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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) IL 15.01 15  CONTINUA A ROMA IL PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT .

4) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 09.01.15

5) Processo MPS SIENA MI IN ATTESA DI ASSEGNAZIONE

6) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

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28.04.13

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Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
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Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
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16.12.12

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A2A-REPORT

 

02.12.12

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ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

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MPS-REPORT

 

09.12.12

 

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Auto e Moto d’Epoca 2013

 

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www.wefightcensorship.org

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http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

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Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 


Scontro fra titani, a mezzo Giornale di Sallustioni: "La denuncia di Bondi: "Bocchino mi ha minacciato. Voleva soldi per la moglie". Il ministro accusa il capogruppo finiano: "Fa il moralista, ma più volte ha fatto pressioni per ottenere nomine di amici e fondi per film prodotti da società della sua famiglia" (p.1).16-12-2010]

 

IL FUTURO È LIBERTÀ, MA IL PASSATO NON PASSA - COMUNICAZIONE DI SERVIZIO PER GIAN-ELISABETTO: È INFORMATO DELLA PRESENZA IN FLI DEL SENATORE NINO STRANO, AUTODEFINITOSI “ESTETA FOTTUTO, AMICO DI TRAVESTITI, TROIE E OMOSESSUALI” E SOPRATTUTTO INDAGATO PER MAFIA (PER LA SECONDA VOLTA)? - E CHE DIRE DEL PLURINDAGATO (SALVATO DALLA PRESCRIZIONE) GIAMPIERO CATONE, NOMINATO RESPONSABILE PER L’ABRUZZO E TRA MILLE PROTESTE SOSTITUITO CON DANIELE TOTO?...

1 - NINO STRANO: DALLE INCHIESTE ALLA MORTADELLA...
Giuseppe Lo Bianco per "il Fatto Quotidiano"

 

Se gli si parla di "bunga bunga" il senatore Nino Strano pensa subito ai bronzi di Riace: "Mi squaglio davanti a una creatura di marmo". Precisando: "Ma non ho mai avuto un rapporto sessuale con un gay". In Parlamento lo ricordano con la bocca piena di mortadella celebrare la sconfitta del governo Prodi in un pomeriggio di "bon ton" a palazzo Madama arricchito dall'offesa al collega Nuccio Cusumano, chiamato "checca squallida".

"A me piace il turpiloquio, mi afferra, mi tira per un braccio" rivelò il senatore che si definisce oggi "esteta fottuto, amico di travestiti, troie e omosessuali". Chissà se utilizzava lo stesso linguaggio all'inizio della sua carriera politica, negli anni del dopo stragi, quando, sotto l'ombrello della mafia stragista, si candidò, nel '94, nel movimento indipendentista Lega Sicilia, fondato da lui stesso e da Nando Platania, quest'ultimo accusato dal pentito Tullio Cannella di cambiare "pizzini" che lo stesso collaboratore avrebbe recapitato a Bagarella.

Una stagione ancora oscura durante la quale il boss corleonese invaghito di separatismo voleva duplicare l'esperimento leghista catanese a Palermo, racconta il pentito, che parla anche della candidatura di Strano alla presidenza della provincia di Catania. L'inchiesta finì in un'archiviazione, lui proseguì l'avventura politica in An: l'anno scorso è stato assessore regionale al Turismo della giunta Lombardo e lanciò tra le polemiche la Sicilia come meta del turismo gay.

 

Poi tentò la riconferma, ma Lombardo gli negò la qualità di "tecnico", lasciandolo fuori dalla sua quarta giunta. Si consola con la Film Commission, decidendo di finanziare film in base a criteri turistici, piuttosto che culturali. L'indagine per mafia lo sorprende a Perugia, alla convention di Fli, ma il suo motto ricorda passioni di altri leader: "Frequento con piacere i locali dove ogni desiderio è possibile. Le mie donne sono sempre con me. Vivo dannatamente di contraddizioni".

2 - GIAMPIERO CATONE: RICICLATO E PLURINDAGATO...
Chiara Paolin per "il Fatto Quotidiano"

Chissà cosa farà nella sua prossima vita l'onorevole Giampiero Catone: già ne ha vissute molte. Napoletano di nascita e abruzzese d'adozione, 54 anni ben portati, uomo Dc devoto a Rocco Buttiglione sin dalla più tenera età, Catone è un virtuoso dello slalom politico-istituzionale.

Mentre la Prima Repubblica cadeva a pezzi, lui riuscì fortunosamente a impossessarsi del simbolo scudocrociato assicurandolo in dote all'amico Rocco, il quale lo premiò nominandolo suo capo di Gabinetto al ministero delle Politiche Comunitarie con delega particolare allo sviluppo economico. Un posto ideale per Catone, ormai approdato a una felice vita Udc: economia, lavoro e relativi fondi lo hanno sempre appassionato moltissimo. Al punto da inventarsi attività inesistenti per cui richiedere lauti finanziamenti al Ministero dell'industria.

 

Per questo nel 2001 fu arrestato con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata. In pratica, due bancarotte da 12 milioni di euro l'una, e 6 milioni di finanziamenti ottenuti a fondo perduto. Dopo una serie di pericolosi rinvii a giudizio, arrivò la manna della prescrizione, ma ancora nel 2003 e nel 2007 la giustizia tornò a occuparsi di lui per bancarotta fraudolenta ed estorsione. Accuse da cui venne assolto, e subito promosso al Pdl: un seggio sicuro in Lombardia, una lussuosa poltrona da deputato che però non gli ha fatto passare la voglia di cambiare ancora.

È infatti entrato in Fli il 24 settembre, nei giorni più caldi del divorzio libertario: in cambio è arrivata la nomina a responsabile del movimento per l'Abruzzo. Ma la base locale ha reagito malissimo, dimissioni a raffica e una domanda: come parlare di legalità con un rappresentante plurindagato? Il 4 novembre il clamoroso dietrofront: Daniele Toto, nipote dell'avioimprenditore (e a sua volta indagato) Carlo, ha scalzato Catone. 09-11-2010]

 

 

DA MONTECARLO A NAPOLI: Sono finiti nel presepe 2010 di San Gregorio Armeno, i Tullianos - "ELISABETTO" con tee shirt ’I Love Montecarlo’ e cartello esplicativo "professione cognato" e la sorellina, minigonnata, procace e verace nel suo sorriso cavallino. in mezzo a loro, FINI E una Ferrari rossa

januaria piromallo www.bellaedannata.com <http://www.bellaedannata.com/> per Panorama

 

Sono finiti nel presepe di San Gregorio Armeno, i Tullianos. L'ingombrante fratello Giancarlo con tanto di tee shirt I Love Montecarlo e di cartello esplicativo "professione cognato" e la tanta contestata casetta sotto il braccio e la sorellina, minigonnata, procace e verace nel suo sorriso cavallino. Sguardo sornione il Fini occhialuto e incravattato, in mezzo a loro una Ferrari rossa.

Le statuine alte 30 centimetri in terracotta ammiccano sotto la scritta casa Tulliani che assomiglia molto alla grotta del bambino Gesu'. E cosi' la Sacra Famiglia si riunisce per Natale sulle bancarelle di Marco e Giuseppe Ferrigno, padre e figlio, storici presepai napoletani ( sono alla quinta generazione di artigiani), sempre aggiornati sulle new entry dell'attualita' piu' scandalistica.

Sono stati loro a mettere sul presepe i personaggi di Mani Pulite. Fini & company, in versione pastorale, costano 65 euro. Ma chi se li mettera' mai in casa sotto l'albero di Natale, insieme a Pulcinella che si ingozza di spaghetti e lo " scartellato", il gobbo, pieno di corni anti/iattura?. E chi glielo regala a Fini un cornetto anti/jella? 22-10-2010]

 

 

FACCIAMO QUATTRO ’SALDI" A MONTECARLO? - PER FORTUNA CHE INTERNET NON SCORDA - UN GIRO SUL WEB E SI TROVANO I PREZZI DELLA STESSA SOCIETÀ CHE STIMÒ LA CASA DELLA CONTESSA CEDUTA AD AN: NEL 2001 A MONTECARLO CON LA SOMMETTA DI 240MILA € SI COMPRAVA UNA MONOCAMERA DI 25MQ - NEL 2008 UN APPARTAMENTO UGUALE A QUELLO AFFITTATO A "ELISABETTO" TULLIANI ERA VENDUTO A OLTRE DUE MLN…

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "Il Giornale"

 

Quella casa a Montecarlo An l'ha venduta a prezzo di saldo. E se la Procura di Roma sul punto inspiegabilmente temporeggia appellandosi alla non completa traduzione dal francese dei documenti arrivati da Montecarlo per rogatoria, l'incongruenza del prezzo è di evidenza solare. I magistrati capitolini hanno voluto una «fonte affidabile» per le valutazioni dei prezzi di mercato nei vari momenti dell'affaire. Il Giornale, oggi, si affida ai prezzi delle offerte immobiliari ufficiali messi online negli ultimi 10 anni dalla stessa società che si occupò della stima di casa Colleoni quando An la ereditò, nel 1999.

Ovvero l'immobilier Michel Dotta, che tra l'altro amministra il condominio di Palais Milton, al civico 14 di Boulevard Princesse Charlotte, casa monegasca «di» Tulliani. Per Fini, Dotta è certo un'azienda più che affidabile visto che nelle sue otto «spiegazioni», lo scorso 8 agosto, l'ex leader di An fondò la sua convinzione della congruità del prezzo di vendita proprio paragonando quei 300mila euro incassati dalla off-shore Printemps nel 2008 ai 450 milioni di lire della valutazione firmata Dotta, intorno al 2000. E fa niente che il presidente della Camera omise di ricordare che, tra stima e cessione, erano appunto passati un bel po' d'anni.

 

Se la Procura dovrebbe aver ricevuto i valori medi di mercato anno per anno, nella linea cronologica di questo complesso affaire, anche il Web ci permette di scavare nel passato. Per capire che aria tirava nel mercato immobiliare monegasco in quell'estate del 2008, quando An svendette a Printemps, e anche nel lontano 2001, poco dopo la presa di possesso della casa da parte del partito di via della Scrofa.

Per farlo, basta andare sulla «macchina del tempo» del web, come ci ha suggerito il collega Silvio Leoni. L'«internet archive», che appunto memorizza istantanee di siti web mese dopo mese e le conserva per i posteri, è all'indirizzo http://www.archive.org/web/web.php. Basta infilare l'url della Dotta immobilier (www.dotta.mc) e premere il pulsante «take me back». Il gioco è fatto, e si può navigare in un'ottantina di «versioni temporali» del sito di Dotta tra il 2001 e il 2008. Ognuna con le sue offerte di vendita, e con i prezzi aggiornati alla data di «congelamento» del sito.

 

Per i 300mila euro a cui An ha venduto la casa di Montecarlo, due camere, ingresso, bagno, cucina e terrazzo per 65-70 metri quadri commerciali, era decisamente difficile concludere una compravendita anche nel lontano 2001. Figuriamoci sette anni dopo.

Le offerte a marzo di quell'anno contavano affari meno appetibili. C'era un «double studio» di 75 metri quadrati al 24esimo piano del palazzo Millefiori, di certo con una vista migliore di casa Tulliani, ma anche molto meno a buon mercato: 730mila euro, tre volte la stima che Dotta redasse per An. Anche per i 73 metri quadrati dell'appartamento nel palazzo «Giotto» che Dotta proponeva ai propri clienti servivano almeno 822mila euro. E un piccolo «studio» con terrazzo nel «Grand Large», si portava via per 456mila euro. A meno, 243mila euro, praticamente la valutazione dell'appartamento che An aveva appena ereditato, c'era solo una monocamera, 25 metri quadri nel Riviera Palace.

 

Gli anni corrodono tante cose, ma non il valore del mattone. Anzi, complice la bolla immobiliare, i prezzi crescono ovunque. A maggior ragione nella lussuosa Montecarlo dove schizzano, oggi, a 25-30mila euro a metro quadrato. Saltiamo dunque a febbraio del 2008, cinque mesi prima del rogito con cui An venderà a Printemps. Dal sito Dotta del 2008 spunta la casetta di 30 metri quadri con angolo cucina nell'elegante Parc Saint Roman, al Larvotto. Per averne le chiavi toccava sborsare 1,6 milioni di euro. Cifre non per tutti anche al Carré d'Or, dove la Dotta immobilier versione 2008 proponeva 46 metri quadrati nel Park Palace, non lontano dalla casa di An in boulevard Princesse Charlotte, per 1,7 milioni di euro.

 

Allargando gli spazi, s'allargano anche gli esborsi: pur vantando terrazza e garage, 65 metri quadri al «Sardanapale» (a due passi dalla casa dell'uomo che firmò per la Printemps, James Walfenzao, dove Tulliani domicilia le proprie bollette), costavano 2,4 milioni di euro. D'altra parte, non è che rinunciando alla vista mozzafiato le cose cambiassero molto, nel listino immobiliare monegasco di quell'inizio 2008.

A Place des Moulins comprare casa di 61 metri quadri (ingresso, camera, bagno, cucina e loggia) costava 1 milione e 950mila euro. Di affaroni come quello che An propose alla Printemps, nel Principato, nemmeno un box auto. Spendendo 80mila euro in più, un bilocale oltreconfine, in Francia. Come noto, fiscalmente, non proprio la stessa cosa. [15-10-2010]

 

 

TULLIANI-GATE - DALLE AUTORITÀ DI MONTECARLO ARRIVA LA NOTIZIA CHE IL VALORE DEL PASSAGGIO DI PROPRIETÀ DEL 1999, TRA LA DEFUNTA CONTESSA E AN, ERA CONGRUO (EQUIVALENTE A 240MILA €) - QUANTO BASTA AL TIPINO FINO DELLA VEDOVA PER DIRE CHE “IL TEMPO È GALANTUOMO” CON GIANFREGNONE - PECCATO CHE L’APPARTAMENTO SIA STATO SVENDUTO ALLA TIMARA MICA NEL ’99 MA DIECI ANNI DOPO E FORSE QUALCHE RIVALUTAZIONE VA FATTO O NO? - MAGARI I TIPINI FINI, QUANDO PAGANO, CHIEDONO IL PREZZO DEL ’99

 1 - CASA MONTECARLO, PER AUTORITA' MONEGASCHE CONGRUO VALORE NEL 1999...
(Adnkronos) - Quando nel 1999 passo' in eredita' dalla contessa Annamaria Colleoni ad An l'immobile di Boulevard Princesse Charlotte, a Montecarlo, oggi al centro di una inchiesta giudiziaria, le autorita' monegasche ritennero congrua la valutazione del bene. Valutazione corrispondente agli attuali 230 e i 240 mila euro.

 

E' quanto emerge dalle informazioni e dai documenti che le autorita' del Principato hanno fornito alla Procura della Repubblica di Roma rispondendo al supplemento di rogatoria fatto circa un mese fa. La Procura di Roma in sostanza vuole stabilire se la vendita nel 2008 dell'immobile per 300 mila euro ad una societa' off shore sia stata congrua.

Sulla vicenda il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara e l'aggiunto Pierfilippo Laviani stanno indagando dalla scorsa estate ipotizzando, nel caso che non sia stato congruo il prezzo incassato per la vendita il reato di truffa contro ignoti. L'indagine e' nata sulla base dell'esposto presentato da due rappresentanti de 'La Destra' di Francesco Storace.

 

Tra le carte ricevute dalla Procura della Repubblica di Roma ci sono anche quelle relative al passaggio di proprieta' dell'appartamento ad una societa' off shore ed il successivo affitto a Giancarlo Tulliani fratello della compagna di Gianfranco Fini. L'inchiesta potrebbe concludersi entro il mese in corso.

 

2 - CONGRUI 270 MILA EURO ATTO SUCCESSIONE...
(ANSA) - La congruità del valore dell'immobile fatta dalle autorità di Montecarlo sulla casa ereditato da Alleanza Nazionale si riferisce alla cifra indicata (meno di 270 mila euro), nel 1999, nell'atto si successione della casa di Boulevard Princesse Charlotte e non al passaggio di proprietà alla società off-shore, sottoscritto nel 2008.

La congruità del valore dell'immobile contenuto nell'atto di successione, si apprende a Piazzale Clodio, non ha nulla a che vedere con il valore indicato nel passaggio di proprietà nella società off shore. Il tutto è ora al vaglio degli inquirenti i quali dovranno accertare se l'immobile, ceduto per 300 mila euro, sia stato alienato per una cifra inferiore al valore di mercato.

 

3 - DELLA VEDOVA (FLI), IL TEMPO E' GALANTUOMO...
(ANSA) - "Il tempo è galantuomo". Benedetto Della Vedova, vicepresidente dei deputati di Fli, conversando con i cronisti a Montecitorio, accoglie con soddisfazione la notizia secondo cui le autorità di Montecarlo hanno giudicato congruo il valore del passaggio di proprietà dell'appartamento di An a Montecarlo. "Non canto nessuna vittoria, io non ne dubitavo - spiega Della Vedova - Fini aveva spiegato esattamente come erano andate le cose anche in quelli che erano i punti più difficili per lui. In ogni caso aspettiamo il giudizio conclusivo".

 

4 - TOTARO (PDL), CONGRUO VALORE 1999 NON VENDITA 2008...
(ANSA) - "Non capisco l'esultanza di Della Vedova e Granata perché le autorità di Montecarlo hanno riconosciuto congruo il valore di circa 300 mila euro ai soli fini catastali della casa di Montecarlo nel 1999 al momento del passaggio di proprietà dalla defunta contessa Colleoni ad Alleanza Nazionale. Infatti non hanno mica detto che tale valore era congruo nel 2008 al momento della vendita fatta da Fini alla società offshore 'indicata' dal cognato Giancarlo Tulliani e anzi, alla luce di questa dichiarazione, mi riesce davvero difficile pensare che possano ammettere ciò.

 

Quindi mi dispiace per Della Vedova e Granata che cercano di sollevare un polverone per fare confusione. Anzi riproponiamo a loro il quesito: come fa una casa valutata circa 300 mila euro nel 1999 a valere solo 300 mila euro nove anni dopo?". Lo afferma il senatore del PdL, Achille Totaro.

5 - STORACE: PASSAGGIO 1999 NON CAMBIA NULLA SU QUANTO ACCADUTO 10 ANNI DOPO...
(ANSA) - "Indagini difensive di parte, come previsto dal Codice". E' questa la reazione del leader della Destra, Francesco Storace, interpellato dall'ANSA, alla notizia che le autorità di Montecarlo giudicano congruo il valore, indicato nel 1999 nel passaggio di proprietà dell'appartamento di Montecarlo da An. "Credo sia necessarie due valutazioni: una tecnica e una politica - afferma Storace - In primis il fatto che una non conosciuta autorità monegasca indichi che il valore del passaggio nel 1999 fosse congruo non cambia nulla rispetto a ciò che è accaduto 10 anni dopo".

 

"In seconda istanza - aggiunge - se hanno tutta questa fretta di archiviare, viste le numerose indiscrezioni della Procura, lo facciano. Chi ha denunciato avrà così la possibilità di accedere agli atti e verificare con quanto scrupolo sono state condotte, riservandosi la possibilità di ricorrere ad indagini difensive di parte come previsto dal Codice".

 13-10-2010]

 

 

1- ALTRO CHE LA FAMIGLIA TULLIANI, IL RISCHIO DELL’AFFAIRE DELLA CASA MONEGASCA È CHE SI ACCENDANO I RIFLETTORI SUI RAPPORTI TRA LA ATLANTIS DEI CORALLO E I TIPINI FINI - 2- LE VICENDE DELL’ATLANTIS WORLD, LA CONCESSIONARIA DELLE MACCHINETTE MANGIASOLDI PIÙ “INGUAIATA” COL FISCO (30 MILIARDI LA SOMMA CONTESTATA) SI SONO SOVRAPPOSTE, NELLE ULTIME SETTIMANE, ALLE DISAVVENTURE DI GIANCARLO TULLIANI E AI PARADISI FISCALI - 3- IL LEGALE RAPPRESENTANTE DI ATLANTIS, FINO AL GIORNO DELLA SUA ELEZIONE IN PARLAMENTO, È STATO AMEDEO LABOCCETTA, PDL, EX UOMO FORTE DI AN A NAPOLI, SORPRESO DAI FLASH ALL’USCITA DELL’HOTEL VESUVIO CON FINI E I FRATELLI TULLIANI UNA SETTIMANA DOPO LA S-VENDITA DELLA CASA DI MONTECARLO (LABOCCETTA QUERELA "IL FATTO") - 4-IL FILO ROSSO TRA ATLANTIS E MONTECARLO È SEMPRE WALFENZAO, IL MAGO OFFSHORE - (E STASERA, A ROMA, APERTURA DI UNA NUOVA SALA B PLUS GIOCOLEGALE LTD, EX ATLANTIS)

1- E STASERA APRE UNA NUOVA SALA B PLUS GIOCOLEGALE LTD A ROMA
Comunicato - B Plus Giocolegale Ltd comunica che sarà inaugurata, giovedì 7 ottobre, alle ore 21:00, la prima sala "Happy Games Club", con oltre 2.000 metri quadri e 150 apparecchi VLT. Un polo di intrattenimento che sarà aperto proprio in concomitanza con la rassegna fieristica Enada. La sala Happy Games Club, a Roma in zona "La Rustica", si propone come polo innovativo per il gioco e il divertimento.

 

Uno spazio multifunzionale che è stato studiato per soddisfare un'utenza diversificata. La Sala Happy Games Club ripropone le atmosfere da casinò rilette in chiave moderna: spazio, dunque, ai colori e a particolari soluzioni d'arredo. La sala è dotata di una zona fumatori, servizi di ristorazione e di un'ampia area parcheggio.

2- ALTRO CHE TULLIANI, IL RISCHIO DELL'AFFAIRE MONEGASCO È CHE SI ACCENDANO I RIFLETTORI SUI RAPPORTI TRA LA ATLANTIS DEI CORALLO E I FINIANI
Marco Menduni e Francesco Bonazzi per "Il Secolo XIX"

 

Immaginate un qualsiasi cittadino, o un dirigente d'azienda, che si rechi negli uffici del fisco e dica: siccome non mi avete risolto il problema delle tasse che non ho pagato in passato, non posso pagarvi nemmeno quelle future. Eppure quel che appare un paradosso diventa normalità quando ci si addentra nel mondo delle slot machine e delle dieci concessionarie che, in Italia, detengono il monopolio delle macchinette mangiasoldi.

Quelle che sono ancora sotto processo per la maxi-multa da 98 miliardi che la Corte dei conti continua a contestare. Aziende che ora devono pagare allo Stato la seconda rata di una nuova concessione, quella sulle videolottery, gli apparecchi supertecnologici di nuova generazione, che potranno avere un jackpot da 500 mila euro. Però nicchiano.

 

....Poi c'è l'ultima partita, quella che riguarda Atlantis World, la concessionaria più "inguaiata" (30 miliardi la somma contestata) e le cui vicende si sono sovrapposte, nelle ultime settimane, alla vicenda della casa di Montecarlo di Giancarlo Tulliani e ai paradisi fiscali. Il legale rappresentante di Atlantis, fino al giorno della sua elezione in parlamento, è stato Amedeo Laboccetta, Pdl, ex uomo forte di An a Napoli.

La polemica ha riacceso l'attenzione sulla concessione rilasciata ad Atlantis, la cui sede principale è nei Caraibi. In un'interrogazione parlamentare Francesco Barbato dell'Idv ha affermato: «Nelle vicende relative alla Atlantis emergono forti condizionamenti politici». Idv presenterà una denuncia alla magistratura.

QUEL PARADISO DELLE SLOT MACHINE CHE I MONOPOLI ITALIANI IGNORANO
Marco Lillo per il Fatto Quotidiano - http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/quel-paradiso-delle-slot-machine-che-i-monopoli-italiani-ignorano/68364/

 

Dieci miliardi in monete da un euro. Settantacinque mila tonnellate di metallo, una montagna tintinnante di soldi che è difficile anche solo da immaginare. A tanto ammonta la ricchezza in cerca di autore raccolta ogni anno dalle slot machines del concessionario Betplus.

L'intero settore - se continua il trend attuale: un introito superiore ai 15 miliardi nel primo semestre - nel 2010 incasserà più di trenta miliardi di euro, un fatturato superiore a quello della Fiat Auto. Il leader indiscusso di questo mercato immenso è la Betplus, già nota con il nome di Atlantis World, che vale da sola il 30 per cento del mercato.

enricodigiacomo.org

La concessione per il controllo di questa massa impressionante di denaro è stato affidato nel 2004 dallo Stato italiano a un raggruppamento di imprese capeggiato proprio da Atlantis World Nv, una società con base alle Antille olandesi che è controllata attraverso una lunga catena di off-shore e trust e che sarebbe riferibile (se ci si fida delle sue vaghe dichiarazioni) a Francesco Corallo.

 

Non è stata l'Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato, l'Aams, a svelare il ruolo di questo cinquantenne catanese ma proprio chi scrive in un articolo pubblicato su L'espresso nel 2004. In una conversazione telefonica con l'autore, Francesco Corallo spiegò nel 2004 di essere "il primo azionista di Atlantis World" con una percentuale oscillante intorno al 20 per cento mentre il resto del capitale era in mano a soggetti finanziari delle Antille.

Non si trattava di un'ammissione neutra. Francesco Corallo è un incensurato che però ha un cognome pesante e una storia complessa. Suo padre, Gateano Corallo, è stato condannato a sette anni e mezzo per associazione a delinquere proprio per i suoi affari nel settore del gioco. Corallo senior era riuscito a sfuggire all'arresto quando i magistrati milanesi sventarono la scalata ai casino di Campione e Sanremo da parte degli amici del boss di Catania, Nitto Santapaola.

 

Gaetano Corallo è stato rinviato a giudizio nel 1989 dal giudice Paolo Arbasino proprio per il suo ruolo di ponte tra il mondo del gioco e il boss assoluto della mafia di Catania. Santapaola era amico di Corallo Senior e aveva fatto le vacanze a Saint Marteen nella fine del 1979. I giornali pubblicarono le foto di Corallo e Santapaola che sorridevano insieme.

 

Il pentito Angelo Siino aggiunse che Santapaola aveva trascorso un anno da latitante a Saint Marteen nel 1986, quando sfuggiva all'arresto per l'omicidio del generale Dalla Chiesa. Proprio in quel periodo fu arrestato il fratello di Santapaola, Giuseppe, e indosso aveva proprio l' indirizzo di Gaetano Corallo nell'isola caraibica.

Rapporti antichi se si pensa che nel 1975, lo stesso Nitto Santapaola fu fermato sull'auto di Corallo: "un mio amico", disse ai poliziotti. Francesco Corallo allora era un ragazzo. Anche se il giudice Arbasino ricorda nella sua ordinanza che era intestatario di alcune società usate dal padre. Il figlio sostiene di avere perso i contatti con Gateano Corallo e ha sempre affermato che i suoi casino non hanno nulla a che vedere con il Rouge et Noire, creato dal padre nel 1982 sulla stessa isola di Saint Marteen. Molti investigatori però non ci hanno creduto. Al Fatto risulta che Gateano Corallo e il figlio Francesco sono stati indagati insieme per traffico internazionale di stupefacenti dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.

 

Le informative della Guardia di Finanza e della Polizia sostenevano che padre e figlio erano in contatto con Marco Marino Diodato, un italiano emigrato in Bolivia dove aveva fatto fortuna sposando la figlia di Hugo Banzer, il presidente dello stato sudamericano. Diodato è stato poi arrestato per traffico di droga e per gioco illegale dalle autorità boliviane ed è stato accusato anche di essere il mandante dell'attentato che ha fatto saltare in aria su un'autobomba il giudice Monica Von Borries.

 

Per gli articoli scritti tra il 2004 e il 2007 sulla Atlantis e sulla famiglia Corallo, il Gruppo Espresso, che ha avuto il coraggio di pubblicarli, ha subito una causa a Londra (dove Atlantis aveva trasferito la sede e voleva lanciare una grande offerta pubblica al mercato per raccogliere capitali freschi) con una richiesta danni di decine di milioni di sterline.
Mentre qualcuno combatteva e vinceva una battaglia legale costosa, lo Stato italiano ha confermato e prorogato la concessione alla Atlantis fino al maggio del 2011.

A distanza di sei anni dalle nostre prime inchieste, siamo tornati a chiedere ai dirigenti dell'Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato, chi sia il proprietario reale, la persona fisica che controlla la ex Atlantis World, ora Betplus. La risposta del direttore dei giochi dell'Aams Antonio Tagliaferri è stata disarmante.

 

Il dirigente che da anni si occupa del settore dominato da Atlantis World - Betplus ha ammesso al Fatto Quotidiano: "Non so chi sia la persona fisica che sta dietro la ex Atlantis World". Tagliaferri sostiene di avere interessato inutilmente la Prefettura di Roma al riguardo: "Abbiamo chiesto più volte se la società Atlantis World fosse in regola con i requisiti della legislazione antimafia e ci hanno sempre risposto di sì. La legislazione non ci attribuisce altri poteri".

 

Eppure c'è una lettera che è arrivata all'Aams il 7 dicembre 2004 e che avrebbe dovuto far suonare un campanello d'allarme sulla proprietà. Un socio di Atlantis World nel raggruppamento di imprese che ha vinto la concessione, la società PLP, nella persona del suo amministratore Remo Molinari, scriveva: "Atlantis World ha concentrato la sua attività nell'ambito del Raggruppamento Temporaneo di imprese solo sulla gestione finanziaria ....di tale attività a oggi la P.L.P. Srl non ha alcuna evidenza e non è quindi in grado di riscontrare 1) le fonti di finanziamento utilizzate per sostenere le attività del raggruppamento temporaneo di imprese; 2) il completo adempimento degli obblighi assunti verso l'Aams".

Molinari proseguiva: " in tale contesto di per sé preoccupante e, soprattutto non trasparente, il ruolo rivestito dal signor Francesco Corallo in seno alla mandataria del raggruppamento temporaneo di imprese suindicato crea ulteriori evidenti problemi di rapporto tra le parti.

Invero, nonostante non risulti dotato di alcun potere che ne comporti la rappresentanza, il signor Francesco Corallo, di fatto, esercita la direzione e il coordinamento del management nell'ambito delle attività svolte da Atlantis Group of companies NV, specialmente come detto per quanto attiene alla gestione finanziaria dei fondi....soggetti estranei al RTI, asseritamente collaboratori del signor Francesco Corallo talvolta hanno anche impedito l'accesso ai tecnici di PLP all'area telematica". Il 22 luglio del 2005 la PLP ha deciso di vendere la sua quota, lasciando campo libero a Corallo.

 

Le informative prefettizie richieste dalla Aams su Atlantis effettivamente hanno ricevuto sempre risposta positiva ma non hanno mai avuto ad oggetto Francesco Corallo ma solo il procuratore in Italia della società: Amedeo Laboccetta, oggi deputato del Pdl. Chissà cosa avrebbe risposto la Prefettura se Tagliaferri avesse chiesto informazioni su Corallo.

Al Fatto risulta che fino a pochi mesi fa Francesco Corallo era indagato dalla Procura di Roma in un indagine per riciclaggio. L'inchiesta è partita nel 2007 ed era condotta da Italo Ormanni, allora capo della Direzione distrettuale antimafia a Roma e ora al Ministero con Angelino Alfano. Secondo quello che risulta al Fatto Quotidiano l'indagine si avvia verso l'archiviazione. La vicenda della società leader nel settore del gioco in Italia è tornata di attualità per colpa del cosiddetto caso Montecarlo.

 

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato il 4 agosto scorso la notizia che la stessa società e lo stesso professionista esperto in paradisi fiscali (James Walfenzao della Corpag, società delle Antille con sedi a Curacao e Saint Lucia) si sono occupati di creare nel 2008 le scatole societarie che schermano la proprietà della società della casa di Montecarlo abitata da Giancarlo Tulliani e dall'altro hanno creato la struttura che nel 2004 è stata usata per celare alle autorità italiane chi sia la persona fisica che ha la titolarità effettiva del colosso del gioco Atlantis World.

Quando ha letto la notizia sul Fatto Quotidiano, il parlamentare Francesco Barbato dell'Italia dei Valori è balzato sulla sedia e ha presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere al ministero dell'economia come sia possibile "la mancanza di trasparenza sulla reale proprietà di Atlantis.

 

Visto che l'unico nome di una persona fisica che sostiene di essere socio in proprio della Atlantis Gioco Legale Ltd concessionaria dell'Azienda autonoma dei monopoli di Stato AAMS nel controllo del gioco legale, è quello di Francesco Corallo, il figlio di Gaetano Corallo, il quale è stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso in primo e secondo grado, accusa che è stata trasformata - dopo una serie di pronunciamenti della Cassazione - in associazione a delinquere semplice: la condanna a sette anni e mezzo era legata proprio alla scalata dei casinò italiani da parte di soggetti legati al clan mafioso di Nitto Santapaola, boss di Catania che sarebbe stato fotografato con Gaetano Corallo a Saint Marteen, Antille olandesi, dove allora Gaetano gestiva un casino e dove oggi il figlio Francesco gestisce altri tre diversi casino". Il sottosegretario Alberto Giorgetti ha risposto con una nota dell'Aams nella quale sostanzialmente si dice che tutto è in regola.

4- LABOCCETTA, ORA PORTO IN TRIBUNALE 'IL FATTO'...
(ANSA) - "Dopo Repubblica porterò in tribunale anche 'Il Fatto Quotidiano'". Lo dichiara Amedeo Laboccetta, deputato napoletano del PdL, componente del direttivo a Montecitorio e membro della commissione Antimafia. "Una violenta campagna di criminalizzazione condita da falsità, calunnie e fango - spiega - mi viene rivolta contro in queste ore da questo foglio che utilizza, tra gli altri, per la sua attività di demonizzazione, il peggior deputato dipietrista, il signor Barbato".

 

5- LA LETTERA DI LABOCCETTA A DAGOSPIA DELL'8 AGOSTO 2010...
Caro Dagospia, la foto che ritrae Gianfranco Fini, Elisabetta Tulliani e il fratello Giancarlo all'uscita dell'Hotel Vesuvio di Napoli è effettivamente legata a un evento che mi riguarda, allorquando organizzai nell'albergo accanto al Vesuvio una cena con oltre 500 invitati, fra cui esponenti della società civile napoletana (avvocati, magistrati, medici, docenti universitari) che mi avevano sostenuto in passato nelle mie battaglie politiche, per festeggiare la mia prima elezione a deputato.

 

All'epoca non esisteva il Popolo della Libertà e il mio storico partito di appartenenza era Alleanza Nazionale, per cui era ovvio che invitassi il leader di An a partecipare a questo evento. A quella cena parteciparono centinaia di persone e al tavolo con me e Fini c'erano almeno altre dieci persone.

Quanto al resto non esiste nulla di nulla. A Saint Maarten ci vado in vacanza da oltre dieci anni, come molti turisti europei e non vi posseggo alcuna casa o villa. Nel 2004 vi invitai Gianfranco Fini conoscendone la passione per le immersioni subacquee per cui quei luoghi sono rinomati. Nulla di più, della vendita e dell'esistenza dell'appartamento di Montecarlo ho appreso in questi giorni leggendo i giornali.
On. Amedeo Laboccetta

 

 

[07-10-2010]

 

 

DA LAVITOLA IN SU - IL REPORTAGE SUDATO BY FORMIGLI E CASADIO TRA I MISTERI DI ST. LUCIA - IL TULLIANI-GATE IN SALSA CARAIBICA STARRING UN MINISTRO STRANAMENTE SOLERTE NEI CONFRONTI DEL DIRETTORE/EDITORE DELL’“AVANTI”, QUELLA MAIL CHE SPUNTA TRA LE MANI DI VALTERINO PROPRIO AL MOMENTO GIUSTO, E L’INTRECCIO CHE PORTA DRITTI DRITTI ALLE SLOT MACHINE DI CORALLO, che era rappresentato in italia da LABOCCETTA, epoca fini…

Corrado Formigli e Andrea Casadio per "Il Fatto Quotidiano" (con la collaborazione di Filippo Barone)

 

È lunedì 27 settembre il giorno della verità. A St Lucia fa un caldo così fradicio che sudi prima ancora di uscire dalla doccia. C'è un'aria strana al Windjammer Resort, da paradiso tropicale in svendita. Coppiette di pensionati della Florida salgono in terrazza a far colazione in ciabatte e bermuda a fiori e scrutano delusi l'orizzonte: anche oggi pioverà, come ogni maledetto giorno da un mese. Immaginate un paradiso tropicale clamoroso cresciuto male, in fretta, coi resort con le torrette, le fontanelle in marmo finto e tutto il lusso a buon prezzo per coppiette della Virginia in luna di miele.

Poi, in pochi anni, un altro paradiso ci cresce sopra, si sovrappone a quello dei Pitons, le stupende rocce vulcaniche simbolo dell'isola. È il paradiso dei soldi neri, sporchi, evasi. Di trustees, fiduciarie, schermi riflettenti, caselle postali dai nomi esotici e canaglieschi. Arrivano quattrini nuovi. Così sul lungomare di Castries, la capitale dell'isola, crescono le quattro facciate a vetri dei ministeri e della Bank of St Lucia.
Intorno baracche e casinò tirato su a spanne e qualche insegna pretenziosa di studi d'affari.
L'appuntamento è per le 9.30 alla conferenza stampa di Rudolph Francis per i giornalisti locali.

giustizia dell'isola caraibica di Santa Lucia

Proveremo a imbucarci. Francis è il ministro di Giustizia di St Lucia, un armadio di un metro e novanta fasciato in abiti scuri nonostante l'isola alle nove sia già un hammam. Per darsi un tono ha mollato il suo ufficio per piazzarsi in quello del primo ministro, che non c'è.

Per arrivarci ha percorso cento metri a piedi, tanto distano i due palazzi. Oggi l'aitante Guardasigilli si lamenta della fuga di notizie che ha reso pubblica la sua lettera confidenziale sulle società off-shore Timara e Printemps. Che bisogno c'era di usare la posta interna quando un'informativa così scottante avrebbe potuto consegnarla direttamente nelle mani del capo del governo? Prima domanda senza risposta. Ma di stranezze, in questo lunedì chiave dei misteri ce ne sono molte. Innanzitutto questa conferenza stampa mattutina dalla quale veniamo tenuti fuori.

L'impressione è che a quest'ora - sono le dieci - Francis non possa ancora parlare con gli italiani. Pochi giorni prima ha fatto un comunicato stampa, nel quale motiva la sua indagine su Timara e Printemps con la necessità di chiarire se ci fosse rischio di un danno per l'industria off-shore dell'isola. Motivazione risibile, visto che la segretezza dei "beneficial owners", gli effettivi proprietari delle fiduciarie, è il primo bene da proteggere in un paradiso fiscale.

 

Intanto, nessuno sa quando tornerà il primo ministro King, immortalato in una tristissima foto appesa al muro. E nessuno sa neppure dove si trovi il ministro degli Esteri Rufus Bousquet. Chiediamo al gigantesco portavoce di Francis, il rude Leborne, quando potrà riceverci il ministro. Niente da fare, ci invita ad andarcene. Un po' di tigna e becchiamo Francis mentre cerca di svignarsela.

Dieci minuti di inseguimento sempre con le stesse domande: cosa ha provocato l'investigazione su Timara e Printemps? Quali prove ha Francis che dietro la palazzina verde salvia di Manoel street 10 si celi proprio il cognato di Fini? E che rischio rappresentano per l'industria off-shore dell'isola queste due scatole vuote che si sono passate l'un l'altra un appartamento monegasco venduto a 300 mila euro?

Il ministro non risponde, rimandando al comunicato stampa di tre giorni prima. Gioca coi tasti del suo Blackberry, l'assedio delle telecamere non lo smuove. Ha un piano in mente? Non può bruciare i tempi che sono già stati stabiliti?

UNA STRANA CONFERENZA STAMPA - E I GIORNALI ITALIANI - Sono le 10.45 di lunedì. Gli orari a questo punto diventano cruciali. Perché è a quest'ora che le scelte del Guardasigilli si velano di ambiguità. Stretto all'angolo dai cronisti italiani, continua incredibilmente a prendere tempo.

 

Quella che segue non è la verità ufficiale, ma un'ipotesi dettata dal buon senso, dal concatenarsi logico degli eventi e dalle stesse ammissioni di Valter Lavitola, l'editore faccendiere che a questo punto è già entrato in campo.

È possibile ipotizzare che vi sia un canale di comunicazione preferenziale tra Francis e Lavitola. Di Lavitola sapete già tutto. In estrema sintesi, è uno strano uomo d'affari che si muove tra Brasile e Centroamerica. Editore dell'Avanti! e ottimo amico di Silvio Berlusconi, che lo ha ricevuto a Palazzo Grazioli pochi giorni dopo la pubblicazione della "lettera confidenziale" di Francis su Tulliani.

Voleva conoscere - racconta Lavitola - gli sviluppi della situazione. Con Valter c'è grande confidenza, è lui che ha organizzato per il premier la festa con lap dancer e ballerine di samba a San Paolo durante la visita ufficiale in Brasile. Ed è sempre lui che ha accompagnato il premier a Panama. L'editore dell'Avanti è infatti buon amico del presidente dello Stato del canale, Ricardo Martinelli.

 

Lavitola è arrivato a Santo Domingo dall'Italia. È lì che aspetta di entrare in campo. In Repubblica dominicana ha coperture politiche e amici nei giornali. Aspetta un segnale da St Lucia. Con lui c'è José Torres, il cronista sul cui tavolo è arrivato per primo il documento su Tulliani, dirottato lì da un'oscura fonte del Guatemala. Da Torres, il documento è poi arrivato sul tavolo di Dagospia, quindi su Libero e Il Giornale. Torres è sul libro paga di Lavitola.

Mentre l'editore dell'Avanti attende, Francis è sempre più nervoso. Nella conferenza stampa con i giornali locali ha fatto una stupidaggine: all'unica domanda posta sulla vicenda italiana, ha risposto così: "Ho avviato l'indagine su quelle società dopo le notizie su St Lucia uscite sui giornali italiani tre-sei mesi fa".

Un errore madornale: il primo articolo sulla casa di Montecarlo esce suI Giornale il 28 luglio scorso. Meno di due mesi prima. Francis probabilmente si accorge della gaffe, qualcuno gliene chiede conto, il video della conferenza stampa è già a disposizione di Annozero: Pete Ninvalle, direttore della tv locale Dbs, ce lo ha passato. A questo punto Francis potrebbe subito convocare una conferenza stampa con gli italiani per chiarire tutto. Invece traccheggia. Perché aspetta? Non può convocare gli italiani prima che sia arrivato sull'isola Valter Lavitola?

 

È un caso, un lampo, un istinto. Succede questo: siamo in macchina, stiamo andando a trovare Ninvalle per rivedere il video della gaffe di Francis. La strada che porta all'ufficio di Pete corre parallela alla pista dell'aeroporto George F.L. Charles di Castries. All'improvviso un potentissimo Cessna Citation compare sul filo dell'orizzonte, ruote posteriori già a terra, potenti fari di profondità accesi.

Chi è che plana a St Lucia di lunedì? Un magnate? Un ministro? Il Citation manovra e si ferma, noi riprendiamo la scena. Sei persone scendono dalla scaletta. A occhio nudo non puoi riconoscerli. Solo più tardi, ingrandendo le immagini, avremo la conferma.

La tappa successiva è uno squillo. Leborne, l'uomo di Francis, chiama: conferenza stampa alle 16.30.

 

WALFENZAO, CORALLO E LE SOCIETÀ OFF-SHORE - A quell'incontro, tenuto sempre nell'ufficio di un primo ministro sparito nel nulla, arriverà, del tutto inatteso, Valter Lavitola col suo codazzo a libro paga: Torres, un misterioso interprete che schiva accuratamente le telecamere, una bella ragazza dominicana e un cameraman.

Per tre volte Annozero, Corriere e Stampa provano a chiedere a Francis le prove che inchiodano Tulliani. Per tre volte Francis scuote le testa: top secret. A questo punto sbuca, sapientemente citata da Lavitola, la famosa mail fra James Walfenzao e Michael Gordon, i due architetti di Timara e Printemps. Walfenzao e Gordon conoscono chi c'è dietro quelle due società, avendole costruite loro come schermo del beneficial owner.

Walfenzao è una specie di ologramma, un'entità senza volto. Vive tra Montecarlo, Curacao e Miami, amministra la Corpag Ltd, fabbrica ombre. Controlla per conto di Francesco Corallo parte del capitale del colosso Atlantis - casinò e alberghi a Santo Domingo e St Maarten, un gigantesco buisiness di slot machine in Italia - amministra e sposta capitali sommersi in mezzo mondo. È un uomo potente, custodisce segreti e identità.

 

Come Corallo, il cui padre, Gaetano, è stato condannato per associazione a delinquere, sospettato di essere vicino al clan Santapaola e a lungo latitante in Centroamerica. Francesco Corallo, incensurato ma prudentemente alla larga dall'Italia, ha il cuore del suo impero a Saint Maarten, Antille olandesi, dove Amedeo Laboccetta, ex finiano passato armi e bagagli con Berlusconi, ha portato in vacanza Fini nel 2004.

Corallo è in attesa di un rinnovo delle licenze per le sue slot machine italiane, quindi anche di un bel certificato antimafia. In questa fase ha bisogno di ottimi rapporti col nostro governo: l'amicizia con Laboccetta torna preziosa, i contatti coi giornalisti invece da evitare come la peste. Quando lo chiamiamo, si barrica dietro un inglese con forte accento meridionale.

Ma torniamo alla conferenza stampa di Francis. Lavitola fa riferimento a questa mail fra Walfenzao e Gordon (il referente di Walfenzao sull'isola, costruttore di scatole vuote con sede a Manoel street 10) e chiede al ministro se l'abbia letta. Insomma, se sia quella una delle prove a carico di Tulliani. A questo punto Francis, con telecamere a favore e sorriso accomodante, conferma.

 

Un sì che è un tesoro inestimabile per la macchina del fango costruita attorno agli appetiti del giovane furbetto Tulliani. La trappola è scattata. Serviva una nuova prova per inchiodare Tulliani-Fini alla casa monegasca? Eccola, servita in pompa magna con una conferenza stampa a orologeria. È solo uno scenario, si badi bene, e niente più. Ma provate a immaginare ancora.

Il Cessna targato N441BP è fermo sulla pista dell'aeroporto La Romana di Santo Domingo. Lavitola è in attesa di una chiamata. I giornalisti italiani a St Lucia premono. La credibilità di Francis vacilla: la sua versione sull'indagine governativa fa acqua, perfino l'ex primo ministro dell'isola Kenny Anthony conferma: "L'identità di un beneficial owner può essere indagata solo in caso di reati, riciclaggio di denaro sporco o accordi bilaterali sulle tasse fra Stati: e in ogni caso serve la richiesta di un giudice".

Nessuno di questi casi riguarda Timara e Printemps, l'inchiesta governativa appare estemporanea e azzardata. Ecco allora la conferenza stampa convocata in orario comodo per una trasvolata in Cessna di oltre mille miglia che porta Valter e i suoi cinque accompagnatori davanti a Francis.

Quindi, il riferimento alla mail che accuserebbe Tulliani: Walfenzao segnala preoccupato a Gordon che le due off-shore stanno attirando l'attenzione della stampa italiana per il fatto che la sorella del cliente ha un legame con uno dei due politici italiani in conflitto fra di loro.

Insomma, il fabbricante di ombre si angoscia per il proprio buon nome e decide di scaricare Tulliani. È vero che di questi tempi perfino un professionista caraibico dei fondi neri considera la politica italiana troppo sporca e vischiosa, ma lo scrupolo sembra un po' eccessivo. La tesi di Lavitola è semplice: Walfenzao, per evitare schizzi di fango, allerta Gordon, il quale a sua volta soffia a Francis il nome di Tulliani per liberarsi da pressioni e sospetti. Così il cerchio si chiude e, magari, l'Ocse promuove St Lucia nella lista dei paesi collaboranti.

BUGIE, OMISSIONI E UN AEREO PRIVATO CON I MOTORI ACCESI - Uno scenario che appare un po' troppo costruito. Gli avvocati di Tulliani osservano che la parola "cliente" contenuta nella mail non significa per forza beneficial owner, ma anche semplicemente affittuario (Tulliani paga un affitto per l'appartamento di Montecarlo). Ma, soprattutto, c'è il jet Citation che dà a quella conferenza stampa di lunedì l'aria di un'accurata messinscena.

Le risposte di Francis su perché e modalità dell'indagine non convincono: urge spostare di nuovo l'attenzione su Tulliani e la proprietà della casa di Montecarlo. Serve una prova concreta da dare in pasto alla stampa. Spiega Lavitola che, aspettandosi da un momento all'altro la chiusura dell'inchiesta a St Lucia, aveva pronto sulla pista di Santo Domingo il Citation di un amico imprenditore, tale Rogelio Oruna.

Ma lo dice dopo essere stato scoperto dalle telecamere di Annozero. Prima aveva sostenuto di essere arrivato con American Airlines il giorno prima, domenica 26 settembre. Anche Torres e il misterioso interprete avevano mentito, ma in modo differente, citando la compagnia aerea American Eagle. Pasticcioni questi tre, non si mettono d'accordo sulle bugie da dire. In compenso nascondono in tutti i modi il jet privato.

Autorizzando così il sospetto che quello che è successo lunedì: la conferenza stampa, la mail di Walfenzao, perfino l'incontro successivo di Lavitola con i giornalisti italiani all'Auberge Seraphine, faccia parte di un piano accurato per lanciare l'ultima bomba contro Fini. "Ho detto al collega Corrado Formigli di Annozero che ero arrivato con un volo di linea in quanto non volevo alimentare ulteriori leggende: non sapevo fosse un peccato mortale farsi prestare da un amico un aereo per 4 ore".

Così scrive Lavitola sull'Avanti!. Interpellato da noi, il comandante del Cessna Citation 560 XL ci ha spiegato che l'aereo è del miliardario spagnolo Pablo Pinero, proprietario della catena alberghiera Bahia Principe, che ha interessi a Santo Domingo, Giamaica e Cancun (lui lo chiama "il mio boss") e del leader del Partito Rivoluzionario dominicano Maldonado, ex ministro delle infrastrutture, politico potente invischiato nella tangentopoli dominicana ribattezzata dai giornalisti spagnoli "Operazione Malaya".

Il comandante non cita Oruna, racconta che il jet è stato imprestato grazie all'amicizia dei passeggeri con Maldonado e che quel regalino - 4 ore di volo - vale 15 mila dollari. Quali siano le società che schermano i reali proprietari qui poco importa: il pilota sa perfettamente chi sono i suoi capi e chi gli paga lo stipendio. Sa anche che la sua missione a St Lucia è delicata e tiene il jet coi motori accesi sulla pista di St Lucia per ore, pronto a partire in ogni istante.

Quello stesso aereo, che la Us Federal Aviation Administration attribuisce alla società Inversiones Izmir S.A, è al centro da qualche anno di piroette societarie per nascondere i veri padroni: oltre a Pinero e Maldonado, anche il costruttore dominicano Sanchez, destinatario di generose licenze edilizie da parte dell'ex ministro delle Infrastrutture. Quindi abbiamo l'editore dell'Avanti! ben piazzato con alcuni dei padroni di Santo Domingo (Il centro degli interessi anche di Corallo, ricordate?).

Quando la credibilità di Francis comincia a barcollare, il jet parte alla volta di Castries per l'ultimo atto del piano: l'arma letale, la mail del padrone delle ombre Walfenzao. Il Citation è così totalmente a servizio di Lavitola che è in grado di partire senza alcun preavviso: è quello che accade la mattina di lunedì 27 settembre, quando il jet lascia Santo Domingo senza neppure consegnare il piano di volo, obbligatorio per tutti i voli civili in decollo. Per tutti, ma non per il Cessna del facilitatore Valter.

 

Ecco, questo sembra il suo ruolo: un facilitatore folcloristico ma in grado di connettere tutti i terminali e indurre il cortocircuito fatale a Fini. Deciso a giocare con ambiguità il ruolo del cronista investigativo per spostare l'attenzione dei media sulla proprietà della casa di Montecarlo. Ma a seguire il suo gioco si rischia di perdere di vista il quadro nel quale quella verità viene costruita.

Ammesso che Tulliani sia infatti il padrone del pied-à-terre monegasco, non è meno importante capire come si arriva alla diffusione del suo nome attraverso la famosa "lettera confidenziale" di Francis.

MI CHIAMO VALTER E RISOLVO I PROBLEMI - Le vie possono essere diverse: Lavitola è in grado di arrivare al presidente panamense, a Maldonado, forse a Corallo (quindi a Walfenzao). Ma a St Lucia si espone in prima persona. Almeno secondo David.

Chi è David? Per ora, una voce e nulla più. Telefona due volte alla nostra redazione, la prima mentre siamo in diretta con la puntata di Annozero e ci occupiamo del caso Fini. La seconda dopo aver visto - dice lui - l'inchiesta che abbiamo realizzato a St Lucia mostrando il jet di Lavitola. Sostiene di essere molto vicino alla moglie del ministro degli Esteri di St Lucia Rufus Bousquet.

Questa è la sua testimonianza:"Qualcuno ha fabbricato un documento falso sulla casa di Montecarlo. Falso perché non proviene dal governo di St Lucia. Noi abbiamo visto il documento i primi di giugno e ci siamo chiesti: cosa diavolo sta succedendo? Chi l'ha fatto? Il nostro primo ministro ha fatto un sacco di telefonate in giro, a Santo Domingo e altrove.

È proprio allora che compare mister Lavitola. Lui dice a Bousquet che questo documento deve venire autenticato, garantito come vero dal governo di St Lucia, perché se non fosse stato autenticato, l'isola avrebbe potuto subire ingenti danni economici perché l'Italia ha molto denaro custodito a St Lucia".

Le parole di David vanno prese con un certo scetticismo, non trovando per ora riscontri oggettivi. Tranne che su un punto: effettivamente Lavitola arriva sull'isola i primi di giugno. E' il facilitatore stesso a confermarlo ai microfoni di Annozero: "A giugno sono venuto a seguire questo caso".

 

Poi si rimangia quell'affermazione, ma resta curiosa la coincidenza delle gaffe: la sua e quella di Francis che parla di notizie uscite tre-sei mesi fa. A giugno la tensione fra Berlusconi e Fini sta arrivando al culmine. Serviva l'arma totale in vista della rottura definitiva? Ecco allora entrare in campo il facilitatore: "My name is Valter, I solve problems", parafrasando una mitica scena di Pulp Fiction.

Il racconto di David è strano, un po' zigzagante. Disseminato di inesattezze. Come quando ci dice che il primo ministro e il ministro degli Esteri di St Lucia sono fuori dall'isola a tempo indeterminato. Invece mercoledì 29 settembre erano entrambi a St Lucia, come testimonia il direttore della Dbs Pete Ninvalle.

Ma è altrettanto vero che la questione più importante che abbia mai investito St Lucia nella sua storia e che rischia di distruggere per sempre la sua reputazione di paradiso fiscale, viene gestita da Rudolph Francis in totale solitudine. Nelle ore decisive, quando la stampa preme e il facilitatore sbarca col suo Citation sull'isola, il ministro della Giustizia si muove in un inquietante vuoto di potere.

 

 

[05-10-2010]

 

 

- "LIBERO" DI FINI-RLO! "DUE MESI DI TEMPO. POI FINI È CONVINTO CHE IL SUO PROBLEMA SARÀ RISOLTO DA ALTRI: SILVIO VERRÀ PORTATO VIA DAI NEMICI DI SEMPRE, I MAGISTRATI" - 2- LA TATTICA DEL LOGORAMENTO: "ARRIVARE A METÀ DICEMBRE NON DICENDO MAI APERTAMENTE DI BOCCIARE UNO SCUDO GIUDIZIARIO PER BERLUSCONI, MA RENDENDOLO IMPOSSIBILE DI FATTO CON UN PO’ DI GUERRIGLIA E DI MELINA PARLAMENTARE" - 3- LA "PISTOLA FUMANTE" DEI TIPINI FINI: "GLI AMERICANI SONO FURIOSI CON BERLUSCONI PER IL GASDOTTO CHE HA REALIZZATO CON PUTIN. UN’AFFARE PARE TUTT’ALTRO CHE PUBBLICO, MA MOLTO PRIVATO, CON UN PICCOLO RUOLO NEL BUSINESS PER LA TURCHIA DI ERDOGAN"

Franco Bechis per "Libero"

 

Due mesi e mezzo di tempo. Poi Gianfranco Fini è convinto che il suo problema sarà risolto da altri: Silvio Berlusconi verrà portato via dai nemici di sempre, i magistrati. È questa la sola vera alleanza che Futuro e Libertà sta cercando in queste settimane, nella convinzione che l'intervento delle toghe sarà il grimaldello con cui fare saltare definitivamente il PdL e con esso la seconda Repubblica.

 

Fini stesso ne ha parlato privatamente con i suoi uomini più fedeli. E noi, raccogliendo privatamente la testimonianza di alcuni di loro, siamo in grado di ricostruire lo scenario immaginato dal presidente della Camera e dalle sue truppe. Per loro l'importante è arrivare a metà dicembre non dicendo mai apertamente di bocciare uno scudo giudiziario per il premier, ma rendendolo impossibile di fatto con un po' di guerriglia e di melina parlamentare.

Il 15 dicembre - ne sono convinti- la Corte Costituzionale boccerà il legittimo impedimento, che in ogni caso rappresentava uno scudo temporaneo destinato all'estinzione. A quel punto il Cavaliere sarà nudo di fronte ai suoi nemici più terribili. I processi a Milano dopo tanto attendere metteranno il turbo, e fioccheranno le condanne. Se anche Berlusconi a quel punto, capendo l'antifona, marcerà diritto verso le elezioni giocando il ruolo da vittima predestinata, almeno una condanna pesante arriverà prima del voto.

 

E Fini ne è convinto: questa volta la musica sarà diversa dalle altre campagne elettorali. Anzi, ai suoi il presidente della Camera ha rivelato pure di più: «Giochino pure con la casa di Montecarlo. Queste sono armi spuntate. Io ho la smoking gun contro Berlusconi. Ma la tirerò fuori solo al momento opportuno. Magari proprio al culmine della prossima campagna elettorale». Naturalmente che cosa sia questa smoking gun è segreto ben custodito. Ma nelle truppe finiane qualche ipotesi si sta facendo, basata magari su battute, allusioni o mozziconi di frasi sentite pronunciare dal leader nei tempi più bui.

 

Sussurra uno di loro: «Io credo che Gianfranco possa giocarsi il suo ottimo rapporto attuale con gli americani. Che - più volte lo abbiamo capito - sono furiosi con Berlusconi per il gasdotto che ha realizzato con Vladimir Putin. Anche a noi sono giunte voci e dossier che ipotizzano come quell'affare sia tutt'altro che pubblico. L'ipotesi è che sia molto privato, con un piccolo ruolo nel business per la Turchia di Erdogan. Certo, noi non saremmo in grado di provare nessuna di queste voci. Ma se dessero una mano gli americani a svelare quella proprietà reale, allora sì che sarebbe una smoking gun!».

 

Nell'entourage finiano sono convinti che le elezioni anticipate siano un falso problema: prestissimo o comunque assai presto Berlusconi «se lo porteranno via i giudici». Le immagini che circolano nel gruppo sono perfino truculente: «sarà una cosa come la caduta di Benito Mussolini, perché l'Italia è fatta così: quando i suoi beniamini cadono in disgrazia, tutti sopra come avvoltoi per spolparli. Temo che il destino sia quello di una nuova piazzale Loreto. Ma non si tratta solo del personaggio in questione, che potrebbe anche fuggire alle Bahamas o a Santa Lucia, se lì- come sembra - ha tanti amici. Io non so cosa potrà accadere del suo impero industriale dopo. Perché è lì che si concentrano appetiti e desideri di vendetta».

 

Questo si dice in privato nelle strette fila del piccolo gruppo di Futuro e Libertà. La consegna però è quella di non fare trapelare mai in pubblico una parola di troppo sulle vicende giudiziarie di Berlusconi. Fino alla nausea tutti all'unisono ripeteranno che «il premier ha diritto a governare» e di essere disposti a valutare (mai però ad approvare nei fatti) una qualche forma di scudo giudiziario per lui. C'è un rischio naturalmente: che le elezioni arrivino prima dei tempi necessari alla magistratura.

I finiani non danno particolare importanza alla cosa. Se si dovesse andare presto alle urne loro sono pronti a farlo da soli: «tanto abbiamo da difendere solo una trentina di posti da deputati, non è difficile perché prenderemo almeno fra il 6 e l'8 per cento dei voti». Alla Camera forse.

 

Per il Senato sono convinti di potere fare una alleanza tecnica limitata a quel voto con Casini «che alla Camera andrà da solo con la sua Udc». In questo modo passerebbero la soglia fatidica dell'8 cento e potrebbero divenire determinanti in parlamento. Anche Casini punterebbe su questo scenario, in grado di fare nascere i governi nel Parlamento e non nell'urna in modo plebiscitario.

Se questo fosse la parola "ribaltone" scomparirebbe una volta per tutte dal gergo della politica. Se pure vincesse Berlusconi alla Camera, sarebbe costretto a un'alleanza con Casini e Fini per governare. E a Futuro e Libertà basterebbe solo guadagnare il tempo necessario ai giudici per togliere Berlusconi di mezzo una volta per tutte. Unico intoppo di questo piano di battaglia è proprio la campagna elettorale.

Per i finiani deve iniziare ora, al di là della data effettiva del voto: loro hanno bisogno di consolidare il partito. «Per farlo», ammette uno dei fedelissimi, «è necessario più che mai avere Fini a pieno tempo sul territorio. Bisognerebbe davvero che lasciasse la presidenza della Camera. E chissà se la casa di Montecarlo e Giancarlo Tulliani per questo non si rivelino presto i migliori alleati che abbiamo...». [29-09-2010]

 

 

LA "PISTOLA FUMANTE" CHE PROVEREBBE CHE DIETRO L’OFFSHORE C’è "ELISABETTO" TULLIANI - UNA MAIL CHE PUBBLICHERà DOMANI IL DIRETTORE-EDITORE DELL’AVANTI VALTER LAVITOLA - (CHISSà COME LA PRENDERà IL BANANA CHE STA CERCANDO IN OGNI MODO, VEDI L’EVENTUALE RIBALTONE FELTRI-FERRARA AL "GIORNALE", DI TROVARE UN MODUS VIVENDI CON FINI)

 

IL TESTO TRADOTTO DELLA LETTERA (SCRITTA IN UN INGLESE UN PO' TRABALLANTE)

Da: James Walfenzao
A: Evan Hermiston, Michael Gordon
Inviata: 6 agosto, 2010 1:44 pm
Oggetto: timara + printemps

 

Signori,

Queste due società hanno attirato l'attenzione della stampa italiana.
A quanto ci risulta (finora non lo sapevamo) c'è un collegamento politico che sta portando a un gran litigio/scandalo ora che Berlusconi e Fini (in precedenza partner politici) stanno discutendo aspramente.
La sorella del cliente sembra avere forti legami con i politici coinvolti.

Sebbene la maggior parte del fango viene gettato da giornali controllati da Berlusconi, anche giornali più seri come il Corriere della Sera ne stanno scrivendo.
Il mio nome come direttore [delle società] viene menzionato, ma non ci sono commenti che dicano che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato.
È comunque molto irritante.

Queste società sono state usate per comprare un piccolo appartamento a MC [Monte Carlo].
Credevamo che il valore fosse basso e siamo andati dal notaio a verificare. Il notaio ci ha spiegato il perché del prezzo (l'appartamento era stato ereditato da una signora anziana che era deceduta - era in cattive condizioni - mal conservato ecc.); il notaio ci ha spiegato che per lui il prezzo andava bene e che non poteva fare il passaggio di proprietà per un prezzo troppo basso visto che ne deve ricavare anche la tassa di trasferimento da versare allo Stato.

Potreste essere avvicinati da giornalisti - vi suggerisco di non rispondere.
Stiamo pensando di dimetterci, prima però vogliamo sentire cosa ha da dire il cliente.
Vi terremo informati.

Pensavo fosse giusto mettervi al corrente.

Cordialmente,

James

P.S.: Stiamo divulgando informazioni all'interno di Corpag solo a chi è tenuto a conoscerle.

 [01-10-2010]

 

finiamola! - I MAGISTRATI HANNO IN MANO UNA LETTERA DI 10 ANNI FA CON L’OFFERTA DI UN ALTRO ACQUIRENTE - AN NEI BILANCI ABBASSÒ IL VALORE DELLA CASA - DOPO PONTONE, UN ALTRO EX FEDELISSIMO SCHIANTA GIANMENEFREGO - APOLLONJ GHETTI: “FINI SAPEVA CHE LA CASA VALEVA ALMENO 1,2 MILIONI” - “NEL 2002 MI FECE VEDERE LA PIANTINA, CHE IO VALUTAI (IN QUANTO AGENTE IMMOBILIARE, AMICO E DIRIGENTE DI AN). UN ALTRO ESPERTO DIEDE LA STESSA VALUTAZIONE”…

1. "FINI SAPEVA: LA CASA VALE 1,3 MILIONI"
Stefano Zurlo per "il Giornale"

Filippo Apolloni Ghetti

Quando ha letto il Giornale è rimasto di stucco: «Ma guarda un po' che fine ha fatto la casa di Montecarlo: l'hanno svenduta per 300 mila euro. Un prezzo ridicolo». Quando, invece, ha ascoltato la reazione di Fini si è sentito preso per i fondelli: «Ma come fa a definire congruo quel prezzo? Ma Gianfranco chi vuole prendere in giro? Me no di certo».

Filippo Apolloni Ghetti, 59 anni, importante agente immobiliare romano di simpatie fasciste e poi aennine, guardò insieme a Gianfranco Fini la piantina dell'appartamento di boulevard Princesse Charlotte 14 e lo valutò, grossomodo, 1 milione e duecentomila, un milione e trecentomila euro. «Non ricordo il giorno esatto, ma ricordo bene che c'era l'euro da poco. Quindi direi che eravamo nel 2002».

Otto anni fa, un'epoca in cui la saga dei Tulliani era ancora di là da venire. Oggi Apolloni Ghetti, che intanto ha seguito Francesco Storace ed è uno dei dirigenti de La Destra, racconta al Giornale per la prima volta la storia di quella perizia e del colloquio avuto con Fini sull'appartamento di Montecarlo.

Come mai Fini la chiamò?
«Devo premettere che sono stato in gioventù dirigente del Fuan e all'epoca ero membro dell'assemblea nazionale di An. Con Gianfranco ci conosciamo da quaranta anni e fra di noi c'è sempre stato un buon rapporto personale».

Dunque?
«Dunque era abbastanza normale che Fini mi consultasse per valutare un immobile. È successo anche alte volte, magari passando attraverso la sua segreteria e gli amministratori del partito».

 

Quella volta come andò?
«Fini mi chiamò in via della Scrofa, nel suo ufficio. Lì mi mostrò una piantina e mi disse più o meno queste parole: "Sai, la contessa Colleoni, che io manco conoscevo, ci ha lasciato in eredità questo appartamento a Montecarlo". Devo dire che l'uomo era o pareva stupito; mi feci intendere che dopo il passaggio dal Msi ad An i lasciti erano drasticamente calati, questo regalo l'aveva sorpreso. Non se l'aspettava».

Lei?
Gli dissi: "Gianfranco, cosa faccio, vado a Montecarlo a vederlo?" "No, non ti voglio disturbare, guarda un po' la mappa". Mi spiegò che erano 75 metri quadri commerciali. Io cominciai a fare le mie considerazioni, lui prendeva diligentemente appunti. E via via spiegava: mi accennò al fatto che il quartierino doveva essere ristrutturato».

Ma le disse più esplicitamente che era in pessimo stato?
«No, per niente. Mi disse che doveva esser ristrutturato. Andammo avanti a discutere a lungo. Venti minuti, mezz'ora, di più, non lo so. Io alla fine espressi la mia valutazione: "Gianfranco l'appartamento vale almeno 1,2-1,3 milioni di euro"».

fini montecarlo

Fini commentò la sua analisi?
«Se ne uscì con un sonoro "però". Poi aggiunse: "I miei mi avevano parlato di ottocentomila euro", e lo disse con il disprezzo che un leader può avere per i suoi funzionari che considera incompetenti».

Ottocentomila euro?
«Ottocentomila; questa la valutazione data a Fini dai suoi tecnici. Ma non finì lì».

Che altro successe?
«Per essere più sicuro organizzai un consulto telefonico volante. Chiamai Giorgio Viganò, un grande agente immobiliare oggi purtroppo scomparso, e chiese lumi a lui».

Scusi, lei chiamò un altro immobiliarista davanti a Fini?
«Certo, mi rendevo conto che la perizia era confidenziale, non approfondita, e volevo irrobustire il mio parere. Anche se ero sicuro del fatto mio per due ragioni: perché avevo visto la piantina e perché quella via di Montecarlo, boulevard Princesse Charlotte, la conosco benissimo».

Dunque telefonò a Viganò.
«Che confermò a grandi linee il mio expertise. "L'appartamento - mi disse - vale fra un milione e cento e un milione trecentomila euro". Poi aggiunse una considerazione interessante: "Guarda che se hai la fortuna di pescare il cliente giusto, quello che vuole a tutti i costi la residenza a Montecarlo, il prezzo sale. Puoi guadagnare altri centomila, duecentomila euro"».

Italo Bocchino e Gianfranco Fini

Lei?
«Riferii a Fini che chiamò qualcuno sulla linea telefonica interna del partito e scandì queste parole: "Guarda che Filippo dice che l'appartamento di Montecarlo vale più di un milione di euro"».

Chi era questo interlocutore?
«Non lo so. Io aggiunsi una sorta di postilla: "Gianfranco, piuttosto che rivenderlo a meno di un milione, tiello lì che tanto si rivaluta". Lui mi ascoltava e cercava di capire. Però si intuiva che riteneva quella donazione una specie di rogna, forse perché si trovava a Montecarlo, all'estero, era difficile da gestire, poneva evidentemente problemi di vario genere. Dunque, feci la mia controproposta».

Quale?
«"Gianfranco - buttai lì - se me lo dai a un milione secco, te lo compro io". Io avrei fatto un investimento, lui si sarebbe tolto quel problema. "Filippo- mi rispose - ma ti interessa veramente?" "No, per niente, però ti voglio venire incontro". "No, meglio di no - replicò lui - tu sei membro dell'assemblea di An. Qualcuno potrebbe avere da ridire"». E Apolloni Ghetti s'interrompe e sorride sarcastico: «A Apolloni Ghetti no, al cognato sì. Pazienza, è andata così».

 

Conclusione?
«Gli suggerii di metterlo sul mercato con una sorta di asta a salire in busta chiusa, dando l'annuncio sui giornali e partendo da non meno di un milione. Lui ascoltò e chiosò: "Buona idea".

Poi?
«Di quell'appartamento non ho più saputo nulla. Finché questa estate ho aperto il Giornale e sono rimasto a bocca aperta nel leggere che era stato ceduto a trecentomila euro. Capisce? Trecentomila euro. Non può capire il mio stato d'animo, la mia rabbia, la mia umiliazione, nel vedere poi le incredibili dichiarazioni di Fini che sosteneva e sostiene ancora che quella cifra fosse congrua. Offendeva così la mia intelligenza e quella di chiunque mastichi un minimo, ma proprio un minimo, queste tematiche. Per fortuna me ne sono andato tre anni fa, ho seguito Storace, come presidente dell'associazione Ludovisi lavoro per tenere unito il centrodestra, tutto il centrodestra».

Insomma, quanto vale secondo lei oggi l'appartamento di boulevard Princesse Charlotte?
«Almeno un milione e mezzo di euro».

 

2. AN NEI BILANCI ABBASSÒ IL VALORE DELL'ALLOGGIO
Francesco Grignetti per "La Stampa"

Dopo l'acquisizione dei nuovi atti presso l'amministrazione di Alleanza nazionale, ossia gli allegati alla successione Colleoni del 1999, è ora chiaro ai magistrati romani che il partito che fu guidato da Gianfranco Fini aveva stimato già dieci anni fa che l'appartamento di Montecarlo aveva un valore elevato. Risulta infatti dalle dichiarazioni fiscali dell'epoca che An denunciò di essere entrata in possesso di una casa dal valore di 1 milione e 800 mila franchi, pari all'epoca a 540 milioni di lire.

 

Ragionando in moneta unica sono circa 270mila euro. Un valore più elevato rispetto a quanto fu poi iscritto a bilancio. Ovvero, come dichiarò ad agosto il presidente della Camera: «L'appartamento fu valutato, quando venne in possesso di An, circa 450 milioni di lire». Una certa discrepanza tra il valore fiscale e quello patrimoniale non stupisce. E' prassi che si dichiari un valore basso per pagare il minimo di tasse, salvo poi pagare quanto dovuto al momento di un'eventuale vendita.

 

Ma alla procura salta anche agli occhi che se An dichiarò al fisco un valore effettivo di 270mila euro nel 1999 e poi è stato venduto a 300mila nel 2008 ciò vuol dire che praticamente non è stata applicata alcuna rivalutazione. L'appartamento di boulevard Princesse Charlotte è stato venduto al prezzo più basso possibile.

Fissare quale fosse il valore dichiarato al fisco era un punto importante per l'inchiesta. Dato che si procede per l'ipotesi di truffa aggravata, e tutto ruota attorno alla questione del prezzo di vendita, scoprire che di fatto il valore del 1999 non è stato rivalutato, nonostante l'arrivo dell'euro e la crescita esponenziale del mercato immobiliare di Montecarlo, questo è il primo dato sicuro.

 

Tutta la documentazione acquisita fino è all'esame del procuratore capo Giovanni Ferrara e dall'aggiunto Pierfilippo Laviani, i quali hanno avanzato anche un supplemento di rogatoria chiedendo all'autorità monegasca altri documenti e soprattutto se il valore di 300 mila euro per la compravendita del 2008 sia stato ritenuto congruo dalla stessa autorità del Principato.

Tra gli altri documenti, c'è anche una lettera di dieci anni fa - consegnata agli investigatori dal senatore Pdl Antonino Caruso - in cui un ignoto cittadino di Montecarlo avanzava un'offerta di acquisto. «Si fa chiaro riferimento alla possibilità di vendita dell'immobile», dice Caruso. Agli investigatori, Caruso ha consegnato anche una minuta che gli era pervenuta dal notaio monegasco Aureglia e che fissava in 2 milioni e mezzo di franchi il valore da dichiarare. «Questa - dice il senatore Caruso - era la cifra che all'epoca il notaio indicava come congrua. E si badi che quei 2 milioni e mezzo di franchi sarebbero 380mila euro d'oggi, ottantamila più del prezzo di vendita».

 

 

[24-09-2010]

 

 

FUTURO & MATTONE (COSÌ FAN TUTTI!) - L’EX SINDACO DI LATINA, IL FINIANO ZACCHEO RISPONDE COSÌ SULL’ “ALLOGGETTO” DI AN IN PIAZZA MIGNANELLI DOVE OGGI ABITANO LE FIGLIE: “LEI LO SA QUANTO HANNO PAGATO GLI IMMOBILI I D’ALEMA, I MANCINO, I DI PIETRO, TUTTI GLI ALTRI POLITICI? DUECENTO MILIONI, TRECENTO MILIONI, QUATTROCENTO MILIONI PER 300 METRI QUADRATI! IO HO PAGATO 500 MILA EURO PER UN APPARTAMENTINO DI 42-43 METRI QUADRATI

Franco Bechis per “Libero”

 

 

Arriva alle 11 del mattino. Quasi fa irruzione in redazione con la copia di Libero fra le mani. È un ciclone, Valentina Zaccheo. È la figlia primogenita di Vincenzo, già deputato di Alleanza Nazionale e già sindaco di Latina. Con sua sorella abita a Roma nell’appartamento in piazza Mignanelli che Alleanza Sportiva Italiana (Asi) comprò dalla Scip per rivenderlo una settimana dopo ai Zaccheo. Valentina è una furia, sostiene naturalmente le sue ragioni.

 

Implora di andare a vedere l’appartamento, che è piccolo, pagato secondo lei il giusto. Fissa con i suoi occhi azzurri intensi il cronista trattenendo le lacrime. Dice di avere sentito Flavia Perina che aveva cercato di dissuaderla: «La linea di Fini è non rispondere più. Silenzio assoluto dopo ogni articolo».

 

Ma come si fa a dare la linea a un tornado? E infatti ecco qui Valentina, pronta al guanto di sfida: «Se pensa che abbiamo commesso illeciti, noi che siamo una famiglia onesta, vada dal magistrato a denunciarci. Se c’è una irregolarità, è giusto che paghiamo».

 

Lei sostiene di avere pagato 30 mila euro in più all’Asi. Vuole che verifichiamo le cifre pubblicate con il notaio Paolo Becchetti. Cosa che facciamo subito. Lui conferma le cifre di Libero, ma aggiunge: «Conosco Zaccheo. È una persona perbene. So che ha faticato a trovare i soldi per comprare l’appartamento alle sue figlie. Guardi, non l’ha pagato poco. Con tutti i politici che hanno comprato veramente a un tozzo di pane gli appartamenti degli enti, avere pagato 515 mila euro una casa di prestigio, ma grande poco più di 40 metri quadrati, non è certo uno scandalo». Insiste il notaio per dare spazio alla versione di Zaccheo.

 

Ne nasce una lunga telefonata. Lui vorrebbe la rettifica dei fatti con la sua versione. E la cosa migliore è proprio lasciargliela raccontare. Ecco la telefonata negli esatti termini in cui è avvenuta.

 

Libero: «Pronto, onorevole Zaccheo?»

Zaccheo: «Pronto? È lei l’autore dell’articolo? Ma lo sa cosa stiamo passando? Prima quella cosa di Striscia la Notizia, con quell’audio che era falso in cui avrei raccomandato le mie figlie a Renata Polverini. Io avevo chiesto invece di mantenere gli impegni politici assunti per la mia città, non di pensare alle mie figlie! Poi ho avuto un incidente d’auto che a momenti ci lasciavo le penne. Mia figlia è rimasta sconvolta da tutto ciò, e fra pochi giorni deve fare la tesi di laurea. Lei capisce che un papà…Lei è un papà di famiglia?»

  Libero: «Sì»

  Zaccheo: «E allora si metta nei miei panni. Avessero colpito me, io sono abituato in 50 anni di politica a vedermela da solo con tutti. Ma qui si tratta della mia famiglia. La vicenda cui lei ha fatto riferimento stamattina…»

  Libero: «L’acquisto della casa in piazza Mignanelli…»

  Zaccheo:«Eh, trattasi di un alloggetto di tre vani che ho riscattato. L’ho pagato 500 mila euro, e quello è il prezzo di mercato. Non avevo i soldi e ho chiesto il mutuo alla banca della Camera dei deputati. Non ho nemmeno fruito dell’abbattimento del 30 per cento. Io le faccio una domanda. Lei lo sa quanto hanno pagato gli immobili i D’Alema, i Mancino, i Di Pietro, tutti gli altri politici? Duecento milioni, trecento milioni, quattrocento milioni per 300 metri quadrati! Io ho pagato 500 mila euro per un appartamentino di 42-43 metri quadrati. Un prezzo congruo, quello che mi fissava l’Inail al momento della vendita»

 

Libero: «Mi scusi, ma l’Inail come faceva a fissarle il prezzo? Non ha venduto a lei, ma all’Asi che poi gliela ha rivenduta!»

Zaccheo: «No, no, no. L’ho comprata io».

Libero: «Scusi, ma ho i contratti di vendita. Lei ha comprato dall’associazione sportiva vicina ad Alleanza nazionale, non dall’Inail». 

Zaccheo: «Io ero il responsabile enti locali e rapporti con il Parlamento dell’associazione. Quella era una foresteria che loro avevano in affitto dall’Inail e me l’hanno data in uso. Con regolare contratto di affitto. E il fitto l’ho sempre pagato io. Al momento in cui è stata venduta ho esercitato il diritto di prelazione». 

Libero: «Guardi che lei non aveva il diritto di prelazione. Questo ce l’aveva l’Asi. E infatti lo ha esercitato l’Asi che ha comprato proprio per rivenderlo a lei. Ho il contratto di acquisto». 

Zaccheo: «No, guardi. Ho acquistato io. Nessuno meglio del notaio può spiegarglielo». 

Libero: «E infatti il notaio mi ha proprio spiegato quello che ho scritto. Ho il contratto sotto mano. Non è come dice lei». 

Zaccheo: «Aspetti che chiedo a mia moglie (glielo chiede). Ah, sì. Mi dice che ha ragione lei». 

Libero: «Appunto, Zaccheo. Lei non poteva esercitare il diritto di prelazione». 

Zaccheo: «Avrei potuto…» 

Libero: «No, non poteva…» 

Zaccheo: «… è vero, è vero, è vero. Ha ragione lei». 

Libero: «Ed è quel abbiamo raccontato ieri. Quindi fin qui abbiamo scritto giusto. Allora cosa le preme rettificare?» 

Zaccheo: «Che l’affittuario ero io in precedenza. In quanto io ero parlamentare e non si può vivere sempre in albergo. Quindi ho preso in affitto quella casa da Alleanza sportiva italiana. Quando all’improvviso è stato venduto, non avendo disponibilità ho dovuto accendere il mutuo per pagarlo. Ma ho sempre pagato l’affitto all’Inail!» 

Libero: «No, lei non pagava l’affitto all’Inail, che manco sapeva che in quella casa vivesse lei dentro…» 

Zaccheo: «Aspetti che di queste cose si occupano solo il mio commercialista e mia moglie (chiama la moglie). Ah, sì, io non pagavo l’affitto all’Inail, ha ragione lei. Le cedole erano a nome Asi, ma le pagavo io! Guardi, se lei mi fa lo stesso trattamento, le do io i nomi di chi a Roma ha pagato davvero nulla. Settanta milioni, cento milioni per case che valevano dieci volte di più! Le faccio fare pagine intere con ex Forza Italia, ex Ds, ex Margherita…» 

Libero: «Sicuro! Ne abbiamo già scritto paginate. Ma questo non cambia la storia della casa di piazza Mignanelli…» 

Zaccheo: «Ma io avevo diritto a comprarlo! Ero già lì dentro. L’Asi non aveva i soldi per acquistarlo, e allora mi sono fatto avanti io...» 

Libero: «Ma mi ha appena detto che anche lei non aveva i soldi!» 

Zaccheo: «Ho chiesto il mutuo! Ma le ripeto, lei è un padre di famiglia. La imploro di dare la giusta dimensione a questa cosa. Dovrebbe scrivere che in fondo si tratta di un politico che ha pagato il giusto prezzo facendosi il mutuo. Lei lo trova un altro uomo politico così? In quell’alloggio c’ero io. Poi sono diventato sindaco di Latina e non avevo più bisogno...» 

Libero: «Ha lasciato l’appartamento?» 

Zaccheo: «No, nel contratto c’era scritto che potevo abitarci io e la mia famiglia. È venuta mia figlia. Ci ha messo i suoi mobili, la cucina. E mi ha detto: papà, se la vendono me la compri?» 

Libero: «E lei ha detto di sì».

 

Zaccheo: «Io le ho detto: “se prendi un bel voto, papà farà un sacrificio”. Si laurea con 110 e lode, vince il dottorato di ricerca. Una ragazza fantastica. Lei cosa avrebbe fatto?» 

Libero: «Capisco, ma non si deve laureare fra qualche giorno?» 

Zaccheo: «No, quella è la seconda figlia. Parlo della prima. Ci abitano tutte e due. Si metta la mano sulla coscienza. Tenga anche conto della mia storia». 

Libero: «Quale storia?»

 

Zaccheo: «Non è che uno diventa il deputato più votato della provincia di Latina così per caso, no? Non è che diventa un sindaco così amato, no? Con me candidato a Latina il Pdl ha preso la percentuale più alta di tutta Italia. Io ho sempre avuto un grande consenso anche quando ero nel Msi, con la Dc che aveva una maggioranza bulgara».

 

Libero: «Complimenti. Ma che c’entra con la casa?» 

Zaccheo: «Ma lei deve conoscere gli antefatti per giudicare. Allora, io divento parlamentare. Alloggio presso l’Hotel Nazionale. Un bel giorno mi viene a trovare un personaggio per chiedermi una cortesia. E stava nel consiglio di amministrazione dell’Inail. Parla con me,e io gli risolvo il problema. Era il 1994, e lui mi chiede perché mai vivo in albergo. Mi spiega che l’Inail è piena di case vuote, e che sta facendo i bandi. Molti ex parlamentari non sono stati rieletti e hanno lasciato Roma. Molti altri sono stati arrestati con Mani Pulite…» 

Libero: «E lei ha fatto domanda?» 

Zaccheo: «Sì, per una casa in via del Vantaggio. Mi hanno detto che la mia l’unica domanda». 

Libero: «Quindi prese quella casa?» 

Zaccheo: «Macchè, quelli aprono le buste e la assegnano a Rosy Bindi. Chiedo spiegazioni. Si scusano. Rifaccio la domanda, in altra parte di Roma. Assegnano la casa a un magistrato…» 

Libero: «Che sfortuna!» 

Zaccheo: «Faccio la domanda la terza volta, e assegnano la casa a un generale della Guardia di Finanza. Allora io mi sono incazzato, davvero. Quella persona che avevo conosciuto all’Inail allora mi porta a pranzo con il presidente in quel ristorante pugliese dove andava Pinuccio Tatarella in via della Colonna Antonina». 

Libero: «E cosa ha detto al presidente?» 

Zaccheo: «Beh, sa…Io sono uno un po’così…» 

Libero: «Non so, mi dica. Così come?»

 

Zaccheo: «Sa, io ho preso due rapinatori sul fatto a Napoli, li ho afferrati e li ho gonfiati di botte come zampogne.Ho colto sul fatto un rumeno che rapinava a Latina, l’ho preso per il collo e l’ho portato io personalmente in questura con la macchina di servizio…» 

Libero: «Ah, però! Guardi che io non volevo farla arrabbiare con il mio articolo…» 

Zaccheo: «(non ascolta e prosegue) A quel presidente dell’Inail ho detto: qui le cose sono due. O io la gonfio come un pallone, o lei verrà arrestato per le porcherie che sta facendo.. Dopo un mese l’hanno arrestato». 

Libero: «Gli è andata bene, allora! Lo aveva denunciato lei?» 

Zaccheo: «No, non io. Ma aveva preso mazzette su queste cose. Su porcherie come quelle che ha fatto a me. Comunque, a quel punto c’erano altri alloggi liberi. E quello di piazza Mignanelli venne assegnato all’Asi, di cui io ero dirigente nazionale. E io me lo sono fatto assegnare come foresteria. Ha capito adesso?» 

Libero: «Sì, ho capito. Non metto più in dubbio nulla. Mi arrendo».18-09-2010]

 

 

1- IL RE DEI COSTRUTTORI MONEGASCHI LUCIANO GARZELLI, CHE SI È OCCUPATO DEI LAVORI: "AVEVO CONTATTI CON LA SIGNORA E COL FRATELLO. HANNO PORTATO LORO LA CUCINA, MAIOLICHE, PARQUET, I RUBINETTI: QUESTO È ANOMALO PER DEGLI AFFITTUARI" - 2- SUL PREZZO DELL’APPARTAMENTO: "CON 300MILA EURO SI COMPRA UN BOX PER UN POSTO MACCHINA. QUELLA CASA VALE ALMENO UN MILIONE E LA COSA INCREDIBILE È CHE LE AUTORITÀ MONEGASCHE NON HANNO FATTO ALCUNA OPERAZIONE DI CONTROLLO" - 3- L’EX TESORIERE DI AN, PONTONE: "IL PREZZO DELLA CASA è STATO DECISO DAL PARTITO" - "IO NON HO AVUTO NESSUN RUOLO SULLA CIFRA; NON È STATO OGGETTO DI TRATTATIVA". SOTTINTESO: ANDAVA BENE COSÌ A CHI HA DECISO, OVVERO A GIANFRANCO FINI

1- PARLA IL RE DEI COSTRUTTORI DI MONTECARLO
'LA TULLIANI RISTRUTTURÒ L'APPARTAMENTO'
Gianmarco Chiocci per Il Giornale

 

Prima le presentazioni, poi le rivelazioni choc. Luciano Garzelli è l'italiano più noto a Montecarlo. Avrà una sessantina d'anni ed è uno che conta tanto, ma tanto, nel Principato di Monaco. Gode dell'amicizia personale di sua altezza serenissima Alberto e dell'intera Casa Grimaldi, ed è «il» costruttore monegasco per antonomasia in quanto amministratore delegato del colosso immobiliare Engeco fondato nel 1974 da Stefano Casiraghi. In materia di case e compravendite, da queste parti, nessuno ne sa più di lui. «È la Cassazione del mattone», scherza uno dei testimoni dell'affaire Tulliani.

 

E testimone prezioso dello scandalo dell'estate è proprio lui, il vulcanico Luciano, al pari del figlio Stefano che il 30 luglio raccontò al Giornale di aver presenziato ai lavori nell'appartamento di rue Princesse Charlotte 14 - quale rappresentante della società di ristrutturazione Tecabat - dove il cognato di Fini (affittuario) controllava e dirigeva direttamente in loco le operazioni di restauro (pagate dalla società off shore Timara Ltd, proprietaria dell'immobile): «Insomma, c'era un rapporto diretto tra Tulliani e Timara» disse il giovane Garzelli, poi redarguito pesantemente dai superiori per le dichiarazioni incautamente rilasciate a questo quotidiano.

 

Se il figlio ha ricoperto un ruolo marginale, seppur attivo, nella vicenda, il padre è il dominus dell'intera operazione. A lui s'è rivolto l'ambasciatore italiano nel Principato per aiutare l'«esperto immobiliarista» (sono parole di Gianfranco Fini) a trovare società di ristrutturazione a lui gradite per rimettere a posto la casetta monegasca donata dalla contessa Anna Maria Colleoni ad Alleanza nazionale.

Incontriamo Luciano Garzelli al termine di una riunione di lavoro, di fronte al porto, a duecento metri dal pulpito da cui sventola la bandiera a scacchi della Formula uno. Si vede subito che ha molte cose da dire anche perché sovrappone concetti e precisazioni. Ecco il botta e risposta. Integrale.

Intanto una premessa, signor Garzelli. Se per l'intervista del 30 luglio suo figlio Stefano ha avuto problemi sul lavoro ce ne scusiamo ma...
«Niente, non fa niente. Ormai è tutto passato. Non ne parliamo più».

 

Senta oggi (ieri, ndr) il Giornale ha riportato le parole del notaio Paul-Louis Aureglia (che ratificò i due passaggi di proprietà dell'apparta¬mento oggi abitato da Tulliani e che ha ipotizzato una sorta di truffa al Principato per la violazione di una legge sul diritto di prelazione sull'acquisto degli immobili «protetti» da parte del governo locale, ndr). Parla di «stronzate» fatte, di presunte truffe orchestrate intorno all'appartamento...
«(Luciano Garzelli legge il Giornale e scuote la testa). Ma lo dico pure io. Con 300mila euro a Monaco si compra un parcheggio e la cosa incredibile è che le autorità monegasche non hanno fatto alcuna operazione (di controllo, ndr)».

 

La potevano fare?
«E certo. 300mila euro è un prezzo sottostimato».

Scusi, ma quanto vale quell'immobile?
«Tra un milione e un milione e mezzo».

Abbiamo parlato con la Tecabat che ha ristrutturato...
«Senta, io con la mia Engeco non c'entro niente. Mi ha chiamato l'ambasciatore (Franco Mistretta, ndr) che aveva ricevuto una telefonata... - se me lo chiederà il giudice dirò da chi - Luciano c'è questa cosa da fare. Sono andato là personalmente, ho detto sono della Engeco, facciamo grattacieli, case, ponti... e mi han detto, sai siccome c'è un certo personaggio... Allora lì ho sentiti, hanno detto sono una sessantina di metri quadrati però i materiali li portiamo noi. Allora ho detto, grazie arrivederci. E me ne sono andato. E poi mi hanno richiamato».

 

Scusi Garzelli, ma le hanno detto che i materiali li avrebbero portati loro?
«Non "li avrebbero", li hanno portati loro. Qui hanno messo solo in opera i materiali che hanno portato loro. La cucina, le maioiliche, il parquet, i rubinetti».

Ci perdoni, torniamo all'ambasciatore. Esattamente cosa le ha detto?
«Mi hanno chiamato per fare un lavoro qui a Montecarlo. Poi mi ha dato un telefono del signor Tulliani».

 

Con la signora Tulliani lei ha avuto rapporti?
«Certo. Mi ha chiamato».

Perché c'erano problemi nell'appartamento?
«Modifiche da fare, i lavori nella stanza, il muro da rompere. Il problema, insisto, è a monte. A quando è stata fatta questa vendita a trecentomila euro».

Ci perdoni l'ignoranza. Ma è normale, qui a Monaco, che un semplice affittuario scelga lui i materiali della ristrutturazione e se li faccia arrivare dall'Italia?
«Non è normale. Loro hanno fatto così. C'era anche un architetto romano che mi contattava via e-mail. Si chiama (...)».

 

A parte le telefonate con i Tulliani lei ha avuto anche contatti via e-mail, per lettera, via posta, diciamo così, normale?
«Scusi, ma che sta facendo il giudice lei? Io su questo punto rispondo solo al giudice. Se me lo chiede lui, glielo dico a lui. Arrivederci».

2- L'EX TESORIERE DI AN: "IL PREZZO DELLA CASA DECISO DAL PARTITO"
Francesco Grignetti per La Stampa

Ha ammesso quel che proprio doveva ammettere sulla compravendita dell'appartamento di Montecarlo, il senatore Francesco Pontone, ma niente di più. Interrogato ieri come testimone dai magistrati di Roma, l'ex tesoriere di Alleanza nazionale, finiano doc, ha tenuto a mettere nelle giuste proporzioni il suo ruolo in questa vicenda. E così ha scaricato «sul partito» l'onere delle decisioni.

 

Naturalmente dire «il partito» significa allludere a Gianfranco Fini. E' escluso però che il presidente della Camera venga sentito dal magistrato. I prossimi passi di quest'inchiesta prevedono invece l'interrogatorio di due suoi fedelissimi, il capo della sua segreteria Donato Lamorte e la segretaria particolare Rita Marino.

Furono loro due, emissari di Fini, a visitare l'immobile di Montecarlo qualche tempo dopo la donazione del 1998 e sempre loro a raccontare nell'ambito del partito lo stato di abbandono dell'appartamento. Da essi il procuratore capo Giovanni Ferrara e l'aggiunto Laviani vogliono chiarimenti ai fini dell'inchiesta che verte, come si sa, su un'ipotesi di truffa aggravata.

«Si vuole capire - è il ragionamento che si raccoglie nei corridoi della procura - se la vendita dell'immobile sia avvenuta a un prezzo congruo di mercato. Non ci interessa a chi e perché sia stato ceduto quell'immobile».

Escluso dunque che si arrivi a convocare il presidente della Camera, e visto che l'oggetto dell'inchiesta è il prezzo della vendita (non chi sia il reale acquirente), pare che non sarà più convocato neppure Giancarlo Tulliani, il «cognato» di Fini, inquilino dell'appartamento in questione, ma anche mediatore immobiliare che si attivò nel 2008 perché una misteriosa società off-shore acquistasse la casa e poi interessatissimo osservatore dei lavori di rifacimento.

 

Il senatore Pontone ha insomma ripercorso con i giudici il suo ruolo, sempre attento a presentarsi come semplice esecutore di ordini. Ha raccontato i dettagli della sua visita nel Principato l'11 luglio 2008, quando, su espressa delega del presidente del partito Gianfranco Fini («poteri generali che gli sono stati conferiti allo scopo di disporre dei beni sociali»), ha firmato il contratto di vendita per trecentomila euro.

Ma quando gli hanno chiesto come si fosse arrivati a quel prezzo, Pontone ha sostenuto di saperne poco. «Io - ha detto il senatore - non ho avuto nessun ruolo sulla cifra; non è stato oggetto di trattativa». Sottinteso: andava bene così a chi ha deciso, ovvero a Fini. Il tesoriere ha spiegato: ero stato incaricato di andare lì a vendere e così ho fatto. Punto. E nemmeno sapeva i retroscena: Giancarlo Tulliani l'ha visto una sola volta a cena molto dopo la vendita dell'appartamento, ignorava anche che fosse stato lui a «presentare» al partito la società acquirente.

Se Pontone cerca di scivolare nell'ombra, c'è invece chi cerca la ribalta. Luciano Gaucci, l'ex fidanzato di Elisabetta Tulliani, la compagna di Fini, sta per fare irruzione in tv. Ha ricevuto due inviti in contemporanea dalla redazione di «Matrix» e da Lucia Annunziata per «In mezz'ora». Finora ha detto di no ai primi, e ciò ha alimentato sospetti di censura, ma invece pare che stia per dire di sì alla Annunziata. Probabilmente lo vedremo domenica lanciare le sue accuse alla Tulliani.

 15-09-2010]

 

 

 

1- FIAMME GIALLE E SERVIZI SEGRETI INDAGANO SULLA STRANA SVENDITA DI MONTECARLO - VOGLIONO TOGLIERSI IL DUBBIO CHE LA PRINTEMPS, LA SOCIETÀ OFF-SHORE CHE COMPRÒ L’IMMOBILE DA AN, E LA SUA GEMELLA TIMARA OGGI PROPRIETARIA DELLA CASA, NON SIANO COLLEGATE ATTRAVERSO L’ANCORA MISTERIOSA PROPRIETÀ AD UNA SPORCA STORIA DI RICICLAGGIO E L’EVASIONE FISCALE SULLO SFONDO DEL GIOCO ONLINE - 2- IL CONTO BANCARIO SU CUI "ELISABETTO" HA DEPOSITATO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO - 3- IL GIALLO DELLE UTENZE ALL’INDIRIZZO DI JAMES WALFENZAO, REGISTA DELLE OPERAZIONI AI CARAIBI E DEL PAGAMENTO DEI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DELL’APPARTAMENTO - 4- ATTENTI ALLA FOTO: SCATTATA UNA SETTIMANA DOPO LA SVENDITA DI MONTECARLO, DAVANTI ALL’INGRESSO DELL’HOTEL VESUVIO DI NAPOLI, VEDE FINI E I TULLIANI IN COMPAGNIA DI AMEDEO LABOCCETTA, OGGI PDL MA PER LUNGO TEMPO VICINO AD AN E A FINI. BENE. QUANDO L’ATLANTIS, COLOSSO MONDIALE DEL GIOCO D’AZZARDO, SBARCA IN ITALIA SI AFFIDA COME PROCURATORE A LABOCCETTA. E CHI è L’AMMINISTRATORE DELLA ATLANTIS ? WALFENZAO! Sì, COLUI CHE, IN RAPPRESENTANZA DELLA SOCIETà OFFSHORE PRINTEMPS, ACQUISTA L’APPARTAMENTO DI MONTECARLO (E IL CERCHIO SI CHIUDE

 

1- LE CARTE SEGRETE DI MONTECARLO
Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica per Il Giornale

 

Tulliani e Timara Ltd, Timara Ltd e Tulliani. Si intrecciano pericolosamente i destini della società off-shore proprietaria dell'immobile di Montecarlo e l'inquilino eccellente che attraverso il cognato-presidente della Camera sponsorizzò prima la (s)vendita della casa donata ad An dalla contessa Colleoni e poi si ritrovò lui stesso nelle condizioni di andare ad abitare al 14 di Boulevard Charlotte.

 

I destini (e i sospetti) si alimentano in relazione ai risvolti inquietanti sulla ristrutturazione del noto appartamento. Nessuno, però, ha parlato. Nemmeno il celebre syndic Michele Dotta, amministratore di quel prestigioso palazzo e della stragrande maggioranza degli immobili nel Principato, custode dunque dei segreti di migliaia di inquilini, seppe o volle dare delucidazioni al riguardo.

 

LAVORI IN CORSO (GRATIS)
A forza di scavare siamo arrivati a contattare un preziosissimo testimone: Stefano Garzelli, figlio del più grande costruttore di Montecarlo, presente fisicamente nell'appartamento dei misteri per conto della società Tecabat incaricata di rimettere a posto l'immobile acquistato a un prezzo stracciato dalla Ltd Printemps e che a sua volta lo alienò alla società «gemella» Timara Ltd, attuale proprietaria. Garzelli jr ha rivelato che esisteva «un rapporto diretto» fra Giancarlo Tulliani e la Timara Ltd; che nel cantiere Tulliani era sempre presente e diceva la sua su come dovevano essere fatti gli interventi; che il compenso finale ammontava a 100mila euro ma non ricordava a chi era stato fatturato, se a Timara o a Tulliani.

 

Luciano Garzelli, papà di Stefano, ricevette incarico dall'ambasciatore Mistretta di cercare una soluzione ai problemi immobiliari dei Tulliani. L'imprenditore ha riferito che non solo Giancarlo, ma anche la sorella Elisabetta, mise becco sui lavori; che non si interessò più alla ristrutturazione perché i Tulliani avevano deciso di portare loro i materiali dall'Italia (cucina, arredi, piastrelle, eccetera); che alla fine passò la pratica a una società minore, la Tecabat, dove il figlio per l'appunto lavorava; e infine ha rimarcato come non sia normale che dei semplici affittuari portino «dall'Italia» i materiali per la ristrutturazione, posto che proprio sui materiali insiste il maggior guadagno per le società di restauro.

 

RESTAURO MADE IN ITALY
Il titolare della Tecabat, Rino Terrana, a cui Garzelli jr faceva riferimento, parlando col Giornale ha complicato la vita a Giancarlo Tulliani: ha ammesso che i 100mila euro del restauro la sua società li ha fatturati personalmente alla Timara Ltd e non al cognato di Fini.

A sentire più imprese edili del Principato «non è normale» che i materiali per i lavori vengano portati dall'Italia; «non è normale» che una società monegasca di ristrutturazione accetti questa opzione svantaggiosa, a meno che non abbia ricevuto raccomandazioni importanti cui è impossibile dire di no; «non è normale» che siano gli stessi residenti a Monaco a far arrivare dall'Italia i materiali; non è normale ma è «fattibile» che prima di prendere possesso dell'immobile un inquilino possa mettersi d'accordo con il proprietario dell'appartamento accollandosi l'onere delle spese dei materiali e della ristrutturazione, che successivamente scalerà dalle rate del canone mensile.

 

Quest'ipotesi, purtroppo per Tulliani, si scontra con l'ammissione del proprietario della Tecabat che afferma d'aver fatturato 100mila euro alla Timara e non a Tulliani. Appare dunque singolare che la Timara Ltd, che acquistò la casa messa in vendita da An (su segnalazione del cognato di Fini) dalla gemella Printemps Ltd, si accolli pure le spese della ristrutturazione dando carta bianca su tutto ai Tulliani.

A ciò occorre aggiungere che Garzelli senior al Giornale ha detto di essere in possesso delle mail di un architetto romano che per conto dei Tulliani lo contattava ripetutamente proprio in merito ai lavori da effettuare nel famoso appartamento.

IL CANONE DA 19.200 EURO
Ma c'è di più: nel contratto d'affitto che il giovane Tulliani ha firmato il 30 gennaio 2009 verrebbe fuori che il canone annuo versato dal cognato di Fini alla Timara Ltd è assolutamente fuori mercato: appena 19.200 euro l'anno, e cioè solo 1.600 euro al mese. Per una cifra del genere a Monaco farebbero la fila da Ventimiglia.

 

Di più. Per ottenere la residenza a Montecarlo si seguono due strade: o si ha un'attività professionale nel Principato, oppure occorre avere una garanzia bancaria solida che attesti l'indipendenza economica per vivere nel posto più caro al mondo. Dalla sua carta di soggiorno numero 053961 rilasciata il 20 febbraio 2009 risulterebbe che abbia optato per la seconda strada, che da queste parti significa un versamento cospicuo (dai 300 ai 400mila euro cash) vincolato alla banca per tutta la durata della sua residenza.

IL NUMERO DEL TESORO
Il conto numero 175-69-00017-1570-900001, acceso presso la Companie Monegasque de Banque, potrebbe ora essere messo sotto controllo dalla guardia di finanza. E allora, sui risvolti a dir poco curiosi della ristrutturazione, le domande si sprecano: a quale titolo l'affittuario Tulliani durante i lavori si comportava come il padrone dell'immobile? Che tipo di «rapporto diretto» c'è - per usare l'espressione usata da Garzelli jr - fra Tulliani e la Timara?

 

Posto che la Tecabat ha fatturato alla Timara Ltd, chi ha pagato i materiali arrivati dall'Italia visto che secondo Garzelli senior i Tulliani insistettero per portarli personalmente? Se esiste un accordo fra Timara (proprietario) e Tulliani (affittuario) secondo cui quest'ultimo si accolla le spese dei lavori a fronte di un successivo sconto sull'affitto, perché la Tecabat fattura a Timara e non direttamente all'inquilino? Eppoi.

 

LE UTENZE OFF-SHORE
Tulliani ha girato alcune delle sue utenze personali al 27 avenue Princesse Grace, e più precisamente all'attenzione di James Walfenzao, l'amministratore della società off-shore Printemps Ltd che l'11 luglio, nello studio del notaio Aureglia, formalizzò l'atto d'acquisto dell'appartamento della Colleoni alla presenza del senatore di An Francesco Pontone.

 

Perché lo fece? Perché venne formalizzata questa «deviazione» posto che Tulliani era già residente a Montecarlo da nove mesi? E infine. Giancarlo Tulliani è a conoscenza che Walfenzao era l'amministratore della Jason Ltd che controlla sia la società che ha comprato l'appartamento dove tuttora abita, sia quella che grazie al suo interessamento presso Gianfranco Fini riuscì ad accaparrarsi l'appartamento da un milione e mezzo di euro spendendone solo 300mila?

 

2- I SERVIZI SEGRETI SEGUONO LA PISTA CHE PORTA AI CARAIBI
Stefano Zurlo per Il Giornale

Tante, troppe coincidenze. Gli stessi nomi che tornano a migliaia di chilometri di distanza. E il sospetto che il pasticcio della casa di Montecarlo possa portare lontano, molto lontano gli investigatori. Così da tempo, a sentire l'agenzia il Velino, Guardia di finanza e servizi segreti hanno deciso di chiarirsi le idee sulla strana vendita dell'appartamento di boulevard Princesse Charlotte 14.

 

E vogliono togliersi una volta per tutte il dubbio che la Printemps, la società off-shore che comprò l'immobile da An, e la sua gemella Timara oggi proprietaria dell'appartamento, non siano collegate attraverso l'ancora misteriosa proprietà ad una storia più grande. Una storia in cui i segugi delle Fiamme gialle e gli 007 sospettano anche il riciclaggio e l'evasione fiscale sullo sfondo del gioco online.

 

Un intreccio complesso e a tratti non ancora decifrato, ma che pone qualche domanda agli investigatori che ritrovano gli stessi personaggi da una parte all'altra del mondo.

Per raccapezzarsi, bisogna partire dalla data, ormai famosa, dell'11 luglio 2008: quel giorno An vende, o meglio svende il quartierno a una società off-shore dei Caraibi, la Printemps di Santa Lucia. Per il venditore, ovvero per An, nello studio del notaio monegasco Louis Aureglia si presenta il senatore Francesco Pontone, per la Printemps una coppia formata da James Walfenzao e Bastiaan Izelaar. Walfenzao: è lui l'uomo chiave o uno degli attori dell'operazione.

 

È un professionista caraibico, specializzato nella costituzione di trust, fiduciarie e società costruite col metro della riservatezza. Walfenzao, con Izelaar, è dunque uno dei protagonisti del giallo dell'estate. Ma a migliaia di chilometri di distanza, rieccolo, Walfenzao ricompare ai Caraibi come amministratore per conto di Francesco Corallo di parte del capitale dell'Atlantis, un colosso mondiale del gioco d'azzardo che nel 2004 è sbarcato anche in Italia, nel campo del gioco online.

Curioso, perché Corallo è da sempre vicino ad An, e ancora prima al Msi; l'Atlantis quando arriva in Italia si affida come procuratore ad Amedeo Laboccetta, oggi parlamentare Pdl ma per lungo tempo vicino ad An e a Gianfranco Fini.

 

Insomma Walfenzao, più ubiquo di padre Pio, gioca sul mappamondo fra Montecarlo e le Antille Olandesi. Anzi, per la precisione, l'isola di Saint Marteen dove, combinazione, nel 2004 proprio Laboccetta, che da quelle parti è di casa e ai Caraibi vorrebbe essere addirittura seppellito, porta Fini, seguita da Daniela Di Sotto, in quel periodo ancora sua moglie, e dal suo uomo di fiducia Francesco Proietti.

Fini, fra un'immersione e l'altra, trova pure il tempo di andare a cena al ristorante di Corallo, l'imprenditore che, come accennato, è il socio forte della potentissima Atlantis. Corallo, secondo Marco Lillo del Fatto quotidiano, è stato messo due volte sotto inchiesta e due volte archiviato per traffico di droga e riciclaggio.

 

Insomma, è incensurato a differenza del padre Gaetano, catanese, condannato a 7 anni e mezzo per associazione a delinquere, coinvolto a suo tempo nell'inchiesta che mirava a far luce sul tentativo della mafia catanese, quella del boss Nitto Santapaola, di impadronirsi di alcuni casinò.

Come si vede, ci sono in questa storia monegasca alcune coincidenze e suggestioni che portano molto lontano. Ben oltre i 70 metri quadri di boulevard Princesse Charlotte. Ed è questa la pista che battono Guardia di finanza e Servizi. L'ipotesi, tutta da dimostrare, è che la Printemps sia stata costituita da soggetti italiani, o loro prestanomi, che intrattengono rapporti di concessione con i Monopoli.

È appunto, o potrebbe essere, il caso dell'Atlantis che, attraverso la sua controllata italiana, invade con le sue macchinette il territorio italiano e ha come suo referente, fino al 2008, proprio Laboccetta.

 

Del resto l'Aisi, il servizio segreto interno, ha nel mirino le società che nel nostro Paese sono titolari del gioco online, compreso il poker, anche se hanno la sede legale all'estero. L'obiettivo istituzionale, naturalmente, è la lotta al riciclaggio e all'evasione fiscale e il lavoro prevede uno screening a tappeto degli operatori del settore. Così, ma il condizionale è d'obbligo, la storia dei Tulliani, della cucina e dei mobili potrebbe, sia pure indirettamente, rimandare a scenari molto più complessi.

 17-09-2010]

 

 

assunta e mai licenziata - "da Fini voglio soltanto due cose. La prima è che si assuma le responsabilità della faccenda di Montecarlo. E poi Voglio sapere che fine hanno fatto i cento miliardi di lire che c’erano in cassa nel 1988, quando morì Almirante" - "non hanno capito che dovevano fare come la Lega di Bossi, ce rimanersene a casa propria. Ma una volta che sono entrati nella casa del padrone, che si aspettavano?"...

Tommaso Labate per Il Riformista

«È una provocazione, la prova che Gianfranco ha perso del tutto il senso del pudore. Non voglio neanche sentire quello che dirà».

Addirittura.
«Anzi no, è peggio di una provocazione. È una cosa ridicola. Poteva andarsene da un'altra parte ma a Mirabello no. La considero un'offesa alla memoria di mio marito e alla coscienza delle persone di destra che hanno consentito a Fini di arrivare dov'è arrivato. Vuol sapere la verità? Mi fa pena».«E quanta gente c'era quel giorno. Una folla oceanica. No, Fini non si doveva permettere di tornare là. C'è un momento per parlare e uno per stare zitti. Gianfranco doveva parlare un mese fa, assumendosi la piena responsabolità della faccenda dell'appartamento di Montecarlo. Oggi, invece, deve solo stare zitto. Invece è stato zitto un mese fa e domenica (domani) farà sentire la sua voce».

 


Alle 2 di ieri pomeriggio, Assunta de Medici nata Stramandinoli vedova Almirante, la Donna Assunta della destra italiana insomma, è in faccende di casa affaccendata: «Sto pulendo l'argenteria. Lavoro sempre io, sa?», dice al Riformista prima che la chiacchierata finisca, inevitabilmente, all'attesa per l'intervento di Fini in programma domani.

Ha sentito, Donna Assunta? Nel Pdl c'è chi si stava organizzando per andare a contestarlo.
Fatti suoi. Non m'importa. Tanto domenica (domani, ndr) se ne starà lì a parlare protetto dalle forze di pubblica sicurezza. Anzi, temo che quel giorno non ci sarà neanche un poliziotto in servizio da quelle parti. Saranno tutti appresso a lui, purtroppo.

E se qualche contestatore azzardasse un saluto romano?
Non so se Fini si meriterà di essere salutato romanamente, fascistamente. Io, che nasco monarchica, sul saluto romano la penso sempre allo stesso modo.

 

Come?
È igienico. Ed evita di dover stringere tante mani sudate.

Sia sincera, Donna Assunta. Lei ce l'ha ancora con Fini per la svolta di Fiuggi.
E certo che ce l'ho ancora con lui. Quel cambio di nome è stato un tradimento. Io non credo più a nessuno di loro. Salvo giusto Storace, che ha fondato La Destra pagando l'altissimo prezzo di rimanere da solo. E La Russa, che ha mantenuto i patti con Berlusconi. D'altronde, tutti gli altri non hanno capito che dovevano fare come la Lega di Bossi, che io stimo, e rimanersene a casa propria. Ma una volta che sono entrati nella casa del padrone, che si aspettavano? Per il resto non credo più a niente e nessuno. Neanche alla vita. Sto diventando eretica.

Ma lei, che è così vicina ai temi della legalità, non è indignata per la faccenda del processo breve di Berlusconi?
Questa cosa del processo breve, a onor del vero, un po' fastidio mi dà. Però non ne so molto. E poi, mi scusi, il processo non dovrebbe essere sempre breve? O mi sbaglio?

Sì, ma l'interesse personale del premier verso questa legge...
Sia come sia, il governo pensi a stare più vicino ai magistrati, che spesso non hanno neanche i soldi della benzina.

Ecco, Donna Assunta, su questo lei e Fini sareste senz'altro d'accordo.
Io, in questo momento, da Fini voglio soltanto due cose. La prima è che si assuma le responsabilità della faccenda di Montecarlo, salvando l'onore di due galantuomini come Pontone e La Morte, che hanno soltanto obbedito ai suoi ordini. E poi voglio che sia fatta chiarezza su tutti i beni che appartenevano al Movimento sociale. Voglio sapere che fine hanno fatto i cento miliardi di lire che c'erano in cassa nel 1988, quando morì Almirante. Perché può darsi pure che Gianfranco sia stato messo in difficoltà dai nuovi parenti. Ma ha un'età, ormai è grandicello, deve sapersi assumere le proprie responsabilità.

Ammetterà, però, che la campagna nei confronti di Elisabetta Tulliani non è stata delle più delicate.
Non conosco la signora Tulliani ma una cosa la voglio dire. Daniela (Di Sotto, ex moglie di Fini, ndr) s'è dimostrata una gran signora. È stata abbandonata, eppure neanche adesso ha detto una parola. Lo sa che cosa sono in grado di fare le donne quando vengono lasciate, no? 04-09-2010]

 

 

1- QUESTA È LA FOTO PUBBLICATA DA ‘LIBERO’ DI UNO DEI TERRAZZINI DELLA CASA DI GIANFRANCO FINI ED ELISABETTA TULLIANI A ROMA. IN GRADO DI APRIRE UN ALTRO GIALLO. PRESA CON IL TELE-OBIETTIVO L’AQUILA DI LEGNO CHE VI CAMPEGGIA SULLA PARETE SEMBRA POGGIARE PROPRIO SU UN FASCIO LITTORIO (IL PASSATO CHE NON TRAPASSA?) - 2- SPIAGGIA DI ANSEDONIA SOTTO ASSEDIO! UNA QUINDICINA DI COATTI FACINOROSI DI TUTTE LE ETÀ SI SONO PRESENTATI SOTTO L’OMBRELLONE DI FINI: “DOVE SEI?, TI AFFOGHIAMO” - 3- AL PARCHEGGIO SUL CRISTALLO IMPOLVERATO DELLA MERCEDES DI FINI LA SCRITTA “LADRO”

 

1 - L'AQUILA DI LEGNO
http://fbechis.blogspot.com/

 

Questa è la foto pubblicata da Libero di uno dei terrazzini della casa di Gianfranco Fini ed Elisabetta Tulliani a Roma. In grado di aprire un altro giallo. Presa con il tele-obiettivo l'aquila di legno che vi campeggia sulla parete sembra poggiare proprio su un fascio littorio.

Come se i simboli rinnegati in pubblico dall'ex leader di An siano gelosamente custoditi in privato. Non ci sono dubbi invece sul busto bronzeo appoggiato alla balconata: non è quello di Benito Mussolini (anche se l'uomo bronzeo di cui si vede la nuca sembra privo di capigliatura)....

2 - LA CONTESTAZIONE IN RIVA AL MARE "FINI DOVE SEI? TI AFFOGHIAMO"
Maurizio Bologni per La Repubblica

Lo hanno contestato mentre faceva il bagno. «Fini dove sei? Ti affoghiamo» gli hanno gridato. Lui era in mare con la compagna Elisabetta Tulliani. Loro, una quindicina di persone di tutte le età, a pochi metri di distanza, sulla spiaggia. Fini non ha battuto ciglio. Ha fissato il gruppetto. E loro sono tornati da dove erano venuti. Ma anche il buen retiro ad Ansedonia sta riservando dispiaceri all´ex leader di An. E lo costringe a rinunce. Niente più passeggiate e bagni di folla nel centro di Orbetello, frequenti gli scorsi anni.

Lunedì mattina il presidente della Camera, compagna, bambine e suocera sono arrivati al mare presto. Fini ha parcheggiato la Mercedes classe A nel posto riservato sotto la tettoia. Gli agenti della scorta hanno accompagnato la famiglia in spiaggia e quando sono tornati indietro hanno trovato sul cristallo della vettura sporco di polvere la scritta «ladro».

Ma l´episodio più sgradevole è accaduto poco dopo quando è arrivato sotto l´ombrellone dei Fini quel gruppetto proveniente dalla spiaggia libera. «C´erano nonni e nipoti, accento romano» racconta Lilli Franceschetti. «Gridavano ‘Fini ti affoghiamo´. Io e mio marito abbiamo avuto paura e sperato che intervenisse la scorta, sembrava un´accozzaglia di barbari».

 

Fini e famiglia sono tornati alle attività balneari. Giochi coi figli. Chiacchiere e strette di mano. Un bagnante gli ha donato un grosso polipo appena pescato. Ma ieri mattina Fini e la Tulliani hanno evitato la spiaggia e preferito prendere il largo su un gommone per fare immersioni subacque. Intanto, tramite l´avvocato Michele Giordano, la Tulliani ha chiesto alla magistratura il sequestro delle foto di famiglia con Fini e le «figlie minori» pubblicate da Oggi e dai quotidiani. «Sono immagini private - sostiene il legale - in luogo privato, di cui non si è mai autorizzata la pubblicazione».

 

 

 [25-08-2010]

 

 

 

NON SOLO IL “COGNATO” E LA “SUOCERA”, MAMMA RAI HA ‘ADOTTATO’ ANCHE SILVIA BATTAZZA, MOGLIE DEL PORTAVOCE DI FINI – GUARDO IL CAOS: Alfano diventa portavoce di Fini nell’aprile 2008. Sua moglie, giornalista nella rete di San Marino, approda a viale Mazzini sul finire di quell’anno, arrivando all’assunzione dopo pochi mesi senza passare la lunga trafila che tocca a molti precari che restano in attesa per ANNI…

Laura Rio per Il Giornale

Non solo i familiari del presidente della Camera. Anche quelli dei suoi collaboratori trovano spazio e lavoro nella Tv pubblica. Degli affari con la Rai ottenuti dalla compagna di Gianfranco Fini, Elisabetta Tulliani, dalla mamma Francesca Frau e dal fratello Giancarlo, abbiamo già ampiamente dato conto.

 

Ma anche gli affetti del portavoce della terza carica dello Stato, Fabrizio Alfano, che in questi giorni infuocati ha molto da lavorare, hanno trovato accoglienza in viale Mazzini. Sua moglie Silvia Battazza, giornalista, è stata recentemente assunta a tempo indeterminato, cioè a vita, in Rai.

 

In particolare all'ufficio stampa, un porto delle nebbie delle reti pubbliche dove accanto a colleghi volenterosi ce ne sono altri meno disposti a darsi da fare. Lei vanta un curriculum di tutto rispetto e una militanza in una piccola tv partecipata dalla Rai.

La sua assunzione all'ufficio stampa è datata dicembre 2009, dopo un annetto di contratto a tempo determinato. Un po' di conti: suo marito Fabrizio Alfano, giornalista dell'agenzia di stampa Agi, diventa portavoce di Fini quando questi viene nominato presidente della Camera nell'aprile 2008. Sua moglie approda a viale Mazzini sul finire di quell'anno, arrivando all'assunzione dopo pochi mesi senza passare la lunga trafila che tocca a molti precari che restano in attesa per anni.

Comunque Silvia non arriva fresca fresca dal nulla: alle spalle ha una lunga esperienza come giornalista nella rete di San Marino, partecipata al 50 per cento dalla Rai. Ma certo c'è una bella differenza tra la piccola emittente e il colosso romano. Al Tg della piccola Repubblica resta dal '94 al 2006 (è lei, di bella presenza, a tenerlo a battesimo), poi, anche per desiderio di riunire la famiglia (la coppia ha un figlio), arriva nella capitale dove all'inizio lavora all'ambasciata di San Marino e poi al ministero delle Politiche comunitarie con incarichi per l'informazione on line. Da lì il passaggio in Rai. L'operazione non desta particolare preoccupazione per i sindacati interni all'azienda che evitano inutili proteste ma ottengono in cambio di sistemare la posizione di altri colleghi.

 

Comunque la storia degli Alfano in Rai non è solo di questi giorni. Il padre di Fabrizio, Franco, ora in pensione, è stato un giornalista importante in azienda: conduttore televisivo, vice direttore del Tg2 (dal 1990 al 1996) e direttore degli acquisti sportivi nonché assistente del direttore generale Rai dal '97 al 2000. Nel 1997 è stato anche direttore della televisione di San Marino, la stessa dove lavorava la futura nuora e dove la giovane coppia si conosce.

 

Il padre è stato consigliere dell'Ordine dei giornalisti e docente di deontologia professionale nel master di giornalismo all'università di Tor Vergata. A lui si devono anche (quando lavorava nell'emittente privata romana GBR) le uniche riprese televisive del cadavere di Aldo Moro ritrovato in via Caetani. Le immagini furono poi cedute alla Rai e alle maggiori televisioni mondiali. Per questo motivo gli fu assegnato il premio «cronista dell'anno».

 

Insomma, una famiglia di giornalisti arrivati in posizioni importanti. Il figlio Fabrizio, dopo molti anni come stimato cronista parlamentare dell'agenzia Agi, ha deciso di passare dall'altra parte rispondendo alla chiamata di Fini come suo portavoce. E anche la moglie ne ha seguito le orme, diventando addetto stampa. Della Tv pubblica.

 

 

 

[20-08-2010]

 

 

SEGRETI DI SAINT LUCIA, L’ISOLA DEI CARAIBI DOVE HANNO SEDE LE DUE SOCIETA’ COINVOLTE NELL’ACQUISTO DELLA CASA DI MONTECARLO, VENDUTA DA AN – IL POSTO GIUSTO PER FARE IMPICCI: per creare una società basta andare su UN sito internet E IN 24 ORE è REGISTRATA – “E non c’è altra isola caraibica che permetta di farlo direttamente”….

Una palazzina verde: è qui che hanno sede le misteriose società off shore attraverso le quali è transitato l'appartamento monegasco ricevuto in eredità da Alleanza nazionale, e oggi nella disponibilità di Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta e «cognato » del presidente della camera Gianfranco Fini. Panorama ha fatto un viaggio a Saint Lucia, l'isola caraibica dove ha sede la Printemps, la società che acquistò l'immobile per 300 mila euro dai tesorieri del partito, e la Timara, che tre mesi dopo lo comprò per 330 mila euro.

Tutte le società hanno sede ufficialmente al numero 10 di Manoel street. Ma sul portone non c'è neppure una targa; nemmeno quella della Corporate agents, la società di Michael Gordon, il direttore della società che ha stilato i contratti di formazione della Printemps e della Timara.

Contattato da Panorama, Gordon risponde così alle richieste di chiarimenti: «Non ho nessun ricordo della nascita di quelle società: ne faccio talmente tante... E anche se ne avessi non ne parlerei. Sono un avvocato e non è mia abitudine dare informazioni sui miei clienti».

 

Anche al registro delle società estere, che si chiama Pinnacle, una funzionaria oppone un cortese rifiuto alla domanda di conoscere i nomi degli intestatari delle società. E conferma: i nomi sono depositati escluivamente presso l'agente fiduciario Gordon.

 

Intervistato da Panorama, il responsabile del registro delle International business companies, Lester Martyr, spiega che per creare una società off-shore a Saint Lucia basta andare sul sito internet della Pinnacle, da qualsiasi paese del mondo: «Dal momeno in cui ci si registra alla costituzione della società» racconta «bastano 24 ore. E non c'è altra isola caraibica che permetta di farlo direttamente».

 

 

[19-08-2010]

 

 

 

Amici, suocera, cognato: è da 16 anni che Gian-fiasco piazza i suoi alla Rai - dall’”inserimento” di Mauro Miccio nel Cda presieduto da Letizia Moratti alla difesa di Clemente Mimun, allora direttore del Tg2 «puntato» dalla sinistra, alla valanga nera: Mauro Mazza, Bruno Socillo, Gennaro Malgiere, Guido Paglia - fu il numero uno di An a ‘inaugurare Vallettopoli’ inserendo nei programmi Rai ‘Fanny Cadeo e Angela Cavagna, soprannominata “la tetta della destra”’…

 

Gian Maria De Francesco per Il Giornale

 

L'interessamento di Gianfranco Fini per i destini televisivi delle società partecipate dalla «suocera» Francesca Frau e dal «cognato» Giancarlo Tulliani non rappresenta un'eccezione. È da quando - nel lontano 1994 - il leader della destra italiana ha messo piede nel Palazzo che in un modo o nell'altro le sorti (e gli uomini e le donne) della tv pubblica gli stanno particolarmente a cuore.

 

È l'aprile di sedici anni fa, il centrodestra ha da poco vinto le elezioni e il presidente di Alleanza Nazionale non perde tempo. «I professori - dichiarò da Giovanni Minoli a Mixer - debbono andare a casa entro quindici giorni perché ormai sono delegittimati». Un inequivocabile avvertimento al Cda guidato da Claudio Dematté. Il suo primo atto è l'«inserimento» di Mauro Miccio nel Cda presieduto da Letizia Moratti. Ma il primo governo Berlusconi ha una durata troppo breve perché la strategia lottizzatoria possa estrinsecarsi.

 

Tuttavia nel cosiddetto periodo della «traversata nel deserto» (1995-2001), quello del centrodestra confinato all'opposizione, Fini balza ugualmente agli onori delle cronache. Si mette in evidenza per la difesa di Clemente Mimun, allora direttore del Tg2 «puntato» dalla sinistra. E poi inizia a raccogliere attorno a sé un côté di intellighenzia che il suo ex portavoce Francesco Storace all'epoca descriveva così: «Alla Rai si sono avvicinati tutti, ma i nomi non li faccio, siamo diventati perfino i difensori dei giornalisti di sinistra, quelli bravi. Da Michele Santoro a Lucia Annunziata, passando per il mio amico Sandro Curzi». E nel 2000, desideroso di poter catechizzare gli italiani all'estero, ottiene un notevole successo per un esponente dell'opposizione, conseguendo la nomina del fido Massimo Magliaro alla guida di Rai International.

 

Ma è solo dopo le trionfali elezioni del 2001 vinte da Berlusconi che Gianfranco Fini può nuovamente inebriarsi con il profumo del potere. E di quanto sia rilevante e influente il peso di An in Rai non fa mistero. Il primo vero atto, infatti, non è una nomina, ma uno squadernamento (attività che a Fini è sempre ben riuscita): manda infatti a monte l'accordo per la designazione di Carlo Rossella alla presidenza della Rai.

Ma di quel periodo si ricorda meglio l'irresistibile ascesa dei «ragazzi di via Milano», gli ex redattori del Secolo d'Italia assurti agli onori del vertice della tv pubblica. Mauro Mazza diventa direttore del Tg2, Bruno Socillo del Giornale Radio, Gennaro Malgieri entra nel consiglio di amministrazione, Guido Paglia va alle relazioni esterne.

 

Diventano appannaggio finiano anche RaiSport con Fabrizio Maffei e i diritti sportivi con Paolo Francia. Quest'ultimo, però, ha vita breve nell'incarico perché commette un imperdonabile errore: contraddire il capo. Dall'alto infatti arriva l'ordine di acquisire i diritti dei campionati mondiali di sci da Media Partners. La richiesta è esorbitante, circa 8,5 milioni di euro all'anno. Francia rifiuta e Fini non la prende bene, silurandolo. Il nuovo direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo, ottiene in consiglio l'approvazione di un contratto biennale da 3,8 milioni e il fatturato per Media Partners, società fino ad allora in difficoltà, triplica.

Ma non è l'unico caso in cui il nome di Fini viene citato dalle cronache di quel periodo. Il suo portavoce Salvo Sottile viene «beccato» dal pm voyeur Woodcock con qualche valletta al ministero degli Esteri. Fini, dispiaciuto e rammaricato come oggi per Tulliani, non esita a farne subito a meno.

Eppure il sottosegretario Santanché ha raccontato di recente che fu il numero uno di An a «inaugurare Vallettopoli» inserendo nei programmi Rai «Fanny Cadeo e Angela Cavagna, soprannominata "la tetta della destra"». E, per dirla tutta, anche nelle intercettazioni dell'ex direttore di RaiFiction Agostino Saccà con le quali si pensava di imbarazzare il premier c'è un nome che ricorre un paio di volte. Indovinate quale?

 

«Hanno fatto un provino a un certo Petrella che interessa a Fini personalmente, che ha chiamato Fini personalmente», si confidò al telefono l'ex dirigente. In un'altra intercettazione si lamenta dell'asse An-centrosinistra (è la Rai di Prodi, ndr) che consente al dg Cappon di procedere spedito alle nomine: «avranno avuto una benedizione di Fini».

La cronaca recente, dopo che Fini, reinsediatosi Berlusconi, bloccò per mesi le nomine Rai pur di assicurare a Mauro Mazza la direzione di Rai1, non sorprende. Un milione e mezzo di euro alla At Media della «suocera» Francesca Frau per lo spazio Per capirti su Rai1 (ora bloccato). E una serie di pressioni su Guido Paglia per ottenere un minimo garantito per il giovane Tulliani nonostante non fosse iscritto nell'elenco dei fornitori Rai. Tre titoli minori venduti a Rai Cinema e sogni di gloria richiusi nel cassetto.

 

 [14-08-2010]

 

 

SULLA CASA A MONTECARLO Esplode la guerra tra gli ex di an - Enzo Raisi, membro del Comitato dei garanti di An, ed esponente del neo-gruppo finiani, scarica tutto su la russa – ‘gnazio replica " RAISI PUBBLICHI ATTO. LÍ CI SONO TUTTE LE RISPOSTE” – INTERVIENE il senatore Antonino Caruso, membro del comitato dei garanti di An. “HA FIRMATO PONTONE SU PROCURA DI FINI"…

 

1 - RAISI: LA CASA DI MONTECARLO? LA RUSSA SA TUTTO
(DIRE) - "
L'appartamento in questione, che e' stata venduto soltanto perche' non ha senso che un partito abbia un appartamento a Montecarlo, e' iscritto al bilancio 2008 del partito di An. E pochi hanno calcolato che Fini non era gia' piu' presidente ma c'era un comitato costituito da tutti i cosiddetti 'colonnelli' con Ignazio La Russa nel ruolo di primus inter pares. Percio' dire 'io non sapevo, io non ero a conoscenza' mi sembra un po' balzana come cosa".

Enzo Raisi, membro del Comitato dei garanti di An, ed esponente del neo-gruppo finiani Fli, parla con Affaritaliani.it e chiama in causa direttamente il ministro della Difesa sulla vicenda della casa a Montecarlo.

Come sono andate le cose?
"C'e' stato un bilancio pubblico votato dall'assemblea del partito e quello che era l'amministratore delegato non ne sa nulla? Lo dico anche da ex semplice iscritto di An. Sembra una barzelletta, nessuno sapeva niente".

Perche'?
"Mah... posso dire che addirittura ci sono persone del partito che sono andate a vedere l'appartamento per capire se c'era la possibilita' di comprarlo. E sono andati via con la coda in mezzo alle gambe in quanto era una casa poco commerciabile e nessuno la voleva, anche perche' era da anni disabitata. Credo che sia costata di piu' la ristrutturazione che il valore stesso dell'appartamento. E' l'ennesima bufala".

Ma ci sara' un responsabile preciso?
"Siamo tutti responsabili, noi ex componenti dell'assemblea nazionale perche' abbiamo votato il bilancio e nessuno ha sollevato il problema. L'interrogativo e' se l'abbiamo venduta in modo congruo oppure no, e' stata iscritta a bilancio e perche' nessuno si e' alzato e ha detto qualcosa? Perche' nessuno dei vertici del partito si e' interessato se c'era qualcosa che non andava? Dire 'non ne sapevo niente' mi sembra una cosa infelice e legata al momento del confronto politico duro piu' che al buon senso delle cose. Sembra che Fini fosse il padre-padrone, ma non e' cosi'".

Perche' l'appartamento e' finito a una societa' off shore?
"Il comitato dei garanti- risponde Enzo Raisi, deputato Fli- entra in funzione dopo il 2008, quindi non siamo responsabili ne' tantomeno dobbiamo verificare quello che e' successo prima. Quando c'e' stato consegnato il patrimonio di An la casa di Montecarlo non c'era piu'".

Ok, ma si sa sara' fatto un'idea?
"Se lei ha una casa a Montecarlo pensa che trovera' qualche scemo che se la fa intestare? No, trovera' soltanto una finanziaria off shore che la compra. Perche' se un italiano o un francese si intesta una casa a Montecarlo il giorno ha la Guardia di Finanza in casa o la corrispondente polizia locale. Montecarlo e' considerato un paese a rischio. Far finta di non sapere queste cose vuol dire vivere dall'altra parte del mondo. Nove su dieci sono off shore le case a Montecarlo".

Poi arriva ad abitarci il fratello della Tulliani, ovvero la compagna di Fini. Perche'?
"Non ne ho la piu' pallida idea. Posso immaginare che, in un'ottica di rapporti e di buona conoscenza, lui vive e lavora la' ha e e quindi e' andato ad abitare in quella casa. Poi non conosco la vita del cognato di Fini. Ha chiesto un contratto d'affitto registrato e quindi non sussiste il problema".

Allora dov'e' il problema?
"E' stata venduta congruamente oppure no? Il vero nocciolo e' questo".

E' stata venduta sottocosto?
"Non conosco il valore di quella casa. Ma posso dire che il partito l'ha venduta perche' era un costo considerato eccessivo e non era cedibile se non prima della ristrutturazione. Nessuno voleva spendere i soldi per una casa a Montecarlo e l'oggetto non era funzionale all'attivita' del partito. Qualsiasi ipotesi di affitto era impossibile se non prima di una ristrutturazione perche' cosi' com'era era impossibile viverci. A quel punto hanno visto delle offerte e l'hanno venduta ma a quanto non lo so".

Pero' altri di An la volevano?
"Ripeto, so per certo che alcuni vertici del partito erano andati a vederla con l'idea di acquistarla e poi hanno detto 'non mi interessa'". Faccia i nomi? "Non posso tirare in ballo nessuno. Ma sono stato informato direttamente dalle persone stesse".

2 - LA RUSSA: SE RAISI HA DUBBI PUBBLICHI ATTO. LÍ CI SONO TUTTE LE RISPOSTE
(Apcom) - "Perché‚ dobbiamo rispondere? Basta pubblicare l'atto. Se Raisi ha dei dubbi pubblichi l'atto su Il Secolo d'Italia e lí ci sono tutte le risposte". Con queste parole Ignazio La Russa, ad Affaritaliani.it replica all'esponente finiano Enzo Raisi che lo tirava in ballo sulla vicenda della casa a Montecarlo.

3 - AN: SULLA CASA A MONTECARLO E' BOTTA E RISPOSTA RAISI-CARUSO =
"CHIEDETE A LA RUSSA" - "HA FIRMATO PONTONE SU PROCURA DI FINI"
(Adnkronos) - Sulla vicenda della casa a Montecarlo lasciata in eredita' ad An e poi vendura, e' botta e risposta tra il deputato Enzo Raisi, passato dal Pdl a Fli, e il senatore Antonino Caruso, membro del comitato dei garanti di An.

"La vendita della casa -sottolinea il primo in un'intervista al 'Secolo d'Italia ' del quale e' anche amministratore- e' stata iscritta a bilancio nel 2008. La data e' molto importante. Forse non tutti si ricordano che, all'epoca, Gianfranco Fini non era piu' il presidente di Alleanza nazionale. Il partito infatti era gestito da una reggenza di tutti i cosiddetti colonnelli con Ignazio La Russa come primus inter pares. Quindi chi vuol sapere i particolari di quella transazione dovrebbe andare a chiedere proprio a La Russa e non a Fini".

"Raisi -replica Caruso- o e' male informato o svolge un'attivita' calunniosa. L'appartamento infatti fu venduto nel luglio 2008 con atto notarile stipulato a Montecarlo da Franco Pontone, che agiva in nome e per conto di Alleanza nazionale, in virtu' di una procura generale conferitagli il primo dicembre 2004 da Gianfranco Fini, presidente di An, per poter disporre dei beni sociali".

 

06-08-2010]

 

 

 

Telefoni, foto, viaggi e taxi: i bilanci salatissimi di Alleanza nazionale al setaccio dei berluscones - Il bilancio 2009: più di 150 mila euro per "servizi esterni", 6 mila per la benzina – sotto la lente d’ingrandimento i 10 milioni e mezzo di immobilizzazioni finanziarie - quasi 67 milioni, conservati in depositi bancari e postali - Il vero nodo della contesa si trova negli allegati al bilancio. A cominciare da quello numero 27. Una partita da quasi cinque milioni di euro…

Fabrizio Dell'Orefice per Il Tempo

 

L'affaire Montecarlo-Tulliani è tutt'altro che spenta e già si affilano le armi in vista dello scontro vero, sui bilanci di Alleanza nazionale. Da giorni, i berlusconiani stanno passando al setaccio i conti del partito. Al momento, l'analisi si è fermata al rendiconto 2009 anno in cui si svolse il congresso che ha portato allo scioglimento di An e alla confluenza nel Pdl: allora, l'intero patrimonio è stato trasferito ad un'associazione che porta lo stesso nome del partito, Alleanza nazionale, e i poteri sono andati a un comitato di gestione e a uno di indirizzo.

 

Nel primo, compaiono i finiani Franco Pontone e Rita Marino, segretaria personale del presidente della Camera, e il larussiano Giovanni Catanzaro. Nel secondo, presieduto dal finiano Donato Lamorte, ci sono i larussiani-gasparriani Caruso, Valentino, Gamba e Petri, gli alemanniani Biava e Leo e i finiani Raisi e Digilio: dunque, la maggioranza è filo berlusconiana.

Ed è proprio questa seconda area che vuole veder chiaro sulla gestione nelle spese dei finiani e sta spulciando il bilancio, voce per voce, per verificare come siano stati utilizzati i soldi di An. Per esempio, sotto la lente d'ingrandimento i 10 milioni e mezzo di immobilizzazioni finanziarie. Di questi, tre sono crediti finanziari, e l'obiettivo del controllo è capire di che tipo di crediti si tratti.

Un altro capitolo riguarda la disponibilità liquida, la parte più cospicua del bilancio: quasi 67 milioni, conservati in depositi bancari e postali. Un punto interrogativo anche sui 14mila euro di fidejussioni e sugli oltre quattro milioni impegnati in garanzie, date o ricevute da terzi. Nel bilancio, inoltre, figurano 773mila euro provenienti da plusvalenze da alienazioni.

 

A riguardo, in una delle recenti riunioni, sono state fatte domande precise. Risposta: provengono dall'eredità Colleoni. Il vero nodo della contesa si trova negli allegati al bilancio. A cominciare da quello numero 27. Una partita da quasi cinque milioni di euro. Esclusi il milione e 250 mila euro andati come contributo al Pdl, l'attenzione si concentra sui restanti tre milioni e rotti. Ci sono 206mila euro spesi in un anno per i telefoni: parecchio, si direbbe, visto che al partito, di fatto, dall'aprile 2009, non c'è più nessuno.

 

Altri 84mila euro sono andati in non meglio precisate "prestazioni occasionali". Oltre duemila euro poi per il servizio taxi e altri quasi 21mila per manutenzioni e riparazioni delle automobili. Verrà anche avanzata la richiesta di vedere le fatture per quei 27mila euro che risultano essere stati pagati per l'affitto delle sale-riunioni negli alberghi.

Si profila il sospetto che questa voce inglobi l'uso da parte di Fini di una stanza in un albergo al centro di Roma per incontri privati e comunque non istituzionali: per quest'ultimi, infatti, il presidente della Camera riceve al piano nobile di Montecitorio; mentre a quelli ufficiali è destinato l'appartamento privato all'altana del palazzo.

 

Le istanze di chiarimento comprenderanno probabilmente pure i 154mila euro per viaggi e servizi esterni. Mentre sembra chiara la questione relativa ai 138mila euro spesi per i collaboratori: si tratterebbe dei contratti di dipendenti che sono poi stati "ceduti" al Pdl, ma non ancora messi in regola nelle file di via dell'Umiltà.

 

I berluscones pretendono di saperne di più anche in merito ai 476mila euro classificati sotto la voce "servizi vari", dicitura ritenuta troppo generica. Sotto esame come i 26mila euro per i servizi fotografici e gli altri 13mila per i servizi di allestimenti, che non risultano però inseriti nel bilancio del congresso di scioglimento di An.

A proposito, quanto è costato mettere la parola fine sul partito, il 21 e il 22 marzo 2009? Quasi due milioni e mezzo di euro, la cui gran parte è stata impiegata per l'organizzazione della manifestazione, più 26mila andati in spese "varie".

Più chiaro l'utilizzo di altri 50mila euro: con circa 26mila è stata pagata la produzione di materiali. La distribuzione risulta essere costata invece cinquemila, mentre quasi 19mila sono "partiti" in altre prestazioni e servizi. E siamo all'allegato 32, l'altro foglietto al centro delle polemiche interne e su cui si discuterà, dopo le vacanze.

 

Sottolineata in rosso è la riga sulla quale sono riportati i seimila euro "bruciati" per carburanti e lubrificanti, che si aggiungono ai già citati 20mila per la manutenzione delle vetture. Altri 19mila sono stati usati per la cancelleria, uscita che pure ha fatto storcere il naso, considerato che i parlamentari hanno una specifica dotazione dalla Camera e dal Senato, e dunque non dovrebbero aver bisogno di penne e matite di partito.

 

Questi soldi vanno sommati ai 5.800 euro sborsati per l'acquisto di giornali e riviste, e agli 11.700 riguardanti spese generiche. Che sollevano quesiti come i circa 76mila euro per spese sempre generiche, ma di rappresentanza. Infine - e già nei giorni scorsi la questione ha provocato critiche non proprio sommesse - c'è il denaro per le varie campagne elettorali.

Per esempio, nel febbraio 2009, sono stati dati 96mila euro ai singoli candidati per le Regionali in Sardegna; a giugno 350mila per i candidati alle Europee e 789mila a quelli delle Amministrative: verrà chiesta la lista con i nomi dei beneficiari.

  [10-08-2010]

 

 

1- "IL GIORNALE" SPARA GLI ATTI DELLA CAUSA CIVILE DI GAUCCI CONTRO ELISABETTA TULLIANI - 2- LUCIANONE: "COSÌ È DIVENTATA RICCA LADY FINI: LE INTESTAI UN PATRIMONIO DI IMMOBILI, QUADRI E AUTO DI LUSSO PER SOTTRARLO AI CREDITORI. E LEI ME L’HA FREGATO" - 3- L’ELENCO DEI BENI CHE LA "PRESTANOME" TULLIANI, DURANTE LA RELAZIONE TRA IL 1998 E IL 2004, AVREBBE FREGATO A GAUCCi: 5 CASE, 5 AUTO, ORI E BRILLOCCHI PER UN MILIARDUCCIO DI LIRE, DE CHIRICO E GUTTUSO,’UN TERRENO ULIVETATO IN CASAPROTA (RIETI)’ - 3- FELTRUSCONI CARICA A TESTA BASSA: "’LA REPUBBLICA’ DI IERI: "FINI: NON LASCERÒ LA CAMERA". SU QUESTO NON AVEVAMO DUBBI. SPERIAMO ALMENO CHE LASCI LA CASA DI MONTECARLO, DONATO AD AN E FINITO NON SI SA PERCHÉ ALLA FAMIGLIA TULLIANI"

Gian Marco Chiocci per Il Giornale

Sorpresa! A forza di scartabellare fra gli incartamenti immobiliari di Montecarlo a caccia di ulteriori riscontri sull' appartamento della contessa Colleoni ereditato da An, finito a società off shore e poi nella disponibilità di Giancarlo Tulliani, «cognato» di Gianfranco Fini, siano rimbalzati all'ottava sezione del tribunale civile di Roma.

 

Dove l'inquilino del Principato di Monaco è tirato in ballo indirettamente dall'ex «cognato» Luciano Gaucci, fidanzato un tempo di sua sorella Elisabetta che nel frattempo s'è poi accasata (in una casa che oggi Gaucci rivuole indietro) col presidente della Camera che lo stesso Gaucci presentò a Elisabetta.

 

L'ex presidente del Perugia calcio lamenta lo scippo, da parte dell'attuale compagna di Fini, del suo gigantesco patrimonio, affidatole allorché dovette riparare a Santo Domingo per le note vicende giu¬diziarie. Il j'accuse all'ex fidanzata è contenuto nelle 14 pagine dell'atto di citazione nel quale Gaucci «ha convenuto in giudizio Elisabetta Tulliani, Giancarlo Tulliani, France¬sca Frau (madre dei due Tulliani, ndr ) e la società Wind Rose Srl».

Nella causa, intentata mesi addietro e affidata all' avvocato Alessandro Sammarco, Lucianone punta a dimostrare come la donna ama¬ta per sette intensissimi anni sia riuscita a raggirarlo, arrivando a farsi intestare beni per milioni di euro, per poi voltargli le spalle nel suo momento di maggiore difficoltà.

Ricostruzione sempre smentita, punto per punto, dalla diretta interessata. Che in occasione di alcune vaghe dichiarazioni di Gaucci sulla causa intenta¬ta alla Tulliani «per quattro case scippate che farebbero gola al fisco» rilanciate dal sito Dagospia e dal Giornale , aveva fatto parlare gli avvocati: «Quanto da voi attribuito al signor Gaucci è del tutto falso e gravemente lesivo della reputazione dell'avvocato Elisabetta Tulliani. Abbiamo ricevuto incarico di agire in giudizio contro chiunque abbia interesse a sostenere tale menzogna ».

 

Il documento d'accusa, agli atti della causa civile, si apre con la storia personale dell' imprenditore romano che si autodefinisce «cultore, finanziatore e amministratore di molte società di calcio» fino a quando non è risultato «invi¬so ai 'padroni' del calcio che, d'accordo con qualche potere bancario (...) l'hanno costretto alla resa tendendogli la trappola che lo ha fatto scivolare nella bancarotta».

Come incipit Gaucci fa poi presente che in relazione ai numerosi impegni (e forse in ragione anche della sua fuga all' estero, ma questo non lo scrive) egli fu costretto a instaurare con alcune persone rapporti di estrema fiducia «dovendo a questi affidare non solo la gestione dei suoi affari e dei suoi beni mobili e immobili, quanto anche la intestazione fiduciaria dei beni che venivano acquistati e destinati spesso a essere rivenduti per procurarsi denaro liquido 'in nero', senza farlo passare dai bilanci, per 'foraggiare'... i suoi innumerevoli rapporti».

E qui spunta l'amica del figlio che poi diventerà la sua compagna: Elisabetta Tulliani. Sempre dall'atto di citazione dei legali di Gaucci: «Verso la fine degli anni '90, quando la relazione sentimentale tra Gaucci e la Tulliani si presentava piuttosto solida, le condizioni economiche del Gaucci cominciavano invece a indebolirsi e a traballare ed egli iniziava a sentire odore di crisi.

Fu così che il Gaucci, per salvaguardare parzialmente il proprio patrimonio, contando, appunto, sulla solidità del rapporto di amore e fiducia che allora lo legava alla signorina Tulliani, decideva di mettere al riparo alcuni dei propri risparmi investendoli nell'acquisto di svariati quadri di valore e anche di beni immobili, affidandoli e intestandoli a Elisabetta Tulliani e suoi familiari o società all'uopo costituite con gli stessi familiari della Tulliani, senza minimamente pensare all'ipotesi di poter essere, in futuro, 'fregato' dalla sua, all'epoca, fidanzata».  

Fregato, dice lui. Che la donna dovesse essere solo il «mezzo» utilizzato per sottrarre i beni ai creditori, lo si evincerebbe, secondo l'atto d'accusa, «da un'apposita 'dichiarazione di fede' fimata da Elisabetta Tulliani, nella quale ella riconosceva il suo ruolo di 'prestanome'».

Per correttezza va detto però che questa asserita dichiarazione formalmente non esiste. Non è agli atti perché, stando ai difensori di Lucianone, «non più reperita a segui¬to delle note vicende giudizia¬rie di Gaucci, nelle quali probabilmente è andata smarrita ».

La disponibilità della Tulliani a fare da prestanome, si legge sempre nella citazione, sarebbe stata sempre ripagata «con regalie di ogni tipo: gioielli, pietre preziose, brillanti, viaggi in località prestigiose, voli aerei, un orologio con brillanti del valore di 40 milioni di lire, ecc, fino a spendere la cifra di circa un miliardo di lire ».

 

I beni mobili e immobili acquistati da Gaucci e che poi sarebbero stati «intestati fiduciariamente ai Tulliani», l'ex patron del Perugia li elenca uno ad uno al giudice De Petra: un appartamento in via Sardegna, a Roma, composto da un attico al sesto piano; un terreno in località Colle Pantoni, sulla Prenestina, con annessi alcuni fabbricati; un terreno destinato a uliveto a Casaprota, vicino Rieti, di 2,5 ettari; un gruppo di immobili a Roma in zona Valcannuta (dove la Tulliani abita oggi con Gianfranco Fini) formato da cinque appartamenti, altrettante soffitte, quattro box e tre posti auto scoperti.

Quanto ai beni mobili-Gaucci sciorina un parco auto extralusso: due Porsche, una Mercedes, un'Audi, una Mini Morris «tutte intestate a Elisabetta Tulliani per un importo complessivo di 500 mi¬lioni di lire ». Poi svariati dipinti di autori famosi «tra cui uno di Guttuso, un altro di De Chirico e un terzo firmato da Campigli (...) per un valore complessivo di due miliardi di lire ».

In coda all'elenco, fra i beni intestati alla Tulliani, Gaucci fa risalire anche le quote del¬la società di Viterbese calcio (nella quale Elisabetta ricoprì l'incarico di presidente) oltre a un orologio in oro e brillanti da 40 milioni, una collana di perle, una seconda collana in oro, bracciali in oro e altri pre¬ziosi. «Il tutto per un valore stimato di non meno di un miliardo di lire».

A leggere l'atto di citazione il tentativo di risolvere bonariamente la questione non solo non avrebbe avuto successo, ma le persone un tempo legate a Gaucci (Elisabetta e familiari) avrebbero contesta¬no energicamente «il contenuto delle richieste avanzate dal Gaucci» negando «in buona sostanza, palesemente, la verità».

Verità che per Elisabetta Tulliani non è assolutamente quella raccontata dal suo ex fidanzato. «L'unica volta in cui la signorina Tulliani si è degnata di incontrare lo scrivente avvocato - è scritto in modo energico nel documento - ella ha preteso che l'incontro avvenisse fuori dallo studio (...) e l'unico atteggiamento che in lei si è potuto riscontrare è stato quello di mantenere la massima diffidenza.

fini con elisabetta tulliani e la figlia carolina a destra giancarlo il fratello di fini e sua moglie con figlia

Con fare aggressivo (di chi ha la coda di paglia), ha giustificato la compravendita di immobili effettuata tra il 1998 e il 2004 sostenendo di averle concluse con danaro proprio, dimenticando che all'epoca era una semplice praticante avvocato con nessuna capacità di guadagno e senza reddito, come sarà di¬mostrato attraverso le dichiarazioni fiscali della stessa».

 

Nello stesso incontro avuto a quattr'occhi con l'avvocato di Gaucci, la Tulliani, sempre secondo la versione (di parte, ovviamente) del legale avrebbe detto «in modo disdicevo¬le, visto il riferimento allo status del Gaucci, latitante all' estero e con la restrizione della libertà personale, che 'Gaucci è ormai un uomo finito'... ».

A giustificazione dei suoi acquisti, la Tulliani ha poi parlato di una vincita al lotto, «dimenticando - spiegano ancora gli avvocati - che però la giocata e la vincita l'ha fatta Luciano Gaucci», che in seconda battuta avrebbe ceduto metà della vincita (2,8 miliardi di lire) alla fidanzata di allora. Poi la donna avrebbe proseguito sostenendo che «tra i collaboratori di Gaucci, visto il vento contrario, molti erano disposti a 'cambiate bandiera' e a 'prendere le sue parti...'

La cessione dei beni di Gaucci all'ex fidanzata viene spiegata con lo stesso motivo: «L'unica ragione che ha spinto Gaucci a intestare tali proprietà ai Tulliani, pur avendole pagate esclusivamente con proprio denaro proveniente dai redditi delle sue attività, dalla vincita all'enalotto e da un prestito bancario è stata quella di tentare di evitare che tale denaro finisse in mano ai creditori (...). Mai il Gaucci avrebbe immaginato - soprattutto per la grande fiducia riposta in Elisabetta Tulliani e per il grande amore do¬natole e gli onori di cui l'ha coperta, che la Tulliani potesse arrivare a voltare le spalle e negare questa che è l'unica verità possibile.

E ciò malgrado essa abbia raggiunto posizioni nella scalata sociale, che si era proposta ed iniziata con i corteggiamenti a Luciano Gaucci, fin da quando aveva appena vent'anni». La chiosa che Gaucci affida ai suoi avvocati è un messaggio per addetti ai lavori: «La signora Elisabetta Tulliani era all'epoca, ed è tuttora, perfet¬tamente consapevole del motivo che allora spinse il signor Luciano Gaucci a intestare a lei e ai suoi familiari tali e tante proprietà.

 

Tale intestazione era, ed è, esclusivamente fiduciaria, destinata all'unico scopo di sottrarre detti beni alla eventuale esecuzione dei creditori del signor Luciano Gaucci di sue società». Ra¬gion per cui, si legge ancora nell'atto depositato al giudice dell'ottava sezione del tribu¬nale civile, Gaucci sostiene che «le dazioni effettuate in favore di Elisabetta Tulliani e della di lei famiglia (...) devono essere annullate con le conseguenti restituzioni alla sua persona».

 

2 - LA COMPAGNA DI GIANFRANCO, SOUBRETTE TV LAUREATA IN LEGGE
Elisabetta Tulliani ha 38 anni ed è l'attuale compagna del presidente della Camera Gianfranco Fini. Avvocato (ma il suo sito internet recita cooming soon da un bel po' di mesi) con un passato di show girl (La domenica sportiva, Unomattina e Tintarella di luna i programmi in Rai più importanti), la Tulliani ha incontrato l'ex leader di An nel 2005, poco dopo aver rotto la relazione con l'ex presidente del Perugia Calcio Luciano Gaucci. La loro storia d'amore è durata fino al 2004.

 

L'ex dirigente sportivo si è sempre vantato di aver presentato per primo la Tulliani a Fini. Ma la compagna dell'ex leader di An sostiene che l'incontro che fece scattare la scintilla tra i due fu all'ambasciata Usa per festeggiare il 4 luglio 2005. «È molto affascinante e intelligente - ha detto una volta la Tulliani a un settimanale di gossip - Gianfranco è un uomo sicuro di sé ma anche molto dolce».

Nel dicembre 2007, a sei mesi dalla separazione consensuale annunciata da Fini con la prima moglie Daniela Di Sotto (con la quale ha una figlia, Giuliana, di 24 anni), è nata la loro prima figlia Carolina. Ne seguirà un'altra, Martina, nata il 10 ottobre del 2009 al Policlinico Gemelli di Roma. Di quel parto la Tulliani ricorda: «Gianfranco è sempre stato al mio fianco - ha detto al settimanale Chi - e con la sua calma mi ha trasmesso serenità».

 

3 - ECCO L'ELENCO DI CASE E TERRENI CHE GAUCCI RIVENDICA
Questo è l'elenco dei beni mobili e immobili conte¬nuto nell'atto di citazione presentato dai legali di Luciano Gaucci contro Elisabetta Tulliani, , il fratel¬lo Giancarlo, il padre Sergio, la madre Francesca Frau e la società Wind Rose lo scorso 22 ottobre 2009 al giudice De Petra presso l'ottava sezione del Tribunale civile di Roma. Nell'esposto si chiede la restituzione di tutti questi beni, di proprietà di Gaucci ma fiduciariamente intestati ai membri del¬la famiglia Tulliani per 'salvaguardare parzial¬mente il proprio patrimonio' prima della bufera giudiziaria che ha investito l'ex patron del Perugia.

 

1. Appartamento sito in Roma, via Sardegna n. 22, piano VI (attico), int. 18, in catasto al Foglio 472, particella 9, sub. 21, A/4, vani 4 (trasferito con atto Notaio Santacroce di Roma il 06.11.1998, rep. 11611) da Calcani Laura a Elisabetta Tulliani;

2. Terreno in Capranica Prenestina, località Colle Pantoni, con fabbricati, Foglio 19, part. 253 di ettari 2,34 (trasferito con atto Notaio Valenti di Palestrina il 02.08.2000, rep. 91726), da Cialdea Margherita a Soc. Wind Rose Srl.;

3. Gruppo di immobili siti in Roma, località Valcannuta, via Raffaele Conforti n. 52, Fabbricato «A2», distinti in catasto al Foglio 414, particella n. 3616, zona cens. 5, e precisamente:

 

a) appartamento int. 21, V piano, scala D, composto di 4 camere, accessori, balconi, in Catasto sub. 174, classe 2, cat. A/2, vani 6, Rendita lire 2.160.000;

b) appartamento int. 22, V piano, scala D, composto di 3 camere, accessori, balconi, in Catasto sub. 175, cat. A/2, classe 2, vani 4,5, Rendita lire 1.620.000; Chiappini con la quale ha condotto Tintarella di Luna su Rai Due

c) soffitta al piano VI, distinta in Catasto col n. 6, sub. 205, cat. C/2, classe 2, mq 31, Rendita lire 195.000,

d) soffitta al piano VI, distinta in Catasto col n. 7, sub. 206, cat. C/2, classe 2, mq 9, Rendita lire 56.700;

e) box n. 4, in Catasto sub. 226, cat. C/6, classe 6, mq 17, Rendita lire 2002.000, con ingresso dalla rampa di via Raffaele Conforti n.50, piano I, sottostrada;

f) box n.5, in Catasto sub 227, cat C/6 classe 6, mq 16, Rendita 190.000; con ingresso dalla rampa di via Raffaele Conforti n. 50, piano I sottostrada;

g) posto auto scoperto n.15, in Catasto sub. 118, cat. C/6, classe n. 2, mq 13, Rendita lire 81.900;

h) posto auto scoperto n. 16, in Catasto sub. 119, cat C/6, classe 2, mq 13, Rendita lire 81.900;

(trasferiti con atto notaio Politi di Roma in data 31.07.2001, rep. 41078, da Soc. Valbo Srl a Elisabetta Tulliani);

4. Gruppo di immobili in Roma, loc. Valcannuta, via Raffaele Conforti n. 52, Fabbricato «A2» distinti in catasto al Foglio 414, Particella 3616, zona cens. 5, e precisamente

a) appartamento al piano IV, scala C, int. 18, in Catasto sub. 163, cat. A/2, classe 2, vani 4,5, Rendita lire 1.620.00;

b) soffitta al piano VI, distinta col n. 16, in Catasto sub. 192, cat. A/2, classe 2, mq 10, Rendita £ 63.000;

c) box con accesso dalla rampa di Raffaele Conforti n. 50, al piano I sottostrada, distinto col n. 6 in Catasto sub. 228, cat. C/6, classe 6, mq 17, rendita lire 202.000;

d) posto auto scoperto al piano terreno distinto col n. 24, in Catasto sub. 128, int. c/6, classe 2, mq 13, Rendita lire 81.900;
(trasferiti con atto Notaio Politi di Roma in data 31.07.2001 rep. 41707 e intestati a Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta Tulliani);

5. Gruppo di immobili in Roma, località Valcannuta, via Raffaele Conforti n. 52, fabbricato «A2», distinti in catasto al F414, particella 3616, zona cens. 5, e precisamente;
a) appartamento al piano IV, scala C, distinto col n. 17, in Catasto sub 162, cat A/2, vani 3, Rendita euro 557,77;

b) soffitta al piano VI, scala C, in Catasto sub 185, cat C/2, classe 2, mq 11, Rendita euro 35,79; (trasferiti con atto Notaio Politi in data 07.06.2002, rep. 42634 e intestati a Sergio Tulliani e Frau Francesca, genitori di Elisabetta Tulliani; questo atto, peraltro, è stato stipulato direttamente da Luciano Gaucci quale amministratore della Società Katapo, senza averne i poteri e perciò nullo);

6. Gruppo di immobili in Roma, località Valcannuta, via Raffaele Conforti n. 52, fabbricato «A2», distinti in catasto al Foglio 414, particella 3616, zona cens. 5, e precisamente;

a) appartamento al piano terreno, scala D, distinto col n. Int. 2, composto di 3 camere, accessori, giardino, in Catasto sub. 135, cat A/2, classe 2, vani 5, superficie Catastale mq 78, Rendita euro 929,62;

b) soffitta al piano VI, distinta in Catasto col n. 217, cat C/2, classe 2, mq 5, Rendita euro 16,27;

c) box di pertinenza dell'appartamento int. 2, con accesso dalla rampa di via Raffaele Conforti n. 50, al I piano sottostrada, distinto in Catasto col n. 14, sub 236, cat. C/6, classe 6, mq 15, R. euro 92,19; (trasferiti con atto notaio Politi il 24.09.2004, rep. 46082 e intestati a Sergio Tulliani e Frau Francesca, genitori di Elisabetta Tulliani);

7. Terreno ulivetato in Casaprota (Ri) della estensione di ettari 2,5, in catasto al Foglio 9, particelle 56, 285, 288, 253, 381, acquistati da Luciano Gaucci con interposta soc. Katape srl e trasferiti alla Soc. Wind Rose srl; con atto Notaio A. Valentini di Rieti, in data: 15.05.2002, rep. 48489/5724;
8. n. 5 autovetture, e precisamente n. 2 Porsche, n. 1 Mercedes, n. 1 Audi, n. 1 Mimimorris, tutte acquistate presso l'autosalone «Autocentri Balduina», di via Appia Nuova 773, Roma, e intestata alla signora Elisabetta Tulliani, per un importo complessivo di oltre 500.000.000 di lire;

9. diversi quadri di autori famosi, tra cui tre di autori molto noti, e precisamente uno a firma di Guttuso, un altro a firma di De Chirico, acquistati presso la Galleria d'arte «Gradiva» di A. Russo in Roma, e un terzo a firma di Campigli, acquistato presso la Galleria D'Arte «Nuova Gizzi» di Torino, piazza Solferino n. 2, per un valore complessivo all'epoca di 2.000.000.000 di lire;

10. Intestazione di quote ad Elisabetta Tulliani in varie Società di Calcio di Luciano Gaucci; in particolare nella Società Sportiva Viterbese il Gaucci aveva fatto nominare Elisabetta Tulliani persino Presidente;

11. Orologio in oro e brillanti del valore di 40.000.000 di lire, collane di perle, collane in oro, bracciali in oro, e preziosi vari; il tutto per il valore di non meno di 1.000.000.000 di lire.

 

 

[01-08-2010]

 

 

NON DITE A FINI CHE SU REPUBBLICA.IT SI TROVA ANCORA IL VIDEO-HORROR-SHOW-CULT, STARRING GAUCCI E LA TULLIANI CHE FANNO PUCCI-PUCCI NEL LORO MANIERO UMBRO - - 1- “UNA NOTIZIA È UNA NOTIZIA ANCHE QUANDO A DARLA È UN GIORNALE SERVO DI BERLUSCONI” - “IL FATTO”: “SE FOSSIMO IN GRAN BRETAGNA FINI DOVREBBE DIMETTERSI DA PRESIDENTE DELLA CAMERA NON PER LA SUA CACCIATA DAL PDL MA PER LA SCARSA TRASPARENZA SULL’AFFAIRE MONEGASCO A CAVALLO TRA PARTITO E FAMIGLIA. COME GIÀ IN PASSATO SUGLI APPALTI TV AFFIDATI DALLA RAI ALLE SOCIETÀ DELLA FAMIGLIA DELLA COMPAGNA FINI NON HA DETTO UNA PAROLA. I GRANDI GIORNALI HANNO EVITATO DI CHIEDERE CONTO E SI SONO LIMITATI A RIPORTARE IN UNA BREVE L’ENNESIMO ATTACCO DEL ‘GIORNALE’ A FINI” - 2- E FELTRUSCONI SCODELLA L’INCREDIBILE CONTRATTO DI MONTECARLO: AD AN LA MISERA SOMMETTA DI 300 MILA EURO DA UN PARADISO FISCALE PER UN IMMOBILE BILLIONARIO()

LETTERA

Caro Dago, le invio questo link per un video strepitoso che vede protagonisti Elisabetta Tulliani e Luciano Gaucci. Credo sia paradigmatico e illustri molto bene la personalità dell'attuale "moglie" del presidente della Camera...

VIDEO-HORROR GAUCCI-TULLIANI

 

http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=14361&ref=search

 

1 - FINI DEVE RISPONDERE AI SERVI DEL SULTANO
Marco Lillo per Il Fatto Quotidiano.it

Una notizia è una notizia anche quando a darla è un giornale servo del potere. E un politico deve rispondere alle domande anche quando le pongono i camerieri del sultano. La storia della casa di Montecarlo donata dalla contessa Colleoni al'ex segretario di Alleanza Nazionale nel 1999 e ora abitata dal cognato di Gianfranco Fini è una buona occasione per riflettere sullo stato della politica e del giornalismo e del rapporto tra i due poteri in Italia.

 

Se fossimo in Gran Bretagna Fini dovrebbe dimettersi da presidente della Camera non per la sua cacciata dal Pdl ma per la scarsa trasparenza sull'affaire monegasco a cavallo tra partito e famiglia. In mancanza di risposte convincenti sulla traiettoria che ha portato il lascito della contessa dalla "giusta battaglia" all'uso personale del fratello della sua compagna, Fini sarebbe un politico finito.

Il suo ruolo impone al presidente della Camera di chiarire tutto e subito. Fini non si limita a suonare il campanello per sedare gli animi dei parlamentari più scalmanati ma guida un'istituzione che gestisce tra contratti e forniture un bilancio miliardario. Il Fatto Quotidiano dal giorno successivo alla pubblicazione della notizia della casa di Montecarlo sul Giornale di Paolo Berlusconi ha scritto che Fini dovrebbe dare una risposta alle domande poste dal cognome "Tulliani" apposto di recente sulla cassetta postale che fu della contessa Colleoni.

Il presidente della camera, come già in passato sugli appalti televisivi affidati dalla Rai alle società della famiglia della compagna (dei quali anche Il Fatto Quotidiano si è occupato) non ha detto una parola. I grandi giornali hanno evitato di chiedere conto al presidente della Camera e si sono limitati a riportare la notizia in una breve che raccontava l'ennesimo attacco del Giornale a Fini.

Questo atteggiamento può trovare una giustificazione nella fonte della notizia e nei tempi prescelti per la sua pubblicazione. Non siamo in Gran Bretagna e se non sono anglosassoni i politici lo è ancora di meno la nostra stampa. Insomma sappiamo bene che se Fini non è Cameron, Il Giornale non è il Times e Libero non è l'Independent. Il quotidiano di Vittorio Feltri appartiene al fratello del presidente del Consiglio mentre quello diretto da Maurizio Belpietro è di un parlamentare del Pdl, Antonio Angelucci, ed entrambi ottengono i loro ricavi pubblicitari dalla concessionaria Visibilia del sottosegretario del Governo, Daniela Santanché.

 

La campagna anti-Fini è stata avviata dai due giornali appena l'ex leader di An ha osato distinguersi da Berlusconi sui temi che più stanno a cuore al padrone del Pdl. E si sono accentuati quando i finiani hanno tirato fuori la questione morale all'interno del partito del presidente per i casi Verdini, Scajola, Brancher e Cosentino. L'uso della stampa come una clava per minacciare e poi colpire il dissenso è un'anomalia pericolosa più della storia della casa della contessa fascista affittata al cognato di Fini da una misteriosa società anonima delle Antille, ma il dito sporco non deve nascondere la luna.

Il collega del Giornale, Gian Marco Chiocci, ha scoperto un filone interessante. La sua inchiesta è uno scoop che qualsiasi giornalista investigativo sognerebbe di fare. Siamo di fronte quindi a un esempio di corretto funzionamento del ‘Quarto potere'? Siamo davanti alla festa della democrazia che si celebra ogni volta che un giornalista addenta la preda e svolge il suo ruolo di cane da guardia della politica nell'interesse dei cittadini?

In realtà la scena che abbiamo di fronte somiglia di più a quella di una muta di mastini lanciata dalla famiglia Berlusconi contro l'ex braccio destro del premier che lo ha denudato di fronte all'opinione pubblica come protettore dei corotti. La stampa italiana in questa vicenda non fa una bella figura.

Le inchieste sugli affari delle famiglie Bocchino, Tulliani e Granata sarebbero state un esercizio di coraggio giornalistico se fossero uscite sul Giornale e su Libero quando Berlusconi filava d'amore e d'accordo con Fini. Oggi sono solo la conferma che la stampa italiana resta l'arma del più forte e non lo strumento di difesa del più debole.

C'è una bella differenza tra l'inchiesta ‘Casa nostra' de L'espresso sulle case acquistate con lo sconto da Franco Marini, Walter Veltroni e Clemente Mastella, e gli articoli del Giornale sull'appartamento affittato da monsieur Tulliani a Montecarlo. Nel primo caso un giornale di proprietà di Carlo de Benedetti (che aveva finanziato l'Udeur di Mastella e sosteneva il Governo Prodi) svelava gli altarini immobiliari ed editoriali del ministro della Giustizia del centrosinistra, facendo tremare il Governo amico.

Oggi invece il Giornale di Vittorio Feltri colpisce il nemico del fratello del padrone in un momento di difficoltà. La libertà di stampa può essere invocata quando è usata per difendere i governati dai governanti e non quando serve come arma del governante più forte contro quello più debole.

Ciò posto, l'articolo di Gian Marco Chiocci rivela un fatto che interessa non solo all'uomo più potente d'Italia che è anche il fratello del suo editore ma anche al pubblico. E sbagliano i grandi quotidiani che non approfondiscono i profili oscuri della vicenda monegasca liquidando lo scoop del collega come "fango" lanciato da Berlusconi su Fini.

 

Il comportamento corretto da tenere per avvicinare il nostro paese a una democrazia occidentale è quello di comportarsi come se fossimo in Gran Bretagna anche se i politici, i colleghi e persino i lettori si comportano come in Thailandia. Anche a costo di somigliare al marziano di Flaiano o all'englishman di Sting, sfidando l'ironia e i sorrisi di commiserazione di chi ha capito come va il mondo in Italia, bisogna comportarsi come un marziano a Roma o come un englishman a Milano.

Certo, se fossimo in Gran Bretagna Il Giornale non sarebbe di proprietà di Paolo Berlusconi, il fratello non occuperebbe Palazzo Chigi e il cognato di Fini non occuperebbe la casa di Montecarlo. Ma se fossimo in Gran Bretagna i giornali, tutti i giornali di destra e sinistra, cercherebbero di scoprire la verità sulle società off-shore delle Antille che hanno messo le mani sul lascito della contessa. E lo farebbero nell'interesse esclusivo del vero padrone che, almeno per il Fatto Quotidiano, è uno solo: il lettore. Ed è quello che faremo. Oh yes.

2 - MONTECARLO, AD AN SOLDI DA UN PARADISO FISCALE - L'IMMOBILE, RICEVUTO IN EREDITÀ, FU VENDUTO DAL PARTITO PER APPENA 300MILA EURO A UNA SOCIETÀ OFF SHORE COSTITUITA 40 GIORNI PRIMA A SAINT LUCIA, PAESE NELLA LISTA GRIGIA DELL'OCSE PER RISCHIO RICICLAGGIO. ECCO IL CONTRATTO.
Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica per Il Giornale

 

Dalle campagne di Monterotondo a via della Scrofa, e dalla sede di An a Roma dritti a Montecarlo, passando due volte dal via dell'isola caraibica di Saint Lucia. Nella versione politica del Monopoli tutti i concorrenti gareggiano all'insegna del fair play e, in primo luogo, della riservatezza. Il «premio» è l'appartamento al civico 14 di Boulevard Princesse Charlotte, nel Principato di Monaco, dove da qualche mese è in affitto il giovane imprenditore Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Gianfranco Fini, Elisabetta.

La storia, con i suoi buchi neri e le sue omissioni, è già nota ai lettori. Ma il Giornale è riuscito a scardinare il segreto monegasco e a visionare il contratto di compravendita, ed è dunque in grado di dimostrare come quella casa sia stata ceduta direttamente da Alleanza nazionale a una finanziaria off-shore con sede a Saint Lucia, paradiso fiscale caraibico, nella lista grigia dell'Ocse come Paese a rischio riciclaggio, per una cifra di molto inferiore al suo valore di mercato.

Quella del perché la casa sia stata alienata a un tale prezzo di favore è una delle tantissime domande alle quali potranno dare una risposta solo Fini e i suoi, che tacciono.

Ma andiamo con ordine. Scorrendo le dodici pagine del contratto di compravendita, archiviato nel fascicolo 1283A-Acte0009A della conservatoria monegasca, appare il rogito. È dell'11 luglio del 2008, e il frontespizio già lascia poco spazio all'immaginazione: «Vente par l'Association de droit italien dénommé "Alleanza nazionale" au profit de la société "Printemps Ltd"». In calce, annotato a mano, il prezzo della compravendita: 300mila euro. Tondi tondi.

 

Poi, prima pagina del contratto e prima sorpresa. Al rogito era presente Francesco Pontone, tesoriere di An, avvocato e senatore di lungo corso (è alla settima legislatura), e il dettaglio mal si concilia con le reticenze e i buchi di memoria dello stesso. Che al Giornale è letteralmente caduto dalle nuvole sul contratto, sulla società, sulla casa. Su tutto.
Ma lasciamo parlare l'atto.

«Di fronte al sottoscritto Paul-Luis Aureglia, notaio in Monaco (Principato), in boulevard des Moulins, 4, è comparso il senatore Francesco Pontone, che elegge domicilio a Roma, via della Scrofa, 39, di nazionalità italiana, nato a Napoli il 30 marzo 1927, che agisce in nome e per conto dell'associazione di diritto italiano chiamata "Alleanza nazionale", partito politico la cui sede è a Roma, via della Scrofa, 39, identificato dal codice fiscale numero 80204110581, in virtù dei poteri generali che gli sono stati conferiti, compreso quello di disporre dei beni sociali, dal signor Gianfranco Fini, nella sua qualità di presidente della citata associazione, ai termini di una procura generale ricevuta da Mario Enzo Romano, notaio in Roma, il primo dicembre 2004 (...)».

Se Pontone e An sono le vendeur (i venditori), l'acquéreur (l'acquirente) prosegue l'atto, è «la società denominata "Printemps Ltd", con capitale di mille dollari Usa, che ha sede in Manoel Street, 10, Castries, Saint Lucia, costituita con scrittura privata il 30 maggio 2008, registrata lo stesso giorno presso il registro societario di Saint Lucia al numero 2008-00324». A rappresentare la Printemps dal notaio, l'amministratore delegato Bastiaan Anthonie Izelaar e l'amministratore James Walfenzao, entrambi residenti a Monaco, ed entrambi direttori della Jaman Directors Ltd, altra società off-shore che controlla la Printemps, con sede allo stesso indirizzo dell'isola di Saint Lucia.

Nella Printemps figura pure un italiano, Gianfranco Comparetti, il quale rintracciato al telefono aggiunge ulteriori anomalie alla storia: «Io di questa società non so niente, non la conosco, non capisco come ci possa essere finito dentro. Non conosco Tulliani, conosco Fini solo per nome, da 25 anni sono via dall'Italia. Vivo tra Montecarlo e i Caraibi e di questo appartamento e della società Timara che lo detiene non so nulla».

 

L'affare si complica. Si passa poi alla descrizione dell'immobile oggetto della compravendita, all'interno di «una proprietà al numero 14 di Boulevard Princesse Charlotte, a Monte Carlo, composta da due immobili contigui, Palais Milton e Palais Shakespeare, con giardino, il tutto occupante una superficie approssimativa di 1.065 metri quadri». La casa ereditata da An consiste nella «totalità del nono lotto, comprendente un appartamento situato al pianterreno dell'immobile sopra descritto (...) e composto da: sala, due camere, cucina, bagno e balcone».

L'atto notarile sa bene da dove arriva quell'appartamento, e infatti dedica all'origine della proprietà un paragrafo. «I beni e i diritti immobiliari attualmente in vendita appartengono al venditore per averli ricevuti nella successione della signorina Anna Maria Colleoni, di nazionalità italiana, nata a Roma il 26 luglio 1934, in vita disoccupata, residente e domiciliata a Roma, dove è deceduta il 12 giugno 1999». Si dà anche conto del testamento olografo, datato 6 dicembre 1997, con il quale la nostalgica e generosa donna ha nominato «il partito Alleanza nazionale» suo erede universale, nella persona di Gianfranco Fini suo presidente. Titolo riconosciuto, osserva il notaio, anche «in virtù di un'ordinanza emessa il primo agosto 2001 dal presidente del tribunale di primo grado del Principato di Monaco» a favore dell'associazione Alleanza nazionale.

La Colleoni, si apprende ancora dall'atto, «aveva acquisito i citati beni dalla società anonima monegasca denominata "Società immobiliare Milton-Shakespeare" (...) il dieci luglio 1962, (...) al prezzo di 30mila nuovi franchi dell'epoca». Di certo fu un buon investimento. Ma erano altri tempi (curiosa la data d'acquisto originaria, esattamente 46 anni e un giorno prima della "svendita" di An), e per scoprire uno strepitoso investimento basta arrivare a pagina 8 del contratto, dove si parla di soldi. «La presente vendita è rispettivamente consentita e accettata al prezzo di 300mila euro, che l'acquirente ha pagato in contanti», scrive il notaio.

 

Val la pena di ricordare che per comprare quell'appartamento, ancora nel 2006, uno degli altri inquilini del Palais Milton aveva offerto a via della Scrofa un milione e mezzo di euro, come termine ultimo di una lunga serie di proposte d'acquisto inoltrate a partire dal 2000, partite da Monaco e rimbalzate indietro dai rifiuti o dai silenzi dei dirigenti del partito romano. E per magra che sia, persino la Printemps otterrà una plusvalenza quando, tre mesi dopo, cederà alla Timara Ltd l'appartamento a un prezzo di 330mila euro, con un rogito affidato alla figlia del notaio Aureglia, Nathalie Aureglia Caruso. Anche se, come è emerso, Printemps e Timara hanno lo stesso indirizzo di sede legale, ossia quella comune anche alla Jaman Directors.

L'atto di acquisto specifica anche i vincoli a cui l'acquirente era tenuto, prima di avviare lavori di miglioria e ristrutturazione, che poi in effetti (previa informazione del syndict del condominio, Michel Dotta) hanno avuto luogo, come è noto, sotto la supervisione dello stesso futuro inquilino, ossia Giancarlo Tulliani.

 

Al documento sono allegate copie dell'atto costitutivo della Printemps e i certificati d'agenzia dei rappresentanti della stessa società off-shore, ma c'è anche la procura con la quale Fini, nel 2004, nominò il senatore Pontone procuratore generale per il «tesoro» del partito, redatta «in Roma, ministero degli Esteri»: il presidente della Camera all'epoca era infatti titolare della Farnesina, e il notaio andò semplicemente a trovarlo «in ufficio».

Siamo dunque alla svolta. Più i conoscitori dei segreti dell'appartamento Colleoni tacciono e più si diradano le ombre su quell'appartamento in posizione invidiabile, nel cuore di Montecarlo, a mezza strada tra la stazione ferroviaria e lo storico casinò. La cui donazione ad An, come ricordano negli ultimi giorni Francesco Storace e altri esponenti politici che non hanno gradito il nuovo corso finiano, era vincolata alla «buona battaglia». Che Fini in persona ha combattuto sinché era in vita la nobildonna.

Ora è chiaro, certificato, dimostrato a chi An ha venduto, e si sa chi abbia poi ceduto la casa alla Timara Ltd proprietaria dell'immobile poi affittato a Giancarlo Tulliani. Ci sono le date, e i prezzi delle transazioni registrati dal notaio e in conservatoria. Ma non tutti i misteri sono chiariti. C'è la cifra che An avrebbe iscritto a bilancio proprio per la cessione di un immobile ereditato da Anna Maria Colleoni, e che secondo quanto ipotizzato da Libero è proprio l'appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, 14: 67mila euro.

 

Oltre a essere risibile, non corrisponderebbe alla già bassissima quotazione che risulta dall'atto. E poi c'è il giallo di queste società off-shore create ad hoc, sarà la coincidenza, per l'operazione (entrambe «nascono» a maggio del 2008, le due compravendite sono di luglio e ottobre), in che modo An le ha individuate come potenziali acquirenti? E come mai proprio il «cognato» dell'ex leader di An ha finito per affittare quell'appartamento? Anziché tacere (e querelare) perché Gianfranco Fini non ci aiuta a dare una spiegazione ai lettori? E già che c'è, sul piano della legalità senza se e senza ma, può dirci se reputa normale questo giro di Monopoli

 

 

[03-08-2010]

 

 

grazie enalotto! - spiegano i legali: “tra la signora Tulliani ed il signor Gaucci e’ pendente soltanto una controversia civile dinanzi al Tribunale Ordinario di Roma per l’accertamento della titolarita’ di un complesso di beni immobili e mobili. Nessuna denuncia per appropriazione indebita” – “I beni mobili e immobili indicati dal Gaucci nell’atto di citazione sono stati acquistati con denaro proprio della Tulliani e della sua famiglia. In particolare, l’acquisto dei suddetti beni e’ avvenuto con i ricavi di una vincita all’Enalotto e con gli ulteriori risparmi dei genitori della Tulliani’ – COME IN UNA FAVOLA….

(Adnkronos) - 'Non risponde assolutamente a verita' l'affermazione secondo la quale la signora Tulliani sarebbe stata denunciata dall'imprenditore Luciano Gaucci per appropriazione indebita. Altrettanto falsa e diffamatoria e' l'affermazione secondo la quale il Gaucci, poco prima di fallire e di partire per Santo Domingo, avrebbe intestato una ingente quantita' di beni immobili e mobili (case, appartamenti, quadri di valore e auto di lusso) alla signora Tulliani e ai suoi familiari'.

In nome e per conto di Elisabetta Tulliani, gli avvocati Carlo Guglielmo Izzo e Adriano Izzo smentiscono le affermazioni contenute nell'articolo pubblicato oggi da 'il Giornale', intitolato 'Caso Gaucci, una domanda anche sui beni della Tulliani', e chiedono di pubblicare la rettifica.

'In primo luogo -spiegano i legali- tra la signora Tulliani ed il signor Gaucci e' pendente soltanto una controversia civile dinanzi al Tribunale Ordinario di Roma per l'accertamento della titolarita' di un complesso di beni immobili e mobili. Nessuna denuncia per appropriazione indebita e' stata proposta da Gaucci nei confronti della Tulliani, ne' e' pendente altro procedimento penale a carico di quest'ultima per i fatti in questione'.

 

'La nostra assistita -aggiungono- intende fare definitivamente chiarezza sull'argomento e, al riguardo, ribadisce quanto gia' ampiamente affermato e provato nell'ambito del giudizio civile pendente nei confronti del Gaucci. I beni mobili e immobili indicati dal Gaucci nell'atto di citazione sono stati acquistati con denaro proprio della Tulliani e della sua famiglia. In particolare, l'acquisto dei suddetti beni e' avvenuto con i ricavi di una vincita all'Enalotto e con gli ulteriori risparmi dei genitori della Tulliani'.

'Di tale circostanza -rimarcano gli avvocati Carlo Guglielmo Izzo e Adriano Izzo- la nostra assistita ha fornito ampia prova documentale, dimostrando, in particolare, che la vincita all'Enalotto era di sua esclusiva pertinenza e che, addirittura, dopo l'incasso della somma, una parte cospicua di essa, esattamente Lire 1.100.000.000 (un miliardo e cento milioni), e' stata messa a disposizione del Gaucci con l'espresso incarico di provvedere a gestirla in proficui investimenti nell'interesse della medesima. Tale somma non e' mai stata restituita dal Gaucci, con la conseguenza che la Sig.ra Tulliani si e' trovata costretta a svolgere apposita domanda di restituzione nel giudizio civi

 

 

[03-08-2010]

 

 

Montecarlo, l’affare s’ingrossa - per quale motivo andò a visitare l’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte anche, perfino, pure la segretaria di Fini? - rita Marino: “Io e Lamorte andammo a vederla. Era in pessime condizioni” - Il sospetto più ovvio è che qualcuno, sempre dentro al partito, abbia segnalato al ‘cognato’ Tulliani che, nel frattempo, per motivi di lavoro, come ha spiegato lui stesso, doveva trasferirsi nel Principato…

Fabrizio Caccia per Il Corriere della Sera

«Ormai questa casa è diventata una telenovela», esclama Rita Marino, storica segretaria personale di Gianfranco Fini e membro del comitato di gestione dell'ex partito di An. Lei pure, qualche anno fa, andò a visitare, insieme a Donato Lamorte, l'appartamento di Boulevard Princesse Charlotte numero 14, a Montecarlo, dove adesso vive in affitto Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, la compagna del presidente della Camera.

 

«Ricordo - racconta - che entrando in quella casa ci dicemmo subito che sarebbe stato più conveniente venderla che ristrutturarla. Era ridotta malissimo». E infatti l'11 luglio del 2008, per 300 mila euro, la casa, lasciata in eredità al partito dalla contessa Anna Maria Colleoni, fu venduta alla società «Printemps Ltd» con sede nell'isola di Santa Lucia (Piccole Antille) ai Caraibi, paradiso naturale ma anche fiscale per molte imprese.

Il fatto però che ora ci viva in affitto non un inquilino qualunque ma Giancarlo Tulliani è stata definita «un'inspiegabile coincidenza» perfino dall'uomo che materialmente l'11 luglio 2008 firmò nel Principato l'atto di vendita per conto di An: il senatore Francesco Pontone.

Il sospetto più ovvio è che qualcuno, sempre dentro al partito, sapendo dell'esistenza di quella dimora monegasca, l'abbia poi segnalata a Tulliani che, nel frattempo, per motivi di lavoro - come ha spiegato lui stesso - doveva trasferirsi nel Principato.

 

Ma chi poteva sapere, a parte Pontone? I due amministratori olandesi della «Printemps», Tony Izelaar e James Walfenzao, fanno i consulenti d'affari per grandi banche e fondi d'investimento internazionali. Walfenzao, soprattutto, è molto attivo ai Caraibi, tra Santa Lucia e le Antille olandesi, dove collabora, tra gli altri, con un imprenditore italiano, Francesco Corallo, titolare della multinazionale Atlantis World Giocolegale con base proprio alle Antille.

Ebbene, ci sarebbe un ex deputato di An molto amico di Corallo che frequenta le Antille addirittura dal '96: si chiama Amedeo Laboccetta, che non è mai stato a Santa Lucia dove ha sede la «Printemps» del consulente di Corallo, Walfenzao, ma è talmente innamorato della vicina isola di Saint Martin che ha già prenotato un posto - dice - nel cimitero locale per quando verrà il giorno della sua sepoltura.

 

Però Laboccetta nega di essere l'informatore segreto di Giancarlo Tulliani: «Io Giancarlo lo conosco bene - ammette - ma non sapevo nulla dell'esistenza di una casa a Montecarlo di proprietà del partito né lui mi ha mai detto di averne bisogno. Una volta a Saint Martin invitai a casa mia pure il presidente Fini, è vero, ma solo perché lui, sub appassionato, era venuto in vacanza da quelle parti per osservare da vicino gli squali.

 

Lo ricordo ancora: era il giorno dell'onomastico di mia moglie Patrizia, il 25 agosto. Ogni anno facciamo una cena e sarà così anche questo mese. Dall'11 sarò lì. Tulliani a Montecarlo? Chiedete a Pontone. Davvero ha detto che per lui è una coincidenza inspiegabile? È un mistero».

 

 

[05-08-2010]

 

 

 

CASA, MALEDETTA CASA! LA PROCURA DI ROMA INDAGA SUL CASINO DI MONTECARLO - LA DENUNCIA DI STORACE - LE IPOTESI DI REATO SONO APPROPRIAZIONE INDEBITA E TRUFFA AGGRAVATA, IL FASCICOLO A PIAZZALE CLODIO È PER IL MOMENTO CONTRO IGNOTI - FORSE ORA SARÀ POSSIBILE SCOPRIRE SE È DAVVERO PER UNA “PARTICOLARE, INSPIEGABILE COINCIDENZA” (PAROLE DEL SENATORE PONTONE, DELEGATO DA FINI A FIRMARE LA VENDITA DELL’APPARTAMENTO ALLA SOCIETÀ OFFSHORE PRINTEMPS LTD) CHE IN QUELLA CASA, ALLA FINE, SIA ANDATO AD ABITARCI, IN AFFITTO, PROPRIO IL “COGNATO”

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica per Il Giornale

L'inchiesta del Giornale approda in procura. I Pm romani, da ieri, indagano sulla casa monegasca lasciata in eredità ad An e a Gianfranco Fini da Anna Maria Colleoni, e nella quale ora abita, in affitto da una società off-shore, il cognato del presidente della Camera.
Le ipotesi di reato sono appropriazione indebita e truffa aggravata, il fascicolo a piazzale Clodio è per il momento contro ignoti.

 

A portare la questione all'attenzione della magistratura, la denuncia di due esponenti della Destra, il partito di Francesco Storace: Marco Di Andrea e Roberto Buonasorte. Sarà dunque la procura capitolina a cercare di fare luce sul destino di quel generoso lascito dell'erede del condottiero Bartolomeo Colleoni, che oltre alla ormai celebre abitazione di Montecarlo conta su altri beni mobili e immobili, per un valore di svariati milioni di euro.

Eredità concessa per la «buona battaglia»: la donna, prima di morire, aveva infatti deciso di far testamento a favore di Alleanza nazionale nella persona del suo presidente Fini per una scelta di passione ideale, ma in molti - tra cui i due autori della denuncia - hanno trovato che l'impiego che il partito ha fatto di quei beni, a cominciare dalla casa monegasca, svenduta a una società off-shore per una frazione del suo valore, non soddisfino il fine a cui la Colleoni avrebbe inteso vincolare il «dono».

 

Forse ora che sulla vicenda è stato aperto un fascicolo d'indagine verrà anche rotto il muro di silenzi e reticenze alzato dai protagonisti della storia. E sarà possibile scoprire se è davvero per una «particolare, inspiegabile coincidenza» (parole del senatore Francesco Pontone, delegato da Fini a firmare la vendita dell'appartamento alla società Printemps Ltd) che in quella casa, alla fine, sia andato ad abitarci, in affitto, proprio il «cognato» del presidente della Camera, Giancarlo Tulliani.

 

Intanto nel giallo dell'affaire immobiliare salta fuori un filo che lega l'«intermediario» James Walfenzao - l'uomo che firmò il contratto di acquisto della casa da An - proprio ad Alleanza nazionale, per il tramite dell'Atlantis World Group dell'italiano Francesco Corallo (figlio di Gaetano, già coinvolto in indagini legate ai casinò e ad affari con soggetti vicini al boss catanese Nitto Santapaola).

L'Atlantis è attivo in Italia nel settore di slot e videopoker su concessione, e possiede quattro casinò ai Caraibi (tre a Saint Maarten e uno a Santo Domingo) che diverranno sette dopo l'inaugurazione dei prossimi tre, a Saint Maarten, Panama e Santo Domingo. E uno dei ristoranti del casinò Atlantis World di Saint Maarten ha avuto tra i suoi ospiti, nel 2004, Gianfranco Fini, accompagnato da Amedeo Laboccetta, amico di Corallo ed ex rappresentante della Atlantis World Group per l'Italia.

 

Fini era dunque in vacanza, portato da Laboccetta, in quegli stessi mari tropicali che bagnano le coste di Saint Lucia, l'isola dove hanno sede sia Printemps che Timara, le società che compreranno da An la casa monegasca per poi affittarla al giovane Tulliani.

 

Eredità, doppia vendita e inquilino con nome ingombrante sono le uniche certezze di questa storia complessa. Ereditata da An nel 2001, la casa è stata «dimenticata» per anni dal partito, che ha anche rifiutato una serie di vantaggiose proposte di acquisto dagli altri inquilini del palazzo che la ospita.

Fino a quando, nel 2008, An la cede per appena 300mila euro a una società creata presumibilmente ad hoc un mesetto prima, la Printemps, il cui amministratore è appunto James Walfenzao. E la Printemps la rivende, tre mesi dopo, con 30mila euro di plusvalenza a una società gemella (stesso capitale sociale, stessa sede sull'isola caraibica di Saint Lucia), la Timara.

 

Operazioni evidentemente mirate alla copertura del reale acquirente dell'immobile, visto che nel secondo rogito firmano come venditore e compratore Tony Izelaar e Suzi Beach, che lavorano come colleghi nella stessa società di servizi monegasca, la Jason sam, che si occupa tra l'altro di creare società in paradisi fiscali, tra cui appunto Saint Lucia, per aiutare clienti danarosi a concludere affari immobiliari lontani da occhi indiscreti e dalle attenzioni del fisco del Paese d'origine. Il vero acquirente della casa, probabilmente, si sarà rivolto per la bisogna alla Jason. Oppure direttamente a Walfenzao.

 

Già, perché ieri Marco Lillo sul ‘Fatto quotidiano' ha rivelato che mister Walfenzao, tra i suoi tanti incarichi a Miami, Monaco e Curacao, siede anche sulla poltrona di una finanziaria londinese, la Atlantis Holding Uk. E da lì controlla, «in nome e per conto» di Francesco Corallo, una quota della ex Atlantis giocolegale, da poco ribattezzata B Plus, società del gruppo che si occupa di scommesse e slot nel nostro Paese.

Insomma, ha già prestato i suoi servizi per Corallo, imprenditore vicino alla fu Alleanza nazionale. Questo link potrebbe essere l'ennesima «particolare, inspiegabile coincidenza», o più probabilmente è una spiegazione di uno dei gialli della vicenda: ossia, come mai An si sia rivolta proprio a questo gruppo di professionisti - legati alla «Corpag» di cui Walfenzao è rappresentante per le Antille Olandesi e per Miami, e Izelaar con la Jason per Montecarlo - per cedere la casetta. Resta, ovviamente, il mistero di chi si nasconda dietro la struttura di copertura che impedisce di conoscere la reale proprietà dell'appartamento al piano terra del «Palais Milton».

 

Il Giornale, due giorni fa, ha cercato invano Walfenzao nell'elegante «Residence Saint Roman», dove i portieri non ricordano di aver mai sentito il suo nome. E l'ha poi rintracciato telefonicamente. Ma il professionista al cellulare ha tagliato corto, spiegando di non voler parlare degli «affari dei suoi clienti», confermando implicitamente, dunque, di aver giocato un ruolo da intermediario.

Ma chi ha voluto proprio lui in quel ruolo? E perché la casa è stata poi affittata proprio al fratellino della compagna di Fini? Domande che ora potrebbero essere rivolte ai protagonisti della vicenda dai magistrati romani, investiti della questione.

 

 

[05-08-2010]

 

 

NON FATE LEGGERE A FINI LA PAZZESCA BIO DELL'EX LATITANTE DI S. DOMINGO: “ELISABETTA TULLIANI ERA IN CLASSE CON MIO FIGLIO - siamo stati fidanzati quasi sette anni - È con lei che giocai la schedina dell’Enalotto con cui vinsi due miliardi e ottocento milioni di lire - MEJO UNA di 25 che una coetanea di 60"...

Dal libro "Luciano Gaucci Latitante... ai Tropici" di Francesco Giuseppe Catullo (Armando Curcio editore)

(...) Le foto scorrevano nelle mani di Santillo che le scrutava con attenzione alla ricerca di qualche volto a lui noto. Quindi si fermò su una perché credeva di aver riconosciuto i soggetti ritratti. La osservò bene e poi domandò al padrone di casa: "Questa è la compagna del presidente della Camera Gianfranco Fini, vero?" "Dici Elisabetta?" rispose Gaucci con tono d'orgoglio.

"L'ho vista più volte sui giornali", fu la risposta di Paolo, mentre constatava che Luciano Gaucci era una specie di Forrest Gump, onnipresente personaggio nelle più svariate situazioni. "Certo che lo so che è la fidanzata di Fini. Sono stato io a presentarli. Fu una mattina di primavera. Stavo passeggiando insieme a Elisabetta vicino Montecitorio per fare delle spese nella galleria.

A un certo punto incrociammo con lo sguardo l'onorevole Fini che stava uscendo dal Parlamento, dall'altra parte della strada. Allora anche lui ci vide e siccome mi conosceva, senza curarsi del traffico, attraversò con tutta la scorta via del Corso, fermandosi quasi al centro della carreggiata per salutarci e abbracciarci.

Meglio, per salutare e abbracciare lei! Mi ricordo che le macchine suonavano all'impazzata i clacson, perché quelli della scorta avevamo bloccato tutto; i due però non si facevano infastidì da niente. L'onorevole non stava a sentì i clacson della gente, ma solo le campane degli angeli! Come dire, anche l'onorevole se stava a innamorà!"

Chiese allora Santillo: "Ma tu non dicesti niente? Non stavate insieme tu e Elisabetta?" "E che dovevo dì?" rispose sorridendo Luciano. "Dopo poco io e Elisabetta ci lasciammo", disse alzando leggermente le braccia con le mani a palme aperte. "Ma fammi capire, per te fu una storia importante quella con la Tulliani?"

Paolo pose il suo interrogativo, avido di raccogliere pettegolezzi su quelle bizzarre vicende d'amore. "Penso di sì, siamo stati fidanzati quasi sette anni. È con lei che giocai la schedina dell'Enalotto con cui vinsi due miliardi e ottocento milioni di lire." "Enalotto? Due miliardi e ottocento milioni di lire? Ma stai scherzando?" incalzò Santillo con evidente stupore.

"Sì... sì, fu un pomeriggio invernale del 1999 o 2000. Era sabato, io e Elisabetta ci trattenevamo in casa. Mi ricordo che erano le cinque, fuori era già buio ed ero anche un po' assonnato. Avevamo mangiato tantissimo a pranzo. A un certo punto Elisabetta iniziò a parlarmi di questo nuovo gioco..."

"L'Enalotto, dici?" domandò Paolo pieno di fermento per quella bizzarra storia. "Vuoi dire che prima di giocare non sapevi cosa fosse l'Enalotto? "Sì, sì l'Enalotto. Non ne sapevo niente prima. Elisabetta mi diceva che se avessi azzeccato sei numeri su novanta, si potevano vincere un sacco di soldi."

"E allora?" l'incredulo Santillo interrompeva di continuo. "Un attimo, un attimo. Le dissi: ‘Elisabetta, vestiamoci e andiamo in tabaccheria a giocare'. Facemmo una di quelle corse per arrivare in tempo nella tabaccheria sotto casa, perché alle diciotto chiudevano le giocate. Arrivammo all'ultimo minuto per dare quei sei numeri. Fuori pioveva fortissimo."

"Giocasti solo sei numeri? Nessun sistema?" "Ma quale sistema, sei numeri solo e mentre li davo, già mi sentivo di aver vinto. La sera stessa, infatti, ci mettemmo io ed Elisabetta seduti sul divano a vedere la pesca dei numeri. Eravamo emozionati come bambini.

Ogni numero che usciva e che azzeccavamo gridavamo come pazzi: Olé! Alla fine del sorteggio, quando mi resi conto di aver fatto 5 + 1, emisi un grido così grosso che feci tremare la Basilica di Santa Maria Maggiore di fronte casa. Che sera, quella sera!" concluse Luciano mentre il suo sguardo fisso superava la finestra aperta per arrivare al mare. (...)

Dopo il racconto strabiliante, Santillo comprese bene come mai Luciano e la bionda Elisabetta se la ridevano così gaiamente nella foto che aveva tra le mani. ‘Questa foto l'avranno fatta sicuramente poco tempo dopo la riscossione della vincita', pensava Paolo con fare dissacrante, per poi sviare il discorso dall'argomento fortuna che tanto lo infastidiva, all'altro riguardante l'ex fidanzata: "E Elisabetta... dove l'hai conosciuta?"

"Elisabetta andava a scuola con mio figlio", rispose tranquillamente Luciano. "Una compagna di scuola di tuo figlio?" domandò Paolo sempre più stupito. "Eh! Andavano a scuola insieme. Mi è piaciuta e gliel'ho detto. Anch'io sono piaciuto a lei e quindi ci siamo messi insieme", rispose serafico, senza badare alla meraviglia che aveva suscitato nell'interlocutore, che incalzò con un terzo interrogativo sul medesimo argomento.

"Ma lei era molto più giovane di te?" "Eh! E che c'è di male? È una bella donna, no?" "Certo che è bella, ma è molto più giovane di te!" "Scusami Paolo, ma tu, al posto mio, potendo scegliere ti saresti preso una coetanea di sessant'anni o una ragazza di venticinque?" "No... no... hai ragione!" rispose Santillo, riflettendo sull'argomentare dell'imprenditore, che effettivamente non faceva una piega.

Ma, infastidito da quella logica così coerente, cercò di metterlo di nuovo in difficoltà, chiedendogli: "Ma tuo figlio non c'è rimasto male visto che ti sei messo con una sua compagna di scuola?"

"Male? Perché male? Se il figlio vede suo padre felice, è felice pure lui. Cosa vuoi che gliene importi a mio figlio se mi sono fidanzato con una sua compagna di scuola, mica Elisabetta stava con lui. Anzi, quando mi sono lasciato con Elisabetta, poi mi sono fidanzato con una sua amica, che a sua volta era un'altra compagna di scuola di mio figlio."

Santillo rimase scioccato dalle risposte disinvolte di Gaucci e senza pensarci, spontaneamente, formulò la sua ultima domanda: "E se fosse stata maschile la classe di tuo figlio, cosa avresti fatto?"

 
[23-09-2009]
 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

VEDI PREZZI BENZINA CLICCA QUI

ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Creato Lunedì, 26 Settembre 2011 11:52

Scritto da Lisa Vagnozzi

Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

1. Caitlyn Larsen

Caitlyn è un bambina di 10 anni di Orogrande, New Mexico. Un giorno, guardando fuori dalla finestra della sua cameretta, si è accorta che sul fianco di una montagna vicina si stava aprendo uno strano buco. Indagando, Caytlin ha scoperto che si trattava di una nuova cava mineraria. A questo punto, la ragazzina ha preso carta e penna e ha scritto ai giornali, per raccontare come quei lavori di scavo stessero devastando il paesaggio intorno alla sua città. La lettera non è passata inosservata ed è finita sulla scrivania del direttore della New Mexico Mining and Mineral Division, che ha convinto la società a bloccare le perforazioni: la montagna di Caitlyn è salva!

2. Birke Baehr

A soli 11 anni Birke ha le idee molto chiare in tema di alimentazione: è infatti un convinto paladino del biologico ed è diventato protagonista di incontri nelle scuole americane, per raccontare la propria esperienza e sensibilizzare i coetanei, invitandoli a riflettere sul valore nutrizionale di ciò che mangiano, sugli OGM e sull’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive nelle coltivazioni.

3. Olivia Bouler

Ricordate il disastro della Deepwater Horizon, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Di fronte a tanta devastazione ambientale, l’undicenne Olivia ha deciso di darsi da fare in prima persona, collaborando con la National Audubon Society per vendere i disegni degli esemplari di uccelli più colpiti dalla marea nera. La vendita ha fruttato oltre 200.000 dollari, che sono stati devoluti ad azioni di ripristino degli ecosistemi del Golfo. In occasione del primo anniversario dell’incidente, Olivia ha anche pubblicato un libro, perché quanto accaduto non venga dimenticato ma rappresenti un monito per il futuro.

4. Cole Rasenberger

A 8 anni Cole si è impegnato attivamente per salvare le foreste della sua regione, nel North Carolina, coinvolgendo numerosi coetanei della propria scuola. La sua iniziativa è stata di una semplicità estrema: i bambini hanno inviato delle cartoline firmate alle catene di fast food per chiedere loro di passare a packaging riciclati e sostenibili. La mobilitazione ha centrato un obiettivo importante, ottenendo risposte ed impegni da un colosso del settore, McDonald’s. Successivamente, gli sforzi di Cole si sono concentrati su una seconda catena, la KFC: l’azienda ha ricevuto direttamente dalle mani del bambino ben 6.000 cartoline, grazie al coinvolgimento degli allievi di altre scuole elementari della zona, ma al momento non ha offerto riscontri positivi. L’importante, però, è non mollare!

5. Mason Perez

 

A 9 anni Mason ha fatto una constatazione di una semplicità disarmante: si è reso conto che il getto d’acqua che scaturiva dai rubinetti del bagno della scuola, del campo di baseball, dei negozi e delle case della sua città era inutilmente forte. Per questo, ha scritto al sindaco chiedendogli di abbassare la pressione dell’acqua nelle tubature, ottenendo un risparmio idrico calcolato tra il 6% e il 25%.

6. Ashton Stark

 

A 14 anni Ashton ha deciso che era ora di tagliare le emissioni di CO2 della propria famiglia: con questo obiettivo, ha preso la vecchia auto dei nonni, parcheggiata in garage a prendere polvere, e l’ha dotata di nove batterie da golf cart. Ora la vecchia auto può viaggiare ad una velocità massima di poco più di 70 km/h – non molto, ma sufficiente per spostarsi in città – senza emettere anidride carbonica.

7. Severn Suzuki

Nel 1992, a soli 12 anni, Severn promosse una raccolta fondi con la Environmental Children's Organization (ECO), un gruppo di bambini ecologisti da lei fondato 3 anni prima, per poter prendere parte al Vertice della Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro. Qui, in soli sei minuti e con parole semplici, schiette ed efficaci, Severn espresse il punto di vista di una bambina sui maggiori problemi ecologici, zittendo (momentaneamente…) i potenti del mondo. Oggi, a 30 anni, Severn continua nel suo impegno a favore della tutela dell’ambiente, collaborando con The Skyfish Project.

8. Felix Finkbeiner

A 9 anni, dopo una lezione della sua maestra sulla fotosintesi clorofilliana, Felix decise di piantare un piccolo albero sul davanzale della finestra della sua classe, per poi esclamare, con quell’entusiasmo genuino tipico dei più piccoli, Pianterò un milione di alberi in Germania. Oggi Felix ha 13 anni e, al motto Stop talking! Start planting!, ha superato il suo obiettivo: ha infatti piantato il milionesimo albero il 4 maggio 2011. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti politici e Ministri dell'Ambiente di ben 45 nazioni.

Piccoli grandi uomini da cui i "veri" grandi dovrebbero prendere esempio.

 

 

Creato Martedì, 12 Giugno 2012 16:47

Scritto da Marta Albè

Tra Ottocento e Novecento furono messe a punto alcune invenzioni che avrebbero potuto rivelarsi in grado di rivoluzionare la nostra esistenza odierna.

Se l'auto ecologica progettata da Henry Ford o l'automobile a corrente alternata ideata da Nikola Tesla fossero state prodotte su larga scala decenni fa, forse in questo momento non ci troveremmo a condurre guerre spietate per il possesso del petrolio necessario alla produzione del carburante che, secondo Ford, avrebbe potuto essere ricavato in ingenti quantità a partire dai vegetali. Lo stesso Tesla fu in grado di creare un motore elettrico ad emissioni zero e di ricavare energia sfruttando le correnti elettriche della Terra. A due donne si devono invece l'invenzione del primo sistema antinquinamento e di un dispositivo per rendere potabile l'acqua di mare grazie ai raggi solari.

Senza stare a sindacare sul "perché" queste invenzioni non abbiano trovato seguito, proviamo a ricordarle e a omaggiarle affinché siano da spunto per un reale cambiamento di rotta, anche alla luce delle recenti scoperte tecnologiche.

1) Energia elettrica gratis dalla Terra

 

Nikola Tesla (1856 – 1943) fu un ingegnere ed inventore di origine serba, ma naturalizzato statunitense, che sperimentò particolarmente nell'ambito dell'elettromagnetismo tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Tra le sue ideazioni vi fu quella di riuscire a ricavare energia in maniera praticamente gratuita sfruttando le correnti elettriche fornite dalla Terra. Tesla, da moti considerato un genio, provò la propria capacità di sfruttare le correnti elettriche che attraversano le rocce ed i suoni insieme ad un amico nell'area di Pike Peak mediante due strumenti denominati autoharp, delle arpe di trasmissione dotate di microfoni. I due si separarono ponendosi ai lati opposti di un picco, distanziati l'uno dall'altro da quattro chilometri di roccia. Gli strumenti furono collegati al terreno attraverso un metodo segreto e furono sintonizzati in base alle risonanze armoniche della Terra. Al preciso momento che Tesla aveva stabilito, i due strumenti furono in grado di produrre note musicali per suonare interi brani grazie all'impiego della corrente elettrica terrestre.

2) Il primo sistema antinquinamento

Il primo sistema antinquinamento della storia fu inventato da una donna statunitense nel 1879. Parliamo di Mary Walton, la quale decise di dirigere il proprio impegno e le proprie conoscenze verso l'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e nocive provenienti dalle fabbriche, che in quegli anni si stavano prepotentemente diffondendo sul territorio. L'invenzione della Walton era basata sull'utilizzo di enormi contenitori ricolmi d'acqua, simili a serbatoi, verso i quali venivano condotte le polveri inquinanti, che proprio dall'acqua dovevano essere trattenute prima di venire convogliate lungo la rete fognaria. A Mary Walton si deve inoltre la progettazione del primo sistema in grado di limitare l'inquinamento acustico.

3) Distillatore solare per l'acqua di mare

Maria Telkes (1900 – 1995), nel 1920, quando all'epoca aveva solamente vent'anni, inventò un sistema di distillazione solare in grado di rendere potabile l'acqua di mare. Il sistema prevedeva d versare dell'acqua salina in uno speciale recipiente ricoperto da una lastra in vetro trasparente, che doveva essere esposto al sole, affinché i raggi solari potessero svolgere la propria azione di depurazione dell'acqua. Il sistema era in grado di produrre nel giro di poche ore alcuni litri di acqua potabile, che poteva rivelarsi indispensabile nel caso di un naufragio per la sopravvivenza dei passeggeri di un'imbarcazione. A lei si devono inoltre l'invenzione del forno solare e della Casa Carlisle, il primo edificio sperimentale a riscaldamento solare.

4) L'auto ecologica di Henry Ford

Il fondatore della casa automobilistica più famosa di tutti i tempi fu, all'insaputa di molti, l'ideatore di una delle prime automobili completamente ecologiche e green, sia per via dei materiali che la costituivano sia per via della fonte combustibile utilizzata per il suo funzionamento. Si tratta della Hemp Body Car, ideata da Henry Ford (1863 – 1947) nel 1941. L'automobile era costituita principalmente da fibre di cellulosa biodegradabili derivate dalla canapa e dalla paglia di grano, ma non solo. Il funzionamento del suo motore era stato reso possibile mediante l'impiego di etanolo di canapa. Già nel 1925 Ford aveva azzardato l'ipotesi di riuscire a creare un'auto completamente realizzata ed alimentata grazie alla canapa. Era inoltre certo che dalla maggior parte dei vegetali, comprese mele, patate ed erbacce, potessero essere tratte sostanze combustibili da utilizzare per il funzionamento degli stessi mezzi per la coltivazione agricola, garantendo la possibilità di coltivare i campi con l'ausilio di mezzi meccanici per centinaia di anni. La Hemp Body Car era alimentata dalla canapa distillata, il cui valore inquinante era stato indicato come pari a zero. Perché non venne mai prodotta su larga scala? Poiché Ford morì pochi anni dopo, nel 1947, e poiché nel 1955 la coltivazione della canapa fu proibita negli Stati Uniti.

5) L'auto a corrente alternata di Tesla

Ancora a Nikola Tesla si deve l'ideazione di un'automobile in grado di sfruttare la corrente alternata, anziché la corrente continua. Grazie a Tesla nel 1895 nei pressi delle Cascate del Niagara era entrata in funzione una stazione idroelettrica a corrente alternata grazie alla quale egli raggiunse la propria popolarità all'interno del panorama scientifico. La Pierce-Arrow begli anni Trenta del '900 aveva deciso di dare vita ad un'automobile elettrica in grado di sfruttare la corrente alternata seguendo le istruzione fornitegli da Tesla. I suo motore era progettato per raggiungere 1800 giri al minuto ed era dotato di una ventola frontale per il raffreddamento. Il motore dell'automobile fu in seguito modificato da Tesla al fine di permettere il funzionamento autonomo del veicolo mediante un circuito elettrico in grado di produrre energia e di garantire il funzionamento in movimento del mezzo per decine di chilometri senza che il motore emettesse alcun rumore e senza la produzione di sostanze inquinanti. Secondo Tesla il nuovo dispositivo di sua invenzione non solo avrebbe potuto alimentare un'automobile per sempre, ma anche fornire l'energia necessaria ad interi edifici. Tesla morì solo e dimenticato nel 1943, frustrato per non essere riuscito ad imporre al mondo i propri progetti, che probabilmente non furono compresi poiché giudicati in anticipo di almeno mezzo secolo.

Marta Albè

Leggi anche:

- Ford Hemp Car: l'auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Creato Venerdì, 25 Settembre 2009 09:38

Scritto da Alessandro_Ribaldi

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma - soprattutto - alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l'anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l'auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare "...vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti..." e tutt'ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della "bio vettura" si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

 

Già nel 1925 lo stesso Ford rilasciò al New York Times una dichiarazione che fece supporre quanto avesse competenze e volontà adeguate a creare un'autovettura capace di utilizzare carburanti alternativi: "Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C'è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C'è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni". Ford all'epoca azzardò l'ipotesi che si potesse arrivare a vetture fatte di canapa che utilizzassero l'etanolo come carburante.

Unendo la passione per la natura ed un indubbio fiuto per gli affari, l'imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che "uscisse" dalla terra. Per realizzare questo affascinante progetto impegnò nella ricerca fior fiore di ingegneri che nel 1941, dopo 12 anni di studi, diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili. La Hemp Body Car era una realtà: interamente composta da plastica in fibre di canapa, biodegradabile e dieci volte più leggera delle auto con carrozzeria d'acciaio.

Inoltre per dimostrare quanto fosse valido tale progetto si realizzò persino uno spot in cui la vettura veniva colpita ripetutamente con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Ma la grande novità, come detto, era nel carburante: la Hemp Body Car era difatti alimentata dalla canapa distillata, il cui impatto inquinante era pari ad un clamoroso "valore zero". Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. I re dell'acciaio e del petrolio ripresero il controllo delle operazioni lasciando che quest'idea "fumosa" venisse dimenticata.

A questo punto la domanda che viene naturale porsi è: perché solo ora, e per giunta timidamente, stanno rispuntando supposizioni, studi, progetti e dichiarazioni che Henry Ford nei primi ventenni del novecento aveva cercato di promuovere?

 La risposta può essere senz'altro riscontrata nel processo economico politico che ha portato il petrolio ad essere un combustibile dal grande "potere" finanziario, capace di non favorire la reale funzionalità di una tecnologia rispetto ad un'altra, ma appoggiando esclusivamente gli interessi e le strategie politiche.

Questi progetti risultarono sicuramente scomodi all'epoca, per via della crescita delle nazioni che potevano continuamente beneficiare di risorse petrolifere (gli stati medio orientali, ad esempio, si scoprirono grossi beneficiari di oro nero proprio in quegli anni). Oggi, con una crisi petrolifera sempre più evidente, con la crescita di un'educazione orientata alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, con una volontà nell'abbassare sprechi e consumi, si potranno forse portare a termine le volontà del fondatore del marchio Ford.

La casa automobilistica dall'ovale blu sta dimostrando di essere una delle più motivate ad orientarsi a questo tipo di approccio, mettendo in commercio, ed è stata la prima in assoluto a farlo, una vettura alimentata a bioetanolo a basso contenuto di CO2. Sembrerebbe che, a distanza di quasi 70 anni, le previsioni del suo padre fondatore si stiano finalmente verificando.

Alessandro Ribaldi

 

 

fonti energetiche rinnovabili e all’attività dell’istituto eni Donegani, lsegnaliamo alcuni documenti sul tema reperibili sul sito www.eni.com:

- eni for development http://eni.com/it_IT/attachments/sostenibilita/eni-for-development-web.pdf (in particolare da pag. 28)

- eni tecnology report http://eni.com/it_IT/attachments/innovazione-tecnologia/impegno/Eni_Technology_Report_2009-2010_ITA.pdf (in particolare sezioni a pag: 2 e 15)

 

Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione Innovazione e Tecnologia del sito al seguente link: http://eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/innovazione-tecnologia.shtml

 

 

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Renata Gabbi di Legambiente, spiega come dal riciclaggio di carta, plastica, acciaio si possano ottenere utensili, biciclette, elementi dell'arredo urbano e tanti altri oggetti d'uso quotidiano: "da ogni cosa nasce un'altra cosa", bisogna solo scegliere il contenitore giusto.
Servizio di Lidia Casti





Visita il sito: www.terrafutura.it
Visita il sito: www.legambiente.it

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Riconosciuto il nesso eziologico
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  Videoinforma :  www marcobava.it