FINANZA INTERNAZ
Home ] Su ] AUTO-MOTO ] RISI ] I ’Madoff Survivors GroupI ] TISCALI IN CADUTA LIBERA: ] ASSEMBLEE-CONSOB ] COLANINNO-GNUTTI ] TELECOMUNICAZIONI TELECOMITALIA ] [ FINANZA INTERNAZ ] USA ] BANCHE ] DE BENEDETTI ] TRONCHETTI ] CALCIO ] GRANDE DISTRIBUZIONE ] SEGRE ] PASSERA ] MONTEZEMOLO ] TV ] ITALIA ] UNISAI ] 09 ] FRANCIA ] MORATTI ] PUBBLICITA' ] GIORNALI ] BENETTON ] TATO' ] GRANDE DISTRIBUZIONE ] GAVIO ] DUBAI ] ABU DABI ] SVIZZERA ] TISCALI ] EDISON ] EXOR ] CALTAGIRONE ] PRIVATIZZAZIONE ACQUE ] EDISON ] BELGIO ] PESENTI ] OREAL ] BOLLORE' ] SINISCALCO ] ECONOMIA DAL 01-06-10 AL 31.12.10 ] DE AGOSTINI ] ASSICURAZIONI GENERALI ] EQUITALIA ] GAMBERALE ] IMMOBILIARISTI ] GIANNI VARASI ] MATTEO ARPE ] PALENZONA ] MERLONI-INDESIT ] PETROLIO ] PRADA ] AEM-IREN ] SINDACATI ] ROMITI ] CREMONINI ] DEL VECCHIO-LUXOTTICA ] ROSSIGNOLO ] DELLA VALLE ] EDF ] FIOM ] A2A ] ENI ] ECONOMIA DAL 01.01.11 ] PARMALAT ] FINMECCANICA ] ECONOMIA 2012 ] IMPREGILO ] GESTIONE INTELLIGENTE DELLE RISORSE ] TUTELA CONSUMATORE-TRUFFE ] ECONOMIA 2013 ] SEAT PAGINE GIALLE ] BILDEMBERG TRILATERALE ] BLACKROCK ] ECONOMIA 2014 ] GLOBALIZZAZIONE ] BERNABE ] GENERALI ] UBER ] BONOMI ] COCACOLA ] CHICCO TESTA ] ECONOMIA 2015 ] DAVIDE SERRA ] PONZELLINI ] GOOGLEE ] EXPO15 ] BORSALINO ] ZUCCHI ] FERRERO ] LANDINI ] GUZZETTI ] FARINETTI ]

 

MADOFF A LONDRA –
GIGOLÒ SVIZZERO
EMMA Bonino
CHE DOLORI
CARAIBI & FISCO,
UN BUFFET

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

  • visitarlo periodicamente
  • usare questa pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
  • di avere pazienza nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE, potrebbe essere lento.
  • MARCO BAVA fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto responsabile.
  • Questo servizio non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
  • MARCO BAVA non potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.

QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 01.12.15

4) Processo MPS SIENA MI 27.11.15.

5) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 19.11.16 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

·                            Agnelli sul calcio italiano

·                            VIDEO «Nasce il polo Juve»

·                            VIDEO «Dobbiamo dare il meglio»

·                            VIDEO «350 mln per la Continassa»

·                             

VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

Mi piace ·  · Condividi

·                           

·                       

Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

Radio24 - Ascolta la diretta

www.radio24.ilsole24ore.com

Ascolta la diretta e i podcast di RADIO24. Puoi navigare tra le puntate per rias...Altro...

2 h · Mi piace · 1

 

·                       

Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

2 h · Mi piace · 1

 

Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

Blitz quotidiano

ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

NON DIMENTICARE CHE:

Le informazioni contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

 

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

ciao blogger de LaStampa.it,

come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La Stampa verrá chiuso a breve.

Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per ulteriori dettagli, vai su http://www.sixapart.com/it/typepad/prezzi/index.html).

Una volta scelto il tuo livello, comunicacelo con una mail all’indirizzo contactit@sixapart.com prima del 23 dicembre, indicando il livello scelto e l’URL del tuo blog. Tieni presente che poi il tuo URL diventerà da myblog.blog.lastampa.it a myblog.typepad.com.

Altrimenti puoi esportare il contenuto del tuo blog andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra piattaforma a tuo piacimento.
Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il 6 gennaio 2010.

Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad, all’indirizzo contactit@sixapart.com

Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad

 

 

 

 

Dai sempre un'occhaiata a sito  di DAGOSPYA CHE BEN INTRODOTTO CI SPIEGA CHE ....CLICCA QUI

NEI LINK  DI SERVIZIO TROVI UNA BANCA DATI DEGLI ARTICOLI PIU' INTERESSANTI, SECONDO MARCO BAVA,  TRATTI DA DAGOSPIA 

 

SITI SOCIETARI

 

Ø     http://www.aedesgroup.com

Ø     http://www.bancaprofilo.it

Ø     http://www.ngpspa.com

Ø     http://www.centralelatte.torino.it

Ø     http://www.a2a.eu

Ø     https://www.enelgreenpower.com

Ø     http://www.gabettigroup.com

Ø     http://www.mef.it/it/index.html montefibre

Ø     http://www.gruppozucchi.com

M&C SITO :  http://www.mecinv.com/

 

 

La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013. rai·12,366 videos.
SubscribeSubscribedUnsubscribe 554,499. 4 views. Like 0 Dislike 0. Like. Sign in to YouTube. Sign in with your YouTube Account (YouTube, Google+, Gmail, Orkut, Picasa, or Chrome) to like ...

 

16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

 

I BAMBINI VANNO IN GITA SCOLASTICA, GLI AMMINISTRATORI DELEGATI VANNO A DAVOS. TANTO PAGANO GLI AZIONISTI! - IL POTERE DEL BADGE, I PARTY PIENI DI ALCOL, GLI ALBERGHI DA DECINE DI MIGLIAIA DI EURO: UN EUROTRASH MANAGERIALE

25 GEN 2015

La festa di Burda, le giornaliste bone, i capitani d’azienda ubriachi: l’elite mondiale si chiude per 4 giorni nelle montagne svizzere. Ci dicono come va il mondo (anche se sta andando dalla parte opposta), ma in realtà è un gigantesco party, di bambinoni cresciuti, che hanno preso l'occasione al balzo per filarsela dai soliti noiosi pranzi con le proprie compagne e mogli...

 

 

FINANZA INTERNAZIONALE NOV 14

 

DONNE CHE VALGONO UNA FORTUNA - IN TESTA ALLA CLASSIFICA DELLE PIÙ RICCHE DEL MONDO C’E CHRISTY WALTON, REGINA DI WALMART, CON UN PATRIMONIO DI 37,9 MILIARDI DI DOLLARI - SUBITO DIETRO, LILIANE BETTENCOURT CON “SOLI” 31 MILIARDI DI DOLLARI

L’ereditiera Gina Reinhart d’Australia è la più ricca nell’area del Pacifico, con un patrimonio di 14 miliardi di dollari - Yang Huiyan è la donna più ricca d’Asia, con un patrimonio che supera i 6 miliardi di dollari. In Medio Oriente vince l’israeliana Shari Arison con 4.2 miliardi…

 

SIETE PRONTI PER IL “LUXLEAKS”? - L’ASSOCIAZIONE DEI GIORNALISTI D’INCHIESTA RIVELA TUTTI GLI ACCORDI FISCALI SEGRETI DELLE MULTINAZIONALI IN LUSSEMBURGO - TRA LE ITALIANE, INTESA, FINMECCANICA, UNICREDIT - UN BEL SILURO CONTRO IL LUSSEMBURGHESE JUNCKER

6 NOV 19:27

340 aziende hanno fregato i rispettivi sistemi fiscali stringendo accordi (segreti) con il governo del Lussemburgo tra il 2002 e il 2010, proprio quando il nuovo capo della Commissione Europea era primo ministro - Non solo Apple e Amazon: miliardi di euro sottratti agli stati europei dal loro “capo” Jucker...

 

IL CLAMOROSO REGALO DELLO STATO AI PADRONI DEL GRATTA & VINCI - LOTTOMATICA DIVENTA GTECH, VA A LONDRA PER NON PAGARE LE TASSE ITALIANE, MA LA CONCESSIONE VIENE PROROGATA ALLA NUOVA SOCIETÀ. SENZA FIATARE

Pellicioli ha trasferito la sede in Inghilterra, e la società di scommesse e giochi pagherà le tasse alla Regina Elisabetta, e mollerà Piazza Affari per quotarsi in America - Eppure l’escamotage fiscale non ha imposto una nuova gara per la concessione, che è stata prorogata fino al 2016...

 

UBER E IL CAR-SHARING STANNO AMMAZZANDO I TAXI? NO PROBLEM, LI RICICLA AMAZON! PER SFIDARE UPS E FEDEX, IL GRUPPO DI BEZOS SPERIMENTERÀ LE CONSEGNE CON I TAXI A SAN FRANCISCO E A LOS ANGELES

Amazon potrebbe sviluppare un ''algoritmo'' per le consegne in giornata con un software per valutare i servizi di consegna a disposizione in ogni momento ed esaminare quelli più rapidi ed economici - Le consegne costerebbero 5 dollari e sarebbero fatte attraverso l'app di taxi Flywheel...

 

 

I GOVERNI EUROPEI COPRONO “IL PREMIER EVASORE” JUNCKER, LA STAMPA ANGLOSASSONE LO BOMBARDA - BLOOMBERG: “MEGLIO CHE SI DIMETTA” - “FINANCIAL TIMES: “ORA DEVE SCONFIGGERE GLI ABUSI FISCALI”

Dopo lo scandalo Luxleaks, i capi di governo non attaccano Juncker per non destabilizzare l’Europa, ma sulla stampa internazionale la sua reputazione è a pezzi. Bloomberg: “Deve andarsene per salvare la credibiltà dell’esecutivo europeo”...

 

VAFFABANKA - 5 GRANDI BANCHE MONDIALI (CITIGROUP, JP MORGAN, ROYAL BANK OF SCOTLAND, HSBC E UBS) MULTATE PER COMPLESSIVI 3,3 MILIARDI DI DOLLARI PER LA MANIPOLAZIONE DEL MERCATO DEI CAMBI

Secondo le indagini i trader delle grandi banche avevano costituito una sorta di 'cartello' occulto e si scambiavano le informazioni riservate attraverso delle chat room per manipolare a loro piacimento il mercato delle valute…

ANCHE GOOGLE PIANGE – 100 MILIARDI IN CASSA, MA CRESCONO I PROBLEMI – ANDROID NON TIRA PIÙ, IN BORSA LE AZIONI SONO FERME AL PALO E GLI AZIONISTI VOGLIONO UN DIVIDENDO STRAORDINARIO

Sul futuro di Google pesa anche la minaccia europea di una “tassa Google” per tutelare la proprietà intellettuale degli operatori europei dall’uso gratuito che ne fa attualmente la società americana. E c’è chi vuole riaprire i procedimenti per abuso di posizione dominante nell’ambito dei motori di ricerca…

“UBER” ALLES – LA APP CHE BUCA LE GOMME AI TASSISTI È ARRIVATA A FATTURARE 10 MILIARDI L’ANNO, COME FACEBOOK, CHE PERÒ È PARTITA CINQUE ANNI PRIMA – L’80% DEGLI INTROITI VA AGLI AUTISTI

Secondo le ultime indiscrezioni, al miliardo e mezzo di dollari di finanziamenti rastrellato negli ultimi mesi da una serie di investitori, di cui fa parte anche Google, si starebbe per aggiungere un altro miliardo. Il valore della società supererebbe così i 30 miliardi di dollari…

LA GUERRA SUICIDA DEL PETROLIO - IL PREZZO DEL GREGGIO È CROLLATO DEL 30% IN MENO DI SEI MESI, MA AGLI ARABI VA BENE COSÌ: SPERANO DI CACCIARE DAL MERCATO I NUOVI PRODUTTORI DEL FRACKING AMERICANO

Per l’Arabia Saudita, vero motore dell’Opec, far risalire i prezzi significherebbe ridare fiato ai concorrenti americani, ma anche i nemici storici dell’Iran sciita e l’assai poco amata Russia di Putin: per ora meglio rinunciare a qualche miliardo e strozzare le produzioni rivali...

 

 

 

FINANZA INTERNAZIONALE 31.12.14

 

FURBETTI SUL RENO – ANGELONA MERKEL È RIUSCITA A FAR SÌ CHE LE BANCHE TEDESCHE PAGHINO MENO DI QUELLE FRANCESI PER IL FONDO DI GARANZIA EUROPEO – 116 CASSE LOCALI TEDESCHE SE LA CAVERANNO CON POCHE MIGLIAIA DI EURO

In attesa delle pagelle Bce-Eba alle principali banche europee, fa discutere la ripartizione del fondo di garanzia da 55 miliardi. Le cifre sono top secret, ma si sa che la ricca Germania se la caverà con 15 miliardi, contro i 17 della Francia. Il ministro Schaeuble ha ottenuto forti sconti per le casse locali, polmone finanziario della Cdu…

 

BANCHE ROTTE – MONTEPASCHI NON PASSERA’ GLI STRESS TEST, PROFUMO SE NE ANDRA’ A FINE ANNO MENTRE VIOLA SI ATTACCA AL RENZIANO CARRAI – DRAGHI VUOLE “BANCHE EUROPEE” E SPINGE INTESA TRA LE BRACCIA DI COMMERZBANK, MA MESSINA NICCHIA

22 OTT 19:26

Draghi, che da novembre prende la vigilanza sulle banche italiane, le vuole europee. Ma Carlo Messina, il capo di Intesa Sanpaolo, non ha la stessa visione del capo della Bce. Gaetano Miccichè ha trovato un accordo con Messina per il pensionamento…

 

AMAZON È IL MALE E VA FERMATO - PER IL NOBEL KRUGMAN, JEFF BEZOS È COME ROCKEFELLER, E LO STATO DOVREBBE INTERVENIRE PER BLOCCARE IL SUO ABUSO DI POTERE

Sulla questione del gigante dell’e-commerce che ricatta gli editori prende posizione l’editorialista del “New York Times”: “Ha un potere come quello dei baroni del petrolio che furono combattuti dallo Stato? Nel settore dei libri sì, e non è un monopolista, ma un monopsonista: un compratore dominante che può strangolare i venditori”...

 

 

NABABBI SENZA LIMITI – I CENTO MANAGER PIÙ PAGATI DELLA BORSA HANNO GUADAGNATO 371 MILIONI DI EURO NEL 2013 – PER ARRIVARE ALLO STIPENDIO DI ANDREA GUERRA, EX LUXOTTICA, UN IMPIEGATO DOVREBBE LAVORARE 1.960 ANNI

Guerra, con 62 milioni, è il manager più pagato e surclassa anche il suo datore di lavoro, Leonardo Del Vecchio, che si ferma alla posizione numero 99 con 1,4 milioni di euro. Per arrivare agli incassi dell’ex ad di Luxottica, un dirigente medio dovrebbe lavorare 563 anni, un operaio 2.548…

 

 

 

Economia INTERNAZIONALE 19.04.14

 

LA NUOVA PADRONCINA D’ITALIA SI CHIAMA BLACKROCK, UN COLOSSO USA DEL RISPARMIO CHE GESTISCE 4300 MILIARDI DI DOLLARI E CHE ORA DILAGA A PIAZZA AFFARI

Fondato nel 1988 dall’ebreo californiano Larry Fink, il gruppo è salito al 5,24% diventando il primo azionista di Unicredit - Il colosso americano ha un piede in Intesa San Paolo (secondo azionista col 5%), in Ubi Banca (era poco sotto il 5%), in Telecom Italia (7,78%), Generali (3% circa), Fiat Industrial (4%), Mediaset (2%), Atlantia, Azimut e Prysmian…

 

LE CONSEGUENZE DI UNO SNOWDEN - ANCHE A CAUSA DELLO SCANDALO DATAGATE, GLI USA SONO COSTRETTI A TOGLIERE LE MANI DAL WEB ANNUNCIANDO CHE IL CONTROLLO DEI “DOMINI” NON SARÀ PIÙ UN’ESCLUSIVA DI WASHINGTON

16 MAR 12:43

Il primo passo sarà una conferenza il 23 marzo a Singapore, dove si inizierà a discutere la transizione che dovrebbe essere completata entro la fine di settembre 2015, quando scadrà il contratto fra la Ntia e la Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann) - Il controllo sarà trasferito a un nuovo referente ancora da definire…

 

MORS TUA, VITA CRI-MEA - MOSCA STA PORTANDO VIA I SUOI SOLDI DA BANCHE, BORSE, SOCIETÀ DI INVESTIMENTI, TITOLI DI STATO OCCIDENTALI, NEL TIMORE DELLE SANZIONI PER IL REFERENDUM SULL’INDIPENDENZA DELLA CRIMEA - RUSSIA FUORI DAL G8?

Le banche americane e i fondi Usa, esposte verso la Russia per 75 miliardi di dollari, stanno vendendo titoli russi a tutto spiano, per liberarsene prima che scattino i provvedimenti minacciati dalla Casa Bianca - Anche la banca centrale russa sta cercando di ridurre il più rapidamente possibile la propria vulnerabilità alle sanzioni…

 

EUROGRILLO PARLANTE - A MILANO BEPPEMAO LANCIA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE EUROPEE CON UNA MINACCIA AI BUROCRATI PRO AUSTERITY: “VINCO LE ELEZIONI E VADO IO DALLA MERKEL A LA GUARDERÒ NEGLI OCCHI”

“L’Unione europea deve tornare a essere la Comunità europea, mettendo in comune i debiti (“Come fecero gli Stati americani quando diventarono Uniti”), ridiscutendo i vincoli di bilancio, togliendo il fiscal compact. Altrimenti faremo un referendum sulla sovranità monetaria e saranno gli italiani a decidere se vogliono uscire dall’euro o restarci”…

 

 

 

ECONOMIA INTERNAZIONALE

 

UN TETTO PER TUTTI - IL “GUARDIAN” DENUNCIA LO “SCANDALO” IMMOBILIARE: IN EUROPA CI SONO 11 MILIONI DI CASE VUOTE E I SENZATETTO SONO 4,1 MILIONI

Al primo posto c'è la Spagna, con 3,4 milioni di case non utilizzate, seguita dalla Francia con 2,4 milioni e dall'Italia in cui il numero oscilla fra i 2 e i 2,7 milioni - Molte sono state costruite in località balneari prima della crisi scoppiata nel 2007-2008 mentre altre sono investimenti ma dove, di fatto, non ci vive nessuno…

 

 28.03.14

 

FINANZA INTERNAZIONALE 01.11.13

 

I MAGNATI FRANCESI SI MAGNANO VENEZIA (GRAZIE BENETTON!) - ARNAULT GESTIRÀ IL MEGASTORE A FONDACO DEI TEDESCHI, TRAMONTA LA RINASCENTE

31 OTT 15:27

I patrioti Benetton, se a Roma vendono a H&M, a Venezia fanno entrare LVMH nell’ex palazzo delle Poste - Dfs Galleria, un ramo del gruppo francese basato a Hong Kong, gestirà il nuovo centro commerciale che apre nel 2016 e vuole far concorrenza ad Harrod’s - LVMH entra anche in Gallimard…

 

 

SOROS 15.06.13

 

Usa: Soros segue fondo BlackRock e taglia investimenti in oro
Borsa Italiana
Come si apprende dalla documentazione presentata alla Securities and Exchange Commission, la Consob americana, il Soros Fund Management, l'hedge fund fondato dal miliardario e uno dei piu' redditizi di Wall Street, nel primo trimestre ha tagliato gli ...

 

 

 

La Bce ha acquistato 103 miliardi di bond italiani. Ma guadagna mezzo miliardo dalla crisi greca

I titoli tricolori sono la quota maggiore. Seguono Spagna (44,3 miliardi), Grecia (33,9), Portogallo (22,8) e Irlanda (14,2)...»

15.02.13

 

 

FINANZA INTERNAZIONALE  10.02.13

 

APPLE IN PROFONDO ROSSO, EXXON È L’AZIENDA CHE VALE DI PIÙ AL MONDO - I CINESI DI LENOVO VOGLIONO RILEVARE L’AZIENDA DEL BLACKBERRY - UBI BANCA: 85 MILA SOCI AL VOTO PER RINNOVARE I CONSIGLI - IN FRANCIA GRAZIE ALLA RIFORMA SCENDONO I PREZZI DEL GAS - IL 31 GENNAIO È LA DEADLINE PER LE OFFERTE PER LA 7 - LA FESTA A TREVISO CON BENETTON PER L’AUSTRALIA DAY - TUTTO PRONTO PER LA VENDITA DI ANSALDO ENERGIA...

 

 

 

FINANZA INTERNAZIONALE 29.01.13

 

 - IL MILIARDARIO BUFFETT VIVE ANCORA NELLA CASA COMPRATA PER 31MILA $ - KATIE PRICE TOPLESS - KATE UPTON LAVA LA MACCHINA (VIDEO)...

 

 

 

Dalla City oltre 110 milioni l'anno per fare lobbying contro l'euro

di Nicol Degli InnocentiCronologia articolo10 luglio 2012

 

Londra, la City - Corbis

Il lobbying finanziario è diventato un grosso business: uno studio presentato oggi rivela che la City ha speso 92,8 milioni di sterline (oltre 110 milioni di euro) lo scorso anno per cercare di influenzare le riforme del settore finanziario e limitare l'impatto negativo della stretta sulla regolamentazione voluta dalla Ue.

  • Secondo il rapporto del Bureau of Investigative Journalism, oltre 800 persone e 129 organizzazioni diverse lavorano a tempo pieno per fare lobbying per conto della City. Questa forza di fuoco ha avuto risultati: lo studio spiega come le banche abbiano ottenuto «una serie di importanti modifiche legislative» a loro vantaggio lo scorso anno, tra le quali una riduzione della tassa societaria e delle imposte sulle filiali delle banche all'estero, che hanno portato a un risparmio di miliardi di sterline per gli istituti di credito.

Il lobbying condotto da enti come la City of London Corporation, la British Bankers' Association e l'Association of British Insurers, oltre a decine di studi legali e centinaia di consulenti specializzati, è anche servito a "consigliare" al Governo come resistere tenacemente ai tentativi di Bruxelles di avviare una stretta regolamentando meglio il settore finanziario.

Il ministro del Business Vince Cable ha dichiarato che il sistema finanziario ha «un'influenza spropositata» che deve essere limitata. «Mi preoccupa che il settore finanziario britannico, soprattutto le banche, sono troppo dominanti e troppo spesso si ritiene che i loro interessi rappresentino l'interesse nazionale», ha detto il ministro. «Abbiamo bisogno di banche piú piccole e di maggiore concorrenza nel settore, eppure c'è stata una fortissima opposizione alla riforma del settore bancario».

La City ha anche infiltrato il sistema politico con grande successo, secondo il rapporto: 124 membri della Camera dei Lord hanno legami diretti con istituti finanziari, mentre le donazioni politiche della City ai tre partiti principali sono aumentate a 6,11 milioni di sterline lo scorso anno, il 92,3% delle quali sono andate al partito Conservatore al governo.

 

IL CONTRAPPASSO DELL’INUTILE G20: OBAMA SPERAVA DI CAZZIARE HU JINTAO SULLO YUAN, E INVECE L’HA MAZZIATO LULA PER I 600 MLD $ POMPATI DALLA FED SUL MERCATO - LO SBARACKATO: “SE CRESCE L’AMERICA, CRESCONO TUTTI”, MA “TUTTI” ORMAI HANNO ECONOMIE GAGLIARDE (SENNÒ IL G8 NON SAREBBE DIVENTATO G20), E NON VOGLIONO STARE AL RIMORCHIO - ANCHE LA MERKEL ESPORTATRICE SI SCHIERA CON LA CINA E CONTRO IL MONDO ANGLOSASSONE CHE VORREBBE EQUILIBRARE LA BILANCIA COMMERCIALE...

Maurizio Molinari per "La Stampa"

 

Il G20 si apre nel segno dei disaccordi su svalutazione delle monete e squilibri commerciali, obbligando i leader a una maratona negoziale per concordare un testo sufficientemente neutro da salvare il primo summit asiatico. L'incontro fra le venti maggiori economie del pianeta è iniziato con la cena di lavoro nell'avveniristica sede del Museo nazionale di Corea, dove hostess in antiche tuniche reali e bambini in abiti folkloristici hanno fatto da sfondo al doppio dissenso sull'agenda.

 

Su entrambi i fronti è l'America di Barack Obama ad essere sotto pressione. La prima, e più aspra disputa, riguarda la quotazione delle valute. Obama è arrivato a Seul puntando a mettere alle strette la Cina a causa dell'eccessiva debolezza dello yuan, a cui attribuisce buona parte del deficit commerciale Usa, ma si è trovato sul banco degli imputati a causa delle critiche giunte da numerosi Paesi nei confronti della recente decisione della Federal Reserve di acquistare 600 miliardi di titoli del Tesoro Usa con una mossa sospettata di voler abbassare artificialmente il valore del dollaro.

 

«Politiche come quelle della Fed rischiano di mandare in bancarotta il mondo intero» accusa il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, secondo il quale «se i Paesi ricchi che non consumano vogliono sostenere le economie con le esportazioni andremo tutti incontro ad collasso perché si innescherà una corsa a vendere».

Obama risponde che «la cosa più importante che gli Stati Uniti possono fare per l'economia globale è crescere, in quanto restiamo il motore delle altre nazioni» ma la sua ricetta di puntare sul raddoppio dell'export del «made in Usa» incontra forti resistenze, come confermato dall'impossibilità di annunciare l'accordo di libero scambio con la Corea del Sud, rinviandolo alle «prossime settimane» assieme alle conseguenti ricadute sull'intesa fra Seul e l'Unione Europea.

 

La crisi delle monete è stata al centro di un bilaterale fra Obama e il leader cinese Hu Jintao durato 1 ora e 20 minuti ma il comune intento di «arrivare a un risultato positivo» e la promessa di Pechino di procedere nella «riforma monetaria» non ha partorito una convergenza sul testo finale, nel quale l'America vuole includere un esplicito riferimento alla necessità di quotare lo yuan «sulla base dell'andamento dei mercati valutari».

 

Il secondo fronte di crisi riguarda la necessità di trovare un nuovo equilibrio fra nazioni con deficit e surplus di bilancio. Qui il duello è fra Obama - sostenuto da Canada, Australia, Gran Bretagna e Singapore - e la Germania di Angela Merkel, che assieme a Cina e Giappone vanta i maggiori surplus. Tim Geithner, ministro del Tesoro Usa, aveva proposto di stabilire un tetto massimo del 4 per cento tanto per i surplus che per i deficit ma il rifiuto di Berlino - che ha un surplus al 6,1 per cento - è stato netto. La Merkel lo ha ribadito a Obama: «Stabilire dei tetti precisi non è appropriato».

 

L'unico, timido, sostegno alla proposta di Geithner è arrivato dalla Francia - che ospiterà il prossimo G20 - il cui ministro della Finanze Christine Lagarde ha parlato di «idea sulla quale si può lavorare». È il russo Dmitrij Medvedev a trarre le conseguenze: «L'unità del G20 è in pericolo, senza un'intesa l'economia globale resterà instabile e sbilanciata».

 

Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak, nelle vesti di anfitrione, spera comunque di «raggiungere un'intesa su una crescita continua e bilanciata» anche se il portavoce del summit, Kim Yoon-kyung, ammette che «finora non c'è accordo per concludere il summit con una dichiarazione di sostanza».

Da qui lo scenario, ventilato dai negoziatori a notte fonda, che il summit eviti il fallimento con una dichiarazione sull'«accordo minimo possibile» ovvero l'impegno per la «crescita bilanciata» accompagnato dall'incarico ai ministri finanziari di definire le misure per far crescere «in maniera differente» le economie appesantite dai deficit e quelle che vantano dei surplus.

Mentre i leader del G20 tentavano di arginare i dissensi, circa tremila manifestanti - rispetto ai 10 mila previsti - si sono riuniti davanti alla stazione di Seul inscenando un falso funerale per denunciare la «morte della giustizia nell'economia». Una donna ha tentato di darsi fuoco davanti al centro Coex, luogo del summit, ma la polizia è riuscita a fermarla. 12-11-2010]

 

 

CHIAMAMI BOND, JUNK BOND - Sono tornati, e anche di gran carriera. Si chiamano bond, junk bond, le obbligazioni spazzatura che garantiscono rendimenti molto alti (7,5%) perché comportano un alto livello di rischio - Nei primi nove mesi dell’anno in tutto il mondo sono stati collocati titoli di questo tipo per 275 miliardi di dollari: nello stesso periodo del 2009 ci si era fermati a quota 163 miliardi

Marco Sodano per "La Stampa"

 

Sono tornati, e anche di gran carriera. Si chiamano bond, junk bond, le obbligazioni spazzatura che garantiscono rendimenti molto alti perché comportano un alto livello di rischio. Il loro rating è estremamente basso, gli interessi corrono e fanno gola al mercato.

Nei primi nove mesi dell'anno in tutto il mondo sono stati collocati titoli di questo tipo per 275 miliardi di dollari: nello stesso periodo del 2009 ci si era fermati a quota 163 miliardi, dicono i dati di Dealogic, che certificano una crescita del 58%. Lo spread (la differenza) rispetto al rendimento dei titoli di Stato americani è salito a 625 punti base. Nel giugno 2007, prima della tempesta, era intorno a 250.

I trader sono concordi: «Dal 1988 in poi questo è il momento migliore che si sia mai visto - spiegano -. E il mercato dei titoli ad alto rendimento sembra orientato a crescere ancora». Gran parte di questa fiducia si deve al fatto che le contromisure prese per la grande crisi hanno dimostrato che i governi non hanno intenzione di permettere il fallimento delle grandi istituzioni finanziarie.

A questo punto, chiaro che un bel bond spazzatura diventa estremamente appetitoso. Questa settimana il rendimento dei T-bond Usa (i titoli di Stato del Tesoro americano) è crollato allo 0,36%, mentre il junk bond offre un interesse medio del 7,5% circa. Il segnale non è rassicurante: Wall Street conobbe una miscela analoga di tassi bassi e corsa dei prodotti ad alto rischio sia alla vigila della bolla delle dot.com all'inizio degli Anni Novanta sia poco prima di quella immobiliare del Duemila.

 

La situazione, oltretutto, è complicata dalla ripresa che stenta: sono molte le aziende in gravi difficoltà che prima di cadere vanno a cercare liquidità sul mercato obbligazionario. Se la mossa riesce, gli investitori rivedono i soldi. Se il passo fallisce, cominciano i guai. Basta un crac solo, anche piccolo, per scatenare il panico sui mercati, con indici che precipitano e aziende che saltano. Una giostra già vista.

Con la differenza che negli Anni 80 le aziende emettevano bond per fare acquisizioni mentre oggi, spiegano a Wall Street, lo fanno per rinegoziare debiti già esistenti o - in qualche caso - per pagare dividendi ai private equity che le hanno acquisite prima del grande crollo. Il denaro investito per crescere ha meno difficoltà a rendere bene di quello cercato per tappare le falle di una contabilità traballante.

 

L'indice di Bank of America Merrill che traccia il mercato dei junk bond è salito nei giorni scorsi oltre quota 100 per la prima volta da quando è iniziata la crisi. E di spazzatura sul mercato ne arriverà ancora parecchia, giurano nelle sale operative.

È interessante anche il confronto con l'intero mercato delle obbligazioni. Da gennaio a settembre ne sono state collocate sul mercato mondiale per 4.500 miliardi di dollari, con un calo dell'8% che accostato alla crescita dei junk già citata (58%) fa impressione. E i collocamenti di obbligazioni a basso rendimento - quelle meno sicure - sta calando. Il mercato, insomma, torna a giocare con l'ottovolante. Come se non si fosse mai fatto male, come se non fosse successo nulla.

Per ora va bene a tutti: alle banche che incassano più commissioni (mentre il mercato calava dell'8% queste ultime crescevano dell'1% e mentre i titoli ad alto rischio sono cresciuti del 58, le loro commissioni hanno fatto un balzo del 93). Va bene alle imprese, che riescono a raccogliere liquidità senza troppe difficoltà anche se sono in crisi, va bene agli investitori che - almeno sulla carta - si vedono garantiti ottimi ritorni dai loro investimenti.

 

l risultato è sotto gli occhi di tutti: gli investitori sono spinti dagli interessi a scommettere sui titoli incerti, forse dimenticando quali potrebbero essere le conseguenze. Il boom delle obbligazioni junk, sul versante opposto, spinge aziende instabili a correre ai ripari sul mercato del credito. Il cane ha ricominciato a rincorrere la sua coda. Un girotondoo pericoloso.

 11-10-2010]

 

SENZA VERGOGNA! - È TORNATA LA FINANZA CREATIVA A WALL STREET E RIPARTE L’INVASIONE DEI DERIVATI - PRODOTTI PER 555 MLD $: IL 37% IN PIÙ DEL 2008 – DOMINANO JP MORGAN, GOLDMAN SACHS, BANK OF AMERICA E CITIBANK – OBAMA AVEVA PREVISTO UN INASPRIMENTO DELLE NORME MA È STATO BATTUTO DAGLI EVENTI…

Francesco Semprini per "La Stampa"

 

A volte ritornano, specie a Wall Street. I mercati americani devono fare i conti con una nuova invasione di derivati, gli strumenti al servizio della finanza creativa considerati tra le cause principali della crisi del credito e del collasso di giganti come Lehman Brothers e Aig.

Finiti sotto processo per l'uso spregiudicato da parte di speculatori senza scrupoli, i prodotti «esotici» sono tornati a Wall Street più forti di prima e a meno di un anno dal settembre nero della finanza Usa. Lo dice il Tesoro americano secondo cui le banche commerciali degli Stati Uniti hanno incassato 5,2 miliardi di dollari dal trading di derivati nel secondo trimestre del 2009, pari a un aumento del 225% rispetto all'anno passato.

Oltre 1100 istituti comprano e vendono questi prodotti, il 14% in più rispetto al 2008, e a dominare il mercato sono quattro «big», ovvero Jp Morgan, Goldman Sachs, Bank of America e Citibank, che detengono il 94% del totale di derivati in mano alle banche commerciali Usa.

Secondo l'Office of the Comptroller of the Currency, una delle authority federali di vigilanza, nel sistema bancario americano sono presenti 555 miliardi di dollari in prodotti derivati, il 37% in più rispetto all'anno scorso. «Ne risulta un'esposizione molto elevata», dice Kathryn E. Dick, della Occ.

Nella categoria rientrano una vasta gamma di prodotti, come futures, swap, forwards, opzioni, il cui valore è legato a investimenti in valuta, materie prime, greggio e tassi d'interesse.

Creati come strumenti per bilanciare il rischio, sono divenuti un'arma a doppio taglio come nel caso dei «credit default swap», assicurazioni sul rischio di default di un debito, perché grazie al loro impiego frenetico si sono sottoscritte obbligazioni con rischi elevatissimi, o erogati prestiti senza che le banche avessero le riserve necessarie.

Il mercato globale dei derivati è di oltre 600 mila miliardi di dollari e assieme ai prodotti strutturati, come gli Asset-Backed Securities o i Collateralized debt obligations (cartolarizzati). Inoltre, trattandosi di settore non regolamentato, elude il controllo degli organi di vigilanza, e per questo l'amministrazione Obama nel progetto di riforma finanziaria presentato il 17 giungo ne ha previsto l'inasprimento delle norme per la vendita designando la Fed alla vigilanza.

 

Ma già prima di un intervento dall'alto, questi prodotti sono tornati in forza nelle banche - quasi tutte beneficiarie dei fondi pubblici salvagente - a cui i fatti dello scorso anno sembrano un lontano ricordo.

Lo ha riferito al Congresso, giovedì scorso, Paul Volcker, il capo del Consiglio per la ripresa economica della Casa Bianca: «I derivati sono tornati in quantità eccessive rispetto al totale degli asset bancari, ci sono rischi sulla trasparenza».

 

Secondo il Tesoro, ad esempio, Goldman Sachs, divenuta holding bancaria lo scorso anno, ha 20 miliardi di dollari in «total risk-based capital», e 186 miliardi di dollari di «esposizione creditizia legata a contratti derivati». Gran parte può essere coperta da «collateral» ovvero istituti garanti, ma rimane il fatto che l'esposizione sulle perdite legate a derivati è 9 volte l'ammontare del capitale accantonato.

 
[30-09-2009]

 

 

 

BERNANKE NON VA TANTO BEN - IL PATRIMONIO PERSONALE DEL PRESIDENTE DELLA FED SCENDE DA 2,5 A 1,9 MLN $ - MALGRADO GLI VENGA RICONOSCIUTO DI AVER EVITATO IL CROLLO DELL’ECONOMIA USA, IL SUPERBANCHIERE PERDE UN TERZO DEI SUOI INVESTIMENTI…

Antonia Jacchia per il "Corriere della Sera"

Ha speso gran parte della sua carriera a studiare la Grande Depressione. Ha incassato dalle colonne del New York Times il plauso dell'economista Nouriel Roubini che gli attribuisce il merito di aver evitato che la recessione seguita al crollo dei mercati si trasformasse in «una depressione che sembrava molto verosimile». Eppure nemmeno il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke è riuscito ad attraversare indenne lo tsunami finanziario. Al contrario, nel 2008 ha visto assottigliarsi il proprio patrimonio del 29%.

Secondo le comunicazioni della Fed gli asset finanziari della famiglia Bernanke che nel 2007 avevano un valore fra 1,2 e 2,5 milioni di dollari, sono scesi nel 2008 tra 852 mila e 1,9 milioni. Anche se è riuscito a fare sempre meglio di Wall Street dove l'indice S&P 500 è crollato di quasi il 39% nel corso del 2008.

Il successore di Alan Greenspan, dottorato al Massachusetts institute of technology ed ex professore alla Princeton University, ha distribuito i suoi averi tra fondi di investimento, titoli di stato (canadesi e statunitensi) e rendite varie (le cui due principali gestite da Tiaa-Cref che provvede fondi pensione per istituti accademici e organizzazioni non profit). Ma non è riuscito a proteggere i propri «risparmi». Sarà forse anche per questo che durante un tv show (sugli schermi della Pbs) il presidente della Fed ha risposto «mi sono dovuto turare il naso» a chi gli chiedeva di perché «tanti miliardi pubblici» adoperati per salvare «banche private». Ma questa è un'altra storia.

Ha fatto meglio Jane Lauder, moglie di uno dei colleghi di Bernanke nel consiglio della Fed, Kevin Warsh, perfetta in quanto a tempismo. La nipote del fondatore della multinazionale dei cosmetici Estee Lauder, ha venduto nel gennaio 2008 azioni per un ammontare tra 880 mila e oltre 2 milioni di dollari, appena in tempo per evitare il crollo di Wall Street. Anche se la signora Warsh non è riuscita a salvaguardare completamente l'intero patrimonio che si è ridotto dai 73 milioni del 2007 ai 64 milioni dello scorso anno. Lo stesso Warsh non ha potuto fare altro che registrare il declino: in un solo anno i suoi asset sono passati da un valore tra i 900 mila e i 2 milioni di dollari a 766 mila-1,67 milioni.

 
[30-07-2009]
 

 

 

 

LA CINA, OGNI TANTO, SI RICORDA DELL'ANTICO COMUNISMO – I METALMECCANICI DELLA MANCIURIA A RISCHIO LICENZIAMENTO UCCIDONO (A CAZZOTTI) UN MANAGER - 30MILA operai bloccaNo l’autostrada - NEL COMUNISMO ALLA PECHINESE, POCHI RICCHI E MOLTI POVERI…

Francesco Sisci per "La Stampa"

La classe operaia cinese, non più avanguardia comunista verso il socialismo reale, non più aristocrazia sociale, riportata al suo valore antico di braccia da comprare e vendere un tanto al mese, si è ribellata di nuovo. Circa 30 mila metalmeccanici si sono scontrati violentemente con la polizia venerdì a Tonghua, nel Nord-Est del paese, in quella che una volta era la Manciuria, la culla dell'industria pesante cinese, e che oggi è «la cintura della ruggine», con le vetuste fabbriche in via di dismissione.

La protesta è stata accesa dalla notizia che la locale fonderia sarebbe stata comprata dalle acciaierie Jianlong, un'azienda basata a Pechino. Gli operai temevano altri licenziamenti. Ma l'evento che più ha scosso l'opinione pubblica, cinese e mondiale, è il pestaggio a morte di un dirigente dell'azienda, Chen Guojun. È stato attaccato dagli operai, massacrato di botte e lasciato morire, mentre la folla non faceva passare medici e ambulanza.

La Cina è il primo Paese al mondo per produzione dell'acciaio. Ma, anche prima della crisi, soffriva un eccesso di capacità produttiva, tanto più adesso. La Cina produceva troppo acciaio di bassa qualità e poco acciaio di alta qualità, quello che serve nell'industria moderna. Il governo ha lanciato un massiccio piano di modernizzazione, con feroci tagli ai «rami secchi», cosa che nello Jilin significa mandare a casa decine di migliaia di operai, con liquidazioni e protezioni sociali risibili.

Per questo molte località si oppongono con le unghie e con i denti ai piani di chiusura degli impianti, per salvare posti di lavoro e livelli di vita. A Tonghua gli operai non protestavano tanto contro la ristrutturazione dell'azienda, ma contro le liquidazioni da fame. E l'ira dei metalmeccanici era puntata soprattutto contro il direttore generale della fabbrica, Chen Guojun, che avrebbe ricevuto l'anno scorso un bonus di tre milioni di yuan (300 mila euro) per la cessione dell'azienda, mentre agli operai restava solo una specie di cassa integrazione da 200 yuan al mese (20 euro). Venerdì gli operai hanno bloccato l'autostrada e tre auto della polizia erano state attaccate e distrutte. Poi il manager è stato trucidato, scatenando la repressione.

Le rivolte come quella di Tonghua evidenziano, con la loro carica di violenza, due ordini di problemi molto profondi: uno è il sistema disordinato, e propenso ai soprusi, di gestire il licenziamento degli operai. L'altro è la mancanza di una forza «interclassista», che stia in mezzo alle richieste divergenti di parti diverse della società. Perché lo sforzo interclassista del partito comunista si scontra con la tradizione usata fino a ieri, che inneggiava alla lotta di classe e disprezzava, con spirito quasi religioso, il frutto naturale dell'economia di mercato, cioè i ricchi contrapposti ai molti che restano poveri.

 

 
[27-07-2009]

 

 

 

MAOMETTO BOND – LA FINANZA ISLAMICA IN CRESCITA ESPONENZIALE PIACE ANCHE ALL’OCCIDENTE - MILLE MILIARDI, ESPANSIONE E PERFORMANCE SUPERIORI ALLA MEDIA – LONDRA IN PRIMA FILA: “NE SAREMO IL CENTRO MONDIALE” – E GLI ASPETTI ETICI PIACCIONO AL MONDO CATTOLICO…

Cecilia Zecchinelli per il "Corriere della Sera"


Sukùk, takàful, ma anche ribà: solo qualche anno fa erano parole arcane, gergo per pochi iniziati al di fuori del mondo islamico e dei suoi affari. Oggi, a scorrere le pagine economiche dei grandi quotidiani occidentali, si incontrano sempre più spesso. Perché sono termini basilari per orientarsi nel grande mare della finanza islamica. Nata a Dubai solo nel 1975, ora vicina a un giro d'affari di mille miliardi di dollari, la moderna industria del denaro coranicamente corretta è in rapida e inarrestabile crescita ovunque. In Malaysia e nel Golfo, le due regioni musulmane più attive finanziariamente, ma non solo.

Le performance in tempo di crisi superiori a quelle del nostro sistema spingono infatti molti istituti occidentali a buttarsi nel business, come già fece la pioniera Citibank nel 1996. I suoi aspetti etici attirano perfino chi musulmano non è, ad esempio nel mondo cattolico.

Numerosi governi di Paesi non musulmani si stanno muovendo, a partire dalla Gran Bretagna. Al recente e affollatissimo Sukùk Summit di Londra dedicato ai «bond islamici», la responsabile del Tesoro britannico per il settore, Sarah McCarthy-Fry, ha ribadito l'intenzione di fare della City il «centro mondiale » della finanza islamica.

«Questo mercato offre enormi opportunità a lungo termine e noi vogliamo coglierle», ha detto, aggiungendo che presto verranno modificate alcune normative per garantire un ulteriore sviluppo. Lo stesso stanno facendo (o hanno già fatto) Francia, Svizzera, Hong Kong e molti Paesi africani. L'Italia prima o poi ne seguirà l'esempio.

«La finanza islamica conta ancora solo per l'1% del mercato globale, ma sta sviluppandosi massicciamente: in ognuno degli ultimi quattro anni ha registrato una crescita tra il 15 e il 20% e i risultati dei primi mesi 2009 indicano che la performance dei vari istituti, oltre 300 in 75 Paesi, sono in media superiori a quelli della finanza classica. E se qualcuno ha invece registrato problemi seri o perfino gravi, questo è dovuto all'impatto del calo generale di liquidità e dell'immobiliare, non al core-business», dice Nasser Saidi, ex ministro dell'Economia e vicegovernatore della banca centrale del Libano, oggi chief economist del Dubai International Financial Centre, l'importante zona franca finanziaria dell'emirato e centro principale per i sukùk.

«Le obbligazioni islamiche, sempre destinate a finanziare progetti reali, sono il segmento in maggior crescita - continua Saidi -. Nonostante il rallentamento generale prevedo che nel 2009 le nuove emissioni toccheranno i 27 miliardi di dollari, in gran parte lanciate da governi della regione. Anche vari Stati in Occidente sono intenzionati a seguirne l'esempio. Consiglio alla Repubblica italiana di considerare un'emissione di sukùk in euro o dirham per finanziare infrastrutture: sarebbe certo ben accolta nel Golfo».

Se altri economisti ritengono troppo ottimistiche le previsioni di Saidi sul 2009, dato il forte rallentamento del mercato manifestatosi dal 2008, la ripresa per tutti è però già iniziata. «Nel secondo trimestre le emissioni di sukùk sono scese del 35% su base annua ma dai tre mesi precedenti sono aumentate del 164% -, nota Aafaq Khan, capo della finanza islamica alla Standard Chartered -. Nel secondo semestre andrà ancora meglio».

Sono vari i motivi del recente boom del settore. «Soprattutto il crescere della popolazione musulmana in Usa e in Europa, che dopo l'11 settembre si è molto spostata sulle "sue" banche così come ha fatto quella dei Paesi islamici. E poi il disastro partito dai subprime», spiega Malik Sarwar, amministratore delegato della società di consulenza Sarwar Wealth Advisors di New York.

Che aggiunge: «L'Occidente dovrebbe imparare i tre principi base che ci hanno salvato dalla débacle. Il primo è il concetto "kiss", keep it simple stupid, ovvero transazioni semplici e chiare: il caso Madoff mostra che molti affidano il denaro a gestori senza sapere in quali prodotti intricati e oscuri finisca.

Il secondo è la fiducia: in Occidente le banche stanno licenziando e invece il servizio ai clienti è il punto cruciale, ancor più in tempi difficili. Il terzo è la responsabilità sociale degli investimenti: ovvero il divieto ad esempio di creare denaro dal denaro, senza beni tangibili sottostanti, e quindi l'esclusione di strumenti speculativi come i derivati, ma anche gli hedge fund, tutti ad alto rischio».

Dai critici, esterni o interni al sistema, si segnalano carenze e vari ostacoli da superare. Riguardo alla gamma di prodotti (da ampliare), alle spese per i clienti finali (da ridurre), alle differenze effettive con la finanza occidentale (da accentuare al di là dei termini). Ma soprattutto riguardo agli standard. Se la Malaysia ne ha adottati di nazionali insieme a un sistema di rating, altrove basta la fatwa di almeno tre esperti per rendere lecito un prodotto finanziario.

«Finora gli istituti si sono regolati individualmente, senza molta attenzione al rischio sistemico o agli aspetti macroeconomici - ammette Ahmad Mohammad Ali, presidente della Islamic Development Bank, il colosso multinazionale con sede a Gedda -. Ma ci serve la visione d'insieme, sapere chi è collegato a cosa». Sulla questione sono in corso difficili negoziati tra gli addetti al lavoro dei vari Paesi, divisi da interpretazioni più o meno rigide dell'Islam.

Ma una volta superato l'ostacolo («anche gli eurobond all'inizio non avevano veri standard», dice Saidi), si prevede che il settore conoscerà un ulteriore sviluppo. Forse non sarà vero che «la finanza islamica salverà l'economia globale», come qualche economista occidentale ha (provocatoriamente?) predetto. Ma è certo che il mercato del denaro in nome del Corano è uscito dalla nicchia degli specialisti e non vi tornerà.

NEI PAESI ARABI UNA LIQUIDITÀ ENORME L'ITALIA POTREBBE SFRUTTARLA EMETTENDO «SUKÙK»...
Coordinatore del Comitato strategico per lo sviluppo e la tutela all'estero degli interessi nazionali in economia (creato nel 2008 da Tremonti e Frattini, soprattutto per dialogare con i fondi sovrani), partner di uno dei primi studi legali italiani, advisor internazionale, Enrico Vitali ha un particolare interesse per la finanza islamica. Un settore a cui la Fondazione Formiche (dove Vitali siede nel comitato esecutivo) e la Fondazione Etica di Gregorio Gitti hanno dedicato recentemente a Roma un seminario a porte chiuse.

L'incontro è stato occasione per fare il punto sullo sviluppo globale del nuovo mercato. E sulla situazione in Italia. «Che nonostante la nostra posizione di crocevia nel Mediterraneo è molto indietro rispetto a Paesi come la Gran Bretagna, la Svizzera o la Francia -, dice Vitali, precisando di parlare a titolo personale -. Adesso per noi è strategico recuperare terreno. E lo dico in un'ottica utilitaristica, non certo perché pensi che dobbiamo seguire i princìpi della sharia ».

Nel 2007 l'Abi e l'Unione Banche Arabe fir­marono un memorandum con l'obiettivo di aprire la prima banca islamica in Italia entro il 2008. La stessa Abi e Bankitalia hanno avviato studi, qualche esperimento c'è stato, ma in sostanza non si è fatto niente. Per motivi solo tecnici o anche politici?
«Far dialogare i due sistemi non è semplice, i rating e i ratio sono ancora carenti nella finanza islamica. Ci sono problemi tecnici, di liquidità interbancaria ad esempio, mentre nel micro, a livello di prodotti di investimento, è più semplice. In Italia non credo ci siano pregiudizi anti-islamici: anzi, dialogare con il mondo musulmano in campo economico è più semplice. Ma manca ancora un incontro tra il nostro ordinamento e questi strumenti finanziari. Che andrebbe soprattutto a nostro vantaggio».

Perché la comunità musulmana è ormai nu­merosa?
«Sì, la popolazione immigrata in Italia dai Paesi musulmani è cresciuta notevolmente ed è attiva negli affari. Ma un altro motivo è che la liquidità di molti Paesi arabi oggi è enorme. Vero è che i fondi sovrani arabi investono già da noi, adattandosi alla nostra finanza. Ma con la corsa in atto tra governi occidentali per attirarli è chiaro che offrire prodotti islamici agevolerebbe le cose. Senza dimenticare l'aspetto sicurezza».

In che senso?
«Gli attuali sistemi di raccolta del risparmio sono spesso usati per finanziare il terrorismo. Una banca islamica in Italia sarebbe più trasparente. Certo, se si vuole accentuare la sicurezza si perde competitività, ma si può trovare un equilibrio. Con una sola azione si otterrebbero più risultati».

Cosa dovrebbe fare l'Italia?
«Creare al più presto un comitato ad alto livel­lo, con rappresentanti del Tesoro, degli Esteri, degli Interni, dell'Abi e di Bankitalia, accanto ad esponenti della comunità musulmana e a esperti esterni, per formulare raccomandazioni e progetti.

In Gran Bretagna esiste già. E poi, come è stato proposto al seminario di Roma, il governo potrebbe lanciare un'emissione di sukùk, i bond islamici. Per un Paese con un alto indebitamento e necessità di finanziare infrastrutture come il nostro un'emissione di sukùk sarebbe perfetta. Finora solo un Land tedesco l'ha fatto. L'Italia dovrebbe pensarci seriamente».

 

 
[24-07-2009]

LA BANCA VINCE SEMPRE – “PANORAMA” FA FINTA DI DOVER INVESTIRE IN MODO TRANQUILLO 250MILA € IN 5 ANNI IN 6 BANCHE: INTESA, UNICREDIT, BNL, MPS, BCC E LEGNANO – ESPERTI NORISK: HANNO SUGGERITO POLIZZE E OBBLIGAZIONI CHE RENDONO MENO E COSTANO DI Più…

Daniela Fabbri per "Panorama"

Lamberto Cardia, presidente della Consob, i suoi polli (ovvero i banchieri) li conosce bene. E quando la scorsa settimana ha scandito, nel corso della annuale relazione della commissione, che «senza trasparenza e correttezza non c'è fiducia, e senza fiducia non c'è stabilità», in parecchi hanno mugugnato.

Anche perché Cardia non si è limitato a una generica ramanzina, ha bacchettato le banche che con troppa disinvoltura riempiono il portafoglio dei risparmiatori con le loro obbligazioni. Spesso non trattate sui mercati regolamentati e quasi sempre prive di liquidità. Con il risultato che se l'investitore decide di vendere questi titoli prima della scadenza la prospettiva di un salasso è pressoché sicura.

Certo, per i risparmiatori non è un periodo facile. I fondi d'investimento annaspano. Il mercato azionario oscilla fra la voglia di ripresa e le incertezze dovute alla crisi economica. Mentre i titoli di stato, che in passato rappresentavano un porto sicuro in fasi come questa, hanno rendimenti in costante picchiata che nel caso dei Bot ormai si avvicinano allo zero.
Quanto alle banche, dopo l'ammonimento di Cardia Panorama ha fatto una sorta di prova sul campo.

Chi scrive ha bussato alla porta di svariate filiali di istituti grandi e piccoli chiedendo consigli su come investire un tesoretto (virtuale) di 250 mila euro. Poi i suggerimenti forniti dalle banche sono stati girati a Carlo Mazzola, presidente della NoRisk, società indipendente di analisi finanziaria, per una loro valutazione. Il risultato? Sconfortante. La scarsa trasparenza lamentata dal presidente della Consob è una costante.

Ma non è l'unico guaio. Le informazioni su costi e commissioni, per esempio, non consentono quasi mai di avere un quadro esatto delle spese. Sulle caratteristiche dei prodotti finanziari proposti, e il loro grado di reale rischiosità, la reticenza costituisce la norma. Solo alcune banche hanno fornito, dietro esplicita richiesta, i prospetti scritti dei vari prodotti. In qualche caso hanno dato addirittura informazioni false.

La cronista che ha indossato la maschera dell'investitore sprovveduto alle banche ha chiesto poche cose: la difesa del patrimonio e la possibilità di un modesto guadagno. Garantendo che l'investimento sarebbe stato di durata mediolunga: almeno 5 anni. Ecco che cosa è stato proposto.

Alla filiale dell'Intesa Sanpaolo il consulente appare affabile. E per prima cosa consiglia vivamente di sottoscrivere una polizza Intesa vita valore: il rendimento minimo garantito è pari all'1,50 per cento, dopo il primo anno se si decide di uscire «il capitale è garantito».

Peccato che la commissione d'ingresso alla polizza sia pari proprio all'1,50 per cento di «rendimento garantito». E che il capitale non sia «garantito» affatto. Nel prospetto, che il bancario non consegna, è scritto: «In caso di riscatto il contraente è esposto al rischio di ottenere un importo inferiore ai premi versati».

Altre possibilità? Obbligazioni della banca con rendimenti che variano dall'1,71 al 3,4 per cento, a seconda della durata (2 anni nel primo caso, 10 nel secondo). E poi c'è un'«occasione da non perdere»: un'obbligazione (sempre emessa dalla casa) della durata di 6 anni il cui rendimento «è legato all'andamento del settore oil & gas dell'indice Dow Jones, quello della borsa di New York».

Un po' troppo settoriale, si direbbe. L'offerta di polizze vita e obbligazioni della casa è una costante che si ripeterà in tutte le banche interpellate. Mentre nessuna consiglierà i titoli di stato. Eppure, a ben guardare, i Btp a 5 anni (la durata del teorico investimento) offrono un rendimento lordo pari al 3,2 per cento (2,8 netto): superiore a quello delle obbligazioni bancarie che vengono proposte.

 

E questo, come ha sottolineato Cardia, è un bel paradosso. Il rendimento delle obbligazioni è (dovrebbe essere) direttamente proporzionale al loro grado di rischio. In questo caso avviene il contrario. Con un duplice vantaggio per la banca: da un lato si finanzia a basso costo, dall'altro incassa pingui commissioni.

Se all'Intesa Sanpaolo il consiglio era di scegliere prodotti con scadenza a lungo termine, allo sportello della Banca di Legnano l'indicazione è opposta: «Solo breve o brevissimo termine». E allora meglio certificati di deposito con scadenza a 11 mesi (rendimento 1,2 per cento lordo) oppure obbligazioni della casa a 2 anni, «perché comunque i tassi scenderanno».

Ma non si potrebbe trovare qualcosa d'altro? «Eh» sospira la funzionaria «certamente si può. Però attenzione: per i nostri prodotti la gestione costa 10 euro a trimestre, se si pesca all'esterno si può arrivare anche a 100 euro». Meglio pensarci bene.

E del resto è meglio meditare anche prima di sottoscrivere il fondo monetario che viene proposto come alternativa: il rischio è pressoché inesistente, sostiene la banca (ma non è affatto vero). E il «rendimento potrebbe arrivare al 3 per cento» (cosa che la NoRisk ritiene probabile quanto un miracolo).

Alla Banca nazionale del lavoro, gruppo della francese Bnp-Paribas, la musica non cambia: polizze e obbligazioni della casa. Ma anche «certificati» legati all'andamento delle azioni dell'Eni della durata di 2 anni e 3 mesi.

E se il titolo va male in borsa? «Per il primo anno c'è una cedola fissa, garantita, pari al 5 per cento». E poi? Poi il funzionario parla d'altro illustrando i vantaggi del loro fondo di liquidità. Peccato che renda (a parole) appena il 2 per cento, lordo beninteso.

Se alla Bnl suggeriscono un portafoglio sbilanciato verso la liquidità, alla piccola Banca di credito cooperativo nel Milanese fanno l'errore speculare, consigliando un'asset allocation troppo aggressiva, con un peso dell'azionario incompatibile con le esigenze prospettate (prima di tutto: difesa del capitale).

E tuttavia la piccola Bcc, nelle sue proposte, appare per certi versi meno provinciale di molti colossi creditizi: per esempio consiglia fondi d'investimento non della casa, come l'Azimut, e anche esteri, come l'austriaco Raffaisen.

La prova sul campo di Panorama si è conclusa visitando due filiali, una del Monte dei Paschi di Siena e l'altra dell'Unicredit. Il funzionario dell'Mps propone, fra l'altro, di investire 100 mila euro in un conto online dedicato ai nuovi clienti, rendimento pari al 2,60 per cento fino a dicembre, «poi si vedrà». E almeno 50 mila euro nelle immancabili obbligazioni della casa. Peccato che il rendimento del deposito online sia inferiore a quello che si può trovare sul mercato. E lo stesso vale per le obbligazioni.

All'Unicredit viene caldeggiata la sottoscrizione della polizza Unicredit plus (senza avvertire, rileva la NoRisk, che se liquidata in anticipo non garantirà l'incasso minimo previsto) e l'acquisto di obbligazioni (della stessa banca ovviamente) con scadenza 2014 e rendimento del 3,5 per cento. Un affare? No, assicura la NoRisk, perché sul mercato ci sono titoli con la stessa scadenza con rendimenti nettamente superiori. Che qualcuno comunque ci guadagni è fuori di dubbio. Ma non è il risparmiatore, è la banca.

 

 
[24-07-2009]

LA CORDATA S'È SFRACELLATA AL SUOLO. IL VOLO DELLA FENICE DI PASSERA STA PER FINIRE - SABELLI POTREBBE ESSERE SFIDUCIATO A BREVE - IL NO DEI SOCI ALL'AUMENTO DI CAPITALE - INTESA: SCONTRO PASSERA-MICCICHÉ - CHIESTO L'INTERVENTO CASSA DEPOSITI E PRESTITI - IL SOCIO AIR FRANCE INTENZIONATO A "COMMISSARIARE" ROCCO SABELLI CON UN SUO MANAGER -

 

Notizia-bomba su Cai-Alitalia. La cordata dei 'salvatori della patria' si è sfracellata al suolo. Il volo della Fenice di Passera sta per finire.

Da fonti ben informate vieniamo a sapere che l'amministratore delegato Rocco Sabelli potrebbe essere sfiduciato a breve. Di fronte alle perdite enormi della compagnia di bandiera, i soci storici si sono rifiutati di versare la seconda parte dell'aumento del capitale.

E sottolineano ancora le nostri fonti di uno violento scontro esploso in Intesa - la banca che si è assunta l'onere del salvataggio perché gravata del debito enorme di Air One di Carlo Toto, fra l'amministrato delegato Corradino Passera e il direttore del Corporate Micciché, colui che ha voluto e ottenuto, anche contro la volontà del presidente Roberto Colaninno, Rocco Sabelli alla guida della compagnia.

Sarebbe stato chiesto, inoltre, per tamponare un buco pauroso, l'intervento governativo della Cassa Depositi e Prestiti. Intanto, da parte sua, Passera sta consultando un nuovo manager: ne ha già contattati due, più un outsider.

Nei prossimi giorni è atteso infine un incontro risolutivo di Colaninno con il vertice di Air France intenzionato a commissariare Sabelli con un proprio manager.

 

 
[26-07-2009]

 

 

 

CHE FARà IL VICE-PRES UBS, MARPIONNE? – LUNEDì INIZIA IL PROCESSO CHE VEDE GLI usa CONTRO UBS: SE LA BANCA NON SVELERà I NOMI DEI 52MILA CORRENTISTI USA IL TRIBUNALE POTREBBE BLOCCARE I BENI AMERICANI DELLA BANCA (27 MILA DIPENDENTI) - ACCORDO?…

Arturo Zampaglione per "la Repubblica"

A quattro giorni dall´apertura del processo a Miami contro la Ubs, accusata di non voler consegnare alla Irs (l´agenzia delle entrate) i nomi dei 52mila correntisti americani, si fa più duro lo scontro tra la Svizzera e gli Stati Uniti. In un documento depositato in tribunale, le autorità di Berna hanno chiarito che impediranno alla Ubs di trasmettere la lista in violazione delle leggi elvetiche sul segreto bancario.

E il giudice della Florida che si occupa del caso, Alan Gold, ha chiesto al governo di Washington di comunicargli entro domenica a mezzogiorno se intende requisire i beni americani della banca svizzera nel caso che l´ordine non venga rispettato.

Sullo sfondo di questo braccio di ferro c´è il rinnovato sforzo internazionale contro i paradisi fiscali, di cui si è occupato anche il G8 dell´Aquila. L´Ubs, che è la più grande banca svizzera e ha negli Stati Uniti 27mila dipendenti, un terzo del totale, è da tempo nel mirino per aver aiutato molti americani benestanti ad evadere le tasse attraverso conti cifrati e società di comodo nel Lichtenstein, a Panama e Hong Kong.E

A febbraio l´istituto di Zurigo, ammettendo le proprie responsabilità, aveva pagato 780 milioni di dollari di multa al governo di Washington, consegnando anche i nomi di 250 evasori, in modo da chiudere la partita penale. Ma non è bastato a risolvere l´offensiva sul piano civile: l´Irs ha infatti aperto un´altra vertenza per conoscere l´identità dei correntisti americani, che sarebbero 52mila.

Il processo si aprirà lunedì a Miami. E in vista dell´appuntamento, Berna, che si è sempre detta disponbile a una trattativa con il governo americano, ma non a violare le proprie leggi (con il rischio di perdere i miliardi depositati nelle sue banche), ha comunicato mercoledì che «prenderà ogni misura necessaria per evitare che l´Ubs consegni le informazioni sui clienti».

Una linea ferma, insomma, anche se la maggior parte degli analisti è convinta che la guerra si concluderà con un accordo extra-giudiziario attraverso il pagamento di una grossa somma (5 miliardi di dollari) da parte della banca svizzera, per risarcire così il danno fiscale subito dalla Irs senza violare il segreto.

«Siamo pronti a un compromesso», ha confermato ieri Serge Steiner, portavoce della Ubs, pur ricordando che la questione deve essere affrontata a livello dei due governi. I mercati finanziari credono in questa ipotesi. Ieri, a metà mattinata, le quotazioni della Ubs guadagnavano il 2 per cento.

Certo il risarcimento appesantirebbe ulteriormente i conti dell´istituto guidato ora da Kaspar Villiger, che per effetto della tempesta finanziaria ha registrato perdite per 53 miliardi di dollari ed è stato costretto a chiedere per quattro volte l´aiuto del governo svizzero. D´altra parte la piazza americana è troppo importante perché l´Ubs possa permettersi di rimanerne fuori.

Anche se l´accordo appare l´ipotesi più credibile non si può neanche escludere un irrigidimento delle parti. Se il governo americano decidesse di bloccare gli asset Ubs, Berna potrebbe rivalersi sulle banche Usa in Svizzera, avviando un´escalation imprevedibili.

 

 
[10-07-2009]

 

 

 

 

ARRIVA LA TERZA FASE DELLA CRISI: LE CARTE DI CREDITO – NEGLI USA -38% DI NUOVE EMISSIONI NEI PRIMI 4 MESI 2009: LE NUOVE LEGGI FARANNO CALARE ANCORA IL MERCATO – MOROSITà AI MASSIMI STORICI – L’ITALIA NON CORRE RISCHI: DENARO ELETTRONICO USATO POCO…

1 - CARTE DI CREDITO IN CADUTA LIBERA NEGLI STATI UNITI...
Francesco Semprini per "La Stampa"

Carte di credito in caduta libera negli Stati Uniti. Nei primi quattro mesi del 2009 banche e società finanziarie hanno emesso 9,8 milioni di nuove carte, ovvero il 38% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno passato. Allo stesso tempo il limite medio di prestito è sceso del 3% a quota 4.594 dollari.

Il trend trova spiegazione nel generale clima di crisi che oltre alla paralisi del comparto creditizio è stato caratterizzato da un'impennata dei casi di insolvenza costringendo i consumatori ad adottare abitudini di spesa più prudenti. Ma è anche l'effetto della stretta voluta dall'amministrazione di Barack Obama che sebbene abbia avuto come obiettivo quello di creare una disciplina più ferrea e tutele maggiori per i cittadini, ha in ultima istanza generato ricadute negative in termini di circolazione.

Secondo Equifax, la società indipendente che ha condotto la ricerca, il fenomeno appare trasversale, ovvero anche i clienti con basso rischio d'insolvenza accedono a linee di credito inferiori rispetto al passato. «Quello che impressiona è proprio la riduzione delle somme messe a disposizione dalle banche», spiega Mark Zandi, capo economista di Moody's Economy.com.

Nei primi quattro mesi del 2008, nonostante il numero di nuove carte emesse fosse diminuito su base annuale da 17,6 a 15,8 milioni di unità, il limite medio di prestito è cresciuto da 4.635 dollari a 4.715 dollari. La regressione del 2009 contrasta con i tentativi dell'amministrazione di ridare impulso al comparto creditizio. Il rischio è di assistere a un ulteriore peggioramento, secondo Zandi, perché gli ultimi interventi legislativi sono il frutto di un «disaccordo fattuale».

La legge approvata all'inizio di maggio infatti impone restrizioni maggiori nella concessione e gestione delle carte, e questo potrebbe portare a un ulteriore riduzione delle emissioni a una maggiore erosione dei limiti di prestito. L'obiettivo dell'intervento legislativo è stato quello di tutelare il consumatore dai rischi legati a rimbalzi dei tassi d'interesse o da commissioni esorbitanti spesso applicate senza il necessario preavviso o la dovuta trasparenza.

Dalle banche si è però assistito un aumento dei tassi d'interesse. Tutti elementi che vanno a disincentivare non solo il ricorso al credito e quindi la richiesta di nuove carte, ma che rischiano così di aumentare i casi di default e in ultima istanza di rallentare la ripresa del settore. «Se il calo del numero di nuove carte significa procedure di sottoscrizione più accurate e maggiori garanzie allora siamo in presenza di un segnale positivo», spiegano gli esperti di Consumer Report.

 

«Ma sarebbe preoccupante se le banche oltre a ritirare dal mercato le carte inattive e insolventi iniziassero a rivalersi sui consumatori responsabili». Intanto ieri sono stati diffusi anche i dati sulle insolvenze. Il numero degli americani che alla fine del mese non riesce a pagare il mutuo oppure il conto della carta di credito è salito a livelli record.

Secondo i dati dell'American Bankers Association, nel primo trimestre del 2009, il tasso di morosità sui mutui è salito al 3,52% dal 3,03% dell'ultimo trimestre dell'anno scorso, mentre quello sulle carte di credito ha segnato un incremento al 4,75% dal 4,52% del trimestre precedente. Il livello più alto da quanto sono iniziate queste rilevazioni nel 1974.

2 - NIENTE RISCHI IN ITALIA...
Da "La Stampa" - Niente rischi per l'Italia. «Il nostro Paese è al riparo dal fantasma delle carte di credito a rischio insolvenza». A dirlo è Alessandro Zollo, responsabile dei Servizi di pagamento retail dell'Abi. «Qui da noi i borsellini elettronici sono ancora poco diffusi con appena una transazione su 10 che viene effettuata con le carte». Dello stesso parere anche Giuseppe Piano Mortari, direttore di Assofin che sottolinea come in America le carte di credito siano utilizzate come forma di accesso al credito al consumo.

In Italia, invece, sono una componente minoritaria dei prestiti con una quota inferiore al 15%. «Non c'è dubbio che le sofferenze sono aumentate su tutte le forme di credito in Italia» commenta Piano Mortari. «I valori, però, rimangono lontani dai livelli di America e Gran Bretagna».

 

 

 
[08-07-2009]

 

 

 

QUELLO SPORCO QUARTETTO CHE STA AMMAZZANDO IL DOLLARO – I PAESI DEL “BRIC” (BRASILE, RUSSIA, INDIA E CINA) CONTRO “IL DOMINIO DI UNA VALUTA” - CINA E BRASILE USERANNO REAL E YUAN – STESSO ACCORDO TRA BRASILE E INDIA E LA RUSSIA VUOLE SEGUIRE…

Federico Rampini per "la Repubblica"

La sfida delle potenze emergenti all´egemonia del dollaro non è più solo simbolica. Cina e Brasile passano all´azione, infliggono un colpo significativo al ruolo del dollaro come moneta universale.

Le due banche centrali di Brasilia e Pechino hanno annunciato di avere raggiunto un accordo per eliminare il dollaro come moneta di pagamento del commercio bilaterale tra i due paesi, un interscambio che quest´anno raggiungerà 40 miliardi di dollari.

 

Il presidente dell´autorità monetaria brasiliana Henrique Meirelles ha dato l´annuncio dopo un incontro con il suo omologo cinese, Zhou Xiaochuan, ai margini del meeting tra governatori presso la Banca dei regolamenti internazionali, con sede a Berna.

«Abbiamo raggiunto l´accordo - ha detto il numero uno della banca centrale brasiliana - e ora passiamo alla fase operativa». L´import-export fra i due giganti emergenti sarà dunque pagato in yuan e real anziché in dollari com´era antica consuetudine.

Lo stesso Meirelles ha aggiunto che un accordo analogo sta per essere raggiunto con l´India, per usare direttamente il real e la rupia nell´interscambio bilaterale, eliminando i pagamenti in dollari. Anche la Russia è intenzionata a siglare rapidamente lo stesso tipo di intesa, che è stato discusso in un vertice recente nel "quartetto" dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina).

Per il momento l´attacco alla funzione globale della moneta americana come strumento di pagamento non scalfisce ancora l´altro ruolo del dollaro, come moneta di riserva delle banche centrali. I dirigenti cinesi, anzi, hanno ribadito di recente che la politica di investimenti in dollari delle loro riserve valutarie non subirà mutamenti significativi.

 

I cinesi in effetti sono preoccupati che un segnale di disaffezione da parte loro possa far crollare il dollaro, svalutando i loro investimenti ed anche riducendo la competitività del made in China. Tuttavia nell´ultimo rapporto della banca centrale di Pechino, appena pubblicato, viene rilanciata una dura critica al «dominio di una valuta» nel sistema monetario internazionale.

La Banca Popolare della Cina (questo il nome ufficiale dell´istituto di emissione di Pechino) lancia anche un monito agli Stati Uniti per la loro «politica monetaria e fiscale lassista». Lo stesso tema nei mesi scorsi fu già sollevato dal primo ministro Wen Jiabao, che ha ammonito Washington a «non mettere a repentaglio gli investimenti in dollari della Cina». Russia India e Brasile ora uniscono le loro voci alla Cina, in un comunicato congiunto in cui chiedono «un sistema monetario internazionale più diversificato».

L´abbandono del dollaro nel commercio fra i Bric è un primo passo concreto verso il ridimensionamento del suo ruolo come moneta universale. I Bric rappresentano le economie a più forte tasso di crescita. La Cina da quest´anno ha scalzato gli Stati Uniti come primo partner commerciale del Brasile.

 

Le esportazioni brasiliane nella Repubblica Popolare (soprattutto soya e minerale ferroso) sono aumentate del 64% nel primo trimestre 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008. L´espansione dell´influenza cinese in aree del mondo un tempo più legate agli Stati Uniti ormai va ben oltre i rapporti commerciali e si allarga all´attività creditizia.

La China Development Bank, un istituto pubblico specializzato nel finanziamento delle grandi opere infrastrutturali, ha annunciato l´apertura di una filiale in Brasile per investire nella costruzione di porti, acciaierie, e nel settore energetico. La China Development Bank ha già erogato un prestito di 10 miliardi di dollari a Petrobras, il più grande ente petrolifero brasiliano.

Il governo di Lula da Silva ha anche rivelato che la banca di Stato della Repubblica Popolare finanzierà alcune grandi opere per i Mondiali di calcio del 2014. La stessa banca statale di Pechino ha anche prestato 1,3 miliardi di dollari alla sua gemella russa, Vnesheconombank. Insieme le due istituzioni partecipano al finanziamento per la costruzione di un cementificio nella regione di San Pietroburgo.

Un parallelo espansionismo finanziario viene sviluppato dal China-Africa Development Fund, un nuovo istituto di Stato specializzato nel finanziamento delle grandi opere nel continente nero. Tra i suoi primi progetti ci sono una centrale elettrica nel Ghana, un polo industriale tessile nel Malawi, e un prestito di 950 milioni di dollari allo Zimbabwe.

 

 
[02-07-2009]

I 134.5 MLD $ TITOLI USA SEQUESTRATI A DUE GIAPPONESI A CHIASSO SONO AUTENTICI. O QUASI - Uno dei due uomini fermati dalla Gdf si dice sia il cognato dell’ex vice-governatore Banca del Giappone - resta da capire il motivo per cui si siano fatti scoprire...

Riceviamo e pubblichiamo:
ZERO TITULI - E' interessante vedere il velo steso sopra la notizia, nonostante le ultime cronache fanno pensare che potrebbero essere autentici i titoli americani sequestrati a Chiasso. Uno dei due uomini fermati dalla Gdf si dice sia il cognato dell'ex vice-governatore della Banca del Giappone http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=15648&geo=&theme=&size=A

Non resta da capire il motivo per cui si siano fatti scoprire, in quanto in questi casi di solito si utilizzano i corrieri diplomatici. Dare un avvertimento a qualcuno? Del resto chi è lo sprovveduto che falsificherebbe titoli di Stato per importi simili? O meglio, chi si sognerebbe di acquistare dei titoli di quel valore senza essere sicuro che siano autentici?
IG


Da "asianews"

 

Sono passate quattro settimane circa dalla confisca di titoli americani a due giapponesi che viaggiavano su un treno per pendolari diretto a Chiasso, in Svizzera, e mentre su alcuni punti, molto pochi, si è fatta un po' di chiarezza, su tutto il resto continua il silenzio delle autorità italiane.

Per di più la strana coincidenza temporale dell'arresto del direttore di una radio via internet che aveva delle rivelazioni sulla vicenda aumenta le già forti stranezze del caso. Una nuova rivalutazione del fatto che tra i titoli sequestrati vi fossero dei " Kennedy Bond " fa propendere per l'autenticità di quanto sequestrato dalla Guardia di Finanza (GdF) all'inizio di giugno.

I maggiori quotidiani anglosassoni avevano ignorato la vicenda per un paio di settimane. Ne hanno iniziato a dare notizia dopo il lancio dell'agenzia Bloomberg del 18/6: un portavoce del Tesoro, Meyerhardt, aveva dichiarato che i titoli, sulla base dalle foto disponibili via internet, sono "chiaramente falsi".

Lo stesso giorno il Financial Times (FT) pubblicava un articolo il cui titolo attribuiva alla mafia italiana la responsabilità della (presunta) contraffazione, senza che nel testo stesso dell'articolo vi fosse alcuna possibile connessione alla vicenda di Chiasso.

Nonostante ciò, la versione del FT è stata ripresa anche da altri perché "appropriata" (secondo un ben comune cliché sull'Italia e trattandosi di un sequestro avvenuto in Italia) ed in fondo "colorita". Peccato solo che andasse a scapito della logica: che la mafia cercasse di passare inosservata cercando di piazzare titoli falsi per 134,5 miliardi di dollari e per di più si facesse "pizzicare" ad un passo da casa è non molto credibile.

La scorsa settimana, il 25/6, da ultimo anche il New York Times ha dato notizia della vicenda riportando le affermazioni di un portavoce della CIA, Darrin Blackford: i servizi segreti statunitensi avevano svolto delle verifiche, come richiesto dalla magistratura italiana, ed avevano appurato che si trattava di strumenti finanziari fittizi, mai emessi dal "governo USA".

Non è chiaro però come siano state svolte le verifiche di cui parla Blackford e se anch'esse siano state eseguite via internet. Dalle fonti ufficiali italiane non risulta, infatti, che la commissione di esperti americani, attesa in Italia, vi sia ancora giunta. Inoltre i titoli erano accompagnati da una documentazione bancaria recente ed in originale. Non è chiaro perciò come possano le autorità americane definire falsa anche tale documentazione non originata dalla Fed o dal Ministero del tesoro statunitense.

Ad affermare viceversa l'autenticità dei titoli, il 20/6 spuntava la Turner Radio Network (TRN), una stazione radio indipendente diffusa via internet. Con una clamorosa rivelazione la TRN in tale data affermava che i due giapponesi fermati a Ponte Chiasso dalla Guardia di Finanza (GdF) e poi rilasciati erano dipendenti del Ministero del tesoro giapponese.

Anche ad AsiaNews erano giunte segnalazioni simili: uno dei due giapponesi fermati a Chiasso e poi rilasciati sarebbe Tuneo Yamauchi, cognato di Toshiro Muto, fino a poco fa vice governatore della Banca del Giappone. Sul suo sito l'ideatore e conduttore della radio, Hal Turner, aveva anche asserito che le sue fonti gli avevano rivelato che le autorità italiane riterrebbero autentici titoli e che i due giapponesi sarebbero funzionari del ministero delle Finanze giapponese.

Avrebbero dovuto portare i titoli in Svizzera perché il governo nipponico avrebbe perso la fiducia nella capacità statunitense di ripagare il debito pubblico. Le autorità finanziarie giapponesi avrebbero perciò cercato, prima di un'imminente catastrofe finanziaria, di vendere una quota dei titoli in proprio possesso attraverso canali paralleli, grazie all'anonimità che, a dire di Turner, sarebbe garantita dalle leggi svizzere.

AsiaNews non sa che credibilità attribuire alle rivelazioni di Turner, visto che anche in questa ipotesi è difficile supporre che $134,5 miliardi passino inosservati ovunque nel mondo. Sembrerebbe più logico supporre che i titoli, se autentici, fossero diretti alla Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, BRI, la banca centrale delle banche centrali in vista dell'emissione di titoli in una nuova valuta sovranazionale.

Turner aveva ad ogni buon conto soggiunto che come prova delle sue rivelazioni avrebbe fornito i numeri di serie dei titoli sequestrati. Prima che potesse farlo è stato però incarcerato.

Hal Turner è colui che tempo fa per primo aveva dato notizia di un piano segreto per sostituire il dollaro, dopo una grave crisi finanziaria, con una moneta comune nordamericana, l'Amero. In una drammatica telefonata dall'interno del penitenziario in cui è rinchiuso in attesa del processo, diffusa via internet, Hal Turner afferma chiaramente che il suo arresto è di natura politica ed è in relazione ai titoli sequestrati a Chiasso, perché le autorità sarebbero terrorizzate dalle sue rivelazioni sull'autenticità dei titoli.

Le accuse rivoltegli niente hanno a che vedere, è ovvio, con la vicenda e così, ad un quadro già molto intricato, si aggiunge perciò ulteriore complessità. Turner afferma di non essere stato lui personalmente ad aver formulato le minacce per le quali è stato incarcerato.

Sebbene fosse evidentemente sua responsabilità vigilare, è anche vero che i blog di tutto il mondo e degli USA stessi sono pieni di minacce e provocazioni. La coincidenza temporale, l'insolita solerzia ed i particolari del suo arresto procurano quindi non pochi sospetti sulle reali motivazioni della polizia federale americana. Anzi, proprio questo arresto induce a pensare che i titoli confiscati dalla GdF siano davvero autentici.

Un ulteriore elemento a favore dell'autenticità dei titoli è dato da quelli che la GdF nel comunicato del 4 giugno aveva definito " Bond Kennedy " e di cui aveva fornito delle foto. Da esse è evidente che non si tratti di obbligazioni - cioè Bond - ma di Biglietti di Stato, Treasury Notes, perché si tratta di titoli immediatamente spendibili per un controvalore in merci o servizi e perché sono privi di cedola per gli interessi.

Sul verso è riprodotta l'immagine del presidente americano e sul retro una navicella spaziale. Da fonti confidenziali, solitamente ben informate, AsiaNews aveva avuto notizia che tale tipo di cartamoneta era stata emessa meno di dieci anni fa (nel 1998), anche se non si poteva sapere se quelli sequestrati a Chiasso erano biglietti autentici. Il fatto però che l'emissione di tale Biglietto di Stato non fosse assolutamente di dominio pubblico tende a far escludere le ipotesi di contraffazione.

È poco ragionevole supporre che un falsario riproduca un biglietto non comunemente in circolazione e di cui non vi sia pubblica conoscenza. Per tale ragione si può pertanto ritenere che anche i 124,5 miliardi di dollari suddivisi in 249 titoli da 500 milioni ciascuno siano autentici. Questi ultimi titoli, pur essendo denominati "Federal Reserve Notes" in realtà sono obbligazioni - bond - perché maturano interessi e sono redimibili a scadenza.

In merito ad essi, rimane però un quesito insoluto. Non si capisce infatti per quale ragione, i titoli, da subito apparsi alla GdF indistinguibili dagli originali, abbiano tutte le cedole. Qualsiasi normale investitore, anche uno Stato, avrebbe incassato annualmente le cedole degli interessi, per non perdere potere d'acquisto.

 

 
[03-07-2009]

 

 

UN GRILLO PER OBAMA – DOPO MESI DI CARTE BOLLATE IL COMICO AL FRANKEN VINCE IN MINNESOTA E REGALA LA SUPERMAGGIORANZA AI DEMOCRATICI IN SENATO – "MA VOTERÒ SECONDO LE MIE CONVIZIONI E GLI INTERESSI DEGLI ELETTORI DEL MIO STATO"…

Maurizio Molinari per "La Stampa"

Otto mesi di battaglia legale, molteplici riconteggi di 2,9 milioni di voti e una differenza finale di appena 312 suffragi, certificata con un verdetto unanime della Corte Suprema statale: la battaglia del Minnesota per l'assegnazione del seggio mancante al Senato di Washington si conclude con la vittoria del democratico Al Franken che consente a Barack Obama di contare sulla tanto desiderata «super-maggioranza».

 

L'ultimo presidente ad averla fu Jimmy Carter, fra il 1976 e il 1978, ed implica il controllo della maggioranza dei seggi della Camera dei Rappresentanti più almeno 60 seggi sui 100 del Senato ovvero il quorum necessario per nullificare l'ostruzionismo della minoranza. Grazie ad Al Franken, comico di successo sugli schermi di «Saturday Night Live» e conduttore di popolari show, Obama centra quota 60 per via del fatto che finora i democratici erano 59: 56 eletti, più gli indipendenti Joe Lieberman del Connecticut e Bernie Senders del Vermont, e l'ex repubblicano della Pennsylvania Arlan Specter che poche settimane fa ha cambiato casacca.

Se a ciò aggiungiamo che a contare è anche il voto del vicepresidente Joe Biden, che guida il Senato, i democratici arrivano a 61 e questo consente alla Casa Bianca di guardare con maggiore fiducia ai tre più imminenti, e delicati, passaggi al Senato: per approvare la più drastica diminuzione dei gas serra della storia nazionale, la riforma della sanità con il rafforzamento dei programmi finanziati dallo Stato e l'assegnazione alla giurista ispanica Sonia Sotomayor del posto nella Corte Suprema di Washington lasciato vacante dal giudice liberal David Souter.

 

Il caloroso comunicato con cui il presidente Obama ha salutato il successo di Al Franken «con il quale mi auguro di lavorare al più presto» e la velocità con cui Dick Durbin, numero due dei democratici al Senato, si è affrettato a registrare «il voto in più su cui possiamo contare» lasciano intendere che la «super-maggioranza» punti a stringere i tempi per varare le riforme economiche a cui affida la possibilità di rilanciare la crescita.

Ma a gettare acqua sul fuoco c'è Henry Reid, capo dei senatori democratici, in ragione dell'esistenza di un tallone d'Achille: ben due eletti, Ted Kennedy del Massachusetts e Robert Byrd della Virginia, soffrono di gravi problemi di salute e si presentano in aula sono per votazioni di straordinaria importanza. Significa che i democratici hanno quotidianamente solo 57 voti a disposizione e, pur aggiungendo Franken, potrebbero essere obbligati a negoziare con i repubblicani. Anche perché il recente voto della Camera sul taglio dei gas serra ha testimoniato, con la defezione di ben 44 democratici, la difficoltà di tenere unito il partito sui temi che più dividono la nazione.

 

Senza contare che il neo-eletto rappresentante del Minnesota è un politico tutt'altro che mansueto: «Andrò a Washington non per essere il 60° senatore democratico ma il senatore dello Stato del Minnesota» ha detto per far capire che rispetterà la disciplina di partito fino a quando non entrerà in conflitto con le sue convinzioni e con l'orientamento degli elettori. Per avere un'idea di cosa possa significare basti pensare che Franken è contrario al ricorso ai fondi pubblici per sostenere le istituzioni finanziarie in crisi.

I repubblicani hanno subito il colpo. Lo sconfitto Norman Coleman suggerisce al partito di «guardare avanti e non indietro» ma per il leader dei senatori, Mitch McConnell, le opzioni per ostacolare i piani di Obama si sono ridotte di molto. E' lui stesso ad ammetterlo: «D'ora in poi i democratici non potranno più dare a noi la colpa di nulla, hanno i numeri per far passare le leggi dell'amministrazione».

 

 
[02-07-2009]

 

SANTO OBAMA LO PUò FARE – 4MILA MARINES ALL’ASSALTO DELLE ROCCAFORTI TALEBANI: LA Più GRANDE OPERAZIONE DI GUERRA DAL VIETNAM (E NESSUNO SI STRACCIA LE VESTI COME AI TEMPI DEL GUERRAFONDAIO BUSH) – E PER MIRACOLO “NESSUNA VITTIMA CIVILE”…

Francesco Semprini per "La Stampa"

 

Il nome in codice è Khanjar, ovvero «colpo di spada», ed è la più grande operazione di guerra dei Marine dai tempi del Vietnam. Obiettivo: espugnare le roccaforti talebane della provincia di Helmand, nel Sud dell'Afghanistan, bonificando i territori in vista dello svolgimento delle elezioni presidenziali del 20 agosto. Barack Obama inaugura così la sua guerra di liberazione dell'Afghanistan nel giorno in cui le forze taleban rivendicano la cattura di un soldato Usa caduto in una imboscata in un'altra zona del Paese.

Quattromila i marine mobilitati, oltre a 650 uomini scelti delle forze afgane per un'operazione offensiva e di conquista spiega il generale Larry Nicholson. «Dove arriveremo occuperemo creando le condizioni di sicurezza per consentire alle autorità afgane di assumere il controllo». Neanche il famoso attacco dei Marine a Fallujah nel 2004 era stato tanto imponente, solo nel Vietnam si ricorda qualcosa del genere. E come allora gli elicotteri sono stati protagonisti.

 

Il colpo di spada è stato sferrato all'una del mattino (le 21.30 in Italia), quando 4000 marine sono piombati dagli elicotteri in una zona ad alta concentrazione taleban lungo il basso corso del fiume Helmand nei pressi di Nawa, alcune decine di chilometri a sud del capoluogo Lashkar Gah. I marine sono arrivati dal cielo nel cuore della notte superando tre linee di fuoco e prendendo i nemici alle spalle e così è stato possibile consentire l'arrivo dei mezzi di terra.

Poi l'avanzata al buio con un caldo torrido, quasi 40 gradi, sino all'alba. I primi scontri a fuoco frontali sono arrivati solo alle sei: da un piccolo compound di case di fango sono partiti colpi di Ak-47. In pochi minuti le forze alleate (erano presenti anche alcuni elementi britannici) hanno circondato e neutralizzato i nemici. Nei combattimenti è morto un marine. «Hanno preferito ritirarsi anziché ingaggiare uno scontro», spiega il tenente Abe Sipe, portavoce di una delle unità operative.

Nessuna vittima pare tra i civili sembra, perché i militari hanno usato la «tattica della pazienza» su preciso ordine del generale Stanley McChrystal, il neocomandante del contingente al quale Obama ha affidato il comando dell'offensiva. «Abbiamo isolato i compound facendo fuoco solo quando eravamo sicuri che non vi fossero civili», spiega Drew Shoenmaker, il capitano della compagnia Bravo.

 

Nel frattempo gli elicotteri Cobra coprivano dall'alto sparando razzi. Ogni minimo particolare è stato preparato al meglio e gli elementi scelti si sono addestrati per mesi nel deserto del Mojave. Inoltre in accordo con gli Usa le forze Pakistane hanno rinforzato i controlli lungo la frontiera con l'Afghanistan per bloccare le vie di fuga ai taleban. Soddisfatto Obama che si è detto disposto a impiegare altri uomini oltre ai 21 mila inviati in vista delle elezioni locali.

L'operazione del resto è attinente visto che la provincia di Helmand, è la più grande del Paese, produce il 60% dell'oppio afghano ed è una roccaforte dei taleban, che si finanziano col traffico di droga. La popolazione però é di etnia pashtun e tra quella gente il presidente Hamid Karzai cerca consensi.

 

Senza un'offensiva del genere non sarebbe stato possibile neanche organizzare i seggi vista la mancanza delle condizioni minime di sicurezza. La soddisfazione per il buon esito dell'operazione è stata però guastata dalla notizia della cattura di un militare statunitense: «Uno dei nostri comandanti, Mawlawi Sangin, ha catturato un soldato americano e tre guardie afghane nel distretto di Yusuf Khail, nella provincia di Paktika» hanno fatto sapere i taleban. Il soldato era disperso dal 30 giugno. Il Pentagono ha assicurato che saranno impiegati «tutti i mezzi disponibili per ritrovarlo riportarlo a casa sano e salvo».

 

 
[03-07-2009]

SOPRESA A STELLE E STRISCE! - IL GENERALE “BUONO” DI OBAMA, PER LA SINISTRA USA È FAMOSO COME “IL SICARIO DI CHENEY” E “IL TORTURATORE DI BAGHDAD” – FENOMENOLOGIA DI STANLEY “CERCA E UCCIDI” MCCHRYSTAL, L’UOMO SCELTO PER FINIRE IL LAVORO IN AFGHANISTAN…

Maurizio Molinari per "La Stampa"

 

Per il movimento anti-guerra è «il sicario di Dick Cheney» e i gruppi della sinistra liberal lo hanno rinominato il «torturatore di Baghdad» ma il ministro della Difesa Robert Gates lo considera il migliore generale nei ranghi del Pentagono e Bob Woodward gli assegna il merito di aver «sconfitto Al Qaeda in Iraq»: il generale che divide gli americani è Stanley McChrystal, nuovo comandante delle truppe in Afghanistan ai cui ordini si trovano i quattromila marines che Lawrence Nicholson sta guidando nel «Colpo di Spada» nella valle di Helmand.

A tacciarlo di essere «il capo degli assassini al servizio di Cheney» è il sito di Alternet, roccaforte dei sostenitori del ritiro delle truppe, secondo il quale «deve i suoi gradi al ruolo centrale avuto nell'impegnare le truppe speciali in omicidi illegali, torture sistematiche, bombardamenti di civili e missioni "cerca e uccidi"». Averlo nominato alla guida delle operazioni in Afghanistan contro i taleban è stato dunque per il foglio californiano «La Progressive» «un tradimento dei liberal da parte del presidente Obama».

Alla base delle accuse contro Chrystal c'è il ruolo che ebbe in Iraq nella gestione di Camp Nama, un centro di detenzione che il sito Internet Antiwar.com definisce «un notorio luogo di percosse e omicidi a sangue freddo», nonché il fatto che appose la sua firma sui verbali che attestarono la morte sotto il fuoco dei taleban della stella del football Pat Tillman che poi invece si scoprì essere stato ucciso dai colpi sparati da propri commilitoni. «Ci furono le informazioni scorrette consegnate dal generale McChrystal all'origine dell'errata versione del decesso di Tillman» ha scritto il «New York Times».

 

Se tali accuse non hanno frenato la carriera del generale di 55 anni formatosi a West Point e Fort Bragg è per i meriti che si è guadagnato sul campo prima come ufficiale dei berretti verdi e poi come comandante del «Joint Special Operations Command» dal 2006 al 2008.

Si tratta dei reparti più segreti delle forze armate al punto che non se ne ammette neanche l'esistenza, come dimostra che lo stesso McChrystal per molti anni non ha avuto neanche una residenza ufficiale negli Stati Uniti. Nel suo ultimo libro «The War Within» Bob Woodwards, il giornalista del «Washington Post» co-autore dello scoop del Watergate che obbligò Nixon alle dimissioni, attribuisce alle truppe speciali di McChrystal «il merito di aver ridotto le violenze in Iraq» in genere attribuito all'aumento dei rinforzi guidati dal generale David Petraeus.

Dopo aver passato un lungo periodo in Iraq, Woodward ha parlato di un'«arma segreta» grazie alla quale McChrystal è riuscito a eliminare i leader della jihad in Iraq, a cominciare dal capo di Al Qaeda Abu Musab Al-Zarqawi nel 2006. Dopo quel successo fu lo stesso presidente George W. Bush a rendere per la prima volta pubblico il nome del generale-eroe, al fine di ringraziarlo a nome della nazione.

Di quest'«arma segreta» McChrystal non ha mai voluto parlare ma negli ambienti militari si ritiene che abbia inaugurato una forma di sinergia fra alta tecnologia, sistemi di raccolta di intelligence e impiego truppe speciali che consente di «vedere dove si trova il nemico, sorprendendolo» come ha scritto Woodward. E' questa abilità nel condurre operazioni di tipo non tradizionale che ha spinto il ministro della Difesa Gates ad assegnargli lo scacchiere dell'Afghanistan dove entro settembre potrà contare su circa 70 mila uomini - più delle metà di quelli schierati in Iraq - con il compito di poter, nei prossimi 36 mesi, mettere in rotta i taleban e ciò che resta di Al Qaeda. Per riuscire ha a disposizione una task force di 400 uomini e donne fra i migliori ufficiali delle intere forze armate: reclutati da lui, personalmente, in ogni reparto esistente, dai genieri ai marinai.

LA RUSSA: «CINQUECENTO RINFORZI A KABUL PER IL VOTO»...
Da "La Stampa" - «Cinquecento militari italiani partiranno molto presto per l'Afghanistan e rimarranno nel paese per tutta la durata delle elezioni»: lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, conversando con i giornalisti a Casarsa della Delizia (Pordenone) a margine di una visita al Quinto Reggimento Rigel.

«Saranno 400 uomini - ha spiegato La Russa - cui si aggiungeranno 100 con equipaggio specifico. L'obiettivo è di trattenerli in quel teatro per tutta la durata delle elezioni. Dipenderà - ha spiegato il ministro - se ci saranno o meno i ballottaggi. In questo caso potrebbero fermarsi fino al mese di ottobre». L'Italia invierà anche altri due Tornado. «Avranno compiti di supporti tattici e si aggiungeranno ai due mezzi che già abbiamo inviato», ha spiegato il ministro della Difesa.

 

 
[03-07-2009]

 

 

 

IL TESORO DEL GRANDE BUGIARDO – DOV’è IL BOTTINO DI MADOFF? NELLE TASCHE DELLA FAMIGLIA O è SERVITO A TENERE IN PIEDi IL MECCANISMO DELLA PIRAMIDE? – I FEDERALI HANNO 90 GIORNI PER TROVARLO – ODORE D’INCRIMINAZIONE PER ALTRE 10 PERSONE (COLLABORATORI E CLIENTI)…

Paolo Valentino per il "Corriere della Sera"

 

Ci sono almeno altre 10 persone in odore d'incriminazione nel caso Madoff. La Procura di Manhattan è convinta che la truffa da 65 miliardi di dollari, perpetrata nell'arco di tre decenni dal finanziere appena condannato a un secolo e mezzo di carcere, non possa essere stata frutto dell'ingegno criminale di una sola persona.

Come rivelano a Reuters fonti vicine all'inchiesta, «ci saranno probabilmente altri rinvii a giudizio, una decina o più, ma sarà un processo molto lungo che potrebbe durare mesi». La durissima sentenza di lunedì contro Bernie Madoff sarebbe in altre parole solo il primo atto, nonostante il Grande Bugiardo abbia giurato fino alla fine di aver fatto tutto da solo.

 

Finora l'unico incriminato oltre a lui è David Friehling, un commercialista esterno all'azienda. Nel mirino dei procuratori ci sono in primo luogo i familiari: la moglie Ruth, la sua principale collaboratrice, che ora non riesce a trovare neppure uno che le affitti una casa. Poi i due figli, il fratello, e la nipote che lavoravano con lui. Segue un manipolo di quattro collaboratori, uno dei quali, Maurice Cohn, è stato querelato civilmente dai curatori fallimentari e dalla Sec, la Security and exchange commission.

Infine c'è la lista degli investitori che dalla grande Catena di sant'Antonio si sono arricchiti, incassando profitti che nel castello di carte false creato da Madoff, venivano pagati con i soldi dei nuovi clienti. Molti di questi, come Jeffry Picower e Stanley Chais, sono stati querelati dalla Sec e da altri che avevano investito con Madoff attraverso di loro.

 

Ma il vero puzzle dell'affaire è ancora il tesoro. Dove sono finiti i denari che il diabolico Bernie ha rubato alle sue vittime? Che n'è stato dei 13 miliardi di dollari, che quasi 5 mila persone gli hanno affidato convinte di aver trovato un novello Re Mida? E c'è una realistica chance che le vittime rientrino in possesso di almeno una parte dei loro risparmi?

Il giudice Denny Chin ha concesso altri 90 giorni ai federali, per tentare di rintracciare il bottino. Solo una piccola frazione, 1,2 miliardi, è stata fin qui recuperata dai curatori, facendo sequestrare i conti, le ville, lo yacht e i gioielli dei Madoff, che in questi anni si sono concessi uno stile di vita principesco. Non è stato fin qui trovato alcun conto estero.

 

Ci sono due possibilità, come spiega l'esperto finanziario Roger Siefert: o gran parte dei fondi «sono finiti nelle tasche della famiglia e in questo caso somme significative dovrebbero essere prima o poi ritrovate». Ovvero, e Seifert propende per questa tesi, gran parte dei soldi sono serviti a tenere in piedi il meccanismo della piramide, usati cioè per pagare i vecchi clienti che monetizzavano l'investimento. Ma in questo caso non è chiaro se sarà possibile far restituire i soldi a chi si è arricchito.

Madoff intanto si prepara ad essere trasferito in una prigione di massima o media sicurezza, a seconda che il «prison consultant » da lui assunto riesca a negoziare col Federal Bureau of Prison una struttura meno pericolosa. Più alto il livello di sicurezza infatti, più violento il posto, con stupri e aggressioni all'ordine del giorno.

Secondo Ed Bales, direttore della Federal Prison Consultant, è probabile che Madoff sconti la pena in un carcere del Nord-Est, cioè non lontano da Manhattan, anche per via delle centinaia di azioni legali intentate contro di lui. In questo caso potrebbe finire ad Allenwood, in Pennsylvania o a Ray Brook, nello Stato di New York.

 

 
[01-07-2009]

 

 

 

IL TESORO DEL GRANDE BUGIARDO – DOV’è IL BOTTINO DI MADOFF? NELLE TASCHE DELLA FAMIGLIA O è SERVITO A TENERE IN PIEDi IL MECCANISMO DELLA PIRAMIDE? – I FEDERALI HANNO 90 GIORNI PER TROVARLO – ODORE D’INCRIMINAZIONE PER ALTRE 10 PERSONE (COLLABORATORI E CLIENTI)…

Paolo Valentino per il "Corriere della Sera"

 

Ci sono almeno altre 10 persone in odore d'incriminazione nel caso Madoff. La Procura di Manhattan è convinta che la truffa da 65 miliardi di dollari, perpetrata nell'arco di tre decenni dal finanziere appena condannato a un secolo e mezzo di carcere, non possa essere stata frutto dell'ingegno criminale di una sola persona.

Come rivelano a Reuters fonti vicine all'inchiesta, «ci saranno probabilmente altri rinvii a giudizio, una decina o più, ma sarà un processo molto lungo che potrebbe durare mesi». La durissima sentenza di lunedì contro Bernie Madoff sarebbe in altre parole solo il primo atto, nonostante il Grande Bugiardo abbia giurato fino alla fine di aver fatto tutto da solo.

 

Finora l'unico incriminato oltre a lui è David Friehling, un commercialista esterno all'azienda. Nel mirino dei procuratori ci sono in primo luogo i familiari: la moglie Ruth, la sua principale collaboratrice, che ora non riesce a trovare neppure uno che le affitti una casa. Poi i due figli, il fratello, e la nipote che lavoravano con lui. Segue un manipolo di quattro collaboratori, uno dei quali, Maurice Cohn, è stato querelato civilmente dai curatori fallimentari e dalla Sec, la Security and exchange commission.

Infine c'è la lista degli investitori che dalla grande Catena di sant'Antonio si sono arricchiti, incassando profitti che nel castello di carte false creato da Madoff, venivano pagati con i soldi dei nuovi clienti. Molti di questi, come Jeffry Picower e Stanley Chais, sono stati querelati dalla Sec e da altri che avevano investito con Madoff attraverso di loro.

 

Ma il vero puzzle dell'affaire è ancora il tesoro. Dove sono finiti i denari che il diabolico Bernie ha rubato alle sue vittime? Che n'è stato dei 13 miliardi di dollari, che quasi 5 mila persone gli hanno affidato convinte di aver trovato un novello Re Mida? E c'è una realistica chance che le vittime rientrino in possesso di almeno una parte dei loro risparmi?

Il giudice Denny Chin ha concesso altri 90 giorni ai federali, per tentare di rintracciare il bottino. Solo una piccola frazione, 1,2 miliardi, è stata fin qui recuperata dai curatori, facendo sequestrare i conti, le ville, lo yacht e i gioielli dei Madoff, che in questi anni si sono concessi uno stile di vita principesco. Non è stato fin qui trovato alcun conto estero.

 

Ci sono due possibilità, come spiega l'esperto finanziario Roger Siefert: o gran parte dei fondi «sono finiti nelle tasche della famiglia e in questo caso somme significative dovrebbero essere prima o poi ritrovate». Ovvero, e Seifert propende per questa tesi, gran parte dei soldi sono serviti a tenere in piedi il meccanismo della piramide, usati cioè per pagare i vecchi clienti che monetizzavano l'investimento. Ma in questo caso non è chiaro se sarà possibile far restituire i soldi a chi si è arricchito.

Madoff intanto si prepara ad essere trasferito in una prigione di massima o media sicurezza, a seconda che il «prison consultant » da lui assunto riesca a negoziare col Federal Bureau of Prison una struttura meno pericolosa. Più alto il livello di sicurezza infatti, più violento il posto, con stupri e aggressioni all'ordine del giorno.

Secondo Ed Bales, direttore della Federal Prison Consultant, è probabile che Madoff sconti la pena in un carcere del Nord-Est, cioè non lontano da Manhattan, anche per via delle centinaia di azioni legali intentate contro di lui. In questo caso potrebbe finire ad Allenwood, in Pennsylvania o a Ray Brook, nello Stato di New York.

 

 
[01-07-2009]

 

 

 

MADOFF, IL CAPRONE ESPIATORIO – SCARICANDO UN SECOLO E MEZZO SULLA GROPPA DI BERNIE, BANCHE E SEC LA FANNO FRANCA - NON è POSSIBILE UNA TRUFFA DA 50 MLD $ SENZA COMPLICITà IN ALTO - RECUPERATI SOLTANTO 1,2 MLD $ (MA IL GROSSO DEI 50 MLD DOV’È?)

Glauco Maggi per "La Stampa"

Bernie Madoff visto da Irene Bedino per La Stampa

Da una parte la bella cifra di 65 miliardi di dollari. Dall'altra gli anticipi che, finora, il fiduciario per la bancarotta della Madoff Securities Irving Picard ha potuto mettere insieme, a parzialissimo recupero delle perdite lamentate. In mezzo, un tesoro nascosto ancora tutto da spiegare, individuare, restituire. Non può essersi mangiato tutto Bernie Madoff, che aveva qualche villa, una barca, e un regime di vita d'alto bordo ma non era uno scialacquatore. Tra l'altro, era proprio il suo stile improntato all'aplomb, più che alla spacconeria, a farne un «ricco con giudizio», filantropo amico di filantropi, non uno sceicco dalle mani bucate.

 

Seguire la trafila giudiziaria del recupero, che è in essere dal dicembre scorso, offre solo qualche lume sulla parte visibile del tesoro. Un filone sono le proprietà immobiliari della famiglia, come l'attico su Park Avenue a Manhattan (7,5 milioni), la casa al mare a Montauk, Long Island (altri 7 milioni), una villa in Francia e una seconda casa nella campagna a Nord di New York. Venerdì scorso, la moglie Ruth ha firmato un accordo con gli investigatori rinunciando a quasi tutto il patrimonio che aveva intestato insieme al marito, strappando per sé 2,5 milioni di dollari. Lei, 68 anni, non ha perso tutto.

 

Ha ceduto decine di milioni in cash e titoli (veri, non quelli del marito), la sua quota negli immobili, gioielli assicurati per oltre 2,6 milioni, due pellicce valutate 48.500 dollari, altri 8.500 in argenteria, 18 mila in coperte e lenzuola di lino. Tutta roba di classe, ma sempre spiccioli pensando alla Grande Voragine. Anche aggiungendo i 25,5 milioni che Picard ha ricavato vendendo le operazioni di trading di Borsa della ditta. E anche contando i 235 milioni dal Banco Santander, la banca spagnola tra le più esposte per aver trafficato con i fondi finti di Madoff, che ha transato per non essere citata da Picard. Finora, il fiduciario del fallimento ha individuato 1,2 miliardi di dollari, scrive il Wall Street Journal.

Nessuno azzarda quanto potrà essere larga, alla fine, la forbice tra i 50 miliardi autodenunciati dallo stesso Madoff il giorno della «confessione» ai figli e alla moglie nel dicembre scorso, saliti poi a 65 con le indagini della Fbi e della Sec, e quanto emergerà dall'opera di scavo del segugio Picard. Come può una sola persona architettare, gestire, organizzare, nascondere una truffa di queste proporzioni? La Sec non ci crede, e sta indagando su tutti coloro che hanno ritirato, negli anni, laute rate dei loro «investimenti».

 

Ci saranno pure quelli in buona fede, ma stanno venendo a galla broker, consulenti, fiancheggiatori che avevano trattamenti preferenziali, sia per i riscatti sia per le commissioni che percepivano. E' una traccia che può portare lontano: se erano tanti e sparsi gli amici di Madoff che erano in combutta diretta, o almeno chiudevano gli occhi sul vero business della loro gallina dalle uova d'oro, i rivoli dei miliardi perduti si moltiplicano d'incanto. Uno, dieci, cento Madoff, per dire, rendono plausibile una spartizione più larga del tesoro.

 

 
[30-06-2009]

 

 

 

LA SVIZZERA BARCOLLA MA NON MOLLA: EVASIONE A PARTE, IL SEGRETO RIMANE – BERNA FIRMA IL SUO SETTIMO ACCORDO FISCALE SULLA DOPPIA IMPOSIZIONE – TENSIONI USA-UBS (LA BANCA NON VUOLE DARE I 52MILA NOMI CHIESTI DA OBAMA) - USA-SWISS: LOGGE IN CONFLITTO…

Lino Terlizzi per "Il Sole 24 Ore"

bs"

Mentre entra nel vivo il braccio di ferro tra Ubs e gli Stati Uniti sul segreto bancario ieri la Svizzera ha siglato il suo settimo accordo fiscale di revisione sulla doppia imposizione: lo strumento scelto da Berna per confermare l'allentamento del segreto bancario in tema di evasione secondo le richieste dell'Ocse.

Per uscire dalla lista grigia, nella quale vi sono i Paesi che non sono sufficientemente collaborativi sul piano fiscale, la Confederazione e le altre piazze finanziarie indicate come paradisi fiscali (tra cui anche Austria e Lussemburgo) devono infatti firmare almeno 12 accordi che recepiscano i criteri di collaborazione per la lotta all'evasione fiscale.

Restare nella lista grigia comporterebbe parecchie complicazioni dal punto di vista dei rapporti economici con i Paesi dell'area Ocse, senza contare le pressioni politiche inevitabili. Così, la Svizzera sta schiacciando sull'acceleratore per uscire dalla lista prima del G20 di fine anno.

L'intesa ieri è stata raggiunta con il Giappone. Nei giorni scorsi Berna aveva trovato l'accordo anche con Danimarca, Norvegia, Francia, Messico, Lussemburgo ( questo non comuni-cato ufficialmente, ma effettivamente siglato), Stati Uniti. Con l'Italia, Paese da cui la piazza elvetica si aspetta tra l'altro l'avvio imminente di un nuovo scudo fiscale, i colloqui sulla revisione della doppia imposizione dovrebbero prendere il largo il mese prossimo.

La Svizzera, al contrario di alcune piazze caraibiche che hanno firmato accordi anche con le isole Far Oer pur di avvicinarsi a quota 12, sta dunque puntando su intese con Paesi di primo piano dell'Ocse.

 

D'altronde l'altro giorno a Berlino, nel corso di una riunione con Ocse e Ue voluta soprattutto da Francia e Germania, il ministro elvetico delle Finanze, Hans-Rudolf Merz, ha lasciato intendere che i fili del dialogo con l'Ocse si stanno riannodando, che il forte contrasto con la Germania si sta attenuando. Il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, ha affermato che la Svizzera «ha fatto progressi».

In questo scenario in movimento non tutto è rosa, però. La Svizzera ha tre capitoli aperti. Berna deve anzitutto riuscire a conciliare la futura maggiore collaborazione sull'evasione fiscale (che in Svizzera non è reato penale ma infrazione amministrativa) con le sue norme vigenti. Sin qui la cooperazione elvetica in campo fiscale ha riguardato soprattutto la frode, ma ora lo spettro si ampia.

La Svizzera sarà più collaborativa per l'evasione, pur opponendosi ancora alla "pesca" indiscriminata di nomi e pur conservando il segreto bancario sotto tutti gli altri aspetti. Un'operazione che la Svizzera dovrà cercare di fare senza perdere quote importanti di capitali internazionali che oggi gestisce. Le banche elvetiche sono fiduciose, puntano sulla qualità della gestione, ma la sfida c'è.

Il secondo capitolo concerne direttamente Ubs, la maggior banca elvetica, che è accusata dalle autorità Usa di aver favorito frodi o evasioni fiscali di clienti americani. Ubs ha già pagato una multa di 780 milioni di dollari ed ha fornito agli Usa, d'accordo con le autorità elvetiche, circa 250 nomi di clienti. Ma la banca si oppone alla consegna di altri 52 mila nomi richiesti dal fisco americano, affermando che le norme elvetiche non lo consentono.

Il ministro Merz ha chiesto esplicitamente a Washington di archiviare questa seconda richiesta e lo ha fatto proprio in coincidenza con i negoziati sul nuovo accordo fiscale siglato nei giorni scorsi. Ma sin qui gli Usa non hanno risposto positivamente e altre udienze giudiziarie su questo sono previste in luglio oltre oceano.

 

Berna punta ad un compromesso che chiuda questa lunga vicenda Ubs, anche perché il nuovo accordo fiscale appena sottoscritto dovrà passare al vaglio del Parlamento e senza un'intesa sulla vicenda fiscalgiudiziaria di Ubs, ha detto Merz, il pericolo è che l'accordo non passi o che venga sottoposto a referendum per iniziativa degli oppositori elvetici.

Il terzo capitolo è rappresentato dai rapporti generali tra Berna e l'Ocse. Ora sono meno tesi ma il Governo elvetico ha protestato per non esser stato avvisato a suo tempo che sarebbe stato messo nella lista grigia, ufficializzata con il G20 del 2 aprile scorso a Londra. Ieri il ministro svizzero dell'Economia, Doris Leuthard, a Parigi per la riunione ministeriale dell'Ocse, ha spiegato che quest'ultima ha risposto positivamente alla richiesta di Berna di essere in futuro avvisata preventivamente per le procedure che la riguardano.

Ma intanto Berna non ha ancora sbloccato i 136mila franchi che deve versare all'Ocse per il G20. Una cifra quasi simbolica, che però dimostra nel suo piccolo che qualche tensione ancora rimane.

 

 
[25-06-2009]

 

 

 

Un milione di dollari è un prezzo alto per una puttana" – LE ULTIME PAROLE DI EDUARD STERN, RICCO BANCHERE D’AFFARI TROVATO MORTO, LEGATO E INCAPPUCCIATO NELLA SUA CASA DI GINEVRA – LA FOLLIA E IL PASSATO DA INCUBO DELLA FIDANZATA – DELITTO PASSIONALE O ESTORSIONE?...

Giampiero Martinotti per "la Repubblica"

MARC BONNANTI, AVVOCATO DELLA FAMIGLIA STERN, AL PROCESSO

«Un milione di dollari è un prezzo alto per una puttana». Sono le ultime parole di Edouard Stern, ricco banchiere francese. E´ in casa sua, a Ginevra, incappucciato e legato su una sedia. Addosso porta una tuta di lattice nero. La sua amante, Cécile Brossard, gli sta di fronte: collant aperto e stivali neri, un frustino di cuoio sfrangiato in mano.

EDOUARD STERN - BANCHIERE UCCISO

Quella frase fa degenerare il gioco sessuale. La donna va in guardaroba, prende una pistola e spara. Stern tenta di alzarsi, cade. Lei lo finisce con altri tre colpi, di cui uno alla tempia. Abbandona l´appartamento, getta l´arma e i bossoli nel lago. E´ la sera del 28 febbraio 2005: l´indomani mattina, la domestica trova il corpo del banchiere.

Cécile Brossard affronta da oggi la corte d´assise di Ginevra. Nove udienze per decidere la sorte di una donna prostrata, che in questi quattro anni è stata più volte ricoverata in una clinica psichiatrica: un delitto passionale, come sostiene la difesa? O un omicidio nato solo dalla volontà di estorcere un milione di dollari all´amante, come dice l´avvocato della ex moglie e dei tre figli?

Nel primo caso, la pena massima è di dieci anni, nel secondo viene raddoppiata. La storia ha già ispirato due libri d´inchiesta, un romanzo, un testo teatrale e un film. Adesso spetta a dodici giurati popolari scrivere la parola fine di un intrigo in cui si sovrappongono soldi e perversioni sessuali, tenerezza e volgarità.

CITOFONO DI STERN - BANCHIERE UCCISO

Stern non era un uomo qualunque. Trentottesima fortuna francese, amico di Nicolas Sarkozy, in buoni rapporti con personaggi come Tony Blair o Laurent Fabius, aveva sposato Béatrice David-Weill, figlia di Michel, fino a qualche anno fa numero uno della banca Lazard. Banchiere eccentrico, umorale, atipico, tanto da rompere con il suocero, troppo vecchio stile in affari. Aveva divorziato dalla moglie e si era installato a Ginevra.

Ha quarantasei anni quando Cécile Brossard, più giovane di una decina d´anni, entra nella sua vita. È il 2001. La donna ha alle spalle una vita da incubo: padre libertino, madre depressa che ha tentato di suicidarsi con le figlie, violentata a dieci anni dallo zio, un soggiorno in manicomio.

È probabilmente una squillo, anche se non a tempo pieno. Fra i due scoppia la passione: a Stern le donne non mancano, ma con Cécile si crea una relazione violenta, nella quale non si sa chi domina e chi è dominato. Lei lo attira nel sordido piacere del sesso sado-masochista, i cui dettagli sono distillati qua e là nelle cinquemila pagine dell´istruttoria.

I due, secondo gli amici che verranno a testimoniare, sono legati da una passione insana. Stern è un tipo brusco, violento. Alterna messaggi e parole dolci agli insulti più volgari. La sua amante conserva tutto: sms, mail, messaggi lasciati sulla segreteria telefonica. Centinaia e centinaia di comunicazioni accuratamente vagliate dagli inquirenti per ricostruire il puzzle di un amore malato, in cui lei procura a lui donne e uomini per effimere relazioni sessuali.

EDOUARD STERN EDOUARD STERN

Un rapporto che degenera definitivamente nell´autunno 2004. A quell´epoca, Cécile chiede a Stern due cose: il matrimonio e un milione di dollari. Lui rifiuta, poi accetta. È un tira e molla che dura mesi. Cécile promette: i soldi sono solo simbolici. Lui li versa sul suo conto. Lei sparisce subito dopo. Poi ritorna, ma lui ci ripensa. Con un pretesto, fa sequestrare la somma. I due litigano. Si ritrovano la sera del 28 febbraio 2005. Lei arriva per prima, filmata dalle telecamere di sorveglianza.

APPARTAMENTO DI STERN A GINEVRA EDOUARD STERN - BANCHIERE UCCISO

Un litigio, l´ennesimo, poi il sesso, il tormento fisico, la frase fatale. Lei se ne va, parte per Sydney, torna e confessa dopo tredici ore di interrogatorio: nella valigia ha ancora la tenuta da dominatrice. Marc Bonnant, l´avvocato di Béatrice Stern e dei figli, vuol dimostrare che Cécile ha ucciso per denaro. È considerato uno dei migliori oratori elvetici e in passato ha difeso anche Licio Gelli.

Ma non ha battuto ciglio quando il reato della Brossard è stato derubricato: omicidio senza premeditazione. Tacitamente, le parti sono d´accordo per evitare di mettere sulla pubblica piazza l´agitata vita sessuale del banchiere. Si batteranno sulla personalità di Cécile: una donna appassionata e vittima del suo amante manipolatore, che l´ha spinta a uccidere, dicono i difensori. Un personaggio demoniaco che voleva solo estorcere un milione di dollari al suo amante, secondo la parte civile.

 

 
[10-06-2009]

 

 

 

GERMANIA ALLA CANNA DEL GAS - È fallimento per il gruppo Arcandor: IN BILICO 50 mila dipendenti - MERKEL RIFIUTA prestiti pubblici: "assolutamente insufficienti LE PROMESSE DEI PROPRIETARI. Dobbiamo tener conto anche dei soldi dei contribuenti"...

Da Sole 24 Ore.com

È fallimento per il gruppo tedesco Arcandor (che controlla i magazzini Karstadt, la società di vendita per corrispondenza Quelle e il tour operator Thomas Cook, una storia lunga 128 anni) e tremano i 50mila dipendenti. Il gruppo (maggiori azionisti sono le famiglie Oppenheim e Schickedanz, entrambe con il 30% del capitale) non è riuscito a ottenere un credito di 437 milioni dalla banca KfW, controllata dallo Stato.

 

La situazione, che non tocca Thomas Cook (controllata da Arcandor al 52,8%), è precipitata dopo che le trattative con la principale concorrente Metro, che puntavano a fondere le attività di distribuzione sotto il marchio di quest'ultima (Kaufhof), sembravano essersi bloccate. Metro ha poi chiarito di voler portare avanti i colloqui per una possibile fusione.

Lunedì il governo tedesco aveva rifiutato di avallare un piano straordinario di salvataggio che prevedeva la concessione di una garanzia pubblica di 650 milioni oltre al prestito straordinario da KfW. Berlino, infatti, sostiene che il gruppo e i suoi principali azionisti, tra cui la famiglia Schickedanz e la banca Sal Oppenheim, non hanno fatto tutto il possibile per risanare la situazione, ancora prima che scoppiasse la crisi.

 

Secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel l'insolvenza rappresenta comunque per la società una chance per un ripartire. La richiesta di insolvenza può «aprire nuove prospettive», ha detto Merkel a Berlino.

La cancelliera ha annunciato che il governo seguirà gli ulteriori sviluppi della vicenda e che il ministro federale dell'Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg, cercherà di avviare rapidamente dei colloqui coi rappresentanti dei lavoratori. «Ovviamente il governo è molto interessato ad essere d'aiuto», ha affermato Merkel.

 

La cancelliera ha poi difeso la decisione di Berlino di non concedere alla società né garanzie né prestiti pubblici. Le promesse di creditori e proprietari di Arcandor erano «assolutamente insufficienti», ha detto.

«Dobbiamo tener conto anche dei soldi dei contribuenti», ha aggiunto. Nel frattempo la procura di Essen ha aperto un procedimento di indagine contro il numero uno di Arcandor, Karl-Gerhard Eick, sospettato di aver ritardato la presentazione della richiesta di

 

 

 

C’ERAVAMO TANTI aMATI – IL MATRIMONIO TRA TIME WARNER E AOL FU SALUTATO COME UNA SVOLTA EPOCALE (UN’OPERAZIONE DA 164 MLD $) – 9 ANNI DOPO FINISCE UNA CONVIVENZA INFELICE: PER TIME WARNER è L’ENNESIMO SCORPORO – IL DECLINO DI AOL…

Valerio Maccari per "Affari & Finanza" de "la Repubblica"

Finisce il matrimonio tra Time Warner e America On Line. Dopo 9 anni di infruttuosi tentativi di coniugare i rispettivi business, le due società torneranno a percorrere strade separate. La strada è tracciata. Entro poche settimane la Time Warner comprerà il 5% che ancora non possiede del pacchetto di Aol (in mano a Google) e procederà allo spinoff dell'ex gigante di Internet, che tornerà ad essere una public company indipendente entro la fine di quest'anno.

 

«La separazione permetterà a entrambe le compagnie una maggiore flessibilità strategica e operativa», spiega Jeffrey L.Bewkes, ceo di Time Warner. Finisce una convivenza decisamente infelice. Eppure, nel gennaio del 2000, il merger, che era un'acquisizione di Time Warner da parte di Aol destò sensazione per il valore dell'operazione (164 miliardi di dollari pagati con azioni Aol) e perché la fusione tra una media company tradizionale e il protagonista della new economy sapeva di svolta epocale.

Faceva impressione che provider con pochi anni di vita assorbisse un titano dello spettacolo e dell'informazione, proprietario di Cnn e WarnerBros. L'idea era di integrare contenuti editoriali ed entertainment con quelli tecnologici. Nessuna delle sinergie previste ha funzionato. Ad andar male è stata soprattutto Aol, che dal 2002 ad oggi attraversa un periodo di costante declino.

 

Nata come fornitrice di accesso Internet, al momento del merger contava 27 milioni di abbonati, che garantivano all'azienda 528 milioni di dollari cash al mese. Con lo scoppio della bolla e l'arrivo sul mercato di altri fornitori Internet, la base utenti si è costantemente erosa fino ad arrivare ai 6,3 milioni di subscriber di oggi. Dell'Aol di un tempo rimane solo un brand conosciuto. Quasi tutti gli altri asset in suo possesso, fra cui Netscape e CompuServe, hanno perso valore.

Il declino di Aol ha inciso sui profitti di Time Warner, che già nel 2002 perse 99 miliardi, la più grande perdita mai riportata da una società. L'anno seguente, nel 2003, Steve Case, mente della alla fusione, fu rimosso. I successivi Ceo del gruppo, Richard Parsons e Jeffrey Bewkes, da allora hanno perseguito una strategia di cessioni e scorpori per far sopravvivere la società, dalla Time Warner Cable alla Warner Music che oggi è quotata a parte.

SEDE TIME WARNER NEW YORK

Alla fine, è stata restituita la libertà anche ad Aol. Che, da sola, avrà forse la possibilità di rifarsi. Intanto, da marzo, la società è stata pesantemente ristrutturata. Licenziamenti (circa 2500), ridefinizione delle attività e outsourcing dei servizi di assistenza clienti. Il lavoro non sarà semplice.

Innanzitutto, Aol dovrà portare a termine la transizione della compagnia da internet provider a digital media company basata sulle pubblicità online. Per farlo la nuova Aol si concentrerà sulla produzione e distribuzione di contenuto nel tentativo di rilanciare il brand e aumentare le entrate pubblicitarie, in calo del 20% nell'ultimo anno. Secondo molti analisti le chance non sono alte.

SIMBOLO AOL

Secondo Tim Bajarin, della Creative Strategies, "la separazione da Time Warner permetterà ad Aol di essere più flessibile e libera di stabilire alleanze più significative. Ma potrebbe non bastare. Oggi Aol è poco rilevante sul Web, e per avere successo, deve trovare un suo spazio". Il tentativo di entrare nel mercato dei social network, con l'acquisizione di Bebo per 850 milioni di dollari lo scorso anno, non ha dato i risultati sperati. E nella raccolta pubblicitaria digitale gli avversari della nuova Aol sono colossi difficili da soppiantare, come Google, Yahoo e Microsoft.

Cosa resta? Lo studio dell'università di Boston che la classifica al sesto posto fra le peggiori 10 fusioni della storia, e lo stesso ceo di Time Warner, Jeff Bewkes oggi definisce l'operazione "una pazzia" che non doveva accadere.

 

 
[08-06-2009]

 

 

 

IL BUCO NERO DI LEHMAN ha inghiottito almeno 600 milioni $ di risparmi italiani - A guidare il gruppo due big come Fondiaria (esposta per 485 milioni) e le Generali (70) - Ma dietro di loro c´è un´armata Brancaleone di truffati, rai compresa…

Ettore Livini per "la Repubblica"

Il buco nero della Lehman ha inghiottito almeno 600 milioni di dollari di risparmi italiani. Il calcolo (provvisorio) arriva dalla lista dei creditori dell´ex-regina di Wall Street - fallita nell´estate 2008 travolgendo tutte le Borse e le economie occidentali - che si sono messi in fila al tribunale di New York per recuperare almeno una parte dei loro investimenti dalla procedura del Chapter 11.

 

Tra le 4.470 richieste di rimborso depositate, infatti, più di un centinaio fanno capo direttamente a investitori tricolori, grandi e piccoli, che al momento del crac si sono ritrovati in portafoglio obbligazioni o altri prodotti della banca americana.

A guidare il gruppo ci sono due big come Fondiaria (esposta per 485 milioni) e le Generali (70). Ma dietro di loro c´è un´eterogenea armata Brancaleone di truffati che va dall´Ente nazionale per la previdenza e l´assistenza degli psicologi (14 milioni), alla Posillipo Finance, il veicolo per la cartolarizzazione dei debiti della sanità campana, (10 milioni) dal socio di Aeroporto di Firenze Saverio Panerai (3,5 milioni) fino a due realtà a controllo pubblico come Rai e Finmeccanica, cui Lehman deve qualche centinaio di migliaia di euro per alcuni contratti derivati non onorati.

 

Oltre, naturalmente, a decine di piccoli risparmiatori che hanno visto i loro bond trasformarsi in carta straccia e che ora hanno dato mandato ai legali (tra loro c´è anche l´ex primatista mondiale dei 200 metri Pietro Mennea) per l´iscrizione al passivo.
Difficile, allo stato, dire quanti soldi potranno davvero recuperare.

Bryan Marsal, l´amministratore delegato (in pratica il super-commissario) di quello che resta della banca d´affari, ha detto di recente che l´esposizione oscilla tra i 200 e i 250 miliardi di dollari (non tenendo conto naturalmente degli azionisti che hanno visto andare in fumo tutti i loro quattrini) mentre le prime stime parlando di un attivo di circa 45 miliardi.

 

Se questo fosse davvero il bilancio finale, i creditori recupererebbero tra il 18 e il 20% circa del capitale investito o dei crediti vantati. Un rateo di questo tipo è stato calcolato anche da Fondiaria che puntando a un rimborso di una settantina di milioni di euro ha stimato in 200 milioni l´impatto di Lehman sui suoi conti.

Il cammino del Chapter 11 non sarà però brevissimo e non solo dal punto di vista giudiziario. Marsal non ha infatti fretta di liquidare gli asset rimasti in pancia al gruppo - immobili, attività di consulenza e merchant banking, persino qualche centinaio di chili d´uranio custoditi in Canada - per non essere costretto a venderli sottoprezzo in questo momento di crisi.

Lehman del resto è fallita pur avendo in cassa una buona dose di liquidità (oggi sono circa 10 miliardi) in grado di finanziare per un lungo periodo l´attività dell´amministrazione straordinaria fino, persino, a un potenziale ritorno in Borsa della società.

 

 
[29-05-2009]

 

 

 

C'è LA CRISI E I PADRONI DEL MONDO - ANZI, I “LEADER DELLA FINANZA E DELLA FILANTROPIA” - SI RIUNISCONO A NEW YORK PER “PIANIFICARE IL FUTURO” – A FARE LE CONVOCAZIONI BUFFET, GATES E ROCKFELLER…

Maurizio Molinari per "La Stampa"

 

"C'è la recessione globale, dobbiamo pianificare il futuro, vogliamo sentire cosa ne pensano i leader della finanza e della filantropia". Con questa scarna lettera il guru dei mercati Warren Buffett e il fondatore di Microsoft Bill Gates hanno convocato in segreto nella President Room della Rockefeller University di New York un club esclusivo che si riunisce una volta ogni cento anni: a comporlo sono quel pugno di americani che navigano, letteralmente, nei dollari e possono dunque condizionare l'andamento dell'economia nella nazione più ricca dell'intero Pianeta.

L'ultima volta che qualcosa del genere è avvenuto risale al 1907 quando il banchiere John Pierpont Morgan riunì nel proprio studio privato di Manhattan i maggiori finanzieri degli albori di Wall Street per discutere come calmare il dilagante panico economico dell'epoca. Visto che i timori odierni sono assai maggiori e l'intero sistema finanziario americano rischia il crollo Buffett, Gates e Rockefeller, nelle vesti di blasonato padrone di casa, hanno pensato di ripetere l'evento esclusivo.

 

La parte più difficile è stata la logistica: riuscire a far arrivare in segreto nello stesso posto, alla stessa ora, nel bel mezzo di Manhattan, tutti i super-vip facendo coincidere calendari che si estendono su cinque continenti e senza farsi vedere da neanche una telecamera ha messo a dura prova la tempra degli organizzatori.

Ma tutto è filato liscio e martedì 5 maggio, alle 3 del pomeriggio in punto, seduti attorno al tavolo con vista sull'East River si sono così ritrovati i contemporanei equivalenti dei membri del club di JP Morgan. I loro nomi descrivono un ammontare di denaro - e dunque di potere - difficile da quantificare.

I coniugi Bill e Melinda Gates e Warren Buffett sono per la classifica di «Forbes» i più abbienti del Pianeta - vantando rispettivamente beni per almeno 57 e 37 miliardi di dollari - la stella tv Oprah Winfrey è titolare di un impero editoriale da 2,7 miliardi di dollari, il sindaco di New York Michael Bloomberg siede su un patrimonio di 20 miliardi, il fondatore della Cnn Ted Turner regalò senza battere ciglio uno dei suoi 2,3 miliardi all'Onu, George Soros, che di miliardi ne ha 11, è il principale rivale di Buffett a Wall Street e David Rockefeller è il banchiere discendente della famiglia che ha contributo a disegnare le fondamenta dell'economia americana.

 

Altrettanto ricchi ma forse meno noti gli altri invitati alla riunione a porte chiuse: i finanzieri Eli e Edythe Broad con una fortuna di 5,2 miliardi; John Morgridge, ex presidente di Cisco, con la moglie Tashia; Peter Peterson, presidente del Blackstone Group; Julian Robertson, fondatore di Tiger Management Corporation; Patty Stonesifer, ex presidente della Fondazione Gates.

I singoli invitati hanno preso la parola rispettando al secondo il tempo fissato di 15 minuti a intervento. Ne è scaturito alla fine un breve dibattito e poi tutti sono tornati in fretta ai propri numerosi impegni tenendo fede al patto di non rivelare nulla di quanto avvenuto. Il segreto assoluto ha resistito fino a quando il sito Irishcentral.com ha pubblicato la testimonianza anonima di uno dei partecipanti che ha descritto l'intervento di Gates come «il più efficace», quello di Buffett come «molto incisivo» e Turner «senza peli sulla lingua» aggiungendo che la disinibita regina dei talk show Oprah Winfrey «ha invece preferito ascoltare».

 

Ma anche la gola profonda del Web non ha svelato nulla dei contenuti della misteriosa tavola rotonda, come non ha suggerito spiegazioni del perché l'unico a mancare all'appello fosse il conservatore Rupert Murdoch, fondatore della News Corporation. In una nazione dove ogni ateneo ha le proprie sette segrete e i gruppi di potere fanno a gara nel riunirsi in associazioni dai nomi esoterici la fuga di notizie ha scatenato i reporter investigativi e il tam tam di gossip sul Web ha dato vita a teorie cospirative sul un presunto «patto fra ricchi per salvare i propri soldi dalla recessione».

Per tentare di calmare le acque è sceso in campo Stacy Palmer, direttore del «Chronicle of Philantropy» assicurando alla tv Abc di sapere che «l'incontro è avvenuto per stabilire un nuovo approccio alla filantropia globale» dando vita ad un «evento senza precedenti» avvalorato dal fatto che i co-invitati sommano dal 1996 donazioni benefiche per oltre 70 miliardi di dollari.

 

Bob Ottenhof, presidente del gruppo «Guidestar» che tiene sotto controllo le attività delle maggiori associazioni no-profit, ammette però che «questo tipo di incontri non avvengono spesso perché è molto difficile per i maggiori enti filantropici lavorare assieme».

Come dire, forse hanno davvero parlato di come «donare meglio e di più per aiutare l'umanità» a dispetto della recessione ma non si può escludere che i motivi dell'insolita riunione siano stati anche altri: dalla volontà di scambiarsi idee e informazioni sull'evoluzione della imprevedibile crisi finanziaria alla possibilità di operare assieme per sfruttare i vantaggi del momento fino allo scenario di una mobilitazione collettiva di sapore patriottico per scongiurare che un'America a prezzi stracciati possa venire acquistata da imprenditori di Paesi non troppo amici.

Quali che siano stati contenuti del summit segreto fra i Paperoni di inizio secolo non c'è dubbio che forse qualcosa è già arrivato alle orecchie del presidente Barack Obama. Visto che Oprah è una sua fan dichiarata, oltre ad essere buona amica della moglie Michelle.

 

 
[21-05-2009]

 

 

 

FURBETTI A WALL STREET – E SE LE VITTIME DEL CASO MADOFF FOSSERO TRUFFATORI? PER LA PROCURA USA ALCUNI INVESTITORI FISSAVANO CON BERNIE IL TASSO DI PROFITTO (È ILLEGALE) – CHISSÀ CHE NON CI PENSI QUALCHE PM ITALIANO PER LE VITTIME DE NOANTRI…

 

Un articolo del "Wall Street Journal" getta nuova luce sul caso Bernard Madoff. L'inchiesta in corso su chi era a conoscenza della gigantesca frode del furbetto di Wall Street, si è allargata fino ad includere alcuni investitori di alto livello.

Jeffry Picower e Stanley Chais, due filantropi che hanno investito massicciamente con Madoff, e Carl Shapiro, uno dei più vecchi amici del manager, sono tra gli almeno otto soci e investitori che sono stati controllati dall'ufficio del procuratore a Manhattan.

I Federali hanno raccolto prove che dovrebbero dimostrare come Picower e Chais avessero definito insieme a Madoff quanto avrebbero voluto ricevere in cambio del loro investimento. I movimenti dei loro conti in banca rifletterebbero queste cifre, spiegano le fonti del "WSJ".

 

I pubblici ministeri continuano ad investigare i membri della famiglia Madoff e i suoi dipendenti. Ma ora nell'inchiesta sono finiti anche degli investitori che si erano dichiarati vittime della frode, sia direttamente che attraverso le loro fondazioni.
Madoff intanto resta in carcere. Si è dichiarato colpevole lo scorso marzo e la sentenza è prevista a giugno.

http://online.wsj.com/article/SB124261271530929129.html#mod=djemalertNEWS

 

[18-05-2009]

 

 

 

IL LATO B DI MADOFF? IL CULO! – LA SUA SEGRETARIA: “MI METTEVA UNA MANO SUL SEDERE E MI DICEVA: LO SAI CHE SEI ANCORA CARINA?” – “NELL’AGENDA I NOMI DI UNA DOZZINA DI MASSAGGIATRICI” – LA moglie Ruth “lo teneva d’occhio come un’aquila”…

Paolo Valentino per il "Corriere della Sera"TH

Sapeva essere generoso e volgare. Capace di pagare (non di tasca sua comunque) le cure del figlio di un dipendente e pronto a insultare a sangue segretarie e collaboratori. Paludato, naturalmente elegante. E incline all'ironia greve, battute e gesti da caserma, manomorta compresa. Era Jekyll e Hyde. L'uomo di mondo, stimato e corteggiato da ricchi e famosi. E il maniaco sessuale, l'agenda personale con una lunga lista di massaggiatrici, che frequentava anche durante le ore del trading.

Pochi hanno conosciuto Bernie Madoff meglio di Eleanor Squillari, la segretaria che gli è stata vicina dal 1984. Se le vittime, in buona parte ebrei, della sua ventennale catena di Sant'Antonio, una truffa da 65 miliardi di dollari, lo hanno paragonato a Hitler, che come lui decimò i loro patrimoni, allora lei è Traudl Junge, l'ultima assistente del capo del nazismo.I

E come la dattilografa, che ne batté a macchina le ultime volontà nel bunker della cancelleria, seppe solo a guerra finita dell'Olocausto e dei crimini di guerra, anche Squillari giura di non aver mai avuto il più piccolo sospetto che la facciata rispettabile del suo mago della finanza fosse in realtà un villaggio Potemkin a copertura di un'impresa criminale.

Tant'è. Prima scioccata e incredula di fronte all'arresto di Madoff, poi sempre più delusa, arrabbiata e decisa a lasciarsi alle spalle «la persona che ammiravo», Squillari ha deciso di dare tutto l'aiuto possibile agli agenti dell'Fbi e di raccontare in un lungo articolo appena uscito su Vanity Fair la vita quotidiana nel Lipstick Building, il prestigioso edificio di Manhattan dove la Bernard L. Madoff Investment Securities occupava tre piani.

Un capo facile alle allusioni sessuali pesanti, quello di Eleanor: «Spesso usciva dal suo bagno, che stava diagonale rispetto alla mia scrivania, ancora abbottonandosi la patta. Se vedeva che scrollavo la testa in segno di disapprovazione, mi diceva: 'Dai, lo sai che ti eccita'. Oppure cercava di mettermi una mano sul sedere e commentava: 'Ma lo sai che sei ancora carina?'. Io non l'ho mai preso sul serio. Era il suo modo di essere affettuoso».

Bernie era sensibile al fascino femminile, amava flirtare spesso e per questo sua moglie Ruth «lo teneva d'occhio come un'aquila». Aveva un debole per i massaggi: «Una volta l'ho trovato mentre scorreva su una rivista i numeri delle call girl e verificava le foto. Nella sua agenda, alla M, aveva almeno una dozzina di telefoni di massaggiatrici. Gli dissi che se l'avesse perduta e qualcuno l'avesse trovata, avrebbero pensato che fosse un pervertito. Quando prenotava un massaggio, diceva: 'Vado fuori a passeggiare'. Tornava dopo un'ora, di umore migliore».

E di buon umore Bernie e sua moglie Ruth, una donna ossessionata dalle apparenze e abituata a spendere fortune in gioielli, vestiti e interventi di chirurgia estetica, sembrarono anche la sera del 10 dicembre scorso, alla cena di Natale che ogni anno offrivano ai dipendenti. Mancavano poche ore all'arresto del finanziere e al crollo di quella che un agente dell'Fbi ha definito la loro «Disneyland».

Ma Eleanor Squillari sapeva con certezza che «qualcosa non stava funzionando » più, nell'universo rarefatto e in apparenza irreprensibile del suo boss. Era da mesi, da quando in settembre Wall Street era implosa sotto il peso dei titoli tossici, che succedevano cose strane. Nelle ultime settimane, racconta la signora italo-americana, «Bernie era fisicamente uno straccio, si misurava ossessivamente la pressione, prendeva farmaci per tenerla giù».

Quel giorno poi, una frase detta da Bernie al telefono e riferitale dall'autista, l'aveva colpita particolarmente: «Andy era così nervoso che se l'è quasi fatta addosso». Andrew è uno dei due figli di Madoff, entrambi suoi collaboratori: «Aveva saputo ciò che io avrei saputo il giorno dopo: suo padre era un truffatore».

Il solo? Eleanor è convinta di no. Crede che Madoff, una volta vista la fine avvicinarsi, abbia predisposto con cura l'uscita di scena, arresto compreso. E pensa «non sia umanamente possibile » quello che da dicembre continua a ripetere ai federali, cioè di essere l'unico responsabile della più grande frode della Storia: «Sta cercando di proteggere qualcuno».

 

 
[13-05-2009]

 

 

 

Stress test, a Bank of America servono 34 miliardi di dollari...
Da "ilsole24ore.com" -
Il governo Usa ha calcolato che a Bank of America servono capitali freschi per almeno 34 miliardi di dollari, la cifra é superiore alle stime e andrebbe ad aggiungersi ai 45 miliardi di fondi statali già ricevuti finora dalla banca. Lo rende noto la stampa Usa citando fonti vicine all'amministrazione americana che sta eseguendo gli stress test presso i 19 principali istituti di credito americani. Dieci di loro avrebbero bisogno di ricapitalizzarsi. Tra cui appunto Bank of America, ma anche Citigroup e Wells Fargo.

5 - I Cds, ultima frontiera dell'insider trading...
Da "Il Sole 24 Ore" -
A un bel insider trading sui credit default swap non ci aveva pensato nessuno finora. Quantomeno nessuno era mai stato pizzicato a comprare e vendere Cds, una sorta di assicurazione contro i rischi di fallimento di una società, grazie a informazioni riservate. Fino a ieri, quando Renato Negrin e Jon-Paul Rorech si sono visti recapitare una circostanziata denuncia dalla Sec. Negrin, gestore dell'hedge fund Millennium, s'era riempito nell'estate 2006 di Cds sui bond dell'olandese Vnu, forte delle informazioni ricevute da Rorech, un trader di Deutsche Bank. E siccome era proprio questa la banca advisor di Vnu, Rorech, agevolmente scavalcati gli interni muri cinesi, venne a sapere in anticipo che sarebbero mutate le condizioni del prestito obbligazionario.

Raccontò il tutto a Negrin che in tal modo guadagnò 1,2 milioni di $ con il fondo: soldi che dovranno ora essere restituiti, assieme a una multa ben più salata. Del resto, il fondo Millennium non è nuovo a queste cose, visto che in passato era stato condannato a pagare 121 milioni per uno scandalo simile. È vero che Millennium ha cercato, a suo modo, di tutelarsi dalle avversità. Ma l'aver finanziato lo scorso anno tutti i candidati alle elezioni presidenziali con appena 16mila $ non è stato di grande aiuto. (W.R.)

6 - Meglio negli hedge che dietro ai fornelli...
Da "Il Sole 24 Ore" -
Le donne sono investitori migliori degli uomini. A riguardo non mancano studi di Università americane e di gruppi bancari, come Merrill Lynch. Ma lo scetticismo perdura e l'unica arma davvero efficace resta quella dei numeri.In Italia abbiamo l'esempio di Hedge Invest: otto fondi, di cui sette gestiti da donne, con una media di rendimenti da inizio anno del 2,95% (al netto di commissioni e fiscalità) contro un +0,47% (al lordo della fiscalità) dell'Hfri Fund of Fund Index. Hedge Invest, una delle prime quattro Sgr alternative autorizzate in Italia nel 2000, ha una quota femminile («non "rosa" per carità!») del 54% nell'organico e un'età media di 34 anni. Non si tratta, però, di un caso raro.

Nell'industria esiste un'associazione mondiale che raccoglie oltre 10mila professioniste, 100 Women in Hedge Funds, nata negli Stati Uniti nel 2001 e presente con sedi anche a Londra, Ginevra e Hong Kong. Accanto alle iniziative di formazione e di beneficienza, l'associazione persegue l'obiettivo di«creare una struttura robusta ed efficiente» che serva da leva alle intuizioni e alle aspirazioni dei singoli membri. Anche contro gli scetticismi. (Mo.D.)

Buffett rilancerà la Berkshire puntando sulle assicurazioni...
Da "La Stampa" -
Lo scorso fine settimana, Warren Buffett ha ammesso che i candidati alla sua successione alla guida di Berkshire Hathaway, finora sconosciuti, non hanno ottenuto buoni risultati nel 2008. L'oracolo di Omaha li ha giustificati senza infierire, affermando che lui stesso non ha ottenuto risultati eccelsi. Ma le loro capacità potrebbero non costituire l'unica chiave per il futuro di Berkshire. I responsabili dell'area assicurativa della holding potrebbero rivestire un ruolo altrettanto importante. Le ragioni principali sono due. In primo luogo le attività operative di Berkshire, rispetto agli investimenti, rappresentano una parte sempre più significativa del gruppo e le assicurazioni sono tra quelle più rilevanti. In secondo luogo, le attività assicurative forniscono a Buffett un'enorme liquidità da investire. Buffett lo chiama il "flottante".Ubs"

Nel 2008, il flottante di Berkshire derivante dalle assicurazioni è di 58,5 miliardi di dollari. Questo equivale a più di metà del valore a fine anno del portafoglio di investimenti della società o a oltre metà del suo patrimonio netto. Come Buffett ama sottolineare, spesso questo denaro ha un costo negativo, meno 5% nel 2008, perché la divisione assicurativa ha realizzato un profitto tecnico. Il 2008 è stato positivo, ma Buffett sottolinea sempre che i suoi gestori del ramo assicurativo ottengono un profitto tecnico superiore alla media. Con questo duplice impatto su Berkshire, i direttori del ramo assicurativo - Tony Nicely di Geico, Tad Montross di General Re e Ajit Jain, che gestisce le attività di riassicurazione di Berkshire - sono essenziali per il futuro del gruppo.

Anche altre unità operative rivestono una certa importanza, come la società elettrica MidAmerican guidata da David Sokol e Greg Abel. E naturalmente conterà anche il team di investimento post-Buffett. Tuttavia, poiché Buffett intende separare i ruoli di amministratore delegato e di responsabile degli investimenti che ora ricopre, i due ruoli saranno più ridotti in futuro. Il dubbio è se la struttura ibrida di Berkshire - che Buffett e il suo partner Charlie Munger (di 85 anni) hanno creato nel corso di 40 anni - potrà continuare con altrettanto successo senza di loro.

10 - Per Ubs non è primavera. Le perdite sono in aumento e i clienti battono in ritirata...
Da "La Stampa"
- La primavera non è ancora sbocciata in Ubs. Le perdite nette per 2 miliardi di franchi (1,3 miliardi di euro) subìte nel primo trimestre fanno da contraltare all'utile di 2 miliardi di Credit Suisse. La banca non ha approfittato del trading sulle obbligazioni che ha permesso a molti istituti concorrenti di incrementare i ricavi. Ubs si è sforzata di contenere le continue perdite nell'area dei titoli a reddito fisso, delle materie prime e delle valute, segnando una perdita di 2 miliardi in quest'area. Per contro, Deutsche Bank ha rastrellato 3,8 miliardi. La gestione patrimoniale, che dovrebbe rappresentare il punto forte di Ubs, è stagnante. I clienti hanno ritirato altri 23 miliardi dopo i 107 dell'anno scorso, anche in seguito al martellamento delle autorità fiscali Usa che ha seriamente compromesso il buon nome della banca.

Gli investitori non possono fare molto per cambiare la situazione. Ubs è intenzionata a ridurre l'investment banking, e sta già pagando un prezzo per la riduzione del rischio. Inoltre, le sue prospettive pessimistiche suonano più realistiche di quelle degli altri istituti. Ha lanciato un monito più severo riguardo ai probabili effetti della situazione economica sugli accantonamenti legati ai crediti, e questo nonostante Credit Suisse sia più esposta ad asset difficili da scambiare - come gli immobili commerciali - e Deutsche all'indebolimento dei consumi. La strategia di Ubs, che punta a ridurre l'esposizione ai rischi e a concentrarsi sulla clientela nazionale e sul private banking, appare sensata.

Il Cda è stato quasi completamente rinnovato: un passo necessario per ripristinare la reputazione di Ubs. La settimana scorsa, l'addio del direttore globale della gestione patrimoniale ha segnato l'ultima svolta rispetto a un passato turbolento. È probabile che la ristrutturazione dell'attività, la sistemazione del trading book e la situazione di un'economia in declino impediscano a Ubs di tornare in attivo ancora per qualche tempo. È una prospettiva ancora troppo fredda rispetto ai segnali di disgelo provenienti dalle altre banche.

Vanno in scena le grandi manovre tra gli azionisti della prima banca italiana. In Intesa-Sanpaolo, all'asse Trieste-Parigi (Generali e Credit Agricole, con benedizione della Mediobanca di Cesarone Geronzi ) si contrappone quello Compagnia di San Paolo-Cariplo.
Abramo Bazoli tenta di fare il pompiere: "Il patto non cambia gli equilibri in Intesa". Ma l'asse Guzzetti-Benessia si sta rafforzando e, caso strano, a Torino monta la fronda contro il presidente Enrico Salza, "accusato di acquiescenza verso la regia di Geronzi" (Repubblica, p. 29).

La battaglia si sta già combattendo sui giornali. Repubblica è sempre indecisa tra Bazoli e Profumo, mentre Corriere e Sole camminano in equilibrio tra lo stesso Bazoli e Geronzi. Il problema è che i due Grandi Vecchi sono capaci di trovare accordi all'insaputa dei vari Mauro, De Bortoli e Riotta. E alla fine chi è nell'angolo è Alessandro Mignon, perché quando Bazoli loda "l'autonomia di Mediobanca" vuole solo dire: "Bravo Cesare, continua a smarcarti da Profumo e vedrai che andremo sempre più d'accordo".

 
[06-05-2009]
Fiat/ Ft: Soluzione Chrysler fissa precedente rischioso per Usa
di Apcom
Secondo il quotidiano, Obama 'sovverte' il diritto finanziario
Roma, 2 mag. (Apcom) - Il modo in cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama intende salvare Chrysler potrebbe fissare un "precedente pericoloso" nel lungo termine e per i mercati finanziari statunitensi. Lo scrive oggi il Financial Times, in una column da Wall Street in cui suggerisce che l'ad di Fiat Sergio Marchionne invii una copia del 'Principe' di Niccolò Machiavelli a Obama affinché il presidente possa studiare la famosa opera e meditare sulla massima "il fine giustifica i mezzi". Nessun fine può giustificare - secondo Ft - la violazione dei principi del diritto riguardo all'ordine di retribuzione dei creditori nel fallimento, su cui "la legge è inequivoca": prima i creditori 'senior', come gli hedge funds, poi quelli 'junior' come i sindacati, e infine i lavoratori. Ora invece, nel capovolgere quest'ordine "l'amministrazione sta indicando che il principio non è più sacro". E anche se "questo in sé non provocherà una fuga massiccia di capitali dagli Usa, avrà delle serie ripercussioni" sulla volontà dei fondi di partecipare ai progetti del governo di Washington per depurare molte banche dagli asset tossici. Il quotidiano finanziario londinese sottolinea che la bancarotta "chirurgica" di Chrysler promessa da Obama "dipenderà dal tribunale e non da lui". E soprattutto, secondo Ft l'operato dell'amministrazione per salvare la terza 'big' di Detroit mette in luce un paradosso: "La posizione delle autorità come principali soccorritori le forza ad assumere un ruolo attivo nel settore privato, ma i loro obiettivi (salvare posti di lavoro, essere rieletti, ecc.) è in conflitto con il corretto funzionamento degli stessi mercati che stanno cercando di preservare".

 

 

 

IL RITORNO DEI FURBETTI – A WALL ST. È GIÀ PERIODO DI VACCHE GRASSE - GRAZIE AGLI ARTIFICI CONTABILI OBAMIANI, IL 2009 VEDRÀ GUADAGNI STREPITOSI PER L’OLIGARCHIA FINANZIARIA USA – CHI CI HA RIMESSO? SOLO QUADRI BASSI E INTERMEDI – E IL PRESIDENTE TACE...

Marcello Foa per "Il Giornale"

È bastato un mese di bel tempo (borsistico) per far tornare tutto come prima. Soprattutto a Wall Street, avvilendo chi si era illuso che da questa crisi potesse nascere se non un mondo migliore, perlomeno un capitalismo di nuovo giusto e responsabile. La casta dei banchieri sta vincendo di nuovo. E alla grande. Mentre il mondo continua a lottare contro la crisi economica e migliaia di persone perdono il posto di lavoro, i membri dell'oligarchia finanziaria statunitense vedono profilarsi un 2009 di guadagni strepitosi, pari o addirittura superiore al 2007, l'anno dei record.

barack obama

E non è solo un'impressione, parlano le cifre. Nei primi tre mesi dell'anno le sei principali banche americane hanno accantonato la bellezza di 36 miliardi di dollari sotto la voce bonus e stipendi. Sono gli stessi istituti che a febbraio sembravano moribondi e che hanno ricevuto dallo Stato aiuti miliardari; poi, però, è successo qualcosa. Il G20? Non proprio. O meglio: mentre l'attenzione del mondo era focalizzata sul drammatico summit londinese, a Washington l'Amministrazione Obama ne ha approfittato per cambiare le regole contabili, modificando il mark-to-market, che obbligava le banche a contabilizzare ogni giorno i debiti a valore di mercato; e siccome quelli tossici valevano zero gli istituti erano costretti a riportare perdite gigantesche.

Secondo la nuova norma, invece, sono loro stessi a decidere il valore di questi titoli. Ad esempio: se l'istituto X ha un debito tossico che a valore di mercato vale 1, può stabilire autonomamente che valga 5 o 6 perché questo è il valore ipotizzato fra uno o due anni. Di certo le trimestrali di bilancio non rispecchiano il valore reale delle banche, che però, così, possono vantare utili insperati e addirittura permettersi di restituire in tutto o in parte le sovvenzioni ricevute, sottraendosi pertanto al tetto ai bonus imposto dal governo per le aziende salvate dallo Stato.

Geithner Timoty

Chi lavora nel dipartimento trading e investimenti bancari di JPMorgan Chase assapora già, per l'anno in corso, un reddito medio pro capite di 509mila dollari, mentre nell'ultima annata senza eccessi, il 2006, era stato di 345mila dollari. La Goldman Sachs ha già messo a bilancio 4,7 miliardi per i propri dipendenti, pari a 569mila dollari a testa, praticamente la stessa cifra dell'indimenticabile 2007.

Persino i pochi istituti ancora in rosso sono riusciti ad aumentare gli stipendi, come Morgan Stanley, che ha chiuso il trimestre con una perdita di 578 milioni di dollari, ma ha già contabilizzato stipendi per 2 miliardi. Come dire: per ogni dollaro di perdita procurata alla società, i suoi salariati ne ottengono quattro, per meriti evidenti. Niente male. La logica è sempre la stessa e con beneficiari ultimi i soliti noti.

Logo "Citigroup"

Le banche si difendono evidenziando come, per far fronte alla crisi, siano state costrette a ridurre gli organici. Ma a ricevere lettere di licenziamento sono stati soprattutto i quadri inferiori: piccoli dirigenti, impiegati, segretarie. E quando si è trattato di assumere, gli istituti hanno optato per l'outsourcing, anziché privilegiare il mercato del lavoro nazionale. Bank of America ha ingaggiato 15mila persone in India, Bank of New York Mellon 1300, sempre in India, Citigroup 1000 nelle Filippine. Così, tanto per ringraziare il contribuente. E Obama? Tace. Anzi, si prodiga per rafforzare l'impressione di una rinascita del sistema finanziario, mentre la sua promessa di cambiamento appare sempre più retorica.

 

 
[28-04-2009]

 

 

 

 

CRISI: TROVATO MORTO DIRETTORE FINANZIARIO FREDDIE MAC, FORSE SUICIDIO...
(ASCA-AFP) - Uno dei top manager della Freddie Mac, colosso americano dei mutui travolto dalla crisi e finito sotto il controllo statale, e' stato trovato morto nella sua casa in Virginia. I media locali parlano di suicidio. Il cadavere di David Kellermann, direttore finanziario della Freddie Mac, e' stato ritrovato dalla moglie nella loro abitazione nel nord della Virginia, hanno riferito WUSA television e la radio WTOP. La polizia starebbe indagando su un 'presunto suicidio', ha spiegato la portavoce delle forze dell'ordine Mary Anne Jennings. Kellermann, 41 anni, lavorava per la Freddie Mac da oltre  16 anni ed era stato nominato Cfo a settembre, proprio nel momento in cui con la gemella Fannie Mae, la societa' e' passata sotto il controllo del governo per prevenire il  collasso.22.04.09

CRAC! - suL TESORIERE DI FREDDIE MAC SUICIDA 

Vittorio Zucconi per "la Repubblica"

Nel sobborgo virginiano più elegante della Washington ricca, dietro i muri di mattoni rossi e i prati ben limati che segnalano ai passanti il trionfo della "felicità" immobiliare, si celebra alle 4 del mattino il rito macabro ed espiatorio di tutti i crac: il suicido del finanziere appeso a una corda in cantina, mentre ai piani superiori la famiglia dorme.

David Kellerman

Non c´era ancora stato, dai giorni di settembre quando sotto i piedi dell´America di Bush si spalancò la voragine della finanza demente, il suicidio rituale di uno dei suoi protagonisti, come era David Kellerman, a 41 anni il "Cfo", il Chief Financial Officer, il tesoriere della società Freddie Mac, quella che più di ogni altra aveva creato la bolla dei mutui avvelenati con la garanzia del governo. E che neppure 60 miliardi di fondi pubblici pompati nelle sue vene è riuscita ancora a risanare.

Kellerman, volto banale e molto "all american", da figlio del Midwest quale era e da giocatore di football quale sognava di essere alla sua Università del Michigan, non era un Bernie Madoff, il supermagliaro di New York, e neppure un Kenny Lay, il pirata dell´energia elettrica che aveva costruito sul ricatto e sull´amicizia politica con la banda texana dei Bush e con Cheney il castello della Enron che lo travolse fino alla condanna a 60 anni di carcere e all´infarto fatale. E neppure su di lui ci saranno i misteri che per sempre circonderanno un altro celebre impiccato, Roberto Calvi, o la morte del numero due della Enron, Cliff Baxter, ucciso proprio il giorno prima della sua deposizione davanti al magistrato.

David Kellerman era un nome oscuro, poco più di un dirigente d´azienda fra i tanti che lavorano in questa mostruosa società semigovernativa dal nome impossibile compresso nell´acronimo di "Freddie Mac" e che per mandato pubblico acquista, garantisce e poi rivende i mutui immobiliari nei portafogli delle banche. Dalla sua laurea nel Michigan, celebre per la quantità di giocatori di football che sforna e dai corsi post laurea nella George Washington University della capitale, Kellerman era entrato a 25 anni nel ventre di "Freddie" e aveva cominciato la scalata dal cubicolo dell´impiegato fino ai piani alti.

Wall Street

Una carriera qualsiasi, ma soltanto fino all´8 settembre del 2008, quando la montagna di debiti garantiti, rivenduti, rimpacchettati, frullati che la sua società rilevava, controllando la metà dell´intero portafoglio dei muti americani, si rivelò un massiccio di panna montata. E le agenzie di rating, quelle che dovrebbero verificare e classificare la solidità di una "corporation" prima, e non dopo i disastri, abbassarono il voto della "Freddie Mac" dall´ A1, che significa solidità d´eccellenza, al B3, poco più che spazzatura.

Fu allora che il governo Bush, boccheggiando nel naufragio della finanza che avrebbe divorato la Bear Stearns, la Lehman Brothers, la Merril Lynch e portato le grandi banche come la Citi e la Bank of America a un passo dalla bancarotta, decapitò le due società più esposte, e più responsabili del "boom and bust" immobiliare, la "Fannie Mae" e la "Freddie Mac", che dal loro compito istituzionale di garanti si erano trasformate, con la complicità della politica riccamente lubrificata senza distinzione di partiti e di nomi, nei massimi speculatori d´azzardo sulla trave portante della vita nazionale: la casa.

POLIZIOTTO DAVANTI A CASA DEL MANAGER FREDDIE MAC IMPICCATO

Kellerman fu sparato alla seconda poltrona, di fatto quella più importante, all´incarico di tesoriere e responsabile finanziario. Gli fu messo in mano un assegno da 60 miliardi di dollari firmato dal governo con l´incarico di tamponare, bonificare e poi riavviare quella società senza la quale l´intera circolazione sanguigna del credito s´infarta.

Otto mesi più tardi, nessuno, non nel Parlamento, non alla Federal Reserve, non al Tesoro sa ancora se questo cuore della circolazione creditizia americana sia tornato a pulsare. Non lo sapeva, o forse lo sapeva, David Kellerman, che aveva dovuto ingaggiare una squadra di guardie del corpo per circondare la sua villa di mattoni rossi in Virginia per difendersi dai debitori inferociti sbarcati dai pullman che offrono il "tour" dei bancarottieri come a Hollywood il giro delle ville delle star.

Lanciavano sassi alle belle finestre per chiedergli conto dei bonus, delle gratifiche pagate a lui dalla società, 800 mila dollari quest´anno, dei 210 milioni complessivamente distribuiti con i soldi dei contribuenti cacciati da case pignorate per morosità, e che "Freddie" e "Fannie", che lui, avrebbero dovuto difendere. Nel tempo libero, perché anche nelle tragedie riposa sempre un grano di ironia, Kellerman era tra i promotori della "Campagna per i senza tetto".

Wall Street

Nella sede centrale, una sorta di castello di gusto "post Versailles" su una avenue centrale di Washington, celebre nel quartiere per i magnifici addobbi luminosi a Natale, si dicono ora le solite cose ovvie, che Kellerman fosse depresso, che fosse sotto cura psichiatrica, che la fatica, la pressione, l´angoscia per un impegno troppo grande - salvare da solo l´intero settore immobiliare nazionale sempre in asfissia - lo stessero schiacciando e adesso, mentre il furgone nero del "coroner" della contea di Fairfax, in Virginia, carica il suo corpo massiccio nella borsa di cerata nera con la lampo usata anche per i soldati, è facile fare diagnosi.

SEDE FREDDIE MAC - MCLEAN, VIRIGINIA

David Kellerman è un altro, finora il più noto, caduto in questa guerra di parole astruse come derivati, hedge, credit swaps, securitization, che uccidono come i proiettili o le bombe per strada. Nelle stesse ore in cui il tesoriere della cassaforte sfondata si passava il cappio attorno al collo nella cantina della grande casa dove dormivano la moglie e la figlia, a pochi minuti da lui, Christopher Wood, un uomo qualsiasi di 34 anni, in una casa più modesta, scriveva la propria nota suicida, spiegando che non ce la faceva più a pagare le rate di quel mutuo di 460 mila dollari che la banca non avrebbe mai dovuto concedergli, ma che la società di Kellerman aveva garantito. Ha ucciso la moglie, i figli di 5,4 e 2 anni e poi se stesso. Lui, la sua famiglia, come il tesoriere di "Freddie" uccisi dallo stesso sogno quando diventa incubo: la casa.

 

 
[23-04-2009]

 

 

 

LA MELA SBUCCIATA – LA ELAN (TAIWAN) DENUNCIA L’APPLE DI JOBS PER “FURTO DI BREVETTI”: IN GIOCO LA PROPRIETà DELLA TECNOLOGIA “TOUCH SCREEN” (ALLA BASE DI iPOD E iPHONE) – ERANO 2 ANNI CHE SI CERCAVA UN COMPROMESSO….

Massimo Sideri per il "Corriere della Sera"

Steve Jobs

Sembra proprio che a Cupertino ad attendere Steve Jobs in giugno, al suo rientro dopo la lunga convalescenza, non ci saranno solo applausi. Ma anche qualche grana. Dopo l'affannosa rincorsa al fenomeno dei netbook classificati come «junk», spazzatura, solo pochi mesi prima dallo stesso Jobs, ora la Apple dovrà anche affrontare nel tribunale distrettuale di San Francisco il gruppo di Taiwan, Elan.

L'accusa sulla quale bisognerà attendere il verdetto dei giudici è «furto» di brevetti. Non è certo una prima volta nella storia dell'azienda che si è scontrata per anni con la rivale di sempre, Microsoft, e fin dai suoi esordi negli anni Ottanta ha litigato con l'altra «mela», la Apple Records, etichetta discografica dei Beatles, per il marchio.

I brevetti nella Silicon Valley sono quasi tutto. Ed escludendone il valore il Prodotto interno lordo dell'area ad alta densità tecnologica sarebbe destinato a crollare. Ma il gruppo non potrà prendere il caso sottogamba visto che in gioco è la tecnologia touch screen alla base di iPod e iPhone oltre che di alcuni computer MacBook.

La Elan, che tra le altre cose produce il mouse pad dei popolari netbook Asus EEE, ha fatto sapere di aver «deciso di procedere in tribunale dopo non essere riuscita a trovare con la Apple un punto di vista in comune ». Era da due anni che le aziende stavano cercando un accordo sui due brevetti oggetto del contrasto. Il principale è quello per ruotare e zoomare le immagini utilizzando due dita insieme.

Apple ha preferito non fornire commenti ma dalla parte di Elan c'è una vittoria ottenuta contro un'altra società statunitense, la rivale Synaptics, proprio su uno dei due brevetti contesi. Per il gruppo di Jobs che si è sempre contraddistinto per il design «cool » dei prodotti e per le tecnologie all'avanguardia il conto potrebbe essere salato: basti pensare il quarto trimestre del 2008 per l'azienda si è chiuso meglio delle aspettative proprio grazie alle vendite di iPod e iPhone.

MICROSOFT

E, anche se in un caso totalmente diverso ma pur sempre nel perimetro delle contese sui brevetti, Microsoft è appena stata condannata a pagare 388 milioni di dollari a Uniloc per un software anti­pirateria.

 

 
[10-04-2009]

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

VEDI PREZZI BENZINA CLICCA QUI

ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Creato Lunedì, 26 Settembre 2011 11:52

Scritto da Lisa Vagnozzi

Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

1. Caitlyn Larsen

Caitlyn è un bambina di 10 anni di Orogrande, New Mexico. Un giorno, guardando fuori dalla finestra della sua cameretta, si è accorta che sul fianco di una montagna vicina si stava aprendo uno strano buco. Indagando, Caytlin ha scoperto che si trattava di una nuova cava mineraria. A questo punto, la ragazzina ha preso carta e penna e ha scritto ai giornali, per raccontare come quei lavori di scavo stessero devastando il paesaggio intorno alla sua città. La lettera non è passata inosservata ed è finita sulla scrivania del direttore della New Mexico Mining and Mineral Division, che ha convinto la società a bloccare le perforazioni: la montagna di Caitlyn è salva!

2. Birke Baehr

A soli 11 anni Birke ha le idee molto chiare in tema di alimentazione: è infatti un convinto paladino del biologico ed è diventato protagonista di incontri nelle scuole americane, per raccontare la propria esperienza e sensibilizzare i coetanei, invitandoli a riflettere sul valore nutrizionale di ciò che mangiano, sugli OGM e sull’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive nelle coltivazioni.

3. Olivia Bouler

Ricordate il disastro della Deepwater Horizon, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Di fronte a tanta devastazione ambientale, l’undicenne Olivia ha deciso di darsi da fare in prima persona, collaborando con la National Audubon Society per vendere i disegni degli esemplari di uccelli più colpiti dalla marea nera. La vendita ha fruttato oltre 200.000 dollari, che sono stati devoluti ad azioni di ripristino degli ecosistemi del Golfo. In occasione del primo anniversario dell’incidente, Olivia ha anche pubblicato un libro, perché quanto accaduto non venga dimenticato ma rappresenti un monito per il futuro.

4. Cole Rasenberger

A 8 anni Cole si è impegnato attivamente per salvare le foreste della sua regione, nel North Carolina, coinvolgendo numerosi coetanei della propria scuola. La sua iniziativa è stata di una semplicità estrema: i bambini hanno inviato delle cartoline firmate alle catene di fast food per chiedere loro di passare a packaging riciclati e sostenibili. La mobilitazione ha centrato un obiettivo importante, ottenendo risposte ed impegni da un colosso del settore, McDonald’s. Successivamente, gli sforzi di Cole si sono concentrati su una seconda catena, la KFC: l’azienda ha ricevuto direttamente dalle mani del bambino ben 6.000 cartoline, grazie al coinvolgimento degli allievi di altre scuole elementari della zona, ma al momento non ha offerto riscontri positivi. L’importante, però, è non mollare!

5. Mason Perez

 

A 9 anni Mason ha fatto una constatazione di una semplicità disarmante: si è reso conto che il getto d’acqua che scaturiva dai rubinetti del bagno della scuola, del campo di baseball, dei negozi e delle case della sua città era inutilmente forte. Per questo, ha scritto al sindaco chiedendogli di abbassare la pressione dell’acqua nelle tubature, ottenendo un risparmio idrico calcolato tra il 6% e il 25%.

6. Ashton Stark

 

A 14 anni Ashton ha deciso che era ora di tagliare le emissioni di CO2 della propria famiglia: con questo obiettivo, ha preso la vecchia auto dei nonni, parcheggiata in garage a prendere polvere, e l’ha dotata di nove batterie da golf cart. Ora la vecchia auto può viaggiare ad una velocità massima di poco più di 70 km/h – non molto, ma sufficiente per spostarsi in città – senza emettere anidride carbonica.

7. Severn Suzuki

Nel 1992, a soli 12 anni, Severn promosse una raccolta fondi con la Environmental Children's Organization (ECO), un gruppo di bambini ecologisti da lei fondato 3 anni prima, per poter prendere parte al Vertice della Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro. Qui, in soli sei minuti e con parole semplici, schiette ed efficaci, Severn espresse il punto di vista di una bambina sui maggiori problemi ecologici, zittendo (momentaneamente…) i potenti del mondo. Oggi, a 30 anni, Severn continua nel suo impegno a favore della tutela dell’ambiente, collaborando con The Skyfish Project.

8. Felix Finkbeiner

A 9 anni, dopo una lezione della sua maestra sulla fotosintesi clorofilliana, Felix decise di piantare un piccolo albero sul davanzale della finestra della sua classe, per poi esclamare, con quell’entusiasmo genuino tipico dei più piccoli, Pianterò un milione di alberi in Germania. Oggi Felix ha 13 anni e, al motto Stop talking! Start planting!, ha superato il suo obiettivo: ha infatti piantato il milionesimo albero il 4 maggio 2011. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti politici e Ministri dell'Ambiente di ben 45 nazioni.

Piccoli grandi uomini da cui i "veri" grandi dovrebbero prendere esempio.

 

 

Creato Martedì, 12 Giugno 2012 16:47

Scritto da Marta Albè

Tra Ottocento e Novecento furono messe a punto alcune invenzioni che avrebbero potuto rivelarsi in grado di rivoluzionare la nostra esistenza odierna.

Se l'auto ecologica progettata da Henry Ford o l'automobile a corrente alternata ideata da Nikola Tesla fossero state prodotte su larga scala decenni fa, forse in questo momento non ci troveremmo a condurre guerre spietate per il possesso del petrolio necessario alla produzione del carburante che, secondo Ford, avrebbe potuto essere ricavato in ingenti quantità a partire dai vegetali. Lo stesso Tesla fu in grado di creare un motore elettrico ad emissioni zero e di ricavare energia sfruttando le correnti elettriche della Terra. A due donne si devono invece l'invenzione del primo sistema antinquinamento e di un dispositivo per rendere potabile l'acqua di mare grazie ai raggi solari.

Senza stare a sindacare sul "perché" queste invenzioni non abbiano trovato seguito, proviamo a ricordarle e a omaggiarle affinché siano da spunto per un reale cambiamento di rotta, anche alla luce delle recenti scoperte tecnologiche.

1) Energia elettrica gratis dalla Terra

 

Nikola Tesla (1856 – 1943) fu un ingegnere ed inventore di origine serba, ma naturalizzato statunitense, che sperimentò particolarmente nell'ambito dell'elettromagnetismo tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Tra le sue ideazioni vi fu quella di riuscire a ricavare energia in maniera praticamente gratuita sfruttando le correnti elettriche fornite dalla Terra. Tesla, da moti considerato un genio, provò la propria capacità di sfruttare le correnti elettriche che attraversano le rocce ed i suoni insieme ad un amico nell'area di Pike Peak mediante due strumenti denominati autoharp, delle arpe di trasmissione dotate di microfoni. I due si separarono ponendosi ai lati opposti di un picco, distanziati l'uno dall'altro da quattro chilometri di roccia. Gli strumenti furono collegati al terreno attraverso un metodo segreto e furono sintonizzati in base alle risonanze armoniche della Terra. Al preciso momento che Tesla aveva stabilito, i due strumenti furono in grado di produrre note musicali per suonare interi brani grazie all'impiego della corrente elettrica terrestre.

2) Il primo sistema antinquinamento

Il primo sistema antinquinamento della storia fu inventato da una donna statunitense nel 1879. Parliamo di Mary Walton, la quale decise di dirigere il proprio impegno e le proprie conoscenze verso l'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e nocive provenienti dalle fabbriche, che in quegli anni si stavano prepotentemente diffondendo sul territorio. L'invenzione della Walton era basata sull'utilizzo di enormi contenitori ricolmi d'acqua, simili a serbatoi, verso i quali venivano condotte le polveri inquinanti, che proprio dall'acqua dovevano essere trattenute prima di venire convogliate lungo la rete fognaria. A Mary Walton si deve inoltre la progettazione del primo sistema in grado di limitare l'inquinamento acustico.

3) Distillatore solare per l'acqua di mare

Maria Telkes (1900 – 1995), nel 1920, quando all'epoca aveva solamente vent'anni, inventò un sistema di distillazione solare in grado di rendere potabile l'acqua di mare. Il sistema prevedeva d versare dell'acqua salina in uno speciale recipiente ricoperto da una lastra in vetro trasparente, che doveva essere esposto al sole, affinché i raggi solari potessero svolgere la propria azione di depurazione dell'acqua. Il sistema era in grado di produrre nel giro di poche ore alcuni litri di acqua potabile, che poteva rivelarsi indispensabile nel caso di un naufragio per la sopravvivenza dei passeggeri di un'imbarcazione. A lei si devono inoltre l'invenzione del forno solare e della Casa Carlisle, il primo edificio sperimentale a riscaldamento solare.

4) L'auto ecologica di Henry Ford

Il fondatore della casa automobilistica più famosa di tutti i tempi fu, all'insaputa di molti, l'ideatore di una delle prime automobili completamente ecologiche e green, sia per via dei materiali che la costituivano sia per via della fonte combustibile utilizzata per il suo funzionamento. Si tratta della Hemp Body Car, ideata da Henry Ford (1863 – 1947) nel 1941. L'automobile era costituita principalmente da fibre di cellulosa biodegradabili derivate dalla canapa e dalla paglia di grano, ma non solo. Il funzionamento del suo motore era stato reso possibile mediante l'impiego di etanolo di canapa. Già nel 1925 Ford aveva azzardato l'ipotesi di riuscire a creare un'auto completamente realizzata ed alimentata grazie alla canapa. Era inoltre certo che dalla maggior parte dei vegetali, comprese mele, patate ed erbacce, potessero essere tratte sostanze combustibili da utilizzare per il funzionamento degli stessi mezzi per la coltivazione agricola, garantendo la possibilità di coltivare i campi con l'ausilio di mezzi meccanici per centinaia di anni. La Hemp Body Car era alimentata dalla canapa distillata, il cui valore inquinante era stato indicato come pari a zero. Perché non venne mai prodotta su larga scala? Poiché Ford morì pochi anni dopo, nel 1947, e poiché nel 1955 la coltivazione della canapa fu proibita negli Stati Uniti.

5) L'auto a corrente alternata di Tesla

Ancora a Nikola Tesla si deve l'ideazione di un'automobile in grado di sfruttare la corrente alternata, anziché la corrente continua. Grazie a Tesla nel 1895 nei pressi delle Cascate del Niagara era entrata in funzione una stazione idroelettrica a corrente alternata grazie alla quale egli raggiunse la propria popolarità all'interno del panorama scientifico. La Pierce-Arrow begli anni Trenta del '900 aveva deciso di dare vita ad un'automobile elettrica in grado di sfruttare la corrente alternata seguendo le istruzione fornitegli da Tesla. I suo motore era progettato per raggiungere 1800 giri al minuto ed era dotato di una ventola frontale per il raffreddamento. Il motore dell'automobile fu in seguito modificato da Tesla al fine di permettere il funzionamento autonomo del veicolo mediante un circuito elettrico in grado di produrre energia e di garantire il funzionamento in movimento del mezzo per decine di chilometri senza che il motore emettesse alcun rumore e senza la produzione di sostanze inquinanti. Secondo Tesla il nuovo dispositivo di sua invenzione non solo avrebbe potuto alimentare un'automobile per sempre, ma anche fornire l'energia necessaria ad interi edifici. Tesla morì solo e dimenticato nel 1943, frustrato per non essere riuscito ad imporre al mondo i propri progetti, che probabilmente non furono compresi poiché giudicati in anticipo di almeno mezzo secolo.

Marta Albè

Leggi anche:

- Ford Hemp Car: l'auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Creato Venerdì, 25 Settembre 2009 09:38

Scritto da Alessandro_Ribaldi

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma - soprattutto - alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l'anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l'auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare "...vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti..." e tutt'ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della "bio vettura" si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

 

Già nel 1925 lo stesso Ford rilasciò al New York Times una dichiarazione che fece supporre quanto avesse competenze e volontà adeguate a creare un'autovettura capace di utilizzare carburanti alternativi: "Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C'è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C'è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni". Ford all'epoca azzardò l'ipotesi che si potesse arrivare a vetture fatte di canapa che utilizzassero l'etanolo come carburante.

Unendo la passione per la natura ed un indubbio fiuto per gli affari, l'imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che "uscisse" dalla terra. Per realizzare questo affascinante progetto impegnò nella ricerca fior fiore di ingegneri che nel 1941, dopo 12 anni di studi, diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili. La Hemp Body Car era una realtà: interamente composta da plastica in fibre di canapa, biodegradabile e dieci volte più leggera delle auto con carrozzeria d'acciaio.

Inoltre per dimostrare quanto fosse valido tale progetto si realizzò persino uno spot in cui la vettura veniva colpita ripetutamente con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Ma la grande novità, come detto, era nel carburante: la Hemp Body Car era difatti alimentata dalla canapa distillata, il cui impatto inquinante era pari ad un clamoroso "valore zero". Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. I re dell'acciaio e del petrolio ripresero il controllo delle operazioni lasciando che quest'idea "fumosa" venisse dimenticata.

A questo punto la domanda che viene naturale porsi è: perché solo ora, e per giunta timidamente, stanno rispuntando supposizioni, studi, progetti e dichiarazioni che Henry Ford nei primi ventenni del novecento aveva cercato di promuovere?

 La risposta può essere senz'altro riscontrata nel processo economico politico che ha portato il petrolio ad essere un combustibile dal grande "potere" finanziario, capace di non favorire la reale funzionalità di una tecnologia rispetto ad un'altra, ma appoggiando esclusivamente gli interessi e le strategie politiche.

Questi progetti risultarono sicuramente scomodi all'epoca, per via della crescita delle nazioni che potevano continuamente beneficiare di risorse petrolifere (gli stati medio orientali, ad esempio, si scoprirono grossi beneficiari di oro nero proprio in quegli anni). Oggi, con una crisi petrolifera sempre più evidente, con la crescita di un'educazione orientata alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, con una volontà nell'abbassare sprechi e consumi, si potranno forse portare a termine le volontà del fondatore del marchio Ford.

La casa automobilistica dall'ovale blu sta dimostrando di essere una delle più motivate ad orientarsi a questo tipo di approccio, mettendo in commercio, ed è stata la prima in assoluto a farlo, una vettura alimentata a bioetanolo a basso contenuto di CO2. Sembrerebbe che, a distanza di quasi 70 anni, le previsioni del suo padre fondatore si stiano finalmente verificando.

Alessandro Ribaldi

 

 

fonti energetiche rinnovabili e all’attività dell’istituto eni Donegani, lsegnaliamo alcuni documenti sul tema reperibili sul sito www.eni.com:

- eni for development http://eni.com/it_IT/attachments/sostenibilita/eni-for-development-web.pdf (in particolare da pag. 28)

- eni tecnology report http://eni.com/it_IT/attachments/innovazione-tecnologia/impegno/Eni_Technology_Report_2009-2010_ITA.pdf (in particolare sezioni a pag: 2 e 15)

 

Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione Innovazione e Tecnologia del sito al seguente link: http://eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/innovazione-tecnologia.shtml

 

 

Ecofatto, la metamorfosi del riciclaggio

 

Renata Gabbi di Legambiente, spiega come dal riciclaggio di carta, plastica, acciaio si possano ottenere utensili, biciclette, elementi dell'arredo urbano e tanti altri oggetti d'uso quotidiano: "da ogni cosa nasce un'altra cosa", bisogna solo scegliere il contenitore giusto.
Servizio di Lidia Casti





Visita il sito: www.terrafutura.it
Visita il sito: www.legambiente.it

Per vedere il filmato clicca qui !

 

Riconosciuto il nesso eziologico
La Corte di Cassazione ha riconosciuto che l’eccessiva esposizione alle radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari potrebbe contribuire all’insorgenza di tumori alla testa, se utilizzati per 5 – 6 ore al giorno per un numero elevato di anni (12 nel caso di specie). Un uso per lavoro del telefonino così prolungato può, quindi, dar luogo a malattia professionale non tabellata.

 

 

Calcolo e bilancio dei consumi energetici in azienda con Excel

Come effettuare il bilancio dei consumi energetici di un'impresa calcolando in Excel le spese da ridurre per ottimizzare la spesa di energia elettrica, combustibile per il riscaldamento e carburante per il parco veicoli.

 

 

Crowdfunding: il finanziamento arriva da Internet ConfiniOnline

lunedì 30 dicembre 2013 La Consob regolamenta, primo caso in Europa, la raccolta di fondi effettuata via web. Ormai non riguarda più solo le ...

 

FONDI UE 2014-2020

Horizon 2020 e PMI: bando per lo sviluppo di tecnologie digitali

Ivana Genestrone - Avvocato in Milano

Horizon 2020 destina 19 milioni di euro al finanziamento di progetti dedicati a trasferire le tecnologie nate per l’industria del gioco digitale a soluzioni ...

 

  Videoinforma :  www marcobava.it