PASSERA
Home ] Su ] AUTO-MOTO ] RISI ] I ’Madoff Survivors GroupI ] TISCALI IN CADUTA LIBERA: ] ASSEMBLEE-CONSOB ] COLANINNO-GNUTTI ] TELECOMUNICAZIONI TELECOMITALIA ] FINANZA INTERNAZ ] USA ] BANCHE ] DE BENEDETTI ] TRONCHETTI ] CALCIO ] GRANDE DISTRIBUZIONE ] SEGRE ] [ PASSERA ] MONTEZEMOLO ] TV ] ITALIA ] UNISAI ] 09 ] FRANCIA ] MORATTI ] PUBBLICITA' ] GIORNALI ] BENETTON ] TATO' ] GRANDE DISTRIBUZIONE ] GAVIO ] DUBAI ] ABU DABI ] SVIZZERA ] TISCALI ] EDISON ] EXOR ] CALTAGIRONE ] PRIVATIZZAZIONE ACQUE ] EDISON ] BELGIO ] PESENTI ] OREAL ] BOLLORE' ] SINISCALCO ] ECONOMIA DAL 01-06-10 AL 31.12.10 ] DE AGOSTINI ] ASSICURAZIONI GENERALI ] EQUITALIA ] GAMBERALE ] IMMOBILIARISTI ] GIANNI VARASI ] MATTEO ARPE ] PALENZONA ] MERLONI-INDESIT ] PETROLIO ] PRADA ] AEM-IREN ] SINDACATI ] ROMITI ] CREMONINI ] DEL VECCHIO-LUXOTTICA ] ROSSIGNOLO ] DELLA VALLE ] EDF ] FIOM ] A2A ] ENI ] ECONOMIA DAL 01.01.11 ] PARMALAT ] FINMECCANICA ] ECONOMIA 2012 ] IMPREGILO ] GESTIONE INTELLIGENTE DELLE RISORSE ] TUTELA CONSUMATORE-TRUFFE ] ECONOMIA 2013 ] SEAT PAGINE GIALLE ] BILDEMBERG TRILATERALE ] BLACKROCK ] ECONOMIA 2014 ] GLOBALIZZAZIONE ] BERNABE ] GENERALI ] UBER ] BONOMI ] COCACOLA ] CHICCO TESTA ] ECONOMIA 2015 ] DAVIDE SERRA ] PONZELLINI ] GOOGLEE ] EXPO15 ] BORSALINO ] ZUCCHI ] FERRERO ] LANDINI ] GUZZETTI ] FARINETTI ]

 

PROFUMO DI PASSERA
SALZA IN VOLO A -

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

  • visitarlo periodicamente
  • usare questa pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
  • di avere pazienza nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE, potrebbe essere lento.
  • MARCO BAVA fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto responsabile.
  • Questo servizio non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
  • MARCO BAVA non potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.

QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 01.12.15

4) Processo MPS SIENA MI 27.11.15.

5) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 19.11.16 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

·                            Agnelli sul calcio italiano

·                            VIDEO «Nasce il polo Juve»

·                            VIDEO «Dobbiamo dare il meglio»

·                            VIDEO «350 mln per la Continassa»

·                             

VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

Mi piace ·  · Condividi

·                           

·                       

Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

Radio24 - Ascolta la diretta

www.radio24.ilsole24ore.com

Ascolta la diretta e i podcast di RADIO24. Puoi navigare tra le puntate per rias...Altro...

2 h · Mi piace · 1

 

·                       

Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

2 h · Mi piace · 1

 

Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

Blitz quotidiano

ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

NON DIMENTICARE CHE:

Le informazioni contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

 

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

ciao blogger de LaStampa.it,

come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La Stampa verrá chiuso a breve.

Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per ulteriori dettagli, vai su http://www.sixapart.com/it/typepad/prezzi/index.html).

Una volta scelto il tuo livello, comunicacelo con una mail all’indirizzo contactit@sixapart.com prima del 23 dicembre, indicando il livello scelto e l’URL del tuo blog. Tieni presente che poi il tuo URL diventerà da myblog.blog.lastampa.it a myblog.typepad.com.

Altrimenti puoi esportare il contenuto del tuo blog andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra piattaforma a tuo piacimento.
Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il 6 gennaio 2010.

Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad, all’indirizzo contactit@sixapart.com

Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad

 

 

 

 

Dai sempre un'occhaiata a sito  di DAGOSPYA CHE BEN INTRODOTTO CI SPIEGA CHE ....CLICCA QUI

NEI LINK  DI SERVIZIO TROVI UNA BANCA DATI DEGLI ARTICOLI PIU' INTERESSANTI, SECONDO MARCO BAVA,  TRATTI DA DAGOSPIA 

 

SITI SOCIETARI

 

Ø     http://www.aedesgroup.com

Ø     http://www.bancaprofilo.it

Ø     http://www.ngpspa.com

Ø     http://www.centralelatte.torino.it

Ø     http://www.a2a.eu

Ø     https://www.enelgreenpower.com

Ø     http://www.gabettigroup.com

Ø     http://www.mef.it/it/index.html montefibre

Ø     http://www.gruppozucchi.com

M&C SITO :  http://www.mecinv.com/

 

 

La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013. rai·12,366 videos.
SubscribeSubscribedUnsubscribe 554,499. 4 views. Like 0 Dislike 0. Like. Sign in to YouTube. Sign in with your YouTube Account (YouTube, Google+, Gmail, Orkut, Picasa, or Chrome) to like ...

 

16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

 

PASSERA 06.05.15

 

“I PM HANNO RAGIONE: SONO TANGENTI”: L’AUDIO DELLA TELEFONATA IN CUI SCARONI SPIEGA A PASSERA COME SAIPEM PAGÒ 198 MILIONI DI MAZZETTE PER OTTENERE COMMESSE IN ALGERIA - SCARONI DEFINÌ VARONE, DIRETTORE DI SAIPEM, “UN LADRO”

Passera, all’epoca ministro dello Sviluppo Economico del governo Monti, chiama Scaroni per farsi spiegare cosa succede con Saipem. Il capo di Eni gli racconta di aver imposto un nuovo direttore finanziario e di aver così scoperto strane contabilità. Che nascondevano tangenti...

 

 

 

CORRADO PASSERA

 

“I PM HANNO RAGIONE: SONO TANGENTI”: L’AUDIO DELLA TELEFONATA IN CUI SCARONI SPIEGA A PASSERA COME SAIPEM PAGÒ 198 MILIONI DI MAZZETTE PER OTTENERE COMMESSE IN ALGERIA - SCARONI DEFINÌ VARONE, DIRETTORE DI SAIPEM, “UN LADRO”

Passera, all’epoca ministro dello Sviluppo Economico del governo Monti, chiama Scaroni per farsi spiegare cosa succede con Saipem. Il capo di Eni gli racconta di aver imposto un nuovo direttore finanziario e di aver così scoperto strane contabilità. Che nascondevano tangenti...

 07.04.15

 

PASSERA

 

 


PASSERA IN VIAGGIO - DOPO UN ANNO DI ANNUNCI, CORRADINO OGGI SPIEGHERÀ COME TROVARE “2 O 300 MILIARDI” PER L’ITALIA - POI PARTIRÀ IN TOUR, E A MAGGIO FONDERÀ IL PARTITO (CON CALMA)

Dopo Italia Futura, Fermiamo il Declino e montiani avariati, un altro liberal-cattolico-milionario con zero voti ma tanta voglia di “fare” - Deciderà dove piazzarsi, se a destra o sinistra, in base alla legge elettorale (a lui l’Italicum non piace). Con il governo Renzi “non ci sono affinità”…

 

 

 29.03.14

 

 

 

PASSERA 29.01.13

 

LEGAMI DI PASSERA - DA QUANDO È AL MINISTERO, CORRADINO HA CHIAMATO AMICI DEGLI AMICI A FARE I COMMISSARI STRAORDINARI PER LE AZIENDE IN CRISI - SPESSO SI TRATTA DI PROFESSIONISTI INCROCIATI QUANDO FACEVA ANCORA IL BANCHIERE - COME MARCO CAPPELLETTO TESTIMONE DI NOZZE DI BRUNETTA, PAOLO CEVOLANI (CHE LAVORA NELLO STUDIO LEGALE DI GNUDI) O ALBERTO MAFFEI ALBERTI, CHE PRESIEDEVA IL BANCO EMILIANO ROMAGNOLO SALVATO DAL CRAC DA BANCA INTESA…

 

 

 

 

 

IL CORRIERE DEI PICCOLI - GEREVINI RIBATTE SUL PASSERA UCCELLATO NEL PARADISO FISCALE DI MADEIRA DAL GIORNALE DI CUI è TRA I PRIMI AZIONISTI: ""il cetriolo Bazoliano piazzato a comando nel fondoschiena di Corradino" è una boiata pazzesca. Quei pezzi sono nati ESCLUSIVAMENTE dalla mia volontà di approfondire le carte raccolte sull’hotel Villa D’Este" - ma non è CURIOSO CHE L’UNICA INCHIESTA DEL CORRIERE, E SE NE POTREBBERO FARE A DECINE SU INTESA, SI OCCUPI DEL SUO MANAGER?...

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Caro Dagospia,

sono rimasto di stucco leggendo ieri alcuni passaggi di un pezzo sulle vicende del Corriere.

C'era scritto, tra l'altro: <Anche i lettori del Corriere dei Piccoli sanno che il doppio pezzo agostano dell'ottimo Gerevini non fu certo una puntuta inchiesta sui conti del gruppo ma un affilatissimo cetriolo Bazoliano piazzato a comando nel fondoschiena di Corradino Passera....>.

 

Questo presunto retroscena si autoalimenta a ogni puntata (prima Il Fatto, poi voi, poi altri, poi ancora voi). E tocca la mia dignità di giornalista del Corriere.
Vado al nocciolo: E' UNA BALLA TOTALE. Semplicemente NON E' VERO. Anzi, come direbbe Fantozzi, è una boiata pazzesca.

Quei pezzi (a cui è seguita una replica del banchiere) sono nati ESCLUSIVAMENTE dalla mia volontà di approfondire le carte raccolte su un primo articolo dedicato, alcune settimane prima, all'hotel Vila D'Este. Lì ho visto che la famiglia Passera (albergatori) è socia e lo era anche Intesa. Non è normale che questo possa diventare oggetto di approfondimento? E' così assurdo pensarlo?

 

Non ci credete? Come sempre tengo tutti i documenti, con la data, e sono a disposizione.
La sequenza temporale (dalle prime visure su Villa d'Este per tutt'altro articolo, ai bilanci, alle richieste a Madeira) sono chiarissimi e dimostrano come e quando ho costruito questa notizia, in piena libertà e autonomia. E senza ricevere una sola telefonata. Ripeto: senza ricevere una sola telefonata. Come in tanti altri casi, come è normale.
Semplicemente perchè, Passera o non Passera, era una notizia.
Da noi funziona così.

Puntuti saluti

Mario Gerevini

 22-01-2011]

 

 

 - IL GIOCO DELLE PARTI TRA PASSERA ED INTESA PER RISANARE "RISANAMENTO" DI ZUNINO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Corradino Passera è sempre alle prese con i problemi della società "Risanamento" impantanata nelle vicende dell'area di Santa Giulia.

 

L'unico modo per uscirne sarebbe rivendere i palazzi di Parigi dell'ex-immobiliarista Zunino, ma Passera continua a sostenere di non volerli vendere. A Milano tutti sanno invece che IntesaSanPaolo ha già affidato a Sociètè Gènèrale il mandato esplorativo per piazzare sul mercato gli immobili parigini".

 

 

 [23-11-2010]

 

 

IL "BANCHIERE CHE STUDIA DA LEADER" COLTO SUL "FATTO": CONFLITTONE D’INTERESSI! - MALAGUTTI NON FA PRIGIONIERI: NON C’È SOLO IL DOPPIO PASTICCIACCIO BRUTTO DEL PARADISO FISCALE PORTOGHESE E DEL FRATELLO DI PASSERA, IL GIORNALISTA CHE HA LASCIATO "L’ESPRESSO" PER "IL FATTO" SVELA GLI INTRECCI AZIONARI DI CORRADINO E FAMIGLIA, I PRESTITI PER CENTINAIA DI MILIONI DI EURO, LE COMPRAVENDITE DI TITOLI CHE TRE ANNI FA SONO SERVITI A RIPORTARE IN ITALIA DAL LUSSEMBURGO IL PACCHETTO DI CONTROLLO DELL’HOTEL VILLA D’ESTE DI CERNOBBIO, UN CINQUE STELLE TRA I PIÙ LUSSUOSI AL MONDO - IL CASO ALITALIA DA SALVARE: "PASSERA CHIAMA. FONTANA RISPONDE. INTESA PAGA IL CONTO" - (MADONNA CHE SILENZIO! E NON SOLO DA "REPUBBLICA", "STAMPA", "SOLE", ANCHE "IL GIORNALE" E "LIBERO" NON DEDICANO UN RIGO AL "PASSERA UCCELLATO": INTESA PESA?)

MALAGUTTI, MALA TEMPORA PER PASSERA

 

Oggi il Fatto dedica la prima pagina alla c.d. classe dirigente italiana: si parla di Schifani (vecchio "amico" del Fatto...) e nuovamente di Passera.

Scrive Vittorio Malagutti su Passera banchiere e albergatore in Como e riprende lo scoop del Corriere, del quale Dagospia aveva còlto l'importanza fin dalle prime ore, nel consueto e assordante silenzio dei grandi mezzi d'informazione su certe questioni che riguardano i potenti veri.

Il Fatto va oltre e aggiunge del suo: si parla di verbali di Consiglio di Banca Intesa dai quali emergerebbe che Passera non si astenne nel deliberare un finanziamento a favore di un imprenditore (Fontana, di Brescia) che si accingeva così finanziato a rilevare quote importanti del Villa d'Este.

Hotel famosissimo e prestigioso del quale i Passera sono storicamente piccoli azionisti. Non si astenne e non dichiarò in Consiglio che l'affare in qualche modo rigurardava anche interessi della sua famiglia. Non è elegantissimo, lasciamo ad altri valutazioni legali o morali. Gustatevi il pezzo di Malagutti e soprattutto le reazioni che ci saranno, o forse o no.
Una cosa è certa: Malagutti è giornalista bravo e onesto, difficile pensare che si autoproduca i verbali di Banca Intesa...anche su questo è interessante capire cosa sta succedendo ai piani alti della prima banca italiana.

 

1 - PASSERA, BANCA INTESA E GLI AFFARI DI FAMIGLIA
Vittorio Malagutti per Il Fatto Quotidiano

 

Sostiene il banchiere Corrado Passera che quei sette milioni di euro parcheggiati nel paradiso esentasse di Madeira sono un gruzzolo di famiglia denunciato al Fisco e accantonato all'estero in attesa di una buona occasione per spenderlo. Tutto regolare, quindi, assicura il gran capo di Banca Intesa in una lettera di risposta a un recente articolo del Corriere della Sera.

E che dire delle sue proprietà alberghiere? Cose vecchie, ereditate dai genitori. Insomma, niente di rilevante, nulla che possa interferire con il suo ruolo di amministratore delegato della più importante banca d'Italia.

Ma la versione minimalista offerta da Passera ai lettori del Corsera non spiega tutto. Non spiega fino in fondo gli intrecci azionari, i prestiti per centinaia di milioni di euro, le compravendite di titoli che tre anni fa sono serviti a riportare in Italia dal Lussemburgo il pacchetto di controllo dell'hotel Villa d'Este di Cernobbio, un cinque stelle tra i più lussuosi al mondo, meta abituale di superVip e presunti tali.

La miccia che innesca questa girandola di affari è un prestito di 157 milioni concesso da Intesa alla famiglia Fontana, industriali brianzoli che usano quei soldi per comprare il pacchetto di maggioranza di Villa d'Este. L'hotel, un tempo trattato in Borsa, può contare su decine di azionisti di minoranza. E tra questi c'è anche Passera, insieme a sua madre, al fratello, alla sorella. La loro quota è poca cosa: meno dell'1 per cento della società di gestione dell'albergo. Quanto basta, però, per esporre il banchiere a un potenziale conflitto d'interesse.

 

Infatti Intesa, la banca guidata da Passera, finanzia la compravendita di una società di cui lo stesso Passera è azionista. E i Fontana, secondo quanto dichiarano all'epoca, sono pronti ad acquistare, oltre alla quota di controllo parcheggiata in una finanziaria lussemburghese, anche le azioni dei piccoli soci dell'Hotel. Quindi, in teoria, anche quelle dei Passera.

Per togliersi dall'imbarazzo il banchiere avrebbe potuto rendere nota la sua posizione agli altri consiglieri di amministrazione di Intesa chiamati ad approvare il prestito. Ma Passera tace. Nel verbale del consiglio di amministrazione del 14 novembre 2007, che dà il via libera al fido di 157 milioni per finanziare l'acquisto di Villa d'Este, non si fa cenno a interventi del numero uno. E il prestito viene approvato all'unanimità, con il voto favorevole, quindi, anche di Passera.

Particolare importante: nel consiglio di Intesa siede anche Giuseppe Fontana, proprio l'imprenditore che deve avere il prestito. In pratica la banca ha finanziato per decine di milioni un suo consigliere. Fontana però, come prescrive la legge, non partecipa alla votazione sul prestito. Qualche mese dopo circa 50 milioni di questo finanziamento vengono trasferiti alla Banca Popolare di Sondrio. Coincidenza delle coincidenze: Fontana era amministratore anche di questa banca.

Ma torniamo a Passera per segnalare un altro fatto rimasto fin qui inedito. Il 16 ottobre 2007, quindi meno di un mese prima della concessione del prestito, una società dei Passera, l'Immobiliare Venezia, vende circa 15 mila azioni di Villa d‘Este incassando 117 mila euro. Chi compra? Il bilancio della società non indica il nome dell'acquirente. Certo è che i tempi di questa operazione, che precede di poche settimane l'ingresso in campo di Intesa, finiscono per sollevare nuovi dubbi e sospetti.

 

Di più: Passera e famiglia vendono le loro azioni a circa 7 euro ciascuna. Un mese dopo Fontana finanziato da Intesa compra il 62 per cento del capitale di Villa d'Este a circa 67 euro per azione. I conti non tornano.

 

E certo non aiuta a fare chiarezza il fatto che la vendita dell'hotel di Cernobbio transiti da una società del Lussemburgo, tradizionale approdo a prova di fisco per affari di ogni tipo. In pratica il prestito di Intesa è finito nel Granducato nelle casse della Finanziaria Regina, che ha ceduto la quota di controllo di Villa d'Este. L'azionista principale della società lussemburghese era Claudio Luti, proprietario tra l'altro della società di arredamento Kartell. Ma gli stessi Fontana possedevano una quota del 30 per cento circa.

E qui arriva un altro gioco di prestigio. Con una complessa operazione di ingegneria finanziaria la famiglia brianzola si libera della partecipazione nella società lussemburghese e in cambio ottiene 70 milioni, che approdano sui conti bancari della loro holding, la Loris Fontana & c. Riassumendo: i soldi di Intesa finiscono in Lussemburgo e da qui rimbalzano in una società targata Fontana. Tempo qualche mese e parte di quel denaro troverà una pronta occasione d'impiego.

Siamo nell'estate del 2008. C'è l'Alitalia da salvare. Silvio Berlusconi chiama a raccolta i nuovi capitani coraggiosi disposti a investire per rilanciare la compagnia di bandiera dopo averne scaricato i debiti sui contribuenti. Fontana, da poco padrone di Villa d'Este, stacca un assegno da 10 milioni per la nuova Alitalia. A organizzare la cordata è proprio la Banca Intesa di Passera, all'epoca ben allineato e coperto sulle posizioni del governo. Passera chiama. Fontana risponde. Intesa paga il conto.

 

2 - L'ALTRO PASSERA, VOLONTARIO IN CONSIGLIO
Vittorio Malagutti per Il Fatto Quotidiano

Certo non capita tutti i giorni che una grande banca indichi il fratello del manager numero uno come amministratore di una società partecipata. Banca Intesa lo ha fatto. Antonello Passera, fratello di Corrado, siede nel consiglio della NH Italia, filiale del gruppo spagnolo che qualche anno fa ha assorbito la catena alberghiera Jolly.

 

Nel 2007, quando gli spagnoli sbarcarono in forze in Italia con il determinante appoggio finanziario della banca guidata da Passera, molti analisti di Borsa sollevarono dubbi e perplessità sul fatto che il fratello del banchiere ottenesse una poltrona da consigliere in un gruppo così strettamente legato a Intesa. Ma non si sorpresero solo gli analisti. Anche tra i consiglieri di Intesa ci fu chi si interrogò sull'opportunità della scelta.

 

Antonello Passera è un esperto di gestione alberghiera, come ha ricordato qualche giorno fa lo stesso Corrado Passera nella sua lettera al Corriere della Sera. Ma un conto sono i piccoli hotel comaschi della famiglia Passera, con poche decine di camere.

Altra cosa è NH hoteles, un colosso internazionale. Alla fine, per sventare possibili contestazioni, si arrivò a una soluzione salomonica. Antonello Passera sarebbe stato nominato nel consiglio di NH Italia, ma senza compenso. Un compenso che, per le abitudini di famiglia, sarebbe stato solo simbolico: 10 mila euro l'anno. 02-09-2010]

 

 

1- IL PASSERA CHE AL MEETING DI COMUNIONE & FATTURAZIONE DI RIMINI SI INDIGNA CON QUESTA "CLASSE DIGERENTE" È LO STESSO PASSERA CHE NEL 2008 PER CONTO DEL GOVERNO BERLUSCONI SCARICò SUI CONTRIBUENTI LA PARTE MARCIA DELL’ALITALIA (UN BUCO DA 3-4 MILIARDI) E REGALANDO QUELLA SANA A 15 FURBETTI DELL’AEROPLANINO? - 2- SIAMO SICURI CHE IL PASSERA IN QUESTIONE NON È NEPPURE LONTANO PARENTE DEL PASSERA CHE, GIÀ AMMINISTRATORE DELEGATO DI OLIVETTI (POI VENUTA A MANCARE ALL’AFFETTO DEI SUOI DIPENDENTI), DI POSTE ITALIANE (I NOSTRI ABBONATI NE SANNO QUALCOSA) E ORA DI BANCA INTESA (SOCIA, FRA L’ALTRO, DEL CORRIERE DELLA SERA)? - 3- CHE BISOGNO HANNO QUESTI CERVELLONI DI RENDERSI RIDICOLI? E NON SARÀ CHE, AL POSTO DELL’OMETTO RIDICOLO CHE CI GOVERNA, NE ARRIVERANNO ALTRI PIÙ RIDICOLI DI LUI?

 

Marco Travaglio per Il Fatto

L'altro giorno, tomo tomo cacchio cacchio, Corrado Passera è sceso dall'astronave che lo riportava sul suolo patrio dopo 20 anni di soggiorno su Saturno, atterrando dritto dritto sul Meeting ciellino di Rimini per tenere una dura requisitoria contro "tutta la classe dirigente italiana" che "non risolve i problemi della gente" e "suscita indignazione".

 

Applausi scroscianti dalla platea di Comunione e Fatturazione, anch'essa indignatissima contro questa classe dirigente che non risolve i problemi della gente, ma trova sempre il modo di risolvere quelli del Meeting di Cl, anzi Cf, finanziato negli anni dai migliori esponenti della classe dirigente: Berlusconi, Ciarrapico, Andreotti, Tanzi e altri gigli di campo; e ora da Banca Intesa, Eni e Formigoni (coi soldi della Regione Lombardia e delle Ferrovie Nord).

Naturalmente il Passera in questione non è neppure lontano parente del Passera che, già amministratore delegato di Olivetti (poi venuta a mancare all'affetto dei suoi dipendenti), di Poste Italiane (i nostri abbonati ne sanno qualcosa) e ora di Banca Intesa (socia, fra l'altro, del Corriere della Sera in pieno conflitto d'interessi e sponsor del Meeting), appartiene a pieno titolo alla classe dirigente che fa indignare i cittadini, dunque non si sognerebbe mai di sputare nel piatto in cui mangia.

 

Anche perché, in platea, avrebbe potuto imbattersi in uno degli azionisti Alitalia che han perso tutto grazie alla mirabile operazione condotta da Passera nel 2008 per conto del governo Berlusconi, scaricando sui contribuenti la parte marcia della compagnia (un buco da 3-4 miliardi) e regalando quella sana a 15 furbetti dell'aeroplanino.

Nell'operazione Passera era contemporaneamente advisor del governo per trovare i compratori giusti e azionista della Cai, la compagnia acquirente della good company. Arbitro e giocatore. Si è guardato allo specchio e si è detto: bravo Corrado, hai vinto un posto nella nuova Cai, complimenti.

Nella Cai sono entrati alcuni noti debitori di Banca Intesa di Passera, tra cui Carlo Toto, patron di AirOne, che vantava 900 milioni di debiti: ora i debiti si sono diluiti nel più grande calderone Cai e Banca Intesa di Passera non ha più nulla da temere. Ce ne sarebbe abbastanza per indignarsi contro questa classe dirigente, se per caso il Passera di Cai e di Intesa conoscesse il Passera di Rimini.

 

Nel caso in cui lo conoscesse, due domande sorgerebbero spontanee. Che bisogno hanno questi cervelloni di rendersi ridicoli? E non sarà che, al posto dell'ometto ridicolo che ci governa, ne arriveranno altri più ridicoli di lui?

 

Le stesse domande scaturiscono dalla lettura delle geremiadi del teologo Vito Mancuso, il quale ha scoperto con notevole tempismo di chi è la Mondadori che pubblica i suoi libri: pare addirittura che sia di B., che l'ha recentemente favorita con la quarantesima legge ad personam della sua nutrita collezione. Figurarsi come reagirà Mancuso quando scoprirà che B. la Mondadori l'ha pure sfilata vent'anni fa a De Benedetti grazie a una sentenza comprata da Previti con soldi suoi.

Potrebbe persino venirgli una punta di acidità di stomaco. Per ora il teologo ritardatario s'è limitato a scrivere due articoli su Repubblica. Inerpicandosi sulla sua prosa, il lettore si attende da un momento all'altro il grande annuncio: "...E pertanto ho deciso di abbandonare Mondadori e di pubblicare i miei libri con un altro editore". Invece no: si arriva in fondo, non senza una certa fatica, e si constata, non senza un certo disappunto, che l'annuncio non arriva.

 

Mancuso voleva solo aprire il dibattito con gli altri autori Mondadori di provata fede antiberlusconiana ("aspetto le reazioni"). E vedere l'effetto che fa. "Che famo, se n'annamo o restamo? Fateme sape'". Perché o se ne va tutta la comitiva, o forse resta anche lui. Soffrendo molto, ma forse resta. Poteva chiamarli uno a uno al telefono e risparmiarsi un po' di ridicolo, ma erano troppi. Così ha scritto due articoli. Per risparmiare sulla bolletta. [24-08-2010]

 

 

“PASSERA NEGA LA DISCESA IN CAMPO”. IL BANCHIERE DI BANCA INTESA LO HA FATTO IN UN APPUNTAMENTO TIPICAMENTE FINANZIARIO: IL MEETING DI COMUNIONE & FATTURAZIONE - PER LA CRONACA NERA, HA ANCHE TUONATO: “INDIGNATI DA QUESTA CLASSE DIRIGENTE” - È MAI POSSIBILE CHE NESSUNO IN QUESTO BEL PAESE DI MERDA RICORDI AL PIO CORRADO COME ABBIA “DILUITO” NELLA NEWCO ALITALIA, IN COMBUTTA CON LA CLASSE DIRIGENTE DEL BANANA, GLI OLTRE 300 MILIONI DI DEBITI CHE L’AIRONE DI TOTO AVEVA CON INTESA?

 

a cura di Minimo Riserbo e Falbalà

 


VERONICA ATTACK
Non c'è pace per la Banana delle libertà. Le donne lo sbucciano come vogliono e il poverello di Arcore ci rimette ville su ville perché non tutte, purtroppo, si accontentano di un seggio. Sul Corriere, Paola Pica svela: "Il premier e Veronica, salta l'accordo. Nuovi contrasti su separazione e usufrutto" (p.1-20). Il quotidiano diretto dal solitamente cauto Flebuccio de Bortoli riporta anche una battutaccia sfuggita al premier in un consiglio dei ministri: "Le scorie nucleari? Le metterei a Macherio".

Insomma, il famoso accordo consensuale è già saltato e si va verso una dolorosa (e sputtanosa) separazione con addebiti reciproci. Significa che da una parte spunteranno nuove Noemi, e dall'altra la centrale del fango che sta colpendo i Fini-Tullianos dovrà tornare a dedicarsi ai peccati di Veronica. Tanto, bisogna dire che i Tullianos si fanno del male già da soli.

 

AVVISI AI NAVIGATI
"Berlusconi alle truppe: Preparatevi anche ad andare alle urne. Il premier: non mi farò logorare, la volontà popolare non si ribalta con i formalismi costituzionali. Il Pd: eversivo" (Stampa, p.2).

Che aria tiri davvero lo spiega molto bene la vampiresca intervista del presidente veneto a Repubblica: "Zaia: andare al voto è inevitabile e il Pdl pagherà gli scandali. Proporre cinque punti ai finiani è inutile" (p.2). E come al solito, la Lega tenta di disporre di Giulietto Tremendino come fosse una pedina sua: "Altolà di Bossi: "Se arriva Casini Tremonti si dimette" (p.3).

 

Intanto il Corriere di oggi si affretta a garantire che "Passera nega la discesa in campo" (p.6). Il banchiere di Intesa lo ha fatto in un appuntamento tipicamente finanziario: il meeting di Comunione & Fatturazione. Per la cronaca, ha anche detto: "Indignati da questa classe dirigente" (Stampa, p. 7). Mai nessuno che ricordi al pio Corradino come ha "diluito" nella newco alitalia, in combutta con berlusconi, oltre 300 milioni di debiti che l'AirOne di Toto aveva con Banca Intesa.

MONACO', BEL SOL D'AMORE
Il Giornale intervista Alessandro Gaucci e ne esce un bel quadretto familiare: "Vi racconto gli affari del clan Tulliani". Il figlio dell'ex patron del Perugia: "Erano una famiglia normale, nemmeno benestante. Dopo i sei anni di fidanzamento con mio padre, Elisabetta e i suoi sono diventati miliardari" (p.3). E i Gaucci come lo sono diventati miliardari?

 

Intanto Elisabetta Tulliani rompe il silenzio e attacca Cinghialone Gaucci: "Sulle case dice il falso". Poi annuncia querele a Panorama, Libero e Giornale (Repubblica, p.6). Non a caso, il Corriere racconta che ieri ad Ansedonia c'è stato "un vertice al mare con i legali" ed è tornata la Bongiorno per fare il punto proprio sulle querele. Alla fine, come sempre, godranno solo gli avvocati.

ULTIME DAL VENTENNIO A COLORI
Il Giornale intervista il muscolare Brunello Brunetta e ci fa la prima pagina: "Fini non può presiedere la Camera". Poi passa il camerata Veneziani e sancisce: "contro Mondadori scende in campo il cretino militante" (p.1)

C'E' VITA NEL PD?
No, non c'è neppure oggi. Se non per la fantozziana vicenda del mancato invito al compagno Cota.

 

I RESPINGIMENTI DEL COMPAGNO MARPIONNE
I tre sindacalisti reintegrati dal giudice non verranno fatti entrare a Melfi. La Fiat del compagno Marpionne, quello che stregò Fassino e Chiamparino, li pagherà per starsene a casa.

La linea della sedicente Fabbrica Italiana Automobili Torino è talmente dura da digerire per i suoi stessi corifei, che persino sul Corriere compare una lettera di Pietro Ichino. Il giuslavorista spiega "perché questa volta Fiat sta sbagliando" (p.1). Ma solo questa volta.

La Repubblica del Lingotto, che ieri ha pubblicato uno splendido articolo di Luciano Gallino, raccoglie le lacrime di coccodrillo del segretario della Cgil, Epifanio Epifani: "Così Marchionne danneggia l'azienda. Pronti a ricucire, ma sui diritti non cediamo. Gelo con Cisl e Uil anche per colpa del governo" (p.9). E il gelo tra Cgil e Fiom di chi è colpa, invece?

SCOOP! LA MONDADORI E' DEL PUZZONE B.!
Dopo una notte sul Monte Tabor e alcuni sogni inquietanti, tipo Mangano che gli buttava i libri in un roveto ardente, l'angelico Vito Mancuso torna a chiedersi se il Signore Dio gli perdonerà di avere come editore un infaticabile creatore di leggi "ad aziendam" (quelle "ad personam" gli andavano bene?). Ne esce una nuova lettera, molto ironica, nella quale sbertuccia la misteriosa Entità per azioni che gli ha risposto a nome del Padrone (Repubblica, p.1).

 

Intanto, Don Gallo abbandona Segrate e Lucarelli ammette di "provare disagio". Ha ragione Gad Lerner: bastava seguire l'esempio di Giorgio Bocca che ci pensò (quasi) per tempo. Poi passa il matematico-ateo, il simpatico compagno Odifreddi, e guardate come fa tornare i conti: "Sul presidente del Consiglio in sintesi la penso come Saramago, che gli dava del delinquente. E come lui sarei pronto ad andarmene se non mi fosse possibile scriverlo. Ma sono un matematico e uno scienziato, e sto in Mondadori dove posso far meglio ciò che voglio con le mie idee" (Repubblica, p.49). La penserà così anche quel fine scienziato del suo commercialista.

 

DISECONOMY
sembra uno scherzo ordito da pacifisti e nemici della "privatizzazione del mondo", invece pare che sia proprio vero: "Una "banca per ricchi" firmata Tony Blair. L'ex premier si dà alla finanza". Il Sunday Times ha anche aggiornato la rete dei (tanti) rapporti tra i fedelissimi dell'uomo che piaceva al fantomatico "Ulivo Mondiale" e le principali banche d'affari della City e di Wall Street. Tutta roba utile, adesso che il compagno Tony si mette in proprio (Corriere, p.14).

 

CARO, PRENDITI UNA VACANZA
"Buona parte di giugno e tutto luglio, in Italia ha fatto molto caldo, troppo caldo". Maurizio Costanzo propone dalla prima pagina del Messaggero di anticipare di un mese la chiusura delle fabbriche. Qualcuno gli spieghi che ci hanno già pensato la crisi e la cassa integrazione.

 23-08-2010]

 

 

ANCHE PER IL LEADER DEI POTERI MARCI NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO - E’ PROPRIO IL “SUO” CORRIERE A RIVELARE CHE NEL 1999 LA FAMIGLIA PASSERA AVEVA PARCHEGGIATO NEL PARADISO FISCALE DI MADERA (PORTOGALLO) 15 MILIARDI IN LIRETTE, OGGI RIENTRATI GRAZIE ALLO SCUDO FISCALE (SAREBBE DIVERTENTE LEGGERE LE MOTIVAZIONI DELLA DELIBERA CREDITIZIA DEL SANPAOLO. L’AVRà VISTA L’AMICO SALZA?) - SI APPRENDE PURE CHE IL PASSERA ALBERGATORE, FRATELLO DEL PIÙ NOTO PASSERA, è consigliere nel cda DELLA PARTECIPATA (DA INTESA) NH HOTELS MA SENZA EMOLUMENTO. QUANDO SI PARLA DI STRATEGIA FUTURA DI NH IL PASSERA ALBERGATORE ESCE DAL CONSIGLIO PER NON SVELARE IN FAMIGLIA I PIANI DEI CONCORRENTI? MA ALLORA COME FA A RIFERIRLI AL FRATELLO CHE LO HA MANDATO LÌ A PRESIDIARE I SOLDI DI INTESA?

 

1 - IL BUCO NERO DI PASSERA
Bankomat per Dagospia

 

Bellissimo pezzo di Mario Gerevini oggi sul Corriere delle banche, dove si apprende - per chi lo vuole apprendere - di danari scudati dalla famiglia Passera nel 2009, danari che prima di essere scudati erano stati esportati...lo dice il ragionamento stesso.

Esportati a Madera nel 1999, in lirette da miliardi 15 circa, girati subito così come ottenuti da un corrispondente finanziamento del Sanpaolo di Torino. Sarebbe divertente leggere le motivazioni della delibera creditizia del Sanpaolo di allora. L'avrà vista l'Amico Salza? Quello che pochi anni dopo di fatto spiano' la strada a Intesa nel Sanpaolo garantendosi in cambio una pingue poltrone.

 

Sappiate e ricordate, cari lettori di Bankomat, che quando un'impresa qualunque chiede un finanziamento a medio-lungo termine (e di importo ben minore), ti chiedono di tutto e di più e si leggono nelle delibere credItizie struggenti analisi di settore e business plan dell'impresa. Sarà stato così anche per i soldi destinati a Madeira? Di solito uno si fa finanziare per investire o per ripagare debiti. Curioso che uno si faccia finanziare per portarli tout court nel paradiso fiscale di Madeira. A far cosa non si sa.

 

Il Corriere delle Banche abilmente diretto da chi lo dirige mostra come al solito britannico stile nel pubblicare le cose, e difficilmente i pezzi di Gerevini si possono censurare. Dati, cifre, fatti. Impeccabile. Ma a dirla tutta il titolo del pezzo di Gerevini è un po' briccone: "da Madeira a Villa D'Este, così gli investimenti della società di Passera". Uno pensa di leggere un normale pezzo sulle strategie industriali del gruppo Alberghiero Passera. Per la verità il pezzo dell'ottimo Gerevini dice ben altro e lo dice bene.

 

Se analoghe operazioni le avesse fatte il Cavaliere altri titoli sarebbero stati fatti.
Vedremo se la stampa illuminata e progressista riprenderà lo scoop di Gerevini.
O - come ha fatto di recente con altrettanti bei pezzi scritti sempre dal giornalista del Corriere sul crac Burani e sui suoi contorni - li ignoreranno tutti bellamente.

I contorni del crac Burani toccano ambienti simili a Passera, sui quali indagare non è chic. E si sa: Passera, non è mica un Berlusconi o un Fini qualunque sul quale - giustamente! - chiunque indaga e articolegga a gogò. Qui parliamo di potenti veri.

Si apprende pure, per chi lo vuole apprendere, che tutti gli anni da qualche anno il fratello Passera del più noto Passera fa il consigliere di amministrazione della partecipata (da Intesa) NH hotels ma senza emolumento. Divertente nonché elegante questo fatto. I Passera sono buoni albergatori comaschi, di sicuro il fratello Passera ne capisce del business e ben farà l'amministratore di NH, ma perché senza emolumento? Forse perché è un concorrente di NH o perché è fratello dell'Amministratore Delegato di Intesa che di NH è socia per oltre il 44%.

 

Quando si parla di strategia futura di NH il Passera albergatore esce dal consiglio per non svelare in famiglia i piani dei concorrenti? Ma allora come fa a riferirli al fratello che lo ha mandato lì a presidiare i soldi di Intesa? Allora era meglio prendere e pagare altro professionista del settore. Anche su questo, attendiamo inchieste e domande di "Repubblica", "Stampa", "Corriere", "Sole 24 Ore", etc...

2 - DA MADEIRA A VILLA D'ESTE, COSÌ GLI INVESTIMENTI DELLA SOCIETÀ DEI PASSERA - IL RIENTRO DALL'ISOLA ATLANTICA DI 10 MILIONI DI EURO E DI UNA QUOTA DA UN MILIONE NELL'HOTEL DEI VIP
Mario Gerevini per il Corriere della Sera

La famiglia Passera ha una piccola quota di Villa d'Este, la società proprietaria di un lussuosissimo hotel a Cernobbio, sul lago di Como e di un cinque stelle in Toscana. L'acquisizione, del valore di circa un milione di euro, è avvenuta in concomitanza con il rientro da Madeira di una consistente liquidità (oltre 10 milioni) che la società di famiglia aveva parcheggiato dal '99 nella zona franca al largo del Portogallo.

Di entrambe le operazioni dà conto il bilancio 2009 della Lariohotels la società proprietaria a Como dei quattro stelle Terminus e Villa Flori e posseduta pariteticamente dai fratelli Bianca (50 anni), Antonello (53) e Corrado Passera (55), amministratore delegato di Intesa Sanpaolo.

«In data 18-11-2009 la nostra società - si legge - ha acquistato a mezzo di società fiduciaria 55.000 azioni di Villa d'Este spa al prezzo di euro 18 ciascuna». Ma è un passaggio interno perché quella partecipazione, sebbene formalmente acquistata, era detenuta dalla finanziaria di Madeira dei Passera.

Villa d'Este è il miglior hotel al mondo secondo la rivista Forbes. Tre anni fa la Finanziaria Lago ne rilevò il 65% per 260 milioni (76 euro ad azione). Dietro la Finanziaria Lago ci sono Loris Fontana (il «re» dei bulloni) con il 47%, Unione Fiduciaria 40,5% e I ntesa Sanpaolo 12,5%. In base a un patto parasociale Intesa designa un consigliere e un sindaco di Villa d'Este.

Tra la famiglia del banchiere e l'hotel dei vip (Robert De Niro è un cliente affezionato) c'è un antico rapporto: il padre, Gianni Passera , morto nel 2002, era uno dei 700 azionisti. Oggi a gestire Lariohotels è Antonello, il fratello minore che Corrado ha voluto (senza stipendio) nel consiglio della Nh Italia, la filiale italiana (Intesa ha il 44,5%) della catena alberghiera spagnola Nh Hoteles.

 

E l'operazione di Madeira? Il 20 novembre 2009 i Passera hanno liquidato la controllata «Seahorse Servicos e Marketing», con un incasso di 7,8 milioni per «rimborso versamento in conto capitale - è detto nel bilancio Lariohotels --effettuato dalla nostra società in data 4-10-1999 e 13-12-1999».

Dieci anni prima, infatti, furono «spediti» nell'isola atlantica 15.024.522.025 lire, dichiarati a bilancio. E 15 miliardi esatti è anche la cifra che compare nel rendiconto '99 alla voce mutuo con il San Paolo Imi che aveva ipotecato Villa Flori. All'epoca Corrado Passera era amministratore delegato di Poste Italiane.

 

Quei soldi parcheggiati a Madeira dovevano servire per un «programma di investimenti nei settori in cui opera la società». Ma non si è fatto nulla. Nel frattempo sono stati investiti in titoli a reddito fisso. E ora la società dei Passera oltre ai 7,8 milioni ha incassato 1,2 milioni pescati dalle riserve utili e 2,5 milioni di dividendo. Tutto è tornato in Italia, anche la quota in Villa d'Este. [25-08-2010]

 

 

E ANCHE PASSERA SCUDO'?
"Da Madeira a Villa d'Este, così gli investimenti della società dei Passera". Titolato alla cazzo e nascosto a pagina 35, il Corriere pubblica un mega-scoop di Mario Gerevini. Dal quale si scopre che "il 20 novembre 2009 i Passera hanno liquidato la controllata "Seahorse Servicos e Marketing" con un incasso di 7,8 milioni".

 

"Il rientro dall'isola atlantica - zona franca al largo del Portogallo - di 10 milioni e di una quota da un milione nell'hotel dei vip". In effetti, vedendolo a Cernobbio, Passera ci era sempre sembrato a casa sua. E il rapporto con Tremonti, da un annetto, era proprio sugli scudi.

29.08.10

 

 

IN ATTESA DI UN BÉBÉ...
Il numero uno del gruppo bancario di Intesa Sanpaolo Corrado Passera e la sua compagna Giovanna Salza aspettano il loro primo figlio.

28.05.10

 

FINANZA: PASSERA, DEL TUTTO RAZIONALE SCORAGGIARE VENDITE ALLO SCOPERTO...
(Adnkronos) - "In momenti come quelli della settimana scorsa, che potrebbero ancora ripetersi, di eccesso di speculazione, secondo me vietare, scoraggiare o comunque rendere piu' difficile la vendita allo scoperto, e' un comportamento del tutto razionale". Lo afferma l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, commentando a margine di un evento pubblico a Lomazzo, nel Comasco, le misure adottate dalla Germania sulle vendite allo scoperto 'nude' (naked o uncovedered short selling). Un'iniziativa, quella tedesca, che secondo Passera e' "in se' corretta", ma che, "non coordinata" con altri paesi e "sicuramente non ben comunicata, ha ottenuto" un effetto contrario a quello voluto.

 

CONDIVIDO ! Mb

 

GERMANIA: INTENDE RENDERE PERMAMENTE DIVIETO SHORT SELLING...
(AGI/REUTERS) - La Germania intende rendere permanente il divieto temporaneo sulle vendite allo scoperto a breve (short selling) di alcune attivita' finanziarie introdotto la settimana scorsa. Lo rende noto Jochen Sanio, capo del BaFin, l'autorita' di controllo dei mercati finanziari.

 PASSERA, NON COPRIREMO BUCHI DI ISTITUTI MAL GESTITI...
(Adnkronos) - L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera non concorda con la proposta del commissario europeo al Mercato Interno Michel Barnier di istituire dei fondi, finanziati tassando le banche, mirati a salvare istituti dal fallimento. "Non c'e' ragione per cui banche ben gestite, prudenti, coprano i buchi delle banche mal gestite. Inoltre, i fallimenti si evitano con controlli e regole adeguati", afferma Passera a Lomazzo, nel Comasco, dove e' venuto a inaugurare, insieme al presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, il parco scientifico tecnologico Como Next.

28.05.10

 

- A PASSERA 800 MILA EURO IN PIÙ. RESTANO STABILI SALZA E BAZOLI...
Da "la Stampa" - Il compenso per il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, è stato nel 2009 pari a 3,811 milioni di euro, contro 3,06 nel 2008. L'aumento è legato sostanzialmente al bonus, passato dai 750 mila euro del 2008 (anno in cui era stato tagliato del 50%) a 1,5 milioni. Stabili a 1,35 milioni i compensi del presidente del consiglio di gestione, Enrico Salza, e del presidente del consiglio di sorveglianza, Giovanni Bazoli.

29.03.10

 

PASSERA, CESSIONE SPORTELLI NON ALTERNATIVA A IPO FIDEURAM...
(Adnkronos) - La cessione di 150-200 sportelli da parte di Intesa Sanpaolo al Credit Agricole non e' da considerare come un'operazione alternativa alla possibile quotazione in Borsa di Banca Fideuram. A spiegarlo e' stato oggi, a margine di un incontro con gli studenti al Liceo classico Parini di Milano, l'ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera. 'No', ha risposto il manager sul punto. 28.02.10

 

IINTESA-SANPAOLO, IL CONTROPIEDE DI PASSERA E BAZOLI CHE SI NOMINANO UN DIGGI'. E A TORINO RESTANO CON IL TRATTINO IN MANO

 

1 - MILANO-TORINO, SOLITO DUE A ZERO...
Corrado Passera e Giovanni Bazoli fanno vedere chi comanda veramente in Intesa all'ala torinese, quella rappresentata dall'avvocato Benessia e che ancora tiene al nome "Sanpaolo" dopo il trattino. "Nomine Intesa, blitz di Bazoli e Passera. Al consiglio di gestione sarà proposto Morelli direttore generale al posto di Micheli" (Repubblica di zio Corrado, p.26). E i torinesi restarono con il trattino in mano.

Fantastico il Corriere delle banche, dove Sergio Bocconi si sforza di indorare il cetriolino ai Gianduia: "Segnale distensivo verso la fondazione torinese" (p.35). Didascalico il Sole di Jhonny Raiotta, che sta all'alta finanza come un arancino fritto alla Nouvelle cuisine: "Intesa cambia vertice al retail. Lascia il dg Micheli, alla guida arriva Morelli (ex Mps). Sale Miccichè" (p.1). Ecco, al signor direttore ci interessa solo del caro Gaetanuccio.

Intanto a Trieste il giovane Bernheim si fa difendere la poltrona anche dai dipendenti: "Con l'attuale vertice dialogo e risultati" (Repubblica, p.27). Con Cesarone Geronzi, acerbo nei suoi settanta e passa anni, invece chissà. DA DAGOSPIA

MILANO BATTE TORINO! - BLITZ DI BAZOLI E PASSERA NELLE NOMINE DI INTESA SANPAOLO: AL POSTO DI MICHELI SARÀ PROPOSTO MARCO MORELLI COME DG - LA POTENTE ALA TORINESE DI CA' DE SASS SI È LOGORATA IN SCONTRI TRA SALZA, BENESSIA E CHIAMPARINO…

Salvatore Tropea per "La Repubblica"

 

Sarà Marco Morelli il nuovo direttore generale di Intesa Sanpaolo. A portare questo nome al consiglio di gestione sarà oggi Corrado Passera con l'assenso di Giovanni Bazoli. Il blitz, che spiazza quanti avevano pensato ad altre soluzioni alternative peraltro legate alle manovre che avrebbero dovuto mettere in discussione i vertici, suona come una nuova sconfitta dei torinesi.

 

I quali, com'è noto, da tempo cercano di recuperare lo svantaggio accumulato in partenza con la fusione e questa volta contavano di potersi rifare con un candidato che assicurasse un minimo di torinesità. Invece Morelli arriva dal Monte dei Paschi di Siena che, ironia della sorte, è la banca con la quale il Sanpaolo avrebbe dovuto allearsi prima della virata che lo ha portato a consegnarsi a Ca'de Sass.

Vicedirettore generale della banca toscana, Morelli, sostituirà Francesco Micheli: una soluzione di fronte alla quale i torinesi pensano che tutto sommato sarebbe stato opportuno aspettare la scadenza naturale di Micheli il quale entro l'anno dovrebbe andare in pensione. In novembre alcune mosse delle fondazioni, peraltro mai ufficializzate, avevano prefigurato la possibilità di un cambio al vertice, ma poi era prevalsa l'idea della conferma.

 

Da quel momento il maggiore azionista ovvero la compagnia presieduta da Angelo Benessia aveva puntato le sue carte sull'introduzione di un direttore generale forte e con poteri a lui attribuiti statutariamente e perciò tali da metterlo in condizione di dover rispondere agli organi sociali, non al consigliere delegato. Enrico Salza era favorevole alla nomina di Luciano Nebbia, direttore di Carifirenze. Mentre Benessia avrebbe voluto Fabio Gallia, alessandrino, 47 anni, ad e dg di Bnl.

 

La scelta di Morelli va in tutt'altra direzione e il fatto che lui si impegni a venire a Torino come direttore della Banca dei territori cambia poco ai fini di quella «torinesità» che rivendicavano il presidente del Consiglio di gestione Salza e quello della Compagnia Benessia.

Il fatto che Morelli risponda a Passera è la ulteriore conferma che la potente ala torinese di Ca' de Sass si è logorata inutilmente in manovre e scontri in cui si sono distinti negli ultimi mesi Salza, Benessia e Chiamparino in quanto sindaco di Torino e per questo azionista di peso della Compagnia il cui numero uno continua a coltivare ancora il progetto della lista autonoma che dovrebbe assicurargli cinque posti nell'organo presieduto da Giovanni Bazoli.

 

Questa operazione, dovrebbe essere preceduta dalla sostituzione di Rodolfo Zich ex rettore del Politecnico di Torino alla vicepresidenza del Consiglio di sorveglianza. Benessia sta pensando per questo all'economista torinese, Pietro Garibaldi.

Ma ci sono altri due candidati: Alfonso Iozzo, già ad del Sanpaolo che a suo tempo si era speso per la fusione col Monte dei Paschi e Elsa Fornero, docente universitaria che però attualmente è vicepresidente della Compagnia e dunque dovrebbe dimettersi per poter entrare in lizza per il nuovo incarico.

 

 

[09-02-2010]

COME PASSERA HA UCCELLATO BENESSIA STRITOLANDOLO TRA BAZOLI E GUZZETTI – CORRADINO PERDE MICHELI MA PORTA AL VERTICE DI SANT’INTESA IL CAPO DEL CORPORATE MICCICHE’ - L’ARRIVO DI MORELLI A MILANO È PARTE DEL PATTO TRA INTESA SANPAOLO, MPS E UNICREDIT CHE DOVREBBE PORTARE IL PRESIDENTE DEL MONTE MUSSARI ALLA PRESIDENZA DELL’ABI…

Marco Ferrante per "il Riformista"

 

Il consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo ha deliberato, su proposta del Ceo e consigliere delegato Corrado Passera, la nomina a direttori generali di Marco Morelli e Gaetano Miccichè. Il pacchetto ha avuto il parere favorevole del consiglio di Sorveglianza. La nomina di Morelli ha riflessi differenti a seconda dei punti di visuale da cui la si guarda. Dal punto di vista della Compagnia di Sanpaolo la scelta del manager ex Monte dei Paschi sembra una mezza sconfitta.

Di certo non è quella nomina di stretta osservanza torinese che Angelo Benessia, numero uno della fondazione Torinese ha così a lungo chiesto per avere il riequilibrio delle anime lombarde e piemontesi della banca, incrinatosi a favore dei milanesi con l'uscita di Pietro Modiano. Corrado Passera ha dovuto rinunciare a Francesco Micheli, che ha salutato con una nota molto sentita: «Da tredici anni - ha scritto - lavoro fianco a fianco con Francesco Micheli, che considero una delle migliori persone e dei migliori professionisti che conosco.

 

Anche nella funzione di Direttore Generale della Divisione Banca dei Territori ha portato uno straordinario contributo, raggiungendo tutti gli obbiettivi affidatigli. Voglio esprimergli tutta la mia gratitudine ». Ma gli osservatori più critici nei confronti delle mosse torinesi notano come la rinuncia a Micheli sia stata compensata dall'ascesa di Gaetano Micciché alla direzione generale della holding e che questo rappresenti un rafforzamento delle posizioni di Passera, primo sponsor e amico di Micciché.

Secondo alcuni la nomina di Morelli, che, pur avendo una limitata esperienza retail avrà la competenza della banca dei Territori, viene considerato un antipasto di quanto accadrà in sede di redazione delle liste per il rinnovo dei consigli, in occasione della prossima assemblea. In quella occasione, fanno notare fonti bene informate, Benessia potrebbe giocare carte che portino a un maggiore peso dei torinesi all'interno degli organi consiliari.

 

Un articolo molto informato pubblicato ieri da Repubblica e firmato da un grande esperto di fatti torinesi come Salvatore Tropea, sottolinea come la nomina di Morelli sia una sconfitta per Torino e che Benessia starebbe considerando l'indicazione di Pietro Garibaldi per una possibile vicepresidenza del consiglio di sorveglianza.

La scelta di Garibaldi, secondo più di un osservatore, potrebbe rappresentare una soluzione interessante per Torino che potrebbe risultare alternativa a quella di Domenico Siniscalco nel caso in cui dovesse cadere l'ipotesi dell'ex ministro delle finanze alla presidenza del consiglio di gestione al posto di Enrico Salza.

Del resto, Garibaldi è giovane, ma sa che come maneggiare i rapporti di potere e ha una certa solidità nello scontro, caratteristica più che necessaria per non uscire stritolati dagli ingranaggi dei rapporti banca- fondazioni di Ca' De sass. Per converso la rinuncia di Generali e Credit Agricole al patto di consultazione relativo alle rispettive quote di Intesa Sanpaolo, restituisce alla Compagnia di Sanpaolo il ruolo di primo azionista individuale della banca, con una quota di circa il 10 per cento, e la conseguente primazia che questa assicura. L'ingresso di Morelli va certamente letto come il rafforzamento della sfera d'influenza di Giovanni Bazoli.

 

I due hanno avuto modo di apprezzarsi e conoscersi nell'ambito della vicenda Hopa, confluita, dopo molte traversie, nella Mittel di Giovanni Bazoli. Morelli, al contrario di quanto non avesse fatto Stefano Bellaveglia, compianto ex vicepresidente del Monte e a lungo uomo di Siena nel board della holding creata da Chicco Gnutti, ha da subito favorito la soluzione più gradita a Bazoli, escludendo alternative stand alone e matrimoni con altre realtà finanziarie del Nord est.

 

Inoltre Morelli è accreditato in ottimi rapporti con quell'area di centrosinistra fino a poco tempo fa coagulata nella Margherita, essendo molto vicino a Franco Bassanini, presidente della Cassa depositi e prestiti. Una collocazione, e un sistema di rapporti che non dispiace a Bazoli. Dopo un prolungato periodo di assenza dalle scena il presidente del consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo sembra vivere un periodo piuttosto intenso che ha fatto registrare anche il suo ingresso nel consiglio di amministrazione della Fondazione Mattei.

Una mossa, quella di Paolo Scaroni, che il Foglio ha letto come un segnale di di attenzione nei confronti di Bazoli nel caso in cui si aprisse una ossibilità per le Generali. La nomina di Morelli, e soprattutto quella di Miccichè rafforzano anche la posizione di Corrado passera che ha virtualmente annullato la possibilità di essere commissariato da un d.g. forte voluto solamente dai torinesi.

 

L'arrivo di Morelli a Milano, secondo fonti vicine a Intesa Sanpaolo, deve essere letto anche come parte del patto tra Intesa Sanpaolo Mps e Unicredit che dovrebbe portare il presidente del Monte, Giuseppe Mussari, alla presidenza dell'Abi (ma questo dipende anche da quello che farà Salza, il quale per il momento ha detto che l'Abi non gli interessa). L'uscita di Morelli da Siena, tra l'altro, pare dispiaccia al presidente della Fondazione Mps Gabriello Mancini, che gli è sempre stato vicino.

 

 

[10-02-2010]

 

 

 

PASSERA, CON LE BANCHE L'AMERICA NE HA FATTE DI TUTTI I COLORI...
(ANSA) - "Ogni paese fa storia a sé: l'America ne ha fatte di tutti i colori e adesso devono mettere a posto le cose". Lo afferma l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, rispondendo ad una domanda sull'ipotesi che anche in Italia possa essere introdotta una 'riforma Obama' del sistema del credito.

Le banche faranno ancora trading proprietario? "Ci sono banche che non lo hanno mai fatto, certe banche fanno solo quello: a noi - conclude Passera intervenendo a margine della conferenza sui servizi finanziari italiani di Ubs in corso a Milano - piace fare depositi e crediti alle imprese, ad altri piace fare trading".  

 

 

“IL FATTO” SCODELLA DETTAGLI SULLA MAXI FIDEJUSSIONE DA 750 MLN € – AD OCCUPARSENE C’È INTESA BY PASSERA, MA ANCHE UNICREDIT E MONTE PASCHI SONO INTERESSATI – IN TEMPO DI CRISI È UN VERO AFFARONE (COMMISSIONI TRA 7 E 20 MLN) – E SE NON DOVESSE ANDARE IN PORTO CI SAREBBE SEMPRE LA VENDITA DEL MILAN…

Alfredo Faieta per "il Fatto Quotidiano"

La cifra ormai è nota, anche se ancora nessuna delle due parti la può considerare davvero definitiva: 750 milioni di euro. Vista l'entità del risarcimento che Fininvest deve pagare a Cir dopo che la Cassazione ha accertato la corruzione giudiziaria sul lodo Mondadori, le parti e i media dei due editori (rispettivamente Silvio Berlusconi e Carlo De Bendetti), mantengono sulla trattativa un cauto silenzio.

Ora però, secondo quanto risulta a "Il Fatto Quotidiano", i dettagli della maxi fideiussione che dovrà assistere Fininvest, in attesa del ricorso in appello contro Cir (inizio previsto per il 23 febbraio 2010), dovrebbero essere ormai definiti. I legali delle due parti avrebbero trovato, infatti, l'accordo di massima sull'architettura della garanzia e mancherebbero al testo definitivo solo alcune limature, per lo più formali. Un passo avanti importante per rendere l'udienza del 22 dicembre un passaggio veloce.

 

LA BANCA
E' volontà esplicita del tribunale, infatti, chiudere il procedimento di appello entro i primi mesi del 2011, ed è inutile perdere tempo con ulteriori passaggi a vuoto. Anche le incertezze sulla banca o le banche che presteranno la firma dovrebbero dissolversi a breve: si sono intensificati i contatti tra il capo operativo di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, il più attivo su questo fronte, e Fininvest, una decisione è attesa nelle prossime ore.

Sarebbero interessati, secondo i rumors che circolano da qualche giorno, anche UniCredit e il Monte dei Paschi di Siena, due banche che però hanno un equilibrio patrimoniale più delicato e potrebbero faticare a trovare i giusti spazi nelle pieghe del bilancio per esporsi per cifre elevate.

Prestare una fideiussione, infatti, significa per una banca dover accantonare una cifra nelle riserve patrimoniali, e questo ha un suo costo implicito che pesa sia sui conti sia sul famoso Tier 1, il parametro che misura la solidità del patrimonio. "Una condizione impegnativa per chi, come UniCredit, dovrebbe già procedere a un ulteriore aumento di capitale", ricorda un banchiere di lungo corso che preferisce restare anonimo.

E' possibile quindi, che la parte del leone la faccia proprio la banca guidata da Passera, al momento più solida, e che qualcuno si tiri indietro all'ultimo momento. Mediobanca sembra essere rimasta fuori dai giochi, forse perché Marina Berlusconi siede in consiglio d'amministrazione così come Ennio Doris, socio storico in Mediolanum, oltre al sodale di sempre Tarak Ben Ammar.

IL COSTO
Quanto costerà la garanzia a Fininvest? Impossibile fare previsioni, alla luce anche della particolarità del cliente. La fideiussione tecnicamente dovrebbe essere di primo grado, quindi senza una contro-garanzia del proprietario della holding del Biscione, e questo dovrebbe far lievitare il costo.

Ma Fininvest non è un cliente qualsiasi e nella trattativa commerciale potrebbe giocare un ruolo anche la posizione di Silvio Berlusconi. Si può ipotizzare, comunque, che l'importo possa essere compreso all'incirca tra l'1 e il 3 per cento annuo dell'ammontare, ovvero tra i 7 e 20 milioni di euro, ma non è escluso uno sconto viste le particolarità dell'accordo. Un ottimo affare per la banca che se ne occuperà, prezioso in tempi non facili per il mondo del credito. E questo probabilmente spiega l'interessamento anche di Alessandro Profumo, numero uno di Unicredit, di solito politicamente distante da Arcore.

IL MILAN
Con o senza contro-garanzie, Fininvest non dovrebbe avere molti problemi a far fronte alle sue obbligazioni, nonostante la società non abbia mai accantonato nulla in bilancio in relazione all'eventuale risarcimento danni per le sentenze sul lodo Mondadori. Nella peggiore delle situazioni, notano persone ben informate, basterebbe cedere la squadra del Milan per saldare il debito. Da tempo si mormora che Berlusconi voglia liberarsi della società, fuori dal core business della holding del Biscione, e il 100 per cento delle quote sarebbe valutato all'incirca 750 milioni di euro.

Esattamente pari al "debito" con Cir. Fantacalcio a parte, a fine 2008 la società aveva un patrimonio netto contabile pari a 2,6 miliardi di euro e cassa netta positiva per 730 milioni, grazie alla cessione sul mercato nel 2005 del 17 per cento di Mediaset. Il valore economico delle partecipazioni, poi, è superiore a 5,5 miliardi di euro, e questo rende la società ben solida. Gli utili netti sono pari a 242 milioni, e i flussi di cassa sono sempre stati di quest'ordine o migliori: unico dubbio il 2009, che ha colpito il settore dei media in modo violento.

L'enorme liquidità, presente e futura, non mette in dubbio neanche gli investimenti previsti di 410 milioni l'anno per il prossimo triennio. Il Biscione invece, difende la tesi che il risarcimento Cir è tale da mettere in forse gli investimenti, ma i bilanci passati della società sembrano non confermare questa interpretazione. I legali di Cir dovrebbero muoversi in questa direzione nel dimostrare che Fininvest non avrà problemi, neanche prospettici, a saldare.

[17-12-2009]

 

 

 

SENZA MAI CITARLO, PASSERA SFERRA UN ATTACCO PRECISO A TREMONTI CHE "IMBRIGLIA LE BANCHE CON PARAMETRI DI BILANCIO E DI PATRIMONIO TROPPO RIGOROSI"
La Bergamo che conta era presente in massa sabato mattina nel salone della Fiera dove il presidente di Italcementi, Giampiero Pesenti, ha riunito economisti e banchieri per un convegno sulla crisi dell'economia.

Il rito si ripete da sei anni e a promuoverlo è la Fondazione dedicata a Carlo Pesenti, il fondatore dell'azienda scomparso nel 1984 che con gli Agnelli, i Pirelli e gli Orlando ha rappresentato un punto fermo del "salotto buono" di Mediobanca.

Quest'anno al convegno non c'erano i premi Nobel e a farla da padrone sono stati soprattutto i banchieri come Corradino Passera e Alessandro Profumo. Ed è stato proprio il capo di IntesaSanPaolo a dare la scossa più forte al dibattito perché senza mai citare Giulietto Tremonti ha sferrato un attacco preciso al ministro dell'Economia.

Tra i due personaggi non c'è mai stata grande simpatia e il punto più alto della polemica è stato registrato a settembre quando Intesa e Unicredit hanno rimandato al mittente l'offerta dei Tremonti bond. Per il ministro di Sondrio quella doveva essere una sorta di polizza di assicurazione per le banche e lo strumento ideale per raggiungere i giusti livelli patrimoniali. Tutti sanno come è andata a finire e quanto Giulietto si sia irritato per il gran rifiuto di Corradino e di Profumo che hanno preferito scegliere una strada diversa camminando con le proprie gambe.

A distanza di alcuni mesi il capo di IntesaSanPaolo ha rimesso il dito nella piaga e durante il convegno di Bergamo ha osato dire che non bisogna imbrigliare le banche con parametri di bilancio e di patrimonio troppo rigorosi, anzi occorre abbassarli questi parametri "per evitare ulteriori difficoltà nel credito". Il discorso di Passera, l'uomo che su input di Berlusconi ha messo le mani sui dossier Alitalia e su altre partite importanti, non ha avuto l'eco che meritava, ma ha il sapore di un'autentica lezione al ministro di via XX Settembre.

Lasciateci lavorare, sembra dire Corradino, così potremo mettere fieno in cascina, poi potrete anche rialzare i criteri patrimoniali. Non si conosce la reazione di Giulietto a tanta impudenza, ma di sicuro se ne parlerà mercoledì nel pranzo annunciato oggi da "Repubblica" al quale insieme al direttore Grilli e a Massimo Varazzani della Cassa Depositi e Prestiti, dovrebbero partecipare anche la Marcegaglia, il triste Corrado Faissola, Alessandro Profumo e l'eretico Passera.  

18.12,09

 

LODO MONDADORI: PASSERA, SI LAVORA A FIDEJUSSIONE A FAVORE CIR...
(Agi) -
"Ci stiamo lavorando": l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ha risposto cosi' a margine dell'audizione in Senato a chi gli chiedeva della fidejussione da 750 milioni di euro che Fininvest deve sottoscrivere a favore di Cir, e che le banche devono garantire, dopo la sospensione dell'esecutivita' della sentenza sul 'Lodo Mondadori

 

8- PASSERA, MICHELI HA SEMPRE SUPERATO OBIETTIVI...
(Adnkronos) - Francesco Micheli, attuale direttore generale di Intesa Sanpaolo, "ha sempre raggiunto e superato gli obiettivi che gli sono stati dati". E' quanto evidenzia l'amministratore delegato della banca di Ca de' Sass, Corrado Passera. A margine della presentazione di un accordo con Confagricoltura, il banchiere esprime tutta la sua stima nei confronti del manager che, secondo alcune indiscrezioni, gli azionisti torinesi vorrebbero vedere sostituito nel suo ruolo. "E' uno dei professionisti migliori che conosco, lavoriamo insieme da dieci anni e ha sempre raggiunto e superato gli obiettivi che gli sono stati dati", afferma. Micheli, prosegue Passera, "e', con me, l'unico direttore generale e ha la responsabilita' difficile della Banca dei territori". Anche in questo ruolo, conclude, "ha raggiunto tutti gli obiettivi, anche in presenza di una situazione particolarmente difficile".

 

9- PASSERA, REGOLATORI IMPEDISCANO NUOVI DISASTRI...
(Adnkronos) - Devono essere i regolatori americani ad impedire che possano nascere nuove bolle speculative. L'amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, ricorda come "la crisi che abbiamo avuto sia nata negli Stati Uniti, per la mancanza di regole e una supervisione inadeguata". Poi, aggiunge: "Spero che la lezione sia stata imparata e che i regolatori non consentano nuovi disastri

10- INTESA SANPAOLO: PASSERA, CONFIDO IN SOLUZIONE CONFRONTO ANTITRUST-AGRICOLE...
(Adnkronos) - "Conto sul fatto che una soluzione venga trovata". L'amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, si mostra ottimista sulla controversia nata in seguito al patto di consultazione fra i due azionisti Credit agricole e Generali. "Da mesi si cerca di trovare una soluzione accettabile per l'Antitrust e che venga incontro alle esigenze del Credit Agricole", afferma il banchiere, ricordando che "sono al lavoro ottimi professionisti".

 

11- INTESA SANPAOLO: BENESSIA, GIUDIZIO POSITIVO SU OPERATO VERTICI BANCA...
(Adnkronos) - 'Il giudizio che la Compagnia ed io personalmente danno sull'operato dei vertici di Intesa SanPaolo e' senz'altro positivo'. Lo ha sottolineato Angelo Benessia, presidente della Compagnia di San Paolo, principale azionista di Intesa, nel corso di un incontro in cui ha illustrato le linee programmatiche della Fondazione per il 2010. 'La banca - ha aggiunto - si e' mossa, in questo momento molto delicato di crisi, con capacita' e orizzonti e ultimamente ha centrato alcune sue posizioni anche su una forte e ambiziosa politica di dismissione al servizio di un piano d'impresa che si riserva di presentare agli azionisti e al mercato. In quella sede il nostro giudizio potrebbe essere rafforzato'. Quanto ai futuri assetti della banca, Benessia ha precisato: 'a noi compete semplicemente di formare una lista con i nostri rappresentanti nel consiglio di sorveglianza e poi sara' quello l'organo deputato a valutare come operare per il meglio in maniera collegiale'.

 

 

12- BENESSIA, SU FIDEURAM NON METTIAMO BECCO TOCCA A INTESA...
(Adnkronos) - 'E' una delle questioni che riguardano quel discorso di ingegneria gestionale, su cui la Compagnia non mette becco e non intende farlo'. Cosi' il presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia, ha risposto a chi domandava qual e' la posizione della Fondazione su un'eventuale cessione o quotazione di Fideuram. 'E' una questione che riguarda gli amministratori di Intesa Sanpaolo, lo faranno loro nell'interesse della banca', ha concluso Benessia.

   

 

 

 

 

PASSERA TERRA' LECTIO INAUGURALIS MASTER PUBLITALIA ...
(adnkronos) - L'amministratore delegato di Intesa SanPaolo Corrado Passera terra' la lectio inauguralis del XXII corso del master in Marketing, comunicazione e sales management di Publitalia '80, societa' del gruppo Mediaset. Passera verra' intervistato lunedi' prossimo sul tema "Comunicazione e rilancio dell'economia" dal direttore del Tg5 Clemente J. Mimun, alle 19.30, al Mic di via Gattamelata, a Milano. Interverra' anche l'amministratore delegato di Mediaset e presidente e ad di Publitalia Giuliano Adreani.  

11.11.09

 

PASSERA TORNA A VOLARE TRANQUILLO: FALLIMENTO ZUNINO RESPINTO, INIZIA L'ERA CALABI - TRACANELLA (VICEPRES): “IL TRIBUNALE HA AGITO NELL’INTERESSE DEI CREDITORI” (CIOÈ DELLE BANCHE CHE HANNO SBORSATO CENTINAIA DI MILIONI DI EURO A UN GRUPPO CHE PIÙ TRABALLANTE NON SI PUÒ)…

1- RISANAMENTO: TRIBUNALE RESPINGE FALLIMENTO, PIANO OMOLOGATO...
Radiocor - Il Tribunale fallimentare di Milano ha respinto l'istanza di fallimento della procura di Milano per il gruppo Risanamento, ritenendo che possa prendere la strada per uscire dalla situazione difficile in cui si trova. Contestualmente il collegio presieduto da Filippo Lamanna ha omologato tutti gli accordi tra le societa' del gruppo e le banche creditrici.

 

2- RISANAMENTO: TRIBUNALE MILANO OMOLOGA PIANO E RESPINGE FALLIMENTO...
(Adnkronos) - Il collegio presieduto da Filippo Lamanna ha dato il suo ok al piano di salvataggio sottoscritto dalle banche sia per quanto riguarda Risanamento che per le altre societa' legate al gruppo-Zunino. Nello stesso provvedimento depositato in cancelleria, il tribunale ha bocciato la richiesta di fallimento sollecitata dai pm milanese Laura Pedio e Roberto Pellicano.

 

3- RISANAMENTO:TRIBUNALE,ACCORDI IDONEI CONTRO INSOLVENZA...
(ANSA) - La sezione fallimentare del Tribunale di Milano ha giudicato gli accordi di ristrutturazione del debito proposti dal gruppo Risanamaneto e dal gruppo Zunino tali da superare lo stato di eventuale insolvenza. E' quanto si evince dal decreto, depositato questa mattina, firmato dal presidente della sezione fallimentare, il giudice Filippo Lamanna. Il tribunale dopo aver riunito i procedimenti di omologa e quello prefallimentare ha respinto l'istanza di fallimento presentata lo scorso luglio dai pm Laura Pedio e Roberto Pellicano e ha omologato tutti gli accordi di ristrutturazione ritenendo che gli stessi siano idonei a superare lo stato di crisi in cui versano tutte le societa' dei due gruppi.

 

4- RISANAMENTO: TRACANELLA, TRIBUNALE HA AGITO NELL'INTERESSE CREDITORI ...
(Adnkronos) - 'Il tribunale ha agito nell'interesse dei creditori'. E' quanto ha dichiarato Umberto Tracanella, vicepresidente di Risanamento, raggiunto da poco il tribunale di Milano dove i giudici della seconda sezione civile hanno bocciato la procedura fallimentare richiesta dalla procura e hanno omologato i piani sottoscritti dalle banche per ristrutturare il Gruppo. Un piano che, sottolinea Tracanella, 'e' sufficiente per vincere l'insolvenza'.

 

 

[10-11-2009]

IL LEGALE DI MARRAZZO: "TORNERA' IN RAI, E' UN SUO DIRITTO"...
«Non ha alternative. Piero Marrazzo tornerà a fare il giornalista alla Rai. Non subito. Accadrà nella primavera del 2010 quando lascerà l'incarico di governatore del Lazio. Sì, perché tecnicamente Marrazzo è ancora presidente della Regione. Solo per l'ordinaria amministrazione, ma lo è. Decadrà quando sarà sostituito dal nuovo presidente. Quindi dopo le elezioni regionali previste nel 2010. E tornerà in Rai perché quando fu eletto si mise in aspettativa e ha conservato il diritto al posto».

È quanto dichiara al settimanale "Oggi" (in edicola da domani) Luca Petrucci, l'avvocato che assiste l'ex conduttore di Mi manda Raitre nella vicenda del video-ricatto girato in un appartamento di via Gradoli mentre si intratteneva con un transessuale.

Continua Petrucci: «La carriera politica di Marrazzo è finita, ma ha diritto a riavere quel posto di lavoro che aveva lasciato solo temporaneamente. In attesa che torni in Rai, l'inchiesta giudiziaria che lo vede come vittima di un ricatto o di una rapina verrà chiusa e molte cose saranno finalmente chiarite».

 

IL REGALO DEL TRIBUNALE - I GIUDICI SALVANO RISANAMENTO - PASSERA SALVO (INTESA SANPAOLO esposta per la cifra-monstre di 650 milioni) - CHI TREMA È ZUNINO. TREMA da quando il suo amico e socio Giuseppe Grossi, incarcerato a San Vittore, ha cominciato a riempire pagine e pagine di verbali...

Francesco Bonazzi per "il Fatto Quotidiano"

 

La strategia delle grandi banche s'era già capita da mesi, ma da un paio di settimane coincideva esattamente con la linea che trapelava dal Palazzo di giustizia milanese: separare i destini societari di Risanamento da quelli personali e giudiziari di Luigi Zunino.

Così, quando ieri mattina il salvataggio del colosso immobiliare gravato da tre miliardi di debiti ha ricevuto anche formalmente il crisma di una sentenza del tribunale civile , capace di respingere la richiesta di fallimento presentata dalla procura, le prime cinque grandi banche di casa nostra hanno tirato un gran sospiro di sollievo e hanno fatto festa a Piazza Affari.

Invece da Parigi, dove sempre più spesso risiede, il cinquantenne "tycoon" di Nizza Monferrato ha forse compreso di essere un uomo sempre più solo. Discarcionato in estate dalla guida di Risanamento, ormai amministrata dagli avvocati e dai suoi banchieri creditori, da giorni Zunino sa di camminare sul filo del rasoio. Con esattezza, lo sa dal pomeriggio di mercoledì 21 ottobre, quando il suo amico e socio Giuseppe Grossi, incarcerato a San Vittore, ha cominciato a riempire pagine e pagine di verbali con i pubblici ministeri milanesi Laura Pedio e Gaetano Ruta.

 

Grossi, meglio noto come "il re delle bonifiche ambientali", avrebbe iniziato a parlare dei lavori eseguiti per Santa Giulia, il quartiere milanese che Zunino sognava di costruire da qualche anno e che forse sarebbe già realtà se non fosse per un piccolo particolare: i soldi erano finiti da oltre un anno e i subappaltatori non vedevano più un centesimo.

Ma quello che più preoccupa i legali del finanziere monferrino è il famoso "comparto estero" sul quale lo stesso tribunale civile aveva chiesto maggiori informazioni, casualmente poche ore prima che scattassero le manette ai polsi di Grossi.

Il pool di avvocati di Risanamento, quotata in Borsa e oggi formalmente guidata dal giurista Vincenzo Mariconda, aveva sfornato in 24 ore un centinaio di pagine sull'impero straniero di Zunino. Pochi giorni dopo, arrivò la doccia gelata dell'arresto di Grossi, socio di Zunino in alcune holding estere. E proprio di questi loro rapporti oltre confine avrebbe iniziato a parlare Grossi.

 

In ogni caso la sentenza di ieri, firmata dai giudici Filippo La-Manna, Pierluigi Perrotti e Marianna Galioto, ancorché prudentissima nello spiegare che l'omologa del piano di salvataggio bancario da 800 milioni sarà oggetto di futura e attenta "vigilanza", ha reso felici le banche creditrici. A cominciare da quell'Intesa Sanpaolo che con Risanamento è esposta per la cifra-monstre di 650 milioni, per andare avanti con Unicredit, Banca Popolare di Milano, Monte dei Paschi di Siena e Banco Popolare.

 

Ovvero, i primi cinque gruppi bancari del paese, che sull'ascesa di colui che nell'estate dei "Furbetti del quartierino" ebbe la modestia di definirsi "la formula uno dell'immobiliare", avevano scommesso a piene mani i soldi raccolti con tanta cura dalla propria clientela. Già, perché il fior fiore del sistema creditizio italiano ha fatto a gara, negli anni scorsi e anche in piena stretta creditizia, nel finanziare lautamente il signor Zunino da Nizza.

 

Le banche estere, che invece non sono gravate da "obblighi di sistema" e non devono in qualche modo rispondere alla politica tricolore, sono invece state liquidate rapidamente all'inizio dell'estate, in modo che la maxi grana zuniniana potesse essere interamente gestita con calma e pazienza tra le "mura amiche". Senza il rischio di degenerare in una nuova Parmalat o in un'altra Federconsorzi, per citare due crac certo molto diversi, ma che per la loro natura internazionale ancora spaventano le banche di casa nostra, con tanto di strascichi giudiziari.

Comunque vada a finire questa storia, per l'istituto milanese guidato da Giovanni Bazoli e Corrado Passera, lunedì 10 novembre sarà un giorno da incorniciare. Un giorno nel quale si è evitata una Caporetto creditizia dagli esiti imprevedibili. E un giorno in cui è stata bocciata la linea della procura, secondo la quale il gruppo immobiliare sarebbe controllato di fatto dalle banche e gli altri creditori sarebbero perciò esposti a rischi di "impari" trattamento.

Poi, per una casualità di calendario finanziario, ieri era riunito anche il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo per l'approvazione dei conti dei primi nove mesi del 2009, chiusi con un utile netto di 2,262 miliardi. In calo rispetto ai 3,781 miliardi dell'analogo periodo 2008, è vero, ma di questi tempi è tutto grasso che cola. Come la sentenza del tribunale civile.

 

 

 

[11-11-2009]

 

 

 

 

PASSERA, INTESA SANPAOLO PARTECIPERA' A FONDI PER PMI...
(Adnkronos) - (Dall'inviato Tommaso Gallavotti) - Intesa Sanpaolo prendera' parte al progetto di creare un fondo o piu' fondi, con 3-5 mld di euro in dotazione per aiutare le piccole e medie imprese, per il quale si terra' mercoledi' prossimo al Ministero del Tesoro, il primo tavolo comune tra banche e sistema imprenditoriale. A confermarlo e' l'ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, che questo pomeriggio a Como, nella sede locale della Confindustria, partecipa ad un incontro promosso per presentare un accordo siglato con gli industriali comaschi che mira a fornire credito al sistema produttivo della provincia lariana, attraverso un plafond di 200 mln di euro.

 

'Abbiamo deciso di partecipare', ha risposto Passera a chi gli chiedeva in quali termini e modalita' avverra' la partecipazione della banca ai fondi. Secondo Passera, si tratta di 'un altro pezzetto, a cui pensiamo da tempo, e che pensiamo di mettere insieme agli altri, con gli altri soggetti che devono partecipare'. Secondo Passera, inoltre, quello raggiunto con Confindustria a Como 'e' un accordo importante, che completa quello che stiamo facendo in giro per l'Italia, per venire incontro sia alle tante aziende che continuano a svilupparsi, sia a quelle che hanno in questo momento piu' difficolta'.

 

 

LUSSEMBURGO, PASSERA E PROFUMO NON RIDONO – MARGINI RIDOTTI PER LE CONTROLLATE DI UNICREDIT, MA L’UTILE TIENE. PERDITE MILIARDARIE PER INTESA - (Curioso che per trovare credito in un anno in cui gli sportelli sono stati generalmente chiusi in faccia a chiunque sul territorio italiano, una piccola o media impresa italiana abbia dovuto andare in una banca italiana in Lussemburgo per vedersi stendere tappetini rossi)...

Franco Bechis per "Libero"

I mercati finanziari sono stati una brutta bestia da cavalcare per tutti, nel 2008 come nel 2009. Anche per questo lassù nel Granducato di Lussemburgo i cavalieri italiani sono stati disarcionati nell'ultimo anno tornandosene a casa con le ossa rotte. E' accaduto a Carlo De Benedetti, Luciano Benetton, Luca Cordero di Montezemolo e perfino a Silvio Berlusconi.

Non è andata molto diversamente ai grandi banchieri. Complessivamente gli istituti di credito italiano si sono persi fuori confine qualcosa più di un miliardo di euro. E ad uscire dall'avventura lussemburghese con le ossa un po' rotte è stato proprio uno dei due grandi banchieri italiani, Corrado Passera.

Mentre è andata meglio ad Alessandro Profumo, numero uno di Unicredit group che è riuscito ad attraversare il primo annus horribilis della finanza mondiale perdendo centinaia di milioni di utili ma senza piegarsi all'onta del rosso.

In Lussemburgo Passera aveva tre marchi principali: Eurizon, Fideuram e Intesa San Paolo. Disastrosa la performance di Eurizon Sicav che ha visto deprezzarsi il proprio portafoglio investimenti di 1,3 miliardi di euro, con una caduta del 46,12 per cento rispetto all'anno precedente. Le Sicav sono state fra gli strumenti finanziari più esposti al crollo dei mercati azionari (quasi tutto realizzatosi nell'ultimo trimestre 2008), e infatti non è andata meglio a quella di Banca lombarda (gruppo Ubi banca), che con una raccolta molto inferiore ha comunque lasciato sul campo in Lussemburgo 22,7 milioni di euro.

LE SICAV
Ma non è solo questione di Sicav: per Passera le uniche notizie non negative sono arrivate dai marchi Fideuram del Granducato: la società anonima di gestione è riuscita a risicare un utile di 1,7 milioni di euro e la banca ha chiuso l'anno con 24,6 milioni di utile, addirittura in sensibile aumento rispetto ai 16, 6 dell'anno precedente.

Una performance in assoluta controtendenza: Fideuram bank è riuscita a guadagnare perfino con la gestione degli investimenti finanziari, ottenendo un piccolo utile di 1,3 milioni di euro contro i 3 milioni di perdita del 2007. Fideuram bank ha modificato però notevolmente la sua stessa filosofia di gestione del portafoglio clienti.

A leggere la suddivisione geografica del rischio credito, è quasi raddoppiata in un anno la concessione di credito a clienti italiani da 589,7 a 947,9 milioni di euro), lussemburghesi, belgi e francesi mentre si è ridotta sensibilmente l'attività con la clientela del far east, ritenuta probabilmente meno sicura nell'anno della crisi.

SINGAPORE
Dimezzata l'attività con la clientela di Singapore che un anno prima era la più numerosa (da 604,7 a 308,3 milioni di euro), decimata quella con clientela di Hong Kong, azzerati i rapporti con clienti nord americani (Stati Uniti e Canada). Curioso che per trovare credito in un anno in cui gli sportelli sono stati generalmente chiusi in faccia a chiunque sul territorio italiano una piccola o media impresa italiana abbia dovuto andare in una banca italiana in Lussemburgo per vedersi stendere tappetini rossi, ma meglio così che nulla.

Va in rosso, e non di poco, la holding internazionale lussemburghese di Passera, creata per gestire soprattutto le partecipazioni bancarie e finanziarie soprattutto (ma non solo) nell'Est Europa. La perdita di 48,9 milioni di euro è conseguenza della maxi-svalutazione (301 milioni di euro) dell'investimento francese in Naitixis per cui nell'ambito dello stesso esercizio era anche stato sottoscritto per 59,84 milioni di euro un nuovo aumento di capitale.

Sottoscritto in due tranche da 38,7 e da 56,23 milioni di euro anche l'aumento di capitale di Banca Intesa Belgrado. E' stata aumentata di 18,5 milioni la sottoscrizione nel capitale della Bosnia erzegovina bank. A fronte di tante uscite nel 2008 sono arrivati comunque i dividendi di Sudameris (45,7 milioni) e di VUB bank (55,6 milioni).

Le perdite di Intesa San Paolo holding International sa sono comunque di poco superiori agli utili fatti registrare da San Paolo bank sa che ha chiuso l'anno con un profitto di 41 milioni di euro. Risultato questo non entusiasmanter, e non solo per i 65 milioni di utili fatti registrate l'anno precedente, ma perché gli impieghi della banca sono sostanzialmente crollati, passando da 10 a 3 miliardi di euro.

Non dissimile il ragionamento che si può fare per la galassia Lussemburgo di Unicredit. Profumo in qualche caso è riuscito perfino a migliorare gli utili delle partecipate rispetto al 2007, ma raccolta e fatturati si sono quasi dimezzati. E' accaduto nella Unicredit Luxembourg Finance sa, che ha portato a casa un profitto di 350.997 euro contro i 229.837 dell'anno precedente, ma con attività scese da 174,8 a 126,5 milioni di euro.

EREDITÀ CAPITALIA
Migliorano i risultati e il fatturato di Unicredit International bank Luxembourg, ma qui il motivo principale è la fusione intervenuta con Capitalia luxembourg che ha reso difficili i raffronti reali. Migliorati sia negli utili che nel giro di affari i risultati di Hvb bank sempre controllata da Profumo, che è l'unica testimonianza reale sulla possibilità di fare buoni affari anche in tempo di crisi finanziaria. Miracolo che riesce anche alla lussemburghese della Banca popolare dell'Emilia Romagna, con l'unico prezzo di una lievissima contrazione degli utili.

 

Qualche problema agli istituti di credito italiani in Lussemburgo l'ha naturalmente creato il crack della Lehman, ma le esposizioni dirette non sono particolarmente significative. Nel fallimento della banca americana si sono insinuati Eurizon Capital sa (Passera) per 2,5 milioni di dollari, Fideuram bank Lux (sempre Passera) per 156.577 dollari e la Banca Sella Lussemburgo che si è vista volatilizzare depositi per 3,6 milioni di euro, 561 mila dollari e 152 mila sterline.

 
[19-10-2009]

 

 

 

ZUNINO DI NUOVO BOCCIATO DALLA PROCURA DI MILANO (PASSERA PIANGE, TREMONTI GODE) - IL PIÙ GRANDE FALLIMENTO 2009 STA PER DIVENTARE REALTÀ (INTESA ESPOSTA PER 700 MLN) - RODOLFO DE BENEDETTI SI TIENE ALLA LARGA DALLE POLEMICHE TRA IL PADRE E PAPI - ATTENTI AI SILURI DEL NEW YORK TIMES: LAPIDI CHE PESANO NELL’ESTABLISHMENT INTERNAZIONALE BEN PIÙ DEI TABLOID INGLESI CHE FANNO TITOLONI SUI PETTEGOLEZZI (IL 3/1/1993 SEMPRE PER MANO DEL NEW YORK TIMES FU CONFEZIONATA LA LAPIDE PER ANDREOTTI) - 

 

1 - ZUNINO DI NUOVO BOCCIATO DALLA PROCURA (PASSERA PIANGE, TREMONTI GODE)
Luigi Zunino, l'imprenditore di Nizza Monferrato che una volta si è definito "la Formula 1 del mattone", è finito fuoripista forse per sempre. Oggi la Procura di Milano ha bocciato l'ultimo piano di salvataggio di Risanamento, la società per la quale i magistrati Laura Pedio e Roberto Pellicano hanno bocciato l'ennesimo piano di ristrutturazione presentato dalle banche. Secondo il Tribunale i 70 milioni di euro che sono stati aggiunti per integrare il piano precedente messo a punto all'inizio di settembre, non possono evitare lo stato di fallimento.

E nemmeno bastano a loro avviso i 130 milioni di liquidità che Risanamento ha in cassa perché di questi ben 25 dovrebbero servire a pagare le parcelle delle banche e dei consulenti che da prima dell'estate hanno cercato di rianimare il corpaccione inerme di Risanamento. Il primo tentativo è avvenuto alla fine di luglio quando dopo una riunione di 6 ore negli uffici di Gerardo Braggiotti in Banca Leonardo, le quattro banche più esposte nei confronti di Zunino hanno messo sul piatto 500 milioni.

Di queste banche IntesaSanPaolo è la più esposta (700 milioni) su una massa di debiti di circa 3 miliardi. La decisione di oggi è un colpo durissimo non solo per l'ambizioso immobiliarista amico di Bassolino, Garofano, Coppola e Vittorio Emanuele di Savoia con il quale condivideva le vacanze nella splendida villa di Cavallo in Corsica. La botta più dura va a cadere sulla testa di Corradino Passera, il banchiere ex-McKinsey che le ha tentate tutte per tirar fuori dalle pesti il 60enne immobiliarista di Nizza Monferrato.

I rapporti di Passera e Miccichè con Risanamento risalgono al 2003 quando Zunino comprò dalla famiglia Agnelli l'immobiliare Ipi che poi venne girata un anno dopo al furbetto Coppola. E ancora a settembre quando la Procura di Milano ha concesso una proroga per una nuova edizione del piano, dentro gli uffici di Passera e Miccichè c'era la convinzione che non si sarebbe arrivati alla bocciatura di oggi. Adesso Zunino è andato fuoripista e la safety car di BancaIntesa è ferma nel box.

Il più grande fallimento del 2009 sta per diventare realtà.

2 - ATTENTI AI SILURI DEL NEW YORK TIMES": SONO LAPIDI
I giornalisti americani che lavorano nel grattacielo del "New York Times" costruito da Renzo Piano sulla 52esima strada, ieri pomeriggio si sono rotti la testa a decifrare le parole usate da Berlusconi a Benevento.

Il direttore Bill Keller e i suoi redattori non riuscivano a capire il senso della frase: "la stampa estera sputtana il Paese", perché il verbo "sputtanare" è difficile da tradurre in inglese. Dopo molte discussioni si è capito nel giornale dell'area "liberal" che il Premier italiano accusava la testata di compromettere la "reputation" del Cavaliere dopo l'attacco di venerdì in cui il quotidiano americano ha dedicato un pesante editoriale sulla sentenza della Corte Costituzionale, che suonava come un preciso avvertimento.

E forse non è sbagliato pensare che nella valanga di critiche che la stampa estera sta rivolgendo da settimane al suo comportamento negli affari pubblici e privati, papi-Silvio abbia considerato quella del "New York Times" la freccia più avvelenata.

D'altra parte il giornale che l'anno scorso ha tirato la volata ad Obama contro McCain, quando scende in campo pesa nell'establishment internazionale ben più dei tabloid inglesi della domenica che fanno titoloni sui pettegolezzi.

Per dirla con il titolo dell'ultimo libro di Antonio Tabucchi, "Il tempo invecchia in fretta", ma bisogna fermarsi un attimo per ricordare ciò che avvenne il 3 gennaio 1993 sempre per mano del "New York Times". Quel giorno il quotidiano sparò un attacco frontale al declino di Giulio Andreotti sostenendo che la sua reputazione era stata intaccata da quattro pentiti di mafia.

Chi ha vissuto quegli anni accanto al Divino Giulio potrebbe raccontare che cosa avvenne nell'ufficio di piazza in Lucina dove il presidente lavorava con la fedele signora Enea e il capo ufficio stampa Stefano Andreani. Dopo la lettura dell'articolo Andreotti diventò più terreo del solito e confidò agli amici (tra questi Cirino Pomicino) che il pezzo uscito sul "New York Times" era da considerare una lapide sulla sua carriera politica. Dieci giorni dopo partecipò al programma Mixer di Gianni Minoli e disse testualmente: "finché ci gestiamo in casa le nostre cattiverie posso tacere, ma quando vengono riportate su un giornale autorevole devo reagire".

Ed è quanto ha fatto ieri Berlusconi consapevole della forza del messaggio che anche questa volta parte dal "New York Times" e sembra riflettere il punto di vista dell'Amministrazione di Washington. Non è un mistero che i rapporti di papi-Silvio con il governo del neo-premio Nobel siano improntati a una grande diffidenza.

 

E qui non è solo in ballo Michelle, la muscolosa moglie del presidente Usa, che al G20 di Pittsburg ha rifiutato l'abbraccio seducente del premier italiano, perché l'origine del "disincanto" di Obama risale al 15 giugno scorso quando ricevette Berlusconi a Washington per un caffè e una chiacchierata dopo la quale venne annullata la conferenza stampa. Nemmeno la passeggiata tra le macerie dell'Aquila durante il G8 sembra aver rimesso qualcosa di più di una cordialità formale nel circuito dei rapporti diplomatici tra Washington e Roma.

La materia dell'attrito non è epidermica e a svelarne la natura è stato il nuovo ambasciatore americano in Italia David Thorne quando a metà settembre ha dichiarato la grande preoccupazione della politica americana per la dipendenza energetica dell'Italia e di tutta l'Europa, poi ha aggiunto che gli Stati Uniti sono contenti che Tripoli e Gheddafi abbandonino la strada del terrorismo.

Sono questi i temi caldi che si stanno esaminando al Dipartimento di Stato. In ballo c'è l'asse che Berlusconi ha creato con l'amico Putin per il gasdotto South Stream e la presenza sempre più massiccia dei capitali libici dentro le aziende italiane (l'ultima è Finmeccanica che pochi giorni fa ha portato a casa una commessa da 400 milioni di dollari preludio di una partecipazione azionaria che nemmeno Guarguaglini si è sentito di smentire).

A Palazzo Chigi nessuno tra i collaboratori del premier è in grado di tenere a bada la stampa estera, ma tutti hanno visto il missile del "New York Times" e l'ha visto anche il Cavaliere che non a caso ha usato l'intraducibile verbo "sputtanare".

3 - NO DELEGHE, NO GALLIA
La notizia è quasi certa: Fabio Gallia, il 46enne banchiere alessandrino che occupa la carica di amministratore delegato in BNL Paribas, resterà sulla poltrona di via Veneto.
Nei giorni scorsi si erano infittite le voci di un suo trasferimento a IntesaSanPaolo per diventare direttore generale al fianco di Corradino Passera.

Sembrava che all'orgine dei rumors ci fosse soprattutto il desiderio dei torinesi del SanPaolo di riequilibrare i poteri di Passera dopo la cacciata di Pietro Modiano che nel dicembre dell'anno scorso ha dovuto cedere il passo all'avanzata dei longobardi di Intesa.

In realtà, secondo una ricostruzione più attenta, si dice adesso che l'idea di portare il calvo Gallia da Roma a Milano, sia nata nella testa altrettanto calva dello stesso Passera per arginare le pretese dei torinesi, guidati dal sindaco Chiamparino e dei torinesi della Compagnia di SanPaolo che dentro BancaIntesa hanno il 9,8% del capitale.

La proposta di portare Gallia a direttore generale non sarebbe stata gestita direttamente da Corradino Passera, bensì da Antonio Finotti, l'81enne presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che dentro BancaIntesa siede con il suo pacchetto di azioni del 4,9%.

Viene a cadere così la versione secondo la quale la manovra di piazzare un direttore generale accanto all'esuberante Passera sia stata concepita dai torinesi del SanPaolo che ancora non hanno digerito la fusione con BancaIntesa. E si ridimensiona il ruolo di Angelo Benessia, l'avvocato presidente della Compagnia di SanPaolo che come in tante altre occasioni esce per il momento sconfitto nella sua battaglia.

Non a caso queste manovre hanno ridato fiato al massiccio Enrico Salza, il geometra imprenditore e banchiere che venerdì durante un convegno a Lerici si è dichiarato pronto a conservare la sua carica di presidente del Consiglio di Gestione di IntesaSanPaolo, e a garantire un equilibrio "perfetto" tra i soci di Torino e di Milano.

Sulle ragioni che hanno fatto saltare il trasferimento di Gallia (una creatura inventata da Matteuccio Arpe ai tempi di Capitalia) a Ca' de Sass si dicono molte cose; tra queste che l'uomo di BNL avrebbe chiesto precise garanzie e deleghe pesanti. Nessuno si è sentito di dargliele, tantomeno lo stesso Passera che vuole conservare il timone della banca.

 - RODOLFO DE BENEDETTI SI TIENE ALLA LARGA DALLE POLEMICHE TRA IL PADRE E BERLUSCONI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Rodolfo De Benedetti ha concesso un'intervista al "Financial Times" in cui si tiene alla larga dalle polemiche tra il padre e Berlusconi.

"Mio padre - dice oggi Rodolfo - è più impulsivo, più impaziente e molto intuitivo, ma la disputa tra Berlusconi e la Repubblica deve rimanere tra di loro".
Comunque - conclude il primogenito dell'Ingegnere - Berlusconi non doveva consigliare gli industriali su come si deve indirizzare la pubblicità per i giornali ("è una cosa che un primo ministro non dovrebbe fare").

 
[12-10-2009]

 

 

 

PASSERA VUOL DIRE ALITALIA E ZUNINO - SI SCRIVE ABRAMO-BAZOLI E SI LEGGE ZALESKI - (ECCO PERCHÉ UN TERREMOTO DENTRO LA BANCA MILANESE NON CONVIENE A NESSUNO) - VENDITTI CANTA PER OBAMA - TRANQUILLI, TELEFONICA NON ABBANDONA TELECOM - BAGARRE PER IL COMITATO D'ONORE OLIMPICO: MONTEZEMOLO, MALAGÒ E MONDELLO -

1 - NESSUNO È SENZA PECCATO: SE PASSERA HA SUL GROPPONE ZUNINO E ALITALIA, BAZOLI HA QUEL MACIGNO CHE SI ZALESKI E FORSE QUESTA È LA RAGIONE PER CUI UN TERREMOTO DENTRO LA BANCA MILANESE NON CONVIENE A NESSUNO
Era bella l'immagine scattata ieri nel parco dell'ambasciata italiana a Istanbul con Abramo-Bazoli che chiacchierava sorridente con Corradino Passera e il massiccio Enrico Salza, i due personaggi di IntesaSanPaolo al centro di tanti rumors.

 

La villa si trova in uno dei quartieri più eleganti della città ed è stata anche la sede degli ambasciatori della Serenissima, ed è merito del console italiano, Massimo Rustico, aver creato un momento di relax per i banchieri italiani che insieme ad altri 13mila rappresentanti della finanza mondiale hanno partecipato alla gita sul Bosforo per i lavori del Fondo Monetario.

 

Oltre ad Abramo-Bazoli e ai due uomini di IntesaSanPaolo c'erano anche Alessandro Profumo con il tedesco Dieter Rampl, e il nuovo direttore generale dell'Abi Giovanni Sabatini che ha preso il posto del garibaldino Zadra e comincia con una certa difficoltà a esternare pubblicamente.

L'esternazione è stata facile invece per il 77enne bresciano Bazoli che nella calda serata turca ha finalmente aperto bocca per dire la sua sui Tremonti bond, e lo ha fatto con lo stile del patriarca. Erano mesi che non si pronunciava sulle vicende dell'economia, ed è per questo che le sue parole sono state seguite con grande attenzione dai giornalisti affamati di tramezzini.

Il presidente del Consiglio di Sorveglianza di IntesaSanPaolo ha sparso nel parco Palazzo Venezia dell'ambasciata parole di pace senza rinunciare comunque a un giudizio netto sui famosi bond di Giulietto. Basta con le polemiche - ha detto con voce pacata - le banche hanno tratto beneficio quando i bond sono stati annunciati, ma adesso siamo sicuri di poter camminare con le nostre gambe. I nostri conti sono meglio del previsto e il sistema creditizio italiano è stabile.

 

E mentre i giornalisti smaniavano dalla voglia di divorare i manicaretti del buffet, ha dato la sua botta a Giulietto usando le stesse parole già pronunciate da Carlo Azeglio Ciampi: "se si tornasse ad avere lo Stato nelle banche sarebbe come tornare indietro". Il messaggio è chiaro e spiega da solo le ragioni per cui sia Intesa che Profumo hanno messo i cavalli di frisia davanti a Ca' de Sass e piazza Cordusio, ma ciò che conta nel ricevimento di ieri dentro la sede settecentesca del consolato di Istanbul, è la serenità con cui il patriarca Abramo-Bazoli ha evitato qualsiasi cenno polemico nei confronti di Corradino Passera.

 

D'altra parte anche nella Bibbia si legge che quando Abramo salì sul monte per sacrificare il figlio Isacco, apparve un angelo che fermò il sacrificio.

Abramo-Bazoli di Brescia ha anche lui qualche peccato da scontare, primo fra tutti quelli commessi con l'amico Zaleski, e forse questa è la ragione per cui un terremoto dentro la banca milanese non conviene a nessuno.

 

3 - TRANQUILLI, TELEFONICA NON ABBANDONA TELECOM
Era un po' emozionato il sindaco di Madrid, Alberto Ruiz-Gallardon, quando ieri alla Camera di Commercio di Madrid ha consegnato a Cesar Alierta e Fulvio Conti il premio Tiepolo.

Il sindaco della Capitale spagnola ha 51 anni e dopo aver studiato in un collegio gesuita è diventato primo cittadino grazie all'appoggio del Partito Popolare. Cesar Alierta, il capo di Telefonica, lo conosce bene e ieri si è dimostrato molto orgoglioso di ricevere dalle sue mani il premio Tiepolo che ogni anno viene concesso da una giuria di autorevoli giornalisti.

Dal 1996, cioè da quando è stato istituito, il premio è stato conferito a personaggi come Bernheim, Mario Monti, Tronchetti Provera, Luciano Benetton e Cesare Romiti, cioè a quegli italiani che si sono distinti per i rapporti industriali tra l'Italia e la Spagna.

Per Fulvio Conti, artefice della conquista di Endesa favorita da Romano Prodi e Zapatero, il Tiepolo è la conferma della dimensione multinazionale di Enel ormai presente in 23 paesi; per Alierta è stata invece l'occasione di riconfermare la sua simpatia per l'Italia che l'ha portato al bagno di sangue dentro TelecomItalia.

Eppure ieri, a dispetto di tante chiacchiere sul futuro di Telco (la holding che vede gli spagnoli in maggioranza), il 64enne manager di Saragozza ha ribadito di essere onorato di far parte del cda di Telecom e con una certa sorpresa dei giornalisti presenti ha aggiunto che le famose sinergie tra Telefonica e TelecomItalia "stanno andando avanti".

 

A battergli le mani era in prima fila l'amico di studi Gabriele Galateri di Genola che ha definito gli apprezzamenti di Alierta "molto simpatici". E questa sera durante una cena che si svolgerà a Roma in onore del ministro russo delle Comunicazioni, Galateri spiegherà al querulo viceministro Romani che Telefonica non ha alcuna intenzione di abbandonare l'Italia.

4 - BAGARRE PER IL COMITATO D'ONORE OLIMPICO: MONTEZEMOLO, MALAGÒ E MONDELLO
Mancano 11 anni alle Olimpiadi per le quali il sindaco dalle scarpe ortopediche Alemanno ha candidato la sua città, ma a distanza di tre giorni dall'annuncio, si è aperta un'autentica bagarre tra chi vorrebbe guidare il Comitato promotore.

 

Per alcuni giornali il profilo ideale è quello di Luchino di Montezemolo, l'uomo di Italia '90 che domani si esibirà a Palazzo Colonna per l'esordio della Fondazione "Italia Futura". Il ragazzo dei Parioli ha ben altro per la testa e oggi la sua attenzione è dedicata all'esito del Lodo Alfano che potrebbe accelerare la sua discesa nel campo minato della politica.

Dopo l'autocandidatura di Rana Ranucci e il nome di Giovannino Megalò, ecco spuntare per i Giochi del 2020 la barba incolta di Andrea Mondello, il presidente della Camera di Commercio che da tempo è alla ricerca di una poltrona prestigiosa.

 

Mondello è arrivato a 60 anni e vorrebbe chiudere in bellezza la carriera che lo ha visto ricoprire numerosi incarichi dentro la città dai quali ha tratto gloria e dolori.

 

Questa frenesia dei potenziali candidati sembra davvero prematura, ma non frena le ambizioni e c'è chi addirittura indica la squadra del Comitato promotore. Su "IlGiornale.it" si legge che oltre a i nomi di Montezemolo, Malagò e Mondello ci sono anche quelli di Paolo Barelli, Claudio Barbaro e Alessandro Cochi. La bagarre ha toni provinciali e privi di fondamento perché a dire l'ultima parola saranno Gianni Letta e il sindaco Alemanno autore del grande spoil system del Campidoglio per mano del suo braccio destro (molto destro!) Andrea Augello.

Se poi Mondello dovesse lasciare il suo incarico c'è già chi scrive ("Repubblica") che a prendere il suo posto potrebbe arrivare Innocenzo Cipolletta, l'economista che a giugno del prossimo anno vedrà scadere il suo mandato alla presidenza delle Ferrovie dello Stato.

 

5 - PERCHÉ COBOLLI GIGLI ABBANDONA LA VECCHIA SIGNORA?
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli lunedì prossimo potrebbe lasciare la presidenza della Juventus.

Dopo la sconfitta di Palermo sembrava segnata la sorte di Ciro Ferrara, ma secondo il "Corriere della Sera" (che vede tra i proprietari la Fiat) sembra che il manager prepari l'addio alla società.

Per chi non lo sapesse Cobolli Gigli è un piemontese laureato alla Bocconi, la madre di tutti i sapientoni, che dopo le esperienze in Rizzoli, Rinascente e Mondadori ha conquistato il primato dell'antipatia e della supponenza".

 
[06-10-2009]

I PEGNI DI MONTEZEMOLO PER NTV
(Adnkronos)

''Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori), la società che si candida dal 2001 ad essere il primo operatore privato italiano sulla rete ferroviaria ad alta velocità, ha stipulato sette contratti di garanzia con controparti o banche finanziatrici. Colpisce il primo contratto indicato nella relazione sulla gestione che fa parte del rendiconto consuntivo 2008: "Creation of share pledge", un contratto per il quale "è stato costituito un pegno sul 100 per cento delle azioni della società presieduta da Luca Cordero di Montezemolo''. E' quanto si legge sulla rubrica 2+2 del Foglio.it, il quotidiano on line diretto da Giuliano Ferrara.

ALCUNI DEI SOCI DEL GRUPPO NTV - TRA I QUALI DELLA VALLE, PASSERA, MONTEZEMOLO

''I principali azionisti di Ntv - scrive Michele Arnese su 2+2- sono, oltre a Montezemolo (11 per cento), Diego Della Valle (11 per cento) e Gianni Punzo (11 per cento), Imi Investimenti del gruppo Intesa SanPaolo (20 per cento), la francese Sncf (20 per cento), Generali Financial Holding (15 per cento), Nuova Fourb che fa capo ad Alberto Bombassei (5 per cento), MaIS della famiglia Seragnoli (5 per cento) e Reset 2000 (1,5 per cento) di Giuseppe Sciarrone, ex top manager delle Ferrovie dello Stato''.

''Ma non sono state impegnate soltanto le azioni per l'avvio dell'azienda Ntv. Infatti -conclude il Foglio.it- sono stati ceduti in garanzia alle banche finanziatrici (tra cui Intesa che è socio di Ntv) pure "i crediti esistenti e futuri della società" ed "è stato costituito un pegno sui conti correnti bancari intestati alla società".

2 - CHI FINANZIA L'ITALIA FUTURA DI MONTEZEMOLO
(Adnkronos) -
''Le attenzioni mediatiche sono tutte concentrate sul 7 ottobre, giorno della prima uscita pubblica di Italia Futura, il pensatoio voluto da Luca Cordero di Montezemolo e Corrado Passera. Sarà presentato un rapporto sulla mobilità sociale preparato da Irene Tignali, docente alla Carnegie Mellon University di Pittsburg e una delle menti del think tank diretto dallo storico Andrea Romano. Ma lo staff del centro studi è al lavoro soprattutto a raccogliere adesioni e denaro per le attività di quello che Romano definisce un advocacy group''. E' quanto si legge sulla rubrica 2+2 del Foglio.it, il quotidiano on line diretto da Giuliano Ferrara.

"L'interesse è alto e sono già tanti gli imprenditori che hanno versato le quote o sono pronti a farlo", dice al Foglio.it un industriale che è stato contattato dal movimento con sede ai Parioli. ''I soci benemeriti -scrive Michele Arnese su 2+2 del Foglio.it- hanno versato, o verseranno, oltre 10mila euro. Il nucleo fondante può essere definito di stretta osservanza montezemoliana. Infatti tra gli aderenti della prima ora compare Gianni Punzo, imprenditore campano da tempo legato a LCdM in diverse attività, tra cui la società Ntv (Nuovo trasporto passeggeri), che si definisce il primo operatore privato italiano sulla rete ferroviaria ad alta velocità. Nel capitale di Ntv - oltre a LCdM, Punzo e Diego Della Valle con una quota complessiva del 33,5 per cento - compaiono altri soci che si ritrovano anche in Italia Futura''.

Tra questi il Foglio.it cita anche Banca Intesa e, aggiunge, tra le menti del pensatoio ''spicca anche Carlo Calenda, già in Ferrari e in Sky, oltre che ex direttore Affari internazionali della Confindustria montezemoliana''.

''Non è un caso -osserva Il Foglio.it- che proprio nel sistema confederale Italia Futura trovi un consenso sempre più consistente. E' notorio che tra i soci, e quindi tra i finanziatori, c'è anche Anna Maria Artoni, dell'omonimo gruppo di famiglia nel settore dei trasporti ed ex presidente degli under 35 della confederazione di viale dell'Astronomia. Altri imprenditori di peso che fra i primi hanno risposto alla chiamata montezemoliana ci sono Sandro Buzzi del colosso del cemento Buzzi Unicem e Flavio Repetto di Elah Dofour.

Ma a sorpresa, probabilmente grazie alle entrature di Punzo, è dal Sud che sono giunti i maggiori sì di imprenditori noti e meno noti. E' il caso di Agostino Gallozzi, presidente di Confindustria Salerno, attivo nel settore del trasporto marittimo. E' stato contattato e aderirà a breve - assicura il Foglio.it- pure Nicola De Bartolomeo, presidente di Confindustria Puglia e socio del Bari Calcio.

Se De Bartolomeo non vede aspirazioni politiche nell'iniziativa montezemoliana, di diversa natura è l'entusiastica adesione dell'industriale Massimo Ferrarese, presidente della provincia di Brindisi a capo di una coalizione di centrosinistra con l'Udc''. ''Ma le inclinazioni politiche, se non partitiche- conclude la rubrica 2+2- sono escluse da Romano: né manovre neocentriste né saldatura di spezzoni di politici in uscita dagli attuali schieramenti, "Italia Futura -cone si legge su internet- è una libera associazione di competenze, intelligenze e professionalità che vuole riflettere sul futuro del paese'''.

 
[06-10-2009]

 

 

 

PASSERA UCCELLATO TRA DUE FUOCHI: CAI-ALITALIA E ZUNINO-RISANAMENTO - LA “NUOVA” COMPAGNIA DI BANDIERA, INVENTATA DA CORRADINO FONDENDO AIRONE DI TOTO (GRAN DEBITORE DI INTESA) CON UN'ALITALIA DISASTRATA, STA PRECIPITANDO - IL 15 OTTOBRE SI SAPRÀ SE IL TRIBUNALE DI MILANO ACCOGLIERÀ O MENO LA RICHIESTA DI FALLIMENTO PRESENTATA DALLA PROCURA - SE IL TRIBUNALE SCEGLIESSE LA LINEA DURA, SAREBBE LA VERA CAPORETTO DELLE PRIME CINQUE BANCHE ITALIANE, CHE SULLA ROULETTE ZUNINO HANNO PUNTATO CENTINAIA DI MILIONI. IN TESTA, INTESA ESPOSTA PER 650 MILIONI - BAZOLI PRONTO AD ACCOMPAGNARLO ALLA PORTA SENZA CHE QUESTO FACCIA SCANDALO

 

Francesco Bonazzi per Il Fatto

 

Ha avuto il guizzo del campione, capace di dare il meglio di sè quando sembra chiuso in un angolo. E' quello che giovedì si sono detti alcuni dei più eminenti banchieri cattolici, quando hanno visto entrare nei saloni della Veneranda Biblioteca ambrosiana la sagoma da ex cestista di Corrado Passera.

 

Il capo azienda di Intesa-Sanpaolo ha voluto farsi vedere a braccetto del suo presidente, Giovanni Bazoli, proprio di fronte al "sinedrio" della Fondazione Centesimus Annus. Una contiguità fisica, più da Palazzo romano che da finanza milanese, quella ostentata da Passera con Bazoli, per mostrare anche plasticamente che ai piani alti della Ca' de Sass si fila d'amore e d'accordo.

 

Eppure molti elementi di fatto cominciano a dire che forse la realtà è un po' diversa. Per Passera è alle porte l'autunno più caldo da quando è alla guida della prima banca italiana.

 

La battaglia tutta politica sui Tremonti-bond, la bomba a orologeria del possibile fallimento Zunino, il piccolo Vietnam rappresentato dall'operazione Cai-Alitalia e il redde rationem con gli azionisti torinesi della Compagna di San Paolo sono tutte spine che stanno diventando lame.

All'Ambrosiana, la presenza del laico Passera come relatore era prevista da tempo, ma l'enfasi che l'ex amministratore delegato di Espresso e Poste ha voluto mettere nel presentarsi come "uno di casa" non poteva sfuggire a quella quarantina di piissimi finanzieri.

Personaggi come Ettore Gotti Tedeschi, fresco presidente dello Ior, Carlo Fratta Pasini (Bpi), Giuseppe Guzzetti (Fondazione Cariplo), Roberto Mazzotta (ex Bpm), Aureliano Benedetti (Cassa Firenze) e Giovanni De Censi (Credito Valtellinese) sono tutti uomini cresciuti a banca e Curia.

Contraddistinti da quella sensibilità spiccata per sfumature, simboli e liturgie, nella quale la Chiesa di Roma è maestra indiscussa da un paio di millenni. Ebbene, alla fine del dotto conclave sulle prospettive economiche del Paese, un banchiere di lungo corso si lascia scappare una battuta illuminante: "Abbiamo ascoltato il banchiere di sistema per eccellenza, ma è il sistema del quale è campione che sta cedendo".

Saranno le difficoltà di Silvio Berlusconi, che sulla fantasia di Passera ha costruito il gioco di prestigio del salvataggio di Alitalia e di AirOne in una nuova compagnia. Sarà la guerra sempre più evidente con il ministro Tremonti, che non si aspettava di ricevere lo schiaffo di vedersi respingere gli aiuti di Stato che portano il suo nome.

Sarà la forza crescente della Compagnia di San Paolo e degli Agnelli, che non dimenticano come fino a poco prima dell'arrivo di Marchionne c'è mancato poco che Passera scegliesse per loro perfino il direttore della "Stampa". Insomma, forse è proprio vero che il "sistema" del quale Passera si è eretto a banchiere di riferimento sta perdendo colpi.

LA GUERRA DEI BOND.
Prendiamo le ultime riunioni del consiglio di sorveglianza e del consiglio di gestione di Intesa-Sanpaolo, andate in scena il 30 settembre. In quella sede è passata la linea dura di Passera sui Tremonti-bond, con un "no" secco agli aiuti di Stato.

In consessi abituati all'unanimità più totale - almeno al momento del voto - si sono registrate tre astensioni di peso. Una è arrivata da Marcello Sala, rappresentante della Cariplo di Guzzetti e vicino alla Lega che più ama il ministro. E le altre due sono state quelle di Giuseppe Mazzarello e Pietro Garibaldi, espressione di quella Compagnia di San Paolo che ha nell'avvocato torinese Angelo Benessia il suo dominus indiscusso.

Garibaldi, che è un giovane e brillante economista, ha esposto tutta una serie di considerazioni tecniche che avrebbero consigliato un rinvio o, quantomeno, una linea meno "antagonista" nei confronti di Tremonti.

Ma il problema vero, come racconta un consigliere che naturalmente chiede l'anonimato, sono proprio le regole di gestione: "Non si poteva che votare come ci ha chiesto Passera, perchè se ci si riduce all'ultimo minuto dell'ultimo giorno utile, è chiaro che la discussione risulta accademica".

IL PROBLEMA DELLE DELEGHE.
Già, più che i rapporti con i soci torinesi, che sono diventati il primo azionista con il 10 per cento e chiedono di contare di più, il problema ai vertici di Intesa sembra essere quello dei poteri del management.

Dopo la traumatica uscita di Pietro Modiano, avvenuta a fine gennaio, Passera ha mantenuto per sè tutte le deleghe principali e oggi ha in Francesco Micheli e Gaetano Miccichè i suoi uomini più fidati.

Micheli guida le banche del gruppo e viene dalle Poste, dove aveva gestito la ristrutturazione del personale e la vendita degli immobili. In queste settimane gira voce di un suo ridimensionamento, proprio in chiave di indebolimento di Passera.

Sui giornali è rimbalzato anche il nome di un suo probabile collega-successore, Fabio Gallia. Ma la partita è più delicata e non si può ridurre a un toto-nomine che nelle segrete stanze di Milano e di Torino appare prematuro.

E il motivo è proprio quello che è emerso a margine del voto sui bond tremontiani: le regole. Una battuta che circola in zona Cariplo lo riassume bene: "In questo momento si potrebbe anche chiedere a Passera di assumere Mario Draghi come direttore generale, e lui accetterebbe senza problemi. Tanto, con la governance di oggi, non farebbe toccar palla neppure a lui". Insomma, quello dei nomi sarebbe un falso problema; il nodo vero sono i poteri. E di quello si discuterà nei prossimi mesi.

LA VORAGINE ZUNINO.
Ben più vicino è lo scoglio del possibile fallimento della Risanamento, la holding del costruttore Luigi Zunino che sta annegando sotto il peso di oltre tre miliardi di debiti. Intesa ne è il primo creditore, gli uomini di Miccichè sono stati i grandi mallevatori del discusso finanziere piemontese e il 15 ottobre si saprà se il Tribunale di Milano accoglierà o meno la richiesta di fallimento presentata dalla Procura.

Se il Tribunale scegliesse la linea dura, non sarebbe solo uno smacco per i progetti della nuova grandeur meneghina su Expo e dintorni, ma sarebbe la vera Caporetto delle prime cinque banche italiane, che sulla roulette Zunino hanno puntato centinaia di milioni. La sola Intesa è esposta per 650 milioni, in pole position assoluta.

VOLO ESTREMO.
Secondo quanto risulta al "Fatto Quotidiano", tuttavia, sarebbe il pasticcio della Cai il tappeto più scivoloso per Passera. La "nuova" compagnia di bandiera, inventata dal banchiere comasco fondendo AirOne (discreto debitore di Intesa) con quel che restava di Alitalia, non è mai davvero decollata.

Parte dei sedicenti Capitani coraggiosi che vi erano saliti a bordo per non dispiacere a Berlusconi, o sono già scesi (Marcegaglia), o stanno per farlo. L'estate di Cai è stata all'insegna dei disservizi, anche i risultati economici sono in pesante ritardo rispetto ai piani presentati da Roberto Colaninno e il socio Air France non fa mistero della propria preoccupazione.

In particolare, a Parigi come tra i grandi industriali coinvolti da Passera, monta l'insoddisfazione per l'operato del capo azienda Rocco Sabelli, fortissimante voluto da Passera nonostante le perplessità di Colaninno.

E l'aver mollato Malpensa al suo destino ha messo in difficoltà la Lega e il Pdl del Nord, che al governo contano qualcosa e in Fodazione Cariplo anche di più. Anche qui, il conto potrebbe pagarlo Passera per tutti. L'aver giocato da "salvatore della Patria" che mette capitali, anziché da semplice banchiere che li presta, rischia di essere la pietra d'inciampo finale.

E chi conosce bene Bazoli, come i suoi colleghi della Centesimus Annus, non si stupirebbe più di tanto se l'ultima missione del banchiere bresciano dovesse essere di quelle che a un fervente e mite cattolico vengono meglio. Accompagnare alla porta il figlio prediletto senza che questo faccia scandalo. Se poi, là fuori, per Passera si dovesse spalancare un radioso futuro politico, il capolavoro bazoliano non ne sarebbe minimamente intaccato. Anzi.

 
[04-10-2009]

 

 

 

1- PASSERA E SALZA NEL CARRELLO DEI BOLLITI DI SANT'INTESA - DA EXXOR A EXIT PER CHI SNOBBÒ CON PAROLE FEROCI I COSTOSI TREMONTI BOND - MUCCHETTI, IL PORTA-CROCE DI BAZOLI - L'ASSE CHIAMPARINO-BENESSIA-GIULIETTO
Gli uscieri di IntesaSanPaolo sono terribilmente agitati da ieri sera alle 18 quando hanno letto su Dagospia il flash "MF" che annunciava lo stop della trattativa per la vendita di Banca Fideuram (una perla della cassaforte) alla Sacra Famiglia degli Agnelli.

A renderli ancora più inquieti è la battaglia che si sta svolgendo su due fronti. Il primo è rappresentato dal conflitto sotterraneo ma reale tra l'amministratore delegato Corradino Passera e il 77enne Abramo-Bazoli che non parla e non scrive, ma sembra conservare ancora forte il suo ruolo di Grande Vecchio.

L'altro scontro si sta infiammando invece tra i torinesi del SanPaolo che nell'agosto 2006 hanno dovuto digerire la scalata dei longobardi di Intesa per una fusione che ha lasciato migliaia di morti e feriti.

Adesso i nodi di queste due guerre stanno venendo al pettine anche se non si capisce se il pettine sarà nelle mani di Giulietto Tremonti oppure di qualche altro abile mediatore. Resta il fatto che sul fronte interno alla banca sono iniziate le grandi manovre in vista della primavera 2009 quando si dovranno rinnovare le poltrone del Consiglio di Sorveglianza (presieduto da Bazoli) e del Consiglio di Gestione (presieduto dal massiccio Enrico Salza, la Mole Antoneliana della finanza torinese).

A farne le spese dovrebbe essere soprattutto Corradino Passera, il banchiere ex-McKinsey che sulla scrivania ha accumulato un'infinità di dossier bollenti e si agita come una trottola nel circuito della politica. È lui l'uomo che ha messo in piedi la cordata dei patrioti italiani per l'Alitalia sulla quale oggi i giornali spendono parole buone, ma di cui non si conosce affatto il reale stato di salute.

CORRADO PASSERA GIOVANNA SALZA

Ed è sempre lui, il comasco Corradino, che si trova alle prese con le vicende dell'immobiliarista Zunino e di Delta, la società bolognese controllata dalla Cassa di Risparmio di San Marino, il piccolo stato dove si sente un forte odore di manette.

Ma non basta, perché Corradino ha messo i piedi dentro le iniziative industriali di Luchino di Montezemolo per l'Alta Velocità e i traghetti, e poi ha costruito con Gerardo Braggiotti il progetto di vendita di Fideuram alla Exxor degli Agnelli.

Su questa operazione si può dire tranquillamente che per il momento Corradino ha sbattuto la faccia perché non ha fatto i conti giusti con il fronte interno della sua banca, guidato da taciturno Bazoli che lo ha stoppato. L'operazione per il momento è rinviata sine die e vengono così a mancare quei 3 miliardi di euro senza i quali bisogna vendere altre perle della cassaforte oppure raccattare i costosi Tremonti bond.

Secondo l'indiscrezione contenuta in un articolo di Massimo Mucchetti che appare oggi sul "Corriere della Sera", la spaccatura è avvenuta martedì a Milano quando i big di Ca' de Sass si sono ritrovati per ascoltare Giovanni Bazoli. Il pezzo del giornalista, che gli spioni di Telecom chiamavano "mucca pazza", è interessante per molti motivi, ma soprattutto perché fa capire come l'editorialista di via Solferino abbia assunto il ruolo di porta-croce di Abramo-Bazoli, un personaggio che come Cesarone Geronzi non ha alcuna voglia di perdere il tempo al luna park con i nipotini.

Ed è proprio Mucchetti che mette allo scoperto il secondo conflitto sul quale si deve misurare Corradino Passera, cioè quello che contrappone i sabaudi del SanPaolo con i longobardi di Intesa.

Nella città della Fiat c'è un uomo, Angelo Benessia, che da quando è stato eletto nel giugno dell'anno scorso al timone della Compagnia di SanPaolo (primo azionista con il 9,8% di Intesa) ha tutta l'aria di voler pareggiare i conti con lo sfregio subito nella fusione tra la banca di Torino e quella di Milano.

lap012 micheli ligresti zunino

Il 68enne avvocato torinese è un collezionista di cariche (tra l'altro è stato consigliere di Fiat e di Telecom dove ha creato non pochi problemi) e sembra aver capovolto i rapporti di forza che vedevano Enrico Salza troneggiare da decenni nel gotha della finanza locale.

In questo gotha Benessia, che sembra godere della fiducia di Tremonti, si è fatto largo creando un asse con il sindaco Sergio Chiamparino, che per la sua carica istituzionale e politica segue con passione le vicende della Compagnia SanPaolo. Anche Mucchetti nel suo articolo conferma il feeling tra il sindaco e l'avvocato, ma non scrive ciò che Dagospia ha appreso dagli uscieri della prima banca italiana che danno per "cotto" Enrico Salza, l'uomo che aveva snobbato con parole feroci i costosi Tremonti bond.

In questo clima rovente due uomini sono sulla punta del missile: il primo è il 72enne Salza, diplomato geometra, che probabilmente dovrà lasciare la sua carica dopo l'approvazione del bilancio di quest'anno. Il secondo è Corradino Passera, l'uomo affogato nei dossier caldi di cui probabilmente ha parlato durante l'incontro super riservato della settimana scorsa con Massimo D'Alema e Mario Draghi.

RATZINGER E BERTOLASO

La riunione è stata smentita soltanto in maniera ufficiosa, ma partite delicate come quelle di Delta che toccano l'universo "rosso" della Romagna e le presunte inadempienze della Sorveglianza di Bankitalia, sono ragioni sufficienti per confermarne l'attendibilità.
Per gli uscieri di IntesaSanPaolo ne vedremo delle belle.

2- LA SOCIETÀ FRANCESE SANOFI AVENTIS HA MOLTA "INFLUENZA A" SU BERTO-LISO SEMPRE-PRONTO

Le mamme di tutta Italia possono stare tranquille. La terribile influenza A sulla quale è stata costruita una grancassa mediatica da fine del mondo, ha trovato un nemico formidabile in Guido Bertolaso, il capo della Protezione Civile che gareggia con Papi-Silvio per il titolo di Superman. È di oggi la notizia che l'uomo dei terremoti e della spazzatura ha ordinato l'acquisto di 24 milioni di dosi di vaccino contro la nuova pandemia.

Si tratta - come scrive Carla Massi sul "Messaggero" - di un primo quantitativo su un totale di 48 milioni che serviranno all'Italia nei prossimi mesi. L'aspetto curioso è che superGuido ha acquistato le dosi dalla filiale italiana di Sanofi Aventis, una delle più grandi aziende farmaceutiche del mondo, che in Italia ha 3.400 dipendenti e cinque stabilimenti.

Uno di questi si trova a Scoppito, la località colpita dal terremoto, ed è questa la ragione per cui all'indomani del sisma l'azienda farmaceutica ha destinato 14 milioni di euro di cui 8 sono serviti per rimettere in sesto il proprio stabilimento e altri 6 per costruire le residenze distrutte dei propri dipendenti.

In una vicenda grave come quella dell'Abruzzo il "do ut des" tra Bertolaso e la francese Sanofi Aventis non è un volgare baratto paragonabile a quelli avvenuti nel salvataggio Alitalia tra il governo e le società di alcuni patrioti italiani (prima fra tutte Autostrade). Resta il fatto che il mondo delle case farmaceutiche si chiede se nella procedura seguita da superGuido siano state rispettate le regole delle gare italiane ed europee.

3- RICICCIA L'OPUS DEI CON GOTTI TEDESCHI E NAVARRO VALLS VA ALLA RISCOSSA - LA CONTROFFENSIVA DI BOFFO - BERTONE STANCO DI BAGNASCO

Il mondo dell'Opus Dei rialza la testa in Vaticano dopo la nomina allo IOR di Ettore Gotti Tedeschi, un uomo ex-McKinsey che fino a ieri ha rappresentato in Italia il banco spagnolo Santander e ha fatto parte dello staff di Giulietto Tremonti.

sgotti tedeschi

A rendere merito di questa scelta è il "Wall Street Journal" di oggi che sottolinea il ruolo del banchiere piacentino che, secondo il giornale americano, avrebbe contribuito a scrivere l'ultima enciclica del papa sull'economia globale.

Esulta l'Opus Dei che finalmente rimette fuori la testa e lo fa con un personaggio di primordine in grado di riaffermare la potente lobby nelle stanze vaticane. Questa operazione dovrà servire anche per voltare pagina dopo la vicenda del direttore dell'"Avvenire" Dino Boffo.

E non è un caso se oggi sul "Sole 24 Ore" mette fuori la testa Joaquin Navarro Valls, il medico giornalista che ha diretto la Sala Stampa vaticana per 22 anni ed è considerato il numero 1 dell'Opus Dei in Italia.

L'ex-portavoce di Wojtila parla dalle colonne del "Sole 24 Ore", il giornale sul quale tre settimane fa ha pubblicato un articolo pieno di allusioni alla dignità morale dei leader di governo. L'aspetto interessante della sua intervista non è solo nel linguaggio tipico degli uomini McKinsey che lo porta a dire "la Chiesa non è una Corporation" ma l'insistenza con cui ritorna sul tema della comunicazione che sembrava aver dimenticato dopo l'uscita dalla Sala Stampa vaticana.

Sembra quasi che Navarro voglia mettere il piedino dentro una materia che è esplosa con il caso Boffo anche se a suo dire è stato "un caso più attinente alla dimensione etica del giornalismo che alla politica". Il suggello finale della sua intervista è un elogio sperticato al presidente dei vescovi, Angelo Bagnasco, di cui Navarro sottolinea "il pensiero analitico, brillante ed incisivo".

Oltretevere c'è chi stamane ha letto la sortita del 72enne uomo dell'Opus Dei come una sorta di autocandidatura a mettere a posto i frammenti di quel sistema della comunicazione che è stato sconvolto dall'ex-direttore dell'"Avvenire". Quest'ultimo peraltro non sta con le mani in mano e in ritiro nella sua Treviso organizza la sua controffensiva cercando appoggio nei personaggi che lo hanno sempre appoggiato.

Il primo di tutti si chiama Vittorio Sozzi, un uomo riservato e fedele che si è fatto strada conquistando un posto nel cuore di Boffo tanto da essere nominato direttore del "Progetto culturale", un organismo costituito nel 1997 dentro la Segreteria della Cei come centro di riferimento per i diversi soggetti impegnati nella comunicazione della Chiesa.

Questo Sozzi, così anonimo e discreto, ha allungato le ali sulla cassaforte dei media dei vescovi dove all'interno si ritrovano il carrozzone "Sat 2000", "Radio in Blu", l'"Avvenire" e la rete di 150 settimanali cattolici diocesani. Purtroppo Boffo e il suo uomo perdono tempo perché Navarro e l'Opus Dei sono partiti alla riscossa.

PS - Corre voce che Bertone si sia stancato (eufemismo ecclesiale) di certe intemperranze del presidente dei vescovi Bagnasco: exit strategy anche per Eminenz?

4- AVVISO AI NAVIGANTI DELLA COSTA CROCIERE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che l'ordine dei giornalisti della Liguria è in grande subbuglio. Nei giorni scorsi il presidente ha chiesto alla società di navigazione Costa Crociere di conoscere i nomi dei giornalisti che in occasione del varo di due nuove navi (Luminosa e Pacifica) sono stati ospitati per una minicrociera gratuita.

Il vertice della compagnia di navigazione si è rifiutato finora di fornire l'elenco dei privilegiati e in un comunicato pieno di imbarazzo ha risposto che la minicrociera non è affatto scandalosa perché consente di conoscere il prodotto "in alcuni momenti conviviali e di relax".

[24-09-2009]

 

 

L’AD DI INTESA DEVE ESCOGITARE L’EXIT STRATEGY ) - ALLE CORDE PER IL CRAC ZUNINO, IL CASO AGRICOLE, ALI-CAOS E IL FORCING DI BENESSIA - IL SUPERVISORE DELLO TSZUNINO è FRANCESCO GRECO - TREMONTI SI FREGA LE MANI

1 - Passera furioso sul piede di guerra contro l'Agricole
francesco manacorda per La Stampa

Corrado Passera scende sul piede di guerra contro il Credit Agricole, socio del gruppo con il 5,8%. Nella riunione del consiglio di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo, ieri a Torino, il consigliere delegato della banca ha esposto ai rappresentanti dei soci i termini di quello che si sta profilando come uno scontro tra il management della banca e i francesi, dopo che tre mesi fa questi hanno siglato un patto di consultazione - poi trasformato in una versione più leggera - con le Generali.

E ai consiglieri Passera ha anche esplicitato l'intenzione di far valere le ragioni della banca, adottando un passo formale - potrebbe essere una lettera - ai soci francesi. Una posizione, la sua, condivisa dal presidente del consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli, al quale spetta per statuto tenere i rapporti con gli azionisti e che dovrebbe quindi essere la figura che prenderà qualsiasi iniziativa verso l'Agricole.

Questo nonostante in una fase iniziale, secondo alcune fonti, sia Passera sia Bazoli non fossero ostili all'accordo tra il socio francese e quello triestino. All'ordine del giorno del doppio appuntamento di ieri - prima del consiglio di sorveglianza c'è stato quello di gestione - anche la vicenda Zunino, dove Intesa-Sanpaolo è la banca più esposta.

Passera ha spiegato che di fronte alla situazione delicata di Risanamento stanno anche attivi di grande valore - nell'ultima trimestrale il loro valore è indicato in oltre 4 miliardi - e che per il momento non ci sono decisioni operative da prendere. La settimana prossima, il 28, si terrà un nuovo consiglio di gestione, ufficialmente perché ieri non si è riusciti ad esaurire l'elenco di argomenti in programma.

Di fatto il nuovo appuntamento consentirà all'intero consiglio di riesaminare il caso Risanamento, sul quale, secondo alcune fonti ieri Passera avrebbe chiesto - senza ottenerla - la delega per operare. Per quel che riguarda il rapporto con i soci francesi il problema è presto detto: in base agli impegni presi nel 2006 dallo stesso Passera con l'Antitrust, al momento della fusione tra Intesa e Sanpaolo, il patto che coinvolge l'Agricole e il fatto che i francesi non siano ancora scesi sotto il 5% del capitale e non intendano scendere sotto il 2% per fine 2009 sono entrambi elementi suscettibili di attivare le sanzioni della stessa Autorità garante della Concorrenza proprio contro Intesa-Sanpaolo.

La mossa dei francesi, che in questo modo vogliono evitare di svalutare la partecipazione nella banca italiana, potrebbe dunque avere come effetto un multa, che può andare da 500 milioni a 5 miliardi, alla stessa Intesa-Sanpaolo. Così il presidente del consiglio di gestione Enrico Salza ha già ventilato la possibilità di rivalersi sui firmatari del patto in caso di multa.

A dare definitivamente fuoco alle polveri sono state alcune rivelazioni dei francesi la settimana scorsa. Fonti vicine all'Agricole hanno infatti spiegato a La Stampa che il 20 dicembre 2006 avevano spedito una lettera alla stessa banca Intesa, in procinto di fondersi con il Sanpaolo, e all'Antitrust, annunciando che viste le condizioni non riteneva «di poter avallare gli impegni assunti da Banca Intesa».

L'esistenza della lettera è stata confermata dal direttore generale dell'Agricole Jean Frédéric De Leusse in un'intervista al Sole 24 ore. Ma sempre lo stesso quotidiano ha poi rivelato che nel gennaio 2007, in una memoria all'Antitrust europeo l'Agricole dava sostanzialmente per accettate le condizioni dell'Autorità italiana alla fusione.

Non è un caso, così, che ieri Passera abbia particolarmente insistito su quel documento presentato dai francesi a Bruxelles. Per quel che riguarda le Generali, i cui rappresentanti non partecipano più alle riunioni degli organi di Intesa-Sanpaolo da quando è stato firmato il patto, ieri è stato spiegato che per ora a Trieste non verrà fornita alcuna informativa sul tema dei - difficili - rapporti con l'Agricole.

2 - L'AD DI SANT'INTESA DEVE ESCOGITARE L'EXIT STRATEGY: IL DOSSIER ZUNINO, IL CASO CRÉDIT AGRICOLE E IL FORCING TORINESE DI BENESSIA
Da "Il Foglio"o

Non sarà un'estate facile per Corrado Passera. Il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo si trova a dover disinnescare mine piazzate su più fronti. C'è la grana dell'esposizione verso la galassia dell'immobiliarista Luigi Zunino e c'è la vicenda del patto siglato tra il Crédit Agricole e Generali sulle azioni di Ca' de Sass. D'altronde, si sa, i guai arrivano tutti insieme.

I problemi di Passera con il gruppo immobiliare Risanamento che fa capo a Zunino si trascinano da tempo: per salvare i finanziamenti, le banche creditrici (Intesa con 476 milioni ma anche Unicredit e Banco Popolare con importi inferiori), hanno concesso in un anno ben due prestiti da 150 e 75 milioni e persino una dilazione su 1,1 miliardi di debiti con l'obiettivo di permettere la ristrutturazione del gruppo. Dopo una crescita finanziata a debito, infatti, la società si è ritrovata schiacciata da quasi tre miliardi di debiti in un mercato immobiliare bloccato per la crisi.

Ma ora la bomba rischia di scoppiare in mano. La procura della Repubblica di Milano, infatti, ha chiesto il fallimento di Risanamento (l'udienza è fissata per il 29 luglio). Intesa, che ha tra l'altro in pegno oltre il 10 per cento delle azioni, è al lavoro in queste ore, insieme agli altri istituti, per elaborare un nuovo piano che permetta la sopravvivenza del gruppo e, di conseguenza, di non iscrivere tra i prestiti in sofferenza i crediti verso il gruppo Risanamento.

Per questo le banche sperano di scongiurare l'ipotesi fallimento. Effetti collaterali della crisi, si dirà. Oppure effetti indiretti di quel concetto di banca di sistema al centro della strategia di Intesa degli ultimi anni che ha portato il gruppo ad avere una esposizione creditoria verso grandi società partecipate.

Passera si trova a dover maneggiare con cautela anche il groviglio che ruota attorno ai francesi del Crédit Agricole.

Ca' de Sass rischia infatti una multa tra i 500 milioni di euro e i 5 miliardi di euro perché il suo azionista Crédit Agricole non scende, come pattuito con l'Antitrust, al di sotto del 5 per cento, e anzi si allea con Generali rafforzando il nucleo azionario con un accordo di consultazione. Per l'Antitrust l'accordo viola gli impegni presi da Intesa al momento della fusione tra la stessa Intesa e Sanpaolo Imi: la discesa dal 5,8 per cento al 2 per cento dell'azionista Crédit Agricole in seguito all'acquisizione di Friuladria e Cariparma da Intesa.

Ma i francesi non hanno alcuna intenzione di vendere le azioni Intesa agli attuali prezzi e hanno la necessità di far risultare a bilancio tale partecipazione come strategica per non svalutare la quota con un impatto negativo sul loro conto economico. Proprio per evitare la svalutazione hanno escogitato l'idea del patto. Idea che, secondo la ricostruzione del Foglio, era ben vista dallo stesso Passera che ne ha seguito gli sviluppi.

Un fronte unito sull'asse Parigi-Trieste fa comodo al banchiere per contrastare l'ascesa della Compagnia di San Paolo presieduta da Angelo Benessia (che ha il 9,89 per cento di Intesa) vieppiù difensore della torinesità della banca dopo l'uscita del torinese Pietro Modiano entrato in rotta di collisione con Passera. Il forcing di Benessia ha come obiettivo principale, notano ambienti finanziari, la presidenza del consiglio di gestione di Intesa ora ricoperta dal torinese Enrico Salza.

La presenza di Salza ha un ruolo di garanzia equilibratrice per il vertice. Se Salza sarà sostituito, non si escludono ulteriori cambiamenti. Alcune avvisaglie vanno in questa direzione. I rappresentanti di San Paolo nel comitato di controllo interno stanno per chiedere conto al management dell'impasse sul caso Crédit Agricole e di alcune mancate comunicazioni.

 
[22-07-2009]

USO, ABUSO E MANCUSO. VITE E OPERE DEL BANKSTER CARO A PASSERA E odiato DA PROFUMO - SOCI DEL SUO FONDO Equinox: Ligresti, Intesa, Zaleski, Fininvest, Marcegaglia, PIRELLI - BANCHE IN "CRISI": ZUNINO ha avuto 35 € di prestito per ognuna di capitale proprio! - IL trio Tremonti-Rossi-Greco è il Nemico Pubblico delle GRANDI banche italiane? -

 

Massimo Riserbo per Dagospia

Con circa quattro miliardi di euro incagliati nel gruppo Zunino, ai piani alti delle principali banche italiane ci sarebbe poco da ridere. Ma basta parlare con qualche pezzo grosso di Intesa-Sanpaolo (la più esposta con il costruttore piemontese), o di Unicredit e Monte Paschi, per scoprire che anche in questa (ennesima) tragedia bancaria c'è spazio per il buon umore.

A suscitare l'allegria è la magnifica storiella che Mf racconta da due giorni ai suoi lettori, secondo la quale sarebbe stata la moglie di Zunino a scegliere come consulente Salvatore Mancuso, il famoso risanatore messinese che per la Procura di Milano sarebbe invece "l'amministratore di fatto" di questo nuovo Buco con le banche intorno.

Che Mancuso sia l'inviato delle banche in casa Zunino, a Milano lo sanno anche i sassi della Ca' de Sass, e del resto non c'è proprio nulla di male. A cominciare da Intesa, dove regnano i suoi amici (e soci) Corrado Passera e Gaetano Miccichè, è assolutamente comprensibile che gli istituti che hanno pompato così tanti soldi nelle avventure di Zunino abbiano un loro uomo in Risanamento. Se poi Mancuso abbia tramato per salvare i suoi danti causa e danneggiare gli altri creditori, lo stabilirà il pool guidato da Francesco Greco.

Se invece addirittura sarà proprio Mancuso l'uomo scelto come prossimo amministratore delegato di Risanamento, anche qui non ci sarebbe troppo da stupirsi. Al di là della simpatica sfida ai pm, del tipo "Voi dite che Mancuso è amministratore di fatto, allora noi lo nominiamo amministratore anche di diritto", nessuno può negare che "il consulente della moglie" sia uno dei più abili banchieri d'affari della Penisola.

Sessant'anni, messinese, solide amicizie con Salvatore Ligresti, Ignazio La Russa e Totò Cuffaro, Mancuso ha iniziato a lavorare a soli 21 anni alla Sicilcassa. Il grande salto nella finanza lo fa negli anni Ottanta con i Cantieri navali Rodriquez, quotati in Borsa e poi rifilati alla Cameli con disastro finale per i piccoli azionisti della società genovese.

Nel '94, il primo governo Berlusconi lo nomina alla guida del carrozzone Iritecna, ma anche lì dura poco. Nel 2001 crea però il Fondo Equinox, con sede in Lussemburgo e base operativa a Milano. Con Equinox Uno e Due raccoglie centinaia di milioni e si mette in casa soci come Ligresti, Intesa, Zaleski, Fininvest, Pirelli, Impregilo e da ultimo perfino Marcegaglia.

Al fianco degli amici Passera e Miccichè mette a punto il salvataggio Alitalia e diventa vicepresidente della nuova compagnia. Non prima di essersi associato alla Mittel di Giovanni Bazoli per salvare i furbetti bresciani della Hopa, ovvero Gnutti e compagni. Insomma, sarà anche stimato dalla moglie di Zunino, ma forse non è da lì che sono partite le fortune di Mancuso.

L'unico vero nemico di Mancuso è Alessandro Profumo, che nel 2007 lo ha fatto fuori dal Banco di Sicilia, dove regnava per conto della Regione Sicilia. Avendo entrambi lo stesso carattere garbato e ragionevole, unito a una naturale modestia, non poteva che finire a cornate.

Ma pensare che la partita Zunino possa ridursi a un consumarsi di vendette tra Profumo e Passera, con di mezzo il duo Mancuso-Miccichè, sarebbe riduttivo. Così come sarebbe forse esagerato vedere in un ipotetico trio Tremonti-Guido Rossi-Francesco Greco il Nemico Pubblico delle principali banche italiane.

La verità è che ci sono due problemi oggettivi, e non soggettivi, nella mega-magagna Zunino.

Se si fa fallire Risanamento, con almeno 2,9 miliardi di impatto negativo sulle banche creditrici, emergeranno seri problemi nei bilanci e nella stabilità di Intesa, Unicredit, Montepaschi e Banco Popolare (con effetti subito visibili nei coefficienti Tier1 e Tier2). E a quel punto anche il governatore Mario Draghi dovrà dire, e soprattutto fare, qualcosa.

Ma se le banche continueranno a pompare soldi nelle esangui vene zuniniane per evitare il fallimento, non si potrà tacere oltre lo scandalo di un imprenditore che in tempi di stretta creditizia ha già avuto 35 euro di prestito per ognuna di capitale proprio. Come lo si spiega alle migliaia di imprenditori molto più sani che ogni giorno si vedono sbattere la porta in faccia dai Signori del Credito? Li difenderà Emma Marcegaglia, socia in Equinox Due? Li difenderà Tremonti, poi costretto a emettere nuovi Tre-Bond per puntellare la solidità delle banche?

2 - Risanamento: nell'inchiesta c'e' la regia di Francesco Greco
Il capo del pool finanziario segue indagini passo dopo passo
(Il Sole 24 Ore Radiocor del 20 luglio) - Il procuratore aggiunto Francesco Greco segue personalmente l'inchiesta dei Pm Roberto Pellicano e Laura Pedio su Risanamento. Il capo del pool reati economico-finanziari della Procura di Milano, secondo quanto risulta a Radiocor, e' impegnato in prima fila nelle indagini e ha seguito passo dopo passo ogni tassello del provvedimento con cui i Pm hanno chiesto l'istanza di fallimento del gruppo immobiliare. Proprio per questo, sostengono alcuni dei banchieri impegnati nel dossier, e'
necessaria una svolta che segni la discontinuita' con la gestione Zunino. E' intanto ancora in corso il consiglio di amministrazione di Risanamento che e' iniziato poco dopo le 18.

 
[22-07-2009]

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

VEDI PREZZI BENZINA CLICCA QUI

ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Creato Lunedì, 26 Settembre 2011 11:52

Scritto da Lisa Vagnozzi

Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

1. Caitlyn Larsen

Caitlyn è un bambina di 10 anni di Orogrande, New Mexico. Un giorno, guardando fuori dalla finestra della sua cameretta, si è accorta che sul fianco di una montagna vicina si stava aprendo uno strano buco. Indagando, Caytlin ha scoperto che si trattava di una nuova cava mineraria. A questo punto, la ragazzina ha preso carta e penna e ha scritto ai giornali, per raccontare come quei lavori di scavo stessero devastando il paesaggio intorno alla sua città. La lettera non è passata inosservata ed è finita sulla scrivania del direttore della New Mexico Mining and Mineral Division, che ha convinto la società a bloccare le perforazioni: la montagna di Caitlyn è salva!

2. Birke Baehr

A soli 11 anni Birke ha le idee molto chiare in tema di alimentazione: è infatti un convinto paladino del biologico ed è diventato protagonista di incontri nelle scuole americane, per raccontare la propria esperienza e sensibilizzare i coetanei, invitandoli a riflettere sul valore nutrizionale di ciò che mangiano, sugli OGM e sull’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive nelle coltivazioni.

3. Olivia Bouler

Ricordate il disastro della Deepwater Horizon, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Di fronte a tanta devastazione ambientale, l’undicenne Olivia ha deciso di darsi da fare in prima persona, collaborando con la National Audubon Society per vendere i disegni degli esemplari di uccelli più colpiti dalla marea nera. La vendita ha fruttato oltre 200.000 dollari, che sono stati devoluti ad azioni di ripristino degli ecosistemi del Golfo. In occasione del primo anniversario dell’incidente, Olivia ha anche pubblicato un libro, perché quanto accaduto non venga dimenticato ma rappresenti un monito per il futuro.

4. Cole Rasenberger

A 8 anni Cole si è impegnato attivamente per salvare le foreste della sua regione, nel North Carolina, coinvolgendo numerosi coetanei della propria scuola. La sua iniziativa è stata di una semplicità estrema: i bambini hanno inviato delle cartoline firmate alle catene di fast food per chiedere loro di passare a packaging riciclati e sostenibili. La mobilitazione ha centrato un obiettivo importante, ottenendo risposte ed impegni da un colosso del settore, McDonald’s. Successivamente, gli sforzi di Cole si sono concentrati su una seconda catena, la KFC: l’azienda ha ricevuto direttamente dalle mani del bambino ben 6.000 cartoline, grazie al coinvolgimento degli allievi di altre scuole elementari della zona, ma al momento non ha offerto riscontri positivi. L’importante, però, è non mollare!

5. Mason Perez

 

A 9 anni Mason ha fatto una constatazione di una semplicità disarmante: si è reso conto che il getto d’acqua che scaturiva dai rubinetti del bagno della scuola, del campo di baseball, dei negozi e delle case della sua città era inutilmente forte. Per questo, ha scritto al sindaco chiedendogli di abbassare la pressione dell’acqua nelle tubature, ottenendo un risparmio idrico calcolato tra il 6% e il 25%.

6. Ashton Stark

 

A 14 anni Ashton ha deciso che era ora di tagliare le emissioni di CO2 della propria famiglia: con questo obiettivo, ha preso la vecchia auto dei nonni, parcheggiata in garage a prendere polvere, e l’ha dotata di nove batterie da golf cart. Ora la vecchia auto può viaggiare ad una velocità massima di poco più di 70 km/h – non molto, ma sufficiente per spostarsi in città – senza emettere anidride carbonica.

7. Severn Suzuki

Nel 1992, a soli 12 anni, Severn promosse una raccolta fondi con la Environmental Children's Organization (ECO), un gruppo di bambini ecologisti da lei fondato 3 anni prima, per poter prendere parte al Vertice della Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro. Qui, in soli sei minuti e con parole semplici, schiette ed efficaci, Severn espresse il punto di vista di una bambina sui maggiori problemi ecologici, zittendo (momentaneamente…) i potenti del mondo. Oggi, a 30 anni, Severn continua nel suo impegno a favore della tutela dell’ambiente, collaborando con The Skyfish Project.

8. Felix Finkbeiner

A 9 anni, dopo una lezione della sua maestra sulla fotosintesi clorofilliana, Felix decise di piantare un piccolo albero sul davanzale della finestra della sua classe, per poi esclamare, con quell’entusiasmo genuino tipico dei più piccoli, Pianterò un milione di alberi in Germania. Oggi Felix ha 13 anni e, al motto Stop talking! Start planting!, ha superato il suo obiettivo: ha infatti piantato il milionesimo albero il 4 maggio 2011. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti politici e Ministri dell'Ambiente di ben 45 nazioni.

Piccoli grandi uomini da cui i "veri" grandi dovrebbero prendere esempio.

 

 

Creato Martedì, 12 Giugno 2012 16:47

Scritto da Marta Albè

Tra Ottocento e Novecento furono messe a punto alcune invenzioni che avrebbero potuto rivelarsi in grado di rivoluzionare la nostra esistenza odierna.

Se l'auto ecologica progettata da Henry Ford o l'automobile a corrente alternata ideata da Nikola Tesla fossero state prodotte su larga scala decenni fa, forse in questo momento non ci troveremmo a condurre guerre spietate per il possesso del petrolio necessario alla produzione del carburante che, secondo Ford, avrebbe potuto essere ricavato in ingenti quantità a partire dai vegetali. Lo stesso Tesla fu in grado di creare un motore elettrico ad emissioni zero e di ricavare energia sfruttando le correnti elettriche della Terra. A due donne si devono invece l'invenzione del primo sistema antinquinamento e di un dispositivo per rendere potabile l'acqua di mare grazie ai raggi solari.

Senza stare a sindacare sul "perché" queste invenzioni non abbiano trovato seguito, proviamo a ricordarle e a omaggiarle affinché siano da spunto per un reale cambiamento di rotta, anche alla luce delle recenti scoperte tecnologiche.

1) Energia elettrica gratis dalla Terra

 

Nikola Tesla (1856 – 1943) fu un ingegnere ed inventore di origine serba, ma naturalizzato statunitense, che sperimentò particolarmente nell'ambito dell'elettromagnetismo tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Tra le sue ideazioni vi fu quella di riuscire a ricavare energia in maniera praticamente gratuita sfruttando le correnti elettriche fornite dalla Terra. Tesla, da moti considerato un genio, provò la propria capacità di sfruttare le correnti elettriche che attraversano le rocce ed i suoni insieme ad un amico nell'area di Pike Peak mediante due strumenti denominati autoharp, delle arpe di trasmissione dotate di microfoni. I due si separarono ponendosi ai lati opposti di un picco, distanziati l'uno dall'altro da quattro chilometri di roccia. Gli strumenti furono collegati al terreno attraverso un metodo segreto e furono sintonizzati in base alle risonanze armoniche della Terra. Al preciso momento che Tesla aveva stabilito, i due strumenti furono in grado di produrre note musicali per suonare interi brani grazie all'impiego della corrente elettrica terrestre.

2) Il primo sistema antinquinamento

Il primo sistema antinquinamento della storia fu inventato da una donna statunitense nel 1879. Parliamo di Mary Walton, la quale decise di dirigere il proprio impegno e le proprie conoscenze verso l'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e nocive provenienti dalle fabbriche, che in quegli anni si stavano prepotentemente diffondendo sul territorio. L'invenzione della Walton era basata sull'utilizzo di enormi contenitori ricolmi d'acqua, simili a serbatoi, verso i quali venivano condotte le polveri inquinanti, che proprio dall'acqua dovevano essere trattenute prima di venire convogliate lungo la rete fognaria. A Mary Walton si deve inoltre la progettazione del primo sistema in grado di limitare l'inquinamento acustico.

3) Distillatore solare per l'acqua di mare

Maria Telkes (1900 – 1995), nel 1920, quando all'epoca aveva solamente vent'anni, inventò un sistema di distillazione solare in grado di rendere potabile l'acqua di mare. Il sistema prevedeva d versare dell'acqua salina in uno speciale recipiente ricoperto da una lastra in vetro trasparente, che doveva essere esposto al sole, affinché i raggi solari potessero svolgere la propria azione di depurazione dell'acqua. Il sistema era in grado di produrre nel giro di poche ore alcuni litri di acqua potabile, che poteva rivelarsi indispensabile nel caso di un naufragio per la sopravvivenza dei passeggeri di un'imbarcazione. A lei si devono inoltre l'invenzione del forno solare e della Casa Carlisle, il primo edificio sperimentale a riscaldamento solare.

4) L'auto ecologica di Henry Ford

Il fondatore della casa automobilistica più famosa di tutti i tempi fu, all'insaputa di molti, l'ideatore di una delle prime automobili completamente ecologiche e green, sia per via dei materiali che la costituivano sia per via della fonte combustibile utilizzata per il suo funzionamento. Si tratta della Hemp Body Car, ideata da Henry Ford (1863 – 1947) nel 1941. L'automobile era costituita principalmente da fibre di cellulosa biodegradabili derivate dalla canapa e dalla paglia di grano, ma non solo. Il funzionamento del suo motore era stato reso possibile mediante l'impiego di etanolo di canapa. Già nel 1925 Ford aveva azzardato l'ipotesi di riuscire a creare un'auto completamente realizzata ed alimentata grazie alla canapa. Era inoltre certo che dalla maggior parte dei vegetali, comprese mele, patate ed erbacce, potessero essere tratte sostanze combustibili da utilizzare per il funzionamento degli stessi mezzi per la coltivazione agricola, garantendo la possibilità di coltivare i campi con l'ausilio di mezzi meccanici per centinaia di anni. La Hemp Body Car era alimentata dalla canapa distillata, il cui valore inquinante era stato indicato come pari a zero. Perché non venne mai prodotta su larga scala? Poiché Ford morì pochi anni dopo, nel 1947, e poiché nel 1955 la coltivazione della canapa fu proibita negli Stati Uniti.

5) L'auto a corrente alternata di Tesla

Ancora a Nikola Tesla si deve l'ideazione di un'automobile in grado di sfruttare la corrente alternata, anziché la corrente continua. Grazie a Tesla nel 1895 nei pressi delle Cascate del Niagara era entrata in funzione una stazione idroelettrica a corrente alternata grazie alla quale egli raggiunse la propria popolarità all'interno del panorama scientifico. La Pierce-Arrow begli anni Trenta del '900 aveva deciso di dare vita ad un'automobile elettrica in grado di sfruttare la corrente alternata seguendo le istruzione fornitegli da Tesla. I suo motore era progettato per raggiungere 1800 giri al minuto ed era dotato di una ventola frontale per il raffreddamento. Il motore dell'automobile fu in seguito modificato da Tesla al fine di permettere il funzionamento autonomo del veicolo mediante un circuito elettrico in grado di produrre energia e di garantire il funzionamento in movimento del mezzo per decine di chilometri senza che il motore emettesse alcun rumore e senza la produzione di sostanze inquinanti. Secondo Tesla il nuovo dispositivo di sua invenzione non solo avrebbe potuto alimentare un'automobile per sempre, ma anche fornire l'energia necessaria ad interi edifici. Tesla morì solo e dimenticato nel 1943, frustrato per non essere riuscito ad imporre al mondo i propri progetti, che probabilmente non furono compresi poiché giudicati in anticipo di almeno mezzo secolo.

Marta Albè

Leggi anche:

- Ford Hemp Car: l'auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Creato Venerdì, 25 Settembre 2009 09:38

Scritto da Alessandro_Ribaldi

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma - soprattutto - alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l'anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l'auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare "...vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti..." e tutt'ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della "bio vettura" si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

 

Già nel 1925 lo stesso Ford rilasciò al New York Times una dichiarazione che fece supporre quanto avesse competenze e volontà adeguate a creare un'autovettura capace di utilizzare carburanti alternativi: "Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C'è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C'è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni". Ford all'epoca azzardò l'ipotesi che si potesse arrivare a vetture fatte di canapa che utilizzassero l'etanolo come carburante.

Unendo la passione per la natura ed un indubbio fiuto per gli affari, l'imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che "uscisse" dalla terra. Per realizzare questo affascinante progetto impegnò nella ricerca fior fiore di ingegneri che nel 1941, dopo 12 anni di studi, diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili. La Hemp Body Car era una realtà: interamente composta da plastica in fibre di canapa, biodegradabile e dieci volte più leggera delle auto con carrozzeria d'acciaio.

Inoltre per dimostrare quanto fosse valido tale progetto si realizzò persino uno spot in cui la vettura veniva colpita ripetutamente con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Ma la grande novità, come detto, era nel carburante: la Hemp Body Car era difatti alimentata dalla canapa distillata, il cui impatto inquinante era pari ad un clamoroso "valore zero". Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. I re dell'acciaio e del petrolio ripresero il controllo delle operazioni lasciando che quest'idea "fumosa" venisse dimenticata.

A questo punto la domanda che viene naturale porsi è: perché solo ora, e per giunta timidamente, stanno rispuntando supposizioni, studi, progetti e dichiarazioni che Henry Ford nei primi ventenni del novecento aveva cercato di promuovere?

 La risposta può essere senz'altro riscontrata nel processo economico politico che ha portato il petrolio ad essere un combustibile dal grande "potere" finanziario, capace di non favorire la reale funzionalità di una tecnologia rispetto ad un'altra, ma appoggiando esclusivamente gli interessi e le strategie politiche.

Questi progetti risultarono sicuramente scomodi all'epoca, per via della crescita delle nazioni che potevano continuamente beneficiare di risorse petrolifere (gli stati medio orientali, ad esempio, si scoprirono grossi beneficiari di oro nero proprio in quegli anni). Oggi, con una crisi petrolifera sempre più evidente, con la crescita di un'educazione orientata alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, con una volontà nell'abbassare sprechi e consumi, si potranno forse portare a termine le volontà del fondatore del marchio Ford.

La casa automobilistica dall'ovale blu sta dimostrando di essere una delle più motivate ad orientarsi a questo tipo di approccio, mettendo in commercio, ed è stata la prima in assoluto a farlo, una vettura alimentata a bioetanolo a basso contenuto di CO2. Sembrerebbe che, a distanza di quasi 70 anni, le previsioni del suo padre fondatore si stiano finalmente verificando.

Alessandro Ribaldi

 

 

fonti energetiche rinnovabili e all’attività dell’istituto eni Donegani, lsegnaliamo alcuni documenti sul tema reperibili sul sito www.eni.com:

- eni for development http://eni.com/it_IT/attachments/sostenibilita/eni-for-development-web.pdf (in particolare da pag. 28)

- eni tecnology report http://eni.com/it_IT/attachments/innovazione-tecnologia/impegno/Eni_Technology_Report_2009-2010_ITA.pdf (in particolare sezioni a pag: 2 e 15)

 

Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione Innovazione e Tecnologia del sito al seguente link: http://eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/innovazione-tecnologia.shtml

 

 

Ecofatto, la metamorfosi del riciclaggio

 

Renata Gabbi di Legambiente, spiega come dal riciclaggio di carta, plastica, acciaio si possano ottenere utensili, biciclette, elementi dell'arredo urbano e tanti altri oggetti d'uso quotidiano: "da ogni cosa nasce un'altra cosa", bisogna solo scegliere il contenitore giusto.
Servizio di Lidia Casti





Visita il sito: www.terrafutura.it
Visita il sito: www.legambiente.it

Per vedere il filmato clicca qui !

 

Riconosciuto il nesso eziologico
La Corte di Cassazione ha riconosciuto che l’eccessiva esposizione alle radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari potrebbe contribuire all’insorgenza di tumori alla testa, se utilizzati per 5 – 6 ore al giorno per un numero elevato di anni (12 nel caso di specie). Un uso per lavoro del telefonino così prolungato può, quindi, dar luogo a malattia professionale non tabellata.

 

 

Calcolo e bilancio dei consumi energetici in azienda con Excel

Come effettuare il bilancio dei consumi energetici di un'impresa calcolando in Excel le spese da ridurre per ottimizzare la spesa di energia elettrica, combustibile per il riscaldamento e carburante per il parco veicoli.

 

 

Crowdfunding: il finanziamento arriva da Internet ConfiniOnline

lunedì 30 dicembre 2013 La Consob regolamenta, primo caso in Europa, la raccolta di fondi effettuata via web. Ormai non riguarda più solo le ...

 

FONDI UE 2014-2020

Horizon 2020 e PMI: bando per lo sviluppo di tecnologie digitali

Ivana Genestrone - Avvocato in Milano

Horizon 2020 destina 19 milioni di euro al finanziamento di progetti dedicati a trasferire le tecnologie nate per l’industria del gioco digitale a soluzioni ...

 

  Videoinforma :  www marcobava.it