CROMO ESAVALENTE
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Caro Giancarlo
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Oltre il colore e la bandiera  2a   parte

 

 

 

 

 

Grazie Federico,

a Torino quando trattavano il cromo esavalente (giallo) e lo trasformavano in trivalente (verde) la Dora Riparia, dove veniva versato, presentava lunghe scie verdi. L'ARPA diceva che non era cromo, ma fluoresceina...

Il giorno 29 gennaio 2010 18.49, Federico Valerio <federico.valerio@fastwebnet.it> ha scritto:

 

Caro Roberto i sali di cromo trivalente sono verdi, quelli di cromo esavalente ( tossico e cancerogeno) sono gialli. E' la prima cosa che un chimico in erba impara quando comincia l'arduo cammino dell'"Alchimista",

Il giorno 29/gen/2010, alle ore 12.23, Topino Roberto ha scritto:

 

Guardate bene il colore del cromo esavalente trattato: diventa verde!

«Stoppani» prova a passare dal cromo all’acqua pura

di Redazione

 

Si chiama Eco1 ed è il nuovo impianto di depurazione delle falde acquifere creato all'interno dell'ex stabilimento Stoppani di Cogoleto nell'ambito dei lavori di riqualificazione dell'area dove sorgeva la ex «fabbrica della vergogna», la bomba ambientale che per decenni ha avvelenato indisturbata acque, terreni circostanti e un litorale, quello tra Cogoleto e Arenzano, dove ancora oggi le pietre sulla spiaggia, se capovolte, si rivelano di un colore giallo-fosforescente certamente poco rassicurante.

L'impianto, che sostituisce un depuratore ormai obsoleto, servirà a purificare le acque interne alla fabbrica nell'intento di salvare la falda sottostante, dove sono stati rilevati livelli d'inquinamento da cromo esavalente 6mila volte superiori ai limiti.

Il nuovo macchinario, che promette di depurare in un anno fino a 1.051.200 metri cubi d'acqua e fanghi grondanti cromo, è stato inaugurato ieri mattina all'interno dell'ex stabilimento alla presenza del Commissario delegato all'emergenza Stoppani ed ex Prefetto di Genova Annamaria Cancellieri, del presidente della Provincia Alessandro Repetto e dei sindaci di Arenzano e Cogoleto, Luigi Gambino e Attilio Zanetti.
Costato 2 milioni e 600mila euro, Eco1 è stato realizzato grazie a finanziamenti provenienti dal Ministero dell'Ambiente e dalla Regione Liguria, grazie ad un lavoro di sinergia tra Stato ed enti locali che il commissario Cancellieri non esita a definire vincente.

L'opera è un record nel record: realizzata dalla ditta Servern Trent Italia che è riuscita a mettere in piedi, in meno di 150 giorni, un impianto tecnologicamente avanzatissimo, Eco1 permetterà, nell'arco di 12 mesi, di recuperare fino a 19 tonnellate di cromo 6, sostanza cancerogena solubile in acqua e per questo difficilmente intrappolabile, che altrimenti finirebbero disperse nell'ambiente.

L'impianto tratta le acque sporche di falda, quelle derivanti dalla pulizia dei piazzali e quelle di lavaggio dei camion in uscita.

All'interno delle vasche di reazione dove vengono pompati, i fanghi vengono mescolati ad alcuni reagenti che permettono di far precipitare il cromo 6 trasformandolo in cromo 3, non tossico e in forma di sali facilmente smaltibili.

Una volta separati i cristalli di cromo dal liquame «un analizzatore automatico effettua le misurazioni finali dei livelli di ph, redox e cromo6 nell'acqua in uscita»: un solo valore fuori norma e il liquame automaticamente viene rispedito all'inizio del processo.

«Quest'opera - ha affermato Annamaria Cancellieri - è una risposta efficiente e moderna che sostituisce un impianto, l'Eco 2, obsoleto e non adatto ad assolvere a un impegno che dovrà durare ancora anni».

Insomma, il percorso è ancora lungo anche se c'è già chi pensa al futuro dell'area, come i sindaci delle due cittadine attigue. «Abbiamo già dato l'incarico per il piano urbanistico comunale - dichiara Attilio Zanetti, sindaco di Cogoleto - noi puntiamo sull'insediamento di attività produttive anche se al momento l'aspetto primario è la riqualificazione ambientale.

Già entro il 2010 verrà bonificata buona parte della spiaggia di Cogoleto».

«Questa è una risposta importante - sottolinea infine il commissario Cancellieri - perché servirà a bonificare e rendere accessibili gli arenili, restituendo il mare, che in questi anni è stato inavvicinabile, alla collettività».

 

http://www.ilgiornale.it/genova/stoppani_prova_passare_cromo_allacqua_pura/29-01-2010/articolo-id=417662-page=0-comments=1

 

 

 

 

SCILIPOTI, CIMADORO e PIFFARI.

 

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro del lavoro, della salute e dello politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

Treviglio è un comune italiano di 28.000 abitanti, della media pianura Padana Bergamasca;

il terreno su cui sorge Treviglio, è d’origine alluvionale e presenta strati composti principalmente da ghiaia, sabbia e più in profondità anche da arenaria;

nel suo territorio sono presenti numerose falde acquifere, alcune delle quali giungono ai numerosi pozzi presenti in città e nel territorio;

il suo territorio è attraversato da molteplici fossi, ovvero canali atti alla movimentazione delle acque;

il cromo VI (esavalente) è un metallo, utilizzato dall’industria per la sua particolare resistenza alla ruggine;

è scientificamente dimostrato che il cromo esavalente è cancerogeno, può causare tumori delle prime vie aeree, dello stomaco e dei polmoni;

è scientificamente dimostrato che il cromo esavalente ha proprietà citotossiche, cioè può legarsi a proteine e DNA e restare nel patrimonio genetico trasmesso ai figli causando, tra l’altro, mutazioni geniche e aberrazioni cromosomiche;

 

Allegato il testo completo.

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed255/pdfbtmod.pdf

 

 

cromo esavalente: 38 indagati per avvelenamento doloso e mancata bonifica

 
Mentre attendiamo che la Magistratura apra un altro prioritario filone di indagine per il gravissimo inquinamento da PFOA acido perfluorottanoico in atto a danno dei fiumi e dei lavoratori: come documentato nel nostro esposto anche con le analisi del sangue dei dipendenti, con soddisfazione rileviamo che la Procura della Repubblica, con i suoi 38 indagati per avvelenamento doloso e mancata bonifica (fino a 15 anni di reclusione), ha accolto i tre punti cardine dell’altro esposto presentato l’anno scorso da Medicina democratica. Vale a dire: 1) non solo cromo esavalente ma almeno altri 20 veleni tossici e cancerogeni sono sotterrati per 500 mila metri cubi (o forse il doppio?) sotto lo stabilimento di Spinetta Marengo. 2) La Solvay (e prima di lei Arkema) ne era perfettamente a conoscenza, come tutti, e più di tutti: non a caso avendo acquistato il complesso chimico per un tozzo di pane. 3) La Solvay ha nascosto e contrabbandato le discariche, ha ingannato le amministrazioni e omesso la bonifica.

Dunque le aziende dovranno pagare i danni alle persone, alle falde, agli acquedotti, e soprattutto i costi della bonifica, intendendo per bonifica -aggiungiamo noi- l’eliminazione dei veleni sotterrati e giammai il costoso piano AMAG di inutile “lavaggio” delle acque.

Come avevamo annunciato nel nostro esposto, al processo per il disastro ecologico ci presenteremo quale parte civile, insieme agli ammalati e ai famigliari dei cittadini e dei lavoratori deceduti. In quella sede cercheremo di individuare, insieme alle responsabilità dei dirigenti aziendali, anche le responsabilità di amministratori ed enti di controllo pubblici. Responsabilità penali, perché quelle morali e politiche sono evidenti: se i politici avessero realizzato l’Osservatorio ambientale della Fraschetta da noi rivendicato da 30 anni, non saremmo arrivati a questo drammatico punto: le indagini idrogeologiche ed epidemiologiche erano infatti al primo punto dell’Osservatorio. Se i sindacati avessero sostenuto l’Osservatorio piuttosto che le direzioni aziendali, avrebbero difeso i posti di lavoro del futuro.

Lino Balza Medicina democratica  

 

 

Ambiente

Intervistati la Solvay, Fabbio e l'Arpa

Pericolo cromo: ne parlano Le Iene

 

Il cromo esavalente e la Solavy Solexis sono ritornate al centro dell'attenzione nazionale. Ieri sera è infatti andato in onda il servizio delle "Iene" di Italia 1 curato dall'inviato Luigi Pelazza nel paese di Spinetta Marengo e all'interno dello stabilimento, girate all'indomani dello "scoppio" del caso cromo esavalente. Sull'argomento sono stati sentiti i dirigenti della Solvay Solexis (il direttore generale Bigini, il responsabile dell'ufficio stampa Novelli e direttore del personale Bessone), i quali hanno dichiarato, tra le altre cose, che il famoso "pozzo otto" da cui veniva attinta l'acqua per alcune attività dei dipendenti e per la fornitura a molte famiglie di Spinetta, è stato chiuso nel 2008 per un'ordinanza del Sindaco Fabbio solo in via precauzionale.

 

Interpellato sulla questione, però, il Sindaco, autore dell'ordinanza, ha dichiarato che il pozzo è stato chiuso per la sua pericolosità e non in via precauzionale. Fabbio si è detto molto preoccupato per l'attività della fabbrica, non solo per quanto riguarda l'acqua, ma anche, e soprattutto, per l'aria; ha espresso la volontà di dotare il Comune al più presto di centraline per misurare questo tipo d'inquinamento.

 

Uguale il parere della Responsabile dell'Arpa Piemonte (Pavese) che ha dichiarato che finché non sarà effettuata una bonifica del terreno sottostante l'acqua sarà sempre inquinata.

Ma la preoccupazione che traspare dalle parole di molti abitanti del sobborgo alessandrino è, comprensibilmente, non solo quella dell'inquinamento, ma anche che la fabbrica possa chiudere, portando via quindi risorse e posti di lavoro. Gli abitanti, infatti, hanno sempre accettato volentieri la presenza della fabbrica, prima Montedison poi Solvay, in cambio di posti di lavoro e di acqua gratis.

 

Sotto, il video della puntata di ieri.

 

http://www.youtube.com/watch?v=6UQoo7LyByc

http://www.youtube.com/watch?v=qDYgVyIVs-I

 

28/10/2009

 

http://www.giornal.it/pagine/articolo/articolo.asp?id=26839

 

 

 

Cromo esavalente, l’acqua era verdissima, ma teniamo famiglia.

 

http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=190649

 

TERNI-RIETI: QUANTI DUBBI

28 Luglio 2009 06.00 - di Adriano Lorenzoni - Fonte: Terni in rete - cod.190649

 

E i lavoratori pagano per tutto

 

Occhi bassi, rassegnazione. Non c'è la voglia di parlare ( come sempre ) . Si temono ritorsioni. " Teniamo famiglia, se non apre il quadrilatero da qui non ce ne possiamo andare ". C'è la speranza, nemmeno tanto lontana, che tutti riprendano il loro posto di lavoro non appena la magistratura ternana avrà di nuovo sbloccato quel pezzo di cantiere che galleggia su di una sorta di melma, quel che resta del laghetto dei veleni sversato nel Tessino.

A.L.: ma lei sa perchè i lavori sono fermi?

Dipendente: no , e chi ti dice niente. Noi non contiamo niente. A noi ci dicono solo fai questo, fai quello. Basta. Se non parliamo e non chiediamo è ancora meglio.

A.L.: si, ma saprete che è stato trovato un agente molto pericoloso per la vostra salute, soprattutto.

Dipendente: che c'era qualche cosa che non andava era chiaro a tutti. Se le ritrovo le farò vedere le foto che ho scattato con il telefonino ; le foto di quella acqua verdissima, mai vista prima. Ci hanno fatto indossare delle tute e delle maschere. Qualcuno di noi ha avuto problemi con la pelle. Niente di grave però. Ma qui le cose da dire sarebbero tante. Ma non si possono dire.

A.L. me ne dica almeno una

Dipendente : Come è chiaro a tutti noi andiamo avanti a colpi di dinamite per far saltare la roccia. Dovrebbe passare un'ora , ma almeno mezz'ora prima che si possa cominciare a lavorare affinchè l'aria si sia liberata dei detriti e della polvere. Ma ci dobbiamo sbrigare, dopo 5 minuti stiamo già lì. Non ci si vede, non si respira, è pericoloso ma stiamo lì. E non dobbiamo creare problemi. Questa è la cosa principale ".

A.L.: Ma scusi il ruolo dei sindacati in tutta questa vicenda?

Dipendente: E chi li ha visti? Nessuno di noi è di Terni. Si sono mossi adesso dopo la minaccia dei licenziamenti e prima chi li ha visti mai. Noi non siamo di qui, siamo tutti meridionali.

 

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Torniamo a scrivere della Terni-Rieti a distanza di 24 giorni. Era il 4 luglio quando vi informavamo che un tratto di cantiere era stato di nuovo fermato. I dubbi restano tutti. Sulla precarietà delle condizioni di sicurezza di chi vi lavora. Sull'entità dell'inquinamento della zona che, lo ricordiamo, è sito da bonificare. L'assessore all'ambiente della provincia di Terni, Bellini, assicura che " una soluzione è in vista " e che, quindi, confida, che i lavori potranno presto riprendere. Resta, ovviamente, la madre di tutte le considerazioni, ovvero sia come si fa ad autorizzare la costruzione di una superstrada che buca un discarica.

 

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Andrea Liberati, segretario di Lega Ambiente Umbria sottolinea come " i diritti economico-sindacali e i diritti ecologico-ambientali , vengano entrambi considerati, per lo meno dalle istituzioni, per spezzare quelle cattive abitudini delle imprese, pubbliche e private, a richiedere sempre meno regole. Cattive abitudini che hanno fatto la storia industriale di questo come di altri territori e che riemerge ancora più pressante e prepotente in tempi di crisi".

 

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Quale danno abbiano subito i lavoratori che per mesi sono stati a contatto con questo cromo esavalente non lo sapremo mai. " Teniamo famiglia " sicuramente ma almeno il diritto di lavorare in un posto sicuro, almeno quello, dovrebbe essere inalienabile. Dobbiamo dire che la città di Terni assiste a tutto ciò, nella quasi totale indifferenza. Anzi, sospettiamo che più d'uno alzi le spalle per questi continui fermi dei cantieri. " Qui, se non si sbrigano, io la Terni-Rieti, non la ricordo " , mi disse un anziano di Prisciano. Non molto diverso da quanto pensano tanti altri ternani.

 

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk