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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 21.10.13 CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) IL 06.02.14 ORE 12.30 A10 CONTINUA A ROMA IL PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT .

4) Processo agli amministratori Alitalia Roma rinvio d'ufficio al 10.04.14; 29.04.14; 08.05.14.

5) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO 30.01.14 MAXI 1

6) Pocesso Fonsai-P.LIGRESTI-TORINO 03.02.14 MAXI 1

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

·                            Agnelli sul calcio italiano

·                            VIDEO «Nasce il polo Juve»

·                            VIDEO «Dobbiamo dare il meglio»

·                            VIDEO «350 mln per la Continassa»

·                             

VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

NON DIMENTICARE CHE:

Le informazioni contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

ciao blogger de LaStampa.it,

come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La Stampa verrá chiuso a breve.

Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per ulteriori dettagli, vai su http://www.sixapart.com/it/typepad/prezzi/index.html).

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Altrimenti puoi esportare il contenuto del tuo blog andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra piattaforma a tuo piacimento.
Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il 6 gennaio 2010.

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Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad

 

 

 

 

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SITI SOCIETARI

 

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Ø     http://www.mef.it/it/index.html montefibre

Ø     http://www.gruppozucchi.com

 

 

La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013. rai·12,366 videos.
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

15.06.13

Grillo, Casaleggio e il progetto Gaia. Giovanna Canzano intervista ...
politicamentecorretto.com
Bava – Il servizio di Report della scorsa domenica, ha fato notare che i partiti ... Bava – Infatti, io per dieci anni ho fatto per Grillo le analisi sulla ...

 

http://www.youtube.com/watch?v=YCRO4pEnYok&list=UU9O-k-X9HCmrGzcXdUkL6UQ

 

http://www.youtube.com/watch?v=z0lJNrYykQ8

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

 

http://www.vitalowcost.it

 

http://www.terzasettimana.org

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://smarthyworld.com/renault.html

 

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

 

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

 

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

 

http://www.avantime-club.eu/

 

 

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

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http://www.huffingtonpost.it/

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www.wefightcensorship.org

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http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

 

 

 

 

 

 

UN DAVIGO STORTO PER LEGNOSTORTO - Un apprezzamento diventa un insulto che costa caro: 100mila euro. Legnostorto.com, il portale che si occupa di giustizia, sta per chiudere i battenti dopo che l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo ha chiesto un maxi risarcimento agli autori del sito perché si è sentito diffamato da un articolo che addebitava Tangentopoli ai "poteri forti industriali e bancari italiani ed anglo-americani

Felice Manti per "il Giornale"

 

Un apprezzamento diventa un insulto che costa caro: 100mila euro. Legnostorto.com sta per chiudere i battenti dopo che l'ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo ha chiesto un maxi risarcimento agli autori del sito perché si è sentito diffamato da un articolo pubblicato dal portale che si occupa di giustizia.

L'autore del pezzo, Vittorio Zingales, il 21 giugno 2009, pubblica su legnostorto un articolo dal titolo «Quel golpe che fece mezza fetecchia» e «Cova sotto la cenere», in cui ipotizza che in realtà il crollo della Prima repubblica innescato da Tangentopoli sia stato orchestrato da «poteri forti industriali e bancari italiani ed anglo-americani». Sono loro, insiste Zingales, i «veri organizzatori della rivoluzione». L'obiettivo da colpire era «Bettino Craxi, costretto all'esilio in Tunisia, dove poi morirà tra la totale indifferenza dei nostri politici, eccezion fatta solo per pochissimi».

 

E i pm del pool di Milano? Che ruolo avrebbero avuto? Quello dei pupi? «È chiaro che un Borrelli, un Di Pietro, un Davigo, un D'Ambrosio (...) non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe, e nemmeno il regista Violante che ha il compito di girare le piazze italiane e le procure per indicare di volta in volta il nemico da abbattere». È in questo passaggio la Scatta la denuncia per diffamazione, ovviamente al tribunale di Milano.

 

L'escamotage giuridico in voga tra chi si sente «diffamato» da un articolo di giornale o da un servizio televisivo è quello di rivolgersi direttamente al giudice civile perché sia lui stesso ad accertare l'eventuale reato - penale - di diffamazione e perché stabilisca l'ammontare dell'indennizzo. Una specie di scorciatoia, lamentano i curatori del sito, che «consente anche di tappare velocemente la bocca ai giornali piccoli e basati sul volontariato, come legnostorto.com», per i quali le cifre ipotizzate (100mila euro, ndr) sono ovviamente fuori portata». Peraltro l'autore, dell'articolo, considerato «non solvibile», non rischia di pagare neppure un centesimo. L'obiettivo è il sito.

 

All'udienza del 27 gennaio scorso il giudice, anticipando il giudizio, aveva proposto di transare un indennizzo di 40mila euro. «Ma - si legge su legnostorto.com - anche questa proposta è per noi altrettanto impraticabile, ammesso e non concesso che il reato sia stato commesso. E poi noi non prendiamo soldi da nessuno, nessuno ci sponsorizza. Tutti lavoriamo gratis...».

 

Senza soldi il sito chiuderà, ma questo (par di capire) non significa che Davigo resterà a mani vuote. I curatori del sito saranno costretti a pagare comunque. Ecco perché i due giornalisti Antonio Passaniti e Marco Cavallotti hanno lanciato un appello ai lettori chiedendo loro un sostegno economico: «Legnostorto.com va sostenuto per evitare che una voce libera del web venga cassata brutalmente dallo strapotere irresponsabile di parte della magistratura italiana, anche se sappiamo che la cifra che dovremo versare è impossibile da raccogliere». Finora sono stati raccolte poche centinaia di euro. E intanto il processo va avanti, come in un film il cui finale è praticamente già scritto.

 03-02-2011]

 

 

 

MERDA D’AUTORE - gli avvocati di Vittorio Sgarbi, sotto processo per aver definito Marco Travaglio "un pezzo di merda tutto intero", hanno scritto una esilarante memoria difensiva la cui tesi epocale è che la popò è sana, bella e "fa bene al corpo ed anche all’anima" - Il "Maitre à tombeur" ferrarese non è un divo ma un recidivo - In anni di sfoghi leggendari ne ha dette di tutti i colori

Gian Antonio Stella per il "Corriere della Sera"

 

«Libera nos a luame», recitavano i vecchi contadini veneti in latinorum: liberaci dal letame. E l'invocazione spiega più di mille saggi quanto pesasse loro vivere tra i miasmi dello stallatico. Tutto cambiato: lo dicono gli avvocati di Vittorio Sgarbi. Che per difendere il cliente, sotto processo per aver definito Marco Travaglio «un pezzo di merda tutto intero», hanno scritto una memoria difensiva la cui tesi epocale è che la popò è sana, bella e «fa bene al corpo ed anche all'anima».

Cerchiamo di capirci: non è la prima volta che un difensore, costretto a difendere l'indifendibile, si arrampica sugli specchi. Resta indimenticabile, ad esempio, l'arringa fenomenale con cui Ippolita Ghedini, sorella del più cele bre Niccolò « Ma-va-l à » Ghedini, tentò di minimizzare le parole di Giancarlo Galan, che aveva bollato come comunisti dei giornalisti Rai di Venezia.

 

A dispetto del Cavaliere e delle sue fobie anticomuniste, scrisse l'Ippolita, il soviet non era che un «organo elettivo e dunque espressione di quella democrazia reale che ancora oggi viene rimpianta da molti e l'aggettivo sovietico non ha certo valenza diffamatoria intrinseca».

Spasibo tovarisha Ghedinova! Decisi a umiliare la collega nel campionato mondiale d'arrampicata sugli specchi, l'avvocato Giampaolo Cicconi e Fabrizio Maffiodo sono andati oltre. Scrivendo che Sgarbi con «la frase "è un pezzo di merda tutto intero" non ha comunque diffamato il dottor Travaglio, atteso che la frase non ha alcuna valenza offensiva».

Va detto che i due professionisti avevano un compito da far tremare i polsi. Il «Maitre à tombeur» ferrarese, infatti, è recidivo assai. In anni di sfoghi leggendari ne ha dette di tutti i colori.

 

A un comizio a Palmi esortò: «Ripetete con me: affanculo il procuratore Cordova!». All'arrivo alla Camera del presidente dell'Arcigay Franco Grillini tuonò: «Liberi culi in libero Stato!». Ai veneti che lo avevano trombato alle elezioni mandò a dire che erano «deficienti. Egoisti. Stronzi. Destrorsi. Unti. Razzisti. Evasori», per chiudere così: «Il concetto di fondo è: questi elettori sono tutti delle teste di cazzo». A Oscar Luigi Scalfaro, quand'era al Quirinale, si rivolse definendolo «una scorreggia fritta».

 

E insomma, dopo aver composto e declamato a tredici anni «5.000 versi per diventare Apollinaire», ha battuto via via la strada liberatoria della parolaccia fino a fare disperare il Cavaliere: «Vittorio, come faccio a farti ministro se continui a dire le parolacce?». Resta indimenticabile una seduta dell'ottobre 2007, quando a Montecitorio si discusse fino a notte se dare o no l'autorizzazione a procedere: urlare a dei poliziotti «mi avete rotto i coglioni!» come aveva fatto Sgarbi rientrava nell'insindacabile esercizio delle funzioni parlamentari? Un dibattito unico al mondo.

 

Che vide il leghista Rizzi sbottare: «Sono due ore che si parla dei coglioni di Sgarbi, sinceramente ne ho pieni i coglioni». Il capolavoro fu di Filippo Mancuso, che invitò il collega, d'ora in poi, a chiamare i cosiddetti «tommasei», come faceva Leopardi per disprezzo verso l'autore del celebre dizionario. Totale degli interventi a favore e contro: 56.

La passione del critico d'arte, però, è sempre stata quella che i latini chiamavano stercus (genitivo: stercoris). Tra i tanti esempi, ne citiamo uno. Al dibattito parlamentare alla nascita del governo D'Alema, quando il nostro zazzeruto mise a ver bal e : «Onorevole D'Alema, le darei volentieri il mio voto; sono molto tentato di farlo, per aggiungere la mia corruzione alla vostra, aggiungere merda a merda». Insomma, se non temessimo d'essere equivocati diremmo che ce l'ha sempre in bocca.

 

All'idea di perdere l'immunità, aveva confidato ad Aldo Cazzullo di non avere troppi timori: «Vinco una causa al giorno. Finora, 190 su 270; le altre sono in corso». Spiegò anzi di avere «pronto un libro: Le mie querele. L'editore non lo pubblica per paura di altre querele». In ogni caso sospirò quando fu chiaro che non fosse stato rieletto, avrebbe dovuto per sicurezza contenersi: «Mi toccherà diventare buono e insipido come Prodi». Macché: gli è impossibile.

Era appena stato condannato a pagare 30mila euro (più le spese) a Travaglio per essersi dilungato su questo genere di insulto ad AnnoZero quando, alla trasmissione domenicale su Canale 5 con Barbara D'Urso, rincarò appunto: Travaglio «è un pezzo di merda tutto intero» . A quel punto i suoi due legali, presumibilmente su ispirazione «artistica» del loro stesso cliente, hanno steso una memoria difensiva che resterà negli annali. Per loro, infatti, quella lì non è un'offesa. Può essere mai volgare la natura?

 

«Se in un agriturismo ci forniscono prodotti dell'agricoltura biologica significa che essi sono fatti con la merda nel senso che l'agricoltura biologica vuol dire coltivazioni in terreni concimati non con prodotti industriali ma con letame, con la merda, appunto, la quale serve a fertilizzare i terreni». Bucolici.

Inoltre «giova osservare che, un tempo, il letame accumulatosi per tutto l'anno veniva, con la zappa (in genere nel mese di settembre), rivoltato, sbriciolato, miscelato, messo sul carro e sparso nel campo ove si seminavano le fave ed in cui, l'anno appresso, si sarebbe piantato di grano.

 

Le merde, invece, che le mucche depositavano nei campi durante il periodo estivo ed essiccate dal sole formavano delle dense "torte" che venivano raccolte ed immagazzinate e poi usate come combustibile per cucinare la minestra di fave che rappresentava il pasto principale e si consumava la sera. La cenere residua veniva depositata nella concimaia. Nulla andava perduto e tutto veniva riciclato: ciò faceva bene al corpo ed anche all'anima». Di più: «Fabrizio De Andrè - nella celebre canzone Via del Campo - cantava "dai diamanti non nasce niente, dal letame (o dalla merda) nascono i fiori"».

Come possono dunque, signori della corte, non capire la bellezza del richiamo alla vita agreste? «Per tali motivi», proseguono gli avvocati nella scia di De Andrè, Sgarbi «voleva fare della sottile ironia, far capire comunque che da Travaglio sarebbe nato qualcosa (per esempio un partito politico) tanto che egli un giorno avrebbe avuto un futuro con la destra liberale, facendo financo concorrenza a Berlusconi proprio perché "è un pezzo di merda tutta intera" e non un diamante». Questa, però, al Cavaliere la dovranno spiegare per benino... 27-09-2010]

 

 

VIVA LA CASSAZIONE! - "I DIRETTORI DELLE TESTATE WEB NON SONO RESPONSABILI IN CASO DI "OMESSO CONTROLLO". IL REATO DI DIFFAMAZIONE è PREVISTO PER LA CARTA STAMPATA NON PER IL WEB, materia ancora da studiare" - dago: "Dieci anni di sangue versato per nulla! - LE CONDANNE LE PAGO A RATE, COME I MOBILI - e adesso chi mi rimborsa

1- CASSAZIONE: I DIRETTORI DELLE TESTATE WEB NON SONO 'RESPONSABILI IN CASO DI "OMESSO CONTROLLO"
(ANSA)
- Il direttore di un giornale on-line non risponde di "omesso controllo" in caso di pubblicazioni, sul sito da lui diretto, dai contenuti diffamatori. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che spiega come il reato previsto dall'art. 57 cp, che punisce i direttori per non aver vigilato sul contenuto delle pubblicazioni, non può essere applicato al web perché previsto solo per la carta stampata.

 

L'articolo 57, spiegano infatti i supremi giudici nella sentenza 35511 "si riferisce specificamente all'informazione diffusa tramite la carta stampata. La lettera della legge è inequivoca e a tale conclusione porta anche l'interpretazione storica della norma".

 

In giurisprudenza, spiega la quinta sezione penale, si è discusso sulla possibilità di estendere il concetto di stampa anche ad altri mezzi di comunicazione, ma si anche escluso "che fosse assimilabile al concetto di stampato la videocassetta preregistrata" ed è anche noto, ricorda la Cassazione, che la "giurisprudenza ha concordemente negato che al direttore della testata televisiva sia applicabile la normativa dell'articolo 57 cp stante la diversità strutturale tra i due differenti mezzi di comunicazione (la stampa da un lato, la radiotelevisione dall'altro) e la vigenza nel diritto penale del principio di tassatività".

Mentre per la tv il problema della responsabilità del direttore è stato risolto con la legislazione, il web è una materia ancora da studiare.

 

"Analogo discorso - sottolineano i supremi giudici - deve essere fatto per quel che riguarda l'ammissibilità di internet al concetto di stampato. L'orientamento prevalente in dottrina è stato negativo atteso che, perché possa parlarsi di stampa in senso giuridico occorrono due condizioni che certamente il nuovo medium non realizza: che vi sia una riproduzione tipografica e che il prodotto di tale attività sia destinato alla pubblicazione e quindi debba essere effettivamente distribuito tra il pubblico".

Il caso esaminato ha riguardato il direttore della testata 'Merate online', condannato dalla Corte d'appello di Milano per omesso controllo in relazione alla pubblicazione di una lettera ritenuta diffamatoria nei confronti dell'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli e di un suo collaboratore. La sentenza è stata annullata dalla Corte di Cassazione proprio perché "il fatto non costituisce reato".

 

Così come non sono "responsabili dei reati commessi in rete gli access provider, i service provider e gli hosting provider - hanno spiegato i supremi giudici - a meno che non fossero al corrente del contenuto criminoso del messaggio diramato (ma in tal caso rispondono di concorso) così qualsiasi tipo di coinvolgimento va escluso per i coordinatori dei blog e dei forum" e per questo anche per "la figura del direttore del giornale diffuso sul web".

2- D'AGOSTINO: A ME TANTE CAUSE, ORA CHI MI RIPAGA? - LE CONDANNE LE PAGO A RATE, COME I MOBILI
(ANSA)
- "Dieci anni di sangue versato per nulla!". Scherza ma non risparmia battute amare, Roberto D'Agostino, da due lustri in trincea con Dagospia, il suo super cliccato ma anche super querelato, sito di gossip e di notizie on line.

"Se sono ancora qui è perché dietro di me c'é mia moglie che mi ha salvato da tanti guai - assicura- altro che servizi segreti deviati". Da quando è nato Dagospia, "é stato un continuo", racconta D'Agostino, "hanno sempre tentato di intimidirmi con sentenze e condanne pesanti, cifre assurde, una volta addirittura 160 mila euro, tanto che le condanne io le pago a rate, come i mobili". Certe volte "mi viene da ridere, mi sembra che la libertà di informazione c'é solo se hai accanto una moglie ricca".

 

Tanti i processi finiti con una condanna e tanti quelli ancora in piedi, "e adesso che faccio? chi mi ripaga?". Impossibile quantificare i costi, "mai fatto calcoli perché non voglio abbattermi e chiudere la baracca", spiega.

 

Poi il pensiero torna alle tante querele ricevute: "non capiscono l'ironia - dice- E' chiaro che quello che scrivo io non sono i dieci comandamenti. Faccio un sito per dare un punto di vista, che può anche essere sbagliato, lavoro sulla velocità, macino un sacco di notizie, posso sbagliare e allora sono disposto alla pubblicazione di smentite, a mettermi in ginocchio sui ceci e cospargermi la testa di cenere. Invece spesso non mi mandano nemmeno una smentita, mi querelano direttamente".

E quando arrivano le condanne le cifre sono salatissime, troppo, sostiene D'Agostino, che punta il dito anche sulla legge sulla stampa "che è imbarazzante" e dovrebbe invece prevedere dei tetti per le richieste di risarcimento"

Tant'é. La verità é soggettiva, è questione di punti di vista, sostiene Dago, che cita 'Rashomon', un film degli anni Cinquanta del giapponese Kurosava, una parabola sulla relatività e sulle mille sfaccettature della verità, poi conclude con Tacito, "che per noi è un grande storico, per i suoi contemporanei un cronista pettegolo. Magari, chissà che anche io, tra qualche secolo...".

 01-10-2010]

 

 

 

"HANNO ELETTO QUALCHE ZOCCOLA", LE PARLAMENTARI QUERELANO, BEPPE GRILLO LA VINCE
Volgare e inappropriata sì, anche offensiva, ma la frase di Beppe Grillo pronunciata in commissione Affari costituzionali del Senato non può essere punita perché il soggetto a cui è rivolta è generico. Archiviata quindi la denuncia per diffamazione contro il comico genovese presentata da diciotto deputate e senatrici, tra cui l'avvocato Giulia Bongiorno (che aveva messo a punto l'atto), Alessandra Mussolini, Manuela Di Centa.

 

«Sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato e senatore. Hanno scelto 993 amici, avvocati e, scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti». Questa la frase che il giugno scorso, pochi giorni dopo l'audizione di Grillo, risalente al 10 di quel mese, si guadagnò la querela. Lunedì 15 febbraio il gip del tribunale di Roma, Maddalena Cipriani, ha depositato l'archiviazione del caso decidendo così che Grillo non offese né la Bongiorno né alcuna delle altre parlamentari. Dell'archiviazione dà notizia stamani il quotidiano genovese "Corriere Mercantile".

 
[20-02-2010]

 

 

 

FACCISSIMO! - "Egregio D'Agostino, La informo che ho provveduto a querelare Luca Telese per il suo l'articolo-lettera pubblicato su Dagospia - E' la prima querela della mia vita, ma questo pagliaccetto sghignazzante del giornalismo romano mi ha veramente rotto i coglioni - Per quanto attiene al serissimo tema dei miei capelli, visto che appassiona, allego fotografia familiare del 1971 (incredibile, ci tingevamo tutti)"...

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Egregio D'Agostino,
La informo che ho provveduto a querelare Luca Telese per il suo l'articolo-lettera pubblicato su Dagospia. E' la prima querela della mia vita, ma questo pagliaccetto sghignazzante del giornalismo romano mi ha veramente rotto i coglioni.

Preciso che, anche se lui ha storpiato ogni mia frase, penso e ho scritto su Libero (a partire dal 16 gennaio) che un Di Pietro «al soldo dei servizi segreti deviati e della Cia per abbattere la Prima Repubblica, perché così volevano gli americani e la mafia» corrisponde a una sciocchezza, diversamente da altre ambiguità da «spione» che appartengono al suo passato e che ho provveduto a documentare in un libro più volte ristampato e saccheggiato dai cugini del Giornale.

 

Per quanto attiene al serissimo tema dei miei capelli, visto che appassiona, allego fotografia familiare del 1971 (incredibile, ci tingevamo tutti, compresa mezza Austria di cui sono originario) e invito chiunque a controllare magari accompagnato dalla sua parrucchiera di fiducia. Telese può chiedere a sua moglie, visto che lavora a Mediaset e ne conoscerà moltissime.

 

Ps Per quanto riguarda il video citato dal pagliaccetto, dove a suo dire arrossirei, è qui di seguito. Al minuto 3.18.

[05-02-2010] 

 

 

MARCHIONNE MI HA QUERELATO PER QUANTO DETTO ALL'ASSEMBLEA FIAT DEL 30.03.08 SU QUESTO TEMA DELLA QUERELA-BAVAGLIO VEDIAMO UN PO DI OPINIONI DA PORTARE IN CAUSA:

 

 
agnll30 marchionne gabetti grande stevens

 

QUERELOMANIA - SABELLI FIORETTI: "Il fastidio di D’Alema verso i giornali equivale a quello di Berlusconi - Io Ghedini l’avrei preso a 'Cuore' per fare i titoli: “L’utilizzatore finale” o “alla ricerca dell’onere della prova” SONO GENIALI - IL BISOGNOSO FELTRI"…

Alessandro Da Rold per Il Riformista

«Non ho mai ricevuto querele da Berlusconi, ma a Cuore sono stato massacrato: da Muccioli, a Vittorio Feltri, poi Vittorio Emanuele II fino a Cesare Previti».

Claudio Sabelli Fioretti di querele se ne intende. Chi meglio di lui, quindi, può azzardare un commento a riguardo, in questi giorni in cui Niccolò Ghedini, legale del premier, ha deciso di querelare Repubblica, l'Unità e altri quotidiani europei per le 10 domande che il quotidiano del gruppo Espresso formulò durante il NoemiGate.

«Ho calcolato che i soldi spesi in avvocati negli anni di Cuore sono stati pari agli stipendi che ho preso, ragion per cui, si deduce, che ho lavorato gratis», afferma al Riformista.

Ne avrai vinta pure qualcuna di queste cause?
Alcune si sono perse nei meandri della giustizia italiana, altre le ho vinte, alcune le ho perse. Ad esempio una che era partita da Vittorio Feltri.

Di cosa si trattava?
Meglio che non te lo dico, sennò ci querela a tutti e due. Stimavo molto Feltri prima di quel giorno. Abbiamo concordato, sai lui era bisognoso...

Ma una querela non fa pubblicità ai giornalisti?
Porta pubblicità fino a un certo punto, se alcuni possono permettersela la si può vedere anche così, ma in altri casi assolutamente no. Io preferisco andare in galera che in tribunale. È come l'ospedale, ci entri sano e ne esci malato. In tribunale entri innocente e ne esci colpevole.

Quindi niente marketing?
A volte sì, infatti è uso in Italia minacciare la querela e poi magari non farla. In ogni caso la sconsiglio. E poi a mio modesto parere basta una smentita sul giornale.

Altri problemi della querela?
Per un periodo avevamo lavorato insieme ad altri giornalisti, anche con Marco Travaglio, per chiedere una modifica della legge sulla diffamazione a mezzo stampa. Ci sono diversi problemi, sia nella parte civile che in quella penale. Innanzitutto la causa civile diventa molte volte un affare per gli avvocati che ti difendono. Le parcelle sono spesso proporzionate ai miliardi che ti chiedono.

E poi dovrebbe vigere una regola: tu mi chiedi 10 miliardi? Bene, ma se poi la spunto io, i 10 miliardi me li prendo io, sennò io come giornalista non vengo assolutamente tutelato. Con Previti ho vinto la causa, ma mi sono dissanguato in spese di avvocato: una "paccata" di soldi! Alla fine, quindi, a spuntarla è stato lui, perché io su Previti non scriverò mai più niente. Si facciano avanti altri...

 

Ma il giudice non ti tutela? 
Io preferirei che ci fosse un gran giurì, il Csm... Una volta mi è capitato di entrare in aula e vedere il giudice che doveva emettere la sentenza su di me, intrattenersi amichevolmente con il pm che aveva accolto la querela. Io volevo ricusarlo, ma il mio avvocato me lo ha sconsigliato.

Come è finita?
Ho dovuto sborsare 75 milioni di vecchie lire...

Cosa ne pensi della querela del Cavaliere?
Ma insomma, querelare dieci domande... Sono curioso di vedere cosa dirà il giudice.

Non stanno esercitando un loro diritto?
Ma lo esercitino pure. Berlusconi ha querelato cinque giornaliste: è evidente che ha un problema con le donne (ride)

Secondo Concita De Gregorio l'Unità rischia di chiudere?
Ma sai, mi fa tenerezza l'Unità, magari è semplicemente un modo per anticipare i tempi...

D'Alema in barca

Ghedini però sembra molto determinato?
Io Ghedini l'avrei preso a Cuore per fare i titoli. Perdevamo delle ore. Tempo sprecato, l'avessi conosciuto a quei tempi, avrei fatto una telefonata ed ecco spuntare titoli come "L'utilizzatore finale" o "alla ricerca dell'onere della prova"...

Anche D'Alema querelò Forattini...
Che D'Alema sia un difensore della libertà in Italia, mi sembra una delle più belle barzellette mai ascoltate. Il fastidio di D'Alema verso i giornali equivale a quello di Berlusconi.

 
[07-09-2009]

 

 

"querele, strumento di intimidazione, vero attacco alla libertà di stampa" - il "corriere" scopre le maxirichieste di danni da parte di chi non rischia alcunché a farle - bene, bravo, vis! perché ferrarella non lo chiede a certi colleghi di via solferino, vedi Ostellino, che anziché inviare una rettifica, hanno provato a spaccare le ossa a Dagospia?...

Luigi Ferrarella per il Corriere della Sera

I giornalisti che avvertono sempre mag¬giori ostacoli all'esercizio della libertà di stampa vengono bruscamente liqui¬dati come diffamatori piagnucolanti, che prima devastano le vite altrui e poi pretendono immunità per non ripagare i dan¬ni alla reputazione delle persone e aziende che li querelano (nel penale) o chiedono ingenti risarcimenti (nel civile).

Non è un caso. Sia perché per alcuni «canto¬ri » della libertà di stampa è davvero così. Sia - soprattutto - perché è il prezzo, salato, che l'intera categoria paga per aver lasciato che dilagasse il contagio di prassi giornalisti¬che imprecise e superficiali, obliquamente omissive o dolosamente inveritiere, indulgen¬ti verso lo «spaccio» di falsità in non sempre «modica quantità», a volte sconfinanti nel manganello a mezzo stampa per colpire l'av¬versario politico o economico dell'editore.

Con il risultato che «quando un organo di in¬formazione mente, avvelena la collettività, e anche gli articoli degli altri giornali diventano sospetti - anticipava già nel 1981 il mea culpa del direttore del Washington Post per un falso scoop -: il lettore colpito da una notizia si sente autorizzato a valutarla con sospetto, i fat¬ti non soltanto vengono messi in discussione ma perdono anche il loro valore di realtà».

Pa¬rabola che, in salsa italiana, affiorava sin nella parodia che nel 1992 il comico Loche faceva del giornalista «truffa-truffa-ambiguità» che «pare-sembra-forse-non garantisco verità» .

 

Ma ora anche le querele e le richieste di dan¬ni hanno perso il loro valore di verità. Sempre meno strumenti di ristoro della reputazione calpestata dall'errore colpevole o dal dolo scientifico del giornalista, le azioni legali di¬ventano così tante e sono spesso talmente in¬fondate da essere piuttosto brandite come uno strumento di intimidazione sul cronista («anche se stavolta hai scritto giusto, attento a riscrivere la prossima volta») e sull'editore, al¬le prese con rischi di risarcimenti e con spese di difesa tali da mettere in ginocchio il bilan¬cio di un'azienda editoriale medio-piccola.

Si dirà: c'è un giudice, e se il giornalista sba¬glia, è giusto che vada incontro a pena pecunia¬ria, reclusione, riparazione pecuniaria, risarci¬mento dei danni morali e patrimoniali, paga¬mento delle spese di giudizio. Certo. Solo che la partita, da quando è divenuto massiccio l'in¬discriminato ricorso alle azioni legali, non è più ad armi pari.

Non solo perché il giornalista, per non esse¬re condannato, deve dimostrare non soltanto che ha scritto il vero, ma anche che esisteva un interesse pubblico a conoscerlo, e che la for¬ma non era inutilmente aggressiva. Non solo perché, se diffonde dati personali veri ma sen¬za i quali la notizia sarebbe stata ugualmente completa ed esauriente, incorre nei fulmini del Garante della privacy, del giudice penale, del giudice civile, dell'Ordine.

Non solo per¬ché, quando pubblica notizie vere tratte da atti giudiziari non più segreti in quanto già noti al¬le parti, è schiacciato nella tenaglia per cui se le riporta con precisione letterale si vede de¬nunciare per aver commesso uno specifico rea¬to, mentre se si limita a riassumerle si sente accusare di non essere stato abbastanza preci¬so da evitare la diffamazione.

A truccare la par¬tita, invece, non è l'azione legale in sé, ma il fatto che chi la intenta contro il giornalista, a differenza sua, non rischi mai e non paghi al¬cunché, nemmeno se il giudice accerta che le doglianze erano totalmente pretestuose: nel ci¬vile il giornalista recupera al più le spese, nel penale l'assoluzione «perché il fatto non costi¬tuisce reato» gli impedisce di denunciare per calunnia il querelante e ottenere i danni.

Il sacrosanto diritto dei diffamati (quando siano davvero tali) di rivalersi sul giornalista non deve essere intaccato. Ma forse una modi¬fica normativa potrebbe conciliarlo con la non compressione dell'attività giornalistica: quere¬la pure chi vuoi e per quello che vuoi, ma se poi la causa risulta del tutto campata per aria, allora paghi al giornale denunciato almeno una minima percentuale (anche solo il 10%?) delle maxicifre che pretendevi come risarci¬mento. Liberi di scrivere, liberi di querelare. Ma responsabili en¬trambi. Nella trasparen¬za.

 

Il contrario del terre¬no su cui muove il dise¬gno di legge sulle inter¬cettazioni che, dietro il pretesto della tutela della privacy, estende l'area del segreto sugli atti d'indagine, e di ogni «pubblicazione ar¬bitraria » (da 2.500 a 5.000 euro per il gior¬nalista) fa poi risponde¬re anche l'editore a tito¬lo di responsabilità am¬ministrativa della per¬sona giuridica per i rea¬ti commessi dai dipen¬denti nell'interesse aziendale (legge 231/2001).

 

Tradotto? A ogni dettagliata pubbli¬cazione di un atto vero, non più coperto da se¬greto investigativo e riportato in maniera cor¬retta, l'editore pagherà da un minimo di 25 mi¬la 800 a un massimo di 465 mila euro per le testate nazionali. Il modo migliore per fare en¬trare «il padrone in redazione», visto che a quel punto la decisione editoriale sul «se» e «come» pubblicare una notizia sfuggirà all'au¬tonomia (laddove esercitata) del tandem diret¬tore- giornalisti, per consegnare l'ultima paro¬la all'editore destinato a pagarne conseguenze tali da far chiudere in breve l'azienda.

 
[27-09-2009]

 

 

 

IL SAN TORO DELLE CAUSE PERSE – "IL GIORNALE", CHE NON MAI HA PRESO E PERSO UNA QUERELA, FA I CONTI LEGALI IN TASCA AL BOSS DI “ANNOZERO” - SU, FINITELA CON 'STI PIAGNISTEI DA MARTIRE CON TUTELA LEGALE, OGNUNO HA ALLE SPALLE I DE BENEDETTI O BERLUSCONI - QUI L'UNICO CHE PAGA DI TASCA PROPRIA è DAGOSPIA...

Gian Marco Chiocci per "Il Giornale" (ha collaborato Luca Rocca)

Querelato e condannato. La notizia è che Michele Santoro, icona della sinistra massmediatica prossima a scendere in piazza per la libertà di stampa, è un giornalista come tanti. Né migliore, né peggiore. Uno che le cause per diffamazione solitamente le vince, ma le perde anche. E paga. O meglio, paga la Rai, cioè voi. Vediamo come.

Il lontano 10 novembre 2000, durante una puntata della trasmissione Raggio Verde dedicata anche all'estrema destra, Santoro si ritrovò fra le mani un bigliettino passato da un collaboratore. Disse sarcastico: «C'è Roberto Fiore, il segretario di Forza Nuova al telefono? Date il suo numero alla polizia perché noi non sappiamo che farcene. Grazie, ci vediamo venerdì prossimo».

Roberto Fiore non la prese bene. E querelò. Nell'atto di citazione l'esponente di Forza Nuova faceva presente che aveva immediatamente telefonato per precisare quanto erroneamente il giornalista Corrado Formigli (l'intervistatore di Feltri nell'ultima puntata di AnnoZero) aveva riportato in merito a un sito filonazista vicino a «Fn», e che vicino a Forza Nuova invece non lo era affatto.

La precisazione di Fiore s'inquadrava in una discussione più ampia nata proprio da un reportage di Formigli che nella sua «rubrica-cartolina» aveva chiesto a Berlusconi se fosse compatibile l'alleanza con la Lega Nord visto che ad una prossima manifestazione del Carroccio contro l'islam (peraltro annullata) avrebbe partecipato anche Forza Nuova.

L'abbaglio preso da Formigli sul sito filonazista è costato caro a Santoro, ma non all'interessato, che se l'è cavata solo perché nella querela si faceva riferimento ad un altro giornalista, Riccardo Iacona, giustamente assolto «per non aver commesso il fatto» (con un supplemento di querela Formigli è stato poi rinviato a giudizio).

Dalle motivazioni della sentenza di condanna del giudice Vittorio Pazienza del tribunale di Roma, si legge: «Il Formigli, addirittura, ha evocato le immagini del sito oscurato per far "vedere" all'on. Berlusconi cosa fosse Forza Nuova, sollecitando poi provocatoriamente lo stesso Berlusconi, nel caso non avesse nulla da eccepire su manifestazioni congiunte della Lega e del movimento di Fiore, ad adoperarsi per far riaprire il sito di Forza Nuova». Che, come detto, con Forza Nuova non c'entrava nulla.

Santoro s'è quindi beccato una condanna a 300 euro di multa, più 4mila di spese processuali, soprattutto per aver omesso il diritto di replica del segretario di Fn: «Il Santoro - chiosa il giudice - ha voluto chiudere la sua trasmissione additando il Fiore, ai telespettatori, come soggetto non solo da evitare ma da segnalare senz'altro alle forze dell'ordine».

Non solo. Oltre a ignorare «la richiesta di intervento telefonico» magari motivando «l'impossibilità di accogliere la richiesta per mancanza di tempo», l'attuale conduttore di AnnoZero ha ritenuto «di non dar corso all'istanza di Fiore con una frase salace e certamente a effetto, che ha provocato peraltro la risata dell'ospite in studio Barenghi», all'epoca direttore del Manifesto.

Per evitare la conferma della condanna in appello - spiega Stefano Fiore, fratello e avvocato di Roberto - «Santoro ha preferito transare, pagando un tot e ottenendo in cambio il ritiro della querela. A pagare, ovviamente, è stata la Rai».

Altra causa, altra condanna. Il 5 novembre 2007 il giudice Chiara Valori del tribunale di Varese ha condannato in primo grado Santoro per una storia analoga. E cioè per aver accostato ingiustamente, durante la trasmissione Il Raggio Verde, alcuni siti xenofobi a due responsabili di un'associazione culturale («Terra Insubre») vicina al partito di Bossi. E per non aver dato loro diritto di replica.

Andrea Mascetti e lo scrittore Gilberto Oneto, a nome dell'associazione, difesi dall'avvocato-sindaco di Varese, Attilio Fontana, si risentirono non poco per la trasmissione del 3 novembre 2000 imperniata «sull'agitarsi di piccoli gruppi» pseudorazzisti vicini alla Lega. I querelanti lamentavano l'«indebito accostamento dei loro nomi alle immagini estrapolate dai siti internet di organizzazioni diverse», filoxenofobe, dalle quali si sentivano «idealmente assai lontani».

Effettivamente, annota il giudice in sentenza, «la visione del programma colpisce l'ignaro telespettatore per la violenza ideologica delle immagini trasmesse e indubitabilmente viene comunicato come le persone ricercate (...) siano i diretti responsabili o comunque i referenti di siti» a sfondo razzista. «Di fatto - conclude il giudice - si è finito per addebitare a Mascetti, Oneto e a Terra Insubre fatti e idee in maniera oggettivamente falsa, trattandosi peraltro di fatti penalmente rilevanti e pertanto lesi della loro reputazione e come tali non coperti dal diritto di cronaca».

In più, Santoro non solo non avrebbe dato seguito alla richiesta di rettifica dei querelanti ma «intervenendo in contraddittorio con Oneto in altra trasmissione radiofonica e rilevando come di fatto costui (Oneto, ndr) si sentisse offeso a seguito della puntata del Raggio verde, non ha ritenuto in alcun modo di agire per cercare almeno di porre rimedio alle conseguenze del reato». Condannato a pagare 10mila euro (reato prescritto).

Quanto invece alla causa intentata dall'attuale conduttore di AnnoZero contro il parlamentare del Pdl, Paolo Romani, reo d'aver parlato a Ballarò di «operazioni di killeraggio politico» da parte di Santoro, quest'ultimo non solo ha perso la causa, ma è stato condannato a pagare le spese processuali: 8.500 euro.

Perché «il termine killeraggio - osserva il giudice del tribunale di Roma, Maurizio Durante - non è stato usato nello specifico senso definito dal vocabolario Zingarelli, come dedotto dall'attore (Santoro, ndr), ma nel più generico senso di critica forte ed aggressiva usata dall'attore (sempre Santoro, ndr) normalmente nei programmi televisivi come corrispondente alla sua legittima ed aperta posizione politica».

 
[29-09-2009]

 

 

 

LA MEDIA RISARCITORIA PIÙ ALTA, RISPETTO ALLA STAMPA, CE L’HA DAGOSPIA! - (CARA GABANELLI, CHE GODURIA AVERE ALLE SPALLE UNA BELLA TUTELA LEGALE) - UNO STUDIO HA ANALIZZATO CENTINAIA DI SENTENZE SULLA "LESIONE DELLA PERSONALITÀ" - LE QUERELE ATTECCHISCONO SEMPRE MENO: LA MAGGIORANZA RESPINTA DAI MAGISTRATI - TRA I DIFFAMATORI PIÙ CONDANNATI - QUANDO IN PASSATO ERA LA STAMPA DI CENTRODESTRA - ORA C’È IL GRUPPO ESPRESSO-REPUBBLICA (CE N’È ANCHE PER D’AVANZO) - MEDIASET VIENE CONDANNATA A RISARCIMENTI MEDIAMENTE DOPPI RISPETTO ALLA RAI - SORPRESA, ANZI NO: IL RECORDMAN RESTA SGARBI COI SUOI 800MILA EURO RIFUSI A CORDOVA - SORPRESA, ANZI NO: I MAGISTRATI GIUDICANO IL PROPRIO ONORE COME PIÙ ELEVATO RISPETTO A QUELLO DI OGNI ALTRA CATEGORIA, E I POLITICI QUERELANO POCHISSIMO

 

Filippo Facci per "Libero"


1 - REPUBBLICA, UN TIR CARICO DI QUERELE...
Qualche sorpresa c'è. Il professor Vincenzo Zeno-Zencovich, lento e inesorabile come una querela, ha analizzato centinaia di sentenze sulla «lesione della personalità» al Tribunale civile di Roma (periodo: dal 2003 al 2008) e rispetto alle sue precedenti rilevazioni ha prospettato alcune inversioni di tendenza che paiono smentire un ruolo delle querele nelle presunte limitazioni alla libertà di stampa, ciò che parte della categoria giornalistica ha paventato di recente.

 

Anzitutto: a crescere sono i rigetti delle denunce, non gli accoglimenti: su 849 cause civili, infatti, solo 349 sono andate giudizio e quindi 549 sono state respinte: e questo non per questioni procedurali o d'incompetenza (solo 39, per quest'ultimo caso) ma proprio perché, in 510 casi, i giudici hanno reputato che la diffamazione non ci fosse. Il primo dato interessante, in sintesi, è che negli anni precedenti al 2003 veniva accolto il 60 per cento delle cause civili, ora il 63 per cento è stato rispedito al mittente: un trend diametralmente contrario a quello lamentato da un campione della categoria, Marco Travaglio, nel suo ultimo soliloquio ad Annozero.

Vero è semmai che la categoria ritenuta più affidabile da quest'ultimo e spesso dalla stampa di centrosinistra - i magistrati - negli ultimi anni hanno smesso di condannare perlopiù la stampa di centrodestra: tra i campioni della diffamazione, infatti, figura proprio il gruppo Espresso-Repubblica, e non si vorrà certo credere che l'intera categoria togata faccia parte di una manovra per limitare la libertà di stampa.

E veniamo alle condanne, che nella maggior parte dei casi riguardano giornali e televisioni con l'ingresso a sorpresa, tra i grandi numeri e protagonisti, del sito Dagospia: un primato cui Roberto D'Agostino avrebbe rinunciato volentieri. «Il quotidiano La Repubblica ed il settimanale L'Espresso», si legge nella ricerca, «sono stati accomunati perché´ editi dallo stesso gruppo editoriale»: il quale vanta la bellezza di 45 condanne per un totale di 1'933'000 euro risarciti (in precedenza erano 1380) e una media di quasi 43mila euro pagati per ciascuna causa.

Per numero di cause, l'unico a battere il gruppo Espresso è curiosamente Il Messaggero con 48 condanne e però una media risarcitoria più bassa (39,9). E gli altri? Qui altre sorprese. Il Giornale, per esempio, ha solo 6 condanne ma un'incredibile media risarcitoria: 90 di media, 545.000 euro totali. C'è solo un altro media che ha la stessa precisa media: Dagospia, che ha pagato 270mila euro per - ancora più incredibile - solamente 3 cause: 90mila l'una, appunto. Libero se la cava con 8 condanne e una media di 32,5 su 260mila euro totali. Questo per giornali più internet.

Poi ci sono le televisioni, che risultano mediamente più colpite in relazione a una presunta maggior diffusione dei fatti diffamanti. La Rai ha avuto 13 condanne e una media di 68,4 mila euro: totale 890, in precedenza erano 443.

Con le tv del gruppo Mediaset i giudici hanno invece avuto la mano più pesante: meno condanne della Rai (12) ma una media risarcitoria quasi doppia: 125,4 mila euro per un totale di 1505.000: la media è tale, attenzione, già eliminando l'accesso della condanna-monstre inflitta a Vittorio Sgarbi e alle reti Mediaset che il 12 dicembre 2003 hanno dovuto pagare la bellezza di 800mila euro per via di un'esternazione televisiva nello stile ormai a tutti noto.

Per il resto, tra tutti i giornali e le tv, la media risarcitoria è rimasta nel complesso invariata: in precedenza era di 52 milioni di lire e ora è di 32mila euro, un dato inferiore alla rivalutazione inflattiva dell'euro.

Ed eccoci alla classifica delle categorie risarcite. Qui, secondo i punti di vista, ci sono sorprese e non ce ne sono. Solo una tendenza non è cambiata: quella dei magistrati nel reputare l'onore della propria categoria al di sopra di ogni altra, elargendo risarcimenti record ad altri colleghi: 51mila euro a testa di media (su 41 cause, record anche delle cause sporte per categorie) che si riducono però a 33,2 mila una volta eliminata la citata e abnorme liquidazione di 800mila euro riservata al giudice Cordova: nelle precedenti rilevazioni la media era di 35,6 mila euro, siamo lì.

Subito dopo i magistrati c'è la categoria un po' generica «persone giuridiche» (49,2) e militari e polizia (34,4) ed ecco finalmente i politici con 30,5 mila euro di media, e un numero di cause tutto sommato basso: solo 25, meno degli imprenditori (26) e dei dipendenti pubblici (34) e dei giornalisti, attori, sportivi eccetera: vedasi tabella. La sostanza è che quanto detto da Marco Travaglio, circa la tendenza crescente dei politici a querelare, è una balla. E anche questo è un trend che si conferma.

«Cio` che si nota», spiega la ricerca, «è una sostanziale riduzione della "forchetta" delle medie riguardo alla qualifica professionale». E' pare una buona notizia. «Non è possibile verificare se la riduzione nel divario sia frutto delle numerose campagne di stampa soprattutto da parte degli organi di informazione maggiormente colpiti», si legge ancora. E qui parla di una vecchia campagna del Giornale, non certo delle tardive lagnanze di chi - Fnsi compresa - sul tema non ha mai proposto ricerca alcuna.

OMONIMIE, ERRORI, OMISSIONI: I GUAI DI TRAVAGLIO...
Tra le maglie della ricerca di Vincenzo Zeno Zencovich - pubblicata dal Giuffrè - spuntano anche alcune condanne civili che hanno visto soccombere Marco Travaglio. Una di queste è un perfetto esempio di quel domino diffamatorio che può venirsi a creare, tra giornali e giornalisti amici, quando la macchinetta mediatica è oliata sin troppo bene.

Nel libro «La Repubblica delle banane» scritto da Peter Gomez e Marco Travaglio nel 2001, infatti, a pagina 537, così si descrive «Fallica Giuseppe detto Pippo, neo deputato Forza Italia in Sicilia»: «Commerciante palermitano, braccio destro di Gianfranco Micciché... condannato dal Tribunale di Milano a 15 mesi per false fatture di Publitalia. E subito promosso deputato nel collegio di Palermo Settecannoli».

Dettaglio: non è vero. E' un caso di omonimia tuttavia spalmatosi a velocità siderale su L'Espresso, il Venerdì di Repubblica e La Rinascita della Sinistra: col risultato che il 4 giugno 2004 sono stati condannati tutti a un totale di 85mila euro più 31mila euro di spese processuali; 50mila euro in solido tra Travaglio, Gomez e la Editori Riuniti, gli altri sparpagliati nel gruppo Editoriale L'Espresso.

Cose che succedono, incidenti del mestiere. Il vizio di prendersela coi colleghi querelati (Lino Iannuzzi su tutti) infatti è di Travaglio, non di altri. E' del giugno 2008 una sentenza per una querela rivolta dalla collega del Tguno Susanna Patruni - sempre ai danni di Travaglio - dopo che il monologante di Annozero l'aveva descritta come una serva di governo che aveva fatto dei resoconti politici a dir poco parziali: «La pubblicazione difetta del requisito della continenza espressiva e pertanto ha contenuto diffamatorio», spiega la ricerca. Morale: Travaglio, più l'allora direttore dell'Unità Antonio Padellaro e Nuova Iniziativa Editoriale, sono stati condannati al pagamento di 12mila euro più 6mila di spese processuali.

Il 5 aprile 2005, poi, spunta un'altra condanna di Travaglio per causa civile di Fedele Confalonieri contro lui e Furio Colombo quale direttore dell'Unità: Marco aveva scritto di un coinvolgimento di Confalonieri in indagini per ricettazione e riciclaggio, reati per i quali, invece, non era inquisito per niente: 12mila euro più 4mila di spese processuali.

La condanna non va confusa con quella che il 20 febbraio 2008, per querela ‘stavolta penale di Fedele Confalonieri, il Tribunale di Torino ha riservato a Travaglio per l'articolo Mediaset «Piazzale Loreto? Magari» pubblicato sull'Unità del 16 luglio 2006: 26mila euro da pagare; né va confuso con la condanna in sede civile al pagamento di 79 milioni a Cesare Previti (articolo sull'Indipendente del 24 novembre 1995) e neppure va confuso con la condanna riservata a Travaglio dal Tribunale di Roma (L'Espresso del 3 ottobre 2002) a otto mesi e 100 euro di multa per il reato di diffamazione aggravata ai danni sempre di Cesare Previti, cui dovrà dare anche altri 20mila euro a titolo di risarcimento del danno qualora la condanna sia confermata.

Manca niente? Sì: manca - il 28 aprile 2009 - la condanna in primo grado dal Tribunale penale di Roma (articolo pubblicato su L'Unità dell'11 maggio 2007) per il reato di diffamazione ai danni dell'allora direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce.

E mancherebbe all'appello, nel 2004, un procedimento penale per diffamazione aggravata a seguito degli articoli «M'illumino d'incenso» e «Zitti e Vespa» (l'Unità, 12 marzo e 6 maggio 2004) dovuto a una querela di Antonio Socci che decise tuttavia di soprassedere dopo le pubbliche scuse di Travaglio pubblicate sull'Unità: «Riconosco di aver ecceduto usando toni e affermazioni ingiuste rispetto alla sua serietà e competenza professionale, e di ciò mi scuso anche pubblicamente con lui, come ho già fatto in una conversazione privata. Gli rinnovo la mia piena stima umana e professionale».

Per il resto, della ricerca di Zencovich, il gruppo Espresso resta protagonista. C'è di tutto. Il 5 luglio 2005 il Gruppo è stato condannato per querela di Alessandro Cecchi Paone per «commenti aggressivi e connotati da insinuazioni sulla correttezza dell'operato dello stesso, nonché sulla sua mancanza di professionalita` e competenza»: 10mila euro.
Il 23 settembre 2005, poi, già incubava la passione malcelata dell'Espresso: le squillo. Nell'edizione dell'11 ottobre 2002 pubblicavano l'articolo «Tutti pazzi per Mara - il nuovo scandalo delle squillo a Roma» in cui indicavano falsamente un cliente di una certa casa di appuntamenti: 35mila euro.

Il 23 ottobre 2006, ancora, il supplemento «La Repubblica delle donne» fu condannato per aver pubblicato la fotografia di una bambola «Bratz» al fianco di una battona di strada a corredo dell'articolo «Una prostituta in famiglia»: alla Giochi Preziosi andarono 6mila euro, alla bambola non è chiaro.

Sempre il Gruppo Espresso, questa volta su Repubblica, il 27 aprile 2003 riuscì a mandare in bestia anche il grande Lelio Luttazzi: nell'articolo «Luttazzi, 80 anni in jazz» ricordarono la vicenda giudiziaria che negli anni Settanta lo coinvolse per detenzione e spaccio di droga ma si dimenticarono di dire - sciocchezze - che fu prosciolto in istruttoria perché estraneo ai fatti: 20mila euro.

Una medaglietta, infine, anche per Giuseppe D'Avanzo: il 30 giugno 2008 è stato condannato - assieme a Carlo Bonini e alla Einaudi editore, del temibile gruppo Mondadori - per il libro «Il mercato della paura» per aver citato più volte un ammiraglio in merito alla vicenda del Nigergate: scrissero che aveva assemblato un falso dossier contenente elementi utili a far supporre l'acquisto dell'uranio dal Niger da parte di Saddam Hussein, materiale che sarebbe poi stato riutilizzato dalla Intelligence statunitense per giustificare la guerra in Iraq. Sciocchezze anche queste. Si legge nella sentenza: «I fatti narrati nel libro non corrispondono al vero». Punto: 30mila euro. Forte dell'esperienza, D'Avanzo avrebbe potuto porsi qualche domanda: invece le pose tutte a Berlusconi.

 
[06-10-2009]

 

 

 

 

SOLIDARIETà DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE STAMPA A DAGO, CONDANNATO A RISARCIRE 30 MILA EURO A COSSUTTA PER NOTIZIE PUBBLICATE IN UN LIBRO MAI QUERELATO - LETTERA DI FASANELLA, AUTORE DEL LIBRO: "IL VERGOGNOSO SILENZIO (CON L’UNICA ECCEZIONE DEL "GIORNALE") DELLA "STAMPA LIBERA" O DELLA "CULTURA DEMOCRATICA" INTORNO AL TUO CASO. E DA MESI NON FACCIAMO ALTRO CHE POLEMIZZARE E MANIFESTARE CONTRO BERLUSCONI CHE HA QUERELATO REPUBBLICA PER LE “DIECI DOMANDE”

1 - D'AGOSTINO CONDANNATO A RISARCIRE COSSUTTA PER NOTIZIE PUBBLICATE IN UN LIBRO E CITANDO LA FONTE
LA FNSI: "SPIACE CHE AD ESSERE COLPITO SIA L'ULTIMO ANELLO DELLA CATENA, IL GIORNALISTA"
Franco Siddi, segretario della Federazione Nazionale Stampa Italiana -www.fnsi.it

"Spiace davvero che ancora in Italia si emettano sentenze di risarcimento a carico di giornalisti che riportano notizie od opinioni con indicazione della fonte. La condanna per diffamazione del giornalista Roberto D'Agostino a risarcire l'onorevole Armando Cossutta con 30mila euro, per notizie riprese da un libro (a quanto risulta non querelato), ripropone la questione del delicato equilibrio tra informazione e reati di opinione.

E' singolare che venga sempre querelato l'ultimo anello della catena e che, su questa base, alla luce dell'ordinamento vigente (che presenta più di un elemento di contrasto con la giurisprudenza costante della Corte di Giustizia sui Diritti dell'Uomo), la magistratura spesso - stavolta è capitato a D'Agostino - emetta sentenza di condanna a carico del giornalista.

Il rispetto per la magistratura e le sue sentenze, istituzionalmente, non viene meno, tuttavia è auspicabile che in questa, come in altre vicende simili, i successivi gradi del giudizio diradino ombre, incertezze e conflitti di diritto."

2 - VERGOGNA!
Lettera di Giovanni Fasanella, autore di "Sofia 1973, Berlinguer deve morire"

Caro Roberto,

la solidarietà che ti ha espresso la Federazione della stampa per la "sentenza bulgara" che ti costringe a pagare un risarcimento di 30 mila euro ad Armando Cossutta colma in parte, ma solo in minima parte, una lacuna: il silenzio (con l'unica eccezione del Giornale di Feltri) della stampa italiana intorno al tuo caso. Da mesi non facciamo altro che discutere, polemizzare e manifestare contro il presidente del Consiglio, il quale ha querelato Repubblica a causa delle ormai famosissime "dieci domande".

Decisione infelice, quella di Berlusconi, probabilmente mal consigliato dal suo avvocato: in un Paese libero, porre domande è un diritto-dovere della stampa. Il mondo di sinistra si è subito mobilitato a sostegno del quotidiano "vittima di un'intimidazione": io stesso sono tra i 400 mila italiani che hanno firmato l'appello lanciato da un gruppo di intellettuali. Bene. Anzi, no: malissimo. Perché mi sarei aspettato non dico una mobilitazione generale del Paese o titoloni in prima pagina o parole di solidarietà nei tuoi confronti, ma almeno la notizia della tua condanna, quella sì.

Tu hai fatto solo il tuo mestiere, come i colleghi di Repubblica del resto, ponendo due semplici domande ad Armando Cossutta: perché l'avversario storico di Enrico Berlinguer andò in Bulgaria nell'estate del 1973, alla vigilia di un sospetto attentato a Sofia contro l'allora segretario del Pci? E perché, Berlinguer, rientrato dalla Bulgaria, convocò un congresso e destituì Cossutta, allora responsabile dell'organizzazione, quindi numero due del partito?

Nessuno pensa, né il sottoscritto né Roberto D'Agostino, che Cossutta fosse il "basista" dell'attentato a Berlinguer. Per carità! Ma le tue domande erano del tutto legittime e persino doverose, alla luce dei fatti ricostruiti nel libro "Sofia 1973, Berlinguer deve morire", da te ripreso. A cominciare dal fin troppo amichevole scambio epistolare tra Cossutta e i
compagni bulgari, mentre le relazioni tra Berlinguer e Sofia erano a dir poco
gelide.

Domande rese ancora più stringenti alla luce di alcune dichiarazioni rese molti anni dopo la sua visita in Bulgaria dallo stesso Cossutta a Francesco Merlo, in una memorabile intervista pubblicata dal Corriere della Sera il 25 ottobre 1991 e ripresa nel libro. Il dirigente più filosovietico del vecchio Pci disse a Merlo di aver registrato su quattro videocassette di un'ora ciascuna tutto quello che sapeva «sui rapporti tra Pci e Urss e sulla politica italiana», e di averle date in custodia a un notaio.

A Mosca, spiegò, «c'è un vero commercio di fogli, documenti, pezzi d'archivio, veri, falsi, un po' veri e un po' falsi, una guerra per bande con i suoi morti e feriti». Perciò aveva
deciso di cautelarsi: "Ho registrato tutto perché non si sa mai, e sto attento quando attraverso la strada».

Un milione di domande andrebbero poste a Cossutta. Tu gliene hai poste solo due, e per questo sei stato citato in giudizio e condannato, senza che ti sia stata concessa la possibilità di esibire testimonianze in tua difesa. E nessuna voce della "stampa libera" o
della "cultura democratica" si è levata a tuo favore. Vergogna!

 
[15-11-2009]

 

30 MILA DENARI A COSSUTTA: “IN ITALIA C'È LIBERTÀ DI STAMPA SOLO NEL RECINTO DELLA SINISTRA” – “HAI LA MIA PIENA SOLIDARIETÀ SU QUESTA RIPUGNANTE VICENDA DELLA TUA CONDANNA” – “SONO D'ACCORDO CON FASANELLA: MOLTI COLLEGHI SUL TUO CASO SI SONO DISTRATTI” – “SONO IO LA VERA SIGNORA FERRAGNI”…

Riceviamo e pubblichiamo:

Lettera 1
Gentile Dottor D'Agostino, Nella foto all'indirizzo qui di seguito: http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-11983/255983.htm
c'è un clamoroso errore che vorrei rettificare: La signora in oggetto non è la moglie di Fabrizio Ferragni ma una collega. La Signora Ferragni sono io. la prego dunque di voler pubblicare la mia foto con didascalia, il cui testo è: "La vera Signora Ferragni". Confidando nel suo buon senso Le invio i miei più cordiali saluti,
Donatella Ferragni

 

Lettera 2
Caro Roberto, hai la mia piena solidarietà su questa ripugnante vicenda della tua condanna. Che i morti stalinisti seppeliscano gli altri morti che non seppero vergognarsi in tempo della propria propensione al silenzio di fronte a un regime di sbirri paranoici.
Fulvio Abbate

Lettera 3
A Roberto d'Agostino Solo oggi ho saputo della condanna, ed ho letto l'indignazione - giusta - di Fasanella. Pur non avendo firmato il grande papello sulla libertà di stampa ( ed avevo ragione, alla luce di quanto è accaduto fra sguerci, distratti, ciechi e malavitosi, dopo), mi trovo d'accordo con Fasanella: molti colleghi sul tuo caso si sono distratti.

Colgo anche l'occasione, da modesto conoscitore delle cose nell'ex impero sovietico, di segnalare una distrazione simile che ha avvolto la notizia della pubblicazione, a Praga, dell'elenco degli agenti della STB ( la ex polizia politica del regime comunista, responsabile di crini efferati) da parte della Fondazione per lo studio dei regimi totalitari.

Fra gli ex agenti, per esempio, l'attuale vice ministro degli interni, Komorous, ed il responsabile di Microsoft in Europa centrale, Muhlfeit. A Praga, allora andavano in molti, fra i compagni - anche quelli pentiti - di Cossuta ( e di Berlinguer).A te solidarietà e saluti cordiali.
Sergio Tazzer

Lettera 4
Caro Dago, sono pronto a fare una colletta per te. Non me la passo tanto bene di questi tempi, ma credo che un gesto attivo nei tuoi confronti, se fatto da migliaia di persone, avrebbe un senso. Sono solidale contro Cossutta. Michele

Lettera 5
Onore e solidarieta' al compagno Dago, vittima di una congiura nippo-nazi-fascio americana che ha coinvolto l'inconsapevole ed ingenuo compagno cossutta. I soldi gli servono per rimpinguare i fondi di private equity gestiti dal figlio Dario. Pero' caro compagno la banca arner non puo' provvedere in questo momento alla transazione circa i suoi trentamila euro dal solito conto, perche' commissariata.

Pero' se volesse fare un assegno a prescindere all'avv pecorella gaetano egli li utilizzerebbe subito per rinnovare soccorso rosso. Con mavala' Ghedini non ce la fa' piu'...
Il compagno Paolino pulici, con affetto

Lettera 6
Caro Dago, dopo le dure dichiarazioni del ministro Bondi nei confronti degli artisti convenuti al Quirinale in occasione della Giornata dello Spettacolo,da lui definiti" schiavi e proni",ho capito che quel giorno l'onorevole non si é sentito amato,soprattutto dai suoi ex compagni. Se avessi il talento di Fausto Tasso gli dedicherei sicuramente un amabile poemetto come segno di umana comprensione delle sue ministeriali delusioni.
Mike

Lettera 7
Gian Arturo Ferrari, classe 1944, Direttore generale della Divisione libri del Gruppo Mondadori: «Tre cose non mi sono mai state proposte: di affiliarmi alla massoneria; non ho mai visto offrirmi della cocaina; nessuno mi ha mai offerto dei soldi».Ecco perché non è diventato rispettivamente: presidente del consiglio ,presidente di regione, avvocato inglese!
Sanranieri

Lettera 8
Leggendo l'articolo di Daniele Martini per "Il Fatto Quotidiano" apparso oggi su Dagospia e concordando con lo stesso, da piccolo imprenditore edile posso dire che anche noi vogliamo essere trattati come la Fiat. La Fiat riceve incentivi per vendere le sue macchinine, manda in cassa integrazione gli operai, riceve addirittura le scuse dall'Agenzia delle Entrate per il ritardo sui rimborsi legati agli incentivi.....

 

Noi per avere i rimborsi dell'IVA che ci spettano di diritto possiamo anche aspettare un anno e comunque scatta quasi sempre la verifica fiscale, tanto per scoraggiare chi magari non è perfettamente a posto con i conti. La Fiat invece i conti li ha appostassimo, soprattutto in Liechtenstein, Lussemburgo e Svizzera, conti che non facciamo altro che rimpinzare ogni volta che il Governo interviene. Anche noi abbiamo un inventario invenduto di case da smaltire, e mentre le macchine sui piazzali dopo 2 anni marciscono, le case no, e allora non si da priorità agli incentivi legati all'edilizia.

Vorrei comunque capire perché il piano casa, semmai partirà, tratta solo ampliamenti e porcate varie quando di case vuote ce ne sono a migliaia come migliaia sono le famiglie che ne hanno bisogno. Sarebbe come incentivare la vendita di cerchioni con gomme ribassate, spoiler e turbocompressori da montare su macchine usate invece che incentivare la vendita di auto nuove, magari con la rottamazione di quelle vecchie. Con le case bisogna fare la stessa cosa: incentivare la vendita di quelle vuote piuttosto che il difficilissimo ampliamento di quelle esistenti.

Lancio una "provocazione indicibile": Incentivi alle società di costruzioni per la vendita di abitazioni costruite e ultimate da almeno 12 mesi. Per la macchine c'è stato un contributo che ha raggiunto anche il 40% del valore dell'auto, per le case basterebbe anche un 10%-15%. Per evitare speculazioni (ovvero evitare che le società se le girino fra se stesse per ottenere gli incentivi), si può limitare l'incentivo ad uno o due abitazioni per ogni nucleo famigliare e vietare gli incentivi alle società acquirenti.

 

Poi si potrebbe dare alle società con case in costruzione uno sgravio fiscale importante se le case vengono ultimate e vendute entro, chessò, due anni. Oppure concedere agli acquirenti finanziamenti sotto forma di sgravi fiscali per l'acquisto della prima casa nuova (e quindi direttamente dal costruttore), sgravi che potrebbero essere esenzioni fiscali per i prossimi due anni, poter detrarre la parte interessi del mutuo dalla propria dichiarazione dei redditi, togliere l'imposta di registro, ecc ecc.

Noi, al contrario della FIAT, mica chiediamo al Governo di mettere mano al portafoglio e staccarci un assegno da 500 milioni di Euro in 2 mesi, per carità non stiamo mica sognando, però un aiuto concreto si. I nostri Governanti dovrebbero ricordarsi che concedere incentivi per la vendita delle auto è stata solo una toppa per un anno fiscale, mentre aiutare le famiglie ad acquistare casa crea ricchezza nell'indotto, serenità e risparmio per le famiglie negli anni a venire. Il mondo all'incontrario - incentivare una giovane coppia a vivere in casa dei nonni con figlioletto a carico, ma andare in giro la domenica con la Grande Punto fiammante!!

 

Lettera 9
Caro D'AGOSTINO, ancora una volta una sentenza folle, si condanna chi - citandole - riprende affermazioni contenute in un libro - che non viene querelato - . Questa è la prova che in questo paese la magistratura va riformata e che i giudici devono applicare la legge e non interpretarla a loro piacimento. D'altronde questi "signori" non sono neppure capaci di applicare quello che si raccomanda nelle pre leggi - 1° anno di giurisprudenza - in cui si raccomanda di usare buon senso, come farebbe un assennato padre di famiglia.

 

Con questa sentenza si conferma la protervia dei giudici di sinistra, che mettono in funzione il soccorso rosso per proteggere un comunista al quale i Russi - KGB - forniva ingenti capitali per contrastare la democrazia italiana. Se i giornali - che continuamente attingono a DAGOSPIA per prendere notizie e che raramente citano la fonte - non si mobiliteranno per stigmatizzare questa oscena sentenza, mostreranno ancora una volta ai lettori la loro insipienza e viltà.

Far passare sotto silenzio questo scempio vuol dire consegnarsi al regime dei giudici e questo, come cittadini e come giornalisti, non possiamo e non dobbiamo permetterlo. Tutto l'affetto a Roberto D'AGOSTINO, raro esempio di grande professionalità ed umanità. Uno dei pochi con le palle. Mi auguro che questo episodio serva, se non altro, ad aumentare ulteriormente i lettori e gli abbonati.Anche così si aumenta la forza del personaggio.
Vittorio Pietrosanti

Lettera 10
Caro Dago, qualcuno dirà: "Obama è un lavativo, non viene nemmeno al vertice Fao sulla fame nel mondo". E invece no. Stavolta è giustificato: era impegnato assieme alla Cina ad affondare l'accordo sul clima...
P.M.

Lettera 11
Caro Dago, in Italia c'è libertà di stampa solo nel recinto della sinistra.
Fritz Kreisler

Lettera 12
Caro Dagospia, grandiosa la stroncatura di Massimiliano Parente all'ultimo Baricco, tristi le letterine di difesa dei baricchini sguinzagliati dal pifferario dell'ovvio, meglio i sorcini di Zero. D'altra parte Parente è talmente geniale -chi ha letto per esempio La Macinatrice, Canto della Caduta, Contronatura lo sa, gli altri infatti rispondono senza conoscerlo- che Baricco dovrebbe solo ringraziarlo per l'attenzione e lo spreco della mano sinistra, e mandargli un mazzo di rose, perché con quella stroncatura d'autore qualcosa, in futuro, resterà anche di Baricco. I posteri dovranno pur andare a vedere chi era questo Baricco di cui parlava il generoso Parente.
Marco Cassandri.

Lettera 13
Caro Dago, non hai la tessera n.1 del Pd? Non risiedi in Svizzera? Non ti sei fatto cambiare il cognome "D'Agostino" in "De Agostino"? Allora sono cazzi tuoi, Cossutta lo devi pagare!
Ticas Tigo

Lettera 14
Caro Dago, tutta la mia solidarietà per la vicenda della querela di Cossutta. Naturalemte la stampa italiana, a prescindere dalla solidarietà espressa dalla Fedrezione nazionale, more solito, conferma la decadenza sul modo di informare. Paginate per le querele di Silvio e silenzio per una condanna che dimostra il modo strano di oprerare della giustizia. Con la massima cordialità.
Giovanni Attinà

Lettera 15
Caro Dago, ormai pare che tutti lo abbiano capito ma che nessuno lo voglia dire: salvare troppi africani dalla fame non è conveniente, potrebbero saltare sul primo barcone che trovano e venire da noi a chiederci anche casa e lavoro.
Uccellone Del Malaugurio

Lettera 16
Caro Dago, è molto strano che il tema della fame nel mondo non figuri tra le maggiori preoccupazioni del primo presidente nero di origini africane degli Stati Uniti. Obama non sarà al vertice Fao di Roma. Un vero e proprio tradimento, un voltafaccia, per le popolazioni africane che tanto avevano festeggiato per l'elezione di Barack.
Bon Ton

 

Lettera 17
A tutti i direttori di giornali e di telegiornali, che nel periodo del governo PRODI, tutte le sere , aprivano le notizie con la spazzatura di Napoli, se volessero fare altrettanto con Palermo!!!!!! perchè lì in questi giorni di spazzatura per le stade ce nè da vendere (lo faranno non lo faranno, non lo faranno ) direbbe E.Greggio
ROCE

Lettera 18
La cosa interessante e' che nell'articolo di Vanity Fair America viene anche citato Dagospia come fonte autorevole di notizie.
Max

Lettera 19
"Fini apre al Lodo Costituzionale" titola il Corriere della Sera. Benissimo. Lo sostiene per confermare l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge? Lo dichiara per rafforzare la sua immagine recente di difensore della legalità? Lo sostiene per sottolineare la propria identità politica di fronte al servilismo imperante..?

Ma, veramente, perché lo dichiara? Per salvare Berlusconi? Allora lo dica apertamente. Passare dalla legge "annega parti offese" al Lodo Costituzionale non può avere altra e diversa spiegazione. Infatti, è solo il Premier che ha bisogno di questo, se ne è accorto Fini? E' il solo che ne beneficerebbe. E il fatto che diventi legge costituzionale, non fa perdere all'eventuale Lodo Costituzionale la vergognosa sostanza di privilegio inammissibile contro l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

 

Santificare un principio "eversivo", certificato dalla sentenza della Corte Costituzionale, addirittura nella Costituzione Italiana cagionerebbe un vulnus terribile ai Principi generali di egalité del nostro diritto, alla Storia che ne darebbe un temibile giudizio, alla stessa Civiltà moderna. Perché lo fa?
Giuseppe

Lettera 20
Caro Dago, Se la bava fosse petrolio, Fabio Fazio potrebbe, a buon diritto, fare parte del cartello Opec.
Natalino Russo Seminara
P.S. Il De Pasquale che vorrebbe dettare il calendario a Berlusconi è per caso lo stesso che se ne fregò di Gabriele Cagliari per andarsi a fare il ponte di Ferragosto ?

Lettera 21
Dago, siamo tutti con te. Ti prego, apri una sottoscrizione tra i tuoi amici lettori e bloggers, e verseremo noi i soldi per pagare i 30 mila euro al compagno Cossutta. Viva Dago, viva la libertà di stampa e di informazione!

Inoltre vorrei chiedere a Stefano Filippi de "Il Giornale": quando lui parla di accerchiamento di Berlusconi, parla di una persona innocente e calunniata dagli avversari politici, oppure di uno di cui vengono scoperte le malefatte? Nel primo caso, tutti con Silvio, nel secondo, beh, si pianga i suoi guai.
GIEMME

Lettera 22
Caro Dago, P-overi D-iavoli allo sbando. Dopo il nulla di Uolter, il meno del banale Su-Dario, adesso il poco niente del culatello Saniboy , tutti gli altri compagnucci in letargo, salvo la Rosi che però non tira. Ora alla ribalta T.V. la vamp bellona, sapientona, più simpatica che intelligente, Finocchiaro. Con un sinistrume di tal fatta perfino un Tonino qualsiasi trova credito tra i grulli che gli credono. Gente che si merita in toto sponsor travagliati vari e codazzo di patetici satirati.
ghelpag

Lettera 23
Caro Dago, ci abbiamo oramai fatto talmente abitudine, che non ci rendiamo conto che siamo diventati un paese che si puo tranquillamente equiparare ad uno di quei paesi dittatoriali che hanno contraddistinto negli anni l'America Latina e alcuni paesi dell' Africa. In quale altro paese al mondo esiste un Capo del Governo che ha subito quasi 20 procedimenti giudiziari per i reati piu vari(alcuni gravissimi), ha un conflitto di interesse di proporzioni mostruose (proprietario di tre tv, decine di giornali, mediolanum, produzioni cinematografiche, costruzioni, ecc.ecc.) e che non ha più il tempo e la lucidita di occuparsi degli eneormi problemi del paese (dalla poverta alla disoccupazione, dalla malasanita alla sicurezza)perche impegnato a difendersi dai processi con leggi ad personam (che oramai sforna quotidianamente)ed a curare le sue enormi proprietà ?
F: Mancuso

Lettera 24
Caro Dago, sul giornale di Berlusconi " Il Giornale " il suo dipendente Stefano Filippi commenta che con la discesa in campo della straordinariamente brava e indipendente Gabanelli (c'è ne fossero 1000 come Lei in Italia) l'accerchiamento di Berlusconi ("bersaglio delle bocche di fuoco" .... ma poverino !) è completo. Caro il mio Filippi chi non ha scheletri nell'armadio ed ha la coscienza pulita non sarà mai bersaglio di critiche e accuse ("bersaglio delle bocche di fuoco" come dice lei) provatissime e oramai sulla bocca di tutti.
G. Palmieri

Lettera 25
Complotto, complotto ! Caro Dago, leggo un articolo di tale Filippi sul Giornale del Sultanato diretto dal manganellatore capo Feltri e dal subordinato Sallusti. Oggetto : l'inchiesta di Report della Gabanelli sulla Arner Bank, in merito alla quale esistono da tempo documentazioni in merito alla dubbia trasparenza. L' ammirazione del dirétur de Berghem per l' amico del suo datore di lavoro, George W. Bush, é nota, ma mi sembra che spedire il buon Filippi sul terreno per una "guerra preventiva" contro una trasmissione "non ancora trasmessa" sia eticamente eccessivo.
Gustav

Lettera 26
ANTIBERLUSCONISMO COME IDEALE Se posso parlare senza peli sulla lingua, dopo 15 anni di tiremmolla, qusta persecuzione antiberluscoiana mi ha rotto i kollioni. Possibile che il mondo se ne cade sotto i colpi delle frodi economiche (migliaia di miliardi di dollari rubati dalle tasche dei cittadini del mondo) e, i democratici del BOTTEGHINO, stanno ancora lì a romperci le balle con le loro litanie moralistiche?

Sembrerebbe (ma carta canta) che la sdegnata Anna Finocchiaro abbia sbattuto contro il muro il ddl "processo breve" 2009, dimenticandosi che nel 2006, un ddl dello stesso tono e con le stesse virgole, fu presentato anche a sua firma, e sottoscritto da Casson, Brutti, Calvi e Pegorer che fissava in due anni il tempo massimo per ogni fase del processo. Poscia la prescrizione dichiarata dal giudice se il processo fosse andato oltre il tempo concesso. Basta! Kazzo!

Lettera 27
Caro Dago, saranno gli effetti dello Scudo Tremondi, fatto sta che anche il "capitale umano" della penisola fatica a entrare in Ticino. Sabato sera Belen ha bucato l'invitata alla discoteca Vanilla di Locarno. A scusarsi con il pubblico è stato Fabrizio Corona, il quale ha riferito che Belen sarebbe stata bloccata a Chiasso perché il suo permesso di soggiorno è scaduto. Ma Belen sta in Italia con il permesso scaduto?
Lo Svizzero

Lettera 28
Caro Dago, considerato che a sentire le operatrici del settore, trans e coca non sono separabili. Secondo te è possibile che il test del capello agli onorevoli siia una mossa dell'on. La Russa per scoprire il mr Chiappe d'Oro che si nasconde nel partito?
IlMot

Lettera 29
Caro Dago, ho assistito l'altra sera allo spot di un libro Mondadori (la bellezza e l'inferno) camuffato da trasmissione intitotolata (tanto perchè nessuno pensasse a male...)"dalla bellezza all'inferno". Se qualcuno avesse osservato la terra dallo spazio la prima cosa che avrebbe potuto notare era Saviano che se la tirava, compenetratissimo. Vabbè...pensavo che la cosa fosse finita lì, macchè.

Passa qualche giorno e questo kamikaze del marketing ne tira fuori una nuova dal cilindro, l'appello contro il suo editore. Ovviamente con la solita innocua raccolta di firme "basta un click": PRESIDENTE RITIRI IL DECRETO...ALTRIMENTI...altrimenti cosa? Molli Mondadori?....ma nemmeno per sogno. Ora io mi chiedo perchè qualunque battaglia di legalità in questo cazzo di paese deve essere monopolizzata da qualche paraculo? Sono stanco di sentir dire che Saviano, De Benedetti, la Littizzetto, Fabio Fazio, Jovanotti etc... sono la sinistra: Questi non sono niente altro che loro stessi, cioè dei ricchi, idistinguibili dagli altri ricchi.

Saviano poi è un fuoriclasse è l'unico che in uno scontro epocale tra due miliardari ( De Benedetti - Berlusconi)riesce a lavorare per entrambi. Perchè queste anime belle non si accontentano di essere ricchi e famosi e la smettono di rompere i coglioni e di mettere bocca sulla qualunque? Io se sento Jovanotti farmi la predica sull'ambiente mi viene voglia di affogare una foca nel petrolio! Godetevi i soldi, le donne e la fama che non avete e non avreste mai avuto senza un ricco mecenate capitalista e non rompete i coglioni al paese reale!
Beppe

Lettera 30
Caro Dago, è semplicemente vergognoso che Obama non sia presente al vertice Fao, significa che dei morti per fame nel mondo non gliene frega una pippa. Ma gli americani per che cosa lo hanno eletto, per fare gli inchini davanti al re dell'Arabia Saudita e all'imperatore del Giappone?
K.DiMaggio

Lettera 31
Tempo fa Berlusconi, sicuro della sua innocenza, tuonava: mi difenderò, la verità uscirà fuori e gli italiani vedranno che era tutta una montatura dei giudici comunisti, vorrà dire che spenderò parte del mio tempo per difendermi da queste calunnie invece che lavorare per l'Italia. Freghete che carattere!!! Tutti possono vedere che lui a difendersi non ci pensa proprio, della verità ha paura, tant'è che l'intera classe politica, non solo lui, spende tempo a trovare il modo di fermare i processi invece di studiare ed attuare misure atte a fronteggiare una crisi economica epocale.

Niente di personale -non sono comunista - ma a Berluscò chi vuoi prendere per i fondelli? Una vocina mi dice: sei colpevole caro Silvietto, se non fosse così agiresti diversamente. Se vuoi ancora il mio voto mi devi togliere questa vocina (in tribunale come tutti), ma temo che purtroppo sei un grande imprenditore all'italiana, ma piccolo governate come tanti .....ed il mio voto te lo scordi.

 
[16-11-2009]

 

 

 

 

- un magistrato che querela una vittima del primo omicidio delle Br ne ottiene il rinvio a giudizio - giancarlo CASELLI QUERELA Massimo Coco, figlio del procuratore generale di Genova assassinato l’8 giugno 1976 - "NESSUNA DIFFAMAZIONE, NON CE L’AVEVO CON LUI"…

Giovanni Bianconi per "il Corriere della Sera"

 

Trent'anni fa, ai tempi della lotta al terrorismo combattuta al prezzo di attentati quasi quotidiani, una causa simile sarebbe apparsa impensabile: un magistrato che querela una vittima del fuoco brigatista e ne ottiene il rinvio a giudizio. Una storia antipatica per tutti e gonfia di paradossi, frutto di una rincorsa della memoria che a volte porta con sé ricordi sbagliati e parole mal dette o male interpretate, che a loro volta provocano guasti e irritazioni difficili a frenare. Fino a intasare un tribunale con un processo di cui gli stessi protagonisti vorrebbero fare a meno: imputato, parte offesa, avvocati e giudici.

Sul banco degli accusati è finito Massimo Coco, figlio del procuratore generale di Genova assassinato l'8 giugno 1976 da un commando delle Brigate rosse, insieme agli uomini della scorta Giovanni Saponara e Antonio Deiana: fu il primo omicidio pianificato dalle Br.

 

All'epoca Massimo aveva 16 anni, e dopo trenta ha accettato di rispondere alle domande di Giovanni Fasanella e Antonella Grippo per il libro I silenzi degli innocenti , raccolta di testimonianze dei familiari delle vittime di tanti attentati terroristici, da piazza Fontana in poi. Riportando, tra l'altro, un ricordo della madre secondo cui l'allora giudice istruttore Gian Carlo Caselli, che indagava sull'omicidio del marito, andò a casa sua e riportò nel verbale d'interrogatorio una frase da lei mai detta; e lamentando di non conoscere i nomi degli assassini, perché «il processo è finito in farsa».

 

Lette quelle righe in un'anticipazione giornalistica, Caselli replicò di non essere mai andato a casa della signora Coco; ne ricevette una risposta in cui il figlio del magistrato confermava gli «strani accomodamenti» del verbale e ribadiva che gli inquirenti dell'epoca «cercarono la verità, ma forse non continuarono a cercare fino in fondo». Di qui la querela di Caselli, oggi procuratore di Torino, nella quale si precisa che per «non coinvolgere in un procedimento penale il figlio di una vittima del terrorismo» e «assolutamente rispettoso» del suo dolore, aveva inutilmente tentato altre strade riparatorie.

I silenzi degli innnocenti

Ora che un giudice ne ha ordinato il rinvio a giudizio, Massimo Coco esprime tutta la propria amarezza: «Dopo trent'anni di silenzio ho parlato di tante cose tra cui quella, non certo la più importante. E il 'processo finito in farsa' è una metafora per dire che ancora non so chi ha sparato a mio padre, a parte i nomi di un brigatista morto e di due o tre individuati come mandanti; non ce l'ho col dottor Caselli né con la sua istruttoria».

 

Quanto al presunto verbale «accomodato» (è stato ritrovato in archivio: non fu Caselli a interrogare la signora Coco , ma un altro magistrato) spiega che l'aveva riferito solo perché «aveva molto colpito» sua madre. «Mi dispiace se c'è stato un errore di persona e se qualcuno s'è offeso - continua il figlio del procuratore ucciso - ma credo di essere sufficientemente parte in causa per esprimere il rammarico di non aver avuto verità e giustizia sull'omicidio di mio padre, perché questo era e resta il mio pensiero. Mai avrei immaginato di ritrovarmi imputato per aver detto qualcosa che voleva mettere in luce questo stato d'animo».

 

Qualcosa che s'è rivelata un'accusa di gravi scorrettezze attribuita a Caselli (il quale rivendica di aver condotto «tutte le indagini necessarie per individuare i responsabili» del delitto, compreso l'arresto, tra mille polemiche, di un presunto brigatista uscito assolto) che per altri magistrati è una diffamazione aggravata, come recita il capo d'imputazione. «È paradossale che debba andare in causa con un giudice come Caselli - insiste Massimo Coco -, e ora vorrei evitare che questa vicenda diventi un pretesto per il rilancio delle solite polemiche contro la magistratura. Alimentate da me, il figlio di Francesco Coco! Sarebbe davvero assurdo».

Nella querela Caselli precisa che il suo obiettivo è «ristabilire la verità» e annuncia che «le somme che eventualmente venissero liquidate a titolo di risarcimento del danno verrebbero integralmente devolute all'Associazione vittime del terrorismo ». Di cui - altro paradosso - Massimo Coco fa parte, ed è membro del Direttivo.

L'avvocato del procuratore di Torino, Carlo Smuraglia, spiega: «Siamo pronti a ritirare la querela e fermare il processo a fronte di una reale rettifica che possa riparare il danno innegabilmente subito dal dottor Caselli». Massimo Coco auspica che una via d'uscita si possa trovare, «anche coi chiarimenti e le scuse necessarie, ma non posso non ribadire di essere insoddisfatto per l'esito dei processi.

E se dovrò andare a dirlo in tribunale lo farò, ma non l'avrei mai immaginato...». Se non s'arriverà prima a una diversa soluzione, l'appuntamento resta quello fissato dal giudice: processo a Bergamo, il 12 febbraio 2010. Trentesimo anniversario dell'omicidio del vicepresidente del Csm Vittorio Bachelet, un altro delitto firmato dalle Brigate rosse nel loro attacco alla magistratura e allo Stato.

 

 

[10-11-2009]

 

 

 

 

UNA SENTENZA BULGARA CONDANNA DAGOSPIA A SBORSARE 30 MILA €URO A COSSUTTA - IL GIUDICE NON AMMETTE TESTIMONI, NÈ LA VEDOVA BERLINGUER NÉ EMANUELE MACALUSO - CONDANNATI PER AVER RIPRESO LE TESI UN LIBRO (MAI QUERELATO) CHE LO ACCOSTAVA ALL’ATTENTATO DEL ’73 SUBITO DAL LEADER PCI BERLINGUER A SOFIA - TANTO PER ALLENTARE LA TENSIONE, PUBBLICHIAMO UNA PAGINETTA DEL DOSSIER MITROKHIN, REPORT 132, IN CUI COSSUTTA ERA DEFINITO UN "CONTATTO CONFIDENZIALE DEL KGB"!

1 - Gian Marco Chiocci per "il Giornale"

L'ex dirigente Pci sarà risarcito dal sito di gossip che aveva ripreso le tesi di un libro che lo accostava all'attentato del ' 73 a Berlinguer. Il giudice non ammette testimoni
Trentamila denari al compagno Cossutta.

 

Diconsi trentamila, di euro, da sborsare a titolo di risarcimento (rispetto al milione inizialmente richiesto dal buon Armando) perché l'autore della diffamazione ha tradito il diritto di cronaca, ha tradito quello di critica e ha tradito pure l'«interesse pubblico della notizia» riportandone una, di notizia, scritta da altri che non sono stati nemmeno querelati dal vecchio esponente comunista.

 

Il giuda in questione è quel genio di Roberto D'Agostino, guru del sito Dagospia e del gossip politico-economico, colpevole d'aver ripreso e rilanciato i contenuti del libro Sofia 1973, Berlinguer deve morire, scritto da Giovanni Fasanella e Corrado Incerti, nel quale s'ipotizza che il misterioso incidente stradale in cui rimase coinvolto il segretario del Pci in Bulgaria fu piuttosto un attentato, realizzato dagli 007 locali eterodiretti da Mosca. Tesi rilanciata negli anni (e nel libro) da giornalisti e storici, da politici e magistrati citati come testi da D'Agostino ma «rifiutati» dal giudice.

Cossutta se l'è presa con D'Agostino perché avrebbe in qualche modo lasciato intendere che ci fosse stato il suo zampino su quell'attentato che - in caso di morte del segretario - gli avrebbe garantito la poltrona di successore di Enrico Berlinguer. Se l'è presa tanto anche perché D'Agostino, riprendendo il libro, ha riportato un fatto sgradevole forse, ma storicamente vero: e cioè che di ritorno dalla Bulgaria, scampato all'incidente/attentato, Berlinguer convocò il partito e destituì immediatamente Cossutta dalla segreteria sulla falsariga di quanto anni prima fece Togliatti che silurò Secchia dopo esser sopravvissuto a un altro, oscuro, sinistro stradale.

 

Cossutta, infine, se l'è presa pure perché «Dago» ha riproposto l'interrogativo di sempre, sul perché di quel suo viaggio in Bulgaria, due mesi prima dell'incidente-attentato, quando tra Berlinguer e il partito comunista di Sofia vi erano serissimi contrasti. D'Agostino s'è difeso coi denti. Ha smentito d'aver avanzato la tesi della partecipazione di Cossutta, diretta o indiretta, all'incidente.

Ha ribadito d'aver rilanciato sul sito circostanze e fatti riportati nel libro di Fasanella e Incerti, che a suo dire sono storicamente e documentalmente accertati. Ha sollevato dubbi e interrogativi già sollevati in precedenza anche da uomini di partito vicini al leader comunista italiano più accreditato al Cremlino.

Ha sciorinato - nella sua comparsa al giudice - tutta una serie di prove estratte dall'Istituto Gramsci e dall'archivio storico del Pci dalle quali trasparivano non solo «i gravi dissidi fra Cossutta e Berlinguer in ordine alla collocazione internazionale del Pci e all'autonomia politica rispetto al Pcus» ma anche «le insistenze di Cossutta con Berlinguer affinché quest'ultimo abbandonasse le resistenze e accettasse l'invito dei compagni di Sofia a recarsi in Bulgaria».

Enrico Berlinguer nel 1982

Per questo motivo Roberto D'Agostino aveva chiesto al giudice di ascoltare numerosi testimoni, custodi di verità storiche e politiche a suo dire incontestabili, ma egualmente contestate da Cossutta. Il giudice, però, ha giudicato ininfluente la sfilata dei testimoni rinunciando a sentirli in blocco. Eppure, non solo ai fini della querela, sarebbe stato interessante ascoltare la vedova di Berlinguer, Letizia (citata come teste) che in un'intervista all'Unità squarciò il muro d'apparato e d'omertà parlando coraggiosamente di «attentato» al marito.

Sarebbe stato forse opportuno sentire Giovanni Pellegrino (citato pure lui), ex Pds-Ds e già presidente della commissione Stragi, che in un libro raccontò di quando Berlinguer «era a Sofia, in un letto d'ospedale per le ferite riportate in un gravissimo incidente stradale (...)».

 

Pellegrino fu categorico: «Non fu un incidente, probabilmente fu un attentato degli 007 bulgari su mandato sovietico. E quando nel 1991 il senatore Emanuele Macaluso (altro testimone citato, ndr) rivelò la notizia su Panorama - continua Pellegrino - reagii con scetticismo come molti dirigenti del Pci. Poi, però, a favore di Macaluso intervenne la moglie di Berlinguer, donna di grandissima delicatezza, e mi convinsi che Macaluso aveva ragione.

cossutta kgb

E qualche anno più tardi, quando ho potuto leggere il dossier Mitrokhin sul Kgb, ho capito quanto i sovietici temessero Berlinguer e la sua politica». Non temevano invece Cossutta, che nel medesimo dossier, report 132, veniva definito «contatto confidenziale del Kgb». Questo riferimento documentale dei servizi segreti russi, Dagospia lo può riportare senza timore di smentita. E di querela.2 -

 

2 - DAL RAPPORTO MITHROKIN
Riservato/Fonte sensibile

Rapporto Impedian nr. 132

Armando Cossutta: contatto confidenziale del KGB

 

1 - Durante la notte del 12 dicembre 1975 Armando Cossutta ebbe un incontro segreto con Nikita Ryzhov, Ambasciatore sovietico in Italia. Cossutta disse che i vertici del Partito Comunista Italiano (Pci), volevano distruggere la conferenza dei partiti comunisti europei in Berlino che intendeva elaborare una bozza comune. Il pci voleva o ottenere questo attraverso altri (gli yugoslavi o i romeni) e lasciava intendere che il Pcsu non voleva una conferenza, o voleva farla posticipare (a causa dei contrasti tra i partiti comunisti).

 

2 - Cossutta espresse il timore che il Pci avesse gravemente equivocato riguardo al socialismo reale ed al Socialismo nell'Unione Sovietica in particolare, e che la ricerca di unificazione con i socialisti italiani potesse portare ad una rottura con il Pcsu. Alcune persone (per esempio Galluzzi, membro centrale del Pci) stavano chiedendo al Pci se questo potesse essere chiamato socialismo.
La critica del socialismo stava acquistando toni anti sovietici.

Cossutta si lamentò che la posizione del Pci era un vile rifiuto del leninismo e disse a Ryzhov che il Pcsu avrebbe dovuto pubblicare articoli di critica agli attuali punti di vista dei vertici del Pci.
L'amicizia con il Pcsu non doveva essere messa in discussione da nessuno.

 

Secondo Cossutta, se ci fossero stati attacchi ostili durante la conferenza di Berlino, allora il Pcsu avrebbe dovuto indire con calma un dibattito aperto.
Sebbene questo avesse potuto spaccare il Pci, avrebbe permesso di salvare la situazione.

3 - Armando Cossutta era un contatto confidenziale della residentura del Kgb di Roma.

 

 

 

[09-11-2009]

 

GIÙ L’ARMANDO (a colpi di falce e martello) - ecco alcune illuminanti parti del libro "Sofia 1973, Berlinguer deve morire" (pubblicato nel 2005 e mai querelato o citato in giudizio, oggi fuori catalogo) che riguardano il ruolo di Cossutta - terminale di una diplomazia parallela con l'est, si contrapponeva allo "strappo socialdemocratico" del 'nemico' Berlinguer. ecco come...

Tratto da "Sofia 1973, Berlinguer deve morire" di Giovanni Fasanella e Corrado Incerti (Fazi Editore, 2005)


QUELLO STRANO PRESENTIMENTO
L'ambasciatore bulgaro rinnova l'invito al compagno Berlinguer per una visita ufficiale..."
E' una "nota per la segreteria" datata 12 febbraio 1973, trovata di recente insieme ad altri documenti inediti dell'epoca tra le carte del Pci custodite negli archivi dell'Istituto Gramsci. E' firmata da Sergio Segre, allora responsabile esteri del partito.

 

I bulgari da mesi premevano per avere a Sofia il leader italiano, ma lui tergiversava. "La visita è già promessa, gradirebbero avere una risposta orientativa sulla eventuale data. I compagni bulgari hanno più volte insistito sull'importanza che il loro comitato centrale e personalmente il compagno Zhivkov attribuiscono a questa visita", insisteva Segre. Ma neppure quella volta Berlinguer rispose. Era come se qualcosa lo trattenesse.

Strano. Perché nonostante i comunisti italiani avessero condannato con estrema durezza l'invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia, i rapporti con i regimi dell'Est non si erano interrotti. Tra Roma e Sofia, in particolare, le comunicazioni erano frequenti. Almeno, così appare dalle carte del Gramsci. I contatti passavano attraverso un canale "diplomatico", l'ufficio esteri diretto da Segre. E poi si sviluppavano in modo informale e amichevole attraverso l'ufficio di Armando Cossutta, che in quel momento era coordinatore della segreteria e responsabile dell'organizzazione, il ruolo più importante della nomenklatura del partito, dopo quello del leader.

 

Nel 1973, Cossutta era il terminale di una vera e propria diplomazia parallela. Ma è difficile dire fino a che punto la sua attività fosse nota a Berlinguer, e in che misura fosse da questi autorizzata. Intratteneva intensi rapporti epistolari con Sofia. Scriveva lettere di raccomandazione per militanti e dirigenti desiderosi di trascorrere le vacanze sul Mar Nero o bisognosi di cure mediche. Organizzava "viaggi-scambio", caldeggiando una degna accoglienza anche per una serie di oscuri dirigenti di sezione di ogni angolo d'Italia, che presentava come "compagni che svolgono un'importante funzione".

Quale fosse la natura dell'"importante funzione" di Umberto Pinna, segretario della sezione Serrenti di Cagliari, o di Antonio Castronuovo, segretario della sezione Carbone di Potenza (per citare solo due dei personaggi che compaiono nelle lettere), Cossutta non lo specificava. Si trattava di militanti della cosiddetta Gladio rossa, inviati nei paesi dell'Est per dei corsi di addestramento? Su questo particolare aspetto della storia del Pci c'è molto materiale fra gli atti dell'inchiesta della Procura romana. Ma ci torneremo in seguito.

Con i bulgari, Cossutta spendeva una buona parola anche per aziende amiche: "Cari compagni", scrive il 29 gennaio 1973, in una lettera indirizzata al comitato centrale del Pcb, "vi confermiamo ufficialmente che la ditta export-import che ci rappresenta presso il vostro paese è la Rest-Ital. Vi preghiamo perciò di tener presente che tutto quanto farete per aiutare il lavoro dei rappresentanti di tale nostra ditta sarà molto utile e gradito al nostro partito".

 

Il clima amichevole che caratterizzava il fluire delle relazioni tra Cossutta e Sofia, strideva con la freddezza, al limite dell'incomunicabilità, che segnava invece i rapporti tra Berlinguer e il Pcb. Frustrato fino a quel momento ogni tentativo di strappare la conferma di una sua visita, l'offensiva diplomatica bulgara si spostò su un altro terreno. Nell'aprile di quel 1973, l 'ambasciatore a Roma organizzò una cerimonia per consegnare ad alcuni dirigenti del Pci una medaglia di onorificenza intitolata a Georgi Dimitrov, eroe nazionale. Ma anche quel tentativo fallì.

E Oliva, il vice di Segre, fu costretto a scrivere una nota a Cossutta: "In seguito alla scarsa partecipazione dei compagni della direzione (impegnati in Parlamento) alla serata (...) vi è stata una certa insoddisfazione da parte bulgara". Per rimediare alla gaffe, Oliva suggeriva di spostare la cerimonia delle medaglie alle Botteghe Oscure.

La consegna delle onorificenze, propose chiaramente d'intesa con l'ambasciata, sarebbe potuta avvenire o in forma solenne, "nella prima riunione di direzione", o in modo più sbrigativo, facendo ricevere l'ambasciatore da "tre-quattro compagni della segreteria".

L'invito a recarsi a Sofia, fino a quel momento inevaso da Berlinguer, lo accettò invece Cossutta, e con entusiasmo. L'11 giugno 1973, infatti, scrisse ai compagni del comitato centrale del Pcb per confermare la sua imminente visita, "che mi permetterà fra l'altro (...) di stabilire con voi una più fraterna e più stretta collaborazione".

 

E mentre Cossutta si godeva la sua "fraterna" vacanza in Bulgaria, in quella stessa estate, a Roma, la pressione sul segretario del Pci si fece asfissiante. Come emerge dall'ennesima nota inviata da Segre a Berlinguer: "I compagni bulgari comunicano che sarebbero lieti se tu potessi andare a Sofia dopo il comitato centrale del 28 luglio. Cosa rispondiamo? Proponiamo di rimandare all'autunno?". Non potendo più tergiversare, il segretario accettò l'invito, ma rinviando la visita: restituì a Segre la nota, dopo aver sottolineato in rosso la parola "autunno" e aggiungendovi la propria sigla.

Era il 13 luglio 1973. Due mesi e mezzo più tardi, il 30 settembre, Berlinguer, Gensini e Oliva si imbarcarono su un aereo diretto a Sofia. Quello che accadde durante i quattro giorni della visita ufficiale, rimase a lungo un segreto...

GIÙ L'ARMANDO
L'idea stessa che potesse esistere un "socialismo dal volto umano" era devastante per l'equiibrio interno dell'Urss e dei paesi del Patto di Varsavia, secondo gli analisti del Kgb. L'incubo di una destabilizzazione da contagio si era già materializzato negli anni precedenti con la Primavera di Praga e con il suo leader Dubcek. L'esperienza cecoslovacca, racconta un ex colonnello del servizio di informazione sovietico, Oleg Gordievskij, nella sua Storia segreta del Kgb, "avrebbe finito, prima o poi, per recare danni irreparabili al ruolo guida del partito comunista».

 

Soffocato con i carri armati l'esperimento praghese, nell'agosto 1968, quello stesso incubo si materializzò un anno dopo attraverso le parole di un comunista italiano, Enrico Berlinguer. L'Urss brezneviana, riferisce sempre Gordievskij, era in preda a una vera e propria sindrome da accerchiamento. I rapporti che si stavano stringendo tra Cina e America costituivano una minaccia, aggravata dall'infedeltà crescente di Jugoslavia e Romania. Ed ora anche dalle velleità autonomistiche del più forte partito comunista dell'Occidente.

Era la stessa preoccupazione di Zhivkov, come abbiamo visto dal verbale del colloquio con Berlinguer a Varna. E di un altro fedelissimo alleato di Mosca, il nuovo regime stalinista cecoslovacco, che aveva sostituito quello riformista della Primavera.

Nel marzo 1972, il giovane dirigente del Pci che aveva sfidato il potere del Cremino, la "spina nel fianco del Pcus", venne eletto segretario nel congresso di Milano. L'evento, negli ambienti filosovietici del partito e della sinistra italiana, fu avvertito come una sciagura, un tradimento degli ideali rivoluzionari.

Un episodio tragico e inquietante segnò l'inizio di quel congresso, la morte di Giangiacomo Feltrinelli. Fu un incidente sul lavoro (se casuale o indotto, non si è mai accertato): la bomba che l'editore-guerrigliero stava collocando su un traliccio di Segrate esplose in anticipo per un difetto del timer e lo uccise. Feltrinelli, com'è poi emerso dall'inchiesta, voleva sabotare la linea elettrica per far mancare la corrente nel Palalido di Milano, dove si stavano aprendo le assisse che avrebbero consacrato la leadership berlingueriana.

 

L'attentato al traliccio non era il gesto isolato di un romantico visionario, ma il frutto di un disegno maturato tra il 1968 e il 1972. Proprio nel periodo in cui, dopo il dissenso espresso sull'invasione cecoslovacca e dopo la malattia di Longo, all'interno del Pci era iniziata l'ascesa di Berlinguer. In quegli anni, in Italia, un fronte filosovietico con solide basi anche a Praga, si saldò in un progetto rivoluzionario, contro il revisionismo del gruppo dirigente comunista. Uno degli ispiratori di quel disegno era un uomo del Pci, Pietro Secchia. Era stato uno dei capi della Resistenza.

Dopo la guerra, vice di Togliatti e responsabile dell'organizzazione, aveva diretto anche l'apparato paramilitare clandestino del partito, formato in gran parte da ex partigiani a lui fedeli e ostili alla «via italiana al socialismo» indicata dalla dirigenza. Qualche tempo dopo l'incidente stradale in cui Togliatti rischiò la vita, venne destituito dall'incarico. Sempre più emarginato all'interno del Pci, Secchia però non aveva mai cessato di tessere la su tela nell'apparato, fra gli ex partigiani delusi e con i regimi di Mosca e Praga. La fiammata rivoluzionaria del Sessantotto e la crescita dell'astro berlingueriano lo avevano convinto che era finalmente giunto il momento di passare all'azione.

 

Nel frattempo, un suo vecchio amico e sodale politico, Gian Giacomo Feltrinelli, aveva fondato i Gap ed era entrato nella clandestinità, conservando però un appartamento nel centro di Praga. Quasi contestualmente erano sorte anche le Brigate Rosse. Uno dei fondatori, l'ex comunista secchiano di Reggio Emilia Alberto Franceschini, nel libro-intervista 'Che cosa sono le Br' (pubblicato da Rizzoli nel 2004), ha dichiarato che una delle ragioni che indussero lui e i suoi compagni a compiere la scelta della lotta armata fu proprio la nomina di Berlinguer a vice segretario del Pci, nel 1969: «Con lui il partito andava esattamente nella direzione opposta a quella da noi auspicata. Era il capo dei venduti. Con lui era arrivato a conclusione il processo iniziato con la destalinizzazione.

Non era di origini operaie, proveniva addirittura da una famiglia aristocratica, e non aveva fatto la Resistenza, come Longo o Secchia: anche dal punto di vista della biografia personale rappresentava una rottura. Per noi era un nemico». Le neonate Brigate Rosse, ha aggiunto Franceschinii in quell'intervista, avevano contatti stabili con Feltrinelli, il quale non faceva mistero dei suoi rapporti con Mosca, Praga e Cuba. Anzi, voleva che le Br stringessero un'alleanza con i paesi del "campo socialista". E in quel momento privi di riferimenti all'estero, i capi brigatisti Franceschini e Renato Curcio delegarono alll'editore la gestione delle loro relazioni internazionali.

 

 

Nel 1972, qundo Berlinguer stava per essere eletto alla segreteria, era dunque già d tempo operante un'alleanza tra le Br e Feltrinelli, e tra questi e Pietro Secchia. L'obiettivo era la costruzione di una forza politica capace di coalizzare tutti i fermenti rivoluzionari, dentro il Pci e fuori, in un unico fronte antiberlingueriano: il partito della lotta armata. La morte di Feltrinelli e quella di Secchia, avvenuta poco dopo per avvelenamento, a quanto pare, non bloccò quel progetto. Anzi, il programma rivoluzionario venne addirittura accelerato. E con gli anni, man mano che si realizzava la politica di Berlinguer, sull'originaria "purezza ideologica" di Secchia, Felrinelli e del gruppo storico delle Br, prese sempre più il sopravvento la follia omicida.

Tornando al Pci, il ruolo che Secchia ebbe nel dopoguerra lo ricopriva, nella prima fase dell'era berlingueriana, un dirigente assai più accorto e prudente di lui, Cosssutta. Attraverso le carte dell'Istituto Gramsci, abbiamo visto quale fosse il grado di amicizia che caratterizzava i suoi rapporti con l'Est e in particolare con la Bulgaria di Zhivkov.

Proprio nel periodo che precedette il viaggio di Berlinguer a Sofia, il responsabile dell'organizzazione e di fatto numero due del partito, fu protagonista di un episodio di cui all'epoca si parlò poco, ma che oggi appare davvero illuminante. Su segnalazione del Kgb, Cossutta "scoprì" e denunciò alla segreteria "due spie" dei servizi italiani che lavoravano nella sezione esteri del partito, Edoardo Ottaviani e Mario Stendardi.

Massimo Caprara, a lungo collaboratore di Togliatti poi uscito dal Pci, racconta che la segreteria convocò uno dei due, Stendardi, un milanese che dirigeva l'associazione Italia-Ungheria, per notificargli l'accusa di spionaggio: "Ci risulta che tu, compagno, hai dei rapporti con dei servizi segreti di informazione. Chi sono i capi di questa polizia segreta?».

 

"Il capo", rispose Stendardi ritorcendo l'accusa contro il dirigente che li aveva denunciati, "è il compagno Armando Cossutta, membro della direzione del partito e della segreteria, presidente dell'Italturist (l'agenzia di viaggi legata al Pci, nda), che cura i viaggi nell'Est.

Oltre a lui, ci sono il senatore Anelito Barontini, membro del comitato centrale e della sezione di amministrazione e Salvatore Cacciapuoti, membro dell'ufficio di presidenza della commissione centrale di controllo".

La segreteria, stando sempre al racconto di Caprara, affidò proprio a Cossutta il compito di "istruire il processo e di comminare la pena". Le "due spie" furono licenziate. Ma il "giudice istruttore" utilizzò il caso come pretesto per la rimozione del responsabile della sezione esteri, Carlo Galluzzi, il più antisovietico dei dirigenti comunisti dell'epoca, "socialdemocratico già quando alle Botteghe Oscure socialdemocrazia era una parolaccia", secondo il racconto di Paolo Franchi, editorialista del Corriere della Sera e suo amico personale.

Se Berlinguer fosse morto nell'incidente stradale di Sofia o ne fosse uscito gravemente menomato, chi lo avrebbe sostituito al timone del partito? Il potente Cosssutta? Era questo il piano per "migliorare" i rapporti tra Pci e Pcb, a cui aveva accennato Zhivkov, senza entrare però nei dettagli, nel colloquio di Varna? Chissà. Certo è che, quando il segretario tornò dalla Bulgaria, nel primo congresso utile, lo destituì. Proprio come aveva fatto Togliatti con Secchia qualche tempo dopo l'incidente in Val d'Aosta.

La testa di Cossutta cadde un anno e mezzo dopo la visita del leader a Sofia, nel congresso che si svolse al Palaeur di Roma dal 18 al 23 marzo 1975. I giornali lo definirino il "congresso del compromesso storico". Ma quelle assise ebbero importanza anche per le scelte di politica estera compiute dal Pci, che per la prima volta abbandonò la parola d'ordine dell'uscita dell'Italia dalla Nato.

 

Berlinguer ne uscì enormemente rafforzato. Non solo sul piano politico, ma anche su quello del potere interno, attraverso la promozione di una leva di giovani dirigenti sintonizzati sulla sua stessa lunghezza d'onda. Cossutta fu estromesso dalla segreteria, e il suo incarico di responsabile dell'organizzazione venne affidato a un uomo della destra interna, Gerardo Chiaromonte.

"E' caduto giù l'Armando", titolarono i giornali, a cui non era certo sfuggita una delle novità più rilevanti di quel congresso. Racconta Fiori, nel suo Vita di Enrico Berlinguer: "Il dato più vistoso è l'eclissi di Cossutta, dal 1969 coordinatore, di fatto il numero due del partito. In questi sei anni ha avuto responsabilità di rilievo in punti nevralgici, la selezione dei quadri e l'organizzazione, l'amministrazione (ha risanato le finanze del Pci), le relazioni con l'Urss. Perché la rimozione dalle funzioni di coordinatore e anche dalla segreteria? Esigenze di ricambio è la motivazione espressa».

Fuori dall'ufficialità, nel chiuso della commissione elettorale del congresso, mentre si discutevano i nuovi organigrammi, Berlinguer aveva invece dato una spiegazione. Eccola: "Si sono accumulate nella persona del compagno Cossutta molte resposnabilità e molto potere". Giancesare Flesca tradusse il senso di quelle parole spiegando già allora, sull'Espresso, che nella decisione di destituire Cossutta avevano influito, con ogni probabilità, "le sue "relazioni speciali" con l'Urss".

Un anno dopo, nel giugno 1976, il segretario del Pci rese ancora più esplicita la scelta antisovietica e filoatlantica del congresso, attraverso una famosa intervista rilasciata a Gimpaolo Pansa, che allora lavorava al Corrfiere della Sera.

"Non teme che Mosca faccia fare a Berlinguer e al suo eurocomunismo la stessa fine di Dubcek e del suo socialismo dal volto umano?", domandò Pansa.
"No. Noi siamo in un'altra area del mondo...", rispose il segretario del Pci.
"Insomma, il Patto Atlantico può essere anche uno scudo utile per costruire il socialismo nella libertà...", incalzò il giornalista.
"Io voglio che l'Italia non esca dal Patto Atlantico anche per questo, e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l'equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua", fu la clamorosa risposta.

L'intervista venne pubblicata il 15 giugno 1976 con un titolo a sei colonne sulla prima pagina del quotidiano milanese. E suscitò parecchio scalpore, com'era prevedibile. Fatto curioso è che lo stesso giorno fu pubblicata anche dall'Unità, ma con minore risalto. Il portavoce di Berlinguer, Tonino Tatò, aveva trasmesso il testo dell'intervista al giornale del partito. Però, come racconta Fiori, "Tatò non ha passato la domanda-chiave e la risposta chiave". Aveva censurato, insomma, proprio la parte più sgradita ai sovietici, quella sulla funzione protettiva della Nato anche nei confronti del leader eurocomunista.

Comunque, qualche giorno dopo la pubblicazione dell'intervista sul Corriere della Sera, Pansa incrociò Cossutta. Di quell'incontro, il giornalista riferì molti anni dopo sujll'Espresso: "Io me lo ricordo, l'Armandone, ai tempi di re Enrico. Quando intervistai Berlinguer sulla Nato, un Cosssutta invelenito mi sibilò: "Gliela farò pagare, a Enrico, quell'intervista". Oggi Cossutta strilla di aver sempre combattuto Berlinguer a viso aperto. Viene da rispondergli: ma mi faccia il piacere! Io non l'ho dimenticato il lavorio sotterrano dei cossuttiani, d'accordo con i compagni sovietici, allora potenti».

Dopo il congresso del 1975, i rapporti tra Berlinguer e Cossutta si fecero sempre più tesi, fino ad arrivare alla rottura. Man mano che il primo accentuava le posizioni antisovietiche, il secondo tentava di ricostruire una propria rete occulta all'interno del partito, preparandosi alla resa dei conti finale. Quel momento arrivò poco prima del Natale 1981, quando in Polonia il generale Wojciech Jaruzelski proclamò lo stadio d'assedio per reprimere la Primavera di Solidarnosc.

Durante una tribuna politica televisiva, il notista politico del Giornale Francesco Damato pose al segretario del Pci una domanda d'obbligo sui fatti polacchi. La risposta di Berlinguer sarebbe passata alla storia come lo "strappo" da Mosca: "La capacità propulsiva di rinnovamento delle società che si sono create nell'Est europeo è venuta esaurendosi".

La reazione da Est fu immediata e violenta. Le ostilità nei confronti di Berlinguer vennero aperte dal Rude Pravo, l'organo del Partito Comunista Cecoslovacco, l'8 gennaio 1982: "La direzione del Pci è passata al campo dei nemici della nostra comune causa. Chi desiderava da sempre che il Pci perdesse peso nella vita politica italiana ora formula apertamente delle previsioni su imminenti scontri in seno al partito".

Quell'allusione agli scontri imminenti venne letta dai dirigenti comunisti italiani come un messaggio a una non meglio precisata "quinta colonna" sovietica nel Pci. Qualche giorno dopo la pubblicazione dell'articolo sul "Rude Pravo", da Mosca arrivò la condanna definitiva nei confronti del gruppo dirigente berlingueriano. Fu affidata alla Pravda, il giornale del Pcus: "E' avvenuto qualcosa di mostruoso: a parole i dirigenti del Pci si mostrano disponibili a lottare per la pace, ma in realtà calunniano la forza fondamentale di questa lotta, l'Urss, e i suoi alleati socialisti". Una sentenza senza appello.

Quasi contestualmente agli attacchi cecoslovacco e sovietico, arrivò l'anatema di Cossutta, che nella direzione del Pci bollò la dichiarazione di Berlinguer come "uno "strappo" non tanto con l'Unione Sovietica, quanto con le radici stesse del partito di Gramsci e Togliatti".

Da quel momento, l'ex potente numero due si mise apertamente alla testa di una corrente filosoviedtica, in opposizione alla linea del segretario. Dopo un anno di scontri e manovre, la partita si chiuse nel congresso di Milano, ai primi di marzo 1983, con la sconfitta di Armando Cossutta, che ottenne un misero 1,23 per cento contro il 96,57 del suo avversario. Berlinguer venne rieletto alla guida del Pci con un vero e proprio plebiscito. Vinta quella battaglia, il leader del comunismo italiano avrebbe potuto finalmente realizzare il suo progetto entrando nella grande famiglia del socialismo democratico europeo.
Se ne avesse avuto il tempo.

 

 

[10-11-2009]

 

 

 

FEDE: QUERELO 'LIBERO' PER ARTICOLO SU TG4 E METEORINE…

(Adnkronos) - Emilio Fede ha deciso di querelare  ’Libero’ per l’articolo dedicato alla ’moralizzazione’ impressa da  Piersilvio Berlusconi alla programmazione Mediaset, dove il direttore  del Tg4 viene piu’ volte chiamato in causa. "Ho dato mandato allo  Studio Legale dell’avvocato Nadia Alecci -spiega Fede- di sporgere  querela e richiesta di risarcimento danni al quotidiano ’Libero’ per  un articolo gravemente lesivo della mia dignita’ umana e  professionale.   La’ dove si fa riferimento anche al ’commissariamento’ del Tg4  ’sulla gestione disinvolta dell’arruolamento delle ragazze’, da parte  di Emilio Fede. E piu’ avanti si dice ’che nessuno - specie Fede -  potra’ vantare l’autonomia per contrattualizzare chicchessia specie le  soubrette, dive, divette e aspiranti’", conclude il direttore.  

11.11.09

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

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ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

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Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Creato Lunedì, 26 Settembre 2011 11:52

Scritto da Lisa Vagnozzi

Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

1. Caitlyn Larsen

Caitlyn è un bambina di 10 anni di Orogrande, New Mexico. Un giorno, guardando fuori dalla finestra della sua cameretta, si è accorta che sul fianco di una montagna vicina si stava aprendo uno strano buco. Indagando, Caytlin ha scoperto che si trattava di una nuova cava mineraria. A questo punto, la ragazzina ha preso carta e penna e ha scritto ai giornali, per raccontare come quei lavori di scavo stessero devastando il paesaggio intorno alla sua città. La lettera non è passata inosservata ed è finita sulla scrivania del direttore della New Mexico Mining and Mineral Division, che ha convinto la società a bloccare le perforazioni: la montagna di Caitlyn è salva!

2. Birke Baehr

A soli 11 anni Birke ha le idee molto chiare in tema di alimentazione: è infatti un convinto paladino del biologico ed è diventato protagonista di incontri nelle scuole americane, per raccontare la propria esperienza e sensibilizzare i coetanei, invitandoli a riflettere sul valore nutrizionale di ciò che mangiano, sugli OGM e sull’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive nelle coltivazioni.

3. Olivia Bouler

Ricordate il disastro della Deepwater Horizon, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Di fronte a tanta devastazione ambientale, l’undicenne Olivia ha deciso di darsi da fare in prima persona, collaborando con la National Audubon Society per vendere i disegni degli esemplari di uccelli più colpiti dalla marea nera. La vendita ha fruttato oltre 200.000 dollari, che sono stati devoluti ad azioni di ripristino degli ecosistemi del Golfo. In occasione del primo anniversario dell’incidente, Olivia ha anche pubblicato un libro, perché quanto accaduto non venga dimenticato ma rappresenti un monito per il futuro.

4. Cole Rasenberger

A 8 anni Cole si è impegnato attivamente per salvare le foreste della sua regione, nel North Carolina, coinvolgendo numerosi coetanei della propria scuola. La sua iniziativa è stata di una semplicità estrema: i bambini hanno inviato delle cartoline firmate alle catene di fast food per chiedere loro di passare a packaging riciclati e sostenibili. La mobilitazione ha centrato un obiettivo importante, ottenendo risposte ed impegni da un colosso del settore, McDonald’s. Successivamente, gli sforzi di Cole si sono concentrati su una seconda catena, la KFC: l’azienda ha ricevuto direttamente dalle mani del bambino ben 6.000 cartoline, grazie al coinvolgimento degli allievi di altre scuole elementari della zona, ma al momento non ha offerto riscontri positivi. L’importante, però, è non mollare!

5. Mason Perez

 

A 9 anni Mason ha fatto una constatazione di una semplicità disarmante: si è reso conto che il getto d’acqua che scaturiva dai rubinetti del bagno della scuola, del campo di baseball, dei negozi e delle case della sua città era inutilmente forte. Per questo, ha scritto al sindaco chiedendogli di abbassare la pressione dell’acqua nelle tubature, ottenendo un risparmio idrico calcolato tra il 6% e il 25%.

6. Ashton Stark

 

A 14 anni Ashton ha deciso che era ora di tagliare le emissioni di CO2 della propria famiglia: con questo obiettivo, ha preso la vecchia auto dei nonni, parcheggiata in garage a prendere polvere, e l’ha dotata di nove batterie da golf cart. Ora la vecchia auto può viaggiare ad una velocità massima di poco più di 70 km/h – non molto, ma sufficiente per spostarsi in città – senza emettere anidride carbonica.

7. Severn Suzuki

Nel 1992, a soli 12 anni, Severn promosse una raccolta fondi con la Environmental Children's Organization (ECO), un gruppo di bambini ecologisti da lei fondato 3 anni prima, per poter prendere parte al Vertice della Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro. Qui, in soli sei minuti e con parole semplici, schiette ed efficaci, Severn espresse il punto di vista di una bambina sui maggiori problemi ecologici, zittendo (momentaneamente…) i potenti del mondo. Oggi, a 30 anni, Severn continua nel suo impegno a favore della tutela dell’ambiente, collaborando con The Skyfish Project.

8. Felix Finkbeiner

A 9 anni, dopo una lezione della sua maestra sulla fotosintesi clorofilliana, Felix decise di piantare un piccolo albero sul davanzale della finestra della sua classe, per poi esclamare, con quell’entusiasmo genuino tipico dei più piccoli, Pianterò un milione di alberi in Germania. Oggi Felix ha 13 anni e, al motto Stop talking! Start planting!, ha superato il suo obiettivo: ha infatti piantato il milionesimo albero il 4 maggio 2011. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti politici e Ministri dell'Ambiente di ben 45 nazioni.

Piccoli grandi uomini da cui i "veri" grandi dovrebbero prendere esempio.

 

 

Creato Martedì, 12 Giugno 2012 16:47

Scritto da Marta Albè

Tra Ottocento e Novecento furono messe a punto alcune invenzioni che avrebbero potuto rivelarsi in grado di rivoluzionare la nostra esistenza odierna.

Se l'auto ecologica progettata da Henry Ford o l'automobile a corrente alternata ideata da Nikola Tesla fossero state prodotte su larga scala decenni fa, forse in questo momento non ci troveremmo a condurre guerre spietate per il possesso del petrolio necessario alla produzione del carburante che, secondo Ford, avrebbe potuto essere ricavato in ingenti quantità a partire dai vegetali. Lo stesso Tesla fu in grado di creare un motore elettrico ad emissioni zero e di ricavare energia sfruttando le correnti elettriche della Terra. A due donne si devono invece l'invenzione del primo sistema antinquinamento e di un dispositivo per rendere potabile l'acqua di mare grazie ai raggi solari.

Senza stare a sindacare sul "perché" queste invenzioni non abbiano trovato seguito, proviamo a ricordarle e a omaggiarle affinché siano da spunto per un reale cambiamento di rotta, anche alla luce delle recenti scoperte tecnologiche.

1) Energia elettrica gratis dalla Terra

 

Nikola Tesla (1856 – 1943) fu un ingegnere ed inventore di origine serba, ma naturalizzato statunitense, che sperimentò particolarmente nell'ambito dell'elettromagnetismo tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Tra le sue ideazioni vi fu quella di riuscire a ricavare energia in maniera praticamente gratuita sfruttando le correnti elettriche fornite dalla Terra. Tesla, da moti considerato un genio, provò la propria capacità di sfruttare le correnti elettriche che attraversano le rocce ed i suoni insieme ad un amico nell'area di Pike Peak mediante due strumenti denominati autoharp, delle arpe di trasmissione dotate di microfoni. I due si separarono ponendosi ai lati opposti di un picco, distanziati l'uno dall'altro da quattro chilometri di roccia. Gli strumenti furono collegati al terreno attraverso un metodo segreto e furono sintonizzati in base alle risonanze armoniche della Terra. Al preciso momento che Tesla aveva stabilito, i due strumenti furono in grado di produrre note musicali per suonare interi brani grazie all'impiego della corrente elettrica terrestre.

2) Il primo sistema antinquinamento

Il primo sistema antinquinamento della storia fu inventato da una donna statunitense nel 1879. Parliamo di Mary Walton, la quale decise di dirigere il proprio impegno e le proprie conoscenze verso l'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e nocive provenienti dalle fabbriche, che in quegli anni si stavano prepotentemente diffondendo sul territorio. L'invenzione della Walton era basata sull'utilizzo di enormi contenitori ricolmi d'acqua, simili a serbatoi, verso i quali venivano condotte le polveri inquinanti, che proprio dall'acqua dovevano essere trattenute prima di venire convogliate lungo la rete fognaria. A Mary Walton si deve inoltre la progettazione del primo sistema in grado di limitare l'inquinamento acustico.

3) Distillatore solare per l'acqua di mare

Maria Telkes (1900 – 1995), nel 1920, quando all'epoca aveva solamente vent'anni, inventò un sistema di distillazione solare in grado di rendere potabile l'acqua di mare. Il sistema prevedeva d versare dell'acqua salina in uno speciale recipiente ricoperto da una lastra in vetro trasparente, che doveva essere esposto al sole, affinché i raggi solari potessero svolgere la propria azione di depurazione dell'acqua. Il sistema era in grado di produrre nel giro di poche ore alcuni litri di acqua potabile, che poteva rivelarsi indispensabile nel caso di un naufragio per la sopravvivenza dei passeggeri di un'imbarcazione. A lei si devono inoltre l'invenzione del forno solare e della Casa Carlisle, il primo edificio sperimentale a riscaldamento solare.

4) L'auto ecologica di Henry Ford

Il fondatore della casa automobilistica più famosa di tutti i tempi fu, all'insaputa di molti, l'ideatore di una delle prime automobili completamente ecologiche e green, sia per via dei materiali che la costituivano sia per via della fonte combustibile utilizzata per il suo funzionamento. Si tratta della Hemp Body Car, ideata da Henry Ford (1863 – 1947) nel 1941. L'automobile era costituita principalmente da fibre di cellulosa biodegradabili derivate dalla canapa e dalla paglia di grano, ma non solo. Il funzionamento del suo motore era stato reso possibile mediante l'impiego di etanolo di canapa. Già nel 1925 Ford aveva azzardato l'ipotesi di riuscire a creare un'auto completamente realizzata ed alimentata grazie alla canapa. Era inoltre certo che dalla maggior parte dei vegetali, comprese mele, patate ed erbacce, potessero essere tratte sostanze combustibili da utilizzare per il funzionamento degli stessi mezzi per la coltivazione agricola, garantendo la possibilità di coltivare i campi con l'ausilio di mezzi meccanici per centinaia di anni. La Hemp Body Car era alimentata dalla canapa distillata, il cui valore inquinante era stato indicato come pari a zero. Perché non venne mai prodotta su larga scala? Poiché Ford morì pochi anni dopo, nel 1947, e poiché nel 1955 la coltivazione della canapa fu proibita negli Stati Uniti.

5) L'auto a corrente alternata di Tesla

Ancora a Nikola Tesla si deve l'ideazione di un'automobile in grado di sfruttare la corrente alternata, anziché la corrente continua. Grazie a Tesla nel 1895 nei pressi delle Cascate del Niagara era entrata in funzione una stazione idroelettrica a corrente alternata grazie alla quale egli raggiunse la propria popolarità all'interno del panorama scientifico. La Pierce-Arrow begli anni Trenta del '900 aveva deciso di dare vita ad un'automobile elettrica in grado di sfruttare la corrente alternata seguendo le istruzione fornitegli da Tesla. I suo motore era progettato per raggiungere 1800 giri al minuto ed era dotato di una ventola frontale per il raffreddamento. Il motore dell'automobile fu in seguito modificato da Tesla al fine di permettere il funzionamento autonomo del veicolo mediante un circuito elettrico in grado di produrre energia e di garantire il funzionamento in movimento del mezzo per decine di chilometri senza che il motore emettesse alcun rumore e senza la produzione di sostanze inquinanti. Secondo Tesla il nuovo dispositivo di sua invenzione non solo avrebbe potuto alimentare un'automobile per sempre, ma anche fornire l'energia necessaria ad interi edifici. Tesla morì solo e dimenticato nel 1943, frustrato per non essere riuscito ad imporre al mondo i propri progetti, che probabilmente non furono compresi poiché giudicati in anticipo di almeno mezzo secolo.

Marta Albè

Leggi anche:

- Ford Hemp Car: l'auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Creato Venerdì, 25 Settembre 2009 09:38

Scritto da Alessandro_Ribaldi

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma - soprattutto - alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l'anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l'auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare "...vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti..." e tutt'ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della "bio vettura" si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

 

Già nel 1925 lo stesso Ford rilasciò al New York Times una dichiarazione che fece supporre quanto avesse competenze e volontà adeguate a creare un'autovettura capace di utilizzare carburanti alternativi: "Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C'è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C'è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni". Ford all'epoca azzardò l'ipotesi che si potesse arrivare a vetture fatte di canapa che utilizzassero l'etanolo come carburante.

Unendo la passione per la natura ed un indubbio fiuto per gli affari, l'imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che "uscisse" dalla terra. Per realizzare questo affascinante progetto impegnò nella ricerca fior fiore di ingegneri che nel 1941, dopo 12 anni di studi, diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili. La Hemp Body Car era una realtà: interamente composta da plastica in fibre di canapa, biodegradabile e dieci volte più leggera delle auto con carrozzeria d'acciaio.

Inoltre per dimostrare quanto fosse valido tale progetto si realizzò persino uno spot in cui la vettura veniva colpita ripetutamente con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Ma la grande novità, come detto, era nel carburante: la Hemp Body Car era difatti alimentata dalla canapa distillata, il cui impatto inquinante era pari ad un clamoroso "valore zero". Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. I re dell'acciaio e del petrolio ripresero il controllo delle operazioni lasciando che quest'idea "fumosa" venisse dimenticata.

A questo punto la domanda che viene naturale porsi è: perché solo ora, e per giunta timidamente, stanno rispuntando supposizioni, studi, progetti e dichiarazioni che Henry Ford nei primi ventenni del novecento aveva cercato di promuovere?

 La risposta può essere senz'altro riscontrata nel processo economico politico che ha portato il petrolio ad essere un combustibile dal grande "potere" finanziario, capace di non favorire la reale funzionalità di una tecnologia rispetto ad un'altra, ma appoggiando esclusivamente gli interessi e le strategie politiche.

Questi progetti risultarono sicuramente scomodi all'epoca, per via della crescita delle nazioni che potevano continuamente beneficiare di risorse petrolifere (gli stati medio orientali, ad esempio, si scoprirono grossi beneficiari di oro nero proprio in quegli anni). Oggi, con una crisi petrolifera sempre più evidente, con la crescita di un'educazione orientata alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, con una volontà nell'abbassare sprechi e consumi, si potranno forse portare a termine le volontà del fondatore del marchio Ford.

La casa automobilistica dall'ovale blu sta dimostrando di essere una delle più motivate ad orientarsi a questo tipo di approccio, mettendo in commercio, ed è stata la prima in assoluto a farlo, una vettura alimentata a bioetanolo a basso contenuto di CO2. Sembrerebbe che, a distanza di quasi 70 anni, le previsioni del suo padre fondatore si stiano finalmente verificando.

Alessandro Ribaldi

 

 

fonti energetiche rinnovabili e all’attività dell’istituto eni Donegani, lsegnaliamo alcuni documenti sul tema reperibili sul sito www.eni.com:

- eni for development http://eni.com/it_IT/attachments/sostenibilita/eni-for-development-web.pdf (in particolare da pag. 28)

- eni tecnology report http://eni.com/it_IT/attachments/innovazione-tecnologia/impegno/Eni_Technology_Report_2009-2010_ITA.pdf (in particolare sezioni a pag: 2 e 15)

 

Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione Innovazione e Tecnologia del sito al seguente link: http://eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/innovazione-tecnologia.shtml

 

 

Ecofatto, la metamorfosi del riciclaggio

 

Renata Gabbi di Legambiente, spiega come dal riciclaggio di carta, plastica, acciaio si possano ottenere utensili, biciclette, elementi dell'arredo urbano e tanti altri oggetti d'uso quotidiano: "da ogni cosa nasce un'altra cosa", bisogna solo scegliere il contenitore giusto.
Servizio di Lidia Casti





Visita il sito: www.terrafutura.it
Visita il sito: www.legambiente.it

Per vedere il filmato clicca qui !

 

Riconosciuto il nesso eziologico
La Corte di Cassazione ha riconosciuto che l’eccessiva esposizione alle radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari potrebbe contribuire all’insorgenza di tumori alla testa, se utilizzati per 5 – 6 ore al giorno per un numero elevato di anni (12 nel caso di specie). Un uso per lavoro del telefonino così prolungato può, quindi, dar luogo a malattia professionale non tabellata.

 

 

Calcolo e bilancio dei consumi energetici in azienda con Excel

Come effettuare il bilancio dei consumi energetici di un'impresa calcolando in Excel le spese da ridurre per ottimizzare la spesa di energia elettrica, combustibile per il riscaldamento e carburante per il parco veicoli.

 

 

Crowdfunding: il finanziamento arriva da Internet ConfiniOnline

lunedì 30 dicembre 2013 La Consob regolamenta, primo caso in Europa, la raccolta di fondi effettuata via web. Ormai non riguarda più solo le ...

  Videoinforma :  www marcobava.it