FINMECCANICA
Home ] Su ] INIZIATIVE GIUDIZIARIE ] GIUSTIZIA/10042009135.jpg ] UNIVERSITA' GIURISP ] COPPOLA ] SARAS ] INSIDER TRADING ] GIUSTIZIA/DIRITTO LAVORO/Dir lav 3.02.10.mp4 ] GIUSTIZIA/DIRITTO LAVORO/Dir lav 3.02.10~1.mp4 ] ZUNINO ] TANGENTI ] QUERELE ] EVASIONE FISC ] PARMALAT-CIRIO ] TELECOM-PIRELLI ] BURANI ] AVV.GUIDO ROSSI ] FASTWEB-SPRAIKE ] DERIVATI COMUNALI ] CRAGNOTTI ] [ FINMECCANICA ] EUTELIA ] TELECOM SIM FALSE ] P3 ] AVV.FRANZO GRANDE STEVENS ] CASELLI ] MOBBING ] BANCA ITALEASE ] MONDADORI ] BANCA MB ] TISCALI ] FINPAR LIVOLSI ] HDC-MONDADORI-BERLUSCONI ] P4 ] OMICIDIO MATTEI ] ILVA ] PROTO RCS ] MPS ] UBI ] TRONCHETTI ] PROFUMO ] BPM ] NO TAV ]

 

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

  • visitarlo periodicamente
  • usare questa pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
  • di avere pazienza nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE, potrebbe essere lento.
  • MARCO BAVA fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto responsabile.
  • Questo servizio non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
  • MARCO BAVA non potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.

QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

1)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

2) Processo MPS 1 e 2 SIENA MI .

3) PROCESSO A TORINO A CARICO AMMINISTRATORI SEAT

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

  28. SE LE FORZE DELL'ORDINE INTERVENISSERO DI PIU'PER CAUSE APPARENTEMENTE BANALI CI SAREBBE MENO CONTENZIOSO: CHIAMATO IL 117  PER UN PROBLEMA BANALE MI HA RISPOSTO : GLI FACCIA CAUSA ! (02.04.17)

  29. GRAN PARTE DEI PROFESSORI UNIVERSITARI SONO TRA LE MENTI PIU' FRAGILI ED ARROGANTI , NON ACCETTANO IL CONFRONTO E SI SENTONO SPIAZZATI DIVENTANO ISTERICI ( DOPO INCONTRO CON MARIO DEAGLIO E PIETRO TERNA) (28.02.17)

  30. Spesso chi compera auto FIAT lo fa solo per gratificarsi con un'auto nuova, e basta (04.11.16)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

IL TRIBUNALE DI  TORINO E LA CONSOB NON MI GARANTISCONO LA TUTELA DEL'ART.47 DELLA COSTITUZIONE

Oggi si e' tenuta l'assemblea degli azionisti Seat tante bugie dagli amministratori, i revisori ed il collegio sindacale, tanto per la Consob ed il Tribunale di Torino i miei diritti come azionista di minoranza non sono da salvaguardare e la digos mi puo' impedire il voto come e quando vuole, basta leggere la sentenza SENT.FIAT Mb

 

Tweet to @marcobava

08.03.16

 

 

  

COSTITUENDA ASSOCIAZIONE PER UN

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

 

 

SI ACCETTANO ISCRIZIONI

STATUTO

mailto:nuovomodellodisviluppo@email.it

  

 

FRA GLI OBETTIVI :

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN  

6) COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE DEGLI AZIONISTI NEI PROCESSI PER REATI SOCIETARI

 IL 31.10 15  la sentenza del PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT ha ammesso il danno per i soci Parmalat .     

SENT CRAGN MOTIV 1 MOTIV 2 MOTIVAZ 3

 

 

  

COSTITUENDA ASSOCIAZIONE:

NO-ISIS.cloud

www.no-isis.cloud

per non fare diventare l'ITALIA un'hotspot europeo dell'immigrazione in quanto bisogna resistere come italiani nel nostro paese dando agli immigrati un messaggio forte e chiaro : ogni paese puo' svilupparsi basta impegnarsi per farlo con le risorse disponibili e l'intelligenza , che significa adattamento nel superare le difficolta'.

Inventarsi un lavoro invece che fare l'elemosina.

Quanti miracoli ha fatto Maometto rispetto a Gesu' ?

SI ACCETTANO ISCRIZIONI : STATUTO

PROGR ELET

scrivere a :

mailto:no-isis@outlook.con

@mbnoisis

www.facebook.com/No-isiscloud-1713403432283317/

obiettivi:

1) esame d'italiano e storia italiana per gli immigrati

2) lavori socialmente utili

3) pulizia e cucina autonoma

3 gennaio 1917, Suor Lucia nel Terzo segreto di Fatima: Il sangue dei martiri cristiani non smetterà mai di sgorgare per irrigare la terra e far germogliare il seme del Vangelo.  Scrive suor Lucia: “Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “Qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”. interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:  «La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917). La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”. Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

Le storie degli immigrati occupanti che cercano di farsi mantenere insieme alle loro famiglie , non lavoro come gli immigrati italiani all'estero:

1)  Mi trovavo all'opedale per prenotare una visita delicata , mentre stato parlando con l'infermiera, una donna mi disse di sbrigarmi : era di colore.

2) Mi trovavo in C,vittorio ang V.CARLO ALBERTO a Torino, stavo dando dei soldi ad un bianco che suonava una fisarmonica accanto ai suoi pacchi, arriva un nero in bici e me li chiede

3) Ero su un bus turistico e' salito un nero ha spostato la roba che occupava i primi posti e si e' messo lui

4) Ero in un team di startup che doveva fare proposte a TIM usando strumenti della stessa la minoranza mussulmana ha imposto di prima vedere gli strumenti e poi fare le proposte: molto innovativo !

5) FINO A QUANDO I MUSSULMANI NON ACCETTANO LA PARITA' UOMO DONNA , ANCHE SE LO SCRIVE IL CORANO E' SBAGLIATO. E' INACCETTABILE QUESTO PRINCIPIO CHE CI PORTA INDIETRO.

09.01.19

Tutti i nulllafacenti immigrati Boeri dice che ne abbiamo bisogno : per cosa ? per mantenerli ?

04.02.17l

L'ISIS secondo me sta facendo delle prove di attentato con l'obiettivo del Vaticano con un attacco simultaneo da terra con la tecnica dei camion e dal cielo con aerei come a NY l'11.09.11.

 - PER AFFRONTARE LA CRISI DEI PROFUGHI, L’ITALIA HA GIÀ SBORSATO 8,4 MILIARDI - INSIEME ALL’EMERGENZA TERREMOTO, PUO’ MANDARE ALL’ARIA I PIANI DEL GOVERNO SUL DEBITO PUBBLICO - DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO OLTRE 7 MILA I PROFUGHI SBARCATI IN ITALIA: DI QUESTO PASSO SI BATTERÀ OGNI RECORD

Ads by 

Mario Sensini per il “Corriere della Sera”

 

Ieri le motovedette della Guardia costiera ne hanno sbarcati 623: 251 a Porto Empedocle e 372 a Lampedusa. Stamattina è attesa ad Augusta la Nave Acquarius, con a bordo altri 783 migranti. Negli ultimi due giorni ne sono stati soccorsi nel mare del Canale di Sicilia, e accolti in Italia, circa 1.600.

 

Ieri la Marina libica ne ha bloccati altri 400 a poche miglia da Sabrata, e nonostante gli accordi tra Tripoli ed il governo italiano, criticati anche dalla Cei, e i nuovi impegni presi dai leader europei al vertice di Malta, il flusso dei disperati dalle coste libiche verso il nostro Paese non si arresta.

 

SPESA RECORD

Dall' inizio dell' anno sono oltre 7 mila i profughi sbarcati in Italia, e di questo passo si batterà ogni record. Quello dei migranti accolti (176 mila nel 2016), ma anche quello della spesa pubblica necessaria per il soccorso e l' accoglienza, che secondo il governo contribuisce in modo determinante, insieme all' emergenza dovuta al terremoto, a mandare fuori linea il debito pubblico. Fino al punto di spingere Bruxelles a valutare una procedura d' infrazione alle regole sui conti pubblici. Il che sarebbe una doppia beffa per l' Italia, che da anni lamenta lo scarso impegno degli altri Paesi nel fronteggiare i flussi migratori.

 

 

In un rapporto appena inviato alla Commissione Europea sui "fattori rilevanti" che influenzano l' andamento del debito pubblico, il ministero dell' Economia sottolinea che quest' anno la spesa per l' immigrazione rischia di arrivare al record storico di 4,2 miliardi di euro. Nel 2016, al netto dei contributi della Ue (che sono stati pari ad appena 120 milioni) sono stati spesi 3,3 miliardi. Per il 2017 ne sono stati stanziati 3,8 e senza tener conto dei 200 milioni del «Fondo per l' Africa» per investire nei Paesi da cui partono i flussi di immigrazione più importanti.

 

Ma quella prevista in bilancio è una cifra che «se il trend degli ultimi mesi dovesse continuare», si legge nel Rapporto, potrebbe crescere di altri quattrocento milioni.

La crisi costa 8 miliardi Si spenderà il triplo rispetto alla media degli anni tra il 2011 e il 2013, prima dell' esplosione della crisi migratoria: tra 2,9 e 3,2 miliardi in più. Se poi si considera la maggior spesa in termini cumulati la dimensione dei costi sostenuti dall' Italia per l' emergenza assume proporzioni gigantesche. Secondo il ministero dell' Economia, dal 2014 al 2017 lo Stato avrà speso tra 8 e 8,4 miliardi di euro in più rispetto al periodo 2011-2013.

 

Così cresce il debito L' Italia pretende che questa spesa sia considerata «eccezionale» e dunque non conteggiata nel calcolo del disavanzo annuale monitorato per verificare il rispetto degli impegni di bilancio. La Commissione, però, è disposta a riconoscere come «eccezionale» non tutta, ma solo la spesa eccedente rispetto all' anno prima. In ogni caso, che pesi o meno sul deficit pubblico, la spesa si scarica sul debito.

 

Nel 2017, sottolinea il rapporto, la spesa per l' accoglienza è stimata in 2,3 miliardi di euro (1,9 l' anno scorso), quella per il soccorso in mare e i trasporti sarà pari a 860 milioni di euro (nel 2016 furono 913).

L' assistenza sanitaria costerà 250 milioni, l' educazione (nel 2016 sono arrivati anche 26 mila minori non accompagnati) 310 milioni.

Riforma sostenuta da una maggioranza trasversale: «Non razzismo, ma realismo» Case Atc agli immigrati La Regione Piemonte cambia le regole Gli attuali criteri per le assegnazioni penalizzano gli italiani .

Screening pagato dalla Regione e affidato alle Molinette Nel Centro di Settimo esami contro la Tbc “Controlli da marzo” Tra i profughi in arrivo aumentano i casi di scabbia In sei mesi sono state curate un migliaio di persone.

Il Piemonte è la quarta regione italiana per numero di richiedenti asilo. E gli arrivi sono destinati ad aumentare. L’assessora Cerutti: “Un sistema che da emergenza si sta trasformando in strutturale”. Coinvolgere maggiormente i Comuni.In Piemonte ci sono 14.080 migranti e il flusso non accenna ad arrestarsi: nel primo mese del 2017 sono già sbarcati in Italia 9.425 richiedenti asilo, in confronto ai 6030 dello scorso anno e ai 3.813 del 2015. Insomma, serve un piano. A illustrarlo è l’assessora all’Immigrazione della Regione Monica Cerutti, che spiega come la rete di accoglienza in questi anni sia radicalmente cambiata, trasformando il sistema «da emergenziale a strutturale».

La Regione punta su formazione e compensazioni mentre aumentano i riconoscimenti In Piemonte 14 mila migranti Solo 1200 nella rete dei Comuni A Una minoranza inserita in progetti di accoglienza gestiti dagli enti locali umentano i riconoscimenti delle commissioni prefettizie, meno rigide rispetto al passato prossimo: la tendenza si è invertita, le domande accolte sono il 60% rispetto al 40% dei rigetti. Non aumenta, invece, la disponibilità a progetti di accoglienza e di integrazione da parte dei Comuni. Stando ai dati aggiornati forniti dalla Regione, si rileva che rispetto ai 14 mila migranti oggi presenti in Piemonte quelli inseriti nel sistema Sprar - gestito direttamente dai Comuni - non superano i 1.200. Il resto lo troviamo nelle strutture temporanee sotto controllo dalle Prefetture. Per rendere l’idea, nella nostra regione i Comuni sono 1.2016. La trincea dei Comuni Un bilancio che impensierisce la Regione, alle prese con resistenze più o meno velate da parte degli enti locali: il termometro di un malumore, o semplicemente di indifferenza, che impone un lavoro capillare di convincimento. «Di accompagnamento, di compensazione e prima ancora di informazione contro la disinformazione e certe strumentalizzazioni politiche», - ha precisato l’assessora Monica Cerutti riepilogando le azioni previste nel piano per regionale per l’immigrazione. A stretto giro di posta è arrivata la risposta della Lega Nord nella persona del consigliere regionale Alessandro Benvenuto: «Non esistono paure da disinnescare ma necessità da soddisfare sia in termini di sicurezza e controllo del territorio, sia dal punto di vista degli investimenti. Il Piemonte ha di per sé ben poche risorse, che andrebbero utilizzate per creare lavoro e risolvere i problemi che attanagliano i piemontesi, prima di essere adoperate per far fare un salto di qualità all’accoglienza». Progetti di accoglienza Tre i progetti in campo: «Vesta» (ha come obiettivo il miglioramento dei servizi pubblici che si relazionano con i cittadini di Paesi terzi), “Petrarca” (si occupa di realizzare un piano regionale per la formazione civico linguistica), “Piemonte contro le discriminazioni” (percorsi di formazione e di inclusione volti a prevenire le discriminazioni). Inoltre la Regione ha attivato con il Viminale un progetto per favorire lo sviluppo delle economie locali sostenendo politiche pubbliche rivolte ai giovani ivoriani e senegalesi. Più riconoscimenti Come si premetteva, aumentano i riconoscimenti: 297 le domande accolte dalla Commissione di Torino nel periodo ottobre-dicembre 2016 (status di rifugiato, protezione sussidiaria e umanitaria); 210 i rigetti. In tutto i convocati erano mille: gli altri o attendono o non si sono presentati. I tempi della valutazione, invece, restano lunghi: un paio di anni, considerando anche i ricorsi. Sul fronte dell’assistenza sanitaria e della prevenzione, si pensa di replicare nel Centro di Castel D’Annone, in provincia di Asti, lo screening contro la tubercolosi che dal marzo sarà attivato al Centro Fenoglio di Settimo con il concorso di Regione, Croce Rossa e Centro di Radiologia Mobile delle Molinette.

INTANTO :«Non sono ipotizzabili anticipazioni di risorse» per l’asilo che Spina 3 attende dal 2009. La lunga attesa aveva fatto protestare molti residenti e c’era chi già stava perdendo le speranze. Ma in Circoscrizione 4, in risposta a un’interpellanza del consigliere della Lega Carlo Morando, il Comune ha messo nero su bianco che i fondi dei privati per permettere la costruzione dell’asilo non ci sono. Quella di via Verolengo resta una promessa non rispettata. Con la crisi immobiliare, la società Cinque Cerchi ha rinunciato a costruire una parte dei palazzi e gli oneri di urbanizzazione versati, spiegò mesi fa l’ex assessore Lorusso, erano andati per la costruzione del tunnel di corso Mortara. Ad ottobre c’è stata una nuova riunione. L’esito è stata la fumata nera da parte dei privati. «Sarà necessario che la progettazione e la realizzazione dell’opera vengano curate direttamente dalla Città di Torino», scrive il Comune nella sua risposta. Senza specificare come e dove verranno reperiti i fondi necessari, né quando si partirà.

 

Tunisia. Frattini: "Proporremo immigrazione circolare" - Il portale dell ...

www.stranieriinitalia.it/.../tunisia-frattini-qproporremo-immigrazione-circolareq.html

20 gen 2011 - L'immigrazione "circolare" è quella in cui i migranti, dopo un certo periodo di lavoro all'estero, tornano nei loro Paesi d'origine. Un sistema più ...

Tutto è iniziato quando è stato chiuso il bar. I 60 stranieri che erano a bordo del traghetto Tirrenia diretto a Napoli volevano continuare a bere. L’obiettivo era sbronzarsi e far scoppiare il caos sulla nave. Lo hanno fatto ugualmente, trasformando il viaggio in un incubo anche per gli altri 200 passeggeri. In mezzo al mare, nel cuore della notte, è successo di tutto: litigi, urla, botte, un tentativo di assalto al bancone chiuso, molestie ai danni di alcuni viaggiatori e persino un’incursione tra le cuccette. La situazione è tornata alla calma soltanto all’alba, poco prima dell’ormeggio, quando i protagonisti di questa interminabile notte brava hanno visto che sulle banchine del porto di Napoli erano già schierate le pattuglie della polizia. Nella nave Janas partita da Cagliari lunedì sera dalla Sardegna era stato imbarcato un gruppo di nordafricani che nei giorni scorsi aveva ricevuto il decreto di espulsione. Una trentina di persone, alle quali si sono aggiunti anche altri immigrati nordafricani. E così a bordo è scoppiato il caos. Il personale di bordo ha provato a riportare la calma ma la situazione è subito degenerata. Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati. All’arrivo a Napoli, il traghetto è stato bloccato dagli agenti della Questura di Napoli che per tutta la giornata sono rimasti a bordo per identificare gli stranieri che hanno scatenato il caos in mezzo al mare e per ricostruire bene l’episodio. «Il viaggio del gruppo è stato effettuato secondo le procedure previste dalla legge, implementate dalle autorità di sicurezza di Cagliari – si limita a spiegare la Tirrenia - La compagnia, come sempre in questi casi, ha destinato ai passeggeri stranieri un’area della nave, a garanzia della sicurezza dei passeggeri, non essendo il gruppo accompagnato  dalle forze di polizia. Contrariamente a quanto avvenuto in passato, il gruppo ha creato problemi a bordo per tensioni al suo interno che poi si sono ripercosse sui passeggeri». A bordo del traghetto gli agenti della questura di Napoli hanno lavorato per quasi 12 ore e hanno acquisito anche le telecamere della videosorveglianza della nave. Nel frattempo sono scoppiate le polemiche. «I protagonisti di questo caos non sono da scambiare con i profughi richiedenti asilo - commenta il segretario del Sap di Cagliari, Luca Agati - La verità è che con gli sbarchi dal Nord Africa, a cui stiamo assistendo anche in questi giorni, arrivano poco di buono, giovani convinti di poter fare cio’ che vogliono una volta ottenuto il foglio di espulsione, che di fatto è un lasciapassare che garantisce loro la libertà di delinquere in Italia. Cosa deve accadere per far comprendere che va trovata una soluzione definitiva alla questione delle espulsioni?»  In ostaggio per ore Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati, che hanno trasformato il viaggio in un incubo per gli altri 200 passeggeri  21.02.17

Istituto comprensivo Regio Parco La crisi spegne la musica in classe Le famiglie non pagano la retta da 10 euro al mese: a rischio il progetto lanciato da Abbado, mentre la Regione Piemonte finanzia un progetto per insegnare ai bambini italiani la lingua degli immigrati non viceversa.

 Qui Foggia Gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono in container di appena 24 mq Qui Messina Nei rioni Fondo Fucile e Camaro San Paolo le baracche aumentano di anno in anno Donne e bambini Nei rioni nati dopo il sisma le case sono coperte da tetti precari, spesso di Eternit Qui Lamezia Terme Oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica a cielo aperto  Qui Brescia Nelle casette di San Polino le decine di famiglie abitano prefabbricati fatiscenti Da Brescia a Foggia, da Lamezia a Messina. Oltre 50 mila italiani vivono in abitazioni di fortuna. Tra amianto, topi e rassegnazione Caterina ha 64 anni e tenacia da vendere. Con gli occhi liquidi guarda il tetto di amianto sopra la sua testa: «Sono stata operata due volte di tumore, è colpa di questo maledetto Eternit». Indossa una vestaglia a righe bianche e blu. «Vivo qui da vent’anni. D’estate si soffoca, d’inverno si gela, piove in casa e l’umidità bagna i vestiti nei cassetti. Il dottore mi ha detto di andare via. Ma dove?». In fondo alla strada abita Concetta, che tra topi e lamiere trova la forza di sorridere: «A ogni campagna elettorale i politici ci promettono case popolari, ma una volta eletti si dimenticano di noi. Sono certa che morirò senza aver realizzato il mio sogno: un balcone dove stendere la biancheria». Antonio invece no, lui non ride. Digrigna i denti rimasti: «Gli altri li ho persi per colpa della rabbia. In due anni qui sono diventato brutto, mi vergogno». Slum, favela, bidonville: Paese che vai, emarginazione che trovi. Un essere umano su sei, nel mondo, vive in una baraccopoli. In Italia sono almeno 53 mila le persone che, secondo l’Istat, abitano nei cosiddetti «alloggi di altro tipo», diversi dalle case. Cantine, roulotte, automobili e soprattutto baracche. Le storie di questi cittadini invisibili (e italianissimi) sono raccontate nel documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, in onda domenica sera alle 21,15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Le baraccopoli sono non luoghi popolati da un’umanità sconfitta e spesso rassegnata. Donne, uomini, bambini, anziani. Vittime della crisi economica o di circostanze avverse. Vivono in stamberghe all’interno di moderni ghetti al confine con quella parte di città degna di questo nome. Di là dal muro la civiltà. Da questo lato fango, calcinacci, muffa, immondizia, fogne a cielo aperto. A Messina le abitazioni di fortuna risalgono ad oltre un secolo fa, quando il terremoto del 1908 rase al suolo la città. Qui l’emergenza è diventata quotidianità. Fondo Fucile, Giostra, Camaro San Paolo. Eccoli i rioni del girone infernale dei diseredati. Legambiente ha censito più di 3 mila baracche e altrettante famiglie. I topi, invece, sono ben di più. A Lamezia Terme oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica. Tra loro c’è Cosimo, che vorrebbe andare via: «Non per me, ma per mio figlio, ha subìto un trapianto di fegato». A Foggia gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono nei container di 24 mq. Andrea abita invece nelle casette di San Polino a Brescia, dove un prefabbricato fatiscente è diventato la sua dimora forzata: «Facevo l’autotrasportatore. Dopo due ictus ho perso patente e lavoro. I miei figli non sanno che abito qui. Non mi è rimasto nulla, nemmeno la dignità». Sognando un balcone «Il mio sogno? È un balcone dove stendere la biancheria», dice la signora Caterina nIl documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, andrà in onda domani sera alle 21.15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Su Sky Atlantic Il documentario 3 domande a Sergio Ramazzotti registra e fotografo “Così ho immortalato la vita dentro quelle catapecchie” Chi sono gli abitanti delle baraccopoli? «Sono cittadini italiani, spesso finiti lì per caso. Magari dopo aver perso il lavoro o aver divorziato». Quali sono i tratti comuni? «Chi finisce in una baracca attraversa fasi simili a quelle dei malati di cancro. Prima lo stupore, poi la rabbia, il tentativo di scendere a patti con la realtà, la depressione, infine la rassegnazione». Cosa ci insegnano queste persone? «È destabilizzante raccontare donne e uomini caduti in disgrazia con tanta rapidità. Sono individui come noi. La verità è che può succedere a chiunque». Baraccopolid’Italia

01.03.17

GLI ITALIANI AIUTANO più FACILMENTE GLI EXTRACOMUNITARI RISPETTO AGLI ITALIANI.

 

 

CORRISPONDENZA sulla Xylella fastidiosa con la UE luglio 2018

XYLELLA\18-07-31-ARES 4037967.pdf

XYLELLA\18-07-31-ARES 4037967-cover.pdf

 

 

 

TEMI STORICI :

 

IL 16.11.19 alle ore 18 nella CHIESA S.MARIA GORETTI SI TERRA' LA MESSA IN COMMEMORAZIONE  DI EDOARDO AGNELLI

VEDI QUI LE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI

 https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pgSdXDIwzmDgGSLkE

 

 

 

Agnelli Segreti puntata 1 "Il silenzio" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=GluwLstPQVk
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Perché nessun giornale e nessuna televisione ha mai parlato di quello che accadde veramente poco ...

 

Agnelli Segreti puntata 2 "Il rendiconto" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=0NFdL6Pky2U
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

I momenti precedenti la morte dell'Avvocato, le stanze di villa Frescot precluse a Margherita, il muro di ...

 

Agnelli Segreti puntata 3 "La Dicembre" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=qUSrkoqsznk
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Il primo colpo di scena ai danni di Margherita riguarda la decisione di sua madre Marella, che non ...

 

Agnelli Segreti puntata 4 "Un grande mistero alla Camera ... - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=YdFSP0y_Zd4
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Agnelli Segreti puntata 4 "Un grande mistero alla Camera di Commercio di Torino" - Gigi Moncalvo ...

 

Agnelli Segreti puntata 5 "Le lettere segrete"- Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=dVa9RYIuKbs
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Puntata dedicata alle lettere più "segrete" e riservate della storia del patrimonio di Gianni Agnelli ...

Agnelli Segreti puntata 6 "Nei paradisi fiscali" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=dV13XpJ7Hg4
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli continua la sua ricerca di informazioni sul patrimonio di suo padre custodito all ...

 

Agnelli Segreti puntata 7 "Grande Stevens non poteva non ... - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=NRk5wky5pU8
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli entra in possesso dei documenti di una importante ... puntata 7 "Grande Stevens ...

 

Agnelli Segreti puntata 8 "Condizioni inaccettabili" - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=-_ctVS2R8KA
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

In questa puntata Margherita Agnelli, nel suo esposto alla magistratura, illustra lo “strano” comportamento ...

 

Agnelli Segreti puntata 9 "Estorsione" e "truffa"? - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=lu4AwXQ0mQE
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

L'esposto alla magistratura di Margherita Agnelli ci rivela e illustra i retroscena della spartizione del ...

 

Agnelli Segreti puntata 10 "I due accordi capestro" - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=Kec3oy8jJVA
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli scrive una lettera a sua madre nel tentativo estremo di riallacciare i rapporti e ...

 

Agnelli Segreti puntata 11"Niente pace, solo guerra..." - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=OBEwZqMvE4A
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita aggiunge una sua postilla autografa all'accordo transattivo con sua madre: "Accetto, ma ...

 

 

 

DOPO E.A RAFFAELLO BUCCI

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-be95167b-3325-4adb-9ff1-90ad235c26c4.html

 

 

L'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI:

IL 16.11.17 Gigi Moncalvo ha scritto:
"Il 15 novembre di diciassette anni fa moriva Edoardo Agnelli, unico figlio maschio e uno dei tre legittimi eredi (insieme a sua madre Marella e a sua sorella Margherita) di Gianni Agnelli. E quindi del gigantesco impero economico e, soprattutto, dell’immenso patrimonio (specie all’estero) accumulato dal defunto, scomparso il 24 gennaio 2003, poco più di due anni dopo suo figlio. Anche in questa ricorrenza sarà possibile verificare come sia stato completamente cancellato il figlio “scomodo” dell’Avvocato, a partire da alcuni esponenti di quel poco che resta dell’ex Royal Family. Da anni nessun necrologio, nemmeno sui giornali della Casa, nessuna breve notizia per ricordarlo, nemmeno una messa celebrativa. Anche quest’anno solo un mazzo di fiori inviati dalla sorella nella tomba di famiglia del cimitero di Villar Perosa, e una messa celebrata col rito greco-ortodosso nella cappella di casa Agnelli-De Pahlen ad Allaman sulle rive del lago di Ginevra.
A parte questo, nemmeno un tweet (a meno che non lo scriva dopo aver letto questo articolo) di Lapo Elkann, nipote di Edoardo, che in genere è un prodigo e instancabile facitore di cinguettii telematici. Niente neppure sul sito ufficiale della Juventus, di cui Edoardo era stato consigliere. Ma in questo caso è in buona compagnia, poiché da lungo tempo il club bianconero ha dimenticato perfino di ricordare il famoso e vero “Avvocato dell’Avvocato” – altro che Franzo Grande che si è auto-attribuito questo appellativo… - , cioè Vittorio Chiusano (scomparso nel periodo tra la morte di Gianni, prima, e poi di Umberto Agnelli), per anni consigliere, poi vicepresidente e, dal 1990 al 2004, presidente della società calcistica (con lui vivo “Calciopoli” sarebbe andata ben diversamente…)
UN MOVENTE MAFIOSO - Questo anniversario della morte di Edoardo Agnelli coincide con una notizia clamorosa che, in qualche modo, rende ancora più fitto ma finalmente tenta di svelare il mistero che circonda quell’avvenimento, aprendo nuovi scenari finora sconosciuti: la comparsa in scena di un movente e di una esecuzione mafiosa. Finora sulla morte di Edoardo gli interrogativi erano questi. Fu un suicidio, come si è voluto ostinatamente far credere arrivando perfino a occultare molte verità e molti dati di fatto? Un suicidio eventualmente procurato, e da chi? Oppure, tesi fino al momento meno probabile, si trattò addirittura di un omicidio? La lacunosa e quasi inesistente inchiesta venne condotta superficialmente sia dalla Procura della Repubblica di Mondovì (il corpo di Edoardo venne trovato nei pressi di Fossano, ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona), sia dalla Digos di Torino (che “dimenticò” perfino di sequestrare le videoregistrazioni delle telecamere del perimetro di Villa Sole, la casa di Edoardo nella collina torinese, e interrogò in modo blando gli uomini della scorta accontentandosi di una versione scritta, prefabbricata e identica, predisposta dal Gruppo Orione, cioè la security della Fiat). Tutto ciò ha messo una pietra tombale sulla ipotesi di reato su cui l’allora Procuratore di Mondovì, Riccardo Bausone (da tempo in pensione) aprì un fascicolo: “istigazione al suicidio”. Un titolo cui non corrispose alcun atto concreto. Infatti, in questa direzione sarebbe stato ovvio interrogare per primi i genitori di Edoardo, la sorella Margherita, il cognato Serge de Pahlen (con cui quel giorno fatale ci doveva essere un incontro a Torino), lo zio Umberto Agnelli e l’altro zio (l’editore Carlo Caracciolo, con cui ci fu un’ultima telefonata prima della morte), e anche i due stretti collaboratori di Gianni Agnelli, cioè Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che avevano avuto e avevano contatti con lo scomparso, specie il primo in ambito IFI. Invece niente. Non solo, ma a contribuire alla tesi del suicidio erano stati in questi anni certi atteggiamenti della famiglia o comunque degli ambienti Fiat che, specie nelle versioni accreditate dall’ufficio-stampa, enfatizzavano la versione “ufficiale”, manipolavano notizie di agenzia, “suggerivano” interviste con parenti ed esperti di parte, e stroncavano (non è dato sapere su ordine di chi…) ogni tentativo serio di arrivare alla verità e di mettere in dubbio ciò che si è voluto far credere per diciassette anni instillando nell’opinione pubblica solo la parola “suicidio”.
CINQUANTA LACUNE NELL’INDAGINE - Nel mio introvabile libro “Agnelli Segreti” (lo potete acquistare su www.gigimoncalvo.it), dopo aver esaminato con attenzione il fascicolo giudiziario che era secretato, avevo ricostruito una cinquantina di punti oscuri che erano in forte contrasto con la tesi del suicidio. Per cui, conclusi, che era ed è meglio definire il tutto con l’unica cosa certa: la morte di Edoardo. Dopo aver letto quella parte del mio libro, e alcuni documenti successivi, Margherita Agnelli aveva inviato un dossier (insieme al fascicolo giudiziario) ai suoi legali per esaminare se fosse possibile chiedere la riapertura del caso, un po’ come è avvenuto a Siena in tempi recenti e per un lasso di tempo più vicino alla morte, da parte della vedova di Davide Rossi, il capo della comunicazione del Monte dei Paschi, anch’egli scomparso a seguito di un misterioso “suicidio”. Dopo l’archiviazione da parte della Procura di Siena, ora, dopo una inchiesta condotta dalle “Iene”, la Procura di Genova (competente per le indagini sui magistrati senesi) non ha riaperto le indagini, ma solo un fascicolo, senza però alcuna ipotesi di reato. Ma, nel caso di Edoardo, l’apporto che avrebbe potuto dare un’inchiesta tv non c’è mai stato (a parte un encomiabile tentativo qualche anno fa nel programma “Complotti” di Giuseppe Cruciani). Ed è andato semmai in senso contrario, come dimostra uno scambio di e-mail con la Procura di Mondovì, allorché “La Storia siamo noi” di Giovanni Minoli, allo scopo di visionare i documenti secretati e di filmarne alcune parti, scrisse al magistrato: “Dal fascicolo (dov’è vero che emergono alcune lacune nell’indagine svolta) il nostro medico legale neutrale sosterrà l’ipotesi della caduta in piedi (dal tipo di fratture riportate e dall’altezza rilevata dopo la caduta che risultava 20 cm in meno) confermando in sostanza l’ipotesi del suicidio”. Era incredibile: prima ancora di esaminare il fascicolo e farlo leggere ai loro “esperti”, i responsabili del programma avevano già una tesi sostenuta dal «nostro medico legale», ovviamente “neutrale”: dirà che non ci sono dubbi, Edoardo si è suicidato. E aggiungerà perfino che uno dei punti più “strani” dell’esame così poco approfondito del cadavere (scrissero una misura di 20cm inferiore all’altezza reale di Edoardo…) verrà spiegato così: Edoardo è caduto «in piedi», e a causa del violento impatto, il suo corpo si è accorciato di 20 centimetri! Ecco risolto “scientificamente” il mistero dell’errata indicazione da parte del medico legale di Fossano. Prima di morire Edoardo era alto 1,90cm, dopo la morte è diventato un metro e 70 (anche se nel referto medico, sbagliato, c’è scritto 1,75 e quindi “l’accorciamento” sarebbe stato di 15cm). Davvero interessante, per quello che era stato annunciato come un «documentario anglosassone» dal «linguaggio asciutto».
NON CI SONO IMPRONTE - Margherita Agnelli si è affidata a un pool di investigatori italiani e stranieri. I quali sono partiti da un dato: nel rapporto della polizia scientifica di Cuneo, che ha esaminato l’auto di Edoardo (una Fiat Croma grigio metallizzata, targata TO66917V appartenuta a Gianni Agnelli e su cui era montato un motore Peugeot), emerge un dato incredibile, e mai utilizzato come spunto per ulteriori indagini: “Sulle superfici esterne dell’autovettura” non sono emerse “linee di impronte papillari latenti”. Vale a dire: non c’era nessun impronta digitale. Né sulla maniglia, né sul comando di apertura del portellone posteriore (che era aperto). E nemmeno all’interno dell’abitacolo: né sul volante, né sulle chiavi di accensione, né sulla leva del cambio, né sui tasti del telefono, né nella bottiglia d’acqua accanto al posto di guida. Com’è possibile che non ci fossero impronte, dato che Edoardo non indossava mai i guanti? Trentatré fotografie documentano il lavoro della scientifica. Esaminandole con strumenti sofisticati, gli investigatori privati hanno tratto una sola conclusione: tutte le impronte sono state cancellate. Si è trattato quindi, almeno per questo aspetto, di un lavoro compiuto da esperti criminali che potrebbero aver portato l’auto sul viadotto e l’hanno poi ripulita? C’era anche Edoardo su quell’auto e da lì qualcuno lo ha lanciato nel vuoto? Gli investigatori hanno elencato una serie di elementi che potrebbero far pensare a questo. Era difficile per Edoardo parcheggiare così bene l’auto, scendere, armeggiare per salire sull’alto guard-rail tipo jersey, e gli era impossibile muoversi con agilità dato il peso che egli aveva raggiunto e la necessità di far uso di un bastone per una recente caduta in Scozia. Possibile che fosse riuscito a salire da solo su quella barriera e a scavalcarla senza che nessuno delle centinaia di automobilisti che transitavano sulle due carreggiate dell’autostrada notasse nulla?
IL MOVENTE MAFIOSO? – Se la evidente e incontestabile cancellazione delle impronte su tutte le superfici dell’auto rivelava un lavoro di autentici professionisti del crimine, occorreva ripercorrere alcuni avvenimenti accaduti nel gruppo FIAT e cercare di contestualizzarli con un eventuale movente plausibile avente come bersaglio proprio Edoardo, uno degli anelli più deboli della famiglia. Sono stati incrociati numerosi dati e controllate moltissime circostanze specie di carattere finanziario. Gli investigatori si sono soffermati su una vicenda del 1997, allorché IFIL Spa, la società di investimento controllata dagli Agnelli (tramite l’IFI), con un portafoglio di 5 miliardi di odierni euro, gestita da Umberto Agnelli e Gabriele Galateri di Genola, portò a compimento una strana operazione in uno dei settori-chiave delle sue partecipate (che spaziavano su oltre cento società, nel settore bancario, calcistico, turistico). IFIL a un certo punto decise di vendere una parte cospicua di una di queste società. E scelse (o fu “consigliata” o “costretta” a scegliere?) un signore che non aveva alcuna dimestichezza col business di quel settore, anzi il contrario. Si trattava di un piccolo fornitore di parti elettriche per le auto Fiat, proprietario di un piccolo impianto con pochi addetti. Un signore che non aveva mai manifestato alcuna propensione per quel tipo di business che gli veniva affidato da IFIL. Che, addirittura, per incoraggiarlo ad accettare attraverso il San Paolo gli garantì cospicui finanziamenti. Venne costituita una finanziaria ad hoc, e quel signore cominciò a scegliere tra i suoi parenti prossimi gli improvvisati manager per gestire quel grosso affare.
UNA SCALATA - Tutto sembrava filare per il meglio ma nel 1999 a Torino si accorsero che qualcosa non andava. Forse avevano scelto quel nome come “testa di legno” o semplice esecutore di ordini, ma invece quel piccolo imprenditore doveva essersi montato la testa, aveva fatto investimenti e acquisizioni ben al di là di quello che IFIL voleva, a poco a poco aveva osato scalare alcune società e stava diventando padrone assoluto (o si comportava come tale) di tutto quel settore dove IFIL voleva continuare a regnare. Non era possibile che costui si permettesse di portare via ciò che gli era stato fiduciariamente affidato e si appropriasse di beni non suoi, per di più senza alcun rispetto per una potenza come IFIL. Cercarono di convincerlo a fermarsi, ma ormai la macchina era lanciata. Allora ordinarono alle banche di chiudergli i rubinetti del credito e farlo rientrare. La lotta si scatenò su più fronti e il teatro delle operazioni si concentrò in Sicilia, dove tutto era avvenuto nel corso degli anni, e arrivò fino a denunce, fallimenti, curatele, amministrazioni controllate, blocchi delle attività. Con l’intervento della magistratura, i rischi di denunce per appropriazione indebita, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta cominciarono a lambire i parenti stretti del piccolo imprenditore che comparivano come amministratori delle varie società. Uno o una di questi si confidava continuamente con una persona di fiducia (un fidanzato, una fidanzata, un amico, un’amica?). E a un certo punto annunciò: “Questi di Torino se la stanno prendendo con me. Ma devono stare attenti: non sanno che cosa significa e quali conseguenze può avere toccare me o qualcuno della mia famiglia”). Gli investigatori hanno rintracciato questo o questa testimone che avrebbe firmato una lunga dichiarazione giurata e fornito date, circostanze e particolari su questa vicenda. Concludendo con questa affermazione: “In seguito le cose precipitarono. E la frase che ricordo bene fu questa: “Adesso hanno esagerato. E allora sai che ti dico? Visto che se la sono presa con qualcuno di noi, gli faremo vedere che cosa siamo capaci di fare al qualcuno di loro, a qualcuno della loro famiglia!”.
Da qui sarebbe nata la “vendetta”, il desiderio di “fargliela pagare” a quelli di Torino, fino ad arrivare al bersaglio più vulnerabile, più fragile, meno protetto, affidando il “lavoro” a una squadra di professionisti, quelli che cancellano le impronte. Questa ricostruzione riguarda geograficamente e per molti aspetti, del passato e del presente, la zona di Castelvetrano, terra mediterranea, terra di vini marsala, in provincia di Trapani. Il luogo da cui regna, ancor oggi indisturbato, sull’immenso impero che ha creato Matteo Messina Denaro, la primula rossa di “Cosa Nostra”. Basta incrociare i dati su alcune persone originarie di Castelvetrano, molto ben collegate da anni col boss, basta legare alcune parentele con gli amministratori di certe società, per arrivare alle conclusioni cui sono giunti gli investigatori di Margherita Agnelli.
IL DUBBIO DI MARGHERITA AGNELLI - E adesso? La sorella di Edoardo è di fronte a una strada, la stessa che le si presentò anni fa quando cominciò la sua lunga battaglia per avere trasparenza sul patrimonio di suo padre: andare avanti o fermarsi? Andare avanti significherebbe presentare un dossier alla magistratura, chiedere la riapertura del caso, arrivare perfino alla richiesta di riesumazione del corpo di Edoardo per fare quell’autopsia (a diciassette anni dalla morte è ancora possibile e potrebbe dare qualche risultato interessante) che incredibilmente la Procura di Mondovì non volle ordinare, chiudendo la (cosiddetta) inchiesta in pochi giorni e trascurando ogni pista. Margherita Agnelli, stando a chi le è vicino, sembra aver commentato così le conseguenze che la sua decisione potrebbe provocare: “Già mi hanno insultata, cancellata, diffamata per il solo fatto di aver osato andare in Tribunale per chiedere il rendiconto dei beni di mio padre. Il mio figlio primogenito non mi parla da anni, non mi ha nemmeno invitato al battesimo dei suoi tre figli, né alla festa per il suo decimo anniversario di matrimonio, nonostante si svolgesse a Villar Perosa, che tra l’altro è casa mia, dato che mio padre me l’ha lasciata in eredità. Cosa succederebbe se ora chiedessi di riaprire il caso riguardante il povero Edoardo? Mi direbbero, come minimo, che questa eventuale mia iniziativa è la conferma che sono impazzita, che non ci sono più con la testa, che sono incontrollabile, che di me non ci si può fidare, che ha fatto bene la mia famiglia a rompere i ponti con me, che bisogna che qualcuno mi fermi, che non ho limiti….. Ne vale la pena? E’ il prezzo che devo pagare per conoscere finalmente un po’ di quella verità che da anni sto cercando sulla morte misteriosa del mio povero fratello?”. Come darle torto."

IO LE DO TORTO ! Mb

IL 17.11.18 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.P.COSSA ANG V.ACTIS

Edoardo, l’Agnelli cancellato dall’album di famiglia

Una messa di suffragio a Ginevra e una commemorazione islamica a Teheran. A sedici anni dalla sua tragica morte, sul figlio dell'Avvocato prosegue la damnatio memoriae. Cosa non nuova nella secolare storia della schiatta - di GIGI MONCALVO

Sedici anni fa, il 15 novembre, moriva Edoardo Agnelli, il figlio primogenito di Gianni e Marella. Aveva 46 anni. Il suo corpo venne trovato riverso sulle pietre accanto al torrente Stura ai piedi di un pilone dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Quel viadotto portava il nome di un indimenticato generale dei Carabinieri, Franco Romano, precipitato nell’elicottero su cui viaggiava nel dicembre 1998. Il generale, che ha lasciato una moglie e un figlio che vivono a Torino, tra l’altro era amico di Edoardo.

Questo sedicesimo anniversario avrà la caratteristica crudele e tremenda delle altre analoghe ricorrenze: l’oblìo. Edoardo è stato letteralmente cancellato dalla famiglia, o da quel poco che resta degli Agnelli (coloro che portano questo cognome per nascita oggi sono solo otto, di cui appena tre del ramo-Gianni e cinque del ramo-Umberto, in attesa che Andrea e Deniz Akalin incrementino il numero). Per ricordare Edoardo, come negli anni scorsi, non ci sarà nulla, o ben poco. Non troverete sulla Stampa, o sul Corriere della Sera o su Repubblica (di cui John Elkannè da poco diventato il secondo  azionista dopo Carlo De Benedetti) nemmeno poche righe di necrologio. Eppure Jacky non dovrebbe sborsare nemmeno un cent essendo il proprietario…

Nelle pagine di cronaca cittadina non ci sarà nemmeno una breve che annuncia una messa di suffragio. Anche perché tale cerimonia, nemmeno in privato, ci sarà, almeno in Italia. La madre di Edoardo, donna Marella, ha letteralmente cancellato dalla sua mente questa ricorrenza e probabilmente ha tentato di farlo anche con molti ricordi per lei sgradevoli. L’unica funzione di suffragio di cui si è avuta notizia si svolgerà, col rito greco-ortodosso, ad Allaman, sulle sponde del lago di Ginevra, nella piccola cappella privata che allinea alcune icone dipinte da Margherita de Pahlen, la sorella di Edoardo. Lei, il marito Sergee i cinque figli manderanno il consueto mazzo di rose rosse al cimitero di Villar Perosadove c’è la tomba di Edoardo.  Lapo? Lasciamo perdere. L’anno scorso, proprio in questo anniversario, inondò i social media di repliche alle osservazioni ironiche di Diego Della Valle sul fatto che gli Elkann erano più portati alle discoteche che al lavoro… Per zio Edoardo non sprecò nemmeno un tweet. Perfino la Juventus, allineata e prona ai voleri dell’azionista di maggioranza (ma Andrea perché non si fa valere?), ha dato una “coltellata” alla memoria: da anni sul sito ufficiale del club non c’è un ricordo di Edoardo che pure era stato consigliere di amministrazione, sedeva spesso in panchina con Trapattoni e litigò di brutto con Giampiero “Marisa” Boniperti chiedendo che la Coppa sporca di sangue vinta a Bruxelles venisse restituita e la partita col Liverpool rigiocata. Ma il sito del club non è nuovo a cadute di stile: non c’è mai nemmeno una riga nell’anniversario della morte dell’avvocato Vittorio Chiusano, il vero e unico “avvocato dell’Avvocato” che fu presidente della Juve per molti anni.

La ex-famiglia Agnelli non solo dimentica ma cancella letteralmente le figure “scomode” o considerate tali. È accaduto perfino con Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi sei fratelli e sorelle (Clara, Susanna, Cristiana, Maria Sole, Giorgio e Umberto), considerata “colpevole” di aver amato Curzio Malaparte, di essere morta in circostanze non commendevoli, ma soprattutto di aver frequentato il Generale Karl Wollf che fu, dal febbraio all'ottobre del 1944, il Governatore Militare e il Comandante supremo delle SS e della Polizia nel nord d’Italia. Fu proprio in virtù di questi rapporti tessuti con pazienza da Virginia Agnelli con il mondo cattolico che il generale Wollf, il 10 maggio 1944, ebbe un incontro segreto in Vaticano con Papa Pio XII, organizzato da Virginia con i buoni uffici, almeno sul fronte tedesco, del colonnello Eugene Dollmann, comandante della piazza di Roma e abituale frequentatore di casa Agnelli al Bosco Parrasio. Lo scopo di Virginia venne raggiunto:  evitare spargimenti di sangue al momento del ritiro delle truppe tedesche incalzate dagli alleati ormai sbarcati fin da gennaio ad Anzio. E, soprattutto, la revoca dell’ordine di distruggere le grandi bellezze della capitale dopo la resa. A Karl Wolff e al generale Wilhelm Burgdorf il Führer aveva affidato l’Operazione Rabat, ovvero di rapire il Papa. E Wollf, nel corso di quell’incontro, informò di persona ilPapa. Chissà perché gli Agnelli hanno sempre voluto “nascondere” le loro collusioni col fascismo (quando Gianni da soldato ebbe il primo incidente d’auto alla gamba vicino alla Linea Gotica viaggiava su un’auto del comando nazista guidata da un soldato tedesco…), pur avendo la coscienza sporca, non hanno mai perdonato a Virginia le sue “collusioni”, anche se a fin di bene, coi nazisti a Roma. Infatti, quell’episodio salvò molte vite umane e soprattutto impedì la distruzione dei monumenti più importanti della Città Eterna. Un comportamento un po’ strano, soprattutto quello del capostipite Senatore Giovanni Agnelli di cui è possibile vedere ancor oggi le immagini su youtubementre in camicia nera rende omaggio al Duce in visita agli stabilimenti della Fiat a Torino. Il nonno di Gianni era solito ripetere, a chi gli chiedeva se fosse fascista o antifascista: “Sono sia l’una che l’altra cosa. A Torino sono anti-fascista perché ci sono gli operai, i sindacati e il partito comunista. A Roma invece sono fascista perché c’è il Duce e ci sono i ministri che mi devono firmare le commesse per la guerra”.

Virginia Agnelli non è stata mai sufficientemente ricordata e onorata, edifici o scuole che le sono intitolate portano il nome di suo marito Edoardo insieme al suo. Non c’è una via che la ricordi, a parte una stradina periferica di Roma, lo stesso Gianni non partecipò ai funerali della madre. La versione ufficiale dice che era in Scandinavia per stipulare accordi commerciali, in realtà era stato il nonno a farlo partire e non perché temesse che il processo di epurazione in corso contro lui e Vittorio Vallettapotesse coinvolgere anche il nipote prediletto. Il testamento “segreto” del Senatore, scritto alcuni anni prima della morte e reso noto dopo la sua scomparsa, dimostrò quanto egli detestasse l’affascinante e indomabile nuora al punto da lasciarle poche briciole (con la clausola che venissero versate dai figli…) e nemmeno un tetto sotto il quale abitare. Per fortuna, Virginia era già morta da poco più di un mese e le fu risparmiata quest’ultima umiliazione. È stato cancellato anche Giorgio, il secondo figlio maschio di Virginia, il fratello numero sei –nato il 12 maggio 1929 –, morto a Rolle in Svizzera nel 1965 alla vigilia del suo trentaseiesimo compleanno. Era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico dopo che Gianni e Susanna firmarono una richiesta di internamento e chiamarono i carabinieri per farlo portare via. 

Tornando a Edoardo Agnelli l’aspetto più paradossale di questo sedicesimo anniversario è che il defunto è stato commemorato solo a Teheran. Lo annuncia la giornalista iraniana Amani Raziesu ParsToday. Nel sito è raffigurato un manifesto commemorativo in cui una grande forbice taglia in due una foto con la figura di Edoardo. Dunque i tentativi di speculazione sulla sua presunta e mai provata conversione alla religione islamica continuano.

Ad alimentare tutto questo, e soprattutto la inopinata cancellazione del proprio parente, è proprio e anche il silenzio del nipote di Edoardo, John Elkann. Il quale dimostra davvero di non avere cuore per il suo sfortunato zio. E pensare che la sua ascesa “al trono” è stata favorita, non solo da Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, ma proprio grazie alla scomparsa di Edoardo e dal tipo di “ostacolo” che egli rappresentava in quanto figlio ed erede legittimo. Nella sua ultima famosa intervista a Paolo Griseri del Manifesto (15 gennaio 1998, due anni e dieci mesi prima della morte), Edoardo confermava per l’ennesima volta che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere quanto previsto dalle leggi successorie italiane. Quindi, indipendentemente da ciò che c’era scritto nel testamento, avrebbe fatto valere la sua “legittima” e cioè sarebbe divenuto proprietario delle azioni della “Dicembre” e dell’“Accomandita Giovanni Agnelli” e non del corrispettivo in denaro come aveva previsto il padre, su suggerimento dei due “grandi vecchi”. Che Edoardo avesse un pacchetto di azioni delle due casseforti rappresentava un “pericolo” da evitare ad ogni costo. Si pensi che cosa sarebbe accaduto della “Dicembre” e della governance del Gruppo se Edoardo fosse stato ancora in vita dopo la morte di Gianni Agnelli. Le sue azioni ereditate e sommate a quelle della sorella avrebbero potuto determinare e condizionare certi incredibili atteggiamenti che donna Marella ha avuto in sede di successione privilegiando uno solo degli otto nipoti e dando una autentica pugnalata alla schiena alla figlia. Edoardo in vita e Margherita avrebbero potuto far cambiare idea alla madre e impedirle di consegnare il gruppo a un giovane, imberbe e inesperto nipote, a scapito anche dell’altra co-erede e degli altri sette nipoti?

John sembra aver dimenticato queste cose, e in questo periodo è occupato soltanto a far credere una cosa insostenibile e smentita da ogni documento: e cioè che egli abbia ceduto a Lapo e Ginevra una parte delle azioni della “Dicembre”. Non è vero, non può e non potrà mai farlo. Solo in caso di sua morte lo statuto prevede che i suoi figli possano diventare soci ereditando le quote del padre. E Lavinia? Anche lei potrà, ma solo a una condizione: che Gabetti, Grande Stevens padre e figlia, e Cesare Ferrero, siano d’accordo e votino a suo favore. John è uno che quando vuole dimentica, ma molto più spesso ricorda fin troppo bene. Non ha mai dimenticato quel che disse il povero Edoardo al Manifesto. Pochi giorni prima, nel dicembre 1997, c’erano stati i funerali di Giovannino, il figlio di Umberto, e il giovane John era stato imposto dal nonno Giovanni nel cda della Fiat, nonostante avesse solo 22 anni e nemmeno la laurea, tra il mormorio e le proteste degli altri soci. Edoardo non nascose nulla di se stesso quando disse, ad esempio, con ironia:  “Francesco d’Assisi era uno che soffrì molto perché era considerato un matto e venne esautorato anche dall’amministratore del suo ordine”. Edoardo aggiunse: “Allo stato attuale ho scelto di lavorare all’interno della famiglia, con il mio nome e cognome. Non ho cambiato paese e abito (…)”. 

Edoardo, in quella sua ultima intervista, dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jacky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. 

Il giornalista del Manifesto pone una domanda inevitabile dopo quel giudizio molto duro pronunciato da Edoardo a proposito di Jaky: “Formulato da lei potrebbe far pensare a una volontà di rivincita per non essere stato chiamato a ricoprire quell’incarico”. Ma Edoardo rincara la dose: “Ripeto che non ho alcuna intenzione di candidarmi. Ma, se fosse dipeso da me, non avrei operato quella sostituzione in tempi così stretti, né avrei fatto quella scelta. Una scelta negativa per la Fiat e per lo stesso ragazzo, un ragazzo in gamba che rischia di venire sacrificato in un gioco più grande di lui. Io ho grande rispetto per la Fiat e per i suoi manager, che sono molto bravi. Ma come si giustifica, di fronte a un’assemblea di azionisti, la presenza in consiglio di un ragazzo di 22 anni? Quali consigli può dare sulle strategie aziendali?”.

Griseri fa osservare che l’Avvocato si è già trovato a fronteggiare questo problema, nessuno dimentica come rumoreggiava la sala il giorno in cui venne annunciata la cooptazione di Jaky. Il nonno, allora, aveva risposto in prima persona, infastidito, prendendo il microfono, interrompendo i lavori e ricordando agli scettici e ai perplessi che egli stesso aveva ricoperto quell’incarico proprio a ventidue anni. “Ma erano altri tempi – replica Edoardo – e c’era un altro spirito, lo spirito di mio bisnonno, il fondatore della Fiat. Oggi invece una parte della mia famiglia si è fatta prendere da una logica barocca e decadente. Senza offesa per nessuno, siamo vicini al gesto di Caligola che nominò senatore il suo cavallo. La Fiat è un’azienda seria, non un club per ventenni. E poi quella designazione fa male al ragazzo. Se lei – chiede Edoardo - avesse un  figlio di vent’anni lo metterebbe in una situazione del genere? Un posto in consiglio di amministrazione deve essere il coronamento di una vita in azienda, non può essere dato così”.

Per saperne di più leggere Agnelli Segreti e I Lupi e gli Agnelli di Gigi Moncalvo, reperibili su www.gigimoncalvo.it o gigimoncalvo@gmail.com

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI  :

 https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pgSdXDIwzmDgGSLkE

 

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

 PERCHE' TORINO HA PAURA DI CONOSCERE LA VERITA' SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI ?

Il prof.Mario DE AGLIO alcuni anni fa scrisse un articolo citando il "suicidio" di EDOARDO AGNELLI.  Gli feci presente che dai documenti ufficiali in mio possesso il suicidio sarebbe stato incredibile offrendogli di esaminare tali documenti. Quando le feci lui disconobbe in un modo nervoso ed ingiustificato : era l'intero fascicolo delle indagini.

A Torino molti hanno avuto la stessa reazione senza aver visto ciò che ha visto Mario DE AGLIO ma gli altri non parlano del "suicidio" di Edoardo AGNELLI ma semplicemente della suo morte.

Mb

02.04.17

 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

 

Gli Agnelli e quella società fantasma per la legge italiana

 

La 'Dicembre', fondata nel 1984, ha una visura falsa oppure vecchia di 30 anni. Dall'ostracismo a Edoardo al potere di John: quanti intrighi dietro la società.

 

di 

|

17 Novembre 2016

 

Quando ha letto su Repubblicache la società 'Dicembre' della famiglia Agnelli era controllata da John, Lapo e Ginevra Elkann, Gigi Moncalvo, autore di tre libri sul patrimonio dei proprietari della Fiat ora Fca (Agnelli Segreti, I Lupi e gli Agnelli e I Caracciolo), ha fatto un salto sulla sedia: «Una balla colossale, un primo caso di piaggeria del quotidiano di Eugenio Scalfari nei confronti dei nuovi proprietari».
Del resto, la Dicembre, la prima scatola cinese e “controllante” dell'impero Agnelli, poi distribuito tra Giovanni Agnelli & co, Exor e Fca, è un rebus difficile da risolvere.
Anzi, è una vera e propria storia all'italiana di come una delle famiglie più importanti del Paese abbia potuto concludere affari nella totale omertà e compiacenza delle istituzioni per più di 30 anni.
DATI RISALENTI A 30 ANNI FA. Ora le società degli Agnelli stanno migrando in Olanda ma dal 1984, anno di fondazione della Dicembre, nessuno ha potuto mai sapere chi fossero i soci e le rispettive quote della cassaforte di famiglia.
Ancora adesso, se si fa una ricerca alla Camera di commercio, compare una visura con dati risalenti appunto a tre decenni fa.
E pensare che nel 2015 il presidente della Camera di commercio di Torino, Vincenzo Ilotte, ha premiato Gianluigi Gabetti, azionista della Dicembre, come Torinese dell'anno.
Moncalvo, che ha lavorato a lungo sulla vicenda, l'ha ricostruita passo dopo passo, incrociando inchieste della procura di Milano e disposizioni testamentarie dell'Avvocato.
ALLA NASCITA CAPITALE DI 100 MLN DI LIRE. L'atto costitutivo della società è del 15 dicembre 1984.
Risulta che il capitale sia poco inferiore ai 100 milioni di lire (99.980.000).
I soci sono Gianni Agnelli (99,96 milioni di lire), Marella Caracciolo (10 mila lire), Umberto Agnelli (1.000 lire), Gianluigi Gabetti (1.000 lire), Cesare Romiti (1.000 lire).
Il 13 giugno 1989, con un nuovo atto del notaio Ettore Morone, al culmine della guerra tra Umberto e Romiti, l'Avvocato farà uscire entrambi dalla Dicembre e le loro due azioni passeranno a Franzo Grande Stevens e a sua figlia Cristina (che ha solo 29 anni).
MONCALVO: «AZIONARIATO FALSO O VECCHIO». Da notare, spiega Moncalvo, che «Agnelli preferirà dare un'azione a Cristina e suo padre piuttosto che far entrare i suoi due figli, Edoardo e Margherita».
Questa uscita di Romiti dall'azionariato, «avvenuta nel 1989 e ciononostante ancora presente tutt’oggi nei documenti ufficiali, è una delle prove che nel 2016 nel registro delle imprese presso la Camera di commercio di Torino il dato sull'azionariato della Dicembre è falso o vecchio».
John, presidente di Fca, il principale azionista, non è nemmeno indicato in quel registro in cui ogni società, per legge, dovrebbe comunicare ogni variazione societaria, statutaria e azionaria..Un nuovo atto del 3 aprile 1996 registra l’ingresso tra i soci di John e sua madre Margherita, entrambi con azioni pari a 5 miliardi di lire.
La quota di Marella sale da 10 mila lire a 5 miliardi e 10 mila lire.
Ed entra un altro nuovo socio, Cesare Ferrero, con una azione.
IL 25% A GIANNI AGNELLI. Gianni Agnelli, oltre al suo 25%, mantiene per sè l'usufrutto delle tre quote di moglie, figlia e nipote.
«C'è da notare l'articolo 7 dello statuto», evidenzia Moncalvo, «sulla successione di un socio. È quello inserito per impedire che Edoardo, in caso di morte del padre, possa ereditare di diritto una quota della Dicembre ed entrare tra gli azionisti. È una norma contraria al diritto successorio italiano che prevede la legittima per gli eredi. Lo stesso Edoardo aveva detto che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere i suoi diritti successori previsti dalla legge».
Tuttavia, non ci sarà bisogno dell'articolo 7, perché Edoardo morirà nel 2000, tre anni prima di Gianni.
LO STRAPOTERE DI JOHN ELKANN. Ma non è tutto. «Va evidenziato anche l'articolo 8, per le cessioni delle quote a terzi», prosegue Moncalvo. «Nel caso in cui John volesse lasciare quote a sua moglie e ai suoi figli, sarebbero necessari due voti dei soci principali, cioè il suo e quello di Marella, e due degli altri quattro. Ma Marella è molto anziana: se non fosse in condizioni buone di salute e per caso dovesse morire, dove troverebbe John il secondo voto che gli è necessario per far entrare nuovi soci?».
La storia non finisce qui. Grazie al raffronto dei modelli unici presentati all'Agenzia delle entrate dal 2002 al 2007 si riesce a capire come è cambiato l'azionariato in aeguito alla morte dell'Avvocato.
Dopo il 24 gennaio 2003, infatti, vengono modificati i patti sociali.
LA MODIFICA ALL'ARTICOLO 7. In questo documento c'è la nuova composizione azionaria (prima che Margherita venga liquidata) e la modifica importantissima dell'articolo 7.
«È importante», spiega Moncalvo, «perché prevede che solo i figli di John (ma non sua moglie) potranno subentrare nella quota societaria del padre, ma soltanto quando questi morirà. La moglie potrà avere denaro (e poco in relazione al valore effettivo della Dicembre) quando resterà vedova».
In deroga a ciò, Lavinia Elkann potrà entrare nella Dicembre purchè non si sia separata e «a condizione che vi acconsentano le maggioranze previste per le modifiche dei presenti patti sociali».
Con John in vita, invece, non può entrare nessun nuovo socio.  
41 MLN DI PLUSVALENZA, 6 EURO DI CAPITALE. Infine si arriva al 2008, cioè all'ultima dichiarazione dei redditi nota, allegata agli atti dell'inchiesta dei pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, poi archiviata per mancanza di collaborazione delle autorità giudiziarie svizzere.
Da questo documento emerge che gli azionisti sono John (58,706%), Marella (41,294%), Ferrero, Gabetti e i due Franzo Grande Stevens (un'azione ciascuno).
Spiega Moncalvo: «Quello è il primo anno, dopo la morte di Agnelli, in cui la Dicembre dichiara al fisco una plusvalenza: ammonta a 41.442.655 euro, di cui imponibili per 25.245.883, per una tassazione di 3.155.735 euro. Nella visura della Camera di commercio questa società, che nel 2007 sul 2006 ha avuto una plusvalenza di 41 milioni, ha un capitale sociale di appena 6,20 euro, diviso tra Marella con 10 azioni e Gabetti e Romiti con una…». 

 

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

·                            Agnelli sul calcio italiano

·                            VIDEO «Nasce il polo Juve»

·                            VIDEO «Dobbiamo dare il meglio»

·                            VIDEO «350 mln per la Continassa»

·                             

VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

Mi piace ·  · Condividi

·                           

·                       

Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

Radio24 - Ascolta la diretta

www.radio24.ilsole24ore.com

Ascolta la diretta e i podcast di RADIO24. Puoi navigare tra le puntate per rias...Altro...

2 h · Mi piace · 1

 

·                       

Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

2 h · Mi piace · 1

 

Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

Blitz quotidiano

ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

NON DIMENTICARE CHE:

Le informazioni contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

 

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

ciao blogger de LaStampa.it,

come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La Stampa verrá chiuso a breve.

Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per ulteriori dettagli, vai su http://www.sixapart.com/it/typepad/prezzi/index.html).

Una volta scelto il tuo livello, comunicacelo con una mail all’indirizzo contactit@sixapart.com prima del 23 dicembre, indicando il livello scelto e l’URL del tuo blog. Tieni presente che poi il tuo URL diventerà da myblog.blog.lastampa.it a myblog.typepad.com.

Altrimenti puoi esportare il contenuto del tuo blog andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra piattaforma a tuo piacimento.
Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il 6 gennaio 2010.

Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad, all’indirizzo contactit@sixapart.com

Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad

 

 

 

 

Dai sempre un'occhaiata a sito  di DAGOSPYA CHE BEN INTRODOTTO CI SPIEGA CHE ....CLICCA QUI

NEI LINK  DI SERVIZIO TROVI UNA BANCA DATI DEGLI ARTICOLI PIU' INTERESSANTI, SECONDO MARCO BAVA,  TRATTI DA DAGOSPIA 

 

SITI SOCIETARI

 

Ø     http://www.aedesgroup.com

Ø     http://www.bancaprofilo.it

Ø     http://www.ngpspa.com

Ø     http://www.centralelatte.torino.it

Ø     http://www.a2a.eu

Ø     https://www.enelgreenpower.com

Ø     http://www.gabettigroup.com

Ø     http://www.mef.it/it/index.html montefibre

Ø     http://www.gruppozucchi.com

M&C SITO :  http://www.mecinv.com/

 

 

La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013. rai·12,366 videos.
SubscribeSubscribedUnsubscribe 554,499. 4 views. Like 0 Dislike 0. Like. Sign in to YouTube. Sign in with your YouTube Account (YouTube, Google+, Gmail, Orkut, Picasa, or Chrome) to like ...

 

16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

www.taxjustice.net

www.applebyglobal.com

www.asiacity.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FINMECCANICA 05,05,15

 

Condannato per il G8, consulente a Finmeccanica

La Repubblica

Condannato per il G8, consulente a Finmeccanica Gilberto Caldarozzi Finmeccanica affida una consulenza ad uno dei migliori amici ed ex colleghi ...

Caldarozzi consulente a Finmeccanica, era stato condannato per il G8 - Fidelity News

Finmeccanica, dopo De Gennaro l'altro ex-G8 Caldarozzi: polemiche - Il Secolo XIX

Consulenza di Finmeccanica ad ex poliziotto condannato per il G8 - Corriere della Sera

Tutti gli articoli su questa notizia

 

Poliziotto picchiatore a Genova 2001 diventa consulente Finmeccanica

Infoaut

Il "superpoliziotto" Gilberto Caldarozzi, protagonista del pestaggio alla scuola Diaz durante il G8 di Genova ha trovato una nuova collocazione ...

 

 

 

FINMECCANICA 31.12.14

 

Metro C, la doppia indagine dei pm: "Infiltrazioni mafiose e rincari"

La Repubblica

... Alemanno, Riccardo Mancini) emerge l'interessamento di Finmeccanica per i cantieri della metro C. È il 16 maggio del 2012 quando Lorenzo Cola, ...

 

Ansaldo, così Cattozzo conquistò le pulizie

La Repubblica

A giugno, nel corso di un lungo e teso interrogatorio in cui Cattozzo parla dei rapporti con i dirigenti di Finmeccanica, salta fuori la Lot Cooperativa

 

tangenti finmeccanica

WorldNewz - Altervista

La nostra storia inizia nel 2010, quando Agusta Westland (gruppo Finmeccanica) vince la gara per una fornitura di Aw101 Vip all'India, battendo la ...

 

 

 

 

FINMECCANICA 03.06.14

 

 

Finmeccanica, bocciata la 18 bis. Nuovo socio

Milano Finanza

... a lungo ("nessuna società al mondo ha nulla di simile nello statuto"), sostenuto dai fondi e dal giurista ed ex presidente Consob, Guido Rossi.

 

Finmeccanica: buonuscita da 5,5 milioni di euro per l'ex ad Pansa

Il Sole 24 Ore

Il cda di Finmeccanica, in seguito all'uscita di Alessandro Pansa, ha verificato ieri la sussistenza dei presupposti per l'attribuzione a Pansa di ...

 

Tangenti Expo, le trame da Finmeccanica alla rete dei politici

La Repubblica

Tangenti Expo, le trame da Finmeccanica alla rete dei politici Gianstefano Frigerio (imagoec) MILANO - C'è un documento inquietante che riguarda ...

 

Expo, la cupola su Finmeccanica

Lettera43

DOCUMENTO COI SERVIZI AFFIDATI A FINMECCANICA. Inoltre, si legge in una nota dell'informativa con cui nell'ottobre dell'anno scorso era stata ...

 

Bubolo | La «cupola» puntava su Ge e Finmeccanica – Il Sole 24 Ore

bubolo.it

The Daily La «cupola» puntava su Ge e FinmeccanicaIl Sole 24 OreMILANO - Erano due prede gustose, General Electric e Finmeccanica, per la ...

 

Expo: Gdf, le mani della cupola su Finmeccanica - Apocalisse Laica

apocalisselaica.net

Expo: Gdf, le mani della cupola su Finmeccanica. (AGI) - Milano, 16 mag. - La "cupola degli appalti" avrebbe cercato di conseguire "importanti ...

 

Scandalo Expo, scoperto l'archivio delle tangenti. La procura: puntavano a Finmeccanica | Focus ...

focusitaly.net

Prima i post-it, adesso l'archivio. Nell'inchiesta milanese sulla presunta «cupola degli appalti» spunta una sorta di archivio costituito da molti ...

 

Finmeccanica compensa e risarcisce Pansa con 5,45 milioni di euro

wikipedios.com

Finmeccanica compensa e risarcisce Pansa con 5,45 milioni di euro. E' l'indennità compensativa e risarcitoria con cui lo Stato ha salutato l'ultimo ...

 

Expo, Luigi Grillo chiamò Moretti: «Genova è la capitale di Finmeccanica»

Il Secolo XIX

Milano - «Guarda che la capitale della Finmeccanica in Italia è Genova...non ti dimenticare...quando vuoi ti faccio un report di tutte le cose che ci sono ...

 

Paris ammette: le gare d'appalto erano truccate

il Giornale

Intanto, dalle carte dell'inchiesta, emergono nuovi elementi sulle grandi manovre della Cupola per agganciare gli appalti milionari di Finmeccanica

 

Processo Finmeccanica, salta audizione ex ministro Hoon per problemi di lingua

Reuters Italia

BUSTO ARSIZIO, 21 maggio (Reuters) - L'ex ministro della Difesa britannico Geoff Hoon dovrà tornare a fine mese a Busto Arsizio per testimoniaare ...

 

Problemi traduzione udienza Finmeccanica

ANSA.it

(ANSA) - BUSTO ARSIZIO (VARESE), 21 MAG - E' stata sospesa e poi rinviata, per difficoltà nella traduzione, l'udienza cui l'ex ministro della Difesa ...

 

 

Processo Finmeccanica: manca l'interprete e salta l'udienza con l'ex-ministro inglese

Varese News

Durante l'udienza del processo per corruzione internazionale nei confronti di Orsi e Spagnolini si scopre che la traduttrice non è in grado di tradurre le ...

 

 

Quando Moretti era sindacalista.

MARIGLIANO.net

Il nuovo Amministratore Delegato Finmeccanica Mauro Moretti, è un ex sindacalista della Cgil. Dalla metà, alla fine degli anni Ottanta, eravamo 

 

Finmeccanica, avv.Amodio: accusa non provata. Difesa rinuncia a … – Reuters Italia | Sindacato ...

sindacatounsiau.it

Finmeccanica, avv.Amodio: accusa non provata. Difesa rinuncia a … – Reuters Italia.

 

Finmeccanica, avv.Amodio: accusa non provata. Difesa rinuncia a ministro uscente India ...

wn.com

Problemi traduzione udienza Finmeccanica. E' stata sospesa e poi rinviata, per difficoltà nella traduzione, l'udienza cui l'ex ministro della Difesa ...

 

Eni e Finmeccanica, Castaldi (M5S): "Sui requisiti di onorabilità Padoan e Renzi chiudono gli occhi ...

libero.it

(ASCA) - Roma, 22 mag 2014 - L'assemblea straordinaria dell'Enel,al contrario di quelle dell'Eni e di Finmeccanica, ha approvato la clausola di ...

 

L'interprete non capisce E il ministro di Blair non può testimoniare

il Giornale

E nemmeno l'hindi, lingua che pure rischia di entrare nel processo visto che si tratta della tranche dell'inchiesta su Finmeccanica riguardante le ...

 

legale Consob, sentenza Ue su Grande Stevens non efficace per Ligresti

Kairos

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 29 mag - Ieri la difesa dell'ingegnere di Paterno' ha chiesto la sospensione del processo per inviare gli atti alla ...

 

Ligresti: gup, si' a Consob e azionisti parti civili su trust

codacons.it

Il gup di Milano Alessandra Clemente ha ammesso come parti civili Consob e una quarantina di ex azionisti Premafin nel procedimento che vede ...

 

 

Nei verbali la spaccatura in Consob

iusletter.com

Nei verbali la spaccatura in Consob. 28 maggio 2014 di Stefano Elli e Laura Galvagni / Il Sole 24 Ore. Due posizioni diametralmente opposte, da un ...

 

Unipol SAI: la procura indaga sulle procedure della Consob

notizie3.it

Nella Commissione Nazionale per le Società e la Borsa si sarebbe verificata una spaccatura per i discordanti pareri sulle operazioni di fusione-Italia

 

Processo Finmeccanica, in aula il magnate Tata

Varese News

Processo Finmeccanica, in aula il magnate Tata. Per oltre 20 anni è stato a capo del gruppo Tata che conta 93 aziende e oltre 220 mila dipendenti.

 

Finmeccanica, Tata dice che jv con AgustaWestalnd va avanti se New Delhi dà ok

Libero 24x7

Al processo Finmeccanica in corso a Busto Arsizio, il pm Eugenio Fusco mostra la lista delle personalit? di New Delhi su cui il gruppo industriale ...

 

Processo Finmeccanica, in aula il magnate Tata

lombardianews.it

Processo Finmeccanica, in aula il magnate Tata. Un uomo di 77 anni dal sorriso gentile, dall'aspetto dimesso e modesto si aggirava, questa mattina ...

 

Problemi traduzione udienza Finmeccanica

Mister X

Fonte: Problemi traduzione udienza Finmeccanica Web Site: http://www.ansa.it, Data: 14:49 - mercoledì 21 maggio 2014. Categoria: Cronaca (letta 12 ...

 

 

finmeccanica/ perquisita la casa di gotti tedeschi

Libero 24x7

Nuovo colpo di scena nella vicenda Finmeccanica. Dopo essere stato sfiduciato dalla Commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior (con modi senza ...

 

Finmeccanica, spuntano i verbali: Tangenti, Guarguaglini sapeva

Mister X

Sta collaborando infatti Lorenzo Borgogni, il manager che teneva i contatti con la politica per conto di Finmeccanica. Racconta di piccoli clientelismi ...

 

Gennaro Del Nuovo e Finmeccanica

yasni.it

Info su Gennaro Del Nuovo e Finmeccanica: Informazioni personali gratuite per la ricerca persone Yasni.it, tutte le informazioni per il nome.

 

 

 

FINMECCANICA 30.05.14

 

Finmeccanica, per l'ad uscente Pansa 1,5 milioni tra stipendio e bonus

Il Fatto Quotidiano

In attesa dell'arrivo di Mauro Moretti, nuovo ad designato dal ministero dell'Economia, Finmeccanica fa i conti con gli stipendi dei vertici uscenti e ...

 

Finmeccanica: P.Roma, a giudizio per corruzione Pozzessere e Lavitola - freenewspos.com

freenewspos.com

(Adnkronos) - Rinvio a giudizio per Paolo Pozzessere, gia' direttore commerciale di Finmeccanica e per Valter Lavitola ex direttore del quotidiano ...

 

Finmeccanica, Lavitola e Pozzessere a processo per corruzione aggravata - freenewspos locale

freenewspos.com

Rinvio a giudizio per Valter Lavitola, ex direttore dell'Avanti ed ex consulente di Finmeccanica, e l'ex direttore commerciale della holding, Paolo 

 

Finmeccanica: arrestato l'ad, Giuseppe Orsi - Corriere TV - Corriere della Sera

corriere.it

E' stato arrestato l'amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi. E' accusato di corruzione internazionale per le tangenti che sarebbero ...

 

ralph lauren outlet 2 ex manager Finmeccanica e 2 imprenditori arrestati - 問關聖帝君』 - 問神.com ...

askgods.com

L direttore delle Relazioni esterne di Finmeccanica Lorenzo Borgognoni, l direttore operativo della Selex service management Stefano Carlino e due

 

Truffa ai Camilliani, sequestrati appartamenti e locali al faccendiere Paolo Oliverio

La Repubblica

Tra le società usata anche una della figlia di Borgogni di Finmeccanica. Contatti anche con moglie di Diotallevi, ex Banda della Magliana. 12 maggio ...

 

Finmeccanica sostiene le fonti energetiche rinnovabili - DETTAGLIO - finmeccanica

finmeccanica.com

L'approccio strutturato alle tematiche energetiche riveste un ruolo di fondamentale importanza per Finmeccanica che, attraverso il meccanismo delle 

 

 

 

FINMECCANICA

 

Processo Finmeccanica, Borgogni e le trame della politica nella holding

Lettera43

IL VIA ALL'INCHIESTA FINMECCANICA. A parlare è la gola profonda dell'affaire Finmeccanica, l'uomo le cui rivelazioni hanno portato all'avvio ...

 

Processo Finmeccanica, Lega e Cl premevano per nomina Orsi AD società - Borgogni

Reuters Italia

Borgogni ha riferito di una riunione avvenuta il 2 aprile 2011 a Milano in cui furono decise le nomine per alcune società, tra cui Finmeccanica.

 

Finmeccanica: Borgogni, pressioni Maroni e Cl per la nomina di Orsi ad ad -2-

Borsa Italiana

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Busto Arsizio, 04 mar - Nella sua testimonianza al tribunale di Busto Arsizio, l'ex dirigente di Finmeccanica ha spiegato che ...

 

Finmeccanica: inchiesta appalti, chiesto giudizio per Lavitola e Pozzessere

LiberoQuotidiano.it

Roma, 4 mar. - (Adnkronos) - Concorso in corruzione internazionale: per questa accusa la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto il rinvio a ...

 

Processo Finmeccanica, Borgogni: Lega e Cl premevano per nomina Orsi ... - Yahoo Notizie

yahoo.com

Borgogni ha riferito di una riunione avvenuta il 2 aprile 2011 a Milano in cui furono decise le nomine per alcune società, tra cui Finmeccanica.

 

Processo Finmeccanica, Borgogni e le trame della politica nella holding

Lettera43

IL VIA ALL'INCHIESTA FINMECCANICA. A parlare è la gola profonda dell'affaire Finmeccanica, l'uomo le cui rivelazioni hanno portato all'avvio ...

 

 

 29.03.14

 

FINMECCANICA 30.05.13

 

 

Responsabilita' degli enti

Esistono precisi limiti alla perseguibilita' della corruzione internazionale

Piermaria Corso - Professore ordinario di diritto processuale penale presso l'Universita' degli Studi di Milano e Avvocato in Milano

La Suprema Corte ha statuito che anche il delitto di corruzione internazionale, qualora detto reato venga commesso in territorio estero richiede, per la sua procedibilità in Italia, che vi sia l'iniziativa ...

Cassazione penale Sentenza 25/02/2013, n. 9106

 

 

 

Finmeccanica, il 19 giugno processo a ex ad Orsi - Il Sole 24 ORE
Lo ha deciso il gip di Busto Arsizio, Luca Labianca, che ha accolto così la richiesta del procuratore facente funzione, Eugenio Fusco.

 

Finmeccanica alla sbarra, primo guaio per il governo
Menti Informatiche
Finmeccanica potrebbe finire presto alla sbarra in un processo che si annuncia come la prima grana per il governo Letta. Il giudizio che si potrebbe aprire tra poche settimane, infatti, per il suo oggetto e i suoi protagonisti, promette seri imbarazzi ...

 

Finmeccanica, rito immediato per Orsi e Spagnolini ma le indagini ...
Varese News
Chiesto il rito immediato per Giuseppe Orsi, ex-presidente di Finmeccanica, e Bruno Spagnolini, ex-presidente di Agusta Westland, arrestati lo scorso 12 febbraio nell'inchiesta sulle presunte tangenti versate, tramite i faccendieri Guido Hascke e Carlo ...

 

Finmeccanica, per Orsi il pm chiede il processo
il Giornale
Caso Finmeccanica, l'ex ad Giuseppe Orsi potrebbe essere processato già a giugno, insieme all'ex amministratore delegato di AgustaWestland, Bruno Spagnolini. Il procuratore facente funzione di Busto Arsizio, Eugenio Fusco, ha chiesto infatti il ...

 

Caso Finmeccanica, pm chiede giudizio immediato per Orsi - Il Giorno
Secondo il pubblico ministero il Ministero dell'Economia italiano e il Governo indiano sono parti offese.

 

TG La7 - video - 01/05/2013 : Finmeccanica: chiesto giudizio ...
TG LA7: Per l'ex-presidente e il manager, entrambi arrestati il 12 febbraio scorso, il processo potrebbe aprirsi già a giugno. Servizio di Marco Lanza.

 

 

PUNTO 1-Finmeccanica, pm chiede giudizio immediato per Orsi e ...
Giudice deciderà entro fine settimana * Pm individua come parti offese Ministero Economia e governo India * Resta aperto fascicolo sui finanziamento illecito ...

 

Mannheimer, un conto ad Antigua nell'inchiesta sull'evasione fiscale
La Repubblica
Società che a loro volta, a fronte di altre fatturazioni per operazioni inesistenti, versavano il denaro ad altre tre società con sede a Tunisi, dietro le quali ci sarebbe Hedi Kamoun, personaggio già spuntato nell'inchiesta su Finmeccanica. Il denaro

 

 

di false fatture per 30 milioni”
La Stampa
... con sede in Italia, le quali a loro volta, a fronte di altre fatturazioni per operazioni inesistenti, versavano il denaro ad altre tre società con sede a Tunisi, dietro le quali ci sarebbe Hedi Kamoun, personaggio già spuntato nell'inchiesta su ...

 

Indagine Sistri, una truffa da 40 milioni di euro allo Stato
Diritto di Critica
Due tangenti da 500mila euro passate sottobanco dal controllato al controllore, l'affidamento diretto e senza bando di gara alla Selex di Finmeccanica: e dulcis in fundo, il segreto di Stato a coprire tutto. L'indagine sul Sistema di tracciabilità dei ...

 

Finmeccanica, avviso chiusura indagine su appalto Cen Napoli
Reuters Italia
L'inchiesta - avviata dai magistrati di Napoli e trasferita poi a Roma per competenza - riguarda le presunte pressioni per l'assegnazione alla ex Elsag Datamat del gruppo Finmeccanica di un appalto da 37 milioni di euro per la realizzazione del Cen a ...

 

 

Finmeccanica: il 19 giugno processo a ex ad Orsi - Economia ... - Ansa
BUSTO ARSIZIO (VARESE) - E' stato fissato per il 19 giugno prossimo il processo con rito immediato per l'ex Ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi e l'Ad di Agusta ...

 

 

Finmeccanica, ex ad Orsi esce da carcere - Lombardia - ANSA.it
Finmeccanica, ex ad Orsi esce da carcere, Scaduti i termini di custodia cautelare, libero anche Spagnolini, , Lombardia, Ansa.

 

 

 

 

 - FINMECCANICA: SI AGGIUDICA COMMESSE PER 155 MLN EURO...
(Adnkronos) - Finmeccanica si aggiudica commesse per un valore totale di circa 155 milioni di euro attraverso le sue aziende Drs Technologies, Selex Galileo, Elsag Datamat, Ansaldo Sts e Selex Sistemi Integrati. Drs Technologies ha ricevuto commesse per un valore totale di oltre 74 milioni di dollari. Una prima commessa del valore di 43,5 milioni di dollari riguarda la fornitura di supporto logistico (CLS - Contractor Logistics Support) per gli E-6 TACAMO (Take Charge and Move Out) e per l'ABNCP (Airborne Command Post) della flotta aerea della Marina Militare degli Stati Uniti. A questa commessa si aggiunge un contratto, del valore di 21 milioni di dollari, per la fornitura di Visori Termici per Armi Pesanti (HWTS) per il Ministero della Difesa del Regno Unito.

26-01-2011]

 

 

. FINMECCANICA: ACCORDO UE-ITALIA SU RIMBORSO AIUTI DI STATO AGUSTA WESTLAND...
(Adnkronos) - La Commissione europea ha formalmente approvato le trattative con l'Italia riguardanti l'ammontare delle sovvenzioni che Agusta Westland deve rimborsare al
governo italiano per due progetti militari che hanno avuto anche applicazioni civili. L'impresa ha ricevuto aiuti di Stato per due progetti: l'elicottero A 139 e il convertiplano BA 609, che hanno anche avuto versioni civili. In base al trattato Ue, gli Stati membri possono prendere misure per la tutela dei loro interessi essenziali, compresa la difesa, ma le misure non possono falsare le condizioni di concorrenza sul mercato interno dell'Ue per i prodotti che non siano destinati solo a un uso militare.12-01-2011

 

FINMECCANICA: CONTRATTO DI 570 MLN STERLINE PER AGUSTAWESTLAND...
(Adnkronos) - AgustaWestland, una societa' Finmeccanica, si e' aggiudicata un contratto del valore di circa 570 milioni di sterline con il ministero della Difesa britannico per il secondo quinquennio (2011-2016) del contratto quadro venticinquennale Imos (Integrated Merlin Operational Support). Lo rende noto Finmeccanica in un comunicato.

 

Il contratto Imos comprende un pacchetto completo di supporto inteso a garantire un'elevata efficacia operativa della flotta di elicotteri AW101 Merlin del ministero della Difesa britannico e in servizio presso la Royal Navy e la Royal Air Force. AgustaWestland si era aggiudicata nel marzo 2006 il contratto Imos, della durata complessiva di 25 anni, volto a incrementare ulteriormente l'efficacia operativa degli elicotteri Merlin, assicurando al contempo al Ministero della Difesa e ai contribuenti del Regno Unito risparmi nei costi di supporto pari a circa 500 milioni di sterline nel corso dell'intero periodo di 25 anni. Il contratto Imos sostiene oltre 1000 posti di lavoro in Gran Bretagna.

AgustaWestland sta inoltre fornendo soluzioni di supporto similari per le flotte di elicotteri Sea King e Apache del Regno Unito e sta sviluppando soluzioni di supporto operativo integrato e addestramento per gli AW159 Lynx Wildcat, 62 dei quali ordinati dalla Royal Navy e dal British Army.

 17-01-2011]

 

 

FINMECCANICA: ATR,ORDINI PER 2,4 MLD DLR...
(ANSA) - Il costruttore italo-francese di velivoli turbopropulsori Atr, joint venture paritetica fra Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica) e Eads, nel 2010 ha registrato 80 ordini per nuovi aerei, da 12 compagnie, e 33 opzioni, per un valore complessivo intorno a 2,4 miliardi di dollari. I nuovi ordini sono arrivati principalmente dall'America Latina (38%) e dall'Europa (32%), ma la quota proveniente dal Nordamerica e' in aumento (14%). Le consegne sono state 51. 20-01-2011]

 

 

 

 

 - FINMECCANICA: DOMANI CDA, PRIMO ESAME RIASSETTO PER ELSAG E SELEX COMM...
(Adnkronos) - Nuovo riassetto in vista per le attivita' del gruppo Finmeccanica. Si riunisce domani il consiglio di amministrazione che, a quanto apprende l'Adnkronos, avrebbe tra i punti all'ordine del giorno un primo esame di uno studio di fattibilita' sulla riorganizzazione di alcuni asset nell'ambito di un progetto complessivo gia' avviato dalla holding nella primavera scorsa. Il progetto potrebbe interessare anche Elsag Datamat e Selex Communications, in vista di una loro eventuale fusione.

Elsag Datamat e' una societa' attiva nella progettazione e nello sviluppo di sistemi, prodotti, soluzioni e servizi hi-tech per l'informatica, l'automazione e la sicurezza. La societa' e' stata gia' interessata dal piano di ottimizzazione, varato dalla holding dell'aerospazio e difesa nel maggio 2010, per il riassetto delle attivita' nei settori dell'elettronica per la difesa e sicurezza e dello spazio, che ha interessato anche Selex Sistemi Integrati, Selex Galileo e Telespazio.

 

Dal primo gennaio scorso, Telespazio ha acquisito la Business Unit Spazio di Elsag Datamat, che conta 111 dipendenti. Selex Communications e' fornitore globale di sistemi avanzati di comunicazione, navigazione e identificazione per la protezione delle comunita', del territorio e delle infrastrutture critiche per il settore civile, militare e istituzionale. 20-01-2011]

 

 

 

 

 

COLA IL SIPARIO SU FINMECCANICA - GUARGUA E GLI ALTRI CONTINUANO A NEGARE TUTTO, MA DOPO LORENZO COLA ANCHE IL COMMERCIALISTA IANNILLI STA PER PATTEGGIARE, PRONTO A SPIATTELLARE NUOVE MAGAGNE SU TANGENTI E FONDI NERI - OLTRE AL CASINO SULLA DIGINT VOLUTA DA GUARGUAGLIONE, C’È SEMPRE LA QUESTIONE SELEX (DELLA MOGLIE MARINA GROSSI), E STA PER ESPLODERE L’INCHIESTA NAPOLETANA SUL CENTRO ELABORAZIONI MATERIALI VIDEO (CEN) DEL MINISTERO DELL’INTERNO…

Marco Ludovico per "Il Sole 24 Ore"

 

1 - FINMECCANICA: COLA SCEGLIE DI PATTEGGIARE...
L'inchiesta della procura di Roma su Finmeccanica è alle battute finali. Ha patteggiato tre anni e 4 mesi di reclusione Lorenza Cola, il superconsulente della holding, ora agli arresti domiciliari. È probabile, come testimoniano più voci qualificate, che la stessa strada sarà imboccata da Marco Iannili, commercialista di Cola e altra figura-chiave dell'indagine condotta, su due fronti diversi, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pubblico ministero Paolo Ielo. I verbali di Cola e di Iannilli sono carichi di informazioni di ogni genere.

Resta da vedere però se, al di là delle vicende che riguardano la società Digint, il lavoro della procura di Roma si estenderà ad altri filoni. E se, soprattutto, coinvolgerà - come rumoreggia un tam tam ossessivo da diversi mesi - anche politici di prima fila.

 

Anche ieri, però, come ha sempre ribadito fin dall'inizio dell'inchiesta, la società guidata da Pier Francesco Guarguaglini ha affermato con un comunicato ufficiale «di non aver mai costituito fondi neri, né in Italia né all'estero, e di non essere coinvolta in nessun tipo di pagamento di tangenti». I verbali resi da Cola agli inquirenti sembrano invece andare in questo senso e la holding replica che il ruolo del consulente «era essenzialmente limitato a una pur importante acquisizione sul mercato americano» vale a dire la Drs, per un importo pari a 5,2 miliardi di dollari.

Le stesse affermazioni di Cola su Digint, dice sempre la nota ufficiale, «appaiono assolutamente prive di ogni fondamento». In definitiva «Finmeccanica confida che il lavoro della magistratura chiarisca in breve tempo la sua totale estraneità da tutte le vicende in corso».

 

In realtà la prospettiva giudiziaria dei vertici aziendali non appare così serena, anzi. Il punto sulle indagini e sulle possibili conclusioni è stato fatto dalla procura di Roma alla fine dell'anno scorso in una riunione riservata alla presenza del numero uno dei pubblici ministeri, Giovanni Ferrara. Va anche detto che nelle ultime settimane non sono mancate tensioni anche molto elevate tra gli inquirenti, segno della delicatezza della posta in gioco. La riunione di fine anno, con la presenza e l'autorità di Ferrara, avrebbe smussato gli angoli contrapposti e definito un percorso di approdo investigativo più o meno condiviso tra tutti i procuratori.

Al di là di Digint, infatti, e delle ipotesi sollevate in proposito da Cola, c'è l'altro pezzo di inchiesta, quello - che appare più pesante - in capo al pm Ielo, sui rapporti tra Finmeccanica ed Enav (l'ente nazionale di assistenza al volo). Questo filone mette in discussione le posizioni dell'amministratore delegato dell'ente, Guido Pugliesi, e del responsabile della Selex Sistemi Integrati, Marina Grossi, moglie di Guarguaglini.

 

Sotto la lente degli inquirenti ci sono i contratti e gli appalti stipulati tra la Selex Sistemi Integrati e l'Enav. Pugliesi e Grossi, indagati, hanno sempre proclamato la loro innocenza sia ufficialmente che davanti ai procuratori. Resta anche da valutare il ruolo di Lorenzo Borgogni, direttore centrale delle relazioni esterne di Finmeccanica e figura strategica nelle decisioni della holding.

Senza contare, poi, che alla procura di Napoli è in corso più di un'inchiesta che riguarda Finmeccanica. Come quella del procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e dei pm Filippelli, Falcone e D'Onofrio sugli appalti per il Cen (Centro elaborazioni materiali video) del Viminale. Indagine, questa, che potrebbe riservare sviluppi clamorosi a breve. Ma c'è anche il fascicolo di cui è titolare un altro magistrato di prima linea della procura partenopea, Vincenzo Piscitelli.


2 - L'ASCESA RAPIDA DI DIGINT: SUBITO STRATEGICA...
Ci sono almeno due documenti ufficiali che dimostrano come Digint, la società al centro dell'inchiesta Finmeccanica della procura di Roma, è considerata strategica dal suo vertice da più di tre anni.

 

Già il 12 novembre 2007, infatti, l'amministratore delegato Pier Francesco Guarguaglini scrive alle società della holding per annunciare «l'acquisizione della società Digint, specializzata nel settore» della sicurezza aziendale considerata, dallo stesso Guarguaglini, «insufficiente».

Con quella lettera, in sostanza, l'amministratore delegato chiede alle singole società di calcolare i fondi «prevedendoli nel budget 2008» per l'avvio della «nuova procedura di sicurezza interna» che Digint avrebbe poi realizzato in ogni singola azienda. Somme non da poco: si parla di cifre che vanno da 200mila euro fino a due-tre volte di più, a seconda delle dimensione della società.

 

Ma, a parte i costi da mettere in bilancio, il sistema di controllo e di sicurezza interna concepito da Digint avrebbe sollevato notevoli perplessità in d alcune società , a causa di una presunta alta invasività sulle postazioni di lavoro dei singoli dipendenti. Tanto che Ansaldo, una delle imprese più importanti della holding Finmeccanica, avrebbe espresso parere contrario. Fatto sta che Guarguaglini non molla e porta avanti il suo progetto con tenacia.

 

Tanto da scendere in campo, di nuovo, il 6 luglio dell'anno scorso, con un 'altra lettera. L'obiettivo di questo intervento ulteriore è di sollecitare e chiudere le posizioni aziendali che ancora non hanno consolidato o attivato il contratto con Digint. Il numero uno di Finmeccanica, che coinvolge nella comunicazione tutti i suoi massimi dirigenti, allega proprio la prima lettera, quella del 12 novembre, e soprattutto invita le aziende interessate a fornire entro il 24 luglio al Group security office - l'ufficio responsabile della sicurezza - «conferma dell'avvenuta applicazione del nuovo modello, mediante emissione e applicazione di apposita procedura aziendale».

 

Di più: il vertice della holding chiede, sempre entro venti giorni dalla data della lettera, la «trasmissione al Group security office di Finmeccanica della descrizione della rete dati della vostra azienda». L'obiettivo viene indicato con chiarezza: «Consentire la pianificazione di un'attività di audit» cioè di verifica e controllo «che sarà effettuata mediante assessment (è la valutazione della sicurezza dei sistemi informatici, ndr) realizzato con l'utilizzo delle apparecchiature e delle metodologie Digint».

Guarguaglini poi aggiunge che le attività di audit si svolgeranno tra il 1° settembre e il 30 novembre 2009. Resta indubbio che Digint, attraverso questa scelta del vertice aziendale, pur essendo società acquistata di recente, riesce così a realizzare in tempi molto rapidi un valore considerevole, per il livello dei contratti stipulati . 11-01-2011]

 

- SCOMMETTIAMO CHE GUARGUAGLIONE SI SALVA?...
Sarà un caso, ma forse anche il primo azionista della Finmeccanica abita dalle parti di chi paga lo stipendio al simpatico ambasciatore Usa, uno che da bambino giocava ai giardinetti dei Parioli con Luchino di Monteprezzemolo perché il suo papà era il massimo referente della Cia a Roma. E l'inchiesta romana su Finmeccanica prende una piega riduzionista, mentre finge di alzare il tiro su presunte "tangenti ai politici" (non le trovarono neppure durante Tangentopoli, sarà un caso?)

Scrive Fiorenza "Tarzanini" sul Corriere: "Finmeccanica, patteggia il super consulente Cola. Pena di 3 anni e 4 mesi, confiscati 4 milioni di euro. Indagini sulle tangenti ai politici" (p. 19).

Bene, di chi e di che cosa ha parlato ai pm il consigliori della Real Coppia di Denari, Pierfrancesco Guarguaglini e Marini Grossi? A leggere l'articolo, se ne ricava che avrebbe inguaiato professionisti e manager di seconda linea. Ma "non è stato in grado di fornire dettagli" su presunte tangenti ai politici.

Lo stesso quadro emerge dal pezzo del bravo Massimo Martinelli sul Messaggero ("Cola ammette le tangenti ai politici e concorda la pena con i pm romani", p. 9), che alla fine annuncia però "una nuova accelerazione dell'inchiesta". Vedremo.

 

Scommettiamo che alla fine il Guargua ne esce pulito come un angioletto e la moglie, al massimo, farà la figura di quella intorno alla quale tutti rubavano, rigorosamente a sua insaputa? 10-01-2011]

 

FINMECCANICA: AZIENDA, MAI COSTITUITO FONDI NERI PER TANGENTI...
(Adnkronos) - Finmeccanica non ha mai costituito fondi neri ne' in Italia ne' all'estero e non e' coinvolta in nessun tipo di pagamento di tangenti. A precisarlo, ancora una volta, e' la holding dell'aerospazio e difesa in relazione alle notizie pubblicate oggi da alcuni organi di informazione. In merito agli stralci di verbale pubblicati in cui si riportano le dichiarazioni di Lorenzo Cola, ex consulente di Finmeccanica, il gruppo ribadisce che il suo ruolo era essenzialmente limitato ad una pur importante acquisizione sul mercato americano e non il millantato ruolo di 'consulente globale'.

 

'Del resto- prosegue Finmeccanica- le dichiarazioni di Cola riportate dai giornali e relative a Digint appaiono assolutamente prive di ogni fondamento per cio' che riguarda un possibile ruolo strategico di una piccola societa' che, come piu' volte chiarito, si occupa esclusivamente di difesa dei sistemi informatici del gruppo'.

 

'Tali affermazioni millantatorie riportate dagli organi di stampa hanno per lunghi mesi condizionato la reputazione della societa' senza che sia mai emerso alcun riscontro. Finmeccanica- conclude- confida che il lavoro della Magistratura chiarisca in breve tempo la sua totale estraneita' da tutte le vicende in corso'.10-01-2011]

 

 

Ritrovata notizia sul Sole 24 Ore di Johnny Raiotta! Istruttiva cartuccella recuperata e pubblicata dal giornalista Sapiens Marco Ludovico: "L'ascesa rapida di Digint, subito strategica" (p. 16). Il presidentissimo Guarguaglione, quello che di Digint non sapeva praticamente nulla, ha firmato un paio di circolari interne in cui intimava a tutte le controllate di adottare il software di protezione della società creata da Ghioni (scandalo Telecom) e co-posseduta da Gennarino Mockbel. Non solo, ma pare che sulla presunta svolta dell'inchiesta Finmeccanica, nella procura di Roma ci siano parecchie divergenze di vedute. Diciamo così.

 11-01-2011]

 

 

GUARGUAGLINI PIERFRANCESCO
La quiete dopo la tempesta. E' questa che cercava il Comandante supremo di Finmeccanica dopo il diluvio degli ultimi tre mesi, un labirinto infernale di voci che lo hanno investito anche tra le mura domestiche. Che tirasse un'aria brutta l'aveva capito fin da novembre del 2009 quando durante una visita di Napolitano alla Selex, il ministro dell'economia, Giulietto Tremonti aveva esclamato: "ecco l'uomo che ci ha fatto spendere un sacco di soldi per comprare l'americana DRS".

 

Eppure per il manager di Castagneto Carducci l'acquisto della societa' leader in USA degli armamenti, era sembrata una polizza sulla vita. E forse sarà tale se alla scadenza del suo mandato in primavera questo 75enne, che quando parla non usa un linguaggio epico, riusciraà a sopravvivere. Per adesso ha incassato la benedizione del Banana e del suo maggiordomo, Gianni Letta, ma sono in molti a voler mettere le mani sul corpaccione del Gruppo per farne uno spezzatino.

Alla richiesta di fare un passo indietro con deleghe ridotte, il Guargua oppone i risultati dell'azienda dove dice (con un po' di cinismo) che ha trovato tra i manager affermati anche la moglie Marina Grossi. Con lei ha cenato a Capodanno, un pasto sobrio a base di cotoletta alla Milanese, qualche frutto della Maremma raccolto con braccia e Zappa, una bottiglia di Borgogno (pardon, Borgogna) e qualche amaretto della ditta Gabanelli-Sarzanini innaffiato di cocaCola.

Poi la signora ha voluto ballare il valzer, e qui la scena è stata davvero curiosa perchè nessuno dei due coniugi faceva un passo indietro.
Sono rimasti cosi, immobili come in una foto d'epoca. 03-01-2011]

 

 

RICICLAGGIO: VICENDA DIGINT, CHIESTO GIUDIZIO IMMEDIATO PER COLA...
(Adnkronos) - La Procura della Repubblica di Roma ha chiesto al giudice dell'udienza preliminare di disporre il giudizio immediato, con riferimento all'affare Digint, di Lorenzo Cola, gia' consulente di Finmeccanica e indagato a Roma in varie inchieste. Il reato contestato a Cola e' quello di concorso nel riciclaggio di 8 milioni di euro. A chiedere il giudizio sono stati il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pubblico ministero Rodolfo Sabelli. Secondo gli investigatori dietro la vicenda Digint (e' partecipata al 49% da Finmeccanica) sarebbe celato un giro di fondi neri.

Cola e' stato arrestato nel luglio scorso e nel corso di numerosi interrogatori ha ammesso i suoi rapporti con Gennaro Mokbel, coinvolto a sua volta nel maxi riciclaggio di 2 miliardi di euro. Cola e' anche indagato nell'inchiesta per le presunte irregolarita' legate agli appalti Enav. Secondo gli investigatori ha avuto un ruolo di primo piano nell'attivita' di assegnazione di lavori in subappalto da parte di Selex, controllata da Finmeccanica e amministrata da Marina Grossi.04-01-2011]

 

 

 

 

  CASO FINMECCANICA, CONFLITTO D'AMBASCIATORE...
Un conflitto di interessi grava su Giovanni Castellaneta, ex ambasciatore e consigliere diplomatico di Berlusconi. Oggi è presidente di Sace (l'agenzia di assicurazione del ministero dell'Economia) e rappresenta il governo nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica. E proprio alla holding di Stato a ottobre Sace ha garantito i rischi del credito (oltre 180 milioni di euro) per la fornitura di elicotteri Agusta Westland, radar e impianti di telecomunicazioni diretti al governo di Panama.

Ma altre ombre avvolgono il colosso della difesa sotto inchiesta alla Procura di Roma. Tra le società coinvolte nell'affare panamense anche la Selex Sistemi Integrati di Marina Grossi per impianti di vigilanza costiera. Ricche commesse vinte dalla moglie del presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, nonostante sia accusata di corruzione insieme all'amministratore delegato di Enav Guido Pugliesi. Nel mirino, appalti sovrafatturati assegnati da Enav a Selex senza ricorrere a gara pubblica per lavori negli aeroporti di Palermo, Napoli e Lamezia Terme. M. S. 23-12-2010]

 

 

E D’ALEMA CHE TRACCIA IL SOLCO MA è LA RUSSA CHE LO DIFENDE - NONOSTANTE LE FINANZIARIE DA CANNA DEL GAS E GLI SPICCIOLI PER LA CULTURA, ‘GNAZIO LA RISSA METTE LA FIRMA SU 131 AEREI MILITARI (AMERICANI), PER LA MODICA CIFRA DI 15 MILIARDI €, UN PROGETTO PRODOTTO DALLA MENTE FERVIDA DEL MAGO DALEMIX - RIDOTTO INVECE L’ORDINE PER I CACCIA “EUROFIGHTER” ITALO-EUROPEI, CHE SI CERCA DI PIAZZARE AI PAESI EX POVERI (PERCHÉ NOI SIAMO PIÙ FURBI) - GLI UNICI A GUADAGNARE, COME AL SOLITO, SONO I SOCI PRIVATI DI FINMECCANICA, VISTO CHE LO STATO SI ACCOLLA TUTTE LE SPESE

Daniele Martini per "il Fatto Quotidiano"

 

Si chiama Joint Strike F-35, è un cacciabombardiere monoposto sofisticatissimo, definito dai tecnici di "quinta generazione". Costa uno sproposito, 130 milioni di euro ad esemplare, e per l'Italia sta diventando la pietra dello scandalo. Per diversi motivi. Primo: nonostante il bilancio dello Stato pianga e il governo tagli in ogni direzione, infierendo soprattutto nei confronti dell'Istruzione, dai fondi per l'Università alla ricerca, dalle borse di studio alle pulizie delle aule, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è in procinto di firmare il contratto per la fornitura della bellezza di 131 aerei, dando un'accelerata finale a un impegno assunto 12 anni fa dal governo presieduto da Massimo D'Alema.

 

Costo stimato: oltre 15 miliardi di euro, la spesa più alta in assoluto decisa da un governo italiano per un aereo militare. Azienda fornitrice la Lockheed Martin, marchio che in Italia fa venire alla mente un'altra stagione e un altro scandalo avvenuto tra il 1972 e il 1976, collegato anche quello a una fornitura di aerei, i mastodontici C 130 da trasporto militare. Una vicenda in cui rimasero coinvolti, tra gli altri, lo Stato maggiore dell'Aeronautica e il presidente della Finmeccanica, Camillo Crociani, che dovette rifugiarsi in Messico.

 

GLI SPICCIOLI DI ALENIA
Nella Legge di Stabilità (la ex Finanziaria) sono già stati stanziati i primi 471 milioni per dare all'Italia la possibilità di presentarsi al tavolo per la firma definitiva, più altri 185 milioni che sono la prima tranche di un contratto da 800 milioni che lo Stato ha stipulato con la ditta costruttrice Maltauro per la realizzazione nell'area dell'aeroporto militare di Cameri, in provincia di Novara, di hangar e strutture per la produzione della parte italiana dell'aereo (le ali) riservata all'Alenia, società posseduta al 100 per cento da Finmeccanica, a sua volta quotata in Borsa, posseduta solo per un terzo dalla parte pubblica e per il resto da privati.

In pratica lo Stato sta pagando per intero i costi per le strutture produttive di un'azienda in larga misura privata. L'avvio dei lavori è previsto per l'inizio di gennaio.

Secondo motivo di perplessità: per recuperare le risorse per gli F-35, il ministro non esita a contrarre gli stanziamenti per l'acquisto di un altro aereo da combattimento, l'Eurofighter Typhoon, anche questo molto costoso, ma che almeno aveva il merito, dal punto di vista economico e strategico, di essere prodotto da aziende europee.

 

L'Eurofighter è frutto della cooperazione tra Italia, Germania, Inghilterra e Spagna e dà lavoro a 100 mila persone in Europa, più di 20mila in Italia. E quando fu lanciato diversi anni fa, fu presentato come un esempio del tentativo di avviare un progressivo sganciamento strategico dal dominio americano sul versante della tecnologia e della produzione bellica. In confronto, gli F-35 americani lasciano molto meno all'Europa e in particolare all'Italia (ufficialmente considerata solo "partner di secondo livello"), poco più che le briciole, 600 operai, secondo le prime stime, più 2 mila tecnici, in parte spostati dalle linee dell'Eurofighter.

UN GRAN SALUTO AL CACCIA "EUROPEO"
Il governo italiano non ha cancellato del tutto gli acquisti del caccia europeo, ma li sta riducendo parecchio e dopo averne comprato una quarantina di esemplari, ne acquisirà altri 60 fino al 2018, ma cancellerà la fornitura successiva, quella che i tecnici chiamano la "tranche 3B".

 

Per rientrare un po' dei costi altissimi sostenuti finora per l'Eurofighter, l'Italia sta cercando insieme ad altri governi europei (Spagna, Germania, Gran Bretagna) di piazzarlo in mezzo mondo, dalla Romania all'India, dalla Turchia all'Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi al Qatar.

Terzo motivo di dubbio: le caratteristiche specifiche dell'aereo e i ripetuti rallentamenti della fase di sperimentazione dei prototipi. Secondo Silvia Corti, ricercatrice dell'Archivio Disarmo, l'F-35 è un aereo "dotato di grande forza distruttiva e in grado di trasportare armi nucleari", requisiti che a prima vista non si attagliano molto alle forze armate italiane. Secondo un altro esperto, Francesco Vignarca, perfino i massimi vertici Lockheed hanno ammesso che lo sviluppo del progetto è rallentato da "grossi problemi tecnici e industriali", mentre l'organismo tecnico di controllo del parlamento Usa, ha espresso riserve sull'efficacia di un progetto d'arma così mastodontico.

 

AUMENTANO LE SPESE
L'ultimo elemento di dubbio consiste nel fatto che l'acquisto dei costosissimi F-35 avviene nell'ambito di un nutrito programma di spese militari approvato alcune settimane fa dalla commissione Difesa del Senato (con l'astensione del Partito democratico) nel corso di una seduta lampo durata meno di un'ora. In quell'occasione fu dato il via libera all'acquisto di un arsenale:
10 elicotteri per l'Aeronautica (200 milioni di euro nel periodo 2010-2018),
siluri per sommergibili (125 milioni),
armamenti controcarro da montare sugli elicotteri d'attacco (altri 200 milioni),
una nave di supporto subacqueo in grado di sostituire la vecchia Anteo (125 milioni).

Poi 22 milioni per l'acquisto di mortai da 81 millimetri, e infine l'avvio di un sistema di informazioni fra diversi paesi, il Dii (Defense Information Infrastructure), valore 236 milioni.

22-12-2010]

 

 

 

 FINMECCANICA: SOCIETA', MAI TRATTATO CON 'ORGANIZZAZIONE' MOKBEL...
(Adnkronos) - "Non e' veritiera" l'affermazione circa la contrarieta' del Direttore Generale, Giorgio Zappa, all'acquisizione di Digint. "Ancora piu' grave" l'affermazione che Finmeccanica 'compro' e poi cedette (la Digint) all'organizzazione criminale che farebbe capo a Gennaro Mokbel'. Finmeccanica "non ha mai trattato alcunche' con "l'organizzazione" di Mokbel e tantomeno la cessione di quote di Digint". Il gruppo di Piazza Monte Grappa evidenzia in una nota come nell'articolo apparso oggi sul Corriere della Sera e intitolato 'Nomine. La primavera delle cento poltrone' sono presenti "numerose e gravi inesattezze". Trattandosi di affermazioni "non vere e fortemente lesive della reputazione del Gruppo", Finmeccanica ha dato mandato ai propri avvocati di adire per le vie legali. 21-12-2010]

 

 

 

FINMECCANICA: ALENIA AERMACCHI PRESENTA PRIMI DUE T-346A PER AERONAUTICA...
(Adnkronos) - Alenia Aermacchi, una societa' di Finmeccanica e controllata da Alenia Aeronautica, ha presentato oggi i primi due velivoli T-346A che fanno parte del primo lotto di sei addestratori destinati alla nostra Aeronautica Militare. Il roll-out si e' svolto presso gli stabilimenti Alenia Aermacchi di Venegono Superiore, alla presenza dei vertici aziendali, dei rappresentanti delle Forze Armate e delle Istituzioni locali. Questi primi due velivoli T-346A verranno assegnati, nei prossimi mesi, al Reparto Sperimentale di Volo presso la base aerea di Pratica di Mare (Roma), dove effettueranno le prove di valutazione operativa.21-12-2010]

 

FINMECCANICA: GUARGUAGLINI, SONO SERENO E NON MI CURO DEI GIORNALI...
(Adnkronos) - 'Io sono sempre sereno, certo quando uno sente parlare bene della Finmeccanica e anche di me stesso mi fa sempre piacere. La mia forza e' che continuo a lavorare tranquillamente'. Cosi' il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, interviene sulle vicende che lo vedono coinvolto in queste settimane e sulle affermazioni a suo favore fatte stamattina dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, parlando a margine della presentazione del centro di controllo Galileo di Telespazio nella sede del Fucino, in Abruzzo.

'All'estero finora -continua Guarguaglini- ci sono stati pochissimi problemi in termini di business perche' i giornali stranieri hanno ripreso molto poco la questione. I giornali stranieri si basano sui fatti e se non ci sono i fatti non parlano'.'Certo -aggiunge il numero uno di Finmeccanica- in Italia il discorso e' diverso perche' ora un ufficiale pubblico quando deve firmare qualcosa un po' di tempo lo perde'.

20-12-2010

 

 FINMECCANICA: GUARGUAGLINI, SPERIAMO DI RECUPERARE ALITALIA...
(Adnkronos) - 'Io sono sereno, ultimamente con il governo ci sono molte cose importanti a cominciare dalla Libia. Siamo convinti che l'accordo governo-Libia-Finmeccanica vada avanti. E speriamo di poter recuperare anche Alitalia'. Lo ha affermato il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, parlando a margine della presentazione del centro di controllo Galileo di Telespazio nella sede del Fucino, in Abruzzo.

'Fino a che non c'e' un ordine fermo e fisso' di Alitalia alla brasiliana Embraer 'io mi battero' fino in fondo a spiegare le ragioni per cui conviene acquistare superjet'.

E commentando alcune affermazioni della ad di Alitalia Rocco Sabelli sui tempi, Guarguaglini spiega: 'Penso che Sabelli si riferisse ai tempi di certificazione del superjet. Noi siamo convinti che i tempi saranno compatibili con le consegne'. 'Noi -continua ancora Guarguaglini- siamo pronti, Aeroflot gia' vola, le consegne in Italia sarebbero per il prossimo anno, a giugno, quindi c'e' tempo per la certificazione'.20-12-2010

 

 

 

MARINA GROSSI RESPINGE L'ACCUSA DI AVER PAGATO TANGENTI
(Adnkronos) - Ha respinto l'accusa di aver pagato tangenti l'amministratore delegato della Selex Marina Grossi che nei giorni scorsi, per 5 ore e' stata sentita dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Paolo Ielo titolari dell'inchiesta che si riferisce all'affidamento di appalti da parte dell'Enav. Marina Grossi, moglie del presidente della Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini nell'inchiesta e' indagata per corruzione e le accuse di aver pagato tangenti le sono state rivolte recentemente da Lorenzo Cola, gia' consulente di Finmeccanica e ora detenuto in carcere per l'accusa di frode fiscale e corruzione aggravata.

 

Cola il 9 dicembre scorso, avendo deciso di collaborare con i magistrati ha rivolto una serie di accuse alla Grossi in qualita' di amministratore delegato della Selex con riferimento appunto al pagamento di tangenti derivanti dall'affidamento di appalti. Assistita dagli avvocati Vittorio Virga e Marcello Melandri la Grossi e' stata ascoltata dai magistrati con riferimento alle dichiarazioni di Cola. Secondo quanto si e' appreso tra l'altro la Grossi avrebbe ribadito che Cola ha svolto una funzione limitata quale consulente esterno di Finmeccanica definendo prive di fondamento le accuse che le ha rivolto".22-12-2010]

 

 

1- COLA FA COLARE A PICCO, AFFONDANDOLA DEFINITIVAMENTE, LA MARINA DI ’O GUARGUAGLIONE - 2- LA ZARINA, MARINA GROSSI È GIÀ INDAGATA NELL’INCHIESTA ENAV PER CORRUZIONE - 3- LORENZO COLA AL PM CAPALDO: "NE DISCUTEMMO PERSONALMENTE. MARINA GROSSI, AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA SELEX SISTEMI INTEGRATI, SOCIETÀ CONTROLLATA DI FINMECCANICA, SAPEVA CHE PER LAVORARE IN ENAV OCCORREVA PAGARE TANGENTI. È UN SISTEMA CHE HA EREDITATO E CHE HA CONTINUATO A REALIZZARE" - 4- E ORA, LA COPPIA SCOPPIA? DIMISSIONI? CHE FARà GIANNI LETTA, GRAN SPONSOR DI GUARGUA? DI CERTO, SI AFFILANO LE CANDIDATURE PER LA SUCCESSIONE A MARZO 2011

Carlo Bonini per La Repubblica

"Ne discutemmo personalmente. Marina Grossi, amministratore delegato della Selex Sistemi integrati, società controllata di Finmeccanica, sapeva che per lavorare in Enav occorreva pagare tangenti. È un sistema che ha ereditato e che ha continuato a realizzare".

 

In tre verbali di interrogatorio in buona parte ancora "omissati" (14 ottobre, 1 e 9 dicembre scorsi), Lorenzo Cola, "consulente globale della holding", per dirla con le sue parole, detenuto a Regina Coeli dall'8 luglio e indagato per riciclaggio, frode fiscale e corruzione aggravata, consegna al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e ai sostituti Paolo Ielo e Giovanni Bombardieri i segreti del "Sistema Finmeccanica-Selex".

 

Ne mette a nudo l'origine e la natura corruttiva. Descrive, indicandone i meccanismi, l'architettura delle "provviste nere" ("fondi extracontabili", li definisce con un eufemismo) e il loro impiego, nonché "l'obbligo di retrocessione occulta di denaro contante" che Selex (e prima di lei Alenia) imponeva, se volevano stare sulla giostra, alle società cui subappaltava i lavori ottenuti da Enav. Dalle infrastrutture aeroportuali alla tecnologia informatica.

Le parole di Cola segnano la Caporetto di Marina Grossi e del marito Pier Francesco Guarguaglini, presidente e ad di Finmeccanica. Annunciano un futuro giudiziario fosco (la Grossi è già indagata nell'inchiesta Enav per corruzione). Mettono a nudo la metodica operazione di "spin" con cui Finmeccanica ha cercato sin qui di negare anche l'evidenza.

A cominciare dal vero lavoro di Cola, dai suoi rapporti con Guarguaglini e la Selex. "Sono un consulente globale di Finmeccanica dal 2005 - racconta Cola - Mi ritrovo a collaborare continuamente con Pierfrancesco Guarguaglini, Lorenzo Borgogni, Giorgio Zappa. Non ho specifici settori di intervento. Sono un consulente che si occupa a richiesta".

 

E "a richiesta", appunto, sorveglia, consiglia e indirizza anche il business degli appalti che Enav stabilmente affida a Selex. È un business corrotto. Dalla testa ai piedi. Selex paga Enav per ricevere appalti. E le società cui Selex subappalta le "retrocedono" in nero una parte del fatturato attraverso sovrafatturazioni.

"Il Sistema - spiega Cola - ha origine almeno dal periodo di Paolo Prudente (quando cioè Selex si chiamava Alenia, di cui Prudente era direttore generale ndr). È continuato successivamente e certamente l'ingegnere Marina Grossi ne era al corrente. Lo dico perché la Grossi ne parlava con Manlio Fiore (direttore responsabile di Selex ndr) e con l'avvocato Letizia Colucci (condirettore generale di Selex ndr). E costoro me lo riferivano, soprattutto quando c'erano problemi. La Grossi sapeva anche che con le disponibilità extracontabili venivano pagati i vertici di Enav per l'assegnazione dei lavori alla Selex".

 

Della necessità di corrompere, a dire il vero, Cola discute di persona anche con la Grossi, che, per altro, si lamenta dell'esosità delle richieste. "Con lei si parlava del fatto che per lavorare in Enav occorreva pagare tangenti. È un sistema che lei ha ereditato e che ha continuato a realizzare. Con me, in particolare, la Grossi ne ha parlato in un'occasione specifica, dicendomi: "Con questi di Enav è molto difficile lavorare. Ogni cosa bisogna pagare".

 

Io risposi: "Occorre fare come faceva Prudente". Per altro, negli ultimi tre anni, la Grossi non poteva davvero lamentarsi, perché ha ricevuto un sacco di lavori". Già, il Sistema, in fondo, era semplice. E con semplicità Cola, che per altro del "nero" si ritagliava una fetta, lo descrive:

"Il denaro per il pagamento delle tangenti derivava dai singoli contratti. Quando si costruiva il contratto (di Enav ndr) con Selex, normalmente il riferimento era Manlio Fiore. Si calcolavano le spese e, tra esse, il valore delle tangenti e delle somme che mi erano dovute. E si aumentava il valore del contratto. Da tali sovrafatturazioni, si traeva il denaro per il pagamento delle tangenti. Non mi occupavo delle tecnicalità. Mi limitavo a percepire quanto a me destinato, su conti a me riferibili".

In Enav, a dire di Cola, le tangenti Selex le intascano l'amministratore delegato Guido Pugliesi e il consigliere di amministrazione Ilario Floresta, già parlamentare di Forza Italia e sottosegretario al Bilancio nel Berlusconi I. I quali, per altro, sollecitano pagamenti anche dalle società che subappaltano da Selex le opere commissionate da Enav.

Società che lo stesso Cola impone (la "Arctrade" di Marco Iannilli e la "Print System" di Tommaso Di Lernia, nonché "una decina di società riferibili a Lorenzo Borgogni"). "Iannilli - ricorda infatti Cola - mi disse che lui e Di Lernia, dopo aver ricevuto i subappalti da Selex, avevano pagato somme di denaro a Pugliesi e Floresta. Anche a me corrispondevano un compenso per averli introdotti a Selex".

 

Le accuse di Cola trovano una conferma nei due ultimi verbali di interrogatorio di Marco Iannilli (da ieri libero, dopo che i pm hanno chiesto al gip la revoca dei domiciliari). Il 21 ottobre e il 10 novembre, lo spicciafaccende del "consulente globale" "dichiara - annotano i pm - di avere erogato utilità a Ilario Floresta e Fabrizio Testa, già consigliere di amministrazione Enav ed ex presidente di Technosky".

E conferma il meccanismo delle sovrafatturazioni: "Alla fine del 2009, per i lavori all'aeroporto di Palermo, Selex emise nei confronti di Enav fatture per circa 10 milioni di euro per lavori non eseguiti". La ragione? "Enav aveva necessità di implementare i costi e Selex di fare fatturato". Naturalmente, "anche qui sono intervenuti i consueti rapporti di pagamento tra Di Lernia e Pugliesi".18-12-2010]

 

 

 'O GUARGUAGLIONE E LA SUA MARINA DA SBARCO TRONEGGIANO ALLA CERIMONIA DEGLI AUGURI MA SPICCAVA L'ASSENZA DEL BOSS DELL'ENAV, GUIDO PUGLIESI, CHE HA DISERTATO IL CONCERTO CON UNA SCUSA POCO CREDIBILE
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che il comandante supremo di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini ha assistito con la moglie Marina Grossi e i manager al completo al concerto che si è tenuto all'Auditorium di Roma per la tradizionale cerimonia degli auguri.

 

Oltre ai big di piazza Monte Grappa erano presenti i rappresentanti del mondo dell'aeronautica. Nel parterre spiccava l'assenza dell'amministratore delegato dell'Enav, Guido Pugliesi, che ha disertato il concerto con una scusa poco credibile".17-12-2010]

 

 

FINMECCANICA E IL SUO GRASSO GROSSI MATRIMONIO...
Don Flebuccio de Bortoli in frenata sulla Guargua-story, dopo le sparate di ieri su presunti depistaggi dell'inchiesta, orchestrati con l'amichevole partecipazione della Guardia di Finanza. "Martini e la "botta": "Solo una chiacchiera che girava in Parlamento". E in fondo al pezzo del Corriere la mitica smentita di Piazzale Montegrappa: "Mai promosso o auspicato alcuna azione di boicottaggio o depistaggio" (p. 25). A quando un comunicato ufficiale per dire: "Non c'ingroppiamo minorenni"?

 

Su Repubblica, sapiente spiegazione del borgognante Borgogni, il direttore delle relazioni millesimate di Finmeccanica: "Ricordo la telefonata, ma mi limitai ad ascoltare". Però il problema è serio, perché ieri i pm hanno di nuovo interrogato il "consulente" Lorenzo Cola. Che parla, parla, parla e ormai va a botte di verbali da 9 ore l'uno. Legge l'elenco del telefono?

 

Intanto, sulla Stampa, il grande Guido Ruotolo azzanna in un colpo solo Finmeccanica e Polizia: "Gli affari di Finmeccanica. Appalti e fatture, Viminale nel mirino. La procura di Napoli: prove sul vicecapo della Polizia e sul prefetto dell'Aquila. Dieci persone coinvolte" (p. 10). Botta tremenda, a parte la foto dei coniugi più armati d'Europa, ai gangli dell'asse Letta-De Gennaro. Tremendino Tremonti tace e gode in silenzio. I caramba, pure. La Buoncostume del commissario Davanzoni osserva con cautela.

 

E visto che fottere è sempre meglio che criticare, "Critiche al premier, Genchi a un passo dall'espulsione dalla Polizia" (Cetriolo, p.1). Manganelli per il silenzio. 02-12-2010]

 

 

 ENAV: PROCURA ROMA, NESSUN BOICOTAGGIO INCHIESTA...
(Adnkronos) - "Su diversi quotidiani nazionali sono state pubblicate ricostruzioni giornalistiche delle modalita' di svolgimento delle indagini nei confronti del presidente dell'Enav e di altri indagati. In tale ricostruzione si fa in vario modo riferimento a tentativi di 'boicattere l'inchiesta' o di 'fermare' i pubblici ministeri inquirenti e si attribuiscono a magistrati della Procura della Repubblica di Roma e a corpi di polizia particolari ruoli e comportamenti nella conduzione delle investigazioni in corso. Come dirigente dell'ufficio avverto la necessita' di intervenire, nel piu' assoluto rispetto del segreto delle indagini preliminari, per fornire chiarimenti su 'rappresentazioni' delle indagini che rischiano di incidere negativamente sulla loro conduzione oltre che sull'immagine dell'ufficio e dei corpi di polizia che con esso collaborano". Lo sottolinea il procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara in una nota diffusa oggi.

 

18. ENAV: FINMECCANICA, MAI PROMOSSO BOICOTTAGGIO E DEPISTAGGIO INDAGINI...
(Adnkronos)- Finmeccanica non ha mai promosso o auspicato alcuna azione volta boicottare e depistare le indagini relative agli appalti Enav. E' quanto precisa il gruppo in relazione a notizie riportate oggi da alcuni organi di informazione italiani in cui si descrive un'ipotetica azione di 'boicottaggio', 'depistaggio' o, in ogni caso, di 'interferenze per depotenziare le indagini'. 'La lettera di rettifica dell'Avv. Renato Borzone, difensore del dott. Lorenzo Borgogni, Direttore delle Relazioni Esterne del Gruppo, evidenzia- si sottolinea nella nota- il ruolo passivo dello stesso dott. Borgogni come semplice ascoltatore nelle conversazioni intercettate'.01-12-2010]

 

 

- FINMECCANICA: E DOPO I SERVIZI DEVIATI, LA GDF DEVIANTE...
"Così hanno tentato di boicottare l'inchiesta Finmeccanica". I sospetti dei pm di Roma su alcuni indagati. La telefonata: "Una botta e tutto si chiuderà" (Corriere, p. 9). Il Ros dei caramba, all'inizio dell'estate, intercetta una telefonata tra il presidente Enav Luigi Martini e il caporione delle famose relazioni esterne ed istituzionali di Finmeccanica, Lorenzo Borgogni (entrambi indagati). Il primo dice al millesimato Borgogni: "Stai tranquillo perché ora a Capaldo arriva una botta della Finanza che gli farà perdere l'inchiesta".

Casualmente, due mesi dopo, la Gdf di Roma consegna a un altro pm della capitale un fascicolo partito da un provvidenziale "anonimo" che ipotizza un reato più grave: la corruzione. Si fa sempre così, quando si vuole spostare un'inchiesta. Per fortuna i magistrati si parlano e il Ros intercetta.

 

Bella domanda di Carlo Bonini su Ri-pubblica: "I vertici di Enav e Finmeccanica sanno come nascono l'anonimo della Guardia di Finanza e la "botta" a Capaldo? Sono forse stati della partita?" (p. 21).

 

Gran buco della Stampa di Torino, città dove Guarguaglini e Lady Grossi hanno parecchi dipendenti e hanno appena inscenato una strombazzatissima "convention". Alla Busiarda erano troppo occupati a festeggiare l'approvazione della sedicente "Riforma Gelmini" (strillo in prima: "Università, sì della Camera"). Buco finmeccanico anche per Giornale e Cetriolo Quotidiano. Che però ha un bello scoop di Antonio Massari sui maneggi per fermare il pm Woodcook e calunniarlo (p.1).

FINMECCANICA: E DOPO I SERVIZI DEVIATI, LA GDF DEVIANTE! - Il Ros dei caramba, all’inizio dell’estate, intercetta una telefonata tra il presidente Enav Luigi Martini e il caporione delle famose relazioni esterne ed istituzionali di guarguaglini, Lorenzo Borgogni (entrambi indagati): “Stai tranquillo perché ora a Capaldo arriva una botta della Finanza che gli farà perdere l’inchiesta” - Casualmente, due mesi dopo, la Gdf di Roma consegna a un altro pm della capitale un fascicolo “anonimo” che ipotizza un reato più grave: la corruzione. Si fa sempre così, quando si vuole spostare un’inchiesta. Per fortuna i magistrati si parlano e il Ros intercetta...

 

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Nelle scorse settimane alcuni indagati avrebbero cercato di fermare l'inchiesta su Finmeccanica. Il tentativo, smascherato da intercettazioni telefoniche, è adesso al centro di un'indagine avviata dalla Procura di Perugia. E ha per protagonisti gli stessi alti funzionari che i magistrati romani accusano di aver creato una contabilità occulta attraverso fatture false e appalti gonfiati per pagare tangenti a manager e politici.

Spiccano i nomi del presidente dell'Enav Luigi Martini e del capo delle relazioni esterne della holding Lorenzo Borgogni, che i magistrati romani accusano di essere uno dei terminali del sistema di corruzione. Ieri è stato interrogato per oltre due ore e nei prossimi giorni dovrebbe essere convocato lo stesso Martini. Ma prima era già stato ascoltato come parte lesa il procuratore aggiunto della capitale Giancarlo Capaldo, il titolare del fascicolo.

 

«ARRIVA LA BOTTA» - Il caso nasce la scorsa estate. Gli accertamenti sull'affare Digint e sull'esistenza di «fondi neri» sono in una fase cruciale con Capaldo e i carabinieri del Ros che hanno rintracciato svariati conti esteri e molti milioni di euro riconducibili a consulenti e funzionari che hanno effettuato l'operazione di compravendita della società e stanno effettuando rogatorie in Medio Oriente e in altri paradisi fiscali. I vertici di Finmeccanica sono evidentemente in agitazione. Viene captata una telefonata tra Martini e Borgogni che commentano gli ultimi sviluppi.

 

«Stai tranquillo - afferma il primo - perché ora arriva una "botta" della finanza che gli farà perdere l'inchiesta». Capaldo capisce che è lui l'obiettivo, ma inizialmente si decide di non dare un peso specifico alla conversazione che potrebbe anche essere una millanteria. Si vigila comunque su eventuali interferenze che potrebbero essere messe in atto per depotenziare le indagini o addirittura per far cambiare mano al fascicolo.

Nulla accade fino agli inizi di ottobre scorso, quando il nucleo di polizia tributaria della capitale trasmette ai magistrati una informativa sugli affari di Enav e sui sospetti che riguardano un giro di false fatture. Il capo dell'ufficio delega il pubblico ministero Paolo Ielo che dispone nuove verifiche. Procede ipotizzando il reato di corruzione nei confronti dei vertici dell'Ente e quando il quadro delle presunte responsabilità appare delineato informa i capi dell'ufficio che intende eseguire perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni degli indagati.

 

SI CERCA LA «TALPA» - In quel momento la trama dei sospetti viene così svelata, Ielo viene informato dell'esistenza dell'intercettazione tra Martini e Borgogni. Si valuta la possibilità che la «botta» di cui parlavano sia proprio quell'informativa consegnata dai finanzieri. Si cerca di capire chi possa aver informato i due manager che effettivamente la Guardia di finanza avesse avviato verifiche sull'Enav. Si scopre così che lo spunto per gli investigatori del nucleo di polizia tributaria è stato fornito da una denuncia su irregolarità fiscali che però è arrivata in forma anonima.

 

Agli inizi della scorsa settimana l'accordo tra magistrati è raggiunto. Il fascicolo su Finmeccanica - che intanto si è arricchito grazie alla scelta di collaborare presa da Lorenzo Cola, il consulente del presidente Pier Francesco Guarguaglini, e dal suo commercialista Marco Iannilli - e quello su Enav rimangono separati. Ma i titolari delle indagini avranno una delega comune e lavoreranno insieme.

I magistrati sono convinti che questa soluzione servirà a proteggere entrambe le inchieste da possibili fughe di notizie che possano agevolare gli indagati, almeno sino a che non sarà individuata la «talpa» che ha informato Martini dell'iniziativa delle Fiamme Gialle e che, questo è il timore, avrebbe potuto continuare a passare informazioni.

 

E così venerdì scorso - quando scattano le perquisizioni nelle sedi di Selex Sistemi Integrati e di Enav, negli uffici delle società che hanno ottenuto gli appalti e i subappalti, nelle abitazioni dei vertici aziendali - si decide di trasmettere copia dell'intercettazione alla Procura di Perugia, competente a indagare sui magistrati della capitale sia quando sono indagati sia quando sono parte lesa. E adesso spetterà proprio agli inquirenti umbri individuare la fonte che ha cercato di fermare l'attività di Capaldo, o quantomeno di conoscere il contenuto del suo fascicolo.

COLA INDICA I «PAGATORI» - Non è un mistero che l'indagine sia ormai entrata in una fase estremamente delicata. Nei provvedimenti di perquisizione e sequestro eseguiti la scorsa settimana - notificati all'amministratore di Selex Marina Grossi e di quello di Enav Guido Pugliesi per corruzione e frode fiscale, al presidente dell'Ente di assistenza al volo Luigi Martini, al suo predecessore Bruno Nieddu, al componente del consiglio di amministrazione dello stesso Ente Ilario Floresta, al capo delle relazioni esterne di Finmeccanica Lorenzo Borgogni, ai dirigenti di Selex Letizia Colucci e Manlio Fiore, all'ex amministratore di Techno Sky Paolo Prudente, oltre a numerosi imprenditori - è ben spiegato il meccanismo che consentiva di creare i «fondi neri».

 

Enav passava gli appalti a Selex, che a sua volta individuava le ditte per i subappalti. La maggior parte venivano affidati a Techno Sky, a sua volta controllata da Enav. Gli altri finivano a pochi privilegiati scelti a trattativa privata che così ricevevano un fiume di denaro. È stato Cola a raccontarlo, ma ha aggiunto altri preziosi dettagli.

E così le sue rivelazioni sono state così descritte nel decreto firmato dai pubblici ministeri: «Risulta che per un verso Paolo Prudente pagava gli amministratori Enav per l'assegnazione dei lavori a Selex, per altro verso l'esistenza di un concorso di Lorenzo Borgogni, con società che a lui si riferivano (Renco, Auxilium, Simav - sistemi integrati, Aicon e Corus) nell'emissione di fatture sovradimensionate nei confronti di Selex». Cola assegna a Borgogni una posizione chiave e afferma che ottenne come ricompensa almeno 300 mila euro in contanti, oltre alle commesse per le sue aziende. Oggi è previsto un nuovo interrogatorio del consulente.

 01-12-2010]

 

 

STRATEGIE DIFENSIVE - L’AVVOCATO DI GUARGUAGLINI E DELLA MOGLIE MARINA GROSSI È VITTORIO VIRGA, GIÀ DIFENSORE DI PAOLO BERLUSCONI, PREVITI, FOSCALE E CONFALONIERI - È caduta la prima testa. Uno degli indagati, Antonio Iozzino, non è più presidente di Techno Sky Srl, posseduta al 100% dall’Enav, la società pubblica che controlla il traffico aereo - NUOVO INTERROGATORIO PER COLA E ROGATORIA SUI CONTI…

1 - BUFERA SULL'ENAV: LASCIA IL PRESIDENTE TECHNO SKY
Gianni Dragoni per "Il Sole 24 Ore"

 

È caduta la prima testa in seguito alle indagini giudiziarie su Enav e Finmeccanica con le accuse di tangenti, corruzione, frode fiscale. Uno degli indagati, Antonio Iozzino, non è più presidente di Techno Sky Srl, posseduta al 100% dall'Enav, la società pubblica che controlla il traffico aereo.

 

Iozzino, 65 anni, è cessato dalla carica il 17 novembre. Un'uscita in sordina, poco prima che - il 25 novembre - l'indagine della Procura di Roma facesse il botto, con una raffica di avvisi di garanzia, in particolare per l'amministratore delegato Enav Guido Pugliesi insieme al presidente Luigi Martini, nonché due figure di rilievo di Finmeccanica, l'a.d. di Selex Si Marina Grossi e il direttore relazioni esterne del gruppo, Lorenzo Borgogni. L'ingegner Grossi è la moglie del numero uno di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, non indagato, Borgogni è il suo braccio destro.

Techno Sky è stata costituita dall'Enav quando a fine 2006 ha comprato le attività di manutenzione radar da Vitrociset. Iozzino, già direttore generale di Vitrociset, passò all'Enav come a.d. di Techno Sky. Il 19 giugno scorso l'Enav gli aveva revocato le deleghe dopo aver rilevato «irregolarità gestionali e procedurali», lasciandolo però nel cda come presidente. Adesso è fuori dal cda, ridotto a due componenti, l'a.d. Massimo Garbini e Antonio Serafini.

 

Marina Grossi è difesa dall'avvocato Vittorio Virga di Roma. Lo stesso penalista scelto da Guarguaglini da alcuni mesi di fronte alle indiscrezioni sulle indagini. Virga è conosciuto tra l'altro per aver difeso da varie accuse di corruzione Paolo Berlusconi, fratello del premier. Ha inoltre difeso l'ex dirigente Fininvest Giancarlo Foscale (cugino di Silvio Berlusconi) nel processo All Iberian, è l'avvocato del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri nei processi sulla compravendita di diritti tv e Hdc-Crespi.

Virga è stato il difensore di Cesare Previti nel processo a Brescia in cui l'ex ministro del primo governo Berlusconi - poi condannato per corruzione - era accusato del complotto per far allontanare dal pool di Mani pulite Antonio Di Pietro. Il quale chiede «che i vertici di Finmeccanica si dimettano immediatamente».

Guarguaglini ieri ha partecipato alla convention dei circa 2.000 dirigenti del gruppo a Torino, presenti la moglie e Borgogni. Ha parlato per 40 minuti, un'introduzione sui guai giudiziari rigettando le accuse e dicendo di avere «piena fiducia nella magistratura», poi un'analisi dei budget della difesa nel mondo, in cui ravvisa un potenziale di crescita per il gruppo nei paesi emergenti.

 

Il sottosegretario Guido Crosetto ha detto che «nessuno contesta l'attività giudiziaria, ma quando serve solo per indebolire un'azienda e non a perseguire la verità, qualche dubbio viene sul fatto che sia utile per l'Italia o meno».

Ospite alla convention John Podesta, ex capo di gabinetto del presidente Usa Bill Clinton ed ex coordinatore del Transition team di Barack Obama, in un dibattito - moderato da Francesco Giorgino del Tg1 - con Robin Niblett, direttore di Chatham House, istituto inglese di affari internazionali.

 


2 - NUOVO INTERROGATORIO PER COLA E ROGATORIA SUI CONTI...
Da "Il Sole 24 Ore"

Saranno presto convocati dalla procura di Roma per essere interrogati gli indagati dell'inchiesta sulle sovrafatturazioni legate agli appalti dell'Enav negli aeroporti italiani. I magistrati stanno ultimando l'esame dei documenti sequestrati la scorsa settimana nelle sedi dell'Enav, di Selex Sistemi Integrati (gruppo Finmeccanica) e di altre sette società che hanno ricevuto lavori in subappalto negli scali. In settimana sarà di nuovo interrogato Lorenzo Cola, l'ex consulente esterno di Finmeccanica le cui dichiarazioni, insieme a quelle del commercialista Marco Iannilli, hanno portato alle perquisizioni di venerdì scorso.

 

Proprio Cola, negli ultimi verbali di interrogatorio, ha spiegato che «il meccanismo delle sovrafatturazioni era consolidato da tempo e serviva per creare fondi neri dai quali si attingevano soldi per manager e politici». Al fine di accertare l'eventuale pagamento di tangenti, i magistrati si preparano a inviare una serie di rogatorie all'estero, di cui una in Svizzera. Fonti investigative qualificate ribadiscono che, allo stato, tra gli indagati non figurano politici.

 

 

[30-11-2010]

 

 

GROSSI (MARINA) GUAI A FINMECCANICA - ECCO COME LADY GUARGUAGLINI È DIVENTATA LA SIGNORA DEGLI APPALTI - PER I PM LA SUA SELEX “EREDITA” NEL RAPPORTO CON ENAV IL MECCANISMO DELLE SOVRAFATTURAZIONI. LA "SIGNORA" NON DEVE FARE ALTRO CHE RENDERSENE GARANTE, LASCIANDO CHE COLA E BORGOGNI, LE APPENDICI DEL MARITO, SPICCINO IL LAVORO SPORCO - LINDA LANZILLOTTA, EX CDA ENAV: “MI RESI CONTO CHE NON SOLO ENAV DIPENDEVA DA FINMECCANICA PER LA TECNOLOGIA, MA CHE LA TECNOLOGIA SI PORTAVA DIETRO, DEL TUTTO INOPINATAMENTE, IL MATTONE

 

Carlo Bonini per "la Repubblica"

 

Ora che la tempesta è cominciata, e i guai del Gruppo hanno la faccia di Marina Grossi e della sua "Selex Sistemi integrati", di cui è amministratore delegato, in Finmeccanica le lingue si fanno biforcute, le fronde prendono coraggio. «La Signora» - così la chiamano in piazza Monte Grappa - conosce la nemesi dell´agiografia che si fa maldicenza, del sussiego che si fa irriverenza. Forse perché, qualcuno immagina che buttare a mare lei possa significare tenere in sella lui, il Presidente e marito Pierfrancesco Guarguaglini.

La storia della torinese d´acciaio che giovanissima si imbarca come ingegnere elettronico, che scala le gerarchie aziendali prima di diventare la moglie del Capo, le sue interviste celebrative di una vita di «eccellenza professionale» prima nel "Mbda", poi alle Officine Galileo, quindi all´Alenia Marconi System (poi "Selex"), diventano improvvisamente indizi del loro contrario.

 

E questo con un occhio agli atti dell´inchiesta della Procura di Roma, che tratteggia la "Signora" tutt´altro che indipendente nelle sue scelte, stretta come è tra Lorenzo Cola, il "consulente" che non deve bussare alla porta di Guarguaglini e che con lui comunica con un «telefono cellulare dedicato», e Lorenzo Borgogni, il capo delle Relazioni esterne di Finmeccanica che di Guarguaglini è da sempre l´alter ego. Quasi ne fosse sotto tutela.

Comunque obbediente alle loro indicazioni che fanno di "Selex" il perno del Sistema di corruzione degli appalti Enav. E dunque: fin dove poteva arrivare davvero l´autonomia della "Signora"? E dove, al contrario, diventava cruciale il peso dei "consigliori" del marito?

 

Se si deve stare a ciò che Cola racconta ai pubblici ministeri nei suoi ultimi interrogatori affrontati nel carcere di Rebibbia, la Grossi e la sua "Selex" «ereditano» nel rapporto con Enav un Sistema che li precede. «Il meccanismo delle sovrafatturazioni - dice Cola - era consolidato da tempo e serviva per creare fondi neri dai quali si attingevano soldi per manager e politici».

Dunque, la "Signora" non deve fare altro che rendersene garante, lasciando che Cola e Borgogni, le appendici del marito, spiccino il lavoro sporco. Forse Cola dice la verità. Forse, e più probabilmente, la aggiusta a suo uso.

È sufficiente ascoltare Linda Lanzillotta, già ministro del secondo governo Prodi, oggi senatrice dell´Api e soprattutto consigliere di amministrazione dell´Enav, "in quota opposizione", dal 2003 al 2006, primo governo Berlusconi.

Di quegli anni, ha un ricordo ancora nitido. A cominciare, dice, da «ciò che rapidamente mi fu chiaro». «Finmeccanica, attraverso Alenia Spazio e Alenia Marconi aveva predisposto per Enav il software per il controllo del traffico aereo. Con una peculiarità, che già da sola mi appariva incredibile. Enav di quel software non era diventato proprietario. Pagava cifre colossali di affitto e manutenzione».

 

C´è di più. Ricorda ancora la Lanzillotta: «Presto mi resi conto che non solo Enav dipendeva da Finmeccanica per la tecnologia, ma che la tecnologia si portava dietro, del tutto inopinatamente, il mattone. Mi spiego. Se c´erano da assegnare appalti edili negli aeroporti, ecco che veniva regolarmente scelta una società segnalata dal gruppo Finmeccanica. Come se per quella azienda l´esclusiva su un software dovesse significare anche quella sulla ristrutturazione di qualsiasi altro manufatto aeroportuale, come i bagni della torre di controllo di Malpensa. Se poi qualcuno, come la sottoscritta, insisteva nel mettersi di traverso, il problema veniva risolto con la segretezza degli affidamenti. Insomma, Enav procedeva a un´arbitraria attrazione delle opere edili nella segretezza normalmente assicurata alla fornitura delle tecnologie».

I ricordi della Lanzillotta consentono di correggere in parte le parole di Cola e di ridare una qualche centralità alla Signora e alla sua Selex. Autorizzano a pensare che Marina Grossi non erediti il Sistema, ma contribuisca a tenerlo a battesimo. Il 2003, infatti, anno in cui la Lanzillotta mette piede per la prima volta nel cda di Enav e del Sistema avvista, solitaria e inascoltata, l´architettura, è anche l´anno in cui i protagonisti principali di questo affaire guadagnano contemporaneamente il proscenio.


In quel 2003, infatti, Guarguaglini è da nemmeno un anno stato nominato al vertice di Finmeccanica, Marina Grossi, che è in Alenia, ne diventa la moglie, Guido Pugliesi è diventato amministratore delegato di Enav. Cominciano le fortune di Lorenzo Borgogni e Lorenzo Cola. Una coincidenza? 29-11-2010]

 

 

- L'EX AD FABIANO FABIANI VA IN SOCCORSO DI GUARGUAGLINI PER SALVARE SE STESSO
C'era un sole bellissimo questa mattina a Torino quando il comandante supremo di Finmeccanica, Piefrancesco Guarguaglini, e la moglie Marina Grossi hanno attraversato la città per raggiungere l'aeroporto di Caselle dal quale si vedono le Alpi.

Qui, in un grande capannone di Alenia dove un tempo si costruivano i piccoli aerei di Fiat Avio, sono entrati centinaia di manager per la Convention del Gruppo che si svolge ogni anno in questo periodo.

 

L'edizione precedente si è svolta nei container della Fiera di Roma con un allestimento faraonico e aveva per titolo "A New Mindset" (Innovare la mente per costruire il futuro), e il futuro è entrato anche nella riunione di oggi che il Guargua ha chiamato "Facing the Future" per insistere sul concetto della sfida al "mondo che cambia".

Dopo aver ascoltato fino a tarda notte nella camera del grande albergo di via Roma le notizie sulla tempesta di WikiLeaks, i coniugi Guarguaglini hanno preso sonno in letti separati convinti che tra le migliaia di files vomitati da quel farabuttone di Julian Assange, non vi sia nulla che riguarda gli elicotteri della Casa Bianca e l'acquisto dell'americana Drs. E anche i business con Putin del Cavaliere "fisicamente e politicamente debole" per i party notturni, sembrano indirizzati piuttosto alla questione energetica che tocca l'Eni e non Finmeccanica.

 

A questo punto si può immaginare che davanti allo stato maggiore dell'azienda riunito nel capannone di Torino e lontano dagli occhi dei giornalisti, il manager di Castagneto Carducci abbia fatto un discorso pieno di orgoglio per i numeri raggiunti dal Gruppo durante la sua gestione. Ad ascoltarlo in prima fila c'erano il barbuto Giorgio Zappa, il direttore finanziario Pansa (candidato alla poltrona di amministratore delegato) e Marina Grossi, la "czarina" sulla quale si è abbattuta la tempesta.

 

Solo nel pomeriggio si potrà sapere se il Guargua avrà sentito il bisogno di citare le parole pronunciate da Giorgio Napolitano quando il 23 novembre dell'anno scorso visitò sulla Tiburtina Selex Sistemi Informatici, l'azienda dove Lorenzo Cola si muoveva da padrone di casa. Resta il fatto che le rivelazioni di ieri sera del maledetto sito sono (per adesso) una mano provvidenziale che caccia via dalle prime pagine gli intrecci della bionda "czarina" con altre aziende e con i partiti.

 

Un asset del tutto inaspettato è arrivato ieri al Guargua da Fabiano Fabiani, l'Etrusco 80enne di Tarquinia che è arrivato in Finmeccanica nell'81 per guidarla fino al '97. Fabiani è uno dei pochi insieme a Franco Viezzoli che conosce vita, morte e miracoli di quella Finmeccanica che con l'aiuto di Romano Prodi riuscì a equilibrare tra le attività civili e la produzione di armi. "Per me la Rai è stata la moglie - dice l'Etrusco - e Finmeccanica l'amante, l'esperienza più bella perché lì si produceva, si facevano i fatti".

 

Sono parole di un uomo pragmatico e realista che ha saputo navigare su un'infinità di poltrone fino a quando non è andato a sbattere contro Bettino Craxi che per supponenza e alterigia lo considerava un suo pari. Il realismo entra a gonfie vele nell'intervista di ieri perché, dopo aver difeso a spada tratta Guarguaglini, l'Etrusco di Tarquinia dice una verità che solo l'ipocrisia non considera scontata: "il mercato dell'industria militare non è un mercato vero, semplicemente perché i mercati li fanno i governi, non sono le imprese come Finmeccanica a fare politica internazionale".

 

E lui ne sa qualcosa quando ricorda le missioni di Andreatta in Estremo Oriente e la stagione delle grandi acquisizioni europee negli anni '80 e '90 dove le lotte con i concorrenti francesi e americani sono state feroci. Anche allora si gridò al complotto internazionale e alla memoria (non di Fabiani, né della giornalista Antonella Rampino) ritornano le vicende giudiziarie che colpirono l'Etrusco e Finmeccanica nel '93 quando la Guardia di Finanza e i magistrati guidati dal sostituto procuratore di Roma, Giorgio Castellucci, chiesero il rinvio a giudizio di Fabiani e di 14 consulenti di Finmeccanica per falso di bilancio e di fatturazioni.

 

A quell'epoca il boiardo democristiano dovette respingere le accuse di aver comprato alcune società in America (Bailey Controls, Dee Howard) a prezzi esagerati. Accanto a lui c'erano personaggi come Fausto Cereti, Enrico Gimelli, Bruno Musso, Enrico Albareto, Bruno Steve (direttore generale), mentre i rapporti con Washington li teneva il fedele Battista. Quelle accuse finirono in nulla e il polverone servì soltanto a rendere ancora più cinico l'uomo che aveva legato il suo nome alla Rai di Ettore Bernabei.

 

Adesso il copione sembra ripetersi, ma il messaggio pragmatico di Fabiani è di stare con i piedi per terra. Al Guargua che l'Etrusco stima come un "bravo dirigente", fa capire che prima di gridare al complotto internazionale, deve chiamare in causa i governi che lo hanno pilotato e guardare al futuro tenendo d'occhio soprattutto le "manine" italiane che da oltre sei mesi stanno cercando di fotterlo.

 

 29-11-2010]

 

 

LA RIVINCITA DI TREMONTI. AL GUARGUA RESTA SOLO GIANNI LETTA. IL MANAGER DIFFICILMENTE SARÀ RICONFERMATO (IN BALLO PANSA, SCARONI, CATTANEO, BERNABè) - TREMENDINO NON HA MAI GRADITO LA “COSTOSA” OPERAZIONE DRS - DA TELECOM SERBIA ALL’AFFARE MITROKHIN, ED ORA FINMECCANICA-COLA, COME MAI SBUCA SEMPRE IL NOME DELL’ammiraglio Giuseppe Grignolo, ex alto dirigente Sismi


1- LA RIVINCITA DI TREMONTI. AL GUARGUA RESTA SOLO GIANNI LETTA. IL MANAGER DIFFICILMENTE SARÀ RICONFERMATO. TREMENDINO NON HA MAI GRADITO LA "COSTOSA" OPERAZIONE DRS.
Gianmaria Pica per il Riformista

 

Il mandato di Pier Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, scadrà il prossimo aprile con l'approvazione del bilancio 2010, ma - dicono fonti molto vicine a Palazzo Chigi - difficilmente sarà confermato.

 

Quello di oggi, infatti, è un Guarguaglini molto "debole". Da otto anni alla guida di Finmeccanica e adesso potrebbe anche farsi da parte. In una recente intervista a Repubblica, lo stesso Guarguaglini si è detto disponibile a partecipare al ricambio dei vertici della società. Una settimana fa, un articolo del Corriere della Sera - con cui è stato fatto il punto delle inchieste sugli appalti della pubblica amministrazione - è stato correlato con una foto in primo piano di Guarguaglini che, tra l'altro, non risulta iscritto nel registro degli indagati.

Domenica scorsa il servizio della trasmissione Report, sulle indagini giudiziarie intorno al gruppo, ha lanciato un nuovo affondo sul presidente e ad di Finmeccanica: sono tutti simboli della fase di fragilità del manager settantaquattrenne, culminata con il comunicato diffuso giovedì dalla società che smentisce «le indiscrezioni in merito a possibili dimissioni di Pier Francesco Guarguaglini».

 

Come unico e grande sostenitore che lo vorrebbe ancora alla guida di Finmeccanica - oltre all'amico e conterraneo, il ministro Altero Matteoli che, però, non ha potere sulle nomine governative - è rimasto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Negli ultimi tre giorni Guarguaglini ha fatto visita a Letta a Palazzo Chigi due volte. E il sottosegretario, da quanto si apprende, gli avrebbe ribadito la sua totale fiducia.

Già nella primavera 2010, quando si iniziava a studiare il toto-nomine per lo spoil system berlusconiano, Letta disse che per quanto lo riguardava, «Guarguaglini andrebbe confermato di sicuro, ma non dipende solo da me». Il riferimento è chiaro: l'altro protagonista della partita Guarguaglini-Finmeccanica è il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, azionista di maggioranza della società con circa il 30 per cento delle quote. Per il momento il ministro è rimasto in silenzio.

 

Qualcuno dice che Tremonti non avrebbe mai digerito il modo con cui Guarguaglini avrebbe condotto l'operazione di acquisizione di Drs, l'azienda Usa leader nel settore dei servizi e dei prodotti elettronici per la difesa. Drs è costata alla semi-pubblica Finmeccanica 5,2 miliardi di dollari e il numero uno di via XX Settembre - alle prese con la tenuta dei conti dello Stato - si sarebbe lamentato con i suoi collaboratori della scarsa informazione, da parte di Guarguaglini, sulla "costosa" acquisizione di Drs.

Comunque, secondo alcuni osservatori, Guarguaglini non avrebbe alcuna intenzione di farsi da parte prima della scadenza naturale del suo mandato, ritenendo di non avere commesso irregolarità nella gestione degli appalti Finmeccanica. Su Guarguaglini, Letta ha detto la sua, ma deve comunque tener conto dell'attuale difficile situazione - rilanciata anche dai media nazionali - del manager che si occupa di difesa.

 

Tremonti, dal canto suo, spingerebbe per portare al comando di Finmeccanica Alessandro Pansa, condirettore generale del gruppo e grande esperto degli aspetti finanziari - strategici per gli interessi del Tesoro - della società aerospaziale.

Al momento, circola la voce che a Palazzo Chigi si starebbe studiando un piano che accontenterebbe sia Letta sia Tremonti. L'attuale posizione di Guarguaglini verrebbe scorporata: Guarguaglini rimarrebbe alla guida dell'azienda di Piazza Monte Grappa come presidente (a cui andrebbero alcune deleghe), mentre per la carica di amministratore delegato della società si sta pensando a una soluzione tutta interna.

 

Il più quotato come Ceo è proprio Pansa (spesso lodato pubblicamente anche da Letta). Se la soluzione interna non vedesse la luce - cioè se non si riuscisse a trovare l'accordo tra Letta e Tremonti, o se dall'inchiesta sugli appalti Finmeccanica risultasse direttamente coinvolto Guarguaglini - si opterebbe per una scelta più drastica: amministratore delegato e presidente esterni.

 

In questo caso Guarguaglini uscirebbe dal gruppo e al suo posto potrebbero arrivare manager più vicini al capo del Tesoro: Paolo Scaroni, oggi numero uno dell'Eni; oppure Flavio Cattaneo, ad di Terna (molto vicino anche alla Lega, partito con cui Tremonti ama dialogare). Per la presidenza negli ultimi mesi è spuntato anche il nome di Franco Bernabè - secondo qualcuno, ultimamente in buona con Tremonti - oltre a quello di Massimo Sarmi, ad di Poste Italiane, ma considerato troppo vicino al partito finiano Futuro e libertà.

 

2- GRIGNOLO CHI? DA REPORT
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Enav, via Alenia, appaltava alla SVE opere civili, e cioè la parte in muratura delle torri di controllo e le basi in cemento dei radar aeroportuali. Sono trascorsi due anni, siamo nel 2003. Bernardo Barra ha lasciato Lorenzo Cola e si è messo a fare consulenze per alcune imprese, tra cui la SVE. E incontra il presidente di Enav, Bruno Nieddu, per perorare la causa di SVE che continua a non avere contratti.

BERNARDO BARRA - IMPRENDITORE
Nieddu disse che io non sapevo dove c'era l'effettivo potere, al che aggiunsi subito: "so che i referenti di Cola sono l'ammiraglio Grignolo del Sismi e il generale Verdicchio della Guardia di Finanza". Dico: "ma mi scusi, ma per caso il referente di Cola, in Enav, è lei?"
Non mi ha risposto più e, rosso di carnagione, diventò ancora più rosso.

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Nieddu questo particolare non lo ricorda e non che alla SVE siano degli stinchi di santi. Il responsabile, Angelo Capriotti, ha una ventina di avvisi di garanzia. In alcuni casi è stato prosciolto ma c'è un'indagine ancora in corso per truffa e false fatturazioni. Per Alenia, secondo la procura di Roma, avrebbe fatto fatture per lavori inesistenti, e i soldi sarebbero poi finiti a
gonfiare fondi neri in una società di Madeira. Proprio in questa inchiesta la guardia di finanza scopre il ruolo di Lorenzo Cola e Capriotti ci spiega il perché.

 

3- SPIE E SEGRETI
Claudia Passa per http://www.loccidentale.it - 18 Giugno 2007

Un posto alla Corte dei Conti o al Consiglio di Stato, insomma un ruolo in seno agli alti consessi in cui nel nostro Paese si esercita la giustizia amministrativa e contabile, è un premio o una punizione? E ancora, se un governo ritiene che un funzionario non sia stato fedele al suo compito e lo destituisce nel volgere di una riunione di consiglio dei ministri, è moralmente e istituzionalmente corretto che decida di destinarlo alla Corte che giudica sulle spese della pubblica amministrazione?

 

Ogni riferimento al caso Visco-Speciale, e al tentativo di mettere a tacere il generale delle Fiamme gialle riservandogli una poltrona di lusso a via Baiamonti, è assolutamente intenzionale. Ma l'interrogativo non è nuovo, e non nasce né con Vincenzo Visco, né con Roberto Speciale. E neppure con Nicolò Pollari, ex direttore del Sismi, cui è toccata più o meno la stessa sorte a seguito dell'inchiesta milanese per la sparizione di un imam all'epoca indagato per terrorismo internazionale.

Senza perdersi nella notte dei tempi, gli strani percorsi che nel nostro Paese hanno portato alti ufficiali del nostro apparato militare e d'intelligence nei ranghi della magistratura amministrativo-contabile conducono la memoria alle vicende biografiche di due ex direttori di Forte Braschi, il generale Sergio Siracusa e l'ammiraglio Gianfranco Battelli.

 

Un soldato e un marinaio, diversi per carattere e per provenienza, uniti dal fatto d'esser stati entrambi formalmente accusati dal Parlamento italiano d'aver omesso, sotto i governi Dini Prodi e D'Alema, l'attività di controspionaggio quando da Londra gli 007 di Sua Maestà recapitarono ai colleghi italiani quell'atomica politico-spionistica meglio nota come dossier Mitrokhin.

Ad accendere i riflettori sui percorsi professionali d'entrambi fu per primo un altro ammiraglio, al secolo Giuseppe Grignolo, ex alto dirigente della nostra intelligence militare, ex fedelissimo e addirittura testimone di nozze di Battelli finché l'esplosione del caso Mitrokhin e l'esigenza di difendersi dalla bufera in arrivo non l'hanno trasformato in testimone d'accusa.

Grignolo, vecchio "lupo di mare", aveva dato ad intendere in sede di Commissione d'inchiesta che la (mala) gestione del dossier da parte del Sismi aveva "soddisfatto" i "referenti" istituzionali dell'epoca, "tanto è vero che il generale Siracusa...".

 

Già, il generale Siracusa. Se Battelli, chiamato da Prodi nel '96 a dirigere l'intelligence militare, dopo l'avvicendamento con Pollari nell'autunno del 2001 è finito alla Corte dei Conti, la carriera di Sergio Siracusa ha quasi dell'incredibile. Lasciato Forte Braschi, al generale fu riservata la poltrona più ambita, quella di comandante dell'Arma dei Carabinieri.

Era la seconda volta nella storia d'Italia che un ex capo dei Servizi segreti finiva a guidare la Benemerita. Il solo precedente era quello di Giovanni de Lorenzo. Non solo. A Siracusa - caso questa volta unico - fu consentito addirittura il posticipo del pensionamento di ben due anni e il prolungamento dell'incarico in due mandati.

Come? Attraverso la legge di riordino dell'Arma, fieramente osteggiata dal Cocer e anche dai sindacati di Polizia, che raddoppiò da 25 a 50 i generali ai vertici e allungò i termini di pensionamento. Una riforma concepita nel '97, discussa con una fretta malcelata, approvata nel marzo 2000 sotto il governo D'Alema e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il primo aprile dello stesso anno.

Data che, guarda caso, coincideva con il compleanno del generale Sergio Siracusa e con il raggiungimento, per lui, del limite d'età oltrepassato il quale - se a salvarlo non fosse giunta tempestiva la legge di riordino - avrebbe dovuto andarsene in pensione, invece di restare al vertice dei Carabinieri, per poi trasferirsi al Consiglio di Stato.

Sicracusa ha sempre tagliato corto liquidando come "insinuazioni" l'interpretazione di chi vedeva nella sua sfolgorante e inusuale carriera una sorta di "ricompensa" per come il dossier Mitrokhin era stato, o meglio, non era stato gestito dal controspionaggio militare. E a sua difesa ha affermato a Palazzo San Macuto che la legge di riordino dell'Arma che gli aveva consentito di restare al suo posto anche dopo aver superato il limite di età era stata "votata dal 90 per cento del Parlamento". Per evitare di darsi la zappa sui piedi gli sarebbe bastato consultare i verbali di Montecitorio: su 454 deputati presenti, i sì erano stati 199 appena. 28-11-2010]

 

 

Che ci faceva ieri l’amministratore di Enav Guido Pugliesi a palazzo Chigi? Appuntamento con Letta per protestare contro la coppia Guargaglini-Grossi che lo indicherebbero a capro espiatorio - APPALTI E COSTI GONFIATI COSÌ ERA ORGANIZZATA LA FABBRICA DEI FONDI NERI - Cola: "Per lavorare, me dovevano paga’" - la Selex di marina grossi "emetteva fatture relative a operazioni inesistenti per un valore non inferiore a 10 milioni di euro, per consentire a Enav l’evasione delle imposte

1- DAGOREPORT
Che ci faceva ieri l'amministratore di Enav Guido Pugliesi a palazzo Chigi? Appuntamento con Letta per protestare contro la coppia Guargaglini-Grossi che lo indicherebbero a capro espiatorio.

 

2- APPALTI E COSTI GONFIATI COSÌ ERA ORGANIZZATA LA FABBRICA DEI FONDI NERI
Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera

Appalti moltiplicati per favorire sempre le stesse società. E così alimentare la contabilità occulta, spesso trasferita all'estero. Il primo esame della documentazione sequestrata negli uffici della Selex sistemi integrati e delle aziende che poi ottenevano i lavori delinea il meccanismo illecito che sarebbe stato utilizzato al fine di creare «fondi neri» per versare tangenti a manager e politici.

Il meccanismo svelato dal consulente di Finmeccanica Lorenzo Cola trova riscontro nelle carte portate via da carabinieri del Ros e finanzieri. Rivelando come sia stato lo stesso Cola, grazie alle imprese che controllava attraverso prestanome, ad accaparrarsi la fetta più grossa. Basti pensare che in appena quattro anni era riuscito a far lievitare di venti volte i guadagni.

 

Le fatture rivelano anche l'esistenza di consulenze affidate a società offshore che, dicono i magistrati, sarebbero servite a veicolare il denaro in Svizzera e in numerosi paradisi fiscali. Un meccanismo che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati dell'amministratore di Selex Marina Grossi e di quello di Enav Guido Pugliesi per corruzione e frode fiscale, del presidente dell'Ente di assistenza al volo Luigi Martini, del suo predecessore Bruno Nieddu, del componente del consiglio di amministrazione dello stesso Ente Ilario Floresta, del capo delle relazioni esterne di Finmeccanica Lorenzo Borgogni, dei dirigenti di Selex Letizia Colucci e Manlio Fiore, oltre a numerosi imprenditori.

 

LA DOPPIA CORDATA
Le verifiche del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei sostituti Paolo Ielo e Rodolfo Sabelli ora si concentrano sui lavori effettuati in numerosi aeroporti italiani come Palermo, Napoli, Lamezia Terme, ma anche Malpensa e altri scali. Costruzione delle torri di controllo, manutenzione dei radar, sistemi di controllo del vento: Enav passava gli appalti a Selex, che a sua volta individuava le ditte per i subappalti.

La maggior parte venivano affidati a Techno Sky, a sua volta controllata da Enav. Gli altri finivano a pochi privilegiati scelti a trattativa privata che così ricevevano un fiume di denaro. L'accusa, confortata dalle rivelazioni di Cola e del suo commercialista Marco Iannilli, individua due cordate che di fatto si spartivano la torta.

 

La prima, riconducibile appunto a Cola, comprende la Arc Trade, la Cogim, la Print Sistem e la Trs. La seconda, invece, include ditte che i magistrati definiscono «riferibili ad attività di Lorenzo Borgogni», cioè La Renco, la Simav sistemi di manutenzione avanzati, la Chorus services e architecture e la Aicom.

Cola accusa Borgogni di aver preso «almeno 300mila euro in contanti e altre utilità». Lui stesso ammette di aver guadagnato svariati milioni per le sue consulenze. Ora si cercano gli altri beneficiari della politica e dell'imprenditoria. Intanto sono le cifre a fornire il volume degli affari.

 

IL RECORD DEL 2009
Nel 2004 Enav dà a Selex lavori per 341 milioni di euro. Le due aziende di Cola, Trs e Print Sistem, si aggiudicano lavori per 2 milioni e mezzo di euro. L'anno dopo al vertice di Selex arriva Marina Grossi, la moglie di Guarguaglini, nominata amministratore delegato, ed Enav «gira» appalti per 314 milioni. Cola questa volta fa il salto e alle due ditte che controlla arrivano subcommesse per 8 milioni e trecentomila euro.

 

Nel 2006 e nel 2007 gli incassi tornano a essere modesti. Mentre il 2008 è l'anno dell'ascesa con appalti Enav che ammontano a 397 milioni di euro e subappalti che superano i 14 milioni di euro. Il vero boom arriva nel 2009, esattamente il periodo nel quale, contestano i pubblici ministeri, Selex «emetteva fatture relative a operazioni in tutto o in parte inesistenti per un valore non inferiore a 10 milioni di euro, per consentire a Enav l'evasione delle imposte dirette o indirette».

Il dettaglio dei numeri appare eloquente. A bilancio vengono iscritti appalti concessi da Enav per un totale di 490 milioni di euro. L'analisi dei subappalti mostra la divisione della torta: Print Sistem ottiene lavori per 34 milioni di euro, Techno Sky per 12 milioni e quattrocentomila. Ma in scena compare anche Arc Trade, che se ne aggiudica per un valore di otto milioni e mezzo. A conti fatti, soltanto le società di Cola gestiscono in quei dodici mesi 43 milioni di euro.

 

LE PERCENTUALI DEI MEDIATORI
«Per lavorare, me dovevano paga'», ha detto Cola ai magistrati riferendosi alle ditte che aveva segnalato. Non era l'unico. Nell'elenco degli indagati i magistrati romani hanno inserito anche Paolo Prudente, direttore generale di Selex fino all'arrivo della Grossi, e Antonio Iozzini, amministratore delegato di Techno Sky fino a luglio scorso.

 

In realtà il manager fu sostituito, insieme ai componenti del consiglio di amministrazione, perché accusato dai vertici di Enav di aver commesso «irregolarità gestionali e procedurali» che avevano poi determinato l'avvio di un audit che si è conclusa qualche giorno fa. In particolare si parla di commesse pagate prima dell'esecuzione e di costi gonfiati.

 

Nel provvedimento eseguito due giorni fa che disponeva perquisizioni e sequestri negli uffici e nelle abitazioni degli indagati, viene specificata la necessità di acquisire la documentazione relativa a «inchieste interne e audit in ordine alla regolarità dell'assegnazione dei lavori, nonché copia dell'organigramma e delle relative modifiche dei dirigenti di Enav e Selex negli ultimi cinque anni, per la ricostruzione dei singoli procedimenti».

 

I magistrati sono infatti convinti che l'esame di quella documentazione possa fornire elementi utili a individuare altri beneficiari del sistema. Manager che avrebbero rivestito il doppio ruolo di committenti e nello stesso t empo, percettori di mazzette. L'esame delle carte rivelerà eventuali altri illeciti. Ma la fibrillazione di queste ore riguarda anche contratti esteri siglati da Finmeccanica che potrebbero essere rivelati nei dettagli dal sito Wikileaks.

 28-11-2010]

 

 

FINMECCANICA, FINE GIOCHI! - L’ULTIMA? CHI ATTACCA LA COPPIA GUARGUAGLINI-GROSSI, ATTACCA L’ITALIA! - BERLUSCONI E FRATTAGLIE FRATTINI PERDONO UN’ALTRA OCCASIONE PER STARE ZITTI E LA MAGISTRATURA SI INALBERA - GUARDATE SE FINI O ALE-DANNO CON I LORO AENNINI ANDRINI E MOKBEL IMPEGALATI NELLO SCANDALO DIGINT SI PERMETTONO LA SFACCIATAGGINE DI APRIRE BOCCA IN DIFESA DEL GRUPPO DI VIA MONTE GRAPPA

1 - BERLUSCONI, PREOCCUPATO, SPERO INDAGINI PORTINO A NULLA...
Radiocor - 'Sono preoccupato perche' Finmeccanica e' un asset straordinario, in questi giorni ha firmato un contratto per un miliardo e mezzo per forniture alla Federazione russa, mi auguro che queste indagini portino a nulla, come sono convinto sia, e comunque considero suicida che il Paese proceda contro chi costituisce con la propria capacita' operativa la forza del Paese'. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, risponde cosi' a chi gli chiede se e' preoccupato per le indagini avviate sul gruppo industriale se conferma la fiducia al suo presidente e ad Pier Francesco Guarguaglini.

2 - FRATTINI, ATTACCO A FINMECCANICA E' STRATEGIA CONTRO ITALIA...
Radiocor - 'L'attacco a Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei, l'annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l'Italia, impongono fermezza e determinazione per difendere l'immagine nazionale e la tutela degli interessi economici e politici del Paese'.

E' quanto si legge nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi al termine della seduta del Consiglio dei ministri dove 'il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, ha riferito su vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l'immagine dell'Italia sulla scena internazionale'. L'intento di una difesa ferma 'e' stato unanimemente condiviso dal Consiglio'.

 

3 - ANM, PREMIER NON ATTACCHI INCHIESTE...
(ANSA) - "E' dovere delle Istituzioni collaborare con la Magistratura nella difficile azione di contrasto alla corruzione e non quello di attaccare le iniziative giudiziarie senza conoscerne motivazioni e contenuti". Così il segretario della Anm, Giuseppe Cascini replica alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio sull'inchiesta che riguarda Finmeccanica.

"La corruzione è una dei mali principali del nostro Paese - aggiunge Cascini - danneggia l'economia, deprime la concorrenza e allontana gli investitori stranieri".

 

4 - BERSANI, TENIAMO ALLA CHIAREZZA...
(ANSA) - "Tutti teniamo a Finmeccanica e tutti teniamo anche alla chiarezza". Così Pier Luigi Bersani, a margine del seminario del gruppo del Pd alla Camera, ha commentato le affermazioni del premier Berlusconi contro l'inchiesta che vede al centro Finmeccanica.

 

5 - DILIBERTO, PREMIER DI GRAVITA' INAUDITA...
(ANSA) - "Quanto affermato da Berlusconi in merito alle indagini in corso su Finmeccanica sono di una gravità inaudita e confermano la pericolosità che alberga nel personaggio. Siamo alla follia. Un serio presidente del consiglio dovrebbe chiedere di fare piena e immediata luce sulla vicenda e non attaccare i magistrati chi indagano. Di questo passo, altrimenti, il senso di legalità, giustizia e verità va a farsi benedire per sempre". E' quanto afferma Oliviero Diliberto, portavoce nazionale della Federazione della sinistra.

 

6- INCHIESTA SUL SISTEMA FINMECCANICA
di Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi per l'Espresso
Sono cinque le procure che indagano sul colosso italiano degli armamenti. E l'inchiesta di Trapani sugli appalti chiama in causa due uomini di punta di Guarguaglini

- http://espresso.repubblica.it/dettaglio/sistema-finmeccanica/2128186 26-11-2010]

 

 

Finmeccanica, fine giochi - Dall’alba finanzieri e carabinieri del Ros stanno entrati in azione A ROMA perquisendo la sede dell’Enav, azienda legata al gruppo Finmeccanica - Le indagini riguardano gli appalti con Selex Sistemi Integrati, la società in mano a marina grossi - rumors: la moglie diletta di guarguaglini pronta a dimettersi - GUARGUA RESISTE: "NON LASCIO IL GRUPPO

1- ATTO FINALE
Fiorenza Sarzanini per Corriere.it

 

Dall'alba finanzieri e carabinieri del Ros sono entrati in aziende legate al gruppo Finmeccanica e nella sede dell'Enav di via Salaria a Roma per acquisire documentazione così come disposto dalla Procura della Capitale. Le indagini riguardano gli appalti, in particolare quelli tra Selex Sistemi Integrati e l'Enav, oltre al controllo dei bilanci di numerose aziende del gruppo specializzato in sistemi di difesa. L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e condotta dai sostituti Rodolfo Sabelli e Paolo Ielo.

 

2- GUARGUAGLINI RESISTE: «NESSUN FONDO NERO NON LASCIO IL GRUPPO»
L'AD E LA NOTA SULL'INCHIESTA SULL'AZIENDA

Antonella Baccaro per il "Corriere della Sera"

Sarebbero «destituite di ogni fondamento» le voci di possibili dimissioni dell'amministratore delegato e presidente di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, in seguito alle indagini della Procura di Roma su una presunta operazione di riciclaggio che ha coinvolto un ex consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola.

 

La smentita è stata dettata ieri dall'azienda con una nota ufficiale, che faceva seguito a alcune indiscrezioni di stampa, diffusa alla nove del mattino con l'evidente scopo di arginare eventuali speculazioni di Borsa. Mossa riuscita: ieri il titolo ha chiuso con un ribasso dello 0,23%.

Ma la visita di Guarguaglini ieri sera a Palazzo Chigi, dove è stato ricevuto dal sottosegretario Gianni Letta, uno dei suoi principali mentori, ha rinfocolato le voci di un possibile abbandono prima della scadenza naturale del mandato, nel l a prossima primavera.

 

L'incontro con Letta, durato una ventina di minuti, è stato definito di «normale routine» da fonti di piazzale Montegrappa. Qualcuno l'ha legato alla sottoscrizione di un accordo internazionale. Ma di certo a nessuno sfugge la delicatezza del momento: le indagini proseguono con gli interrogatori di Cola e il coinvolgimento anche dell'Enav (ente di assistenza al volo).

 

Così non si può non notare lo strano silenzio dei membri del governo sulla vicenda. Quando, a giugno scorso, le prime indiscrezioni su un possibile coinvolgimento di Finmeccanica erano emerse sui giornali, il titolare degli Esteri, Franco Frattini, aveva detto al Corriere: «Se ci sono interessi occulti che vorrebbero destabilizzare i nostri grandi gruppi industriali, strategici per il Paese, vanno contrastati».

E ancora: «Forse c'è anche un attacco agli interessi nazionali, chiunque abbia in mente qualcosa, di fatto è un nemico giurato dell'Italia». A luglio la ministra dell'Istruzione Mariastella Gelmini e il collega della Difesa, Ignazio La Russa, in visita allo stand di Finmeccanica al Salone di Farnborough, avevano confermato fiducia al capoazienda: «Voglio rappresentare la stima del governo a Guarguaglini - aveva detto la Gelmini - per il grande lavoro che ha fatto e sta face ndo pe r l'azienda di cui tutti gli italiani sono orgogliosi».

 

Ma in queste ore nessun membro dell'esecutivo ha fatto altrettanto. Certo, c'è una crisi in atto e molti altri problemi da risolvere, ma al momento pare che l'unico riferimento di Guarguaglini sia rimasto Gianni Letta. Certo non si è sentito il responsabile dell'Economia, Giulio Tremonti, azionista al 30,2% dell'azienda, che non è stato mai accreditato tra i sostenitori di Guarguaglini.

 

Di qui l'impressione che possa essere iniziata tra i due una trattativa sui tempi e i modi di un'eventuale uscita anticipata del manager e sul suo ruolo in azienda. Perché non bisogna dimenticare che Guarguaglini punta a restarci in qualità di presidente. Con qualche delega pesante. 26-11-2010

 

 

 FINMECCANICA E QUEL GRASSO GROSSI MATRIMONIO...
Dopo la micidiale puntata di Report, Repubblica torna all'attacco del fortilizio familiare di piazza Montegrappa: "Finmeccanica, fondi neri. Inchiesta interna di Enav. Prime conferme su irregolarità negli appalti. Cola torna a parlare" . In una nota, il gruppo guidato da Guarguaglini Battaglia e Signora "ribadisce di non aver mai costituito fondi neri né in Italia né all'estero" (p. 22). Registriamo con sollievo.

 

Ma intanto si scatena anche il Corriere, con la Sarzanini: "Finmeccanica, la società dei fondi neri". Il superconsulente Cola interrogato per 6 ore. Sentiti i vertici Enav" (p. 15). Per la Stampa, invece, sono notizie per addetti ai lavori e vanno date in economia. Anzi, sono per addetti al borsino: "Tonfo Finmeccanica. Il titolo scende fino a -5%. Le smentite del gruppo non convincono il mercato" (p. 30). Ma smentite a che cosa? Booooh!23-11-2010]

 

 

L’AFFARE FINMECCANICA S’INGROSSA - L’ENAV QUERELA "REPORT" ED UN PROPRIO EX DIRIGENTE AZIENDALE PER l’acquisizione nel dicembre 2006 di Vitrociset Sistemi Srl - INVECE DAL COMANDANTE GUARGUAGLINI E DALLA ZARINA MARINA GROSSI ANCORA NESSUNA REAZIONE. MAGARI SONO TROPPO IMPEGNATI A RISPONDERE A TREMENDINO TREMONTI…

ANSA) - Enav querela la trasmissione televisiva 'Report' per l'edizione andata in onda ieri e un proprio ex dirigente aziendale, "ritenendo totalmente infondate le ricostruzioni effettuate" sulla base delle sue dichiarazioni.

 

Lo rende noto l'ente nazionale di assistenza al volo in un comunicato in cui spiega che "tra i vari temi trattati, che saranno tutti oggetto di azione giudiziaria" sono "totalmente falsi e gravemente calunniosi e diffamatori dell'immagine dell'azienda e del suo amministratore delegato i contenuti sulla presunta stima di 80 milioni per l'acquisizione nel dicembre 2006 di Vitrociset Sistemi Srl, oggi Techno Sky Srl".

 

Infatti, "la valutazione del prezzo - prosegue l'Enav - è stata effettuata da tre advisor di livello internazionale che hanno ritenuto congruo il corrispettivo di 108 milioni. Tali informazioni erano state peraltro fornite per iscritto e documentate a Report che, invece, ha inteso non darne evidenza. L'operazione di acquisizione ha superato positivamente il vaglio di tutte le numerose autorità, istituzioni e magistrature che l'hanno autorizzata o approfonditamente esaminata".

Per quanto riguarda, "le accuse di falso in bilancio, avanzate a suo tempo in una denuncia dell'ex dirigente aziendale licenziato in tronco" e intervistato, "il Tribunale del Lavoro di Roma ha dato atto in sentenza della 'obiettiva inconsistenza'".

 

"E' altrettanto infondata - dice l'Enav - l'accusa di non aver rispettato la normativa che prevedeva il raggiungimento di un obiettivo di recupero di produttività aziendale". "Palesemente false" anche "le dichiarazioni relative ai rapporti con la società Optimatica" che "opera in Enav dal 1999 con la stessa compagine azionaria costituita da persone fisiche residenti in Italia, con abilitazioni di sicurezza di elevato livello e con attività che vanno ben oltre quanto suggestivamente riportato nel contesto del servizio giornalistico". "Stupisce, inoltre, che venga riservata tanta evidenza alla testimonianza di un ex dirigente aziendale, in alcuni casi in assenza di contraddittorio o di preventiva verifica" conclude l'Enav che "si era resa disponibile al contraddittorio". [22-11-2010]

 

 

FLASH! DOPO IL "REPORT" DI IERI, TREMONTI HA CONVOCATO PER STASERA IL GUARGUA!!! - 1- TRA TRUFFE CAROSELLO FIRMATE TELECOM SPARKLE E GIOCHI SOCIETARI DALLE PLUSVALENZE MILIONARIE DEL FACCENDIERE DI GUARGUAGLINI, L’AMICO DEGLI SPIONI DI MEZZO MONDO LORENZO COLA, "REPORT" FA ESPLODERE LA BOMBA DI TAORMINA (AVVOCATO DELL’EX DEPUTATO DEL PDL NICOLA DI GIROLAMO): C’È UNA SUPER ALLEANZA NAZIONALE COMANDATA DA GENNARO MOKBEL (COME IL SUPER SISMI DI PAZIENZA?). - 2- “MOKBEL È UN UOMO MOLTO PIÙ POTENTE DI QUANTO NON SI RITENGA. È IL PUNTO DI EMERGENZA DI UNA…COME DIRE, DI UNA SUBORGANIZZAZIONE DI ALLEANZA NAZIONALE” - 3- IL FILO ROSSO CHE CONGIUNGE MOKBEL CON ALEMANNO, TRAMITE ANDRINI: “LA CANDIDATURA DI DI GIROLAMO È STATA FATTA DA ANDRINI, NATURALMENTE NON IN QUANTO TALE” - 4- DI GIROLAMO, IL COMMERCIALISTA DELLA BANDA MOKBEL, SALVATO AL SENATO PER “VOLONTÀ DI FINI”: “AVEVA GLI ARGOMENTI GIUSTI PER POTER OTTENERE QUESTO RISULTATO” - 5- CHI FINANZIÒ LA CAMPAGNA MILIONARIA DI ALE-DANNO ALLE COMUNALI DI ROMA DEL 2008?

1- DA "REPORT" DI DOMENICA 21 NOVEMBRE 2010, RAI TRE
Testo integrale disponibile su: http://bit.ly/dqJBP3

 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
L'uomo dei paradisi fiscali della banda Mokbel è l'ex senatore del Pdl Nicola Di Girolamo, arrestato lo scorso marzo dopo qualche mese di carcere, ha patteggiato la pena e confessato tutti i particolari della frode.

CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Di Girolamo risponde come riciclaggio soltanto, si fa per dire, di 4550 milioni di euro. Questa è stata la serie di operazioni che ha portato avanti lui.

 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Ma il caso Di Girolamo nasce molto prima del suo arresto, nel 2008. Quando al Senato giunge la richiesta del tribunale di Roma di far decadere il suo mandato perché era stato eletto nella circoscrizione europea sulla base di schede di voto false, appoggiato da una famiglia della 'ndrangheta calabrese. La giunta delle elezioni, il 20 ottobre 2008, decide di cacciarlo via. Poco dopo, in Senato, iniziano a circolare voci sul caso Mokbel. E l'aula a quel punto ribalta il voto della giunta e lo salva.

Dalla seduta del Senato 29/ 01/ 2009

 

RENATO SCHIFANI
Votazione aperta, ciascun senatore stia al proprio posto. Avete votato tutti? Vi sono contestazioni sui posti, è tutto è posto? Tutti le luci in regala? Votazione chiusa: presenti 261, votanti 260, maggioranza 131, favorevoli 134, contrari 124,..., colleghi,...

CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Il ribaltamento è dovuto sicuramente alla volontà manifestata da Fini di salvare definitivamente Di Girolamo.

PAOLO MONDANI
Lei crede veramente che Gianfranco Fini fosse così preoccupato di quello che sarebbe potuto emergere sul caso Mokbel Di Girolamo?

 

CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Penso che si sia stati sicuramente in presenza di una situazione in cui gli interessi erano fortissimi. E ho capito che Di Girolamo aveva gli argomenti giusti per poter ottenere questo risultato.

PAOLO MONDANI
Di Girolamo chi l'ha candidato?

CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
La candidatura di Di Girolamo è stata fatta da Andrini, naturalmente non in quanto tale, ma insomma con un forte peso.

 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Stefano Andrini è un esponente di Alleanza Nazionale con qualche serio precedente penale alle spalle. La magistratura scrive che e' lui a pianificare l'illegittima elezione di Di Girolamo e a seguirla passo passo insieme a Gennaro Mokbel. Nel 2009, sei mesi dopo l'esplosione del caso, Gianni Alemanno nomina Andrini manager dell'Ama, l'azienda dei rifiuti di Roma. In seguito agli sviluppi dell'inchiesta, Andrini si è dimesso ma è rimasto all'Ama come dipendente. La domanda è: come è riuscito uno come Mokbel a ottenere questi appoggi in Alleanza Nazionale?

 

CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Gennaro Mokbel secondo me è un uomo molto più potente di quanto non si ritenga. E anche ridurlo al rango di...come dire, di riciclatore o di raccoglitore di denaro illecito forse è un po'...è sbagliato. Secondo me Mokbel è alla testa di qualcosa d'importante, dal punto di vista politico
e in questa logica si muovono anche altri personaggi, al di là di Andrini, ma anche altri. Mokbel è il punto di emergenza di una...come dire, di una suborganizzazione di Alleanza Nazionale.

 

PAOLO MONDANI
Possiamo pensare che Di Girolamo abbia fatto al magistrato anche nomi di altri padrini politici di questa operazione Mokbel?

CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Qualcun altro sì, qualcun altro sì.

PAOLO MONDANI
Solo di Alleanza Nazionale?

CARLO TAORMINA - LEGA LE NICOLA DI GIROLAMO
Non solo di Alleanza Nazionale, non solo.

 

PAOLO MONDANI
Del Pdl?

CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Sempre centrodestra.

2- FINMECCANICA, NUOVE ACCUSE DA COLA - FONDI NERI, UN SECONDO MEMORIALE SUI RAPPORTI TRA GUARGUAGLINI E L´ENAV - COINVOLTA ANCHE LA MOGLIE DELL´AD, MARINA GROSSI, AMMINISTRATRICE DELLA SELEX SISTEMI - GLI INQUIRENTI: L´EX CONSULENTE STA FORNENDO DETTAGLI INEDITI E MOLTO INTERESSANTI
Carlo Bonini per "la Repubblica"

Cominciano giorni difficili per Finmeccanica. Per il suo presidente, Pierfrancesco Guarguaglini, per la moglie Marina Grossi, amministratore della controllata Selex Sistemi Integrati, per il vertice e il consiglio di amministrazione dell´Enav, che di Selex è stato l´inesauribile granaio cui attingere per mettere a posto i bilanci, creare liquidità, ingrassare la catena "alimentare" di subappalti che ha gonfiato i fatturati di modeste srl chiamate a lavorare alla sicurezza del traffico aereo e dei nostri aeroporti e regolarmente controllate o riconducibili a uomini che avevano lavorato per Enav o comunque nell´orbita di Finmeccanica.

 

Nell´inchiesta della Procura di Roma sui fondi neri del colosso degli armamenti e della sicurezza militare e civile (Finmeccanica è tra i primi cinque gruppi al mondo) riprende infatti ad agitarsi il fantasma di Lorenzo Cola, il consulente personale della famiglia Guarguaglini, l´uomo che portò la banda Mokbel nel stanza dei bottoni di piazza Montegrappa e che, da luglio, è detenuto con l´accusa di aver riciclato 8 milioni e trecento mila euro dell´affare "Digint" (la società lussemburghese partecipata da Mokbel e Finmeccanica che avrebbe dovuto fare da veicolo per creare provviste nere).

 

Venerdì notte, nel carcere di Rebibbia, Lorenzo Cola è tornato a rispondere per la terza volta in nemmeno due mesi alle domande del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei sostituti Giovanni Bombardieri e Rodolfo Sabelli. E la sua "collaborazione" ha prodotto un secondo memoriale (il primo lo aveva consegnato il 14 ottobre) e un nuovo verbale in cui - per dirla con le parole di una qualificata fonte inquirente - Cola «si è fatto più concreto. Ha cominciato a riferire circostanze sin qui non note all´indagine e a confermare alcuni dei passaggi significativi dell´inchiesta che lo riguarda».

 

Per quel che è possibile ricostruire, Cola ha deciso di afferrarsi a Pierfrancesco Guarguaglini e alla moglie Marina Grossi. Smentendo il primo (che, da mesi, e ancora nell´intervista concessa a "Repubblica" mercoledì scorso, continua a parlare di Cola con il tono svagato che si riserva a uno dei tanti consulenti che passano per Finmeccanica) e coinvolgendo con maggiore precisione la seconda. Della Selex di Marina Grossi, Cola è stato infatti non un semplice consulente, ma una sorta di amministratore di fatto. E decidere di raccontare - come Cola avrebbe cominciato a fare - la storia del rapporto tra Selex ed Enav, significa davvero che i giorni di Finmeccanica e della famiglia Guarguaglini si annunciano neri.

 

Non fosse altro per una seconda circostanza. All´inchiesta Finmeccanica lavora a pieno titolo un nuovo sostituto: Paolo Ielo, il pubblico ministero figlio legittimo della scuola e del metodo di lavoro di Mani Pulite. Aperto nel settembre scorso, il suo fascicolo istruttorio su Enav (per la quale il procuratore aggiunto Capaldo ha ora la "codelega" e in cui risulta iscritto al registro degli indagati l´intero vertice dell´Ente, a cominciare dal presidente Luigi Martini e dall´amministratore delegato Guido Pugliesi) è oggi la seconda gamba su cui cammina l´inchiesta Finmeccanica. E, anche alla luce di quello che Cola ha cominciato a raccontare, promette di essere la leva capace di scoperchiare numeri, sostanza e nomi di quell´accusa - «fondi neri» - che Finmeccanica da sette mesi nega con sdegno. Ma di cui tuttavia già esiste un robusto canovaccio.

Nel tempo, infatti, Enav ha consegnato a Selex appalti milionari (talvolta, come nel caso dell´aeroporto di Palermo, anticipando fatture per lavori non ancora cominciati) che hanno condiviso una medesima anomalia. Sono stati girati da Selex in subappalto a Technosky (che di Enav è una controllata) e da questa a società nate dal nulla quali "Arctrade", "Optimatica", "Print Sistem". Tutte con un´identica caratteristica: un legame diretto dei loro amministratori con uomini di Enav o Finmeccanica.

 

Un appalto che passa di mano più volte ne gonfia i costi e aumenta la possibilità di fatturazioni fittizie utili alla creazione di fondi neri. Soprattutto - è il caso di Enav - quando l´Ente che appalta è così generoso che comincia a saldare i lavori prima ancora che comincino o dimentica di verificare se siano stati completati. Quando affida commesse cruciali a società che non presentano sulla carta nessuna competenza specifica.

Ma quell´appalto diventa ancora più anomalo se si scopre ad esempio - come pure è documentato agli atti di questa inchiesta e come ne ha riferito "Repubblica" un mese fa - che un consigliere di amministrazione Enav, quale Ilario Floresta, è nelle mani, meglio sarebbe dire nella tasca, di Lorenzo Cola e del suo spicciafaccende Marco Iannilli, che con la loro "Arctrade" da Enav ricevono appalti capaci di far schizzare nel solo 2009 un fatturato altrimenti esangue a 24 milioni di euro. Floresta, infatti, viene beneficiato dai due di 250 mila euro a titolo di compromesso di vendita di un immobile, che in realtà non sarà mai venduto.

3- PACINI BATTAGLIA A REPORT: "ECCO COME CI INTESTAVAMO QUOTE DI SOCIETÀ FANTASMA"
Da "la Repubblica" - È Pierfrancesco Pacini Battaglia, l´ex faccendiere di Mani Pulite, ai tempi al centro di un giro di fondi neri dell´Eni per 500 miliardi di lire, ad accusare il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini. E lo ha fatto nella puntata di Report andata in onda ieri su Raitre, quando, intervistato, ha confermato come lui e Guarguaglini attraverso lo schermo di società lussemburghesi si intestassero quote di società che avrebbero dovuto ricevere commesse dall´Alenia (gruppo Finmeccanica), società di cui Guarguaglini era in procinto di diventarne il numero uno.

 

«Le sigle Pfpb e Pfg tra i soci, vogliono dire Pierfrancesco Pacini Battaglia e Pierfrancesco Guarguaglini», ha confermato Pacini Battaglia. Le società che avrebbero dovuto prendere i contratti da Guarguaglini, 14 anni fa, erano la Trs e la Tesis. Allora - sembra - non se ne fece nulla. Ma «scopriamo - dicono a Report - che a fine 2004 la Trs acquisisce un contratto da Alenia Marconi Systems e che a tutt´oggi è partner di Selex sistemi integrati, la società di Finmeccanica guidata dalla moglie di Guarguaglini, Marina Grossi».

Secondo la trasmissione televisiva, poi, lo schema Pacini del ´96 non è altro che la fotocopia di quello che Finmeccanica ha utilizzato con le società create da Lorenzo Cola, un consulente del gruppo, vicino ai vertici e ora indagato. Una di queste è la Digint, finita al centro dell´inchiesta sul faccendiere Gennaro Mokbel.

Era stata creata da questi e Cola proprio per ricevere commesse da Finmeccanica nell´ambito della sicurezza digitale. A fermare l´affare, è però arrivata la procura di Roma, mentre, secondo la trasmissione, Cola avrebbe portato a termine altri operazioni con le commesse Enav, gestite sempre da Finmeccanica e subappaltate ad aziende dello stesso Cola, come la Cogim.

 22-11-2010]

 

 

1 - E PACINI SVELO' I GUARGUA-TRUCCHI...
Mentre i principali giornali italiani fanno finta di distrarsi con l'Irlanda, della quale ai loro lettori non frega una beatissima cippa, è ora di occuparsi di quella meravigliosa Love-boat che guida con mano ferma la Finmeccanica. E ora la domanda che gira nel Palazzo e nei servizi secreti di mezzo mondo è la seguente: ma dopo le botte prese ieri su RaiTre, quanto può durare la coppia di vertice Guarguaglini-Marina Grossi?

La sequenza più bella del Report di ieri è stata quella in cui Chicchi Pacini Battaglia spiega come ha fatto carriera il Guargua, fin dai tempi della Oto Melara, tra società off-shore e acquisizioni a prezzi gonfiati. Racconta tutto al bar di un albergo, fingendo di non accorgersi che lo stanno riprendendo. Un genio! Bella anche l'immagine di Gasparri e degli altri (ex) finiani che si spellano le mani dopo aver respinto la prima autorizzazione a procedere contro l'ex senatore Nick Di Girolamo. Un certo pezzo di Finmeccanica era per caso cosa loro?

 

Su Repubblica (p. 19), Carlo Bonini fiuta il vento nelle pale (degli elicotteri) e sentenzia: "I giorni di Finmeccanica e della famiglia Guarguaglini si annunciano neri". C'è che in carcere sta cominciando a parlare seriamente anche Lorenzo Cola, "il faccendiere di Guarguaglini", come ieri sera lo ha definito in tv senza troppi giri di parole l'avvocato Carlo Taormina. Sul Corriere, Fiorenza Sarzanini scrive il solito pezzo interessante, ma al desk di via Solferino qualcuno si caga sotto ed ecco come glielo titolano: "Appalti di Finmeccanica. Le verità del consulente". Il tutto a pagina 20.

 

Chissà se la procura di Roma avrà davvero voglia di affondare i colpi su Finmeccanica, o se invece si sta solo preparando il campo a un brusco ribaltone dei vertici di piazza Montegrappa e poi tutti "amici" come prima. Perché una cosa non è emersa dal Report di ieri sera: quanti parenti eccellenti ci sono in Finmeccanica e quanti giornalisti cechi-sordi-muti bazzicano in quel giro.

 

 

 22-11-2010]

 

BOMBA CHE COLA SU GUARGUAGLINI - IL BRACCIO DESTRO DEL BOSS DI FINMECCANICA avrebbe cominciato a rivelare il sistema che consentiva l’assegnazione di appalti, frazionando le «commesse» e generando una maggiorazione di costi, dunque un guadagno illecito per gli intermediari - ma il sospetto degli inquirenti è che in realtà questi «passaggi» da una società all’altra servissero ad accantonare fondi da trasferire all’estero e tangenti per manager e politici - Un ruolo chiave lo avrebbe avuto la «Selex Sistemi Integrati», controllata da Finmeccanica e amministrata da Marina Grossi, la moglie di Guarguaglini....

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

 

Un nuovo lunghissimo memoriale e tre interrogatori per delineare il proprio ruolo in Finmeccanica, i rapporti con la società Selex, i contatti con l'Enav. Parla Lorenzo Cola, il consulente del presidente Pierfrancesco Guarguaglini finito in carcere per riciclaggio nel luglio scorso.

Dopo la scelta del suo commercialista Marco Iannilli di collaborare con i magistrati, anche lui si mostra disponibile a rivelare i retroscena di numerosi affari che lo hanno visto protagonista. Incontri in carcere ai quali hanno finora assistito soltanto pubblici ministeri e i difensori.

L'obiettivo appare limitare al massimo la circolazione delle notizie e ciò fa comprendere quanto venga ritenuta rilevante la sua decisione di rispondere alle domande. Già oggi potrebbe esserci un nuovo faccia a faccia con gli inquirenti.

 

GLI APPALTI FRAZIONATI
Iniziata per ricostruire i retroscena dell'affare Digint - l'azienda controllata da Finmeccanica che secondo l'accusa fu acquisita in parte dal gruppo criminale che faceva capo a Gennaro Mokbel per essere utilizza nella creazione di «fondi neri» - l'indagine guidata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli appare entrata in una fase decisiva.

 

Perché Cola avrebbe cominciato a rivelare il sistema che consentiva l'assegnazione di appalti nel settore della Difesa e della sicurezza aerea, frazionando le «commesse» e generando una maggiorazione di costi, dunque un guadagno illecito per gli intermediari. L'indagato non lo ha ammesso, ma il sospetto degli inquirenti è che in realtà questi «passaggi» da una società all'altra servissero ad accantonare fondi da trasferire all'estero e tangenti per manager e politici. Un ruolo chiave in queste operazioni lo avrebbe avuto la «Selex Sistemi Integrati», controllata da Finmeccanica e amministrata da Marina Grossi, la moglie di Guarguaglini.

 

Iannilli ha affermato durante uno dei suoi interrogatori che «Cola era uomo di fiducia del presidente Guarguaglini per gli affari di Finmeccanica negli Usa e che era stato affiancato, pure in mancanza di cariche formali, quale consigliere quasi "a tutela" all'ingegner Marina Grossi, nel suo incarico alla Selex». Una circostanza che Cola non avrebbe smentito pur negando di aver commesso illeciti, come sottolineano i suoi difensori Franco Coppi e Ottavio Marotta.

L'inchiesta di Report andata in onda ieri sera su Raitre mostra in maniera efficace come alcune società utilizzate alla fine degli anni 90 da Guarguaglini siano state in realtà «riciclate» recentemente da Cola proprio per gestire alcuni appalti milionari. Durante il programma di Milena Gabanelli è stato mostrato un rapporto della Guardia di Finanza del 1996 che evidenziava «il disegno criminoso rivolto a controllare tramite società lussemburghesi, le italiane Trs, Magint e Tesis Spa.

 

Società alle quali Guarguaglini, ormai prossimo alla nomina quale numero uno dell'Alenia, avrebbe elargito compensi, distraendo di volta in volta parte delle disponibilità economiche dell'Alenia, senza in alcun modo figurare». All'epoca Guarguaglini era l'amministratore dell'industria bellica Oto Melara. Fu inquisito e poi prosciolto.

Ma adesso ad incuriosire i magistrati è la scoperta che «nel consorzio di imprese Dit creato proprio da Cola per gestire contratti nel settore della Difesa figura proprio la Trs» e che «il consorzio ha ottenuto contratti per realizzare opere civili per conto di Enav». E anche di questo si chiederà conto a Cola.

LA VENDITA DI IMMOBILI
I vertici di Enav e Finmeccanica hanno già sottolineato la necessità di utilizzare «passaggi intermedi perché non si possono assegnare appalti in maniera diretta», ma sono in corso ulteriori controlli anche perché si è deciso di unire l'indagine sul colosso dei sistemi di Difesa con quella condotta dal pubblico ministero Paolo Ielo che si concentra invece sulla cessione di alcuni rami d'azienda e sui bilanci dell'Enav.

 

A raccontare alcuni retroscena che riguardano proprio i vertici dell'Ente è stato Iannilli quando ha rivelato come Cola abbia «reimpiegato 250 mila euro della provvista Digint per il preliminare di compravendita di un immobile di proprietà di Ilario Floresta, consigliere di amministrazione di Enav». In realtà, secondo il commercialista «l'atto non ebbe alcun seguito e Floresta trattenne i soldi».

 

Analoga operazione immobiliare sarebbe stata pianificata con Lorenzo Borgogni, capo delle relazioni esterne di Finmeccanica che avrebbe percepito 800 mila euro per vendere a Cola il suo casale in Toscana valutato tre milioni di euro. Nei giorni scorsi Borgogni è stato interrogato, ha detto che si trattava di un investimento comune per finanziare la sua produzione di vini e ha detto di aver restituito i soldi del preliminare dopo gli arresti avvenuti a febbraio scorso. Ma ciò non ha fugato il dubbio dell'accusa secondo cui tali operazioni servissero in realtà a «coprire» la redistribuzione di fondi. 22-11-2010]

 

 

15. GUARGUAGLINI SFIDA HERCULES...
Contropiede di Finmeccanica in Cina. Con Pierfrancesco Guarguaglini che sogna addirittura di dribblare il presidente Obama. Pechino vuole rinnovare la flotta di aerei da trasporto, con uno dei contratti più ricchi all'orizzonte. Finmeccanica ha in catalogo un gioiello, il C27J Spartan, progettato però con ampia collaborazione della Lockheed: per esportarlo ci vuole il permesso di Washington.

 

Ma la Casa Bianca ha offerto ai cinesi l'ultima versione del leggendario C130 Hercules, che ha la stessa tecnologia del turboelica italiano. "Se l'America ha avanzato questa proposta, allora noi possiamo farci avanti con lo Spartan", ha detto il patron di Finmeccanica. Una mossa che però rischia di rendere ancora più tesi i rapporti tra il colosso a partecipazione pubblica italiano e Lockheed, il partner statunitense da cui ha divorziato un anno fa dopo le liti per l'elicottero presidenziale. G.D.F.
 

[29-10-2010]

 

 

GUARGUAGLINI COME IL LINO BANFI DEL FILM “ALLENATORE NEL PALLONE” - ALL’ULTIMA TRAGICOMMEDIA SUI FONDI NERI FINMECCANICA ARRIVANO LE PALLONATE: PER I PM, QUASI 10 MLN € FINITI NELLE CASSE DELLA ’VALLE DEL GIOVENCO’, SQUADRA DI PRIMA DIVISIONE MA CON UN CAST STELLARE: PAOLO ROSSI PRESIDENTE ONORARIO (QUELLO VERO ERA L’AD DI SELEX MANAGEMENT), BIRINDELLI E L’EX INTER CESAR IN CAMPO. BONETTI (attuale allenatore dello Zambia) IN PANCHINA…

Giuseppe Caporale per "la Repubblica"

GROSSI

Finivano in una piccola squadra di calcio i soldi del gruppo Finmeccanica. In una squadra di prima divisione, la Valle del Giovenco. E questa società sportiva, nata dal nulla, aveva messo in piedi con quei finanziamenti occulti (in meno di tre anni) una compagine stellare, almeno per la categoria. Paolo Rossi (gloria del mondiale 1982) presidente onorario, Cesar (ex Inter) e Birindelli in campo, Dario Bonetti (attuale allenatore dello Zambia) in panchina.

Ed il presidente ufficiale era invece Sabatino Stornelli, amministratore delegato della Selex Management (gruppo Finmeccanica), ora sotto inchiesta insieme a Vincenzo Angeloni (ex parlamentare di centrodestra), patron della squadra e altro dominus della vicenda, secondo i magistrati. Infatti, la Procura dell´Aquila ha scoperto che la Valle del Giovenco è stata utilizzata per realizzare quasi dieci milioni di euro di «fondi neri».

Soldi che si sospetta possano essere stati utilizzati per pagare tangenti. Non solo, una parte delle carte di questa indagine è finita sul tavolo della distrettuale antimafia della Procura di Napoli che indaga sull´appalto del Viminale per la sicurezza della città di Napoli, vinto proprio da una società del gruppo Finmeccanica (Elsag Datamat spa). Una vicenda - quest´ultima - dove sono indagati l´attuale prefetto dell´Aquila Giovanna Iurato (all´epoca dei fatti responsabile della gara d´appalto per il ministero degli Interni) e il vice capo della Polizia Nicola Izzo.

La storia aquilana nasce da un´inchiesta sulle tangenti per il terremoto. Già, perché quando gli uomini della Polizia guidati dal vice questore Nicola Zupo, ad agosto scorso, hanno perquisito la sede della Selex Management srl (gruppo Finmeccanica) a Chieti Scalo, hanno trovato una lettera di una dipendente, indirizzata al condirettore generale del gruppo Finmeccanica, Alessandro Pansa.

Si legge: «Egregio dottor Pansa, l´ingegner Sabatino Stornelli (amministratore della Selex Management ed indagato all´Aquila, ndr) ha distratto cinque milioni e cinquecento mila euro dall´azienda per la gestione della società di calcio Valle del Giovenco, con la complicità del dottor Angelini e dell´ingegner Carlini. Emettevano fatture false per operazioni inesistenti alla Eldim Security che poi provvedeva a sponsorizzare la società suddetta, ciò suffragato dal fatto che dopo le dimissioni dell´ingegner Stornelli (da presidente della squadra di calcio, ndr) gli succedeva il signor Francesco Paolo Di Martino, amministratore della Eldim Security srl.

Altre fatture false, cioè senza che i lavori siano stati eseguiti, sono state emesse dalla Sedim spa per un importo di quattro milioni di euro per scopi personali (...) Mi rivolgo a lei, prima di recarmi alla Procura della Repubblica, per fare pulizia (...) e rimettere le cose in ordine. Preferisco che le cose rimangano nel gruppo senza sollevare polveroni (...) Se ciò non dovesse avvenire sarò costretto a rivolgermi alla magistratura». La lettera è stata sequestrata e la dipendente interrogata. Il tutto poi è stato oggetto di una vertice tra la distrettuale antimafia di Napoli e quella dell´Aquila (il 9 settembre scorso).

Già, perché Di Martino (imprenditore di Castellammare di Stabia) è coinvolto proprio nell´indagine su Finmenccanica e l´appalto per il Viminale. E la procura antimafia di Napoli - a luglio - seguendo le sue tracce, aveva già sequestrato tutta la documentazione contabile della squadra di calcio abruzzese (dove anche Di Martino è stato presidente e finanziatore).

Dentro quella contabilità, ora allo studio di tre procure (Napoli, L´Aquila e Avezzano) pare stia emergendo un elevato numero di fatture false. Sempre la Polizia ha sequestrato nella sede della Selex Management alcune fatture della società Auxilium tech srl (amministrata da un altro presidente della Valle Del Giovenco, Luca Matroianni) per oltre cinquecentomila euro.

«Appare evidente - scrive il vice questore Zupo - che trattasi di fatture puramente formali». Si tratta di «scatole vuote che assolvono invece alla funzione di emettere delle false fatturazioni», conclude l´investigatore nella relazione inviata alla Procura dell´Aquila. E non si escludono imminenti sviluppi specie dall´inchiesta di Napoli, mentre la squadra di calcio è scomparsa e la società in liquidazione tra i debiti.25-10-2010]

 

 

MO’ SO’ CAZZI PER GUARGUAGLINI E SIGNORA - Lorenzo Cola, il "facilitatore" del Gruppo Finmeccanica, l´uomo che ha incassato sui propri conti svizzeri gli 8 milioni della provvista con cui la "Banda Mokbel" mise le mani sulla "Digint", società partecipata da Finmeccanica, comincia a parlare - E IL COMMERCIALISTA IANNILLI TIRA IN BALLO IL CDA DI ENAV - QUEI "MISTERIOSI" PRELIMINARI COMPRAVENDITA DI UN IMMOBILE DI ILARIO FLORESTA

Carlo Bonini per "la Repubblica"

 

Dopo i giorni della "paura" (in luglio) e quelli dell´apparente letargo (in agosto e settembre), qualcosa riprende a muoversi nell´inchiesta della procura di Roma sui fondi neri di Finmeccanica. Accusato di riciclaggio e arrivato al quarto mese di detenzione, Lorenzo Cola, il "facilitatore" del Gruppo, l´uomo che ha incassato sui propri conti svizzeri gli 8 milioni della provvista con cui la "Banda Mokbel" mise le mani sulla "Digint", società partecipata da Finmeccanica, comincia a parlare.

 

Giovedì scorso, nel carcere di "Rebibbia", alla presenza dei suoi avvocati Franco Coppi e Ottavio Marotta, in un interrogatorio cominciato alle 3 del pomeriggio e chiuso a notte alta, Cola ha risposto alle domande del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei sostituti Giovanni Bombardieri e Rodolfo Sabelli, cui ha per altro consegnato un "memoriale" cui ha lavorato in cella per oltre un mese. «Una prima "apertura" - chiosa una qualificata fonte investigativa - Ma non ancora una vera e propria collaborazione».

 

È un fatto che con la rinuncia a tacere, Cola è a un passaggio cruciale. Decidere, nel dare conto delle sue provvigioni milionarie, se afferrarsi o meno al vertice di Finmeccanica, di cui è stato una protesi, pur di rimontare il pozzo in cui è sprofondato. E in questa chiave, il suo interrogatorio suona anche come un tentativo di sondare fino a che punto il presidente della società Pierfrancesco Guarguaglini, come anche il suo potente e onnipresente capo delle relazioni esterne, Lorenzo Borgogni, abbiano intenzione di continuare a sostenerlo.

Tanto più che il loro destino processuale è legato anche e innanzitutto ai segreti che Cola custodisce. Sulla vicenda "Digint", ovviamente, ma anche e soprattutto sulle commesse della "Selex", la controllata di Finmeccanica, di cui Marina Grossi, moglie di Guarguaglini, è amministratrice e di cui Cola è stato assai più che un semplice "consulente".

 

Del resto, a fari spenti, proprio nel mese di settembre, la procura e il Ros dei carabinieri hanno acquisito nuovi elementi che oggi consentono di dire che l´inchiesta sui fondi neri di Finmeccanica non è più costretta nell´angusto confine della sola operazione "Digint". Che l´orizzonte dell´indagine si è allargato ad Enav, alle fatturazioni della "Selex". Decisiva, ancora una volta, la collaborazione di Marco Iannilli (anche lui indagato per "Digint"), che di Cola è stato il "commercialista", lo "spallone", e persino il domestico (tra le sue incombenze era anche quella di sfamare i cani del "principale" nei suoi periodi di assenza).

Interrogato nuovamente tre settimane fa, Marco Iannilli ha infatti aperto nuovi squarci sul sistema di relazioni di Cola in Finmeccanica ed Enav, sull´uso dei compensi per le sue consulenze. Iannilli ha confermato l´esistenza di un rapporto simbiotico tra Cola e Guarguaglini e la paranoia con cui i due proteggevano le loro comunicazioni. «Cola - ha detto - aveva un cellulare dedicato alle sole conversazioni con il presidente di Finmeccanica».

 

E, nel ribadire come Enav fosse il granaio della società "Selex" (da Enav dipende l´80 per cento del fatturato nel settore civile di "Selex"), ha spiegato come quella società fosse «zona di affari» di «esclusiva competenza di Cola», quasi ne fosse l´amministratore di fatto. Ma, soprattutto, Iannilli ha svelato una circostanza che promette di complicare la posizione di Enav e dell´uomo più vicino a Guarguaglini.

«Una parte della provvista Digint finita sui conti svizzeri di Cola, pari a 250 mila euro - ha raccontato Iannilli - venne reimpiegata in contanti dallo stesso Cola per il preliminare di compravendita di un immobile di proprietà di Ilario Floresta, consigliere di amministrazione di Enav», nonché ex deputato di Forza Italia già coinvolto in un inchiesta della procura di Catania sul voto di scambio del clan Santapaola. «Quel preliminare - ha aggiunto - non ebbe alcun seguito». E Floresta, dunque, avrebbe trattenuto quei 250 mila euro.

Ma, soprattutto, quel "preliminare" non doveva essere la sola operazione fatta sui fondi esteri di Cola. A dire di Iannilli, era in progetto un secondo "preliminare", «per un valore superiore ai 3 milioni di euro». «Riguardava la tenuta in Toscana di Lorenzo Borgogni», capo delle relazioni esterne di Finmeccanica, e «non se ne fece nulla perché deflagrò il caso Mokbel».

Ebbene: per quale diavolo di motivo Cola si doveva impegnare in "preliminari" di compravendita destinati a non andare a buon fine con interlocutori chiave in Enav e Finmeccanica? Per ridistribuire i fondi neri del Gruppo? Sono due delle domande che ballano nell´indagine. E da cui - per quanto se ne sa - la procura ricomincerà ad interrogare di qui a breve. 18-10-2010]

 

 

CAPO, ABBIAMO UN PROBLEMA IN FINMECCANICA...
Chi ha la memoria corta e chi ha il memoriale lungo. Al riparo dai riflettori, l'inchiesta romana sull'affare Digint imbocca una pista pericolosa per Finmeccanica, l'aziendona di Stato condotta in famiglia da Pierfrancesco Guarguaglini e da sua moglie Marina Grossi.

 

"Fondi neri Finmeccanica, spunta il memoriale di Cola. Prime rivelazioni ai pm dell'uomo di Guarguaglini. I rapporti con l'Enav e quei misteriosi preliminari di compravendita di un immobiliare di Ilario Floresta" (Repubblica, p. 20). E il commercialista di Cola, Marco Iannilli, parla di "un progetto per un secondo "preliminare" per un valore superiore ai 3 milioni di euro che riguardava la tenuta in Toscana di Lorenzo Borgogni", capo delle relazioni esterne di Finmeccanica.

Il Messaggero tiene bassa Finmeccanica e punta invece sulla pista aeroportuale: "Inchiesta Enav, indagato Pugliesi. I pm: ipotesi di falso in bilancio. Sotto osservazione l'attività di tutto il consiglio di amministrazione" (p. 9).

23.10.10

 

- GUARGUAGLINI DA UN TAGLIO NETTO ALLE VOCI CHE ATTRIBUIVANO A TREMONTI LA PATERNITÀ DELL'INDAGINE SUI FONDI NERI DI FINMECCANICA, SICE PRONTO A TOGLIERSI DI MEZZO NEL 2011 E LANCIA UNA BOTTARELLA ALLA MARCEGAGLIA
Era un Guarguaglini in gran forma quello che si è presentato ieri a Genova al Matching Innovazione, un convegno organizzato dalla Compagnia delle Opere, il braccio armato di Comunione&Fatturazione.

Quando esce dal suo ufficio di piazza Monte Grappa, il comandante supremo di Finmeccanica respira un'aria diversa e ritrova un piglio che gli scioglie la lingua anche sui temi e sulle vicende più delicate degli ultimi mesi. Così oggi sul "Secolo XIX" appare una lunga intervista dove senza alcun timore parla dei business del Gruppo in giro per il mondo e chiama per nome e cognome gli amici e i nemici.

 

Nella prima categoria, quella degli amici, mette in pole position Giulietto Tremonti con il quale nega di aver mai avuto un rapporto critico. "Fra di noi non c'è mai stato gelo. Ho le mie idee, le esprimo e figuriamoci se non le riferisco all'azionista... con Tremonti mi sono incontrato più o meno spesso, io lo stimo e lui ha dimostrato di ricambiare".

Con queste parole il Guargua vuole dare un taglio netto alle voci che attribuivano a Giulietto e a qualche suo zelante collaboratore la paternità della manina che prima dell'estate aveva messo in giro le voci che poi hanno portato all'indagine sui fondi neri di Finmeccanica.

 

La genuflessione di Guarguaglini nei confronti dell'ex-tributarista di Sondrio arriva fino al punto di dire che se il ministro gli chiedesse di rilevare le attività di Fincantieri lui sarebbe pronto a studiare la cosa e a dargli una risposta.

 

Qui il Guargua non aggiunge un dettaglio divertente che riguarda la storica antipatia nei confronti di Giuseppe Bono, il manager calabrese che prima di sbarcare sul carrozzone indebitato di Fincantieri, è stato direttore generale e amministratore delegato di Finmeccanica.

Dopo Bono arrivò la diarchia Guarguaglini-Testore, il manager ex-Fiat al quale fu attribuito per la sua eleganza più estetica che intellettuale il nome di "indossatore delegato". Adesso - dice Guarguaglini - c'è la mia dittatura", e aggiunge: "il 25 febbraio 2011 avrò 74 anni e potrei pensare che è ora di smettere, non ho certamente nulla in contrario e ritengo che il governo possa essere interessato a parlarne con me per cercare la soluzione migliore".

Nella lista degli amici aggiunge anche il nome di Roberto Maroni che dice, alludendo alle commesse del ministero degli Interni nel campo dei sistemi di sicurezza, "ci dà una mano su molti versanti", poi dopo aver ricordato che a casa sua con la seconda moglie Marina Grossi parla soltanto di Selex Sistemi Integrati e non di Finmeccanica (chissà che godimento!), il Guargua non risparmia botte in testa a un'altra signora, la Emma Marcegaglia con la quale ha il dente avvelenato.

 

Bisogna ricordare infatti che alla fine di luglio sembrava scontata la nomina del manager di Castagneto Carducci alla vicepresidenza per i Rapporti Internazionali dell'Associazione imprenditoriale. Le vicende giudiziarie innescate dai magistrati di Napoli hanno bloccato le intenzioni della Marcegaglia con la quale la ruggine era iniziata a febbraio quando Giuseppe Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia, si dimise polemicamente dalla Confindustria di Genova. Per dare peso alle sue parole il comandante supremo non ricorda la bagarre genovese, ma dice che l'Italia ha bisogno di molte riforme e ognuno deve fare la sua parte. "Non sono così convinto che Confindustria l'abbia fatta per intero".

 

01,10.10

 

FINMECCANICA, COLA AI PM: "L´AFFARE DIGINT FU REGOLARE"
La Repubblica -
«L´operazione Digint fu regolare». Lorenzo Cola, uomo di fiducia di Pier Francesco Guarguaglini, arrestato per riciclaggio l´8 luglio, ieri è stato sentito in carcere. Un interrogatorio durato quattro ore che, però, non convince i pm: non sta in piedi la ricostruzione dell´operazione che mise in affari Finmeccanica con la banda di Mokbel. Ai magistrati Cola ha detto che l´intera vicenda è stata gestita dal suo commercialista, Marco Iannilli, al quale nel 2007 ha ceduto il 20 per cento della azioni di Digint che aveva avuto come premio per l´affare da Financial Lincoln per 4 milioni di euro. E sarebbero proprio quelli, secondo Cola, i soldi che gli investigatori del Ros hanno trovato su un conto presso il Credit Agricole di Lugano a lui riconducibile.11-08-10

 

4- GUARGUAGLINI E IL SUO GROSSO GRASSI PROBLEMA ...
Nonostante le diffide dei legali di Finmeccanica, il Corriere continua a occuparsi dell'inchiesta che fa tremare Piazza Montegrappa. Lo fa con 22 righe intitolate "Con Cola la Selex riempita di commesse". "La societa' Selex era organizzata in quattro divisioni: una affidata a Lorenzo Colla, le altre a Lorenzo Borgogni, uno degli uomini più' vicini a Guarguaglini.

Cola mi disse che lui era una sorta di tutela della moglie di quest'ultimo, Marina Grossi". Marco Iannilli, il commercialista di Colla arrestato nell'indagine Mokbel-Finmeccanica, collabora con la Procura di Roma e dovrebbe fornire nuovi documenti sul trasferimento di denaro per conto di Cola che, secondo i pm, serviva a creare provviste per creare provviste di "fondi neri" (p. 11).

Su Borgogni, Repubblica fa notare: "Se fosse vero, sarebbe una stranezza che il capo delle relazioni esterne gestisca la maggioranza delle commesse della controllata diretta dalla moglie del suo capo" (p. 19).

31.07.10

 

GUARGUAGLINI, NON GUARDIAMO A 'MODELLO FIAT' SU CONTRATTO...
(Adnkronos)- Finmeccanica ha un buon rapporto con le organizzazioni sindacali e non e' interessata a una eventuale 'importazione' del modello Fiat in materia contrattuale, prospettato dall'ad della casa torinese, Sergio Marchionne. A escludere un mutamento di rotta in materia di relazioni industriali, e' stato il numero uno della holding dell'aerospazio e difesa, Pier Francesco Guarguaglini.

 

'Ognuno guarda in casa sua- ha detto interpellato nel corso della conferenza stampa sui risultati del semestre- io non ci ho pensato. I rapporti con le nostre organizzazioni sindacali sono collaborativi e non svegliamo il can che dorme'. 'Noi- ha aggiunto il cfo e condirettore generale di Finmeccanica Alessandro Pansa- abbiamo una diversa struttura industriale e di business. I nostri problemi sono molto diversi anche in termine di allocazione territoriale'.

31.07.10

 

FINMECCANICA, fine guargua – IL COMMERCIALISTA di lorenzo cola svela i REGALI DA MIGLIAIA DI EURO FATTi A GUARGUAGLIONE E CONSORTE: “12 ROLEX E UNA BORSA DA 5.000 EURO PER FESTEGGIARE UNA AcQUISIZIONE” – DIGINT: SPIEGATO IL PASSAGGIO DEI SOLDI DA SINGAPORE ALLA SVIZZERA - mokbel e i fondi neri...

 


Cristiana Mangani per "il Messaggero"

Cinque ore di interrogatorio per Marco Iannilli, il commercialista dell'ex consulente di Finmeccanica Lorenzo Cola. Il terzo dal giorno dell'arresto, dopo lo scandalo Fastweb e Telecom Italia Sparkle, e il secondo nel giro di pochi giorni. Dopo l'ex senatore Nicola Di Girolamo, che dal carcere ha cominciato a collaborare con la giustizia offrendo grossi spunti di indagine, anche Iannilli è diventato personaggio fondamentale per la procura della Capitale.

 

E così ieri ha raccontato ai magistrati di regali da migliaia di euro che Lorenzo Cola avrebbe fatto al presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini e alla moglie. Dodici orologi Rolex nel Natale del 2008 che sarebbero stati consegnati a Guarguaglini e ad altri dirigenti del colosso per festeggiare l'acquisizione della società Usa DRS Technologies, specializzata nella realizzazione di supporti militari.

L'esito di quella operazione fece incassare al consulente una buona fetta di denaro. Il commercialista ha parlato anche di una borsa di Hermes del valore di cinquemila euro regalata nella stessa occasione a Marina Grossi, moglie del presidente del colosso mondiale per gli armamenti.

I magistrati gli contestano il reato di intestazione fittizia di beni. Al centro dell'atto istruttorio di ieri, c'è stato anche il percorso di circa otto milioni di euro legati alla vicenda Digint, società alle cui quote di acquisizione era interessato l'imprenditore Gennaro Mokbel. Per gli inquirenti una parte consistente di quella somma, destinata all'operazione finanziaria, avrebbe preso la strada dei paradisi fiscali con l'obiettivo della creazione di fondi neri.

 

Un flusso di denaro che sarebbe transitato tra Singapore e Hong Kong per fluire in Svizzera e Lussemburgo. Iannilli avrebbe fornito pochi particolari su questa vicenda, anche se ha spiegato che porterà altra documentazione e bonifici bancari nella prossima audizione in programma ad agosto.

Il commercialista, che si trova agli arresti domiciliari ed è difeso dagli avvocati Fabio Lattanzi e Piergiorgio Manca, è il nuovo teste chiave dell'inchiesta stralcio che ha coinvolto Finmeccanica. Gli inquirenti, infatti, ritengono che sia lui a coinvolgere Gennaro Mokbel nell'affare Digint, a presentarlo a Lorenzo Cola, e questo, a sua volta, ai vertici della società di armamenti.

 

Iannilli ha anche consegnato ai pm gli estratti conto di alcune operazioni spiegando le singole voci sia in entrata che in uscita. E ora i magistrati dovranno effettuare dei riscontri anche alla luce della recente trasferta in Svizzera dove sono stati individuati i soldi riconducibili a Cola grazie alle indicazioni di Corrado Prandi, altro uomo di fiducia dell'ex consulente di Finmeccanica.

Era stato, infatti, lo stesso manager arrestato a parlare a Capaldo, durante l'interrogatorio di garanzia, di dieci milioni di euro che si trovavano nella sua disponibilità in Svizzera ed erano gestiti dall'ex dipendente di Ernst&Young, Marco Prandi. Parte dei soldi, ha precisato Cola, provenivano da bonifici di Finmeccanica.

 

 29-07-2010]

 

 

 

GUARGUAGLINI PIER FRANCESCO...
Fortezza di via Montegrappa, Quartiere Prati, Roma. Nei giorni dell'assedio giudiziario e dalla montagna di debiti (2,4 miliardi di euro) che pesa sulle ali della sua fabbrichetta d'armi, l'Ingegnere di Castagneto Carducci assiste impotente dalla finestra del suo studio allo scempio degli uccelli che si accaniscono con i loro bisogni sul faccione scolpito da Igor Mitoraj.

L'artista polacco più amato dalla sua fidata amica, Donna Maria Angiolillo. Il presidente di Finmeccanica, raccontano nella Fortezza di via Montegrappa, ora rischia di darsi la Zappa (Giorgio) su piedi continuando a negare l'esistenza di fondi neri all'estero da parte del suo gruppo.

Anche il suo fidato e potente responsabile della comunicazione, l'ex socialista toscano Borgogni, all'improvviso sembra aver perduto tutta la baldanza con la quale trattava, alla pari di sottoposti, consiglieri d'amministrazione e revisori contabili. Ma non sempre il manico della menzogna si adatta agli utensili usati in passato.

 

31.07.10

 

FINMECCANICA “COLA” A PICCO – ADDIO SCARCERAZIONE! LA PROCURA BLOCCA 10 MLN€ E TROVA I CONTI ESTERI DELL’EX CONSULENTE DI ‘O GUARGUAGLIONE: USA, LONDRA SINGAPORE E LUSSEMBURGO (FORSE È LÌ L´ALTRA PARTE DEL "TESORO") - RAPPORTI ANCHE FRA COLA E ENAV – MA IL MINISTRO FRATTINI DIFENDE IL GRUPPO: “QUANDO È DIFFICILE BATTERLI COME CONCORRENZA, SI CERCA DI DARE QUALCHE COLPO SOTTO LA CINTURA”…

 

1- COLA, SEQUESTRO IN SVIZZERA LA PROCURA BLOCCA DIECI MILIONI CONTI ANCHE IN USA E A LONDRA...
Carlo Bonini
e Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"

 

Immaginate un gioco di matrioske. La Svizzera. New York. Londra. Singapore. E, ora, anche il Lussemburgo. I conti esteri di Lorenzo Cola, la chiave dell´affaire Finmeccanica, l´uomo del Presidente Pier Francesco Guarguaglini, il ventriloquo del Sismi collezionista di cimeli del Terzo Reich, detenuto dall´8 luglio a Regina Coeli con l´accusa di aver riciclato 7 milioni e mezzo di euro della provvigione nera uscita dalle tasche della "banda Mokbel" per l´operazione "Digint", cominciano a parlare.

E gonfiano le stime di un «tesoro» che potrebbe presto superare i 20 milioni di euro. Dieci dei quali, ora, ufficialmente sequestrati in Svizzera, tra lunedì e martedì, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo nella sua trasferta a Lugano. Di più: quei conti promettono di allargare l´orizzonte dell´inchiesta ai rapporti che Cola, in nome di Finmeccanica, ha avuto con Enav (l´Ente Nazionale di assistenza al volo) e con Selex. Dunque con Guido Pugliesi (amministratore delegato di Enav) e Marina Grossi, moglie di Guarguaglini e ad di Selex.

 

I CONTI DI LUGANO, LONDRA, NEW YORK, SINGAPORE, LUSSEMBURGO - É una partita, questa, che, con tutta evidenza, si annuncia infernale. E che, non a caso, ieri ha convinto Cola a rinunciare a chiedere la propria scarcerazione al Tribunale del Riesame. «Ripartiamo da zero - spiega il professor Franco Coppi, uno dei suoi legali - Aspettiamo che la Procura ci metta a disposizione alcune importanti intercettazioni e verbali, quindi chiederemo di poter sostenere un interrogatorio con i pm più serio di quello di garanzia e, a quel punto, presenteremo un nuovo ricorso al Riesame».

 

Anche perché, reduce da due giorni di rogatoria in Svizzera, Capaldo è tornato ieri a Roma non solo con il sequestro di 10 milioni di euro, ma anche con la documentazione dei due conti di Cola individuati a Lugano e su cui il denaro era parcheggiato. Il "975031" acceso presso la Banca della Svizzera Italiana e intestato alla "Yorkell overseas", società offshore con sede in Belize.

 

E il conto "Riolite", acceso nella filiale del "Credit Agricole". Sul primo dei due, è stata "tracciata" parte dei 7 milioni e mezzo di euro della provvigione pagata dalla banda Mokbel. Dal secondo, tra l´agosto e il settembre del 2007, sono stati invece movimentati 4 milioni e 400 mila euro verso Londra e gli Stati Uniti. Dove, del resto, sono stati individuati almeno altri quattro conti esteri di Cola.

Due a Londra, intestati alla società offshore "Pamegard". Altrettanti a New York, intestati alla società di consulenza "Duddley". Lugano, Londra, New York, dunque, ma anche Singapore (dove Cola, nel 2008, utilizzò un conto intestato alla società offshore "Pinefold") e Lussemburgo, dove, ne sono convinti la Procura e il Ros dei carabinieri, sarebbe la parte di «tesoro» non ancora tracciata e per la quale si attende l´esito delle ultime rogatorie.

 

L´OMBRA DI ENAV E SELEX - Fin qui, i conti. Ma c´è dell´altro. Interrogato in carcere il 7 giugno scorso, l´ex senatore Nicola Di Girolamo nel dare conto dell´operazione "Digint" consegna agli inquirenti un dettaglio solo apparentemente insignificante, ma che in realtà svela a chi lo ascolta in quale razza di crocevia si trovi Lorenzo Cola e dove l´indagine possa arrivare.

Dice Di Girolamo: «Dopo l´acquisto insieme a Mokbel del 51 per cento della "Digint", mi venne detto che il valore della società doveva essere gonfiato con contratti di appalto. Ho sentito dire che gli appalti che doveva ricevere "Digint" dovevano essere di Enav e Vitrociset». Ebbene, cosa diavolo c´entra Enav con una società come "Digint"? E perché Cola può spingersi a promettere alla banda Mokbel l´impiego di una leva di quel genere?

 

Sappiamo già ("Repubblica" 20 luglio) che Cola «è» Finmeccanica, al punto da poter confidare al telefono, due settimane prima della nomina («sto lavorando molto, molto bene») che Giuseppe Giordo, già Ceo di Alenia aeronautica Usa, diventerà amministratore delegato di Alenia Aeronautica. Ma, ora, fonti qualificate vicine a Enav confermano che il network di Cola aveva uno dei suoi snodi cruciali anche nell´amministratore delegato della società, Guido Pugliesi.

 

Non fosse altro perché Enav è stato per anni il «granaio» della "Selex", la controllata di Finmeccanica di cui Marina Grossi è amministratore delegato (i due terzi del fatturato nel settore delle opere civili di Selex è con Enav) e Cola, come Marco Iannilli (uomo di Mokbel), è "consulente". C´è di più. Nell´orbita di Cola ed Enav - aggiungono le stesse fonti - si muove anche Tommaso Di Lernia, imprenditore noto alle cronache per essere stato arrestato nell´aprile del 2006 nell´inchiesta sulla scalata alla Rcs e ora proprietario della "Print system", società con 6 milioni e mezzo di fatturato, specializzata in sistemi radar e con un portafoglio clienti che ha in Selex ed Enav i due principali committenti.

 

É un fatto, o forse solo una curiosa coincidenza, che dopo l´arresto di Mokbel e Di Girolamo Enav abbia improvvisamente modificato le procedure per l´assegnazione degli appalti per le opere civili, fino ad allora assegnati, senza gara, alla Selex. Chi sa, dunque, che un qualche allarme non sia suonato anche lì. E che le indicazioni di Di Girolamo non comincino ad aprire nuove porte.

3-     E IL MINISTRO FRATTINI DIFENDE IL GRUPPO "C´È QUALCUNO CHE DÀ COLPI SOTTO LA CINTURA"...
Da "la Repubblica" - «Non amo parlare di complotti internazionali. Non credo che ci siano molti gruppi al mondo come Finmeccanica. E quando è difficile batterli come concorrenza, si cerca di dare qualche colpo sotto la cintura». A difendere il colosso il ministro degli Esteri, Franco Frattini. «Finmeccanica è un gruppo di interesse nazionale - ha detto il numero uno della Farnesina in visita all´air show di Farnborough - e va difeso anche di fronte a tentativi di azione negativa che il governo respinge con grande forza».

 

5-      [22-07-2010]

 

 

 CONTRO TREMONTI E LA RUSSA, GUARGUAGLINI HA IN MANO SOLO LA CARTA DI GIANNI LETTA - ARIA DI TEMPESTA SULLA FILIALE ITALIANA ERNST&YOUNG, LA SOCIETÀ CHE SVOLGE ATTIVITÀ DI CONSULENZA E DI REVISIONE DEI BILANCI
A dispetto della bufera che continua a imperversare su Finmeccanica, ieri il comandante supremo, Pierfrancesco Guarguaglini, è stato uno dei protagonisti del Salone dell'Aria che si tiene vicino Londra.

 

Ai numerosi giornalisti italiani e stranieri si è donato senza riserve e ha cercato di spostare il tiro dalle vicende giudiziarie ai grandi business. Il manager di Castagneto Carducci non parla un inglese alla Oxford, ma ci tiene a far presente che lui appartiene alla categoria degli "uomini del fare", pragmatici e cinici, capaci di superare qualsiasi ostacolo.

 

A dire il vero il "cinghialone maremmano" (così lo chiamano nel quartier generale di Roma) quando ha dichiarato che l'azionista Tremonti ha fiducia in lui, ha aggiunto un "per adesso" che suona più speranzoso che sicuro. E oggi dovrà fare buon viso accompagnando nel colossale stand di Farnborough il mefistofelico ministro La Russa che non lo ha mai amato e che vorrebbe piazzare al suo posto il milanese para-leghista Flavio Cattaneo.

 

Mentre Guarguaglini spara numeri brillanti sui ricavi e sugli ordini nel portafoglio di Finmeccanica, a Milano c'è chi vive in un silenzio preoccupato le vicende che hanno portato all'arresto di Lorenzo Cola, il misterioso personaggio con il corpo pieno di tatuaggi che nelle telefonate dichiara (come scrive oggi "Repubblica") di sentirsi come il dio Thor dei Vichinghi.

Pare infatti che una certa agitazione serpeggi negli uffici di Ernst&Young, la società che svolge attività di consulenza e di revisione dei bilanci. Da quando è scoppiata la vicenda Finmeccanica questo colosso che opera in 140 paesi con circa 144mila dipendenti, è entrato nel mirino degli investigatori. Per un'azienda di questo tipo, abituata a muoversi nel segno della discrezione e sul velluto di parcelle mirabolanti, non è piacevole finire sui giornali con l'ipotesi di aver tramato in maniera poco trasparente.

 

È probabile che il presidente della società, che ha il suo quartier generale tra New York e Londra, sia piuttosto infastidito dalle notizie italiane. Costui si chiama Jim Turley ed è stato anche uno dei dirigenti dei boyscout americani, ma con il suo lavoro è riuscito a collocare Ernst&Young tra le prime 100 grandi società del mondo.

 

Ieri all'Air Show di Londra molti giornalisti italiani hanno cercato di capire quale sia stato il ruolo della società di consulenza dentro l'affare Finmeccanica. A scavare dietro le quinte ci ha pensato più di altri Gianni Dragoni del "Sole 24 Ore" che ha avvicinato Nicola Mugnato, il 38enne manager di Treviso che guida la Digint, la piccola società di software per intercettazioni telefoniche acquisita da Finmeccanica nel 2007.

Ebbene a Mugnato si è sciolta la lingua perché dopo aver spiegato che fu il "vichingo" Cola a portarlo in qualità di consulente nel palazzo di Finmeccanica, ha detto che sia il piano finanziario, sia la scelta della società lussemburghese Lincon come veicolo utilizzato da Finmeccanica per acquistare la maggioranza della Digint, furono effettuati da Ernst&Young.

 

Non solo: sembra, secondo quanto dichiara ancora Mugnato, che questa quota di maggioranza della società lussemburghese gli sia stata girata all'inizio di quest'anno da Ernst&Young ("l'operazione è stata fatta nei suoi uffici, senza che versassi denaro").

 

L'attivismo di quella che in Italia dopo KPMG è la società leader nella revisione dei bilanci e nella consulenza, appare per lo meno curioso e inconsueto.

Nel suo ufficio di New York il chairman Jim Turley si sta chiedendo dove sia finita la "reputation" della filiale italiana. È una domanda legittima che guardacaso cade nel momento in cui sul sito di Ernst&Young Italia appaiono i risultati di un'indagine sui casi di frode e corruzione a livello nel mondo.

17.07.10

 

FINMECCANICA COLA A PICCO – Guarguaglione Guarguaglini e Lady Grossi hanno un grosso grasso problema che si chiama Cola: “Tutto lo staff italiano è cotto…qualcuno ha già disegnato un nuovo mondo…Mi hanno detto, devi vedere la partita da lontano perché se usi i tuoi strumenti di difesa saremo in disputa fino all’ultimo minuto” - Parole arcane perché ergatto intenda

Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"

 

«Lo staff italiano è cotto. Qualcuno ha già disegnato il nuovo mondo... Mi sento come Thor, ma non posso chiamare il mio Odino, perché è un rischio». C´è una telefonata, agli atti dell´inchiesta della Procura di Roma sui fondi neri di Finmeccanica, che aiuta a capire perché Lorenzo Cola e l´affare "Digint" tolgono il sonno al presidente Pier Francesco Guarguaglini.

E le ragioni del poderoso sforzo di comunicazione con cui l´azienda prova ormai da undici giorni a far dimenticare il nome di quel "consulente" e ventriloquo del Sismi arrestato l´8 luglio con l´accusa di aver riciclato 7 milioni e mezzo di euro della provvista nera versata dalla Banda Mokbel per acquisire il 51 per cento della "Digint", società partecipata da Finmeccanica.

La telefonata porta la data del 26 maggio scorso, un mercoledì. Sono le 9.35 del mattino e Lorenzo Cola - che evidentemente ignora di essere ascoltato dai carabinieri del Ros - compone dal suo telefono cellulare americano l´utenza di un numero in Virginia.

 

Chi risponde è un amico, un certo "Lloyd". I due parlano in inglese. Annotano i carabinieri: «La conversazione si apre con la partita dell´Inter (quattro giorni prima si è giocata la finale di Champion´s league). Lorenzo dice di non aver risposto ai telefoni per due giorni prima della partita, anche quando "l´altro Lorenzo" lo ha cercato». L´«altro Lorenzo» è Borgogni, direttore centrale della comunicazione di Finmeccanica.

L´OMBRA DI GUARGUAGLINI. La circostanza che cerchi Cola non è casuale. Sono infatti giorni terribili per Finmeccanica. L´azienda è ormai certa che la Procura di Roma indaghi sui fondi neri (le prime notizie appariranno sui quotidiani del 28 maggio) e non è un caso che si pensi di fare uno squillo all´uomo del Presidente. Che, del resto, appare molto informato. Liquidata l´Inter, infatti, all´amico Loyd - come scrivono i carabinieri nell´informativa del 25 giugno al Procuratore Giancarlo Capaldo e al sostituto Giovanni Bombardieri - Cola spiega di «avere moltissime novità».

 

E gliele riassume così: «Lo staff italiano è cotto. In Italia c´è una grossa crisi e qualcuno ha già disegnato il nuovo mondo». Naturalmente, nel disegno del "nuovo mondo" ci sono anche i futuri assetti di Finmeccanica. Dice Cola: «Gli altri sono completamente persi, mi seguono come pulcini. L´unica cosa buona è che sto lavorando molto, molto bene per "Giordo". Sono sicuro, al 99 per cento, che entro il 10 giugno sarà nominato "Ceo" di Alenia».

Cola non è un indovino. Ma, evidentemente, per sapere in anticipo quel che accadrà in Alenia, non deve essere neanche "uno dei tanti consulenti" come continua a ripetere l´azienda dal giorno in cui è finito a Regina Coeli. È un fatto che, nonostante non venga chiarito al telefono chi sia questo "Giordo", il 22 giugno, Alenia avrà effettivamente un nuovo Ceo, Filippo Bagnato.

Del resto, Cola, quel che sa di Finmeccanica, lo sa da Finmeccanica. A Lloyd, spiega quali istruzioni gli sono arrivate dall´azienda ora che le acque stanno per farsi davvero agitate. «Mi hanno detto: "Non vogliamo scocciarti, ma per una volta devi vedere la partita da lontano. Perché se usi i tuoi strumenti di difesa, saremo in disputa fino all´ultimo minuto».

 

Insomma, il messaggio di piazza Montegrappa è chiaro. Cola deve togliersi di mezzo e levarsi dalla testa l´idea di provare a difendersi, quando la Procura gli sarà addosso, con argomenti che possano trascinare in un angolo i vertici dell´azienda. Deve, almeno per un po´, starsene in tribuna a «vedere la partita». Meglio se «lontano», negli Stati Uniti.

Cola, che non è un fesso, del suggerimento si è fatto un´idea. Dice a Lloyd: «Prima devono trovare un modo per neutralizzarmi e poi andranno direttamente sul lavoro». Prima, insomma, devono mettere a tacere lui, sprofondarlo nel silenzio, e poi occuparsi della grana della Procura, direttamente e con le mani libere.

Certo, lui un desiderio lo avrebbe. Attingendo a piene mani nella cultura di cui sono figli i tatuaggi "neri" di cui si è riempito il corpo, non trova di meglio che confidare all´amico di sentirsi come il vichingo «dio del tuono in lotta con i giganti». Come «Thor», dice. Peccato, aggiunge, di non poter chiamare suo "padre", Odino.

«Se chiamo il mio Odino, è un rischio». Chi possa essere l´Odino di Cola-Thor, lo dice, senza tanti giri di parole, una qualificata fonte investigativa: «E chi volete che sia? Chi è Dio in Finmeccanica? Il Presidente». Un´ipotesi investigativa, certo, che tuttavia non deve essere poi così peregrina se, ancora ieri, Guarguaglini, dall´Inghilterra, rivendicava come, «in questa inchiesta», «non ci sia una sola intercettazione» con la sua voce.

 

Il 26 maggio Cola è sincero. A Lloyd, oltre a raccontare della tempesta perfetta in cui è precipitato, annuncia quello che si prepara a fare davvero. «Sto aspettando il secondo figlio e poi ti raggiungerò per due, tre mesi. Mia moglie sta bene. Perché cerco di risparmiarle qualsiasi problema. La faccio vivere in una "bella storia" dove nulla accade». Nella storia di Cola, al contrario, di cose ne accadono molte.

E molte che non controlla, evidentemente. Come gli ascolti dei carabinieri che convincono la Procura a mettergli le manette il pomeriggio dell´8 luglio quando sta per salire su un volo per gli Usa via Parigi. Raccontano oggi, che in quei frangenti sia stato molto cortese. Che sia entrato in carcere tutt´altro che sconvolto. E qui, come sappiamo, ha cominciato a raccontare una storia che aveva avuto tempo per mandare a mente. «L´operazione Digint è mia. E tutto è regolare».

 

20-07-2010]

 

 

GUARGUAGLINI, PER ORA HO FIDUCIA TESORO E RESTO QUA...
Radiocor -
'Se l'azionista non ha fiducia in me, me lo deve dire. Per ora ho la fiducia dell'azionista e sto dove sto'. Cosi' il presidente e a.d. d i Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se gli fosse stata rinnovata la fiducia da parte del Governo, alla luce delle inchieste giudiziarie che stanno scuotendo il gruppo.

9- FINMECCANICA: MAXI ORDINE PER 30 SUPERJET 100 DA 951 MLN...
(Adnkronos) -
Maxi ordine dalla compagnia indonesiana Kartika Airlines per 30 nuovi Superjet 100 per un valore di 951 milioni di dollari a prezzi di listino. Il velivolo regionale di ultima generazione e' realizzato dalla Scac, Sukhoi Civil Aircraft, nella quale Alenia Aeronautica, azienda di Finmeccanica, detiene il 25% delle azioni piu' una. L'accordo e' stato annunciato nel corso di una conferenza stampa a Farnbourogh. L'intesa prevede 30 ordini fermi e le consegne avverranno tra il 2012 e il 2015.

 

10- GUARGUAGLINI, TAGLI BUDGET PREOCCUPANO INDUSTRIA...
(Adnkronos) -
'I tagli ai budget da parte dei governi preoccupano l'industria europea'. Il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, coglie l'occasione del salone di Farnborough per rilanciare l'allarme sulle conseguenze del giro di vite alle spese per i programmi per la difesa e sicurezza. 'Viene a mancare- ha spiegato Guarguaglini- il cliente di riferimento'.

11- FINMECCANICA: NEL 2011 ORDINI OLTRE 22 MLD DI EURO...
(Adnkronos) - S
upereranno la soglia dei 22 mld di euro gli ordini per Finmeccanica nel 2011. E' questo il dato diffuso nel corso della conferenza stampa del gruppo aeronautico nel corso del salone aerospaziale di Farnborough. Il 22% arrivera' dagli Usa, l'8% dal Regno Unito, il 19% dall'Italia, cioe' i tre mercati che Finmeccanica considera domestici. Il 51% arrivera', invece, dal resto del mondo.

 

23.07.10

 

Il Sismi, il servizio segreto militare, era informato dell’acquisizione da parte di Finmeccanica della società Digint, poi ceduta all’organizzazione criminale di Gennaro Mokbel - Un alto funzionario dell’intelligence avrebbe addirittura partecipato a una delle riunioni preparatorie e poi sarebbe diventato responsabile del settore sicurezza di Alenia in America - A rivelarlo è stato uno dei soci di ‘Ernst & Young’, ritenuto testimone chiave nell’inchiesta che mira a dimostrare come l’affare servisse in realtà a costituire ‘fondi neri’ all’estero….

Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera

 

Il Sismi, il servizio segreto militare, era informato dell'acquisizione da parte di Finmeccanica della società «Digint», poi ceduta all'organizzazione criminale che farebbe capo a Gennaro Mokbel. Un alto funzionario dell'intelligence avrebbe addirittura partecipato a una delle riunioni preparatorie e poi sarebbe diventato responsabile del settore sicurezza di Alenia in America.

A rivelarlo è stato uno dei soci di «Ernst & Young», che gestì l'operazione finanziaria, adesso ritenuto testimone chiave nell'inchiesta che mira a dimostrare come l'affare servisse in realtà a costituire «fondi neri» all'estero.

 

Dopo l'arresto di Lorenzo Cola, il consulente di Finmeccanica accusato di riciclaggio proprio perché avrebbe trasferito sui propri conti correnti i proventi pari a 8 milioni e 300 mila euro, il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e i pubblici ministeri delegati alle indagini hanno interrogato numerosi manager dell'azienda specializzata nei sistemi di difesa-compreso il presidente Pierfrancersco Guarguaglini - e anche quelli che ebbero un ruolo esterno.

I loro verbali mostrano le contraddizioni nella ricostruzione dei fatti, ma soprattutto rivelano l'esistenza di altre operazioni riconducibili a Cola per il trasferimento di denaro su depositi stranieri.

 

L'incontro a Milano con il capo degli 007
Il 9 luglio scorso viene convocato al palazzo di giustizia della capitale Giuseppe Mongiello, responsabile del settore fiscale dello «Studio Legale Tributario » partnership di «Ernst & Young». Cola è stato bloccato da poche ore mentre si accingeva a partire per gli Stati Uniti. Il testimone non si sottrae alle domande dei magistrati.

 

«I miei rapporti con Finmeccanica per quanto riguarda la Holding sono con il presidente Guarguaglini, con il responsabile delle comunicazioni Borgogni e con il responsabile del settore fiscale Correale. Ho conosciuto Lorenzo Cola in quanto mi è stato presentato circa a metà del 2006, circa sei o sette mesi prima che avesse inizio l'operazione «Digint», da Guarguaglini o da persona di Finmeccanica vicina a Guarguaglini, come consulente esterno di Finmeccanica. Posso dire però con tranquillità che successivamente ho incontrato Cola in Finmeccanica e ho avuto la conferma dei rapporti molto stretti tra i due: posso qualificare Cola, se non come il braccio destro di Guarguaglini, sicuramente come suo uomo di fiducia.

Dopo qualche mese Cola mi disse che Finmeccanica era intenzionata a rilevare una tecnologia di avanguardia di cui era in possesso la società Ikon, ma con modalità riservate. Ricordo anche che la prima volta Cola mi parlò di questa cosa a casa sua a Milano alla presenza di un militare, tale Maurizio Pozzi, che si presentò come capocentro Sismi di Milano e che ora so essere capo sicurezza Alenia in nord America (società che fa parte del Gruppo Finmeccanica, ndr).

 

Pur non avendo modo di dubitare che Cola parlasse a nome di Finmeccanica per i suoi rapporti con la dirigenza, ne parlai con Luca Manuelli che era l'amministratore di «Finmeccanica Group Services» e anche perché era uso dello studio avere documentazione che attestasse gli incarichi ricevuti e ci fu uno scambio di note scritte. I miei interlocutori per questa operazione erano Cola, Manuelli e Borgogni, però ho assistito a telefonate fatte da Manuelli a Guarguaglini per ragguagliarlo direttamente su questa operazione».

Dopo poco Mongiello aggiunge: «Avevo saputo da Cola che la tecnologia Ikon, che doveva essere trasferita a Finmeccanica tramite "Digint", gli era stata segnalata proprio da Pozzi, il capocentro Sismi. Per questo ragione io ho sempre ritenuto che Cola fosse vicino o comunque collegato ai Servizi.

 

Questa circostanza, unita al fatto che essere molto vicino ai vertici di Finmeccanica mi induceva a non fare molte domande sulle indicazioni che mi forniva di volta in volta per effettuare le operazioni che mi venivano richieste. Voglio precisare, a conferma dei rapporti di cui godeva Cola all'interno di Finmeccanica, che lo stesso dava del "tu" a tutti i massimi vertici del Gruppo, cioè a Guarguaglini, Manuelli, Zappa, Borgogni, Giordo, alla moglie di Guarguaglini che è amministratore della "Selex Sistemi Integrati", e ad altri».

Riunioni e affari con gli uomini di Mokbel
È ancora Mongiello a confermare come l'operazione sia stata gestita sin dall'inizio con i personaggi-in particolare il senatore Nicola Di Girolamo e la «mente finanziaria » Marco Toseroni - poi arrestati con l'accusa di aver fatto parte dell'associazione criminale che farebbe capo a Mokbel. Circostanza che Guarguaglini e gli altri vertici della holding hanno sempre negato.

L'indagine condotta dai carabinieri del Ros ha consentito di verificare che attraverso la lussemburghese «Financial Lincoln » è stata costituita la società «Digint» che ha acquisito appunto il ramo d'azienda dalla Ikon che riguardava il tracciamento dei dati. Così il fiscalista ne ricostruisce i passaggi salienti: «Al momento della proposizione dell'operazione, Cola mi disse che le quote della società che venne individuata in una società lussemburghese - ottimo strumento per garantire la riservatezza della titolarità delle quote - dovevano essere divise in modo che il 51 per cento venisse riservato a lui o società che avrebbe indicato per conto di Finmeccanica e il restante 49 per cento diviso in parti uguali tra Albini e Mugnato (soci della Ikon ndr).

 

Il 51 per cento riservato a cola fu in via provvisoria intestato a mia moglie in attesa di indicazione di Cola e preciso che lo sollecitai più volte a fornirmi indicazioni sull'intestazione definitiva. Posso dire che tutta l'operazione finalizzata al rilievo della "Financial Lincoln" e alla costituzione di "Digint" con tecnologia "Ikon" è stata effettuata su richiesta e per conto di Finmeccanica.

Tutte le cariche interne a "Digint", amministratori e collegio sindacale, sono avvenute sempre su indicazione di Finmeccanica, in particolare di Manuelli su indicazione del vertice, ritengo Guarguaglini e Borgogni che si occupa delle cariche del Gruppo.

Effettivamente ricordo che Cola ci presentò all'interno dello studio di via Romagnosi l'avvocato Di Girolamo e Toseroni come soggetti interessati, io ritenevo per suo conto, all'intestazione del 51 per cento delle quote che all'epoca erano, provvisoriamente, ancora in capo a mia moglie. Non ricordo se ci sono stati altri incontri con Di Girolamo e Toseroni. Sicuramente è venuto spesso Marco Iannilli (anche lui arrestato per concorso in riciclaggio con l'organizzazione di Mokbel, ndr) che seguiva l'operazione per Cola».

 

Il Fondo «schermo» voluto dal presidente
Secondo il testimone i vertici erano informati passo dopo passo dell'operazione. E per dimostrarlo cita un'altra circostanza: «Cola ci disse che Guarguaglini non gradiva che risultasse che Finmeccanica partecipasse in minoranza a una società controllata da una piccola società con minimo capitale sociale e peraltro di diritto lussemburghese, per cui Cola stesso ci disse che occorreva "schermare" questa titolarità riferendo la titolarità delle quote della "Financial Lincoln" al Fondo Allianz.

Di questo si occupò Corrado Prandi, ex dipendente di "Ernst & Young" che io stesso ho presentato a Cola. Economicamente ho sempre ritenuto che si trattasse di un'operazione "neutra" nel senso che avveniva tutta all'interno di Finmeccanica, senza quindi pagamenti per le intestazioni di quote. Sono rimasto pertanto sbalordito quando ho letto su internet che Cola avrebbe ricevuto in pagamento per questa società "Digint" la somma di 8 milioni e 300 mila euro ».

Proprio per conoscere il grado di conoscenza dell'operazione da parte dei vertici di Finmeccanica il 12 luglio scorso viene convocato come testimone il presidente Guarguaglini. Nel suo verbale ci sono diverse parti «omissate», ma nella sostanza ribadisce la regolarità dell'operazione «che mi fu proposta nella primavera del 2007 dallo studio "Ernst & Young" e per esso da Cola e Mongiello che mi parlarono di un software molto avanzato adatto alla difesa dei sistemi informatici di Finmeccanica che avrebbe potuto avere successo sia all'interno del Gruppo che in un momento successivo, attraverso la sua commercializzazione ».

 

Guarguaglini sembra voler prendere le distanze da Cola e infatti afferma: «L'ho conosciuto tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007, ma l'ho frequentato poco». In realtà a smentire questa circostanza, oltre a Mongiello, è il direttore generale di Finmeccanica Giorgio Zappa, che viene interrogato il giorno successivo e subito nega di essersi occupato dell'affare "Digint".

«Ho conosciuto Cola dopo circa un anno e mezzo dal mio arrivo nel 2004 a Finmeccanica dalla Alenia di cui ero amministratore delegato. Cola, che frequentava il 7˚ piano di piazza Montegrappa, si era presentato nel mio ufficio ma io già sapevo che era ben conosciuto dal presidente Guarguaglini con cui peraltro successivamente l'ho visto più volte.

 

Cola mi disse di provenire da Ms, ora diventata "Selex Sistemi Integrati", settore radar, e quindi già in precedenza dal mondo Finmeccanica. Ricordo che quando lo conobbi lui mi disse che conosceva Guarguaglini e la mogli Grossi da circa sette, otto anni. Con Cola ho avuto frequentazioni che si sono concretizzate in sette, otto incontri formali e quattro, cinque pranzi o cene ad alcune delle quali ha partecipato anche l'attuale presidente della Fondazione Ansaldo di Genova, Luigi Giraldi.

Cola vantava frequentazioni e conoscenze di rilievo in America, anche al Congresso, tanto che io ricordo di averlo segnalato al presidente di Alenia Nordamerica qualche mese prima del giugno 2007, epoca di aggiudicazione della gara in America per l'aereo C27J per la quale potevano essergli utili le conoscenze in America di Cola». Il 9 luglio, poco dopo l'arresto di Cola, viene interrogato Corrado Prandi, l'uomo che ne avrebbe gestito almeno in parte le disponibilità finanziarie. Anche nel suo verbale ci sono svariati «omissisi»

Operazioni all'estero ordinate da Cola
«La prima volta che ho fatto ingresso in Finmeccanica - racconta - è stato nel 2006, 2007 emi ha portato Mongiello. Non avevomai saputo che Cola fosse interessato a "Digint" e quando è venuta fuori la notizia sulla stampa, Cola mi disse che era stata creata da lui per fare una cortesia ai suoi due amici Mugnato e Albini.

 

 

Nel 2008 ho conosciuto Iannilli e ho saputo che era il commercialista di Cola. Io avevo due conti utilizzati per Cola: il primo si chiamava Pinefold, aperto e chiuso perché confluito in Yorkel nel 2008, e Yorkel stesso. Cola mi ha chiesto il numero di conto Yorkel per far fare dei trasferimenti a Iannilli in suo favore. Iannilli ha trasferito sul conto di Cola complessivamente due o tre milioni di euro circa: ciò è avvenuto sul conto Yorkel nel 2008».

Prandi inizialmente esclude «di aver ricevuto per conto di Cola trasferimenti di denaro dalla Smi di San Marino da parte di Iannilli nel 2007 e lo escludo quasi certamente anche per il 2008. Ho invece ricevuto nel 2009 somme di denaro, complessivamente inferiori a un milione di euro da Marco Iannilli dal conto Smi per conto di Cola».

Ma di fronte alle contestazioni dei magistrati ammette di «aver conosciuto Iannilli nel 2007» e a questo punto rivela anche «l'esistenza di un conto in Svizzera che Cola aveva presso il Credito Agricole di Lugano». Quattro giorni dopo torna in Procura e «sciogliendo la riserva rispetto ad alcune dichiarazioni precedenti» aggiunge dettagli ritenuti molto importanti dagli inquirenti per la ricostruzione di altre operazioni finanziarie all'estero.

 

Racconta Prandi: «Presso la Duddley, Cola riceve la somma di 780 mila dollari nel periodo agosto-ottobre 2007. Dallo stesso conto di Lugano, nei mesi successivi, vengono trasferite somme per l'importo complessivo di quattro milioni di dollari presso il conto Pamgard di Londra, da dove poi confluiscono presso lo studio legale Pavia di New York.

Il motivo di trasferimento di questa somma è il seguente: in quel momento Cola aveva pensato di acquistare un immobile in un condominio cooperativa di New York che però non andò a buon fine per cui le somme pervenute allo studio Pavia per metà sono ritornate in Svizzera presso il conto Riolite e in parte sono confluite in un Trust poi utilizzato per l'acquisto di un appartamento a New York nella (5˚.

Sul conto Riolite sono pervenute al Cola altre somme. In particolare è pervenuta a Cola dal 19 luglio al 14 agosto 2007 la somma di quattro milioni e 400 mila euro e poi nel settembre 2007 la somma di 200 mila euro. La provenienza delle somme sono da "Gartime" e "Emerald" società riferibili a Iannilli».

17-07-2010]

 

 

GUARGUAGLINI RESTERÀ AL SUO POSTO RINUNCIANDO PERÒ AL DOPPIO INCARICO DI PRESIDENTE E AMMINISTRATORE DELEGATO. IL COMANDANTE SUPREMO DOVREBBE ESSERE PRESTO "DIMEZZATO" CON LA NOMINA DI ALESSANDRO PANSA (ATTUALE CONDIRETTORE GENERALE DI FINMECCANICA) SULLA POLTRONA DI AMMINISTRATORE DELEGATO
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che i giornalisti italiani e stranieri presenti al Salone dell'Aria di Farnborough non hanno capito la presenza di Maria Stella Gelmini nel mirabolante stand di Finmeccanica.

 

Più chiare sono apparse invece le parole del mefistofelico Ignazio La Russa che ha tagliato 25 Eurofighter dal portafoglio ordini di Guarguaglini. Nell'occasione il ministro della Difesa ha smentito di essere lo sponsor di Flavio Cattaneo per la successione al comandante supremo del Gruppo. Dopo queste dichiarazioni ha preso corpo con insistenza la voce che Guarguaglini resterà al suo posto rinunciando però al doppio incarico di presidente e amministratore delegato. Il comandante supremo dovrebbe essere presto "dimezzato" con la nomina di Alessandro Pansa (attuale condirettore generale di Finmeccanica) sulla poltrona di amministratore delegato".

 

21-07-2010]

 

 

 

15- FINMECCANICA: GIORDO, DA CANCELLAZIONE 25 EFA NESSUN IMPATTO SU CONTI...
(Adnkronos)-
La cancellazione di 25 Eurofighter non avra' alcun impatto sui conti di Alenia Aeronautica e d Finmeccanica. Ad assicuarlo e' stato il neo amministratore delegato di Alenia Aeronautica Giuseppe Giordo, a seguito dell'annuncio dato ieri dal ministro della Difesa Ignazio La Russa. 'L'eventuale taglio della tranche 3B dell'Eurofighter non impatta sui numeri di Alenia e di Finmeccanica', ha detto Giordo parlando a amrgine della confereza stampa di Superjet International.

16- GIORDO (AD FINMECCANICA), PER SUPERJET SI APRE MERCATO AMERICANO...
(Adnkronos) -
L'ordine per nuovi 30 Superjet 100 dalla societa' di leasing statunitense Pearl Aircraft Corporation fa da battistrada su un mercato dalle enormi potenzialita' quale e' quello americano. E' Giuseppe Giordo, neo amministratore delegato di Alenia Aeronautica, a sottolineare cosi' la portata dell'accordo sottoscritto all'Air Show di Farnborough da Superjet International, la joint venture partecipata al 51per cento da Alenia e al 49% da Sukhoi Holding, resposnabile delle attivita' di marketing, vendita, peronsalizzazione e consegna del jet di trasporto regionale dell'ultima generazione. 'E' un buon inizio per il Superjet: questo e' il primo ordine americano che apre possibilita' in Nord America. Si tratta di un mercato enorme dove un aereo come Superjet potra' avere successo', ha detto Giordo.

 

17- RICICLAGGIO: FINMECCANICA, COLA RINUNCIA A RICORSO...
(Adnkronos) -
Ha rinunciato al ricorso davanti al Tribunale del Riesame Lorenzo Cola, l'ex consulente esterno di Finmeccanica, che chiedeva la revoca dell'ordine di custodia cautelare che l'ha portato in carcere l'8 luglio scorso nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio di due miliardi di euro.

I difensori Franco Coppi e Ottavio Marotta hanno preso questa decisione perche' la Procura di Roma non ha depositato ancora alcuni verbali di intercettazioni telefoniche e l'interrogatorio di Marco Iannilli. E' colui che a Milano avrebbe incontrato Cola rivelandogli che Gennaro Mokbel faceva parte dell'operazione Digint. I difensori di Cola quando avranno esaminato le carte mancanti chiederanno ancora un interrogatorio del loro cliente poi decideranno se ripresentare ricorso al Tribunale del Riesame.

 [21-07-2010]

 

 

COLA (LORENZO) IL SIPARIO SU FINMECCANICA – IL GRUPPO DI GUARGUAGLIONe CERCA DI SCAVARE UN SOLCO TRA L’AZIENDA E IL PRESUNTO ARCHITETTO DELL’OPERAZIONE DIGINT – LO STRANO INCONTRO SUBITO PRIMA DELLE MANETTE CON L’EX GENERALE DELL’ARMA SAVINO (TOH!, LA CASA GLIEL’HA RISTRUTTURATA ANEMONE) – LA TELEFONATA DI COLA ALLA MOGLIE: “QUI CI SONO PROBLEMI, LA PARTENZA PER GLI USA DIVENTA NECESSARIA”…

business

Carlo Bonini per "la Repubblica"

Millantatore o uomo del Presidente Pier Francesco Guarguaglini? Professionista in proprio o espressione diretta e braccio in "outsourcing" del secondo gruppo industriale più importante del Paese? Le ultime ore da uomo libero di Lorenzo Cola e un suo incontro riservato con un ex generale dei carabinieri in piazza san Lorenzo in Lucina, a Roma, possono offrire qualche altra risposta, più di quante già non ne dia l´istruttoria della Procura.

 

Soprattutto se si scopre che quel generale, oltre a una storia professionale particolare, ha un nome, Vittorio Savino, che, lo vedremo, in Finmeccanica, ha un suo peso, se non altro per ciò di cui si occupa: la sicurezza aziendale.

I fatti, dunque. Con insistenza Finmeccanica sta provando a scavare un solco, il più largo e profondo possibile, tra i vertici dell´azienda e Lorenzo Cola, il consulente di "famiglia", l´uomo con accesso diretto a Pier Francesco Guarguaglini e alla moglie Marina Grossi, detenuto a Regina Coeli e che ora si vuole improvvisamente "ex".

L´architetto dell´operazione Digint, l´uomo del "sistema" utile a creare provviste nere che ora in piazza Monte Grappa nessuno sembra più ricordare. Il suo nome scompare nella nota di ieri in cui Finmeccanica «ribadisce che il gruppo non ha mai costituito fondi neri all´estero e non ha mai attivato strutture societarie tali da compiere operazioni di storno».

 

Che «Gennaro Mokbel non ha mai posseduto direttamente il 51% di Digint». Che Nicola Mugnato, uomo del direttore centrale delle Relazioni esterne dell´azienda, Lorenzo Borgogni, è figura "neutra" in questa storia. Un semplice «gestore del software di protezione informatica di Digint, di cui è direttore generale».

Epperò, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e, appunto, si scopre ora che giovedì l´ultima persona che Lorenzo Cola incontra da uomo libero, quando ha ormai quasi un piede sull´aereo che deve portarlo negli Stati Uniti, è un´altra figura di qualche rilievo in Finmeccanica.

Un ex generale di corpo d´armata dei carabinieri, Vittorio Savino, consulente per la sicurezza aziendale e consigliere nel Cda di una delle società controllate del Gruppo. I due, come dà atto il verbale di arresto, si incontrano in piazza san Lorenzo in Lucina.

 

E i carabinieri del Ros che stanno pedinando Cola aspettando il momento utile per notificargli il provvedimento di fermo, riconoscono subito nel suo interlocutore il generale che, nel 2004, da comandante delle Unità mobili dell´Arma (la divisione "Palidoro"), si è congedato accompagnato, diciamo, non esattamente da chiarissima fama.

Francesco Cossiga - in un atto di sindacato ispettivo del Senato del luglio di quell´anno - lo definisce «noto nell´Arma e nelle Forze Armate come un servile "trafficone" politico», che «ha sempre ostentato grande potere personale a motivo della di lui vantata amicizia personale con alto esponente della politica», Silvio Berlusconi, «tanto da fargli ripetutamente affermare di essere il vero Comandante generale dell´Arma».

 

Non solo. Savino compare anche in quel pozzo nero che è la "lista" del costruttore Diego Anemone acquisita dalla Procura di Perugia nell´inchiesta sul "sistema Balducci" e i grandi appalti. All´annotazione «30/04», per lavori di ristrutturazione (non è dato sapere se gratuiti o meno), nella sua casa di via Due Macelli: «Parquet, cucina, scala, armadio». Un servizio completo.

 

Insomma, i carabinieri che pedinano Cola hanno ottime ragioni per restare in osservazione del lungo conciliabolo, attendendone la conclusione (perché Savino non sappia quanto sta per accadere al suo interlocutore). E altrettante buone ragioni per annotare il dettaglio. Se non altro perché, poche ore prima, Cola ha telefonato alla moglie in Svezia per spiegarle che «a Roma ci sono problemi», che la «partenza per gli Stati Uniti» diventa necessaria. Quanto, necessaria era, evidentemente, quell´ultima chiacchierata di persona con il generale che a Finmeccanica, e non solo, è di casa. [13-07-2010]

 

 

- FINMECCANICA: MAI COSTITUITO FONDI NERI...
Da Borse.it -Finmeccanica non ha mai costituito fondi neri e il presidente Pier Francesco Guarguaglini non ha mai incontrato Mokbel. E' quanto ha precisato in una nota diffusa nel fine settimana il colosso pubblico in relazione alle notizie di stampa riguardanti presunti fondi neri all'estero. Finmeccanica ha inoltre smentito "categoricamente che Mokbel possieda o abbia posseduto direttamente il 51% della Digint"

 FINMECCANICA: VERSO ACCORDO CON MITTEL PER VALORIZZARE IMMOBILI...
Radiocor - Accordo in arrivo tra Finmeccanica e il gruppo Mittel per valorizzare un cospicuo portafoglio di immobili del gruppo attivo nei settori della difesa e dell'aerospazio. Le trattative, secondo quanto risulta a Radiocor, sono in fase avanzata e riguardano una parte significativa del patrimonio immobiliare di Finmeccanica, che vale, nel suo complesso, oltre 1,5 miliardi di euro.

10.07.10

 

FINMECCANICA: ALTIMETRO THALES ALENIA SCELTO PER MARINA USA...
(Adnkronos) -
Thales Alenia Spa ha firmato un contratto con la Ball Aerospace relativo alla fase preliminare dello sviluppo dell'altimetro GFO-2 RA, che sara' imbarcato a bordo del satellite di nuova generazione Geosat Follow-On 2 (GFO-2). Questa primo accordo riguarda tutti gli aspetti di definizione, progettazione e compatibilita' di sistema, mentre il contratto finale per la produzione dell'altimetro e' atteso per la fine del 2010. Ball Aerospace e' primo contraente del programma per conto della U.S. Navy.

 

Il satellite di nuova generazione GFO-2 fornira' le misure che copriranno tutti gli oceani del Pianeta, assicurando dati di vitale importanza per la strategia militare. Thales Alenia Space, in qualita' di partner del programma, sviluppera' l'altimetro a bi-frequenza sulla base della tecnologia derivata dalla famiglia degli altimetri Poseidon, gia' operativi sulla serie dei satelliti oceanografici Jason.

 

'Siamo particolarmente orgogliosi per esser stati scelti da Ball Aerospace per svolgere questo lavoro per la Marina statunitense", ha affermato Reynald Seznec, presidente e amministratore delegato di Thales Alenia Space. "Questa e' la prima volta che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sceglie una societa' europea per la fornitura di un altimetro a microonde. Il nostro business chiaramente vincente, conferma la fama mondiale della nostra linea di prodotti altimetro, che vanta una comprovata esperienza nel settore spaziale'.

Thales Alenia Space e Ball Aerospace hanno gia' collaborato nel settore della climatologia, da quando lo strumento Caliop, costruito da Ball Aerospace, e' stato integrato sul satellite Calipso proprio nei laboratori di Thales Alenia Space, nell'ambito della cooperazione tra la NASA e l'agenzia spaziale francese CNES.

28.06.10

 

LA VERSIONE DEL GUARGUAGLIONE - gli attuali guai giudiziari arrivAno da lontano e non solo dalle procure - DALLA Libia di Gheddafi ALLA Russia di Putin, PASSANDO PER OBAMA, IVI COMPRESI Emirati Arabi, India, Malesia, Polonia, e Turchia, FINMECCANICA HA FATTO MAN BASSA DI COMMESSE militari CHE VALGONO ORMAI 30 MILIARDI DI DOLLARI - TROPPO SECONDO I RIVALI DI FRANCIA E GERMANIA... Angela Zoppo per "Milano Finanza"

C'è la Libia di Gheddafi, la Russia di Putin. Ci sono, naturalmente, gli Stati Uniti della meno generosa amministrazione Obama, ma parliamo pur sempre di una superpotenza che continua a stanziare cifre da capogiro per la difesa: l'ultimo budget proposto al Congresso per il 2011 sarà pure più tirato ma supera comunque i 700 miliardi di dollari. Ci sono, poi, paesi dalle democrazie ancora balbettanti, altri che possono provocare qualche mal di pancia se visti dalla Casa Bianca.

Se si guarda a come si è mossa Finmeccanica negli ultimi quattro anni della gestione di Pier Francesco Guarguaglini, tessendo il filo delle sole commesse militari collezionate dalla holding di piazza Monte Grappa, emerge una geografia estremamente eterogenea, che scavalca agilmente interessi politici opposti per seguire le sole ragioni del business.

Una strategia disinvolta e allo stesso tempo premiante, perché a conti fatti per la holding quotata a piazza Affari si traduce in un controvalore di quasi 30 miliardi di dollari, cifra alla quale si arriva sommando le più importanti commesse ottenute dal 2005 ad oggi (si veda infografica nella pagina a fianco).

E qualcuno, proprio per questo, ipotizza che gli attuali guai giudiziari del vertice di Piazza Monte Grappa, arrivino da lontano e non solo dalle procure. E l'inchiesta di MF-Milano Finanza sulla potenza di fuoco di Finmeccanica può aiutare a capire meglio questo rebus internazionale.

NON C'È CRISI IN DIFESA. Il settore degli armamenti, nonostante i tanti allarmi, è stato tra i meno toccati dalla crisi. Nell'ultima relazione di bilancio, il top management di Finmeccanica ha spiegato ai suoi azionisti che nonostante la difficile congiuntura economica «si può prevedere che nei prossimi anni i budget rimarranno, salvo poche eccezioni, sostanzialmente stabili nei paesi occidentali» e che addirittura, «sono destinati ad aumentare in alcuni Paesi emergenti».

A volte ci si muove su un filo sottile, arrivano cioè commesse border line, che non sono propriamente militari ma non possono nemmeno essere inscritte nella categoria di quelle civili.

Non riguardano gli armamenti veri e propri, ma i sistemi di sicurezza, settore nel quale sono previsti incrementi nell'ordine del 7% annuo a livello mondiale. La costante minaccia del terrorismo ha fatto impennare il mercato: i paesi che si sentono più vulnerabili chiedono apparati per la sicurezza interna e la protezione delle infrastrutture strategiche, o ancora per la sorveglianza dei confini e la difesa da quelle che, in linguaggio da addetti ai lavori, si chiamano minacce asimmetriche.

Il loro peso nell'economia delle aziende del settore è crescente: si calcola che se il mercato dei sistemi elettronici muove circa 70 miliardi di euro all'anno, quello dei sistemi elettronici per la sicurezza (Homeland Security) possa valere intorno ai 55 miliardi di euro.

LA PARTITA CON OBAMA. I risultati di questa nuova stagione del mercato della difesa si sono visti con chiarezza nel bilancio 2009: per fare un esempio, l'ebitda adjusted al 31 dicembre scorso è salito a sfiorare quota 1,6 miliardi di euro, il 22% in più rispetto al 2008. La crescita è stata trainata dai settori Elicotteri, Elettronica per la Difesa e Sicurezza ed Energia.

Gli Usa hanno rappresentato il maggior terreno di sfida per la holding di piazza Monte Grappa. E non solo perché Finmeccanica è stata, insieme all'ormai ex partner Lockheed Martin, la prima vittima illustre dei tagli imposti da Obama, con lo stop alla commessa degli elicotteri presidenziali vinta nel 2005. Una mossa vincente è stata senza dubbio l'acquisizione del gruppo Drs. Ci voleva un grimaldello per forzare le barriere imposte dal Pentagono alla politica nazionale di procurement, che non lascia troppi varchi alle aziende d'oltre oceano.

Quando si punta alle commesse miliardarie la sola strada è stringere alleanze con prime contractor ingombranti, e Boeing, che ha preteso di imporre il suo marchio agli elicotteri AgustaWestland che correranno di nuovo per la flotta della Casa Bianca, lo è senz'altro più di quanto lo sia stata Lockheed Martin. Se, invece ci si muove su partite minori, la via maestra è giocare in casa come Finmeccanica sta facendo attraverso DRS.

Da quando è entrata nell'orbita di piazza Monte Grappa, la neo acquisita americana ha contribuito alla causa con 12 commesse, alcune anche consistenti come quella da circa un miliardo di dollari per i sistemi elettronici degli elicotteri OH-58D Kiowa Warrior. La controllata è servita per stare al passo con la ridefinizione dei principali programmi militari a stelle e strisce, con «uno spostamento dell'attenzione dai sistemi tradizionali verso prodotti ed equipaggiamenti che rispondano meglio ai nuovi requisiti operativi imposti dalle minacce asimmetriche».

Non a caso il top management non perde occasione per ribadire quanto la società statunitense hi-tech abbia contributo ai risultati del 2009, sotto il profilo dei ricavi e dell'ebitda, per concludere che «la capacità di DRS di soddisfare tempestivamente le richieste delle Forze Armate americane si è rivelata un'arma vincente».

Nei programmi di Guarguaglini, non a caso, c'è la maggiore integrazione della controllata, con due obiettivi complementari: da una parte DRS dovrà diventare meno americana e più internazionale, andando a proporsi sugli altri mercati, dall'altra dovrà sempre più affiancare la capogruppo e le consorelle nella campagna di espansione negli Usa.

AVARA ALBIONE. Nessuno, fino a pochi anni fa, pensava che Finmeccanica avrebbe invece cominciato ad avere il fiato corto in Gran Bretagna. Invece, eccezion fatta per gli elicotteri AgustaWestland, che comunque dal 2007 è rimasta ferma, il mercato inglese è stato avaro con il gruppo italiano. Vero è che da Downing Street sono partiti segnali più incoraggianti.

Proprio di recente una delegazione del gruppo è volata a Londra per un incontro organizzato dal ministero del Tesoro che chiamava a raccolta il gotha dell'industria europea, promettendo condizioni più favorevoli agli investimenti in terra britannica. Ma è altrettanto innegabile che Londra, spinta dalla crisi finanziaria, è alle prese con la revisione della Strategic Defence Review.

Le contromosse di Finmeccanica, che non vuole perdere terreno, sono già state avviate. Il gruppo, si apprende, «sta indirizzando le proprie attività sia verso il sostegno alle operazioni «fuori teatro», sfruttando le occasioni offerte dagli urgent operational requirements, sia verso il supporto a quello che ormai è diventato il suo core-business in Uk, ovvero gli elicotteri. Che hanno bisogno di supporto logistico.

Sono partiti così i primi contratti di integrated operational support, considerati già un modello di riferimento per la collaborazione tra il Ministero della Difesa britannico e l'industria. È così che il gruppo ha portato a casa il supporto operativo integrato, dal 2010 al 2014, dei 67 elicotteri Apache AH-MK!, che vale quasi 500 milioni di euro.

La Francia è un capitolo più modesto, lambito dalle ricadute del programma delle fregate Fremm, con la commessa da 164 milioni di euro aggiudicata a WASS/Oto Melara/Elettronica nel 2006, e tornato temporaneamente in auge con il contratto da 600 milioni di euro aggiudicato ad AgustaWestland. La Germania pesa per appena 80 milioni di euro, tanti quanti ne vale il contratto datato 2007 con Oto Melara. Il resto è altrove.

IL DEAL CON GLI EMERGENTI. Nei paesi emergenti come l'India e in quelli che stanno esordendo o rientrando di prepotenza sulla scena internazionale: Arabia Saudita, Brasile, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Libia, Russia, e Turchia. Finmeccanica ha varcato tutti questi confini, accettando condizioni diverse da quelle richieste per operare sui mercati occidentali: altrove, infatti, ottenere una commessa significa accettare di investire sul territorio e trasferire tecnologia e competenze. Obblighi fissati per contratto che in campo militare vanno gestiti con la massima delicatezza.

Nelle grandi manovre del risiko Finmeccanica Selex Sistemi Integrati appare forse un po' più defilata. La controllata oggi alla ribalta delle cronache perché tirata in ballo nell'inchiesta della Procura di Napoli sugli appalti del ministero dell'Interno, ha preso commesse militari in cinque paesi: Emirati Arabi, India, Malesia, Polonia, e Turchia. Ma solo uno è relativamente recente, quello del 2009 per il sistema Vts dell'esercito turco, 25 milioni di dollari.

15-06-2010]

 

 

FINMECCANICA: SI RAFFORZA COLLABORAZIONE CON AERONAUTICA MILITARE...
(Adnkronos) -
Si rafforza la collaborazione tra Aeronautica Militare e Finmeccanica. Il 16 giugno prossimo avra' luogo a Roma, presso la sede del gruppo, il primo di una serie di appuntamenti volti ad ottimizzare il flusso informativo tra le due entita'. Presenzieranno all'incontro il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, generale Giuseppe Bernardis e il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini. Gli incontri, riservati ad Aeronautica Militare e Finmeccanica, cominceranno con un seminario di approfondimento sulle reciproche strategie, si articoleranno in una serie di relazioni sui progetti in evoluzione dei due soggetti e proseguiranno in futuro con l'approfondimento di singole tematiche inerenti questioni tecniche, strategiche e logistiche. 'Questi incontri confermano l'attuale stato di collaborazione tra le due entita' - hanno affermato Bernardis e Guarguaglini - e siamo sicuri possano ulteriormente incentivare le partnership.'

 

10.06.10

 

 

Da ITALIA OGGI

1 - PANORAMA PER FINMECCANICA RESUSCITA IL MANAGER DEFUNTO...
Il potere della stampa riesce a varcare i confini del paranormale: il settimanale Panorama, per esempio, resuscita i morti. Anche se a fin di bene, visto che si tratta di elogiare una donna manager. L'ultimo numero del settimanale diretto da Giorgio Mulè si è occupato delle indagini su Finmeccanica, pubblicando un servizio su Marina Grossi, amministratore delegato di Selex sistemi integrati e consorte del presidente del gruppo, Pier Francesco Guarguaglini.

 

A pagina 44, Giacomo Amadori, cronista di punta del settimanale Mondadori, fa parlare Franco Bardelli, ex presidente e amministratore delle Officine Galileo. Con Bardelli che «ricorda», come si legge nell'articolo, che «con Pier Francesco fummo impressionati dalla sua efficienza»: Grossi era una dirigente molto attiva e la sua personalità avevano colpito non poco il futuro marito.

Appare come rilasciata nel corso di un'intervista la dichiarazione di Bardelli, evidentemente realizzata su un tavolino a tre gambe da un medium. Sì, perché il manager Bardelli è morto il 21 gennaio di quest'anno, ma dall'alto sembra continuare a occuparsi delle vicende terrene del gruppo per il quale ha lavorato senza risparmiarsi.

 

Tra l'altro nella pagina di Panorama si passa rapidamente dall'indicativo presente, e proprio per le parole del fu Bardelli, al passato remoto utilizzato per illustrare una dichiarazione della Grossi, che invece è vivente, con uno «scherzo» scelto per minimizzare il rischio di veder divergere le strade professionali di Pier Francesco e Marina. Alla Mondadori si sono accorti, ma senza clamore, delle parole del resuscitato. (Pierre de Nolac)

 

10.06.10

 

FIN-MECCANICA, FINE GUARGUAGLIONE - “I SOLDI SONO PASSATI DI MANO IN MANO A PACCHI", ACCUSA L’EX SENATORE DI GIROLAMO AI MAGISTRATI - I PM AVREBBERO LE PROVE CHE MOKBEL VERSÒ 7.5 MLN € PER INGRAZIARSI IL GUARGUA – OCCHI PUNTATI ANCHE SULLA MOGLIE MARINA GROSSI - ”SCOPRIRE FONDI NERI IN UN’AZIENDA GIGANTESCA CHE VENDE ARMI IN TUTTO IL MONDO, MEDIO ORIENTE COMPRESO, è COME SCOPRIRE COLLAGENE IN CASA DI ALBA PARIETTI E FARD NEL BAGNO DI BERLUSCONI - … 

1- "ECCO COME I FONDI NERI FINIVANO A FINMECCANICA"...
Francesco Grignetti per "la Stampa"

 

S'aggrava la posizione di Pier Francesco Guarguaglini, il presidente del gruppo Finmeccanica, al centro di uno dei filoni d'inchiesta che riguardano le attività di Gennaro Mokbel. Quest'ultimo è quell'imprenditore romano con passione per la destra estrema al centro dell'inchiesta sul riciclaggio internazionale e sulla truffa al fisco che ha sconvolto le società Fastweb e Telecom Italia Sparkle.

Sempre l'inchiesta su Mokbel ha portato alle dimissioni del senatore Nicola Di Girolamo, accusato di avere incassato voti di mafia. Ora tocca a Finmeccanica. Che ci sia un'inchiesta sui rapporti «pericolosi» tra Mokbel e i dirigenti della società pubblica che produce aerei, elicotteri, armamenti e sistemi digitali è noto da giorni.

 

Da ultimo si sono moltiplicati gli interrogatori. Due giorni fa è toccato al manager Marco Toseroni e all'ex senatore. La novità è che entrambi collaborano con la giustizia. Ed è in questa occasione che la procura di Roma ha svelato alcune carte. Gli investigatori ritengono di avere la prova che Mokbel abbia versato 7 milioni e mezzo di euro per ingraziarsi Guarguaglini. E dagli interrogatori sono giunte alcune determinanti conferme. «I soldi sono passati di mano in mano a pacchi», ha confermato Di Girolamo ai pm.

Di questa vicenda, i magistrati avevano saputo dalle intercettazioni. In una prima intercettazione, del febbraio 2008, si sentiva l'imprenditore dire in puro romanesco: «Aho, so' cinque mesi che avemo tirato fori li sordi e non avemo visto 'no straccio de contratto... nun c'avemo futuro. Con tutti i contratti dentro questa società, acquisirà un certo valore, consistente, importante, noi vendiamo la nostra quota a Finmeccanica che è da quantificare in... non so quanti mijoni, giusto?... Ma tu l'hai visto un contratto, l'hai visto?».

 

In un'altra conversazione è Di Girolamo, nella sua veste di commercialista, che lo tranquillizza: «Abbiamo costruito questa holding per i crismi e secondo i dettami che avevamo concordato, è quella che consentirà a tutti di fare un salto di qualità. E' ineccepibile, tecnicamente perfetta, è lo strumento più asettico e qualificato per partecipare e sedersi a qualsiasi tavolo. Attraverso quest'operazione di Finmeccanica, che è il fiore all'occhiello che potremmo rivenderci domani mattina... solo una holding del genere potevi entrare in Finmeccanica».

 

«Mokbel - ha raccontato Di Girolamo - intendeva inserirsi in Finmeccanica, ma l'ha tradito il carattere, la sua incapacità di avere pazienza. Il suo "investimento", un versamento in nero di 7,5 milioni di euro, secondo lui doveva produrre utili immediatamente, o in contratti per almeno 50 milioni oppure in acquisizioni di altre partecipazioni redditizie.
In serata con una nota il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini ha affermato che « non ha mai conosciuto nè incontrato il signor Mokbel».

 

2- IL SISTEMA PER IL RICICLAGGIO...
Da "la Stampa"
- L'inchiesta su Finmeccanica è partita dai presunti fondi neri di Fastweb e di Telecom Sparkle. Gli investigatori ipotizzano un enorme giro di denaro sporco. Secondo tre procure ci sarebbero conti correnti che potrebbero condurre a Finmeccanica, il colosso della difesa e dello spazio. Tra le società coinvolte anche quella della moglie del numero uno Guarguaglini.

NICOLA DI GIROLAMO

Nell'inchiesta sono finiti Gennaro Mokbel, imprenditore romano considerato la mente del sistema, e Nicola di Girolamo, il senatore del Pdl eletto all'estero, che si è dimesso ed è stato arestato. A Di Girolamo i magistrati contestano il reato di riciclaggio.

 

 

[09-06-2010]

 

 

 

GUARGUAGLONE FELIX: FINMECCANICA CORRERÀ CON BOEING NELLA NUOVA GARA PER LA COSTRUZIONE DELL'ELICOTTERO DI OBAMA. MA NON È LA FINE DEL MASSACRO MEDIATICO: OLTRE AI COMPETITOR STRANIERI SI CONOSCONO I NOMI E I COGNOMI DELLE MANINE ITALIANE CHE MIRANO A SCALZARE IL GUARGUA DALLA SUA POLTRONA
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che il comandante supremo di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, ha letto con gioia la notizia ri-pubblicata oggi dall'"Herald Tribune" (è stata anticipata dal Sole 24 Ore on line con un pezzo di Gianni Dragoni) secondo la quale il suo Gruppo correrà con Boeing nella nuova gara per la costruzione dell'elicottero di Obama.

 

 

Ai piani alti di Finmeccanica ritengono che questa notizia metta fine al massacro mediatico ispirato dalla manina di competitor stranieri. Questa tesi non è del tutto vera perché, come sanno bene anche nel quartier generale di piazza Monte Grappa, si conoscono i nomi e i cognomi delle manine italiane che mirano a scalzare il Guargua dalla sua poltrona".

10.06.10

 

C’EST la FIN-MECCANICA – SPUNTA UNA PISTA SANMARINESE NEI PRESUNTI FONDI NERI TARGATI MOKBEL RICONDUCIBILI AL GRUPPO DI GUARGUAGLIoNe - IL RICICLAGGIO È LA PRINCIPALE IPOTESI DI REATO MA SI VALUTA ANCHE LA CORRUZIONE – GUARGUA NON CI STA: “NON HO MAI VISTO NÉ CONOSCIUTO MOKBEL" – L’INTERCETTAZIONE GALEOTTA, PARLA IL MAGNAGER TOSERONI: “DIGINT È ’NA SCATOLA VUOTA DOVE APPARENTEMENTE C’È UNA ‘DELEGA’ DA PARTE DI FINMECCANICA PER LA CESSIONE DEL 51%”… Domenico Lusi per "il Sole 24 Ore"

Gli otto milioni di euro investiti nel 2007 nell'affare Digint non appartenevano tutti al comitato d'affari che faceva capo a Gennaro Mokbel. Ne sono convinti i pm romani che indagano sull'operazione. E che per questo motivo hanno avviato accertamenti tesi a verificare quale fosse la reale provenienza e la destinazione finale del capitale investito nella società partecipata al 49% da Finmeccanica. C'è il forte sospetto che la somma sia solo transitata attraverso la Digint per poi essere dirottata verso San Marino e altri paradisi fiscali.

Per questo motivo, nelle scorse settimane, la Procura ha inoltrato diverse rogatorie verso i Paesi interessati e gli Usa. Si intende fare luce non solo sull'operazione Digint, ma anche su eventuali conti esteri in qualche modo riconducibili a soggetti legati a Finmeccanica. Fondi neri che sarebbero stati costituiti per distribuire tangenti e ottenere appalti. L'attenzione dei pm romani si concentra in particolare sulle fatture emesse da alcune controllate da Finmeccanica, tra cui la Selex, per la fornitura di apparecchiature ad alta tecnologia.

Fatture a cui non sarebbe corrisposta alcuna fornitura e che sarebbero servite per accantonare le provviste di capitale all'estero. Finmeccanica e il suo a. d., Francesco Guarguaglini, hanno smentito seccamente ogni ipotesi di costituzione di fondi neri all'estero o in Italia. «Queste notizie fanno un danno enorme a 42mila famiglie e se uno ci mette anche i fornitori si può parlare di 150mila famiglie italiane» ha detto Guarguaglini, aggiungendo di non avere «mai visto né conosciuto Mokbel: Finmeccanica non ha mai avuto a che fare con lui».

 

Le indagini sulla Digint riguardano la complessa operazione finanziaria che alla fine del 2007 portò il gruppo Mokbel a rilevare, attraverso la Rhuna Investments e la controllata Hagal Capital, il 51% della società dalla lussemburghese Financial Lincoln. Otto milioni il costo dell'operazione. Troppi, secondo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e i pm Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti. Quando il 7 giugno 2007 Finmeccanica Group Services acquistò da Financial Lincoln il 49% della Digint (compreso il diritto a nominare i membri del cda e l'a.d.) sborsò 2 milioni di euro.

 

Come mai, pochi mesi dopo, Mokbel paga per il restante 51% ben 8 milioni? I pm sospettano che l'operazionesia servita in realtà a riciclare denaro di provenienza illecita, anche per conto di altri.

È rivelatrice un'intercettazione del 12 febbraio 2008, acquisita nell'ambito dell'inchiesta su Telecom Italia Sparkle e Fastweb, di cui quella sulla Digint costituisce uno stralcio.

 

Al circolo romano "Antico tiro a volo" sono riuniti Mokbel, l'ex senatore del Pdl Nicola Di Girolamo, il manager Marco Toseroni e altri sodali del gruppo, tra cui Vincenzo Sanguigni, Marco Iannilli e Lorenzo Cola, consigliere di Guarguaglini per i mercati africano, asiatico e statunitense. «Abbiamo acquisito la società lussemburghese nei termini che loro ci avevano chiesto» dice Toseroni. Che poi, parlando della Digint, aggiunge:«È 'na scatola vuota, è una partecipazione dove apparentemente c'è una "delega" da parte di Finmeccanica per la cessione del 51 per cento».

 

Tra gli architetti dell'operazione, Di Girolamo, che venerdì è stato interrogato, ma solo sul suo ruolo nella vicenda Ti Sparkle-Fastweb. Presto l'ex senatore sarà risentito, come anche Toseroni, sulla Digint. L'interrogatorio di Di Girolamo potrebbe svolgersi venerdì. Proprio Di Girolamo e Toseroni, insieme a Mokbel, sono al momento gli unici indagati per questo filone. La principale ipotesi a cui lavorano i pm è il riciclaggio, ma si valutano anche la corruzione e reati di natura fiscale.

 

Su Finmeccanica indaga anche Napoli. Al centro dell'inchiesta l'aggiudicazione di alcune gare, tra cui quella per il sistema di videosorveglianza della "Cittadella della Polizia" di Napoli, fornito dalla Elsag Datamat. Domani i pm sentiranno come teste il nuovo prefetto dell'Aquila, Giovanna Iurato, fino a qualche settimana fa direttore del reparto tecnico logistico del ministero dell'Interno. Iurato, sposata con un dirigente della Elsag Datamat, dovrà chiarire le procedure seguite per l'aggiudicazione dell'appalto da 33 milioni.

La Elsag è, tra l'altro, la stessa società scelta per gestire i sistemi informatici durante il G-8 dell'Aquila. Nell'ambito dell'inchiesta napoletana, lo scorso dicembre, è stato sentito come persona informata dei fatti anche Guido Bertolaso, mentre il mese prima era toccato a Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese coinvolto nelle inchieste sugli appalti in Puglia.

Tarantini aveva detto di avere presentato nel 2008 Bertolaso all'imprenditore Enrico Intini, interessato a entrare nel giro delle aziende assegnatarie degli appalti della Protezione Civile. Secondo Tarantini, Bertolaso promise a Intini lavori tramite la Selex. Della cosa non si fece in realtà nulla, ma i pm vogliono verificare se anche a Napoli, come a Bari,fosse stato messo in piedi un sistema per l'aggiudicazione preferenziale di appalti ad alcune aziende. 31-05-2010]

 

 

GUARGUAGLIONI S’INCAZZA - IL RAS DI FINMECCANICA PASSA AL CONTRATTACCO: IPOTESI AGGIOTAGGIO PER LE VOCI SU PRESUNTE INDAGINI – C’È QUALCOSA DI STRANO NELL’ANDAMENTO DEL TITOLO IN BORSA LO SCORSO 28 MAGGIO (IL GIORNO DELLE RIVELAZIONI SUI GIORNALI) – INTANTO LADY GUARGUA, MARINA GROSSI, RINVIA L’INTERROGATORIO: IMPEGNI ISTITUZIONALI (quali? la festa della repubblica al quirinale? UN LEGITTIMO IMPEDIMENTO NON LO SI NEGA A NESSUNO

E MOGLIE MARINA GROSSI

1 - FINMECCANICA IPOTIZZA AGGIOTAGGIO SU FALSE VOCI INDAGINI...
(ANSA) -
Finmeccanica potrebbe procedere contro ignoti per aggiotaggio in relazione alle voci su presunte indagini a suo carico. Lo rende noto un comunicato della società. "In relazione agli articoli di stampa che da venerdì si sono rincorsi in merito a presunte indagini su Finmeccanica e che hanno nuociuto gravemente all'immagine e alla performance del titolo sul mercato borsistico - si legge nel comunicato - il presidente e amministratore delegato del Gruppo, Pier Francesco Guarguaglini, con la piena e unanime condivisione dei membri del consiglio di amministrazione, ha valutato l'opportunità di procedere, a tutela della società, nelle competenti sedi penali, civili e amministrative, anche in ordine alla sussistenza di fatti che possono configurare il reato di aggiotaggio o di altri reati".

"A tale decisione - prosegue la nota - si è pervenuti valutando l'andamento delle contrattazioni del titolo sul mercato di Borsa, nella giornata di venerdì 28 maggio, a seguito di articoli che, come già dichiarato in un precedente comunicato stampa della società, sono destituiti di fondamento per quanto attiene ai comportamenti della società e dei suoi vertici aziendali".

 

2 - INCHIESTA NAPOLI;RINVIATO INTERROGATORIO GROSSI...
(ANSA)
- E' stato rinviato l'interrogatorio dell'ingegner Marina Grossi, amministratore delegato di Selex (gruppo Finmeccanica), che era stata convocata per oggi negli uffici della Procura di Napoli. Grossi - moglie di Pierfrancesco Guarguaglini, ad di Finmeccanica - doveva essere sentita come teste nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per la sicurezza, che conta diversi indagati tra imprenditori, faccendieri e funzionari del ministero dell'Interno.

 

Ha però fatto pervenire ai pm una comunicazione nella quale spiega di non poter lasciare Roma a causa di impegni istituzionali. Nei prossimi giorni sarà fissata una nuova data per l'interrogatorio. Questa mattina, intanto, il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e i sostituti Vincenzo D'Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli hanno ascoltato il vicequestore primo dirigente Anna Smilari, responsabile del Cen, il centro elaborazione dati della polizia. Uno degli appalti sospetti è quello da 37 milioni di euro: prevedeva lo spostamento del centro dalla caserma di via Conte della Cerra a quella del bosco di Capodimonte. Smilari ha risposto alle domande dei magistrati per più di tre ore. 01-06-2010]

 

 

il GUARGUAglione disarmato - La Finmeccanica disporrebbe di una provvista "parallela" di 300 milioni di euro - L´INCONTRO DEI VERTICI FINMECCANICA CON L´UOMO DI FIDUCIA DI MOKBEL - IL SUMMIT NEL MAGGIO DEL 2008: "C´ERANO ANCHE DUE DELLA CIA" - IL FACCENDIERE VIDE IL DIRETTORE GENERALE ZAPPA: "E ADESSO SI APRONO GRANDI SCENARI. MI HANNO OFFERTO DI APRIRE UN´AGENZIA PER LA VENDITA DI PRODOTTI MILITARI IN ASIA

1 - OGGI PRIMI INTERROGATORI A NAPOLI
Guido Ruotolo per la Stampa

 

Settimana importante quella si apre oggi a Napoli, per l'inchiesta Finmeccanica, la holding guidata da Pierfrancesco Guarguaglini. Tra oggi e domani saranno sentiti sei testimoni, i «ministeriali», per ricostruire i passaggi dell'affidamento dell'appalto (33 milioni di euro) al Raggruppamento temporaneo d'imprese guidato dalla Elsag Datamat della Finmeccanica, per il Cen, Centro elaborazione dati della polizia di Stato, che doveva sorgere nella zona di Capodimonte, a Napoli.

Sarà certamente sentita il neo prefetto dell'Aquila, Giovanna Maria Iurato, che era responsabile al Viminale del Dipartimento che si occupa del patrimonio e dei servizi tecnico-logistici e in quanto tale gestì l'appalto per la costruzione del Cen a Napoli affidandolo alla Finmeccanica. Il prefetto Iurato è la moglie di uno dei dirigenti-consulenti della Elsag Datamat.

Saranno poi sentiti altri funzionari e prefetti del Viminale, che hanno fatto parte della Commissione aggiudicatrice dell'appalto sotto osservazione o che hanno predisposto atti specifici (tra gli altri, il prefetto Saporito).

MARINA GROSSI

Questa inchiesta vede già una decina di indagati, tra cui alcuni dirigenti napoletani delle società del gruppo Finmeccanica che il 22 aprile sono state perquisite dagli investigatori napoletani. Una di queste, la Selex Sistemi integrati sarebbe coinvolta anche nella inchiesta romana sui fondi neri Finmeccanica, una tranche dell'indagine Fastweb e Telecom Italia Sparkle, e della banda di truffatori guidata dall'estremista di destra Gennaro Mokbel.

 

In questi giorni Finmeccanica ha sempre smentito di avere attivato fondi neri all'estero, dichiarandosi pronta a chiarire qualsiasi dubbio alla Procura di Roma. Gli investigatori della capitale stanno indagando su un pagamento «estero su estero» di circa otto milioni di euro risalente al 2007 e che era funzionale all'acquisto da parte della banda Mokbel di quote della società Digint.

La Finmeccanica disporrebbe, dunque, di una provvista che potrebbe essere «parallela», e ammontare addirittura a 300 milioni di euro. Un sospetto, naturalmente, che gli investigatori vogliono al più presto verificare.

2 - L´INCONTRO DEI VERTICI FINMECCANICA CON L´UOMO DI FIDUCIA DI MOKBEL - IL SUMMIT NEL MAGGIO DEL 2008: "C´ERANO ANCHE DUE DELLA CIA" - IL FACCENDIERE VIDE IL DIRETTORE GENERALE ZAPPA: "E ADESSO SI APRONO GRANDI SCENARI. MI HANNO OFFERTO DI APRIRE UN´AGENZIA PER LA VENDITA DI PRODOTTI MILITARI IN ASIA"
Maria Elena Vincenzi e Elsa Vinci per La Repubblica

 

C´è un contatto diretto tra gli uomini di Mokbel e il vertice di Finmeccanica. Il 6 maggio 2008 gli inquirenti documentano «un incontro presso uno degli uffici dell´azienda» leader in armamenti, «tra il direttore generale Giorgio Zappa», candidato alla successione di Guarguaglini, e uno dei più stretti collaboratori di Mokbel, Marco Toseroni, uomo chiave, con l´ex senatore Nicola Di Girolamo, nel piano di agganciare Finmeccanica ed entrare nell´affare degli armamenti. Toseroni e Di Girolamo sarebbero indagati nella nuova inchiesta per riciclaggio aperta dalla procura di Roma.

 

L´incontro con Zappa. L´ex senatore, scrivono gli inquirenti, «non partecipa alla riunione con Zappa». Ma appena «concluso l´incontro è stato raggiunto da due persone e informato degli sviluppi». «Anche Gennaro Mokbel viene edotto immediatamente». «È la moglie Giorgia Ricci che lo chiama per riferire i particolari della riunione». In una telefonata di due giorni dopo, l´affarista romano affronta «analiticamente gli aspetti imprenditoriali con Finmeccanica».

 

Le intercettazioni documentano altri contatti. Il piano è quello di realizzare «un´agenzia di prodotti per la sicurezza nell´Asia centrale», ed è partito alcuni mesi prima dell´incontro con il direttore generale di Finmeccanica.

Armi in Asia. Il 7 febbraio 2008 Mokbel, intercettato al telefono, con tale Antonio Ricci: «Tony, io l´altra sera so´ stato con il numero tre delle terza industria militare del mondo e con due della Cia. C´aveva una scorta fuori... de quelle che nun se possono di´... Armati. Mi hanno offerto non a me ma sempre tramite l´avvocato Nicola (Di Girolamo) di aprire una loro agenzia per tutto il centro Asia per la vendita di prodotti di sicurezza e militari.... Elicotteri Agusta e via dicendo. C´abbiamo una riunione lunedì».

Mokbel ne parla con uno dei suoi collaboratori, Aurelio Gionta: «Non devi proprio fiata´ Aurè... Intanto gli ho spuntato che posso fare una società... diventa responsabile Finmeccanica per tutto il centro Asia... Questa è una cosa che a me personalmente... Perché ci apre tutto un altro scenario che manco te lo voglio di´».

 

Mr. Guarguaglini. Il 9 aprile 2008, Marco Toseroni informa il suo collaboratore per i mercati asiatici, Chandra Randhir, «di avere ricevuto una chiamata dai suoi amici della compagnia militare (Finmeccanica) i quali gli hanno prospettato la possibilità di incontrare direttamente Mr. Guarguaglini per poi procedere alle trattative con altre persone».

Qualche giorno dopo, il 15 aprile, Toseroni al telefono dice che «gli amici della società militare gli hanno confermato che l´incontro si terrà nella settimana del 5 maggio. Hanno portato il dossier finale con tutte le informazioni». Non a caso, un mese dopo, il 6 maggio c´è l´appuntamento con il direttore generale Zappa. Toseroni annuncia: «Dopo la riunione possiamo partire per l´Asia per iniziare a lavorare al progetto dell´agenzia».

 

"Il signore della Cia". Gli inquirenti scrivono che da intercettazioni telefoniche e ambientali «sono state captate ulteriori conversazioni che hanno fatto emergere aspetti di significativa illegalità che riguardano il cosiddetto progetto Finmeccanica, con la complicità di Marco Iannilli e di una terza persona definita "il signore della Cia", tale Lorenzo, identificabile verosimilmente con Lorenzo Cola».

Il profilo del consulente di Guarguaglini per la procura di Roma è tutto da verificare, ma gli uomini di Mokbel non hanno dubbi. Il 13 febbraio 2008, Toseroni racconta di avere «incontrato il consulente dell´ad di Finmeccanica, persona che riveste un ruolo importante nella società militare ma ha anche un ruolo notevole nei servizi segreti italiani e in quelli statunitensi». [31-05-2010]

 

 

1- GUARGUAGLINI ATTIVA LA CONTRAEREA MA IL SUO IMPERO DI RIFERIMENTO (LETTA E MATTEOLI) SI STA SGRETOLANDO GIORNO PER GIORNO SOTTO I COLPI DI MANINE MISTERIOSE - PRENDE SEMPRE PIÙ CORPO L'IDEA DI UNO SDOPPIAMENTO DELLE CARICHE
Ci sono volute 48 ore prima che il comandante supremo di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, ordinasse ai suoi più stretti collaboratori di attivare la contraerea.

 

La batteria dei missili terra-aria collegati alla rete radar (costruita con amore dall'azienda della moglie Marina Grossi) è spuntata tra le piante che ornano il roof del palazzo-uffici di piazza Monte Grappa, e ha tentato di rispondere all'attacco sollevato dalle rivelazioni sui presunti fondi neri all'estero che hanno richiamato l'attenzione di tre procure.

 

La ragione per cui il manager di Castagneto Carducci ha atteso due giorni prima di dare la sua risposta ai telegiornali e a "Repubblica" con una lunga intervista, va cercata nella difficoltà di capire la matrice dell'attacco portato in grande stile nei confronti di un Gruppo che insieme all'Eni si colloca tra le prime multinazionali italiane.

Anche gli ingegneri elettronici che nel corso degli anni hanno alimentato con il loro know-how il successo di Finmeccanica sul mercato della difesa, all'inizio non erano riusciti a capire se quelli indirizzati contro il palazzo di piazza Monte Grappa fossero missili balistici intercontinentali a lungo raggio, oppure ordigni antinave capaci di colpire unità di superficie e di affondare le corazzate più grandi.

 

Da parte sua il comandante supremo ha preso tempo e per riflettere meglio ha raggiunto l'hangar di Pratica di Mare dove venerdì sera ha incontrato oltre 1.500 anziani del Gruppo ai quali ha detto: "difenderemo e svilupperemo questa meravigliosa realtà con tutte le nostre forze". Solo a quel punto i top manager presenti hanno capito che il Guargua non avrebbe abbassato la guardia e che avrebbe reagito di fronte alle paginate e alle voci che lo hanno tirato in ballo.

 

 

D'altra parte sapeva benissimo che da oltre due mesi circolavano nei ristoranti e nei palazzi della Capitale voci oblique su Finmeccanica e in particolare sull'acquisizione del 2008 dell'americana Drs per 3,4 miliardi di euro. E non è un mistero per nessuno che i suoi rapporti con il ministro della Difesa La Russa e Giulietto Tremonti si sono via via deteriorati dando vita all'ipotesi che Guarguaglini possa lasciare il suo mandato un anno prima della scadenza.

 

Forse è stata questa spiegazione più "domestica" a indurre il 73enne a difendersi dalla pioggia di insinuazioni e a rifiutare con forza qualsiasi ipotesi di andarsene a casa.

Nel quartier generale di Finmeccanica si è fatta strada ormai la convinzione che è inutile parlare di complotto internazionale come fa invece l'ex-boiardo Ettore Bernabei che vede gli attacchi della finanza ebraica e mondiale anche dentro i peccati di Santa Romana Chiesa.

 

In altre parole il Guargua, che nel tempo libero frequenta i cacciatori della Maremma, è convinto che nel mirino non ci sia un robusto piccione, ma un passero dall'aria composta che è seduto a Palazzo Chigi e porta il nome di Gianni Letta. È lui l'artefice di quell'immensa costruzione che come una cattedrale romanica sta crollando giorno per giorno sotto i colpi di manine misteriose.

La simmetria perfetta del potere costruito dal Gran Ciambellano di Berlusconi si sta incrinando paurosamente. Le teste cadono come birilli e si portano dietro la credibilità del Governo. Prima è toccato a Sciaboletta Scajola, poi nel ventilatore sono finiti il fratacchione Matteoli e l'anima candida di Sandro Bondi, ma più di altri crolla la torre della cricca, con il Gentiluomo di Sua Santità Balducci e Guido Bertolaso, che non più tardi di ieri ha reiterato la volontà di tagliare la corda.

 

In questa logica da fine impero il povero Letta è costretto a mettere la faccia sulla manovra di Tremonti e non ce la fa più a difendere il perimetro del Palazzo fino a ieri sorretto dalla volontà di non cambiare i cavalli vincenti. Tra questi c'è sempre stato anche il comandante supremo di Finmeccanica, l'uomo che ha seguito fedelmente i movimenti del premier in America, Libia e Russia.

Adesso si tratta di vedere se la roccaforte di Palazzo Chigi resisterà agli attacchi delle manine domestiche protese a sacrificare l'uomo di Finmeccanica. C'è un partito in azione che sta lavorando sui giornali per suggerire una soluzione interna e porta avanti il nome di Giorgio Zappa, ma questa è un'ipotesi priva di fondamento come inconsistente è la voce che vorrebbe Paoletto Scaroni o Giuseppe Bono di Fincantieri o Gianni De Gennaro su quella poltrona.

 

Mentre la magistratura fa il suo lavoro prende sempre più corpo l'idea di uno sdoppiamento delle cariche ed è probabile (se non ci saranno altri colpi di scena) che le manine domestiche attivate per colpire con missili di superficie piazza Monte Grappa riusciranno a tagliare le ali al piccione Guarguaglini per far volare sulla poltrona di amministratore delegato un manager più giovane e meno chiacchierato.

2- AH, BEI TEMPI QUANDO C'ERA BUSH E GIANNI CASTELLANETA ERA VICE PRESIDENTE DI FINMECCANICA E COME HOBBY ERA AMBASCIATORE A WASHINGTON
C'è un uomo che in questi giorni ha assistito con grande ansia alla battaglia su Finmeccanica.

 

È Giovanni Castellaneta, il diplomatico 68enne nato a Gravina in Puglia che dal 2005 al 2009 è stato ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti. La sua storia degli ultimi anni si intreccia strettamente con quella del Gruppo di Guarguaglini per il quale Castellaneta ha fornito servizi preziosi. Quando nel 2003 era consigliere diplomatico riuscì ad entrare nel consiglio di amministrazione del Gruppo, poi nel 2004 fu nominato vicepresidente di Finmeccanica, una carica che ha esercitato attivamente soprattutto nella gestione dei dossier sulla maxi-commessa di elicotteri dell'Amministrazione Bush.

 

Il suo attivismo gli ha messo addosso l'etichetta di "commesso viaggiatore", ma il 68enne diplomatico non ha mai fatto mistero dei suoi rapporti con l'azienda italiana. E quando l'anno scorso il Governo decise di sostituirlo nella sede di Washington, Castellaneta tentò di prolungare per un anno il suo incarico ma trovò l'opposizione di Gianfranco Fini. Come contropartita nel settembre dell'anno scorso è diventato presidente della Sace a conferma del suo grande interesse per le attività industriali e commerciali.

Il suo nome non è minimamente affiorato nello scandalo di questi giorni anche perché dopo la cancellazione della commessa per gli elicotteri in Finmeccanica non lo considerano una carta vincente. In lui resta il rammarico per una situazione che lo ha visto protagonista di delicate partite internazionali nelle quali spuntano nomi di anonimi faccendieri.

 

 

 

UN PAESE ALLO SBANDO ...
La coppia Pier Fumantino Guarguaglini-Marina Grossi trascina Finmeccanica nel mirino delle procure
. L'ultimo tassello del potere ex finiano trasmigrato sotto l'ala di Gianni Letta vacilla paurosamente sotto i colpi dei pm, della Guardia di Finanza e di Tremendino Tremonti. Era questa la scossa in arrivo che ieri rendeva più livido del solito l'Arconte di Arcore. L'attacco su Finmeccanica, gli sussurrano all'orecchio gli ultimi fedelissimi, sarebbe la prova che anche Oltreoceano si sono stufati di lui.

MARINA GROSSI

Ecco i titoli di chi ha avuto il coraggio della prima pagina. "Repubblica": "La procura indaga su Finmeccanica. I pm di Roma: l'ipotesi è quella di riciclaggio".

"Corriere" delle elite corrucciate: "Inchiesta su Finmeccanica. "Fondi neri all'estero". Perquisita la società della moglie di Guarguaglini".

"La Stampa": "Fondi neri, indagini su Finmeccanica. Il colosso pubblico nel mirino di tre procure".

"Il Messaggero": "Il caso Mockbel investe Finmeccanica. Si indaga su un conto segreto all'estero".

"Il Secolo XIX": "Inchiesta di tre procure. Ora Finmeccanica trema. Sotto tiro appalti, società e movimenti di denaro".

Come spesso accade, Fiorenza Sarzanini scrive per il Corriere il pezzo più completo: "Verifiche sulle attività del presidente Guarguaglini e della moglie a capo di una società partecipata". L'inchiesta romana ipotizza "provviste di soldi occultate all'estero e utilizzate per ottenere commesse e appalti. Fondi neri che Finmeccanica avrebbe accantonato grazie all'attività di società collegate alla holding (...). Soldi finiti nelle tasche di politici e funzionari anche stranieri, per agevolare la chiusura degli accordi" (p.11).

Carlo Bonini è invece abile a inquadrare il giro di vite giudiziario su Finmeccanica nell'ambito della battaglia per gli elicotteri Usa. E racconta il ruolo del consulente Sergio Cola, "amico del presidente Guarguaglini" (Repubblica, p.11). Capito perché agli Usa non piace la legge bavaglio sulle intercettazioni?

Buco secco per Cetriolo Quotidiano, "Mf", "Italia Oggi", "Giornale" e "Libero". Il quotidiano di Belpietro si dedica solo a "Fincantieri che rilancia il porto di Ancona" e si beve la seguente notizia: "Guarguaglini entrerà in Confindustria" (p. 27). Capita a tutti, ma il Sole fa di peggio: pubblica la notizia in poche righe e con meno nomi possibili.

 

 

COME MAI UNA BUFERA DI FONDI NERI STA TRAVOLGENDO LA FINMECCANICA DI GUARGUAGLINI? - MAGARI ALL’ORIGINE DELL’INCHIESTA DELLA GUARDIA DI FINANZA (IN BALLO DA QUATTRO MESI) SUI CONTI CORRENTI ALL’ESTERO, DA SEMPRE INDISPENSABILI PER "OLIARE" APPALTI E COMMESSE (DOV’è LA SORPRESA?), STANNO ACCOVACCIATI I MALUMORI (EUFEMISMO) DELL’ESTABLISHMENT DEL PENTAGONO NEI CONFRONTI DI UN’AZIENDA STRATEGICA, IN QUANTO PRODUTTRICE DI ARMAMENTI, ELICOTTERI, AEREI DA GUERRA ETC., CHE SI è PERMESSA RECENTEMENTE DI FARE UN BEL CONTRATTONE CON GHEDDAFI, QUINDI ADIRE LE VIE LEGALI CON GLI STATI UNITI, REI DI AVER DISDETTO L’ONEROSO ACCORDO-ELICOTTERI? - (GUARDA IL CAOS DELLE COINCIDENZE, DOPO BERTOLASO-BALDUCCI, UN ALTRO LETTA-LETTA COME L’EX FINIANO GUARGUAGLINI è FINITO TRA LE FIAMME GIALLE DI VIA XX SETTEMBRE)

Guido Ruotolo per La Stampa

Fondi neri. Conti correnti all'estero che potrebbero ricondurre a Finmeccanica, il colosso pubblico della difesa e dell'aerospazio. Una contabilità parallela che potrebbe far ipotizzare l'esistenza di un meccanismo di corruzione per ottenere appalti, commesse. E sarebbero tre le Procure - Roma, Napoli e Milano - interessate a capire se esiste questo «meccanismo» corruttivo all'interno della holding guidata da Pier Francesco Guarguaglini. Le indagini sono naturalmente top secret ma dalle indiscrezioni che circolano sembrerebbe che l'inchiesta romana sia quella che potrebbe aver scoperto l'esistenza di conti esteri riconducibili a Finmeccanica.

Stiamo parlando dell'inchiesta Fastweb-Telecom, quella che ha portato in carcere la banda di truffatori capeggiata da Gennaro Mokbel e dall'avvocato Nicola Di Girolamo, l'ex senatore del Pdl eletto a palazzo Madama con i brogli elettorali e il sostegno della ‘ndrangheta. Tra gli atti della inchiesta del Ros dei carabinieri e della Guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, anche delle intercettazioni che avevano per oggetto gli affari con Finmeccanica.

fnmccnc15 guarguaglini alexei meshkov

La banda di riciclatori aveva quote per otto milioni di euro nella società «Digint», partecipata dalla lussemburghese Financial Lincoln e per il 49% da Finmeccanica. In una conversazione Mokbel afferma: «Io ieri sera sono stato a cena con uno dei capoccioni di Finmeccanica, uno dei tre che comandano. Lui vive a Washington, ha firmato l'accordo da sei miliardi... sugli aerei... Tramite l'avvocato Nicola (il senatore Di Girolamo?, ndr) ci hanno offerto di aprire un'agenzia per tutto il centro Asia, per la vendita di prodotti di sicurezza... e prodotti militari... elicotteri Agusta. Ci abbiamo una riunione lunedì». Quando queste intercettazioni sono diventate pubbliche, Finmeccanica ha smentito che Mokbel o comunque qualcuno della sua banda sia mai stato ricevuto dai vertici della holding. Il direttore generale di Finmeccanica, Giorgio Zappa, sollecitato dai giornalisti, nel giorno della retata Mokbel si limitò a commentare con un «no comment» i rapporti che emergevano tra la banda e Finmeccanica.

Secondo indiscrezioni nelle inchieste giudiziarie sul gruppo Finmeccanica sarebbe coinvolta anche la società «Selex Sistemi Integrati», che ha come amministratore delegato Marina Grossi, moglie dell'ingegner Guarguaglini. E negli uffici della «Selex Comunication», nella sede centrale di Finmeccanica spa, nelle società Elsag Datamat, Vitrociset, Engineering Ingegneria Informatica e in altre aziende del gruppo, alla fine di aprile si sono presentati gli investigatori per acquisire diversi documenti su ordine della Procura di Napoli, che indaga sugli appalti del «piano sicurezza». Appalti pilotati, è questa l'ipotesi del procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e dei pm napoletani D'Onofrio, Falcone, Filippelli e Maresca, che indagano per il momento per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d'asta.

Appalti per la videosorveglianza, come quella del Centro elaborazione dati della polizia di Stato che doveva sorgere a Napoli, nella zona di Capodimonte. E appalti per caserme di polizia e carabinieri in tutta la provincia. Secondo indiscrezioni, la Procura di Napoli avrebbe già nel suo paniere diversi iscritti sul registro degli indagati e nei prossimi giorni potrebbero esserci delle novità: un'accelerazione delle attività istruttorie. Consultate, fonti Finmeccanica, naturalmente, cadono dalle nuvole. Nessun commento alle indiscrezioni sulle indagini su eventuali fondi neri. Si aspettano le mosse degli inquirenti. Che qualcuno scopra le carte.

 

 

 [28-05-2010]

L’ESPRESSO DEL 4 MARZO 2010. PAGINA 54 BRILLA COME DINAMITE: "RICICLO A BANDA LARGA" - SOMMARIO: "LA GANG CHE RIPULIVA MILIARDI TRA BOSS E TELEFONIA PUNTAVA A UN AFFARE DA 500 MILIONI CON FINMECCANICA. ECCO LA REGISTRAZIONE DEI LORO INCONTRI" - E POI: "COMMESSE CHE LA FINMECCANICA DOVREBBE ASSEGNARE ALLA DIGINT, LA SOCIETÀ CHE I CRIMINALI DI MOKBEL AVREBBE COSTRUITO INSIEME AGLI UOMINI DI GUARGUAGLINI" - DA QUESTA INCHIESTA è DECOLLATA LA GDF PER METTERE AL MURO IL BOSS FINMECCANICA

Emiliano Fittipaldi per L'Espresso numero 9 del 04-03-2010 pagina 54

Quando la banda si chiude nel suo ufficio ai Parioli, il 12 febbraio 2008, i carabinieri sentono chiacchierare assai animatamente. Ci sono tutti, sono i protagonisti che hanno messo in piedi la più colossale truffa della storia d'Italia, come l'hanno definita i pubblici ministeri di Roma, la banda che ha convinto imprese della telefonia come Fastweb e Telecom, imprenditori senza scrupoli, broker, prestanome, poliziotti e politici a riciclare oltre 2 miliardi di euro di denaro sporco, soldi da collegare anche alle 'ndrine calabresi.

Per il filone delle frodi i magistrati hanno ordinato l'arresto del fondatore di Fastweb Silvio Scaglia e messo sotto accusa anche l'ad Stefano Parisi. Ma nella riunione spiata dai militari si discuteva di agganciare un'altra holding di rilievo mondiale: Finmeccanica.

In piedi, davanti alla scrivania, c'è Gennaro Mokbel, il capo. Un passato nella destra estrema, fondatore di un movimento politico chiamato Alleanza Federalista, è il leader indiscusso. Lo ascoltano tutti, l'uomo è potente e violento: uno che per ottenere quello che vuole usa, quando c'è bisogno, le pistole e le minacce.

Davanti ci sono Marco Iannilli, Marco Toseroni, Aurelio Gionta e il futuro senatore della Repubblica, Nicola "Nic" Di Girolamo, l'avvocato che tra pochi mesi entrerà a Palazzo Madama nelle liste del centro destra grazie ai voti della mafia calabrese. Di Girolamo ha negato ogni contatto con la malavita ma le foto di questa pagina, di una cena elettorale del 2008, lo smetiscono.

Il gruppetto sta litigando perché un investimento fatto insieme a Finmeccanica non starebbe dando i frutti sperati. Secondo l'informativa degli inquirenti, l'operazione finanziaria con il colosso pubblico dell'armamento - il terzo gruppo del mondo del settore - viene effettuata attraverso una holding, la Rhuna Investment, e una controllata lussemburghese, la Hagal Capital Sa.

Ma Mokbel è arrabbiato, perché, dice, sono cinque mesi «che abbiamo tirato fuori i soldi, ma non abbiamo visto uno straccio di contratto, non abbiamo visto il futuro». Il futuro, spera la banda, sono commesse. Commesse che la Finmeccanica dovrebbe assegnare alla Digint, la società che i criminali avrebbero costruito insieme agli uomini di Pier Francesco Guarguaglini.

Un investimento costato al sodalizio 8 milioni di euro. Soldi immobilizzati, per ora. Secondo Mokbel, con «tutti i contratti dentro... questa società acquisirà un certo valore, consistente, importante, noi vendiamo la nostra quota a Finmeccanica, che è da quantificare in, non so quante decine di milioni, giusto?.. Ma tu l'hai visto un contratto, l'hai visto?».

Qualcuno propone di vendere subito la quota, ma Toseroni - indicato come l'altro capo del sodalizio - lo manda a quel paese: «Ma non mi puoi fare guadagnare neanche 150 mila che devo guadagnare in Finmeccanica, perché io con 150 mila euro non ci campo, è molto semplice il discorso».

Troppo pochi 150 mila euro, non ci si vive bene. Le indagini hanno mostrato come la gang fosse abituata a ben altri lussi, dalle fuoriserie agli yacht. Nella riunione spiata dalle cimici elettroniche l'atmosfera è calda, i nervi a fior di pelle. "Nic" Di Girolamo interviene, cercando di smorzare i toni. Si dimostra soddisfatto delle strategie imprenditoriali sue e degli amici, non può sapere che le sue parole sono registrate e danno dritte importanti agli investigatori.

«Abbiamo costruito questa holding (la Rhuna, ndr.) per i crismi e secondo i dettami che avevamo concordato tutti quanti, è quella che ci consentirà a tutti di fare il salto di qualità, è ineccepibile, tecnicamente perfetta... è lo strumento più asettico e qualificato per partecipare e sedersi a qualsiasi tavolo... Attraverso sta holding abbiamo fatto st'operazione di Finmeccanica, che è il fiore all'occhiello che potremmo rivenderci domani mattina... che solo una holding del genere potevi entrà in Finmeccanica, anzi addirittura Finmeccanica ha chiesto... una partecipazione attraverso un fondo lussemburghese».

Possibile mai che un gigante mondiale come Finmeccanica fosse in affari con la banda del riciclaggio? Sembra di sì. La Digint è, dichiarano gli intercettati nelle loro conversazioni del febbraio 2008, «una scatola vuota». Che in tre, quattro anni potrebbe però valere «550 milioni di euro... se gliela vende a Finmeccanica».

Dopo qualche mese, il 6 maggio 2008, davanti al portone del quartier generale di Finmeccanica, in piazza Monte Grappa, si vedono Marco Toseroni e il legale asiatico Rahndir Ram Chandra. Devono incontrare, scrivono gli investigatori, «il direttore generale di Finmeccanica Zappa, per meglio definire i rapporti strategici tra loro». "Nic" Di Girolamo è intanto stato eletto senatore grazie - come contestano i magistrati - ai voti procurati dagli Arena, la famiglia mafiosa di Isola Capo Rizzuto.

Lui non va all'incontro, ma manda un altro sodale - anche lui arrestato nell'operazione di Carabinieri e Guardia di Finanza che ha stroncato l'organizzazione - a prendere l'avvocato di Singapore a Fiumicino. I carabinieri si appostano davanti a Finmeccanica, e vedono Toseroni insieme a Chandra arrivare alla sede della holding. «Dopo aver sostato per qualche minuto, accedevano all'interno».

L'incontro sembra andare bene. Appena finita la riunione, i due informano il senatore sull'esito della visita. Pure Mokbel, la sera, è al settimo cielo. È al compleanno di un amico, e parla al telefono con la moglie. «Comunque quel Lollo (Lorenzo Cota, altro indagato, ndr.) è veramente potente, perché oggi li ha portati dal capo... dal vicecapo... e proprio lui, come al solito, tutto sbracato... cioè gli dava mezzi ordini... hai capito... e quello eseguiva... È andata benissimo, è andata, piccolè!».

Chi hanno incontrato? I carabinieri scrivono una nota, a margine: «Da accertamenti alla banca dati della Camera di Commercio risulta che il presidente e amministratore delegato del gruppo si identifica in Guarguaglini Pier Francesco, mentre il direttore generale si identifica in Zappa Giorgio»

2 - FINMECCANICA: IN MIRINO PROCURA PER FONDI NERI, GRUPPO SI DICE ESTRANEO...
Radiocor - Finmeccanica finisce nel mirino della procura di Roma che sta indagando sui soldi riciclati da Gennaro Mokbel. L'indagine verte su pr ovviste di soldi occultate all'estero e utilizzate per ottenere commesse e appalti, fondi neri che il gruppo avrebbe accantonato grazie all'attivita' di societa' collegate alla holding. Secondo quanto scrivono i principali quotidiani, i magistrati capitolini stanno verificando le attivita' del presidente e a.d., Pier Francesco Guarguaglini, e della moglie, Marina Grossi a.d. della controllata Selex sistemi integrati.

In una nota Finmeccanica dichiara categoricamente di non essere coinvolta nella costituzione di fondi neri e aggiunge che nessun provvedimento e' stato notificato a societa' e dirigenti del gruppo. Il gruppo di aerospazio e difesa si dice inoltre pronta a fornire alle autorita' competenti ogni e qualsiasi piu' ampio chiarimento e informazione possa risultare utile. Intanto in Borsa Finmeccanica e' la peggiore del Ftse-Mib, lasciando sul terreno, in questo momento, il 2,6% a 8,54 euro.

3 - FINMECCANICA: PROCURA ROMA INDAGA SU PASSAGGIO DENARO ESTERO SU ESTERO ...
(Adnkronos) - Nasce da uno stralcio dell'inchiesta sul riciclaggio di 2 miliardi di euro, l' indagine che, secondo notizie di stampa apparse oggi, coinvolgerebbe la Finmeccanica. Sulla vicenda si e' appreso oggi da ambienti giudiziari che ci sono tre indagati, per altro gia' arrestati nell'ambito dell'indagine che ha coinvolto a febbraio Fastweb e Telecom Italia Sparkle. La parte stralciata dal fascicolo principale vede indagati Gennaro Mokbel e altre due persone e l'ipotesi di reato per il momento contro ignoti e' quella di riciclaggio.

L'episodio che e' all'esame del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei sostituti Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti, riguarda, secondo quanto si e' appreso, un passaggio di denaro ammontante a 8 milioni di euro estero su estero e risalente almeno al 2007.

A proposito di quanto riportato da alcuni quotidiani, la Procura di Roma ha precisato che non sono iscritti nel registro degli indagati Pierfrancesco Guarguaglini e sua moglie Marina Grossi e che la perquisizione fatta non e' stata disposta dalla Procura di Roma.
Intanto il comandante del Ros Giampaolo Ganzer ha avuto questa mattina un incontro con il procuratore aggiunto Capaldo, essendo state affidate a lui le indagini sui risvolti che coinvolgerebbero Finmeccanica.

4 - È UN´INTERCETTAZIONE AD APRIRE LA NUOVA PISTA - LA PROCURA DI ROMA SULLE TRACCE DEI MILIONI RICICLATI DA GENNARO MOKBEL - A NAPOLI C´È UN´INCHIESTA È SUGLI APPALTI DEL PIANO PER LA SICUREZZA DEL 2007
Elsa Vinci e Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"

È un´intercettazione ad aprire la nuova pista. La procura di Roma sulle tracce dei milioni riciclati da Gennaro Mokbel, agli arresti per aver organizzato la truffa che ha trascinato davanti ai giudici i vertici di aziende del calibro di Fastweb e Telecom Italia Sparkle, avvia un´inchiesta stralcio su un altro colosso, Finmeccanica, leader in Italia nelle alte tecnologie.

È una costola dell´indagine madre, che fornisce però il contenitore giuridico per il nuovo filone, cioè l´ipotesi di riciclaggio. In questo momento alla procura di Roma nessuno pensa che Finmeccanica abbia ripulito il denaro di Mokbel, tuttavia è partita la caccia a otto milioni di euro fantasma.

Il 21 settembre 2007 l´affarista romano viene intercettato mentre parla con Marco Toseroni, poi arrestato. Discutono di soldi, di un conto a Singapore, si cita tale Lorenzo. Gli inquirenti scopriranno che si tratta di un consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola, uomo vicino a Pierfrancesco Guarguaglini, presidente e ad del colosso pubblico.

Durante le indagini, i pm si sono imbattuti in almeno un centinaio di aziende, le verifiche hanno fatto aumentare il numero degli indagati, che da 56 sono diventati circa 80. I nomi delle imprese sono risultati collegati alla truffa dei servizi vuoti. Ma Finmeccanica non sembra legata alla frode.

Tuttavia si scopre che Cola lavorava alla Digint, piccola azienda di security informatica con sede in Lombardia, che sarebbe stata creata dal gruppo di Mokbel. Il prezzo del sodalizio, scrivono i pm nell´ordinanza, è di 8 milioni di euro. Denaro che la procura sta cercando. Il 12 febbraio 2008 una cimice nell´ufficio dell´affarista capta una sua conversazione con l´ex senatore Nicola Di Girolamo, Toseroni, e un altro degli arrestati, Aurelio Gionta.

Mokbel dice: «Tutti i contratti dentro... Questa società acquisirà un certo valore, consistente, importante. Noi vendiamo la nostra quota a Finmeccanica che è da quantificare non so in quante decine di milioni. Giusto? Ma tu l´hai visto un contratto?» Toseroni si infiamma: «Ma non mi puoi fare guadagnare neanche 150 mila euro, che devo guadagnare in Finmeccanica. Perché io con 150 mila euro non ci campo». Da qui le nuove indagini.

La procura di Roma non è la sola a lavorare su Finmeccanica. A Napoli c´è un´inchiesta è sugli appalti del piano per la sicurezza del 2007: videosorveglianza e la realizzazione del Cen, una "banca dati" dei filmati realizzati a fini di ordine pubblico. Per quest´ultima gara il 22 aprile è stata perquisita la sede centrale della holding in via Monte Grappa a Roma.

L´ipotesi di reato è associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d´asta. Già ascoltati come testimoni Guido Bertolaso e l´imprenditore barese Gianpaolo Tarantini protagonista del caso D´Addario. È possibile che proprio il filone napoletano possa riservare sorprese. Soprattutto se gli inquirenti dovessero essere venuti a capo del giro di fatturazioni della capogruppo, controllata Finmeccanica, che si aggiudicò l´appalto: Elsag Datamat spa. 28-05-2010]

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

 ATTENZIONE MOLTO IMPORTANTE PER LA TUA SALUTE :

 La tecnologia di riferimento per le Cellule Tumorali Circolanti 

               http://www.isetbyrarecells.com/faq/

 

SE VUOI SCRIVERTI UN BREVETTO CONSULTA dm.13.01.10 n33

13/01/2010 - Decreto ministeriale del 13 gennaio 2010, n. 33 - Uibm

 

http://www.maquantospendi.it/ rimborsi parlamentari M5S

Anticipazione