MONTEZEMOLO
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NON SOLO TRENI, A
PRONTI PER LA MONTEZEMOLATA
LA SCALATA DI LUCHINO

 

 

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

4) Processo MPS 1e 2 SIENA MI .

5) Processo Premafin MI

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 18.11.17 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

Edoardo, l’Agnelli cancellato dall’album di famiglia

 

Una messa di suffragio a Ginevra e una commemorazione islamica a Teheran. A sedici anni dalla sua tragica morte, sul figlio dell'Avvocato prosegue la damnatio memoriae. Cosa non nuova nella secolare storia della schiatta - di GIGI MONCALVO

Sedici anni fa, il 15 novembre, moriva Edoardo Agnelli, il figlio primogenito di Gianni e Marella. Aveva 46 anni. Il suo corpo venne trovato riverso sulle pietre accanto al torrente Stura ai piedi di un pilone dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Quel viadotto portava il nome di un indimenticato generale dei Carabinieri, Franco Romano, precipitato nell’elicottero su cui viaggiava nel dicembre 1998. Il generale, che ha lasciato una moglie e un figlio che vivono a Torino, tra l’altro era amico di Edoardo.

Questo sedicesimo anniversario avrà la caratteristica crudele e tremenda delle altre analoghe ricorrenze: l’oblìo. Edoardo è stato letteralmente cancellato dalla famiglia, o da quel poco che resta degli Agnelli (coloro che portano questo cognome per nascita oggi sono solo otto, di cui appena tre del ramo-Gianni e cinque del ramo-Umberto, in attesa che Andrea e Deniz Akalin incrementino il numero). Per ricordare Edoardo, come negli anni scorsi, non ci sarà nulla, o ben poco. Non troverete sulla Stampa, o sul Corriere della Sera o su Repubblica (di cui John Elkannè da poco diventato il secondo  azionista dopo Carlo De Benedetti) nemmeno poche righe di necrologio. Eppure Jacky non dovrebbe sborsare nemmeno un cent essendo il proprietario…

Nelle pagine di cronaca cittadina non ci sarà nemmeno una breve che annuncia una messa di suffragio. Anche perché tale cerimonia, nemmeno in privato, ci sarà, almeno in Italia. La madre di Edoardo, donna Marella, ha letteralmente cancellato dalla sua mente questa ricorrenza e probabilmente ha tentato di farlo anche con molti ricordi per lei sgradevoli. L’unica funzione di suffragio di cui si è avuta notizia si svolgerà, col rito greco-ortodosso, ad Allaman, sulle sponde del lago di Ginevra, nella piccola cappella privata che allinea alcune icone dipinte da Margherita de Pahlen, la sorella di Edoardo. Lei, il marito Sergee i cinque figli manderanno il consueto mazzo di rose rosse al cimitero di Villar Perosadove c’è la tomba di Edoardo.  Lapo? Lasciamo perdere. L’anno scorso, proprio in questo anniversario, inondò i social media di repliche alle osservazioni ironiche di Diego Della Valle sul fatto che gli Elkann erano più portati alle discoteche che al lavoro… Per zio Edoardo non sprecò nemmeno un tweet. Perfino la Juventus, allineata e prona ai voleri dell’azionista di maggioranza (ma Andrea perché non si fa valere?), ha dato una “coltellata” alla memoria: da anni sul sito ufficiale del club non c’è un ricordo di Edoardo che pure era stato consigliere di amministrazione, sedeva spesso in panchina con Trapattoni e litigò di brutto con Giampiero “Marisa” Boniperti chiedendo che la Coppa sporca di sangue vinta a Bruxelles venisse restituita e la partita col Liverpool rigiocata. Ma il sito del club non è nuovo a cadute di stile: non c’è mai nemmeno una riga nell’anniversario della morte dell’avvocato Vittorio Chiusano, il vero e unico “avvocato dell’Avvocato” che fu presidente della Juve per molti anni.

La ex-famiglia Agnelli non solo dimentica ma cancella letteralmente le figure “scomode” o considerate tali. È accaduto perfino con Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi sei fratelli e sorelle (Clara, Susanna, Cristiana, Maria Sole, Giorgio e Umberto), considerata “colpevole” di aver amato Curzio Malaparte, di essere morta in circostanze non commendevoli, ma soprattutto di aver frequentato il Generale Karl Wollf che fu, dal febbraio all'ottobre del 1944, il Governatore Militare e il Comandante supremo delle SS e della Polizia nel nord d’Italia. Fu proprio in virtù di questi rapporti tessuti con pazienza da Virginia Agnelli con il mondo cattolico che il generale Wollf, il 10 maggio 1944, ebbe un incontro segreto in Vaticano con Papa Pio XII, organizzato da Virginia con i buoni uffici, almeno sul fronte tedesco, del colonnello Eugene Dollmann, comandante della piazza di Roma e abituale frequentatore di casa Agnelli al Bosco Parrasio. Lo scopo di Virginia venne raggiunto:  evitare spargimenti di sangue al momento del ritiro delle truppe tedesche incalzate dagli alleati ormai sbarcati fin da gennaio ad Anzio. E, soprattutto, la revoca dell’ordine di distruggere le grandi bellezze della capitale dopo la resa. A Karl Wolff e al generale Wilhelm Burgdorf il Führer aveva affidato l’Operazione Rabat, ovvero di rapire il Papa. E Wollf, nel corso di quell’incontro, informò di persona ilPapa. Chissà perché gli Agnelli hanno sempre voluto “nascondere” le loro collusioni col fascismo (quando Gianni da soldato ebbe il primo incidente d’auto alla gamba vicino alla Linea Gotica viaggiava su un’auto del comando nazista guidata da un soldato tedesco…), pur avendo la coscienza sporca, non hanno mai perdonato a Virginia le sue “collusioni”, anche se a fin di bene, coi nazisti a Roma. Infatti, quell’episodio salvò molte vite umane e soprattutto impedì la distruzione dei monumenti più importanti della Città Eterna. Un comportamento un po’ strano, soprattutto quello del capostipite Senatore Giovanni Agnelli di cui è possibile vedere ancor oggi le immagini su youtubementre in camicia nera rende omaggio al Duce in visita agli stabilimenti della Fiat a Torino. Il nonno di Gianni era solito ripetere, a chi gli chiedeva se fosse fascista o antifascista: “Sono sia l’una che l’altra cosa. A Torino sono anti-fascista perché ci sono gli operai, i sindacati e il partito comunista. A Roma invece sono fascista perché c’è il Duce e ci sono i ministri che mi devono firmare le commesse per la guerra”.

Virginia Agnelli non è stata mai sufficientemente ricordata e onorata, edifici o scuole che le sono intitolate portano il nome di suo marito Edoardo insieme al suo. Non c’è una via che la ricordi, a parte una stradina periferica di Roma, lo stesso Gianni non partecipò ai funerali della madre. La versione ufficiale dice che era in Scandinavia per stipulare accordi commerciali, in realtà era stato il nonno a farlo partire e non perché temesse che il processo di epurazione in corso contro lui e Vittorio Vallettapotesse coinvolgere anche il nipote prediletto. Il testamento “segreto” del Senatore, scritto alcuni anni prima della morte e reso noto dopo la sua scomparsa, dimostrò quanto egli detestasse l’affascinante e indomabile nuora al punto da lasciarle poche briciole (con la clausola che venissero versate dai figli…) e nemmeno un tetto sotto il quale abitare. Per fortuna, Virginia era già morta da poco più di un mese e le fu risparmiata quest’ultima umiliazione. È stato cancellato anche Giorgio, il secondo figlio maschio di Virginia, il fratello numero sei –nato il 12 maggio 1929 –, morto a Rolle in Svizzera nel 1965 alla vigilia del suo trentaseiesimo compleanno. Era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico dopo che Gianni e Susanna firmarono una richiesta di internamento e chiamarono i carabinieri per farlo portare via. 

Tornando a Edoardo Agnelli l’aspetto più paradossale di questo sedicesimo anniversario è che il defunto è stato commemorato solo a Teheran. Lo annuncia la giornalista iraniana Amani Raziesu ParsToday. Nel sito è raffigurato un manifesto commemorativo in cui una grande forbice taglia in due una foto con la figura di Edoardo. Dunque i tentativi di speculazione sulla sua presunta e mai provata conversione alla religione islamica continuano.

Ad alimentare tutto questo, e soprattutto la inopinata cancellazione del proprio parente, è proprio e anche il silenzio del nipote di Edoardo, John Elkann. Il quale dimostra davvero di non avere cuore per il suo sfortunato zio. E pensare che la sua ascesa “al trono” è stata favorita, non solo da Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, ma proprio grazie alla scomparsa di Edoardo e dal tipo di “ostacolo” che egli rappresentava in quanto figlio ed erede legittimo. Nella sua ultima famosa intervista a Paolo Griseri del Manifesto (15 gennaio 1998, due anni e dieci mesi prima della morte), Edoardo confermava per l’ennesima volta che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere quanto previsto dalle leggi successorie italiane. Quindi, indipendentemente da ciò che c’era scritto nel testamento, avrebbe fatto valere la sua “legittima” e cioè sarebbe divenuto proprietario delle azioni della “Dicembre” e dell’“Accomandita Giovanni Agnelli” e non del corrispettivo in denaro come aveva previsto il padre, su suggerimento dei due “grandi vecchi”. Che Edoardo avesse un pacchetto di azioni delle due casseforti rappresentava un “pericolo” da evitare ad ogni costo. Si pensi che cosa sarebbe accaduto della “Dicembre” e della governance del Gruppo se Edoardo fosse stato ancora in vita dopo la morte di Gianni Agnelli. Le sue azioni ereditate e sommate a quelle della sorella avrebbero potuto determinare e condizionare certi incredibili atteggiamenti che donna Marella ha avuto in sede di successione privilegiando uno solo degli otto nipoti e dando una autentica pugnalata alla schiena alla figlia. Edoardo in vita e Margherita avrebbero potuto far cambiare idea alla madre e impedirle di consegnare il gruppo a un giovane, imberbe e inesperto nipote, a scapito anche dell’altra co-erede e degli altri sette nipoti?

John sembra aver dimenticato queste cose, e in questo periodo è occupato soltanto a far credere una cosa insostenibile e smentita da ogni documento: e cioè che egli abbia ceduto a Lapo e Ginevra una parte delle azioni della “Dicembre”. Non è vero, non può e non potrà mai farlo. Solo in caso di sua morte lo statuto prevede che i suoi figli possano diventare soci ereditando le quote del padre. E Lavinia? Anche lei potrà, ma solo a una condizione: che Gabetti, Grande Stevens padre e figlia, e Cesare Ferrero, siano d’accordo e votino a suo favore. John è uno che quando vuole dimentica, ma molto più spesso ricorda fin troppo bene. Non ha mai dimenticato quel che disse il povero Edoardo al Manifesto. Pochi giorni prima, nel dicembre 1997, c’erano stati i funerali di Giovannino, il figlio di Umberto, e il giovane John era stato imposto dal nonno Giovanni nel cda della Fiat, nonostante avesse solo 22 anni e nemmeno la laurea, tra il mormorio e le proteste degli altri soci. Edoardo non nascose nulla di se stesso quando disse, ad esempio, con ironia:  “Francesco d’Assisi era uno che soffrì molto perché era considerato un matto e venne esautorato anche dall’amministratore del suo ordine”. Edoardo aggiunse: “Allo stato attuale ho scelto di lavorare all’interno della famiglia, con il mio nome e cognome. Non ho cambiato paese e abito (…)”. 

Edoardo, in quella sua ultima intervista, dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jacky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. 

Il giornalista del Manifesto pone una domanda inevitabile dopo quel giudizio molto duro pronunciato da Edoardo a proposito di Jaky: “Formulato da lei potrebbe far pensare a una volontà di rivincita per non essere stato chiamato a ricoprire quell’incarico”. Ma Edoardo rincara la dose: “Ripeto che non ho alcuna intenzione di candidarmi. Ma, se fosse dipeso da me, non avrei operato quella sostituzione in tempi così stretti, né avrei fatto quella scelta. Una scelta negativa per la Fiat e per lo stesso ragazzo, un ragazzo in gamba che rischia di venire sacrificato in un gioco più grande di lui. Io ho grande rispetto per la Fiat e per i suoi manager, che sono molto bravi. Ma come si giustifica, di fronte a un’assemblea di azionisti, la presenza in consiglio di un ragazzo di 22 anni? Quali consigli può dare sulle strategie aziendali?”.

Griseri fa osservare che l’Avvocato si è già trovato a fronteggiare questo problema, nessuno dimentica come rumoreggiava la sala il giorno in cui venne annunciata la cooptazione di Jaky. Il nonno, allora, aveva risposto in prima persona, infastidito, prendendo il microfono, interrompendo i lavori e ricordando agli scettici e ai perplessi che egli stesso aveva ricoperto quell’incarico proprio a ventidue anni. “Ma erano altri tempi – replica Edoardo – e c’era un altro spirito, lo spirito di mio bisnonno, il fondatore della Fiat. Oggi invece una parte della mia famiglia si è fatta prendere da una logica barocca e decadente. Senza offesa per nessuno, siamo vicini al gesto di Caligola che nominò senatore il suo cavallo. La Fiat è un’azienda seria, non un club per ventenni. E poi quella designazione fa male al ragazzo. Se lei – chiede Edoardo - avesse un  figlio di vent’anni lo metterebbe in una situazione del genere? Un posto in consiglio di amministrazione deve essere il coronamento di una vita in azienda, non può essere dato così”.

Per saperne di più leggere Agnelli Segreti e I Lupi e gli Agnelli di Gigi Moncalvo, reperibili su www.gigimoncalvo.it o gigimoncalvo@gmail.com

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

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TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

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TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

 

Gli Agnelli e quella società fantasma per la legge italiana

 

La 'Dicembre', fondata nel 1984, ha una visura falsa oppure vecchia di 30 anni. Dall'ostracismo a Edoardo al potere di John: quanti intrighi dietro la società.

 

di 

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17 Novembre 2016

 

Quando ha letto su Repubblicache la società 'Dicembre' della famiglia Agnelli era controllata da John, Lapo e Ginevra Elkann, Gigi Moncalvo, autore di tre libri sul patrimonio dei proprietari della Fiat ora Fca (Agnelli Segreti, I Lupi e gli Agnelli e I Caracciolo), ha fatto un salto sulla sedia: «Una balla colossale, un primo caso di piaggeria del quotidiano di Eugenio Scalfari nei confronti dei nuovi proprietari».
Del resto, la Dicembre, la prima scatola cinese e “controllante” dell'impero Agnelli, poi distribuito tra Giovanni Agnelli & co, Exor e Fca, è un rebus difficile da risolvere.
Anzi, è una vera e propria storia all'italiana di come una delle famiglie più importanti del Paese abbia potuto concludere affari nella totale omertà e compiacenza delle istituzioni per più di 30 anni.
DATI RISALENTI A 30 ANNI FA. Ora le società degli Agnelli stanno migrando in Olanda ma dal 1984, anno di fondazione della Dicembre, nessuno ha potuto mai sapere chi fossero i soci e le rispettive quote della cassaforte di famiglia.
Ancora adesso, se si fa una ricerca alla Camera di commercio, compare una visura con dati risalenti appunto a tre decenni fa.
E pensare che nel 2015 il presidente della Camera di commercio di Torino, Vincenzo Ilotte, ha premiato Gianluigi Gabetti, azionista della Dicembre, come Torinese dell'anno.
Moncalvo, che ha lavorato a lungo sulla vicenda, l'ha ricostruita passo dopo passo, incrociando inchieste della procura di Milano e disposizioni testamentarie dell'Avvocato.
ALLA NASCITA CAPITALE DI 100 MLN DI LIRE. L'atto costitutivo della società è del 15 dicembre 1984.
Risulta che il capitale sia poco inferiore ai 100 milioni di lire (99.980.000).
I soci sono Gianni Agnelli (99,96 milioni di lire), Marella Caracciolo (10 mila lire), Umberto Agnelli (1.000 lire), Gianluigi Gabetti (1.000 lire), Cesare Romiti (1.000 lire).
Il 13 giugno 1989, con un nuovo atto del notaio Ettore Morone, al culmine della guerra tra Umberto e Romiti, l'Avvocato farà uscire entrambi dalla Dicembre e le loro due azioni passeranno a Franzo Grande Stevens e a sua figlia Cristina (che ha solo 29 anni).
MONCALVO: «AZIONARIATO FALSO O VECCHIO». Da notare, spiega Moncalvo, che «Agnelli preferirà dare un'azione a Cristina e suo padre piuttosto che far entrare i suoi due figli, Edoardo e Margherita».
Questa uscita di Romiti dall'azionariato, «avvenuta nel 1989 e ciononostante ancora presente tutt’oggi nei documenti ufficiali, è una delle prove che nel 2016 nel registro delle imprese presso la Camera di commercio di Torino il dato sull'azionariato della Dicembre è falso o vecchio».
John, presidente di Fca, il principale azionista, non è nemmeno indicato in quel registro in cui ogni società, per legge, dovrebbe comunicare ogni variazione societaria, statutaria e azionaria..Un nuovo atto del 3 aprile 1996 registra l’ingresso tra i soci di John e sua madre Margherita, entrambi con azioni pari a 5 miliardi di lire.
La quota di Marella sale da 10 mila lire a 5 miliardi e 10 mila lire.
Ed entra un altro nuovo socio, Cesare Ferrero, con una azione.
IL 25% A GIANNI AGNELLI. Gianni Agnelli, oltre al suo 25%, mantiene per sè l'usufrutto delle tre quote di moglie, figlia e nipote.
«C'è da notare l'articolo 7 dello statuto», evidenzia Moncalvo, «sulla successione di un socio. È quello inserito per impedire che Edoardo, in caso di morte del padre, possa ereditare di diritto una quota della Dicembre ed entrare tra gli azionisti. È una norma contraria al diritto successorio italiano che prevede la legittima per gli eredi. Lo stesso Edoardo aveva detto che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere i suoi diritti successori previsti dalla legge».
Tuttavia, non ci sarà bisogno dell'articolo 7, perché Edoardo morirà nel 2000, tre anni prima di Gianni.
LO STRAPOTERE DI JOHN ELKANN. Ma non è tutto. «Va evidenziato anche l'articolo 8, per le cessioni delle quote a terzi», prosegue Moncalvo. «Nel caso in cui John volesse lasciare quote a sua moglie e ai suoi figli, sarebbero necessari due voti dei soci principali, cioè il suo e quello di Marella, e due degli altri quattro. Ma Marella è molto anziana: se non fosse in condizioni buone di salute e per caso dovesse morire, dove troverebbe John il secondo voto che gli è necessario per far entrare nuovi soci?».
La storia non finisce qui. Grazie al raffronto dei modelli unici presentati all'Agenzia delle entrate dal 2002 al 2007 si riesce a capire come è cambiato l'azionariato in aeguito alla morte dell'Avvocato.
Dopo il 24 gennaio 2003, infatti, vengono modificati i patti sociali.
LA MODIFICA ALL'ARTICOLO 7. In questo documento c'è la nuova composizione azionaria (prima che Margherita venga liquidata) e la modifica importantissima dell'articolo 7.
«È importante», spiega Moncalvo, «perché prevede che solo i figli di John (ma non sua moglie) potranno subentrare nella quota societaria del padre, ma soltanto quando questi morirà. La moglie potrà avere denaro (e poco in relazione al valore effettivo della Dicembre) quando resterà vedova».
In deroga a ciò, Lavinia Elkann potrà entrare nella Dicembre purchè non si sia separata e «a condizione che vi acconsentano le maggioranze previste per le modifiche dei presenti patti sociali».
Con John in vita, invece, non può entrare nessun nuovo socio.  
41 MLN DI PLUSVALENZA, 6 EURO DI CAPITALE. Infine si arriva al 2008, cioè all'ultima dichiarazione dei redditi nota, allegata agli atti dell'inchiesta dei pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, poi archiviata per mancanza di collaborazione delle autorità giudiziarie svizzere.
Da questo documento emerge che gli azionisti sono John (58,706%), Marella (41,294%), Ferrero, Gabetti e i due Franzo Grande Stevens (un'azione ciascuno).
Spiega Moncalvo: «Quello è il primo anno, dopo la morte di Agnelli, in cui la Dicembre dichiara al fisco una plusvalenza: ammonta a 41.442.655 euro, di cui imponibili per 25.245.883, per una tassazione di 3.155.735 euro. Nella visura della Camera di commercio questa società, che nel 2007 sul 2006 ha avuto una plusvalenza di 41 milioni, ha un capitale sociale di appena 6,20 euro, diviso tra Marella con 10 azioni e Gabetti e Romiti con una…». 

 

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

·                            Agnelli sul calcio italiano

·                            VIDEO «Nasce il polo Juve»

·                            VIDEO «Dobbiamo dare il meglio»

·                            VIDEO «350 mln per la Continassa»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

Blitz quotidiano

ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

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DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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M&C SITO :  http://www.mecinv.com/

 

 

La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
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16.12.12

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A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
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Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

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 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

 

 

L'AMBIGUITÀ' DI  MONTEZEMOLO

 “LA GUERRA DEI BREVETTI”
di Luca Chianca

Dove c'è un marchio riconducibile al Made in Italy c'è Luca Cordero di Montezemolo. Lo troviamo ospite ai convegni che promuovono il brand Italia, presidente del comitato promotore per la candidatura alle olimpiadi di Roma 2024. E come dimenticare Italia '90 e i suoi 19 mondiali vinti con la Ferrari. Ma da presidente della Ferrari, oltre alle vittorie della Formula 1, come ha gestito il marchio del Cavallino rampante, dal valore di oltre quattro miliardi di dollari? Nel 2002 lo ha affidato al cognato Lorenzo Bassetti che ha aperto fino a 18 punti vendita in tutta Europa ma dopo 14 anni di contratti qualcosa è andato storto. In ballo c'era la fusione tra Fiat e Chrysler e Ferrari voleva risolvere tutti i contenziosi e a scoperchiare le carte di questa storia c'è una causa civile presso il tribunale di Milano in cui l'avvocato Giulio Azzaretto, che ha portato a conclusione la chiusura dei contratti con il cognato di Montezemolo, fa causa proprio alla Ferrari per il mancato pagamento di ben 2,7 milioni di euro per il lavoro svolto

lunedì 28 novembre alle 21.30 su Rai3 e' andata in onda la nuova puntata di Report, l'ultima condotta da Milena Gabanelli.
 

 

MONTEZEMOLO 2016

 

PIOVONO POLTRONE – DOPO ANNI DI VACCHE MAGRE IL FONDO CHARME DI MONTEPREZZEMOLO DISTRIBUISCE 106 MILIONI DI DIVIDENDI SU 157 DI UTILE 2014 – TUTTO GRAZIE ALLA VENDITA DEL 51% DI POLTRONA FRAU AGLI AMERICANI DI HAWORTH – GLI ATTIVI DEL FONDO CROLLANO DA 63 A 22 MILIONI

5 GIU 13:08

Soci di Charme oltre la Fisvi dello stesso Montezemolo, sono la Moschini spa di Pier Franco Moschioni, Unicredit, Diego Della Valle, Banca Intermobiliare, la Mais dei Seragnoli, Giovanni Cacace, la Moncanino della famiglia Marsiaj, la Nextrend del re del fitness Nerio Alessandri e Giovanni Punzo.

 

1. L’INSOSTENIBILE ALLERGIA DI MONTEZEMOLO PER LA STAMPA CHE NON GLI LECCA I PIEDINI 2. IL NEO PRESIDENTE DELL’ALITALIA CONSIDERA UN “PROBLEMA” PURE IL GIORNALISTA GIANNI DRAGONI DEL “SOLE 24 ORE” CHE GLI PONE ALCUNE PUNTUALI E INNOCUE DOMANDINE - LA RISPOSTA DEL DIRETTORE NAPOLETANO: "QUESTO GIORNALE RACCONTA I FATTI PER QUELLI CHE SONO, PUÒ PIACERE O NON PIACERE, MA È COSÌ, E CONTINUEREMO A FARLO. DI CERTO È IMPOSSIBILE RISPONDERE AD ACCUSE GENERICHE E NON CIRCOSTANZIATE"

 

 

 

MONTEZEMOLO 2016

 

CIUFF CIUFF! - NTV, IL TRENO COL CIUFF DI MONTEZEMOLO-DELLA VALLE, NOMINA FLAVIO CATTANEO AMMINISTRATORE DELEGATO - PERRICONE RESTA PRESIDENTE, MA IL TEMA RESTA IL DEBITO

26 FEB 16:05

Il consiglio d'amministrazione di Ntv approva il nuovo piano strategico con il relativo business plan, e ha nominato Flavio Cattaneo amministratore delegato, conferendogli tutte le deleghe alla gestione...

 

 

 

 

MONTEZEMOLO DIC 14

 

1. UN MONTE DI CONFLITTI DI INTERESSE PER UN SOLO CIUFFO: AEREI, TRENI, BANCHE, FONDI 2. LUCHINO SARÀ PRESIDENTE DI ALITALIA, È AZIONISTA DI RIFERIMENTO DI NTV, UN TRENO CHE FA CONCORRENZA AGLI AEREI. E PURE VICEPRESIDENTE DI UNICREDIT, GRAN CREDITORE DI ALITALIA, MESSO LÌ PER RAPPRESENTARE GLI EMIRI DEL FONDO AABAR DI ABU DHABI 3. LA STESSA ABU DHABI DA CUI PROVIENE ETIHAD, CHE AVRA' IL 49% DEL VETTORE NAZIONALE 4. CERTO, IN ALITALIA NON AVRÀ DELEGHE, UN PRESIDENTE DI CAMPANELLO. MA PREFERIRÀ CHE I PASSEGGERI DEL ROMA-MILANO SI IMBARCHINO A FIUMICINO O SUL TRENO ITALO? 5. SE NON RISOLVERÀ QUESTO DILEMMA, PUÒ CONSOLARSI CON I SOLDI CHE GLI ARRIVANO DAL LUSSEMBURGO DAL SUO FONDO “CHARME”. LUI E IL FIGLIO MATTEO HANNO STACCATO UN BEL DIVIDENDO DA 26 MILIONI, DI CUI INTASCHERANNO LA PARTE MAGGIORE 6. IL TUTTO GRAZIE ALL’OTTIMO RISANAMENTO DI POLTRONA FRAU. RISANATA, E POI CEDUTA AGLI AMERICANI. PERCHÉ BISOGNA PUNTARE SUL MADE IN ITALY (E POI VENDERLO)

 

 

 

RECCHI: NESSUNA TRATTATIVA DI TELECOM PER ENTRARE IN MEDIASET PREMIUM - FCA È CRESCIUTA DEL 50% DALLA QUOTAZIONE, GRAZIE A CHRYSLER E ALLA “SPREMITURA” FERRARI - MONTEZEMOLO: “CATTANEO NUOVO AD DI NTV? PER ORA È SOLO ENTRATO NEL CDA”

Cercasi Re Mida per Banca Etruria - Si allungano i tempi nella causa tra Agrusti e Generali - La vendita della sede Unicredit slitta a inizio 2015 - Il Lussemburgo, bruciato dal “LuxLeaks” in Europa, si butta nelle borse cinesi - Pioggia di promozioni in AgCom...  

 

 

 NATALE È TEMPO DI SPENDING REVIEW ANCHE IN CASA MONTEZEMOLO - DEPOSITATO IL PROGETTO DI FUSIONE DELLE DUE CASSEFORTI DELL’EX PRESIDENTE DELLA FERRARI E NEOPRESIDENTE ALITALIA

C’è da dire che le due casseforti non brillano per redditività. Fisvi, anzitutto, che presieduta da Francesco Grazioli ha chiuso il bilancio 2013 con una perdita di circa 60.000 euro. Un po’ meglio se la passa Fisvi Holding, anch’essa presieduta da Grazioli, che ha chiuso il 2013 con un utile di 373.000 euro…

 

 

 

 

 

 - LA FERRARI DI LUCHINO SI FUMA UN INVESTIMENTO DI 115 MILIONI BY PHILIP MORRIS
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Luchino di Montezemolo ha accettato la direttiva dell'Unione europea che vieta alle case automobilistiche la riproduzione dei marchi del tabacco.

 

Sulle monoposto di Maranello non comparirà più il codice a barre che distingueva le rosse e ricordava le confezioni delle sigarette. Il nuovo look della Formula 1 sarà meno prosaico e promozionale, ma a compensare la rinuncia ci penserà la Philip Morris che ha assicurato a Luchino un investimento di 115 milioni di euro".

 26-01-2011]

 

 

. SOSTENIBILITA': MONTEZEMOLO PREMIA I MIGLIORI PROGETTI GREEN ECONOMY...
(Adnkronos)- E' la sostenibilita' ambientale la frontiera dell'economia su cui quest'anno Italia Futura, l'associazione presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, ha voluto concentrare le energie e le idee dei partecipanti alla seconda edizione di 'Accadde domani', il venture capital delle idee. Si tratta di un concorso che premia un'idea o un progetto che migliorino la vita della comunita', facendo emergere alcuni dei tanti giacimenti inesplorati di creativita' civile che esistono in Italia.18-01-2011]

 

-"L'ITALIA NON È LA FIAT". LA FINE DELLA RICCA PARABOLA DI LUCHINO NELLA CITTÀ DELL'AUTOMOBILE

 

C'era un'aria di grande festa ieri alla Fiat quando i top manager guidati da Sergio Marpionne e i rappresentanti della Sacra Famiglia degli Agnelli si sono incontrati per gli auguri.

E c'era anche una buona dose di commozione negli occhi del Grande Vecchio, Gianluigi Gabetti, assolto dal tribunale di Torino per l'accusa di aggiotaggio. Dopo un processo durato cinque anni il tutore di John Elkann è stato abbracciato dai presenti per quella che ha definito "la sentenza di una vita".

 

A stringerlo con affetto è stato anche Luchino di Montezemolo che ha partecipato all'incontro nella veste di presidente della Ferrari, l'azienda che Marpionne vuole quotare nel 2011 alla Borsa di Hong Kong e sulla quale pende l'ipotesi di un avvicendamento alla presidenza.

 

Per Montezemolone lasciare la Ferrari sarebbe un colpo durissimo all'immagine e forse è questa la ragione per cui mentre a Torino si brindava champagne, dal sito della sua Fondazione "ItaliaFutura" partiva un missile indirizzato nei confronti di quella Fiat che per Luchino è stata la seconda madre.

L'autore dell'attacco all'azienda di Torino e al suo capo Marpionne è Carlo Calenda, un romano 36enne che dopo aver lavorato in Ferrari e Sky è diventato direttore degli Affari Internazionali in Confindustria durante la gestione di Luchino. Adesso Calenda è guida l'Interporto Campano, l'infrastruttura creata alle porte di Napoli da Gianni Punzo, il compagno di merenda di Montezemolo e Dieguito Della Valle dentro la società dei treni Ntv.

 

Dal punto di vista dell'analisi economica, l'articolo apparso ieri sul sito di "ItaliaFutura" non è magistrale; il giovane Calenda parla dell'equilibrio malato di un Paese immobile dove la sopravvivenza è garantita da "compromessi al ribasso". Rispetto a questa situazione secondo Calenda in Italia "non esistono buoni e cattivi, colpevoli e innocenti". È una frase ambigua e assolutoria, alla quale l'autore aggiunge: "se siamo a questo punto è perché abbiamo scelto insieme una strada probabilmente sbagliata che ha dato a ciascuno il suo piccolo vantaggio ma ha bloccato il Paese".

 

La bottarella è generica e ignora che negli ultimi anni qualche "piccolo vantaggio" l'ha avuto anche Luchino di Montezemolo, ma questa affermazione superficiale serve soltanto per arrivare al cuore dell'attacco a Marpionne e alla Fiat.

Il braccio destro del ragazzo dei Parioli scrive infatti: "l'Italia non è la Fiat e occorre trovare soluzioni che rispondano al problema dei contratti. Esiste un equilibrio fatto di bassi salari e alti livelli di garanzie che ha retto per lungo tempo le relazioni industriali".

Il riferimento è chiaro: Marpionne e l'azienda non sanno gestire il rapporto con la stragrande maggioranza degli operai, e per rendere ancora più forte l'atto d'accusa il buon Calenda aggiunge parole che ormai non appaiono nemmeno sui giornali di sinistra perché "gli operai hanno dimostrato di saper sopportare molti sacrifici per mantenere la competitività delle aziende del Paese". Da qui l'esigenza di non isolare la Cgil e di "dare vita ad un processo condiviso di modernizzazione del sistema dei contratti".

 

È davvero difficile immaginare che il giovane manager ex-Ferrari ed ex-Confindustria abbia fatto questo pronunciamento senza il consenso dell'uomo che a 30 anni è entrato nella Fiat per volontà di Gianni Agnelli e dopo la morte di Umberto nel 2004 ha ricevuto il bastone della presidenza. Per la Sacra Famiglia degli Agnelli e per il manager italo-canadese la reprimenda di Calenda è difficile da digerire, e segna la fine della ricca parabola di Luchino nella città dell'automobile.

 

 

TOD'S: MEDIOBANCA, COMPLETATO COLLOCAMENTO QUOTA 10% A 76 EURO PER AZIONE...
(Adnkronos) - Mediobanca comunica di aver concluso oggi il collocamento di 3.060.000 azioni ordinarie Tod's (pari a circa il 10% del capitale sociale ordinario), attraverso un 'Accelerated Bookbuilt Offer', presso investitori istituzionali italiani ed esteri, a un prezzo di 76 euro per azione. Le azioni oggetto del collocamento sono offerte per il 6,08% da Diego Della Valle & C. Sapa, per l'1,96% da Diego Della Valle e per l'1,96% da Andrea Della Valle. E' previsto che il regolamento dell'operazione avvenga il prossimo 20 dicembre 2010.

 15-12-2010]

 

 

 PER I DUE COMPAGNI DI MERENDA LUCHINO E DIEGUITO IL SILENZIO È BUSINESS...
Luchino di Montezemolo e Dieguito Della Valle hanno scelto il silenzio.
Nel giorno del giudizio universale che ha lasciato sulla poltrona il Cavaliere dai capelli catramati, Montezemolo se ne è andato a Maranello per il pranzo di Natale con gli uomini della Ferrari. Nella struttura della logistica, vicino alla pista di Fiorano, Luchino ha ripercorso l'annus terribilis del Cavallino Rosso e di striscio ha fatto un cenno molto fugace alle vicende della politica.

 

Tra una lasagna e un bicchiere di Lambrusco ha detto: "è stato un anno brutto anche fuori dallo sport perché non viviamo su un'isola felice", poi ha parlato della Ferrari senza fare alcun cenno alle sorti dell'altra azienda che si trova a Modena, quella Maserati dove i dipendenti sono in fermento perché pensano che Marpionne voglia portarsela negli stabilimenti ex-Bertone di Torino.

 

Anche l'altro compagno di merenda, Dieguito Della Valle ha scelto la strada del silenzio e ieri sera ha annunciato di aver chiesto a Mediobanca di collocare sul mercato il 10% di Tod's. L'operazione passerà attraverso il collocamento in Borsa e dovrebbe fruttare a Dieguito e a suo fratello Andrea circa 260 milioni.

Nessuno ha capito bene a che cosa serviranno questi quattrini e anche il "Sole 24 Ore" scrive che "la posizione ufficiale dell'imprenditore non convince il mercato". La tesi più diffusa è che il pacco di soldi dovrebbe servire a rafforzare la presenza di Dieguito nei magazzini Saks per i quali ha già speso 170 milioni di dollari diventando il primo azionista.

 

Resta il fatto che i due compagni di merenda, Luchino e Dieguito, si tengono alla larga dagli smottamenti della politica e per non tradire la loro vocazione primaria si arroccano nel business.15-12-2010

 

 

SMONTEZEMOLIAMOCI/1 - TRAVAGLIO di para-guru: come la notizia del rinvio a giudizio del marchese Cordero a Napoli per abuso edilizio, falso e deturpamento di bellezze naturali, è stata accolta dalla stampa: silenzio di tombino! - "Feltri e Belpietro, così eccitati per le vicende immobiliari da dedicare cento e più prime pagine alla casa del cognato di Fini, possano ignorare la villa di Montezemolo

1 - ABUSIVI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI...
Marco Travaglio per "il Fatto Quotidiano"

 

L'altroieri, pubblicando la notizia del rinvio a giudizio di Luca Cordero di Montezemolo a Napoli per abuso edilizio, falso e deturpamento di bellezze naturali, non immaginavamo di dare la stura a una forsennata campagna politico-mediatica contro di lui proprio nel momento in cui ha deciso di sacrificarsi per noi e "sento di dover fare qualcosa per il nostro Paese".

Come avvoltoi assetati di sangue, tutti i giornali e i tg si sono avventati sulla notizia incuranti della presunzione di innocenza e della benchè minima pietas umana, colpendo Montezemolo sopra e sotto la cintola fino a lasciarlo esangue sul selciato. E, per fargli ancora più male, hanno usato una tecnica avveniristica, finora inedita nel panorama della stampa mondiale: la notizia subliminale.

Funziona così: la notizia non si dà esplicitamente, ma la si lascia perfidamente intendere fra le righe, in un gioco impietoso di dire-non dire che alla fine si rivela micidialmente letale per la povera vittima. Qualche esempio. Corriere della sera di giovedì: "...ItaliaFutura diventa ‘la casa dei tanti italiani che credono sia arrivato il momento di uscire dal proprio particolare'...".

L'uso del termine "casa" è tutt'altro che casuale: evidente il riferimento alla villa di Anacapri ampliata e ristrutturata - secondo l'accusa - contro le norme edilizie e paesaggistiche con la connivenza dei vigili urbani, che avevano ricevuto in dono una bella Fiat Panda e manifestavano una certa riconoscenza nelle ispezioni ai lavori abusivi. Non contento, il Corriere rincara impietosamente la dose con un'altra frase-civetta: "Montezemolo dipinge un Paese ... in cui va ‘ricostruito il senso morale e civico'...".

Potevano scrivere ripristinato, rifondato, ricreato. Invece no: dicono proprio "ricostruito", alludendo ancora una volta alla villa maledetta. Ieri poi il quotidiano più vicino a Montezemolo torna a tradire il suo azionista con un'altra stoccata in codice: "La sua analisi è spietata. E sono bordate, a destra come a sinistra ... I leader dell'opposizione ‘in questi due anni hanno guardato dal buco della serratura, sono andati sui tetti, ma non hanno espresso una cultura alternativa".

 

Ma c'era proprio bisogno di scrivere "serratura" e "tetti"? Evidente l'ennesimo, malizioso riferimento alla villa incriminata. Per non essere da meno, anche Repubblica non scrive mezza riga sul rinvio a giudizio del giovin virgulto sessantatreenne che vuole rinnovare e moralizzare la politica italiana, ma lo concia per le feste con un'altra lancinante allusione: "Il suo è un progetto alternativo alla classe politica degli ultimi 15 anni ‘che ha pensato ai propri interessi e non al bene comune'...".

Tipo ristrutturarsi abusivamente la villa, per dire. Feroce anche La Stampa, giornale della Fiat che fu di Montezemolo: "'Da vent'anni - prosegue Montezemolo - abbiamo una trentina di personaggi che cambiano i nomi ai partiti come fossero dei marchi. Si spostano un po', ma sono sempre gli stessi'...". Tipo quelli che trasformano in locali abitabili un garage e un vecchio rudere.

 

Poi ci sono i giornali dichiaratamente nemici: il Sole-24 ore di Confindustria (la Marcegaglia detesta Montezemolo), il Giornale e Libero (Berlusconi odia Montezemolo). Ecco: questi lo scorticano vivo confinando la sua quasi-discesa in campo in minuscoli trafiletti e, se al rinvio a giudizio non dedicano nemmeno una stoccata subliminale (come Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Studio Aperto e TgLa7), è solo perché non avevano spazio:ma stanno preparando inserti speciali sullo scandalo di Anacapri.

Impossibile infatti che Feltri e Belpietro, così eccitati per le vicende immobiliari da dedicare cento e più prime pagine alla casa del cognato di Fini, possano ignorare la villa di Montezemolo (non del cognato). Fossimo in lui, però, più che del soffocante assedio mediatico, ci preoccuperemmo del fuoco amico: sul sito di ItaliaFutura, l'ultimo intervento di Luca è stato intitolato "Uno sforzo corale di ricostruzione". Il titolista faceva prima a suicidarsi.

2 - PENULTIMO STADIO...
Oliviero Beha per "il Fatto Quotidiano"

Ma sì, trombe, fanfare e campane, ecco a voi il terreno marchese Luca di Montezemolo, in procinto di guidare una "Lista Civica Nazionale" e magari un po' pallonara. Non era lui il Direttore Generale del Comitato Organizzatore dei Mondiali del '90, quelli degli stadi nuovi e del resto? Era lui, o un omonimo?

3 - LUCHINO LECCHINO...
Da "il Fatto Quotidiano" - Domenica il Giornale spara un titolaccio in prima pagina: "Montezemolo va fuori pista. L'eterno indeciso". Il presidente della Ferrari, avendo criticato timidamente il governo B., va subito sistemato.

 

Feltri lo accusa di "scaldarsi i muscoli per fare casino", lo paragona ai "menagramo" che "campano di disgrazie" e sono ospiti fissi nei talk show "perché alzano l'audience", gli imputa "il vizietto di intervenire pressochè settimanalmente nelle vicende politiche" e "il sospetto che sia sul punto di offrirsi a un partito o a un altro", dunque "rischia di stufare", ma non si capisce "che cavolo ha in testa", insomma "neanche Prodi in piena forma è stato capace di tanta banalità".

Ieri la feroce replica di Montezemolo: "Caro Vittorio, ho letto il tuo editoriale di ieri, efficace e affilato come sempre... Condivido in pieno il tuo convincimento... Spero di vederti presto, nell'attesa (non lunga) ti abbraccio con affetto". Il trattamento Boffo funziona sempre a meraviglia.

4 - ABUSO EDILIZIO NELLA VILLA DI ANACAPRI - IL "RICOSTRUTTORE" MONTEZEMOLO A PROCESSO...
Vincenzo Iurillo per "il Fatto Quotidiano"

 

Sul sito dell'associazione Italia Futura il suo ultimo intervento è intitolato "Uno sforzo corale di ricostruzione". Dalla parola d'ordine all'esempio. Per i lavori di ristrutturazione della sua villa di Anacapri, Luca Cordero di Montezemolo ha incassato un rinvio a giudizio per abuso edilizio, deturpamento di bellezze naturali e falso, in concorso con altri tre imputati.

La prima udienza si terrà il 18 aprile 2011, davanti al giudice unico della sezione distaccata di Capri del Tribunale di Napoli. I legali dell'ex presidente della Fiat e della Confindustria confermano la notizia e precisano: "Si tratta di una contestazione su una violazione urbanistica sull'utilizzazione di un garage in cui Montezemolo è coinvolto in quanto utilizzatore e non come proprietario".

Utilizzatore finale? Secondo la procura di Napoli l'imprenditore è formalmente affittuario della villa, ma anche principale azionista della società proprietaria. E per questo viene rinviato a giudizio È una storia fastidiosa per Montezemolo, proprio mentre è alle prese con la "discesa in campo" in politica. L'inchiesta a carico del presidente della Ferrari e dell'associazione "Italia Futura" svela dettagli imbarazzanti.

SINDACO E VIGILI UN PO' DISTRATTI
Due i filoni delle indagini condotte dal commissariato di Polizia di Capri e coordinate dal pubblico ministero Milena Cortigiano, con la supervisione del capo del pool ambiente della Procura di Napoli, Aldo De Chiara. Il primo filone ha riguardato le irregolarità urbanistiche ed edilizie compiute in Villa Caprile, la dimora estiva di Montezemolo. Si tratta di una residenza in un'area ultra vincolata, realizzata negli anni Cinquanta dall'ingegnere Roberto Adinolfi in puro stile caprese, e acquistata nel 2002 dalla Finanziaria Sviluppo Holding (Fisvi), una srl quasi per intero di proprietà di Montezemolo, e presieduta da Francesco Saverio Grazioli (anch'egli imputato).

Il secondo filone ipotizza la connivenza di tre vigili urbani, di un geometra dell'ufficio tecnico comunale e dell'ex sindaco di Anacapri, Mario Staiano, raggiunti da un avviso di conclusione delle indagini per reati che vanno dal favoreggiamento all'omessa denuncia, dall'omissione d'atti d'ufficio al falso ideologico, perché coinvolti a vario titolo, secondo la procura, in una storia di ispezioni non compiute o "ammorbidite", relazioni truccate per non danneggiare l'illustre ospite dell'isola azzurra, persino un'informativa di reato che invece di essere spedita in Procura risulta rimasta stranamente chiusa in un cassetto.

Staiano risponde di favoreggiamento perché "avrebbe suggerito" di non segnalare gli abusi in atto e di "trovare un modo amichevole" per chiudere la vicenda. Dopo mesi di lavoro investigativo, dopo aver indagato l'attuale sindaco Francesco Cerrotta (che non compare nell'avviso concluse indagini e potrebbe essere archiviato), e dopo aver messo alle strette il geometra comunale Gennaro D'Auria, colpito dalla misura cautelare della sospensione dall'incarico per due mesi, i rami di indagine sono rimasti processualmente indipendenti.

I magistrati si sono chiesti per quale ragione pezzi importanti di amministrazione ignorassero i presunti abusi di Montezemolo, e hanno provato a indagare su un accordo corruttivo. Concentrandosi anche sulla Panda che l'ex presidente della Fiat nel 2007 ha regalato al comando dei caschi bianchi, più o meno nel periodo in cui i lavori edilizi a Villa Caprile si intensificavano.

 

LE PANDA PROMOZIONALI
Ma gli avvocati di Montezemolo hanno dimostrato che quel dono faceva parte di una campagna di promozione della casa automobilistica. Altri comuni hanno ricevuto vetture Fiat e la Procura, convinta che non c'è stata corruzione, ha separato i fascicoli. A carico dei vigili, del geometra e dell'ex sindaco potrebbe arrivare una richiesta di rinvio a giudizio per il giudice dell'udienza preliminare (Gup).

 

Per Montezemolo, Grazioli e i tecnici che hanno curato le pratiche edilizie, attestando circostanze difformi da quanto poi accertato dalle indagini, il processo è stato disposto con un decreto di citazione diretta. La residenza, ormai ribattezzata a Capri ‘Villa Montezemolo', forse iniziava ad andare un po' stretta alle esigenze del manager, se è vero quanto sostenuto dall'accusa: un rudere e un vecchio garage di 70 metri quadrati sono stati recuperati ad uso abitativo senza autorizzazione, mentre la cucina è stata ampliata nel sottoscala, un portico è stato chiuso, e altri interventi minori sono stati compiuti.

 

Probabilmente i presunti abusi sarebbero rimasti sconosciuti ai più se un consigliere regionale Pdl, Pietro Diodato, non avesse redatto nel marzo 2009 un'interrogazione all'allora governatore della Campania Antonio Bassolino: "L'amministrazione comunale di Anacapri dimostra, per ciò che riguarda gli ampliamenti infiniti di cui è oggetto la villa, di essere servile verso i potenti di turno ed arrogante coi propri amministrati ", scriveva Diodato. Il giudice dovrà stabilire se le cose sono andate davvero così.

 01-12-2010]

 

 

 

SMONTEZEMOLIAMOCI/2 - Eureka! il marchesino cordero è il prototipo dell’homo vanzinianus per antonomasia: Christian De Sica - Ma non tanto il De Sica dei cinepanettoni, troppo “generone” capitolino, quanto il De Sica fighetto di “Sapore di mare” - "libero": FESTINI HIPPIE E SCAZZOTTATE: FA LA MORALE SULL’IMMAGINE DEL PAESE. MA IL suo PASSATO È DA BUNGA BUNGA

Franco Grattarola e Giuseppe Pollicelli per "Libero"

«Credo che soprattutto in questi momenti noi abbiamo il dovere di spingere ancora di più nel contribuire a tenere alta l'immagine del Paese nel mondo, come fanno tante persone, non solo imprenditori, ma militari, ricercatori, il mondo della cultura. Noi facciamola nostra parte», ha detto ieri Luca Cordero di Montezemolo, inaugurando il parco "Ferrari World" ad Abu Dhabi.

L'immagine è in effetti tratto fondante del discorso pubblico dell'ex leader Confindustria eternamente a un passo dall'impegno diretto in politica. Ecco, proprio l'immagine di Montezemolo che campeggia in pagina è un involontario aiuto dal passato al grande legame tra politica (futura come la sua Italia?) e cinema. Legame profondissimo, non solo perché gli attori, smessi gli abiti di scena, si prestano talvolta a indossare le austere divise del potere (Reagan, Schwarzenegger o Luca Barbareschi).

Ma anche perché di molti politici è stato visto un alter ego di celluloide. Per esempio, Giulio Andreotti è stato spesso paragonato all'indimenticabile Albertone. Nel pieno della sua implacabile campagna di stampa contro Antonio Di Pietro, poi, Giuliano Ferrara riscontrò sorprendenti analogie fra il milieu dipietrista e «il modello estetico di Alvaro Vitali, l'indimenticabile scorreggione oggetto di culto per i cinéphiles ad alta perversione mentale ». Silvio Berlusconi, a cui gli avversari non hanno mai risparmiato epiteti, non ha trovato di meglio, con il suo "ghe pensi mi", che identificarsi con il proverbiale Cavaliere di Tino Scotti.

CORDERO SELVAGGIO - E il probabilissimo politico Luca Cordero di Montezemolo, invocato da molti come il salvatore della patria, a quale attore di ieri o di oggi può essere paragonato? L'elegante silhouette del presidente della Ferrari esclude a priori qualsiasi similitudine con il bestiario della commedia all'italiana più sbracata. A ben vedere, però, in alcune commedie anni 60 e 70 fanno capolino nobili e snob fisicamente simili al fondatore di Italia Futura. Ma si tratta di caratteristi poco noti, non degni di essere affiancati a Luca. A sciogliere il dilemma è l'ultimo libro di Enrico Vanzina, "Una famiglia italiana".

 

Scrive lo sceneggiatore che «Luca Cordero di Montezemolo, alla fine degli anni 60, diventò uno dei miei migliori amici (oggi forse è più amico di Carlo). Ci legò indissolubilmente un viaggio a Cortina. Lui aveva vent'anni, io diciotto. Partimmo da Roma su di una Fulvia Coupé, la sua».

Eureka! Luca Cordero di Montezemolo è il prototipo dell'homo vanzinianus per antonomasia: Christian De Sica. Ma non tanto il De Sica dei cinepanettoni, troppo "generone" capitolino, quanto il De Sica fighetto di "Sapore di mare". Con una non secondaria differenza relativa alla località vacanziera prescelta. Se gli eroi vanziniani agiscono sulle interclassiste sabbie della Versilia, Luchino era solito trastullarsi nella più ben esclusiva spiaggia di Porto Ercole. Ed è qui che, nell'agosto del 1968, si rende protagonista di un episodio che pare uscito proprio dalla penna del suo vecchio amico Enrico Vanzina

 

COME I VANZINA - Un fotoreportage di Giacomo Alexis, pubblicato dal settimanale "Lo Specchio" l'11 agosto 1968, immortala sapidamente il sapore di mare montezemoliano: «Alcuni amici hanno fatto credere a Luca Montezemolo, qui ospite di Cristiano Rattazzi, che la bella Sandra era perdutamente innamorata di lui, e trascorreva le notti insonni sognandolo ad occhi aperti. Lusingatissimo, il buon Luca ha indossato la sua più bella camicia hippie a crisantemi e dalie (ne ha una collezione) ed è sceso alla conquista della fanciulla.

Vistasi oggetto di tante improvvise attenzioni, la ragazza si è insospettita e si è mantenuta piuttosto freddina, mentre Luca raddoppiava le arditezze. Finché, come era evidente fin dall'inizio, si addivenne ad una spiegazione. Saltò fuori, così, che Sandra non aveva mai concupito, né pensato di concupire, il buon Luca. Si trattava, con ogni evidenza, di uno scherzo. Mentre la fanciulla, trattata piuttosto maluccio dal pretendente mancato, si metteva a piangere, lui se ne andava alla ricerca degli amici autori, o presunti tali, della beffa. È finita con una solenne scazzottata».

Che dire? Se è vero che un premier scazzottatore potrebbe rivelarsi adatto a un parlamento in cui non mancano violenti, provocatori e urlatori, non è meno vero che l'ambizioso obiettivo montezemoliano di rinnovare l'immagine della politica passa da una strada obbligata: la pubblica abiura, da parte di Luca, del proprio look giovanile. Quegli abiti sgargianti, degni del "Ma - nuale del playboy" di Renzo Barbieri, sono al contempo pacchiani, sfacciati e vecchi. E la politica italiana, come possiamo constatare ogni giorno, pacchiana, sfacciata e vecchia lo è già abbastanza di suo.

 01-12-2010]

 

 

 

1- UN PUNZO IN UN OCCHIO PER LUCHINO
Camille Desmoulins per Dagospia

 

Quando gliel'hanno riferito, dicono, gli si è scompigliato tutto il ciuffo. Lo Smontezemolato dei Parioli sta capendo sulla sua propria pelle che finchè si gioca alle macchinine è un conto, ma con la politica è tutto più complicato. E soprattutto, che gli ex amici possono diventare pericolosi nemici. Una cosa è certa: il suo attivismo da futuro premier dai belli capelli gli sta fruttando molti bastoni tra le ruote, anzi tra i binari.

 

C'è un semaforo rosso sulla ferrovia di Luchino che si chiama Mauro Moretti, l'arcinemico, uno che la politica la sa fare sul serio grazie ad amicizie e relazioni ad altissimo livello (cercare dalle parti di Palazzo Chigi...). L'ad di Ferrovie dello Stato, concorrente (si fa per dire, di fatto è monopolista del trasporto ferroviario) della NTV di Montezemolo, sta facendo una guerra di posizione alle locomotive smontezemolate, e l'altro giorno ha piazzato un colpo molto pesante.

 

Moretti si è fatto nominare vicepresidente dell'Unione industriali di Napoli (la Confindustria napoletana), come superbig per la squadra del nuovo presidente degli industriali partenopei Paolo Graziano, nominato lo scorso 22 novembre. Che c'entra Luchino? C'entra, c'entra... Perché il candidato che è stato fatto fuori altri non è che Gianni Punzo, presidente dell'Interporto Campano e socio di Luca di Montezemolo in Ntv che dovrebbe partire nel 2011. Punzo, come pure Luchino, non l'hanno presa benissimo.

 

Il socio di Montezemolo ha scritto una lettera di fuoco, preventiva, a Graziano. "Apprendo che sei obbligato a ritirare l'invito da tempo rivoltomi a far parte del prossimo comitato di presidenza dell'associazione. Purtroppo le motivazioni da te addotte e il fatto che rappresento 550 imprese azioniste del gruppo Cis-Interporto mi obbligano a sottolineare alcune gravi anomalie di questa vicenda...».

 

Per esempio, «stando a quanto da te riferito il veto sul mio nome da parte della presidente Emma Marcegaglia e dell'amministratore delegato del Gruppo Fs Mauro Moretti» (riferimento seccamente smentito però dal neopresidente Graziano). Ferrovie dello Stato di cui Punzo precisa di essere «concorrente attraverso la società Ntv». La stessa compagine nella quale siede anche Luca di Montezemolo: «Mio amico da 30 anni e persona che stimo moltissimo, opinione evidentemente non condivisa dall'attuale presidente di Confindustria».

 

Accuse pesanti, che dovrebbero essere il preludio per le dimissioni dello smontezemolato Punzo dall'Unione industriali di Napoli. Ma soprattutto una spia eloquente dei rapporti (pessimi a quanto pare) di Montezemolo con i vertici marcegagliati di Confindustria e dunque con l'establishment industriale che dovrebbe lanciargli la volata a
nuovo premier dei fighetti.

La scelta di risiko fatta da Moretti, di prendere posto nei vertici campani di Confindustria facendo fuori Punzo, ha un senso strategico molto chiaro per gli interessi di Fs e Trenitalia. In ballo c'è la questione, enorme, del trasporto merci, teatro di un un fortissimo scontro tra Moretti e imprese private che cercano di entrare in quel mercato.

 

L'ad di Fs sta di fatto ostacolando l'ingresso delle compagnie private, con un piano di ristrutturazione della rete che prevede vincoli capestro per gli operatori privati e il passaggio di 160 scali da Rfi a Trenitalia, che potrà così - se il piano sarà approvato - farne quello che vuole, tagliando le gambe ai concorrenti.

E, guarda caso, a Napoli è proprio l'Interporto campano di Punzo a rappresentare uno snodo centrale per lo sviluppo del merci privato. Con Moretti insediato nell'Unione industriali, sarà dura organizzare una resistenza. Soprattutto se è vero poi quel che pensano gli smontezemolati, e cioè che Confindustria è tutta dalla parte di Moretti e contro Luchino. A quel punto dovrà consolarsi con l'Italia futura. In quella presente sembra messo abbastanza male.

 

2- BOSSI, MONTEZEMOLO? COME HA FATTO A FARE I MILIARDI?
(ANSA) - 'Montezemolo e' uno che le rogne se le cerca. Parla di politici piu' morali? Ma chiediamogli come ha fatto a fare il suo treno guadagnando migliaia di miliardi...'. Umberto Bossi ha polemizzato cosi' con il presidente della Ferrari rispondendo ai giornalisti che a Pavullo gli hanno chiesto dei recenti scontri con Montezemolo. 'E' l'esempio tipico di italiano che vede la pagliuzza nell'occhio dell'altro e non la trave nel suo. Ma come mai gli hanno dato il permesso per il treno?'.

 

3- LA RUOTA DI SCORTA - LE INDISCREZIONI E LE SMENTITE DI UNA SUA ENTRATA IN POLITICA VANNO AVANTI DA ANNI. MA RESTIAMO SEMPRE ALLE ESTERNAZIONI A TUTTO GAS. SENZA FATTI
Giampaolo Pansa per "Libero"

 

Ma che diavolo aspetta a scendere in campo? Che arrivi la settimana dei tre giovedì? Che Silvio Berlusconi scappi ai Caraibi con un aereo carico di fanciulle in fiore? O che Pierluigi Bersani cada dal tetto della facoltà di Architettura? La domanda è rivolta a Luca Cordero di Montezemolo, nato a Bologna 63 anni fa, detto per brevità Montez, presidente della Ferrari. È lui il vip più invocato in Italia. Affinché si dedichi alla politica vera. Quella che, alla fin dei conti, decide. Poco più di un anno fa, nel settembre 2009, avevo scritto per "Libero" un articolo sul suo conto. La mia conclusione era stata la seguente.

 

Ritenevo che a Montez non convenisse gettarsi nella fornace della lotta politica. E prevedevo che non l'avrebbe fatto. Nel clima rabbioso che già s'intravedeva, un personaggio come il suo sarebbe stato messo nel tritacarne. La sua vita passata, insieme a quella presente e a quella futura, non avrebbero avuto scampo. La casta dei professionisti politici ne avrebbe fatto poltiglia. Per questo, l'ipotesi finale era semplice e chiara. Bisognava aspettare che la baracca Italia crollasse del tutto. Soltanto allora, forse, avremmo visto Montez scendere in campo.

 

Ma adesso ci siamo. Non sono così pessimista da pensare che il crollo sia vicino. Tuttavia, l'aria che tira è pessima. Il governo Berlusconi è a un passo dalla caduta. E non credo sia in grado di reggere sino al 2013, termine della legislatura. I due blocchi primari, centro-destra e centro-sinistra, sono allo sfacelo. Il terzo blocco, quello centrista, esiste soltanto sulla carta. Tutto è incerto. Il Cavaliere guiderà le sue truppe in una probabile campagna elettorale.

 

Ma gli avversari non riescono a trovare un leader all'altezza di batterlo. Montez conosce meglio di me quali siano i rischi che il paese sta correndo. Per di più, non da ieri coltiva il proposito di darsi alla politica. Tre anni fa, un dirigente della Fiat mi aveva spiegato: «Luca spasima di farlo. Non gli basta più l'incarico di presidente della Confindustria. Vede l'Italia andare a rotoli e vorrebbe impedire che precipiti nel baratro. Però teme i contraccolpi brutali della casta dei partiti».

PRECEDENTI NEGATIVI
Ma esisteva anche un altro motivo per dubitare di compiere quel passo. Era il ricordo dell'infelice esperienza di Umberto Agnelli nei panni di senatore democristiano. Fra il 1976 e il 1979, Montez aveva lavorato accanto a lui con grande abnegazione. Al punto di meritarsi uno storico sfottò di Fortebraccio, il corsivista dell'"Unità": «Arriva Umberto Agnelli scortato da Luca Cordero di Montezemolo, che non è un incrociatore».

 

Luca temeva di dover vivere di nuovo quegli anni amari. Per questo esitava. Si sentiva già nel mirino come uno dei Poteri Forti pronti a fare un golpe, secondo l'in - vettiva del ministro Renato Brunetta. E non voleva che gli capitasse pure di peggio. Maadesso il tempo sta scadendo anche per lui. Ho stima per Montez. Però credo che non dovrebbe più traccheggiare. Anche per un fatto che non può sfuggire a un cronista attento. Ogni volta che si apre un giornale, ci imbattiamo in un'esternazio - ne del presidente della Ferrari. O in un appello che gli viene rivolto affinché si decida.

Vogliamo citarne qualche esempio? Il 3 ottobre 2010, sul "Corriere della sera", Raffaella Polato registra l'ennesimo rifiuto di Luca a scendere in politica: «No, no e no. Questa storia della mia discesa in campo è una cosa lunare». Ma due giorni dopo, Montez pronuncia un discorsopara- politico alla Hopkins University di Bologna. E spiegachela ricetta per rimettere in moto l'economia italiana è la detassazione del lavoro dipendente.

 

IL PAPA NERO
Il 6 ottobre si comincia a parlare di Montez come del Papa nero della sinistra, l'unico in grado di rianimare un ambiente politico in agonia.MarcoSarti, del "Rifor - mista", registra l'opinione di Cesare Romiti, il vecchio capo supremo della Fiat. Lui dice: «Montezemolo in politica? Io certamente non lo voterei». A "La Storia Siamo Noi", il programma tivù di Giovanni Minoli su Rai 2, Romiti rievoca i motivi che obbligarono Luca a lasciare la Fiat. E lo fa con la precisione feroce dei signori anziani, testimoni di vicende scabrose.

 

Lo stesso giorno, sempre sul "Riformi - sta", Goffredo Bettini, già eccellenza veltroniana, suggerisce alla sinistra di affidarsi a Montezemolo. Gli replica subito Alfonso Gianni, già spalla di Fausto Bertinotti: «Ecco una brutta idea». Il 9 ottobre, nuoverisposte raccolte all'assemblea nazionale del Partito democratico, in quel di Busto Arsizio. Rosy Bindi garantisce che Luca non serve. Altri la pensano in modo diverso. Beppe Fioroni taglia corto: «Meglio un interlocutore in più che uno in meno. Ma dopo tanto predicare, per Montezemolo è venuta l'ora di praticare». Montez risponde attraverso "Lette - ra43.it", il quotidiano on line di Paolo Madron. Dice di avere stima per i dirigenti democratici.

Ma spiega di essere stufo di sentirsi «tirare per la giacchetta». E aggiunge: «Resterò al mio posto di presidente della Ferrari. Non scendo in campo. Pensare che sia io il Papa straniero è roba da marziani». Il 13 ottobre, nuova esternazione indiretta di Montez, attraverso il sito di "Italia Futura", la sua fondazione. Lamenta che nell'ultima settimana si è visto candidare a leader del Pd, a sindaco di Roma, a capo del fantomatico Terzo Polo. Un fatto che gli conferma lo stato confusionale dei partiti italiani: «Sarebbe più utile rispondere alle questioni che poniamo, invece che indulgere in puerili giochi di fantapolitica».

 

Otto giorni dopo, a Roma, nel presentare un libro, Montez ci regala la sua battuta più efficace: «È inutile parlare di una mia discesa in campo da politico. Non c'è nemmeno il campo!». Passano le settimane, e il tormentone Luca sì o Lucano continua. Sino a quando, intervistato da Alessandro Troncino del "Corriere della sera", Massimo Cacciari non azzarda una risposta netta. Il 14 novembre, il filosofo dice che il famoso Terzo Polo, quello di Fini, Casini e Rutelli, non può andare lontano se «gli imprenditori come Montezemolo non scendono in campo».

Per Cacciari l'unica ancora di salvezza è Luca: «Il Pd è stato diretto in modo folle. Franceschini ha fatto quello che ha potuto. Bersani ha dato al partito un'immagine socialdemocratica vecchia. Vendola? I paragoni con Obama fanno ridere i polli. Lui rappresenta un'ideologia minoritaria che non sarà mai cultura di governo».

 

SCHIANTO A DUBAI
Ma il 14 novembre è anche il giorno nero della Ferrari che, ad Abu Dhabi, perde il mondiale di Formula Uno. Due giorni dopo, Montez compare sulla prima pagina di "Repubblica" per rispondere a un articolo del quotidiano di Ezio Mauro dedicato alla "Nazione dei perdenti". Un'im - magine che Luca trova «inaccettabile e falsa». Tuttavia molti pensano che la sconfitta della Ferrari frenerà la carriera politica di Montez. Andrà così? Chi lo vuole in campo contro Berlusconi spera di no. I futuristi di Fini lo corteggiano.

 

Il 20 novembre, "La Stampa" pubblica un sondaggio della Swg. Una lista con il suo nome varrebbe il 9 per cento dei voti. E guidato da Montez il Terzo Polo, quello auspicato da Cacciari, potrebbe arrivare al 21 per cento. Il giorno successivo, domenica 21 novembre, Montezemolosi presenta nel salotto televisivo di Fabio Fazio. Il conduttore, specialista nel lecca lecca con i vip che invita, gli dà spago, osservandolo con occhietti da topino rispettoso. E Montez lo ricambia regalandogli una battuta al veleno contro il Berlusca: «Il suo governo è un cinepanettone arrivato ai titoli di coda».

 

Poi rinnova il rifiuto a entrare in politica: «Non ho intenzione di fondare un partito, né di entrare in un partito che già c'è». Siamo, per ora, alle battute finali del tormentone. Il 24 novembre Luca parla a un convegno della sua fondazione "Italia - futura". Per annunciare l'evento, si compra una paginata pubblicitaria sul "Cor - riere della sera". Dominata da una sua foto in formato gigante. Nel vederla ho pensato: sembra un manifesto elettorale.

 

Lo slogan sarà Montez a rivelarlo durante la convention: «Ho il dovere di fare qualcosa per l'Italia». Come andrà a finire? Non lo so. Però posso dare un consiglio a Montezemolo: limiti le esternazioni a tutto gas. Non calchi le orme di Giorgio Napolitano. In fondo, il vecchio Giorgio è pur sempre il presidente della Repubblica. [26-11-2010]

 

. E ANCHE AD ANACAPRI LO CERCANO...
Tra una Bondata e l'altra, il Cetriolo Quotidiano (p. 4) trova il tempo di dedicarsi un po' anche allo statista di Maranello: "Abuso edilizio nella villa di Anacapri. Il "ricostruttore" Montezemolo a processo. Indagato l'ex sindaco per aver finto di non vedere. Per la procura la casa è di Montezemolo, ma l'imputato minimizza: "Sono solo l'utilizzatore". Eccone un altro, ve l'avevamo detto ieri. Bel colpo di Vincenzo Iurillo.

 26-11-2010]

 

 

PARA-GURI D’ITALIA - CACCIARI: "SE SI VOTA l’ingresso ufficiale DI MONTEZEMOLO in politica sara’ automatico" - DILIBERTO: "MARCHIONNE E’ PIU’ BRAVO. non so cosa farà ma è un consumato navigatore di aziende e di politica italiana" - BRIGUGLIO: “SI IMPEGNERA’ CON LISTE CIVICHE PER NAPOLI” - "Fine del convegno. Montezemolo se ne va. Fuori c’è una Cinquecento rossa che lo aspetta. Con autista

 

1. CACCIARI: SE SI VOTA INEVITABILE DISCESA IN CAMPO MONTEZEMOLO...
(Adnkronos) - "Non ho capito come intenda farlo, cosa intenda fare e soprattutto quando. Ma in caso di elezioni anticipate il suo annuncio per l'ingresso ufficiale in politica sara' automatico". Lo dice, ai microfoni di CNRmedia, l'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari.

 

"Montezemolo e' molto vago nelle sue prese di posizione. Lo capisco, perche' tenere in piedi una baracca per due anni e' molto piu' complicato che lanciarsi in una campagna elettorale da qui a primavera. Penso che inevitabilmente prima poi fara' la scelta, quando e come mi sfugge. Capisco le sue titubanze ma non possono durare in eterno. Penso che in caso di elezioni anticipate il suo annuncio sarebbe automatico", conclude Cacciari.

 

2. DILIBERTO, MONTEZEMOLO? MARCHIONNE E' PIU' BRAVO...
(Adnkronos) - "Montezemolo? Spero che non si arrabbi ma io temo di piu' Marchionne perche' e' piu' bravo. Perche' non ha ambizioni politiche in senso stretto e perche' viene da un altro mondo. Montezemolo non so cosa fara' ma e' un consumato navigatore di aziende e di politica italiana". Lo ha affermato Oliviero Diliberto, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, che in un'intervista a 'ItaliaOggi' ha commentato la possibilita' di una discesa in campo dell'ex presidente della Confindustria in caso di elezioni anticipate.

 

3- BRIGUGLIO (FLI): MONTEZEMOLO? SI IMPEGNERA' CON LISTE CIVICHE PER NAPOLI
Montezemolo è impegnato a sostenere una lista civica a Napoli. Carmelo Briguglio, deputato Fli, dà la notizia ai microfoni del programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora' "Montezemolo è una delle personalità che dà prestigio al nostro paese e secondo me ha deciso intanto di agire nel prepolitico.

Quindi, gli chiedono i conduttori Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, si candiderà nel capoluogo campano? "Da quello ho capito non lui direttamente. E credo che Napoli ora abbia bisogna di aria nuova". Politicamente, in quale area si schiererà? "Potrebbe impegnarsi ovunque ma spero che lo faccia nell'aria del centrodestra, sarebbe importante che un imprenditore di successo rappresenti l'area dei moderati", ha concluso il finiano.

 

4- "LUCA, NON È PIÙ POSSIBILE ASPETTARE" - IL PRESSING DEGLI AMICI SUL LEADER FERRARI
Roberto Mania per Repubblica

"Luca, non puoi non scendere in politica. Questo è il momento. Non è più il tempo di restare a guardare. Non possiamo permetterci un'altra legislatura così". Roma, lussuoso Hotel de Russie, Via del Babuino, a pochi metri da Piazza del Popolo. Atmosfera prenatalizia. I circa sessanta soci fondatori del think tank "Italia Futura" sono a colazione con il presidente Luca Cordero di Montezemolo....

 

Sono la "squadra" di Montezemolo. E questa volta vogliono fare politica, sporcarsi le mani. Tranne uno, tutti gli altri disapprovano l'annuncio che Montezemolo ha fatto domenica scorsa intervistato da Fabio Fazio a "Che tempo che fa": non scendo in politica, non in questa fase. Il refrain della colazione è esattamente un altro: "Se non ora, quando?".

"Italia Futura" vuole farsi partito. Un nuovo partito, che nasca dalla società civile, che provi a diffondersi nel territorio. Che mischi vecchio e nuovo, internet con Max Weber, l'interesse nazionale con la globalizzazione, la politica con la società civile, le generazioni tra loro.

 

E allora se quello che si celebra poco dopo, nel piccolo auditorium tra Via del Babuino e Piazza di Spagna (sala stracolma con qualche faccia nota, molti giovani e tanti borghesi) non è un atto fondativo poco ci manca. E' quasi un comitato elettorale, quello riunito. Si distribuisce il nuovo paper "Giovani, al lavoro!", curato tra tre professori universitari. E poi l'eco-borsa con i manici lunghi e dentro una chiavetta usb. Gadget rossi. Rosso Ferrari....

Il timing per costruire un nuovo partito, o almeno per definire le "liste civiche" per andare alle elezioni non coincide esattamente con l'avvicinarsi della crisi. Montezemolo avrebbe bisogno di più tempo. E' questo che ha spiegato ai suoi supporter di "Italia Futura". Perché ora non ha alcuna intenzione di allearsi con il nascente Terzo Polo di Casini, Fini, Rutelli. Non è questo che vuole. Vorrebbe andare da solo alle elezioni e poi, probabilmente, stringere un patto con il Pd. Ci vorrebbe una nuova legge elettorale senza il premio di maggioranza del Porcellum. Ci vuole più tempo. Fine del convegno. Montezemolo se ne va. Fuori c'è una Cinquecento rossa che lo aspetta. Con autista.

 

5- MONTEZEMOLO IN POLITICA. PER FARE CHE?
Stefano Feltri per "il Fatto Quotidiano"
.........
Da ieri, però, i due ostacoli che separano Montezemolo dall'impegno politico a tempo pieno appaiono ridimensionati. Restare alla Ferrari, con il Mondiale di Formula 1 perso all'ultima corsa, non è più indispensabile e diventa complesso programmare la prossima stagione di Maranello quando la testa è a Roma.

 

Quanto ai treni Ntv, potenziale conflitto di interessi non da poco per un uomo politico, Montezemolo può sempre liquidare la propria quota o trovare una qualche formula di blind trust per congelarla (almeno sulla carta). Anche se la sovrapposizione tra la squadra di Italia Futura e quella dell'avventura ferroviaria è tale che scindere i due piani risulta di una qualche difficoltà.

Un esempio: Carlo Calenda, già a fianco di Montezemolo in Confindustria, è direttore dell'Interporto di Nola (base logistica campana di Ntv) e uno degli animatori dell'associazione, spesso autore di polemici editoriali. Ma questi sono dettagli e Montezemolo ha ancora qualche mese per affrontarli. 25-11-2010]

 

 

PARA-GURU FOR PRESIDENT - UN GIORNO DICE CHE LA MOGLIETTINA NON VUOLE CHE SCENDA IN POLITICA, QUELLO DOPO PUBBLICA SU CORRIERE E GIORNALE UNA PAGINATA DA "CHIAMATEMI, SONO IL VOSTRO PREMIER" (A REPUBBLICA NIENTE NO PUB! BASTA UN ARTICOLO?) E PARLA DA CANDIDATO: “HO IL DOVERE DI FARE QUALCOSA PER QUESTO PAESE” - LAPSUS FREUDIANO SUL GOVERNO: “SPERO CHE CONTINUI A ‘BRUCIARSI’”…

1. MONTEZEMOLO: "VENIAMO DA 15 ANNI DI NON SCELTE HO IL DOVERE DI FARE QUALCOSA PER QUESTO PAESE"...
Da "Il Giornale" - "Veniamo da 15 anni di non scelte, il Paese va ricostruito sotto tanti aspetti". Presentando il rapporto di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo sente "il dovere di fare qualcosa per il mio paese". Sottolineando che è ora di "uscire dal proprio particolare recinto per contribuire al bene comune", Montezemolo precisa che mai come ora serve un lavoro di squadra: "Basta con i superuomini. Il periodo dell'one man show è finito. Serve uno spirito di squadra. Bisogna trovare collaboratori sempre più bravi per lavorare con noi".

 

Paese fermo da 15 anni Secondo Montezemolo "si sta chiudendo, e male, un ciclo storico, quello della Seconda Repubblica. Ma non per questo dobbiamo autoflagellarci - ha sottolineato nel corso del suo intervento - pensando a questi 15 anni di non scelte che hanno portato a un obiettivo arretramento del Paese". Per Montezemolo "dobbiamo volgere lo sguardo alla ricostruzione, al futuro, e anche per questo i giovani sono chiamati ad essere parte attiva".

 

Il presidente di Italia Futura resta comunque ottimista sul futuro dell'Italia: "L'Italia non può e non deve rassegnarsi a uno spirito di declino - ha sottolineato - l'Italia deve farcela, l'Italia ce la farà, perchè ha tutti gli elementi e tutte le ricchezze per essere protagonista nei prossimi anni dello sviluppo del mondo".

 

2. SPERO CHE IL GOVERNO CONTINUI A 'BRUCIARSI', MA E'LAPSUS...
(ANSA) - E' solo un lapsus, ma l'intera platea di 'Italiafutura' batte le mani ridendo. Autore: Luca Cordero di Montezemolo. Durante il suo intervento conclusivo al convegno di 'Italiafutura', Montezemolo commenta la dichiarazione di Berlusconi secondo la quale 'il governo fa i fatti e gli altri le chiacchiere'.

'E' bene che il governo agisca - osserva Montezemolo - e' quello che chiedono i cittadini'. Poi, del pacchetto annunciato dal governo per alcune proposte sui giovani aggiunge: 'Spero che il governo continui a 'bruciarsi'...anzi, a bruciarci sui tempi'. Corregge la frase, ma tutti partecipanti al convegno ridono e battono le mani.

3. A BERLUSCONI: BENE SU GIOVANI, AVANTI COSI'...
(Adnkronos) - "Mi pare un ottimo auspicio. I cittadini non chiedono altro che il governo faccia. Aggiungo che la proposta del governo sull'imprenditoria giovanile e' in sintonia con quella che lanciamo oggi. Quindi complimenti e avanti cosi'". E' quanto afferma Luca Cordero di Montezemolo, commentando le parole di questa mattina del premier Silvio Berlusconi e, in particolare, la proposta di una imposta unificata e ridotta al 10% per i giovani che vogliono aprire un'impresa.

 

4. AL PREMIER: TUTTI AUSPICHIAMO CHE CI SIANO I FATTI...
(Adnkronos) - "Tutti noi auspichiamo, come cittadini, che ci siano i fatti. E se il presidente del Consiglio dice che fara' i fatti dobbiamo solo essere soddisfatti di questo perche' e' un momento importante". E' Luca Cordero di Montezemolo, prima di illustrare il rapporto della fondazione Italia Futura sui 'Giovani al lavoro' a rispondere cosi' al premier, Silvio Berlusconi, che aveva rivendicato il lavoro del governo dopo le critiche che lo stesso Montezemolo aveva rivolto all'esecutivo.

MONTEZEMOLO

5. EVITARE ELEZIONI CON SPIRITO COSTRUTTIVO...
(Adnkronos) - "Sarebbe davvero incredibile parlare di ipotesi di elezioni. La gente non capirebbe, in momenti come questi, perche' andare alle elezioni nel momento in cui si vedono problemi cosi' importanti all'orizzonte". E' Luca Cordero di Montezemolo, prima di presentare il rapporto 'Italia Futura' i 'Giovani al lavoro' a commentare cosi' la crisi politica in corso. "Siccome ne abbiamo gia' tanti di problemi in Italia, e se ne prospettano anche in Europa, cerchiamo di evitare le elezioni con spirito costruttivo", conclude.

 

6. SITUAZIONE PREOCCUPANTE IN IRLANDA, MA SU MANOVRA NULLA DI REALE...
(Adnkronos) - "Sono come tutti molto preoccupato della situazione europea perche' non ci dimentichiamo mai che per l'Italia l'Europa e' fondamentale". E' Luca Cordero di Montezemolo a commentare cosi' le tensioni a livello europeo che seguono alla grave crisi economica dell'Irlanda.

 

"Sono dunque molto preoccupato di queste tensioni finanziarie e della situazione di deficit di alcuni paesi anche se, al momento non c'e' niente di reale su un'eventuale manovra correttiva", aggiunge suggerendo di "stare ai dati", un invito questo che Montezemolo estende "anche alla politica".

24-11-2010]

 

 

1- TUTTI APPICCICATI ALLA TV PER IL KOLOSSAL IN DUE TEMPI "MONTEZEMOLO" E "FINMECCANICA" - 2- IL “VOLONTARIO” 63ENNE BOLOGNESE, MAESTRO DI COMUNICAZIONE E DI OPPORTUNISMO, ASPETTANDO "LA CHIAMATA" HA FATTO IL SUO PIT-STOP VELOCE SENZA CAMBIARE IL SUO PENSIERO GOMMOSO DENTRO IL QUALE È DIFFICILE INTRAVEDERE UN POLITICO DI RAZZA - 3- PER RIFARSI DALLA DELUSIONE PROVOCATA DAL “GEORGE CLOWN-EY DE NOANTRI”, ABBIAMO DOVUTO ASPETTARE IL SECONDO TEMPO DEL KOLOSSAL, QUELLO DOVE LA GIOVANNA D’ARCO DEI POVERI, JENA GABANELLI, HA FATTO LA SUA SPARATA CONTRO FINMECCANICA - 4- PACINI BATTAGLIA è VIVO E LOTTA INSIEME A NOI! “A GUARGUAGLINI PIACEVA IL POTERE IN UNA MANIERA SMODATA. OGNUNO DI QUESTI UOMINI CHE CONOSCEVO HA UN COSTO. UN COSTO AMBIZIONE, UN COSTO ARTE, UN COSTO FICA, COME TI PARE. HANNO TUTTI UN COSTO. QUELLI CHE NON HANNO COSTI SONO UN’ECCEZIONE PIÙ UNICA CHE RARA” -

 

Sono migliaia gli imprenditori, i politici e i giornalisti che ieri sera si sono messi davanti alla televisione per assistere al kolossal in due tempi dedicati a Luchino di Montezemolo e a Finmeccanica.

 

Per non essere disturbati hanno mandato a letto le famiglie, hanno indossato il pigiama e con i piedi sul tavolino hanno cominciato a ingozzarsi di popcorn e Coca Cola, con Coca e Cola.

Lo spettacolo era troppo atteso per essere disatteso, e forte era stato il preannuncio dell'evento. La delusione è arrivata presto con Luchino di Montezemolo che ha negato fermamente di voler scendere in campo nei prossimi tre anni.

 

Il presidente della Ferrari è entrato nel salotto "civile" di Fazio e ha parlato in un modo così categorico che non sembra lasciare spazio a illazioni. La tensione trapelava dal tono leggermente alterato della voce e dall'enfasi con cui ha esaltato il ruolo della sua Fondazione alla quale i giovani dovranno iscriversi per mettere costruire il futuro dell'Italia.
Come al solito non sono cambiati gli appelli a "fare squadra" e nemmeno le battute nei confronti di Calderoli ("uno statista internazionale") e del governo "cinepanettone" che è ormai arrivato ai titoli di coda.

Ancora una volta il ragazzo dei Parioli ha dimostrato di essere un grande affabulatore, un maestro della comunicazione capace di affascinare le platee mescolando la retorica con la dialettica. Se poi si entra nel merito di quella che nelle aziende chiamano "la vision", allora il bilancio è più modesto perché la rivoluzione democratica di cui parla Montezemolone si regge su pochi principi ai quali ha aggiunto per ben due volte il grido: "Viva l'Italia!".

 

Dice Luchino che bisogna smetterla di autoflagellarsi e che non bisogna farsi stringere in un angolo come i pugili, ma che occorre smontare la macchina pesante dello Stato con poche cose da fare. E aggiunge come terzo punto del suo manifesto, che bisogna "credere nei giovani". C'è indubbiamente della passione dentro le parole di questo "ragazzo dei Parioli" che parla di un "dopoguerra dove eravamo poveri", ma il suo discorso non è ancora quello di un leader. Se invece del salotto "civile" di Fazio avesse detto le stesse cose davanti alle studentesse della Luiss, il manifesto politico sarebbe stato interpretato come quello di un volontario carico di buone intenzioni ma povero di idee.

Il bilancio del kolossal va cercato (come Dagospia ha spiegato più volte) nella sua volontà di rimanere a bordo del ring fino a quando i giochi non saranno chiari. E questa si può chiamare tattica, una scelta di autentico opportunismo, la stessa nella quale nuotano oggi tutti i leader della politica, da Fini a Bersani impigliati da quel camaleonte di Arcore che - come scrive oggi un giornale - "diventa verde davanti alla Lega, azzurro di fronte al malconcio Popolo delle Libertà e sempre più bianco per rabbonire i cattolici".

Certo, agli imprenditori sarebbe piaciuto che Luchino rispondesse alla domanda di Fazio sugli industriali che remano contro il centrodestra, ma Montezuma è troppo furbo per rispondere a questa domanda e a dire quali sono i ministri di qualità del governo. Così dopo uno spot su Ntv e il treno "Italo" che Mauro Moretti ha soprannominato "Franco", il "volontario" 63enne bolognese, maestro di comunicazione e di opportunismo, ha fatto il suo pit-stop veloce senza cambiare il suo pensiero gommoso dentro il quale è difficile intravedere un politico di razza.

 

Per rifarsi dalla delusione provocata dal "George Clowney de noantri", le migliaia di imprenditori e politici ingozzati di popcorn hanno dovuto aspettare il secondo tempo del kolossal, quello dove la Giovanna d'Arco dei poveri, Milena Gabanelli, ha fatto la sua sparata contro Finmeccanica. E qui si è assistito a un altro film, dove al posto di una modernità desiderata è entrato in scena un pezzo dell'Italia dimenticata, quella delle tangenti e degli affaristi che hanno riempito le cronache della Prima Repubblica.

È noto che la giornalista di Piacenza non ha pietà per nessuno, nemmeno per i telespettatori che per quasi due ore hanno dovuto seguirla in un labirinto di fatti e di personaggi aggrovigliati in un thriller ad alta tensione.

C'era molta attesa per questa puntata sull'azienda del comandante supremo Guarguaglini, sulla moglie Marina Grossi, e su quello strano personaggio che porta il nome di Lorenzo Cola. Anche i più ignoranti di tecnica cinematografica hanno capito che la dichiarazione iniziale con cui il Guargua ha dichiarato di non avere fondi all'estero e di non conoscere l'oscuro Mokbel, è stata una pecetta attaccata all'ultimo momento per far capire l'equidistanza della Gabanelli nella ricerca della verità.

 

Ma questo non è bastato a riequilibrare il tono della trasmissione che ha ruotato dall'inizio alla fine intorno alla stessa domanda: chi è Lorenzo Cola?, chi è quest'uomo che ha preso il volo dopo un incontro con il nipote di Andreotti che gli ha aperto le porte in Finmeccanica?

A rispondere sono stati in molti cominciando da Bernardo Barra, un imprenditore pugliese dall'aspetto inquietante che un tempo trafficava con Cola e ne ha dato la prima definizione di "consigliere economico". Al giornalista Paolo Mondani che gli chiedeva il significato di questa definizione Barra ha fatto allusioni generiche lasciando capire che l'intraprendente Cola maneggiava denaro. A questo punto con un salto poco comprensibile la Gabanelli lo ha definito "uomo che dialoga con il Pentagono" e si è chiesta come avesse fatto ad arrivare nel cuore del potere americano.

C'è voluta la ricostruzione della frode Carosello di Mokbel e Di Girolamo, per capire che Cola è "un faccendiere", "un uomo di fiducia" che attraverso la piccola società Digint è entrato nel corpaccione immenso di Finmeccanica.

 

Consigliere economico, faccendiere, uomo di fiducia, e anche consulente "che ha portato una tecnologia interessante", così ha detto Nicola Mugnato, il direttore generale della Digint. Tante definizioni, forse troppe, ed è a questo punto che la Giovanna d'Arco dei poveri ha sguainato la spada mettendo in campo un personaggio d'altri tempi, quel Chicco Pacini Battaglia che dopo lo scandalo dei fondi neri dell'Eni fu definito nel 1995 "il banchiere un gradino sotto dio". Il colpo di teatro ha fatto salire l'adrenalina e l'audience, perché al banchiere delle sette vite è stata carpita con abilità un'intervista carica di giudizi pesanti sul comandante supremo di piazza Monte Grappa.

Così si è scoperto che è stato lui, Pacini Battaglia, a volerlo portare in Finmeccanica per realizzare il sogno della vita del manager maremmano, ed è venuto alla luce che i due avevano quote in società comuni con le sigle iniziali dei loro nomi e cognomi e con l'intento di usarle a schermo di affari in Finmeccanica. "A Guarguaglini piaceva il potere - ha detto il banchiere un gradino sotto dio - ognuno di questi uomini che conoscevo ha un costo", e ha aggiunto per precisione: "un costo ambizione, un costo arte, un costo fica, come ti pare. Hanno tutti un costo. Quelli che non hanno costi sono un'eccezione più unica che rara", poi ha concluso dicendo che il costo del comandante supremo è sempre stato il potere che "gli piaceva in una maniera smodata".

Ma quando la Gabanelli ha cercato la pistola fumante, l'ex-amico di Lorenzo Necci e delle tangenti Enimont ha parlato di amicizie nei servizi segreti dove "se vendi le armi e non li conosci, non vai avanti". I popcorn e la Coca Cola stavano per finire e la Gabanelli, senza avere tra le mani le prove certe di corruzione e di tangenti, è dovuta tornare di corsa alla domanda iniziale: "ma chi è Lorenzo Cola, l'uomo che gode della fiducia dell'amministratore delegato di uno dei primi cinque gruppi al mondo nella produzione di armi?".

 

Sullo schermo è riapparso il faccione inquietante dell'ex-socio pugliese Bernardo Barra che ha raccontato storie di servizi segreti dove Cola ha preso per i fondelli generali e segugi facendo perdere loro un sacco di soldi in Borsa. Il racconto è apparso per certi versi ridicolo e la pistola fumante, quella che tutti aspettavano dei soldi alla politica e ai partiti, si è intravista soltanto quando il discorso è finito sull'Enav e sul circuito di commesse che dall'azienda dei radar sono passate alla Selex della moglie di Guarguaglini.

A molti spettatori il piatto è apparso ricco, così ricco da far venire il mal di testa fino a perdersi in un labirinto dove solo i magistrati potranno mettere chiarezza. Lapidaria è apparsa la conclusione della Giovanna d'Arco dei poveri che ha attribuito al consulente Cola la capacità di intermediare l'acquisto nel 2008 da parte di Finmeccanica del colosso americano delle armi DRS. E questa è apparsa davvero un'affermazione troppo grossa da digerire perché non si può pensare che un piccolo faccendiere per quanto abile sia riuscito da solo a smuovere il Pentagono e le lobby di Washington.

Dopo tre ore davanti al televisore migliaia di imprenditori, politici e giornalisti sono andati a letto con una forte emicrania. I due tempi del film, quello moderno di Luchino e quello arcaico da Prima Repubblica del Guargua, hanno lasciato molte domande sospese nell'aria. 22-11-2010]

 

 

IL DISASTRO MONTEZEMOLATO DELLA FERRARI DAVANTI AGLI OCCHI DI MARPIONNE E YAKI ELKANN - CALDEROLI CALDI: "Montezemolo, anziché fare il grillo parlante della politica senza beccarne mai una, dovrebbe cercare di imparare dagli altri come si fa a gestire una vittoria nel Mondiale. Nel frattempo, se ne vada subito da Maranello" - TRANQUILLO, SE NE ANDRà A FINE ANNO, ARRIVA ANDREA AGNELLI...

- DISASTRO FERRARI - MONTEZEMOLO: "ORGOGLIOSO DEL TEAM, ALONSO OGGI NON HA COLPE..."
Repubblica.it

Vettel ha avuto una macchina migliore della nostra. La Red Bull ha avuto quest'anno molte opportunità e oggi anche noi ne abbiamo avuta una. Non tutto ha funzionato perfettamente ma nessuno avrebbe mai pensato che saremmo partiti all'ultima gara in testa"

"Sono orgoglioso di questa Ferrari: abbiamo perso all'ultima gara per pochi punti, quando forse eravamo convinti di non perdere e questo fa più male". Così il presidente della Ferrari Luca di Montezemolo ha commentato una gara amara, spiegando poi che "Alonso è un pilota fortissimo e se oggi non ha vinto il Mondiale non è per colpa sua. Dire che siamo giù di morale è poco - ha poi concluso il presidente - oggi sarebbe bastato tenere la posizione o chiudere al quarto posto, avremmo vinto in ogni caso il Mondiale. E' andata così, Vettel ha avuto una macchina migliore della nostra. La Red Bull ha avuto quest'anno molte opportunità e oggi anche noi ne abbiamo avuta una. Non tutto ha funzionato perfettamente ma nessuno avrebbe mai pensato che saremmo partiti all'ultima gara in testa".

Luca Cordero di Montezemolo con i piloti della Ferrari

"Tranne in due annate, la Ferrari per 12 anni ha vinto o perso il mondiale all'ultima gara, due anni fa con Massa. Quest'anno Fernando ha fatto una grande stagione, sempre vicino alla squadra. Siamo stati tutti protagonisti di questo grandissimo recupero, di una Ferrari che non si arrende mai abbiano. Certo, abbiamo perso quando non ce l'aspettavamo e per questo fa più male" rimarca il presidente della Ferrari che poi ha parole di elogio per il Direttore della Gestione Sportiva.

"Devo ringraziare Stefano Domenicali per aver tenuto unita la squadra, averla spronata a reagire, lottare per il titolo ed arrivare seconda per pochi punti". Quindi, parlando di Fernando Alonso: "E' un pilota fortissimo, straordinario, che ha dato fiducia alla squadra, che ci ha creduto fino in fondo e che se oggi non ha vinto il mondiale non e per colpa sua - sottolinea Montezemolo -. Ieri è stato protagonista di un ultimo giro per la qualifica fortissimo e se avessimo tenuto la posizione avremmo vinto il titolo. Lo voglio ringraziare non solo per quello che ha fatto in pista ma anche per quello che ha fatto fuori". Infine su Felipe Massa: "Tutti speravamo in qualcosa in più da Felipe, ma ha la voglia ed il carattere per rifarsi.
Ora dobbiamo assorbire questa delusione, sapendo che siamo secondi e protagonisti di questo grande recupero".

 

2- DISFATTA FERRARI, LA LEGA ATTACCA: "ORA MONTEZEMOLO SI DIMETTA"
Repubblica.it

 

Il disastro delle Rosse ad Abu Dhabi offre a Calderoli e Castelli l'occasione per attaccare il presidente della scuderia, spesso critico nei confronti del governo. "Ci ha fatto vergognare, se ne vada"

"Montezemolo si dimetta entro stasera". E' perentoria la richiesta di Roberto Calderoli, leghista ministro per la Semplificazione, subito dopo il disastro della Ferrari ad Abu Dhabi. Un impeto più che sospetto. Perché si parla di corse, piloti, strategie ai box, ma in realtà la sconfitta del Cavallino all'ultimo Gp è la sponda offerta ai leghisti per screditare l'imprenditore, fustigatore della politica economica del governo e indicato spesso come futuribile candidato al governo dell'opposizione.

 

"La Ferrari - sostiene Calderoli - è riuscita a perdere un Mondiale di fatto già vinto grazie alla demenziale strategia operata dai box. E visto che a perdere questo titolo sono stati gli strateghi ai box, e non certo l'ammirevole Alonso, chi è responsabile di questa disfatta deve andarsene. Quindi, entro sera ci aspettiamo le dimissioni di Luca Cordero di Montezemolo".

 

Ed ecco, come Calderoli solleva il velo sulla commistione tra sport e politica: "Montezemolo, anziché fare il grillo parlante della politica senza beccarne mai una, dovrebbe invece cercare di imparare dagli altri come si fa a gestire una vittoria nel Mondiale. Nel frattempo, se ne vada subito da Maranello, evitando di fare ulteriori danni alla Rossa che tutti noi abbiamo nel cuore".

 

Ed ecco, al controcanto, un altro importante esponente della Lega, Roberto Castelli, a cui si deve il significativo affondo. "Se dovessi usare nei confronti della Ferrari e del dottor Montezemolo lo stesso metro di giudizio che egli usa nei confronti del nostro governo - afferma Castelli -, dovrei dire che Alonso ha perso il mondiale a causa della gestione dilettantesca della corsa con il dottor Montezemolo ai box. Dico invece che mi dispiace molto e faccio i più sinceri auguri alla Ferrari di poter vincere l'anno prossimo".

La politica attacca Montezemolo, la politica lo difende. Ecco l'esponente Udc Maurizio Ronconi invitare gli italiani a dare il benservito a Calderoli "per averci invece condannato alla coda dell'Europa" e a ringraziare piuttosto Montezemolo e la Ferrari "che ci portano sempre ai vertici mondiali di quello sport". "Al di là della ridicolaggine - spiega Ronconi -, la richiesta dimostra lo stato di agitazione e la perdita di serenità dei ministri coscienti d'essere arrivati alla fine dell'avventura. Più che le dimissioni di Montezemolo, Calderoli pensi alle sue".

 

Per il Pd parla il deputato lombardo Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei, tirando in ballo persino la rivalità tra il Gp di Monza e quello di Roma. "Castelli e Calderoli usano argomentazione senza senso - dice Farinone -. Se la Ferrari è conosciuta nel mondo lo si deve anche a Montezemolo. I due leghisti piuttosto si occupino del GP di Monza, che rischia di essere declassato dal GP di Roma proprio per colpa dell'alleanza Pdl-Lega. Oltre a protestare a parole, che fa la Lega per evitare che il Gp di Roma faccia scomparire il Gp di Monza? Oppure conta di più l'alleanza con i colonnelli romani del Pdl come Alemanno?".

3- «ITALIA FUTURA» DEBUTTERÀ A NAPOLI UN «TEST» PER SCEGLIERE IL PROPRIO CANDIDATO
Alessandro Trocino per il "Corriere della Sera"

 

Il sottotitolo è evocativo: «Rimettiamo in moto l'Italia». Il 24 novembre Italia Futura lancia una campagna in grande stile sull'occupazione giovanile, con un evento - «Giovani, al lavoro!» - che si tiene a Roma e che sarà concluso da un intervento di Luca Cordero di Montezemolo. Ottima occasione per rilanciare i temi cari al presidente della Ferrari, che in molti ritengono vicino a una discesa in campo.

 

La tavola rotonda, moderata da Giovanni Floris, avrà tra i protagonisti Antonio Campo Dall'Orto (Mtv), Irene Tinagli, economista e docente a Madrid già del Pd, oltre a Stefano Micelli e Marco Simoni. Non è previsto nessun ospite politico.

Ma tre giorni dopo, il 27 novembre, Montezemolo potrebbe partecipare, sia pure non da relatore, a un incontro sul «Nuovo polo per le riforme», che si terrà a Milano, presenti Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli, Benedetto Della Vedova, Massimo Cacciari e Gabriele Albertini. Ennesimo segnale del movimentismo di Italia Futura, che non ha dato conferma delle voci che vorrebbero la nascita di una serie di liste civiche, ma che ha confermato il suo impegno crescente nello spazio politico.

Impegno che comincia da Napoli. Il think tank di Montezemolo è intervenuto pesantemente per criticare l'attuale amministrazione e per bocciare, in modo bipartisan, due dei candidati a sindaco che si sono affacciati negli ultimi tempi: Nicola Oddati, per il centrosinistra, e Fulvio Martusciello, per il centrodestra. Il primo perché troppo in continuità con la giunta Jervolino, di cui è assessore, il secondo perché «espressione del territorio, che da queste parti non è esattamente una garanzia».

 

Ma Italia Futura nei prossimi giorni ha intenzione di andare oltre. E così entro un paio di settimane convocherà una conferenza stampa per annunciare un questionario con una quindicina di punti, da sottoporre a candidati e partiti. In base alle risposte, la fondazione di Montezemolo deciderà a chi andrà il suo endorsement esplicito: per ora il più apprezzato è Umberto Ranieri, che però non ha grandi esperienze amministrative, dicono in Fondazione, dove aspettano anche altre candidature.

Nei giorni scorsi si era fatto il nome di Giovanni Lettieri, industriale che gode di simpatie trasversali, come primo candidato di una lista civica di Montezemolo. Voci che non hanno trovato conferma. Comunque sia, il prescelto per l'endorsement non avrebbe solo un appoggio simbolico. Perché, spiegano da Italia Futura, a lui arriverebbero aiuti concreti per finanziamento, il fund raising e per l'organizzazione della campagna elettorale.

 

Del resto dietro Italia Futura a Napoli c'è un gruppo di imprenditori molto noto e con grandi disponibilità finanziarie: Carlo Pontecorvo (Ferrarelle), Luciano Cimmino (Carpisa e Yamamay), Gianni Punzo (Ntv), Tommaso Iavarone (Unione industriali), Agostino Gallozzi (Confindustria Salerno) e Stefania Brancaccio, cavaliere del lavoro, casertana d'azione.

Parterre che per la prima volta ha deciso di mettersi in gioco per sostenere un candidato. Lo stesso non sembra avvenire in altre città - Milano, Torino, Bologna - dove si andrà a votare ma dove Italia Futura non sembra avere intenzione di intervenire in prima persona. 14-11-2010]

 

 

1- TORINO NON L’HA PRESA PER NIENTE BENE: LA VITTORIA VALEVA IL 30% DEL FATTURATO - 2- LA FERRARI RAPPRESENTA IL PUNTO FOCALE DI TUTTA L’OPERAZIONE USA DI MARPIONNE - 3- ORA SI RIAPRE IL DOSSIER DELLA VENDITA DELL’ALFA ROMEO ALLA VOLKSWAGEN, MENTRE ANDREA AGNELLI SI STA RISCALDANDO PER PRENDERE IL POSTO DI MONTEZUMA - 4- PRESO DALLA FOGA DI ACCOPPIARE MOTORI E POLITICA COME TRAMPOLINO PER LA DISCESA IN CAMPO (COME FECE NEL ’94 BERLUSCONI CON MEDIASET), MONTEPARIOLO HA VENDUTO LA PELLE DELL’ORSO DELLA FORMULA UNO ANCOR PRIMA DI AVERLO CATTURATO - 5- LO SCARPARO: ’COME AMICO GLI SCONSIGLIO DI ENTRARE IN POLITICA" E POI ATTACCA TREMONTI: "OGGI VEDIAMO DEI COMMERCIALISTI DI VALORI ATTACCATI ALLE PROPRIE SEDIE’

- DAGOREPORT
Era una vittoria fondamentale per la conquista del mercato americano. La Ferrari, insieme con la Maserati Alfa Romeo e la 500, rappresenta per Marchionne la forza d'urto targata Fiat. Del resto l'operazione Chrysler nasce appunto perché il marchio di Detroit è in possesso della maggiore rete vendita degli Stati Uniti (un'azienda straniera non potrebbe mai ottenere i punti vendita in Usa).

Ora, con la disfatta di Abu Dhabi, il Lingotto perde questa opportunità nella misura del 30 per cento del fatturato in quanto la Ferrari rappresenta il punto focale di tutta l'operazione americana di Marpionne - ora sarà la Red Bull ha conquistare spazio.

 

La disfatta a Torino non l'hanno presa per niente bene anche perché lo Smontezemolato, preso dalla foga di accoppiare motori e politica come trampolino per la discesa in campo (come fece all'epoca Berlusconi con Mediaset), ha venduto la pelle dell'orso della Formula Uno prima di averlo catturato invitando tutta la nomemklatura Fiat al presunto triondo di Abu Dhabi.

 

Ora per Marpionne si riapre il dossier della vendita dell'Alfa Romeo alla VolksWagen, mentre Andrea Agnelli si sta riscaldando per prendere posto di Montezuma a Maranello.

1 - MONTEZEMOLO, NON MI DIMETTO. 'PARLIAMO DI COSE SERIE, ORGOGLIOSO DELL'IMPEGNO DI TUTTI'...
(ANSA) - Luca Cordero di Montezemolo non ha alcuna intenzione di lasciare la presidenza della Ferrari dopo la sconfitta della rossa di Maranello che ha perso il Mondiale di Formula 1 all'ultima gara. Lo annuncia lo stesso numero uno del Cavallino al quotidiano online Affaritaliani.it. Il ministro leghista Roberto Calderoli ha chiesto le sue dimissioni da presidente della Ferrari? "Parliamo di cose serie...", taglia corto Montezemolo. Che poi aggiunge: "Qualunque dichiarazione per mera speculazione politica non scalfisce minimamente lo straordinario impegno e la capacità degli uomini e donne delle Ferrari di cui sono orgoglioso", ha aggiunto.

 

2 - MONTEZEMOLO, RISPONDO A CALDEROLI SE FA L'1% DI QUANTO HA FATTO LA FERRARI...
(ANSA) - "Quando lo statista Calderoli nella sua vita avrà realizzato l'1% di quanto fatto in questi anni dalla Ferrari per il Paese in termini industriali e sportivi, a quel punto meriterà una risposta". Luca di Montezemolo manda questa dichiarazione da Abu Dhabi il giorno dopo che il ministro della Lega Nord ha chiesto al presidente della Ferrari di dimettersi dopo gli errori della scuderia nell'ultima gara del Mondiale. Montezemolo è in Ferrari dal 1991. In questi quasi vent'anni la Ferrari ha vinto in totale 14 titoli mondiali complessivi.

 

3 - DELLA VALLE A MONTEZEMOLO, DA AMICO LO SCONSIGLIO DI ENTRARE IN POLITICA...
(ANSA) - 'Come amico gli sconsiglio' di entrare in politica. Cosi' Diego Della Valle a Luca Cordero di Montezemolo, rispondendo alle domande di Enrico Mentana nel corso del convegno Pambianco. 'Ci vuole un bel coraggio', ha proseguito Della Valle, 'da amico glielo sconsiglio, e' un mondo paludato, gli direi di non fare politica e gli consiglierei altri modi' per aiutare il sistema.

Piu' in generale Della Valle ha spiegato comunque che 'la classe politica va allargata alla classe dirigente'. 'Serve un governo che ci faccia lavorare tranquilli - ha aggiunto - oggi vediamo dei commercialisti di valori attaccati alle proprie sedie'.

 

4 - MARONI, MONTEZEMOLO NON DEVE DIMETTERSI...
(ANSA) - Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, è dispiaciuto che la Ferrari non abbia vinto il mondiale ma non crede che Luca Cordero di Montezemolo debba dimettersi come invece ritiene il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. "Mi spiace davvero che la Ferrari abbia perso. E' stato uno choc per tutti" ha detto a margine di una cerimonia a Lecco negando che il presidente della scuderia debba dimettersi. "Purtroppo è andata male, si poteva vincere - ha osservato - ma sono cose che capitano. Il team Ferrari è di altissimo livello e professionalità. E' successo quello che è successo per una casualità credo".

 

"Montezemolo mi ha telefonato e gli ho detto che ieri ho provato la stessa bruttissima sensazione provata qualche anno fa per il Milan", ha raccontato più tardi Maroni nel corso della trasmissione radiofonica 'La politica nel pallone'. "Ho seguito in diretta il Gran Premio e sono rimasto male per un'inopinata sconfitta dovuta a un evento imprevedibile che ha determinato una scelta rivelatasi negativa", ha spiegato il ministro dell'Interno. "Sono cose che capitano, ma il team Ferrari è il più professionale di quel mondo e non ha colpe: dispiace questa sconfitta ma ci sta".

5 - FERRARI, DISPIACE SE QUALCHE POLITICO RECLAMA GHIGLIOTTINA...
(Adnkronos) - 'Ci dispiace vedere che c'e' qualche politico che, stando alla finestra, una volta e' pronto a saltare sul carro del vincitore, l'altra reclama la ghigliottina quando le cose vanno male'. La Ferrari si esprime cosi' dal proprio sito ufficiale dopo le critiche piovute sul Cavallino per il deludente epilogo del Mondiale di Formula 1.

Nella nota non c'e' nessun riferimento specifico alle dichiarazioni del ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, che ritiene opportune le dimissioni di Luca di Montezemolo dalla presidenza della casa di Maranello. 'E non capiamo nemmeno chi si compiace con l'autoflagellazione, chi si crogiola nella cultura del 'tutto sbagliato, tutto da rifare'. Sono vizi molto italiani, che dovremmo imparare a scrollarci di dosso', prosegue la Ferrari.

 

'Per tutti noi e' una giornata difficile. La notte non ha diminuito l'amarezza per un epilogo triste di una stagione comunque straordinaria', si legge ancora nel comunicato firmato dalla scuderia. 'La dura legge dello sport vuole un solo vincitore ma quest'ultima gara non deve far dimenticare che siamo arrivati a giocarci il titolo Piloti all'ultimo Gran Premio, compiendo una rimonta eccezionale, quando la critica solo quattro mesi fa ci dava per sconfitti. Siamo rimasti sempre uniti, come una vera squadra, come gli uomini della Ferrari sanno fare: stringendo i denti e non mollando mai la presa', prosegue la nota.

 

6 - MARCHIONNE, INGENEROSE E OFFENSIVE POLEMICHE SU MONTEZEMOLO...
(Adnkronos) - "Mi sembrano del tutto ingenerose e offensive le battute sarcastiche, soprattutto di provenienza dal mondo politico, che sono piovute sugli uomini della Ferrari e in particolare su Luca di Montezemolo". E' quanto afferma in una nota l'amminstratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne.

Il risultato del Gran Premio di Abu Dhabi di ieri, osserva, "non e' certo quello che tutti noi aspettavamo. Ma dobbiamo comunque essere grati agli uomini e alle donne della Ferrari che con il loro lavoro hanno permesso di avvicinare un traguardo che fino a poche settimane fa sembrava impensabile". E, ancora: "e' mancato, e' vero, lo sprint finale ma sono convinto che tutti alla Ferrari, dal suo Presidente all'ultimo dei meccanici abbiano fatto un grandissimo lavoro".

"Un risultato sportivo non brillante non puo' cancellare il lavoro di tante persone che non possono essere liquidate con dichiarazioni quasi compiaciute per la sconfitta", prosegue Marchionne. La Ferrari, conclude l'Ad di Fiat, "rappresenta nel mondo il meglio della tecnologia italiana. Le sue vetture sono considerate ovunque il simbolo di una Italia all'avanguardia. E il risultato di ieri non mette in discussione questi valori".15-11-2010]

 

C’è PUZZO DI PUNZO A NOLA - IL SOCIO DI MONTEZEMOLO OFFRE UN MILIONE E 200 MILA € AI COMITATI CHE PROTESTANO CONTRO LA NUOVA OFFICINA FERROVIARIA - E IL MOTIVO C’è: DEVE COPRIRE IL "REGALO" DEL GOVERNATORE BASSOLINO CHE Espropriò un milione e rotti di metri quadri evitando tutti i consueti passaggi burocratici (dal permesso edilizio alla valutazione d’impatto ambientale). E soprattutto risparmiando aL filantropo Punzo il pagamento degli oneri di urbanizzazione: circa 10 milioni di euro...

Chiara Paolin per "il Fatto Quotidiano"

 

Un milione e duecentomila euro offerti in dono a una fondazione culturale sono una bella sommetta di questi tempi. Specie in un territorio socialmente massacrato come Nola: all'ombra del Vesuvio, tra monnezza e camorra, è un miracolo trovare qualcuno disposto a investire su giovani, ambiente e formazione.

 

Il benefattore in questione si chiama Gianni Punzo ed è un signore molto famoso da quelle parti. Partito da una bottega di stracci, è diventato un imprenditore di grande successo diversificando la propria azione tra commercio, edilizia, banche e servizi.

Un percorso in costante ascesa, trent'anni di rapporti ai massimi livelli istituzionali: da Paolo Cirino Pomicino a Bettino Craxi, da Renato Altissimo a Romano Prodi, passando dal Napoli Calcio di Corrado Ferlaino e le ospitate tv di Aldo Biscardi. Un duro e produttivo lavoro: nel 2008 la sua dichiarazione dei redditi sfiorava i 7,5 milioni di euro.

 

Unico neo, cinquanta giorni passati in carcere nel 1995 con accuse pesantissime: associazione camorristica, appalti truccati, corruzione. Lui negò tutto, tranne una certa deferenza nei confronti di Carmine Alfieri, il mafioso che possedeva l'area su cui è sorto l'impero Punzo: "Non nego di aver conosciuto Alfieri dal 1959, né che questa persona mi abbia fatto timore in un certo periodo della mia vita. Non sono un eroe. Ma so 'pattinare', e per questo hanno cercato di punirmi".

 

La storia si chiuse senza alcuna condanna, anche grazie alla prescrizione, e adesso - a 72 anni - è tempo di vita nuova grazie a Luca Cordero di Montezemolo e Diego della Valle. Con loro Punzo s'è imbarcato nella grande avventura Ntv, i treni veloci che proprio a Nola avranno l'officina di manutenzione, la casa dove fare sosta e controlli dopo aver sfrecciato a 300 l'ora in tutta Italia.

 

L'officina sorge all'interno di una grande area multiservizi firmata Punzo: interporto, centro commerciale, cinema, hotel, abitazioni. E proprio qui nasce la questione fondazione.

Perché dodici cittadini e tre associazioni hanno presentato ricorso al Tar contro l'officina contestando l'utilizzo della legge speciale 80/84: in nome di investimenti per lo sviluppo delle attività produttive, il governatore Antonio Bassolino espropriò un milione e rotti di metri quadri evitando tutti i consueti passaggi burocratici (dal permesso edilizio alla valutazione d'impatto ambientale). E soprattutto risparmiando a Punzo il pagamento degli oneri di urbanizzazione: circa 10 milioni di euro.

Ai cittadini la scelta non è mai piaciuta, anche perché i mancati introiti avrebbero dato una grossa mano a un Comune in affanno da anni. Paolo Mancuso, procuratore capo della procura nolana, ha spiegato che il bilancio comunale è a rischio dissesto perché l'amministrazione "non riesce ad avere la restituzione dei soldi investiti per la manutenzione dei palazzi di giustizia, cifre che per l'80 per cento dovrebbero tornare al Comune dal ministero della Giustizia. Che però non paga. Il passivo si aggira sui 5 milioni: una situazione difficilissima".

 

Eppure il match coi comitati, inizialmente agguerritissimi, si è risolto a favore dell'esperto imprenditore: l'offerta di una fondazione cui far partecipare anche i ricorrenti al Tar ha rotto il fronte dei cittadini, e l'iniziativa legale è sostanzialmente decaduta in cambio di una donazione da 200mila euro l'anno per i prossimi 10 anni.

"Io non ero affatto d'accordo e mi sono defilato - spiega Gennaro Napolitano del comitato Città Viva - ma sa com'è: tener testa a Punzo è difficile. In pratica è andata come l'altra volta col Vulcano Buono: il sindaco, che all'epoca aveva fatto ricorso al Tar sempre per l'esproprio, poi lo ritirò in cambio di un accordo di programma, tante belle promesse mai realizzate. Adesso facciamo il bis".

Il richiamo al "Vulcaniello", come lo chiamano in zona, è pertinente: un mega centro commerciale a forma di Vesuvio realizzato su progetto di Renzo Piano. "L'esperienza del passato ci preoccupa - conferma Luigi Conventi, assessore comunale all'opposizione - perché anche col Vulcano Buono andò esattamente così: esproprio con legge speciale, corsi di formazione pagati milioni di euro dalla Regione, e poi solo una manciata di contratti precari, da 700 euro al mese".

Oltre al mancato incasso degli oneri, il problema è proprio il lavoro: quanti dei 650 nuovi posti promessi da Ntv potranno davvero andare ai nolani? A guardare la bacheca online della compagnia, la maggior parte delle posizioni offerte (prese d'assalto da 100mila aspiranti) è concentrata su altre località, specie per le funzioni qualificate.

 

"E proprio qui sta il guaio - insiste Napolitano - siamo tutti felici che Montezemolo sia venuto qui a investire 90 milioni di euro, ma quando si lamenta che Mauro Moretti, l'ad delle Ferovie dello Stato, gli fa concorrenza sleale bisognerebbe ricordargli che pure lui sta sfruttando il denaro pubblico. Cioè il nostro, che dovevamo pigliare per investirlo nella città e nei suoi problemi. Invece rischiamo di venderci per qualche contratto e due poltrone in fondazione".

L'avvocato Carmine Medici, che ha seguito il ricorso e la nascita della fondazione, spera non si tratti solo di facciata: "Se l'ente butterà il denaro sarà un grave spreco. In ogni caso il sindaco di Nola potrà agire su Inter-porto e Ntv per ottenere gli oneri, anche se la legge 80/84 è molto suscettibile alle interpretazioni: quando la Regione dice che un'opera ha valore sociale, qualsiasi attività può ottenere le facilitazioni".

Soprattutto se a chiederle è il filantropo Gianni Punzo, coadiuvato da quel Montezemolo che ormai ha dichiarato tutto il suo interesse per le amministrative di Napoli: nel 2011 il treno Italo e il sindaco del capoluogo marceranno nella stessa direzione? 09-11-2010]

 

 

FERRARI: NEI 9 MESI RECORD DEL FLUSSO DI CASSA...
Da "il Giornale" - Utile in crescita del 46% nel terzo trimestre a 76 milioni per la Ferrari che chiude i primi nove mesi con il raggiungimento di un flusso di cassa record pari a 213 milioni, e un risultato della gestione ordinaria in crescita del 9% a 192 milioni. Questi alcuni dei principali risultati esaminati ieri dal Cda. I ricavi del trimestre raggiungono i 446 milioni, +12,6% rispetto al terzo trimestre 2009. Le vetture consegnate alla rete sono state 1.398 (+3,9%). «I risultati economici così come quelli sportivi - ha commentato il presidente, Luca di Montezemolo - sono la sintesi del grande lavoro di squadra di tutta la Ferrari. In un mercato ancora instabile la Ferrari ha continuato a proporre vetture esclusive, innovative e di grande qualità».

31.10.10

 

 - DOPO L’INTEMERATA MARPIONESCA, COME MAI NESSUNO PONE QUALCHE DOMANDINA A CHI, COME LUCHINO MONTEPARIOLINO, è STATO PRESIDENTE DELLA FIAT PER SEI ANI, DAL MAGGIO 2004 FINO AD APRILE 2010? - MAGARI C’è PROPRIO LA MANINA DI MONTEZEMOLO, DISISTIMATO DA MISTER PULLOVERINO SIA COME UOMO CHE COME MANAGER A 7 MILIONI L’ANNO SENZA FARE NIENTE, dietro l’affondo di Fini suL PARA-GURU ITALO-CANADESE

Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo alla presentazione del nuovo libro di Giovanni Floris, con Susanna Camusso e Montezemolo.

MONTEZEMOLO, INUTILE PARLARE DISCESA IN CAMPO SE NON C'E' IL CAMPO... (Adnkronos) - "E' inutile parlare di discesa in campo quando non c'e' nemmeno il campo...". E' Luca Cordero di Montezemolo a rispondere cosi' a Giovanni Floris che, nel corso della presentazione del suo libro 'Zona retrocessione', incalza il presidente della Ferrari su un suo possibile futuro ingresso in politica. Montezemolo, comunque, premette che "il problema della politica non e' il problema di una persona, ma di una squadra, e' un problema di classe dirigente, di rinnovamento della classe politica e anche del fatto che la societa' civile si deve assumere delle responsabilita'".

Nel sottolineare di essere contrario ad eventuali elezioni anticipate, Montezemolo ribadisce: "non e' questione del signor Rossi o del signor Montezemolo, ma un problema di classe dirigente che possa fornire alla politica persone serie e competenti e che hanno fatto bene nel loro lavoro".

 

MONTEZEMOLO, 'PARADOSSALE CHE LAVORO SIA TASSATO PIU' DI RENDITE'
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "E' paradossale che chi lavora sia tassato piu' di chi non lavora. Il lavoro ha un'imposizione fiscale piu' alta della rendita, di chi non produce ed e' qualcosa di anomalo e di strano". Lo ha detto l'ex presidente della Fiat, Luca di Montezemolo, intervenuto alla presentazione del libro di Giovanni Floris, "Zona retrocessione".

MONTEZEMOLO, "BISOGNA TROVARE UNA SOLUZIONE PER POMIGLIANO"
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "Bisogna trovare una soluzione perche' mai come in questo momento gli interessi dei lavoratori e datori di lavoro sono allineati". Lo ha detto parlando dello stabilimento di Pomigliano l'ex presidente di Fiat, Luca di Montezemolo, in occasione della presentazione del libro di Giovanni Floris, "Zona retrocessione". La Fiat - ha aggiunto - ha deciso di portare a Pomigliano il modello piu' decisivo e importante che e' la Panda e quando vedo che la maggior parte dei lavoratori e' favorevole allora dico che bisogna trovare una soluzione".

CAMUSSO, POMIGLIANO? GIOCATTOLO SI E' ROTTO SU TEMA DIRITTI...
(AGI) - Il punto di rottura sull'accordo dello stabilimento Fiat di Pomigliano, non siglato dalla Cgil, e' stato il tema dei diritti. Lo ha voluto sottolineare il vicesegretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel corso della presentazione di un libro di Giovanni Floris. "Dalla discussione sull'utilizzo degli impianti - ha spiegato - siamo passati a discutere dei diritti: e' qui che si e' rotto il giocattolo. Noi siamo disposti a discutere sulla competitivita' e sull'utilizzo degli impianti, ma senza toccare i diritti".

Camusso ha poi aggiunto che "il governo non ha fatto il suo mestiere e ha favorito queste condizioni" (quelle che hanno portato a un accordo separato, ndr). La Cgil vorrebbe capire dove sono i venti miliardi di investimenti: "Fiat ci dice queste sono le nostre condizioni e poi vedremo cosa produrre.
Fiat decide di portare un modello tra i piu' economici a Pomigliano ma punire tutti i malati per colpa di uno non porterebbe ad abbassare i costi di produzione".

POLVERINI SCHERZA CON ZINGARETTI: SISTEMA CRAVATTA
(DIRE) - Risate e battute tra il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, alla presentazione del libro presentazione del libro 'Zona retrocessione. Perche' l'Italia rischia di finire in serie B', di Giovanni Floris. Prima che iniziasse il dibattito, infatti, i due si sono seduti vicino mentre i fotografi li immortalavano. Polverini ha quindi sistemato la cravatta di Zingaretti dicendogli "Mettila bene" e poi ha aggiunto: "Bossi due la vendetta", scherzando con i fotografi. Il riferimento e' alle foto scattate durante il pranzo davanti alla Camera con il leader della Lega, Umberto Bossi, e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Polverini ha poi aggiunto, rivolta ai fotografi: "Ne deve passare di tempo prima che fate un'altra foto simile...".

 25-10-2010]

 

 

INVECE DI GIOCARE COI TRENINI INSIEME A DELLA VALLE E PUNZO, IL MARCHESINO MONTEPREZZEMOLO DOVREBBE PENSARE A RIMPINGUARE I FORZIERI DEL FONDO LUSSEMBURGHESE CHARME CHE SEGNA ROSSO FISSO. GLI INVESTIMENTI SU NAVI VELOCI (NAUFRAGATE), CASHMERE GRIFFATO E POLTRONA FRAU PERDONO MILIONI DI EURO - OLTRE ALLO SCARPARO, NEL FONDO CI SONO UNICREDIT, MPS, MERLONI E SERAGNOLI. NON BENEFATTORI, MA GENTE CHE HA DATO SOLDI A LUCHINO NELLA SPERANZA DI GUADAGNARCI. INVECE QUEI SOLDI RESTANO NELLE CASSE DEL FONDO PERCHÉ NON SI SA BENE COME SPENDERLI. E QUA E LÀ SPUNTANO SOCIETÀ OFF-SHORE E MISTERIOSI SOCI RUSSI

Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

 

"Treni in partenza! Treni in partenza!", annunciano da mesi Luca Cordero di Montezemolo e soci, tra cui l'inseparabile amico Diego Della Valle. E poi via all'attacco di Trenitalia, con polemiche e dispetti all'indirizzo del monopolista pubblico dei binari, il tutto opportunamente amplificato da tv e giornali.

 

Ma mentre si prepara all'esordio in ferrovia con la sua Ntv, l'ex presidente di Confindustria è inseguito dalle grane del passato. Sono affari targati Charme, il fondo con base in Lussemburgo lanciato sei anni fa da Montezemolo e affidato al figlio Matteo. Da poco Charme è stato affiancato da un altro fondo omonimo, questa volta con base in Italia.

MOLTI AMICI, ANCHE OFF-SHORE
l fatto è che gli investimenti di Charme, quello lussemburghese, hanno lasciato una coda di perdite e debiti che si stanno rivelando più difficili del previsto da gestire. Anche a causa di una pesante crisi del lusso innescata dalla recessione. Ci sono i traghetti della Grandi Navi Veloci (Gnv), il cashmere griffato Ballantyne e gli arredi di lusso Poltrona Frau. Tutte queste aziende viaggiano con i conti in rosso. Stesso discorso per il fondo Charme, che da quando è nato, nel 2004, ha chiuso un solo bilancio in utile, quello del 2006, grazie al collocamento in Borsa delle azioni Poltrona Frau.

 

Questa operazione, come raccontato due giorni fa dal Fatto Quotidiano, ha fruttato a Montezemolo e soci 30 milioni di profitti, e per di più esentasse, grazie alla proverbiale generosità del fisco lussemburghese. Ma a parte quel favoloso 2006, quando ancora i mercati tiravano alla grande, Charme ha accumulato perdite: 9,7 milioni nel 2007, 8,2 nel 2008, 1,4 l'anno scorso.

 

Va detto che il fondo può contare su oltre 100 milioni di riserve. Ma questa non dev'essere una grande consolazione per la lunga lista di soci sostenitori chiamati a raccolta dal presidente della Ferrari. Per esempio, oltre all'amico Della Valle, anche Unicredit, Monte dei Paschi, gli imprenditori Merloni e Seragnoli e molti altri ancora.

 

Tutti investitori che, almeno in teoria, dovrebbero aver dato credito a Montezemolo nella speranza di guadagnarci. Invece quei soldi restano nelle casse del fondo perché non si sa bene come spenderli. E allora serve una soluzione. Un modo per raddrizzare i bilanci oppure per sfilarsi elegantemente da operazioni non proprio brillanti.

Le grandi manovre sono in pieno svolgimento. E riguardano almeno un paio di partecipazioni importanti di Charme. Per Gnv, in cui Charme vanta una partecipazione vicina al 10 per cento, è in arrivo una scialuppa di salvataggio lanciata dall'armatore Gianluigi Aponte, quello della Msc crociere e della Snav. Ballantyne ha invece da poco trovato un misterioso cavaliere bianco che arriva nientemeno che dal paradiso off shore delle British Virgin islands. Ma vediamo nel dettaglio com'è andata.

 

La Gulgong inc è la classica società schermo nata al sole dei Caraibi e ha già versato una ventina di milioni di euro nelle casse della Charme fashion, la holding controllata dall'omonimo fondo a cui fa capo Ballantyne. Chi si nasconde dietro Gulgong? Mistero. Ma c'è una pista che porta in Russia. L'anno scorso infatti nel consiglio di Charme fashion presieduto da Montezemolo è stata nominata l'avvocato di Mosca Elena Arinushkina. E' possibile, quindi, che la quota intestata alla finanziaria Gulgong, oltre il 20 per cento del capitale, sia in realtà riconducibile a investitori russi.

Di certo Ballantyne ha bisogno urgente di capitali freschi per puntellare un bilancio messo a dura prova dal crollo delle vendite innescato dalla recessione. Nel giro di tre esercizi, dal 2007 al 2009, il fatturato del'azienda è crollato da 24 a 14 milioni di euro e l'anno scorso le perdite hanno superato quota 11 milioni. Per scongiurare il dissesto, Charme non ha potuto fare altro che rifornire di capitali freschi la controllato. Con l'aiuto del socio off-shore, quello mascherato dietro le insegne della Gulgong caraibica.

GRANDI NAVI, ALTRI NAUFRAGI
A ben guardare anche Grandi navi veloci ha chiesto aiuto all'estero per riportare i conti in linea di galleggiamento. La società di traghetti è controllata dal fondo Investitori associati (67 per cento) insieme a Idea Capital del gruppo De Agostini (20,1 per cento), mentre Charme possiede una quota del 9,2. Entro qualche settimana tutti questi soci aggiungeranno un posto a tavola per Aponte, napoletano di origine ma ormai da anni residente in Svizzera, a Ginevra, da dove dirige uno dei maggiori gruppi armatoriali del mondo.

 

Lo stesso Aponte si è candidato di recente a comprare anche Tirrenia, la scalcinata compagnia di navigazione pubblica, mentre un paio di anni fa si era schierato in prima fila nella cordata Alitalia per poi sfilarsi all'ultimo momento.

Adesso invece l'armatore con base a Ginevra marcia dritto su Gnv. L'obiettivo finale è quello di rilevare almeno il 50 per cento del capitale della società un tempo controllata dalla famiglia Grimaldi. Gli altri soci vedrebbero le loro quote ridursi di conseguenza. Compreso Charme, che potrebbe scendere sotto il 5 per cento riducendo quindi di molto il suo impegno.

 

Aponte pagherebbe per così dire in natura, cedendo a Gnv tre navi della sua flotta. E' già stata siglata una lettera d'intenti e se l'affare dovesse davvero concludersi sarebbe l'ennesimo ribaltone per un'azienda che negli ultimi anni ha più volte cambiato azionisti di riferimento. Dalla famiglia Grimaldi è passata a una cordata di fondi guidata da Permira, poi è arrivata la quotazione in Borsa da cui nel 2004 è stata cancellata con un'offerta pubblica. Nel 2006 il testimone è passato a Investitori associati e Montezemolo. E adesso tocca ad Aponte.

 

Tra un passaggio e l'altro, con un'operazione di ingegneria finanziaria, i fondi hanno scaricato sull'azienda i debiti a suo tempo accesi per comprarla. E così, quando nel 2008 sono calati i ricavi per via della crisi mondiale Gnv si è trovata con un fardello in più, quello degli interessi da pagare alle banche creditrici.

Così nel 2008 Grandi navi veloci ha perso quasi 10 milioni e nel 2009 circa 19 milioni. Pochi mesi fa, per evitare il peggio, è stato raggiunto un accordo con le banche per riformulare le condizioni dei prestiti e i vecchi soci hanno versato capitali freschi (circa 30 milioni). In attesa dell'arrivo di Aponte. Montezemolo invece si preparava a scendere dai traghetti. Ora viaggia in treno.

 18-10-2010]

 

1- COLTO SUL "FATTO"! AUTUNNO 2006. GOVERNO PRODI. UN DEPUTATO DI AN PRESENTA UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE URGENTE SULL’IMMINENTE QUOTAZIONE IN BORSA DELLA POLTRONA FRAU DI MONTEZEMOLO & C. PER SAPERE SE “L’OPERAZIONE DI RISANAMENTO AZIENDALE NON SIA DI FATTO UNA SPREGIUDICATISSIMA SPECULAZIONE FINANZIARIA" - 2- LA MATTINA DOPO IL DEPUTATO CICCIOLI VA ALLA CAMERA E VIENE AFFRONTATO A PIù RIPRESE DA FINI, LA RUSSA, BOCCHINO: "COME TI È VENUTO IN MENTE DI TURBARE I NOSTRI RAPPORTI CON MONTEZEMOLO? RITIRA IMMEDIATAMENTE QUELL’INTERROGAZIONE" - 3- SECONDO CICCIOLI LA QUOTAZIONE IN BORSA HA PERMESSO AI SOCI DEL FONDO CHARME (LCDM, DELLA VALLE, PUNZO, ETC.), PRIVATE EQUITY STRUTTURATO COME SOCIETÀ DI DIRITTO LUSSEMBURGHESE, VENDENDO SOLO IL 23% DELLE AZIONI FRAU, DI RIENTRARE DI TUTTO IL DENARO INVESTITO NEL 2003 PER ACQUISTARE IL 75% DEL CAPITALE

Sandra Amurri e Giorgio Meletti per "il Fatto Quotidiano"

1 - QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLA POLTRONA FRAU

 

Autunno 2006. Governa Romano Prodi, presidente della Camera è Fausto Bertinotti. Carlo Ciccioli, medico-psichiatra di Ancona, da pochi mesi deputato di An, apprende che l'imminente quotazione in Borsa della Poltrona Frau di Tolentino (Mc) si presta a molti interrogativi. Si documenta e il 6 novembre presenta un'interrogazione parlamentare urgente.

 

Il salvataggio della Poltrona Frau vede protagonista il fondo Charme, fondo di private equity strutturato come società di diritto lussemburghese. Tra i soci fondatori, oltre a Luca Cordero di Montezemolo (ai tempi presidente di Confindustria, Ferrari e Fiat), gli imprenditori Diego Della Valle, Gianni Punzo, Isabella Seragnoli, Vittorio Merloni, il patron di Technogym Nerio Alessandri, le famiglie Marsiaj e Montinari, più le banche Deutsche Bank, UniCredit e Monte dei Paschi di Siena.

 

LE DOMANDE E IL MERCATO - Il deputato Ciccioli, nell'interrogazione con oggetto "Quotazione in borsa dell'azienda Frau", chiede di sapere se "il prezzo delle azioni, valutate in un range compreso tra 1,80 ed 2,20 euro, è stato fissato all'importo più alto; se sul mercato verranno collocate circa 49 milioni di azioni per un aumento di capitale pari a circa 108 milioni di euro; se tale importo è all'incirca pari alla massa dell'indebitamento dell'azienda risultante a giugno 2006;

 

se, raffrontato con l'utile di esercizio dell'azienda al 2006 il rapporto tra prezzo dell'azione e utile è pari a 196, cioè un multiplo assolutamente abnorme rispetto ai normali standard di mercato; se quindi la quotazione delle azioni risulterebbe assolutamente sproporzionata e superiore al valore effettivo dell'azienda", facendo presente che "solo 18 milioni di euro del capitale raccolto sarebbero destinati alla riduzione dell'indebitamento, rispetto ad uno sbilancio di ben 108 milioni di euro".

 

UNA SPECULAZIONE FINANZIARIA? - Ciccioli chiede anche di sapere se "l'operazione di risanamento aziendale non sia di fatto una spregiudicatissima speculazione finanziaria, se gli organismi preposti al controllo e all'autorizzazione per le quotazioni in borsa (Tesoro, Banca d'Italia, Consob) hanno esperito le procedure previste e monitorato, senza timori reverenziali,l'effettiva situazione economica e finanziaria della società".

Ed ecco il colpo di scena. L'interrogazione viene ritenuta irricevibile e bloccata dalla Presidenza della Camera. Un funzionario, racconta l'attonito Ciccioli, spiega che "il titolo è sotto quotazione, e quindi si tratterebbe di un'interrogazione price sensitive". La motivazione è risibile: sia perché l'azione Poltrona Frau non è ancora quotata in Borsa, sia perché con lo stesso criterio risulterebbero vietate tutte le interrogazioni su società quotate, perché suscettibili di influenzarne il corso borsistico. Ciccioli protesta e il funzionario replica: "La direttiva è del presidente Bertinotti e solo lui la può cambiare".

 

La mattina dopo il deputato va alla Camera e viene affrontato da Fini, secondo il suo racconto, con queste parole: "Montezemolo mi ha chiamato stamattina alle sette e mi ha detto: un tuo deputato delinquente ha presentato un'interrogazione sulla quotazione in borsa della Poltrona Frau. Quel deputato sei tu. Come ti è venuto in mente di turbare i nostri rapporti con Montezemolo? Ma non vedi che sta anche attaccando il governo Prodi? Ritira immediatamente quell'interrogazione".

Ciccioli, che si aspettava elogi per l'iniziativa da vero deputato d'opposizione, trasalisce: come ha fatto la sua interrogazione, mai pubblicata, ad arrivare in tempo reale a Montezemolo? Comunque reagisce all'ordine di Fini:"Non ci penso neanche".

 

GLI AMICI DI LUCA - Un'ora dopo il secondo assalto. Ciccioli viene raggiunto dall'amico Ignazio La Russa che lo prende sottobraccio per ammansirlo: "Ma che ti sei messo in testa? Ma non vedi che manco Bertinotti te la pubblica? Hai ragione, ho capito, sei orgoglioso, il bel gesto lo hai fatto, adesso però è meglio che lasci stare, quell'interrogazione rovinerebbe i nostri rapporti con Montezemolo. Non ti preoccupare, te la faccio decadere io, ma non ti sognare di ripresentarla".

Ciccioli insiste: "Ma ho già mandato il comunicato stampa a Il Giornale e a Libero". La Russa è tranquillo: "Non ti preoccupare, ai giornali penso io". Subito dopo è un altro deputato di An, Italo Bocchino, a dirgli una parola buona: "Hai vissuto il tuo attimo da eroe ma ora rinsavisci".Arriva infine la lettera di Bertinotti con la motivazione ufficiale della bocciatura dell'interrogazione. Fa riferimento all'articolo 139 bis del regolamento della Camera, secondo cui il Presidente valuta l'ammissibilità delle interrogazioni con riguardo, tra l'altro, "alla tutela della sfera personale e dell'onorabilità dei singoli".

 

IL CONVEGNO DEI RADICALI - Il deputato di AN, che non ha seguito Fini ma è rimasto con La Russa nel Pdl di Berlusconi, non ha mai digerito la faccenda. E infatti, a distanza di quattro anni, il 23 luglio scorso, ha raccontato tutto nel corso del convegno "Democrazia senza partiti", organizzato dai Radicali Marche ad Ancona. Il suo intervento è stato registrato e pubblicato sul blog "Popinga" (fondato da Marco Scaloni nel 2004). Oggi Ciccioli non solo conferma tutto, ma esibisce tutti i documenti del caso, accuratamente custoditi in una cartellina.

Alla domanda se il suo racconto non suoni come una vendetta nei confronti di Fini, che proprio in questi giorni ha cominciato a parlare di Montezemolo come suo possibile partner politico, risponde: "Macché vendetta! Questa storia chiama in causa un sistema: l'intreccio tra Confindustria, banche, capitalismo e politica, senza esclusione di bandiere. Una storia su cui nessun giornalista ha voluto fare inchieste e nessun magistrato ha voluto vedere chiaro".

 

Secondo Ciccioli la quotazione in Borsa ha permesso ai soci del fondo Charme, vendendo solo il 23% delle azioni Frau, di rientrare di tutto il denaro investito nel 2003 per acquistare il 75% del capitale.


2 - UN TITOLO SOPRAVVALUTATO CHE ORA FATICA

Forse il deputato Ciccioli non aveva tutti i torti a chiedere di veder chiaro nella quotazione in Borsa della Poltrona Frau.

 

Tanto per dire, il 5 novembre 2006, il giorno prima che l'uomo di La Russa presentasse la sua interrogazione bocciata da Bertinotti, il Corriere della Sera, giornale da sempre vicino a Luca di Montezemolo, scriveva a proposito dell'imminente operazione su Poltrona Frau: "Se si considera che il 60% del capitale investito è costituito da avviamenti e marchi sarebbe stato più prudente, nel collocamento, attribuire un peso maggiore all'aumento di capitale rispetto alla cessione di azioni che ha consentito ai soci di monetizzare in parte il freschissimo investimento".

 

Quando si quota in Borsa una società si possono seguire due strade: o si emettono nuove azioni da vendere ai risparmiatori per portare denaro fresco nelle casse dell'azienda, oppure si vendono agli stessi investitori azioni già in mano agli attuali soci. In questa seconda maniera il denaro finisce in tasca dei vecchi azionisti, nel caso specifico nelle casse del fondo Charme di Montezemolo.

 

Così è andata. Solo 18 milioni del centinaio pagati dal mercato per le azioni Poltrona Frau sono andate a ridurre i debiti dell'azienda. Il risultato è che oggi i debiti sono ulteriormente saliti, a 117 milioni al 31 dicembre 2009.

Investiti 75 milioni nel 2003 per il 75 per cento di Poltrona Frau, Charme rivende al mercato, dopo tre anni, il 16 per cento per 47 milioni. Un bell'affare, nota il Corriere stesso: l'azienda, comprata nel 2003, ha triplicato il suo valore in tre anni.

 

Ma come ha fatto a triplicare il valore se non è quotata in Borsa? Cioè, chi ha detto che le azioni si potevano vendere, in sede di collocamento al mercato, a 2,10 euro? Lo hanno detto le banche collocatrici, quelle che hanno valutato la società: la Merrill Lynch e l'Unicredit di Alessandro Profumo. Le quali hanno seguito un normale standard internazionale, cioè il criterio dei cosiddetti multipli: il valore di un'azione è un multiplo di una serie di grandezze chiave del bilancio.

 

Per esempio, il rapporto price/earning (tra il prezzo dell'azione e l'utile netto per azione) risultava di 220, cioè l'azione fu venduta a 220 volte il suo rendimento, pari dunque allo 0,45 per cento. Nel prospetto di collocamento, il documento approvato dalla Consob che dà al mercato piena trasparenza dei dati, si vede che le società del settore prese a paragone per farsi un'idea avevano un price/earning non una, non due, ma almeno otto volte migliore. La Geox, per esempio aveva un valore 33, la Swatch 20.

 

Niente paura, il prospetto avvertiva che quel parametro non andava considerato, perché Poltrona Frau usciva da un anno di redditività straordinariamente bassa, solo 7 milioni di utile, ma che le cose sarebbero andate meglio in futuro. E infatti non solo il titolo fu collocato con successo, ma dal prezzo di 2,10 euro salì fino a ben oltre i tre euro, accompagnato dall'entusiasmo degli analisti finanziari, quelli che pubblicano i report somiglianti ai consigli per gli acquisti.

In questa operazione di conforto del mercato si sono naturalmente distinte Merrill Lynch e Unicredit, con ripetuti e convinti bollettini segnati dalla parola d'ordine "buy" (compratene ancora!) o, tutt'al più "hold" (tenetevele!).

 

L'ultimo avvertimento "hold" di Unicredit è stato pubblicato lo scorso 14 settembre. Un avvertimento a fine documento, scritto così in piccolo che ci vuole un cannocchiale per capire che è una scritta e non un fregio di fine pagina: c'è un conflitto d'interessi, Unicredit è creditrice della Poltrona Frau. E lo è da sempre.

La banca milanese era azionista di Charme, ha finanziato Charme per l'acquisto di Poltrona Frau, ha finanziato Poltrona Frau per l'acquisto dei mobili Cassina, ha curato il collocamento in Borsa delle azioni e ha detto che il prezzo era giusto. Un servizio integrato, si potrebbe dire. Nel frattempo le azioni Poltrona Frau sono scese in quattro anni da 2,10 euro a 0,84. E l'ultimo bilancio si è chiuso in perdita. Meno male che i soli 7 milioni di utile dovevano essere solo una parentesi eccezionale.

 14-10-2010]

 

 

 

MONTEZEMOLO È PRONTO A SCENDERE IN POLITICA? IO CERTAMENTE NON LO VOTEREI" - ROMITI RICORDA A MINOLI QUANDO BELLICAPELLI FU ALLONTANATO DALLA FIAT. COLPEVOLE DI AVER “VENDUTO” AD ALCUNI INDUSTRIALI UNA SERIE DI INCONTRI CON L’AVVOCATO AGNELLI. "SÌ, È VERO. MA NON L’HO CACCIATO. NON C’È STATO ALCUNO SCONTRO, PERCHÉ LUI HA AMMESSO QUELLO CHE AVVENIVA. ERAVAMO ASSIEME, L’AVVOCATO AGNELLI E IO, E LUI NATURALMENTE HA LASCIATO IMMEDIATAMENTE L’AZIENDA. L’AVVOCATO GLI HA PROCURATO IN SEGUITO UNA POSIZIONE NELLA CINZANO»"

Marco Sarti per "Il Riformista"

 


Luca Cordero di Montezemolo è pronto a scendere in politica? «Io certamente non lo voterei». Cesare Romiti, già direttore generale, ad e presidente della Fiat non nasconde i suoi dubbi sul numero uno della Ferrari. Intervistato da La Storia Siamo Noi (il programma condotto da Giovanni Minoli, in onda questa sera alle 23.30 su Rai Due) Romiti ricorda la sua esperienza alla guida dell'azienda torinese.

L'argomento della trasmissione è "la marcia dei quarantamila", la manifestazione dei lavoratori Fiat che durante la lunga vertenza del 1980 scesero in piazza per protestare contro i picchettaggi degli scioperanti. Ma l'ex ad di Alitalia parla anche del futuro della principale casa automobilistica del Paese e dei protagonisti dell'industria italiana: da Sergio Marchionne ad Alessandro Profumo.

 

Romiti ricorda quando Montezemolo fu allontanato dalla Fiat. Colpevole di aver "venduto" ad alcuni industriali una serie di incontri con l'avvocato Agnelli. «Sì, è vero - spiega -. Ma non l'ho cacciato. Non c'è stato alcuno scontro, perché lui ha ammesso quello che avveniva. Eravamo assieme, l'avvocato Agnelli e io, e lui naturalmente ha lasciato immediatamente l'azienda. L'Avvocato gli ha procurato in seguito una posizione nella Cinzano».

1975

Tra i protagonisti della Fiat di oggi, Romiti apprezza il presidente John Elkann, «un dirigente affidabilissimo». Dell'amministratore delegato Sergio Marchionne dice: «Mi sembra uno determinato. In questo mi piace, perché mi ricorda quello che facevo io». In passato Romiti aveva criticato la strategia di Marchionne, tesa a dividere il sindacato.

Oggi conferma: «Trovo che forse sia una strategia non proficua per l'azienda. La forza sindacale è quella che ti sta di fronte, quella con cui puoi colloquiare tutti i giorni. Se ti inimichi il sindacato, e nel caso specifico il più grosso sindacato italiano, questo ti sarà contro, ti disturberà, ti rovinerà la fabbrica. È un lavoro lunghissimo, però bisogna portare tutti i sindacati sulla stessa linea».

 

Romiti parla della lunga vertenza Fiat del 1980. Che seguì da amministratore delegato. «Di quell'esperienza non ho alcun rimpianto. Credo che la ripresa del lavoro in Italia, non solo nella Fiat, sia partita da lì». Una vicenda lontana. Non solo perché avvenuta oltre trent'anni fa. «Allora c'era molto più senso di responsabilità - continua Romiti -. Quello che oggi manca».

Tanto è cambiato anche all'interno dell'azienda: «All'epoca mia, in Fiat ci si stava anche perché si aveva la voglia, il gusto, di starci». E ancora: «Il rapporto che c'è tra la paga più bassa e quella più alta in un'azienda è enormemente cresciuto. Oggi ci sono delle sproporzioni assurde». Come si giustificano i salari dei top manager? «Non si giustificano- conclude Romiti -. Io sono contrarissimo».

 

Pochi giorni fa Marchionne ha parlato di un Paese che «ha perso la bussola». Romiti è d'accordo: «Direi che non solo ha perso la bussola, ma ha perso ogni senso di responsabilità. Questi ultimi anni di vita politica del Paese ci hanno fatto perdere quella cosa che noi avevamo: il senso della vergogna quando commettevamo cose che non dovevamo commettere».

 

Intanto la classe dirigente italiana si impoverisce. Romiti critica l'addio dell'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo. «Era un leader. Qualche volta era troppo altezzoso, ma conosceva il suo mestiere. Come uomo lo stimavo molto». Una carriera interrotta, sempre secondo Romiti, a causa dell'invadenza del mondo politico. «Perché la banche - ammonisce Romiti - hanno tra i loro azionisti importanti le fondazioni bancarie. E queste hanno nel loro seno la politica. Anzi, tenderanno ad averne sempre di più. È uno dei pericoli maggiori che corre questo Paese».

Un problema sicuramente non recente: «Io ci litigavo - ricorda Romiti parlando dei protagonisti della politica di qualche anno fa - qualche volta mi arrabbiavo. Però era una classe politica migliore di quella attuale».

 

 

[07-10-2010]

 

 

  - MORETTI E GUARGUAGLINI FELICI DI AVER BOMBARDATO I TRENI DI MONTEZEMOLO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Mauro Moretti e Pierfrancesco Guarguaglini sono particolarmente felici.

 

Questa mattina il Tar del Lazio ha dato via libera all'aggiudicazione della gara da 1,5 miliardi per i treni di Ansaldo Breda-Bombardier. L'esito contro il ricorso dei francesi di Alstom dai quali Luchino di Montezemolo comprerà le carrozze per i suoi treni, era scontato, ma la sentenza del Tar rappresenta un successo per Moretti che sulle gare ha avuto tanti dispiaceri".30-09-2010]

 

 

 IL TRENO VELOCE NTV RALLENTA SUI DERIVATI...
Fa. P. per "Il Sole 24 Ore" - Anche Ntv, la società per l' Alta velocità posseduta tra gli altri da Montezemolo, Della Valle e Punzo, è inciampata sui derivati. Quattro contratti di copertura sui prestiti con Mps, Intesa, Efibanca e Banco Popolare per un valore nozionale di 60 milioni. A fine 2009 segnavano perdite per 15,6 milioni in peggioramento di altri 4,4 milioni rispetto al 2008. Oltre un quinto del valore bruciato. Il tempo potrebbe ribaltare il risultato, ma per ora quei derivati sono solo una grana, frutto di una scelta controtempo.

I derivati furono stipulati a ridosso della crisi Lehman e coprono Ntv su tassi tra il 4,15% e il 5%. Altri tempi: da allora i tassi sono crollati e ci vorrà tempo perchè la "polizza" abbia un senso. Chiuderli non si può: Ntv dovrebbe sborsare alle banche 15 milioni. C'è solo da aspettare, paradossalmente, che i tassi salgano per annullare le minusvalenze in bilancio.

20-09-10

 

RUMORS: MONTEZEMOLO FUORI ANCHE DAL PATTO DI SINDACATO RCS, "CORRIERE" DEI POTERI MARCI UNIFICATI, PER SEDERSI SULLO STRAPUNTINO ONORIFICO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE - ANDREA AGNELLI PUNTEREBBE SU GIRAUDO COME AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA FERRARI
Dal quartier generale della Fiat a Torino, dove stanno preparando il Consiglio di amministrazione della Fiat che si terrà tra una settimana a Detroit, trapelano altri rumors sull'irresistibile scalata di Yaki Elkann e del cugino Andrea Agnelli.

Sembra infatti che il giovane Yaki voglia portare avanti con determinazione il rilancio della Sacra Famiglia degli Agnelli. A farne le spese sarebbe ancora una volta il povero (si fa per dire) Luchino di Montezemolo che ha già perso la presidenza della Fiat e al quale Emma Marcegaglia ha sfilato pochi giorni fa la poltrona della Luiss.

 

Le voci che il ragazzo dei Parioli debba entro la fine dell'anno lasciare anche la presidenza della Ferrari non sono state smentite, anzi si sono moltiplicate dopo il disastro dell'ultimo Gran Premio di Silverstone dove le rosse di Maranello sono entrate in confusione.

L'ultima notizia che corre per i corridoi della Fiat e della cassaforte degli Agnelli, è che prima della fine dell'anno a Montezemolo sarà chiesto con garbo di uscire anche dal patto di sindacato Rcs, "Corriere" dei poteri marci unificati, per sedersi sullo strapuntino onorifico del Consiglio di amministrazione. (Sia il "Corriere della Sera" che la "Gazzetta dello Sport", sono due testate fondamentali per la visibilità di Montezemolone).

Sulla poltrona di presidente della Ferrari sembra destinato il rampante Andrea Agnelli, figlio di Umberto e di Allegra Caracciolo, che è pervaso da furore sportivo. Questa passione lo ha portato a chiedere e a ottenere la presidenza della Juventus, liquidando gran parte dello staff di Yaki, e adesso il 35enne bocconiano si sta battendo per infilare come amministratore delegato di Maranello addirittura Antonio Giraudo, l'uomo della famosa triade con Moggi e Bettega, che ha sempre indicato in Montezemolo il suo nemico più intimo.

17.07.10

 

 

LA VITA DISPERATA DELL'"ESTETA" MATTEO MONTEZEMOLO TRA CAVIALE E CHAMPAGNE
Nella galleria dei figli famosi c'è anche Matteo Cordero di Montezemolo, il figlio di Luchino che è nato nel 1977 a Torino.

 

Il giovane erede è diventato nel 2002 direttore generale della Montezemolo & Partners e adesso è amministratore delegato del Fondo Charme. Di lui si ricorda soprattutto il fastoso matrimonio nel settembre di tre anni fa celebrato vicino a Bologna alla presenza di oltre 400 personaggi tra i quali spiccavano Sergio Marpionne (anche in questa occasione senza cravatta), l'indiano Ratan Tata, Luigino Abete (sudatissimo come al solito), Andrea Della Valle (fratello dello scarparo marchigiano), e perfino Chicchi Pacini Battaglia (protagonista di Tangentopoli).

E celebre è rimasta la sua sfuriata di un mese prima nel porto turistico di Capri quando il rampollo sfogò la sua ira contro gli ormeggiatori urlando la celebre frase: "lei non sa chi sono io". Sul "Financial Times" di oggi questi dettagli non sono ricordati, ma il giovane Matteo arricchisce la sua biografia in un'intervista che rivela aspetti curiosi.

"Il libro sul mio comodino - dice alla giornalista Maria Shollenbarger - è "La mia sfida" di John Kennedy", poi aggiunge che quando si trova a Roma predilige i ristoranti dove mangiavano lo scrittore Ennio Flaiano e il pittore Mario Schifano, e rivela che nel frigorifero conserva con amore le bufale di "Ciro" a Mergellina. Il quotidiano inglese titola l'intervista: "L'esteta" e la scelta appare molto azzeccata perché il giovane Matteo dichiara che una volta all'anno cena nel celebre ristorante di Parigi "Caviar Kaspia" a base di caviale, salmone, formaggio francese e vino di qualità.

 

Per il figlio di Luchino che guida Poltrona Frau il desiderio più forte è mettere le mani su qualcosa di bello. A questo proposito dichiara: "sono il tipo di persona che quando vede qualcosa di bello e se ne innamora, deve averla". Talis pater, talis filius

 

1- MORETTI BOMBARDA MONTEZEMOLO: "IL NOSTRO È UN TRENO DEMOCRATICO, NON D'ÉLITE" - POLEMICA CONTRO LE FERROVIE FRANCESI CHE INVECE DI APRIRE SPAZI ALLA CONCORRENZA METTONO PASSAGGI A LIVELLO AUTARCHICI PERCHÉ SONO ENTRATI CON IL 20% NELLA SOCIETÀ NTV DI LUCHINO
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie questa mattina si sono stropicciati gli occhi.
Quello che è entrato ad alta velocità nel suo ufficio più che un manager sembrava un angelo con le ali ai piedi. In realtà era Mauro Moretti reduce da tre giorni di gloria che sono culminati al Quirinale quando Giorgio Napolitano gli ha appuntato sulla giacca il cavalierato del lavoro.

 

Per l'ex-sindacalista Cgil di Rimini questa onorificenza premia la voglia di superare i limiti di quella vitalità che lo ha spinto fin da quando ha mosso i primi passi nel '78 come semplice quadro presso l'Officina Trazione Elettrica di Bologna. L'euforia di queste ore non si è manifestata soltanto durante il ricevimento nei giardini del Quirinale dove tartine e prosecco hanno allontanato l'ombra dei panini e delle coperte che Moretti consigliò ai passeggeri bloccati dalle forti nevicate del dicembre scorso.

La stessa euforia si è manifestata nella conferenza stampa alla Casa del Jazz durante la quale ha presentato la nuova offerta di tariffe e ha annunciato l'apertura delle buste per la gara dei 50 treni ad alta velocità del valore di 1,2 miliardi di euro.

Davanti alla platea dei giornalisti Moretti ha parlato come un fiume in piena, quasi ricordasse il motto di Galileo "discorrere è come correre", e non ha risparmiato battute polemiche e altisonanti. La polemica è andata contro le ferrovie francesi che invece di aprire spazi alla concorrenza mettono passaggi a livello autarchici perché sono entrati con il 20% nella società Ntv di Luchino di Montezemolo.

 

L'ex-sindacalista di Rimini non teme la sfida, e dopo aver detto di essere in grado di rispondere "a qualsiasi nuovo entrante", ha esclamato: "il nostro è un treno democratico, non d'élite". L'allusione al treno "Italo" di Luchino che da settembre del prossimo anno compirà 51 viaggi al giorno è apparsa inequivocabile. Per il capo del palazzo-obitorio delle Ferrovie il confronto sarà durissimo e si giocherà sulla qualità dei servizi, sulle tariffe e sulla tecnologia.

E qui salta fuori l'esito dell'apertura delle buste per i 50 nuovi treni dove in lizza sono rimasti soltanto due delle quattro società finaliste. Nei tre faldoni di carte da 200 chili sono raccolte le offerte di Ansaldo Breda-Bombardier e Alstom, mentre a sorpresa si ritirati la giapponese Kawasaki e i tedeschi di Siemens.

 

Tutto fa pensare che alla fine vincerà il raggruppamento Ansaldo-Bombardier. Per la società dei trasporti di Finmeccanica che ha chiuso il 2009 con una perdita di 176 milioni, i nuovi treni sono una manna dal cielo, mentre i francesi di Alstom pagheranno lo scotto di aver fornito le nuove carrozze alla società di Luchino di Montezemolo.

Qualche parola va spesa sulla decisione sorprendente del colosso Siemens di non partecipare alla gara. Nei trasporti su rotaia i tedeschi non sono certamente gli ultimi arrivati. Hanno un treno che si chiama "Velaro" utilizzato dalle ferrovie russe e da quelle cinesi che ne hanno acquistato 60 esemplari. La decisione di Siemens è stata presa perché i tedeschi hanno fiutato da tempo che Mauro Moretti non sopporta l'industria teutonica.

 

A questo stato d'animo bisogna aggiungere la preoccupazione che sorse in Moretti quando Montezemolone si mise in cordata con i francesi, IntesaSanPaolo e gli amici di merenda Dieguito Della Valle e Gianni Punzo. Fino all'ultimo momento il manager di Rimini pensava infatti che dentro Ntv ci fosse anche la tecnologia Siemens. Adesso tira un sospiro di sollievo e si ritrova a combattere con i francesi. La coccarda di Cavaliere della Repubblica gli metterà altre ali ai piedi per affermare il successo del suo "treno democratico".

 

01.06.10

 

MONTEZEMOLO SU FIAT «UN ERRORE OPPORSI ALL'INGRESSO DI FORD»...
Da "La Stampa" -
«La Fiat ha fatto un errore storico quando negli Anni 80 la Ford voleva entrare in Italia». Così Luca Montezemolo, presidente di Ferrari. «La concorrenza - ha spiegato - è un valore fondamentale». All'epoca l'Iri ricevette una proposta da Ford per l'acquisizione dell'Alfa Romeo. Il gruppo Fiat rilanciò e acquisì il marchio.02.06.10

 

OPERAZIONE FRECCIAROTTA...
Mercoledì 10 marzo: il Frecciarossa 9557 da Torino a Roma arriva a Bologna con un'ora di ritardo. Ordinaria amministrazione. Salgono altri passeggeri, fra cui Luca Cordero di Montezemolo, e si riparte. Dopo poco il 'Frecciarotta' inverte la marcia e rientra lemme lemme a Bologna: guasto senza rimedio. Il capotreno comunica che i viaggiatori debbono scendere e risalire sul primo treno in partenza. Rapida fuga verso un nuovo convoglio. Anche il presidente Fiat vuole uscire, ma lo sportello del suo scompartimento è bloccato. Montezemolo era più adombrato per i contrattempi o più gongolante per le occasioni che si offrono alla sua Ntv, competitor di Trenitalia? L.Q.
25.03.10

 

MONTEZEMOLO, TUTTI I NODI VANNO AFFRONTATI IN UN CLIMA DI DIALOGO...
(Adnkronos) - 'E' chiaro che tutti i nodi vanno affrontati in un clima di dialogo e confronto con le parti sociali e il Governo, che ha dimostrato in questi mesi una grande attenzione alla filiera dell'auto'. E' quanto ha sottolienato Luca di Montezemolo, presidente della Fiat, in occasione della presentazione della nuova Ferrari, replicando alle critiche di esponenti del Governo e sindacati dopo l'annuncio di due settimane di cassa integrazione per l'intero gruppo.

'Le pratiche tecniche avviate due giorni fa per chiedere il ricorso alla cassa integrazione nell'ultima settimana di febbraio e nella prima di marzo -ha spiegato- sono la diretta conseguenza del crollo degli ordini che stiamo registrando in questo mese, addirittura peggiore rispetto a gennaio 2009, quando il mercato tocco' il punto piu' basso

02.02.10

 

CORRI A ROMA D'AMPEZZO C'è MONTEZEMOLONE CHE TOCCA IL FONDO (CON GLI SCI) - FARE FONDO è IL SOLLAZZO PREFERITO E ANTI-RUZZOLONE DEI 'CELEBRO-LESI' CORTINESI - è INFATTI IL SOLO MODO DI MUOVERSI E PARLARE AL TELEFONINO ALLO STESSO TEMPO - -

 

Sim. Cap. per "Il Tempo"
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo

 

Giornata di sci per i vip a Cortina, tra cui Luca Cordero di Montezemolo e Gianpaolo Letta, amministratore delegato di Medusa: entrambi non hanno potuto fare a meno di sciare e consumare spuntini durante la giornata, per renderla più ricca e imprevedibile.

Amate fare di sci fondo, trasferirvi una settimana intera da passare sulla neve? Cortina sembra il posto fatto per voi e per chi, almeno per qualche giorno, ha deciso di dare il proprio «arrivederci» alla città. E così è successo a Luca Cordero di Montezemolo, che a Cortina e dintorni ha pensato bene di portare a bordo di un'automobile l'intera famiglia. Ludovica (la moglie) e i figli.

 

L'avevamo lasciato con indosso scarpe da trekking a godersi una bella giornata in un bar di Cortina e lo ritroviamo lì, di nuovo, con prole al seguito. Impavida del pericolo di slavine e simili, la famiglia Montezemolo se l'è spassata alla grande sugli sci per un po' di fondo, in attesa che i più piccoli finissero le loro gare. A Socretes, infatti, i bambini di casa Montezemolo si sono divertiti a destreggiarsi in giochi competitivi.

 

Naturalmente dopo aver preso lezioni da maestri di sci che, sulla storia di quelle montagne, la sanno davvero lunga. Un ristorantino lì nei pressi, allo scoccare delle 13, le 13.30, li ha accolti per una lunga pausa rilassante, prima di ripartire, sci a tracolla, per le piste innevate e gremite di gente. Per i «vacanzieri» cortinesi ci sono anche altri «accessori» irrinunciabili: il telefonino , prima di tutto, per mantenersi in «contatto» con la civiltà e anche un bel colbacco, per restare al caldo.

 

 

[05-01-2010]

 

 

 

MONTEZEMOLO E TOTO IN CARROZZA: I PRIVATI PRONTI A SFIDARE FS...
Sandro Iacometti per "Libero" -
(...) l'ex presidente di Confindustria non dovrebbe restare l'unico privato molto a lungo. A scaldare i motori ci sono anche altri contendenti. Sull'alta velocità vorrebbe sbarcare anche Carlo Toto. L'imprenditore abruzzese fondatore della AirOne (ormai fusa con Alitalia) ha già costituito una compagnia ad hoc, dall'inevitabile nome RailOne. Anche lui dovrebbe operare sulla Napoli-Milano, con fermate intermedie a Roma, Firenze e Bologna. Si concentrerà invece sui servizi regionali e sugli intercity la ArenaWays (guidata da Giuseppe Arena) che punta sulla tratta Torino-Asti-Alessandria- Milano-Novara-Vercelli.  

12.12.09

 

 

I MIGLIORI MANAGER DELLE FERROVIE STANNO PENSANDO DI SALIRE SULLA CARROZZA CHE MONTEZEMOLONE STA ALLESTENDO CON I FRANCESI E PASSERA. (MORETTI: CHI SE NE STA ANDANDO È SEMPLICEMENTE "UN IDIOTA SENZA PALLE")
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie dello Stato seguono con attenzione morbosa i movimenti del tandem Moretti-Cipolletta. Del manager di Rimini conoscono quella "impazienza dell'assoluto" che lo spinge a lavorare 14 ore al giorno e ad assumere in qualche caso atteggiamenti khomeinisti.

 

Nel libro del giornalista Claudio Gatti "Fuori Orario" (che a Moretti ha procurato disturbi all'intestino) si legge che in due anni sono usciti dalle Ferrovie 7.500 persone e 200 manager. Ed è proprio sui manager che sta per abbattersi una violenta reprimenda del Capo a proposito dei rumors che vorrebbero in uscita molti dirigenti attratti dalla sirena di Luchino di Montezemolo e di Ntv, la società che farà concorrenza sull'Alta Velocità.

Nei giorni scorsi Moretti ha riunito i capi del personale e ha detto che non ne può più di sentire in giro la voce secondo la quale i migliori manager del palazzo-obitorio stiano pensando di salire sulla carrozza che Montezemolone sta allestendo con i francesi e Corradino Passera.
Questo messaggio Moretti lo ripeterà nella prossima riunione con i top manager dove dirà con forza che chi se ne sta andando è semplicemente "un idiota senza palle".

 

Non usa mezzi termini quest'uomo che da ragazzo puliva le spiagge e le piste di pattinaggio a Rimini, e che nel 1978 è entrato alle Ferrovie con lo stipendio di 1 milione di lire. Adesso, si legge nel libro "proibito" del giornalista Gatti che il suo trattamento economico comprende 680mila euro di parte fissa e un extra variabile fino a 190mila euro, ma non sono i soldi la ragione della sua vita. Quello che gli interessa è dimostrare che l'efficienza non è un mito e che le Ferrovie non sono quel gioco per i matti di cui parlò anni fa Giulio Andreotti.

Gli uscieri sono certi che il suo mandato sarà rinnovato e non si preoccupano più di tanto della polemica che è scoppiata nei giorni scorsi con l'ineffabile ministro Matteoli a proposito del trasporto merci su rotaia. Che sia sceso un po' di freddo tra i due personaggi è sicuro, come altrettanto sicura è la volontà della Lega di occupare qualche poltrona nel palazzo di Porta Pia.

 

E qui salta fuori un discorso che riguarda Innocenzo Cipolletta, il 68enne economista che nel 2006 è diventato presidente delle Ferrovie. Anche per lui il bilancio di tre anni è positivo; basti pensare alla battaglia furibonda che ha fatto contro le pulci sui treni dei pendolari e al garbo con cui ha accompagnato il Presidente della Repubblica nelle cerimonie ufficiali.

Claudio Gatti - FUORI ORARIO

Secondo il settimanale "Economy" Cipolletta, che oggi guadagna 705mila euro l'anno, sarebbe candidato alla vicepresidenza di Unicredit, la banca dove Alessandro Profumo in primavera azzererà i vertici delle quattro banche controllate. Nel curriculum del simpatico Innocenzo c'è anche l'esperienza fatta come advisor della banca svizzera Ubs ma secondo gli uscieri delle Ferrovie la notizia del suo sbarco a piazza Cordusio non sta né in cielo né in terra. E Dagospia può aggiungere che invece crescono le quotazioni del Cyrano ferroviario per la presidenza della Camera di Commercio di Roma.

 

 

RUTTE NOTIZIE ANCHE PER IL COMPARE LUCA-LUCA: SI FERMA ANCHE LA FERRARI: CASSA INTEGRAZIONI PER 500 OPERAI E 100 IMPIEGATI

Stefano Santachiara per "Il Fatto Quotidiano"

A distanza di 16 anni dall'ultimo stop forzato, i lavoratori della Ferrari sono tornati in cassa integrazione guadagni, a turno per una settimana, 500 operai di fonderia, motori e verniciature, e 100 impiegati. La crisi internazionale e il calo di produzione della "gemella" Maserati si sono tradotte in una flessione da 130 milioni di euro di ricavi e 4680 auto vendute (-6,9 per cento) nei primi nove mesi del 2009.

Ma anche la gestione sportiva, dove ieri Luca Cordero di Montezemolo si è recato in visita per parlare del "nuovo modello di Formula Uno", non può dirsi tranquilla alla luce del regolamento Fia: "Rispetto al tetto previsto per i team oggi avremmo circa 150, 200 addetti in più -calcola la Fiom Cgil - l'azienda però non risponde alla nostra richiesta d'incontro".

Il Cavallino rampante era stato l'unico finora a non rallentarenel comparto metalmeccanico, motore dell'industria emiliana assieme a ceramiche, tessile e abbigliamento, oggi funestati dalla crisi. Dalla Bonfiglioli motoriduttori (1500 addetti tra Bologna, Vignola e Forlì e fabbriche in Slovacchia, India e Vietnam) alla Berco di Ferrara della Thyssen Krupp (2500 dipendenti) ai trattori targati Fiat dellaCasa New Holland di Imola: nessuno è escluso.

A Maranello l'ultimo utilizzo degli ammortizzatori risale al 1993, quando furono interessati mille dipendenti per sei settimane. I ricorsi storici delle crisi, che evocano la suggestione delle contestuali sconfitte nel Campionato di Formula Uno come nel 1974, sonosolo coincidenze. Erano altre stagioni, quelle della crisi energetica e della competizione globale degli anni Novanta, con le aperture dei mercati dell'est e i primi businessman cinesi che iniziavano a guidare Testarossa.

Oggi i vertici della Ferrari non negano il momento difficile ma lo considerano un pit stop, dovuto a una crisi internazionale senza precedenti e al calo di produzione della Maserati, che nei mesi scorsi aveva già fatto partire la cassa integrazione ed evitato di rinnovare 112 precari. "La flessione è in riferimento all'anno record del 2008 - fa sapere l'ufficio stampa di Maranello - ma l'ultimo trimestre conferma l'andamento dei primi nove mesi indicando una tendenza stazionaria per il 2010".

In un contesto che vede la Ferrari volare nei mercati orientali e aumentare del 10 per cento la fetta di mercato mondiale falcidiato dalla crisi. "Il problema è il crollo di richieste di motori dalla Maserati, da 9000 a 4200 auto nell'ultimo anno - spiega il segretario provinciale della Fiom Cgil Giordano Fiorani - ma anche Ferrari oggi è in sofferenza.

Se così non fosse, non si spiegherebbe perché non applichino un'integrazione di stipendio ai lavoratori in cassa che questa settimana percepiscono il 60 per cento del salario. Oggi chiederemo all'azienda un piano industriale di prospettiva: siamo preoccupati per le ricadute occupazionali, e per il centinaio di lavoratori a tempo determinato sparsi nelle varie aree".

 

 

[12-11-2009]

 

 

 

L'ITALIA FUTURA" SECONDO LUCA: PRENDI LE SOCIETà E PORTALE IN LUSSENBURGO! - COME MOLTI ALTRI GRANDI INDUSTRIALI ITALIANI HA PORTATO ALL’ESTERO LA SUA CHARME - NEL PARACULISSIMO TENTATIVO DI NON REGALARE PROPRIO TUTTO AL FISCO ITALIANO - NEL GRANDUCATO PERDITE COPIOSE PER CDB E PER LO SCARPARO E LA SUA DORINT

Franco Bechis per "Libero"

Anche Luca Cordero di Montezemolo scivola in Lussemburgo. Non una pattinata sul ghiaccio come quella di Carlo De Benedetti e le sue holding, ma pure sempre una perdita di 8,4 milioni di euro che l'ex presidente degli industriali italiani non si può certo appuntare sulla giacca come medaglia. Anche Montezemolo come molti altri grandi industriali italiani ha portato all'estero la capogruppo del suo piccolo regno industriale.

In Lussemburgo per precisione, in Rue de l'Eau 18 dove ha sede la Charme Investments società accomandita per azioni retta dall'ex numero uno di Confindustria e dal figlio Matteo, rapidissimo nel suo cursus imprenditoriale.

In Lussemburgo come molti altri industriali Montezemolo era riparato nel tentativo di non regalare proprio tutto al fisco italiano (salvo poi naturalmente tuonare in convegni e assisi industriali contro il governo pro tempore che non pensava al bene d'Italia ad esempio realizzando infrastrutture che non si potevano realizzare per assenza di fondi fuggiti in Svizzera, Lussemburgo, Isole Vergini, Olanda, Cayman e giù di lì).

Grandi vantaggi fiscali non ce ne sono più dopo la riforma delle holding qualche anno fa e qualche lussemburghese se ne è tornata a casa trasformandosi in società semplice, struttura societaria dietro cui ci si può ancora riparare (non è tenuta ad approvare bilanci e note integrative, né alla pubblicità degli atti). Montezemolo e la sua Charme Investments sono restati là un po' per abitudine un po' perché con la lussemburghese è più facile stringere accordi e siglare partnership con altri gruppi internazionali che dell'Italia si fidano ancora pochino.

Non è ancora accaduto, ma potrebbe arrivare il cavaliere bianco da un momento all'altro. In Charme inv i Montezemolo hanno riunito le partecipazioni principali in Italia e Ungheria: quelle in Ballantyne cashmere, in Poltrona Frau (quotata a Milano e unica a distribuire un po' di dividendi), in United Cashmere, in Grandi navi veloci e nella Pf real estate di Milano. Quest'ultima è stata la principale idrovora dei dividendi raccolti da Charme, avendo bisogno di ricapitalizzazione almeno una volta all'anno.

E' una immobiliare che possiede uno stabile in Meda affittato alla Cassina spa e un terreno di circa 250 mila mq a Grumo Appula provincia di Bari, gestito direttamente (vale poco meno di 2 milioni di euro). La Pf immobiliare è stata ricapitalizzata nell'ultimo anno solare due volte sia da Montezemolo che ne ha la maggioranza sia dai soci italiani per le perdite accumulate che avevano eroso il capitale.

Nonostante qualche perdita di troppo (anche l'anno precedente i conti erano in rosso), nella pancia della lussemburghese di Montezemolo restano ancora oltre 5 milioni di euro di liquidità. In bilancio c'è perfino la loro divisione per conto corrente, e anche da questo aspetto non si può certo dire che il presidente uscente degli industriali italiani sia un amante del made in Italy: il grosso dei risparmi, più di 4 milioni di euro, è affidato in gestione alla Merrill Lynch. Al secondo posto la Ing (quella del Conto arancio) nella cui filiale in Lussemburgo Montezemolo ha depositato 770 mila euro.

 

Terzo posto per Monte dei Paschi di Siena, con 348 mila euro. Ci sono anche 502,75 euro in contanti in cassa, ma probabilmente mentre scriviamo qualcuno li avrà già spesi. I conti offrono un rendimento inferiore all'uno per cento: i depositi sono stati remunerati con 33.677,21 euro. Di più gli interessi ricevuti da Giulio Tremonti per i Cct zero coupon: 52.409,44 euro. Almeno in questo caso Montezemolo ha sventolato la bandiera del suo paese.

Liquidità e interessi serviranno però per pagare i debiti che in realtà non hanno gran peso, e faranno felici soprattutto gli azionisti: la voce principale è quella dei premi al management che ammontano a poco meno di due milioni di euro per il solo secondo semestre del 2008 e che sono un po' in ritardo nella liquidazione.

Con qualche ferita, comunque Montezemolo è in buona compagnia: il 2008 e il 2009 sono stati gli anni neri per tutti gli italiani che sono riparati in Lussemburgo. Perdite copiose oltre che per l'ingegnere con le sue Cir e Cofide international, anche per Diego Della Valle e la sua capogruppo Dorint, azionista della Rizzoli- Corriere della Sera.

Essendo finanziarie di partecipazione tutte risentono della caduta dei dividendi e spesso del profondo rosso delle principali società controllate. Ma c'è anche chi in Lussemburgo ha lasciato forzieri pieni come mai prima era accaduto. Lo racconteremo nelle prossime puntate dell'inchiesta.

 

 
[14-10-2009]

 

 

 

MONTEZEMOLATA-DAY
L'Associazione 'Italia futura' presenta il primo rapporto sulla mobilita' sociale. Partecipano tra gli altri il presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo e il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini.

2 - UN ROSSO DI CHARME...
Ettore Livini per "la Repubblica" - Si tinge di rosso anche nel 2008 il bilancio di Charme Investments, la società lussemburghese che fa capo alla alla famiglia Montezemolo e partecipata da Diego Della Valle, i Seragnoli, Mps, Unicredit e Deutsche Bank. Il passivo («scontato in assenza di disinvestimenti di partecipazioni», precisa una nota dei conti) è stato di 8,4 milioni, meno dei 9,7 milioni del 2007.

A pesare sono stati l´accantonamento straordinario di 4,8 milioni per coprire le perdite 2007 di Ballantyne Cashmere (che nel 2008 ha bruciato altri 9 milioni) e i 3,7 milioni pagati come management fee a Charme management. La società di gestione controllata dalla Fisvi 3 di Montezemolo ha chiuso i conti in utile per 1 milione circa mentre il business consolidato (che riflette i risultati di Poltrona Frau e Ballantyne) si è chiuso in rosso per 21,9 milioni.

3 - EFFETTO SVALUTAZIONI SUI CONTI DELLA VALLE...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - La ripresa delle Borse, con il titolo Tod's in crescita del 65% da inizio anno, sta riportando un po' di ordine. Ma la crisi dei listini ha lasciato un segno nella holding lussemburghese di Diego Della Valle: la Dorint Holding Sa, che custodisce fra l'altro i pacchetti del 5,49% di Rcs Mediagroup e lo 0,48% di Mediobanca, ha chiuso il 2008 in rosso per 89 milioni di euro dopo la perdita di 4,16 milioni dell'esercizio precedente.

Poche settimane fa l'assemblea dei soci (la lussemburghese è controllata dalla Diego Della Valle & C. Sapa) ha deciso di riportare a nuovo il passivo che è dovuto per larga parte alle svalutazioni di asset, passate dai 20,73 milioni del 2007 a 98,48 milioni (peraltro tutti gli altri soci di Rcs facenti parte del patto di sindacato, a cominciare da Mediobanca, hanno eseguito rilevanti svalutazioni sulle quote nel gruppo editoriale). Nello stato patrimoniale gli asset scendono così da 405,95 a 233,87 milioni di euro mentre nel conto economico i proventi finanziari sono diminuiti da 21,31 a 9,8 milioni.

 
[07-10-2009]

PENISOLA DEI FAMOSI REPORTAGE!
Ieri a Palazzo Colonna dove Luchino di Montezemolo ha presentato la sua Fondazione, Luigino Abete ha sudato come mai gli era successo nella vita. E con lui grondavano i 700 "volontari" e curiosi assiepati nella Galleria che sfidando il caldo e le critiche hanno assistito alla performance del ragazzo dei Parioli dentro la dimora patrizia dove si è parlato del futuro (una location che da sola fa arricciare il naso).

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLOLUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Un segno del futuro Luchino ha voluto metterlo al braccio di ogni ospite quando le belle ragazze con la maglietta rossa dietro il desk dell'accredito, hanno infilato una sorta di braccialetto elettronico contenente una pennetta Usb.

A molti questa presa in cattività non è piaciuta, ma hanno fatto buon viso stringendo nell'altra mano il kit che comprendeva una maglietta con il logo di "Italiafutura" e la relazione di Irene Tinagli, l'autore del rapporto sulla mobilità sociale, il tema del convegno.

Così mentre Luigino Abete di lobbycontinua inzuppava la camicia, sono arrivati in sala un'infinità di fighetti inamidati della Luiss, e le facce più note degli amici che da anni seguono le peripezie del presidente della Fiat. Tra queste Paolo Annibaldi, l'onnipresente Arturo Artom, gli "olimpici" Mondello e Malagò, il trombato di lusso Paolo Glisenti, e qualche industriale che ha sfidato la moral suasion di Emma Marcegaglia per nulla contenta di questa iniziativa.

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO NIET!LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Nei giorni precedenti sono stati molti gli imprenditori che hanno chiesto alla signora di Mantova il permesso di partecipare all'evento. In fondo Luchino è stato uno dei migliori presidenti di viale dell'Astronomia e sembra davvero ingrato il modo con cui il giornale di Confindustria oggi sbatte a pagina 18 e su tre misere colonne il resoconto del suo esordio.

Luigino Abete sudava anche per questa ragione e per l'assenza vistosa di due personaggi come lo scarparo marchigiano Dieguito Della Valle e Corradino Passera che sono considerati le sponde più forti del ragazzo dei Parioli.

Alle 15,50 Montezemolone ha fatto il suo ingresso nella sala scortato dal presidente dell'Ansa Giulio Anselmi, l'ex-direttore della "Stampa", il quotidiano della Fiat che dopo la sua uscita sembra entrato in coma. (L'amministratore delegato dell'Ansa Luigi Contu, invece, operava come moderatore)

A metà della Galleria, affrescata tre secoli fa, si è fermato ad abbracciare Ennio Lucarelli, l'imprenditore dell'informatica che sedeva una fila avanti a Barbara Palombelli, poi accecato dai flash e dalla telecamere, è salito sul palco insieme al frigido Enrico Letta e a Gianfranco "Me ne frigo" Fini dall'aria tirata e la cravatta di seta verde.

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO NIET! 

Ci sono voluti ben 25 minuti prima che arrivasse un timido applauso all'orazione pronunciata da questo 61enne bolognese che sembrava aver lasciato a casa il suo carisma di portaborsette dell'Avvocato. Perché se c'è una cosa che è apparsa chiara ieri è soprattutto la volontà di Luchino di usare i toni bassi e di non trascinare la folla sul terreno facile della demagogia e del populismo.
E forse a casa ha lasciato anche una bella porzione di cervello perché il suo discorso è apparso freddo e piatto. Sotto il ciuffo, niente - per dirla con Carlo Vanzina presente in sala.

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Per chi fra i presenti lo ha seguito negli anni di Confindustria quando all'Auditorium di Roma accendeva l'entusiasmo, i pensierini di Luchino sono apparsi ieri una collana di banalità del tutto privi dello spessore culturale che dovrebbe rappresentare l'ambizione di un think-tank.

Forse qualcuno come Annibaldi, vecchia gloria della Fiat, si è ricordato del 1966 quando a Torino nacque la Fondazione Agnelli che pur tra mille contraddizioni riuscì a mobilitare forti energie intellettuali per volontà dell'Avvocato. Ma Luchino ieri ha scelto la strada del piccolo scienziato da laboratorio che lavora per creare una fusione fredda e silenziosa tra chi cerca col buonsenso comune di mettere insieme le forze moderate della politica.

La prudenza è apparsa evidente quando con voce ferma ha ripetuto per ben due volte: "non abbiamo nulla a che fare con un partito o un movimento politico", e quando per tracciare il profilo della nuova Fondazione ha liquidato le ipotesi fantasiose e le misteriose alchimie dei salotti che a suo dire non esistono più.

E aveva ragione perché quella di ieri non sembrava affatto la riunione di un salotto di poteri forti, ma un incontro tra vecchi amici di un circolo sul Tevere ai quali si può raccontare, senza scaldare l'animo, che la mobilità sociale è un grave problema e che il Paese è ingessato dalla vecchia politica.

"Bisogna far ripartire l'ascensore sociale", ha detto l'uomo che questo ascensore lo ha preso per tutta la vita riuscendo a collezionare un'infinità di poltrone, e a suo dire "bisogna ragionare in una prospettiva di cinque anni", un tempo infinito per un Paese dove la politica scatena ogni giorno conflitti e convulsioni.

 

Alle 16,15 è arrivato puntuale e inevitabile il solito riferimento alla Ferrari di cui Luchino apprezza il merito e i talenti che rappresentano la forza del capitale umano, ed è a questo punto che molti tra i presenti hanno sentito la nostalgia di Innocenzo Cipolletta, l'autore di tanti discorsi di Luchino (presente in sala mentre si grattava il naso con insolita frenesia).

Quelli erano discorsi veri, costruiti a tavolino con la forza di una vision e l'uso giusto della penna, senza un retroterra di pensieri spettinati e di quelle bollicine che "tirano verso l'alto" come ha commentato sarcastico ad Alberto Statera, l'ex-senatore dei Ds Franco Debenedetti, fratello di quell'Ingegnere che si muove a cazzo dritto nei confronti del Berlusconi ferito.

Alle 16,20 la messa cantata di Luchino è finita ed è solo a questo punto che è partito un applauso generoso di 20 secondi. Alla fine del suo discorso la delusione era grande, ma tutti i giudizi portavano alla stessa conclusione: Luca Cordero di Montezemolo ha voluto calare sul piatto della politica la sua carta e sul tavolo del poker ha messo un cip, una giocata modesta nei contenuti, pronunciata in un luogo arcaico, ma con un solo obiettivo: dimostrare che lui esiste, e che nello scontro sempre più radicalizzato della politica potrebbe avere un ruolo.

Insomma, quella di ieri non è stata una discesa in campo né un proclama al Paese, ma un'operazione di immagine per dire ai fighetti della Luiss e agli amici di lobbycontinua che il suo cuore batte verso il futuro.

GIOVANNI MALAGO

Un futuro dove l'ascensore sociale che lo ha sempre accompagnato nella vita riuscirà ancora una volta a metterlo sulla poltrona giusta.

LA GAG CON LA IENA -
Dal "Corriere della Sera"
- C'è la «Iena» Enrico Lucci ad accogliere Montezemolo a Italiafutura. Lo saluta apostrofandolo con un «pisellone» e gli chiede a che serva una iniziativa per far muovere l'Italia quando «avete tutti il culo parato». «Proprio perché uno ha il culo parato - sorride Montezemolo - si deve preoccupare degli altri».

 
[08-10-2009]

 

 

LUCHINO, CHE CHARME! – È QUESTA L’“ITALIA FUTURA”? TAGLI ALLA POLTRONA FRAU, CONTROLLATA DAL FONDO DI MONTEZUMA: A CASA IL 20% DELLA FORZA LAVORO (MA ASSUME 10 MANAGER) – I SINDACATI: “STRANO, LE COMMESSE CI SONO” – IL TIMORE È QUELLO DI UN TRASLOCO ARMI E BAGAGLI IN CINA…

Giuseppe Vespo per "l'Unità"

Sciopero a sorpresa di otto ore, oggi, nello stabilimento principale di Poltrona Frau, a Tolentino, Macerata. La mobilitazione arriva in risposta alla messa in mobilità di duecento dipendenti, tra operai e colletti bianchi, dichiarati in esubero dal gruppo - quotato a Piazza Affari, ieri -1,36% a 0,87 euro - che fa capo al fondo lussemburghese Charme di Luca di Montezemolo. Un taglio che, calcolano i sindacati, sfoltisce del 20% la forza lavoro dell'azienda, e che non si può giustificare con la crisi.

Anche perché in questi mesi il management ha chiesto solo tre giorni di cig e continua a servirsi di lavoratori interinali, segno che il lavoro c'è. «Il calo di fatturato del primo semestre - aggiunge il segretario della Fillea-Cgil della provincia di Macerata, Daniel Taddei - è nell'ordine del 14%: niente rispetto al 30 o al 40 registrato dai diretti competitor».

Il piano di restyling riguarderebbe non solo lo stabilimento principe di Tolentino, dove sono previsti almeno 66 esuberi, ma anche quello del marchio Cassina a Meda, Milano, dove andrebbero via 55 persone, e quello del marchio Cappellini di Como, fuori circa settanta dipendenti. A subire la sfoltita non saranno solo operai ma anche colletti bianchi.

L'idea, secondo quanto raccontano i sindacati, è quella di concentrare a Milano la testa pensante di tutto il gruppo: marketing, attività commerciale, finanza e controllo, progettazione. Mentre per quanto riguarda l'attività produttiva, il timore paventato dai rappresentanti dei lavoratori è che il gruppo voglia spostarne buona parte in Cina, dove Poltrona Frau ha già uno stabilimento e una joint venture con il gruppo Tata per l'utilizzo delle concerie.

In questa fase della vertenza la palla è in mano alla Regione Marche, che ha tutto l'interesse a salvaguardare l'occupazione, visto che in quella zona la Poltrona dà da lavorare a tanta gente, tra contoterzisti e indotto. Pare che ci sia da parte delle istituzioni locali il tentativo di chiamare in causa direttamente il presidente Montezemolo. Poltrona Frau avrebbe motivato il ricorso agli esuberi con l'esigenza di tagliare i costi.

Ma i sindacati ribattono sostenendo che dall'inizio dell'anno, da quando si è insediato il nuovo ad, Dario Rinero, «sono stati assunti 10 nuovi manager in aggiunta a quelli che già c'erano», specifica Taddei. Dal canto loro, i sindacati dicono di aver proposto esodi volontari ed incentivati per i lavoratori vicini alla pensione. Ma finora lamentano di non aver ricevuto risposte

 
[29-09-2009]

 

 

 

DA DOGOSPIA :Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Dago, Luchino Cordero forse sarà la nuova Elite del paese, il Guru imprenditoriale prezzemolato che guiderà l'Italia verso un futuro splendente, forse...
Intanto il suo polo di aziende del lusso va maluccio e minaccia licenziamenti come qualsiasi piccolo imprenditore meccanico che ha passato più tempo tra presse e torni che tra uffici e scrivanie.

Poltrona Frau, controllata dal gruppo Charme del nostro futuro Leader, minaccia licenziamenti nello stabilimento marchigiano e nelle controllate Cassina e Cappellini:
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/macerata/2009/09/10/229854-frau_sciopero_corteo_protesta.shtml

Naturalmente nessun quotidiano nazionale si è fatto avanti per diffondere la notizia....
Michele Mariani


FRAU, SCIOPERO E CORTEO DI PROTESTA MA ORA SPUNTA L'INCUBO LICENZIAMENTI
Da "Il Resto del Carlino"

Tolentino, 10 settembre 2009 - L'estate calda della Poltrona Frau sembra davvero non voler finire. Ieri c'è stata l'ennesima rottura delle trattative tra rappresentanti sindacali, Rsu e proprietà e ora l'assemblea dei lavoratori ha annunciato, per la giornata di domani, otto ore di sciopero. I 420 dipendenti si riuniranno davanti allo stabilimento e quindi formeranno un corteo che raggiungerà Tolentino, sostando in piazza della Libertà.

Nel corso dell'assemblea, che si è svolta questa mattina, i lavoratori hanno condannato l'atteggiamento dell'azienda, che non ha accettato le loro richieste: cioè la mobilità volontaria, con adeguata incentivazione alla fuoriuscita. E proprio per questo è stato proclamato lo stato di mobilitazione.

Ma, come si dice, le brutte notizie non viaggiano mai da sole. Si è diffusa la notizia, infatti, che tutto il gruppo industriale della Poltrona Frau, di proprietà della multinazionale Charme (di cui fanno parte anche Cassina e Cappellini) prevederebbe complessivamente 220 licenziamenti.

 
[18-09-2009]

 

 

 

FURBETTI A PALLINI – I COMPAGNI ABETE E MONTEZUMA LICENZIANO: AD APCOM E FRAU – IL PIANO: ristrutturare a spese pubbliche ASCA E APCOM, fonderle, aggiungerle al ‘Riformista’ e poi regalare il tutto, politicamente s'intende, all'amico Luchino… -

1 - LA STRATEGIA DELL'ABETONE
Il Manifesto di oggi rompe l'omertà sulla vicenda Apcom, l'agenzia di stampa regalata da Telecom ad Abete per far nascere il polo editoriale filo-Monteprezzemolo.

Luigi Abete, l'ex tipografo romano che stampava le schedine del Totocalcio diventato banchiere con Bnl, ha rilevato a costo zero l'agenzia di stampa da Telecom Italia Media e medita di fonderla con la sua Asca.

Il problema è che ora all'Apcom vogliono chiedere lo stato di crisi e mandare a casa 30 giornalisti su 90, come scrive il Manifesto citando calcoli del cdr. Si profila il solito scontro sindacale, ma qui c'è una novità.

I giornalisti sostengono che i conti dell'azienda non vadano così male come Abete vorrebbe far credere e sfidano il nuovo padrone a farsi aumentare la convenzione con Palazzo Chigi, visto che ha tanti begli agganci nel Palazzo.

Rumours raccolti da questo sito very strunz ci dicono invece che il progetto di Abetone, al di là del chiagne e fotte di oggi, sia piuttosto ambizioso: ristrutturare a spese pubbliche le due agenzie di stampa, fonderle, aggiungerle al Riformista che vorrebbe comprare e poi regalare il tutto, politicamente s'intende, all'amico Luchino di Monteprezzemolo.

2 - POLTRONA FRAU: 66 IN MOBILITA', SINDACATI PROCLAMANO SCIOPERO
(ANSA) - Si inasprisce la vertenza di Poltrona Frau, gruppo leader del lusso. La direzione
aziendale ha avviato stamani le procedure di mobilita' per il licenziamento di 66 dipendenti dello storico stabilimento di Tolentino (Macerata), nonostante l'appello di Rsu e dei
sindacati contro 'iniziative unilaterali' e per una ripresa delle trattative a settembre. I sindacati hanno subito proclamato uno sciopero per la giornata di domani.

Sulla crisi della societa' e' convocata anche una seduta aperta del consiglio comunale di Tolentino per il 3 agosto sera. Sono stati invitati a prendervi parte il presidente della giunta
regionale Gian Mario Spacca, quello della Provincia Franco Capponi, il presidente della Camera di commercio di Macerata, rappresentanti delle categorie produttive e delle organizzazioni sindacali.

Le istituzioni locali sono decise a difendere tutti i posti di lavoro della Frau, 'contro il tentativo di depotenziare lo stabilimento di Tolentino'. Il tentativo e' anche quello di
sollecitare un intervento diretto di Luca Cordero di Montezemolo, presidente del fondo lussemburghese di investimento Charme, di cui Poltrona Frau fa parte, insieme a Cassina e altri marchi ugualmente interessati ad una drastica ristrutturazione
aziendale.

 

[30-07-2009]

 

 

DA DAGOSPIA

“Luchino for president”! - MONTEZUMA e Corradino Passera: il ticket ideale per mandare a casa “nonno” Silvio - l’operazione TECNO-POLITICA è complessa ma LE risorse E GLI UOMINI non mancano - ABETE, MIELI, MENTANA, mandelson, RIOTTA, imprenditori, SKYTG24, FINI E CASINI COMPRESI - ECCO IL NUOVO PROGETTO POLITICO DEI "MODERATI ILLUMINATI" (DALLE LAMPADE A QUARZO)

Luigino Abete ha ripreso a sudare e ieri sera alle 19 era completamente  fradicio.
A quell'ora ha consegnato i riconoscimenti per l'ottava edizione del Premio Anima promosso dall'associazione non profit dell'Unione degli Industriali di Roma. L'evento si è consumato sulla Terrazza Caffarelli, la stessa dove con grande gioia di Ottaviani (il genero di Gianni Letta) il cuoco tedesco Heinz Beck mercoledì scorso ha fatto ingurgitare la carbonara all' "anoressica" Michelle Obama e alle altre first ladies del G8.

Luigino ha fatto il maestro di cerimonie con la solita eloquenza, ma il caldo che soffocava il massiccio vicesindaco Cutrufo, Claudio Bisio e le damazze vestite a sera, lo ha fatto scivolare nell'ingenuità. A un certo punto infatti ha dichiarato con innocenza che la presidenza del Premio Anima gli era stata proposta durante un periodo di astinenza da poltrone e lui l'aveva accettata di buon grado perché temeva di trovarsi in mezzo a una strada.

Per l'ex-tipografo imprenditore e banchiere, le poltrone rappresentano una ragione di vita, ma in questo momento il suo impegno è proteso a costruire un disegno più ampio e ambizioso che lo vede all'opera in qualità di tessitore. La tela di ragno che Luigino sta costruendo ruota intorno al progetto di un polo mediatico che rappresenta un tassello fondamentale per tirare la volata all'amico Luchino di Montezemolo.

Il progetto è di vasto respiro e parte dalla convinzione che la lunga stagione di Silvio Berlusconi -prima o poi - dovrà finire.

I segnali non mancano, basta vedere il modo con cui oggi tutti i giornali (italiani e stranieri) hanno archiviato il G8 regalando paginate enormi a quell'alto burocrate di Lamberto Cardia che con le sue decisioni ha messo in crisi la Consob e ha riportato nelle casse degli editori 50 milioni di pubblicità. E con estrema malizia Flebuccio De Bortoli pubblica in prima pagina la foto di papi-Silvio e della figlia Barbara che ieri in una clinica di Lugano ha fatto diventare Berlusconi nonno per la quinta volta.

Ecco!, di questo "nonno" la lobby di Luigino e Luchino ritiene che stia per squillare la campanella finale.

Per voltare pagina e combattere quello che Gianfranco Fini ha definito ieri con un'orrenda parola "presentismo", occorre guardare in avanti, sognare e costruire un futuro diverso dove i "moderati illuminati" riescono a occupare il centro del Centro e a rinvigorire la politica con una forte iniezione tecnocratica.

In questa prospettiva il leader di riferimento e l'utilizzatore finale del lavoro di Luigino e dello scarparo marchigiano-lussemburghese Dieguito Della Valle, dovrebbe essere senza alcun dubbio un uomo dotato di carisma, un grande comunicatore che abbia capito la lezione e le tecniche di papi-Silvio, e sia in grado di smuovere con il suo Ego grandioso le folle adoranti del centrodestra e quelle balbettanti del centrosinistra.

L'operazione-immagine "Luchino for president" ha però bisogno di gambe robuste, cervelli fini e risorse finanziarie. Le prime mosse sono già state realizzate con il lancio dell'Associazione "ItaliaFutura" che vuole essere un cantiere di ideazione civile, politica ed economica, libero dagli ideologismi e connesso alle migliori competenze nazionali e internazionali.

Intorno a Luchino si sta coagulando un pezzo importante del mondo imprenditoriale. L'elenco comprende industriali come Anna Maria Artoni, Matteo Colaninno, Carlo Perrone, Garrone, Buzzi, Repetto, Calieri, e l'ex-governatore Illy che non più tardi di ieri sera ha smentito davanti a Lilly Gruber di voler rimettere i piedi nella politica. E una mano forte gliela darà il socio d'affari Gianni Punzo, l'imprenditore napoletano dell'Interporto, mentre Nerio Alessandri ha già fatto sapere che continuerà a correre sul tapis roulant di Berlusconi.

Per quanto riguarda gli intellettuali l'arruolamento è in corso. Dentro il think-tank di "ItaliaFutura" si ritrovano già Andrea Romano, Michele Martone e un plotoncino di professori della Luiss guidati da Pierluigi Celli. Non è molto, ma dietro le quinte Luchino dialoga intensamente con Paolino Mieli, l'ex-direttore-stratega del "Corriere della Sera" che dopo essere precipitato senza paracadute nel gorgo veltroniano, sta cercando di utilizzare la sua mente fertile e civica per una grande rivincita.

Il capitolo più importante rimane tuttavia quello dell'informazione, cioè la tastiera degli strumenti che Luigino Abete si è preso carico di costruire per metterla a disposizione del nuovo progetto politico. E qui vale la pena di ricostruire la sequenza delle operazioni che finora sono state perseguite.

All'inizio dell'anno Montezemolo pensava di usare il quotidiano "La Stampa" di proprietà della Fiat come motore della sua corsa, ma ha dovuto ripiegare per il veto di Sergio Marpionne e del pallido Yaki che dopo aver dato il suo placet alla liquidazione di Giulio Anselmi non se l'è sentita di schierare il giornale di nuovo contro il governo Berlusconi. Il giovane Elkann è arrivato a questa decisione non tanto per la sua volontà che è ancora vergine, quanto per i suggerimenti del padre Alain che a quanto si dice è sempre stato sbertucciato da Luchino di Montezemolo e dallo scarparo a pallini, e quindi li detesta.

Il risultato è che "La Stampa" ha scelto come direttore Mario Calabresi, l'ex-giornalista di "Repubblica" al quale è stato detto chiaramente di staccare la spina dal giornale di Eziando Mauro e Carletto De Benedetti e di avere come riferimento la gestione morbida di Gianni Riotta al "Sole 24 Ore". Riotta è appena tornato da una settimana di vacanza a Santo Domingo e oggi prenderà atto della nomina di Alfonso Dell'Erario alla direzione editoriale del quotidiano di Confindustria.

Fallita l'operazione su "La Stampa", Luchino&Company pensavano di poter mettere le mani su "La7", la tv di TelecomItalia, e di piazzare il fido battutista Enrico Mentana sulla poltrona di direttore. Anche qui hanno trovato un muro in Franchino Bernabè che considera quell'asset "vitale" per le sue strategie e non vuole e non può entrare in rotta di collisione con Palazzo Chigi. (Anche sul Corriere, malgrado l'ottimo feeling con De Bortoli, Montezemolo sa bene che non può permettersi granché, a parte il cachemire e le Ferrari: Cesare Geronzi detesta lui quanto il compare calzolaio).

A questo punto c'è chi parla con insistenza di una manovra di avvicinamento che Montezemolo&Company starebbero facendo per costruire un'alleanza con Rupert Murdoch in modo da avere dalla loro parte la corazzata di Sky (e il Tg di Carelli segue con fervore le piroette del ciuffo di Montezuma).

Da parte sua il "muratore" Luigino Abete è riuscito a fondere le due agenzie Asca e ApCom con l'intento di allargare l'operazione anche all'Agenzia Italia per creare l'anti-Ansa, uno strumento di informazione quotidiana in grado di fronteggiare l'agenzia che si regge sugli aiuti del Governo.

Purtroppo (è notizia di oggi) l'Agi sta per fondersi con Radiocor sotto la benedizione dell'advisor Mediobanca e per Abete il sogno del nuovo "polo informativo" subisce una battuta d'arresto.

Lo stop arriva anche per il momento al disegno di acquistare "Il Riformista", la testata fondata da Antonio Polito nell'ottobre 2002 e ideata da Claudio Velardi, il lobbista che non ha ancora deciso che cosa farà da grande. L'attuale editore, Giampaolo Angelucci, smentisce sul quotidiano "MF" qualsiasi contatto con acquirenti e advisor.

Questo è il quadro delle operazioni che Luigino Abete ha cercato di portare avanti nelle ultime settimane con enorme fatica. La creazione di una massa critica da mettere a disposizione del nuovo grande comunicatore, Luchino di Montezemolo, è più ardua di quanto si potesse immaginare, ma di frecce nel fodero dei tecnocrati-illuminati ce ne sono altre e sono di grande peso.

La prima porta il nome di Corradino Passera, il banchiere 47enne ex-McKinsey con il quale (così dicono a Milano e a Roma) il 61enne Luchino avrebbe stabilito un forte feeling. Anche lui, Passera è un uomo dalle ambizioni forti e dall'ego grandioso che si muove molto, si ama moltissimo ma riesce a nascondere più di Luchino la pretesa di adulazione e di servilismo.

Entrambi sono accomunati da una gran voglia di potere che per Passera non si limita soltanto al perimetro di BancaIntesa dove ancora governa "nonno Bazoli", ma arriva a prendere di mira il ministero del Tesoro. Purtroppo sulla sua strada il bocconiano di Como ha trovato Giulietto Tremonti che lo considera "non affidabile" e che nel Partito sempre più liquido delle Libertà è diventato (insieme alla Lega) l'unico punto fermo di papi-Silvio.

Il feeling tra Corradino e Luchino è venuto alla luce del sole quando entrambi hanno tentato di salvare Paolino Mieli, poi hanno dovuto fare buon viso di fronte al ritorno al "Corriere della Sera" di Flebuccio De Bortoli. E all'interno di questa "simpatia" che lega i due personaggi ci sono operazioni finanziarie concrete come quelle che hanno portato BancaIntesa dentro la società dei treni di Luchino e del socio napoletano Gianni Punzo.

Sarebbe comunque sbagliato pensare che il ticket Montezemolo-Passera trovi le risorse finanziarie per il nuovo progetto politico dentro la banca di Abramo-Bazoli. Al presidente della Fiat, che si è sempre distinto per la sua capacità di accumulare piuttosto che di redistribuire, la piattaforma dei quattrini può arrivare dalla rete dei rapporti internazionali che ha con alcuni personaggi sparsi per il mondo.

Tra questi spiccano l'indiano Ratan Tata (partner di Fiat e sponsor delle Ferrari in Formula 1) e il fondo sovrano degli Emirati Arabi che già possiede il 5% di Maranello - ad Abu Dhabi è in costruzione Ferrari City. Ma non basta, perché il network di relazioni internazionali di Luchino è più largo di quanto si possa immaginare.

Uno dei suoi interlocutori privilegiati è ad esempio l'attuale ministro dell'economia inglese, Peter Mandelson, il politico 56enne che Montezemolo ha conosciuto quando era commissario a Bruxelles per il Commercio Estero, spesso ospite della villa di Capri di Luca. E non bisogna dimenticare infine che il ragazzo dei Parioli è membro dell'International Advisory Board di Citigroup, la banca americana che secondo notizie di oggi (pubblicate proprio dal quotidiano "La Stampa" della Fiat) è in una crisi di liquidità spaventosa.

In conclusione si può dire che la casta dei tecnocrati-illuminati, protesi a creare il centro del Centro dove vorrebbero spartirsi le poltrone con Fini e Casini, sta muovendo le sue pedine su vari fronti. Per questi uomini che si ritengono "nuovi" e che hanno individuato nel "giovane" Luchino e in Corradino Passera il ticket ideale per mandare a casa "nonno" Silvio, l'operazione è complessa ma le risorse non mancano.

Per ambizioni e comportamenti, rappresentano l'equivalente dei sanculotti della Rivoluzione Francese che imposero l'uso dei pantaloni lunghi e delle buone maniere rispetto ai patrioti plebei.
Furono loro a conquistare la Bastiglia il 14 luglio di 220 anni fa. La ricorrenza si celebra oggi in Francia, ma in Italia dovranno ancora aspettare.

[14-07-2009]

Montezemolo 'abusivo' a Capri? - il consigliere regionale campano Pietro Diodato (Pdl) ha presentato un’interrogazione al governatore Bassolino: COME MAI GLI ACCERTAMENTI SULLA VILLA DI LUCHINO NON SONO mai statI recapitate alla Procura di Napoli?...

Da Affari Italiani.it

Estate, tempo di chiacchiere, flirt da spiaggia e gossip, una regola cui non si sottrae neppure il mondo dell'economia e della finanza tricolore, anzi. Così se in questi giorni andate a prendervi un aperitivo in piazzetta, a Capri, è probabile che sentirete un po' di pettegolezzi su questo o quest'altro vip che nell'isola è di casa. Nel caso dell'ex numero uno di Confindustria, oltre che attuale presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, il gossip riguarda anzi proprio una casa, o meglio una villa: Villa Adinolfi.

L'immobile, considerato un autentico capolavoro architettonico, si trova ad Anacapri, a valle di Caprile, circa a metà strada tra il faro di Punta Carena e la Grotta Azzurra, ed è stato acquistato nel 2003 per 3 milioni di euro da Montezemolo, che però non deve averlo trovato del tutto consono alle proprie esigenze, nonostante si tratti di un palazzo, consigliatogli pare dall'amico Tonino Cacace (il proprietario dell'hotel Capri Palace), costruito agli inizi degli anni cinquanta, progettato e costruito dal suo primo proprietario, l'ingegnere Roberto Adinolfi, secondo i canoni di quello "stile caprese" che tanto è caro al presidente della Fiat.

Comunque sia, parrebbe che nel corso di questi sei anni di lavori di ristrutturazione e ampliamento ne siano stati fatti tanti, pare anche una piscina e una dependance nuove di zecca. Il che in un'isola sottoposta a rigidi vincoli di tutela paesaggistica (come tutte le isole dell'arcipelago campano) ha suscitato più di un malumore e di qualche alzata di sopracciglio.

Anche perché in piazzetta e su alcuni giornali locali si era già parlato, all'epoca, di verbali e informative stilate da Ottavio Russo, un agente della Polizia Municipale di Anacapri e che, sospetta ora il consigliere regionale campano Pietro Diodato (appartenente al Pdl, che su questo tema ha presentato lo scorso marzo un'interrogazione al governatore della Campania, Antonio Bassolino), potrebbero non essere mai state recapitate alla Procura di Napoli per i relativi accertamenti.

 
[14-07-2009]

SADO-NAZI MOSLEY ANNUNCIA CHE NON SI CANDIDERà PIù ALLA GUIDA DELLA FIA E INDICA IL NOME DEL SUO SUCCESSORE: JEAN TODT – “è IL MIGLIOR MANAGER DELLA SUA GENERAZIONE” – NEMMENO LUCHINO POTREBBE MAI RIFIUTARE IL SUO EX TEAM MANAGER (CHE CACCIò)…

Da "la stampa.it"

Max Mosley, presidente della Federazione internazionale dell'automobile (Fia), non si ricandiderà nelle elezioni in programma il prossimo 23 ottobre. Mosley ha comunicato ufficialmente la sua decisione con una lettera inviata ai membri della Fia.

Mosley si congeda dopo il lungo braccio di ferro con l'associazione dei team di Formula 1 (Fota). Le squadre, che hanno contestato le svolte regolamentari prospettate dalla Fia e la governance impostata da Mosley, hanno valutato l'organizzazione di un Mondiale alternativo. I rischi di una clamorosa scissione sono stati scongiurati un mese fa, quando la Fia ha fatto marcia indietro accogliendo le richieste delle squadre e quando Mosley ha comunicato l'intenzione di lasciare l'incarico al termine dell'attuale mandato.

«Da quando ho annunciato la mia intenzione di non ricandidarmi, lo scorso 24 giugno, ho ricevuto quasi 100 messaggi dai club membri della Fia che mi hanno chiesto di ripensarci. Un simile sostegno è molto gratificante, sono estremamente grato», scrive Mosley, che nel frattempo non ha cambiato idea. «Non mi candiderò a ottobre», dice il presidente, che indica anche il nome del successore: Jean Todt, ex team principal della Ferrari.

«Credo che sia la persona giusta -scrive Mosley-. Negli sport motoristici, è senza dubbio il miglior manager della sua generazione e probabilmente a livello assoluto. Le squadre guidate da lui hanno vinto il Mondiale Rally, hanno vinto raid come la Parigi-Dakar, competizioni come la 24 ore di Le Mans e, negli ultimi 15 anni, un Mondiale di Formula 1 dopo l'altro».

«È stato anche chief executive officer di una casa costruttrice di successo -aggiunge snocciolando il curriculum di Todt-. Ha quindi l'esperienza per guidare un'organizzazione ampia e complessa, un requisito indispensabile per ogni futuro presidente della Fia».

 
[15-07-2009]
 

TANGENTI: EX SOPRINTENDENTE ARRESTATO TELEFONò A MONTEZEMOLO...
(ANSA) - Enrico Guglielmo, dal 2003 al 2007  soprintendente per i beni architettonici di Napoli, arrestato  oggi perche' coinvolto un giro di tangenti, telefono' a Luca  Cordero di Montezemolo chiedendogli di intercedere presso  l'allora ministro della Cultura, Francesco Rutelli, al fine di  di essere nominato Direttore regionale per i beni culturali  della Campania.  E' quanto emerge dalle indagini della Guardia di Finanza di  Napoli su un giro di tangenti legate ad appalti per il restauro  di beni architettonici che hanno portato all'arresto di  Guglielmo e di altri tre persone.  

Tra le varie telefonate intercettate dal nucleo della polizia  tributaria, ce n'e' una nella quale l'ex soprintendente chiede a  Montezemolo di contattare Rutelli e intercedere in favore della  sua nomina a direttore regionale. Nel formulare la sua  richiesta, Guglielmo afferma, durante il colloquio con  Montezemolo, che i due precedenti direttori generali, pur non  avendo vinto il concorso, erano stati messi al loro posto dagli  allora ministri della cultura Urbani e Buttiglione e che,  dunque, anche la sua nomina sarebbe stata possibile.  

Gli inquirenti non hanno ritenuto che la telefonate di per  se' avesse valore penale, motivo per cui ne' Montezemolo ne'  Rutelli risultano indagati. Guglielmo, peraltro, non e' stato  mai nominato nella carica alla quale aspirava.  Dalle indagini e' emerso inoltre, che l'architetto Claudio  Procaccini, responsabile presso la soprintendenza dei beni  architettonici di Napoli dell'area di Capri e Anacapri, era  stato messo sotto pressione da Guglielmo per concedere alla  Societa' Armonia di Maurizio Petta i permessi per la  realizzazione di piscine, colonnati e altre costruzioni  sull'isola. Le pressioni dell'ex soprintendente, rivelano ancora  le indagini, erano state cosi' forti da indurre l'architetto a  chiedere di essere rimosso dal suo posto.  Agli inquirenti, Procaccini ha poi dichiarato che il tecnico  di fiducia della Societa' Armonia e' l'architetto Ragazzini,  progettista di diverse proprieta' riconducibili a Montezemolo.

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

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La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

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Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Creato Lunedì, 26 Settembre 2011 11:52

Scritto da Lisa Vagnozzi

Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

1. Caitlyn Larsen

Caitlyn è un bambina di 10 anni di Orogrande, New Mexico. Un giorno, guardando fuori dalla finestra della sua cameretta, si è accorta che sul fianco di una montagna vicina si stava aprendo uno strano buco. Indagando, Caytlin ha scoperto che si trattava di una nuova cava mineraria. A questo punto, la ragazzina ha preso carta e penna e ha scritto ai giornali, per raccontare come quei lavori di scavo stessero devastando il paesaggio intorno alla sua città. La lettera non è passata inosservata ed è finita sulla scrivania del direttore della New Mexico Mining and Mineral Division, che ha convinto la società a bloccare le perforazioni: la montagna di Caitlyn è salva!

2. Birke Baehr

A soli 11 anni Birke ha le idee molto chiare in tema di alimentazione: è infatti un convinto paladino del biologico ed è diventato protagonista di incontri nelle scuole americane, per raccontare la propria esperienza e sensibilizzare i coetanei, invitandoli a riflettere sul valore nutrizionale di ciò che mangiano, sugli OGM e sull’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive nelle coltivazioni.

3. Olivia Bouler

Ricordate il disastro della Deepwater Horizon, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Di fronte a tanta devastazione ambientale, l’undicenne Olivia ha deciso di darsi da fare in prima persona, collaborando con la National Audubon Society per vendere i disegni degli esemplari di uccelli più colpiti dalla marea nera. La vendita ha fruttato oltre 200.000 dollari, che sono stati devoluti ad azioni di ripristino degli ecosistemi del Golfo. In occasione del primo anniversario dell’incidente, Olivia ha anche pubblicato un libro, perché quanto accaduto non venga dimenticato ma rappresenti un monito per il futuro.

4. Cole Rasenberger

A 8 anni Cole si è impegnato attivamente per salvare le foreste della sua regione, nel North Carolina, coinvolgendo numerosi coetanei della propria scuola. La sua iniziativa è stata di una semplicità estrema: i bambini hanno inviato delle cartoline firmate alle catene di fast food per chiedere loro di passare a packaging riciclati e sostenibili. La mobilitazione ha centrato un obiettivo importante, ottenendo risposte ed impegni da un colosso del settore, McDonald’s. Successivamente, gli sforzi di Cole si sono concentrati su una seconda catena, la KFC: l’azienda ha ricevuto direttamente dalle mani del bambino ben 6.000 cartoline, grazie al coinvolgimento degli allievi di altre scuole elementari della zona, ma al momento non ha offerto riscontri positivi. L’importante, però, è non mollare!

5. Mason Perez

 

A 9 anni Mason ha fatto una constatazione di una semplicità disarmante: si è reso conto che il getto d’acqua che scaturiva dai rubinetti del bagno della scuola, del campo di baseball, dei negozi e delle case della sua città era inutilmente forte. Per questo, ha scritto al sindaco chiedendogli di abbassare la pressione dell’acqua nelle tubature, ottenendo un risparmio idrico calcolato tra il 6% e il 25%.

6. Ashton Stark

 

A 14 anni Ashton ha deciso che era ora di tagliare le emissioni di CO2 della propria famiglia: con questo obiettivo, ha preso la vecchia auto dei nonni, parcheggiata in garage a prendere polvere, e l’ha dotata di nove batterie da golf cart. Ora la vecchia auto può viaggiare ad una velocità massima di poco più di 70 km/h – non molto, ma sufficiente per spostarsi in città – senza emettere anidride carbonica.

7. Severn Suzuki

Nel 1992, a soli 12 anni, Severn promosse una raccolta fondi con la Environmental Children's Organization (ECO), un gruppo di bambini ecologisti da lei fondato 3 anni prima, per poter prendere parte al Vertice della Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro. Qui, in soli sei minuti e con parole semplici, schiette ed efficaci, Severn espresse il punto di vista di una bambina sui maggiori problemi ecologici, zittendo (momentaneamente…) i potenti del mondo. Oggi, a 30 anni, Severn continua nel suo impegno a favore della tutela dell’ambiente, collaborando con The Skyfish Project.

8. Felix Finkbeiner

A 9 anni, dopo una lezione della sua maestra sulla fotosintesi clorofilliana, Felix decise di piantare un piccolo albero sul davanzale della finestra della sua classe, per poi esclamare, con quell’entusiasmo genuino tipico dei più piccoli, Pianterò un milione di alberi in Germania. Oggi Felix ha 13 anni e, al motto Stop talking! Start planting!, ha superato il suo obiettivo: ha infatti piantato il milionesimo albero il 4 maggio 2011. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti politici e Ministri dell'Ambiente di ben 45 nazioni.

Piccoli grandi uomini da cui i "veri" grandi dovrebbero prendere esempio.

 

 

Creato Martedì, 12 Giugno 2012 16:47

Scritto da Marta Albè

Tra Ottocento e Novecento furono messe a punto alcune invenzioni che avrebbero potuto rivelarsi in grado di rivoluzionare la nostra esistenza odierna.

Se l'auto ecologica progettata da Henry Ford o l'automobile a corrente alternata ideata da Nikola Tesla fossero state prodotte su larga scala decenni fa, forse in questo momento non ci troveremmo a condurre guerre spietate per il possesso del petrolio necessario alla produzione del carburante che, secondo Ford, avrebbe potuto essere ricavato in ingenti quantità a partire dai vegetali. Lo stesso Tesla fu in grado di creare un motore elettrico ad emissioni zero e di ricavare energia sfruttando le correnti elettriche della Terra. A due donne si devono invece l'invenzione del primo sistema antinquinamento e di un dispositivo per rendere potabile l'acqua di mare grazie ai raggi solari.

Senza stare a sindacare sul "perché" queste invenzioni non abbiano trovato seguito, proviamo a ricordarle e a omaggiarle affinché siano da spunto per un reale cambiamento di rotta, anche alla luce delle recenti scoperte tecnologiche.

1) Energia elettrica gratis dalla Terra

 

Nikola Tesla (1856 – 1943) fu un ingegnere ed inventore di origine serba, ma naturalizzato statunitense, che sperimentò particolarmente nell'ambito dell'elettromagnetismo tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Tra le sue ideazioni vi fu quella di riuscire a ricavare energia in maniera praticamente gratuita sfruttando le correnti elettriche fornite dalla Terra. Tesla, da moti considerato un genio, provò la propria capacità di sfruttare le correnti elettriche che attraversano le rocce ed i suoni insieme ad un amico nell'area di Pike Peak mediante due strumenti denominati autoharp, delle arpe di trasmissione dotate di microfoni. I due si separarono ponendosi ai lati opposti di un picco, distanziati l'uno dall'altro da quattro chilometri di roccia. Gli strumenti furono collegati al terreno attraverso un metodo segreto e furono sintonizzati in base alle risonanze armoniche della Terra. Al preciso momento che Tesla aveva stabilito, i due strumenti furono in grado di produrre note musicali per suonare interi brani grazie all'impiego della corrente elettrica terrestre.

2) Il primo sistema antinquinamento

Il primo sistema antinquinamento della storia fu inventato da una donna statunitense nel 1879. Parliamo di Mary Walton, la quale decise di dirigere il proprio impegno e le proprie conoscenze verso l'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e nocive provenienti dalle fabbriche, che in quegli anni si stavano prepotentemente diffondendo sul territorio. L'invenzione della Walton era basata sull'utilizzo di enormi contenitori ricolmi d'acqua, simili a serbatoi, verso i quali venivano condotte le polveri inquinanti, che proprio dall'acqua dovevano essere trattenute prima di venire convogliate lungo la rete fognaria. A Mary Walton si deve inoltre la progettazione del primo sistema in grado di limitare l'inquinamento acustico.

3) Distillatore solare per l'acqua di mare

Maria Telkes (1900 – 1995), nel 1920, quando all'epoca aveva solamente vent'anni, inventò un sistema di distillazione solare in grado di rendere potabile l'acqua di mare. Il sistema prevedeva d versare dell'acqua salina in uno speciale recipiente ricoperto da una lastra in vetro trasparente, che doveva essere esposto al sole, affinché i raggi solari potessero svolgere la propria azione di depurazione dell'acqua. Il sistema era in grado di produrre nel giro di poche ore alcuni litri di acqua potabile, che poteva rivelarsi indispensabile nel caso di un naufragio per la sopravvivenza dei passeggeri di un'imbarcazione. A lei si devono inoltre l'invenzione del forno solare e della Casa Carlisle, il primo edificio sperimentale a riscaldamento solare.

4) L'auto ecologica di Henry Ford

Il fondatore della casa automobilistica più famosa di tutti i tempi fu, all'insaputa di molti, l'ideatore di una delle prime automobili completamente ecologiche e green, sia per via dei materiali che la costituivano sia per via della fonte combustibile utilizzata per il suo funzionamento. Si tratta della Hemp Body Car, ideata da Henry Ford (1863 – 1947) nel 1941. L'automobile era costituita principalmente da fibre di cellulosa biodegradabili derivate dalla canapa e dalla paglia di grano, ma non solo. Il funzionamento del suo motore era stato reso possibile mediante l'impiego di etanolo di canapa. Già nel 1925 Ford aveva azzardato l'ipotesi di riuscire a creare un'auto completamente realizzata ed alimentata grazie alla canapa. Era inoltre certo che dalla maggior parte dei vegetali, comprese mele, patate ed erbacce, potessero essere tratte sostanze combustibili da utilizzare per il funzionamento degli stessi mezzi per la coltivazione agricola, garantendo la possibilità di coltivare i campi con l'ausilio di mezzi meccanici per centinaia di anni. La Hemp Body Car era alimentata dalla canapa distillata, il cui valore inquinante era stato indicato come pari a zero. Perché non venne mai prodotta su larga scala? Poiché Ford morì pochi anni dopo, nel 1947, e poiché nel 1955 la coltivazione della canapa fu proibita negli Stati Uniti.

5) L'auto a corrente alternata di Tesla

Ancora a Nikola Tesla si deve l'ideazione di un'automobile in grado di sfruttare la corrente alternata, anziché la corrente continua. Grazie a Tesla nel 1895 nei pressi delle Cascate del Niagara era entrata in funzione una stazione idroelettrica a corrente alternata grazie alla quale egli raggiunse la propria popolarità all'interno del panorama scientifico. La Pierce-Arrow begli anni Trenta del '900 aveva deciso di dare vita ad un'automobile elettrica in grado di sfruttare la corrente alternata seguendo le istruzione fornitegli da Tesla. I suo motore era progettato per raggiungere 1800 giri al minuto ed era dotato di una ventola frontale per il raffreddamento. Il motore dell'automobile fu in seguito modificato da Tesla al fine di permettere il funzionamento autonomo del veicolo mediante un circuito elettrico in grado di produrre energia e di garantire il funzionamento in movimento del mezzo per decine di chilometri senza che il motore emettesse alcun rumore e senza la produzione di sostanze inquinanti. Secondo Tesla il nuovo dispositivo di sua invenzione non solo avrebbe potuto alimentare un'automobile per sempre, ma anche fornire l'energia necessaria ad interi edifici. Tesla morì solo e dimenticato nel 1943, frustrato per non essere riuscito ad imporre al mondo i propri progetti, che probabilmente non furono compresi poiché giudicati in anticipo di almeno mezzo secolo.

Marta Albè

Leggi anche:

- Ford Hemp Car: l'auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Creato Venerdì, 25 Settembre 2009 09:38

Scritto da Alessandro_Ribaldi

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma - soprattutto - alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l'anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l'auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare "...vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti..." e tutt'ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della "bio vettura" si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

 

Già nel 1925 lo stesso Ford rilasciò al New York Times una dichiarazione che fece supporre quanto avesse competenze e volontà adeguate a creare un'autovettura capace di utilizzare carburanti alternativi: "Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C'è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C'è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni". Ford all'epoca azzardò l'ipotesi che si potesse arrivare a vetture fatte di canapa che utilizzassero l'etanolo come carburante.

Unendo la passione per la natura ed un indubbio fiuto per gli affari, l'imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che "uscisse" dalla terra. Per realizzare questo affascinante progetto impegnò nella ricerca fior fiore di ingegneri che nel 1941, dopo 12 anni di studi, diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili. La Hemp Body Car era una realtà: interamente composta da plastica in fibre di canapa, biodegradabile e dieci volte più leggera delle auto con carrozzeria d'acciaio.

Inoltre per dimostrare quanto fosse valido tale progetto si realizzò persino uno spot in cui la vettura veniva colpita ripetutamente con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Ma la grande novità, come detto, era nel carburante: la Hemp Body Car era difatti alimentata dalla canapa distillata, il cui impatto inquinante era pari ad un clamoroso "valore zero". Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. I re dell'acciaio e del petrolio ripresero il controllo delle operazioni lasciando che quest'idea "fumosa" venisse dimenticata.

A questo punto la domanda che viene naturale porsi è: perché solo ora, e per giunta timidamente, stanno rispuntando supposizioni, studi, progetti e dichiarazioni che Henry Ford nei primi ventenni del novecento aveva cercato di promuovere?

 La risposta può essere senz'altro riscontrata nel processo economico politico che ha portato il petrolio ad essere un combustibile dal grande "potere" finanziario, capace di non favorire la reale funzionalità di una tecnologia rispetto ad un'altra, ma appoggiando esclusivamente gli interessi e le strategie politiche.

Questi progetti risultarono sicuramente scomodi all'epoca, per via della crescita delle nazioni che potevano continuamente beneficiare di risorse petrolifere (gli stati medio orientali, ad esempio, si scoprirono grossi beneficiari di oro nero proprio in quegli anni). Oggi, con una crisi petrolifera sempre più evidente, con la crescita di un'educazione orientata alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, con una volontà nell'abbassare sprechi e consumi, si potranno forse portare a termine le volontà del fondatore del marchio Ford.

La casa automobilistica dall'ovale blu sta dimostrando di essere una delle più motivate ad orientarsi a questo tipo di approccio, mettendo in commercio, ed è stata la prima in assoluto a farlo, una vettura alimentata a bioetanolo a basso contenuto di CO2. Sembrerebbe che, a distanza di quasi 70 anni, le previsioni del suo padre fondatore si stiano finalmente verificando.

Alessandro Ribaldi

 

 

fonti energetiche rinnovabili e all’attività dell’istituto eni Donegani, lsegnaliamo alcuni documenti sul tema reperibili sul sito www.eni.com:

- eni for development http://eni.com/it_IT/attachments/sostenibilita/eni-for-development-web.pdf (in particolare da pag. 28)

- eni tecnology report http://eni.com/it_IT/attachments/innovazione-tecnologia/impegno/Eni_Technology_Report_2009-2010_ITA.pdf (in particolare sezioni a pag: 2 e 15)

 

Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione Innovazione e Tecnologia del sito al seguente link: http://eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/innovazione-tecnologia.shtml

 

 

Ecofatto, la metamorfosi del riciclaggio

 

Renata Gabbi di Legambiente, spiega come dal riciclaggio di carta, plastica, acciaio si possano ottenere utensili, biciclette, elementi dell'arredo urbano e tanti altri oggetti d'uso quotidiano: "da ogni cosa nasce un'altra cosa", bisogna solo scegliere il contenitore giusto.
Servizio di Lidia Casti





Visita il sito: www.terrafutura.it
Visita il sito: www.legambiente.it

Per vedere il filmato clicca qui !

 

Riconosciuto il nesso eziologico
La Corte di Cassazione ha riconosciuto che l’eccessiva esposizione alle radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari potrebbe contribuire all’insorgenza di tumori alla testa, se utilizzati per 5 – 6 ore al giorno per un numero elevato di anni (12 nel caso di specie). Un uso per lavoro del telefonino così prolungato può, quindi, dar luogo a malattia professionale non tabellata.

 

 

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  Videoinforma :  www marcobava.it