ECONOMIA DAL 01-06-10 AL 31.12.10
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

1)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

2) Processo MPS 1 e 2 SIENA MI .

3) PROCESSO A TORINO A CARICO AMMINISTRATORI SEAT

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

  28. SE LE FORZE DELL'ORDINE INTERVENISSERO DI PIU'PER CAUSE APPARENTEMENTE BANALI CI SAREBBE MENO CONTENZIOSO: CHIAMATO IL 117  PER UN PROBLEMA BANALE MI HA RISPOSTO : GLI FACCIA CAUSA ! (02.04.17)

  29. GRAN PARTE DEI PROFESSORI UNIVERSITARI SONO TRA LE MENTI PIU' FRAGILI ED ARROGANTI , NON ACCETTANO IL CONFRONTO E SI SENTONO SPIAZZATI DIVENTANO ISTERICI ( DOPO INCONTRO CON MARIO DEAGLIO E PIETRO TERNA) (28.02.17)

  30. Spesso chi compera auto FIAT lo fa solo per gratificarsi con un'auto nuova, e basta (04.11.16)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

  

COSTITUENDA ASSOCIAZIONE PER UN

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

 

 

SI ACCETTANO ISCRIZIONI

STATUTO

mailto:nuovomodellodisviluppo@email.it

  

 

FRA GLI OBETTIVI :

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN  

6) COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE DEGLI AZIONISTI NEI PROCESSI PER REATI SOCIETARI

 IL 31.10 15  la sentenza del PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT ha ammesso il danno per i soci Parmalat .     

SENT CRAGN MOTIV 1 MOTIV 2 MOTIVAZ 3

 

 

  

COSTITUENDA ASSOCIAZIONE:

NO-ISIS.cloud

www.no-isis.cloud

per non fare diventare l'ITALIA un'hotspot europeo dell'immigrazione in quanto bisogna resistere come italiani nel nostro paese dando agli immigrati un messaggio forte e chiaro : ogni paese puo' svilupparsi basta impegnarsi per farlo con le risorse disponibili e l'intelligenza , che significa adattamento nel superare le difficolta'.

Inventarsi un lavoro invece che fare l'elemosina.

Quanti miracoli ha fatto Maometto rispetto a Gesu' ?

SI ACCETTANO ISCRIZIONI : STATUTO

PROGR ELET

scrivere a :

mailto:no-isis@outlook.con

@mbnoisis

www.facebook.com/No-isiscloud-1713403432283317/

obiettivi:

1) esame d'italiano e storia italiana per gli immigrati

2) lavori socialmente utili

3) pulizia e cucina autonoma

3 gennaio 1917, Suor Lucia nel Terzo segreto di Fatima: Il sangue dei martiri cristiani non smetterà mai di sgorgare per irrigare la terra e far germogliare il seme del Vangelo.  Scrive suor Lucia: “Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “Qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”. interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:  «La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917). La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”. Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

Le storie degli immigrati occupanti che cercano di farsi mantenere insieme alle loro famiglie , non lavoro come gli immigrati italiani all'estero:

1)  Mi trovavo all'opedale per prenotare una visita delicata , mentre stato parlando con l'infermiera, una donna mi disse di sbrigarmi : era di colore.

2) Mi trovavo in C,vittorio ang V.CARLO ALBERTO a Torino, stavo dando dei soldi ad un bianco che suonava una fisarmonica accanto ai suoi pacchi, arriva un nero in bici e me li chiede

3) Ero su un bus turistico e' salito un nero ha spostato la roba che occupava i primi posti e si e' messo lui

4) Ero in un team di startup che doveva fare proposte a TIM usando strumenti della stessa la minoranza mussulmana ha imposto di prima vedere gli strumenti e poi fare le proposte: molto innovativo !

5) FINO A QUANDO I MUSSULMANI NON ACCETTANO LA PARITA' UOMO DONNA , ANCHE SE LO SCRIVE IL CORANO E' SBAGLIATO. E' INACCETTABILE QUESTO PRINCIPIO CHE CI PORTA INDIETRO.

09.01.19

Tutti i nulllafacenti immigrati Boeri dice che ne abbiamo bisogno : per cosa ? per mantenerli ?

04.02.17l

L'ISIS secondo me sta facendo delle prove di attentato con l'obiettivo del Vaticano con un attacco simultaneo da terra con la tecnica dei camion e dal cielo con aerei come a NY l'11.09.11.

 - PER AFFRONTARE LA CRISI DEI PROFUGHI, L’ITALIA HA GIÀ SBORSATO 8,4 MILIARDI - INSIEME ALL’EMERGENZA TERREMOTO, PUO’ MANDARE ALL’ARIA I PIANI DEL GOVERNO SUL DEBITO PUBBLICO - DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO OLTRE 7 MILA I PROFUGHI SBARCATI IN ITALIA: DI QUESTO PASSO SI BATTERÀ OGNI RECORD

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Mario Sensini per il “Corriere della Sera”

 

Ieri le motovedette della Guardia costiera ne hanno sbarcati 623: 251 a Porto Empedocle e 372 a Lampedusa. Stamattina è attesa ad Augusta la Nave Acquarius, con a bordo altri 783 migranti. Negli ultimi due giorni ne sono stati soccorsi nel mare del Canale di Sicilia, e accolti in Italia, circa 1.600.

 

Ieri la Marina libica ne ha bloccati altri 400 a poche miglia da Sabrata, e nonostante gli accordi tra Tripoli ed il governo italiano, criticati anche dalla Cei, e i nuovi impegni presi dai leader europei al vertice di Malta, il flusso dei disperati dalle coste libiche verso il nostro Paese non si arresta.

 

SPESA RECORD

Dall' inizio dell' anno sono oltre 7 mila i profughi sbarcati in Italia, e di questo passo si batterà ogni record. Quello dei migranti accolti (176 mila nel 2016), ma anche quello della spesa pubblica necessaria per il soccorso e l' accoglienza, che secondo il governo contribuisce in modo determinante, insieme all' emergenza dovuta al terremoto, a mandare fuori linea il debito pubblico. Fino al punto di spingere Bruxelles a valutare una procedura d' infrazione alle regole sui conti pubblici. Il che sarebbe una doppia beffa per l' Italia, che da anni lamenta lo scarso impegno degli altri Paesi nel fronteggiare i flussi migratori.

 

 

In un rapporto appena inviato alla Commissione Europea sui "fattori rilevanti" che influenzano l' andamento del debito pubblico, il ministero dell' Economia sottolinea che quest' anno la spesa per l' immigrazione rischia di arrivare al record storico di 4,2 miliardi di euro. Nel 2016, al netto dei contributi della Ue (che sono stati pari ad appena 120 milioni) sono stati spesi 3,3 miliardi. Per il 2017 ne sono stati stanziati 3,8 e senza tener conto dei 200 milioni del «Fondo per l' Africa» per investire nei Paesi da cui partono i flussi di immigrazione più importanti.

 

Ma quella prevista in bilancio è una cifra che «se il trend degli ultimi mesi dovesse continuare», si legge nel Rapporto, potrebbe crescere di altri quattrocento milioni.

La crisi costa 8 miliardi Si spenderà il triplo rispetto alla media degli anni tra il 2011 e il 2013, prima dell' esplosione della crisi migratoria: tra 2,9 e 3,2 miliardi in più. Se poi si considera la maggior spesa in termini cumulati la dimensione dei costi sostenuti dall' Italia per l' emergenza assume proporzioni gigantesche. Secondo il ministero dell' Economia, dal 2014 al 2017 lo Stato avrà speso tra 8 e 8,4 miliardi di euro in più rispetto al periodo 2011-2013.

 

Così cresce il debito L' Italia pretende che questa spesa sia considerata «eccezionale» e dunque non conteggiata nel calcolo del disavanzo annuale monitorato per verificare il rispetto degli impegni di bilancio. La Commissione, però, è disposta a riconoscere come «eccezionale» non tutta, ma solo la spesa eccedente rispetto all' anno prima. In ogni caso, che pesi o meno sul deficit pubblico, la spesa si scarica sul debito.

 

Nel 2017, sottolinea il rapporto, la spesa per l' accoglienza è stimata in 2,3 miliardi di euro (1,9 l' anno scorso), quella per il soccorso in mare e i trasporti sarà pari a 860 milioni di euro (nel 2016 furono 913).

L' assistenza sanitaria costerà 250 milioni, l' educazione (nel 2016 sono arrivati anche 26 mila minori non accompagnati) 310 milioni.

Riforma sostenuta da una maggioranza trasversale: «Non razzismo, ma realismo» Case Atc agli immigrati La Regione Piemonte cambia le regole Gli attuali criteri per le assegnazioni penalizzano gli italiani .

Screening pagato dalla Regione e affidato alle Molinette Nel Centro di Settimo esami contro la Tbc “Controlli da marzo” Tra i profughi in arrivo aumentano i casi di scabbia In sei mesi sono state curate un migliaio di persone.

Il Piemonte è la quarta regione italiana per numero di richiedenti asilo. E gli arrivi sono destinati ad aumentare. L’assessora Cerutti: “Un sistema che da emergenza si sta trasformando in strutturale”. Coinvolgere maggiormente i Comuni.In Piemonte ci sono 14.080 migranti e il flusso non accenna ad arrestarsi: nel primo mese del 2017 sono già sbarcati in Italia 9.425 richiedenti asilo, in confronto ai 6030 dello scorso anno e ai 3.813 del 2015. Insomma, serve un piano. A illustrarlo è l’assessora all’Immigrazione della Regione Monica Cerutti, che spiega come la rete di accoglienza in questi anni sia radicalmente cambiata, trasformando il sistema «da emergenziale a strutturale».

La Regione punta su formazione e compensazioni mentre aumentano i riconoscimenti In Piemonte 14 mila migranti Solo 1200 nella rete dei Comuni A Una minoranza inserita in progetti di accoglienza gestiti dagli enti locali umentano i riconoscimenti delle commissioni prefettizie, meno rigide rispetto al passato prossimo: la tendenza si è invertita, le domande accolte sono il 60% rispetto al 40% dei rigetti. Non aumenta, invece, la disponibilità a progetti di accoglienza e di integrazione da parte dei Comuni. Stando ai dati aggiornati forniti dalla Regione, si rileva che rispetto ai 14 mila migranti oggi presenti in Piemonte quelli inseriti nel sistema Sprar - gestito direttamente dai Comuni - non superano i 1.200. Il resto lo troviamo nelle strutture temporanee sotto controllo dalle Prefetture. Per rendere l’idea, nella nostra regione i Comuni sono 1.2016. La trincea dei Comuni Un bilancio che impensierisce la Regione, alle prese con resistenze più o meno velate da parte degli enti locali: il termometro di un malumore, o semplicemente di indifferenza, che impone un lavoro capillare di convincimento. «Di accompagnamento, di compensazione e prima ancora di informazione contro la disinformazione e certe strumentalizzazioni politiche», - ha precisato l’assessora Monica Cerutti riepilogando le azioni previste nel piano per regionale per l’immigrazione. A stretto giro di posta è arrivata la risposta della Lega Nord nella persona del consigliere regionale Alessandro Benvenuto: «Non esistono paure da disinnescare ma necessità da soddisfare sia in termini di sicurezza e controllo del territorio, sia dal punto di vista degli investimenti. Il Piemonte ha di per sé ben poche risorse, che andrebbero utilizzate per creare lavoro e risolvere i problemi che attanagliano i piemontesi, prima di essere adoperate per far fare un salto di qualità all’accoglienza». Progetti di accoglienza Tre i progetti in campo: «Vesta» (ha come obiettivo il miglioramento dei servizi pubblici che si relazionano con i cittadini di Paesi terzi), “Petrarca” (si occupa di realizzare un piano regionale per la formazione civico linguistica), “Piemonte contro le discriminazioni” (percorsi di formazione e di inclusione volti a prevenire le discriminazioni). Inoltre la Regione ha attivato con il Viminale un progetto per favorire lo sviluppo delle economie locali sostenendo politiche pubbliche rivolte ai giovani ivoriani e senegalesi. Più riconoscimenti Come si premetteva, aumentano i riconoscimenti: 297 le domande accolte dalla Commissione di Torino nel periodo ottobre-dicembre 2016 (status di rifugiato, protezione sussidiaria e umanitaria); 210 i rigetti. In tutto i convocati erano mille: gli altri o attendono o non si sono presentati. I tempi della valutazione, invece, restano lunghi: un paio di anni, considerando anche i ricorsi. Sul fronte dell’assistenza sanitaria e della prevenzione, si pensa di replicare nel Centro di Castel D’Annone, in provincia di Asti, lo screening contro la tubercolosi che dal marzo sarà attivato al Centro Fenoglio di Settimo con il concorso di Regione, Croce Rossa e Centro di Radiologia Mobile delle Molinette.

INTANTO :«Non sono ipotizzabili anticipazioni di risorse» per l’asilo che Spina 3 attende dal 2009. La lunga attesa aveva fatto protestare molti residenti e c’era chi già stava perdendo le speranze. Ma in Circoscrizione 4, in risposta a un’interpellanza del consigliere della Lega Carlo Morando, il Comune ha messo nero su bianco che i fondi dei privati per permettere la costruzione dell’asilo non ci sono. Quella di via Verolengo resta una promessa non rispettata. Con la crisi immobiliare, la società Cinque Cerchi ha rinunciato a costruire una parte dei palazzi e gli oneri di urbanizzazione versati, spiegò mesi fa l’ex assessore Lorusso, erano andati per la costruzione del tunnel di corso Mortara. Ad ottobre c’è stata una nuova riunione. L’esito è stata la fumata nera da parte dei privati. «Sarà necessario che la progettazione e la realizzazione dell’opera vengano curate direttamente dalla Città di Torino», scrive il Comune nella sua risposta. Senza specificare come e dove verranno reperiti i fondi necessari, né quando si partirà.

 

Tunisia. Frattini: "Proporremo immigrazione circolare" - Il portale dell ...

www.stranieriinitalia.it/.../tunisia-frattini-qproporremo-immigrazione-circolareq.html

20 gen 2011 - L'immigrazione "circolare" è quella in cui i migranti, dopo un certo periodo di lavoro all'estero, tornano nei loro Paesi d'origine. Un sistema più ...

Tutto è iniziato quando è stato chiuso il bar. I 60 stranieri che erano a bordo del traghetto Tirrenia diretto a Napoli volevano continuare a bere. L’obiettivo era sbronzarsi e far scoppiare il caos sulla nave. Lo hanno fatto ugualmente, trasformando il viaggio in un incubo anche per gli altri 200 passeggeri. In mezzo al mare, nel cuore della notte, è successo di tutto: litigi, urla, botte, un tentativo di assalto al bancone chiuso, molestie ai danni di alcuni viaggiatori e persino un’incursione tra le cuccette. La situazione è tornata alla calma soltanto all’alba, poco prima dell’ormeggio, quando i protagonisti di questa interminabile notte brava hanno visto che sulle banchine del porto di Napoli erano già schierate le pattuglie della polizia. Nella nave Janas partita da Cagliari lunedì sera dalla Sardegna era stato imbarcato un gruppo di nordafricani che nei giorni scorsi aveva ricevuto il decreto di espulsione. Una trentina di persone, alle quali si sono aggiunti anche altri immigrati nordafricani. E così a bordo è scoppiato il caos. Il personale di bordo ha provato a riportare la calma ma la situazione è subito degenerata. Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati. All’arrivo a Napoli, il traghetto è stato bloccato dagli agenti della Questura di Napoli che per tutta la giornata sono rimasti a bordo per identificare gli stranieri che hanno scatenato il caos in mezzo al mare e per ricostruire bene l’episodio. «Il viaggio del gruppo è stato effettuato secondo le procedure previste dalla legge, implementate dalle autorità di sicurezza di Cagliari – si limita a spiegare la Tirrenia - La compagnia, come sempre in questi casi, ha destinato ai passeggeri stranieri un’area della nave, a garanzia della sicurezza dei passeggeri, non essendo il gruppo accompagnato  dalle forze di polizia. Contrariamente a quanto avvenuto in passato, il gruppo ha creato problemi a bordo per tensioni al suo interno che poi si sono ripercosse sui passeggeri». A bordo del traghetto gli agenti della questura di Napoli hanno lavorato per quasi 12 ore e hanno acquisito anche le telecamere della videosorveglianza della nave. Nel frattempo sono scoppiate le polemiche. «I protagonisti di questo caos non sono da scambiare con i profughi richiedenti asilo - commenta il segretario del Sap di Cagliari, Luca Agati - La verità è che con gli sbarchi dal Nord Africa, a cui stiamo assistendo anche in questi giorni, arrivano poco di buono, giovani convinti di poter fare cio’ che vogliono una volta ottenuto il foglio di espulsione, che di fatto è un lasciapassare che garantisce loro la libertà di delinquere in Italia. Cosa deve accadere per far comprendere che va trovata una soluzione definitiva alla questione delle espulsioni?»  In ostaggio per ore Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati, che hanno trasformato il viaggio in un incubo per gli altri 200 passeggeri  21.02.17

Istituto comprensivo Regio Parco La crisi spegne la musica in classe Le famiglie non pagano la retta da 10 euro al mese: a rischio il progetto lanciato da Abbado, mentre la Regione Piemonte finanzia un progetto per insegnare ai bambini italiani la lingua degli immigrati non viceversa.

 Qui Foggia Gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono in container di appena 24 mq Qui Messina Nei rioni Fondo Fucile e Camaro San Paolo le baracche aumentano di anno in anno Donne e bambini Nei rioni nati dopo il sisma le case sono coperte da tetti precari, spesso di Eternit Qui Lamezia Terme Oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica a cielo aperto  Qui Brescia Nelle casette di San Polino le decine di famiglie abitano prefabbricati fatiscenti Da Brescia a Foggia, da Lamezia a Messina. Oltre 50 mila italiani vivono in abitazioni di fortuna. Tra amianto, topi e rassegnazione Caterina ha 64 anni e tenacia da vendere. Con gli occhi liquidi guarda il tetto di amianto sopra la sua testa: «Sono stata operata due volte di tumore, è colpa di questo maledetto Eternit». Indossa una vestaglia a righe bianche e blu. «Vivo qui da vent’anni. D’estate si soffoca, d’inverno si gela, piove in casa e l’umidità bagna i vestiti nei cassetti. Il dottore mi ha detto di andare via. Ma dove?». In fondo alla strada abita Concetta, che tra topi e lamiere trova la forza di sorridere: «A ogni campagna elettorale i politici ci promettono case popolari, ma una volta eletti si dimenticano di noi. Sono certa che morirò senza aver realizzato il mio sogno: un balcone dove stendere la biancheria». Antonio invece no, lui non ride. Digrigna i denti rimasti: «Gli altri li ho persi per colpa della rabbia. In due anni qui sono diventato brutto, mi vergogno». Slum, favela, bidonville: Paese che vai, emarginazione che trovi. Un essere umano su sei, nel mondo, vive in una baraccopoli. In Italia sono almeno 53 mila le persone che, secondo l’Istat, abitano nei cosiddetti «alloggi di altro tipo», diversi dalle case. Cantine, roulotte, automobili e soprattutto baracche. Le storie di questi cittadini invisibili (e italianissimi) sono raccontate nel documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, in onda domenica sera alle 21,15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Le baraccopoli sono non luoghi popolati da un’umanità sconfitta e spesso rassegnata. Donne, uomini, bambini, anziani. Vittime della crisi economica o di circostanze avverse. Vivono in stamberghe all’interno di moderni ghetti al confine con quella parte di città degna di questo nome. Di là dal muro la civiltà. Da questo lato fango, calcinacci, muffa, immondizia, fogne a cielo aperto. A Messina le abitazioni di fortuna risalgono ad oltre un secolo fa, quando il terremoto del 1908 rase al suolo la città. Qui l’emergenza è diventata quotidianità. Fondo Fucile, Giostra, Camaro San Paolo. Eccoli i rioni del girone infernale dei diseredati. Legambiente ha censito più di 3 mila baracche e altrettante famiglie. I topi, invece, sono ben di più. A Lamezia Terme oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica. Tra loro c’è Cosimo, che vorrebbe andare via: «Non per me, ma per mio figlio, ha subìto un trapianto di fegato». A Foggia gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono nei container di 24 mq. Andrea abita invece nelle casette di San Polino a Brescia, dove un prefabbricato fatiscente è diventato la sua dimora forzata: «Facevo l’autotrasportatore. Dopo due ictus ho perso patente e lavoro. I miei figli non sanno che abito qui. Non mi è rimasto nulla, nemmeno la dignità». Sognando un balcone «Il mio sogno? È un balcone dove stendere la biancheria», dice la signora Caterina nIl documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, andrà in onda domani sera alle 21.15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Su Sky Atlantic Il documentario 3 domande a Sergio Ramazzotti registra e fotografo “Così ho immortalato la vita dentro quelle catapecchie” Chi sono gli abitanti delle baraccopoli? «Sono cittadini italiani, spesso finiti lì per caso. Magari dopo aver perso il lavoro o aver divorziato». Quali sono i tratti comuni? «Chi finisce in una baracca attraversa fasi simili a quelle dei malati di cancro. Prima lo stupore, poi la rabbia, il tentativo di scendere a patti con la realtà, la depressione, infine la rassegnazione». Cosa ci insegnano queste persone? «È destabilizzante raccontare donne e uomini caduti in disgrazia con tanta rapidità. Sono individui come noi. La verità è che può succedere a chiunque». Baraccopolid’Italia

01.03.17

GLI ITALIANI AIUTANO più FACILMENTE GLI EXTRACOMUNITARI RISPETTO AGLI ITALIANI.

 

 

CORRISPONDENZA sulla Xylella fastidiosa con la UE luglio 2018

XYLELLA\18-07-31-ARES 4037967.pdf

XYLELLA\18-07-31-ARES 4037967-cover.pdf

 

 

 

TEMI STORICI :

 

IL 16.11.19 alle ore 18 nella CHIESA S.MARIA GORETTI SI TERRA' LA MESSA IN COMMEMORAZIONE  DI EDOARDO AGNELLI

VEDI QUI LE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI

 https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pgSdXDIwzmDgGSLkE

 

 

 

Agnelli Segreti puntata 1 "Il silenzio" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=GluwLstPQVk
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Perché nessun giornale e nessuna televisione ha mai parlato di quello che accadde veramente poco ...

 

Agnelli Segreti puntata 2 "Il rendiconto" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=0NFdL6Pky2U
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

I momenti precedenti la morte dell'Avvocato, le stanze di villa Frescot precluse a Margherita, il muro di ...

 

Agnelli Segreti puntata 3 "La Dicembre" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=qUSrkoqsznk
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Il primo colpo di scena ai danni di Margherita riguarda la decisione di sua madre Marella, che non ...

 

Agnelli Segreti puntata 4 "Un grande mistero alla Camera ... - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=YdFSP0y_Zd4
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Agnelli Segreti puntata 4 "Un grande mistero alla Camera di Commercio di Torino" - Gigi Moncalvo ...

 

Agnelli Segreti puntata 5 "Le lettere segrete"- Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=dVa9RYIuKbs
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Puntata dedicata alle lettere più "segrete" e riservate della storia del patrimonio di Gianni Agnelli ...

Agnelli Segreti puntata 6 "Nei paradisi fiscali" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=dV13XpJ7Hg4
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli continua la sua ricerca di informazioni sul patrimonio di suo padre custodito all ...

 

Agnelli Segreti puntata 7 "Grande Stevens non poteva non ... - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=NRk5wky5pU8
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli entra in possesso dei documenti di una importante ... puntata 7 "Grande Stevens ...

 

Agnelli Segreti puntata 8 "Condizioni inaccettabili" - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=-_ctVS2R8KA
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

In questa puntata Margherita Agnelli, nel suo esposto alla magistratura, illustra lo “strano” comportamento ...

 

Agnelli Segreti puntata 9 "Estorsione" e "truffa"? - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=lu4AwXQ0mQE
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

L'esposto alla magistratura di Margherita Agnelli ci rivela e illustra i retroscena della spartizione del ...

 

Agnelli Segreti puntata 10 "I due accordi capestro" - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=Kec3oy8jJVA
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli scrive una lettera a sua madre nel tentativo estremo di riallacciare i rapporti e ...

 

Agnelli Segreti puntata 11"Niente pace, solo guerra..." - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=OBEwZqMvE4A
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita aggiunge una sua postilla autografa all'accordo transattivo con sua madre: "Accetto, ma ...

 

 

 

DOPO E.A RAFFAELLO BUCCI

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-be95167b-3325-4adb-9ff1-90ad235c26c4.html

 

 

L'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI:

IL 16.11.17 Gigi Moncalvo ha scritto:
"Il 15 novembre di diciassette anni fa moriva Edoardo Agnelli, unico figlio maschio e uno dei tre legittimi eredi (insieme a sua madre Marella e a sua sorella Margherita) di Gianni Agnelli. E quindi del gigantesco impero economico e, soprattutto, dell’immenso patrimonio (specie all’estero) accumulato dal defunto, scomparso il 24 gennaio 2003, poco più di due anni dopo suo figlio. Anche in questa ricorrenza sarà possibile verificare come sia stato completamente cancellato il figlio “scomodo” dell’Avvocato, a partire da alcuni esponenti di quel poco che resta dell’ex Royal Family. Da anni nessun necrologio, nemmeno sui giornali della Casa, nessuna breve notizia per ricordarlo, nemmeno una messa celebrativa. Anche quest’anno solo un mazzo di fiori inviati dalla sorella nella tomba di famiglia del cimitero di Villar Perosa, e una messa celebrata col rito greco-ortodosso nella cappella di casa Agnelli-De Pahlen ad Allaman sulle rive del lago di Ginevra.
A parte questo, nemmeno un tweet (a meno che non lo scriva dopo aver letto questo articolo) di Lapo Elkann, nipote di Edoardo, che in genere è un prodigo e instancabile facitore di cinguettii telematici. Niente neppure sul sito ufficiale della Juventus, di cui Edoardo era stato consigliere. Ma in questo caso è in buona compagnia, poiché da lungo tempo il club bianconero ha dimenticato perfino di ricordare il famoso e vero “Avvocato dell’Avvocato” – altro che Franzo Grande che si è auto-attribuito questo appellativo… - , cioè Vittorio Chiusano (scomparso nel periodo tra la morte di Gianni, prima, e poi di Umberto Agnelli), per anni consigliere, poi vicepresidente e, dal 1990 al 2004, presidente della società calcistica (con lui vivo “Calciopoli” sarebbe andata ben diversamente…)
UN MOVENTE MAFIOSO - Questo anniversario della morte di Edoardo Agnelli coincide con una notizia clamorosa che, in qualche modo, rende ancora più fitto ma finalmente tenta di svelare il mistero che circonda quell’avvenimento, aprendo nuovi scenari finora sconosciuti: la comparsa in scena di un movente e di una esecuzione mafiosa. Finora sulla morte di Edoardo gli interrogativi erano questi. Fu un suicidio, come si è voluto ostinatamente far credere arrivando perfino a occultare molte verità e molti dati di fatto? Un suicidio eventualmente procurato, e da chi? Oppure, tesi fino al momento meno probabile, si trattò addirittura di un omicidio? La lacunosa e quasi inesistente inchiesta venne condotta superficialmente sia dalla Procura della Repubblica di Mondovì (il corpo di Edoardo venne trovato nei pressi di Fossano, ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona), sia dalla Digos di Torino (che “dimenticò” perfino di sequestrare le videoregistrazioni delle telecamere del perimetro di Villa Sole, la casa di Edoardo nella collina torinese, e interrogò in modo blando gli uomini della scorta accontentandosi di una versione scritta, prefabbricata e identica, predisposta dal Gruppo Orione, cioè la security della Fiat). Tutto ciò ha messo una pietra tombale sulla ipotesi di reato su cui l’allora Procuratore di Mondovì, Riccardo Bausone (da tempo in pensione) aprì un fascicolo: “istigazione al suicidio”. Un titolo cui non corrispose alcun atto concreto. Infatti, in questa direzione sarebbe stato ovvio interrogare per primi i genitori di Edoardo, la sorella Margherita, il cognato Serge de Pahlen (con cui quel giorno fatale ci doveva essere un incontro a Torino), lo zio Umberto Agnelli e l’altro zio (l’editore Carlo Caracciolo, con cui ci fu un’ultima telefonata prima della morte), e anche i due stretti collaboratori di Gianni Agnelli, cioè Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che avevano avuto e avevano contatti con lo scomparso, specie il primo in ambito IFI. Invece niente. Non solo, ma a contribuire alla tesi del suicidio erano stati in questi anni certi atteggiamenti della famiglia o comunque degli ambienti Fiat che, specie nelle versioni accreditate dall’ufficio-stampa, enfatizzavano la versione “ufficiale”, manipolavano notizie di agenzia, “suggerivano” interviste con parenti ed esperti di parte, e stroncavano (non è dato sapere su ordine di chi…) ogni tentativo serio di arrivare alla verità e di mettere in dubbio ciò che si è voluto far credere per diciassette anni instillando nell’opinione pubblica solo la parola “suicidio”.
CINQUANTA LACUNE NELL’INDAGINE - Nel mio introvabile libro “Agnelli Segreti” (lo potete acquistare su www.gigimoncalvo.it), dopo aver esaminato con attenzione il fascicolo giudiziario che era secretato, avevo ricostruito una cinquantina di punti oscuri che erano in forte contrasto con la tesi del suicidio. Per cui, conclusi, che era ed è meglio definire il tutto con l’unica cosa certa: la morte di Edoardo. Dopo aver letto quella parte del mio libro, e alcuni documenti successivi, Margherita Agnelli aveva inviato un dossier (insieme al fascicolo giudiziario) ai suoi legali per esaminare se fosse possibile chiedere la riapertura del caso, un po’ come è avvenuto a Siena in tempi recenti e per un lasso di tempo più vicino alla morte, da parte della vedova di Davide Rossi, il capo della comunicazione del Monte dei Paschi, anch’egli scomparso a seguito di un misterioso “suicidio”. Dopo l’archiviazione da parte della Procura di Siena, ora, dopo una inchiesta condotta dalle “Iene”, la Procura di Genova (competente per le indagini sui magistrati senesi) non ha riaperto le indagini, ma solo un fascicolo, senza però alcuna ipotesi di reato. Ma, nel caso di Edoardo, l’apporto che avrebbe potuto dare un’inchiesta tv non c’è mai stato (a parte un encomiabile tentativo qualche anno fa nel programma “Complotti” di Giuseppe Cruciani). Ed è andato semmai in senso contrario, come dimostra uno scambio di e-mail con la Procura di Mondovì, allorché “La Storia siamo noi” di Giovanni Minoli, allo scopo di visionare i documenti secretati e di filmarne alcune parti, scrisse al magistrato: “Dal fascicolo (dov’è vero che emergono alcune lacune nell’indagine svolta) il nostro medico legale neutrale sosterrà l’ipotesi della caduta in piedi (dal tipo di fratture riportate e dall’altezza rilevata dopo la caduta che risultava 20 cm in meno) confermando in sostanza l’ipotesi del suicidio”. Era incredibile: prima ancora di esaminare il fascicolo e farlo leggere ai loro “esperti”, i responsabili del programma avevano già una tesi sostenuta dal «nostro medico legale», ovviamente “neutrale”: dirà che non ci sono dubbi, Edoardo si è suicidato. E aggiungerà perfino che uno dei punti più “strani” dell’esame così poco approfondito del cadavere (scrissero una misura di 20cm inferiore all’altezza reale di Edoardo…) verrà spiegato così: Edoardo è caduto «in piedi», e a causa del violento impatto, il suo corpo si è accorciato di 20 centimetri! Ecco risolto “scientificamente” il mistero dell’errata indicazione da parte del medico legale di Fossano. Prima di morire Edoardo era alto 1,90cm, dopo la morte è diventato un metro e 70 (anche se nel referto medico, sbagliato, c’è scritto 1,75 e quindi “l’accorciamento” sarebbe stato di 15cm). Davvero interessante, per quello che era stato annunciato come un «documentario anglosassone» dal «linguaggio asciutto».
NON CI SONO IMPRONTE - Margherita Agnelli si è affidata a un pool di investigatori italiani e stranieri. I quali sono partiti da un dato: nel rapporto della polizia scientifica di Cuneo, che ha esaminato l’auto di Edoardo (una Fiat Croma grigio metallizzata, targata TO66917V appartenuta a Gianni Agnelli e su cui era montato un motore Peugeot), emerge un dato incredibile, e mai utilizzato come spunto per ulteriori indagini: “Sulle superfici esterne dell’autovettura” non sono emerse “linee di impronte papillari latenti”. Vale a dire: non c’era nessun impronta digitale. Né sulla maniglia, né sul comando di apertura del portellone posteriore (che era aperto). E nemmeno all’interno dell’abitacolo: né sul volante, né sulle chiavi di accensione, né sulla leva del cambio, né sui tasti del telefono, né nella bottiglia d’acqua accanto al posto di guida. Com’è possibile che non ci fossero impronte, dato che Edoardo non indossava mai i guanti? Trentatré fotografie documentano il lavoro della scientifica. Esaminandole con strumenti sofisticati, gli investigatori privati hanno tratto una sola conclusione: tutte le impronte sono state cancellate. Si è trattato quindi, almeno per questo aspetto, di un lavoro compiuto da esperti criminali che potrebbero aver portato l’auto sul viadotto e l’hanno poi ripulita? C’era anche Edoardo su quell’auto e da lì qualcuno lo ha lanciato nel vuoto? Gli investigatori hanno elencato una serie di elementi che potrebbero far pensare a questo. Era difficile per Edoardo parcheggiare così bene l’auto, scendere, armeggiare per salire sull’alto guard-rail tipo jersey, e gli era impossibile muoversi con agilità dato il peso che egli aveva raggiunto e la necessità di far uso di un bastone per una recente caduta in Scozia. Possibile che fosse riuscito a salire da solo su quella barriera e a scavalcarla senza che nessuno delle centinaia di automobilisti che transitavano sulle due carreggiate dell’autostrada notasse nulla?
IL MOVENTE MAFIOSO? – Se la evidente e incontestabile cancellazione delle impronte su tutte le superfici dell’auto rivelava un lavoro di autentici professionisti del crimine, occorreva ripercorrere alcuni avvenimenti accaduti nel gruppo FIAT e cercare di contestualizzarli con un eventuale movente plausibile avente come bersaglio proprio Edoardo, uno degli anelli più deboli della famiglia. Sono stati incrociati numerosi dati e controllate moltissime circostanze specie di carattere finanziario. Gli investigatori si sono soffermati su una vicenda del 1997, allorché IFIL Spa, la società di investimento controllata dagli Agnelli (tramite l’IFI), con un portafoglio di 5 miliardi di odierni euro, gestita da Umberto Agnelli e Gabriele Galateri di Genola, portò a compimento una strana operazione in uno dei settori-chiave delle sue partecipate (che spaziavano su oltre cento società, nel settore bancario, calcistico, turistico). IFIL a un certo punto decise di vendere una parte cospicua di una di queste società. E scelse (o fu “consigliata” o “costretta” a scegliere?) un signore che non aveva alcuna dimestichezza col business di quel settore, anzi il contrario. Si trattava di un piccolo fornitore di parti elettriche per le auto Fiat, proprietario di un piccolo impianto con pochi addetti. Un signore che non aveva mai manifestato alcuna propensione per quel tipo di business che gli veniva affidato da IFIL. Che, addirittura, per incoraggiarlo ad accettare attraverso il San Paolo gli garantì cospicui finanziamenti. Venne costituita una finanziaria ad hoc, e quel signore cominciò a scegliere tra i suoi parenti prossimi gli improvvisati manager per gestire quel grosso affare.
UNA SCALATA - Tutto sembrava filare per il meglio ma nel 1999 a Torino si accorsero che qualcosa non andava. Forse avevano scelto quel nome come “testa di legno” o semplice esecutore di ordini, ma invece quel piccolo imprenditore doveva essersi montato la testa, aveva fatto investimenti e acquisizioni ben al di là di quello che IFIL voleva, a poco a poco aveva osato scalare alcune società e stava diventando padrone assoluto (o si comportava come tale) di tutto quel settore dove IFIL voleva continuare a regnare. Non era possibile che costui si permettesse di portare via ciò che gli era stato fiduciariamente affidato e si appropriasse di beni non suoi, per di più senza alcun rispetto per una potenza come IFIL. Cercarono di convincerlo a fermarsi, ma ormai la macchina era lanciata. Allora ordinarono alle banche di chiudergli i rubinetti del credito e farlo rientrare. La lotta si scatenò su più fronti e il teatro delle operazioni si concentrò in Sicilia, dove tutto era avvenuto nel corso degli anni, e arrivò fino a denunce, fallimenti, curatele, amministrazioni controllate, blocchi delle attività. Con l’intervento della magistratura, i rischi di denunce per appropriazione indebita, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta cominciarono a lambire i parenti stretti del piccolo imprenditore che comparivano come amministratori delle varie società. Uno o una di questi si confidava continuamente con una persona di fiducia (un fidanzato, una fidanzata, un amico, un’amica?). E a un certo punto annunciò: “Questi di Torino se la stanno prendendo con me. Ma devono stare attenti: non sanno che cosa significa e quali conseguenze può avere toccare me o qualcuno della mia famiglia”). Gli investigatori hanno rintracciato questo o questa testimone che avrebbe firmato una lunga dichiarazione giurata e fornito date, circostanze e particolari su questa vicenda. Concludendo con questa affermazione: “In seguito le cose precipitarono. E la frase che ricordo bene fu questa: “Adesso hanno esagerato. E allora sai che ti dico? Visto che se la sono presa con qualcuno di noi, gli faremo vedere che cosa siamo capaci di fare al qualcuno di loro, a qualcuno della loro famiglia!”.
Da qui sarebbe nata la “vendetta”, il desiderio di “fargliela pagare” a quelli di Torino, fino ad arrivare al bersaglio più vulnerabile, più fragile, meno protetto, affidando il “lavoro” a una squadra di professionisti, quelli che cancellano le impronte. Questa ricostruzione riguarda geograficamente e per molti aspetti, del passato e del presente, la zona di Castelvetrano, terra mediterranea, terra di vini marsala, in provincia di Trapani. Il luogo da cui regna, ancor oggi indisturbato, sull’immenso impero che ha creato Matteo Messina Denaro, la primula rossa di “Cosa Nostra”. Basta incrociare i dati su alcune persone originarie di Castelvetrano, molto ben collegate da anni col boss, basta legare alcune parentele con gli amministratori di certe società, per arrivare alle conclusioni cui sono giunti gli investigatori di Margherita Agnelli.
IL DUBBIO DI MARGHERITA AGNELLI - E adesso? La sorella di Edoardo è di fronte a una strada, la stessa che le si presentò anni fa quando cominciò la sua lunga battaglia per avere trasparenza sul patrimonio di suo padre: andare avanti o fermarsi? Andare avanti significherebbe presentare un dossier alla magistratura, chiedere la riapertura del caso, arrivare perfino alla richiesta di riesumazione del corpo di Edoardo per fare quell’autopsia (a diciassette anni dalla morte è ancora possibile e potrebbe dare qualche risultato interessante) che incredibilmente la Procura di Mondovì non volle ordinare, chiudendo la (cosiddetta) inchiesta in pochi giorni e trascurando ogni pista. Margherita Agnelli, stando a chi le è vicino, sembra aver commentato così le conseguenze che la sua decisione potrebbe provocare: “Già mi hanno insultata, cancellata, diffamata per il solo fatto di aver osato andare in Tribunale per chiedere il rendiconto dei beni di mio padre. Il mio figlio primogenito non mi parla da anni, non mi ha nemmeno invitato al battesimo dei suoi tre figli, né alla festa per il suo decimo anniversario di matrimonio, nonostante si svolgesse a Villar Perosa, che tra l’altro è casa mia, dato che mio padre me l’ha lasciata in eredità. Cosa succederebbe se ora chiedessi di riaprire il caso riguardante il povero Edoardo? Mi direbbero, come minimo, che questa eventuale mia iniziativa è la conferma che sono impazzita, che non ci sono più con la testa, che sono incontrollabile, che di me non ci si può fidare, che ha fatto bene la mia famiglia a rompere i ponti con me, che bisogna che qualcuno mi fermi, che non ho limiti….. Ne vale la pena? E’ il prezzo che devo pagare per conoscere finalmente un po’ di quella verità che da anni sto cercando sulla morte misteriosa del mio povero fratello?”. Come darle torto."

IO LE DO TORTO ! Mb

IL 17.11.18 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.P.COSSA ANG V.ACTIS

Edoardo, l’Agnelli cancellato dall’album di famiglia

Una messa di suffragio a Ginevra e una commemorazione islamica a Teheran. A sedici anni dalla sua tragica morte, sul figlio dell'Avvocato prosegue la damnatio memoriae. Cosa non nuova nella secolare storia della schiatta - di GIGI MONCALVO

Sedici anni fa, il 15 novembre, moriva Edoardo Agnelli, il figlio primogenito di Gianni e Marella. Aveva 46 anni. Il suo corpo venne trovato riverso sulle pietre accanto al torrente Stura ai piedi di un pilone dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Quel viadotto portava il nome di un indimenticato generale dei Carabinieri, Franco Romano, precipitato nell’elicottero su cui viaggiava nel dicembre 1998. Il generale, che ha lasciato una moglie e un figlio che vivono a Torino, tra l’altro era amico di Edoardo.

Questo sedicesimo anniversario avrà la caratteristica crudele e tremenda delle altre analoghe ricorrenze: l’oblìo. Edoardo è stato letteralmente cancellato dalla famiglia, o da quel poco che resta degli Agnelli (coloro che portano questo cognome per nascita oggi sono solo otto, di cui appena tre del ramo-Gianni e cinque del ramo-Umberto, in attesa che Andrea e Deniz Akalin incrementino il numero). Per ricordare Edoardo, come negli anni scorsi, non ci sarà nulla, o ben poco. Non troverete sulla Stampa, o sul Corriere della Sera o su Repubblica (di cui John Elkannè da poco diventato il secondo  azionista dopo Carlo De Benedetti) nemmeno poche righe di necrologio. Eppure Jacky non dovrebbe sborsare nemmeno un cent essendo il proprietario…

Nelle pagine di cronaca cittadina non ci sarà nemmeno una breve che annuncia una messa di suffragio. Anche perché tale cerimonia, nemmeno in privato, ci sarà, almeno in Italia. La madre di Edoardo, donna Marella, ha letteralmente cancellato dalla sua mente questa ricorrenza e probabilmente ha tentato di farlo anche con molti ricordi per lei sgradevoli. L’unica funzione di suffragio di cui si è avuta notizia si svolgerà, col rito greco-ortodosso, ad Allaman, sulle sponde del lago di Ginevra, nella piccola cappella privata che allinea alcune icone dipinte da Margherita de Pahlen, la sorella di Edoardo. Lei, il marito Sergee i cinque figli manderanno il consueto mazzo di rose rosse al cimitero di Villar Perosadove c’è la tomba di Edoardo.  Lapo? Lasciamo perdere. L’anno scorso, proprio in questo anniversario, inondò i social media di repliche alle osservazioni ironiche di Diego Della Valle sul fatto che gli Elkann erano più portati alle discoteche che al lavoro… Per zio Edoardo non sprecò nemmeno un tweet. Perfino la Juventus, allineata e prona ai voleri dell’azionista di maggioranza (ma Andrea perché non si fa valere?), ha dato una “coltellata” alla memoria: da anni sul sito ufficiale del club non c’è un ricordo di Edoardo che pure era stato consigliere di amministrazione, sedeva spesso in panchina con Trapattoni e litigò di brutto con Giampiero “Marisa” Boniperti chiedendo che la Coppa sporca di sangue vinta a Bruxelles venisse restituita e la partita col Liverpool rigiocata. Ma il sito del club non è nuovo a cadute di stile: non c’è mai nemmeno una riga nell’anniversario della morte dell’avvocato Vittorio Chiusano, il vero e unico “avvocato dell’Avvocato” che fu presidente della Juve per molti anni.

La ex-famiglia Agnelli non solo dimentica ma cancella letteralmente le figure “scomode” o considerate tali. È accaduto perfino con Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi sei fratelli e sorelle (Clara, Susanna, Cristiana, Maria Sole, Giorgio e Umberto), considerata “colpevole” di aver amato Curzio Malaparte, di essere morta in circostanze non commendevoli, ma soprattutto di aver frequentato il Generale Karl Wollf che fu, dal febbraio all'ottobre del 1944, il Governatore Militare e il Comandante supremo delle SS e della Polizia nel nord d’Italia. Fu proprio in virtù di questi rapporti tessuti con pazienza da Virginia Agnelli con il mondo cattolico che il generale Wollf, il 10 maggio 1944, ebbe un incontro segreto in Vaticano con Papa Pio XII, organizzato da Virginia con i buoni uffici, almeno sul fronte tedesco, del colonnello Eugene Dollmann, comandante della piazza di Roma e abituale frequentatore di casa Agnelli al Bosco Parrasio. Lo scopo di Virginia venne raggiunto:  evitare spargimenti di sangue al momento del ritiro delle truppe tedesche incalzate dagli alleati ormai sbarcati fin da gennaio ad Anzio. E, soprattutto, la revoca dell’ordine di distruggere le grandi bellezze della capitale dopo la resa. A Karl Wolff e al generale Wilhelm Burgdorf il Führer aveva affidato l’Operazione Rabat, ovvero di rapire il Papa. E Wollf, nel corso di quell’incontro, informò di persona ilPapa. Chissà perché gli Agnelli hanno sempre voluto “nascondere” le loro collusioni col fascismo (quando Gianni da soldato ebbe il primo incidente d’auto alla gamba vicino alla Linea Gotica viaggiava su un’auto del comando nazista guidata da un soldato tedesco…), pur avendo la coscienza sporca, non hanno mai perdonato a Virginia le sue “collusioni”, anche se a fin di bene, coi nazisti a Roma. Infatti, quell’episodio salvò molte vite umane e soprattutto impedì la distruzione dei monumenti più importanti della Città Eterna. Un comportamento un po’ strano, soprattutto quello del capostipite Senatore Giovanni Agnelli di cui è possibile vedere ancor oggi le immagini su youtubementre in camicia nera rende omaggio al Duce in visita agli stabilimenti della Fiat a Torino. Il nonno di Gianni era solito ripetere, a chi gli chiedeva se fosse fascista o antifascista: “Sono sia l’una che l’altra cosa. A Torino sono anti-fascista perché ci sono gli operai, i sindacati e il partito comunista. A Roma invece sono fascista perché c’è il Duce e ci sono i ministri che mi devono firmare le commesse per la guerra”.

Virginia Agnelli non è stata mai sufficientemente ricordata e onorata, edifici o scuole che le sono intitolate portano il nome di suo marito Edoardo insieme al suo. Non c’è una via che la ricordi, a parte una stradina periferica di Roma, lo stesso Gianni non partecipò ai funerali della madre. La versione ufficiale dice che era in Scandinavia per stipulare accordi commerciali, in realtà era stato il nonno a farlo partire e non perché temesse che il processo di epurazione in corso contro lui e Vittorio Vallettapotesse coinvolgere anche il nipote prediletto. Il testamento “segreto” del Senatore, scritto alcuni anni prima della morte e reso noto dopo la sua scomparsa, dimostrò quanto egli detestasse l’affascinante e indomabile nuora al punto da lasciarle poche briciole (con la clausola che venissero versate dai figli…) e nemmeno un tetto sotto il quale abitare. Per fortuna, Virginia era già morta da poco più di un mese e le fu risparmiata quest’ultima umiliazione. È stato cancellato anche Giorgio, il secondo figlio maschio di Virginia, il fratello numero sei –nato il 12 maggio 1929 –, morto a Rolle in Svizzera nel 1965 alla vigilia del suo trentaseiesimo compleanno. Era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico dopo che Gianni e Susanna firmarono una richiesta di internamento e chiamarono i carabinieri per farlo portare via. 

Tornando a Edoardo Agnelli l’aspetto più paradossale di questo sedicesimo anniversario è che il defunto è stato commemorato solo a Teheran. Lo annuncia la giornalista iraniana Amani Raziesu ParsToday. Nel sito è raffigurato un manifesto commemorativo in cui una grande forbice taglia in due una foto con la figura di Edoardo. Dunque i tentativi di speculazione sulla sua presunta e mai provata conversione alla religione islamica continuano.

Ad alimentare tutto questo, e soprattutto la inopinata cancellazione del proprio parente, è proprio e anche il silenzio del nipote di Edoardo, John Elkann. Il quale dimostra davvero di non avere cuore per il suo sfortunato zio. E pensare che la sua ascesa “al trono” è stata favorita, non solo da Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, ma proprio grazie alla scomparsa di Edoardo e dal tipo di “ostacolo” che egli rappresentava in quanto figlio ed erede legittimo. Nella sua ultima famosa intervista a Paolo Griseri del Manifesto (15 gennaio 1998, due anni e dieci mesi prima della morte), Edoardo confermava per l’ennesima volta che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere quanto previsto dalle leggi successorie italiane. Quindi, indipendentemente da ciò che c’era scritto nel testamento, avrebbe fatto valere la sua “legittima” e cioè sarebbe divenuto proprietario delle azioni della “Dicembre” e dell’“Accomandita Giovanni Agnelli” e non del corrispettivo in denaro come aveva previsto il padre, su suggerimento dei due “grandi vecchi”. Che Edoardo avesse un pacchetto di azioni delle due casseforti rappresentava un “pericolo” da evitare ad ogni costo. Si pensi che cosa sarebbe accaduto della “Dicembre” e della governance del Gruppo se Edoardo fosse stato ancora in vita dopo la morte di Gianni Agnelli. Le sue azioni ereditate e sommate a quelle della sorella avrebbero potuto determinare e condizionare certi incredibili atteggiamenti che donna Marella ha avuto in sede di successione privilegiando uno solo degli otto nipoti e dando una autentica pugnalata alla schiena alla figlia. Edoardo in vita e Margherita avrebbero potuto far cambiare idea alla madre e impedirle di consegnare il gruppo a un giovane, imberbe e inesperto nipote, a scapito anche dell’altra co-erede e degli altri sette nipoti?

John sembra aver dimenticato queste cose, e in questo periodo è occupato soltanto a far credere una cosa insostenibile e smentita da ogni documento: e cioè che egli abbia ceduto a Lapo e Ginevra una parte delle azioni della “Dicembre”. Non è vero, non può e non potrà mai farlo. Solo in caso di sua morte lo statuto prevede che i suoi figli possano diventare soci ereditando le quote del padre. E Lavinia? Anche lei potrà, ma solo a una condizione: che Gabetti, Grande Stevens padre e figlia, e Cesare Ferrero, siano d’accordo e votino a suo favore. John è uno che quando vuole dimentica, ma molto più spesso ricorda fin troppo bene. Non ha mai dimenticato quel che disse il povero Edoardo al Manifesto. Pochi giorni prima, nel dicembre 1997, c’erano stati i funerali di Giovannino, il figlio di Umberto, e il giovane John era stato imposto dal nonno Giovanni nel cda della Fiat, nonostante avesse solo 22 anni e nemmeno la laurea, tra il mormorio e le proteste degli altri soci. Edoardo non nascose nulla di se stesso quando disse, ad esempio, con ironia:  “Francesco d’Assisi era uno che soffrì molto perché era considerato un matto e venne esautorato anche dall’amministratore del suo ordine”. Edoardo aggiunse: “Allo stato attuale ho scelto di lavorare all’interno della famiglia, con il mio nome e cognome. Non ho cambiato paese e abito (…)”. 

Edoardo, in quella sua ultima intervista, dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jacky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. 

Il giornalista del Manifesto pone una domanda inevitabile dopo quel giudizio molto duro pronunciato da Edoardo a proposito di Jaky: “Formulato da lei potrebbe far pensare a una volontà di rivincita per non essere stato chiamato a ricoprire quell’incarico”. Ma Edoardo rincara la dose: “Ripeto che non ho alcuna intenzione di candidarmi. Ma, se fosse dipeso da me, non avrei operato quella sostituzione in tempi così stretti, né avrei fatto quella scelta. Una scelta negativa per la Fiat e per lo stesso ragazzo, un ragazzo in gamba che rischia di venire sacrificato in un gioco più grande di lui. Io ho grande rispetto per la Fiat e per i suoi manager, che sono molto bravi. Ma come si giustifica, di fronte a un’assemblea di azionisti, la presenza in consiglio di un ragazzo di 22 anni? Quali consigli può dare sulle strategie aziendali?”.

Griseri fa osservare che l’Avvocato si è già trovato a fronteggiare questo problema, nessuno dimentica come rumoreggiava la sala il giorno in cui venne annunciata la cooptazione di Jaky. Il nonno, allora, aveva risposto in prima persona, infastidito, prendendo il microfono, interrompendo i lavori e ricordando agli scettici e ai perplessi che egli stesso aveva ricoperto quell’incarico proprio a ventidue anni. “Ma erano altri tempi – replica Edoardo – e c’era un altro spirito, lo spirito di mio bisnonno, il fondatore della Fiat. Oggi invece una parte della mia famiglia si è fatta prendere da una logica barocca e decadente. Senza offesa per nessuno, siamo vicini al gesto di Caligola che nominò senatore il suo cavallo. La Fiat è un’azienda seria, non un club per ventenni. E poi quella designazione fa male al ragazzo. Se lei – chiede Edoardo - avesse un  figlio di vent’anni lo metterebbe in una situazione del genere? Un posto in consiglio di amministrazione deve essere il coronamento di una vita in azienda, non può essere dato così”.

Per saperne di più leggere Agnelli Segreti e I Lupi e gli Agnelli di Gigi Moncalvo, reperibili su www.gigimoncalvo.it o gigimoncalvo@gmail.com

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI  :

 https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pgSdXDIwzmDgGSLkE

 

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

 PERCHE' TORINO HA PAURA DI CONOSCERE LA VERITA' SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI ?

Il prof.Mario DE AGLIO alcuni anni fa scrisse un articolo citando il "suicidio" di EDOARDO AGNELLI.  Gli feci presente che dai documenti ufficiali in mio possesso il suicidio sarebbe stato incredibile offrendogli di esaminare tali documenti. Quando le feci lui disconobbe in un modo nervoso ed ingiustificato : era l'intero fascicolo delle indagini.

A Torino molti hanno avuto la stessa reazione senza aver visto ciò che ha visto Mario DE AGLIO ma gli altri non parlano del "suicidio" di Edoardo AGNELLI ma semplicemente della suo morte.

Mb

02.04.17

 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

 

Gli Agnelli e quella società fantasma per la legge italiana

 

La 'Dicembre', fondata nel 1984, ha una visura falsa oppure vecchia di 30 anni. Dall'ostracismo a Edoardo al potere di John: quanti intrighi dietro la società.

 

di 

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17 Novembre 2016

 

Quando ha letto su Repubblicache la società 'Dicembre' della famiglia Agnelli era controllata da John, Lapo e Ginevra Elkann, Gigi Moncalvo, autore di tre libri sul patrimonio dei proprietari della Fiat ora Fca (Agnelli Segreti, I Lupi e gli Agnelli e I Caracciolo), ha fatto un salto sulla sedia: «Una balla colossale, un primo caso di piaggeria del quotidiano di Eugenio Scalfari nei confronti dei nuovi proprietari».
Del resto, la Dicembre, la prima scatola cinese e “controllante” dell'impero Agnelli, poi distribuito tra Giovanni Agnelli & co, Exor e Fca, è un rebus difficile da risolvere.
Anzi, è una vera e propria storia all'italiana di come una delle famiglie più importanti del Paese abbia potuto concludere affari nella totale omertà e compiacenza delle istituzioni per più di 30 anni.
DATI RISALENTI A 30 ANNI FA. Ora le società degli Agnelli stanno migrando in Olanda ma dal 1984, anno di fondazione della Dicembre, nessuno ha potuto mai sapere chi fossero i soci e le rispettive quote della cassaforte di famiglia.
Ancora adesso, se si fa una ricerca alla Camera di commercio, compare una visura con dati risalenti appunto a tre decenni fa.
E pensare che nel 2015 il presidente della Camera di commercio di Torino, Vincenzo Ilotte, ha premiato Gianluigi Gabetti, azionista della Dicembre, come Torinese dell'anno.
Moncalvo, che ha lavorato a lungo sulla vicenda, l'ha ricostruita passo dopo passo, incrociando inchieste della procura di Milano e disposizioni testamentarie dell'Avvocato.
ALLA NASCITA CAPITALE DI 100 MLN DI LIRE. L'atto costitutivo della società è del 15 dicembre 1984.
Risulta che il capitale sia poco inferiore ai 100 milioni di lire (99.980.000).
I soci sono Gianni Agnelli (99,96 milioni di lire), Marella Caracciolo (10 mila lire), Umberto Agnelli (1.000 lire), Gianluigi Gabetti (1.000 lire), Cesare Romiti (1.000 lire).
Il 13 giugno 1989, con un nuovo atto del notaio Ettore Morone, al culmine della guerra tra Umberto e Romiti, l'Avvocato farà uscire entrambi dalla Dicembre e le loro due azioni passeranno a Franzo Grande Stevens e a sua figlia Cristina (che ha solo 29 anni).
MONCALVO: «AZIONARIATO FALSO O VECCHIO». Da notare, spiega Moncalvo, che «Agnelli preferirà dare un'azione a Cristina e suo padre piuttosto che far entrare i suoi due figli, Edoardo e Margherita».
Questa uscita di Romiti dall'azionariato, «avvenuta nel 1989 e ciononostante ancora presente tutt’oggi nei documenti ufficiali, è una delle prove che nel 2016 nel registro delle imprese presso la Camera di commercio di Torino il dato sull'azionariato della Dicembre è falso o vecchio».
John, presidente di Fca, il principale azionista, non è nemmeno indicato in quel registro in cui ogni società, per legge, dovrebbe comunicare ogni variazione societaria, statutaria e azionaria..Un nuovo atto del 3 aprile 1996 registra l’ingresso tra i soci di John e sua madre Margherita, entrambi con azioni pari a 5 miliardi di lire.
La quota di Marella sale da 10 mila lire a 5 miliardi e 10 mila lire.
Ed entra un altro nuovo socio, Cesare Ferrero, con una azione.
IL 25% A GIANNI AGNELLI. Gianni Agnelli, oltre al suo 25%, mantiene per sè l'usufrutto delle tre quote di moglie, figlia e nipote.
«C'è da notare l'articolo 7 dello statuto», evidenzia Moncalvo, «sulla successione di un socio. È quello inserito per impedire che Edoardo, in caso di morte del padre, possa ereditare di diritto una quota della Dicembre ed entrare tra gli azionisti. È una norma contraria al diritto successorio italiano che prevede la legittima per gli eredi. Lo stesso Edoardo aveva detto che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere i suoi diritti successori previsti dalla legge».
Tuttavia, non ci sarà bisogno dell'articolo 7, perché Edoardo morirà nel 2000, tre anni prima di Gianni.
LO STRAPOTERE DI JOHN ELKANN. Ma non è tutto. «Va evidenziato anche l'articolo 8, per le cessioni delle quote a terzi», prosegue Moncalvo. «Nel caso in cui John volesse lasciare quote a sua moglie e ai suoi figli, sarebbero necessari due voti dei soci principali, cioè il suo e quello di Marella, e due degli altri quattro. Ma Marella è molto anziana: se non fosse in condizioni buone di salute e per caso dovesse morire, dove troverebbe John il secondo voto che gli è necessario per far entrare nuovi soci?».
La storia non finisce qui. Grazie al raffronto dei modelli unici presentati all'Agenzia delle entrate dal 2002 al 2007 si riesce a capire come è cambiato l'azionariato in aeguito alla morte dell'Avvocato.
Dopo il 24 gennaio 2003, infatti, vengono modificati i patti sociali.
LA MODIFICA ALL'ARTICOLO 7. In questo documento c'è la nuova composizione azionaria (prima che Margherita venga liquidata) e la modifica importantissima dell'articolo 7.
«È importante», spiega Moncalvo, «perché prevede che solo i figli di John (ma non sua moglie) potranno subentrare nella quota societaria del padre, ma soltanto quando questi morirà. La moglie potrà avere denaro (e poco in relazione al valore effettivo della Dicembre) quando resterà vedova».
In deroga a ciò, Lavinia Elkann potrà entrare nella Dicembre purchè non si sia separata e «a condizione che vi acconsentano le maggioranze previste per le modifiche dei presenti patti sociali».
Con John in vita, invece, non può entrare nessun nuovo socio.  
41 MLN DI PLUSVALENZA, 6 EURO DI CAPITALE. Infine si arriva al 2008, cioè all'ultima dichiarazione dei redditi nota, allegata agli atti dell'inchiesta dei pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, poi archiviata per mancanza di collaborazione delle autorità giudiziarie svizzere.
Da questo documento emerge che gli azionisti sono John (58,706%), Marella (41,294%), Ferrero, Gabetti e i due Franzo Grande Stevens (un'azione ciascuno).
Spiega Moncalvo: «Quello è il primo anno, dopo la morte di Agnelli, in cui la Dicembre dichiara al fisco una plusvalenza: ammonta a 41.442.655 euro, di cui imponibili per 25.245.883, per una tassazione di 3.155.735 euro. Nella visura della Camera di commercio questa società, che nel 2007 sul 2006 ha avuto una plusvalenza di 41 milioni, ha un capitale sociale di appena 6,20 euro, diviso tra Marella con 10 azioni e Gabetti e Romiti con una…». 

 

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

·                            Agnelli sul calcio italiano

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

Blitz quotidiano

ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

 

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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Cordiali saluti
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SITI SOCIETARI

 

Ø     http://www.aedesgroup.com

Ø     http://www.bancaprofilo.it

Ø     http://www.ngpspa.com

Ø     http://www.centralelatte.torino.it

Ø     http://www.a2a.eu

Ø     https://www.enelgreenpower.com

Ø     http://www.gabettigroup.com

Ø     http://www.mef.it/it/index.html montefibre

Ø     http://www.gruppozucchi.com

M&C SITO :  http://www.mecinv.com/

 

 

La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013. rai·12,366 videos.
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

www.taxjustice.net

www.applebyglobal.com

www.asiacity.com

 

 

 

 

 

 

 

 

. PONTE MESSINA: LIBESKIND PRESENTA PROGETTO PER OPERE CONNESSE...
(Adnkronos) - L'Amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, insieme con il direttore generale della Societa', Giuseppe Fiammenghi, ha incontrato a Roma Daniel Libeskind per approfondire il progetto presentato dall'architetto per le principali opere connesse alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Lo rende noto la Societa' Stretto di Messina. In particolare le opere, comprese nel progetto definitivo, riguardano l'area del centro direzionale presso la localita' Piale (Villa San Giovanni), la fascia dal blocco di ancoraggio alla torre del ponte (Cannitello), il lungo mare di Villa San Giovanni con l'obiettivo di offrire un ulteriore valore aggiunto agli aspetti paesaggistici e urbanistici della costa calabrese interessata dalla realizzazione del ponte e dei suoi collegamenti.04-01-2011]

 

11. ISTAT: BENZINA +9,8%, GASOLIO +14,5%...
(ANSA) - A dicembre i prezzi della benzina sono saliti del 9,8% (6,1% a novembre) su base annua e del 2,5% su base mensile. Lo comunica l'Istat nelle stime provvisorie sull'inflazione.I prezzi del gasolio per auto sono cresciuti del 14,5% (+10% a novembre) in termini tendenziali e del 3% sul piano congiunturale. Per quanto riguarda il Gpl l'indice ha segnato un rialzo del 21,3% (+20,2% a novembre) su base annua e del 6,5% su base mensile.Il gasolio da riscaldamento a dicembre e' aumentato del 14,3%.04-01-2011]

 

13. USA: BANK OF AMERICA, SU MUTUI TOSSICI INTESA CON FANNIE MAE E FREDDIE MAC...
(Adnkronos) - Potrebbe salire a un totale di 5 miliardi di dollari il conto di Bank of America per chiudere il capitolo dei mutui 'tossici': e' la stima che arriva dallo stesso istituto, che ha definito con una transazione da 2,6 miliardi di dollari le vertenze aperte con le societa' di erogazione mutui Freddie Mac e Fannie Mae, che accusavano la banca di aver fornito informazioni sbagliate. Bank of America, il piu' grande istituto di credito statunitense, aveva annunciato per il quarto trimestre 2010 un accantonamento pari a 3 miliardi di dollari per l'opzione di riacquisto dei mutui tossici, oltre alle perdite per 2 miliardi di dollari accumulate dalla Countrywide Financial Unit, acquisita nel 2008.

A Wall Street l'intesa e' stata accolta con un netto rialzo delle quotazioni di BoA, che avevano chiuso il 2010 con una perdita di valore delle proprie azioni pari all'11 per cento, il calo piu' netto fra le prime dieci banche americane.
In base all'accordo l'istituto versera' a Freddie Mac una somma pari a 1,28 miliardi di dollari per chiudere le vertenze legate a 787 mila mutui erogati attraverso Countrywide. A Fannie Mae invece spettera' una compensazione di 1,34 miliardi.04-01-2011]

 

 

14. MOTO: GRUPPO PIAGGIO, QUOTA MERCATO SALE AL 34,2% (+1,8%)...
(Adnkronos) - 'Il Gruppo Piaggio anche nel mese di dicembre 2010 conferma il progresso di quota sul mercato italiano delle due ruote gia' evidenziato nel mese precedente, salendo dal 32,4% del dicembre 2009 al 34,2% del dicembre 2010 con una crescita di 1,8 punti percentuali. Sulla base dei dati di mercato diffusi oggi da Confindustria Ancma, l'incremento del Gruppo Piaggio e' legato in particolare all'eccellente andamento nel comparto dello scooter: 40,8% la quota puntuale raggiunta a dicembre, in crescita di 2,7 punti percentuali sullo stesso mese del 2009'. E' quanto si legge in una nota del Gruppo Piaggio.

 

04-01-2011]

 

 

6. CRISI: GERMANIA, AUMENTANO DISOCCUPATI...
(ANSA) - Aumenta a sorpresa il numero dei disoccupati in Germania a dicembre. E' la prima volta nel giro di 17 mesi. Il mese scorso i disoccupati sono aumentati di 3.000 unita' a 3,15 milioni, mentre le previsioni indicavano un calo di 15.000 unita'. Lo ha comunicato l'Agenzia Federale del Lavoro di Norimberga precisando che il tasso di disoccupazione a dicembre e' rimasto invariato al 7,5%.04-01-2011]

 

17. CRISI: SPAGNA, CALANO DISOCCUPATI...
(ANSA) - Calano i disoccupati in Spagna per la prima volta da cinque mesi a questa parte. A dicembre il numero dei disoccupati iscritti alle liste di collocamento e' diminuito di 10.221 unita', pari a un calo dello 0,25% rispetto a novembre quando si registro' un aumento degli iscritti di 24.318 unita'. Lo ha riferito oggi il ministero del Lavoro spagnolo, secondo quanto riferisce Bloomberg. Il numero totale dei disoccupati a dicembre si e' attestato su quota 4,1 milioni contro 4,110 milioni di novembre.04-01-2011]

 

 

18. LAVORO: INPS, +31,7% NEL 2010 LA CIG, MA UTILIZZO COME NEL 2009...
Radiocor - 'Nel 2010 sono state autorizzate complessivamente 1,2 miliardi di ore di cig, con un incremento rispetto all'anno precedente, quando erano state 914 milioni, del 31,7%; tuttavia il consumo effettivo (il tiraggio) delle ore e' stato sostanzialmente identico, essendo attestato nel 2010 su circa il 50% (il dato di dicembre sara' noto la prossima settimana, ma a novembre il tiraggio era al 48%) delle ore autorizzate e arrivando, nel 2009, quasi al 70%'.

Lo afferma l'Inps in una nota nella quale precisa che 'si accentua nel mese di dicembre 2010 la tendenza alla diminuzione delle ore autorizzate di cassa integrazione (cig) rispetto a quelle autorizzate nello stesso mese del 2009: -16,4%. La decisa frenata del dato tendenziale - si legge nel comunicato - si aggiunge a quella del dato congiunturale. Infatti, nel confronto con il mese precedente (novembre 2010), il calo si attesta sul -4,7%. Nel mese di dicembre 2010 sono state autorizzate 86,5 milioni di ore di cig, contro i 90,7 milion i di novembre 2010. Nel dicembre 2009 le ore autorizzate erano state oltre 100 milioni (esattamente 103,4 milioni).04-01-2011]

 

 

MATERIE PRIME: rame e commodity in mano alle banche (LiberoMercato, pag. 24)30-12-2010

 

 

 

 

 

INTERNET: la Sec indaga sui titoli-ombra dei big (dai giornali)

30-12-2010

 

 

5. OCCUPAZIONE: ISTAT, A OTTOBRE INVARIATA IN GRANDI IMPRESE A NETTO CIG...
Radiocor - Nel mese di ottobre l'indice dell'occupazione nelle grandi imprese, depurato dagli effetti della stagionalita', ha registrato un calo congiunturale dello 0,1% al lordo della cig e una variazione nulla al netto dei dipendenti in cig. Lo rende noto l'Istat osservando anche che nel confronto tra la media degli ultimi tre mesi (agosto-ottobre) e i tre mesi precedenti si e' registrato un calo dello 0,4% al lordo della cig e dello 0,3% al netto. A livello tendenziale a ottobre sono state registrate variazioni negative dell'1,6% al lordo della cig e dell'1% al netto della cig.30-12-2010

 

 

 

 

10. FAMIGLIE SPENDONO 2.442 EURO AL MESE...
(ANSA) - In spese per l'abitazione se ne va una parte sempre piu' consistente dei redditi delle famiglie italiane. Secondo il Rapporto sulla coesione sociale messo a punto dall'Istat, l'Inps e il Ministero del Lavoro, infatti, nel 2009 su 2.442 euro di spesa media per famiglia quasi 700 (il 28%) viene destinato alla voce casa, mentre si riduce la percentuale delle spese per alimentare, abbigliamento, trasporti ma anche tabacco e tempo libero e cultura. 27-12-2010]

 

 

12. ASTALDI:COMMESSA DA 417 MLN IN ALGERIA...
(ANSA) - Astaldi si e' aggiudicata una commessa di 417 milioni di euro per realizzazione di una nuova linea ferroviaria in Algeria da Saida a Tiaret. Il contratto prevede la progettazione esecutiva e la realizzazione di 153 chilometri di linea ferroviaria a binario unico, con 41 tra ponti ferroviari e viadotti, 35 sovrappassi stradali, 4 stazioni principali (di cui 2 passeggeri e 2 con funzione di scalo merci e manutenzione) e 9 stazioni di scambio. 27-12-2010]

 

 

. FERRERO: 347MLN UTILE HOLDING LUSSEMBURGHESE, 280MLN DIVIDENDI...
Radiocor - Boom di utili e dividendi per la Ferrero International, capofila del gruppo dolciario di Alba che produce Nutella e Rocher. Nell'esercizio 2009-2010 chiuso ad agosto, la cassaforte lussemburghese, cui fanno capo una quarantina di controllate in tutto il mondo, ha segnato un profitto netto di 347 milioni di euro, in ascesa dai 44 milioni del 2008-2009 e ha deciso di distribuire dividendi per 280 milioni.

A spingere la redditivita' della societa', controllata dall'omonima famiglia, sono state le cedole incassate per un totale di 476 milioni di euro, in ascesa dai 79 milioni dell'anno precedente. L'incremento e' collegato principalmente ai pagamenti avuti da Ferrero Trading Lux, la societa' cui sono state trasferite dal 1999 le attivita' commerciali del gruppo e dalla tedesca Ferrero Middle and Eastern Europe. Sulla base dei documenti lussemburghesi, la International ha asset per 3,7 miliardi di euro da 3,64 miliardi nel 2008-2009.

Gli investimenti in aziende del gruppo ammontano a 1,61 miliardi, cosi' come totalizzano 1,65 miliardi i prestiti concessi ad affiliate (da 1,75 miliardi nel 2008-2009). 'Nel 2009-2010 la societa' ha fornito il suo soste gno per lo sviluppo delle controllate e il raggiungimento degli obiettivi di vendita del gruppo, rafforzando i marchi Ferrero nel mondo e la creazione di valore per gli azionisti', sottolinea il bilancio. Si prevede che la societa' 'continuera' nella sua attivita' istituzionale di sostegno della crescita del gruppo e nel provvedere servizi di management alle filiali'. Tra le novita' degli ultimi mesi, il documento riporta l'apertura a novembre di una nuova filiale a Hong Kong.28-12-2010]

 

 

 2011, PER FAMIGLIE STANGATA DA 1000 EURO...
(ANSA) - E' in arrivo una stangata di oltre 1.000 euro sulle tasche delle famiglie italiane. Secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori, tra rincari di alimentari, benzina, tariffe, assicurazioni e servizi bancari, il 2011 sara' 'un anno infelice', con un impatto di 1.016 euro annui a famiglia. La voce piu' consistente sara' quella alimentare, con aumenti annui di 267 euro, ovvero del 6%. A seguire i carburanti, per i quali la spesa aumentera' di ben 131 euro l'anno.28-12-2010]

 

 

 DEL VECCHIO: DELFIN, 283MLN PERDITE STRAORDINARIE PER VERTENZA FISCO - CONTI IN ROSSO PER 224MLN PER LA HOLDING LUSSEMBURGHESE...
Radiocor - La chiusura della vertenza con il fisco italiano e' costata 283 milioni di euro di perdite straordinarie a Delfin, cassaforte lussemburghese della famiglia Del Vecchio e il pagamento e' il principale responsabile del rosso di 224,7 milioni con cui si e' concluso il 2009 della holding. E' quanto indica il bilancio depositato nei giorni scorsi nel Granducato e consultato da Radiocor.

 

A concorrere alla perdita di fine esercizio sono anche gli accantonamenti straordinari per il prestito di 46,5 milioni concesso alla controllata tedesca Schema Participation, per permetterle di chiudere le pendenze con le autorita' tributarie italiane. Delfin, cui fanno capo il controllo di Luxottica e la partecipazione in Fonciere des Regions, oltre a quote in Generali, Unicredit e MolMed, a fine 2009 aveva asset finanziari per 8,25 miliardi di euro. Dedotta la perdita, a fine esercizio aveva utili riportati a nuovo per 1,48 miliardi (1,7 miliardi nel 2008).28-12-2010]

 

. PREZZI CASE, MENO 0,8% IN USA IN OTTOBRE...
(ANSA) - L'indice dei prezzi delle case negli Stati Uniti, misurato da Standard & Poor's e Case Shiller, in ottobre e' sceso dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e dell'1% rispetto a settembre 2010.28-12-2010]

 

TOTAL: BENEZIT, SCIOPERI IN FRANCIA AD OTTOBRE COSTATI 150 MLN...
(Adnkronos) - I scioperi in Francia contro la riforma delle pensioni sono costati cari a Total, il gruppo petrolifero francese. 'A questo punto e aspettando una valutazione definitiva -sottolinea a 'Les Echos' il direttore generale Refining & Marketing di Total, Michel Benezit-, possiamo stimare il costo a circa 100 milioni di euro per il refining e a circa 50 mln di euro per il marketing e il petrolchimico'.

28-12-2010]

 

 

 

 

19. GIOCHI PREZIOSI: DA TRIBUNALE GENOVA STOP A PRODUZIONE IMITAZIONE 'ZHU ZHU PETS'...
(Adnkronos) - Il tribunale di Genova oltre a confermare il sequestro, disposto gia' il 9 dicembre, del prodotto denominato 'Vai Cricetino Vai', con un nuovo provvedimento emesso in via cautelare, ha accolto la richiesta avanzata da Giochi Preziosi di inibire la produzione, commercializzazione e promozione del giocattolo contraffatto, realizzato e distribuito da aziende concorrenti. Si tratta di una imitazione, prodotta in Cina, del giocattolo 'zhu zhu pets' prodotto dalla stessa Giochi Preziosi.

 

Ad avviso del Tribunale di Genova, infatti, la produzione, commercializzazione e promozione dei 'Vai Cricetino Vai' avrebbe i presupposti della contraffazione con riferimento al modello comunitario depositato e della concorrenza sleale parassitaria.28-12-2010]

 

 

 

 ANTITRUST: MULTA DA 350MILA EURO A SOCIETA' BRACCIALETTO POWER BALANCE...
(Adnkronos) - Multa Antitrust da 350mila euro alle societa' che hanno distribuito e commercializzato in Italia il braccialetto 'Power balance', diventato un must nell'estate 2010. L'Autorita' guidata da Antonio Catricala', a quanto apprende l'Adnkronos, ha deciso di sanzionare le aziende Power Balance Italy e Sport Town, rispettivamente per 300mila e 50mila euro, per la mancanza di un riscontro scientifico alle 'millantate' caratteristiche del gadget, ovvero la capacita' di incidere sull'equilibrio e la forza fisica. In sostanza, i consumatori sono stati indotti all'acquisto con un messaggio scorretto.

L'Antitrust ha adottato il provvedimento basandosi sul parere fornito dall'Istituto Superiore di Sanita', che ha escluso ogni evidenza scientifica delle qualita' 'promesse' con enfasi dalla martellante campagna pubblicitaria messa in campo dalle due aziende. Nessuna controindicazione, invece, e' emersa per la salute e la sicurezza dei consumatori. [23-12-2010]

 

 

 

 

 

16. SEAT: S&P TAGLIA RATING...
(ANSA) - Standard & Poor's ha tagliato il rating di Seat da B a B- e l'outlook resta negativo. Per S&P, l'azienda sara' a maggior rischio di default nel 2012. Secondo l'agenzia di rating l'editore 'continua ad affrontare un ambiente operativo difficile' e gli analisti vedono 'una struttura di capitale troppo a debito, che potrebbe incidere negativamente sulla posizione di liquidita''. E il gruppo ha davanti 'sfide significative per il rifinanziamento della scadenze del debito' nel 2012-2013.

 [23-12-2010]

 

 MILLEPROROGGHE: TREMONTI, C'E' IL 5 X MILLE...
(ANSA) - "C'é il 5 per mille": lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, durante un brindisi con i giornalisti riferendosi al decreto Milleproroghe. "E' Natale, una buona notizia", ha aggiunto Tremonti, confermando che ci saranno 300 milioni che si aggiungeranno ai 100 già stanziati.21-12-2010]

 

 ENI: CONSIGLIO STATO RIDUCE MULTA ANTITRUST DA 290 A 20,4 MLN...
Radiocor - E' ridotta da 290 a 20,4 milioni di euro la multa comminata ad Eni nel 2006 dall'Antitrust per abuso di posizione dominante nelle importazioni di gas dalla Tunisia. E' quanto si legge nella sentenza con cui la Sesta sezione del Consiglio di Stato ha rivisto le sanzioni inflitte a Eni dall'Autorita' garante della concorrenza e del mercato.

3. ENI: POLI, MAI PRESSIONI DA GOVERNI, CON GAZPROM SOLO BUSINESS...
(Adnkronos) - "Posso assicurarle che, da quando ho assunto la Presidenza, non ho mai ricevuto manifestazioni da parte dei governi pro-tempore in carica volte a influenzare la gestione dell'Eni. Le nostre bussole restano la produttivita' e l'efficienza dei nostri investimenti". Lo afferma il presidente dell'Eni Roberto Poli in un'intervista al 'Sole 24ore' in cui contesta anche le interpretazioni sull'operato dell'azienda seguite alla diffusione dei file di Wikileaks. Pur affermando la necessita' di "collegamenti con il governo, cosi' come avviene, anche in forma piu' stretta, per le imprese energetiche francesi o tedesche" Poli definisce "un'esagerazione" il 'ritratto' di un'Eni come artefice della politica estera italiana. Al contrario, spiega, si tratta di una "conferma indiretta dell'indipendenza dell'Eni. La sua presenza all'estero, in alcuni paesi remoti, la fa comparire come attore importante".22-12-2010]

 

 

10. GENERALI: ARRIVATA LETTERA SU GOVERNANCE A ISVAP, ORA ESAME ATTENTO...
(Adnkronos) - Gli uffici dell'Isvap sono gia' al lavoro sulla risposta arrivata da Generali in merito alle richieste di chiarimento avanzate dall'Autorita'. La lettera e' stata recapitata ieri, entro i tempi stabiliti, e ora sara' valutata con attenzione, in tutti i suoi aspetti.

 

La lettera con i rilievi dell'Isvap era stata letta dal presidente Cesare Geronzi al consiglio di amministrazione delle Generali l'11 dicembre, mentre nel Cda del Leone del 16 dicembre e' stata esaminata la risposta della societa'. L'Autorita' aveva chiesto informazioni su alcuni aspetti della governance e, in particolare, sulle deleghe e i poteri d'urgenza del ceo del Gruppo, Giovanni Perissinotto, e dell'amministratore delegato, Sergio Balbinot. Il faro dell'Isvap si e' acceso anche sulla jv con Petr Kellner, l'imprenditore ceco alleato delle Generali in Est Europa, che e' stata rinnovata con procedure che, stando ai verbali delle riunioni che se ne sono occupate, sono sembrate meno approfondite rispetto al passato.22-12-2010]

 

 

 

 ERNST & YOUNG RESPINGE ACCUSE FRODE, NESSUNA IRREGOLARITA' SU LEHMAN...
(Adnkronos) - Andrew Cuomo attacca, ma Ernst & Young non ci sta. Con un comunicato pubblicato sul proprio sito la societa' di revisione contabile contesta la causa lanciata dal procuratore generale dello Stato di New York (che dal primo gennaio sara' governatore, al posto che fu del padre Mario). Nell'atto, Ernst & Young viene accusata di frode per aver nascosto le 'debolezze' di bilancio negli anni nel suo ruolo di revisore dei conti di Lehman Brothers. La societa' scrive che "non ci sono basi concrete o legali per un'azione" come quella portata avanti da Cuomo e ricorda come il crac di Lehman del settembre 2008 sia stato accompagnato da "altre bancarotte, fusioni sbagliate, ristritturazioni e salvataggi pubblici di tutte le altre principali banche di investimento".

 

Insomma, si difende la societa', "la bancarotta di Lehmann non e' stata causata da questioni legate alla revisione" dei bilanci. Anzi, Ernst & Young - che si dice pronta a presentare le proprie istanze in tribunale - contesta l'accusa di frode basata su una normativa, il cosiddetto 'Martin Act' "vecchio di 90 anni" che "viene usato per la prima volta per lanciare accuse a una societa' di revisione piuttosto che sulla compagnia" che avrebbe compiuto le frodi.

Sul crac della celebre banca e' ancora in corso una indagine della Securities and Exchange Commission, ma Cuomo sembra aver gia' tratto le sue conclusioni, diffondendo una dichiarazione in cui si parla di un "gioco delle carte" compiuto nei bilanci di Lehman "per nascondere miliardi di perdite negli anni precedenti al crollo di Lehman". Alla base del meccanismo - ricorda il 'Washington Post' - le transazioni ribattezzate Repo 105, con cui venivano 'trasferiti' - sotto forma di vendita - asset in cambio di cash per finanziare l'operativita' a breve. La sigla nasce dal fatto che il valore della controparte finanziaria ottenuta era pari (o superiore) al 105 per cento degli asset ceduti a breve termine. E siccome ogni flusso veniva conteggiato come una vendita e non come un finanziamento, i bilanci di Lehman apparivano assai migliori di quanto fossero in realta'.22-12-2010]

 

 

 

 

14. ENAC: CDA APPROVA BILANCIO PREVISIONE 2011, SALDO POSITIVO 550MILA EURO...
(Adnkronos) - Il cda dell'Enac ha approvato lo schema del bilancio di previsione 2011 che presenta un saldo positivo finanziario di competenza di circa 550.000 euro. Il documento deliberato segna l'avvio definitivo della contabilita' e del bilancio e recepisce il nuovo modello organizzativo varato nel 2010 che prevede, tra l'altro, cambiamenti nelle strutture dirigenziali e la presenza di 9 centri di responsabilita' di primo livello.22-12-2010]

 

15. ADR: CDA ENAC PREOCCUPATO PER PERDURARE STALLO INVESTIMENTI FIUMICINO...
(Adnkronos) - 'Viva preoccupazione' dal Cda dell'Enac per 'il perdurare dello stallo degli investimenti della societa' Aeroporti di Roma, destinati all'ampliamento e allo sviluppo dell'Aeroporto di Fiumicino, dovuto anche alla mancata definizione del quadro tariffario'. Il Cda dell'Enac, si legge in una nota, ritiene, pertanto, 'essenziale una rapida conclusione del contratto di programma tra l'Ente stesso e la societa' Aeroporti di Roma. La stipula del contratto di programma permetterebbe lo sviluppo di Fiumicino con il relativo incremento della capacita' aeroportuale e quindi del numero dei passeggeri e dei movimenti che lo scalo potra' gestire, capacita' bloccata da due anni perche' gia' totalmente utilizzata'.22-12-2010]

 

16. ACEA: VIA LIBERA PIANO 2011-13, CRESCITA MEDIA ANNUA EBITDA 11%...
(Adnkronos) - Via libera del Cda dell'Acea al piano industriale 2011-2013 che prevede, in particolare, un ebitda al 2013 pari a 865 milioni di euro, di cui oltre l'80% da attivita' regolamentate. La crescita media annua 2010-2013 dell'ebitda e' pari a circa l'11% mentre il gruppo punta ad investimenti nel triennio di 1,3 miliardi di euro concentrati, per oltre il 70%, nelle attivita' regolamentate Idrico e Distribuzione Elettrica. Lo rende noto il gruppo capitolino al termine del board presieduto da Giancarlo Cremonesi.

I cardini industriali sui cui si fonda il piano, rileva l'Acea, sono la crescita organica ed efficienza operativa, da conseguire attraverso la razionalizzazione dell'assetto organizzativo - industriale, il miglioramento dell'efficienza operativa di tutte le aree industriali e della capogruppo, la valorizzazione di asset ritenuti non strategicamente rilevanti; riposizionamento sul downstream, da raggiungere attraverso l'ottimizzazione del mix di clientela, l'incremento di efficienza ed efficacia nella vendita di energia, lo sviluppo di offerte dual fuel e la ricerca e lo sviluppo di competenze professionali di sourcing & trading.

 22-12-2010]

. AL "24 ORE" GLI AUGURI DI CERUTTI E TREU PER UN 2011 Più MAGRO...
Da "Il Giornale" - In una riunione plenaria della redazione di via Monterosa, con quella romana in collegamento, il presidente del Sole 24 Ore Giancarlo Cerutti e l'amministratore delegato Donatella Treu ieri hanno augurato a tutti buone feste. Incontro breve senza grandi notizie, visto che l'atteso lancio del formato tabloid del quotidiano, tanto voluto dal direttore Gianni Riotta, verrà esaminato nel prossimo Cda di gennaio. Si sa, però, che l'azienda, per far fronte al bilancio in perdita, ha deciso di vendere il settore delle riviste specializzate che erano state rilevate nell'era Calabi. Mentre, dopo l'accordo per l'uscita di 170 poligrafici, girano le prime voci di un alleggerimento anche nell'organico dei giornalisti. Per questo, degli auguri di ieri c'era sicuramente bisogno. Mentre Riotta ha ascoltato in silenzio, senza aggiungere nulla.

22-12-2010]

 

 

18. FONSAI: 25 GENNAIO ASSEMBLEA STRAORDINARIA PER AUMENTO CAPITALE
(Adnkronos) - L'assemblea straordinaria di Fonsai che dovra' deliberare l'aumento di capitale, per un massimo di 460 milioni di euro, e' stata indetta, in prima convocazione, per il 25 gennaio a Torino, presso l'hotel Principi di Piemonte. La seconda convocazione dell'assemblea e' prevista per il 26 gennaio alle 11 nello stesso posto.

Sai Agricola, societa' controllata da Fondiaria-Sai, ha sottoscritto un accordo vincolante con un gruppo di imprenditori agricoli per la cessione dell'intera quota di partecipazione, pari al 100% del capitale sociale, detenuta in Agrisai. Il prezzo e' di 40 milioni. Agrisai e' titolare della Cascina Veneria, la piu' grande azienda risicola monocorpo in Europa che si estende su un'area di oltre 700 ettari situata alle porte di Vercelli.22-12-2010]

 

 

. FERROVIE: UE INVIA A ITALIA LETTERA PRE-INFRAZIONE...
(Adnkronos/Aki) - La Commissione europea ha mandato all'Italia una "lettera di pre-infrazione" per quanto riguarda il divieto di effettuare fermate intermedie sul territorio nazionale imposto ai treni internazionali di Deustche Bahn e delle ferrovie austiache in provenienza da Germania e Austria che collegano Veneto e Lombardia. "La Commissione Ue e' seriamente preoccupata" ha affermato la portavoce del commissario ai trasporti Siim Kallas. Per questo "alla fine della scorsa settimana abbiamo inviato una lettera di
pre-infrazione alle autorita' italiane competenti". Bruxelles si aspetta una risposta entro 10 settimane, quindi entro fine febbraio.22-12-2010]

 

 

. GAFFE FUORI-ONDA DI UN MINISTRO "COMBATTERE MURDOCH"...
Da "la Repubblica" - «Ho dichiarato guerra all´impero di Rupert Murdoch e penso che vinceremo». A dichiararlo, a due giornalisti in incognito, non è stato un concorrente del tycoon delle tv, ma il ministro britannico delle Attività produttive Vince Cable, a cui spettava esprimersi tra pochi giorni sull´acquisizione da parte della News Corp di BSkyB. Dichiarazioni esplosive, quindi, che dopo essere state rivelate dalla BBC hanno sollevato una bufera sul governo Cameron e forti dubbi di imparzialità su Cable. Alla fine, il ministro resterà al suo posto, ma la decisione sulla News Corp passerà al ministero della Cultura.22-12-2010]

 

 MISTERIOSO ACQUIRENTE AL COLLOCAMENTO TOD'S...
En. Br. per "Il Sole 24 Ore" - Scade oggi il termine entro il quale la Consob riceverà le comunicazioni da parte di investitori che abbiano acquistato il 2% o più in occasione del collocamento effettuato da Mediobanca del 10% della Tod's, società quotata alla Borsa di Milano. Domenica pomeriggio una delle più importanti agenzie di informazione nazionale ha battuto la notizia che un gruppo di 12 investitori privati, riuniti dalla Alessandro Proto Consulting, società finanziaria di consulenza con sede a Lugano e ufficio con vista duomo a Milano, ha acquistato il 2,88% della società di Diego Della Valle.

La notizia è stata ripresa da un quotidiano, da un sito di notizie e dal portale di una banca. Tuttavia, contattati dal Sole 24 Ore, Tod's e Mediobanca hanno smentito categoricamente che tra coloro che hanno acquistato/intermediato titoli ci sia la Proto o intestatari - tra cui «è stato stipulato un patto di solidarietà reciproca che li impegna in tal senso» - a lui riconducibili. Un mistero.

 22-12-2010]

 

 ANTITRUST: COSMETICI; 81 MLN DI MULTA A 16 AZIENDE...
(ANSA) - Multate per aver creato un cartello lesivo della concorrenza. La sanzione più alta è per l'Oreal Italia, che dovrà pagare poco meno di 27 milioni, seguita dalla Unilever Italia (18,7 milioni). Ma sono complessivamente 16 le aziende del settore cosmetico che dovranno pagare la multa dell'Antitrust. Ecco i singoli importi, azienda per azienda:

 

(in euro) 1) L'Oreal Italia 26.977.500 2) Unilever Italia Holdings 18.766.440 3) Società Italo Britannica L.Manetti-H.Roberts & Co 7.653.360 4) Procter & Gamble 6.227.021 5) Sara Lee Household & Body Care Italy 4.029.300 6) Beiersdorf 3.483.480 7) Johnson & Johnson 3.298.680 8) Reckitt-Benckiser Holdings 2.457.840 9) Colgate-Palmolive 2.467.080 10) Glaxosmithkline Consumer Healthcare 2.275.680 11) Mirato 2.244.375 12) Paglieri Profumi 908.628 13) Ludovico Martelli 217.200 14) Weruska&Joel 147.571 15) Associazione Italiana dell'Industria di Marca - Centromarca 17.100 16) Sunstar Suisse 10.080--17-12-2010]

 

. RINASCENTE: PALAZZI PIAZZA DUOMO MILANO E ROMA VERSO CASSA MEDICI
Radiocor - Enpam, la cassa previdenziale dei medici, e' pronta ad assicurarsi la fetta piu' importante del patrimonio immobiliare di Rinascente. L'operazione, secondo quanto risulta a Radiocor, prevede che l'acquisto venga realizzato dal fondo immobiliare Ippocrate gestito da First Atlantic e le cui quote sono interamente di proprieta' dell'Enpam.

 

A passare di mano l'immobile di Piazza Duomo a Milano per una cifra attorno ai 470-480 milioni e il palazzo che ospitera' i grandi magazzini a Roma che sara' ceduto con la formula dello 'acquisto di bene futuro' al 2013 con un investimento di altri 250-270 milioni. Il Comitato consultivo del fondo Ippocrate ha gia' dato il via libera a First Atlantic sgr per trattare l'acquisto dei due immobili e adesso la societa' di gestione del risparmio punta a ottenere un primo accordo entro fine anno per un'operazione che vale oltre 700 milioni.

Per l'immobile di Milano, in questi mesi, sono arrivate diverse manifestazioni di interesse al venditore, il fondo immobiliare Retail & Entertainment gestito da Prelios sgr. Si sono fatti avanti Sorgente sgr, per conto di Enasarco e, stando alle indiscrezioni, anche Allianz e Hines sgr. E' nata un'asta che ha fatto lievitare le quotazioni dai 420 milioni iniziali fino a sfiorare i 500 milioni che Enpam e' pronta a mettere sul tavolo.

17-12-2010]

11. PIZZETTI SCULACCIA SOCIÉTÉ GÉNÉRALE...
Michele Arnese per "Il Foglio" - Leggendo tra le righe il bollettino odierno del Garante della Privacy si scopre che una grande banca è stata bacchettata.

 

"L'iscrizione nei Sistemi di informazioni creditizie (Sic) di una posizione debitoria è lecita solo se ne è stato dato preavviso al consumatore che ha chiesto il finanziamento". Dietro questa frase nel bollettino odierno del Garante della Privacy, presieduto da Francesco Pizzetti, si nasconde un provvedimento che colpisce Fiditalia, finanziaria del gruppo Société Générale.

"I dati presenti nei Sic, le banche dati contenenti informazioni sull'affidabilità finanziaria delle persone che una volta si chiamavano "centrali rischi" private, devono comunque essere sempre corretti ed aggiornati", ricorda la delibera approvata dal commissario e vicepresidente dell'Authority, Giuseppe Chiaravalloti. Il Garante che ha fatto cancellare da un Sic i dati relativi ad un finanziamento chiesto da un cittadino.

"L'interessato, al momento di richiedere un mutuo ipotecario, aveva infatti scoperto di essere stato iscritto, a sua insaputa, come cattivo pagatore da una finanziaria dalla quale aveva in passato ricevuto un prestito", si legge nel bollettino dell'Autorità indipendente che vigila sulla riservatezza dei dati personali.

 

Nel corso dell'istruttoria la finanziaria ha sostenuto che l'iscrizione dell'interessato per una "sofferenza realmente esistita e mai sanata" era stata determinata dal fatto che il cliente aveva corrisposto solo trentacinque rate su trentasei previste dal piano di restituzione. Il beneficiario del finanziamento, invece, ha potuto dimostrare di aver pagato tutte le rate previste, delle quali una, presumibilmente per errore, non era stata registrata dalla finanziaria.

E' emerso, inoltre, che nonostante il finanziamento si fosse estinto già nel febbraio 2003, l'annotazione nei sistemi di informazioni creditizie risultava avvenuta solo nel luglio 2008 e che, nel periodo intercorso, il cliente non aveva ricevuto alcun sollecito per presunti ritardi nei pagamenti, né alcun preavviso di imminente segnalazione del suo nominativo nei Sic.17-12-2010]

 

 

16. VENDITA TIRRENIA, ROMANI STRINGE SULL'ADVISOR...
E. D. C. per il "Corriere della Sera" - «Per la vendita di Tirrenia siamo a buon punto, stiamo per incaricare l'advisor. I tempi sono stretti e ritengo che a marzo potremmo chiudere il caso. Non ci sarà nessuno spezzatino ma una vendita in blocco unico» . Questo il punto sulla compagnia dei traghetti fatto dal neo ministro allo Sviluppo Economico Paolo Romani, ieri a La Spezia. Il ministro ha parlato di Tirrenia in margine al varo tecnico di Rossita, nave multifunzionale costruita da Fincantieri e destinata al trasporto di rifiuti radioattivi derivanti dallo smantellamento dei sommergibili nucleari russi. La nave specializzata fa parte del progetto di decomissioning coordinato da Sogin.

Quanto alla pesante crisi della cantieristica navale Romani ha detto di aver avviato «una riflessione» con l'amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono su «una necessaria ristrutturazione» . Questo significa la chiusura di cantieri? «Se il mercato resterà negativo- ha detto Romani senza sbilanciarsi ma senza escludere chiusure di unità produttive- la ristrutturazione sarà certamente più difficile» . Intanto è tornata sul tavolo l'ipotesi di costruzione di carceri galleggianti: «Ne ho parlato sia con Bono che con il ministro Alfano - ha detto il successore di Claudio Scajola-. Le carceri galleggianti darebbero una risposta ai problemi di carico di lavoro del settore ma ne aprirebbero altri, ad esempio quello della gestione e della sicurezza. Stiamo valutando la questione» .17-12-2010]

 

18. CAFFÈ AMARO PER MELE...
Da "il Giornale" - Pranzo con la stampa economica, martedì al ristorante Il Bolognese di piazza della Repubblica, a Milano. A invitare era Gaetano Mele, ad della Lavazza, per illustrare andamento e prospettive del gruppo. Mele, al vertice Lavazza dal 2007, manager con un passato nell'editoria avendo guidato la Rcs, è soddisfatto della situazione della storica azienda torinese e fiducioso sul futuro.

Ma forse quel futuro si farà senza di lui. Gli azionisti, guidati dal presidente Alberto Lavazza, hanno infatti dato incarico alla società di cacciatori di teste Egon Zehnder di trovare un nuovo amministratore delegato. La concorrenza, soprattutto dopo il clamoroso successo di Nespresso che ha rivoluzionato il settore, si fa sempre più aspra. E la Lavazza pensa di doverla affrontare con un manager più rampante e giovane di Mele, ormai vicino alla soglia dei 65 anni.17-12-2010]

 

 

 

19. IL DEBITO ENEL SOTTO LA LENTE DI MOODY´S...
Da "la Repubblica" - Dopo Standard & Poor´s, anche Moody´s cambia il suo giudizio sul debito di Enel. L´agenzia di rating, pur riconoscendo la validità delle operazioni compiute dalla società guidata da Fulvio Conti per ridurre il deficit a 45 miliardi, ha deciso di mettere sotto osservazione il debito per le difficoltà nel recuperare i crediti nel settore elettrico vantati dalla controllata Endesa nei confronti dell´amministrazione spagnola per circa 8 miliardi. Per lo stesso motivo S&P´s ha già "downgradato" la società italiana.17-12-2010]

 

 

21. DEUTSCHE BANK PUNTA SUI CASINÒ DI LAS VEGAS...
Andrea Tarquini per "la Repubblica" - Per i marxisti più irriducibili sembrerà una grottesca conferma delle loro teorie sul capitalismo: la Deutsche Bank, la più forte, moderna e globale banca d´affari tedesca, ha appena aperto un gigantesco casinò di superlusso, con annesso hotel, a Las Vegas. The Cosmopolitan, si chiama la nuova super-casa da gioco voluta dai signori della finanza di Francoforte. Hanno investito 4 miliardi di dollari per realizzare l´enorme grattacielo, un nuovo simbolo della metropoli del gioco d´azzardo.

 

Ben 83 tavoli da gioco, 1474 slot machines di ogni genere, e tremila tra camere e suites. Deutsche Bank si mostra come sempre sicura di aver fatto centro: alla fine, tra i tanti giocatori d´azzardo che saranno suoi ospiti, qualcuno vincerà alla roulette, al poker o alle slot machines, ma alla fine i grandi profitti li realizzerà il colosso finanziario. La certezza di non aver sbagliato è tanta che gli spot pubblicitari per l´apertura mostrano signore mature che ballano con bei giovanotti tastando loro il posteriore, o commensali attorno a specie di triclini. "Just the right amount of wrong", solo la dose giusta di errore e trasgressione, è lo slogan.

I maligni hanno gioco facile a paragonare il comportamento delle banche nella crisi internazionale con il gioco d´azzardo: hanno guadagnato scommettendo su crolli azionari o successi di film, hanno lanciato molti prodotti di cui solo pochi garantivano soldi. Come appunto in un casinò. Ma Las Vegas ha conosciuto anche bancarotte: nel 2007 fallì la investment bank Bear Stearns, e trascinò nel crollo la Fontainebleau, che gestiva una delle maggiori case. Carl Icahn la rilevò dai curatori fallimentari per "appena" 150 milioni di dollari. In tanti modi, dopo il faites votre jeu può arrivare il rien ne va plus.

 17-12-2010]

 

 

 

 

 

 ENEL: GNUDI, ANNI DIFFICILI MA ABBIAMO FATTO SCELTE GIUSTE...
(Adnkronos) - "Sono stati anni difficili ma l'Enel ha fatto le scelte giuste". Ad affermarlo, in occasione del brindisi con la stampa, e' il presidente dell'Enel, Piero Gnudi. "Non e' piu' una crisi mondiale ma europea, soprattutto sud-europea", sottolinea Gnudi evidenziando quindi l'importanza per il gruppo "di essere presente in Sud America e in Russia, aree che hanno ritmi di crescita degli anni '50: hanno avuto la crisi ma in due anni hanno recuperato mentre noi i livelli del 2007 li avremo nel 2015 se ci va bene", aggiunge Gnudi. 15-12-2010]

 

 UNIPOL, ADDIO AL VILLAGGIO TURISTICO...
M. Ger. per il "Corriere della Sera" - Nel bilancio Unipol-Ugf quasi non si vede, annegata nei grandi numeri. Adesso quella strana partecipazione è stata venduta. A Bologna i dirigenti del gruppo liquidano l'operazione («non conclusa» , dicono loro) come un dettaglio, facendo finta di saperne poco o nulla. Eppure per presidiare il 49%detenuto nel Villaggio turistico Città del Mare a Terrasini in provincia di Palermo, si è scomodato Milo Pacchioni, amministratore delegato e vicepresidente di Holmo e Finsoe, ovvero le holding cui fa capo la finanza targata Legacoop, Unipol in testa. E il presidente del Villaggio turistico è tuttora Claudio Albertini, numero uno della quotata Igd e in prima fila tra i manager Unipol.

 

Era da un po' che a Bologna volevano disfarsi della partecipazione, in condominio tra l'altro con l'immobiliarista Vittorio Casale e altre finanziarie cooperative. E poi gestire un villaggio di 21 palazzine per 800 camere con varie piscine, 3 ristoranti, 2 pizzerie, 4 bar ecc. non era il mestiere di Unipol. La merchant del gruppo aveva provato a venderlo già nel 2008, senza successo. Poi sono cominciati litigi furibondi con il proprietario degli immobili e delle infrastrutture, una società posseduta in parte da Pirelli Re. Lavori straordinari non rimborsati, canoni d'affitto non pagati, decreti ingiuntivi, cause civili.

Ma almeno ci sono state soddisfazioni economiche per la gestione? Zero: Albertini e Pacchioni hanno presentato gli ultimi tre anni di bilanci in perdita, 2,6 milioni su 11 di fatturato solo nel 2009. Quindici giorni fa, con un'operazione di «osmosi» cooperativa e la benedizione esplicita di Legacoop nazionale, la gestione del Villaggio turistico è passata per 3,9 milioni di euro (già pagati con nove assegni circolari) al Gruppo Turistico Mediterraneo spa, espressione di alcune cooperative siciliane. E metà di quella cifra è servita per transare con il proprietario degli immobili. Così, Unipol ha chiuso con la gestione dei villaggi turistici. 15-12-2010]

 

 

 

LA MARCEGAGLIA VOLTA PAGINA E METTE ORDINE IN CONFINDUSTRIA...
Quando ieri Emma Marcegaglia ha ricevuto dalle mani dell'ambasciatore britannico Edward Chaplin il premio Keynes-Sraffa, è riuscita a nascondere il disappunto per i problemi che la stanno travagliando.

Di fronte al 59enne diplomatico che dopo l'Iraq è arrivato a Roma, la Emma è riuscita a sorridere anche se in quel momento le arrivava la notizia davvero disgustosa dell'ultima capriola politica dell'imprenditore-politico, Massimo Calearo.

Oggi pomeriggio davanti ai big di Confindustria riuniti nel Direttivo, l'imprenditrice di Mantova dovrà fare un grande sforzo per non lasciarsi andare a giudizi feroci nei confronti dei ribaltoni dell'imprenditore veneto che merita un capitolo nella storia della psichiatria.

 

D'altra parte la Emma ha altre cose a cui pensare, soprattutto deve difendere la legittimità di Confindustria dopo lo schiaffo di New York di Sergio Marpionne. Ed è certo che nella riunione di oggi come nella cena di questa sera riservata ai presidenti delle Federazioni associate, contesterà l'accusa di essersi mossa con lentezza nella vicenda Fiat.

Anche oggi sul quotidiano "Il Foglio" questa ferita viene ricordata da Carlo Callieri, l'uomo che dopo aver vissuto per 21 anni dentro l'azienda di Torino ha puntato alla presidenza di Confindustria.

L'anno del Centenario di viale dell'Astronomia si chiude nel modo peggiore, e la Emma non vede l'ora di voltare pagina. Adesso si dedicherà ventre a terra a rimettere buone dosi di orgoglio e a spiegare che l'uscita dalla Fiat non squassa le pareti della sua Associazione. Per la donna che crede all'efficienza e all'organizzazione, senza capire del tutto le sfumature della tattica politica, è importante dimostrare che la pace regna alla periferia del suo impero. Un segno è arrivato in questi giorni da Genova dove è finita la guerra della Confindustria locale con Finmeccanica e due rappresentanti di quel Gruppo (Mario Orlando, Giuseppe Zampini) sono entrati nel pool dei vicepresidenti.

 

Un altro messaggio lo manderà presto a Federica Guidi per mettere fine alla bagarre per la nomina del presidente dei Giovani Imprenditori. È bene che la figlia di Guidalberto Guidi capisca che la sua battaglia per portare su quella poltrona l'industrialotto toscano Jacopo Morelli è alle ultime battute. Sembra infatti che i maggiori consensi li stia raccogliendo in giro per l'Italia un altro Jacopo, di cognome Silva che guida gli industria lotti di Padova.15-12-2010
 

 

1. EUROPA CAUTA IN ATTESA DATI USA; GIU' AUTO E BANCHE
(ANSA) - Procedono con cautela le principali borse europee in attesa di una serie di dati macroeconomici provenienti dagli Usa, che saranno diffusi tra le 13.30 e le 23 di oggi. Si va dalla fiducia delle pmi alle vendite al dettaglio, dalla produzione manifatturiera nel mese di novembre alla fiducia dei consumatori, misurata ogni settimana. Positivi i futures su Wall Street. Gli acquisti e le vendite si bilanciano a seconda dei settori: cedono banche, auto e materie prime, mentre guadagnano qualche punto l'energia e le telecomunicazioni. In particolare frenano Bmw (-1,4%) e Renault (-0,64%), nonostante le previsioni sull'utile di fine esercizio del gruppo francese.

Più caute Peugeot (-0,11%) e Volkswagen (+0,19%). Tra i bancari vendite sulle spagnole Banco de Sabell (-1,11%) e Santander (-0,49%) e sulla greca Piraeus (-0,89%). In calo anche Credit Suisse (-0,79%), Bnp (-0,67%) e Natixis (-0,66%). Deboli gli estrattivo-minerari Acerinox (-2,3%), Rio Tinto (-0,97%), ArcelorMittal (-0,82%) e Bhp (-0,79%). Rialzi in campo energetico per Bp (+0,8%), Tullow (-0,65%) e Total +0,26%), nonostante il calo del greggio a 88,13 dollari a barile.

Bene i telefonici Cable & Wireless Communication (+0,59%) e Vodafone (+0,47%), mentre nel comparto tecnologico tiene Siemens (+0,33%), inserita nella lista dei titoli da acquistare di Chevreux. Acquisti su Lufthansa (+1,85%) ed Air France (+2%) con il rialzo del rating da 'neutral' ad 'outperform' da parte di Credit Suisse..14-12-2010]

 

MADOFF: E' battaglia legale tra Bank Medici e Bernard Madoff. Nel mirino anche il gruppo Pioneer (Unicredit) (Il Sole 24 Ore, pag. 38)

BORSA: Il flop dei collocamenti a Piazza Affari (La Repubblica, pag. 28)

ENERGIA: un piano contro le frodi di Co2 (Il Sole 24 Ore, pag. 23)

PMI: 'Le piccole aziende crescano o da questa crisi non si esce'. Intervista a Vincenzo Boccia, presidente delle microimprese di Confindustria (Il Giornale, pag. 24).

14-12-2010]

 

15. L'EDITORE NORVEGESE CHE COMPRA A PARIGI...
Le.M. per "Il Sole 24 Ore" - I vertici di Spir Communication, che controlla il quotidiano Ouest France, credevano di aver capito male, quando pochi giorni fa Schibsted, gruppo storico norvegese dell'editoria quotidiana, ha offerto loro 200 milioni di euro per il 50% di una start-up che fattura meno di 40 milioni all'anno. Spir ha immediatamente accettato.

Pazzi questi norvegesi? La start-up in questione si chiama Leboncoin, sito di annunci online, visitato in Francia quattro volte di più che eBay. Creato nel 2006, proprio dal tandem Spir-Schibsted, è letteralmente esploso. Schibsted è in pratica l'unico gruppo di giornali al mondo a macinare lucrosi utili con internet. I suoi dirigenti hanno capito che Leboncoin può crescere ancora, eccome. Pazzi questi norvegesi? Forse non così tanto.14-12-2010]

 

 

 

 

16. NEL BOARD DI ROCHE I LEADER D'EUROPA...
L.Te. per "Il Sole 24 Ore" - Più che un semplice consiglio di amministrazione, quello del gigante farmaceutico elvetico Roche si avvia ad essere la sede di una fetta importante dell'industria europea. Il gruppo proporrà infatti ai suoi azionisti, durante l'assemblea del primo marzo, di nominare membri del consiglio il ceo di Nestlè, Paul Bulcke, quello della Shell, Peter Voser, nonché il futuro numero uno della Lufthansa (ed ex ceo della controllata Swiss), Christoph Franz. Non c'è male come schieramento di top manager di grandi gruppi.

 

D'accordo, è vero che il vertice di Roche proporrà anche di ridurre da tre a due anni la durata del mandato per i membri del consiglio di amministrazione. Ma resta il fatto che a nomine avvenute si tratterà di un cda quasi da corazzata europea. Si vedrà quali risultati concreti produrrà un mix così esteso. In ogni caso, molto si potrà dire ma non che il gruppo farmaceutico ora manchi di diplomazia economica.

 

 

 14-12-2010]

 

 

- L'ANGOLO SATIRICO DEL "FINANCIAL TIMES" LO CURA PAUL BETTS (I BARILLA DELLA PASTA)
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che Paul Betts, il simpatico giornalista inglese che per molti anni ha lavorato in Italia, ha dedicato un altro ritratto-monumento a un imprenditore italiano.

 

Dopo aver elogiato Matteuccio Arpe, Corradino Passera e per ultimo Roberto Colaninno, sul "Financial Times" è apparso un articolo di alto contenuto elogiativo per il "re della pasta" Guido Barilla. Il simpatico giornalista Betts lo presenta come "affascinante 52enne, vestito con un abito immacolato e con i capelli sale e pepe che si appoggiano sul collo".

 

A questi tratti aggiunge che "per essere un uomo che mangia un piatto di pasta al giorno e beve un bicchiere di vino, Guido Barilla è insolitamente magro". Per dare un tono più serio all'articolo l'ineffabile Betts aggiunge che il bocconiano imprenditore di origini milanesi "ama mangiare a casa e prova tutti i prodotti prima di lanciarli sul mercato".

Buon per noi e per Paul Betts.[13-12-2010]

 

5 - SALZA È STATO ABBRACCIATO CALOROSAMENTE DA UNA ZINGARELLA CHE GLI HA SFILATO IL PORTAFOGLIO E LE CHIAVI DI CASA
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che il massiccio banchiere torinese Enrico Salza farà un Natale magro.

Sabato scorso il 73enne ex-presidente del SanPaolo è stato vittima di un furto che lo ha profondamente avvilito. Mentre si trovava in un negozio di Trofarello, un piccolo comune alla periferia di Torino, il povero Salza è stato abbracciato calorosamente da una zingarella che gli ha sfilato il portafoglio e le chiavi di casa. Per un uomo che ha sempre considerato il denaro una virtù, il furtarello di Trofarello è un colpo micidiale". [13-12-2010]

 

 

 

. SPOT MAGRI PER LA SIPRA...
Michele Arnese per "Il Foglio" - Certo, la crisi. Certo, il conseguente calo delle entrate. Certo, ci mancherebbe. Quindi nessuna meraviglia se spulciando il bilancio 2009 da poco depositato della Sipra, controllata dalla Rai, i conti siano in picchiata: i ricavi sono diminuiti da 1,197 miliardi di euro a 999 milioni di euro.

Anche i costi, comunque, sono calati, raggiungendo i 997 milioni di euro. Ma ciò non è bastato per confermare l'utile messo a segno nel 2008 (5,5 milioni di euro): nel 2009 la Sipra si è dovuta accontentare di 1,5 milioni di euro. 06-12-2010]

 

 

 

13. ANTITRUST, OK A ADB PER ACQUISIZIONE PIRELLI BROADBAND SOLUTIONS...
(Adnkronos) - Via libera dell'Antitrust all'acquisizione da parte di Advanced digital broadcast (Adb) del controllo esclusivo di Pirelli broadband solutions (Pbs) nonche' delle sue controllate Pirelli Broadband Solutions Soluçoes em Telecomunicaçoes (Brasile) e Pirelli Soluciones Tecnologicas (Argentina). E' quanto si legge nel bollettino settimanale dell'Antitrust in cui si precisa che Adb e' una societa' di diritto svizzero ad azionariato diffuso e quotata alla borsa di Zurigo.

Pbs e' una societa' del gruppo Pirelli attiva nella progettazione, produzione (attraverso sub-constructor esterni) e commercializzazione di gateways per l'accesso a internet a banda larga e dei relativi software applicativi nonche' dei servizi connessi. La societa' e' attiva in misura minore nella progettazione, produzione (attraverso sub-constructor esterni) e commercializzazione di set top box per la ricezione dei segnali della tv digitale via internet. Pbs e' interamente controllata dalla societa' Pirelli.

 

Secondo l'Antitrust 'il mercato non appare caratterizzato da consistenti barriere all'ingresso e non sussistono vincoli normativi o amministrativi in grado di differenziare le condizioni concorrenziali presenti in Italia rispetto a quelle che caratterizzano gli altri paesi europei o extra europei. Il mercato interessato dall'operazione - si legge nel bollettino - e' inoltre caratterizzato da notevoli flussi di importazione in ragione del limitato impatto dei costi di trasporto sul prezzo finale dei prodotti'. 06-12-2010]

 

 

14. MEDIASET: ANTITRUST, VIA LIBERA A CONTROLLO ESCLUSIVO RTI SU TAO DUE...
(Adnkronos) - Via libera dell'Antitrust al controllo esclusivo di Rti (gruppo Mediaset) sulla societa' Tao Due attiva nel mercato della produzione di fiction. L'operazione, sottolinea l'Autorita' nel bollettino settimanale, 'non appare idonea a determinare la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante nel mercato'.

Rti gia' detiene il 75% della finanziaria Med Due cui fa capo l'intero capitale sociale di Tao Due mentre secondo patti parasociali il controllo su Tao Due e' esercitato congiuntamente da Rti e da uno dei soci che detiene il 12,5%. Il fatturato realizzato da Tao Due in Italia, nel 2009, e' stato di circa 89 milioni di euro.

In ogni caso, 'considerato che l'operazione in esame determina unicamente il passaggio dal controllo congiunto ad esclusivo esercitato da Rti su Tao Due - societa' che, peraltro, ha recentemente svolto la propria attivita' in esclusiva solo per Rti - la stessa non risulta in grado di modificare l'assetto concorrenziale esistente nei mercati rilevanti', conclude l'Antitrust decidendo di non avviare l'istruttoria. 06-12-2010]

 

15. EDF: CEDE QUOTA DEL 45,01% IN ENBW PER 4,7 MLD...
(Adnkronos) - Edf cede per 4,7 miliardi di euro la quota del 45,01% che deteneva nel capitale sociale della tedesca EnBw. Lo rende noto il gruppo energetico francese dopo il via libera del Cda alla cessione della partecipazione al Land di Bade Wurtemberg al prezzo di 41,5 euro per azione. Oew, l'altro azionista di EnBw ha deciso di non cedere al Land le sue azioni e di non esercitare il suo diritto di prelazione della quota di Edf. 06-12-2010]

 

16. BOCCONI SALE AL 17^ POSTO CLASSIFICA FINANCIAL TIMES...
(Adnkronos) - Sda Bocconi scavalca, nel ranking di Financial Times, le inglesi Imperial College e London School of Economics and Political Sciences. E, con un balzo di 7 posizioni, si piazza al 17° posto. Prima Scuola italiana nelle classifiche internazionali, Bocconi chiude un 2010 ricco di riconoscimenti e successi: la Sda ha riottenuto infatti la full accreditation dagli importanti enti di accreditamento mondiali Equis e Amba.

Il risultato nel ranking di Ft e' stato possibile grazie agli ottimi piazzamenti ottenuti da Bocconi nei ranking specialistici che ogni anno Ft propone: quello relativo all' Mba (14°), al Master in Management (31°al debutto avvenuto quest'anno) ed all'Executive Education (11° nei programmi su misura e 12° in quelli open).

Unica scuola italiana presente in tutti i piu' importanti ranking internazionali, Sda Bocconi si conferma tra i leader europei dell'alta formazione. Quest'anno l'Mba della Sda e' infatti entrato anche nella classifica di Business Week, dopo quelle di Ft e The Economist, posizionandosi al 18° posto al mondo, esclusi gli Stati Uniti e al 12° posto in Europa.

 06-12-2010]

 

 

 

 

 

15. A.SAUDITA: PRINCIPE ALWALEED, IL 'WARREN BUFFETT ARABO' A CACCIA INVESTIMENTI...
(Aki) - Soprannominato dal Time il 'Warren Buffett arabo', il principe Alwaleed bin Talal Alsaud, nipote del re saudita Abdullah, è considerato l'uomo arabo più influente del mondo. Classe 1955, figlio di Talal bin Abdul Aziz, il principe riformatore che arrivò spesso ai ferri corti con la monarchia, Alwaleed ha studiato in California e si sposato tre volte. Dopo aver divorziato dalle prime due mogli ora è coniugato con la principessa Amira, con cui ha avuto due figli, il principe Khalid e la principessa Rim.

Nonostante sia stretto parente di re Abdullah, Alwaleed si è sempre tenuto lontano dalla politica, preferendo il mondo degli affari. Imprenditore internazionale di successo, il principe saudita ha ammassato una fortuna enorme del valore di oltre 20 miliardi di dollari, un patrimonio accumulato non con i proventi del petrolio ma attraverso fruttuosi investimenti nei settori più variegati, dalla comunicazione, alla finanza, all'immobiliare. Operazioni effettuate soprattutto attraverso la società che presiede, la Kingdom Holding Company, una delle più grandi e potenti holding del mondo, che detiene il 3,5% di Citigroup ed il 7% della NewsCorp di Rupert Murdoch.

Portafoglio variegato quello del tycoon saudita con partecipazioni anche in Amazon, Apple, Boeing, Coca Cola, eBay, Motorola, Kodak, TimeWarner, Walt Disney, solo per citare alcuni gruppi. Gli investimenti nel settore immobiliare comprendono anche la catena di hotel di lusso Four Seasons, il celebre Plaza Hotel di New York, il Savoy di Londra e il Monte Carlo Grand Hotel. Tra gli investimenti dell'ultima la sottoscrizione, alcune settimane fa, di una quota pari a 500 milioni di dollari in azioni General Motors. Amante del lusso, Alwaleed è avvistato spesso tra Cannes e Montecarlo con lo yacht di 90 metri acquistato da Donald Trump.

 09-12-2010]

 

 

 

ENEL, CONTI «LATINO» SISTEMA I CONTI...
L'Enel si scopre sempre più «latina». La divisione Iberia e America Latina della società guidata da Fulvio Conti, appena tornato da un viaggio in America del Sud, nei primi 9 mesi del 2010 ha contribuito per circa la metà al margine operativo lordo del gruppo: 6 miliardi su 13. La conquista della spagnola Endesa, costata circa 40 miliardi, sta iniziando così a dare i suoi frutti.

 

Per fine anno Conti stima di superare di almeno 1 miliardo l'obiettivo di margine operativo lordo che aveva annunciato a marzo: 17 miliardi invece di 16. Mentre il debito, grazie alle dismissioni e alla quotazione della Egp (incasso netto previsto di circa 2,5 miliardi), scenderà dagli oltre 51 miliardi di fine 2009 a circa 45 miliardi. Ma, più della riduzione in cifra assoluta, è il buon rapporto tra margine e debito a quota 2,7 che dovrebbe rassicurare le agenzie di rating.03-12-2010]

 

 

 "RITIRATE I RISPARMI" L´APPELLO DI CANTONA GUADAGNA QUOTA...
Da "la Repubblica" - La provocazione di Eric Cantona, ex attaccante del Manchester United, sta spaventando le banche europee. «Se 20 milioni di risparmiatori ritirano contemporaneamente i loro soldi dai conti correnti, il sistema crolla... La rivoluzione si fa attraverso le banche», era l´appello lanciato via web ad inizio novembre dal calciatore francese. Laconica risposta di Christine Lagarde, ministro dell´Economia francese: «Ognuno dovrebbe parlare a seconda delle proprie competenze».03-12-2010]

 

 

 

 

12. TURBOLENZE BOEING DIETRO L'AIRBUS A320...
Le. M. per "Il Sole 24 Ore" - La recente esplosione del motore di un A380 venduto alla Qantas è stato un brutto colpo ma, nella contesa per il mercato del trasporto aereo, Airbus ha reagito rifilando un dritto alla rivale statunitense Boeing, sempre alle prese con l'incubo del Dreamliner. Il costruttore europeo ha infatti deciso di concepire un nuovo A320, il suo velivolo a medio raggio, vero best-seller (e sorgente di profitti) del fabbricante.

Si tratta di una rimotorizzazione del modello attuale, quindi di un investimento di «solo» un miliardo di euro, per ottenere aerei dai consumi energetici ridotti (meno 15% rispetto all'A320 ora in servizio). Boeing, invece, non ha ancora deciso se farà altrettanto con il suo 737, rivale dell'A320. Ma soprattutto gli americani hanno annunciato che dovranno ritardare ulteriormente la prima consegna del 787 Dreamliner. Avrebbe dovuto essere già pronto nel lontano 2008.

02-12-2010]

 

. LO ZAMBIA IMPORTA IL MALTEMPO IRLANDESE...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - L'effetto contagio della crisi irlandese si è spinto fino in Zambia. Konkola Resources, sussidiaria africana del gruppo indiano Vedanta attiva nelle miniere di rame, aveva deciso di quotarsi per raccogliere 1,1 miliardi di dollari. Ma dopo appena due giorni di presentazione agli investitori londinesi ha capito che non era aria: i venti di incertezza che spazzano i mercati europei hanno fatto tornare i manager sui propri passi.

Non solo; a causa dell'effetto catena i vertici Vedanta hanno dovuto rimandare l'acquisizione di Cairn India, società attiva nei pozzi di petrolio che doveva essere rilevata grazie alla liquidità della quotazione di Konkola. Non tutti i mali però vengono per nuocere: secondo gli analisti, posticipando la quotazione, gli incassi saranno sensibilmente più generosi. L'Ipo è adesso prevista per il primo trimestre del 2011, Irlanda permettendo.02-12-2010]

 

 

 

 

1. PREPARATIVI NATALIZI DEI SOCI RINASCENTE...
P.De. per "Il Sole 24 Ore" - Mentre fervono i preparativi natalizi nelle vetrine della Rinascente, si susseguono le voci sulla cessione del gruppo, immobili e società operativa. Di concreto oggi c'è il rilancio proprio sull'edificio di punta del retailer, lo stabile di piazza Duomo a Milano (Il Sole 24 Ore dell'8 maggio 2010) per 460 milioni di euro, contro una prima offerta di 420 milioni circa, da parte del fondo Ippocrate gestito da First Atlantic-Dea Capital.

L'offerta è subordinata all'acquisto della società operativa da parte di Claudio Costamagna, ex-banchiere di Goldman Sachs oggi advisor indipendente, e della thailandese Central Retail Corporation della famiglia Chirathivat. La duplice proposta, secondo i bene informati, ha innescato una battaglia interna che vede Maurizio Borletti, tra gli azionisti della società, pronto a riunire una cordata per mettere le mani sulla società operativa. Qualcuno ipotizza che già entro fine anno lo scenario avrà contorni più chiari.01-12-2010]

 

 

12. L'ELVETICA ABB IN TRASFERTA NEGLI USA...
L.Te. per "Il Sole 24 Ore" - Senza clamore, con uno stile ormai tutto elvetico, Abb fa una grossa puntata sul mercato americano. Il gruppo attivo nelle tecnologie per l'energia e nell'automazione industriale ha presentato infatti un'offerta pubblica di acquisto amichevole sulla Baldor Electric Company, che produce motori industriali. L'operazione ha un valore complessivo di 4,2 miliardi di dollari. Un costo rilevante, che però il mercato sembra aver in prima battuta digerito, sull'onda delle sinergie realizzabili con la società Usa. A Zurigo l'azione Abb è scesa ieri solo dello 0,36%, in una seduta in cui l'indice elvetico Smi è calato dell'1,3%.

Abb è nata da un fusione svizzero-svedese ed alcuni anni fa era incappata in una crisi dovuta anche ad eccessi negli ampliamenti di attività. Ne sono seguiti cura dimagrante, riorganizzazione e rilancio, sino alla ritrovata redditività. Questa maxi acquisizione ora sembra piacere, ma la speranza, in Svizzera e non solo, è che in futuro non si torni ad esagerare con le campagne acquisti.01-12-2010]

 

 

 

 

22. MEDIE IMPRESE: IN ITALIA PENALIZZATE DAL FISCO, PIU' DI SPAGNA E GERMANIA...
Radiocor - Il fisco penalizza le medie imprese italiane rispetto alle concorrenti europee con un tax rate del 48% contro il 26% circa di Spagna e Germania. E' quanto emerge dalla prima indagine sulle 'Medie Imprese in Europa', frutto di una partnership tra Confindustria, R&S Mediobanca e Unioncamere. L'analisi dei dati economici conferma che la media dimensione rappresenta una fascia di grande efficienza della manifattura: le imprese tedesche primeggiano per produttivita' (valore aggiunto netto per addetto pari a 59.600 euro, contro 52.200 euro per l'Italia e 47.600 euro per la Spagna), quelle italiane e spagnole per profittabilita' (margine operativo netto sul valore aggiunto pari al 24% in Spagna, 23% in Italia e 20% in Germania). Il costo del lavoro pro-capite piu' elevato e' in Germania (46.700 euro per addetto, contro 37.700 euro in Italia e 33.800 euro in Spagna).30-11-2010]

 

 

 IL CONTROLLO DELL'AMARO MEDICINALE GIULIANI TORNA IN ITALIA...
Andrea Montanari per "Milano Finanza" - Via dal Lussemburgo per tornare in Italia. Anche la famiglia Giuliani, quella dell'Amaro Medicinale, ha optato per l'abbandono del Granducato e il ritorno in patria. Da alcuni mesi, infatti, secondo documenti consultati da MF-Milano Finanza la Giuliani Group sa non esiste più: è stata cancellata dal registro delle imprese lussemburghesi.

 

Trasformata in società per azioni, la sede legale è stata trasferita da Avenue Gaston Diderich nella capitale Lussemburgo in via Manfredo Camperio a Milano.

A gestire la holding che ha il 100% del gruppo farmaceutico sono Mario Germano Giuliani e Gianmaria Giuliani che hanno preso le redini dell'azienda dal fondatore Gian Germano Giuliani, tornato in questi giorni alla ribalta delle cronache nazionali per l'aggressione al direttore del Tg4, Emilio Fede, avvenuta martedì sera in un noto ristorante milanese.

Ad affiancarli, nei consigli d'amministrazione della finanziaria e del gruppo industriale, c'è Achille Gregory Severgnini esponente della famiglia di commercialisti attivi a Milano sin dal 1938 e professionista dello studio Guido Severgnini & Associati.

Con l'approdo in Italia della Giuliani Group si alza il velo sul controllo della stessa holding finora schermato dal domicilio lussembughese. Azionisti risultano essere la Jay H. McDowell Ltd e il Severgnini Family Office che operano in qualità di amministratori fiduciari per conto di The Mario Germano Giuliani Trust e The Gianmaria Giuliani Trust.

 

A fine 2009, il gruppo farmaceutico lombardo aveva registrato un fatturato di 83,15 milioni, un mol di 16,15 milioni e un utile di 3,6 milioni.26-11-2010]

 

 

9. GIC, IL FONDO DI SINGAPORE, HA UN PIANO PER LA SEDE DEL SOLE 24ORE...
M.R.M. per "Il Mondo" - Potrebbe essere uno dei deal dell'anno nel settore del mattone. La transazione riguarda l'immobile di via Monte Rosa, 91, sede del Sole 24Ore e della società di revisione Pricewaterhouse.

Attualmente il palazzo, disegnato da Renzo Piano e completato nel 2004, è nel portafoglio di un fondo immobiliare gestito da Torre sgr (gruppo Pioneer), il quale potrebbe decidere di dismetterlo a fronte di un'offerta interessante (il valore dell'immobile è di circa 200 milioni) dai gandi investitori. In questi giorni il più attivo sembra essere il tandem costituito dal fondo sovrano di Singapore Gic e da Prelios sgr (ex Pirelli Re). Il fondo di Singapore vorrebbe espandersi nel real estate in Italia e perciò starebbe valutando immobili di pregio e a reddito.

 

Prelios sgr, dal canto suo, metterebbe a disposizione del partner il suo know how nella gestione proprio dei fondi real estate. Ebbene, l'immobile dove oggi hanno sede il quotidiano di Confindustria e Pwc (con contratti di affitto che scadranno, rispettivamente, tra otto e cinque anni, per un ammontare di canoni annui di 12 milioni di euro, redditività 6,8%) rappresenta un'opportunità da valutare.

L'operazione è allo studio, anche se avrebbe già trovato una banca finanziatrice nel gruppo Unicredit, che, peraltro, controllala stessa Pioneer. Gic e Unicredit, inoltre, si sono già incrociati un paio di anni fa, quando c'è stato il maxi collocamento degli immobili dell'istituto di Cordusio nel fondo Omicron gestito da Fimit sgr ed è stato proprio il gruppo di Singapore a diventarne il primo quotista.

 

 26-11-2010]

 

 


3 - ATTACCATI ALL'ATAC! BASILE GIÀ PENSA ALLE DIMISSIONI DALLA SOCIETÀ CARA AD ALE-DANNO: LE COMMESSE AFFIDATE AFFIDATE SENZA GARA CON LA MOTIVAZIONE DELLA "NECESSITÀ E URGENZA" A SOCIETÀ ESTERNE NEL 2009 HANNO TOCCATO LA PUNTA VERTIGINOSA DI 364 MILIONI DI EURO

C'è un manager a Roma che è sull'orlo di una crisi di nervi. È Maurizio Basile, il dirigente d'azienda napoletano che dopo aver guidato fino all'aprile di due anni fa Aeroporti di Roma, ha fatto una breve parentesi dentro l'azienda di famiglia insieme al fratello Giorgio, poi è sbarcato in Campidoglio.

 

Qui il sindaco dalle scarpe ortopediche, Gianni Alemanno, gli ha affidato la cura del suo Gabinetto e il 9 ottobre lo ha insediato al vertice dell'Atac. La scelta di Basile nasceva dal desiderio di mettere un uomo con esperienza di trasporti a capo di una società disastrata da una gestione fallimentare. Con entusiasmo partenopeo il povero Basile si è buttato a capofitto a spulciare i libri e i problemi della società che prima era guidata Adalberto Bertucci, uno dei tanti fedelissimi del sindaco Alemanno.

 

Lo spettacolo che si è aperto davanti ai suoi occhi è terrificante. L'Atac chiuderà l'anno con una perdita di 120 milioni di euro e con un carico di personale semplicemente pauroso. Nessuno finora ha scritto che dei 13.000 dipendenti (di cui 860 assunti dal predecessore Bertucci nel 2009) ben 3.000 sono impiegati e dirigenti.

Ma c'è di più perché l'azienda dei trasporti capitolina ha un carico di 360 milioni di debiti a breve termine verso le banche e un fabbisogno mensile di 50 milioni di euro che non riesce più a coprire senza contrarre nuovi debiti. E nessuno ha scritto ciò che Dagospia ha scoperto sbirciando dietro le spalle del povero Basile piegato sui libri contabili: le commesse affidate a società esterne nel 2009 hanno toccato la punta vertiginosa di 364 milioni di euro. Nella maggior parte dei casi si tratta di commesse affidate senza gara con la motivazione della "necessità e urgenza".

 

Schiantato da questo macigno il napoletano Basile, fino a ieri disinvolto e sorridente, sta pensando alle dimissioni.


".26-11-2010]

 

 

 

 

IL CAPO DI QATAR AIRLINES: "BOEING HA FALLITO CON IL SUO NUOVO AEREO, IL 787 DREAMLINER"
http://bbc.in/ebxMkA

26-11-2010]

- Gli enormi ritardi nella consegna (e i recenti incidenti nei voli di prova) hanno messo in crisi l'azienda americana, che puntava a battere Airbus dopo i ritardi nella produzione del suo A380. Invece, ha avuto lo stesso destino.

 

 

 

 

. AUSTERITY PER TUTTI, MA NON PER GLI EUROCRATI...
Da "Presseurop.eu" - "Una vittoria imbarazzante per Bruxelles", scrive Le Figaro. "Mentre la Commissione fa stringere la cinghia agli stati membri, la Corte di giustizia del Lussemburgo ha dato ragione agli impiegati europei che volevano un aumento del 3,7 per cento dei loro salari. Una rivalutazione difficile da digerire per i ventisette, che volevano dimezzare il rialzo per 'tenere conto della crisi'".

 

Nel verdetto emesso il 24 novembre la Corte ha decretato che il Consiglio europeo "non ha margine" per modificare in tempi di crisi la remunerazione dei 45mila impiegati, dato che il loro salario viene rivalutato automaticamente ogni anno. Un decisione logica, insomma, ma "il tempismo è stato disastroso, perché il verdetto arriva nel giorno di uno storico sciopero generale in Portogallo e della presentazione del piano di austerity per l'Irlanda", nota Le Figaro.

"La questione rischia anche di esacerbare il braccio di ferro sul bilancio comunitario in atto tra il Parlamento e i ventisette, che vorrebbero contenere l'aumento delle spese entro il 2,9 per cento. In attesa che la Commissione presenti un nuovo progetto, il bilancio 2011 è bloccato".

 

 25-11-2010]

 

 

 

22. USURA: FORNITURE SERVIZI ASL, GDF PERQUISISCE UFFICI LEGALI A NAPOLI, SALERNO E ROMA...
(Adnkronos) - La Guardia di Finanza sta eseguendo diverse perquisizioni presso uffici legali nelle citta' di Napoli, Salerno e Roma, nell'ambito di un'inchiesta sull'usura coordinata dalla Procura di Napoli. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, l'inchiesta riguarda i tassi usurai applicati da societa' di factoring nei confronti di imprenditori del settore sanitario.

 25-11-2010]

 

 

 ROLLS ROYCE: VINCE ORDINE 1,8 MLD DLR...
(ANSA) - Rolls-Royce ha vinto un contratto da Air China per motori per equipaggiare un totale di 20 nuovi aerei, precisamente 10 Airbus A350 XWB e 10 A330. Il contratto, compreso un accordo per servizi a lungo termine TotalCare, vale 1,8 miliardi di dollari a prezzi di listino. Rolls-Royce fornira' motori Trent XWB per gli A350 XWB e Trent 700 per gli A330. In Cina il gruppo - precisa una nota - gode di una posizione consolidata, con una quota di mercato del 56% per i grandi motori aerei.22-11-2010]

 

 

 

LUCCHINI: da Mordashov il piano-bis per il salvataggio della societa' (dai giornali). Oggi vertice a Milano (Il Messaggero, pag. 25)

 

25-11-2010]

 

 

 

11. AMBULANZE NEL MIRINO DELLA FAMIGLIA BONOMI...
Mi.C. per "Il Sole 24 Ore" - Continua l'espansione della famiglia Bonomi in Spagna. Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal quotidiano "La Vanguardia", il gruppo tramite il fondo Investindustrial (uno dei più liquidi in circolazione) avrebbe firmato un accordo preliminare con Agrupació Mútua per acquisire il suo business nel settore delle ambulanze, grazie a un investimento di 77 milioni di euro.

Nella sostanza i Bonomi acquisirebbero Trasnport Sanitari de Catalunya e la filiale Ambulancias Condal che detengono il 30% del mercato della regione, con un fatturato di 80 milioni di euro, oltre 1.600 dipendenti e una flotta di 435 ambulanze. Il gruppo milanese detiene tra le altre cose in Spagna, il 50% del parco tematico Port Aventura, la catena di centri per la cura dei capelli Svenson, il produttore di contenuitori Contenur, il gruppo software antivirus Panda, il controllo del leader degli elicotteri Inaer e una partecipazione nell'azienda di certificazione Applus+

.25-11-2010]

 

12. IL BOLOGNA RICHIAMA CONSORTE DALLA PANCHINA...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - L'ultima partita, 13° giornata, non poteva che essere sfortunata. Nella scaramantica Napoli, il Bologna F.C. ha perso 4-1, sprofondando verso il fondo classifica. Tuttavia, per i Menarini la vera iattura del Bologna è stato l'acquirente Sergio Porcedda. «Noi ci sentiamo traditi come famiglia, come soci, come città e come Bologna Football Club - ha detto Francesca Menarini a Sky Tg 24 - Porcedda a giugno, quando si è presentato insieme ad altri pretendenti, è sembrato la persona più seria e più affidabile» ma «non ha tirato fuori un euro né per noi né per il Bologna, e questo è scandaloso e vergognoso: però il rischio fallimento è lontano».

Insomma, la partita è disperata ma il Bologna Calcio si è affidato a uno specialista, Giovanni Consorte. Sarà lui a cercare un acquirente. Come andrà a finire? Si vedrà. Ma i tifosi di «Federossoblu» sono ottimisti: comunque vada «non sarà un dramma», «abbiamo già vissuto la serie B, la C e siamo pure passati da un fallimento». Il raddoppio non fa paura.

 25-11-2010]

 

 

 

 

 

1- VEGAS, CATRICALÀ, PILATI E DEGLI ALTRI PRESIDENTI DELLE AUTHORITY INDIPENDENTI DA CHI?
Ci vuole una buona dose di ipocrisia per esultare di fronte alla scelta dei nuovi vertici delle Authority.
Il coro della stampa (a parte rare eccezioni) definisce il nuovo presidente della Consob, Giuseppe Vegas, un tecnico indipendente. Qui non interessa ricordare che Dagospia nella sua infinita miseria ha indicato per primo la candidatura di questo milanese 59enne che ha sicuramente un alto livello di competenza in materia di economia e di finanze, ma che non è una vergine della politica.

 

Basta leggere il suo curriculum per sapere che dopo la laurea in giurisprudenza e le prime esperienze di lavoro come pubblicista, l'umile Vegas ha attraversato le acque della politica fin dal 1978. Non si capirebbe altrimenti perché nel gennaio 2001 è stato delegato dal Polo delle Libertà a rappresentare il partito al Congresso di Berlino dei Popolari europei, e come per quattro volte sia entrato in Parlamento grazie al Cavaliere birichino.

 

Sarebbe ora di smetterla con questo elogio delle qualità tecniche e dell'indipendenza del buon Vegas e degli altri presidenti delle Authority. È ridicolo definire indipendenti personaggi che hanno legato le loro carriere alla politica e ai partiti. Non lo era Lamberto Cardia (oggi presidente di Ferrovie) e non lo è Giuseppe Brienza, l'ex-senatore ed eurodeputato che guida l'AVCP, l'Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. E certamente non è indipendente Antonio Pilati, il berlusconiano di ferro autore della legge Gasparri, candidato a prendere il posto di Tonino Catricalà all'Antitrust.

 

Le scelte compiute ieri dal Consiglio dei ministri portano il segno della politica e hanno contribuito ad anticipare la liquidazione dell'unico vero tecnico a capo dell'Autorità per l'Energia, Alessandro Ortis, un ingegnere che non ha mai goduto dei favori dei partiti e si è scontrato più volte con i potentati dell'elettricità.

Adesso Ortis (il cui mandato scade a fine anno) sarà sostituito da Tonino Catricalà, il magistrato calabrese che pur con qualche sbandamento (clamoroso quello in favore del monopolio Alitalia) si è ritagliato una certa indipendenza. Questa autonomia lo ha portato non più tardi di mercoledì scorso a denunciare come uno spreco da 70 milioni di euro lo spostamento della sede dell'Antitrust da Roma a Milano. Alla Lega che vorrebbe portare nel capoluogo lombardo alcune roccaforti dalle quali si governa l'economia e la finanza, la sortita di Catricalà non è affatto piaciuta.

 

Puntuale è arrivata la "multa politica" che ha costretto il giurista a finire sulla poltrona dell'Autorità per l'Energia al posto dell'ingegnere Ortis. Non sbaglia chi immagina Catricalà profondamente incazzato per questo avvicendamento che arriva quando il sogno personale e nemmeno troppo nascosto era di salire sulla poltrona della Consob.

 

A parte il fatto che su quella poltrona si guadagnano 500mila euro l'anno rispetto ai 106mila dell'Authority per l'Energia, non c'è dubbio che il peso politico delle due cariche è di gran lunga differente. Ma con l'eleganza che tutti gli riconoscono Tonino (per gli amici "Ringhio", come il conterraneo calciatore Gattuso) ha fatto buon viso e ha detto con sottile ironia che lascia in buone mani la sua Antitrust.19-11-2010]

 

 

4- NESSUNO HA CAPITO PER QUALE RAGIONE E IN UN MOMENTO DI CRISI LUIGINO ABETE ABBIA SPESO TANTI SOLDI PER FARE PUBBLICITÀ SUI GIORNALI AI 100 ANNI DI ASSONIME
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Luigino Abete si sta preparando alla celebrazione dei 100 anni di Assonime, l'Associazione fra le Società Italiane per Azioni di cui è diventato presidente con tanto di ufficio meraviglioso al terzo piano del palazzo di piazza Venezia.

Il programma della manifestazione è particolarmente ricco perché prevede per lunedì una cerimonia al Quirinale, un convegno di due giorni all'Accademia dei Lincei e un concerto finale all'Auditorium della Musica. Nessuno ha capito per quale ragione e in un momento di crisi l'Assonime abbia speso tanti soldi per fare pubblicità sui giornali all'evento, ma di sicuro Luigino Abete riprenderà a sudare fino a quando il ricco programma sarà concluso".19-11-2010]

 

 

 

 

 

 

9. FISCO: BANCA MONDIALE, ITALIA IL PAESE UE DOVE LE IMPRESE PAGANO DI PIU'...
Radiocor - E' l'Italia in Europa il Paese dove le imprese pagano piu' tasse. E' quanto emerge dall'edizione di 'Paying taxes 2011', la pubblicazione elaborata da Banca Mondiale, International Finance Corporation (Ifc) e Pwc, da cui risulta che il nostro Paese guida la classifica con un peso per le imprese del 68,6% a livello di imposte e altri oneri fiscali rispetto a una media europea del 44,2% e mondiale del 47,8%. Poco meglio di noi, in Europa, la Francia (65,8%), mentre in Germania la percentuale e' al 48,2%, in Spagna al 56,5% e nel Regno Unito al 37,3%. Sotto il 30% Lussemburgo, quello con la percentuale piu' bassa in Europa (21,2%), ma anche Cipro, Irlanda, Bulgaria e Danimarca.18-11-2010]

 

 

Air France ha riunito in suoi nei locali Alitalia di via della Magliana. In coincidenza della pubblicazione dei positivi risultati trimestrali, la compagnia transalpina guidata da Jean Cyril Spinetta ha riunito nella convention annuale circa 150 dirigenti dei Paesi europei e del Nord Africa. Un programma intenso, dal titolo "Energy2Grow", che si è svolto negli uffici della compagnia di bandiera tricolore di cui Air-France possiede il 25%. Parigi comincia ad allargarsi?18-11-2010]

 

 LA MANINA VERDE..
Sara Bennewitz per "la Repubblica" - Era la matricola più attesa dell´anno e ha un valore di mercato di 8 miliardi. Ma a distanza di due settimane dall´Ipo, ieri ha registrato la metà degli scambi di Tiscali. Il motivo? La forte presenza dei piccoli azionisti nel capitale di Enel Green Power limita la liquidità del titolo. Un fattore che è destinato a non cambiare a breve: i fondi aspetteranno il collocamento della green shoe (4 dicembre) e i piccoli soci l´incasso della loro azione d´oro (4 novembre 2011).

Non solo: gli scambi sono ingessati, ma anche il valore del titolo. Ogni sera c´è una manina che, con importanti ordini d´acquisto, riporta il prezzo di Egp vicino agli 1,6 euro del collocamento. Si tratta probabilmente di Mediobanca (che secondo gli operatori opera attraverso Barclays) unica tra i 10 istituti del consorzio a dover piazzare altri 210 milioni di azioni.

 

 

[19-11-2010]

 

 

 

 

 

15. I RITARDI DELL'A380 CON L'INCUBO DEI RICORSI...
M. Mou. per "Il Sole 24 Ore" - Chissà per quanto tempo aleggerà su Eads la maledizione dell'A380. Come se non bastassero i problemi ai motori, che avranno un probabile impatto sui tempi delle consegne, si riaffacciano anche le cause degli azionisti contro la società per le mancate o insufficienti informazioni al mercato sui ritardi nell'avvio della regolare produzione del maxiaereo nel periodo 2006-2009, con relative conseguenze sull'andamento del titolo.

Lo studio legale americano Drrt ha confermato le anticipazioni del Financial Times Deutschland sull'imminente presentazione di una class action da parte di un centinaio di investitori istituzionali riuniti in una fondazione di diritto olandese, che rappresenterebbero il 20% del flottante di Eads e sarebbero intenzionati a chiedere 800 milioni di euro. La società non sembra particolarmente preoccupata e ricorda che la magistratura olandese ha già respinto ricorsi analoghi. Ma l'incubo A380 continua.

18-11-2010]

 

 

16. SCOMMESSA AMAZON SUI FILM FATTI IN CASA...
D. Ro. per "Il Sole 24 Ore" - Amazon ha deciso di far concorrenza anche a Hollywood. Il colosso dell'e-commerce ha lanciato gli Amazon Studios, una casa di produzione virtuale e democratica, dove comuni cittadini potranno inviare le loro sceneggiature o i loro film fatti in casa. L'idea non solo offre opportunità agli aspiranti registi, ma sottopone le loro opere artigianali al giudizio dei visitatori del sito Amazon, un modo per verificare se un progetto ha un futuro commerciale.

Amazon ha stipulato un accordo con Warner Bros, che avrà diritto di produrre i film proposti da Amazon; se li rifiuterà, Amazon potrà proporli ad altri studios. L'iniziativa del colosso di Jeff Bezos intende affermare la presenza di Amazon nel mondo del cinema, analogamente a quanto ha già accaduto in quello dell'editoria digitale con la pubblicazione online dei libri di scrittori dilettanti.

18-11-2010]

 

. PORTOGALLO VENDE 750 MILIONI DI BOND...
(ANSA) - Il Portogallo ha venduto stamani sul mercato 750 milioni di euro di titoli di Stato a 12 mesi, con una domanda pari a 1,8 volte l'ammontare offerto. Ma per riuscire a collocare sul mercato i titoli - scrive la Bloomberg - Lisbona ha dovuto garantire agli investitori un rendimento medio del 4,813%, in forte rialzo rispetto al 3,26% dell'asta precedente che risale al 3 novembre.18-11-2010]

 

 

 

 

3 - UN PAIO DI GUAI PER IL FINIANO SARMI
Massimo Sarmi, il manager dalle orecchie generose, segue con trepidazione la cavalcata verso Palazzo Chigi del suo ex-sponsor Gianfranco Fini.

Per l'ex-ufficiale dell'aeronautica che guida Poste Italiane i prossimi mesi saranno di grande fibrillazione. Il suo mandato scade ad aprile e allora si porrà il problema di trovare una poltrona che metta a frutto il gran lavoro fatto nell'azienda delle lettere e delle raccomandate. Qualche problema dovrà risolverlo prima perché nel palazzone dell'Eur ci sono da mettere a posto almeno un paio di situazioni.

La prima riguarda l'applicazione di nuovi sistemi informatici che è stata affidata alla multinazionale IBM. Entro venerdì prossimo la società americana deve far partire i nuovi sistemi dentro almeno 6mila uffici postali, ma a pochi giorni da quella scadenza sembra che l'operazione sia improbabile perché ad oggi gli uffici con le nuove tecnologie sono poco più di 800.

Se l'obiettivo non sarà raggiunto Sarmi corre il rischio di veder vanificato lo sforzo di ammodernamento degli sportelli che secondo alcuni è costato circa 90 milioni di euro. Come se non bastasse nei giorni scorsi Poste Italiane ha dovuto replicare a un duro attacco di un pezzo di AssoComunicazione, l'associazione che rappresenta in Confindustria il mondo della pubblicità. Fin dal 6 novembre scorso le principali agenzie guidate da Diego Masi, un ex-pubblicitario di Cremona che ha giocato in politica con Mariotto Segni, hanno contestato il bando di gara per i servizi pubblicitari di Poste Italiane.

 

La polemica ha avuto toni alti perché il bando stabiliva soglie di fatturato inaccessibili alla stragrande maggioranza delle agenzie creative, e confondeva il fee di agenzia media con quello di agenzia creativa.

 

Masi e i suoi seguaci hanno fatto un esposto al ministro dell'Opus Dei Paolo Romani e a Tonino Catricalà. Di fronte alla rivolta dei pubblicitari il povero Sarmi ha fatto marcia indietro con una nota in cui si precisa che la sua azienda "sta riverificando il testo del bando".

 

4 - BATTAGLIA FURIBONDA PER NOMINARE IL NUOVO DIRETTORE GENERALE DELL'UFFICIO EUROPEO PER LA LOTTA ANTIFRODE (OLAF)
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che a Bruxelles è in corso una battaglia furibonda per nominare il nuovo direttore generale dell'Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode (Olaf).

Nella commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento europeo, presieduta da Luigi De Magistris, è emersa la candidatura del francese Cretin, un magistrato di Lione che è stato accusato di antisemitismo e di mobbing. Alla candidatura di Cretin si oppone nell'indifferenza più assoluta del governo italiano quella di Giovanni Kessler, presidente del Consiglio della Provincia di Trento, ma dopo le ultime vicende erotiche del Cavaliere, anche questa poltrona sarà sottratta agli italiani".15-11-2010]

 

 

 

10. SPINETTA ALL'ATTACCO DI EMIRI E LOW-COST...
Le. M. "Il Sole 24 Ore" - Jean-Cyril Spinetta, il corso puro e duro, presidente di Air France Klm, parte all'attacco. Innanzitutto contro le compagnie del Golfo, Emirates in testa. Società non quotate e dai conti opachi, vivono delle sovvenzioni pubbliche dei loro paesi più che degli utili realizzati, ha spiegato Spinetta al Figaro. Se si considerano le loro flotte attuali e gli ordinativi da qui al 2020, si arriva a un numero globale di 800 aerei a largo raggio, il doppio di quanto oggi hanno a disposizione Air France Klm, Lufthansa e British Airways, considerate assieme.

Svegliatevi, dice Jean-Cyril agli altri, «perché queste compagnie, captando il traffico europeo, esportano da loro occupazione e disoccupazione da noi». Spinetta ce l'ha pure con le low-cost: «Senza le sovvenzioni ottenute localmente e se pagassero i contributi sociali in Francia, come previsto dalla legge, e non come fa Ryanair, seguendo la normativa irlandese, il divario fra i nostri costi e i loro sarebbe molto più piccolo. Non è giusto». Uno Spinetta loquace e arrabbiato. Un inedito Spinetta.

11. CONTRO LA CRISI ARRIVA LA CAMPAGNA DELL'INPS...
G. D. "Il Sole 24 Ore" - Una campagna da sei milioni di euro dell'Inps contro la crisi. Non è una spesa destinata a interventi per i disoccupati, ma - secondo la «giustificazione» del bando di gara - per la «necessità di potenziare e aumentare tutti i possibili canali di comunicazione per favorire una tempestiva e aggiornata conoscenza dei servizi dell'istituto ai cittadini, nell'attuale momento di crisi economica e di profonda novazione normativa».

 

Oggetto dell'appalto è il «servizio di ideazione, strategia, progettazione, produzione di iniziative di comunicazione istituzionale». La base d'asta del servizio per 24 mesi è di 6 milioni di euro, Iva esclusa, da aggiudicare con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. L'importo comprende l'«acquisto mezzi», cioè gli spazi sulla stampa, tv o altri mezzi di informazione. La gara si svolge con procedura ristretta accelerata, le domande di partecipazione vanno presentate entro mezzogiorno del 18 novembre.

12. GM: CINESE SAIC MOTOR PRONTA AD ACQUISTARE QUOTA IN VISTA IPO...
Radiocor - Saic Motor, il maggiore produttore automobilistico cinese, e' vicino a finalizzare un piano per l'acquisto di una quota di General Motors, che si prepara a un Ipo (la decisione finale e' attesa per i prossimi giorni). Secondo fonti vicine alle societa', sentite dal Wall Street Journal online, Saic e' tra le societa' straniere interessate a investire in Gm una volta che il colosso di Detroit tonera' a essere quotata a Wall Street. Separatamente, fondi sovrani di Medio Oriente e Asia sarebbero interessati all'acquisto di titoli per un miliardo di dollari. Gm ha fissato un target tra i 26 e i 29 dollari per azione per l'Ipo. 15-11-2010]

 

 

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Nelle imprese ordini ‘corti'" e l'editoriale: "Di governante e delle sue regole si può soffocare". A centro pagina foto-notizia "L'energia sul tetto. Quando conviene il fotovoltaico". Sempre al centro: "Salari, aumenta il bonus" e "Sulla Scia in edilizia è ancora braccio di ferro tra lo stato e le regioni". Di spalla: "La class action può attendere, contro la Pa basta la diffida". In basso: "Le scorciatoie del fisco: tutti evasori fino a prova contraria".

 

 15-11-2010]

 

 

. PER SALVARE LO STIPENDIO ORA NASCE UNA POLIZZA...
M. Mou. per "Il Sole 24 Ore" - C'è chi sostiene che stiamo uscendo dalla crisi e chi ritiene che ci siamo ancora dentro fino al collo. Nell'uno o nell'altro caso il lavoro è più facile perderlo che trovarlo. È quindi più che mai d'attualità la nuova proposta assicurativa di Lcl, del gruppo Crédit Agricole, che lancia una polizza «conservazione dello stipendio». In caso di perdita, o riduzione, del salario è possibile ricevere per due anni una somma, sostitutiva o integrativa, compresa tra i 150 e i 1.500 euro mensili. Dipende ovviamente da quanto si versa, e il versamento è legato al livello retributivo.

Con un salario inferiore a mille euro si versano 9,50 euro al mese e si avrà diritto a una cifra compresa tra i 150 e i 300 euro. Tra mille e 1.500 euro il premio passa a 14,90 euro per un assegno da 250-500 euro. E poi via via fino allo stipendio superiore ai 2.500 euro: con 31,50 euro al mese si riceveranno 750-1.500 euro. La nuova offerta è rivolta a tutti i dipendenti del settore privato con un'età compresa tra i 18 e i 59 anni. E siamo certi che diventerà un altro indicatore dell'andamento del mercato del lavoro.17-11-2010]

 

14. LA SCARPA CHE NON RESPIRA PIÙ...
Sara Bennewitz per "la Repubblica" - Geox è in apnea da quando ha diffuso i dati dei primi nove mesi. Il suo valore è crollato a 900 milioni, un quarto in meno del collocamento del 2004. Era una storia di successo fino a un paio di anni fa, ma da allora soffre, mentre il resto del made in Italy sfida la crisi.

Perché? Gli addetti vedono vari motivi: Geox non ha supportato l´espansione con sufficienti investimenti nei negozi e nella produzione (delegati per lo più a terzi), ha diversificato troppo l´offerta e ha alzato del 25% i prezzi nei tempi grami. Tra 2001 e 2007 i suoi utili erano decollati da 7 a 123 milioni, ma nel 2008 il gruppo di Mario Moretti Polegato s´è fermato, nel 2009 è scivolato e quest´anno sarà anche peggio. Né le prospettive 2011 sono migliori, dopo stime di ordini in crescita del 2% e di Mol sui livelli del 2005. Per tornare a respirare come le sue scarpe, Geox deve riconquistare la fiducia di clienti e investitori.

 17-11-2010]

 

 

 

 PERUGIA LAUREA CUCINELLI COME «CAPITALISTA ETICO»...
I suoi relatori fantasma sono stati Socrate, Seneca e San Francesco d'Assisi: erano presenti in spirito all'Università di Perugia, l'11 novembre, quando Brunello Cucinelli, fondatore del gruppo che porta il suo nome, ha ricevuto la laurea honoris causa in filosofia ed etica delle relazioni.

 

La sua storia ha un che di unico perché il 57enne umbro è l'artefice di alcuni piccoli casi: ha creato un marchio del cashmere che nel 2009 ha fatturato 156,13 milioni di euro con una previsione di crescita per il 2010 del 22 per cento; ha ristrutturato un antico borgo, Solomeo (Perugia), e ne ha fatto la sede della sua attività imprenditoriale e culturale; ha impostato la propria azienda sui valori, le relazioni interpersonali, il rispetto e la bellezza, una scelta che gli ha guadagnato lo status di grande interprete internazionale del «capitalismo etico».

Cucinelli è orgoglioso della sua «impresa umanistica». E finora il mercato mondiale gli ha dato ragione con le esportazioni salite nel 2010 al 66,8 per cento. La laurea in etica è solo l'attestato formale di un lavoro più che trentennale. (S.B.) 12-11-2010]

 

 

 


 THE WALL STREET JOURNAL

GRANDI CAMBIAMENTI FISCALI PER LE COMPAGNIE AMERICANE SE PASSA LA RIFORMA OBAMA
http://on.wsj.com/90aiUo

IL REGNO UNITO IMPONE ALLE SOCIETÀ FINANZIARIE DI REGISTRARE LE TELEFONATE DEI SUOI DIPENDENTI
http://on.wsj.com/cy4oXh

- Piano controverso per ridurre l'insider trading presentato dalla UK Financial Services Authority

SALE LA DOMANDA DI PETROLIO PER IL 2011, SEGNO DI RIPRESA ECONOMICA
http://on.wsj.com/dbWtbh

 

12-11-2010]

 

 

 

3 - COSA È SUCCESSO ANCHE ALLA BORSA DI MADRID DOVE ENEL, CHE IN SPAGNA POSSIEDE ENDESA, HA QUOTATO LA NUOVA SOCIETÀ ENEL GREEN POWER
Quando ieri mattina alla Borsa di Milano si sono aperte le contrattazioni di Enel Green Power, Fulvio Conti e Francesco Starace erano felici come i bambini al primo giorno di scuola.

Sono passati 25 secondi per farli impallidire come succede prima di uno svenimento. È successo infatti che il titolo quotato 1,6 euro ha perso in un attimo il 3% del suo valore per un ordine di vendita di 9,6 milioni di pezzi che ha provocato il crollo della quotazione. La cronaca dettagliata di questo esordio al cardiopalma appare oggi sul quotidiano "Il Fatto" a firma di Giorgio Meletti, un giornalista ombroso ma preciso che alterna periodi prolifici a pause riflessive.

 

Secondo la sua ricostruzione a vendere la valanga dei titoli sarebbe stato qualcuno tra gli investitori istituzionali deciso a liberarsi di quelle azioni che invece hanno attirato l'entusiasmo di 350mila piccoli risparmiatori. Nel corso della giornata la quotazione della nuova società, che porterà nelle casse dell'Enel 2,6 miliardi, si è ripresa e a fine giornata Conti e Starace hanno ripreso a sorridere perché il titolo è ritornato al prezzo di partenza. E a sorridere sarà stata probabilmente anche quella coppia di testimonial dalla faccia ruvida e i denti scomposti che hanno riempito giornali e televisioni per settimane.

Così è andata la prima giornata di Enel Green Power alla Borsa italiana, ma Dagospia nella sua infinita miseria non si accontenta della cronaca del giornalista Meletti ed è andato a vedere che cosa è successo anche alla Borsa di Madrid dove Enel, che in Spagna possiede Endesa, ha quotato la nuova società.

Qualche notizia appare sul "Sole 24 Ore" dove si legge che il primo prezzo segnato nei saloni ottocenteschi della Borsa madrilena è stato di 1,3 per azione con un calo del 18,8%. Il giornale parla di un errore tecnico, ma nei bar di Plaza Mayor Dagospia ha raccolto un'analisi più approfondita.

 

C'è da spiegare innanzitutto che quando un titolo viene quotato simultaneamente in due o più mercati diventa decisiva l'operazione di arbitraggio che deve ponderare ed equilibrare i valori espressi dalle piazze interessate, soprattutto se una di esse (in questo caso Milano) ha un peso preponderante in termini di sottoscrizioni e quindi di movimenti subito dopo l'avvio della quotazione sul mercato. Di solito è la piazza "guida" che fa da riferimento e ad essa si conformano le altre borse coinvolte. Questa precauzione era stata richiesta dagli istituti che hanno offerto al mercato spagnolo le azioni di Enel Green Power.

Le banche in questione sono la Caixa e Caja Madrid y BBVA, che avevano chiesto a Mediobanca di segnalare tempestivamente i movimenti e le prime quotazioni su Milano. Questa segnalazione non è arrivata e ha provocato perdite superiori al 18%. Solo BBVA si è prudentemente astenuta dall'accettare l'esecuzione di ordini di acquisto nell'attesa che i valori su Milano si stabilizzassero.

 

Per dirla in parole povere è mancato il ruolo "equilibratore" di Mediobanca che in Spagna è rappresentata da Borja Prada, lo stesso uomo che occupa anche la carica di presidente di Endesa, la controllata dell'Enel.

 

 05-11-2010]

 

 

 

- THE WALL STREET JOURNAL

 

QANTAS ACCUSA ROLLS-ROYCE PER IL DANNO AL MOTORE DELL'AEREO
http://on.wsj.com/9TWSuo

- La compagnia aerea australiana ha accusato il produttore del motore esploso sull'Airbus A380 (Rolls-Royce) di essere responsabile dell'incidente. Sarebbe colpa del design del motore, e non di Airbus o della manutenzione di Qantas.


 

LE COMPAGNIE AEREE SAPEVANO DA AGOSTO DEI PROBLEMI AL MOTORE DELL'AIRBUS A380
http://bit.ly/cu7Dcc

- L'ente di sicurezza europeo aveva già emesso un avvertimento05-11-2010]


3

- Gli stessi prodotti sono commercializzati nel Lussemburgo e nel Principato di Monaco

IL RE DI SVEZIA MESSO A NUDO DA UNA BIOGRAFIA-SCANDALO
http://bit.ly/cFRASu

- "Carlo XVI Gustavo, re malgrado tutto", libro appena uscito in Svezia, racconta di festini, orge, un "menu di ragazze" a disposizione del re e dei suoi amici. Localini torbidi e scorribande con prostitute. Si parla tresca a fine anni '90 con Camilla Henemark, cantante del gruppo pop svedese Army of Lovers.05-11-2010]


4 - BBC

 

ROYAL BANK OF SCOTLAND SPROFONDA: 1,4 MLD £ DI PERDITE NEL TRIMESTRE
http://bbc.in/dt1Vj5

- RBS, che dopo la crisi è di proprietà del governo inglese all'84%, sembrava aver recuperato nel trimestre precedente, ma gli ultimi risultati raccontano un'altra storia.05-11-2010]


5 - LE FIGARO

HU JINTAO, UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO SECONDO "FORBES", ARRIVA IN POMPA MAGNA A PARIGI
http://bit.ly/a3q3TJ

- Sorrisoni, onori militari e fasto repubblicano in onore dell' "imperatore del mondo", il presidente cinese Hu Jintao

20 MILIARDI IN CONTRATTI CON LA CINA
http://bit.ly/8XLXYS

- Ecco il perché della visita: 102 aerei di Airbus per 14 mld $, 20.000 tonnellate di uranio da Areva per 3,5 mld $, Total investirà 4 miliardi in una fabbrica petrolchimica.05-11-2010]

 

 

 

6. BP: UTILE CROLLA DOPO MAREA NERA, ACCANTONATI 7,7 MLD DLR
(ANSA) - Crolla l'utile di terzo trimestre di Bp, sul quale pesano i nuovi accantonamenti versati a seguito della 'marea nera' al largo delle coste degli Usa. Il colosso britannico, secondo quanto riporta Bloomberg, ha visto scendere del 66% l'utile netto, a 1,79 miliardi di dollari contro i 5,3 miliardi di dollari dello stesso periodo dello scorso anno. Sul dato hanno pesato accantonamenti per 7,7 miliardi di dollari legati alle perdite di greggio nel Golfo del Messico. Bp aveva registrato una perdita record nel secondo trimestre, dopo un maxi-accantonamento da 32,2 miliardi di dollari.

 

7. AIG RESTITUISCE AIUTI PER 37 MILIARDI $...
Da "Il Sole 24 Ore" - Aig ha hannunciato di aver raccolto quasi 37 miliardi dollari dalla vendita di Alico a MetLife e dall'Ipo di Aia; il gruppo utilizzerà quei soldi per rimborsare una parte del piano di salvataggio messo in campo dal governo durante la crisi finanziaria.

 

9. ALIERTA: PER ORA NON VALUTIAMO ACQUISIZIONI...
Da "Il Sole 24 Ore" - Telefonica si prenderà un periodo di pausa dalle acquisizioni e punterà a crescere in modo organico cercando di aumentare i ricavi dal boom di traffico dati su internet. «Alcuni investitori pensano che continueremo ad acquistare ma noi non lo faremo» ha detto il presidente del gruppo spagnolo, Cesar Alierta, in un'intervista al Wall Street Journal.

10. RISANAMENTO CEDE IMMOBILE IN MADISON AVENUE A NEW YORK...
(ANSA) - Risanamento comunica che la controllata di diritto lussemburghese Risanamento Europe Sarl (Risanamento Europe) ha stipulato con la società Usa 660 Madison Owner Realty Corp un contratto per la cessione a 285 milioni di dollari, più liquidità e debiti per 275 milioni di dollari, di Etoile Madison, società cui fa indirettamente capo un immobile di 24 mila metri quadrati, prevalentemente locati a uffici, situato al numero 660 di Madison Avenue a New York (Usa). Lo annuncia una nota.

13. AS ROMA, L'ADVISOR PERDE IN TRASPARENZA...
G.D. per "Il Sole 24 Ore" - Una sola banca advisor di due delicate cessioni. È il ruolo della Rothschild Spa, consulente finanziario per la vendita dei traghetti Tirrenia e della squadra di calcio As Roma. Due procedure in parallelo, ma gestite in maniera diversa. La vendita Tirrenia, dopo il flop del primo bando (pubblico) di gara, è stata ampiamente pubblicizzata con bandi sui giornali il 15 settembre, recanti l'invito a manifestare interesse alla Rothschild. Invece nessun bando sui giornali, né su internet, per la cessione della Roma, a differenza ad esempio di quanto ha fatto l'8 febbraio il commissario di un club inglese in dissesto, il Crystal Palace, con avviso sul Financial Times.

Per la Magica c'è stato il passaparola. Rothschild avrebbe inviato l'information memorandum, con il termine del 3 novembre per le manifestazioni d'interesse non vincolanti, solo a quanti si erano fatti vivi spontaneamente. Una procedura poco trasparente. Gli azionisti di minoranza della Roma, ma anche di UniCredit, che hanno interesse a massimizzare i proventi della cessione, potrebbero chiedere spiegazioni.

14. VIMPELCOM A CACCIA DI 4 MILIARDI DI DOLLARI...
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore" - Le difficoltà incontrate nel Nord Africa a far digerire l'operazione Vimpelcom-Orascom non frenano i russi. Secondo quanto riferisce l'agenzia Dow Jones, Vimpelcom starebbe infatti considerando l'ipotesi di un prestito-ponte da 4 miliardi di dollari, da rifinanziare poi sul mercato dei bond, per far fronte all'acquisizione del cuore dell'impero telefonico di Naguib Sawiris. Per il passaggio ai russi di Wind e del 52% della holding Orascom era stato concordato a inizio ottobre un controvalore, cash e azioni, di 6,5 miliardi di dollari.

 

La strada non è però spianata, alla luce soprattutto della minaccia di nazionalizzazione che incombe sull'algerina Djezzy che, con Wind, è uno dei pezzi pregiati della collezione Sawiris. E poi ci sono anche le insidie delle clausole di cambio del controllo presenti in buona parte del debito relativo a Wind. Ma i russi non sembrano scoraggiarsi, visto che stanno facendo scorta di munizioni finanziarie per portare avanti comunque l'offensiva a occidente.

 

15. AVVOCATI D´ORO PER IL CRAC MADOFF...
Ettore Livini per "la Repubblica" - Bernard Madoff è fallito da due anni. Ma il suo ex impero, pur travolto da un buco di 65 miliardi, continua ad essere malgrado tutto una macchina da soldi. Non per i poveri risparmiatori truffati dal finanziere newyorchese ma - come spesso accade nei grandi fallimenti Usa -per i legali incaricati di seguire il caso. L´unica categoria in grado di fare affari d´oro sia quando le imprese vanno bene che quando fanno flop.

I conti semestrali del trustee Madoff parlano chiaro: lo studio Irving Picard ha incassato tra aprile e ottobre 15,8 milioni di dollari di compensi, come dire 87mila dollari al giorno (festivi inclusi) o 3.650 all´ora. Soldi meritati? Cifre alla mano c´è da dubitarne, almeno per questo semestre: in sei mesi il duro lavoro degli stra-pagati legali dello studio ha consentito di recuperare la bellezza di 771mila dollari...

 

16. MANAGER INGLESI STIPENDI STELLARI DA 800 MILA EURO...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Austerità, ma non per tutti, nel Regno Unito. Nonostante la fragilità dell´economia, nell´ultimo anno manager e dirigenti delle maggiori aziende britanniche hanno usufruito di lauti aumenti nel loro pacchetto globale di compensazioni, grazie a incentivi a lungo termine, all´incremento del valore delle azioni su cui hanno opzioni e ai bonus sul rendimento delle società che dirigono.

 

Gli amministratori delegati delle 100 più grandi aziende dell´indice Ftse della Borsa di Londra hanno visto la loro paga complessiva crescere del 55 per cento, secondo un rapporto pubblicato dalla Incomes Data Services. L´aumento è stato mediamente del 45 per cento per i top manager delle 350 maggiori imprese. Il valore degli incentivi a lungo termine offerti ai dirigenti è aumentato del 73 per cento e il valore delle azioni è cresciuto del 90.

In termini di bonus, gli ad delle 100 più grandi aziende Ftse hanno ottenuto una media di oltre 700 mila sterline (più di 800 mila euro), un aumento del 34 per cento rispetto all´anno precedente. Il loro salario base è invece aumentato del 3,6 per cento. In media, ognuno dei capi di queste 100 aziende ha guadagnato quasi 5 milioni di sterline (6 milioni di euro) lo scorso anno, 200 volte il reddito medio britannico.

I dati sono stati resi noti dopo l´esortazione alla trasparenza fatta da Vincent Cable, ministro delle Attività Produttive e alto esponente del partito liberaldemocratico, partner dei conservatori nella coalizione di governo. Le cifre, commenta Cable, dimostrano che i salari dei dirigenti «devono ridiscendere sulla terra». Occorre riesaminare «se un tale livello salariale sia strettamente collegato alle prestazioni dell´azienda». [02-11-2010]

 

 

SANTANDER: scalata di famiglia per Ana Patricia (Il Sole 24 Ore, pag. 41).04.11.10

FONDIARIA: Consob chiede chiarimenti sull'aumento. Autorita' in pressing su operazione Premafin-Groupama (dai giornali).

04.11.10 PIRELLI: lo spin off degli immobili pesa sul risultato (dai giornali).

WIND: a Londra per rifinaziarsi (Il Sole 24 Ore, pag. 43).04.11.10

HERMES: la famiglia torna unita, schiaffo ad Arnault: se ne vada (dai giornali).

 

6. ENEL: GREEN POWER; SCENDE IN BORSA (-3%) AL DEBUTTO...
(ANSA) - Il primo giorno di contrattazioni in Borsa inizia in calo per Enel Green Power: nelle primissime contrattazioni di Piazza Affari il titolo scende del 3,13% a 1,55 euro, contro un prezzo di collocamento di 1,6. Nel giorno dell'esordio non è stata consentita l'immissione di proposte senza limite di prezzo durante la fase di pre-asta delle procedure di apertura.

13. BORGHESI E COLOMBO ALLEATI CON CITIGROUP...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" - Citigroup in Italia va con gli italiani. La banca statunitense ha stretto un accordo di cooperazione con Borghesi, Colombo & Associati per ampliare il corporate e investment banking nella penisola. Nessun matrimonio, le società restano indipendenti: piuttosto l'offerta a clienti selezionati - a cominciare dagli esistenti - di servizi considerati complementari. Capaci cioè di unire il marchio globale di Citi, presente in 140 paesi, al radicamento in Italia di Arnaldo Borghesi e Paolo Colombo.

Il primo è stato amministratore delegato di Lazard Italia ed è docente presso l'Università di Trento e la Bocconi. Il secondo, a sua volta professore alla Bocconi, è stato ed è nel consiglio di amministrazione di numerose aziende. L'accordo riguarda il banking, da fusioni a iniziative sui mercati dei capitali, sulla piazza locale. Ma sarà flessibile, pronto a sostenere clienti internazionali in arrivo in Italia o italiani votati a sbarcare all'estero.04.11.10

 

. GAMBERALE RITORNA AL CASELLO...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - La quota in ballo, poco meno del 5%, è quella del Comune di Milano. Oggi infatti scade il bando per le offerte vincolanti sulla quota della Serenissima in mano al capoluogo meneghino. Cui, secondo indiscrezioni, sono interessati alcuni operatori e almeno un fondo di private equity un po´ sui generis: il fondo F2i guidato da Vito Gamberale. Puntando a reti e infrastrutture, del resto, le autostrade non potrebbero non essere interessanti per F2i. Che, ove vincesse, metterebbe un cuneo nel capitale della società, che vede la partecipazione di soci privati, di una trentina di enti pubblici e di Intesa Sanpaolo. In qualità di azionista e di finanziatore. Si vedrà se Gamberale arriverà primo al casello.04.11.10

 

 

 

SANITA': il business delle false malattie. Ecco i trucchi delle industrie per vendere farmaci inutili. Inchiesta (La Repubblica, pag. 28-29)29-10-2010]

GIOCHI PREZIOSI: rinuncia all'Ipo, decide di lanciare un'asta tra i fondi (Il Mondo, pag.22)29-10-2010]

10. RIELLO: ETTORE RIELLO, ALLEANZA CON FERROLI E' STRATEGICA...
Radiocor - Ettore Riello, numero uno del gruppo veronese delle caldaie, conferma le trattative avanzate con Ferroli per arrivare a un matrimonio tra i due gruppi del settore del riscaldamento. 'Confermo che stiamo lavorando ad un consolidamento del gruppo e riteniamo strategica un'alleanza - ha detto lo stesso Riello ai microfoni di Radio 24 - Lo riteniamo strategico non tanto per la concorrenza sul mercato italiano quanto per il rischio concreto di un'invasione da parte dei concorrenti tedeschi'.29-10-2010]

12. FIDEURAM FIRMA LETTERA D'INTENTI PER BANCA SARA...
Radiocor - Fideuram stringe per arrivare ad acquistare Banca Sara da Sara Assicurazioni, il gruppo che fa capo all'Aci. Lunedi', secondo quanto risulta a Radiocor, le parti hanno firmato una lettera d'intenti in cui si impegnano a verificare la fattibilita' dell'operazione. A questo punto ci saranno quaranta giorni di tempo per effettuare la due diligence e mettere a punto l'offerta. Banca Sara ha un patrimonio gestito attorno ai 2,7 miliardi di euro e la valutazione dell'istituto si aggira quindi attorno a 60 milioni di euro.29-10-2010]

13. MICROSOFT: +51% UTILE I TRIM. A 5,41 MLD $ GRAZIE A WINDOWS 7...
Radiocor - Nel primo trimestre fiscale, Microsoft ha riportato profitti in rialzo del 51% grazie in particolare alla solida domanda del sistema operativo Windows 7 e di Office 2010, che ha bilanciato i timori sulla domanda di computer. Nei tre mesi conclusi il 30 settembre, il colosso informatico ha riportato un utile di 5,41 miliardi di dollari, 62 centesimi per azione, contro i 3,57 miliardi di dollari, 40 centesimi per azione, dello stesso periodo dell'anno scorso. Il giro d'affari e' balzato del 25% a 16,2 miliardi di dollari (le vendite della divisione clienti, che produce Windows, sono cresciute del 66% con profitti piu' che raddoppiati, quelle di server sono salite del 12%). Gli analisti attendevano profitti per 55 centesimi per azione su un giro d'affari di 15,8 miliardi di dollari. I titoli sono saliti del 2,8% nelle contrattazioni nell'afterhours.29-10-2010]

15. UBI-BOND E IL SUPER-RENDIMENTO...
My.L. per "Il Sole 24 Ore" - Ubi Banca ieri ha emesso un bond di durata biennale offrendo agli investitori un rendimento di 140 punti base sopra il tasso Euribor. Questa notizia, che in altri momenti sarebbe passata in secondo piano, ieri ha attirato l'attenzione degli addetti ai lavori: a giudizio praticamente unanime, infatti, Ubi ha pagato un tasso d'interesse alto. Basti pensare che un bond analogo della Popolare di Milano, lanciato a metà settembre a 123 punti base sopra l'Euribor, ora quota intorno ai 115 sul mercato secondario.

E le due banche sono molto simili. Perché dunque Ubi ha dovuto offrire tanto? Le teorie sono molte. Gli operatori pensano che Ubi paghi alcune "leggerezze" commesse di recente sul mercato dei bond (per esempio con operazioni annunciate e poi ritirate), tanto che anche gli altri suoi bond sul mercato quotano con rendimenti alti. Ma qualcuno vede il super-spread di Ubi come il possibile segnale che sul sistema bancario stiano tornando un po' di tensioni. Per scoprire chi abbia ragione, basta aspettare le prossime emissioni.29-10-2010]

 

16. TORNANO I TEMPI D'ORO PER I MILIONARI USA...
W.R. per "Il Sole 24 Ore" - Buone notizie arrivano dagli Stati Uniti. Ci volevano dopo quel che s'è visto: una interminabile fila di famiglie che hanno perso la casa perché non riuscivano a pagare il mutuo; una disoccupazione cronica che sfiora il 10%; 42 milioni di poveri, pari al 15% della popolazione come mai s'era visto in passato; la Fed che s'appresta a inondare ancora i mercati per centinaia di miliardi di dollari nel tentativo di rilanciare l'economia.

Ma ecco la buona nuova: l'indice che misura lo stato di salute delle persone più ricche del paese, il «Millionaire Investor Confidence's Index» è balzato di sei punti tornando ai livelli del 2007: ai bei tempi, prima che la crisi peggiore dal 1930 scuotesse l'economia, la borsa, le finanze dei cittadini e quelle dello stato. Tuttavia la società che compila l'indice, la Spectrem Group, avverte che non è ancora tempo di stappare lo champagne. L'indicatore è semplicemente tornato in parità ed è lontano dai massimi del 2004. Poveri milionari, anche loro dovranno soffrire ancora un poco. 29-10-2010]

 

 

4. ENI: UTILE NETTO III TRIMESTRE 1,72 MLD (+39%), 5,77 MLD 9 MESI (+45,1%)...
(Adnkronos) - Nel terzo trimestre 2010 gli investimenti tecnici di 2,85 miliardi (9,96 miliardi nei nove mesi) hanno riguardato principalmente lo sviluppo di giacimenti di idrocarburi, l'upgrading della flotta dei mezzi navali di costruzione e perforazione di Saipem e delle infrastrutture di trasporto del gas.

Nel terzo trimestre 2010 il flusso di cassa netto da attivita' operativa e' stato di 2.409 milioni (11.548 milioni nei nove mesi); gli incassi da dismissioni sono stati di 107 milioni (902 milioni nei nove mesi). Tali flussi hanno consentito di coprire parte dei fabbisogni finanziari connessi agli investimenti tecnici del periodo di 2.851 milioni (9.958 milioni nei nove mesi) e al pagamento dei dividendi agli azionisti Eni (1.811 milioni nel trimestre per l'acconto dividendo 2010; 3.622 milioni nei nove mesi, incluso il saldo dividendo 2009) e agli azionisti di minoranza di altre societa' consolidate (354 milioni nei nove mesi). Al 30 settembre 2010 l'indebitamento finanziario netto 3 ammonta a 25.261 milioni, che rappresenta un incremento di 1.919 milioni rispetto al 30 giugno 2010 e di 2.206 milioni rispetto al 31 dicembre 2009.

 

Il leverage - rapporto tra indebitamento finanziario netto e patrimonio netto compresi gli interessi di terzi azionisti - a 0,47 al 30 settembre 2010 registra un leggero incremento rispetto allo 0,46 del 31 dicembre 2009. Rispetto alla situazione contabile semestrale, il leverage peggiora in misura evidente (-0,06 punti) a causa, oltre che dell'aumentato indebitamento, del deprezzamento del dollaro rispetto all'euro registrato nei cambi puntuali al 30 giugno e al 30 settembre 2010 pari a una flessione di circa l'11%, che ha comportato una riduzione dell'equity di Gruppo di circa 3,4 miliardi nel periodo considerato.

Banche: Fitch, sotto pressione anche in 2011 redditivita' Italia Radiocor - Milano, 28 ott - La redditivita' delle principali banche italiane 'restera' sotto pressione nel secondo semestre del 2010 e nel prosieguo del 2011 a causa di tassi di interesse bassi e della modesta crescita economica attesa per i prossimi due anni'. E' questo il giudizio di Fitch Ratings nel suo rapporto semestrale sul settore. 'Il rischio principale nel breve-medio periodo e' il peggioramento della qualita' degli asset gia' vista nei 18 mesi a tutto giugno 2010. Anche se il picco delle perdite su crediti dovrebbe essere stato toccato nel primo semestre 2009, Fitch nondimeno ritiene che il totale a fine 2010 restera' superiore ai livelli antecedenti l'inizio della recessione nel 2009'

6.

 

28-10-2010]

15. IOR: GOTTI TEDESCHI, UN EQUIVOCO E' DIVENTATO ACCUSA RICICLAGGIO...
(Adnkronos) - Un equivoco e' diventato un'accusa di riciclaggio. Il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, ricostruisce in un'intervista a Panorama il caso giudiziario che lo vede protagonista. Purtroppo, spiega, "agli inizi di settembre una serie sfortunata di coincidenze ha creato un equivoco su un'operazione", che secondo lui "e' stato un trasferimento da conto Ior a conto Ior, una semplice operazione di Tesoria, quanto di piu' lontano da un sospetto di riciclaggio".28-10-2010]

 

 

SNIA LASCIA PIAZZA AFFARI...
Dopo quasi un secolo di storia, Snia si prepara a uscire definitivamente dal panorama industriale italiano e dal listino di Borsa. Sospesa dal 16 aprile scorso, dopo lo stato di insolvenza deliberato dal Tribunale di Milano, la società si avvia infatti alla cessione di tutti i beni, compresi quelli in bonis come il 100% della spagnola Union Derivan e dell'italiana Metalmeccanico Vittorio Veneto, oltre a immobili e terreni.

 

A quanto risulta a Panorama Economy infatti il ministero dello Sviluppo economico ha già dato l'ok alla cessione. Resterà una scatola vuota, che Consob cancellerà dal listino, lasciando con il cerino in mano 12 mila piccoli azionisti. Il commissario Marco Cappelletto sta intanto vagliando le manifestazioni d'interesse per gli asset industriali della controllata Caffaro.
 

- IKEA A PANORAMA ECONOMY: «VOGLIAMO INVESTIRE IN ITALIA. MA SE AVREMO ANCORA TANTI PROBLEMI, NON RESTEREMO A LUNGO»...
A Padova ha avuto bisogno di nove anni per aprire. A Bolzano le hanno chiuso la porta in faccia. Ad Ancona deve far fronte a 55 ricorsi. A San Giuliano Milanese non riesce ad aprire il sottopasso costruito a sue spese (7 milioni di euro). Ikea, il gigante svedese del mobile, vuole continuare a crescere in Italia, ma farlo diventa sempre più difficile.

 

Al punto che il general manager Ton Reijmers, in un'intervista a Panorama Economy, lancia un messaggio poco rassicurante: «Non è detto che resteremo a lungo, se continueremo ad avere tanti problemi per la nostra espansione. Il rischio di un passo indietro c'è». Eppure Ikea nel nostro Paese ha trovato il quarto mercato al mondo e le nostre imprese sono al terzo posto, dopo quelle di Cina e Polonia, tra i fornitori.

I 18 punti vendita già aperti garantiscono a Ikea Italia un giro d'affari di 1,5 miliardi di euro, in crescita a due cifre (+11%) anche l'anno scorso. Per questo, malgrado l'Italia sia «tra le nazioni più problematiche», il suo team di sviluppo è il più grande del mondo. «È il segnale tangibile della volontà di allargare la nostra presenza» dice Reijmers. Nonostante tutto.

 

3- CNEL, RISSA TRA CGIL E CISL PER LE POLTRONE...
Si sposta dalla piazza alla carta bollata il duello fra Cgil e Cisl. Le due organizzazioni si stanno contendendo a suon di ricorsi le poltrone di consigliere del Cnel. Il primo è stato presentato a fine luglio dalla Cisl per aumentare da 11 a 16 i suoi rappresentanti. Nei giorni scorsi la risposta del governo: 4 richieste bocciate e una accolta, da soddisfare a spese della Cgil, che passerà da 17 a 15 (l'altro seggio lo cederà alla Uil).

A scaldare il clima è anche il motivo della decisione. Poiché il dato degli iscritti (più numerosi per la Cgil) è autocertificato, dice il provvedimento, va tenuto conto anche dei contratti firmati. E qui le parti sono invertite, avendone la Cgil stipulati 70, «contro i 73 della ricorrente». L'argomento non è piaciuto alla Cgil, che annuncia: «Ricorreremo al Tar».

23.10.10

 

SVIZZERA, BEL SUOL D’AFFARI - NON DITE AL TREMONTI CHE Trecento aziende italiane si sono già trasferite in Canton Ticino - "Tra tasse dirette e indirette da noi se ne va il 68% dell’utile, come si fa? In Svizzera pagheremo solo la tassa confederale dell’8,5% e, a regime, un’aliquota tra il 12 e il 19%" - Ma la cosa che fa più gola è che "sono veloci nella burocrazia e nelle autorizzazioni

Marco Alfieri per "La Stampa"

 

Trecento aziende italiane si sono già trasferite in Canton Ticino, specie tra il comparto metalmeccanico. Pensavamo che il ticinese fosse l'unica via di fuga, ma poi abbiamo scoperto un mondo nuovo, il Vallese», finora sconosciuto a Cinisello Balsamo, hinterland milanese, dove Laura Costato manda avanti con 4 addetti un'impresetta che fa viterie per elettrodomestici e l'automotive. «Abbiamo infatti deciso di trasferirci vicino Sion. Siamo costretti ad emigrare dove il lavoro è valorizzato, non tartassato...»

UN MONDO NUOVO - L'imprenditrice parla con un grumo di dispiacere. «Non avrei mai mollato ma devo pensare al futuro dei miei figli, anche a livello scolastico...». Dopo due visite nel Canton Vallese, la signora Costato fa parte di un gruppetto di 6 padroncini che ha deciso di fare il salto oltreconfine. «In modo consortile, per condividere la sfida. Tra tasse dirette e indirette da noi se ne va il 68% dell'utile, come si fa? In Svizzera pagheremo solo la tassa confederale dell'8,5% e, a regime, un'aliquota tra il 12 e il 19%». Ma la cosa che fa più gola è che «sono veloci nella burocrazia e nelle autorizzazioni».

Fausto Grosso, 42 anni di Roletto, vicino Pinerolo, insieme a tre collaboratori fa lavorazioni metalliche di precisione. Anche lui traslocherà nel Vallese. «Ne ho già parlato con altri colleghi. Una decina è interessata». La Svizzera non scherza con le lusinghe.

A metà luglio Stefano Bessone della «Greater Geneve Berne area» si è presentato a Busto Arsizio ad un'assemblea di Piccoli ossessionati dall'invasione cinese facendo volantinaggio pro confederazione: chi decide di trasferire la produzione creando 10 posti di lavoro, godrà di un'esenzione fiscale totale per 5 anni. Creandone 20, la franchigia raddoppia. Insomma musica per le orecchie di imprenditori vessati da una imposizione che in Italia è formalmente al 31,4% (27,5% Ires, 3,9 Irap) ma che sale oltre il 50% sommando tutti gli oneri.

AFFITTI A PREZZI STRACCIATI - Dopo la trasmissione televisiva «Presa diretta» di due domeniche fa, che ha raccontato il sopralluogo estivo nelle zone artigianali del Vallese con affitti per 2 franchi al metro quadro, il sito di "Imprese che resistono", l'associazione che prova a lenire i morsi della crisi facendo comunità, si è intasato di tremila clic in poche ore e 200 contatti diretti.

 

Tutti a caccia di informazioni sul nuovo eldorado. Meccanica, tessile, indotto automotive, alimentare... il concentrato di una piccola manifattura sofferente che cerca di ripartire ben oltre il materasso degli ammortizzatori. «Le imprese piccole stanno morendo, e quel che rimarrà è il deserto», si legge in alcuni post. «La colpa è del totale disinteresse del governo. Altri paesi, come la Svizzera, fanno politica industriale lungimirante».

Il progetto d'investimento Copernico, lanciato dal Ticino dove il tax rate si ferma al 20% dell'utile e l'Iva è la più bassa d'Europa, ha già attratto 100 aziende italiane offrendo contributi a fondo perduto e incentivi per le assunzioni. Non tanto a chi viene a fare trading commerciale, ma ad aziende come la toscana Pramac, che a Riazzino ha deciso di produrre pannelli fotovoltaici.

Così mentre la propaganda da tabloid accusa i nostri frontalieri di essere topi dentro al gruviera, sfruttatori avidi del paese degli orologi, le istituzioni elvetiche si attrezzano per rubarci imprese e competenze. Qualcuno le chiama già micro secessioni. Per ora piccoli numeri ma che anticipano il mondo che verrà dopo la crisi, quando la leva fiscale farà una gran differenza nella competizione tra territori.

 

Come sempre se ne vanno prima le aziende, Riccardo Illy lo aveva profetizzato: ma non per fattori di prezzo (come nella Romania anni Novanta), alla ricerca di un habitat che l'Italia è incapace di costruire. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre siamo il paese dove l'incidenza delle corporate tax sul gettito totale è tra i più elevati (17,4%). Lo stesso vale per l'aliquota «implicita» (31,5%), che misura il peso della tassazione in rapporto al valore aggiunto annuo che produce ogni impresa.

LE SIRENE DI LUBIANA E KLAGENFURT - Le associazioni sono restie a dare i numeri della fuga, ma si capisce che la talpa scava anzitutto nelle terre del forzaleghismo, tra quel blocco sociale deluso cementato proprio sul miraggio di una rivoluzione fiscale e sul Godot della sburocratizzazione. Paradossale, no? Questo vale a Nord Est, dove la concorrenza dei paesi di corona, dalla Slovenia all'Austria, è formidabile. Il governatore friulano Renzo Tondo va dicendo da mesi che la vera emergenza del territorio è la sirena fiscale di Lubiana e Klagenfurt.

Lo sa bene l'Austrian Business agency che dal suo ufficio di Padova non smette di ingolosire le imprese locali: 25% di imposta secca sulle società; convenzioni contro le doppie imposizioni; rimborso veloce dell'Iva; quasi tutti i costi deducibili; incentivi per investimenti produttivi fino al 25% e per ricerca e sviluppo fino al 50% e prezzi dei terreni industriali tra 25 e 50 euro al metro quadro. Un'incentivazione che a fine 2009 aveva già attirato quasi mille aziende.

 

C'è la Danieli, sistemi per l'automazione, la Costan, frigoriferi industriali, la Fbs, bagni prefabbricati, e la Pcs, software per aziende ospedaliere. «Ma quelle che censiamo sono solo una piccola parte», confermano dall'Aba. Ad esempio la Durst Fototecnica a Lienz ha appena investito 15 milioni in un nuovo centro di Ricerca mentre altre 13 imprese, tra Information Tecnology e meccatronica, sono arrivate negli ultimi mesi, come la udinese Refrion (sistemi di riscaldamento).

L'ENERGIA A BASSO COSTO - Dall'ufficio Japti di Milano, l'azienda di promozione slovena, Lara Cernetic e Rok Oppelt lavorano per portare imprese italiane oltre Gorizia, offrendo un'imposta societaria al 20%; detrazioni fiscali fino al 40% degli investimenti in ricerca e sviluppo, una bolletta energetica di 40 punti inferiore alla nostra e incentivi a fondo perduto (14,5 milioni estesi al settembre 2011) che coprono fino al 40% delle spese per le pmi.

 

Sono già arrivati in 600 tra cui la veronese Bonazzi con la Julon (vedi articolo a fianco), la Carrera Optyl, la Technical (stampaggio metalli), la friulana Fantoni e la Silografika del brianzolo Ernesto Nocera, che produce salviette per i vassoi dei ristoranti a Selo, mezz'ora di auto da Trieste. «Oltre al regime fiscale - conferma Nocera - in Slovenia gli addetti costano molto meno che in Italia nonostante siano qualificati».Insomma non siamo davanti a grandi imprese che diversificano, ma a piccole e Pmi che allungano l'indotto spostandosi in paesi più convenienti.

È una emorragia, una "strafexpedition" alla rovescia cent'anni dopo. Non più militare ma economica. In attesa di un vero federalismo fiscale, l'Italia resta purtroppo un pachiderma sul fisco d'impresa. Nei paesi competitor, manovrando sul calcolo della base imponibile stanno già incentivando in via differenziata investimenti e insediamenti industriali. È lo spirito del nuovo europeismo: il superamento della vecchia statualità classica. Basta spostarsi 20 chilometri, per pagare molte meno tasse... [18-10-2010]

 

 

8 MILIARDI € CHE LO STATO NON VUOLE - LA PROCURA DELLA CORTE DEI CONTI RIBADISCE LA CIFRA CHE LE CONCESSIONARIE DI GIOCO D’AZZARDO DEVONO AL FISCO COME PENALI - IL CALCOLO è BASATO SULLA CONVENZIONE APPROVATA DA ENTRAMBE LE PARTI - L’ATLANTIS WORLD DI CORALLO, DA SOLA, DOVREBBE SCUCIRE 31 MILIARDI - MA TREMONTI HA CHIESTO ALL’EX RAGIONIERE DELLO STATO MONORCHIO DI FARE UNA STIMA (STRACCIATA): 800 MLN - IL CONSIGLIO DI STATO HA UNA SUA OPINIONE: 30 MLN - EPPURE SOLO NEI PRIMI SEI MESI DEL 2010 LE CONCESSIONARIE HANNO INCASSATO 15 MILIARDI…

Marco Lillo e Ferruccio Sansa per "il Fatto Quotidiano"

 

Ottantotto miliardi di euro o appena 30 milioni? Il grande scandalo slot machine è arrivato al capitolo finale: tra sessanta giorni sapremo quanto le società concessionarie dovranno versare allo Stato. L'accusa ieri ha ribadito la sua richiesta: quasi novanta miliardi, la somma più alta mai pretesa dalla procura contabile nella storia d'Italia.

Ma la Commissione incaricata dal ministero dell'Economia ha indicato una somma cento volte più bassa. Insomma, i tecnici designati dal governo hanno previsto un mega-sconto per le concessionarie. E non basta: il Consiglio di Stato ha suggerito criteri di calcolo per poche decine di milioni, un tremillesimo della somma chiesta dall'accusa.

Ieri si è svolta l'udienza conclusiva alla Corte dei Conti. Con un primo colpo di scena: respinte le istanze di rinvio e di annullamento presentate dalle concessionarie. Quindi la parola è passata alla Procura. Che non ha abbassato di una virgola la cifra stabilita nel 2007: 88 miliardi. Una richiesta basata sull'applicazione delle penali previste tra Stato e concessionari nel 2004.

 

Insomma, semplicemente chiedendo che sia applicata la convenzione, come si pretenderebbe da un cittadino qualsiasi. I colossi dei giochi si troverebbero a pagare somme che quasi risanerebbero i conti pubblici italiani: 31 miliardi e 390 milioni soltanto per il concessionario Atlantis World. Un tesoro, ma bisogna tenere presente che soltanto nei primi sei mesi del 2010 gli operatori del settore hanno incassato 15 miliardi.

LE RICHIESTE MINIME - La procura però ha avanzato due ipotesi subordinate: la prima prevede che la somma sia equivalente all'80% dell'aggio percepito dai concessionari nel periodo da settembre 2004 a gennaio 2007. Certo, sarebbe già un bel taglio: si passerebbe a 2,7 miliardi. Il Pm specifica nell'atto la somma pretesa da ogni concessionario: 845 milioni per Atlantis, il colosso delle slot. Ma se anche questa richiesta non fosse accolta,il pm Marco Smiroldo propone che i concessionari "siano condannati al risarcimento del danno che il collegio stimerà equo".

E qui ecco spuntare un'altra stima e una storia passata praticamente sotto silenzio: il ministero dell'Economia negli anni scorsi ha dato incarico a una commissione di indicare i criteri per il calcolo delle somme da pagare. I tre esperti, guidati dall'ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio, hanno proposto una "rimodulazione" delle penali che porterebbe - secondo i Monopoli - a circa 800 milioni di euro. E siamo già scesi a meno di un centesimo dei famosi 88 miliardi (98 secondo le primissime stime).

Basta? Nemmeno per sogno. Nella corsa al ribasso il Consiglio di Stato ha indicato un criterio ancora più favorevole: "Il limite massimo delle penali irrevocabili... non dovrebbe essere comunque superiore all'11% del valore medio del compenso per la gestione telematica degli apparecchi da gioco spettante al concessionario nello stesso anno, secondo i dati dei cespiti della gestione riferita a quell'anno in possesso dei Monopoli".

 

Sembra cinese per i non addetti ai lavori: significa che nelle casse dello Stato andrebbero una trentina di milioni. Un tre-millesimo di quello che ha calcolato la Procura della Corte dei Conti.

UN "GIOVANE" TENACE - Ma il vero protagonista dell'udienza e di questo procedimento interminabile è senza dubbio Marco Smiroldo, il pubblico ministero. Chissà, forse quando l'inchiesta è partita le società si erano rallegrate che il fascicolo fosse finito sulla scrivania di questo magistrato, uno dei più giovani della Procura della Corte dei Conti. Un pm ragazzino - eravamo nel 2006 - di appena trentacinque anni per affrontare società che maneggiano miliardi di euro,che hanno agganci ai livelli più elevati della politica.

E non solo. Quanto quell'impressione fosse sbagliata lo hanno dimostrato gli eventi successivi. Smiroldo non è certo un magistrato che ami i riflettori, ma è un uomo di legge fino al midollo, che chiede soltanto l'applicazione delle regole. Ha condotto l'inchiesta fino alla fine, senza modificare la sua linea contro cui si sono scatenati tanti poteri forti.

E ascoltare la sua requisitoria ieri ha riservato ulteriori clamorose sorprese sullo scandalo: si scopre così che lo Stato ha pagato per la pubblicità dei giochi d'azzardo "legali" oltre 13,7 milioni tra il 2004 e il 2007. Una fortuna, a tutto vantaggio degli affari delle concessionarie.

 

Smiroldo ha chiesto la restituzione della somma: "Il mancato collegamento degli apparecchi ha impedito il controllo telematico sul gioco, che soltanto se controllato è lecito, quindi non poteva pubblicizzarsi come lecito un gioco che in realtà non lo era: si è pagata, pertanto, una sorta di pubblicità ingannevole". Quindi, sostiene la Procura, agli altri danni deve aggiungersi quello per la campagna pubblicitaria sul cosiddetto ‘gioco lecito', pari a 13.773.360 euro".

L'ULTIMA BEFFA - Non basta. C'è un ulteriore danno pubblico: si scopre che la Sogei (Società Generale di Informatica, soggetto controllato dallo Stato) ha speso inutilmente 26,9 milioni: "Ad aumentare la dimensione del danno erariale - ha detto Smiroldo - contribuiscono anche le spese sostenute per il servizio di gestione operativa del sistema di controllo degli apparecchi messo a disposizione da Sogei, ma rimasto sostanzialmente inutilizzato almeno fino al gennaio 2007,per un danno pari a circa euro 26.982.000". Adesso la parola spetta al giudice. 14-10-2010]

 

 

 REVISIONE CONTI: UE CONTRO 'BIG FOUR'...
(ANSA) - Basta con l'oligopolio nel settore della revisione dei conti. Cosi' Michel Barnier, il commissario europeo ai servizi finanziari. Barnier annuncia per il 2011 una proposta legislativa per assicurare piu' concorrenza e indipendenza in un mercato attualmente dominato dalle 'Big Four' (90% dei ricavi): Deloitte&Touche, Ernst&Young, PricewaterhouseCoopers e Kpmg. Barnier non nasconde i rischi insiti nella situazione attuale, in cui le 4 societa' sono diventate 'too big to fail'.

 

20.10.10

 

 

L’ULTIMA SIGARETTA - A LECCE CHIUDE LA MANIFATTURA TABACCHI: 500 famiglie del Salento sul lastrico - strano Perché il fumo rende e rende tantissimo. Nel 2009 139 milioni di utili su 618 milioni di fatturato. Una redditività da record: 22 euro di profitti ogni 100 di ricavi - Uscito di scena Baldassarre, inciampato in un paio di inchieste giudiziarie tra cui quella per aggiotaggio sulla privatizzazione Alitalia, il board dell’azienda inglese può contare su Aurelio Regina, il rampantissimo presidente degli Industriali romani.... 

Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

BAT

Il fumo, si sa, nuoce gravemente alla salute. Di questi tempi però 500 famiglie del Salento hanno disperatamente bisogno di sigarette. Ne va del loro futuro, della loro vita. Da quando, un paio di settimane fa, la British American Tobacco, filiale dell'omonima multinazionale del tabacco, ha annunciato la chiusura del suo stabilimento di Lecce, il destino dei dipendenti è appeso a un filo.

Quello di un progetto di riconversione industriale che la stessa Bat si è impegnata a sostenere. Solo parole. Promesse. Ma intanto "Lecce chiude", confermano i portavoce della società inglese, un colosso attivo in tutto il mondo con ricavi globali per oltre 16 miliardi di euro. I giochi sono fatti. La sentenza scritta. L'impianto si ferma forse già entro fine anno.

GAETANO QUAGLIARIELLO

Protestano i sindacati. L'arcivescovo Domenico D'Ambrosio chiede all'azienda di ripensarci. Scende in piazza anche il sindaco di centrodestra Paolo Perrone, alla guida di un'amministrazione, quella di Lecce, sull'orlo della bancarotta. Niente. Lo stabilimento salentino costa troppo. E allora bisogna "rivedere l'assetto produttivo del gruppo", spiegano i documenti aziendali.

Certo fa impressione confrontare queste dichiarazioni con i dati di bilancio della Bat Italia. Perché il fumo rende e rende tantissimo. Nel 2009 la filiale nostrana della British American Tobacco ha realizzato la bellezza di 139 milioni di utili su 618 milioni di fatturato. Una redditività da record: 22 euro di profitti ogni 100 di ricavi. Sono i risultati migliori da molti anni a questa parte. Risultati che hanno garantito 120 milioni di dividendi alla casa madre di Londra.

Aurelio Regina

IL SALOTTO BUONO TABAGISTA - Eppure a Lecce si chiude. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione presieduto da Francesco Valli, un manager lobbista con la passione della politica. Valli tra l'altro presiede la Fondazione Magna Charta, il gruppo di ultras conservatori, nonché liberali e liberisti, fondato dal senatore pidiellino Gaetano Quagliariello. Una sorpresa? Mica tanto. La Bat italiana è da sempre molto attenta agli equilibri romani.

Fino a marzo tra gli amministratori si dava da fare anche l'ex presidente della Corte costituzionale,il berlusconiano Antonio Baldasarre, di recente inciampato in un paio di inchieste giudiziarie tra cui quella per aggiotaggio sulla privatizzazione Alitalia. Uscito di scena Baldassarre, il board dell'azienda inglese può comunque contare sulla collaborazione di Pierluigi Celli, l'ex direttore generale della Rai ora a capo dell'università confindustriale Luiss, e di Aurelio Regina, il rampantissimo presidente degli Industriali romani.

QUESTIONE DI PREZZO (POLITICO) - Nomi noti, personaggi influenti e soprattutto trasversali, ben piazzati a destra come nel centrosinistra. Gente così non serve soltanto a dare lustro al consiglio. Il fatto è che il business del tabacco non ha esattamente un'immagine smagliante, bersagliato com'è dalle campagne salutiste dei governi. Senza contare che il prezzo delle sigarette, per il 75 per cento assorbito dalle tasse, viene regolato dallo Stato. Ecco perché un aiutino a Roma fa sempre comodo.

ANTONIO BALDASSARE

Certo, c'è il contesto globale da considerare. I fumatori aumentano solo nei paesi in via di sviluppo. E allora è lì che si concentrano gli investimenti. Nel 2000 Bat controllava 83 stabilimenti nel mondo. Adesso sono 50 e dal 2008 hanno chiuso i battenti impianti in Danimarca, Lettonia e Turchia. Il mercato si restringe anche in Italia. L'anno scorso il consumo di sigarette è calato del 3 per cento. E i marchi del gruppo inglese hanno perso proporzionalmente ancora di più: meno 6,2 per cento.

E allora per continuare a guadagnare, anzi, per guadagnare di più, bisogna tagliare, ripensare la logistica, gestire il business di ogni Paese in un'ottica sempre più globale. Risultato: Lecce non serve più. In futuro nel nostro Paese verranno vendute soltanto sigarette prodotte altrove, di preferenza nell'Europa orientale. E così l'ultima fabbrica italiana della Bat, quella da cui escono i pacchetti con il marchio Ms, si avvia alla rottamazione. Strano. Perché solo l'anno scorso il gruppo britannico ha investito oltre 10 milioni di euro per rinnovare i macchinari dello stabilimento salentino.

Luca di Montezemolo

LA STRANA STRATEGIA DEI TAGLI - Investire per poi tagliare? Una strategia a dir poco singolare. Ed è recentissimo anche l'ultimo accordo con i sindacati per gestire 75 tagli a livello nazionale: porta la data del 14 luglio 2009, con tanto di piano industriale valido dal 2009 al 2011 dove si confermava la centralità della fabbrica pugliese.

Giancarlo Elia Valori

Adesso però la Bat ha scoperto che Lecce non serve più. Londra dispone. Roma esegue. E' questo l'epilogo paradossale, (peggio, tragico) di una storica privatizzazione, quella dell'Ente tabacchi italiani (Eti), l'ex Monopolio di Stato per i tabacchi. Nel dicembre 2003 l'operazione fu annunciata tra squilli di tromba e rulli di tamburi dal governo Berlusconi in carica a quel tempo. Un carrozzone di Stato vecchio e malandato passava alla Bat per il prezzo record di 2,35 miliardi di euro.

Per gli inglesi ne valeva la pena. L'acquisizione serviva a spiazzare storici concorrenti della Philip Morris, saldamente insediati nella Penisola grazie a un contratto di produzione con l'Eti. Ebbene, una volta messe le mani sugli ex monopoli italiani, il gruppo britannico non ha fatto altro che vendere, tagliare, chiudere. Il sigaro toscano è andato alla famiglia bolognese Maccaferri, in cordata con Luca di Montezemolo e Aurelio Regina, lo stesso che siede nel consiglio della Bat italiana.

Francesco Valli

Una holding presieduta dal potente Giancarlo Elia Valori si è invece comprata lo stabilimento di Chiaravalle, nelle Marche. Nel 2008 si è fermato per sempre l'impianto di Rovereto, in Trentino. Quello di Bologna (sette capannoni, 100 mila metri quadrati), dopo lo stop alla produzione è stato ceduto alla regione Emilia Romagna che progetta di costruire un polo tecnologico e di ricerca. Nel giro di quattro anni i dipendenti del gruppo si sono quasi dimezzati. Erano quasi 1.300 nel 2006, adesso sono circa 700. Puntiamo tutto su Lecce, garantiva Valli. E invece no. Chiusura in vista. Così in Italia della grande privatizzazione del 2003 non resteranno più neppure le briciole.

 

 

[04-10-2010]

 

- L´INDUSTRIA PREMIA LE TUTE BLU TEDESCHE CON GLI AUMENTI...
Andrea Tarquini per "la Repubblica" -
In Italia no, ma da qualche altra parte in Europa la classe operaia va ancora un po´ in paradiso. Nel settore-chiave della siderurgia, in Germania, il potente sindacato metalmeccanico IgMetall ha strappato aumenti salariali del 3,6% e il versamento di una "una tantum" di 150 euro. Non è tutto: la IgMetall ha convinto la controparte imprenditoriale ad accettare il principio che anche i lavoratori assunti con contratti a termine, o tramite la mediazione di agenzie per trovare impieghi, abbiano pari retribuzione e pari scatti e aumenti rispetto ai dipendenti doc.

 

La notizia è venuta, forse non a caso, proprio nel giorno in cui la Germania annunciava un nuovo calo della disoccupazione: è scesa al 7,5%, cioè al minimo storico dal 1992, praticamente l´indomani della riunificazione.

Gli imprenditori sono stati volentieri al gioco: aumenti salariali in cambio della continuità della garanzia di pace sociale e più produttività sembrano loro un ottimo investimento. Continuano dunque a scommettere sulla cogestione e sulla concertazione, armi segrete del sistema-paese Germania su cui per anni i neoliberal e i neocon hanno sputato. Salvo dover confrontare oggi il nuovo miracolo tedesco con catastrofi altrui. Solo a Roma qualche politico dice ancora che stiamo meglio noi della Germania.

01-10-2010]

 

 

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12. TRADER ALL'ATTACCO DEL FONDO AMARANTH...
M.Val. per "Il Sole 24 Ore"
- Trader contro trader. È accaduto nel caso di Amaranth, grande fondo hedge la cui crisi nel 2006 ha anticipato la bufera finanziaria. Un giudice di New York ha dato via libera a un'azione legale collettiva, una class action, portata dagli operatori del mercato future. L'accusa è di aver manipolato il mercato delle commodities, in particolare dei prezzi dei contratti del gas naturale tra febbraio e settembre del 2006. E oltre mille trader potrebbero aderire alla causa contro l'hedge e il suo fondatore, Nicholas Maounis.

 

Amaranth, che vantava nove miliardi di asset in gestione, chiuse i battenti dopo aggressive e sbagliate scommesse sul gas che causarono perdite per 6,5 miliardi. Quest'anno l'ex stella del fondo, Brian Hunter che aveva fatto fortuna puntando su rincari dopo l'uragano Katrina, è già stato accusato di manipolazione dal Ferc, l'autorità federale di supervisione dell'energia.

13. ANCHE CARMIGNAC ABBANDONA IL DOLLARO...
G. Ur. per "Il Sole 24 Ore" -
Negli ultimi mesi il biglietto verde ha voltato le spalle a Edouard Carmignac, fondatore di una blasonata boutique finanziaria che gestisce 48,7 miliardi di euro. Circa la metà dei quali (21,8 miliardi) amministrati sul gettonatissimo fondo Carmignac Patrimoine A. Un successo ottenuto sulla scia delle ottime performance esibite dal fondo (7,3% annuo nell'ultima decade) che da giugno scorso ha però subito una battuta di arresto (-2,7%), in concomitanza dell'indebolimento del dollaro Usa rispetto all'euro.

 

Il gestore di Place Vendome nell'ultimo anno non ha mai tenuto nascosta l'esposizione del fondo bilanciato Patrimoine sul dollaro. Una posizione rialzista sulla valuta americana, alleggerita solo nelle ultime settimane, ma che è stata completamente smontata da Carmignac due giorni fa. Anche gli irriducibili sostenitori del biglietto verde perdono la pazienza.

14. GLI SCI ROSSIGNOL TORNANO IN FRANCIA...
Le. M. per "Il Sole 24 Ore" -
La «relocalisation» in Francia va di moda. Sì, il ritorno in patria della produzione del «made in France». L'ultimo annuncio riguarda i gloriosi sci Rossignol. Già all'inizio dell'anno la società aveva riportato una parte della fabbricazione dei suoi attacchi dalla Polonia sul suolo francese. Ora si tratta degli sci junior: 60mila, finora prodotti da un subfornitore a Taiwan, usciranno dalla catena di montaggio dello stabilimento di Sallanches, nell'alta Savoia.

Tutti contenti: governo, sindacati, azienda (che due anni fa, quando venne rilevata dal consorzio Chartreuse & Montblanc, si trovava sull'orlo della bancarotta). E' soprattutto una maggiore automazione a permettere il «rimpatrio». Che, fra attacchi e sci junior, si è tradotto nel ripristino di trenta miseri posti di lavoro.

 

15. INCENERITORE IN GARANZIA...
Luca Pagni per "la Repubblica" -
A dicembre 2009 il commissario straordinario per l´emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso paragonò il funzionamento del termovalorizzatore di Acerra «a un orologio svizzero». Dieci mesi dopo, due delle tre linee dell´impianto sono ferme e una funziona a singhiozzo; e delle 600mila tonnellate di spazzatura che doveva smaltire in un anno più di 200mila finiscono in discarica. Un bel guaio per A2a, l´utility lombarda che ha preso in gestione Acerra da Impregilo (che l´ha costruito) e che sperava di farci dei soldi estraendo energia dai rifiuti. Invece A2a sta incontrando notevoli problemi visto che si sono verificati episodi anticipati di corrosione. Unica consolazione: nel contratto con Impregilo A2a ha ottenuto una garanzia di 24 mesi. Come quando ti compri un´auto usata, ma non ti fidi abbastanza. [30-09-2010]

 

 

LIN-GOTTI TEDESCHI, FRANCESCO MICHELI, CARDIA: ITALIA, PANERAI TUTTO, PANERAI CARO! - "LAMPI NEL BUIO", TUONI SULL’EURO: MALEDETTO FU IL MODO DI INGRESSO NELL’EURO CHE HA IMPOSTO L’ABBATTIMENTO DEGLI INTERESSI SUI TITOLI DI STATO, COLPENDO LE FAMIGLIE E DETERMINANDO COSÌ IL CROLLO DEI CONSUMI. E QUESTO MENTRE PRODI E IL suo MINISTRO DEL TESORO CARLO AZEGLIO CIAMPI CONOSCEVANO I REPORT DEGLI AMBASCIATORI, DOVE VENIVA EVIDENZIATO CHE GLI INDUSTRIALI FRANCESI E TEDESCHI NON AVREBBERO MAI (E SOTTOLINEO MAI) CONSENTITO DI TENERE FUORI L’ITALIA DALL’EURO, PER IL TERRORE DELLA SVALUTAZIONE

Pierre de Nolac per Italia Oggi

Il mercato è stato il protagonista assoluto della presentazione del libro «Lampi nel buio» di Paolo Panerai, presso la romana Residence di Ripetta. Per Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, che non ha voluto parlare dell'inchiesta della procura della repubblica di Roma riguardante il riciclaggio internazionale, l'Italia sconta tre peccati originali: quarant'anni di statalismo inefficiente, con sovracosti e minusricavi politici, le privatizzazioni che potevano essere realizzate meglio e non hanno rafforzato le imprese, il modello di ingresso nell'euro che ha imposto l'abbattimento degli interessi sui titoli di stato, colpendo le famiglie e determinando così il crollo dei consumi.

E questo mentre il premier Romano Prodi e il ministro del tesoro Carlo Azeglio Ciampi conoscevano i report degli ambasciatori, come ha sottolineato Panerai, dove veniva evidenziato che gli industriali francesi e tedeschi non avrebbero MAI consentito di tenere fuori l'Italia dall'euro, per il terrore della svalutazione. Di economia Gotti Tedeschi ne parlerà, in futuro, in un libro-intervista di Panerai, come ha promesso ieri.

 

Per Lamberto Cardia, numero uno di Ferrovie e già presidente Consob (che l'autore ha presentato come colui che «ha contribuito in maniera decisiva a regolamentare il mercato»), il libro poteva chiamarsi «Lampi di conoscenza», perché «molto di quello che è stato scritto ha aggiunto conoscenza», grazie alla «acuta capacità di indagine» dell'autore, perché «le vicende narrate hanno tutte la verità alla base»: senza dimenticare di elogiare una figura esemplare, per il mercato italiano, come il «galantuomo Luigi Guatri», e offrire un ritratto personale di Guido Carli (visto da Cardia quando era capo di gabinetto di Amintore Fanfani), simile a «un sacerdote egizio che aveva la conoscenza delle cose» ma con un «distacco naturale», un uomo «veramente difficile da avvicinare».

 

Per Francesco Micheli (che per Panerai «è il mercato finanziario») il libro è scritto «anche per un pubblico meno preparato», e l'Italia è «un sistema per il quale lungo i rami tutto è condizionato», dove si registra un «impoverimento delle presenze» del privato, che si è «assottigliato», piangendo la fine di un'epoca, in un mondo che «non offre più spunti»: una posizione, quest'ultima, che ha provocato l'immediata replica di Panerai, per il quale «i fatti devono prevalere in assoluto», citando come esempio positivo Sergio Marchionne, simbolo di un nuovo ciclo. 29-09-2010]

 

 

COSÌ MERKEL E SARKOZY HANNO SALVATO L’EURO (PER ORA) - IL RACCONTO DEL WALL STREET JOURNAL SULLA NOTTE DEL 9 MAGGIO 2010 IN CUI, DOPO LA GRECIA, STAVANO PER SALTARE IL PORTOGALLO, L’EURO E LE ECONOMIE DI TUTTA L’EUROPA - MA 4 MESI DOPO LE CAUSE DELLA CRISI SONO SEMPRE QUI: MANCA UN’AUTORITà CENTRALE, IRLANDA E PORTOGALLO SONO ALLA CANNA DEL GAS, LE BANCHE DIPENDONO DA PRESTITI TEMPORANEI E CONTINUA L’ACQUISTO DEI TITOLI DI STATO DA PARTE DELLA BCE

Marcus Walker, Charles Forelle e Brian Blackstone per The Wall Street Journal Europe- Milano Finanza

 

Mentre il 6 maggio scorso i leader della Bce si incontrano a Lisbona, Eurolandia corre il pericolo di andare in frantumi. Due settimane prima, dalla remota isola di Kastelorizo il primo ministro greco George Papandreou è apparso sulla televisione nazionale chiedendo pubblicamente aiuto all'Europa.

Dopo lunghi dibattiti, i leader europei e il Fondo monetario internazionale accordano un prestito di 110 miliardi di euro in tre anni. Ma è troppo tardi perché questa somma possa frenare la rovina del mercato finanziario. Tra gli investitori del Mediterraneo si diffonde il panico, contagiando le banche e i titoli di Stato spagnoli e portoghesi. I timori di un default spingono i rendimenti obbligazionari greci oltre il 10%, un tasso disastroso che renderebbe praticamente impossibile per Atene risanare le proprie finanze.

 

Trichet è restio a intervenire. Durante la giornata, dopo l'incontro mensile sulle politiche della Bce, alla domanda dei giornalisti che chiedono se la banca interverrà per acquistare titoli di Stato greci, taglia corto e risponde: «Non abbiamo parlato di questa possibilità». Ciò che il mondo non sa è che invece ne hanno discusso dopo cena.

Con i mercati in bilico, Trichet organizza nei locali piastrellati delle cantine del palazzo Bacalhoa, a sud di Lisbona, un incontro informale del consiglio direttivo della Bce.
Tra le bottiglie del rosso bordolese della tenuta, si discute per circa 45 minuti la possibilità di acquistare obbligazioni. L'argomento divide i banchieri. Per i funzionari tedeschi, l'acquisto di obbligazioni è paragonabile a «stampare moneta», con il rischio di alimentare l'inflazione. Il provvedimento è così controverso che gli osservatori della Bce lo definiscono l'«opzione nucleare».

Malgrado le riserve dei tedeschi, nella cantina una netta maggioranza è disposta ad andare avanti. Ma per mantenere un'immagine di indipendenza, la decisione formale viene rimandata al momento in cui i governi dell'Eurozona avranno adottato misure di bilancio di una certa severità. Il giorno successivo, il crollo del Dow Jones e le vendite massicce in Europa fanno temere ai banchieri centrali che i commenti di Trichet abbiano alimentato il panico generale (non sanno ancora che la colpa è in parte di alcuni guasti tecnici alla borsa di New York).

 

I membri del consiglio, decisi a giocare le proprie carte con la massima discrezione, non rendono dichiarazioni pubbliche dopo l'incontro nelle cantine. Il giorno dopo, venerdì, i leader dell'Eurozona devono vedersi a Bruxelles per approvare il pacchetto di salvataggio greco. Gli eventi li colgono di sorpresa: i prestiti tra le banche europee sono bloccati, mentre gli investitori si liberano in tutta fretta delle obbligazioni dei paesi europei più deboli.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy, arrivato in anticipo al vertice di Bruxelles, tiene una serie di incontri individuali con i leader di altri Paesi dell'Eurozona e tenta di raccogliere consensi per il proprio piano che prevede, con l'espandersi della crisi oltre i confini della Grecia, l'annuncio (che i leader dovranno dare quel giorno stesso) dell'istituzione di un massiccio fondo di salvataggio, abbastanza imponente da salvare tutti i paesi della zona da possibili default.

Il piano Sarkozy non è dettagliatissimo, ma la forza della sua oratoria (e il suo entourage di fotografi e cameraman) travolge gran parte dei suoi colleghi. Dopodiché entra nella sala riunioni in cui lo attende la cancelliera tedesca Angela Merkel. Sarkozy la sollecita a prendere una decisione, dichiarando: «È il momento della verità». La Merkel riconosce la necessità di agire, ma sa che in Germania dovrà affrontare una dura battaglia per giustificare l'invio di finanziamenti pubblici sempre più sostanziosi per soccorrere i Paesi della Zona euro in difficoltà e chiede a Sarkozy i particolari del piano di salvataggio ma, ricevendo soltanto risposte vaghe, rifiuta di dare il proprio appoggio.

 

Al vertice di Bruxelles arriva anche Trichet, che avverte: la crisi sta per fare una nuova vittima, il Portogallo, e i governi devono agire, immediatamente. L'appello che Trichet lancia con l'abituale imperturbabilità genera uno scontro con il suo volubile connazionale Sarkozy. Il presidente francese sollecita ripetutamente il capo della Bce a impegnarsi per un intervento più incisivo sui mercati obbligazionari. Trichet, deciso a non scoprire le carte, risponde che la Bce non prende ordini. Durante la discussione, i testimoni raccontano che il banchiere centrale, solitamente pacato, alza la voce con Sarkozy.

La Merkel lo calma, dicendo acutamente a Sarkozy che la Germania appoggia l'indipendenza della Bce. Di fronte al pericolo di un nuovo stallo franco-tedesco, il presidente dell'Ue, Herman Van Rompuy, riesce, a tarda ora, a mediare un compromesso: i leader annunceranno l'imminenza di un ampio «fondo di stabilizzazione» europeo che i ministri delle Finanze rimpolperanno durante il fine settimana. Sabato sera sarà dato un annuncio completo che sorprenderà i mercati finanziari. Il pomeriggio del giorno successivo, Merkel e Sarkozy parlano per telefono. Il francese si aspetta un'azione di temporeggiamento da parte della Germania.

 

Ma la Merkel lo stupisce con una proposta: un fondo di salvataggio per la Zona euro del valore di 500 miliardi di dollari. Se la Germania deve appoggiare questo fondo, dovrà trattarsi di un'esplosione che convincerà i mercati, gli spiega. La cancelliera, però, si dice impensierita per l'eventuale incoraggiamento degli sperperi che potrebbe conseguire e teme che la corte suprema tedesca possa bocciare il fondo. Propone quindi delle condizioni severe: i crediti per il salvataggio dovranno essere approvati all'unanimità dai governi della zona euro e dovrà intervenire il Fmi.

 

Il fondo dovrebbe essere temporaneo e non devono essere emessi eurobond. Ma Sarkozy e la Commissione Europea avevano altre idee. Alle 14,45 del giorno successivo, domenica 9 maggio, i 27 commissari approvano una bozza di accordo. I punti principali sono: un voto di maggioranza per i membri dell'Eurozona sarebbe stato sufficiente per rendere disponibile il denaro, la commissione avrebbe raccolto tutti i fondi attraverso la vendita di eurobond e il piano di salvataggio avrebbe avuto una durata a tempo indeterminato. Non è previsto un ruolo per il Fmi.

Al suo arrivo a Bruxelles, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, costretto sulla sedia a rotelle da quando fu colpito dai proiettili di un attentatore vent'anni fa, si sente male. Un'ambulanza lo conduce all'ospedale più vicino. A Berlino, la Merkel si rivolge allora al membro di governo che reputava più tenace per imporre le richieste della Germania: il ministro dell'Interno, Thomas de Maizière, in precedenza capo dello staff del cancelliere, che sta facendo un'escursione in una zona remota della campagna tedesca.

 

Un mezzo di trasporto militare di emergenza lo conduce a Bruxelles. De Maizière arriva a Bruxelles alle 20,30, lasciando a disposizione solo alcune ore per raggiungere un accordo prima dell'apertura dei mercati asiatici, ed espone la linea dura della Germania. Spagna e Portogallo, i cui mercati si avvicinavano sempre di più alla situazione della Grecia, avrebbero dovuto adottare nuove misure di austerità.

De Maizière afferma che la Corte suprema tedesca avrebbe annullato qualsiasi accordo che avrebbe aumentato il debito attraverso l'emissione di eurobond. Ma alcuni Paesi sono contrari ai prestiti bilaterali. L'Italia, con il suo enorme debito pubblico, afferma che avrebbe lottato per prendere in prestito denaro sufficiente dai mercati obbligazionari. I ministri si siedono al tavolo ovale, i loro assistenti si accomodano nelle file di banchi dietro i ministri. I BlackBerry e i telefoni cellulari si spensero. Jean-Claude Juncker, il premier del Lussemburgo, accende una sigaretta dietro l'altra, nonostante il divieto di fumare all'interno degli edifici dell'Unione Europea.

 

Quando mancano dieci minuti alla mezzanotte, con le negoziazioni in via di apertura a Sydney, il ministro dell'economia francese Christine Lagarde comunica che il meeting avrebbe dovuto prolungarsi fino alle due di notte, in corrispondenza dell'apertura dei mercati di Tokyo. Con un dirigente olandese a fare da intermediario tra gli irascibili francesi e i tedeschi, i ministri raggiungono infine un accordo. I primi 60 milioni di euro del fondo di salvataggio sarebbero arrivati da un prestito della Commissione. Ma la maggior parte sarebbe arrivata da un ente creato appositamente, registrato come società finanziaria in Lussemburgo e della durata di tre anni.

 

Tale ente avrebbe prestato denaro ai governi colpiti dalla crisi, aumentando i fondi e vendendo obbligazioni il cui ammortamento sarebbe stato garantito, quota per quota, dai governi dell'Eurozona. Questa formula ha risparmiato all'Italia e ad altri Paesi la necessità di raccogliere loro stessi i fondi. Per risparmiare tempo prima dell'apertura dei mercati di Tokyo, tutte le parti accettano una nuova bozza di dichiarazione. «Alleluia», esclama la Lagarde. Ma l'esultanza ha vita breve. L'accordo ha permesso alla Bce di andare avanti con il suo piano di acquisto di obbligazioni e il pacchetto di salvataggio Ue ha contribuito a calmare il panico.

Ma quattro mesi più tardi le cause alla radice della crisi greca rimangono: non vi è alcuna autorità centrale per il coordinamento nazionale delle politiche fiscali e di spesa. Il mese scorso i mercati finanziari hanno spostato la loro attenzione su Irlanda e Portogallo. Rimangono dubbi in merito alla solvibilità delle banche delle aree in crisi dell'Europa, lasciandole in balia della generosità di Trichet e dei suoi prestiti temporanei, introdotti dalla Bce dopo il primo attacco della crisi. Nonostante le rassicurazioni di Trichet, il programma di acquisto dei titoli di Stato non solo continua ma nelle ultime settimane è addirittura aumentato e all'orizzonte non se ne vede la fine. [29-09-2010]

 

 

 

 

 . MARRA SU SETTE, ADNKRONOS PRESTO SUL SATELLITE CON UN SUO CANALE...
(Adnkronos) -
Il giornalismo di oggi e' 'ammuffito e in crisi', ma con Internet e le nuove tecnologie potrebbe vivere 'una nuova stagione d'oro'. E' quanto afferma il direttore dell'Adnkronos Giuseppe Marra a Sette, il magazine del Corriere della Sera in edicola da giovedi' 30 settembre. Marra annuncia anche che a breve Adnkronos sbarchera' sul satellite con un suo canale.

'Le tecnologie corrono, mentre i giornalisti camminano. Lentamente. I lettori sono attivi, commentano, correggono, intervengono. Un qualunque cittadino/blogger con una telecamera puo' fornire piu' informazioni di un inviato', dice Marra sul mondo dell'informazione di oggi e aggiunge, La soluzione? 'I giornalisti si dovrebbero adeguare. Armarsi di telecamera e cominciare a produrre contenuti nuovi. Invece si rifiutano. Pensano di essere 'arrivati', si sentono grandi firme e hanno perso il gusto di sporcarsi le mani'.

 

10. RISANAMENTO: BIZZI CHIAMA HONUA E GRUPPO USA VECTOR PER AREA FALCK...
Radiocor
- L'imprenditore Davide Bizzi sta chiudendo la cordata che dovra' rilevare le aree Falck di Sesto San Giovanni da Risanamento per 405 milioni. Nella holding che stara' a capo della nuova catena di controllo dei terreni, secondo quanto risulta a Radiocor, ci sara' Davide Bizzi che controlla il 90% della societa' Sesto Immobiliare Holding dopo aver ceduto ai coreani di Honua il 10%. L'assetto, tuttavia, non e' ancora definitivo e si attende l'ingresso degli americani di New Valley (parte del gruppo Vector quotato a New York e attivo nell'industria del tabacco) che stanno ancora trattando per entrare nell'operazione con un 10% che rileverebbero da Bizzi.

La holding, a sua volta, controlla l'80% della Sesto Immobiliare Spa, la societa' che rilevera' effettivamente l'area Falck. Fra i soci della Spa, attualmente ci sono Les Copains Holding di Mario Bandiera e la cooperativa di costruzioni Ccc, entrambi con un 5% destinato a crescere; l'ultimo 10%, infine, e' nelle mani di di Bi&Di Real Estate di Davide Bizzi e Paolo Dini. Le banche, diversamente dalle indiscrezioni circolate nei mesi scorsi, non entreranno direttamente nella societa', ma forniranno 40 milioni di euro attraverso strumenti partecipativi che rappresentano circa il 30% dei mezzi propri. Le trattative fra Bizzi e Risanamento per le aree Falck stanno andando avanti anche in questi giorni. Dopo la firma del preliminare a fine luglio, l'obiettivo resta di chiudere entro il 30 settembre o al massimo nei giorni immediatamente successivi. 28-09-2010]

 

10. CREMONINI-JBS ALL'ULTIMA BISTECCA...
S. Fi. per "Il Sole 24 Ore"
-Ormai è scontro violento e logorante tra Cremonini e i brasiliani di Jbs, soci coltelli nella joint-venture Inalca-Jbs. La guerra della carne sull'asse Modena-Brasile è una telenovela che si trascina da mesi senza soluzione. E dopo accuse, attacchi e denunce, ci mancava solo il risvolto penale. È arrivato ieri: Jbs ha reso noto che sarebbero emersi dubbi sulla tracciabilità sulla carne bovina e che il presidente di Inalca-Jbs (ma nel frattempo fatto decadere dal cda), uomo in quota ai brasiliani stessi, ha presentato una denuncia penale presso la Procura della Repubblica di Modena.

Cremonini ha contro-accusato il socio di continuare a gettare discredito sull'azienda. Oggi intanto ci sarà l'assemblea (prevista per la settimana scorsa, ma slittata in seconda convocazione), e il clima è a dir poco velenoso. C'è da reintegrare il cda dopo la defenestrazione dei rappresentanti Jbs (una delle tante puntate della battaglia societaria in corso). Ma c'è chi dice che, forse ma è la speranza di tutti, si scriverà l'ultimo capitolo che metterà fine alla "Guerra dei Roses" in salsa emiliana.

 

11. IL SINDACO DI SHANGHAI E LA FAME DI BISCOTTI...
L. Mais. per "Il Sole 24 Ore" -
Al sindaco di Shanghai fanno gola i biscotti inglesi. Il conglomerato Bright Food posseduto in parte dalla municipalità della metropoli cinese è in avanzate trattative con Balckstone e i francesi di Pai per comprarsi United Biscuits, gloria dolce-salata britannica. Producono merendine e patatine con discreto successo visto che il prezzo è di 2,5 miliardi di sterline. Una cifra che significa un ebitda del 9,8 per cento.

Profitti a parte, l'operazione ha una logica industriale per le ambizioni di crescita di Bright food che vuole moltiplicare il proprio fatturato aumentandolo di 1,5 miliardi di dollari all'anno nei prossimi tre anni. United Biscuit è preda utile in questa logica e relativamente facile: è in vendita da tempo dopo essere stata acquistata nel 2006 per 1,6 miliardi di sterline e gli inglesi non potranno fare obiezioni patriottiche essendo già in mani straniere. Ma resta un boccone pesante anche per il vorace sindaco di Shanghai.

12. PIAGGIO SPICCA IL VOLO CON BIAGGI E L'APRILIA...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore"
-Due giorni di rally per Piaggio, in pista come sul parterre di Borsa. Dopo la vittoria del mondiale Superbike, il primo per Aprilia, marchio controllato dal gruppo di Pontedera, ieri le azioni a Piazza Affari hanno messo a segno un balzo di oltre il 3 per cento per chiudere a quota 2,3725 euro. Certo la vittoria del pilota romano Max Biaggi ha poco a che fare con un rialzo in Borsa dettato soprattutto dagli incentivi governativi alle due ruote, ma regala comunque un'altra soddisfazione a Roberto Colaninno.

«Abbiamo conquistato questo titolo su una pista italiana, con un pilota italiano su una moto italiana, sponsorizzata da un marchio come Alitalia che porta l'Italia nel mondo» ha detto domenica il presidente di Piaggio e Alitalia. Con la speranza che la vittoria dell'Aprilia Alitalia Racing Team sia propizia non solo sui circuiti ma anche sulle piste di atterraggio.

 28-09-2010]

 

 

 MAGNATE SCOOTER SEGWAY MUORE IN INCIDENTE SU MOTORINO...
(Ansa)
- Un imprenditore bitannico che pochi mesi fa aveva acquistato la ditta che produce gli scooter Segway é morto in un incidente a bordo proprio di un Segway. Jimi Heselden, 62 anni, è stato trovato cadavere in un fiume nei pressi di Wetherby, nel West Yorkshire. La polizia pensa che sia finito per errore in un burrone. Il suo Segway è stato trovato vicino al corpo. Heselden, ex minatore, aveva fatto fortuna quando la sua ditta, la Hesco Bastion di Leeds, aveva inventato un sistema di protezione alternativo ai sacchetti di sabbia, venduto al ministero della Difesa britannico per le truppe in Iraq e in Afghanistan. Aveva comprato la ditta che produce e distribuisce i Segway solo qualche mese fa.

 27-09-2010]

 

 

 

 

14. . UNA LEVA DI MASSA PER DELOITTE IN ASIA...
S. Car. per "Il Sole 24 Ore" - C'è una società che vuole assumere un quarto di milione di persone nell'arco dei prossimi cinque anni, dopo aver aumentato la forza lavoro del 40% a partire dal 2005. È Deloitte Touche Tohmatsu, una delle "quattro grandi" società dell'accounting. Tuttavia, ha precisato il gruppo, tra 5 anni, a causa dell'«atteso turnover», il personale sarà di 225mila unità, ossia di 55mila persone (e non 250mila) superiore al livello attuale. Calcoli sorprendenti, che lasciano intuire come la società si appresti soprattutto a rafforzare le sue attività in Asia (e in altri mercati emergenti) con una leva di massa.

L'esercizio annuale (al 31 maggio) si è chiuso con un aumento dell'1,8% in dollari del giro d'affari a 26,6 miliardi: l'Asia (+8,5%) e le Americhe guidate dal Brasile (+4%) hanno controbilanciato il calo nella regione Emea (-3%).

16. BERTARELLI, MENO VELA MA PIÙ FILANTROPIA...
L.Te. per "Il Sole 24 Ore" - Mentre il mondo della vela attende di sapere se il suo team Alinghi parteciperà alla Coppa America del 2013, Ernesto Bertarelli ha annunciato il sostegno finanziario a un progetto ecologico britannico. La Fondazione Bertarelli, versante filantropico, contribuirà con 4,3 milioni di euro alla salvaguardia di una maxi riserva marina britannica nelle Isole Chagos, nell'Oceano Indiano. Il finanziamento permetterà di rafforzare gli studi scientifici nella riserva e la vigilanza sul divieto di pesca.

Una coincidenza, quella di questo annuncio, che qualcuno ha messo in relazione con un allontanamento dalla Coppa America ormai targata Oracle-Usa. Intanto prosegue anche l'attività di investimenti del fondo Ares Life Sciences di Bertarelli, versante profit, che dopo aver acquistato una quota della italiana Esaote sta studiando nuovi deal.

15-09-2010]

 

 

. PIRELLI RE: VENDE UN PEZZO DI BICOCCA A EDOARDO CALTAGIRONE PER 62MLN...
Radiocor - Pirelli Re ha venduto un pezzo della Bicocca, la grande area di sviluppo immobiliare milanese nata dalla riqualificazione post indust riale della parte Nord di Milano. A comprare, secondo quanto risulta a Radiocor, e' stato Edoardo Caltagirone, fratello di Francesco Gaetano, che attraverso la societa' Edilizia Commerciale ha rilevato dal fondo immobiliare Progetti Residenza (65% Rreef e 35% Pirelli Re) un'area da 55mila mq destinata prevalentemente a sviluppo residenziale. Il valore dell'operazione e' di circa 62 milioni. Edoardo Caltagirone e' molto attivo nel capoluogo lombardo dove e' proprietario, fra l'altro, di un mega centro commerciale denominato il Vulcano.

 

8. ALITALIA: NO SORPASSO RYANAIR, NOSTRI PASSEGGERI OLTRE 23 MLN...
(Adnkronos) - Alitalia non teme il sorpasso di Ryanair, nel 2010, annunciato oggi dall'amministratore delegato della compagnia irlandese Michael O'Leary. A escluderlo e' stato oggi il direttore generale Operazioni dell'aviolinea italiana, Giancarlo Schisano, commentando a margine della conferenza stampa dell'Enac sulla stagione estiva 2010 l'annuncio del numero uno di Ryanair. "Stiamo andando bene. Nel 2009 abbiamo trasportato quasi 23 milioni di passeggeri e quest'anno prevediamo di andare oltre questa cifra visto che stiamo crescendo a un ritmo di due cifre, a luglio e agosto l'incremento e' stato del 10%. Riteniamo, dunque, che questo sorpasso non ci sara' e noi, comunque, non facciamo competizione con Ryanair".

"Speriamo - ha aggiunto Schisano- che si proceda cosi' come stiamo andando ora. Anche il load factor, ad agosto, e' cresciuto ed e' stato in linea con quello delle grandi compagnie". Come ha spiegato il manager di Alitalia, l'obiettivo della compagnia e' quello di lavorare molto sulla qualita' dei servizi: "In estate l'indice di puntualita' e' stato dell'81% e quello della regolarita' pari al 99,9%. Il che significa che abbiamo operato tutti i voli schedulati. Vogliamo aumentare la puntualita' di 10 punti per arrivare al 90%, per considerarci una compagnia eccellente".

 

 

 GERONZI SI RIFÀ LA GOVERNANCE CON BOSTON E AGRUSTI TREMA...
Da "Il Giornale" - Mancano ancora quattro, cinque settimane alla fine del lavoro di Boston Consulting in Generali. Originariamente pensata come check-up della struttura organizzativa, ora il lavoro dei consulenti si è impigliato in una serie di nodi irrisolti della corporate governance. Il tema è molto semplice, ma di difficile soluzione. Il trio di vertice Giovanni Perissinotto, Sergio Balbinot e Raffaele Agrusti non ha ben distribuiti i relativi compiti. Generali è una multinazionale presente in un gran numero di Paesi.

 

Il suo profilo internazionale è tale che, inizierebbero a pensare nelle loro analisi gli uomini di Boston, sarebbe necessaria una migliore definizione di «chi fa cosa». In particolare potrebbe esserci l'inserimento di una nuova figura nella direzione finanziaria che segua controllate e società estere. È ancora tutto da definire. E ovviamente il processo sarà piuttosto lungo e dovrà passare al vaglio dei vertici del Leone triestino.

Ma è evidente che il presidente del gruppo, Cesare Geronzi, voglia dare una svolta nella gestione della compagnia. E il rapporto di Boston Consulting potrà essere la scintilla per far scoppiare una nuova piccola rivoluzione all'interno del management delle Generali.

 

11. LA BATTAGLIA DEI CESSI ALLA STAZIONE CENTRALE DI MILANO...
Da "Il Giornale" - Autogrill è attualmente presente nella Stazione Centrale di Milano con sei bar-ristoranti che recano i marchi Autogrill, Spizzico, Acafé, SkyLounge, Time café, ma nessuno è dotato di servizi igienici, perché si appoggiano a quelli della infrastruttura (Grandi Stazioni), che sono però a pagamento, a 1 euro.

Autogrill, tuttavia - a differenza degli altri esercizi presenti in stazione - offre a chi lo richiede un gettone per l'accesso gratuito alle toilette della stazione. Grandi Stazioni, però, non ha ancora provveduto a installare i tornelli a gettoni all'ingresso nei bagni, e la soluzione transitoria adottata da Autogrill è volonterosa ma bizzarra: è lo stesso cameriere che accompagna il cliente in bagno (talvolta molto distante dal bar) per pagargli l'ingresso con un euro (che poi è il prezzo di un caffè!).

 

Per superare questa situazione paradossale, il nuovo bar Autogrill con insegna Motta, che aprirà in Stazione Centrale in ottobre, sarà dotato di 5 toilette autonome, gratuite. Tali servizi saranno a disposizione anche dei clienti degli altri punti vendita Autogrill in stazione. Il gruppo Autogrill è attualmente presente in sei stazioni italiane, dove nel 2009 ha fatturato 37,3 milioni.

12. DA FONDAZIONE CARIPARO E BANCA PROSSIMA 2,5 MLN EURO PER IMPRESE PADOVA E ROVIGO...
(Adnkronos) - La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ha deliberato di costituire presso Banca Prossima un plafond rotativo di 2.5 milioni di euro, grazie a cui l'istituto del gruppo Intesa Sanpaolo dedicato al mondo del non profit potra' concedere finanziamenti a tasso agevolato finalizzati a sostenere: l'avvio o lo sviluppo di progetti in grado di generare nuova occupazione o preservare l'esistente; l'avvio di nuove cooperative, consorzi e imprese sociali da parte di disoccupati, previa partecipazione degli stessi soggetti a specifici corsi di formazione per imprenditori sociali attivati in collaborazione con la Camera di Commercio di Padova14-09-2010]

 

 

RIO DE JANEIRO AI PIEDI DI PAOLO DAL PINO, IL RAGAZZO DI IPANEMA –  – ENZO MANES SULLE ORME DI PAUL NEWMAN - NAPOLITANO LAUREA "INGEGNERE" IL dottore commercialista e avvocato MARPIONNE... A cura di Carlo Cinelli e Federico De Rosa per il "CorrierEconomia" del "Corriere della Sera"

 

1 - Rio de Janeiro è ormai la sua città adottiva. È lì che, da quando ha deciso smettere di fare il manager per mettersi in proprio, Paolo Dal Pino , passa sempre più tempo. E grazie al ciclo positivo dell'economia brasiliana ha avuto buon gioco, riuscendo a convogliare un buon numero di investitori su Rio. E la città lo ha ringraziato. Qualche settimana fa il sindaco di Rio lo ha chiamato per conferirgli la cittadinanza onoraria di Rio de Janeiro.

 

Festeggiata da Dal Pino con un party sulla terrazza di casa, che domina Ipanema, con una centinaio di amici tra cui l'ex presidente di Tim Brasil, Julio Cesar Araujo, il vicepresidente del gruppo Bradesco, Luiz Carlo Nabuco e Oska Metsavah , proprietario del marchio di moda numero uno in Brasile, Osklen.

2 - In realtà è dottore commercialista e avvocato. Persino dottore in legge ad honorem all'Università di Windsor, anche laureato in Economia, honoris causa, a Cassino. E naturalmente Cavaliere del Lavoro. Ma il Quirinale, nei giorni caldi di Melfi, dopo gli interventi di Giorgio Napolitano sul caso dei tre operai licenziati, ha evidentemente preferito la laurea ad honorem conferita dal Politecnico di Torino. E così ha ringraziato «l'Ing. Sergio Marchionne» per le parole pronunciate al meeting di Rimini e l'impegno a risolvere il caso dello stabilimento lucano.

4 - Enzo Manes non si occupa soltanto di rame. Il presidente di Intek e vicepresidente di Kme Group tiene alto il testimone di Paul Newman con la Fondazione Dynamo, la struttura specializzata nell'accoglienza e la terapia di bambini affetti da gravissime malattie e dimessi in via temporanea o definitiva dalla degenza ospedaliera. Dynamo camp, affiliato alla fondazione A hole in the wall, fondata dall'attore americano, terrà il suo open day il prossimo 25 settembre a Limestre, in provincia di Pistoia.

 13-09-2010]

 

 

UE PROPONE DIVIETO VENDITE SCOPERTO E CDS IN SITUAZIONI ECCEZIONALI...
Adnkronos - E' arrivata la stretta su derivati, in particolare i credit default swap (cds), e vendite alle scoperto, annunciata da mesi dalla Commissione Ue. Il commissario al mercato interno Michel Barnier ha presentato oggi la proposta dell'esecutivo europeo che prevede sia restrizioni che il divieto completo di effettuare vendite allo scoperto per ogni strumento finanziario in "situazioni eccezionali". A decidere saranno i regolatori nazionali ma anche l'Esma, la nuova autorita' di supervisione sui mercati dell'Ue. Le nuove norme, che devono essere ancora approvate da Consiglio e Parlamento europeo, dovrebbero entrare in vigore a partire dal primo luglio 2012.

 

"La proposta di oggi aumentera' la trasparenza per i regolatori e i mercati, e rendera' piu' facile per le autorita' di supervisione l'individuazione di rischi sui mercati del debito sovrano", ha dichiarato Barnier, sottolineando che "i regolatori acquisiranno anche poteri chiari per limitare o vietare lo short selling in situazioni eccezionali, in coordinamento con la nuova autorita' europea su security e mercati, l'Esma".

Secondo il commissario Ue, "le proposte di oggi sono un ulteriore passo avanti verso una maggiore stabilita' finanziaria in Europa", in quanto "in tempi normali, le vendite allo scoperto accrescono la liquidita' del mercato e contribuiscono in modo efficiente a determinare i prezzi di vendita, ma su mercati stressati lo short selling puo' amplificare la caduta dei prezzi e condurre a turbolenze sui mercati e a rischi sistemici"

20.09.10

 

 ACEA: INTESA PRELIMINARE CON GDF SU JV, ACCORDO ENTRO 2010...
Radiocor - Il cda di Acea ha approvato un'intesa preliminare con individua i principali elementi di ristrutturazione dell'attuale joint venture AceaElectrabel fra Acea e GdF/Suez. L'intesa, che non ha ancora efficacia giuridica, sara' tradotta in un accordo vero e proprio auspicabilmente entro il prossimo 31 dicembre. In virtu' di questa prima intesa, afferma una nota, Acea deterra' il 100% di una newco beneficiaria degli asset di un ramo d'azienda AceaElectrabel costituito dall'intero parco idroelettrico e dai due impianti di Montemartini e Tor di Valle a Roma; GdF/Suez deterra' il 100% di AceaElectrabel che, senza le due centrali di Roma, comprendera' tre impianti a ciclo combinato e quelli eolici; Acea acquistera' da GdF/Suez il 40,59% di AceaElectrabel Elettricita' detenendo il 100% del capitale e delle sue partecipazioni: GdF/Suez acquisira' da Acea il 30% di Eblacea a sua volta titolare del 50% di Tirreno Power; GdF/Suez deterra' il 100% di AceaElectrabel Trading, mentre Acea il 100% d i AceaElectrabel; GdF/Suez concedera' ad Acea un'opzione irrevocabile ed incondizionata per la sottoscrizione di un contratto di fornitura di energia elettrica fino al 30 settembre 2016 per 5 TWh annui.

1

 

UE-COREA: 'perplessita'' da parte di Confindustria sull'accordo di libero scambio varato ieri dal Consiglio europeo Sergio Marchionne (Fiat) 'non condivide' questa decisione (IL Sole 24 Ore pag. 8)

17-09-2010]

 

 

. CONFINDUSTRIA: IN 3 ANNI PERSI 480 MILA POSTI LAVORO...
(ANSA) - Il Centro studi di Confindustria "stima che il 2010 si chiuderà con 480 mila persone occupate in meno rispetto al 2008". Con un ricorso alla cassa integrazione "che rimarrà alto per il resto del 2010". Sono 450 mila sono i posti di lavoro già persi a fine giugno, altri 30 mila sono "a rischio" nella seconda metà dell'anno. Per il CsC "l'occupazione non ripartirà prima dell'anno prossimo", con una stima del +0,4% delle unità di lavoro, ed un tasso di disoccupazione che "salirà, terminando il 2011 al 9,3%".

7. AUTO EUROPA: -12,1% IMMATRICOLAZIONI AGOSTO, GRUPPO FIAT -23,8%...
Radiocor - Continua anche nei mesi estivi la tendenza discendente del mercato dell'auto messa in mostra nel secondo trimestre. Le immatricolazioni in Europa (Ue 27+Efta) sono calate in luglio del 17,9% a 1.302.150 unita' e in agosto, tradizionalmente un mese di basse vendite, del 12,1% a 831.750, per un calo globale nei primi 8 mesi del 2010 pari al 3% su 9.584.726 auto immatricolate. Secondo i dati Acea nella sola area Ue27 le vendite sono calate in agosto del 12,9% a 805.675 unita'.

 

Tra i singoli Paesi in Francia in agosto le nuove registrazioni sono scese del 7,9%, in Gran Bretagna del 17,5%, in Spagna del 23,8%, in Italia del 19,3% e in Germania del 27,0%. Il gruppo Fiat in Ue27+Efta ha venduto in agosto 61.587 modelli (-23,8% su un anno prima). La quota di mercato e' scesa al 6,4% dal 7,4% di un anno fa. In luglio il gruppo Fiat ha segnato un -31,1% con una quota di mercato al 7,5% (9%).

8. UNO STAKANOV IN COLLEGIO...
Ettore Livini per "la Repubblica" - Alla fine anche Guglielmo Marengo, lo Stakanov dei collegi sindacali italiani, è stato costretto ad alzare bandiera bianca. Il 59enne commercialista livornese, probabilmente a malincuore, ha rassegnato ieri le dimissioni da presidente dell´organo di vigilanza contabile di Fullsix per overdose di incarichi. Il suo ultimo curriculum parla chiaro: Marengo è sindaco (incaricato per legge di scoprire buchi e magagne nei bilanci aziendali) di 67 diverse aziende. In 26 casi è presidente del collegio.

Veglia sull´affidabilità dei conti di Chrysler Italia, Bmw, Manifesto, dei treni della Tav e delle banane della Pacific Fruit. Tolti sabati, domeniche e feste comandate ha circa tre giorni per verificare la correttezza dei risultati di ogni azienda. Con che cura, numeri alla mano, è facile immaginarlo.

 

9. FALLIMENTO VIAGGI DEL VENTAGLIO ORA SI INDAGA ANCHE PER TRUFFA...
W.G. per "la Repubblica" - I Viaggi del Ventaglio, il celebre marchio del turismo fondato dalla famiglia Colombo, è fallita lo scorso 15 luglio su richiesta del pm Luigi Orsi. E ora lo stesso pubblico ministero ha avviato un´indagine per truffa contro ignoti per capire se qualcuno della società, già in concordato preventivo e in mano al commissario giudiziale Luigi Verna, abbia commesso qualche illecito a danno dei creditori.

L´avvio dell´inchiesta è arrivato dopo le denunce di alcuni viaggiatori che avevano comprato pacchetti turistici e che non erano potuti partire a causa del suo fallimento. Su questo fronte il primo appuntamento in calendario è fissato per il primo ottobre, data in cui è prevista l´udienza presso la seconda sezione civile del tribunale di Milano per i creditori della capogruppo.

10. GENERALI RILEVA UN PALAZZO CON VISTA CASA BIANCA...
Da "la Repubblica" - Generali acquista per 93,5 milioni di dollari un palazzo di uffici a Washington. La proprietà, situata a due isolati dalla casa Bianca e occupata per il 97%, è stata acquistata da Ing Clarion Partners, che l´aveva comprata nel 2005 per 59 milioni di dollari.

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12. DEUTSCHE TELEKOM: ACCUSE TANGENTI, OBERMANN RINNOVA MANDATO...
(ANSA) - Rene Obermann, l'amministratore delegato di Deutsche Telekom, dovrebbe ottenere un rinnovo del suo contratto per cinque anni nonostante le accuse di corruzione. Lo scrivono i giornali tedeschi Handelsblatt e Sueddeutsche Zeitung, secondo cui il consiglio di sorveglianza del colosso delle telecomunicazioni avrebbe deciso già agli inizi del mese in questo senso. Due giorni fa il grppo ha fatto sapere che la Procura di Bonn ha avviato un'indagine preliminare contro Obermann e altri manager del gruppo sulla base di una richiesta di collaborazione delle autorità Usa per casi di sospetta corruzione in Macedonia e in Montenegro.

13. WTO BOCCIA SOVVENZIONI USA A BOEING, VIOLANO CONCORRENZA...
(ANSA) - L'Organizzazione mondiale del Commercio "condanna le massicce sovvenzioni ricevute da Boeing, che violano le regole del Wto". A dare la notizia, dopo i no comment dell'Unione europea e del rappresentante Usa per il Commercio estero, è un comunicato del ministero francese dell'Ambiente, che saluta "una tappa molto importante nel conflitto fra l'Europa e gli Stati Uniti sul sostegno alle rispettive industrie aeronautiche".

14. NATALE A CASA BOTIN CON L'IPO A LONDRA...
Mi.C. per "Il Sole 24 Ore" - Emilio Botin potrebbe regalarsi per Natale la quotazione nella City della holding britannica del Banco Santander che, secondo la stampa spagnola, avrebbe un valore di circa 20 miliardi di sterline (circa 24 miliardi di euro). In Borsa, secondo «Expansion» verrebbe collocata una quota del 20% per un controvalore di 4 miliardi di euro, vale a dire quel tanto necessario per finanziare le recenti acquisizioni effettuate dal banco nel Regno Unito, in Germania e qualche giorno fa in Polonia.

 

Insomma, tutto sarebbe pronto per quotare una holding che contiene nel suo portafoglio partecipazioni del calibro di Abbey National, Alliance & Leicester, Bradford & Bingley e gli attivi di Rbs nel paese. Una campagna di Inghilterra, quella del Santander, iniziata nel 2004, che ha comportato investimenti per oltre 12,8 miliardi di sterline, ma che ha permesso alla banca spagnola di issarsi ai primissimi posti del ranking dei principali istituti britannici, sia in termini di numero di filiali (oltre 1.600), sia di quote di mercato.

15. DERIPASKA E POTANIN, LOTTA SENZA QUARTIERE...
R. C. per "Il Sole 24 Ore" - I dissidi tra gli oligarchi Oleg Deripaska e Vladimir Potanin non sono nuovi, ma sono improvvisamente sfociati in una guerra senza quartiere all'Investment Summit indetto dalla Reuters: «Oleg deve rendersi conto che è un forte azionista, ma di minoranza. Se non gli va, che venda», dice Potanin riferendosi al 25% che la Rusal di Deripaska controlla nella Norilsk. Rusal è il numero uno mondiale dell'alluminio, ma è anche la società privata russa con i maggiori debiti (12 miliardi di $). Norilsk è il primo produttore mondiale di nickel e palladio, e macina utili.

Rusal vorrebbe dividendi Norilsk alti, per ovvi motivi. Potanin resiste, con il suo 25% e un cda in cui i suoi uomini, grazie a una contestata assemblea del giugno scorso, sono in maggioranza. Potanin è pronto a varare una cordata per liberarsi del collega ingombrante, dietro cui forse si celano gli interessi della trading company Glencore. Ma Deripaska non vuol vendere e tutti tirano per la giacchetta Vladimir Putin. L'ultima parola, come sempre, sarà la sua.

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17. ORARIO RIDOTTO PER LE BORSE VUITTON...
Le. M. per "Il Sole 24 Ore" - Se qualcuno non l'avesse ancora capito, l'industria del lusso ha ricominciato a correre. L'ennesima prova? Arriva dalla Francia dove Lvmh, il gruppo delle imprescindibili (soprattutto per cinesi e giapponesi) borse Vuitton, ha deciso di chiudere i suoi negozi nel paese un'ora prima da qui alla fine di novembre, per evitare la brutta figura di ritrovarsi senza scorte nel periodo natalizio. L'indiscrezione è arrivata dal settimanale transalpino Challenges.

Il gruppo di Bernard Arnault non ha commentato. Ma già nel primo semestre Lvmh ha dimostrato di aver superato brillantemente la crisi, con un balzo in avanti dell'utile netto del 53 per cento. A Parigi è ormai risaputo che, con la ripresa delle vendite, gli stock si sono assottigliati tantissimo. E nonostante la produzione proceda a ritmi serrati. Nell'ultimo anno Vuitton ha assunto 320 nuovi specialisti nella sezione pelletteria. Sì, quella delle borse imprescindibili. 16-09-2010]

 

 

 

LAVORI AUTOSTRADALI NEL CAOS! DOPO LA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO, ORA È LA VOLTA DELLA CORTE DEI CONTI A FARE LE PULCI E A NON REGISTRARE IL RINNOVO DELLE 12 CONVENZIONI AUTOSTRADALI DELIBERATE DAL CIPE. TRA QUESTE LA TIRRENICA, PIÙ NOTA COME SPACCAMAREMMA, L’AUTOSTRADA DEI FIORI, IL FREJUS, QUELLE DELLA VALLE D’AOSTA, LA TORINO-SAVONA. UNO STOP DRAMMATICO CHE HA GETTATO NELLO SCONFORTO ENTI LOCALI, AZIENDE E IL MINISTRO ALTERO MATTEOLI - A RISCHIARE DI PIÙ LA TIRRENICA SPACCAMAREMMA: NON SI PUÒ DARE L’OK SENZA UN PIANO FINANZIARIO DEFINITIVO E UN TRACCIATO CONDIVISO E APPROVATO DA TUTTI

DAGOREPORT
Dopo la Ragioneria Generale dello Stato ora è la volta della Corte dei Conti a fare le pulci e a non registrare il rinnovo delle 12 convenzioni autostradali deliberate dal Cipe ma per questa ragione mai diventate operative perché non pubblicate dalla Gazzetta Ufficiale.

 

Tra queste la Tirrenica, più nota come Spacca Maremma, l'autostrada dei Fiori, il Frejus, quelle della Valle d'Aosta, la Torino-Savona. Uno stop drammatico che ha gettato nello sconforto enti locali, aziende e il ministro Altero Matteoli.

Ma perché la Corte dei Conti non ha registrato le convenzioni? Perché si è scocciata di fare da semplice passacarte ed ha imposto un giudizio di merito. Il che significa prendere, se tutto verrà riscontrato in regola, almeno altri 60 giorni di tempo prima che la Gazzetta possa dare il via definitivo.

A correre più rischi proprio la Tirrenica dove sembra la Corte abbia acceso il faro più luminoso, così come aveva già fatto peraltro la Ragioneria Generale dello Stato.

 

Mentre a Grosseto è prevista oggi una mega riunione per un nuovo tracciato che eviterebbe lo scempio della Valle d'Oro anche dopo le pressioni dei ministri dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo e di quello dei Beni Culturali Sandro Bondi, la Corte alza la barricata su due punti considerati focali:

1) che ancora non esiste un piano finanziario e che pertanto non si può dare un ok al buio e comunque dopo che il tracciato è stato definito nei minimi particolari e approvato da tutti gli enti interessati (regione, province e comuni)

 

2) gli affidamenti, cioè gli appalti, devono seguire una normativa comunitaria mentre sembra invece che ci sia una possibile elusione a favore dell'Anas.

 

A questo punto la stessa Bis di Banca Intesa si sta tirando indietro. Pubblicando i propri dati, nei giorni scorsi, non ha più citato la Tirrenica tra gli obiettivi perché la maggior parte degli investitori internazionali preferiscono le autostrade del Nord piuttosto che finire in questo pasticciaccio brutto della Spacca Maremma.

03-09-2010]

 

 

5 - TWININGS: ADDIO GRAN BRETAGNA, TRASFERISCE PRODUZIONE DEL TE' IN POLONIA...
Radiocor - Lo storico marchio britannico di te' Twinings ha deciso di trasferire la produzione in Polonia entro settembre del 2011. La notizi a, riferita dal Daily Telegraph, e' stata in seguito confermata dall'azienda. Secondo il quotidiano britannico, i 263 lavoratori della fabbrica di Tyneside rischiano ora di perdere il posto, oltre ad altri 123 dipendenti dello stabilimento di Andover, dove l'azienda intende investire in nuovi macchinari ad alta velocita' per servire il mercato britannico. Twinings, da 170 anni fornitore di te' della casa reale e presente con i suoi prodotti in 115 paesi nel mondo, gia' da tempo faceva imbustare buona parte delle miscele piu' conosciute in Cina, in un impianto che a breve dovrebbe essere raddoppiato.

 

6 - CACCIATORI DI PRESIDENTI...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - Il Financial Times la scorsa primavera aveva gettato il sasso nello stagno. Perché Generali per trovare il nuovo presidente non si rivolge a un cacciatore di teste? In Italia il consiglio era stato preso alla stregua di una provocazione e infatti dopo settimane di giochi sotterranei, veti e controveti, Cesare Geronzi è riuscito ad approdare a Trieste.

Ma ora c´è la dimostrazione che quella non era una boutade. Vodafone, una delle più importanti public company mondiali, ha dato mandato a un cacciatore di teste per individuare un nuovo presidente in sostituzione di John Bond. Decisione tra l´altro sollecitata dal fondo pensione degli insegnanti dell´Ontario che ha denunciato la disastrosa campagna acquisizioni dell´operatore telefonico. Un bell´esempio di democrazia economica di cui a Trieste dovrebbero far tesoro.

7 - SE LA ROCK STAR DIVENTA BANCHIERE PER AIUTARE L´AFRICA...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Ci sono tanti banchieri che sognano di diventare una rock star, nota il quotidiano Financial Times. Più difficile è incontrare una rock star che voglia fare il banchiere. Adesso ce n´è almeno una: Bob Geldof, cantante e promotore, da 25 anni, delle iniziative di beneficenza e assistenza economica a favore dell´Africa. Il quale ha annunciato la creazione di un fondo di "private equity" per raccogliere 1 miliardo di dollari da investire in progetti nel Continente Nero.

E´ una svolta per Geldof, che finora si è sempre battuto per aiutare l´Africa attraverso politiche governative, come la cancellazione del debito e le donazioni da parte di Stati, associazioni o privati.

Ma il cantante non è il solo a guardare all´Africa con gli occhi del banchiere: il suo sarebbe il fondo più grande ma non l´unico, altri investitori stanno cercando di capitalizzare sulla crescita e sul progresso economico della regione. Il fondo di Geldof, chiamato "8 Miles", intende fare circa 20 investimenti tra i 15 e gli 80 milioni di dollari l´uno, nel campo dell´agricoltura, dei servizi finanziari e delle telecomunicazioni. L´African Development Bank ha già promesso 50 milioni di dollari al fondo.

 

L´International Finance Corporation, braccio privato della Banca Mondiale, altrettanti. Geldof ci metterà una parte considerevole dei propri soldi. Altri investitori istituzionali prenderanno parte all´iniziativa. Il fondo è diretto da Mark Floran, ex dirigente della società di investimenti della City Doughty Hanson, che ha reclutato un buon numero di esperti manager africani per partecipare al progetto.

8 - PER SANTANDER BOND DA UN MILIARDO...
Da "Il Sole 24 Ore" - Banco Santander ha prezzato un bond triennale da un miliardo di euro. Il rendimento è fissato a 145 punti base sopra il mid swap. Bank of America Merrill Lynch, Credit Suisse Group e Santander sono i joint-lead managers dell'operazione.

9 - ATTRACCO RITARDATO PER BAGLIETTO...
D. Ra. per "Il Sole 24 Ore" - Occorrerà ancora un paio di settimane per conoscere il nome del nuovo timoniere dei Baglietto, i cantieri liguri in concordato preventivo dal luglio scorso. La scelta fra i tre gruppi rimasti in lizza doveva arrivare entro le ore 18 di ieri, ma il liquidatore, Federico Galantini, si è trovato alle prese con proposte articolate e con più di un aspetto degno di approfondimento.

Al fine di esaminare meglio numeri e impegni allineati sulla sua scrivania, Galantini ha deciso quindi di poter disporre di un congruo periodo di tempo per vagliare a fondo le offerte pervenute: le due made in Italy, presentate da Massimo Perotti dei cantieri Sanlorenzo e da Giuseppe Balducci di Effebi-Overmarine, e quella avanzata dalla Newproject, una srl che fa capo al banchiere-imprenditore russo Vladimir Antonov.

 

10 - L'AS ROMA IN VOLO SULLE ATTESE DI CESSIONE...
C. Fe. per "Il Sole 24 Ore" - È bastata la voce di un incontro previsto venerdì fra l'advisor Rothschild e UniCredit per dare ieri uno scossone di circa il 6% al titolo della As Roma, che ha quasi riagguantato la soglia psicologica di un euro: una conferma in più di quanto le speculazioni stiano tenendo sotto pressione il club giallorosso a Piazza Affari. Il timore è che anche nei prossimi mesi l'azione resterà sull'ottovolante.

L'incontro di venerdì dovrebbe essere interlocutorio: per ora il processo per la vendita del controllo della società dei Sensi non è ancora iniziato. Solo settimana prossima verranno siglati gli accordi di riservatezza, seguiti dall'invio degli information memorandum: successivamente i soggetti interessati si manifesteranno in un'asta,che prevedibilmente si concluderà prima di dicembre. Insomma, la strada è ancora lunga.

11 - IL FONDO DI ABU DHABI INGAGGIA UN PILOTA GM...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" - Può sembrare strano: un grande fondo sovrano che sceglie un economista della General Motors per affinare le strategie internazionali. Ovvero di una società reduce dall'amministrazione controllata e tuttora assediata dalla crisi dell'auto. Ma è stato proprio così: l'Abu Dhabi Investment Authority ha assunto il senior economist di Gm, Ted Chu, per dare la caccia a «nuove opportunità».

Adia è uno dei principali fondi sovrani al mondo, con un portafoglio stimato in 500 miliardi di dollari. E negli ultimi anni ha trovato crescenti possibilità di intervento sul palcoscenico globale. Tre anni or sono investì 7,5 miliardi in Citigroup, capitanando lo sbarco di fondi mediorientali e asiatici nella finanza statunitense e europea. In Chu forse cerca adesso un pilota con esperienza diretta delle strade ancora sconnesse dei mercati del vecchio e del nuovo continente.

12 - CARLUCCIO'S SERVE IL PIATTO FORTE DELL'OPA...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Le finanze degli sceicchi hanno fame di cucina italiana. La ripresa delle operazioni di M&A ha acceso appetiti anche Dubai, dove il gruppo della grande distribuzione Landmark ha deciso di lanciare un'offerta per una catena di ristoranti italiani con sede a Londra: Carluccio's. Una proposta da 90 milioni di sterline che è stata apprezzata anche dagli analisti.

Ma quello che conta di più è stata senza dubbio la reazione del mercato: Carluccio's, che nonostante un brand e una strategia volutamente tradizionale è quotato sull'Aim a Londra, dopo aver accettato il takeover di Landmark ha visto le proprie azioni schizzare di quasi il 50%. Una gioia a cui il fondatore, l'italiano Antonio Carluccio, non potrà però partecipare: da tempo infatti ha venduto tutte le azioni e ora risulta solo un consulente della società.

 

13 - PFLIMLIN LASCIA LA PRESIDENZA DEL CRÉDIT MUTUEL...
Da "Il Sole 24 Ore" - Etienne Pflimlin, 69 anni, presidente di Crédit Mutuel dal 1987, è uscito di scena. «Ho deciso di mettere fine alle mie funzioni», ha scritto in una lettera ai dipendenti. Il gruppo bancario francese, con vaste ramificazioni in tutta Europa compresa una partecipazione nella Banca popolare di Milano, ieri non ha reso note le ragioni dell'addio inatteso di Pflimlinche, secondo i suoi collaboratori, «fisicamente sta benissimo»

 07-09-2010]

 

 

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17. NABUCCO, IL GASDOTTO RIACCENDE LA GUERRA TRA RUSSIA E EUROPA...
Nicola Lombardozzi per "la Repubblica" - Allontanate le nubi degli incendi, che per un mese hanno devastato i raccolti russi e danneggiato seriamente la sua economia, il premier Vladimir Putin ha subito ripreso toni e atteggiamenti preferiti per difendere a tutti i costi l´unica grande risorsa sicura del paese.

 

Così si spiega la sua violenta bocciatura, l´altra sera, del megaprogetto del gasdotto Nabucco sponsorizzato dalla Ue e appoggiato dagli Stati Uniti. «È solo un tubo vuoto, che Dio li aiuti», ha detto proprio mentre Banca europea e Banca Mondiale firmavano un impegno finanziario di 4 miliardi di euro per il progetto rivale. Il Nabucco, pipeline di 3300 chilometri, dovrà collegare la Turchia all´Austria attraverso Romania e Balcani per rifornirli di gas proveniente da Azerbaijan e Iran. Un progetto visto con preoccupazione da Mosca che invece, grazie anche alla sponsorizzazione diretta di Silvio Berlusconi è impegnata nella realizzazione del South Stream, altra pipeline diretta in Austria e in Italia che dovrebbe attraversare il mar Nero portando in Europa il gas russo.

La vera gara adesso è quella contro il tempo. South Stream è passato proprio ieri in leggero vantaggio grazie allo slittamento annunciato da parte del consorzio Nabucco che non potrà cominciare i lavori prima del 2012. Adesso entrambi i consorzi contano di completare l´opera per il 2015. E Putin esalta i difetti dell´avversario: «Azerbaijan e Iran non hanno strutture in grado di rifornire tutti i paesi europei». Tanto più che l´Azerbaijan, dal prossimo anno, dovrà riversare parte della sua produzione proprio alla Russia. A che le servono? Nessun esperto sa dare una risposta se non quella che contribuirà a rendere sempre più difficili i lavori del consorzio concorrente. 08-09-2010]

 

IL CASO BUZZI SOFFRE LA «BOCCIATURA» DI BNP PARIBAS...
Da "Il Giornale" - Il downgrade emesso da Exane Bnp Paribas manda in rosso Buzzi Unicem che a Piazza Affari perde lo 0,34% a 7,42 euro. Gli esperti della casa d'affari francese, in particolare, hanno abbassato il rating del gruppo da «neutral» a «underperform», con target price ridotto a 6 euro.

«Nonostante il recente calo - sottolineano gli analisti - l'azione è ancora troppo cara e Buzzi è il titolo più rischioso del settore per il 2011». Inoltre, «è il titolo più esposto del settore alle infrastrutture Ue e americane, dove i volumi potrebbero restare bassi per via delle misure di austerità». Diverso il giudizio su Italcementi (che ha chiuso piatta) su cui Bnp Paribas ha invece confermato il giudizio «neutral» con target price a 7 euro, dichiarando che «la valutazione bassa del gruppo sta diventando interessante».

 

 HP E L'OPA SULLE NUVOLE MA I BIG ORA SPENDONO...
Dal "Corriere della Sera" - Alla fine l'ha spuntata Hewlett-Packard. Nella guerra per la conquista di 3Par, l'azienda californiana che offre la virtualizzazione di dati digitali, il cloud computing, Dell ha gettato la spugna. È forse troppo immaginare che la fame di Opa e M&A dei mercati finanziari possa essere valutata sulla scorta di un'operazione da 2,3 miliardi di dollari (a tanto porta l'ultimo rilancio da 30 a 33 dollari per azione) per un gruppo che ha 650 dipendenti e ricavi per 194 milioni di dollari.

 

Ma al di là dello scontro tra monopolisti (il numero uno e il numero due dei computer) per una delle poche aziende al mondo che fanno quel lavoro, resta il fatto che finalmente i grandi gruppi cominciano a spendere almeno una parte delle ingenti risorse che finora custodivano gelosamente in portafoglio.

10. SOGEFI: CRESCE IN INDIA, ALLEANZA CON IMPERIAL AUTO...
(ANSA) - Alleanza tra Sogefi e Imperial Auto. La società di componentistica del gruppo Cir e l'operatore indiano hanno siglato una joint venture per la produzione di componenti per sospensioni in India. L'operazione prevede l'avvio di una nuova società, dove Sogefi avrà il 51% del capitale, alla quale sarà conferita l'attuale attività di Imperial Auto nelle barre stabilizzatrici.

L'investimento previsto per Sogefi è di 2 milioni di euro per il biennio 2010-2011 e l'obiettivo della nuova società indiana è di generare ricavi per circa 5 milioni di euro nel 2012, portando il fatturato complessivo del gruppo italiano in India a circa 15 milioni di euro.

6. MORTO AMBROSOLI IL DECANO DEL MIELE...
Da "Il Giornale" - Lutto nel mondo industriale comasco: è morto a 90 anni Paolo Ambrosoli, decano della nota azienda produttrice di miele e caramelle con sede a Ronago, in provincia di Como. Nato il 7 ottobre 1920, sin da giovane era entrato nell'azienda fondata nel 1923 da suo padre Giovanbattista, apicoltore per hobby, che aveva iniziato la vendita del miele subito dopo la Grande Guerra.

Nel 2004 Ambrosoli aveva ricevuto dal presidente della Regione Lombardia il Premio per il lavoro annualmente riconosciuto a chi ha saputo tenere alto il nome dell'industria lombarda nel mondo. La notizia della sua morte ha suscitato cordoglio unanime nel mondo industriale. Oggi alle 15.00 si terranno i funerali.

07.09.10

 

 

13. UN MILIONE AL MESE PER UNA VITA HURD...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" -Mark Hurd ha ancora qualche incognita legale da risolvere, una denuncia del suo ex datore di lavoro Hewlett-Packard preoccupato per i segreti che potrebbe rivelare all'acerrimo rivale Oracle. Ma una certezza ce l'ha: non dovrebbe incontrare soverchie difficoltà nel pagare la parcella degli avvocati. Per il nuovo incarico di direttore generale del gigante del software di Larry Ellison riceverà 950.000 dollari l'anno più bonus.

Che, stando alle stime, potrebbe raggiungere i dieci milioni se saranno rispettati traguardi di performance. E questo gruzzolo non tiene conto della sua buonuscita da Hp, lasciata per aver violato il codice etico aziendale: Hurd potrebbe intascare 12,2 milioni ai quali vanno sommati svariati benefit e pacchetti di titoli. Una cifra totale, ha calcolato la Veritas Executive Compensation, vicina ai 50 milioni. Codici etici o meno,Hurd insegna che l'era dei supercompensi non è tramontata nella Corporate America.

 

14. INDENNIZZO ADIDAS PER BERNARD TAPIE...
Le. M. per "Il Sole 24 Ore" -Nel 2008 la decisione di una corte arbritrale aveva fatto scalpore. Aveva accolto la richiesta di Tapie di indennizzi generosi per la controversa vendita da lui effettuata, apparentemente sotto costrizione, di Adidas al Crédit Lyonnais nel lontano 1993. Aggiudicando all'imprenditore, politico e attore (e chi più ne ha, più ne metta) la somma astronomica di 285 milioni di euro, versata dallo stato.

Il ministero delle finanze, però, aveva assicurato che il nostro doveva all'erario così tante tasse inevase che la somma si sarebbe ridotta, compresa fra i 20 e i 50 milioni. Colpo di scena: secondo il Canard enchainé, giornale solitamente bene informato, Tapie riceverà ben 210 milioni. Lui né smentisce, né conferma. No comment imbarazzato del ministero. È molto probabile che Bernard abbia colpito anche stavolta.

 

15. ENEL GREEN POWER LA QUOTAZIONE VALE 3 MILIARDI...
Da "la Repubblica" - Ultimi ritocchi per la quotazione in Borsa di Enel Green Power, società che fa capo al gruppo guidato da Fulvio Conti. Ieri a Londra Egp ha illustrato agli analisti i dati dell´Ipo attesa per il 18 ottobre. Sarà quotato il 30-35% del capitale per un incasso atteso di 3 miliardi. L´85% dell´offerta è riservata agli investitori istituzionali e il 15% ai piccoli soci. Il prezzo del titolo dovrebbe essere definito il 4 ottobre. A breve sarà modificato il prospetto con i dati 2010, mentre il responsabile Finanze di Enel, Luigi Ferraris, diventa il nuovo presidente di Egp

16. LO JEDI SALVA LA LEGO...
Ettore Livini per "la Repubblica" - I salvatori della Lego, questa volta, sono arrivati dallo spazio. A pilotare fuori dal pantano della crisi i mitici mattoncini per bambini hanno provveduto in questa prima metà del 2010 gli Jedi di "Guerre Stellari". La nuova serie di prodotti ispirati alla saga di George Lucas ha spinto al rialzo del 34% i ricavi della società danese regalandogli pure 150 milioni di euro di profitti.

L´aiutino intergalattico ha fatto salire dal 4,8% al 5% la quota dei mercato mondiale dei giocattoli controllato dal gruppo, uscito a questo punto dal periodo nero iniziato qualche anno fa per la concorrenza low cost dalla Cina e i boom dei videogiochi. Allora il salvataggio della Lego sembrava fantascienza. Ma ora - grazie alle astronavi e alle spade luminose dei cavalieri dello spazio - è diventato realtà. 09-09-2010]

 

 

STRAPAGATI E CONTENTI - CON 110 MILIONI, IL TRONCHETTO DELLA FELICITÀ AL PRIMO POSTO DELLA CLASSIFICA REDATTA DA “IL MONDO” DEI ’MAGNAGER’ PIÙ PAGATI DEL DECENNIO - SEGUONO MONTEPREZZEMOLO CON 61 MILIONI, PURI NEGRI E BUORA - BANCHE SBANCATE DA ARPE E PROFUMO - TRA I POVERI “STATALI” SPICCANO QUADRINO, SCARONI E GUARGUAGLINI - BRAGANTINI: IL PROBLEMA NON SONO LE REMUNERAZIONI. SONO I RISULTATI

Camilla Conti per "Il Mondo" in edicola domani

 

1 - RE DI DENARI A PIAZZA AFFARI...
Tra compensi da favola e buonuscite d'oro l'escalation è stata inarrestabile e non sempre proporzionale ai risultati di bilancio o a quelli del titolo sul listino. Di sicuro, sono decollati i compensi in banca. Hanno allargato i cordoni della borsa persino le aziende familiari, tradizionale trincea della parsimonia retributiva nazionale.

E a questa champions league delle buste paga hanno partecipato in prima fila anche i vertici delle aziende pubbliche. Una bella soddisfazione che per molti si è sommata alle plusvalenze (in qualche caso di decine di milioni) incassate con le stock option, che sono state escluse dalla classifica.

 

Ma chi sono i Re Mida di Piazza Affari? Il Mondo ha esaminato due lustri di bilanci e di stipendi, dal 2000 al 2009, e ha incoronato Marco Tronchetti Provera, numero uno di Pirelli, che in dieci anni‚ stock option escluse‚ ha portato a casa quasi 110 milioni di euro, frutto anche di bonus straordinari.

IL DREAM TEAM - Irripetibile è stato l'anno 2000, il più ricco per Tronchetti e per il bilancio Pirelli, con utili netti saliti da 305 milioni a 3,6 miliardi e un dividendo quasi raddoppiato da 160 a 300 lire per azione. Un anno record, che aveva fatto lievitare anche i compensi dei top manager e degli amministratori per effetto del sistema retributivo fortemente incentivante che prevedeva, oltre una parte fissa, una serie di compensi legati ai risultati. Ma dalle note che accompagnano il bilancio emerge anche che Marco Tronchetti Provera, presidente e amministratore delegato del gruppo, e il direttore finanziario Carlo Buora nel 2000 hanno deciso di devolvere i compensi conseguiti.

 

In particolare Tronchetti, che con Buora e Giuseppe Morchio nel corso del 2000 ha beneficiato di una super stock option, poco meno di 500 miliardi di lire lordi, legata alla cessione di Optical Technologies a Corning‚ ha raggiunto un compenso, tra incentivi e parte fissa, di 53,6 milioni di euro.

Ma ha deciso di non incassare 36,3 milioni di euro (cioè l'1% del risultato netto che gli sarebbe spettato in caso di utile aumentato del 10% e di rivalutazione annuale del titolo in Borsa del 7%: due obiettivi centrati) e a 1,76 milioni di euro maturati come partecipazione agli utili netti dell'esercizio 2000. Quanto ai restanti 15,494 milioni, legati al raggiungimento degli obiettivi fissati nell'ambito di un piano di incentivi per il triennio 1998-2000, sono finiti alla Fondazione Silvio Tronchetti Provera (dedicata alla memoria del padre).

Tra i golden boy della Pirelli spunta anche Carlo Puri Negri con 57,2 milioni, che gli fanno conquistare un invidiabile terzo posto. Nel 2009 ha addirittura conquistato il trono, con 15,2 milioni lordi, anche se l'importo percepito l'anno scorso è di 12,2 milioni e per una parte della somma accordata, 3,067 milioni, il pagamento è spalmato in due anni. Puri Negri ha guidato per 19 anni il settore immobiliare della Pirelli, con bilanci positivi fino alla perdita di 195 milioni di euro nel 2008 per Pirelli Re.

 

Il manager si è dimesso l'8 aprile 2009 con una buonuscita di 14 milioni lordi, in parte (circa 3 milioni) da erogare in due anni. Ha inoltre ricevuto 755mila euro di «compensi ordinari» per cento giorni di lavoro, oltre ai gettoni per le cariche, che ricopre tuttora, di vicepresidente nella controllante Pirelli & C. (385mila euro) e nella holding Camfin (132mila euro). Del dream team di Pirelli fa parte anche Carlo Buora, quinto nel ranking dei più ricchi, con un totale di 52,8 milioni guadagnati soprattutto in Telecom Italia di cui è stato amministratore delegato e vicepresidente esecutivo.

 

GRAN PREMIO IN BUSTA PAGA - Al secondo posto della classifica si piazza Luca Cordeo di Montezemolo, che in dieci anni ha totalizzato 61,4 milioni, considerando solo i bilanci della quotata Fiat, visto che non è stato possibile risalire ad altri emolumenti. Bisogna invece scendere al decimo posto per trovare Sergio Marchionne, il mago del Lingotto e protagonista della svolta internazionale del gruppo, che da quando è arrivato a Torino il 1 giugno del 2004 ha guadagnato 31,1 milioni di euro. A precederlo in classifica, oltre a Gianluigi Gabetti, che lo batte con 38,7 milioni conquistati in casa Ifil e a Roberto Colaninno con 33,8 milioni di cui 15 incassati come liquidazione dalla Olivetti, sono tre banchieri.

 

Segno che la catena di montaggio fa guadagnare meno dello sportello. Il quarto posto è infatti occupato con 54,5 milioni dall'ex amministratore delegato di Capitalia, Matteo Arpe di cui, peraltro, mancano all'appello gli emolumenti degli ultimi due anni in qualità di manager della non quotata Sator e quelli del biennio 2000-2001 quando lavorava in Lehman Brothers e in Mcc.

Segue di due posizioni Alessandro Profumo, che in dieci anni ha percepito da Unicredit 50,8 milioni. Arpe e Profumo superano due pesi massimi del sistema bancario italiano: Cesare Geronzi, settimo con poco più di 50 milioni di euro, e Corrado Passera, diciottesimo con un totale di 22,8 milioni (cui andrebbero però aggiunti gli stipendi 2000-2001 in Poste Italiane).

 

Nella gara delle buste paga si difendono bene anche i top manager delle aziende partecipate dallo Stato. Come Pierfrancesco Guarguaglini che in Finmeccanica dall'aprile del 2002 ha percepito un totale di 23,4 milioni, superato però dall'ad di Edison, Umberto Quadrino, con 24,1 milioni, e da Paolo Scaroni che prima all'Enel e poi all'Eni ha guadagnato poco più di 29 milioni piazzandosi all'undicesimo posto della classifica. Lontano dai colleghi sfila invece Fulvio Conti: i bilanci dell'Enel dal 2000 al 2004 non indicano i suoi emolumenti quando ricopriva la carica di direttore finanziario.

Ma negli ultimi cinque anni l'attuale amministratore delegato del colosso elettrico ha incassato 11,9 milioni. È curioso che lo stipendio di manager pubblici come Scaroni e Guarguaglini che guidano aziende chiave si avvicini a quello raggiunto in dieci anni dal capo di un'azienda privata come Datalogic, fra quelle a capitalizzazione medio-bassa di Piazza Affari. L'outsider in classifica si chiama Roberto Tunioli, che in un lustro ha guadagnato 20,3 milioni di euro. Nel 2008 si è addirittura piazzato in testa alla top ten delle remunerazioni con 8,305 milioni.

IL CONFRONTO CON GLI USA - Guadagnano troppo i Re Mida di Piazza Affari? Forse. Ma si trasformano quasi in impiegati davanti ai golden boys di Wall Street, che in busta paga mostrano cifre da capogiro, come i quasi 2 miliardi di dollari incassati in un decennio da Larry Ellison, di Oracle, al miliardo o poco più di Barry Diller di Expedia, al quasi miliardo di Steve Jobs. Certo, le dimensioni delle aziende sono diverse. Anche le performance aziendali, però.

2 - SALVATORE BRAGANTINI: I BIG E LE REMUNERAZIONI. IL PROBLEMA SONO SOLO I RISULTATI...
«Conosco molte delle persone che compaiono nella classifica, ne ho stima e non le critico per lo stipendio che hanno preso in questi ultimi dieci anni. Anch'io mi sarei avvalso della possibilità se l'avessi avuta. Il problema è la perdita del rapporto tra la prestazione del lavoro e la remunerazione», commenta Salvatore Bragantini, ex commissario Consob. «Al di là della domanda se esistano retribuzioni giuste o sbagliate, bisogna piuttosto chiedersi quale differenza fra le retribuzioni alte e quelle basse sia compatibile con quell'equità che è presupposto della stabilità del sistema».

In tempi di crisi cambia il concetto di equità?
Bisogna vedere quanto durerà questa crisi perché ancora non è finita. A livello di profitti delle imprese magari sì, ma di certo non a livello di occupazione che continua a diminuire. Anzi, il problema delle disuguaglianze nascenti è di stretta attualità.

Anche per la politica?
Assolutamente. Se l'occupazione non torna ai livelli pre-crisi rischia di diventare inaccettabile anche per gli elettori. E di questo dovrebbe preoccuparsi la politica.

Esiste un gap di trasparenza rispetto agli standard europei?
È importante che i dati ci siano e che chiunque, soprattutto l'azionista, possa riuscire facilmente a ottenerli.

Come giudica invece il confronto con gli stipendi dei big americani?
I numeri dimostrano che i manager statunitensi vivono su un altro pianeta. C'è anche chi, e mi riferisco per esempio ad Angelo Mozilo di Countrywide Financial, ha preso uno stipendio milionario per portare l'azienda al fallimento. Da noi non è successo.

09-09-2010]

 

 

- IL DEFICIT USA E LA FRENATA CINESE DELL'INDUSTRIA AFFONDANO I LISTINI
La Stampa - Oltre 103 miliardi di euro in fumo sulle principali Borse europee. In pratica, in una sola giornata, sono stati bruciati i guadagni dell'ultimo mese. Gli indici hanno lasciato sul campo mediamente 2 punti percentuali. Milano (-3,2%) e Madrid (-3,21%) sono state le peggiori, precedute di poco da Parigi (-2,74%) e Londra (-2,44%).

A pesare sui ribassi sono stati la frenata dal deficit commerciale Usa, salito contro ogni previsione a giugno del 19% a 49,9 miliardi di dollari, e il rallentamento della produzione industriale cinese, cresciuta "solo" del 13,4% rispetto a un anno fa, segnando la variazione inferiore da 11 mesi a questa parte. Ha quindi prevalso di nuovo il pessimismo su tutto il Continente, che ha colpito maggiormente Milano e Madrid, entrambe in calo di oltre il 3%, a fronte di una media continentale di poco superiore al 2%, mandando in fumo oltre 103 miliardi di euro di capitalizzazione in poche ore.

Le vendite hanno colpito i listini a macchia di leopardo, puntando sui beni durevoli, come le auto e l'elettronica, e le materie prime, penalizzate dal dato cinese. In particolare ha sofferto Royal Philips (-4,9%), gigante degli elettrodomestici da cucina e da salotto, sulla piazza di Amsterdam. Segno meno anche per gli automobilistici Fiat (-4,91%), Porsche (-3,22%), Renault (-2,98%), Daimler (-2,51%), Volkswagen (-2,38%) e Bmw (-2,19%).

In campo estrattivo-minerario vendite su Kloeckner (-5,89%), Kazakhmys (-5,88%), Vedanta (-4,96%) e Anglo American (-4,67%). Ancora tensione su Tui Travel (-6,45%) a Londra, dopo il taglio della raccomandazione di Exane Bnp a 'neutral', a seguito del calo degli ordini registrato nel comparto turistico generato dalla crisi, mentre Air France ha ceduto il 4,81%, British Airways il 4,44% e Lufthansa il 3,17%. P

Pollice verso, tra le banche, per Lloyds (-6,78%), Intesa Sanpaolo (-6,01%) e Barclays (-6,01%), insieme a Bbva (-4,59%) e Ubs (-4,49%). Sulla piazza di Madrid l'operazione su Abertis (-2,26%) non ha giovato nè il primo azionista, Criteria Caixa (-2,26%), nè Acs (-2,65%), che girerà il 25,83% del gruppo infrastrutturale ai fondi Cvc.

Hanno affossato il produttore di software inglese Micro Focus International (-28,4%) le previsioni sull'intero esercizio, mentre in campo tecnologico hanno segnato il passo Asml Holding (-5,55%), Infineon (-4,89%), Stm (-4,86%) e Logitech (-4,29%), insieme a Alcatel-Lucent (-4,17%).

2 - TARIFFE ALLE STELLE NONOSTANTE LA CRISI: ACQUA + 5,9% E RIFIUTI + 4,5%.
AUMENTI ANCHE PER I TRASPORTI
La Stampa - Anno difficile il 2009, tra crisi economica e calo dei consumi. Gli italiani, in uno degli anni più complicati per l'economia dal Dopoguerra, hanno tirato la cinghia e il caro-vita ha toccato il livello più basso da cinquant'anni. Non si sono invece fermate le tariffe che hanno continuato a correre. Fatta eccezione per le tariffe energetiche, le bollette, acqua e rifiuti soprattutto, sono salite alle stelle.

«In controtendenza rispetto all'evoluzione dell'inflazione complessiva, i costi dei servizi pubblici hanno fornito al sistema impulsi inflazionistici di una certa rilevanza». Ad evidenziarlo è il ministero dell'Economia nella Relazione sulla situazione economica del Paese. Tra gli aumenti più consistenti, il Tesoro segnala appunto quelli per le tariffe dell'acqua potabile (+5,9%) e dei rifiuti (+4,5%).

Più cari anche i biglietti dei treni e dei traghetti. Restando in tema di trasporti, più onerosi sono diventati anche i pedaggi; più convenienti invece i biglietti aerei, ma solo per i voli nazionali. Se in generale «nel 2009 l'inflazione è scesa ad un valore tra i più bassi - evidenzia il ministero dell'Economia - degli ultimi cinquant'anni», le tariffe hanno viaggiato «in controtendenza».

I prezzi delle voci sottoposte a regolamentazione (tariffe energetiche escluse) «hanno infatti registrato fin dall'inizio dell'anno - si legge nella Relazione di via XX Settembre - una ripresa della dinamica di crescita, con tassi saliti da poco meno del 2% al 3,5% circa di fine 2009». Il rincaro delle tariffe ha riguardato sia quelle «controllate a livello nazionale, sia quelle regolate localmente».

L'aumento generale alla fine è contenuto (+1,3%) grazie al calo delle tariffe energetiche. Ma spiccano gli aumenti di molte delle voci: dal +7,3% dei traghetti al +4,6% dei biglietti dei treni, dal +5,6% dei servizi postali fino al +4,4% per i biglietti di ingresso ai musei.

«Tra le voci più importanti per i bilanci delle famiglie - si legge nel dossier del ministero dell'Economia - la dinamica inflazionistica si è confermata notevolmente sostenuta, oltre che in accelerazione, per gli esborsi relativi all'acqua potabile e ai costi della raccolta dei rifiuti urbani: nel caso della prima la crescita media annua è risultata appena inferiore al 6%, mentre per la seconda voce è stata del 4,5%».

Nella media del 2009, la crescita dei prezzi per l'insieme delle tariffe non energetiche è stata del 2,5%, in aumento rispetto al 2,1% del 2008 e oltre un punto e mezzo più elevata - rileva il Tesoro - rispetto a quella dell'indice generale.

 

 EURO IN RIALZO - FED: «RIPRESA USA RALLENTA, TASSI FERMI» - LA BANCA CENTRALE USA TORNERÀ AD ACQUISTARE TITOLI DI STATO A LUNGO TERMINE
Corriere.it - La ripresa americana rallenta, perciò i tassi restano fermi al minimo storico. Lo scenario disegnato dalla Federal Reserve, nella nota diffusa dal Comitato di Politica Monetaria che si è riunito martedì a Washington, non è incoraggiante. tanto più che la Banca centrale americana ha sottolineato che riprenderà a comprare titoli di Stato a lungo termine, così investendo gli introiti delle mortgage backed security (Mbs), per contribuire alla ripresa in un contesto di stabilità dei prezzi e garantire comunque la liquidità al mercato. Il primo effetto delle parole della Fed è stato quello registrato sul mercato monetario: l'euro si è subito riportato sopra quota 1,32 contro dollaro.

TASSI FERMI - La Federal Reserve ha così annunciato che terrà i tassi al livello record attuale vicino allo zero mentre lancia l'allarme: la ripresa economica del paese è più lenta di quanto fosse nelle attese. L'organo decisionale della Fed ha dichiarato che «il passo della ripresa economia è probabile che sará più lento nel breve termine di quanto anticipato». «Il ritmo della ripresa della produttività e dell'occupazione - si legge nel documento - è rallentato nei mesi recenti. La spesa per consumi sta gradualmente aumentando ma rimane frenata dall'alta disoccupazione, la crescita modesta dei redditi, il minor benessere delle famiglie e la restrizione nella concessione di credito».

 

MERCATO IMMOBILIARE DEPRESSO - Altra indicazione è quella sul mercato immobiliare statunitense, che resta depresso. Mentre i prestiti bancari hanno continuato a contrarsi.

5 - UNES: PER FINIPER(BRUNELLI) UTILE SALE A 44MLN, RICAVI STABILI
2009 POSITIVO PER IL SOCIO DI MEDIOBANCA MALGRADO LA CRISI
Radiocor - Finiper, gruppo della grande distribuzione che fa capo all'imprenditore Marco Brunelli (socio del patto di sindacato di Mediobanca), nonostante la crisi del consumi, e' riuscito a chiudere il 2009 con un utile netto consolidato di 44 milioni in aumento rispetto ai 33 milioni del 2008 su ricavi stabili (+0,4%) a 2,561 miliardi, a cui hanno contribuito per 653 milioni i punti vendita del gruppo Unes (+7%).

Il positivo risultato dello scorso anno, come sottolinea la relazione al bilancio 2009, e' stato influenzato dalla cessione del 21,3% della societa' Igc: l'operazione, da un lato, ha prodotto benefici anche a livello di posizione finanziaria netta, ma dall'altro ha comportato il deconsolidamento della societa' stessa, per cui il risultato dell'esercizio non comprende piu' i redditi immobiliari. La posizione finanziaria netta a fine 2009 presentava un saldo negativo di 381 milioni in calo rispetto ai 425 milioni di fine 2008.

7 - BARILLA: VENDE CATENA TEDESCA KAMPS A FONDO DI INVESTIMENTO ECM
Radiocor - Il gruppo Barilla ha ceduto la catena di panetterie tedesche Kamps a German Equity Partners III, fondo gestito da Ecm (Equity Capital Management) societa' con sede a Francoforte. Come annunciato da Ecm, Kamps sara' ceduta dalla controllata tedesca di Barilla, Lieken Ag, proprietaria del marchio. Il fondo German Equity Partners III diventera' azionista di maggioranza di Kamps con una partecipazione anche da parte del management della catena di panetterie.

Il consiglio di sorveglianza di Lieken ha gia' approvato la transazione che e' esente da obblighi di antitrust. Non saranno resi noti dettagli sul prezzo e ulteriori dettagli della transazione. Dopo il fallimento di una trattativa nel 2008 che aveva come oggetto Kamps e che prevedeva un prezzo di circa 100 milioni per la societa' tedesca, fonti vicine alla transazione parlano di una somma vicina ai 50 milioni. Kamps ha sede a Schwalmtal ed e' la prima catena di prodotti da forno in Germania con 900 punti vendita in tutto il Paese, cinque siti produttivi e mille dipendenti.

 

 [11-08-2010]

 

 

 VIVA IL MADE IN ITALY! I 183 GIORNI (FISCALI) DI DEL VECCHIO, CON RESIDENZA A MONTECARLO
Mario Gerevini per il Corriere della Sera

Le voci si rincorrevano da alcune settimane: «Leonardo Del Vecchio ha preso la residenza a Montecarlo». Il proprietario della Luxottica, uno degli alfieri del made in Italy, effettivamente il passo l'ha fatto. E si è accodato ai tanti italiani, ciclisti, motociclisti, attori, imprenditori, finanzieri, cantanti, Tulliani che hanno scelto il Principato di Monaco come luogo di residenza.

Tranne rare eccezioni la scelta è dettata da motivi, per così dire, di risparmio fiscale anche se poi occorre dimostrare l'effettiva residenza con il minimo sindacale di 183 giorni di permanenza (Max Biaggi pare che pagasse un domestico per accendere la luce nella sua casa monegasca e far correre il contatore). Alle eccezioni, tuttavia, potrebbe essere ascritto il fondatore del gruppo di Agordo (Belluno): non si conoscono le ragioni del suo trasferimento di residenza.

Il denominatore comune è comunque una notevole disponibilità di denaro. È un'emigrazione vip. Il settantacinquenne Cavaliere del Lavoro aveva già da tempo abbandonato la residenza italiana. Risultava iscritto all'anagrafe di Milano come residente almeno fino al 2004, poi si è trasferito a Londra al 199 di Knightsbridge, appartamento 1003. E lì risiedeva di sicuro nell'autunno scorso.

È molto recente l'iscrizione tra i residenti del Principato, per la precisione in Avenue Princesse Grace. Proprio nell'autunno scorso Del Vecchio chiuse un contenzioso con il fisco, sulla riorganizzazione societaria di Luxottica (che è controllata da una holding lussemburghese), staccando un assegno di 300 milioni. «Ho preferito evitare possibili strascichi giudiziari e chiudere la vertenza», aveva spiegato.

2 - MUSSARI INDAGATO PER "CONCORSO MORALE IN ORDINE AI REATI DI FALSO E TURBATIVA D'ASTA, RELATIVAMENTE ALLA PROCEDURA DI PRIVATIZZAZIONE DELL'AEROPORTO DI SIENA"

E' lui stesso a dare la notizia. Giuseppe Mussari, presidente del Monte de' Paschi di Siena (Mps) e dell'Associazione bancaria italiana (Abi), è indagato per "concorso morale in ordine ai reati di falso e turbativa d'asta, relativamente alla Procedura di privatizzazione dell'aeroporto di Siena". La vicenda è, appunto, quella del contestato aeroporto di Ampugnano (a Sociville, in provincia di Siena) che in tre anni ha visto manifestazioni di piazza, ricorsi al Tar, esposti (della Lega Nord toscana) e - lo scorso 30 luglio - la perquisizione della sede di Mps.

Nel settembre 2007 Mps rileva una quote dell'aeroporto di Siena da Adf, il gruppo che gestisce lo scalo di Firenze (e di cui Mps è azionista). In quello stesso anno si inizia a discutere del progetto di apliamento dell'aeroporto di Ampugnano. L'idea era di trasformare un piccolo aeroporto che gestisce poco più di un migliaio di passeggeri in un colosso da mezzo milione di persone.

Le associazioni ambientaliste e dei cittadini protestano: temono il cemento, danni alle falde acquifere e la distruzione del paesaggio che è l'unica attrazione che dovrebbe attirare i turisti per i quali viene ampliato lo scalo. La procura di Siena ora indaga sul comitato dei saggi che nel 2007 doveva valutare la scelta di un partner finanziario per l'operazione e sul consiglio di amministrazione dell'aeroporto.

I saggi, guidati da un uomo della fondazione Mps (che controlla la banca), scelse il fondo Galaxy, un veicolo finanziario usato dalle casse depositi e prestiti di molti Paesi (anche l'Italia vi ha investito nel 2006). La procura ritiene che il vincitore fosse stato deciso già prima della valutazione, visto che Galaxy, il Comune e Mps avevano già discusso di ampliare lo scalo di Ampugnano. I pm sospettano poi che l'aumento dei compensi degli amministratori dell'Aeroporto di Siena, società a maggioranza pubblica in cui Galaxy entra con un forte potere decisionale, siano legati alla decisione di ampliare lo scalo.

Visto che la banca Mps è presente in tutte le fasi dell'operazione - nei rapporti preliminari con Galaxy e nell'azionariato - la sede di Rocca Salimbeni è stata perquisita a fine luglio. E da ieri si sa che Mussari, numero uno dell'istituto, è indagato. Al vertice delle banche italiane da un mese - sponsorizzato da Unicredit e da Mediobanca - Mussari dice di ritenersi "estraneo alle ipotesi di reato ipotizzate dalla procura di Siena".

3 - CREMONINI E IL SOCIO BRASILIANO, SFIDA A COLPI DI ARBITRI
g. dos. per Corriere Della Sera -

Il matrimonio è andato in crisi ben prima del fatidico settimo anno. Così tra la modenese Cremonini e il colosso brasiliano Jbs si sta già arrivando alle carte bollate. Per adesso siamo comunque fermi ai ricorsi agli arbitrati. La società brasiliana aveva presentato un mese fa una ingiunzione per il mancato rispetto, da parte della Cremonini, di alcune clausole previste nel contratto di joint venture da cui è nata Inalca Jbs, riguardanti la presunta violazione dei patti parasociali, in particolare le clausole in materia di trasparenza e di buone pratiche amministrative nel governo societario.

Di ieri la notizia con cui, sempre Jbs, annunciava d'aver chiesto l'arbitrato della Camera di commercio internazionale di Parigi (Icc) per risolvere il contenzioso che Jbs ritiene sussistano in Inalca. Quasi in contemporanea arrivava la controreplica da Modena: una nota del gruppo Cremonini anticipa l'intenzione di avviare a sua volta un contenzioso arbitrale nei confronti del partner brasiliano per violazioni degli obblighi di non concorrenza ed esclusiva presi all'epoca dell'ingresso della società nel capitale Inalca.

Secondo Cremonini questi vincoli riguardano le attività in Europa, in tutto il continente africano e all'interno dei Paesi dell'ex Unione Sovietica, «dove Jbs ha invece avviato autonome iniziative in evidente conflitto di interesse». Lo scorso anno Inalca Jbs ha fatturato 1,15 miliardi di euro, quasi un terzo dei quali sui mercati esteri.

4 - REGOLE FISCALI ANACRONISTICHE PER IL CALCIO BRITANNICO
La Stampa - Il fisco britannico sta facendo il gioco duro con la Football Association (Fa). Il Portsmouth, un club in regime fallimentare che l'anno scorso era stato relegato alla serie cadetta, sta cercando di uscire dal commissariamento, ma l'erario non è d'accordo. E ha ragione. Le regole della Football Association sui creditori sono uno scandalo.
Queste regole sono alla base della cosiddetta «football creditor rule», una speciale disciplina in base alla quale gli appartenenti a 13 categorie specifiche hanno diritto ad essere rimborsati interamente prima di tutti gli altri creditori.

Il ministero delle finanze non rientra nell'elenco e intende abolire questa anomalia dell'Fa. La vertenza è stata portata davanti alla corte suprema lo scorso autunno, ma parallelelamente è stata intentata un'altra causa contro l'amministratore fallimentare del Portsmouth.

Il club rischia una penalità di 20 punti, abbastanza per confermare l'estromissione dalla premier league, se non riuscirà a uscire dal commissariamento prima dell'inizio della stagione. L'amministratore propone di pagare ai creditori non appartenenti al mondo calcistico 20 pence per sterlina, e dichiara che a queste condizioni avrebbe la necessaria approvazione del 75% per un patteggiamento con i creditori che riabiliterebbe la società.

Il ministero delle finanze sostiene che il Portsmouth deve al fisco 37 milioni di sterline, 13 milioni in più di quanto dichiarato dall'amministratore. La differenza corrisponde alle tasse sui diritti d'immagine, un'ulteriore fonte di arricchimento per i giocatori, ma un conto di 37 milioni di sterline bloccherebbe il patteggiamento.

Sarà vero che l'amministratore del Portsmouth sta giocando secondo le regole, ma è anche vero che queste regole sono moralmente indifendibili. Consentono ai giocatori più pagati di sperperare cifre esorbitanti in Lamborghini e lussi vari, mentre il macellaio e il panettiere non arrivano a fine mese. La «football creditor rule» è un anacronismo grottesco.

5 - PER GOLDMAN SACHS IL DIFFICILE ADATTAMENTO ALLA "REGOLA VOLCKER"
La Stampa - La vera difficoltà per Goldman Sachs è il private equity, non il trading proprietario. La società di Wall Street deve trovare una soluzione che tenga conto della cosiddetta «regola Volcker», ma per le attività di trading proprietario questo non rappresenta un grosso problema.

La questione si fa più complicata per quanto riguarda l'altra vittima della regola - il private equity. La soluzione potrà essere quella di reinventare queste attività creando internamente un'organizzazione modello Blackstone o Kkr, una divisione di buyout che si finanzi quasi interamente con le commissioni dei clienti.

Il trading proprietario è stato una miniera d'oro per Goldman durante la bolla creditizia. E continua a rappresentare la principale fonte di profitto nonostante le operazioni di trading proprietario in senso stretto, gestite dalla cosiddetta Gsps (Goldman Sachs Principal Strategies), siano già state ridotte ai minimi termini. Metà di queste attività sono state trasferite alla divisione di asset management alcuni anni fa, mentre il resto è stato privato dei capitali necessari. Rimangono solo una sessantina di trader in Gsps e Pierre-Henri Flamand, l'ex direttore della divisione, ha lasciato il suo incarico per costituire un hedge fund in proprio.

Goldman deve ora decidere cosa fare dei rimasugli. La scelta dipenderà in gran parte dagli stessi trader. Se vorranno istituire fondi in proprio, Goldman cercherà di tenerli come clienti della propria unità di prime brokerage - come ha già fatto con molti altri trader negli ultimi anni. In alternativa, potrebbe provare a riallocarli alla divisione di asset management.

Il private equity è molto più importante. Goldman co-investe porzioni significative del capitale nei fondi di private equity che gestisce direttamente e in altre forme di investimento esterne. In futuro, gli investimenti di capitale in proprio dovranno essere ridotti - intorno al 14% del livello dichiarato alla fine del primo trimestre. Fortunatamente, la regola Volcker concede alle banche cinque anni di tempo per adeguarsi - seguiti da un periodo di grazia di altri due anni. 07-08-2010]

 

 

 GEMINA: SOCIETA', NESSUN ONERE DAI CONTRATTI DERIVATI
(Adnkronos) - Per Gemina non c'e' "nessun onere dai contratti derivati" sottoscritti dalla societa'. Lo comunica il gruppo, con riferimento a notizie apparse oggi sulla stampa. Dalla societa' si spiega che "il debito obbligazionario di 215 milioni di sterline, che tramite Romulus Finance fa capo al gruppo Gemina, e' coperto dal rischio di tasso di interesse e cambio da un contratto derivato con Mediobanca e Unicredit che lo hanno rilevato da Ambac Financial Services in data 18 marzo 2010 senza alcun onere per il gruppo Gemina. A tale operazione Ambac Financial Services era obbligata per il rischio di insolvenza che minacciava la stessa".

Inoltre, lo scorso 16 marzo, Adr "ha ottenuto il waiver dagli istituti finanziatori a non destinare al rimborso del debito il 'Surplus cash' alle 'application date' di marzo 2010 e di settembre 2010. In compenso Adr si e' impegnata a destinare a rimborso del debito, al 30 settembre prossimo, l'importo di 45 milioni di euro o l'80% del 'Surplus cash' se maggiore".

Da queste operazioni, si conclude dalla societa', "non derivano oneri a carico del conto economico del gruppo Gemina".

10 - AZIENDA POWER BALANCE, PRONTI A PRESENTARE DOCUMENTI AD ANTITRUST
(Adnkronos/Adnkronos Salute) - "Noi siamo pronti a presentare la documentazione richiesta dall'Antitrust in seguito all'apertura dell'istruttoria. Restiamo fermi sulla nostra posizione".
Parola di Alberto Degli Esposti, titolare dell'azienda Power Balance Italy, che distribuisce in Italia l'omonimo braccialetto all'ultima moda, che promette migliori prestazioni fisiche.

"Siamo stati chiamati in causa dall'autorita' - dice Degli Esposti all'Adnkronos Salute - in qualita' di distributori del prodotto. Ma non siamo noi ad aver fatto delle affermazioni pubblicitarie errate sugli effetti" del braccialetto coinvolto nell'indagine avviata per possibile pratica commerciale scorretta e per approfondire le basi scientifiche grazie alle quali il Power Balance e' in grado di garantire i suoi effetti. "Siamo perfettamente consapevoli - conclude Degli Esposti - del fatto che questo non e' un dispositivo medico, ne' un farmaco".

11 - ZALESKI: OK FUSIONE FINCAMUNA IN C.TASSARA DOPO ANNO 'RIFLESSIONE' - SI ACCORCIA CATENA SOCIETARIA DEL FINANZIERE FRANCO-POLACCO
Radiocor - Via libera all'accorciamento della catena societaria delle holding nate dall'iniziativa del finanziere Romain Zaleski. La prevista incorporazione nella Carlo Tassara delle controllate Fincamuna, che custodisce il 9,946% di Edison, ed Energia e Servizi, va finalmente in porto con efficacia retroattiva al primo gennaio 2010. Il progetto doveva essere realizzato gia' nel 2009 'ma poi c'e' stata una pausa di riflessione - hanno riferito fonti finanziarie all'agenzia Radiocor - ma a fine luglio i cda hanno deliberato e si e' proceduto alle formalita' notarili'

12 - EDITORIA: FIEG E FNSI CHIEDONO INCONTRO CON TREMONTI
Adnkronos) - 'La Federazione italiana editori giornali (Fieg) e la Federazione nazionale della stampa (Fnsi) hanno chiesto un incontro al ministro dell'economia e finanze, Giulio Tremonti, subito dopo la pausa estiva, per esaminare le diverse questioni dell'industria dell'informazione e del lavoro giornalistico, alla luce dell'aggravarsi della situazione economico-occupazionale del settore'. E' quanto si legge in una congiunta di Fieg ed Fnsi.

'In una lettera congiunta inviata al ministro, il Presidente della Fieg, Carlo Malinconico, e il Segretario Generale della Fnsi, Franco Siddi, hanno sottolineato come il mondo dell'informazione con le sue attivita' rappresenti un ramo vitale per il sistema economico e produttivo del Paese nonche' uno strumento indispensabile per conoscere, vagliare e promuovere soluzioni e fiducia per uscire dalla crisi. Di conseguenza, Malinconico e Siddi hanno chiesto una opportuna considerazione, sul piano delle politiche economiche, delle azioni per lo sviluppo e l'innovazione del settore dell'editoria giornalistica necessarie in una fase di particolare difficolta''.

'Gli editori e i giornalisti ritengono infatti essenziale che il Paese garantisca le condizioni necessarie a tutela del pluralismo dell'informazione nonche' della crescita culturale della collettivita', beni pubblici fondamentali. Considerando la correlazione tra arricchimento della produzione e della diffusione di prodotti editoriali, anche alla luce del progresso tecnologico, e sviluppo delle imprese, vanno assicurate - a giudizio di Fieg e Fnsi - misure e risorse adeguate per affrontare i problemi reali del settore'.

 

 06-08-2010]

 

 

2 -IL CANTO DELLA SIREMAR, COLABRODO DEL MARE NOSTRUM
http://labestiaumana.wordpress.com/2010/07/15/il-canto-della-siremar-colabrodo-del-mare-nostrum/

La notizia di oggi dell'arrivo di Giancarlo d'Andrea come amministratore unico di Tirrenia permette di ripercorrere rapidamente la storia di questa impresa italiana, che condivide con molte altre realtà industriali pubbliche un destino nefasto.
La società, è il caso di dirlo, fa acqua da tutte le parti. Partiamo con la navigazione in questo mare di m...spreco.

Tirrenia è compagnia pubblica. Al suo interno ci sono altre compagnie controllate, quali Siremar, Caremar, Saremar, Toremar (l'iniziale sta per la Regione di competenza: Sicilia, Campania, Sardegna, Toscana). Riavvolgendo il suo film, si assiste a decenni di soldi malgestiti e malspesi, tanto che si può parlare di una macchina spreca soldi, di un Alitalia dei mari.

I problemi sono su più fronti. Il piano industriale del management 2009-2014 riporta come il costo medio della forza lavoro sia superiore del 25% rispetto a quella dei privati, cifra che saliva a quasi il 50% per le linee locali. Ovviamente non è in discussione l'auspicio di licenziamenti in tronco (visto che già la compagnia ha ridotto significativamente l'organico in 20 anni e un patto con il Governo impone il mantenimento del livello occupazionale, giustamente), ma di recuperare efficienza.

Uno si domanderà: non riescono a gestire le risorse umane. Almeno con le macchine saranno capaci? Non proprio. Il parco natanti di Tirrenia si compone di 44 mezzi, alcuni dei quali con oltre 25 anni di servizio. Un esempio su tutti: nei primi anni '90 Tirrenia ha acquistato dei super traghetti con trasporto auto, ma si è resa conto che non riuscivano a salpare con il mare mosso.

Risultato? Prepensionati. O che dire di altre quattro supernavi da quasi 55 milioni di euro l'una ordinate nel '98 e licenziate in poco tempo perchè, una volta messe in mare, si è scoperto che consumavano 290 kg di gasolio al minuto contro i 41 degli altri mezzi?

Per ovviare a questa gestione scellerata, quale metodo migliore se non il ricorso alle casse dello stato? I cittadini pagano 22 euro per ogni biglietto staccato da Tirrenia. Le cose vanno peggio se si considera la Siremar, la vera zavorra della baracca (le altre linee regionali sono passate di mano prima del tentativo di privatizzazione di tutta la Tirrenia, e sono ora proprietà delle amministrazioni di Campania, Sardegna e Toscana).

Dalla vendita di biglietti Siremar incassa circa 20 milioni. Per arrivare ai 100 milioni di fatturato annuo, serve la mano - anzi il portafoglio pubblico. Senza di esso sarebbe già fallita da tempo, non riuscirebbe neppure a pagare gli stipendi ai 500 dipendenti. Senza l'aiuto statale, in due anni ci sarebbero circa 150 milioni di buco in bilancio.

Tirrenia a fine 2008 consolidava debiti per oltre 900 milioni. Solo marginalmente gli ultimi accordi sindacali sono riusciti a diminiuire le spese per il personale. Anche perchè, come sottolinea la Corte dei Conti, sono aumentate le consulenze per il tentativo di privatizzazione della società.

E qui parte l'ultimo, forse, step. In realtà è un discorso che va avanti da tanto tempo, soprattutto su spinta dell'Ue. Ma a chi interesserebbe una società del genere? E perchè? La prima domanda ha risposta paradossale: proprio la regione Sicilia, che a differenza delle altre amministrazioni locali non aveva voluto acquisire il comparto regionale di Tirrenia, la Siremar, ora pare interessata a mangiarsi tutta la torta, come socio di maggioranza relativa di una cordata di fatto pubblica (la Mediterranea Holding di Navigazione).

Gli altri armatori e i vari fondi si sono infatti defilati, anche se inizialmente sembravano interessati. Il perchè dell'interesse risiede proprio nella pioggia di finanziamenti pubblici e di convenzioni, garantite fino al 2022 (72 milioni l'anno per Tirrenia, 55 per Siremar). I privati si sono ritirati proprio perchè da sempre l'Ue insiste nel negare gli aiuti pubblici, che quindi potrebbero essere ridiscussi.

Ma per Mediterranea Holding questa montagna di denaro pare proprio un'attrazione fatale. Scrive Fabio Pavesi stamane sul Sole: «Fa niente se la società (Mediterranea Holding) ha un capitale di 120 mila euro e ha appena lanciato un aumento per 10 milioni, ma si dovrà sobbarcare un debito per 520 milioni. Può stare in piedi una società con questo squilibrio patrimoniale? Nel mondo normale no.

Così come è assai curioso che la società capofila dell'azionista Regione Sicilia, sia il vivaio Paulsen, segnalato dal Cerved (banca dati di informazioni societarie) con un grado elevato della rilevanza dei fenomeni di insolvibilità. Per l'alba di una svolta nel disastro Tirrenia, le premesse non sembrano incoraggianti».

Se la privatizzazione andrà in porto, il colabrodo Tirrenia avrà finito la sua traversata. Ma i problemi difficilmente si risolveranno. Soprattutto se la rotta avrà portato il colabrodo dai mari dello Stato a quelli delle Regioni, con pochi cambiamenti sostanziali.

 

 [06-08-2010]

 

 

- RCS: 8/9 PATTO SU PIANO STRATEGICO, NON ESCLUSO INGRESSO ELKANN AL POSTO DELLO SMONTEZEMOLATO: "POSSIBILE ALTERNANZA DEL RAPPRESENTANTE DEL SOCIO FIAT"
Radiocor
- Piano strategico e cambio della guardia nella rappresentanza del socio Fiat saranno temi della riunione del patto di sindacato di Rcs Mediagroup che, secondo quanto risulta all'agenzia Radiocor, si terra' il prossimo 8 settembre. La riunione sara' dedicata alla presentazione da parte dell'a.d. Antonello Perricone delle linee-guida del piano strategico del gruppo, a cui faranno seguito incontri in novembre o dicembre per una valutazione del piano completo.

Non e' escluso che, in occasione dell'appuntamento del dopo estate dei grandi soci, venga definito il passaggio di testimone fra Luca Cordero di Montezemolo, gia' presidente Fiat e oggi numero uno della Ferrari, e John Elkann, attuale guida del gruppo torinese, che gia' siede nel cda di Rcs Mediagroup.

2 - MEDIOBANCA: INDUSTRIA IN RECUPERO NEL PRIMO SEMESTRE 2010
Radiocor
-Industria italiana in recupero nel primo semestre 2010, soprattutto sul fronte reddituale, dopo il pesante pedaggio pagato alla crisi. Il manifatturiero ha messo a segno un aumento del fatturato del 7% circa, il che significa aver recuperato nei primi sei mesi dell'anno un terzo circa del regresso del 2009 e - evidenzia l'Ufficio Studi di Mediobanca nell'indagine 'Dati Cumulativi' - 'la dinamica dei margini operativi e` stata ancora piu' robusta', con un recupero dei due terzi del deterioramento subito nel 2009.

Nel comparto energetico la crescita del fatturato e' stata del 20%, grazie alla dinamica dei prezzi di vendita (petrolio +50%) e per i margini operativi il miglioramento e' del 25% circa, il che non solo riporta, ma anche supera, sia pur di poco, i livelli pre-crisi. Dal punto di vista patrimoniale, per energia e manifattura emerge un incremento del capitale investito tra il 5% e il 7%, finanziato in parte dalla liquidita' preesistente, in parte da autofinanziamento e in parte da nuovi debiti, lasciando sostanzialmente invariata la struttura finanziaria.

Va considerato, peraltro, che i dati si riferiscono alle sole societa' quotate in Borsa, tra le 2025 prese in esame da 'Dati Consuntivi', e che la prima meta' del 2009 era stata il momento peggiore della crisi. Se la fase in atto si consolidera', vi sono comunque i presupporti per riagganciare la fase di ripresa, con un recupero della capacita' produttiva quest'anno, che potrebbe fare da volano anche all'occupazione, che resta al momento ancora penalizzata.

 

- EDIZIONE-BENETTON: UTILE 2009 CALA A 104MLN PER SVALUTAZIONE QUOTA TELECOM
Radiocor
- Milano, 09 ago - Nel 2009 Edizione srl, societa' interamente controllata dalla famiglia Benetton, ha realizzato un risultato netto consolidato di 104 mili oni, in calo rispetto ai 196 milioni dell'esercizio precedente, soprattutto per la svalutazione della partecipazione in Telecom Italia. E' quanto emerge dal bilancio 2009 di Edizione srl depositato in Lussemburgo e consultato da Radiocor. I ricavi, pari a 11,262 miliardi, hanno confermato una sostanziale tenuta rispetto a 11,3 miliardi del 2008, come l'ebitda di 3,176 miliardi (3,123 miliardi nel 2008). A fine 2009 l'indebitamento finanziario netto consolidato era salito a 14,399 miliardi da 14,097 miliardi a fine 2008

6 - UNICREDIT: LIBIA, OK A LICENZA PER APRIRE UNA CONTROLLATA
Radiocor
- UniCredit potra' aprire una sua controllata in Libia. L'autorizzazione preliminare per l'operazione e' stata concessa dalla Banca centrale del paese nordafricano, 'dopo aver esaminato attentamente tutte le richieste ricevute dalle banche e i recenti sviluppi del settore bancario, dove il numero di istituti domestici che hanno partner stranieri strategici ha raggiunto quota otto'. La Central Bank of Lybia ha precisato inoltre che al momento 'soltanto una licenza sara' concessa' [09-08-2010]

 

 

 - SCANDALO HP SPESE GONFIATE SI DIMETTE SUPER MANAGER
Il Giornale - Più che la molestia sessuale, poté il denaro. Mark Hurd, presidente e amministratore delegato della Hewlett-Packard, primo produttore di Pc al mondo, ha presentato ieri le sue dimissioni dopo un'inchiesta interna partita per le accuse di molestie sessuali formulate da un'ex collaboratrice del gruppo informatico. La donna ha smentito di aver avuto rapporti sessuali con il manager, ma sarebbero emerse alcune note spese gonfiate. Da qui il siluramento per «Non per soldi ma per aver tradito i valori». Nominata Ceo ad interim Cathie Lesjak.

11 - IL GURU BUFFETT QUESTA VOLTA SBAGLIA E PERDE SUI DERIVATI
Il Giornale -
Anche Warren Buffett, il guru della finanza americana, può sbagliare. Del resto era difficile prevedere la forte correzione delle Borse di questa primavera che ha fatto cambiare segno agli indici mondiali e ha mandato in rosso i conti della sua Berkshire Hathaway. Il colosso finanziario di Buffett ha così registrato, nel secondo trimestre, utili in calo del 40% a 1,97 miliardi di dollari, pari a 1,195 dollari per azione, contro i 3,3 miliardi dello stesso periodo del 2009.

Tutta colpa dei derivati sottoscritti dalla Berkshire sugli indici azionari, costati 1,8 miliardi nei tre mesi contro una plusvalenza di 1,96 miliardi nello stesso periodo dell'anno scorso. Proprio quei derivati che continuano a produrre perdite per Berkshire dal 2008, appannando la fama di «Re Mida» della finanza che circonda Buffett, il cui fiuto lo ha fatto divenire il terzo uomo più ricco del mondo.

 

12 - QUATTRO ORE DI BLACK OUT, BLACKBERRY CEDE A RIAD
ll Fatto Quotidiano - La Research In Motion, società canadese che produce il Blackberry, alla fine ha ceduto. E' di oggi, infatti, la notizia dell'accordo raggiunto tra la Rim e l'Arabia Saudita, che nei giorni scorsi aveva annunciato il blocco di alcuni servizi dello smartphone perché non conformi alle leggi del Paese arabo. Secondo la Commissione per le telecomunicazioni saudite, il Blackberry era a rischio terrorismo poiché i dati trasmessi dai suoi utenti tramite sms, mms e telefonia multimediale non potevano essere controllati dall'intellingence locale. Come dire: chiuso per motivi di sicurezza.

 

Da questo dato di fatto, la minaccia del blocco totale, che ieri, in realtà, si è tradotta in quattro ore di mancato funzionamento dei Blackberry. La prova generale di sospensione, però, probabilmente ha fatto cambiare idea alla Rim, in un primo momento contraria a qualsiasi modifica del sistema. Ora, invece, la compagnia canadese ha accettato di installare in Arabia Saudita un server accessibile alle autorita' giudiziarie di Riad, che potranno monitorare, in caso di richiesta, la posta dei 750 mila utenti locali del celebre smartphone. La notizia dell'accordo è stata resa nota dal responsabile di una delle tre società di telecomunicazione operanti nel Paese.

 

 

[09-08-2010]

 

 

 

 - ROTELLI: LA LUSSEMBURGHESE SANIFINANCE TORNA IN UTILE
LIQUIDATA LA GANANCIA CHE DETENEVA AZIONI INTESA E GENERALI
Radiocor -
Sanifinance, holding lussemburghese di Giuseppe Rotelli, torna in utile nel 2009, dopo il rosso del 2008 causato dalle svalutazioni in piccole quote di Intesa Sanpaolo e Generali. Come emerge dal rapporto annuale depositato nel Granducato e consultato da Radiocor, la finanziaria che fa capo all'imprenditore milanese, leader nella sanita' e grande azionista di Rcs, ha chiuso il 2009 con un utile di 151.600 euro dopo la perdita di 52.600 euro del 2008.

A Sanifinance fanno capo quote dei fondo Equinox Investment (1,1%) e Equinox Two (0,17%) per un valore di 2,4 milioni di euro e valori mobiliari per 1,32 milioni di euro dai 342.000 euro del 2008. E' stata peraltro liquidata a febbraio 2010 la sub-holding Ganancia, cui facevano capo titoli Intesa e Generali per un valore di 3,8 milioni a fine 2009 (dopo svalutazioni per 1,2 milioni), con l'assunzione di tutto l'attivo e il passivo da parte di Sanifinance, nel cui bilancio tuttavia non c'e' traccia esplicita dei titoli della banca e d el gruppo triestino. Gli asset della societa' restano peraltro pressoche' inalterati a 6,7 milioni (6,4 milioni nel 2008).

5 - SKYPE: PUNTA A IPO DA 100 MILIONI DI DOLLARI SUL NASDAQ
Radiocor - Skype punta a quotare al Nasdaq titoli Ads per circa 100 milioni di dollari mentre nel frattempo la casa madre sta trasformandosi in una societa' con base legale in Lussemburgo. Lo scrive il Wall Street Journal on line ricordando che eBay Inc ha venduto la maggioranza di Skype lo scorso autunno a Skype Global, un gruppo di investimento guidato dal fondo di private equity Silver Lake Partners, per circa 1,9 miliardi di dollari in contanti e 125 milioni in titoli.

Skype, societa' che offre servizi voce via Internet, e' cresciuta rapidamente da quando e' stata fondata nel 2003. Al 30 giugno 2010, ha visto i suoi utenti aumentare del 41% rispetto a un anno prima a 560 milioni. Tuttavia, Skype ritiene che, nonostante la diffusione globale e la crescita registrata, 'la penetrazione dei nostri utenti connessi e paganti e' bassa relativamente alle opportunita' di mercato'. Per il secondo trimestre, la media degli utenti paganti e' salita del 23% a 8,1 milioni e la media degli utenti connessi e' aumentata del 36% a 124 milioni

7 - RCS, PIANO ALL'ESAME DEL PATTO VERSO IL CAMBIO DELLA GUARDIA TRA MONTEZEMOLO E JOHN ELKANN
La Stampa
-Il piano strategico di Rcs Mediagroup andrà con ogni probabilità all'esame dei soci il prossimo 8 settembre. Per quella data è stata infatti convocata la riunione dei rappresentanti dell'accordo parasociale che attendono dall'amministratore delegato Antonello Perricone le linee guida sul piano strategico del gruppo. Sotto esame c'è in particolare la situazione dei periodici. Il piano strategico dovrebbe poi essere valutato a fondo, sempre dal patto di sindacato, nel corso degli ultimi mesi del 2010. LESPRESSO

Sempre l'8 settembre potrebbe essere la data in cui verrà definito il passaggio del testimone all'interno del patto tra Luca Cordero di Montezemolo, già presidente della Fiat e che oggi ha la stessa carica nella Ferrari, e John Elkann che ha assunto la presidenza della Fiat e già siede nel consiglio d'amministrazione di Rcs Mediagroup.

 

Difficile invece che il patto sciolga in tempi brevi la questione della quota Rotelli. L'imprenditore del settore sanitario possiede circa l'11% di Rcs Mediagroup comprato negli anni passati a caro prezzo, anche rilevando la quota che aveva rastrellato Stefano Ricucci ed era poi passata al Banco Popolare. Ma per lui le porte del patto di sindacato restano ermeticamente chiuse. A questo vorrebbe porre rimedio uno dei grandi soci di Rcs come Salvatore Ligresti. Gli altri pattisti però non paiono avere alcuna intenzione di allargare il loro accordo parasociale, che per inciso rappresenta già un record italiano visto che copre oltre il 63% del capitale.

9 - GRECIA, LA CRISI COLPISCE IL COMMERCIO AD ATENE CHIUSO UN NEGOZIO SU SEI
La Repubblica
- Negli ultimi mesi quasi un negozio su 6 ha abbassato le serrande ad Atene a causa della crisi economica. Chiuso per sempre. Nel Porto del Pireo, ha gettato la spugna l´11% degli esercizi commerciali. Nei quartieri popolari il 17%. Nelle grandi arterie commerciali, le percentuali di chiusure toccano il 25%. Un negozio su 4.
A lanciare l´allarme è la Confederazione nazionale greca del Commercio, Esee, che ha esaminato la situazione di 3.421 esercizi ateniesi. I commercianti - che soffrono del calo di potere di acquisto delle famiglie, dovuto alla crisi - aumentano i loro debiti e licenziano tanti loro dipendenti. Poche settimane la stessa Confederazione ha calcolato la perdita di 100 mila posti di lavoro nel settore. «Stiamo assistendo a trasformazioni violente nel mondo del commercio al dettaglio», dice il presidente dell´Esee, Vassilis Korkidis.

10 - ACCELERA L'EXPORT TEDESCO
Corriere Della Sera ( MdF)
- La Germania ha chiuso il trimestre con un balzo delle esportazioni, rafforzando le attese di una crescita dell'1,5-2%. L'export è cresciuto a giugno del 3,8%, quattro volte le attese, a 86,5 miliardi di euro, e del 28,5% per tutto il trimestre, con l'incremento più elevato dal 1984, ritornando quasi ai livelli pre-crisi. Ha inciso, secondo gli esperti, anche la debolezza dell'euro.
Lehman, all'asta da Christie's quadri e la targa della banca

11 - ASTA LEHMAN
Corriere Della Sera - Quadri di Lucian Freud e Gary Hume, e altri oggetti provenienti dagli uffici europei di Lehman Brothers andranno all'asta (la prima) da Christie's a Londra il 29 agosto per contribuire a pagare i creditori della banca di investimento fallita. Si prevede la raccolta di circa 2 milioni di sterline. In asta anche la targa all'entrata della banca in Canary Wharf, stimata 2-3 mila sterline.

12 - FRANCE TELECOM PUNTA AI TELEFONI DEL MAROCCO
La Stampa -
France Telecom-Orange sta trattando per una «partnership industriale» con gli azionisti del secondo gruppo marocchino di tlc, Meditel. «Confermiamo di essere in trattative con i due azionisti di medi telecom per studiare le basi di una partnership industriale», ha indicato un portavoce della società francese.

I due azionisti di Meditel, Cdg e Financecom, hanno comprato l'operatore marocchino da Telefonica e Portugal Telecom nel 2009. La scorsa settimana la stampa marocchina aveva riportato che orange sarebbe interessata ad acquisire una partecipazione in meditel pari a circa il 40% del capitale, per il quale sarebbe pronta a pagare 650 milioni di euro. Sempre secondo la stampa del paese nordafricano, Meditel ha recentemente superato i 10 milioni di clienti del comparto mobile, arrivando a una quota di mercato del 37%.

13 - TIRRENIA VERSO LA DOPPIA GARA IN CAMPO PURE IMPRESE DI TIR
Si profila un destino separato per Tirrenia e Siremar dopo la decisione di Fintecna di annullare la gara di privatizzazione. Lo scenario emerge dalla missione di Giancarlo d'Andrea a Palermo, dalla quale è emerso che il dirigente è commissario straordinario della holding, mentre è rimasto amministratore unico della Siremar, la società di navigazione siciliana che in base all'ultimo bando doveva essere venduta assieme alla capogruppo.

Il doppio incarico, secondo fonti vicine al gruppo, farebbe ipotizzare la dismissione separata degli asset. Ipotesi ritenuta l'unica praticabile dal patron della Moby Lines, Vincenzo Onorato, che ieri ha ribadito alla Stampa il suo interesse per Tirrenia. «Siremar potrebbe interessare ad armatori locali, mentre a me e ad altri interessa la capogruppo. Si tratta di business differenti».

E proprio in vista di una doppia gara (anziché l'ipotesi «spezzatino), si fanno avanti altri candidati. «Diverse imprese di autotrasporto sono pronte a entrare in una cordata di investitori per acquistare Tirrenia, a patto che venga data priorità al trasporto delle merci rispetto al flusso turistico» annuncia Paolo Uggé, il presidente nazionale Conftrasporto. Intanto, la Uilt minaccia «un agosto di scioperi» per i traghetti di Stato.

14 - INTERNATIONAL POWER VERSO GDF SUEZ
La Stampa
- Il gruppo energetico francese Gdf Suez è vicino all'acquisizione della concorrente britannica International Power. Lo scrive il Sunday Times, secondo cui l'annuncio e sarà dato oggi.

15 - STEFANEL CONCLUDE L'AUMENTO DI CAPITALE
La Stampa - Si chiude con successo l'aumento di capitale di Stefanel. L'operazione, informa la società di Ponte di Piave (Treviso), si è conclusa con l'integrale sottoscrizione delle nuove azioni ordinarie al prezzo di 0,615 euro per azione, per un controvalore di 49,9 milioni di euro.

16 - ANTITRUST/1 SKY, MULTA PER LA PUBBLICITÀ
La Stampa - L'Antitrust ha giudicato ingannevole la campagna pubblicitaria di Sky per la promozione dell'offerta «Tutto Sky a 29,90 euro al mese per tre mesi e in più i mondiali Fifa sono inclusi». La segnalazione era arrivata all'Antitrust dalla concorrente Rti (Mediaset).

17 - ANTITRUST/2 CHIUSE LE ISTRUTTORIE SU ADR E SEA
La Stampa
- L'Antitrust ha chiuso le istruttorie sulle società degli aeroporti di Roma Adr e di Milano Sea, perché dopo le pronunce del Consiglio di Stato «non è necessario procedere negli accertamenti istruttori richiesti dal giudice di prime cure».

10-08-2010]

 

 

 -MURDOCH CONTRO SKYPE, NON POTETE USARE NOME 'SKY'
(ANSA) - La BSkyB di Rupert Murdoch ha avviato una battaglia legale contro Skype, colosso delle videocomunicazioni via internet, affermando che la parola 'Sky', inglobata nel nome 'Skypè, è sua proprietà e quindi non può essere usata da altri. Lo riferisce l'Independent online.

 

Ieri Skype ha annunciato di voler sbarcare sul Nasdaq alla borsa di New York. L'azione legale di BSkyB - che chiede che quel nome non si possa usare nell'Ue - viene rivelata nei documenti presentati da Skype per annunciare la prevista prima offerta pubblica di azioni (Ipo). Dal 2006 la società di Murdoch si oppone in varie sedi all'uso del nome Skype.

 

il provider di videotelefonia su internet si oppone all'affermazione di BSkyB, si sottolinea, ricordando che Skype ha ottenuto il diritto di usare il proprio nome in Svizzera, Turchia e Brasile, ma che nell'Unione Europea il caso è ancora aperto, anche se c'è stato un parere preliminare sfavorevole a Skype. E si preannuncia un ricorso «se necessario» alla Corte generale di Giustizia dell'Ue.

7 -DUE TESTE SONO MEGLIO DI UNA: L'USCITA DI HURD POTREBBE RIVELARSI UN'OCCASIONE PER HP
La Stampa - Hewlett-Packard potrebbe trovare un risvolto positivo nelle dimissioni di Mark Hurd. L'abbandono del presidente e amministratore delegato a seguito delle accuse di falsificazione delle note spese e molestie sessuali si farà sentire, soprattutto perché il suo apporto alla società tecnologica è stato estremamente positivo.

 

Gli investitori l'hanno presa male, facendo scendere le azioni del 10% nelle contrattazioni serali di venerdì dopo l'annuncio della notizia. Ma il Cda potrebbe cogliere questa occasione per separare il ruolo del presidente da quello del Ceo e creare i presupposti per un ciclo ancora più positivo.

La società ha bisogno di una guida forte per la gestione operativa quotidiana. Hp sta integrando alcune importanti acquisizioni, inclusa quella del fornitore di reti 3Com e quella del produttore di smart phone Palm. Ad Hp potrebbe giovare anche una funzione di guida strategica. Benché Hurd fosse unanimemente apprezzato come guru operativo, è stato troppo lento nel riconoscere la crescente influenza delle tecnologie consumer sul mondo aziendale. Ad esempio, la società non ha acquisito una posizione di rilievo nel mercato dei telefoni cellulari.

La separazione dei ruoli avrebbe anche un altro vantaggio - quello di attribuire le responsabilità in modo più preciso. Questo sarebbe particolarmente vantaggioso per Hp considerando i suoi precedenti non immacolati in materia di corporate governance. Prima di quest'ultimo scandalo Patricia Dunn, che aveva preceduto Hurd nel ruolo di presidente, era stata costretta a dimettersi quando era emerso che una società esterna assunta da Hp aveva usato metodi discutibili per intercettare i dirigenti di Hp, il personale e alcuni giornalisti.

Naturalmente, la separazione delle funzioni non è una panacea. La Dunn aveva avuto di fronte Carly Fiorina prima che entrambe fossero costrette a lasciare. Le decisioni sbagliate sulle nomine non si possono correggere così facilmente. D'altra parte, non preclude i vantaggi di una gestione intelligente. Hp dovrebbe approfittare di questa spiacevole situazione provando a trarne qualcosa di buono.

8 - LO YEN FORTE STA DIVENTANDO UN PROBLEMA PER IL GIAPPONE
La Stampa
- La forza dello yen sta diventando un problema per il Giappone. La valuta è vicina ai massimi degli ultimi 15 anni contro un dollaro debole. I dati sul commercio e sui prestiti resi noti lunedì sono stati deludenti. Il ministro delle finanze sta riflettendo sui pericoli che potrebbero derivare da «interventi eccessivi e non coordinati sul commercio con l'estero». Per ora, tuttavia, un intervento sui mercati delle valute sembra improbabile. Piuttosto, il Giappone auspica che questa settimana la Fed americana non lasci intendere di essere pronta a stampare nuova moneta.

Il Giappone è in linea con le tendenze mondiali. Gli ultimi dati economici sono leggermente deludenti. Le previsioni di crescita vengono ridimensionate. La paura per gli Stati Uniti è largamente diffusa. Ciò nonostante, lo scenario presenta anche segnali di ripresa e di propensione al rischio che prevalgono sugli indicatori di una nuova crisi.

Nonostante la forza dello yen rappresenti una minaccia, il Giappone è ancora trainato da una ripresa guidata dalle esportazioni che, pur tentennante, è tutt'altro che esaurita. Il Giappone teme soprattutto un peggioramento della situazione statunitense e del dollaro. La crescita degli Stati Uniti nel secondo trimestre è stata un po' deludente, i dati sull'occupazione di luglio lo sono stati molto di più.

Dal punto di vista del Giappone, il pericolo è che la Fed vada oltre i discorsi pacificatori e decida di reinvestire in buoni del tesoro i proventi dei titoli ipotecari in scadenza o, peggio ancora, che preveda la possibilità di stampare nuova moneta.

 

Non è detto, però, che questi timori si materializzino. I dati economici degli Stati Uniti rimangono deboli ma non sono negativi. La Fed potrebbe riconfermare la sua fiducia in una ripresa graduale. In questo caso, può darsi che le preghiere del Giappone vengano esaudite - e che lo yen inizi a scendere.

 10-08-2010]

 

 

ROSARNO / 24-01-2010

REGGIO CALABRIA, ROSARNO: COLDIRETTI / Fino al 474% aumentato prezzo delle arance dalle coltivazioni di Rosarno alla tavola.

 

Arance e produzioni agricole, analisi Coldiretti dopo i fatti di Rosarno ( Reggio Calabria ) - Le arance sono pagate in media 27 centesimi al chilo nelle campagne, in calo rispetto allo scorso anno e al di sotto dei costi di produzione, ma il prezzo moltiplica fino a 1,55 euro al chilo sul banco dei consumatori con ricarichi del 474 per cento dal campo alla tavola. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, in occasione dei drammatici fatti di Rosarno, dalla quale si evidenzia peraltro che la situazione è ancora piu' grave per le arance destinate alla produzione di succo che vengono pagate appena 3-4 centesimi al chilo anche perché manca l’obbligo di indicare l’origine nel succo nelle bevande e viene “spacciato” come Made in Italy quello importato dal Brasile o dalla Florida.