NUOVO MODELLO DI SVILUPPO (EX CIVILTA' COSTITUZIONALE)
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

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DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 01.12.15

4) Processo MPS SIENA MI 27.11.15.

5) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 19.11.16 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

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O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

1. UNA CLAMOROSA TEMPESTA SI ABBATTE SULL’ATLETICA MONDIALE A UN ANNO DAI GIOCHI DI RIO. QUASI UN TERZO DELLE MEDAGLIE ASSEGNATE NEGLI ULTIMI 11 ANNI SOSPETTE PER DOPING
2. UN CRONISTA TEDESCO, TRAMITE UNA GOLA PROFONDA DELLA IAAF, HA MESSO LE MANI SU UN DATABASE IN CUI SONO RACCOLTI, FRA MONDIALI E OLIMPIADI, 12MILA TEST DEGLI ULTIMI 11 ANNI
3. CI SAREBBE TUTTO IL GOTHA MONDIALE DELLE DISCIPLINE DI FONDO E MEZZOFONDO. NEL 90% DEI CASI SI TRATTA DI ATLETI RUSSI E, SOPRATTUTTO, KENIANI, IL CUI MITO DI INSUPERABILI CORRIDORI DEGLI ALTIPIANI TROVA SQUALLIDO RIDIMENSIONAMENTO NELLE PRATICHE DOPING
 4. SOTTO ACCUSA ANCHE GLI SPONSOR (TIRATA IN BALLO LA NIKE) CHE PAGANO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI DOLLARI PER APPARECCHIARE UNO “SPETTACOLO” FASULLO 
5. IL RUOLO DEL DOTTOR FISCHETTO, IL MEDICO COINVOLTO NELL’INCHIESTA SU ALEX SCHWAZER

Eugenio Capodacqua per “la Repubblica”

 

Una clamorosa tempesta si abbatte sull’ atletica mondiale a un anno dai giochi di Rio. Quasi un terzo delle medaglie assegnate negli ultimi 11 anni fra mondiali e olimpiadi sarebbero fortemente sospette per doping.

 

Lo sostiene un’inchiesta della tv Der Est e condotta in collaborazione con la BBC e il Sunday Times dal giornalista tedesco Hajo Seppelt che, tramite una “gola profonda”, prossima alla IAAF, è riuscito a mettere le mani su un enorme database della Federazione internazionale di atletica, in cui sono raccolti qualcosa come 12000 esami ematici di 5 mila atleti di primissimo piano, negli anni che vanno dal 2001 al 2012.

 

Ci sarebbe tutto il gotha mondiale delle discipline di fondo e mezzofondo. Russi (“il 90% dei casi sospetti”, secondo l’inchiesta), americani, spagnoli, e, soprattutto, keniani, il cui mito di insuperabili corridori degli altipiani trova squallido ridimensionamento nelle pratiche doping. Praticacce smascherate dalle drammatiche immagini tv. Epo iniettata in vena in squallidi sottoscala o depositi di merce varia in barba ad ogni benché minima norma igienica.

 

TIMES

Corrono per uscire dalla miseria attirati dal miraggio di premi di sponsor cui interessa solo il record e lo spettacolo. E rischiano. E qualcuno addirittura muore in circostanze molto sospette, come il maratoneta Jeoffrey Kipketer Tarno deceduto in gara nel 2013, lasciando moglie e 4 figli.

 

Spagnoli (per anni seguiti dal famigerato dottor Fuentes), ma anche italiani, i più in vista del mezzofondo dell’epoca. Uomini e donne. Con valori ematici sospetti ed altalenanti, come centinaia di altri atleti, per i quali due massimi esperti dell’antidoping mondiale come Parisotto e Ashenden, i luminari del passaporto biologico e dei test anti epo, ipotizzano il ricorso a pratiche illecite come la trasfusione e farmaci vietati come l’epo, anche assunta in microdosi. In tutto 146 medaglie che sarebbero da ritirare, di cui 55 d’oro. È il quadro drammatico di un’atletica truffaldina.

 

Dove gli sponsor (l’inchiesta tira in ballo la Nike) pagano centinaia di migliaia di dollari per ammannire uno “spettacolo” fasullo. Emergono pesanti responsabilità dell’organismo di controllo, la IAAF. E dei dirigenti deputati. Centinaia di test definiti oggi altamente sospetti e nessun intervento.

 

Un quadro apocalittico. Con valori abnormi. La Iaaf aveva affidato la valutazione preliminare dei casi e la gestione del database al dottor Fischetto, come membro della commissione antidoping, il medico coinvolto nell’inchiesta su Schwazer. Ora si scopre che a dover richiamare l’attenzione della IAAF c’erano numerosi altri marciatori di livello. 

 

Quello di Seppelt è lo stesso database al quale faceva preoccupato riferimento il dottor Fischetto nell’indagine bolzanina? Il ruolo del medico non è chiaro. Sarà l’inchiesta penale a stabilire come mai la IAAF gli affidasse informazioni così delicate, nonostante l’evidente conflitto di interessi derivante dal suo doppio ruolo di medico federale. «Vista la gravità delle affermazioni - ha commentato amaro il presidente Wada, sir Craig Reedie sarà necessario aprire immediatamente un’inchiesta. Faremo tutto il necessario per andare a fondo della vicenda». Sarebbe davvero il caso.

 

 

 

 2016

 

 

 

 

Il Nuovo Secolo Americano

Il Nuovo Secolo Americano 




un film di Massimo Mazzucco
Il Nuovo Secolo Americano presenta tutti i retroscena storici, politici, economici e filosofici che avrebbero portato agli attentatidell'11 settembre per vie ben diverse da quelle che ci sono stateraccontate.
"Storicamente accurato, narrativamente coinvolgente, "Il nuovo secolo americano" è senza dubbio uno dei migliori filmsui retroscena dei fatti che hanno portato all'11 settembre"
- Webster G. Tarpley

I capitoli del film:
LA PAURA ATOMICA - Una premessa fondamentale
OSAMA BIN LADEN - Quello vero e quello inventato
GEORGE W. BUSH - Un presidente in ostaggio
NEOCONS - Un gruppo che viene da lontano
I PRECEDENTI STORICI - Guerra e Costituzione
PETROLIO e GAS- La nuova geografiamondiale
IL COMPLESSO MILITARE-INDUSTRIALE - Una profeziaavverata
LA GUERRA MEDIATICA - Più importante di quella reale
CONTRACTORS - La guerra dei privati
LE FORZE OSCURE - Iraq terra di nessuno
Il Nuovo Secolo Americano è stato presentato alla 31 MostraInternazionale del Cinema di San Paulo, Brasile, il 26/29 Ottobre 2007
Per maggiori informazioni:
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Video inedito di Paolo Borsellino

Video inedito di Paolo Borsellino 

Il giudice Borsellino incontra, il 26 gennaio del 1989, gli studenti di Istituto professionale di Stato per il commercio "Remondini" di Bassano del Grappa.
Incisivo e didascalico, affronta tutti i temi fondamentali: dalla mafia alla legalità.
Video avuto per gentile concessione del Prof. Enzo Guidotto, Presidente dell'Osservatorio veneto sul fenomeno mafioso e Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.
Visita il sito: www.centroborsellino.it
Vistia il sito: www.narcomafie.it
Vistia il sito: www.antimafiaduemila.com

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La vera storia di Haiti

La vera storia di Haiti 

Nessuno si è mai domandato come è possibile che metà di un'isola stia relativamente bene, dal punto di vista economico, mentre l'altra metà sia semplicemente il paese più povero di tutto l'emisfero occidentale?Teoricamente un'isola dovrebbe disporre di risorse naturali divise abbastanza equamente, e non si conoscono isole in cui ci siano fragole, ruscelli dorati e fior di loto da una parte, mentre dall'altra vi siano cave di tufo, zanzare e topi morti.Perchè allora Haiti è il paese più povero dell'Occidente, mentre a Santo Domingo - l'altra metà dell'isola - la popolazione se la passa relativamente bene, o comunque vive in maniera dignitosa?Perchè Haiti ha commesso, oltre duecento anni fa, il più grave peccato mortale che si conosca sulla faccia della terra: ha osato ribellarsi all'uomo bianco.

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QUELLO CHE LA TV NON CI MOSTRA - LuogoComune.net

QUELLO CHE LA TV NON CI MOSTRA - LuogoComune.net 

Ogni aereo, elicottero o mezzo corazzato dell'esercito americano dispone di uno o più registratori digitali, che memorizzano tutte le immagini esterne e tutti i dialoghi intercorsi fra i membri dell'equipaggio nelle varie operazioni. Quello che pubblichiamo, con sottotitoli in italiano, è un filmato che non doveva certo essere reso pubblico. Proviene da un AC-130, in missione notturna in Iraq. E' il vero volto della guerra, ed è anche il vero volto del nostro alleato. I morti passano, la Storia rimane. E noi stiamo passando alla storia, ancora una volta, da una parte che molto probabilmente in futuro non ci piacerà riconoscere, e che cercheremo in tutti i modi di "rivisitare" ad uso e consumo delle nostre coscienze. Ma certe immagini non si cancellano.
Il filmato dura sei minuti, e mostra in realtà due diverse azioni, delle quali abbiamo sottotitolato tutto quello che siamo riusciti a capire. Ma il resto non è difficile immaginarlo. Nella prima azione, che si svolge di notte, la t elecamera è a raggi infrarossi, per cui gli esseri umani appaiono completamente bianchi. L'illusione di potersi nascondere nell'oscurità è, come vedrete, completamente fasulla. Se c'è qualcosa che turba profondamente, è questa schiacciante superiorità tecnologica unita al tono distaccato con cui si decide della vita e della morte altrui.
Per gentile concessione di www.luogocomune.net

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QUELLO CHE LA TV NON CI MOSTRA - LuogoComune.net

QUELLO CHE LA TV NON CI MOSTRA - LuogoComune.net 

Ogni aereo, elicottero o mezzo corazzato dell'esercito americano dispone di uno o più registratori digitali, che memorizzano tutte le immagini esterne e tutti i dialoghi intercorsi fra i membri dell'equipaggio nelle varie operazioni. Quello che pubblichiamo, con sottotitoli in italiano, è un filmato che non doveva certo essere reso pubblico. Proviene da un AC-130, in missione notturna in Iraq. E' il vero volto della guerra, ed è anche il vero volto del nostro alleato. I morti passano, la Storia rimane. E noi stiamo passando alla storia, ancora una volta, da una parte che molto probabilmente in futuro non ci piacerà riconoscere, e che cercheremo in tutti i modi di "rivisitare" ad uso e consumo delle nostre coscienze. Ma certe immagini non si cancellano.
Il filmato dura sei minuti, e mostra in realtà due diverse azioni, delle quali abbiamo sottotitolato tutto quello che siamo riusciti a capire. Ma il resto non è difficile immaginarlo. Nella prima azione, che si svolge di notte, la t elecamera è a raggi infrarossi, per cui gli esseri umani appaiono completamente bianchi. L'illusione di potersi nascondere nell'oscurità è, come vedrete, completamente fasulla. Se c'è qualcosa che turba profondamente, è questa schiacciante superiorità tecnologica unita al tono distaccato con cui si decide della vita e della morte altrui.
Per gentile concessione di www.luogocomune.net

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Zeitgeist the Movie

Zeitgeist the Movie 

Web film non profit del 2007, diretto, prodotto e distribuito da Peter Joseph.È un documentario diviso in tre parti, apparentemente distinte ma rivolte verso un unico messaggio:La prima parte tratta della religione cristiana come fosse un mito, comparando la storia del Cristo con quella di diverse religioni precedenti, in particolare con il mito di Horus. Così facendo propone una lettura astrologica della Bibbia.La seconda parte rivisita gli attentati dell'11 settembre 2001 in chiave cospirazionista, i possibili artefici dell'attentato, chi possa averne tratto beneficio, e se potevano essere evitati.La terza parte traccia un filoconduttore tra i grandi conflitti bellici che hanno coinvolto gli Stati Uniti, partendo dalla prima guerra mondiale sino alla seconda guerra del golfo, riconducendo il tutto alle logiche affaristiche dei maggiori cartelli bancari statunitensi e al ruolo principale della stessa Federal Reserve.

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NOV 2015

 

1.                        Uccidete la democrazia! - Wikipedia

it.wikipedia.org/wiki/Uccidete_la_democrazia!

Fortemente critico poi è il dettagliato articolo Brogli elettorali e sindrome della ... Successivamente sia Enrico Deaglio che Beppe Cremagnani, autori del ... Per approfondire, vedi Elezioni politiche italiane del 2006#La revisione delle schede.

 

http://www.mauroennas.eu/ita/personal-web-tv-17.html

 

 

 

 

 

Sventreranno Firenze per la Tav

"C’è fibrillazione. Attesa. Telefonate. Incontri, strette di mano, dichiarazioni. No, la partita non è affatto chiusa. E dopo la grande tornata di poltrone nelle società partecipate è ormai chiaro: la Tav sotto Firenze si ha da fare. Fa niente se c’è un’inchiesta della magistratura fiorentina che a settembre ha scatenato il terremoto in Italferr e nelle aziende partecipate che hanno in capo l’appalto per il Grande Buco Sotto Firenze. Il tunnel attraverserà ad ogni costo la bomboniera d’Italia: passerà sotto gli Uffizi, le cattedrali, le piazzette degli innamorati, le vie un tempo calcate da Dante e Michelangelo, per permettere ai treni dell’Alta velocità di bypassare Santa Maria Novella e recuperare una manciata di preziosissimi minuti nella tratta degli affari – l’unica redditizia per la Tav – tra Roma e Milano. Fa niente se persino il Davide è a rischio microfratture. Il tunnel s’adda fare."

... [continua]

 

 

Sventreranno Firenze per la Tav
leggi il post

di Francesca B., Ovada (voti: 3)

Quando il David di Michelangelo era stato ultimato dall’artista, si riunì una commissione per decidere la collocazione della scultura. Ne facevano parte tra gli altri Botticelli, Leonardo e Filippino Lippi. Il David venne posto davanti al Palazzo Vecchio per sottolineare la forte simbologia politica dell’opera: Davide incarnava il giusto che, armato solo di una fionda e della fede in Dio, riesce a prevalere sul forte ma iniquo. Gli artisti dell’epoca interpretavano questa immagine come simbolo di un buon governo, garante delle libertà e del bene comune. Non c’è quindi da meravigliarsi se oggi al David vacillano le gambe ed è tutto acciaccato per colpa delle microfratture. Ma la fionda ce l’ha ancora e anche la mira è quella di sempre, per cui i Golia di oggi farebbero bene a riflettere se gli conviene insistere sulla Tav sotto Firenze.

 

A noi il debito a loro gli affari

di E.L.

Pensate un po’: mentre voi state in Italia e i gioielli di famiglia se ne vanno, l’ex Amministratore Delegato di Eni (sostituito il 9 maggio), il Sig. Paolo Scaroni, un signore che una ventina di anni fa, per la precisione nel 1992 è stato arrestato nell'inchiesta “mani pulite” e nel 1996 ha patteggiato un anno e 4 mesi per tangenti di svariate centinaia di milioni di lire versate al Partito Socialista italiano e che il 7 febbraio del 2013 viene iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano per corruzione, sembrerebbe, secondo il Financial Times, che abbia già trovato un nuovo lavoro.
Scaroni, che ha a lungo occupato la più "internazionale" delle poltrone delle aziende quotate italiane (ndr Eni), starebbe per diventare vicepresidente della banca d’investimento Rothschild. Secondo il giornale della city il manager 67enne potrebbe far valere il suo "fat contact book", la folta serie di contatti importanti nel settore energetico a livello mondiale e in Italia, ed è visto come un "apri porte" in questo settore per la banca. Ecco come si fanno i soldi! A noi il debito a loro gli affari. E' la finanza bellezza!

 


La strage di Viareggio, 5 anni dopo

"Il 29 giugno di 5 anni fa a Viareggio un treno merci carico di Gpl deragliò, una delle quattordici cisterne si squarciò e il pericoloso contenuto fuoriuscì avvolgendo velocemente un’ampia zona di una nube gassosa che pochi secondi dopo si trasformò in fuoco. Un fuoco che avvolse un intero quartiere bruciando 33 persone di cui 3 bambini che dormivano nelle loro case. Ciò che è successo in questi 5 anni è rappresentativo del peggio della cialtroneria made in Italy: i tentativi di scaricare le responsabilità, la latitanza dello Stato, il depistare la verità, il tutelare i poteri forti invece che le vittime, la codardia e la mancanza di dignità nell’assumersi la responsabilità e di chiedere scusa dinanzi a tanta sofferenza."

... [continua]

 


Per ogni negozio che apre, ne chiudono due

"Non si ferma la drammatica escalation, se escludiamo i sabati e le domeniche in questi primi 5 mesi del 2014 hanno chiuso più di 1000 negozi al giorno! Ridicolo poi dire che il fenomeno è numericamente in rallentamento, certo, negozi aperti ce ne son sempre di meno! Ormai le attività "marginali" hanno chiuso da tempo, ora stanno abbassando la saracinesca anche negozi “storici” che avevano resistito ai tanti momenti di crisi che la nostra economia ha vissuto nel dopoguerra, non alla soffocante pressione fiscale che oggi opprime chi vuol fare attività in proprio."

... [continua]

 

L'Argentina è vicina!

"Il default dell’Argentina del 2001, costato quasi cento miliardi di dollari, continua a terrorizzare: il Paese sudamericano è stato recentemente condannato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America a pagare 1,3 miliardi di dollari agli Hedge Funds per i famosi Tango bond. La condanna emessa dalla Corte statunitense (quindi da un organo giurisdizionale di uno Stato sovrano nei confronti di un altro Stato sovrano) ha costretto il Presidente argentino, Cristina Kirchner, a rassicurare la comunità internazionale che non sussiste il rischio di un nuovo crack. In realtà il Paese sudamericano rischia un default tecnico dal quale discenderebbe l’impossibilità di reperire fondi nei mercati internazionali con gravissime ripercussioni per la popolazione argentina."

... [continua]

 

Non ce la faccio più

di D.M.

Cosa dire, che va sempre peggio e stiamo toccando il fondo e senza bombole. Ho 68 anni, sono un piccolo artigiano, e potrei starmene all'ombra di un platano nella speranza che non crolli; invece lavoro tutto il giorno, mi do da fare per pagare le rate da Equitalia e AdE. Il risultato è che ho 3 banche per ricevere i pagamenti di altrettante che sono fornitore, i C/C sono a 0, i fornitori li ho tutti pagati, tranne un paio che mi lasciano respirare, con Equitalia e Agenzia delle Entrate pago rate insostenibili, ma le pago. Quando mi trattano da evasore mi arrabbio, ho contratto il debito per sostenere per ben 5 anni di seguito i miei 3 dipendenti, ma ora non ce la faccio più. Faccio una vita morigerata, praticamente non faccio nulla, lavoro e basta (quando c'è). Nonostante tutto tra 4 giorni devo portare a questo governo ladro € 30.000 di tasse. Lavoro solo, senza dipendenti ormai, dove vado a prendere questi soldi? IRPEF, INPS, IRAP, addizionali ed acconti, magari qualche sapiente che esce dalla Bocconi, potrebbe darmi un consiglio illuminato. Ma vi pare possibile?

 

 30-09-14

 

 

 

 

IL SISTEMA FINANZIARIO MONDIALE E’ PRONTO AD ESPLODERE DI NUOVO

 

(OPI – 22.5.2014) Sul n.21 l’agenzia Eir dà un annuncio non del tutto inaspettato ma molto inquietante: il sistema finanziario mondiale è irrimediabilmente in bancarotta e pronto a esplodere nuovamente come nel 2007-2008, ha ribadito Lyndon LaRouche nella teleconferenza del 17 maggio. L'economista americano che previde il crac globale con anni di anticipo ora ammonisce che il processo di bail-in (prelievo forzoso) adottato nella regione transatlantica ha reso la situazione ancor più precaria. Nel momento in cui fosse applicato, diciamo, ad una banca londinese, esso spazzerebbe via il sistema nel giro di poche ore e distruggerebbe la base di esistenza di milioni di persone. Sfortunatamente, le autorità finanziarie e i governi non ascoltano questi moniti ma, al contrario, si sono gettati a capofitto nel crac sostenendo sia il bail-in che il salvataggio classico (bail-out), quello fatto col denaro pubblico.

Thomas Honig, vicepresidente del fondo di garanzia dei depositi USA (Federal Deposit Insurance Corporation), ha denunciato pubblicamente la vulnerabilità del sistema in un intervento al Boston Economic Club il 7 maggio scorso (vedi). Prima della crisi, le otto principali banche USA avevano attivi di bilancio pari al 59 pc del PIL. Oggi le stesse banche hanno attivi pari al 65 pc del PIL. Nel 2008, il valore nozionale dei derivati contratti dalle tre principali banche era di circa 47 mila miliardi di dollari. Oggi le stesse banche hanno superato i 60 mila miliardi (dati di fine 2013). Si tratta dell'aumento di un terzo dai livelli pre-crisi.

Nonostante la conclamata riduzione della leva finanziaria e l'aumento delle riserve di capitale, le grandi banche mantengono una leva di quasi 22 a 1 in media. Il resto del sistema bancario è al di sotto di 12 a 1.

Non sorprende quindi che anche mezzi d'informazione "mainstream" come Die Welt comincino a riflettere una crescente preoccupazione. Il 14 maggio, sotto il titolo "Il nuovo mondo della bolla", Die Welt ammonisce che il sistema finanziario presenta di nuovo aspetti critici come nel 2007. Secondo la Banca per i Regolamenti Internazionali di Basilea, i debiti verso le banche sono saliti del 33 per cento dal 2007 e oggi ammontano a 100 mila miliardi di dollari. I titoli spazzatura sono più che raddoppiati e nel 2013 ammontavano a 378 miliardi di dollari. Secondo il FMI, i prestiti a leva finanziaria sono saliti dai 389 miliardi del 2007 a 455 miliardi nel 2013.

Due indicatori specifici sono la bolla dei prestiti di studio negli USA, che hanno superato i millecento miliardi, e la bolla immobiliare britannica. A Londra i giovani possono acquistare la casa con un anticipo del 5 per cento, un mutuo che copre il 75 per cento e il restante 20 per cento coperto dallo stato.

La prova provata della situazione esplosiva viene da indiscrezioni sul fatto che la BCE si starebbe preparando a usare il "bazooka monetario" dopo il voto del 25 maggio. Fonti interne alla BCE, evidentemente in dissidio con le decisioni del Consiglio, hanno riferito alla Deutsche Wirtschaft Nachrichten che l'Istituto di Francoforte pomperà ingente liquidità nel sistema usando una combinazione di misure: da prestiti a lungo termine alle banche al taglio dei tassi, dall'acquisto di cartolarizzazioni ai tassi di deposito negativi presso la BCE. Esclusi, of course, gli acquisti diretti di titoli di stato. Il giornale tedesco mette in guardia i risparmiatori: la politica della BCE genererà inflazione e vi mangerà i risparmi.

 

 

 

Ecco i cinque uomini d'oro degli hedge funds nel 2013

di Enrico Marro

L'anno scorso i loro guadagni personali hanno raggiunto cifre a nove zeri. Facendo impallidire i pur astronomici bonus dei grandi banchieri. La top five dei Paperoni dei fondi alternativi...»

 

 

Dalla cedolare secca al bonus mobili, ecco le novità del decreto casa

di Nicoletta Cottone

Più risorse ai fondi destinati alle locazioni, riduzione al 10% della cedolare secca per i proprietari di immobili che applicano i canoni concordati, agevolazioni fiscali per i mobili slegate dalle ristrutturazioni edilizie. Sconto fiscale per i redditi più bassi che hanno un affitto da pagare e misure per l'Expo, con un finanziamento di 25 milioni al comune di Milano. Ecco le novità del decreto casa, da martedì 20 maggio convertito in legge. ...»

 

 

Forte coi deboli, debole coi forti #ebetinodenunciacitutti

"Nel giugno del 2013 sono stata contattata dalla Polizia Postale di Gorizia, la quale mi dice di avere delle comunicazioni che mi riguardano. Al momento ho pensato Polizia Postale uguale internet. Avendo a mio nome le utenze sono risaliti a me ed avendo due figli, uno pre-adolescente e uno adolescente ho subito pensato: chissà quali siti sono andati a vedere! Il 21 giugno 2013, per recarmi a Gorizia, mi sono vista costretta, in piena stagione estiva, a chiudere la mia attività. Mentre sono in attesa dell'assistente capo, noto sulla scrivania una cartella intitolata "Matteo Renzi", e qualcuno a matita ci aveva aggiunto "sindaco di Firenze", ma non ci faccio troppo caso.

... [continua]

 

Per animalisti furto, rapina e resistenza a pubblico ufficiale non sono reati

La Prima Pagina

“Gli animalisti arrestati in flagranza di reato il 28 aprile 2012 durante l'assalto all'allevamento Green Hill di Montichiari (BS) ed ora sotto processo per ...

 

03.06.13 

 

 nuovo modello di sviluppo 30.05.14

Samsung in vetta per ricavi, ecco le prime dieci al mondo - Tra le italiane Ferrero stacca tutti con 10 miliardi di fatturato

Nonostante il persistere del periodo di crisi, a livello mondiale il settore dei beni di consumo, nell'anno fiscale 2013 (che comprende tutti gli esercizi fiscali che si sono conclusi entro il 30 giugno 2013), le vendite dei 250 più grandi produttori di beni di consumo a livello mondiale hanno continuato a crescere superando i 3.130 miliardi di dollari (+0,4% rispetto all'anno precedente)...»

 

ECCO A COSA SERVE L’ARTE - DOPO LA STRAGE DEI MINATORI ITALIANI IN COLORADO IL MILIARDARIO ROCKEFELLER S’INVENTO’ MECENATE PER RIFARSI UN’IMMAGINE: IL MOMA DI NEW YORK È FRUTTO DEL DOLORE DELL’EMIGRAZIONE ITALIANA

Cento anni fa uno sciopero a Ludlow in Colorado veniva represso nel sangue: le guardie private autrici della strage insieme alla milizia civile erano state inviate dalla Colorado Fuel and Iron company guidata da John D. Rockefeller jr - Per rifarsi una verginità il magnate puntò tutto sulla Fondazione Rockefeller che avrebbe dato vita al MoMa…

 

Enasarco e i soldi delle pensioni giocati alla roulette della finanza

"Contributi versati dai lavoratori per la propria pensione che vengono giocati allegramente alla roulette della finanza speculativa. Una Fondazione come Enasarco che prende i soldi di 250mila iscritti attivi, tra agenti di commercio e promotori finanziari, e li investe in fondi in paradisi fiscali, tra cui “Anthracite”, un’obbligazione strutturata garantita dalla fallita Lehman Brothers, che ha subito varie ristrutturazioni finanziarie tutte molto opache su cui aspettiamo risposta. Ma soprattutto, e qui starebbe la novità gravissima qualora la notizia risultasse vera, un Consiglio di amministrazione che non sarebbe stato informato di investimenti rischiosi operati dal management della cassa previdenziale privatizzata. Un ente che, da statuto, dovrebbe invece garantire il patrimonio per erogare le prestazioni previdenziali agli iscritti.

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Beppe Grillo a Piombino sabato 26 aprile

"Giovedì il cuore dell'Acciaieria di Piombino ha smesso di battere. L'ultima colata è stata come un sipario che si chiude su una vicenda tutta italiana. Una tragedia del lavoro e dell'ambiente annunciata da anni. E il governo risponde con un tardivo piano di risanamento che è solo slogan e pochi spiccioli. Duemila lavoratori tra diretti e indotto saranno messi a cassa integrazione a zero ore, senza prospettiva di rientro e nella peggiore delle ipotesi (fallimento completo) possono superare i quattromila. Per i lavoratori diretti c'è quantomeno la garanzia degli ammortizzatori sociali per tre anni, per l'indotto sarà tutto da definire. Sabato alle 16 Beppe Grillo sarà a Piombino, davanti ai cancelli della portineria (Largo Caduti sul Lavoro,21), per un'agorà con gli operai della fabbrica.

A proposito di Enasarco

di B.S.

Vorrei aggiungere qualcos'altro a quanto riportato in merito alla gestione Enasarco. Sono stato agente di commercio iscritto all'Enasarco per 13 anni. Ho regolarmente versato i contributi Enasarco ed ho accantonato una somma di circa 15.000 euro. In tutti questi anni NON HO RICEVUTO ASSOLUTAMENTE NIENTE dall'Enasarco, nessun servizio, nessun sussidio di qualsiasi natura. Adesso ho cessato l'attività ed ho scoperto con mio grande disappunto per poter ricevere in forma pensionistica il denaro versato dovrei versare contributi integrativi per altri 7 anni poichè il trattamento pensionistico viene erogato solo dopo 20 anni di versamenti. Ma io ho lasciato l'attività perché sono in difficoltà economiche e non ho il denaro per andare avanti, figuriamoci se lo trovo per versarlo all'Enasarco!! Mi chiedo: Che ne è stato del mio denaro? A cosa serve l'Enasarco? Se ho versato poco, quel poco mi deve essere in qualche forma restituito altrimenti perché versarlo??

I partiti giocano con la pelle dei lavoratori (VIDEO)

"Il MoVimento 5 Stelle mette in azione il suo apriscatole e apre i palazzi del potere ai cittadini. Vertenza Agile ex Eutelia, l'ennesima azienda produttiva, innovativa, di grande valore industriale che viene spogliata da dirigenti irresponsabili e scaricata da cinque diversi ministri dello Sviluppo economico. Prima l'utilizzo poco chiaro di fondi europei, poi il mancato pagamento dei contributi Inps. Un escamotage utilizzato appositamente per condurre con maestria l'ex Eutelia alla perdita di commesse pubbliche e clienti. Partiti e governi di destra e sinistra sono stati sempre uniti nel promettere svolte che non sono mai arrivate. Compatti nell'abitudine di giocare sulla pelle dei lavoratori.

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Enasarco e i soldi delle pensioni giocati alla roulette della finanza
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di Alfredo E., Milano

La memoria va allenata, va tenuta sempre vigile altrimenti ci si ritrova, ciechi, a percorrere una strada sempre più accidentata. L'ennesima gestione - malavitosa - di un fondo pensione, fa seguito ad altre gestioni dello stesso tipo assurte alla cronaca anni fa (spedizionieri, psicologi, dipendenti statali, dirigenti), ma subito "dimenticate", travolte da altri scandali che si susseguono, senza soluzione di continuità, da anni e che continueranno, man mano che la Magistratura scoperchia le tante pentole, piene di marcio, che non fanno altro che sottolineare il sistema - paramafioso - con cui si gestiscono tutte le attività pubbliche, sociali, consociative. La cronaca di questi giorni, pone in rilievo due situazioni, che sono paradigmatiche. LUCCHINI - Piombino: chi tra di voi si ricorda chi
era Lucchini? Un "fenomeno" del capitalismo all'Italiana. Per trent'anni, fornitore - privilegiato - delle lamiere per la FIAT. Acquistava rottami ferrosi nell'ex URSS, grazie alle entrature giuste, e produceva - quasi in regime di Monopolio - le carrozzerie FIAT che erano famose per "bucarsi, corrose" dopo appena un anno. Ma era l'epoca in cui l'importazione di auto straniere era pesantemente penalizzata o contingentata. Lucchini, divenne anche presidente di Confindustria. Chi lo mise li? Per fare cosa?
E i giornalettai cosa ci propinavano: il salotto buono della finanza economica? ALITALIA: Chi si ricorda che agli inizi degli anni 90, si stava per concludere un accordo societario di grande valore strategico con KLM. Come mai non andò a buon fine? Per gli stessi motivi per cui oggi non si riesce a concludere con Ethiad. I bilanci - truccati - di un carrozzone che è stato, per troppi anni, mangiatoia per migliaia di persone. Ne contempo, abbiamo dovuto assistere anche alla presa per il c..o dei "Capitani coraggiosi" ahah. Costo per la collettività? 4 miliardi di €uro. Una bazzecola eh Colaninno...Ah la memoria, questa sconosciuta. Buon giorno blog

Il mutuo capestro da 1 miliardo che ammazza la Sicilia

"Ieri in aula si è consumato l'inciucio "alla siciliana" più grande della storia, una cosa così non si era mai vista prima. Il governo Crocetta ha portato in aula il famigerato disegno di legge per far contrarre alla Regione un mutuo da 1 miliardo di euro per pagare i debiti contratti con le multinazionali dei farmaci. Questo mutuo prevede una durata di 30 anni e deve essere pagato con rate da 50 milioni di euro all'anno, le coperture, manco a dirlo, vengono prese da IRPEF e IRAP, cioè le tasse a cittadini e imprese, che vengono aumentate al massimo sempre per 30 anni. Hanno ammazzato il nostro futuro. Stavolta sappiamo chi sono i colpevoli.

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L'Italia corrotta

di P.Z.

Ormai in italia è tutta una corruzione in ogni posto si va a vedere. Le uniche parole da dire sono "fuori tutti" con la speranza che chi entra sia moralmente ineccepibile. Ormai l'ipocrisia in italia è al massimo livello: l'unico valore è l'Euro che gestito da economisti senza scrupoli ha sciolto il benessere economico creato negli anni 70/80. Anche Renzi ormai è addomesticato per non parlare dei suoi ministri: chi decide sono Del Rio e Padoan dopo che ha sentito i " consigli " da Brussel. Governi di destra, di sinistra, di tecnici e infine di super economisti hanno fatto danni enormi, ma i paesi governati bene chi mettono al governo? Probabilmente gente onesta che al primo sospetto di corruzione di qualunque tipo è presa a calci in culo, se non è svelta a dimettersi mentre da noi se capita qualche onesto nei palazzi del potere o si adegua o è cacciato a calci in culo. Non sanno dove trovare 10 miliardi e ne hanno regalati 98 ai gestori delle slot machine che non sono riuscito a sapere chi sono perché nessuno lo dice: i miliardi per le missioni di pace e per assistere ormai migliaia di arrivi dall'Africa si trovano sempre assieme a quelli per mantenere un'apparato politico di dimensioni gigantesche con costi ormai fuori controllo. Giovani, l'italia è fallita, scappate finché siete in tempo. Speriamo che il M5S prenda una valanga di voti e come una valanga faccia il vuoto. Sarebbe una grande soddisfazione non vedere più alla televisione facce che ci perseguitano da anni e che mai mantengono quello che dicono. Nei paesi civili il politico bugiardo è subito silurato, quì è premiato: sveglia italiani. Saluti a tutti.

 

Passaparola - Il "Golpe" di Bruxelles contro le rinnovabili - Angelo Consoli

Dobbiamo stare molto attenti che questi soldi non vengano dati ai grandi gruppi energetici. Se loro hanno sbagliato a investire nel fossile, sono problemi loro. Un piccolo imprenditore italiano che ha sbagliato investimento, certo non può domandare allo Stato di rimborsarglielo, non capiamo perché De Benedetti debba poterlo fare così come Conti e l'Enel. Angelo Consoli, Direttore dell'Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin

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La verità del candidato pd in Abruzzo - VIDEO

"Ad ogni agorà chiedo sempre se c'è qualcuno del PD che abbia voglia di salire sul palco e muovere una critica al 5 stelle. Ieri a Chieti è salito un signore, un candidato del PD alle elezioni regionali in Abruzzo. Ha avuto il microfono a disposizione, ha detto quel che voleva dire e soprattutto ha fatto una cosa straordinaria che non fanno i suoi boss a Roma: ha detto la verità. Ascoltate quel che afferma sulla guerra in Afghanistan o sugli F35, ascoltate attentamente (invito soprattutto gli elettori del PD a prestare la massima attenzione).

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Le riforme della P2
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di Dino Colombo. (voti: 3)

Lo sapevate che MOLTE CORPORATION americane finanziarono HITLER E MUSSOLINI? E anche Wall Street. "Ma è nel dominio della politica economica, non della psicologia, che possiamo più proficuamente capire perché il sistema economico ed industriale Americano abbia abbracciato Hitler. Nel corso degli anni Venti, molte corporations Americane particolarmente importanti avevano goduto di considerevoli investimenti in Germania. Prima della Prima Guerra Mondiale, la IBM aveva insediato in Germania una sua filiale, la Dehomag; negli anni Venti, la General Motors aveva preso il controllo del più grosso produttore industriale di auto della Germania, la Adam Opel AG; e Ford aveva gettato le basi di un impianto succursale, più tardi noto come la Ford-Werke, a Colonia. Altre compagnie USA contraevano società strategiche con compagnie Tedesche. La Standard Oil del New Jersey – oggi Exxon – sviluppava collegamenti strettissimi con il trust Germanico IG Farben. Dall’inizio degli anni Trenta, una élite di circa venti fra le più grandi corporations Americane, fra cui Du Pont, Union Carbide, Westinghouse, General Electric, Gillette, Goodrich, Singer, Eastman Kodak, Coca-Cola, IBM, e ITT aveva rapporti con la Germania. Per ultimo, molti studi legali Americani, compagnie di assicurazioni e finanziarie, e banche venivano profondamente coinvolte in un’offensiva finanziaria Statunitense in Germania; fra questi, il famoso studio legale di Wall Street, Sullivan & Cromwell, e le banche J. P. Morgan e Dillon, Read and Company, così come la Union Bank di New York, di proprietà di Brown Brothers & Harriman. La Union Bank era intimamente collegata con l’impero finanziario ed industriale del magnate Tedesco dell’acciaio Thyssen, il cui apporto finanziario aveva permesso ad Hitler di arrivare al potere. Questa banca era gestita da Prescott Bush, nonno di George W. Bush".

 

 

Un finanziere italiano

di V.V.

Licio Gelli è noto come un finanziere italiano, immischiato nel crack del Banco Ambrosiano, banca dal Vaticano. Nel 1981 si scoprì che era Maestro Venerabile della Loggia Massonica Propaganda 2 o P2, loggia deviata e criminale (già nata nel 1882) avente lo scopo di assoldare personalità di ogni istituzione pubblica e partito, compresi esercito, aviazione e marina, per eseguire un golpe contro la repubblica e distruggere i diritti civili e il bilanciamento di poteri che sono tipici della democrazia.
Gelli ha perseguito il suo compito di distruttore in buona amicizia con la Cia, col sistema bancario americano, con alcuni precisi presidenti repubblicani USA come Reagan e Bush e con i poteri forti che governano il mondo e che perpetuano un iperliberismo o turbo capitalismo che intende spazzare via ogni baluardo di democrazia, trattando i Paesi come terre da depredare, in nome di un neofascismo finanziario, per cui 50 magnati in Europa e altri leader di multinazionali o banche americane intendono prevaricare i voti popolari e i governo democraticamente eletti, per proseguire la loro guerra di conquista con armi finanziarie e politiche. La P2 fu sospesa dal G.O.I. il 26 luglio 1976; successivamente, la Commissione parlamentare d'inchiesta Anselmi ha denunciato la loggia come una vera e propria "organizzazione criminale" ed "eversiva". Essa fu sciolta con apposita legge nel 1982.
Al tempo in cui si scoprì la P2 italiana, si trovarono i nomi di 2400 persone, una di queste era Berlusconi. Ma nessuno di loro ebbe danno, nemmeno Gelli, pur essendoci nella Costituzione un divieto assoluto per sette segrete e per tentativi golpisti dello stato. Oggi sarebbe inutile chiedere una replica dell’inchiesta che portò al ritrovamento della famosa lista della P2, essendo i nuovi massoni fittamente addentrati in tutti i gangli dello Stato e dominando i governi con le armi della BCE e del Fm, in nome di un liberismo cinico e fascista.

De Benedetti, Black Rock e la svendita dell'Italia

“Questo paralitico sgangherato e il suo amico frocio damerino londinese affonderanno per sempre l’America distruggendola”. Così, Edward Hodgson, responsabile della campagna presidenziale per la rielezione di Hoover, apriva la battaglia elettorale nel 1932 in Usa, descrivendo Roosevelt e Keynes. Fu la più sanguinosa campagna presidenziale della Storia nel secolo scorso e anche la più costosa, per i repubblicani. La Standard Oil, la Manufacturers Hannover Trust, il gruppo Rockfeller, la Morgan Stanley, si gettarono nella mischia con tutta la loro potenza finanziaria sostenendo che “soltanto il pareggio di bilancio potrà salvarci dalla rovina economica”. La campagna si concluse con la vittoria di Roosevelt che ottenne il 58% dei voti."

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Passaparola - Jose Mújica, Il Presidente più povero del mondo

Perchè quando tu compri con i soldi... non stai comprando con i soldi, stai comprando con il tempo della tua vita che hai dovuto impiegare per guadagnare quei soldi. E l'unica cosa che non si compra è la vita. Quindi bisogna essere avari nel modo di spenderla. E vedo che l'Umanità è impazzita perdendo tempo. Non ha tempo per i figli, non ha tempo... quando sei giovane non ha tempo per la fidanzata, poi non ha tempo per i figli, poi per un'altra cosa, quindi quando te ne rendi conto sei un vecchio reumatico ed hai passato il tempo pagando la carta di credito, e quant'altro. Quindi la mia austerità è un modo di mostrare: ragazzo non prendere quel cammino. Jose Mújica

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Il dito medio di Fassino ai torinesi il giorno di Superga

De Benedetti come prossimo presidente della Repubblica vorrebbe Fassino, i torinesi ne saranno entusiasti
"Allo stadio Filadelfia, glorioso campo del Grande Torino che attende da vent'anni di essere ricostruito, la fondazione che si occupa del progetto ha invitato le autorità a intervenire. Arriva il sindaco Fassino, sale sul palco e comincia a vantarsi del suo contributo alla ricostruzione del Filadelfia, ma viene fischiato dai tifosi e costretto a smettere e a scendere dal palco. Nel video vedete quello che succede dopo... si è mai visto un sindaco accapigliarsi con i tifosi, prenderli a gestacci e provocarli?"

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Il presidente che tutti vorremmo

di M.C.

Jose Mùjica è il presidente che tutti vorremmo avere, un uomo intelligente, intellettivamente e moralmente superiore, che ha capito cosa significa vivere, contrariamente agli ebeti che sgovernano il resto del pianeta. Ha perfettamente ragione quando dice che non gli serve il Nobel per la pace perché lui la pace la tocca con mano. Non occorrono “servi “per farlo sentire potente perché lui è potente nell'anima. Non ha bisogno di oro e diamanti perché la vera ricchezza è dentro di lui. Non ha bisogno di circondarsi di lussi perché gli basta guardare un cielo stellato. Non ha bisogno del consenso dei “potenti” gli basta quello della sua gente. Quei paesi che noi guardiamo con sufficienza hanno molto da insegnarci a cominciare proprio dai vari Presidenti che, contrariamente ai nostri dei cosiddetti paesi civili, si adoperano per migliorare la vita dei connazionali e non sottometterli al mercato come succede qui. Si battono per un mondo migliore, per l’eguaglianza, per i diritti civili, per la cultura e un domani migliore. Certo non in tutti i paesi dell’America latina avviene questo, ma come un virus questa ventata di primavera, sta spargendo il suo polline ovunque. E mentre la civile Europa ha ingranato la marcia indietro, azzerando e cancellando le conquiste sociali faticosamente conquistate dalla classe lavoratrice per favorire questi nuovi mercanti di schiavi, nell'America latina si è dato l’avvio ad un nuovo Rinascimento. Prendiamolo ad esempio e fermiamo questo club a vocazione totalitaria che sta distruggendo l’Europa dei popoli, la nostra vita, la nostra democrazia, la nostra libertà e il nostro futuro.

 

Basta vitalizi ai condannati

"L'ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, da tre anni riceve dall'Assemblea regionale siciliana un vitalizio mensile da ex deputato di 6 mila euro lordi. Non esiste alcuna norma che vieti la corresponsione del vitalizio agli ex parlamentari in cella. Non esiste perché i partiti, tutti, nessuno escluso, hanno bocciato la proposta del Movimento 5 Stelle di escludere dalla possibilità di percepire il vitalizio o la pensione regionale ai condannati per i reati previsti dagli artt. 416, 416 bis e 416 ter.

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Passaparola - Jose Mújica, Il Presidente più povero del mondo
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di Maria Pia Caporuscio, Roma (voti: 14)

Jose Mùjica è il presidente che tutti vorremmo avere, un uomo intelligente, intellettivamente e moralmente superiore, che ha capito cosa significa vivere, contrariamente agli ebeti che sgovernano il resto del pianeta. Ha perfettamente ragione quando dice che non gli serve il Nobel per la pace perché lui la pace la tocca con mano. Non occorrono “servi “per farlo sentire potente perché lui è potente nell'anima. Non ha bisogno di oro e diamanti perché la vera ricchezza è dentro di lui. Non ha bisogno di circondarsi di lussi perché gli basta guardare un cielo stellato. Non ha bisogno del consenso dei “potenti” gli basta quello della sua gente. Quei paesi che noi guardiamo con sufficienza hanno molto da insegnarci a cominciare proprio dai vari Presidenti che, contrariamente ai nostri dei cosiddetti paesi civili, si adoperano per migliorare la vita dei connazionali e non sottometterli al mercato come succede qui. Si battono per un mondo migliore, per l’eguaglianza, per i diritti civili, per la cultura e un domani migliore. Certo non in tutti i paesi dell’America latina avviene questo, ma come un virus questa ventata di primavera, sta spargendo il suo polline ovunque. E mentre la civile Europa ha ingranato la marcia indietro, azzerando e cancellando le conquiste sociali faticosamente conquistate dalla classe lavoratrice per favorire questi nuovi mercanti di schiavi, nell'America latina si è dato l’avvio ad un nuovo Rinascimento. Prendiamolo ad esempio e fermiamo questo club a vocazione totalitaria che sta distruggendo l’Europa dei popoli, la nostra vita, la nostra democrazia, la nostra libertà e il nostro futuro

 

 

 

 

Carissimi Signori Rossi,
siamo molto felici di comunicarvi un nuovo successo della nostra associazione.

Grazie a una coprogettazione con il Dipartimento di Management  e con il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Torino nascerà un nuovo sito -  www.soscorruzione.it - una piattaforma online ancora più ampia per segnalare abusi ed episodi di corruzione, per illustrare quale sia il corretto comportamento da adottarsi in situazioni a rischio, per sensibilizzare alle problematiche connesse alla corruzione, conflitti di interesse e favoritismi.

Il sito è l'evolzione del nostro sportello online, che a maggio compie tre anni, e raccoglierà preziosi contributi accademici e di ricerca in cooperazione con altre Università europee e supportata dalla rete Ius Publicum Network Review. Saranno altresì coinvolti i maggiori network di studiosi dell’anticorruzione Public Contracts in Legal Globalization; Procurement Law Academic Network; Research Network on Eu Administrative Law; European Law Institute; Comparative Administrative Law BlogPromoting Innovation in Procurement.

Il primo passo per dare vita a questo importante strumento anti-corruzione sarà l’evento Hackunito: una maratona informatica (hackathon) prevista proprio dal 12 al 17 maggio all’Università di Torino, in cui avvieremo la progettazione del sito coinvolgendo studenti in loco ed esperti web a distanza.

Per realizzare tale piattaforma abbiamo bisogno del contributo di sviluppatori di software, progettisti e grafici web: se siete interessati a  partecipare volontariamente alla creazione del nuovo sito mettendo a disposizione le vostre competenze o condividendo esperienze simili, potete scriverci a soscorruzione@gmail.com

Vi ringraziamo per il vostro contributo civico.

Stefano Di Polito, Alberto Robiati e Raphael Rossi

 30.05.14

 

 30.04.14

 

Roberto Mancini, un poliziotto abbandonato dallo Stato

"Roberto Mancini è un sostituto commissario della polizia di Roma e per anni ha svolto indagini approfondite sui rifiuti tossici interrati dalla camorra nella Terra dei Fuochi e non solo. Per seguirne le piste, ha respirato, toccato e assimilato i veleni che scaturivano dai terreni oggetto delle sue ispezioni e per questo motivo ha contratto un tumore ai linfonodi contro cui sta combattendo, sottoposto ad un trapianto come ultima spiaggia per rimanere in vita. Lo Stato, lo stesso Stato che gli ha affidato questo incarico, ora si sta defilando proponendo risarcimenti che sanno di elemosina. Mancini ha collaborato con la Commissione Parlamentare di Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse e, immediatamente dopo la collaborazione, gli è stato diagnosticato il cancro dovuto a cause di servizio.

... [continua]

 

Fotovoltaico: 2013 record di installazioni

agccommunication

Marco Tronchetti Provera, presidente della Fondazione Silvio Tronchetti Provera, ha perciò affermato: «La perdita di mercato del fotovoltaico italiano ...

 

Disfunzioni e mancata operatività del SISTRI: percorribilità di un'azione giudiziaria per il risarcimento dei danni

Il ministero dell'Ambiente risarcisce un'azienda di trasporto della provincia di Bergamo dei danni economici sopportati per essere stata costretta a sopportare i costi imposti dall'iscrizione obbligatoria al SISTRI ...»

 

 

La bomba atomica della disoccupazione
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di Viviana Vi, bologna (voti: 3)

E’ vero che nel 1985 Rodotà firmò una proposta per il monocameralismo ma aveva fini opposti rispetto ad adesso, tanto più che Rodotà allora voleva rafforzare il Parlamento, Renzi oggi vuole rafforzare il Governo. 30 anni fa la condizione del nostro Paese era ben diversa e diversi erano i politici e quella non era una proposta che intendeva cambiare la Costituzione ma una proposta che si poneva all'interno di altre per rafforzare il parlamento contro i colpi di mano del governo. Ma allora c’erano la legge proporzionale e le preferenze, non c’erano ghigliottine, contingentamenti dei tempi e premier nominati dall'alto. Nella legge di Renzi ci sono enormi dubbi di costituzionalità. Se si vuole agire positivamente, si può partire col ridurre il numero dei parlamentari e si può pure cambiare il bicameralismo perfetto ma in ben altri modi. Nel 1985 (era il primo anno di Craxi) Rodotà e altri proposero il monocameralismo ma col contrappeso dell’iniziativa legislativa popolare e del referendum propositivo, le stesse cose che Grillo discute oggi, per allargare la democrazia verso il basso. Inoltre esigevano: niente decreti legge, niente leggi delega e la maggioranza assoluta (2/3) per certi tipo di leggi. In quel momento l’idea era di recuperare la rappresentanza in sede parlamentare per rompere il distacco che già c’era tra istituzioni e Paese e opporsi a un governo autoritario. Il motivo principale per cui il Porcellum è stato dichiarato illegittimo è che non è rappresentativo (lo stesso vale per l’Italicum). Dunque nell’85 non c’era l’intenzione di eliminare brutalmente il Senato, come adesso, ma quella di avvicinare la Camera agli elettori e di allargare la democrazia. La risposta di Renzi è stata un insulto e quella della Boschi idem.

Ghigliottina contro il M5S, i mafiosi ringraziano

"Vergognosa tagliola al Senato sul 416/ter. Pd, Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica hanno imposto la fine del dibattito generale, tappando così la bocca a 27 rappresentanti del Movimento 5 Stelle iscritti a parlare. Zanda (Pd), Susta (Scelta Civica), Ghedini (Pd), Cirinnà (Pd), Sacconi (Nuovo Centro Destra), Palma (Forza Italia), Romani (Forza Italia), ecco i nomi degli antidemocratici che hanno tolto la parola ai rappresentanti del Movimento 5 Stelle. Faceva male alle loro orecchie sentire in continuazione la nostra denuncia sulla vergognosa riduzione di pene per chi fa scambio politico-mafioso decisa alla Camera con l'accordo Pd-Forza Italia-Ncd, che ha distrutto quanto di buono costruito nei mesi scorsi al Senato con il contributo del Movimento 5 Stelle.

 

 

 

 

 

 

IL PROGETTO - Investigative Reporting Project Italy

 

 

Green Hill Montichiari | Veganzetta online

veganzetta.org

Processo Green Hill: considerazioni sulla seconda udienza ... si è tenuta la seconda udienza del processo per la liberazione dei Cani di Green Hill.

 

Processo Green Hill: considerazioni sulla seconda udienza | Manifesto Antispecista

manifestoantispecista.org

Presente ovviamente anche la difesa di Green Hill. ... sono stati ascoltati anche il responsabile veterinario e il direttore di Green Hill di Montichiari.

 

30.04.14

 

 

 

Roberto Mancini, un poliziotto abbandonato dallo Stato

"Roberto Mancini è un sostituto commissario della polizia di Roma e per anni ha svolto indagini approfondite sui rifiuti tossici interrati dalla camorra nella Terra dei Fuochi e non solo. Per seguirne le piste, ha respirato, toccato e assimilato i veleni che scaturivano dai terreni oggetto delle sue ispezioni e per questo motivo ha contratto un tumore ai linfonodi contro cui sta combattendo, sottoposto ad un trapianto come ultima spiaggia per rimanere in vita. Lo Stato, lo stesso Stato che gli ha affidato questo incarico, ora si sta defilando proponendo risarcimenti che sanno di elemosina. Mancini ha collaborato con la Commissione Parlamentare di Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse e, immediatamente dopo la collaborazione, gli è stato diagnosticato il cancro dovuto a cause di servizio.

... [continua]

 

Fotovoltaico: 2013 record di installazioni

agccommunication

Marco Tronchetti Provera, presidente della Fondazione Silvio Tronchetti Provera, ha perciò affermato: «La perdita di mercato del fotovoltaico italiano ...

 

AL PEGGY NON C’È MAI FINE – SCOPPIA LA LITE TRA GLI EREDI GUGGENHEIM –IL RAMO FRANCESE CHIEDE IL RITIRO DELLA DONAZIONE AL MUSEO DI VENEZIA: ‘NON RISPETTATE LE SUE VOLONTÀ, RIVOGLIAMO INDIETRO TUTTI I QUADRI’

Alla base della querelle la gestione di Palazzo Venier, sede storica della collezione, come sancito dalla volontà di Peggy’ – Gli eredi francesi della famiglia accusano gli americani di ‘violazione di sepolcro’ e si sono rivolti ad un tribunale per chiedere di revocare l’originaria donazione della nonna (prima udienza, il 21 maggio a Parigi)…

 

Il video de le Iene che non è mai andato in onda

"Solo la par condicio televisiva non ha permesso la messa in onda televisiva durante la trasmissione "Le Iene" del servizio "Lo stato controlla il gioco d'azzardo?". Nel servizio, i cittadini del MoVimento 5 Stelle Giovanni Endrizzi e Maria Edera Spadoni, hanno prima ricostruito insieme alla "Iena" Nadia Toffa e il giornalista della trasmissione Marco Fubini, lo scandalo dell'evasione di 98 miliardi di euro sulle Slot Machine, ridotti a soli 300 milioni di euro con l'ultimo condono targato Letta-Pd-Pdl . Il conflitto d'interessi più scandaloso: i software di gestione delle Videolottery sono infatti in mano agli stessi concessionari! A controllare in prima persona gli incassi delle Videolottery-VLT è un software che deve essere certificato da SOGEI.

... [continua]

 

La realtà veneta

di V.V.

Per raccontare che accade in Veneto non servono le trascrizioni delle intercettazioni, la contabilità degli arresti o i dati, verosimilmente gonfiati, sull'affluenza al referendum on line per l’indipendenza della Regione. Se si vuole essere seri e non fermarsi alle foto del “Tanko” o alle prevedibili discussioni sui colloqui telefonici degli arrestati, è meglio invece salire in auto e percorrere la Pontebbana a Treviso o la Strada del Santo a Padova. La lunga teoria di capannoni sfitti o in vendita, fotografa meglio di ogni statistica un territorio che nel giro di 7 anni ha perso 10,5 punti di Pil ed è tornato sotto i livelli del 2000. In Veneto più di 20 mila imprese hanno chiuso in 5 anni, i disoccupati sono ormai 195 mila e il reddito medio nel 2013 è sceso di 600 euro. Il tutto mentre la Regione ha continuato a versare 70 miliardi di tasse all’anno allo Stato, ricevendone indietro meno di 50. Per questo è facile immaginare che, al di là di ogni evidenza, i 24 arrestati saranno visti da molti come dei martiri. Col rischio che presto altri ci riprovino. L’Istituto di sondaggi Demos ha scoperto che il 55% dei veneti è favorevole all’idea dell’indipendenza, anche se molti si accontenterebbero di “parlamentari migliori” (30%) e di un “federalismo vero” (20%). I cittadini, dopo essere stati ingannati dalla Lega, non chiedono solo più lavoro e meno tasse. Pretendono politici onesti legati al territorio. A Roma, dove si riforma la legge elettorale per garantire ai partiti un altro Parlamento di nominati, è forse il caso che qualcuno se ne accorga. Prima che sia troppo tardi!

“A Gerusalemme la pulizia etnica continua, mentre il mondo sta a guardare”

Informare per resistere

Il progetto coloniale israeliano è sempre più chiaro e palese: spazzare via da Gerusalemme la popolazione autoctona palestinese. Musulmani e ...

 

 18.04.14

 

 

 

Veleni nella "Procura di Berlusconi", il vice denuncia Bruti Liberati "ha favorito la Boccassini e Greco"

in20righe

La procura per eccellenza, quella di Milano, che ha visto i processi di Tangentopoli prima e di Silvio Berlusconi poi, e' al centro di veleni.

 

In edicola sul Fatto del 19 marzo: "Blackrock, il mega fondo che conquista l'Italia"

Il Fatto Quotidiano

A partire dal colosso americano del risparmio gestito, Blackrock, che – dopo le sortite in Telecom dove è diventato secondo socio dietro a Telco e ...

 

CANDIDATURA ADDIO - LA CORTE DI CASSAZIONE HA DEFINITIVAMENTE CONFERMATO LA PENA ACCESSORIA DELL'INTERDIZIONE DAI PUBBLICI UFFICI PER DUE ANNI NEI CONFRONTI DI SILVIO BERLUSCONI - COPPI SOLLEVA 'CASO' GRANDE STEVENS

Con una mossa a sorpresa che ha spiazzato sia il rappresentante della Procura della Cassazione sia il collegio della Terza Sezione Penale, l'avvocato Franco Coppi ha presentato ai giudici copia di una sentenza della Corte europea dei Diritti Umani sul 'caso' di Grande Stevens e degli altri rappresentanti della galassia Fiat come Ifil-Exor….

 

Datagate: Snowden rivela collaborazione tra Orange e servizi segreti francesi

Atlas Quotidiano di Esteri

L'operatore di telecomunicazioni francese France Telecom-Orange collabora con i servizi segreti francesi nella raccolta di informazioni: è quanto ...

 

 

Nei pozzi del metano le discariche dei veleni

La Stampa

E fu festa anche quando aprirono le «fabbriche» che diedero il pane a 6mila disoccupati, braccianti, giovani lucani: Ceramica Pozzi, Eni, Montecatini

 

SONDAGGIO - I tagli di Napolitano
leggi il post

di Viviana Vi, bologna (voti: 3)

Capisco che i presidenti americani vanno su solo con i finanziamenti dei maggiori gruppi di potere economico americano e che tutti i presidenti americani sono stati lautamente finanziati da tre gruppi economici principali: armi, chimico-farmaceutica e informatica,e poi hanno agito a servizi degli interessi di questi. Capisco che le imprese militari sono le vere padrone della politica americana e hanno comandato sempre guerre aggressive che i presidenti hanno compiuto religiosamente, instillando nei loro cittadini l'idea fissa che fossero nell'interesse della nazione. Capisco che gli Usa hanno sempre risolto le loro crisi economiche e politiche con nuove guerre in cui hanno devastato il mondo, costringendo altri Paesi a perpetuare quella mostruosità che è la guerra e devastando intere parti del pianeta in modo aggressivo. Capisco anche che la Lockheed Martin sia una delle massime industrie statunitensi attiva nel campo aeronautico (45.2 miliardi di dollari di fatturato nel 2009), sistemi elettronici (27%), sistemi informativi e soluzioni globali (27%) e sistemi spaziali (19). Ma che l'Italia sia costretta a partecipare agli utili della Lockheed Martin, per la viltà e il servilismo dei suoi governanti, mi sembra mostruoso.

 

 

 

 


Beppe Grillo intervistato da Mentana - integrale

"Bersani è stato mandato al massacro dai suoi. E' caduto nella trappola di non considerarci. Lui non voleva governare con noi che eravamo la prima forza del Paese, la forza nuova del Paese: voleva dei senatori, dei voti per votare lui. E' stato mandato al massacro sapendo che dicevamo di no perché la campagna politica era "via tutti". L'hanno fatto per mandarlo al macello. Dietro c'era già Letta e ho le prove. L'ambasciatore di Londra ci ha invitato, a me e a Casaleggio, a pranzo all'ambasciata di Roma. Quando siamo andati lì il pranzo era con noi, lui e Letta. "Letta è sopra che aspetta di mangiare con lei".

... [continua]

 

Stop a sperimentazione animale, Green Hill addio

Qui Brescia

A mettere la parola fine alla storia dell'allevamento di cani beagle destinati alla sperimentazione, con sede in provincia di Brescia, a Montichiari, è in ...

 

 

Go home!

di F.C.

Obama viene in Italia a vendere ancora petrolio, macchine di distruzione di massa, politica e sistemi che vendono come i migliori al mondo. Mi domando se in un paese "sicuro" come l'America, sia necessaria la vendita di armi in modo che la massa possa definirsi "più sicura". L'americano medio si sente quotidianamente attaccato dalla diversità, dallo straniero, dalle persone che quotidianamente gli puliscono il culo. Grazie Barack, ma se è questo che vuoi propinarci, per quanto il mio paese sia pieno di controversie, contraddizioni, e che a volte si svaluta a suon di incomprensioni, mi piace ancora uscire di casa e parlare con gli amici senza la paura di qualche pazzo che per spirito da Far West prevarichi la libertà individuale di ognuno, a lui pari, nonostante la diversità ideologica, spirituale e religiosa.
Risali sul tuo aereo e portati dietro tutto lo spirito cinico, le tue bugie da campagna elettorale, le tue guerre sante mai smesse, i tuoi complotti antidemocratici, i tuoi malati senza lavoro e assicurazione sanitaria, e da quel che ho visto, senza qualche gamba o braccio perché deriso dal tuo sistema sanitario. Nonostante tutto, il nostro stile di vita è ancora invidiato da molti e per molti vivibile.
Go home!

** WIND CHIUDE NEGOZIO E LICENZIA DIPENDENTI CON NUOVO ART.18 **

News - Chiude un negozio in provincia di Pescara e licenzia i

dipendenti applicando la nuova formulazione dell'articolo 18

dello Statuto dei Lavoratori.

  >> di Pier Luigi Tolardo

http://www.zeusnews.it/zn/20794

 

 10.04.14

 

 

 

http://www.altroconsumo.it/landing/rimborso-carburante/Leadium_cc?utm_source=Leadium&utm_medium=DEM&utm_campaign=Azioni%20pull%20-%20Carburante

 

Investitori esteri bussano alla porta dell'Italia. Da Blackrock a Soros, fino agli sceicchi del Kuwait ...

L'Huffington Post

Sempre nella giornata di oggi, a fare il punto sull'attrattività italiana è Marco Tronchetti Provera. Il presidente di Pirelli sottolinea che “l'Italia è tornata ...

 

Salviamo il panificio di Eddy #PerEddy

Il MoVimento 5 Stelle è una comunità in cui nessuno deve essere lasciato indietro. Eduardo De Falco, Eddy, il panettiere di Pomigliano che si è tolto la vita dopo aver ricevuto una multa, faceva parte della nostra comunità. Aiutiamo la sua famiglia! Ognuno contribuisca come meglio può.

... [continua]

 

 

Il M5S fa approvare la prima legge sui reati ambientali in Italia

"Salvatore è un cittadino, e vive in una delle terre più disgraziate del Paese: quella Terra dei Fuochi tristemente famosa per i disastri ambientali, per gli sversamenti tossici raccontati dal pentito Carmine Schiavone che il MoVimento 5 Stelle ha contribuito a portare alla luce. Salvatore Micillo è in Parlamento: portavoce alla Camera con il M5S. Non si è neppure accorto di avere una "poltrona", ha continuato a combattere a testa bassa per mesi per quello in cui ha sempre creduto. Mercoledì, alla Camera, è stata approvata una legge a sua firma, con il contributo e il voto delle altre forze politiche con le quali il M5S ha dialogato, collaborato, si è impegnato.

... [continua]

 

 

Suicidio all'italiana
leggi il post

di franco . (voti: 12)

La questione delle 2350 tonnellate d'oro in comodato alla banca d'Italia è LA QUESTIONE! Se l'oro appartiene alla nazione, allora è chiaro a cosa mirano. Stabilito che con la truffa della manipolazione dei tassi e della manipolazione del prezzo dell'oro e dello spread siamo in presenza di una frode, cosa aspettano le nostre procure a procedere? C'è flagranza di reato. Non intervenire presuppone omissione d'atti d'ufficio, ma può presumere il reato di collusione in associazione a delinquere. Detto questo, tutta la faccenda del debito pubblico è ridicola. Vi siete mai chiesti come fa la BCE ad avere tutti quei soldi? Come fa un'istituzione privata ad avere quei soldi? Qualcuno lo sa? E' una cosa ridicola nella sua gravità: ve lo spiego in poche righe. L'Italia ha partecipato alla creazione della BCE in rapporto al proprio PIL e al numero dei suoi abitanti. Possediamo - i banchieri - il 14% circa della BCE. Ora se la disponibilità della BCE è di migliaia di miliardi di euro, mettiamo che abbia a bilancio 10mila miliardi di euro, se noi ritirassimo il valore delle nostre quote, questa BCE dovrebbe restituirci 1500 miliardi di euro. Sembra incredibile ma è grosso modo cosi. Il denaro della BCE è creato dal nulla, con un click. E quindi si può fare basta sacrifici, basta banchieri. Perché le regole per gli stati sono diverse da quelle dei banchieri?

Green Hill, il 23 giugno processo su allevamento beagle

ANSA.it

E' stata fissata per il 23 giugno la prima udienza del processo contro Green Hill, la società che gestiva l'allevamento di beagle a Montichiari (Brescia).

 

Vivisezione, Lav: ecco cosa cambia. Chiuso definitivamente Green Hill

Il Giorno

Montichiari (Brescia), 7 marzo 2014 - Il Governo ha approvato venerdì scorso la nuova legge sulla vivisezione e oggi la Lav ne ha letto il testo che è 

 

28.03.14

 

"Top secret" sullo scandalo derivati in Grecia: secretate carte Bce su swap - Investire sui Piigs frutta un miliardo

di Andrea Franceschi

La Corte di Giustizia europea ha stabilito che la Bce non è tenuta a divulgare alcuna informazione o documento riservato sulla vicenda. La Corte era stata chiamata per dirimere una controversia con Bloomberg...»

SENZA IL “PADRONE” CONTRO CUI LOTTARE (LA FIAT HA SALUTATO, ALTRI SEGUIRANNO), IL SINDACATO SE LA PRENDE CON SE STESSO - CAMUSSO E LANDINI NON SI PARLANO PIÙ E NEL CONGRESSO DI MAGGIO SARÀ SCISSIONE TRA FIOM E CGIL

La Camusso e Landini avevano firmato una tregua ma tutto è saltato dopo l’accordo sulla rappresentanza sindacale sottoscritto con la Confindustria - Urla, schiaffi, recriminazioni e veleni: sarà che la Camusso vuole vendicarsi di quando fu cacciata dalla Fiom o i vecchi Pci non tollerano che al comando ci siano ex socialisti, un tempo in minoranza?...

 

 

I GIORNI DELL’IRAN – DOPO L’ACCORDO DI GINEVRA SUL NUCLEARE, I FORCHETTONI DEL BUSINESS VOGLIONO SBARCARE A TEHERAN: I FRANCESI DI PEUGEOT PRONTI A TORNARE, IN ARRIVO GLI AMERICANI DI EXXON E GM E LA TEDESCA SIEMENS

Il presidente Rohani in tv: ‘117 delegazioni hanno visitato il paese negli ultimi mesi e portato 4 milioni di dollari d’investimenti’ – Solo in gennaio ci sono già stati più visitatori dall’Europa che in tutto il 2013: tutti si preparano per quando l’Iran tornerà a essere un paese normale sulla scena internazionale

 

Traffico di armi tra Israele e Iran

RSI.ch Informazione

Trafficanti di armi israeliani hanno tentato di inviare in Iran pezzi di ricambio per caccia F-4 Phantom facendoli transitare attraverso la Grecia, non solo 

 

Mediobanca, il piccolo principe dei flussi di cassa pronto a diventare secondo socio

Il Fatto Quotidiano

E soprattutto il nostro Paese rappresenta un tassello fondamentale del suo nuovo polo media e telecom del quale fa parte il primo editore free-press ...

 

Anche Savona ha la sua Ilva I pm: “A Vado è una strage”

Menti Informatiche

di Ferruccio Sansa Esiste un nesso causale tra le emissioni della centrale a carbone di Vado e la morte di centinaia di persone”. La Procura di ...

 

22.02.14

 

 

 

GESÙ CHE FULMINI - LE FOTO STRAORDINARIE DEI FULMINI CHE CADONO SULLA STATUA DEL CRISTO REDENTORE CHE DOMINA RIO DE JANEIRO

17 GEN 18:30

Una spettacolare tempesta elettrica ha illuminato il cielo sopra la statua, che è la più grande opera raffigurante Gesù mai costruita e svetta in cima alla collina di Corcovado - L'opera fu colpita da un fulmine nel 2008 e subì un restauro per riparare i danni alla testa e alle dita...

 

SATANISTI? SÌ, DEL “BUCO” - A RUBARE LA RELIQUIA COL SANGUE DI WOJTYLA SONO STATI TRE TOSSICODIPENDENTI CHE SOSTENGONO DI AVER BUTTATO LA REFURTIVA (CIAO CORE)

30 GEN 17:48

I fermati hanno poco più di vent’anni: hanno confessato il furto dicendo di aver gettato via il pezzetto di stoffa intriso di sangue del pontefice polacco - Nessun furto su commissione: i ragazzi volevano rivendere quanto rubato e ora, stranamente, non ricordano dove hanno abbandonato la preziosa refurtiva…

 

 

I BAMBINI-ADULTI DI ISLAMABAD - VIAGGIO TRA I PICCOLI PROFUGHI AFGHANI, VISI SEGNATI E OCCHI CHE HANNO VISTO LA MORTE. QUANDO L’ETA’ LA STABILISCE LA GUERRA

29 GEN 18:05

A giugno 2013, la UNHCR ha stimato che nel mondo ci sono oltre undici milioni di profughi. Il fotografo di “Time” Muhammed Muheisen ne ha incontrati molti nella provincia di Kandahar: sono bambini che camminano scalzi per le strade piene di spazzatura, chiedendo ai soldati americani “Kalam, kalam!”, penna…

 

OLIO DI RICINO IN SALSA AMERICANA! IL ‘NEW YORK TIMES’ AFFONDA L’OLIO EXTRAVERGINE VANTO DELLA TOSCANA. E SCENDE IN CAMPO CALIMERO TOSCANI: “PRONTO A UNA CAMPAGNA GRATUITA, SE LETTA MI CHIAMA”

Il quotidiano americano: “L’olio italiano spesso viene importato da Spagna, Marocco e Tunisia e mischiato assieme a oli di bassa qualità al porto di Napoli”. I produttori s’incazzano: gli Usa sono la patria del cibo contraffatto…

 

Il Pil dei cacciabombardieri
leggi il post

di Ciro

Il problema non sono gli F35, l'ammodernamento ha comunque un vantaggio. Se voliamo recuperare credito basta chiudere enormi caserme sparse per l'Italia che ad oggi ospitano 1/10 dei militati. Tagliamo la parte dirigenziale c'è sono più dei subordinati si creano comandi ad ok. Per tenere in vita un sistema fallimentare. Costi eccessivi per la manutenzione delle caserme come dicevo oramai vuote. Consumi energetici inutili. Compaiono pannelli fotovoltaici sui tetti delle caserme senza che le stesse ne hanno un introito. Sponsorizzati da CHI NON SI SA. Leggevo sulla stampa che il sindaco di Torino aveva puntato a delle caserme x creare un campus universitario. Ben venga e speriamo in tempi brevi, che la nostra cultura ha bisogno di creare nuovi giovani produttivi. No inutili caserme per il cimitero degli eleganti.

 

Ora Facebook intercetta i messaggi privati
Via alla class action: il social network è accusato di monitoraggio illecito finalizzato all'incremento di inserzioni pubblicitari. Ad avanzare l'azione Matthew Campbell dell'Arkansas e Michael Hurley dell'Oregon

01.01.14

 

 

** VENDONO LA FIGLIA PER COMPRARE UN IPHONE **

News - Avevano trovato il compratore tramite annunci online.

http://www.zeusnews.it/zn/19979

 

** ASSOLTI SCAGLIA (FONDATORE FASTWEB) E MAZZITELLI (TELECOM) **

News - Il processo sullo scandalo che ha coinvolto Telecom Italia

e Fastweb si è concluso con due assoluzioni.

  >> di Pier Luigi Tolardo

http://www.zeusnews.it/zn/19971

 

Civiltà Bruciata. La terra degli inceneritori

Il documentario presenta le voci di numerosi esperti che affrontano vari aspetti della materia:
la produzione esagerata di rifiuti nelle nostre società,
i rischi anche sanitari dell'incenerimento e il business di questa attività,
le menzogne continue sulla sostenibilità (anche economica) della cosiddetta energia da rifiuti",
le potenzialità dimostrate da una seria raccolta differenziata e da politiche miranti al contenimento della quantitàdi materiale immesso nel mercato per finire rapidamente fra le "cose" da smaltire.
Visita il sito: www.bellunopop.it

Per vedere il filmato clicca qui

Telecom Italia, l'Italia che perde i pezzi

L'Italia perde un altro pezzo, Telecom Italia. Le telecomunicazioni diventano spagnole. Un disastro annunciato da un saccheggio continuato, pianificato e portato a termine con cinismo di quella che era tra le più potenti, innovative e floride società italiane. Fondamentale per le politiche di innovazione del Paese. In passato, anni fa, avevo previsto questa fine ingloriosa con la cessione a Telefonica. La morte di Telecom Italia è iniziata con la sua cessione a debito ai capitani coraggiosi da parte di D'Alema nel 1999, allora presidente del Consiglio. Lui, il merchant banker di palazzo Chigi, è il primo responsabile di questa catastrofe. Un'azienda senza problemi finanziari si ritrovò improvvisamente con più di 30 miliardi di euro di debito.

... [continua]

 

FattoTv, “Chi ha spolpato Telecom?”. Ore 14,30 con Decina, D ... Il Fatto Quotidiano

Parte da un deciso rafforzamento patrimoniale il percorso disegnato da Marco Patuano nel piano strategico 2014-2016 approvato ieri dal consiglio di Telecom ...

 15.12.13

 

OLTRE - V3DAY: Dario Fo e il valore della cultura

"Sono felice di essere qua! Ma tanto felice! Io vorrei svolgere davanti a voi un discorso sulla cultura e sul suo valore in una società civile.
I grandi... esperti mondiali di economia fino dall’inizio della crisi internazionale che stiamo vivendo hanno denunciato con grande vigore che quell’immane catastrofe che ci ha scaraventati in ginocchio è il risultato di una vera e propria truffa combinati a attraverso l’utilizzo dei cosiddetti derivati e dei titoli spazzatura. A dimostrazione di quello scempio abbiamo visto qualche anno fa dall’America un servizio in cui venivano rappresentati migliaia di impiegati con le loro pratiche infilate in cartoni che se ne uscivano licenziati in tronco dagli istituti di crediti americani caduti in rovina.

... [continua]

 

MORIRE DI IPHONE (NON SOLO FOXCONN) - UN 15ENNE STRONCATO DA TURNI DI LAVORO MASSACRANTI IN UNA DELLE TANTE FABBRICHE FORNITRICI DI APPLE IN CINA

Shi Zhaoukun è morto di polmonite in un ospedale di Shanghai: sgobbava 11 ore al giorno - E per lavorare ha dovuto usare la carta d’identità del cugino, fingendosi maggiorenne - La Pegatron, che è già finita nel mirino dei gruppi a difesa dei diritti umani, produce iPhone 5C e mini iPad…

 

VAFFANBANKA! - LE BANCHE HANNO CHIUSO I RUBINETTI E LE IMPRESE NON PAGANO PIU' LE RATE DEI PRESTITI

Negli ultimi dodici mesi il credito e' crollato di 54 miliardi di euro e le sofferenze che minano i bilanci degli istituti sono esplose a quota 147 miliardi - In meno di tre anni i finanziamenti non rimborsati sono raddoppiati ...

 

AVVISO AI PASSEGGERI - IL PRESIDENTE DEL FONDO EQUINOX, SALVATORE MANCUSO NON SOTTOSCRIVE L'AUMENTO DA 300 MLN DI ALITALIA - I SOCI DEL FONDO SI SONO INCAZZATI: BASTA BUTTARE I NOSTRI SOLDI PER LE TUE AMBIZIONI

I sottoscrittori di Equinox, vale a dire coloro che ci hanno messo i soldi avrebbero detto "basta" e avrebbero chiesto e ottenuto dal patron del fondo di non partecipare all'ennesima raccolta di denaro dell'ex compagnia di bandiera. Dove hanno già realizzato perdite per 40 milioni….

 

Russia, Putin concede grazia a Khodorkovsky PUPIA

Mikhail Khodorkovsky Mosca. Con una mossa a sorpresa lo zar Vladimir Putin ha concesso la grazia all'ex patron del colosso petrolifero Mikhail ...

 23.12.13

 

 

Meglio bere l'acqua in bottiglia o del rubinetto?! La Verità

Una volta l’acqua in bottiglia poteva essere venduta solo in farmacia, poi la legge fu cambiata e complice l’informazione corrotta, la moda portò a trasformare gli italiani nei maggiori consumatori di acqua in bottiglia AL MONDO! Per esempio lo sapevate che nel 2005 è stata ritirata l’acqua dell’Umana (per infanti) dalle farmacie per inquinamento da cloroformio?!
E lo sapevi che l’acqua della bottiglia viene prelevata esattamente da dove arriva l’acqua del rubinetto? Cioè dalle falde acquifere, non sgorga dalla montagna!
Ma non è finita, l’acqua dal rubinetto è corrente e prelevata in giornata, l’acqua in bottiglia sta in giro mesi, magari esposta al sole, in bottigliette di plastica.
Sapete quanto spendeva l’acqua Vera nel 2001 di concessioni per poter prelevare l’acqua dalla falda? 3.000 euro in totale, quando il suo fatturato non è in migliaia di euro, ma in miliardi!!
Mentre l’acqua del rubinetto è controllata dall’Asl una volta al mese, queste multinazionali dell’acqua, se la AUTO-certificano una volta ogni 3-4 anni.
E molto molto altro ancora....

Visita il sito: http://www.sosteniamoci.it

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Insider - puntata 29/10/2004

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INSIDER - Dietro le notizie
ULTIMA PUNTATA. Insider, il programma tv condotto da Giancarlo Santalmassi, si congeda dai suoi telespettatori con un eccezionale dibattito: l?ex Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, a confronto con il politologo Giovanni Sartori. Insieme commenteranno l?eccezionale evento che si è celebrato oggi a Roma: la firma della Costituzione Europea.
A seguire, l?on. Livia Turco interverrà per parlare di Comunità Europea e dei nuovi equilibri internazionali. Con stasera, si conclude, il viaggio nel passato italiano, rivissuto attraverso le inedite immagini dei filmati restaurati dalla Cineteca di Bologna: oggi vedremo Roma 1901. Il raro documento storico verrà commentato da Giuseppe Bertolucci, presidente della Cineteca di Bologna. La puntata di Insider si conclude, infine, con uno speciale dedicato all?arte: Claudio Strinati, sovrintendente ai Beni storici e artistici di Roma, illustrerà due affascinanti mostre allestite a Roma: Degas ? tra classico e moderno (Complesso del Vittoriano) e Il pellegrinaggio degli amanti impossibili (Museo del Corso).
www.nessuno.tv
 

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I servizi segreti in Italia

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Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980
Terrorismo terrorismi: per cominciare a riflettere
CICLO DI INCONTRI SU TERRORISMO E STRAGISMO RIVOLTO A STUDENTI, STUDIOSI E CITTADINI
I servizi segreti in Italia

Sono intervenuti:
Libero Mancuso Presidente della Corte dAssise di Bologna
Paolo Bolognesi Presidente associazione familiari vittime della strage 2 agosto 1980
Cinzia Venturoli Direttore Cedost
Visita il sito: www.stragi.it

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I Grandi Dittatori: Josip Broz, Tito

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Questa raccolta cerca di definire profili ancora nascosti di alcuni tra i più grandi Condottieri del Secolo scorso.Tutti i filmati qui raccolti sono originali dell'epoca. Gli operatori di guerra documentarono realisticamente violenze,conflitti e ritorsioni pertanto, per la cruenza di alcune riprese, si consiglia la visione al solo pubblico adulto.
Josip Broz, più conosciuto con il nome di battaglia di Tito, dittatore, militare e uomo politico jugoslavo, capodella Repubblica Jugoslava dalla fine della seconda guerra mondiale sino alla morte.
Dopo aver trascorso alcuni anni della sua infanzia col nonno materno a Podsreda (Slovenia),frequenta a Kumrovec la scuola elementare. Nel 1907 lascia il paese natale per trasferirsi a Sisak, dove lavora come a
pprendista fabbro. A Sisak si confronta con le idee e le istanze del movimento dei lavoratorie nel 1910 partecipa alla celebrazione del primo maggio (festa del lavoro).
Nel 1963, a 71 anni, Broz fu nominato presidente a vita. Al inzio degli anni settanta,l'intervento di Tito stroncò i movimenti di rinnovamento della politica e comunista che eranoemersi ai finali degli anni sessanta in Serbia, Croazia e Slovenia e destituì le élites comuniste che siaccingevano a liberalizzare la politica economica e sociale in quelle repubbliche. Negli anni successivi, l
a Jugoslavia vide un periodo di accentuata repressione politica che sollevò aspre contestazioni soprattuto tra i croati.Negli anni settanta riapparve nella scena politica la figura del teorico sloveno Edvard Kardelj che, in vista dell'imminente scomparsa del dittatore,elaborò, nella nuova costituzione del 1974, un modello con-federale basato sulla cooperazione democratica tra le dirigenze comuniste delle varie repubblichee province autonome, che mantenevano però l'egemonia assoluta nei loro rispettivi paesi.Tito morì il 4 maggio 1980 in un centro clinico a Lubiana (Slovenia).

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Confessioni di un ex-dirigente di Big Pharma

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John Rengen Virapen ha fatto carriera nel mondo dell’industria farmaceutica. Partito come semplice rappresentante di medicinali, è arrivato a dirigere la filiale svedese della Eli Lilly, uno dei colossi farmaceutici mondiali che compongono la cosiddetta Big Pharma.

Dopo aver vissuto una vita da nababbo, dove nessun lusso gli era negato, Rengen è andato in pensione, si è sposato ed ha avuto un figlio. Solo nel vedere il modo in cui la medicina ufficiale trattava suo figlio – racconta – si è reso conrto della mostruosità di un meccanismo criminale di cui lui stesso aveva fatto parte per 35 anni.

Da qui il suo pentimento, e la decisione di denunciare pubblicamente (tramite una serie di libri e di conferenze) la vera natura dell’industria farmaceutica.

Visita il sito: http://www.luogocomune.net

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Mediterraneo, la discarica della ndrangheta

 

Il 28 gennaio a Roma, presso la casa della pace, si è assistito ad una agghiacciante denuncia da parte del giornalista di inchiesta Gianni Lannes su come la 'ndrangheta gestisce lo smaltimento dei rifiuti tossici e delle relative scorie radioattive prodotte dallo smantellamento della CENTRALE NUCLEARE CAORSO.

Senza aspettare il prossimo ritorno della produzione di questi pericolosi rifiuti, la mafia sta ancora gestendo il materiale dismesso dalle vecchie centrali chiuse da più di 20 anni.

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Le mafie, i pifferai magici ed i topi

E' tutta una questione di proporzioni. Combattere le Mafie è giusto, a patto che le si combatta in ordine di pericolo. Combattere i conflitti d'interesse è giusto, a patto che si combattano per primi quelli che ci danneggiano di più. Ma se accade l'inverso, se cioè si combatte il nemico minore e si ignora quello maggiore, che succede? Risposta: succede l'Italia, purtroppo. Si ottiene cioè quel Paese miserabile e miserabilmente smarrito in cui viviamo, e si ottengono i Pifferai magici che ci fanno danzare come topi istupiditi ai loro comandi, dall'altra parte del Sistema.Lotta alla Mafia? Sì, ma la peggiore per prima.Date un'occhiata qui: c'è 1 miliardo di euro da una parte, e ci sono 118 miliardi di euro dall'altra.1 miliardo di euro. Secondo un autorevole studio sull'impatto della Mafia sull'economia produttiva della Sicilia, e cioè il volume 'I costi dell'illegalità' di Antonio La Spina (ed. Il Mulino 2008), le cosche hanno sottratto a quella regione un miliardo di euro...< /p>

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 01.11.13

 

POTERE

 

SALUTAME OBAMA - PER LA RIVISTA USA “FORBES” ORA PUTIN È L’UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO - DOPO IL CINESE XI, C’E’ IL PAPA

Al terzo posto c’è il presidente cinese Xi Jinping - Papa Francesco è quarto, al quinto c’è Angela Merkel - Dietro di lei Bill Gates, Ben Bernanke, il saudita Abdullah, al nono Mario Draghi e al decimo posto il patron di Wal-Mart Michael Duke…

 

AL GRIDO DI “VOGLIAMO CASE E REDDITO”, SCONTRI NEL CENTRO DI ROMA TRA POLIZIA E MANIFESTANTI

Gli agenti hanno lanciato lacrimogeni contro i manifestanti per il diritto alla casa, diritti degli immigrati e No Tav - Partiti da Montecitorio, si sono diretti a via del Tritone, dove c’è il cordone della polizia - “Se non si spostano, scateniamo la guerra!”, urlano al megafono mentre lanciano frutta e uova…

 

UNO SCONTRO ALL’ULTIMO ALBANESE - IL VOTO NEI CIRCOLI DEL PD È UN FAR WEST DI TESSERE FINTE, SOLDI E RISSE

Tesseramenti gonfiati, pattuglie di albanesi, rom o cinesi iscritti al partito, congressi taroccati - La battaglia per la conquista del Pd è scontro all’ultimo sgambetto - A Torino gli anziani ricevono soldi per tesserarsi, ad Asti si iscrivono gli albanesi, a Milano si danno tessere con lo sconto e a Roma finisce a sganassoni…

 

NON MI VENDOLA ALL’ILVA - INDAGATO PER CONCUSSIONE NICHI SI PROCLAMA INNOCENTE DI AVER FAVORITO LA FAMIGLIA RIVA CON CONTROLLI PILOTATI

“Non sono mai stato a libro paga di nessuno e questa è l’ingiustizia più grande della mia vita”: Nichi si difende dall’accusa di aver favorito la famiglia Riva facendo pressioni sul dg di Arpa Puglia - Nel 2010 avrebbe detto: “Così com’è l’Arpa Puglia può andare a casa perché hanno rotto...”

 

 

GRAND HOTEL GITTI - IL GENERO DI BAZOLI APRE UN ALBERGO IN ENGADINA: CHI È IL PRIMO A RECENSIRLO E LODARLO? “STYLE” DEL “CORRIERE”, OF COURSE

Il deputato di Scelta Civica e devoto cattolico di rito bazoliano Gregorio Gitti, è co-proprietario di un hotel di lusso (1000-1400 € a notte) a Madulaim, due passi da Sankt Mortiz - Azionisti con lui il finanziere Aletti Montano e Carlo Montanaro…

 01.11.13

 

OMICIDI

 

SE NON E’ ZUPPA E’ PAN BAGNATO - LA MORTE DI JFK FU OPERA DI CUBA DI FIDEL CASTRO - LA VERITA’ INSABBIATA PER EVITARE LA GUERRA ATOMICA CON L’URSS

C’è una sola nuova “verità” nel libro di Philip Shenon sull’attentato di Dallas - E’ il racconto di quando Lee Oswald frequentò una “segretaria” dell’ambasciata cubana a Mexico City - Sarebbe stato Fidel Castro a volere morto Jfk - La verità insabbiata per evitare un conflitto Usa-Urss…

 

01.11.13 

 

E' tornato alla casa del padre Luigi Lucchini un uomo magnifico e semplice.

10,10,13

 

"Attenti! Terroristi eversori" - di Alberto Perino #NoTAV

"Dalla Valle di Susa martoriata ma che resiste un saluto a tutti gli amici di Beppe e del M5S. Le forze di polizia stamattina hanno accerchiato il campeggio di Venaus. Stamattina la DIGOS e la polizia hanno effettuato perquisizioni in Valle e a Torino. L'imputazione è attentato per finalità terroristiche o di eversione: art. 280 c.1 n. 3 del Codice Penale e artt. 10 e 12 della legge 497/74. La manifestazione pacifica e determinata di sabato li ha infastiditi notevolmente. Soprattutto li ha infastiditi il fatto che 21 sindaci si siano nuovamente schierati apertamente con il Movimento No TAV, chiedendo che le violenze cessino da tutte le parti in causa, che si sospenda la militarizzazione della valle e si fermi il cantiere del tunnel geognostico di Chiomonte a La Maddalena."

... [continua]

 

 

Quanti sono i morti sul lavoro in Italia?

"25 luglio 2013: l'esplosione di una fabbrica di fuochi d'artificio a Villa Cipressi di Città Sant’Angelo causa la morte di quattro persone e il ferimento grave di altre otto. L'ennesima strage sul lavoro, che ogni anno fa oltre 1.180 morti e non 790 come ha detto l'Inail. L'Inail considera come morti sul lavoro solo i suoi assicurati, quindi in questa statistica non ci sono i tantissimi lavoratori che muoiono lavorando "in nero".

... [continua]

 

 15.09.13

 

 

Ecco chi paga Enrichino
L'Espresso
Enel, soprattutto. Ma anche Eni, Telecom, Vodafone, Sky, Lottomatica, Sisal, Autostrade per l?Italia, Nestlé, Farmindustria e il gruppo Cremonini. Sono i generosi sponsor della fondazione VeDrò, da cui nasce la rete di potere del premier incaricato ...

 

Scorie nucleari: governo nuovo, affari vecchi
Il Fatto Quotidiano
Oltre alla coppia di vertice – Letta-Alfano – da sempre sensibile alle strategie dei potentati raccolti attorno a Eni, Enel, Federelettrica, alle velleità delle “multi utilities” che inseguono in borsa una loro nuova missione e al rilancio improbabile ...

 

15.05,13

 

 

Passaparola - Adriano Olivetti e la "Democrazia senza partiti" - Laura Olivetti

Il Pensiero di Comunità era che la società dovesse essere composta da piccole comunità, torno a ripetere che parliamo di una Italia del dopoguerra con una popolazione diversa da quella di oggi, e queste piccole comunità si sarebbero dovute confederare in qualche maniera e esprimere i loro rappresentanti."

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30.03.13

 

 30.03.13

Sit-in del Coisp contro la mamma di Aldovrandi: una vergogna

 

Vorrei che Lei Signor Presidente della Repubblica prendesse posizione su un grave fatto com'è'  la manifestazione dei poliziotti in appoggio agli assassini di Aldovrandi , che non può' che far venire meno la fiducia nei confronti dei poliziotti che non accettano le sentenze a garanzia dello stato di diritto.

Polizia ed esercito devono continuare ad essere strumenti di democrazia non contro la democrazia e le sue leggi , in caso contrario devono essere resi immediatamente , inoffensivi.

Tale fatto infatti segue le dichiarazioni di dissenso della Marina Militare al ritorno dei maro' in India e le dimissioni del Ministro Terzi per lo stesso fatto.

Domani , dopo la scadenza della Sua  carica, cosa potrebbe avvenire in un Paese senza governo ?

Il vento anti democratico potrebbe spazzare via ogni baluardo democratico indebolito da crisi economica e dei partiti , molto simile alla Repubblica di WEIMAR.

 

 

L'uomo che uccise Kennedy

L'uomo che ha ucciso Kennedy ha un nome e un cognome (si trova attualmente in prigione, per fatti non correlati), ed ha confessato il suo gesto davanti alle telecamere oltre dieci anni fa. Ma il mondo non sembra interessato a saperlo.

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15.02.13

 

Intervista a un sopravvissuto a Dachau

 

Ermando Parete di Abbateggio (Pescara) è stato internato a Dachau dal settembre del '43 al 29 aprile del '45. In un passo della sua intervista realizzata daNovella Di Paolo e Daniela Mantini de wwwilpiccolodabruzzo.it in occasione della giornata della memoria 2007, Parete dice: "Sono sfuggito ai forni crematorisolo perché quel giorno gli aguzzini erano stanchi: avevano già bruciato troppi corpi. Io ho lasciato Dachau, ma Dachau non ha lasciato me".
Il video è realizzato dai redattori de ilpiccolodabruzzo.it giornale on line nato nel 2005 e frutto di un corso di giornalismo. Il giornale intende essere un laboratorio dove l'intervista e l'inchiesta sono i ferri del mestiere; per sapere, conoscere e capire; con una funzione di controllo e di critica, senza pregiudizi.

Visita il sito: www.ilpiccolodabruzzo.it
Per informazioni: redazione@ilpiccolodabruzzo.it

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Nel Suo Nome - Versione completa

 

Scritto e interpretato da Marco Cortesi
"Ci ammazziamo come cani perchè crediamo in Qualcosa di diverso, ma questo maledetto Inferno resta uguale per tutti" - Tadija Mrkonijc - sopravvissuto - Sarajevo '92
Un film-documentario per raccontare il dramma di una delle guerre più crudeli che siano mai state combattute dall'uomo: Ex-Jugoslavia 1991-1995.Tre popoli e tre religioni, gli uni contro gli altri, nel nome del proprio Dio.
Un film per non dimenticare quello che a distanza di soli 10 anni potrebbe accadere di nuovo.
"Nel Suo Nome" è il racconto di una storia vera.
"Emozionante e Bellissimo" - Il Resto del Carlino
"Picchiano con il calcio del fucile alla nostra porta. C'è un uomo alto, senza capelli con la barba grigia ed una fascia verde al braccio.Dietro di lui due ragazzi giovani, armati. Guarda me, guarda i miei bambini. Poi sorride. "Fuori. Per favore. " I miei bambini cominciano a piangere."Andrà tutto bene... andrà tutto bene" continuo a ripetere loro. Ma Dio solo sa cosa ci attendeva oltre la porta."
"Nel Suo Nome" sostiene Amnesty International - www.amnesty.it
Visita il sito del film: www.marco-cortesi.com

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CORRUZIONE 15.12.12

 

SARONNO

Bebo Storti rivede tangentopoli al Giuditta Pasta

“Davvero furono suicidi?” È questa la domanda che accompagna la pièce in programma venerdì e sabato sera al teatro saronnese

Come nei migliori documentari Bebo Storti e Fabrizio Coniglioricostruiscono sulla scena quel che accadde nel 1993, in piena epoca tangentopoli, a proposito dei tre suicidi. “Davvero furono suicidi?”È questa la domanda che accompagna la pièce in programma Venerdì e sabato sera al Teatro Giuditta Pasta di Saronno. Opera di Sergio Castellari, Gabriele Cagliari e Raul Gardini, uomini legati all’Eni, il colosso nazionale creato da Enrico Mattei.

 

Siamo in piena tangentopoli e due comuni cittadini italiani, giocando a fare gli ispettori, indagano su “3 suicidi eccellenti” di quel periodo:Sergio Castellari, direttore generale degli affari economici del Ministero delle Partecipazioni Statali e consulente dell’Eni, Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni e Raul Gardini, capo indiscusso della Montedison e maggior azionista dell’Eni.

Perché le scene dei suicidi sono state alterate? Perché Castellari, Cagliari e Gardini si uccidono proprio il giorno in cui dovrebbero incontrare i magistrati?Hanno tutti e tre un forte legame con l’Eni. È solo una coincidenza? Il sistema uccide chi all’improvviso diventa inaffidabile? Lo spettacolo non pretende di dare la soluzione a questi quesiti, ma insinua nello spettatore, con le testimonianze, gli interrogatori, le analisi compiute sul luogo del delitto, le perizie e le autopsie, il dubbio che questi suicidi possano forse essere anche degli omicidi, senza cadere nella retorica, ma usando l’ironia e la forza teatrale della rappresentazione. Nulla di ciò che viene rappresentato è inventato ma è tratto da documenti, dichiarazioni e perizie ufficiali, raccolte con minuziosa scrupolosità dal presidente del tribunale di Civitavecchia Mario Almerighi.

 

Bebo Storti e Fabrizio Coniglio in:

SUICIDI? Tangentopoli in commedia

testo di Mario Almerighi e Fabrizio Coniglio

adattamento teatrale tratto dal libro “3 suicidi eccellenti” di Mario Almerighi

diretto e interpretato da Bebo Storti e Fabrizio Coniglio

 

Anticorruzione: gli strumenti a disposizione della p.a.

Piano di legalità sul triennio 2013-2015, nomina del responsabile anticorruzione, formazione del personale, ruolo centrale del segretario comunale   di Francesco Maltoni Con la legge anticorruzione recante “Disposizioni per la prevenzione...

 

 

 

CORRUZIONE 10.11.12

 

Rapporto

Corruzione, Italia al sessantanovesimo posto nel mondo

In Italia la corruzione è in crescita con una diminuzione contestuale delle denunce e delle condanne. Ci collochiamo al pari di Ghana e Macedonia; in particolare il nostro Paese è agli ultimi posti in Europa, con un trend in peggioramento, e al sessantanovesimo posto nel mondo. Lo evidenzia il Rapporto della Commissione per lo studio e l'elaborazione di misure per la prevenzione della corruzione nominata dal Ministro Patroni Griffi.

 

Scola consulente politico del Cav/ La puntata di Report dedicata a Cl ha scosso il movimento di don Luigi Giussani. Marco Palmisano, ex Memores, ricorda: nel '79 don Giussani mandò dei “professori” a fare lezione a Silvio Berlusconi per dargli un'infarinatura di politica. Tra questi c'era il futuro arcivescovo di Milano Angelo Scola. Palmisano ha un certo peso in Cl e in molti si chiedono perché abbia parlato. C'è chi prevede una resa dei conti nel movimento, con la vecchia guardia che sarebbe decisa a ricordare proprio a Scola le sue origini cielline. Il cardinale, infatti, da un anno e mezzo è alla guida dell'Arcidiocesi di Milano ma, guardacaso, ha sempre preso le distanze da Cl, forse perché punta al papato…

 

 

CHE GUEVARA - Inchiesta su un mito: Morte di un guerrigliero

Versione con sottotitoli in spagnolo

CHE GUEVARA - Inchiesta su un mito
PARTE III: Morte di un guerrigliero


di Roberto Savio


Riprese filmate di Franco Lazzaretti e di Giorgio Attenni, Antonio Eguino, Aldo Scarpa.
Hanno collaborato: Danilo Baroncini, Dina Nascetti, Epedocle Maffia.
Montaggio di Luciano Benedetti.

Documentario inedito in tre parti realizzato da Roberto Savio (giornalista, corrispondente della RAI per l’America Latina) nel 1972.

Un'inchiesta sul Che con intervista al soldato che lo uccise.

Parte I - Nascita di un guerrigliero
Parte II - Le cause del fallimento
Parte III - Morte di un guerrigliero

Cortesia di Roberto Savio

Scarica i sottotitoli:

Visualizza il testo parallelo ES-IT

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LA MALAPOLITICA

15.10.12 

Legal
Illuminazione stradale - Il Governo spegne la luce
Il Governo ha approvato il cosiddetto disegno di legge stabilità 2013, il provvedimento che una volta si chiamava " Finanziaria ". Ebbene, tra le varie misure varate da Palazzo Chigi ce n'è una che farà discutere. Per risparmiare ("contenimento...

 

 

 

 

POLITICA CORROTTA ED ARROGANTE

 

POLVERI(NI) DI CEMENTO - ORNAGHI APPROFITTA DEL LAZIO-GATE E PROVA A BLOCCARE IL SELVAGGIO PIANO CASA DI RENATONA - FOSSE PER LADY COATTA, UNA COLATA DI CEMENTO ATTRAVERSEREBBE TUTTA LA REGIONE IN LUNGO E IN LARGO - SULLA COSTA LAZIALE C’È UN PORTO OGNI SEI CHILOMETRI, LE PISTE DA SCI SORGONO ANCHE IN AREE PROTETTE - IL PROBLEMA PER LA SDE-RENATA È GROSSO: CHE FINE FARANNO TUTTE LE PROMESSE FATTE AI PALAZZINARI ROMANI?...

 

- EFFETTO SDE-RENATA SUL CONSIGLIO REGIONALE DELLA CAMPANIA: LA PROCURA DI NAPOLI HA APERTO UN’INCHIESTA CON L’IPOTESI DI PECULATO, E LA GUARDIA DI FINANZA HA ACQUISITO DOCUMENTI PRESSO LA SEDE DEL CONSIGLIO, AL CENTRO DIREZIONALE 2- CLAMOROSO AUTOGOL DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA CAMPANIA, IL PIDIELLINO PAOLO ROMANO: PROPRIO IERI POMERIGGIO AVEVA DIFFUSO UN COMUNICATO NEL QUALE SI COMPIACEVA DEI RISPARMI EFFETTUATI QUEST’ANNO 3- E CHI L’HA INVIATO? LA SUA NUOVA PORTAVOCE, NEOSPOSINA DI UN CONSIGLIERE REGIONALE DEL GRUPPO “CALDORO PRESIDENTE”, IL LISTINO DEL GOVERNATORE CAMPANO

 

RE-NATA CON LA CAMICIA - QUANDO CETICA DIVENNE SEGRETARIO DELL’UGL, LA PRIMA COSA CHE FECE FU BUTTARE FUORI LA POLVERINI - POI, ROVISTANDO NEGLI ARCHIVI, SPUNTÒ FUORI UN APPALTO DA 240 MLN DI LIRE COMMISSIONATO A UNA SOCIETÀ INTESTATA ALLA MADRE DI RENATONA - MA DI COLPO ECCO SBOCCIARE L’AMORE FRA LUI E SDE-RENATA, LA QUALE, APPENA ELETTA, HA PIAZZATO IN REGIONE IL SUO CERCHIO MAGICO…

 

FEMEN: rivelazioni veramente scandalose
La Voce della Russia
Per smascherare FEMEN la giovane giornalista si è dovuta “sacrificare” partecipando alle loro azioni in topless. Per settimane era stata addestrata per come tenere un comportamento aggressivo e come attrarre l'attenzione dei giornalisti fingendo di ...

 

Inchiesta della tv ucraina: le Femen si spogliano per soldi: La Voce ...
Una giornalista televisiva ucraina si è infiltrata nel controverso movimento femminista Femen scoprendo molte cose interessanti su questa organizzazione.

 

Finmeccanica nel registro degli indagati a Busto Arsizio per reato di ...
Il Sole 24 Ore
L'inchiesta approdata all'inizio dell'estate a Busto Arsizio coinvolge ora anche Finmeccanica e non più solo il suo amministratore delegato, Giuseppe Orsi, il cui nome era già stato iscritto nel registro degli indagati quando il procedimento era ancora ...

 

- ALTRO CHE “RAGAZZINA” ACQUA E SAPONE, ACQUA E SCIACQUONE! ARIDATECE ER BATMAN! 2- LA NUOVA CAPOGRUPPO PDL ALLA REGIONE LAZIO, CHIARA COLOSIMO, È NIENTEMENO CHE UNA FANATICA DEL NAZISTA RUMENO CORNELIUS CODREANU! UNA FOTO LA IMPALLINA CON L’EFFIGIE DEL FONDATORE DELLA “GUARDIA DI FERRO”, MOVIMENTO LEGIONARIO RUMENO DEGLI ANNI ’30 ANTISEMITA, ANTICAPITALISTA E ULTRA-NAZIONALISTA 2- IL MAGNA MAGNA DI POLVEROPOLI! STECCA PARA PER TUTTI, ANCHE PER LA COLOSIMO 3- LA PROTETTA DELLA SORA RENATA AVREBBE RICEVUTO DA FIORITO 200MILA EURO, USATI IN PARTE PER IL CATERING DI UN’INIZIATIVA POLITICA DI GIORGIA MELONI E FABIO RAMPELLI 4- SOLDI A TUTTI: DALL’AUTORE DI LIBRI SULLA BIBLIOTECA VATICANA ALLE TV REATINE, DALL’ASSOCIAZIONE “LAZZARONI” (?) AI GIOVANI PPE DI CARLETTO “ULISSE” DE ROMANI

 

POLVEROPOLI! - LA SCENEGGIATA DELLA REGIONE LAZIO: SOLDI VERI, DIMISSIONI FINTE! DOPO AVER MINACCIATO PER UNA SETTIMANA DI ANDARSENE, ALLA FINE LA SORA POLVERINI RESTA INCOLLATA ALLA POLTRONA: “LE DIMISSIONI ERANO VERE MA SOSPESE…” - NEL PDL CAMBIA SOLO IL CAPOGRUPPO - MEJO DEI BANCOMAT: PER AVERE FIUMI DI CONTANTI, I CONSIGLIERI DOVEVANO SOLO SCRIVERE UN BIGLIETTINO: “RICHIEDO E RICEVO PER ATTIVITÀ SVOLTE SUL TERRITORIO” - LA PAGHETTA DELLA SORA RENATA? QUASI 30MILA EURO AL MESE…

 

Corruzione per vendere gli elicotteri Finmeccanica indagata come ...
Il Messaggero
Lo scandalo degli elicotteri di Agusta Westland piazzati sul mercato indiano corrompendo funzionari e militariinguaia il colosso Finmeccanica, la società casa madre. Che ha appena ricevuto nella persona del suo legale rappresentante un avviso di ...

 

l facile guadagno del senatore Pdl
La Stampa
Caputi, chiusa l'avventura di Fimit - venduta a De Agostini -, vari inciampi con le autorità di controllo (sanzionato più volte da Consob e Bankitalia), è adesso in lizza per comprare Prelios, la ex Pirelli Re che peraltro non se la passa troppo bene ...

 

Né maneggi né frodi. Ecco la verità sulla farsa Calciopoli.
LiberoQuotidiano.it
“Pretendevano aggiornamenti settimanali - ha detto Cipriani – durante i quali venivano incrociati i dati in mio possesso con i dati telefonici che venivano direttamente dalla committente Telecom”. Già, la Telecom che intercettava..una novità ! Continua ...

 

Femen, troppe ombre dietro al movimento
le femministe ucraine diventate famose per le manifestazioni a seno nudo sono sponsorizzate da tre miliardari kiev - il medium è il messaggio scriveva il celebre ...

 

Processo Telecom 'Così l'Inter spiava la Juve di Moggi'
Calciomercato.com
Emanuele Cipriani, l'investigatore privato imputato al processo Telecom, aggiunge un altro tassello al mosaico dei dossier calcistici. Durante il controesame, nell'aula bunker di San Vittore, il titolare della Polis d'Istinto ha parlato diffusamente ...

 

Russia, miliardario detrattore di Putin accusato di teppismo, rischia 5 ...
Reuters Italia
MOSCA, 26 settembre (Reuters) - Il miliardario russo Alexander Lebedev, critico nei confronti del Cremlino, è stato accusato oggi di "teppismo" per una rissa televisiva e rischia fino a cinque anni di carcere, in un caso che lui stesso ha definito una ...

 

 

Lavoro: la nuova mecca è il Canada che cerca 20mila ingegneri, architetti, medici, avvocati (e non li trova)

di Paola Dezza

Per avere delle chances di successo però bisogna essere pronti a sostenere un esame ai raggi X su titoli di studio, conoscenza delle lingue e soprattutto rientrare nei profili ricercati...»

 

Spagna nella bufera: Catalogna verso la secessione, Andalusia pronta a chiedere 4,9 miliardi di aiuti

Il deficit dello Stato da gennaio ad agosto è aumentato del 23,8%. Nella capitale scontri fra migliaia di "indignati" e le forze di polizia in assetto anti-sommossa. I manifestanti denunciavano una democrazia «sequestrata» e assoggettata «ai mercati finanziari» - S&P's: la crisi in Italia e Spagna si sta intensificando - sulle borse lo spettro di madrid (videoanalisi di m. longo)...»

 

Concorsone della scuola, ecco il testo: i programmi, i posti e le cattedre - Dossier - Scrivi al Sole - Video

Il bando scade il 7 novembre alle ore 14: i candidati potranno iniziare a inviare le domande a partire dal 6 ottobre. Per iscriversi sarà necessario utilizzare la procedura telematica Polis attraverso il sito del ministero dell'Istruzione - Maxi-concorso della scuola, è battaglia sui numeri: in Friuli solo 54 posti in palio...»

 

 

 

Lettera aperta a Martin Schulz
leggi il post

di Paolo G.

Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr. zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli – per senso di responsabilità – e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ’60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!”. (Breve storia di una generazione).

 

Azienda fotovoltaico
rifiuta commessa militare

Etica in tempo di crisi

Nonostante la crisi economica un'azienda del fotovoltaico e termotecnico, la Morellato di Ghezzano (Pisa), rifiuta una commessa militare offerta dalla Waas, azienda della Finmeccanica coinvolta nella produzione di armamenti, in particolare siluri. Questo dopo un sofferto percorso interno ed un confronto con OdES, l'Officina dell'Economia Solidale di Pisa (associazione che cura e facilita il consolidamento del Distretto di Economia Solidale del comprensorio). Una scelta coraggiosa, visto che parte dei suoi lavoratori sono in cassa integrazione.

 

Per il responsabile Ufficio Internazionale Fim-Cisl, Gianni Alioti, “la scelta dimostra che l'etica e la responsabilità sociale dell'impresa non sono solo strumentali al marketing e alla politica d'immagine. In un'epoca nella quale non si esce dalla crisi globale senza ripensare l'economia – continua Alioti – la proprietà e i lavoratori della Morellato recuperano, per gli stessi sindacati, un approccio coerente ed efficace di politica industriale, che non si limita a discutere-decidere “come” e “dove” produrre (l'organizzazione del lavoro e la localizzazione dell'investimento), ma anche (e soprattutto) “cosa” e “per chi” produrre".

 

Riccardo Troisi della Città dell'Altra Economia (CAE) di Roma sottolinea un modo concreto per sostenere la decisione della Morellato, "il rifiuto a collaborare a un'economia di guerra è un atto concreto di disobbedienza alle logiche dell’attuale modello economico, una scelta che assume anche una grande valenza simbolica per chi lavora nell’economia solidale,  ossia per chi sceglie un economia di pace;  un segnale di coerenza ai valori condivisi di un economia alternativa che mette al centro le persone e l’ambiente prima del profitto e prima della concorrenza spietata”.

 

Per Giorgio Beretta, ricercatore della Rete Disarmo,  "in un periodo in cui la crisi economica rischia di far accettare qualsiasi commessa collegata al settore militare, la decisione della Morellato è di estrema importanza sia per il processo di condivisione e confronto interno alla ditta sia, soprattutto, perché invita a aprire un dibattito serio sulla cosiddetta "industria della Difesa" e sulla pervasività delle sue politiche industriali. Si tratta di un comparto che da anni, più che alle necessità della sicurezza e della difesa, mira ad ottenere il proprio ritorno economico utilizzando strategie commerciali sempre più aggressive... La decisione della Morellato non è quindi solo un'encomiabile scelta di natura etica, ma una precisa presa di posizione nei confronti di un'economia militare che sta sempre più avanzando, anche nel nostro paese".  

 

Una scelta, quella della Morellato, che mette al centro la questione del disarmo, come spiega Francesco Vignarca, coordinatore Rete Disarmo (http://www.disarmo.org), secondo il quale "l'etica non si può mettere al mercato, ma se i nostri decisori politici capissero che il disarmo è conveniente oltre che giusto non ci sarebbero queste situazioni. re-investendo infatti i grossi fondi gettati nelle spese militari in circuiti economici/ambientali virtuosi come quelli della "green economy" si riuscirebbero a garantire molti più ritorni occupazionali e tecnologici"
Secondo Massimo  Ronchieri, dell'Officina dell'Economia Solidale di Pisa, “la scelta della ditta Morellato di Pisa è un'importante opportunità di riflessione per tutti noi. Sia su come alcune aziende, aldilà della necessità oggettiva, siano in grado di scegliere sulla base di un'etica anche se questo comporta decisioni sofferte e percorsi interni conflittuali, ma anche su quale ruolo può giocare l'economia solidale. A Pisa" racconta Ronchieri, " abbiamo appena lanciato il Patto del Distretto di Economia Solidale, al quale molti, tra qui la Morellato, hanno aderito, è a partire da questo che inizieremo un percorso di accompagnamento della ditta, perché una scelta etica non rimanga fine a se stessa, ma possa essere un primo passo importante verso un'economia realmente solidale”.

 

Buone reazioni anche dai sindacati.

 

Per Gianni Alioti, responsabile Ufficio Internazionale Fim-Cisl, «la scelta compiuta dalla Morellato Termotecnica e della Morellato Energia ha un valore straordinario. Dimostra che l'etica e la responsabilità sociale dell'impresa non sono solo strumentali al marketing e alla politica d'immagine. In un'epoca nella quale non si esce dalla crisi globale senza ripensare l'economia la proprietà e i lavoratori della Morellato recuperano un approccio coerente ed efficace di politica industriale, che non si limita a discutere-decidere “come” e “dove” produrre (l'organizzazione del lavoro e la localizzazione dell'investimento), ma anche (e soprattutto) “cosa” e “per chi” produrre».

 

 

 

Ucraina/ Gruppo "Femen" aprirà sede "reclutamento" a Parigi

Co-leader Schwetchenko: insegneremo a difendersi dai poliziotti

Roma, 19 lug. (TMNews) - Femen, le agguerrite attiviste ucraine che protestano in topless per i diritti delle donne, aprirà presto una sede di "reclutamento" a Parigi. Si tratta della prima sede del gruppo, cappeggiato dalla bionda co-fondatrice Inna Schwetschenko, fuori dall'Ucraina: "Sarà una sorta di campo di addestramento per le nuove attiviste - ha spiegato la 22enne a Bild - un luogo di partenza per le donne che si interessano a ciò che facciamo e vogliono partecipare".

Le ragazze di Femen protestano contro il turismo sessuale, i brogli elettorali e contro politici come Putin, Yanukovitch e Berlusconi. In 4 anni le loro proteste hanno fatto il giro dell'Europa, compresa una visita davanti all'abitazione di Dominique Strauss-Kahn a Parigi: "Mostreremo alle donne come ci si difende dai poliziotti. Abbiamo escogitato molti trucchi", ha spiegato Inna, che ha appena terminato un corso di laurea in giornalismo.

La protesta più "difficile" è stata a Mosca, a meno 25 gradi, ha ammesso la co-fondatrice, senza rivelare dove si terrà il prossimo "assalto". Sul mancato sostegno a Yulia Timoshenko, la co-leader di Femen ha spiegato che l'ex premier ucraino "non si è impegnata per i diritti delle donne": "Ha fatto politica come un uomo. L'unica differenza con Viktor Yanukovitch è che lei indossa una gonna".

 

 

Chi era l'uomo dell' Agenda Rossa?

Articolo di Nicola Biondo, giornalista e scrittore

"Vent’anni fa un uomo di mezza età si aggirava in via D’Amelio tra i corpi straziati di Paolo Borsellino e i suoi cinque agenti di scorta nell’inferno di lamiere, fuoco e sangue. A chi gli chiedeva chi fosse rispondeva: “Servizi”. Oggi la Procura di Caltanissetta è convinta di averlo individuato. L’uomo compare in due fotogrammi – che pubblichiamo - agli atti dell’inchiesta: da mesi sono sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori. Ha un'età apparente tra i 40 e i 50 anni, fortemente stempiato, vestito elegantemente – completo spezzato, giacca blu e pantalone chiaro. La procura siciliana che indaga sulle stragi del 1992 ne ha individuato il volto e sta provando a dargli un nome e un cognome. Nelle settimane scorse è stata anche realizzata una perizia antropometrica sulla base di queste foto per stabilirne l’altezza e i parametri fisici. L’ipotesi investigativa è che si tratti di un fiduciario dei servizi, un contractor slegato da un’ufficiale appartenenza agli apparati di sicurezza.
Chi è quest’uomo e perché si trovava in via D’Amelio pochi attimi dopo lo scoppio della bomba? Oggi quel viso è un tassello fondamentale per ricostruire i passaggi più oscuri dell’eccidio a partire dalla scomparsa dell’agenda rossa del giudice, il diario di bordo dei suoi ultimi 56 giorni dopo la morte dell’amico Giovanni Falcone. In quell’agenda Borsellino avrebbe anche lasciato tracce della sua conoscenza della trattativa Stato-mafia e di chi – come riferito dalla moglie Agnese - all’interno delle istituzioni lo avrebbe tradito. All’individuazione del misterioso personaggio i magistrati del pool nisseno diretto da Sergio Lari sono arrivati incastrando una enorme mole di dati, montando e rimontando un gigantesco puzzle composto di foto, video, rapporti di polizia, vecchie e nuove testimonianze.
Tra queste ci sono quelle di un poliziotto arrivato in Via D’Amelio pochissimi minuti dopo la strage e di un carabiniere di scorta del giudice Ayala. Dice il primo: “Ricordo di aver notato una persona, in abiti civili, alla quale ho chiesto spiegazioni in merito alla sua presenza nei pressi dell’auto (di Borsellino, ndr)... Non riesco a ricordare se mi abbia chiesto qualcosa in merito alla borsa o se io l’ho visto con la borsa in mano... Di sicuro ho chiesto chi fosse per essere interessato alla borsa del giudice, e lui mi ha risposto di appartenere ai Servizi”.
Il poliziotto è stato recentemente risentito, il suo verbale è top secret.
Anche nei ricordi dell’appuntato Rosario Farinella membro della scorta di Ayala arrivato in via D’Amelio poco dopo le 17 del 19 luglio 1992 compare un uomo in abiti civili a cui viene consegnata la borsa del giudice: “Aperta la macchina del giudice, ho preso la sua borsa. Dopo 5-7 minuti Ayala chiamò un uomo in abiti civili che mi indicò come ufficiale o funzionario di polizia. Questi prese la borsa senza aprirla e si è allontanato”.
Tra le tante versioni date da Ayala una colpisce gli investigatori. “Un uomo senza divisa mi diede la borsa" – dice il giudice - "Io la passai al carabiniere in uniforme”. Quell’uomo senza divisa è la stessa persona che si definisce appartenente ai “servizi”?
Solo negli ultimi mesi gli investigatori sono riusciti ad attribuire nomi e cognomi ad alcune persone inquadrate nei filmati girati sul luogo della strage rimaste non identificate o che si muovono con fare sospetto. Tra queste appunto il sedicente uomo dei servizi.
C’è un particolare fondamentale che l’indagine odierna sottolinea: nessuno dei testimoni riconosce nell’ufficiale dei CC Giovanni Arcangioli, fotografato con la borsa del giudice in mano, l’uomo in abiti civili che in pochi minuti agisce come un fantasma sul teatro della strage.
Le indagini, ancora in corso, ridisegnano il ruolo avuto da Giovanni Arcangioli, indagato e poi prosciolto dall’accusa di aver sottratto la borsa del magistrato palermitano.
Nella nuova ricostruzione la borsa del giudice sembra essere passata due volte di mano: la prima volta sarebbe finita nella mani di una persona non identificata per poi essere riposta nella macchina del giudice. E’ la stessa persona che si definisce appartenente ai “servizi”? E’ in questi pochi secondi che sarebbe avvenuto il furto dell’agenda rossa. In un secondo passaggio la borsa, ormai svuotata, sarebbe finita nella mani di Arcangioli. Oltre ad Arcangioli i magistrati stanno valutando se riascoltare alcuni dei protagonisti di quei minuti cruciali tra le 16.59 e le 17.30 quando l’agenda rossa scomparve. A partire proprio da Ayala, il suo agente di scorta Farinella e un oscuro manovale dei servizi, poi finito a lavorare con lo stesso giudice, Roberto Campesi. Anche lui senza alcun motivo ebbe accesso sul teatro della strage nei minuti immediatamente successivi.
Oggi Arcangioli sembra apparire come una sorta di capro espiatorio per coprire altre responsabilità. Responsabilità che l’ufficiale potrebbe in parte conoscere e che oggi potrebbe finalmente chiarire. La procura nissena vorrebbe risentirlo sulla scorta di quanto ha dichiarato il suo legale, Diego Perugini, che parla di “presenze sul luogo della strage di soggetti che all’epoca dei fatti, avevano un rilevante ruolo istituzionale ma che non appaiono in alcun atto di indagine alla cui luce, anzi, se ne dovrebbe dedurre, che non fossero presenti sul luogo”. A chi ci si riferisce?
Di certo il nuovo filone d’inchiesta e l’individuazione di quel misterioso personaggio segnalato tra la macchina del giudice e interessato alla sua borsa conferma che alla strage concorsero entità esterne."
Nicola Biondo

 

 

Monaco tibetano 18enne si dà fuoco nel Sichuan, è il 42esimo caso

La protesta contro le politiche repressive di Pechino verso il Tibet. Inviati rinforzi di polizia, la popolazione blocca l'accesso



 

Pechino, 17 lug. (TMNews) - Un monaco buddista di 18 anni si è dato fuoco oggi nel sud-est della Cina. Stando a quanto riferito dal governo tibetano in esilio, Lobsang Lozin ha appiccato il fuoco mentre stava marciando verso un ufficio governativo della contea di Bharkham, nel Sichuan. Sono almeno 42 le persone che dal marzo 2011 si sono date fuoco nelle regioni cinesi a maggioranza tibetana per protestare contro le politiche repressive di Pechino.

Subito dopo il nuovo episodio, le autorità hanno rafforzato la presenza della polizia a Bharkham, stando a quanto riferito dal governo tibetano in esilio. I tibetani locali hanno bloccato l'accesso a un ponte per fermare l'arrivo degli agenti, alimentando il timore di scontri. Bharkham si trova nella prefettura di Aba, dove si è registrato il maggior numero di casi di immolazione.
 

 

 

 

La cultura della violenza - Patrizia, madre di Aldrovandi

Il capo della Polizia Antonio Manganelli rispose così a una mia lettera aperta in merito agli agenti sotto processo per violenze: “Noi siamo tenuti a seguire le regole dell'ordinamento giuridico che vige nel nostro Paese. Intanto,"chi ha macchiato la divisa", violando la legge, lo deve dire una sentenza penale definiva, cioè quella della Cassazione.” Ora la sentenza definitiva per coloro che determinarono la morte di Federico Aldrovandi è arrivata con la condanna, il 21 giugno dalla Cassazione di Roma, per tre anni e sei mesi che non sconteranno per via dell’indulto. I poliziotti sono però tuttora in servizio. Liberi di reiterare il reato. Per rispetto alla famiglia Aldrovandi e alla stessa Polizia di Stato vanno immediatamente licenziati. Beppe Grillo

27.07.12

 

 

Cari parlamentari, cari membri del governo, caro Fini, che ieri hai cacciato un deputato dall'aula perché ha usato "un linguaggio da trivio" dicendo che "i giovani si sono rotti i coglioni" di fronte a un plotone di condannati in via definitiva, in primo o secondo grado o indagati. Voi siete responsabili della deriva sociale che può fare esplodere l'Italia. Il Paese si è rotto i coglioni di una massa di incapaci che ha accumulato duemila miliardi di debito e che si riempie la bocca di parole senza significato come "spending review", un inglese che ammanta di prestigio la solita presa per il culo. In quell'aula, la Camera dei deputati, ridotta al rango di un postribolo, tutti prendono o prenderanno un vitalizio da parlamentare, quasi tutti una pensione d'oro, quasi tutti più pensioni. E' necessario un censimento, nome per nome di ogni parlamentare, di ogni appartenente alle istituzioni, con la sua pensione percepita.

... [continua]

 

 

L’azienda in crisi dice no all’appalto in nome dell’etica

«La commessa di Finmeccanica era tecnologia bellica». La scelta fatta insieme agli operai che ora rischiano il posto

di Gianluca Campanella

PISA. La crisi economica morde al punto che la cassa integrazione sembra l’unica soluzione. Ma arriva una commessa industriale che può essere una boccata d’ossigeno. Ha solo un inconveniente: proviene da Finmeccanica, la quale chiede di sviluppare una parte di un armamento. Che fare? Scendere a patti col diavolo per portare un piatto a tavola o continuare a battersi per gli ideali nei quali si è sempre creduto? Non hanno dubbi i responsabili e gli operai della Morellato energia e Morellato termotecnica, ditte di Ghezzano: «Cara Finmeccanica, grazie ma non ce la sentiamo». Il gran rifiuto parte per email lunedì scorso.

La richiesta. Valerio Morellato, titolare e amministratore dell’azienda, ricostruisce la vicenda: «Quando ci è arrivata la richiesta non ci siamo subito accorti di cosa di trattasse». Infatti la carta è intestata a Wass, Whitehead Alenia Sistemi subacquei: si chiede un sopralluogo e un preventivo per una serie di lavori tra cui un sistema di refrigerazione per una vasca piuttosto capiente da usare per ricerca militare. È Valentina Moretti, progettista in ambito termotecnico, ad associare quel nome al colosso pubblico degli armamenti: spulciando fra le righe si capisce che «più di 100 siluri sono in fase di produzione e di consegna per varie importanti Marine, distribuite in tre diversi continenti».

I dubbi di coscienza. Morellato prosegue: «La collega ha posto la questione con forte evidenza e abbiamo fatto una riunione per decidere come comportarci». Non tutti, tra i circa venti dipendenti dell’azienda hanno partecipato, ma solo «le persone più sensibili al tema». Non c’è stata storia: tutti erano contrari ad accettare la commessa. Morellato, però ha preferito essere sicuro: è vero che negli anni «ho sempre avuto il piacere di essere circondato da dipendenti e collaboratori che hanno provato a scommettere non solo sul nostro lavoro, ma anche sugli ideali, come ambiente, ingiustizie e diritti». Anzi, questo connubio tra produzione e buoni princìpi «lo vediamo come una missione!». Tuttavia è «ovvio che in azienda l’estrazione dei vari lavoratori sia eterogenea: ho pensato che non tutti potevano essere d’accordo».

Il referendum collettivo. Morellato allora convoca tutto il personale e chiede il supporto di Odes, l’Officina di economia solidale, cioè quel soggetto che promuove il patto etico fra le aziende che hanno aderito al Distretto “Altro Tirreno”. La stessa Morellato partecipa al Patto nel comprensorio di Pisa. La discussione «non è facile»: su un piatto della bilancia ci sono 30mila euro di commesse, di cui un terzo sono margine netto; sull’altro c’è la cooperazione virtuosa ed eticamente orientata del Patto. «Finora Odes ha avuto funzioni di accoglienza e richiamo – spiega Morellato – ma questa è una delle prime grosse sfide che affronta, in cui è dovuta passare al supporto».

Il gran rifiuto. Vince la coscienza e parte l’email a Waas: «Siamo consapevoli che il nostro contributo alla realizzazione della struttura militare sarebbe stato marginale e certamente ci sarà un’altra azienda a sostituirci» è la premessa. Ma non possiamo: «Non ce la sentiamo di mettere le nostre competenze al servizio di un’opera che potrà sviluppare tecnologia bellica».

La speranza odierna. Morellato fa due conti: il fatturato equivalente della commessa rifiutata è pari all’installazione di 38 climatizzatori o di 12 impianti di solare termico; «se tutti prendessero in considerazione che noi ci sbattiamo per applicare certi principi e se riuscissimo a farci conoscere sul territorio, qualcuno che avesse bisogno di un climatizzatore o di un fotovoltaico potrebbe sceglierci come fornitore». È una scommessa dichiarata con molta onestà: la Morellato sta soffrendo la crisi, come tutti; e ha detto no al gigante pubblico. Chi crede negli stessi ideali può rivolgersi alla ditta di Ghezzano: «Idealmente ci consentirebbe di recuperare la commessa perduta».

L’alternativa. Un quadro normativo sempre più incerto rende «la prospettiva quasi ineludibile di una riduzione del personale», descrive il titolare allarmato: non si tratta solo del taglio sempre più massiccio agli incentivi sul fotovoltaico, ma soprattutto del fatto che «il settore ha subito una serie di mazzate: l’ultima è della settimana scorsa, con la conferma del divieto di impianti sui terreni agricoli». Morellato lo condivide per i grandi fondi: causerebbe il consumo di suolo e la morte dell’agricoltura. Ma perché il piccolo contadino non può montare un pannello?

15 luglio 2012

 

 

Der Spiegel e Times accusano: «L'Italia truccò i conti per entrare nell'euro ma Kohl ignorò gli avvertimenti»

 

L'Italia truccò i conti per entrare nell'euro, Helmut Kohl lo sapeva ma "ignorò gli avvertimenti sul rischio Italia" perché era convinto che la moneta unica fosse "il destino dell'Europa". Der Spiegel ha scagliato il sasso e il Times volentieri lo rilancia. Der Spiegel ha avuto accesso a centinaia di pagine di documenti del governo tedesco del 1997 e 1998 da cui trae la conclusione che l'allora cancelliere Helmut Kohl "era perfettamente informato della situazione di bilancio" italiana e consapevole che "l'Italia non aveva i conti in regola per entrare nell'euro", ma per motivi politici non volle trarne le conseguenze.

  • "Operazione autoinganno", scrive il settimanale tedesco, che rivela i retroscena dell'ingresso italiano nell'euro nel numero in edicola questa settimana, in un servizio di cinque pagine basato sui rapporti dell'ambasciata tedesca a Roma, su note interne dell'esecutivo e su verbali di colloqui avuti dal cancelliere. A decidere sull'ingresso dell'Italia "non furono criteri economici, ma considerazioni politiche", osserva Der Spiegel. "In questo modo – denuncia – si creò il precedente per una decisione sbagliata ancora maggiore presa due anni dopo, l'ingresso nell'euro della Grecia".

La polemica rimbalza sul Times di Londra. Il corrispondente da Berlino David Charter scrive che gli esponenti governativi tedeschi lanciarono numerosi "warning" avvertendo che l'Italia non era pronta a entrare nell'euro. Avvertimenti "ignorati" da Kohl, secondo quanto risulta dalle carte segrete rivelate grazie alla legge sulla libertà dell'informazione.

L'Italia – si legge sul Times - rappresentava un "rischio speciale" per l'euro, fin dal suo inizio nel 1999, poiché "continuava a rifiutarsi di ridurre il suo enorme debito", avvertì un memorandum "profetico" inviato a Kohl nove mesi prima del lancio della moneta unica. Kohl fu avvisato che l'Italia usava trucchi contabili per mostrare sulla carta che faceva progressi, mentre in realtà il suo debito cresceva. Kohl trascurò le allerte e insistette che l'Italia doveva entrare nella prima ondata, dicendo che sentiva "il peso della storia" sulle sue spalle. Il Times riferisce la conclusione dello Spiegel: "I documenti dimostrano quello che finora si supponeva soltanto". "L'Italia non avrebbe mai dovuto essere accettata" nell'eurozona.

All'inizio del 1997, esponenti del ministero delle Finanze tedesco dissero a Kohl che a Roma "importanti misure strutturali di risparmio dei costi venivano quasi completamente omesse per considerazioni di consenso sociale". Il negoziatore capo sull'euro, Horst Koehler, che poi divenne presidente della Germania, mandò a Kohl nel marzo del 1998 uno studio che concludeva che l'Italia non aveva rispettato le condizioni "per una riduzione permanente e sostenibile del deficit e del debito". Kohl replicò che era fiducioso che tutti i governi avrebbero fatto le necessarie riforme strutturali "nei prossimi anni". Joachim Bitterlich, ex consulente di politica estera di Kohl, ha affermato ieri: "Non senza gli italiani, per favore. Era questa la parola d'ordine politica".

In una nota del gennaio 1998, Bitterlich disse che la riduzione del deficit dell'Italia era basata principalmente sull'incerta tassa per l'Europa e su tassi d'interesse insolitamente bassi. Poche settimane dopo, prosegue il Times, esponenti governativi olandesi dissero a Kohl: "Senza misure aggiuntive da parte dell'Italia che diano prova credibile della longevità del consolidamento, l'accettazione dell'Italia nell'eurozona è attualmente inaccettabile". Kohl rispose loro che il governo francese lo aveva avvertito che si sarebbe ritirato se l'Italia fosse stata esclusa.

Poche settimane prima del lancio della moneta unica, si legge ancora sul Times, Stephan Freiherr von Stenglin, attaché finanziario dell'ambasciata tedesca a Roma, mandò un messaggio "drammatico": "Sorge la domanda se un paese con un rapporto di indebitamento estremamente alto non rischi di mettere a rischio il successo dei suoi sforzi di consolidamento, danneggiando di conseguenza non solo se stesso, ma anche l'unione monetaria". Conclude il Times: "Era un altro avvertimento inascoltato da parte del cancelliere tedesco".

 

 

LA STORIA

Tibet, svelati dossier sulla guerriglia
"I soldi della Cia al Dalai Lama"

La Sueddeutsche Zeitung: nel 1951 il leader della non violenza approvò la lotta armata. Gli Usa addestrarono per anni i guerriglieri, salvo poi sacrificare l'appoggio alla causa per la realpolitik e la normalizzazione dei rapporti con la Cina dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI

 

BERLINO - Il Dalai Lama sapeva dall'inizio dell'appoggio della Cia, i servizi segreti americani, alla lotta armata del popolo tibetano contro l'occupante cinese. A quanto pare approvò, pur essendo simbolo mondiale della non violenza. Cominciò con impegni segreti Usa col legittimo governo tibetano, dunque col Dalai Lama in persona, dal 1951 al 1956, dopo la brutale occupazione cinese del Tibet nel 1950. La storia è narrata dagli investigative reporters della Sueddeutsche Zeitung, e sicuramente avrà provocato salti di gioia all'ambasciata cinese a Berlino.

I primi contatti risalgono a un anno dopo l'aggressione cinese. Sono tra il Dalai Lama e agenti americani attraverso l'ambasciata Usa a New Delhi e il consolato a Calcutta. Il Pentagono assicurò al Dalai Lama in persona, scrive la Sueddeutsche, armi leggere e aiuti finanziari al movimento di resistenza. Nell'estate 1956, l'operazione della Cia in Tibet diventa un dossier a sé, assume il nome di "ST Circus".

Si propone, dicono carte segrete e testimonianze dei veterani Cia come John Kenneth Knaus, di "fare il possibile per tenere in vita il concetto di un Tibet autonomo". E "sviluppare resistenza contro sviluppi in Tibet guidati dalla Cina comunista". Knaus racconta il suo primo, freddo incontro con il Dalai Lama. Washington si impegnò ad addestrare guerriglieri tibetani nella lotta armata contro l'occupante cinese, ad armarli, e anche a versare 180mila dollari l'anno, scrive il quotidiano liberal di

Monaco citando un presunto dossier segreto, "somme dichiarate come aiuto finanziario al Dalai Lama".

Ai memorandum della Cia seguirono i fatti. I guerriglieri tibetani furono addestrati in campi segreti prima in isole dei mari del sud, poi a Camp Hale sulle montagne rocciose, dove le condizioni climatiche erano simili a quelle tibetane. I contatti col Dalai Lama e col suo seguito c'erano sempre, anche durante la sua avventurosa fuga dal Tibet occupato a Dharamsala in India. I guerriglieri addestrati dalla Cia furono fino a 85mila, la loro organizzazione si chiamava "Chushi Gangdrug".

Ufficiali e istruttori tibetani formati dagli americani venivano paracadutati da vecchi bombardieri Boeing B17 (le gloriose Fortezze volanti che piegarono Hitler e il Giappone) in volo a bassa quota sul Tibet occupato senza contrassegni. I guerriglieri attaccavano in piccoli gruppi. "Uccidevamo volentieri quanti più cinesi possibile, e a differenza di quando macellavamo bestie per cibarci, non ci veniva di dire preghiere per la loro morte", dice un veterano della resistenza tibetana.

Il Dalai Lama, scrive la Sueddeutsche, non è che abbia mentito, ma certo non ha raccontato finora tutta la verità sui suoi rapporti con la lotta armata. Lui che viene salutato come il Papa, "Sua Santità", nel titolo del quotidiano tedesco è definito con un attacco malizioso "Heiliger Schein", apparenza di santità. L'operazione Cia col Dalai Lama cominciò nei Cinquanta, ma finì bruscamente. Dopo il viaggio segreto dell'allora Segretario di Stato Usa Henry Kissinger a Pechino, inizio della normalizzazione Usa-Cina. La causa tibetana fu sacrificata allora alla realpolitik delle due potenze. Molti guerriglieri tibetani si spararono in bocca o si tagliarono la gola o le vene piuttosto che cadere in mano al Guabuo, la Gestapo cinese. Altri, mastini della guerra, fuggirono a sud e si arruolarono nei migliori corpi speciali indiani. 
 

(09 giugno 2012)

 

 

Gentile Marco,

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Descrivi il tuo progetto con un titolo, le fonti che intendi usare, come pensi di svolgerlo: IL CEMENTO DELL 'NANGREDA SULLA COLLINA TORINESE: una prima inchiesta giornalistica  e' partita da LA STAMPA , su Castiglione Torinese dove una boss della n'angreda su fa la villa gemella con la nuora Ferrero ex assessore alla sanita' della Regione Piemonte allontanata per tangenti. Piu altre speculazioni dubbie sulla collina di Castiglione Torinese senza il rispetto delle leggi regionali.
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   Sono stato amico di Edoardo Agnelli per circa gli ultimi 10 anni
   della sua vita. Mi sono occupato come consulente industriale di
   molti gruppi, in particolare Fiat. Frequento le assemblee degli
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   Mi sono costituito parte civile come azionista di minoranza dei
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   Ho seguito la redazione di alcuni libri-inchiesta  sull'omicidio
   di Edoardo Agnelli:
   Antonio PARISI- I MISTERI DI CASA AGNELLI - ALIBERTI
   Giuseppe PUPPO- Ottanta metri di mistero - KOINE'
   Magnus Scherman L'agnello nero BIOS


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L'omicidio di Edoardo Agnelli .
Come fonte il fascicolo d'indagine e le controanalisi medico legali.
Vorrei partire dal fascicolo d'indagine mettere in evidenza le contraddizioni delle indagini, e ricostruire i fatti come potrebbero essere andati veramente e le conseguenze sull'economia nazionale dell'omicidio.

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Buonasera direttore,

sono una donna che ho fatto molti sacrifici nella mia vita ,2 anni fa ho cambiato citta perche a roma nn si viveva piu .se le sto scrivendo e perche ora mi sento nella disperazione piu assoluta ,ho aperto un negozio di gastronomia che sta crescendo nel lavoro ,anche se in italia ce crisi io sto crescendo .ma ci sono stati delle difficoltà qualche mese fa che ora mi sto ritrovando in difficoltà e proprio oggi mi sono sentita rifiutare un prestito di 9 mila euro ho buttato sangue qui dentro a volte dormo nel negozio stando sola,e solo al pensiero che nessuno puo aiutarmi mi sto sentendo nella disperazione nn so piu se ho voglia reagire ma penso che stavolta per me e meglio farla finita le banche nn aiutano piu nessuno e avendo aperto meno di un anno fa nessuna finanziaria ti aiuta nn so ancora quando potro sopportare ma e da oggi che mi sono sentita rifiutare l'aiuto che penso che nn vale piu stare qui in questo mondo fatto di sacrifici e quando chiedi aiuto ti lasciano di merda e ti distruggono il tuo lavoro ecc....nn voglio che neanche le mie figlie mi calcolino una fallita lavoro dalle 5 alle 23 di piu nn posso fare e a volte nn ritorno neanche a casa ora capisco e comprendo come ci si sente quando intorno a te ce un vuoto dello stato ecc.....ma le garantisco che sono disperata davvero e nn so piu dove mettere le mani ma sentirsi una fallita a 46 anni nn e bello ti senti morta dentro spero che quando lei leggerà questa mail io abbia trovato la strada più giusta per nn sentirsi una fallita saro un altra persona messa in mezzo agli altri casi di falliti.

Grazie per avermi ascoltata ma nn so piu con chi parlare

Beatrice

 

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CRISI: 5 CHIAMATE IL PRIMO GIORNO NUMERO ANTI-SUICI​DI DEL VENETO - E' attivo da ieri, ed ha gia' ricevuto cinque chiamate, il numero verde 800334343, fatto attivare con una delibera del presidente Luca Zaia per fornire aiuto ed assistenza altamente professionale sul piano psicologico e sanitario agli imprenditori veneti in difficolta' a causa della crisi. "Ai nostri imprenditori che stanno combattendo una battaglia durissima contro una crisi devastante - sottolinea Zaia - abbiamo voluto dare un'assistenza a 360 gradi, che parte dal numero verde e dal punto d'ascolto, ma si allarga a tutti i servizi territoriali gia' esistenti che verranno attivati dalle singole task force provinciali una volta ricevuta la segnalazione dagli psicologi addetti alla risposta al numero verde. Non a caso, la nostra iniziativa e' un vero e proprio progetto, denominato "inOltre", attraverso il quale si creera' una vera e propria rete d'intervento che coinvolgera' quanto prima tutte le associazioni e gli Enti che gia' operano su questo fronte. E' ben piu' di un numero verde, per le elevate professionalita' coinvolte, per la capillare organizzazione dell'intervento, per la diffusione su tutto il territorio delle migliori forme di aiuto".

 

Il mio querelante lo sa che :

Rockfeller prevede 13 mila vittime alle Olimpiadi di Londra (prima parte)

 

- Gianni Lannes- 17 giugno 2012-  Terrore infinito per dominare il mondo?

Ecco cosa riserva il futuro, ormai presente: massoni da quattro soldi in affari con i paperoni dello zio Sam, che tentano di conquistare il mondo assoggettando definitivamente l’umanità. E noi ad applaudirli pure. Per la cronaca di stretta attualità: si stanno annettendo definitivamente l’Italia, allungando impunemente le grinfie sul patrimonio storico, previa incetta delle riserve aurifere (2.700 tonnellate), ed a seguire Eni, Finmeccanica, acqua pubblica e quant’altro con gli ampi poteri legislativi concessi recentemente dal Parlamento al  golpista per conto terzi Monti Mario. Giocano a carte scoperte o bleffano?

Fatto sta che la Fondazione Rockefeller ha sfornato nel 2010 un documento denominato Scenarios for the Future of Technology and International Development.  Non è opera degli anarchici, vale a dire del solito capro espiatori buono  per tutte le stagioni a giustificare crimini istituzionali d’ogni genere.A pagina 11 è scritto: «In 2012, the pandemic that the world had beenanticipating for years finally hit. Unlike 2009’s H1N1, this new influenza strain – originating from wild geese – was extremely virulent and deadly. Even the most pandemic-prepared nations were quickly overwhelmed when the virus streaked around the world, infecting nearly 20 percent of the global population and killing 8 million in just seven months, the majority of them healthy young adults». Mentrealla 34 silegge: «The years 2010 to 2020 were dubbed the “doom decade” for good reason: the 2012 Olympic bombing, which killed 13,000, was followed closely by an earthquake in Indonesia killing 40,000, a tsunami that almost wiped out Nicaragua, and the onset of the West China Famine, caused by a once-in-a-millennium drought linked to climate change».

Insomma, la Rockefeller Foundation annuncia che il decennio 2010-2020, sarà denominato «Il Decennio della Distruzione», a causa dell’ondata di attacchi terroristici, di disastri naturali, di rivolte civili e di disastri finanziari. Gli anni dal 2010 al 2020 saranno definiti «Decennio della Distruzione» per diversi motivi: le bombe ai giochi olimpici del 2012 – che uccideranno 13 mila esseri umani – saranno seguite subito dopo da un terremoto in Indonesia che ne ucciderà 40 mila, con uno tsunami che spazzerà via il Nicaragua, e con lo scoppiare della carestia nella Cina occidentale a causa di una siccità di quelle che capitano una volta in mille anni, dovuta ai cambiamenti climatici. Poi, il documento predice anche che nel 2015 la gran massa della forze armate Usa sarà richiamata da Paesi come l’Afghanistan per stabilirsi nei confini americani.

Autoritarianesimo – La prima terrificante previsione inizia nel 2012 quando, «la pandemia che era stata anticipata da anni al mondo» alla fine colpirà, infettando quasi il 20 per cento dell’umanità ed uccidendo 8 milioni di persone.

Così la Rockefeller Foundation tiene a sottolineare che i popoli daranno il benvenuto ad un governo più autoritario e ad un più stretto controllo su tutti gli aspetti della vita, incluso un chip biometrico ID di identificazione per tutti i cittadini.Nel 2015, appunto,il governo Usa ricollocherà una larga parte della propria compagine offensiva per impegni nazionali, ritirandola dall’Afghanistan – dove gli insorti talebani recupereranno nuovamente il potere.

Curiosità attuale? Il report descrive come le nazioni perderanno il potere sui propri bilanci a causa di massicci debiti, lasciando apparentemente la propria sovranità finanziaria nelle mani dei tecnocrati.Ma i licantropi, pardon “filantropi” nordamericani non si occupano solo di queste tematiche. La Rockefeller Foundation anticipa anche la crescente sfiducia nei vaccini, affermando che a causa della corruzione – sia negli enti nazionali che in quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – vaccini adulterati porteranno a stragi di massa.

Stando al documento, un gran numero di genitori non faranno vaccinare i figli, il che farà salire la mortalità infantile a livelli mai visti dagli anni ’70.Nel contesto di un sistema sanitario indebolito, di corruzione e di disattesa degli standards- sia per cause interne alle nazioni che per colpa di istituzioni mondiali come l’Organizzazione mondiale per la sanità- nel sistema sanitario pubblico di numerose nazioni africane, entreranno vaccini avariati. Nel 2021, 600 bambini moriranno a causa di un vaccino per l’Epatite B avariato, che sembrerà nulla a confronto delle morti di massa che avverranno pochi anni dopo causate da un farmaco antimalarico avariato.

Le morti e gli scandali che ne deriveranno, mineranno la fiducia nelle vaccinazioni, i genitori – non solo in Africa ma anche altrove – inizieranno a non far vaccinare i propri figli, e non ci vorrà molto prima che i tassi di mortalità infantile e neonatale schizzino a livelli che non si vedevano più dagli anni ’70.Nel Decennio della Distruzione, la tecnologia farà sempre più parte del campo di battaglia, con il cyberterrorismo e la pirateria mafiosa organizzata che saranno sempre più diffuse.

Una terrificante e delineata predizione nel documento, riguarda la «bio-pirateria»: OGM e la biotecnologia-fai-da-te spingeranno avanti la passione dei Globalizzatori per il Trans-umanesimo. Comunque, non tutta la pirateria sarà negativa. Le sementi geneticamente modificate (OGM), e le biotecnologie-fai-da-te (DIY), diventeranno delle attività diffuse nei garages privati, producendo dei significativi progressi.

Nel 2017, un gruppo di scienziati africani ribelli rientrati nei propri Paesi dopo aver operato presso multinazionali occidentali, diffonderanno il primo di una serie di nuovi OGM che faranno espandere a dismisura la produzione agricola del continente africano.

Proprio come da secoli nei desiderata dei Globalizzatori, il mondo occidentale inizierà a precipitare all’indietro, nel feudalesimo, con la distanza fra ricchi e poveri che raggiungerà livelli che non si vedevano da centinaia di anni, mentre la classe di mezzo si estinguerà.I ricchi si rifugeranno dentro strutture simili a fortezze, mentre i poveri si ritroveranno nei ghetti. Il documento prosegue delineando che, alla volta del 2030, non sarà più rilevante – né evidenziabile – la differenza fra nazioni sviluppate e nazioni in via di sviluppo.

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FISCO

Verso una revisione del sistema fiscale italiano

Francesca Romana Fantetti, avvocato Fantetti & Partners Studio legale finanziario

30 maggio 2012

Il disegno di legge-delega sulla revisione del sistema fiscale italiano di aprile 2012 è un insieme di disposizioni - dagli immobili al reddito d'impresa, dalla lotta all'evasione all'abuso di diritto - che non sembra avere osservato un metodo logico e che sembra difficile possa sortire effetti in tempi ragionevoli, vale a dire prima della fine dell’attuale legislatura.
Si tratta, in sostanza, di un rafforzamento della disciplina esistente in tema di evasione e di elusione e di un irrigidimento della legislazione nel senso dell’inasprimento della tassazione. È difficoltoso riferire circa il contenuto e il metodo della proposta dato che essa manca di unitarietà di impostazione, a meno che non si voglia sommariamente affermare che il denominatore comune è da rinvenire nell’unica e sola esigenza di “fare cassa”.
L'obiettivo individuato nell’introduzione del testo che è quello di perseguire lo sviluppo e la competitività delle attività economiche e ricondurre ad una maggiore razionalità ed equità il sistema fiscale, contrastare i fenomeni dell'evasione, dell'erosione, nonché instaurare con i contribuenti un rapporto basato sulla fiducia.
Non risultano, però, poi chiari i criteri adottati per il superamento del reddito medio catastale - questione che è destinata a porre conseguenze gravose nel settore dei beni immobili -, e non vengono rispettati i principi della Costituzione in tema di legge-delega, ove si constati che mancano principi e criteri direttivi, o anche solo perché è interpretato erroneamente il principio di legalità – per esempio, quando si dice che la discrezionalità può essere superata quando la decisione è stata presa da una commissione tecnica -.
L'equilibrio tra le imposte non tiene affatto presente quando una parte delle stesse sia stata già riscossa per procedere al rimborso di altre ritenute eccessive, né l'aumento dell'Iva risponde a un riequilibrio razionale quando la tassazione del reddito, con le relative addizionali, rimane altissima e irrazionale - una specie di acconto brutale con rimborso eventuale -.
Si tratta cioè di una sorta di legge speciale che, ordinata a pura esigenza di gettito, potrà essere approvata limitatamente al di fuori di qualsivoglia impostazione e limite logico. Vi è in essa peraltro una strumentalità politica che sfugge ad ogni ratio propria della legge. In particolare, la nuova idea di riforma fiscale, così come nella versione della legge-delega varata dal Consiglio dei ministri e ora sottoposta alle Camere, prevede una serie di disposizioni finalizzate a rafforzare ancora maggiormente l'incisività dell'azione del Fisco. Si puntano gli occhi sugli accessi mirati, sulla tracciabilità dei pagamenti e l'introduzione della fatturazione elettronica, nonché sull'ulteriore meccanismo del redditometro e dell'accertamento sintetico puro, chiamati ad avere effetti anche in campo contributivo.
È opportuno ricordare che in uno Stato democratico, il cittadino contribuente ha il diritto di essere rispettato sino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori. E che è facile oggi constatare in atto nel nostro Paese, ad ogni livello dell’amministrazione - specialmente in ambito locale - una spinta ad un controllo ed all’acquisizione di informazioni sui comportamenti dei cittadini che cresce in maniera geometrica. Tale fenomeno, unito all'amministrazione digitale, ed ad una concezione potenzialmente illimitata dell'open data e all'invocazione della trasparenza declinata come diritto di ogni cittadino di conoscere tutto, può condurre a fenomeni di controllo sociale di dimensioni paurosamente eccessive.
Va detto, inoltre, che la determinazione della ricchezza e l’individuazione del cosiddetto “nero” in Italia – da cui passa la lotta all’evasione – non può essere esclusivamente processualizzata. Non è possibile cioè che ogni pratica diventi controversia processuale: il processo tributario è divenuto l’unica valvola di sfogo di tutte le controversie fiscali.
Sarebbe necessario deprocessualizzare il controllo sulla determinazione della ricchezza. È proprio il modo di impostare il rapporto con il cittadino contribuente italiano che risulta essere del tutto errato – e nel senso errato sembra andare ogni provvedimento diretto alla processualizzazione-.
L’amministrazione fiscale tende oggi ad adottare, in sostanza, la soluzione più favorevole a sé e a scaricare la controversia dinnanzi al giudice – davanti al quale è poi pressocché impossibile ricostruire ogni elemento che ha influito sulle stime - . Il giudice è stato identificato quale una sorta di enorme scaricabarile. Va quindi come minimo incentivato l’uso della mediazione tributaria, e di ogni altro sistema di risoluzione alternativa delle controversie, in quanto offre una possibilità di risolvere il conflitto prima e con maggiore tutela delle ragioni del contribuente – e qualche possibilità in più per le categorie professionali coinvolte.
Il problema del gettito tributario mancante deve essere compreso a fronte del gettito tributario che arriva attraverso le imprese - poche decine di migliaia di imprese che tassano redditi, consumi, risparmio e patrimonio -. Il problema si pone là dove le imprese non arrivano, è nella valutazione della ricchezza che sfugge al circuito aziendale e ciò non può essere compreso dalla legge, ma da chi amministra.
Dove le imprese non arrivano, le imposte dovrebbero essere richieste in via amministrativa, valutando, stimando, gestendo il rapporto con i contribuenti, senza rimandare direttamente ed automaticamente al giudice in base ad una prospettiva legal-processuale che sta portando il nostro Paese alla paralisi. Non è possibile portare per legge elementi di rigidità nell’amministrazione, per esempio, di un negozio di alimentari, e non saranno certo i limiti alla circolazione dei contanti né i conti correnti on line a poterlo fare.
L’eventuale attuazione della proposta di legge porterà inevitabilmente la pressione fiscale in Italia da quella del 2011 - al 42,5% – ad oltre il 45% per l'intero triennio 2013-2014-2015. Il pericolo di un cortocircuito tra rigore e crescita non è affatto dissipato nell’impianto della legge diretto a definire il profilo di avvicinamento al pareggio di bilancio – che difficilmente potrà essere raggiunto - in un arco di tempo troppo breve.
L'urgenza del riequilibrio dei conti porta il governo tecnico ad inasprire il ricorso al prelievo fiscale forzando una pressione già fuori linea in confronto con molti altri Paesi europei e generando le condizioni per ulteriori effetti recessivi per l’Italia. Il consolidamento dei bilanci basato esclusivamente sull'aumento delle tasse è sicuramente recessivo.

 

COLLOCAMENTO CATRICALÀ - LE FORBICI TAGLIA SPESE DEL SOTTOSEGRETARIO DI RIGOR MONTI ARRIVANO IN TUTTI I MINISTERI, MA NON NEL SUO UFFICIO: BEN 21 CONTRATTI DI DIRETTA COLLABORAZIONE (ESTERNI) SI AGGIUNGONO AI DIPENDENTI INTERNI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO - VAGONATE DI FEDELISSIMI ARRIVATI CON LUI DALL’ANTITRUST, CALABRESI (COME LUI) E MEMBRI DELLA SUA FONDAZIONE: A PALAZZO CHIGI CATRICALÀ SI SENTE IN FAMIGLIA, CON LA MOGLIE CAPO DIPARTIMENTO…

Paola Zanca per "il Fatto Quotidiano"

Galeotto fu palazzo Chigi. Sua moglie Diana, dirigente di prima fascia, Antonio Catricalà l'ha conosciuta proprio qui, nei corridoi della Presidenza del Consiglio. Lei in quelle stanze è Entrata per concorso nel 1984 e oggi, dopo 28 anni di onorata carriera e altri due concorsi interni, è a capo Dipartimento per il Coordinamento amministrativo. Ma per il sottosegretario Catricalà, il civico 370 di piazza Colonna, ormai ha più che il calore di casa . "Qui non c'è sabato e non c'è domenica. Qui maciniamo provvedimenti in continuazione. Qui se mi tolgono anche una sola persona questo ufficio c-h-i-u-d-e".

 

Per evitare il tracollo si è circondato dall'affetto di storici consiglieri, ha scelto nuove leve su cui investire e mantenuto caselle importanti per le relazioni politiche e istituzionali: così, la squadra di Catricalà tocca quota 21. Tutti in "diretta collaborazione" del sottosegretario. I due pilastri si chiamano Giulia Zanchi e Francesco Saverio Marini. La prima, avvocato, lo segue dall' Antitrust (Catricalà, fino alla nomina nel governo Monti, presiedeva l'Autorità garante per la concorrenza).

Lì la Zanchi dirigeva l'Unità call center, ovvero la struttura relativa al numero verde per la tutela del consumatore, oggi è capo della segreteria particolare. Guida uno staff di cinque persone: tre le hanno trovate qui, lavoravano già alla presidenza del Consiglio. Altre due le hanno portate loro, perchè "brave, affidabili" e in grado di ricerche" e "scrivere pareri" che Consiglio dei ministri e Cipe chiedono quotidianamente agli uffici di Catricalà.

Poi ci sono tre centraliniste, che si occupano solo di smistare le telefonate. Arriva dall'Antitrust anche l'assistente personale di Catricalà: Mauro Nicolai, già capo segreteria di Luigi Merolla, a sua volta capo di gabinetto di Giuliano Amato, presidente dal '94 al '97. Fidato anche l'avvocato Angelo Lalli, con cui Catricalà ha scritto anche un libro: sempre sull'Antitrust, ovvio.

E' vicecapo della segreteria tecnica. Il sottosegretario come suo superiore scelto Francesco Saverio Marini:anche lui già consulente dell'Antitrust (nonché dell'Istituto superiore di Sanità fino al giugno scorso, per 195mila euro a biennio), avvocato pure lui, insegna a Tar Vergata. La cattedra l'ha ottenuta a soli 29 anni, un po' la stessa storia del vice ministro Michel Martone: tanto precoci, quanto figli di cotanto padre. Michel di Antonio, magistrato in Cassazione, Francesco di Annibale, presidente della Consulta oggi al Csm.

Scrive di lui lavocecosentina.it: "Un giovane di origini calabresi chiamato ad un compito importante che conferma come a Roma la comunità dei calabresi, anche quelli di seconda generazione, sappia farsi valere". Marini è nato a Catanzaro, come Catricalà.
Non è in "diretta collaborazione" ma lavora negli uffici di palazzo Chigi (è un "comandato" funzionario del Tesoro) Federico Florà: giovanissimo, ha scritto pure lui un libro sulle
"luci e ombre" dell'Antitrust e sta nella fondazione ItaliaCamp presieduta, rieccolo, da Catricalà in persona.

Per chiudere la formazione, vanno aggiunte 4 persone in segreteria, 3 addetti all'archivio e 2 "esperti": una è Raffaella Rizzo, l'altra il magistrato Monica Velletti, capo dell'Ufficio legislativo delle Pari Opportunità all'epoca di Mara Carfagna. "Io mi porto dietro solo gente brava. Non ci sono consulenti né altre collaborazioni - rivendica Catricalà - Noi la spending review l'abbiamo fatta quando siamo arrivati a novembre: noi lavoriamo in 21, Gianni Letta ne aveva 40".

 

[25-05-2012]

 

 

Inchiesta Bpm: coinvolti La Russa, Santanché, Romani e Brancher?

Arresto di Ponzellini, spuntano i politici che chiedevano interessamenti

La Santanché, Romani, Brancher, La Russa: secondo il gip, tutti avrebbero mostrato interesse per pratiche di finanziamento a imprese. La Russa: "Non ho mai parlato con Cannalire"

di Redazione 29/05/2012

 

  • L'ex ministro La Russa nell'ordinanza del gip

La Banca Popolare di Milano fa sapere di considerarsi parte offesa nella vicenda che ha portato agli arresti domiciliari l'ex presidente Ponzellini. Secondo la dirigenza di Bpm, non ci sono ripercussioni economiche. Ma il titolo in Borsa è crollato. Nel comunicato - diffuso su richiesta della Consob - la banca fa sapere di essersi messa a disposizione dell'autorità giudiziaria per accertare tutti i fatti.

E sarebbero coinvolti anche alcuni politici di primo piano. Come l'ex ministro paolo Romani, che avrebbe sollecitato - attraverso Antonio Cannalire, anch'egli ai domiciliari - un finanziamento a favore di una società, da 500mila euro, per un canale televisivo. Nell'ordinanza c'è anche la trascrizione di una intercettazione telefonica in cui Cannalire, mentre parla con la segretaria di Romani, afferma: "Finché c'abbiamo una banca, si può invitare stasera Paolo a cena".

Non solo: il gip cita anche Daniela Santanché, che avrebbe chiesto un finanziamento per la "Visibilia Srl-Santanché", sollecitando a più riprese Cannalire, "con il quale - scrive il gip riferendosi alla Santanché - mostra un rapporto di notevole confidenza". Secondo il gip, l'attività della società "non sembra finanziabile stando a quanto riferito da certo Molteni allo stesso Cannalire", che tuttavia "esercita pressioni affinché il finanziamento venga concesso".

E poi l'ex ministro Aldo Brancher e il senatore Alfredo Messina, che si sarebbero interessati a una pratica per un certo Acampora, che gli inquirenti ritengono sia Giovanni Acampora, condannato per l'Imi-Sir. Ma in questo caso "l'esito della pratica - scrive il gip - non è noto".

Infine spunta il nome di Ignazio La Russa per un finanziamento alla società Quintogest. "Tale Giordano della Quintogest - scrive il gip - chiamava direttamente Cannalire, riferendo d'aver spiegato a La Russa che la sua pratica non era di facile trattazione". Secondo quanto scrive il gip, La Russa avrebbe replicato: "Allora chiamo io Massimo, vedrai che è facile". L'ex ministro della difesa ha però diffuso una nota in cui spiega che la telefonata non riporta sue parole ma una conversazione tra Giordano e Cannalire. E continua La Russa: "Con Cannalire non ho mai parlato in vita mia". La Russa spiega anche che "segnalare una pratica da 'valutare con la massima serietà' non vedo quale disvalore avrebbe: lo farei per qualsiasi azienda o privato che dal ritardo di una risposta dovuta potrebbe avere un danno grave".

Nessun politico comunque risulta indagato.

 

 

Valle d'Aosta: l'autonomia degli sprechi

http://www.youtube.com/watch?v=ff4vo3JxVm4&feature=g-upl
Lassù sulle montagne della Valle d'Aosta, la lobby del cemento e delle grandi opere devastanti continua ad ingrassarsi con milioni di euro sottratti alle risorse per il lavoro, la salute e i servizi sociali più che nel resto dell'Italia. La realizzazione del Parco archeologico di Saint-Martin De Corléans ad Aosta è emblematico dello scempio dei beni culturali e del malgoverno. Oltre 50 milioni di euro tra spese di costruzione e di arredamento (preventivati 13 milioni circa) per un'orrenda opera di cemento e tralicci di acciaio che soffoca un'area archeologica megalitica di pregio a livello europeo. Concorsi truccati, errori nella progettazione, perizie suppletive, stani sub appalti e nessun controllo. Un dossier inviato alla Magistratura e alla Corte dei Conti e l'apertura di un'inchiesta oltre ad altre iniziative di carattere patrimoniale contro alcuni personaggi sono già stati avviati". Movimento 5 Stelle valdostano

 

 

Der Spiegel e Times accusano: «L'Italia truccò i conti per entrare nell'euro ma Kohl ignorò gli avvertimenti»

 

L'Italia truccò i conti per entrare nell'euro, Helmut Kohl lo sapeva ma "ignorò gli avvertimenti sul rischio Italia" perché era convinto che la moneta unica fosse "il destino dell'Europa". Der Spiegel ha scagliato il sasso e il Times volentieri lo rilancia. Der Spiegel ha avuto accesso a centinaia di pagine di documenti del governo tedesco del 1997 e 1998 da cui trae la conclusione che l'allora cancelliere Helmut Kohl "era perfettamente informato della situazione di bilancio" italiana e consapevole che "l'Italia non aveva i conti in regola per entrare nell'euro", ma per motivi politici non volle trarne le conseguenze.

  • "Operazione autoinganno", scrive il settimanale tedesco, che rivela i retroscena dell'ingresso italiano nell'euro nel numero in edicola questa settimana, in un servizio di cinque pagine basato sui rapporti dell'ambasciata tedesca a Roma, su note interne dell'esecutivo e su verbali di colloqui avuti dal cancelliere. A decidere sull'ingresso dell'Italia "non furono criteri economici, ma considerazioni politiche", osserva Der Spiegel. "In questo modo – denuncia – si creò il precedente per una decisione sbagliata ancora maggiore presa due anni dopo, l'ingresso nell'euro della Grecia".

La polemica rimbalza sul Times di Londra. Il corrispondente da Berlino David Charter scrive che gli esponenti governativi tedeschi lanciarono numerosi "warning" avvertendo che l'Italia non era pronta a entrare nell'euro. Avvertimenti "ignorati" da Kohl, secondo quanto risulta dalle carte segrete rivelate grazie alla legge sulla libertà dell'informazione.

L'Italia – si legge sul Times - rappresentava un "rischio speciale" per l'euro, fin dal suo inizio nel 1999, poiché "continuava a rifiutarsi di ridurre il suo enorme debito", avvertì un memorandum "profetico" inviato a Kohl nove mesi prima del lancio della moneta unica. Kohl fu avvisato che l'Italia usava trucchi contabili per mostrare sulla carta che faceva progressi, mentre in realtà il suo debito cresceva. Kohl trascurò le allerte e insistette che l'Italia doveva entrare nella prima ondata, dicendo che sentiva "il peso della storia" sulle sue spalle. Il Times riferisce la conclusione dello Spiegel: "I documenti dimostrano quello che finora si supponeva soltanto". "L'Italia non avrebbe mai dovuto essere accettata" nell'eurozona.

All'inizio del 1997, esponenti del ministero delle Finanze tedesco dissero a Kohl che a Roma "importanti misure strutturali di risparmio dei costi venivano quasi completamente omesse per considerazioni di consenso sociale". Il negoziatore capo sull'euro, Horst Koehler, che poi divenne presidente della Germania, mandò a Kohl nel marzo del 1998 uno studio che concludeva che l'Italia non aveva rispettato le condizioni "per una riduzione permanente e sostenibile del deficit e del debito". Kohl replicò che era fiducioso che tutti i governi avrebbero fatto le necessarie riforme strutturali "nei prossimi anni". Joachim Bitterlich, ex consulente di politica estera di Kohl, ha affermato ieri: "Non senza gli italiani, per favore. Era questa la parola d'ordine politica".

In una nota del gennaio 1998, Bitterlich disse che la riduzione del deficit dell'Italia era basata principalmente sull'incerta tassa per l'Europa e su tassi d'interesse insolitamente bassi. Poche settimane dopo, prosegue il Times, esponenti governativi olandesi dissero a Kohl: "Senza misure aggiuntive da parte dell'Italia che diano prova credibile della longevità del consolidamento, l'accettazione dell'Italia nell'eurozona è attualmente inaccettabile". Kohl rispose loro che il governo francese lo aveva avvertito che si sarebbe ritirato se l'Italia fosse stata esclusa.

Poche settimane prima del lancio della moneta unica, si legge ancora sul Times, Stephan Freiherr von Stenglin, attaché finanziario dell'ambasciata tedesca a Roma, mandò un messaggio "drammatico": "Sorge la domanda se un paese con un rapporto di indebitamento estremamente alto non rischi di mettere a rischio il successo dei suoi sforzi di consolidamento, danneggiando di conseguenza non solo se stesso, ma anche l'unione monetaria". Conclude il Times: "Era un altro avvertimento inascoltato da parte del cancelliere tedesco".

 

CHIRAC, alzheimer e cammina - DOPO AVER EVITATO I PROCESSI IN QUANTO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA (IN FRANCIA FUNZIONA COSÌ), IL 78ENNE JACQUES MOSTREREBBE EVIDENTI SEGNI DEL MORBO DI ALZHEIMER - DA MESI SI ALTERNANO MOMENTI DI LUCIDITÀ AD ALTRI DI SPAESAMENTO - E SONO POCHE LE POSSIBILITÀ CHE POSSA PRESENTARSI IN AULA IL PROSSIMO 7 MARZO

Stefano Montefiori per il "Corriere della Sera"

 

Certe volte ripete come un disco rotto: «E adesso, che fa Fillon?», senza ricordare che è primo ministro. Oppure chiede della moglie, «Dov'è Bernadette?», per dieci volte di fila. Alla vigilia del processo del 7 marzo che lo vede imputato per gli impieghi fittizi al comune di Parigi, Jacques Chirac, 78 anni, non sta bene. L'uomo che fu presidente della Repubblica dal 1995 al 2007 alterna momenti di lucidità a fasi di spaesamento.

 

E la moglie Bernadette avrebbe esplicitamente evocato il morbo di Alzheimer con un amico di famiglia. «Bernadette ha raccontato, davanti a me e a mia moglie, che tenuto conto dell'ischemia cerebrale del 2005 e dei suoi problemi di memoria, potrebbe trattarsi di Alzheimer», ha confidato un uomo dell'entourage di Chirac al Journal du Dimanche. Il settimanale ha evocato ieri per la prima volta la malattia che già colpì Ronald Reagan come una possibile ragione per risparmiare all'indebolito ex presidente l'apparizione al Palazzo di Giustizia di Parigi.

 

Sarebbe la prima volta nella storia della Quinta Repubblica, ma a mano a mano che la data si avvicina la presenza di Chirac appare sempre meno probabile. L'ex presidente avrebbe dovuto già comparire in aula per difendere il suo ex ministro dell'Interno Charles Pasqua nel processo per il traffico d'armi con l'Angola, ma ha preferito rinunciare. «Credo che fisicamente non sia in grado di presentarsi - ha detto Pasqua il 21 gennaio scorso -. Mi dispiace, ma capisco».

 

Negli ultimi mesi si sono susseguiti i momenti di difficoltà. La prima défaillance in pubblico risale al 25 gennaio 2010, quando al teatro Marigny Jacques Chirac, in compagnia della moglie e dei finanzieri Bernard Arnault e François Pinault, assistette a un concerto della celebre violinista Anne Sophie Mutter. Dopo mezz'ora delle sonate di Brahms, Chirac si è alzato in piedi chiedendo «che ci faccio qui?», e domandando più volte e ad alta voce chi fosse questa «Mademoiselle Moutarde».

 

Una settimana fa, nel suo discorso di auguri per il 2011, l'ex presidente ha letto per due volte lo stesso paragrafo, e qualche giorno dopo è apparso stanco e assente durante l'inaugurazione a Orléans di un memoriale per i bambini ebrei deportati nella Germania nazista. 31-01-2011]

 

 

 Volete sbirciare il villino che fu la casa del potere de' noantri, alias la dimora sul cucuzzolo di Trinità dei Monti di Maria Angiolillo buonanima? Basta andare sul sito di Sotheby's: http://bit.ly/gNW1X1  01-02-2011]

 

 

 

 

A CARMEN è DEBOLE E GAD è INFEDELE - BEI TEMPI QUANDO LA VEDOVA MORAVIA LICENZIAVA LIBRI PRURIGINOSI E SCOPPIETTANTI DI GOSSIP - VI RICORDATE IL MITOLOGICO "DIARIO DELL’ASSENZA"? UN TRIANGOLO EROTICO FORMATO DA CARMEN A LETTO CON un "ebreo comunista sposato", "circonciso", nato a Beirut, giornalista TV sull’asse Roma-Milano, e di nome Gad (LERNER?); e l’altro un "politico", alto, "magrissimo", tormentato, con "gli slip sovietici", di nome "F." (Fassino?)... Luigi Mascheroni per Il Giornale

 

All'ondata moralizzatrice che increspa la politica italiana immersa nel «caso Ruby» non si sono sottratte neppure le signore che, l'altra sera, erano ospiti di Gad Lerner, su La7. Ilaria D'Amico, Carmen Llera Moravia e Lucrezia Lante della Rovere si sono legittimamente indignate per l'uso indecente del corpo della donna e per il modello vergognoso di femminilità che esce dall'intera vicenda. Possiedono, è ovvio, i titoli per farlo.

Avessero anche mostrato, in passato, atteggiamenti sessualmente o moralmente riprorevoli, non sono certo bisimabili. Perché non hanno mai ricoperto alte cariche istituzionali. E perché «comunque noi eravamo intellettuali», come ha fatto notare la charmant au caviar Carmen Llera Moravia. La quale, fra tutte le donne presenti in studio, è stata quella che più di ogni altra, più delle stesse ragazze dell'Olgettina, ha sollecitato l'immaginario erotico dei telespettatori.

 

Molti dei quali l'hanno in quel momento ricordata per almeno un paio di motivi. Il primo quando, bellissima e disinvolta venticinquenne, divenne prima l'amante del vecchio e potentissimo Alberto Moravia, che all'epoca andava per i 73 anni, quasi quanto Berlusconi - relazione che solo i maliziosi pensano possa esser stata in qualche modo utile alla sua carriera di scrittrice -, e il secondo quando, ne gossippari e post-edonistici anni Novanta, esplose un pruriginoso «scandalo letterario» in cui c'erano di mezzo un «io», una «cosa» e ben due «lui».

 

Ossia il triangolo sessuale al centro del romanzo autobiografico ''Diario dell'assenza'' uscito nel 1996 da Bompiani. L'«io» era la ancora bellissima Carmen Llera Moravia, che firmava il libro; la «cosa» era la sua «cosa»; e i due «lui» erano il «coso» di un «ebreo comunista sposato», «circonciso», nato a Beirut, giornalista televisivo sull'asse Roma-Milano, e di nome Gad, che occupa tutta la prima parte del libro (60 pagine circa); e l'altro il «coso» di un «politico», alto, «magrissimo», tormentato, con «gli slip sovietici», di nome «F.», che occupa la seconda parte del libro (40 pagine circa).

 

Il secondo «lui» si guadagna la dedica - Scrivo per essere amata, a F. - e fu identificato con Piero Fassino. Il primo invece si guadagna l'incipit - «Sono gi'0à cinque giorni che non sfioro il tuo sesso circonciso. Non so dire se mi manca, credo di no (...) Le mot Gad deux lettres hébraiques: guimel et dalet...» - e fu smascherato come, appunto, Gad. Lerner.

Quando nel luglio 2000 ottenne la direzione del TG1, Dagospia, che pur essendo appena nato era già all'avanguardia, pubblicò un abstract del libro di Carmen Llera in cui si descrivono le doti amatorie e il membro circonciso del protagonista «che sa di mandorle bianche, dolce».

 

Il pezzo fu ripreso dal Barbiere della sera e da lì girò per i salotti letterari, politici e giornalistici... La scrittrice, successivamente, smentì qualsiasi rapporto tra il Gad del libro e il Gad della realtà, spiegando in un'intervista a Cesare Lanza (che per caso era in studio proprio insieme a lei l'altra sera) che Gad nella sua lingua significa «cactus» (in castigliano? in catalano? in basco?...), ma tant'è.

Tutti si buttarono a leggere il libro, in cui trovarono una coppia che nel peggiore stile radical-chic non fa altro che (non stiamo scherzando) bere champagne rosé, mangiare vegetariano, bere thé verde, vedere i film di Tavernier, leggere Kundera - persino ascoltare Mahler mentre ci si masturba nella vasca da bagno leggendo il Diario di Anna Frank! (pag. 38)- e soprattutto «scopare, scopare, scopare» (pag. 50): «con nessuna hai scopato come con me. Nessuno amerà il tuo corpo sgraziato come me» (pag. 19),

 

«So che la mia bocca non potrà più divertirsi e giocare con un sesso come faceva con te» (pag. 22), «Mi prendi subito contro il tavolo dell'ingresso» (pag. 27), «Mi prendi contro il muro e godi, lo sperma scende lentamente lungo le cosce. Usciamo per andare al ristorante» (pag. 30), «Mi schizzi in bocca» (pag. 31), «Ci divertiamo e mi penetri a lungo prima di incularmi. E dopo gioco per ore con il tuo sesso circonciso» (e siamo soltanto a pagina 35...).

Di tutto questo naturalmente Gad Lerner (che per caso era in studio proprio insieme a lei l'altra sera) non ha parlato. Acqua passata. Del resto, la stessa Carmen l'aveva già detto nel 1996 quando, dopo averlo chiamato «Adorabile infedele..» (proprio così: «Infedele»...), dice - pagina 103 - «Che senso ha? Non ho più stimoli né sessuali né mentali, mon juif (mio giudeo, ndr) hai distrutto tutto».

 28-01-2011]

 

CAFONALINO SVIZZERO - UNO CORRISPONDENZA HORROR DA SAINK MORITZ CHE FA VENIRE SOLO VOGLIA DI FAR RINASCERE LE BRIGATE ROSSE - RICCHI E SCEMI, SFACCENDATI E SFACCIATI, Francesca Versace e Margherita Missoni CHE si sfidano a giochi senza frontiere con lo slittino: 50 euro a cranio per ruzzolare nella neve a meno venti gradi....

Januaria Piromallo www.bellaedannata.com

 

50 euro a cranio per ruzzolare nella neve a meno venti gradi. Francesca Versace e Margherita Missoni si sfidano a giochi senza frontiere con lo slittino. Gabriella Dompè in stile sciura infagottata con pelliccia spazza-marciapiede. Al Cresta run per i più scavezzacollo in palio vampiresche bare d'argento.

Al Dracula di Sainkt Moritz (caccia all'ultimo membro per farsi sponsorizzare) ce l'ha fatta pure Ferdinando Brachetti Peretti a farsi member for the eternity. Padrone di casa il vegliardo Gunther Sachs, ex play boy, ex marito di Brigitte Bardot, ed ex un mucchio di altre cose. Qui si balla sui tavoli il Bunga/Bunga fino all'alba. Dress code molto fetisch: leather, feather, e lattex ( pelle, piume e lattice).

 

Un cartoncino d'invito che sembra il gotha della nobiltà mitteleuropea con altisonanti cognomi che fanno parte del comitato d'onore: Albert Thurn and Taxis, Heinrich von Donnermarck, Bianca Brandolini d'Adda, Eugenie Niarchos, Georg von Opel, Michel de Jugoslavia, Rolf Sachs e altri.

 

Metà di mille di invitati in quel di St. Moritz per una estenuante due giorni che cominciava con cocktail da Polo Ralph Lauren, quattro salti al Chesa Veglia, winter games a gogò, e finiva con ricchi premi e cotilions alla cena del Palace. L'obolo di partecipazione era una sciocchezza, 350 euro a cranio, da dare in beneficenza al Sovrano Ordine di Malta, che ne ha tanto bisogno. Madrine della serata princesse Milana Furstenberg e Valentina Ostrowsky, ex femme di Arun Nayar ( appena scaricato da Elisabeth Hurley per un giocatore di hockey. Chi la fa l'aspetti! ).

 

A dare una mano Domitilla Clavarino, Marzia di Carpegna, Fabrizia Ruffo di Calabria, Emanuela Cordero di Montezemolo. Una gara di slalom che ha visto vincitori Cedric Notz e Francesco d'Urso, al terzo posto Margherita Puri. La gelida temperatura di dieci gradi sotto zero ha messo a dura prova le sciure milanesi che la mattina si sono infagottate in piumini anti/gelo e moon boot griffati e scintillanti, il pomeriggio a bordo pista di pattinaggio del Kulm Hotel sfoggiavano invece pelliccione in stile Yeti e manicotti di pelo (Pizzi dov'eri?).

 

Francesca Versace e Margherita Missoni prima ruzzolavano sullo slittino e poi saettavano sul ghiaccio portando in bilico un vassoio con bicchieri stracolmi di vin brule', squalificate se facevano traboccare una sola goccia. Al dopo/Palace ci ha pensato Rolf Sachs che ha trasferito comitiva e bagatelle al suo Dracula. Danze e scatenamenti da bunga/bunga sui tavoli fino alle 6 del mattino. Qui i paparazzi sono visti come la croce per i vampiri. Ma anche digitali e IPhone degli invitati sono tenuti nascosti (ndr. a chi scrive è stata sequestrata villanamente la macchina fotografica da un cameriere, con modi da Gestapo).

 

Rolf, bon viveur di notte e designer nel tempo libero, ha appena completato la ristrutturazione (nientepodimeno che) dello stadio olimpico (chissene..).Solo se si e' ammessi alla corte dei Cresta riders si può assaggiare il sanguinolento Bloody Mary preparato dal vecchio barman, Enzo, un istituzione da 45 anni.

 

Siamo al Cresta Run, dicono il club più esclusivo ad alta quota, dicono. Qui, non basta il pedigree, quello ce l'hanno tutti, occorre un mix di palle e coraggio per buttarsi a testa in giu' sulla pista di ghiaccio dove sono scesi Gianni Agnelli, Gunther Sachs e teste coronate da oltre un secolo. L'appuntamento e' all'alba quando il ghiaccio e' come cristallo. La sera si festeggia a casa del vampiro, ossia al Dracula Club, fra i members for eternity ( ndr. membri a vita).

 

Tutti vogliono conoscerne uno per farsi invitare (quelli di piu' vecchia data sono Hugh Malim, il ceo della Barclays, Matteo Thun, Luca Simoni, Norman Foster, Andrea Bonomi, Spyros Niarchos, Ernst Hannover e altri) o almeno spendere il suo nome all'ingresso. Il clou della stagione e' la cena con premiazione del night riding, con la pista illuminata a fiaccole, in palio una bara d'argento in miniatura.

 

I must per la vestizione dei soci ( e se non ce li hai non sei uno del giro) sono: giacca di velluto nero con interno rosso vampiro, realizzate in esclusiva da Shanghai Tang, sciarpone lunga fino ai piedi, tessuta in Transilvania, il paese di Dracula, e le babbucce, anche loro vellutate, con il logo del pipistrello, da portare spaiate, una rossa e l'altra nera ( sono poi le stesse copiate dal Briatore).

 

P.S. ConsigIi per le buone frequentazioni ad alta quota: sgomitare per farsi invitare nel salotto dell'indiano Lakshmi Mittal, il re dell'acciao, o almeno in quello della sua vicina di casa Ester van Hulst. Ultima opzione: la magione di Georg von Opel a La Punt per pallosissimi concerti di musica da camera seguiti da cena ipergourmet.

 04-02-2011]

 

A STRATEGIA DEL TACCAGNO - IL GENIO HA IL "BRACCINO CORTO" - L’ARTISTA MILIONARIO DAMIEN HIRST CERCA UN ASSISTENTE: OFFRE 20 MILA STERLINE L’ANNO - Michelangelo teneva sotto il letto un cofano pieno di monete d’oro, ché non si fidava dei banchieri - Alberto Sordi, Quando erano a carico suo, faceva telefonate di pochissimi secondi - COME DISSE IL POETA: VISSERO INFELICI PERCHé COSTAVA DI MENO

Armando Torno per il "Corriere della Sera"

 

Non desideriamo discutere di un artista come Damien Hirst, le cui opere lasciano sovente perplessi, ma della sua avarizia. Se possiede una fortuna stimata intorno ai 215 milioni di sterline, sta ora cercando un collaboratore dalla «pennellata forte e decisa» , ben informato sulla «teoria dei colori» e con «competenze da disegnatore e da pittore» . In altre parole, un professionista. E cosa offre? Ventimila sterline l'anno. Che dire? Innanzitutto che ha il «braccino corto» .

Come Paperon de' Paperoni o l'arido e tirchio Ebenezer Scrooge prima della conversione in A Christmas Carol di Charles Dickens. Oppure come Totò nel film 47 morto che parla, tratto dall'omonima commedia di Ettore Petrolini. Gli avari si sprecano, tanto da creare un genere letterario. Se il loro patrono resta Giuda, il più geniale fu Michelangelo Buonarroti che si teneva sotto il letto un cofano pieno di monete d'oro, ché non si fidava dei banchieri. Un avaro simpatico? Alberto Sordi. Quando erano a carico suo, faceva telefonate di pochissimi secondi.

 

Un taccagno di qualità, invece, era il filosofo Arthur Schopenhauer, incapace di amare il prossimo, anzi ne visse sempre provando disgusto. Avara suo malgrado, costretta per risanare il bilancio di famiglia, fu la mamma di Giacomo Leopardi, quell'Adelaide Antici che accettava dai contadini solo uova grosse, tanto che aveva un cerchio per misurale e respingeva le sottodimensionate. Codesto vizio è un tema mitologico con re Mida, il quale per avidità giunse a non potersi neppure sfamare, giacché i cibi che toccava si trasformavano subito in oro.

 

Insomma Hirst, nonostante tutto, è in buona compagnia. Se fosse vissuto al tempo del commediografo latino Plauto rischiava di finire nell'Aulularia, magari dipinto come Euclione, taccagno che trovò una pentola colma di monete e consumava i giorni nel costante terrore che gli venisse sottratta. Sarebbe finito anche negli aspetti comici dell'opera, nella quale l'affanno ridevole della custodia del tesoro suscita continue ilarità. Forse meglio che diventare un ospite del VII canto dell'Inferno di Dante dove, sotto l'influenza del senso cristiano di tale peccato, «questi resurgeranno del sepolcro/col pugno chiuso, e questi coi crin mozzi» .

Voltaire scrisse nel Dizionario filosofico che «gli uomini odiano coloro che chiamano avari solo perché non ne possono cavar nulla» , mentre Confucio nella sua saggezza lancia loro un appiglio e nei Colloqui scrive: «Il prodigo è arrogante, l'avaro è meschino. La meschinità è meglio dell'arroganza» . Se San Gregorio nei Moralia pone l'avarizia tra i vizi spirituali, giacché si consuma nel piacere e nella percezione dell'anima e non della carne, una battuta del film Arabesque (1966) proferita dal petroliere Alan Badel a Gregory Peck ricorda che sovente questo vizio diventa componente necessaria della prudenza: «Signor Pollock, i beduini hanno l'abitudine di dire agli ospiti: tutto ciò che posseggo è tuo. Io non arrivo a tanto» .

 

Eppure bisogna temerla, come insegna Shakespeare con Shylock nel Mercante di Venezia; o va tenuta lontano, giacché Philip Massinger ci ricordò nel Nuovo modo di pagare i vecchi debiti (la stampa è del 1632) che sovente finisce in pazzia. Ma forse il Seicento ci ha consegnato con Arpagone nell'Avare di Molière il ritratto più acuto: nell'avarizia il senso del ridicolo si unisce alla vergogna e alla coscienza del proprio difetto, anche se è rifiutato con sdegno, come se si vivesse una rivolta della vanità contro la tendenza dell'anima, custodita e difesa con gelosia.

Inoltre è possibile parlare di santa e disperata avarizia, come prova Giovanni Verga nella novella La roba o in Mastro don Gesualdo. L'urlo di Mazzarò, quando gli ricordano che è tempo di pensare alle cose celesti, «Roba mia, vientene con me!» , rappresenta il fallimento della religione dell'accumulo.

 

Il lettore italiano può informarsi del problema di Damien Hirst con due saggi: di Phyllis A. Tickle (Raffaello Cortina, 2006) e di Stefano Zamagni (Il Mulino, 2009): entrambi sono intitolati Avarizia.

Tra le altre letture ci sono l'Eugénie Grandet di Balzac, ma soprattutto Il cavaliere avaro di Aleksandr Sergeevic Puškin, del 1830 (una traduzione italiana nelle Opere di Mursia). In tal caso il vizio capitale diventa contemplazione dell'infinito potere racchiuso nelle ricchezze accumulate: ma un simile vagheggiamento non si trasforma in volontà di dominio, bensì in una sorta di faustianesimo invertito, una gioia sadica nel fermare il volgere delle stagioni impedendo lo scoppio delle energie racchiuse nel denaro. Allora l'avarizia si muta in potenza metafisica. È il dramma dei ricchi non generosi. Oggi in aumento.

 24-01-2011]

 

 

 

 

2. DNA, 60 MAGISTRATI PER QUATTRO POSTI...
Ci sono quattro posti vuoti tra i 20 sostituti procuratori della Direzione nazionale antimafia. Lavorare a Roma, accanto al superprocuratore Piero Grasso l, è incarico ambito e prestigioso e al Consiglio superiore della magistratura sono arrivati da tutta Italia i curricula di 60 candidati. Fra gli aspiranti all'ufficio di via Giulia ci sono siciliani come il pm della Dda di Palermo Giuseppe Fici, che ha collaborato con Gian Carlo Caselli e lo stesso Grasso, e il giudice Vincenzo Panebianco di Siracusa; il napoletano, ormai veneziano d'adozione, Carlo Mastelloni; e tanti pugliesi.

 

A febbraio la commissione competente farà una prima scrematura, selezionando i magistrati più qualificati per l'incarico. E a metà marzo è attesa la scelta dei quattro da inviare alla Dna. (A.M.G.)21-01-2011]

 

 

3. CANDID CAMERA PER CHI SPORCA...
La moda l'ha lanciata il sindaco di Bari, Michele Emiliano, pubblicando su Facebook le foto dei netturbini fannulloni. A Napoli però le strade, più che sporche, sono trasformate in un immondezzaio; e le pause extra dei netturbini non le nota nessuno. Lavorino o no, la spazzatura resta ovunque. Perché chi più ne ha più ne mette. I residenti sono specializzati nel lancio del sacchetto fuori orario, le ditte disseminano rifiuti speciali.

 

E i commercianti sono maestri nell'abbandono indifferenziato di cartoni e imballaggi. Tendenza non nuova, si dirà. Ma al prossimo sgarro la foto finisce sul web. Sull'esempio pugliese, i «paparazzi» di un'associazione s'indignano con Rosa Russo Iervolino. E gli scatti
inviati al sindaco sono personalizzati dalla dedica: «Zero controlli. I trasgressori ringraziano!» Firmato «No comment» (è il nome dell'associazione). Maria Pirro

 21-01-2011]

 

UN TESORO DI MOGLIE - LEILA BEN ALI È SOLO L’ULTIMA DELLA LUNGA LISTA DI CONSORTI DI DITTATORI CHE SCAPPA COL MALLOPPO - SUHA ARAFAT L’ACCUSAVA DI DEPREDARE IL PATRIMONIO DELLA TUNISIA, MA PER MOLTI, PROPRIO LA MOGLIE DEL LEADER OLP SI GODREBBE LA “CASSA DI GUERRA” LASCIATA DAL MARITO IN DIVERSE BANCHE EUROPEE - DA IMELDA MARCOS, A MICHÈLE BENNETT (LADY DUVALIER), FINO ALLA SIGNORA PINOCHET. AL MOMENTO DELLA FUGA IL PRIMO PENSIERO È PER LA CASSAFORTE

Monica Ricci Sargentini per il "Corriere della Sera"

 

Nei momenti di disgrazia il primo pensiero va sempre alla cassa. A quel tesoro da far sparire in un batter d'occhio. Leila Ben Ali non è la prima e non sarà l'ultima ad aver pensato al vile denaro. La moglie del presidente tunisino, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe stata previdente: avrebbe stipato l'aereo che l'ha portata verso la salvezza con 1,5 tonnellate di lingotti d'oro per un valore di 45 milioni di euro.

 

Lui, il marito, era un po' restio ad autorizzare il prelievo dalla Banca Centrale (che smentisce la notizia), ma poi avrebbe ceduto al pragmatismo della consorte che, chiaramente, ha a cuore il suo futuro e quello dei tre figli (la maggiore, Nesrin, partorirà tra qualche settimana in Canada).

D'altra parte che Leila avesse in pugno la situazione l'aveva rivelato, nei cablogrammi diffusi da Wikileaks poche settimane fa, la vedova di un altro leader potente, Suha Arafat: «Il presidente - aveva detto in una conversazione telefonica che risale al 2007 con l'allora ambasciatore americano in Tunisia Robert Godec - fa solo quello che la moglie gli ordina; Leila Ben Ali e la sua famiglia stanno depredando il patrimonio della nazione; i parenti possono fare quel che vogliono impunemente» .

 

Parole «profetiche» dettate dall'irritazione della donna per l'inaspettata revoca della cittadinanza tunisina. Ma da che pulpito: Suha è un'altra moglie sospettata di aver pensato molto al patrimonio. Cristiana, di buona famiglia, sposò Arafat nel 1990 quando lei aveva 27 anni e lui 61. Alla morte del presidente dell'Anp molti l'hanno accusata di aver ereditato dal marito centinaia di milioni di dollari sparsi in diverse banche europee, una sorta di «cassa di guerra» creata da Arafat nel corso degli anni.

 

E che dire di Imelda Marcos, un'altra icona del lusso sfrenato: quando fuggì da Palazzo Malacanang si lasciò dietro una collezione di 3.000 paia di scarpe, 1.000 borse, 508 abiti da sera e 15 pellicce di visone. Il marito, Ferdinand Marcos, presidente delle Filippine tra il 1965 al 1986, avrebbe rubato al suo Paese tra i 4 e gli 8 miliardi di euro, e lei attingeva al salvadanaio segreto. Nel 1998 la Svizzera restituì a Manila 600 milioni di dollari di quel tesoro nonostante Imelda abbia sempre sostenuto che il patrimonio era del marito «ricchissimo prima di assumere il potere» .

 

Indimenticabile è Michèle Bennett, un tempo moglie dell'ex dittatore haitiano Jean-Claude Duvalier. Quando lasciarono Port au Prince, nel 1986, i due coniugi avevano già ammassato all'estero tra i 300 e i 900 milioni di dollari. Che fossero spendaccioni era noto. Il loro matrimonio è passato alla storia per il suo costo spropositato: 3 milioni di dollari di cui 100 mila solo per i fuochi d'artificio. Le cronache narrano di una donna crudele, vorace, dedita allo shopping compulsivo.

 

Quando i poliziotti francesi perquisirono la villa Duvalier per indagare sul famoso «bottino», la signora cercò di buttare nel water un taccuino su cui erano annotate le spesucce degli ultimi mesi: 270 mila dollari in gioielli, 168 mila in vestiti e novemila per due selle da cavallo di Hermes comprate per i figli. Si dice che quando il marito le chiese il divorzio nel 1990 lei gli ridusse di molto il tenore di vita.

Nell'elenco non può mancare Lucia Hiriart, moglie di Augusto Pinochet, accusata insieme ai suoi figli di aver trasferito illegalmente, durante il regno del dittatore, 27 milioni di dollari su 115 conti esteri. E per finire c'è Raghad, la figlia di Saddam Hussein, oggi in esilio in Giordania: avrebbe trafugato oltre un miliardo di dollari in gioielli, gemme e altri preziosi. È il bottino che il marito, Hussein Kamal, era riuscito a nascondere nel regno hashemita prima di essere trucidato per ordine del Raìs. 18-01-2011]

 

 

 

L´impero americano per dieci anni nelle mani di un malato d´Alzheimer? - CONFESSIONE SHOCK Del figlio di ronald REAGAN in un libro in uscita, "My father at 100": "probabilmente se i medici gli avessero diagnosticato il male mio padre si sarebbe dimesso" - era già malato quando Nel marzo del 1983 Reagan pronunciò lo storico discorso in cui predisse il collasso del comunismo. dunque, non tutto il male vien per nuocere...

Angelo Aquaro per "la Repubblica"

 

Nel marzo del 1983 Ronald Reagan pronunciò lo storico discorso in cui predisse il collasso del comunismo. Est e Ovest erano all´apice della guerra fredda. L´invasione dell´Afghanistan - quella sovietica - aveva spinto agli Usa a dimostrare tutta la loro forza. Il dispiegamento dei missili Cruise aveva creato proteste in mezza Europa. L´Italia si spaccò sulla base di Sigonella. Eppure quello che allora sarebbe potuto collassare davvero era proprio lui. Il presidente di cui il 6 febbraio ricorre il centenario confessò con una lettera alla nazione di soffrire d´Alzheimer più di dieci anni dopo: nell´agosto 1994.

 

Ma adesso suo figlio Ron rivela che Ronald era già malato: «Nel terzo anno della sua elezione cominciai a vedere i primi segni di preoccupazione». La situazione peggiora quando - è il 1984 - «guardando il dibattito tv con Walter Mondale cominciai a provare quel senso di nausea che avverti sentendo che un cattivo sogno si sta realizzando». L´impero americano nelle mani di un malato? Nello stesso libro in uscita, My father at 100, il figlio sottolinea: probabilmente se i medici gli avessero diagnosticato il male mio padre si sarebbe dimesso.

 

Apriti cielo. La Ronald Reagan Foundation ha subito preso le distanze: «Ron ha scritto un libro affettuosamente caloroso. Ma sull´Alzheimer sia i medici del presidente sia quelli che l´hanno curato dopo hanno stabilito che i segni della malattia apparvero solo quando lasciò la Casa Bianca».

 

Vietato ledere l´immagine dell´uomo che sopravvisse a un attentato e ridiede fiducia all´America. E chi se ne importa se le associazioni dei malati ringraziano Ron per il coraggio della denuncia. «Quando eleggiamo i presidenti» scrive Reagan jr «eleggiamo esseri umani con tutte le loro debolezze». Una bestemmia per questa nazione di Supermen. 17-01-2011]

 

 

DOPO IL PROCESSO BREVE, ARRIVA IL PRECARIO BREVISSIMO - GRAZIE AL “COLLEGATO LAVORO” VOLUTO DALLO (SCOLLEGATO) MINISTRO SACCONI, ARRIVA IL MAXI REGALO DEL GOVERNO ALLE AZIENDE CHE SFRUTTANO COCOPRO E COCOCO E FINTE PARTITE IVA: TERMINI PER I RICORSI DI LAVORO RIDOTTI A SOLI 60 GIORNI (PRIMA NON C’ERA SCADENZA), E DA LUNEDI’ SANATORIA TOMBALE SUI VECCHI CONTRATTI - CAMUSSO, DOVE SEI? VENDOLA? NON PERVENUTO. QUALCUNO LI INFORMI CHE POMIGLIANO PIU’ MIRAFIORI OCCUPANO 34.000 ADDETTI, MENTRE I PRECARI FREGATI DA QUESTA LEGGE SONO 150.000

Lorenzo Galeazzi e Federico Mello per "ilFattoQuotidiano.it"

 

Chi ha avuto esperienze professionali precarie sa bene che avere buoni rapporti con i propri principali è fondamentale. Mi rinnoveranno il contratto? Me lo prolungheranno? Mi assumeranno a tempo indeterminato? Prima, poi o mai? Sono alcune delle domande che affliggono quotidianamente il lavoratore atipico. Adesso, però, chi si trova nel limbo temporale tra un contratto scaduto e uno che forse arriverà - co.co.pro, di collaborazione, o tempo determinato - è davanti a un bivio. Entra oggi in vigore la legge 183 del 2010, più nota come "Collegato lavoro".

 

COM'ERA. La vecchia normativa garantiva anni di tempo a chi intendeva fare causa al suo ex-datore di lavoro (il caso più classico, per i precari, è quello in cui si viene utilizzati come "collaboratori" anche se si fa un lavoro da dipendenti a tutti gli effetti). Con il Collegato lavoro, l'arco di tempo entro il quale si può fare causa al proprio datore di lavoro diventa di 60 giorni: o ci si muove per tempo, o dopo non si può più rivendicare nessun diritto (era una disposizione già prevista per i contratti a tempo determinato ora allargate anche agli altri contratti).

CHI PUO' FARE CAUSA. Per tutti i rapporti di lavoro terminati prima del novembre 2010 (oggi), quindi, si potrà fare causa entro il 23 gennaio. Per i contratti che scadranno in futuro, si avranno sempre e comunque solo 60 giorni di tempo, e poco importa se, magari, si aspetta un nuovo contratto proprio dal datore di lavoro che si vuole portare in tribunale.

 

RICATTO CERTIFICATO. "La Legge 183 chiude il cerchio perverso che si era aperto nel 1997 con il Paccheto Treu". Ne è convinto Massimo Laratro, uno degli avocati del lavoro del pool legale di San Precario, il collettivo che da più di 10 anni si occupa di diritti e precarietà. "Treu aveva introdotto le prime forme di lavoro flessibile e interinale nel 1997; Marco Biagi, con la Legge 30 del 2003 aveva codificato la precarietà con una serie di forme contrattuali atipiche; oggi, con il collegato lavoro, il legislatore va a colpire i precari anche sul piano processuale. Il ricatto cui era sottoposto il lavoratore atipico prima era implicito, oggi è certificato".

 

Secondo gli avvocati di San Precario, la nuova legge rende quasi impossibile per i lavoratori fare causa alle aziende quando le condizioni contrattuali sono ritenute non corrette. E' un vero rosario - di cavilli, eccezioni, tempistica, sproporzione delle forze in campo - quello da sgranare per vedersi riconoscere i propri diritti.

I PERIODI DI NON LAVORO. "Oggi ero in tribunale per due cause di lavoro e, alla luce delle novità legislative, sono state entrambe rinviate", dice Matteo Paulli, uno dei legali del pool. "Ci vogliono mesi, addirittura anni, per sapere se un contratto di lavoro è impugnabile". E chiarisce: "I precari fra una collaborazione e l'altra possono avere dei periodi di non lavoro ben superiori a due mesi - continua Paulli - Un datore di lavoro può dire al suo dipendente che gli rinnova il contratto, lascia passare i famosi 60 giorni e al 61esimo non glie lo rinnova. A quel punto per il precario è finita, si trova cornuto e mazziato".

 

CONTRATTISTI MULTIPLI. Non solo, c'è una trappola anche per i contrattisti "multipli": "Se un lavoratore ha avuto con la stessa azienda un numero elevato di collaborazioni, ad esempio cinque contratti nell'ultimo anno, potrà impugnarli sempre che i famosi 60 giorni non siano trascorsi. E' ovvio che quindi potrà impugnare solo l'ultimo. E avrà molte meno possibilità di vincere", sottolinea Massimo Laratro. Insomma, è la parola del dipendente contro quella del principale. "Dato che durante l'udienza il datore di lavoro deve dimostrare la ‘temporaneità' del rapporto di lavoro, se la causa riguarda un solo contratto di due mesi anziché cinque o sei collaborazioni, avrà la strada spianata".

 

INSIDIE PRIMA DI FIRMARE. Le insidie non finiscono qua. Le altre due novità particolarmente indigeste ai legali di San Precario sono la "certificazione del rapporto di lavoro" e la "clausola del ricorso all'arbitrato" in caso di impugnazione. Presso le camere del lavoro verranno istituite delle "commissioni certificatrici" che avranno il compito di apporre il loro sigillo sulla validità di un determinato rapporto di lavoro. "Io ti assumo con un contratto a progetto, mi rivolgo alla commissione che timbra il contratto come legittimo e tu non potrai mai fare più causa contro di me - dice Laratro - Così facendo si certifica non solo il rapporto, ma anche la volontà del lavoratore che evidentemente non è nella condizione di rifiutare perché magari sta cercando un'occupazione da mesi".

ARBITRATO. L'arbitrato invece dà la possibilità al datore di lavoro di inserire nel contratto una clausola che dice che in caso di problemi il dipendente si rivolgerà a una commissione arbitrale invece che ai giudici. "Con questa norma si vuole azzerare il ricorso all'autorità giudiziaria" dicono gli avvocati.

 

INDENNITA' PREGRESSA. Infine c'è la questione dell'indennità. Prima della Legge 183 se un lavoratore vinceva la causa contro il suo datore di lavoro, lui era obbligato a "riconoscergli il mancato guadagno", e cioè a corrispondergli tutti gli stipendi in cui era rimasto a casa. Ora, nel caso l'azienda perdesse in tribunale sarà tenuta solo a versare un'indennità all'ex dipendente che andrà da un minimo di 2,5 a un massimo di 12 mensilità. "E se il processo va avanti per tre anni e il lavoratore in tutto il periodo rimane a casa?" Chiedono gli avvocati di San Precario.

 

LICENZIAMENTO ORALE. E ancora, l'ultima gabola. C'è il licenziamento "orale". Per la legge il licenziamento deve essere comunicato in forma scritta: se comunicato oralmente, non è valido. Ma ora il termine dei 60 giorni varrà anche per i "licenziamenti orali". Se un datore di lavoro sosterrà che il licenziamento c'è stato prima della data indicata dal lavoratore (e ben prima dei sessanta giorni a disposizione), basterà trovare dei testimoni compiacenti per bloccare il processo.

 

LA CGIL: ASSISTENZA' STRAORDINARIA. La Cgil si è attivata in tutti i modi contro il collegato lavoro. Non solo è impegnata da settimana per distribuire materiale informativo, ha lanciato anche un appello ai principali organi di informazione. Assicura, inoltre, che "tutti gli uffici legali della confederaizone, tutti gli sportelli immigrati, tutte le strutture di categoria della Camera del lavoro, saranno impegnate nei prossimi sessanta giorni in un'iniziativa di straordinaria consulenza e tutela". Un impegno che i militanti dello sportello San Precario giudicano tardivo. "Il provvedimento è in Parlamento da due anni. Dov'era la Cgil in tutto questo periodo?", chiede Massimo Laratro.

NESSUN DIRITTO. il colpo finale ai precari e alla loro dignità è ormai sferrato. Si parla da anni di "flexsecurity", di garantire sostegno e stato sociale anche ai lavoratori precari. Alla fine, invece, si è chiuso il ciclo aperto da Treu: neanche i tribunali potranno garantire i diritti violati dei lavoratori atipici.

21-01-2011]

 

 

BOLOGNA LA ROTTA - COLPO DI SCENA, PARLA IL PADRE DEL BAMBINO: "Non è vero che viviamo in strada. Abbiamo una casa in affitto, 460 euro per un buco, abbiamo difficoltà economiche e facciamo i salti mortali ma non siamo dei pazzi che tengono due neonati al gelo senza curarsene" - "Nel 2007 abbiamo fatto richiesta per la casa popolare e stavamo preparando quella per l’assegno. Ma più di questo no, perché avevamo paura che ci togliessero i bimbi. Ma dalla morte di Devid nessuno dal Comune si è fatto vivo

1- PARLA IL PADRE: «MACCHÈ CLOCHARD. NON CHIEDEVAMO SUPPORTO? CI AVREBBERO TOLTO I PICCOLI»
Gianluca Rotondi per il "Corriere di Bologna"

 

«Non è vero che viviamo in strada, che siamo dei vagabondi. Abbiamo una casa in affitto, 460 euro per un buco in via delle Tovaglie, abbiamo difficoltà economiche e facciamo i salti mortali ma non siamo dei pazzi che tengono due neonati al gelo senza curarsene». Sergio Berghi, 43 anni, se ne sta seduto fuori dal Gozzadini e fuma l'ennesima sigaretta. È furente, arrabbiato col mondo e disperato.

È alla pediatria del Sant'Orsola che si è consumato il suo dramma e quello della compagna Claudia, 36 anni, cinque figli avuti da tre uomini diversi e una vita segnata dalle difficoltà. Qui è venuto al mondo e se ne è andato dopo soli venti giorni Devid, uno dei due gemelli nati il 13 dicembre e morto in ospedale il 4 gennaio dopo essere stato raccolto da un'ambulanza in piazza Maggiore.

Non respirava quasi più quando è arrivato al Sant'Orsola. Il padre, un passato difficile a Firenze e un presente fatto di lavoretti per sbarcare il lunario, ha seppellito Devid alla Certosa da nemmeno un'ora ed è tornato al Gozzadini dove sono ricoverati l'altro gemellino, la compagna e la figlia di un anno e mezzo della donna. Stanno bene e presto andranno in una struttura protetta.

«Sono pronto a togliermi il pane da bocca per i figli ma non c'è lavoro. Claudia faceva assistenza agli anziani ma quando ha avuto la bimba ha smesso - dice Sergio - A novembre ho fatto un lavoretto ma mi sono rimasti cento euro. I problemi ci sono ma non siamo barboni, abbiamo una casa dove stare».

In quella casa alle spalle del tribunale in realtà ufficialmente ci vive Claudia col marito, un magrebino che ha sposato a maggio su due piedi. I vicini e i negozianti, che raccontano di difficoltà economiche e litigi, giurano di averli visti traslocare a settembre. Ma per andare dove? Ogni tanto dalla nonna, poi chissà. Lui è stato per qualche tempo in una struttura del Giovanni XXIII° a Funo. Li hanno visti in giro in città, alla stazione, in Sala Borsa e in via Capo di Lucca. Non chiedevano né soldi né aiuto e hanno tenuto nascosta la gravidanza della donna fino al parto.

Poi il dramma: «Abbiamo mangiato dalla mamma di Claudia e poi ci siamo avviati a piedi verso casa - racconta - Ci siamo fermati in piazza Maggiore a salutare un amico e abbiamo visto che Devid era viola e giallo e respirava a fatica. Sono stato io a chiamare l'ambulanza. Nessun dottore ha parlato di freddo e stenti, ci hanno detto che è morto perché aveva il latte nella trachea», dice con rabbia: «Siamo tornati a casa ma a mezzanotte ci hanno chiamato perché era gravissimo».

 

Ma perché non avete chiesto aiuto? «Nel 2007 abbiamo fatto richiesta per la casa popolare e stavamo preparando quella per l'assegno. Ma più di questo no, perché avevamo paura che ci togliessero i bimbi. Ma dalla morte di Devid nessuno dal Comune si è fatto vivo. Ora vorrei la casa popolare».

Era già successo, sia a lui che a Claudia, quando i loro destini non si erano ancora incrociati. Incapacità genitoriale, sintetizzano i servizi sociali. Chiamati a mettere in fila le tappe di una vicenda dolorosissima che interroga tutti. Sergio la risposta non ce l'ha ma precisa: «Sono nati di sette mesi, seguivano una terapia ma ci hanno detto che stavano bene. Poi le solite raccomandazioni, tenerli al caldo e avere cura che mangiassero. Secondo noi invece dovevano tenerli di più in ospedale».

2- GELO E INDIFFERENZA, MUORE A 20 GIORNI...
Franco Giubilei per "La Stampa"

Per giorni hanno cercato rifugio in Sala Borsa, la biblioteca che si affaccia su piazza del Nettuno, nel cuore di Bologna. Padre, madre, due figli gemelli di soli venti giorni e una bimba di un anno e mezzo, una famiglia italiana senza casa che viveva di espedienti. Poi il 4 gennaio qualcuno ha finalmente chiamato il 118 e i sanitari sono venuti a prendersi i bambini in piazza Maggiore perché uno dei due gemellini stava malissimo.

Per Devid Berghi però era troppo tardi: il piccolo è morto nel reparto di rianimazione dell'ospedale Sant'Orsola. Si parla di crisi respiratoria e per avere la risposta definitiva sulle cause bisognerà aspettare gli esiti dell'autopsia, ma l'ipotesi più verosimile è che il neonato non abbia retto al freddo e agli stenti. Il gemellino e la sorella, ricoverati in Pediatria, fortunatamente ora stanno bene. Una vicenda incredibile che ha come teatro i portici e le piazze del centro di Bologna, dove i cinque hanno vagato per giorni.

Adesso in città è tutto un rincorrersi di dichiarazioni incredule e sgomente per il clima di indifferenza in cui è maturata la tragedia, ma è la ricostruzione dei fatti a rendere l'idea di quel che è accaduto: «Ho fatto entrare il padre al caldo, in negozio, ma non era lucido, la madre stava fuori e piangeva - racconta il dipendente della farmacia comunale di piazza Maggiore, a due passi da Palazzo D'Accursio, che ha dato i primi soccorsi -. Lui invece continuava a tenere in braccio questo bimbo, che sembrava già morto. Era bluastro, non respirava più».

Era il pomeriggio del 4 gennaio, poco dopo le 15: a pochi metri la gente di passaggio si era accorta che c'era qualcosa che non andava. «Una collega mi ha descritto la scena dicendomi che era già stata chiamata un'ambulanza - aggiunge il farmacista -. Sono uscito e ho visto un capannello di persone intorno a questi genitori. Il padre non era lucido, con lui non si riusciva a interagire».

 

A questo punto, visto che i soccorsi ancora non arrivavano, l'uomo col neonato è stato fatto entrare in farmacia e il dipendente ha richiamato il 118: «Quando ho telefonato mi hanno detto che l'ambulanza era appena arrivata. Poi si è presentato un signore dicendo di essere il nonno, con una carrozzina vuota, e ci ha chiesto se potevamo custodirla noi».

Il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini ha aperto un fascicolo, l'inchiesta è stata affidata al pm Alessandra Serra, che ha disposto l'acquisizione di tutta la documentazione riguardante la famiglia di Devid. Critiche al funzionamento dei servizi sociali sono venute dal direttore della Caritas diocesana, che conosceva i genitori anche se «da non molto tempo: è una carenza dei servizi sociali, ci sono lacune non piccole. A questa città manca un vero padre di famiglia. I servizi dovrebbero avere la possibilità di valutare le situazioni, senza rimandarle alle calende greche. Questa vicenda fa capire cosa sono le nuove povertà».

Il commissario straordinario di Bologna Anna Maria Cancellieri, che rimpiazza il sindaco da quando si dimise Delbono, ha replicato: «La madre aveva sempre rifiutato aiuti e assistenza». In passato aveva avuto altri due figli che le erano stati tolti dai servizi sociali e dati in affido. Dal 2001 avrebbe avuto cinque bambini da tre uomini diversi. «In occasione di un pranzo di solidarietà l'ultimo dell'anno era stata avvicinata da due operatori che le hanno chiesto se aveva bisogno, ma lei non ha chiesto nulla», dice la Cancellieri.

Neanche quando i figli sono stati dimessi e trasferiti in una struttura protetta la madre ha voluto seguirli. Ai servizi sociali specificano che il 31 dicembre era stato offerto un posto per dormire, «ma loro hanno risposto di avere una casa. La donna, che era seguita dal servizio sociale di Santo Stefano, non aveva mai riferito di non averla». Il padre, originario dell'Aretino, in passato era stato ospite di strutture di accoglienza a Bologna, ma da tempo viveva per la strada. 11-01-2011]

 

 

Da "Panorama"

1. POCHI SOLDI, CHIUDONO 13 DOMUS DI POMPEI...
Non c'è pace per gli Scavi di Pompei. È saltato infatti, per mancanza di copertura finanziaria, il rinnovo dell'accordo sindacale che, nel 2008, permise alla soprintendenza archeologica l'apertura di 13 domus, che da inizio gennaio ritornano così inaccessibili ai visitatori. Fra i siti chiusi le case degli Amorini dorati, dei Casti amanti, della Fontana piccola e il Termopolio. Intanto l'Osservatorio patrimonio culturale degli Scavi di Pompei lancia l'allarme sul futuro del complesso: l'80 per cento degli edifici della città romana è a rischio crollo.

«Quotidianamente, anche se le cronache non lo registrano, dai muri delle domus si staccano ampi pezzi di intonaco decorato» accusa il responsabile dell'osservatorio, Antonio Irlando. (Simone Di Meo)07-01-2011]

 

 

 

 

 APPALTI: BANKITALIA, SISTEMA ESPOSTO A RISCHI COLLUSIONE E CORRUZIONE...
(Adnkronos) - Il sistema degli appalti pubblici in Italia e' esposto a rischi di collusione e corruzione oltre a mostrare carenze sul piano della progettazione. E questo nonostante le numerose riforme che hanno interessato il settore, volte a migliorare il disegno delle procedure di aggiudicazione e ad assicurare il rispetto dei principi di pubblicita', di trasparenza e parita' di trattamento dei contraenti privati. Sono queste le patologie e le criticita' messe in luce dallo studio di Bankitalia sul tema 'L'affidamento dei lavori pubblici in Italia: un'analisi dei meccanismi di selezione del contraente privato'.

'Nonostante le numerose riforme che hanno interessato il settore degli appalti pubblici negli ultimi anni, il sistema italiano e' caratterizzato- sottolinea l'indagine di Bankitalia- da un'elevata frammentazione ed esposto in misura considerevole ai rischi di collusione, corruzione e rinegoziazioni successive con gli aggiudicatari dei contratti. Carenze sono, inoltre, presenti sul piano della progettazione degli interventi'.

28-12-2010]

 

 

UN CALCIO NEI COGLIONI DEI BARONI - DITE QUELLO CHE VOLETE DELLA RIFORMA GELMINI, MA È L’EQUIVALENTE DI UNA CASTRAZIONE CHIMICA PER GLI ATTUALI PADRONI DELLE UNIVERSITÀ: DA ROMA A TORINO, DA MESSINA A FIRENZE, TUTTE LE DINASTIE, CON NOMI E COGNOMI, CHE DA OGGI NON POTRANNO PIÙ PIAZZARE EREDI (PERÒ MARITI E MOGLI POTRANNO CONTINUARE A ASSUMERSI A VICENDA) - ECCO LE NOVITÀ E LE CRITICHE: RICERCATORI A TERMINE, BORSE DI STUDIO PER MERITO E NON PER REDDITO, TAGLIO DELLE SEDI…

1 - NO-GELMINI: I VERI INFILTRATI SONO I BARONI...
Daniele Martini per "il Fatto Quotidiano"

Tutto, piuttosto che perdere un privilegio antico: la cattedra familiare. Tutto, compreso l'impensabile, cioè confondersi per una volta tanto con quei casinisti degli studenti, infiltrarsi nei cortei, magari turandosi ben bene il naso, dando l'impressione di essere stati folgorati sulla via di Damasco, nella speranza che la riforma Gelmini dell'Università si infranga sugli scogli della protesta.

 

Devono aver pensato questo i baroni che, dopo una vita passata nella torre eburnea dei loro istituti, inaspettatamente una mattina si sono svegliati contestatori. Perché quella riforma piena di pecche, prima tra tutte la stravagante pretesa di rinnovare le università statali affamandole con i tagli, un merito ce l'avrebbe, un pregio che, però, per loro baroni, suona come una campana a martello: spuntare le unghie proprio ai professoroni delle università in una faccenda a cui tengono quanto al bene della vista, le assunzioni in famiglia.

Da questo punto la legge è perentoria (anche se c'è chi ne mette in dubbio la costituzionalità): assunzione vietata nello stesso dipartimento per i parenti legati fino al quarto grado ai professori in cattedra. Con una vistosa incongruenza, però: il tassativo divieto non vale, chissà perché, tra marito e moglie.

 

Per cui anche in futuro nessuno potrebbe aver niente da ridire se ricapitasse un caso come quello svelato ieri dal Corriere della Sera che riguarda la facoltà di Scienze della Sapienza di Roma. Protagonista una coppia sposata, appunto: lui, Paolo De Bernardis, astro-fisico di livello internazionale, e lei, Silvia Masi, laureata a pieni voti, sollevata dal purgatorio dei ricercatori a vita e assunta nel cielo degli associati, giudicata idonea nel concorso per un posto nel dipartimento del marito.

 

Ma, se per assurdo, la legge Gelmini entrasse in funzione con valore retroattivo, gli atenei italiani si svuoterebbero di colpo. Perché in questi decenni le facoltà sono state uno degli incubatori più accoglienti della mala pianta del nepotismo. Vista dalle cattedre baronali, la riforma fa così paura che perfino i magnifici rettori hanno deciso di sfidare in questi giorni il pubblico ludibrio aggirandola in contropiede. Il caso più clamoroso è quello romano, dove due magnifici su tre hanno piazzato parenti in zona Cesarini.

 

Luigi Frati, emerito della Sapienza e preside di Medicina, già bersaglio di critiche per casi di favoritismi familiari, è entrato di nuovo nel vortice delle accuse perché proprio due giorni fa in facoltà, dipartimento di Scienze e Biotecnologie, è arrivato un altro di casa sua, Giacomo, il secondogenito. Prima di lui era stata la volta dell'altra figlia, Paola, ordinaria di Scienze anatomiche, e della moglie, Luciana Rita Angeletti, Storia della Medicina. Con l'ingresso di Paolo i Frati, insomma, hanno fatto poker.

Idem a Tor Vergata: il rettore, Renato Lauro, anche lui preside di Medicina, ma ex, ha assistito soddisfatto alla decisione del consiglio di facoltà di far assurgere al ruolo di associato la nuora, Paola Rogliani. Prima dei due rettori attuali, un altro magnifico romano, Renato Guarini, era finito sotto inchiesta per abuso d'ufficio, sospettato di uno scambio di favori con un docente di Estimo ad Architettura, che secondo l'accusa avrebbe agevolato la carriera della figlia del primo, Maria Rosa.

 

Anche a Siena, ateneo prestigioso, ma ben protetto dalle critiche e forse per questo poco indagato, i rettori che si sono succeduti dagli anni Ottanta fin quasi ad oggi sono sospettati di avere avuto un occhio di riguardo per quelli di casa. Luigi Berlinguer, ai tempi in cui era ministro dell'Istruzione con il centrosinistra, ebbe la soddisfazione di vedere il figlio Aldo vincitore della cattedra di professore associato in Diritto privato comparato all'Università di Cagliari ad appena 29 anni, ancor prima di concludere il dottorato.

Ora Aldo insegna nell'ateneo toscano dove il padre fu rettore. Il successore di Berlinguer, Piero Tosi, già presidente della Conferenza dei rettori, ordinario di Anatomia e Patologia, ha visto con soddisfazione il figlio Gian Marco calcare le sue orme nella stessa facoltà, vincitore di un concorso per ricercatore per le malattie dell'apparato visivo.

Da Torino a Messina gli alberi dinastici in facoltà sono così tanti che solo per citarli ci vorrebbero i volumi dell'elenco telefonico. Alla Federico II di Napoli due anni fa un gruppo di studenti presentò una ricerca secondo la quale "almeno il 15 per cento di professori è imparentato", con punte nella facoltà di Economia (32 casi). A Messina un anno fa il rettore Franco Tomasello è finito davanti ai giudici assieme ad altri 23 tra docenti e ricercatori con svariate accuse, dall'abuso d'ufficio in concorso a tentata truffa.

 

Dalle indagini venne fuori che a Veterinaria dei 63 docenti 23 erano parenti, a Medicina e Chirurgia su 531 professori i parenti erano poco meno di un centinaio, a Giurisprudenza 27 su 75. Anche nell'ateneo di Cosenza un ex rettore, Giuseppe Frega, si è messo in mostra nell'ambito dei giochi familiari, con il figlio Nicola, ricercatore nella stessa facoltà di Ingegneria che era stata la casa del padre. A Lettere l'ex preside Franco Crispini prima di andare in pensione volle lasciare un'impronta passando il testimone alla due figlie, Ines e Alessandra.

A Catania si sono imposte all'attenzione le dinastie mediche degli Zanghì e dei Basile. Nella prima accanto al padre Michelangelo, si sono fatti avanti i figli Antonino e Guido; nella seconda il chirurgo Attilio ha generato tre figli ordinari, Francesco, Guido e Filadelfio, i primi due luminari medici come il padre, il terzo professore di Agraria ed ex senatore di Forza Italia.

A Firenze ha fatto epoca il caso del rettore, Augusto Marinelli, che ebbe la fortuna di avere il figlio, Nicola, promettente ricercatore nell'ambito della stessa materia paterna, Economia agraria. A Bari, facoltà di Economia, ai tre Massari fondatori della dinastia accademica, Lanfranco, Giansiro e Gilberto, si sono affiancati altri 7 familiari. I Dell'Atti, invece, sono solo quattro.

 

In Basilicata nella facoltà di Agraria, Francesco e Bruno Basso, padre e figlio, hanno lavorato fianco a fianco nello stesso dipartimento come ordinario e associato. A Scienza delle produzioni animali l'impronta l'hanno data i Langella, Michele padre e professore, Emilia, ricercatrice. Un censimento nell'ateneo di Palermo ha individuato a Medicina 24 famiglie di professori e 58 parenti, a Ingegneria 18 famiglie e 38 parenti, a Scienze 11 famiglie e 25 parenti.


2 - LA NUOVA LEGGE AI RAGGI X...
A cura di Flavia Amabile per "La Stampa"

 

RICERCATORI - ASSUNTI SOLTANTO PER UN MASSIMO DI SEI ANNI...
I ricercatori non avranno più contratti a tempo indeterminato. Saranno assunti soltanto con contratti a tempo determinato per una durata massima di sei anni. Se al termine verranno assunti diventeranno professori associati altrimenti dovranno lasciare l'insegnamento e trovare un'occupazione diversa. Gli anni trascorsi come ricercatori potranno rappresentare un titolo valido in caso di concorsi pubblici o come esperienza da inserire in un curriculum.

Chi protesta avverte che la quantità di ricercatori da assumere a questo punto dipende non solo dalla performance dei ricercatori ma anche dai soldi a disposizione delle università che i tagli hanno drasticamente ridotto. E, poi, che fine faranno i ricercatori a tempo indeterminato che sono stati assunti prima della riforma? Si creerà una guerra tra poveri perché gli atenei potrebbero preferire per motivi economici assegnare il posto da associato a un precario, anziché a un ricercatore con più anzianità.

 

I CONCORSI - I PROF. SCELTI DA UNA LISTA DI ABILITAZIONE...
Anzichè sostenere un concorso i futuri nuovi docenti associati e ordinari dovranno innanzitutto essere inseriti sulla base dei loro titoli e pubblicazioni in una lista di abilitazione scientifica nazionale. Sarà valida per quattro anni e realizzata da una commissione composta da quattro professori scelti su sorteggio. La selezione vera e propria avverrà in una seconda fase da parte delle singole università che sceglieranno il candidato ideale all'interno dei nomi presenti in lista.

Chi protesta sostiene che in realtà le università potranno così scegliere liberamente i docenti e non ci sarà alcun ordine basato sul merito. L'abilitazione verrà concessa indiscriminatamente, senza limiti numerici (non previsti dalla legge). Tutti i posti saranno assegnati solo ed esclusivamente tramite chiamata diretta, e la commissione delegata a fare ciò sarà composta da 4 membri del dipartimento che ha richiesto il nuovo docente.

 

BORSE DI STUDIO - PREMIO AL MERITO A PRESCINDERE DAL REDDITO...
Le borse di studio saranno affiancate da una novità: il fondo per il merito. Il fondo permetterà di premiare coloro che lo meriteranno ma a prescindere dal reddito. Si dovrà superare un test nazionale che servirà a verificare la reale capacità di comprensione della lingua scritta, di ragionare e risolvere i problemi. Ogni anno saranno scelti i migliori 1.000 studenti giunti alla fine delle superiori e offerte loro generose borse di studio per andare a studiare nella università migliori anche se lontane da casa, afferma il governo.

Chi critica la riforma sa che si tratta finora di una promessa priva di fondi. Per stanziarli sarà necessario un provvedimento ad hoc oppure, come spera il governo, anche un finanziamento da parte delle aziende, probabilmente le stesse che saranno entrate a far parte del cda. Inoltre, semrpe secondo i critici, sono stati tagliati gran parte dei fondi delle borse di studio che invece vengono date a chi ha un rendimento scolastico buono ma anche reddito basso.

CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE - SU 11 MEMBRI ALMENO TRE SARANNO ESTERNI...
Cambiano i vertici delle università. Il Senato accademico avrà poteri molto più limitati: avanzerà proposte di carattere scientifico, sarà invece il consiglio di amministrazione ad avere piena responsabilità per le assunzioni e delle spese. All'interno del cda ci saranno almeno 3 membri esterni su 11. Il presidente potrà essere un esterno.

 

Il governo intende in questo modo rendere più ricca l'offerta degli atenei, gli studenti hanno reagito bocciando la riforma perché si tratta di una privatizzazione. Infatti - dicono - il Senato accademico (organo elettivo, dove siedono rappresentati di tutte le categorie che operano all'interno dell'università) viene esautorato di gran parte dei propri poteri e viene posto al di sotto del cda dove la rappresentanza esterna può assumere un peso determinante. Il ddl prevede infatti l'ingresso obbligatorio non semplicemente facoltativo di un numero minimo di componenti esterni, in rappresentanza degli interessi privati.

NEI DIPARTIMENTI - STOP A CHIAMATE DEI PARENTI FINO AL QUARTO GRADO...
Esiste un solo limite alle chiamate dirette di futuri docenti dalla lista nazionale. Non potranno essere scelti parenti fino al quarto grado, ovvero fino ai cugini, di chi lavora all'interno dello stesso dipartimento di un ateneo. All'interno di una stessa università invece non potranno essere assunti i parenti del rettore, del direttore generale e dei componenti del cda.

 

Chi protesta ricorda che non sono stati previsti limiti per un altro tipo di parentopoli molto diffusa, quella tra marito e moglie. E che comunque i parenti assunti nello stesso dipartimento sono una parte limitata del fenomeno. Quella più diffusa prevede accordi incrociati per sistemare i rispettivi raccomandati in altre sedi. Oltretutto i rettori sono del tutto deresponsabilizzati. Potranno rimanere in carica un solo mandato: chi vuole fare giochi di potere non ha nemmeno il problema della rielezione a creare un eventuale limite.

 

FACOLTÀ E CORSI DI STUDIO - DRASTICO TAGLIO ALLE SEDI, ATENEI SPINTI A FONDERSI...
Diminuiranno drasticamente università, facoltà e corsi di studio. E' una delle norme su cui il governo punta per ridurre gli sprechi e liberare risorse da destinare al merito. Potranno unirsi università vicine in modo da limitare i costi. E diminuiranno i settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 alla metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore). E le facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo.

 

In realtà gli addetti al settore sostengono che gli atenei vengono solo invitati a fondersi, che i settori scientifico-disciplinari sono i codici attribuiti ai diversi esami e che quindi la loro riduzione non porterà grosse modifiche. Il limite sulle facoltà può essere aggirato con un forte accentramento delle facoltà ed il mantenimento delle diverse discipline come dipartimenti. Anche in questo caso il risultato finale potrebbe non essere molto diverso.

 

SALARIO - GLI SCATTI LEGATI ANCHE AI RISULTATI...
Finora lo stipendio aumentava secondo gli scatti di anzianità dunque indipendentemente dal merito. La riforma invece introduce gli scatti di merito sia per gli associati che per gli ordinari. La valutazione di chi premiare sarà effettuata da nuclei formati da professori interni ed esterni che avranno il compito di giudicare il lavoro di ricerca dei docenti. Per questo scopo ci sono 18 milioni per il 2011, 50 per il 2012 e altrettanti per il 2013. In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi.

 

I critici sostengono che su questa misura è tutto affidato ai decreti attuativi ancora da emanare e che quindi non è chiaro sulla base di quali criteri verranno realizzate le valutazioni. Si passa quindi da elementi obiettivi e validi per tutti come quello dell'anzianità, ad altri del tutto soggettivi e rispetto ai quali finora è tutto ancora indefinito.

24-12-2010]

 

 

 

RETTORE FRATI, UNA FAMIGLIA DI GENIETTI...
Spettacolare intervista di Antonello Caporale al sindaco morale della Capitale, Luigi Frati. Il rettore della Sapienza, uno che anche Alè-magno gli fa una pippa, rivendica con orgoglio: "Assumo i miei parenti? Se lo meritano. Nessuno della mia famiglia ha avuto ciò che non meritava. Mia moglie, mia figlia, mio figlio, sono bravissimi". Poi il colpo d'ala finale: "Scrivi che voi. Poi leggo e decido se passare dall'avvocato" (Repubblica, p. 17) 24-12-2010]

 

- La moglie. Poi la figlia. Quindi, ma in extremis, il figlio. La famiglia di Luigi Frati, rettore della Sapienza di Roma, si ritrova all’università – “Non posso farci niente se Giacomo è tra i primi cinque, nella classifica dei vincitori di un concorso vecchio di due anni. La vergogna semmai è per gli altri. Giacomo mio figlio s’è fatto un culo come un paiolo” - Sua moglie insegna Storia della medicina ma non è medico. “Embè? È’ storico

Antonello Caporale per la Repubblica

La moglie. Poi la figlia. Quindi, ma in extremis, il figlio. La famiglia di Luigi Frati, rettore della Sapienza di Roma, si ritrova all'università. Ognuno con i suoi pensieri e con le sue fatiche.

«E il merito, ahò il merito dove lo metti?».

Questo è giusto, c'è il merito.
«Non posso farci niente se Giacomo è tra i primi cinque, nella classifica dei vincitori di un concorso vecchio di due anni. La vergogna semmai è per gli altri. Giacomo mio figlio s'è fatto un culo come un pajolo».

 

Giacomo è bravissimo.
«Parliamo del punteggio? Lui ha 21. Artioli, per esempio, 14. Che ce posso fa?».

 

Rettore, le danno del barone al cubo.
«Num me frega nulla. Quello che voglio di' è che nessuno della mia famiglia ha avuto ciò che non meritava».

Bisogna specificarlo bene, perché il nome di Frati...
«Ho mandato in pensione mia moglie, togliendole la collaborazione compensativa. Lo sa?».

Purtroppo contro di lei se ne dicono di tutti i colori.
«Forse perché sono vicino agli studenti? Forse perché giro senza auto blu, forse perché mi faccio un mazzo così?».

Il linguaggio crudo rivela comunque un vivido spirito del fare.
«D'Ubaldo parla di me come futuro sindaco di Roma. Ma io non tradisco, ho da completare il mandato di rettore».

 

Vuole bene all'università, e si vede. Anche il banchetto nuziale di sua figlia l'ha fatto tenere al campus.
«Fregnaccia, fregnaccia. Banchetto a Trevignano, rinfreschetto all'università. L'aranciatina, la coca cola. Un gesto di cortesia per gli amici e i colleghi. E ho pagato trecentomila lire, causale: matrimonio di mia figlia. E da lì è nata la fregnaccia».

Queste cose non si sanno, e si favoleggia.
«Forse sono odiato dai potenti forse, ma dagli studenti amatissimo»

Però è bellissimo avere i figli con questa carriera luminosa. Li avrà condotti per mano, e accuditi, sollecitati.
«Ma che stai a dì? (Certo, vedendo mamma e papà che pure alla domenica studiano, ti viene lo sghiribizzo di emularli)».

 

Complimenti.
«Ti dico: io sono figlio di un minatore, mi sono fatto un culo così».

Estrazione popolare, alterità evidente dal circuito del potere.
«La Gelmini forse ce l'ha con me. E però chiedo: e se Tizio, il professore Tizio ha l'amante Caio? La nuova legge vieta a Caio di divenire professore ordinario?».

Sua moglie insegna Storia della medicina ma non è medico.
«Embè? È storico».

 

Corretto.
«E mia figlia è laureata in Giurisprudenza e fa Medicina legale. Angeletti, e non lo dico io, è tra le più brave d'Italia».

Angeletti è sua moglie.
«Io ho 41 come indice».

Capperi.
«Scrivi che voi. Poi io leggo e decido se passare dall'avvocato». 25-12-2010]

 

 

 

ORA D'ARIA...
"Tettamanzi fra i rom "Prego per il miracolo che il campo chiuda". Visita del cardinale di Milano: soluzione più umana" (Stampa, p. 31)

 24-12-2010]

 

 

"LA RISSA" OGGI È “LA RUSSA”, PALADINO DELLE FORZE DELL’ORDINE E DELLA LEGALITÀ - MA IERI ERA UN “FASCIO CON LA BAVA ALLA BOCCA” CHE ORGANIZZÒ LA MANIFESTAZIONE (VIETATA DALLA QUESTURA) IN CUI MORÌ IL POLIZIOTTO ANTONIO MARINO, COLPITO DA UNA BOMBA A MANO IN PIENO PETTO - L’ATTUALE MINISTRO NON SI ESPONEVA, AGIVA NELL’OMBRA, E IL SUO POTERE DERIVAVA DA QUELLO DEL PADRE, SENATORE MISSINO, AMICO DI CUCCIA E GRANDE MANOVRATORE DELLA FORTUNA DEL COMPAESANO TOTÒ LIGRESTI, CHE DA ALLORA NON HA MAI DIMENTICATO LA FAMIGLIA LA RUSSA

Gianni Barbacetto per "il Fatto Quotidiano"

 

I suoi camerati d'un tempo, quelli che erano al suo fianco nel fuoco degli anni Settanta, non riescono a crederci. Proprio non ce lo vedono, Ignazio La Russa, nei panni del difensore della legalità contro la violenza, dei poliziotti contro i giovani in piazza. "Fu proprio lui a volere più d'ogni altro la manifestazione del 12 aprile 1973 in cui fu ammazzato l'agente Antonio Marino", ricorda Tomaso Staiti di Cuddia, camerata ed ex parlamentare del Msi.

Allora Ignazio era un giovane dirigente missino, segretario regionale del Fronte della gioventù e leader a Milano di quella destra che si presentava davanti alle scuole e nelle piazze armata di catene e coltelli. Il 1973 fu l'anno più duro della "strategia della tensione". "A Milano il Msi da tempo non riusciva a fare una manifestazione all'aperto, con corteo", racconta Staiti.

 

"Così La Russa s'impuntò: il 12 aprile dovevamo riuscirci. A tutti i costi. Man mano che la data s'avvicinava, diventava chiaro a tutti che sarebbe stato un massacro. Alla fine il corteo fu vietato dalla questura. Ma Ignazio continuò a insistere: dovevamo scendere in piazza. E così fu".

 

Quel pomeriggio gli scontri con la polizia furono durissimi. Era arrivato a Milano da Reggio Calabria anche Ciccio Franco, il caporione dei "boia chi molla". Durante la manifestazione ("Contro la violenza rossa", diceva il manifesto che la convocava), furono lanciate perfino due bombe a mano Srcm. Una distrusse un'edicola in largo Tricolore.

L'altra, in via Bellotti, uccise il poliziotto Antonio Marino, 22 anni, a cui fu tirata in pieno petto. Di quel giorno, resta una foto che ritrae La Russa, capelli lunghi, occhi luciferini, assieme a Ciccio Franco, al senatore missino Franco Servello e a tutti i caporioni del Msi milanese. "Ma non aspettatevi di trovarlo direttamente coinvolto in azioni violente", racconta un altro camerata che chiede di non fare il suo nome.

 

"Ignazio restava nell'ombra, le cose le faceva fare agli altri. Era già un politico. E poi diciamolo: non è mai stato un cuor di leone. Dopo quel pomeriggio di sangue, Giorgio Almirante, che non amava quel ragazzotto con i capelli troppo lunghi e gli occhi spiritati, sciolse la federazione milanese del Msi e il Fronte della gioventù. Ma La Russa ricostruì, anzi aumentò, il suo influsso sul partito a Milano, di cui divenne pian piano il padrone.

 

"A parole era tutt'altro che un moderato: un fascista con la bava alla bocca", racconta Staiti. "Quando divenni deputato del Msi, tentò di emarginarmi. Alle riunioni della segreteria provinciale non m'invitava. Io partecipavo ugualmente e lui cominciava così: ‘Saluto i camerati e anche Staiti che non è stato invitato'. Alla quarta volta mi alzai e gli allungai quattro ceffoni: ‘Io l'invito me lo sono preso, e tu ti tieni le sberle'".

In quei turbolenti anni Settanta, Ignazio s'impossessò di Radio University, un'emittente di destra che trasmetteva da Milano. In quella "radio libera" lavorava una ragazza di nome Amina Fiorillo. Ignazio la presentò a un camerata di Roma, Maurizio Gasparri, che poi divenne suo marito. "Il potere che Ignazio aveva nel Msi non gli derivava però dalla militanza, ma dalla famiglia", continua Staiti.

 

Il padre, Antonino La Russa, ex federale fascista di Paternò e poi senatore missino, era arrivato a Milano dalla Sicilia con una dote di rapporti pesanti. Con Michelangelo Virgillito innanzitutto, suo compaesano, cognato e grande corsaro di Borsa. E con Raffaele Ursini, l'uomo che ereditò da Virgillito il gruppo Liquigas. "Il vecchio patriarca Antonino era invisibile, ma potentissimo nel partito: era lui a trovare i soldi per finanziarlo".

 

È anche l'uomo che pilota le eredità. Convogliando rapporti, soldi, affari e azioni verso un giovane di bottega, arrivato anch'egli da Paternò, che diventa, non senza qualche conflitto, l'erede del potere dei La Russa-Virgillito-Ursini: è Salvatore Ligresti. Don Totò è cresciuto insieme con Ignazio, tra busti del duce e scorribande in Borsa. E non dimentica la fonte del suo potere e della sua ricchezza, tanto da riservare sempre ai La Russa qualche poltrona nei consigli d'amministrazione delle sue aziende.

 

"Con Almirante", dice Staiti, "Ignazio ricucì il rapporto quando fece dare a un figlio di donna Assunta, che aveva fatto fallire la sua concessionaria d'automobili, la gestione di un'agenzia romana della Sai, la compagnia d'assicurazioni di Ligresti". Oggi Ignazio vive a Milano in un palazzo che, di notte, sembra uscito dalla Gotham City di Batman, con le luci che si proiettano dritte sulla geometrica facciata anni Trenta.

 

La leggenda dice che La Russa abbia ristrutturato l'appartamento dove viveva Mussolini. Nostalgie private. In pubblico, però, oggi prevale il senso pratico di Ignazio, amico di Ligresti, sostenitore di Berlusconi, ministro della Repubblica e ospite pirotecnico dei talk-show. 21-12-2010]

 

 

 

 

SE LA ROMA DI ALE-MAGNO PIANGE, LA FIRENZE DI FRATELLONE RENZI NON RIDE - LA PARENTOPOLI DA 12 MLN € DELL’OBAMA DI SANTA MARIA NOVELLA CHE AMA LE GITE AD ARCORE - LA CORTE DEI CONTI LO PROCESSA PER LE ASSUNZIONI FATTE QUAND’ERA ALLA PROVINCIA, POI E’ PASSATO AL COMUNE DOVE HA RISERVATO POLTRONE A DUE EX ASSESSORI, ALLA FIGLIA DEL DIRETTORE DEL CORRIERE FIORENTINO, A UNA CANDIDATA PD NON ELETTA, AL PORTAVOCE DEL SUO AVVERSARIO ALLE PRIMARIE, A UNA GIOVANE DIRIGENTE DELPARTITO, EX SCOUT, AMICI

Gian Marco Chiocci per "Il Giornale"

 

Renziopoli. Spese facili, folli, fantasmagoriche. Gli inciampi di «parentopoli» non danno certo lustro al sindaco di Firenze, Matteo Renzi, incarnazione del nuovo che avanza in casa Pd. La procura della corte dei conti della Toscana ha mandato sotto processo il «piccolo Obama fiorentino» (il copyright del soprannome del primo cittadino è dell'esponente pdl locale Giovanni Donzelli) e la sua ex giunta provinciale per l'assunzione di una ventina di «esterni» che non avrebbero avuto i titoli per occupare le ambite poltrone. I giudici hanno calcolato un danno erariale di oltre due milioni di euro.

 

Situazione analoga al Comune di Firenze dove gli sprechi dell'amministrazione rossa, secondo uno studio dei consiglieri comunali del centrodestra, lieviterebbero a 10 milioni di euro con le assunzioni mirate negli uffici d'interesse del sindaco e della sua giunta: nell'elenco stilato dal consigliere comunale Donzelli figurano due ex assessori, l'ex portavoce di Lapo Pistelli (avversario politico alle primarie di Renzi), la figlia del direttore del Corriere fiorentino, una candidata del Pd non eletta, una giovane dirigente del partito, amici di famiglia, ex scout etc. Poi c'è il Tar che ha da poco revocato l'assunzione nel corpo dei vigili urbani della figlia di un direttore generale che, coincidenza, è stato capo dei vigili urbani ed è attualmente il responsabile di una società partecipata.

 

Ma andiamo per gradi. E cominciamo dai posti assegnati in Provincia. Stando alle accuse dei magistrati contabili sarebbero state fatte una ventina di assunzioni con modalità non proprio cristalline con un danno erariale di 2 milioni e 155mila euro. Alcuni dei fortunati vincitori dell'impiego pubblico non avrebbero avuto i titoli, altri sarebbero sprovvisti della laurea, altri ancora sarebbero andati a occupare posti già occupati.

Le persone assunte a tempo determinato entrarono a far parte dello staff personale di Renzi e delle segreterie particolari dei componenti della giunta, ed è per questo che una trentina di persone sono finite «a giudizio», a cominciare da Renzi e dall'ex assessore Andrea Barducci, già vice di Renzi, attuale presidente dell'amministrazione provinciale fiorentina.

 

La «parentopoli gigliata» è sollevata ovviamente dal Pdl ma anche dalla sinistra. Per dire. Andrea Calò, capogruppo di Rifondazione comunista, rispetto all'avvio del «processo» presso la Corte dei conti, è arrivato addirittura a sollecitare l'istituzione di una apposita commissione d'inchiesta per fare luce «sulla corretta finalizzazione dell'uso delle risorse pubbliche sulle politiche del personale». Achille Totaro, senatore Pdl, ancora si chiede se era proprio necessario, nel 2004, buttare 2 milioni di euro dopo aver sperperato milioni «per iniziative, allegri banchetti, eventi e uno staff degno del suo livello».

A difesa di Renzi parla il suo avvocato, Alberto Bianchi, che al Giornale rivendica la correttezza dell'operato di quella giunta a cui la legge, spiega, consentiva l'assunzione degli uffici a supporto dell'azione politica del presidente e degli assessori, e dunque, «vi è stata un'applicazione corretta delle norme che regolano la materia».

ssando dalla Provincia al Comune, il risultato non cambia. Renzi s'è ritrovato a fare i conti col medesimo problema. Solo che qui, a dar retta all'interrogazione del solito Donzelli, i milioni sperperati sarebbero dieci spalmati in cinque anni per coprire ben quaranta assunzioni, ufficio stampa escluso.

 

A detta del consigliere comunale Pdl, più che sui curriculum e sulle competenze specifiche, la scelta sarebbe stata fatta basandosi sull'«intuito personale» di Renzi o di chi gli sta vicino. Con i quaranta nuovi assunti «esterni» per cinque anni, si legge in un'interpellanza al sindaco, «si sfiorano i 10 milioni di euro l'anno, cifra che viene altamente superata se consideriamo che in questo conteggio sono esclusi i premi di produzione e gli straordinari».

Tutto ciò, conclude Donzelli insieme al collega Sabatini, «senza dimenticare che il Comune conta 5.250 dipendenti interni, con capacità e competenze specifiche, ergo, 10 milioni di euro è una cifra da Superenalotto, uno schiaffo alla crisi, alle tasche dei fiorentini e ai 5250 dipendenti interni del Comune di Firenze».

Settantotto persone solo per lo staff del sindaco portano gli esponenti del Pdl a ironizzare sulla considerazione che il primo cittadino avrebbe di sé: «Davvero crede di essere come Obama e di doversi creare uno staff da presidente degli Stati Uniti...». Il Comune ha risposto a tono ricordando che il numero degli impiegati è lo stesso dell'entourage del predecessore di Renzi a Palazzo Vecchio. «Bugia - ridacchia Donzelli - l'ex sindaco Leonardo Domenici aveva attinto quasi tutto il personale dal Comune, Renzi in grandissima parte da fuori!». 21-12-2010]

 

 

 

Spiato mezzo governo alla ricerca della P4 (a proposito, che fine ha fatto la p3?) - la versione de "il giornale" alla nuova bombastica inchiesta di woodcock scodellata ieri da "il fatto" - "La procura di Napoli assedia il Pdl. L’ultima inchiesta vede intercettati, pedinati e fotografati ministri e parlamentari - L’indagine vuol dimostrare l’esistenza di una fantomatica loggia segreta, starring lavitola - L’obiettivo? l’entourage di Gianni Letta - Interrogati il ministro Carfagna, il capo degli ispettori Miller e lo 007 Santini"... –

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica per Il Giornale

 

Spiato mezzo Esecutivo. Spiati parlamentari e magistrati. Spiati carabinieri. Spiati giornalisti. Spiati asseriti massoni. C'è una procura che notoriamente brilla poco per le inchieste sul centrosinistra (laddove lo stesso centrosinistra governa ininterrottamente da vent'anni) e che in questo momento, attraverso alcuni fascicoli, è invece in grado di lavorare a tempo pieno sul Pdl locale, nazionale e di governo.

 

Questa procura ha sede nel centro direzionale di Napoli, alle spalle della stazione, e vede alcune sue toghe impegnate in indagini delicatissime, l'ultima delle quali - anticipata ieri da Repubblica e dai sempre attenti giornalisti del Fatto Quotidiano - riguarderebbe due filoni paralleli nati dagli accertamenti svolti su un carabiniere napoletano che, secondo l'ipotesi d'accusa formulata dai pm Woodcock e Curcio (coordinati dal procuratore Greco), avrebbe intrattenuto rapporti con il direttore del quotidiano l'Avanti, Walter Lavitola (quello delle e-mail caraibiche sull'affaire Tulliani-Fini-Montecarlo) e con il parlamentare del centrodestra, Alfonso Papa, membro della commissione Giustizia della Camera.

Come sempre avviene in inchieste predestinate ad avere più successo in edicola che nelle aule dei tribunali, le ultime intercettazioni a «strascico» avvenute su utenze intestate a terze persone (Papa avrebbe la colpa di aver acquistato due apparecchi da un negoziante amico che abita nel suo stesso palazzo) avrebbero colpito, direttamente o indirettamente, parlamentari e ministri di questo governo.

E non solo. Intersecandosi con altri procedimenti già avviati o in fase di definizione (parliamo di vicende legate all'eolico, ai filoni su Nicola Cosentino e sul presidente della Provincia Cesaro) i magistrati campani starebbero cercando di chiudere il cerchio su una P4 campana, dove massoneria, politica e appalti sarebbero il collante della presunta associazione segreta.

C'è da chiedersi, come se lo chiede il deputato Papa nell'intervista qui a fianco, se non siano state lese le prerogative parlamentari di deputati e senatori a vario titolo «investigati». Perché sembra certo che Papa, assieme a magistrati e politici, sia stato a lungo intercettato, pedinato e fotografato persino in piazza Montecitorio. La sua foto sarebbe stata mostrata dai pm a un ministro interrogato (Mara Carfagna).

Esibita a funzionari delle forze dell'ordine. A politici di medio livello ascoltati per questioni varie di affari e politica campana. Informazioni su Papa e sui suoi contatti istituzionali sono state chieste, sempre a verbale, a funzionari del ministero della Giustizia (a cominciare da Arcibaldo Miller, capo degli ispettori di via Arenula, da anni molto legato al pm Woodcock).

 

Non è invece chiaro come mai sia stato costretto a sfilare in procura il direttore dei servizi segreti militari, generale Adriano Santini. Per non dire della spasmodica ricerca di riscontri a contatti telefonici che convergerebbero su Gianni Letta e sul suo entourage. Qui il ramo d'indagine è quello dell'affaire Marcegaglia culminato con le perquisizioni al Giornale di Sallusti e Porro, e Letta sarebbe stato «attenzionato» indagando sul numero due di Confindustria, Cesare Trevisani al quale i magistrati campani arrivano con l'inchiesta sull'ex moglie di Gianni De Michelis (condannata per truffa) nella quale si finì per monitorare un incontro a cui parteciparono quattro ministri, cinque parlamentari, lo stesso Trevisani e altri big.

 18-12-2010]

 

 

1- DE GENNARO DEPISTÒ LE INDAGINI PER COPRIRE L’INSUCCESSO DELLA POLIZIA A GENOVA - 2- PUBBLICATA LA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO: "DELITTO CONTRO L’ATTIVITÀ GIUDIZIARIA" - 3- L’EX CAPO DELLA POLIZIA - E ATTUALE DIRETTORE DELL’ASI, L’ORGANISMO CHE COORDINA I SERVIZI SEGRETI DELL’AISI E DELL’AISE "AVEVA CON EVIDENZA L’INTERESSE A NON FARE TRAPELARE UN SUO DIRETTO COINVOLGIMENTO NELLA VICENDA DIAZ" - 4- LO SCORSO 17 GIUGNO è STATO CONDANNATO AD UN ANNO E 4 MESI DI RECLUSIONE 5- SECONDO I GIUDICI GENOVESI, DE GENNARO DOVETTE ALTERARE «L’ACCERTAMENTO DEI FATTI, DELLE LORO MODALITÀ E DELLE RESPONSABILITÀ POLITICHE E PENALI, DEI FATTI POSTI IN ESSERE DURANTE L’IRRUZIONE ALLA SCUOLA DIAZ DEL 20 LUGLIO 2001" -

Corriere.it

- L'ex Capo della polizia - e attuale direttore dell'Asi, l'organismo che coordina i servizi segreti dell'Aisi e dell'Aise - Gianni De Gennaro, durante il G8 di Genova «aveva con evidenza l'interesse a non fare trapelare un suo diretto coinvolgimento nella vicenda Diaz».

Lo scrivono nella motivazione della sentenza i giudici della Corte d'Appello di Genova (Maria Rosaria D'Angelo e Raffaele Di Napoli) che lo scorso 17 giugno condannarono De Gennaro ad un anno e 4 mesi di reclusione con pena sospesa e non menzione sulla fedina penale.

 

Insieme a lui fu condannato anche l'ex capo della Digos di Genova all'epoca del G8 Spartaco Mortola, che ebbe 14 mesi. Secondo i giudici genovesi, De Gennaro dovette alterare «l'accertamento dei fatti, delle loro modalità e delle responsabilità politiche e penali, dei fatti posti in essere durante quell'operazione», ovvero durante l'irruzione alla scuola Diaz del 20 luglio 2001.

 

I giudici sottolineano come l'intero servizio di ordine pubblico si rivelò un «insuccesso»: morì Carlo Giuliani, nella scuola Diaz non furono trovati i black bloc. Erano dunque necessari depistaggi. De Gennaro avrebbe freddamente ordinato all'ex questore di Genova Francesco Colucci di ritrattare le sue dichiarazioni al processo Diaz, così da scagionare completamente l'allora capo della polizia. E questo, secondo la Corte d'Appello di Genova, fu un «delitto contro l'attività giudiziaria».

ABUSO - I depistaggi emersero per puro caso: intercettando funzionari e artificieri, i giudici si sono imbattuti nelle telefonate di preparazione della testimonianza del questore Colucci. Da quelle telefonate emerse che «il capo avrebbe ordinato a Colucci di rivedere le precedenti dichiarazioni sulla presenza sul campo del portavoce del capo della Polizia Sgalla per aiutare i colleghi imputati nel processo per l'irruzione nella scuola Diaz».

Questa strategia sarebbe stata messa a punto in una riunione privata tra Colucci e De Gennaro a Roma, un faccia a faccia che l'ex questore di Genova avrebbe evitato di menzionare al processo, «ulteriore conferma», si legge nelle motivazioni, «della consapevolezza e volontà dell'imputato De Gennaro della portata istigatrice e di suggerimento di una versione dei fatti al teste Colucci contrastante dalle precedenti dichiarazioni e con la realtà».

CARRIERE - «Bisogna che aggiusti un pò il tiro» è la frase che Colucci riferì all'ex capo della Digos Mortola dopo il colloquio con De Gennaro. Secondo i giudici d'appello, dunque, «la richiesta espressa ed esplicita di ritrattare» conteneva una minaccia: ripercussioni sulla carriera di Colucci «che proprio in quel periodo era in fase di valutazione per la progressione di carriera». De Gennaro, dunque, per il giudice «abusò anche della funzione pubblica esercitata e connessa al suo ruolo di Direttore generale del dipartimento della Pubblica Sicurezza».18-12-2010]

 

 

brunetta family! - TOH, RISPUNTA URBANI. grazie a BRUNETTA, L’EX MINISTRO TROVA POSTO A DIGITPA, il superente che deve digitalizzare la pubblica amministrazione - e renatino, tanto per non farsi mancare niente, NOMINA ANCHE IL SUO COMMERCIALISTA Canio Zampaglione e fino a qualche tempo fa presidente della brunettiana Free Foundation - Un think tank, quest’ultimo, del quale è direttrice Oriana Zampaglione, figlia di Canio e oggi capo del personale della medesima DigitPa....

Stefano Sansonetti e Alessandra Ricciardi per Italia Oggi

Un pacchetto di nomine piuttosto corposo. A contribuire al suo perfezionamento è stato il ministero della funzione pubblica guidato da Renato Brunetta. Tra i vari nomi in ballo, quello che spicca di più appartiene all'ex ministro dei beni culturali Giuliano Urbani, che è anche stato tra i fondatori di Forza Italia.

Ebbene, Urbani ha trovato posto nel consiglio direttivo di DigitPa, il superente nato dalle ceneri dell'ex Cnipa con l'obiettivo di digitalizzare la pubblica amministrazione. Per lui, in questa veste, ci sarà un gettone lordo annuo di circa 200 mila euro. Novità anche per la poltrone di presidente di DigitPa.

 

Qui si siederà Francesco Beltrame, professore all'unversità di Genova e direttore del Dipartimento Ict del Cnr. È solo questione di giorni, visto che l'insediamento ci sarà in seguito alla registrazione del decreto di nomina da parte della Corte dei conti e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Beltrame vanta un curriculum denso che ha indotto le competenti commissioni parlamentari a esprimere parere favorevole a larga maggioranza. Dagli archivi delle camere di commercio, però, risulterebbe tutt'ora titolare di una partecipazione del 20% in una società informatica genovese che si chiama Interyes. Interpellato da ItaliaOggi sul punto, Beltrame ha spiegato di aver ceduto «la partecipazione già da diverso tempo».

 

Chiudono le nomine nel collegio direttivo di DigitPa anche Fabio Pistella, fino a qualche tempo commissario dell'ente (e già a capo del Cnr dal quale proviene proprio Beltrame), e l'avvocato Giuliano Sala.

Un'altra infornata, questa volta precedente, ha riguardato l'Agenzia per l'innovazione, istituita per diffondere nuove tecnologie all'interno di pmi e distretti industriali. Alla sua presidenza era già stato nominato Davide Giacalone (vedi ItaliaOggi del 28 maggio 2010), che Brunetta aveva tentato inutilmente di mettere a capo di DigitPa (operazione stroncata dalla bocciatura del parlamento).

Come presidente del collegio dei revisori dell'Agenzia, invece, troviamo Canio Zampaglione, commercialista del ministro e fino a qualche tempo fa presidente della brunettiana Free Foundation. Un think tank, quest'ultimo, del quale è direttrice Oriana Zampaglione, anche lei comercialista, figlia di Canio e oggi capo del personale della medesima DigitPa. 17-12-2010]

 

 

 

SFRATTIAMO I COLONNELLI...
Si chiama Obiettivo 9 e sta facendo tremare i polsi a circa 4.500 militari di professione. Lo Stato Maggiore della Difesa ha infatti deciso di portare alle stelle i canoni degli appartamenti dove da anni vivono i graduati ormai in pensione, perciò indicati come "senza titolo". Obiettivo 9, appunto: "Rendere critico il prosieguo della locazione" attraverso l'applicazione di un moltiplicatore virtuale del reddito degli affittuari (anche di tre-quattro volte) al quale viene parametrato l'eventuale nuovo canone. In pratica, un avviso di sfratto collettivo concentrato soprattutto nelle aree di Roma, Milano e Napoli, che il ministro Ignazio La Russa si appresta a ufficializzare firmando l'ennesimo dietrofront in materia.

 

Il ministro Tremonti, nel 2003, aveva addirittura inviato ai militari le lettere di prelazione alla vendita, poi cancellate dal governo Prodi. E nel 2005 lo stesso La Russa firmò per primo un'interrogazione parlamentare che intimava la "sospensione di tutte le azioni di recupero forzoso" completando invece "il previsto processo di vendita ai militari". Ora, invece, vuole vederli sventolare bandiera bianca. M. F.10-12-2010]



7. BASI NATO - INTRIGO NUCLEARE...
Sono in arrivo in Italia 200 testate nucleari? Nel vertice Nato di Lisbona del 19 e 20 novembre si è raggiunta l'intesa di smantellare le testate nucleari substrategiche presenti oggi in Italia, Germania, Olanda, Belgio e Turchia. Tranquillizzante, sulla carta, ma in realtà? Queste armi rimarranno fino a che altri Paesi disporranno dello stesso arsenale, e potrebbero essere concentrate in due basi Usa: una a Incirlik in Turchia, l'altra ad Aviano in Friuli.

 

Lo scrivono quattro parlamentari del Pd in una interrogazione al ministro della Difesa, primo firmatario Carlo Pegorer. Si parla di una "misura grave e pericolosa per il nostro Paese, mentre il governo si troverebbe nella condizione di contraddire l'impegno a sostenere una progressiva riduzione delle stesse armi nucleari". E ad Aviano molti abitanti cominciano a temere la fregatura. P. T.

10-12-2010]

 



8. MAMMA LI RUSSI...
Brutta avventura per Massimo Giletti a Mosca. Il conduttore tv stava andando all'aeroporto col pulmino dei giornalisti, dopo la presentazione del calendario Pirelli. La comitiva era intrappolata nel traffico. Non volendo perdere l'aereo, Giletti è sceso e si è improvvisato vigile urbano per far defluire le auto. Grandi gesti, grida onomatopeiche: "Block, block!". Fino all'arrivo di una limousine di un oligarca. Le guardie del corpo hanno abbassato il finestrino e gli hanno puntato un Kalashnikov in faccia. Il povero Giletti, a braccia alzate, è subito risalito sul pulmino; poco dopo l'ingorgo si è sciolto. Non ha perso il volo, ma lo spavento gli è rimasto. E. At.

 

 

10-12-2010]

 



9. A MICHELA PIACE L'ELICOTTERO...
Roberto Della Seta, senatore del Pd, ha denunciato in Parlamento l'uso spropositato dei voli di Stato da parte del ministro del Turismo Michela Brambilla. I rendiconti delle spese di viaggio del 2009 evidenziano come il ministro preferisca l'elicottero per i suoi spostamenti, che sono costati 157 mila euro, ben oltre il budget stimato di 27 mila. Per legge l'uso dei voli di Stato è consentito solo per motivi istituzionali e quando non sia possibile utilizzare nessun altro mezzo.

 

Per volare a spese pubbliche serve l'approvazione dell'ufficio voli del Consiglio dei ministri. Della Seta ha chiesto alla presidenza del Consiglio di verificare i comportamenti del ministro e di rendere pubblici tutti i dati sui voli di Stato (interrogazione S.4/04055). a cura dell'Associazione Openpolis. 10-12-2010]

 



10. VENDETTA CINESE CONTRO IL SINDACO...
Ora le carte scottanti del gruppo Sasch, azienda di abbigliamento del sindaco di Prato Roberto Cenni, circa 400 dipendenti, sono in mano all'assessore al Lavoro della Regione Gianfranco Simoncini. Sasch è in crisi per un indebitamento, 170 milioni, al quale Cenni ha fatto sapere di non essere in grado di far fronte. Uno smacco non da poco per il sindaco, amico di Giorgio Panariello, amato in Curia e con amicizie trasversali, che due anni fa, alla guida di una coalizione di centrodestra ha conquistato Prato, dopo 60 anni di giunte di sinistra.

 

Cenni ha vinto anche per la sua immagine di imprenditore di successo e sull'onda di una rivolta dei pratesi nei confronti della presenza dei cinesi (circa 35 mila). Che, in qualche misura, ora si vendicano. L'azienda che ha presentato istanza di fallimento del gruppo Sasch è infatti cinese, la X.B. srl di Agliana, una ditta terzista, che vanta un credito di 200 mila euro. M. La.10-12-2010]

11. CASO EPOLIS, NICHI NON È SOLIDALE...
Uscito dalla scena editoriale il gruppo E Polis, travolto da debiti per 108 milioni di euro, i 114 giornalisti delle 19 testate locali attendono che l'editore Alberto Rigotti onori almeno gli impegni assunti con la Federazione nazionale della stampa: pagare gli stipendi arretrati e le liquidazioni ai dipendenti. La speranza in una ripresa delle pubblicazioni ha indotto per ora i creditori, compresi i redattori, a non presentare istanze di fallimento.

 

Tutti meno uno: Nichi Grauso, l'inventore di E Polis, che tre anni fa ha battuto in ritirata davanti all'insuccesso dell'iniziativa. L'ex patron di Video on Line, oggi immobiliarista, ha sfrattato la testata sarda del gruppo dalla sede di viale Trieste, a Cagliari. E poi ha chiesto al giudice di dichiarare il fallimento della sua creatura per 300 mila euro di affitti non pagati. Quando si dice la solidarietà. M. Lis.


10-12-2010]






17. RICORDANDO VASSALLO...
Non dimenticare Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, ucciso dalla camorra il 5 settembre scorso. Per questo "La Città", quotidiano di Salerno, gli ha dedicato un calendario che ne ripercorre la vita con foto inedite. Il ricavato della vendita sarà interamente devoluto a Legambiente.
 

 10-12-2010]

 

 

 

 

3. BACCINI AIUTA SANTO DOMINGO...
In visita nella repubblica Dominicana, il presidente del comitato nazionale italiano per il microcredito Mario Baccini, ha incontrato il capo dello stato Leonel Fernandez Reina, formalizzando il primo memorandum d'intesa per la creazione di un fondo di garanzia da destinare ad attività di microcredito nell'area di Santo Domingo.

 

Le attività legate alle azioni di microcredito verranno seguite e coordinate dal comitato italiano, che si impegna a sostenere le politiche locali trasferendo know-how per la formazione del personale tecnico, per l'istruzione e il sostegno dei futuri imprenditori, nonché per le attività di studio e promozione della cultura del microcredito. Per quanto riguarda il fondo di garanzia che verrà costituito dal governo dello stato caraibico sarà di almeno 5 milioni di dollari. (Donato de' Bardi)

 07-12-2010]

 

 

 

 

DOPO CASA TULLIANI E CASA BONDI, NUOVA TELENOVELA CON CASA FINOCCHIARO? - MASSIMO RUSSO, ASSESSORE SICILIANO ALLA SANITÀ DELL’MPA (OGGI ALLEATO CON IL PD ALLA REGIONE), VUOLE UN INDAGINE SUI 350MILA EURO DATI SENZA GARA DI APPALTO ALLA SOCIETÀ DI MICHELE FIDELBO, MARITO DI ANNA - MA IN REALTÀ HA GIÀ EMESSO IL SUO VERDETTO: “NON SI PUÒ DEROGARE ALLA LEGGE CHE PRESCRIVE PROCEDURE DI EVIDENZA PUBBLICA. MI SA CHE A GIARRE È STATO FATTO UN PASTICCIO

Emanuele Lauria per "la Repubblica"

 

Alla fine l´assessore-sceriffo con dichiarate simpatie di sinistra ha dovuto inviare gli ispettori negli uffici dell´azienda sanitaria di Catania. E senza grande entusiasmo Massimo Russo, l´ex magistrato che ha sposato la causa dell´Mpa, ha annunciato di volere «fare chiarezza» sul caso che sta mettendo in imbarazzo Anna Finocchiaro e metà del Pd siciliano: un appalto da 350 mila euro che l´azienda guidata da un fedelissimo del governatore Raffaele Lombardo ha affidato alla società di Melchiorre Fidelbo, ginecologo e marito della capogruppo dei democratici al Senato.

Russo vuole capire com´è possibile che l´appalto, quello per l´informatizzazione dell´ospedale di Giarre, sia stato assegnato senza gara.

 

«Non si può derogare alla legge che prescrive procedure di evidenza pubblica», ha detto l´assessore anticipando nei fatti il giudizio. Lui, Russo, si limita a segnalare possibili irregolarità nei passaggi amministrativi. Ma ogni giorno di più la vicenda assume contorni politici, sollevando ulteriori sospetti sul già discusso accordo isolano fra Lombardo - che ha messo alla porta gli ex alleati del Pdl - e il Pd che dopo aver perso le elezioni è entrato in maggioranza per scelta del governatore.

In realtà il progetto di una «casa della salute» a Giarre fu presentato da un consorzio di cui faceva parte la società di Fidelbo già nel novembre del 2007, e approvato a tempo di record dall´amministrazione regionale allora guidata da Cuffaro. C´era, a quel tempo, un´occasione da cogliere al volo: quella dei fondi statali messi in Finanziaria dall´allora ministro diessino Livia Turco.

 

 

Ma l´iniziativa, rimasta in naftalina nel 2008 degli appuntamenti elettorali (a Roma come in Sicilia), è stata rispolverata alla fine dell´anno scorso. Il progetto è stato aggiornato e, sulla base di una ripartizione dei fondi fatta dall´assessore Russo, l´azienda sanitaria di Catania guidata da Giuseppe Calaciura - già segretario dell´Mpa nel piccolo Comune di Biancavilla - ha approvato l´intero incartamento. Stipulando a luglio una convenzione con la società di Fidelbo.

A settembre l´ultima tappa: l´inaugurazione del presidio ospedaliero. A tagliare il nastro Russo, la Finocchiaro, il manager dell´azienda sanitaria e l´ex ministro Livia Turco. Poco lontano il dottor Fidelbo. Quella foto, pubblicata da giornali e siti internet, ha alimentato la polemica e dato fiato ai nemici dell´»inciucio» siciliano.

Antonello Cracolici, il leader dei democratici siciliani pro-Lombardo, grida al «complotto». E Russo, l´assessore-magistrato, si allinea e parla di «strumentalizzazioni». Ma a denti stretti ammette: «Mi sa che a Giarre è stato fatto un pasticcio».

03-12-2010]

 

 

 

UN BON-BON (BONDI-BONEV) PER LA CORTE DEI CONTI - APERTA UN’INCHIESTA SUI SOLDI SPESI PER OSPITARE LA DELEGAZIONE BULGARA DURANTE LA PREMIAZIONE FARLOCCA DI “GOODBYE MAMA”, IL FILMONE DI DRAGOMIRA BONEV CHE NESSUNO HA VISTO - IL MINISTRO BULGARO IN UNA LETTERA UFFICIALE AVEVA PARLATO DI 400MILA € SPESI DALL’ITALIA - L’ACQUISTO DEI DIRITTI DEL FILM PER UN MILIONE VIENE SCARICATO DA BONDI SU MASI E DA QUESTO SULLA D’AMICO DI RAI-CINEMA - TUTTI USANO LA DIFESA-NORIMBERGA: “HO RICEVUTO UNA SEGNALAZIONE E HO ESEGUITO”…

Malcom Pagani e Carlo Tecce per "il Fatto Quotidiano"

 

Quando scivola in trincea, Mauro Masi si volta dall'altra parte. Il direttore generale risponde con candore a precisa domanda del consigliere Nino Rizzo Nervo, a margine di un Cda teso come sempre: "Chi ha suggerito a Rai Cinema l'acquisto dei diritti di Goodbye mama di Michelle Bonev?".

 

Masi chiama in causa Bondi e i bulgari: "Ho ricevuto una segnalazione dal ministero dei Beni culturali e dall'ambasciata bulgara in Italia. Ho seguito la prassi e come molte altre volte, girato l'indicazione a Rai Cinema che, in piena autonomia, ha investito sul film. Poteva anche rifiutarsi". In un sol colpo, con una mossa che appare più disperata che meditata, Masi scarica Rai Cinema e Bondi.

Tradito dal nervosismo esagera, perché il ministro dei Beni culturali, tirato nell'agone, a metà pomeriggio si infuria. Medita una risposta durissima. A quel punto il professor Masi, equilibrista delle parole, detta un comunicato in serata all'Ansa: "Mi riferivo esclusivamente alle istituzioni bulgare" che appiana momentaneamente i contrasti tra l'ex segretario generale di Palazzo Chigi e il titolare del Mibac, chiude un fronte ma lascia aperte molte altre questioni.

 

Nemmeno a Rai Cinema, lo scarico di responsabilità ha lasciato indifferenti i vertici. Sul documento d'acquisto per un milione di euro tra Rai Cinema e la Romantica Entertainment dell'attrice e produttrice Bonev per Goodbye mama c'è la firma dell'allora amministratore delegato, Caterina D'Amico. L'ex ad ripete di aver soltanto recepito una sollecitazione di viale Mazzini: "La richiesta ufficiale era molto circostanziata - dice al Fatto Quotidiano - L'ho già detto: volevano che partecipassimo a una coproduzione con i bulgari. Ho tenuto la barra dritta e autorizzato la spesa esclusivamente per i diritti di trasmissione".

 

Un milione di euro per un film d'esordio sono una cifra spropositata, dunque Beppe Giulietti (portavoce di Articolo 21) e il senatore Vincenzo Vita (Pd) annunciano un'interrogazione parlamentare e attaccano frontalmente Bondi: "I chiarimenti del ministro sono tutt'altro che soddisfacenti. Non ha ancora spiegato chi e per quale ragione ha imposto a Rai Cinema l'acquisto del misterioso film bulgaro di Michelle Bonev. Hanno deciso loro o c'è agli atti una lettera della direzione generale? Perché tanta urgenza e tanta generosità? Non si tratta di domande inutili in un'azienda che annuncia tagli e non può finanziare ben altri film".

 

La Rai detiene il full right di Goodbye mama per le sale cinematografiche, il digitale terrestre, il satellite e il teatro. L'azienda del servizio pubblico ha ritenuto che l'opera di Dragomira fosse un gioiello da custodire bene: nonostante le rassicurazioni di Rai Cinema, nessuno ha provveduto alla distribuzione del film che dopo l'appunto surreale di Masi in Cda: "Vigilerò che il film abbia un buon esito. È costato troppo per destinarlo all'insuccesso", costerà alla controllata Rai almeno mezzo milione di euro.

 

Di Bondi si occupano anche in Laguna, là dove tutta la vicenda ebbe inizio. A Venezia, il procuratore della Corte dei Conti, Carmine Scarano, ha aperto un fascicolo per accertare chi abbia pagato per ospitare durante il Festival la Bonev e l'ampia delegazione bulgara di 32 persone tra il 3 e il 6 settembre.

 

Cene e soggiorno prolungato per festeggiare Dragomira premiata con la targa patacca - omaggiata dai ministri Giancarlo Galan e Mara Carfagna - per il fuori concorso "Action for woman". L'attrice giura di aver saldato personalmente i conti. I bulgari hanno presentato documenti ufficiali che rimandano al governo italiano.

La Corte dei Conti farà chiarezza: "È una fase ancora esplorativa per capire cosa è successo - precisa il procuratore - e accertare se la somma è stata pagata e da chi. Stiamo procedendo per gradi". Il magistrato contabile ha incaricato la Guardia di Finanza di requisire i documenti necessari. In Bulgaria, dove il ministro della Cultura Rashidov è nei guai con l'opposizione scatenata e a Roma, qualcuno aspetta la verità.

 [02-12-2010]

 

 

. GOVERNO DI DESTRA...
"Non è vero che con la riforma dell'università ci rimettono tutti. C'è qualcuno che ci guadagna: sono gli atenei "telematici", le università che laureano a distanza, le quali potranno accedere alla quota di fondi destinata agli istituti non statali". Sul Corriere, Sergio Rizzo racconta "Gli aiutini a Mister Cepu" (p.1). 02-12-2010]

 

COLPO GROSSO" FOREVER! - UN GENIO L’INVENTORE DI MAURIZIA PARADISO: “CHI HA UN’UTENZA ELETTRICA PAGHI IL CANONE RAI, ALTRIMENTI DIMOSTRI DI NON AVERE UNA TV” - L’IDEA MERAVIGLIOSA: dopo l’inversione dell’onere della prova, l’inversione dell’onere del cervello! - IL MINISTRO DEL BLOCCO DELLO SVILUPPO: “LA FIAT? NON È IN CRISI

Enrico Marro per il "Corriere della Sera"

 

Tra i vari provvedimenti che il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, annuncia in questa intervista c'è anche la riforma del canone Rai: «A tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricità, siano essi famiglie o pubblici esercizi o professionisti, verrà chiesto di pagare il canone, perché, ragionevolmente, se uno ha l'elettricità ha anche l'apparecchio tv. Chi non ha la televisione dovrà dimostrarlo e solo in quel caso non pagherà».

La riforma, aggiunge il ministro, sarà presentata o col decreto milleproroghe o comunque entro l'anno e servirà ad azzerare la grande evasione: «Circa il 30% di chi dovrebbe pagare il canone non lo fa». Per questo, garantisce Romani, anche se il canone per il 2011 dovesse subire un aumento per adeguarlo all'inflazione («ma io sono contrario»), dall'anno successivo l'importo si ridurrà «secondo il principio che se pagano tutti, pagano meno».

 

La proposta di Romani prevede infatti che «metà delle nuove risorse incassate vada alla Rai e metà a decremento del canone». Il provvedimento «è pronto e presto sarà presentato, forse col decreto milleproroghe».

Ministro, partiamo dalla grave congiuntura economica e finanziaria. In Italia anche la situazione politica è instabile. Inoltre la ripresa stenta e ci sono almeno 600 mila persone in cassa integrazione. Confindustria e sindacati chiedono al governo di fare di più.
«Il nostro Paese ha bisogno di essere governato e noi vogliamo farlo fino in fondo. Chi da destra e sinistra pensa di indebolirci facendo giochi di palazzo, deve sapere che fa gli interessi degli speculatori internazionali. Abbiamo fatto una legge di stabilità molto rigorosa in tempi non sospetti. Ma anche molte cose per lo sviluppo».

 

Se il governo non dovesse avere la fiducia il 14 dicembre?
«Io resto ottimista e sereno. La sfiducia, per le cose che dicevo prima, sarebbe un grave atto di irresponsabilità e probabilmente interromperebbe in anticipo la legislatura, perché non credo proprio che la soluzione potrebbe essere quella di attivare altri governi o governicchi».

Lei parlava di provvedimenti per lo sviluppo. Quando presenterà in Consiglio dei ministri la riforma degli incentivi per le imprese?
«La prossima settimana. Oggi abbiamo 100 tipi di incentivi nazionali e più di 1.400 regionali. Col decreto legislativo verranno eliminate 30 leggi e gli incentivi vengono riordinati in tre categorie: automatici (fiscali o col voucher), bandi per finanziare programmi completi, negoziati per i grandi progetti».

 

Ci saranno risorse aggiuntive?
«No, sarà una riforma di metodo a costo zero. Semplificando le procedure le imprese avranno però finanziamenti certi e rapidi».

 

La Confindustria chiede interventi concreti, in particolare per la ricerca e l'innovazione.
«Confindustria tiene moltissimo al progetto "industria 2015": bene, ci sono tre bandi per complessivi 770 milioni che attivano 2 miliardi di investimenti su tre aree: efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie per il made in Italy.
Inoltre, ci sono stati gli incentivi ai consumi e la proroga del 55% per l'ecobonus e infine per il credito agevolato c'è un fondo centrale di garanzia che dal 2009 ha fatto 65 mila operazioni garantendo con 7 miliardi finanziamenti complessivi per 12 miliardi».

Quando presenterà la legge annuale sulla concorrenza?
«Entro la fine dell'anno. Punteremo anche qui sulla semplificazione, ma non posso anticipare altro».

 

A proposito di concorrenza non crede che sugli avvocati il Parlamento stia tornando indietro reintroducendo, per esempio, le tariffe minime?
«Questa è una piccola-grande guerra tra le corporazioni, detto nel senso positivo per carità, e i processi di liberalizzazione. Personalmente penso che sarebbe meglio rimanere col vecchio regime».

Cioè con la riforma Bersani?
«Sì, esatto».

Torniamo alla crisi. Presso il suo ministero ci sono 170 tavoli aperti su altrettante crisi aziendali...
«E 92 amministrazioni straordinarie. Dedico quasi la metà del mio tempo alle crisi, per essere vicino alle aziende e ai lavoratori coinvolti, circa 100 mila. Stiamo trovando soluzioni per ridare loro una prospettiva, o attraverso investitori esteri o con ristrutturazioni industriali».

 

Perché però non avete aperto un tavolo sulla Fiat?
«Perché la Fiat non è in crisi. Vuole invece investire 20 miliardi in Italia e passare da 685 mila auto prodotte a 1,4 milioni. Ci saranno quindi anche assunzioni. Vedo con soddisfazione che Fiat e sindacati si incontreranno venerdì su Mirafiori. Detto questo, il governo resta vigile».

Ministro che sta facendo il governo per far pagare meno l'energia a famiglie e imprese rispetto ai Paesi nostri concorrenti?
«In Italia l'energia si paga il 37% in più. Dobbiamo arrivare al 50% di energia prodotta dal combustibile fossile, il 25% dal nucleare e il 25% da fonti rinnovabili. Intanto, con collegamenti internazionali, tipo quello previsto dall'accordo firmato ieri col Montenegro per un cavo che porta mille megawatt, riusciremo a ridurre il costo della bolletta».

25-11-2010]

 

 

1- CROCE VERDE! "IO, IN QUANTO A POPOLARITÀ, STO TRA PAPA GIOVANNI XXIII E GINO BARTALI" - CERCASI IL GENIO COMICO CHE SCRIVE I TESTI DI MICHELLE BONEV, L’ULTIMA MIRACOLATA - 2- L’INCORONAZIONE DI DRAGOFIGA E I 32 BULGARI OSPITI A VENEZIA. CHI HA PAGATO? NOI! - 3- "IO, QUEL PREMIO, ME LO SONO MERITATO. PERCHÉ IL MIO FILM, "GOODBYE MAMA", È UN FILM GRANDIOSO. PUNTO E BASTA! IO NEMMENO LO CONOSCO IL MINISTRO BONDI. FUI PREMIATA DAL MINISTRO CARFAGNA CHE MI DISSE CHE IL FILM L’AVEVA COMMOSSA" - 4- BONDI MESSO AL BANDO! IL FIGLIO DELLA COMPAGNA MANUELA REPETTI, DEPUTATESSA DEL PDL, LAVORA AL MINISTERO. IL SUO EX MARITO È TRA I BENEFICIARI DEL FUS, FONDO DELLO SPETTACOLO, PER 25 MILA €. TRA I BENEFICIATI C’È ANCHE LA BANDA MUSICALE DI NOVI, DOVE VIVE LA REPETTI. LA COMPAGNIA TEATRALE DI MARIANO ANAGNI, VICINA A FIVIZZANO, PAESE DI BONDI, INCASSA 285 MILA EURO DI FINANZIAMENTI

1- L'INCORONAZIONE DI DRAGOFIGA BONEV E I 32 BULGARI OSPITI A VENEZIA. CHI HA PAGATO? NOI!
Malcom Pagani per "il Fatto Quotidiano"

 

Chi ha visto, sostiene che insensibili alle tristezze lagunari, in realtà si siano divertiti molto. Tre giorni veneziani, alberghi a cinque stelle, cene e pranzi da Pantagruel per un'allegra comitiva di trentadue persone.

 

La delegazione bulgara in visita al Festival del Cinema al seguito di Michelle-Dragomira Bonev, del suo "Goodbye Mama" e del finto premio del ministero dei Beni culturali ideato in tutta fretta a metà estate nel feudo di Sandro Bondi, non segnalato sul programma ufficiale fino al giorno prima e poi tirato improvvisamente fuori in un colpo di teatro napoletano nelle ore precedenti alla proiezione, si è trattenuta al Lido dal 3 al 6 dicembre.

 

Sbarcati non da un volo di linea, ma da un charter della compagnia tedesca Private wings flugcharter GmbH , decine di migliaia di euro da aggiungere a vitto, alloggio e sostentamento in una delle città più costose del mondo. La notizia in Bulgaria polarizza l'attenzione da settimane, in Parlamento e sui giornali.

A Sofia, non piace l'idea che con i soldi pubblici si sia consentito al ministro della Cultura locale Vejdi Rashidov, all'amica del premier bulgaro ma soprattutto di Berlusconi, l'attrice e produttrice Bonev e al resto della truppa di permanere nel lusso per 72 ore al seguito di un film che non figurava né in concorso né in alcuna sezione parallela.

 

 

E opposizione e giornali d'inchiesta, mentre in Italia si stendeva una coltre di silenzio sull'operazione Dragomira, ne hanno chiesto ragione in patria al diretto interessato. Prima un'indagine della giornalista Vladimirova del settimanale 168 ore, una sorta di Espresso bulgaro, poi l'interrogazione parlamentare di settembre in cui Vejdi Rashidov, messo alle strette dall'opposizione dichiarò davanti al Parlamento che a mandare un aereo per trasportare le persone a Venezia "era stato il ministero dei Beni culturali italiano".

 

Dopo le smentite italiane di rito, Rashidov, impegnato a parare colpi, insisteva rincarando: "L'importante è che non abbiamo pagato noi. Tutto è in regola. Paga chi è più ricco. Il valore annuale del loro settore cultura è il 3% del PIL, il nostro di del solo 0,3%". Alla sua testimonianza, si aggiungeva la dichiarazione del portavoce del sodale di Putin, il primo ministro bulgaro Borisov, lo stesso che molto amichevolmente aveva incontrato Berlusconi a Palazzo Chigi a poco più di tre mesi dal Festival di Venezia.

 

Parole confirmatorie, nette: "Tutte le spese incluso il viaggio sono state a carico di chi ci ha ricevuto". Terminato il secondo affondo da Est, dall'Italia non si sono più levate controrepliche. Il Fatto è in grado di produrre però una lettera di invito ufficiale del ministro Bondi al suo omologo bulgaro. È datata 25 agosto.

 

Nell'eloquio Bondi si supera. Un elogio alla famiglia tradizionale: "Sono lieto di invitarLa alla cerimonia di consegna del premio speciale ‘Action for Woman' (in realtà tutt'altra cosa, ndr),il film è stato scelto per l'attenta e inedita esplorazione (sic), da parte dell'universo femminile, delle dinamiche di una realtà in rapida trasformazione". In coda, la perla: "Suggerendo come i rapporti all'interno della cellula familiare siano alla base di una nuova società aperta e attenta alla difesa dei diritti umani. In attesa di incontrarLa(...)".

Com'è noto, accadde già a Cannes a causa di Draquila, a Venezia Bondi non si recò. Se oggi cerchi il suo capo di gabinetto, Salvo Nastasi, il telefono squilla a vuoto. Quando risponde, è solo per attaccare immediatamente. Dalla Biennale, dopo un lungo inseguimento, fanno sapere "che nessuna spesa è stata affrontata per il film della signora Bonev".

 

E qualcuno sostiene che all'Hotel Cipriani (dove si è svolta l'etilica cena di gala per l'opera della Bonev) e in altre strutture del Lido (32 erano troppi per essere ospitati tutti alla Giudecca), abbia pagato tutto il facoltoso fidanzato della Bonev, un attempato imprenditore italiano. Nebbia. Chiedere al vice di Bondi, Francesco Giro di raccontare la trama di "Goodbye Mama" e la notte del premio fasullo è come aprire un rubinetto.

L'eloquio è senza controllo: "Le dico la verità, immaginavo peggio. Della Bulgaria purtroppo conosciamo altro, però il film, anche se ne ho visto solo metà, non è male. Molto meglio di tante porcherie italiane viste a Venezia, a iniziare dall'ignobile film di Placido su Vallanzasca". Si è divertito? "Una storia sui manicomi, non tanto". Dell'ambito ludico, si occupa un ministero nel caos che rinnova ogni giorno, il proprio spettacolo.

2- BONDI AL BANDO!
Alessandro Trocino per il Corriere della Sera

 

Il giorno della mozione di sfiducia dell'opposizione contro Sandro Bondi, lunedì 29 novembre, si avvicina e si moltiplicano i fronti d'attacco: il crollo di Pompei, ma anche la protesta nel mondo del cinema, l'accusa di favoritismi e le bacchettate dai giornali amici. Il ministro della Cultura replica: «È una caccia all'uomo come non se ne vedevano da decenni». Intervenendo al question time, ieri ha aggiunto: «Sono sotto accusa perché ho cercato di rinnovare e proporre riforme».

 

Nei giorni scorsi si è venuto a sapere che il figlio della compagna Manuela Repetti lavora al ministero. E che l'ex marito della Repetti è tra i beneficiari del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, per 25 mila euro. Bondi ha replicato al Fatto quotidiano: «Sono intervenuto solo per risolvere due casi umani. Una storia privata». Così non è parso a Filippo Facci, che ne ha scritto su un quotidiano vicino al centrodestra, Libero: «Bondi sta sistemando i suoi casini familiari a spese nostre».

 

Ieri il Secolo XIX ha raccontato che tra i beneficiati dal Fus c'è anche la banda musicale di Novi, dove vive la compagna. E che la compagnia teatrale di Mariano Anagni, vicina a Fivizzano, paese di Bondi, incassa 285 mila euro di finanziamenti. Il Fatto ha raccontato anche un'altra storia. Il ministro Bondi avrebbe chiamato il direttore generale del ministero dei Beni culturali, Nicola Borrelli, per chiedergli di «inventare un premio» a Venezia per Michelle Bonev, «un'amica molto cara al primo ministro bulgaro e a Berlusconi».

 

Fatto sta che la Bonev si presenta a Venezia con «Goodbye Mama», opera prima, e vince un «Premio speciale della Biennale», assegnato da «Action for Women». Alla cerimonia partecipano due ministri, un sottosegretario e una deputata. Tra loro c'è il ministro Giancarlo Galan: «Berlusconi mi ha dato un incarico preciso: salutare con calore e affetto Michelle Bonev». La Bonev era già stata al centro di uno scandalo: secondo le intercettazioni sarebbe stata «imposta» al Dopofestival di Sanremo da Agostino Saccà, ex direttore generale Rai.

Il ministro Bondi smentisce la ricostruzione su Venezia: «È una storia completamente inventata, sono fantasie, frutto di imbarbarimento. Il Fatto ne risponderà in tribunale». Deborah Bergamini, deputata pdl, è la promotrice di «Action for Women»: «Un concorso per corti di una bellezza strepitosa, un lavoro di sensibilizzazione sul tema della violenza sulle donne». E la Bonev? «"Action for Women" si svolse anche nel 2009 e anche allora fu affiancato da un film, "Scheherazade, Tell me a story". Che, nel palmarès, risulta vincitore di un altro premio, il "Lina Mangiacapre"».

 

Continua la Bergamini: «Anche quest'anno abbiamo scelto un film in tema». Abbiamo chi? «Il film mi è stato segnalato forse da Borrelli forse da Salvo Nastasi: comunque dal ministero della Cultura. Hanno deciso loro. Comunque era un bel film, anche se non mi intendo di cinema». E le presunte pressioni di Bondi? «Mi sopravvaluta, non ne ho idea». Parla Francesco Giro, sottosegretario alla Cultura presente alla premiazione: «Chi l'ha scelto? Era un premio della Biennale, chiedete a loro. Non ci accusate sempre di ingerenza?». Le è piaciuto? «Ho visto solo il primo tempo. Non male: comunque meglio del "Vallanzasca" di Placido».

 

3- MICHELLE: "NESSUN REGALO IL MIO È UN FILM GRANDIOSO - "NON CONOSCO IL MINISTRO. COMPLIMENTI DAL PREMIER" -IL FILM NON ERA ANCORA DEL TUTTO PRONTO. IL PREMIO ME LO CONSEGNÒ LA CARFAGNA, DISSE CHE S'ERA COMMOSSA"
Fabrizio Roncone per Corriere della Sera

- «Cosaaa?». Signora Michelle Bonev, mi spiace, ma...
«No, guardi: non me la ripeta neppure quella domanda, capito?». Si calmi, parliamone. «Uff!... è assurdo, orrendo... Io sono una produttrice, un'attrice, una sceneggiatrice, una scrittrice! Merito rispetto, va beneee?».

 

Signora, la prego, non faccia così.
«Cosa vuol sapere, eh? Vuol sapere se me lo hanno regalato, quel premio? No, no e ancora no! Io, quel premio, me lo sono meritato. Perché il mio film, "Goodbye Mama", è un film grandioso. Punto e basta!... Tra l'altro, io...». Tra l'altro cosa? «Io nemmeno lo conosco il ministro Bondi».

Però il ministro avrà visto il suo film.
«Non lo so. Ignoro la prassi ministeriale. Immagino comunque che qualcuno, se hanno deciso di premiarmi, il film lo abbia visto».

Quando ha appreso che sarebbe stata premiata?
«Una settimana prima della cerimonia... pensi che il film non era ancora del tutto pronto e...».

 

Scusi: ma se il film non era pronto, cosa hanno visto al ministero?
«Senta, mi ascolti: io ho capito che qui vogliono fare fuori Bondi, vogliono sfiduciarlo... ma non accadrà attraverso di me. Okay?».

Chi le ha comunicato di aver vinto quel premio?
«Mi è stato recapitato un invito. C'era scritto che il ministro Bondi non sarebbe potuto intervenire e che, al suo posto, avrebbe inviato una persona di sua fiducia».

Chi le consegnò, poi, il premio?
«Il ministro Mara Carfagna».

E cosa le disse?
«Che il film l'aveva commossa».

 

Commossa?
«Guardi che il film racconta un dramma familiare, la vita di una madre, due figlie, una nonna...».

Va bene, però...
«Non le interessa, vero?».

Al contrario, signora.
«Sa qual è il problema? Il problema è che qui in Italia quelli che fanno il cinema si lamentano in continuazione... chiedono fondi, soldi... ma nessuno che ammetta: sono vent'anni che faccio film e nessuno viene a vederli... Io invece...».

Lei?
«Qualcuno che andrà a vedere la mia opera, quando uscirà a primavera, ci sarà... perché io, in quanto a popolarità, sto tra Papa Giovanni XXIII e Gino Bartali».

Non la seguo.
«La mia fiction, "L'uomo che sognava con le aquile", nel 2006, ebbe un successo di pubblico superiore a quella sul famoso ciclista e secondo solo a quella sul Papa Buono».

 

Sempre su Raiuno.
«Dove vuole arrivare?».

Lei lo sa, credo.
« Ad Agostino Saccà ? Ancoraaa...».

Nel 2003, lei condusse il Dopofestival di Sanremo e Pippo Baudo non nascose il suo fastidio. Il direttore generale dell'epoca era, appunto, Agostino Saccà.
«E volevano cacciarlo. Così inventarono la storia che fosse lui ad avermi raccomandata... e adesso, ecco, accidenti, la storia si ripete: ora siccome vogliono fare fuori Bondi e magari pure Berlusconi, tirate fuori il dubbio che quella targa di Venezia sia mezza falsa...».

Signora, il titolo del suo film non era neppure inserito nel programma ufficiale del Festival...
«E allora? Un Festival non può fare una sorpresa al suo grande pubblico?».

 

Dopo la premiazione ricevette i complimenti da Berlusconi?
«Oh, certo.. Me li fece pervenire attraverso il ministro Galan...».

(Dragomira Bonev, in arte Michelle Bonev, è nata a Bourgas, in Bulgaria, nel 1971. «Arrivai in Italia a 18 anni, scappavo dal comunismo con venti dollari in tasca e un paio di scarpe gialle. Vidi molte vetrine addobbate, e rimasi sorpresa: mi spiegarono che era il 14 febbraio, la festa degli innamorati. In quel momento capii che l'Italia era il Paese giusto per me...») .

 25-11-2010]

 

 

PREVITI, SE LO CONOSCI LO condanni - LA CASSAZIONE HA BOCCIATO LA CAUSA INTENTATA DALL’EX MINISTRO CONTRO L’ESPRESSO tredici anni fa - secondo la corte è stato implicato in vicende giudiziarie "così gravi" che non ha in alcun modo danneggiato la sua reputazione il fatto che, in un articolo del 1997 sia stato indicato come "rinviato a giudizio" mentre era ancora solo "indagato

Alfonso Cuntera per "L'Espresso"

 

La sostanza conta più della forma. E di fronte al coinvolgimento di importanti figure politiche in pesanti scandali di collusione, il cavillo può passare in secondo piano. Per questo la Cassazione ha bocciato la causa intentata da Cesare Previti contro "L'espresso" tredici anni fa.

L'ex ministro della Difesa ed ex parlamentare di Forza Italia, che ha perso il seggio alla Camera dopo la condanna definitiva all'interdizione perpetua dai pubblici uffici nel processo Imi-Sir, è stato implicato in vicende giudiziarie "così gravi" che non ha in alcun modo danneggiato la sua reputazione il fatto che, in un articolo comparso sul nostro settimanale nel 1997, sia stato indicato come "rinviato a giudizio" mentre era ancora solo "indagato".

 

 

La sentenza della Suprema corte introduce un principio importante, che va a pesare la realtà della situazione e in qualche maniera esprime anche una valutazione sull'operato della stampa alla luce dell'evoluzione dei fatti: perché quello che nel 1997 era solo un indagato, poi è stato effettivamente rinviato a giudizio, processato e condannato con sentenza definitiva.

Oggi, dopo avere scontato una pena dorata tra il suo attico nel centro di Roma e i circoli esclusivi della capitale grazie al meccanismo dell'affidamento ai servizi sociali, l'ex braccio destro di Silvio Berlusconi si è allontanato dalla scena politica, anche se la scorsa estate una plateale visita del premier ne ha in qualche modo segnato la riabilitazione.

 

Ma la sentenza 23468 della Cassazione non si limita a giudicare quello che era già accaduto nel 1997, spingendosi nella valutazione di un eventuale danno ad esaminare la fine della storia: secondo i giudici, Previti non ha nulla di cui lamentarsi poiché "il giudizio negativo indotto nel lettore era conseguenza delle vicissitudini giudiziarie da tempo in corso a suo carico e non dell'inesattezza terminologica nella quale era incorso l'autore dell'articolo".

 

In altre parole, spiega ancora la Cassazione, la gravità delle indagini alle quali era sottoposto Previti e gli elevati incarichi istituzionali rivestiti, non avrebbero evitato che anche '"se espresso in termini piu' precisi, il riferimento al parlamentare sarebbe stato lo stesso assai disdicevole".

Infine, i supremi giudici ritengono che Previti non abbia ricevuto nessuna lesione dell'onore dall'uso di altre espressioni contenute nell'articolo come ''politicamente morto'', ''rischia la galera'' e ''primo accusatore di Di Pietro''. D'altronde, il testo pubblicato tredici anni fa da "L'espresso" non era una cronaca giudiziaria, ma il capitolo di una rassegna di personaggi caduti in qualche modo nella polvere in quella stagione: da Michele Santoro a Irene Pivetti, da Pippo Baudo a Alba Parietti, da Ambra Angiolini a Leoluca Orlando, da Arrigo Sacchi ad Alessandra Mussolini.

 

Poche frasi, che descrivevano la situazione paradossale dell'indagato e ipotizzavano lo scenario che poi si è concretamente realizzato. "Pallone sgonfiato? Insomma. È un rinviato a giudizio per fatti gravi che riceve i giornalisti nella sua villa all'Argentario sorseggiando Taittinger brut sopra un gran mare dove beccheggia il celebre yacht "Barbarossa".

 

Ad ogni modo: era l'avvocato principe di Berlusconi, il ministro della Difesa del suo governo, il primo accusatore di Di Pietro. Oggi, dopo il caso Squillante e soprattutto l'affare Imi-Sir, con la parcella da 67 miliardi pagata dalla famiglia Rovelli a Previti e altri due avvocati del Foro di Roma per corrompere i giudici, come sostiene l'accusa, politicamente è un uomo morto. E da cittadino rischia la galera".

 

Con la bocciatura del ricorso inoltrato in Cassazione, e firmato dalla figlia Carla Previti, anche lei avvocato, l'ex parlamentare e legale della Fininvest è stato condannato a pagare 3400 euro di spese di giustizia. Sia la Corte di Appello di Roma, che i giudici di primo grado, avevano già respinto la richiesta di risarcimento. E dopo tredici anni, almeno in questo caso, c'è stata una parola chiara sulla libertà di informare e fare critica.

 [24-11-2010]

 

 

 

Travaglio MASTELLIZZA CLEMENTE! - carte giudiziarie (pesanti) alla mano, impallina il redivivo martire di ceppaloni. Pressioni, voti parlamentari, bruno vespa: tutti gli ostacoli per chi vuole processare il compagno di merende di della valle e montezemolo - Il gip Marotta racconta: “Mi avvicinò una collega amica dell’imputato e mi consigliò di assolverlo. ‘Clemente ha molti amici e sta tornando in sella’ - il “supertestimone”? E’ Pietro Funaro, portavoce campano dell’Udeur, indagato assieme ai coniugi Mastella

 

Marco Travaglio per "Il Fatto Quotidiano"

Dunque, come abbiamo raccontato ieri, il processo a Clemente Mastella e ai suoi cari (una cinquantina di coimputati, fra cui la moglie, il consuocero, il cognato e mezza Udeur), non s'ha da fare. Il 19 novembre la Camera, su richiesta dell'europarlamentare Pdl imputato per quattro concussioni, tre abuso d'ufficio, un'associazione per delinquere, un peculato, una truffa e un'appropriazione indebita, ha sollevato conflitto d'attribuzione alla Consulta contro i giudici di Napoli che osano processarlo senza il permesso preventivo (non richiesto, anzi esplicitamente escluso dalla legge) del Parlamento.

 

Motivo: i reati di cui è accusato Mastella sarebbero "ministeriali", cioè collegati alle funzioni di Guardasigilli del governo Prodi dal 2006 al 2008 (falso: Mastella è imputato "in qualità di segretario nazionale del partito politico Udeur" e alcuni reati li avrebbe commessi prima e dopo aver fatto il ministro).

Ora spetta al Gip decidere se procedere con l'udienza preliminare, ormai agli sgoccioli, o congelarla per un paio d'anni in attesa della sentenza della Consulta. Nel secondo caso, il processo nascerebbe praticamente morto, e non solo a carico di Mastella, ma anche degli altri 50 coimputati che si sono affrettati ad associarsi alla sua richiesta di sospensione sine die.


Ma che il processo a Mastella non s'abbia da fare non è una novità. Un'incredibile campagna mediatica, alimentata anche da Porta a Porta e dal Corriere della Sera, martella da anni che Mastella sarebbe stato inquisito a Santa Maria Capua Vetere nel gennaio 2008 per rovesciare per via giudiziaria il governo Prodi, dopodiché tutte le accuse sarebbero finite nel nulla. Così del processo di Napoli nessuno si occupa perché quasi tutti pensano che non esista. Altri, invece, sanno benissimo che esiste e si prodigano perché non esista più.

 

Il 1° luglio 2009, durante l'udienza preliminare della prima tranche del processo (quella nata a Santa Maria Capua Vetere e poi passata per competenza a Napoli), il gip che la conduce, Sergio Marotta, viene avvicinato da una collega della Corte d'appello di Napoli, Tina Cardone, che gli consiglia caldamente di prosciogliere Mastella. Marotta la lascia dire, poi la denuncia.

E racconta ai colleghi, a verbale, il 23 settembre 2009: "In data 1.07.2009 venni telefonicamente raggiunto da una collega, Tina Cardone, che io conoscevo bene in quanto seppure adesso è in servizio presso la Corte d'Appello di Napoli, anni fa ha ricoperto la funzione di Presidente aggiunto dei Gip di Napoli. Dunque è stata mio superiore gerarchico... La Cardone, senza specificarmene la ragione, mi chiese un appuntamento per il giorno successivo ed io non ebbi difficoltà ad accordarglielo invitandola a venire nel mio ufficio".

 

La giudice però preferisce un luogo più appartato. Marotta rimane "un poco sorpreso per questa strana cautela", ma accetta di vedere la collega l'indomani alle 8.30 "presso l'edicola dei giornali della piazza coperta del Tribunale". E lì scopre finalmente il motivo della convocazione: "Non appena ci vedemmo cominciò a parlare della sua amicizia con Clemente Mastella", che aveva fatto tanto per lei. Che cosa? "Quando era ministro di Giustizia l'aveva chiamata al Ministero dandole un incarico".

Lei aspirava a un ruolo direttivo, ma Mastella le spiegò che quello era riservato ad Augusta lannini, moglie di Bruno Vespa. "Mi disse che lei disciplinatamente aveva condiviso questa scelta poiché si rendeva conto da sola che un incarico alla moglie del Vespa significava per Mastella avere maggiori opportunità di frequentare il talk show condotto dal predetto".

In ogni caso la Cardone è "contenta" per il posto ministeriale conquistato e continua a "frequentare con la solita assiduità casa Mastella a Ceppaloni", anche dopo l'arresto della moglie Sandra Lonardo e l'indagine per concussione e altri reati a carico dell'ormai ex ministro.

"Era particolarmente fiera di questa sua fedeltà in quanto a suo dire molti amici di Mastella, fra cui anche la moglie del Vespa, dopo le disavventure giudiziarie del 2008, avevano un poco preso le distanze da lui". Poi finalmente la giudice mastelliana viene al punto: "Mi disse - racconta Marotta che era stata di recente presso la villa di Ceppaloni e che Mastella le aveva chiesto un intervento presso di me per `spuntare' una sentenza di non luogo a procedere".

 

E lei ha subito aderito, avvicinando il gip: "Per perorare nel modo più incisivo possibile la causa del Mastella, mi spiegò che sarebbe stata inutile una mia resistenza alle sue sollecitazioni in quanto il Mastella, con tutte la amicizie che aveva mantenuto, prima o poi, nei vari gradi del procedimento, avrebbe comunque trovato qualche giudice sensibile alle sue segnalazioni o a quelle di suoi amici".

Non è solo una richiesta, dunque, quella della giudice al collega. È anche -secondo Marotta - una velata minaccia: "Sempre con riferimento alle amicizie del Mastella vantate dalla Cardone, a detta di quest'ultima mi conveniva tener conto della sua segnalazione perché lo stesso Mastella nel corso degli anni aveva dimostrato che con gli amici era molto generoso, mentre era vendicativo con chi gli sbarrava la strada".

Insomma, meglio farselo amico, per evitare rappresaglie. Marotta racconta che la Cardone non si fermò neppure lì, ma aggiunse pure che Mastella, "dopo un periodo di sbandamento dovuto all'indagine giudiziaria, già da molti mesi stava ricominciando a tessere la sua tela, a rinsaldare le vecchie amicizie ed a costituirne di nuove. Usò l'espressione Clemente sta tornando in sella', dicendomi insomma che il potere di Mastella si stava ricostituendo". Non a caso, dopo un anno di assenza dal Parlamento italiano, aveva agguantato un posto sicuro a Bruxelles nelle liste del Pdl.

 

E poi aveva mantenuto ottimi rapporti con Antonio Bassolino, governatore uscente della Campania, e con Nicola Mancino, vicepresidente del Csm. Bassolino lo aveva rassicurato che né lui (vittima, secondo l'accusa, di una tentata concussione di Mastella) né la regione Campania si sarebbero costituiti parte civile nel procedimento dinanzi al gip Marotta ("in effetti - osserva il gip - il giorno dopo e cioè il 3.07.2009, ho constatato che né Bassolino, parte offesa in un capo di imputazione, né la Regione Campania si sono costituiti parte civile").

Quanto a Mancino, Marotta ha buon gioco a fingersi interessato a saperne di più, visto che pende sul suo capo un procedimento disciplinare dinanzi al Csm: "Proprio per accertare a cosa specificamente alludesse la Cardone quando mi parlava di favori che potevo ottenere, avendo intuito che assai verosimilmente voleva riferirsi ad amicizie anche interne al Csm poiché attualmente pende a mio carico un procedimento disciplinare, chiesi se per caso Nicola Mancino era fra quelli che erano rimasti ancora amici di Mastella. Lei disse che Mancino era una delle persone che non aveva mai voltato le spalle a Mastella".

 

A quel punto Marotta liquida la collega senza prometterle nulla e corre dal presidente del Tribunale e dal Procuratore generale a denunciare l'illecita pressione della collega per conto di Mastella. La Cardone, dal canto suo, ammette di essere una vecchia amica dei Mastella (Sandra Lonardo presentò addirittura una mostra di quadri della giudice pittrice) e di aver incontrato Marotta, ma nega recisamente di averlo voluto influenzare. Sui fatti, pare, indaga la competente Procura di Roma, oltre naturalmente al Csm.

Ma non è finita, perché la sera del 20 ottobre 2009, poche ore dopo che la Procura di Napoli ha ottenuto nuove misure cautelare per Sandra Lonardo (il divieto di dimora in Campania) e per altri esponenti dell'Udeur campana e contesta nuove accuse al marito e ad altri 60 indagati, entra puntualmente in scena Bruno Vespa, marito di cotanta moglie nominata da Mastella direttore degli Affari di giustizia del ministero. E allestisce una puntata di Porta a Porta per difendere la famiglia reale di Ceppaloni dai nuovi guai giudiziari. Il titolo è già tutto un programma: "Cupola o persecuzione?". Ospite d'onore lui, Clemente Mastella.

 

 

A un certo punto, il conduttore dà la parola a un supertestimone col volto oscurato, ma non abbastanza, per "spiegare come vanno le cose": Vespa lo chiama "dirigente" e lo presenta come fonte anonima, riservata, ma - par di capire - esperto e attendibile. Mister X naturalmente fa a pezzi l'inchiesta, che definisce "una cacata giuridica".

"Il fatto - aggiunge il supertestimone rivolto al giornalista come a te non sfuggirà, è tutto di carattere politico. Dei 60 indagati, fatta eccezione per 15 o 16, tutto il resto sai per che cosa sono inquisiti? Concorso in abuso d'ufficio. Una cacata giuridica. È niente, è zero. Solo che dovevano gonfiare la cosa. Allora bu-bum, l'Italia sana si è mossa: 63 inquisiti. Se arrestavano il solito Mastella, la solita moglie, il solito capogruppo regionale, non c'era nessuna novità... allora hanno dovuto riempire. Ti è tutto chiaro?". Si scopre poi che Mister X altri non era se non Pietro Funaro, portavoce campano dell'Udeur, indagato assieme ai coniugi Mastella.

I giudici l'hanno subito riconosciuto e identificato con tanto di perizia fonica comparativa. Un coindagato dei Mastella giurava sull'innocenza dei Mastella e dei loro coindagati camuffato da supertestimone di Vespa, il tutto in un programma del "servizio pubblico" (chissà se l'Ordine dei giornalisti, la Rai, la Vigilanza, l'Agcom e tutto il cucuzzaro si occuperanno mai di questa solennissima patacca che Vespa, interpellato in maggio dal Fatto Quotidiano, ha comprensibilmente rifiutato di commentare).

Del resto quella tranche dell'inchiesta era nata proprio dalla denuncia di 13 giovani, aspiranti tecnici e impiegati dell'Arpac campana: prima di partecipare al concorso erano stati contattati da candidati alle elezioni provinciali ed europee che promettevano aiuto in cambio di voti. I nomi dei futuri assunti - sostengono i denuncianti - erano già decisi. E, tra questi, c'era anche "la figlia di Pietro Funaro". Quello della "cacata giuridica".

 

Ma i bastoni fra le ruote del processo Mastella non finiscono qui. Perché nel primo filone del processo, quello dell'udienza preliminare affidata al gip Marotta, quasi tutti gli imputati sono stati rinviati a giudizio, ma la posizione dell'ex ministro è stata stralciata (cioè congelata).

Motivo: il Senato deve ancora pronunciarsi pro o contro l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni telefoniche indirette (su telefoni di indagati che parlavano con l'allora ministro Guardasigilli), dopo che la Consulta ha dichiarato inammissibile l'eccezione di incostituzionalità sollevata dai giudici di Napoli contro la legge Boato-Schifani del 2003 che vieta di usarle senza l'ok del Parlamento.

Intanto Mastella ha denunciato al Parlamento europeo una persecuzione ai suoi danni da parte della Procura di Napoli, che avrebbe fatto addirittura perquisire abusivamente la sua abitazione romana. L'Europarlamento ha subito avviato una pratica a sua tutela.

Venerdì, la ciliegina sulla torta: il conflitto di attribuzioni sollevato dal Senato alla Consulta contro i giudici che osano processare Mastella come se fosse un comune cittadino. Aveva ragione quella giudice premurosa: chi processa Mastella cerca rogne.

24-11-2010]

 

 

MISTERI D’ITALIA - ESISTE LA “SUB-ORGANIZZAZIONE DI ALLEANZA NAZIONALE” PAVENTATA A “REPORT” DA CARLO TAORMINA, CHE AVREBBE CANDIDATO DI GIROLAMO AL SENATO? - PER METTERE IN LISTA “NIC ER FATTURA” FU SACRIFICATO ENZO FRAGALÀ, POI UCCISO A BASTONATE A PALERMO - ED È UN CASO CHE IL LEGALE DEL TESTE CHIAVE CONTRO MOKBEL SIA STATO GAMBIZZATO? - UNA DELLE MISSIONI “POLITICO-AFFARISTICHE” DI DI GIROLAMO SAREBBE STATA QUELLA DI AGEVOLARE L’ACQUISIZIONE DI ALCUNI PEZZI DI FINMECCANICA DA PARTE DI ALCUNI PRIVATI, SOSPETTATI D’ESSERE TROPPO VICINI (IN AFFARI) CON IL BOSS della ’ndrangheta FRANCO PUGLIESE

Ruggiero Capone per "L'Opinione"

 

Le società di telecomunicazioni Fastweb, Telecom Italia Sparkle e Swisscom hanno chiesto di costituirsi parte civile nell'ambito del processo su un maxi riciclaggio di due miliardi di euro e che vede imputate 27 persone, tra cui gli ex ad Silvio Scaglia e Stefano Mazzitelli e l'imprenditore Gennaro Mokbel.

Oltre alle due società hanno chiesto di costituirsi parte civile anche la Presidenza del Consiglio, il ministero degli Interni, quello dell'Economia e l'agenzia delle Entrate. E mentre le questioni preliminari sembra possano essere risolte nelle udienze fissate per l'11, 18 e 21 dicembre, molti beninformati continuano a porsi numerosi interrogativi (con oscuri risvolti penali) circa gli ultimi anni di manovre politiche di Gennaro Mokbel.

 

Manovre a cui difficilmente potrà rispondere la classe politica, incline più del solito a farsi blob in certe circostanze. Blob, appunto, quella massa priva di forma e consistenza, ben descritta nel film "Blob-Fluido mortale". E perché ad oggi gli inquirenti non sembrano ancora riuscire a dar un nome a chi ha assassinato a bastonate Enzo Fragalà (ex deputato di An, morto a Palermo) come al misterioso killer che ha ucciso a picconate Sergio Calore (nero pentito, che forse potrebbe aver chiesto un aiutino a gente vicina ad An, recentemente sgozzato in un casolare vicino Roma, a Guidonia) e poi solo sospetti senza forma su chi ha gambizzato l'avvocato Piergiorgio Manca a Roma (in via Ruggero Fauro, nel cuore dei Parioli). Tre episodi di sangue solo apparentemente scollegati?

E poi a chi andrebbe imputata la responsabilità politica dell'esclusione dalle liste alle passate consultazioni nazionali di Enzo Fragalà ed Enzo Trantino per far posto alla candidatura (con elezione certa nella circoscrizione estera) di Nicola Di Girolamo? Misteri su cui dovrebbero fare piena luce solo e soltanto gli inquirenti, quelle stesse istituzioni giudiziarie in cui non possiamo che confidare.

 

E perché chiunque pensasse di fare indagini per proprio conto potrebbe imbattersi nella stessa signora dalle dita secche (metafora pasoliniana) che ha recentemente teso più agguati. E vale la pena rammentare che un professionista romano è stato gambizzato sotto il portone del suo ufficio, e che due uomini a volto coperto si sono dileguati in fretta verso le otto, e che i Carabinieri giunti in via Ruggero Fauro hanno trovato a terra Manca (64 anni) avvocato con alle spalle processi importanti ed eclatanti: il processo Pecorelli, quello alla banda della Magliana e, ultimamente, difensore del teste chiave del caso Mokbel.

Non è la prima volta che Manca è vittima di un agguato: nell'aprile scorso era stato ferito al braccio da un colpo di pistola, sempre in via Fauro. Manca negli ultimi tempi sarebbe stato oggetto di minacce. E, come nel caso Fragalà, anche per Manca gli investigatori ritengono possibile che l'attentato abbia a che fare con la professione dell'avvocato.

Manca e Fragalà, due avvocati con importanti cause nei fori di Palermo e Roma. Due uomini di legge. Il primo difensore del teste chiave del caso Mokbel, ed il secondo escluso dalle liste per far posto a Nicola Di Girolamo. Quest'ultimo è l'ex senatore eletto nella circoscrizione estera (grazie anche a "gli italiani nel mondo") poi arrestato perché accusato d'essere arrivato a Palazzo Madama grazie ai voti dell'ndrangheta.

 

Il caso è stato affrontato nella trasmissione Report di lunedì scorso, che ha esaminato la truffa Telecom-Fastweb, che ha coinvolto Di Girolamo ed il suo sponsor (Gennaro Mokbel).

Allora, cari inquirenti, chi chiese ad An di togliere dalle liste Trantino e Fragalà per inserire Di Girolamo? L'avvocato Carlo Taormina, legale di Di Girolamo, è stato intervistato da Report ed ha parlato di "una sub-organizzazione di Alleanza Nazionale che operava su Roma e che ha avuto un ruolo importante nella candidatura di Nicola Di Girolamo nella ripartizione estera Europa".

Nella puntata di Report è stato ribadito che Di Girolamo (detto anche "Nic er fattura") era il tesoriere-faccendiere di Gennaro Mokbel. Allora si potrebbe agevolmente sospettare che sia stato Mokbel a trattare con un piano oscuro della segreteria nazionale della vecchia An per fare spazio a Di Girolamo? E forse Fragalà e Trantino non sono stati ricandidati perché, da buoni avvocati, avrebbero messo il naso negli affari segreti della "sub-organizzazione"? E poi non dimentichiamo che una delle missioni "politico-affaristiche" di Di Girolamo sarebbe stata agevolare l'acquisizione di alcuni pezzi di Finmeccanica da parte di alcuni privati, sospettati d'essere troppo vicini (in affari) con il boss della 'ndrangheta Franco Pugliese.

 

Emerge che le vicende sono tanto vicine ma anche troppo grandi per non essere inquadrate in una strategia più ampia, appunto politica. Quindi in grado di coinvolgere i vertici internazionali dell'ndrangheta come d'un partito che è stato di governo (An appunto), e poi un livello d'affari che esula dalla dimensione locale poiché tira in ballo Fastweb, Telecom Italia Sparkle e Swisscom.. e soprattutto Finmeccanica ed i dirigenti degli istituti bancari che sapevano dei movimenti di valuta di Mokbel e compari. Forse s'è trattato di semplici casualità, ma sarebbe bello che a dimostrarcelo ci fossero indagini puntigliose, scientifiche.

 24-11-2010]

 

 

DI CHE COLORE POLITICO è LA MONNEZZA? NERA, ROSSA O NAPOLETANA? - "IL GIORNALE" INCARTA "SAVIANO IL FAZIO-SO" CHE SALVA ANCORA UNA VOLTA IL PD DALLE INCHIESTE SUI RIFIUTI PARTENOPEI E PARTE-NOSTRI - IL TELEPREDICATORE SINISTRO SI DIMENTICA DI QUELLE INDAGINI CHE HANNO TRAVOLTO IL PARTITO DI BERSANI IN CAMPANIA E CHE VEDONO INDAGATI O SOTTO PROCESSO I VERTICI DEL CENTROSINISTRA - E POI, DICE CHE SE NE VUOLE ANDARE PERCHE’ A DESTRA DICONO CHE E’ DI SINISTRA E A SINISTRA DICONO CHE E’ DI DESTRA (MA CHI LO DICE

 

 

Gian Marco Chiocci per il Giornale

La più bella battuta di «Vieni via con me» non appartiene a Corrado Guzzanti ma a Roberto Saviano: «Vado via perché quelli di sinistra dicono che sono di destra e quelli di destra che sono di sinistra». Per l'ennesima volta, infatti, l'autore di Gomorra s'è dimostrato per quello che è: dichiaratamente di parte, Fazio-so, omertoso sulle malefatte del Pd.

 

Dopo aver parlato dei nemici di Falcone (evitando di dire che erano a sinistra), e dopo aver detto che la ‘ndrangheta flirta con la Lega (scordandosi delle inchieste sulle cosche calabresi in Lombardia con esponenti del Pd coinvolti), nel concedere il tris in tv Saviano non s'è smentito parlando di rifiuti e di inchieste politiche: gli unici riferimenti sono stati per il centrodestra, con l'immancabile Cosentino. E sul centrosinistra? Niente.

 

Solo un vago, vaghissimo accenno, riferito però all'incapacità politica delle istituzioni napoletane di risolvere l'emergenza rifiuti. Le cose, però, ancora una volta non stanno come ce le racconta il TelePredicatore casalese. L'8 novembre scorso l'ex governatore della Campania del Pd, Antonio Bassolino, finisce sotto inchiesta, insieme al sindaco collega di partito Rosa Russo Iervolino (più 36 persone) per epidemia colposa e omissione d'atti d'ufficio. Secondo gli esperti epidemiologi nominati dal pm, fra il novembre 2007 e il gennaio 2008, quando i rifiuti impedivano l'accesso in strada, le malattie gastrointestinali e della pelle si sono infatti moltiplicate.

 

Bassolino, nella veste di commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, è poi sotto processo dal 2008 per truffa aggravata ai danni dello Stato e frodi in pubbliche forniture insieme ad altre 27 persone. Dal marzo scorso sempre l'ex governatore è alla sbarra anche per peculato perché, secondo i pm partenopei, i vertici del commissariato ai rifiuti da lui presieduto avrebbero erogato indebitamente somme di denaro a un avvocato. Sul punto Giuseppe Fusco, legale di Bassolino, precisa al Giornale che «in realtà il rinvio a giudizio è stato annullato dal tribunale per un vizio di forma e ora siamo in attesa della nuova decisione del gip (...)».

 

Saviano dovrebbe sapere che anche il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, Pd, è indagato per roba di monnezza: quale docente e membro della commissione collaudo viene arrestato (e posto ai domiciliari) il 3 giungo con alcuni collaudatori degli impianti di stoccaggio. Secondo l'accusa fu attestata sia l'idoneità degli impianti quando questi erano sotto sequestro, che la conformità del prodotto del combustibile da rifiuti a un contratto che in realtà non esisteva.

 

C'è poi l'inchiesta «Normandia 1» dove spunta il consigliere regionale Pd Enrico Fabozzi, ex sindaco di Villa Literno. Il suo nome lo fa ai magistrati il pentito casalese Emilio Di Caterino, nome che a Saviano dovrebbe dire qualcosa. È stato il collaborante a spedire a Fabozzi una testa di maiale mozzata «perché il clan Bidognetti - ha riferito - voleva incontrare il sindaco per alcuni appalti (...). Il sindaco però fece sapere di essere disponibile per le richieste ma di non voler incontrare nessuno (...). Questa risposta dette fastidio al clan che decise (...) di spedire la testa di suino al sindaco (...). Dopo l'avvertimento Fabozzi immediatamente si mobilitò (...) e fece sapere che anche in relazione ai successivi appalti sarebbe stato a disposizione del clan Bidognetti».

 

Fabozzi nega tutto e si autosospende. Nel luglio scorso, invece, in una maxi inchiesta sulla sanità pugliese i pm ammanettano dirigenti Asl e imprenditori. Punto centrale dell'indagine sono tre appalti sui rifiuti presumibilmente pilotati: tutto ruota intorno alla figura di Alberto Tedesco, ex assessore pugliese alla Sanità già indagato eppoi promosso senatore del Pd. La procura di Bari aveva chiesto l'arresto anche di Elio Rubino e Mario Malcangi, genero e braccio destro di Tedesco. Rifiuti, politica, inchieste. Perché una persona che a sinistra dicono essere di destra (e viceversa) si è dedicato solo ed esclusivamente a Nicola Cosentino?

 24-11-2010]

 

 

 

SGARBI IN GONDOLETA - NEANCHE SI È INSEDIATO SOPRINTENDENTE CHE GIÀ LO RIBUTTANO GIÙ DAL PONTE DEI SOSPIRI - costretto ad uno stop da un intervento della Corte dei Conti sulle procedure seguite dal ministero di bondi per la sua nomina, verrà "rinominato" il 1 dicembre - Ma anche questa nuova nomina, avverte il sindacato, potrebbe essere bocciata dal tribunale amministrativo, perché in lizza per quel posto c’era un altro candidato interno

1 - VENEZIA. SGARBI TORNA SOPRINTENDENTE - UIL: NOMINA A RISCHIO, PUÒ SALTARE ANCORA...
Da "il Gazzettino.it"

 

Nuovo incarico a Vittorio Sgarbi per la soprintendenza speciale di Venezia. Lo annuncia la Uil dei beni culturali, anticipando che il critico ferrarese, costretto ad uno stop da un intervento della Corte dei Conti sulle procedure seguite dal ministero per la sua nomina, verrà "rinominato" il 1 dicembre.

 

Ma anche questa nuova nomina, avverte il sindacato, potrebbe essere bocciata dal tribunale amministrativo, perché in lizza per quel posto c'era un altro candidato interno, il soprintendente pugliese Fabrizio Vona, la cui domanda non sarebbe stata inizialmente presa in considerazione. «Ancora una volta viene penalizzata la città di Venezia - accusa il sindacato -: non si valuta la grave situazione del patrimonio culturale di una città unica al mondo, che sta pagando e pagherà nei prossimi mesi questa insistenza».

 

Da subito contrario alla nomina di Sgarbi per la guida del polo museale speciale di Venezia, il sindacato, dopo l'intervento della Corte dei Conti, aveva sostenuto che il ministero «stava operando per spianare la strada a Sgarbi, promuovendo gli altri due candidati al polo veneziano», Fabrizio Magani (da qualche settimana direttore regionale in Abruzzo) e Isabella Lapi Ballerini (nominata direttore regionale in Puglia).

Il Mibac, nota oggi la Uil, «non aveva fatto i conti però con un imprevisto, venuto fuori l'8 novembre», quando il soprintendente Fabrizio Vona ha chiesto notizie della sua domanda per Venezia. «Al ministero si sono affrettati a rintracciare la domanda e, dopo una valutazione comparativa, l'incarico è stato affidato a Sgarbi», rivela il sindacato, convinto che anche questa nuova nomina non andrà in porto: «È del tutto evidente ed è noto anche allo stesso Mibac - conclude la Uil - che anche il nuovo provvedimento di incarico a Sgarbi sarà bocciato dalla Corte dei Conti che su tale questione si è pronunciata due volte peraltro facendo riferimento ad un orientamento costante della stessa Corte che risale al 2006».


2 - LA DELIBERA DELLA CORTE DEI CONTI DEL 16 SETTEMBRE, CHE GIÀ AVEVA STRONCATO SGARBONE...
Dal Comunicato Stampa UIL MIBAC del 23 novembre 2010

Deliberazione n. SCCLEG/18/2010/PREV REPUBBLICA ITALIANA la Corte dei conti
Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle Amministrazioni dello Stato nell'adunanza del 16 settembre 2010

 

L'attività del Mibac "crea una frattura alla trasparenza dell'azione amministrativa"

Il conferimento dell'incarico al dott Sgarbi non è comprensibile poiché , dice la Corte "la ratio della norma che appare tesa, da una parte, a limitare, per ragioni di contenimento della spesa pubblica, il ricorso a contratti al di fuori dei ruoli dirigenziali eludendo le norme sul blocco delle assunzioni, dall'altra, a non mortificare le aspettative dei dirigenti interni che aspirino a ricoprire quel posto (che, nel caso di specie, risulta tra quelli di remunerazione superiore).

 

Nel proposito legislativo, sempre più la norma sembra ispirata a consentire il ricorso ad "esterni" solo -in casi eccezionali- per fornire alle amministrazioni quelle professionalità indispensabili, delle quali esse siano carenti: conseguentemente, nel caso di specie, ancor più ingiustificabile appare il reperimento di un "esperto" nel settore artistico/culturale, quando nei ruoli del Ministero dei beni culturali figurano proprio dirigenti archeologi e storici dell'arte".

E infine la Corte ricorda come "La questione peraltro non è nuova a questa Sezione di controllo, avendo già affrontato caso analogo conclusosi con il diniego di visto espresso con delibera n. 10/2006 ove, sul punto, si legge che "..non può non cogliersi l'irragionevolezza di ricorrere alla provvista di professionalità all'esterno, pur essendone stata accertata le disponibilità tra il personale interno...".

23-11-2010]

 

 

BONDI SI È FERMATO A NOVI - SANDRO E MANUELA STORIA D’AMORE E DI INTERESSI A NOVI LIGURE - NUOVA PUNTATA DEL “TENGO FAMIGLIA” DEL MINISTRO, CHE OLTRE AL FIGLIASTRO, HA PIAZZATO ANCHE L’EX MARITO DELLA COMPAGNA - LE SPIEGAZIONI MEJO DELLE COMICHE: “SONO INTERVENUTO SOLO PER RISOLVERE DUE CASI UMANI”. SÌ, VICENDA PRIVATA, MA I SOLDI SONO PUBBLICI - IL MINISTRO AFFONDA E I MINISTERIALI FANNO GIÀ LA GARA PER MOLLARE IL LORO CAPO: DAL DIRETTORE GENERALE BORRELLI AL CAPO DI GABINETTO NASTASI: “LA MIA FIRMA? SOLO FORMALE”...

REPETTI

1 - E BONDI SISTEMÒ ANCHE L'EX MARITO DELLA COMPAGNA...
Malcom Pagani e Luca Telese per "Il Fatto Quotidiano"

A tarda sera, dopo una giornata di dinieghi, scarichi di responsabilità e panico diffuso nel ministero, chiama anche il ministro: "Posso dare una spiegazione". E sono parole sofferte: "Non ho violato nessuna legge. Sono solo intervenuto per risolvere due casi umani. È la tragedia di un uomo che era disoccupato e senza lavoro". Il ministro Sandro Bondi sta parlando a Il Fatto dell'ultima vicenda di cui siamo venuti a conoscenza.

 

Nascosta in una delle pieghe della relazione di spesa del Fus 2009, i fondi per lo spettacolo che ironia della sorte sono stati il bersaglio dei tagli di Tremonti e di tutte le polemiche contro il ministro, c'è una voce di spesa. Piccola, rispetto all'entità della cifra, ma enorme per il significato simbolico. 25 mila euro in un anno, per una consulenza assegnata al "signor Roberto Indaco". La voce di spesa, a pagina 673 della relazione, è la più sintetica (curiosamente enigmatica) fra tutte. I cinque nomi segnalati dilungano le competenze allo spasimo. Quella di Indaco recita solo: "Teatro e moda".

 

Il vero problema, non riassumibile nell'algida sinteticità di quella tabella, è che il signor Indaco è l'ex marito dell'onorevole Repetti, compagna del ministro (attualmente, guardacaso, in attesa di divorzio). Il secondo problema è che anche il figlio del signor Indaco e dell'onorevole Repetti - Fabrizio - come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, lavora (scrivania e telefono) per il ministero dei Beni culturali, alla direzione generale per il cinema. Una mutua bondiana, di difficile giustificazione davanti a un mondo dello spettacolo, in sciopero costante per una politica di tagli che non conosce redenzione o riscatto. Brunetta diceva: "tanto paga Pantalone", ma i benefattori in questo caso, sono nelle stanze ministeriali.

 

Per tutto il giorno il Fatto insegue nelle pieghe dei documenti, e nelle testimonianze (estremamente imbarazzate) dei loro estensori, i 25mila euro del signor Indaco. La relazione, per esempio, è firmata dal dottor Nicola Borrelli, uno dei direttori generali del ministero, quello della sezione cinema. A Il Fatto Borrelli spiega: "Sì, è vero, anche quella tabella è formalmente firmata da me. Ma in realtà è predisposta, in tutte le sue voci, dal dottor Nastasi, braccio destro di Bondi".

Dopo un lungo inseguimento e qualche tentativo di mettersi in comunicazione rabbiosamente interrotto, si manifesta anche il capo di gabinetto, il vice di Bondi, Salvo Nastasi. Tono cortese, da grand commis d'etat: "E' vero, quella sezione è di mia competenza. Ma si tratta, come in tutti i ministeri, di fondi che sono di esclusiva prerogativa del ministro. Noi non facciamo altro che riportare la lista dei nomi delle consulenze che lui ci fornisce e il giustificativo di spesa".

Chiamiamo allora per la prima volta il ministro, ma il telefonino squilla a vuoto. Cerchiamo allora l'onorevole Repetti. "Dottoressa, come vede, ci risentiamo". Le chiediamo come stia, ricevendone un eloquente: "Insomma, ho passato momenti migliori". Ma è la rivelazione della scoperta della consulenza erogata all'ex marito a lasciarla catatonica, silente, per oltre dieci lunghissimi secondi. Dopo, c'è spazio solo per la frustrazione.

Clic. Recide violentemente il colloquio e all'ulteriore richiesta di un commento via sms, spedisce sei righe agre tra il disperato e l'indignato: "Purtroppo ho compreso che qualunque cosa io dicessi, verrebbe ignorata o distorta. Questa non è informazione nè giornalismo, ma una campagna strumentale e pretestuosa di diffamazione per colpire unicamente il mio compagno Sandro Bondi".

E' lo stesso ministro, alla fine, a chiamarci sul cellulare: "Guardi, io voglio spiegare tutto, voglio chiarire. E vorrei che deste spazio alla mia replica". Senza dubbio. Il ministro prosegue: "Nel caso del signor Indaco, io non ho fatto altro che aiutare una persona che si trovava in una drammatica difficoltà. Aveva le competenze professionali per usufruire della consulenza, quindi non ho violato leggi, nè norme".

A Novi Ligure, il signor Indaco abita in Via Lovadino in un appartamento nella stessa palazzina dell'ex moglie. Fino al 2009 ha avuto una sua società, che poi ha chiuso. Possedeva quote di un albergo della famiglia Repetti. Si è occupato anche di barche. Chiediamo al ministro come spiega che sia il figlio della compagna, sia suo marito, siano pagati con fondi ministeriali: "Si tratta di importi molto modesti. Nel caso di Roberto Indaco, al netto delle trattenute, poco più di... 1000 euro al mese". Non si tratta di nepotismo? Bondi prende un lungo respiro. Si trova in macchina con Repetti: "Desidererei rispetto, anche da un giornale che fa il suo lavoro. Si tratta di una vicenda molto dolorosa. Di una storia amara, ma anche del tutto personale e privata". Sì, sicuramente è vero. La vicenda è assolutamente privata. Ma i soldi sono pubblici.

2 - SANDRO E MANUELA STORIA D'AMORE E DI INTERESSI - A NOVI MALIGNITÀ SUL FIGLIO DELLA REPETTI...
Francesco Bonazzi per "Il Secolo XIX"

Sandro Bondi si è fermato a Novi. Forse per sempre, visto che vi ha appena preso la residenza e ad Arcore mantiene giusto il diritto alla sepoltura nel mausoleo privato di Silvio Berlusconi. Per l'anagrafe, l'ex segretario personale del Cavaliere ora abita in una villetta al fondo di via San Giovanni Bosco insieme a Manuela Repetti, la biondissima deputata del Pdl con la quale si sposerà nell'autunno del 2012, appena il ministro avrà ottenuto il divorzio. E già corre voce che due anni dopo sarà proprio lui, il politico che più somiglia al mitico "Patsy", il segretario di Nick Carter, a candidarsi come sindaco di Novi Ligure. Oppure sarà Donna Manuela.

Ma è un dettaglio da poco, perché i due ormai sono una cosa sola e qui a Novi ci passano ormai tutto il tempo libero.

«Siamo una famiglia», aveva sentenziato lui già un anno e mezzo fa in un'intervista. E al dicastero che dirige, quello dei Beni culturali, lo hanno toccato con mano: il figlio ventenne di Manuela lavora a contratto per una società del ministero. Polemiche a non finire, la settimana scorsa, quando la faccenda è finita sui giornali. Saldi o veleni di fine stagione, secondo i punti di vista. Certo, dopo il crollo di Pompei, per il ministro non ci voleva proprio questa scivolata sul terreno del familismo amorale.

Oltre a tutto, alla vigilia della votazione di una mozione di sfiducia individuale. Certo, bisognerà vedere come va a finire in Parlamento, prima di affermare che anche il ministro della Cultura ha trovato i suoi Tulliani, ovvero una famiglia acquisita che rischia di stroncargli la carriera. Ma basta salire in valle Scrivia per capire che qualche solido indizio già c'è.

«La storia del figlio della Repetti? Il primo caso di nepanettismo», scherza un ex collega di consiglio comunale. Per capire la battuta bisogna sapere che a Novi "Panetto" è il soprannome di Giovanni Repetti. E "Panetta" è anche il nomignolo affibbiato a questa sua figlia, donata alla patria come legislatore.

Perché Repetti senior è uno che viene da lontano: partito come fornaio comunista, con i "rossi" che da sempre governano Novi ha saputo trasformarsi prima in piccolo costruttore e poi nel primo immobiliarista della zona. Negli anni Ottanta, nell'unico quinquennio in cui il vecchio Psi diede vita a un pentapartito con la Dc, si è un po' allontanato dai vecchi compagni.

Proprio come il "genero" Sandro, che della sua Fivizzano è stato sindaco comunista. Qualcuno giura perfino di aver visto "Panetto" ad alcuni comizi della Lega Nord, ma poi, nel'94, ha trovato un sicuro ancoraggio politico in Forza Italia. E del partito berlusconiano, Repetti è un generosissimo finanziatore. L'anno scorso, insieme a Manuela, ha provato anche a piazzare un sindaco di centrodestra, puntando sul giornalista Gigi Moncalvo. Ma gli è andata male perché hanno vinto i «soliti compagni» e Lorenzo Robbiano ha ottenuto la riconferma con il 57% dei voti.

 

C'è che alla fine Repetti senior è dovuto restare un po' nelle retrovie perché è sotto processo per un grosso abuso edilizio. Manuela ha la stessa pasta del padre: sveglia e determinata. Quando entra in politica, all'inizio si fa notare più che altro per le abissali scollature e il risparmio di tessuto sulle gonne.

"Panetta" si fa un mandato da consigliere d'opposizione nel quale lascia poche tracce: le sue presenze sfiorano il 40% e non certo perché da queste parti il gettone ammonti a miseri 20 euro. Il fatto è che con quella famiglia alle spalle, niente marito e un figlio già grandicello, avuto a 17 anni mentre faceva il liceo, Manuela aspira a qualcosa di più. Vuole Roma. Già alle Politiche del 2006 il suo nome sembra tra quelli destinati a finire nelle liste azzurre.

Poi non se ne fa niente, ma impara la lezione. Una volta i maggiorenti piemontesi del partito la portano giù a Roma per un'assemblea al teatro Capranica, dove c'è anche Berlusconi. Alla fine, si perdono "la Manu". Leggenda vuole che a fine comizio fosse riuscita a infilarsi chissà come sulla macchina del Cavaliere. In ogni caso, diventa "intima" del coordinatore Bondi e nel 2008 viene eletta deputato, anche se stranamente non la mettono in lista nel collegio di residenza.

 

Per i primi tempi, la vedono quasi più al ministero da Bondi che non a Montecitorio. Ed è dalle stanze del Collegio Romano che, lo scorso inverno, i due vergano un'indimenticabile lettera di congratulazioni a Barack Obama per l'approvazione della riforma sanitaria. Il bello è che la firma anche lei. Un giorno, la troveranno negli archivi della Casa Bianca. E gli storici Usa s'interrogheranno. Ma Obama a parte, iI vero amore che condividono è per Berlusconi.

Se le dimostrazioni tangibili del sentimento provato da Bondi sono ormai consegnate perfino ai libri di poesie, va detto che la Repetti è più sobria. A parte quella volta, era il maggio scorso, che a Roma il marito inaugurava il nuovo museo d'arte moderna e lei, al microfono, si fece prendere un po' la mano: «Sarebbe giusto che, come è accaduto in Francia dove hanno dedicato il maggior centro d'arte contemporanea a Pompidou, anche il Maxxi fosse dedicato al presidente Berlusconi».

 

Ben più segretamente, l'anno scorso, la figlia di "Panetto"ha dimostrato la propria sensibilità per l'arte andando da una brava corniciaia-pittrice di Novi. Le ha commissionato un bel ritrattone di Berlusconi, prontamente finito sotto l'albero di Natale del premier.

Ora, il prossimo Natale a casa Bondi-Repetti non si presenta dei più sereni. Lui è sotto tiro, anche perché la mozione di sfiducia che deve fronteggiare può diventare un modo per puntare al bersaglio grosso: la caduta dell'intero governo Berlusconi. Lei è nell'occhio del ciclone per la storia del figlio. Ci manca giusto una condanna del padre e la frittata è completa. Ma a Novi, nel fine settimana, è tutta un'altra storia. Li vedi insieme al supermercato e lui gira senza scorta, magari in compagnia di Grisby.

Bondi se lo è portato dietro perfino al viaggio inaugurale del Freccia Rossa, beccandosi un'ingenerosa interrogazione parlamentare perché non sarebbe stato consentito portarsi il cane sul treno. Ma era il cane dell'amore. Un amore in qualche modo storico. Perché dopo il "tradimento" di Gianfranco Fini, va detto che alla fine l'unico frutto imperituro del "partito dell'amore" potrebbe essere proprio questo: il legame tra Sandro e Manuela. Chiunque dei due sia destinato, al prossimo giro, a indossare la fascia di primo cittadino novese. "Comunisti" permettendo.

 23-11-2010]

 

 

1 - BONDI MINISTRO DELLA FAMIGLIA ALLARGATA...
E' ufficiale: abbiamo il ministero per la Famiglia Allargata. Per non far incazzare troppo la Cei, lo hanno chiamato ministero dei beni culturali e ambientali e lo hanno affidato all'uomo più buono che c'è nel governo: Sandro Bondi. Il Cetriolo Quotidiano, con l'implacabile Malcom Pagani, scopre che anche Roberto Indaco è riuscito a strappare una consulenza (25.000) euro dal ministero. Casualmente è il papà di Fabrizio, il ventenne figlio dell'onorevole Manuela Repetti, compagna del signor ministro.

Fabrizio, l'hanno già beccato venerdì, anche lui con il suo bel contrattino del ministero della Famiglia Allargata. Al telefono con Luca Telese, dopo una giornata in cui gli alti dirigenti del ministero hanno scaricato tutto su di lui, Cireneo Bondi ha scolpito: "Desidererei rispetto, anche da un giornale che fa il suo lavoro. Si tratta di una vicenda molto dolorosa. Di una storia amara, ma anche del tutto personale e privata".

 

Pagani e Telese registrano e, giustamente, chiosano: "Sì, sicuramente è vero. La vicenda è assolutamente privata. Ma i soldi sono pubblici" (CQ, p. 9). Come ha scritto ieri il Secolo XIX, anche Bondi ha i suoi Tulliani.23-11-2010]

 

 

UN’AUTOSTRADA DI RISARCIMENTI - LA CUCCAGNA APPENA STANZIATA (900 MLN €) PER LA ROMA-LATINA, RISCHIA DI SERVIRE A PAGARE INDENNIZZI DA CAPOGIRO - I PRIVATI (AUTOSTRADE, MPS, CALTA, SALABÈ) MESSI IN CAMPO DA STORACE (2001) E SFANCULATI DA MARRAZZO E DI PIETRO (2006), RICORRONO ALL’ARBITRATO: LO STATO RISCHIA UNA PENALE DOPPIA RISPETTO AL PONTE DI MESSINA - E GLI AUTOMOBILISTI CONTINUERANNO A RISCHIARE LA PELLE SULLA PONTINA…

Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella per il "Corriere della Sera"

 

I soldi vanno spesi per l'asfalto o gli avvocati? Direte che è una domanda assurda. Se devi fare un'autostrada è ovvio che i soldi vanno spesi in lavori e non in cause giudiziarie. Eppure prima ancora che sia dato un solo colpo di badile, i denari appena stanziati per la Roma-Latina sono già ipotecati da due risarcimenti da capogiro per quasi un miliardo di euro. Sui quali destra e sinistra mantengono uno sconcertante silenzio.

 

Ma cominciamo dall'inizio. Siamo nel 2001. Dopo anni di denunce sulla pericolosità omicida della Pontina, di sospiri e maledizioni per gli ingorghi giganteschi, di bla-bla-bla sulla necessità di costruire finalmente una nuova arteria almeno a 4 corsie per far fronte a un traffico cresciuto a dismisura, la Regione Lazio governata dal centrodestra e presieduta da Francesco Storace decide di sbloccare finalmente la tanto attesa Roma-Latina.

 

Come? La risposta è nella formula magica: una joint-venture tra il pubblico e il privato. Viene costituita una società concessionaria destinata a progettare, costruire e gestire l'opera. Si chiama Arcea Lazio. Il 51% è in mano alla Regione Lazio, il 49% a un raggruppamento privato assolutamente trasversale, secondo i soliti schemi: un po' a me, un po' a te, un po' a lui...

Ne fanno parte la società Autostrade, il Monte dei Paschi e il Consorzio Duemilacinquanta. Il quale a sua volta tiene insieme una compagnia allargata. Dalla So.Co.Stra.Mo. di Erasmo Cinque (costruttore considerato vicino alla destra romana) alla «cooperativa rossa» Ccc, dalla stessa società Autostrade (attraverso la Spea) alla Ingegneri associati di Mario Salabè, fratello dell'architetto Adolfo Salabè coinvolto anni fa in una faccenda poi prescritta di fondi neri del Sisde.

Non basta. Anche se non figurano tra i soci, hanno un piedino nel consiglio di amministrazione del Consorzio anche le «Condotte» con Duccio Astaldi e il gruppo Caltagirone con il manager Pasquale Alcini.

Il tempo di mettere a punto i dettagli societari, definiti il 21 maggio 2003, e via all'operazione. Con l'incarico alla Spea di fare gli studi preliminari. Appena lo viene a sapere, Bruxelles pianta la prima grana. Secondo la Commissione europea l'Arcea avrebbe violato le norme comunitarie. Le quali consentono di affidare direttamente i lavori senza gare d'appalto solo alle società «in house». Cioè interamente controllate dall'ente pubblico. Cosa che la Spea, appartenente come dicevamo alla Società Autostrade, non è.

La Regione Lazio non fa una piega. Anzi. Il 19 maggio 2004, in barba alle obiezioni di Bruxelles, l'Arcea incarica il Consorzio Duemilacinquanta, il raggruppamento privato che è suo azionista, di fare il progetto dell'opera. Un incesto amministrativo ribadito. E stavolta con un secondo contratto ancora più oneroso. Nell'indifferenza per gli eventuali contraccolpi legali.

 

Non è finita. Vinte le elezioni dell'aprile 2005, in Regione si installa la giunta di centrosinistra di Pietro Marrazzo. L'anno dopo, il centrosinistra subentra anche a Palazzo Chigi. E nel settembre 2006 il nuovo ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro annuncia che da Arcea escono i privati e subentra lo Stato: «Stiamo studiando le modalità per fare entrare l'Anas». Obiettivo: 60% alla Regione, 40% all'Anas. Spiega il governatore: «Questa proposta arriva dopo che l'Unione europea e l'Autorithy sulla concorrenza hanno negato all'Arcea il ruolo di società concessionaria a causa della presenza di privati».

Ma le cose, evidentemente, non sono così semplici. Fatto sta che due anni dopo, a cavallo della caduta di Prodi, la giunta Marrazzo decide di azzerare tutto. Meglio, il 4 marzo 2008 fa un'altra società: la «Autostrade del Lazio spa». Non più con le Autostrade, ma con l'Anas. Stavolta le quote sono paritetiche: 50% ciascuno.

A questo punto la Regione si ritrova con due società per fare la stessa Roma-Latina, una con le Autostrade e una con l'Anas. Un pallonetto alzato a chi avesse voglia di piantare grane. Cosa che puntualmente accade. Appena il centrodestra vince le elezioni politiche, pura coincidenza, parte la prima richiesta di arbitrato. Quella specie di giustizia parallela con corsia prioritaria più volte abolita e più volte ripristinata.

 

Il Consorzio Duemilacinquanta pretende un risarcimento danni di 674 milioni. Nessuno fa una piega e i tre arbitri vengono insediati di comune accordo. Sono l'avvocato di Erasmo Cinque, Federico Tedeschini, per la società privata e l'ex ministro Angelo Piazza per la Regione. Che insieme scelgono come presidente del collegio l'amministrativista Arturo Cancrini.

La faccenda però, di rinvio in rinvio, va a rilento. Come mai? Mancano i soldi? Inoltre c'è un problemino: le clausole contrattuali prevedono che a innescare un eventuale arbitrato non possa essere il Consorzio, ma l'Associazione temporanea di imprese dei privati, cioè il raggruppamento che ha in mano il 49% delle azioni dell'Arcea. Quindi anche le Autostrade e il Montepaschi. Autostrade non si fa pregare. E a sua volta, a gennaio di quest'anno, promuove un secondo arbitrato, chiedendo alla Regione altri 185 milioni di danni.

Totale dei due arbitrati: 859 milioni e spiccioli, ovviamente senza considerare le parcelle (astronomiche) degli arbitri. Più del doppio delle penali che lo Stato avrebbe dovuto pagare cancellando il Ponte di Messina. Una somma pazzesca. Tanto più che l'intera autostrada (senza considerare l'«allegata» Cisterna-Valmontone) dovrebbe già costare, Iva esclusa, 1.668 milioni di euro. Per 55 chilometri: cioè 30 milioni e 327mila euro al chilometro, il triplo dei costi francesi o spagnoli. Quasi otto volte più di quanto costò in valuta attuale l'Autosole.

 

Un incubo. Le statistiche infatti non lasciano dubbi sul modo in cui vanno a finire queste cose. Nei primi nove mesi del 2009, per esempio, furono depositati 132 lodi arbitrali: nel 98% dei casi perse lo Stato. Tanto, non paga Pantalone? Nei 279 arbitrati fra il 2005 e il 2007 non era andata poi diversamente: 15 vittorie per lo Stato, 264 (pari al 94,6%) per i privati.

Un andazzo tale da far scrivere dalla fondazione «Italiadecide» che le imprese si sono dotate di «apparati legali spesso più forti e attrezzati di quelli tecnico-operativi. Il principale ris ultato negativo è una sorta di indifferenza al risultato».

Domanda: siamo sicuri che i 468 milioni che solo giovedì scorso, tra gioiose dichiarazioni di sollievo, sono stati finalmente sbloccati dal Cipe, finiranno in ghiaia, massicciate e asfalto e non verranno prosciugati dai risarcimenti?

È quello che chiede, pressoché solitario, Giuseppe Rossodivita, il capogruppo dei Radicali in Regione che da settimane tempesta il Consiglio di interrogazioni. Rimaste tutte, misteriosamente, senza risposta...

 22-11-2010]

 

 

LO SCANDALO DELLE TELECOM MINACCIA IL PREMIER INDIANO
http://on.wsj.com/aruoLb

- Manmohan Singh è un politico dalla reputazione immacolata. Ma la prima crepa in questa reputazione l'ha fatta la Corte Suprema, affermando che il primo ministro non si è mosso subito per lanciare un'indagine sull'assegnazione delle licenze per la telefonia mobile, che sarebbe stata gestita in modo illegittimo tale da danneggiare lo stato.

 

 


3 - LE FIGARO

 

ECCO IL PROGETTO DELLA NATO DI DIFESA ANTIMISSILE
http://bit.ly/cSp4Cz


4 - LE MONDE

QANTAS RIVELA: L'ESPLOSIONE DEL MOTORE AVREBBE POTUTO FAR ESPLODERE L'INTERO AEREO
http://bit.ly/8Y8kz919-11-2010]

 

TRE DIPENDENTI LICENZIATI PER AVER CRITICATO I CAPI SU FACEBOOK. IL TRIBUNALE HA DATO RAGIONE ALL'AZIENDA
http://bit.ly/djIR5H19-11-2010]

 

 

 

 

 

 

TENGO CINE-FAMIGLIA! - IL Ministero DI BONDI SCUCE 3,5 milioni alle opere prime e seconde - A CHI è FINITO Il contributo più sostanzioso, 450MILA €? a Mariantonia Avati, figlia di Pupi - E qui sorge un primo interrogativo, perché la Avati ha già diretto due lungometraggi (nel 2003 e nel 2006) e quindi questa è la sua opera terza. Tanto più che la Avati aveva già, legittimamente, ricevuto un contributo ministeriale per la sua reale opera seconda...

 

Franco Grattarola e Giuseppe Pollicelli per Libero

L'articolo 28 della legge n. 1213 del 1965, in vigore fino al 1994, convogliava i finanziamenti statali all'industria cinematografica. Soldi spesso concessi senza controlli preventivi né verifiche finali. Dopo una lunga fase di disinteresse, la magistratura cominciò a indagare sulla cinematografia assistita negli anni convulsi di Tangentopoli: le inchieste giudiziarie e giornalistiche scoperchiarono un vaso di Pandora che conteneva di tutto, dall'ex giovane promessa che sbarcava il lunario incassando soldi per film esistenti solo sulla carta allo sconosciuto filmaker che aveva prodotto e diretto una sequela di titoli mai approdati nelle sale.

 

In seguito la legge n. 1213 è stata abolita e il meccanismo dei finanziamenti statali ha subito modifiche sostanziali. La normativa attuale prevede che lo Stato finanzi pellicole di interesse culturale nazionale e che una parte dei fondi sia destinata alle "opere prime e seconde". Ferme restando le promesse del ministro Sandro Bondi di aumentare i finanziamenti destinati al cinema, le commissioni ministeriali seguitano a erogare migliaia di euro ai film in possesso dei requisiti richiesti dalla legge.

 

Grazie a una delibera del 16 settembre 2010 sono stati distribuiti 5,7 milioni di euro a film riconosciuti di "interesse culturale con contributo". Nell'elenco delle produzioni beneficiate troviamo opere che saranno dirette da mostri sacri come Ermanno Olmi (un milione di euro per Il villaggio di cartone) e Giuliano Montaldo (900.000 euro per L'industriale), da registi di buona notorietà come Mimmo Calopresti (600.000 euro per Uno per tutti) e Maurizio Ponzi (600.000 euro per Ci vediamo a casa) e da una pletora di cineasti meno famosi i quali si aggiudicano somme che vanno dai 200.000 ai 600.000 euro. Con simili cifre difficilmente si produce un lungometraggio ma i contributi sono comunque utili a supportare film d'autore dai costi contenuti.

Diverso è il discorso per le cosiddette opere prime e seconde. In questo caso le somme erogate vanno da un massimo di 450.000 a un minimo di 200.000 euro, che sarebbero state forse sufficienti, a suo tempo, per realizzare un film di serie B o di genere.

 

Ai nostri giorni, invece, si tratta più che altro di laute mance che lo Stato generosamente concede a produzioni non sempre bisognose. Illuminante, a tal proposito, è la delibera del 12 ottobre scorso, con cui (come si ricava dalle informazioni pubblicate sul sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si veda la tabella a corredo del presente articolo) sono stati elargiti 3,5 milioni di euro alle opere prime e seconde.

 

Il contributo più sostanzioso, 450.000 euro, è andato a Mariantonia Avati, figlia di Pupi, per Una lunga scia di stelle (produce la Duea Film, società che fa capo al padre e allo zio Antonio). E qui sorge un primo interrogativo, perché la Avati ha già diretto due lungometraggi (Anime nel 2003 e Per non dimenticarti nel 2006) e quindi questa è a tutti gli effetti la sua opera terza. Tanto più che la Avati aveva già, legittimamente, ricevuto un contributo ministeriale per la sua reale opera seconda (Per non dimenticarti).

Nell'elenco troviamo un altro figlio d'arte, Toni D'Angelo, primogenito del celebre cantante Nino, che si aggiudica 350.000 euro per Clara. D'Angelo in precedenza aveva diretto un lungometraggio (Una notte, 2008) e un cortometraggio (Poeti, 2009), quindi, non volendo considerare quest'ultimo, il film finanziato dovrebbe effettivamente essere la sua opera seconda.

 

DAI FIGLI D'ARTE AI FRATELLI D'ARTE - A Carlo Virzì, fratello di Paolo e autore in proprio di un unico film (L'estate del mio primo bacio, 2005), la commissione ha concesso 400.000 euro per I più grandi di tutti, prodotto dalla Motorino Amaranto (la società del fratello) e dalla Indiana Production Company.

 

Altra parentela, altro finanziamento: Claudio Insegno, fratello del comico Pino, incassa 350.000 euro per Treddimovie in 3D, la sua opera seconda. La società che ha richiesto il contributo pubblico per il film di questo ennesimo "parente d'arte" è la Due P.T. Cinematografica. Una casa di produzione, a quanto sembra, tenuta in gran considerazione dalle commissioni ministeriali: su quattro film prodotti, ben tre hanno beneficiato del contributo pubblico.

Alla luce di questi dati, sarebbe interessante conoscere in maniera più approfondita i reali criteri con cui le commissioni ministeriali giudicano meritevole di sostegno un'opera cinematografica.

19-11-2010]

 

 

1. IMPEGNO UMANITARIO: EMERGENCY È QUI...
Emergency Italia. È qui il nuovo fronte di guerra dell'associazione umanitaria fondata da Gino Strada. Da affiancare ai vari Sudan, Cambogia, Afganistan, Iran, Iraq e gli altri Paesi in cui opera da tempo. L'arco dei bisognosi di una prima visita o di un aiuto a orientarsi nelle strutture ospedaliere si sta allargando: non solo immigrati, regolari o meno, ma anche italiani in difficoltà.

Parte così da Marghera un piano di nuovi poliambulatori Emergency; a seguire, Puglia e Calabria, ma anche Torino e Milano (dove già operano, per esempio, le unità mobili di Medici volontari italiani). Punti caldi dove sono di più gli stagionali in nero, i clandestini, i rom e gli italiani poveri.

 

Un salto di qualità rispetto all'avamposto attivato quattro anni fa a Palermo per gli sbarchi clandestini. In più, a breve, entreranno in funzione anche due Polibus per arrivare velocemente nelle zone disastrate. L'obiettivo non è di sostituirsi allo Stato ma di costringerlo a fare quello che spesso non fa: compresa la "schedatura" dei pazienti che Emergency centralizzerà on line. E poiché serve personale, medico e non, è in partenza anche una campagna tv di recruiting ideata dall'agenzia Now Available, protagonista Francesco Montanari, l'attore di "Romanzo criminale". Vi. P.

2. DELL'UTRI, BUONGOVERNO CON SPONSOR...
Marcello Dell'Utri ha molti amici. Anche dopo essere stato condannato in appello a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, in pochi gli hanno girato le spalle. Anche le aziende continuano ad appoggiare il suo Circolo del Buongoverno. Tra gli sponsor del movimento politico del senatore troviamo un po' di tutto: ci sono studi professionali di avvocati famosi e meno noti, marchi come Riso Scotti e Fema, azienda di forniture ospedaliere.

La parte del leone la fanno però imprese energetiche e civili che spesso lavorano con appalti pubblici: c'è Siram e Veolia ("abbiamo acquistato spazi pubblicitari sul sito e sul giornale di Dell'Utri per 12mila euro, niente di illecito"), la Cogei (lavorano soprattutto in Veneto, Lombardia e Sicilia), la Compagnia Petrolifera Piemontese, Malpensa Service, la Wte (ingegneria civile) e la Zanardo (servizi logistici). Nella lista c'era pure la Giochi Preziosi, ma ora sul sito il suo logo è scomparso. Pare che la condanna non c'entri nulla: Enrico Preziosi è anche proprietario del Genoa Calcio, che da sempre ha una tifoseria "rossa". Gli ultrà, così si narra, avrebbero mal digerito il finanziamento all'amico di Berlusconi.
E. F. e M. Pr.

9. LAGO DI COMO, LE RUSPE DI IGOR...
Tre giorni dopo aver dato la notizia su "L'espresso" (Riservato, n. 45) ecco che a Laglio sul lago di Como, il regno della quiete di George Clooney violata dai russi, si sono materializzati i tank del banchiere di Putin, Igor Kogan. Villa Melograno è stata rasa al suolo in tutta fretta, prima che la Soprintendenza e il ministero dei Beni Culturali potessero fare appello contro la sentenza del Tar che ha accolto i ricorsi del sindaco di Laglio e del magnate, smaniosi di avere le mani libere dai vincoli paesaggistici. Le ruspe hanno colpito duro.

 

Per fare cosa? Come si vede dalle immagini che "L'espresso" pubblica in esclusiva, l'abbattimento della ex filanda settecentesca dovrebbe lasciare il posto a tre piscine e a un colonnato in finto stile impero che non ha pari sul Lario. Mentre il Comune si prepara a incassare 200 mila euro di oneri di urbanizzazione, le associazioni ambientaliste insorgono. Chiedono a Clooney di ripetere il miracolo di due anni fa, quando firmando petizioni aiutò a sventare la cementificazione delle sponde. "Deve diventare sindaco", azzarda un drappello di estimatori. Ma è inverno, e George è lontano... T. Ma.

10. MISTER ANTIFRODE ARRIVA DALL'ITALIA...
Da alto commissario italiano per la contraffazione a direttore dell'Olaf, l'ufficio europeo per la lotta antifrode. L'ex magistrato Giovanni Kessler è in pole position per assumere la carica di commissario antifrode in Europa. L'indicazione è arrivata dalla commissione del Parlamento europeo per la verifica dei bilanci, presieduta dall'italiano Luigi De Magistris. Kessler, già procuratore antimafia, deputato Pd (famoso il suo scontro con l'avvocato Carlo Taormina nella commissione parlamentare d'inchiesta Telekom-Serbia), deve ottenere ancora il via libera dei 27 Stati membri e successivamente di José Manuel Barroso.

 

Kessler dovrebbe contrastare il mercato illegale e salvaguardare i prodotti di qualità europei. Se passasse il suo nome, sarebbe un piccolo successo italiano a Bruxelles, un fatto ormai raro. P. T.



12. CASO IPLOM. A BUSALLA I GUAI NON FINISCONO MAI...
Il processo per l'incendio alla raffineria di Busalla inizierà il 13 gennaio e vedrà alla sbarra cinque dirigenti della Iplom, la società della famiglia Profumo. Il gip di Genova Silvia Carpanini ha rinviato a giudizio per incendio colposo Gianluigi Ratto, ex direttore Iplom, Valter Mantelli, direttore dello stabilimento, i tecnici Valter Olivieri, Giovanni Ardossi ed Eraldo Parodi. L'incendio divampò nella raffineria adiacente l'autostrada Milano-Serravalle il 31 luglio 2008 e solo l'intervento delle squadre interne antincendio e dei vigili del fuoco scongiurò una tragedia.

 

Secondo l'accusa, sarebbe stata la scarsa manutenzione sui serraggi dei tiranti a causare l'uscita degli idrocarburi. Archiviata la posizione dell'ad Giorgio Profumo. Del caso Busalla si occupò anche "L'espresso" (n. 51, 2008). Ora il Comune si è costituito parte civile. Chissà che non riparta la battaglia per chiedere alla Iplom lo stesso gesto illuminato della Erg dei Garrone, che accettarono di trasferire la raffineria da una Bolzaneto troppo urbanizzata? F. B.

 

 19-11-2010]

 

 

L “FATTO”: IL FIGLIO DELLA COMPAGNA DI DON AB-BONDI, MANUELA REPETTI, LAVORA PER IL MINISTERO DEL TENERO SANDRO - IL GIOVIN VIRGULTO HA UN CONTRATTO INTERINALE (IN SCADENZA) COL CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA, MA AFFIANCA LA DIREZIONE GENERALE PER LA PIATTAFORMA ON LINE DELLE DOMANDE DI FINANZIAMENTO - CORE DE MAMMÀ: “SI MANTIENE AGLI STUDI E IL CSC È UNA FONDAZIONE PRIVATA NON C’ENTRA COL MIBAC” (MA RICEVE 10MLN L’ANNO) - IL PD: “BONDI NON RITIENE SCANDALOSO ASSUMERE, CON I FINANZIAMENTI DEL FUS DECURTATO DEL 36,6% IL FIGLIO DI UN DEPUTATO?” –

 

1 - LADY BONDI & FIGLIO MINISTERI DI FAMIGLIA...
Malcom Pagani per "Il Fatto Quotidiano"

 

Possibile che Fabrizio Indaco, figlio di Manuela Repetti, deputata del Pdl e compagna di Sandro Bondi, lavori per il ministero dei Beni culturali nella direzione generale del cinema in Piazza S. Croce in Gerusalemme a Roma? E possibile, come si sussurra, che rassicuri i giovani produttori, prometta felici finalizzazioni di progetti, spenda la parentela per farsi strada in quella giungla che è il mondo del cinema romano? Per verificare l'ipotesi, una commistione di lunare nepotismo e inopportunità feudale, basta chiamarlo nel tardo pomeriggio al telefono del Mibac a lui intestato.

 

Risponde al secondo squillo: "È lei Fabrizio Indaco?" "Certo", "Volevamo chiederle se è davvero figlio dell'onorevole Repetti". È qui, che il giovane Indaco, laureando in Architettura (corso iniziato nel 2002, qualche lentezza nel percorso), viene assalito da un'amnesia, la sindrome Scajola: "Stavo proprio per andare via, se vuole ne parliamo domani". Insistiamo: "Indaco, ci aiuti a non scrivere ines