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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 01.12.15

4) Processo MPS SIENA MI 27.11.15.

5) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 19.11.16 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

FONSAI 2016

 

Fonsai: Ivass ed ex azionisti sono parti civili contro Ligresti e Giannini

La Repubblica

Per gli inquirenti, l'ex presidente dell'Isvap, aveva "improntato la vigilanza dell'istituto nei confronti di Fondiaria-Sai nell'arco di tempo dal 2002 ...

FonSai, oltre 900 piccoli azionisti parti civili. Berlusconi "citato" da Ligresti - Il Fatto Quotidiano

Tutti gli articoli su questa notizia

 

 

 

 

FONSAI DIC 14

 

Fonsai: Ivass vuole essere parte civile contro Ligresti e Giannini -2-

Borsa Italiana

Per gli inquirenti, l'ex presidente dell'Isvap, aveva "improntato la vigilanza dell'Istituto nei confronti di Fondiaria-Sai nell'arco di tempo dal 2002 ...

FonSai, Ivass parte civile contro Ligresti e Giannini - Milano Finanza

Fonsai: Ivass vuole essere parte civile contro Ligresti e Giannini - Borsa Italiana

Fonsai: Ivass chiede di essere parte civile a processo Giannini - AGI - Agenzia Giornalistica Italia

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UN ‘PAPELLO’ CHIAMATO MEDIOBANCA - I MAGISTRATI CHIUDONO L’INCHIESTA SULL’ACCORDO SEGRETO TRA NAGEL E LIGRESTI, ENTRAMBI INDAGATI: “HANNO OSTACOLATO LA CONSOB NON RIVELANDO IL CONTENUTO DEL DOCUMENTO”

Pur di ‘cacciare’ i Ligresti da Fonsai e consegnarla a Unipol (di cui Mediobanca era advisor e creditrice), Nagel firmò un accordo con le utilità da riconoscere alla famiglia - Del ‘papello’ sarebbero stati a conoscenza anche Pagliaro, Cimbri e Ghizzoni e ‘fu consegnato’ dall’avvocato Cristina Rossello, segretario del patto di sindacato di Mediobanca...

LO SMEMORATO DI PORTA NUOVA - MANFREDI CATELLA DEFINIVA LIGRESTI “UNO DEI MIEI TRE MENTORI”. ORA DIMENTICA DON TOTÒ (“CON LIGRESTI UN RAPPORTO LIMITATO”) E SI BUTTA CON RENZI. PECCATO CHE LA SUA HINES FINISCA NEL ‘LUXLEAKS’ LUSSEMBURGHESE

Catella è il capo del colosso immobiliare Hines, che ha costruito i nuovi grattacieli milanesi. Deve tutto a Ligresti, ma ora che è tempo di renzismo prende le distanze dal suo “mentore” finito nella polvere delle inchieste. Anche se la sua Hines, come Ligresti, ha raccolto i capitali in Lussemburgo...

 

 

 

UNISAI DIC 14

 

UNIPOL-SAI DICE BYE BYE – CARLO CIMBRI ANNUNCIA L’ADDIO ALLA “CONFINDUSTRIA” DEGLI ASSICURATORI: VOLEVA CHE SI INTERVENISSE SUI RISARCIMENTI ALLE PERSONE A SEGUITO DI INCIDENTI MORTALI: IN ITALIA SONO PIÙ ELEVATI RISPETTO ALLA MEDIA UE

Il numero dei danni subiti dalle vittime degli incidenti è una voce che pesa sui conti delle assicurazioni - L’Ania non avrebbe portato avanti la stessa linea - Il problema del divorzio con l’Ania, che si pose quando Fiat lasciò Confindustria, riguarda l’adozione del contratto nazionale per i dipendenti…

 

DAI TANTI FALDONI DEL CASO LIGRESTI, SPARSI TRA MILANO E TORINO, SPUNTA UN AVVISO DI GARANZIA PER PIERGIORGIO PELUSO, FIGLIO DELL’EX MINISTRO ANNA MARIA CANCELLIERI - AVREBBE GARANTITO UNICREDIT AFFOSSANDO UNA SOCIETÀ SANA

La vicenda è quella della Imco, società immobiliare dei Ligresti, che nel 2012 fa crac. Due anni prima, nel 2010, Peluso era capo di Unicredit Corporate Banking. Unicredit aveva maturato nel tempo forti crediti nei confronti di Imco e della società che la controllava, Sinergia - Oggi il conto viene chiesto a Peluso…

 

UN PELUSO SULLO STOMACO - INDAGATO PER IL CRAC LIGRESTI IL FIGLIO DI ANNAMARIA CANCELLIERI, PIERGIORGIO PELUSO: AVREBBE GARANTITO UNICREDIT DAI DEBITI DI “SINERGIA” AFFOSSANDO UNA SOCIETÀ SANA, LA “IMCO”

Per Peluso il pm Luigi Orsi ipotizza il reato di concorso in bancarotta preferenziale - Nel 2010, Sinergia ha un debito in scadenza di 88,5 milioni con Unicredit e di 20 con Ge Capital (ex Interbanca) che non può più rimborsare. La mossa escogitata: Imco, la sua controllata, ipoteca il Cerba, un progetto immobiliare alla periferia sud di Milano…

 

1. DA CUCCIA-LIGRESTI A NAGEL-LIGRESTI: ASCESA E CADUTA DI MEDIOBANCA DEI POTERI FORTI 2. PARLA JONELLA LIGRESTI: FU NAGEL A DETTARE IL “PAPELLO” CHE GARANTIVA LA FAMIGLIA 2. IL GRAN CAPO DI MEDIOBANCA È INDAGATO PER OSTACOLO ALLA VIGILANZA, PERCHÉ IL DOCUMENTO-CHIAVE NELLA FUSIONE UNIPOL-FONSAI FU AFFIDATO ALL’AVVOCATO ROSSELLO E NASCOSTO IN CASSAFORTE, INVECE DI ESSERE NOTIFICATO ALLA CONSOB E AGLI AZIONISTI 3. UN ACCORDO NON DA POCO: “45 MILIONI NETTI” PIÙ “700 MILA L’ANNO PER CINQUE ANNI 4. SE NAGEL NON AVESSE "SPINTO" LA FONSAI DI LIGRESTI, INDEBITATISSIMA CON MEDIOBANCA, TRA LE BRACCIA DI UNIPOL, ANCH'ESSA CARICA DI DEBITI VERSO PIAZZETTA CUCCIA, MEDIOBANCA ORA SAREBBE IN GRAVISSIME DIFFICOLTA' (IL RUOLO DEFILATO DI PAGLIARO) 5. LA DOPPIA FACCIA DELLA PROCURA DI MILANO: LIGRESTI IN GALERA, NAGEL INDAGATO

 

INCIUCIO ALLA MILANESE – DALL’INCHIESTA DELLA MAGISTRATURA SU UNIPOL-FONSAI EMERGONO LE RELAZIONI PERICOLOSE TRA MEDIOBANCA DI NAGEL E CONSOB DI VEGAS – TRATTATIVE RISERVATE E CHIACCHIERE SU ALTRE SOCIETÀ, ALLA FACCIA DELLA TERZIETÀ DELLA VIGILANZA

24 nov 19:05

Nelle carte dell’inchiesta spuntano i rapporti strettissimi tra Stefano Vincenzi di Mediobanca e Angelo Apponi della Consob. Dalle telefonate emerge una grande confidenza, un gran numero di incontri di persona e scambi di informazioni non strettamente legate a quello che dovrebbe essere il normale rapporto tra controllato e controllore…

A FORZA DI VARCARE LE PORTE GIREVOLI DELLA FINANZA, CI SI RITROVA IN TRIBUNALE - GUALTIERI, SUPERCONSULENTE E PROFESSORE DELLA CATTOLICA, INDAGATO PER LA FUSIONE UNIPOL-FONSAI

Professore, banchiere, consulente, perito per il tribunale di Milano, stavolta è la procura di Torino ad accusarlo di manipolazione del mercato e falso in bilancio: consulente di Unipol, ha smontato l’offerta di Arpe e Palladio per FonSai, nonostante fosse più vantaggiosa per gli azionisti...

 

Sator: l'investimento in FonSai frutta 25 mln (MF)

Corriere della Sera

08:40 MILANO (MF-DJ)--L'investimento in Fondiaria-Sai (oggi UnipolSai) al fondo Sator Private Equity Fund A, fondo di investimento gestito dalla ...

 

UNIPOLSAI E LA BATTAGLIA DELLE RISPARMIO A

CARLO CIMBRI JPEG

È uno degli ultimi scogli che UnipolSai deve affrontare per completare la maxi aggregazione a quattro tra Unipol Assicurazioni, Fondiaria Sai, Premafin, e Milano, ossia la semplificazione della categoria di azioni. Era un passo non obbligato ma deciso per razionalizzare una struttura altrimenti complessa. Quel passo, però, almeno per quanto riguarda la categoria di azioni risparmio A, rischia di venir intralciato da una presa di posizione netta dei soci “privilegiati”.

 

Come emerge dalla documentazione depositata dal rappresentante comune degli azionisti, l’avvocato Dario?Trevisan, i soci sono pronti a votare sì solo se verrà riconosciuto loro una sorta di indennizzo, o con un warrant o sotto altra forma, che rappresenti una sorta di garanzia rispetto all’esito del contenzioso attualmente in corso per il precedente raggruppamento delle azioni Fondiaria Sai rispamio A. UnipolSai fino ad oggi ha risposto picche. L’assemblea del prossimo 26 gennaio si prospetta quanto meno combattuta. (L.G.)

 

 

FONSAI 30.09.14

 

UnipolSai: vertice a Milano con pm Torino su 'doppia inchiesta'

La Repubblica Torino.it

Un 'doppio binario' giudiziario iniziato prima della maxi fusione di Unipol con l'ex galassia Ligresti (Fondiaria Sai, Premafin e Milano Assicurazioni) in ...

 

Unipol-Sai, nuove accuse al presidente della Consob: "Fece crollare Premafin in Borsa"

Il Fatto Quotidiano

Sale la posta in gioco per il presidente della Consob nel caso Unipol-Fondiaria Sai. Dopo l'accusa di aver ignorato le valutazioni dell'ufficio Analisi ...

 

CONSOB: VEGAS CONSULENTE UNIPOL

Adusbef

NELL'ESPOSTO ALLA CONSOB, ADUSBEF HA CHIESTO L'APERTURA DI UN PROCEDIMENTO CONTRO VEGAS, PER RIVELAZIONE SEGRETO ...

 

UnipolSai i pm di Milano puntano al capo della Consob

Marketitalia.it

UnipolSai i pm di Milano puntano al capo della Consob

Unipol-FonSai, Consob: “False le dichiarazioni dell'ex commissario al pm”

Inagist

"La ricostruzione della vicenda UnipolSai, così come presentata nelle dichiarazioni di un ex commissario Consob, non trova alcun riscontro nella ...

 

Market abuse con confisca

Il Sole 24 Ore

Per il Pm, invece, nel caso Fondiaria-Sai non si era verificata una vendita di azioni e quindi il riferimento alla mancata plusvalenza doveva essere ...

 

Unipol Sai, procura allarga l'inchiesta a Equita e Citigroup

Wall Street Italia

ROMA (WSI) - L'indagine sui concambi e la fusione Unipol-SAI si allarga ... "All'avvio dell'offerta il prezzo delle azioni Fondiaria è schizzato e quello ...

 

Fonsai: da perquisizioni su vendite scoperto no riscontro per nuove indagini

Borsa Italiana

L'operazione rientra nell'inchiesta della procura di Milano sui concambi per la fusione tra Fondiaria-Sai e Unipol Assicurazioni. Nell'ambito degli ...

 

 

 

FONDIARIA SAI 03.06.14

 

UnipolSai responsabile civile nel processo Ligresti

La Repubblica

L'ammissione della compagnia nata dal matrimonio fra Unipol e Fondiaria-Sai era stata proposta dalle parti civili. Il processo, che si riferisce alle ...

 

Fusione Unipol-Sai, perquisizioni nella sede di Bologna

Il Resto del Carlino

L'atto di fusione per incorporazione di Unipol Assicurazioni, Milano Assicurazioni e Premafin in Fonsai (Fondiaria-Sai) è stato stipulato sul finire del ...

 

UnipolSai, perquisizioni alla sede di Bologna

Tiscali

... dell'operazione di fusione tra Unipol assicurazioni, Premafin finanziaria, Milano assicurazioni e Fondiaria sai che ha dato vita a UnipolSai.

 

Perquisizioni a UnipolSai per la fusione con Fondiaria, Cimbri indagato per aggiotaggio

La Repubblica

Finanzieri anche alla Consob a Roma. Perquisizioni della ... I finanzieri stanno anche acquisendo documentazione nella sede della Consob a Roma.

 

Fusione Unipol-Sai, Fiamme Gialle a Bologna. Indagato Cimbri per aggiotaggio

Il Fatto Quotidiano

Fusione Unipol-Sai, Fiamme Gialle a Bologna. ... Milano Assicurazioni e Fondiaria Sai sostenuta da Mediobanca in quanto creditrice di entrambi i ...

 

UnipolSai: questione concambi gia' sollevata da Peluso nel 2012 -2-

Borsa Italiana

La piu' dura era stata Giulia Ligresti, che nel maggio del 2013 aveva sostenuto: "La realta' e' che Fondiaria Sai doveva salvare Unipol e gli interessi ...

 

Fusione Unipol-Sai, perquisizioni sede di Bologna. Indagato Cimbri per aggiotaggio

Il Fatto Quotidiano

Fusione Unipol-Sai, perquisizioni sede di Bologna. ... Premafin Finanziaria, Milano Assicurazioni e Fondiaria Spa che ha dato vita a UnipolSai.

 

 

UnipolSai: ad Cimbri indagato a Milano per aggiotaggio (2)

La Repubblica Parma.it

... di fusione avvenuta tra Unipol Assicurazioni, Premafin Finanziaria, Milano Assicurazioni e Fondiaria Sai che ha dato vita a UnipolSai. L'operazione ...

 

UNIPOL-SAI: LA PROCURA DI MILANO INDAGA DOPO LA ‘COMBINE’ CON LA CONSOB DENUNCIATA DA ADUSBEF. ORA ADUSBEF, CHE AVEVA DENUNCIATO L’INCONTRO IRRITUALE DEL PRESIDENTE CONSOB A MEDIOBANCA, CHIEDE ALLA PROCURA L’INCRIMINAZIONE DI GIUSEPPE VEGAS

 

 

(OPI – 22.5.2014) Adusbef, che aveva inviato una raffica di denunce ai magistrati di Torino e di Milano contro presunti illeciti ed una vera e propria ‘combine’ con Consob ed Isvap commessi nel corso della fusione avvenuta tra Unipol Assicurazioni, Premafin Finanziaria, Milano Assicurazioni e Fondiaria Spa che ha dato vita a UnipolSai, operazione orchestrata da Mediobanca contro diritti ed interessi dei piccoli azionisti, è lieta che la Procura di Milano abbia aperto un’indagine sull’amministratore delegato di UnipolSai Carlo Cimbri (indagato per aggiotaggio dalla Procura per presunti illeciti nell’operazione di fusione tra il gruppo assicurativo delle coop e l’ex polo della famiglia Ligresti che ha dato vita alla società), ed altri manager come Roberto Giay, già amministratore delegato di Premafin Finanziaria; Fabio Cerchiai, ex presidente del consiglio di amministrazione di Milano Assicurazioni e Vanes Galanti, in passato presidente del consiglio di amministrazione di Unipol Assicurazioni.

Adusbef aveva denunciato un grave conflitto di interessi del presidente Consob Giuseppe Vegas che almeno in un’occasione (ma c’è chi dice in più di una), aveva incontrato Alberto Nagel, numero uno di Mediobanca e i vertici delle società interessate per fornire indicazioni su come strutturare l’operazione di fusione Unipol-Sai, che furono recepite e poi sfociate in uno slittamento dell’agenda dei lavori e quindi in un cambiamento della struttura dell’intervento di Unipol in Premafin. “Se c’è stato un intervento, come riferiscono i giornali – aveva detto Michele Pezzinga- commissario Consob – è stato per iniziativa esclusiva del presidente e mi pare un’iniziativa del tutto irrituale e non so quanto legittima in una fase in cui eravamo in attesa del quesito. Non mi pare opportuno, e non so quanto giovi all’immagine della Consob, indossare i panni che normalmente vestono i consulenti di gruppi privati suggerendo una riformulazione dell’operazione che al momento nessuno sa se possa incontrare il via libera del collegio”. Dunque Vegas avrebbe preso iniziative non consone al ruolo di arbitro in quanto presidente Consob. Ma è dall’inizio del suo mandato che l’ex collaboratore di Giulio Tremonti sta interpretando questo ruolo in maniera estensiva, come se fosse ancora al ministero dell’Economia e dovesse avere a cuore l’equilibrio del sistema o preservare l’italianità o la solvibilità delle aziende. In realtà, la Consob è un’authority tecnica che deve vigilare sul rispetto delle regole di mercato e senza obbiettivi o interferenze di altro tipo.

Il reato di aggiotaggio contestato a Cimbri,  Giay, Cerchiai e Galanti si riferisce proprio ai valori di concambio delle azioni delle società coinvolte, cioè il controvalore dell’operazione, al momento della fusione delle società, al centro delle intercettazioni venute a galla alla vigilia dell’assemblea al punto che secondo l’ipotesi di reato per la quale procede il procuratore Orsi, i concambi tra le società sarebbero stati valutati in modo erroneo e artificioso, certamente a danno dei piccoli azionisti e risparmiatori.

Oltre al ruolo della Consob, che giovedì scorso ha ricevuto una visita della Guardia di finanza per l’acquisizione di nuova documentazione, era emerso chiaramente il ruolo dell’Isvap, l’ex organismo di vigilanza delle assicurazioni, per agevolare la discussa fusione che stava molto a cuore a Mediobanca creditrice di entrambi i gruppi, con l’ex vicedirettore dell’Isvap, Flavia Mazzarella in costante contatto sia con il vigilato Cimbri che con Piazzetta Cuccia, Bankitalia e Consob ai tempi del via libera delle autorità all’operazione, nel 2012.

I funzionari Consob in confidenza diretta con i vigilati, rassicurandoli sull’esito di decisioni che solo la Commissione poteva prendere, come dimostrano una a serie di telefonate del luglio 2012 raccolte dalla Procura di Milano tra il capo della divisione emittenti della Consob, Angelo Apponi e la Mazzarella, nel corso della quale è lo stesso funzionario a raccontare al numero due dell’Isvap di aver incontrato Cimbri che “era preoccupato (per le decisioni in corso sulla fattibilità della fusione, ndr) ma lui lo ha rassicurato”. Pochi giorni dopo arrivò il via libera della Commissione all’esenzione di Unipol dal lancio di una costosa Offerta pubblica di acquisto sulla Milano Assicurazioni, con il conseguente crollo in Borsa (-10,72%) della compagnia dei Ligresti. Un esito che avrebbe fatto ricco chiunque l’avesse saputo prima degli altri. Per queste ragioni, Adusbef chiede alla Procura di incriminare il presidente della Consob Giuseppe Vegas.

E’ quanto afferma in una nota il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti.

 

UnipolSai: tra fonti prova pm spuntano verbali e testi Consob | Kairos

kairospartners.com

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 23 mag - Nel decreto di perquisizione esibito ieri dalla Guardia di Finanza negli uffici di UnipolSai a Bologna, ...

 

La Guardia di Finanza in Consob e Unipol: dossier derivati, ignorato

Corriere della Sera

Gli ufficiali della GdF hanno fatto visita anche agli uffici Consob di Roma che si erano occupati della verifica del valore di questi titoli. La Consob ha ...

 

UnipolSai: "contrasti" in Consob entrano in fascicolo pm Milano -2- | Kairos

kairospartners.com

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 23 mag - Che ci fosse una differenza di vedute all'interno della Consob, era gia' emerso nell'autunno 2013, ...

 

Unipol Fonsai, Giuseppe Vegas decisivo nel via libera della Consob alla fusione - Libero Gossip

libero.it

Secondo l'Ansa, si è invece astenuto il commissario Paolo Troiano e ha votato contro Michele Pezzinga. La notizia è di non poco conto perché ...

 

UnipolSai: pm Milano vuole capire ruolo Consob sulla fusione

kairospartners.com

Il lungo e articolato comunicato pubblicato venerdi' dalla Consob non avrebbe soddisfatto in alcun modo la 'curiosita'' degli inquirenti. Per ora, dalle ...

 

consob las vegas - l'ex commissario pezzinga svela al pm orsi che solo l'ultimo giorno

dagospia.it

La Consob, autorità indipendente per il controllo della trasparenza ed efficienza della Borsa, in origine aveva un presidente e 4 commissari, che il ...

 

Unipol-Sai, 45 i computer sequestrati in Consob. E la Procura rifà i conti di Bologna

Intopic.it

Sono una sessantina i computer sequestrati nella sede di UnipolSai e acquisiti in Consob durante l'operazione di giovedì scorso dalla Guardia di ...

 

Unipolsai, pm dispone consulenza su bilancio pre-fusione. Faro su Consob

Libero 24x7

Aggiorna con altri dettagli su indagine, valutazione materiale su pc Consob) MILANO, 26 maggio (Reuters) - Il pm di Milano Luigi Orsi ha ordinato una

 

Il tecnico Consob ai pm: fui ostacolato nel lavoro sulla fusione UnipolSai | Assinews - il portale del ...

assinews.it

Una cosa è certa. la Consob si divise su quella valutazione e la Procura di Milano sospetta che ci sia stata una sopravvalutazione di quei titoli.

 

UnipolSai: per pm Milano comunicati contenevano "false informazioni"

Borsa Italiana

... Finanziaria, Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni" in quanto, "diffondevano notizie false sul valore del portafoglio titoli strutturati detenuti da Unipol".

 

UnipolSai, richiesta risarcimento danni. Codacons chiede 10mila euro per azionista

Investire Oggi

Non c'è pace per UnipolSai, che dopo avere completato la fusione con la galassia finanziario-assicurativa dei Ligresti (Fondiaria Sai e Premafin), ...

 

Consob nella bufera, chiuse gli occhi su buco Unipol di almeno 400 milioni

ecomy.it

Unipol, “la Consob di Vegas chiuse gli occhi su un 'buco' di almeno 400 milioni” · RBS nella bufera: 12 milioni di clienti con depositi bloccati.

 

Premafin: Consob ed ex-azionisti parti civili contro Ligresti

Libero 24x7

Cronaca - Milano, 28 mag 2014 - La Consob e una quarantina di ex azionisti Premafin sono stati ammesse parti civili nell'udienza preliminare a carico ...

 

UnipolSai avrebbe nascosto perdite per 200 mln, e la Consob?

Asefi Brokers

In particolare, “nel progetto di fusione tacevano sul fatto che il 30 ottobre 2012 la Consob aveva inviato a Unipol una lettera che comunicava l'avvio ...

 

Premafin: difesa Ligresti, dopo multa Consob no a processo penale

Kairos

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 28 mag - Il senso dell'istanza della difesa di Salvatore Ligresti e' che non si puo' essere giudicati due volte per gli ...

 

Premafin: gup, ok Consob e 40 ex azionisti parti civili

codacons.it

mercoledì, 28 maggio 2014. Premafin: gup, ok Consob e 40 ex azionisti parti civili. Difesa S.Ligresti eccepisce illegittimità,stop a processo penale.

 

PUNTO 1-Premafin, respinta parte civile Codacons, sì a Consob

websim.it

PUNTO 1-Premafin, respinta parte civile Codacons, sì a Consob. (riscrive con decisione Gup). MILANO, 28 maggio (Reuters) - La richiesta di ...

 

Ma chi controlla i controllori?

dagospia.it

La vicenda Unipol-Fonsai è costata cara a un dirigente dell'Ivass e a uno della Consob che, a differenza di molti loro colleghi terrorizzati, sono andati 

 

Premafin: legali Ligresti, dopo multa Consob su trust no processo penale

attual.it

(Adnkronos) - In questo caso le condotte di Salvatore Ligresti "hanno indotto la Consob a comminare a Ligresti una sanzione amministrativa nella

 

UnipolSai, nei verbali la spaccatura in Consob

attual.it

Divergenze tra i funzionari sul metodo di calcolo usato dal gruppo per gli strutturati ... ...

 

Fusione Unipol-Fonsai, anche Torino indaga Cimbri. L'ipotesi è aggiotaggio (La Repubblica)

SoldiOnline.it

... è indagato anche a Torino per il reato di aggiotaggio nella fusione tra Unipol e le società del gruppo di cui faceva parte anche Fondiaria-Sai.

 

 

Unipol, l'assurda logica che ha creato bomba derivati

Wall Street Italia

Ecco perché l'inchiesta del Pm Luigi Orsi e la spaccatura feroce dentro la Consob sul reale valore di quelle poste a bilancio non deve sorprendere più ...

 

 

Fonsai: Gup Torino rinvia a giudizio due revisori Reconta Ernst & Young -2-

Borsa Italiana

... inviando a Milano per competenza territoriale le posizioni di Paolo Ligresti, Bedogni, Gismondi e della Fondiaria-Sai (accogliendo una istanza delle ...

 

 

 

 

 

FONSAI 30.05.14

 

Processo Fondiaria-Sai Ligresti, superate mille costituzioni di parte civile in Molise

myNews.it comunicazione sottocosta

TERMOLI - Superate le mille costituzioni di parte civile nel processo Fonsai e Milano Assicurazioni. Le ha raccolte il Movimento consumatori di ...

 

Fiat di Melfi. Gli operai vincono il ricorso, ma è troppo tardi

L'Espresso

Le vicende giudiziarie dello stabilimento Fiat Sata a Melfi sono ben note. Lo scorso luglio la Cassazione ha stabilito il reintegro dei tre operai licenziati ...

 

 

 

SAI FONDIARIA 14.04.14

 

Fonsai: modifiche capo di imputazione non sui reati contestati

Borsa Italiana

... nel procedimento in udienza preliminare su Paolo Ligresti e altre otto persone sulla passata gestione di Fondiaria-Sai, non modifichera' la sostanza ...

 

Fonsai, si azzera il processo. Gli atti tornano a Milano

La Repubblica

... preliminare davanti al gup del tribunale di Torino Paola Boemio a carico di Paolo Ligresti ed ex manager, sindaci, revisori e attuari di Fondiaria-Sai.

 

Fonsai: processo a Paolo Ligresti va a Milano

La Repubblica Torino.it

Con Paolo trasferite a Milano anche le posizioni di Fulvio Gismondi e Piergiorgio Bedogni oltre alla societa' Fondiaria Sai mentre restano a Torino gli ...

 

 

Assicurazioni: azione Codacons su Fondiaria Sai e Milano assicurazioni

LiberoQuotidiano.it

Roma, 8 mar. (Adnkronos) - Il Codacons sta organizzando una iniziativa a tutela dei risparmiatori che hanno investito i propri soldi in azioni delle ...

 

 

Processi FonSai: il Movimento Consumatori continua a seguire le costituzioni di parte civile degli ...

targatocn

... giudizio la Fondiaria Sai (ora UnipolSai) e la Reconta Ernst & Young (società esterna a Fonsai che ha certificato il bilancio falso del 2010) affinché, ...

 

Fonsai: pm Torino punta a cambio capo imputazione per Paolo Ligresti e altri

Borsa Italiana

... imputazione nel procedimento, in fase di udienza preliminare, a carico di Paolo Ligresti e altre otto persone sulla passata gestione di Fondiaria-Sai.

 

UnipolSai vende Milano Assicurazioni alla tedesca Allianz

Borsa plus

La maxi fusione tra Unipol, Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni, che ha dato vita a UnipolSai, aveva evidentemente qualche numero di troppo in ...

 

Allianz si prende gli asset di Milano Assicurazioni parte del gruppo UnipolSai

The Blasting News

... straordinariamente rigorose imposte dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in occasione del salvataggio del gruppo Fondiaria-SAI".

 

Finanza rossa, dalle ceneri dei Ligresti Unipol disseta le coop con ricchi dividendi

Il Fatto Quotidiano

Ricapitalizzazioni imponenti varate per condurre in porto la fusione con la Fondiaria Sai, stritolando i piccoli azionisti, ma togliendo parecchie ...

 

Consob: multa Ernst & Young per revisione bilancio 2010 di Fonsai

Borsa Italiana

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 28 mar - La Consob ha multato la societa' di revisione, Reconta Ernst & Young, per l'attivita' di revisione condotta ...

 

Fonsai: Consob multa J.Ligresti ed Erbetta, UnipolSai 'risponde' per 1,3 mln

Borsa Italiana

Sanzioni anche a compagnia e Milano ora in gruppo bolognese (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 04 apr - La Consob multa Jonella Ligresti ed ...

 

 

 

 

FONSAI

 

Caso Fonsai, aperto e rinviato il processo a Jonella Ligresti

La Repubblica Torino.it

L'ex presidente di Sai Fondiaria è accusata di falso in bilancio e manipolazione del mercato. L'udienza aggiornata al 10 aprile, il dibattimento ...

 

Procedimento Fondiaria-Sai, Federconsumatori ottiene ammissione a parte civile

Blogosfere (Blog)

Ne dà notizia con un comunicato ufficiale proprio la Federconsumatori nel sottolineare come per la vicenda Fondiaria-Sai trattasi per l'Associazione di ...

 

 29.02.14

 

LIGRESTI 01.11.13

 

Giulia Ligresti, unica colpevole

"Possiamo festeggiare. In questa calda estate la giustizia Italiana ha trovato il colpevole, anzi, la colpevole, di 50 anni di ruberie della "grande" impresa nostrana. Si chiama Giulia Ligresti, in carcere nonostante gli operatori abbiano dichiarato le sue condizioni di salute incompatibili con la detenzione e, soprattutto, nonostante abbia richiesto il patteggiamento. Cioè l'ammissione di responsabilità. Dicono i giornali che se ne parlerà a settembre. Esistono tanti poveri diavoli nella stessa situazione, accusati di cose infinitamente minori, dov'è lo scandalo allora?"

... [continua]

 

 

 

FONSAI-UNIPOL 15.06.13

 

SAI FONDIARIA - Spionaggio illegale, Ruta consegna un dossier ai ...
casertafocus
MONDRAGONE. Nell'udienza del 21 maggio 2013 presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in cui si è svolto l'udienza preliminare davanti al Giudice Dr. Francesco CARAMICO D'AURIA per una analoga vicenda dello Spionaggio illegale collegato al ...

 

Avvocati e agenti assicurativi casertani 'spiati' dai vertici della ...
Nell'udienza che si è tenuta questa mattina presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in cui si è svolto l'udienza pr...

 

Fonsai: Consob valuta ipotesi aggiotaggio per Giulia Ligresti
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 24 mag - Gli uffici Consob stanno valutando l'ipotesi di aggiotaggio nei confronti di Giulia Ligresti per le dichiarazioni rilasciate il 13 maggio riguardo all'integrazione Unipol-Fonsai. Lo confermano ambienti ...

 

FonSai: "liquidazione volontaria" per lussemburghese Sainternational
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 24 mag - Fondiaria Sai chiude gli avamposti in Lussemburgo e Svizzera. Come emerge dai registri del Granducato, Sainternational e' stata messa "in liquidazione volontaria". La decisione e' stata presa dall'assemblea ...

 

 

 

FONSAI 30.05.13

 

Fonsai: faro Procura su derivati Unipol, rischio aggiotaggio su fusione
LiberoQuotidiano.it
(Adnkronos) - Derivati di Unipol nel mirino di Procura e Consob. La voce presente nel bilancio pro forma ma non "sufficientemente chiara" secondo gli esperti interpellati dall'Adnkronos, potrebbe avere riflessi finora non calcolati sul patrimonio netto ...

 

Fondiaria-Sai: nascosto un buco di 600 mln, nuovi avvisi di garanzia
Agenzia di Stampa Asca
(ASCA) - Torino, 14 mag - Si allarga ai reati finanziari il fronte d'indagine sul Gruppo Fondiaria Sai, con quattordici indagati per falso in bilancio, manipolazione del mercato e falso in prospetto. Dopo 9 mesi di analisi delle carte e dei 12 terabyte

 

Giulia Ligresti accusa: "Fonsai-Unipol salterà" (La Repubblica)
SoldiOnline.it
La Repubblica riporta le dichiarazioni rilasciate dal'ex presidente di Premafin, Giulia Ligresti, contro Unipol e, soprattutto, contro Mediobanca e Unicredit. Secondo la manager era Fondiaria-Sai che avrebbbe dovuto salvare Unipol e gli interessi delle ...

 

Fonsai: Consob convoca Giulia Ligresti
ANSA.it
Fonsai: Consob convoca Giulia Ligresti (ANSA) - MILANO, 15 MAG - La Consob convoca Giulia Ligresti per chiarire le allarmanti affermazioni su Unipol e Fonsai rilasciate dall'ex presidente di Premafin. Nei prossimi giorni la figlia di Salvatore Ligresti ...

 

 

Polizze e inchieste. Spuntano anche le ipotesi di aggiotaggio e di falso in prospetto - «L'occultamento delle perdite decisive per tenere alto il valore del titolo»

FonSai, buco di 600 milioni nei conti 2010

L'accusa dei pm di Torino: indagati i Ligresti insieme agli ex manager e amministratori della compagnia - NEL MIRINO - Le cifre del bilancio 2010 e il prospetto dell'aumento dell'estate del 2011 Nel mirino anche le società FonSai e Milano

Una delle spie del malfunzionamento si è accesa quando l'attenzione degli uomini del nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Torino è caduta su mail e documenti cartacei relativi alle riserve a copertura dei sinistri mortali: in ...

Pagina 29

 

Crac Ligresti, la famiglia rompe il silenzio e accusa le banche di ...
Il Fatto Quotidiano
“Come alcuni hanno scritto e come molti pensano, la realtà è che Fondiaria Sai doveva salvare Unipol e gli interessi delle banche”. La dichiarazione, che riporta di attualità il tema degli interessi incrociati Mediobanca-Unicredit- FonSai-Unipol, già ...

 

Fondiaria Sai: Movimento Consumatori al fianco degli azionisti ...
È quanto chiede il Movimento Consumatori in relazione alla vicenda Fondiaria Sai di cui si occupa dal novembre dello scorso anno con l'obiettivo di tutelare i ...

 

 

 

 

UNIPOL FONSAI 15.05.13

 

Unisai, Consob fa correggere il bilancio a Cimbri
il Giornale
Consob riapre i bilanci 2012 di UniSai, la compagnia che nascerà dall'integrazione tra Unipol, Premafin, Fonsai e Milano Assicurazioni. La Commissione guidata da Giuseppe Vegas ha infatti chiesto alla compagnia bolognese di riapprovare i conti dello ...

 

I cda di FonSai e Unipol recepiscono i rilievi Consob
Il Sole 24 Ore
Ma evidentemente questa formulazione non è apparsa sufficiente alla Consob che ha richiesto una nuova convocazione e decisione dei Cda proprio alla vigilia delle assemblee annuali che si svolgeranno tra lunedì (per Fonsai e Milano assicurazioni ) e ...

 

Unipol: riapprovati bilanci 'Unisai' dopo contestazioni errori Consob
LiberoQuotidiano.it
Milano, 25 apr. (Adnkronos) - Unipol, Premafin, Fonsai e Milano Assicurazioni, le quattro societa' che formeranno UniSai, riapprovano i progetti di bilancio 2012 tenendo conto della richiesta della Consob di riesporre i risultati dell'esercizio 2011 in ...

 

Unipol: riduce di 240 mln valore titoli strutturati
Borsa Italiana
Dopo rilievi Consob riapprovati i bilanci 2012 di "UniSai" (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 apr - Unipol ricalcola il valore dei titoli strutturati su input della Consob e "l'affinamento delle stime" comporta una riduzione di fair value di circa ...

 

 

LIGRESTI 15.04.13

 

Consob, sanziona i Ligresti 11,3 milioni per aggiotaggio
La Repubblica
MILANO - La Consob ha sanzionato per complessivi 11,3 milioni di euro Salvatore Ligresti, Giancarlo de Filippo e Niccolò Lucchini per manipolazione operativa sul titolo Premafin, le cui quotazioni sono state artificiosamente sostenute in borsa tra ...

 

Premafin: da Consob sanzioni per 11,3 mln, 5,3 mln a Salvatore ...
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 05 apr - La Consob ha inflitto sanzioni per complessivi 11,3 milioni di euro a Salvatore Ligresti, Niccolo' Lucchini e Giancarlo de Filippo per avere manipolato artificiosamente al rialzo il prezzo del titolo ...

 

 

Premafin, titolo gonfiato: sanzione da 11,3 mln
Lettera43
È la sanzione che la Consob ha comminato a Salvatore Ligresti, Giancarlo de Filippo e Niccolò Lucchini per manipolazione operativa sul titolo Premafin, le cui quotazioni sono state artificiosamente sostenute in borsa tra novembre 2009 e settembre 2010.

 

 

 

UNIPOL SAI 30.03.13

 

Fondiaria-Sai: Ligresti assolto da accusa di corruzione (1 ... - Asca
Fondiaria-Sai: Ligresti assolto da accusa di corruzione (1 Upd)

 

UNIPOL-SAI 30.03.13

 

FonSai, Unipol presenta il conto ai Ligresti. Stretta vigilanza a 5 Stelle
Il Fatto Quotidiano
La compagnia delle Coop ha votato a favore dell'azione di responsabilità contro gli ex azionisti e ex amministratori e sindaci della vecchia gestione di Fondiaria Sai. Il voto era stato preannunciato dal rappresentante del gruppo emiliano all'assemblea ...

 

 

UNIPOL 15.03.13

 

Fondiaria Sai: movimento consumatori rappresenterà gli azionisti all ...
MilanoToday
Fondiaria-sai-movimento-consumatori-rappresentera-gli-azionisti-all- Gli azionisti di Fondiaria SAI hanno ancora due settimane per far valere i propri diritti di risparmiatori e delegare Movimento Consumatori a rappresentarli nell'assemblea della ...

 

 

UNIPOL SAI 15.03.13

 

Firenze, processo Castello: assolti Ligresti e Fondiaria-Sai. Un anno ...
Firenze, 6 mar. (Adnkronos) - Il presidente onorario di Fondiaria-Sai, Salvatore Ligresti , la stessa Fondiaria-Sai , Fausto Rapisarda , l'ex assessore comunale di ...

 

UUUUH! Unipol!

Nell'estate del 2012 sia Unipol che Fondiaria Sai hanno fatto un aumento di capitale enorme, di dimensioni spropositate. Successivamente agli aumenti di capitale, che hanno bruciato gli investimenti di centinaia di piccoli risparmiatori in pochi giorni, Unipol ha acquistato Fonsai.

... [continua]

 

UNIPOL SAI 22.02.13

 

Unipol-Sai: esposti azionisti Fondiaria
Questa volta nel mirino non c'è Siena, ma Bologna, sede di Unipol, il polo assicurativo delle Coop in procinto di fondersi con Fondiaria Sai sotto la regia ...

 

 

SAI 15.02.13

 

Tra FonSai e Unipol, ora arrivano anche gli esposti degli ...
Il Fatto Quotidiano
Questa volta nel mirino non c'è Siena, ma Bologna, sede di Unipol, il polo assicurativo delle Coop in procinto di fondersi con Fondiaria Sai sotto la regia ...

 

 

Fondiaria-Sai: proposta un'azione di responsabilità contro i Ligresti
La Stampa
Il 13 e 14 marzo prossimo le assemblee ordinarie di Fonsai e Milano Assicurazioni si riuniranno per votare la proposta di un'azione di responsabilità nei confronti della famiglia Ligresti e dell'ex AD Fausto Marchionni proposta dal commissario Matteo ...

 

Fondiaria Sai: azione di responsabilità nei confronti di alcuni ...
Il Consiglio di Amministrazione di FONDIARIA-SAI S.p.A., riunitosi in data odierna, su richiesta del Commissario ad acta della Società, Prof. Matteo Caratozzolo ...

 

SCANDALO FONSAI: LANNUTTI, CARATOZZOLO RILEVA CIO’ CHE CONSOB ED ISVAP NON HANNO VOLUTO VEDERE

·                          Scritto da  com/sdb

(AGENPARL) - Roma, 06 feb - "I Cda di Fonsai e di Milano Assicurazioni su richiesta del commissario ad acta Matteo Caratozzolo hanno convocato le assemblee dei soci, per il 13 e il 14 marzo, per l'azione di responsabilità nei confronti di alcuni amministratori e sindaci della compagnia. L'assemblea degli azionisti Fonsai sarà chiamata a decidere gli eventuali provvedimenti da prendere nei confronti dei Ligresti - Salvatore, Jonella, Giulia e Paolo -, dell'ex a.d Fausto Marchionni e di altri dodici tra ex consiglieri e sindaci della compagnia". E' quanto si legge in una nota di Elio Lannutti, Presidente Adusbef.

"Gli azionisti dovranno valutare, sulla base della relazione del commissario, tutte le operazioni con parti correlate che la compagnia ha effettuato con la famiglia Ligresti. Per 8 anni i Ligresti sono state le uniche controparti di Fonsai nelle operazioni immobiliari. L'importo complessivo dei danni causati al gruppo Fonsai dall'operazione Atahotel, dalle altre operazioni immobiliari realizzate con parti correlate e dai maxi compensi ai componenti della famiglia Ligrasti "è ingentissimo, dell'ordine di centinaia di milioni di euro". I Ligresti sono chiamati in causa "quali amministratori in fatto e in diritto" sia di Fondiaria-Sai che della Milano Assicurazioni, "indipendentemente dalle particolari cariche rivestite e quand'anche non formalmente in carica". L'azione di responsabilità viene poi proposta a tutte e due le assemblee anche nei confronti dell'ex amministratore delegato di Fonsai, Fausto Marchionni, e di una serie di ex amministratori e sindaci delle due compagnie. Per quanto riguarda FonSai, il commissario 'ad acta' propone l'azione di responsabilità anche nei confronti di: Antonio Talarico, Andrea Broggini, Vincenzo la Russa, Enzo Mei, Cosimo Rucellai, Salvatore Spiniello, ed Enzo Toselli quali amministratori di FonSai e Carlo Nocentini quale amministratore di Meridiano Risparmio (incorporata da FonSai), nonchè di Benito Giovanni Marino, Marco Spadacini, Giancarlo Mantovani e Antonio D'Ambrosio quali componenti il collegio sindacale. Sul fronte della Milano Assicurazioni, oltre che verso i quattro Ligresti e Marchionni, l'azione di responsabilità viene proposta nei confronti degli ex amministratori Cosimo Rucellai, Salvatore Rubino, Umberto Bocchino, Antonio Talarico e verso gli ex sindaci Graziano Visentin, Giovanni Ossola, Alessandro Raineri e Maria Luisa Mosconi. Il commissario ad acta, nel proporre azione di responsabilità, è riuscito a vedere in pochi mesi, ciò che Consob ed Isvap, non hanno mai voluto vedere negli ultimi 8 anni, avallando operazioni scellerate e bilanci palesemente fraudolenti che hanno prodotto un buco di oltre 2 miliardi di euro, la perdita ai piccoli azionisti del 90% del valore dei loro investimenti (peggio dei tango Bond), aumenti delle tariffe Rc auto, la distruzione di posti di lavoro. - Continua Lannutti - Per questo Adusbef, che ha presentato oltre 1 anno fa esposti denunce alle Procure della Repubblica di Milano (filone di inchiesta in mano al PM Luigi Orsi), chiedendo in particolare di accertare le gravissime responsabilità di Consob, che doveva verificare la bontà dei bilanci (poi tardivamente impugnati a seguito delle inchieste giudiziarie) e dell’Isvap, con l’ex presidente Giannini destinatario di un avviso di garanzia da parte della Procura di Torino, chiede di estendere tali misure anche alla Consob, che non può continuare indisturbata nell’azione scellerata di culpa in vigilando a distruggere il sudato risparmio. Nei giorni scorsi Adusbef, ad integrazione di quanto precedentemente esposto nelle precedenti denunce, ha depositato una corposa documentazione alla Procura di Torino, all’attenzione dei Pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, chiedendo l’estensione delle indagini agli esponenti aziendali delle società Fondiaria –SAI, UNICREDIT e Mediobanca, nonché alla CONSOB – Commissione nazionale per le società e la borsa e ISVAP, potendosi configurare a carico degli stessi gravi ipotesi delittuose sub specie quanto meno dei delitti di cui agli artt. 640 c.p. (truffa), 476 e seg. cp. (falso), art. 185 d.lgs. 58/98 TUF (Manipolazione dei mercati), Art. 2621 c.c. (False comunicazioni sociali). Art. 2622 c.c. (False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori), Art. 2637c.c.(Aggiotaggio), Art. 2638 (Ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza), Art. 2629-bis (Omessa comunicazione del conflitto d'interessi).

 

Fondiaria-Sai: proposta un'azione di responsabilità contro i Ligresti
La Stampa
Il 13 e 14 marzo prossimo le assemblee ordinarie di Fonsai e Milano Assicurazioni si riuniranno per votare la proposta di un'azione di responsabilità nei confronti della famiglia Ligresti e dell'ex AD Fausto Marchionni proposta dal commissario Matteo ...

 

Relazione illustrativa del Commissario ad acta di F ondiaria-SAI ...
medesime compiute in danno di Fondiaria-Sai e delle società dalla ... spettano a Fondiaria-Sai quale capogruppo e quale socio nelle assemblee delle società ...

 

 

 

FONDIARIA-SAIn 15.01.13

 

 

Unipol-Fondiaria, le indicazioni della Consob sui bilanci
SoldiOnline.it
La stessa Consob ha imposto a Fondiaria-SAI di rivedere i bilanci degli esercizi 2010 e 2011, in quanto considerati non conformi ai corretti principi ...

 

 

FonSai, i rilievi della Consob
Il Sole 24 Ore
Una fabbrica di numeri sistematicamente sbagliati per difetto. Era questa, per la Consob, la struttura che nella Fonsai della famiglia Ligresti, provvedeva a stimare le riserve assicurative, cioè le somme accantonate in previsione dei risarcimenti da ...

 

Fonsai: per Consob deve correggere i dati sulle ... - Trend Online
La Consob ha richiesto a Fonsai di correggere una lunga sequenza di dati relativi ai bilanci del 2010 e del 2011 considerati non conformi.

 

Unipol-Fonsai: per Consob bilanci non conformi, ma no impatto su ...
Unipol-Fonsai: per Consob bilanci non conformi, ma no impatto su concambi -2-. Milano, 28 dic - Quanto a Premafin, FonSai e Milano Assicurazioni, la Consob ...

 

Unipol-Fonsai: per Consob bilanci non conformi - FIRSTonline
L'autorità di vigilanza ha giudicato non conformi ai principi contabili i bilanci di Premafin, FonSai, Milano Assicurazioni e Unipol - Unipol assicura: "Nessun ...

 

Unipol, Consob contesta bilancio ma nessun ... - Tiscali Finanza
Il canale dedicato alla finanza: non solo quotazioni, ma anche notizie, analisi curate da esperti e l'area personale per i tuoi investimenti.

 

Fonsai, per la Consob bilanci non conformi « Help Consumatori
Il caso Fonsai continua ad essere al centro di indagini e controlli per verificare lo stato della società che qualche mese fa è stata acquisita da Unipol. Secondo la ...

 

Aumento Capitale Sociale - Fondiaria-SAI
Benvenuti nel sito del Gruppo Fondiaria Sai. Il nostro obiettivo: fornire inseire inserie per garantire sicurezza. salta al Contenuto; salta al Contenuto Area ...

 

 

SAI 31.12.12

 

Perquisizioni nelle sedi di Fondiaria Sai in diverse città tra cui Bari
Corriere del Giorno di Puglia e Lucania
Perquisizioni in corso in diverse sedi di Fondiaria Sai sul territorio. La Guardia di Finanza di Torino, su incarico della Procura del capoluogo, si è presentata questa mattina nelle sedi della società in diverse città, tra cui Torino, Milano, Bari e ...

 

Unipol: Consob analizza conti, chiede rettifiche (Rep) - Milano Finanza
ROMA (MF-DJ)--Un errore di contabilizzazione nel bilancio 2011 di Unipol compreso tra 200 e 300 milioni. E' quanto la Consob si starebbe apprestando a ...

 

RPT-Unipol-Fonsai,per Consob bilanci non conformi,no impatto ...
Reuters Italia
MILANO, 28 dicembre (Reuters) - Consob ha giudicato non conformi ai principi contabili i bilanci consolidati e d'esercizio 2011 di Premafin, FonSai e Milano Assicurazioni, oltre che il bilancio consolidato 2011 e quello relativo al primo semestre 2012 ...

 

Unipol, Consob chiude l'inchiesta sui conti
Il Sole 24 Ore
Rilievi sul bilancio di Unipol, stroncatura per quelli del gruppo Fonsai. Dopo aver spulciato per mesi nel pieghe dei libri contabili dei due gruppi assicurativi candidati alla fusione, la Consob ha ieri emesso il suo responso. Il bilancio d'esercizio ...

 

 

SAI 21.12.12

 

Banche: Codacons avvia azione risarcitoria Unipol e Fondiaria Sai
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 26 nov - "Parte l'azione risarcitoria del Codacons in favore di tutti quei risparmiatori, azionisti e assicurati Unipol e/o Fondiaria Sai che hanno perso i propri soldi". Lo afferma il Coordinamento delle ...

 

Banche/ Codacons:Parte azione risarcitoria Unipol e Fondiaria-Sai ...
Possibile costituirsi parte offesa e chiedere restituzione soldi.

 

Unipol e Fondiaria-Sai: Codacons annuncia azione risarcitoria
mercoledì, 28 novembre 2012. Unipol e Fondiaria-Sai: Codacons annuncia azione risarcitoria. Codacons offre una valutazione legale gratuita della propria ...

 

Fondiaria Sai, il Movimento Consumatori chiama a raccolta gli ...
Varese News
Per la questione Fondiaria Sai, il movimento Consumatori, che ha incontrato la procura di Torino, invita gli azionisti a presentare una denuncia-querela affinchè le indagini possano riguardare anche il reato di infedeltà patrimoniale per le operazioni ...

 

 

FONSAI UNIPOL 11.11.12

 

Fondiaria Sai dovrà pagare un maxi risarcimento a Sator Palladio?
Investire Oggi
Non c'è pace per la ex compagnia dei Ligresti, Fondiaria Sai, dopo che nei giorni scorsi è stato nominato il nuovo cda a maggioranza Unipol (Fondiaria Sai Unipol: cda a tempo. L'Isvap si sveglia tardi?). I diversi filoni d'inchiesta aperti sulle ...

 

Fondiaria Sai — Consumatori - Regione Emilia Romagna
“E' ora che i responsabili del dissesto di Sai Fondiaria risarciscano i danni arrecati ai risparmiatori – afferma Paolo Fiorio, responsabile dell'Osservatorio Credito ...

 

 

FonSai, un'analista lanciò l'allarme già nel 2009
Linkiesta.it
Il 5 ottobre 2009 c'era chi aveva visto in quale guaio s'era cacciata Fondiaria Sai. No, non è era l'Isvap, l'autorità di vigilanza delle assicurazioni guidata da Giancarlo Giannini. È un'analista finanziaria italiana, laureata nel 2001 all'Università ...

 

 

 

 

FONSAI 01.11.12

 

Un sistema in liquidazione
La Stampa (Blog)
Nel dimettersi dopo appena quattordici mesi dall'incarico di direttore generale della Fondiaria Sai, Piergiorgio Peluso ha ottenuto una liquidazione di tre milioni e seicentomila euro. Tre milioni e seicentomila euro per quattordici mesi. Era una ...

 

FonSai, fraintendimenti per dividendi azioni risparmio A e B
Milano Finanza
A Piazza Affari Fondiaria Sai (+0,79% a 1,02 euro) non risente del caos legale che ieri ha visto coinvolto Giancarlo Giannini, attuale presidente dell'Isvap, indagato dalla Procura di Torino per concorso in falso in bilancio nell'ambito delle gravi ...

 

Fonsai, indagato Giannini
La Repubblica
Le verifiche disposte dalla magistratura torinese riguardano verifiche su presunti inadempimenti o ritardi dell'Isvap - Autorithy di controllo sulle assicurazioni - negli anni 2009-2011 nell'esercizio dell'attività di vigilanza sul gruppo Fondiaria-Sai

 

Inchiesta FonSai, si allarga l'indagine dei pm sull'Isvap
Il Sole 24 Ore
... di interrogatori da parte della Procura di Torino per provare a chiudere il cerchio delle audizioni sulla delicata vicenda che vede indagato il presidente dell'Isvap, Giancarlo Giannini, per concorso in falso in bilancio del gruppo assicurativo ...

 

Globalist.it | Fondiaria-Sai: le scandalose buonuscite dei manager
La "Chiusura" della partita Fondairia-Sai non ha mancato di causare imprevisti e - con molta probabilità - un tracllo per i piccoli azionisti. Tuttavia i manager che ...

 

Fondiaria Sai, quando l'Isvap chiudeva un occhio - Finanza ...
Giancarlo Giannini dell'Isvap è indagato per falso in bilancio. Il processo di fusione Unipol Fonsai non dovrebbe essere intaccato ma restano i dubbi per i tanti ...

 

Fonsai: sindaci 'assolvono' cda su denuncia Finleonardo per riserve
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 29 ott - Il collegio sindacale di Fondiaria-Sai assolve il cda della compagnia nei confronti della denuncia presentata dal socio Finleonardo di sottovalutazione delle riserve sinistri e di omessa informazione sugli ...

 

Isvap-Fondiaria Sai, un intreccio tutto da sciogliere
Giannini_Giancarlo_slider Giancarlo Giannini, presidente dell'IsvapLa magistratura ultima spiaggia di legalità. Saltati tutti i livelli intermedi di controllo

 

 

LIGRESTI 28.10.12

 

FonSai: faro Consob su gestione Ligresti in Milano Ass (Mess ...
ROMA (MF-DJ)--La gestione Ligresti nel gruppo FonSai resta sotto la lente Consob che da mesi tiene sotto osservazione i bilanci. L'Autorita', scrive Il ...

 

Milano Assicurazioni, Consob contesta conformità bilancio 2011-fonte
Reuters Italia
Testo [+]. MILANO, 10 ottobre (Reuters) - Consob ha inviato a Milano Assicurazioni una lettera per promuovere il procedimento di non conformità del bilancio 2011 con particolare riferimento alla contabilizzazione delle riserve sinistri dell Rc Auto e ...

 

Fonsai: pm, condotte gravemente anomale in ramo Rca
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 23 ott - Per la procura di Torino il gruppo Fondiaria-Sai ha tenuto "condotte gravemente anomale nel ramo Rca" e nonostante questo "per quanto consta allo stato degli atti, non risulta mai stata estesa ispezione ...

 

Fondiaria-Sai: le scandalose buonuscite dei manager
Globalist.it
La "Chiusura" della partita Fondairia-Sai non ha mancato di causare imprevisti e - con molta probabilità - un tracllo per i piccoli azionisti. Tuttavia i manager che (parebbe) non hanno ben amministrato sono stai premiati a dovere: l'ex direttore ...

 

Fonsai: pm, collusioni tra vertici Isvap e gli ex manager del gruppo
Borsa Italiana
Per i magistrati, tali "inadempimenti, ritardi e collusioni", inoltre, "hanno finito per consentire a Fondiaria-Sai di esporre nei bilanci, e piu' in generale, nelle comunicazioni sociali, fatti materiali non rispondenti al vero". Inoltre, secondo

 

Fondiaria, buonuscita di 3,6 milioni per il figlio del ministro Cancellieri
Il Fatto Quotidiano
Una buonuscita di 3,6 milioni di euro per Piergiorgio Peluso, figlio del ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri. E' la somma pagata da Fondiaria Sai, la società assicurativa di Salvatore Ligresti “salvata” dall'intervento di Unipol, all'ex ...

 

Fondiaria Sai: avvisi di garanzia e perquisizione all'Isvap - Però Torino
TORINO 23 ott (Però Torino) – La Finanza di Torino, con alcuni reparti di Roma, sta perquisendo da questa mattina gli uffici dell'Isvap (Istituto per.

 

Fondiaria-Sai: le scandalose buonuscite dei manager | Satarlanda ...
Eppure sul passaggio del gruppo assicurativo Fondiaria-Sai a Unipol si vocifera sin dall'inizio della complessa operazione. Il sospetto era che qualcuno avesse ...

 

 

 

SAI UNIPOL  10.10.12

 

Adusbef - FONDIARIA-SAI: PROCURA TORINO ISCRIVE FONSAI ...
Ti trovi in: Comunicati stampa » FONDIARIA-SAI: PROCURA TORINO ISCRIVE FONSAI NEL REGISTRO INDAGATI. ADUSBEF,CHIEDERA' DI ISCRIVERE ...

 

Fondiaria Sai, Confconsumatori: “Tutelare gli investitori”
Il Moderatore
Avviata la maxi inchiesta sulla fusione Unipol intraprese dalle Procure di Milano e di Torino, che coinvolgono la compagnia assicurativa Fondiaria Sai, ...

 

AGI.it - Fondiaria-Sai: procura Torino iscrive Fondiaria Sai registro ...
ADUSBEF, NELLA MEMORIA INTEGRATIVA CHIEDERA' DI ISCRIVERE ANCHE CONSOB ED ISVAP PER OMESSA VIGILANZA E COLLUSIONE CON IL ...

 

 

 

UNIPOL FONSAI

 

Unipol/FonSai: retroscena della scalata nei verbali Cda Premafin ...
Borsa Italiana
... quando Isvap e Antitrust hanno dato il proprio via libera all'operazione, e il 12 luglio, giorno in cui e' arrivato il nulla osta della Consob alla pubblicazione dei prospetti per l'aumento di capitale delle due compagnie, sbloccando ...

 

 

 

UNIPOL-LIGRESTI

 

UNIPOL CHE GUAIO! - NELLA GUERRA PER IL CONTROLLO DI SAI-FONDIARIA INTERVIENE LA PROCURA DI MILANO - DOPO L’INCHIESTA SUL CRAC-LIGRESTI, NEL MIRINO DEL PM LUIGI ORSI LO STATO DI SALUTE DI UNIPOL AL MOMENTO DELL’ACCORDO - DALLA RELAZIONE DEI REVISORI INCARICATI DAI LIGRESTO’S EMERGEVA UN DATO CHOC: UNIPOL AVREBBE AVUTO UN PATRIMONIO NETTO NEGATIVO - I MAGISTRATI “NON SODDISFATTI” DAI CHIARIMENTI DELLA CONSOB…

 

LE COOP NEL “CORRIERE” - CON LA FUSIONE UNIPOL-FONSAI, IL DALEMONE CARLO CIMBRI SI TROVA IN MANO LE AZIONI DI MEDIOBANCA E RCS CHE ERANO DEI LIGRESTI - LA QUOTA DI PIAZZETTA CUCCIA SARÀ VENDUTA (SENZA FRETTA) AGLI ALTRI AZIONISTI PER IL GIGANTESCO CONFLITTO D’INTERESSI CON GENERALI, MENTRE QUEL 5,4% DI VIA SOLFERINO È TROPPO GHIOTTO IN QUESTI MESI PRE-ELETTORALI, E I BOLOGNESI SE LO TERRANNO STRETTO - LO SCARPARO E ROTELLI DOVRANNO ASPETTARE IL DOPO-VOTO…

 

 

 

 ADV  Fondiaria Sai, Consob Stringe sul Patto Segreto



26/07/2012 Redazione

La Consob si accinge ad acquisire copia del testo del presunto accordo tra la famiglia Ligresti e Mediobanca sequestrato dalla Procura di Milano.

 

Perchè la famiglia Ligresti avrebbe dovuto avere l'impegno scritto di Mediobanca, Unicredit e Unipol per ottenere quello che il contratto siglato il 29 gennaio scorso tra la compagnia bolognese e Premafin prevedeva apertamente? Ô questo uno degli interrogativi che circondano il giallo legato al presunto accordo che, secondo la versione dei Ligresti, sarebbe stato raggiunto con l'a.d. di Mediobanca, Alberto Nagel, lo scorso 16 maggio e da qualche giorno finito sotto la lente del pm di Milano, Luigi Orsi.

 

Supponendo per un momento che tale accordo sia stato davvero raggiunto, anche solo tra l'ingegnere di Paterno' e il numero uno di Piazzetta Cuccia, non si comprende per quale motivo i Ligresti avessero la necessita' di formalizzare in un documento riservato quello che, in gran parte, era gia' previsto nel contratto siglato tra Premafin e Unipol e pubblicato integralmente su richiesta della Consob il 29 marzo scorso. I 43 milioni che, secondo quanto riportato nei resoconti da Palazzo di Giustizia, sarebbero stati garantiti alla famiglia equivarrebbero infatti all'importo (calcolato al 17 maggio) del diritto di recesso legato alla fusione tra Premafin, Fondiaria-Sai, Milano Assicurazioni e Unipol Assicurazioni. Risorse che dunque le societa' della famiglia, comprese Sinergia e Im.Co, che all'epoca non erano ancora state dichiarate fallite, erano legittimate a incamerare sulla base degli accordi ufficiali raggiunti a fine gennaio con il gruppo bolognese. Il parere della Consob, che ha condizionato l'esenzione dall'opa concessa a Unipol al fatto che non venissero girati benefici di natura economica ai vecchi azionisti di controllo di Premafin, e' infatti successivo al 16 maggio, essendo stato pubblicato una settimana dopo, il 24 maggio. Perche' allora formalizzare il 17 maggio, sempre ammesso che l'accordo sia stato davvero raggiunto, la concessione di un tal beneficio? Perche' c'era il sentore che di li' a poco l'authority presieduta da Giuseppe Vegas si sarebbe pronunciata in quella direzione? O perche' c'era la volonta' dei Ligresti di ottenere anche altri benefici non monetari (alcuni dei quali sono stati elencati nelle indiscrezioni filtrate l'altroieri da Palazzo di Giustizia)? Domande cui potra' dare una risposta definitiva solo l'autorita' giudiziaria. Milano Finanza

 

Meglio 1 euro dalle banche avvoltoio
che 200 euro da Sator e Palladio

di Giovanni Pons

 

Doveva essere una passeggiata la formazione del consorzio di garanzia per gli aumenti di capitale Fonsai e Unipol. Così aveva assicurato Mediobanca, specializzata nel raccogliere intorno a sè le banche in grado di piazzare i titoli sul mercato. Invece si sta rivelando un calvario dal finale incerto. Le banche volteggiano intorno alla preda, come avvoltoi, pronte a raccogliere commissioni gigantesche in grado di giustificare il bilancio di un anno. Ma pronte anche a sfilarsi e a volare via se il mercato non rispondesse nella maniera dovuta. Lo dice il contratto che potrebbe essere firmato a breve, dove sono contenute clausole non standard per questo tipo di operazioni. Basta un downgrading delle società di rating, anche sul debito sovrano, per chiamarsi fuori, o comunque elementi che a giudizio del consorzio possano pregiudicare l'operazione di integrazione. Inoltre, se solo il 10% si sfila (80 milioni su 800 di aumento Fonsai) si possono sfilare tutte. Come dire: del salvataggio Fonsai di cui abbiamo parlato finora non ce ne importa niente. Se vediamo che il mercato "beve" l'aumento, bene, incassiamo le commissioni milionarie. Se gira contro ce ne andiamo e amici come prima.
 
Tra l'altro occorre ricordare che le banche estere avevano nominato un advisor indipendente, Pricewaterhouse, per valutare le riserve sinistri della due compagnie in via di aggregazione, Unipol e Fonsai. Ora è emerso che il 3 luglio l'Isvap ha scritto alla compagnia bolognese chiedendo una maggiore riservazione sui sinistri Rc Auto e natanti per circa 360 milioni. Posta che andrà a incidere sulla semestrale 2012. La Price e le banche hanno nulla da dire al riguardo? L'avevano già previsto? E la Consob, che ieri non si è espressa su questo punto, non ritiene che sia una notizia price sensitive e degna di un comunicato stampa ad hoc e di inserimento nel prospetto informativo? Tutte domande a cui nessuno risponde poichè la volontà del sistema, banche e authorities, è quello di mandare in porto questa operazione a qualunque costo. Un costo che si sta rivelando molto alto, soprattutto per i piccoli risparmiatori e per il bene pubblico: come farà il custode di azioni Premafin a giustificare di aver ha rinunciato all'offerta di due fondi (Sator e Palladio) disposti a pagare almeno 200 euro per ogni azione Fonsai (2-2,5 euro senza contare il raggruppamento 1 a 100) con garanzie bancarie preferendo un aumento di capitale in opzione a 1 euro che, come prevedibile, sta ammazzando il titolo in Borsa e senza un consorzio ancora definito? Ma, si sa, è il bello del mercato all'italiana, dove i piccoli azionisti perdono sempre e le banche guadagnano possibilmente senza rischiare. 

27.07.2012

 

Ligresti: "Le banche ci hanno minacciato"
"L'offerta di Sator e Palladio è migliore di Unipol"

Con una lettera di fuoco, Paolo Ligresti chiede di convocare l'assemblea di Premafin, la holding che controlla Fondiaria Sai. Si scaglia contro le banche che starebbero pilotando la fusione con la compagnia bolognese a scapito dell'offerta di Matteo Arpe. "Alcuni amministratori di Premafin sono in conflitto", se ne devono andare. La Russa e Librio si dimettono

di WALTER GALBIATI

MILANO - Paolo Ligresti attacca le banche e il consiglio di amministrazione di Premafin. Con una lettera 1di fuoco, in qualità di azionista di Premafin attraverso la lussemburghese Limbo (10% di Premafin) ha stigmatizzato il comportamento del cda che nell'ambito del salvataggio di Fondiaria Sai non hai mai preso in considerazione l'offerta dei fondi Sator (riconducibile a Matteo Arpe) e Palladio (del duo Meneguzzo e Drago) alternativa a quella della compagnia bolognese Unipol. E le banche, perché con la minaccia di escutere il pegno sui titoli Premafin, hanno di fatto costretto i Ligresti a votare in assemblea a favore dell'accordo Unipol.

"All'assemblea del 12 giugno - mettere nero su bianco il figlio di salvatore Ligresti - sotto la minaccia di escussione dei pegni da parte delle banche, al solo fine di non pregiudicare la continuità aziendale, la scrivente si è trovata suo malgrado costretta a votare in favore della delibera di aumento di capitale riservato a Ugf, insistendo tuttavia in tale sede con vigore affinché il consiglio di amministrazione valutasse operazioni di investimento alternative e ottenendo in proposito l'impegno di tutti i consiglieri, poi disatteso". Le banche sono soprattutto Unicredit e Mediobanca.
Eppure, dice Paolo Ligresti nella sua lettera "le ultime proposte di Sator e Palladio, pur rivolte a Fondiaria Sai, a parere della scrivente appaiono consentire una migliore valorizzazione, rispetto all'accordo

Ugf, delle partecipazioni in Premafin di tutti gli azionisti, compresi quelli di minoranza, posto che non par oggi dubbio che la definitiva attuazione dell'accordo Ugf comporterebbe una valorizzazione irrisoria delle azioni Premafin".

Ora sarebbe giunto il momento di far cadere l'esclusiva con Unipol, convocare una nuova assemblea ed allargare il campo di battaglia per il controllo di Fondiaria anche ai fondi Sator e Palladio. La lettera chiede quindi di chiamare di nuovo a raccolta i soci con all'ordine del giorno la revoca degli amministratori in carica e la nomina di un nuovo consiglio di amministrazione. Del resto, viste le decisioni prese dall'attuale board, alcuni amministratori in carica sono in aperto conflitto di interessi con Unipol, perché la compagnia bolognese ha promesso loro (attraverso la manleva) di non chiamarli in causa per eventuali azioni di responsabilità.

Le parole di Ligresti sono pesantissime, anche se giungono un po' tardive. Arrivano infatti solo dopo la richiesta di convocazione di una nuova assemblea avanzata dal custode giudiziale Alessandro Della Chà, nominato dal giudice di Milano per gestire il 20% di Premafin sequestrato ai fondi offshore dal pm Luigi Orsi, un 20% della holding che per anni è stato manovrato dai Ligresti, senza che questi abbiano mai informato la Consob o il mercato che anche quella quota in Premafin era riconducibile a loro.

Il consiglio di amministrazione tornerà a riunirsi lunedì 2 luglio per esaminare, insieme agli advisor, la documentazione inviata dal custode giudiziale. Nel frattempo è stata deliberata la cooptazione di Luca Cagnoni al posto del dimissionario Giuseppe De Santis. Inoltre dal consiglio si sono dimessi due amministratori, Samanta Librio e Geronimo la Russa. In serata è arrivata anche la risposta di Unipol, affidata a un comunicato stampa. Unipol "Richiama" Premafin agli obblighi contrattuali e sottolinea, che la posizione di Ugf e della cordata Sator-Palladio "non sono tra loro in alcun modo comparabili" e che un eventuale differimento dei tempi per procedere al completamento dell'operazione arrecherebbe "a Ugf e Premafin danni gravissimi e irreparabili".  L'invito è  "a portare a compimento l'aumento di capitale" deliberato lo scorso 12 giugno sottolineando che qualora ciò non avvenisse si verificherà "un grave inadempimento".

 

 

 

Consob contesta l’ultimo bilancio FonSai: «Non conforme ai principi Ias»

Lorenzo Dilena

Il bilancio 2011 approvato lo scorso aprile, a giudizio dell’autorità di vigilanza, «non è conforme ai criteri contabili Ias». Violati ben tre principi contabili internazionali (Ias) su una posta da 517 milioni relativa alle riserve tecniche. Attese a breve le spiegazioni della compagnia assicurativa. Ma ora c’è il rischio di impugnativa, anche da parte degli azionisti. Un’esclusiva de Linkiesta.

Per la Consob il bilancio 2011 di Fondiaria Sai, approvato lo scorso 24 aprile, non è conforme ai principi contabili internazionali (Ias/Ifrs). A seguito degli accertamenti condotti dall’Ufficio regole contabili sulla relazione finanziaria annuale dell’ultimo esercizio, questa mattina l’autorità di vigilanza della Borsa ha comunicato alla compagnia assicurativa le sue conclusioni. Le contestazioni, secondo quanto Linkiesta ha appreso da fonti vicine al dossier, riguardano le modalità di esposizione in bilancio della rivalutazione delle riserve tecniche (ossia l’aumento delle stima dei debiti per sinistri).

Le obiezioni vertono su una posta di 517 milioni di euro (di cui 203 milioni riferiti a Milano Assicurazioni) relativa a sinistri generati negli esercizi precedenti ma non stimati correttamente a causa di carenze procedurali ed errori di valutazione. Nel bilancio approvato dall’assemblea ordinaria di FonSai, la rivalutazione totale della riserva sinistri è di 810 milioni. L’esercizio è stato chiuso con una perdita di 1,034 miliardi. Secondo i tecnici della Consob, non sono stati rispettati i principi Ias n. 1 («Presentazione del bilancio») e n. 8 («Utile/perdita d’esercizio, errori determinanti e cambiamenti di principi contabili»), e il principio Ifrs n. 4 (contratti assicurativi).

La batosta arriva all’indomani del via libera condizionato dell’Antitrust all’operazione di integrazione fra la compagnia dei Ligresti e Unipol. Adesso FonSai dovrà rispondere entro 10 giorni al giudizio di non conformità del bilancio emesso dall’autorità di vigilanza sulla Borsa, dopodiché la Consob potrà decidere di chiedere alla società «di rendere pubblica tale circostanza e di provvedere alla pubblicazione delle informazioni supplementari necessarie a ripristinare una corretta informazione del mercato» (art. 154-ter del Testo unico della finanza). Salvo complicazioni, l’irregolarità potrebbe essere sanata con un’integrazione di documenti.

Rischio impugnativa. Se i tecnici non dovessero riternersi soddisfatti della risposta ricevuta, allora è probabile che la Consob possa procedere con l’impugnazione del bilancio, come previsto dall’art. 157 del Tuf. Lo stesso articolo prevede anche che «la deliberazione dell’assemblea (...) che approva il bilancio d’esercizio può essere impugnata, per mancata conformità del bilancio alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione, da tanti soci che rappresentano almeno il cinque per cento del capitale sociale». Gli azionisti «possono richiedere al tribunale di accertare la conformità del bilancio consolidato alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione». Per sanare l’irregolarità, i vertici di FonSai potrebbero essere costretti a convocare nuovamente un’assemblea per approvare il bilancio 2011. Se così fosse, sarebbe la seconda volta in un anno che la compagnia riconvoca gli azionisti sullo stesso ordine del giorno. La prima volta è stata per l’approvazione dell’aumento di capitale da 1,1 miliardi, già deliberato il 19 marzo e sottoposto nuovamente alla conferma dell’assemblea straordinaria (fissata il prossimo 27 giugno), dopo che i soci Sator e Palladio avevano deciso di impugnare la decisione per vizi di legittimità.

Twitter: @lorenzodilena

 

 

 

| di Vittorio Malagutti | 20 marzo 2012

Da Fondiaria 40 milioni a Ligresti per “consulenze”. E nessuno ne chiede conto

Tra il 2003 e il 2010, l'ingegnere ha incassato la somma dal colosso assicurativo che ha portato sull'orlo del collasso. Unipol, candidata al salvataggio, esclude rivalse. Cimbri: "Non siamo l'angelo vendicatore". Quasi due milioni di euro sono andati alle figlie Jonella e Giulia

Sono sempre soddisfatto, sempre positivo, ha detto ieri Salvatore Ligresti a proposito della possibile fusione di Fondiaria con Unipol. In effetti, il costruttore siciliano ha buoni motivi per festeggiare. Ieri per esempio si è appreso che tra il 2003 e il 2010 Fondiaria ha pagato 40 milioni di euro allo stesso Ligresti come “compensi per consulenze”. Mica male, se si considera che il gruppo assicurativo è stato portato sull’orlo del dissesto dalla gestione di Ligresti e famiglia, i quali, grazie a una serie di operazioni in conflitto d’interessi hanno prelevato decine di milioni dalla loro società quotata in Borsa.

Grane giudiziarie in vista, allora? Niente paura. Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, ha già detto che la sua compagnia non è “l’angelo vendicatore” e quindi, se andrà in porto il salvataggio, non ci saranno azioni legali sui precedenti amministratori. Del resto lo stesso Cimbri ha i suoi problemi giudiziari da risolvere. Il numero uno di Unipol, già braccio destro di Giovanni Consorte, a dicembre è stato condannato in primo grado a 3 anni e sette mesi di reclusione per la scalata a Bnl del 2005.

Tutto a posto, quindi. Meglio far finta di niente. Altrimenti qualcuno potrebbe per esempio chieder conto a Fausto Marchionni, ex amministratore delegato di Fondiaria, del motivo per cui ha assegnato quei compensi milionari al suo azionista di controllo Ligresti senza passare dal consiglio di amministrazione e senza neppure attivare le procedure previste per le operazioni con parti correlate. Questo è quanto emerge dalla relazione del collegio sindacale del gruppo assicurativo che ieri durante l’assemblea ha così risposto ad alcuni dei quesiti posti dal fondo Amber, azionista di Fondiaria.

Lo stesso collegio sindacale adesso si trova in una posizione imbarazzante. Negli anni scorsi, mentre decine di milioni passavano dal gruppo assicurativo ai suoi azionisti di controllo, nessuno di questi professionisti chiamati a vigilare, tra l’altro, sulle operazioni in conflitto d’interessi, si è mai accorto di nulla. Quanto all’ex numero uno Marchionni, lasciato l’incarico di vertice con una liquidazione milionaria, si è visto comunque assegnare dai Ligresti una poltrona da amministratore.

Tra l’altro, secondo quanto si è appreso ieri, il collegio sindacale ha chiesto alla presidente Jonella Ligresti di spiegare le motivazioni che nel gennaio del 2010 la portarono ad assegnare a Marchionni un compenso una tantum di 740 mila euro. La richiesta dei sindaci arriva con un paio di anni di ritardo e solo dopo l’intervento del fondo Amber. Non basta. Si scopre adesso che Fondiaria ha pagato 1, 2 milioni per un’operazione di marketing, durata quattro anni, per una linea di borse “assicurate” di Gilli, la griffe di Giulia Ligresti, sorella di Jonella.

Ridotta sul lastrico, adesso Fondiaria Sai cerca un cavaliere bianco che la porti in salvo. In prima fila c’è Unipol che ieri ha ottenuto dai soci riuniti in assemblea il via libera a un aumento di capitale fino a 1, 1 miliardi. I soldi servono a comprare e rilanciare la compagnia dei Ligresti. Per portare a termine l’operazione non servono “apprendisti assicuratori” ha detto ieri Cimbri, evocando, senza nominarli, il fondo Sator di Matteo Arpe e la holding Palladio. La coppia di investitori, dopo aver rastrellato in Borsa l’ 8 per cento di Fondiaria, si appresta a presentare un piano alternativo a quello di Unipol. Un piano illustrato oggi alla comunità finanziaria.

Dopo mesi di chiacchiere e manovre legali, ieri la sfida per il controllo del secondo gruppo assicurativo nazionale è arrivata a un primo punto di svolta. Infatti, proprio nelle stesse ore in cui Cimbri arringava i soci di Unipol, anche l’assemblea di Fondiaria ha varato un aumento di capitale da 1, 1 miliardi. Non c’è stata battaglia. Sator e Palladio si sono astenuti. Adesso però lo scontro si sposta su Premafin, la holding dei Ligresti (anche questa quotata in Borsa) a cui fa capo il controllo di Fondiaria. Una holding praticamente fallita e che in base all’intesa preliminare raggiunta a gennaio dovrebbe ottenere 400 milioni da Unipol con un aumento di capitale.

Il via libera a quest’ultima operazione tarda però ad arrivare. Unipol teme che i Ligresti facciano melina per negoziare un accordo alternativo con Arpe che insieme a Palladio ha messo sul piatto 450 milioni di aumento (50 in più di Unipol) senza che poi la holding venga fusa con Fondiaria, come invece prevede il piano di Cimbri. Il salvataggio però non può andare in porto senza l’appoggio delle banche e al momento Mediobanca e Unicredit, di gran lunga i maggiori creditori, stanno dalla parte di Unipol

 

 

 

 

- FONSAI: CEDE DIMORA DEL SETTECENTO A MILANO, VALE OLTRE 60 MLN...
Radiocor - Fondiaria Sai e' vicina alla cessione di una prestigiosa dimora settecentesca a Milano, valutata oltre 60 milioni di euro. La procedura di vendita, secondo quanto risulta a Radiocor, e' in dirittura d'arrivo e l'acquirente, un soggetto privato, sta svolgendo la due diligence sull'edificio che e' posto in via Pantano e che si affaccia anche su Porta Romana, in pieno centro citta' e vicino alla Torre Velasca, altro asset di proprieta' della compagnia. Iscritto nel bilancio della controllata Milano Assicurazioni per circa 45 milioni, l'edificio garantira' dunque una significativa plusvalenza al gruppo.

Chiamata 'Casa Settala' dal cognome della famiglia a cui appartenne nel XVII secolo, la dimora di via Pantano e' stata anche decretato 'monumento della Lombardia' per le decorazioni rococo', i cortili interni, le pitture interne e i balconcini in ferro battuto. L'ultimo Piano di governo del territorio di Milano ha ribadito come il complesso sia soggetto a 'vincoli di tutela e salvaguardia'. La sua vendita era comunque in agenda da mesi e non contrasta dunque con il 'congelamento delle cessioni' annunciato oggi, in un'intervista al Sole 24 Ore, dal nuovo amministratore delegato di FonSai Emanuele Erbetta. 28-01-2011]

 

 

GRANDE FAMIGLIA LIGRESTI! - L’ITALIANITÀ NON SI TOCCA: DON SALVATORE PRONTO A CEDERE UN PEZZO DI IMPERO PUR DI RIMANERE SALDO AL COMANDO DEL GRUPPO CHE HA PORTATO SULL’ORLO DEL FALLIMENTO - “MODELLO DA PICCOLA IMPRESA FAMIGLIARE CON LE CARICHE SPARTITE TRA UNA PATTUGLIA DI PARENTI, FAMIGLI, SODALI E UNA RISTRETTISSIMA CERCHIA DI MANAGER DI PROVATA FEDELTÀ” - TRA I BENEFICIATI ANCHE I FIGLI DI LA RUSSA, TABACCI, PISANU E DEL MANAGER MARCHIONNI…

Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

La famiglia? "E' straunita", garantisce Giulia Ligresti, figlia di Salvatore, sorella di Jonella e di Paolo, nonchè presidente della holding Premafin quotata in Borsa. Come dire: tutto resta come prima, anche se i Ligresti, per non alzare bandiera bianca di fronte ai debiti e alle perdite, sono pronti a cedere una fetta del loro impero all'assicurazione francese Groupama. Proprio ieri l'assemblea di Premafin ha dato via libera all'aumento di capitale che aprirà le porte (Consob permettendo) al nuovo importante socio.

 

Mentre oggi tocca agli azionisti di Fondiaria assicurazioni, il cuore del gruppo, mettere ai voti la richiesta di denaro fresco al mercato. "Groupama non entrerà nella gestione", ha ribadito ieri Giulia Ligresti. E questo, ha detto, "permetterà di mantenere l'italianità dell'azienda".

D'accordo sull'italianità, ma la famiglia dell'anziano patron Salvatore (79 anni tra due mesi) sembra interessata a difendere anche un modello di gestione che non ha eguali tra le grandi società quotate italiane. Un modello da piccola impresa famigliare in cui le cariche (e i relativi lauti stipendi) sono spartiti tra una pattuglia di parenti, famigli, sodali e una ristrettissima cerchia di manager di provata fedeltà. Molti analisti si domandano se questo stile di governo verrà alla fine accantonato per effetto dell'arrivo dei francesi e della stretta delle banche creditrici, guidate da Mediobanca e Unicredit.

 

"Niente cambia", è il messaggio che arriva da casa Ligresti. Sono salvi gli stipendi, allora. Come pure le altre prebende garantite agli amici di famiglia. E non sembra imminente neppure un taglio delle poltrone nei pletorici consigli di amministrazione del gruppo. Premafin, Fondiaria e Milano, le tre società quotate con targa Ligresti, contano in totale ben 48 amministratori. Quasi un record per la Borsa nazionale.

 

Come pure non temono confronti i compensi garantiti ai capiazienda. I tre figli di Ligresti, per dire, tra il 2007 e il 2009 hanno guadagnato circa 12 milioni di euro ciascuno versati da società del gruppo Premafin, compresa Fondiaria. Giulia è presidente della holding, Jonella si occupa delle assicurazioni, mentre Paolo è concentrato soprattutto sul business immobiliare.

Nel 2009, mentre i conti di Fondiaria naufragavano travolti dalle perdite (quasi 400 milioni) sono spariti i bonus, ma la presidente Jonella con i due vice Paolo e Giulia hanno guadagnato quasi 3 milioni ciascuno. Senza contare l'amministratore delegato Fausto Marchionni (prossimo a lasciare l'incarico) gratificato con 3,7 milioni di stipendio, un taglio di 600 mila euro rispetto ai 4,3 milioni dell'anno precedente.

 

Ai piccoli azionisti di Fondiaria è andata decisamente peggio. Tra il 2008 e il 2009 il valore di Borsa della compagnia si è ridotto di oltre il 60 per cento. E adesso sono chiamati ad aprire il portafoglio per tappare le falle nei bilanci del gruppo.

 

I tre figli di Salvatore Ligresti tengono, a loro volta, famiglia Luca Ortigara De Ambrosis è il marito di Giulia, mentre Jonella ha sposato Omar Bonomelli. Entrambi, De Ambrosis e Bonomelli, hanno trovato posto nel consiglio di amministrazione della Immobiliare Lombarda, che fa parte del gruppo Fondiaria, e di alcune aziende minori. L'avvocato Barbara De Marchi, moglie di Paolo Ligresti, è invece consigliere della Milano assicurazioni quotata in Borsa e di altre controllate come Sopabroker e Siat.

 

Poi ci sono i parenti dei manager. Antonio Talarico, classe 1942, è da almeno un ventennio il braccio destro del patron Salvatore in campo immobiliare e, di conseguenza, siede in molti consigli di amministrazione del gruppo. Anche sua figlia Alessandra è entrata a bottega. Si occupa di polizze. La troviamo nel board delle due compagnie Milano e Liguria, entrambe controllate da Fondiaria. Il figli di Marchionni, invece, si chiama Fabio, ha 40 anni e di mestiere fa il condirettore generale della Milano, di cui suo padre Fausto è presidente e amministratore delegato.

Un altro legame che sfida l'usura del tempo è quello tra i Ligresti e la famiglia La Russa. Il rapporto nasce con Antonino La Russa, avvocato, deputato missino, anche lui di Paternò come il patron di Fondiaria di cui fu da principio grande sponsor e poi collaboratore. Morto Antonino nel 2004, nel consiglio di Fondiaria troviamo suo figlio Vincenzo, anche lui avvocato, ex democristiano, fratello del ministro Ignazio. Il quale può contare su suo figlio Geronimo, che invece siede tra gli amministratori della holding Premafin e di altre tre società minori: Immobiliare Lombarda, Finadin e International Strategy.

 

Il capitolo dei politici non finisce qui. Tra i consiglieri della Milano compare Simone Tabacci. Suo padre Bruno, parlamentare di lungo corso, è da qualche tempo transitato dall'Udc all'Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli. Poltrona garantita anche per l'erede di Giuseppe Pisanu, ex ministro e senatore del Pdl. Tra gli amministratori della Immobiliare Lombarda troviamo infatti Luigi Pisanu, figlio del settantaquattrenne politico ex democristiano. Menzione d'onore, infine, per Massimo Pini, 73 anni, l'ex craxiano diventato un fedelissimo di Ligresti. Come dire: poltrona garantita anche nella Fondiaria del futuro. Almeno fino a quando non parlerà francese.

 26-01-2011]

 

 

PREMAFIN: NON ESISTE ALCUN PIANO ALTERNATIVO A GROUPAMA...
Radiocor - 'Non esiste alcun piano alternativo a quello gia' comunicato al mercato e alle Autorita' e che prevede Groupama come partner di Premafin'. E' quant o annuncia una nota della holding dei Ligresti in relazione a recenti indiscrezioni stampa. 'Si attende con fiducia - conclude la nota - il pronunciamento dell'Autorita' per procedere alla sua esecuzione nei tempi e nei modi stabiliti'. 24-01-2011]

 

 

 

 FONDIARIA SAI MARCHIONNI IN USCITA AL SUO POSTO SALE IL DG ERBETTA
La Repubblica - Cambio in vista al vertice di Fondiaria-Sai. L´ad Fausto Marchionni farà posto a Emanuele Erbetta, che dal maggio scorso è dg della compagnia. L´addio del manager, dopo 45 anni di servizio, dovrebbe avvenire in un cda prima dell´assemblea del 26 gennaio chiamata al voto sulla ricapitalizzazione da 460 milioni.

 

La famiglia Ligresti, prima azionista, decide così una sterzata sulla gestione, chiesta da tempo dal mercato (tanto che il titolo Fonsai è salito del 3,53%) e dai grandi creditori Unicredit e Mediobanca. Il riassetto coinvolge anche la holding Premafin - nella quale dovrebbe entrare la compagnia francese Groupama con il 17%. Per il manager uscente, che ha 67 anni, a fine anno potrebbero schiudersi le porte della presidenza dell´associazione Ania, dov´è in scadenza il mandato di Fabio Cerchiai.

La galassia Ligresti attende con ansia il responso Consob sull´obbligatorietà dell´Opa da parte degli investitori francesi. La valutazione è in corso, non è detto che arrivi prima delle assemblee (ma non è necessario) e sembra che sia più probabile un nulla osta da parte della Commissione.

23-01-2011]

 

 

GRANDE FAMIGLIA LIGRESTI! - L’ITALIANITÀ NON SI TOCCA: DON SALVATORE PRONTO A CEDERE UN PEZZO DI IMPERO PUR DI RIMANERE SALDO AL COMANDO DEL GRUPPO CHE HA PORTATO SULL’ORLO DEL FALLIMENTO - “MODELLO DA PICCOLA IMPRESA FAMIGLIARE CON LE CARICHE SPARTITE TRA UNA PATTUGLIA DI PARENTI, FAMIGLI, SODALI E UNA RISTRETTISSIMA CERCHIA DI MANAGER DI PROVATA FEDELTÀ” - TRA I BENEFICIATI ANCHE I FIGLI DI LA RUSSA, TABACCI, PISANU E DEL MANAGER MARCHIONNI…

Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

La famiglia? "E' straunita", garantisce Giulia Ligresti, figlia di Salvatore, sorella di Jonella e di Paolo, nonchè presidente della holding Premafin quotata in Borsa. Come dire: tutto resta come prima, anche se i Ligresti, per non alzare bandiera bianca di fronte ai debiti e alle perdite, sono pronti a cedere una fetta del loro impero all'assicurazione francese Groupama. Proprio ieri l'assemblea di Premafin ha dato via libera all'aumento di capitale che aprirà le porte (Consob permettendo) al nuovo importante socio.

 

Mentre oggi tocca agli azionisti di Fondiaria assicurazioni, il cuore del gruppo, mettere ai voti la richiesta di denaro fresco al mercato. "Groupama non entrerà nella gestione", ha ribadito ieri Giulia Ligresti. E questo, ha detto, "permetterà di mantenere l'italianità dell'azienda".

D'accordo sull'italianità, ma la famiglia dell'anziano patron Salvatore (79 anni tra due mesi) sembra interessata a difendere anche un modello di gestione che non ha eguali tra le grandi società quotate italiane. Un modello da piccola impresa famigliare in cui le cariche (e i relativi lauti stipendi) sono spartiti tra una pattuglia di parenti, famigli, sodali e una ristrettissima cerchia di manager di provata fedeltà. Molti analisti si domandano se questo stile di governo verrà alla fine accantonato per effetto dell'arrivo dei francesi e della stretta delle banche creditrici, guidate da Mediobanca e Unicredit.

 

"Niente cambia", è il messaggio che arriva da casa Ligresti. Sono salvi gli stipendi, allora. Come pure le altre prebende garantite agli amici di famiglia. E non sembra imminente neppure un taglio delle poltrone nei pletorici consigli di amministrazione del gruppo. Premafin, Fondiaria e Milano, le tre società quotate con targa Ligresti, contano in totale ben 48 amministratori. Quasi un record per la Borsa nazionale.

 

Come pure non temono confronti i compensi garantiti ai capiazienda. I tre figli di Ligresti, per dire, tra il 2007 e il 2009 hanno guadagnato circa 12 milioni di euro ciascuno versati da società del gruppo Premafin, compresa Fondiaria. Giulia è presidente della holding, Jonella si occupa delle assicurazioni, mentre Paolo è concentrato soprattutto sul business immobiliare.

Nel 2009, mentre i conti di Fondiaria naufragavano travolti dalle perdite (quasi 400 milioni) sono spariti i bonus, ma la presidente Jonella con i due vice Paolo e Giulia hanno guadagnato quasi 3 milioni ciascuno. Senza contare l'amministratore delegato Fausto Marchionni (prossimo a lasciare l'incarico) gratificato con 3,7 milioni di stipendio, un taglio di 600 mila euro rispetto ai 4,3 milioni dell'anno precedente.

 

Ai piccoli azionisti di Fondiaria è andata decisamente peggio. Tra il 2008 e il 2009 il valore di Borsa della compagnia si è ridotto di oltre il 60 per cento. E adesso sono chiamati ad aprire il portafoglio per tappare le falle nei bilanci del gruppo.

 

I tre figli di Salvatore Ligresti tengono, a loro volta, famiglia Luca Ortigara De Ambrosis è il marito di Giulia, mentre Jonella ha sposato Omar Bonomelli. Entrambi, De Ambrosis e Bonomelli, hanno trovato posto nel consiglio di amministrazione della Immobiliare Lombarda, che fa parte del gruppo Fondiaria, e di alcune aziende minori. L'avvocato Barbara De Marchi, moglie di Paolo Ligresti, è invece consigliere della Milano assicurazioni quotata in Borsa e di altre controllate come Sopabroker e Siat.

 

Poi ci sono i parenti dei manager. Antonio Talarico, classe 1942, è da almeno un ventennio il braccio destro del patron Salvatore in campo immobiliare e, di conseguenza, siede in molti consigli di amministrazione del gruppo. Anche sua figlia Alessandra è entrata a bottega. Si occupa di polizze. La troviamo nel board delle due compagnie Milano e Liguria, entrambe controllate da Fondiaria. Il figli di Marchionni, invece, si chiama Fabio, ha 40 anni e di mestiere fa il condirettore generale della Milano, di cui suo padre Fausto è presidente e amministratore delegato.

Un altro legame che sfida l'usura del tempo è quello tra i Ligresti e la famiglia La Russa. Il rapporto nasce con Antonino La Russa, avvocato, deputato missino, anche lui di Paternò come il patron di Fondiaria di cui fu da principio grande sponsor e poi collaboratore. Morto Antonino nel 2004, nel consiglio di Fondiaria troviamo suo figlio Vincenzo, anche lui avvocato, ex democristiano, fratello del ministro Ignazio. Il quale può contare su suo figlio Geronimo, che invece siede tra gli amministratori della holding Premafin e di altre tre società minori: Immobiliare Lombarda, Finadin e International Strategy.

 

Il capitolo dei politici non finisce qui. Tra i consiglieri della Milano compare Simone Tabacci. Suo padre Bruno, parlamentare di lungo corso, è da qualche tempo transitato dall'Udc all'Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli. Poltrona garantita anche per l'erede di Giuseppe Pisanu, ex ministro e senatore del Pdl. Tra gli amministratori della Immobiliare Lombarda troviamo infatti Luigi Pisanu, figlio del settantaquattrenne politico ex democristiano. Menzione d'onore, infine, per Massimo Pini, 73 anni, l'ex craxiano diventato un fedelissimo di Ligresti. Come dire: poltrona garantita anche nella Fondiaria del futuro. Almeno fino a quando non parlerà francese.

 26-01-2011]

 

 

 

11. FONSAI: MARCHIONNI, PER IL MOMENTO NON MI SONO DIMESSO...
Radiocor - 'In questo momento non ho ancora dato le dimissioni'. Lo ha detto a Radiocor, l'a.d. di Fonsai, Fausto Marchionni, uscendo dalla sede milanese dell' Ania dove si e' da poco conclusa una riunione dell'esecutivo. Il manager della compagnia assicurativa, secondo le ultime indiscrezioni, potrebbe lasciare in occasione di un cda straordinario convocato per giovedi' prossimo dopo l'assemblea della compagnia che si terra' domani a Torino sull'aumento di capitale da 460 milioni.

Restera' quindi come semplice consigliere? 'In questo momento non ho ancora dato le dimissioni', ripete Marchionni. E lascia aperte tutte le porte: 'Domani ci sara' un'assemblea normalissima - ha aggiunto - Si vedra''. Le indiscrezioni di questi giorni sono liquidate con una battuta: 'Bisogna riempire gli spazi sui giornali'.25-01-2011]

 

 

 

12. GIULIA LIGRESTI, GROUPAMA NON ENTRERA' NELLA GESTIONE...
(Adnkronos) - Groupama sara' per Premafin "un partner assolutamente finanziario e non entrera' nella gestione". Lo ha detto il presidente di Premafin, Giulia Ligresti nel corso dell'assemblea dei soci chiamati a deliberare l'aumento di capitale da 25 milioni di euro. Al termine dell'operazione i francesi di Groupama avranno il 17% del capitale di Premafin.

- L'aumento di capitale di Premafin da 225 milioni di euro sara' effettuato entro il prossimo giugno. Lo ha detto il presidente della societa', Giulia Ligresti, nel corso dell'assemblea dei soci. "Dobbiamo aspettare la risposta al quesito alla Consob -ha spiegato la Ligresti- se tutto va come speriamo sara' entro l'estate, entro giugno".

13. GIULIA LIGRESTI, LA FAMIGLIA E' STRAUNITA...
(Adnkronos) - Nessuna divisione fra i membri della famiglia Ligresti sul futuro del Gruppo. Giulia Ligresti, presidente di Premafin, a margine dell'assemblea straordinaria dei soci della holding, ha spiegato che 'la famiglia e' straunita'. Secondo alcune indiscrezioni ci sarebbero divisioni all'interno della famiglia Ligresti sulle strategie future che riguardano Premafin e Fondiaria-Sai.25-01-2011]

 

 

 

LA SETTIMANA DELLE SCELTE...
Andrea Greco per "la Repubblica" - Nessun piano B, tocca sperare nel piano B. Con questo tono la galassia Ligresti apre la settimana più delicata da quando Sai annesse Fondiaria per volere domenicale di Vincenzo Maranghi (giugno 2001). Da giorni corrono voci su contromosse a quella che pare la scalata strisciante di Bolloré-Groupama. Voci spezzate. «Per noi le cose sono fatte, abbiamo concordato il riassetto debitorio e ci fermiamo a quello», ha detto ieri Unicredit.

E Premafin ha scritto: «Non esistono piani alternativi a quello noto». Quindi avanti con l´agenda: oggi assemblea della holding sull´aumento, idem domani Fonsai, che nel cda di giovedì sostituirà l´ad Marchionni col dg Erbetta. Solo in seguito Consob risponderà al quesito sull´obbligo d´Opa francese. Per sancire, sembra, il laissez faire su Premafin, rimandando i dubbi su Fonsai al momento opportuno

.25-01-2011]

 

 

 

 

 

- FONSAI: MARCHIONNI LASCIA, ERBETTA NUOVO A.D...
Radiocor - Dimissioni di Fausto Marchionni da amministratore delegato di FonSai e da presidente e amministratore delegato di Milano Assicurazioni. I cda delle due compagnia del gruppo Ligresti hanno nominato all'unanimita' il direttore generale Emanuele Erbetta nuovo a.d. di entrambe le societa' cooptandolo nel consiglio di FonSai al posto della dimissionaria Lia Lo Vecchio.

Erbetta e' stato anche nominato presidente della Milano Assicurazioni in attesa della nomina di Angelo Caso'. In occasione della prossima assemblea della compagnia, che rinnovera' il cda in scadenza, Caso', 'che ha gia' dato la propria disponibilita'', verra' infatti inserito nella lista dei candidati. Successivamente, FonSai proporra' al nuovo cda della controllata la nomina di Caso' che attualmente e' consigliere di Mediobanca e presidente del patto di sindacato della banca di Piazzetta Cuccia. Caso' e' anche presidente del collegio sindacale di Benetton, di Indesit e della Vittoria Assicurazioni.

 27-01-2011]

 

 

- CONSOB SANZIONA ESPONENTI FINECOBANK, ANCHE EMMA MARCEGAGLIA...
(Reuters) - Consob ha deliberato sanzioni amministrative pecuniarie nei confronti di esponenti aziendali di Finecobank, tra cui figura anche Emma Marcegaglia in quanto consigliere in carica dall'1 gennaio 2007 al 7 gennaio 2008. Lo si legge nel bollettino della Commissione, in cui si precisa che agli esponenti di Finecobank è contestato di non aver adottato, nel periodo dall'1 gennaio 2007 al 22 giugno 2009, "adeguate misure in tema di individuazione e segnalazione delle operazioni sospette di costituire casi di abusi di mercato".

Le sanzioni riguardano Enrico Cotta Ramusino (presidente e poi vice presidente in carica), Stefano Landi (vice presidente), Alessandro Foti (amministratore delegato), i consiglieri Giuseppe Colaiacovo, Michele De Capitani Di Vimercate, Donato Fontanesi, Dario Frigerio, Herman Frederik Geertman, Alfredo Michele Malguzzi, Emma Marcegaglia, Fulvio MontipÃ", Luigi Terzoli. Sono inoltre interessati Luigi Attilio Mazzocchi, (presidente del collegio sindacale) e i sindaci Antonio Passantino e Francesco Poddighe, oltre al direttore generale Franco Ravaglia.

 

Le sanzioni vanno da un massimo di 43.200 euro a un minimo di 15.400 euro. La sanzione per l'attuale presidente di Confindustria è di 16.600 euro. E' stato inoltre ingiunto a Finecobank, quale responsabile in solido, il pagamento dell'importo complessivo di 391.300 euro quale somma delle singole sanzioni, con obbligo di regresso nei confronti degli autori delle violazioni.

 27-01-2011]

 

 

 

 IL QUARTIER GENERALE BANCARIO INFORMA...
...a mezzo Corriere: "Groupama accende Fonsai: "Pronti a comprare il 20%. Ma solo se la Consob non impone l'obbligo di Opa" (p. 36). Sono francesi, ma si comportano già come Ligresti.14-01-2011]  

 

 

 

MEGLIO UNA LEGGE SULL'OPA MORBIDA, MA APPLICABILE...
La finanza occidentale gioca ormai da molti anni a rimpiattino con le leggi sull'Opa (offerta pubblica d'acquisto) che allignano come piante infestanti in un po' tutte le principali Borse del mondo. Tutti gli investitori che progettano di rilevare il controllo di una società quotata vogliono evitare l'obbligo di Opa, farla franca. Ultimo e clamoroso, in ordine di tempo, il minuetto del colosso assicurativo francese Groupama per scalare Fonsai e/o Premafin senza pagare pegno, o meglio: senza pagare altro pegno che quello di salvare l'osso del collo alla famiglia Ligresti che non avrebbe in proprio i soldi per raddrizzare il gruppo.

Dopo molta titubanza, i francesi hanno ufficializzato il loro quesito alla Consob: possiamo salire al 17% di Premafin, senza dover poi lanciare l'Opa? E se salissimo anche in Fonsai? Insomma: se qualcuno, tra le autorità di controllo finanziario e i legislatori occidentali, si ricordasse il vecchio adagio per cui «il meglio è nemico del bene», si metterebbe subito a riscrivere l'Opa in chiave più morbida.

 

Meglio una legge all'acqua di rose, ma applicabile, di una severissima ma sistematicamente aggirata. La legge sull'Opa totalitaria è figlia di un'ideologia secondo cui il 51% di un'azienda vale pro quota quanto il restante 49%, ancorché frazionato in centinaia di migliaia di mani. Una chiara e insensata utopia. Archiviare e riscrivere, please.

19-01-2011]

 

 

IL GIOCO DELLE SCADENZE IN CASA LIGRESTI...
Mar. Man. per "Il Sole 24 Ore" - Le scadenze non finiscono mai. Lo sanno bene in casa Ligresti dove l'apertura del nuovo anno si inaugura con il rimborso di un vecchio prestito fatto da Mediobanca a Fondiaria Sai. L'importo è poca cosa in confronto all'esposizione complessiva di Mediobanca verso la compagnia assicurativa, pari a circa un miliardo di prestiti subordinati. Ma si tratta pur sempre di un finanziamento senior di 75 milioni erogato a gennaio di un anno fa e che, stando a indiscrezioni, sarà rimborsato in un'unica soluzione il 31 gennaio, dunque tra una decina di giorni.

Nessun rinnovo, dunque. Anche perché nelle casse della compagnia sono in arrivo nuove risorse: Consob permettendo, l'intero riassetto della galassia Premafin che porterà all'ingresso di Groupama nel capitale della holding prevede per Fonsai un aumento di capitale di 450 milioni. Cassa che, ovviamente, sarà utilizzata anche per far fede agli impegni in agenda. Entro l'anno, per diverse società immobiliari controllate da Fondiaria Sai, risultano in scadenza altri 141 milioni. (Mar.Man.)19-01-2011]

 

 

 IL PASSO DI MARCHIONNI E LE TENTAZIONI DI ANIA...
A. Grass. per "Il Sole 24 Ore" - Il futuro di Fondiaria-Sai è tutto da scrivere. Sospeso fra il ruolo storico della famiglia Ligresti e le ipotesi di ingresso dei francesi di Groupama, il terzo polo assicurativo italiano si lascia alle spalle mesi convulsi di negoziati con le banche, interventi sul business dei danni e perdite in conto economico, senza tuttavia avere raggiunto certezze definitive sull'azionariato di controllo. La concomitanza fra le ipotesi di ingresso dei francesi nel capitale, la difficile congiuntura economica e il passaggio generazionale fra il patron del gruppo, Salvatore Ligresti, e i tre figli - Giulia, Jonella e Paolo - lasciano infatti aperti tutti gli scenari.

Così, non sapendo oggi chi sarà il futuro socio di riferimento della compagnia è altrettanto difficile dire chi sarà il manager di Fondiaria-Sai nei prossimi anni. È possibile che l'amministratore delegato Fausto Marchionni possa essere chiamato a nuovi incarichi? Di sicuro è un'eventualità di cui si è discusso, nel gruppo e fuori. Anche perché quest'anno ci sarà il rinnovo dei vertici dell'Ania e Marchionni ha l'esperienza per candidarsi alla presidenza.17-01-2011

 

 

 FONSAI: MAGLIA NERA DEL FTSE MIB, IN ROSSO L'INTERA SCUDERIA LIGRESTI...
(Adnkronos) - Maglia nera del listino per Fonsai che, fin dall'avvio, segna ribassi consistenti. Poco prima dell'apertura di Wall Street il titolo assicurativo della famiglia Ligresti lascia sul terreno il 5,26% a 5,945 euro, dopo un report sfavorevole diffuso da Mediobanca. Volumi sostanzialmente nella norma: sono circa 1,6 i milioni di pezzi passati di mano contro una media giornaliera di 2 milioni circa. Il titolo segna cosi' una flessione piu' che doppia rispetto al settore che perde il 2,05%

A pesare sulle piazze europee, Milano inclusa, e' il riaffacciarsi dei timori legati alla crisi debitoria. A farne le spese anche il resto della galassia Ligresti. Sull'All Share Premafin perde lo 0,13% a 0,744 euro, mentre Milano Assicurazioni registra un calo del 4,17% a 1,149 euro.10-01-2011]

 

 

 

LIGRESTI LIMA LE QUOTE E RIEMPIE LA CASSA...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Pulizie di fine anno per la galassia Ligresti. In attesa del via libera della Consob al riassetto che porterà i francesi di Groupama nel capitale di Premafin con il 17%, la holding a cui fa capo il controllo di Fondiaria Sai ha deciso di fare un po' di cassa. E così nella prima metà di dicembre ha venduto sul mercato titoli di risparmio della controllata assicurativa per un controvalore di 557.421 euro. Il pacchetto rappresenta lo 0,35% delle FonSai di risparmio in circolazione.

Nello stesso periodo, tra il 6 e il 20 dicembre, la holding si è poi alleggerita di titoli della Milano Assicurazioni: in questo caso il pacchetto venduto rappresenta lo 0,24% del capitale, per un controvalore totale di 1,55 milioni. Per Premafin si tratta di una limatura della partecipazione detenuta in Milano visto che, per lo più attraverso la controllata Fondiaria Sai, deteneva oltre il 62,8% del capitale ordinario della compagnia. Semplici operazioni di trading, dunque. Fatto sta che la doppia vendita ha fruttato due milioni di euro.

10. EQUITY SWAP AMARO PER LIGRESTI...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - Un po´ meno della metà: è quanto valgono ora le azioni Fonsai che Ligresti (o meglio Premafin) ha legato al contratto di equity swap fatto a suo tempo con Unicredit e che ora la banca si appresta ad allungare (come scadenza) al 2013. Quando aveva fatto l´operazione, il prezzo era stato fissato a 14,37 euro e invece adesso Fondiaria ne vale poco più di 6.

E se non si riprenderà, alla fine del contratto Premafin dovrà scegliere se ritirare i titoli lo stesso o pagare la differenza con il prezzo di mercato, mettendo mano al portafoglio. Sempre che nel frattempo i titoli non siano saliti; ma a quanto pare Unicredit si fida relativamente, tanto che a fronte della disponibilità ad allungare i tempi del contratto ha chiesto al gruppo di versare 10 milioni (post aumento di capitale). Una sorta di deposito in garanzia, per un debitore un po´ in affanno.04-01-2011]

 

 

 

 

 

MILANO ASS: INQUILINI OFFRONO 46 MLN PER 170 APPARTAMENTI...
Radiocor - Nuove dismissioni immobiliari in vista per la galassia Ligresti. La settimana scorsa Immobiliare Milano Assicurazioni, controllata al 100% da Milano Assicurazioni, secondo quanto risulta a Radiocor, ha ricevuto una proposta da 46 milioni per rilevare circa 170 appartamenti appartenenti al quartiere Le Terrazze, complesso di edilizia convenzionata a Sud di Milano.

La lettera d'intenti finalizzata all'acquisto arriva dagli affittuari degli appartamenti stessi che, due anni fa, avevano vinto una causa collettiva per la mancata concessione dell'equo canone, tra il 1998 e 2005, da parte di Immobiliare Lombarda, oggi Immobiliare Milano Assicurazioni. Le trattative per la cessione degli immobili si erano arenate a giugno per il mancato accordo sul prezzo: il gruppo assicurativo chiedeva allora circa 58 milioni. In autunno, mentre accelerava il programma di dismissioni della galassia Ligresti, il dialogo e' ripreso fino alla nuova proposta, da 46 milioni complessivi, che registra l'80% d i adesioni presso gli inquilini. [23-12-2010]

 

 

PREMAFIN: CHIUDE ACCORDO CON BANCHE SU DEBITO, IN PEGNO AZIONI FONSAI...
(Adnkronos) - Premafin ha chiuso oggi l'accordo con le banche finanziatrici per il riscadenziamento del debito. La holding comunica di aver sottoscritto il contratto di modifica, proroga ed estensione del contratto di finanziamento in pool del 22 dicembre 2004, pari attualmente a 322,5 mln di euro. "La garanzia dell'operazione - aggiunge la societa' - e' rappresentata dal pegno sull'intero pacchetto di azioni ordinarie Fondiaria-Sai possedute da Premafin, che mantiene il diritto di voto sulle azioni pegnate".

Si allarga il consorzio di garanzia per l'aumento di capitale: oltre al Credit Suisse ne fanno parte Keefe, Bruyette & Woods e Royal Bank of Scotland (London Branch) in qualita' di joint lead managers, Banca Akros, gruppo Banca Popolare di Milano e Equita Sim in qualita' di co-lead managers. [23-12-20

 

 

7 - SALVARE DON SALVATORE. SEMPRE.
"FonSai data in pegno per salvare Premafin. Ok al rifinanziamento da 322 milioni per Ligresti. A garanzia il 37,5% della compagnia. Nel consorzio bancario per gli aumenti di capitale (leggasi salvataggio, ndr), a fianco di Credit Suisse. Entrano Rbs, Kbw, Banca Akros ed Equita" (Repubblica, p. 32).

 23-12-2010]

 

 

L’INDAGINE DELLA CONSOB TRA LUSSEMBURGO E GINEVRA NELL’INTRICATISSIMA RAGNATELA OFF-SHORE DI LIGRESTI - DA ALMENO 10 ANNI C’È UN PACCHETTO DEL 9% DELLA HOLDING DI FAMIGLIA PREMAFIN DI CUI NON È MAI STATO CHIARO CHI SIANO I REALI PROPRIETARI - C’È UNA BANCA, IL CREDIT AGRICOLE DI GINEVRA CHE LO AMMINISTRA PER CONTO TERZI. E STOP. FINE DELLE INFORMAZIONI

Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

 

A voler credere alle rassicurazioni di Sonia Viale, l'avvocata leghista che a maggio è stata promossa sottosegretario all'Economia (prima faceva l'assistente del ministro Roberto Maroni), questa sembra proprio la volta buona per fare chiarezza. "La Consob sta indagando", ha assicurato Viale il 25 novembre scorso rispondendo a un'interrogazione parlamentare. E' in corso un'inchiesta a tutto campo sulle manovre azionarie in corso da mesi attorno al gruppo di Salvatore Ligresti.

 

Rastrellamenti di titoli, repentini ribassi seguiti da impennate altrettanto veloci. E poi pacchetti di azioni intestati a non meglio precisati "soggetti terzi", annunci di alleanze (quella con i francesi di Groupama) e complicati aumenti di capitale.

Il fatto è che le indagini della Commissione di controllo sui mercati (dove ancora non si è insediato il nuovo presidente designato Giuseppe Vegas) si sono fin qui avventurate in un mare incognito disseminato di società off shore, banche che fanno melina, finanzieri con base tra la Svizzera e Panama che sembrano troppo occupati per rispondere ai quesiti che arrivano da Roma. Insomma, per il momento la situazione appare tutt'altro che chiara. Forse è anche per questo che ambienti vicini ai Ligresti garantiscono che la famiglia sta studiando un riassetto delle proprie attività con base nel paradiso fiscale del Lussemburgo.

 

Nel senso che già nel gennaio prossimo potrebbe essere deliberato il rimpatrio in Italia di una pattuglia di società. E cioè la holding Starlife. E poi le finanziarie Hike, Canoe e Limbo, che fanno capo a Jonella, Giulia e Paolo Ligresti, i tre figli del patron Salvatore.

Parte da qui, dal Lussemburgo, una complicata rete di partecipazioni che porta fino al cuore del gruppo, la Fondiaria assicurazioni ora in grave crisi finanziaria. Trasloco in vista, quindi? Si vedrà. Certo è che al momento l'album di famiglia dei Ligresti comprende, oltre a quelle citate, anche altre finanziarie lussemburghesi dove sono transitati in tempi recenti decine di milioni di euro.

 

E' il caso della Mermer international. O della Valadon. Quest'ultima, creata nel gennaio del 2008, a maggio di quest'anno aveva già esaurito la sua missione, ed è finita in liquidazione. Nel frattempo Valadon ha fatto da sponda a una complessa operazione immobiliare che ha fruttato profitti multimilionari ai Ligresti, che dichiarano di possedere il 49 per cento del capitale della stessa Valadon. Il nome del socio di maggioranza resta invece un segreto ben custodito negli archivi di qualche notaio lussemburghese.

Quanto alla Mermer international, si sa che fa capo alla Sinergia, un'altra società del finanziere e immobiliarista siciliano. Nel bilancio di Mermer troviamo una partecipazione nella Imco (un'altra sigla di casa Ligresti) e, al passivo, un prestito obbligazionario per 16 milioni.

La sorpresa è che il controllo sui conti di questa finanziaria lussemburghese è affidato alla Gordale marketing limited, che avrebbe sede nientemeno che a Cipro, un altro paradiso fiscale. Un salto in Spagna e approdiamo alla Minoritaria holding, anche questa targata Ligresti ma gestita da Giancarlo De Filippo, 73 anni, residente a Montecarlo, amministratore tra l'altro della Monaco capital partners, una finanziaria con sede ai Caraibi, nell'oasi fiscale delle British Virgin islands.

 

De Filippo, conosciuto in Costa Azzurra come un uomo d'affari dal patrimonio personale a dir poco florido, frequenta Ligresti da un paio di decenni. Non per niente lo troviamo anche nel consiglio di amministrazione della Marina di Loano, controllata da Fondiaria, ma il rapporto, consolidatosi negli anni, potrebbe aver fruttato anche altri affari in comune.

La Consob indaga. Per adesso, però, appare ancora lontano da una soluzione il giallo più intricato. In sintesi: da almeno dieci anni c'è un pacchetto del 9 per cento circa della holding dei Ligresti, la Premafin quotata in Borsa, di cui non è mai stato chiaro chi siano i reali proprietari. C'è una banca, il Credit Agricole di Ginevra che lo amministra per conto terzi. E stop. Fine delle informazioni.

 

A partire dal 2009 la quota si è assottigliata fino al 2,6 per cento, ma il Credit Agricole ha comunicato questa notizia alla Consob solo in ottobre di quest'anno. E solo dopo essere stata sollecitata a farlo dalla Commissione. Particolare importante: Premafin è la stessa società che si appresta a chiedere al mercato 225 milioni con un aumento di capitale. I soldi, come è già stato annunciato, arriveranno in buona parte (145 milioni) dalle casse dell'assicurazione francese Groupama.

 

Prima, però, la Consob però vuole vederci chiaro sulle manovre di Borsa che hanno preceduto l'annuncio dell'alleanza con Groupama. Compreso l'ingresso sulla scena del finanziere bretone Vincent Bolloré, che tra agosto e settembre ha rastrellato sul mercato il 5 per cento di Premafin.

La Commissione vorrebbe anche capire una volta per tutte chi sarebbero i soggetti terzi che detengono il pacchetto intestato al Credit agricole e i loro rapporti con i Ligresti. Erano investitori autonomi o semplici prestanome? Questo in breve l'interrogativo da chiarire. Facile a dirsi. Perchè il Credit Agricole si è mosso con grande flemma (eufemismo), prima ritardando le comunicazioni sulla quota detenuta fiduciariamente.

 

E poi inviando un quesito alla «Commissione sull'interpretazione delle norme in materia. Quandoi poi la Consob ha finalmente ricevuto l'elenco dei reali proprietari delle azioni Premafin, ha scoperto che erano in gran parte schermati da società con base a Panama o in altri paradisi fiscali. Come dire che potrebbero servire alcuni mesi per risolvere quest'ultimo rebus. 21-12-2010]

 

 

 CREDIT SUISSE ALLARGA IL CONSORZIO PER LIGRESTI...
S. Bo. per il "Corriere della Sera" - Stretta del Credit Suisse sui consorzi di garanzia per gli aumenti di capitale di Premafin e Fonsai. Le adesioni sarebbero state chiuse ieri e il pool comprenderebbe 5-7 banche, fra italiane ed estere. Nel corso della prossima settimana verranno definite le quote di inoptato eventualmente assegnabili a ciascun istituto.

 

Gli aumenti sono stati fissati fino a 250 milioni per la holding di Salvatore Ligresti e fino a 460 per la compagnia di assicurazioni e Groupama si è impegnata a investire, fra sottoscrizione di nuove azioni e acquisto dei diritti dai Ligresti, 145 milioni. Premafin a sua volta riverserà nella ricapitalizzazione di Fonsai un centinaio di milioni. Ciò significa che gli aumenti, che dovrebbero essere effettuati a metà 2011 a condizioni di mercato, potrebbero chiudere con un ipotetico inoptato massimo fino a 450-460 milioni circa.

Il Credit Suisse, guidato in Italia da Federico Imbert, ha già garantito la sottoscrizione preliminare di tutto l'inoptato e ora con il consorzio ripartisce il rischio. Fra gli istituti contatti potrebbero esserci Rbs, Ing, Mps, Bpm. Nel frattempo non risulta ancora arrivato alla Consob il quesito sulla obbligatorietà dell'Opa, eventualità che farebbe ritirare Groupama dall'operazione. Teoricamente c'è tempo fino a metà del prossimo anno ma le assemblee che attribuiranno ai rispetto board le deleghe per gli aumenti si terranno nei primi mesi del prossimo anno (quella di Premafin è già stata convocata per metà gennaio). È logico però che il mercato si aspetti una certezza sul punto dell'Opa e quindi sulla praticabilità delle operazioni al più presto possibile.

20-12-2010

 

 

PREMAFIN: Unicredit chiude il dossier. Delibera sul caso Premafin (dai giornali).14-12-2010]

 

REGALI DI NATALE...
"Prestiti Premafin verso il rinnovo. Unicredit esposta per 300 milioni. Oggi si firma il rifinanziamento a favore della holding del gruppo Ligresti, poi il consorzio per gli aumenti" (Repubblica, p. 33). Ricomparse sane e salve le statuette di Gesù Bambino, misteriosamente sparite dai presepi delle case dei banchieri coinvolti. Ora si può festeggiare serenamente il Santo Natale. Perché come dice il proverbio, "Banchiere avvisato, mattone salvato".22-12-2010]

 

 

ligresti affair - Gli intrecci affaristici di don salvatore con Capitalia-unicredit (leggi Geronzi) sono già costati quest’anno quasi 100 milioni di perdite ai piccoli azionisti di Fondiaria - ma anziché rafforzare Sai-Fondiaria si briga e si traffica per rafforzare Premafin, controllata da Ligresti! - Quindi la compagnia vende immobili per centinaia di milioni (giornali di ieri) mentre le banche (giornali di oggi) rinnovano prestiti per oltre 200 ml ...ma alla holding Premafin! - Ma non era meglio finanziare tout court SaiFondiaria e non farle vendere immobili? - E perche’ Groupama entra in Premafin (se entra) e non direttamente in Sai Fondiaria?...

1 - BANKOMAT PER DAGOSPIA
Volete la prova di come funziona il capitalismo di relazione all'italiana? Vi avevamo gia' avvisati, ma oggi i giornali confermano senza ammetterlo quanto Dagobankomat vi voleva far notare nei giorni scorsi: anziche' rafforzare la Sai Fondiaria direttamente e subito, che ne ha bisogno, si briga e si traffica per rafforzare soprattutto Premafin dei Ligresti che la controlla.

 

Quindi la compagnia vende immobili per centinaia di milioni (giornali di ieri) mentre le banche (giornali di oggi) rinnovano prestiti per oltre 200 ml ...ma alla holding Premafin! Che così possa meglio sottoscrivere la sua parte di aumento di capitale in Sai Fondiaria. Dei quali 40 milioni pero' devono poi riuscire dalle casse Sai e rimborsare debiti alle banche stesse.

 

Ma non era meglio finanziare tout court SaiFondiaria e non farle vendere immobili?
E perche' Groupama entra in Premafin (se entra) e non direttamente in Sai Fondiaria?
Peraltro amici milanesi ben introdotti mi confermavano che il problema finanziario e' Premafin e quel che tutti sanno - ma non va divulgato - e' che l'ing. Ligresti e' anziano e i figli sono bravi ma forse non del suo livello.

Ma allora perche' insistere a finanziare e rafforzare Premafin? Perche' interessa Premafin alle banche? Non sarebbe meglio tutelare patrimonio, clienti e creditori di SaiFondiaria anche a costo di non avere più' i Ligresti che la controllano?
Siamo sinceri, e' un po' un sistema a rovescio.

 

2 - PER LIGRESTI PALAZZI D'ORO - PAGA UNICREDIT - FONDIARIA SI INDEBITA CON LA BANCA PER GLI APPALTI DEL SUO AZIONISTA
Vittorio Malagutti per "il Fatto Quotidiano"

Gli intrecci affaristici dei Ligresti con Capitalia (leggi Cesare Geronzi) e poi con Unicredit che l'ha assorbita sono già costati quest'anno quasi 100 milioni di perdite ai piccoli azionisti di Fondiaria. A tanto ammonta la svalutazione messa a bilancio dalla compagnia milanese per la sua quota nella banca guidata da Federico Ghizzoni. Per questo sembra piuttosto fuori luogo l'euforia che ieri in Borsa ha accolto i titoli Fondiaria, in rialzo del 6 per cento e più dopo settimane di continui ribassi.

La fiammata si spiegherebbe con la cessione di due immobili che ha fruttato oltre 70 milioni di euro di plusvalenze per il gruppo assicurativo. C'è poco da festeggiare, però, perchè almeno uno di questi affari sembra l'ennesima replica di un copione già andato in scena più volte. Funziona così. La banca, in questo caso Unicredit, mette i soldi sotto forma di prestiti.

 

I Ligresti si prendono il grosso degli utili. E ai soci di minoranza, quando va bene, restano le briciole. Questa volta tutto ruota attorno a un palazzo per uffici nella periferia nord di Milano, poco distante da San Siro. Fondiaria lo ha venduto a Unicredit per 63,5 milioni realizzando un profitto di 13 milioni. Questo però è soltanto l'ultimo capitolo di una storia più lunga.

Tutto comincia nel dicembre 2006 quando l'Immobiliare Lombarda, una società di Ligresti poi fusa con Fondiaria, compra per 10,7 milioni un'area edificabile a Lampugnano. Il venditore è il Comune di Milano, guidato da Letizia Moratti, che evidentemente non sa che farsene di quei terreni. Ligresti non compra a caso. A pochi metri di distanza ci sono i palazzoni di un centro direzionale di Unicredit che da tempo progetta di allargarsi.

 

Affare fatto. Ad agosto 2007 la banca all'epoca guidata da Alessandro Profumo paga 12 milioni al gruppo Fondiaria come acconto per l'acquisto dell'immobile che verrà costruito su quell'area. Già che c'è, a fine 2007, la banca accorda anche un mutuo decennale di 10 milioni che serve a saldare il conto con il Comune di Milano.

Quindi, ancora prima di posare la prima pietra del palazzo che dovrà comprare, Unicredit ha già versato al gruppo Ligresti, tra prestiti e acconti, ben 22 milioni di euro. Il fatto che Ligresti sia anche azionista e consigliere di amministrazione dello stesso Unicredit è ovviamente una semplice coincidenza. O forse no.

 

Adesso bisogna cominciare a costruire. Niente paura, ci pensa Ligresti. La società Crivelli, proprietaria del terreno per conto di Fondiaria, appalta i lavori alla Marcora, un'impresa di costruzioni milanese che fa capo alla famiglia del finanziere. La progettazione del palazzo viene invece affidata alla Miprav, un'altra azienda targata Ligresti.

Bilanci alla mano si scopre che Crivelli, cioè Fondiaria, ha pagato alla Marcora, cioè Ligresti, 11 milioni nel 2009 e altri 12 milioni quest'anno. Miprav invece ha ricevuto un compenso complessivo di un milione circa. I soldi, ancora una volta, arrivano in gran parte da Unicredit, che ha concesso un altro mutuo da 10 milioni alla Crivelli.

Sono tutti affari che corrono sul filo del conflitto d'interessi. C'è un grande gruppo come Fondiaria che versa decine di milioni a società che fanno capo al suo azionista di maggioranza. Proprio per questo niente viene lasciato al caso. Ci sono perizie ad hoc che servono a garantire che gli appalti vengano assegnati a valori di mercato. Sta di fatto che il conto finale, compresi gli interessi sui prestiti di Unicredit, lo paga Fondiaria, quotata in Borsa con migliaia di piccoli azionisti.

 

Arriviamo così all'ultimo capitolo. Nei giorni scorsi Unicredit ha firmato il contratto di acquisto del palazzo di Lampugnano. Prezzo: 63,5 milioni, con un profitto, come detto, di circa 13 milioni per la compagnia di assicurazioni. Queste risorse fanno più che mai comodo a Fondiaria in rosso di ben 430 milioni nei primi nove mesi dell'anno. La cessione di palazzi e altre attività non basta però a tappare le falle.

 

Non per niente la compagnia ha annunciato per i prossimi mesi un aumento di capitale per un massimo di 460 milioni. Anche Premafin, la holding dei Ligresti, farà la sua parte sottoscrivendo la sua quota di aumento grazie al sostegno fornito dal gruppo francese Groupama. Fin qui il riassetto messo a punto nelle settimane scorse.

Un riassetto che però deve ancora passare l'esame della Consob. Le banche sperano vivamente nel via libera della Commissione. La sola Premafin è indebitata per 322 milioni. E il primo della lista tra i creditori è proprio Unicredit. 02-12-2010]

 

 

 

MA IL DIAVOLO FA SOLO LE PENTOLE (E I BUCHI)...
Poi uno prende il Cetriolo quotidiano, che non ha padroni imbarazzanti, e scopre la relatà in un perfetto paginone di Vittorio Malagutti (p. 14), uno che non lo beccherete mai a moderare certe tavole rotonde o a insegnare in master maleodoranti. "Per Ligresti, palazzi d'oro. Paga Unicredit. Fondiaria si indebita con la banca per gli appalti del suo azionista. Triplo conflitto d'interessi: socio, debitore e controparte di affari immobiliari". Ma vuoi vedere che ora a don Salvatore tocca aumentare la pigione agli inquilini Bocchino e Alfano, Masi e rampolle Geronzi, Brunetta e generali ex Sismi?

 

 

 02-12-2010]

 

 

FONSAI: CHIUSA CESSIONE DUE IMMOBILI, PLUSVALENZA DI CIRCA 70 MLN...
Radiocor - Il gruppo FonSai ha concluso la vendita due immobili a Milano. La plusvalenza complessiva, secondo quanto appreso da Radiocor, e' di circa 70 milioni. Si tratta del palazzo di Piazza Cordusio, venduto per 105 milioni per una plusvalenza intorno a 55 milioni, venduto alla Sorgente sgr, tramite il fondo immobiliare Donatello. L'altro immobile, la cui cessione era stata anticipata da Radiocor, e' in via Cambi, zona Lampugnano, venduto per poco piu' di 63 milioni a Unicredit Real Estate, con una plusvalenza circa 15 milioni.30-11-2010]

 

FONSAI: J.LIGRESTI, NON ABBIAMO PREOCCUPAZIONI SU AUMENTO CAPITALE...
Radiocor - 'Non abbiamo preoccupazioni sull'aumento di capitale. Speriamo solo sia veloce la determinazione del processo. Ora ci penalizza l'incertezza del contesto generale'. Lo ha detto a Radiocor la presidente di Fondiaria Sai, Jonella Ligresti, al termine dell'odierno consiglio di amministrazione della compagnia assicurativa, che la scorsa settimana ha annunciato il progetto di un aumento di capitale da 460 milioni di euro, 100 dei quali verranno dalla controllante Premafin che, a sua volta, intende lanciare un'operazione da 225 milioni con l'appoggio di compagnia francese Groupama.

Ci sono una serie di passi procedurali da fare, ha ricordato Ligresti precisando che 'entro pochi giorni sara' posto il quesito alla Consob' che riguarda la partecipazione della Groupama all'aumento Premafin.

 

7. FONSAI: MARCHIONNI, NOSTRO PORTAFOGLIO INVESTIMENTI E' SANO...
Radiocor - 'Tradizionalmente, il nostro titolo perde piu' del mercato, ma recupera anche piu' in fretta. Il nostro portafoglio di investimenti e' sano, ancorche' soggetto a variabili e oggi e' piu' soggetto a incertezze e speculazioni', anche a causa dell'annunciato aumento di capitale. Cosi' Fausto Marchionni, a.d. della compagnia, interpellato da Radiocor a proposito del calo della quotazione.

'L'assicurazione e' un business di lungo periodo e quindi dobbiamo dare certezze, non possiamo fare voli pindarici. Abbiamo il 17% investito nell'immobiliare, che e' una percentuale alta. Le indicazioni che abbiamo su Solvency 2 ci dicono che sembra essere la scelta giusta', nota Marchionni al termine dell'odierno cda della compagnia. Le FonSai hanno perso oggi il 5,6% in Borsa.01-12-2010]

 

 

 

GERONZI-ONZI-ONZI - Tutti gli analisti stanno ripetendo in questi giorni che il gruppo Ligresti è tenuto in vita artificialmente dalle banche - Unicredit ha ereditato una forte esposizione dalla ex Capitalia di geronzi, Mediobanca, sempre gerovital in mezzo, ha impiegato un miliardo nelle emissioni obbligazionarie di Fonsai - la consob indaga da quando non è uscito l´ex presidente Cardia (liason Letta-Geronzi)...

Giovanni Pons per "la Repubblica"

La vicenda finanziaria che sta interessando il gruppo Ligresti in queste settimane è il paradigma di ciò che può succedere in un mercato protetto e poco evoluto come quello italiano. Tutti gli analisti stanno ripetendo in questi giorni che il Nav (valore patrimoniale netto) della holding di Ligresti è pressochè nullo, e che di conseguenza il gruppo è tenuto in vita artificialmente dalle banche.

 

Unicredit ha ereditato una forte esposizione dalla ex Capitalia, Mediobanca ha impiegato un miliardo nelle emissioni obbligazionarie di Fonsai. Negli ultimi due anni sono state fatte operazioni infragruppo che hanno danneggiato Fonsai e beneficiato i piani alti, quelli dove la famiglia è più esposta.

 

Di fronte al calo in Borsa di Fonsai il titolo Premafin è stato tenuto artificialmente alto dal fatto che la famiglia controlla direttamente, indirettamente e in maniera schermata, una quota molto elevata del capitale tanto da aver abolito il prestito titoli a chiunque voglia fare una scommessa al ribasso.

La Consob sta indagando su tutto questo ma solo da quando è uscito l´ex presidente Cardia, prima il gruppo Ligresti godeva di un occhio di riguardo, come quando ha evitato l´Opa su Fondiaria nel 2003.

Per uscire dall´angolo Ligresti ha chiamato in suo soccorso Bollorè e Groupama ma impostando ancora una volta operazioni poco rispettose del mercato e degli azionisti di minoranza, non a caso le quotazioni stanno scendendo ogni giorno di più.

Non ultimo intorno al gruppo si combatte una battaglia di potere per non far cadere le partecipazioni sensibili (Rcs, Mediobanca, Pirelli, Unicredit, Impregilo) nelle mani sbagliate. Mettendosi nei panni di un investitore estero, perché mai dovrebbe impiegare dei soldi in un paese che non condanna casi come quello appena descritto?

 29-11-2010]

 

 

una colletta per totò - C’è poco da fare. Gli investitori proprio non si fidano di Ligresti. Sono ancora troppi i rischi e gli interrogativi intorno all’operazione studiata per salvare le sue società - Dopo il rifiuto delle principali banche italiane toccherà al Credit Suisse prendersi il rischio di gestire un affare dai contorni ancora oscuri - perchè mai bollorè dovrebbe pagare un prezzo supplementare per poi ricevere in cambio una semplice partecipazione di minoranza

 Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

Riveduto e corretto dopo quasi un mese di infruttuose trattative con le banche, il salvataggio del gruppo Ligresti è stato accolto dai fischi degli operatori finanziari. La holding Premafin, che lunedì sera ha annunciato una nuova versione dell'aumento di capitale già reso noto a fine ottobre, ieri ha perso in Borsa l'1,9 per cento.

 

E' andata ancora peggio per le azioni Fondiaria-Sai, il cuore della galassia, che hanno chiuso in ribasso del 3,4 per cento. Con questo scivolone, l'ennesimo, il calo del titolo nelle ultime tre settimane ha raggiunto quasi il 30 per cento.

C'è poco da fare. Gli investitori proprio non si fidano. Sono ancora troppi i rischi e gli interrogativi intorno all'operazione studiata per portare fuori dalle secche le società che fanno capo a Salvatore Ligresti . Dopo il rifiuto delle principali banche italiane toccherà al Credit Suisse prendersi il rischio di gestire un affare dai contorni ancora tutt'altro che chiari.

Uno dei pochi punti fermi è che nelle prossime settimane Premafin chiederà soldi al mercato con un aumento di capitale. Chi lo sottoscriverà? Di sicuro saranno della partita i francesi della compagnia di assicurazioni Groupama, che verseranno circa 145 milioni per arrivare a controllare il 17,1 per cento circa di Premafin.

 

Ligresti e famiglia invece cederanno al gruppo transalpino i loro diritti d'opzione scendendo dal 51 per cento attuale al 34 per cento. A parte i due soci principali non ci sarà certo la coda degli investitori per partecipare all'operazione . Non per niente, lunedì sera, è stato abbandonato il prezzo di 1,1 euro per azione inizialmente fissato a fine ottobre. Con le quotazioni che viaggiano abbondantemente sotto il livello di un euro nessuno si sarebbe fatto avanti.

La nuova versione dell'aumento di capitale resa nota lunedì prevede che il prezzo di sottoscrizione venga deciso sulla base delle condizioni di mercato. I francesi però sborseranno comunque 145 milioni per comprare lo stesso numero di azioni. Come dire che si sono impegnati a pagare di più rispetto agli altri soci e il prezzo supplementare, attraverso l'acquisto dei loro diritti d'opzione, finirà dritto nelle tasche dei Ligresti.

 

L'attuale socio di maggioranza riceverà quindi un premio per aprire le porta al nuovo importante azionista. Il quale verserà risorse fresche indispensabili per rimettere in equilibrio i bilanci di Premafin e consentire alla holding di sottoscrivere (secondo quanto annunciato lunedì) un prossimo aumento di capitale della controllata Fondiaria, a sua volta bisognosa di nuovi capitali.

 

Domanda: perchè mai i francesi dovrebbero pagare un prezzo supplementare per poi ricevere in cambio una semplice partecipazione di minoranza? Nessuno in Borsa crede che questo sia possibile.

Il sospetto è che Groupama abbia ricevuto garanzie precise sul futuro di Fondiaria. Magari un'opzione d'acquisto da esercitare non prima di alcuni anni. Ipotesi, semplici congetture su cui si esercitano gli speculatori. Sta di fatto che in base agli annunci ufficiali i francesi avrebbero spuntato il solo diritto di essere consultati in caso di cessione di Fondiaria o della controllata Milano. Troppo poco per convincere il mercato. I conti ancora non tornano perchè Groupama paga comunque un prezzo giudicato fuori da ogni logica finanziaria viste le quotazioni correnti di Prema-fin e di Fondiaria.

Toccherebbe alla Consob fare chiarezza. Finora però la Commissione di controllo non si è mossa. Vedremo se lo farà nelle prossime settimane. 24-11-2010]

 

 

13. POLLI DA SPENNARE...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - Quando c´è di mezzo la famiglia Ligresti il piccolo azionista è trattato come un pollo da spennare e l´operazione annunciata ieri sera conferma l´insano principio. Groupama pagherà infatti un enorme premio di maggioranza solo alla famiglia Ligresti acquistando da questa i diritti dell´aumento a un prezzo fisso e garantito. E consentendo loro di rimanere al 34% senza tirar fuori soldi dai forzieri.

I piccoli azionisti, bontà loro, dovranno invece sottostare agli umori del mercato e vedere dove si attesterà la quotazione dei diritti prima di decidere se conviene seguire l´operazione. La contropartita francese di tutto ciò? Probabilmente Jean Azema ha calcolato che così facendo il valore di Fonsai e Premafin rischia DI diminuire e per questa via rendere meno onerosa la presa del controllo pieno sul gruppo.

 

 

 [23-11-2010]

 

 

FONSAI VENDE IL RISO DELLA CASCINA VENERIA...
Mar. Man. per "Il Sole 24 Ore" - Riassetti, ma anche cessioni. Mentre si attende la chiusura dell'operazione di ingresso di Groupama in Premafin, appesa alla disponibilità delle banche a formare il consorzio di garanzia, Fondiaria Sai va avanti con il programma di dismissioni. Come anticipato da Radiocor, entro fine anno é prevista la vendita della storica Cascina Veneria (725 ettari vicino a Vercelli), una delle più grandi aziende risicole d'Europa nota per avere ospitato, nel 1949, le riprese del film «Riso Amaro», con Silvana Mangano e Vittorio Gassman.

Il complesso era stato di proprietà, nel passato, della famiglia Agnelli. E ora sembra destinato a passare di mano ancora una volta. L'acquirente resta top secret, qualcosa in più si sa invece sul valore dell'operazione che prevede una valutazione dell'asset attorno a 45 milioni. Abbastanza per garantire una discreta plusvalenza. Che in tempi di vacche magre fa sempre comodo.

18-11-2010]

 

 

 

CERCASI SCONTO SU AUMENTO A PREMIO...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - Un cauto ottimismo. Chi sta lavorando al dossier sembra un po´ più rilassato sul fronte dell´aumento di capitale Premafin, tanto che qualcuno comincia a pensare che a breve possa essere anche presentato il quesito alla Consob, per escludere il rischio di Opa a carico di Groupama. Ma tutto sommato, scommettere su un´ipotesi del genere significa puntare alla quadratura del cerchio: ormai il prezzo in Borsa di Premafin è lontano del 18% rispetto a quanto era stato ipotizzato.

Allora, non è che le soluzioni possibili siano molte: o si trova una strada "fantasiosa"; o qualcuno (qualche banca) decide di rimetterci un po´ di soldi e sottoscrivere l´inoptato; oppure si decide di ridurre il prezzo dell´aumento di capitale. Sempre che, a sorpresa, i Ligresti non ci mettano loro qualche soldino in più, sull´aumento di capitale.16-11-2010

 

9. GROUPAMA HA VOGLIA DI ENTRARE NEL LISTINO...
M. Mou. per "Il Sole 24 Ore" - A pochi giorni dall'annuncio a sorpresa dell'ingresso di Groupama in Premafin (145 milioni per il 18%) tornano a circolare le voci di un imminente ingresso in borsa del gruppo mutualistico francese. Sesta società del suo settore in Francia e quindicesima in Europa, Groupama ha da tempo chiarito di voler entrare nella top ten continentale.

Per farlo ha bisogno di una importante acquisizione e per finanziarla di raccogliere denaro fresco sul mercato. Quattro anni e mezzo fa il consiglio di amministrazione aveva dato il via libera all'operazione. E nel febbraio scorso, in occasione della presentazione dei risultati 2009, i suoi massimi dirigenti avevano ribadito che l'Ipo era più che mai di attualità. Poi un lungo silenzio. Da Groupama insistono nel dire che per il momento non ci sono novità e che quello in Premafin è un investimento puramente finanziario che non contribuisce a cambiare le strategie del gruppo. Ma confermano che il mercato italiano è di grande interesse. E Fondiaria-Sai è un boccone appetitoso.16-11-2010

 

. LIGRESTI ASSICURA CONTRO I RISCHI CAI...
G. D. per "Il Sole 24 Ore" - Cai come Compagnia aerea italiana, oppure come Club Alpino Italiano. A Salvatore Ligresti, patron del gruppo assicurativo Fondiaria-Sai, scricchiolante sotto il peso di debiti e conti in rosso, entrambe le sigle sono familiari. Già azionista della nuova Alitalia-Cai, con un versamento di circa 50 milioni di euro che corrisponde al 4,42% del capitale complessivo, l'ingegnere di Paternò ha visto nel Club Alpino un'occasione per sviluppare l'attività nelle assicurazioni.

Il Cai, una libera associazione che ha per scopo l'alpinismo, la conoscenza delle montagne e la difesa del loro ambiente naturale, è un ente pubblico economico per la struttura centrale, mentre le strutture periferiche sono soggetti di diritto privato. Fondiaria-Sai si è aggiudicata il lotto più importante nella gara del Cai per i servizi assicurativi per il 2011. La compagnia di Ligresti assicurerà i rischi del «soccorso alpino soci e non soci, infortuni soci in attività sociale, infortuni istruttori e istruttori sezionali, spedizioni extraeuropee», con offerta annua pari a 1.233.915,4 euro. Azionista insieme ai «patrioti» della Cai e assicuratore dei rischi delle vette per il Cai: tra un anno Ligresti potrà fare il consuntivo di quale attività sia stata più rischiosa.16-11-2010

 

 

PREMAFIN: G.LIGRESTI, CDA NON DELIBERA AUMENTO,LAVORO SU CONSORZIO...
Radiocor - 'Oggi non abbiamo deliberato sull'aumento di capitale. Ci stiamo lavorando. Siamo ottimisti'. Lo ha detto Giulia Ligresti, presidente di Premafin, interpellata a proposito del previsto aumento di capitale da 225 milioni che dovrebbe permettere l'ingresso del gruppo francese Groupama nel capitale della finanziaria che controlla Fondaria-Sai. Giulia Ligresti stava lasciando la sede della societa' al termine del Cda che ha esaminato i conti del terzo trimestre 2010. E nel caso non venisse trovato un accordo sul consorzio di banche che dovra' garantire l'aumento di capitale? 'Si riunira' il Cda e si vedra' il da farsi', ha risposto l'avvocato Fausto Rapisarda, storico consulente del gruppo che accompagnava la presidente Premafin.

11,11.10

 

NICREDIT FA RESPIRARE LIGRESTI...
Giovanna Lantini per "il Fatto Quotidiano" - La famiglia Ligresti si prepara a incassare uno degli ultimi "lasciti" della gestione Unicredit targata Alessandro Profumo. Nelle casse della FonSai, l'assicurazione che fa capo all'immobiliarista e finanziere Salvatore Ligresti, tra i pochi sostenitori del banchiere nella notte dei lunghi coltelli del settembre scorso che ha determinato il cambio al vertice della banca, stanno per arrivare 50 milioni di euro. Si tratta del saldo per l'ampliamento della sede di Unicredit Real Estate a Milano.

L'opera da circa 65 milioni sta per essere ultimata e a fine mese avverrà il trasferimento della proprietà a Unicredit che finora ha versato solo il 20 per cento del totale. In attesa di affrontare i punti in sospeso, come la quota in capo a Unicredit del debito della holding Premafin di oltre 300 milioni, si avvia così alla chiusura un pezzo della complessa partita di dare e avere tra il costruttore siciliano e la "vecchia" Unicredit che ad agosto era stata protagonista della ristrutturazione del debito della finanziaria di famiglia Sinergia e che sempre a Fon-Sai (e agli americani di Hines) aveva affidato la realizzazione, in corso, del suo nuovo quartier generale.

11.11.10

 

 

FONSAI ALZA IL VELO SUI CONTI...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - oggi è il giorno della "prima" verità, quella sui conti Fondiaria, in attesa che si alzi il velo sul consorzio di garanzia al piano di sopra, in Premafin. Probabilmente non verrà detto apertamente se si farà o meno l´aumento di capitale, ma un po´ di conti si potranno fare: le attese sono per una importante svalutazione delle partecipazioni Unicredit e Generali (per una cifra più vicina ai 250 milioni che a 200) e al contrario per un piccolo incremento dei parametri di solidità patrimoniale di Solvency, grazie ad esempio alla vendita della Gesfid.

E a proposito di cessioni, il gruppo non ha perso le speranze di cedere Sasa e Liguria: i contatti con Clessidra a quanto pare continuano. Se il prezzo non si discostasse troppo da quello di carico, il vantaggio di termini di Solvency sarebbe significativo. Ed è questo in fondo l´obiettivo primario.

10-11-2010]

 

 

 

1 - SE BERLUSCONI PIANGE, GERONZI NON RIDE: LA GUERRA PER LE SPOGLIE DELL'IMPERO LIGRESTI
C'è un impero finanziario che a Milano sta vacillando in maniera paurosa.
È quello costruito da Salvatore Ligresti, il Totuccio di Paternò che a 78 anni potrebbe godersi la vita e i quattrini accumulati fin da quando dopo la laurea in ingegneria a Padova si è trasferito sotto la Madonnina con un'irresistibile voglia di mattone.

 

Eppure per quest'uomo che nel '92 ha dovuto subire una condanna per tangenti risolta con un paio d'anni di lavoro ai servizi sociali, non sembra esserci pace. Il suo colosso finanziario e assicurativo è al centro di trattative convulse nelle quali sembra emergere un gioco del cerino che vede protagonisti le banche fin troppo generose, gli appetiti dei francesi con gli occhi dolci e una montagna di quattrini.

A questi soggetti "curiosi" ai aggiungono le autorità di controllo come la Consob e l'Antitrust desiderose di vedere chiaro sull'intreccio degli interessi e sugli strappi in Borsa della holding Premafin con la quale Totuccio controlla il Gruppo Fondiaria SAI composto da oltre 100 aziende.

 

Al suo destino sono interessati anche Mediobanca (dove il Cavaliere di Paternò controlla l'8,6% del patto di sindacato) e Unicredit, l'istituto che durante l'era Profumo ha allargato i cordoni della Borsa. Dietro queste due realtà c'è poi l'ombra lunga di Cesarone Geronzi, il banchiere seduto sulla plancia di comando delle Generali che lo ha sempre protetto e che è interessato al futuro del secondo Gruppo assicurativo italiano.

 

Il gioco del cerino assomiglia per certi versi a quello della politica romana dove si aspetta che uno dei protagonisti faccia la mossa decisiva per mandare definitivamente ai giardinetti l'anziano imprenditore di Paternò.

Anche l'intervento dei francesi di Groupama, che hanno dichiarato di voler mettere sul piatto 145 milioni per rilevare in modo sopravvalutato il 17,9% della Holding di Ligresti, solleva inquietudini nella famiglia del costruttore. Si capisce benissimo che una volta messi i piedi in casa, i parigini faranno piazza pulita del management e prenderanno il bastone del comando.

 

Questa ipotesi potrebbe anche andar bene a Totuccio, ma crea in lui e nei suoi tre figli un notevole malessere. La più colpita è la primogenita Jonella, che a 23 anni ha interrotto gli studi alla Bocconi per affondare le mani nella finanziaria di famiglia. Oggi è la donna manager più pagata d'Italia e in materia di compensi se la batte con Marina Berlusconi.

 

Di sicuro c'è che dal quartier generale di Groupama, dove regna un ingegnere agricolo 57enne di nome Jean Azéma, comincia a trapelare la voce che una volta andato in porto l'operazione d'acquisto del 17% della holding, si dovrà procedere a un rinnovamento profondo del management. Il primo a saltare dovrebbe essere Fausto Marchionni, il piemontese che dopo il diploma di ragioniere e un'esperienza di cinque anni nelle cartiere del Gruppo Burgo, nel 1966 è entrato in SAI fino a diventare il braccio destro di Totuccio.

A Milano gira la voce che per ragioni personali Marchionni potrebbe rinunciare presto al suo incarico che gli frutta più di 6 milioni di stipendio l'anno; al suo posto c'è già chi vede Emanuele Erbetta, l'uomo al quale nel 2008 è stata affidata la responsabilità del ramo danni e del mercato di SAI. Le sue quotazioni sono in rialzo, ma il profilo sembra inadeguato rispetto a quello di un robusto capoazienda che sia in grado di tenere a bada i francesi e destreggiarsi tra le banche.

 

Tra queste Mediobanca sembra essere la più interessata a non mollare la presa in modo da pilotare il destino di Ligresti e della sua famiglia. Purtroppo i due "alani" Pagliaro e Nagel sembrano muoversi all'interno di un salotto che è diventato molto più debole rispetto alla Piazzetta Cuccia dei tempi antichi, ma il boccone di Premafin e SAI con il pacchetto di partecipazioni strategiche che l'anziano Ligresti ha ancora tra le mani, è troppo appetibile per consentire che siano solo i francesi (teleguidati da Geronzi) a chiudere il gioco del cerino.

In questo scenario il popolo bue dei piccoli azionisti è tagliato completamente fuori, e non a caso Alessandro Penati ha concluso il suo micidiale articolo di sabato su "Repubblica" con queste parole: "la Borsa è diventato un posto dove pochi privilegiati fanno gli affari propri. Con i vostri soldi

11.11.10

 

GRUPPO LIGRESTI: effetto Parigi, debiti inferiori agli asset. Dopo il blitz di Groupama sale il valore di Premafin nelle holding personali. La Borsa ora vede l'aumento Fonsai (Il Sole 24 Ore, pag. 41) L'operazione Ligresti-Groupama sotto la lente Consob. (La Repubblica, pag. 27)[02-11-2010]

 

 

 

 

IL PASTICCIO LIGRESTI-BOLLORè (MAGO GERONZO VIGILA SUL TESORETTO) - IL 6,40% DI TITOLI PREMAFIN VENDUTO IN GRAN SEGRETO DA Crédit Agricole è STATO parcheggiatO in Svizzera COME fosse una "riserva" degli stessi Ligresti? e che a rilevarne una quota sia stato proprio Bolloré? - ALTRO MAGHEGGIO: L´accordo pare congegnato come un lasco patto di consultazione, probabilmente per non incappare nel controllo congiunto tra le parti, che farebbe scattare una costosa e indesiderata Opa a cascata sulla filiera....

1- PREMAFIN: CATRICALA', PRESTO PER VALUTAZIONI SU ACCORDO CON GROUPAMA
Radiocor - 'E' un po' presto per fare qualsiasi valutazione' sull'accordo che prevede l'ingresso di Groupama in Premafin con una quota del 17%. Lo ha detto a Radiocor il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala'. 'Ieri ci sono stati soltanto i primi contatti - ha aggiunto - stiamo appena iniziando a studiare, bisogna innanzitutto vedere se l'operazione si configura come una concentrazione, se e' comunitaria e se ci sara' assegnata. Stiamo iniziando ora, non c'e' ancora nessuna notifica'.

2- LA CONSOB STANA IL SOCIO OCCULTO DI LIGRESTI
Andrea Greco per "la Repubblica"

 

Due nuovi enigmi per il caso Premafin. Il primo riguarda il patto tra Ligresti e i francesi di Groupama, molto atteso ma che - pubblicato ieri, a rigore di legge - si rivela poco più che un accordo di consultazione tra gli imprenditori italiani e i novelli soci, senza opzioni di acquisto né penali se, fra due anni, gli attuali soci di controllo scegliessero strade e partner diversi.

L´altro enigma si dipana attorno al 9% di Premafin custodito nei forzieri di Crédit Agricole Suisse, fiduciaria che ne ha venduto la gran parte. A fine ottobre del 2009 la quota era scesa al 4,9%, ma lo sfondamento del tetto del 5% è stato comunicato un anno in ritardo; per questo la banca francese incorrerà in una sanzione nell´ordine delle decine di migliaia di euro.

 

Non solo: la Consob, che da agosto indagava sui soci stranieri di Premafin, venerdì (giorno dell´annuncio del blitz di Groupama) avrebbe sollecitato Crédit Agricole Suisse a precisare la quota, che nel frattempo era scesa al 2,59%. Date e numeri che non dissipano i dubbi dei più, ovvero che quei titoli parcheggiati in Svizzera fossero una "riserva" degli stessi Ligresti, e che a rilevarne una quota sia stato proprio Vincent Bolloré, il finanziere bretone che poco prima di Groupama ha rastrellato il 5% di Premafin.

 

Due lavori faticosi per la Consob, che a ore chiederà un supplemento di informazioni ai protagonisti della vicenda. Sempre a ore dovrebbe giungere la documentazione sul futuro aumento di capitale in Premafin, e il quesito dei francesi sul non obbligo dell´offerta pubblica di acquisto; perché in caso di Opa tutta l´operazione salterebbe, come ribadito ieri.

L´importante è fare presto, perché frattanto i titoli sono tutt´altro che stabili. Ieri sono proseguiti i realizzi, con Fondiaria-Sai in calo del 4,14%, Premafin del 3,96% e Milano Assicurazioni giù del 3,06%. Gli investitori temono soprattutto la ricapitalizzazione nella pedina maggiore del gruppo, ma c´è anche il timore che il fascino speculativo sulla filiera Ligresti si riveli un fuoco di paglia.

A giudicare dalle quattro pagine pubblicate ieri sera, il primo estratto del patto parasociale, le novità eccitanti per gli investitori - specie di minoranza - sarebbero infatti ben poche. Soprattutto, non ci sarebbe alcuna opzione di acquisto nel termine dei due anni stabiliti, come si poteva pensare dal comunicato di settimana scorsa.

La premessa, nota, è che per il prossimo biennio non cambi nulla, a parte l´ingresso di Groupama con il 17% previo acquisto di tutti i diritti di una ricapitalizzazione da 225 milioni su Premafin. Quindi, nel periodo, i Ligresti non potranno vendere azioni Premafin, né Premafin la quota di controllo di Fonsai, né Fonsai le azioni di Milano.

 

Detto ciò, qualora «dopo lo spirare del termine si presentasse l´occasione di una cessione o di un´operazione, Groupama verrà consultata al fine di elaborare una posizione comune relativamente alla stessa e alle sue modalità, nell´interesse delle società coinvolte». Ma niente di più: né put&call, né veti, penali o possibilità di rivalersi sui Ligresti, se "tradissero" i francesi nel 2012.

L´accordo pare congegnato come un lasco patto di consultazione, probabilmente per non incappare nel controllo congiunto tra le parti, che farebbe scattare una costosa e indesiderata Opa a cascata sulla filiera. 03-11-2010]

 

 

. PREMAFIN: PRIMI CONTATTI INFORMALI GROUPAMA CON CONSOB E ANTITRUST...
Radiocor - Primi contatti di Groupama con Consob e Antitrust sul dossier Premafin. Il gruppo assicurativo francese, secondo quanto risulta a Radio cor, ha avviato 'contatti informali' con l'organo di sorveglianza della Borsa e con l'Autorita' per la concorrenza, sulla scia dell'accordo che prevede l'ingresso di Groupama con il 17% in Premafin in occasione di un aumento di capitale.

Groupama ritiene che l'Antitrust di riferimento sia quello italiano, e non quello europeo, perche' non si tratta di un'acquisizione ma di una semplice presa di partecipazione. Comunque, il gruppo francese considera, spiegano alcune fonti, che non sussista obbligo di notifica all'Antitrust perche' l'operazione non comporta una concentrazione nel settore assicurativo italiano, non determinandosi un controllo esclusivo o congiunto da parte del gruppo francese su Premafin-FonSai.[03-11-2010

 

 

 

PREMAFIN: GROUPAMA RILEVA 17,8% PER 145,7 MLN, LIGRESTI SCENDE AL 35%...
Radiocor - Groupama entra in Premafin con una quota del 17,89% nell'ambito di un aumento di capitale complessivo da 225,6 milioni, in opzione ag li stessi azionisti Premafin, cui sara' soggetta la finanziaria dei Ligresti. L'operazione, precisa un comunicato, 'e' finalizzata a raccogliere risorse finanziarie necessarie per il rafforzamento patrimoniale della societa' e della controllata Fondiaria Sai'. Groupama sottoscrivera' nuove azioni Premafin per 115,7 milioni e acquisira' tutti i diritti di opzione degli aderenti al Patto per 30 milioni: post aumento di capitale deterra' il 17,89% del capitale votante mentre la famiglia Ligresti scendera' al 35,78

 

4.PREMAFIN: IL PATTO NON CEDE LE ASSICURAZIONI PER 2 ANNI...
(Adnkronos) - Gli aderenti al Patto di controllo di Premafin si sono impegnati, per un periodo di due anni a far data dall'esecuzione dell'operazione, a non cedere le loro partecipazioni in Premafin e, insieme a Premafin, a non cedere il controllo diretto e indiretto di Fondiaria-Sai e di Milano Assicurazioni. Successivamente, qualora si intenda dar luogo a tali cessioni, Groupama dovra' essere previamente consultata.

"Riteniamo che l'impegno finanziario di Groupama rappresenti un segnale forte di fiducia nel nostro Gruppo. Il rafforzamento patrimoniale che ne seguira' consentira' a Premafin di affrontare gli impegni e le sfide del futuro con maggiore forza e serenita'". Cosi' Giulia Maria Ligresti, presidente e ad di Premafin, commenta la decisione del cda di oggi.

'In cda e' andato tutto bene, il voto e' stato unanime'. Cosi' il consigliere di amministrazione Oscar Pistolesi uscendo dal Consiglio di amministrazione di Premafin, dopo la delibera dell'aumento di capitale di 225,7 mln.

 

5.PREMAFIN: GROUPAMA, INVESTIMENTO FINANZIARIO, QUOTA MASSIMA 20%...
Radiocor - Per il gruppo assicurativo francese Groupama l'investimento in Premafin e' di tipo finanziario e la quota potra' salire fino a un massimo del 20% a seconda dell'andamento dell'aumento di capitale. Lo ha detto a Radiocor una portavoce di Groupama, raggiunta nel quartier generale parigino della compagnia.

'Per noi e' un investimento finanziario. L'Italia e' il primo mercato internazionale del gruppo ed e' logico che in questo contesto ci sia l'interesse all'opportunita' di rilevare una partecipazione in occasione dell'aumento di capitale', ha detto la portavoce. La quota, prevista e' al 17% nel caso di integrale esercizio dei diritti di opzione spettante agli azionisti e potra' salire fino ad un massimo del 20% a seconda dell'esercizio dei diritti di opzione.

 

 

PREMAFIN SOSPESA IN BORSA INSIEME A FONSAI...
(ANSA) - Premafin e Fonsai sono temporaneamente sospese dalle negoziazioni di Piazza Affari. Lo comunica in una nota Borsa Italiana-29-10-2010]

6. P. LIGRESTI, GROUPAMA? ASPETTIAMO ESITO CDA...
(ANSA) - Paolo Ligresti, vicepresidente di Premafin non smentisce l'ipotesi di un ingresso di Groupama nel capitale della holding che controlla Fondiaria Sai. "Il cda è alle 11" ha detto all'ANSA entrando nella sede della società. A chi gli chiedeva se c'é da aspettarsi una decisione sull'arrivo nel capitale della compagnia di assicurazioni francese il figlio di Salvatore Ligresti ha rinviato all'esito del cda: "ora c'é il cda". Paolo Ligresti ha escluso una riunione anche del board di Fondiaria Sai.29-10-2010]

 

 

 

PREMAFIN: BOLLORE' SALE AL 5% DEL CAPITALE DAL 2,38%...
Radiocor - Vincent Bollore' raddoppia la puntata in Premafin. Il finanziere ed industriale francese ha portato al 5,015% la quota nella societa' che controlla Fo ndiaria-Sai dal 2,385% che risultava al 29 settembre, come emerge dalle comunicazioni a Consob sulle partecipazioni rilevanti. L'operazione e' avvenuta il 21 ottobre. La quota e' ripartita tra la Financiere de l'Odet (2,732%) e la Financiere du Perguet (2,283%).

31.10.10

 

FA CALDO NEL PALAZZO PARIOLINO DI LIGRESTI - PRENDE CASA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA (DI TUTTI MENO UNO), DIAVOLETTO ALFANO, E SI RITROVA COME DIRIMPETTAIO UN ARMENO AGLI ARRESTI DOMICILIARI ACCUSATO DI OMICIDIO - MA IL VERO PERICOLO ARRIVA DAGLI ALTRI CONDOMINI: MASI, BOCCHINO, BRUNETTA, LE SORELLE GERONZI, GENERALI DEI SERVIZI, ETC. - PERCHé, PUR AVENDO CASE DI PROPRIETà, LOR SIGNORI VANNO TUTTI IN AFFITTO DA LIGRESTI? AH SAPERLO...

Angelino Alfano visto da Frassetto

A cura di Enrico Arosio e Primo De Nicola per "L'espresso"
Gli inquilini del complesso residenziale ai Parioli dove si è trasferito il ministro della Giustizia Angelino Alfano sono di pessimo umore. La polizia penitenziaria di scorta al ministro ha requisito uno spazio della strada pari almeno a 15 posti auto preziosi come l'oro.

 

L'arrivo di Alfano e famiglia nel compound, di proprietà del costruttore Salvatore Ligresti, ha vieppiù nobilitato il parterre di inquilini (tutti in affitto) tra cui spiccano il deputato finiano Italo Bocchino, il direttore generale Rai Mauro Masi, il ministro Renato Brunetta con la compagna Tiziana Giovannoni, le sorelle Benedetta e Chiara Geronzi, figlie del presidente delle Generali Cesare Geronzi.

Diverso è il caso dell'inquilino del primo piano, Arthur Asatryan, armeno (ma parla russo) arrestato nel giugno 2008 dai carabinieri con l'accusa di essere coinvolto nel tentato assassinio, in un ristorante di via Veneto, di un cittadino greco accoltellato una decina di volte e ciò nonostante scampato alla morte. Sullo sfondo, uno scenario di mafie russo-armene, con sanguinose rivalità di clan.

 

Caso vuole che Asatryan, che ha scontato un periodo di arresti domiciliari nella palazzina, sia proprio il dirimpettaio del ministro della Giustizia. Una circostanza imbarazzante che, nell'assegnare l'appartamento ad Alfano, gli amministratori del complesso non hanno considerato e che ora mette a disagio il Guardasigilli. L.I.

 

 

22-10-2010]

 

 

TRADIMENTO IN PIAZZETTA - PERCHÉ LIGRESTI E BOLLORÉ SI SONO ALLEATI? L’INGRESSO DEL FINANZIERE FRANCESE IN PREMAFIN È LA RISPOSTA AL TENTATIVO DI MEDIOBANCA DI DETRONIZZARE DON SALVATORE, APPROFITTANDO DEI DEBITI DI FONSAI & C. - L’OPERAZIONE NAGEL-PAGLIARO RESA POSSIBILE DALL’USCITA DA MEDIOBANCA DI GERONZI VERSO GENERALI. MA è LO STESSO GEROVITAL CHE ATTIVA BOLLORé PER IL SALVATAGGIO LIGRESTI...

Fabrizio Massaro per "Milano Finanza"

 

«Sì, lo so perché lei mi chiama, ma io non posso dire niente dopo quell'articolo di oggi del Sole 24 Ore dettato da Mediobanca. Se volete sapere delle cose, fatevele dire da loro. Io non dico niente, sono vicepresidente di quella compagnia e qualsiasi cosa dica è price sensitive. Non mi fido di nessuno, dunque non le faccio nessuna dichiarazione». Click.

Così giovedì 14 ottobre un Massimo Pini furioso evitava ogni domanda o commento su Fondiaria Sai e sulle voci di un pressing di Piazzetta Cuccia per sostituire l'amministratore delegato Fausto Marchionni o innestare nel gruppo manager graditi alla banca.

 

Se dunque le bocche sono cucite sul tema della crisi della galassia assicurativa che fa capo a Salvatore Ligresti, da FonSai alla controllante Premafin, nel suo sfogo di pochi secondi al telefono Pini confermava un'indiscrezione finora solo sussurrata nei palazzi della finanza milanese: è ormai guerra aperta tra Mediobanca e Ligresti.

Il quale ha però trovato un alleato in Vincent Bolloré, finanziere francese molto attivo in Italia fra Generali (di cui è vicepresidente), Mediobanca e Pininfarina. Ma come sono potuti arrivare a tanto Ligresti e Mediobanca? Non era, la loro, un'alleanza blindata, suggellata da Enrico Cuccia?

 

Effettivamente Ligresti è stato dalle origini legato a Piazzetta Cuccia. Due volte la banca d'affari lo ha tenuto in piedi: nel 1989, quando guidò la quotazione di Premafin travolta dai debiti, e nel 2001-2002, quando mise in salvo Fondiaria facendola passare da una Montedison sotto l'assedio dei francesi alla Sai, fino alla fusione fra le due compagnie assicurative.

Fu proprio per finanziare quell'operazione, orchestrata da Vincenzo Maranghi, che Mediobanca sottoscrisse i primi prestiti subordinati di FonSai; che poi con integrazioni successive sono arrivati agli attuali 1,04 miliardi in scadenza nel 2016-2017, su un indebitamento complessivo di 1,77 miliardi. È per questo motivo che Mediobanca è fra le banche più attente allo stato di salute di FonSai e all'evoluzione delle operazioni che la famiglia Ligresti e l'ad del gruppo, Fausto Marchionni, hanno in cantiere per ridurre l'indebitamento e rafforzare i ratio patrimoniali della compagnia.

In particolare, si tratta di cessioni di asset immobiliari, come la Torre Velasca e il palazzo in piazza Cordusio a Milano, e il porto di Loano e della possibile vendita della controllata Liguria Assicurazioni (che incorpora anche parte della compagnia Sasa).

Lo stato di salute di FonSai, terza compagnia assicurativa in Italia, non è dei migliori ma non è certo critico, secondo le letture degli analisti. Il solvency ratio, che misura il livello di patrimonializzazione in campo assicurativo, è sceso dal 150% del 2007 a 106% di metà 2010, «ben sotto il punto di pressione di 120%», scrive Exane Bnp Paribas in un recente report. Ciò per due motivi: da un lato l'impatto dei decreti Bersani sulle assicurazioni, dall'altro l'alta esposizione ai mercati italiani, pari a 5,1 miliardi di investimenti, di cui 800 milioni in sette grandi gruppi.

Fra questi ci sono Generali (0,99%), Mediobanca (3,8%), Unicredit (0,25%) e la stessa Premafin (4%), controllante di FonSai. La ripresa dei mercati e le cessioni possono aiutare a far crescere questi indicatori, mettendo in sicurezza la compagnia. La necessità di nuovo capitale viene dunque considerata solo lo scenario peggiore, possibile solo se non si riusciranno a cedere asset e il mercato dovesse cadere fino a far scendere gli indici sotto il 100%. In tal caso si potrebbero chiedere al mercato fino a 500 milioni (la stima è di Banca Akros).

Approfittando di questa oggettiva debolezza del gruppo, alcuni mesi fa Mediobanca, abbandonato il tradizionale ruolo di sostegno all'azionista Ligresti, ha provato a forzare la mano intimando a manager e proprietà: efficientate la gestione della compagnia e riequilibrate il patrimonio. Insomma, ciò che di norma un istituto pretende da un cliente ordinario, non certo da un socio storico per di più pattista e rappresentato in cda.

 

Un atteggiamento che sarebbe addirittura sfociato nella richiesta di avvicendamenti nel management, a cominciare dalla figura dell'amministratore delegato, e nel pressing per l'accelerazione nelle cessioni. In che modo? Un episodio per tutti. Mediobanca è advisor per la vendita di Liguria-Sasa (insieme con Kpmg): per la compagnia plurimandataria ha prospettato come più concreta l'offerta del fondo Clessidra, cioè un investitore finanziario e non industriale, che in quanto tale ha messo sul tavolo 250 milioni contro un valore di carico di 300 milioni.

Di fronte all'offerta in FonSai hanno storto il naso: accettarlo significherebbe svendere. Marchionni potrebbe dire sì solo in mancanza di altre offerte o se i tempi di queste ultime fossero troppo lunghi. Ma in realtà il manager vuole scommettere sul rilancio di Liguria-Sasa, dalla scorsa primavera alle cure di Sandro Salvati e ricca di circa 800 milioni di premi. Anche perché i desiderata di Ligresti vanno in una direzione opposta a quella di Mediobanca: non si vende nulla.

Marchionni insomma è tra due fuochi: da un lato deve rispettare le volontà dell'azionista, dall'altro deve fare fronte ai creditori, a cominciare proprio da Mediobanca. Per il momento il manager sembra propenso ad accettare solo l'arrivo di un direttore finanziario capace di rendere più dinamica la gestione della cassa: in questi giorni è già stato affidato l'incarico a un cacciatore di teste.

 

Ma se le cose dovessero mettersi male, Mediobanca non ha fatto mistero di ipotizzare addirittura un passaggio del gruppo in mani diverse dalla famiglia Ligresti. O almeno l'arrivo di un soggetto, di sua fiducia, che possa affiancare la famiglia nell'azionariato.

Uno scenario che l'Ingegnere vede come fumo negli occhi. E per opporvisi ha trovato un alleato d'eccezione in Bolloré. Per cominciare il finanziere bretone ha così investito poco più di 8 milioni (una somma decisamente modesta per la sua capacità d'investimento) per rilevare il 2,4% di Premafin, la holding di controllo di FonSai. Di fatto è il secondo azionista accanto a Ligresti, che ha sempre tenuto ben strette le redini della finanziaria.

Con quale vero scopo Bolloré ha affiancato Ligresti? Mira forse a portare Groupama nel capitale di FonSai? Oppure ha messo gli occhi sugli immobili più prestigiosi del gruppo? Nulla di tutto ciò, assicura chi ha conosce le cose di casa Ligresti. Bolloré si è schierato con l'Ingegnere per fornirgli un sostegno finanziario e di relazioni proprio per bilanciare le pressioni di Mediobanca, di cui il finanziere è anche uno dei primi soci con il 6% (potenziale) e membro del comitato esecutivo.

In questo contesto le sue Financiere du Perguet e Financiere de l'Odet potrebbero crescere in Premafin anche in misura significativa (magari rilevando azioni ora in mano allo stesso Ligresti), nonostante prezzi non di mercato: Premafin infatti quota a premio rispetto alla controllata FonSai, a differenza di quanto avviene di solito per le holding finanziarie.

 

In questa veste potrebbe anche partecipare a un eventuale aumento di capitale (o ad altra forma di finanziamento) necessario per garantire a FonSai di procedere con tranquillità alle dismissioni e al rafforzamento patrimoniale, senza necessità di dover pensare a un dividendo.

E smorzando anche la tensione ai piani alti della catena Ligresti, da Sinergia fino alle holding lussemburghesi in cui sono raccolte le quote dei figli Jonella, Giulia e Paolo. In queste settimane Premafin chiuderà con le banche la rimodulazione dei 322 milioni di debiti (110 milioni verso Unicredit, 72,5 verso Mediobanca, a seguire Intesa Sanpaolo, Bpm e Cariparma). La scadenza dovrebbe essere spostata al 2014 con pegno sulle azioni FonSai. E anche questo alleggerirà le tensioni.

C'è infine un altro aspetto strategico da considerare: FonSai e Bolloré insieme rappresentano quasi il 10% di Mediobanca e di fatto superano Unicredit. Una potenza di fuoco da far valere dentro le stanze di Piazzetta Cuccia, se ci saranno da far pesare (e contare) le azioni. [19-10-2010]

 

FONSAI: CLESSIDRA PRESENTA OFFERTA FINALE SU LIGURIA-SASA...
Radiocor - Cessione di Liguria-Sasa da parte di Fondiaria-Sai alle battute finali. Clessidra, secondo quanto risulta a Radiocor, ha presentato questo pomeriggio un'offerta definitiva e migliorativa per rilevare la compagnia, mentre e' attesa nei prossimi giorni la proposta vincolante dell'altro concorrente, la compagnia americana Liberty International.

Cattolica, che era tornata in corsa in extremis, sembra al momento defilata. Il prezzo della transazione e' destinato ad abbassarsi rispetto alle stime iniziali (350-400 milioni) e, con ogni probabilita', sara' anche sotto i 300 milioni di euro a cui e' in carico Liguria-Sasa nel gruppo FonSai.

[07-10-2010]

 

 

CHI PREMIA PREMAFIN HA PASSAPORTO ESTERO...
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore" - Chi compra Premafin a prezzi pari a tre volte il valore degli asset sottostanti? Provate a chiederlo alla società, e vi dirà che non ha informazioni specifiche. Provate a chiederlo ai gestori, e vi diranno che non sono loro. Provate a chiederlo ai trader di Piazza Affari, e vi diranno che non lo sanno. Perché gli acquisti piovono dall'estero. Ma anche ieri qualcuno ha comprato, visto che i volumi sono lievitati a cinque volte la media.

Il sospetto è che sia in atto un'azione di sostegno delle quotazioni, forse per evitare che scatti il reintegro delle garanzie. Che sarebbe un problema, visto che i titoli dell'azionista di controllo sono tutti in pegno alle banche. Per fortuna è arrivato Bollorè, e lui lo dice perchè compra: perchè ama l'Italia. E per fortuna anche FonSai, che è l'asset principale, si è risvegliata in Borsa (+6,6%). Ancora non basta però a ridurre il gap valutativo e soprattutto a spiegare perchè chi compra Premafin sta comprando.[06-10-2010]

 

 

 BOLLORE': SUPERA SOGLIA 5% IN MEDIOBANCA E IN PREMAFIN SALE OLTRE 2%...
Radiocor - Vincent Bollore' ha incrementato la partecipazione in Mediobanca superando la soglia del 5% al 5,029% dal precedente 4,99% dell'ottobr e 2003. L'operazione e' datata 29 settembre scorso, mentre e' del 21 settembre l'ok dell'assemblea del Patto di sindacato di Mediobanca a che il finanziarie bretone possa salire dell'1% al 6% del capitale. Bollore' ha rafforzato anche la sua partecipazione in Premafin oltre il 2%: alla data del 22 settembre ha in portafoglio il 2,036% della finanziaria che controlla Fonsai. L'agenzia Radiocor aveva rivelato negli scorsi giorni che Bollore' aveva l'1,68% di Premafin.

15.10.15

 

 

10. FONSAI: RIMBORSATO BOND DA 180MLN CON 44MLN TITOLI INTESA...
Radiocor
- FonSai ha chiuso il rimborso del prestito convertibile da 180,4 milioni emesso dalla controllata SaiInternational nel 2004. Secondo quanto risulta a Radiocor, il pagamento e' avvenuto, come da regolamento, tramite la consegna di 44 milioni di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo, il cui controvalore, ai prezzi odierni, e' di 104 milioni. L'emissione era stata lanciata a un prezzo di scambio di 4,10 euro per azione, prezzo che incorporava un premio del 35,13% rispetto alle quotazioni di allora ma ben superiore ai 2,36 euro della quotazione odierna di Intesa Sanpaolo.

01.10.10

 

BOLLORE': E' AZIONISTA PREMAFIN CON UNA QUOTA DELL'1,68%...
Radiocor -
Il gruppo Bollore' e' azionista di Premafin con l'1,68%, per un valore netto contabi le di 6,1 milioni a fine giugno. E' la novita' che emerge dalla relazione semestrale della Financiere de l'Odet, una delle holding di testa del gruppo guidato da Vincent Bollore'. In base al documento - consultato da Radiocor - la quota nella societa' che e' controllata dalla famiglia Ligresti e cui fa capo Fonsai, e' stata incrementata rispetto alla prima meta' del 2009, quando ammontava allo 0,59%, per un valore di 2,5 milioni. 01.10.10

 

 Nei giorni scorsi si è spenta Giorgina Susini, moglie di Salvatore Ligresti. La signora salì agli onori delle cronache nel 1981, quando venne rapita e tenuta ostaggio dal 5 febbraio al 27 marzo. Per la sua liberazione fu pagato un riscatto di 660 milioni. Fatto curioso, i tre autori del sequestro, dopo essere stati individuati, sono morti (Antonio Spica in una discarica di Bollate alle porte di Milano, Pietro Marchese nel carcere dell' Ucciardone, mentre Giovanni Greco è scomparso nel nulla).
29.09.10

 

LIGRESTI: LA CAPOFILA STARLIFE GENEROSA SU VALUTAZIONE PREMAFIN...
Radiocor - Valutazione generosa per Premafin nel bilancio consolidato 2009 di Starlife, holding lussemburghese capo-fila della famiglia Ligresti che tramite Sinergia controlla Im.Co e il 20% di Premafin. Nel rapporto, consultato da Radiocor, i titoli Premafin sono contabilizzati per 126 milioni, pari a 1,52 euro per azione, a fronte di un valore di mercato di 85,5 milioni all'epoca e di circa 66 milioni attuali (0,80 euro la quotazione odierna) e quasi tutta la quota (15%) era gravata da garanzie su prestiti.

 

Il debito bancario consolidato di Starlife a fine 2009 ammontava a 359 milioni, (in discesa dai 468 milioni del 2008), essenzialmente ascrivibili a Sinergia. Il quadro e' stato modificato il mese scorso con la ristrutturazione con cui Sinergia ha ridotto l'indebitamento finanziario netto agli attuali 293,2 milioni (dai 338,7 milioni a fine 2009), si sottolinea d'altro canto dal gruppo Ligresti.

20.09.10

 

DISECONOMY
"E Piazza Cordusio aiuta Ligresti per il polo alberghiero con Fusi. Esaminata dai vertici della banca la possibilità di partecipare a un aumento di capitale riservato. Fonsai nel 2009 aveva rilevato da Sinergia gli hotel del gruppo per 20 milioni. L'imprenditore fiorentino Fusi è indagato nell'inchiesta sugli appalti e ha lasciato la presidenza" (Repubblica, p.23). Niente paura: c'è stato un periodo in cui anche Ligresti lasciava le presidenze. Ma le grandi banche non lo hanno mai mollato un secondo.

 

08.09.10

 

8 - LIGRESTI: LUSSEMBURGHESE STARLIFE IN ROSSO DI 62MILA EURO NEL 2009
Radiocor - Conti in rosso per Starlife, la finanziaria lussemburghese della famiglia Ligresti che controlla Sinergia ed e' quindi il primo anello d ella catena di controllo del gruppo. Come emerge dai documenti depositati nei giorni scorsi nel Granducato e consultati di Radiocor, Starlife ha chiuso il 2009 con una perdita di 62mila euro, dopo averne persi 71mila nel 2008. Lo scorso anno la holding ha registrato proventi solo per 533 euro (6.200 nel 2008) contro oneri per 62.300 (77mila l'anno precedente), mentre gli asset sono rimasti invariati a 10,4 milioni, cosi' come l'indebitamento (1 milione).

 

In base al rapporto 2009 le principali immobilizzazioni finanziarie sono il 79,4% di Sinergia (la holding che controlla il 20% di Premafin e che a inizio agosto con una serie di operazioni ha ridotto l'indebitamento dando in pegno alle banche i titoli Premafin) e il 99,9% della spagnola Minoritaria Holding & Investments, per un valore di libro complessivo di 9,8 milioni. Di entrambe le societa' vengono segnalati i risultati 2008, da cui emerge una perdita di 24 milioni per Sinergia e un rosso di 6.855 euro per Minoritaria.

Quest'ultima - stando al bilancio 2 008 depositato in Spagna - controlla direttamente il 5% della stessa Sinergia e ha asset per poco piu' di 1 milione. La societa', presieduta da Giancarlo Maria Raffaele de Filippo, ha ricevuto nel 2002 un prestito di 766mila euro dalla controllante Starlife a tasso di interesse zero e di cui a fine 2008 restava un residuo di 547mila euro. Starlife e' controllata con quote partitiche del 25% da Salvatore Ligresti e dai tre figli Jonella, Giulio e Paolo. Del cda, in cui siedono solo Giulia e Paolo, fa parte anche il finanziere elvetico Giorgio Antonini, numero uno della ticinese Fidinam, la fiduciaria fondata da Tito Tettamanti.

 

9 - FONSAI: MARCHIONNI, 2 OFFERTE PER LIGURIA-SASA, CHIUDIAMO ENTRO ANNO
Radiocor - Per il polo assicurativo Liguria-Sasa sono arrivate 'due offerte, una da parte di Clessidra, e un'altra da parte di un fondo legato ad un industriale'. Lo ha detto Fausto Marchionni, amministratore delegato di Fonsai, a margine della giornata di amicizia Italia-Libia. Secondo le stime dell'amministratore delegato la chiusura dell'operazione avverra' entro l'anno, 'anche se il perfezionamento avverra' nel 2011'. 31-08-2010]

 

 

. LA BOLLA PREMAFIN NON SI SGONFIA...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - La Consob ha chiesto al gruppo Ligresti di spiegare come mai il titolo Premafin è così sopravvalutato rispetto alle partecipazioni possedute. Raccogliendo così le osservazioni di Repubblica che indicava l´anomalia di un premio esagerato, frutto forse di acquisti per sostenere la quotazione e non distruggere il collaterale in mano alle banche esposte coi Ligresti. Le spiegazioni rese paiono piuttosto deboli. È vero che Premafin non è solo FonSai, ma questa pesa l´84% a valori di Borsa.

È vero che gli investitori preferiscono FonSai perché è più liquida, ma anche perché nessuno presta titoli Premafin per operare allo scoperto. È vero che Premafin incorpora un premio di controllo ma il 300% è proprio esagerato. Ma tutto sarà più chiaro se la Consob scoverà i compratori finali, tutti esteri, attivi su Premafin da mesi a questa parte.

28.08.10

 

 

Profumo allunga la vita a Ligresti, il costruttore al quale nessun banchiere trova igienico dire di no - don salvatore salvato con una commendevole partita di giro tra controllate, con finta vendita della Tenuta Cesarina e toppa posticcia ai debiti con Unicredit - Chissà che ne pensa la Bankitalia di Drago Draghi, quella che ci ha messo oltre 10 anni a capire che succedeva nella banchetta di Denis Verdini....

Vittoria Puledda per La Repubblica

Il sistema bancario va di nuovo in soccorso di Salvatore Ligresti. L´ingegnere di Paternò ha venduto per 76 milioni la Società Agricola Tenuta Cesarina - controllata dalla holding di famiglia Sinergia - alla ImCo, a sua volta controllata al 100% da Ligresti, la quale pagherà grazie ad un finanziamento bancario.

 

I termini della transazione, probabilmente ancora da perfezionare in alcuni passaggi, prevedono che la ImCo - capogruppo della famiglia per le attività di costruzioni e partecipazioni immobiliari - raccolga mezzi freschi da un pool di banche capitanate da Unicredit, per 130 milioni (con un finanziamento ponte di durata biennale, cui dovrebbero partecipare anche Bpm, Mps e forse Intesa, secondo fonti di mercato).

In cambio, gli istituti di credito hanno però chiesto in garanzia l´ipoteca sull´area in cui sorgerà il Cerba (Centro europeo di ricerca biomedica avanzata), nonché l´85% delle azioni ImCo. Altri 20 milioni, secondo fonti finanziarie, arriveranno alla società immobiliare da Ge Capital, a fronte - anche in questo caso - di garanzie reali (che si sommano ai 13 milioni di crediti che Ge già vanta nei confronti di ImCo).

 

La ImCo verserà dunque 76 milioni alla controllante Sinergia per la Tenuta Cesarina (che lo scorso anno i Ligresti avevano inutilmente cercato di vendere al gruppo Fonsai, trovando però il disco rosso dell´Isvap). La Tenuta ha terreni alle porte di Roma e si occupa di allevamento di bovini e produzione di latte crudo e nel 2009 ha fatturato 755,5 mila euro ma ne ha persi un milione (2 l´anno precedente).

ImCo, invece, nel 2009 ha perso 16,7 milioni di euro a fronte di debiti bancari per 112 milioni, che hanno portato a dare in garanzia l´intero pacchetto di azioni Premafin (quasi il 10% della società quotata in Borsa, svalutato per 5,5 milioni ma con minusvalenze latenti ben più alte).

Sinergia incasserà da ImCo altri 10 milioni di rimborsi legati alla gestione della tesoreria di gruppo e 22,5 milioni di dividendi. In tutto, 108,5 milioni, esattamente il valore del debito scaduto lo scorso giugno - e non rimborsato - verso Unicredit (88,5 milioni) e Ge Capital (20 milioni).

 

Le quali, in buona sostanza, con l´operazione attuale hanno spostato la loro esposizione verso Ligresti al piano di sotto, da Sinergia a ImCo, dove peraltro ci sono le partecipazioni immobiliari e i progetti di sviluppo di fabbricati. Oltre al pagamento del debito scaduto di Sinergia, ai Ligresti resteranno anche mezzi freschi in ImCo che verranno utilizzati per finanziare la gestione ordinaria della società.

Secondo voci di mercato, a breve Ligresti potrebbe concludere anche un´altra operazione: la costituzione di una società di gestione alberghiera, in cui confluirebbero Ata Hotel e Una Hotel (gruppo Fusi). E anche in questo caso ci potrebbe essere l´intervento di Unicredit, attraverso un aumento di capitale dedicato. Al progetto starebbe lavorando come advisor Banca Leonardo.

 

 

[18-08-2010]

 

5 - LIGRESTI: SCIOLTO NODO DEBITO, IMCO RILEVA CESARINA E RACCOGLIE 130 MLN. SINERGIA CEDE LA TENUTA AGRICOLA ALLA CONTROLLATA PER 76 MLN
Radiocor - Nel pieno dell'estate Salvatore Ligresti conclude la sofferta ristrutturazione del debito della holding di famiglia Sinergia. L'operazione, secondo quanto risulta a Radiocor, si impernia sulla vendita, da parte di Sinergia, della Societa' Agricola Tenuta Cesarina per 76 milioni alla controllata ImCo, che a sua volta raccogliera' nuovi finanziamenti per massimo 150 milioni. Di questi, 130 milioni saranno erogati da un pool di banche capitanato da UniCredit che, come garanzia, otterranno un'ipoteca sull'area dove sorgera' il Cerba (Centro europeo di ricerca biomedica avanzata).

 

La transazione riflette una precisa strategia concordata a meta' luglio dai cda delle holding di Ligresti e focalizzata su 'una maggiore concentrazione degli asset immobiliari e del debito bancario presso ImCo'. Imco destinera' infatti buona parte dei 150 milioni ottenuti dalle banche a Sinergia: 76 milioni per l'acquisto della tenuta Cesarina, 10 milioni per rimborsi legati alla gestione della Tesoreria di gruppo e 22,5 milioni come dividendi.

In tutto 108,5 milioni, esattamente l'ammontare del debito di Sinergia, scaduto a fine giugno, nei confronti di Ge Capital (20 milioni) e Unicredit (88,5 milioni). I restanti 41,5 milioni saranno utilizzati da ImCo per finanziare la gestione ordinaria. Dal gruppo spiegano la vendita della Cesarina come 'un'operazione di razionalizzazione delle partecipazioni'.

21.08.10

 

- IL GRUPPO LIGRESTI FA CASSA CON GLI IMMOBILI DI MILANO ASSICURAZIONI E FONSAI
Massimo Sideri per Corriere Della Sera - Dopo la Torre Velasca messa in vendita solo poche settimane fa da Fondiaria Sai ora tocca a un'altra società della famiglia Ligresti, la Milano Assicurazioni, mettere in vendita un palazzo storico a Milano nella centralissima Piazza Cordusio, tra via Cordusio e via Casati.

Secondo le prime notizie trapelate senza conferme ufficiali il prezzo base dell'edificio di 12 mila metri quadrati dovrebbe essere superiore ai 100 milioni, a fronte di un valore a bilancio di circa 51 milioni. La compagnia assicurativa avrebbe già invitato una ventina di soggetti a presentare delle offerte entro metà settembre. Il gruppo, insomma, continua a fare cassa.

 

Era stato lo stesso amministratore delegato di FonSai, Fausto Marchionni, la scorsa primavera, ad avvertire i soci che «il 2010 sarà un anno difficile». E che il vento fosse cambiato era emerso anche con il passo indietro di Ligresti sul progetto Citylife dove prima dell'estate è partito finalmente il finanziamento dopo che era stato completato il riassetto societario: il gruppo Lamaro (Toti) aveva trasferito la propria quota (pari al 18,4%) a Generali e Allianz, che ora detengono rispettivamente il 41,3% e il 31,5%. Mentre proprio Ligresti, che in un primo tempo aveva chiesto di partecipare alla ripartizione della quota, era rimasto invece invariato al 27,2%. Si tratterà ora di vedere se deciderà di esercitare anche l'opzione a vendere dell'intero pacchetto, entro il settembre 2011, alle Generali (che hanno già mostrato di essere pronte).

06.08.10

 

13- IMPREGILO: VIA LIBERA DELL'ANTITRUST A NUOVO PATTO PARASOCIALE...
(Adnkronos) - Via libera dall'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato, all'accordo di rinnovo e modificativo del patto parasociale di Igli (societa' titolare di una partecipazione pari al 29,96% di Impregilo) perche' non costituisce un'operazione di concentrazione. A renderlo noto, attraverso un comunicato congiunto, sono i soci del patto: Argo Finanziaria, Autostrade per l'Italia, Immobiliare Fondiaria-Sai e Immobiliare Milano Assicurazioni.
L'accordo dopo l'ok dell'Antitrust, conclude nella nota, "permane in vigore ai termini e condizioni previste".

10-07-10

 

FIRENZE: CHIUSA INCHIESTA AREA CASTELLO, FRA INDAGATI LIGRESTI
(Adnkronos) - La procura di Firenze ha chiuso l'inchiesta sulla trasformazione urbanistica dell'area di Castello, nella zona nord di Firenze, che appartiene a Fondiaria-Sai. Sono in corso di notifica gli avvisi di conclusione delle indagini a 12 persone, fra cui, come anticipato oggi da alcuni quotidiani locali, Salvatore Ligresti, presidente onorario di Fondiaria Sai, e gli ex assessori comunali di Firenze Gianni Biagi e Graziano Cioni. Gli avvisi di chiusura indagini sono stati notificati anche a tre societa'. Tra i reati contestati a vario titolo ci sono la corruzione e l'abuso d'ufficio. L'area di Castello si trova sotto sequestro dal novembre 2008.

 

10.07.10

 

-- SVINCOLI A MILANO PER L'USCITA DA CITYLIFE...
Mar. Man per "il Sole 24 Ore" -
Nuovo assetto, nuovi patti e nuove garanzie. Con la chiusura del finanziamento da 1,4 miliardi, CityLife sembra pronta a ripartire. Questo dopo una fase di stallo"societario" che ha visto l'uscita di Pierluigi Toti con la vendita delle quote agli altri soci Generali Properties e Allianz, mentre Salvatore Ligresti che attraverso Immobiliare Milano Assicurazioni ha il 27,2% ha scelto di rinunciare al diritto di prelazione. In più, proprio l'Ingegnere ha ottenuto una put con scadenza settembre 2011,ma ha assicurato:«non c'è alcuna ipotesi di cessione».

Detto, fatto: il gruppo Fondiaria Sai, al pari degli altri soci, a fronte del maxi finanziamento ha fornito alle banche garanzie per sottoscrivere nei prossimi anni aumenti di capitale fino a 490 milioni. Resta un punto interrogativo: per ora, dopo la maxi iniezione di capitale da parte del sistema bancario, le ricapitalizzazioni non servono. Se ne parlerà in futuro: forse tra 15 mesi quando l'Ingegnere potrà esercitare la put?

04.07.10

 

CITYLIFE MISTERY
Come mai per liquidare Marco Manata, ex direttore commercial della società recentemente licenziato, Citylife ha sborsato 1,7 milioni di euro, ovvero due volte quello che avrebbe percepito il dirigente se fosse rimasto sino alla realizzazione del progetto?

 

CITYLIFE: LIGRESTI, CON FONSAI SIAMO SOCI STABILI E NON USCIAMO...
(Adnkronos) -
Il gruppo Fondiaria-Sai e' un socio stabile nel progetto Citylife e non ha intenzione di uscire. Lo ha affermato il patron del gruppo assicurativo, Salvatore Ligresti, al termine di un pranzo di lavoro tenutosi nella sede di Mediobanca, al termine di un cda dell'Istituto. 'Siamo soci stabili', ha spiegato il patron di Fonsai. A chi gli chiedeva se il gruppo intende uscire dal progetto per la riqualificazione dell'ex Fiera di Milano, Ligresti ha risposto : 'No, noi siamo l'anima di Citylife'. Il progetto, ha aggiunto, 'e' un'operazione meravigliosa'.28.06.10

 

CITYLIFE: ACCORDO FATTO CON LIGRESTI, CONCESSA PUT A SETTEMBRE 2011...
Radiocor - I soci di Citylife hanno raggiunto un accordo sul riassetto societario dell'immobiliare. Secondo quanto si apprende, l'intesa prevede che Immobiliare Milano (gruppo Ligresti) abbia una put da esercitare entro il settembre 2011 che consente all'ingegnere siciliano di uscire senza fornire motivazioni vendendo a Generali.

Il prezzo di un'eventuale uscita sara' fissato guardando al valore piu' alto fra il valore netto degli asset (il Nav) al momento della cessione e l'equity investito dal gruppo piu' gli interessi maturati. Generali, Allianz e Immobiliare Milano saranno, inoltre, legate da un patto di sindacato che prevede un'ulteriore opzione put, senza scadenza, per consentire a qualunque dei soci di vendere agli altri in casi particolari come eventuali disaccordi nella gestione del progetto.

18.06.10

 

 LIGRESTI (come vendere restando sempre al comando di CITYLIFE!) - LA FONdiaria-SAI RINUNCIA AL DIRITTO DI RILEVARE IL 20% DEI TOTI e don salvatore SI PREPARA ALL’USCITA DA CITYLIFE (ACCORDO CON I SOCI DI MAGGIORANZA GENERALI E ALLIANZ) – MA PER VENDERE IL SUO 26,6% VUOLE 100 MLN€, CAMBIEREBBERO I PESI IN consiglio, MA NON i vertici di CityLife (il presidente Maurizio Dallocchio, scelto da Generali in accordo con Ligresti)... 

Francesco Manacorda per "la Stampa"

Salvatore Ligresti appronta una via d'uscita dal consorzio CityLife dopo aver annunciato che non eserciterà più la prelazione sulla quota messa in vendita dalla Lamaro della famiglia Toti. La Fonsai, infatti, ha rinunciato al diritto di rilevare pro quota il 20% dei Toti.

 

Una retromarcia dopo gli annunci delle scorse settimane che dipende - spiegano fonti vicine al gruppo Ligresti - dall'aver trovato un accordo con Generali e Allianz, i due soci forti di CityLife. Fonsai avrà un'opzione «put» in base alla quale potrà vendere loro nei prossimi mesi la propria partecipazione del 26,6% se dovesse decidere di uscire dall'iniziativa immobiliare che cambierà il volto della vecchia Fiera di Milano.

Ma a che prezzo potrebbe vendere Ligresti? Mentre la quota Toti passerà di mano - a questo punto se la divideranno Generali, che prenderà poco meno del 14% e salirà al 40% e Allianz che con un 6,7% arriverà al 33,3% - in complesso a 40 milioni di euro, Ligresti avrebbe chiesto una valutazione assai più favorevole: circa 100 milioni per il suo 26,6%, considerando anche - è stata la sua posizione - l'impegno che il suo gruppo ha avuto finora nel promuovere l'iniziativa.

A comprare, nel caso Ligresti dovesse decidere di esercitare la sua opzione, dovrebbero essere in larga maggioranza le Generali, il cui Ceo Giovanni Perissinotto segue il progetto CityLife molto da vicino e sta trattando in queste ore con lo stesso Ligresti. Non è escluso nemmeno che in caso di esercizio della «put» - bisognerà vedere se al prezzo d'affezione chiesto dall'Ingegnere o a a una valutazione più bassa - il Leone possa acquistare integralmente la quota, passando al 67%.

 

Anche Cesare Geronzi, il neopresidente delle Generali, che pure non segue il dossier, ma che con Ligresti ha ottimi e antichi rapporti, ha voluto ieri spiegare che «tutto procede senza intoppi, senza ciò che si legge di confuso sulla stampa».

 

Oggi o al massimo domani, dunque i nuovi assetti saranno ufficializzati dal cda di CityLife - che dopo la convocazione di lunedì rimane ancora aperto - e parallelamente si potrà dare il via libera al finanziamento da 1,4 miliardi (per il quale i soci dovranno versare pro quota garanzie per circa un terzo dei crediti ottenuti) e alla capitalizzazione della società per circa 300 milioni.

Assai probabile che Generali e Allianz - forti a questo punto di un 73% complessivo - stringano il patto di sindacato che era previsto in origine, quando pareva che loro sole dovessero rilevare la quota Toti. Al passo indietro di Ligresti corrisponde infatti l'impegno di Generali e Allianz a seguire in modo ancora più diretto l'iniziativa immobiliare.

 

Un primo segnale potrebbe essere l'arrivo nel consiglio della società di Olivier Piani, il Ceo di Allianz Real Estate che rappresenta il numero uno del mattone per il gruppo di Monaco. Del resto anche le Generali hanno già nel cda di CityLife il loro Giancarlo Scotti, che ricopre un ruolo analogo.

Se cambierà in parte la composizione del consiglio, anche per tener conto dei nuovi pesi, i vertici di CityLife paiono invece destinati alla riconferma: al presidente Maurizio Dallocchio, scelto da Generali in accordo con Ligresti, e all'amministratore delegato Claudio Artusi sarebbe già stato chiesto di rimanere.

 

 

[09-06-2010]



 

 

7- CITYLIFE: FONSAI, 'ORIENTATI A MANTENERE QUOTA INALTERATA'...
Radiocor - Fonsai rinuncia all'acquisto della quota di Citylife messa in vendita dal gruppo Toti. 'L'attuale orientamento della compagnia - indica un porta voce - e' quello di mantenere inalterata la propria quota in Citylife - pari al 27,2 % - e di trovare in tempi brevi una soluzione condivisa con gli altri soci per la migliore gestione dell'iniziativa' .

8- CITYLIFE: GERONZI, TUTTO PROCEDE TRANQUILLAMENTE...
(Adnkronos) - "Tutto procede tranquillamente senza cio' che si legge di confuso sulla stampa". E' il commento, a margine dell'assemblea dell'Isvap, del presidente delle Generali, Cesare Geronzi, sulla ripartizione della quota del pacchetto detenuto finora dalla Lamaro della famiglia Toti. Il Messaggero scrive che si andrebbe verso una spartizione equa della partecipazione fra Generali e Allianz, con Fonsai che rinuncerebbe alla propria quota.

 

 

CITYLIFE: ACCORDO PIU' VICINO CON OPZIONE 'PUT' A LIGRESTI...
Radiocor
- Si avvicina l'accordo per la soluzione di Citylife. Generali e Allianz - secondo quanto risulta a Radiocor - hanno raggiunto un'intesa di massim a con il gruppo Ligresti che prevede la rinuncia di quest'ultimo a esercitare il diritto di prelazione sulla quota messa in vendita da Toti (20%) in cambio della concessione a Ligresti di una opzione put che consenta all'ingegnere di uscire dal progetto qualora sorgessero differenze di vedute su Citylife. L'obiettivo e' arrivare con l'accordo in tasca al cda di Citylife di domani pomeriggio in modo che il consiglio possa dare il via libera all'operazione di rifinanziamento da 1,4 miliardi.

 

 

10.06.10

 

la mediobanca di nagel & pagliaro punta A COMMISSARIARE IL GRUPPO LIGRESTI - L’obiettivo finale è sfilargli il bene più ambito: Fondiaria sai, da vendere alla francese Axa in cambio del taglio drastico dell’indebitamento (340 milioni) - Riuscirà don salvatore a resistere, con Geronzi a trieste e senza lo sponsor di maggior peso: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

 

Fabio Tamburini per "Il Sole 24 Ore"

 

«L'ingegnere è una roccia che non si sgretola, capace di resistere nelle situazioni più difficili». Enrico Cuccia, a metà degli anni 90, commentava così la determinazione con cui Salvatore Ligresti era impegnato a difendersi in momenti drammatici. Le inchieste della magistratura e l'indebitamento elevato lo avevano messo a dura prova ma, alla fine, è riuscito a spuntarla, pur pagando per la salvezza un prezzo elevato.

Talmente elevato che finì per incrinare i suoi rapporti con l'allora amministratore delegato di Mediobanca, Vincenzo Maranghi, accusato di avergli fatto pagare la solidarietà troppo cara.

 

In seguito, ritrovata piena vitalità, Ligresti è tornato al primo, indimenticabile amore: l'attività di costruttore, impegnandosi in progetti urbanistici importanti e dispendiosi. La grande crisi non gli ha risparmiato difficoltà e preoccupazioni, nell'immobiliare come in campo assicurativo.

E ora, come spesso accade agli imprenditori che per crescere usano troppo la leva del debito, c'è chi punta a cogliere l'attimo per l'assalto al fortino di famiglia. L'obiettivo finale, molto probabilmente, è sfilargli il bene più ambito: la Fondiaria Sai. Per giocare d'anticipo un consigliere molto esperto, e abituato al ruolo di grande vecchio, gli aveva suggerito circa un anno fa di avviare una cura drastica, che prevedeva il sostanziale ridimensionamento delle attività immobiliari.

 

Ma non è stato ascoltato perché la roccia Ligresti non aveva, e non ha, alcuna intenzione di ritirarsi dal settore.

Riuscirà a resistere? C'è almeno un banchiere, alla guida di un istituto prestigioso, che non ne è convinto e che non gli perdonerà la minima distrazione. Il suo suggerimento, certo non disinteressato, è di rassegnarsi all'arrocco: la vendita di Fonsai in cambio del taglio drastico dell'indebitamento, lasciando ai tre eredi una fortuna di tutto rispetto.

L'occasione, viene detto, è a portata di mano: un'offerta della francese Axa, interessata a un salto di qualità nella crescita in Italia. L'alternativa è rassegnarsi a una sorta di commissariamento, con Mediobanca pronta a indicare il fiduciario da affiancare all'amministratore delegato di Fonsai, Fausto Marchionni, impegnato a fronteggiare l'andamento negativo dei settori danni e, in particolare, Rc auto, in cui la compagnia è leader controllando il 25% del mercato italiano.

 

L'emergenza debiti è considerata in casa Ligresti un argomento pretestuoso. Lo dimostrano un paio di considerazioni. Nel dicembre 2008 la capogruppo di famiglia Sinergia, viene spiegato, aveva un indebitamento intorno a 440 milioni.

Alcune operazioni, piccole e grandi, hanno permesso di avviarne la riduzione. Il passaggio di Atahotels a Fonsai e il successivo acquisto di asset ha determinato un incasso netto positivo per quasi 10 milioni. La cessione del complesso immobiliare di via Ripamonti, a Milano, utilizzato per l'ampliamento dello Ieo, l'Istituto europeo di oncologia, ha permesso di ottenerne altri 58 ( 24 milioni erano già stati versati nel 2007).

 

Il risultato è che al 31 dicembre 2009 i debiti di Sinergia si sono assestati a 340 milioni, con l'obiettivo di chiudere il 2010 sotto i 300 milioni. Nei primi mesi dell'anno, per esempio, sono state rimborsate due linee di debito importanti. In totale 80 milioni, garantiti dal Monte dei Paschi di Siena. Il prossimo appuntamento è il 30 giugno, quando scadono finanziamenti di UniCredit per altri 108 milioni.

L'ingegnere sta preparando alternative adeguate. E sa che non sono ammesse distrazioni anche se può contare su uno sponsor di peso: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

 

 

[07-06-2010]

 

 

1 - DAGO-REPORT
Venerdì scorso il costruttore romano Pierluigi Toti (dotato di quota RCS, 5%) si è sbarazzato, per esigenze di pronta liquidità, della sua partecipazione in CityLife (l'ex Fiera di Milano-vedi il pezzo a seguire) vendendola per 45 milioni di euro ai due colossi assicurativi, già presenti nel capitale di CityLife, vale a dire: Allianz e Generali.

 

Una mossa che ha fatto inalberare l'altro socio dell'operazione meneghina, don Salvatore Ligresti: con la divisione della quota di Toti, infatti, il boss siculo del mattone e delle assicurazioni (Fondiaria Sai) andrebbe in minoranza, sotto la cappella di Generali e Allianz. No, non si può.

 

A quel punto Don Salvatore ha rilanciato: cari signori, ecco 15 milioncini e mi compro un terzo della quota Toti. Così riciccia al comando del big business dell'Expo milanese. Dall'altra parte, davanti a tale offerta, i ragazzi di Allianz e Generali si sono dati un pizzicotto per sentirsi ben svegli: visto lo stato dell'arte in casa Ligresti, con Nagel e Pagliaro di Mediobanca che premono da un pezzo per costringere il testardo Ligresti a vendere la Fondiaria per risistemare le partite debitorie; ebbene, ma dove li trova 15 milioni 15? Sottolo zerbino di casa?

 

La risposta a tale quesito arriverà domani, quando Ligresti e l'amministratore unico delle Generali, Ciccio Perissinotto, si incontreranno a Milano, nella sede di piazza Cordusio, per dibattere l'arduo argomento. (Fonti ben introdotte sussurrano poi che i due colossi delle assicurazioni trovano il socio Ligresti, come dire?, piuttosto scomodo).

 

Sotto il caso CityLife Generali-Ligresti-Allianz, non poteva non brillare la silhouette di Cesarissimo Geronzi, il neo presidente del Leone di Trieste, che ha sempre molto stimato e protetto nel corso del tempo Don Salvatore (così come ha sempre tenuto sotto la sua ala Toti). E l'establishment economico finanziario italico è molto curioso (eufemismo) di vedere come andrà a finire questo primo braccio di ferro fra la rampante Trieste dei Perissinotto-Nagel-Pagliaro-Balbinot e certe esigenze del 'capitalismo di relazione', corrente economico-politica assai ben frequentata dalla Gerontocrazia, da Tanzi a Ligresti.

2 - LETTERA
Caro dago, ho letto l'affaire Ligresti su Citylife. In effetti sembra improponibile: come trova i denari Don Salvatore se naviga nei debiti dentro Sinergia la sua holding non quotata che solo a fine 2008, come scrive Fabio Pavesi su Plus24, aveva debiti con le banche per 470 milioni con un patrimonio di soli 100 milioni. Nel 2009 le perdite di Fonsai e Milanno via Premafin non possono che essere arrivate anche in Sinergia aggravando la posizione. Ti giro il file con l'articolo del settimanale del Sole 24 Ore
Un saluto

 

3 - ARCHEO - MILANO A PERDERE - CITYLIFE, IL NUOVO QUARTIERE CON I GRATTACIELI A FORMA DI CAZZO, RISCHIA DI NAUFRAGARE - I COSTI SONO LIEVITATI OLTRE IL PREVISTO E ALCUNI SOCI SONO PRONTI A USCIRE - TOCCHERÀ ALLE BANCHE TENTARE IL SALVATAGGIO SBLOCCANDO I FINANZIAMENTI RILEVANDO LA QUOTA DEI TEDESCHI IN USCITA...
Vittorio Malagutti per "L'Espresso" (20/10/2009)

Si è già mossa la Mediobanca di Cesare Geronzi. E di recente è sceso in pista con grande impegno anche Massimo Ponzellini, l'amico del ministro Giulio Tremonti che guida la Popolare di Milano. Ma nonostante il gran via vai di manager e banchieri, tra negoziati e incontri segreti, il caso Citylife si sta facendo di giorno in giorno più complicato da risolvere.

 

A questo punto, prevedono i sempre più numerosi pessimisti, il quartiere simbolo della Milano che verrà, con i suoi grattacieli sghembi, il grande parco e il nuovo museo di arte contemporanea, rischia di essere ridimensionato se non addirittura di naufragare. Un flop clamoroso. E non solo per il valore del progetto, ben superiore ai 2 miliardi di euro.
Il contraccolpo d'immagine sarebbe pesantissimo su una metropoli che naviga con fatica verso l'Expo 2015 e deve già fare i conti con il rovinoso declino dell'immobiliarista (ex)rampante Luigi Zunino e dei suoi sogni di gloria, primo tra tutti la lussuosa cittadella di Santa Giulia.

 

La sostanza del problema si riassume in poche parole. I costi del progetto Citylife, già molto elevati in partenza, sono aumentati strada facendo. Da 1,7 miliardi previsti inizialmente (anno 2005) si è arrivati a quota 2,1 miliardi. Chi paga? I quattro partner del progetto si muovono in ordine sparso. Solo le Generali, che possiedono una quota del 26,6 per cento, hanno fin qui inviato qualche timido segnale di disponibilità. Gli altri invece frenano.
E se il gruppo assicurativo tedesco Allianz, forte di un altro 26,6 per cento, preferisce chiamarsi fuori in attesa di una decisione condivisa, sono i due soci costruttori a puntare i piedi. Cioè Salvatore Ligresti (26,6 per cento) e la Lamaro della famiglia Toti di Roma (20,2 per cento). Anzi, fonti vicine alla trattativa confermano che entrambi (soprattutto i Toti) sarebbero pronti a sfilarsi dall'impresa cedendo le loro azioni.
Niente da fare: di compratori nemmeno l'ombra. E allora toccherebbe alle banche metter mano al portafoglio. In effetti, in base al budget di partenza, la costruzione del quartiere avrebbe dovuto essere finanziata per l'80 per cento, cioè 1,4 miliardi, grazie a una linea di credito garantita da un pool di banche di cui fanno parte i tedeschi di Eurohypo (come capofila) insieme a Intesa, Mediobanca, Popolare Milano, Unicredit e i francesi di Calyon.
La situazione di stallo è ben descritta nel verbale di una riunione del consiglio di amministrazione di Generali properties che risale al maggio scorso. "Dal giugno 2008", si legge nel documento della società immobiliare del gruppo assicurativo, "le banche finanziatrici hanno sospeso l'erogazione del finanziamento (a Citylife, ndr) e non si sono rese disponibili a finanziare l'importo finanziato pur a fronte delle modifiche intervenute sul progetto". Traduzione: niente soldi fino a nuovo ordine.
A dire il vero, gli unici davvero decisi a lasciar perdere sono i capi di Eurohypo, che nei mesi scorsi ha rischiato il fallimento ed è stata salvata con i soldi pubblici. Scottati dai subprime e da un'esposizione sconsiderata nel settore immobiliare, ora i tedeschi battono in ritirata. Le altre banche delle cordata, invece, fin qui hanno fatto melina. Temono di impegnarsi troppo in un progetto dal destino incerto, senza contare che alcune di loro, in primo luogo Intesa, ma anche Unicredit, hanno già il loro da fare per gestire la patata bollente di Zunino.
A fine maggio il pool di finanziatori ha dato un segnale di disponibilità versando 22 milioni di euro. Briciole. Servirebbe un'intesa nuova di zecca che assicuri sostegno finanziario fino al termine dei lavori previsto, nella migliore delle ipotesi, entro dicembre 2014. Non c'è tempo da perdere. Senza mezzi freschi i cantieri nell'area della vecchia Fiera, non lontano dal centro città, rischiano di fermarsi.
Lo sanno bene Maurizio Dallocchio e Claudio Artusi, la coppia di vertice di Citylife. Il primo, un professore bocconiano molto gradito a Ligresti, siede sulla poltrona di presidente, mentre Artusi, manager di area Comunione e liberazione, a fine maggio è diventato amministratore delegato.
Così, nel pieno dell'estate, è partito il pressing dei manager di Mediobanca e del banchiere Ponzellini della Popolare di Milano. Quest'ultimo, mentre affianca Tremonti e Umberto Bossi negli incontri con i piccoli imprenditori del varesotto schiantati dalla crisi (a Vergiate venerdì 9 ottobre), si trova a suo agio anche al tavolo con i tradizionali poteri forti, da Geronzi a Ligresti. Il negoziato dura ormai da mesi e resta molto complicato, ma in questi giorni sembra che si vada profilando un primo compromesso.
Le banche, in sostanza, sarebbero pronte a sbloccare i finanziamenti rilevando anche la quota dei tedeschi in uscita. Il fabbisogno finanziario, però, dovrà essere rivisto al ribasso e quindi è facile prevedere che Citylife verrà ridimensionata rispetto al progetto di partenza.
Un progetto, nato e studiato ai tempi della bolla immobiliare e del denaro facile, che ora stenta a tenere il passo con i tempi nuovi. Il più disponibile ad appoggiare concretamente il piano di rilancio è sembrato proprio Ponzellini. E tra i suoi colleghi non c'è chi ha mancato di far notare che la Popolare di Milano è l'unico tra gli istituti coinvolti ad aver fatto ricorso ai Tremonti bond per 500 milioni.
Adesso una parte di questi soldi andrebbe a finanziare un affare immobiliare sponsorizzato dall'alta finanza invece dei piccoli imprenditori messi alle strette dalla recessione. Tutto il contrario di quanto auspicato pubblicamente dal ministro dell'Economia nelle sue sparate contro le banche.
Sui numeri e sui dettagli dell'ipotetico compromesso con i creditori per il momento nessuno si sbilancia. Di certo, con il mercato immobiliare ancora nel tunnel della crisi, sembra poco praticabile la soluzione d'emergenza messa a punto nei mesi scorsi.
Per limitare al massimo i nuovi esborsi sotto forma di capitale di rischio o di prestiti bancari, i manager di Citylife contavano di finanziare almeno in parte i cantieri con la prevendita degli appartamenti, tutte abitazioni signorili con prezzi superiori agli 8 mila euro al metro quadro. La parte residenziale dovrebbe infatti essere ultimata, e quindi messa sul mercato, prima di quella destinata a uffici e negozi.
"L'iniziativa potrebbe finanziarsi tramite le prevendite", si legge in un (ottimistico) documento interno di Citylife che risale a pochi mesi fa. Facile a dirsi. In realtà lo sboom del mattone ha reso tutto più difficile. Nonostante l'ottimismo di facciata dei venditori, a fine settembre erano stati siglati contratti solo per una cinquantina delle circa trecento residenze già messe in vendita su un totale di oltre mille che verranno realizzate.
In attesa che il mercato riparta diventa quindi sempre più urgente l'intervento delle banche. Lo chiedono i manager di Citylife. Ma anche la politica locale segue con preoccupazione la vicenda. Per la giunta milanese guidata da Letizia Moratti in parte è una questione di prestigio. L'eventuale tracollo del progetto non sarebbe certo un bel biglietto da visita per una Milano che si prepara a ospitare l'Expo del 2015 già ridimensionata rispetto ai faraonici piani di partenza.
Poi ci sono i soldi, molti soldi. I soci di Citylife si sono infatti impegnati a finanziare la stazione della metropolitana da costruire all'interno del quartiere. La lista del regali alla città comprende anche il nuovo museo di arte contemporanea. Dopo discussioni e polemiche, l'anno scorso il progetto è stato affidato all'architetto Daniel Libeskind.
Il nuovo palazzo, rivestito di marmo di Candoglia, avrà un design a dir poco originale ('la torsione di un volume a base quadrata in un corpo dal perimetro circolare' spiegano gli addetti ai lavori). Costo previsto dell'opera: almeno quaranta milioni di euro. Anche questi garantiti da Ligresti e soci. "Apriremo il museo entro il 2011", disse il sindaco Moratti a marzo dell'anno scorso. Ma non aveva fatto i conti con i guai di Citylife.

18-05-2010]

 

 

FONSAI:CANDIDATI PER LIGURIA-SASA ENTRO 3-4 SETTIMANE...
Radiocor - Mediobanca e Kpmg al lavoro per vendere il nuovo polo assicurativo Liguria-Sasa del gruppo Fonsai. Si punta a chiudere il processo di selezione dei possibili pretendenti, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore Radiocor, entro tre-quattro settimane. I colloqui per la cessione per la piu' grande rete italiana di agenzie plurimandato sono stati avviati in questi giorni. La nuova realta' nata dalla concentrazione tra Liguria e Sasa, in seguito alla riorganizzazione di Milano assicurazioni approvata a fine aprile, avra' una raccolta premi complessiva di 800 milioni, un patrimonio netto di 200 milioni e una rete di 750 agenzie, con una prevalenza del nord Italia.

15.05.10

 

LA VETRINA DEI LIGRESTI EVIDENZIA LA LIGURIA ...
R. Fi. Per "il Sole 24 Ore" - La famiglia Ligresti stringe i tempi per le dismissioni non strategiche della controllata Fondiaria-Sai. La compagnia, nonostante le perdite 2009 per 343 milioni di euro, non ha varato alcun aumento di capitale ma si prepara a cedere attività no core e una parte del patrimonio immobiliare. I tempi sembrano accelerati: Mediobanca e Kpmg, ha riportato ieri Radiocor, sono per esempio al lavoro per vendere il nuovo polo assicurativo Liguria-Sasa.

Fondiaria-Sai punta a chiudere il processo di selezione dei possibili pretendenti di Liguria- Sasa entro tre-quattro settimane. Insomma, i colloqui per la cessione per la più grande rete italiana di agenzie plurimandato sono ormai avviati. La nuova realtà nata dalla concentrazione tra Liguria e Sasa, in seguito alla riorganizzazione di Milano assicurazioni approvata a fine aprile, avrà una raccolta premi complessiva di 800 milioni, un patrimonio netto di 200 milioni e una rete di 750 agenzie, con una prevalenza del nord Italia. Difficile dire chi possa essere interessato alla compagnia, ma proprio in queste ore è in Italia del numero uno di Axa, Henri de Castries. Un manager che potrebbe essere interessato a un primo colloquio con i Ligresti.

15.05.10

 

LIGRESTI ASSICURA LINATE E MALPENSA...
G.D. per "Il Sole 24 Ore" -
Salvatore Ligresti assicura Linate e Malpensa. Il costruttore, tra i principali interessati agli sviluppi immobiliari che potrebbero essere sprigionati in Lombardia dall'Expo 2015, nonché azionista di Alitalia-Cai (ha il 4,43%), assicurerà gli aeroporti di Milano Linate e Malpensa contro i rischi di incendio. È la polizza detta «all risks, eventi speciali e interruzione di esercizio», che prevede il risarcimento di eventuali danni materiali e l'estensione ai mancati ricavi da interruzione dell'attività aeroportuale.

La Sea, la società di gestione controllata dal Comune di Milano, «in esito alla procedura negoziata» ha affidato il servizio al pool di coassicuratori Fondiaria Sai (delegataria), con la controllata Milano assicurazioni (coassicuratrice), entrambe controllate da Ligresti. Fanno parte del pool due compagnie esterne, come coassicuratrici, Sun Insurance office Ltd e Groupama. Il costo della polizza è di circa 700mila euro per un anno.

12.02.02

 

LE CODE DI NATALE PER IL FONDO DI LIGRESTI...
A. Grass. per "Il Sole 24 Ore"
- La passione di Salvatore Ligresti per le attività immobiliari non è certo un mistero. Tanto che nel suo studio di Milano l'Ingegnere ha organizzato due scrivanie: una per gestire tutte le attività finanziarie e imprenditoriali di famiglia e una dedicata ai soli progetti immobiliari.

Una passione che inevitabilmente ha avuto alcuni riflessi sulla controllata Fondiaria- Sai, compagnia che con l'operazione Immobiliare Lombarda è diventata la maggiore acquirente italiana di immobili degli ultimi anni. Compra oggi e costruisci domani, l'esposizione nel settore di FonSai ha superato così il 14 % degli investimenti complessivi rendendo necessario un riequilibrio del portafoglio.Un impresa? Non sembra.

L'appena nato«Fondo Rho» in cui la compagnia guidata da Fausto Marchionni ha conferito i primi 15 immobili sta registrando il tutto esaurito presso gli investitori istituzionali grazie a un rendimento del 6,7%. Era previsto che FonSai collocasse entro il 2009 il 50% del fondo, per 120 milioni di euro, e in pochi giorni ha venduto quote per 110 milioni. In queste ore si stanno chiudendo gli accordi sulle ultime quote.

 

 

 

DELIRIO DI POTERE PER TOTò – PRESO DALL’ENTUSIASMO BERLUSCONE, ANCHE LIGRESTI INCIAMPA: NON RIESCE A RIMBORSARE UN PRESTITO BANCARIO DI 31 MILIONI – NON SOLO SCIOCCHEZZE IMPRENDITORIALI: I TRE FIGLI NON FANNO NIENTE MA SI PORTANO A CASA DEI BONUS PAZZESCHI…

Ettore Livini per La Repubblica

Si allunga la lista dei bei nomi della finanza italiana costretti dalla crisi a rinegoziare la propria esposizione con le banche. Tra i clienti bancari in ritardo con il pagamento dei debiti, da aprile, è finito anche Salvatore Ligresti, azionista di riferimento di Premafin-Fondiaria, socio di Mediobanca, Rcs e Generali e titolare di un impero nel settore immobiliare e delle costruzioni.

Sinergia, la cassaforte dell´imprenditore siciliano, non è riuscita ad onorare alla scadenza del 20 aprile un prestito di 31 milioni. E «d´accordo con l´istituto erogante», come riporta il bilancio, ha rimborsato una prima tranche di 12 milioni il 29 maggio «rinviando a un secondo momento, nel quadro del complessivo riassetto del gruppo in corso di elaborazione, il rifinanziamento o il rimborso del resto». Una strada non proprio in discesa visto che il 9 novembre la società dovrà trovare altri 108,5 milioni per chiudere un altro prestito.

A spiazzare la holding non è stato solo il momento difficile dell´economia mondiale e i suoi riflessi sui conti del gruppo. Certo, le cose non vanno benissimo, tanto che il 2008 di Sinergia è andato in archivio in rosso di 24 milioni (contro i 4 dell´anno precedente). A far saltare i conti è stato però l´intervento dell´Isvap su Tenuta Cesarina.

L´azienda agricola laziale controllata dalla cassaforte Ligresti (1,3 milioni di ricavi e 2,2 di perdite l´anno) era stata girata il 29 dicembre 2008 per 80 milioni in una partita infragruppo a Milano Assicurazioni, società quotata in cui la partecipazione reale della famiglia è solo del 18,8%. L´operazione era stata approvata dal cda Milano con l´astensione dei tre fratelli Ligresti per il conflitto di interessi.

Astensione replicata anche per la vendita della catena alberghiera Atahotels, passata negli stessi giorni per 30 milioni da Sinergia a Fonsai e Milano.
L´operazione Atahotels è andata in porto il 27 maggio anche se il prezzo, dopo una due diligence richiesta dai compratori, è stato ridotto a 25 milioni. Le perizie immobiliari non sono invece bastate a convincere l´Isvap, l´authority assicurativa, su Tenuta Cesarina.

«La Milano - spiega la holding - ha reso noto l´emergere di difficoltà sull´autorizzazione Isvap». E visto che l´acquirente «avrebbe potuto richiedere una significativa riduzione del prezzo», l´affare è saltato. Ed è stato questo stop, conferma il bilancio, a far saltare il pagamento del prestito di aprile.

Rinegoziare l´esposizione per Salvatore Ligresti, visto il peso delle sue partecipazioni nel salotto buono e la fitta rete di relazioni politico-imprenditoriali, non sarà troppo complesso. Certo però la situazione patrimoniale di Sinergia, alla luce anche della crisi del mattone, non è proprio rosea. La quota in Premafin è già in pegno per metà e rispetto al valore di carico ha una minusvalenza potenziale non lontana dai 40 milioni.

 
[20-08-2009]

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Creato Lunedì, 26 Settembre 2011 11:52

Scritto da Lisa Vagnozzi

Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

1. Caitlyn Larsen

Caitlyn è un bambina di 10 anni di Orogrande, New Mexico. Un giorno, guardando fuori dalla finestra della sua cameretta, si è accorta che sul fianco di una montagna vicina si stava aprendo uno strano buco. Indagando, Caytlin ha scoperto che si trattava di una nuova cava mineraria. A questo punto, la ragazzina ha preso carta e penna e ha scritto ai giornali, per raccontare come quei lavori di scavo stessero devastando il paesaggio intorno alla sua città. La lettera non è passata inosservata ed è finita sulla scrivania del direttore della New Mexico Mining and Mineral Division, che ha convinto la società a bloccare le perforazioni: la montagna di Caitlyn è salva!

2. Birke Baehr

A soli 11 anni Birke ha le idee molto chiare in tema di alimentazione: è infatti un convinto paladino del biologico ed è diventato protagonista di incontri nelle scuole americane, per raccontare la propria esperienza e sensibilizzare i coetanei, invitandoli a riflettere sul valore nutrizionale di ciò che mangiano, sugli OGM e sull’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive nelle coltivazioni.

3. Olivia Bouler

Ricordate il disastro della Deepwater Horizon, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Di fronte a tanta devastazione ambientale, l’undicenne Olivia ha deciso di darsi da fare in prima persona, collaborando con la National Audubon Society per vendere i disegni degli esemplari di uccelli più colpiti dalla marea nera. La vendita ha fruttato oltre 200.000 dollari, che sono stati devoluti ad azioni di ripristino degli ecosistemi del Golfo. In occasione del primo anniversario dell’incidente, Olivia ha anche pubblicato un libro, perché quanto accaduto non venga dimenticato ma rappresenti un monito per il futuro.

4. Cole Rasenberger

A 8 anni Cole si è impegnato attivamente per salvare le foreste della sua regione, nel North Carolina, coinvolgendo numerosi coetanei della propria scuola. La sua iniziativa è stata di una semplicità estrema: i bambini hanno inviato delle cartoline firmate alle catene di fast food per chiedere loro di passare a packaging riciclati e sostenibili. La mobilitazione ha centrato un obiettivo importante, ottenendo risposte ed impegni da un colosso del settore, McDonald’s. Successivamente, gli sforzi di Cole si sono concentrati su una seconda catena, la KFC: l’azienda ha ricevuto direttamente dalle mani del bambino ben 6.000 cartoline, grazie al coinvolgimento degli allievi di altre scuole elementari della zona, ma al momento non ha offerto riscontri positivi. L’importante, però, è non mollare!

5. Mason Perez

 

A 9 anni Mason ha fatto una constatazione di una semplicità disarmante: si è reso conto che il getto d’acqua che scaturiva dai rubinetti del bagno della scuola, del campo di baseball, dei negozi e delle case della sua città era inutilmente forte. Per questo, ha scritto al sindaco chiedendogli di abbassare la pressione dell’acqua nelle tubature, ottenendo un risparmio idrico calcolato tra il 6% e il 25%.

6. Ashton Stark

 

A 14 anni Ashton ha deciso che era ora di tagliare le emissioni di CO2 della propria famiglia: con questo obiettivo, ha preso la vecchia auto dei nonni, parcheggiata in garage a prendere polvere, e l’ha dotata di nove batterie da golf cart. Ora la vecchia auto può viaggiare ad una velocità massima di poco più di 70 km/h – non molto, ma sufficiente per spostarsi in città – senza emettere anidride carbonica.

7. Severn Suzuki

Nel 1992, a soli 12 anni, Severn promosse una raccolta fondi con la Environmental Children's Organization (ECO), un gruppo di bambini ecologisti da lei fondato 3 anni prima, per poter prendere parte al Vertice della Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro. Qui, in soli sei minuti e con parole semplici, schiette ed efficaci, Severn espresse il punto di vista di una bambina sui maggiori problemi ecologici, zittendo (momentaneamente…) i potenti del mondo. Oggi, a 30 anni, Severn continua nel suo impegno a favore della tutela dell’ambiente, collaborando con The Skyfish Project.

8. Felix Finkbeiner

A 9 anni, dopo una lezione della sua maestra sulla fotosintesi clorofilliana, Felix decise di piantare un piccolo albero sul davanzale della finestra della sua classe, per poi esclamare, con quell’entusiasmo genuino tipico dei più piccoli, Pianterò un milione di alberi in Germania. Oggi Felix ha 13 anni e, al motto Stop talking! Start planting!, ha superato il suo obiettivo: ha infatti piantato il milionesimo albero il 4 maggio 2011. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti politici e Ministri dell'Ambiente di ben 45 nazioni.

Piccoli grandi uomini da cui i "veri" grandi dovrebbero prendere esempio.

 

 

Creato Martedì, 12 Giugno 2012 16:47

Scritto da Marta Albè

Tra Ottocento e Novecento furono messe a punto alcune invenzioni che avrebbero potuto rivelarsi in grado di rivoluzionare la nostra esistenza odierna.

Se l'auto ecologica progettata da Henry Ford o l'automobile a corrente alternata ideata da Nikola Tesla fossero state prodotte su larga scala decenni fa, forse in questo momento non ci troveremmo a condurre guerre spietate per il possesso del petrolio necessario alla produzione del carburante che, secondo Ford, avrebbe potuto essere ricavato in ingenti quantità a partire dai vegetali. Lo stesso Tesla fu in grado di creare un motore elettrico ad emissioni zero e di ricavare energia sfruttando le correnti elettriche della Terra. A due donne si devono invece l'invenzione del primo sistema antinquinamento e di un dispositivo per rendere potabile l'acqua di mare grazie ai raggi solari.

Senza stare a sindacare sul "perché" queste invenzioni non abbiano trovato seguito, proviamo a ricordarle e a omaggiarle affinché siano da spunto per un reale cambiamento di rotta, anche alla luce delle recenti scoperte tecnologiche.

1) Energia elettrica gratis dalla Terra

 

Nikola Tesla (1856 – 1943) fu un ingegnere ed inventore di origine serba, ma naturalizzato statunitense, che sperimentò particolarmente nell'ambito dell'elettromagnetismo tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Tra le sue ideazioni vi fu quella di riuscire a ricavare energia in maniera praticamente gratuita sfruttando le correnti elettriche fornite dalla Terra. Tesla, da moti considerato un genio, provò la propria capacità di sfruttare le correnti elettriche che attraversano le rocce ed i suoni insieme ad un amico nell'area di Pike Peak mediante due strumenti denominati autoharp, delle arpe di trasmissione dotate di microfoni. I due si separarono ponendosi ai lati opposti di un picco, distanziati l'uno dall'altro da quattro chilometri di roccia. Gli strumenti furono collegati al terreno attraverso un metodo segreto e furono sintonizzati in base alle risonanze armoniche della Terra. Al preciso momento che Tesla aveva stabilito, i due strumenti furono in grado di produrre note musicali per suonare interi brani grazie all'impiego della corrente elettrica terrestre.

2) Il primo sistema antinquinamento

Il primo sistema antinquinamento della storia fu inventato da una donna statunitense nel 1879. Parliamo di Mary Walton, la quale decise di dirigere il proprio impegno e le proprie conoscenze verso l'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e nocive provenienti dalle fabbriche, che in quegli anni si stavano prepotentemente diffondendo sul territorio. L'invenzione della Walton era basata sull'utilizzo di enormi contenitori ricolmi d'acqua, simili a serbatoi, verso i quali venivano condotte le polveri inquinanti, che proprio dall'acqua dovevano essere trattenute prima di venire convogliate lungo la rete fognaria. A Mary Walton si deve inoltre la progettazione del primo sistema in grado di limitare l'inquinamento acustico.

3) Distillatore solare per l'acqua di mare

Maria Telkes (1900 – 1995), nel 1920, quando all'epoca aveva solamente vent'anni, inventò un sistema di distillazione solare in grado di rendere potabile l'acqua di mare. Il sistema prevedeva d versare dell'acqua salina in uno speciale recipiente ricoperto da una lastra in vetro trasparente, che doveva essere esposto al sole, affinché i raggi solari potessero svolgere la propria azione di depurazione dell'acqua. Il sistema era in grado di produrre nel giro di poche ore alcuni litri di acqua potabile, che poteva rivelarsi indispensabile nel caso di un naufragio per la sopravvivenza dei passeggeri di un'imbarcazione. A lei si devono inoltre l'invenzione del forno solare e della Casa Carlisle, il primo edificio sperimentale a riscaldamento solare.

4) L'auto ecologica di Henry Ford

Il fondatore della casa automobilistica più famosa di tutti i tempi fu, all'insaputa di molti, l'ideatore di una delle prime automobili completamente ecologiche e green, sia per via dei materiali che la costituivano sia per via della fonte combustibile utilizzata per il suo funzionamento. Si tratta della Hemp Body Car, ideata da Henry Ford (1863 – 1947) nel 1941. L'automobile era costituita principalmente da fibre di cellulosa biodegradabili derivate dalla canapa e dalla paglia di grano, ma non solo. Il funzionamento del suo motore era stato reso possibile mediante l'impiego di etanolo di canapa. Già nel 1925 Ford aveva azzardato l'ipotesi di riuscire a creare un'auto completamente realizzata ed alimentata grazie alla canapa. Era inoltre certo che dalla maggior parte dei vegetali, comprese mele, patate ed erbacce, potessero essere tratte sostanze combustibili da utilizzare per il funzionamento degli stessi mezzi per la coltivazione agricola, garantendo la possibilità di coltivare i campi con l'ausilio di mezzi meccanici per centinaia di anni. La Hemp Body Car era alimentata dalla canapa distillata, il cui valore inquinante era stato indicato come pari a zero. Perché non venne mai prodotta su larga scala? Poiché Ford morì pochi anni dopo, nel 1947, e poiché nel 1955 la coltivazione della canapa fu proibita negli Stati Uniti.

5) L'auto a corrente alternata di Tesla

Ancora a Nikola Tesla si deve l'ideazione di un'automobile in grado di sfruttare la corrente alternata, anziché la corrente continua. Grazie a Tesla nel 1895 nei pressi delle Cascate del Niagara era entrata in funzione una stazione idroelettrica a corrente alternata grazie alla quale egli raggiunse la propria popolarità all'interno del panorama scientifico. La Pierce-Arrow begli anni Trenta del '900 aveva deciso di dare vita ad un'automobile elettrica in grado di sfruttare la corrente alternata seguendo le istruzione fornitegli da Tesla. I suo motore era progettato per raggiungere 1800 giri al minuto ed era dotato di una ventola frontale per il raffreddamento. Il motore dell'automobile fu in seguito modificato da Tesla al fine di permettere il funzionamento autonomo del veicolo mediante un circuito elettrico in grado di produrre energia e di garantire il funzionamento in movimento del mezzo per decine di chilometri senza che il motore emettesse alcun rumore e senza la produzione di sostanze inquinanti. Secondo Tesla il nuovo dispositivo di sua invenzione non solo avrebbe potuto alimentare un'automobile per sempre, ma anche fornire l'energia necessaria ad interi edifici. Tesla morì solo e dimenticato nel 1943, frustrato per non essere riuscito ad imporre al mondo i propri progetti, che probabilmente non furono compresi poiché giudicati in anticipo di almeno mezzo secolo.

Marta Albè

Leggi anche:

- Ford Hemp Car: l'auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Creato Venerdì, 25 Settembre 2009 09:38

Scritto da Alessandro_Ribaldi

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma - soprattutto - alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l'anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l'auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare "...vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti..." e tutt'ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della "bio vettura" si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

 

Già nel 1925 lo stesso Ford rilasciò al New York Times una dichiarazione che fece supporre quanto avesse competenze e volontà adeguate a creare un'autovettura capace di utilizzare carburanti alternativi: "Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C'è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C'è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni". Ford all'epoca azzardò l'ipotesi che si potesse arrivare a vetture fatte di canapa che utilizzassero l'etanolo come carburante.

Unendo la passione per la natura ed un indubbio fiuto per gli affari, l'imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che "uscisse" dalla terra. Per realizzare questo affascinante progetto impegnò nella ricerca fior fiore di ingegneri che nel 1941, dopo 12 anni di studi, diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili. La Hemp Body Car era una realtà: interamente composta da plastica in fibre di canapa, biodegradabile e dieci volte più leggera delle auto con carrozzeria d'acciaio.

Inoltre per dimostrare quanto fosse valido tale progetto si realizzò persino uno spot in cui la vettura veniva colpita ripetutamente con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Ma la grande novità, come detto, era nel carburante: la Hemp Body Car era difatti alimentata dalla canapa distillata, il cui impatto inquinante era pari ad un clamoroso "valore zero". Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. I re dell'acciaio e del petrolio ripresero il controllo delle operazioni lasciando che quest'idea "fumosa" venisse dimenticata.

A questo punto la domanda che viene naturale porsi è: perché solo ora, e per giunta timidamente, stanno rispuntando supposizioni, studi, progetti e dichiarazioni che Henry Ford nei primi ventenni del novecento aveva cercato di promuovere?

 La risposta può essere senz'altro riscontrata nel processo economico politico che ha portato il petrolio ad essere un combustibile dal grande "potere" finanziario, capace di non favorire la reale funzionalità di una tecnologia rispetto ad un'altra, ma appoggiando esclusivamente gli interessi e le strategie politiche.

Questi progetti risultarono sicuramente scomodi all'epoca, per via della crescita delle nazioni che potevano continuamente beneficiare di risorse petrolifere (gli stati medio orientali, ad esempio, si scoprirono grossi beneficiari di oro nero proprio in quegli anni). Oggi, con una crisi petrolifera sempre più evidente, con la crescita di un'educazione orientata alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, con una volontà nell'abbassare sprechi e consumi, si potranno forse portare a termine le volontà del fondatore del marchio Ford.

La casa automobilistica dall'ovale blu sta dimostrando di essere una delle più motivate ad orientarsi a questo tipo di approccio, mettendo in commercio, ed è stata la prima in assoluto a farlo, una vettura alimentata a bioetanolo a basso contenuto di CO2. Sembrerebbe che, a distanza di quasi 70 anni, le previsioni del suo padre fondatore si stiano finalmente verificando.

Alessandro Ribaldi

 

 

fonti energetiche rinnovabili e all’attività dell’istituto eni Donegani, lsegnaliamo alcuni documenti sul tema reperibili sul sito www.eni.com:

- eni for development http://eni.com/it_IT/attachments/sostenibilita/eni-for-development-web.pdf (in particolare da pag. 28)

- eni tecnology report http://eni.com/it_IT/attachments/innovazione-tecnologia/impegno/Eni_Technology_Report_2009-2010_ITA.pdf (in particolare sezioni a pag: 2 e 15)

 

Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione Innovazione e Tecnologia del sito al seguente link: http://eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/innovazione-tecnologia.shtml

 

 

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Servizio di Lidia Casti





Visita il sito: www.terrafutura.it
Visita il sito: www.legambiente.it

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