GRAN BRETAGNA
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) IL 15.01 15  CONTINUA A ROMA IL PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT .

4) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 09.01.15

5) Processo MPS SIENA MI IN ATTESA DI ASSEGNAZIONE

6) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

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ENI-REPORT

 

28.04.13

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Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
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Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
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16.12.12

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A2A-REPORT

 

02.12.12

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ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

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MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

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Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
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Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
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Norme per la circolazione dei veicoli storici;
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Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

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www.ipetitions.com PETIZIONI

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http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

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http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

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www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

 

 

- BP: SI TORNA A PAGARE DIVIDENDO...
(ANSA) - Bp torna a distribuire il dividendo: la compagnia petrolifera paghera' 7 cents per azione per il quarto trimestre 2010. L'utile al tasso di sostituzione nel quarto trimestre ammonta a 4,4 miliardi di dollari prima di poste non operative ed effetti di contabilita' secondo il metodo fair value. Nell'intero anno, ha riportato una perdita di 4,9 miliardi di dollari, tenendo conto di un addebito prima delle imposte relativo al Golfo del Messico per 40,9 miliardi di dollari. 01-02-2011]

 

 ROSALIA MERA (ZARA) IN ALBERGO CON BULGARI...
Mi. C. per "Il Sole 24 Ore" - Rosalia Mera, la donna più ricca di Spagna, cofondatrice con l'ex marito Amancio Ortega del colosso Inditex (Zara) di cui possiede una quota del 7% circa del capitale, ha deciso di investire 350 milioni di euro, insieme ad altri imprenditori spagnoli, nella costruzione di un hotel di lusso a Londra, nel quartiere di Knightsbridge, a due passi da Hyde Park e dai famosi grandi magazzini Harrod's. Il "6 stelle", che sarà pronto nel 2012 in occasione delle Olimpiadi, e che agli ultimi piani ospiterà anche alcuni appartamenti di lusso, sarà gestito dal gruppo Bulgari.

Grazie a questo nuovo investimento, Rosalia Mera intende diversificare il suo importante patrimonio, valutato in oltre 3,5 miliardi di euro, che comprende oltre a Zara, anche il 20% della catena alberghiera Room Mate, il 5% della farmaceutica Zeltia, oltre a immobili sparsi in tutto il mondo e altre partecipazioni minori. Non abbiamo dubbi che l'iniziativa sarà di successo. Il fiuto per gli affari di Rosalia Mera, abbinato al buon gusto di Bulgari, assicurano negli ambienti alberghieri, fanno sì che l'accoppiata sia vincente.01-02-2011]

 

 

 

15. STANGATA FISCALE A LONDRA SOFFRE IL CETO MEDIO...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Ben 750 mila contribuenti britannici della classe media si ritroveranno a pagare più tasse, quando in aprile entreranno in vigore le nuove norme fiscali introdotte dal ministro delle Finanze, George Osborne, una delle misure prese per ridurre rapidamente il deficit accumulato nei due anni (2008-09) di salvataggio di banche in crisi.

Secondo uno studio dell´Institute for Fiscal Studies (Ifs), un think tank non governativo, il numero di contribuenti chiamati a pagare un´aliquota del 40% sul reddito, ossia coloro che guadagnano dalle 42.475 sterline (circa 50 mila euro) in su, aumenterà di 750 mila persone, ciascuno dei quali finirà per pagare mediamente 200 sterline (240 euro) in più di imposte all´anno: carico che potrebbe creare malumori nelle categorie colpite dal provvedimento, già appesantite dall´aumento delle imposte indirette e dei costi energetici.

Il rapporto dell´Ifs indica tuttavia che l´aumento delle tasse colpirà maggiormente le classi più benestanti della popolazione, cioè coloro che rientrano nella fascia fiscale superiore, con un reddito superiore alle 150 mila sterline (180 mila euro), ai quali sarà applicata la nuova aliquota del 50 per cento, che non esisteva fino a un paio d´anni fa: a introdurla, peraltro, è stato il precedente governo laburista di Gordon Brown, proprio per far pagare ai più ricchi un costo proporzionalmente più alto per la crisi economica, e i conservatori di Cameron si sono limitati a mantenerla, nonostante qualche obiezione interna.

Nel complesso, afferma lo studio Ifs, il 10% più ricco dei contribuenti perderà mediamente il 3% del reddito a causa delle tasse più alte, mentre la popolazione globale subirà una perdita pari all´1% del reddito.

 01-02-2011]

 

 

  LONDRA STACCA LA SPINA A JERUSALMI...
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore" - Tra un brindisi e una fetta di panettone, per ben due volte gli indici di Piazza Affari sono andati in tilt. Ma se lunedì 3 gennaio era stato il debutto (incolpevole) di Fiat industrial a causare l'errore materiale sull'Ftse-Mib che ne ha provocato la sospensione, lunedì 27 l'origine del black-out informatico tra la Borsa italiana e gli utenti degli indici non è mai stata chiarita. Almeno ufficialmente. Perchè dietro le quinte si dice che il black-out sia stato innescato da una "svista".

Poichè lunedì 27 era bank holiday in Inghilterra, e gli uffici della City rigorosamente vuoti, chi era di turno alla vigilia di Natale alla Borsa di Londra, prima di andarsene, avrebbe "staccato la spina" che collega il mercato azionario con l'Ftse group che ne calcola gli indici. Peccato che alla stessa spina fosse attaccata anche la società-mercato guidata da Raffaele Jerusalmi che invece il lunedì successivo era regolarmente operativa. Insomma, l'Lse ha inglobato Borsa italiana già da qualche anno, ma quando è festa se ne dimentica.17-01-2011

 

SE PER L'EURO LA STERLINA È TROPPO CARA...
L. Mais. per "Il Sole 24 Ore" - Il pound potrebbe costare troppo per l'euro. Un'analisi attenta ai conti di Oberthur Technologies, la società francese controllata dalla famiglia Savarè che tanto vorrebbe comprarsi De La Rue, storico stampatore della sterlina britannica e leader mondiale del settore, suggerisce che i margini per un rialzo sono stretti stretti. Forse troppo. Passare dalla prima offerta di 825 pence per azione all'ultima di 905, non è bastato per tentare i soci di De La Rue, terzo maggior stampatore al mondo di banco di carta moneta e detentore dell'appalto per la creazione dell'euro francese.

Se Oberthur vuole davvero mettere le mani sulla zecca al vertice del mondo, se vuole davvero piantare la bandiera dell'euro made in France nel cuore di Londra, deve essere pronta a pagare di più. Insomma, è soltanto una questione di soldi. E dieci sterline per azione potrebbero bastare, ma la transalpina Oberthur, a tanto, non sembra in grado di poter arrivare. 13-12-2010]

 

 

SE LA GELMINI PIANGE, CAMERON NON RIDE - LE NUOVE TASSE UNIVERSITARIE INCENDIANO LONDRA: ASSALTATA LA LIMOUSINE DI CARLO E CAMILLA, VETRI INFRANTI, PUGNI E SECCHI DI VERNICE CONTRO I REALI INGLESI: 43 STUDENTI E 12 AGENTI FERITI - IL TRACOLLO DI CLEGG: AMATO DAI GIOVANI, IL LIB-DEM AVEVA PROMESSO DI NON TOCCARE LE TASSE. IERI LE HA ALZATE DEL 300%, DA 3 A 9MILA STERLINE L’ANNO, E SI RITROVA, COME LA GELMINI, LA MERDA NELLA BUCA DELLE LETTERE…

1 - MANIFESTAZIONI; 12 AGENTI, 43 STUDENTI FERITI...
(ANSA) - Dodici poliziotti e 43 manifestanti feriti: questo secondo Scotland Yard il bilancio degli incidenti di oggi a Londra per il voto del Parlamento sull'aumento delle rette universitarie. Negli incidenti è stata attaccata su Regent Street la Rolls Royce del principe Carlo. L'erede al trono di Inghilterra e la moglie Camilla sono rimasti illesi.

 

2 - ASSALITA L'AUTO DI CARLO E CAMILLA - PASSA LA LEGGE CHE TRIPLICA LE TASSE SCOLASTICHE...
Andrea Malaguti per "La Stampa"

 

È questa la Big Society? La riforma passa, la Camera dei Comuni approva l'aumento del trecento per cento delle tasse universitarie portandole da tremila a novemila sterline l'anno e gli scontri cominciati nelle prime ore del pomeriggio nel cuore di Londra diventano battaglia. I manifestanti, studenti arrivati da ogni angolo del Paese, sfasciano i vetri del ministero del Tesoro, bruciano cartelloni con l'effigie di Nick Clegg e lanciano mazze di legno e palle da biliardo contro la polizia che carica. Hanno cappucci, sciarpe, passamontagna.

 

In tanti sono lì per combattere. «Bastardi, bastardi, bastardi». Un'onda che si alza con forza, si allarga fino a Oxford Street, davanti ai negozi di moda, semina il panico tra i turisti che fanno compere in mezzo alla cascata di luci di Natale e finisce simbolicamente per abbattersi sull'incarnazione fisica dell'unità britannica: la monarchia.

A Regent Street l'auto di Carlo Mountbatten Windsor viene accerchiata da un gruppo di giovani col viso coperto. Di fianco all'erede al trono c'è la moglie Camilla. Ha un vestito di velluto nero e verde. Grida. Un fotografo la immortala con la bocca spalancata. Carlo sbarra gli occhi. Sono secondi di paura. Calci alle fiancate, pugni, un finestrino va in frantumi.

 

La macchina accelera, un incappucciato riempie uno sportello di vernice bianca. L'autista corre al teatro Palladium dove la coppia è attesa per una serata di beneficenza. Il rumore è assordante, una ragazza si siede sul marciapiede e scoppia a piangere. Una banda di esaltati sfonda a martellate la vetrata di Top Shop.

Piazza del Parlamento è il centro della rivolta. Fumogeni, incendi, sirene. Dieci uomini di Scotland Yard finiscono all'ospedale. Tre sono gravi. Tra i ventimila manifestanti i feriti sono decine e decine sono gli arresti. Bisognerà aspettare l'alba per definire la contabilità della follia. L'Inghilterra cambia così ufficialmente volto, non sarà facile ora garantire gli equilibri di potere.

 

La coalizione di governo regge faticosamente e la tregua che garantiva la pace sociale sembra definitivamente saltata. I Libdem si spaccano e il loro leader, Nick Clegg, si scopre improvvisamente fragile. È lui il bugiardo, il nemico degli studenti, mentre David Cameron salva misteriosamente la faccia. La sua maggioranza può contare in teoria su ottanta voti di vantaggio, dopo lo scrutinio gliene restano 21. Sono sufficienti. I sì sono 323, i no 302.

 

Ventun liberaldemocratici si ribellano agli ordini del partito, otto si astengono. Anche sei conservatori si oppongono. «Questa riforma è un insulto al Paese». Una spallata violenta che non ribalta l'esecutivo. Mike Crockart e Lee Scott, stretti collaboratori di Clegg, si dimettono dalle cariche di governo. «In campagna elettorale avevamo promesso che non avremmo toccato le tasse». Si vergognano.

Clegg è pallido, quando si presenta in aula per votare lo seppelliscono di fischi. Un parlamentare laburista si alza in pedi e lo aggredisce: «Che cosa farà chi non ha i soldi? Che cosa faranno i ragazzi neri come me? Lo sai che a Oxford e a Cambridge già ora non li fanno entrare?». Clegg finge di ignorarlo.

 

La sua vita è cambiata in modo radicale. In maggio era un dio. Merito dei dibattiti televisivi. Aveva un bel profilo, diceva cose sensate, aveva una bella moglie e sembrava destinato a cambiare il Paese. Era la speranza. I suoi elettori portavano orgogliosamente magliette che recitavano: «Sono d'accordo con Nick». Preistoria. Da quando si è schierato per la riforma elettorale non può più andare a lavorare in bicicletta. «Mi aggrediscono». Ha bisogno della scorta. Nella cassetta della posta gli hanno infilato lettere piene di sterco.

 

Mark Webber, 18 anni, racconta alla Bbc: «Ho votato per lui perché stava dalla parte degli studenti. Se ha cambiato parere non mi può rappresentare. Perché non ho il diritto di ritirare anch'io il mio appoggio?». Applausi. Balli. Slogan. Mentre la sera cala e la protesta non si placa.

 

Davanti a Westminster, la basilica che ospiterà il matrimonio di William e Kate, le forze dell'ordine in assetto anti sommossa usano le gabbie di contenimento per impedire ai manifestanti di sfondare. Ancora una volta sembrano impreparate. Da troppi anni non affrontavano una rabbia così diffusa. Manganellate e pugni a casaccio. Una ragazza sviene, la testa le sanguina.

 

La prima fila di Scotland Yard all'improvviso non regge, si apre. Da dietro arrivano i rinforzi a cavallo. Attaccano. È una assurda giostra medioevale. Un poliziotto viene disarcionato, il cavallo lo scalcia, gli spezza una gamba, lui perde i sensi. I colleghi lo trascinano via.

«La situazione è incendiaria, non riusciamo a contenerli», dice un portavoce della polizia esasperato. C'è puzza di fumo, le strade sono piene di vetri. Alle otto di sera, a Parliament Square, i ragazzi vengono fatti sfilare davanti a un cordone di protezione. Li filmano a uno a uno per identificarli. Loro mostrano orgogliosi la faccia. «Non siamo noi i criminali». È questa la nuova Gran Bretagna di Cameron?

 10-12-2010]

 

 

UOMINI DI SHELL INFILTRATI IN GOVERNO NIGERIANO...
(ANSA) - Il gigante petrolifero anglo-olandese Shell ha affermato di aver introdotto persone del suo staff in tutti i principali ministeri del governo nigeriano ottenendo così accesso ad ogni mossa del politici del Paese nella ricca regione del Delta. E' quanto emerge da rivelazioni diffuse da Wikileaks citate dal Guardian.

Dai dispacci resi noti risulta inoltre, riferisce il Guardian, che la società petrolifera ha "scambiato" informazioni di intelligence con gli Stati Uniti, in un caso fornendo ai diplomatici americani nomi di politici nigeriani sospettati di sostenere le attività di guerriglia nel Pese e chiedendo agli Usa, per contro, informazioni sulla possibilità che i guerriglieri si fossero muniti di missili antiaerei. 09-12-2010]

 

 

RABBIA SUI BONUS AI MANAGER INGLESI. DI CHI? DEI MANAGER INGLESI
http://nyti.ms/gBzfdq

- Scarsi guadagni delle banche e indignazione pubblica dovrebbero portare a un taglio dei bonus. Dovrebbero.

26-11-2010]

 

 

I BONUS AI BANCHIERI, GRAZIE AL NUOVO CANCELLIERE OSBORNE, SONO RIMASTI
http://bit.ly/fAoWh0


26-11-2010]

 

 

 

3 - THE GUARDIAN

MILIONI DI DOLLARI AI DETENUTI DI GUANTANAMO. PAGA IL REGNO UNITO
http://bit.ly/ddctRJ

 

- I ministri inglesi hanno preso la decisione di risarcire gli ex prigionieri della prigione militare americana per evitare che fossero rivelati in tribunale le pratiche adottate dagli americani, in cooperazione con i britannici, con i sospetti terroristi (rapimenti - le cosiddette "extraordinary rendition", e interrogatori duri, forse torture vere e proprie) 16-11-2010]

 

 

ROLLS-ROYCE IDENTIFICA LE CAUSE DELL'ESPLOSIONE DEL MOTORE DELL'AIRBUS
http://bit.ly/aB7dMs

- La notizia ha fatto rimbalzare le azioni del produttore di motori inglese. Si tratterebbe di un unico componente nella turbina dei motori Trent 900. Quindi il difetto riguarda i 20 Airbus A380 che montano questo tipo di motore.

11.11.10

 

ROLLS-ROYCE GIGANTE DEI CIELI A RISCHIO CRISI...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Momento difficile per uno degli ultimi giganti industriali britannici. La Rolls-Royce, azienda costruttrice di motori aeronautici (da non confondere con la Rolls produttrice di automobili, oggi di proprietà della Bmw), ha visto crollare il suo valore in Borsa del 10% in tre giorni, con una perdita intorno ai 2 miliardi di sterline, circa 2 miliardi e mezzo di euro.

 

La ragione è il guasto che la settimana scorsa ha costretto un aereo dell´australiana Qantas a un atterraggio d´emergenza, dopo l´esplosione in volo di uno dei motori Rolls-Royce di cui era dotato. Ventiquattro ore più tardi, un secondo aereo della Qantas, anch´esso dotato di motore Rolls-Royce, è tornato indietro dopo il decollo per un problema analogo.

La Qantas ha temporaneamente sospeso tutti i voli e aperto un´inchiesta insieme alla Rolls-Royce. A Londra gli analisti del settore commentano che la Rolls-Royce deve "pregare" che dall´inchiesta emerga un problema minore. Ieri la Rolls-Royce ha annunciato di avere fatto i primi progressi nell´indagine, affermando che il problema riguarda un motore di tipo Trent 900 e che si tratta del primo guasto ad uno dei suoi motori per aerei in 16 anni.

La Rolls è la seconda grande azienda britannica finita recentemente nel mirino, dopo la Bp per l´esplosione della piattaforma petrolifera in Louisiana. In entrambi i casi, ci sono aziende concorrenti in America che potrebbero approfittarne.

  [09-11-2010]

 

 

ANCHE CAMERON PARTE ALLA VOLTA ALLA CINA PER FIRMARE CONTRATTI MILIARDARI
http://on.wsj.com/boM9i7

- Dopo l'Italia il mese scorso (con la visita di Wen Jiabao a Roma), e la Francia la settimana scorsa (con la delegazione di Hu Jintao ospite dell'Eliseo), anche il Regno Unito si prepara a favorire la firma di contratti miliardari tra aziende cinesi e britanniche. Il primo ministro Cameron parte oggi per Pechino, dove incontrerà Hu e Wen prima di recarsi a Seoul per il G20.

- Come sempre in questi casi, si teme che l'importanza degli accordi economici con il Dragone metta in secondo piano (per non dire elimini) le richieste dell'Occidente alla Cina su diritti umani, ambiente, politiche finanziarie.

11.10.11

 

3 - THE WALL STREET JOURNAL

QANTAS TROVA UNA PERDITA NEI MOTORI DEI SUOI AIRBUS A380
http://on.wsj.com/afx011

- La compagnia aerea australiana ha ispezionato gli altri 3 Airbus A380 della sua flotta (che ha tenuto a terra dopo che il motore del quarto A380 era esploso in volo), e ha scoperto una perdita di olio nei reattori (prodotti da Rolls-Royce)

 

 

 

 

16.11.10

 

IL COMUNE HA PIANIFICATO UN MEGA ESODO DI FAMIGLIE POVERE DA LONDRA
http://bit.ly/axQSA5

- Il taglio del Welfare obbligherà 200.000 persone a lasciare la città, non potendosi permettere il tenore di vita della capitale.

- Il comune ha già prenotato centinaia di Bed & Breakfast nelle cittadine intorno a Londra (tra cui Hastings, Reading e Luton) in cui sistemare 82.000 famiglie che dovranno lasciare Londra una volta persi gli assegni che ricevevano dal governo (cancellati nella manovra di Osborne)

30.10.10

 

carlo non farlo! - Chi di voi almeno una volta non si è domandato perché Carlo d’Inghilterra schifasse la femminilissima moglie Diana a favore dell’amante equina e racchia Camilla Parker Bowles? - risponde l’esperto in campo cecchi paone: se sono veri i gossip sulla sua omosessualità abbiamo la risposta. del resto, con la scusa che si tratta di un kilt scozzese, indossa spesso e volentieri la gonna"...

Alessandro Cecchi Paone per "Oggi"

 

Chi di voi almeno una volta non si è domandato perché Carlo d'Inghilterra schifasse la moglie Diana a favore dell'amante Camilla Parker Bowles? Soprattutto perché la prima era la quintessenza della femminilità, la seconda è stata paragonato dai più maligni addirittura a un cavallo.

 

Ora, se sono veri i gossip sulla sua omosessualità abbiamo la risposta. Ovviamente non che ci sia nulla di male, se non come sempre in questi casi la confusione e l'inganno generale, che nel caso di Diana ha avuto conseguenza tragiche. Che il principe Carlo, a parte l'eventuale mancanza di coraggio e di chiarezza, fosse persona di animo delicato non era mistero per nessuno: dipinge paesaggi ad acquerello, ama l'agricoltura biodinamica, odia l'architettura contemporanea con i suoi grattaceli troppo alti.

Per non dire della gonna che, con la scusa che si tratta di un kilt scozzese, indossa spesso e volentieri. Oltretutto Carlo sarebbe in buona compagnia nella tradizione britannica. Non sono mancati re inglesi dichiaratamente gay, Shakespeare ha dedicato i suoi sonetti d'amore più appassionati all'amico conte di Southampton. Tutta la classe dirigente inglese passa l'adolescenza nei college più esclusivi dove è vietato l'ingresso alle donne.

 

Dunque se l'omogossip che lo riguarda fosse vero tutto tornerebbe, natura e cultura andrebbero a braccetto. Peccato, ripetiamo, per la mancata sincerità e la trasparenza nei confronti del genere femminile e dell'opinione pubblica. D'altra parte, per mettere a tacere le voci non resterebbe che un coming out di massa da parte dei potenti della Terra. Ma è assai improbabile. Un po' dovunque, e anche in italia, ne scopriremmo delle belle.

 

 

[07-10-2010]

 

 AFFITTI A PESO D´ORO PER LE BOUTIQUE LONDRA BATTE TUTTI...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" -
La strada dello shopping di lusso londinese è la più costosa d´Europa in termini di affitto. Bond street, indirizzo di riferimento per eleganza ed esclusività, supera tutti i concorrenti nella classifica annuale compilata dall´agenzia immobiliare Cushman & Wakefield: affittare uno spazio tra i suoi nomi dell´alta moda e della gioielleria costa più che sui Champs Elysees di Parigi, più che in via Montenapoleone o via Frattina a Milano e a Roma. Gli affitti su Bond street, e in particolare su New Bond street, la parte più a nord della strada, dove hanno aperto i negozi più moderni, sono aumentati del 19,4 per cento nel giro di un anno, nonostante la fragilità dell´economia britannica.

 

«Ma nel centro di Londra la recessione non è mai arrivata, l´afflusso di turisti da tutto il pianeta garantisce che questo genere di negozi continuino a fare affari d´oro», afferma il rapporto dell´agenzia immobiliare, intitolato "Main streets across the world". Di conseguenza gli affitti continuano a salire. L´affitto più alto di tutta Bond street è pagato dal negozio della Piaget. I prezzi degli affitti sono talmente proibitivi che varie aziende preferiscono fare un investimento ovviamente molto più grande e comprare, quando è possibile, lo spazio in cui espongono la propria merce.

Milano è al sesto posto in Europa per prezzi degli affitti dei negozi, subito dopo Parigi. Causeway Bay, a Hong Kong, è la strada più cara dell´Asia, di poco davanti al quartiere Ginza di Tokyo. Ma la più cara del mondo rimane la Fifth Avenue, a New York, dove affittare un negozio costa 1850 dollari l´anno per piede quadrato (pari a 0,09 metri quadri). [29-09-2010]

 

 

vi serve una regina? - LA REGINA ELISABETTA è in bolletta e VORREBBE PAGARE LE BOLLETTE DI WINDSOR PALACE COI SUSSIDI DESTINATI AI POVERI - IL GOVERNO INGLESE LE FA UNA PERNACCHIA - SALGONO LE SPESE PER MANTENERE FAMIGLIA E PALAZZI REALI MA L’OPINIONE PUBBLICA INCAZZATA NON VUOLE DARLE ALTRI SOLDI - ORMAI PUBBLICI I REGISTRI DELLE SPESE DELLA SOVRANA ma non la cifra del suo patrimonio personale (questione di sicurezza

Mattia Bernardo Bagnoli per "La Stampa"

 

La Regina è in bolletta. È con un misto d'incredulità e fastidio che i britannici da due giorni leggono sui giornali delle difficoltà finanziarie lamentate dalla casa reale nei confronti del governo. I quattrini passati dallo Stato a sua Maestà per la manutenzione dei palazzi non bastano, dicono i funzionari di Buckingham Palace. Risultato: le spese aumentano, i debiti salgono e i conti non vengono saldati in tempo. Regina Elisabetta II insomma, come capita talvolta ai comuni mortali paga i fornitori con notevole ritardo.

Ecco allora che, per aiutare la sovrana a sbarcare il lunario, i consiglieri di corte le provano tutte. Incluso chiedere all'esecutivo di poter accedere ai sussidi di povertà previsti per accendere il riscaldamento nelle strutture pubbliche come come ospedali, case popolari, consigli comunali, scuole. Il governo, evidentemente colto alla sprovvista dall'insolita richiesta, prima ci pensa su, poi risponde «no» e infine manda gli ispettori a palazzo. E solleva la domande più «insolente»: «Scusi, Sua altezza, ma lei come spende il denaro?»

 

La saga, che a prima vista può apparire surreale,è invece scritta nero su bianco in centinaia di documenti ottenuti dal quotidiano liberale Independent - dopo un braccio di ferro legale durato tre anni - grazie al Freedom of Information Act, la legge che obbliga nel Regno Unito la pubblica amministrazione a rendere disponibili alcune informazioni ai cittadini. Il faldone - o almeno, la parte sino ad ora pubblicata - copre le corrispondenze tra Buckingham Palace e il governo a partire dai primi mesi del 2004, ovvero quando a Downing Street sedeva ancora Tony Blair.

 

I funzionari di corte ai mandarini del ministero della Cultura dei Media e dello Sport, ovvero quello che si occupa delle spese di sua Maestà, fecero notare che i conti delle bollette del gas e dell'elettricità erano aumentati in un solo anno del 50% - oltre 1 milione di sterline - diventando così per la Regina «insostenibili». Da qui la richiesta di sussidi. Che vengono negati in agosto. «I fondi - spiegò un funzionario - sono indirizzati a persone dal basso reddito. Figuriamoci quale potrebbe essere la reazione della stampa se i finanziamenti destinati a un ospedale dovessero finire a coprire le spese di Palazzo».

Alla base della contesa, vecchia peraltro di secoli, da quando cioè Carlo I perse (letteralmente) la testa per aver cercato d'imporre al Parlamento la nozione che «Re e Regine rispondono delle loro azioni solo davanti a Dio», vi è la questione «dell'assegno di mantenimento» passato annualmente dai contribuenti alla famiglia reale. Ovvero quel «Head of State expenditure» che compensa il monarca per aver rinunciato a godere dei frutti del Crown Estate, i beni patrimoniali un tempo di proprietà esclusiva del sovrano.

 

Un gruzzoletto che, fanno notare a Buckingham Palace, vale allo Stato ben 230 milioni di sterline all'anno. In cambio la Regina riceve (dati del biennio 2009-2010) 38,2 milioni annui: 14,2 servono a coprire le spese per gli impegni pubblici della famiglia reale - Elisabetta II è pur sempre il Capo della Stato della Gran Bretagna e di un bel numero di Paesi del Commonwealth - mentre 19,7 milioni servono per mantenere i palazzi, Buckingham Palace e Windsor in testa.

Fatti i conti, la Corona costa oggi ai contribuenti 62 pence a testa ogni 365 giorni. Molto meno di un caffè in un bar di Londra. Un lusso tutto sommato molto abbordabile, soprattutto se confrontato con altri apparati dello Stato. Eppure, sia tra l'opinione pubblica che tra i banchi della Camera dei Comuni, la sensazione è che i quattrini versati a sua Maestà siano troppi.

Ecco dunque che la lotta tra Corona e governo raccontata dall'Independent si conclude, nel 2006, con l'esautorazione della casa reale dalla gestione dell'assegno dei contribuenti. «Non sembra una gran notizia - spiega Gary Slapper, esperto in diritto costituzionale della Open University - ma si tratta in realtà dell'addio alle ultime vestigia del potere monarchico».

Insomma, Westminster potrà mettere il naso persino nella «paghetta» di Elisabetta II. Che per fortuna può consolarsi con l'ingente patrimonio personale il cui ammontare preciso nessuno conosce: questione di sicurezza nazionale. 27-09-2010]

 

 

"Blair criminale di guerra" (L’ALTRA FACCIA DELLA GLORIA POLITICA: CONTESTARE SI PUò) - DOPO L’ACCOGLIENZA A DUBLINO, PIOGGIA DI UOVA MARCE E LANCIO DI SCARPE, L’EX PREMIER CHE TRASCINò LA GRAN BRETAGNA ALLA GUERRA IN IRAQ RINUNCIA ALLA PRESENTAZIONE LONDINESE DEL SUO LIBRO DI MEMORIE - PERCHÉ ODIANO TANTO TONY BLAIR E CORRONO A COMPERARE IL SUO LIBRO

Paola De Carolis per il "Corriere della Sera"

 

Niente da fare. Alla fine ha preferito rinunciare. Tony Blair non si presenterà domani al grande Waterstone's di Piccadilly per autografare copie delle sue memorie. Ha disdetto l'evento. Troppe le proteste contro di lui. La notizia è giunta alla fine di una giornata in cui i dubbi sulla presenza dell'ex primo ministro hanno continuato a crescere in seguito a un'intervista televisiva rilasciata in mattinata.

«Francamente - aveva sottolineato Blair - credo che chi vuole un autografo dovrebbe avere il diritto di ottenerlo». Liberissimi di protestare, ma «impedirti fisicamente di firmare i libri» è sbagliato. È, invece, proprio quello che era successo sabato in Irlanda. La polizia aveva blindato la libreria Eason, nel centro di Dublino, eppure al suo arrivo l'ex premier era stato accolto da una pioggia di uova e scarpe.

Scarpe perché è proprio per il suo ruolo nel conflitto in Iraq che Blair, dopo aver iniziato il suo mandato come il premier più popolare nella storia del Regno Unito, è oggi apparentemente ben felice di trascorrere all'estero tre settimane su quattro.

«Ha avuto paura», ha sottolineato un portavoce di «Stop the war coalition», gruppo che per l'evento di domani aveva organizzato una manifestazione di massa. «Non ha il coraggio di affrontare i suoi critici e di accollarsi la responsabilità di ciò che ha fatto». Per quanto lo riguarda, Blair si è limitato a diffondere un comunicato. «Sono stato contento di incontrare i miei lettori a Dublino ed ero felice di poter fare la stessa cosa a Londra.
Nonostante ciò ho deciso di cancellare l'evento in quanto non voglio importunare il pubblico con gli inevitabili problemi che causerebbero i manifestanti».

 

«So - ha aggiunto - che la Metropolitan Police avrebbe fatto come sempre un ottimo lavoro, ma preferisco non aggravare ulteriormente i loro compiti». In un certo senso, non ha tutti i torti. L'operazione messa in piedi dalla polizia per proteggerlo durante la deposizione all'inchiesta Chilcot sulla guerra in Iraq era costata al contribuente 270 mila sterline.

La possente campagna di promozione per 'A Journey' sembra ora nel caos. Ogni comparsa pubblica del premier, in Gran Bretagna, è una corsa ad ostacoli. Ieri mattina, quando è giunto agli studios di ITV per l'intervista, è stato scortato da agenti della sicurezza. Nel palazzo di fronte, appeso ai vetri, un poster gigante con su scritto «Blair criminale di guerra», le due vocali invertite per un gioco di parole tra il nome dell'ex primo ministro e il sostantivo bugiardo.

E se Blair è disposto a scendere a livelli una volta impensabili per promuovere il libro - in Irlanda ad esempio è comparso assieme a Jedwood, due fratelli cantanti dichiaratamente privi di talento e diventati famosi grazie a un reality televisivo - la stampa non fa che prenderlo in giro.

 

Nonostante ciò, Blair ha, per un verso, il coltello dalla parte del manico. A Journey, come ha sottolineato lui stesso, «sta vendendo benissimo». La libreria online Amazon lo mette al primo posto nel Regno Unito e tra i top ten negli Stati Uniti.

La mancata comparsa da Waterstone's non infierirà pesantemente sulla circolazione. Blair firmerà diverse centinaia di copie privatamente così che chi vorrà potrà comunque acquistare un volume autografato giovedì mattina. In Gran Bretagna, fanno sapere suoi conoscenti, Blair si sente «odiato». Ciononostante gli piacerebbe tornare in politica, ha raccontato ieri in tv, anche se al momento, più che difficile, sembra impossibile.

2- PERCHÉ ODIANO TANTO TONY BLAIR E CORRONO A COMPERARE IL SUO LIBRO
Guido Santevecchi per il "Corriere della Sera"

In Gran Bretagna è il successo editoriale dell'anno: A Journey (Un viaggio), il libro di memorie di Tony Blair, nei primi giorni di vendita ha avvicinato i numeri a cui sono più abituati romanzieri come Dan Brown e JK Rowling. Anche lo stile di scrittura ha ricevuto critiche positive: d'altra parte una delle qualità che hanno portato l'ex leader laburista a vincere tre elezioni di seguito è stata la capacità di narrazione politica.

Blair però non si è potuto godere in pubblico il trionfo editoriale. Il giorno del lancio si era tenuto alla larga da Londra. Sabato era andato ad autografare copie del libro a Dublino, pensando forse che il suo ruolo decisivo negli accordi di pace del Venerdì Santo 1998 per l'Irlanda del Nord gli avrebbe garantito comprensione e simpatia.

 

Invece lo hanno accolto con manifesti rosso sangue, grida di «assassino e bugiardo», lancio di uova e scarpe. Su Facebook si sono organizzati gruppi di odiatori che minacciavano altre incursioni. Così il profeta del New Labour ha deciso di ritirarsi dalla presentazione di domani in una grande libreria di Londra «per non far spendere risorse preziose alla polizia».

Non è dunque servito a riconciliare neanche il beau geste alla vigilia della pubblicazione: il dono di tutti i proventi di Un viaggio alla Royal British Legion, l'organizzazione dei veterani di guerra (la cifra già ora supera i sei milioni di euro). Non è bastato a stemperare l'astio dei molti che a sinistra non gli hanno perdonato di aver fatto marciare le truppe britanniche spalla a spalla con George Bush nell'invasione dell'Iraq, alla ricerca di armi di distruzione di massa che non esistevano.

 

«Dovrebbe amputarsi un braccio e dare quello alla British Legion», ha scritto il tabloid filolaburista Daily Mirror, che gli rimprovera il sangue versato dai soldati e il declino del partito ora relegato all'opposizione e in profonda crisi di identità. Però questi critici irriducibili dimenticano che Blair vinse per la terza volta le elezioni nel 2005, nel pieno del dramma iracheno: il consenso popolare, anche se sceso dopo otto anni di potere c'era ancora.

E forse, se Un viaggio vende così bene, è perché i britannici che avevano tanto sperato in lui cercano ancora un modo di leggergli nell'anima, di comprendere le sue scelte. Di sicuro quest'uomo è ancora in grado di farci credere a quel che scrive e poi, a distanza di poche pagine, farci di nuovo scandalizzare. [07-09-2010]

 

 

 

GRAN BRETAGNA, GRAND’ITALIA! POLITICA, SCANDALI E INTERESSI TRA CAMERON E MURDOCH - SECONDO IL ’NEW YORK TIMES", MURDOCH SPOSTÒ IL SOSTEGNO DEI SUOI GIORNALI DAI LABURISTI AI TORY DOPO CHE GLI UOMINI DI CAMERON ACCETTARONO UNA “LISTA DEI DESIDERI”. E CAMERON, UNA VOLTA ELETTO, HA ONORATO LA ’CAMBIALE’: DEMOLIRE LA BBC - LA TV DI STATO È UN OSTACOLO ALLE MIRE TOTALITARIE, IN CAMPO TV, DI MURDOCH, CHE IN INGHILTERRA POSSIEDE SKY, CHE È SATELLITARE E A PAGAMENTO, COME IN ITALIA - (UNA NOTA DI ORGOGLIO NAZIONALE PERÒ QUI È D’OBBLIGO. PERCHÉ MURDOCH DEVE AGIRE SUL PRIMO MINISTRO CHE DEVE AGIRE SULLA ORGOGLIOSAMENTE INDIPENDENTE BBC, MENTRE QUI DA NOI IL CAVALIERE DEL CIALIS È ARRIVATO A FARE TUTTO DA SOLO, METTENDO DIRETTAMENTE A CAPO DELLA RAI UN SUO EX FUNZIONARIO A PALAZZO CHIGI

Da www.blitzquotidiano.it


1 - ROYAL FAMILY E GIORNALISMO D'ASSALTO: LO SCANDALO SPIONAGGIO SCONVOLGE LA GRAN BRETAGNA...
Uno scandalo minaccia di travolgere il giornalismo inglese e lambire da vicino uno dei più importanti e potenti editori del mondo, Rupert Murdoch, arcirivale, in Italia, dell'imprenditore - primo ministro Silvio Berlusconi. E non c'è dubbio che anche la mitica Scotland Yard, la polizia londinese, ne esca piuttosto male, addirittura con richieste di formale inchiesta sul suo presunto favoritismo verso i giornali di Murdoch.

 

E qualche schizzo è destinato anche all'immacolata camicia del neo premier britannico David Cameron, che si è preso come stratega dell'immagine uno dei personaggi coinvolti nello scandalo e, a quanto finora è emerso, non ha certo messo alla porta del numero 10 di Downing Street Murdoch quando si è presentato con la lista dei suoi desideri per abbattere l'odiata concorrente Bbc.

La vicenda è stata rivelata al pubblico di lingua inglese da due giornali ostili a Murdoch sia per ideologia, il 'Guardian' di Londra, sia per business, il 'New York Times'. Murdoch non ha mai rispettato il fair play verso i suoi concorrenti (ma il fair play, dicono, è inglese, mentre Murdoch è un rude australiano).

 

Gli ingredienti del giallo ci sono tutti: gossip, spionaggio, media e teste coronate. Ma quello che doveva essere un asso nella manica per uno dei maggiori quotidiani britannici, il 'News of the World', gli si sta ritorcendo contro, dopo avere spalancato il vaso di Pandora di segreti carpiti illegalmente ma assolutamente ambiti dai lettori inglesi.

Per decenni i tabloid londinesi hanno fatto i soldi grazie ai gossip sulle relazioni extra-coniugali dei politici, i vip drogati e le scappatelle reali. Il gossip poteva spezzare carriere, dando un potere enorme ai giornali, sempre pronti a soddisfare la fame di pettegolezzi degli inglesi.

Ovviamente senza farsi mancare investigatori privati e metodi assai poco etici, quando non addirittura illegali. Ma la vicenda che il New York Times pubblicherà sul suo magazine in rotocalco, il suo sito internet ha lanciato nel mondo e il 'Guardian' ha rilanciato, sembra superare i confini della decenza anche per gli ipocriti anglosassoni.

La storia ha inizio nel novembre del 2005, quando tre funzionari della casa reale britannica si accorgono che ai loro telefoni cellulari accadono episodi strani: dei messaggi che non avevano mai ascoltato apparivano nella loro casella vocale come già sentiti e salvati.

Nello stesso periodo, alcuni episodi privati e curiosi riguardanti il principe William iniziano ad apparire sul 'News of the World'. Una coincidenza piuttosto strana, considerato che nessuno aveva messo al corrente la stampa. Così i fidati della Royal Family cominciano a sospettare che qualcuno li stia spiando.

 

I loro sospetti vengono confermati nel gennaio del 2006 niente meno che da Scotland Yard. Due nomi saltano fuori dalle indagini: quello di Clive Goodman, cronista del News of the World, e quello di Glenn Mulcaire, investigatore privato al servizio dello stesso giornale. I due uomini, si scopre, sono riusciti a ricavare i codici PIN necessari per accedere alla casella vocale dei funzionari di Buckingham Palace.

Scotland Yard sceglie la tattica del silenzio e invita i dipendenti di palazzo a continuare a comportarsi come se nulla fosse successo, per permettere alle indagini di procedere senza intoppi. Alcuni mesi dopo, con la storia del principe Harry in visita ad uno strip club, la svolta: la polizia britannica scopre che Goodman e Mulcaire hanno ascoltato i messaggi della segreteria telefonica del principe Harry.

Il 9 aprile del 2006, un nuovo scoop del News of the World, sempre a firma di Goodman, su Harry e la sua fidanzatina Chelsy, riporta parola per parola un messaggio vocale ricevuto dal principino: troppo per non dare una scossa alla vicenda.

 

Il palazzo si ritrova spiazzato, Scotland Yard si rende conto che i reporter di News of the World probabilmente sono "penetrati" anche nelle segreterie di altri nobili, vip, sportivi e chissà chi altri ancora.

Nello stesso anno Scotland Yard trova a casa di Mulcaire, l'investigatore privato, elenchi con migliaia di numeri telefonici di potenziali vittime, e 91 codici PIN di cellulari.

Ma la vicenda non finisce qui: quest'estate cinque persone hanno hanno citato il giornale News of the World, del Gruppo News International, di proprietà di Rupert Murdoch, per essere entrato nelle loro caselle vocali. Oltre al Notw, giornale scandalistico della domenica, Murdoch in Inghilterra possiede anche il quotidiano popolare Sun, il Times, una volta considerato il più autorevole del mondo, il domenicale Sunday Times, un mito mondiale del giornalismo negli anni 60 e 70, prima che Murdoch lo comprasse, e The London Paper, un quotidiano gratuito distribuito nella capitale.

Nel settembre del 2009, davanti alla commissione parlamentare chiamata ad indagare sul caso, Les Hinton, uno degli uomini di fiducia di Murdoch, che da direttore esecutivo di News International lo ha messo a capo di Dow Jones, non aveva rinunciato a difendere il quotidiano.

 

Non fu il solo: Bill Akass, managing editor del News of the World, respinse ogni accusa, incolpando a sua volta il New York Times di scrivere del caso solo per rivalità.

Ma le testimonianze di diversi ex giornalisti e direttori del News of the World diedero una versione ben diversa, descrivendo un'atmosfera delirante, in cui i reporter erano incitati dagli stessi direttori a servirsi di ogni mezzo pur di ottenere uno scoop.

In febbraio, la commissione parlamentare pubblicò un rapporto in cui accusava i dirigenti del News of the World di "aver deliberatamente confuso le acque".

Il rapporto fece scalpore, ma non portò a un'inchiesta giudiziaria in grande stile. Ci fu solo un processo a carico del giornalista Goodman e del detective Mulcaire e una serie di transazioni milionarie o quasi tra la società editrice di Murdoch e alcune delle vittime di attacchi giornalistici conseguenti allo spionaggio.

 

Lo scandalo sembrava finito, e Andy Coulson, direttore di News of the World quando lo scandalo emerse e promotore di una linea all'insegna del gossip più sfrenato e politicamente scorretto, dimessosi tempestivamente dopo l'arresto di Goodman, sembrava destinato a una irresistibile carriera politica, dopo essere stato ingaggiato dal Partito Conservatore per la campagna elettorale e essere diventato stratega dell'immagine del nuovo premier David Cameron.

Ma la storia non è morta lì. Tre cittadini inglesi chiedono un'inchiesta sul comportamento della polizia, che insabbiò più che poté, fornendo le minori informazioni possibili e spesso solo sotto ingiunzione della magistratura. Anche l'equivalente inglese della nostra procura della Repubblica, con molto minori poteri rispetto alla polizia che non è ad essa subordinata, ha lamentato la reticenza di Scotland Yard.

Un ex ispettore di Scotland Yard ha detto di avere anche subito pressioni per mettere tutto a tacere da parte del capo ufficio stampa della polizia, in base al timore di rovinare i buoni rapporti da tempo intercorrenti tra Scotland Yard e i giornali di Murdoch.

 

Gli avvocati in questi anni hanno più volte cercato di far pressione su Scotland Yard affinché rivelasse tutti i nomi dell'elenco di Mulcaire: un affare troppo ghiotto per i legali, sicuri di vincere contro il quotidiano ormai screditato. Tra le celebrità spiate dai reporter, sono saltati fuori i nomi di David e Victoria Beckham: a tenerli "sotto controllo", Sean Hoare, ex cronista e amico di Coulson, di cui fu collega al Sun.

Il ciclo dello scandalo si chiude sulla porta del numero 10 di Downing street, residenza ufficiale del primo ministro della Regina, occupata in questo momento da Cameron. Già Cameron era stato chiacchierato nel 2008 quando, da leader dell'opposizione, aveva accettato da Murdoch un passaggio in aereo (valore 30 mila sterline) per andare a una serie di incontri in Europa con leader politici e oligarchi russi.

Ora la questione si è fatta più spessa. Secondo il New York Times, Murdoch spostò il sostegno dei suoi giornali dai laburisti ai conservatori dopo che gli uomini di Cameron accettarono una "lista dei desideri" dell'editore. Cameron, una volta eletto, in maggio, si è affrettato a onorare la cambiale.

Ha assunto nel suo staff Coulson e ha invitato Murdoch a Downing street e gli ha chiesto un fatto concreto, demolire la Bbc, tv di Stato, odiata rivale, gratuita ma piena di soldi perché gli inglesi, più furbi degli italiani, invece di imporre il canone Rai, impongono semplicemente una licenza per guardare la Tv: la stessa differenza tra farci pagare il bollo auto e un bollo Fiat della tv satellitare Sky, che in Gran Bretagna, come in Italia, è a pagamento.

 

La Bbc è un ostacolo alle mire totalitarie, in campo tv, di Murdoch, che in Inghilterra possiede Sky, che è satellitare e a pagamento, come in Italia.

Puntualmente, in luglio, cioè appena due mesi dopo la vittoria, ha cominciato l'attacco alla Bbc, dicendo che spendeva troppo. Così fecero, negli anni del Caf, Dc e Psi per salvare Berlusconi dalla bancarotta cui lo spingeva la crescente spirale dei costi della Rai guidata da Biagio Agnes. Misero da parte Agnes e nominarono un direttore generale che si mise a tagliare i costi, ma non nel senso di vedere se per caso i singoli programmi costassero troppo, semplicemente eliminando programmi. Da allora non è più finita.

Una nota di orgoglio nazionale però qui è d'obbligo. Perché Murdoch deve agire sul primo ministro che deve agire sulla orgogliosamente indipendente Bbc, mentre qui da noi Berlusconi è arrivato a fare tutto da solo, mettendo direttamente a capo della Rai un suo ex funzionario.

Lo stesso Murdoch si è sempre servito dei suoi giornali inglesi (il Sun, il Times di Londra e il Sunday Times) per promuovere la propria linea politica conservatrice: prima sostenendo Margaret Thatcher, poi, dopo un lungo corteggiamento da parte di questi, Tony Blair.

2 - ANDY COULSON: POLITICA, SCANDALI E INTERESSI TRA DAVID CAMERON E RUPERT MURDOCH...
La stampa britannica non molla l'osso, e, dopo l'articolo di 6000 parole del New York Times sullo spionaggio da parte del News of the World ai danni della famiglia reale britannica, il Guardian va all'attacco di uno dei protagonisti della vicenda, Andy Coulson, attualmente capo della comunicazione del neo primo ministro britannico David Cameron, ma già giornalista fedele alle dipendenze di Rupert Murdoch. Insomma, una sorta di trait-d'union tra i due massimi esponenti della politica e dei media britannici, quasi un Mauro Masi inglese.

Il quotidiano, unico di sinistra nel panorama londinese, pone un tema pesante come un macigno: la vicenda delle intercettazioni illegali rischia di minare la credibilità non solo di Coulson, ma dello stesso Cameron.

 

In una serie di articoli che ripercorrono la vicenda dalle sue origini, nel 2005, il Guardian tratteggia un ritratto di colui che è stato il direttore del giornale scandalistico di proprietà di Murdoch tra il 2005 e il 2007, proprio gli anni in cui Clive Goodman, cronista di punta del Notw, e Glenn Mulcaire, investigatore privato al servizio del quotidiano, sono penetrati nelle segreterie telefoniche degli assistenti della Casa reale per carpire informazioni poi sbattute in prima pagina come scoop.

Fa notare il Guardian che se i due autori delle breaking stories sulla famiglia reale, in particolare sui due prinicpi William e Harry, sono finiti a scontare rispettivamente quattro e sei mesi di carcere, l'ex direttore non solo non ha avuto condanne, ma ci ha persino guadagnato un posto di grande prestigio: quello di spin doctor del candidato premier - poi eletto - David Cameron.

Coulson ha sempre negato ogni accusa, definendo Goodman "una mela marcia", niente più che un caso isolato. Ma i numerosi cronisti del News of the World intervistati dal New York Times hanno dato una versione ben diversa: l'uso di metodi poco etici, quando non addirittura illegali, come lo spionaggio telefonico, era estremamente diffuso e incoraggiato dalla stesso Coulson. Tutto pur di raggiungere uno scoop.

Questa verità non è però mai stata consacrata da alcuna sentenza. Dopo anni di indagini, nel febbraio 2010 la commissione parlamentare incaricata di occuparsi della vicenda spionaggio da parte del Notw critica Scotland Yard per aver insabbiato la vicenda, e accusa i dirigenti del News of the World di aver "deliberatamente nascosto la verità". Nulla di più.

 

L'unica ripercussione sulla carriera dell'allora direttore del Notw furono le sue dimissioni. Ma Coulson restò poco senza far nulla: pochi mesi dopo, nel maggio del 2007, viene ingaggiato dal partito conservatore per gestire la campagna elettorale. Una posizione di grande prestigio e influenza.

"Il Labour lo ha perso", titolò il Sun in prima pagina. Coulson si giustificò dicendo che dopo "12 lunghi anni" a sostenere il partito di Tony Blair si era stufato. L'affiatamento tra Cameron e Coulson è subito grande, aiutato dal fatto che i due hanno diversi amici comuni: tra questi, Rebekah Brooks, già direttrice del Sun e poi a capo del News International di Murdoch. Il legame con Coulson ha anche aperto a Cameron le porte per conoscere i figli di Rupert Murdoch, James ed Elisabeth.

Nel maggio di quest'anno David Cameron, anche grazie al supporto dei giornali di Murdoch, viene eletto primo ministro. Ricompensa Coulson con l'incarico di capo della comunicazione al numero 10 di Downing Street. E qui Murdoch ha un ingresso privilegiato per i colloqui con il leader della Gran Bretagna.

 06-09-2010]

 

 

CAMERON VA A WASHINGTON - IL NUOVO PREMIER INGLESE NEGA (CHE ALTRO POTEVA FARE?) che la British Petroleum possa aver svolto un ruolo per facilitare il rilascio DEL TERRORISTA LIBICO AL-MEGRAHI in cambio di concessioni per lo sfruttamento di giacimenti libici - nuovi dettagli emersi confermano che l’incidente in Louisiana avrebbe potuto essere evitato se la compagnia britannica avesse seguito alla lettera i manuali invece di puntare al risparmio

 

Mario Platero per "il Sole 24 Ore"

 

Al suo debutto alla Casa Bianca da quando i conservatori hanno ripreso il potere, il primo ministro britannico David Cameron ha detto ieri che non ci sarà un'inchiesta sulle dinamiche che hanno portato al rilascio del responsabile dell'attentato nei cieli di Lockerbie, Abdel Baset al-Megrahi e ha negato che la British Petroleum possa aver svolto un ruolo per facilitare il rilascio in cambio di concessioni per lo sfruttamento di giacimenti libici.

Cameron ha usato parole durissime per condannare il rilascio da parte delle autorità scozzesi, che potevano tuttavia agire, ha detto, in modo autonomo: «Si è trattato del più grande omicidio di massa della storia inglese e non c'era nessuna ragione per farlo uscire di prigione». Però la decisione non c'entra nulla con Bp: «È stata presa per questioni umanitarie. Sbagliata, ma giuridicamente legittima. Non abbiamo alcuna prova che la decisione del governo scozzese sia stata influenzata dalla Bp».

 

Un gruppo di senatori, che Cameron ha incontrato dopo il suo incontro con Obama alla Casa Bianca, ha chiesto chiarezza sulle dinamiche del rilascio del colpevole di Lockerbie. Alcuni funzionari libici e persino il figlio del Colonnello Gheddafi avevano dichiarato che se Megrahi non fosse stato liberato, importanti accordi petroliferi con la Bp sarebbero saltati. E dunque la domanda diretta di un giornalista in conferenza stampa ha creato un'improvvisa tensione in un incontro che fino a quel momento era sembrato disteso.

Sia Obama che Cameron hanno sfoggiato grandi sorrisi. Il primo ministro britannico ha raccontato di aver bevuto la birra preferita del presidente americano, la "312 beer" durante la partita Stati Uniti-Inghilterra dei mondiali. Quel match si è chiuso in pareggio - ha detto Cameron - ma il nostro rapporto non può che essere un rapporto win win per entrambi («di vittorie reciproche»).

Si è parlato di disavanzi pubblici e ciascuno dei leader ha sottolineato di avere un obiettivo convergente, anche se Londra privilegia il rigore e Washington chiede nuove misure espansive. Ma alla fine si tornava sempre sul tema del momento, la Bp e Lockerbie.

 

Cameron ha spiegato che un'ampia inchiesta è già stata archiviata e che semmai il governo britannico dovrà decidere se rilasciare alcuni documenti inediti. «Ma non credo ci siano grandi misteri, non ho bisogno di un'inchiesta per sapere che si trattava di una pessima decisione».

Bp è già nel mirino dell'opinione pubblica americana per aver causato il peggior disastro ecologico della storia del paese. Si aggiunga che nuovi dettagli emersi recentementeconfermano che l'incidente in Louisiana avrebbe potuto essere evitato se la compagnia britannica avesse seguito alla lettera i manuali invece di puntare al risparmio.

Ieri ad esempio si è saputo che le operazioni di trivellazione sono continuate anche quando ci si è accorti che qualcosa nel pozzo non funzionava. Se ora alla negligenza per il disastro ecologico si aggiunge il sospetto che la società britannica possa aver agevolato il rilascio di un terrorista che ha ucciso decine di americani alla vigilia del Natale 1988, il danno per uno dei gruppi più importanti per l'economia britannica potrebbe essere ancora più catastrofico.

 

Per questo Cameron è stato molto deciso: «Non possiamo legare queste due cose: Bp rimborserà tutto il necessario per ripagare il danno causato». Cameron ha aggiunto che la solidità di Bp è importante economicamente sia per l'America che per la Gran Bretagna e che dal suo buon funzionamento derivano migliaia di posti di lavoro: «Dobbiamo lavorare per far sì che torni a essere un'azienda solida»ha detto ancora. Proprio ieri la società inglese ha annunciato la prima parte del piano di dismissioni per incassare il denaro necessario a risarcire i danni.

 

Bp venderà asset per 1,7 miliardi di dollari: giacimenti di gas e un oleodotto in Vietnam e licenze petrolifere in Pakistan. Intanto i tentativi per riparare la maledetta falla proseguono: il test sul tappo di contenimento del pozzo, in corso da lunedì, è stato prorogato di 24 ore dalle autorità americane. «Non abbiamo trovato finora nulla che metta a rischio il pozzo» ha dichiarato Thad Allen, coordinatore federale della risposta al disastro.

 

Il primo minsitro britannico ieri avrebbe voluto mettere al centro delle discussioni un'agenda economica e commerciale. Ha sottolineato che ogni giorno in America «un milione di americani lavorano per aziende britanniche ». E infatti la Gran Bretagna è di gran lunga il maggior investitore diretto negli Stati Uniti. Il commercio bilaterale è valutato in 179 miliardi di dollari all'anno e l'America conta per il 18% delle esportazioni britanniche. Obama ha sempre parlato di cooperazione.

 

Hanno convinto? Un pochino sì, anche se già in campagna elettorale Cameron diceva che voleva cambiare la natura del rapporto fra Londra e Washington dopo un periodo che era sembrato caratterizzato da una situazione di "vassallaggio" nei confronti dell'America, soprattuto negli anni di Blair. Ma poi aggiungeva, sono un pragmatico, proprio come Barack Obama.

 22-07-2010]

 

 

C’ERANO UNA VOLTA I LABURISTI – LE MEMORIE DI LORD MANDELSON METTONO UNA PIETRA TOMBALE SULL’ERA FELICE DI TONY BLAIR E GORDON BROWN, FRATELLI COLTELLI A DOWNING ST.: “GORDON SI COMPORTA COME UN MAFIOSO: È PAZZO E CATTIVO, PENSA SOLO A FARMI FUORI” – E SPUNTA ANCHE IL PIANO SEGRETO (’OPERAZIONE ORSACCHIOTTO’), PER SMEMBRARE IL MINISTERO DEL TESORO E TOGLIERE POTERE A BROWN

 

Carlo Antonio Biscotto per "il Fatto Quotidiano"

 

Il libro di memorie di Lord Mandelson, già ministro delle Attività produttive del governo laburista, sta mettendo a rumore gli ambienti politici della Gran Bretagna. Secondo Mandelson Tony Blair definiva Gordon Brown "pazzo, cattivo, pericoloso e irrecuperabile" e i loro rapporti erano caratterizzati da una forte e reciproca antipatia.

Lord Mandelson sostiene che Tony Blair, dopo aver ceduto nel 2003 alle pressioni di Brown e aver promesso di non ricandidarsi alle successive elezioni politiche, aveva in seguito cambiato idea. In seno al governo la tensione era palpabile e gli scontri tra il primo ministro Blair e il suo ministro del Tesoro erano all'ordine del giorno.

 

Mandelson confessa di aver contribuito a mettere a punto un piano segreto - nome in codice: Operazione Orsacchiotto - per smembrare il ministero del Tesoro e ridurre il potere di Brown in seno al governo di Sua Maestà.

Per la stessa ragione Tony Blair avrebbe più volte pensato di spostare Gordon Brown dal Tesoro agli Esteri, ma aveva sempre accantonato il proposito per paura che Brown rassegnasse le dimissioni aprendo una crisi di governo e chiamando a raccolta la base laburista. Volavano tra i due parole grosse: "Si comporta come un boss mafioso", avrebbe detto Tony Blair parlando di Gordon Brown.

 

E, quasi per giustificare il suo astio, tirava in ballo il vice premier, John Prescott, affermando che aveva "paura" di Brown e "sapeva che in lui c'era qualcosa che non andava". Ma non basta: quando parlava del suo ministro del Tesoro, Blair lo definiva "debole, incapace di visione politica e convinto di essere perseguitato da Blair".

Quando nel 2005 Tony Blair decise finalmente di tenere fede al suo impegno non presentandosi alle successive elezioni politiche come leader del partito laburista, Gordon Brown si sarebbe precipitato nel suo ufficio per chiedergli la data delle dimissioni e Blair avrebbe così commentato: "si comporta come un mafioso. È aggressivo e brutale. Non c'è nessuno come Gordon. Non fa altro che parlare di valori morali, ma in realtà è un vero furfante".

 

Mandelson scrive che Blair gli avrebbe detto: "Gordon è pazzo, cattivo, pericoloso e irrecuperabile". I rapporti non migliorarono nemmeno dopo la vittoria laburista alle elezioni del 2005. Ecco come Blair avrebbe raccontato a Mandelson un incontro con Brown per discutere la riforma delle pensioni: "È stato il peggior incontro politico della mia vita... Mai mi era capitato di trovarmi in una situazione così sgradevole. Mi sono sentito minacciato senza tanti giri di parole".

Nelle memorie ci sono anche ricordi personali. Quando un rapporto ufficiale scagionò Lord Mandelson in ordine allo scandalo del passaporto concesso a Hinduja, Brown ebbe una reazione furibonda tanto che Blair avrebbe detto a Mandelson: "Brown ti vuole morto". Ma Blair emerge dalle pagine di Mandelson come un personaggio piuttosto combattivo che comunque non voleva darla vinta a Brown. "Pensa solo a farmi fuori, ma non ho intenzione di farmi da parte", avrebbe detto in più occasioni Blair.

 

In questo clima sarebbe nata l'Operazione Orsacchiotto organizzata da Mandelson insieme all'ex direttore della BBC, John Birt, e al segretario generale del primo ministro Jonathan Powell. Scopo dell'operazione era di smembrare il ministero del Tesoro affidando a Brown un nuovo ministero delle Finanze con il compito di occuparsi di tasse, mercati e servizi finanziari. In questo modo i cordoni della borsa sarebbero passati ad altri e Brown avrebbe perso gran parte del suo potere politico.

Nel partito laburista le reazioni sono state di sdegno e Andy Burnham ha detto che il partito deve voltare pagina: "È ora che nel partito laburista si faccia avanti una nuova generazione di politici. Queste rivelazioni confermano che bisogna rompere in maniera chiara con questo modo di fare politica". [16-07-2010]

 

 

 

 

13- L'ORIZZONTE CINESE DELL'INGLESE HARROD'S....
L. Mais. Per "il Sole 24 ore" -Le vie del lusso muovono da Knightsbridge, Londra e puntano su Shanghai. Il sospettato, per pubblica ammissione, è Harrod's ovvero l'evoluzione estrema di una drogheria che 176 anni dopo è diventato tempio assoluto di quanto più esclusivo ci sia sul mercato. Dal gioiello al salame. L'amministratore dei grandi magazzini appena acquistati dalla famiglia reale del Qatar, Michael Ward, ha svelato il suo programma seguendo una logica ferrea.

«Possiamo avere successo in altre aree del mondo. In Cina soprattutto... ». Il destino asiatico del lusso non nasce per caso, ma da una considerazione che si legge nei numeri di Harrods. Un solo popolo ha aumentato del 125% le visite nel palazzo di Knightsbridge: i cinesi. E quindi per evitar loro l'incomodo del viaggio, pare sensato portare laggiù la ridondante food hall e i brand dell'opulenza occidentale.Con la benedizione del Qatar,un mito, un tempo solo inglese, s'adegua al mandarino. [12-07-2010]

 

 

 

GHEDDAFI JR SVELA IL SEGRETO DI PULCINELLA: "BLAIR È UN CONSULENTE DEL MIO PAESE" - L´EX PREMIER SMENTISCE, MA SECONO IL DAILY MAIL: "GHEDDAFI JR. CONFERMA” – E SPUNTA UN POSSIBILE CONFLITTO D´INTERESSI COL RUOLO DI TONY: MEDIATORE IN MEDIO ORIENTE E CONSULENTE DI SOCIETÀ BRITANNICHE CHE CERCANO DI FARE AFFARI CON LA LIBIA – DUBBI ANCHE SUI MOTIVI DELLA LIBERAZIONE DEL LIBICO DELLA STRAGE DI LOCKERBIE…

Enrico Franceschini per "la Repubblica"

I suoi guadagni come oratore, consulente e consigliere di banche o grandi aziende gli hanno procurato non poche critiche da parte di chi sostiene che è assetato di denaro. Ma adesso Tony Blair riceve un´accusa più seria: quella di lavorare, direttamente o indirettamente, per la Libia del colonnello Gheddafi.

 

Un ruolo che provocherebbe un conflitto d´interessi con il suo incarico di mediatore di pace in Medio Oriente per conto del Quartetto (Usa, Ue, Onu, Russia) e che suscita sdegnate proteste fra i familiari delle vittime dell´attentato di Lockerbie, in cui morirono 270 persone, la cui responsabilità è stata assegnata alla Libia.

 

A rivelare la "relazione speciale" tra Blair e Tripoli, chiamandola proprio così, con lo stesso termine usato da decenni per indicare gli stretti legami fra Gran Bretagna e Stati Uniti, è una fonte che dovrebbe sapere bene come stanno le cose: Saif al-Islam Gheddafi, figlio del leader libico e suo probabile erede: un giovane uomo che si è laureato a Londra alla London School of Economics e che ha dato segnali di volere modernizzare e almeno in parte democratizzare il proprio paese.

 

Intervistato dal quotidiano "Daily Mail" nella sua suite di uno dei più lussuosi alberghi della capitale britannica, Gheddafi junior ha detto che Blair è «un amico di famiglia», che ha visitato la Libia «moltissime volte» da quando non è più primo ministro e che è impegnato in svariati «progetti africani» insieme a suo padre: «Ha un qualche ruolo di consulenza con la Libyan Investment Authority», uno dei bracci finanziari del governo libico.

Attraverso un portavoce della sua fondazione, l´ex-premier britannico smentisce recisamente, affermando che Blair non ha «alcun ruolo, formale o informale, pagato o non pagato, con la Libyan Investment Authority o con il governo della Libia, né ha relazioni commerciali con compagnie libiche o con progetti libici in Africa».

 

Ma il "Daily Mail" osserva che l´ex-primo ministro è un consulente di diverse società che cercano di fare affari con la Libia, come la banca JP Morgan, che lo paga 2 milioni di sterline l´anno per i suoi servigi. Inoltre il giornale, che è filo-conservatore e fortemente ostile a Blair, cita fonti vicine a Gheddafi junior secondo cui il figlio del colonnello conferma le proprie dichiarazioni, a dispetto della smentita dell´ex-leader laburista.

 

Nell´intervista al "Mail", il giovane Gheddafi afferma anche che la decisione di liberare il libico condannato da un tribunale britannico per la strage di Lockerbie, decisione presa quando Blair era premier, ebbe grande importanza per stabilire una «relazione speciale» tra i due paesi e successivamente con lo stesso Blair. «Se è vero», commenta l´associazione dei familiari delle vittime dell´attentato, «significa fare affari con persone che hanno le mani sporche di sangue».07-06-2010]

 

LONDRA BRUCIA - INCUBO PER CAMERON: "Nessun altro Paese ha visto aumentare il proprio deficit PUBBLICO in maniera così forte" - ORA LA GRAN BRETAGNA RISCHIA LA TRIPLA A, certificazione doc della nobiltà finanziaria mondiale - LA PRIMA CURA TOCCA ALLA SANITà: STOP AI FINANZIAMENTI AGLI OSPEDALI SE I PAZIENTI TORNANO A FARSI CURARE... 

Andrea Malaguti per "la Stampa"

 

Alle prese con la peggiore crisi finanziaria del dopoguerra, scossa dagli annunci di David Cameron secondo cui «ogni cittadino dovrà rivedere in peggio il proprio stile di vita per aiutare il Paese», l'Inghilterra scopre con angoscia che la violenta cura dei conti pubblici prevista dal tandem Cameron-Clegg potrebbe non essere sufficiente, quando, in un pomeriggio in cui la sterlina perde lo 0,4% sul dollaro, l'agenzia Fitch comunica a Londra che per mantenere il rating di tripla A, certificazione doc della nobiltà finanziaria mondiale, sarà necessario tagliare il deficit di un altro 1% di pil all'anno. «Le dimensioni dell'aggiustamento sono formidabili».

 

Un incubo. «Nessun altro Paese ha visto aumentare il proprio deficit in maniera così forte», aggiunge Fitch. Poi una pacca sulla spalla al nuovo Governo, «bravo ad agire in fretta». State affogando, ma se allungate una mano la bombola d'ossigeno è sulla zattera.

Il titolare del Tesoro, George Osborne, gestualità hollywoodiana e pragmatismo da tagliatore di teste, chiarisce alla Camera dei Comuni che gli interventi nel pubblico non saranno indiscriminati, ma che tutti i dipartimenti dovranno segnalare gli sprechi. «Ogni ministro dovrà giustificare le spese».

E dovrà farlo davanti a un comitato di saggi che terrà il conto delle entrate e delle uscite. Si riparte da zero, ogni pound sarà pesato e discusso come in famiglia. Giusto così. «Il mondo deve tornare a credere in noi, è questa la sfida più importante», dice Osborne ispirato. Il deficit è di 156 miliardi e «da qui al 2015 soltanto di interessi dovremo pagare 70 miliardi l'anno».

Il ministro della salute Andrew Lansley comincia perciò la sua campagna per rivoluzionare il servizio sanitario con un comunicato che i laburisti definiscono «sciacallaggio ai danni dei malati» e i conservatori «il primo tentativo di seguire le persone come si deve»: d'ora in avanti gli ospedali saranno ritenuti responsabili per i pazienti costretti a farsi ricoverare di nuovo entro trenta giorni: scusi dottore non mi ha curato bene?

 

Se la risposta sarà no, addio ai fondi governativi. Ci rimette il malato o ci rimette l'ospedale? E se ci rimette l'ospedale è possibile che ci guadagni il malato? Domande senza risposta. Il ministro la fa semplice. Ogni anno vengono ricoverate dieci milioni di persone, le strutture sono piene e i medici hanno fretta di liberare i letti.

Dunque, è il corollario, spesso tirano via e così 500 mila pazienti sono costretti a ripresentarsi nel giro di pochi giorni. «Soprattutto quelli con le malattie più gravi. D'ora in avanti i medici dimetteranno più tardi i malati e anche quando l'avranno fatto li seguiranno a casa». Medici-filantropi schierati nella lotta per salvare il Paese. Il problema dei letti che veranno a mancare si porrà a tempo debito.

 

E mentre il governo giura che dal dolore nascerà la nuova grande Inghilterra, i laburisti tornano a sventolare lo spettro della Thatcher e David Miliband rispolvera gli slogan di aprile. «Avevamo avvertito gli elettori. Questa gente ci sta riportando agli anni Ottanta. Hanno riverniciato la Skoda, ma non sono in grado di cambiarne il motore». Ma in questo momento è lui che guida contromano sulle autostrade del mondo.

 

 

[09-06-2010]

 

 

UN BELL’INZIO – SUBITO UNO SCANDALO PER IL NUOVO GOVERNO DI COALIZIONE IN GRAN BRETAGNA: DAVID LAWS, DIRETTORE GENERALE DEL TESORO E ASTRO NASCENTE DEI LIB-DEM, SI FACEVA RIMBORSARE DAI CONTRIBUENTI L’AFFITTO DELLA STANZA IN CASA DEL COMPAGNO GAY - IL PARLAMENTO SI È DATO REGOLE MOLTO SEVERE: È VIETATO VERSARE AFFITTI AD AMICI O PARENTI… 

Mattia B. Bagnoli per "la Stampa"

David Laws, il direttore generale del Tesoro britannico, ha rassegnato ieri sera le dimissioni: per ragioni di correttezza ma anche e soprattutto per amore. Laws, uno dei quattro ministri liberal-democratici del governo di coalizione guidato da David Cameron, è stato infatti «pizzicato» in fallo dal quotidiano conservatore Daily Telegraph: nel periodo compreso tra il 2004 e il 2009 si è fatto rimborsare dai contribuenti - per una cifra totale di 40 mila sterline - le spese di una stanza presa in affitto presso l'abitazione di James Lundie. Ovvero il suo compagno. E le regole di Westminster vietano ai parlamentari di richiedere rimborsi relativi ad abitazioni di proprietà dei loro partner.

 

Il caso, dopo appena tre settimane dalla nascita del governo, è un duro colpo per la coalizione e in particolare per i Lib-Dem, che hanno combattuto l'intera campagna elettorale promettendo di «ripulire» la politica. Ma non è tutto. La vicenda, infatti, rappresenta per David Laws una tragedia personale.

Il ministro aveva scelto di tenere questa relazione - nonché il suo orientamento sessuale - segreta a tutti, compreso i suoi familiari. Ora, invece, a causa delle rivelazioni del quotidiano, l'intera faccenda è diventata di dominio pubblico. E Laws, dopo una difficile giornata d'intense consultazioni con David Cameron, il leader dei Lib-Dem Nick Clegg, e il Cancelliere George Osborne, ha deciso di lasciare il suo incarico. Verrà ricoperto dal liberaldemocratico Danny Alexander, attuale ministro per la Scozia.

 

«Le ultime 24 ore - ha dichiarato Laws - sono state per me molto difficili e dolorose. Ho pensato con grande attenzione alle azioni da intraprendere nell'interesse del governo, del mio collegio elettorale, e, soprattutto, delle persone che amo. Ho deciso di rassegnare le dimissioni perché non vedo come io possa continuare nel mio delicato incarico e al contempo gestire le implicazioni pubbliche e private di queste rivelazioni».

 

Laws ha poi detto di avere responsabilità «preponderanti» nei confronti delle persone che più ama, esposte ora a «scrutinio». Eppure, a Westminster, non sono in pochi a pensare che Laws sia in qualche modo più vittima che carnefice. L'ormai ex direttore del Tesoro, infatti, ha detto di aver agito così «non per massimizzare i rimborsi», ma per «mantenere privata la natura della nostra relazione e i miei orientamenti sessuali».

E in effetti, cifre alla mano, Laws tra il 2004 e il 2009 ha presentato ricevute comprese tra le 700 e le 950 sterline al mese: molto inferiori cioè al tetto massimo garantito a ogni parlamentare. Denaro che però è finito in tasca al suo compagno, proprietario degli appartamenti in questione. Una leggerezza, forse.

Contraria però alle regole e al clima severo che ora incombe sui Comuni, già colpiti duramente nella scorsa legislatura dallo scandalo dei rimborsi gonfiati. Detto questo, gli attestati di stima non sono mancati. Cameron lo ha infatti definito «un uomo degno d'onore». «Spero che - ha aggiunto - possa tornare al governo, una volta passato del tempo». L'ex Lib-Dem Lembit Opik invece è stato più duro: per lui David Laws è vittima di una «caccia alle streghe».

 

 

 [31-05-2010]

 

 

NIENTE HARRODS, SONO INGLESI – AL FAYED GUSTA FREDDA LA VENDETTA CON SUA MAESTÀ – UNO DEI SIMBOLI DEL REGNO UNITO, I GRANDI MAGAZZINI HARRODS, VENDUTO A UN FONDO SOVRANO DEL QATAR (1,5 MLD £) – IL VECCHIO MOHAMMED HA IL DENTE AVVELENATO CON LA PERFIDA ALBIONE DA QUANDO IL FIGLIO MORÌ NELL’INCIDENTE D’AUTO CON LADY DIANA – SONO 13 ANNI CHE CERCA DI PROVARE IL COMPLOTTO PER UCCIDERE LA PRINCIPESSA E IL SUO AMANTE - E DAL 2000 BUCKINGHAM PALACE LO HA ESCLUSO DALLA LISTA DEI FORNITORI… Andrea Malaguti per "La Stampa"

 

Mohammed Al Fayed, l'egiziano che voleva essere inglese, piccolo, calvo, sempre vestito con giacche a scacchi e camicie improbabili, considerato dalla Gran Bretagna un enigmatico imbroglione con un leggendario fiuto per gli affari e dalla Corona uno sgradevole incidente della storia, dunque si è arreso. E per chiudere il viaggio che da Alessandria avrebbe dovuto portarlo nel cuore più nobile di Londra, avvolto in una bandiera e consacrato da un passaporto, ha ceduto il simbolo più potente della sua brama di emancipazione: il Grande Magazzino Harrods, tempio pagano di South Kensington, visitato ogni anno da 13 milioni di clienti vogliosi di ripulirsi il portafoglio. Diamanti, cibo, vestiti, orologi, vini, spalmati su 93 mila metri quadrati e 300 reparti divisi in sette piani. «Qui troverete tutto, dall'ago all'elefante».

 

Per consegnare la coda avvelenata del sogno di una vita e abdicare psicologicamente dall'idea di diventare suddito di Sua Maestà la Detestata, Al Fayed ha fissato un prezzo da fumetti: 1 miliardo e mezzo di sterline - quasi il triplo di quello che aveva versato lui nel 1985 - che un fondo sovrano del Qatar ha pagato senza battere ciglio. Dov'è che dobbiamo firmare? Il piccolo egiziano ha stretto appena gli occhi, respirato a fondo e detto: qui. Fine di tutto.

 

Ken Costa, presidente della banca Lazard International, mediatore dell'affare, ha spiegato a una Londra stupefatta che il signor Al Fayed così intende «stare più tempo con la propria famiglia, con i figli e con i nipoti». Loro sì, inglesi. Davvero è per la famiglia, gli hanno chiesto? Costa si è allontanato scrollando le spalle.

Inseguito dal fantasma del figlio Dodi, morto a Parigi assieme a Lady Diana, Mohammed Al Fayed ha cercato per oltre trent'anni di ottenere la cittadinanza britannica. Ma non sono bastate mogli, potere, denaro e sotterfugi per trovare il Santo Graal, la pelle bianca per Michael Jackson, il passaporto per lui.

 

Così, quella che fino alla scomparsa del figlio era semplicemente una lotta si è trasformata in uno scontro frontale con chi negava il senso più profondo della sua ricerca. «Li hanno assassinati», ha gridato al mondo. E perché l'accusa rimanesse indelebile, ha fatto collocare una statua del figlio e della Principessa al primo piano del Grande Magazzino fondato da Charles Henry Harrod, droghiere dell'Essex, e costruito nel 1849 sulla schiena di Hyde Park. Sul piedistallo del monumento funebre la scritta «vittime innocenti».

Poco più in là una targa dice: «In memoria di Diana, principessa di Galles, e di Dodi Al Fayed, uccisi il 31 agosto 1997». Come un colpo di pistola in mezzo a un concerto, una faccenda brutale ma impossibile da ignorare, nel cuore della capitale. Dal 2000 Buckingham Palace ha cancellato Harrods e il suo ricchissimo proprietario dalla lista dei fornitori.

 

Figlio di un insegnante di scuola elementare, 77 anni, o forse 81 (anche la sua data di nascita è avvolta dal mistero), il piccolo egiziano ha cominciato a guadagnarsi la vita vendendo per strada Coca-Cola e macchine da cucire. Poi l'incontro con Adnan Khashoggi che ha rivoltato la traiettoria della sua esistenza. Gli affari, l'acquisto dell'Hotel Ritz a Parigi e poi Londra. Era il 1970.

 

Per farsi adottare dal Paese ha donato milioni di sterline a ospedali e bambini e comprato una squadra di calcio, il Fulham. Quando la nazionale ha avuto bisogno di un allenatore ha alzato la mano e ha detto: ecco, vi do il mio, King Kevin Keegan. «Grazie Mohammed, lo prendiamo, ma tu non sei uno di noi». Il fegato gli è diventato grosso come una mongolfiera. «Perché non mi date un passaporto?, possiedo Harrods, pago le tasse e in questo Paese faccio lavorare migliaia di persone». Un ricchissimo signor nessuno, per giunta fastidioso, bugiardo, implicato in processi per mobbing e per affari condotti in maniera discutibile, eppure vitale, indomabile e a suo modo geniale. Harrods la cima della montagna, il palazzo dell'imperatore, l'enclave personale nel cuore della City.

 

Foto con Gorbaciov, la Loren e Bono Vox. In un impeto di ottimismo pensa di potersi sentire a proprio agio in questo mondo ostile. Torna a chiedere la cittadinanza, le porte gli si chiudono ancora in faccia. Gli anni passano, la rabbia lascia posto all'amarezza, i sovrani del Qatar lo tentano, dice di no tre volte. Poi crolla. «Io passo, Harrods rimane». Lo cede. A loro, non agli inglesi. 10-05-2010]

 

 

CLEGG CHI? - COME TI FACCIO FUORI UN AVVERSARIO DIVENTATO DI COLPO PERICOLOSO? SEMPLICE: BASTA APRIRE UN ARMADIO E TIRARE FUORI QUALCHE SCHELETRO - Nel corso del 2006 il leader dei Liberal-democratici britannici, Nick Clegg, ricevette un pagamento mensile da parte di tre importanti imprenditori, denaro che sarebbe stato utilizzato per pagare il mutuo della casa e altre spese personali...

La Stampa.it

Nel corso del 2006 il leader dei Liberal-democratici britannici, Nick Clegg, ricevette un pagamento mensile da parte di tre importanti imprenditori, denaro che sarebbe stato utilizzato per pagare il mutuo della casa e altre spese personali: è quanto pubblica il quotidiano britannico The Daily Telegraph.

Tutti gli imprenditori in questione - Ian Wright, Neil Sherlock e Michael Young - sono registrati come donatori del partito, e stando ai documenti citati dal quotidiano inglese avrebbero versato una somma di 250 sterline ciascuno sul conto di Clegg, che allora ricopriva il ruolo di portavoce.

Il leader dei Lib-dem ha negato che il denaro sia stato utilizzato a fini personali, ma solo per stipendiare un funzionario dell'Ufficio parlamentare del partito, ente che non disponeva di un conto corrente autonomo.

allinglese

Clegg si è finora espresso in termini molto severi in merito allo scandalo dei rimborsi parlamentari, sottolineando più volte come nessun deputato del suo partito sia stato coinvolto nello scandalo.

2 - I GIOVANI INGLESI SCOPRONO LA POLITICA E VOTANO CLEGG
Francesca Paci
per La Stampa

Sarà perché sembra così normale mentre arriva a piedi all'appuntamento con i giornalisti stranieri della Foreign Press Association tenendo il mano il bicchiere di caffè Pret-A-Manger che Nick Clegg piace tanto ai giovani. Secondo un sondaggio Opinium il 40% degli elettori con meno di 34 anni sceglierà lui.

A pochi isolati dall'affollatissima sala conferenze adiacente a Trafalgar square, dove il leader libdem si prende la rivincita sulla stampa estera che non è mai accorsa in massa alle sue convocazioni, gli studenti del King's College discutono d'esami e, sorprendentemente, d'elezioni. «Downing street, in genere, non è un grande argomento di conversazione» ammette Sarah, 21 anni, iscritta al corso di bioinformatica.

Almeno non lo è stato fino adesso, aggiunge l'amico James Gimson: «Non mi attirava la prospettiva di decidere tra due partiti fotocopia, finalmente c'è in corsa qualcuno che ha avuto il coraggio di dire no alla guerra in Iraq». Per questo l'aspirante avvocato Matthew Clarke, finora consideratosi «apolitico», s'è affrettato a registrarsi per votare. In meno d'una settimana l'Electoral Commission ha calcolato un aumento del 60% delle richieste dei moduli d'iscrizione, soprattutto via internet.

L'outsider Clegg ormai è del tutto in gioco. «Sarete delusi di non trovarvi di fronte Obama» scherza dal palco ammiccando ai titoli che l'hanno paragonato all'inquilino della Casa Bianca, a Churchill, al Che. L'occasione è conoscere i corrispondenti stranieri ma l'impressione è che il leader libdem la utilizzi per preparasi al dibattito tv di domani sulla politica estera.

La premessa è già il programma: «Il ruolo della Gran Bretagna nel mondo è strettamente collegato alla sua sicurezza e alla sua prosperità». A cominciare dall'indipendenza dall'amico americano: «La guerra fredda è finita e, sebbene l'alleanza resti salda, ci sono differenze tra noi e Washington, la gestione bushiana della guerra al terrorismo, la tortura, le estradizioni. L'atteggiamento prono dei Tory ci lega al passato pregiudicando il futuro.

Gli Stati Uniti stessi ripetono che il rapporto con Londra è importante ma non è il più importante rispetto alla Cina, l'India, il Brasile». Fino al coraggio di dissentire da Israele: «L'ideologia di Hamas è odiosa ma non è nell'interesse israeliano tenere a Gaza milioni di palestinesi in povertà e in balia dell'estermismo. Se Israele ha diritto di difendersi il Regno Unito e l'Europa, suoi partner, hanno quello di criticare l'uso sporporzionato della forza, come nel caso dell'operazione Piombo fuso, e utilizzare mezzi economici per fare pressioni».

Quel che convince i ragazzi è la fiducia quasi idealista del terzo uomo nella possibilità di uscire dalla logica binaria della politica anglosassone. «Non saremmo ventenni se non sognassimo l'impossibile» nota Alex M., studente di business alla London School of Economics. Al posto del mantra obamiano «We can» i militanti libdem hanno scelto per le t-shirt l'affermazione di Gordon Brown «I agree with Nick». Il premier ripete di concordare con lui su molte cose ma, si smarca Clegg, per la reciprocità c'è tempo: «Non mettiamo il carro avanti ai buoi, discuteremo la nostra posizione alla luce del risultato elettorale».

Che sia calcolata strategia o cautela caratteriale, il leader libdem accelera evitando di mettersi a correre. Sulla sua strada domani troverà l'Europa, tema scivolosissimo per lui che diversamente dalla media dei connazionali è un entusiasta della prima ora. La difesa dai prevedibili attacchi di Cameron è pronta: «L'Europa non è perfetta, nulla che ci impieghi 15 anni per definire cos'è il cioccolato può definirsi una democrazia funzionale».

Una linea assai più soft di quando, burocrate a Bruxelles, auspicava l'adozione dell'euro ora considerata prematura: «Personalmente credo che per il Regno Unito sia meglio essere dentro, in posizione leader, che fuori, da dove è impossibile ottenere cambiamenti. Ma tocca al popolo britannico decidere con un referendum, quello che convocherò se mai dovesse dipendere da me». Il «popolo britannico» è lusingato e considera seriamente l'alternativa, i giovani hanno già sciolto le riserve. [22-04-2010] 

01.05.10

 

BLAIR? ERA SOLO UN BENZINAIO DELLA SHELL – LA COMPAGNIA PETROLIFERA “DETTÒ” AL LITTLE TONY DI LONDRA UNA LETTERINA PER GHEDDAFI – GRAZIE ALLA MISSIVA, IL COLOSSO BRITANNICO OTTENNE UN CONTRATTO DA 500 MLN $ - IL “TIMES” DI MURDOCH SI VENDICA PUBBLICANDO LO SCRITTO DELL’ALLORA PREMIER E DELLA BOZZA (QUASI UGUALE) INOLTRATA AL GOVERNO DALLA SHELL… R.E. per il "Corriere della Sera"

 

Nel 2005 l'allora premier britannico Tony Blair fece pressioni sul colonnello Muammar Gheddafi sostenendo gli interessi della compagnia petrolifera anglo-olandese Shell attraverso una lettera «dettata» dalla stessa azienda. Lo sostiene il Times di Londra che confronta due missive «fotocopia» di cui è entrato in possesso. La prima fu scritta da Blair a Gheddafi nel maggio 2005: il premier laburista chiese (e ottenne) l'approvazione di un contratto da 500 milioni di dollari per Shell.

 

La seconda è quella inviata in precedenza a Blair dalla compagnia petrolifera. La parte in cui Blair scrive «tutti i passaggi tecnici sono stati discussi con successo con le autorità libiche e ora manca solo il via libera del governo» risulta molto simile alla «bozza» inoltrata dalla Shell al governo britannico. «Se da un lato è normale per i ministri sostenere gli interessi britannici all'estero - scrive il quotidiano della scuderia Murdoch- la corrispondenza con la Shell mostra un'inusuale capacità da parte dell'azienda di guidare la conversazione tra Blair e il leader libico».

 

La lettera del primo ministro risale al periodo precedente il disgelo tra Londra e Tripoli, che portò tra l'altro alla liberazione del libico Abdul Baset ali al Meagrahi, uno dei responsabili della strage di Lockerbie (270 morti). Da parte sua la Shell «istruiva» Blair a congratularsi con Gheddafi nel giorno della Rivoluzione per «il rimarchevole progresso della Libia». [28-04-2010]

01.05.10

 

NIENTE FISCO, SIAMO INGLESI – NELLA PERFIDA ALBIONE ATTORI, CALCIATORI, CANTANTI E STAR DELLA TV HANNO TROVATO UN MODO COMODO PER EVADERE LE TASSE GRAZIE AD UNA LEGGE A FIRMA GORDON BROWN: INVESTENDO NEL CINEMA BRITANNICO USUFRUIVANO DI DETRAZIONI FISCALI. MA I FILM NON VENIVANO MAI PRODOTTI PERCHE’ L’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA ERA “FANTASMA”…

Erica Orsini per "il Giornale"

 

Da Vip a Vitd ovvero le Very important person diventano Very important tax dodgers. Ci sarebbero personaggi dello sport, dello spettacolo, del giornalismo tra le star britanniche coinvolte in una mega-inchiesta per evasione fiscale. Lo ha rivelato ieri il Mail on Sunday che ha raccontato come decine di celebrità insieme ad un gruppo di importanti imprenditori avrebbero sfruttato con successo una scappatoia legale per evadere milioni e milioni di sterline di tasse.

 

Tra i personaggi più in vista ci sarebbero i calciatori Wayne Rooney e Steve Gerrard, il regista Guy Ritchie, forse più conosciuto come ex marito di Madonna, la popstar Peter Gabriel che proprio nei giorni scorsi ha festeggiato i suoi sessant'anni con un nuovo disco, il giornalista della Bbc Jeremy Paxman e la conduttrice Anne Robinson.

Come funzionava il sistema è presto detto. I vip coinvolti non facevano altro che investire parte dei loro cospicui patrimoni in fondi volti a finanziare l'industria cinematografica del Regno Unito approfittando così delle detrazioni fiscali introdotte già qualche anno fa dal premier Gordon Brown, allora ministro del Tesoro, per incoraggiare il cinema di casa.

Ritchie

Le somme investite dai Vip andavano a finire nelle casse della società cinematografica Ingenius Media, fondata da un certo Patrick McKenna, la stessa società che ha insospettito il fisco inglese facendo di fatto partire l'inchiesta. Negli ultimi dieci anni infatti, la Ingenius Media ha raccolto più di 5 miliardi di sterline da investire in progetti cinematografici di grande respiro come Avatar e X-Men, ma non sempre tutti i soldi versati andavano a finire nelle spese di produzione dei film.

Anzi, molti film in progetto non sono mai stati distribuiti. Insomma, la compagnia inglese aveva creato una specie di industria cinematografica «fantasma», nata soltanto per permettere ai grandi investitori di evadere le tasse.

Il Mail on Sunday riporta cifre a molti zeri e fa i nomi di decine di indagati. Alcuni musicisti avrebbero investito fino ad un milione e mezzo di sterline a testa e una dozzina di calciatori 500mila sterline ciascuno per poter usufruire delle detrazioni fiscali concesse dal governo. Sembra che un industriale inglese abbia partecipato alla truffa legalizzata con la cifra record di 62 milioni di sterline.

 

Oltre ai film mai realizzati, anche quelli poi distribuiti sono stati portati a termine con budget gonfiati ad arte che consentivano grossi «risparmi» a produttori ed ai generosi investitori.

 

Il fondo non aveva alcuno scopo commerciale, non serviva quindi per investimenti in progetti cinematografici ma veniva utilizzata solo per paravento per le evasioni fiscali. Pare anche che alcuni investitori siano stati del tutto all'oscuro che una simile operazione poteva essere illegale. In questi giorni la Ingenius Media ha spedito a tutti i soggetti coinvolti una lettera nella quale li informa che la società si trova sotto inchiesta e che il fisco ritiene che abbiano delle tasse da pagare.

Per molti di loro si è trattato di un fulmine a ciel sereno come ha raccontato uno dei protagonisti della vicenda. «La lettera di Ingenius che mi avvertiva dell'inchiesta mi è giunta contemporaneamente a quella del fisco che mi ingiungeva di pagare 500mila sterline di tasse - ha raccontato un investitore - non avevo la minima idea che questa società fosse nel mirino del fisco da quattro anni».

 

L'unico commento arriva dal portavoce di David Beckam, tra gli investitori: «Il signor Beckam ha effettuato numerosi investimenti di successo in passato e naturalmente si tratta di affari riservati ma sempre nel rispetto delle regole vigenti». Gli schemi governativi d'incentivazione del cinema nazionale sono stati chiusi nel 2005 perché si erano rivelati troppo onerosi per il Tesoro e la loro archiviazione ha creato più di un problema ai progetti cinematografici britannici. Briciole comunque rispetto alla valanga di sterline che il fisco si sta apprestando a chiedere indietro agli investitori della Ingenius Media.

[15-02-2010] 

VAI A SCOOP-ARE I MARE! – L’ISLANDA VUOL DIVENTARE LA CULLA “OFF SHORE” DEL "LIBERO GIORNALISMO" (VIETATO PARLARE DI DIFFAMAZIONE!) – LA STAMPA INTERNAZIONALE E SITI WEB TRASFERIREBBERO I LORO QUARTIER GENERALI A REYKJAVIK? - (SCUSATE, CHI DELIMITA IL CONFINE TRA INFORMAZIONE E CALUNNIA? AH, SAPERLO...)…

Mariuccia Chiantaretto per "il Giornale"

 

L'Islanda ha deciso di diventare la patria futura dei premi Pulitzer. E per raggiungere lo scopo sta preparando una legge che le permetterà di trasformarsi nella culla «off shore» del libero giornalismo, una specie di porto franco dove il giornalismo investigativo non possa più essere portato in tribunale, perseguitato e messo all'angolo. Domani infatti verrà presentata in Parlamento a Reykjavik una proposta di legge per proteggere il mestiere in quanto tale, la libertà di stampa e le fonti giornalistiche e dove sarà vietato il turismo della diffamazione.

Con questa mossa che ha già la promessa di voto di 38 dei 63 deputati dell'Althingi, l'Islanda spera convincere la stampa internazionale ed i più importanti siti on line a portare i loro quartier generali a Reykjavik e dintorni. Secondo la deputata del Movimento Verde, Birgitta Jonsdottir, la legge potrebbe diventare attiva nel giro di sei mesi.

«É uno splendido progetto - ha spiegato Robert Marshall, ex giornalista e membro del partito di maggioranza Alleanza Social Democratica - il Paese ha attraversato un periodo difficile e questa iniziativa riunirà l'intera tutti i partito politici».

La proposta di legge «The Icelandic modern media initiative» (Immi) è stata ispirata da Julian Assange e Daniel Schmitt di «Wikileaks» che hanno trascorso settimane in Islanda per collaborare alla stesura. «Wikileaks» è il sito internet con sedi sia in Usa che in Europa che dà spazio a materiale classificato come riservato, in genere documenti di carattere governativo o aziendale che rivelano scandali.

In un intervento fatto a Berlino lo scorso dicembre Assange e Schmitt avevano già anticipato la proposta di legge: «Verranno prese in considerazione - avevano detto - le leggi di protezione svedesi, il primo emendamento della Costituzione americana e le leggi belghe che proteggono i giornalisti. Le riuniremo in un'unica legge che possa proteggere la società dell'informazione».

«Ci sono buone leggi nel mondo - ha commentato Assange - ma sparse e occorre unirle. Per garantire la sicurezza delle nostre fonti noi abbiamo dovuto dividere le nostre redazioni, e spostarci via via in Paesi dove ci sono leggi favorevoli. Non tutti rischiano come noi. Spesso i grossi giornali si autocensurano per paura dei costi legali».

La proposta di legge islandese prevede protezione legale per le fonti e gli informatori ma vieterà anche il cosiddetto turismo della diffamazione nel senso che non si potrà più fare causa ad una testata nella giurisdizione dove la legge è meno favorevole, ma soltanto dove ha il suo quartier generale. La proposta di legge prevede anche la creazione del «Icelandic Prize for Freedom of Expression» un premio che verrà assegnato dato alla testata che pubblicherà una storia eccezionalmente coraggiosa.

«Wikileaks» è il sito che lo scorso maggio ha pubblicato le prove d' incriminazione della nave Probo Koala della compagnia petrolifera britannica Trafigura colpevole d'aver gettato nel mare della Costa d' Avorio 400 tonnellate di rifiuti tossici. I danni, centomila persone contaminate, almeno 10 morti e milioni di euro erano stati scoperti da un'inchiesta del quotidiano «The Guardian», che però non aveva potuto pubblicare in prima battuta lo scoop per via dell'ingiunzione del tribunale.

Un altro grosso scoop di «Wikileaks» è la pubblicazione del documento «Standard Operatine Procedure for Camp Delta» dove sono spiegati in dettaglio le restrizioni ai prigionieri di Guantanamo. «Abbiamo in archivio - ha rivelato Assange - centinaia di casi che riguardano corruzione bancaria, la guerra in Irak, il sistema carcerario americano e la Cina ma non abbiamo momentaneamente le risorse per pubblicarle». Ma adesso con questa Guantanamo all'incontrario gli scoop, soprattutto quelli più scottanti, potrebbero moltiplicarsi. E molti cominciano già a tremare.

[15-02-2010] 

 

 

 

DOCCIA SCOZZESE PER L'INSIDER INGLESE...
L. Mais. per "Il Sole 24 Ore" -
Un triste record quello di Mehmet Sepil, amministratore delegato della società petrolifera Genel energy. Da ieri il businessman di origine turca è l'uomo più dolorosamente multato nella storia della Fsa, la Consob inglese. Un milione di sterline scarse (967.005 per l'esattezza) perché riconosciuto colpevole di avere fatto insider trading sui titoli del gruppo Hermitage insieme a due collaboratori.

Secondo l'accusa aveva acquistato titoli di Hermitage il 4 maggio 2009 sulla scorta di notizie riservatissime divenute pubbliche 2 giorni dopo e tali - si trattava degli esiti positivi di test in Kurdistan - da far schizzare il titolo Hermitage del 25 per cento.

Quarantott'ore di acquisti pazzi e disperatissimi seguiti da altrettante vendite, a titolo personale, che secondo Fsa avevano garantito al ceo e ai collaboratori utili indebiti. Ottimi, ma non stellari: 267mila sterline per Mehmet Sepil da solo. Ripagati, ora, con molti interessi.  

19.02.10

 

LONDRA SI AFFIDA AI FONDI PER FAR FALLIRE L'OPA DI KRAFT...
Neil Collins per "la Stampa" - Domani, quando i gestori dei più importanti fondi inglesi incontreranno Peter Mandelson, potrebbero emergere affinità di vedute insospettate. Il ministro del commercio britannico non può impedire che i fondi vendano le proprie azioni Cadbury a Kraft Foods, ma preferirebbe che rifiutassero l'offerta d'acquisto ostile del gruppo americano.

Forse i gestori concorderanno sul fatto che Cadbury è un'ottima azienda inglese, dal valore superiore a quello dell'offerta sul tavolo, e che solo una proposta irresistibile potrebbe convincerli ad accettare. Mandelson prenderà atto che esiste un limite oltre cui devono prevalere interessi a lungo termine dei beneficiari dei fondi. L'epoca in cui questi investitori potevano determinare l'esito di un'Opa ostile in Gran Bretagna è ormai tramontata. Forse gli ospiti di Mandelson, che rappresentano fondi pensione e compagnie assicurative del ramo vita, potrebbero considerare le prospettive a lungo termine della scelta, ma sarebbero i soli.

Quasi metà delle azioni di Cadbury è detenuta fuori dal Regno Unito. Un'altra fetta è nelle mani di hedge fund e arbitraggisti. Per loro, le azioni di Cadbury sono semplici cioccolatini e la data di chiusura dell'offerta, tra sei giorni, rientra già nella programmazione a lungo termine. Questi investitori rendono le azioni più liquide e più facili da scambiare, ma la maggiore liquidità incoraggia anche gli investimenti a breve termine, poiché i costi d'uscita (e del potenziale rientro) si riducono. Secondo i calcoli del Nyse, il periodo medio di possesso delle azioni è sceso dai sette anni del 1960 a poco più di sette mesi.

Nel capitalismo classico, la funzione del mercato era quella di allocare il capitale alle aziende in modo efficiente. Ai trader di oggi, questo concetto appare risibile. Kraft ha prolungato al massimo i tempi dell'offerta - cinque mesi e più - anche per risvegliare il più possibile l'interesse degli investitori a lungo termine. Questa proroga non ha avuto gli effetti sperati e i volumi sono rimasti bassi. E in ogni caso, un quinto delle azioni è ora nelle mani degli speculatori. Si tratta degli azionisti che vogliono «incassare rapidamente», per riprendere l'espressione usata da Mandelson il mese scorso.

[14-01-2010]  

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Creato Lunedì, 26 Settembre 2011 11:52

Scritto da Lisa Vagnozzi

Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

1. Caitlyn Larsen

Caitlyn è un bambina di 10 anni di Orogrande, New Mexico. Un giorno, guardando fuori dalla finestra della sua cameretta, si è accorta che sul fianco di una montagna vicina si stava aprendo uno strano buco. Indagando, Caytlin ha scoperto che si trattava di una nuova cava mineraria. A questo punto, la ragazzina ha preso carta e penna e ha scritto ai giornali, per raccontare come quei lavori di scavo stessero devastando il paesaggio intorno alla sua città. La lettera non è passata inosservata ed è finita sulla scrivania del direttore della New Mexico Mining and Mineral Division, che ha convinto la società a bloccare le perforazioni: la montagna di Caitlyn è salva!

2. Birke Baehr

A soli 11 anni Birke ha le idee molto chiare in tema di alimentazione: è infatti un convinto paladino del biologico ed è diventato protagonista di incontri nelle scuole americane, per raccontare la propria esperienza e sensibilizzare i coetanei, invitandoli a riflettere sul valore nutrizionale di ciò che mangiano, sugli OGM e sull’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive nelle coltivazioni.

3. Olivia Bouler

Ricordate il disastro della Deepwater Horizon, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Di fronte a tanta devastazione ambientale, l’undicenne Olivia ha deciso di darsi da fare in prima persona, collaborando con la National Audubon Society per vendere i disegni degli esemplari di uccelli più colpiti dalla marea nera. La vendita ha fruttato oltre 200.000 dollari, che sono stati devoluti ad azioni di ripristino degli ecosistemi del Golfo. In occasione del primo anniversario dell’incidente, Olivia ha anche pubblicato un libro, perché quanto accaduto non venga dimenticato ma rappresenti un monito per il futuro.

4. Cole Rasenberger

A 8 anni Cole si è impegnato attivamente per salvare le foreste della sua regione, nel North Carolina, coinvolgendo numerosi coetanei della propria scuola. La sua iniziativa è stata di una semplicità estrema: i bambini hanno inviato delle cartoline firmate alle catene di fast food per chiedere loro di passare a packaging riciclati e sostenibili. La mobilitazione ha centrato un obiettivo importante, ottenendo risposte ed impegni da un colosso del settore, McDonald’s. Successivamente, gli sforzi di Cole si sono concentrati su una seconda catena, la KFC: l’azienda ha ricevuto direttamente dalle mani del bambino ben 6.000 cartoline, grazie al coinvolgimento degli allievi di altre scuole elementari della zona, ma al momento non ha offerto riscontri positivi. L’importante, però, è non mollare!

5. Mason Perez

 

A 9 anni Mason ha fatto una constatazione di una semplicità disarmante: si è reso conto che il getto d’acqua che scaturiva dai rubinetti del bagno della scuola, del campo di baseball, dei negozi e delle case della sua città era inutilmente forte. Per questo, ha scritto al sindaco chiedendogli di abbassare la pressione dell’acqua nelle tubature, ottenendo un risparmio idrico calcolato tra il 6% e il 25%.

6. Ashton Stark

 

A 14 anni Ashton ha deciso che era ora di tagliare le emissioni di CO2 della propria famiglia: con questo obiettivo, ha preso la vecchia auto dei nonni, parcheggiata in garage a prendere polvere, e l’ha dotata di nove batterie da golf cart. Ora la vecchia auto può viaggiare ad una velocità massima di poco più di 70 km/h – non molto, ma sufficiente per spostarsi in città – senza emettere anidride carbonica.

7. Severn Suzuki

Nel 1992, a soli 12 anni, Severn promosse una raccolta fondi con la Environmental Children's Organization (ECO), un gruppo di bambini ecologisti da lei fondato 3 anni prima, per poter prendere parte al Vertice della Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro. Qui, in soli sei minuti e con parole semplici, schiette ed efficaci, Severn espresse il punto di vista di una bambina sui maggiori problemi ecologici, zittendo (momentaneamente…) i potenti del mondo. Oggi, a 30 anni, Severn continua nel suo impegno a favore della tutela dell’ambiente, collaborando con The Skyfish Project.

8. Felix Finkbeiner

A 9 anni, dopo una lezione della sua maestra sulla fotosintesi clorofilliana, Felix decise di piantare un piccolo albero sul davanzale della finestra della sua classe, per poi esclamare, con quell’entusiasmo genuino tipico dei più piccoli, Pianterò un milione di alberi in Germania. Oggi Felix ha 13 anni e, al motto Stop talking! Start planting!, ha superato il suo obiettivo: ha infatti piantato il milionesimo albero il 4 maggio 2011. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti politici e Ministri dell'Ambiente di ben 45 nazioni.

Piccoli grandi uomini da cui i "veri" grandi dovrebbero prendere esempio.

 

 

Creato Martedì, 12 Giugno 2012 16:47

Scritto da Marta Albè

Tra Ottocento e Novecento furono messe a punto alcune invenzioni che avrebbero potuto rivelarsi in grado di rivoluzionare la nostra esistenza odierna.

Se l'auto ecologica progettata da Henry Ford o l'automobile a corrente alternata ideata da Nikola Tesla fossero state prodotte su larga scala decenni fa, forse in questo momento non ci troveremmo a condurre guerre spietate per il possesso del petrolio necessario alla produzione del carburante che, secondo Ford, avrebbe potuto essere ricavato in ingenti quantità a partire dai vegetali. Lo stesso Tesla fu in grado di creare un motore elettrico ad emissioni zero e di ricavare energia sfruttando le correnti elettriche della Terra. A due donne si devono invece l'invenzione del primo sistema antinquinamento e di un dispositivo per rendere potabile l'acqua di mare grazie ai raggi solari.

Senza stare a sindacare sul "perché" queste invenzioni non abbiano trovato seguito, proviamo a ricordarle e a omaggiarle affinché siano da spunto per un reale cambiamento di rotta, anche alla luce delle recenti scoperte tecnologiche.

1) Energia elettrica gratis dalla Terra

 

Nikola Tesla (1856 – 1943) fu un ingegnere ed inventore di origine serba, ma naturalizzato statunitense, che sperimentò particolarmente nell'ambito dell'elettromagnetismo tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Tra le sue ideazioni vi fu quella di riuscire a ricavare energia in maniera praticamente gratuita sfruttando le correnti elettriche fornite dalla Terra. Tesla, da moti considerato un genio, provò la propria capacità di sfruttare le correnti elettriche che attraversano le rocce ed i suoni insieme ad un amico nell'area di Pike Peak mediante due strumenti denominati autoharp, delle arpe di trasmissione dotate di microfoni. I due si separarono ponendosi ai lati opposti di un picco, distanziati l'uno dall'altro da quattro chilometri di roccia. Gli strumenti furono collegati al terreno attraverso un metodo segreto e furono sintonizzati in base alle risonanze armoniche della Terra. Al preciso momento che Tesla aveva stabilito, i due strumenti furono in grado di produrre note musicali per suonare interi brani grazie all'impiego della corrente elettrica terrestre.

2) Il primo sistema antinquinamento

Il primo sistema antinquinamento della storia fu inventato da una donna statunitense nel 1879. Parliamo di Mary Walton, la quale decise di dirigere il proprio impegno e le proprie conoscenze verso l'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e nocive provenienti dalle fabbriche, che in quegli anni si stavano prepotentemente diffondendo sul territorio. L'invenzione della Walton era basata sull'utilizzo di enormi contenitori ricolmi d'acqua, simili a serbatoi, verso i quali venivano condotte le polveri inquinanti, che proprio dall'acqua dovevano essere trattenute prima di venire convogliate lungo la rete fognaria. A Mary Walton si deve inoltre la progettazione del primo sistema in grado di limitare l'inquinamento acustico.

3) Distillatore solare per l'acqua di mare

Maria Telkes (1900 – 1995), nel 1920, quando all'epoca aveva solamente vent'anni, inventò un sistema di distillazione solare in grado di rendere potabile l'acqua di mare. Il sistema prevedeva d versare dell'acqua salina in uno speciale recipiente ricoperto da una lastra in vetro trasparente, che doveva essere esposto al sole, affinché i raggi solari potessero svolgere la propria azione di depurazione dell'acqua. Il sistema era in grado di produrre nel giro di poche ore alcuni litri di acqua potabile, che poteva rivelarsi indispensabile nel caso di un naufragio per la sopravvivenza dei passeggeri di un'imbarcazione. A lei si devono inoltre l'invenzione del forno solare e della Casa Carlisle, il primo edificio sperimentale a riscaldamento solare.

4) L'auto ecologica di Henry Ford

Il fondatore della casa automobilistica più famosa di tutti i tempi fu, all'insaputa di molti, l'ideatore di una delle prime automobili completamente ecologiche e green, sia per via dei materiali che la costituivano sia per via della fonte combustibile utilizzata per il suo funzionamento. Si tratta della Hemp Body Car, ideata da Henry Ford (1863 – 1947) nel 1941. L'automobile era costituita principalmente da fibre di cellulosa biodegradabili derivate dalla canapa e dalla paglia di grano, ma non solo. Il funzionamento del suo motore era stato reso possibile mediante l'impiego di etanolo di canapa. Già nel 1925 Ford aveva azzardato l'ipotesi di riuscire a creare un'auto completamente realizzata ed alimentata grazie alla canapa. Era inoltre certo che dalla maggior parte dei vegetali, comprese mele, patate ed erbacce, potessero essere tratte sostanze combustibili da utilizzare per il funzionamento degli stessi mezzi per la coltivazione agricola, garantendo la possibilità di coltivare i campi con l'ausilio di mezzi meccanici per centinaia di anni. La Hemp Body Car era alimentata dalla canapa distillata, il cui valore inquinante era stato indicato come pari a zero. Perché non venne mai prodotta su larga scala? Poiché Ford morì pochi anni dopo, nel 1947, e poiché nel 1955 la coltivazione della canapa fu proibita negli Stati Uniti.

5) L'auto a corrente alternata di Tesla

Ancora a Nikola Tesla si deve l'ideazione di un'automobile in grado di sfruttare la corrente alternata, anziché la corrente continua. Grazie a Tesla nel 1895 nei pressi delle Cascate del Niagara era entrata in funzione una stazione idroelettrica a corrente alternata grazie alla quale egli raggiunse la propria popolarità all'interno del panorama scientifico. La Pierce-Arrow begli anni Trenta del '900 aveva deciso di dare vita ad un'automobile elettrica in grado di sfruttare la corrente alternata seguendo le istruzione fornitegli da Tesla. I suo motore era progettato per raggiungere 1800 giri al minuto ed era dotato di una ventola frontale per il raffreddamento. Il motore dell'automobile fu in seguito modificato da Tesla al fine di permettere il funzionamento autonomo del veicolo mediante un circuito elettrico in grado di produrre energia e di garantire il funzionamento in movimento del mezzo per decine di chilometri senza che il motore emettesse alcun rumore e senza la produzione di sostanze inquinanti. Secondo Tesla il nuovo dispositivo di sua invenzione non solo avrebbe potuto alimentare un'automobile per sempre, ma anche fornire l'energia necessaria ad interi edifici. Tesla morì solo e dimenticato nel 1943, frustrato per non essere riuscito ad imporre al mondo i propri progetti, che probabilmente non furono compresi poiché giudicati in anticipo di almeno mezzo secolo.

Marta Albè

Leggi anche:

- Ford Hemp Car: l'auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Creato Venerdì, 25 Settembre 2009 09:38

Scritto da Alessandro_Ribaldi

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma - soprattutto - alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l'anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l'auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare "...vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti..." e tutt'ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della "bio vettura" si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

 

Già nel 1925 lo stesso Ford rilasciò al New York Times una dichiarazione che fece supporre quanto avesse competenze e volontà adeguate a creare un'autovettura capace di utilizzare carburanti alternativi: "Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C'è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C'è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni". Ford all'epoca azzardò l'ipotesi che si potesse arrivare a vetture fatte di canapa che utilizzassero l'etanolo come carburante.

Unendo la passione per la natura ed un indubbio fiuto per gli affari, l'imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che "uscisse" dalla terra. Per realizzare questo affascinante progetto impegnò nella ricerca fior fiore di ingegneri che nel 1941, dopo 12 anni di studi, diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili. La Hemp Body Car era una realtà: interamente composta da plastica in fibre di canapa, biodegradabile e dieci volte più leggera delle auto con carrozzeria d'acciaio.

Inoltre per dimostrare quanto fosse valido tale progetto si realizzò persino uno spot in cui la vettura veniva colpita ripetutamente con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Ma la grande novità, come detto, era nel carburante: la Hemp Body Car era difatti alimentata dalla canapa distillata, il cui impatto inquinante era pari ad un clamoroso "valore zero". Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. I re dell'acciaio e del petrolio ripresero il controllo delle operazioni lasciando che quest'idea "fumosa" venisse dimenticata.

A questo punto la domanda che viene naturale porsi è: perché solo ora, e per giunta timidamente, stanno rispuntando supposizioni, studi, progetti e dichiarazioni che Henry Ford nei primi ventenni del novecento aveva cercato di promuovere?

 La risposta può essere senz'altro riscontrata nel processo economico politico che ha portato il petrolio ad essere un combustibile dal grande "potere" finanziario, capace di non favorire la reale funzionalità di una tecnologia rispetto ad un'altra, ma appoggiando esclusivamente gli interessi e le strategie politiche.

Questi progetti risultarono sicuramente scomodi all'epoca, per via della crescita delle nazioni che potevano continuamente beneficiare di risorse petrolifere (gli stati medio orientali, ad esempio, si scoprirono grossi beneficiari di oro nero proprio in quegli anni). Oggi, con una crisi petrolifera sempre più evidente, con la crescita di un'educazione orientata alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, con una volontà nell'abbassare sprechi e consumi, si potranno forse portare a termine le volontà del fondatore del marchio Ford.

La casa automobilistica dall'ovale blu sta dimostrando di essere una delle più motivate ad orientarsi a questo tipo di approccio, mettendo in commercio, ed è stata la prima in assoluto a farlo, una vettura alimentata a bioetanolo a basso contenuto di CO2. Sembrerebbe che, a distanza di quasi 70 anni, le previsioni del suo padre fondatore si stiano finalmente verificando.

Alessandro Ribaldi

 

 

fonti energetiche rinnovabili e all’attività dell’istituto eni Donegani, lsegnaliamo alcuni documenti sul tema reperibili sul sito www.eni.com:

- eni for development http://eni.com/it_IT/attachments/sostenibilita/eni-for-development-web.pdf (in particolare da pag. 28)

- eni tecnology report http://eni.com/it_IT/attachments/innovazione-tecnologia/impegno/Eni_Technology_Report_2009-2010_ITA.pdf (in particolare sezioni a pag: 2 e 15)

 

Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione Innovazione e Tecnologia del sito al seguente link: http://eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/innovazione-tecnologia.shtml

 

 

Ecofatto, la metamorfosi del riciclaggio

 

Renata Gabbi di Legambiente, spiega come dal riciclaggio di carta, plastica, acciaio si possano ottenere utensili, biciclette, elementi dell'arredo urbano e tanti altri oggetti d'uso quotidiano: "da ogni cosa nasce un'altra cosa", bisogna solo scegliere il contenitore giusto.
Servizio di Lidia Casti





Visita il sito: www.terrafutura.it
Visita il sito: www.legambiente.it

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Riconosciuto il nesso eziologico
La Corte di Cassazione ha riconosciuto che l’eccessiva esposizione alle radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari potrebbe contribuire all’insorgenza di tumori alla testa, se utilizzati per 5 – 6 ore al giorno per un numero elevato di anni (12 nel caso di specie). Un uso per lavoro del telefonino così prolungato può, quindi, dar luogo a malattia professionale non tabellata.

 

 

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  Videoinforma :  www marcobava.it