia, rette entrambe dall´Istituto Figlie di San Camillo.

 

A cavallo tra la Santa sede e i ministeri è la Dromos restauri dell´ingegner Cosima Arcieri, società vicina all´ex direttore dei Beni culturali nel Lazio, Luciano Marchetti, oggi vice-commissario in Abruzzo, nonché affittuario di una casa di Propaganda Fide.

Dromos si è aggiudicata i lavori nella Pontificia Università Gregoriana di piazza della Pilotta, finanziati per 1,8 milioni dallo Stato, e ha realizzato restauri in dodici chiese romane. In questo crogiolo di scambi edili prende corpo un interessante filone di rapporti che, passando per l´architetto Federica Galloni, successore di Marchetti alla direzione dei Beni culturali nel Lazio, porta a Paolo Berlusconi e ancora al Vaticano.

 

Anello di congiunzione sono i fratelli Facchini, professionisti con studio a Roma, autori di un intervento sul palazzo dell´ambasciata di Spagna presso la Santa Sede. Uno dei due fratelli ha disegnato la trasformazione in albergo dell´ex ospedale militare della Maddalena, mai aperto. In una telefonata intercettata l´architetto fiorentino Marco Casamonti (indagato per truffa ai danni dello Stato) dice: «Pare che l´abbia progettato un certo Facchini, dice che è una cosa orrenda... Sarà l´uomo di Balducci».

 

E l´architetto Tito Boeri: «No, peggio, lui è l´architetto del Papa, il fratello è uno degli architetti di Berlusca... Della Giovampaola mi ha detto che sono dei cani, però non li possiamo mandare via perché uno lavora per Berlusconi e uno per il Vaticano». Il giorno dopo Valerio Carducci dell´azienda Giafi (truffa ai danni dello Stato) rivela a Casamonti: «Sono andato alla riunione con questo architetto Facchini e nella stanza c´era il fratello del presidente».28-06-2010]

 

 

Il Papa contro i giudici belgi: "deplorevoli quelle perquisizioni” - Il G20 non trova l’accordo - ‘L’Iran può costruire due atomiche’ - Brancher, nuova bufera: ‘Pensino ai mondiali invece di attaccare me’ - La Germania umilia l’Inghilterra: la nemesi del gol fantasma - Mimun: “Mentana? Si preoccupi Minzolini” - Signorini: ‘Macchè censura della Hunziker’... BRANCHER

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Il Papa contro i giudici belgi" e l'intervista: "Calderoli: ‘Brancher? Bossi sapeva e festeggiò'". Di spalla: "Manovra, si rompe il fronte delle Regioni". Editoriale di Ernesto Galli Della Loggia: "La necessità di un colpo d'ala". Al centro foto-notizia sui mondiali: "Arbitri, il giorno degli errori. Capello via, Maradona avanti" e sulla formula 1: "Webber esce dall'auto illeso dopo un volo spaventoso". Sempre al centro: "L'impegno dei 20 Grandi: dimezzare i deficit per il 2013". In basso: "Il rapporto tra allievi e maestri in crisi senza buoni progetti" e "Fertile' Non ditemi fino a quando".

 

LA REPUBBLICA - In apertura: "‘Deficit dimezzati nel 2013', il compromesso dei Grandi". Di spalla: "Brancher, nuova bufera: ‘Pensino ai mondiali invece di attaccare me'" e due commenti: "Il ministro impresentabile" e "L'eversione quotidiana". Al centro foto-notizia: "La Germania umilia l'Inghilterra: la nemesi del gol fantasma". A fondo pagina: "Niente sesso, siamo americane".

 

LA STAMPA - In apertura: "Europa-usa, accordo a metà". Di spalla: "Barack potrà spegnere internet". Editoriale di Alberto Bisin: "Chi può salvare la trasparenza dei mercati". Al centro foto notizia: "Il giorno nero degli arbitri mondiali" e "Il Papa: deplorevoli quelle perquisizioni". In basso: "Stato e Comuni, il baratto dei pezzi d'Italia".

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Comuni e Regioni sotto esame" e l'editoriale: "Nessun alibi a chi tollera l'inefficienza". A centro pagina: "Auto sequestrate a quota 54mila" e fotonotizia "Tempo di ferie. I diritti e i doveri dei dipendenti". Di spalla: "In Europa perde colpi il welfare femminile". In basso: "Caccia grossa per stracciare l'assegno post datato".

 

IL GIORNALE - In apertura fotonotizia sulla sconfitta degli inglesi al mondiale: "Idioti erano, idioti restano". Di spalla: "Quella sinistra col portafoglio oltreconfine". Al centro: "Brancher: ‘travolto da un'ondata di odio'". A fondo pagina: "Signorini: ‘Macchè censura della Hunziker'" e in un box: "Carlo e Camilla depressi: a pezzi il matrimonio reale".

 

IL MESSAGGERO - In apertura: "Il G20 non trova l'accordo" e in due box: "Inutile" e "Il costo dei vizi". Editoriale di Francesco Paolo Casavola: "Quel tiro al bersaglio contro la Chiesa". Al centro fotonotizia: "Capello torna a casa, Maradona vola, ma anche errori arbitrali" e "Brancher: cattiverie, ma io resto". In un box: "Porta Portese tra i beni vendibili". A fondo pagina: "‘L'Iran può costruire due atomiche'" e "Aldo Giuffrè, addio a un mattatore".

 

IL TEMPO - In apertura: "Caccia a cento poltrone". Di spalla: "Questa la giunta più cara d'Italia" e "Ma nel Pd hanno la memoria corta". Al centro: "Uno spettro caccia Capello". A destra: "L'azzardo e la durezza su Brancher" e "Capitalismo sociale solo dalla Chiesa". A fondo pagina l'intervista a Mimun: "Mentana? Si preoccupi Minzolini".

 

IL FOGLIO - In apertura: "Prandelli li vuole giovani e un po' colorati". A sinistra: "Delitti". A destra: "Amori". In basso: "Concorso esterno in pedofilia: storie di ingiustizia secolarista".

L'UNITÀ - In apertura: "Rispettate la legge", sulle regionali in Piemonte. 28-06-2010]

 

 

I furbetti dell’affitto - Le vie (con vista Cupolone) del Vaticano sono infinite: L’ex vice di M’arrazzo, esterino Montino e la di lui compagna, la pasionaria degli animali monica Cirinnà vivono in 110 metri quadri di Propaganda Fide in pieno centro storico a soli 360 euro al mese - Prezzo di mercato: 3mila euro. “Abbiamo ristrutturato a nostre spese” - ’Il Fatto’ traccia il solco e ’il Giornale’ lo difende

Anna Maria Greco per "Il Giornale"

Una bella casa di 110 metri quadrati tra Lungotevere e piazza Navona al modico affitto di 360 euro al mese, quando il mercato ne richiederebbe 3mila. Chi non la vorrebbe? Ma non è una casa a disposizione di tutti, fa parte del patrimonio immobiliare di Propaganda Fide e vi si accede solo se si hanno conoscenze influenti negli ambienti vaticani.

 

Nel 1998 se l'è aggiudicata una coppia modello di politici «progressisti»: Esterino Montino e la sua compagna, Monica Cirinnà. Tanto per dimostrare che i favori Oltretevere si distribuiscono a destra e a sinistra, ovunque al momento possa convenire.

 

Mentre i magistrati indagano sullo scandalo appalti e sull'affare dell'ex ministro Pietro Lunardi che ha comprato a buon prezzo un palazzo di Propaganda, ecco che Il Fatto quotidiano - per dar prova di essere al di sopra delle parti - tira fuori la vicenda che riguarda il parlamentare Pd, già vicepresidente e assessore all'Urbanistica della Regione Lazio, poi diventato vicario del governatore dimessosi nel 2009, Piero Marrazzo. Con Monica Cirinnà, consigliere comunale Pd nota per le sue battaglie animaliste, abita da 12 anni nell'appartamento in pieno centro, a via dell'Orso: terzo piano ma su due livelli, due camere, soggiorno, due bagni e cucina.

Come hanno ottenuto quella casa lo spiegano proprio loro: attraverso un monsignore, Angelo Mottola, poi diventato arcivescovo e partito per l'Iran. «Ci spiegò - dice la Cirinnà - che c'era un appartamento che nessuno voleva, perché ci abitava un ragazzo con problemi psichici che l'aveva mandato in malora. Quello che aveva preso a martellate la fontana di Trevi». Nessuno? Se ne può discutere. Problemi di conflitto d'interessi i due non se li sono posti e assicurano che il Vaticano non ha mai chiesto favori.

 

La coppia ristrutturò la casa, rifacendo impianti, pavimenti, finestre e bagni con 150 milioni di vecchie lire, tutte certificate da un'impresa che non è, stavolta, quella di Diego Anemone. Ottenne anche un contratto di 12 anni, invece dei soliti 4 più 4, «per spalmare i costi della ristrutturazione su un lasso di tempo più lungo». La coppia precisa che all'inizio pagava 600mila lire al mese, poi diventate 360 euro più spese di condominio di 550 euro. Sempre un bell'affare.

 

Fino a maggio, quando il contratto è scaduto e il Vaticano ha chiesto un canone di mercato: 3mila euro. Quello per i comuni mortali senza santi in paradiso. Montino e la Cirinnà stanno trattando. «Ci sembra troppo, in fondo la casa si è valorizzata grazie anche alla ristrutturazione, con pavimenti di cotto in soggiorno e caminetto in soggiorno». Ma nel 1998 valeva almeno 2 milioni in più delle 600mila lire chieste, calcola Il Fatto. E dato il risparmio in questi anni con un contratto bloccato, ne è sempre valsa ampiamente la pena.

 24-06-2010]

 

 

TIRO CON L’ARCUS – STORIA DELLA SOCIETÀ DEL TESORO TANTO AMATA OLTRETEVERE - FONDATA NEL 2004 HA ELARGITO OLTRE 13 MLN € PER ARTE SACRA ED EDIFICI VATICANI - UN CARROZZONE PUBBLICO BIPARTISAN SPREMUTO PER FAVORI A AMICI O PARENTI, MA SOPRATTUTTO PER ATTUARE UNA STRATEGIA PRECISA DELLA CHIESA “RUINIAtA”: SOSTENERE L’ARTE RICONDUCIBILE ALLA CHIESA - UNA “MANNA DAL CIELO”, MENTRE A ROMA CAPITA CHE CROLLINO 60 MQ DEL SOFFITTO DELLA DOMUS AREA

 

Giampiero Calapà per "il Fatto Quotidiano"

 

Arcus Spa - la società di proprietà del ministero dell'Economia che ha finanziato fra gli altri la Propaganda Fide del cardinale Crescenzio Sepe (2,5 milioni di euro) e le attività professionali della sorella archeologa di Niccolò Ghedini (due milioni di euro per gli scavi di Nora) - è stato in questi anni un carrozzone pubblico spremuto per qualche favore a amici o parenti, ma soprattutto per attuare una strategia precisa della Chiesa "ruiniana", attuata da politici di centrodestra e centrosinistra dichiaratamente vicini a Oltretevere.

Al debutto nel 2004 con il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani (governo Berlusconi II), laico di estrazione socialista, i fondi con cui Arcus finanzia arte sacra e affini sono briciole: su un totale di 48 milioni di euro, scorrendo l'elenco del "programma d'interventi del triennio 2004/2005/2006" si trova un milione di euro per un complesso conventuale di Molfetta e 300 mila euro per il restauro di una chiesa di Terlizzi. Niente di più.

 

Quel programma d'interventi fu, però, bloccato e sostituito dai ministri, tutti cattolici, che succedono a Urbani: Rocco Buttiglione, Francesco Rutelli e, da ultimo, Sandro Bondi. Proprio Rutelli, ministro del governo Prodi, firma il 16 marzo 2007 un decreto ministeriale che cambia nettamente l'indirizzo dei finanziamenti e la loro ricaduta sulle casse del Vaticano o comunque dell'arte sacra riconducibile alla Chiesa cattolica.

 

Tanto che su un totale di spesa vicino ai 45 milioni di euro, più di 13 hanno questa destinazione. Come funziona Arcus? È di proprietà del ministero dell'Economia, ma viene co-gestita dai ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture, per "finanziare progetti culturali con il 3% delle grandi opere".

Ammesso che il patrimonio culturale e artistico "sacro" in Italia è di immenso valore e vastità, come si spiega un cambio così evidente nel post-Urbani? Il segretario dei Radicali Mario Staderini ha una spiegazione: "Discriminare il nostro patrimonio archeologico pre cristiano è una scelta politica di carattere squisitamente clericale, convergente con il progetto culturale a cui dal 1994 lavora il cardinal Camillo Ruini e con l'ulteriore obiettivo di drenare verso il turismo religioso le ingenti somme legate ai viaggi motivati dall'arte.

 

Semplicemente convertendo alcune strutture di proprietà vaticana in strutture turistiche. Da anni, governo ed enti locali riservano prevalentemente all'arte sacra ed ai beni ecclesiastici i fondi pubblici dedicati ai restauri e alla conservazione di monumenti, Arcus ne è un esempio macroscopico".

Insomma, Arcus per la Chiesa avrebbe rappresentato una considerevole "manna dal cielo", mentre a Roma, ad esempio, capita che crollino 60 metri quadri del soffitto della Domus Area: "Ripeto - attacca Staderini -, non è solo il frutto di una serie di gestioni commissariali dei beni culturali governate dalla logica dell'emergenza e degli affari: è il risultato di una politica dei beni culturali che marginalizza il patrimonio archeologico e, più in generale, il patrimonio artistico non cattolico.

 

Si tratta di una vera scelta politica, perseguita attraverso il luciferino sistema dell'otto per mille, per il quale ogni anno decine di milioni di euro delle quote statali - continua il segretario radicale - sono riversati su beni della Chiesa cattolica, ma anche attraverso i provvedimenti della Protezione civile e quelli assunti, in maniera assolutamente opaca, dalla società Arcus".

Un altro macroscopico esempio romano è il Colosseo, per cui spesso si sentono invocare sponsor privati, ma che non è mai stato una voce di spesa per Arcus. Invece, nessun problema a elargire un milione di euro alla Basilica di Pompei, 500 mila euro al Vicariato di Roma per la Chiesa del Gesù o 200 mila euro alla Compagnia di Gesù per la costituzione di un museo.

Accanto alla firma di Rutelli, su quel decreto del 2007, c'è anche la firma del ministro delle infrastrutture dell'epoca, Antonio Di Pietro. Curioso che tra le voci di spesa "laiche" siano previsti 750 mila euro per la ristrutturazione della Torre di Montebello, che sorge proprio nel comune di Montenero di Bisaccia (paese che a Di Pietro ha dato i natali).

 

Cristiano Di Pietro, figlio di Tonino, sull'arrivo a Montenero di quei soldi per salvare la torre del XVI secolo pericolante da vent'anni, ha imbastito furenti discussioni in consiglio comunale, dando sempre il merito al padre, e il Quotidiano del Molise l'11 dicembre 2009 rende merito al leader dell'Idv: "Forse la torre sarà salvata davvero e l'ex ministro Di Pietro potrà dire di aver completato almeno un'opera per il suo paese". Ma per ora la torre è circondata da un'impalcatura e i lavori sono fermi. 23-06-2010]

 

 

MA QUANTE BELLE CASETTE NEL PRE…SEPE - SONO 761 GLI IMMOBILI NELL’IMPERO DI PROPAGANDA FIDE FINO A POCHI ANNI FA NELLE MANI DELL’ARCIVESCOVO DI NAPOLI - FABBRICATI PER UN VALORE DI 1.3 MLD - SOLO A ROMA 725 FABBRICATI E 325 TERRENI – IL VATICANO CONTROLLA BENI ANCHE A ROVIGO, NAPOLI E MANTOVA…

 

 Franco Bechis per "Libero"

 

Ha 48 denominazioni sociali diverse, sia pure sempre con lo stesso codice fiscale. Messe insieme consentono però alla Sacra congregazione di Propaganda Fide che un tempo fu guidata dal cardinale Crescenzio Sepe di essere senza smentita uno dei principali azionisti del catasto italiano.

 

La sua vocazione è naturalmente romana, e nella capitale (e dintorni) ha ben 725 dei 761 fabbricati che risultano di sua proprietà in tutta Italia. Nel numero sono compresi i box auto, ma anche collegi e conventi da decine di migliaia di metri quadrati. Fra immobili e terreni - spesso lasciati in eredità da fedeli più o meno facoltosi - Propaganda Fide, la congregazione che dà a chi la guida (oggi il cardinale Ivan Dias) il titolo di "Papa rosso", è diventata ormai una delle principali immobiliari italiane.

Senza contare i possedimenti all'interno della Città del Vaticano in tutta Italia è proprietaria di 147 mila metri quadrati di alloggi, più appartamenti da 2.325 vani, e ancora 445 terreni che coprono una superficie superiore ai 955 ettari. Il valore catastale dei possedimenti ammonta a 575 milioni di euro. La stima che grazie al servizio Sevia della Cerved "Libero" ha potuto fare sul valore di mercato posseduto dalla maggiore parte di fabbricati e terreni supera invece il miliardo e 287 milioni di euro.

 

Oltre il 90 per cento dei possedimenti sono nella provincia di Roma, e i pezzi pregiati nel cuore della città. Sono quelli che fanno gola ai vip che da anni bussano alla porta per avere affitti di favore o comunque appartamenti e uffici prestigiosi.

REGINA DELLA CAPITALE
Propaganda Fide è la regina di piazza di Spagna e dintorni: ha possedimenti lì, in piazza Mignanelli, nelle contigue via della Vite, via Sistina, via Gregoriana e via Margutta per citare solo i nomi più famosi. E in zona alta è la qualità degli inquilini. Abita in una casa della congregazione Bruno Vespa, vi affittava a pochi metri di distanza gli uffici un tempo il giornale di Antonio Di Pietro (e la tesoriera del partito, Silvana Mura, è inquilina non troppo distante in via delle Quattro fontane, nell'alloggio dove visse e morì nel 1847 il pittore Pietro Reinhart).

 

È inquilino lo stilista Valentino, che in immobili di Propaganda Fide ha la storica sede romana del suo gruppo (piazza Mignanelli) e anche gli uffici di via Gregoriana. Pagano pigione altre grandi firme della moda, ed è inquilina anche la catena di negozi Baloon, di Rosy Greco, ex moglie di Alain Elkan. Di fianco a Valentino è ospitata in una delle case del Papa rosso una delle palestre più esclusive di Roma, e anche lo show room di L'Oreal.

 

Sono comunque i commercianti quelli a rendere possibile la valorizzazione del patrimonio di Propaganda Fide: decine gli inquilini al piano terra nei palazzi di prestigio di via del Corso e intorno alle vie della moda romana, quella dei Condotti e via Frattina. Fitta la presenza anche nei dintorni di piazza Navona e del Pantheon e da quelle parti fra gli inquilini di peso c'è anche un'associazione nel cui board siedono sia Irene Pivetti che Santo Versace.

È di Propaganda Fide anche gran parte della zona limitrofa al Quirinale. E in via Venti Settembre fra gli inquilini di prestigio c'è perfino un ministero, quello delle Risorse agricole che ha gli uffici occupati dai collaboratori più stretti del ministro in carica.

VIA DELLA CONCILIAZIONE
Numerosi gli immobili in via della Conciliazione (in genere uffici di studi legali, fra cui anche quello del marito di Giovanna Ralli) e in altre zone ad alta densità religiosa, come quella contigua alla basilica di Santa Maria Maggiore (via Liberiana, via dell'Olmata, via di Santa Prassede).

 

Qui sono in affitto associazioni di volontari, studi legali e tributari, e naturalmente altri ordini religiosi, che insieme alle ambasciate presso la Santa Sede sono i principali inquilini anche degli immobili posseduti da Propaganda dietro le mura Vaticane. Numerosi i possedimenti anche lungo le grandi vie di scorrimento della capitale, dalla Nomentana alla Pontina. Fra i possedimenti anche terreno e immobili dati in concessione alla Kuwait petroleum (che poi ha subconcesso a un benzinaio) e all'Eni per alcuni uffici fuori città. [23-06-2010]

 

DIO PERDONA, RATZINGa NO - flashback: la prima vittima dell’arrivo del pastore tedesco nei sacri palazzi fu sepe, legatissimo alla gestione di Wojtyla per cui curò il giubileo - benedetto xvI e bertone lo SCARICarono immediatamente dalla cassaforte di propaganda fide, emarginandolo a napoli - non a caso, sui giornali di oggi l’unica voce che si leva in favore di sepe appartiene alla gola di MONSIGNOR DZIWICSZ, storico segretario di papa karol

 

Franco Bechis per "Libero"

 

Chi è quell'uomo vestito tutto di bianco seduto a sinistra di monsignor Crescenzio Sepe? Era il 12 ottobre 1996, e quella domanda all'epoca voleva solo suscitare un sorriso malizioso in Curia. L'uomo vestito di bianco era il Papa. E che Papa! Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II nel giorno del festeggiamento delle nozze d'oro con l'abito talare: da 50 anni era sacerdote. Fu monsignor Sepe, all'epoca segretario della congregazione per il clero, a preparare una sorta di festa a sorpresa per il Papa. E Giovanni Paolo II- il festeggiato- apparve dal loggione della Congregazione con alla destra Sepe e alla sua sinistra il pro prefetto della congregazione, il cardinale Dario Castrillon Hoyos.

 

UOMO DEL GIUBILEO
Qualcuno sorrideva del potere di quel monsignore che sarebbe diventato l'uomo chiave del Giubileo 2000. E già mesi prima aveva spalancato la bocca vedendolo chiamato dal Papa al suo fianco in sala Nervi durante un'udienza del mercoledì. Ma si sa in questi casi in Curia c'è chi sorride e chi invece mastica amaro. Un po' di invidia, qualche maldipancia per quel giovanissimo ecclesiastico in grado di salire così rapidamente i gradini del potere nei palazzi pontifici. Wojtyla aveva una predilezione per monsignor Sepe, ed era evidente a tutti. Il prescelto non ringraziava stando nell'ombra, anzi.

 

Aveva accesso diretto agli appartamenti pontifici, un rapporto costante ed evidente a tutti con il segretario di Giovanni Paolo II, monsignor Stanislaw Dziwisz, attuale arcivescovo di Cracovia. Sepe era nato a pochi chilometri di distanza da Serino, paese d'origine dell'allora potentissimo direttore dell'Osservatore Romano, Mario Agnes. Così ben prima del Giubileo era quasi tutti i giorni nelle stanze del direttore del quotidiano vaticano.

Che a sua volta celebrava Sepe con una sfilza di resoconti su ogni sua attività, tutti corredati dalla foto in evidenza del bel faccione del futuro cardinale di Napoli. «Sepe è quello che risolve sempre i problemi», si sentiva dire fra le mura degli appartamenti papali, e il Pontefice come tutti i suoi principali collaboratori dell'epoca ne sembravano incantati. Figurarsi poi con l'organizzazione del Giubileo, occasione in cui il monsignore conquistò successo dopo successo fino a strappare per meriti sul campo la porpora cardinalizia.

 

Fu quell'amore incondizionato dei wojtyliani a diventare ostacolo assai arduo da superare oggi. Allora l'invidia, i maldipancia di curia. Oggi i silenzi di fronte all'esplodere dello scandalo sulla Propaganda Fide, il cardinale nel mirino invitato a collaborare con la magistratura e in fondo solo a palazzo (sia pure circondato dai fedeli di Napoli per cui Sepe - il porporato che sa risolvere tutti i problemi - è quasi un Re).

 

Amato, molto amato all'epoca, ma non proprio da tutti nella cerchia di Wojtyla. Un cardinale fece sapere di non amare quel ritmo di celebrazioni dell'anno giubilare. Si chiamava Joseph Ratzinger. Sepe incassò i rilievi e fece spallucce. L'anno successivo, quando fu spedito da Giovanni Paolo II e da Dziwisz a mettere a posto i conti un po' malandati della Propaganda Fide a lungo guidata dal cardinale Josef Tomko (cosa che Sepe fece), fra le prime mosse del porporato-manager ce ne fu una rovinosa. Allontanò dalla congregazione il segretario aggiunto, l'indiano Albert Malcom Ranjith Patabendige Don.

 

Insieme a Tarcisio Bertone era il collaboratore preferito e più stimato dal cardinale Ratzinger. Qualche anno dopo, divenuto papa, Benedetto XVI riparò a quella ingiustizia, riportando Ranjith in curia e nominandolo nel 2005 segretario della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.

 

IL GELO
Non fu l'unico episodio che fece calare un certo gelo fra Sepe e quella che poi sarebbe divenuta la nuova curia romana.

Proprio alla fine del 2004 circolò nelle segrete stanze vaticane l'indiscrezione di una pressione di monsignore Dziwisz per la sostituzione del segretario di Stato vaticano dell'epoca, Angelo Sodano, proprio con il cardinale Sepe. Non avvenne, ma la notizia giunse alle orecchie di Sodano e fu risaputa anche da Bertone, che ne avrebbe preso il posto da lì a poco. Piccoli episodi di palazzo, certo. Ma che raccontano assai più di quanto non traspaia delle vicende di questi giorni.

 

2 - MONSIGNOR DZIWICSZ, STORICO SEGRETARIO DI PAPA WOJTYLA: "QUALCUNO GLI VUOLE MALE MA LUI NE USCIRÀ PULITO"
Orazio La Rocca per "la Repubblica"

 

«Il cardinale Sepe inquisito? Non ci posso credere! Non è possibile! Lo conosco da anni, ha fatto solo bene alla Chiesa. Evidentemente qualcuno gli vuole fare del male». Cade quasi dalle nuvole il cardinale Stanislao Dziwicsz, arcivescovo di Cracovia (Polonia), storico segretario di Giovanni Paolo II, quando apprende - al telefono - che il suo vecchio amico Sepe, col quale ha condiviso in Vaticano quasi tutti i 27 anni di pontificato wojtyliano, è nel mirino della giustizia italiana.

 

Cardinale Dziwicsz, ha saputo che il suo collega ed amico Sepe è accusato di corruzione per la compravendita e restauri di immobili di Propaganda Fide?
«Mi dispiace. Non posso credere assolutamente a una cosa del genere. Conosco il cardinale Sepe come persona e pastore capace, intelligente, sempre pronto ad aiutare gli altri, incapace di fare del male a nessuno. In ogni posto dove ha lavorato è stato sempre all´altezza e ha lasciato ottimi ricordi».

 

Eppure sembra che quando era prefetto di Propaganda Fide sia stato circondato da personaggi perlomeno discutibili e che ora dovranno rendere conto alla giustizia dei loro affari.
«Non posso entrare nel merito delle accuse. Ma mi sento di poter affermare che non credo assolutamente che il cardinale Sepe si sia lasciato ingannare o che abbia commesso qualche cosa che non avrebbe dovuto fare. L´ho sempre conosciuto come persona brava e capace, attento alle regole e alla giustizia. Anche per questo l´ho sempre stimato, lo stimo e lo stimerò».

 

Per tanti anni avete lavorato insieme in Vaticano. Che ricordi ha di quegli anni?
«Sì. Abbiamo servito la Santa Sede su piani e compiti differenti. Lui è stato in Segreteria di Stato, nelle Congregazioni e nelle nunziature, lavorando sempre con scrupolo ed entusiasmo. Il suo capolavoro è stato senza dubbio l´organizzazione del Grande Giubileo del 2000. Con altrettanto entusiasmo ha poi presieduto Propaganda Fide. Ora a Napoli, da arcivescovo, si sta rivelando anche un grande pastore vicino alla gente comune, a chi soffre, agli immigrati, dando a tutti gioia e speranza di riscatto. Non credo proprio che questa triste vicenda lo fermerà».22-06-2010]

 

 

ROGATORIA FIDE – TRA I CONTI OLTRETEVERE I PM SPERANO DI TROVARE TRACCIA DELLA “STECCA” PER LUNARDI – NEL MIRINO I FONDI EROGATI DAL GOVERNO (QUANDO ERA MINISTRO) - I FINANZIAMENTI STANZIATI NASCONDEREBBERO DAZIONI ILLECITE – NEL CASO DEL PALAZZO DI PROPAGANDA FIDE DATI 2,5 MLN € MA RISULTANO LAVORI SOLO PER 180 MILA (IL COSTO DI AFFITTO DEI PONTEGGI) – INTANTO I CONTI DELLA CRICCA VENGONO SPULCIATI. COMPRESO QUELLO DI BERTO-LISO

Guido Ruotolo per "la Stampa"

Conti correnti, appalti, mutui, movimenti bancari. Se avessero potuto, li avrebbero già passati al setaccio, gli 007 della Procura di Perugia. Sono i «segreti» di «Propaganda Fide» che vorrebbero che affiorassero, per trovare conferme ai loro sospetti.

 

L'ipotesi da verificare è la seguente: milioni di euro dello Stato italiano finiti nelle casse gestite dal prefetto della Congregazione, il cardinale Crescenzio Sepe, in cambio di un affare davvero miracoloso: l'acquisto di una palazzina di tre appartamenti alle spalle di Montecitorio, in via dei Prefetti, a un prezzo stracciato. Pietro Lunardi, il ministro che autorizzò quei finanziamenti milionari, ha comprato quei tre appartamenti a tre milioni di euro - così è scritto nell'atto di compravendita, anche se poi l'ex ministro dice che li pagò quattro milioni di euro - mentre il suo valore di mercato oscilla tra i nove e gli undici milioni di euro.

 

E, dunque, nei fatti Lunardi avrebbe ottenuto una «stecca» di almeno cinque milioni di euro. Torniamo alla rogatoria. I pm perugini Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi vogliono andare a colpo sicuro, sapendo cioè che cosa cercare. Nessun intento persecutorio contro il Vaticano. La rogatoria che partirà oggi per la Santa Sede, e che riguarda la Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, è circoscritta, si riferisce al periodo in cui era prefetto della Congregazione il cardinale Crescenzio Sepe, indagato per corruzione aggravata dai magistrati perugini.

 

E riguarda in particolare i finanziamenti autorizzati dall'allora ministro per le Infrastrutture Pietro Lunardi. Stiamo parlando per esempio del decreto del 2005, quello che stanzia due milioni e mezzo di euro per i lavori di restauro e la creazione di una pinacoteca nel palazzo di «Propaganda Fide» di piazza di Spagna. Un finanziamento criticato dalla Corte dei conti. Sembra che le uniche spese effettuate per quei lavori ammontino a 180.000 euro, il costo dell'affitto dei ponteggi montati all'esterno per due mesi.

 

In quel decreto del 2005, che finanziava i progetti Arcus - la Spa dei ministeri delle Infrastrutture e dei Beni culturali - un altro milione di euro fu destinato ai lavori di restauro dei palazzi Lucchesi e Frascara della Pontificia università Gregoriana.

Ecco, la Procura di Perugia vuole analizzare i finanziamenti, gli appalti, i mutui, i conti correnti di Propaganda Fide. Per verificare l'ipotesi dell'esistenza della «stecca», del passaggio di «utilità», in questo caso capitali in cambio di discutibili operazioni immobiliari.

La rogatoria perugina parte il giorno in cui dal Vaticano filtra la notizia che la Segreteria di Stato ha avviato una indagine interna sui conti dello Ior. Il segretario di Stato, Tarcisio Bertone (che è anche presidente della commissione di viglilanza sulla banca vaticana), ha promosso un'ispezione interna allo Ior, per verificare la titolarità dei conti, con particolare attenzione a quelli riconducibili al Gentiluomo di Sua Santità, Angelo Balducci, l'ex Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici in carcere dal 10 febbraio scorso, e al resto della «cricca». Insomma, anche il Vaticano avverte il bisogno di controllare la presenza di movimentazione di capitali «anomali» nella sua banca.

 

E se la Procura ha già depositato al Tribunale dei ministri (di Perugia) la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro per le Infrastrutture, Pietro Lunardi, indagato per corruzione - mentre si annunciano novità nei prossimi giorni, per la posizione dell'ex ministro Claudio Scajola - , né da Lunardi né dallo stesso cardinale Sepe, al di là delle dichiarazioni di intenti, sono arrivati segnali concreti di disponibilità a essere sentiti.

 

Nel giorno della conferenza stampa del cardinale Sepe, il suo legale si è limitato a sottolineare che i fatti contestati al cardinale «non hanno nessun rilievo penale». Lasciando assolutamente nel vago la disponibilità di andare dai pm perugini a difendersi dalle accuse.

In questa fase, la Procura non sembra interessata a convocare i due inquisiti eccellenti - l'ex prefetto della Congregazione e l'ex ministro delle Infrastrutture - impegnata invece a raccogliere altri elementi d'accusa, a verificare le ipotesi investigative.

 

La squadra di cinque ispettori della Banca d'Italia, intanto, sta controllando i conti correnti di tutti i protagonisti della inchiesta perugina. E' la «cricca» sotto la lente degli 007, mentre si aspettano i risultati delle rogatorie con San Marino e il Lussemburgo (ambedue i Paesi stanno collaborando alle indagini). E gli esperti di Bankitalia stanno analizzando anche i conti di Guido Bertolaso, il capo del Dipartimento della Protezione civile indagato per concorso in corruzione, alla ricerca di movimentazioni «anomale». [22-06-2010]

 

1- CHE CI FAnno NELLA BANCA DEL PAPA, ALLO IOR, L’ISTITUTO OPERE DI RELIGIONE, PROTETTI DA UNA BANALE CARTA DA PACCHI E RIPOSTI IN UNA SCATOLA DI CARTONE, OLTRE 20 CHILOGRAMMI IN LINGOTTI D’ORO custoditi IN UNA CASSETTA DI SICUREZZA INTESTATA A UNO DEI PIÙ STRETTI COLLABORATORI DEL CARDINALE CRESCENZIO SEPE? ah, saperlo... - 2- ohibò! CHE CI FA roberto SAVIANO DALLA PARTE DEL PARTENOPEO E PARTE-INDAGATO "PAPA ROSSO"? "SUL CARDINALE SEPE, POSSO SOLO DIRE CHE SU NAPOLI SI È COMPORTATO BENE SUL PIANO SOCIALE. HA SVOLTO UN RUOLO IMPORTANTE, HA COPERTO UN VUOTO" (questo ’vuoto’, il prelato del giubileo e di propaganda fide lo avrà coperto di lingotti?)

1 - I VENTI CHILI D'ORO DEL CARDINAL SEPE - I LINGOTTI CUSTODITI ALLO IOR A NOME DI UN FEDELISSIMO DEL PRELATO

 

Gianluigi Nuzzi per "Libero"

Spuntano decine di lingotti d'oro tra i beni nascosti di alcuni dei protagonisti dell'inchiesta per corruzione che la procura di Perugia sta conducendo sulle attività immobiliari di De Propaganda Fide e che coinvolge l'ex ministro Lunardi e diversi alti prelati del Vaticano.

 

Infatti, secondo quanto risulta a Libero, nella banca del Papa, allo Ior, l'istituto opere di religione, sono custoditi oltre 20 chilogrammi in lingotti d'oro in una cassetta di sicurezza riconducibile a uno dei più stretti collaboratori del cardinale Crescenzio Sepe.

 

Protetti da una banale carta da pacchi e riposti in una scatola di cartone, i lingotti sono stati protetti in banca da diversi anni. Non è chiaro se ultimamente questa fortuna sia stata spostata in tutta fretta o se i lingotti siano tuttora siano lì, sebbene le indagini si avvicinino sempre più ai conti e ai beni a coloro che hanno gestito sia Propaganda Fide, sia lo sterminato patrimonio immobiliare.

 

PRIMA VOLTA
È la prima volta che si conosce il contenuto segreto di una cassetta di sicurezza aperta allo Ior da uno dei personaggi emersi nell'inchiesta della cricca. Del resto il suo nome compare con evidenza nelle carte riservate dello sterminato archivio di monsignor Renato Dardozzi, rettore dell'accademia pontificia delle scienze e negli anni '90 consigliere occulto dell'allora segretario di Stato Angelo Sodano.

 

Chiamato a gestire ogni affare finanziario opaco che potesse imbarazzare i Sacri Palazzi dai tempi dell'Ambrosiano, Dardozzi coltivava un rapporto diretto con la gerarchia vaticana. Sia, quindi, con Karol Wojtyla ma anche con lo stesso Sepe.

Dardozzi avrebbe gestito i primi delicati passaggi di questo tesoro in lingotti d'oro portati in Vaticano e in banca senza che gli impiegati conoscessero il contenuto dei cartoni. La tesi che gli stessi fossero frutto di risparmi e sacrifici è risultata non credibile dallo stesso Dardozzi al punto che entrò in contrasto con lo stretto collaboratore di Sepe, come risulta dalla documentazione raccolta dal monsignore.

 

Quindi sia le operazioni di custodia dei lingotti sia l'apertura e la gestione della cassetta di sicurezzavennero inizialmente seguite in primis da Dardozzi, mentre dal 2004, dopo la scomparsa del prelato, il proprietario dei lingotti ritornò a curare questa fortuna, a gestire quindi direttamente la pratica intestando a un codice alfanumerico la cassetta contenente i chili d'oro.

 

Una riserva aurea che non compare negli atti di indagine della procura di Perugia ma che risulta in contrasto se non addirittura incompatibile, per valore e misteriosa origine, con il tenore di vita del proprietario. Il periodo coincide sia con il Giubileo sia con la permanenza di Sepe e del suo gruppo di collaboratori alla congregazione De Propaganda Fide.

Il papa rosso infatti, come viene soprannominato il prefetto della congregazione visto l'ampio potere che determina la gestione della stessa, arrivò al ponte di comando di Propaganda Fide nell'aprile del 2001 ed era considerato uno dei cardinali più apprezzati e valorizzati da Wojtyla. Chiamato quindi a gestire sia l'impero immobiliare della congregazione (duemila appartamenti solo a Roma),sia il delicato capitolo proprio delle missioni all'estero che si intrecciano inevitabilmente con la nostra cooperazione internazionale.

FORZA E POTERE
Da qui la forza e il potere del cardinale Sepe che già nel 2000 aveva cristallizzato una posizione di rilievo quando Giovanni Paolo II gli affidò calendario eventi e organizzazione del Giubileo. Di fronte a queste prospettive, la procura di Perugia ha deciso di percorrere l'unica strada che si prospettava di qualche fattibilità, ovvero indagare sì il cardinale, viste le emergenze investigative, senza però scivolare nel clamore, negli eccessi o nelle personalizzazioni che hanno azzoppato tante altre indagini.

2 - SAVIANO: A NAPOLI HA FATTO BENE, HA COPERTO UN VUOTO
Da "La Stampa"

 

«Sul cardinale Sepe, posso solo dire che su Napoli si è comportato bene sul piano sociale. Ha svolto un ruolo importante, ha coperto un vuoto». Così Roberto Saviano all'Ansa, a Parigi dove ieri sera ha recitato al Teatro de la Ville il suo monologo «La bellezza e l'inferno» che il Piccolo di Milano presenta nell'ambito della settimana teatrale «Cantieri d'Italia». «Non mi esprimo sulle vicende che lo vedono coinvolto ha dichiarato ancora Saviano - aspettiamo l'inchiesta. Io non ho mai seguito le vicende vaticane e non ne so niente. Ma per me è un uomo equilibrato che ha fatto tanto per Napoli».

 

Crescenzio Sepe è stato nominato arcivescovo di Napoli il 20 maggio di quattro anni fa, in sostituzione del cardinale Giordano. Sepe ha preso possesso della diocesi il primo luglio del 2006: e il suo primo atto fu la visita al disagiato quartiere di Scampia. Durante l'emergenza rifiuti disse che Napoli «era sprofondata in una delle notte più buie della sua storia». E, parlando della camorra, disse che «i clan sfregiano Napoli» e invitò i «cristiani a ribellarsi».22-06-2010]

 

 

Sepe non ci sta a passare per capro espiatorio e si difende chiamando in causa direttamente la Segreteria di Stato vaticana: IL VATICANO APPROVÒ I BILANCI - SILVANO MI CHIESE LA CASA PER BERTOLASO MA NON SO COM’È ANDÒ A FINIRE – IL PALAZZETTO VENDUTO A LUNARDI ERA FATISCENTE – I LAVORI A PROPAGANDA FIDE A CARICO DELLO STATO PER I DANNI DELLA METRO – MI SONO SEMPRE AVVALSO DELLA CONSULENZA DI BALDUCCI-DE LISE

 

1 - SEPE, TUTTO NELLA MASSIMA TRASPARENZA...
(ANSA) - "Ho fatto tutto nella massima trasparenza". Il cardinale Crescenzio Sepe, in una conferenza stampa, legge una lettera dove confuta, punto per punto, gli addebiti che gli vengono fatti dalla procura di Perugia "per la responsabilità che ho avuto in quanto prefetto della Congregazione di Propaganda Fide". L'arcivescovo di Napoli parla dell'alloggio dato in uso a Guido Bertolaso, della vendita all'ex ministro Lunardi di un palazzetto in via dei Prefetti e poi dei lavori in messa in sicurezza di un lato del palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna.

 

2 - SEPE, TUTTO NELLA MASSIMA TRASPARENZA...
(ANSA) - "Ho fatto tutto nella massima trasparenza". Il cardinale Crescenzio Sepe, in una conferenza stampa, legge una lettera dove confuta, punto per punto, gli addebiti che gli vengono fatti dalla procura di Perugia "per la responsabilità che ho avuto in quanto prefetto della Congregazione di Propaganda Fide". L'arcivescovo di Napoli parla dell'alloggio dato in uso a Guido Bertolaso, della vendita all'ex ministro Lunardi di un palazzetto in via dei Prefetti e poi dei lavori in messa in sicurezza di un lato del palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna.

 

3 - SILVANO MI CHIESE CASA PER BERTOLASO...
(ANSA) - La disponibilità di una casa per Guido Bertolaso fu chiesta dal professor Francesco Silvano al cardinale Sepe, che incarico lo stesso collaboratore di trovarne una, senza però esser poi messo a conoscenza né dell'ubicazione né delle modalità con cui l'appartamento fu concesso. Lo ha spiegato lo stesso Sepe in conferenza stampa a Napoli.

"L'esigenza" di una casa per Bertolaso, ha detto l'arcivescovo, "mi venne rappresentata dal dottore Francesco Silvano. In prima istanza, gli feci avere ospitalità presso il seminario, ma mi furono rappresentati problemi di inconciliabilità degli orari, per cui incaricai lo stesso dottor Silvano di trovare altra soluzione". Soluzione della quale, prosegue Sepe, "non mi sono più occupato né sono venuto a conoscenza sia in ordine alla ubicazione sia in ordine alle intese e alle modalità". "Come è stato scritto sui giornali - ha concluso Sepe - Bertolaso aveva bisogno di vivere in un ambiente più sereno poiché aveva qualche difficoltà".

 

4 - COMPETENZA STATO SU LAVORI PIAZZA SPAGNA. 'EDIFICIO AVEVA SUBITO DANNI PER INFILTRAZIONI E METRO'...
(ANSA) - Il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, nella lettera alla città, affronta la questione dei lavori di messa in sicurezza statica di un lato del palazzo di propaganda Fide in piazza di Spagna a Roma. "Aveva subito una modificazione strutturale - ha detto Sepe - nel senso che era stato registrato un notevole distacco della parete determinato, secondo gli accertamenti tecnici effettuati, da infiltrazioni di acqua sotto il fabbricato e dalle continue vibrazioni causate dal passaggio della vicina metropolitana". "Fu accertata - ha continuato - la competenza dello stato italiano e furono eseguiti lavori di ripristino e ristrutturazione con onere parzialmente a carico della pubblica amministrazione".

 

5 - SEMPRE AVVALSO CONSULENZA BALDUCCI-DE LISE...
(ANSA) - L'ex presidente del Consiglio dei Lavori pubblici Angelo Balducci, l'attuale presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise e il professor Francesco Silvano: sono le tre persone alle quali il cardinale Sepe si rivolse "sempre" per le consulenze relative agli immobili di Propaganda Fide. Lo spiega lo stesso arcivescovo di Napoli nella lettera in cui confuta gli addebiti che gli vengono contestati dai magistrati perugini.

"Mi sono sempre avvalso - scrive Sepe - della consulenza specifica di tre persone che avevano titoli ed esperienza per assicurarmi, in ragione della loro attività professionale, un qualificato contributo di pensiero e di soluzione". Si tratta del "dottor De Lise, magistrato, del dottor Balducci, all'epoca provveditore alle opere pubbliche del Lazio, del dottore Silvano, amministratore dell'ospedale Bambin Gesù, mio collaboratore già durante il Giubileo".

6 - SEGRETERIA STATO APPROVO' BILANCI...
(ANSA) - "Ho fatto tutto avendo i bilanci puntualmente approvati dalla Prefettura per gli affari economici e dalla Segreteria di Stato la quale con una lettera inviatami a conclusione del mio mandato di prefetto volle finanche esprimere apprezzamento e stima per la gestione amministrativa". Lo ha detto il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, in conferenza stampa, ribadendo che in merito a quanto da lui fatto da prefetto della Congregazione di Propaganda Fide registrò anche la stima da parte della Segreteria di Stato.

 

7 - LEGALE SEPE, PALAZZO VIA PREFETTI FATISCENTE...
(ANSA) - "Si parla di Sepe ma c'era un comitato di tecnici dietro la valutazione del valore del Palazzo dei Prefetti. Il costo di un eventuale intervento di ristrutturazione era troppo oneroso per Propaganda Fide, che non ce l'avrebbe fatta con le sue risorse". Lo sottolinea l'avvocato del cardinale Sepe, Bruno Von Arx.

"Si valutò quindi che era meglio venderlo in modo che qualcuno si facesse carico della ristrutturazione e degli inquilini", una scelta che avrebbe così tutelato l'immobile. E' vero che il Palazzo fu venduto al ministro Lunardi a un prezzo quattro volte inferiore rispetto al valore oggettivo della struttura? "Questo non è affatto vero, era una struttura fatiscente", risponde Von Arx. 21-06-2010]

 

 

alla Corte non tornano i conti: ma se il palazzo di Propaganda Fide, a Roma, è territorio straniero, perché lo Stato ha sborsato 2 milioni e mezzo € per i lavori di restauro? - una relazione della Corte dei conti ha inguaiato la premiata cricca sepe & lunardi - Da quei lavori doveva nascere una pinacoteca e invece dei quadri ci sono solo uffici amministrativi della Confraternita - I PM ANDRANNO A NAPOLI PER INTERROGARE SEPE SULL’ALLOGGIO DI BERTOLASO IN VIA GIULIA..

. Guido Ruotolo per "la Stampa"

 

A far decidere i pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi a iscrivere sul registro degli indagati, per corruzione, il cardinale Crescenzio Sepe, vescovo di Napoli, ex prefetto della congregazione «Propaganda Fide» e l'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, è stata anche una relazione della Corte dei conti.

E' un documento che mette a nudo l'anomalia di quel finanziamento «improprio»: due milioni e mezzo di euro per restaurare il palazzo seicentesco di «Propaganda Fide» in piazza di Spagna, a Roma. Da quei lavori doveva nascere una pinacoteca e invece dei quadri ci sono solo uffici amministrativi della Confraternita.

 

«Zona extraterritoriale». La targa è ben in vista in piazza di Spagna. E' proprio questo il problema che sottolinea la Corte dei conti: ma se l'edificio è territorio straniero, perché lo Stato finanzia dei lavori di restauro? Quel palazzo è del Vaticano e i lavori per i quali è stato erogato il finanziamento riguardano i locali interni, non (solo) le facciate esterne.

Sul web si può rivedere un servizio mandato in onda dalle «Iene», a fine febbraio, contro il «carrozzone» «Arcus», una società pubblica che si occupa di edilizia culturale. E mostrava l'imbarazzo del personale del palazzo della congregazione dell'ex prefetto Sepe, che non voleva mostrare all'autore del servizio la pinacoteca che non c'è, a fronte della certezza che i due milioni e mezzo di euro sono stati tutti erogati.

 

Evidentemente la Procura di Perugia ritiene la vicenda del palazzo di piazza di Spagna la conferma di un patto di corruzione che legherebbe il cardinale Sepe e Lunardi alla «cricca», al Gentiluomo del Pontefice Angelo Balducci, l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. E all'imprenditore Diego Anemone, che è entrato anche nel grande business delle ristrutturazioni del patrimonio immobiliare della Congregazione.

 

Pietro Lunardi, nella funzione di ministro delle Infrastrutture (insieme a quello dei Beni Culturali, che all'epoca era Rocco Buttiglione, siamo nel 2005), sottoscrisse il decreto di finanziamento del progetto di restauro del palazzo di proprietà di «Propaganda Fide».

Sostiene adesso il suo legale, l'avvocato Gaetano Pecorella, che se l'iscrizione sul registro degli indagati di Lunardi scaturisce dal «finanziamento di due milioni e mezzo di euro a Propaganda Fide, i magistrati hanno preso un granchio, perché si tratta di fondi erogati ogni anno per la ristrutturazione di beni di interesse culturale e artistico».

Pecorella lascia intendere che Lunardi potrebbe sollevare la questione della competenza. Nel senso che a occuparsene dovrebbe essere il Tribunale dei ministri in quanto l'episodio contestato investe Lunardi in quanto ministro (la firma del decreto che finanziava, nel 2005, i lavori per il palazzo di piazza di Spagna).

 

Nel fascicolo del cardinale Crescenzio Sepe e dell'ex ministro Pietro Lunardi, la relazione della Corte dei conti si aggiunge ad altra documentazione: i contratti trasmessi dal ministero delle Infrastrutture, la documentazione sequestrata all'imprenditore Diego Anemone, i riscontri investigativi. Persino, nel caso di Lunardi, una sua intervista rilasciata a «Repubblica». Il cardinale Sepe è stato poi tirato in ballo dalle dichiarazione di Guido Bertolaso, per la vicenda dell'appartamento di via Giulia.

Anche su questo punto sarà interessante la versione dei fatti del cardinale Sepe. I pm di Perugia si recheranno a Napoli per interrogarlo: se confermerà la testimonianza di Bertolaso, bisognerà capire qual è stato il passaggio tra il porporato, Bertolaso e il finanziatore Anemone che si fa carico di pagare appunto l'affitto, all'insaputa dello stesso capo del dipartimento della Protezione civile.

Certo è singolare che gli interventi del «benefattore» Diego Anemone avvengano all'insaputa dei diretti interessati: Guido Bertolaso e l'ex ministro Claudio Scajola, che ha sempre sostenuto di non sapere nulla di quel finanziamento di 900.000 euro per comprarsi la casa con vista sul Colosseo. 21-06-2010]

 

 

TRANQUILLI, SEPE HA PASSAPORTO DIPLOMATICO DELLA SANTA SEDE. E LO POSSEDEVA GIÀ QUANDO ERA PREFETTO DI PROPAGANDA FIDE - SEPE: TANTA INVIDIA DENTRO E FUORI LA CHIESA... non c’è vita di cristiano senza croce!" - IL VATICANO DISPERATO: " CHIARIRE AL PIÙ PRESTO, CHIUDERE LA FACCENDA, TENERE FUORI PROPAGANDA FIDE, ANCHE PERCHÉ NE VA DELLE OFFERTE DEI FEDELI" - IL PAPA CONTRO I SACERDOTI CHE INSEGUONO POTERE E AMBIZIONI

1 - SEPE HA PASSAPORTO DIPLOMATICO DELLA SANTA SEDE - LO POSSEDEVA GIÀ QUANDO ERA PREFETTO DELL'EX PROPAGANDA FIDE
Ansa - L'arcivescovo di Napoli, card. Crescenzio Sepe - a quanto si e' appreso da buone fonti vaticane - possiede un passaporto diplomatico della Santa Sede. E' prassi infatti di darlo a tutti quei porporati che ne facciano richiesta: il cardinale gia' ne era titolare quando era Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, ex Propaganda Fide, in quanto ''ministro'' della Santa Sede. Poi lo aveva restituito e ne aveva ricevuto un altro come arcivescovo di Napoli.

 

Nei giorni scorsi, il cardinale Sepe aveva annunciato di essere pronto a collaborare con i magistrati: doveva pero e' essere semplicemente ascoltato come ''persona informata sui fatti'' nell'ambito dell'inchiesta sui grandi appalti e in particolare sull'appartamento di Via Giulia che Guido Bertolaso aveva avuto grazie, a sui dire, a una raccomandazione del porporato. Ora il quadro giudiziario e' mutato, in quanto Sepe e' indagato per corruzione. Non si sa, al momento, se voglia avvalersi o meno dell'immunita' diplomatica, tuttavia fonti vaticane hanno ribadito anche ieri sera che il cardinale collaborera' con i giudici italiani.

 

2 - SEPE: TANTA INVIDIA DENTRO E FUORI LA CHIESA
Corriere della sera -
"Quanto pesa questa croce, cardinale? Crescenzio Sepe impone le mani, paterno, sulle teste dei cronisti, sospira: ‘Ogni croce è croce, ma sempre croci sono... non c'è vita di cristiano senza croce!'. La gente gli si stringe attorno, lui accarezza mille facce, mille labbra gli baciano l'anello uscendo dalla basilica di San Lorenzo Maggiore nella sera napoletana fradicia di pioggia: ‘Sì, il popolo mi sta molto vicino', sorride.

Lo staff lo sospinge sull'auto dai vetri oscurati: ‘Tra poche ore saprete la verità! Sarete soddisfatti...'. È pronta una sua lettera pastorale alla diocesi, per spiegare, spiegarsi ai fedeli: ‘Mi metto a disposizione dei magistrati, ecco com'è andata nei dettagli...'. Bene e male sempre stanno nei dettagli".

3 - IL VATICANO DISPERATO: " CHIARIRE AL PIÙ PRESTO, CHIUDERE LA FACCENDA, TENERE FUORI PROPAGANDA FIDE, ANCHE PERCHÉ NE VA DELLE OFFERTE DEI FEDELI"
Corriere della sera -
"Chiarire al più presto, chiudere la faccenda, tenere fuori Propaganda Fide, anche perché ne va delle offerte dei fedeli. La preoccupazione più urgente in Vaticano, a cominciare dal Papa, è evitare che ci vada di mezzo l'immagine pubblica di un dicastero chiave come quello per l'Evangelizzazione dei popoli: i 9 miliardi abbondanti del suo patrimonio, frutto di proprietà e donazioni di quasi quattro secoli, sostengono un terzo abbondante della Chiesa universale - 1.077 circoscrizioni ecclesiastiche su 2.883 - nelle zone più povere del pianeta, dall'Africa all'Asia, e quindi missioni, ospedali, opere di carità.

Baciamano di Bossi al Papa Ratzinger Ansa

‘Per questo giorni fa si è detto che eventuali responsabilità, se davvero esistono, sono personali: bisogna dissipare ogni dubbio, mettere in chiaro che la Congregazione non fa affari', spiegano Oltretevere".

4 - IL PAPA AI SACERDOTI: NESSUNO INSEGUA POTERE E AMBIZIONI
Repubblica -
"Un Papa insolitamente stanco e teso in volto ha ordinato ieri mattina nella Basilica di San Pietro 14 nuovi sacerdoti. Una sofferenza sul viso di Joseph Ratzinger che gli osservatori non hanno potuto non collegare al nuovo caso, quello dell'inchiesta per corruzione sull'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, che imbarazza il Vaticano, già sconvolto quest'anno dalla vicenda Boffo e da quella degli abusi sessuali nella Chiesa".

 

"Nell'omelia pronunciata a San Pietro, Benedetto XVI ha così lanciato un monito all'integrità morale e al vero senso del ministero sacerdotale, avvertendo che aspirare al potere e al soddisfacimento delle proprie ambizioni personali contraddice la missione del prete. Quella del sacerdote non deve essere dunque una carriera.

 

‘Il sacerdozio non può mai rappresentare un modo per raggiungere la sicurezza nella vita o per conquistarsi una posizione sociale - ha detto il pontefice - chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero'.

Nessun riferimento diretto, com'è ovvio, all'inchiesta che vede il coinvolgimento della Congregazione di Propaganda Fide nell'inchiesta di Perugia, ma un fermo richiamo a moralità e purezza nelle vocazioni sacerdotali. Sulle modalità per ascoltare Sepe le diplomazie vaticana e italiana si stanno confrontando. Il cardinale possiede passaporto diplomatico, e potrebbe dunque usufruire di particolari tutele. Ma la Curia romana desidera che il cardinale collabori pienamente con i magistrati, pur se nei limiti del Concordato.

Bertolaso Chi

Una posizione riaffermata ieri dal portavoce vaticano. ‘Il cardinale Sepe è una persona che ha lavorato e lavora per la Chiesa e per il popolo che gli è affidato in modo intenso e generoso, e ha diritto ad essere rispettato e stimato', ha detto padre Federico Lombardi. Che ha aggiunto: ‘Auspichiamo tutti e abbiamo fiducia che la situazione venga chiarita pienamente e rapidamente, così da eliminare ombre, sia sulla sua persona, sia su istituzioni ecclesiali'.

A Sepe ha telefonato ieri sera il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, per esprimergli la sua ‘vicinanza affettuosa in questo particolare momento', confermando ‘stima per la sua intensa attività pastorale nella diocesi partenopea ed auspicando che il sollecito accertamento dei fatti ad opera dell'autorità giudiziaria porti piena luce sull'accaduto'". [21-06-2010]

 

 

 

NON C’È PACE IN VATICANO – DOPO I PRETI PEDOFILI E LE CASE DI PROPAGANDA FIDE ARRIVA UNA NUOVA MAZZATA: DON GELMINI RINVIATO A GIUDIZIO PER MOLESTIE AGLI OSPITI DELLA SUA COMUNITA’…

(ANSA) - Don Pierino Gelmini è stato rinviato a giudizio per avere molestato sessualmente alcuni giovani quando era ospiti della Comunità Incontro di Amelia. La decisione è stata letta poco fa in aula dal gup di Terni Pierluigi Panariello.

La procura di Terni aveva chiesto il rinvio a giudizio di don Gelmini per 12 episodi di presunte molestie. Nel dispositivo letto in aula, a porte chiuse, il gup ha oggi indicato genericamente il rinvio a giudizio del sacerdote. Il processo nei suoi confronti comincerà il 29 marzo 2011. Don Gelmini, che si è sempre proclamato estraneo alle accuse, non ha assistito alla lettura del provvedimento.

[18-06-2010]

 

 

CHI È FRANCESCO SILVANO ?

1)           PER ME UNA PERSONA PER BENE , CAPACE MA IDEALMENTE DEBOLE , NELL’IDENTIFICARE IL DOVERE MORALE IN QUELLO DELL’UBBIDIENZA ECCLESIALE AL SUPERIORE GERARCHICO IDETIFICATO CON DIO ! Mb

2)           LA PERSONA CHE PAGAVA L’AFFITTO DI BERTO-LISO IN VIA GIULIA - DALLA STET CON AGNES ALLA SEAT, DAL CILICIO A MANI PULITE FINO A DIVENTARE DIRETTORE DELL’OSPEDALE PEDIATRICO BAMBIN GESÙ ED È QUI CHE HA INCROCIATO QUEL PERSONAGGIO INCREDIBILE DI CRESCENZIO SEPE, L’AMBIZIOSO CARDINALE E PREFETTO DI PROPAGANDA FIDE CHE CON LA SUA MUNIFICENZA PECCAMINOSA HA MESSO A DISPOSIZIONE DELLA CRICCA IL RICCO PATRIMONIO IMMOBILIARE DEL VATICANO - 2- MONTEZEMOLO LEGGE DAGOSPIA E INVITA ABETE AD INGRANARE UNA CLAMOROSA RETROMARCIA: IL "COMIZIO POLITICO" A SANTA MARGHERITA È STATO SOLO UN "FALLO DI CONFUSIONE" (PER I POTERI FORTI CHE CONTROLLANO IL QUOTIDIANO DI VIA SOLFERINO LA CARTA MONTEZEMOLO NON È SPENDIBILE. FORSE SE NE RIPARLERÀ TRA TRE ANNI) - 3- L’ESTERNAZIONE DI LUNARDI NON HA SORPRESO I SUOI CONCITTADINI PARMIGIANI: IL NOVELLO ACCUSATORE DI SCAJOLA E BERTOLASO HA SEMPRE PENSATO SOLTANTO AI PROPRI AFFARI CHE HA SVILUPPATO ALLA GRANDE QUANDO LA SUA AZIENDA ROCKSOIL HA FORATO IL MONTE BIANCO E LE METROPOLITANE IN GIRO PER IL MONDO - 4- ITALTEL: SARÀ IMPOSSIBILE LA CONVIVENZA TRA STEFANO PILERI E UMBERTO DE JULIO - 5- CALTARICCONE STA PROSEGUENDO LA SUA MARCIA SULL’ACEA: ACCORDO CON I SOCI FRANCESI DI ACEA E DI SOSTITUIRE AL PIÙ PRESTO IL VERTICE DELL’UTILITY CAPITOLINA -

1- TUTTO SU FRANCESCO SILVANO, LA PERSONA CHE PAGAVA L'AFFITTO DELLO "SCORTICO" IN VIA GIULIA DI BERTO-LISO
Nella telenovela della cricca che fa capo al tandem Balducci-Anemone mancava soltanto l'uomo con il cilicio.

Questa figura è apparsa ieri improvvisamente durante l'interrogatorio di due ore e mezzo a Perugia dove Guido Bertolaso ha rivelato il nome della persona che pagava l'affitto dell'appartamento in via Giulia a Roma. Il personaggio che è stato chiamato in causa nella cerchia dei "peccatori" è un professore torinese di nome Francesco Silvano, un collaboratore di Propaganda Fide ben conosciuto da chi ha frequentato il mondo delle telecomunicazioni.

Soltanto "Repubblica" si è presa la briga di ricordare che questo personaggio ha lavorato alla Stet salendo tutti i gradi dell'azienda fino a diventare amministratore delegato durante la presidenza di Biagio Agnes (il famoso Biagione che quando sentiva il nome di Massimo Sarmi dava fuori di testa).

Vale la pena aggiungere qualche dettaglio a questo ex-manager piemontese, cattolico fervente, che era noto per la sua intransigenza morale. Fin da quando ha cominciato a lavorare nella vecchia Sip, Silvano era considerato un "culo di pietra" che lavorava 12 ore al giorno, giudicava i collaboratori secondo il Vangelo e li inondava di bigliettini scritti a mano con una calligrafia infantile.

Di lui si ricorda la passione per le nuove tecnologie e per internet che cercò di approfondire quando diventò amministratore delegato della Seat dove iniziò a sperimentare le pagine gialle elettroniche nella controllata Sarin, una società di Pomezia dove ha lavorato anche Francesco Caio.

Fin dai tempi della Stet correva voce che il suo integralismo l'avesse indotto ad indossare il cilicio, ma questo non gli evitò di finire nei pasticci ai tempi di Mani Pulite per una tangente miliardaria e di schivare le voci che lo indicavano come il collettore dei soldi raccolti nell'81 per liberare l'assessore napoletano Cirillo.

La vocazione religiosa e dolorose vicende familiari lo portarono nel '93 ad abbandonare la carica di amministratore delegato della Stet che aveva condiviso con il longilineo Umberto Silvestri. L'uscita di Silvano dalle telecomunicazioni ricordò l'abbandono di ogni carica da parte di Filiberto Guala, l'uomo che dal '54 al '56 ricoprì la carica di amministratore delegato della Rai, e nel 1960 si ritirò in un convento di frati trappisti alle Frattocchie.

Dopo la Stet il professor Silvano è stato per alcuni anni direttore dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù ed è qui che ha incrociato quel personaggio incredibile di Crescenzio Sepe, l'ambizioso cardinale e prefetto di Propaganda Fide che con la sua munificenza peccaminosa ha messo a disposizione della cricca il ricco patrimonio immobiliare del Vaticano.

La chiamata in causa di Bertolaso è sicuramente un brutto colpo per Francesco Silvano, un uomo abituato a operare dietro le quinte e a parlare soltanto nel confessionale.

2- ABETE LEGGE DAGOSPIA E INGRANA UNA CLAMOROSA RETROMARCIA: L'INTERVENTO DI MONTEZEMOLO A SANTA MARGHERITA È SOLO UN "FALLO DI CONFUSIONE" - PER I POTERI FORTI CHE CONTROLLANO IL QUOTIDIANO DI VIA SOLFERINO LA CARTA MONTEZEMOLO NON È SPENDIBILE. FORSE SE NE RIPARLERÀ TRA TRE ANNI
Luigino Abete non ci sta a fare la parte del guru che ispira la "marcia democratica su Roma" del compagno di merende, Luchino di Montezemolo.

Dopo aver letto ieri quel sito disgraziato chiamato Dagospia, nel quale si paventava un futuro fosco per l'impresa ferroviaria di Luchino e amici (basta un "accelerato" del buon Moretti che finisce per caso e per caos davanti a un "Italo" e addio alta velocità), oggi il pingue Luigino prende le distanze dalla discesa in politica del ragazzo dei Parioli con una lunga intervista al "Corriere della Sera" dove si prende il gusto di bacchettare le ambizioni del suo amico storico e di scaricare la povera Federica Guidi, addebitandole la paternità della famigerata frase "adesso occorre salire sul ring".

E il povero Abetone lo fa con la passione di un uomo che ha vissuto la storia di Confindustria come presidente dal '92 al '96, e che ora si sente scandalizzato dallo spettacolo consumato nel weekend al Grand Hotel Miramare di Santa Margherita Ligure.

Lì erano presenti i Giovani fighetti dell'Associazione che quest'anno celebra il suo centenario, e certamente la guerriglia di parole non è sembrata il modo migliore per festeggiare la storia secolare degli industriali. Non si era mai visto infatti un presidente (la Marcegaglia) entrare in rotta di collisione con il Past-President di Confindustria (Montezemolo), lo stesso uomo che aveva tirato la volata alla signora di Mantova.

E non era mai accaduto che la presidentessa prendesse a randellate la rappresentante dei Giovani Imprenditori, l'inadeguata Federica Guidi che occupa la carica grazie al propellente della stessa Marcegaglia. Questo non è stato certamente il modo migliore per celebrare il centenario e l'unità di Confindustria.

Luigino Abete ha assistito a questo spettacolo che avrebbe dovuto essere vietato ai minori con il disappunto che prova un uomo della corporazione, e con il linguaggio che andrebbe bene sulla bocca del fratello Giancarlo impegnato nel calcio, oggi parla di "fallo di confusione".

A suo avviso la Confindustria deve rimanere un'Associazione autonoma, apartitica, agovernativa, e considerare la politica incompatibile con gli impegni dentro la Confindustria. È stato lui stesso negli anni della sua presidenza a sostenere il distacco di Confindustria dai partiti, e il fatto che Montezemolo conservi ancora oggi l'alone di chi è stato a capo di viale dell'Astronomia non rappresenta a suo avviso una buona ragione per entrare a piedi giunti in un assise di giovinotti.

Alla domanda se pensa che davvero Montezemolo farà politica, il presidente di BNL che con la politica ha sempre fornicato in modo trasversale, risponde di no, ma aggiunge guardingo: "è una persona certamente imprevedibile". Poi dopo aver dato in testa all'esile ministro Sacconi che a Santa Margherita si è permesso di dare le pagelle, aggiunge parole sudate:

"Capisco che Montezemolo sia attirato dalle sirene di un nuovo impegno. È capitato anche agli altri ex-presidenti di Confindustria, ma oggi la politica c'è, i partiti ci sono. Purtroppo non funzionano ma immaginare un percorso esterno è uno di quei miracoli attesi qualche anno fa per l'economia e che invece non si sono realizzati perché, evidentemente e giustamente, il Padreterno si è applicato altrove".

Non c'è molta logica in questo ragionamento che alla fin fine coincide in maniera quasi perfetta con le analisi che fa il suo amico Montezemolo, ma al 63enne tipografo e imprenditore romano interessa riscattare lo spirito corporativo della centenaria Confindustria anche a costo di apparire come un traditore del suo compagno di merenda.

Quest'ultimo si starà chiedendo in questo momento per quale ragione viene tagliata l'erba intorno alle sue speranze e al suo progetto politico, e soprattutto si chiederà perché il "Corriere della Sera" dopo il silenzio all'indomani di Santa Margherita Ligure, abbia dato tanto rilievo al pensiero "corporativo" del suo amico Abete.

La risposta è semplice: per i poteri forti che controllano il quotidiano di via Solferino la carta Montezemolo non è spendibile. Forse se ne riparlerà tra tre anni.

3- L'ESTERNAZIONE DI LUNARDI NON HA SORPRESO I CONCITTADINI PARMIGIANI: IL NIOVELLO NEMICO DI SCAJOLA E BERTOLASO HA SEMPRE PENSATO SOLTANTO AI PROPRI AFFARI CHE HA SVILUPPATO ALLA GRANDE QUANDO LA SUA AZIENDA ROCKSOIL HA FORATO IL MONTE BIANCO E LE METROPOLITANE IN GIRO PER IL MONDO
Nei ristoranti e nei bar di Parma nessuno si è stupito per le dichiarazioni spregiudicate di Pietro Lunardi, il 71enne ingegnere che è passato alla storia come "ministro dei buchi".

L'uomo è ben conosciuto e nella sua città natale erano rimasti sorpresi quando Berlusconi l'aveva nominato ministro perché lo hanno sempre considerato privo di qualsiasi interesse per il bene comune. Per i parmigiani Lunardi ha sempre pensato soltanto ai propri affari che ha sviluppato alla grande quando la sua azienda Rocksoil ha forato il Monte Bianco e le metropolitane in giro per il mondo.

Ben diversa è la considerazione che a Parma hanno del fratello che svolge l'attività di fotografo nella moda, e dell'altro fratello Giuseppe grande appassionato di motocross che morì durante una gara sportiva. Nelle trattorie e nei bar di Parma si dice che perfino il suo grande amico Lino Cardarelli, il manager che ai tempi di Schimberni è stato direttore finanziario e poi vicepresidente di Montedison, a un certo punto ha rotto i rapporti e se ne è andato in Afghanistan lasciando l'incarico di consulente che Lunardi gli aveva dato al ministero dei Lavori Pubblici.

L'ultima intervista dell'ineffabile ministro a "Repubblica" è riuscita a scandalizzare perfino i maggiorenti del Pdl che non si sono stracciate le vesti quando l'ex-"ministro dei buchi" ha dichiarato nell'agosto 2001 che bisogna abituarsi a convivere con la mafia. A Parma invece continuano a mangiare lasagne e tortellini con indifferenza.

La faccia tosta di Lunardi la conoscono bene e lo conosce bene anche Emilio Fede che oggi sul "Corriere della Sera" lo assolve dai peccatucci perché "era ricco, aveva l'elicottero, un panfilo, un villone a Forte dei Marmi". Questo non gli ha impedito di trafficare alla grande.

16.06.10

 

PADOVESE CHI? – I FUNERALI DI PADRE LUIGI E GLI SBADATI DELLA CEI – DOPO CHE LE SPOGLIE DEL VESCOVO MARTIRIZZATO A ISKENDERUN, SONO STATE RIMPATRIATE CON UNA MANCANZA DI SENSIBILITÀ CHE OLTREPASSA IL VILIPENDIO DI CADAVERE, LA CONFERENZA EPISCOPALE HA PENSATO BENE DI DISERTARE LE ESEQUIE - LA STORIA È NOTA: I POVERI CI METTONO I MORTI, GLI ALTRI PENSANO ALLE POLTRONE…

Filippo Di Giacomo per "L'Unità"

In un giorno fra i più tristi dei troppi anni in cui si è dilettato a guardare l'Italia dal balcone di Piazza Venezia, proprio nelle ore in cui per boria e insipienza scaraventava il nostro Paese nella fornace della seconda guerra mondiale, pare che Mussolini confidasse ai suoi: «Ho bisogno di qualche migliaia di morti da gettare sul tavolo dei vincitori». Per chi continua a distrarsi dalla realtà per guardare il mondo soprattutto dai balconi romani, questa deve essere una tentazione dura da cancellare.

Dopo che le spoglie di monsignor Luigi Padovese, il vescovo martirizzato a Iskenderun, sono state rimpatriate con una mancanza di sensibilità che oltrepassa il vilipendio di cadavere, lunedì scorso a Milano ai suoi funerali, in tanti si sono dimostrati sbadati. La Conferenza Episcopale Italiana, se c'era, non era rappresentata da nessuno dei suoi vertici.

Per giungere al capoluogo lombardo da Genova, dove risiede il presidente Cei, e da Vicenza (sede di un vicepresidente che sta tentando un revival di protagonismo) il viaggio sarebbe stato breve. Da Roma poi, da dove il segretario generale della Cei monsignor Crociata si assenta spesso per motivi di ufficio, le quattro ore di treno per giungere a Milano non sembrava potessero rappresentare un problema.

E neppure i capi della Congregazione per le Chiese Orientali, dicastero dal quale la diocesi di Iskenderun e le altre diocesi turche sono coordinate, hanno affrontato il disturbo per monsignor Padovese. C'erano gli arcivescovi Bertello e Farah a rappresentare il Papa: il primo è nunzio apostolico in Italia, il secondo è un pensionato che ha servito la diplomazia vaticana anche in Turchia.

Ma c'era, soprattutto, quel monsignor Ruggero Franceschini - predecessore e successore del martire Padovese sulla cattedra episcopale insanguinata di Iskenderun - al quale è stato imposto di far leggere in anticipo il suo discorso al cardinale Dionigi Tettamanzi, l'arcivescovo di Milano che, come capo della Chiesa ambrosiana, ha sopperito generosamente alle sapidità degli uomini di quella romana. Franceschini è un frate cappuccino come lo era Padovese.

Nelle parole dell'arcivescovo di Milano non si è ascoltato alcun richiamo a questa forte connotazione ideale del martire e della famiglia ecclesiale alla quale apparteneva, né alcun "grazie" all'ordine francescano-cappuccino. La storia è sempre la solita: i poveri ci mettono i morti, gli altri pensano a tenere occupate le sedie al tavolo dei vincitori.

Monsignor Franceschini, dopo aver premesso l'inutilità di un suo elogio funebre per il confratello, «perché chi ha testimoniato con il sangue non ha bisogno di parole e neanche di miracoli », ha chiesto aiuto ai giornalisti (eh sì, proprio a loro) affinché aprano una finestra da cui i cristiani della Turchia siano messi in condizione di raccontare il «dolore della Chiesa che la abita» e possano far sentire «la voce di chi non ha neanche la libertà di gridare la propria pena, la verità e la giustizia, al di là di ogni umana convenienza».

Di "tavoli dei vincitori", proprio nei giorni del martirio del mite, colto e fraterno padre Luigi abbiamomolto sentito parlare. C'è il tavolo della pizzeria a ridosso del Vaticano dove tonache rosso-porpora (colore che, a parole, simboleggia un giuramento di fedeltà alla Chiesa e al Papa anche a costo dell'effusione del sangue) si incontravano con gli ormai noti "gentiluomini" per ricevere (come ha scritto don Paolo Farinella) «la loro ricompensa di pagani e il ripudio di Dio».

Poi abbiamo sentito la descrizione del tavolo ministerialedove qualcuno si è presentato con la lista dei duemila appartamenti che Propaganda Fide possiede a Roma, lascito di poveri della città eterna a favore dei poveri del mondo, per far fare - dice sempre donFarinella citando il cardinale Siri - «carriere a prelati con la testa svitabile».

E poi,come ha detto il coraggioso monsignor Franceschini, «al di là di ogni umana convenienza », c'è il tavolo del ciellino importante che - a gratis - dava appartamenti in Via Giulia solo per non perdere occasione di infangare la Chiesa con ogni sorta di malaffare, siano essi affari giuridici oppure morali. Nei giorni del lutto di monsignor Padovese, nelle redazioni dei giornali sono arrivate buste con l'intestazione di «30 giorni», rivista che si proclama «nella Chiesa e nel mondo».

Contiene un aureo libro, con prefazione di Giulio Andreotti intitolato «Il viaggio del Leader. Muammar Gheddafi in Italia». Sono i discorsi che il complice della vergogna umanitaria più grave della storia italiana recente, ha tenuto nel nostro Paese quando è venuto a prendere i soldi di Giuda per il sangue dei suoi fratelli africani. Forse ha ragione Giuliano Ferrara nel sostenere che esiste una Chiesa disincantata, difficile da abolire solo «con un tratto di irenismo incantato».v

[17-06-2010]

 

 

LA VERITÀ VI PREGO SULLA CASA DI VIA GIULIA – QUANTE INCONGRUENZE NEL RACCONTO DI BERTO-LISO SULL’APPARTAMENTO “MESSO A DISPOSIZIONE” NEL 2003 – “IL CARD. SEPE MI MISE IN CONTATTO CON FRANCESCO SILVANO” – PECCATO CHE IL PROPRIETARIO SIA RAFFAELE CURI CHE CONTINUA A DARE UN’ALTRA VERSIONE: “ERA ZAMPOLINI A PAGARMI L’AFFITTO” (E FINO AL 2007)…

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "il Giornale"

Alla fine ci si è arrivati in Vaticano. E a portarci l'inchiesta è stato direttamente Guido Bertolaso che ai Pm di Perugia ha fatto il nome del cardinale Crescenzio Sepe, ora arcivescovo di Napoli, fino a poco fa a capo della congregazione di Propaganda Fide.

Sarebbe stato l'alto prelato a indirizzare il capo della protezione civile, nel 2003, prima al collegio universitario e, in seguito, al professor Francesco Silvano (ex dirigente Stet, già direttore dell'ospedale Bambin Gesù, ora vicinissimo alla Santa Sede) l'uomo che, stando al verbale di Bertolaso, avrebbe messo a disposizione di Mister Emergenza la famosa casa di via Giulia.

Che, però, per quanto agli atti dell'indagine, non risulta essere di Propaganda Fide. Il proprietario è infatti Raffaele Curi, che ha spiegato ai Pm di aver preso i soldi dell'affitto dall'architetto Zampolini, il braccio destro di Anemone, che ha confermato.

Insomma, le due versioni divergono: perché il cardinale capo di Propaganda Fide e il manager suo collaboratore avrebbero affittato da privati una casa per offrirla a Bertolaso, all'insaputa di quest'ultimo, invece di sfruttare il ricco patrimonio immobiliare della congregazione? Questo è un mistero grande quanto una casa.

Che l'indirizzo sia lo stesso lo ha confermato con i Pm lo stesso sottosegretario, mentre sulle date non tutto torna. Bertolaso sostiene di aver vissuto lì solo pochi mesi, tutti nel 2003. Il padrone di casa, Curi, il 14 maggio aveva dichiarato a Repubblica che l'inquilino eccellente era stato da lui per «un anno solo di contratto. Due anni fa». Dunque nel 2008. Con i Pm, però, Curi modifica l'arco temporale: «Incontrai l'architetto Zampolini nel 2003. Ha avuto in uso la casa fino al 2007».

E ieri, ospitando la replica di Curi alle dichiarazioni di Bertolaso, Repubblica parla della casa di via Giulia «dove il sottosegretario ha alloggiato per circa due anni, dal 2003». Bertolaso ha occupato un appartamento (fino al 2003) che anche altri hanno poi utilizzato (fino al 2008)? Altra incongruenza è quella sulle utenze.

Bertolaso ha detto di non aver mai pagato l'affitto perché l'amico Silvano gli aveva messo a disposizione la casa, ma di aver provveduto a pagare le bollette. Mentre sempre Curi ha sostenuto che le utenze le pagava Zampolini, e non sempre, visto che «mi sono trovato con un arretrato di luce, gas e acqua che ho dovuto pagare di tasca mia».

Intanto dal deposito degli atti di vari procedimenti penali (in parte andati a sentenza, in parte prescritti o archiviati) su irregolarità gravi nell'assegnazione degli appalti al ministero della Difesa fino al 2000, spuntano personaggi e società che oggi ritroviamo impantanati nel «sistema gelatinoso» di Balducci & co. Riferimenti messi a verbale cinque anni fa dal capo geometra del Genio, Franco Quilla.

Che di fronte a opere di manutenzione gonfiate, falsi negli ordinativi, ristrutturazioni taroccate, interventi pagati il quintuplo del dovuto, ai carabinieri ha spiattellato il «sistema gelatinoso» dell'Ufficio Autonomo Lavori, il suo ufficio. Dalle carte prodotte spuntano imprese e personaggi che oggi sono d'attualità con l'inchiesta sui Grandi Eventi.

A cominciare dalla Igit, che compare in 18 gare vinte, toccata dagli accertamenti su Don Bancomat, che oggi ritroviamo spesso «alleata» con Anemone in appalti oggetto delle investigazioni del Ros.

Fra le denunce documentate da Quilla, definito dal magistrato con le stellette Giovanni Barone «persona corretta, assai scosso da queste vicende (...) che riguardavano irregolarità amministrative, lavori e fatturazioni gonfiate» ve n'è una sui lavori nell'appartamento privato dell'ex ministro Virginio Rognoni (già vicepresidente del Csm): «Mi venne detto - si legge nel verbale - che bisognava fare due capitolati per de lavori a casa del ministro.

Quando chiesi se si poteva fare un sopralluogo, mi venne detto che non c'era bisogno perché bisognava fare tutto in segretezza. In pratica bisognava pagare senza fare verifiche e controlli». I lavori, continua Quilla, vennero fatti passare «dai nostri uffici come se fossero stati compiuti a più riprese in varie strutture militari».

Anche in questo caso l'inchiesta non è andata a buon fine. Nel 2004, sul punto, Rognoni spiegò d'aver cambiato solo la moquette e di aver pagato tutto di tasca sua: «Non ricordo quanto fu la spesa, dovrei rivedere le carte». Che la ditta interessata a quei lavori, interpellata dal Giornale, spiega di non trovare più «perché nella ristrutturazione dei nostri uffici il vecchio materiale archiviato è stato buttato via».

 

[17-06-2010]

 

 

SUOR GIULIANA PRENDE I VOTI (DI SANT’INTESA) - LA RELIGIOSA INDICATA DA CHIAMPARINO SCIOGLIE LA RISERVA: “ACCETTO L’INCARICO PERCHÉ LA COMPAGNIA È ATTENTA ALLE DIFFICOLTÀ DEL TERRITORIO” (ORMAI ANCHE PRETI E SUORE PARLANO COME LEGHISTI) - LUNEDÌ SUBENTRERÀ A ELSA FORNERO…

R. E. per "il Giornale"

La nebbia, per usare un'espressione a lei cara, si sta diradando. Dopo giorni di telefonate incrociate e riunioni più o meno carbonare, suor Giuliana Galli sembra avviata ai vertici della Compagnia di San Paolo, al posto di Elsa Fornero che è stata nominata alla vicepresidenza del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, la banca di cui la fondazione è la prima azionista.

La nomina ufficiale è prevista per lunedì, quando si riunirà il consiglio generale della Fondazione. La religiosa, che dal 2008 siede nel parlamentino della Compagnia su indicazione del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha sciolto le riserve.

«Ho detto sì - spiega - perché ho sentito la fiducia dei miei colleghi». A cominciare da quella del giurista Stefano Ambrosini, dell'ex prorettore del Politecnico di Torino, Marco Mezzalama, e di Alberto Dal Poz, i grandi tessitori dell'operazione, che ieri pomeriggio hanno formalmente proposto il nome della ex responsabile dei volontari del Cottolengo ad Angelo Benessia. Spettava a loro, del resto, l'indicazione della nuova nomina dopo l'accordo che ha evitato la sfiducia nei confronti del presidente della più grande fondazione bancaria d'Europa.

E la scelta è ricaduta su suor Giuliana: «La Compagnia è attenta alle difficoltà del territorio», spiega la religiosa, secondo la quale non c'era una persona sufficientemente sensibile «rispetto ai bisogni sociali attuali. Ecco perché ho accettato l'incarico». Non sono mancati, fino all'ultimo, i tentativi di candidature alternative, ma nessuna sembra avere scalzato quella della suora, che dunque siederà nel comitato di gestione della Compagnia.

Ovvero l'organismo che detiene tutti i poteri sull'ordinaria e sulla straordinaria amministrazione, competente a deliberare gli interventi della fondazione nei settori più rilevanti. Resta soltanto da capire se, come sembra, suor Giuliana accetterà di ricoprire in contemporanea anche il ruolo di vicepresidente della Compagnia, dato che per statuto la Fondazione può restare anche con un solo vice. E c'è anche da risolvere la grana sollevata dalla Provincia di Torino, che rivendica un posto nel comitato di gestione, dove nonostante le promesse di due anni fa non è ancora rappresentata.

[17-06-2010]

 

 

CHI È SENZA UNA CASA DI PROPAGANDA FIDE SCAGLI IL PRIMO MATTONE – LA LISTA DI APPALTI, FAVORI E AFFITTI AI SOLITI NOTI E ORA