FRANCIA
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) IL 15.01 15  CONTINUA A ROMA IL PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT .

4) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 09.01.15

5) Processo MPS SIENA MI IN ATTESA DI ASSEGNAZIONE

6) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

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ENI-REPORT

 

28.04.13

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Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
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Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
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16.12.12

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A2A-REPORT

 

02.12.12

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ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

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MPS-REPORT

 

09.12.12

 

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Auto e Moto d’Epoca 2013

 

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Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
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Norme per la circolazione dei veicoli storici;
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Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

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www.wefightcensorship.org

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http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

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Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

 

 

FRANCIA 29.01.14

 

’AYATOLLAH HOLLANDE DISPONE, LA STAMPA UBBIDISCE - IL SETTIMANALE “CLOSER” TOGLIE LE FOTO DELLA SUA TRESCA DAL SITO

Le immagini con l’attrice Julie Gayet sono state scattate per strada, non sono “sconce” né diffamanti, eppure gli avvocati di lei (ma in realtà è stato l’Eliseo) hanno ottenuto la rimozione dopo poche ore dalla pubblicazione - Come si vede con il caso Dieudonné, se il governo francese vuole qualcosa, la ottiene. Ma rischia che gli si ritorca 

 

 

 

11. BERNARD ARNAULT CI RIPROVA CON KENZO...
Le. M. per "Il Sole 24 Ore" - No, Bernard Arnault non vende più. Il patron del colosso Lvmh stava cercando di liberarsi da tempo della griffe Kenzo, da lui acquisita nel 1993. Perché, diciamolo, il marchio non si era mai ripreso dalla partenza del maestro Kenzo Takeda. Crédit Agricole si era occupata dell'affaire per conto di Arnault e qualcuno si era perfino fatto avanti per comprare una società che è ritornata al pareggio nel 2007, ma non riesce ancora a generare utili significativi.

Ebbene, nel pieno di una fase di rilancio del lusso a livello mondiale, Arnault ha cambiato idea e ha deciso di provarci anche con Kenzo. In questi giorni dovrebbe sostituire James Greenfield, amministratore delegato da soli due anni, con Eric Marechelle. Antonio Marras, il sardo stilista del marchio? Non ne è ancora stato deciso il destino. Il suo stile etnico-cerebrale-chic, comunque, non ha mai convinto monsieur Arnault. E, apparentemente, neppure la clientela.04-01-2011]

 

 

TUNISI: ITALIA E FRANCIA CHIUDONO GLI OCCHI SULLA CORRUZIONE DEL REGIME DEL PRESIDENTE BEN ALI. EVITANO DI FARE PRESSIONI...
Da "la Repubblica" - Il regime di Ben Ali è «sclerotico e corrotto» in balia della famiglia «quasi mafiosa» del presidente: parola dell´ambasciatore Usa Robert F.Godec. Nei dispacci firmati nel 2008 e 2009 Godec punta il dito anche contro l´Italia, sottolineando che «mentre alcuni europei sono d´accordo con noi, Paesi chiave come Francia e Italia hanno evitato pressioni su Tunisi (sul tema riforme e corruzione ndr.). Dovremmo impegnarci per fargliele fare». 09-12-2010]

 

 

 

 

"SARKOZY PRONTO AL DIALOGO CON LE FARC PER RIPORTARE IN LIBERTÀ LA BETANCOURT"
Da "la Repubblica" - Un Sarkozy ossessionato dalla liberazione di Ingrid Betancourt, che voleva ottenere anche a costo di pagare un riscatto e di incontrare di persona il capo delle Farc Manuel Marulanda, detto Tirofijo: è il ritratto del presidente francese che emerge dai file di WikiLeaks pubblicati ieri dal Paìs. I documenti raccontano che il leader francese gestì la crisi prima di tutto in coordinamento con il presidente americano George W. Bush e poi con il governo della Colombia: pensava infatti che si sarebbe potuti arrivare a uno scambio di prigionieri, con il guerrigliero Simòn Trinidad, in prigione negli Stati Uniti, rilasciato in cambio della Betancourt.

 

I file in questione sono stati inviati a Washington dalle ambasciate a Bogotà e a Parigi: risalgono al periodo precedente alla morte di Marulanda, nel marzo 2008. La liberazione della donna arrivò qualche mese dopo grazie a un´operazione delle forze speciali colombiane che si travestirono da operatori umanitari per arrivare agli ostaggi.

L´ambasciatore americano a Bogotà racconta che Sarkozy coinvolse anche la Spagna e la Svizzera nei suoi tentativi di liberare la ex candidata alle presidenziali della Colombia. Fernando Cepeda attribuisce l´ossessione di Sarkozy per la Betancourt a motivi interni alla politica francese. In particolare, la donna era compagna di scuola e amica personale dell´ex primo ministro Dominique de Villepin: Sarkozy voleva liberarla e voleva che il suo ruolo nell´operazione fosse molto chiaro «per dimostrare che poteva arrivare a raggiungere gli obiettivi che invece erano sfuggiti a de Villepin», suo acerrimo rivale di partito.

 09-12-2010]

 

 

SARKOZY E L’AEREO PER LA SUOCERA - LE “PARISIEN” INCARTA NICOLAS E CARLÀ: SONO PARTITI PER UN VIAGGIO IN INDIA, PAGATO DAI GOVERNI, CON TRE AEREI E UNO STUOLO DI AMICI E PARENTI, TUTTI OSPITATI IN ALBERGHI DA FAVOLA - L’ “AIR SARKÒ ONE”, L’AEREO DEL PRESIDENTE APPENA INAUGURATO, NEANCHE POTEVA ATTERRARE, E NE È STATO PORTATO UNO IN PIÙ SOLO PER LE GITE PRIVATE AL TAJ MAHAL - NEL GRUPPO VACANZE, MAMMA BRUNI-TEDESCHI, UNA MODELLA AMICA DI CARLA, IL TIZIO CHE LI HA FATTI CONOSCERE, E VARI “DELEGATI” PER MANCANZA DI PROVE…

Giampiero Martinotti per "la Repubblica"

 

Chi paga? Chi si accolla le spese personali di un viaggio ufficiale in India? Il viaggio di Nicolas e Carla Sarkozy in India suscita interrogativi e pettegolezzi a non finire. L'ultima rivelazione è arrivata ieri dal Canard enchaîné l'aereo presidenziale era troppo grosso per atterrare ad Agra, dove il capo dello Stato, la moglie e una parte del seguito sono andati a visitare il mausoleo di Taj Mahal e la città imperiale di Fatehpur Sikri.

 

E così il capo dello Stato è arrivato in India con ben tre velivoli: l'Airbus A330 ribattezzato "Air Sarko One", appena messo in servizio e superattrezzato, e due Falcon 7X. Il primo segue sempre il presidente e serve in caso di guasto dell'aereo ufficiale. Il secondo sarebbe stato invece utilizzato con il solo scopo di portare i Sarkozy e i loro amici in visita privata ad Agra. Tre aerei per un solo viaggio suscitano, ovviamente, più di una domanda e soprattutto commenti più o meno sarcastici.

 

Il trasporto aereo non è stato l'unico oggetto di polemica di un viaggio che la stampa indiana ha seguito da vicino soprattutto a causa della presenza di Carla Bruni e delle sue presunte preghiere per avere un secondo figlio. Il Parisien si è infatti chiesto chi abbia pagato le spese per soggiornare ad Agra all'Oberoi Amar Vilas, hotel che promette ai suoi ospiti un trattamento da maraja.

Nella folta delegazione figuravano il pubblicitario Jacques Séguéla, che ha presentato l'ex top model al presidente; l'avvocato Thierry Herzog; la giornalista Christine Ockrent, amministratore delegato di France 24 e moglie di Bernard Kouchner, ex ministro degli Esteri; Marisa Bruni-Tedeschi, madre della First Lady; Farida Khelfa, ex modella e testimone di nozze di Carla.

Secondo l'Eliseo, nella visita indiana "non c'era una parte privata in senso stretto. Si è trattato di un invito delle autorità indiane, altrimenti il presidente non sarebbe necessariamente andato ad Agra e Fatehpur Sikri".

 

Sempre secondo il Parisien, i collaboratori di Sarkozy avrebbero fatto sapere che il governo indiano ha pagato tutte le spese alberghiere della coppia presidenziale e "di un numero limitato di invitati". Quali? Mistero. Le spese della Ockrent sarebbero state pagate da France 24, il resto sarebbe invece a carico del contribuente: il personale di sicurezza e i tre aerei, compreso quello arrivato in India solo per portare i Sarkozy, la mamma e gli amici a vedere uno dei siti patrimonio mondiale dell'umanità. 09-12-2010]

 

 

TARALLUCCI E SHAMPOO - Alla fine ha vinto la figlia. Nonostante l’88enne Liliane Bettencourt resti azionista di maggioranza (31%) dell’Oréal, è la 57enne Françoise a vincere la guerra che tre anni fa lei stessa dichiarò alla madre e soprattutto al suo dominante amico, il finocchio-chic Banier - GLI azionisti SI ERANO STUFATI E VOLEVANO UN AZIONISTA FORTE E STABILE - BANIER SI CONSOLA CON UN MILIARDUCCIO, MA RESTANO ANCORA IN BALLO LO SCANDALO DEL MINISTRO WOERTH E IL FINANZIAMENTO ILLECITO A SARKÒ…

Stefano Montefiori per il "Corriere della Sera"

 

Alla fine ha vinto la figlia. Nonostante gli avvocati ripetano che l'accordo annunciato ieri «non prevede né vincitori né vinti», nonostante l'88enne Liliane Bettencourt resti azionista di maggioranza (31%) dell'impero dei cosmetici l'Oréal, è la 57enne Françoise Bettencourt Meyers a vincere la guerra che tre anni fa lei stessa dichiarò alla madre e soprattutto al suo invadente amico, il fotografo François Marie Banier.

 

Nell'affaire partito come lite famigliare e diventato poi uno scandalo capace di sfiorare l'Eliseo, la Bettencourt figlia ottiene sostanzialmente tutto ciò che ha sempre chiesto: l'allontanamento di Banier (e del gestore Patrice de Maistre e del fiscalista Fabrice Goguel) dall'entourage della madre, il suo riavvicinamento a una donna alla quale in passato era «attaccata come un'ostrica», e la nomina del marito Jean-Pierre Meyers a capo della holding di famiglia «Tethys», nella quale entrano anche i figli Nicolas e Jean-Victor. Liliane e Françoise, che abitano una di fronte all'altra sui due lati di una stradina nel quartiere Saint James di Neuilly, il sobborgo chic di Parigi, ieri sera si sono di nuovo incontrate dopo oltre tre anni di silenzi e di carte bollate.

 

«Liliane Bettencourt e Françoise Bettencourt Meyers si sono riavvicinate per mettere termine ai conflitti che hanno turbato la vita famigliare - si legge nel comunicato -. Hanno deciso di guardare all'avvenire e hanno preso, di comune accordo, tutte le disposizioni necessarie». Questo significa che la figlia Françoise rinuncia alle cause intentate contro la madre (per farla interdire) e i suoi collaboratori (accusati di essere dei profittatori) .

L'inquietante François Marie Banier, 63 anni, che era solito salire in camera della «sua donnona» (come la chiamava lui ) senza farsi annunciare, esce una volta per tutte dal gioco, in grado comunque di consolarsi con il miliardo di euro racimolati negli anni in appartamenti, quadri, contanti.

La linea ereditaria della famiglia è salva, le armi del secondo azionista Nestlé (straniero e quindi inviso al governo francese) si spuntano, il colosso L'Oréal può partire «alla conquista di un miliardo di nuovi consumatori». Restano lo scandalo Woerth, e il sospetto che la signora Liliane, oltre che all'amico stravagante, abbia dato troppi soldi alla campagna elettorale del futuro presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy

 7-12-10

 

 

 

AFFAIRE BETTENCOURT, FIGLIA RINUNCIA A CAUSA LEGALE CONTRO BANIER...
(Adnkronos) - Françoise Bettencourt-Meyers, la figlia dell'ereditiera di L'Oreal, Liliane Bettencourt, rinuncia alla causa legale avviata nei confronti di François-Marie Banier, sospettato dalla figlia di aver approfittato delle debolezze della madre. Lo hanno annunciato oggi i rispettivi avvocati.

L'avvocato di François-Marie Banier, che non ha voluto svelare i dettagli dell'accordo che sarebbe stato trovato, sottolinea alla radio francese 'France Info' che e' stato trovato un 'accordo rapido e facile' tra le parti.

Françoise Bettencourt-Meyers e Liliane Bettencourt, afferma alla radio francese 'Rtl' Olivier Metzner, l'avvocato dell'ereditiera, 'si sono riavvicinate' e hanno deciso 'di mettere la parola fine alla procedura che le opponeva'. L'accordo, sottolinea, prevede che Banier e il consulente finanziario, Patrice de Maistre, 'vengano allontanati' e che Banier 'rinunci a quello che gli era stato promesso'. Ora, conclude Metzner, madre e figlia, 'che hanno ribadito il loro attaccamento a 'L'Oreal'', 'si ritroveranno, in tutta serenita'' prima di Natale.

  06-12-2010]

 

 

8. PAROLA FINE PER L'AFFAIRE BETTENCOURT, ORA DIVENTA CASO WOERTH...
(Adnkronos) - Con l'annuncio della pace fatta tra Françoise Bettencourt-Meyers e Liliane Bettencourt si conclude la 'faida' 'familiare' dell'affaire. Ora i riflettori sono puntati sull'aspetto politico del caso. Il trasferimento del caso dal Tribunale di Nanterre a quello di Bordeaux deciso dalla Corte di Cassazione lo scorso 17 novembre, quindi, riguardera' ormai esclusivamente gli aspetti legati all'ex ministro del Lavoro, Eric
Woerth.

Il primo luglio il processo, che si doveva tenere davanti al Tribunale di Nanterre, e' stato rinviato 'sine die'. Il giudice ha chiesto ulteriore informazioni in seguito alle rivelazioni di meta' giugno e delle registrazioni telefoniche clandestine effettuate dal maggiordomo dell'ereditiera, tra maggio 2009 e maggio 2010, nelle quali si sente il gestore del patrimonio di Liliane, Patrice de Maistre, parlare di sospette manovre per aggirare il fisco francese e imbarazzanti connessioni con l'Eliseo e alcuni ministri, tra cui Eric Woerth. 06-12-2010]

 

 

- LE MONDE

KARACHI-GATE - DE VILLEPIN AL GIUDICE: NESSUN LEGAME TRA TANGENTI E ATTENTATO, MA SONO "FORTEMENTE CONVINTO" DEL FINANZIAMENTO ILLECITO DELLA CAMPAGNA BALLADUR
http://bit.ly/gPf6M0

- Dominique de Villepin era segretario generale dell'Eliseo nel 1995, durante la campagna elettorale Balladur che avrebbe beneficiato di fondi neri, fatti tornare in Francia dalle tangenti pagate al Pakistan per assicurarsi una commessa da 850 mln $

STRAGE DEL VOLO RIO-PARIGI DEL 2009: AIR FRANCE ACCUSA AIRBUS E THALES, RICOMINCIANO LE RICERCHE NELL'ATLANTICO
http://bit.ly/hyX2aH

26-11-2010]

 

 

SARKÒ SULLA GRATICOLA PER IL KARACHI-GATE - TRA PERQUISIZIONI E SEGRETI DI STATO APPOSTI DAL GOVERNO IN CARICA, CONTINUA IL PROCESSO CHE LEGHEREBBE LE TANGENTI PAGATE NEL 1994 DALLA FRANCIA AL PAKISTAN A UN ATTENTATO MORTALE A KARACHI NEL 2002, COME VENDETTA DEI SERVIZI PACHISTANI PER LO STOP ALLE BUSTARELLE DECISA DA CHIRAC - E COINVOLGE SARKOZY, CHE AVREBBE FATTO TORNARE FONDI NERI A PARIGI PER FINANZIARE LA CAMPAGNA DI BALLADUR ATTRAVERSO SOCIETÀ OFFSHORE

Domenico Quirico per "La Stampa"

 

Se non ci fossero quegli undici morti sarebbe uno scandaletto, tangenti e affari d'armi di diciassette anni fa, l'ammontare addirittura ancora in franchi, archeologia giudiziaria, figurarsi. Archeologici anche due supposti protagonisti, Chirac, ex presidente e Balladur, ex primo ministro, ormai pensionati.

E invece ci sono purtroppo quegli undici morti, tecnici e ingegneri navali francesi, innocenti, che nulla sapevano di tangenti, di traffici sudici e che erano a Karachi per lavorare, per seguire la messa a punto dei sommergibili venduti dalla Francia al Pakistan. E che un giorno, maggio del 2002, sul bus che li portava ai cantieri, furono squartati da una bomba. Al Qaeda: sentenziarono ai quattro venti i servizi francesi e pachistani. Era il dopo 11 settembre, in piena guerra al terrorismo che in quell'angolo del mondo aveva già allora la prima linea. Nessuno dubitò, allora.

 

E invece 17 anni dopo, quelle undici bare, che rientrarono avvolte dal tricolore, hanno trasformato una vecchia vicenda in un affaire in cui vi è molto di fosco e di losco, e che può salire fino ai gradini del Palazzo, ovvero l'Eliseo. Perché in fondo al tunnel giudiziario che tra omissioni, mezze verità, e soprattutto il segreto di stato cercano di illuminare due magistrati, inutile nasconderlo, c'è l'ombra di Sarkozy.

Il suo nome è stato evocato nelle indagini, mescolato in qualche modo a tangenti e retro-tangenti versate con società di comodo. Ma è difficile discernere il probabile dal possibile, il sentito dire di dati di fatto. Colpa, bisogna dirlo, del «segreto di stato» che occhieggia e intralcia a ogni passo.

 

All'inizio di tutto un colpo grosso della industria militare francese, la quarta del mondo: la «Direzione delle costruzioni navali» controllata dallo Stato, vende nel 1995 tre sottomarini Agosta ai pachistani: 850 milioni di euro di oggi. Successo rivendicato con trombe e tamburi (eran tempi di coabitazione) dall'esecutivo di centrodestra, ovvero Balladur e il suo braccio destro Sarkozy, ministro del bilancio e animatore della campagna per le presidenziali del premier, deciso a soffiare la candidatura al suo nemico implacabile, Chirac.

 

Si versano, come vuole l'uso, 83 milioni di euro di «commissioni» ai pachistani: regola ferrea nel disinvolto mercato degli armamenti. Delle commissioni si occupano intermediari dai nomi da romanzo poliziesco, libanesi dalle biografie sfuggenti, Ziad Takkidiene, Abdulrahman el Assir e Jean-Marie Boivin, montatore di una società di comodo in Lussemburgo, la Heine, il circuito finanziario per i pagamenti. Ma già allora circolavano voci che una parte del denaro avesse fatto andata e ritorno, finendo in francesissime tasche, quelle della campagna elettorale di Balladur.

 

 

Presidente nel 1996 diventa Chirac (con Villepin segretario all'Eliseo, e Juppé primo ministro). Subito ordina di indagare sulle retro-commissioni (l'allora ministro della Difesa Millon confermò e ribadisce anche oggi) e di non pagare più. Voleva tagliare i fondi al detestato Balludur e al suo complice Sarkozy. I magistrati sospettano che l'attentato fu una vendetta dei tremendi servizi pachistani, l'Isi, veri padroni di tutti i traffici del Paese, per castigare quei mancati pagamenti. Gli undici francesi, dunque il terribile sospetto, furono uccisi da quelle tangenti, doppiamente criminali.

 

Sarkozy sostiene di non aver svolto alcun ruolo se non quello di portavoce nella campagna di Balladur. E invita a attendere che la magistratura faccia chiarezza. Ma è un fatto che l'esecutivo oppone resistenza a togliere il vincolo del segreto di stato su tutti i documenti chiesti dai magistrati.

E ieri il quotidiano Le Parisien ha rivelato che da una perquisizione molto discreta al ministero delle Finanze sarebbero emerse misteriose note manoscritte inviate a Sarkozy, in piena campagna elettorale del 2006, con dettagli sui movimenti di denaro di quell'operazione. Compaiono Lussemburgo, Bahamas, Isola di Man, Isole Cayman: tutto quel feudalesimo del denaro truffaldino che Sarkozy, pensate un po', ha maledetto e annunciato di voler mettere al bando. 24-11-2010]

 

 

LEGGI & SCOPA! - IN FRANCIA L’ATTRAZIONE FATALE COI POLITICI FALCIA LE GIORNALISTE FRANCESI: BELLE E IN CARRIERA SI PRENDONO UNA COTTA PER I MINISTRI UNO PIù BRUTTO DELL’ALTRO E VENGONO SOSPESE DALLE PROPRIE TESTATE - I GIORNALISTI MASCHI SONO INVECE IMMUNI: NELLA LORO MENTE MASCHILISTA UNA DONNA NON È AL CUORE DEL SISTEMA POLITICO. È IL POTERE A SCATENARE LA LIBIDINE (HILLARY, MERKEL: DONNE PER MANCANZA DI PROVE

Giampiero Martinotti per "La Repubblica"

 

Le donne ministro sono spesso belle, ma non seducono i giornalisti; mentre i ministri sono spesso brutti e seducono le giornaliste, in particolare quelle televisive.

 

Tra le numerose "eccezioni francesi" ce n´è una di cui si parla poco, rappresentata dalle coppie giornaliste-politici, che sollevano sospetti sui rapporti tra media e potere e finiscono quasi sempre con le donne che sacrificano la loro carriera. Mai che vengano chieste le dimissioni di un ministro perché la moglie presenta un telegiornale: in genere, si chiede il contrario, e ormai le direzioni delle tv anticipano tutti e trasferiscono le giornaliste che hanno una storia sentimentale con un politico.

 

L´ultima in ordine di tempo è Audrey Pulvar: il suo compagno, Arnaud Montebourg, si è candidato alle primarie socialiste e i-Télé, la rete "all news" per cui lei lavora, ha immediatamente sospeso la sua trasmissione.

 

Non è la prima volta e non sarà nemmeno l´ultima, perché i casi sono tanti: Dominique Strauss-Kahn, direttore dell´Fmi e possibile rivale di Sarkozy per l´Eliseo, ha sposato in terze nozze Anne Sinclair, per molti anni la più popolare giornalista televisiva. La quale ha lasciato il piccolo schermo nel 1997, quando il marito diventò numero due del governo Jospin. Anche Bernard Kouchner ha una moglie giornalista televisiva, Christine Ockrent, che però non ha mai voluto sacrificarsi del tutto: nel 2007 quando il partner è entrato al governo ha lasciato una trasmissione politica.

 

Ma poi ha accettato la nomina ad amministratore delegato della società che gestisce radio e tv pubbliche per l´estero suscitando più di una polemica, visto che il marito guidava la diplomazia transalpina. La lista è lunga, le polemiche antiche: nel ‘92, Mitterrand fu intervistato in tv da cinque giornalisti, fra cui proprio la Sinclair e la Ockrent, i cui mariti erano all´epoca membri del governo socialista.

 

Da allora le cose sono cambiate, le giornaliste si sacrificano, come ha fatto tre anni fa Béatrice Schönberg, moglie del ministro Jean-Louis Borloo, e come dovrà forse fare Valérie Trierweiler, compagna di François Hollande, che per lei ha lasciato Ségolène Royal ma non le sue ambizioni politiche.

 

Il numero di coppie e la loro celebrità suscita sempre una certa diffidenza nel pubblico, che vede nell´amore giornaliste-politici il riflesso di una connivenza più generale fra le due categorie.

Ma ancor più interessante è cercare di capire perché i giornalisti non seducono le donne politiche. Didier Hassoux, del Canard enchainé, ha una risposta tagliente e probabilmente fondata: «Nella mente maschilista dei giornalisti politici una donna non è al cuore del sistema politico, salvo qualche caso notevole. Una ministra è un sottoministro, un burattino nelle mani di qualcuno più potente. Non sono interessanti professionalmente e quindi nemmeno sessualmente». È il potere, insomma, a scatenare l´attrazione fatale. E in politica, almeno per ora, lo detengono gli uomini.

 

 

 [23-11-2010]

 

 

1- LE FAMIGLIE DELLE 15 VITTIME DELL’ATTENTATO A KARACHI, 2002, IN CUI MORIRONO 11 INGEGNERI FRANCESI, HANNO CHIESTO A SARKOZY DI TESTIMONIARE DAVANTI AI MAGISTRATI - 2- SECONDO GLI INVESTIGATORI, L’ATTENTATO È STATO UNA RITORSIONE PER TANGENTI NON PAGATE AL GOVERNO PACHISTANO. NEL 1994, QUANDO SARKOZY ERA MINISTRO DELL’ECONOMIA, IL GOVERNO DI ÉDOUARD BALLADUR, FECE UN ACCORDO CON IL REGIME PAKISTAN PER VENDERE 3 SOTTOMARINI AGOSTA 90 PER CIRCA 950 MILIONI DI DOLLARI - 3- FONDI NERI: ALMENO DUE MILIONI, ATTRAVERSO UNA OFFSHORE, SAREBBERO RITORNATI A PARIGI PER FINANZIARE ILLEGALMENTE LA CAMPAGNA DI BALLADUR CONTRO CHIRAC - 4- IL “GUARDIAN”, “L’AFFAIRE KARACHI È LA PIÙ ESPLOSIVA INDAGINE SULLA CORRUZIONE NELLA STORIA FRANCESE E IL PIÙ GRANDE SCANDALO A MINACCIARE PERSONALMENTE SARKOZY”

DAGOREPORT
- Le famiglie delle 15 vittime dell'attentato a Karachi, Pakistan, nel 2002, hanno chiesto al presidente francese Sarkozy di testimoniare davanti ai magistrati che si occupano del caso.

 

- Secondo il "Guardian", "L'affaire Karachi è la più esplosiva indagine sulla corruzione nella storia francese recente e il più grande scandalo a minacciare personalmente Sarkozy"

- Secondo gli investigatori, l'attentato, in cui morirono 11 ingegneri francesi, è stato una ritorsione per tangenti non pagate al governo pachistano. Nel 1994, quando Sarkozy era ministro dell'economia, il governo di Édouard Balladur, fece un accordo con il Pakistan per vendere 3 sottomarini Agosta 90 per circa 950 mln $.

- A quanto risulta dalle indagini, per assicurarsi la commessa furono pagate gigantesche somme a politici e militari pachistani. Secondo la legge pachistana (in vigore fino al 2000), pagare delle commissioni a "intermediari" non costituiva reato. Ma in Francia la legge è molto diversa. Oltre a questo, il vero scandalo sarebbero i 2 mln $ in bustarelle ritrasferiti in Francia per finanziare la campagna (persa) di Balladur per le elezioni del 1995.

- In quanto ministro dell'economia, Sarkozy avrebbe gestito i dettagli della vendita dei sottomarini. Inoltre, era tesoriere e portavoce della campagna elettorale di Balladur.

 

- Quando Chirac prese il posto di Balladur, ordinò lo smantellamento della rete di affari sporchi con il Pakistan e la cessazione immediata di tangenti e pagamenti. Nel 2002, un autobus che portava un gruppo di ingegneri al sito in cui veniva ultimata la costruzione dei sottomarini fu fatto saltare in aria.

- Per anni, il Pakistan e la Francia hanno dato la colpa ad al Quaeda. Ma il giudice Trévedic, che indaga sull'attentato, sostiene che si tratti di una vendetta per la fine dei pagamenti di tangenti e commissioni.

 

- Come rivela in esclusiva il sito "Mediapart", Charles Millon, ministro della difesa del primo governo Chirac, ha rivelato ai giudici la rete di pagamenti e tangenti messa in piedi dal governo precedente, che passava attraverso società schermo lussemburghesi.

- Gérard-Philippe Menayas, direttore finanziario e amministrativo della DCN (Direction des Constructions Navales) tra il 1992 e il 2008 ha rivelato i retroscena della costruzione finanziaria che è servita per finanziare la campagna Balladur. Una testimonianza che chiama in causa Sarkozy. Secondo Menayas, Sarkozy avrebbe organizzato lui stesso il transito dei fondi attraverso le società lussemburghesi.

 

- Anche la polizia lussemburghese ha tirato in ballo l'attuale presidente francese, come "l'architetto dei fondi neri della campagna Balladur nel 1994 e 1995, creando la società offshore Heine, usata poi dalla DCN per pagare politici e militari pachistani". Questo rapporto della polizia nasce da una rogatoria internazionale chiesta dai giudici francesi nel 2008, che ha permesso di ottenere molti documenti che rivelano la costituzione, gestione e utilizzo delle società schermo.

- Il giudice Renaud van Ruymbeke, che si occupa della causa intentata dalle famiglie delle vittime, si è più volte scontrato con il segreto di Stato. Per questo ieri le famiglie hanno chiesto che Sarkozy venga ascoltato nel procedimento e racconti la sua versione dei fatti.

Chirac al funerale delle vittime di Karachi


LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI FATTA DA "LE FIGARO": http://bit.ly/b3Bq4e

GLI ARTICOLI DAL SITO MEDIAPART (ABBONAMENTO PER 15 GG.: 1 €):

- Il rapporto della polizia lussemburghese: http://bit.ly/9OvmHT

Sottomarino pachistano Agosta

- L'interrogatorio dell'ex ministro Charles Millon: http://bit.ly/arf4O9

- Il video che ricostruisce il caso: http://bit.ly/9wG7H0


LO SCANDALO SPIEGATO DAL "GUARDIAN": http://bit.ly/d6oJAW  [19-11-2010]

 

 

2 - LE FIGARO

500 MORTI IN FRANCIA PER IL MEDIATOR, MEDICINA ANTI DIABETE
http://bit.ly/d5Enkh

- Avevamo parlato in una rassegna passata (http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/articolo-19391/1.htm ) del Mediator, farmaco per il diabete e per dimagrire che avrebbe causato 500 morti e 3500 ricoveri. Ora le autorità sanitarie confermano: chi l'ha usato per più di tre settimane, si rivolga al suo medico.

- Il medicinale contro il diabete (poi prescritto ai pazienti che avevano problemi di peso) della casa farmaceutica Servier e ritirato lo scorso novembre, avrebbe causato dai 500 ai 1.000 morti in Francia.

 

- Ciò risulta da uno studio riservato della Cassa Nazionale dell'assicurazione Medica (Cnam), commissionato dall'Agenzia francese per la sicurezza dei prodotti sanitari (Afssaps).

- Molti malati avevano fatto causa a Servier (secondo gruppo farmaceutico francese dopo Sanofi-Aventis) per le complicazioni cardiache sopravvenute con l'uso di Mediator. Questo medicinale è stato ritirato 33 anni dopo la sua prima commercializzazione e 10 anni dopo che era stata dichiarata ufficialmente l'allerta sugli effetti collaterali.
SOLDATI ITALIANI IN AFGHANISTAN copyright L'ESPRESSO

- Il Mediator è un anfetaminico simile all'Isomeride, sempre della Servier, ritirato nel 1997. Nello stesso anno, il "New England Journal of Medicine" aveva pubblicato uno studio che mostrava come il Mediator causasse danni alle valvole cardiache e ipertensione polmonare.

IL MINISTRO WOERTH CITATO IN GIUDIZIO favoritisme et de prise illégale d'intérêts
http://bit.ly/boQoce  16-11-2010]

 

 

IL PIRATA DEL LUSSO - ARNAULT, PADRONE DELL’IMPERO CHE CONTROLLA ANCHE LUIS VUITTON, ALL’ARREMBAGGIO DI HERMÈS - AVEVA FALLITO CON GUCCI 10 ANNI FA, STAVOLTA È RIUSCITO, SENZA DIRE NIENTE A NESSUNO E CON GRANDE IMBARAZZO DELLE AUTORITÀ DI CONTROLLO, A RASTRELLARE IL 17% DELLA SCICCHISSIMA E REDDITIZIA RIVALE - I 60 EREDI DEL SELLAIO HERMÈS DICONO DI NON VOLER VENDERE LE LORO QUOTE, MA QUALCUNO HA GIÀ CEDUTO - ARNAULT NON HA FRETTA: SA BENE CHE, COME NELLE MIGLIORI FAMIGLIE, CI PENSERÀ LA NUOVA GENERAZIONE A SCANNARSI PER L’EREDITÀ

Giacomo Leso e Maurizio Maggi per "L'espresso"

 

Mai banali, le mosse di Bernard Arnault. Il finanziere-industriale patron di Lvmh, colosso del lusso mondiale, è sempre al centro di battaglie spettacolari. Agli occhi del pubblico italiano divenne famoso quando, alla fine del secolo scorso, cercò di conquistare la Gucci - poi finita nelle mani del suo rivale François Pinault - dando vita a una feroce schermaglia in Borsa condita da cause nei tribunali di mezzo mondo.

Adesso va all'attacco dell'apparente blindata Hermès, snobbissima icona dell'ultralusso: a prescindere da come andrà a finire, la sua scalata spingerà addirittura il governo francese a modificare la normativa sulla comunicazione degli acquisti di titoli in Borsa.

In molti - a cominciare da parecchi membri delle tre famiglie che controllano la Hermès - si sono stupiti apprendendo, il 23 ottobre scorso, che il gigante Louis Vuitton Moet Hennessy aveva catturato il 14 per cento del capitale degli storici rivali (con ulteriore arrotondamento nei giorni successivi a quota 17,1 per cento). Il 72 per cento di Hermès fa capo alle famiglie Puech, Dumas e Guerrand, discendenti del sellaio Thierry Hermès, che nel 1837 aprì la sua bottega di bardature e finimenti per cavallo.

 

Il controllo è garantito attraverso la società in accomandita Emile Hermès Sarl, guidata da Bertrand Puech. Se davvero vuole conquistare il controllo della pregiata preda, Arnault deve incrinare il fronte apparentemente compatto dei circa 60 azionisti delle famiglie storicamente proprietarie.

Si vedrà: la partita promette di essere lunga, come del resto merita uno dei marchi più famosi del lusso planetario. Intanto, l'infiammarsi della querelle ha già spinto il ministro dell'Economia francese, Christine Lagarde, a pensare a norme più efficaci e stringenti: per rendere impossibile in futuro che un nuovo azionista possa uscire allo scoperto dopo aver già comprato una fetta così rilevante di una società quotata (neanche attraverso i sofisticati contratti legati a derivati che Lvmh avrebbe usato nel rastrellamento di Hermès)

A dispetto delle tenorili dichiarazioni di unità, in realtà, un primo scricchiolio nella galassia Hermès s'è già avvertito, proprio nei giorni in cui Lvmh s'è appalesato come scomodo compagno di viaggio. Laurent Mommeja, fratello di Renaud Mommeja, influente membro del consiglio di sorveglianza della società di Rue de Faubourg Saint-Honoré, mentre sul listino il titolo Hermès si surriscaldava, ha venduto quasi 10 mila azioni, incassando 1,8 milioni di euro. Momméja, entrato nei ranghi dirigenziali di Hermès nel 1997 come direttore marketing in Europa e in Asia, è nipote di Francis Puech, marito di Yvonne Hermès.

Il cognome Hermès è sparito presto dai vertici perché la terza generazione ha avuto soltanto figlie e il potere è passato alle tre famiglie dei generi. Dal 2008, per la prima volta, a gestire il gruppo non c'è un esponente delle famiglie ereditarie, che però governano saldamente con sei esponenti nel consiglio di gestione e tre in quello di rappresentanza. Presidente e direttore generale da due anni è Patrick Thomas, che ora è il regista della Linea Maginot eretta per respingere l'invasore. L'anomalia potrebbe presto rientrare: Thomas ha 63 anni e in pole position tra i candidati alla successione ci sono due hermesiani doc, Axel Dumas e Guillaume de Seynes.

Arnault non ha fretta. Fanno notare gli analisti di Crédit Suisse che, a fine 2009, Lvmh aveva a disposizione parecchia liquidità per permettersi l'operazione senza particolare sforzo, mentre quelli di Barclays sottolineano come, avendo pagato circa 80 euro per azione (che oggi viaggia ben sopra il doppio), finirebbe per guadagnare anche se l'esercito degli eredi non si sgretolasse. Oltre a essere un mito, del resto, Hermès è una macchina da soldi. Dalle selle e dalle borse di cuoio l'impero s'è allargato via via ai capi in pelle, ai gioielli, all'abbigliamento, alla seta. Grace Kelly trasformò nel dopoguerra la borsa di Hermès in uno status symbol planetario.

 

Poi sono arrivati gli orologi e le misurate acquisizioni, come quella delle scarpe inglesi Lobb, o il 45 per cento della maison di Jean-Paul Gaultier. Niente a che vedere, tuttavia, con la recente espansione a colpi di shopping dell'eterno rivale Vuitton, caratterizzato dall'approccio finanziario di Arnault. Il quale era stato accostato a Hermès nella primavera del 2008, proprio quando l'arrivo al vertice di Thomas aveva fatto ipotizzare, in Borsa, l'uscita di scena delle famiglie targate Hermès o di parte di esse. L'azione s'impennò; poi non accade nulla.

La crisi economica mondiale non ha lasciato cicatrici sulla leggendaria maison e sul suo potenziale conquistatore, dieci volte più grosso in quanto a fatturato e dipendenti (ma non per redditività). Nell'ultimo anno in Borsa il lusso d'Oltralpe ha galoppato (molto più dell'indice Cac 40) e i primi nove mesi sono stati eccellenti per Lvmh, che ha aumentato i ricavi del 19 per cento, come per Hermès, che ha fatto ancor meglio.

 

È normale che i discendenti del sellaio Thierry dichiarino di non aver alcun interesse a mollare una gallina dalle uova d'oro capace di macinare utili con impressionante regolarità (quasi 1,4 miliardi negli ultimi cinque anni).

Ma ora nell'azienda di famiglia si è insinuato il tarlo-Arnault. Il quale s'è ben guardato dal comportarsi come ai tempi di Gucci: non ha richiesto posti in consiglio d'amministrazione, come fece allora. Esperto e paziente, s'è accomodato in attesa sulla riva del fiume. Non lo hanno impressionato le prese di posizione in cui lo si invita a sloggiare. In un gruppo di azionisti dall'età media piuttosto alta gli smarcamenti non sono impossibili.

Senza dimenticare che si sta facendo sotto la settima generazione, che conta 170 eredi fra cui la trentenne Julie Guerrand (new entry nel consiglio di sorveglianza). Una situazione fluida, in cui prima o poi potrebbero esserci due aspiranti alla leadership.

Si dice, per esempio, che Pierre-Alexis Dumas aspiri a fare come il babbo, Jean Louis, che a lungo ha abbinato la carica di direttore artistico (quella attuale di Pierre-Alexis) con il ruolo di supermanager della famiglia. Progetto che lo metterebbe in conflitto con il cugino Guillame de Seynes. Voci di corridoio, certo. Ma Arnault osserva: se il blocco familiare cede, lui è l'unica alternativa. Se tiene, porterà a casa i dividendi che Hermès continuerà a maturare. 12-11-2010]

 

PARIGI CONTRO L´UE "MULTA AD AIR FRANCE VALE QUANTO 2 AEREI"...
Da "la Repubblica" - Il governo francese protesta contro la multa inflitta dalla Commissione europea al gruppo Air France-Klm per violazione delle regole della concorrenza. La sanzione, pari a 309 milioni di euro, è stata giudicata «totalmente sproporzionata» dal sottosegretario agli Affari europei, Pierre Lellouche. «È una cifra che equivale al costo di due Airbus A380 e che non prende in considerazione gli attuali problemi del settore, che attraversa un momento congiunturale particolarmente difficile» ha spiegato Lellouche.

 

Il governo ha anche annunciato di voler appoggiare la decisione del gruppo franco-olandese di presentare un ricorso contro la sanzione davanti al tribunale dell´Ue. Dopo il richiamo sulle espulsioni dei Rom e sulla legge per lo scudo fiscale, che prevede un´aliquota massima per i redditi più alti, si apre così un nuovo scontro tra Bruxelles. La Commissione europea ha inflitto la multa a undici compagnie per aver costituito un cartello nel trasporto merci. Le sanzioni più salate sono state inflitte a Air France (182 milioni) seguita da Klm (127 milioni) e da British Airways (104). Lufthansa e la sua controllata Swiss hanno ottenuto l´esenzione dalla sanzione per aver collaborato fin dall´inizio con l´inchiesta dell´antitrust sul cartello.

Secondo il vicepresidente della Commissione Ue, Joaquin Almunia, responsabile dell´Antitrust europeo, tra la fine del 1999 e l´inizio del 2006 le compagnie hanno «coordinato i loro prezzi a svantaggio di imprese e consumatori europei». In un comunicato, il gruppo Air France-Klm ha sostenuto invece che non ci sono stati danni per i clienti e l´ammenda della Ue «non tiene alcun conto delle difficoltà economiche che ha conosciuto il settore del cargo aereo».

 12-11-2010]

 

 

5 - LE MONDE

DEBUTTA L'AIR SARKÒ ONE"
http://bit.ly/b3k9pB

- Il volo per il G20 di Seul inaugura il nuovo aereo dell'Eliseo, un Airbus A330

11.11.10

 

NUOVO RINVIO A GIUDIZIO PER CHIRAC
http://bit.ly/bWQxml

- Accusato di "prise illégale d'intérêts", una specie di abuso di potere, delitto punito fino a 5 anni di prigione  09-11-2010]

 

 

 

ELEGANZA ALLA FRANCESE...
Sara Bennewitz per "la Repubblica" - Dopo il blitz, Bernard Arnault sembra quasi aspettare che gli eredi Hermès facciano come i Bancroft, che alla fine hanno ceduto alle lusinghe di Rupert Murdoch vendendogli il Wall Street Journal. I suoi manager, invece, non hanno esitato a realizzare le loro stock option a cavallo dell´operazione su Hermès. Il 26 ottobre, mentre Lvmh annunciava di avere arrotondato la sua quota al 17,1% di Hermès, Antonio Belloni ha incassato 18 milioni di euro di plusvalenza scaricando in Borsa le sue opzioni su titoli Lvmh.

Il gesto di Belloni è perfettamente legale, come lo sarà, eventualmente, il raid del colosso del lusso sulla storica maison. Tuttavia nessuna delle due operazioni è elegante: il manager di Lvmh ha venduto mentre il suo patron comprava, e Arnault è diventato alla chetichella il primo azionista del suo primo rivale di Francia.[09-11-2010]

 

 

ARNAULT RASTRELLA, PARIGI INDAGA - LA CONSOB FRANCESE (AMF) APRE UN’INCHIESTA SULLA SCALATA DI LVMH SU HERMÈS, MA IL MAGNATE ARNAULT SI SENTE SICURO: “TUTTO SECONDO LE REGOLE” - IL PROBLEMA PERÒ SONO PROPRIO LE REGOLE FRANCESI: NEL CONTARE LE QUOTE DI CAPITALE NON SI INCLUDONO I PRODOTTI DERIVATI, GRAZIE AI QUALI LVMH HA RASTRELLATO I DUE TERZI DELLE AZIONI DISPONIBILI SUI MERCATI FINANZIARI SENZA DOVER COMUNICARE NULLA ALLE AUTORITÀ DI CONTROLLO…

Marco Moussanet per "Il Sole 24 Ore"

 

L'Amf, la Consob francese, ha annunciato ieri l'apertura di un'inchiesta sulle modalità con cui Lvmh ha acquisito la partecipazione in Hermès, per accertare se sono state o meno violate le regole in tema di obbligo di comunicazione al mercato sul superamento delle soglie di possesso del capitale.

Nessun commento da parte di Hermès, mentre il gruppo di Bernard Arnault ha diffuso un comunicato in cui apprezza la decisione: «Lvmh è convinto che l'inchiesta consentirà di stabilire che nell'effettuare le operazioni, come ha sempre affermato e contrariamente al processo alle intenzioni che alcuni hanno voluto fargli, sono state scrupolosamente rispettate le regole in vigore».

Dal canto suo l'Amf invita a non trarre alcuna conclusione dall'annuncio. «Al momento - spiega la sua portavoce - abbiamo semplicemente stabilito che ci sono alcuni aspetti da chiarire». E comunque l'indagine richiederà «alcuni mesi».

 

L'opinione prevalente sul mercato è che Lvmh abbia in effetti rispettato la lettera della nuova legge sulla regolamentazione finanziaria, anche se in molti ritengono che ne abbia tradito lo spirito. Ma non è su questo, ovviamente, che si pronunceranno i gendarmi della borsa.

D'altronde lo stesso presidente dell'Amf Jean-Pierre Jouyet, in un'intervista al quotidiano economico Les Echos (di proprietà proprio di Arnault), aveva ricordato che nel rapporto presentato al governo in vista della nuova legge sulla regolamentazione finanziaria, il rappresentante del board dell'Authority, Bernard Field, si era raccomandato che nel calcolo delle quote di capitale detenute venissero conteggiati anche i prodotti derivati (come gli equity swaps). E cioè anche i titoli non detenuti ma di cui si potrebbe entrare in possesso alla scadenza dei contratti. «Purtroppo - commentava Jouyet - questa richiesta non è stata accolta».

 

Che nella legge ci sia insomma una falla, diversamente da quanto avviene per esempio sui mercati anglosassoni, lo hanno peraltro denunciato in molti, nei giorni successivi il comunicato con il quale Lvmh annunciava a sorpresa il possesso del 14% di Hermès, quota poi salita con la conversione di altri derivati all'attuale 17,1 per cento.

 

Lo aveva fatto in particolare la grande stampa economico-finanziaria americana e inglese. E lo aveva fatto l'associazione francese che rappresenta i piccoli azionisti: «Se qualcuno può rastrellare sul mercato i due terzi del flottante di una società - ha detto e ripetuto la sua presidente Colette Neuville - senza essere tenuto a comunicarlo è ovvio che c'è qualcosa che non funziona».

Nella legge, appunto, non necessariamente nei comportamenti di Lvmh.

A questo punto, in attesa che l'Amf si pronunci, è però abbastanza probabile che si vada incontro a una fase di relativa calma nella guerra francese del lusso. Più trincea e tenuta delle posizioni, insomma, che scontro aperto con nuovi attacchi e contrattacchi. Dentro e fuori il mercato. Anche se certo dietro le quinte tutti lavorano alacremente a consolidare l'offensiva e a organizzare la difesa.

 08-11-2010]

 

8 - LE FIGARO

IL MINISTRO DEGLI INTERNI HORTEFEUX SMENTISCE IL RUOLO DEI SERVIZI NEI FURTI AI GIORNALISTI FRANCESI
http://bit.ly/aqb67q

11.11.10

 

FRANCIA:LICENZIATI DALLA EDF CON UN SMS...
(ANSA) - Licenziati con un sms: e' l'insolito trattamento riservato a una decina di dipendenti dell'azienda elettrica francese Edf. Indignato, il sindacato dei lavoratori francesi, Cgt, ha deciso di sostenere davanti al tribunale la causa di questi tecnici, assunti dopo un breve periodo di formazione, per montare particolari contatori detti 'intelligenti' nella regione Indre-et-Loire. I dipendenti sono stati convocati dall'Edf con un sms e nel colloquio e' stato loro presentata la lettera di licenziamento.

 

10.11.10

 

- LE MONDE

BNP PARIBAS ACCUSATA DI INCORAGGIARE L'EVASIONE FISCALE DEI SUOI CLIENTI RICCHI
http://bit.ly/brirri

- "BNP Paribas banque privée", filiale di gestione di patrimoni, permette da Ginevra ai contribuenti europei di sfuggire alle imposte sul reddito finanziario, grazie a delle Sicav (Società d'investimento a capitale variabile) chiamate "Luxumbrella", l'ombrello lussemburghese. Questo riporta il settimanale "Marianne" in uscita domani.05-11-2010]

 

 

 

SARKOSPIA - IL GIORNALE SATIRICO-INVESTIGATIVO “LE CANARD ENCHAINé” INCATENA IL nano dell’eliseo: “GIORNALISTI SPIATI, INTERCETTATI, SORVEGLIATI E PEDINATI” - CREATA UNA “CELLULA SPECIALE” DEI SERVIZI CHE SPII I GIORNALISTI CHE SEGUONO ARGOMENTI SENSIBILI, COME I CASI DEL MINISTRO DEL LAVORO WOERTH E DELLA MILIARDARIA BETTENCOURT e DEI PRESUNTI SCAZZI BRUNI-SARKò - IL CONTROSPIONAGGIO AMMETTE Il METODo-STASI: “SEGUIAMO LE FONTI DEI GIORNALISTI, PER L’INTERESSE SUPERIORE DELLA NAZIONE”…

Francesca Pierantozzi per "Il Messaggero"

 

Giornalisti come terroristi, spiati dai servizi segreti, intercettati, sorvegliati, pedinati? L'accusa contro le lunghe orecchie dell'Eliseo e la curiosità anticostituzionale di Nicolas Sarkozy era ieri in prima pagina sul settimanale satirico francese Le Canard Enchainé.

L'Eliseo ha preferito liquidare la faccenda con una battuta, «accuse fantasiose», ma il direttore del settimanale Claude Angeli, intervistato a più riprese, ha continuato a sottoscrivere: «l'Eliseo può dire quello che vuole, le fonti del Canard sono buone, altrimenti non ci saremmo lanciati con una simile notizia».

 

L'affare comincia a ingrossarsi. Secondo il Canard, confortato dal sito di informazione Mediapart, l'Eliseo avrebbe costituito una «cellula speciale» dei Servizi di informazione per sorvegliare i giornalisti incaricati di inchieste su «argomenti sensibili», quali lo scandalo Bettencourt, l'affare di corruzione delle cosiddette «retrocommissioni» in Pakistan, o le voci su presunte crisi coniugali in casa Bruni-Sarkozy. In particolare, gli agenti dell'«anti-giornalismo» sarebbero impegnati a identificare le fonti degli articoli più scottanti.

 

«Posso capire che Sarkozy voglia sapere chi sono le malelingue che sparlano di lui e Carlà o dello scandalo Woerth-Bettencourt, ma arrivare a mobilitare il controspionaggio mi sembra eccessivo», ha ironicamente commentato il direttore del Canard Enchainé. Per il sindacato nazionale dei giornalisti il caso è abbastanza serio da essere definito «un affare di Stato». D'altra parte, se l'Eliseo smentisce con una battuta, il ministero dell'Interno si è trincerato dietro un «no comment».

 

La direzione del controspionaggio, inoltre, ha negato di «occuparsi dei giornalisti» ma ha ammesso «di seguire a volte le loro fonti, quando queste hanno a che vedere con la difesa degli interessi dello Stato o quando le fughe di notizie avvengono ad alto livello, in un gabinetto ministeriale». Il direttore dei servizi di Informazione Bernard Squarcini aveva già invocato «gli interessi superiori della nazione» per giustificare la consultazione delle fatture telefoniche del redattore di Le Monde che seguiva l'affaire Bettencourt.

«Se il controspionaggio ammette di interessarsi alle fonti dei giornalisti - ha ribattuto Claude Angeli - allora è inevitabile che gli agenti si imbattano nei giornalisti. E si da il caso che spiare i giornalisti è vietato dalla legge francese e dalla Commissione europea».

 04-11-2010]

 


7 - LE MONDE

 

LA PROTESTA CALA, MA CONTINUANO LE MOBILITAZIONI
http://bit.ly/c8OqDE

BETTENCOURT: ILLEGALITÀ, CONFUSIONE, UN VERO SCANDALO!
http://bit.ly/d56wsB

- Lettera del presidente del sindacato dei magistrati

29-10-2010]

 

 

 

GIALLO BETTENCOURT - SPARITI I COMPUTER DEI GIORNALISTI che AVEVANO SVELATO PER PRIMI I RISVOLTI POLITICI DELLO SCANDALO - NEI PORTATILI C’ERANO I FILE CON LE TELEFONATE REGISTRATE DAL MAGGIORDOMO DI MADAME - OMBRE SULL’ELISEO: I CRONISTI Le Monde, il settimanale Le Point e il sito Mediapart SI SENTONO ASSEDIATI E ACCUSANO I SERVIZI: «VOGLIONO RISALIRE ALLE NOSTRE FONTI»...

Domenico Quirico per "La Stampa"

In fondo «l'affaire» Bettencourt è «soltanto» una storia di denaro, un untume, un alito grasso di «roba», a metà Verga e a metà Zola. Tanta «roba», troppa, milioni miliardi di euro, e collezioni d'arte azioni donazioni eredità tangenti conti clandestini in Svizzera isole nell'oceano indiano lussi violenti.

C'è un'aria greve di indigestione attorno a una signora di 88 anni che adora il colore arancione, che è ancora sulla breccia di passioni e livori, e che ha soprattutto le chiavi della cassaforte dell'Oréal, colosso mondiale della bellezza democratica, alla portata di tutte le borse.

«Roba» da conservare distribuire afferrare dividere far sparire che cola a ogni capitolo, ci si sbrana per questa moderna «curée», la preda che viene data in pasto ai cani alla fine della caccia, così grossa che non esistono colpi bassi, zampate proibite.

La Francia del reddito fisso è in tafferugli, per due anni in più o in meno di grama pensione; e intanto quella dei quartieri alti, claustrata a Neully, le fa da contraltare bisbocciando su un regalo, di un miliardo di euro! a un ganimede con talenti artistici. Ecco «l'affaire»: quello in più intensa intimità con l'età di Sarkozy, la ricapitola così ghiotta e sfaldata come è ed appare.

A tutto questo si addice, come per i romanzi di appendice, la tecnica primitiva ma intrigantissima del colpo di scena continuo, a bocconi, della «maledizione» che si dipana come un gomitolo di lana e risucchia tutti coloro che, familiari domestici amici avvocati politici giornalisti giudici medici, toccano questo imbroglio così lussuriosamente francese. È necessaria ogni volta la ricapitolazione delle puntate precedenti per non smarrirsi in un intrigo a più facce.

L'ultimo, come sempre aperto a interrogativi infiniti e sviluppi imprevedibili, rampolla dalle redazioni: i computer dei giornalisti che hanno cicalato più copiosamente sulla vicenda, Le Monde, il settimanale Le Point e il sito Mediapart, sono stati rubati. A Mediapart erano, per la verità, entrati in azione nella notte tra il 7 e l'otto di ottobre

Ma solo quando hanno scoperto che non erano le uniche vittime collegate al caso Bettencourt, i giornalisti hanno lavorato di deduzione e compilato la denuncia. Già, perché il sito ha svolto un ruolo di protagonista, mettendo in piazza le registrazioni clandestine realizzate da un maggiordomo tra il 2009 e il 2010 a casa della miliardaria: insomma il copione della vicenda dove già ne galleggiavano tutti i fecondi intrallazzi.

E proprio il computer che custodiva quelle registrazioni è scomparso. Nella casa di Gérard Davet di Le Monde invece è stato prelevato il computer dove aveva messo al sicuro gli elementi della sua inchiesta; e un Gps che consente di risalire ai suoi spostamenti. Due i computer di Hervé Gattegno invece arraffati nella sede di Le Point, anche lui firma del caso Bettencourt.

Tre furti perfetti, senza sbavature, senza lasciare tracce. Lavoro da e di professionisti, dicono tutti, che assomiglia più alla tecnica dei Servizi che a quella di un anonima dello scasso. I Servizi, più o meno autorizzati, sono già, per la verità, ben immersi nella palude Bettencourt. Le Monde ha presentato denuncia contro la Direction centrale du renseignement interieur, la sicurezza interna, per violazione del segreto sulle fonti di informazione.

Avrebbe infatti controllato illegalmente il telefono di Davet per risalire alla fonte dei suoi articoli sui rapporti tra il ministro del lavoro e tesoriere del partito di Sarkozy, Woerth, e la miliardaria. I due, che negano risolutamente, si sarebbero scambiati favori fiscali e donazioni in denaro per la campagna delle presidenziali del 2007.

I furti nei tre giornali fanno sprizzare di nuovo il lato politico che potrebbe riservare, come si vede, succose postillazioni. Intanto la saga di questi atridi della lacca per capelli scala, tra madre e figlia, nuovi vertici di rabbia auto-distruttiva. La figlia, Françoise, moltiplica le richieste di messa sotto tutela per impedire che si dilapidi la fortuna di cui è erede. La madre, Liliane, replica colpo su colpo: ha denunciato la figlia «per violenze morali» e lascia intravedere la possibilità di «revocare alcune decisioni» ovvero di diseredarla.

Al tribunale di Nanterre, dove i faldoni di ricorsi denunce perizie mediche perquisizioni ormai sono alti come montagne, la lava cola alla stessa temperatura. Si sbranano i due magistrati che si dividono il dossier, uno si dice troppo cauto, l'altra troppo impetuosa. Tanto che la Gerarchia ha deciso di avocare e nominare un magistrato più «indipendente». Per scrivere nuovi capitoli o la parola fine?

 

[28-10-2010]

 

 

2 - LE MONDE

IL SENATO VOTA IL TESTO DEFINITIVO DELLA RIFORMA DELLE PENSIONI
http://bit.ly/9a3BI4

 

IL MOVIMENTO ANTI-RIFORMA PERDE COLPI
http://bit.ly/9RiJY7

- Dopo l'accordo blindato in Parlamento, la contestazione alla riforma delle pensioni si indebolisce

IL PARTITO SOCIALISTA PRESENTA UN RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE PER FERMARE LA RIFORMA
http://bit.ly/91WyaE

- Questa procedura, già messa in conto dall'Eliseo e che con ogni probabilità non bloccherà la legge, spingerà fino alla metà di novembre la promulgazione del testo da parte di Sarkozy. Il Conseil Constitutionnel può proporre modifiche di parti che potrebbero essere incostituzionali, ma è assai improbabile che questo mini il nucleo della riforma.

 

COMPUTER RUBATI AI GIORNALISTI CHE SEGUONO IL CASO BETTENCOURT
http://bit.ly/9oh7xH

 

 


5 - LE FIGARO

IL SEGRETARIO DEL SINDACATO CGT SI ASPETTA "MILIONI DI PERSONE" ALLE MANIFESTAZIONI DI OGGI
http://bit.ly/diilAU

IL 65% DEI FRANCESI SOSTIENE LO SCIOPERO DI OGGI
http://bit.ly/aZgJjC

IL SINDACO DI PARIGI DELANOË ACCUSATO DI FINANZIARE IL SINDACATO CGT
http://bit.ly/chDMkd

I FRANCESI COMINCIANO IL RITIRO DALL'AFGHANISTAN NEL 2011
http://bit.ly/cpKlnW

31.10.10

 

- EUROPE 1

INTERVISTA A LILIANE BETTENCOURT! LA MILIARDARIA EREDITIERA DI L'ORÉAL NE HA PER TUTTI
http://bit.ly/9YOZGD

- Sulla disputa legale con la figlia, che le ha fatto causa, convinta che sia stata raggirata dai suoi collaboratori nella gestione del suo sconfinato patrimonio: "Ho fatto così perché non sapevo cos'altro fare...se mi mettono all'angolo, sono pronta a fare un casino. Mia figlia mica mi controlla. Non sono sola, ho della gente che lavora con me...se lei si mette in mezzo allora..." . "Se sta cercando di darmi fastidio, allora mi sta proprio rompendo le palle. Per fare queste cose bisogna essere forti. E non so se sia abbastanza gagliarda per portare avanti questa battaglia."

- Parla poi del suo rapporto con il fotografo François-Marie Banier, che non rinnega: "Mi ha fatto più bene che male".

30.10.10

 

QUANTO è BUONO Bernard ARNAULT - l’uomo più ricco di Francia, A CAPO DEL POLO DEL LUSSO LVMH, FA RAZZIA DEL 17% della casa rivale Hermès per "contribuire al mantenimento del carattere famigliare e francese" del gruppo concorrente - Un investimento di 1,45 miliardi di euro solo per stare a guardare "l’ottimo lavoro della famiglia fondatrice"? - ASPETTANDO LE DIVISIONI DELLA FAMIGLIA DUMAS, PROPRIETARIA DI HERMèS, aD Arnault manca solo Giorgio Armani....

ASCESA DI ARNAULT IN HERMÈS - VIA ALLA SFIDA PER IL LUSSO
Stefano Montefiori per il "Corriere della Sera"

Il monogramma di Louis Vuitton contro il cavallo di Hermès? Bernard Arnault assicura che non vuole scalare la società. Nessuna Opa, neanche un posto in consiglio di amministrazione: la sua Lvmh ha comprato il 14,2% della casa rivale Hermès - e passerà presto al 17% - per «contribuire al mantenimento del carattere famigliare e francese» del gruppo concorrente.

Un investimento di 1,45 miliardi di euro solo per stare a guardare «l'ottimo lavoro della famiglia fondatrice», e diventare un azionista a lungo termine: questo è ciò che ha dichiarato Arnault annunciando l'acquisto delle azioni Hermès alla chiusura della Borsa, venerdì sera. Ma un ruolo così defilato sarebbe una novità per l'uomo più ricco di Francia, che nel 1987 cominciò a rastrellare titoli della Lvmh fino a prenderne il controllo totale dopo tre anni di furiosa battaglia.

Così, oggi, la famiglia che controlla il 70 per cento di Hermès si riunirà per studiare come reagire a una mossa inattesa, un terremoto nel mercato del lusso: il gruppo «Louis Vuitton Moët Hennessy» di Bernard Arnault è il numero uno mondiale, seguito da Richemont ( Cartier, Montblanc , Chloè) e appunto Hermès, che nel 2010 è stata protagonista di una prestazione straordinaria in Borsa (più 90 per cento da gennaio a oggi).

I tre rami familiari Dumas, Puech e Guerrand comprendono circa 60 eredi del sellaio Thierry Hermès, che nel 1837 aprì a Parigi una bottega di finimenti per cavallo nella oggi scomparsa rue Basse-du-Rempart, vicino alla chiesa della Madeleine. Nei decenni successivi, con l'ascesa dell'automobile come mezzo di trasporto, la ditta ormai trasferita in rue du Faubourg-Saint-Honoré si specializzò in borse e valigie, mantenendo però il marchio di ispirazione equestre.

La famiglia non ha mai voluto precisare se esistano patti che impediscano la vendita di azioni all'esterno. Arnault ha raccolto i titoli sul mercato, o li ha acquistati direttamente da qualcuno dei numerosi eredi? La compattezza della famiglia potrebbe cominciare a incrinarsi.

A differenza dei due gruppi rivali Lvmh e Richemont, che hanno un ricchissimo portafoglio di marchi, negli anni Hermès ha preferito non accumulare società accontentandosi solo della cristalleria Saint Louis e delle scarpe britanniche John Lobb. Un'immagine tradizionalista e atemporale riassunta nel motto «Non fare niente di brutto, qualcuno potrebbe comprarlo», e non intaccata dalla felice collaborazione con l'enfant terrible Jean-Paul Gaultier, che dal 2003 a oggi ha disegnato la collezione femminile della maison.

Il 2010 potrebbe diventare un anno di svolta per Hermès: dopo la morte, a maggio, del capo carismatico Jean-Louis Dumas, Gaultier ha abbandonato la casa e sarà sostituito da Christophe Lemaire, artefice della rinascita del marchio Lacoste. E gli straordinari rialzi in Borsa degli ultimi tempi hanno fatto sospettare un possibile disimpegno da parte dei familiari, che finora aveva no sempre smentito.

Nel primo semestre 2010 Hermès ha fatto quasi 200 milioni di euro di utili, da alcune settimane i negozi Louis Vuitton di Parigi sono costretti a chiudere un'ora prima perché non riescono a fare fronte alla domanda: il lusso è uscito dalla crisi più forte che mai, e Bernard Arnault sembra volerne approfittare.

2 - PERCHÉ ARNAULT FA SHOPPING...
Da "Il Sole 24 Ore" - Come nel giugno '98, quando Prada annunciò di detenere il 5% del più diretto concorrente, Gucci, la comunicazione di Lvmh provoca clamore nel mondo del lusso: la partecipazione del 14,2% in Hermès, benchmark di redditività, è l'anello di fidanzamento che Bernard Arnault porta nella maison celebre per le borse Birkin e Kelly da migliaia di euro.

Arnault precisa che starà buono, seduto sulla punta della sedia, senza ambizioni di scalate e posti nel cda, ma che il suo obiettivo è aiutare la famiglia Dumas a preservare questo "brand-gioiello", come lo chiama lui.

In realtà, attende che tra i membri della famiglia fondatrice - dopo la scomparsa, a maggio, dell'artefice della quotazione in borsa e del boom dell'azienda, Jean-Louis - inizi a screpolarsi il muro anti-cessione. Se ciò avverrà, l'uomo più ricco d'Oltralpe sarà lì, pronto a integrare Hermès, leader nell'alta gamma, nella sua galassia, dove il 59% dei profitti operativi arriva però dal marchio Louis Vuitton, bauletti da 450 euro del segmento luxury-mass. Un'integrazione intelligente a cui manca solo una pedina leader nel prêt-à-porter: forse Giorgio Armani.

[25-10-2010]

 

 

LA LÉGION DELL’ONORE PERDUTO - L’ULTIMA ROGNA DELLA PRESIDENZA SARKOZY: UN TEMPO ERA LA MAGGIOR ONORIFICENZA FRANCESE, OGGI RIDOTTA A UN MISERA MEDAGLIA DI SCAMBIO TRA POLITICA E AFFARI - IL FEDELISSIMO DEL NANO DELL’ELISEO, IL MINISTRO DEL LAVORO ERIC WOERTH HA AMMESSO DI AVER FACILITATO LE PRATICHE PER ASSEGNARLA A PATRICE DE MAISTRE, L’AMMINISTRATORE DEL PATRIMONIO DI LILIANE BETTENCOURT E GRANDE FINANZIATORE DEL PARTITO

Marco Cicala per "Il Venerdì di Repubblica"

 

Tutto è perduto fuorché la Legion d'Onore? Macché, persino lei sembra messa maluccio. Tristemente ridotta a medaglia di scambio tra politica ed affari. Altra rogna per la già impopolare presidenza Sarkozy. L'ultimo episodio vede protagonista il contestato ministro del lavoro Eric Woerth, che ha ammesso di aver facilitato le pratiche affinché l'alta onorificenza fosse attribuita a Patrice de Maistre, amministratore del patrimonio di Liliane Bettencourt (ereditiera L'Oréal, la più grossa fortuna del Paese), nonché finanziatore dell'Ump, il partito di Sarkozy. Non sarebbe stato il primo a venir omaggiato dal Palazzo per i suoi devoti servigi.

Ricordate il maxiparty al ristorante Le Fouquet's con cui le roi Nicolas festeggiò il trionfo alle presidenziali nel maggio 2007? Tra gli invitati, una ventina sarebbero stati in seguito medagliati a vario livello. Soprattutto grandi patrons. Lo segnalava Le Monde, pochi giorni fa. Fino alla Quinta repubblica, il regime parlamentare che dalla fine degli anni 50 rafforzò i poteri dell'Eliseo, in Francia era inaudito che magistrati, giornalisti o sindacalisti venissero "premiati" dalla politica. Ma da allora la cultura della separazione tra poteri s'è fatta più lasca.

 

Favori, clientele, mercimoni: c'è chi grida alla simonia repubblicana. Ma il mercato delle onorificenze non è una novità. Sotto Mitterrand o Chirac le Légion d'honneur non piovevano forse con altrettanta generosità tra i notabili delle rispettive roccaforti elettorali - la regione della Nièvre per il "monarca" socialista, quella della Corrèze per il suo successore neogollista?

 

A rovistare nella storia recente della Légion, altri casi non mancano. E ben più incresciosi. Vedi la vicenda del faccendiere russo Arcadi Gaydamak, implicato e condannato per il ruolo svolto nel traffico d'armi del cosiddetto Angolagate, e già decorato con l'Ordre National du Mérite, grazie alla gentile intercessione dell'ex ministro Charles Pasqua. O la Legion d'Onore accordata a Abdul Razak Baginda, già consigliere del potere malaysiano, accusato di aver commissionato l'omicidio dell'ex amante ma soprattutto mediatore nella vendita di due sommergibili franco-spagnoli al governo di Kuala Lumpur.

Per non parlare dell'ex dittatore panamense Manuel Noriega, fatto commendatore da Mitterand nell'87. Un po' troppo. Oltretutto il vecchio leader centroamericano è stato appena condannato in Francia per riciclaggio di denaro legato alla droga. L'onorificenza gli sarà presto ritirata.

 

La Légion d'honneur venne creata nel 1802 da Napoleone Bonaparte. Da allora, a legioni l'hanno concupita. Qualche coraggioso però l'ha rimandata indietro. Tra questi, George Sand, l'artista Honoré Daumier ("Pregasi il governo di lasciarmi tranquillo"), Guy de Maupassant, i coniugi Curie, Claude Monet, Jean-Paul Sartre (ma forse lui non conta: rifiutava tutto, anche il Nobel), Simone de Beauvoir, Albert Camus... Quando a respingerla fu lo scrittore Louis Aragon, Jacques Prévert commentò: "Ottimo averla rifiutata. Ma ancora meglio sarebbe stato non averla meritata". Saggezza di poeti.

 22-10-2010]

 

 

RYANAIR LASCIA A TERRA I DIPENDENTI FRANCESI...
Le. M. per "Il Sole 24 Ore" - Sono lavoratori francesi o irlandesi? Ryanair, la compagnia low cost, applica ai suoi 200 dipendenti, tra piloti e assistenti di volo, che operano sui voli basati a Marsiglia, il diritto del proprio paese, l'Irlanda. Che significa contributi sociali molto più bassi di quelli previsti da Parigi. Ma la magistratura francese ha aperto un'inchiesta. Ed è bastato questo a spingere l'estroso Michael O'Leary, amministratore delegato di Ryanair, a decidere l'abbandono di Marsiglia, sua unica base in Francia, dal prossimo 11 gennaio.

La vicenda sta gonfiando. Jean-Claude Gaudin, sindaco di Marsiglia, preoccupato per la perdita dei posti di lavoro (indotto compreso) punta il dito sull'«irresponsabilità dei sindacati». Sono loro ad aver denunciato i presunti abusi della compagnia irlandese. Va detto che O'Leary è abbonato alle drammatizzazioni. E ai ricatti più o meno velati agli aeroporti, con la minaccia di levare le tende, se non si fa come dice lui. La sfida continua.

23.10.10

 

 

 

- LE MONDE

PER LA RIFORMA DELLE PENSIONI, A RISCHIO LA FORNITURA DI CARBURANTE
http://bit.ly/b72sRJ
http://bit.ly/c7i23k

- Bloccare il lavoro delle raffinerie e puntare sull'approvvigionamento di carburante: un modo per mettere una pressione fortissima sul governo affinché riveda la riforma delle pensioni.

- Senza ascoltare le direttive dei sindacati nazionali, che non vogliono perdere consenso tra la popolazione (già si allungano le file al distributore), le sezioni locali - già in sciopero - sono decise a giocare questo asso: "Andiamo verso il blocco del paese, ve lo garantisco, e sarà colpa del governo che non ha voluto discutere la riforma con i sindacati", s'infervora Charles Foulard, del sindacato della Total e coordinatore dello sciopero al porto di Marsiglia

 

- 8 delle 12 raffinerie francesi sono state bloccate dall'inizio della mobilitazione, lunedì.

- In caso di mancanza improvvisa di carburante, le autorità si stanno preparando ad attingere alle riserrve strategiche del paese, che garantiscono 80 giorni di petrolio grezzo o di prodotti raffinati. "Non cambierà nulla, dicono al sindacato CFDT, se vorranno attingere alle riserve, andremo a bloccare l'accesso ai depositi".

- Il voto al senato sulla riforma è stato spostato da venerdì a mercoledì prossimo

4 - LE FIGARO

IL MEDIATOR SAREBBE RESPONSABILE DI 500-1.000 MORTI SOLO IN FRANCIA
http://bit.ly/dagcNN

 

- Il medicinale contro il diabete (poi prescritto ai pazienti che avevano problemi di peso) della casa farmaceutica Servier e ritirato lo scorso novembre, avrebbe causato dai 500 ai 1.000 morti in Francia.

- Ciò risulta da uno studio riservato della Cassa Nazionale dell'assicurazione Medica (Cnam), commissionato dall'Agenzia francese per la sicurezza dei prodotti sanitari (Afssaps).

- Molti malati avevano fatto causa a Servier (secondo gruppo farmaceutico francese dopo Sanofi-Aventis) per le complicazioni cardiache sopravvenute con l'uso di Mediator. Questo medicinale è stato ritirato 33 anni dopo la sua prima commercializzazione e 10 anni dopo che era stata dichiarata ufficialmente l'allerta sugli effetti collaterali.

L'ESPRESSO

- Il Mediator è un anfetaminico simile all'Isomeride, sempre della Servier, ritirato nel 1997. Nello stesso anno, il "New England Journal of Medicine" aveva pubblicato uno studio che mostrava come il Mediator causasse danni alle valvole cardiache e ipertensione polmonare.

 

 

 

 LE MONDE
http://bit.ly/9iDIET

KERVIEL ESCLUDE OGNI NEGOZIAZIONE CON SOCIÉTÉ GÉNÉRALE, CHE HA GIÀ RECUPERATO (CON UNA DEDUZIONE FISCALE) 1,7 MILIARDI DEI 4,9 PERSI

 

- Sabato è emerso da un'inchiesta di Europe 1 che Société Générale ha già recuperato € 1,7 miliardi dei 4,9 persi durante le spericolate operazioni finanziarie del suo trader Jérôme Kerviel.

- La banca ha potuto beneficiare di uno speciale regime di deduzione fiscale per gli istituti che hanno subito delle "perdite eccezionali" in un singolo esercizio.

- Nonostante questa agevolazione, la banca nel processo ha chiesto, e ottenuto, che Kerviel fosse condannato a risarcire l'intera somma persa.

- Gli avvocati di Jérôme Kerviel lo dicono chiaramente: SocGén ha truffato il tribunale. Non avendo messo agli atti il fatto di aver recuperato 1/3 delle perdite, ha ottenuto una condanna al risarcimento che va ben oltre quanto a lei spettante.

- Inoltre, Kerviel ha dichiarato che non vi è stato nessun contatto con la banca riguardo una possibile negoziazione sull'effettivo risarcimento e le modalità di questo. Secondo l'ex trader, con le sue dichiarazioni concilianti la banca sta solo attuando "la sua strategia di comunicazione". Né lui né i suoi avvocati sono stati chiamati per discutere di accordi economici.


2- LE FIGARO

 

- MICHÈLE ALLIOT-MARIE: "È UN DOVERE ESSERE PRONTA, IN CASO..."
http://bit.ly/cY9T3c

- Intervista esclusiva di Le Figaro al ministro della giustizia, che manifesta il suo interesse per il posto da primo ministro.

- "Quando si arriva a un certo livello di responsabilità politica, bisogna informarsi di tutti i grandi temi ed essere pronti a rispondere a ogni richiesta"

- La ministra si trova in un testa a testa con Jean-Louis Borloo (ministro dell'ambiente) per sostituire François Fillon nel rimpasto di governo che Sarkozy dovrebbe effettuare tra oggi e la metà di novembre.

GRAVI DISAGI DOMANI IN TUTTA LA FRANCIA PER LO SCIOPERO DEI TRASPORTI
http://bit.ly/bWluMA

- Solo un treno su tre dovrebbe circolare, secondo le ferrovie francesi

- Anche autobus, metro saranno colpiti dallo sciopero, ma è la RER che vedrà il massimo delle adesioni. Air France cancellerà alcuni voli a corto e medio raggio

20.10.10

 

DASSAULT NELLA PALUDE DELLA STAMPA FRANCESE...
M. Mou. per "Il Sole 24 Ore" - I giornalisti del Parisien hanno storto il naso all'idea che il quotidiano parigino entri a far parte della scuderia editoriale di Serge Dassault, il cui pezzo forte è oggi Le Figaro. Per l'amicizia che lega Dassault al presidente Sarkozy e per i conflitti che potrebbero nascere tra gli interessi imprenditoriali di Dassault e la libertà d'informazione del giornale. Quanto sta accadendo proprio al Figaro sembra dar loro ragione.

 

Una parte della redazione segnala infatti un inedito controllo preventivo, e in alcuni casi una censura vera e propria, sugli articoli che riguardano paesi interessati all'acquisto degli aerei Rafale prodotti dal gruppo Dassault. Il direttore Etienne Mougeotte respinge le accuse, ma l'associazione dei giornalisti del Figaro ha ritenuto la vicenda sufficientemente grave da avviare un sondaggio interno sui malumori della redazione. Mentre quelli del Parisien si stanno dotando di una "carta" che afferma la loro autonomia e indipendenza «rispetto agli interessi di un uomo, di un partito, di un clan o di un'impresa».

 

20.10.10

 

 

KERVIEL, "SONO SCONVOLTO, PAGO PER TUTTI"...
(ANSA-AFP) - L'ex trader della banca francese Societé Generale, Jerome Kerviel, condannato ieri a cinque anni di prigione e al rimborso per 4,9 miliardi alla banca, si è detto "sconvolto dalla dura condanna". "Sono abbattuto dal peso della pena - ha detto Kerviel ai microfoni di Radio Europe 1 - Davvero ho la sensazione di stare pagando per tutti". Kerviel ha annunciato ricorso contro la decisione della corte.

[06-10-2010

 

 

1. SOCIÉTÉ GÉNÉRALE: IL TRADER KERVIEL CONDANNATO A 5 ANNI DI CARCERE...
Radiocor - Jerome Kerviel, ex trader di Socie'te' Ge'ne'rale, e' stato condannato oggi a Parigi a cinque anni di prigione e una multa di 375mila euro. Kerviel, che nel 2008 ha causato una perdita di 5 miliardi di euro alla banca, e' stato riconosciuto colpevole di abuso di informazioni privilegiate, falsificazione, contraffazione e introduzione di dati fraudolenti in un sistema informatico.15-10-10

 

"LA BETTENCOURT PERSE 22 MILIONI CON MADOFF"...
Da "La Stampa" - Liliane Bettencourt vittima di Bernard Madoff, il finanziere americano accusato di una delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi. A rivelarlo è Patrice de Maistre, il responsabile della gestione della fortuna di Bettencourt, affermando che la miliardaria francese e azionista di maggioranza di L'Oreal ha perso 22 milioni di euro in un investimento legato a Madoff.

 

Liliane Bettencourt, spiega de Maistre in un'intervista al «Journal du Dimanche», «ha perso 22 milioni di euro investiti in Luxalpha, una sicav, che, sulla carta, valeva 28 milioni di euro». Con altre vittime, sottolinea de Maistre che è stato sentito nei giorni scorsi dai magistrati francesi nell'ambito dell'inchiesta francese sulla truffa Madoff, «abbiamo avviato una procedura giudiziaria, in Lussemburgo, per tentare di recuperare una parte di questi soldi».

De Maistre è al centro anche dell'affaire Bettencourt che in Francia da mesi tiene con il fiato sospeso il mondo politico francese. Figlia unica del fondatore di L'Oreal, Eugene Schueller, e vedova di un ex ministro gollista, Andrè Bettencourt, Liliane Bettencourt, 87 anni, è una delle persone più ricche e influenti al mondo. La sua unica figlia, Francoise Meyers-Bettencourt, ha decoso di adire le vie legali, temendo che la madre, titolare di una fortuna di oltre 20 miliardi di euro, potesse essere circuibile data l'età avanzata e dilapidare inconsapevolmente il patrimonio.

15-10-10

 

 SARKOZY E DASSAULT A CACCIA DI 'LE PARISIEN'...
Le. M. per "Il Sole 24 Ore" - L'M&A nell'editoria frencese solleva nuove polemiche. Nicolas Sarkozy nei mesi passati aveva provato a influenzare il «salvataggio» di Le Monde, cercando di metterlo in mani amiche, ma il colpo non gli riuscì. Ora però c'è la partita di ritorno: è in vendita Le Parisien, secondo quotidiano francese, mirabile strumento d'influenza sull'opinione pubblica in vista delle presidenziali del 2012. E il presidente sta sostenendo Serge Dassault, l'acquirente più probabile.

Sì, Dassault, proprietario dell'omonimo colosso aeronautico (che vive grazie alle commesse pubbliche), già proprietario del filogovernativo Le Figaro e perfino senatore dell'Ump, il partito di Nicolas. La «fronda», però, è già in moto anche stavolta. La redazione di Le Parisien, un giornale politicamente indipendente, non ne vuole sapere di Dassault: promette già battaglia. E ieri Dominique de Villepin, ex premier (di destra ma anti Sarkozy), ha detto che la soluzione Dassault «minaccerebbe la libertà di stampa». E se a Nicolas andasse storta anche stavolta?

15.10.10

 

 

era indeciso se essere berlusconi o bossi. nel dubbio sarkò è riuscito ad essere tutte e due - IL NANO DELL’ELISEO SFANCULA SENZA TANTI COMPLIMENTI IL COMMISSARIO UE REDING, REA DI AVERLO CAZZIATO SULLO SGOMBERO DEI ROM: “E ALLORA PRENDETEVELI VOI LUSSEMBURGHESI” – S’INGROSSA L’AFFAIRE SARKÒ-LE MONDE: SERVIZI SEGRETI, MANOVRE E MINACCE PER FERMARE LO SCANDALO DEI FONDI NERI DAI BETTENCOURT

1 - SARKOZY ATTACCA IL COMMISSARIO UE REDING: "I ROM PRENDETEVELI IN LUSSEMBURGO"...
(ANSA) - Il presidente francese Nicolas Sarkozy suggerisce al commissario Ue Viviane Reding di accogliere i Rom nel suo Paese, il Lussemburgo.

 

Il suggerimento di Sarkozy alla Reding, che a Bruxelles è responsabile della Giustizia, nonché vicepresidente dell'esecutivo Ue, è stata riportata da un gruppo di senatori che oggi hanno partecipato a una colazione di lavoro con il presidente francese all'Eliseo. Ieri, la commissaria lussemburghese ha usato parole molto dure nei confronti della Francia, minacciando una procedura di infrazione, in seguito alle misure adottate nei confronti dei rom.

2 - LA BATTAGLIA DELLE SPIE TRA LE MONDE E SARKOZY...
Bernardo Valli per "la Repubblica"

 

La denuncia è contro ignoti. Contro X. Ma monsieur X è di fatto la Presidenza della Repubblica. Quindi Nicolas Sarkozy. Le Monde lo accusa di violare la legge sulla libertà di stampa. Di avere commesso un reato: di avere usato per fini personali i servizi di controspionaggio, destinati a difendere la sicurezza dello Stato, soprattutto dal terrorismo. Essi sono invece stati impiegati per scoprire l´alto funzionario del Ministero della Giustizia colpevole di avere fornito notizie a un cronista di Le Monde sull´affare Bettencourt, al centro del quale c´è il denaro della miliardaria azionista di L´Oréal.

Un affare che tormenta Sarkozy e in particolare il suo ministro Eric Woerth. L´operazione è riuscita perché il funzionario - talpa è stato scoperto e avrebbe già ricevuto l´ordine di trasferirsi alla Cayenna.

 

Le Monde sostiene che è stata violata la legge del 2010, promossa proprio da Sarkozy. Una legge che protegge le fonti da cui i giornalisti traggono notizie. Essa dice con chiarezza che non si può violare la confidenzialità, il segreto di quelle fonti, né direttamente né indirettamente, salvo in casi eccezionali di interesse pubblico. Vale a dire, appunto, in casi di terrorismo o tanto gravi da mettere in pericolo la sicurezza dello Stato. I difensori dell´intervento sostengono che l´obiettivo era di scoprire il funzionario infedele e non di colpire il cronista.

Ma il movente, si replica, era di soffocare le notizie sul caso Bettencourt. E quelle pubblicate da Le Monde sono state giudicate molto fastidiose dalla Presidenza della Repubblica. Le notizie riguardavano un caso di corruzione e non la sicurezza dello Stato. Gli uomini di Sarkozy garantiscono comunque che lui era completamente estraneo alla faccenda.

Si aperto cosi un duello tra il Capo dello Stato e il più importante quotidiano di Francia. Il presidente è inciampato in un ostacolo che non aveva previsto. Ex ministro degli interni avrebbe conservato l´abitudine, il vizio, di usare gli strumenti un tempo alle sue dirette o indirette dipendenze. In quanto alle critiche dei giornali, al massimo lo irritavano. Non pensava certo che quei giornali arrivassero al punto di denunciarlo, sia pure indirettamente, per un reato. A un anno e mezzo dalla fine del quinquennio presidenziale, con un´opinione pubblica tutt´altro che favorevole, in un momento di intensa impopolarità, Sarkozy deve affrontare un capitolo politico al quale è facile affibbiare, per ora più per riflesso condizionato che per rischi reali, l´inevitabile e non propiziatorio titolo di Sarkogate. L´esito della denuncia resta assai incerto, poiché in Francia la Procura è sotto la tutela del Ministero della Giustizia, e quindi potrebbe anche non accettarla. A meno che non intervenga il giudice istruttore, che è indipendente.

 

I rapporti tra Nicolas Sarkozy e i giornali si sono appesantiti negli ultimi tempi. I suoi interventi nel mondo della stampa sono sempre stati frequenti. I passaggi di proprietà l´hanno sempre interessato. Ultimo il caso dello stesso Le Monde, un´istituzione che versava in gravi condizioni finanziarie. Non mancavano i candidati pronti a fornire i capitali necessari, in cambio di azioni che consentissero il controllo del giornale. Un giornale in cui la società dei redattori aveva la maggioranza ed era quindi di fatto la proprietaria. Caso unico, non solo in Francia, in una grande testata.

Il passaggio ad azionisti esterni ha rappresentato un avvenimento politico di rilievo. Il presidente ha cercato di inserirsi nell´operazione. Ha invitato il direttore e lo ha sconsigliato di accettare una cordata di imprenditori giudicati di sinistra. E gli ha ovviamente suggerito uomini a lui vicini. La scelta, con l´approvazione quasi unanime del redattori, è stata un´altra.

 

Tre imprenditori (Bergé, Niel, Pigasse) hanno garantito l´assoluta indipendenza ai redattori e sono diventati gli azionisti principali di Le Monde. Da allora i rapporti tra il quotidiano e il presidente non sono migliorati. La nuova situazione economica e l´assoluta indipendenza garantita dai nuovi azionisti, danno forza al quotidiano parigino nel confronto con il presidente giudicato disinvolto nell´uso dei servizi di controspionaggio.

I rapporti del presidente sono diventati tesi anche con un altro giornale parigino di prestigio, Le Nouvel Observateur. Il settimanale liberale di sinistra, assai diffuso tra gli intellettuali, aveva dimostrato una certa indulgenza con Nicolas Sarkozy. Lasciando largo spazio a un altro settimanale, Marianne, più battagliero e popolare.

Ma dopo la netta svolta a destra del presidente, nel tentativo di recuperare gli elettori del Front National, anche Nouvel Observateur ha ssunto toni pesanti. La sua ultima copertina esibiva una grande fotografia di Nicolas Sarkozy, con sopra la scritta: «Quest´uomo è pericoloso?» Il recupero a sinistra tentato dal presidente non è evidentemente riuscito.

 15-09-2010]

 

IL WATERGATE DI SARKÒ – J’ACCUSE DI “LE MONDE”: “IL PRESIDENTE HA USATO I SERVIZI SEGRETI PER SCOPRIRE CHI AVEVA RIVELATO AL GIORNALE LA LIAISON BETTENCOURT-WOERTH (IL SUO MINISTRO DEL LAVORO) – IL NANO DELL’ELISEO SMENTISCE SDEGNATO, MA COME MAI L’ALTO MAGISTRATO COLPEVOLE È STATO SPEDITO IN GUYANA IN MEZZO AI COCCODRILLI? – CONTINUA LA BUFERA SUI ROM. IL MINISTRO ORDINA LO SGOMBERO…

Domenico Quirico per "La Stampa"

 

Nello scandalo Woerth-Bettencourt c'è posto per tutto, anche per un (mini?) Watergate alla francese. Gli attori sono di vaglia: da una parte l'esecutivo nella sua massima configurazione, ovvero il Presidente, accusato di utilizzare i servizi segreti per disinvolte operazioni, e dall'altro il giornale più planetario di Francia, Le Monde. Perché lo spionaggio puntava a scoprire chi ha fornito al giornale ghiotte rivelazioni e documenti polizieschi sui rapporti tra il ministro del Lavoro e l'erede della fortuna L'Oréal.

 

Le Monde non si è limitato a uno «j'accuse» tipografico in prima pagina, ha presentato ieri una denuncia «contro ignoti» per violazione della legge che protegge le fonti giornalistiche. Spiegando nell'articolo che gli ignoti sono in realtà notissimi, ovvero controspionaggio e Eliseo.

L'indagine illegittima risale al luglio scorso e sarebbe stata coronata da un rapido successo. La talpa è stata individuata in un alto magistrato, consigliere penale del ministro della Giustizia che sarebbe stato spedito per punizione in colonia. In senso letterale, ovvero in Guyana, con una non proprio prestigiosa «mission de préfiguration». La definizione non esiste neppure nel ricco vocabolario burocratico: deve studiare la creazione di una Corte penale in quelle esotiche appendici de la République, tra coccodrilli e cercatori d'oro. L'Eliseo indignatissimo, ha replicato negando «totalmente».

 

L'opposizione si scapiglia e già immagina lussuriosi e letali sviluppi del Sarkogate.
La vicenda risale al mese più caldo dello scandalo. Woerth, sospettato di aver elargito consistenti favori fiscali alla Bettencourt, era flagellato di rivelazioni, ogni smentita veniva sommersa da un'inflazione di documenti giudiziari. Eccelleva dapprima il sito di informazione Médiapart, etichettato dal governo di «fascismo informativo» e lardellato di querele. Poi è stata la volta di Le Monde, normalmente posatissimo, che stavolta sembrava disporre di fonti formidabili.

 

In particolare nel numero del 18 luglio i lettori potevano consultare estratti dell'interrogatorio del consigliere della miliardaria, Patrice de Maistre. L'Eliseo, secondo Le Monde, avrebbe incaricato la «Direction centrale du renseignement intérieur» di mettersi al lavoro sul «traditore». Bernard Squarcini, che dirige questa sezione dello spionaggio, ha ammesso che i suoi collaboratori si sono occupati della vicenda, alla ricerca di un «chiarimento». Avrebbero controllato le telefonate di un consigliere del ministro della Giustizia, David Sénat. Tra gli interlocutori c'era Gérard Davet, giornalista di Le Monde. Ai primi di settembre Sénat è scomparso dal ministero.

 

Le Monde ha dedicato all'«affaire» un dettagliatissimo articolo firmato dalla direttrice di redazione Sylvie Kauffmann. E soprattutto un editoriale dal tono certo non rarefatto: «La legge è senza equivoci, il segreto delle fonti giornalistiche è protetto nell'esercizio della loro missione di informazione del pubblico. E' sotto la presidenza di Sarkozy che questo articolo è stato aggiunto alla legge sulla stampa. E' sotto la sua presidenza che viene trasgredito. Affrancarsi così dalle regole della giustizia è la soluzione che l'Eliseo ha immaginato per circoscrivere l'incendio. Poiché il fuoco, ogni giorno o quasi, si reinfiamma, è comodo accusare i giornalisti di essere degli incendiari. E di cercare di farli tacere...».

 

ROM, BUFERA SU PARIGI. CIRCOLARE DEL MINISTERO: "SGOMBERATELI"...
Da "La Stampa" - La pubblicazione sui giornali di una circolare del ministero degli Interni francese in cui si parla espressamente di sgombero di campi rom ha provocato nuove critiche contro il governo del presidente Nicolas Sarkozy. Il ministro dell'Immigrazione Eric Bresson si è affrettato ad affermare di non essere a conoscenza del documento.

La circolare del 5 agosto firmata da Michel Bart, direttore di gabinetto del ministro degli Interni, Brice Hortefeux, dimostra come l'etnia Rom sia stata presa di mira con lo smantellamento dei campi, contrariamente a quanto affermato dal governo. «Trecento campi illegali dovranno essere sgomberati entro tre mesi, in particolare quelli abitati da Rom», si legge sul testo pubblicato da alcuni media transalpini.

 14-09-2010]

 

 

È IN ARRIVO LA “VITA SEGRETA” DI CARLA CHE POTREBBE METTERE LE FIAMME ALL’ELISEO ASSAI PIÙ CHE I DUE MILIONI DI SCIOPERANTI NOSTALGICI DELLA PENSIONE A 60 ANNI - ZEPPA DI PARTICOLARI, STORIE, PETTEGOLEZZI MA D’AUTORE, CHE AVREBBERO GIÀ INDOTTO IL NANO SARKò A MINACCIARE RITORSIONI SULLA CASA EDITRICE FLAMMARION - PAGINE DEL LIBRO SONO DEDICATE ALLA CAMPAGNA DI INTIMIDAZIONE CHE CARLA SOSTENUTA DAL NANO DELL’ELISEO AVREBBE CONDOTTO SUI GIORNALI PER CANCELLARE FOTO INTERVISTE E ARTICOLI SU CÉCILIA, LA PRECEDENTE MOGLIE DI SARKOZY

 

Domenico Quirico per "La Stampa"

 

Attenzione: è in arrivo un libro che potrebbe mettere le fiamme all'Eliseo assai più che i due milioni di scioperanti nostalgici della pensione a sessanta anni. Raccontano, e pare sia vero, che alla casa editrice Flammarion il manoscritto di Besma Lahouri, giornalista de L'Express, sia stato in questi mesi custodito in una cassaforte guardata a vista da guardie armate.

Besma Lahouri

Timori grotteschi? L'opera precedente della bibliografia della Lahouri, una biografia assai poco autorizzata di Zidane, venne infatti trafugata pochi giorni prima dell'uscita in libreria. E questa volta la giornalista colpisce ancora più in alto: una biografia anch'essa non autorizzata di Carla Bruni. Zeppa di particolari, storie, pettegolezzi ma d'autore, che avrebbero già indotto il Palazzo a minacciare ritorsioni, a mobilitare avvocati, a appuntire folgori disgregatrici.

 

«Carla: Une vie secrète» esce la settimana prossima: salvo colpi di scena. Il settimanale Marianne ne pubblica nel numero in edicola stamane ampi e assassini estratti che lasciano intravedere buone ragioni per i mugugni della prima coppia di Francia. Perché tutto si lega: l'immagine del presidente è in evidente ribasso, l'Economist gli dedica una copertina beffarda (lillipuziano a fianco della moglie!), Le Nouvel Observateur si chiede davanti a una sua foto da ricercato «quest'uomo è pericoloso?».

 

C'è da dubitare che il narcisista e sospettosissimo (ex) iperpresidente immagini i contorni di una congiura universale, rilevi i tratti di una trama catilinaria con in testa ovviamente i detestatissimi giornalisti? È un attacco politico, altro che gossip: perché la moglie era l'unica operazione riuscita della sua presidenza.

 

Besma Lahouri da brava reporter ha consumato le scarpe seguendo le orme di Carla Bruni fin dalla culla si può dire; intervistando la tata, gli amici, i morosi, il chirurgo plastico che ne cura con affetto l'eterna giovinezza. Sintetizzando, ne esce il contorno sgradevole di una calcolatrice che sta meticolosamente costruendo una nuova identità di donna di potere, il contrario della umilina, discretissima, naïve che vuole accreditare: «Una cosa è certa - scrive la Lahouri - la Carlà che i francesi vedono non è quella vera».

I francesi, loro, leggeranno con gusto i retroscena del feroce scontro che l'ha opposta a Cécilia, la precedente moglie di Sarkozy. Carla Bruni non sopporta secondo la giornalista il pericoloso paragone con la donna di talento che ha costruito il personaggio politico di Sarkozy. Pagine del libro sono dedicate alla campagna di intimidazione che Carla sostenuta dal marito avrebbe condotto sui giornali per cancellare foto interviste e articoli sulla rivale.

 

Si narra che Fabrice Boé, allora amministratore delegato del gruppo editoriale Prisma, è stato convocato all'Eliseo nell'estate del 2009. Negli appartamenti privati lo sventurato è stato sottoposto a una seduta «staliniana» da Carla e dall'allora consigliere in comunicazione Pierre Charon (poi licenziato e grande testimone del libro). Con la minaccia di boicottaggio di tutti i giornalisti del suo gruppo.

 

Ma le maniere spicce con i giornalisti non sarebbero secondo la biografa l'unica arma di Carla. Si racconta dell'intervista concessa a un giovane reporter: «La sua ospite è salita graziosamente su una scala per recuperare un libro della biblioteca... lasciando intravedere la sottoveste». A un altro per il suo primo album musicale ha concesso l'intervista sdraiata a letto con lui sui bordi: «Ancora oggi il giornalista evoca con piacere la scena».

 

C'è poi il capitolo amori, per carità quelli antichi, comunque per numero e profondità un po' ingombranti. Perché la Bruni secondo la Lahouri ha una simpatica idea tribale dei suoi trasporti affettivi, mantiene cioè eccellenti rapporti con gli ex, e non solo con Raphaël Enthoven che è il padre di suo figlio Aurélien: che pare abbia aiutato recentemente a trovare un appartamento. E non solo i suoi. Nella biografia è citata una scena del party all'Eliseo il 14 luglio 2009: Carla che con aplomb stringe la mano a un'ex di Sarkozy (giornalista) lodandola per un'intervista.

 

Gli Obama, è noto, non amano i Sarkozy considerati coppia poco frequentabile a causa del bling bling di Nicolas e della ex vita tumultuosa di lei. La biografa racconta di una confidenza che Carla avrebbe fatto «all'amica» Michelle durante il recente tè alla Casa Bianca: nel corso della visita di Stato in Inghilterra i due birichini avrebbero fatto «attendere la regina Elisabetta perché erano impegnati a fare l'amore. La sera la cena alla Casa Bianca, in cui Carla aveva riposto tutte le speranze, fu liquidata in meno di due ore

 [13-09-2010]

 

 

TASSA SARKOZY SULLE LINEE ADSL CHE PORTANO LA TV...
Giampiero Martinotti per "la Repubblica" - Tassare l´Adsl. Anche se si colpiranno venti milioni di famiglie in tempi grami per la popolarità del governo. A pochi giorni dalla presentazione della Finanziaria, il ministero delle Finanze francese è deciso: l´Iva sulle offerte "triple play" (Internet, telefono, televisione) sarà portata al 19,6 per cento.

Pazienza se le associazioni dei consumatori protestano e se i provider storcono il naso: l´accesso alla Rete in Francia è il meno costoso d´Europa (in generale 29,99 euro al mese per l´offerta succitata). Ed è proprio l´Europa all´origine della decisione. Finora, l´Iva sui fornitori di accesso alla Rete aveva due tassi diversi: metà al 19,6 per cento e metà al 5,5 per cento (il tasso ridotto applicabile a chi forniva anche servizi tv).

 

Ma secondo Bruxelles, l´Iva va pareggiata. Alla spasmodica ricerca di nuove entrate, il ministero delle Finanze ha preso la palla al balzo: l´Iva verrà portata al 19,6 per cento sull´intero fatturato dei provider.

Di conseguenza, nelle casse dello Stato entrerà qualche centinaio di milioni in più, mentre i consumatori sborseranno almeno due euro in più al mese, allineando la Francia sui prezzi austriaci (32,40 euro).

Nicolas Sarkozy ha invece rassicurato Canal Plus e i produttori cinematografici. In un primo momento, infatti, è stata forte la tentazione di aumentare l´Iva che grava sulle pay-tv, ferma al 5,5%. Ma secondo gli interessati, una misura del genere avrebbe provocato una fuga in massa dei clienti e una conseguente diminuzione dei fondi versati dalla tv privata alla produzione cinematografica, di cui è il principale finanziatore. Sarkozy si è impegnato personalmente a non rimettere in discussione questo meccanismo.

19.09.10

 

SHAMPOO L’OREAL PER SARKÒ – LE PRESIDENT SEMPRE PIÙ INVISCHIATO NELLO SCANDALO BETTENCOURT – IL MINISTRO WOERTH COSTRETTO AD AMMETTERE LA RACCOMANDAZIONE AL GESTORE DEL PATRIMONIO DELLA DONNA PIÙ RICCA DI FRANCIA (E GENEROSO FINANZIATORE) – NUOVE NUBI SI ADDENSANO SULLA TESTA DEL NANEROTTOLO DI CARLÀ, ORMAI PREFERITO NEI SONDAGGI DAL SUO PREMIER FILLON

 

Anais Ginori per "La Repubblica"

 

Costretto a smentire se stesso, isolato nella maggioranza, attaccato dalla sinistra che ieri ha chiesto le sue dimissioni. Il ministro del Lavoro, Eric Woerth, appare sempre più debole e potrebbe essere la prossima vittima dell´inchiesta della magistratura sulla fortuna di Liliane Bettencourt, erede dell´impero L´Oréal, la donna più ricca di Francia.

Il sospetto di finanziamenti illeciti da parte della miliardaria in cambio di favori ha trovato ieri nuove conferme. E´ stata infatti rivelata l´esistenza di una lettera del 2007 nella quale Woerth raccomandava a Nicolas Sarkozy, allora ministro dell´Interno e candidato all´Eliseo, di assegnare la legione d´onore a Patrice de Maistre, gestore del patrimonio della Bettencourt.

 

Woerth era all´epoca tesoriere dell´Ump. Dall´inizio dell´inchiesta, il ministro aveva sempre sostenuto di aver solo consegnato l´onorificienza ma di non averla mai proposta personalmente. «Sì, la lettera esiste - ha dovuto ammettere ieri - ma è una cosa del tutto banale». E´ stato lo stesso Woerth, il 23 gennaio 2008, a consegnare il riconoscimento a Maistre, qualche settimana dopo l´assunzione di Florence Woerth, sua moglie, nella società che gestisce gli investimenti dei Bettencourt.

Il partito socialista è passato all´attacco, chiedendo per la prima volta le dimissioni del ministro. Finora Sarkozy ha sempre cercato di proteggerlo. Il titolare del Lavoro deve infatti difendere la riforma delle pensioni che la settimana prossima arriva in parlamento, mentre i sindacati promettono grandi manifestazioni.

 

Ma ora l´inchiesta Bettencourt si sta pericolosamente allargando. Mercoledì sono state condotte nuove perquisizioni nella casa della miliardaria. Gli investigatori sono alla ricerca di promemoria che l´anziana signora si faceva preparare prima degli incontri con alcuni politici, forse anche con Sarkozy.

Nei diari dell´amico dell´ereditiera, Francois-Marie Banier, già sequestrati dalla polizia, ci sarebbero riferimenti a doni in denaro all´attuale capo dello Stato. Banier ha confermato che la miliardaria aveva parlato di colloqui con l´allora candidato della destra, pur precisando che l´anziana signora può aver «fatto confusione con i nomi».

Al di là degli aspetti giudiziari, ancora da chiarire, per Sarkozy il sospetto di alimentare conflitti di interessi e di favorire le famiglie più ricche del paese continua a pesare nei sondaggi. Cresce, invece, la popolarità del primo ministro, Francois Fillon, uomo schivo e moderato, vero vincitore di questa stagione nerissima per il presidente.

 

Nell´ultimo sondaggio pubblicato da Libération, Fillon è in crescita di due punti, con 48% di gradimenti. Molto davanti a Sarkozy, che perde un altro punto e si deve accontentare di un 34% di consensi. Il premier ha saputo imporre il suo tono fermo ma calmo, dando l´immagine di un uomo che parla poco e pensa a lavorare.

Tutto il contrario del capo dello Stato. Prima dell´estate, Fillon era dato in uscita nel prossimo rimpasto di governo. Adesso non è più sicuro che Sarkozy potrà sacrificare un primo ministro solido e rassicurante per il suo elettorato. 03-09-2010]

 

 

SARKÒ E I CAVALIERI DELLA LEGION D’ORRORE – il nano dell’eliseo STA SFORNANDO PREMI A GOGÒ AI FEDELISSIMI UN ORDINE CREATO DA NAPOLEONE PER RICOMPENSARE I COMBATTENTI – CHI SONO I “MODERNI” CAVALIERI DI SARKÒ? UN VIRTUOSO DEL CACHEMIRE CHE VESTE IL PRESIDENTE, UN PAIO DI COMICI, BARBRA STREISAND E CELINE DION - NEL 2008 È STATO DECORATO DE MAISTRE, GESTORE DELLE OPULENZE REDDITIZIE (leggi: fondi neri) DI LILIANE BETTENCOURT…

 

Domenico Quirico per "la Stampa"

"Deriderla ma desiderarla. E soprattutto, quando la si ottiene, dire che non la si è mai richiesta»: lo stile è sempre quella dettato da Flaubert, che la Legion d'onore la ottenne nel 1866, dalla buona volontà di Napoleone III. Accade così dal 1802, quando l'ordine fu creato dall'altro Napoleone per ricompensare gli eroi che lo avevano accompagnato nella gloria sputando sangue dal Manzanarre al Reno: attendono frementi questo supremo e annuale rito repubblicano, i decorabili veri e sedicenti; e i denigratori, i nichilisti. I primi vagheggiano di vedervi finalmente riconosciuto il proprio buon diritto; i secondi vi cercano con torbida letizia le prove che tutto sta andando a rotoli nella République.

Qualche volta se la spassano con lagni di evidente valore retroattivo: come quando hanno scoperto che nel 2008 è stato decorato Patrice de Maistre, gestore delle opulenze redditizie di Liliane Bettencourt e saltapicchio a vario titolo in tutte le pieghe dello scandalo relativo. Non solo: lui nega e sostiene che si tratta di un omonimo, ma nel materiale dell'inchiesta galleggia anche il sospetto che «il cavaliere», oltre a sovrintendere a indisturbati aggiramenti del fisco, fosse in prima persona allineato nel tabulato di una banca svizzera con la qualifica di evasore. Abbastanza per infiammare succhi di meditazione sugli eccessi di condiscendenze e di promiscuità nelle nomine.

 

Siamo nel cuore della vanità umana, sentimento di difficile e pericoloso maneggio. E, soprattutto, quelle che un tempo erano distinzioni rare e impervie sono inquinate da infornate collettive, a valanga: tra il 2009 e il 2011 è già stabilito vengano distribuite ben 4.885 croci di cavaliere, di tutti i gradi. Nel numero sta il guaio. C'è, evidente, il rischio di scegliere personaggi non sempre degni di Plutarco.

Sarkozy è accusato di decorare in massa, perseguendo scopi di arruolamento clientelare. Eppure, non appena divenne presidente, annunciò che anche qui avrebbe spietatamente esercitato la sua "rottura" rivoluzionaria e bonificatrice. L'aver ricevuto la decorazione solo nel 2005 da Chirac, ma nell'ufficio del presidente, senza discorso e senza cerimonia, gli aveva lasciato un certo rancore.

Tra i primi atti ci fu il rinvio di una sessione di nomine: troppo poche donne, solo una su cinque, rimarcò, e ordinò la parità. Poi volle aumentare i cavalieri venuti dalle classi meno elevate, dalle minoranze etniche. Senonché poi la rottura è rimasta nei cassetti, e i critici affermano che Sarkozy ha ben compreso che in questa cortigianeria politica chi si avvantaggia della decorazione è soprattutto chi la concede: serve a ricompensare i fedelissimi e allargare i devoti.

Per esempio, per quali meriti è stato decorato, dal Presidente in persona, un certo Albert Nahmani? Complicate ricerche dei soliti pettegoli hanno scoperto che, sotto un altro nome, Franck Namani, c'è «un virtuoso incontestato del cachemire», che ha il piacere di vestire, con proprietà bisogna dire, il presidente. E quali riconoscenze della Nazione ha accumulato Nicole Choubrac, magistrato? Certo quella di aver pronunciato la sentenza di divorzio da Cécilia.

 

Qualche pignolo ha fatto il conto: 19 dei 56 convitati alla famosa «notte del Foquet's», i sansepolcristi della scalata di Sarkò, hanno già ricevuto la decorazione. Ci sono anche tutti i milionari compari del suo indimenticabile periodo bling bling, quello degli yacht prestati e dei rolex. Uno solo, finora, è stato dimenticato: colpa di una sciagurata diserzione ai tempi della guerra di Algeria.

 

Un'altra categoria che Sarkozy adora premiare è quella delle star straniere dello spettacolo, da Barbra Streisand a Celine Dion. Tra i francesi nutre una peccaminosa preferenza per i protagonisti del genere popolare, da Dany Boon, il comico, all'umorista Muriel Robin. Per ricordare che detesta gli intellettuali. Dal 1927 esiste una «Associazione dei membri della legion d'onore decorati per aver rischiato la vita». Sono 3.500, attivissimi nel monumentalizzare con la loro sola presenza la decadenza. Chissà come hanno commentato la decorazione di De Maistre?

 


CASO BETTENCOURT: OGGI L'EREDITIERA INTERROGATA A CASA SUA
Da "la Stampa" - Liliane Bettencourt, la donna più ricca di Francia al centro dello scandalo che sta agitando il governo di Parigi, sarà interrogata forse già oggi dalla polizia finanziaria nel quadro dell'inchiesta condotta dalla procura di Nanterre. Lo riferiscono i media francesi, che citano il suo legale. L'anziana erede della fortuna L'Oreal si trova attualmente in vacanza alle Baleari, in Spagna.

 

L'interrogatorio, riferisce il magazine Paris Match, si svolgerà nella sua residenza di Neuilly-sur-Seine. La Bettencourt, 87 anni, è sospettata di frode fiscale e del versamento di finanziamenti illegali al partito Ump del presidente francese Nicolas Sarkozy, tramite l'attuale ministro del Lavoro Eric Woerth, che verrà interrogato martedì o mercoledì prossimo, dopo che il Consiglio dei ministri ha dato il via libera. Mercoledì era già stata interrogata la moglie del ministro, Florence, che lavorava per la Bettencourt.

 

 [27-07-2010]

 

 

BETTENCOURT, RESPINTA LA RICHIESTA DI TUTELA...
Dal "Sole 24 Ore" -
Irricevibile. Così la procura di Nanterre ha giudicato la richiesta di Francoise, figlia dell'ereditiera L'Oreal Liliane Bettencourt, di mettere sotto tutela la madre. La domanda presentata in tribunale, ha rilevato il procuratore Philippe Courroye, non è corredata da un certificato medico sullo stato di salute della miliardaria ultraottantenne, e quindi non può essere accolta.

Intanto, non si placano le polemiche politiche sul ruolo nella vicenda del ministro del Lavoro Eric Woerth e della moglie Florence. Woerth è l'uomo accusato di aver intascato finanziamenti illeciti dall'ereditiera e averle permesso quando era ministro del bilancio di evadere 30 milioni di euro. La moglie Florence, nel mirino per la sua consulenza a Bettencourt, ieri si è difesa davanti agli inquirenti: ha detto che suo compito è stato solo quello di «gestire i beni di l'Oreal»ma non si è mai occupata della fortuna dell'ereditiera.

23.07.10

 

 

 

SARKÒ INSCAJOLATO – LA PARABOLA POLITICA DEL PRESIDENTE FRANCESE SOMIGLIA SEMPRE PIÙ ALLA CRICCA DEL PUZZONE DI HARDCORE –L’AMMINSTRATORE DELLA BETTENCOURT AMMETTE: LA MOGLIE DI WOERTH ASSUNTA MENTRE LUI ERA MINISTRO DEL BILANCIO – NEL FRATTEMPO, NESSUNO INDAGÒ SUL PATRIMONIO DI MADAME L’OREAL E IL FISCO LE RESTITUÌ 30 MLN GRAZIE A UNA LEGGE VOLUTA DA SARKOZY – CON LE DIMISSIONI DI WOERTH, A RISCHIO LA RIFORMA DELLE PENSIONI. E IL PROGRAMMA POLITICO DELL´ELISEO…

Giampiero Martinotti per "la Repubblica"

Se non è alle corde, poco ci manca: Eric Woerth, ministro del Lavoro ed ex titolare del Bilancio, si dibatte nelle sabbie mobili del caso Bettencourt. Il fedelissimo di Nicolas Sarkozy, l´uomo che ha tenuto e tiene ancora (fino al 30 luglio) i cordoni della borsa del partito presidenziale Ump è oggetto ogni giorno di nuove rivelazioni.

Stavolta, è un uomo che finora aveva tentato di salvarlo a metterlo nei guai: Philippe De Maistre, gestore della fortuna Bettencourt, ha detto agli inquirenti di aver assunto la moglie su richiesta del ministro. Politicamente, e forse anche giuridicamente, è un´affermazione esplosiva: l´uomo che dovrebbe difendere in parlamento la riforma delle pensioni è ormai un´anatra zoppa. A questo punto, gli inquirenti non potranno far altro che chiedere al consiglio dei ministri l´autorizzazione ad ascoltarlo come testimone.

 

I poliziotti si aspettavano molto dal fermo di quattro persone, tutte rilasciate venerdì sera: l´amico della Bettencourt, il fotografo-scrittore-pittore François-Marie Banier, de Maistre, l´ex avvocato della miliardaria e il factotum dell´isola di Arros, alle Seychelles. L´obiettivo era di far luce sull´evasione fiscale: due conti svizzeri (78 milioni) e la proprietà di Arros (500 milioni). E di verificare l´ipotesi di un conflitto di interessi tra il ruolo di ministro del Bilancio, ricoperto da Woerth fino al marzo scorso, e l´impiego della moglie, Florence, nella struttura che gestisce il patrimonio della miliardaria.

 

De Maistre, secondo i verbali di interrogatorio pubblicati da "Le Monde", ha ammesso per la prima volta che Woerth è intervenuto direttamente per far assumere la moglie. Gli inquirenti, durante alcune perquisizioni, hanno infatti trovato un curriculum vitae della signora Woerth con questa annotazione: «Remunerazione circa 200.000 euro. Sono obbligato a parlarne a LB (Liliane Bettencourt, ndr.) visto il marito 120.000 euro».

 

Il finanziere si è spiegato così: «Si trattava di una nota che ho dovuto portare ai signori Bettencourt per accennare all´assunzione di Florence Woerth nella mia équipe. Questo passo era dovuto al fatto che suo marito era ministro, si trattava di una cosa sensibile». Poi de Maistre spiega: «La signora Woerth non rappresentava un rischio maggiore. Quando parlo di sensibilità, vuol dire l´associazione della moglie del ministro del Bilancio con una delle più importanti fortune di Francia». Proprio il conflitto di interessi che viene rimproverato a Woerth.

 

Nelle registrazioni illegali fatte da un maggiordomo a casa Bettencourt, De Maistre era stato esplicito sull´assunzione della donna: «Quando l´ho fatto, suo marito era ministro delle Finanze (in realtà del Bilancio, ndr.). Mi ha chiesto di farlo, l´ho fatto per fargli piacere». De Maistre ha precisato ai poliziotti di aver visto Woerth due o tre volte all´inizio del 2007 «perché mi ha chiesto di ricevere sua moglie e questo per consigliarla sulla sua carriera, perché, mi diceva, lei non era interamente soddisfatta».

 

Nelle sue dichiarazioni pubbliche, Woerth ha invece detto di aver sempre alzato «una muraglia cinese» tra le sue attività e quelle della moglie. Nel frattempo, nessuno ha indagato sul patrimonio di Liliane Bettencourt e il fisco le anche restituito 30 milioni grazie a una legge voluta da Sarkozy.

Infine, la questione della Legion d´onore, consegnata da Woerth a De Maistre nel gennaio 2008: un riconoscimento in cambio dell´assunzione di Florence Woerth? «Assolutamente no», risponde De Maistre, secondo il quale il cavalierato è stato suggerito da un avvocato. Ma i poliziotti hanno replicato mostrando una lettera in cui chiede al ministro di consegnarli personalmente le insegne: «Si direbbe sia stato Woerth ad averle fatto avere la Legion d´onore».

Il ministro del Lavoro non ha reagito personalmente alle rivelazioni della stampa. Il suo avvocato si è limitato a dire che da quell´interrogatorio non è uscito niente di nuovo. In realtà, le caute ammissioni di De Maistre possono affossare definitivamente un ministro politicamente già molto indebolito.

 

 19-07-2010]

 

 

’ORÉAL SOAP OPERA – L’AFFAIRE BETTENCOURT È LA TELENOVELA DELL’ANNO - LA DISPUTA CON LA FIGLIA, L’AVIDITÀ DI AMICI E CONSIGLIERI DELL’UMP PER FINANZIARE LA CORSA PRESIDENZIALE DI SARKÒ NEL 2007, IL TRADIMENTO DEL SUO AMICO GAY PER PICASSO E MATISSE - TUTTO COMINCIA NEL 1987, SUL SET FOTOGRAFICO DI UNA RIVISTA MOLTO RAFFINATA E ANCORA PIÙ SNOB, “EGOÏSTE”…

Orsola Riva per "il Corriere Della Sera"

 

E così arriviamo a oggi e all'intrigo che ha allungato le sue ombre sull'Eliseo. Ed è vero che lunedì Sarkozy, in diretta tv, ha sdegnosamente respinto ogni insinuazione. Ma al di là del dubbio rilievo penale di accuse fatte e poi in parte ritrattate, resta l'opacità dei contatti fra potentati economici e referenti politici.

Una pioggia di ruggine sulle ambizioni napoleoniche di Sarkozy, francese a metà che, rivendicando con orgoglio di non aver fatto le grandi scuole dei quadri di Stato, voleva dare una spallata alle vecchie élite politiche. Ma questa è un'altra storia.

 

Dimenticate le ultime settimane. Riavvolgete il nastro dell'«affaire Bettencourt» a prima delle due testimonianze chiave del maggiordomo che ha chiamato in causa il ministro Woerth e della contabile che ha fatto tremare l'Eliseo. E immergetevi in questo francesissimo melodramma alla Douglas Sirk.

Tutto comincia nel 1987, sul set fotografico di una rivista molto raffinata e ancora più snob, "Egoïste". Lei, Liliane Henriette Charlotte Bettencourt, è la non più giovane ereditiera dell'Oréal, l'eleganza intatta di un'aristocratica bellezza che ha ispirato milioni di donne: è sua la testa stilizzata sulle bombolette di lacca Elnett. Lui, François-Marie Banier, un fotografo di fama: suo il ritratto di Carolina di Monaco con la testa rasata.

 

Entrambi sono già impegnati. François-Marie è legato da oltre vent' anni a Pascal Greggory, attore feticcio di Chéreau. Liliane è sposata con André («Dédé») Bettencourt, più volte ministro, prima di Mendès France, poi del generale de Gaulle.

Una classica coppia di potere, nata quasi quarant' anni prima con la benedizione (e sotto l'irresistibile spinta) del padre di Liliane, Eugène Schueller, legato al futuro genero da un debito di gratitudine inestinguibile: è stato Dédé, infatti, a intercedere per lui quando nel dopoguerra l'ex figlio di un panettiere che aveva fatto fortuna con le tinture per capelli rischiava grosso a causa delle sue simpatie per l'estrema destra francese.

 

Anche André Bettencourt ha flirtato pericolosamente con alcuni circoli filonazisti e antisemiti alla fine degli anni Trenta, ma dal 1943 ha seguito l'amico Mitterrand dalla «parte giusta» abbracciando la Resistenza, e così...

François-Marie non c'entra niente con Dédé: è un incrocio fra "Bel Ami" di Maupassant e i "Quattrocento colpi" di Truffaut (più il primo che i secondi). Per sfuggire alle botte del padre, ha mollato il liceo e si è reinventato artista e dandy: a 22 anni ha pubblicato il suo primo romanzo, "Les résidences secondaires" , con tanto di recensione entusiastica di Louis Aragon (sedotto dalle grazie efebiche di François-Marie almeno quanto dalla sua opera prima); ha fatto il drammaturgo, l'attore a tempo perso, anche il pittore.

Ma soprattutto ha frequentato le persone giuste, da Yves Saint-Laurent a Pierre Cardin, da Dalí a Françoise Sagan. Con un debole per le belle donne agées e un po' sole, come Silvana Mangano e Nathalie Sarraute, le quali ricambiano con generosità la sua brillante compagnia e il suo charme.

Succede anche con Liliane. Qualcosa scatta su quel set fotografico... Da quel momento in poi « Madame L'Oréal» e François-Marie diventano inseparabili, lui sempre più assiduo a casa Bettencourt, un hôtel particulier a Neuilly-sur-Seine. Lei sempre più divisa fra l'attività caritatevole della sua fondazione e il sostegno al suo giovane amico.

Passano gli anni, vent'anni. Nel 2007 muore André Bettencourt. Fra il personale di servizio della casa iniziano a circolare voci strane, che Liliane voglia adottare François-Marie. E' troppo. Troppo per Françoise Bettencourt-Meyers, unica figlia di Liliane e André, che decide di far causa a Banier accusandolo di manipolare l'anziana madre per il proprio tornaconto personale.

E che tornaconto: si scopre che, negli anni, Madame Bettencourt ha devoluto al suo protégé poco meno di un miliardo di euro (993 milioni per l'esattezza). Ci sono quadri di Picasso e Léger, Matisse, Mondrian, Man Ray e de Chirico, per decine di milioni di euro. E soprattutto ci sono diverse assicurazioni sulla vita dell'ereditiera del valore di alcune centinaia di milioni intestate proprio al bel François-Marie.

 

Il quadro della faccenda è tutto salvo che equivoco. Ma madame Bettencourt, vera leonessa, continua a respingere le accuse: come potrebbe altrimenti? Anche Françoise non molla. In gioco non c'è solo una delle più grosse fortune francesi, con un patrimonio stimato di 17 miliardi di euro. C'è anche la conduzione del colosso L'Oréal, di cui la famiglia Bettencourt detiene il 31%, suddiviso fra madre e figlia: nel board, anche il marito di Françoise, Jean-Pierre Meyers, nipote del rabbino di Neuilly, morto ad Auschwitz.

 

Il caso procede fra colpi sempre più bassi fino a giugno di quest'anno, quando Françoise decide di consegnare alla polizia e pure al sito di informazione Mediapart dell'ex direttore di "Le Monde" Edwy Plenel 28 cd contenenti i nastri registrati di nascosto (un dittafono piazzato su un vassoio di servizio) dal maggiordomo di casa Bettencourt, Pascal B., nel frattempo licenziato.

 

Essi testimoniano non solo delle pressioni psicologiche sempre più insistenti e crudeli di Banier sull'amica per avere soldi e ancora soldi. Ma soprattutto provano una serie di reati fiscali molto gravi: in una registrazione, per esempio, si sente Patrice de Maistre, pronipote del filosofo controrivoluzionario e spericolato amministratore delle fortune della signora, consigliarle di trasferire un ingente conto segreto (78 milioni di euro) dalla Svizzera a Singapore.

 

Quel che è peggio de Maistre chiama in causa la moglie del ministro Woerth, Florence, una brillante carriera presso la banca Rothschild, facendo capire di averla assunta per ingraziarsi le simpatie del marito e godere della sua gratitudine eterna.

E non basta. Qualche settimana dopo si fa avanti la contabile di Madame Bettencourt, Claire T. (Thibout), anch' essa licenziata nel frattempo perché non gradita a Banier, che lancia l'accusa più grave: 150 mila euro in contanti donati da Monsieur e Madame Bettencourt proprio al futuro ministro Woerth nella sua veste di tesoriere

 16-07-2010]

 

 

CASO BETTENCOURT, 3 PERSONE IN STATO DI FERMO...
(Adnkronos) -
Tre persone sono state messe in stato di fermo oggi nel quadro del dossier Woerth-Bettencourt. Lo rivela 'Le Monde' citando fonti vicine all'inchiesta, e precisando che Patrice de Maistre, gestore del patrimonio di Liliane bettencourt, Fabrice Goguel, suo ex avvocato fiscalista e l'artista François-Marie Banier vengono ascoltati dalla polizia da questa mattina.

Sempre il quotidiano francese pubblichera' domani i passi piu' significativi della deposizione resa la settimana scorsa da Chantal Trovel, gia' segretaria particolare di Andre' Bettencourt che - confermando che il miliardario aveva l'abitudine di distribuire buste di denaro a uomini politici - ha rafforzato la testimonianza resa da Claire Thibout, ex contabile di Liliane Bettencourt al centro dei sospetti di finanziamenti illegali alla campagna presidenziale di Sarkozy nel 2007.

"Sapevo che il signore e la signora Bettencourt aiutavano finanziariamente dei politici, era evidente che le personbe venivano per questo", ha dichiarato. "Durante il periodo che precedeva le elezioni, vi erano persone che normalmente non venivano a casa che chiedevano appuntamenti con Bettencourt", ha aggiunto la Trovel precisando che il suo compito era quello di inoltrare le richieste di appuntamento a Andre' Bettencourt, che poi sceglieva. [15-07-2010]

 

17.07.10

 

SARKÒ INSARKATO - il nano dell’eliseo pensa di aver LIQUIDATO “L’AFFAIRE BETTENCOURT” BUTTANDOLA IN POLITICA (RIFORMA DELLE PENSIONI E DIVIETO PER IL BURQA) E FACENDO DIMETTERE DA TESORIERE DEL PARTITO IL SUO MINISTRO-PORTABORSE WOERTH - MA SBUCA UN’ALTRa mazzetta da 30MILA € GENTILE OMAGGIO DI MADAME L’OREAL ALLA CAUSA DI SARKOZY (CARlà CHE FINE HA FATTO?)....

 

1- SARKÒ LA BUTTA IN POLITICA: RIFORMA DELLE PENSIONI E PRIMO SÌ ANTI BURQUA....
Luca Sebastiani
per "Il Riformista"

 

Più che al significato delle parole, lunedì sera bisognava fare attenzione alle tonalità e alla gestualità di Sarkozy per capire tutta l'importanza che il presidente della Republique riponeva in questa intervista in diretta tivù. Per lanciare la sua controffensiva dopo settimane in cui l'Eliseo sembrava aver perso la mano sul timone del paese a profitto di media e tribunali, Sarkò ha infatti ostentato una moderazione dei toni e un'economia delle parole non affatto abituali per uno che ama lanciarsi in logorroiche arringhe all'incrocio tra bullismo di strada e retorica avvocatese.

 

Anche i proverbiali tic nervosi del collo sono stati tenuti sotto controllo per rispondere ai sospetti e le inquietudini dei francesi con l'immagine di un presidente «presidenziale», alla presa coi problemi «veri», al di sopra della mischia per condurre lentamente ma saldamente la Francia fuori delle secche della crisi. Sarà riuscito a convincere?

A leggere gli editoriali di ieri il giudizio degli osservatori sembra abbastanza tiepido; per misurare gli effetti sull'umor nero dei francesi bisognerà invece aspettare qualche giorno, magari un paio di settimane, per vedere se le rivelazioni che continuano a uscire con fracasso da tribunali e giornali non arriveranno a cancellare l'immagine dell'uomo al di sopra della mischia.

 

Del resto, con una popolarità che dalla batosta delle regionali di marzo sfiora un fondo del barile che sta sotto il trenta per cento del consenso popolare, Sarkozy non aveva scelta e non poteva che puntare tutto sui tempi lunghi della ripresa economica, cercando nel frattempo di compattare lo zoccolo duro dell'elettorato dell'Ump, magari con una strizzata a destra verso l'area lepenista.

Non è un caso che dopo aver passato un pomeriggio svuotato di rendez-vous ufficiali, Sarkozy si sia chiuso all'Eliseo per lavorare una rosa di risposte volte a convincere in particolare il «suo» elettorato che l'uomo della rupture è sempre lo stesso e che lo spirito del riformismo non l'ha abbandonato.

 

Ecco allora l'operazione diversiva di lunedì sera rispetto agli scandali Woerth-Bettencourt per puntare tutto sulle cose «serie»: riforma delle pensioni (che tutti i governi di destra hanno cercato di fare senza riuscirci), lotta contro la pressione fiscale «più alta del mondo» (che la destra ama ma non applica), frecciate contro le trentacinque ore (slogan di tutte le destre dai tempi della gauche plurielle).

E sulle questioni messe all'ordine del giorno dalla stampa? Poche oculate parole. Dei ministri che hanno commesso la «leggerezza» di spendere i soldi pubblici per comprare sigari o affittare jet o lussuose suite, due «hanno dato le dimissioni», mentre gli altri partiranno nel rimpastone confermato «per ottobre».

Per quanto riguarda gli scandali rivelati dall'ex contabile della ricca Liliane Bettencourt, che accusa la padrona di L'Oreal di aver foraggiato con sontuose bustarelle parecchi maggiorenti del gollismo e anche la campagna presidenziale di Sarkozy tramite il ministro del Lavoro e tesoriere dell'Ump Eric Woerth, solo «calunnie », che il presidente non ha voluto commentare più di tanto. Sparito l'odio e gli attacchi alla stampa delle settimana scorsa, con tono «presidenziale» Sarkozy ha preferito difendere Woerth, «uomo onesto e competente».

Al limite ha concesso un «consiglio» al ministro, di dimettersi da tesoriere del partito, incarico che molti osservatori e l'opposizione non avevano ritenuto opportuno per un ministro. Ieri, dopo il Consiglio dei ministri Woerth ha prontamente comunicato la decisione di lasciare la sua carica al partito e, ha ribadito in ossequio alla parola presidenziale, la determinazione del governo di portare avanti la riforma sull'innalzamento dell'età pensionabile fino a 62 anni.

Questo delle pensioni è l'ultimo grande cantiere riformista del quinquennato e Sarkò ci punta tutto. La sfiducia dei francesi nell'Eliseo è irreversibile, analizzano i sarkozisti, perché dipende dalla crisi economica, rispetto alla quale non si può che attendere e sperare in qualche segnale visibile di ripresa l'anno prossimo, a ridosso della campagna elettorale. Intanto il presidente deve lanciare qualche segnale politico a tutto campo.

 

Ai suoi prima di tutto, sfoggiando una faccia più presidenziale e rispolverando la vecchia determinazione riformista; all'elettorato lepenista in secondo luogo, con la determinazione mostrata anche ieri in Assemblea con il voto compatto della maggioranza per il progetto di legge per l'interdizione totale del burqa e niqab in Francia; e poi ai francesi, puntando sull'occasione internazionale che gli viene offerta dalla presidenza del G20 e del G8 del prossimo anno. E poi, in ultima analisi, sperare che gli scandali finanziari intorno alla Bettencourt finiscano. Ma su questo versante i giornalisti e i tribunali sembra che non intendano mollare così facilmente. Il successo della controffensiva in fondo dipenderà molto da loro.

2- "ASSEGNI PER 30MILA EURO A SARKOZY" NUOVE RIVELAZIONI SULL´AFFAIRE BETTENCOURT...
Dalla "Reoubblica" - Non si ferma lo scandalo in Francia sui finanziamenti alla campagna presidenziale di Sarkozy da parte della famiglia Bettencourt. Dopo le smentite fatte due giorni fa dal capo dello Stato, ieri il Nouvel Observateur ha pubblicato un documento secondo cui i Bettencourt avrebbero donato al partito di Sarkozy 30mila euro nel solo 2006.

Il testo "confidenziale", indirizzato dal gestore del patrimonio degli eredi della L´Oréal ad André Bettencourt il 29 settembre del 2006, ha come oggetto: "Finanziamento Ump, NS". Il NouvelObs non ha dubbi: le iniziali "NS" indicano «chiaramente Nicolas Sarkozy».

 [14-07-2010]

 

 

va in onda il SARKÒ horror-SHOW - COME UN BANANA QUALUNQUE LE PRéSIDENT grida al complotto: “MAI PRESO SOLDI. È UN ATTACCO ALLE RIFORME” – la figuraccia continua: " WOERTH Deve DIMETTERSI DA TESORIERE E FARE IL MINISTRO A TEMPO PIENO” – PER il sito MEDIAPART che ha scoperto l’altarino della mazzetta l’oreal: “L’INCHIESTA è CONTROLLATA DALL’ESECUTIVO, SENZA RISPETTO PER I DIRITTI DELLA DIFESA E CONDOTTA DA UN PROCURATORE INTIMO DELL’ELISEO. E’ QUESTO LO SCANDALO PIÙ GRAVE”…

 

1- SARKOZY: "MAI PRESO SOLDI"
Domenico Quirico
per "la Stampa"

 

«Ho consigliato a Eric Woerth di lasciare la carica di tesoriere del partito per dedicarsi completamente alla riforma delle pensioni che è importantissima. Il suo onore è ormai completamente ristabilito, tutti i sospetti sono cancellati. Io desidero che si dedichi alla riforma perché la Francia ha talmente tanti problemi da regolare che non ha certo bisogno di polemiche».

Chissà se Woerth è stato felice di questo singolare modo di Nicolas Sarkozy di dargli fiducia invitandolo... a dimettersi. Terrazza sui giardini dell'Eliseo, 20.15 di ieri sera: il Presidente e il giornalista di France 2 David Poujadas faccia a faccia, separati da un tavolino. Dietro, verzura e il tricolore.

 

È la scena dell'operazione riconquista di un Presidente accerchiato dallo scandalo Woerth-Bettencourt. Dopo settimane caotiche, tra rivelazioni clamorose di finanziamenti illegali e ritrattazioni (parziali), con tre francesi su quattro che non hanno più fiducia in lui o lo detestano, Sarkozy doveva parlare. Tacere più lungo sarebbe stato ammettere colpe.

Allora subito all'attacco. Per lui c'è una spiegazione: qualcuno sta cercando di fargli pagare la volontà implacabile di cambiare la Francia. L'accusa della contabile di Liliane Bettencourt, che ha parlato di pacchi di denaro della miliardaria passati a Sarkozy quand'era ancora sindaco di Neuilly? «Una vergogna... ma ero preparato, me lo aspettavo.

 

Quando uno vuole andare fino in fondo con un rinnovamento che mai nessuno ha tentato in questo Paese, deve sapere che prima o poi verranno le calunnie. Io e mia moglie siamo stati feriti da voci orribili sulla nostra vita di coppia, prima lo scandalo Clearstream, ora questo».

 

Poi Eric Woerth, il ministro e tesoriere del partito sospettato di aver favorito intrighi fiscali dell'ereditiera di L'Oréal in cambio di finanziamenti illeciti all'Ump durante le presidenziali del 2007. «Eric Woerth ha tutta la mia fiducia, è un uomo competente, sarà lui che seguirà la legge per le pensioni fino alla fine del suo percorso... è un uomo profondamente onesto che ha subito per tre settimane calunnie e menzogne con una dignità che fa onore anche alla classe politica francese».

«Non ha mai dubitato di lui?» chiede Poujadas. «Mai» risponde con sintesi plutarchiana Sarkozy, che riprende con foga: «L'ispezione generale delle finanze ha studiato in dettaglio due anni di attività come ministro e ha concluso che mai e in nessun modo si è occupato degli affari fiscali della signora Bettencourt. Quindi è lavato da ogni sospetto... La Francia non è un Paese corrotto».

 

Ma Sarkozy sapeva di dover concedere qualcosa. Ed ecco «il suggerimento» al ministro (la cui moglie lavorava per la Bettencourt a 30 mila euro al mese) di cedere l'imbarazzante carica di tesoriere. «È un suggerimento, io non mi occupo degli affari interni del partito, provvedano loro». Poi l'annuncio che la prossima settimana nascerà una commissione «con tutte le famiglie politiche, che si occuperà di tutte le forme di conflitto di interessi». Così l'opposizione è accontentata.

Mezz'ora, e per il Presidente lo scandalo non esiste più. Infatti passa a discutere con il suo intervistatore «dell'essenziale», ovvero di pensioni.

È davvero finita? Basteranno le dimissioni di Woerth per spegnere la vicenda senza troppi danni? Poco prima che il Presidente comparisse sugli schermi per l'intervista bucolica, con singolare tempismo la procura di Nanterre, che ha aperto sui vari aspetti del caso addirittura tre inchieste, ha annunciato una raffica di nuove perquisizioni. Anche il parere favorevole dell'Ispezione generale delle finanze non appare a molti così risolutiva come al Presidente: molti ricordano che non si tratta di una autorità indipendente ma una emanazione del Ministero delle Finanze, che prende ordini da Bercy.

 


2- IL FONDATORE DI MEDIAPART: "SOLI CONTRO IL POTERE"
Domenico Quirico
per "la Stampa"

Edwy Plenel è il Grande Accusatore dello scandalo Woerth-Bettencourt, implacabile nel denunciare una «repubblica dei compari».

Dopo De Gaulle, tutti i presidenti della V Repubblica, di destra come di sinistra, sono stati coinvolti in scandali di denaro. Una conseguenza del potere assoluto, della funzione o del ruolo dello Stato francese nell'economia?
«Non penso che ci sia stata una continuità dopo De Gaulle, ma piuttosto un peggioramento negli ultimi trent'anni, dovuto a due fenomeni: da una parte l'evoluzione globale della società, in cui il denaro si fa dieci volte più presente; dall'altra una società dove si passa agevolmente dalle cariche pubbliche alle funzioni private, dall'alta amministrazione alla finanza e alla banca.

Questo fenomeno non è specifico della Francia e si incontra anche in altri Paesi. Qui però la confusione tra pubblico e privato si accompagna a un'assenza di responsabilità politica. Il nostro sistema presidenziale crea un sistema dell'irresponsabilità che si declina dall'alto verso il basso e spinge a fare di tutto, a patto di non farsi scoprire per fatti penalmente rilevanti».

 

La politica francese è fondamentalmente corrotta?
«No, penso che la maggioranza degli eletti e del personale politico abbia una visione alta e rispettabile della propria missione. In Francia il nostro problema si chiama presidenzialismo: un sistema che rende il nucleo-chiave della vita politica intoccabile, inattaccabile, irresponsabile e quindi in grado di emanciparsi da ogni regola.

Con questa cultura del presidenzialismo, tutto l'edificio riposa sulla virtù dell'individuo che occupa la carica di presidente. Ma una democrazia non si può appoggiare solo sulla virtù individuale. Ci vogliono dei poteri e dei contro-poteri forti. Non si può affidare il bene comune a uno solo, pensando che almeno lui sarà corretto, pulito, onesto».

 

Ma funzionano, i contro-poteri in Francia?
«Esiste un profondo squilibrio a detrimento dei contro-poteri e a favore del potere esecutivo. Mediapart fa il suo lavoro ma c'è da preoccuparsi quando si nota la sproporzione tra la nostra piccola avventura giornalistica e i mezzi, i poteri e la potenza della presidenza. Quella dispone della giustizia e della polizia, noi abbiamo soltanto la nostra libertà. Considero l'inchiesta preliminare Bettencourt uno scandalo, opaca e controllata dal potere esecutivo, senza rispetto per i diritti della difesa e condotta da un procuratore, Philippe Courroye, pure intimo dell'Eliseo. E' questo lo scandalo più grave, oggi, oltre ai fatti in sè».

 

Come finirà questo affaire?
«Non lo so. Ci troviamo davanti a una controffensiva massiccia per ridurre ancora i piccoli contro-poteri. L'intervento televisivo dà l'idea di una messinscena ben organizzata tra il procuratore che conduce l'inchiesta, l'Ispezione generale delle finanze, complice, e un'ora di presidente privo di contraddittorio sulla rete pubblica». [13-07-2010]

 

 

SARKÒ AFFONDA TRA SCANDALI E FONDI NERI – STASERA LE PRESIDENT VA IN TV PER DIFENDERSI DAGLI ATTACCHI E DA UN CALO VERTICALE DI POPOLARITÀ - L’AFFARE BETTENCOURT SEMBRA SGONFIARSI MENTRE IL FISCO “ASSOLVE” IL MINISTRO WOERTH – IL J’ACCUSE DI “LIBÈ”: “LA FUGA DI NOTIZIE PRO-ELISEO È OPERA DEL SEGRETARIO GENERALE GUEANT

 

1 - FONDI NERI, FAVORI E CRISI DI GOVERNO IL GIORNO PIÙ LUNGO DI SARKOZY...
Giampiero Martinotti
per "la Repubblica"

 

Nicolas Sarkozy scommette sul suo carisma per stroncare l´ondata di rivelazioni che minano il suo mandato. Il capo dello Stato risponderà questa sera in tv alle domande sull´affare Bettencourt, che mette in difficoltà i suoi ministri e lui stesso, sospettato di aver ricevuto fondi neri per finanziare la campagna elettorale del 2007.

Ufficialmente, si presterà al gioco delle domande e risposte (sicuramente preparato in anticipo, com´è cattiva tradizione alla tv francese) alla vigilia del varo della riforma pensionistica, in programma al Consiglio dei ministri di domani. Ma come dicono i suoi, «risponderà a tutte le domande di attualità» e proprio su questo terreno è atteso dall´opinione pubblica.

 

Nelle ultime ore, la pressione legata alle rivelazioni degli impiegati di Liliane Bettencourt - la miliardaria proprietaria dell´Oréal in processo con la figlia, sospettata di evasione fiscale e di regali in contanti a destra e a manca - è diminuita. L´ex contabile della Bettencourt ha infatti ritrattato le accuse personali: se ha confermato che molti politici frequentavano la villa di Neuilly per ricevere soldi, ha però detto che Sarkozy era uno fra i tanti e di non avere nessun elemento per accusarlo direttamente.

Claire Thibout, questo il nome della donna, ha però confermato un altro particolare: il versamento di 150 mila euro a Eric Woerth (segretario amministrativo dell´Ump, ex ministro del Bilancio e oggi titolare del Lavoro) per finanziare la campagna elettorale di Sarkozy nel 2007. E secondo i quaderni tenuti dalla contabile, dai conti della Bettencourt risultano 388 mila euro usciti in contanti nei primi mesi di quell´anno.

 

Proprio ieri, però, un rapporto del Fisco francese avrebbe scagionato il ministro Woerth. E´ quanto ha scritto Le Figaro citando un documento dell´Inspection General des Finances (Igf) che sarà reso noto oggi, poco prima dell´atteso discorso del presidente Sarkzoy.

La Thibout ha però confermato la sua versione anche durante un confronto con il gestore del patrimonio Bettancourt, Philippe de Maistre, che avrebbe consegnato i soldi a Woerth. Le sue dichiarazioni sono state confortate da una collega e smentite da altri, mentre il suo avvocato ha denunciato pressioni della polizia per farla ritrattare.

La procura di Nanterre ha aperto ben tre inchieste preliminari: il capo dell´ufficio, Philippe Courroye, è molto vicino a Sarkozy e molti protagonisti chiedono un´inchiesta formale con la nomina di un giudice istruttore, che Oltralpe, a differenza dei Pm, è indipendente dal potere politico.

 

Davanti alle telecamere, Sarkozy dovrà rispondere al groviglio di accuse, spiegare perché non cambia un governo minato da scandali piccoli e grandi (solo due sottosegretari si sono dimessi), come si difende dall´accusa di essere troppo vicino al mondo della grande finanza. Un esercizio difficile: secondo gli ultimi sondaggi, il presidente è dato perdente alle presidenziali di fronte a Martine Aubry. Per lui si tratta di spegnere l´incendio e di riconquistare un´opinione pubblica che gli ha voltato le spalle.

FUGA NOTIZIE PRO-ELISEO, LIBERATION ACCUSA GUEANT...
(ANSA) - Secondo il quotidiano francese Liberation, e' stato Claude Gueant, segretario generale dell'Eliseo ad orchestrare la fuga di notizie su alcuni giornali di estratti del verbale di interrogatorio in cui Claire Thibout, ex contabile di Liliane Bettencourt, ritrattava in parte le scottanti affermazioni in cui chiamava in causa anche il presidente Nicolas Sarkozy.
Stando al quotidiano della gauche, e' questa la risposta alle domande della deputata socialista Aurelie Filippetti: 'A chi giovano le fughe? Chi sono gli autori e i mandanti?'.

 

La parlamentare, in un comunicato, denunciava: 'Mentre quell'interrogatorio era ancora in corso, abbiamo preso conoscenza sulla stampa in diretta di 'dichiarazioni parziali o scelte' della Thibout, che hanno permesso in tempo reale all'Eliseo e alla maggioranza di orchestrare la loro comunicazione sulla vicenda'.

Nell'interrogatorio, la Thibout aveva smentito di aver detto, in un'intervista al sito Mediapart, che a Sarkozy - in visita a casa Bettencourt - venivano consegnate buste di denaro in contanti, pur mantenendo le sue accuse sui finanziamenti illeciti della politica che partivano dalla famiglia dell'azionista di L'Oreal. [12-07-2010]

 

BERLUSKOZY – QUANDO È NEI GUAI PURE il nano dell’eliseo SE LA PRENDE CON LA STAMPA E URLA AL COMPLOTTO – MA QUANDO LOR SIGNORI INTASCANO, MAGARI SU CONTI OFF-SHORE, MAGARI A LORO INSAPUTA, GRUZZOLI E LINGOTTI è COLKPA DEI GIORNALI? – ORMAI I GOVERNI NON SONO DI DESTRA O DI SINISTRA: SOLO SOLO UN CENTRO-TAVOLA PER ATTOVAGLIARE COMITATI DI AFFARI

 

Dal "Riformista"

 

Un classico. In Italia o in Francia che sia, ci sono dei momenti nella vita politica in cui la partitura sembra già scritta, i ruoli assegnati e tutto procede come se lo spettacolo fosse un meccanismo ben rodato. Il tutto dà un incredibile impressione di déjà vu. Uno di questi generi, che andrebbero studiati nella loro struttura retorica, è quello dell'affaire, dello scandalo di palazzo, insomma, dell'eterna bustarella che unge le ruote della collusione tra politica e affari.

Ogni volta che documenti e testi vari vengono a confortare l'ipotesi di un illecito o sospetto passaggio di danaro, il potente di turno veste i panni della vittima, indica al pubblico nella stampa il male dei mali, urla al complotto. È il dramma che in queste ore si può seguire sulla scena francese. Dopo ore di turbolenza e indecisione, Nicolas Sarkozy ha infatti deciso di contrattaccare sull'affaire Woerth con la più classica delle manovre: l'accusa alla stampa.

 

Tanto più dopo che ieri la testimone chiave che dalla stampa lanciava le accuse più pesanti ha in parte ritrattato alcune sue affermazioni. Claire Thibout, l'ex contabile di Liliane Bettencourt, proprietaria di L'Oreal, lunedì in un'intervista al sito d'informazione Mediapart aveva rivelato che nel 2007 la miliardaria aveva elargito 150mila euro ad Eric Woerth, all'epoca solo tesoriere dell'Ump, per finanziare la campagna di Sarkozy.

Quest'ultimo poi, aveva aggiunto la contabile, era un habitué di casa Bettencourt sin dai tempi in cui era sindaco di Neully, quando come molti altri maggiorenti della destra gollista si recava a pranzo o cena dalla ricca ereditiera per poi ripartirne con buste da 50mila euro. Ieri alla polizia la testimone ha dovuto ammettere di aver «romanzato» un po' la faccenda del balletto delle buste, ma nella sostanza ha mantenuto le accuse che aveva mosso dalle pagine di Mediapart.

Quell'esitazione però ha permesso a Sarkozy di screditare l'attendibilità del test e puntare il dito contro la stampa. Almeno il contrattacco gli ha permesso di scartare l'ipotesi del rimpasto immediato e di riprendere in mano l'iniziativa. Dopo aver fatto quadrato intorno al ministro del Lavoro Woerth, in particolare gli attacchi del presidente e la maggioranza si sono rivolti contro Mediapart, sito giornalistico d'investigazione da settimane in prima linea sul dossier Woerth.

 

Sono stati loro i primi a dare contezza del contenuto delle registrazioni delle conversazioni di casa Bettencourt compiute dal maggiordomo della miliardaria, e quindi a rendere pubblico come la miliardaria evadesse il fisco mantenendo una certa compiacenza verso Woerth, allora ministro del Budget.

Attraverso Mediapart i francesi hanno scoperto ad esempio che il gestore del patrimonio della Bettencourt, Patrice de Maistre, aveva assunto la moglie di Woerth a 13mila euro al mese subito dopo la vittoria di Sarkozy del 2007 per tenersi buono il nuovo ministro che fra l'altro era colui che disponeva gli accertamenti fiscali.

Contrariamente ai casi italiani, qui non c'entrano la giustizia, i tribunali o le toghe politicizzate. Semmai le inchieste preliminari attualmente in corso presso il tribunale di Nanterre sono state aperte per verificare l'attendibilità delle rivelazioni della stampa. Ieri di fronte ai suoi Sarkozy ha scelto l'obiettivo del contrattacco nominando direttamente Edwy Plenel, il direttore di Mediapart.

 

«Plenel - ha detto Sarkò - utilizza le registrazioni illegali di un maggiordomo licenziato senza riserva etica e metodologica. Ma gli si ritorcerà contro». I colonnelli hanno seguito il capo e da due giorni è un florilegio di accuse verso Plenel, uno «stalinista » che usa «metodi fascisti». I legali di Mediapart hanno fatto sapere di aver denunciato il portavoce dell'Ump Xavier Bertrand.

In realtà già la miliardaria Bettencourt aveva provato ad attaccare Plenel in giustizia per la pubblicazione delle registrazioni, ma giovedì scorso il tribunale di Parigi ha dato ragione a Mediapart: «ordinare il ritiro di documenti che servono da fondamento alla pubblicazione di informazioni legittime e d'interesse generale vorrebbe dire esercitare una censura contraria all'interesse pubblico».

Il problema di Sarkozy allora non è giuridico, ma politico. La sfiducia che gli scandali stanno ingenerando tra i francesi, non dipende dai giornali, ma dal fatto che la vicinanza tra mondo politico e mondo degli affari che sta emergendo è il segno sotto cui è nato il mandato di Sarkò. I francesi si ricordano la cena di Sarkozy con tutto il gotha economico finanziario francese per festeggiare la vittoria dell'Eliseo; si ricordano la vacanza del presidente sullo yacht del miliardario Bolloré e anche lo scudo fiscale che ha premiato la Bettencourt di un assegno di 30milioni di euro mentre il governo ora annuncia l'austerità, cioè il taglio al welfare. 09-07-2010]

 

 

SARKO SCIÒ (COME SI DICE TANGENTOPOLI IN FRANCESE?) - IERI ERA SCOMPARSA L’EX CONTABILE CHE AVEVA RIVELATO I RETROSCENA DELLE MAZZETTE A SARKOZY – OGGI È STATA RINTRACCIATA DALLA POLIZIA E HA RITRATTATO - DA GOSSIP GIORNALISTICO, I CAZZI AMARI DEL PRÉSIDENT DIVENTANO UFFICIALMENTE OGGETTO DI INDAGINE GIUDIZIARIA, E COMINCIANO A VENIRE A GALLA LE PROVE DELLE TRANSAZIONI ILLECITE…

1- SCOMPARSA L'EX CONTABILE ...
Domenico Quirico per "la Stampa"

Adesso non è soltanto un succulento dossier giornalistico. E' ufficialmente un fascicolo giudiziario: l'indagine preliminare sul reato di finanziamento occulto ai partiti. L'ha aperto la procura di Nanterre, che indagherà sulle dichiarazioni rese alla polizia, e al sito Mediapart, dalla loquace ex contabile dell'ereditiera L'Oréal, Liliane Bettencourt.

 

Sono l'alfa e l'omega di uno scandalo di Stato: perché rivelano il passaggio, nel 2007, di 150 mila euro della miliardaria, attraverso il ministro Eric Woerth, per sostenere la campagna del candidato presidenziale della destra, Nicolas Sarkozy. Finanziamento illegale, visto che sorpassa le spartane cifre previste dalle norme, 7.500 euro. Woerth potrà essere interrogato come teste e messo a confronto con la sua accusatrice. «Bene, l'inchiesta servirà a fugare i calunniosi sospetti», hanno commentato, non si sa con quanto sollievo sincero, all'Eliseo.

Ormai la vicenda galoppa. Ci si scambia querele in tribunale e insulti nelle aule parlamentari: con la destra sarkosista che parla di complotto calunnioso di stile fascista e la sinistra che inneggia alla necessità di ripulire gli angolini del marcio di regime. Manca solo il delitto.

 

Attenzione però: il giallo fa già capolino. La contabile ieri è scomparsa. La polizia voleva reinterrogarla, perché pare che con gli agenti della brigata di repressione dei reati economici sia stata più riservata che con i giornalisti di Mediapart. Resta il fatto che il nocciolo delle sue dichiarazioni all'arsenico, capaci, se veritiere, di mettere nei guai un presidente, sono state confermate ieri dalla stessa polizia: che ha trovato le tracce del prelievo di 50 mila euro fatto il 27 marzo 2007 dalla contabile nella filiale di Bnp Paribas di Avenue de la Grande Armée.

 

Cinquantamila euro che Claire Thibout segnò sotto la semplice casuale «Bettencourt», come faceva ogni volta che i soldi erano destinati ai politici per cancellare le tracce. E che poi nel corso di una cena, sotto forma di anonimo pacchetto, sarebbero passati a Woerth, tesoriere della campagna presidenziale. Insieme ad altri centomila prelevati da un conto (clandestino) in Svizzera. I poliziotti hanno ritrovato anche l'esplosiva contabilità cui la donna rimandava per ottenere una scrupolosa radiografica postuma di quei traffici.

 

Ieri il fronte presidenziale ha cercato di dare un'immagine di compatta determinazione. Il primo ministro Fillon ha incontrato un centinaio di esterrefatti e allarmati deputati del suo gruppo e li ha confortati a non dubitare del Presidente: «E' sempre lui il maestro del gioco, non dovete cedere all'agitazione, è lui che decide la data del rimpasto e in questo momento non è una priorità politica».

 

Sarkozy ha parlato del caso in Consiglio dei ministri. Ha ordinato alla truppa di «mantenere il sangue freddo, lavorare e non tenere conto del clima politico». Non sembra una strategia efficace: finora le mosse del Presidente appaiono sbilenche, fuori tono. Subisce la situazione, inveisce con arroganza ma non riesce a ritrovare il filo dell'iniziativa.

Dietro il paravento di tranquilla fermezza, a Palazzo si nota un certo panico. Sarkozy si è legato a filo doppio con il destino del suo ministro: non poteva fare diversamente, dopo averlo legittimato dell'impegnativa qualifica di «galantuomo». A Sarkozy, cinico perfetto, interessa solo il suo destino personale, i collaboratori sono apprezzati solo fino a quando «rendono», lustrano il suo blasone e sanno stare al loro posto.

 

Poi si gettano. Ma in questo caso la caduta di Woerth sarebbe l'implicito riconoscimento della fondatezza delle accuse. Giudiziariamente non ci sono rischi imminenti, il presidente ha l'immunità e il reato potrebbe anche essere prescritto, visto che sono passati tre anni. Ma politicamente sarebbe il disastro.


FRANCIA: EX CONTABILE BETTENCOURT RITRATTA PARZIALMENTE
(Adnkronos) -
Claire Thibout, l'ex contabile della famiglia Bettencourt, ha ritrattato parzialmente le sue affermazioni che avevano coinvolto il presidente francese Nicolas Sarkozy, accusando il sito Mediatrade di averle "romanzate". Lo rivela il sito del quotidiano "le Monde", che cita fonti della polizia.

"L'articolo di Mediapart mi fa dire che avrei dichiarato delle cose relative alla campagna di Balladour. E' completamente falso. Mediapart ha romanzato le mie affermazioni. Non ho mai detto che veniva regolarmente consegnate delle buste a Sarkozy", ha detto ieri sera alla polizia l'ex contabile. Dopo il clamore suscitato dalle sue dichiarazioni, pubblicate ieri sul sito Mediapart, la Thibout si era resa irreperibile.

 

La polizia l'ha rintracciata ieri sera nel sud della Francia dove la donna, presa dal panico, si era rifugiata da suoi parenti. Interrogata, la Thibout ha confermato di aver consegnato 50mila euro in contanti appena ritirati dalla banca ai suoi datori di lavoro, ma non ha piu' confermato che cio' sia avvenuto il 26 marzo 2007, come riportato invece da Mediapart. Sentita per la prima volta dalla polizia lunedi' sera aveva allora situato la scena fra marzo e aprile 2007.

Oggi la Thibout verra' ascoltata a Parigi dagli inquirenti e messa a confronto con Patrice de Maistre, l'amministratore della fortuna di Liliane Bettencourt, principale azionista di L'Oreal. Mediapart ribadisce intanto che le dichiarazioni della Thibout sono state accuratamente trascritte nel corso di due conversazioni, rilasciate in presenza di un testimone, ogni volta diverso. Da queste dichiarazioni si evinceva che Sarkozy riceveva finanziamenti elettorali dalla famiglia Bettencourt. [08-07-2010]

 

 

AVVISO A TUTTI GLI OSTAGGI FRANCESI - VIAGGIARE IN LUOGHI SCONSIGLIABILI ORA HA UN PREZZO – CHI VERRÀ RAPITO RICEVERÀ UNA FATTURA PER SPESE SOSTENUTE PER RENDERE POSSIBILE LA LIBERAZIONE (OPERAZIONI MILITARI, TRASFERTE DI FUNZIONARI, DIPLOMATICI E 007, TELEFONO, FAX, BENZINA E CANCELLERIA) – E IL SALDO FINALE SARÀ IN MILIONI DI EURO. PIÙ IVA….

Domenico Quirico per "La Stampa"

 

Hervé Ghesqière e Stéphane Taponier sono due giornalisti di France 3 prigionieri, da più di sei mesi, dei taleban in Afghanistan. Sembrano spariti nel nulla, ogni tanto arrivano prove, indirette, che sono in vita, richieste di un riscatto politico, ovvero il ritiro delle truppe francesi. Ma la vicenda sembra pericolosamente immobile; tanto che i colleghi dei sequestrati hanno deciso polemicamente di rompere la cortina di silenzio imposta dal governo per «non mettere in pericolo le trattative».

Quando saranno liberati, se l'Assemblea nazionale dà il via a una legge in discussione da oggi e già approvata dal senato, riceveranno una fattura dal Ministero della Difesa con la mortificante dizione: spese logistiche sostenute dall'amministrazione dello Stato per rendere possibile la vostra liberazione, ovvero operazioni di rastrellamento dei militari, trasferte di funzionari, diplomatici e agenti segreti, pagamento di informazioni, telefono fax benzina cancelleria. Una alluvione di cifre a più zeri fino al saldo finale, già calcolato, sicuramente oltre dieci milioni di euro. Più Iva. Senza sconti né rateizzazioni. Solo il riscatto eventuale sarà loro risparmiato.

 

La legge è pronta; con grande soddisfazione del capo di stato maggiore dell'esercito, generale Georgelin, cui le spese rese necessarie dall'imprudenza dei due reporter ficcanaso aveva suggerito pubbliche e concitate riflessioni. Colpevoli, a suo dire, di non essere rimasti barricati nelle caserme con aria condizionata delle forze francesi a Kabul a raccontare «l'eroismo dei nostri ragazzi», invece di andare a curiosare nelle valli dove dominano i taleban, ufficialmente sbriciolati da mesi.

 

Ora si cambia. Gli ostaggi francesi all'estero sono avvisati. Il rischio temerario in luoghi non consigliabili è affar vostro, ma a pagamento. Decidete di passare le vacanze nello Yemen dove il sequestro di persona è la prima industria nazionale? Portate il vostro yacht nelle acque somale care ai pirati per provare il brivido del proibito? Benissimo. La Francia allerta i parà della Legione, mobilita i suoi diplomatici. Poi però spedisce il conto. Meticoloso fino all'ultimo centesimo.

 

Come quando i vigili del fuoco vengono a aprirvi la casa perché avete smarrito la chiave. Gli ostaggi sventurati sono quindi equiparati dalla legge agli alpinisti cui frulla per il capo di scalare la Nord del Bianco dopo tre lezioni al circolo della montagna o agli speleologi che bighellonano allegramente negli abissi. La legge recita: «Devono rimborsare le spese per il soccorso all'estero le persone che si sono deliberatamente esposte, senza motivo legittimo per la loro situazione professionale o per una situazione di urgenza, a rischi che non potevano ignorare».

L'idea della legge è nata per il caso di due turisti francesi che si erano recati in Pakistan per una scarpinata ed erano stati rapiti e di uno yacht di milionari catturato al largo delle coste somale.

 

I problemi nascono su quel «motivo legittimo». Sono in ansia, giornalisti e organizzazioni non governative, che non ignorano di essere considerate al quai d'Orsay delle seccature di prima grandezza e temono, nell'applicazione della norma, uno di quei glissando logici che danno il capogiro. I giornalisti che decidono di recarsi in un luogo sconsigliato dall'Onu o dalle autorità francesi perché pericoloso dovranno pagare?

Un medico che si reca nella terra di nessuno per soccorrere i profughi è un irresponsabile da sanzionare finanziariamente oppure un eroe da citare nelle lapidi della patria riconoscenza ? Con la prospettiva di fatture di milioni di dollari c'è il rischio che giornali e televisioni cancellino tutte le inchieste nei luoghi pericolosi del pianeta. Quasi un attentato strisciante alla libertà di stampa. E che le Ong rinuncino a operare laddove più c'è bisogno di loro: dalla Somalia al Congo all'Iraq.

 

Per questo un deputato socialista, Hervé Féron, aveva proposto un emendamento: escludere dalla sfera di applicazione della legge giornalisti, interventi umanitari, ricercatori e universitari. Proposta bocciata. Ieri, durante il dibattito, il ministro degli esteri Kouchner ha tentato di rassicurare: «Non saranno coinvolti da questa norma né i giornalisti né le Ong, che fanno il loro mestiere. Vogliamo colpire le agenzie di viaggio, affinchè si dotino di adeguate assicurazioni».

Nella primavera 2004 (nello stesso periodo fu rapito e ucciso il contractor italiano Fabrizio Quattrocchi) il governo di Tokyo constrinse Nahoko Takato (cooperante), Soichiro Koriyama (fotoreporter freelance) e Noriyaki Imai (studente), sequestrati e minacciati di morte per otto giorni dai guerriglieri iracheni, a rimborsare le spese del loro rimpatrio, 6 mila dollari a testa. Il motivo? Non avrebbero dovuto recarsi in Iraq, Paese ad altissimo rischio. I tre pagarono e si scusarono.

 

 

[06-07-2010]

 

 

shampoo L’OREAL per sarkò – LO SCANDALO BETTENCOURT ARRIVA ALL’ELISEO – IL CONTABILE DI LILIANE AFFERMA: TANGENTI AL TESORIERE DEL PARTITO WOERTH (OGGI MINISTRO DEL LAVORO), PER LA CAMPAGNA DI SARKOZY – SEGUONO SMENTITE INDIGNATE – INTANTO L’AFFARE S’INGROSSA, LA DONNA PIÙ RICCA DI FRANCIA AL CENTRO DI UN’INCHIESTA SULL’ESPORTAZIONE DI CAPITALI…

1 - VICENDA BETTENCOURT, NUOVE RIVELAZIONI SU SARKOZY E WOERTH...
Radiocor - Eric Woerth, attuale ministro del Lavoro francese, avrebbe ricevuto, nella sua posizione di tesoriere dell'Ump, la somma di 150.000 euro in contanti da Liliane Bettencourt, padrona de L'Oreal, per finanziare la corsa alla Presidenza di Nicolas Sarkozy nella primavera del 2007. Lo afferma Patrice de Maistre, contabile e uomo di fiducia della Bettencourt. Il ministro del Lavoro smentisce tutto e secondo fonti vicine al partito del presidente, Sarkozy 'sta riflettendo' se fare un intervento pubblico sulla vicenda.

 

2 - L'ORÉAL, BETTENCOURT IN MINORANZA. L'EVOLUZIONE DELLA VICENDA DELLA RICCA SIGNORA...
Dal "Corriere della Sera"

Liliane Bettencourt, una delle donne più ricche di Francia, potrebbe essere al centro di un'inchiesta per esportazione di capitali.

 

La procura di Nanterre potrebbe decidere di aprire un fascicolo nei confronti della donna, da giorni al centro di uno scandalo fiscale che avrebbe coinvolto anche la moglie del ministro del Lavoro Eric Woerth. La vicenda è già diventata una sorta di «telenovela» politico-giudiziaria con la pubblicazione, a metà giugno, di registrazioni telefoniche effettuate dal maggiordomo di una delle donne più facoltose al mondo, nelle quali il gestore del patrimonio della Bettencourt, Patrick de Maistre, patron di Clymene, parlerebbe di sospette manovre per aggirare il fisco francese e connessioni con la politica.

 

Se l'inchiesta dovesse partire, secondo la stampa francese, la Procura potrebbe interrogare la Bettencourt e il suo amministratore, ma anche la moglie del ministro Woerth, Florence, che da novembre 2007 ai giorni scorsi è stata una dei cinque dipendenti di Clymene, società di gestione che appunto si occupa del patrimonio Bettencourt. Patrimonio rilevante.

La vicenda non coinvolge minimamente la società L'Oreal ma Liliane Bettencourt è la figlia del fondatore del gruppo ed è azionista assieme alla famiglia con il 31% delle azioni della società quotata alla borsa di Parigi da quasi 50 anni. Tra gli altri azionisti, la Nestlé con il 29,8%, mentre al mercato in generale fa capo il 36,8%, e il restante 2,4% è rappresentato da azioni proprie. Il gruppo infatti è gestito da manager nominati come qualsiasi società quotata.

 

 

 

[06-07-2010]

 

 

15 - GUAINO, ELISEO NON E' INTERVENUTO NEL DOSSIER 'LE MONDE'...
(Adnkronos) - L'Eliseo non e' intervenuto nel processo di vendita di 'Le Monde', il prestigioso quotidiano francese che e' stato rilevato dalla cordata costituita dagli uomini d'affari Pierre Berge' e Xavier Niel e dal banchiere di Lazard, Matthieu Pigasse. A sostenerlo in un'intervista a 'Le Parisien', e' Henri Guaino, il Consigliere del presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy. Nei giorni scorsi il direttore di 'Le Monde', Eric Fottorino aveva detto, dopo un incontro con Sarkozy, che la cordata Berge'-Niel-Pigasse non aveva i favori del presidente della Repubblica. In lizza c'era anche la cordata guidata da Claude Perdriel, il fondatore del Nouvel Observateur e costituita dal gruppo spagnolo Prisa e da Orange (France Telecom).

Guaino sostiene che l'Eliseo non e' intervenuto nel dossier. 'No. Scegliere tra il patron del 'Nouvel Observateur', che si situa a sinistra, e il consigliere economico della socialista Segolene Royal, non avrebbe molto interesse. Non trovate? E poi, chi potrebbe pensare che i giornalisti di 'Le Monde' potrebbero lasciarsi influenzare?'. 05-07-2010]

 

 

SARKO SCIÒ – PER FAR SCUDO AL SUO MINISTRO WOERTH IMPELAGATO NEL CASINO L’ORÉAL, LO SCHIAVETTO DI CARLA BRUNI SACRIFICA I DUE VICE-MINISTRI COINVOLTI NELLO SCANDALO DI JET PRIVATI E SIGARI CUBANI PAGATI DAL GOVERNO – QUEL MAXI-RIMBORSO DI 30MLN DEL FISCO FRANCESE A MADAME BETTENCOURT (GRAZIE A UNA LEGGE DI SARKOZY) FA INCAZZARE MEZZA FRANCIA

 

1- GOVERNO SALTANO DUE VICE-MINISTRI DI SARKOZY...
Giampiero Martinotti
per "la Repubblica"

 

Il governo Fillon scricchiola, Nicolas Sarkozy tenta di salvare uno dei suoi più fedeli colonnelli sacrificando alcune pedine secondarie, ma l´affare Bettencourt e gli scandali più o meno importanti rivelati dalla stampa nelle ultime settimane fanno vacillare il centro-destra.

Appena pochi giorni fa, il capo dello Stato aveva promesso un "ripulisti" in autunno, con la nomina di un nuovo governo, ma la pressione dell´opinione pubblica si è rivelata troppo forte e ieri sera due sottosegretari sono stati licenziati. Un estremo tentativo per salvare Eric Woerth, uomo dalle molteplici cariche (segretario amministrativo del partito sarkozista, ex ministro del Bilancio e oggi al Lavoro, dove pilota la riforma delle pensioni), impantanato con la moglie in un conflitto d´interessi nell´affare Bettencourt. Una mossa che rischia di accrescere, anziché ridurre, le difficoltà in cui annaspa Woerth.

 

Le dimissioni dei sottosegretari arrivano infatti troppo tardi. I due sono oggetto di polemiche da diverse settimane, cioè da quando il Canard enchainé ha rivelato la loro disinvoltura. Christian Blanc, sottosegretario per la creazione della Grande Parigi, è stato incastrato sul fatto che fa più discutere i francesi: si è fatto pagare dal ministero 12 mila 500 euro di sigari Avana. E non avendo riconosciuto i fatti, ha rimborsato solo un terzo della cifra. Come se non bastasse, l´ex socialista ed ex presidente di Air France ha un contenzioso con il fisco, il colmo per un membro del governo.

 

L´altro dimissionario è il sottosegretario alla Cooperazione, Alain Jouyandet: mesi fa, è stato criticato per aver affittato un aereo privato (116 mila 500 euro) per recarsi nelle Antille, poi si è saputo che aveva ottenuto una licenza edilizia per la sua casa in Costa azzurra barando sulla metratura.

Queste e altre storie avevano creato un clima malsano, avvelenato poi dal caso Woerth-Bettencourt. Da qui la decisione di Fillon e Sarkozy di imporre ai due le dimissioni per cercare di salvare il salvabile.

Per il capo dello Stato si tratta soprattutto di salvare Woerth. Ma è evidente che in queste settimane il suo fiuto politico (come avvenne anche con la mancata nomina di suo figlio alla guida del quartiere d´affari della Défense) ha fatto cilecca. Sarkozy avrebbe dovuto intervenire subito, ma si è lasciato fuorviare dalla concezione monarchica dei suoi predecessori, che si sono sempre rifiutati di agire sotto la pressione dell´opinione pubblica.

 

Ma oggi i due sottosegretari licenziati fanno la figura di due soldatini sacrificati per far scudo a un ufficiale, Woerth, il cui caso è giudicato «grave» dal 56 per cento dei francesi. La vera crisi politica sta qui, nei rapporti ambigui tra il potere sarkozista e il potere industrial-finanziario, tra l´immunità concessa ad alcuni e rifiutata ad altri, tra i sacrifici che chiederà la politica di rigore e il mantenimento degli sgravi fiscali concessi ai più grossi contribuenti nel 2007. Il divorzio tra Sarkozy e l´opinione pubblica si situa su questo crinale e non basteranno le dimissioni di due sottosegretari a risanarlo.


2- MAXI-RIMBORSO DEL FISCO FRANCESE A MADAME L´OREAL
Giampiero
Martinotti per "la Repubblica"

Non passa giorno senza una nuova rivelazione capace di arricchire la polemica sul caso Bettencourt e mettere alle corde Eric Woerth, ministro del lavoro e soprattutto ex titolare del bilancio, in pieno conflitto di interessi nella vicenda a causa della moglie, Florence, che gestiva il patrimonio della donna più ricca di Francia. Ieri il sito Mediapart ha rivelato che il fisco nel 2008 ha restituito a Liliane Bettencourt 30 milioni di euro grazie alla legge simbolo di Nicolas Sarkozy, votata subito dopo il suo arrivo all´Eliseo.

Poi si è saputo che la ex contabile della donna poteva ritirare ogni settimana 50mila euro in liquidi e annotava diligentemente i beneficiari: i suoi quaderni sono stati riconsegnati alla Bettencourt al momento del licenziamento e saranno certamente spulciati dagli ispettori fiscali.

La notizia del rimborso non è passata inosservata: la proprietaria dell´Oréal ha pagato in dieci anni 400 milioni di tasse e per un solo anno se n´è visti rimborsare 30 grazie al cosiddetto "scudo fiscale", che non ha niente a vedere con l´italiano. La legge prevede infatti che nessun contribuente possa versare al fisco più del 50% dei suoi redditi. E poiché Oltralpe c´è la patrimoniale, i contribuenti più ricchi si vedono rimborsare parte delle imposte pagate.

Legale, dunque, ridare 30 milioni alla Bettencourt, ma poiché in questi giorni s´è saputo che ha proprietà estere non dichiarate (due conti in Svizzera, un´isola alle Seychelles che non si sa bene a chi appartenga), l´assegno dell´erario genera un clima nefasto, perché gli amici ricchi del potere danno sempre l´impressione di passare tra le maglie della legge.

In questo quadro diventa quasi secondario sapere se Woerth ha dato o no via libera al rimborso, poiché l´atto è praticamente automatico. Ma il ministro è impantanato nella melma delle rivelazioni. Sua moglie assicura che non sapeva dell´evasione fiscale, nessuno le crede: la Tribune de Genève ha pubblicato le dichiarazioni di un banchiere elvetico, secondo cui Florence Woerth passava molto tempo a Ginevra.

Certo, la Bettencourt ha nella Confederazione attività assolutamente legali (è socia di Nestlé con almeno il 3%), ma l´idea che la moglie del ministro ignorasse completamente le eventuali azioni illecite della datrice di lavoro è poco credibile. In più, l´attività in contanti dell´ex contabile lascia aleggiare un profumo di finanziamenti illeciti, magari ai partiti.

E Woerth è anche il segretario amministrativo del partito sarkozista. Nella tempesta, l´unica tranquilla sembra la Bettencourt: in una poco incisiva intervista data a Tf1 la donna, molto sorda, ha manifestato un calma olimpica: il fisco indaga? «Che faccia il suo mestiere!». 05-07-2010]

 

 

IL PRESIDENTE E CARLà (COME UN GANGSTER CON LA SUA PUPA) FANNO “FUORI” I GIORNALISTI ROMPICOGLIONI CON BOTTE E SPINTONI – L’ULTIMA, TRE GIORNI FA, QUANDO LE PRéSIDENT DÀ ORDINE ALLE GUARDIE DEL CORPO DI STRAPPARE LA TELECAMERA SCOMODA A UN REPORTER DI FRANCE 3, E FINISCE A CEFFONI

Maria Giovanna Maglie per "Libero"

Remmert e moglio MArcia

Ma che bella coppia presidenziale. Lei ostenta una faccia ceramicata che manco una starlette di Hollywood, e passa dai racconti piccanti di sesso con il marito mentre Queen Elizabeth li aspetta a pranzo, spiattellati alla collega Michelle Obama, ai proclami su come riuscirà a mettere fine in due tre anni all'epidemia di Aids, proclami capricciosi che "La Stampa" di Torino ritiene degni di pubblicazione nobile; e c'è da ringraziare il cielo che abbia apparentemente, almeno per ora smesso di occuparsi amorevolmente delle sorti dei terroristi e rapinatori e assassini italiani in fuga.

 

Lui sembra la caricatura di un film marsigliese in bianco e nero, il gangster con la pupa, e sputa sui giornalisti, vil razza dannata, nel senso che li insulta personalmente, li fa cacciare dal posto di lavoro anche se li preferirebbe direttamente in galera, l'ultima, tre giorni fa, dà ordine alle guardie del corpo di strappare la telecamera a un reporter di France 3, e finisce a ceffoni.

 

Vi raccontiamo alcune perle della première coppia francese, peraltro digerite serenamente dai concittadini e dal mondo dell'informazione, e vi chiediamo di immaginare come finirebbe qua se l'uomo più accusato di tirannia mediatica, Silvio Berlusconi, assomigliasse minimamente al suo collega di Parigi. Per fortuna il premier è uomo che ama la parola e detesta la violenza fisica.

Provatevi a immaginare Sarkò se qualcuno, come ha fatto qualche giorno fa Giuseppe D'Avanzo su "la Repubblica", dicesse di lui: «Bisogna convincersene, quell'uomo (Berlusconi) sarà sempre in grado di mostrare un'intenzione più maligna, una mossa ancora più fraudolenta, un volto ancora peggiore» Lo spettacolo in Italia ci viene risparmiato, e ne siamo lieti.

O no? Torniamo in Francia. Qualche mese fa ai due audaci che avevano messo sul "Journal de Dimanche" la notizia del presunto tradimento reciproco tra Nicolas e Carla Bruni, è stato comminato il licenziamento in tronco su richiesta del presidente. Mercoledì sera, a Seine- Saint Denis, una delle zone toste della banlieu parigina, una troupe della Tv di Stato stava girando nella zona un reportage sul traffico di crack quando si è trovata di fronte a sorpresa il capo dello Stato e naturalmente la sua scorta.

A completare la scena un ragazzo che il servizio d'ordine di Sarkozy ha appena bloccato per ingiurie al presidente. È ferito e coperto di sangue, ma quando la troupe fa per filmare la scena, la scorta cerca di strappare la telecamera dalle mani del giornalista, prendendolo a schiaffi e pugni Il presidente ha sempre fatto così, e lo fa ancora meglio da quando al suo fianco a gestire i rapporti con la stampa c'è Charron, uno che sembra la fotocopia del capo quanto a duttilità intellettuale, e che ha tra le sue frasi preferite: «I giornalisti devono avere paura di noi, non noi da loro », che come sintesi del ruolo della stampa nei Paesi democratici non scherza.

Vi ricordate dell'ex moglie di Sarkozy, la signora Cécilia? Nell'agosto del 2005 Sarkozy, non ancora presidente, chiese e ottenne il licenziamento del direttore di Paris Match, Alain Genestar, che aveva messo in copertina la sua ex moglie Cecilia assieme all'amante, Richard Attias, quello che avrebbe sposato qualche anno dopo Anche Carlina, come la chiamava l'avvocato Agnelli quando la conobbe a soli quindici anni, non scherza.

In rete è rimasto solo pochi giorni il filmato su alcune delle tappe fondamentali della sua vita, autore il regista francese Thomas Cazals, che metteva in evidenza aspetti frivoli e piccanti dell'attuale premiere dame. Messo in rete il 18 maggio, in pochi giorni è stato cliccatissimo: ripreso dai siti internet di tutto il mondo il mini-documentario di 27 minuti dal titolo "In the tube with Carla", realizzato con video trovati sul web è stato poi rimosso dal provider che lo ospitava, Vimeo.com, anche se su Youtube, se vi affrettate e la mannaia di Sarkò non è ancora calata, se ne trova ancora un estratto.

Ci sono immagini istruttive, le feste con le altre top model,come Naomi Campbell, dove al tavolo della Bruni spunta anche un pene gigante gonfiabile, e c'è un suomemorabile intervento come ospite della trasmissione "Eurotrash" presentata dallo stilista Jean-Paul Gaultier e da Antoine de Caunes. In diretta tv, la ex modella, allora ventinovenne, è il 1996, tira fuori dalla sua borsetta "La guida internazionale dell'amore e del sesso", una sorta di dizionario con la traduzione in sette lingue delle espressioni più comuni nel fare sesso.

«È utile avere questo tipo di libri quando si viaggia molto, in diverse parti del mondo, e si incontrano ogni giorno nuove persone: dobbiamo sempre sapere cosa dire in caso si finisca a letto con qualcuno». Qualcuno, molti anni dopo, è diventato uno abbastanza potente da credere di poter mettere a tacere la stampa su fatti pubblici e privati che riguardano lui e l'ex top model libertina. Con qualche escursione anche nella satira tv, anche qui il paragone con il Cav è d'obbligo. «Sarkozy ha gli occhi di un merluzzo fritto», diceva il noto comico Stephane Guillon, da un programma di successo che andava in onda su France Inter. Andava, lo hanno chiuso.

 28-06-2010]

 

 

 

L’OREAL, che shampoo! – NELL’INFINITA faida BETTENCOURT, la famiglia più ricca di Francia, SPUNTA L’ELISEO – SI PARLA DI DONAZIONI (LEGALI) A PERSONAGGI DEL GOVERNO E ANCHE A SARKÒ - C’È DI MEZZO LA MOGLIE DEL MINISTRO WOERTH CHE dal 2007 gestiva una parte della fortuna di Liliane Bettencourt – A BECCARLI è STATO IL MAGGIORDOMO CHE REGISTRAVA LE CHIAMATE DELL’EREDITIERA (ORA PUBBLICATE SUL WEB) PER CONTO DELLA DI LEI FIGLIA

Domenico Quirico per "la Stampa"

 

Finora era una lotta feroce, gonfia di veleno e di dolore, tra una madre Liliane Bettencourt, la donna più ricca di Francia, e una figlia, Françoise Bettencourt-Meyers, che si scannano per una fortuna miliardaria, l'Oréal, multinazionale della bellezza planetaria. La figlia sostiene che la madre, anziana e malata di mente, dilapida milioni di euro per beneficiare finti amici e scrocconi avidissimi (ha regalato un'isola delle Seychelles ad un amico artista).

Ora è diventata qualcos'altro: giorno dopo giorno, tra risse giudiziarie, richieste di perizie psichiatrice, rivelazioni impietose di tutti gli scheletri di famiglia, si è sviluppato uno scandalo politico che lambisce due ministri importanti, Eric Woerth, responsabile del lavoro e fino al marzo scorso del bilancio, e Valérie Pécresse (istruzione superiore). E il presidente Nicolas Sarkozy.

 

Scesi in campo per dare una mano alla vecchia signora dei cosmetici; e destinatari di assegni, secondo alcune registrazioni riportate dal sito Mediapart, per garantirne il successo nel guazzabuglio domestico, giudiziario e soprattutto fiscale.

Perché la Bettencourt madre aveva un piccolo guaio per conti all'estero rispettivamente di 65 milioni e 15 milioni di euro. Anche senza sottoscrivere i fulmini scagliati dalla opposizione di centro e di sinistra c'è abbastanza per sottolineare una infida prossimità governativa con la Grande Ricchezza. Collusione politica in questo momento letale per il Presidente.

 

La vicenda ha già comunque una vittima di rango : la moglie del ministro Woerth, Florence, che gestiva dal 2007 una parte della fortuna di Liliane Bettencourt, ha deciso di lasciare il suo incarico. Lo ha annunciato, in significativa coincidenza con le nuove rivelazioni, il marito: «Il ruolo di mia moglie era semplicemente di proporre investimenti nel quadro della legge - si è difeso Woerth - io non sono mai intervenuto, deontologicamente sono a posto». L'opposizione non la pensa così.

 

Al centro de l'affaire alcune registrazioni clandestine realizzate tra il maggio del 2009 e il maggio 2010 dal maggiordomo di casa Bettencourt che le ha poi passate alla figlia impegnata nella implacabile ricerca di prove dell'imbambolimento della madre. Dalle registrazioni emerge la fragilità della anziana signora (87 anni) ma anche ben altro: l'esistenza di conti clandestini in Svizzera e di un'isola alle Seychelles, manovre per aggirare il fisco di cui i coniugi Woerth sarebbero stati a conoscenza, l'intervento diretto dell'Eliseo nella procedura giudiziaria scatenata dalla figlia.

 

Ma ieri nuovo colpo di scena e ingresso in campo di protagonisti di gran piumaggio. Sempre Mediapart, una specie di Saint Just versione internet delle piaghe del sarkosismo, ha messo in onda un nuovo estratto delle conversazioni tra l'amministratore della fortuna dell'erede di L'Oréal, Patrice de Maistre (discendente dell'implacabile nemico savoiardo della Rivoluzione), e la signora Bettencourt.

 

De Maistre parla di Valerie Pécresse allora candidata alle regionali: «la Pécresse è in campagna. Perderà. Ma dobbiamo darle una mano». Poi aggiunge: «Poi c'è Woerth il ministro del bilancio; dobbiamo aiutare anche lui. E poi c'è Sarkozy.... il massimo legale, 7500 euro. Non è caro». De Maistre ha confermato : 7500 alla Pécresse, 7500 a Sarkozy, 10 mila per la costruzione di un auditorium. Tutto legale dunque. Ma politicamente è accettabile? 22-06-2010]

 

FRANCIA: BETTENCOURT (L'OREAL) SVELERA' TUTTE ATTIVITA' ESTERE...
(AGI/AFP) - Liliane Bettencourt, la principale azionista di L'Oreal, nonche' la donna piu' ricca di Francia e la seconda donna piu' ricca del mondo (dopo Alice Walton), s'impegna a dichiarare tutte le sue attivita' all'estero. La 87enne Bettencourt ha deciso di divulgare le sue attivita' all'estero per conformarsi alla legge francese, dopo essere stata sospettata di evasione fiscale. La donna e' finita nell'occhio del ciclone dopo alcune intercettazioni effettuate dal suo maggiordomo, che aveva segretamente messo un registratore nel suo ufficio. Le registrazioni sono stato poi consegnate alla figlia, Francoise Bettencourt Meyer che le ha trasmesse in Tribunale. In ballo c'e' una cospicua eredita', che la madre vorrebbe lasciare a un uomo molto piu' giovane di lei.28.06.10

 

I NASTRI DELLO SCANDALO L´OREAL METTONO NEI GUAI DUE MINISTRI...
Da "la Repubblica" -
Le rivelazioni emerse dalle conversazioni di Lilliane Bettencourt, erede del gruppo L´Oreal e donna più ricca di Francia, registrate segretamente dal suo maggiordomo dal maggio 2009 al maggio 2010, rischiano di provocare un terremoto politico in Francia. E ieri alcuni deputati hanno chiesto le dimissioni del ministro del Lavoro Eric Woerth.

 

Secondo quei nastri, consegnati alla polizia, risulterebbero legami poco trasparenti, con il sospetto di doni finanziari o addirittura di mazzette, tra l´anziana ereditiera, 87 anni, e diverse personalità dell´attuale maggioranza di governo. Tra questi figurano appunto il ministro del Lavoro Eric Woerth e quello dell´Educazione superiore Valerie Pecresse. Woerth, in particolare, che nel 2009 era ministro del Bilancio, sarebbe stato al corrente delle irregolarità fiscali nella gestione del patrimonio della Bettencourt.

28.06.10

 

il bavaglio di berluskozy - Un giornalista francese rischia di essere condannato a cinque anni di carcere e a una multa da 375mila euro per aver pubblicato, nel luglio del 2008 sul sito di informazione Rue89.com, un video fuorionda del presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy negli studi dell’emittente pubblica France 3...

 conferenza stampa alla Casa Bianca

Dal "Corriere della Sera"

Un giornalista francese, Augustin Scalbert, rischia di essere condannato a cinque anni di carcere e a una multa da 375mila euro per aver pubblicato, nel luglio del 2008 sul sito di informazione Rue89.com, un video fuorionda del presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy negli studi dell'emittente pubblica France 3.

L'uomo è finito sotto inchiesta per essersi rifiutato di rivelare agli inquirenti da chi aveva ottenuto le immagini in cui Sarkozy, ai tempi impegnato in un duro braccio di ferro con i dipendenti del gruppo France Television sulla riforma del sistema audiovisivo, si lamentava del mancato saluto di un tecnico e faceva domande provocatorie al conduttore incaricato di intervistarlo. La stampa francese è in rivolta.

Claude Soula del Nouvel Observateur parla di «buon giornalismo bloccato da una museruola e condannato» e invita la legge francese a garantire alla stampa «il diritto fondamentale di fare il proprio lavoro, proteggendo la riservatezza delle fonti». Di vera e propria «minaccia alla tutela delle fonti» parla anche Reporters sans frontières che definisce «scandaloso» il fatto che «due anni dopo i fatti, questa vicenda non sia ancora stata archiviata e che abbia assunto tali proporzioni, con un giornalista che rischia addirittura di finire in prigione».

«Se ci dovessero essere sanzioni- fa eco il Sindacato nazionale dei giornalisti francesi- lo considereremmo una minaccia alla libertà di stampa». Il direttore di Rue89.com Pierre Haski si è difeso così: «Quelle immagini non contengono segreti di Stato, o di alcova, ma danno elementi informativi su un presidente ai tempi in carica da solo un anno».

 

 

[16-06-2010]

 

 

SARKÒ TOCCA IL FONDO (NERO) – ARRIVA IN LUSSEMBRGO UN PAPOCCHIO FATTO DI ARMI AL PAKISTAN (CON ANNESSI ATTENTATI ANTI-FRANCESI FALSAMENTE ATTRIBUITI AD AL-QAEDA) E SOLDI PER FINANZIARIE LA CAMPAGNA DI BALLADUR CONTRO CHIRAC – TUTTO ARCHITETTATO DALL’ALLORA MINISTRO DEL BILANCIO SARKOZY – L’ELISEO SMENTISCE SDEGNATO E GRIDA AL COMPLOTTO DELL’ECONOMIA PARALLELA E DELINQUENZIALE, ANSIOSA DI VENDICARSI DEL ’CAFONE’ DEL CAPITALISMO ETICO E FUSTIGATORE DEI PARADISI FISCALI...

Domenico Quirico per "la Stampa"

Da un paio di mesi c'è un melmoso torrente carsico che corre sotto la politica francese e ne fa sfrigolare le massime fondamenta: ogni tanto balza in superficie con voci, articoli, rivelazioni, addirittura un libro. Ma questa volta c'è un documento, addirittura poliziesco: è arrivato dal Lussemburgo al giudice francese nel gennaio scorso, ha visto la luce solo ieri, a dimostrazione che questa vicenda di corruttela su forniture militari, con l'aggiunta di un massacro per vendetta attribuito ad Al Qaeda, fa davvero paura al Potere in carica a Parigi.

Secondo la polizia lussemburghese, Nicolas Sarkozy sarebbe l'architetto di un raffinato sistema di retro-commissioni su forniture di sottomarini al Pakistan, che ha fatto affluire nelle casse di Edouard Balladur, impegnato nelle presidenziali contro Chirac, 96 milioni di franchi.

 

All'epoca Sarkozy era ministro del Bilancio, per poi diventare stratega della campagna (fallita) di Balladur contro Chirac nel 1995. Al suo fianco c'era allora un altro tenace frequentatore di vicende di tangenti, Charles Pasqua, ex ministro degli Interni. Lo hanno appena condannato per un'altra faccenduola di tangenti su forniture di armi all'Angola. I cannoni sono una forma di attecchimento classico della corruzione, anche perché la Francia è uno dei maggiori produttori mondiali.

 

Gli inquirenti lussemburghesi, che citerebbero esplicitamente il nome di Sarkozy e Balladur, affermano con forza: «Una parte delle retro-commissioni è di certo ritornata in Francia per finanziare la campagna politica per le presidenziali». Reazione dell'Eliseo: «Tutto ciò è grottesco». Non basterà, però, per placare le curiosità del tenace giudice francese Marc Trévidic, che si è visto opporre finora il muro del «spiacenti, segreto Difesa» alla richiesta di documenti.

Il contratto per la fornitura di sottomarini «Agosta» al Pakistan (826 miliardi di euro) fu un grosso colpo per la Direzione delle costruzioni navali. Secondo l'inchiesta, e secondo le cattive abitudini della industria degli armamenti, cominciarono a correre tra Parigi e Karachi voluminosi plichi di «mance».

 

Strumento dei passaggi sarebbe stata una società lussemburghese, «Heine», assai opaca: serviva alla Dcn per le operazioni occulte, quelle da non citare nei verbali dei consigli di amministrazione. Il copione, disegnato con molta diligenza dall'inchiesta, coinvolge anche un uomo d'affari libanese, Ziad Takkedin, abituato al retropalco degli affari internazionali, remunerato con 33 milioni di euro per il disturbo, fiotti di denaro che passano dal Lussemburgo all'Isola di Man, altro territorio dove il denaro sporco riacquista un bel colore: e un circuito di finanziamenti occulti che, ammirati, gli inquirenti lussemburghesi definiscono «straordinario per accortezza e competenza tecnica, per la capacità di non lasciare prove, l'assenza di nomi e di tracce visibili, qualcosa addirittura in anticipo sui tempi».

 

Insomma, dietro questi uccelli di rapina della vita pubblica ci sarebbe una mente politico-finanziaria di grande rilievo.

La vicenda delle tangenti ebbe una conclusione sanguinosa. Per vendicarsi della sospensione dei «pagamenti» da parte dei francesi i pachistani, ovvero la solita alleanza tra Servizi, politici e trafficanti associati nel libero esercizio del peculato e della malversazione, l'8 maggio 2002 organizzarono un attentato a Karachi, in cui persero la vita undici ingegneri navali francesi che lavoravano al progetto sottomarini.

La strage venne attribuita frettolosamente alla già onerosa fedina criminale di Al Qaeda. E tutti, compresi i parenti delle vittime, furono messi a tacere. Pista che il giudice francese ha meticolosamente smantellato.

Tutto è ovviamente da provare ma il tono della polemica monta. C'è materiale a sufficienza. Sarkozy, gran fustigatore dei paradisi fiscali come il Lussemburgo, sospettato di essere l'architetto geniale di una classica operazione di capitalismo sporco! I difensori del presidente si preparano a gridare a un complotto da parte dell'economia parallela e delinquenziale, ansiosa di vendicarsi del catone del capitalismo etico.

 

L'AFFAIRE CLEARSTREAM
Alcuni politici furono accusati di avere conti segreti su Clearstream, usati per tangenti nella vendita di fregate francesi a Taiwan. Ci furono rivelazioni su un presunto conto di Sarkozy all'estero, ma fu scagionato

L'APPARTAMENTO DI NEUILLY
Quando Sarkozy era sindaco di Neuilly, si parlò di condizioni particolari che gli sarebbero state fatte per l'acquisto di un appartamento: il proprietario era un imprenditore che faceva affari col comune.

IL FIGLIO JEAN ALLA DÉFENSE
Jean, 23 anni, viene candidato alla guida dell'Istituto pubblico di pianificazione della Défense. Dopo proteste e polemiche, deve ritirarsi.

 

[04-06-2010]

 

LA RÉPUBLIQUE DEI VELENI – GLI INTELLETTUALI FRANCESI IN RIVOLTA CONTRO IL “NEPOTISTA” MITTERRAND – L’AMICONE CHE CARLÀ HA PORTATO DA VILLA MEDICI AL MINISTERO DELLA CULTURA, ORA DISPENSEREBBE POLTRONE A GOGÒ – I SINDACATI: “QUAL È IL CRITERIO? L’OBBEDIENZA POLITICA OPPURE L’AMICIZIA?” - LA REPLICA “A DECIDERE SONO IO”…

Domenico Quirico per "la Stampa"

 

Dopo aver scampato la piccante bufera, per il libro in cui trasfigurava liricamente esperienze amorose con ragazzi asiatici, il ministro della Cultura Frédéric Mitterrand si è rifugiato nel tran tran di soddisfatto amministratore della Sapienza nazionale come Noè sull'Arca. Molti trovano il suo gaudio, evidente, straripante, indossato come una bardatura, un po' scomposto visti i tempi sciroccosi che attraversa la Francia.

«Le Point», un settimanale posato, non certo accusabile di bilioso antisarkosismo, gli ha dedicato nell'ultimo numero una micidiale sequenza fotografica con alcune sue polpose e ilari apparizioni: inghirlandata dal titolo «clown». Ma i problemi per il ministro non paiono derivare solo dalla insopprimibile tentazione allo snob. Gli strali degli addetti ai lavori si riferiscono, semmai, alle nomine: il ministro che appare così invulnerabile ai volgarucci problemi amministrativi e votato all'empireo culturale, sarebbe, secondo loro, un silenzioso ma infaticabile traffichino del nepotismo.

Le solite gelosie di quella palude di veleni che è il mondo dello spettacolo e della cultura? Sfogliamo il dossier: panciuto. La nomina dello scrittore Jean Marie Besset al teatro di Montpellier ha provocato due infuocate lettere aperte di protesta da parte di un centinaio di intellettuali, di direttori dei teatri nazionali e dei sindacati. Inviperiti per il fondo e per la forma.

Quando l'attore Charles Berling , duplicato dal fratello Philippe regista, è stato installato alla guida del nuovo teatro di Tolone «La Liberté», non hanno indignato le stravaganti dichiarazioni programmatiche di «non voler allestire spettacoli che piacciano a tutti». È piuttosto la qualifica di amico di Carla Bruni Sarkozy che è stata messa in causa. Carla Bruni che non è un segreto ha districato Mitterrand, che a Roma si annoiava alla guida di villa Medici, dal paludismo italiano per riportarlo alla più confortevole atmosfera parigina e ministeriale.

 

E poi la designazione, sbrigativa, di Dominque Hervieu alla «Maison de la danse» di Lione. A Versailles sta per essere indirizzato Xavier Darcos, ministro licenziato da Sarkozy a cui bisogna trovare confortevole sistemazione: è aperta la pratica del nuovo presidente di «France television» che una legge ha assegnato direttamente al presidente della Repubblica.

 

E poi c'è il caso AFP, la agenzia di stampa francese largamente dipendente dallo Stato che assicura il quaranta per cento delle sue entrate. Un segreto per nessuno certo; ma finora erano state rispettate le forme. Non con Mitterrand: è stato insediato con ordine sovrano alla presidenza Emmanuel Hoog, ex direttore dell'Istituto nazionale dell'audiovisivo.

Dunque da parte di molti inorriditi si grida all'avvento di una «repubblica delle banane», dove si spartiscono i posti tra deferenti clientele. Più sottilmente. Francois Le Pillouer, presidente del sindacato delle imprese artistiche e culturali, si chiede: «Sono nomine fatte con criteri di obbedienza politica o per amicizia?».

Il ministro, una volta tanto poco sorridente, non si lascia espugnare tanto facilmente e contrattacca sul «Journal du Dimanche». Dove rivendica il tarchiato diritto sovrano di decidere. A chi ricorda che le nomine dovrebbero essere regolate da concorsi risponde infastidito: «Non ci sono procedure, giusto delle consuetudini. È lo Stato che mette i soldi e il ministro ha quindi la scelta. Negli altri Paesi non so: in Francia è così».26-04-2010] 

 

01.05.10

 

MI MANDA CARLÀ – LA FIRST BOTOX DE FRANCE SI CONFERMA UNA ARCITALIANA: BASTA ESSERE SUOI AMICHETTI PER FAR UN CARRIERONE - IL CLIMAX DEL "MI MANDA CARLà": IL MARITO DELLA GOVERNANTE NOMINATO “SENZA TITULI” DIRETTORE DI UN MUSEO! - MA È SOLO L’ULTIMO DI UNA LUNGA LISTA: DAL GIORNALISTA PROMOSSO DIRETTORE AL FOTOGRAFO MESSO AL SEGUITO DEL MARITINO PRESIDENTE…

Guido Mattioni per "Il Giornale"

 

Va bene i cherchez la femme riguardanti i loro uomini pubblici. Per un popolo latino, in fondo, simili debolezze sono più motivi di vanto che di vergogna. E passino pure - siamo o non siamo nel XXI secolo? - anche i cherchez l'homme di certe avvenenti e disinibite ministre.

 

Ma les amis, gli amici, o gli amici degli amici, o quel che è peggio i «famigli», quelli proprio no! Figli come si sentono ancora della Rivoluzione borghese contro i privilegi castali e fedeli jusqu'à la mort unicamente alla loro battagliera Marianna dal seno prosperoso e dal berretto frigio, i francesi sembrano non starci proprio all'ondata di nomine graziosamente piovute negli ultimi tempi dall'Eliseo e andate a beneficiare spalle e cervici che, a dire di molti, non le meriterebbero affatto. Quelle sì, per l'opinione pubblica, sono una vergogna. Roba da basso impero.

Se poi l'ispiratrice di certi prestigiosi incarichi dovesse essere - come si è sussurrato e si sussurra - per davvero lei, Carlà, algida e canterina première dame venuta perdipiù d'Oltralpe, appare inevitabile che i nasi di Francia si storcano ancor di più. La lista dei beneficiati è del resto lunga. E i nomi sono tanti.

 

Pare però che l'ultimo, quello di tale Luc Gruson, abbia davvero colmato la misura. Quasi a far sì che ai francesi, come cantava Paolo Conte, «le palle ancor gli girano». Ben più che per le vittorie di Gino Bartali al Tour.

Il carneade Gruson, inopinatamente finito a ricoprire la carica di direttore del Cnhi, il museo parigino della storia dell'immigrazione, stando a quanto scrive Libération sarebbe infatti un amico di famiglia della Bruni. A questo incarico sarebbe stato addirittura imposto «in maniera brutale», sottolinea il quotidiano della sinistra francese.

 

Ma la politica non c'entra. O c'entra ben poco. A volerla dire tutta è stato infatti lui stesso, proprio in un'intervista concessa al foglio della gauche, ad ammettere candidamente che sua moglie «è amica dei Bruni-Tedeschi». Anzi, ha orgogliosamente precisato, è stata la loro governante.

Sentendosi conseguentemente forte di tale incontestabile titolo «accademico», il Gruson è apparso insomma quasi stupito dal clamore suscitato dalla sua nomina. Che sempre a suo dire sarebbe anche manzonianamente vergine di servo encomio in quanto «i Bruni-Tedeschi - precisa lui - non sono gente che fa politica, sono piuttosto degli artisti».

 

Buttandola poi molto di più sul tecnico, quasi a voler dimostrare una sua già navigata padronanza delle cose amministrative, il neo direttore del Cnhi ha rintuzzato l'obiezione del giornalista di Libération che gli ricordava come i membri del comitato scientifico del museo, inaugurato nel 2007, si siano detti pubblicamente preoccupati per questa nomina priva a loro parere del requisito dell'unanimità.

«È il premier che firma il decreto su proposta di quattro ministri di tutela», ha tagliato corto Gruson con il tono deciso di potere che assumono dal primo secondo anche i neofiti grazie al semplice contatto posteriore con una poltrona che conta.

Giornale

Come si è detto, lui non sarebbe peraltro l'unico amico di Carla Bruni entrato a far parte dell'entourage presidenziale. A fargli buona e si immagina anche ben retribuita compagnia c'è per esempio il pensoso scrittore e regista Frédéric Mitterrand (nipote dall'occhio languido dell'ex presidente socialista François), passato da Villa Medici, sede dell'accademia della cultura transalpina a Roma, al ministero della Cultura.

 

Ma ci sono anche Philippe Val, direttore del settimanale satirico Charlie Hebdo, nominato direttore di France Inter a Radio France, e Pascal Rostain. Quest'ultimo, fotografo di fiducia di Carla, è andato così ad affiancare Claude Gassian, il pre-esistente fotoreporter ufficiale dell'Eliseo (per i maligni, «il paparazzo di Corte»). E della lista dei beneficiati è entrato recentemente a far parte anche Marin Karmitz, catapultato al vertice del Consiglio per la creazione artistica. I suoi meriti? Aver fondato i cinema multisala Mk2. Come dire: «Signori, biglietto! E avanti il prossimo».

 

 

 

[14-04-2010]

 

 

LODO MONDADORI DE FRANCE - DOPO “EL PAIS” LA SINISTRA PERDE ANCHE “LE MONDE”. IL QUOTIDIANO DELLA SINISTRA IN CACHEMIRE, SOMMERSO DI SNOBBISMO E DAI DEBITI, RISCHIA DI CHIUDERE I BATTENTI – E CHI È L'UNICO SALVATORE CHE S’AFFACCIA ALL'ORIZZONTE? MAIS OUI! LE GRAND PUZZON DE HARDCORE, MONSIEUR BERLUSCONÌ - GLI SPAGNOLI ALLEATI DI TELECINCO PRONTI A RILEVARE LA TESTATA - TRA I SOCI FRANCESI C'È PERÒ ANCHE DE BENEDETTI, CHE VUOLE INVESTIRE I 750 MILIONI CHIESTI AL CAVALIERE COME RISARCIMENTO…

Sandro Iacometti per "Libero"

 

Dopo El Pais anche Le Monde. Un altro faro editoriale della sinistra rischia di finire nell'orbita di Silvio Berlusconi. Questa volta a subire i colpi della crisi e a dover chiedere aiuto al mercato è il punto di riferimento della cosiddetta "gauche au cachemire", il quotidiano un po' snob e radicalchic che esce con la data del giorno dopo e al posto dell'editore ha un "consiglio di sorveglianza".

 

Tutto cambia. E anche la storica testata francese volta pagina. Con la ricapitalizzazione presentata venerdì all'assemblea dei soci (il consiglio di cui sopra), il controllo della società passerà molto probabilmente dai giornalisti a nuovi investitori.

Ed ecco il bello. Tra i principali candidati c'è il gruppo spagnolo Prisa (che controlla El Pais). Lo stesso che qualche mese fa è entrato con il 18% in Telecinco in seguito alla cessione del canale Cuatro e del 22% della pay tv Digital+ alla società controllata da Mediaset.

 

Il business tra Prisa e Berlusconi ha già lasciato di stucco i lettori del Pais, che l'estate prima avevano potuto visionare sul quotidiano le foto proibite di Villa Certosa con le "veline"del Cavaliere. Ora la delusione colpirà anche il popolo di Le Monde, che non simpatizza davvero per il presidente del Consiglio italiano.

Attualmente lil quotidiano francese è controllato per il 60,4% da Lmpa (Le Monde et Partenaires Associes). Gli altri azionisti sono il gruppo Lagardere (17,3%), le Nouvel Observateur (1,7%). Poi c'è la Prisa, che ha già il 15% del capitale e potrebbe salire al 34%.

 

Ma le sorprese non sono finite. Perché tra i soci, con il 3%, c'è anche il gruppo l'Espresso. E anche loro sarebbero in lizza, malgrado le smentite dei giorni scorsi, per partecipare all'aumento.

Secondo il quotidiano finanziario Les Echos «i componenti della famiglia De Benedetti, che controlla il 53,9% dell'Espresso, non sono per ora d'accordo tra loro». L'ipotesi sul tavolo, in caso di adesione alla ricapitalizzazione, è una crescita dal 3 al 17%. A quel punto, anche se indirettamente, Berlusconi e De Benedetti si troverebbero di nuovo invischiati in una storia di editoria, proprio mentre è in corso il contenzioso da 750 milioni per la vecchia guerra sul lodo Mondadori.

Beghe che interessano poco a Le Monde, che rischia di portare i libri in tribunale prima dell'estate se non troverà subito risorse fresche. I 25 milioni di euro messi a disposizione l'anno scorso da Bnp-Paribas sono infatti già stati prosciugati. E ora l'alternativa alla cessione di quote di controllo, tentata fino all'ultimo dai giornalisti-soci, non è più tra le opzioni percorribili.

 

[13-04-2010]

 

 

CI SONO SEI MILIONI DI SUPER-RATTI DI ULTIMA GENERAZIONE NELLA CAPITALE FRANCESE – È UNA NUOVA SPECIE RESISTENTE AI VELENI. SCONFIGGERLI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE - DALLA PERIFERIA È COMINCIATA LA MARCIA VERSO I QUARTIERI RICCHI – DERATIZZATORI COSTRETTI AGLI STRAORDINARI ANCHE DOVE HA LA CASA SARKÒ…

Carlo Grande per La Stampa

Si riproducono più facilmente, trovano sempre più cibo e spesso riescono a resistere persino ai veleni di ultima generazione: signori, il super-ratto è servito. Lo dice anche l'etologo Danilo Mainardi, che punta l'indice soprattutto sull'abbondanza di rifiuti, condizione primaria per moltiplicare gli eserciti di roditori, piaga ormai sempre più grave nelle grandi città.

E pensare che il topo non è un animale soltanto denigrato: come l'orso, compagno di culla dei nostri bambini nella versione peluche, anche il topo ha una «letteratura» a volte favorevole, che lo rende animale piuttosto ambivalente. Abbiamo davanti agli occhi le scene di Nosferatu e della peste nel film di Herzog (con la terribile invasione dei topi), ma anche le piacevolezze di Walt Disney e del più recente e pluripremiato «Ratatouille» (Oscar come miglior film di animazione nel 2007), storia di un topo buongustaio che oltretutto non indulge nella grafica e nella sceneggiatura ai soliti melensi cliché sugli animali.

Mainardi, come si passa da Topolino all'aborrito topo di fogna?
«Attraverso l'infantilizzazione che venne operata da Walt Disney, uno che se ne intendeva. Topolino è stato "costruito" piano piano per essere simpatico. Infatti non è un vero topo, si comporta da uomo».

Il primo Mickey Mouse era nervosetto...
«Appunto, all'inizio era piuttosto antipatico, faceva i dispetti, vestiva braghette corte, aveva le gambette sottili e il muso molto appuntito. Non aveva i tratti antropomorfi che acquistò in seguito».

Come cambiò?
«E' un processo molto interessante, avvenne un po' alla volta: accentuarono in lui l'infantilismo, facendogli ad esempio occhi più grandi - inequivocabile segnale infantile - e accorciandogli il muso, che divenne più paffuto».

Walt Disney fece tutto da solo?
«No, lavorò con una squadra di grafici: esistono studi che mostrano le loro accurate ricerche e l'evoluzione del topolino».

Conoscevano i celebri studi di Lorenz, che studiò i «segnali infantili» comuni alle specie umana e animale?
«No, penso proprio di no. Quella di Lorenz è una storia parallela: lui alla fine degli Anni 40 e 50 descrisse per primo la particolare configurazione complessiva del volto dei bambini e dei cuccioli, che suscita negli adulti atteggiamenti affettivi. In teoria Walt Disney poteva conoscerli, ma non credo. Loro si basavano soltanto sulle reazioni degli spettatori: semplicemente vedevano che il topolino diventava sempre più simpatico man mano che assomigliava a un bambino».

E' una costante, per i «personaggi animali» che devono commuovere.
«Infatti Gambadilegno ha le orecchie a punta, mentre i cuccioli del lupo sono più simpatici di lui: hanno il muso accorciato, sono più paffuti e non hanno le orecchie all'insù. Walt Disney ha giocato molto con infantilismo e con i cuccioli: con Bambi, ad esempio».

Il ratto reale, però, è un po' diverso da Topolino,
«Eccome, è un nemico difficile, intelligente, sociale, opportunista. Si adatta, facilmente, è un animale che non è mai stato molto popolare. Infatti, quando c'è una disinfestazione, la chiamano senza tanti scrupoli "derattizzazione", mentre se devono intervenire ad esempio sui colombi parlano di "specie problematiche", un eufemismo. Sono molto cauti dal punto di vista della comunicazione. Pensare che i colombi stanno diventando un problema altrettanto serio... D'altra parte colombi e ratti vanno di pari passo».

Ovvero?
«C'entrano molto con il fatto che ci sono moltissime risorse nelle città. Ai colombi tanti danno da mangiare, i ratti il cibo se lo vanno a trovare nei cassonetti. In realtà non si può dire che ci siano troppi ratti e troppi colombi, ma che ci sono esattamente quelli che la città è in grado di mantenere. Sono i cittadini che lasciano loro le risorse».

Cioè, ci sono tanti ratti perché ci sono troppe risorse.
«Esattamente, e sconfiggerli è praticamente impossibile. Si possono fare semplicemente delle selezioni, così avremo animali più intelligenti e resistenti. La vera possibilità di eliminarli o quanto meno di controllarli è limitare le risorse a loro disposizione. Anche i predatori sono un'arma spuntata: i gatti ormai sono abitanti fissi dei condomini, non vanno più a caccia. Per cacciare un grosso topo ci vuole bel gatto cacciatore, uno di quelli bravi».

2- TOPOLINIA È A PARIGI
Domenico Quirico
per "la Stampa"
La frattura sociale esemplificata con tanta efficacia da Fedro tra il topo di campagna e il topo di città, il primo proletario e conservatore, il secondo capitalista e termidoriano, finalmente è superata. A Parigi. Bisognerà riscrivere l'apologo perché nel frattempo c'è stato un '89 versione roditori. Nella città non a caso di Ratatouille, un precursore, un eversore ma ancora mite e culinario, è nato il sorcio gagliardamente giacobino, che applica concretamente, almeno lui, l'égalité, che conquista e prospera nel quartiere dei nababbi e in quello del reddito fisso o peggio delle cambiali.

Questione di numeri: ovvero l'esplosione demografica del terzo stato rattesco. È statistica ufficiale: perché nel Paese dove non osano contare i neri o gli arabi hanno contato i topi. Sono sei milioni, cifra tonda, che galoppano lesti tra le zampe dei parigini. Il che significa la documentabile presenza di quattro topi per abitante nei quartieri ricchi, da otto dieci in quelli meno chiccosi. Urbanisti: la «grande Paris» eccola già bell'e fatta; abbattuto il Muro del Periphérique, tutti allegramente unificati. Dal rischio della leptospirosi.

Recentemente nidiate vivaci hanno messo in fuga, terrorizzati, gli abitanti della cité Curial, nelle cementizie brughiere del XIX arrondissement. Ma adesso sono in rissosa convivenza anche con il VII, che è il settimo cielo dell'immobiliare: novemila euro al metro quadro, acqua minerale al supermercato a 29 euro la bottiglia, reddito medio 5.070 euro al mese. Compresi i topi.

Il topo avanza, di più, si arrampica: nel senso che una volta affollava le cantine, adesso zampetta senza paura negli attici, dà i brividi ai piani alti. Ha detto addio alla provincia. È come la storia di Francia: centralista, nel senso che adora la capitale. A Marsiglia, Nantes o Tolosa il numero dei roditori infatti è stabile. Sulle rive della Senna non sono più i topi di una volta, è nato il topo parigino, il «surmulot», grosso, sodo, energico e resistente persino ai veleni, capace di sviluppare anticorpi che li rendono innocui.

La sua storia è ricca di insegnamenti, anche politici. La Lunga Marcia dei topi, raccontano gli scienziati, è iniziata nel 1979, luogo di partenza ovviamente la banlieue, il grembo prolifico di tutti i guai del Paese. Dopo poco tempo eccolo già a quindici chilometri da place Vendome, con il musetto intrufolato nei rifiuti del grande mercato di Rungis. Poi l'avanzata è diventata implacabile.

La caccia ai colpevoli è già iniziata. In prima linea sul banco degli accusati i gatti: diventati troppo aristogatti, impantofolati, travettizzati, se ne stanno nei salotti invece di fare le ronde preventive in cantina. Un'altra pagina della Francia in inarrestabile decadenza.
E poi c'è l'ecologia. Il ministero ha appena pubblicato una direttiva sui prodotti utilizzabili in materia di sradicazione: «Molti ormai sono vietati, un bel guadagno per l'ambiente ma in compenso i topi ne hanno tratto vantaggi» si sfrega le mani il presidente della Aprac, l'Associazione per la promozione del ratto comune da compagnia. Già, perché ci sono anche i fiancheggiatori, quelli che si battono per difenderli, gli invasori.

Non sono i soli che con la nuova popolazione topesca della capitale passano ore di onesta letizia. Le società di derattizzazione sembravano un'attività marginale, guardate con antipatia dagli amici di topolino. Oggi hanno aumentato il fatturato mediamente del quaranta per cento, tra un po' entreranno nel Cac 40 - l'indice borsistico delle maggiori aziende francesi - con la Renault e L'Oréal.

Alla stazione di Saint-Lazare il personale minacciava lo sciopero da topi: hanno dovuto far passare gli stanziamenti da 20 mila a 40 mila euro. A Euroclean, quarto deratizzatore di Francia, hanno istituito un servizio notturno: «Chiamano a tutte le ore, terrorizzati, chiedono interventi di urgenza, anche da Neuilly che è il comune ultraricco di Sarkozy».

I migliori clienti? I ministeri, dove i topi pare si trovino benissimo. Matignon, la residenza del primo ministro. E l'Eliseo. Sì: i «voyous» a quattro zampe hanno preso possesso anche del palazzo presidenziale. All'azienda incaricata di fronteggiare l'assalto pensano di fregiarsi del titolo di «derattizzatori ufficiali di Nicolas e Carla Sarkozy». Ah, dannato topo gauchiste!

[07-04-2010]

 

 

PETTEGOLI DI FRANCIA AVVERTITI! NON FATE GLI STRONZI CON IL NANO DELL’ELISEO – E’ STATO LICENZIATO IL GIORNALISTA DEL “JOURNAL DU DIMANCHE” CHE AVEVA “INVENTATO” LA CRISI TRA CARLÀ E SARKÒ – SFORTUNA (PER IL CRONISTA) VUOLE CHE SIA “PARIS MATCH” CHE IL “JDD” SONO PROPRIETÀ DI UN CARISSIMO AMICO DEL PRESIDENTE (COME SI DICE IN FRANCESE LIBERTà DI INFORMAZIONE?)...

Domenico Quirico per "la Stampa"

 

La libertà di stampa in Francia, come sollecitava quell'impetuosa e ingenuosissima persona che era Victor Hugo, è vastissima, ben presidiata dalle leggi, cara all'opinione pubblica. Con un ma...da quando c'è Sarkozy: non aguzzare troppo lo sguardo sulle attività sentimentali del presidente. Essendo le medesime da alcuni anni procellose e vastissime, la categoria dei pettegoli è avvertita, dovrebbe sapere quali rischi si corrono.

 

Ovvero: non che ti depennino dal successivo banchetto estivo nei giardini dell'Eliseo, il 14 luglio. Il rischio è che ti licenzino, che ti trovi sulla strada senza pane e companatico. Più o meno come è successo nel ben più ruvido zarismo capitalistico di Putin quando un giornale ha accennato a una «passione» un po' extraconiugale del Presidente. In Francia bisogna chiedere informazioni a Alain Genestar che dirigeva "Paris Match": aveva ingemmato una copertina, nel 2006, con Cécilia ancora in Sarkozy che cinguettava con l'Altro, a New York. Hanno aspettato un anno e poi lo hanno licenziato.

Stavolta al «Journal du dimanche» non hanno atteso nemmeno una settimana: per dimissionare i due responsabili del «rumore» planetario che suggeriva una procella tra «chouchou» Sarkozy e la moglie Carla, con propositi di separazione e cuori già affranti per altri soggetti. Che cosa lega i due episodi oltre che il tragico destino lavorativo dei reprobi? Sia "Paris Match" che il "JDD" sono proprietà di Arnaud Lagardère, un amico del presidente, anzi per usare parole dell'uomo d'affari, «un fratello».

Come evitare il dubbio universale che l'Eliseo abbia svolto una parte preponderante nei licenziamenti? Impossibile.
Anche per una coincidenza: Carla Bruni si è appena lamentata dell'accaduto con le amiche di «Madame Figaro»: vividamente «indignata con i sedicenti giornalisti». Michael Amand era direttore operativo di Newsweb, la società a cui il JDD delega la gestione tecnica e editoriale del suo sito internet: appartengono comunque entrambe a Lagardère.

 

Mesi fa aveva chiesto, senza dirlo a nessuno, al capo del marketing, tipo giovane, talentoso anche se non giornalista, di allestire un blog sotto pseudonimo sul JDD: doveva stiparci informazioni bollenti, pettegolezzi genere people, scoop pruriginosi, purtroppo non sempre verificati.

Trovata astuta, pensava, per aumentare i contatti senza sporcarsi le mani. Missione compiuta. «Michael F» produceva come una fornace, non gli scappava nulla nè sulla riva destra nè sulla riva gauche. Fino a quel nove marzo quando Michael F. ha deciso, dal computer di casa, di spiattellare le voci che ascoltava con sempre maggiore e pungente frequenza sulla crisi a Palazzo.

È stato vittima del successo, si può dire, moltiplicato dal Capo di Buona speranza al deserto del Taklamakan. Terrorizzati al JDD hanno subito censurato il blog. Troppo tardi, hanno solo aumentato il sospetto che tutto fosse vero. Ma al JDD pensavano di farla franca: in fondo era un blog, malelingue esterne di cui il giornale non aveva responsabilità. Ma quando hanno chiesto a Amand l'indirizzo IP del bloghista, il numero cioè che permette di individuare il computer, per sterminarlo a colpi di querele, ha confessato. Ne hanno accettato con piacere le «dimissioni». Olivier Jay è il direttore di redazione del JDD: «Nessuna ingerenza dall'alto. Abbiamo deciso noi. Lagardère? Certo è stato tenuto al corrente!».

[29-03-2010]

 

 

 

UN SARKÒ CORNUTO! – CARLÀ E IL NANETTO DELL'ELISEO SONO IN CRISI: AVREBBERO ENTRAMBI L’AMANTE - LEI SI SAREBBE INVAGHITA DEL CANTANTE BENJAMIN BIOLAY - LUI INVECE SI SAREBBE BUTTATO SULLA POLITICA TRA LE BRACCIA DI CHANTAL JOUANNO, CAMPIONESSA DI KARATE E SUO SOTTOSEGRETARIO…

Domenico Quirico per "la Stampa"

All'Eliseo è un periodaccio: la crisi, quella economica, è sempre lì; domenica, primo turno delle Regionali, si preannuncia un disastro. E adesso si immischiano anche i siti; pettegoli, pronti a trasformare la chiacchiera in tempesta. Sono loro la versione tecnologicamente aggiornata del libello e della mormorazione da bistrot, che ha provocato da queste parti, non c'è da scherzare, la Rivoluzione francese.

Allora: dopo aver macinato senza voglia da due anni su toni da fotoromanzo a lietissimo fine sulla coppia innamoratissima e perennemente tubante, costretti a fiorettare al massimo sull'assenza di un reggipetto presidenziale, ora sono scatenati.

Rilanciando o lanciando, difficile sempre capire come nasce il primo venticello, una «notizia» voluttuosa: gli innamoratissimi sarebbero in crisi grave. Ma come, di già? Ma non era tutto rimandato alla scadenza del mandato, all'inevitabile apocalisse amorosa del ritorno dello Statista alle pantofole?

Niente affatto, dicono i siti francesi "LePost" e "Suchablog": le due tortore dell'Eliseo avrebbero già trovato nuovi approdi lontani dal marmoreo fortilizio casalingo. Il planetario sentimentale di lei sarebbe magnetizzato da un cantante, Benjamin Biolay, che sabato ha vinto l'Oscar della musica francese. Galeotta sarebbe stata la preparazione dell'ultimo disco della presidentessa.

Il capitolo di lui, Nicolas, secondo "LePost" e "Suchablog", appare invece più imprevedibile e lavorato: la nuova corrispondenza di amorosi sensi del presidente sarebbe una karateka, addirittura la campionessa di Francia. Titolo conquistato dopo aspre lotte domenica a Parigi. E' una bruna, chioma corta, con muscoli elastici come fionde, addottorata anche in lettere visto che scriveva i discorsi di Sarkozy durante la campagna elettorale.

Il frenetico borsino delle fortune alla Corte sarkosista da tempo la indicava in forte crescita di fortuna. Dal che le chiacchiere dei siti traggono elementi a suffragio delle voci. Nome e cognome, dunque: Chantal Jouanno, che l'anagrafe politica descrive peraltro felicemente sposata e madre di tre figlioletti. Ma la Jouanno non prevale solo sul tatami; è anche sottosegretario all'Ecologia e attivamente impegnata nella (catastrofica) campagna per le regionali in Île de France.

In serata, un primo ripensamento (nel timore di querele): il sito web del Journal du Dimanche, che ospitava un blog nel quale erano riportate le voci su Sarkozy e Carla, hasoppresso il «post» con le presunte rivelazioni, spiegando di averlo fatto «a causa della grave violazione della vita privata» di cui si era macchiato il post.

 

[10-03-2010]

 

 

PARIGI BRUCIA (DI TEPPISMO) - DOVE STA QUELLA ROMPICOJONI DI CARLA BRUNI MENTRE LE PERIFERIE PARIGINE, A MEZZ'ORA DALL'ELISEO DOVE SI SOLLAZZA CON IL NANO SARKO, SONO IN MANO A BANDE DI TEPPISTI? - MINACCE DI MORTE, imboscatE a colpi di pistola, LANCI DI PIETRE, tutti i trasporti della gigantesca banlieue parigina sono ormai una zona fuori legge - scortaTe dalla polizia le linee più sensibili: come la diligenza di 'ombre rosse'...

Domenico Quirico per La Stampa

La linea è la «148» tra Bobigny e il museo dell'aviazione di Le Bourget. I colleghi ormai guardano gli autisti in partenza con l'ammirazione che era riservata ai conduttori delle diligenze del selvaggio West: spavaldi, gente che ha fegato, non c'è che dire, soprattutto in rapporto allo stipendio, ma che prima o poi finirà male.

 

Guidare (e prendere) un autobus sulla linea più pericolosa delle banlieues di Parigi è una tribolazione che l'azienda trasporti, Ratp, dovrebbe premiare con una medaglia. I più intrepidi poi sono quelli del cosiddetto «noctilien», la linee che funzionano dopo il tramonto.

 

Ecco un piccolo, ma non completo, elenco degli «incidenti». Non si dimentichi, per capire, che questa epopea teppistica si svolge a mezzora dall'Eliseo da dove il presidente Nicolas Sarkozy assicura ai francesi, un po' dubbiosi, che in tema di sicurezza tutto procede benissimo.

Il 4 settembre, alla fermata Charles-Gide, tre passeggeri minacciano di morte l'autista che ha chiesto loro di spegnere le sigarette. Obbligatoria deviazione per evitare vendette. Il 26, alla citè Tilleuls che è una specie di Termopili della violenza di periferia, cercano di accecare l'autista con un laser per farlo andare fuori strada. Primo ottobre: imboscata a colpi di pistola alla fermata Altricham. Sono le tre del pomeriggio.

 

Sempre ad Altricham il sei novembre due bande armate di mazze da baseball quarantotteggiano furiosamente sull'automezzo; un ferito grave, necessaria deviazione per salvare i passeggeri. Il giorno dopo alle 7,20 del mattino per tre ore non si passa a Blanc-Mesnil. Scalmanano pericolosi assembramenti e scontri in strada.

 

Il 25 un automobilista innervosito blocca il bus e minaccia di morte l'autista. Il 24 dicembre vigilia di Natale, ma non a Bobigny, terminal della linea 148: l'autista è picchiato violentemente, alcuni viaggiatori non hanno gradito il suo intervento, volevano cacciare un bimbo in passeggino che perturbava i loro comodi.

L'anno nuovo è come quello vecchio: il nove gennaio una fucilata fa esplodere alla fermata della chiesa Saint-Charles il vetro posteriore di un automezzo. Martedì scorso tre controllori hanno avuto la pericolosa idea di non lasciar salire un ragazzino che era senza biglietto. Quando il bus ripassa dopo un quarto d'ora davanti alla fermata a Tilleuls fanno siepe decine di adolescenti che aspettano: ma non per salire ma per lapidare l'autobus a colpi di pietre. Tutti i vetri saltano in aria.

 

La azienda trasporti ha alzato bandiera bianca: cancellando la citè dal servizio. Un caso particolare legato a una Iliade criminale che le bande di due citè uscite dall'utero della emarginazione e poste sullo sciagurato percorso compongono da anni? Niente affatto: tutti i trasporti della gigantesca banlieue parigina sono ormai una zona fuori legge.

Il quotidiano «le Parisien» ha pubblicato una mappa con le linee pericolose di cui è meglio servirsi solo in caso di necessità: sembra la geografia dell'assedio prussiano a Parigi nel 1870, non c'è un comune indenne, i collegamenti soggetti a persecuzioni sono una cinquantina. Per questo la neonata Direzione della sicurezza nelle banlieues ha deciso di far scortare dalla polizia le linee più sensibili: come la diligenza di «ombre rosse».

 

 

[28-02-2010]

 

 

SARKOZY CONVOCA PRESIDENTE CONSIGLIO AMMINISTRAZIONE TOTAL...
(ANSA) - L'ex amministratore delegato di Total e attuale presidente del consiglio di amministrazione del gruppo, Thierry Desmarest, è stato ricevuto in tarda mattinata all'Eliseo, sede della Presidenza della Repubblica francese. "L'incontro ha avuto luogo" ha confermato un portavoce dell'azienda all'agenzia France Presse, senza fornire dettagli su natura e durata ma precisando che l'amministratore delegato Christophe de Margerie, impegnato in un viaggio d'affari negli Stati Uniti, non era presente.

Il governo francese sta facendo forti pressioni sul gruppo Total affinché garantisca il proseguimento delle attività industriali nello stabilimento di Dunkerque, minacciato di chiusura nell'ambito del piano di riorganizzazione della filiera del gruppo in Francia

28.02.10

 

PRIMA DI TUTTO, GLI AFFARI - PARIGI VENDE A MOSCA L’AMMIRAGLIA “MISTRAL”, LA PORTAELICOTTERI CHE INQUIETA GLI USA E LA GEORGIA - COMMISSIONATE ALTRE 5 BARCHETTE DA GUERRE AL PREZZO DI SALDO DI 500 milioni di euro L'UNA - USA CONTRARI A TRASFERIRE TECNOLOGIE A UNA POTENZA CHE NON FA PARTE DELLA NATO...

N. Guibert, N. Nougayrède, P. Smolar per "la Stampa" - Copyright "Le Monde"

Prima scena: Mosca, primo ottobre 2009. Il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, e quello della Difesa, Hervé Morin, in missione per conto dell'industria militare francese, incontrano i loro omologhi russi, Serghiei Lavrov e Anatoli Serdioukov, per discutere di un dossier importante: la vendita della portaelicotteri Mistral, una nave d'assalto anfibio, gioiello della Marina militare francese.

«Non vogliamo essere prigionieri del passato», dichiara Kouchner davanti ai giornalisti. Tradotto: la Russia è un partner commerciale, non una potenza ostile. Morin aggiunge: «Ci hanno trasmesso 181 quesiti tecnici». Segno di interesse, dice.

Le trattative continuano. Ma al di là degli aspetti tecnici, la Mistral apre problemi di politica internazionale. La Francia ha un tornaconto economico, perché finora non è riuscita a venderla. Inoltre vuole consolidare il suo rapporto bilaterale con la Russia. Che, dal canto suo, vuole modernizzare il suo complesso militare-industriale. Anche a costo di rivolgersi - ed è la prima volta - a un Paese della Nato. Questo passo, però, inquieta chi, in Europa o negli Stati Uniti, denuncia l'aggressività della Russia nei confronti dei suoi vicini, ad esempio la Georgia.

Seconda scena: San Pietroburgo, 23 novembre 2009. Centinaia di curiosi si accalcano sulla banchina per ammirare la Mistral. La Russia ha manifestato il suo interesse per questa nave da guerra l'indomani della guerra contro la Georgia, nell'agosto 2008, che ha rivelato gravi manchevolezze nel suo esercito. Le autorità francesi giurano che l'esemplare arrivato in Russia è solo «un guscio vuoto». Non sarà dunque rivelato alcun segreto tecnologico militare.

Pietroburgo

«Quante navi volete?», avevano chiesto due mesi prima Kouchner e Morin. «La Russia ha cinque mari», aveva risposto Lavrov. Cinque Mistral? Formalmente Mosca ne ha chiesta una sola per la quale, in Francia, la Commissione interministeriale per lo studio delle esportazioni di materiali da guerra ha emesso parere favorevole. Lo copieranno poi nei cantieri navali di San Pietroburgo? L'Eliseo, alla fine del 2009, negava. Ma nell'agosto di quello stesso il generale Nikolai Makarov dichiarava che «tre o quattro altre navi» avrebbero potuto «essere costruite con la Russia». Per la Francia, è un affare importante: 500 milioni di euro a nave.

Ma non tutto fila liscia. A Washington alcuni deputati repubblicani si dicono preoccupati e ne approfittano per graffiare l'Amministrazione Obama, che però non risponde per conservare l'apertura alla Russia. Anche Mikheil Saakashvili, il presidente della Georgia, è preoccupato: «Da un punto di vista tecnico e legale, la Russia resta in stato di guerra con uno dei suoi vicini ... La vendita della Mistral andrebbe a vantaggio di un aggressore che cerca di legalizzare la pulizia etnica di 500 mila cittadini georgiani e l'occupazione illegale, con la forza, del 20 per cento del territorio di uno Stato sovrano».

In Francia la vendita della nave alla Russia ha strenui difensori, a cominciare dal primo ministro, François Fillon, che pensa soprattutto alle ricadute economiche. Invece al Quai d'Orsay ci sono forti riserve: «La soluzione ideale sarebbe che i russi rinuncino all'acquisto». Ma sarebbe possibile? Secondo l'esperto di armamenti del Centro russo di studi politici, Vadim Koziouline, «il ministro della difesa russo è dell'idea che, se le tecnologie sono inefficaci o inesistenti, occorre comprarle all'estero».

Il primo caso spettacolare è stato l'acquisto di droni-spia da Israele all'inizio del 2009. L 'analista militare britannico Julian Cooper è invece convinto che «i russi trascineranno le trattative finché ne avranno convenienza, poi le lasceranno cadere». L'interesse di Mosca, spiega, è un altro: «Fare accettare in Russia il principio degli acquisti all'estero. Usano il caso Mistral come leva per fare pressione sul loro complesso militare-industriale. E poi apprezzano il fatto che i francesi, e forse anche la Nato, accettino tacitamente l'idea di vendere armi alla Russia. Questo sì che apre delle prospettive!».

[26-01-2010]

 

 

 

IL CORSARO XAVIER NIEL BEFFA SARKÒ – IL “PAZZO” CHE HA FATTO CROLLARE LE TARIFFE INTERNET ENTRA A GAMBA TESA (E CONTRO TUTTI) NEL SETTORE DEI TELEFONINI: È DELLA SUA ILIAD LA LICENZA PER LANCIARE IL QUARTO OPERATORE MOBILE IN FRANCIA – DEL 42ENNE SI SA POCHISSIMO, MA FINANZIA SITI D'INFORMAZIONE ANTI SARKOZY, COME BAKCHICH.INFO, UNA SPECIE DI DAGOSPIA FRANCESE…

Leonardo Martinelli per "Il Sole 24 Ore"

Ha vinto lui, Xavier Niel. Malgrado Nicolas Sarkozy. Malgrado tutti. Iliad, di cui non è più ufficialmente il presidente, ma sì il «capo» virtuale (il 65% delle azioni si trovano fra le sue mani ed è lui a decidere tutto), ha strappato nei giorni scorsi la quarta licenza della telefonia mobile in Francia. In tanti hanno provato a scongiurare tale eventualità: innanzitutto gli operatori già presenti sul mercato, timorosi del creatore di Free, il marchio che a Parigi significa accesso a internet a basso prezzo, quel «pazzo» che ha fatto crollare le tariffe del settore. E che vuole fare lo stesso con gli abbonamenti dei cellulari, davvero troppo cari da queste parti rispetto al resto d'Europa.

Pochi mesi fa ci si era messo pure Sarkozy, amicissimo di Martin Bouygues, cui fa riferimento Bouygues Telecom, uno degli operatori dei telefonini.

Ha avanzato le sue riserve per l'arrivo di un nuovo attore nel business della telefonia mobile: soprattutto un attore corsaro come quello lì. Niente da fare: la gara d'appalto era già stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Iliad, casa madre dei marchi Free e Alice, è stato l'unico candidato a presentarsi, dopo che nel 2007 era già fallito un suo tentativo simile a una gara precedente, poi annullata. Questa volta quella scheggia impazzita che è l'inventore della Freebox ce l'ha fatta.

Ma chi è Xavier Niel? 42 anni, si è qualificato per il 2008 al dodicesimo posto nella classifica dei francesi più ricchi, redatta dal settimanale Challenges, con un patrimonio personale di 2,6 miliardi di euro. Niente male per uno che è nato in un'oscura famiglia di impiegati a Créteil, periferia di Parigi. Timido, un po' guru (delle nuove tecnologie), spesso intravisto con jeans bucati (mai la cravatta), misterioso (ma si sa che finanzia siti d'informazione anti Sarkozy, come Mediapart e bakchich.info, una sorta di Dagospia francese), Niel, che non ha frequentato le «grandes écoles» di commercio dell'élite, è un vero marziano per l'aristocratico gotha finanziario parigino.

A sedici anni frequentava già (in anticipo, genietto della matematica) le «classi preparatorie » per quelle grandi scuole. Ma abbandonerà i corsi per smanettare dal suo Apple con un gruppo di amici. E fornire servizi di «minitel rose ». Più redditizi degli studi di alto livello.

Xavier è figlio di quell'epoca, l'era del Minitel, il pioniere francese di internet. Una scatola magica alla quale si collegavano tutte le famiglie del Paese. I servizi più in voga? Quelli porno, «rose» appunto, dove Niel, appena adolescente, ha compiuto i primi passi. Con un gruppo di fedeli (da allora sempre gli stessi), ha fondato Iliad nel 1991, che ha dato vita nel ‘93 a Worldnet, in Francia il primo fornitore di accesso a internet, rivenduto sette anni più tardi a 40 milioni di euro.

Nel 1999 Niel dà il via a Free, che cavalcherà il boom internet. Non verrà fatto fuori dallo sboom grazie all'invenzione, in seguito copiata in tutto il mondo , del «triple play», la tripla offerta di internet, canali Tv e telefonia fissa illimitata in un solo «box», Freebox, a meno di 30 euro. L'offerta, un successo, rivoluzionerà il settore e costringerà i concorrenti ad allineare le loro tariffe.

Free (e Alice, l'altro marchio del gruppo Iliad) hanno appena superato i 4,4 milioni di abbonati e i 4mila dipendenti. L'imprenditore ne assumerà altri 10mila con la nuova avventura, Free Mobile. A partire dal 2012 proporrà la sua offerta per la telefonia mobile: vuole dimezzare le tariffe (già pensa a un forfait di meno di 20 euro per tre ore di chiamate al mese).

Da sottolineare: Niel è una sorta di Robin Hood delle nuove tecnologie, ma non uno stinco di santo. Nel 2004 si è fatto qualche giorno di carcere preventivo, accusato di sfruttamento della prostituzione in sex shops, dove aveva investito. Dichiarato in seguito innocente per questo reato, nel 2007 è stato comunque condannato a due anni di prigione (con la condizionale) e a 250mila euro di multa per avere incassato, senza dichiararle, una parte delle entrate di questi sex shops. Una traccia delle origini della sua fortuna. Già, il «minitel rose».

 

[04-01-2010]

 

 

 

 

QUALCHE GOCCIA DI SANGUE HA SUGGELLATO IL GEMELLAGGIO TRA ITALIA E FRANCIA NUCLEARE - L’AMBASCIATORE DI FRANCIA, JEAN-MARC DE LA SABLIERE, HA APPUNTATO LA CROCE DELLA LEGION D’ONORE SUL PETTO DEL CAPATAZ DI ENEL, FULVIO CONTI, CON TANTO VIGORE ENERGICO DA BUCARE GIACCA, PANCIOTTO, CAMICIA FINO A PERFORARGLI IL PETTO - FESTEGGIATISSIMO DA LETTA A MARCEGAGLIA, TRAPASSANDO NAGEL (CON MOGLIE PIN-UP) -

 

Reportage di Umberto Pizzi da Zagarolo

Allons enfants! Una ‘sympathie reciproque' piena di energia. L'ambasciatore di Francia, Jean-Marc de La Sabliere, ha appuntato la Croce della Legion d'Onore sul petto dell'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, con tanto vigore energico da bucare giacca, panciotto, camicia fino a perforargli il petto.

 

Qualche goccia di sangue ha suggellato il gemellaggio tra l'Italia e la Francia nucleare. Il Fulvio nazionale ha scalato il maestoso scalone d'onore di Palazzo Farnese a pochi mesi dall'altra ambita onorificenza, la spilla di Cavaliere del Lavoro, appuntata questa sul bavero della giacca dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

 

Nelle sontuose sale di Palazzo Farnese, Conti non ha intonato inni baritonali (è noto il suo amore per Frank Sinatra), ma ha elargito sorrisi e baci a molti amici accorsi a congratularsi con lui, da Gianni Letta a Lorenzo Cesa, dal messieur Quadrinò di Francia agli amici Massimo Caputi, Sergio Tiberti e Michele Carpinelli. Baci e abbracci con Emma Marcegaglia, accompagnata dal vicepresidente Sami Gattegno.

Presente in forze la banca di famiglia, Mediobanca, con Alberto Nagel (scortato dall'incantevole moglie), Maurizio Cereda e Francesco Ripandelli. Nutrita anche la delegazione di Edf guidata a nome del nuovo messieux le president Proglio, dal capo internazionale Wolf e da quello italiano D'Onghia.

 

Tutti sull'attenti i colleghi di Enel, invitati e ringraziati nel suo discorso dal Fulvio nazionale: gli avvocati Sartorelli e Cardillo, gli ingegneri Gallo e Vido e poi Mancini, Comin e gli altri. Ed ovviamente il presidente Piero Gnudi, con i consiglieri Fantozzi e Luciano. Ma la presenza più gradita è stata certamente la nipotina Elettra, che inseguita dalla nonna Daniela ha rotto ogni protocollo girando e rigirando per la sala. Impunita come il nonno.

 

La Croce d'Onore lascia alle spalle di Conti le ombre del fallimento della conquista di Suez-Electrabel, subito sostituita dall'iberica Endesa. L'ambasciatore col doppio nome e il de minuscolo lo ha accolto come "uno dei principali protagonisti della cooperazione italo-francese" e ha ricordato come Enel - "l'unica multinazionale al mondo che gestisce tutte le tecnologie nucleari" - viaggi a braccetto con Edf nel progetto per riportare l'atomo in Italia.

 

E, prima di bucare con lo spillone della Croce il ‘revere' della giacca, ha chiosato: Conti? Un uomo pieno di ‘energia'. Applausi e brindisi di tutti. Messieur Conti ha ricambiato dans son parfait francais definendo ‘fondamentale' l'intesa con Edf e ricordando come in terra gallica l'Enel abbia già seminato pale eoliche, oltre a partecipare, insieme a molte industrie italiane alla costruzione del primo reattore di terza generazione avanzata, a Flamanville.

 

Infine a chiusura si è tolto un sassolino: "Caro ambasciatore, tutto bene, ma non rinunceremo alla richiesta di maggiore reciprocità tra i nostri due Paesi". In soldoni, aprite il vostro mercato almeno quanto noi abbiamo aperto il nostro.

 

 

 

[22-12-2009]  

 

 

 

PAPI DE FRANCE - IL PRESIDENTE DI REGIONE FRÊCHE FA INFINITE GAFFES, MA GODE DI MOLTA POPOLARITà A MONTPELLIER – IL SUO SEGRETO? “SONO STATO SEMPRE ELETTO DA UNA MAGGIORANZA DI COGLIONI” – “BISOGNA CERCARE DI ASSOMIGLIARE ALLA GENTE, RACCONTO STORIELLE DI SESSO E DICONO CHE SONO UN INTELLETTUALE MA DIVERTENTE”…

Giampiero Martinotti per "la Repubblica"

Jean-Marie Le Pen non è il solo a pensare che nella Nazionale di calcio ci siano troppi neri. La pensa così anche il Big Boss socialista di Montpellier, un personaggio ingombrante da cui Martine Aubry non riesce a liberarsi: nonostante sia stato cacciato dal partito, il Ps lo sosterrà alle prossime regionali di marzo.

La direzione nazionale si è arresa di fronte all´evidenza: l´87 per cento dei militanti si è pronunciato in favore di Georges Frêche, malgrado le sue idee vadano spesso a sconfinare nel razzismo. Un personaggio che ricorda alcuni politici di casa nostra e che non esita a trattare i propri elettori da «coglioni».

Ma il suo potere nel Languedoc-Roussillon è troppo forte per i leader socialisti, che come Don Abbondio non sono stati capaci di darsi coraggio e hanno messo la testa sotto terra: non ratificheranno la candidatura di Frêche, ma non presenteranno nemmeno una lista concorrente.

In Francia, tutti sanno chi è Frêche. Secondo un sondaggio, è l´unico presidente di Regione conosciuto insieme a Ségolène Royal, le sue sbruffonerie, spesso a tinte razziste, sono celebri. Due anni fa, ha trattato gli "harkis", cioè gli algerini che combatterono dalla parte dei francesi, da «sottouomini», solo perché ce l´aveva con due di loro. In seguito a questo episodio è stato espulso dal Ps, un provvedimento che non ha minimamente scalfito la carriera di quest´uomo di 71 anni, sindaco di Montpellier dal 1977 al 2004 e da allora presidente della giunta regionale e della comunità urbana del capoluogo.

Del resto, il gioco di parole razzista è per lui una specialità. Come quando se l´è presa con la Nazionale: «In questa squadra ci sono nove black su undici. La normalità vorrebbe che ce ne fossero tre o quattro. Sarebbe il riflesso della società. Ma se ce ne sono tanti è perché i bianchi sono delle nullità.

Mi vergogno di questo paese. Presto ci saranno undici black». Idem con gli immigrati: «Adesso non possono imporci la loro religione. Chi non vuol rispettare i nostri valori rientri a casa sua». E l´incapacità della Francia a integrare gli immigrati costituisce ai suoi occhi «la più grande minaccia interna per il nostro futuro».

Razzista, Frêche? Secondo molti, compresi alcuni leader socialisti, la risposta è negativa. Il Big Boss di Montpellier, peraltro bravo amministratore, non farebbe altro che lusingare il suo elettorato, dirgli quel che vuole sentirsi dire. Lui stesso l´ha quasi teorizzato davanti agli studenti dell´università: «I coglioni sono maggioritari, sono stato sempre eletto da una maggioranza di coglioni. Li infinocchio con la mia faccia onesta, gli racconto storielle di sesso e dicono che sono un intellettuale ma divertente. Dicono che sono come loro e quando capita questo, la vittoria è assicurata: la gente vota per chi gli assomiglia, quindi bisogna cercare di assomigliare alla gente».

Una filosofia a quanto pare imbattibile, cui ha dovuto inchinarsi anche lo stato maggiore socialista, per il quale la cosa principale è tenere il Languedoc-Roussillon a sinistra. Anche se verdi e comunisti non vogliono più sentir parlare di Frêche.

 

 

[10-12-2009]

 

 

 

BALSAMO OREAL! - LA GENEROSISSIMA BEFANA DI MADAME BETTENCOURT CONTINUA: DOPO IL FOTOGRAFO-GIGOLò BANIER (BENEFICIATO DI 993 milioni PER I SUOI 'SERVIZI'!), ORA spunta Sir Lindsay Owen-Jones, per 18 anni A CAPO del gruppo di cosmetici di cui è oggi presidente: 100 MILIONI - E LA FIGLIA FRANÇOISE VUOLE INTERNARE LA MAMMINA DI 87 ANNI...

Giuliana Ferraino per il "Corriere della Sera"

Nella battaglia legale che da due anni contrappone la donna più ricca di Francia, Liliane Bettencourt, 87 anni, erede dell'impero L'Oréal, alla sua unica figlia, Françoise, spunta Sir Lindsay Owen-Jones, il manager gallese che per 18 anni (fino all'aprile del 2006), è stato amministratore delegato del gruppo di cosmetici di cui è oggi presidente.

Anche Sir Lindsay, 62 anni e una moglie italiana (Cristina) avrebbe beneficiato della generosità di Madame Bettencourt ricevendo in regalo 100 milioni, come è scritto nel dossier dell'inchiesta preliminare preparato dalla procura e rivelato dalla stampa francese a pochi giorni dall'udienza fissata per l'11 dicembre.

Il tribunale di Nanterre è chiamato a decidere se accogliere le accuse contro François- Marie Banier, 56 anni, l'amico da oltre vent'anni e fotografo del jet-set colpevole, secondo Françoise Bettencourt, che ha la sua stessa età (56 anni), di aver raggirato l'anziana madre, con l'obiettivo di spillarne una montagna di soldi. Una montagna alta per l'esattezza 993 milioni, elargiti attraverso assegni, polizze di assicurazione e alcuni quadri, da Matisse a Picasso, da Mondrian a De Chirico.

Banier, più che negare, ha sempre spiegato i doni con la grande largesse di Madame Bettencourt. Liberalità di cui si sarebbero avvantaggiate anche altre persone a lei vicine. Come Sir Lindsay, chiamato in causa non senza malizia proprio dal fotografo in una deposizione del 2005, per spiegare la ragione di tre contratti di assicurazione a suo nome per un valore totale di 34 milioni.

Owen-Jones, che quando era al timone de L'Oréal era tra i top manager più pagati di Francia, non smentisce l'esistenza del «regalo» milionario. Ma, spiega in un comunicato, non vuole fare commenti «per rispetto all'impegno preso di non agire, in un modo o nell'altro, per favorire una o l'altra parte in questo affare». La madre e la figlia, che ora non si parlano più.

Perché la figlia vuole far dichiarare la madre non in pieno possesso delle sue facoltà e metterla sotto tutela legale. E la madre, che lo scorso febbraio ha già dimostrato con una perizia medica di essere capace di intendere e di volere, continua a replicare che con i suoi soldi è «libera di fare ciò che vuole». Fermo restando che la figlia riceverà gran parte della sua fortuna, stimata nel 2009 dalla rivista francese Challange in 10 miliardi.

Questione di soldi o pura preoccupazione filiale, come protesta Françoise in un'accorata lettera manoscritta alla madre e recapitata al suo indirizzo di Neuilly, alle porte di Parigi, il 2 dicembre per annunciarle la richiesta di tutela legale?

Di Liliane Bettencourt Owen-Jones ha la gigantografia con dedica nel suo ufficio, nel quartier generale di Clichy, alla periferia di Parigi: è appesa tra due foto di «Magic Carpet», la sua barca a vela di 33 metri , perché la vela, che pratica tra la Costa Azzurra e Portofino insieme alla moglie, è una delle sue passioni, come lo sono correre in automobile, gareggiare in moto, pilotare il suo elicottero.

In passato il manager l'ha descritta come «una persona molto schiva ma stupenda », che non ha «mai voluto interferire» nel suo lavoro, pur essendo la prima azionista, con circa il 30%. E però ha scelto di non schierarsi apertamente in suo favore nella saga familiare che ha spaccato la Francia.

Sir Lindsay è l'uomo che a suon di acquisizioni ha saputo trasformare L'Oréal nel primo produttore mondiale di cosmetici, con 23 marchi globali, da Lancôme a Garnier, e 17,5 miliardi di fatturato nel 2008. Perciò anche Françoise Bettencourt lo difende. I cento milioni che gli ha donato la madre?

Attraverso una persona a lei vicina, fa sapere che «tenuto conto dell'immenso lavoro compiuto alla testa de L'Oréal, si può perfettamente comprendere che Liliane Bettencourt abbia voluto esprimere la sua gratitudine, mentre i servizi resi da François-Marie Banier sembrano meno evidenti».

 

 

[09-12-2009]

 

 

 

FRANCE TÉLÉCOM PAGHERÀ LA BOLLETTA DEGLI AIUTI DI STATO...
Giampiero Martinotti per "la Repubblica" - Il vecchio vizio francese di proteggere le proprie imprese, a dispetto delle regole europee e a volte anche del buonsenso, può costar caro. A farne le spese, questa volta, è France Télécom, che dovrà rimborsare un miliardo di euro di aiuti pubblici illeciti. Dopo una vertenza giuridica durata anni, la Corte europea di Giustizia ha dato ragione alla Commissione e torto all´azienda e allo Stato transalpini

01.12.09  

 

 

 

QUEL PIAZZISTA DI SARKÒ - IL PRESIDENTE FRANCESE VENDE 5 NAVI MILITARI ALLA RUSSIA – NEL PORTO DI SAN PIETROBURGO LA GENTE FA LA FILA PER AMMIRARLE – E INTANTO lo schiavetto nano DI CARLA BRUNI SI SMARCA DAL richiamo OBAMIANO per l'AFGHANISTAN…

1 - SARKÒ PIAZZISTA DI MISTRAL 5 NAVI VENDUTE A MOSCA...
Roberto Zichitella per "Il Riformista"

 

Il Mistral si è spinto fino al porto di San Pietroburgo. Ma non si tratta del celebre vento che di solito spazza la Provenza. Il Mistral che ha gettato l'ancora nelle acque del porto russo è uno dei gioielli della Marina militare francese. Si tratta di una nave portaelicotteri, seconda per dimensioni solo alla portaerei Charles De Gaulle. È un colosso lungo 199 metri e largo 32, con un hangar di 1800 metri quadri nel quale possono trovare riparo 16 elicotteri (sia gli NH90, adatti al trasporto di truppe e materiali, sia i Tigre, velivoli da combattimento usati a sostegno delle truppe di terra), oltre a una dozzina di mezzi blindati anfibi.

A pieno carico pesa 21.500 tonnellate ed è una nave così polivalente da essersi guadagnata il soprannome di "coltellino svizzero". Infatti può trasformarsi anche in ospedale galleggiante e dispone di una centrale di comando molto sofisticata dalla quale si possono coordinare operazioni navali su larga scala.

 

A San Pietroburgo la gente fa la fila per ammirare questa nave d'assalto. Ma per la Russia la Mistral non è solo un'attrazione turistica. Fin dalla sua entrata in servizio, nel gennaio del 2006, la portaelicotteri è diventata l'oggetto del desiderio degli alti ammiragli russi, ansiosi di rinnovare una flotta lontana dagli splendori del passato.

Da tempo il Cremlino ha aperto una trattativa con la Francia per l'acquisto di almeno cinque navi Mistral e ormai il negoziato sembra essere arrivato alla fase finale. I francesi avrebbero fatto un'offerta e ora si attende la risposta della Russia. Il costo di ciascuna di queste navi dovrebbe aggirarsi fra i 400 e i 500 milioni di euro. Per la Francia la commessa russa sarebbe anche una buona occasione per dare ossigeno ai cantieri navali di Saint-Nazaire, la città della Loira Atlantica dove centinaia di lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro.

 

Ma la reciproca soddisfazione di francesi e russi deve fare i conti con l'allarme che si sta diffondendo nel Caucaso e nei paesi baltici, le due regioni che avvertono maggiormente il peso di Mosca. Le inquietudini maggiori arrivano dalla Georgia, la nazione che nell'agosto del 2008 si è scontrata militarmente con la Russia. A Tiblisi non capiscono come mai proprio la Francia (il paese che, grazie anche a un impegno diretto di Nicolas Sarkozy, cercò di trovare una soluzione diplomatica al conflitto) debba vendere navi da guerra al temuto vicino russo.

Si fa portavoce di queste paure Alexander Rondeli, presidente della Fondazione georgiana per gli studi strategici e internazionali. «La Russia», dice Rondeli, «vuole ristabilire il suo ruolo di grande potenza e la sua influenza sulle ex repubbliche dell'Unione Sovietica. La Mistral è una nave d'assalto formidabile per attaccare la Georgia o i paesi baltici. È come dare un'arma supertecnologica a un bandito, perciò abbiamo paura».

 

Timori eccessivi? Non troppo, dal momento che l'ammiraglio Vladimir Vysotsky, comandante della Marina russa, ha detto candidamente che con navi come la Mistral la flotta del Mar Nero nel 2008 avrebbe potuto compiere la sua missione in Georgia in soli 40 minuti invece che in 26 ore.

Dalle ex repubbliche baltiche dell'Urss si fa sentire la voce di Urmas Paet, ministro degli esteri dell'Estonia. Paet si chiede se le navi Mistral saranno vendute ai russi con o senza armamenti di alta tecnologia e comunque vuole sollevare il problema durante una prossima riunione della commissione della Ue dedicata alle armi convenzionali. Fonti francesi citate dal quotidiano Le Figaro assicurano che la Mistral sarà venduta ai russi «nuda, senza armamenti».

La Nato si tira fuori dalla questione. Il portavoce dell'alleanza, James Appathurai, si limita a dichiarare: «La Nato non ha un punto di vista ufficiale su questa vicenda. Siamo al corrente dei negoziati in corso e se l'affare andrà in porto siamo certi che tutto sarà fatto nel rispetto delle norme doganali».

Il caso vuole che mentre la Mistral si mette in mostra a San Pietroburgo siano in visita a Parigi sia Vladimir Putin che il ministro degli esteri georgiano Grigol Vashadze. Vashadze ha dichiarato che chiederà al suo omologo Kouchner «garanzie di sicurezza a lungo termine». Secondo Vladimir Orlov, ambasciatore russo a Parigi, la vendita delle navi da guerra Mistral non è invece nell'agenda di Putin, che a Parigi discuterà soprattutto di energia. Putin non incontrerà Sarkozy, che si trova in Brasile, a Manaus, per il vertice dei paesi dell'Amazzonia, di cui fa parte anche la Guyana francese, territorio d'oltremare della République.

 

2 - E LA FRANCIA VUOLE TIRARSI FUORI DALLA SURGE...
Da "Il Riformista"

Il "New York Times" conferma quanto scritto dal "Riformista" ieri sulla volontà degli Usa di cercare di convincere gli alleati della Nato a inviare altri 10.000 soldati in Afghanistan. Ma la Francia sembra essere contraria. Per il quotidiano americano i membri della Nato e gli altri Paesi alleati non sarebbero però disponibili a spingersi oltre i 5.000 militari e l'Amministrazione Usa deve fare dunque i conti con le loro resistenze.

Parigi non ne vuol sapere di superare il numero di 3.750 soldati che ha già sul terreno. La Gran Bretagna ha promesso altri 500 soldati, ma Gordon Brown si trova a fronteggiare un'opinione pubblica sempre più contraria. La Germania ha già fatto sapere che, prima di una decisione, intende attendere gli esiti della nuova conferenza internazionale sull'Afghanistan, prevista per gennaio.

 

 

[27-11-2009]

 

 

   

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Creato Lunedì, 26 Settembre 2011 11:52

Scritto da Lisa Vagnozzi

Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

1. Caitlyn Larsen

Caitlyn è un bambina di 10 anni di Orogrande, New Mexico. Un giorno, guardando fuori dalla finestra della sua cameretta, si è accorta che sul fianco di una montagna vicina si stava aprendo uno strano buco. Indagando, Caytlin ha scoperto che si trattava di una nuova cava mineraria. A questo punto, la ragazzina ha preso carta e penna e ha scritto ai giornali, per raccontare come quei lavori di scavo stessero devastando il paesaggio intorno alla sua città. La lettera non è passata inosservata ed è finita sulla scrivania del direttore della New Mexico Mining and Mineral Division, che ha convinto la società a bloccare le perforazioni: la montagna di Caitlyn è salva!

2. Birke Baehr

A soli 11 anni Birke ha le idee molto chiare in tema di alimentazione: è infatti un convinto paladino del biologico ed è diventato protagonista di incontri nelle scuole americane, per raccontare la propria esperienza e sensibilizzare i coetanei, invitandoli a riflettere sul valore nutrizionale di ciò che mangiano, sugli OGM e sull’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive nelle coltivazioni.

3. Olivia Bouler

Ricordate il disastro della Deepwater Horizon, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Di fronte a tanta devastazione ambientale, l’undicenne Olivia ha deciso di darsi da fare in prima persona, collaborando con la National Audubon Society per vendere i disegni degli esemplari di uccelli più colpiti dalla marea nera. La vendita ha fruttato oltre 200.000 dollari, che sono stati devoluti ad azioni di ripristino degli ecosistemi del Golfo. In occasione del primo anniversario dell’incidente, Olivia ha anche pubblicato un libro, perché quanto accaduto non venga dimenticato ma rappresenti un monito per il futuro.

4. Cole Rasenberger

A 8 anni Cole si è impegnato attivamente per salvare le foreste della sua regione, nel North Carolina, coinvolgendo numerosi coetanei della propria scuola. La sua iniziativa è stata di una semplicità estrema: i bambini hanno inviato delle cartoline firmate alle catene di fast food per chiedere loro di passare a packaging riciclati e sostenibili. La mobilitazione ha centrato un obiettivo importante, ottenendo risposte ed impegni da un colosso del settore, McDonald’s. Successivamente, gli sforzi di Cole si sono concentrati su una seconda catena, la KFC: l’azienda ha ricevuto direttamente dalle mani del bambino ben 6.000 cartoline, grazie al coinvolgimento degli allievi di altre scuole elementari della zona, ma al momento non ha offerto riscontri positivi. L’importante, però, è non mollare!

5. Mason Perez

 

A 9 anni Mason ha fatto una constatazione di una semplicità disarmante: si è reso conto che il getto d’acqua che scaturiva dai rubinetti del bagno della scuola, del campo di baseball, dei negozi e delle case della sua città era inutilmente forte. Per questo, ha scritto al sindaco chiedendogli di abbassare la pressione dell’acqua nelle tubature, ottenendo un risparmio idrico calcolato tra il 6% e il 25%.

6. Ashton Stark

 

A 14 anni Ashton ha deciso che era ora di tagliare le emissioni di CO2 della propria famiglia: con questo obiettivo, ha preso la vecchia auto dei nonni, parcheggiata in garage a prendere polvere, e l’ha dotata di nove batterie da golf cart. Ora la vecchia auto può viaggiare ad una velocità massima di poco più di 70 km/h – non molto, ma sufficiente per spostarsi in città – senza emettere anidride carbonica.

7. Severn Suzuki

Nel 1992, a soli 12 anni, Severn promosse una raccolta fondi con la Environmental Children's Organization (ECO), un gruppo di bambini ecologisti da lei fondato 3 anni prima, per poter prendere parte al Vertice della Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro. Qui, in soli sei minuti e con parole semplici, schiette ed efficaci, Severn espresse il punto di vista di una bambina sui maggiori problemi ecologici, zittendo (momentaneamente…) i potenti del mondo. Oggi, a 30 anni, Severn continua nel suo impegno a favore della tutela dell’ambiente, collaborando con The Skyfish Project.

8. Felix Finkbeiner

A 9 anni, dopo una lezione della sua maestra sulla fotosintesi clorofilliana, Felix decise di piantare un piccolo albero sul davanzale della finestra della sua classe, per poi esclamare, con quell’entusiasmo genuino tipico dei più piccoli, Pianterò un milione di alberi in Germania. Oggi Felix ha 13 anni e, al motto Stop talking! Start planting!, ha superato il suo obiettivo: ha infatti piantato il milionesimo albero il 4 maggio 2011. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti politici e Ministri dell'Ambiente di ben 45 nazioni.

Piccoli grandi uomini da cui i "veri" grandi dovrebbero prendere esempio.

 

 

Creato Martedì, 12 Giugno 2012 16:47

Scritto da Marta Albè

Tra Ottocento e Novecento furono messe a punto alcune invenzioni che avrebbero potuto rivelarsi in grado di rivoluzionare la nostra esistenza odierna.

Se l'auto ecologica progettata da Henry Ford o l'automobile a corrente alternata ideata da Nikola Tesla fossero state prodotte su larga scala decenni fa, forse in questo momento non ci troveremmo a condurre guerre spietate per il possesso del petrolio necessario alla produzione del carburante che, secondo Ford, avrebbe potuto essere ricavato in ingenti quantità a partire dai vegetali. Lo stesso Tesla fu in grado di creare un motore elettrico ad emissioni zero e di ricavare energia sfruttando le correnti elettriche della Terra. A due donne si devono invece l'invenzione del primo sistema antinquinamento e di un dispositivo per rendere potabile l'acqua di mare grazie ai raggi solari.

Senza stare a sindacare sul "perché" queste invenzioni non abbiano trovato seguito, proviamo a ricordarle e a omaggiarle affinché siano da spunto per un reale cambiamento di rotta, anche alla luce delle recenti scoperte tecnologiche.

1) Energia elettrica gratis dalla Terra

 

Nikola Tesla (1856 – 1943) fu un ingegnere ed inventore di origine serba, ma naturalizzato statunitense, che sperimentò particolarmente nell'ambito dell'elettromagnetismo tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Tra le sue ideazioni vi fu quella di riuscire a ricavare energia in maniera praticamente gratuita sfruttando le correnti elettriche fornite dalla Terra. Tesla, da moti considerato un genio, provò la propria capacità di sfruttare le correnti elettriche che attraversano le rocce ed i suoni insieme ad un amico nell'area di Pike Peak mediante due strumenti denominati autoharp, delle arpe di trasmissione dotate di microfoni. I due si separarono ponendosi ai lati opposti di un picco, distanziati l'uno dall'altro da quattro chilometri di roccia. Gli strumenti furono collegati al terreno attraverso un metodo segreto e furono sintonizzati in base alle risonanze armoniche della Terra. Al preciso momento che Tesla aveva stabilito, i due strumenti furono in grado di produrre note musicali per suonare interi brani grazie all'impiego della corrente elettrica terrestre.

2) Il primo sistema antinquinamento

Il primo sistema antinquinamento della storia fu inventato da una donna statunitense nel 1879. Parliamo di Mary Walton, la quale decise di dirigere il proprio impegno e le proprie conoscenze verso l'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e nocive provenienti dalle fabbriche, che in quegli anni si stavano prepotentemente diffondendo sul territorio. L'invenzione della Walton era basata sull'utilizzo di enormi contenitori ricolmi d'acqua, simili a serbatoi, verso i quali venivano condotte le polveri inquinanti, che proprio dall'acqua dovevano essere trattenute prima di venire convogliate lungo la rete fognaria. A Mary Walton si deve inoltre la progettazione del primo sistema in grado di limitare l'inquinamento acustico.

3) Distillatore solare per l'acqua di mare

Maria Telkes (1900 – 1995), nel 1920, quando all'epoca aveva solamente vent'anni, inventò un sistema di distillazione solare in grado di rendere potabile l'acqua di mare. Il sistema prevedeva d versare dell'acqua salina in uno speciale recipiente ricoperto da una lastra in vetro trasparente, che doveva essere esposto al sole, affinché i raggi solari potessero svolgere la propria azione di depurazione dell'acqua. Il sistema era in grado di produrre nel giro di poche ore alcuni litri di acqua potabile, che poteva rivelarsi indispensabile nel caso di un naufragio per la sopravvivenza dei passeggeri di un'imbarcazione. A lei si devono inoltre l'invenzione del forno solare e della Casa Carlisle, il primo edificio sperimentale a riscaldamento solare.

4) L'auto ecologica di Henry Ford

Il fondatore della casa automobilistica più famosa di tutti i tempi fu, all'insaputa di molti, l'ideatore di una delle prime automobili completamente ecologiche e green, sia per via dei materiali che la costituivano sia per via della fonte combustibile utilizzata per il suo funzionamento. Si tratta della Hemp Body Car, ideata da Henry Ford (1863 – 1947) nel 1941. L'automobile era costituita principalmente da fibre di cellulosa biodegradabili derivate dalla canapa e dalla paglia di grano, ma non solo. Il funzionamento del suo motore era stato reso possibile mediante l'impiego di etanolo di canapa. Già nel 1925 Ford aveva azzardato l'ipotesi di riuscire a creare un'auto completamente realizzata ed alimentata grazie alla canapa. Era inoltre certo che dalla maggior parte dei vegetali, comprese mele, patate ed erbacce, potessero essere tratte sostanze combustibili da utilizzare per il funzionamento degli stessi mezzi per la coltivazione agricola, garantendo la possibilità di coltivare i campi con l'ausilio di mezzi meccanici per centinaia di anni. La Hemp Body Car era alimentata dalla canapa distillata, il cui valore inquinante era stato indicato come pari a zero. Perché non venne mai prodotta su larga scala? Poiché Ford morì pochi anni dopo, nel 1947, e poiché nel 1955 la coltivazione della canapa fu proibita negli Stati Uniti.

5) L'auto a corrente alternata di Tesla

Ancora a Nikola Tesla si deve l'ideazione di un'automobile in grado di sfruttare la corrente alternata, anziché la corrente continua. Grazie a Tesla nel 1895 nei pressi delle Cascate del Niagara era entrata in funzione una stazione idroelettrica a corrente alternata grazie alla quale egli raggiunse la propria popolarità all'interno del panorama scientifico. La Pierce-Arrow begli anni Trenta del '900 aveva deciso di dare vita ad un'automobile elettrica in grado di sfruttare la corrente alternata seguendo le istruzione fornitegli da Tesla. I suo motore era progettato per raggiungere 1800 giri al minuto ed era dotato di una ventola frontale per il raffreddamento. Il motore dell'automobile fu in seguito modificato da Tesla al fine di permettere il funzionamento autonomo del veicolo mediante un circuito elettrico in grado di produrre energia e di garantire il funzionamento in movimento del mezzo per decine di chilometri senza che il motore emettesse alcun rumore e senza la produzione di sostanze inquinanti. Secondo Tesla il nuovo dispositivo di sua invenzione non solo avrebbe potuto alimentare un'automobile per sempre, ma anche fornire l'energia necessaria ad interi edifici. Tesla morì solo e dimenticato nel 1943, frustrato per non essere riuscito ad imporre al mondo i propri progetti, che probabilmente non furono compresi poiché giudicati in anticipo di almeno mezzo secolo.

Marta Albè

Leggi anche:

- Ford Hemp Car: l'auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Creato Venerdì, 25 Settembre 2009 09:38

Scritto da Alessandro_Ribaldi

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma - soprattutto - alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l'anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l'auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare "...vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti..." e tutt'ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della "bio vettura" si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

 

Già nel 1925 lo stesso Ford rilasciò al New York Times una dichiarazione che fece supporre quanto avesse competenze e volontà adeguate a creare un'autovettura capace di utilizzare carburanti alternativi: "Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C'è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C'è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni". Ford all'epoca azzardò l'ipotesi che si potesse arrivare a vetture fatte di canapa che utilizzassero l'etanolo come carburante.

Unendo la passione per la natura ed un indubbio fiuto per gli affari, l'imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che "uscisse" dalla terra. Per realizzare questo affascinante progetto impegnò nella ricerca fior fiore di ingegneri che nel 1941, dopo 12 anni di studi, diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili. La Hemp Body Car era una realtà: interamente composta da plastica in fibre di canapa, biodegradabile e dieci volte più leggera delle auto con carrozzeria d'acciaio.

Inoltre per dimostrare quanto fosse valido tale progetto si realizzò persino uno spot in cui la vettura veniva colpita ripetutamente con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Ma la grande novità, come detto, era nel carburante: la Hemp Body Car era difatti alimentata dalla canapa distillata, il cui impatto inquinante era pari ad un clamoroso "valore zero". Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. I re dell'acciaio e del petrolio ripresero il controllo delle operazioni lasciando che quest'idea "fumosa" venisse dimenticata.

A questo punto la domanda che viene naturale porsi è: perché solo ora, e per giunta timidamente, stanno rispuntando supposizioni, studi, progetti e dichiarazioni che Henry Ford nei primi ventenni del novecento aveva cercato di promuovere?

 La risposta può essere senz'altro riscontrata nel processo economico politico che ha portato il petrolio ad essere un combustibile dal grande "potere" finanziario, capace di non favorire la reale funzionalità di una tecnologia rispetto ad un'altra, ma appoggiando esclusivamente gli interessi e le strategie politiche.

Questi progetti risultarono sicuramente scomodi all'epoca, per via della crescita delle nazioni che potevano continuamente beneficiare di risorse petrolifere (gli stati medio orientali, ad esempio, si scoprirono grossi beneficiari di oro nero proprio in quegli anni). Oggi, con una crisi petrolifera sempre più evidente, con la crescita di un'educazione orientata alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, con una volontà nell'abbassare sprechi e consumi, si potranno forse portare a termine le volontà del fondatore del marchio Ford.

La casa automobilistica dall'ovale blu sta dimostrando di essere una delle più motivate ad orientarsi a questo tipo di approccio, mettendo in commercio, ed è stata la prima in assoluto a farlo, una vettura alimentata a bioetanolo a basso contenuto di CO2. Sembrerebbe che, a distanza di quasi 70 anni, le previsioni del suo padre fondatore si stiano finalmente verificando.

Alessandro Ribaldi

 

 

fonti energetiche rinnovabili e all’attività dell’istituto eni Donegani, lsegnaliamo alcuni documenti sul tema reperibili sul sito www.eni.com:

- eni for development http://eni.com/it_IT/attachments/sostenibilita/eni-for-development-web.pdf (in particolare da pag. 28)

- eni tecnology report http://eni.com/it_IT/attachments/innovazione-tecnologia/impegno/Eni_Technology_Report_2009-2010_ITA.pdf (in particolare sezioni a pag: 2 e 15)

 

Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione Innovazione e Tecnologia del sito al seguente link: http://eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/innovazione-tecnologia.shtml

 

 

Ecofatto, la metamorfosi del riciclaggio

 

Renata Gabbi di Legambiente, spiega come dal riciclaggio di carta, plastica, acciaio si possano ottenere utensili, biciclette, elementi dell'arredo urbano e tanti altri oggetti d'uso quotidiano: "da ogni cosa nasce un'altra cosa", bisogna solo scegliere il contenitore giusto.
Servizio di Lidia Casti





Visita il sito: www.terrafutura.it
Visita il sito: www.legambiente.it

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Riconosciuto il nesso eziologico
La Corte di Cassazione ha riconosciuto che l’eccessiva esposizione alle radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari potrebbe contribuire all’insorgenza di tumori alla testa, se utilizzati per 5 – 6 ore al giorno per un numero elevato di anni (12 nel caso di specie). Un uso per lavoro del telefonino così prolungato può, quindi, dar luogo a malattia professionale non tabellata.

 

 

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  Videoinforma :  www marcobava.it