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- OSTACOLO ALLA CONSOB II
[21-08-2009]
JUVE
MOGGI

 

 

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 01.12.15

4) Processo MPS SIENA MI 27.11.15.

5) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 19.11.16 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

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 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

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http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

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http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

CALCIO 30.01.14

 

COME TI TRUCCO I CONTI DEL CALCIO - IL PARIS SAINT-GERMAIN VANTA LA CIFRA RECORD DI 254 MILIONI DI RICAVI COMMERCIALI GRAZIE ALLE SPONSORIZZAZIONI CHE GLI EMIRI DANNO A LORO STESSI (FAIR PLAY, ‘STO PIFFERO)

I soldi incassati si devono all’accordo di partnership con la Qatar Tourism Authority e la sponsorizzazione di Ooredoo, gestore telefonico dell’emirato: di fatto, un aumento di capitale mascherato - Il club degli sceicchi è salito al quinto posto nella classifica delle società più ricche, stilata come ogni anno da Deloitte…

 

ristian Vieri, gli spioni e un risarcimento di 1 milione di euro
Sentio
L'ex giocatore dell'Internazionale è stato spiato telefonicamente e pedinato più meno dal 2000/2001 fino al 2004, proprio dalla società nerazzurra e dalla società telefonica che ha molti dirigenti impiegati in entrambe le società, non ultimo quel Guido ...

 

Il Fisco americano premia lo spione ex di Ubs: «Spiegò come la banca aiutava a evadere» - Dite la verità, ve li fareste 40 mesi di galera per 104 milioni di dollari?

articoli di saverio Fossati e Marco Valsania

Bradley Birkenfeld (che sta scontando in carcere una condanna a 40 mesi di reclusione) ha ricevuto dall'Internal Revenue Service (Irs), l'agenzia delle Entrate americane, un premio per la sua «collaborazione nell'ambito delle indagini per frode fiscale» - Al Wsj: «Avevo visto qualcosa di sbagliato, era mio dovere correggerlo»...»

 

 

 

- AS ROMA: GHIZZONI, SPERO CHE SI CHIUDA A BREVE...
(Adnkronos) - "Spero di si'". Cosi' l'ad di Unicredit Federico Ghizzoni risponde, prima di partecipare al comitato esecutivo dell'Abi a Milano, a chi gli chiede se si chiudera' a breve per la cessione dell'As Roma.

I compratori statunitensi, ha aggiunto Ghizzoni uscendo dal comitato esecutivo Abi, "hanno un mese di esclusiva. Stiamo lavorando, non abbiamo nessun problema". Certo, "si potrebbe anche chiudere prima, ma un mese e' tecnicamente necessario anche per i processi amministrativi, non e' una questione di negoziazioni. Dovete chiedere a Paolo Fiorentino, non la seguo giorno per giorno. Pero' non mi viene riportato nessun problema", ha concluso.23-02-2011]

 

 

 

CALCIO: AS ROMA, ALLE 18 SCADONO TERMINI PRESENTAZIONE OFFERTE VINCOLANTI...
(Adnkronos) - Oggi alle ore 18 scadono i termini per la presentazione delle offerte vincolanti per l'As Roma. La banca d'affari Rotschild, in qualita' di advisor, girera' le proposte ad Unicredit e alla famiglia Sensi che valuteranno sulla base di congruita' e prospettive. Le proposte saranno discusse dalla Newco Roma, presieduta da Attilio Zimatore.

31-01-2011]

 

 

 CALCIO: SCALATA ALLA ROMA, ARRESTATO FIORANELLI IN AUSTRIA...
(Adnkronos) - E' stato arrestato in Austria Vinicio Fioranelli, l'agente della Fifa colpito da ordine di custodia cautelare nell'ambito dell'inchiesta sulla 'scalata' alla Roma svolta dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pubblico ministero Giorgio Orano.

Il gip Donatella Pavone aveva emesso contro di lui e l'avvocato svizzero Volker Flick un ordine di custodia cautelare nei giorni scorsi ipotizzando per entrambi il reato di aggiotaggio. Flick non e' stato ancora rintracciato e si troverebbe in Svizzera.

Fioranelli e' assistito dagli avvocato Riccardo Olivo di Roma e Stefania Farnetani di Milano i quali dovranno ora seguire le procedure relative alla sua estradizione cosi' come richiesto dalla magistratura romana. Secondo quanto si e' appreso Fioranelli stava rientrando in Italia dopo aver concluso alcuni affari in Austria. Nell'ambito dell'indagine il gip Donatella Pavone ha anche emesso un ordine di custodia cautelare contro Elio Ciolini Baccioni operatore finanziario e residente in Svizzera.

Come e' noto nell'ambito dell'inchiesta sono stati anche perquisiti tre operatori finanziari Vittore Pascucci, Alessio Possenti e Alvaro Robelo Gonzales indagati per i reati di aggiotaggio e truffa. Avrebbero ottenuto illecitamente denaro da istituti finanziari poi impiegato per acquistare azioni della Roma quando in seguito alla proclamata intenzione di Fioranelli di acquistare la As Roma insieme con Flick il titolo subiva un notevole incremento di valore. 28-01-2011]

 

 

- AS ROMA: GIOVEDI' PRIMO ESAME 5 OFFERTE...
(ANSA)- Famiglia Sensi, UniCredit e Rothschild si sono dati appuntamento giovedi' per fare il punto sulle cinque offerte vincolanti ricevute per l'acquisto del club giallorosso.

Secondo quanto riferiscono all'ANSA fonti vicine all'operazione, l'appuntamento si terra' dopodomani e servira' per fare un primo esame delle proposte arrivate, ma non si esclude che saranno necessari approfondimenti. Alla riunione parteciperanno Rosella Sensi, Antonio Muto per UniCredit oltreche' il professore Attilio Zimatore.01-02-2011]

 

 

 

 

COME TI RICICLO - False fatture, per inesistenti consulenze nel mondo del calcio. Scopo, portare i soldi all’estero e dribblare il fisco. Tullio Tinti, procuratore sportivo, è indagato dalla Procura di Milano per concorso in riciclaggio col fiduciario svizzero, Giuseppe Guastalla, già arrestato nell’inchiesta Italease - Tra i calciatori presenti nel portafoglio di Tinti, Luca Toni E Luciano Zauri

False fatture, per inesistenti consulenze nel mondo del calcio. Scopo, portare i soldi all'estero e dribblare il fisco. Tullio Tinti, procuratore sportivo, è indagato dalla Procura di Milano - come rivela Radio 24 - per concorso in riciclaggio col fiduciario svizzero, Giuseppe Guastalla, già arrestato nell'inchiesta Italease.

 

Tra i calciatori presenti nel portafoglio di Tinti, la Guardia di Finanza sta vagliando i casi dell'ex genoano poi juventino Luca Toni, giocatore anche della Nazionale, e soprattutto del terzino della Sampdoria, Luciano Zauri, per fatture pari a 1 milione di euro.

Le posizioni dei giocatori sono al vaglio degli inquirenti, ma al momento non sono indagati. A quanto risulta a Radio 24, l'indagine del pm milanese Carlo Nocerino presto potrebbe però passare per competenza territoriale a Brescia, città di Tinti.

Tra i clienti di Guastalla, erano già spuntati i promotori finanziari Mediolanum- sottoposti poi a processo- 280 società di vario tipo - dalla moda al design alle squadre di calcio, già perquisite a giugno dell'anno scorso.

 02-02-2011]

 

 CALCIO: USA CHIAMA ROMA, PROGETTO GIALLOROSSO A STELLE E STRISCE...
(Adnkronos) - Proseguono oggi a New York i colloqui tra i vertici di Unicredit e il consorzio di imprenditori americani guidati da Thomas R. DiBenedetto, per valutare l'acquisto dell'As Roma. Durante gli incontri, a quanto apprende l'ADNKRONOS, si e' valutato e si continueranno a valutare importanti questioni relative, in particolare, all'aumento di capitale e agli investimenti futuri, per assicurare la massima competitivita' alla squadra e al club giallorosso.

La cordata Usa sta chiedendo ad Unicredit di restare come componente azionaria del club e la delegazione della Banca italiana, composta da Paolo Fiorentino e Piergiorgio Peluso, sta valutando quale tipo di supporto finanziario puo' offrire agli americani. Il quadro complessivo che ne uscira', servira' anche a capire come dovra' essere articolata l'offerta vincolante che dovrebbe essere presentata entro il 31 gennaio. L'offerta sara' poi valutata dal consiglio di amministrazione della Newco Roma, dal presidente Attilio Zimatore, dalla famiglia Sensi e dalla stessa Unicredit.

26-01-2011]

 

 

AS ROMA: GHIZZONI, ADVISOR STANNO LAVORANDO, ESISTE SHORT LIST RISTRETTA...
(Adnkronos) - "Gli advisor stanno lavorando intensamente. Esiste una short list ristretta. Guardiamo al prezzo ma anche al futuro della squadra". Cosi' l'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, in merito alla vendita della Roma calcio.

 

19-01-2011]

 

 

GLI STADI NON DECOLLANO...
Gli aeroporti bloccano la costruzione di almeno tre nuovi stadi, che valgono 200 milioni d'investimento. Succede a Genova, Firenze e Cagliari dove l'Enac di Vito Riggio e i gestori aeroportuali oppongono ragioni di sicurezza alle richieste dei club di calcio. La cittadella fiorentina voluta dai Della Valle, infatti, bloccherebbe lo sviluppo dell'aeroporto di Peretola e, anche se il sindaco Matteo Renzi sta cercando un nuovo posto, la Fiorentina ha messo una pietra sul lucroso progetto.

 

Il patron della Sampdoria Riccardo Garrone insiste per realizzare il nuovo stadio a Sestri Ponente, ma l'Enac lo ritiene incompatibile con lo sviluppo dello scalogenovese. E Garrone minaccia di costruirlo a Serravalle Scrivia. A Cagliari, invece, Massimo Cellino ha ricevuto una lettera dell'Enac che apre uno spiraglio sulla realizzazione del nuovo stadio a Elmas.

19-01-2011]

 

 

AS ROMA: UNICREDIT STRINGE TEMPI CESSIONE, FISHER IN POLE...
(ANSA) - UniCredit stringe i tempi per la cessione della As Roma. Lo scrive oggi Il Messaggero, secondo cui la prossima settimana Unicredit terrà un giro di incontri con i candidati rimasti in gara. Non sono mai stati ufficilizzati ma dovrebbero essere il gruppo Angelucci, il fondo Aabar e un gruppo americano. Secondo il quotidiano capitolino, Piazza Cordusio (che controlla indirettamente la squadra giallorossa) punterebbe sugli investitori americani.

La prossima settimana, si legge nell'articolo, i banchieri milanesi, assieme all'advisor Rothschild, tra la fine di questa settimana e l'inizio della prossima stanno organizzando gli incontri diretti con i pretendenti. Per Il Messaggero dietro al gruppo Usa ci sarebbe John Fisher, uomo d'affari californiano attivo nel campo dell'abbigliamento casual (Gap e Banana Republic), con un patrimonio calcolato in 1,5 miliardi. Stamani il titolo in Borsa apre con un + 2,89% a 1,14 euro.19-01-2011]

 

 

CALCIOPOLI COI CRAUTI - TEDESCHI SOTTO CHOC DALL’INCHIESTA SUI CALCIATORI CORROTTI DAL BOSS MAFIOSO - ARBITRI E GIOCATORI DELLA BUNDESLIGA PREDA DEL RACKET DELLE SCOMMESSE GESTITO DAL “BERLINESE”, AL SECOLO IL CROATO TEDESCO ANTE SAPINA - 300 PARTITE TRUCCATE IN TRE ANNI TRA CAMPIONATI MAGGIORI E TORNEI MINORI IN GIRO PER L’EUROPA (E POI SFOTTONO L’ITALIA) - E IN BAVIERA UNA TANGENTE DI ECCLESTONE MANDA IL GALERA IL BANCHIERE…

Stefano Vastano per "L'espresso"

 

1 - ACHTUNG CALCIOPOLI...
Adesso, al processo che si sta celebrando a Bochum, parlano tutti. Calciatori anche famosi della Bundesliga e arbitri corrotti oltre ai mafiosi corruttori. Tutti contribuiscono a delineare i contorni vasti di uno scandalo che fa vergognare i tedeschi e non solo quelli appassionati di sport. "Una palude mai vista in Germania", titolano i giornali.

Trecento partite truccate in tre anni nei campionati maggiori, nei tornei minori, in Svizzera (35) in Belgio (19), in Croazia (15) in Turchia, ma anche nelle competizioni europee e nelle qualificazioni ai Mondiali. Per un giro d'affari e di tangenti di decine di milioni di euro da far invidia alla tanto disprezzata (soprattutto dai giornali tedeschi) Calciopoli italiana.

Confessioni choc si susseguono in aula, come quella dello stagionato difensore Thomas Cichon, 34 anni. Ora gioca per i sudafricani del Moroka Swallows, squadra di Johannesburg. Ma davanti ai giudici ha ricostruito cosa successe in quei due incontri del 2009 contro l'Augsburg e il Norimberga. Allora indossava la maglietta rosso-bianca dell'Osnabrückche che, a causa della sua sciagurata e comprata prestazione, incassò rispettivamente tre e due gol.

 

Tanto da produrre i risultati su cui aveva scommesso (a colpi di 100 mila euro) il racket di Ante Sapina, 34 anni, detto "Der Berliner", il Berlinese, tedesco d'adozione ma nato a Livno, nell'Erzegovina croata, il regista di questa versione teutonica del calcio-scommesse. Cichon ha spiegato così la sua discesa agli inferi: "Avevo debiti per migliaia di euro con le scommesse su Internet". E il cambio del condono della somma si è venduto al croato. La Federcalcio tedesca lo ha squalificato per tre anni per questo è andato a giocare in Africa.

Ante Sapina gestiva il giro continentale aiutato dai fratelli Filip e Milan. Duecentosettanta le persone indagate in Germania, 70 quelle finite in carcere nella sola Turchia, terreno di conquista della Piovra croato-tedesca. "Uno dei più grandi racket e la più estesa rete di corruzione del calcio su cui abbiamo mai messo messo le mani", dice allibito Andreas Bachmaier, inquirente di Bochum. Uno scandalo emerso l'anno scorso ma di cui solo adesso, con le deposizioni in aula, si conoscono i perversi meccanismi.

Gli eroi degli stadi messi alle strette non possono che ammettere, pur con qualche reticenza. René Schnitzler, attaccante del St. Pauli, mitica squadra di Amburgo, ha rivelato d'aver intascato nel 2008 ben 100 mila euro dal "Berlinese". Nel suo caso si trattava di giocare male per cinque partite di fila, per sanare così i suoi debiti di gioco. "Da quando ho 18 anni", ha rivelato Schnitzler al processo davanti al giudice Carsten Schwadat, "sono un "junkie" un tossicodipendente da calcio-scommesse".

 

Malattia che lo stesso boss Ante Sapina (mamma cameriera, il fratello Milan proprietario delle bische dentro le quali lui stesso è cresciuto a Berlino) conosce benissimo. Ai magistrati ha detto: "Le prime scommesse le ho fatte che c'era ancora il marco come moneta e avevo 13 anni". Poi ha trasformato il vizio in un affare. Aveva 20 anni quando, assieme al fratello Filip, ha aperto nel centro di Berlino, il King George, una delle più grandi agenzie di gioco nella capitale.

È lì, nelle sale del King, che entra in contatto con una delle figure chiave della prima Calciopoli tedesca, antenata di questa: Robert Hoyzer, arbitro della Bundesliga che ha diretto diverse partite non per il pubblico pagante ma per la gioia delle tasche del "Berlinese". La più famosa, come Hoyzer ha confessato nel suo processo del novembre 2005, quella del 21 agosto 2004 fra il Paderborn e l'Amburgo. Finita con una strepitosa vittoria del Paderborn (serie C) e con 778 mila e 502 euro incassati dal clan dei Sapinas.

Per quella prima Calciopoli l'arbitro Hoyzer s'è beccato 2 anni e 5 mesi di reclusione, è stato radiato a vita ma dal 18 luglio 2008, quando è uscito di galera, è diventato una star della televisione. Ante invece, condannato a 2 anni ed 11 mesi di reclusione, ha passato solo qualche mese in galera. Poi, una volta uscito, ha ripreso a tessere la sua ragnatela fatta di contatti, ricatti e truffe. Davanti ai giudici, al processo di Bochum, definisce i calciatori come Cichon e Schnitzler "i miei favoriti", o "i miei fedeli assistenti". Senza dimenticare coloro che detengono in primo luogo i destini delle partite e possono orientare i risultati: gli arbitri.

Emblematica la storia che coinvolge il bosniaco Novo Panic (radiato a vita dall'Uefa). Era stato scelto per dirigere, il 9 settembre del 2009 la partita di qualificazione ai Campionato del mondo di calcio tra il Liechtenstein e la Finlandia. Risultato finale: uno a uno grazie a un rigore "che non stava né in cielo né in terra" (parola di Sapina) concesso nel secondo tempo ai finlandesi. Sapina si era incontrato con Panic prima del match all'Hotel Park Platz di Sarajevo per concordare il risultato e consegnare all' arbitro 40 mila euro.

 

Dai Mondiali agli Europei, dalla Uefa alla Champion League non c'è torneo che il clan del "Berlinese" non abbia almeno tentato di manipolare. Sicuramente truccato, ad esempio, e al prezzo di 60 mila euro pagati all'arbitro, è stato l'incontro Under 21 Svizzera-Georgia di qualificazione alla fase finale dei campionati europei. Sapina ricorda date, circostanze e mazzette. A Kiev versa 40 mila euro nelle mani dell'arbitro ucraino Oleg Orijechow. che deve dirigere la partita Basilea-Sofia di Europa League. Risultato finale 3 a 1 per gli svizzeri e 200 mila euro nelle tasche dal racket.

Secondo gli inquirenti, in tre anni il clan ha incassato non meno di 7 milioni e mezzo di euro a fronte di "spese" per un milione e mezzo utili a oliare i protagonisti degli incontri. Non sempre, però, le partite si concludevano come il boss desiderava. Il 22 aprile 2008, ad esempio, l'incontro tra il Lubecca e i campioni del Düsseldorf finisce incredibilmente 3 a 1 per la squadra più debole e nonostante Sapina avesse versato "un buono da 10 mila euro", come lo definisce, a diversi giocatori della squadretta anseatica, puntando poi 20 volte tanto sulla sua sconfitta.

"Quando eravamo sicuri della manipolazione", afferma orgoglioso ai giudici, "puntavamo 200 o 300 mila euro". Cifre che spiegano perché la banda avesse progettato "di metter fuori gioco in tutti i modi", spiega ancora Ante, i calciatori che si fossero mostrati riluttanti a sottostare ai diktat del racket. Per il portiere del Verl, squadretta di serie C nel Nordreno, restio a piegarsi e a vendere partire era prevista una severa punizione a suon di botte in modo da impedirgli di essere in campo e favorire la sua sostituzione con il più compiacente portiere di riserva per l'incontro con il Saarbrücken.

Grazie al denaro o alle maniere forti agli inquirenti risulta che solo nel 2009 la banda del "Berlinese" abbia truccato una ventina di partite del campionato tedesco (di cui 13 in serie B).

 

Oggi il boss di origine croata, insieme a quattro complici, è di nuovo agli arresti e la magistratura sta facendo pulizia. Ma il danno di immagine che ha subito l'intero sistema del calcio tedesco è enorme. La stessa Dfb, la Federazione, esce con le ossa rotte visto che aveva promesso, dopo il primo scandalo del 2005, che episodi simili non si sarebbero più verificati. A pagare sono anche i tifosi delle squadre coinvolte che sono state retrocesse in campionati minori. Il calcio muove interessi miliardari e stimola la cupidigia della malavita, oltre che di molti protagonisti degli stadi. Anche in Germania.

2 - E UNA TANGENTE DA MISTER ECCLESTONE - IL BOSS DELLA FORMULA 1 HA VERSATO 50 MILIONI A UN BANCHIERE BAVARESE...
In Germania ci sono anche uomini di sport che corrompono banchieri. È successo a Monaco di Baviera. Una vicenda appena emersa con qualche lato ancora oscuro, tutta da raccontare e che ruota attorno alle figure di Bernie Ecclestone, patron della Formula 1 e di Gerhard Gribkwosky.

Chi è costui? Capo della Deutsche in Baviera fino al 2001, entra nelle grazie della Csu (i cristiano sociali da sempre al potere) e viene nominato nel 2002 presidente della Bayern Landesbank, la banca centrale dello Stato con uno stipendio annuo di 500 mila euro. Nel 2004, dopo il crac dell'impero di Leo Kirch, il pacchetto di Formula 1 di Kirch (il 25 per cento) passa alla Bayern Lb cioè nelle mani di Gribkowski.

 

Il resto, con quote di uguale entità, appartiene a JP Morgan Chase, Lehman Brothers e a Ecclestone. A fine 2005 la banca bavarese cede la quota ad Alpha Prema, ditta inglese che fa capo alla Cvc, società di Ecclestone. Da allora, Gerd è sempre più spesso nei Box di Formula 1 a braccetto con Bernie; o a Salisburgo dove, gennaio 2006, apre la GG Consulting Srl.

Tempo tre mesi, e sui conti della ditta austriaca piovono - versati dalla First Bridge Holding dalle Mauritius - 22,5 milioni di dollari. La prima parte della ricompensa di Bernie per la cessione del pacchetto-bavarese di Formula 1. La seconda, dalle Virgin Islands, arriva il 3 maggio 2007. Sui conti della Fondazione Sonnenschein aperta dall'astuto Gerd sempre a Salisburgo, piovono altri 27,5 milioni di dollari.

Dei 50 milioni di dollari il fisco tedesco non ha visto un centesimo. Ragione per cui dal 5 gennaio scorso l'ex-banchiere risiede a Stadelheim, il penitenziario di Monaco. La magistratura della Baviera lo accusa di corruzione ed evasione fiscale.

 18-01-2011]

 

 

AS ROMA: ITALPETROLI, ANCORA IN CORSO CONTATTI CON NUMERO LIMITATO POTENZIALI ACQUIRENTI...
(Adnkronos) - "Sono ancora in corso contatti con un numero limitato di potenziali acquirenti ai quali e' stato dato accesso ad informazioni di maggiore dettaglio per la predisposizione di offerte vincolanti". Lo rende noto Compagnia Italpetroli S.p.A che, facendo seguito al precedente comunicato del 14 dicembre u.s., intende fornire un aggiornamento sullo stato di avanzamento delle attivita' finalizzate alla cessione della partecipazione di controllo in A.S. Roma".

"Come gia' comunicato in precedenza, in considerazione degli impegni di confidenzialita' assunti e della esigenza della riservatezza per il miglior esito dell'attivita' di dismissione, Compagnia Italpetroli non intende, allo stato, fornire maggiori informazioni -continua la nota- circa i partecipanti al processo di cessione o il contenuto delle offerte da essi formulate. Si ribadisce nuovamente, inoltre, che nessuna informazione che provenga da fonti diverse dai comunicati ufficiali della societa' potra' ascriversi alla societa' o essere considerata attendibile".

  20-01-2011]

 

 

 

VECCHIE GLORIE CEDONSI - CHE FARE DI DUE IDOLI ULTRATRENTENNI CHE COSTANO COME IBRAIMOVICH E RENDONO UN DECIMO DEL FUORICLASSE SVEDESE? - ROMA E JUVE UNITE DAI CASI TOTTI-DEL PIERO - ER PUPONE PER LA PRIMA VOLTA PENSA SERIAMENTE DI LASCIARE LA MAGLIA GIALLOROSSA PER UN POSTO DA TITOLARE ALL’ESTERO - LA DIRIGENZA BIANCONERA NON NASCONDE LE PERPLESSITÀ SUL RINNOVO DI ALEX - LA GRATITUDINE PER UN GLORIOSO PASSATO QUANTI MILIONI DI EURO VALE? - MAGARI LA RISPOSTA CE L’HA SIR ALEX FERGUSON, CHE FA LEZIONE A ROMA

1 - I SOPPORTATI SPECIALI QUALCUNO NON AMA DEL PIERO & TOTTI...
Marco Ansaldo per "La Stampa"

 

Esattamente due mesi fa, il 12 novembre, Claudio Ranieri disse che, costretto a buttare dalla torre uno tra Totti e Del Piero, avrebbe scelto di gettare il capitano della Juve. Ci saremmo stupiti del contrario, il calcio trabocca di uomini di grande coerenza quando c'è da baciare l'ultima maglia. Tuttavia, dopo quanto è successo a Genova, ci chiediamo se mandare in campo Totti nei quattro minuti di recupero non sia stato più grave di una spintarella da un grattacielo.

Se lo sono chiesto anche i tifosi romanisti e hanno già risposto: sì, quella decisione è stata un insulto alla bandiera e un popolo che, per la prima volta nella storia, si era spaccato sulla scelta tra Ranieri e un campione declinante, ha ritrovato l'unanimità nel sostenere il capitano.

 

Lo stratega del Testaccio ha confermato un proprio limite già mostrato nella Juve: alla seconda stagione sbraca e non riesce a gestire le personalità importanti della squadra. Raccontano che Totti, ieri a Montecarlo per affari suoi, sia letteralmente imbufalito non soltanto per il gesto ma per la spiegazione data a fine partita. «Il mio è stato un segno di rispetto nei suoi confronti - ha rivelato l'allenatore -. Gli ho detto: vai e vedi se riesci a salvarci con una giocata delle tue». Sono surrealità che in bocca a Liedholm facevano sorridere, in bocca a Ranieri suonano come una presa in giro e invogliano ai peggiori istinti.

Il problema però è più generale. E' giusto che un allenatore e una società usino guanti bianchi e un particolare rispetto nei confronti di un giocatore diventato un simbolo oppure la logica dello sport e i notevoli patrimoni accumulati nella carriera da quei calciatori giustificano che li si tratti come gli altri quando il rendimento scema?

 

Sono i dubbi che accomunano la storia di Totti nella Roma di Ranieri a quella di Del Piero negli ultimi sei anni con la Juve. Con Lippi e con Ancelotti, Alex era stato intoccabile, persino quando stava riprendendosi faticosamente da un infortunio devastante. Cominciò a metterlo in discussione Capello, che lo teneva spesso fuori dicendo «Mi ringrazierà perché gli allungo la carriera». Poi venne il sor Ranieri che, con l'eleganza testaccina dimostrata a Genova, disse di Alex che «se in campo deve andare chi ha un nome allora chiamo Boniperti».

 

Infine è arrivato Del Neri, da sempre propugnatore dell'egualitarismo. Con lui Del Piero gioca sempre meno dall'inizio, a Napoli gli è stato preferito Amauri che non ne azzecca una da un anno e mezzo e quando, contro il Parma, la Juve si è trovata con un uomo in meno la scelta su chi doveva uscire è ricaduta su di lui. «Non ci speravo» ha detto il capitano, che ormai sceglie l'ironia.

Tutto è perfettamente legittimo e siamo dell'idea che un grande campione, se non vuole rattristarsi nel tramonto, dovrebbe imitare Boniperti e Platini: a 32 anni, con ancora parecchio da dare al calcio, appesero le scarpe al chiodo. Alex di anni ne ha compiuti 36, Totti 34. Ma il problema resta in piedi: se non sono più i fenomeni di qualche stagione fa li si può trattare come gli altri o meritano un riguardo particolare per ciò che rappresentano e hanno dato? Come minimo hanno diritto alla chiarezza. Le frasi fatte, le finte iperboli, l'ostentazione di un rapporto perfetto diventano insopportabilmente insultanti quando le parole contraddicono i fatti.

 

Sono pugnalate alle spalle e in questo la situazione di Totti è peggiore di quella di Del Piero: si capisce benissimo che gli elogi fuori luogo sono solo il modo in cui Ranieri cerca di non trovarsi troppa gente arrabbiata sotto casa, sapendo che a fine stagione lui farà le valigie mentre il capitano ha un contratto ancora lungo, oneroso e inspiegabile con la Roma.

Sarebbe molto più limpido e onesto affrontare la realtà e ammettere che ci si può dividere anche da quei giocatori simbolo che non servono più, come ha fatto Raùl con il Real Madrid. Adesso lo spagnolo gioca nello Schalke 04 e nessuno ne ha fatto un dramma. Attendiamo di vedere cosa farà la Juve ora che scade il contratto con Del Piero. La speranza è che in entrambe le parti prevalga la voglia di chiarezza e si infranga l'equivoco che ci sembra si trascini da un po'. Niente è più triste dell'impressione di un campione sopportato.

2 - ROMA PIANGE, MA ARRIVA LA LEZIONE DI SIR ALEX FERGUSON...
Da "Libero - Roma"

 

Roma e Lazio piangono dopo le sconfitte di domenica in campionato. Qualcuno da la colpa degli imprevisti stop ai due tecnici: Reja e Ranieri. Se i due mister volessero cercare di capire cosa sta succedendo ai loro team quale occasione migliore che assistere ad una lezione del più grande allenatore del mondo. Per la prima volta, infatti, Sir Alex Ferguson il pluri-premiato tecnico del Manchester United, lunedì 17 gennaio, sbarca a Roma e sale in cattedra all'università Luiss.

L'appuntamento è fissato per le ore 16.30 dove in occasione della sua prima visita in italia da "privato cittadino" e da "neo professore", il tecnico scozzese più famoso al mondo, terrà agli studenti una lezione dal titolo: "Il manager in una società di calcio: il modello Manchester United". Il calcio di serie A nella capitale ha vissuto un fine settimana da incubo. Ha perso la Roma, sorpassata in corsa dalla Samp, stesso risultato negativo per la Lazio, mandata al tappeto dal Lecce nel giorno del centoundicesimo compleanno.

 

Con l'allenatore dei Red Devils così si potrà parlare anche di calcio mercato e del suo futuro. Soprattutto, Ferguson sarà premiato per i meriti personali (lealtà, fair play e correttezza) diventati un'etichetta vincente per l'allenatore che fece piangere i romanisti dopo il 7-1 dell'Old Trafford. Per la cronaca, Ferguson è al timone dello United da 24 anni, incorniciati da tutto quel che c'era da vincere: Champions League e Premier, coppa delle coppe e intercontinentale, FA cup, Coppa di Lega e Community shield.

Un totale di 35 trofei, vinti ricoprendo il ruolo di manager-allenatore. Sir Alex è l'unico caso al mondo di "manager- allenatore" di una società di calcio. Il sogno di molti allenatori italiani: anche di Reja e Ranieri. 11-01-2011]

 

 

EL DOPADOR - IL SOSPETTO CRESCE: DIETRO I SUCCESSI MONDIALI DELLA SPAGNA SPORTIVA SI NASCONDE IL LAVORO SPORCO DI EUFEMIANO FUENTES, IL GINECOLOGO RICICLATO DOPATORE CHE NEL 2006 DISSE: “HO DOPATO ANCHE CALCIATORI, TENNISTI E ATLETI, PERCHÉ SONO VENUTI FUORI SOLO I NOMI DEI CICLISTI?”. POSITIVA PERSINO LA MOGLIE - AL COMPAGNO DI CELLA AVREBBE DETTO: “SE PARLASSI, DOVREBBERO CANCELLARE EUROPEI E MONDIALE” - IL CT DEI CAMPIONI DEL MONDO DEL BOSQUE: “NOI SIAMO PULITI

1 - SPAGNA CHOC, OMBRE SUI TRIONFI...
Enrico Sisti per "la Repubblica"

 

«Se parlo crolla tutto il calcio spagnolo: dovrebbero cancellare il titolo mondiale e quello europeo». Il ginecologo riciclato in dopatore torna all´attacco. La sua è solo una frase riferita, resa pubblica da un compagno di cella, il detenuto David, cui Eufemiano Fuentes avrebbe snocciolato il suo ennesimo minestrone di detto e non detto: tanto basta a scatenare un nuovo terremoto nello sport spagnolo. Il recluso David nelle stanze del tribunale di Plaza Castilla a Madrid, davanti ai microfoni di El Mundo e di Marca, avrebbe precisato: «Gli ho chiesto di non dirmi altro. Sono un appassionato di sport».

 

Non è la prima volta che la Spagna dei miracoli resta a bocca aperta, fra stupore e paura, davanti alle possibili "leaks", alle soffiate del più leggendario (con Victor Balco) somministratore di doping dell´era moderna, ora agli arresti (è la seconda volta) per il suo coinvolgimento nella "Operación Galgo", per traffico e uso di sostanze dopanti, quasi inevitabile sequel di quell´"Operación Puerto" che scardinò il ciclismo internazionale.

Da quando Fuentes è ricercato, indagato, controllato dalla Guardia Civil, non c´è giorno in cui la sua voglia di "muoia Sansone con tutti i filistei" non rischi di tramutarsi in un elenco di strabilianti e/o insospettabili colpevoli.

I recenti e molteplici traguardi della Spagna sportiva sono condannati a convivere col sospetto che qualcuno dei maggiori artefici di quelle vittorie possa aver preso almeno un appuntamento dal compiacente e milionario medico della chimica fuorilegge: «Ma noi siamo puliti», urla Del Bosque, ct mondiale. «In 43 anni di calcio non ho mai visto un tentativo di conquistare nel mio sport un vantaggio con mezzi illeciti».

 

Xavi, leader dei due centrocampi più forti del mondo (Barcellona e Spagna) allarga il discorso, ma il suo tono è più triste che offeso: «E´ un peccato che succedano queste cose nello sport spagnolo. Non ci sono ancora colpevoli, ma è una pena che ne vengano fermate 14 (fra cui il nome eccellente di Marta Dominguez, campionessa del mondo nelle 3000 siepi a Berlino, ndr). Per quanto mi riguarda confermo quanto tutti sanno: abbiamo vinto europei e mondiali da persone oneste e pulite».

2 - L´OSCURO GINECOLOGO CHE CUSTODISCE I SEGRETI DEL DOPING SPAGNOLO...
Eugenio Capodacqua per "la Repubblica"

Si è fatto più furbo. Ora non rilascia più dichiarazioni roboanti come fece durante il primo mega scandalo doping, la famosa Operacion Puerto che quattro anni fa coinvolse una cinquantina di corridori fra cui il tedesco Ullrich e Ivan Basso. Ora parlano per lui avvocati, compagni di avventura o di sventura, come quelli con cui ha condiviso il fermo della Guardia Civil nella nuovissima operazione antidoping spagnola «Operacion Galgo». E sembra un segnale preciso: attenti che se parlo io crolla tutto lo sport.

 

Parli di doping spagnolo e spunta subito lui, Eufemiano Fuentes, 55enne ginecologo di Las Palmas, Canarie, aspetto giovanile e curato, occhiali scuri spesso calati sul naso, movenze felpate da felino. L´altro giorno è scivolato via alla chetichella, sfuggendo l´assedio dei media spagnoli dopo l´arresto. Il suo messaggio è arrivata per bocca del compagno di cella («Se parlo crolla tutto il calcio spagnolo: addio mondiale»), mentre quattro anni fa, il 5 luglio del 2006, aveva detto pubblicamente: «Ho dopato anche calciatori, tennisti e atleti, perché sono venuti fuori solo i nomi dei ciclisti?».

E si era concretizzato il sospetto che del suo collaudato servizio di doping ematico (una rete di laboratori e appartamenti a Madrid smantellata dalla Polizia spagnola) approfittassero interi club di vertice. Tutto smentito. Dell´incontro da Fuentes con un calciatore del Real aveva parlato il ciclista Manzano nella sua confessione. Ovviamente smentito anche lui. Poi l´ineffabile ginecologo si era subito corretto: «Non posso parlare, ne va della mia vita». L´ambiguità come stile di vita.

 

Minacciare per sopravvivere? O semplicemente per vivere meglio? Un dato emergerebbe chiaro dall´inchiesta della Guardia Civil: sarebbero in tanti a fare la fila da lui. Da anni. Gli anni - un caso? - in cui lo sport spagnolo ha sbaragliato il campo in tutte o quasi le discipline, dal tennis, al calcio, all´automobilismo, all´atletica, al ciclismo.

Tutti da lui, un medico modesto, senza una grande storia professionale alle spalle, senza neppure l´aura (fasulla) di scienziato. Eppure continua ad operare da trenta stagioni. Inseguito e blandito come alcuni nostri «principi» della farmacia proibita; radiati a vita, ma sempre «operativi» grazie anche all´evidente distrazione dell´ordine di categoria.

Un pasticcione, Fuentes, accusato da Manzano di avergli fatto rischiare la vita con una trasfusione sbagliata; abilissimo venditore di se stesso e delle sue interviste; già chiacchierato nel 1988 quando una sua atleta, la quattrocentista Cristina Perez, divenuta poi sua moglie, fu trovata positiva per uno stimolante e si salvò per il solito cavillo formale. Lui, medico sociale di prestigiose squadre ciclistiche, dalla Once all´Amaya alla Kelme, e di formazioni calcistiche come il Las Palmas.

Fuentes sempre protagonista, anche se questa volta, al contrario del 2006, niente gli è stato sequestrato, né sacche di sangue, né sostanze dopanti. Ma non solo lui, tutta la sua famiglia resta discussa. La sorella Yolanda (anche lei indagata in questa nuova inchiesta) era medico in una squadra spagnola al Giro 2001, quello delle famose perquisizioni di Sanremo.

Mentre di amici e «referenti» si vocifera in giro per mezza Europa, Italia compresa. Abile e diabolico. Restano da esaminare i filmati della Guardia Civil e le intercettazioni ambientali di ben sette telefonini usati per comunicare con i clienti. L´inchiesta è solo agli inizi.

 14-12-2010]

 

 

 CONSORTE PORTA IL CAFFÈ AL BOLOGNA FC...
A. Bio. per "Il Sole 24 Ore" - Il "re del caffé" si prepara a salire in sella al Bologna calcio. O meglio, Massimo Zanetti, numero uno della Segafredo, oggi annuncerà ufficialmente la sua discesa in campo per rilevare quello che un tempo era "lo squadrone che tremare il mondo fa" e che ora trema al solo pensiero di fallire. Gran regista dell'operazione è Giovanni Consorte. Con la sua merchant bank Intermedia ha messo insieme una cordata di una quindicina di imprenditori locali che si riuniranno in mattinata per trovare la quadra e puntare a rilevare le azioni del club, ora di proprietà per l'80% di Sergio Porcedda - che non ha mai pagato per l'acquisto, né per il rilevamento di alcune fideiusssioni - e per il restante 20% della famiglia Menarini (ex proprietari del club).

Servono subito una decina di milioni e il piano di Intermedia prevede anche la costituzione di 5-6 newco per gestire attività collaterali. L'esito non è scontato e il tempo stringe: i calciatori hanno messo in mora la società per gli stipendi arretrati. Ci sono 20 giorni di tempo. (A.Bio.) 13-12-2010]

 

 

 

QUEL RISCHIO AUTOGOL PER FLORENTINO PEREZ...
Mi. C. per "Il Sole 24 Ore" - Florentino Perez stringe i tempi. Questa settimana, infatti, il gruppo Acs, di cui è presidente, dovrebbe formalizzare l'Opa sulla tedesca Hochtief, annunciata lo scorso settembre. Come noto l'obiettivo non è già conquistare il 100% del gruppo tedesco, ma quanto basta per controllarlo. Vale a dire, passare dall'attuale 29,9% a una quota appena superiore al 50%. Così facendo Acs consoliderebbe i risultati di Hochtief nel proprio bilancio, con grande giovamento per i debiti che assommano a 4,5 miliardi.

Florentino Perez ha sempre detto che l'offerta non è ostile e che i tedeschi avranno ampi margini di libertà. Dichiarazioni che non convincono i vertici di Hochtief, ma nemmeno quelli della controllata australiana Leighton. Così come non convincono le condizioni dell'Opa basata sul concambio di 8 azioni Acs ogni 5 Hochtief. Come a dire che il successo dell'operazione è tutt'altro che scontato e che Florentino potrebbe incassare un autogol. Cosa che per il presidente del Real Madrid potrebbe essere disastrosa.10-11-2010

 

 

GARRONATE E CASSANATE - LA RISSA COL PRESIDENTE GARRONE: “QUI COMANDO IO”. E CASSANO: “ALLA FESTA VACCI TU, FIGLIO DI...” - ALDILÀ DEL PESSIMO GUSTO DI AGGREDIRE VERBALMENTE UN SIGNORE ANZIANO CHE TI PAGA LO STIPENDIO, ANTONIO HA IL DIRITTO DI NEGARSI: “NO, AL TUO CIRCO DEL CONSENSO NON MI PRESTO” - IN CITTÀ TUTTI CONTRO IL GIOCATORE - LA SOLIDARIETÀ DI GRILLO (CHE HA APPENA VINTO UNA CAUSA CON GARRONE): “SE HA BISOGNO DI QUALCHE CONSIGLIO GLI METTO A DISPOSIZIONE I MIEI AVVOCATI”…

1 - CASSA(NA)TA AMARA - RETROSCENA DI UNA LITE SENZA FINE GARRONE:
"QUI COMANDO IO". E LUI: "ALLA FESTA VACCI TU, FIGLIO DI..."
Malcom Pagani per "Il Fatto Quotidiano"

 

Padri e figli? Datori di lavoro e dipendenti? La sottile linea - a luci rosse - è tutta lì. In ciò che si pretende dall'altro, nella dialettica che rispetta i punti di vista in opposizione o nella discussione strozzata all'origine. Nel libero arbitrio che poi, a osservarlo da vicino, tanto libero non è.

Così Riccardo Garrone e Antonio Cassano, presidente e giocatore della Sampdoria, finiscono per rappresentare due polarità inconciliabili, due mondi agli antipodi, due rette che non si incontreranno mai. Uno, il petroliere della Erg, precipitato dagli scandali petroliferi degli anni '70 al ruolo di erede di Paolo Mantovani, pretendeva ubbidienza.

L'altro, come sempre, desiderava assecondare esclusivamente i propri desideri. Il motivo del contendere, il premio ‘Rete d'argento' in un albergo di Sestri Levante dal nome profetico, Vis à vis, della vicenda è attore non protagonista. Ai soci del club ‘Gianni De Paoli' di Lavagna (30 anni di attività in bilico tra l'organizzazione di Miss Blucerchiata e quella di un omonimo carnevale da cui ottenere ‘palanche' da girare alla Croce Rossa) Garrone aveva promesso per il 26 ottobre la presenza di Gastaldello e Cassano. Per il difensore, nessun problema. Per ottenere l'assenso di Antonio, con il quale Garrone insisteva da 40 giorni, era stato necessario un viaggio senza ritorno negli spogliatoi di Bogliasco.

Inizio paternalistico: "Te lo chiedo come favore personale" e davanti al rifiuto di Cassano: "Ti ho già detto che queste cose non le faccio, voglio cenare con mia moglie, ho appena rinunciato a 140.000 euro per andare a Paperissima", raccontano, un accenno di minaccia: "Mi dici no dopo tutto quello che ho fatto per te? Sei un ingrato. Guarda che se non vieni non giochi più, qui comando io". Solo allora, Cassano avrebbe lasciato la stanza, sbattendo la porta e la buona educazione, ad alta voce, come altre mille volte in passato.

"Vecchio di merda", figlio di qua, figlio di là, madri, mestieri antichissimi, parolacce in dialetto e non, a uso e consumo di un pubblico indigeno ma non ingenuo, comunque relativamente turbato. Una decina di minuti in tutto, qualche calcio alle borse, un paio di vaffanculo. La quotidianità sgradevole, di mezzo secolo di zoo pallonaro che, da Maradona in giù ha visto di peggio. Zigoni, a Verona, prendeva per il collo il padrone Garonzi che a sua volta grugniva: "Disgraziato, bastardo, lo firmi o no ‘sto contratto, figlio di un mona".

 

Poi facevano pace. Perché tra padri e figli, puoi urlare, ma passata la tempesta, torna il sole. Cassano ci credeva. E si sbagliava. Il repertorio era stato già esplorato e amnistiato un'infinità di volte. Per il protetto di un tempo, impegnato a litigare con l'universo intero, da Bari a Madrid, Capello coniò un felice neologismo ‘Cassanata'. Con Gentile, in Romania, Totò sfiorò il contatto fisico. A Trigoria venne messo fuori rosa, in Spagna ingrassò a forza di pomeriggi a base di dolci e sessioni intensive di tv italiana, illanguidendo con la tribù: "Ti rendi conto mammà? Quello prende gli applausi e io sto sul divano".

Per poi rinascere, quando tutti lo davano per morto, senza mai cambiare definitivamente. Piccoli, impercettibili miglioramenti che inteneriscono il tempo di una stagione. Cambia clima e per Cassano, si utilizzano le categorie già abusate in passato. La sociologia d'accatto: famiglia, adolescenza difficile, vicoli di Bari vecchia, vespe scarburate. Nessuno che si chieda, nell'ipocrisia dei pesi e delle misure più varie, se più in là del pessimo gusto di aggredire verbalmente un signore anziano che ti paga lo stipendio, Cassano avesse il diritto di negarsi: "No, al tuo circo del consenso non mi presto".

Ai figli di Garrone, decisivi nell'orientare il genitore, questo fiore di provincia selvatico non è mai piaciuto. Scuole diverse, qualche gelosia dovuta alle indulgenti attenzioni (Cassano esagerò anche a Genova) che il patriarca adottò verso il reprobo nei momenti bui, gli stessi che per qualche fischio piovuto dagli adoranti spalti del Ferraris adombrarono il principe e gli fecero intonare la solita canzone: "Se non servo, me ne vado".

Oggi accade qualcosa di inatteso. Cassano chiede scusa a Garrone in ogni modo, promette fedeltà eterna alla Samp, disegna scenari da qui al 2020 ma il perdono, come in un recente ieri, non arriva. Al telefono, il giorno successivo al trivio, tra i due sembrava fosse tutto a posto. Il procuratore di Antonio, Beppe Bozzo che, visto l'andazzo, vive con la valigia sotto il letto, era persino ritornato a casa. Meno di 24 ore e dal feudo di Garrone piovono rinnovate condizioni per la tregua. Fogli da firmare, pubblica ammenda, parole che un giorno, pensano nell'entourage del calciatore, potrebbero ritorcersi contro Cassano, divenire materia da contratto, condizione a prescindere, ipotetico capestro. Garrone si incazza.

Documento o meno, il presidente ratifica la fine. È orgoglio, lezione, calcolo. E di ora in ora, la distanza si allarga, la durezza si stratifica. Con la memoria presentata per la rescissione, la Sampdoria difficilmente otterrà soddisfazione. Così le strade si separeranno a Gennaio, con pallidi vantaggi (lo stipendio risparmiato, le brame emulative dei compagni azzittite) per una società che nel momento più buio, con notevole lungimiranza, aveva riportato alla luce il più giovane tra i talenti smarriti. A Genova sperano di non dover pagare il Real Madrid (rate per 5 milioni di euro), ma in ogni caso, dei 15 milioni preventivabili in caso di cessione vedrà meno delle briciole.

 

Alla Samp il clima è quel che è. Cassano e il tecnico Di Carlo (è una notizia) vanno d'accordo. I suoi amici (Accardi e Pozzi) sono ornamentali. Dietro c'è altro. Sfumata la Champions pulsa un progetto al ribasso. In città fino a due giorni fa non si trovava un solo tifoso disposto a dar ragione a Cassano. L'aria è mutata, i sondaggi del Secolo XIX anche. Suicidarsi, per una gita a Sestri dove 36 anni fa Vecchioni aveva già ubicato "i figli persi in Teatro e quelli lasciati agli altri", è peggio di una sconfitta. Una retrocessione.

2 - GRILLO DOCET: GARRONATE E CASSANATE...
Da "Il Fatto Quotidiano" - Lo sapete. Sono sempre pieno di querele. Ne ho ancora una di Biagio Agnes del 1993, allora presidente della Stet/Telecom. Il famoso processo lento. Per questo quando vinco una causa (e vinco quasi sempre) per me è giorno di letizia che oggi voglio condividere con voi. Il Tribunale di Milano ha stabilito che al petroliere Riccardo Garrone presidente della ERG non spetta il risarcimento di un milione di euro per la causa di diffamazione che mi ha intentato.

Il giudice ha riconosciuto, insieme al diritto di satira, che le mie affermazioni nello spettacolo Reset, poi riprese da Annozero, erano corrette.

Il Garrone è anche presidente della Sampdoria e ha sospeso e deferito Cassano per gravi ingiurie che però non sono state riportate dai media. Cosa gli avrà mai detto? CIP6? Se Cassano ha bisogno di qualche consiglio gli metto a disposizione i miei avvocati. Per solidarietà. 03-11-2010]

 

 

 SE SPUNTA BERETTA TRA GARRONE E CASSANO...
G. D. per "Il Sole 24 Ore" - Maurizio Beretta ha lasciato il 12 ottobre l'ultimo incarico nel gruppo Erg, controllato da Riccardo Garrone, quello di consigliere della Erg Petroli, ora TotalErg. Il 29 giugno Beretta aveva lasciato il board di altre due società del gruppo, la Erg Power & Gas e la Erg Raffinerie mediterranee. Beretta era entrato nei tre consigli nel giugno 2009, poco prima di essere eletto presidente della Lega calcio. Tutto in sordina.

La presenza di Beretta nei cda di Garrone non era (e non è) indicata nel dettagliato curriculum del presidente sul sito della Lega. Sul web alcuni blogger hanno eccepito il potenziale conflitto d'interesse del presidente della Lega nel calcio, perché Garrone è proprietario della Sampdoria, di cui peraltro la Erg è sponsor. La Lega si occupa anche dei criteri per la ripartizione dei diritti tv tra i club e ora deve giudicare la controversia esplosa tra Antonio Cassano e Riccardo Garrone.

 [03-11-2010]

 

 

1- IL VIOLA OLIVIERO BEHA ALLA RICERCA DELLA FIORENTINA PERDUTA DAGLI SCARPARI - 2- PERCHÉ I DELLA VALLE HANNO COMPRATO SOTTOCOSTO I TERRENI DI INCISA SEI ANNI FA PER COSTRUIRVI UN CENTRO SPORTIVO MAI COSTRUITO MA RIMASTO DI LORO PROPRIETÀ EVIDENTEMENTE CON ALTRE DESTINAZIONI D’USO? - PERCHÉ È FINITA CON PRANDELLI? - PERCHÉ HANNO CONDIZIONATO DA UN ANNO E MEZZO UN CLUB E UNA SQUADRA BEN COSTRUITI AI LORO INTERESSI EDILIZI “SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI”, ECC.ECC.? - 3- LA CRISI DELLA SQUADRA È COMINCIATA DA MOLTO TEMPO, PRIMA DEL NO ALLA CITTADELLA, E CHI DOVEVA SAPERE, STAMPA COMPRESA, SAPEVA MA TACEVA. STRANO, NEVVERO? -

Oliviero Beha per Il FattoQuotidiano

Cominciamo dalla fine, che dovrebbe poi essere l'inizio: il ritorno in campo di Adrian Mutu , a Catania, domenica prossima, dopo la lunga squalifica per "pillole dopanti" che dovevano farlo dimagrire.... Salvator mundi, secondo la vulgata. Fuoriclasse assoluto e bizzarro, scazzottatore di camerieri con un tasso di sregolatezza e cattive compagnie davvero eccessivo.

Il buco di Jovetic riempito da uno di dieci anni più anziano ma di classe probabilmente superiore. Ebbene, se vi dicessi che il romeno ha sei mesi di arretrati nello stipendio? Che il club gli ha fatto causa per danni per non pagarglielo mentre Mutu ha in corso un conflitto con il Chelsea che lo vuole spolpare per la vecchia vicenda della cocaina? Che la Fiorentina non ha mai, dico mai, neppure chiesto la deroga per fargli disputare almeno le amichevoli negli ultimi tre mesi se non altro perché Jovetic era rotto o rottissimo?

 

Che un anno fa un medico della Juve si accollò la responsabilità di un Cannavaro trovato positivo all'antidoping e così passo tuttò in cavalleria, mentre per Mutu in società questo problema non si pose mai e qualcuno già si fregava le mani "con il nuovo Jo-Jo" che avrebbe polverizzato la memoria del "divino giostraio" caduto in disgrazia?

E poi dici che non se le vanno a cercare. Sì, è vero, chi scrive è di Firenze ed è grande tifoso della Fiorentina, ma non al punto di non voler vedere e raccontare. Sì, è vero, non ho risparmiato nulla né ai Pontello né ai Cecchi Gori né ai Della Valle, convinto come sono che prima venga il club, la sua serietà, la sua trasparenza gestionale (uuuh!), la sua efficienza e dopo la squadra ,il tecnico ecc.

Quindi di personale non ho nulla, e le critiche a raso non ho aspettato di farle oggi, a babbo semi-morto e quando farle è facilissimo, ma le muovevo qui già un anno fa quando Firenze gongolava perché la squadra tirava, in Champions avanzava, il "progetto" dellavallesco dirompeva e Prandelli "era il primo Ferguson italiano". Possibile che in un anno sia andato in pezzi tutto il cristallo ? Che cosa c'è sotto, e perché? Era vero cristallo?

Vent'anni fa, Mondiali in Italia e Franchi rifatto per l'occasione, i Pontello lasciavano a Cecchi Gori sparendo muro muro perché avevano ceduto l'unico fuoriclasse in grado di mantenere in vita nella città di Dante l'asse tecnico ereditario di Antognoni, ossia Baggio. E alla Juventus, perfino. All'epoca Franco Zeffirelli commissionò a me e a un prestigioso collega albionico, Brian Glanville, una "Storia del calcio dalle origini ai nostri giorni" per un film per la tv che avrebbe dovuto produrre Fininvest. Poi non si fece, e si fece nel '94 il primo governo Berlusconi...per dire.

Fu allora che mettemmo mano per il copione a meravigliose scene di massa del calcio fiorentino dei secoli passati, infilandoci nel dna di una città e di una cittadinanza che è un tutt'uno, un unicum con la squadra. Per capirci, il calcio è spesso e ovunque o quasi metafora di tutto, Firenze invece rischia -Walter Pater e le sue cronache alla mano- di essere storicamente metafora del calcio dagli albori.

Per questo è delicato parlare di Firenze e Fiorentina, un'endiadi scabrosa piena di soddisfazioni ma anche di dolori formidabili. Su questo canovaccio si innestano i Cecchi Gori, il praticone eccellente cinematografaro e il suo erede allo zafferano.Il primo muore presto, ahimé, il secondo ha in mano la società per non far troppi danni altrove (è la teoria della Moratti family con Massimo).

Invece fa un macello. Prima la B nel '93, poi la risalita, la bancarotta tra calcio e cinema, la garrota dei debiti e infine il fallimento della Fiorentina nel 2002.Se si fosse voluto, si sarebbe salvata. Altre società hanno avuto trattamenti più favorevoli. Nel calcio come altrove le Istituzioni istituiscono solo ciò che conviene ai padroni del vapore: Cecchi Gori era segnato, e nemmeno voleva vendere le sue sale cinematografiche perché da sotto il lenzuolo Valeria Marini lo sconsigliava di farlo.

 

Così crolla, la Fiorentina sparisce e il duo Ds Domenici sindaco e D'Alema dux e non pater (quello era Walter...) in quell'estate combinano con Della Valle. Sarà lui il nuovo padrone, senza spendere una lira per la neonata Florentia Viola successivamente rientrata prima in B (dalla C2 saltando un anno come a scuola perché ingiustizia era stata fatta-ma a Cecchi Gori- e perché Della Valle era imprenditore "fresco" e "credibile": l'alternativa all'epoca si chiamava Preziosi...) e poi in A.

 

Da allora sapete tutto: l'anno in cui,2004-2005, poco mancò che rifinisse in B nella temperie di Calciopoli, con Della Valle che si prese per la Fiorentina 17 punti di penalizzazione ma ne uscì mondato per la giustizia sportiva ( e allora scusate ma quei 17 punti erano per punire me?), e poi gli anni in cui Prandelli era il Signore di Firenze.Cinque, o quattro e mezzo, con molte virtù ed alcuni errori marchiani.

Ma è stato cacciato con ignominia mesi fa e nessuno si chiede come mai ? O si pensa da autentici grulli che abbia lasciato la Fiorentina per la Nazionale? E' stato "sistemato" ad una Nazionale in cerca di autore più di Pirandello solo perché i Della Valle (naturalmente il Della Valle, l'altro essendo solo un fratello) volevano sbolognarlo senza pagare dazio alla città "del calcio fiorentino".

E' stato in questi anni che lo strepitoso spirito del capitalismo soffiava in Diego e gonfiava i gonfaloni gigliati. Qualche numero sugli affari di famiglia mentre la Fiorentina offriva un palcoscenico fenomenale sia dal punto di vista pubblicitario che da quello "antropologico", di fidelizzazione. Chiedete a un pubblicitario di monetizzare tutto ciò. E comunque: nel 2002 quando i Della Valle rilevano gratis la Fiorentina in serie C2 il gruppo Tod's chiude con un utile netto in incremento del 12,5%. Nel 2003 il gruppo Tod's chiude con un utile netto in incremento del 8,1%.

Ma ricordo che fino a questo momento la Fiorentina anfanava nelle serie inferiori e i Della Valle ancora non avevano acquisito quella visibilità che ottengono l'anno successivo quando i viola arrivano in serie A. Della Valle è regolarmente in tv più per la Fiorentina che per i suoi marchi, e così che ti combina? Si compra un testimonial ogni tanto a passeggio per il campo come l'ex campione nipponico Nakata, ormai stantio, con relativo viaggio estivo in Giappone, consequenziali esibizioni e un rendiconto "magico": nel 2004 infatti l'utile netto sale al 15% ma il dato più significativo è che grazie al suo testimonial speciale che inaugura show room a Tokyo il gruppo aumenta l'utile netto in Asia del 60%.

Con i viola in serie A, Diego Della Valle spopola e mentre la squadra è a un passo dalla B con mille allenatori e poi approda all'era Prandelli il 2005 chiude con incremento del 39%.
Il 2006 è l'anno di Calciopoli, delle intercettazioni, una botta negativa di immagine clamorosa e la parabola ascendente dei ricavi comincia a invertire la tendenza. Nel 2006 l'incremento scende a un 14%, stesso dato nel 2007.

Il 2008 continua con il trend al ribasso e l'utile netto riportato nei bilanci scende ancora a 7,9%. Il primo trimestre 2009 solo a 5,4%.........Che voglio dire, cifre alla mano ? Che si sta incrinando il famoso "progetto" di cui tante volte ho chiesto ragione per iscritto ai Della Valle anche da queste colonne sotto forma di una specie di "10 domande" cui né lui né Berlusconi hanno mai risposto.

Il progetto consisteva in questo: riuscire in qualche modo a non perdere un euro con la Fiorentina guadagnando con l'indotto, fosse l'aspetto pubblicitario preponderante oppure un futuro edilizio con Cittadella, stadio, negozi ecc. Un autentico colpaccio. Naturalmente da mettere in atto a Firenze, ossia quel tipo di città e di cittadinanza con quel legame storico che dicevo.

Così nel settembre 2009, giacché quest'ultimo progetto non si realizzava per i motivi che tra poco vi riassumerò, Andrea Della Valle lasciava la presidenza a un anonimo "perché la città non lo capiva", e successivamente il patron Diego quella onoraria "per dare un segnale". Ma un segnale di che ? Il segnale di chi pretendeva una Cittadella come e dove la voleva lui, nell'area di Castello nelle vicinanze dell'aeroporto casualmente di Ligresti e casualmente sotto sequestro della magistratura, in un turbine giudiziario che parte dalla banca di Verdini e sconfina nella "cricca" e in un pasticcione nazionale ben poco calcistico.

Ma mentre litigano il nuovo sindaco Renzi e il nuovo governatore Rossi (l'unico rimasto fedele al "progetto" essendo Dieguito), i Della Valle mandano continui segnali di disimpegno. Forse non si divertono più. Ma non ci spiegano perché hanno comprato sottocosto i terreni di Incisa sei anni fa per costruirvi un Centro Sportivo mai costruito ma rimasto di loro proprietà evidentemente con altre destinazioni d'uso, non ci spiegano perché è finita con Prandelli, non ci spiegano perché abbiano condizionato da un anno e mezzo un club e una squadra ben costruiti e con qualche speranza di vivaio ai loro interessi edilizi "sotto gli occhi di tutti",ecc.ecc.

E non entro qui nelle campagne acquisti, l'attuale allenatore, le vicende di giornata. Mi basta aver fornito dati chiari per un imprenditore "raffinato" oggi impegnato in una rissa con l'Ad di Trenitalia, Moretti, per "fare più grande il binario" come cantava Rascel per la Scozia, con i suoi Nuovi Treni Veloci "manna per il mercato", un Dieguito al foulard con lo charme del Fondo Lussemburghese omonimo in società con Montezemolo, Abete e sodali. La crisi dunque è cominciata da molto tempo, chi doveva sapere stampa compresa sapeva ma taceva. Strano, nevvero?

 29-10-2010]

 

 

9 - EL PAIS

 

MESSI NON VALE NULLA
http://bit.ly/dv6xHs

- Il Barcellona ammette le perdite finanziare e il valore delle riserve è di 100 euro. Messi, Xavi e Iniesta, nel bilancio della squadra valgono zero spaccato. Cristiano Ronaldo 95 milioni di euro, ovvero più o meno quanto pagò Florentino Pérez al Manchester United.

 29-10-2010]

 

 

BELGRADO, DEGRADO ULTRÀ - UN ESERCITO DI ZOMBIE VIOLENTI CHE ATTACCANO ALLO SCHIOCCAR DI DITA DI CAPI COME IVAN (L’ORCO DI GENOVA) O OBRADOVIC, AL GRIDO DI “DIO, SERBIA, FAMIGLIA” - AMMAZZANO I TIFOSI, SERBI O STRANIERI NON IMPORTA, PESTANO I MANIFESTANTI DEL GAY PRIDE - NEL MITO DI MLADIC E ARKAN, RICATTANO LO STATO E NON VOGLIONO ENTRARE IN EUROPA, PER PROTEGGERE IL LORO GIRO DI SCOMMESSE, PARTITE TRUCCATE, MAZZETTE, TRASFERIMENTI MILIONARI DI GIOVANI CALCIATORI ALL’ESTERO E NARCOTRAFFICO…

Renato Caprile per "la Repubblica"

«Giustizia per Uros». La scritta rosso sangue campeggia su gran parte dei muri di Belgrado. Chi è Uros, vi chiederete. Un politico d´opposizione, un anarchico, un intellettuale scomodo? Niente di tutto questo. Semplicemente un ultrà del tifo della Stella Rossa, responsabile di aver cavato un occhio a un poliziotto durante uno scontro al "Maracanà" di Belgrado.

 

Per quella carognata Uros sì è beccato otto anni di galera. Ma, incredibile a dirsi, c´è chi chiede «giustizia» per uno come lui. Strano paese la Serbia. Il meglio e il peggio dell´intelligenza fanno a pugni in questo spicchio d´Europa.

E il peggio purtroppo viene proprio dai supporter dello sport più popolare, il calcio. Che come una gigantesca calamita sembra aver attratto l´area più grigia della società. Un gigantesco mosaico di frustrazioni, violenza, miseria intellettuale. La manovalanza ideale per chiunque voglia creare disordini.

Gli ultrà infatti non hanno ideologie, non sono né di destra né di sinistra. Sono picchiatori e basta al soldo di chi li ingaggia. Buoni per ogni occasione.

 

Quasi alle porte dell´ultimo tratto di Kralja Petra, che immette nel quartiere periferico di Dorcol sulle rive del Danubio - la roccaforte dei tifosi del Partizan - c´è un enorme murale che raffigura Al Capone e quella che nelle intenzioni del suo autore doveva essere la visione dell´esistenza del sanguinario padrino di Cosa nostra.

Una lunga sfilza di "pillole di saggezza" così riassumibili: «Nel corso di una vita si possono cambiare molte cose, quasi tutte. Le fidanzate, le mogli, le opinioni politiche e perfino il modo di esigere il pizzo, ma la squadra del cuore e gli `amici´ no. Quelli sono per sempre». Guai a chi sgarra, dunque.

E allora "Benvenuti ad Alcatraz". No, qui il famigerato penitenziario americano non c´entra nulla. Alcatraz per fortuna è soltanto una scritta su un muro scrostato. Avverte i "malintenzionati" però che siamo entrati in una sorta di terra sacra, nella tana della più oltranzista della frange dei grobari, i becchini del tifo bianconero del Partizan. Gente dura, irriducibili. Basterebbe esibire un gagliardetto della Stella Rossa o del Rad per finire accoltellati in un attimo.

All´indomani del raid di Genova, quelli di Alcatraz però hanno scelto un basso profilo. La polizia li bracca e allora se ne stanno a casa o in uno dei loro covi, baretti, sale giochi o scommesse. Nell´elenco di quelli che odiano, i giornalisti occupano una delle primissime piazze soprattutto dopo i reportage di Brankica Stankovic, inviata del network televisivo B92. La Stankovic ha firmato a una coraggiosissima inchiesta sul tifo violento e sulle mafie del calcio. Sei puntate di un´ora ciascuno.

 

Roba tosta, piena di nomi e cognomi, che ha addirittura fatto sì che il boss di Alcatraz finisse in galera. Scommesse, partite truccate, mazzette, trasferimenti milionari di giovani calciatori all´estero, l´ingerenza dei boss del narcotraffico nello sport più amato dai serbi, la faccia nascosta del calcio messa a nudo. Un´inchiesta scomoda che è costata minacce di morte a Brankica, che ora è costretta a vivere sotto scorta. Con questa teppaglia, dunque non si scherza. Se lo ricorderanno finché campano anche i supporter del Tolosa football club, che l´anno scorso a Belgrado per un turno di Europa League hanno dovuto piangere la morte di uno di loro, Buce Taton, accoltellato senza un perché.

 

Zeljko c´era nell´ultima domenica di pietre e di sangue a Belgrado. Ha vent´anni, rasato, tatuatissimo, sul metro e novanta per oltre cento chili di peso. Ha fatto boxe e sostiene di poter ammazzare con un sol pugno. C´è da credergli sulla parola. Studi pochissimi, lavoro nessuno, hobby: biliardo, slot machine e soprattutto calcio. Partizan, manco a dirlo. Una fede, un amore - confessa - al quale non riesce a sottrarsi.

 

Perché ce l´aveva a morte con i ragazzi del Gay Pride? La domanda sembra coglierlo di sorpresa. Se fosse in grado di ragionare potrebbe addirittura rispondere qualcosa di simile a un «niente di personale», e invece si limita a dire: «Quando un brat, un fratello di tifo, chiama, bisogna rispondere». Insomma la filosofia di Al Capone.

Per farla breve: qualcuno gli ha telefonato, gli ha detto: devi venire, e lui ci è andato. Si trattava di scontarsi con la polizia, ma poteva trattarsi d´altro, lui non si sarebbe comunque sottratto. Una pedina, dunque, sullo scacchiere della violenza urbana, Una delle migliaia reperibili nelle frange del tifo violento.

 

A Genova però lui non c´è stato. Biascica di non aver fatto in tempo, ma in realtà non fa parte dell´"èlite" della categoria, è soltanto un figurante di seconda fila. La prova è che a interrompere la nostra breve chiacchierata basta l´occhiata torva di un brat, una sorta di graduato della sua confraternita, che di corsa spunta fuori da un bar e punta verso di noi. Zeljko quasi se la dà a gambe. Inutile insistere, Alcatraz è blindata.

Zeljko e quelli come lui sono dunque manovrati. Come dire che abbiamo individuato il killer, ma non il mandante. Al primo posto sulla lista dei sospettati c´è "Obraz", l´organizzazione clero-fascista di Mladen Obradovic. Dio, patria, famiglia, serbità, Mladic e Karadzic e altra paccotiglia ultranazionalista del genere. La stessa di organizzazioni sorelle come Nasi e 1389, quella del terribile Ivan di Genova.

 

Trent´anni, studi incompiuti di storia e teologia, piccolino, minuto, l´esatto opposto di uno come Zeljiko o Ivan, Obradovic, finito in manette domenica scorsa subito dopo gli scontri con la polizia, è sicuramente la mente dei disordini. E´ lui al di là di ogni ragionevole dubbio che ha coordinato la sassaiola anti Gay Pride. A casa sua c´erano le liste, complete di nomi, dei sei gruppi d´attacco. Ma chi lo ha finanziato? La mafia, secondo gli analisti del quotidiano Press.

 

Un rapporto della Bia, una branca dei servizi segreti serbi, avvalorerebbe questa tesi. I monopolisti che vedrebbero l´ingresso in Europa della Serbia come il fumo negli occhi. Gli ambienti più conservatori della Chiesa ortodossa, quella che fa capo al metropolita montenegrino Amfilohije, che ha osteggiato in ogni modo il raduno omosessuale, secondo altri. Ma se cade Tadic, chi può prenderne il posto?

 

Secondo gli ultimi sondaggi in caso di elezioni anticipate potrebbe esserci un testa a testa tra il partito democratico del presidente in carica e la costola fintamente progressista degli ex radicali di Tomislav Nikolic. Per ora nessuno si azzarda a puntare l´indice contro l´ex delfino del criminale di guerra Vojslav Seseli, anche se politicamente è l´unico che potrebbe trarrre benifici da una crisi di governo. Certo è che i due episodi violenti con gli ultra del tifo come protagonisti a Belgrado e Genova, sono troppo ravvicinati per non pensare che siano parte di una stessa strategia d´attacco.

 

Chi non ha dubbi è Slobodan Homen, alto funzionario del ministero della Giustizia serbo: «Anche se non è un vero e proprio golpe, sicuramente siamo di fronte a un pericolosissimo colpo di coda di coloro, imprenditori e criminali che non si arrendono alla modernità. Penso a trafficanti d´ogni genere spaventati da un regime di concorrenza che li spazzerebbe via. Abbiamo molti nemici: gruppi mafiosi, movimenti che si oppongono alla collaborazione con il tribunale dell´Aja, estremisti di varia natura e partiti d´opposizione che se anche non finanziano il disordine, certo potrebbero giovarsene».

L´unica certezza è che ci vorrà ancora chissà quanto tempo perché sui muri Belgrado invece che «Giustizia per Uros», si possa leggere un più rassicurante: «Consegniamo Mladic».

 14-10-2010]

 

 

 CONSOB A CLUB QUOTATI, INFORMAZIONI PIU' CHIARE SU COMPENSI GIOCATORI...
(Adnkronos) - La Consob chiede alle societa' di calcio quotate in Borsa di fornire al mercato informazioni piu' chiare, prestando particolare attenzione ai compensi dei giocatori e degli intermediari. La Commissione, come si legge nella newsletter settimanale, 'in considerazione delle specifiche peculiarita' delle societa' di calcio ha individuato alcune aree di miglioramento dell'informativa da rendere al mercato da parte delle societa' calcistiche quotate, con particolare riferimento ai compensi riconosciuti e/o da riconoscere agli intermediari e ai calciatori, tenuto conto della significativita' che l'ammontare di tali compensi spesso assume'.

04-10-2010]

 

 

 - AS ROMA: PROSSIMA SETTIMANA PARTE PROCESSO VENDITA...
(ANSA) - Il processo di vendita dell'As Roma si aprirà la settimana prossima. E' questo, in sintesi, quanto é stato deciso questa mattina durante l'incontro che si è tenuto presso la sede milanese di Rothschild, l'advisor incaricato da UniCredit nel cercare un nuovo proprietario per il club giallorosso. L'incontro, definito da più fonti "introduttivo" e "preliminare", è servito alle parti a mettere a punto la documentazione da fornire ai potenziali acquirenti. Pertanto la prossima settimana è previsto l'invio dei documenti agli interessati e la calendarizzazione degli incontri. In ambienti vicini all'operazione si ricorda che sarebbero arrivate circa 20 manifestazioni di interesse.

 

07.09.10

 

 

UNA SUPPOSTA DI TACHIPIRINA PER TOTTI - Il fondo di investimento Clessidra vuole la Roma. in cordata con Unicredit e Francesco Angelini, il patron della casa farmaceutica produttrice della Tachipirina - L’operazione è subordinata a due condizioni: l’ok di Mps, l’altro creditore del gruppo Sensi (oltre a Unicredit), e l’esenzione dall’obbligo di lanciare un’opa sulla Roma - Il prezzo? Si parte da una valutazione di 150 milioni per la maggioranza del club...

La società, scrive il Messaggero oggi in edicola, ha fatto sapere di essere interessata a esaminare l'operazione in cordata con altri partner, che potrebbero essere Unicredit e Francesco Angelini, il patron della casa farmaceutica produttrice della Tachipirina. I tre partner potrebbero rilevare con quote paritetiche il 67% della società di Trigoria.

 

La trattativa potrebbe entrare nel vivo dopo il 23 agosto, quando tornerà dalle vacanze Alessandro Daffina, il capo di Rothschild, la banca d'affari che ha ricevuto il mandato per trovare un compratore per il club giallorosso. 

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L'operazione è comunque subordinata a due condizioni: l'ok di Mps, l'altro creditore del gruppo Sensi (oltre a Unicredit), e l'esenzione dall'obbligo di lanciare un'opa sulla Roma, che è quotata in Borsa, in base a norme specifiche che consentono l'esonero quando il passaggio del controllo riguarda una società che contemporaneamente ristruttura il debito. Proprio quello che sta avvenendo con la Roma, messa forzatamente in vendita da Unicredit per rientrare dei 325 milioni prestati ai Sensi.

Il prezzo? Si parte da una valutazione di 150 milioni per la maggioranza del club.

 

 [14-08-2010]

 

 

CALCIO IN CULO – NIENTE APPELLO PER IL PIBE DE ORO, LA FEDERCALCIO ARGENTINA HA DECISO CHE LE 4 PAPPINE CON LA GERMANIA SONO TROPPE PER TENERE MARADONA SULLA PANCHINA DELLA NAZIONALE – IL BARÇA BELLO E IMPOSSIBILE: ROSSO DA 442 MLN E CRAC SEMPRE PIÙ VICINO (UN PRESTITO PER PAGARE GLI STIPENDI) – LA PREMIER LEAGUE SEMPRE PIÙ FASHION FROCIA: D&G VESTONO LE FIGHETTE DEL CHELSEA

 


1 - MARADONA NON E' PIU' CT DELLA NAZIONALE ARGENTINA...
(ANSA) - Diego Armando Maradona non é più il ct della nazionale argentina. Lo ha reso noto durante una conferenza stampa il portavoce della federcalcio argentina, Afa, Ernesto Cherquis Bialo.

 

"La decisione è stata presa all'unanimità da parte del comitato esecutivo dell'Afa", ha ricordato il portavoce dell'Afa, precisando che tale comitato ha deciso di "non rinnovare il contratto" a Maradona. Durante la riunione di oggi nella sede dell'Afa, il presidente della federazione, Julio Grondona, ha "informato sui punti principali della larga riunione di ieri con Maradona". Rispondendo ai cronisti, il portavoce ha precisato che i dirigenti dell'Afa stanno informando "in questi minuti" a Maradona circa la decisione presa oggi.

2 - IL CHELSEA VESTE DOLCE & GABBANA...
Dal sito dei due stilisti siculi si legge: Dolce&Gabbana e Chelsea Football Club annunciano di avere siglato un accordo triennale che vedrà ancora una volta lo stile Dolce&Gabbana incontrare una squadra di calcio di prestigio internazionale.
Dolce&Gabbana, oltre a firmare le divise formali ufficiali del Club inglese, allestirà la "Dolce&Gabbana Lounge" all'interno del West Stand di Stamford Bridge e si occuperà dell'allestimento dell'area di accoglienza principale della sede del Club.

3 - SUPER BARÇA, BELLO E VERSO IL CRAC - IL MODELLO VINCENTE COSTA CARO: "BUCO DI 442 MLN" CHIESTO UN PRESTITO PER PAGARE GLI STIPENDI...
Enrico Sisti per "la Repubblica"

 

Prima di aprirsi ad una nuova vita, Laporta ha lasciato il Barcellona fra gli spifferi dei debiti. Se n´è andato con una mezza verità, se non proprio una menzogna: «Siamo in attivo di 11 mln di euro», annunciava il 30 giugno il presidente dei sei titoli in un solo anno (il 2009) sapendo che non sarebbe stato rieletto (per sua scelta) e quindi rassicurato che nessuno, con la Spagna mondiale a nascondere la polvere sotto il tappeto, sarebbe mai andato a chiedergli precisazioni immediate (Laporta si è candidato per il parlamento catalano).

«C´è un buco di 442 milioni di euro!», spiega adesso a testa bassa il suo sostituto Sandro Rosell dopo aver fatto due conti con la matita. Non solo: il club più ammirato del mondo, contrariamente a quanto dichiarato dalla precedente amministrazione, denuncia anche un minor numero di entrate (408,9 mln al posto dei presunti 428,7) e una perdita secca di 77,1 mln.

 

Lo società spende 235,2 mln soltanto per gli ingaggi del calciatori, il solo Ibrahimovic, il calciatore con la busta paga più alta del mondo, ne succhia da solo 12,3 all´anno. Il 48% delle spese globali se ne va dunque in stipendi, ma l´allarme non basta a far dimenticare Fabregas, che ancora ieri la stampa spagnola, sponda catalana, dava per molto vicino al tornare "a casa".

 

Vero che Manchester e Real Madrid viaggiano a velocità doppia, quanto a debiti (dai 700 agli 860), ma anche quelli dell´esemplare Barcellona dell´azionariato popolare non sono certo calcoli da far sognare un presidente di fresca nomina e un´intera popolazione di tifosi, soprattutto se il capo di un gruppo è affiancato da spietati analisti come Javier Faus, vicepresidente con delega alle revisione del conti, esperto in stime finanziarie e teorico di economia aziendale.

La sua ammissione suona come uno stop agli sperperi del boom del calcio spagnolo e mondiale: «C´è un problema strutturale grave: all´eccellenza sportiva non ha corrisposto l´eccellenza finanziaria. L´obiettivo della nuova giunta è coniugare l´eccellenza sportiva a quella dei conti». Recentemente il Barcellona ha ottenuto un prestito bancario di circa 155 milioni di euro. Parte del denaro è servita per pagare gli stipendi di tecnici e giocatori per il mese di giugno. Rose e fiori. Già appassiti. (e.si.)

 

 [28-07-2010]

 

 

 Sfortunato in campo, fortunato in affari. Gigi Buffon ha messo a segno un colpo da manager: si è aggiudicato l'11,5% delle azioni della Zucchi, società di biancheria per la casa quotata in Borsa a Piazza Affari a Milano. Il portierone della Nazionale e della Juventus è ora il secondo azionista della Zucchi, alle spalle della finanziaria della famiglia fondatrice, la Maonia. Ma non è la prima volta che Buffon dimostra fiuto per gli affari: dopo il Mondiale di quattro anni fa acquistò una serie di appartamenti a Punta Sardegna, nel comune di Palau, accanto a Porto Rafael, rivalissimo di Morto Cervo e Morto Rotondo. 17.07.10

 

LA LEGA TI LEGA – JUVE APRIPISTA: I BIANCONERI E IL NUOVO ACQUISTO MARCO MOTTA STIPULANO IL NUOVO “MODULO LIBERO” (CONTRATTO affrancato DALL’ACCORDO COLLETTIVO LEGA-ASSOCIAZIONE CALCIATORI) - STIPENDIO FISSO CON UNA PARTE LEGATA (SENZA VINCOLI) AI RISULTATI - IN CASO DI CONTENZIOSO DECIDE IL GIUDICE DEL LAVORO, SPARISCE IL COLLEGIO ARBITRALE - LA SQUADRA DIVENTA “AZIENDA” - IL SINDACATO DI CAMPANA SI PREPARA ALLO SCIOPERO, MA I CLUB SONO PRONTI ALLA PROVA DI FORZA…

 

Antonello Capone per "La Gazzetta dello Sport"

Questo giocatore entrerà nella storia. Si chiama Marco Motta, è padano di Merate, ha 24 anni e fa il difensore e il centrocampista. E' stato acquistato dalla Juventus che l'ha preso dall'Udinese (vinto alle buste con la Roma). Il contratto firmato dalla Juventus con Marco Motta è il primo della storia del calcio italiano ad essere stato stipulato e depositato in Lega con il nuovo «modulo libero».

 

Cioè quello svincolato dall'accordo collettivo tra la Lega e l'Associazione calciatori. E' datato primo luglio, la Lega l'ha già accettato e registrato. Tantissimi altri, tutti quelli firmati dai club di A per nuovi acquisti, ne arriveranno. E ieri l'assemblea della Serie A ha approvato e reso ufficiale il «modulo libero».

E' passata la linea tracciata dall'avvocato della Juventus, Michele Briamonte, che da tempo segue le questioni legate all'accordo collettivo e che ieri ha spiegato la novità rivoluzionaria. Davanti al presidente della Juventus, Andrea Agnelli, che ha dato il là alla nuova linea e al direttore generale Beppe Marotta che ha acquistato Motta e che sulla stessa base sta conducendo tutte le altre operazioni.

 

La Juventus ha fretta: il 29 luglio esordisce in Europa League e ha bisogno che tutti siano presto tesserati. Ora è chiaro che l'Associazione calciatori reagirà e proclamerà sciopero. Ma i club si dicono pronti a tutto. E i giocatori stanno firmando liberamente...

Contratto libero vuol dire che i rapporti con i calciatori di serie A vengono ora formalizzati seguendo esclusivamente le leggi dello Stato che prevedono una tutela normativa e in caso di contenzioso la soluzione davanti alla magistratura ordinaria, il giudice del lavoro. Niente a che fare con gli ulteriori vincoli previsti dall'accordo collettivo Lega-Aic.

 

Che è scaduto il 30 giugno, è stato più volte disdettato e per le società ora non esiste perché è venuta a cadere una delle contraenti, la Lega nazionale professionisti di A e di B. Le Leghe sono autonome. E hanno deciso di andare avanti con la Legge dello Stato, visto che non c'è ancora nessun accordo collettivo.

Niente più ricorso quindi al collegio arbitrale, come nel caso Pandev, il giocatore tolto alla Lazio perché secondo il collegio è stato escluso ingiustamente dalla rosa. Ma una parte fondamentale del contratto libero riguarda la remunerazione e tutte le condizioni che fino ad oggi non erano possibili. L'accordo collettivo prevedeva che la parte variabile non poteva essere superiore al 50%.

 

Invece con il contratto libero può essere anche del 70%, dell'80%, della percentuale che si vuole: una parte è fissa, il resto legato a tutta una serie di obiettivi possibili che società e calciatore concordano insieme anche con fantasia. E così in caso di retrocessione o mancato obiettivo minimo le parti concordano un abbattimento.

Ma le parti concordano altre condizioni. La Juve per esempio chiede che un suo tesserato faccia il calciatore e soltanto il calciatore: non il negoziante o lo showman. O che magari non pratichi lo sci e lo skate... Tutto possibile. Chissà Campana...

  [16-07-2010]

 

 

 

bla-bla-BLATTER, C’È DEL MARCIO NELLA FIFA – VIAGGIO NEL REGNO DEL dittatore del calcio mondiale SU CUI NON TRAMONTA MAI L’OMBRA DELLA CORRUZIONE: PER L’ELEZIONE DEL 2002 C’È CHI CONFESSÒ DI AVER RICEVUTO 100MILA $ PER VOTARLO – CHI PROVA A BUTTARLO GIÙ DALLA TORRE NON DURA A LUNGO – E ORA CHE IL MONDIALE SUDAFRICANO HA GENERATO PROFITTI RECORD, PUÒ GIOCARE CON TUTTI AL GATTO COL TOPO…

Roberto Beccantini per "La Stampa"

 

Non ho mai corrotto, non sono mai stato corrotto e non lo farei mai». Firmato, Jospeh Sepp Blatter, ex colonnello svizzero di 74 anni, presidente della Fifa dal 1998. Dicono tutti così, gli gnomi che hanno sposato il potere. La Fifa (letteralmente, Federazione internazionale delle associazioni di calcio) abita a Zurigo, ed è l'Onu del pallone, 207 «figli» da nutrire e istruire. Blatter vi entrò nel 1975, e da allora non è stato più possibile rimuoverlo. Politicamente rampollo di Joao Havelange, il brasiliano alla cui scuola si era formato e di cui prese il posto, il colonnello è un uomo senza scrupoli.

Oggi che la Fifa ha chiuso il 2009 superando per la prima volta il miliardo di dollari di ricavi, con profitti record di 169 milioni, e che dai diritti tv e gli sponsor del Mondiale in Sudafrica ha ricavato 3,4 miliardi di dollari, il 50% in più rispetto al bottino di Germania 2006, può permettersi di giocare al gatto col topo con tutti. Lo ha sempre fatto, gli è sempre piaciuto, anche se ha sempre rischiato.

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Nel 1998, a Parigi, sconfisse lo svedese Lennart Johansson, all'epoca presidente dell'Uefa, in capo a un braccio di ferro che avrebbe avuto notti molto calde, fra camere e voti carnalmente mischiati. Non meno controversa, la volata per il 2002: Farra Ado, vice presidente della Confederazione africana, dichiarò alla stampa britannica di aver ricevuto un'offerta di 100 mila dollari «pur di votare Blatter». Non pochi delegati gli confessarono di aver incassato 50 mila dollari «prima», e altri 50 mila «dopo».

Al dunque, Blatter passò sopra ai veleni, «tutta invidia», e al camerunense Issa Hayatou, 139 a 56, grazie all'appoggio dei Paesi sudamericani e asiatici. Asiatici, soprattutto, fedeli alla parola data e al Mondiale ricevuto (Corea del Sud, Giappone). A Zurigo, il 31 maggio 2007, si presentò solo e venne rieletto per acclamazione, anche se soltanto 66 delegati, su 207, lo nominarono materialmente.

 

Il suo sogno è il premio Nobel per la Pace: mica male, detto da un despota. Blatter sa vendersi. Ha aperto il Mondiale all'Asia e all'Africa, che già avrebbe dovuto ospitare l'edizione del 2006, poi finita alla Germania, se un membro non avesse tradito; nel 2014, toccherà al Brasile, la cui prima e ultima volta risale, addirittura, al 1950. Ha trasformato i sorteggi in mega-show, ogni estate ne inventa una pur di sequestrare le copertine, dalle porte più larghe alle divise sexy della calciatrici, cosa che mandò in bestia le femministe (e non solo).

 

Ha un giro di affari e di cortigiani molto stretto, molto ramificato. Lo sostengono i «poveri» di tasca, e fors'anche di spirito, in nome dei quali ha sempre rifiutato (fino a ieri?) le sirene della moviola: perché costa, e non tutti possono permettersela.

 

In molti hanno cercato di buttarlo giù dalla torre. Nel 2002, ci provò l'allora segretario generale Michel Zen-Ruffinen, con tanto di dossier sul collasso della Isl, il braccio mercantile della Fifa, e su certi conti (e certe elezioni) che di bucato steso al sole proprio non profumavano. Morale: fu pugnalato, e perse il posto, Bruto Zen-Ruffinen, non Cesare Blatter. Quattro anni dopo, ci ha riprovato un giornalista britannico, Andrew Jennings, con un libro-inchiesta («I padroni del calcio»).

Fece a pezzi l'impero di Blatter, tornò sullo strano decesso della Isl, raccontò di prebende da favola dei membri del Comitato esecutivo, suite in alberghi extra lusso, Mercedes, diarie dagli zero sospetti. È stato più facile scoprire questo che lo stipendio del presidente, tuttora segreto se non secretato. Risultato: Blatter s'impegnò strenuamente a vietare la diffusione del libro.

 

Fra i paladini più ossequiosi ed efficienti, spicca Jack Warner, ex giocatore di Trinidad e Tobago, presidente della Concacaf (Nord, Centro America e Caraibi), chiave del sistema Blatter, latore di voti e di favori. E, dicono, all'altezza del tiranno, se è vero, com'è vero, che ai Mondiali del 2006 spillò un milione di dollari dalla vendita di biglietti al mercato nero. Blatter ha già dichiarato che si candiderà anche nel 2011. Probabilmente, contro nessuno: come l'ultima volta.

 

È fatto così, il colonnello. «Habla habla», parla parla. E se la politica gli rompe le scatole, simula di perdere le staffe. «In Francia, l'eliminazione della Nazionale è diventata un affare di stato. Giù le mani dallo sport, il mio sport. Noi sosteniamo la Federazione: ciò premesso, se non si troverà una soluzione attraverso il dialogo, saremo costretti a sospenderla». Tutta invidia o no, sul suo regno non tramonterà mai l'ombra.

 

 

[30-06-2010]

 

L’ONORE DI PRIZIO - LA CITTADELLA DEL CALCIO, LA FUGA DI PRANDELLI, UN CAMPIONATO DA DIMENTICARE: ALTA MARETTA TRA I FANS CLUB VIOLA CONTRO LO SCARPARO A PALLINI - "Della Valle chiede 500 mila euro Di danni a Stefano Prizio fondatore del sito fiorentina.it" - "Un sistema coreano che nella città che ha dato il Rinascimento al mondo fa un certo effetto 

 

ttp://www.calciomercato.com

 

Calciomercato.com ha dato ieri in sorprendente esclusiva una notizia vecchia di alcuni giorni: Della Valle chiede i danni a Stefano Prizio fondatore del sito fiorentina.it il cui editore avrebbe deciso di sospenderlo dall'attività o comunque non metterlo in condizione di continuare a lavorare.

 

A distanza di 24 ore dalla pubblicazione della notizia lascia sbigottiti il fatto che solo firenzeviola.it e fiorentinanews.com abbiano riportato la notizia. Oltre a Marco Barattistuta, celebre presidente del Viola Club Alterati del Nord, si sia attivato mandando una mail pubblica al presidente della Fiorentina per chiedere alla società di recedere da questo intento che mette di fatto in ginocchio un appassionato giornalista di conclamata fede viola padre di due figli e con mutuo a carico al quale viene chiesto adesso per un articolo sulla Cittadella Viola un risarcimento di 500 mila euro. Fra l'altro Prizio è stato in prima linea al fianco dei Della Valle nella vicenda di calciopoli e non solo.

 

Per il resto, un silenzio assordante. A cominciare da Fiorentina.it che continua a fare come se nulla fosse, cioè come se Prizio, il giornalista principale della testata, fosse ancora al suo posto e la richiesta danni non ci fosse mai stata. Un sistema coreano che nella città che ha dato il Rinascimento al mondo fa un certo effetto.

 

Ma non è solo fiorentina.it a fare da struzzo in questa vicenda. Silenzio totale anche da parte di tutti i giornali, siti e radio che per chi non lo sapesse affollano l'etere di dirette sullo scibile viola per oltre dieci ore ogni giorno. Non una parola. 28-06-2010]

 

 

1- LIPPI, L’ALLENATORE NEL PALLONE (DEGLI AGNELLI) COL PALLINO DEGLI AFFARI DI FAMIGLIA - COME UN RE MIDA ALLA ROVESCIA, IL TECNICO AZZURRO PER FAVORIRE LA JUVENTUS TRASFORMA L’ORO DI BUFFON (25 MILIONI €) IN FUMO (ZERO VALORE DI MERCATO) - IN COMPENSO HA FATTO FELICE IL FIGLIOLO DAVIDE, PROCURATORE DEL NEO BIANCONERO PEPE - 2-I TELESPETTATORI SKY RINGRAZIANO LA SLOVACCHIA PER AVER ELIMINATO ANCHE CARESSA - 3- LA RITIRATA DEL GARIMBA DOPO L’USCITA DELL’ITALIA COMPRATA DALLA RAI IN ESCLUSIVA - 4- MARIO MORETTI, IL CAPOSTAZIONE CHE FA PARTIRE IN ORARIO SOLO LE SMENTITE E CHE ALLE STAZIONI PREFERISCE I CENTRI COMMERCIALI DA SUBURRA (VEDI LA STAZIONE DI MILANO) - 5- FIORANI ALLA RISCOSSA PER LA SCALATA BNL METTE NEI CASINI CALTA-RICCONE, CHE NEGA - 6- MILANO, GRATTA E VINCI! DALLE CAVE DELL’EXPO 2015 (TERRENI AGRICOLI) POTREBBERO ESSERE ESTRATTI 200 MILIONI DI EURO PER I FRATELLONI CABASSI. E SENZA FARE NULLA - 7- PIGI BATTISTA CONTRO LA GERONTOCRAZIA DIMENTICANDO IL SUO "PADRONE" (BAZOLI, 78) - 8- PAOLO MIELI “STREGATO” DALL’ACCIAIO DELLA CAVALLONA SILVIA AVALLONE (RIZZOLI ED.) CONTA VOTI ED EX-VOTO CHE LO SEPARANO DAL SUCCESSO ANNUNCIATO A VALLE GIULIA

"Quando suona il campanello
della loro coscienza,
fingono di non essere in casa"
(Leo Longanesi)

14/ Catalogo (ovvio) degli impenitenti
a cura di Tina A. Commotrix per Dagospia

 

1 - LIPPI MARCELLO.
L'altro giorno alcuni pescatori di Viareggio hanno trainato fino ai bagni Twiga la zattera azzurra dispersa ingloriosamente nel mar dei mondiali. L'unico superstite, il Mozzo dell'ex pirata dei Caimani Lucky Luciano Moggi, come unico indumento indossava una bandiera juventina lacerata dalla salsedine e dalle procure giudiziarie. E aveva con sé alcuni depliant bagnati della rinomata località sciistica del Sestriere. Luogo alpestre che tanto a cuore sta alla famiglia Agnelli. Qui i presunti gladiatori italiani, senza alcuna ragione logica, si erano preparati per l'impresa mondiale africana.

 

Il sopravvissuto, appena tornato a respirare, bofonchiò: "pepe...pepe". All'arrivo della spezia, portata dal maggiordomo di colore della sottoministra Daniela Santachè - impegnata nei pressi a fare le parole crociate con l'ausilio di Vittorione Feltri, qualcuno sentì il Mozzo di scoglio rantolare: "Non questa schifezza, datemi Simone Pepe...".

 

Il neo acquisto della "sua" Vecchia Signora del calcio che lui aveva portato come reliquia del figlio Davide, procuratore del calciatore, ai giochi sudafricani. Per ricadere subito in una sorta di delirio da Vuvuzelas. Tra le tante visioni di quel triste momento rivide tra le nubi volare lo striscione che i tifosi del Livorno, imbestialiti per l'esclusione del loro idolo Lucarelli, mostrarono allo stadio "Picchi" alla vigilia degli altri mondiali: "Iaquinta, Lippi più Gea uguale Nazionale". Già, la Gea-politica anche all'ombra dell'Abete (federale).

 

2 -BUFFON LUIGI.
"Ahia, un'altra ernia!", ha urlato di dolore il portiere della nazionale nel tuffarsi nei listini di Borsa. Il titolo della Zucchi, nome storico della biancheria per la casa, aveva avuto una leggera flessione in piazza Affari. Dopo aver fatto default sui campi mondiali di calcio, il numero uno della Juventus rischiava di veder crollare le sue quotazioni anche sui mercati finanziari. Della Zucchi, Gigi il Cassettista, è azionista al 15 per cento. Quanto al suo valore odierno al Mercato dei Piedi, dopo la furbata di Lippi di portarlo in Sud Africa per compiacere gli Agnelli, nonostante i suo noti acciacchi - almeno così raccontano gli addetti ai livori -, si è passati da 20-25 milioni a zero Euro.

2- CARESSA FABIO. Incubi da mondiali-Sky. Chiuso dentro il decoder dell'Io pallonaro, il Vuvuzelas della Maranella costringe i poveri telespettatori a rifugiarsi su altri canali. Neppure Canna-va-ro ha fatto peggio del mezzo ballista da stadio nei mondiali della vergogna (annunciata). Sulla via Salaria a Roma, dove ha sede l'emittente dello squalo Murdoch, le allegre passeggiatrici dell'Est fanno osservare, che non c'è differenza tra la prostituzione e una buona telecronaca: come la recitazione, entrambe spesso sono rovinate dai dilettanti.

 

3- GARIMBERTI PAOLO.
Angosce da mondiali Rai. Al circolo "Canottieri Roma" l'altro giorno i soci hanno fatto incidere un medaglione allo Sprecone Alato per ricordare l'impresa del Rommel di viale Mazzini che ha inviato un esercito di giornalisti e tecnici a seguire, "in esclusiva", soltanto la debacle della nazionale azzurra. Al momento di consegnare l'ambita onorificenza al presidente della Rai, juventino doc, un socio anziano si è lasciato sfuggire di bocca l'irriverente commento: "prima o poi anche i Volpini del deserto finiscono in pellicceria".

4- MORETTI MAURO.
Stazione Centrale, Milano- Waterloo. Il signor amministratore delegato della rete ferroviaria, fresco di riconferma da Capostazione maximo, amava far viaggiare le rettifiche a mezzo stampa alla velocità doppia degli Eurostar. E con una puntualità ignota ai passeggeri delle ridotte regionali. Il Napoleone delle ferrovie, incurante delle sorti dell'esercito di viaggiatori, ogni giorno, beato, va incontro alla sua personale Waterloo sul campo di battaglia della stazione Centrale.

 

Uno spazio trasfigurato in un centro commerciale da suburra. Un posto-incubo per i poveri passeggeri. I viandanti a vapore sono costretti a bivaccare in terra, o in piedi, per assenza di posti a sedere anche nei giorni di quiete. La Centrale dei sogni d'oro morettiani è finita già su un binario morto. Prima ancora che dalla pensilina dei desideri si muova l'accelerato Expo 2015. Destinazione ignota.

5- CALTAGIRONE F. GAETANO.
Isola dei potenti, Roma. Usando ogni volta grimaldelli (verbali) di vario tipo, l'ex banchiere di Lodi Giampy Fiorani ha raccontato stavolta ai giudici che indagano sulla scalata a Bnl che fu il Pio tutto Fazio, ai tempi governatore di Bankitalia, a trasformarlo in una sorta di Arsenio Lupin per scoprire a chi apparteneva la misteriosa quota (10-15%) posseduta da altrettanti anonimi gauchos argentini. Il Lupin della bassa si mise subito a lavoro. Anzi, a tavola.

 

Durante una cena ricevette una "dritta" dall'uomo, un impasto di cemento e piombo (palazzi e giornali), che per hobby colleziona azioni delle Generali e del Monte dei Paschi di Siena. Una pista che conduceva, secondo il rag. Fiorani, passando per Ginevra e Singapore, al deputato Udc, Vito Bonsignore. Una volta venuto a conoscenza dell'accusa l'Ingegnere-Samurai di via del Tritone ha smesso di lucidare la sua pregiata collezione di monete antiche e si è fatto proiettare dal suo portavoce, Filippo Noto, una vecchia pellicola giapponese, "Rashomon". E per tutta il tempo della pellicola ha immaginato Fiorani nel ruolo del bandito Toshiro Mifune.

 

6- CABASSI, FRATELLI.
Nome in codice "D4". Milano, zona Expo. Il papà Pino, detto il sabbiunat, che fece fortuna nel dopoguerra sgomberando Milano dalle macerie e con le cave, non avrebbe mai immaginato che quei terreni agricoli, ora destinati a ospitare l'Expo 2015 (218 mila metri quadrati catalogati al catasto con la sigla "D4"), avrebbero fatto ricchi i suoi figlioli. E senza fare nulla. Il comparto "D4", dove i fratelloni volevano erigere i palazzi più alti d'Europa, secondo le stime vale tra 200 e i 160 milioni di Euro. Da dividersi equamente con la Fondazione Fiera di Milano. Per i fratelloni con fatto C. è in arrivo un "Gratta e Vinci" davvero speciale: non c'è bisogno neppure di un cent per raschiare sul tagliando il premio milionario.

 

7- BATTISTA PIERLUIGI.
Roma, Circo viaggiante Paolo Mieli. L'Houidini di via Solferino è tornato a esibirsi sotto il tendone del Corrierone con un numero intellettuale da brividi: accusando l'Italia di non essere un Paese di giovani, prendendo a cattivo esempio gli azzurroni serviti in Sud Africa su un carrello di bolliti. E via via la gerontocrazia imperante in tutti i settori vitali del Bel Paese. Senza sfiorare mai, ovviamente, le teste dei suoi canuti capi impresario.

 

Tutti lì ad applaudire, ristretti nei loro pannoloni ricamati su carta filigranata e avidi di bond corn. Alla fine dell'ardita performance Abramo Bazoli (78 anni), Beppe Guzzetti (76 anni), Cesare Romiti (87 anni), Antoine Bernheim (86 anni) e Salvatore Ligresti (78 anni) si sono complimentati con Pigi, il Reuccio dei Contorsionisti. Mentre il domatore del Leone, l'ultra settantenne Cesare Geronzi, ha lasciato una ricca mancia al gestore dei cavallini di razza (a dondolo), Flebuccio de Bortoli, che gli aveva regalato la gioia della corsa sulla giostra (del potere).

 

8- MIELI PAOLO.
Roma, Ninfeo di Valle Giulia. Il presidente dell'Rcs libri, specializzato da anni in magheggi politici, furti giornalistici con scasso (di palle), raggiri ai danni di scrittori nonché insuperabile plagiario di potenti e deboli, ha buone possibilità di mettere a segno il suo ultimo colpo: far vincere alla ronzinante delle virgole, Silvia Avallone, l'ambito Premio Strega con il libro "Acciaio".

L'altra notte lo storico senza storia ha convocato tutta la banda del buco in una pizzeria dalle parti del Trionfale. E ha fatto l'appello dei presenti nella giuria dello "Strega" appartenenti alla scuderia di casa, Rizzoli-Corsera: Paolo Mieli, Pigi Battista, Paolo Conti, Paolo Di Stefano, Ferruccio de Bortoli, Antonio De Benedetti, Margherita D'Amico, Alain Elkan, Raffaele La Capria, Claudio Magris, Dacia Maraini, Cesare De Michelis, Antonella Amendola, Ludina Barzini, Giorgio Montefoschi, Giovanni Russo, Cesare Segre, Elisabetta Sgarbi, Corrado Stajano, Walter Veltroni, Eva Cantarella, Gianrico Carofiglio, Giuseppe Conte, Giuseppe Ficara.

 

Un altro pacchetto di voti sarebbe assicurato, annunciò il boss di via Mecenate, da "amici di amici" della Domenica: Lucia Annunziata, Giuseppe Scaraffia, Silvia Ronchey, Giovanna Botteri, Simonetta Fiori, Carlo Lizzani... Dopo aver ingozzato l'ultimo, supplì, il presidente dell'Rcs libri chiese al fido Battista quante copie del libro di Silvia Avallone erano state vendute alla libreria "Bastogi" di Orbetello.
(Riproduzione riservata)
A cura di Tina A Commotrix28-06-2010]

 


 

1- "CINQUE ANNI FA, MENTRE STA TORNANDO A CASA SULLO SCOOTER, FLAVIO, MIO FIGLIO, 27 ANNI, TROVA LA MORTE QUANDO UNA SMART, GUIDATA DA UN RAGAZZO CHE NON HA ANCORA LA PATENTE, MA SOLO IL FOGLIO ROSA, INVADE IMPROVVISAMENTE LA CORSIA" - 2- "QUELLA SMART ERA AFFIDATA IN COMODATO D’USO ESCLUSIVO AL CONI E DI CUI DISPONE PERSONALMENTE IL PRESIDENTE GIANNI PETRUCCI, PADRE DELL’INVESTITORE" - 3- "È UN GIUDIZIO PER OMICIDIO COLPOSO, NON PER UN FURTO DI MELE, MA IN CINQUE ANNI NON È SUCCESSO ASSOLUTAMENTE NULLA. NORMALE? GIUSTO? COMPRENSIBILE?" - 4- SAREBBE STATO COSÌ ANCHE SE L’IMPUTATO NON FOSSE STATO IL FIGLIO DI UNA PERSONA COSÌ POTENTE?SONO ADDOLORATO, SCONFITTO, INCAZZATO, TRAVOLTO DALLA RABBIA" -

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Cinque anni fa, il 23 giugno del 2005, una sera dopo il cinema, mentre sta 
tornando a casa sullo scooter, Flavio, mio figlio, 27 anni, trova la morte 
quando una Smart, guidata da un ragazzo che non ha ancora la patente, ma solo 
il foglio rosa, invade improvvisamente la sua corsia di marcia.

Quel ragazzo oltre a non poter guidare in assoluto senza un adulto accanto 
(con lui c'è un amico minorenne), non potrebbe guidare comunque quella Smart 
affidata in comodato d'uso esclusivo al CONI e di cui dispone personalmente il 
Presidente Gianni Petrucci, suo padre.

L'afflosciamento della gomma posteriore destra ha provocato uno scarto della 
Smart verso il lato destro della strada, ma Niccolò Petrucci anzichè lasciarla 
accostare nel lato dello sbandamento sterza violentemente a sinistra e invade 
trasversalmente la corsia opposta parandosi davanti allo scooter di Flavio e 
sfiorando la coda di altro motorino che lo precede.
L'ipotesi è di omicidio colposo.

 

A settembre, dopo tre mesi, sono completate le tre perizie disposte dal 
pubblico ministero e sarebbero acquisiti tutti gli elementi probatori per 
sostenere l'accusa di omicidio colposo o rigettarla. 
Eppure passano più di due anni e continue proroghe richieste dai difensori di Niccolò 
Petrucci e accolte, per il differimento dei termini di conclusione degli 
accertamenti, prima che arrivi finalmente la decisione del rinvio a giudizio; l'udienza preliminare è fissata nel luglio 2008.

 

Il processo può iniziare, ma iniziano anche le tecniche dilatorie che mirano 
ad arrivare alla prescrizione.
 Impegni dei difensori, anche la malattia terminale, nota da tempo, che toglie 
di scena da subito l'Avvocato Ugo Longo, uno dei due avvocati di fiducia di 
Petrucci, viene utilizzata per chiedere all'inizio dell'udienza per 
l'escussione dei testimoni, di spostare ad altra data per consentire al nuovo 
difensore di acquisire gli atti e via di questo passo.

Ogni rinvio vale da sette a nove mesi e così arriviamo a dicembre 2009 ad aver 
verbalizzato le dichiarazioni di solo due testimoni.
L'escussione di altri due, già convocati nelle due udienze precedenti e non 
ascoltati, è rinviata al 26 marzo di quest'anno, ma nuovo colpo di scena.
Stavolta è il giudice che annuncia di essere stata trasferita alla Corte 
d'Appello di Roma e che quindi, tra nomina del nuovo giudice e tempo per 
prendere visione degli atti, "è ragionevolmente costretta a fissare la nuova 
udienza solo per dicembre 2010".

 

Ma non basta, la legge richiede l'assenso dei difensori all'utilizzo delle 
deposizioni già acquisite in caso di cambio del giudice; la difesa naturalmente 
non acconsente e così a dicembre tutto ripartirà dall'inizio, come se sinora 
non fosse accaduto nulla.
Vuol dire che restano da ascoltare di nuovo i due testi per acquisire le 
testimonianze dei quali erano stati necessari tre anni di corte udienze e 
lunghi rinvii, oltre ad altri quattro testi del Pubblico Ministero ed a quelli 
della difesa.

 

Sono passati cinque anni dalla morte di Flavio, è un giudizio per omicidio 
colposo, non per un furto di mele, ma non è successo assolutamente nulla.
 Normale? giusto? comprensibile?
 No, certo che no, è ingiusto, una beffa amara e dolorosa. 
Nel frattempo ho partecipato a tutte le indecorose tappe di questo modo di 
fare giustizia che offende la giustizia.

Tempi biblici, udienze iperaffollate in cui un giudice convoca testimoni, che 
aspettano inutilmente ore di essere ascoltati con la minaccia di un 
procedimento penale qualora non si presentino, sapendo che non sarà in grado 
di interrogarli perchè ha fissato nella stessa giornata decine di udienze, 
rituali e procedure formali il cui senso sfugge alla comune comprensione, 
espedienti e cavilli, bizzarri principi giuridici per i quali se la famiglia ha 
ottenuto il risarcimento del danno dalla compagnia d'assicurazione dell'auto concessa in comodato d'uso al CONI, un indennizzo economico (peraltro come avrebbe voluto Flavio devoluto in beneficenza), non ha diritto 
per questo ad essere parte attiva nel processo penale, come se l'indennizzo 
annullasse la possibilità di partecipare all'accertamento del reato.

 

Potrei continuare all'infinito, citando le terribili, lancinanti, amarezze che 
affronta chi aspetta di veder fatta giustizia.
 Me le sono caricate tutte e non ho mancato un'udienza; è un terribile dolore 
sentir parlare della sua morte, ma Flavio è parte vitale di me stesso e potrei 
essere assente da qualcosa che mi coinvolge in modo totale? 
Chi non lo farebbe se questo riguardasse l'accertamento della verità e della 
responsabilità nella morte della persona più cara che hai al mondo?

 

So benissimo che la fine sarà un nulla, che molto probabilmente la strategia 
dilatoria riuscirà e il presunto reato finirà in prescrizione e che in ogni 
caso il massimo risultato che io e mia moglie possiamo sperare è una condanna a 
qualche mese.
 Bella bilancia in cui su un piatto c'è la vita di Flavio e sull'altro nulla o 
quasi.

Sarebbe stato così anche se l'imputato non fosse stato il figlio di una persona 
così potente?
 Sono addolorato, sconfitto, incazzato, travolto dalla rabbia, ancora incredulo 
della realtà della perdita di Flavio... si capisce perchè non riesco a vedere 
il Presidente del CONI in qualsiasi occasione mediatica senza sentire il cuore 
che monta impazzito?

Fabrizio Brunetti

[25-06-2010]

 

 

 

1- VERGOGNA AZZURRA: PETRUCCI ASPETTA LE DIMISSIONI DI GIANCARLO ABETE
Quando è finita la partita della Nazionale azzurra Giancarlo Abete, presidente della Federazione Italia Giuoco Calcio, era terribilmente sudato.

 

A differenza del fratello maggiore Luigino che quando parla di banche e di farfalle inzuppa le camice, il 60enne Giancarlino era scosso da brividi. Al suo ritorno in Italia lo aspetta un duro confronto con il presidente del Coni, Petrucci, al quale secondo una logica ovvia dovrebbe consegnare le sue dimissioni dalla Federazione dove è stato eletto nel 2007.

 

È molto probabile che quel gesto non lo farà perché la vittima sacrificale è già stata individuata ieri pomeriggio in Marcello Lippi, l'allenatore dai capelli a banana che si è dimostrato un formidabile perdente. Nell'incontro-scontro che avrà con Petrucci si spera che al di là dell'esito disastroso dell'ultima partita, Abete Junior riceva una sonora bacchettata sulle dita per l'affronto subito dall'Italia durante la cerimonia di inaugurazione dei Mondiali quando la coppa d'oro è stata consegnata alla squadra del Sudafrica dal calciatore francese Vieira anziché dalla Nazionale azzurra che aveva vinto i Mondiali di Berlino.

A onor del vero Giancarlino ha rilasciato qualche dichiarazione sdegnata, ma la sua voce è stata sopraffatta dalla volontà di quei due personaggi del calcio mondiale ed europeo che si chiamano Joseph Blatter e Michel Platini. Il primo (svizzero, classe 1936) è considerato un autentico boss con il dente avvelenato nei confronti dell'Italia che ha già sfregiato ai Mondiali di calcio del 2006 quando non consegnò la Coppa alla nostra Nazionale.

 

Anche Michel Platini, che in Italia ha fatto soldi e meraviglie, gode come un riccio per l'eliminazione degli azzurri, un risultato che pareggia il conto con l'orrenda figura dei francesi e apre la strada per richiamare da Torino a Parigi il suo amichetto Jean-Claude Blanc, il manager che alla Juventus è riuscito a far rimpiangere perfino Moggi.

Oltre al presidente Giancarlino Abete piangono grosse lacrime le casse della Figc nelle quali, secondo un documentato articolo del "Sole 24 Ore", tornano in Italia soltanto 9 milioni di euro rispetto ai 30 che la Fifa avrebbe versato in caso di vittoria. La Federazione del boss Blatter ha stanziato per i campionati delle vuvuzelas 240 milioni mentre i 27 sponsor degli azzurri hanno portato 56 milioni (contro i 42 dell'ultima edizione dei Mondiali).

Adesso i marchi si trovano a piangere sul pallone e la stessa cosa sta avvenendo in Francia e in Inghilterra dove (scrive sempre il "Sole 24 Ore") una banca importante come Crèdit Agricole e la catena di fast food Quick hanno annullato le campagne televisive.

 

Piange il pallone, piangono gli sponsor dei vecchi "abatini" di Villa Azzurra, e piange anche Giancarlino Abete che per sopravvivere dovrà impegnare la lobby-continua del sudato Luigino e degli amici di merenda Montezemolo e Della Valle.

26.06.10

 

SENTI CHE PROFUMO, è L’ARROSTO DEI SENSI – ENNESIMO RINVIO NELLA QUERELLE UNICREDIT-ITALPETROLI – IERI IL FACCIA A FACCIA TRA ROSELLA E IL NUMERO DUE DELLA BANCA PELUSO – L’AVVOCATO DEL COLLEGIO ARBITRALE RUPERTO: “SE IL 5 LUGLIO LE PARTI NON SI SARANNO ACCORDATE, ANDREMO A SENTENZA” – TANTI I FRONTI APERTI: UNICREDIT CHIEDERÀ LA CESSIONE DI TUTTI GLI ASSET ITALPETROLI? E CHI DEI DUE DECIDERÀ L’EVENTUALE ACQUIRENTE DELLA ROMA?...

 

 Dario Bersani per "il Corriere della Sera - Roma"

ENRICO SALSA resize

Si slitta e si tratta, a oltranza. C'è ancora un rinvio nell'interminabile querelle tra Unicredit e Compagnia Italpetroli, che aggiorneranno il proprio contenzioso il prossimo 5 luglio. Stavolta, però, potrebbe essere l'ultimo, prima di uno scontro totale senza esclusione di carte bollate.

È stata una giornata interlocutoria ma importante quella di ieri, cominciata dopo mezzogiorno negli studi dell'avvocato Cesare Ruperto, presidente del collegio arbitrale designato per dirimere la controversia in atto tra l'istituto di credito amministrato da Alessandro Profumo, che vanta un credito di circa 325 milioni di euro, e la holding petrolifera controllante della A.S. Roma.

 

Rosella Sensi e il numero due di Unicredit Piergiorgio Peluso, accompagnati dai rispettivi legali, si sono trovati faccia a faccia per due ore e mezzo di colloquio, tra memorie e relazioni, appunti e contro deduzioni degli avvocati. Il tentativo di conciliazione è tuttora in corso e, senza una rapida intesa, si avvierà la procedura di arbitrato.

Fin qui le certezze, almeno secondo Ruperto: «Sicuramente non si potrà andare avanti in questo modo per molto altro tempo. Se il 5 luglio le parti non si saranno accordate, andremo a sentenza». È la sentenza che nell'iter di arbitrato si chiama lodo e sarebbe in ogni caso impugnabile da ciascuna delle parti in causa dinanzi alla Corte d'Appello dove ha sede l'arbitrato stesso (quindi a Roma) ed eventualmente in Cassazione, col ritardo enorme che potrebbe conseguirne.

Il termine per il pronunciamento dell'arbitro è contemplato entro 240 giorni dal primo verbale di costituzione. Ruperto ha nuovamente invitato i legali dei Sensi a individuare una procedura riscontrabile di risanamento del debito, mentre Unicredit ha formulato la proposta di produrre elenco aggiornato degli asset del gruppo, compresi quei depositi petroliferi a garanzia di cui si parlò in sede di erogazione dei crediti concessi cinque anni fa e mai riscossi.

Ma su quali nodi imprescindibili verterà l'eventuale, auspicato, compromesso? E Unicredit sarà intransigente fino in fondo, chiedendo la cessione di tutti gli asset Italpetroli, Roma compresa, garantendo l'azzeramento del debito? Ed è realmente possibile che i revisori dei conti (la Bdo S.p.A.) concedano la certificazione del bilancio di Italpetroli anche in mancanza di un'intesa?

Ancora. L'eventuale acquirente della Roma sarebbe scelto direttamente dalla famiglia Sensi - prevedendo magari un affiancamento iniziale nella gestione operativa - oppure se ne incaricherà direttamente la banca? Per avere le risposte esaustive a tutti questi interrogativi bisognerà aspettare i nuovi contatti che a partire da oggi precederanno l'ultimo round.

Intanto, mentre i nuovi sviluppi della contesa hanno già suscitato l'inevitabile fibrillazione del titolo azionario a Piazza Affari, la società giallorossa si accinge a incassare la provvidenziale rata dei diritti televisivi Sky, attesa in tempo utile (domani) per consentire il pagamento degli stipendi ai calciatori relativi a marzo e aprile, indispensabili per l'iscrizione al campionato. [24-06-2010]

 

 

PARTITE COMPRATE - BOSSI "SPARAPALLONATE" FORSE PER UNA VOLTA L’HA DETTA GIUSTA – MAGARI, EL SENA-DUR DEVE AVER LETTO IL LIBRO-INCHIESTA DI BEHA E CHIODI ("MULDIALGATE") SUL PAREGGIO "COMBINATO" TRA ITALIA E CAMERUN, nei Mondiali di Spagna "incredibilmente" poi vinti dalla squadra di Bearzot - UNO SCANDALO CHE NESSUNO, "REPUBBLICA" DI SCALFARI COMPRESA, EBBE LA FORZA DI SPARARE CONTRO L’ITALIA NEL PALLONEBossi "sparafucile" ha sbagliato bersaglio oppure per una volta l'ha detta giusta? In passato l'Italia del calcio non ha mai dato adito a sospetti? Ma certo che l'ha fatto. E Bossi evidentemente legge i libri di Oliviero Beha. La storia è dell'82, quando Beha e Chiodi fecero un'inchiesta sul pareggio "combinato" tra Italia e Camerun, a Vigo, nei Mondiali di Spagna "incredibilmente" poi vinti dalla squadra di Bearzot. Dopo vent'anni e più di censure, Beha ha ripubblicato il libro su quello scandalo, "Mundialgate", nel volume di Avagliano Editore "Trilogia della censura",dicembre 2005.

 

Ecco le pagine riferite al calcio dall'introduzione "Ieri come oggi". Cioè, sempre censura. E Bossi "spara" dunque per una volta con qualche ragione...

Tratto da "Trilogia della Censura" di Oliviero Beha (Avagliano Editore)

 

Il primo libro che compone questo "cofanetto censura" senza cofanetto, questa strenna natalizia al contrario certamente inusuale sotto l'albero o il presepe per metaforici che siano,è del 1984. E' dedicato a una difficile inchiesta condotta con il collega e amico allora di "Epoca", Roberto Chiodi, firmato da entrambi e scritto da me, sulla combine dei Mondiali di calcio in Spagna, nel 1982, vinti dall'Italia.

Mi fa un certo effetto riproporlo ora, nell'inverno che conduce ai Mondiali di Germania 2006,dove l'Italia potrebbe fare buona figura e magari vincerli.E' infatti la "potenza" calcistica rimasta più indietro,insieme alla Spagna e all'Inghilterra,e probabilisticamente dopo il paese organizzatore e il Brasile potrebbe "toccare" al tricolore.

In quest'ultima espressione,come quasi sempre nella lingua specchio di pensiero,emozione e sentimento,c'è già tutto il discorso su quel "Mundialgate" qui riproposto. Anche allora poteva "toccare" all'Italia, in un misto di valori sul campo e interessi fuori campo che l'inchiesta metteva e mette in luce.

 

E l'accenno al tricolore non è casuale.Tutti, credo, anche quelli nati dopo il trionfo del Bernabeu a Madrid, sanno quanto sia stato "politico" quel successo, in senso stretto (Pertini in auge,il primo presidente del Consiglio non confessionale cioè Spadolini,l'era craxiana già pronunciata ecc.) e lato, per le folle occasionalmente identificatesi in un patriottismo in calzoncini.

Più di vent'anni fa il calcio tirava assai più di oggi, non c'erano segnali di stanchezza del pubblico, il tifo non si era ancora trasferito dal pallone al maggioritario in via di riproporzionalizzazione delle aule un po' sorde e un po' grigie del nostro Parlamento,tv e sponsor si accingevano allora a fare il pienone del ventennio seguente,un lustro scarso dopo l'avvento della tv a colori.

 

Ieri, un'altra epoca, insomma. Un altro bisogno di calcio,un altro cordone sanitario di interessi attorno ad esso.Cordone che strangolò la nostra inchiesta,di cui esiste un lungo reportage televisivo mai visto da nessuno,dopo un primo fuggevole interesse per la storia filmata manifestato dall'impero tv di Berlusconi (cfr.per questo il mio avvocato di allora e de "l'Espresso", Oreste Flamminii Minuto).

Troppo impopolare, ci venne eccepito.E l'inchiesta giornalistica fu attaccata dal sistema mediatico ancora prima di essere letta e conosciuta,forse perché la categoria degli addetti sapeva già tutto benissimo e fingeva di non sapere.

Quello che successe in quell'estate del '84 quando scrissi un istant-book che verrà dunque (forse) letto più di ventuno (21) anni dopo rivelandosi almeno come istant solo un concetto filosofico..., fu straordinario,letteralmente ben fuori e oltre l'ordinario.

 

Una dose di censura da cavallo che sposò l'interesse dei padroni del vapore,politici e sportivi,a che non si dicesse nulla della famigerata partita truccata Italia-Camerun sulla via dell'affermazione mondiale spagnola,con l'impopolarità di una rivelazione che macchiava la gioia della moltitudine,tifosa e non,comunque miracolata da una vittoria nazionale.

E' vero, il risvolto delinquenziale della storia che raccontavo non era poi così insolito (il calcio-scommesse dell'80 -inchiesta sempre realizzata da me in una tempesta di polemiche, ma giocate gli uni contro gli altri perché si trattava dei club e non degli Azzurri- aveva già dato il primo forte scossone alla credibilità del sistema rotondolatrico): ma con il Mundialgate Chiodi ed io ci trovammo da soli, o quasi, contro tutti.

Per un Rutelli il quale fece alla Procura della Repubblica in nostro favore un esposto che si smorzò di fronte alla prima domanda del giudice competente, quel Nitto Paola oggi deputato di Forza Italia ("Posso mettere a verbale che la Federcalcio non c'entra nulla?") cui risposi "Non è prematuro? Devo ancora deporre...", ci furono parecchi Paissan che ci massacrarono al grido di "Giù le mani dall'Italia",intesa calcisticamente. Le emeroteche, le videoteche e le nastroteche ancora gridano vergogna. Basterebbe consultarle.

Non la voglio però tirare per le lunghe, perché la vicenda meriterebbe forse un altro libro. Tornando alla censura,e a "questo" libro qui ripresentato fedelmente,basti sapere che la Feltrinelli, con cui avevo un contratto editoriale precisissimo,ci ripensò dopo aver già stampato ma non distribuito una prima tiratura di 15mila copie,nel settembre del 1984.

 

Pressioni formidabili, politiche,mediatiche, forse medianiche, calcistiche, "coniche" con l'Ente supremo a far aggio sulla figura geometrica...,mi disse al tempo il direttore editoriale di allora Franco Occhetto, fratello di Achille, prematuramente scomparso, consigliandomi da galantuomo di fare causa alla stessa Feltrinelli per riavere le copie stampate ma opportunamente (da loro) decopertinate. Così feci.

Con il ricorso d'urgenza riebbi le copie e le girai al bravo editore napoletano Pironti,che però per "cause tecniche", da logistica editoriale immatura...,ci mise una vita a ricopertinarle,alla faccia dell'istant-book. Nel frattempo la censura aveva steso non un velo ma varie spanne di cemento sulla storia,io avevo perso il lavoro a "Repubblica" che pur mi aveva commissionato l'inchiesta,e il cordone sanitario aveva evidentemente ritenuto chiusa la faccenda.Non se ne doveva parlare più.Il libro da allora sparì,esattamente come il reportage (tele)visivo.

In margine,resta il ricordo delle minacce di morte telefoniche che in quell'autunno per me torrido (inteso sindacalmente al contrario,a giudicare dal disinteresse censorio della categoria e dei suoi rappresentanti...) subii presumo dalla camorra di Michele Zaza, Michele o' pazzo,difeso dall'avvocato Federico Sordillo,casualmente all'epoca anche presidente della Federcalcio. Mi disse allora mia moglie: utopista fesso e velleitario che non sei altro,qui o salvi la pelle o salvi la carriera. Appunto.

Ma resta anche,e la leggete qui di seguito,l'avvertenza dell'editore premessa a Mundialgate: scorretela,giacché è preziosa anche per il discorso più generale sulla censura che ho fatto poco fa.Perché quell'avvertenza non è di Avagliano,che facendomi fare un tuffo carpiato nel mio passato ripubblica ("Repubblica" veniva chiamata così,nei primi anni...)oggi dopo una generazione questo "caro estinto" editoriale,e neppure del buon Pironti del Natale '84.

Bensì è ancora quella originaria di Feltrinelli,editore da battaglia che, già scottato dal libro sui Leone di Camilla Cederna, mi lasciò nella palude censoria,per non rischiare.Malgrado l'avvertenza che vi consiglio di leggere,e che forse andrebbe scolpita nella pietra.

Potrebbe succedere oggi quello che successe ieri,in termini di censura,di mancata informazione,di "poteri forti" chiamati all'appello dai rischi di un simile pasticcio politico-sportivo-nazional-popolare? Ognuno si può rispondere da sé,guardandosi attorno,magari applicando ad altri settori la mia esperienza raccontata qui.

E forse il padre fondatore di "Repubblica", Eugenio Scalfari, principale responsabile del fattaccio, farebbe ancora in tempo a riconoscere: "Sì,mi sono sbagliato, ho violato il diritto/dovere di cronaca predicando bene e razzolando male", come del resto un giudice gli ha poi rinfacciato in un interrogatorio a Piazzale Clodio, pur con la stima e la deferenza che merita un Cardinale laico,nella causa da me intentata al giornale e andata a buon fine.Ma tant'è.

Quindi, in definitiva, fu censura vera, con tutti i sacramenti specifici nell'accezione più diretta del termine.Ma anche censura collegata a quello "spirito del tempo" che allora non contemplava lo sgonfiamento del pallone a mezzo stampa.Basti pensare agli esiti diversi cui sarei andato incontro se un'inchiesta del genere l'avessi congegnata vent'anni dopo: cioè quando, nei Mondiali nippocoreani del 2002, è stata l'Italia a cadere dall'altra parte del cavallo,penalizzata (come lo fu ancor di più la Spagna) dagli interessi fuoricampo degli organizzatori sudcoreani...

Forse, mettendo a fuoco la Nazionale di Trapattoni per l'occasione nella parte della vittima, qualche stagionato aficionado italiano avrà ripensato agli eroi di Bearzot della campagna spagnola "mondiale" e alle curiose modalità con cui "passa la gloria del mondo". Anche in quel campo (di gioco), banalmente gli affari sono affari. [23-06-2010]

 

 

ADIDAS: STIMA A 1,5 MLD VENDITE CALCIO NEL 2010 SU EFFETTO COPPA
(AGI/AFP) -
Adidas, il colosso tedesco dell'abbigliamento ed equipaggiamento sportivo, stima che le vendite degli articoli connessi al calcio raggiungeranno almeno 1,5 miliardi di euro quest'anno sull'effetto Coppa del Mondo.
Adidas e' sponsor tecnico di 12 squadre presenti al torneo sudafricano, tra cui Germania, Argentina, Spagna, Francia e la stesso team ospitante. Il gruppo tedesco ha anche fabbricato il controverso pallone 'Jabulani', che avrebbe la sua parte nelle numerose 'papere' di cui sono rimasti finora vittime i portieri di diverse nazionali.

 

28.06.10

 

 ZUCCHI: BUFFON INVESTE QUASI DUE MILIONI PER RILANCIO AZIENDA...
Radiocor - L'italianita' di Zucchi, la forza del marchio e la forte tradizione della famiglia fondatrice che ancora gestisce l'azienda. Questi sono stati gli ingredienti che hanno convinto il portiere della Nazionale, Gialuigi Buffon, a rilevare l'11,59% di Zucchi, la societa' di tessile e biancheria per la casa di alta gamma. 'Le azioni sono state acquistate sul mercato - ha spiegato a Radiocor il legale del giocatore, Marco Valerio Corini - l'investimento complessivo si aggira a quasi due milioni per una quota che in verita' e' pari a circa il 13%'.

Buffon accarezza l'ipotesi di potere avere un ruolo attivo nel rilancio dell'azienda, della quale ha attentamente studiato il bilancio. 'La scelta di investire in Zucchi e' un'idea di Buffon - ha spiegato Corini - e' un giocatore atipico e passa spesso notti insonni a studiare grafici di Borsa e analizzare bilanci di societa' quotate. La sua e' una vera passione'. Insomma dietro la mossa di rilevare l'11,59% del capitale di Zucchi 'non c'e' ne ssun guru finanziario', ha sottolineato l'avvocato del portiere piu' famoso d'Italia.

10.06.10

 

AFFARI NEL PALLONE – IL TRIPLETE DELL’INTER PORTA 100 MLN € NELLE CASSE DI MORATTI, MILIONE PER MILIONE TUTTI GLI INCASSI DELLO SQUADRONE CHE FU DI MOU – INTANTO PER LA FIFA IL MONDIALE IN SUDAFRICA È GIÀ UN SUCCESSO: BLATTER E SOCI PORTANO A CASA TRA DIRITTI TV, MERCHANDISING E SPONSOR, 3,4 MLD $. IL 47% IN PIÙ DI GERMANIA 2006 (E NE SPENDERÀ MENO DELLA METÀ) - PARADOSSI DI UN SISTEMA A DUE FACCE: UN BUSINESS CHE TIRA COME NON MAI E I FRAGILISSIMI CONTI DEI SUOI CLUB PRINCIPALI

1 - QUANTO VALE ALLA CASSA LA ‘TRIPLETTA' DI MORATTI I NUMERI...
C. Z. per "Affari & Finanza - Repubblica"

Il ‘Triplete' dell'Inter - vittoria in Champions League, più campionato, più Coppa Italia - vale 100 milioni di euro. Il guadagno più sostanzioso del club di Moratti arriva dalla conquista della Coppa a Madrid: solo da lì entreranno 34,9 milioni. Così suddivisi: 7,1 milioni come partecipante da campione nazionale, 2,8 per le due vittorie e i tre pareggi conseguiti nella fase a gironi, 3 per il raggiungimento degli ottavi, 3,3 per l'accesso ai quarti, 4,2 per l'arrivo in semifinale, 5,5 per la conquista della finale e 9 per la vittoria sul Bayern Monaco a Madrid. Ai 35 milioni per i risultati in Europa, grazie al nuovo contratto televisivo triennale la Uefa aggiungerà un bonus di 2025 milioni.

 

L'Inter in Champions ha fatto registrare, poi, tre "tutto esaurito" allo stadio Meazza (due con il Barcellona e uno con il Chelsea) per 11 milioni di euro, 5 milioni sono arrivati con Dinamo Kiev, Rubin e Cska. La Champions, da sola, peserà sui prossimi bilanci per 7176 milioni.

Vincere la Champions significa giocare la Supercoppa Europea a Monaco, il prossimo 27 agosto, e a dicembre il Mondiale per Club ad Abu Dhabi, con un conseguente aumento del valore di mercato del marchio (e altri guadagni in caso di vittorie).

 

Sul fronte nazionale, l'Inter attende dai diritti tv 80 milioni di euro (ma questi non dipendono dalla vittoria dello scudetto, anche se il risultato migliorerà gli incassi tv futuri). Ragguardevoli gli introiti per i biglietti venduti, con il record abbonamenti in serie A (40.327 spettatori): i conti devono essere ancora chiusi.

 

La Coppa Italia vinta in finale con la Roma ha portato due milioni. La Supercoppa Italiana (persa con la Lazio) 1,2 milioni. Tra gli sponsor, 6 milioni sono garantiti da Pirelli e Nike. Sedici milioni arriveranno dal Real Madrid: la penale che il presidente Perez dovrà pagare per l'ingaggio di Mourinho.

2 - MONDIALI DI CALCIO ECCO LA MAPPA DEGLI AFFARI NEL PALLONE...
Ettore Livini per "Affari & Finanza - Repubblica"

A dodici giorni dal fischio d'inizio, i Mondiali di calcio hanno già il loro vincitore in pectore: la Fifa. Partite e spettacolo contano poco. Comunque vada a finire, l'edizione sudafricana sarà, almeno finanziariamente parlando, un successo.

 

La federazione mondiale del pallone ha incassato per l'organizzazione - tra diritti tv, merchandising e sponsor - 3,4 miliardi di dollari, il 47% in più di Germania 2006 e ne spenderà a consuntivo circa 1,5. La conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dei paradossi di un pianeta football a due facce: quella dorata del business che tira come non mai e quella fragilissima dei conti dei suoi club principali (Inter, Manchester, Real, Bayer e Barcellona compresi) che malgrado il boom mediatico dello sport hanno - causa debiti - conti che fanno acqua da tutte le parti. La macchina da soldi messa in piedi da Joseph Blatter è l'esempio lampante di come il calcio resti, malgrado la crisi, una miniera d'oro.

 

Il pallone ha conquistato da tempo l'Africa e si è fatto spazio in Asia. Gli americani sono i primi acquirenti stranieri di biglietti per le partite in Sud Africa. La prima (e più efficace, sussurrano in molti) sanzione decisa da Seoul contro la Corea del Nord in questi giorni di tensione è stato l'oscuramento tv delle partite in chiaro dei prossimi mondiali sul territorio dei cugini di Pyongyang.

Una febbre globale che la Fifa ha cavalcato con lungimiranza imprenditoriale e con straordinario successo economico: Zurigo non a caso ha chiuso il 2009 superando per la prima volta il miliardo di dollari di ricavi con profitti record di 169 miliardi.

Nemmeno la crisi è riuscita per ora a sgonfiare il boom del pallone. Certo gli arrivi di turisti stranieri a Joahnnesburg non saranno quelli attesi (le stime sono state ridotte da 450mila a 370mila contro i 2 milioni dei mondiali tedeschi) e le vendite dei biglietti - la Fifa ne ha appena rimessi in circolo 150mila, compreso qualche tagliando per la finale - sono state meno brillanti delle previsioni.

 

Il business del calcio però si fa altrove. Con diritti tv e sponsor. Due voci che continuano ad andare a mille. I grandi network hanno versato nelle casse della Fifa 2,5 miliardi di dollari per i diritti di Sud Africa 2010, più del doppio dell'edizione precedente. E mentre la pubblicità arranca in tutto il globo, Blatter & C. hanno dovuto scegliere nella lunga lista di candidati al ruolo di sponsor ufficiali (biglietto d'ingresso 125 milioni di dollari) della manifestazione.

Numeri che non mentono. Il calcio ormai è davvero un'impresa. «Abbiamo appena fatto uno studio sul pallone in Germania analizzando tutto l'indotto con risultati sorprendenti - conferma Alberto Marchi, director di McKinsey & Company - Il pallone tedesco ha un giro d'affari complessivo vicino ai 5 miliardi, lo 0,2% del Pil nazionale e dà lavoro a 70mila persone garantendo alle casse dello Stato 1,5 miliardi di entrate fiscali l'anno».

Le squadre in campo a Johannesburg e dintorni si spartiranno un montepremi da 240 milioni di dollari, + 60% rispetto alla Germania, di cui trenta al vincitore.

 

Una sola partita come la finale di Champions League BayernInter vale 351 milioni di euro di giro d'affari, più dei ricavi annuali di centinaia delle società quotate a Piazza Affari, di cui 120 milioni sono i maggiori incassi solo per l'Inter. Il pianeta football in Europa, con tutte le sue magagne, vale 15 miliardi di entrate l'anno.

La schizofrenia è proprio qui. I soldi ci sono e continuano a crescere. Ma, Fifa a parte, buona parte del calcio del Vecchio Continente annaspa sotto il peso dei debiti.

 

Il Manchester - dopo la scalata a stelle e strisce - ne ha 820 milioni, il Real dopo le campagne acquisti tanto stellari quanto inefficaci di Florentino Perez viaggia a quota 800, il Barcellona a 500. L'Italia con Inter (431 milioni) e Milan (365) si difende bene. I buchi degli oneri finanziari sono stati tappati finora o dal boom delle entrate tv - il valore dei contratti della serie A con l'ultimo rinnovo sono saliti da 600 milioni a un miliardo - o dalla generosità dei presidentiPaperoni: Roman Abramovich ha coperto con il suo patrimonio i 600 milioni di voragine nei conti del Chelsea. Silvio Berlusconi e Massimo Moratti hanno firmato assegni per 500 milioni s testa per mantenere Milan e Inter, con alterne fortune, al vertice del calcio europeo.

Le squadre in acque finanziarie peggiori, è il caso oggi di nomi blasonati come Liverpool e Arsenal, si aggrappano come salvagenti a capitali esotici in arrivo da Uzbekistan, Russia, Emirati e oggi persino dall'Africa per concedersi un altro giro di giostra.

Risultato: «Il modello del calcio inglese non funziona più, la Liga spagnola si è polarizzata su due grandi club con dietro il vuoto, la Francia non va bene», dice Marchi. E l'Italia è addirittura in zona recessione: i debiti complessivi sono a quota 1,8 miliardi, negli ultimi dieci anni il sistema ha macinato due miliardi di perdite. Anche per colpa di una cronica immaturità imprenditoriale del nostro mondo calcistico.

 

«Per assurdo questo è proprio il momento in cui abbiamo una finestra d'opportunità per rilanciarci - continua il director McKinsey -. Ma bisogna trovare il modo giusto per chiudere il gap che si è aperto in Europa dal 2005 ad oggi, con i nostri big che hanno perso terreno sportivamente ed economicamente nei confronti dei team inglesi e spagnoli».

La ricetta - che a dire il vero si sente ripetere uguale da anni senza grandi risultati pratici - è sempre la stessa. Primo capitolo: gli stadi di proprietà, la voce d'entrata che più è cresciuta nel resto del continente. «Va allargata la base di clientela - spiega Marchi- anche a costo di costruire impianti più piccoli». La ragione è semplice: «Il coefficiente di riempimento degli spalti tricolori è del 40% - continua - Lo Stanford Bridge del Chelsea ha solo 45mila posti ma è sempre pieno e ogni spettatore spende in media allo stadio tra biglietto e altri servizi, dal bar al pranzo, 90 sterline (100 euro) contro i 2030 euro dei top team italiani».

Altra miniera da sfruttare è quella dei biglietti "aziendali". «Tutti i posti migliori delle partite Nba sono prenotati e pagati bene da clientela corporate». Non solo: «Un'altra leva da utilizzare per aumentare le entrate è quella della vendita dei diritti del nostro calcio all'estero - dice Marchi - Oggi su questo fronte molto promettente incassiamo un quinto di quanto riescono a fare in Gran Bretagna e in Spagna che fanno più sistema rispetto a noi». Ultimo punto il lavoro sul merchandising «sul quale possono contare molto anche le società mediopiccole».

Il vero nodo però resta quello delle uscite. Dove una voce domina su tutte: quella degli stipendi. L'Inter per pagare i suoi giocatori paga 86 centesimi per ogni euro che incassa. La media dell'incidenza sui ricavi per la serie A è salita dal 63 a 67% e il resto del continente, magra consolazione, non sta molto meglio di noi. «Il calcio non è differente da un'impresa normale anche su questo fronte - conclude Marchi -. I compensi sono inelastici, andrebbero legati molto di più ai risultati».

La fortuna del pianeta del pallone è che - malgrado tutto - il mercato va a gonfie vele e ha permesso sinora malgrado la recessione di mascherare le magagne finanziarie. L'appeal è altissimo. La Fifa ha avviato 2.500 cause contro aziende che cercavano in modo più o meno velato di farsi pubblicità sfruttando Sud Africa 2010. Ultima in ordine di tempo l'aerolinea sudafricana Kulula, bacchettata in tribunale per uno spot che diceva «La compagnia non ufficiale di "voi sapete cosa"». Il gioco insomma è diventato qualcosa di molto più serio.

Ultima testimonianza, una ponderosa elaborazione della banca olandese Ing sulle correlazioni tra economia e Mondiali. A stupire non è tanto il mezzo punto di Pil che la manifestazione regalerà a Johannesburg ma il masochismo finanziario degli aspiranti vincitori: ogni brasiliano - secondo il sondaggio della Ing - è pronto a pagare 800 euro (due mesi di stipendio medio) pur di portare a casa la Coppa. I portoghesi 367. Il 32% degli argentini sogna per il proprio figlio un avvenire da calciatore alla Diego Milito. Il calcio è un sogno. Ma i sogni, a saperli sfruttare, sono spesso d'oro. [31-05-2010]

 

 

 IL NOME NON È FASULLO MA FASULO, ED È QUESTO IL NOME DEL CANDIDATO CHE IL PRESIDENTE DEL CONI, GIANNI PETRUCCI, VORREBBE PORTARE ALLA GUIDA DEL COMITATO PER I GIOCHI OLIMPICI 2020. CON BUONA PACE DEL POVERO GLISENTI AL QUALE IL SINDACO DALLE SCARPE ORTOPEDICHE GIANNI ALEMANNO VOLEVA AFFIDARE L'INCARICO PRESTIGIOSO
Il nome non è fasullo ma Fasulo, ed è questo il nome del candidato che il presidente del Coni, Gianni Petrucci, vorrebbe portare alla guida del Comitato per i Giochi Olimpici 2020.

Con un colpo a sorpresa l'uomo che governa lo sport italiano dal 1999 ha tirato fuori dal cilindro questa indicazione spiazzando le candidature dei vari Glisenti & Company che smaniano dalla voglia di pilotare il business di Roma Olimpica.

 

Di questo Fasulo, un italo-americano di 45 anni che parla quattro lingue, si sa ben poco. Qualcuno ricorda che dopo la laurea all'università di Portland, ha lavorato per circa 10 anni nella Federazione Internazionale di Atletica dove per due anni ha affiancato il presidente Primo Nebiolo. Poi ha lavorato per la candidatura di Chicago alle Olimpiadi 2016, ma il suo dossier è stato affossato in favore di Rio de Janeiro.

In un'intervista pubblicata sabato sul "Messaggero", Petrucci fa capire che potrebbe affidare un ruolo importante a Robert Fasulo (per gli amici Bob) e dalle sue parole si capisce che l'italo-americano potrebbe diventare direttore generale del Comitato promotore di Roma 2020 dove serve, dice Petrucci, "esperienza aziendale, conoscenza del mondo dello sport e delle Olimpiadi, capacità di relazioni e ottima conoscenza delle lingue".

 

Per rendere più forte la sua affermazione il presidente del Coni aggiunge che "i nomi usciti finora sono tutti sbagliati". Con buona pace del povero Glisenti al quale il sindaco dalle scarpe ortopediche Gianni Alemanno voleva affidare l'incarico prestigioso.

 

4- L'EURO FIGURACCIA DEGLI ITALIANI PER IL TORNEO DEL 2012 È STATA ACCOLTA INVECE CON SOLLIEVO IN CASA DELLA JUVENTUS. A GODERE È SOPRATTUTTO ANDREA AGNELLI CHE SI LEVA DAI PIEDI BLANC
Questa volta a sudare non è stato Luigino Abete, ma suo fratello Giancarlo, il 60enne tipografo che ha studiato al liceo Massimo ed è presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio.

Di fronte alla scelta di Parigi come sede degli Europei di calcio, Giancarlino ha sentito sulla fronte goccioline di sudore freddo che hanno fatto sorridere quel furbacchione di Michel Platini e il presidente francese Sarkozy. La brutta figura degli italiani per il torneo del 2012 è stata accolta invece con sollievo a Torino in casa della Juventus. A godere è soprattutto Andrea Agnelli, il giovane figlio di Umberto e Allegra Caracciolo che a maggio è stato nominato presidente della squadra bianconera.

 

In poche settimane il giovane Andrea che si muove sotto l'ala protettrice del suo padre putativo Antonio Giraudo, ha dimostrato di voler prendere molto sul serio l'incarico e ha nominato un nuovo direttore generale, Giuseppe Marotta, oltre all'allenatore Luigi Del Neri. La spina nel fianco del 35enne Agnelli è rappresentata da Jean-Claude Blanc, il manager francese che nel giugno 2006 è stato chiamato a ricoprire le cariche dopo l'esodo del tandem Giraudo-Moggi.

Adesso a Torino sono convinti che Blanc e la sua bella moglie che non ha mai apprezzato la città della Fiat torneranno a Parigi perché secondo fonti bene accreditate il manager di Chambery al quale molti attribuiscono le sfortune della Juventus potrebbe essere chiamato dal Comitato organizzatore degli Europei 2012.

 

Qui potrebbe mettere a frutto la propria capacità di organizzatore di eventi e di costruttore di stadi. In questo modo il giovane Andrea avrebbe il via libera e potrebbe mettersi a cercare soldi per lanciare un'Opa sulla Juventus, la squadra che ama più di ogni cosa e che suo cugino John Elkann considera ormai un asset di cui vale la pena liberarsi.

 [31-05-2010]

 

 

PALLONARI D’ORO - L’UNICO LAVORATORE CAPACE DI PREVALERE SUL PADRONE? È IL DIVO DEL CALCIO - SUL VIALE DEL TRAMONTO IL RE MIDA BECKHAM (MA SEMPRE UOMO DA 30 MLN L’ANNO), ECCO LE 10 STAR STRAPAGATE DEL PROSSIMO MONDIALE IN SUDAFRICA: FIGLI DELLA BORGHESIA COME KAKÀ O RAGAZZI DAL PASSATO DIFFICILE COME MESSI E TÉVEZ - GIÀ RICCHI COME NABABBI GRAZIE AGLI INGAGGI, INCASSANO CIFRE ANCORA PIÙ GRANDI COI CONTRATTI DEGLI SPONSORGianfrancesco Turano per "l'Espresso"

Un veteromarxista anonimo, difensore roccioso da campo di periferia, ha affermato che il calciatore è l'unico lavoratore capace di prevalere (lui usa un'espressione più grassa) sul padrone. I più temibili fra questi proletari sono in partenza per il Sudafrica, dove l'11 giugno incomincia la Coppa del Mondo.

È la prima che si gioca in Africa, dove ci sono nove dei dieci Paesi più poveri della Terra. I primi 15 giocatori selezionati per il Mondiale hanno ricavi annuali complessivi per 322,2 milioni di euro, circa un terzo del prodotto interno lordo della Guinea Bissau. Eppure, nessuna invidia. Da Città del Capo a Johannesburg l'attesa per lo sbarco delle superstar del football è spasmodica.

A Soweto, la township di Jo'burg da dove è partita la rivolta anti-apartheid e dove ancora abitano Winnie Mandela e Desmond Tutu, si gioca per strada o sugli sterrati che tolgono la pelle. Il calcio è malattia a Soweto. Può capitare di incontrare il super esperto locale in storia del Milan che si informa sull'attuale occupazione di due ex giocatori rossoneri non di primissimo livello (Evani ed Eranio).

O si può vedere un mural con lo stemma del Piacenza e il nome di Pietro Vierchowod. La massima soddisfazione per i neri di qui è avere conquistato al football lo stadio di Ellis Park, ormai ex tempio del rugby dei bianchi.

Sudafrica 2010 è l'ennesimo colpo vincente dello svizzero Sepp Blatter, ex ala destra del Neuchâtel Xamax e monarca a vita della Fifa, la Federazione internazionale con base a Zurigo. Blatter e il suo segretario generale, il francese Jérôme Valcke, hanno le idee chiare. Vogliono aprire un nuovo mercato di consumo, nel Paese più ricco del Continente.

Per farlo, utilizzano le stelle a titolo gratuito perché non è la Fifa a pagarle, ma i club e le aziende che le utilizzano come sponsor. Leo Messi, Cristiano Ronaldo, Kakà sono gli arieti che moltiplicheranno per due l'investimento della Fifa negli impianti sudafricani: 1,2 miliardi di euro spesi per un guadagno previsto di 2,5 miliardi.

Se le attese saranno confermate, Nike, Adidas, gruppi di telecomunicazioni, dell'alimentare e tutte le multinazionali che hanno scommesso sui divi del pallone, avranno il loro ritorno. Mentre le Olimpiadi hanno portato la Grecia sull'orlo della rovina, il calcio potrebbe equivalere a una crescita economica per il paese ospitante stimata dal governo sudafricano fra mezzo punto e un punto di Pil in più (fra 4 e 8 miliardi circa).

Una parte di questa massa di denaro finirà nelle tasche dei top player. Dai Mondiali di Germania 2006 a oggi, non c'è stato un anno in cui i proprietari dei club non abbiano parlato di tagliare le spese di ingaggi. Ma la crisi l'hanno pagata i giocatori di media e bassa fortuna. Gli stipendi dei big hanno continuato a crescere e continueranno a farlo. Nella hit parade dei guadagni ci sono fenomeni tecnici, fenomeni mediatici e atleti che combinano entrambe le caratteristiche.

Ci sono le storie strappalacrime di giovani poveri come Messi, 47 gol in stagione, partito bambino da Rosario in Argentina insieme alla famiglia. Il Barcellona si era offerto di pagare i mille dollari mensili necessari alla crescita del piccolo Leo. Che poteva scegliere la selezione spagnola ma ha preferito la patria, a costo di subire le critiche di chi sostiene che con la maglietta albiceleste non rende perché, appunto, non è abbastanza argentino.

Dal lumpenproletariat arriva Carlos Tévez, cresciuto in un ghetto bonaerense soprannominato Fuerte Apache. A dieci mesi Carlitos è stato sfigurato in viso dall'acqua bollente caduta da una pentola di casa. Qualche anno dopo, quando si è capito che stava diventando un grande, è stato comprato come fosse una casa o un cavallo.

Il padrone di Tévez non era la squadra per cui giocava, ma la Msi, una finanziaria off shore controllata dall'angloiraniano Kia Joorabchian, un finanziere controverso che aveva in scuderia anche l'altro nazionale Javier Mascherano, contro ogni norma della Fifa e contro il semplice buon senso umanitario.

Oggi che è stato liberato dalla Msi ed è stato coperto di soldi dalla famiglia al Nahyan, gli emiri di Abu Dhabi proprietari del Manchester City, Tévez ha largamente di che pagarsi un intervento di chirurgia estetica ma ha sempre rifiutato. Dice che chi gli vuole bene gli vuole bene anche con la cicatrice in faccia.

Un posizione ideologica e, come tale, costosa. Tévez incassa appena un decimo dei suoi 15 milioni di euro annui dai contratti pubblicitari.

Le storie di riscatto dalla base della piramide sociale si fanno più rare nel calcio dei Paperoni. Se si sale da troppo in basso, è possibile ottenere un ottimo salario ma è difficile guadagnare bene con gli sponsor, dunque è più faticoso entrare in classifica. Kakà è l'esempio della borghesia al potere.

Il brasiliano ha costruito la sua carriera sportiva e imprenditoriale sotto il controllo del padre manager, l'ingegnere paulista Bosco Izecson Leite, e della madre Cristina, insegnante di matematica. La suocera di Kakà è amministratore delegato di Christian Dior Brasile e, finché Ricky giocava in Italia, la giovane moglie Caroline Celico gestiva un'impresa di catering che aveva fra le commesse principali il ricevimento di Natale del Milan.

Nella categoria glamour il primato va senz'altro a David Beckham, non convocato nell'Inghilterra di Fabio Capello dopo l'incidente al tendine di Achille ma pur sempre uomo da oltre 30 milioni all'anno con una struttura societaria retta dalla holding Footwork e due accademie di calcio, una a Londra e una a Los Angeles. Golden Balls, secondo il soprannome tout en finesse datogli dalla moglie Victoria, è finora il più grande fenomeno industriale e mediatico della storia del calcio.

Giocatore di qualità media, ad essere generosi, l'inglese continua a moltiplicare i contratti di sponsorizzazione: 25 milioni di euro nel 2009 contro lo "squallore" di 5,4 milioni di ingaggio pagato in parte dai californiani del Galaxy e in parte dal Milan. Becks è talmente ricco da godersi il lusso supremo del potere economico: il conflitto di interessi. Una delle sue società, la 1966 ltd che porta la data dell'unico Mondiale vinto dall'Inghilterra, gestisce gli interessi commerciali della Nazionale allenata da Fabio Capello.

Senza la rottura del tendine, il centrocampista sarebbe stato l'amministratore di se stesso e dei compagni di Nazionale. Andrà in Sudafrica comunque, da manager e da commentatore televisivo.

Beckham è a fine carriera. Continuerà a guadagnare molto bene e forse dopo il ritiro riuscirà a tenere il posto fra i più ricchi, come ha fatto nel basket Michael Jordan. Ma il testimone è già passato, insieme a un contratto Armani da 9 milioni di euro, al portoghese Cristiano Ronaldo, 25 anni, vero emergente insieme a Messi e, forse, con potenziale pubblicitario anche maggiore dell'argentino. Tanto Leo è piccolo, bruttarello ed orsacchiotto, quanto Cristiano è alto, bello e sciupafemmine. L'importante è scegliersi un ruolo, come in campo, e mantenerlo. I pubblicitari funzionano per schemi, non diversamente dagli allenatori.

Wayne Rooney, ad esempio, è cresciuto nella squadra sfigata di Liverpool, gli azzurri dell'Everton (motto: once blue, always blue). Ha il fisico del toro inglese e il Dna irlandese stampato in faccia e nel cognome.

Poco dopo essere passato al Manchester United, la squadra più odiata d'Inghilterra, nel 2008 Rooney ha venduto le immagini in esclusiva del suo matrimonio con Coleen McLoughlin nell'abbazia rivierasca di Cervara per 2,5 milioni di euro. Salvo scoprire che la chiesa era sconsacrata. Poco male. Le foto sono finite su tutti i rotocalchi del Commonwealth, venduti a milioni di copie dall'India all'Australia.

In modo uguale e contrario, i codici non scritti della pubblicità hanno messo in castigo John Terry per essersi esibito fuori dalle mura coniugali e per di più con la fidanzata di un compagno di squadra. È lo schema Tiger Woods. Terry ci ha rimesso la fascia da capitano dell'Inghilterra e i contratti di sponsorship. Per pagarsi gli avvocati gli restano 8,5 milioni di ingaggio.

Nella top ten del Mondiale ci sono anche i grandi rivali del calcio africano, l'ivoriano Didier Drogba e il camerunense Samuel Eto'o, che è anche l'unico dei primi dieci a giocare nel campionato italiano contro cinque tesserati dalla Liga spagnola e quattro dalla Premiership inglese. Fra i due, Drogba è di sicuro il più mediatizzato con oltre 5 milioni all'anno di contratti pubblicitari fra i quali Ferrero, la società di telecomunicazione Orange, i videogiochi della Konami. Eto'o ha incassi da sponsorizzazioni per soli 1,5 milioni di euro ma Massimo Moratti gli ha firmato un superingaggio. Soldi ben spesi per un anno di successi nerazzurri.

Gli italiani campioni del mondo in carica sono messi piuttosto male. L'unico dei primi 15 ad essere convocato in Sudafrica è Gianluigi Buffon, che è anche l'unico portiere nella classifica dei calciatori più ricchi. Molti lo danno in partenza dalla Juventus di Andrea Agnelli verso il City di Carlitos Tévez e degli sceicchi.

Il suo salario ne trarrebbe senz'altro beneficio. La presenza pubblicitaria di Buffon non ha mai troppo bucato lo schermo. Tutto l'opposto di Francesco Totti, che ai Mondiali non andrà ma che si è costruito una carriera brillantissima negli spot ai quali deve oltre la metà dei suoi 10 milioni di guadagno annuale. Solo il contratto con Partypoker.it è stimato in 2,5 milioni di euro. Scherno, sputi e pedate agli avversari non hanno intaccato il fascino commerciale del Pupone. Segno che il ritorno c'è, da parte di Totti e da parte degli altri calciatori.

In fin dei conti, i gentlemen in braghe corte muovono l'economia per decine di miliardi di euro su scala globale e sono lavoratori specializzati di alta qualità. È vero, c'è chi pensa che guadagnino troppo. Chi lo pensa, mediti sull'americano H. Lawrence Culp junior. È l'amministratore delegato delle industrie meccaniche Danaher, Washington Dc. Due mesi fa ha vinto la classifica della rivista "Forbes" sui manager meglio retribuiti con 141 milioni di dollari intascati nel 2009. Per carità, sarà pure uno che li merita. Ma, francamente, chi andrebbe fino in Sudafrica per vedere Larry Culp junior? 28-05-2010]

 

 

UNA DOPPIETTA DA 120 MLN – TANTO VALE LA CHAMPIONS VINTA GRAZIE AI DUE GOL DI MILITO – COL TRIONFO DEL BERNABEU LA SQUADRA DI MORATTI POTRÀ RAGGIUNGERE MERCATI INESPLORATI (CINA, AFRICA), IL VALORE DEI CALCIATORI SALIRÀ – LE GRANDI SQUADRE ORMAI SONO BRAND GLOBALI; ORGANIZZAZIONI ATTREZZATE PER ADATTARSI AL CAMBIAMENTO – LA DELUSIONE DELLE GRANDI SCONFITTE: SPAGNA E GERMANIA

uca Veronese per "Il Sole 24 Ore"

 

Il gioco efficace e micidiale; le emozioni; i gol spettacolari; e l'incontenibile gioia finale. La festa dei tifosi nerazzurri inizia dentro lo stadio e poi si prende anche le strade, la notte di Madrid, mentre anche Milano si vestiva di nerazzurro con Piazza del Duomo invasa da 100mila tifosi in estasi.

È la festa dell'Inter che con il 2-0 al Bayern Monaco, doppietta di un grandissimo Milito, torna nella storia del grande calcio europeo dopo 45 anni di oblio, oltre a centrare una storica tripletta (avendo vinto nello stesso anno anche scudetto e Coppa Italia).

In attesa di vedere come andranno a finire i tormentoni degli addii più o meno annunciati (il tecnico Josè Mourinho ha di fatto ammesso tra le lacrime che l'anno prossimo passerà al Real Madrid, lo stesso Milito ha prospettato qualche incertezza sul suo futuro), il club guarda oltre alla gloria.

 

Da giorni il centro più centro di Madrid, attorno alla Plaza Mayor è in mano ai tifosi arrivati dall'Italia che fino a un minuto prima della partita cantano e bevono con gli "avversari" tedeschi. Esultano bar, ristoranti e alberghi: per l'Uefa ci sono 120mila turisti-sportivi.

 

La recessione spagnola per qualche giorno si è nascosta sotto gli striscioni e i cori del calcio, ma da oggi tornerà nel lavoro, nelle bollette da pagare, nella vita quotidiana anche della capitale spagnola. L'economia si sta riprendendo, ma troppo lentamente: il Pil è cresciuto di un misero 0,1% nei primi tre mesi dell'anno, la disoccupazione rimane sopra il 20% e il deficit vicino al 10% del Prodotto interno sta costringendo il governo di José Luis Zapatero a manovre correttive tanto drastiche quanto impopolari.

La Spagna, uno dei Pigs, i grandi malati dell'Europa, vive con invidia la festa nerazzurra di Champions League: quest'anno nemmeno il calcio ha salvato la patria. Il Barcellona di Lionel Messi non è riuscito a ripetere la stagione perfetta e in coppa è stato eliminato proprio dall'Inter.

 

A Madrid dopo aver accettato con una smorfia le vittorie del 2009 degli storici rivali catalani hanno sperato nella rinascita dei galacticos con Cristiano Ronaldo, Kakà e tutti gli assi messi costati quasi 300 milioni di euro a Florentino Perez appena tornato alla presidenza del Real. E invece niente, hanno dovuto fare da spettatori. Sconfitta anche la Germania, solida nei fondamentali economici, affidabile nei conti pubblici, sana nei bilanci dei club del calcio, ma battuta sul campo da una squadra italiana.

 

La Germania di Angela Merkel che tanto si è battuta per frenare gli aiuti ai paesi a rischio default si è arresa, almeno sul terreno di gioco, all'Italia accorsa prontissima (e non senza interesse) al grido d'aiuto di Atene. Piangono a Monaco di Baviera, mentre più a sud, 500 chilometri più a sud, si fa festa. Il successo porta a Milano nelle casse della società nerazzurra un "tesoretto" di 120 milioni di euro, spiega una ricerca condotta Simon Chadwick esperto di marketing sportivo dell'università di Coventry. Ai premi Uefa si aggiungono i ricavi diretti dal merchandising globale, le sponsorizzazioni, i diritti televisivi e gli incassi al botteghino: in prospettiva in ogni negoziazione del settore commerciale ai dirigenti dell'Inter basterà mostrare il trofeo appena messo in bacheca per spuntare un consistente bonus.

 

Gli stessi asset del club andranno rivalutati: ogni giocatore - da Diego Milito, a Mario Balotelli, fino all'ultima delle riserve - avrà un valore di mercato più alto. Con la coppa, come successo sempre, anche nella storia recente, con i successi di Barcellona e Manchester, arrivano nuovi tifosi, nuovo pubblico, in Italia e nel mondo. «I club sono diventati molto più di club di calcio, sono brand globali, emozioni. E organizzazioni attrezzate per adattarsi al cambiamento.

 

Con la vittoria l'Iter raggiungerà mercati tutti ancora da scoprire per il calcio, come la Cina e l'Africa dei Mondiali ormai imminenti », dice Paul Meulendijk, vicepresidente e capo delle sponsorizzazioni di MasterCard, gruppo che dal 1994 si è legato alla Champions. Vincere, da ultimo, aiuta a vincere, cambia la mentalità di giocatori e ambiente, incute rispetto nei prossimi avversari.

Lo ripete sempre Mourinho, che dicono non farà ritorno a Milano per restare a con i bianchi del Real. Comunque vada lascerà a Milano tutta l'eredità di una favolosa stagione e la forza di una vittoria che i nerazzurri hanno inseguito per quasi mezzo secolo. Per l'Inter di Moratti la festa di ieri al Bernabéu e nelle strade spagnole potrebbe essere solo l'inizio.

 24-05-2010]

 

 

PER IL GIUDICE, crispino RESTA UNA SUPERPIPPA - “CONTO TV POTEVA ACQUISTARE LE SINTESI DELLA SERIE A E I DIRITTI DELLA B MA NON HA NEANCHE FATTO UN’OFFERTA INGENERANDO OBIETTIVI DUBBI SULLA SUA CONDOTTA” – IL TRIBUNALE DI MILANO RIMANDA CRISPINO A DILETTARSI COL PORNO E LO CONDANNA A PAGARE ANCHE LE SPESE LEGALI - L’ORDINANZA DÀ IL VIA LIBERA AI CONTRATTI LEGA-SKY PER 1.149 MLD E SALVA IL CALCIO – MA CRISPINO NON MOLLA: “ASSURDO, COSI’ LA CONCORRENZA NON ESISTE”… Antonello Capone per "La Gazzetta dello Sport"

 

«I bandi e i contratti sono regolari, hanno rispettato la Legge Melandri e le direttive dei garanti Antitrust e comunicazioni. La Lega non ha violato le norme contro la concorrenza, anzi l'ha alimentata. Conto Tv non è stata danneggiata e poteva concorrere per i diritti della A, per le sintesi e anche per i diritti della B venduti come Conto Tv aveva chiesto. Così ha ingenerato obbiettivi dubbi sulla linearità della sua condotta. Respingo la sua richiesta di sospendere i contratti firmati dalla Lega con Sky per i prossimi due campionati di A. Condanno Conto Tv a rifondere le spese a Lega, Infront e Sky: 17.200 euro ciascuno. Firmato, Claudio Marangoni».

Questo è il riassunto di 28 pagine di articolata motivazione con cui il giudice del tribunale civile di Milano, sezione proprietà industriale e intellettuale, ha affermato ieri la validità dei contratti per i diritti tv per il digitale satellitare. Sono contratti da 1.149 milioni di euro: 571 per l'anno prossimo e 578 per il 2011-12. Vitali per le società di A (e per lo sviluppo del calcio). Ieri alle 9.35 al momento del deposito della sentenza hanno tirato un sospiro di sollievo. La sentenza va oltre e fa storia.

 

Perché entra nel merito e riassume che la concorrenza è stata tutelata in forma innovativa. É andato oltre l'Antitrust che ha già dato ragione alla Lega «perché secondo la Legge Melandri e le indicazioni del Garante della concorrenza e del mercato quando ha approvato le linee guida, la Lega era tenuta a predisporre un numero minimo di pacchetti coerente con il numero delle diverse piattaforme disponibili al fine di mettere tutti gli operatori di tutte le piattaforme nelle condizioni di concorrere all'acquisizione dei diritti.

Mentre, al fine di promuovere anche lo sviluppo di una concorrenza interna a ciascuna piattaforma, l'Agmc segnalava (solo) l'opportunità di prevedere all'interno di ciascuna piattaforma l'adozione di più pacchetti. La Lega ha creato un secondo pacchetto di sintesi di 20 minuti per il satellitare A, appetibile per una tv che poteva abbinarlo ai diritti della B. Ma Conto Tv non ha presentato offerte».

Il presidente della Lega Maurizio Beretta (difesa Ghirardi, Stincardini, Abbadessa), ora parte «a tutto regime per il lancio moderno del prodotto calcio. Il giudice Marangoni con forza e approfondimenti dà atto che la Lega ha seguito tutti i percorsi previsti e ha incentivato la concorrenza. Marangoni rende anche giustizia di tante gratuite ironie di Conto Tv che noi abbiamo sopportato con infinita pazienza aspettando la parola della Corte d'appello, dei Garanti della Concorrenza, del Mercato e delle Comunicazioni italiani e stranieri, del giudice Marangoni».

 

Il presidente di Infront Bogarelli (difesa Morelli, d'Addio, Alù,<MD> De Nova): «La sentenza dice che per dieci mesi siamo rimasti bloccati da un soggetto che non aveva alcun titolo a risentirsi. Ora partono a razzo altri progetti innovativi». I legali di Sky (Emanuele, D'Ostuni, D. Bianchi, Cannizzaro): «Sancito che il mercato è composto da tutte le piattaforme e non c'è stato abuso».

L'ad di Conto Tv Crispino (avvocati Franceschelli e Zeno-Zenkovic): «Ordinanza assurda, mi fa sorridere leggere che con la B e le sintesi della A si può fare concorrenza a Sky».

 

Il presidente della Lega Maurizio Beretta, commentando l'ordinanza che dà l'okay ai diritti tv aggiunge: «Oggi è un giorno importante, anche perché si costituisce ufficialmente davanti al notaio la Lega serie B, come già fatto dalla Lega serie A. E domani (oggi, ndr) il consiglio federale procederà con la pratica di conformità. È tutto un sistema calcio che si sviluppa». In serata, l'annuncio del coordinatore-manager Paolo Bedin: «Ci siamo riuniti in Lega con il notaio Enrico Bellezza e abbiamo costituito la Lega nazionale professionisti serie B. Hanno aderito 19 società». Erano assenti il Lecce, il Brescia e il Gallipoli.

Per la conduzione della Lega in questa fase costitutiva è stato nominato presidente l'avvocato Luca Ferrari di Padova che sta seguendo i club nel processo di autonomia dalla A. La Lega B avrà ancora quest'anno 22 club e sarà abbinata allo sponsor bwin. L'anno prossimo dovrebbe scendere a 20 club per una più razionale organizzazione. [25-05-2010]

 

 

“IL ‘NEGRO DI MERDA’ DI TOTTI MI HA FATTO PIÙ MALE DEL CALCIO. LO AMMIRAVO” - “IO GLI HO SOLO DETTO UNA COSA TIPO: CONTINUI A GIOCARE O VUOI FARE IL BAMBINO?" - "SONO UN RAGAZZO, NON SONO UN SIGNORE SE MI SCAPPA UNA PAROLA, UN VAFFA, LO AMMETTO. I VERI UOMINI NON SI NASCONDONO DIETRO QUALCUN ALTRO. NON COME TOTTI” - "C’È GENTE CHE PER SFOGARSI VIENE ALLO STADIO A INSULTARMI. QUESTO È RAZZISMO" - "IO NON SONO UN NEGRO ITALIANO. NO, IO SONO ITALIANO. È UN FATTO. SONO NATO QUI. IO NON POSSO MICA ESSERE GHANESE, MAI STATO IN GHANA, MAI STATO IN AFRICA" - “VOTEREI SOLO SE FACESSERO UNA LEGGE CHE METTE IN GALERA CHI NON LO FA. LA POLITICA NON MI INTERESSA, NON LA SEGUO. E ALLORA CHE COSA VOTO A FARE?"

Ha solo 19 anni. È al centro dell'attenzione. Se è sulla copertina di "Vanity Fair" - in edicola dal 19 maggio - non è un caso. Dice: «Parlano sempre di me, qualunque cosa faccia. Io non leggo quel che scrivono, ma lo fanno di continuo. Balotelli qua, Balotelli là. Perché?». Perché è nero, ma italiano. La curva urla che «non esistono negri italiani», ma Mario Balotelli è qui con un documento che prova entrambe le cose. Ne parla con "Vanity Fair", in un'intervista esclusiva, non si era mai confessato così.

 

Cassano dice che hai bisogno di una guida. Anche lui come tanti si fa gli affari tuoi. Perché tutti vogliono darti consigli?
«Non lo so. Cassano è un amico. Ma io ho già mio padre, la mia famiglia, i miei amici veri, che sono tre o quattro. Le guide sono queste persone».

E tuttavia qualche volta, in campo, ti comporti come se non ne avessi. Che cosa fa sì che tu non riesca sempre a controllarti?
«Sono un ragazzo, non sono un signore».

Pensi di diventarlo?
«Sì».

 

Ti sei assunto impegni, finanzi organizzazioni umanitarie, sembra che ti riesca più facile essere un signore fuori dal campo che dentro. Come mai?
«L'istinto sta nel cuore o nella testa? Fuori io seguo l'istinto che è buono e mi fa fare cose giuste, in campo qualche volta capita che la testa mi faccia sbagliare. Credo».

Chi ti ha insegnato di più?
«Si impara da tutti: la famiglia, gli amici. Uno che mi ha insegnato molto è stato Ibra. Ibrahimovic. Lui mi piaceva: si allenava tanto, trascinava la squadra e, soprattutto, questo ho imparato, sapeva farsi rispettare».

È una cosa a cui tieni, essere rispettato?
«Sì, molto».

 

Lo sei?
«No».

Dipende da te?
«No. Non posso farci nulla. Anche se io non sempre so comportarmi come si deve, questo non basta a spiegare perché tanti ce l'hanno con me. Ma lo sai che c'è gente che per sfogarsi viene allo stadio a insultarmi? Io spero che non sia razzismo. Mi dico che non è razzismo, è perché sono forte. Me lo ripeto. Spero che sia vero».

Hai un problema di autocontrollo?
«Con il corpo no, quello lo controllo perfettamente: mai fatto male a nessuno, mai reagito fisicamente. Mi scappa una parola, piuttosto: mi scappa un vaffa. Ma se succede lo ammetto. I veri uomini non si nascondono dietro qualcun altro. Non come... posso dire quel che è successo con Totti?».

 

Non è quel che ha raccontato lui?
«No. Io gli ho solo detto una cosa tipo: continui a giocare o vuoi fare il bambino? Lui mi ha risposto negro di... Poi ho sentito che diceva a Thiago Motta: lo spacco. Io ho sorriso e sono andato via. Dopo è arrivato il calcio. Non ho neppure capito, quando ho visto il filmato mi sono accorto di come me l'aveva dato. Comunque l'insulto mi ha fatto più male del calcio. Totti è uno che ammiravo...».

I suoi tifosi lo giustificano, perché tu a San Siro, con la Roma...
«Sì, lì ho perso anche io il controllo e ho fatto un gesto, ma si sbaglia».

Tutto perdonabile?
«Se chi ha sbagliato lo chiede».

Tu hai cose per cui chiederlo?
«Sì. E l'ho fatto».

Potessi tornare indietro rifaresti quel gesto dopo il Barcellona, la maglietta buttata?
«No. Però ti dico una cosa: se tutti gli sbagli che ho fatto sono serviti a far vincere uno scudetto e magari una Champions, va bene così».

Sei cresciuto. Sei diventato maggiorenne. Sei diventato italiano. Dunque: esistono negri italiani?
«Lo vedi. Io sono italiano. È un fatto. Sono nato qui. Non c'è niente da dire. Non posso mica essere ghanese, mai stato in Ghana, mai stato in Africa. Sono italiano come un cinese è un cinese. Tutto lì».

 

Ti hanno dato la carta d'identità, ti hanno dato la scheda elettorale. Per chi hai votato alle elezioni?
«Non ho votato. Non voterò mai».

Votare è un diritto. Ma sarebbe anche un dovere civico. Perché non lo vuoi fare?
«Lo farei solo se facessero una legge che mette in galera chi non vota. Perché la politica non mi interessa, non la seguo. E allora che cosa voto a fare?».

 

Non hai nessuna fede?
«Sono religioso. Ma non pratico. Però prego, la sera prima di addormentarmi, qualche volta alla mattina quando mi sveglio, non sempre. Mi rivolgo a chi, non so, Dio, credo, e non chiedo niente. Mica prego per vincere la Champions, non ha senso, non capisco quelli che pregano prima di una partita. Io dico solo grazie per quel che ho avuto».18-05-2010]

 

 

LO "SCANSAMOSE" DI LAZIO-INTER È DIVENTATO L’EMBLEMA DEL CALCIO TAROCCATO - UNDICI GARE SOSPETTE IN SERIE A, 25 IN B: RISULTATI E SCOMMESSE PILOTATI DA GIOCATORI E DIRIGENTI. IL CATANIA, QUEST´ANNO, È USCITO DAL PALINSESTO SCOMMESSE QUATTRO VOLTE. E DOMENICA SCORSA CINQUE OPERATORI NON HANNO APERTO BOLOGNA-CATANIA: 86% DELLE GIOCATE SUL PARI, RISULTATO CONFERMATO - CALVI, DIRIGENTE DI LOTTOMATICA: "SE TI DISTRAI, IN 48 ORE TI METTONO IN MUTANDE"

Corrado Zunino per La Repubblica

Sarà ricordata come la stagione dello "scansamose", quella che domenica prossima si porterà via l´ultimo campionato della serie A italiana. Lo striscione srotolato da due braccia nerborute nella Curva Nord dello stadio Olimpico - scansiamoci, intimava - si è fatto emblema delle partite che non si giocano, i troppi "Lazio-Inter" che inquinano il nostro calcio.

 

Nelle ultime giornate il dizionario da pasticceria - il biscotto, la torta - è diventato un accompagnamento stucchevole eppure accettato. Ed è davvero difficile immaginare quando il moderno calcio italiano, che negli ultimi dieci anni ha visto nove procure occuparsi di frodi sportive (due processi solo a Napoli, quattro giocatori a giudizio più due patteggiamenti a Udine, per ricordare), si affrancherà dagli accordi, dai favori, gli scambi sul campo ripagati nella successiva campagna acquisti.

Si libererà dei guadagni con le scommesse sul risultato certo, e questo è il vero fenomeno emergente. L´ipotesi di diversi inquirenti ormai è esplicita: calciatori, direttori sportivi, alcuni presidenti conoscono in precedenza come finirà una partita. E puntano sul sicuro. L´inchiesta di Potenza sul presidente Giuseppe Postiglione, scommettitore seriale sul suo club, e insieme a pezzi di camorra e criminalità lucana su partite di serie A e B, ha fatto emergere una realtà diffusa.

 

Una ricognizione sull´annata del calcio professionistico realizzata dal punto di vista del "banco" rivela che le grandi agenzie di scommesse, italiane ed europee, hanno alzato l´allarme sulla bontà di una gara di A per 11 volte. Undici partite a rischio, puntate vietate o frenate. Compresa la prossima Catania-Genoa.

 

Se si scende in Serie B la situazione si fa pesante: il banco ha registrato quest´anno 25 interventi "a difesa". E anche qui è già segnalato il prossimo "alarm": Piacenza-Triestina, domani pomeriggio. Il "provider" Better, che lavora il calcio per conto di Lottomatica, ha avvistato una valanga di scommesse sul pareggio, che agli ospiti in chiave salvezza serve davvero. E non ha aperto il gioco. Si è tutelato, ancora una volta.

«Quest´anno siamo riusciti a salvare la pelle», commenta l´amministratore delegato di Lottomatica scommesse, Ludovico Calvi. Le agenzie italiane hanno abbassato le saracinesche dallo scorso 21 marzo, dopo aver constatato il bagno di sangue dei bookmakers inglesi su Chievo-Catania. "An italian job", titolò il "Sun".

I banchi di Londra, Manchester, Dublino persero due milioni di sterline. Da noi Snai e Lottomatica, Mistertoto e Intralot avevano avvistato dal mercoledì il generoso affluire di denaro sul pareggio di Verona (1-1 con rigore di Maxi Lopez e undici errori sotto porta di Pellissier e compagni).

 

The italian bookmakers chiusero la baracca e avvertirono i Monopoli di Stato, che girarono le informazioni al procuratore federale. «Basta distrarsi 48 ore e ti lasciano in mutande», spiega Calvi, una lunga esperienza da quotista proprio in Inghilterra, «ci sono organizzazioni capaci di muovere 50 picchettisti su 50 agenzie sul territorio. Tutti i giorni, più volte al giorno. E altrettanti sono in grado di far partire, senza mai superare i tetti massimi, le puntate su Internet».

 

Il Catania, quest´anno, è uscito dal palinsesto scommesse quattro volte. Già. Si è iniziato presto a scommettere strano, in questa stagione. Una settimana e due giornate dopo il Chievo si è esibito in un altro bel pari casalingo con il Parma, anticipato da forti volumi sul segno X: 46.238 euro sul pareggio per Betfair.com, il 98% delle puntate. E domenica scorsa cinque operatori non hanno aperto Bologna-Catania: 86% delle giocate sul pari, risultato confermato.

Le scommesse - che in Italia si sono affermate a partire dal 1998 - hanno cambiato le abitudini del calcio, dei suoi protagonisti. Le puntate su Internet hanno reso praticabili le scorciatoie. L´inchiesta di Udine nel 2005 accese i riflettori su ventun giocatori, tra loro Di Michele e Jankulovski, che ruotavano attorno a un´edicola nel centro della città: alcuni di loro scommettevano dagli spogliatoi del "Friuli" telefonando al giornalaio nell´intervallo della partita in corso.

 

Il primo processo di Napoli, il "Bettarini gate", portò a un deferimento per 15 calciatori e dieci dirigenti. E´ rimasta indimenticabile Atalanta-Pistoiese, Coppa Italia 2000-2001: Doni e altri sette dopo un accordo a cena fecero scommettere parenti fino al terzo grado. Di queste recenti macerie sportive e penali nei vari campionati italiani restano trentun calciatori in attività. Un ex deferito è diventato dirigente, due ex sono diventati allenatori, quattro procuratori di calciatori.

In Serie B, tra le 25 partite segnalate dagli scommettitori c´è la vittoria del Crotone a Torino, 30 novembre scorso. Garantì un assalto di ultras granata al ristorante dove Di Michele, nel frattempo passato al Toro e oggi al Lecce, stava celebrando il compleanno e un´epurazione nella successiva campagna d´inverno: nove giocatori venduti. L´8 febbraio scorso, poi, si registrò un volume di giocate straordinarie sul 2-2 di Gallipoli-Grosseto.

E risultato esatto è stato: chi scommise 100 euro arrivò a guadagnarne 1000. Due espulsi seguirono quella partita, poi le dimissioni dell´allenatore Giannini e la seconda inchiesta federale. Il Gallipoli, con i suoi cronici problemi di bilancio, sarà toccato dagli "alarm" del banco scommesse sette volte. La Salernitana, retrocessa da mesi, cinque. Il girone C della Seconda Divisione, poi, è un buco nero del calcio. Le agenzie l´hanno sospeso per mesi. Tutto è nato da un rutilante Scafatese-Monopoli: finì 3-3, "risultato fisso" pagato a 80.

 

A quelle latitudini, Campania profonda, i rischi di interventi delle criminalità sono reali. Un trader dei giochi, esperto di azioni e derivati che si è riadattato alla turbofinanza calcistica, racconta: «Le grandi organizzazioni del crimine guadagnano sullo spread, la variazione della quota nel corso delle partite. Si possono vincere somme considerevoli anche senza truccare il risultato finale, semplicemente forzando le dinamiche dell´incontro. E per forzare le dinamiche i portieri sono decisivi». L´anno scorso la Digos registrò una minaccia contemporanea nei confronti di quattro portieri di serie B.

Il giocatore con il computer portatile fisso sui siti di scommesse è una fotografia dei ritiri contemporanei e la specialità di stagione è diventata, appunto, lo "scansamose".
L´allenatore dell´Atalanta Bortolo Mutti ha fatto allusioni su un Cagliari-Lazio 0-2: «Si sa come vanno certe cose nel calcio...». E quelli del Genoa sono usciti da Marassi al grido di "venduti" dopo la sconfitta in casa, sempre con la Lazio. Nei bassi dello stadio, riportano le cronache, i presidenti Preziosi e Lotito si sono appartati per discutere del riscatto del centravanti Floccari. In questo caso, però, l´inchiesta federale non è partita.

(Ha collaborato Alessandro Giannace) 15-05-2010]

 

 

L CALCIO CHE POMPA – TRA SARAS (INTER), ITALPETROLI (ROMA) E ERG (SAMPDORIA), IL LEGAME TRA IL PALLONE E I ’BENZINAI’ È SEMPRE PIÙ STRETTO (ANCOR PIÙ SE IL BANANA VENDESSE AGLI ARABI PER LA GIOIA DI GALLIANI) – E MENTRE MOURINHO VOLA DEFINITIVAMENTE VERSO MADRID (SIA PER LA FINALE CHE PER IL REAL), TOCCA ALLA NAZIONALE DEI VECCHIETTI STANCHI DI ARROGANCE LIPPI: L’IMPORTANTE È CHE IL BARNUM DEI MONDIALI FUNZIONI CON LA RUOTA DEGLI SPONSOR E DELLE TV

Oliviero Beha per "il Fatto Quotidiano"

C'era ai miei tempi verdi una filastrocca che recitava all'incirca: olio, petrolio, benzina minerale per battere il (squadra x) ci vuol la Nazionale. In questo caso ad oggi dovremmo inserire l'Inter al posto della x, la Saras al posto del petrolio e contraddire la cantilena. Perché con la Nazionale di stavolta almeno all'apparenza certo non si batte l'Inter, il cui unico italiano vero anche se inconfondibile all'occhio è Mario Balotelli, lasciato a casa insieme con Cassano autolesionisticamente dal Ct Lippi all'apparenza (di nuovo) in uscita.

 

Entro l'8 giugno dovrebbe firmare per il dopo-Sudafrica Prandelli, ormai ai ferri corti con la Fiorentina dei mercanti, oppure Ranieri, in stadio di avanzata preoccupazione per i conti fallimentari dell'Italpetroli che si divide con Unicredit la Roma dei Sensi.

Pensate che al dispiacere romanista per non aver concluso positivamente la "straordinaria galoppata" (ho virgolettato per sentirmi un vero giornalista sportivo manutentore di ogni più accreditato luogo comune...) dietro l'Inter, si accompagnano le considerazioni societarie in base alle quali a uno scudetto in meno si contrappongono gli stessi soldi, la stessa Champions ma un sostanziale risparmio sui premi tricolori.

È insomma una faccenda anche petrolifera tra le prime due squadre del campionato. La terza, il Milan un po' diroccato e un po' ex in quasi tutto, tutto sommato ha arrangiato un campionato difficile, sta risparmiando sui conti e Berlusconi medita il gran ritiro, come gli consigliavano gli striscioni del Meazza di sabato scorso.

 

Solo che il Cavaliere Inarrestabile vorrebbe vendere a qualche amico di Putin che non saprebbe che farsene di un Galliani invece espertissimo nelle vicende italiane emerse, immerse e sommerse, mentre il suo vice dalla scapigliatura generosa preferirebbe un acquirente arabo, un qualche sceicco che lo mantenesse al suo posto e al suo emolumento di manager dei calzoncini.
Comunque nei due casi sempre di petrolio si tratterebbe...

Nel frattempo, senza troppe pagelle e con qualche giudizio, e risparmiandovi la mia abituale intemerata su Calciopoli (ma solo per ora, tranquilli...), mi congratulo perché se per festeggiare l'Inter si sono calcolati supporters nell'ordine dei cinquantamila, per la marcia della Pace tra Assisi e Perugia sfilavano in centomila in unità aristotelica di tempo e di azione se non proprio di spazio.

 

Finché un Paese ha centomila persone arcobaleno quindi più numerose dei tifosi in piazza (ma temo che per la Roma al Circo Massimo sarebbero stati ben di più...), può almeno sperare di tornare ad essere civile. Se il popolo della pace e quello del tifo si parlassero, questa speranza salirebbe di grado e spessore, un po' come la differenza tra vincere lo scudetto o la Champions League.

 

E sabato si parrà la nobilitate di Moratti, dell'Inter e di Mourinho, che pure hanno già vinto titolo e Coppa nazionale. Perché se batteranno il Bayern sarà trionfo completo, altrimenti la delusione della Roma a Verona al gol di Milito in confronto sarà stato un tripudio: oblitereranno di colpo tutti gli ultimi scudetti, si mangeranno mani e piedi, scopriranno che Mourinho, per di più orientato verso Madrid non solo per la finale ma per restarci da allenatore, non "è poi questo granché", obietteranno che per Tronchetti Provera due cognomi sono troppi e per Massimo Moratti vale solo la dizione "il figlio di Angelo" ecc.

 

Si sa come è il tifo, specie se aspetta da 38 anni una dimensione continentale quest'anno via via meritata e benedetta alla fine dagli arbitri, esattamente come è successo al Bayern (povera Fiorentina, cornuta, mazziata e corvinata). José Mourinho, picaro di Setubal insieme direttore didattico dell'istituto Inter, manager e trainer, resta comunque la figura più interessante comparsa in Italia di recente, e forse fa bene ad andarsene se non si diverte abbastanza con l'ipocrisia e la "prostituibilità" dell'ambiente e della stampa, cui lui ha contrapposto una gestione mediatica della comunicazione formidabile.

 

Ha dato all'Inter 2 scudetti, e fin qui Mancini aveva fatto lo stesso, la torta sulla ciliegina ma in quest'ordine sarebbe la Champions. Ha creato le condizioni statistiche di un filotto di 5 titoli, come la Juve sub specie mussoliniana e il Torino inter (minuscolo!) e post-bellico.

Ha mantenuto coeso l'ambiente mentre tutto o quasi metteva in dubbio il recente passato, per cui personalmente consiglierei di numerare 17+1 o 4+1 gli ultimi scudetti, perché quello di cartone o aggiudicato a un tavolino a tre gambe traballa fortemente. Ha fatto insomma tutto quello che doveva fare.

Come la Roma di Italpetroli e di Totti e Ranieri, come il Milan (ribadisco) con gli arbitri e Collina in saccoccia, come la Sampdoria di Garrone e della Erg (toh, il petrolio...) e il Palermo "soltanto" di Zamparini e Delio Rossi, che ha già comprato il bomber Pinilla.

 

Grandemente deludenti la Juventus con una società assai peggiore della squadra e degli allenatori in corsa, e la Fiorentina cui i Della Valle e il laureato Corvino hanno dato una dimensione da bazaar nel centro storico. Evviva il Rinascimento, se gli porta soldi in tutti i modi.

Gli ultimi due mesi ci hanno fatto andare di traverso gli ultimi cinque anni. La Juve ha preso Marotta e Del Neri svuotando la Samp, la Fiorentina dopo aver regalato Pazzini metterà in panchina il figlio di Corvino: si farà nel tempo.

 

Meno tempo c'è per la Nazionale. Sembra sgonfia in partenza, davvero la fotografia di un calcio malandato, vecchio, senza denaro e senza grandi stimoli, neppure quelli che quattro anni fa vennero generati da una voglia di amnistia preventiva, alla Mastella, per "lo scandalo degli scandali".

 

Adesso tutto è naturalmente come prima meno la maggior parte dei campioni di Lippi che hanno quattro anni di più. Dei giovani non se ne parla, l'importante è che il Barnum quadriennale funzioni con la ruota degli sponsor e delle tv. Meno male che la marcia della Pace c'è e lotta assieme a noi... [18-05-2010]

 

 

DOLORI PER LO SCARPARO A PALLINI - LA UEFA APRE UN’INDAGINE SU DEBRECEN-FIORENTINA: SOSPETTA LA MANIPOLAZIONE DELL’INCONTRO DI CHAMPIONS LEAGUE - e lo scorso 13 maggio ha già interrogato otto giocatori del club ungherese - FUGA DAI FRATELLI DELLA VALLE: PRANDELLI IN VIAGGIO VERSO LA NAZIONALE POST-LIPPI... Dal Corriere.itPizzi

1 - LA UEFA APRE UN'INDAGINE
SU DEBRECEN-FIORENTINA: SOSPETTA LA MANIPOLAZIONE DELL'INCONTRO DI CHAMPIONS LEAGUE
La Uefa ha aperto un'indagine su Debrecen-Fiorentina, incontro della prima fase della Champions League 2009-2010 vinto per 4-3 dai toscani. Secondo l'edizione online del quotidiano francese L'Equipe, che cita la tedesca Ard, la confederazione europea sospetta la manipolazione dell'incontro e lo scorso 13 maggio ha già interrogato otto giocatori del club ungherese. Nell'inchiesta è coinvolto anche un procuratore legato a diversi calciatori del Debrecen.

 

Il direttore sportivo del club campione di Ungheria, Csaba Bartha ha confermato la notizia, spiegando che «otto giocatori sono stati ascoltati il 15 maggio dai membri della commissione disciplinare Uefa». E anche un portavoce della Federazione europea ha riferito che una «delegazione Uefa è stata la settimana scorsa a Budapest per interrogare alcuni calciatori». Il portavoce non ha voluto precisare se l'inchiesta sia uno sviluppo di quella avviata nel novembre scorso dalla giustizia tedesca che ha portato a scoprire oltre 200 partite truccate in tutta Europa, tra cui tre gare di Champions, con un giro di affari illegali stimato sui dodici milioni di euro.

 

2 - PRANDELLI IN VIAGGIO VERSO...
IL CANADA (E LA NAZIONALE?)
Cesare Prandelli non parla del suo futuro e parte per il Canada. Al ritrovo della Fiorentina allo stadio Franchi, in vista della partenza per la tournee in Canada, l'allenatore della Fiorentina non ha voluto commentare le indiscrezioni che da ieri sera lo descrivono con quasi assoluta certezza come il successore di Marcello Lippi alla guida della nazionale Anche squadra e società hanno tenuto le bocche cucite, proseguendo il silenzio stampa.

 

Questa mattina Prandelli, dopo essere arrivato allo stadio, non è salito sul pullman in partenza per Fiumicino con la squadra e questo ha creato un po' di scompiglio ma dalla società hanno fatto sapere che il tecnico viola si era dimenticato il telefono a casa, e che si è accodato al pullman con una macchina privata. «Non fatemi domande: sono in silenzio stampa».

 

Occhiali da sole, con indosso la tuta della società, sorridente, Prandelli, così come del resto aveva già fatto al ritrovo della Fiorentina allo stadio Franchi, non ha voluto parlare del suo futuro e delle indiscrezioni che lo danno vicinissimo alla successione di Marcello Lippi sulla panchina della nazionale. Scendendo per primo dal pullman del club gigliato, Prandelli, avvicinato dai cronisti, si è limitato a stoppare e a dribblare le domande trincerandosi dietro il silenzio stampa.

 

Da ieri sera è entrata nel vivo la trattativa per l'arrivo di Cesare Prandelli sulla panchina della nazionale dopo il Mondiale. Il percorso che porta al tecnico viola, nonostante le ripetute assicurazioni di club e allenatore, ha subito una forte accelerazione. I contatti sono stati avviati, nessuno si sbilancia su ottimismo o pessimismo da una parte o dall'altra, eppure la situazione è chiara: Prandelli sulla panchina da Ct dal primo agosto prossimo è una eventualità oggi più concreta, e comunque assai più realistica di quanto le dichiarazioni ufficiali da Firenze non abbiano lasciato intendere in questi giorni.

 

Un contatto è avvenuto tra il presidente Figc Abete e Diego Della Valle: Abete ha ufficialmente richiesto al patron Viola di liberare Prandelli per la Nazionale italiana del dopo Lippi. Al momento non ci sono certezze sulla risposta ottenuta dal presidente della federazione, anche se stando alle reiterate dichiarazioni della società gigliata si dovrebbe presupporre che la risposta sia stata un convinto "no grazie". Cesare Prandelli, al quale è giunta oggi l'indiscrezione sull'avvenuto contatto, attende comunque una eventuale parola della sua presidenza che lo autorizzi, o meno, ad ascoltare le proposte della Nazionale.

 

E se Prandelli andasse davvero alla Nazionale, quale sarebbe il futuro della panchina viola? Secondo Fiorentina.it la Fiorentina alla fine potrebbe rischiare di dover ricorrere ad un ripiego per sostituire il partente Prandelli. La situazione dei tecnici disponibili è infatti ben diversa rispetto a qualche mese o settimana fa. La prima scelta di Corvino sarebbe stata Gigi Del Neri, allenatore stimatissimo dal dirigente di Vernole che non ha mai nascosto la sua voglia, prima o poi, di lavorare con quello che ormai è il novello mister juventino.

In seconda battuta c'è Allegri, l'opzione che rimane comunque la più accreditata al momento. Ma l'ex tecnico del Cagliari è uno dei più papabili anche per la panchina del Milan, l'allenatore toscano è il cavallo di Galliani che ne ha sempre tessuto pubbliche lodi per capacità tecniche e "fisico" da allenatore di primo piano. A Corvino piaceva e piace Mihajlovic, ma l'allenatore del Catania potrebbe prendere il posto di Mourinho all'Inter, Massimo Moratti infatti non ha mai nascosto la stima per il suo ex collaboratore (fu all'Inter come vice di Mancini).

 

Restano le piste che portano a Gasperini, Marino e Giampaolo, tutti allenatori che non convincono completamente per vari motivi, ma che potrebbero rappresentare le uniche soluzioni possibili. Si parla infine di un'ipotesi affascinante, ma complicata, quella legata al nome di Spalletti, ex tecnico della Roma attualmente alla guida dello Zenit San Pietroburgo. Peccato che l'allenatore di Certaldo abbia ancora 2 anni di contratto a 4 milioni netti a stagione. [20-05-2010]

 

 

L’AUTOGOL DI ETO’O - IL BOMBER DELL’INTER, SPOSATO E CON QUATTRO FIGLI, DENUNCIATO DA UNA MODELLA: "Se non abortisci ti uccido quando torno a Milano, tu ed io siamo africani e sai bene noi in Camerun cosa facciamo alle donne che non vogliono abortire" - LA RAGAZZA HA CONSEGNATO ALLE AUTORITà LE REGISTRAZIONBE DELLE TELEFONATE DI MINACCIA... Luca Fazzo per Il Giornale

 

«Se non abortisci ti uccido quando torno a Milano, tu ed io siamo africani e sai bene noi in Camerun cosa facciamo alle donne che non vogliono abortire». Sono queste le minacce che una giovane senegalese denuncia di avere ricevuto nelle settimane scorse dall'uomo che l'aveva messa incinta.

Quell'uomo, secondo la denuncia della donna, ha un nome e un cognome importanti: Samuel Eto'o, camerunense, di professione calciatore, l'attaccante che sta svolgendo un ruolo decisivo nel portare l'Inter in testa alla classifica e alla finale di Champions. Ma che ora viene investito da accuse che rischiano di mettere a repentaglio la sua serenità nel periodo più delicato della stagione.

 

Della denuncia della ragazza aveva parlato il Giornale il 5 maggio scorso. Ora, dalla lettura del documento, emergono dettagli tanto circostanziati quanto duri da accettare, soprattutto per chi conosce Eto'o. Ma su questo racconto e su questi dettagli l'avvocato della ragazza, Marco De Giorgio, chiede che si faccia luce: «Perché il fatto di chiamarsi Eto'o e di giocare nell'Inter non può costituire in alcun modo un salvacondotto».

 

Ed ecco alcuni passaggi del racconto di A., 31 anni: «Risiedo a Milano dal 2006, ho intrapreso l'attività di commessa alla Rinascente, per merito della mia statura e del mio aspetto fisico svolgo anche l'attività di indossatrice. Durante l'autunno 2009 sono stata invitata da certi amici ad una cena al ristorante marocchino Yakut, in quell'occasione mi è stato presentato un giovane di origini camerunensi da poco venuto a Milano dalla Spagna.

Questa persona mi ha rivelato che era un famoso calciatore acquistato dall'Inter, si è presentato col nome di Samuel Eto'o (...) agli inizi di gennaio 2010 ho ricevuto una telefonata dall'utenza Tim 3316864***, Samuel mi ha chiesto di uscire con lui quella sera stessa. Siamo andati al bar dell'hotel Bulgari per prendere un aperitivo.

Da quella sera ha iniziato a telefonarmi con insistenza (...) il quarto incontro si è verificato un mercoledì dopo una partita disputata a San Siro, era molto tardi, ha insistito per non uscire e si è autoinvitato a casa mia. Ad una mia precisa domanda mi ha risposto di non essere sposato, di non avere figli e nessun legame sentimentale.

Quella sera abbiamo per la prima volta fatto l'amore. Da allora abbiano iniziato a vederci almeno un paio di volte alla settimana. Gli incontri erano da me oppure a casa sua in via Spiga, il suo citofono non porta nessun nome ma solo il numero 6 (...) Samuel non aveva mai voluto usare il profilattico nonostante le mie raccomandazioni».

 

Agli inizi di aprile, A. scopre di essere incinta. «Il 6 aprile alle ore 14 ho chiamato Samuel che stava in Spagna per rendergli nota la mia gravidanza. Mi ha risposto infastidito di non avere tempo». Ma il giorno dopo la richiama: «Subito mi ha intimato con parole dure di abortire perché questo figlio non doveva nascere, gli ho spiegato che sono musulmana e la mia religione non ammette l'aborto, oltretutto non volevo uccidere il mio bambino. Samuel ha replicato: guarda che devi fare quello che ti dico perché ho già 4 figli e non posso mantenere un altro bambino. Sono rimasta sbalordita da questa notizia».

Il 9 aprile Eto'o, sostiene la donna, torna all'attacco: «Tu mi tratti come fossi uno scemo inventando molte scuse pur di non abortire. Devi fare quello che ti dico, non mi fare arrabbiare. Tu hai la testa dura che non ti funziona ma se non abortisci te la taglio».

E infine l'ultima telefonata, la più dura, domenica 2 maggio, alle ore 11,47: «Se non abortisci ti uccido quando torno a Milano, tu ed io siamo africani e sai bene noi in Camerun cosa facciamo alle donne che non vogliono abortire, posso sempre scappare via dall'Italia».

 

Aggiunge A.: «Un minuto dopo ha richiamato ed aggiunto: "Tu non mi devi cercare mai più, sai che non sono un senegalese io", alludendo al fatto risaputo che i cittadini del Camerun sono notoriamente molto violenti e duri al contrario del popolo senegalese».

«Tale registrazione - conclude la ragazza - è disponibile per chi la volesse ascoltare. Specifico di non tollerare simili sopraffazioni perché voglio sentirmi libera di determinare il destino mio e di mio figlio. Non accetto che Samuel Eto'o possa impormi la sua volontà per costringermi ad abortire».13-05-2010]

 

"La sentenza. "Anche Giraudo nella cupola. Fece salvare la Fiorentina". In 202 pagine le motivazioni del gup alla condanna dell'ex dirigente (Stampa, p.49). 01.05.10

 

PALLONARI D’ORO – LE VAGONATE DI EURO CHE ENTRANO NELLE TASCHE DEI CALCIATORI POSSONO ESSERE BENE (O MALE) INVESTITE – RONALDO E BECKHAM SONO GIOCATORI MACINA SOLDI (30 MLN € L’anno) – C’È CHI INVESTE IN RISTORANTI (CANNAVARO), MODA (TOTTI, VIERI, MALDINI E DEL PIERO) o IMMOBILI E SOCIETÀ FINANZIARIE – MA C’È ANCHE CHI SI BECCA LA SÒLA E PERDE FIOR DI MILIONI IN UN SOL COLPO… Gianfrancesco Turano per "l'Espresso"

Il calcio è fatto di episodi. Se a Bobo Vieri non avessero sifonato due milioni e mezzo in una truffa immobiliare, forse oggi Paolo Maldini non sarebbe indagato per corruzione e, nientemeno, spionaggio. I due sono soci. Insieme hanno fondato Sweet Years, il marchio di abbigliamento con il cuoricino rosso esportato fino in Cina. Qualche anno fa un tale Bruno Bartoli da Siena aveva convinto Vieri e una seleçao di imprenditori in surplus di liquidi a consegnargli i sudati risparmi.

Perché lui, il Bartoli, si diceva capace di pilotare le aste della fallimentare a Roma e prometteva ritorni annuali pari a dieci volte la somma investita. Per convincere le prede, Bartoli ha simulato di essere un magistrato fiorentino, il capitano Ultimo e, in un crescendo trionfale, Sua Eminenza Camillo Ruini.

Bobo ha ceduto alla lusinga come quella sera in cui un finto posteggiatore gli aveva chiesto le chiavi del Cayenne davanti all'hotel Diana di Milano e se l'era svignata. Totale: 130 mila euro di Suv più 2 milioni e mezzo persi con il falso cardinale.

Così, quando a Maldini è stato proposto un affare immobiliare in Toscana, l'ex capitano del Milan si è ricordato delle disavventure dell'amico e ha chiesto informazioni approfondite sul promotore. Peccato che gli accertamenti siano stati condotti con un'intrusione illegale nei sistemi dell'Agenzia delle Entrate.

A parere dei magistrati, Maldini avrebbe riservato al suo aspirante socio un trattamento simile a quello subito dallo stesso Vieri ai tempi dell'Inter su ordine del presidente nerazzurro Massimo Moratti, che Bobo ha citato in giudizio. Spionaggio o eccesso di prudenza? Il confine è labile.

Di sicuro, i divi degli stadi hanno vita dura a proteggere il loro patrimonio e a farlo fruttare in vista del ritiro dalle scene. I calciatori di livello internazionale hanno ormai il rango di piccola industria. I loro volti sono marchi globalizzati e i loro conti in banca sono fiumi in piena. I primi tre nella classifica dei guadagni 2009 (Leo Messi, David Beckham e Cristiano Ronaldo) hanno incassato oltre 30 milioni di euro. E l'effetto-campione dura ormai ben oltre la fine della carriera agonistica.

Non molti anni fa il centrattacco in pensione si accontentava di aprire un'agenzia assicurativa, una boutique con la moglie dietro il banco o, al massimo, una concessionaria d'auto. Sono passate ere geologiche. I campioni di oggi, ritirati da poco o a fine carriera, sono gli imprenditori di domani. Le loro scelte di investimento possono essere sorprendenti.

Cristiano Lucarelli ha fondato un quotidiano, il 'Corriere di Livorno', e ci ha rimesso. Rino Gattuso ha un'azienda ittica in Calabria e una pescheria a Gallarate. Andrea Pirlo è figlio di imprenditori siderurgici bresciani e industriale del ferro a sua volta. L'altro campione del mondo Andrea Barzagli ha acquistato un pezzo di Bioera, cosmetici quotati in Borsa. Altri hanno comprato società finanziarie.

E c'è chi scommette sulla ricerca. Pochi mesi fa Francesco Totti è diventato azionista del Campus Bio-Medico, l'università privata romana costruita sui terreni di Trigoria donati da Alberto Sordi e non molto distanti dal centro sportivo dell'As Roma. Il Pupone si trova in società con la crema del sistema bancario nazionale e una lista di Vip politicamente assortita come il senatore Pdl Giampiero Cantoni, il banchiere Corrado Passera, i costruttori fratelli Toti e Luisa Todini, l'avvocato di area Opus Dei Vittorio Caporale e l'onorevole-rampollo Matteo Colaninno del Pd.

Nel frattempo, il cannoniere giallorosso insiste con la sua attività principale che è lo sfruttamento dei diritti di immagine. Della sua, ovviamente, diffusa in modo ossessivo negli spot della televisione. A gestire i guadagni è la Numberten, controllata dal capitano romanista con il fratello-procuratore Riccardo. Con la moglie Ilary Blasi, il giocatore ha lanciato la linea Never without you, un marchio definito nel sito Web 'Young Sporty Fashion fieramente ancorato alle sue radici italiane'.

Sulle orme di Totti, Vieri e Maldini, l'idea che un calciatore possa far vendere vestiti diversi dal completo sociale di pantaloncini e maglietta è stata ripresa da Alessandro Del Piero. Lo juventino ha creato la Cashus insieme allo stilista torinese Fabrizio Danna per distribuire i jeans del marchio Jaggy. Il resto delle sue risorse, cioè diversi milioni di euro, è impegnato in immobili e terreni divisi fra Torino e la zona d'origine dell'attaccante, nella campagna trevigiana fra San Vendemiano e Conegliano Veneto.

Un altro vecchio cavallo di battaglia del calciatore vicino ad appendere le scarpe al chiodo è la ristorazione. Ma le cifre degli ingaggi hanno stravolto le dimensioni dell'attività. Dove una volta c'era la trattoria con il proprietario pronto a raccontare l'ennesima versione di una partita epica, ora ci sono le catene in franchising come quella di Fabio Cannavaro.

Il capitano della Nazionale ha cominciato nel 1999, quando giocava nel Parma di Calisto Tanzi. Un po' per la vicinanza con il re dell'alimentare non ancora in bancarotta, un po' per nostalgia dell'abbinata pizza e mandolino, il difensore napoletano ha fondato Rosso Pomodoro. Poi ha venduto le sue quote ed è ripartito con l'attuale gruppo Regina Margherita.

La holding di Cannavaro ha 11 ristoranti gestiti assieme a Massimiliano e Carmine Iorio. Quattro sono a Napoli, due a Salerno, uno a Caserta, Bologna, Torino, Genova e l'undicesimo a Miami Beach, dove il calcio non è precisamente lo sport più in voga.

La scelta di comprare soltanto in location di livello, dalla Riviera di Chiaia a Napoli a via Santo Stefano a Bologna, ha procurato qualche impiccio al giocatore, come quando la Soprintendenza alle Belle Arti ha bocciato l'investimento di 120 mila euro in dehors, le verandine per mangiare all'aperto giudicate troppo invasive. Anche se non raggiungerà le dimensioni della Parmalat, Cannavaro è un industriale caseario in proprio con La Fattoria Gaia, che produce mozzarelle di bufala aversana per circa 5 milioni di euro all'anno.

Il quieto invecchiamento del nostro parco giocatori fa sì che alcuni di loro non solo esercitino tuttora l'attività agonistica ma siano destinati a vestire la maglia azzurra ai prossimi Mondiali in Sudafrica. Se dovessero essere travolti da un'insolita eliminazione al primo turno, potranno andare all'immeritato riposo in spiaggia. Il commissario tecnico Marcello Lippi farà lo stesso. I bagni-discoteca Twiga a Marina di Pietrasanta sono suoi, in partnership con Flavio Briatore, riabilitato alla Formula uno, Paolo Brosio, corrispondente da Medjugorje, e Daniela Santanchè, neo-sottosegretario all'Attuazione del programma. Una squadra fortissima.

 [06-05-2010]

 

 

COME SE EPIFANI TRATTASSE PER CONFINDUSTRIA - SCONCERTO DEI PRESIDENTI IN LEGA CALCIO QUANDO NELLA COMMISSIONE PER IL NUOVO CONTRATTO DI LAVORO DEI CALCIATORI SI PRESENTA L’AVVOCATO DI PANDEV - QUEL DISINVOLTO GRASSANI CHE HA FATTO PERDERE L’ATTACCANTE E 15 MILIONI A LOTITO – IL LEGALE INGAGGIATO DAL NAPOLI DI DE LAURENTIIS CHE PRIMA O POI FARA’ SULLA LEGA UN CINEPALLONE TUTTO DA RIDERE…

Antonello Capone per "La Gazzetta dello Sport"

 

Ieri in Lega è successa una cosa incredibile. La delegazione di presidenti e avvocati, riunita per studiare la piattaforma per il nuovo contratto collettivo di lavoro da trattare con l'Assocalciatori di Campana, poco dopo le 16 ha visto entrare nel salone l'avvocato Mattia Grassani. Proprio colui che ha patrocinato la causa di Goran Pandev, il giocatore da 15 milioni «portato via» alla Lazio dal collegio arbitrale che ha ordinato la rescissione del contratto e il pagamento di arretrati e danni. E dal caso Pandev i presidenti sono partiti in quarta per cambiare l'accordo collettivo.

 

Che ci faceva lì Grassani? Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha chiesto nell'ultima assemblea di far parte della commissione, aggiungendo: «Se io non posso venire, mando Grassani». I presidenti avevano detto: «Sarebbe come se nel gruppo di Confindustria che studia la nuova piattaforma contrattuale entrasse a far parte Epifani della Cgil». De Laurentiis lì sembrava tornato sui suoi passi. E invece ieri...

 

A Grassani abbiamo chiesto all'ingresso in Lega come mai venisse «nella tana del nemico». E lui: «Nulla di importante, soltanto pubbliche relazioni». E noi: «Guardi che fra poco arriva Lotito...». Silenzio dall'altra parte.

E alle 19.30 all'uscita i componenti avevano l'aria nera: Lotito, Briamonte (Juventus), Marino (Sampdoria), Pedrelli (Bologna), Garzelli (Livorno). Leandro e Guido Cantamessa (Milan) avevano lavorato fino alle 15.30 con Marino. Grassani ha lasciato la Lega alle 18,30 senza dir nulla. E ora i presidenti hanno cominciato a discutere «di come - spiega qualcuno - far capire l'assurdo a De Laurentiis».

 

[28-04-2010]

CALCIO DI RIGORE PER I SOCI AS ROMA...
R. Fi. per "il Sole 24 Ore" - Per i soci As Roma c'è sempre un calcio di rigore. A sfavore. Perché la maglia sarà anche "Maggica" ma i conti meno. I ricavi dell'ultimo semestre sono in calo, il Mol dimezzato, il risultato netto in rosso. Insomma, da quando la Consob è riuscita a fermare il ricorrente aggiotaggio sul titolo, vigilando sulle voci di Opa, gli azionisti si devono consolare con i meriti sportivi.

Moneta che in Borsa ha valore altalenante. L'ultima volta che la Roma ha vinto lo scudetto (17 giugno 2001) Piazza Affari, spaventata dai premi ai calciatori, ha fatto cadere il titolo del 12%. Insomma, per i tifosi è stata festa, ma i soci hanno rimpianto la giornata del 28 aprile 1946, quando la Maggica perse sette a zero in casa con il Torino. Ieri, con il titolo in calo del 9,18% dopo la sconfitta con la Samp, i soci hanno rimpianto il 17 giugno 2001. Il titolo cadeva uguale, ma almeno c'era lo scudetto.

 

 

 

CALCIO MARCIO:RADIATI MOGGI & GIRAUDO - Nessun club, tanto meno la Federazione, potrà più tesserarli: "troppo gravi" i fatti acclarati da quel processo federale, oggi contestato dallo staff moggiano e una parte dei tifosi della Juventus - LucianoNE annuncia ricorso: "Si dovrebbero vergognare, Carraro è da radiare"...

Corrado Zunino per "la Repubblica"

Luciano Moggi radiato dal calcio. Radiato Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus più vincente e discussa, i dodici anni dal 1994 al 2006. Radiato il vicepresidente federale degli anni di Carraro, Innocenzo Mazzini, medico in pensione. Il pezzo della Cupola più esposto del calcio italiano, e qui torna l´antica definizione della Procura di Napoli, ora è fuori per sempre.

 

Moggi, Giraudo e Mazzini, i tre inibiti per cinque stagioni a testa dal processo sportivo del luglio 2006, i tre sui quali da quasi quattro anni aleggiava la proposta di preclusione definitiva, ora sono stati radiati. Nessun club, tanto meno la Federazione, potrà più tesserarli: "troppo gravi" i fatti acclarati da quel processo federale, oggi contestato dallo staff moggiano e una parte dei tifosi della Juventus.

 

Perché la radiazione di mezza Cupola è arrivata tre anni e dieci mesi dopo il primo giudizio? E perché a 14 mesi dal "fine pena"? Le sentenze sportive di primo e secondo grado del 14 e 25 luglio 2006, va ricordato, trovarono conferma nell´arbitrato Coni del 27 ottobre successivo. Da allora la nuova Federcalcio di Giancarlo Abete ha preferito aspettare i giudizi penali, temendo cause risarcitorie, e mai ha inoltrato la squalifica agli organismi internazionali.

 

Con il vecchio regolamento una sentenza di radiazione andava presa dal Consiglio federale e la sua presidenza. Le nuove regole Figc, seguite allo scandalo di Calciopoli e ufficializzate nel luglio 2007, hanno dato nuovi poteri alla giustizia sportiva. È un fatto, però, che il parere è rimasto quasi quattro anni a galleggiare.

La sentenza Gea di primo grado - un anno e mezzo a Luciano Moggi - non è bastata al presidente Abete. Nessuna decisione. Ma queste ultime settimane hanno prodotto una nuova pressione sulla Figc. Il dibattito processuale napoletano, grazie alle 74 intercettazioni extra depositate dalla difesa di Moggi, si è fatto aspro, scivoloso.

 

Di fronte alla richiesta di rivedere il vecchio processo sportivo allargandolo ad altri club (tra cui l´Inter), il 31 marzo Abete ha chiesto alla Corte di giustizia federale di sciogliere il nodo su chi dovesse decidere sull´eventuale triplice radiazione.

La Corte, in sezione consultiva e guidata da Giancarlo Coraggio, il 13 aprile ha fornito le sue risposte: «Il provvedimento di preclusione deve ritenersi implicito nelle decisioni con cui gli organi della giustizia sportiva, dopo aver irrogato la sanzione della sospensione nella misura massima, si sono pronunciati nel senso della "particolare gravità delle infrazioni"».

 

Fatti gravi e 5 anni di squalifica, dice la Cassazione del calcio: la radiazione è un fatto automatico. Moggi-Giraudo-Mazzini fuori dal calcio e Abete liberato da un giudizio che non gradiva prendere. Luciano Moggi annuncia ricorso, forse al Coni. Poi dice: «Si dovrebbero vergognare, Carraro è da radiare».

[29-04-2010] 

MOGGI MORDE – “MONTEZEMOLO ALLA JUVE? MA SE È FINITA IN SERIE B PER COLPA SUA! (L’UNICO DELLA FAMIGLIA CHE CAPISCE DI CALCIO È ANDREA AGNELLI) – BALOTELLI? DATELO A ME… (ANCHE PERCHÉ IL SUO PROCURATORE È AMICO MIO) – LA ROMA HA AVUTO PAURA DI VINCERE - IL MILAN? DA QUANDO SONO I FINITI I RIGORI A FAVORE NON HA QUASI PIÙ VINTO. L’ANNO PROSSIMO IN PANCHINA TASSOTTI INSIEME A FILIPPO GALLI

www.stefanodiscreti.blogspot.com

L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, nel corso della trasmissione condotta da Luigi Colombo "Studio Stadio" in onda su GOLD SPORT ogni domenica, che vede protagonista l'opinionista Stefano Discreti, ha come sempre rilasciato dichiarazioni che faranno discutere sulla giornata di Campionato e non solo.

ROMA - TRADITA DALLA PAURA DI VINCERE
"Ranieri merita un plauso per quello che sta facendo a Roma, perché ha rigenerato una squadra ormai a fine ciclo con Spalletti. Contro la Samp la squadra giallorossa aveva il cerino in mano per la corsa scudetto, ma l'ha tradita la paura di vincere"

 

INTER - COMPLOTTI DA CHAMPIONS?
"La squadra neroazzurra ha dimostrato di esser forte di testa, tipico delle grandi squadre. Nella sfida di andata di Champions contro il Barcellona ha disputato una bellissima partita ma ha vinto anche grazie ad aiuti arbitrali così come già le era capitato contro il Chelsea. Non a caso Mourinho non ha gridato al complotto, anzi. Si è persino letto su alcuni siti che l'arbitro portoghese di Coppa fosse suo amico... Per il ritorno sarà decisivo capire se Sneijder ce la farà o meno. E' lui il giocatore decisivo dell'Inter.
Se mancherà sarà un grande problema. "

 

BALOTELLI - DATELO A ME
" Balotelli in campo contro il Barcellona? Moratti e Mourinho hanno sbagliato a gestire il ragazzo. Questo tira e molla non fa bene alla sua crescita. Con me Balotelli non si sarebbe comportato mai così. Ormai è destinato ad andare via anche perché il suo procuratore Raiola non è ben visto a Milano, come dimostrano le cessioni di Ibrahimovic e Maxwell. Io invece con Raiola ho sempre avuto un bel rapporto anche perché ho sempre fatto grandi affari con lui (Nedved, Ibrahimovic, Emerson ndr)"

JUVE - MONTEZEMOLO? NO, GRAZIE. IN SERIE B PER COLPA SUA!
"La Juve ha deluso tantissimo quest'anno. Aveva la rosa superiore anche a quella del Milan, ma ha fallito anche l'obiettivo Champions e meritatamente. Sampdoria e Palermo giocano obiettivamente meglio dei bianconeri. Marotta e Benitez per rifondarla? Bettega capisce di calcio molto più di Marotta che andrebbe a sovrapporsi poi anche con Blanc, che vuol fare tutto lui. Benitez? Non è certo il tecnico il problema della Juventus. Molti pensavano che quest'anno la colpa era di Ferrara....

 

Con John Elkann presidente della Fiat, Montezemolo tornerà alla Juve? Spero proprio di no, visto tutti i danni che ha creato alla Juventus in passato e perché non bisogna dimenticare mai che se la Juve è finita in serie B è colpa sua che ha convinto la dirigenza bianconera a ritirare il ricorso al TAR, come dichiarato poi da Blatter. Andrea Agnelli al comando allora? Non lo so, di certo è l'unico della famiglia che capisce di calcio...."

MILAN - DA QUANDO SONO FINITI I RIGORI.... TASSOTTI-GALLI PER RIPARTIRE...
"Il Milan è ormai in caduta libera. La squadra gioca a basso ritmo e se trova squadre rapide viene surclassata. E poi da quando sono i finiti i rigori a favore non a quasi più vinto.... La squadra è arrivata ormai a fine ciclo. L'allenatore della prossima stagione sarà Tassotti insieme a Filippo Galli"

 

FIORENTINA E GENOA - GIA' IN VACANZA...
"Fiorentina e Genoa hanno ormai staccato la spina. Non giocano più con la giusta tensione. Hanno mollato gli obiettivi. Rimarranno fuori dall'Europa"

PALERMO - KJAER, HERNANDEZ E PASTORE PER SOGNARE UN GRANDE FUTURO...
"Grandissima vittoria contro il Milan. La squadra sta dimostrando di meritare di lottare per la Champions. Oltre i campioni noti di cui disponeva già negli anni passati, il Palermo quest'anno ha lanciato giovani come Hernandez e Pastore più la consacrazione definitiva di Kjaer. Su questi giovani campioni il Palermo può sognare un radioso futuro"

 

LAZIO - SALVA GRAZIE A REJA
"La sconfitta immeritata nel derby poteva esser un grande contraccolpo negativo per la Lazio ed invece a Genoa la squadra biancoceleste ha tirato fuori una grande prova d'orgoglio. La Lazio è praticamente salva. La svolta della stagione è stato l'esonero di Ballardini e la sostituzione con Reja che ha rigenerato un ambiente"

 

ATALANTA - CHE PECCATO SE RETROCEDE....
"La squadra bergamasca ha un'ultima chance contro il Bologna domenica prossima per cercare di evitare la retrocessione. Sarebbe davvero un peccato vederla finire in B perché gioca davvero bene, anche per merito di Mutti"

 26-04-2010] 

CALCIO MARCIO, ATTO SECONDO – L’INCHIESTA PARTE GIÀ PRESCRITTA: L’AGGRESSIVA STRATEGIA MOGGIANA POTRÀ CAMBIARE BEN POCO SUL FRONTE DELLE CONDANNE SPORTIVE (AL MASSIMO L’ATTRIBUZIONE DEL TITOLO DEL 2006 ALL’INTER) – MA LA VOLONTÀ È QUELLA DI RISCRIVERE LA STORIA OLTRE LE AULE GIUDIZIARIE. COME CON TANGENTOPOLI, SI CERCA DI FAR PASSARE IL MESSAGGIO CHE L’AGGRESSIONE È STATA CONDOTTA SOLO CONTRO ALCUNI, PER MEGLIO SALVARE E FAVORIRE ALTRI…

Malcom Pagani per "il Fatto Quotidiano"

Come quattro anni fa. Un Mondiale alle porte, le quiete architetture di via Allegri scosse dalle luci delle telecamere, i padroni del calcio costretti a sfilare in Procura per rilasciare dichiarazioni non proprio spontanee. Dal suo punto di vista, Luciano Moggi ce l'ha fatta. L'aggressivo modulo difensivo dipanato a Napoli e volto a coinvolgere i colleghi di un tempo, ha obbligato una Federazione tirata in ballo da più parti a una mossa sulla scacchiera.

Un movimento immobile, dovuto, necessario per non aggiungere allo straniante scirocco proveniente dalle aule giudiziarie, lo tsunami del sospetto di parzialità. Così, annunciatissima, arriva anche l'inchiesta di Stefano Palazzi. Tra poche ore, il procuratore federale apporrà la firma sulla richiesta ufficiale rivolta alla Corte di giustizia penale presieduta da Teresa Casoria.

Quindi fascicolo, supplemento d'indagine, studio di carte e telefonate. Il comunicato della Figc, a riguardo, è più che chiaro. "In merito al processo in corso a Napoli la Procura federale chiederà fin da ora di poter acquisire tutto il materiale probatorio prodotto dalle parti, oggetto di perizia che potrà essere disposta dal Tribunale". L'inchiesta è partita e l'incartamento, già pingue, si riempirà di utenze celebri.

Quello che viene chiamato "nuovo filone di intercettazioni", consta in realtà di vecchie telefonate che il pm Narducci decise di non allegare agli atti del procedimento penale che vede Luciano Moggi ed altri protagonisti di Calciopoli, imputati per associazione a delinquere.

Narducci considerò le conversazioni irrilevanti. Ora, le settantaquattro telefonate ammesse agli atti, dopo il parere non ostativo dello stesso pm (sarebbero destinate ad aumentare fino a 125) costituiranno l'architrave del filone d'indagini della Figc, interessata a vedere se oltre allo scorretto comportamento di Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina e Reggina, già sanzionato nell'estate 2006, si rilevino tra i dirigenti delle principali società calcistiche italiane e il mondo dei facondi designatori arbitrali, eccessi di confidenza in grado di modificare il quadro probatorio.

Tra i colloqui, di assai dubbia rilevanza penale, ben quarantuno riguardano l'ex presidente dell'Inter Giacinto Facchetti (di cui 27 divisi tra Pairetto e Bergamo, all'epoca designatori arbitrali). Ma nella lista si trovano anche altri nomi. Massimo Moratti (tre telefonate con Bergamo), e poi a seguire otto scambi di Galliani (sempre Bergamo dall'altro capo del filo) e ancora voci come l'ex ds del Palermo di Zamparini, Rino Foschi, l'ex presidente del Bologna Renato Cipollini, Daniele Pradè della Roma, Lillo Foti della Reggina e persino Luciano Spalletti (all'epoca tecnico dell'Udinese).

Essendo le conversazione prescritte (dal 30 giugno 2005 per quanto riguarda le persone fisiche, dal 30 giugno 2007 per i club), se Palazzi troverà nelle stesse fatti in astratto rilevanti, potrebbe chiedere al Consiglio Federale un intervento-sottolineano gli esperti di diritto sportivo - che si dovrebbe però limitare a una esclusiva condanna di tipo etico-morale.

E' una valutazione stretta, che meglio emergerà quando i periti consegneranno le trascrizioni corrette del materiale che Prioreschi, Rodella e Trofino, gli avvocati di Luciano Moggi, hanno chiesto venisse esaminato. Impossibile comunque immaginare, - rimarcano le stesse fonti - sanzioni, penalizzazioni, multe, classifiche stravolte e soprattutto, nuovi processi sportivi .

La prescrizione parla chiaro e quindi, l'unico eventuale risultato dell'inchiesta potrebbe riguardare lo scudetto assegnato all'Inter nel 2006, titolo concesso su parere dei tre saggi nominati dalla Federazione, in un momento di vacanza di potere, con un'assegnazione attribuita in una fase in cui la Federazione calcistica era priva dell'organo federale e collegiale.

Allora, tutti i giornali del mondo erano attraversati dallo scandalo dello sport più popolare e in banchina, controvento, comandava il professor Guido Rossi, Commissario ad hoc. Oggi, con la Federazione pienamente legittimata a decidere, non si può escludere che in presenza di elementi nuovi, il giudizio su quello scudetto possa essere rivisto e quel trofeo puramente nominale, essere sottratto per destinarlo a chi, al momento, non si sa. Non assegnarlo, non si può.

Alla base della questione, complicate questioni che riguardano i coefficienti utili per il ranking Uefa. La Juventus presto passerà a chiederne ufficialmente la sottrazione all'Inter, anche se la mossa è ad uso interno (tifosi) perché per ora, elementi che scagionino la precedente gestione e quindi anche la squadra, non si ravvedono.

Intanto Gianfelice Facchetti tuona contro chi trascina il ricordo di suo padre Giacinto nel fango: "E' un estremo tentativo, condotto in modo poco civile, della difesa di un imputato. Si stanno raccontando tante barzellette per gettare fumo negli occhi in un processo che è più mediatico che giudiziario", ricevendo a stretto giro la burocratica risposta dei legali di Moggi: "Il dovere di un avvocato è quello di difendere il proprio assistito, nel rispetto della legge, anche se questo può comportare la conseguenza di far emergere vicende che possono essere spiacevoli per altri". Della vicenda si è occupato ieri anche il Patron dell'Inter, Massimo Moratti.

Tirato in ballo con cadenza quotidiana, a margine della presentazione del libro di Stefano Borgonovo, il figlio di Angelo ha sventolato fiducia: "Bisogna saper sopportare i veleni, sapersi difendere e sperare che venga lasciato spazio a cose piu' vere". Nel sabba di dichiarazioni e controdichiarazioni, si scoprono in serata bizzarre convergenze di vedute.

Di esultare, infatti, in luogo dei legali di Moggi, si incarica il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. La sua è una presa di posizione inattesa, per tempistica e toni. Somiglia a un abbraccio, stupisce. Parla di "Grande inganno", Capezzone, argomentando le proprie convinzioni con la nota sobrietà. "La decisione della Procura federale di aprire un'indagine sulle nuove intercettazioni emerse a Napoli - grazie alla vera e propria controinchiesta condotta dai legali di Luciano Moggi - è un passo positivo".

Passando poi all'apologia di un garantismo strumentale, che parte dalle rotondità di un pallone, per esporre una verità geometrica buona per l'agone politico: "Per anni, eravamo stati in pochissimi a tenere una linea garantista, io ho potuto ripetutamente farlo al Processo di Biscardi (uno dei conduttori televisivi con cui Moggi aveva ripetuti contatti telefonici, ndr) tentando di spiegare che finora era emersa una verità parziale e discutibile, e che era stata condotta una vasta campagna mediatica volta a colpire solo Luciano Moggi e la vecchia dirigenza della Juve, per meglio occultare le responsabilità di troppi altri. E' lo stesso meccanismo già sperimentato con Tangentopoli, con l'aggressione condotta solo contro alcuni, per meglio salvare e favorire altri".

E negli occhi, prepotente, si riaffaccia il déjà vu.

[22-04-2010]

MUGGITI DI BEHA SU GIUSTIZIALISMI, GARANTISMI, MOGGISMI - "il paradosso è che nella giustizia sportiva succede quello che Berlusconi vorrebbe accadesse alla giustizia ordinaria - E tutti mordono solo la polpetta di Moggi. Non è un po’ riduttivo? Non hanno voglia di altre polpette?" - (UN ARTICOLO-RISPOSTA A TRAVAGLIO CHE "IL FATTO" NON HA PUBBLICATO)....

Riceviamo e pubblichiamo:

Il caso Calciopoli, fino a ieri l'altro Moggiopoli e da domani Brogliacciopoli, è una perfetta lente di ingrandimento dei rapporti tra magistratura e informazione, con sullo sfondo ma neanche tanto la politica. Sia quella sportiva che la Politica con la maiuscola.

Ma bisogna aver voglia di vedere tutto quello che questa lente ingrandisce. E invece non è così: dopo anni di silenzio sullo scandalo, in cui in solitudine dicevo "semplicemente" che in quest'inchiesta non tornava nulla e non certamente che Tizio era innocente e Caio colpevole, adesso hanno cominciato a suonare trombe e campane.

Si è tifosi delle squadre coinvolte oppure no, specie nella distinzione tra Juventus, Milan e Inter, tifosi degli imputati, tifosi dei non imputati, tifosi dei pm titolari dell'inchiesta, addirittura tifosi della giustizia sportiva che quattro anni fa "avrebbe fatto pulizia".

Pur di camuffare non la verità ma anche soltanto la ricerca della verità, si riesce a mischiare tutto in un minestrone maleodorante, Craxi e Moggi, Tangentopoli e Calciopoli (a condizione di circoscriverla a Moggiopoli), la giustizia ordinaria in atto e quella sportiva già preconfezionata con i suoi tempi brevi, il "presto e bene" dell'allora responsabile ad interim Saverio Borrelli che sta risultando essere inevitabilmente quello che già era, cioè una contraddizione in termini. "Presto e male", casomai.

Ma l'ignoranza delle caratteristiche di un mondo guasto come era ed è quello del pallone, la confusione del codice sportivo con quello penale, il partito preso per cui un pubblico ministero ha comunque ragione e un imputato presunto zozzone comunque torto, genera una confusione dilatata anche nei migliori Cordero d'occasione, i corderini solitamente attrezzati alla bisogna.

La differenza tra Tangentopoli e Calciopoli (non possiamo più chiamarla solo Moggiopoli, davvero mi spiace...) si riflette nella differenza abissale tra giustizia ordinaria e giustizia sportiva. La prima, che chiunque può discutere come vuole e che ha diviso stampa e opinione pubblica in "giustizialisti" (gli onesti...) e "garantisti" (quelli un po' meno onesti...), è fatta da magistrati fino a prova contraria indipendenti. Che si muovono sulle notizie di reato.

Il Pool di mani Pulite è stato questo. La giustizia sportiva al di là dei formalismi istituzionali dipende in mille maniere dal potere esecutivo, dalla Federcalcio avviluppata alla Lega Calcio dove contano i club più forti economicamente e politicamente.

Non si muove paglia nei termini di "questa" speciale giustizia del "presto e bene" e del "forza che deve cominciare il campionato" e del "vai che assegniamo lo scudetto di cartone", che non venga filtrata dal potere.

Quindi il paradosso è che nella giustizia sportiva succede quello che Berlusconi vorrebbe accadesse alla giustizia ordinaria. E i corderini che temono sacrosantamente un esito di questo genere per la separazione di poteri alla base della nostra democrazia, ignorano o fingono di ignorare le caratteristiche già ultraberlusconiane (gallianesche?) del pallone.

Così assistiamo alla meraviglia delle meraviglie: un giustizialista di calibro di fronte a tutto quello che sta uscendo fuori e che testimonia di un sistema-calcio in cui Moggi spartiva il bottino arbitrale con gli altri, diventa un garantista nuovo di zecca per tutto ciò che risulta extra Moggi

La clessidra è rovesciata a tal punto che si commenta la prescrizione dei reati secondo il codice sportivo di ieri e di oggi (vedrete che anche la seconda inchiesta della Federcalcio farà ceneri, lapilli e prescrizioni non foss'altro che per non sfarinare l'intiero pallone) facendo spallucce: tanto è tutta roba prescritta...! Ma come, Andreotti prescritto fino al 1980 e Berlusconi prescritto professionista sono due infamoni, e nel caso del calcio la prescrizione suona come un'assoluzione a divinis? E su, un minimo di decenza anche da parte dei corderini.

Anche perché la difesa di Moggi può fare o tentare di fare quello che vuole per difendersi in Tribunale, credo vagamente (addirittura solo con una laurea in lettere...) che faccia parte dei suoi diritti. Stabilirà il Tribunale la fondatezza dei rilievi mossi dagli imputati. Ma chiunque metta mano alla questione delle indagini di Auricchio e company, dei brogliacci ignorati o sottovalutati, del lavoro di indagine smembrato e selezionato tra la Procura della Federcalcio, i carabinieri e la Procura di Napoli, ha il formidabile sentore di trovarsi appunto di fronte a una sorta di Brogliacciopoli, in cui si è combinato eufemisticamente un enorme pasticcio.

E comunque a quel che appare si è mirato in una sola direzione. Magari colpendo il bersaglio, come è giusto se provato. Ma gli altri?

Forse che questo significa la litania "tutti colpevoli, tutti innocenti", alla Craxi? Ma per carità. La mia posizione resta quella di allora, quando Craxi diceva di voler "vuotare il sacco" girando per le Procure, e da Santoro (nel 1994, una delle due volte in cui sono stato ospite in vent'anni) c'era una sollevazione contro di lui: ma come, Craxi, il Cinghialone, vuole vuotare il sacco? Ci mancherebbe altro...Ingenuamente allora pensavo che più verità si fosse ricercata meglio sarebbe stato per tutti. Lo stesso penso oggi di Moggi e company.

Anche perché cito da un'intervista all'Espresso dei due Pm iniziali di Calciopoli, Beatrice e Narducci, del 12 luglio 2007:

Domanda: "Torino aveva archiviato, ci voleva la procura di Napoli per scoprire lo scandalo?".
Risposta dello stesso Narducci, oggi in difficoltà in aula: "Un anno fa i commenti erano di questo tipo: l'indagine napoletana ha dato forma di prova a ciò che tutti sapevano. Non era proprio così, non c'era questo grado di consapevolezza. Nemmeno negli organi di informazione, salvo eccezioni. Per anni ho sentito un'espressione riferita ad arbitri e partite: esiste una sudditanza psicologica della classe arbitrale verso alcune squadre più potenti. Nel campionario di sciocchezze che si ripetevano in Italia c'era questa enorme mistificazione.

È servita un'indagine giudiziaria penale per individuare fatti che il mondo del calcio difficilmente avrebbe individuato. E anche l'informazione ha molte colpe. I pochi che hanno avuto coraggio, Oliviero Beha tra questi, sono stati estromessi dal circuito. La procura di Torino? Ha fatto le sue valutazioni su un breve periodo di intercettazioni: 40 giorni"...

Conclusioni: rischio di "essere estromesso dal circuito" anche oggi che non mi contento di Moggiopoli, né di corderini, né di tifosi, siano essi tifosi della Juve, della giustizia alata o di un pm per partito preso, giustizialisti,garantisti o moggisti. Non è così che faremo molti passi avanti, mistificando i rapporti di forza e i poteri davvero in gioco.

P.S. Come è vero che finirà in burletta (prescritta) la seconda Calciopoli della "giustizia" sportiva, così è vero che in un mondo marcio la rimozione del capataz Moggi è partita dall'interno della Juventus per un regolamento di conti, di cui gli altri capoclan calcistici si sono giovati conoscendo perfettamente, mafiosamente e omertosamente come tutto ciò avvenisse. Ma finora sono stati zitti e solo adesso reagiscono perché toccati, avvalendosi della stampa che abbiamo sotto gli occhi.

E tutti mordono solo la polpetta di Moggi. Non è un po' riduttivo? Non hanno voglia di altre polpette? Temono a tal punto che siano avvelenate da chiudere occhi e orecchie, dibattendo alla morte se in un'intercettazione il nome di Collina l'ha fatto Bergamo oppure Facchetti? E capirai...
OLIVIERO BEHA23-04-2010] 

AGNELLI E ZEBRE – ANDREA PRESIDENTE DELLA JUVE: LA NOTIZIA, UFFICIALIZZATA A BREVE, TRAPELA DALL’ASSEMBLEA EXOR (CHE CONTROLLA LA MAGGIORANZA DEL CLUB) – JAKI ELKANN HA CHIESTO AL CUGINO DI ASSUMERE L’INCARICO: “LA FAMIGLIA È UNITA” – È IL PRIMO AGNELLI DOPO 50 ANNI A PRENDERE DIRETTAMENTE LE REDINI DELLA SOCIETÀ – DA MESI LUCIANONE MOGGI DICEVA CHE ERA L’UNICO DELLA FAMIGLIA SU CUI I TIFOSI BIANCONERI POTESSERO SPERARE…

Da Repubblica.it

Un Agnelli torna alla presidenza della Juventus. L'ultimo fu Umberto, quasi 50 anni fa, il prossimo sarà il figlio Andrea. La notizia sarà ufficiale entro qualche ora, è trapelata durante l'assemblea della Exor, società che detiene il pacchetto di maggioranza del club bianconero. E' stato lo stesso John Elkann a chiedere al cugino Andrea di assumere la presidenza del club.

 

"E' la dimostrazione che la famiglia è unita -dichiara John Elkann, appena designato presidente della Fiat - è vicina alla squadra e continua con il suo impegno. Ho chiesto ad Andrea di diventare presidente, è un segno di continuità". Blanc resterà come amministratore delegato e continuerà a gestire la parte sportiva. Sembra ormai certo l'arrivo di Benitez in panchina.

La storia. Il ritorno di un Agnelli alla presidenza, anche dal punto di vista simbolico, ha un significato enorme per i tifosi della Juventus. Le fortune del club bianconero sono infatti indissolubilmente legate a quelle degli Agnelli a partire dagli anni '20. Al nome di Edoardo Agnelli, alla guida della società dal 1923 al 1935, è legato il primo grande ciclo vincente della storia juventina, quello dei 5 scudetti consecutivi, del famoso trio difensivo Combi-Rosetta-Calligaris, dell'attaccante Orsi, del mediano Monti.

Dopo la guerra fu Gianni Agnelli ad assumere la presidenza del club, seguito dal fratello Umberto, al quale è legato un altro straordinario ciclo, quello di Sivori, Charles, Boniperti. Quindi, dopo quasi 50 anni durante quali il cordone Juventus-Agnelli non si è mai spezzato, tocca ad Andrea.

 

Che ha sempre seguito la squadra, spesso anche in trasferta, come nella semifinale del '96 a Madrid. La Juve vinse poi ai rigori a Roma contro l'Ajax. Anche la madre Allegra, moglie di Umberto, è stata sempre vicina alla squadra e alla società. Fisso il suo posto in tribuna d'onore al Comunale e al Delle Alpi, una fila piu' su dell'Avvocato.

 

Il mercato. Alla nuova Juve mancano due tasselli. Il primo dovrebbe essere Beppe Marotta nel ruolo di direttore generale, l'altro è quello del tecnico. In tal senso, lo stesso Rafa Benitez frena circa le ipotesi del suo arrivo, nel corso della conferenza stampa di presentazione della gara di ritorno della semifinale di Europa league tra il Liverpool e l'Atletico Madrid: "Non mi piacciono le speculazioni sul mio futuro - ha detto Benitez, legato ai Reds fino al 2014 -. Vorrei leggere sui giornali notizie sulle competizioni, sui gol o sulle fantastiche prestazioni dei giocatori. Ma non posso controllare tutto. Il mio futuro è la partita con l'Atletico Madrid. Dobbiamo concentrarci su questa partita e cercare di vincerla per il bene del club".

 

[28-04-2010] 

LO SCARPARO PRESO A PALLONATE - Nel motivare la sentenza contro Giraudo, IL GIUDICE ACCUSA AVER falsaTO il campionato - "sodalizio accusato di aver governato illecitamente il calcio italiano: attraverso diversificate attività illecite la FIORENTINA riuscì a determinare l´esito del campionato sia con riguardo allO SCUDETTO DELLA JUVE, sia con riguardo alla retrocessione in serie inferiore, cui illecitamente fu sottratta perlomeno la Fiorentina"....

Giuseppe Calabrese per Repubblica-Firenze

Ancora Calciopoli. Ancora la Fiorentina. Stavolta a tirare in ballo Diego e Andrea Della Valle e Sandro Mencucci è il gup Eduardo De Gregorio nelle motivazioni del processo che ha portato alla condanna di Antonio Giraudo per associazione a delinquere e dell´arbitro Dondarini per frode sportiva.

 

Il giudice, riferendosi anche ai proprietari della Fiorentina, parla esplicitamente di «sodalizio accusato di aver governato illecitamente il calcio italiano», quindi scrive che «raggiunse tutti gli scopi già programmati e quelli che, nel corso degli eventi, si propose di conseguire», infine osserva che «attraverso diversificate attività illecite la compagine riuscì a determinare l´esito del campionato di calcio sia con riguardo all´assegnazione della vittoria finale della Juventus, sia con riguardo alla retrocessione in serie inferiore, cui illecitamente fu sottratta perlomeno la Fiorentina».

Insomma, il processo penale ha ripreso e fatte sue le tesi di quello sportivo. Ma anche gli errori. Soprattutto riguardo alla famigerata partita Lecce-Parma. Quindi proviamo a rifare chiarezza andando a ritroso nel tempo e tirando fuori i vecchi dossier e le classifiche che dimostrano che quella partita ha avuto un ruolo marginale nella salvezza della Fiorentina.

 

Decimo posto, quindici sconfitte: il campionato della Fiorentina finora è stato un flop. Visti gli impegni e i giocatori a disposizione forse un calo ci si poteva anche aspettare, ma non di queste dimensioni. La Fiorentina è passata dagli applausi col Bayern ai fischi con il Chievo. Benissimo in Champions, bene in coppa Italia, mai così male in campionato. E dunque è necessario fare qualche riflessione.

 

Niente processi, non servono e sono anche un po´ autodistruttivi, ma semplicemente un´analisi onesta di quello che è successo. Questo dovrà fare la Fiorentina nei prossimi giorni, ben sapendo che il problema non è individuare di chi sono le colpe (in situazioni del genere le responsabilità sono di tutti), bensì capire gli sbagli e studiare i rimedi. Se la Fiorentina riuscirà a guardarsi dentro è probabile che riuscirà anche a costruire una squadra competitiva per l´anno prossimo. Ma, soprattutto, riuscirà a dare continuità al suo progetto. Che poi è l´unica cosa che conta davvero.

Una stagione come questa ci può anche stare, una squadra come la Fiorentina farà sempre fatica a giocare su tre fronti. È difficile per l´Inter, figuriamoci per le altre. Basta esserne consapevoli e non trasformare i problemi in drammi. Quello che serve adesso, e lo ha detto anche Prandelli, è ricompattare tutto perché «solo così la Fiorentina può continuare a sognare».27-04-2010]

 

 

 

ROSSI' IN ROSSO (LA BANCAROTTA DEL CALCIO BRITANNICO) - I PROPRIETARI DEL LIVERPOOL hanno dato mandato alla Barclays Capital di trovare acquirenti per il club e di nominare un nuovo presidente che abbia familiarità con la situazione di indebitamento del club (269 milioni di euro) - PEZZI PREGIATI IN VENDITA, A cominciare dall'allenatore Benitez che i quotidiani britannici vedono ormai già bianconero...

Da Corriere.it -

 

I proprietari del Liverpool hanno dato mandato alla Barclays Capital di trovare acquirenti per il club e di nominare un nuovo presidente che abbia familiarità con la situazione di indebitamento del club. La prossima settimana Tom Hicks e George Gillett Jr. dovrebbero nominare come presidente ad interim, ma senza poteri esecutivi, il numero uno della British Airways, Martin Broughton, per sovrintendere al processo di vendita.

Lo ha rilevato all'Associated Press una fonte in condizioni di anonimato secondo la quale le trattative sarebbero già avanzate. Da oltre due anni Hicks and Gillett cercano di attrarre nuovi investitori riducendo l'indebitamento del club che ora ammonta a 237 milioni di sterline, circa 269 milioni di euro.

Proprio a seguito della grave crisi economica che attanaglia i «Reds» si fanno sempre più forti le voci di una possibile cessione dei pezzi pregiati della squadra inglese. A cominciare dall'allenatore Benitez che i quotidiani britannici vedono ormai già bianconero. Secondo il «Times» di Londra i bianconeri avrebbero alzato il tiro per arrivare al tecnico del Liverpool promettendogli di portare a Torino due dei suoi giocatori preferiti: Fernando Torres e Javier Mascherano.

Benitez

Il rischio della mancata qualificazione in Champions League potrebbe compromettere maggiormente i già difficili rapporti tra tecnico e club. Per il tecnico servirebbero almeno 50 milioni di sterline da spendere nel prossimo mercato per tornare competitivi ai livelli degli altri blasonati club di Premier League.

Licenziare lo spagnolo però costerebbe troppo per questo gli inglesi, secondo il Times, vogliono tenere vivo l'interesse della Juve. L'agente del tecnico, Manuel Garcia Quilon, ha fatto sapere di essere in trattativa con i bianconeri e con il Real Madrid.

 

[12-04-2010]

 

 

#1- "ROMA PRIMA? TUTTA COLPA DELLE PARANOIE DI MOURINHO SU PRESUNTI COMPLOTTI, CHE HANNO FINITO PER TRASMETTERE INSICUREZZA ALL'INTERO AMBIENTE INTERISTA" - #2- "MILAN, SOGNO FINITO. RONALDINHO È CROCE E DELIZIA. QUANDO STA BENE FA LA DIFFERENZA, MA IN GARE COME QUELLA CONTRO IL CATANIA FA PRATICAMENTE GIOCARE IN 10" - #3- "CALCIOPOLI, TUTTI COLPEVOLI? NO, TUTTI INNOCENTI. MORATTI VUOLE VENIRE A TESTIMONIARE A NAPOLI PER DIFENDERSI? STIA TRANQUILLO, PRESTO SI METTERÀ A DISPOSIZIONE DEI MIEI LEGALI! AVETE VISTO CHE FIGURA HA FATTO SACCHI SU BERGAMO? TUTTI PRONTI A FARE I MORALISTI, MA TELEFONAVANO TUTTI. LUI, FACCHETTI. TUTTI" - #4- "SI ATTACCANO AL FATTO CHE GIRAUDO È STATO CONDANNATO IN PRIMO GRADO? A GIRAUDO ADESSO LO SALVIAMO NOI CON LE PROVE CHE STIAMO PORTANDO IN NOSTRA DIFESA. CI SONO GIORNALISTI COME TRAVAGLIO CHE PARLANO DI NUOVE INTERCETTAZIONI NON ILLECITE E DIVERSE DALLE PRECEDENTI CERCANDO DI FARE DISINFORMAZIONE, SENZA SAPERE COSA DICONO. D'ALTRONDE CERTI PERSONAGGI HANNO COSTRUITO LA LORO CARRIERA FACENDO SOLDI PARLANDO MALE DELLE PERSONE SENZA PROVE E FREQUENTANDO STRANA GENTE..." -

 

 

Da www.stefanodiscreti.blogspot.com

L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, nel corso della trasmissione "Studio Stadio" in onda su GOLD SPORT ogni domenica, che vede tra i protagonisti l'opinionista Stefano Discreti, ha come sempre rilasciato dichiarazioni che faranno discutere sulla giornata di Campionato e sul processo di Calciopoli in corso a Napoli.

ROMA - ADESSO ARRIVA LA PAURA
"La squadra ben allenata da Ranieri ha coronato la sua rincorsa. Adesso però per la squadra giallorossa viene il difficile, perchè subentrerà la paura come si è anche visto nel finale di gara contro l'Atalanta. Da qui alla fine del campionato dovrà dimostrare di esser una grandissima squadra, sopratutto nel derby di domenica prossima perchè la Lazio farà sicuramente di tutto per fargli perdere il campionato"

INTER - TUTTA COLPA DELLE PARANOIE DI MOURINHO

"L'Inter è sempre la squadra più forte di questo campionato mediocre. L'ha dimostrato anche contro la Fiorentina nel secondo tempo. La squadra neroazzurra paga però le paranoie di Mourinho su presunti complotti, che hanno finito per trasmettere insicurezza all'intero ambiente interista. Poi ci sono giocatori come Julio Cesar e Chivu, per citarne due, che non stanno rendendo per niente ai loro livelli"

MILAN - IL SOGNO SCUDETTO E' FINITO
"Il Milan che è inferiore a Roma e Inter sotto tutti i punti di vista, è ormai tagliata fuori dalla lotta scudetto. La difesa senza Nesta non è competitiva. Poi c'è da considerare la stanchezza fisica figlia di una media età tra le più alte in assoluto. Ronaldinho è croce e delizia. Quando sta bene fa la differenza, ma in gare come quella contro il Catania fa praticamente giocare il Milan in 10."

LOTTA PER IL QUARTO POSTO - LA JUVE GIOCA MALE MA PUO' FARCELA
"La lotta per il quarto posto è molto agguerrita. Sampdoria e Palermo stanno giocando un ottimo calcio e hanno grandi stimoli. La Juventus pur giocando malissimo, può però ancora puntate al quarto posto. E poi bisogna anche aggiungere che all'Uefa farebbe sicuramente più comodo che la squadra bianconera fosse quella a qualificarsi per la Coppa Europea maggiore...."

CALCIOPOLI - TUTTI COLPEVOLI? NO, TUTTI INNOCENTI. MORATTI STIA TRANQUILLO, LO CHIAMIAMO NOI

"Al processo di Napoli stiamo dimostrando che non esistevano complotti, che le squadre hanno sempre vinto per i valori espressi dal campo e che gli arbitri sbagliano in quanto persone umane. Dicono che vogliamo far passare il motto tutti colpevoli=tutti innocenti? E' un falso. Io dico che siamo tutti innocenti perchè quello era un modo di operare comune.

 

D'altronde erano gli stessi designatori arbitrali a chiederci di telefonar loro. Ancora pago quella telefonata delle griglie con Bergamo che mi chiamò da casa sua ma mai nessuno ha fatto notare che poi il designatore arbitrale scelse diversamente da come io avevo previsto. Il sorteggio arbitrale truccato? Allora indaghino giornalisti e notai che assistevano ogni settimana.

Moratti vuole venire a testimoniare a Napoli per difendersi? Stia tranquillo, che presto si metterà a disposizione dei miei legali! Avete visto in settimana che figura ha fatto Sacchi nei confronti di Bergamo? Tutti pronti a fare i moralisti, ma poi alla fine telefonavano tutti. Lui, Facchetti. Tutti.

Si attaccano al fatto che Giraudo è stato condannato in primo grado? A Giraudo adesso lo salviamo noi con le prove che stiamo portando in nostra difesa. Ci sono giornalisti come Travaglio che parlano di nuove intercettazioni non illecite e diverse dalle precedenti cercando di fare disinformazione, senza sapere cosa dicono. D'altronde certi personaggi hanno costruito la loro carriera facendo soldi parlando male delle persone senza prove e frequentando strana gente..."

2 - DIFESA MOGGI: "MARTEDÌ CHIEDEREMO LA TRASCRIZIONE DI UN'INTERCETTAZIONE SCOTTANTE"
Da www.stefanodiscreti.blogspot.com


Nicola Penta, consulente sportivo della difesa Moggi, ad una domanda posta dall'opinionista Stefano Discreti nel corso della trasmissione -Il punto di Luciano Moggi- in merito alla presa di posizione di alcuni giornalisti come Marco Travaglio che hanno sentenziato che nelle nuove intercettazioni "non ci sono illeciti" ha voluto rivelare:

"C'è un' intercettazione, ad esempio, di cui chiederemo la trascrizione martedì a Napoli in cui un presidente di Serie A chiede ad uno dei due designatori di passare a casa dell'azionista di maggioranza della società di calcio perchè "ha un regalo per lui"....."

"Tutti pazzi per la Juve",
tutti i venerdì dalle ore 22,00 alle ore 24,00 su RadioErre2.
www.tuttipazziperlajuve.com

 

[12-04-2010]

 

 

 

#1- IL DOPPIO SOGNO JUVE: TOGLIERE NON UNO, MA DUE SCUDETTI ALL´INTER IN UN COLPO SOLO - UNO IN TRIBUNALE E UNO FERMANDO A SAN SIRO, NEL DERBY DELL'ODIO, LA SQUADRA DI MOU - #2- FACCHETTI JR: "RESTITUIRE LO SCUDETTO DEL 2006? SAREBBE UNA MOSSA VINCENTE" - MA L'INTER NON CI STA: NON È LO 'SCUDETTO DI CARTONE'. È LO SCUDETTO DELLA GIUSTIZIA' - #3- DALL'INTER AL MILAN, TUTTE LE TELEFONATE "ARBITRA RACALBUTO? STATE TRANQUILLI" - #4- TRA LE 'PROVE' DEGLI AVVOCATI DI MOGGI PORTATE AL PROCESSO. C’È ANCHE LA ROMA

 

1 - IL DOPPIO SOGNO DELLA JUVE: TOGLIERE NON UNO, MA DUE SCUDETTI ALL´INTER IN UN COLPO SOLO
Maurizio Crosetti per Repubblica

Togliere non uno, ma due scudetti all´Inter in un colpo solo. È una possibilità che la Juventus non ha mai avuto, in un secolo di storia, neppure quando gli scudetti - più che farli eventualmente perdere - li vinceva. Invece, l´incrocio di questi giorni assurdi propone la doppia partita, a San Siro e in tribunale. Nel primo caso, la Juve può essere giudice del campionato; nel secondo, i giudici li aspetta, fiduciosa.

Molto più di una sfida, quella di domani. Molto più di una vendetta. I bianconeri hanno già vinto all´andata, a dicembre, ma quella era un´altra storia. E sebbene si fossero ritrovati ad appena cinque punti dall´Inter, dopo il 2-1 del Comunale (ora, invece, la distanza è una fossa delle Marianne di 16 punti), non c´è paragone rispetto al fascino perverso di quest´attesa.

«Noi ci ricordiamo benissimo del 14 maggio 2006», dice una voce storica dello spogliatoio juventino, anonima solo per colpa del silenzio stampa che ancora dura, e tiene il coperchio sulla pentola a pressione. Quel giorno, a Bari (campo neutro, perché l´avversario era la Reggina), la Juventus vinse il suo ultimo scudetto poi strappato da Calciopoli, e migrato infaustamente sulle maglie non del tutto meritevoli dell´Inter. Il famoso "scudetto degli onesti", oppure "lo scudetto di cartone".

Una cosa è certa: gli juventini in campo quel giorno, e ancora in servizio (Buffon, Cannavaro, Del Piero, Trezeguet, Camoranesi e Zebina), muoiono dalla voglia di strappare il triangolo dalle maglie degli odiati, a morsi se occorrerà.

«Non è una vendetta, è solo giustizia». Indovinate voi chi è l´autore della frase. Per facilitarvi, diremo che è uno juventino di lungo corso. La prima delle due partite (campo e tribunale) la giocherà la solita Juve malconcia (ieri si è di nuovo fermato Trezeguet, dopo Grygera e Giovinco che sono i malandati più recenti), ma con la benzina supplementare dell´orgoglio offeso e della classifica inguardabile.

Non ha ancora deciso, Zaccheroni, se rimettere in squadra Diego, recuperato, perché l´ultimo schema (un 4-4-2 più accorto) ha dato segni d´equilibrio; se è un equilibrio precario, ragione in più per non toccarlo. In attacco torna certamente Del Piero, non è dato sapere se con Amauri o Iaquinta, visto che i possibili compagni di reparto stanno giocando uno peggio dell´altro.

A sostegno di eventuali blindature, resta la possibilità Poulsen. Oggi, forse, Zaccheroni potrà fornire qualche indizio in conferenza stampa. È chiaro che la sfida di San Siro, carica di tensioni d´ogni tipo (all´andata, espulsi Mourinho e Felipe Melo) e senza il pubblico bianconero, vale soprattutto per la classifica: se la Juve perde ancora, addio Europa.

Oltre l´Inter, sullo sfondo di questo povero calcio sgangherato, c´è un secondo scudetto da togliere alla nemica milanese. Dopo l´ultima udienza napoletana, condotta da Moggi come se Moggi fosse ancora Moggi, i passi bianconeri già si intuiscono con nitidezza. Per prima cosa, gli avvocati della Juve chiederanno la trascrizione delle 75 nuove intercettazioni; se dovessero emergere fatti ancora più gravi, giudicati al momento improbabili, si potrebbe chiedere la riapertura e dunque la revisione del processo sportivo.

Assai più probabile che ci si orienti verso un´istanza di revoca dello scudetto 2006, da presentarsi a Giancarlo Abete, presidente federale. Mossa che sarà apprezzata dai tifosi, e che dovrebbe allontanare l´accusa di non essersi troppo difesi quattro anni fa, poggiando spontaneamente la testa sul ceppo in attesa del boia.

2- DALL'INTER AL MILAN, ECCO LE TELEFONATE "ARBITRA RACALBUTO? STATE TRANQUILLI" - LE «PROVE» CHE GLI AVVOCATI DI MOGGI HANNO PORTATO AL PROCESSO. C'È ANCHE LA ROMA
Fulvio Bufi e Marco Imarisio per il Corriere della Sera


Sommersi dalle voci. C'è di tutto nelle 75 telefonate che i difensori di Luciano Moggi hanno chiesto di depositare agli atti del processo su Calciopoli. È una selezione di parte, fatta dallo staff che l'ex direttore della Juventus ha incaricato di «cercare» prove del «così facevano tutti» tra le oltre 170mila telefonate raccolte durante due anni di indagine (2004-2005), intercettazioni che carabinieri e Procura hanno scelto di non usare, ritenendole prive di contenuti penalmente rilevanti.

Si comincia per ordine alfabetico, con il presidente del Cagliari Massimo Cellino che dice «mandami un arbitro » all'ex designatore Bergamo. Si prosegue con 18 telefonate tra il compianto Giacinto Facchetti e lo stesso Bergamo. In quella che sembra la telefonata più controversa, riguardante la designazione dell'arbitro Racalbuto, non gradito all'Inter, l'ex presidente della società nerazzurra si limita a commentare, ammettendo che con l'arbitro ci ha litigato lui, in persona.

Seguono poi chiamate tra Facchetti e Pairetto, nelle quali il compianto Giacinto chiede all'altro designatore «se avete già fatto per le Coppe», altre nelle quali l'ex arbitro chiede un favore dicendo «lasciami due biglietti», un'altra sulle celebri griglie per le designazioni dove Pairetto dice a Facchetti che «per sabato mettiamo tutti internazionali ».

Di tenore più virulento le telefonate dell'allora ds del Palermo Rino Foschi, che chiede «arbitri a 360 gradi » e poi rimprovera aspramente Pairetto a causa di una conduzione arbitrale a suo parere «ripugnante».

Non manca Adriano Galliani, al quale Bergamo si rivolge per chiedere un non meglio precisato favore, mentre Pairetto si limita a dirgli «facciamo tutti il tifo per lei alla grande», con riferimento alla sua prossima rielezione a presidente di Lega. Conclude una piccola sezione-Roma, con il direttore sportivo Claudio Pradè che dice «Puntiamo su di te» all'allora vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini, e un colloquio tra l'allenatore Luciano Spalletti che chiede di sapere quali guardalinee gli toccheranno in sorte. «Ho messo Pisacreta e Griselli » risponde Bergamo. «Dai che ce la facciamo».

Il menu è questo. Toccherà al tribunale decidere se si tratta solo di chiacchiere o se c'è dell'altro.
«Digli al mister di stare tranquillo»
(20 febbraio 2005) Il presidente dell'Inter Facchetti chiama Bergamo che lo rassicura in merito alla designazione dell'arbitro Racalbuto. F: «Buongiorno Paolo». B: «Buongiorno non ci siamo più sentiti, è andata bene a Palermo!!! (...)». F: «Adesso viene Racalbuto...». B: «Digli al mister di stare tranquillo, perché lui ha un carattere, guarda, che se io potessi me lo toglierei di torno, però lo lasciano tranquillo, fa la sua partita, credimi. Io ci ho già parlato, con gli assistenti».

F: «Perché con Racalbuto ho litigato io, con Racalbuto ». B: «Ci ho già parlato e ci riparlo nel pomeriggio. Lo so mi ricordo tutto, so dei precedenti, di quando sei andato negli spogliatoi. Ma ci parlo io, vedrai che lo trovi rasserenato». F: «Va bè». B: «In bocca al lupo Giacinto»

L'invito a cena (3 gennaio 2005) Bergamo invita Facchetti a cena per quando l'Inter va a giocare a Livorno B: «Senti Giacinto posso permettermi una confidenza? ». F: «Sì». B: «Se hai piacere, mercoledì sera se non hai impegni con la squadra, perché non vieni a cena a casa mia? Con chi vuoi tu naturalmente, se sei con un'altra persona fidata, non lo so...».

F: «Sì sì, come no...». B: «Tu di solito con chi ti muovi?». F: «No, da solo, da solo, da solo... se vuoi che venga con qualcun altro». B: «Se vuoi venire con la fidanzata, non lo so...». F: (ride) «No, sono lì da solo io...». B: «Se c'è anche il dottor Moratti... non lo so...». F: «Ma non credo che venga...». B: «Io avevo piacere se venivi te, insomma». F: «D'accordo». B: «Si mangia una cosa insieme... si mangia un po' di pesce... una cosina tra amici».

«Mi trovi i biglietti?» (20 marzo 2005) L'altro designatore Pierluigi Pairetto telefona a Facchetti per chiedere due biglietti per una partita dell'Inter. P: «Ascolta Giacinto ti ho telefonato per chiederti una co... se è possibile, senza problemi, eh? Mi ha chiesto una persona per stasera due biglietti, qualsiasi posto, dove vuoi, senza nessun problema, se ti è possibile... ». F: «Adesso arrivo in sede... perché ieri avevamo finito tutto...».

P: «Immagino, immagino...». F: «Arrivo in sede e ti chiamo...». P: «Ti dico: ma anche quelli di servizio, senza un posto a sedere, non lo so io, non c'è problema...». F: «Va bene... Ti chiamo... ti chiamo dopo che arrivo in sede». P: «Guarda, senza farti problemi, perché io capisco.... Comunque ripeto, Giacinto, veramente senza problemi...». F: «Va bene... dopo arrivo in sede vedo cosa si può fare...». P: «Ecco, se riesci, due, qualsiasi posto non c'è problema... ».

Galliani e Milan-Juve (17 maggio 2005) Adriano Galliani telefona al designatore Bergamo: i due parlano della partita tra Milan e Juve B: «Non mi sono ancora ripreso dall'altra domenica, e questo è stato un trauma che in famiglia ci ha lasciato il segno... Pensavamo tutto fuori che... che quello, guardi... ». G: «Anche noi, anche noi, anche noi...». B: «Mi creda ma... non so, se andava proprio male male male male... potevamo pareggiare ma insomma... ». G: «E pareggiando avremmo vinto anche a Lecce perché non avremmo mollato psicologicamente, perché se avessimo pareggiato con la Juve rimanevamo in testa alla classifica e a Lecce avremmo vinto di sicuro...».

L'ammonizione contestata(8 marzo 2005) Rino Foschi, all'epoca ds del Palermo, chiama Pairetto, che da poco ha avuto un lutto in famiglia. Dopo le condoglianze, parlano di calcio. F: «Ho parlato poi ieri sera col mio presidente... gli ho detto mi raccomando, non facciamo storie, non facciamo niente perché bisogna stargli vicino a 'sta gente... Ma l'unica cosa è che lui si vuol scatenare, nel senso... scatenare, che io lo tengo fermo. Gigi ti dico la verità: è un discorso un po' diverso dal discorso arbitrale, te lo dico. Perché fondamentalmente c'è chi sbaglia, c'è chi sbaglia perché niente è facile. Perché guarda tu domenica cosa è successo a... coso... Salvatore...».

P: «Racalbuto». F: «Sì Racalbuto...». P: «Tra l'altro è l'assistente che l'ha...». F: «Ma dai Gigi, gli assistenti non possono mettere in confusione così. Io allora dico... Che chiedo con te, Gigi, che chiedo con te. Ma questi bisogna un po' ... un po' proteggerli, perché gli assistenti debbono smetterla di... La partita di Livorno, Gigi, la partita di Livorno. C'è stato a una certo momento fuorigioco di Toni, viene spinto, la palla gli va (incomprensibile). L'arbitro, normalmente, ha fatto come ha fatto con Nesta a Milano, dai...

Pensi: lo sanno loro che sono in diffida eccetera eccetera... che sono giocatori importanti... Io non so se l'ha fatto apposta o no, ha lasciato correre eccetera eccetera... Cavolo... gliel'ho detto: alzi la bandiera e me lo fai ammonire... una ammonizione ingiustissima. Allora io alla fine ho parlato con la massima se... tranquillità... Però Zamparini, 'ste cose qua... Allora ti vengono anche dei sospetti. Per quale motivo hai alzato 'sta bandiera, non era il caso, quello non era il caso...». P: «Ascolta, vedi che se tu dici... Era Palermo-Livorno, no?». F: «Sì». P: «Pensa se era Palermo-Milan, Palermo-Inter o Palermo- Juventus, tutti avrebbero detto: ecco perché voleva penalizzare...».

3 - FACCHETTI JR: "RESTITUIRE LO SCUDETTODEL 2006? SAREBBE UNA MOSSA VINCENTE. LA STORIA DELL'INTER ACQUISIREBBE PIÙ PUNTI". MA LA SOCIETÀ: NO, SAREBBE COME METTERSI SUL PIANO DEGLI ALTRI
Corriere della Sera

Restituire lo scudetto 2006 «sarebbe un gesto molto eclatante ma che avrebbe il potere di far acquisire ancora più punti alla nostra storia». È la posizione di Gianfelice Facchetti, figlio dell'ex presidente dell'Inter, Giacinto, scomparso nel 2006.

LA TELEFONATA - Il riferimento è alla sentenza sportiva di «Calciopoli» che ha portato all'assegnazione dello scudetto 2005-2006 alla società nerazzurra. «Anche restituendo lo scudetto ci sarà chi rivorrà indietro i suoi, ma secondo me sarebbe una mossa vincente», ha aggiunto.

L'INTER NON CI STA - L'Inter, tuttavia, non ha alcuna intenzione di restituire quello scudetto. Non c'è nessun commento ufficiale alle parole di Gianfelice Facchetti, ma questa è la posizione lasciata filtrare dal club. Si tratta - è in sintesi il pensiero diffuso fra la dirigenza interista - di una scelta di coerenza affinchè non passi, ora e in futuro, il pensiero che l'Inter adottava gli stessi comportamenti dei personaggi puniti dalla giustizia sportiva e imputati nel processo penale a Napoli. Restituire lo scudetto, fanno notare da corso Vittorio Emanuele, «non sarebbe affatto un bel gesto ma un brutto gesto nei confronti dei tifosi interisti».

LA TELEFONATA CON BERGAMO - La figura dell'ex dirigente nerazzurro è stata chiamata in causa martedì nel processo di Napoli su Calciopoli con la diffusione di una intercettazione telefoniche con l'ex designatore Paolo Bergamo. «La telefonata è completamente diversa dalla trascrizione che è stata usata in aula martedì - spiega il figlio dell'ex bandiera dell'Inter - che è stata diffusa dai giornali, in rete, nei vari siti, che è stata riportata da varie tv private e non e quindi c`è proprio una falsificazioni dei fatti che è una cosa assolutamente grave e inaccettabile».

 

[15-04-2010]

 

 

CALCIO MARCIO? CERTO, COSÌ FACEVAN TUTTI – LA DIFESA DI MOGGI ALL’ATTACCO: TUTTI CHIAMAVANO E ANCHE L’INTER PARLAVA DI GRIGLIE – SÌ DELLA PROCURA ALLA TRASCRIZIONE DI 75 TELEFONATE – FACCHETTI DICE A BERGAMO: “VA BÈ, METTI DENTRO COLLINA” E PER IL COLONNELLO AURICCHIO LA TELEFONATA NON ERA INVESTIGATIVAMENTE UTILE - PROSSIMA UDIENZA RINVIATA AL 20 APRILE, TESTE ANCELOTTI…

1 - DIFESA MOGGI CHIEDE TRASCRIZIONE 75 TELEFONATE...
(ANSA) - La difesa dell'ex dg della Juve, Luciano Moggi, ha chiesto alla nona sezione del Tribunale, davanti alla quale è ripreso il processo di Calciopoli, che disponga la trascrizione di 75 telefonate che erano 'inedite' e che sono state esaminate dai proprio consulenti. Le telefonate si riferiscono a conversazioni con indagati, tra i quali gli ex designatori Bergamo e Pairetto da parte di diversi dirigenti di società di calcio.

 

La questione è stata illustrata dall'avvocato Maurilio Prioreschi che insieme con l'avvocato Paolo Trofino assiste Moggi. La difesa ha chiesto altresì l'acquisizione di circa 3.000 'contatti' telefonici con indagati da parte di dirigenti di società (si tratta dei contatti ricavati dai tabulati anche relativi ai centralini dei club calcistici).

Il Tribunale ha invitato quindi la difesa di Moggi a produrre il materiale per la prossima udienza. In tal modo anche il pubblico ministero avrà modo di esaminare e valutare gli atti indicati dai legali. In apertura di udienza, prima di convocare in Aula il colonnello Attilio Auricchio per il controesame, il legale di Moggi, Prioreschi ha avanzato la richiesta sulle telefonate ritenute "rilevanti ai fini delle esercizio della difesa".

 

A giudizio del difensore dalle telefonate, diversamente da quanto ritennero i pm, si evince che "pranzi e cene li facevano tutti, incontri con i designatori li facevano tutti, di griglie parlavano tutti".

La decisione di acquisire le telefonate appare comunque scontata. Il presidente del collegio, Teresa Casoria, ha ricordato infatti una precedente ordinanza del maggio dello scorso anno nella quale il Tribunale diceva che la difesa poteva indicare anche altre telefonate, qualora le ritenesse significative per la loro trascrizione.

 

2 - PROCURA NAPOLI NON SI OPPONE AD ACQUISIZIONE...
(ANSA) - Tra le telefonate trascritte dalla difesa di Moggi che ne ha chiesto l'acquisizione al Tribunale di Napoli vi è anche una telefonata di condoglianze all'ex presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti, per la morte della sorella, nonché una telefonata che Bergamo fa a un dirigente del Bologna per ottenere un numero di telefono dell'allenatore Mazzone richiestogli da un giornalista. E' quanto ha sottolineato il pubblico ministero Giuseppe Narducci in chiusura della udienza del processo di Calciopoli. Il pm ha comunque precisato che la Procura non si oppone all'acquisizione "in modo che possono essere vivaddio trascritte fedelmente e potremo così ragionare su dati veritieri".

3 - DIFESA MOGGI, ANCHE FACCHETTI PARLAVA DI GRIGLIE...
(ANSA) - Anche l'allora presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti, parlava di griglie arbitrali. Nel corso dell'udienza lo ha sottolineato l'avvocato Paolo Trofino, uno dei legali di Moggi, in una domanda fatta al colonnello dei carabinieri, Attilio Auricchio, che ha condotto le indagini su Calciopoli. L'avvocato Trofino ha citato una telefonata, che non appartiene a quelle già trascritte e contenute nelle informative, del 26 novembre 2004 in cui il dirigente nerazzurro conversa con l'ex designatore Paolo Bergamo.

 

Facchetti: "E allora per domenica?".
Bergamo: "Facciamo un gruppo di internazionali così non rischiamo niente".
Facchetti: "Va bé, metti dentro Collina".

Il penalista ha chiesto al testimone perché questa telefonata non fosse stata considerata dagli investigatori. "La conversazione tra Bergamo e Facchetti - ha replicato Auricchio - é stata registrata e trascritta ma non è nell'informativa perché non è stata considerata investigativamente utile".

 

4 - UDIENZA RINVIATA AL 20 APRILE, TESTE ANCELOTTI...
(ANSA) - E' stata rinviata al 20 aprile l'udienza del processo su Calciopoli in corso a Napoli. In quella data sarà ascoltato come teste l'allenatore del Chelsea Carlo Ancelotti.

 

[13-04-2010]

 

CALCIO MARCIO? CERTO, COSÌ FACEVAN TUTTI – LA DIFESA DI MOGGI ALL’ATTACCO: TUTTI CHIAMAVANO E ANCHE L’INTER PARLAVA DI GRIGLIE – SÌ DELLA PROCURA ALLA TRASCRIZIONE DI 75 TELEFONATE – FACCHETTI DICE A BERGAMO: “VA BÈ, METTI DENTRO COLLINA” E PER IL COLONNELLO AURICCHIO LA TELEFONATA NON ERA INVESTIGATIVAMENTE UTILE - PROSSIMA UDIENZA RINVIATA AL 20 APRILE, TESTE ANCELOTTI…

1 - DIFESA MOGGI CHIEDE TRASCRIZIONE 75 TELEFONATE...
(ANSA) - La difesa dell'ex dg della Juve, Luciano Moggi, ha chiesto alla nona sezione del Tribunale, davanti alla quale è ripreso il processo di Calciopoli, che disponga la trascrizione di 75 telefonate che erano 'inedite' e che sono state esaminate dai proprio consulenti. Le telefonate si riferiscono a conversazioni con indagati, tra i quali gli ex designatori Bergamo e Pairetto da parte di diversi dirigenti di società di calcio.

 

La questione è stata illustrata dall'avvocato Maurilio Prioreschi che insieme con l'avvocato Paolo Trofino assiste Moggi. La difesa ha chiesto altresì l'acquisizione di circa 3.000 'contatti' telefonici con indagati da parte di dirigenti di società (si tratta dei contatti ricavati dai tabulati anche relativi ai centralini dei club calcistici).

Il Tribunale ha invitato quindi la difesa di Moggi a produrre il materiale per la prossima udienza. In tal modo anche il pubblico ministero avrà modo di esaminare e valutare gli atti indicati dai legali. In apertura di udienza, prima di convocare in Aula il colonnello Attilio Auricchio per il controesame, il legale di Moggi, Prioreschi ha avanzato la richiesta sulle telefonate ritenute "rilevanti ai fini delle esercizio della difesa".

 

A giudizio del difensore dalle telefonate, diversamente da quanto ritennero i pm, si evince che "pranzi e cene li facevano tutti, incontri con i designatori li facevano tutti, di griglie parlavano tutti".

La decisione di acquisire le telefonate appare comunque scontata. Il presidente del collegio, Teresa Casoria, ha ricordato infatti una precedente ordinanza del maggio dello scorso anno nella quale il Tribunale diceva che la difesa poteva indicare anche altre telefonate, qualora le ritenesse significative per la loro trascrizione.

 

2 - PROCURA NAPOLI NON SI OPPONE AD ACQUISIZIONE...
(ANSA) - Tra le telefonate trascritte dalla difesa di Moggi che ne ha chiesto l'acquisizione al Tribunale di Napoli vi è anche una telefonata di condoglianze all'ex presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti, per la morte della sorella, nonché una telefonata che Bergamo fa a un dirigente del Bologna per ottenere un numero di telefono dell'allenatore Mazzone richiestogli da un giornalista. E' quanto ha sottolineato il pubblico ministero Giuseppe Narducci in chiusura della udienza del processo di Calciopoli. Il pm ha comunque precisato che la Procura non si oppone all'acquisizione "in modo che possono essere vivaddio trascritte fedelmente e potremo così ragionare su dati veritieri".

3 - DIFESA MOGGI, ANCHE FACCHETTI PARLAVA DI GRIGLIE...
(ANSA) - Anche l'allora presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti, parlava di griglie arbitrali. Nel corso dell'udienza lo ha sottolineato l'avvocato Paolo Trofino, uno dei legali di Moggi, in una domanda fatta al colonnello dei carabinieri, Attilio Auricchio, che ha condotto le indagini su Calciopoli. L'avvocato Trofino ha citato una telefonata, che non appartiene a quelle già trascritte e contenute nelle informative, del 26 novembre 2004 in cui il dirigente nerazzurro conversa con l'ex designatore Paolo Bergamo.

 

Facchetti: "E allora per domenica?".
Bergamo: "Facciamo un gruppo di internazionali così non rischiamo niente".
Facchetti: "Va bé, metti dentro Collina".

Il penalista ha chiesto al testimone perché questa telefonata non fosse stata considerata dagli investigatori. "La conversazione tra Bergamo e Facchetti - ha replicato Auricchio - é stata registrata e trascritta ma non è nell'informativa perché non è stata considerata investigativamente utile".

 

4 - UDIENZA RINVIATA AL 20 APRILE, TESTE ANCELOTTI...
(ANSA) - E' stata rinviata al 20 aprile l'udienza del processo su Calciopoli in corso a Napoli. In quella data sarà ascoltato come teste l'allenatore del Chelsea Carlo Ancelotti.

 

 

 

[13-04-2010]

 

 

 

#1- LA DURISSIMA PARTITA DOPPIA DELLA ROMA. GLI SCENARI CHE SI PROSPETTANO A GIUGNO: FALLIMENTO CON LA LIQUIDAZIONE DEI BENI PER PAGARE I CREDITORI. SECONDA IPOTESI: UNICREDIT RICAPITALIZZEREBBE IL GRUPPO DIVENENDO AZIONISTA DI MAGGIORANZA E AVER MANO LIBERA SULLA VENDITA DEI GIOIELLI DI FAMIGLIA COME LA ROMA - #2- LO SPONSOR STORICO DELLA FAMIGLIA, CESARE GERONZI, AVREBBE SCARICATO I SENSI PER EVITARE SGAMBETTI DI UNICREDIT NELLA CORSA ALLE GENERALI, E AVREBBE ADDIRITTURA AVALLATO LA VENDITA AGLI ANGELINI: MA TUTTO QUESTO SALTA NEL CASO DI SCUDETTO - #3- PAREVA UNA SQUADRA FINITA: ZERO SOLDI, ATLETI SPENTI, COACH SCOCCIATO, TIFOSI FURIOSI - 8 MESI DOPO, UN GRUPPO DA SCUDETTO: COM'È NATA LA RINCORSA CHE HA STUPITO L´ITALIA - RECUPERATO RANIERI CACCIATO A PEDATE DALLA JUVE, BURDISSO E TONI DONATI IN PRESTITO, LA SCOPERTA DI JULIO SERGIO, IL BOOM DI VUCINIC, DI MONTALI, ED EGLI RIISE...

1- LA ROMA DEL MIRACOLO RANIERI GRUPPO, SOGNI E UNA DONNA IN VETTA
Enrico Sisti
per "la Repubblica"

 

Srotolando la pellicola del miracolo, provvisorio ma sempre miracolo, si possono isolare alcuni fotogrammi in cui la forza dei colori, l´azione in cui sono coinvolti i protagonisti e l´espressività dei loro volti non possono più essere confusi con la normalità. Roma sta tornando cinecittà grazie a un film popolare. Manca solo il finale.

Uno dei primi anelli di sceneggiatura lo assicurò, ignaro, Luciano Spalletti. C´è una sequenza, tanto semplice quanto già anacronistica, in cui l´ex tecnico giallorosso denuncia: «Se Vucinic non segue il terzino è la fine degli equilibri e la fine di una squadra. Hai voglia a pensare al tacco, alla punta, al numero, al titolo del giornale!».

 

La Roma aveva perso in casa con la Juventus in un fine agosto che odorava di asfalto bagnato. La città in rivolta invocava il fallimento. I cuori erano alla deriva. Il vernacolo aiutò Spalletti: «Se ‘un si fa´ ‘ontrasti ‘un si vincan le partite!». Sbatteva il dorso delle mani sul tavolo, buttava giù microfoni, sapeva che se ne sarebbe andato perché a suo giudizio era la squadra ad essersi svincolata da lui.

Otto mesi dopo Ranieri sta gestendo un gruppo da scudetto. È subentrato in sordina, senza cravatta, con l´identità frantumata del fresco esonerato. A Roma ancora rimbombava l´eco dello sfogo con cui Spalletti aveva chiuso quattro anni poco concreti ma con tratti sublimi, culminati con il gol alla Dinamo Kiev di Perrotta (l´era del calcio flipper). Senza mai scomporsi Ranieri ha ricostruito una dimensione umile cominciando da se stesso.

 

Quando Totti si fece male col Napoli, erano i primi di ottobre, parlò alla sua gente: «Dobbiamo andare avanti senza di lui». Qualcuno fu "costretto a crederci".
L´arrivo di Gian Paolo Montali come coordinatore è stato il cemento psicologico per la rock band smembrata, basso e batteria per l´anima. L´abbattimento di un tramezzo che divideva lo spogliatoio in due (per vip e giocatori di seconda fascia) diventa la metafora del gruppo nuovo.

 

Alla sua guardia Ranieri pone il «terzo portiere più forte del mondo», Julio Sergio, che a 31 anni scalza il nazionale Doni e scopre una parola nuova: indispensabilità. Davanti a lui scorre una galleria di calciatori ritrovati, rimotivati, riposizionati. È vero, Riise è partito: ma sulla fascia, non dall´aeroporto. Per dinamica, il suo gol a Torino contro la Juve ha ricordato quello di 30 anni fa annullato a Turone.

Solo da tre settimane sta un po´ rifiatando. Al centro Juan è stato convinto a cambiare disciplina alimentare perché i suoi muscoli andavano aiutati. A Pizarro sono state consegnate le chiavi del gioco, provvedimento questo che ha avuto anche l´effetto di esorcizzare De Rossi, liberarlo dalle sue ansie d´onnipresenza cui Spalletti lo aveva condannato. Perrotta e Taddei stanno dimostrando di essere ancora vivi. Vucinic, reo di non sapersi adattare al sacrificio in stile Rooney, è diventato una specie di Delvecchio con in più due piedi da togliere il fiato (nel senso buono) e l´attitudine al gol pesante.

 

Totti è stato amministrato: «È come la banda dei Carabinieri», diceva scherzando Montali. Di più: è come una canzone amata, la senti, la risenti, non ti stanchi mai anche se il disco gracchia. «Però non devo costringerlo a forzarsi»: concetto un po´ contorto ma Ranieri rese l´idea. È emersa una squadra capace di soffrire come mai, concreta, cinica, quasi con una sua morale, un Avatar. Nei primi 40 minuti contro l´Inter ha persino sfiorato la bellezza.

È anche la Roma del mercato contenuto, dell´usato garantito, «intanto vieni, poi parliamo di soldi». Venduto Aquilani (20 mln), si è irrobustita con Burdisso e Toni, scarto Inter e scarto Bayern, arrivati al solo costo dello stipendio. Uno ha restituito il sorriso a Juan, l´altro ha slogato il polso destro della Sud che anche di notte lo imita nel gesto dell´orecchio. Il 29 ottobre, fuori Trigoria, c´era un manipolo di delusi non abbastanza deluso da restarsene a casa: "Vergogna", si leggeva sul loro striscione.

 

Si viaggiava a meno quattordici. Vucinic sbagliava gol a porta vuota come non avesse mai fatto altro in vita sua. «Fosse stato per me non l´avrei mai mandato via»: lo disse Montali parlando di Ranieri. Allora erano entrambi alla Juve. Roma sta dicendo ancora grazie. La parola d´ordine è: «Non succede, ma se succede...».


2- LA DOPPIA PARTITA DELLA ROMA UNO SCUDETTO DA 100 MILIONI - PER I GIALLOROSSI VINCERE IL CAMPIONATO SIGNIFICHEREBBE ANCHE USCIRE DALL´INCERTEZZA AZIENDALE....

Daniele Autieri per la "Repubblica - Roma"

 

Il balzo di oltre il 6% di ieri in Borsa è sicuramente esaltante forse quanto la conquista del primo posto, ma i conti si faranno al novantesimo. Intanto però Rosella Sensi nel quartier generale di Trigoria sgrana il pallottoliere del possibile scudetto: 30 milioni dal contratto quinquennale con la Kappa; 25 milioni dal rinnovo della sponsorizzazione Wind; 20 milioni grazie all´ingresso in Champions League, altrettanti in diritti televisivi, premi scudetto e merchandising legato alla Supercoppa italiana (fra la vincitrice della coppa Italia e quella del campionato) che si terrà in agosto.

In tutto, 100 milioni oltre a un diluvio di popolarità per la figlia di Franco Sensi, in cerca di una forbice capace di recidere il cappio stretto da Unicredit, la banca che detiene il 49% di Italpetroli e vanta un credito di 325 milioni. Negli stessi giorni in cui si concluderà il campionato, per una coincidenza, è prevista la resa dei conti con la banca.

E´ fissata a metà giugno la presentazione del bilancio 2009 della società posseduta al 51% dalla famiglia Sensi. Sulla base di esso, l´Unicredit deciderà la modalità di rientro del suo credito. Non è certo una valutazione contabile, ma dal punto di vista psico-sociologico è inutile sottolineare quanto sia diversa la valutazione per una squadra che diventa campione d´Italia.

 

Per il momento, confermano fonti ben informate, la situazione non è delle più facili. La società di revisione Bdo ha difficoltà nel certificare il bilancio 2009 perché nell´esercizio non sono stati venduti gli asset per ripianare il debito malgrado ciò fosse previsto dall´accordo in base al quale è stato possibile certificare il bilancio precedente, adempimento obbligatorio per una società quotata, siglato invece dalla PriceWaterhouse.

Inoltre stando ai primi rendiconti il gruppo presenta un´ulteriore perdita sul 2009 di 35 milioni. Una situazione così grave da convincere il collegio dei sindaci a convocare d´urgenza il cda per mettere in guardia il management dal rischio di un inevitabile fallimento.

L´unica soluzione resta quella di vendere anche se l´imprevista fortunata svolta del campionato rimette in discussione tutto. Due settimane fa sarebbe arrivata alla famiglia un´offerta di acquisto dei depositi petroliferi di Civitavecchia di 50 milioni da parte di un imprenditore del nord: poco rispetto al valore dell´asset che la Sensi valuta in 90/100 milioni.

 

Gli scenari che si prospettano a giugno sono per ora duri. Il primo è un fallimento con la liquidazione dei beni per pagare i creditori. La seconda ipotesi chiama in causa Unicredit, che ricapitalizzerebbe il gruppo divenendo azionista di maggioranza per aver mano libera sulla vendita dei gioielli di famiglia come la Roma.

Lo sponsor storico della famiglia, Cesare Geronzi, avrebbe scaricato i Sensi per evitare sgambetti di Unicredit nella sua corsa alle Generali, e avrebbe addirittura avallato la vendita agli Angelini: ma tutto questo potrebbe sciogliersi come neve al sole nel caso di scudetto.

 

[13-04-2010]

 

 

#1 LA SPINTA UEFA E LE REGOLE DEL CIO DIETRO ALLO SCUDETTO DATO DA GUIDO ROSSI ALL’INTER – PANCALLI: “HO SEMPRE DETTO CHE NON DOVEVA ESSERE ASSEGNATO” (I NUOVI FATTI VANNO VALUTATI ATTENTAMENTE) - #2 VENTI GIORNI D’INFERNO PER MORATTI: TRA ROMA, BARCELLONA E CALCIOPOLI 2, I NEROAZZURI DI MOU A RISCHIO “ZERO TITULI” - #3 I TIFOSI JUVENTINI NON VANNO ALLO STADIO MA PARTONO PER NAPOLI PER TIFARE MOGGI (E IL BOLOGNA SFOTTE: “RIDATECI IL TITOLO DEL '27”)

 

1 - PANCALLI, NUOVI FATTI DA VALUTARE ATTENTAMENTE 'SCUDETTO 2006? HO SEMPRE DETTO CHE POTEVA NON ESSERE ASSEGNATO'...
(ANSA) - 'Sono emersi nuovi fatti che la Figc sapra' sicuramente valutare con attenzione. Alla luce di quanto sta emergendo dovranno essere fatte opportune valutazioni per quelle che poi devono essere delle decisioni che potrebbero anche essere prese'. Queste le parole di Luca Pancalli, presidente del Comitato paralimpico ed ex commissario straordinario della Figc appena dopo lo scandalo di Calciopoli nel 2006.

'Quello che leggiamo oggi - ha aggiunto Pancalli - ci da' l'idea di un sistema che era un po' piu' strutturato di quanto magari non lo si immaginasse. Fretta nell'assegnare lo scudetto all'Inter? L'ex commissario Guido Rossi in quel periodo si affido' al parere del comitato dei saggi - ha proseguito Pancalli - che delineo' la situazione spiegando bene che lo scudetto poteva essere assegnato o non assegnato. Alla luce di quella che era la decisione dell'epoca Rossi decise di assegnarlo all'Inter. Io ho sempre detto che poteva anche non essere assegnato'.

Pancalli ha poi sottolineato che in base alle nuove intercettazioni e ai nuovi sviluppi sul caso Calciopoli 'qualche valutazione in piu' puo' essere fatta, ma all'epoca queste novita' non c'erano. Ad oggi sarebbe comunque avventato esprimere considerazioni se non prima di aver valutato attentamente tutti i nuovi fatti. Ammesso e non concesso che siano stati ammessi errori in passato - ha concluso Pancalli - sarebbe il caso di non ripeterli'.

2 - LA SPINTA UEFA E LE REGOLE DEL CIO DIETRO ALLO SCUDETTO ASSEGNATO DA ROSSI LE RAGIONI CHE HANNO PORTATO ALLA VITTORIA A TAVOLINO NEL 2006, LE MOTIVAZIONI DI CHI LA CONTESTA E NE PRETENDE LA REVOCA...
Fabio Monti per il "Corriere della Sera!

Così è andata. E così si è arrivati all'assegnazione dello scudetto 2006 a tavolino all'Inter. Venerdì 14 luglio, arriva la sentenza di primo grado della Caf (presidente Ruperto): Juve retrocessa in serie B con 30 punti di penalizzazione; «...revoca dell'assegnazione del titolo di campione d'Italia 2004-2005; non assegnazione del titolo di campione d'Italia 2005-2006». Il Milan, secondo classificato, resta in serie A, ma viene penalizzato di 44 punti.

Alla luce di quanto scritto a pag. 152 della sentenza a proposito del titolo 2006, si pone un problema: lo scudetto va assegnato oppure no? Per rispondere all'interrogativo, il commissario della Figc, prof. Guido Rossi, insedia una commissione di tre saggi, formata da Gerhard Aigner, ex segretario generale dell'Uefa, Massimo Coccia, esperto di diritto sportivo, Roberto Pardolesi, professore ordinario di Diritto privato comparato alla Luiss Guido Carli.

Il 24 luglio, la commissione dà il suo parere (consultivo e non vincolante, perché Rossi, da commissario, riassume in sé tutti i poteri del presidente e del Consiglio federale): lo scudetto 2006, tolto alla Juve in primo grado, «può essere assegnato ad altra squadra». Il 25 luglio, ecco la sentenza d'appello da parte della Corte federale: conferma della retrocessione in B della Juve; la penalizzazione del Milan passa a 30 punti e vale il quarto posto; conferma della revoca dello scudetto 2005 e della non assegnazione del titolo 2006. Il 26 luglio, il commissario della Figc ritiene «di attenersi alle conclusioni del parere» della commissione e che «non ricorrono motivi per l'adozione di provvedimenti di non assegnazione del titolo di campione d'Italia per il campionato 2005-2006 alla squadra prima classificata all'esito dei giudizi disciplinari. Rimane vacante il titolo 2004-2005».

La Figc trasmette immediatamente la nuova classifica del campionato, sfruttando la deroga ottenuta per tempo dalla Federcalcio europea e l'elenco delle squadre da iscrivere alle coppe europee (gli altri Paesi erano stati costretti a farlo entro il 5 luglio): Inter, Roma (direttamente), Milan e Chievo (preliminari) in Champions League; Palermo, Livorno e Parma in Coppa Uefa. La non assegnazione del titolo 2006 avrebbe comunque consentito all'Inter di partecipare alla Champions League senza passare dai preliminari, perché, in base all'art. 1.02 delle regole della competizione, i nerazzurri sarebbero stati considerati comunque «winner of the top domestic league championship», senza ottenere il titolo di campione d'Italia.

Moratti e l'Inter hanno sempre considerato l'assegnazione dello scudetto un atto dovuto, alla luce delle sentenze di Calciopoli, in linea con quanto previsto anche dalle regole del Cio, che, in caso di squalifica, assegna la medaglia d'oro al primo atleta in regola con quanto previsto dalle norme (comprese quelle antidoping della Wada), qualunque risulti essere il suo piazzamento.

Chi in queste ore pretende la revoca dello scudetto all'Inter fa appello a quanto scritto dai tre saggi, che avevano parlato di «non assegnazione del titolo quando, ad esempio, ci si renda conto, ancorché senza prove certe, che le irregolarità sono state di numero e portata tali da falsare l'intero campionato ovvero che anche squadre non sanzionate hanno tenuto atteggiamenti poco limpidi». È il teorema-Moggi («tutti colpevoli, nessuno colpevole», ma anche: nessuno innocente) ed è quello che in queste ore ha indignato il presidente e i vertici nerazzurri.

3 - MORATTI E VENTI GIORNI DI FUOCO "LE RICHIESTE JUVE? AFFARI LORO" "PENSIAMO A COPPA E CAMPIONATO: SAREBBE ANTIPATICO PERDERLO"...
Andrea Sorrentino per "la Repubblica

Massimo Moratti e l´Inter camminano sul filo. Non c´è rete di protezione. Di sotto si spalanca il vuoto, il pubblico assiste col naso all´insù e qualcuno, forse più di qualcuno, spera che l´acrobata scivoli. Sei partite in diciotto giorni, tra domani e il 28 aprile, e ben quattro tra domani e il 20 aprile. Sono le più importanti dei quindici anni della gestione Moratti, perché possono condurre allo scudetto ma anche alla finale di Champions, 45 anni dopo l´ultima, quando il presidente era papà Angelo.

Tutto o niente, in pochi giorni. E intanto la Calciopoli di ritorno avvelena queste giornate, che altrimenti sarebbero state solo di trepida attesa. Forse non è un caso che questa storia esca adesso, pensano all´Inter, anzi non lo è affatto. Ieri Moratti ha liquidato così la domanda sul comunicato con cui la Juventus valuta l´evoluzione della vicenda delle nuove intercettazioni: «Sono fatti loro». Tre parole secche, per marcare il distacco. Ma dietro quelle tre parole, c´è un fuoco che arde.

Moratti è infuriato. Darà battaglia, se necessario. Perché lo scudetto del 2006 guai a chi glielo tocca. Moratti ha sempre pensato che fosse strameritato, oltre che un parziale risarcimento per gli anni precedenti, quando troppe cose suonavano strane. Quindi il pensiero di poter restituire quello scudetto neanche lo sfiora. Se qualcuno lo chiedesse sul serio, allora sarà battaglia, senza quartiere.

Sia perché quel titolo doveva pur essere assegnato a qualcuno, in quell´estate terribile: era stata l´Uefa a chiederlo alla Figc, perché bisognava ridisegnare le classifiche per decidere chi dovesse partecipare alle coppe (e infatti il piccolo Chievo si ritrovò a giocare i preliminari di Champions, pagandoli a fine stagione con la retrocessione in B). Sia perché la cosa che più fa imbufalire Moratti, è l´idea che l´Inter possa essere accostata alla Juve di Moggi: all´Inter sono convinti che le telefonate uscite in questi giorni non siano neanche lontanamente paragonabili, come gravità, a quelle che decretarono la fine del ciclo moggiano.

Ecco, è il sentirsi messo sullo stesso piano di "quei signori" che a Moratti proprio non va giù. E poi, altro pensiero: ma se in quegli anni ci prendevate in giro perché non vincevamo niente, perché adesso volete far credere che eravamo tutti uguali?

Insomma, l´ira affiora, ma per ora non esplode. Si attendono gli eventi. Meglio concentrarsi sul campionato che incombe: «Non so se sia più difficile perdere il campionato o vincere la Champions League - sostiene Moratti - ma in campionato dobbiamo fare molta attenzione: sarebbe davvero antipatico perderlo. Le altre squadre si sono avvicinate molto.

La Champions? Incontreremo Messi, un giocatore eccezionale, e un grande Barcellona: speriamo di essere all´altezza di queste sfide. In teoria dovremmo esserlo». Prima di Inter-Barcellona, però, ci sarà Inter-Juventus. Cade proprio a fagiolo, e in un momento in cui i rapporti tra i due club, che dopo Calciopoli erano diventati ottimi, rischiano di raffreddarsi assai. Per non parlare di quelli tra le due tifoserie, che però in Inter-Juve non si incontreranno: non ci sarà rappresentanza di ultrà bianconeri a S.Siro, a meno che qualche abbonato Inter si faccia garante per altrettanti tifosi juventini. D´accordo che l´amicizia è sacra, ma a naso di garanti se ne troveranno pochini, visti i tempi che corrono.

4 - JUVE, I TIFOSI SI MOBILITANO: «A NAPOLI PER MOGGI»...
Roberto Perrone
per il Corriere della Sera"

È stato John Elkann a chiedere a Jean-Claude Blanc di schierare la Juventus e il presidente ha deciso di varare «la strategia dell'attenzione» sul nuovo filone telefonico. Luciano Moggi deve avere ancora dei buoni informatori a Torino perché è proprio nei confronti dell'erede di casa Agnelli che l'ex dirigente sotto processo a Napoli sferra un duro attacco che verrà ospitato oggi da Libero.

A muovere Elkann e Jean-Claude Blanc, che ha impegnato la società, sono state alcune considerazioni fatte di fronte a «piange il telefono 2»; di fronte alle contestazioni sempre più violente nei toni ma anche nei modi, come è accaduto domenica 28 marzo in occasione della partita con l'Atalanta (aggressione al bus della squadra, scappellotto a Zebina); di fronte, soprattutto, all'idea - diffusa non solo tra i tifosi bianconeri ma in generale nel mondo del calcio - che la società di corso Galileo Ferraris si rivelasse, come quattro anni fa, quasi un semplice spettatore e non parte in causa. È il giovane e brillante avvocato Michele Briamonte, pupillo di Franzo Grande Stevens e punto di riferimento legale della società, a seguire gli sviluppi dell'affare napoletano.

Nessuna sottovalutazione anche se il club, per ora, è solo interessato a dimostrare che sono «anche» affari suoi e che gli sviluppi del processo non passeranno sopra la testa della proprietà e dei dirigenti. Più che tesa a ottenere risultati concreti, quella della società bianconera è stata soprattutto un'affermazione di principio, anzi del principio di esistenza.

Ma, a parte forse rimettere in discussione l'assegnazione all'Inter dello scudetto del 2005-2006 - da sempre controversa -, in corso Galileo Ferraris non credono di poter arrivare a qualcosa di «solido». La Juve, in un certo senso, si è costituita parte civile e questa decisione è stata apprezzata da un cospicuo numero di tifosi, ma il malcontento tiene alta la tensione, aumentata anche dalla decisione di vietare San Siro agli juventini venerdì 16: c'è chi è pronto a marciare su San Siro.

«Peccato, ma lo striscione ‘‘dai vinciamo insieme'' glielo faremo vedere un'altra volta» scrive un tifoso. Domenica, in occasione di Juve-Cagliari, spalti ancora deserti all'Olimpico per protesta. Invece rischia di diventare una curva la zona adiacente il tribunale di Napoli dove martedì i legali di Luciano Moggi chiederanno di acquisire le intercettazioni che stanno uscendo in questi giorni. Il tam tam dei tifosi ha fatto bollire la rete, aperta una pagina su Facebook. C'è anche un sondaggio (su Juveworld.net) in cui si chiede se sia giusto riassumere l'ex d.g.: a suo favore quasi il novanta per cento dei partecipanti, un plebiscito.

Rinchiusi a Vinovo, nel frattempo, Zaccheroni e i giocatori preparano l'ultima rincorsa alla Champions. Da laggiù, almeno le notizie sono positive. Nelle retrovie restano solo Diego e Caceres, tutti gli altri, compreso Buffon sono arruolabili. Anche loro vogliono affermare che ci sono.

5 - BOLOGNA, RIDATECI IL TITOLO DEL '27...
(ANSA) - 'Visto che tutti chiedono tutto, anche in situazioni che sembrano le piu' conclamate il Bologna avrebbe qualcosa da chiedere, con piena legittimita'. Sto studiando e lo faro' con i nostri avvocati, la possibilita' di chiedere la revisione della mancata assegnazione dello scudetto del 1927, quello revocato al Torino per un noto fatto di corruzione. E non assegnato alla squadra arrivata seconda, il Bologna': a chiederlo, sulle colonne del Corriere dello Sport, e' il dg del Bologna, Luca Baraldi.

Nel 1927 un giornalista del 'Tifone' intercetto' una violenta discussione fra due uomini in albergo a Torino, uno dei quali era lo juventino Allemandi che reclamava il mancato pagamento di una somma di denaro destinata ad aggiustare la gara fra Torino e Juve vinta dai granata. Le indagini dimostrarono che in effetti un dirigente del Torino (reo confesso) organizzo' la combine. Allemandi venne squalificato e lo scudetto del Torino fu revocato. Ma non venne assegnato alla seconda classificata, il Bologna.

 10-04-10

 

FISCO: TRIBUTI ITALIA DEPOSITA PROPOSTA CONCORDATO A TRIBUNALE ROMA...
Radiocor - La societa' di riscossione Tributi Italia, apprende Radiocor, ha depositato oggi al Tribunale di Roma una proposta di concordato preventivo. La proposta e' stata presentata dall'amministratore unico della societa', Patrizia Saggese, in esecuzione della delibera dell'assemblea della societa' che si e' riunita ieri.

La proposta, elaborata dagli avvocati Stanislao Chimenti e Donato Bruno, prevede la soddisfazione dei creditori privilegiati della societa' per 67,63 milioni e la soddisfazione parziale al 21,59% dei creditori chirografari per 49,43 milioni di euro. Il Tribunale si pronuncera' sulla proposta di concordato il 6 aprile.

25-03.10

 

QUESTA E’ LA FINE CHE FARA’ LA JUVE DI NAPOLEONE-BLANK-GRAZIE JAKI !-Mb

 

C’ERA UNA VOLTA IL MANCHESTER UNITED – LA CORAZZATA DI SIR ALEX FERGUSON NON HA RETTO ALL’ADDIO DI CRISTIANO RONALDO: TRA BATOSTE E SPESE ALLEGRE LO SQUADRONE TRABALLA, ELIMINATO IN FA CUP DAL LEEDS (SERIE C) - ROONEY DA SOLO NON BASTA, SOLDI SPRECATI IN MAGHI CLOWN E CONSULENTI…

Enrico Sisti per "la Repubblica"

Non date retta. Di squadre a Manchester, almeno in questo periodo, ce ne sono tre. Il City , lo United e il Divided. La prima è la nuova casa di Roberto Mancini, le ultime due le allena Ferguson avvolto nel suo cappottone come una castagna nel mallo. Solo che non sa mai quale delle due sta per mandare in campo. La bella o la bestia.

Ieri il Divided, la metà disgraziata del club, ha costretto il Leeds, l´odiato Leeds cui nel ‘92 venne strappato Cantona e che adesso gioca in serie C, ad eliminarlo dalla Fa Cup (0-1) davanti alla sua gente come al solito strapagante e straripante (erano in 75 mila). Se qualcuno degli sconfitti, uscendo dallo stadio, avesse voluto ricordare un debutto altrettanto infamante in Fa Cup (le squadre di Premier entrano in scena al 3° turno) sarebbe dovuto riandare al 1984, quando il "giant killer" fu il Bournemouth. Ma pochi ne avranno avuta voglia.

La verità è che lo United travestito da piccolo fiammiferaio, come fosse sempre carnevale, non è più una novità. Non in questa stagione. Perde col Fulham, perde con le grandi. Si addormenta come niente e come niente torna autorevole. Quindi è inaffidabile. Giggs e Scholes sono annosi. Neville, quando sta bene, sta comunque male. Wes Brown si concede spesso pomeriggi comici. Rio Ferdinand non gioca per infortunio da 15 partite. Berbatov e Nani vanno a tratti.

I muscoli di Owen sono già vecchi. I giovani (Welbeck, i due da Silva, Obertan, Gibson, Evans) non assicurano continuità. Quindi tutto o quasi finisce sulle spalle di quel fenomeno di Rooney, sulle gambe di Park, Vidic, Carrick e Fletcher, e sulla velocità di Valencia ed Evra. Troppo poco per sognare. Troppo poco perché la gente non si chieda: «Davvero Ferguson ha creduto di potersi permettere il lusso di fare a meno di Ronaldo e Tevez?».

E così mentre il Chelsea, due ore dopo, travolge il Watford (5-0), e mentre Beckham, con qualche anno di ritardo, ammette «non avrei mai dovuto lasciare Manchester», nell´Old Trafford svuotato esplode la rabbia. Rabbia che risveglia i sospetti lanciati dal News of the world: dove vanno a finire i soldi incassati con Ronaldo e Tevez (120 mln) e con la finale di Champions (65 mln)? Oltre quelli spesi per Valencia (18 mln), ci sarebbe un tesoretto che malgrado i debiti (700 mln) i Glazers avrebbero consegnato al coach per colmare il gap della perdita di Ronaldo. Difficile, certo, ma almeno ci si poteva provare.

Invece Ferguson niente: «Non vedo giocatori alla nostra altezza (da ieri si parla però di Hulk del Porto, ndr)». E il pubblico non ci sta. E´ inferocito. Specie dopo aver letto che molto del denaro incassato dal club negli ultimi due anni (circa 3 mld) sarebbe servito a finanziare 287 ditte e singoli professionisti di dubbia utilità calcistica: maghi coreani, clown kazaki per feste private (anche 70 mila euro al giorno), esperti in demolizioni, installatori di toilette, piloti, enoteche, imprese di pulizia, cibi congelati, drenaggi, cyclette, moderatori di tavole rotonde, conferenzieri.

Con parcelle esorbitanti. Un solo brutto esempio: alla Acf Sports Promotions sarebbe stato liquidato più di 1 mln di euro. Chi fa capo all´azienda? Sir Alex e sua moglie Cathy. E dopodomani c´è il derby col City per la semifinale di Carling Cup. Riscatto cercasi.

 

[04-01-2010]

 

- MANCHESTER UNITED, CONTROLLANTE HA DEBITI PER 716,5 MLN STERLINE...
(Adnkronos) - Oltre 819 milioni di euro. Al cambio, 716,5 milioni di sterline. A tanto ammontano i debiti della Red Football Joint Venture, la societa' che controlla il Manchester United. La compagnia del magnate statunitense Malcolm Glazer, proprietario dei red devils, ha reso noto il bilancio dell'anno fiscale che si e' chiuso a giugno 2009. I debiti hanno superato per la prima volta la soglia dei 700 milioni di sterline e ad appesantire la situazione contribuiscono interessi per 68 milioni di sterlline, circa 78 milioni di euro. Il Manchester ha chiuso l'anno con profitti di 6,4 milioni di sterline (circa 7,3 milioni di euro), in netto miglioramento rispetto alle perdite di 47 milioni di sterline che avevano caratterizzato la stagione 2007-2008.  

20.01.10 

 

FURBETTI DEL PALLONE - urbano Cairo ha deciso di mettere in vendita il Torino dopo aver somdaggiato 300 tifosi 300! - la squadra granata è servita al berluschino ex autista di veronica lario ed ex venditore di publitalia solo come vetrina e volano della sua attività editoriale e della sua concessionaria di pubblicità, trasformando il Toro nella Cairese....

Aldo Grasso per il Corriere della Sera

Cairo ha deciso di mettere in vendita il Torino dopo un sondaggio commissionato per scandagliare gli umori dei tifosi. Che io sappia, non era mai successo nella storia del calcio. Un presidente, se ha le antenne, gli umori li sonda non facendo intervistare 300 girandoloni, ma capendo come il tifoso soffre, partecipa, aiuta la squadra

 

È significativo sapere che il 35,7% attribuisce ai giocatori la responsabilità della situazione? Sondaggi? C'è qualcun altro in Italia che agisce in base ai sondaggi. E infatti l'istituto cui è stata commissionata la ricerca è Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, la sondaggista del Premier, la donna che nell'entourage del Cavaliere ha preso il posto di Luigi Crespi.

 

Ancora una volta, il vero punto di riferimento di Cairo è Silvio Berlusconi, fin da quando, nel 1981, laureato alla Bocconi, ne divenne assistente personale. Cairo ha imparato dalla politica come si governa la massa? È uno sprovveduto che si aggrappa ai sondaggi perché non sa come uscire dalla situazione? O un furbone che sta meditando qualche colpaccio?

 

Nell'ambiente, lo chiamano il Berluschino sia perché ha fatto del Premier il suo faro sia perché, in statura, è qualche centimetro più basso. E certe lezioni le ha imparate bene.
Un'aneddotica mai smentita racconta che un giorno del 1982 Cairo va a trovare Edilio Rusconi nei suoi uffici di via Vitruvio, a Milano. La Fininvest, con Canale 5, sta vendendo gli spot a prezzi stracciati e Rusconi, proprietario di Italia 1, non riesce più a sostenere la corsa al ribasso.

Urbano ed Edilio discutono fino a sera e trovano un accordo. Rusconi, tranquillizzato, va a godersi il meritato riposo. Cairo invece convoca tutti i venditori di Publitalia per sguinzagliarli in una svendita di spot ai prezzi stracciati. È un weekend di fuoco, ma alla fine l'intera stagione di Canale 5 viene piazzata. Quando Rusconi torna in ufficio, il lunedì, capisce che Italia 1 sta per cambiare proprietario.

 

Cairo ha preso il Toro a costo zero, dopo il fallimento di Franco Cimminelli, il presidente che tifava Juve. Un bel colpo a detta di tutti. Peccato che quella squadra avesse un capitale giocatori che il Toro non ha mai più avuto. Alcuni nomi? Marchetti, Sorrentino, Comotto, Mantovani, Balzaretti, Quagliarella, Pinga, Acquafresca, Mudingayi...

Appena insediato a Torino ha cominciato a promettere mari e monti, potendo contare su un entusiasmo che solo i tifosi del Toro sanno regalare, tutte le volte che escono da una disgrazia ferale. «Mi sun nen an cuntabale» (non sono un cacciaballe), aveva detto Cairo attraverso uno striscione esposto davanti alla Curva Maratona, a pochi giorni dal suo insediamento.

 

Di promesse ne ha fatte tante, poche quelle mantenute. Non un progetto, non una programmazione, non una pianificazione. Allenatori e dirigenti presi, lasciati, ripresi in un «anda e rianda» demenziale e ridicolo. E 30 milioni di euro che oggi paiono buttati via. Il nodo tecnico, l'origine di tutti i mali, sembra uno: non sapendo nulla di calcio, Cairo avrebbe dovuto delegare la gestione tecnica alla persona che aveva salvato la squadra nel momento più periglioso: Renato Zaccarelli.

Ma penso che Cairo abbia avuto paura che una vecchia gloria come Zaccarelli potesse oscurare la sua figura, fargli ombra. Cosi è si affidato ad altri: tagliando i ponti con il passato, ha allungato la lista dei presidenti «non da Toro» (Goveani, Calleri, Vidulich, Aghemo, Cimminelli) e ha deciso di andare solo lui a farsi intervistare in tv, il suo marketing.

 

Il Toro serve a Cairo come vetrina e volano della sua attività editoriale e della sua concessionaria di pubblicità, dove ha dimostrato notevoli capacità imprenditoriali. Dopo Tangentopoli, il suo rapporto con Marcello Dell'Utri era uscito piuttosto ammaccato. Si è messo in proprio ed è riuscito a sfondare.

Per questo, nelle interviste dice che «Il conte di Montecristo» è una delle sue letture preferite: «Proprio quando si trova agli inferi e appare perduto, riesce a riprendersi grazie a volontà, talento, fortuna». Forse nell'esperienza calcistica gli è mancata la fortuna, ma lui ha fatto di tutto per trasformare il Toro nella Cairese, con sede a Milano, in corso Magenta (a due passi dal mio studio, accidenti!). Così i due giornali torinesi La Stampa e Tuttosport gli remano contro, in un piano diabolico, secondo gli ultrà più fanatici, orchestrato dall'altra squadra di Torino.

Fra i tifosi c'è grande scoramento. Quando il sabato pomeriggio Massimo Fini mi telefona per commentare l'ennesima sconfitta, sembriamo due ragazzini piantati dalla fidanzata che si crogiolano nel dolore e nel rimpianto. Consapevoli che non c'è nulla di irrazionale come il tifo...

 

[28-02-2010] 

 

IL GREGGIO INGUAIA MOURINHO - LA SARAS CHIUDE IL BILANCIO IN PROFONDO ROSSO (perdita netta di 54,5 milioni) E LASCIA A SECCO I FRATELLI MORATTI - PER QUEST'ANNO NIENTE DIVIDENDI - PROSCIUGATO IL POZZO NERAZZURRO, CHI PAGHERA' I DEBITI STELLARI DELL'INTER? La soluzione c'è. Una bella sfoltita ai PALLONARI di famiglia, ETO'O COMPRESO...

Sandro Iacometti per Libero

Forse la vittoria europea dell'Inter sul Chelsea di mercoledì scorso sarà servita ad addolcire un po' la lettura dei bilanci. Il colpo è comunque di quelli duri. Fino a qualche mese fa Massimo Moratti aveva sperato di riuscire a salvaguardare «i migliori ritorni possibili per gli azionisti».

 

Di fronte alla perdita netta di 54,5 milioni con cui la Saras ha chiuso l'esercizio 2009, però, le illusioni sono svanite: per quest'anno, niente dividendi. È questa la decisione che il cda proporrà all'assemblea degli azionisti. Una strada obbligata, visti i numeri. Basti pensare che nel 2008 il gruppo petrolifero aveva incassato 327,2 milioni di utili.

 

Per il resto, il margine operativo lordo del gruppo ammontaa 141,2 milioni, in calo del 79%, mentre l'ebit è negativo per 51,9 milioni, in calo del 110%. Scendon anche i ricavi, che nel 2009 registrano una flessione del 39%, a quota 5.317 milioni. Risultato: la posizione finanziaria netta a fine anno è crollata a quota -533 milioni rispetto ai 333 milioni del 2008.

in Inter Roma

Una doccia fredda per gli azionisti della Saras e per i mercati (il titolo ha chiuso in calo del 6,39% a 1,68 euro), ma anche per i tifosi dell'Inter, ormai abituati a considerare le ricche cedole del gruppo la migliore garanzia per i successi della squadra. Già perché senza i proventi del greggio, difficilmente la società di calcio sarebbe ancora in piedi. Anche
l'ultimo anno il presidente Moratti ha dovuto sborsare 70 milioni di tasca sua per tappare il buco da 154,4 milioni con cui il club ha chiuso l'esercizio 2009. Ma la consuetudine va avanti da tempo. Anche perché è da tempo che l'Inter non riesce a tenere i conti in pareggio.

 

Nel bilancio chiuso il 30 giugno 2008 la società ha dichiarato una perdita netta di 148,27 milioni, su un giro d'affari, escludendo le plusvalenze su cessione calciatori (pari a 8 milioni), di 197 milioni. Mentre egli undici bilanci che vanno dalla stagione 1995/96 al 2005/06, l'Inter ha accumulato 661 milioni di passivo e Moratti ha provveduto, sempre personalmente, a
versare 400 milioni nelle casse. I soldi, finora, sono sempre arrivati dalla Saras.

donna massimo angelo bedi moratti

Qualche volta, stando ad alcune inchieste della magistratura, anche in maniera non del tutto trasparente. Quest'anno, però, i conti non torneranno più. Niente dividendo da travasare per tamponare il debito monstre che ad oggi sfiorerebbe i 400 milioni di euro. Un dramma? Non necessariamente.

La soluzione c'è. Una bella sfoltita ai gioielli di famiglia. Quelli che ogni domenica si danno tanto da fare sul rettangolo verde. Di fronte a un'ipotesi del genere c'è da scommettere che il club riceverebbe la solidarietà, anche finanziaria, di tutti i tifosi italiani. A partire, ovviamente, da quelli di Milan e Roma.

 

 

[28-02-2010] 

- LA CORTE D'APPELLO DI MILANO LA DÀ (VINTA) ALLA LEGA CALCIO E CONDANNA CONTO TV BY CRISPINO ANCHE A PAGARE 46 MILA EURO DI SPESE PROCESSUALI - BERETTA E I PRESIDENTI SERIE A GODONO - LIBERATI 1149 MILIONI DI EURO DALLO SBLOCCO DEI CONTRATTI CON SKY PER I DIRITTI TV DEI PROSSIMI DUE CAMPIONATI - CRISPINO ORA VA ALL'ATTACCO DI CATRICALÀ AL TAR: ANCHE L'ANTITRUST HA DATO RAGIONE ALLA LEGA…

Antonello Capone per La Gazzetta dello Sport

Al palazzo di giustizia di Milano vince la Lega, con Infront e Sky: la prima sezione della corte d'Appello civile, ieri alle 18, ha sbloccato i contratti tra Lega e Sky per i prossimi due campionati di A, per 1.149 milioni. Il presidente Patrone ed i giudici Secchi e Bonaretti hanno accolto il reclamo della Lega che ha chiesto di revocare la sospensione cautelare dei contratti adottata il 4 novembre dal presidente Tarantola che aveva parzialmente accolto la richiesta di Conto Tv. Per i giudici «la competenza esclusiva in materia è del Tribunale che ha una sezione specializzata della proprietà industriale ed intellettuale».

Conto Tv condannata a rifondere le spese di procedura per 46.122 euro (21.521,80 Lega, 14.701 Infront e 9.900 Sky). Il presidente della Lega Beretta (assistito dai legali Abbadessa, Ghirardi e Stincardini) tira un sospiro di sollievo assieme ai presidenti dei club: «Affermate le buone ragioni, la correttezza e l'ineccepibile percorso della Lega che ora, dopo gli impegni assunti con l'Antitrust, pubblicherà i bandi per il nuovo pacchetto per la lunghe sintesi sul satellitare per la A e quelli per la B. Sono stati mesi di preoccupazione, ma non sono mai venute meno la fiducia nella magistratura e nell'Antitrust e la convinzione di aver operato bene». Soddisfazione anche da Infront (assistita da De Nova, D'Addio, e G. P. Bianchi) e da Sky (Emanuele, D'Ostuni, D. Bianchi, Cannizzaro).

L'amministratore di Conto Tv, Crispino (legali Franceschelli e Zeno-Zencovich): «Ora andremo al tribunale». Ieri il Tar sul suo ricorso contro il via libera dell'Antitrust ha proposto di sorvolare sulla sospensiva e ha fissato l'udienza sul merito per il 14 aprile.

 

 

[25-02-2010]

 

 

BEHA NEL PALLONE – ASPETTIAMO FIDUCIOSI CHE LO SCARPARO A PALLINI RISPONDA ALLE DOMANDE SUI CONTI “VIOLA”, SULLA CITTADELLA DELLO SPORT IPOTIZZATA SUI TERRENI SOTTO SEQUESTRO DI LIGRESTI, sul suo delocalizzare le Hogan in Cina mentre però tuona sulla difesa del “made in Italy” ecc. ecc. – LA RIVINCITA DI MOGGI: “O GLI ARBITRI ERANO SEMPRE IN BUONA FEDE O IL RESPONSABILE NON SONO IO”...

Oliviero Beha per "il Fatto Quotidiano"

 

Autostima. La Roma rincorre l'Inter tra l'incredulità generale e dipende dall'autostima. L'Inter si fa rincorrere, ma non cede mai o quasi e adesso deve vedersela con il Chelsea e con il tabù Champions. Se ce la farà, dice il picaro di Setúbal in panchina (a me comunque in linea di massima piace, per la serie "e chissenefrega"...), sarà per la montagna di autostima che ha incamerato.

Che cosa chiedeva Zaccheroni alla Juventus in disarmo prima della "decisiva" partita con il Genoa? Autostima, che altro se no? Invece che dall'autostima l'aiutino è arrivato dall'arbitro Mazzoleni (autostima immagino da prefisso telefonico) e da un rigore quasi "nostalgico", da vecchi tempi.

L'avessero dato ai tempi di Moggi il coro sarebbe stato unanime: la "Rubentus", come la chiamano i tifosi fiorentini incalliti, è sempre la "Rubentus". Peccato che Moggi sia calcisticamente recluso e stavolta dovrebbero prendersela con Blanc e magari con l'ex Cobolli Gigli.

 

A proposito, cos'è quella storia dell'indagine per illeciti fiscali che riguarda gli ultimi due? Che facevano di strano? Hanno preso cattive abitudini? E da chi? E allora come dar torto a Moggi che in un rigurgito ragionevole (stando a quel che si vede domenicalmente, ma è sempre peggio) è sbottato: "Avete visto, succede come ai miei tempi, quindi o gli arbitri sono sempre in buona fede e allora io non ho fatto nulla oppure oggi che ne succedono di tutti i colori il responsabile deve essere qualcun altro"?

Autostima, ma che sarà mai? Non lo sanno che trattasi di una concessionaria di automobili, non necessariamente italiane? Comunque adesso ci pensa la Champions. Oggi a dirci quanto vale il Milan spesso guardato con favore nelle decisioni arbitrali come si conviene a una pluridecorata non esattamente "impotente" nelle stanze per la giostra politico-calcistica.

Domani se l'autostima di Mourinho e la rosa subgalattica dell'Inter saranno sufficienti a rimescolare le carte dei valori europei. E sempre domani si vedrà se il precipizio imboccato dalla Fiorentina si concederà una sosta a Monaco di Baviera, oppure no.

 

Certo Prandelli rema contro questa moda dell'autostima generale, dal momento che dopo l'ennesima sconfitta della squadra "progettata" dai Della Valle bros ha detto che bisogna "pensare a salvarci".

A salvarci da chi, caro Cesare? Il pesce puzza dalla testa, nel calcio come in tutto. Non sarà facile spiegare come una squadra apparentemente senza società e in attesa delle decisioni delle banche, come la Roma, abbia imboccato con merito e fortuna la strada giusta, prendendo in mezzo campionato 20 punti alla Fiorentina, e una società ritenuta modello come il club viola veda polverizzarsi sotto gli occhi di tutti una squadra che giocava bene e che si sta perdendo i pezzi.

 

Nell'ultimo anno solamente, da Pazzini a Kuzmanovic, da Dainelli a Jorgensen, per motivi differenti ma che rimandano a una crisi di spogliatoio di cui "indoor" risponde Prandelli, e "outdoor" invece il patron Della Valle. Che per inciso non risponde invece alle domande, postegli qui in ottobre (quando tutto girava bene) e poi riposte un mese fa, dopo aver promesso di farlo. Domande sui conti "viola", sui centri sportivi, sulla consistenza del "progetto", sulla Cittadella ipotizzata sui terreni sotto sequestro di Ligresti, sul suo delocalizzare le Hogan in Cina mentre però tuona sulla difesa del "made in Italy" ecc. ecc.

Niente di personale, ovviamente, e tutto di giornalistico. Anche perché poi se si fa il furbetto con le campagne acquisti sconfessate prima tacitamente e ora esplicitamente da Prandelli, i risultati si vedono. Cioè, non si vedono. E per non parlare del "caso Mutu", trattato dai club rispettivi così diversamente dal caso Cannavaro (non avevano beccato anche lui?)... E pensare che con l'autostima di Diego Della Valle si potrebbe armare una corrazzata, e a Firenze oggi si combatte con la zattera della Medusa...

 

Tornando alla Roma, ciò che impressiona, autostima o no è che sia ridiventata "normale". Era anormale quando sprofondava all'inizio di stagione. Adesso si è rimessa in corsa per la quadratura del cerchio tattico che le dà Ranieri, particolarmente calli-pigio, anche se i nostalgici dello spettacolo rimpiangono gli anni spallettiani.

Ma la squadra va, allora come oggi. Come pure, ritornando all'autostima direi più di Mazzarri che di De Laurentiis (nel caso del presidente non la chiamerei così...), è ragionevolmente alto in classifica un Napoli che la gioca assolutamente alla pari con l'Inter.

Tutto sommato, almeno atleticamente spesso il livello di ciò che si vede non è poi così accio, la metà delle squadre di Serie A offre spesso spettacoli decenti. Il punto è che vengono visti solo in tv, o quasi. Gli stadi sono vuoti, e intanto Abete prepara un dossier leggermente superiore a "Horcynus Orca" per la candidatura italiana agli Europei 2016. Motivo temo, credo, per rifare gli stadi, cambiare la destinazione d'uso dei terreni, richiedere qualche deroga e invocare la Protezione il più possibile Civile di qualcuno che possa. Un potente, insomma.

Nessuna riflessione su che cosa è o è diventato il pallone da noi, sul suo futuro, sul movimento calcistico, sui giovani, i bambini ecc. Forse a proposito di giovani, dovrebbero leggere il libro di Ferruccio Mazzola "Il terzo incomodo", Bradipo Libri, dedicato alla stagione nerazzurra di lui, suo fratello, l'Inter di Angelo Moratti e di H. H., il doping e varia umanità. E' stato querelato, è stato assolto dall'accusa di diffamazione. Forse anche per il calcio vale la regola aurea di ricostruire chi eravamo per sapere chi siamo e chi saremo.

Il calcio di ieri è figlio di quello dei Mazzola dell'altro ieri, che il cadetto Ferruccio ha avuto il coraggio di svelare, facendosi solo nemici. E il calcio di oggi, quello dei denari a go go che sono finiti e che si attacca a diritti tv che non possono reggere all'infinito e che svuotano gli stadi e per certi versi anche l'anima profonda del pallone, viene da quello di ieri. Ma chi ne vuol parlare? Qui, come ai sacri Giochi di Olimpia, il fuoco deve continuare ad ardere. Anche se sul braciere ci siamo noi, e da un pezzo.

[16-02-2010] 

 

 

ILLECITI FISCALI, INDAGINE SU BLANC E COBOLLI...
Dal "Corriere Della Sera"
- Provvigioni ai procuratori sportivi messe irregolarmente a bilancio dalla Juve alla voce «costi». È il motivo di un'inchiesta - confermata dalla società - della Guardia di finanza e della Procura di Torino sui conti della Juve. Il club ha precisato che «il precedente presidente Giovanni Cobolli Gigli e l'attuale, Jean-Claude Blanc, hanno ricevuto un invito a presentarsi per illustrare la propria posizione in relazione alle ipotesi di violazioni fiscali in materia di Iva contestate per gli anni fiscali 2005, 2006 e 2007 (di cui alle dichiarazioni Iva 2006, 2007 e 2008)».

Nel comunicato della società torinese si legge inoltre che sono state «tempestivamente segnalate alla Lega nazionale professionisti le contestazioni che potenzialmente coinvolgono l'intero "sistema calcio", anche per affrontare unitariamente casi analoghi». In Lega si ipotizza di chiedere un chiarimento a Attilio Befera, direttore generale dell'Agenzia delle entrate.  

12.02.10

 

SOLTANTO VENTI ARBITRI E SORTEGGIO TOTALE PER LA NUOVA LEGA DI A - E' LA RIFORMA CHE STANNO STUDIANDO I PRESIDENTI DI FRONTE AI NUMEROSI ERRORI DEI FISCHIETTI E ALLE POLEMICHE CONTINUE CHE AVVELENANO IL CALCIO – COLLINA OGGI GUADAGNA 500 MILA EURO L'ANNO E DOMANI? SOLTANTO NEL 1985 CI FU IL SORTEGGIO QUASI LIBERO: VINSE IL VERONA - PETRUCCI QUANDO FECE IL SALTO DALLA FEDERCALCIO ALLA ROMA PIOMBO' IN LEGA E CHIESE PROPRIO IL SORTEGGIO...

Antonello Capone per "La Gazzetta dello Sport"

 

In gran segreto i presidenti di A stanno preparando un piano sul «servizio arbitrale» dal prossimo campionato, quando la Lega A sarà realtà autonoma. E presto ne discuteranno in assemblea, forse già da quella informale di giovedì. Il piano prevede un gruppo di arbitri per le partite di A: 20, non di più. E la designazione dovrebbe arrivare per sorteggio integrale, a cura di un computer superprotetto.

L'idea fa scalpore e dovrà passare dalle autorizzazioni di Federcalcio e Aia. Abete sarebbe d'accordo sulla divisione degli arbitri: un gruppo per la A e uno per la B. Nicchi sarebbe contrarissimo. Favorevole invece il designatore Collina. Ma nessuno di loro si aspettava la richiesta di sorteggio integrale.

I presidenti fanno un ragionamento che definiscono logico: visto che gli arbitri saranno soltanto 20, tutti dovranno essere in grado di arbitrare qualsiasi partita di A. E continuano: per il derby Inter-Milan, il match più importante della stagione, è stato designato il giovane internazionale Rocchi, che pure aveva alle spalle lo stress del processo di Napoli che l'ha visto assolto.

 

E se come quarto uomo, che in caso di infortunio o malessere di Rocchi avrebbe dovuto prendere il suo posto, è stato mandato Romeo che in 7 anni di Can A-B aveva diretto soltanto 35 gare e nessuna di vertice, vuol dire che il concetto di squadra già esiste e quindi si può agire anche il computer.

Questo - riflettono i presidenti - al di là del disastro poi combinato in campo e di Mourinho che aspettava Rizzoli (mandato in B) o Rosetti o Morganti o Saccani. Con una squadra di 20 arbitri, tanto vale rasserenare l'intero ambiente e spazzare polemiche e discussioni e che ognuno si prenda chi esce dal computer. Che secondo i presidenti dovrebbe avere pochissime restrizioni. Eppoi, ricordano i dirigenti, il presidente del Coni Petrucci non potrà non appoggiarci: lasciata la Figc per la Roma, piombò in assemblea e chiese il sorteggio integrale degli arbitri... Accontentato.

 

Possibile che i particolari del derby e la robustezza delle polemiche, con accuse al Milan rimasto «malissimo», siano state decisive per l'idea-rivoluzione. Ma nella Lega che vuol crescere anche come immagine oltre che come fatturato, non ne possono più gli stessi presidenti di sospetti e pissi pissi: i medio-piccoli si sentirebbero tutelati e ricordano che «l'unico anno di sorteggio quasi libero vide il Verona campione», i grandi non sentirebbero più i mormorii di chi sostiene che eserciterebbero quanto meno fascino.

 

Resta la grande domanda: come risollevare la qualità di arbitri che finora hanno deluso i presidenti? E Collina, almeno ufficialmente da tutti sostenuto, come si sentirebbe da allenatore che non fa la formazione se non per dire chi è di A e chi di B? Sarebbe disposto a convivere con il computer che decide?

Nel 1985 il Verona vinse lo scudetto. Le polemiche arbitrali ci furono anche in quel campionato, ma il trionfo di una non favorita per molti fu legato anche al sorteggio integrale, con D'Agostini designatore. In realtà non lo era nel senso letterale: previste 3 fasce per le 18 partite di A e B (la A aveva 16 squadre e la B 20), per poi diventare 6, ognuna con 4 arbitri e la medesima possibilità di essere designati per ognuna delle 3 partite. Un tentativo di sorteggio integrale si ebbe all'inizio della stagione 2002-2003, ma durò solo 3 giornate. Poi si passò al sorteggio a fasce, con una dedicata alla partite più importanti. Il resto è storia recente con lo scandalo di Calciopoli a fare da spartiacque.

[10-02-2010]

   

 

 

E LO CHIAMANO “Il ct di sostegno”! - definire LIPPI in conflitto d’interessi con la JUVE è dire poco. Ha piazzato il suo vice (Ferrara) come allenatore e ora in società sono costretti a tenerselo. Rientra nel patto stipulato da tempo tra Blanc e Marcello: Lippi fa il Mondiale e poi rientra a Torino, probabilmente come presidente. Nel frattempo veste i panni del tutor - (E LA FEDERCALCIO SE NE STA MUTA)...

Massimiliano Gallo per "Il Riformista"

CANNAVARO CON CAMORRISTA

"Il ct di sostegno". Così ieri titolava la prima pagina sportiva della "Stampa" sotto la foto che ritrae Marcello Lippi e Ciro Ferrara sorridenti mentre si stringono la mano all'americana. Il ct di sostegno, dunque. E se lo scrive " La Stampa ", giornale bianconero di Torino, quotidiano che relegava nelle cronache locali il processo per doping subito dalla squadra allora allenata dal bel tenebroso, vuol dire che il limite è stato bello che superato. Vuol dire che persino nella Torino juventina si sono un po' imbarazzati nel ricevere la visita del ct della Nazionale.

Un ct che definire in conflitto d'interessi con la società bianconera è dire poco. Ha piazzato il suo vice (Ferrara) come allenatore e ora in società sono costretti a tenerselo. Rientra nel patto stipulato da tempo tra Blanc e Marcello: Lippi fa il Mondiale e poi rientra a Torino, probabilmente come presidente. Nel frattempo veste i panni del tutor.

Dispensa consigli per la campagna acquisti (l'ha ammesso lui stesso nelle interviste rilasciate una decina di giorni fa): ha fatto comprare Cannavaro, Grosso, ora persino Candreva, il gioiellino che in due mesi ha scoperto prima la Nazionale e adesso è approdato in bianconero. Cerca di non disperderne il patrimonio: vedi il caso Amauri, nemmeno la stagione disastrosa gli ha chiuso le porte dell'Italia.

Lippi non lo ha bocciato, ha solo detto che deve prima diventare italiano poi può sperare come qualsiasi altro calciatore. Soprattutto della Juventus. Convocazioni ad personam o, meglio, ad societatem direbbe Marco Travaglio se lavorasse alla "Gazzetta dello Sport" invece che al "Fatto". Lippi è il padrone dell'Italia e fa quel che vuole. La Federcalcio se ne sta zitta e muta. In un angolo. Si vede che sono contenti così. Del resto un Mondiale l'ha già vinto e chissà che non compia il prodigio. Figuriamoci, noi saremmo ben contenti. Ciò non toglie che il metodo utilizzato da Lippi sia quantomeno singolare. Decide di andare a far visita ai club di serie A, comincia dal Milan, poi va dalla sua amata Juve, ma salta l'Inter, la squadra che vince lo scudetto da tre anni.

«Non ha giocatori italiani», ha sentenziato. E Balotelli e Santon che cosa sono? E perché Amauri è italiano? La verità è che lui è juventino e l'Inter non la prende nemmeno in considerazione, così come non ha mai degnato di attenzione Cassano. Del resto Lippi sa di essere padrone e di conseguenza spadroneggia. Può consentirsi il lusso in estate di pronosticare la sua Juve come favorita per lo scudetto; può consentirsi di andare a cena coi dirigenti della società bianconera; di consigliare a Blanc di ingaggiare il suo vice Ferrara come allenatore, di richiamare Cannavaro, acquistare Grosso e ora prendere il suo ultimo pupillo, Candreva.

E, soprattutto, di portarli tutti in Nazionale. Aggiungendo magari anche Amauri. Come se l'Italia fosse casa sua. E dopo il Mondiale, con ogni probabilità, di tornare nella società bianconera con un profilo dirigenziale. La Federcalcio osserva e sta zitta. Tanto vale rassegnarsi. E adeguarsi. Sarà un'Italia bianconera, gli anti- juventini se ne facciano una ragione. Cerchiamo almeno di non fare la fine della squadra presa a schiaffi nella Champions e quinta in campionato. Lippi è un grande allenatore, figuriamoci, grandissimo. Ma forse come consigliere non è il massimo.

[22-01-2010]

 

 

 

 

VEDI CALCIOPOLI A NAPOLI (E IL CALCIO MUORE) – OLIVIERO BEHA IN TRASFERTA SOTTO IL VESUVIO PER LA DEPOSIZIONE DELL’OMISSIVO CELLINO: “TUTTI SAPEVANO TUTTO… BERGAMO E PAIRETTO? DUE GRAN SIGNORI” (MA POI IL SORTEGGIO DOVEVA ESSERE TRUCCATO) - LA “MAFIA DEGLI ARBITRI” RISALIVA A MOGGI? NON SI RICORDA PIÙ BENE – LA MORALE: IL POTERE NON È FORSE DI CHI CE L’HA?...

Oliviero Beha per "Il Fatto Quotidiano"

Una mattinata nelle viscere di Calciopoli, di Napoli, del suo tribunale, dell'essenza sempiterna della caratteristica "sceneggiata" che applicata al pallone viene ancora meglio. Il presidente del Cagliari, Massimo Cellino che come in una canzone di Mina accusa, difende e ancora accusa tutto il sistema-calcio e non solo Moggi, includendo responsabilità federali ed "espellendo" quasi fisicamente, il sospetto che i sorteggi arbitrali fossero truccati.

 

Il maresciallo dei carabinieri che ammette: "Siamo andati a prendere a Chiasso le schede telefoniche svizzere senza rogatoria, in auto con lo stesso commerciante", smentendo precedenti testimonianze dei suoi colleghi d'arma.

Un tribunale che ascolta tutto e sembra molto più avvertito di come viene descritto abitualmente sulla carta. Stampata. E poi Sky e "Un giorno in pretura" con tanto di telecamere, un po' di stampa, fervori da proscenio per molti componenti di questa commedia all'italiana che non è una tragedia ma neppure una farsa, che dovrebbe appurare reati penali ma in realtà non riesce a sottrarsi al solito clima particolare.

 

Quello sempre e comunque da bar sport o da processo biscardiano, almeno quando testi come Cellino raccontano della partita x y e non realizzano che stanno mettendo inconsapevolmente a nudo le magagne dello "sport più amato dagli italiani", tifosi midollari facilmente raggirabili.

E' proprio così: il calcio in tv è diverso da quello "vero", visto allo stadio. Per osmosi, anche il processo a Calciopoli visto (quasi nulla) e letto sui giornali è assai diverso da quello cui ho assistito per alcune ore nell'aula 216 del Tribunale di Napoli, alloggiato desolatamente in una delle tre tristissime torri del Palazzo di Giustizia, in un centro direzionale che non so che cosa diriga e verso dove. Fuori, pioggia, vento che spazza o spazzerebbe le strade se non fossero sempre sporche, almeno intorno alla Stazione Centrale, e tassisti incazzatissimi "con la sinistra" perché la corsa richiesta è troppo breve. Con il sole sarei andato a piedi, spiego.

 

Ma è inutile... Aula piccola ma a densità Hong Kong per gli avvocati dei 25 imputati per reati mica da ridere come l'associazione a delinquere, e cioè in ordine alfabetico l'assistente arbitrale Ambrosino più 24, e i legali delle parti civili.

Una falange abbastanza ordinata pronta ai microfoni e disposta tra la parete di fondo del pubblico, cui si appoggia smarrito un ragazzetto, il figlio del difensore dell'arbitro Bertini, che aspetta suo padre avendo saltato la scuola, e all'estremo opposto l'anfiteatro della giustizia, dove regnano la legge e il tribunale.

 

La presidente, Teresa Casoria, confermata al suo posto giacché la sua ricusazione è andata in fumo proprio ieri, donna energica che ha avuto a che fare in aula con Raffaele Cutolo e quindi certo non si fa impressionare da Moggi, e i due giudici a latere, due donne, una, la Gualtieri che scrive a mano dietro un paio di occhiali gentili, l'altra, la corvina Pandolfi, che caccia gli occhi sui testimoni e sul computer.

Delle tre si dice che non capiscano nulla di calcio, ed effettivamente mentre si ricorda un gol di Serginho "sceso sulla fascia dopo un fallo non segnalato da Tombolini" la Casoria sorride. Chissà che non sia un bene se il gineceo togato ignora di pallone. Se sa di legge, basta e avanza.

Presenti tra gli imputati a quel che vedo nella jungla di teste e cappotti, solo l'arbitro De Santis in sciarpa turchese e in prima fila neanche fosse in tv Luciano Moggi, tirato per i capelli alla fine della testimonianza di Cellino a una dichiarazione spontanea il cui senso letterale è "sono l'imputato dei si dice" e poi la domanda "E' giustizia questa?".

 

Saprà il tribunale rispondere a questa domanda, ed è ben posta? Qui si annida la vipera del dibattimento, e di tutto un pasticciaccio cui certamente il rito abbreviato non rende né giustizia né chiarezza. Anche perché da sempre, dalla giustizia sportiva in poi del 2006 a caldo, all'udienza di ieri, una verità continua pur ad emergere, oltre le bugie, le simulazioni, i millantati crediti, le ritrattazioni e le omissioni di cui Massimo Cellino, da 18 anni padrone del Cagliari e di professione "presidente" (adr.), teste dell'accusa tradotto finalmente a Napoli con i carabinieri, ha riempito la sua deposizione: e cioè la verità oggettiva che prendere solo un pezzo del Lego di cui è fatto il calcio è quasi impossibile, e quindi è tutto il meccanismo che è a giudizio anche se oggi solo sotto le voci "Moggi, cupola, arbitri".

Il sistema è quello del puzzle, o dei vasi comunicanti. In questo senso le due testimonianze di ieri, appunto di Cellino e del maresciallo capo Nardone, assistente del capo-indagine tenente colonnello Attilio Auricchio ieri assente perché appena diventato padre (la Casoria: "Ma che impedimento è, mica avrà partorito lui..."), sono state sufficientemente rivelatrici.

Vediamo di coglierne il dettato, poi il senso almeno come appare a chi scrive, e infine il nesso tra tutto ciò. Si comincia dal maresciallo, teste dell'accusa, ad Auricchio toccherà il 9 febbraio. E' preziosa la sua testimonianza sulle schede, prima del Liechtenstein poi svizzere. Queste ultime, 9, sono state recuperate a Chiasso "informalmente".

 

Senza rogatoria? Dunque tutte annullate? Oppure il commerciante che le "offre spontaneamente ai carabinieri" le rende giuridicamente valide? Vedremo. Quando tocca a Cellino, casual nel suo dolce vita carta da zucchero, che sta per passare sei o sette brutti quarti d'ora tutti di seguito, l'atmosfera è "pronta".

Il presidente Casoria gli dà spesso dell'esuberante mentre lo incalza il pm Capuano nelle contraddizioni tra ciò che ha dichiarato ai carabinieri in passato e ciò che sta dicendo in aula. Quando poi lui si becchetta con qualche avvocato lei gli fa "uè, uè", e si fa chiamare più volte "signora" per non fargli perdere il filo. Un filo che Cellino intorcina e sgomitola più volte. Bergamo e Pairetto? Due gran signori, ma poi il sorteggio doveva essere truccato.

La "mafia degli arbitri" risalente secondo i "si dice" a Moggi e alla Juve? Non si ricorda più bene, ma comunque al telefono intercettato l'ha ripetuto tante volte all'uomo di Carraro, Francesco Ghirelli, con Carraro prosciolto dal gup in questo processo. E poi all'ufficio inchieste della Federcalcio. Se non intervengono loro, e non lo fanno mai, io che ci posso fare?, è il tenore dell'omissivo, imbarazzato e riottoso Cellino. Spettacolo leggermente deprimente per la morale: il potere non è forse di chi ce l'ha?

 

 

[23-12-2009] 

 

 

LUCIANO MOGGI: "TANTI PRESIDENTI DI SERIE A MI CHIAMANO OGNI GIORNO PER CHIEDERMI CONSIGLI"...
Da www.stefanodiscreti.blogspot.com

Nella trasmissione "Studio Stadio" condotta da Paola Delli Colli, che vede tra i protagonisti anche l'opinionista juventino Stefano Discreti, Luciano Moggi ha lasciato ai microfoni di Gold Sport il suo commento in merito alla giornata di calcio e l'intera settimana passata.

CAMPIONATO GIA' FINITO IN VETTA
"I primi 4 posti sono ormai già praticamente assegnati. L'Inter è inarrivabile in vetta mentre Milan e Juventus si giocheranno il secondo ed il terzo posto. La Roma arriverà quarta, sempre se però Totti verrà amministrato come un giocatore della sua età e struttura fisica deve."

MANCINI E MIHAJLOVIC
"Mancini al Manchester City? Farà bene. Ormai ha maturato l'esperienza giusta ed ha capito che quando perdeva era solo per colpa sua e della squadra non all'altezza.
Gli arbitri non si condizionano e questo lo dovrebbe capire subito anche il suo vecchio vice Mihajlovic, del quale ho trovato molto antipatiche le dichiarazioni rilasciate prima di Juventus-Catania."

PARMA RIVELAZIONE ANCHE PER MERITO MIO. E NON SOLO...
"Il Parma, nonostante la sconfitta contro la Roma, sta disputando un ottimo campionato perché è stata costruita molto bene. Se c'entro qualcosa io? Beh il presidente del Parma è mio amico e mi ha chiesto tanti consigli che io ovviamente gli ho dato.
Così come li ho dati anche a Zamparini, a Spinelli, al presidente del Siena, del Bologna e tanti altri.
E' forse un reato dare consiglio a coloro che continuano a chiamarmi?"

JUVE, DA CACCIARE SONO I DIRIGENTI E NON FERRARA
"Chi di certo non mi ha chiesto consigli è la Juventus ed i risultati si vedono. La squadra ormai è al minimo di autostima ma io Ferrara non lo esonererei anche perché dubito che prendendo la squadra in corsa Hiddink o Gentile farebbero meglio.

E' la dirigenza che non va. Dopo una sconfitta come quella contro il Catania noi avremmo battuto i pugni sul tavolo e ci saremmo incazzati con tutti. Invece ho visto Blanc andare addirittura in conferenza con il sorriso sulla bocca...Ma come si può?

La squadra è stata costruita male, con attaccanti forti di testa ma nessuna ala. Avete visto poi Felipe Melo, ormai è un palo piantato in campo! Quando quest'estate io criticavo fortemente questo acquisto sbagliatissimo molti pensavano che il mio giudizio fosse dettato dal rancore....

E che dire poi di Diego? Ormai è in crisi di identità ed è un peso per il gioco della Juve. Comunque è un buon giocatore e niente più.

La stagione bianconera non è sin qui fallimentare come si potrebbe pensare. In campionato in fondo la Juventus è ancora ad un punto dal Milan. A gennaio si potrà fare poco o niente sul mercato, meglio tenere saldo lo spogliatoio, eliminare un po' di nervosismo e recuperare il gruppo almeno dal punto di vista agonistico.
Chi sarebbe da mandare via subito sono i dirigenti, quelli che parlavano di TERZA STELLA...."

CHAMPIONS LEAGUE: RISCHIANO TUTTE
"La Juventus è stata già fatta fuori, ma nel prossimo turno ,non me lo auguro per carità, potrebbero uscire sia Inter, che Milan e Fiorentina. La verità è una sola: in Europa non è stata competitiva la Juventus, ma non lo sono neanche gli altri. Il calcio italiano è in un momento di crisi e i giocatori preferiscono altri campionati all'Italia. O forse non c'è chi ha le competenze per andare a cercare i giocatori buoni all'estero...".

POCHE SPERANZE MONDIALI PER LA NAZIONALE
"Chi risente di questa crisi è la Nazionale italiana. Nel 2006 si è vinto perché oltre ai talenti c'era anche più organizzazione, anche grazie a me. Avete sentito l'ha detto anche Carraro al Processo? I giocatori poi allora furono stimolati dalle accuse di Calciopoli.
Oggi invece sono tutti più vecchi di 4 anni e non c'è ricambio generazionale. Non abbiamo chance di riconfermarci. Praticamente nessuna"

2 - E' IL GIORNO DI BETTEGA...
Ettore Boffano per Repubblica.it

Più che un regalo di Babbo Natale alle tristezze della Juve, sembra un augurio per il nuovo anno: con tutte le incertezze (ma anche con tutte le speranze) che ogni San Silvestro si porta con sè. Se però Roberto Bettega rientra a far da cavaliere alla Vecchia Signora, almeno una cosa è certa: è un pezzo di storia juventina che torna a saldarsi con il Bianconero.

Con, in più, l'impossibile quadratura del cerchio di questo tormentato ultimo quinquennio calcistico all'ombra della Mole: tra il "Bobby gol" dell'era bonipertiana da una parte ( la Juve della quale Bettega era uno dei simboli italianissimi assieme agli "operai" Furino, Morini, Cuccureddu e Gentile) e, dall'altra, il vertice più discreto e meno coinvolto in quella Triade che componeva insieme con Giraudo e Moggi.

Quasi tre anni dopo Calciopoli, che non lo aveva afferrato in nessuna accusa e in nessuna intercettazione (salvo una, ma nella quale parlavano proprio Moggi e Giraudo, per dire che lui, Bettega, non era troppo "furbo" per essere messo a conoscenza di certe cose), e dopo un "limbo" da consulente tenuto nascosto nel lavacro juventino della Serie B e del maquillage d'immagine dell'era Cobolli Gigli. Sino al luglio 2007, quando il suo nome era comparso, accanto a quello degli altri due vertici della Triade, nel registro degli indagati della procura di Torino per l'inchiesta sul falso in bilancio della Juve. L'unico neo nella fedina bianconera di "Bobby gol" che gli era costato persino quell'incarico da "carbonaro" per seguire il calciomercato della Signora azzoppata.


Due settimane fa, il tribunale ha assolto tutti e Bettega adesso torna così disponibile in questo tentativo ancora un po' confuso e per ora abborracciato di rimettere in sesto una Juventus senza più Gianni e Umberto Agnelli e affidata invece ai balbettii di John Elkann, Jean Claude Blanc, Ciro Ferrara e Alessio Secco. Il gioco della dirigenza bianconera è abbastanza scoperto: richiamare e subito un'icona dello juventinismo e anche un esperto del calciomercato (soprattutto quello estero) per tacitare i tifosi (affascinati dal simbolo che rientra) e forse tentare gli esami di riparazione nelle trattative di gennaio. Le incertezze, però, restano tutte aperte: che poteri effettivi saranno trasferiti, infatti, a Bettega? E quali saranno i suoi rapporti veri con il transalpino Blanc, il quale oggi assomma tre diverse cariche sociali (président, administrateur e directeur, come ironizzano i tifosi)?

Il più tranquillo di tutti, in queste ore, dicono sia proprio lui: l'ex vicepresidente della Triade bianconera. Forse perché sa di essere un frammento vivo di questa Juve che sta per riabbracciarlo o forse perché si prepara, per l'ennesima volta, a incarnare il ruolo del predestinato. Come da quell'inizio degli anni 60 del secolo scorso, quando il papà di Roberto, un operaio di origine veneta immigrato nella città della Fiat e della Juve, lo accompagnò per la prima volta all'allenamento dei "pulcini" bianconeri allenati dal mitico Mario Pedrale. È il sogno di un bambino nato a Torino il 27 dicembre 1950 e che in casa ha imparato a camminare e, assieme, a tifare Juventus.

E che ora può vestirne la maglia nelle esibizioni che, allora, precedevano al Comunale le partite casalinghe della Vecchia Signora. Da quel momento il sogno non si fermerà più e, tra il 1970 e il 1983, vorrà dire 326 partite in prima squadra e 129 goal, 7 Campionati, due Coppe Italia, una Coppa Uefa, una classifica dei cannonieri vinta in B e una in A, 42 maglie della Nazionale e 19 gol in azzurro. Agli inizi, anche un momento doloroso, poco consono agli ottimismi e ai lustrini bianconeri e forse più adatto alle sofferenze tragiche dei cugini granata: al termine del giorone d'andata del suo primo campionato bianconero e dopo aver già segnato 13 gol, Bettega scopre di avere una grave malattia polmonare. Dovrà stare fermo per mesi, ma alla fine vince la malattia e ricomincia una carrierà che sarà splendida.

Con una certa tendenza, quando era ancora calciatore, a studiare già da presidente, a imitare Boniperti e a ostentare lo "stile Juve" assieme, però, a una certa inedita "prepotenza" oratoria, nelle sue presenze in tv alla Domenica Sportiva, che non dispiaceva affatto ai fans bianconeri critici verso l'esagerato understatement bonipertiano e degli Agnelli di quell'epoca. Così come i tifosi si entusiasmeranno, durante il derby col Torino del 26 ottobre 1980, per una lite furibonda (e a colpi di "vaffan...") tra Bettega e l'allora "superarbitro" Luigi Agnolin.

Nel 1983 infide il congedo, una breve parentesi nel calcio del Canada e, nel 1994, la chiamata da parte di Umberto Agnelli alla vicepresidenza. Un ruolo esercitato spesso in una posizione defilata, ma senza mai rinunciare a quel suo carattere deciso ("arrogante" per gli antijuventini di sempre e per gli juventini critici della stagione della Triade) che ora fa sperare soprattutto i tifosi. Convinti che, se "Bobby gol" lo vorrà, potrà comunque prendersi tutto il potere necessario nella dirigenza di questa fragile Signora del dopo Calciopoli dove chi conosce davvero il calcio spesso non va neppure in tribuna.

 

[21-12-2009]

 

 

 

PIROSO SPARA UNA PALLONATA SULLA FACCIA DI DIEGUITO DELLA VALLE E LO FA VIOLA! - RICOSTRUITA CALCIOPOLI UTILIZZANDO A COLPI DI DOCU-FICTION CON I DIALOGHI REGISTRATI DAI CARABINIERI DURANTE LE INDAGINI DELLA PROCURA DI NAPOLI DAL 2004 AL 2006 - LO SCARPARO A MOGGI: “MI RACCOMANDO”, E LUCKY RISPONDE: “CI PENSIAMO NOI A SALVARTI" LA TELEFONATA DI ANDREA DELLA VALLE AL DESIGNATORE BERGAMO PER POTERSI ACCORDARE SULLE SUCCESSIVE 2 PARTITE FONDAMENTALI PER SALVARSI DALLA SERIE B -

Secondo una ricerca che risale ad alcuni anni fa circa il 10% della popolazione adulta è mancina, cioè usa il lato sinistro del corpo per compiere gesti automatici e volontari.

Le teorie in proposito dicono che nei mancini predomina l'emisfero destro del cervello e questa sarebbe la ragione per cui sarebbero dotati di maggiore creatività. C'è chi aggiunge che nell'antichità i mancini erano perseguitati come eredi di Lucifero che nell'iconografia antica sedeva alla sinistra del Padreterno. D'altra parte è noto che anche tra i grandi scrittori sono numerosi quelli che hanno costruito capolavori con la mano sinistra, mentre nel mondo del calcio i nomi più famosi sono quelli di Maradona, Gigi Riva e Pelè.

Da ieri sera nella galleria dei mancini è entrato anche Antonello Piroso, il 49enne giornalista de "La7" che ha inventato il programma "Niente di personale". Questa volta il tiro è stato come una pallonata sulla faccia di Dieguito Della Valle, lo scarparo marchigiano di Tod's che insieme al fratello Andrea nel 2002 (lo stesso anno in cui Piroso ha iniziato il suo programma televisivo) ha comprato la Fiorentina.

Un antipasto della trasmissione "Operazione Offside" l'aveva dato ieri "Repubblica", il quotidiano con il quale papi-Silvio e Fabrizio Cicchitto brucerebbero su una pira i "comunisti" di Carlo De Benedetti e quel Savonarola torinese di Marco Travaglio.

La trasmissione era molto attesa e, almeno dal punto di vista dell'audience, non ha certo deluso. L'ardito Piroso ha ricostruito lo scandalo di Calciopoli utilizzando il modello Santoro della docu-fiction dove gli attori ripropongono in alcune scene i dialoghi registrati dai carabinieri durante le indagini condotte dalla Procura di Napoli dal 2004 al 2006.

Il risultato dell'inchiesta che gli stessi carabinieri con grande spirito sportivo hanno definito "Operazione Offside", ha portato ad accusare i dirigenti della Fiorentina che sostenevano una candidatura al vertice della Federcalcio diversa da quella di Carraro in un momento in cui la classifica della squadra viola era drammatica. In quei giorni i Della Valle decisero di "andare a Canossa" e chiedere aiuto alla cupola governata da Luciano Moggi, il discusso dirigente della Juventus che ieri sera è apparso con la voce strozzata e soffocata dalle lacrime.

Forse questo è stato il momento più sensazionale del programma di Piroso perché nessuno si aspettava che l'ex-manager toscano abbandonasse la sua proverbiale strafottenza per dire con voce contrita "mi sembra di essere diventato Provenzano...".

Il tiro mancino di Piroso però non è finito qui perché la docu-fiction è proseguita con la ricostruzione scenografica delle telefonate intercorse tra i due fratelli Della Valle e altri protagonisti delle presunte trattative che avrebbero dovuto evitare la Serie B alla squadra di Firenze. E qui va detto che dalle parole ascoltate gli spettatori de "La7" hanno ricavato la sensazione sgradevole di un intrigo che va oltre la simpatica complicità della corporazione sportiva.

Il giovane Andrea Della Valle (44 anni compiuti a settembre) dice a un certo punto: "sono preoccupato, non riesco a capire l'accanimento degli arbitri verso di noi, questi killer così professionali che ti fanno capire tutto...". Alle sue parole si aggiungono quelle di Vincenzo Mazzini, vicepresidente della Federazione Gioco Calcio, che prima si mette a disposizione dei fratelli scarpari, poi annuncia al direttore generale della Fiorentina, Sandro Mencucci, che Dieguito è pronto a incontrare il designatore degli arbitri Paolo Bergamo in una stanzina riservata per cercare tutela.

Ma non finisce qui perché a questa telefonata di Mazzini, che parla un linguaggio toscano infarcito di parole come "buco", si aggiungono quelle di Sandro Mencucci, il commercialista fiorentino che nel 2003 è diventato consigliere di amministrazione della Fiorentina insieme al figlio di Montezemolo.

Dice Mencucci testualmente: "siamo disposti a fare un patto d'onore che noi non incideremo per cambiamenti nel mondo del calcio". Queste parole sono una dichiarazione di resa di fronte all'ipotesi di sostituire Carraro e Galliani al vertice del calcio per portare avanti la candidatura di Giancarlo Abete, fratello di quel Luigino che con Dieguito Della Valle e Luchino di Montezemolo rappresenta il nocciolo duro di lobby-continua.

Il resto delle telefonate ricostruite in studio dagli attori Daniele Liotti, Mattias Bragia (nella parte di Moggi), con la voce narrante dell'attore Sergio Rubini, è ancora più sgradevole perché si sente Della Valle che dice a Moggi: "siamo sotto schiaffo, con certa gente più che prenderci un caffè che posso fare?", e il secondo risponde: "prendici un cappuccino, ti devi incazzare, una scrollatina a settimana".

Della Valle chiede ansioso: "ma lo facciamo in privato o no?". La risposta dell'uomo della cupola è positiva e dopo un'altra chiacchierata di Dieguito con il designatore Bergamo la Fiorentina vince in casa del Chievo 2 a 1. Di fronte a questo risultato esultano Mencucci e Mazzini, ma dopo il pareggio del 22 maggio della Fiorentina con la Lazio si sente Della Valle che dice a Moggi: "mi raccomando...", e Moggi risponde: "ci pensiamo noi a salvarti, se lottiamo ce la facciamo".

Le registrazioni dei carabinieri arrivano fino alla fine del Campionato quando la Fiorentina batte il Brescia per 3 a 0, ed ecco la voce del vicepresidente della Figc, il barbuto Mazzini, che esclama: "i cavalli boni vengono sempre fori. Le nostre pedine funzionano sempre, l'operazione chirurgica è stata perfetta". A questo punto Della Valle assicura il suo interlocutore: "certi errori non li faremo più".

Era inevitabile che il tiro mancino di Piroso, giornalista fin troppo creativo, scatenasse la reazione dello scarparo marchigiano che con lo stile che ha distinto il suo antico nemico di Arcore, ha preso il telefono e con voce educata ha richiamato il conduttore de "La7" all'esigenza di portare rispetto ai tribunali "altrimenti diventa un gioco al massacro, una mattanza che non consiglio e auguro a nessuno".

Il padrone di Tod's ha spiegato i suoi incontri con il designatore Bergamo e ha contestato l'utilizzo parziale delle intercettazioni che devono essere lette "in modo non caricato". "La Fiorentina - ha concluso Dieguito - ha voglia di vincere con serietà e onestà", poi ha concluso: "siamo una società seria, tutto ciò che c'è nel processo di Calciopoli non può chiamarci complici in alcuna maniera". Niente di personale dunque, ai posteri, anzi ai giudici l'ardua sentenza.

[16-12-2009]

 

 

 

 

- IL PIANTO A DIROTTO DI MOGGI ABBRACCIATO DELLO SCARPARO A PALLINI DELLA VALLE - I VIDEO MAI VISTI DI CALCIOPOLI - TRA LE IMMAGINI INEDITE, CAPELLO SCORTATO DAL DENTISTA CON L´AUTO BLU - IN UN "DOCUFILM" LE PAROLE INEDITE DI LUCIANONE: "MI TRATTATE COME PROVENZANO"…

Marco Mensurati e Corrado Zunino per "la Repubblica"

Moggi ha pianto pubblicamente due volte. La prima se la ricordano tutti. Nella sala stampa dello stadio di Bari, il giorno dello scudetto della sua ultima Juventus. «Mi avete ucciso l´anima». Un pianto triste, attonito. Della seconda volta, invece, nessuno sapeva nulla.

Successe il giorno del primo interrogatorio davanti agli uomini che per due anni avevano ascoltato le sue telefonate. Un pianto disperato, tragico. Il pianto di chi capisce, forse per un solo istante, le proporzioni delle proprie colpe e quindi del proprio dramma: «Mi state trattando come se fossi Provenzano... Gelli».

Questa sera, a più di tre anni di distanza, quel pianto andrà in televisione su La7: è uno dei momenti cruciali di un documentario fortissimo, frutto di un anno di accurato lavoro giornalistico, che ricostruisce l´intera vicenda Calciopoli, dalla sua genesi alle ultime evoluzioni processuali: "Operazione Off Side". Un documento che rischia di pesare più di una condanna, la cui visione è consigliata a quanti ancora oggi hanno riserve sui contenuti dello scandalo più grave della storia del calcio italiano.

Mai come in questa ricostruzione la trama criminale di Calciopoli è stata così chiara, definitiva, dimostrata. Moggi, Giraudo, Bergamo, Pairetto e Mazzini erano al vertice di una struttura criminale che controllava il calcio italiano, determinava risultati sportivi e intere carriere e che nel maggio 2005 consegnò lo scudetto alla Juventus, fermò il Milan, salvò la Lazio e, in extremis, la Fiorentina.

Il capitolo del salvataggio della squadra viola è quello di maggior impatto. Perché racconta con un nitore inedito la piroetta a cui furono costretti i fratelli Della Valle che, entrati nel mondo del calcio per rivoluzionarlo, finirono per inginocchiarsi davanti a uno scherano del sistema Moggi, Innocenzo Mazzini.

L´ex dg della Juve e il vicepresidente federale avevano deciso di piegare i Della Valle (che puntavano su Abete come candidato alla Figc, mentre il loro era Carraro) e avevano fatto in modo che la Fiorentina si trovasse a fine campionato in una situazione di classifica disperata. Il lavoro di Nigri & Filippetto documenta il repentino cambio di fronte (l´andata a Canossa, per usare una delle espressioni di Mazzini) della dirigenza viola che culmina con il pranzo - di cui, in questa pagina, sono riprodotte per la prima volta le immagini riprese dai carabinieri - al ristorante Villa La Massa, a Bagno a Ripoli, Firenze.

Da quel momento le cose per la Fiorentina cambiano: Chievo-Fiorentina finisce 1-2 (e per quella gara, ieri, è stato condannato Dondarini). Poi, l´incredibile 1-1 di Lazio-Fiorentina, la sua preparazione, i suoi errori, e l´opera d´arte finale di De Santis in Lecce-Parma 3-3: l´arbitro romano, dal vivo, esce in tutta la sua pelosa arroganza.

Il documentario ricostruisce poi il sistema di potere di Moggi elencando tutti i "pezzi di Stato" che, pur non finiti nell´inchiesta, erano a lui vicini: ci sono due ministri (Interni, Pisanu; Finanze, Siniscalco), tre generali della Guardia di finanza; i generali di brigata Pino Mango e Raffaele Romano; il generale Mario Iannelli; due maggiori: Gino Picarazzi (fece l´inchiesta sui Rolex della Roma) e Stefano Di Maria. Alla fine dell´elenco la voce dell´attore che interpreta il verbale sottoscritto da Moggi chiosa: «Nessuno mi ha fatto dei favori, forse è vero il contrario».

Facevano parte del sistema Moggi anche alcuni agenti di polizia. Due di loro sono stati ripresi dai carabinieri mentre effettuavano un servizio di scorta non autorizzato e con i mezzi dello Stato allo stesso Moggi e a Fabio Capello, allenatore di quella Juve, bisognoso di cure dal dentista a Roma. Si vedono gli agenti distribuire per conto dell´ex dg, fuori dal ristorante romano "Tullio", cadeaux natalizi ai giornalisti Lamberto Sposini e Italo Cucci.

Calciopoli, lo si capisce con "Operazione Off Side", è roba d´oggi quando l´attuale dirigenza Juve non chiede i danni a Moggi ma chiede la terza stella, quando la presidenza del Bologna, allora retrocesso da Moggi, oggi gli affida una consulenza, quando si scopre che nel processo ci sono richieste di danni - a carico di Juve, Fiorentina, Lazio - per 200 milioni di euro.

 

 

[15-12-2009] 

 

 

UN ALTRO CALCIO A CALCIOPOLI – MOGGI GIRAUDO E BETTEGA ASSOLTI PER L’ACCUSA DI DOPING AMMINISTRATIVO – INCREDIBILE JUVE: LA SOCIETÀ AVEVA CHIESTO DI PATTEGGIARE, IL GIUDICE NON HA ACCOLTO E HA ASSOLTO ANCHE IL CLUB – E BIG LUCIANO FESTEGGIA QUERELANDO ZEMAN… - -

Da Corriere.it

Antonio Giraudo, Luciano Moggi e Roberto Bettega sono stati assolti, «perché il fatto non sussiste», al processo per i conti della vecchia gestione della Juventus. La causa si è celebrata con il rito abbreviato ed era lo sbocco dell'inchiesta sulle cosiddette plusvalenze sulla compravendita di giocatori. I pm Marco Gianoglio e Antonio Pacileo avevano chiesto tre anni per Luciano Moggi e Antonio Giraudo, due anni per Roberto Bettega. La Juventus. chiamata in causa come società, aveva proposto di patteggiare una pena pecuniaria ma il giudice, Dante Cibinel, non ha accolto la proposta e ha assolto il club.

 

LE REAZIONI - Alla lettura del dispositivo hanno assistito Bettega e Giraudo, i quali hanno lasciato il Palazzo di Giustizia di Torino senza fornire dichiarazioni. «È il trionfo della giustizia - ha commentato invece uno degli avvocati difensori, Andrea Galasso - sulle considerazioni metagiuridiche che hanno animato questa dolorosa vicenda giudiziaria».

LA TRIADE - Bettega si è dimesso nel 2007 dalla Juve, di cui è stato vice presidente, dopo essere uscito dal cda della società a seguito del cosiddetto scandalo "Calciopoli", nel 2006. Moggi e Giraudo -- rispettivamente ex direttore generale ed ex amministratore delegato della squadra bianconera -- erano invece rimasti direttamente coinvolti nello scandalo, e interdetti per cinque anni dalle cariche federali sportive.

MOGGI, DATO MANDATO A LEGALI QUERELARE ZEMAN...
(Ansa) - Luciano Moggi ha dato mandato ai suoi legali per querelare Zeman dopo quanto dichiarato in aula, la scorsa udienza, dal tecnico boemo al processo Calciopoli in corso davanti alla nona sezione penale - collegio A - del tribunale di Napoli. Lo ha rivelato lo stesso ex direttore sportivo della Juventus durante le sue dichiarazioni spontanee rese oggi in aula.

'Ora mi sono stufato - ha detto Moggi ai giornalisti lasciando l'aula - non e' possibile che e' tutta colpa mia.

Zeman ora prendera' una denuncia'. Nella scorsa udienza di Calciopoli il tecnico boemo aveva dichiarato in aula, come teste convocato dall'accusa, che il suo esonero, in particolare, dal Napoli, era stato provocato dal 'sistema Moggi'.

'Questo presunto sistema - ha detto in aula Moggi - non esiste. Io tutte quelle cose non le ho fatte. Piuttosto se davvero Zeman pensa che sia stato io a farlo andare al Napoli e poi a farlo esonerare per rovinargli la carriera, come ha lasciato intendere, dovrebbe ringraziarmi perche' ha guadagnato cinque miliardi di lire netti per un anno. Zeman, in realta', e' stato esonerato da Napoli come da Parma, Lazio, Salernitana, Lecce e all'estero dal Fenerbahce (Turchia) e Stella Rossa di Belgrado perche' non sa allenare, e' lento e impacciato nel parlare e i giocatori non lo capiscono'.

 

 
[24-11-2009]

 

 

SI STA SGRETOLANDO L’IMPERO DEI SENSI – UNICREDIT PARTE ALL’ATTACCO DI ITALPETROLI: PIGNORATI DUE ALBERGHI A CIVITAVECCHIA E ALL’ARGENTARIO – IN MANCANZA DI ACCORDI, ANDRANNO ALL’ASTA – ROBERTO CAPPELLI, L’UOMO DI PROFUMO NEL CDA DI ROSELLA SI È DIMESSO (DOPPIO RUOLO ORMAI INCOMPATIBILE) – LA GUERRA È SOLO ALL’INIZIO…

Dario Bersani per "il Corriere della Sera - Roma"

 

 

Le schermaglie degli ultimi tempi, improntate su manovre e strategie più o meno occulte, stanno diventando un braccio di ferro in piena regola. Quella di ieri è stata una giornata importante nella definizione degli equilibri di uno scenario dai contorni sempre più imprevisti. E, alla luce degli ultimi accadimenti, imprevedibili. Un dato di fatto: tra la famiglia Sensi e UniCredit è guerra fredda. Dopo tante indiscrezioni disattese e vaghe smentite, la minaccia di intervenire sui beni di proprietà dei Sensi si è concretizzata coi temuti decreti ingiuntivi.

 

La banca di Piazza Cordusio, che vanta un credito di circa 370 milioni di euro, è passata alle vie di fatto, intervenendo sugli assets della famiglia Sensi. Per l'albergo «Filippo II» all'Argentario e il «Sunbay Park Hotel» a Civitavecchia, secondo quanto riportato dall'agenzia Radiocor, è stato notificato il pignoramento lo scorso 16 settembre, con un duplice atto depositato presso i Tribunali di Grosseto e Civitavecchia.

 

A promuovere l'azione è stata la UniCredit corporate banking del gruppo, incaricata della complessa operazione di rientro nei confronti di Italpetroli, controllante della A.S. Roma. Non si tratta di sequestri, ma in mancanza di accordi tra le parti, la procedura prevede entro otto mesi la nomina di un custode e, successivamente, una perizia sul valore degli immobili che potrebbero finire all'asta.

 

 

Dopo il piano industriale per la ristrutturazione del debito, respinto dai vertici UniCredit, Rosella Sensi studia coi legali De Giovanni e Conte le contromosse. Quella di UniCredit può al momento definirsi una misura cautelativa che tuttavia non esclude l'entrata in scena del Collegio del tribunale, che potrebbe dar vita a un arbitrato a dirimere la controversia.

 

 

Difficile pensare a una tempistica casuale e non collegare queste iniziative della banca all'altro fatto rilevante accaduto ieri: Roberto Cappelli si è dimesso dalla sua carica di consigliere d'amministrazione di Italpetroli. Con una raccomandata spedita in mattinata dall'avvocato, rappresentante di UniCredit nella holding della famiglia Sensi, ha ratificato una decisione nell'aria da qualche tempo. Alla base della rinuncia ci sono motivi di opportunità, perché il suo doppio ruolo non era più conciliabile con la posizione assunta dalla banca.

 

 

Ieri intanto è stata rinviata per la seconda volta l'assemblea di Italpetroli, avente all'ordine del giorno la nomina di un nuovo Cda e la revoca del mandato dello stesso Cappelli, che rimarrà comunque in carica come consigliere di amministrazione della Roma. Sono resoconti di una battaglia, in una guerra che si preannuncia ancora molto lunga.

 

 

 

 

[04-11-2009]

 

 

 

ROSSO NERAZZURO - IL BILANCIO DELL'INTER A -154 MLN - MORATTI RIPIANA LE PERDITE E FRENA GLI APPETITI DEI CALCIATORI CHE SI PAPPANO 200 MLN SU 232 DI FATTURATO (BASE MINIMA PIÙ BASSA E PREMI SOLTANTO SE SI VINCONO “TITULI”) – L’A.D. PAOLILLO CAPO DELLA COMMISSIONE DELLA LEGA PER IL RISANAMENTO DEL CALCIO…

Antonello Capone per "La Gazzetta dello Sport"

Il presidente dell'Inter Massimo Moratti alla fine dell'assemblea stringe la mano uno per uno ai piccoli azionisti che si sono presentati in via San Paolo e s'intrattiene con il consigliere e socio molto solido, oltre che sponsor, Marco Tronchetti Provera. Indicativo che Tronchetti stia vicino all'amico sia al Premio Facchetti in Gazzetta sia all'assemblea: immagine pubblica della forza e dell'armonia dell'Inter. Poi Moratti s'incammina verso la sede della Saras nella vicina via San Pietro all'Orto e concede l'opportunità di approfondire.

Presidente, l'Inter continua a crescere nel fatturato: 232,6 milioni nel 2008-2009 contro i 203,4 della gestione precedente. Dipende dalle vittorie?
«Anche, non soltanto: il valore del brand e quindi delle sponsorizzazioni è aumentato da 31,7 a 38,5 milioni. I diritti tv da 95 a 99. Quelli Uefa da 23,6 a 28,2. Ed è rimasto stabile il prezioso apporto degli spettatori a San Siro. Non sono molte le aziende in Italia che garantiscono un fatturato così alto e in costante ascesa».

Ma la perdita, ripianata con soldi veri, è altrettanto rilevante: 154,4 milioni. E l'anno prima 148.
«L'ha detto: gli altri azionisti ed io abbiamo ripianato. Poi ricapitalizzato: oggi 70 milioni. Ma l'anno prossimo la situazione sarà migliore. Anche perché incideranno le entrate per il trasferimento di Ibrahimovic al Barcellona: 69,5 milioni. E per 20 milioni è arrivato Eto'o. Molto diverso da Ibra, ma sempre fuoriclasse».

Il nodo: su un fatturato di 232,6 milioni l'Inter ne destina 199,9 a calciatori e tecnici.
«E' il punto sul quale lavoreremo e l'ho scritto agli azionisti: mantenere l'Inter ad altissimi livelli competitivi in Italia all'estero, salvaguardare la ricchezza del valore della produzione, ma i costi di produzione subiranno una contrazione per effetto della riduzione dei costi del personale tesserato, di gestione e di funzionamento».

E come interverrà?
«Nell'Inter abbiamo deciso una rivoluzione. Che parte da una riorganizzazione. Anche trasferendoci nella nuova sede di Corso Vittorio Emanuele abbiamo ottimizzato le risorse umane. Ma chiaramente bisogna incidere sui costi di calciatori e tecnici. Abbiamo scelto che d'ora in poi tutti i contratti, sia quelli nuovi sia quelli che saranno rinnovati (il primo Julio Cesar ndr), avranno una struttura molto diversa.

 

Ci sarà una parte con un minimo garantito di livello per la qualità degli straordinari campioni che abbiamo, in campo e in panchina. Ma di livello considerevolmente inferiore rispetto ai contratti attuali. E ci saranno sostanziosi premi già definiti a seconda dei titoli che mi auguro conquisteremo. In questa maniera miglioreremo la salute dell'Inter e offriremo nuovi incentivi ai tesserati».

In linea anche con quello che ha detto Mourinho sui giovani abituati a tutto e subito...
«L'Inter è un consiglio di amministrazione di 15 imprenditori e un corpo di 169 calciatori, tecnici, quadri, impiegati e operai. Dia retta: l'indirizzo è uno solo».

 

Allora non è un caso che proprio il suo amministratore delegato, Ernesto Paolillo, sia stato nominato nel consiglio di Lega a capo della commissione per il fair play finanziario e il risanamento del calcio.
«Appunto. Nell'Inter e nel sistema tutti lavoreremo concretamente per un calcio sostenibile. Con la collaborazione di tecnici, calciatori, governo, parlamento, regioni e comuni. E tifosi. Alla fine tutto gira attorno a loro. E per loro».

 


Ecco l'ipotesi sull'esempio di Julio Cesar, portiere di 30 anni dell'Inter e del Brasile. Il contratto di oggi scade nel 2013 e prevede un ingaggio annuale lordo di 7,7 milioni più premi di squadra. Il progetto di contratto futuro a rendimento prevederebbe il prolungamento fino al 2015 con un ingaggio annuale lordo base di 6 milioni e questi aumenti: 1,5 milioni lordi per la Champions League; 1 per lo scudetto;0,5 per l'accoppiata Champions-scudetto; 0,5 per Supercoppa europea; 0,5 per Mondiale per club; 0,5 milioni per coppa Italia; 0,5 per accoppiata scudetto-coppa Italia; 0,25 per Supercoppa di Lega italiana; 0,25 per l'80% delle partite di A.

 

 

[30-10-2009]

 

   

 

ULTIMO STADIO – È IL MUST DEL CHIACCHIERICCIO PALLONARO: I NUOVI IMPIANTI DI PROPRIETÀ DEI CLUB (E SULLO SFONDO LA CANDIDATURA AGLI EUROPEI DEL 2016) - DA ROMA A FIRENZE, A PALERMO L’ITALIA CORRE: COSTRUIRE TUTTO, COME PER ITALIA ’90, MA LA SPECULAZIONE EDILIZIA DIETRO L’ANGOLO È PIÙ DI UN SOSPETTO…

Malcom Pagani e Giacomo Russo Spena per "Il Fatto Quotidiano"

stadio olimpico di torino

Giardini di cemento accanto ai prati verdi. Per il nuovo stadio "Delle Aquile", da edificare sui 600 ettari di proprietà dei fratelli Mezzaroma sulla Via Tiberina, "la nuova casa della Lazio", il Presidente Claudio Lotito aveva fatto i conti senza il fiume. Alberghi, campi sportivi, parcheggi, piscine, uffici, musei tematici. Il tutto in un'area a forte rischio esondazione del Tevere.

 

Il terreno, che dopo la costruzione delle strutture, avrebbe visto il suo valore moltiplicarsi, forse rimarrà tale. Campagna romana senza gloria. I tifosi ironizzano: "Avremmo giocato a pallanuoto", Lotito, contestato, tace. Storia non dissimile per la Roma di Rosella Sensi, che avrebbe individuato nella "Massimina- La Monachina", area non edificabile (perché dichiarata "destinazione agricola"), il luogo eletto per il futuro impianto della società. Richiedendo la cancellazione dei vincoli del piano paesaggistico adottato dalla Regione, che prevede di legiferare proprio in materia di tutela dell'Agro Romano.

 

A Firenze, per i suoi parchi tematici torniti da negozi, Diego Della Valle aveva individuato la zona di Castello. Le ruspe di Ligresti e il non ostracizzante interesse dell'ex sindaco Leonardo Domenici, dopo un intenso traffico di intercettazioni telefoniche, avevano allarmato la magistratura. Tutto sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica (con malcelata rabbia del patron di Tod's) e nuova linfa al progetto, da parte dell'uomo (nuovo?) del palazzo toscano, Matteo Renzi.

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Si decide a giorni e Castello non ha perso appeal. Renzi si era orientato verso Osmannoro (proprietà del costruttore Fratini) e Ligresti, per cui la questione non è relativa, attende comunque il via libera.

Senza imparare dai propri errori, la storia si ripete. A quasi vent'anni dalla sbornia di Italia ‘90, col suo corollario di stazioni ferroviarie abbandonate, progetti iniziati e lasciati a metà del guado, indagini, arresti e processi, ecco riapparire una nuova crociata. Immaginare stadi avveniristici è la moda del momento. Costruirli, il passaggio successivo.

 

Le arene del paese sono vuote. Dopo Milan e Inter, nella classifica dei 50 club europei capaci di riempire tribune e gradinate, l'Italia occupa la retroguardia. La Juve è fuori e dentro il recinto, ma oltre il 30° posto, resistono Napoli, Lazio e Fiorentina. Lontanissime dal Manchester United, capace di trascinare all'Old Trafford, una media di oltre 75.000 persone a gara.

Per eliminare la burocrazia, il Ddl 1881: "Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione degli impianti sportivi", giunge al momento giusto. Nel progetto di legge firmato (per quanto valgano le categorie) da 32 deputati di centro, destra e sinistra, in testa Butti del Pdl, si postula la rivoluzione. In seguito ad un accordo di programma tra la società sportiva che vuole relizzare la struttura e la Regione, infatti, ogni procedura avrà una corsia preferenziale e i tempi non potranno superare i dieci mesi. Obbiettivo prìncipe, gli Europei del 2016, non ancora assegnati ma prospettati come l'avvento del Messia dall'intero movimento calcistico.

 

Il termine per avanzare le candidature è il 15 gennaio e in molti, hanno cominciato a correre. In un pallone che lamenta modesti incassi complessivi se paragonati a quelli inglesi o spagnoli, i presidenti hanno iniziato a far cadere carte topografiche e plastici dall'alto. Ventiquattro società hanno presentato il loro progetto. Come in Dogville di Lars Von Trier, esistono realtà virtuali ed effettive. Un mondo di proiezioni economiche e un altro pianeta, quello politico, non indisposto ad assecondare le brame di chi nel calcio, scorge una slot machine potenzialmente fruttuosa.

 

Approvata senza indugi al Senato, la legge sui nuovi stadi italiani, è passata senza intoppi anche al vaglio della VII commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei Deputati, con una deliberante che ha evitato il voto in Aula e il parere consultivo delle commissioni Ambiente e Lavori Pubblici. Alla prova del voto definitivo però, non è detto che tutto fili liscio. "Si dovrà sentire il parere di tutti", afferma Fabio Granata del Pdl aprendo a parziali modifiche del testo. Oltre le veline entusiastiche e le vuote enunciazioni, si è affacciato il sospetto della speculazione edilizia.

Legaambiente l'ha detto senza indugi: "E' la più grande del dopoguerra, lo sport non c'entra niente". Milioni di metri cubi di cemento, griffati da architetti celebri (c'è anche l'onnipresente Fuksas), con un impatto significativo e distante dall'ecologia su enormi zone ancora non edificate della prima periferia. Evadere dalle città, sembra essere infatti il primo imperativo. Il fatto che gli stadi attuali, siano stati eretti in aree "sottoposte a vincoli urbanistici e monumentali", viene sventolato come un grave problema di ordine pubblico, da risolvere, in maniera equanime, distribuendo tessere per i tifosi, biglietti nominali (criticati dall'Uefa e unico caso europeo) e patenti di libera azione ai palazzinari.

Che gli impianti italiani siano vecchi non è una menzogna. Quasi ottuagenari per età media, nelle 126 strutture utilizzate da società professionistiche, ben 69 hanno una capienza inferiore ai 10.000 posti. Su sei miliardi di giro d'affari complessivo a stagione, (quasi mezzo punto di Pil), solo una piccola fetta, meno del 5 per cento, arriva dagli stadi.

Per Juventus, Roma, Milan e Inter, la casa ospitante non vale più del 15% complessivo degli introiti. In Inghilterra, la percentuale degli incassi derivanti dagli stadi (rispetto al fatturato) sale fino al 42%. Quasi tre volte. Qui però si va molto oltre la modernizzazione.

A fondo valle, esaurita la forza argomentativa di cifre e grafici, rimangono i sospetti. Di passaggio agognato da "stadio calcistico" a "stadio produttivo" (multifunzionalità dell'impianto, aree specifiche destinate all'intrattenimento e alla cultura) si parla da anni. Una formula, denunciano i detrattori, (in testa moltissime sigle ultras), volta ad affinare gli appetiti di chi sogna un nuovo boom. Costruzioni di centri residenziali e commerciali, privatizzazione degli impianti esistenti, modificazione di destinazioni d'uso delle aree pubbliche.

Il tutto, naturalmente, attingendo con generosità al denaro pubblico. Deformando gli esempi inglesi (Taylor Act, 170 milioni di Sterline destinate alla costruzione di costosissime cattedrali) e tedeschi, l'Italia s'è desta.

In un Paese che riduce al di sotto della minima soglia di accettazione, le erogazioni per servizi essenziali (scuola, ricerca, giustizia e sanità), il tema divide. Bianco o nero, senza mediazioni.

"Con la scusa degli Europei di calcio, si stanno facendo passare scelte in cui a pesare sono interessi immobiliari di tipo speculativo", dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente che attacca la parte della legge riguardante i "complessi funzionali". Nel Ddl, insieme allo stadio, si può costruire anche un nuovo quartiere con attività commerciali, ricettive, di svago, unitamente a insediamenti residenziali. Da realizzarsi addirittura "in aree non contigue all'impianto".

Per facilitare il tutto, un piano triennale di intervento straordinario (soldi pubblici) che prevede la concessione di "contributi destinati all'abbattimento degli interessi sul conto capitale degli investimenti". Davanti a un cataclisma simile, Alfredo Cazzola non avrebbe lasciato il Bologna in un amen. Romilia, l'arena che avrebbe dovuto sostituire il glorioso Dall'Ara, posta lontano dai portici, tra Budrio e Medicina, tramontò all'inizio di agosto di due anni fa.

Anche in quel caso, parchi tematici, villette a schiera per 30mila mq, rischio esondazione e 234 ettari lontani da autostrade e ferrovie.

I tifosi avrebbero dovuto, in estate e in inverno, sobbarcarsi quasi due chilometri a piedi dalla stazione più vicina. La provincia bocciò senz'appello il piano Cazzola "Non esistono le condizioni per procedere in un ambito agricolo ancora integro". Cazzola non si trattenne: "Da oggi, tutti sanno che a Bologna non si può più investire" e cedette l'impresa ai Menarini, anch'essi costruttori non disinteressati a un progetto simile che ora langue, in una partita a scacchi tra Pd e Udc, nelle segrete stanze di Palazzo D'Accursio.

Diversi ma non troppo, i casi di Palermo e Genova. In Sicilia, Maurizio Zamparini, smania. Accantonato il disagiato quartiere, Zen, il presidente punta sul Velodromo. Zampa vuole comprare l'area "Per innalzare l'impianto e altre opere sportive, ludiche e commerciali". Ineluttabilmente, Zampa bussa al Comune. "Chiederò di venderci i terreni e fare presto con le autorizzazioni", mischiando voglia di cambiamento e pretesa nell'abusato richiamo "all'orgoglio siciliano".

Ultima stazione, Genova. Il "Ferraris" è tra gli italiani, il più inglese tra gli stadi. Nonostante ciò, è allo studio il progetto di abbatterlo. Nuovo contenitore: introiti e appalti. Per il parlamentare del Pd, Roberto Della Seta, "La costruzione di nuovi stadi è solo un pretesto per dare mano libera ai poteri forti".

Intanto gli ultras non rimangono in silenzio. "Il solo costo dei biglietti per una famiglia di 4 persone si aggira in media sui 200 euro. Quante persone potranno sottrarre dal bilancio familiare 5000 euro a stagione?" replica Lorenzo Contucci, avvocato. In realtà chi ha un basso salario non può più permettersi lo stadio: "Si sta operando una sostituzione antropologica dei tifosi. Una pulizia etnica di classe". Anche senza giungere a tanto, un piano esiste. L'isola che non c'è, prevede doppiopetto e invito. Il resto di niente, è una partita in tv. Senza rumore, urla, voci, passioni. Intorno fluttuano figure colorate. Da una parte all'altra, come in un acquario.

 
[28-10-2009]

 

 

 

ROMA-LAZIO, DERBY DEL FISCO (E DEL FIASCO) – I BIANCOCELESTI LITIGANO CON L’AGENZIA DELLE ENTRATE: CHIESTI VERSAMENTI DI TASSE (4,5 MILIONI) SU EMOLUMENTI AI PROCURATORI – LA POVERA ROSELLA SENSI UN ANNO FA DICEVA: “NON MANGIO CON LA ROMA”, MA TOH! ESCE IL BILANCIO E LEI SI PRENDE 1,1 MLN € L'ANNO…

Gianni Dragoni per "il Sole 24 Ore"

 

1 - DALL'AS ROMA A ROSELLA SENSI STIPENDIO DI 1,1 MILIONI L'ANNO...
«Non mangio con la Roma. Né io né nessuno della mia famiglia», diceva Rosella Sensi il 10 agosto scorso, dalla terrazza dell'albergo di famiglia a Civitavecchia, sopravvissuto alla vendita dei gioielli di famiglia (l'Hotel Cicerone di Roma, la tenuta della Leprignana e una quota negli Aeroporti di Roma), sacrificati per mantenere la proprietà di beni volatili come Francesco Totti & C.

Ora, con la pubblicazione del progetto di bilancio dell'As Roma al 30 giugno 2009, azionisti e tifosi della Magica apprendono che Rosella, classe 1971, ha percepito l'anno scorso 1,1 milioni di compensi lordi come presidente e amministratore delegato della squadra di calcio. È lo stesso stipendio che la primogenita di Franco Sensi riceveva già nei quattro anni precedenti per guidare una società dai conti fragili e che, da quando è in Borsa, il 23 maggio 2000, non ha mai distribuito dividendi.

 

Il bilancio consolidato dell'As Roma dichiara una perdita netta di 1,56 milioni, dopo plusvalenze nette per 16,4 milioni per cessione di calciatori. Tra gli altri consiglieri, compensi per 250mila euro lordi a Silvia Sensi, classe 1976, la più piccola delle tre sorelle, mentre Silvio Rotunno ha ricevuto 137mila euro.

Il condottiero dell'altra squadra capitolina, Claudio Lotito, conferma nel bilancio al 30 giugno 2009 la politica della lesina: zero compensi per sé e per gli altri sei componenti dei consigli di gestione e di sorveglianza. Il bilancio della Ss Lazio dichiara un utile netto consolidato di 12 milioni. Intanto, gli affari di Lotito vanno a gonfie vele. A fine agosto l'imprenditore si è aggiudicato l'appalto per le pulizie all'aeroporto di Fiumicino, un contratto di oltre 22 milioni per tre anni.

2 - NUOVA PARTITA TRA LA LAZIO E IL FISCO...
Il fisco bussa alle porte della Ss Lazio. Materia del contendere sono i compensi versati ai procuratori nell'esercizio 2003, sui quali, secondo l'agenzia delle Entrate, non sono state versate tasse per quasi 4,5 milioni di euro.

Lo rende noto il bilancio al 30 giugno 2009 della squadra di calcio controllata da Claudio Lotito, che ha presentato ricorso e non ha fatto accantonamenti per tale contestazione. Il bilancio dichiara un buon margine di attivo, anche se inferiore al 2008: l'utile netto consolidato è di 12,05 milioni (-12,4%), l'utile prima delle tasse è diminuito del 34%, da 28,9 a 19,08 milioni.

Al risultato hanno contribuito plusvalenze nette di 9,76 milioni per la cessione di calciatori, assenti l'anno precedente. La Lazio ha ceduto per sette milioni di euro Mudingay al Bologna (plusvalenza di 6,88 milioni) e per sei milioni Behrami al West Ham (plusvalenza di 3,62). I costi del personale sono diminuiti del 7,3%, da 28,93 a 26,81 milioni. Il giro d'affari consolidato,esclusi i proventi non ricorrenti, è di 80,92 milioni ed è diminuito di 14,82 milioni, principalmente per la mancanza degli introiti della Champions League.

 

È con il fisco che si gioca, nuovamente, una partita decisiva per la Lazio, dopo il clamoroso accordo del 20 maggio 2005 tra Lotito e l'agenzia delle Entrate, grazie al quale il nuovo proprietario ha potuto spalmare in 23 anni i debiti per 140 milioni ere-ditati da Sergio Cragnotti. La società di revisione, Deloitte, ricorda che di quel debito «al 30 giugno 2009 risultano pagate rate comprensive di interessi per complessivi 34,1 milioni di euro ed il debito residuo attualizzato ammonta complessivamente a 74,5 milioni».

La Deloitte richiama l'attenzione sui difficili rapporti tra Lazio e fisco. Il 29 dicembre 2008 - riferisce il bilancio - l'agenzia delle Entrate ha notificato al club un avviso di accertamento Irpef e Iva sui compensi per procuratori nell'esercizio 2003.

«Da tale avviso sono emersi due rilievi, consistenti: nel recupero di redditi di lavoro dipendente per 6,75 milioni di euro, pari a imposte per circa 3,11 milioni; nel recupero di Iva, per 1,35 milioni. Da tale avviso è scaturita una rettifica che - secondo la Lazio - tenta di trovare motivazione nella presunzione che i costi in argomento costituiscano fringe benefit per i calciatori e come tali siano da sottoporre a diverso regime di tassazione». La società ha presentato ricorso alla commissione tributaria provinciale.

 
[19-10-2009]

 

 

 

PROFUMO DI IMPERO (ADDIO SENSI) – ROSELLA CERCA DI FARE LE SCARPE ALL’AVVOCATO CAPPELLI, MASTINO UNICREDIT NEL CDA E IL GRUPPO BANCARIO SI VENDICA: PARTITI I DECRETI INGIUNTIVI PER IL PIGNORAMENTO DI IMMOBILI E (FORSE) DI AZIONI ITALPETROLI – TOTTI E LA ROMA CAMBIANO PADRONE?...

Fosca Bincher, alias Franco Bechis per "Libero"

È scoppiata la guerra fra Rosella Sensi e Alessandro Profumo, il manager di Unicredit che è anche il principale creditore del gruppo Italpetroli-Roma calcio fondato dal compianto Franco Sensi. Che la situazione da tempo fosse tesa lo indica il debito dei Sensi con il primo gruppo bancario italiano: circa 320 milioni di euro, comprensivi delle rate di interessi che non sono più onorate da tempo. Ma a fare scoccare la scintilla è stata proprio Rosella, la donna-simbolo del calcio italiano.

Lunedì scorso ha convocato con sole 4 ore di anticipo un consiglio di amministrazione straordinario della Compagnia Italpetroli spa. Obiettivo, la convocazione di un'assemblea della società in grado di nominare un nuovo consiglio di amministrazione di cui non dovrebbe più fare parte l'avvocato Roberto Cappelli, il mastino che Profumo ha preteso in consiglio quando Unicredit varando il piano di ristrutturazione del debito dei Sensi ha rilevato il 49% delle azioni della capogruppo.

Cappelli con così poco preavviso non ha potuto naturalmente partecipare ai lavori del consiglio, e all'indomani ha potuto solo chiedere il verbale della riunione che ancora non gli è stato trasmesso. Ma quando Profumo è venuto a conoscenza dell'episodio, ha subito disposto il contrattacco. Da ieri con decreti ingiuntivi appena firmati sono partite le richieste di pignoramento degli immobili di proprietà della Compagnia Italpetroli spa e di un'altra società, la Roma 2000 srl che controlla la maggioranza assoluta del capitale della As Roma, la squadra di calcio di cui è capitano Francesco Totti.

Nel gruppo Unicredit, stanchi di un braccio di ferro che finora non ha portato ad alcun risultato, si sta valutando anche un'azione di pignoramento delle azioni Italpetroli in mano alla famiglia Sensi, con l'obiettivo di gestire direttamente il gruppo e anche la squadra di calcio più amata dalla capitale. A Rosella Sensi (che nell'ultimo anno ha preso la guida del gruppo rilevando la poltrona di presidente dalla mamma Maria Nanni) si contesta di avere fermato in ogni modo il piano di ristrutturazione del gruppo ostacolando ogni ipotesi di vendita delle partecipazioni.

La Compagnia Italpetroli ha infatti sostanzialmente tre settori di attività: quello petrolifero (business sempre più in calo), quello immobiliare (con migliori prospettive grazie anche al possesso di un'area valorizzata dall'ex sindaco della capitale Walter Veltroni a beneficio della As Roma) e quello calcistico (assai meno promettente). Anche se i Sensi più volte non hanno smentito trattative per la cessione della As Roma, alla banca creditrice non sono mai risultate offerte reali.

Molte sono pervenute invece per il ramo petrolifero e di queste secondo Unicredit almeno tre sono degne di essere prese in considerazione. Ma al pressing di Profumo la famiglia Sensi ha fatto fin qui orecchie da mercante, opponendo di fatto un netto rifiuto. A fronte delle contestazioni più volte è stato replicato: "volete mettere in difficoltà la Roma? Bisogna andarci con i piedi di piombo, perché la piazza dei tifosi della capitale è molto sensibile".

Con questo spirito le uniche cessioni effettuate per l'impossibilità di indebitare ulteriormente il gruppo sono state quelle di partecipazioni minori, come la Petroli investimenti venduta per 35,5 milioni di euro generando una plusvalenza da 19 milioni di euro in grado di coprire le nuove perdite.

 
[15-10-2009]

 

 

 

CAPELLO D’ORO – È L’ALLENATORE PIÙ RICCO IN UK E HA UNA COLLEZIONE D’ARTE DI 18 MLN€ - “AMO KLEE E MONDRIAN PERCHÉ CERCANO UN LINGUAGGIO DIVERSO” - TUTTI LO CERCANO (ANCHE IL FISCO) - MOURINHO INTASCA 30.136 € AL GIORNO - MANCINI A FAR NULLA SI BECCA 500MILA EURO AL MESE…

Marco De Martino per "Il Messaggero"

Giorni di straordinarie scoperte: con un patrimonio di 32,5 milioni di euro Fabio Capello è l'allenatore più ricco d'Inghilterra (fonte: il magazine londinese FourFourTwo); con una diaria di 30.136 euro al giorno José Mourinho è l'allenatore più ricco della serie A (fonte: Massimo Moratti); mentre con 500 mila euro al mese per non fare un tubo Roberto Mancini è sicuramente l'uomo più invidiato d'Italia (fonte: ancora Massimo Moratti).

Si evince che la vita dell'allenatore è dura, ruvida, stressante, girovaga, ma in fondo abbastanza proficua. Giovanni Trapattoni, che ha allenato in Italia, Germania, Austria, Portogallo e Irlanda, dice che «gli allenatori si dividono in due categorie, quelli esonerati e quelli che stanno per essere esonerati»; ma insomma se un ex gestore di pub come Alex Ferguson siede sulla panchina del Manchester da 23 anni filati c'è da pensare che non tutto il mondo sia coperto di Zamparini. E poi c'è sempre qualche Abramovich (o Moratti) vagante.

Proprio un tesoruccio, comunque, questo Capello. Uno con la testa che gli frulla; uno capace di vendere le azioni della Nasa il giorno prima che esplodesse lo Shuttle; uno come Napoleone, che a Tolosa arrivò tardi, diede un'occhiata, spostò l'artiglieria e in cinque minuti fece fuori la flotta inglese. Certo, poi ha perso fuori casa a Mosca; ma quello che conta è l'effetto. Perché, per chi lo avesse scordato (difficile ma sempre possibile) Capello è il numero uno ad annusare l'aria.

E a capire quando è il momento giusto per cambiare situazione, come quella notte che filò via da Roma con la Mazda carica di bagagli fino al tetto dopo aver firmato con la Juve. Quindi è normale che ora sia in fuga nella classifica dei guadagni. Del resto, che volete dirgli? In carriera ha creato, distrutto, litigato, minacciato, incassato, scoperto, nascosto, servito e tradito, ma ha vinto dappertutto.

Così la Federazione inglese gli ha affidato le chiavi di una Nazionale che non vince più nulla da 43 anni e lui in un amen ha preso a dominare, 8 vittorie su 8, 31 gol fatti e solo 5 subiti, e il biglietto per i Mondiali in Sudafrica già in testa. Le ultime due vittorie sono state 6-0 su Andorra e 5-1 sulla Croazia; sabato contro l'Ukraina sarà solo una passarella (senza Tv). «Corre Rooney e non vuoi correre tu?» dice ai Crouch di turno. Anche se adesso corre pure lui, come vedremo tra un attimo.

Già perché il Nostro, come molti altri grandi dello sport, è finito nel mirino del fisco al punto che i suoi movimenti (in denaro) vengono seguiti persino dall'Interpol. Secondo suo figlio, l'avvocato Pier Filippo che ne cura gli interessi, è tutto ok; in ogni caso dopo essere stato indagato l'anno scorso dalla procura di Torino per una presunta frode fiscale, gli 007 delle tasse indagano ora su presunti movimenti estero su estero del mister, oltre che sulle operazioni delle tre società di Don Fabio.

Nell'ordine: la FC200 con sede a Milano, la Sport 3000 con base in Lussemburgo, e la Capello family trust con sede nientemeno che nell'isola di Guernsey, paradiso fiscale sul canale della Manica. Si parla di milioni di euro. Curioso per un allenatore che ha come parola guida nel suo lavoro quella di "organizzazione".

La cosa bella è che molto di quello che ha guadagnato Capello l'ha investito in arte, tanto che il magazine inglese gli attribuisce una collezione di opere per 18 milioni di euro (a salire). Naturalmente (naturalmente...) arte astratta, da Paul Klee a Piet Mondrian, i preferiti, «perché il figurativo si fa da sempre - disse in un celebre intervista - mentre a me interessano quelli che cercano un linguaggio diverso». A Torino, subito dopo aver lasciato la Roma, si comprò un quadro del torinese Giacomo Balla: un nome che dovrebbe ricordargli una verità attaccata al muro.

 
[08-10-2009]

 

 

 

Il disegno dietro Calciopoli, eliminare Adrea Agnelli
04.09.09
 
A nessuno sarà sfuggita la combinazione di alleanze che ha dato vita alla scuola di alta formazione per manager, inaugurata nei giorni scorsi a Torino.

Tra le aziende partner si ritrovano la Fondazione Agnelli, quale capofila, e per essa John Elkann, e la Fondazione Pirelli, ovvero il suo presidente Marco Tronchetti Provera, protagonista di una lotta accesa, senza esclusione di colpi, quando Tronchetti Provera significava anche Telecom, intercettazioni, Polis d’istinto.


Dulcis in fundo, direttore della Scuola Gustavo Bracco, Capo del personale di Telecom di allora con poteri di acquisire le prestazioni di Cipriani. Sorpresa serale, infine al TG1, ripresa della conferenza di presentazione: appare John Elkann e, accanto a Franzo Grande Stevens sedeva, udite udite, Marco Tronchetti Provera.
vecchia conoscenzaSì, dicono quelli di Ju29ro, proprio quel signore che candidamente confermò al Giudice Napoleone come, nell’epoca in cui dirigeva Telecom Italia, Tavaroli avesse messo in moto una “macchina spropositata” contro la “squadra di Moggi”. La squadra, si dà il caso, non era di Moggi ma della Exor (all’epoca Ifil), ovvero degli Agnelli. Nulla di meglio di questo servizio, infatti, ha reso chiaro come tra gli Elkann e Tronchetti Provera vi sia un bel patto di amicizia.

Se cosi non fosse, John chieda a Tronchetti perché Tavaroli, suo dipendente, pose in opera una “macchina spropositata” contro una società del suo gruppo. Lo deve a tutti i tifosi della Juve e a tutti i suoi piccoli azionisti. Credo che la risposta la si possa trovare in maniera esaustiva nel libro mai pubblicato di Gigi Moncalvo, del quale molti capitoli sono stati ripresi da questo giornale. E il capitolo interessato (titolo “Giraudo e Moggi, un pericolo per John”) spiega il “metodo” ad ampio raggio che, secondo l’autore, sarebbe stato attuato per far fuori Giraudo e il sottoscritto, passaggio centrale per raggiungere il vero obiettivo: impedire ad Andrea Agnelli, figlio di Umberto, di giungere alla presidenza della Juve, o ad altri più importanti incarichi nel gruppo. Moncalvo narra della morte di Umberto Agnelli e delle prime mosse di Giraudo per preparare il terreno all’ingresso del figlio Andrea nella Juve. L’ad sapeva che l’idea sarebbe stata avversata da altri, ma non immaginava fin dove si sarebbe spinta l’azione diretta ad impedirla. «In rampa di lancio - scrive Moncalvo - è solo John, nulla deve ostacolare questo disegno, qualunque intralcio, grande o piccolo, diretto o indiretto, deve essere abbattuto con la massima decisione.

Un’eventuale entrata in scena di Andrea, per di più col vantaggio indiscutibile di chiamarsi Agnelli, contrariamente al cugino, crea notevoli disturbi a tutta l’operazione, anche se si tratta “solo” della Juve. Bisogna impedire che la popolarità che in un paio d’anni Andrea sicuramente avrebbe raggiunto grazie al calcio lo proietti anche verso altri incarichi, facendolo diventare un potenziale “concorrente” di John, un ostacolo sul cammino della sua ascesa al potere.

Ecco, quindi, che per bloccare l’ascesa di Andrea o anche solo la sua discesa in campo, occorre azzoppare ed eliminare - scrive Moncalvo - i due uomini che hanno pensato a lui, Giraudo e Moggi. Occorre trovare il modo per farli fuori, anche a costo di far del male per qualche tempo anche alla stessa Juventus. Un “danno collaterale” inevitabile, un effetto del “fuoco amico”, un male necessario e calcolato del quale non si può fare a meno. L’origine della storia di Calciopoli, da questo punto di vista, assume una nuova luce».

Moncalvo si sofferma sulle intercettazioni trasmesse dal pm Guariniello alla Figc affinché verificasse se da quelle carte, nelle quali non era emerso nulla di penalmente rilevante, risultassero violazioni ai regolamenti sportivi. Il presidente Figc, Franco Carraro, le tiene chiuse a lungo nel cassetto, poi all’improvviso le tira fuori.

«Perché e su sollecitazione di chi? - si chiede Moncalvo - Da quel momento si forma la palla di neve che in breve diventerà una valanga. Accade di tutto. La regia giornalistica e il distillato quotidiano delle notizie. I processi sportivi. L’incredibile richiesta del legale della Juventus di condannare la squadra alla serie B. La rinuncia della stessa società a fare ricorso al Tar senza “contrattare” migliori condizioni (come l’annullamento della retrocessione, accettando una forte penalizzazione, come Milan e Fiorentina). La vendita di alcuni pezzi pregiati (Ibrahimovic e Vieira) a una diretta concorrente come l’Inter a un prezzo irrisorio, accompagnato dai ringraziamenti dei dirigenti juventini.
operazione spionaggioI due scudetti tolti a tavolino, uno dei quali assegnato all’Inter proprio da un suo ex consigliere d’amministrazione (Guido Rossi). L’assunzione dello stesso Rossi nel gruppo Fiat con una consulenza di molti milioni di euro. Il mancato coinvolgimento legale nella vicenda di Franzo Grande Stevens, che era il presidente di quella Juventus “chiacchierata”. La scoperta di molte manipolazioni nelle intercettazioni. La “fama” di chi le aveva eseguite e messe a disposizione che figura indagato in importanti inchieste penali. L’operazione-spionaggio che faceva capo a un altro dirigente proprio dell’Inter. Il “patteggiamento” della Juventus anche se la giustizia sportiva non ha scoperto alcun “reato”. Con un punto fermo: la Juve è la maggior danneggiata, Giraudo e Moggi vengono fatti fuori». Su tutto quello che scrive Moncalvo ciascun lettore potrà fare le sue considerazioni. I vecchi juventini so bene cosa pensano. Moncalvo ha avuto il coraggio di scriverlo, ma in tanti conoscono già da tempo la vera storia di Calciopoli.

DAL BLOG DI MOGGI

 

 

 

PERCHé COBOLLI GIGLI è STATO SEGATO - L'IRRESISTIBILE ASCESA DI BLANC NEL CUORE DI YAKI - TRA BLANC E COBOLLI GIGLI, RAPPORTI AZZERATI. NON SI RIVOLGEVANO PIÙ VERBO DA UN PEZZO - BLANC RIESCE A DOTARE TORINO DI UNO STADIO NUOVO E MODERNO, SENZA SPENDERE UN EURO - DI PIÙ: PER IL NOME DELLO STADIO INCASSA 65 MILIONI - NON SOLO: TROVA COME SPONSOR NIKE - L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA: PERDE IBRA, 2 SCUDETTI, CHAMPIONS (MA VINCE LA SERIE B) - CAMPAGNE ACQUISTI CATASTROFICHE: TIAGO, POULSEN, ALMIRON, ANDRADE, MELLBERG - A GENNAIO NUOVO DIR. GEN. (MAROTTA) E DUE RAMPOLLI IN CDA (STEVENS E GIUGIARO) -

La notizia della rottura era attesa negli ambienti bianconeri da tempo. Tra Blanc e Cobolli, i rapporti si erano azzerati. Non si rivolgevano più verbo da un pezzo. Di più, Cobolli aveva provato a fare terra bruciata intorno all'ex direttore generale del Ralond Garros. Ma i tifosi e non, lo avevano già abbandonato da qualche mese, cominciando a scaricare qualsiasi colpa sul suo groppone e glorificando l'operato del pupillo di John Elkann.

Tutto questo fino a ieri, quando il figlio di Margherita Agnelli ha confermato che Blanc, già amministratore delegato e direttore generale del club bianconero, ricoprirà pure il ruolo di presidente. Uno e trino. Fino a gennaio 2010. Poi arriveranno un direttore generale (Montali è volato al Napoli di De Laurentiis) e un direttore sportivo (in pole Marotta, oggi alla Sampdoria). Al posto di Montali entreranno due rampolli: il figlio di Grande Stevens, Riccardo, e un erede di Giugiaro.

Fatto fuori Cobolli, Tuttosport, Gazzetta, La Stampa ed il viral marketing hanno già provedduto ad indirizzare i tifosi verso la squadra e l'allenatore, proprio come accadde lo scorso anno con Claudio Ranieri.

Jean-Claude Roger Gaudérique Blanc è l'uomo per cui Jaki ha perso la testa dopo una cena e che con una cena è finito subito, nel maggio 2005, all'interno del cda della Juventus. Subito idolatrato dal rampollo perché, a differenza di Cobolli, ha portato soldi a valanga alla Juve. Intanto, è volato a New York e ha concluso il contratto con il nuovo sponsor della squadra, la Nike.

Ma soprattutto Blanc è riuscito a fare il miracolo: dotare Torino di uno nuovo stadio, versione inglese, con negozi, cinema, centro commerciale (in mano alla Conad), palestra Virgin senza far spendere un euro alla società. Non solo: la Vecchia Signora ha incassato 65 milioni da un società tedesca, la Infront, che avrà il privilegio di "battezzare" lo stadio con il marchio di un'azienda.

Bene, ora sbirciamo l'altra faccia della medaglia Blanc. I risultati della sua gestione non si sono fatti attendere molto. Già dopo poco più di un anno venne chiamato a non far rimpiangere Giraudo e Moggi, ricoprendo il doppio ruolo di amministratore delegato e direttore generale. A pochi mesi dalla nomina, riesce a perdere per strada Ibrahimovic, due scudetti e la qualificazione in champions ma guadagna la prima retrocessione della storia della Vecchia Signora.

Tornato in Serie A, gli azionisti gli danno in mano oltre 100 milioni di euro di ricapitalizzazione e lui in 3 anni ne spende più di 150, portando alla Juve campioni del calibro (scarico) di Tiago, Poulsen, Almiron, Andrade e Mellberg. Visto che la rivalità, in quel di Torino, è molto accesa, da juventinoverodoc monta un caso estivo strappando Knezevic agli odiati cugini del Toro, un campione che tutti ricorderanno per le sue 3 presenze con la maglia bianconera.

Non ancora del tutto soddisfatto, spende circa 35 milioni di euro per accaparrarsi Iaquinta ('79) ed Amauri ('80), la stessa cifra che il tanto criticato Real Madrid ha speso per il giovane ('87) e prolifico attaccante francese Karim Benzema. Bilanci apposto, sì, ma con qualche espediente (del tutto legale) contabile e tante tante plusvalenze sulla (s)vendita dei calciatori, le stesse che John Elkann riteneva un peccato mortale quando erano altri a farle: «La gestione Giraudo-Moggi suppliva alla gestione ordinaria con le plusvalenze, noi vogliamo un calcio sostenibile».

Senz'altro i meriti di Blanc non si fermano al lato sportivo. Abbiamo già accennato alla resa incondizionata del 2006 che fece brindare l'Italia anti-juventina e tornare allo stadio Marco Travaglio (necessaria per spazzar via la Triade), ma Jean-Claude ha saputo andare oltre.

Un "less is more" che è stato invece applicato alla lettera sul patrimonio calciatori: meno campioni, ma più pagati (ecco perché Buffon se la ride sempre). Lo stesso "less is more" praticato davanti ai giornalisti, meno risultati ma più dichiarazioni ed indiscrezioni provenienti direttamente da Corso Galfer.

Il tutto per spingere quell' "operazione simpatia", nata nel 2006, che ridicolizza l'ambiente non solo in sala stampa ma anche negli spot. Come dimenticare il vacanziero e distratto Amauri, che non segna da 8 mesi, o il Buffon prima dedito al karaoke ed oggi a mangiare cereali con la scimmietta?

Un operazione che non punta ad essere simpatici ai propri clienti/tifosi, quanto piuttosto ai rivali. Come spiegare altrimenti la decisione di costituirsi parte civile contro un tifoso/cliente che gli causò ben 20 mila euro di multa con uno striscione?

Eppure le efficaci strategie di marketing di mr. Gaudérique non terminano qui. Chi non ha fatto caso ai flop "Juventus Mobile" e "Juventus Member"? Servizi che dovrebbero far gola a milioni di tifosi e che invece ne raccolgono solo qualche migliaio, una ciaowebbata in piena regola. O la trovata del vendere già ora i biglietti per il nuovo stadio, cioè, nella migliore delle ipotesi, con almeno due anni di anticipo. Un po' come se qualcuno vendesse oggi i biglietti per lo spettacolo in cui Rocco Siffredi farà outing.

Il tutto appoggiato da un legame storico e d'amicizia con il presidente UEFA Michel Platini, l'altra faccia del calcio sostenibile. Sostenibile, ma così sostenibile, che in UEFA, come nell'European Club Association, c'è anche Ernesto Paolillo, AD e DG dell'Inter, ad occuparsi delle questioni finanziarie. Mentre l'indimenticato Carraro ha ricoperto, anche nel dopo-calciopoli, più cariche all'interno della stessa. Non serve aggiungere altro.

Sempre nella giornata di ieri, un John Elkann colmo di soddisfazioni per i meravigliosi risultati conseguiti, ha infine aggiunto: «Blanc potrà assumere altri incarichi in futuro».
Si mormora che a
Marpionne si sia infeltrito il maglione dopo aver letto questa dichiarazione. Lui, che non ha mai avuto concorrenti, non può che sentirsi minacciato da un manager tanto abile.

 
[07-10-2009]

RANIERI PASSA LA PALLA E PRENDE LO SCIVOLO...
G.D per "Il Sole 24 Ore" - L'addio alla Juventus si è trasformato in un affare d'oro per Claudio Ranieri. Esonerato il 18 maggio, quando mancavano due giornate alla fine del campionato e aveva ancora un anno di contratto, l'allenatore è rimasto disoccupato per poco. Il 2 settembre Ranieri è stato ingaggiato dall'As Roma per due anni, con uno stipendio di 2,3 milioni lordi fino al 30 giugno 2010 e di 3,7 milioni per la stagione successiva, oltre ai premi.

Di solito l'allenatore che trova una nuova casa non viene più pagato dal club che lo ha esonerato. Ranieri però è riuscito a incassare una buonuscita, per chiudere la controversia giuslavoristica avviata insieme ai quattro collaboratori passati con lui a Trigoria. Ai primi di settembre è stata firmata una transazione e la Juventus ha pagato a Ranieri & C. 3,7 milioni lordi.

QUANTE "IRRITUALITà" NEL CANNAVARO DOPATO! - PRELIEVO 30 agosto, il risultato DOPO 40 giorni! (IL cortisone è un test di rapida esecuzione) - cosa fa la Procura Coni? VOLA a Torino, sempre in assenza di comunicazioni ufficiali, per sentire il giocatore e lo staff medico juventino (di norma sono gli atleti trovati positivi a doversi recare a Roma) - Per due volte il nome del capitano azzurro fu associato al DOPING...

1 - OGGI LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE MA È UN CASO PIENO DI ANOMALIE
Eugenio Capodacqua per "la Repubblica"

Per spiegare la lista di punti oscuri e di comportamenti irrituali di questa ultima vicenda Cannavaro basterebbero tre sole parole: calcio, nazionale, Juventus. Cioè lo sport numero uno nel Bel Paese, un atleta di peso, che è addirittura capitano della nazionale campione del mondo, e la squadra da sempre in cima agli interessi dei tifosi italiani.

Ma sulla gestione del caso da parte delle autorità sportive e del club bianconero c´è molto che non torna, e quel poco che si riesce a sapere pone forti dubbi sul fatto che di fronte all´antidoping gli atleti ricevano tutti il medesimo trattamento.

Innanzitutto la positività al betametasone (cortisone). Secondo quanto trapelato, la data del test sarebbe quella del 30 agosto, quando si è giocato il match fra Roma e Juve. Una data, però, resa nota dopo una girandola di voci che si è rincorsa per tutto il giorno, in assenza di comunicati ufficiali.

Un particolare che non aggiunge limpidezza e chiarezza a tutta la vicenda. Inoltre il risultato del test è arrivato 40 giorni dopo il prelievo. Anche que