BERTOLASO
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) IL 15.01 15  CONTINUA A ROMA IL PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT .

4) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 09.01.15

5) Processo MPS SIENA MI IN ATTESA DI ASSEGNAZIONE

6) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

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28.04.13

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Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
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16.12.12

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A2A-REPORT

 

02.12.12

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ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

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MPS-REPORT

 

09.12.12

 

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Auto e Moto d’Epoca 2013

 

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Norme per la circolazione dei veicoli storici;
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Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

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Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

 

PROTEZIONE PARENTI - MA QUANTI BEI FIGLI DI VIP ASSUME LA PROTEZIONE CIVILE BY BERTO-LISO: CENTO CONTRATTI A TERMINE PRESTO TRASFORMATI IN DEFINITIVI – E NELLA LISTA CI SONO MOGLI DI POLITICI (GIRO), FIGLI DI GIUDICI (DE SIERVO) E COLONNELLI (BALBUSCI), NIPOTI DI CARDINALI (SILVESTRINI) E CHI PIÙ NE HA PIÙ NE METTA - CGIL: SELEZIONE TRUFFA - COINVOLTI ANCHE GIUDICI E FUNZIONARI DELLA CORTE DEI CONTI DEL LAZIO…

Giuseppe Caporale per "la Repubblica"

 

C´è fermento ed imbarazzo, in questi giorni, negli uffici della Corte dei conti del Lazio. La procura regionale della magistratura contabile sta indagando sulle ordinanze dei Grandi eventi della Protezione civile, firmate dal premier Berlusconi. Un´indagine molto delicata, che oltre all´imputazione di danno erariale, ha - sullo sfondo - un´accusa ancora più pesante: «usurpazione di funzioni pubbliche».

 

Il fascicolo ogni giorno aumenta di volume con un serrato passaggio di documenti - all´interno dello stesso ente - tra la "sezione di controllo di legittimità su atti del governo" e la procura regionale del Lazio. Ma proprio in questo passaggio di informazioni da un piano all´altro, l´imbarazzo è palpabile. Già, perché cinque figli di altrettanti giudici e funzionari della Corte sono stati assunti con contratti a termine dalla Protezione civile.

Non solo, proprio nell´ufficio di "sezione di controllo" lavorano un magistrato e due funzionari che hanno figli recentemente presi alle dipendenze dal dipartimento. Si tratta del giudice Rocco Colicchio, di Carmen Iannacone, funzionaria addetta al controllo degli atti della Presidenza del Consiglio, e della segretaria generale Gabriella Palmieri. E c´è anche il figlio di un altro giudice contabile, Marco Conti.

 

I figli in questione, il 21 luglio, prenderanno parte alla selezione riservata al personale interno. Otterranno, di fatto, entro i primi di agosto, il passaggio in pianta organica. «Una selezione truffa...» accusa la Cgil-Funzione Pubblica, in quanto, «possono partecipare solo coloro che hanno in essere un contratto con il dipartimento».

 

Per la copertura economica verranno utilizzati i fondi (4 milioni di euro) del terremoto dell´Aquila. Il tutto, sfruttando gli effetti di un singolo articolo di legge (il numero 14) del decreto sulla "Protezione civile spa".

E così, nell´elenco dei fortunati che verranno stabilizzati - secondo quanto riferisce la Cgil-Funzione pubblica - spuntano mogli, figli e parenti di sottosegretari, generali, dirigenti e funzionari dello Stato. Come la moglie del sottosegretario Francesco Giro, Barbara Altomonte, docente di scuola superiore ed ora nuova dirigente dell´ente; il figlio del giudice Ugo De Siervo, vice presidente della Corte Costituzionale; la figlia dell´ex vicesegretario generale di palazzo Chigi Carlo Sica; la nipote del cardinale Achille Silvestrini; la figlia del colonnello Roberto Babusci, che era il capo del centro operativo aereo della Protezione civile. 07-07-2010]

 

Sepe, Balducci e Bertolaso, una cricca nata all´ombra di un parcheggio costruito per il giubileo - l´ex soprintendente ai Beni archeologici Adriano La Regina accusa: “La maxi struttura sotto il Gianicolo, costata 85 miliardi di lire all’italia e da 10 anni sotto utilizzata, l´hanno fatto passare per territorio vaticano ma è dello stato italiano” – non solo: per la realizzazione furono demoliti resti antichi degli Horti di Agrippina, e alcuni tratti di mura del Bastione di Santo Spirito realizzati da Antonio da Sangallo il giovane

Corrado Zunino per La Repubblica

Le radici del "sistema Bertolaso" affondano nella terra del Giubileo, l´Anno Santo aperto nel 1994 e celebrato a Roma nel 2000, il padre dei Grandi eventi della modernità italiana. E il parcheggio della collina di Santo Spirito al Gianicolo, con le sue devastazioni archeologiche, le elusioni dei pareri degli uffici scomodi, la mancanza di un controllo su appalto e cantiere e (pure) un probabile falso storico, diventa l´opera che segna la nascita della turbo Protezione civile applicata all´ordinario. Il battesimo, appunto, del "metodo Bertolaso".

Nel suo ufficio deserto - la nazionale italiana sta giocando contro la Slovacchia - l´ex soprintendente ai Beni archeologici Adriano La Regina, nel Duemila granitico oppositore «della coppia Rutelli-Bertolaso» (il sindaco di Roma e il vicecommissario straordinario di Governo per il Giubileo), estrae da un dossierone nove pagine intestate ai Beni culturali.

È la sua relazione, inedita, con la quale il 22 novembre 1999 dichiarava un falso tutta la costruzione amministrativa che aveva definito l´area del futuro parcheggio del Gianicolo «nello Stato Vaticano», «sito in territorio vaticano», «in territorio vaticano». La copia che allunga, in particolare, è quella inviata all´attenzione del dottor Guido Bertolaso: «Ma lui è andato avanti senza colpo ferire, un caterpillar».

Citando libri di toponomastica antica, Patti lateranensi del 1929 e concordati dell´85, La Regina a pochi giorni dall´apertura della Porta Santa smontò l´architrave che aveva portato lo Stato italiano a finanziare per metà un parcheggio da 85 miliardi di lire che avrebbe dovuto ospitare, su sei piani, 90 pullman e 750 auto.

Per realizzare quell´autorimessa per pellegrini nel cuore della Roma oltretevere - nei dieci anni a seguire resterà quotidianamente deserta - gli operai di Impregilo e Dioguardi costruzioni sventrarono una collina rimuovendo 200 mila metri cubi di terra. Il progetto nel 1992 era stato bocciato dal severo soprintendente e, allora, nell´aprile ´97 il Comune di Roma scelse la strada dello «spostamento toponomastico» per saltare il visto archeologico, realizzare l´opera e inaugurare la futura strategia della "Protezione civile stazione appaltante": l´elusione dei controlli. Il Vaticano, d´altronde, in una lettera dedicata al parcheggio del Gianicolo aveva chiesto esplicitamente «l´esonero da controlli e approvazioni da parte della autorità italiane».

Si legge ora nella relazione La Regina: «Il provveditorato alle Opere pubbliche ha sempre dichiarato negli atti ufficiali che il parcheggio si trovava su territorio vaticano mentre si trova su territorio dello Stato italiano». Ancora, «il danneggiamento di beni di interesse storico o artistico appartenenti all´Italia, ancorché di proprietà della Santa Sede, non è considerato ammissibile da alcuna norma o trattato».

Lo spianamento giubileare regalò, infatti, «l´asportazione incontrollata dei livelli archeologici e dei resti antichi nell´area del giardino del collegio di Propaganda Fide» - gli Horti di Agrippina, si teorizza - «e la distruzione di alcuni tratti di mura del Bastione di Santo Spirito realizzati da Antonio da Sangallo il giovane».

Su quel danno «rilevante e irreversibile per la conoscenza della topografia antica di una parte di Roma», nello scavalco del millennio si cementificò l´intesa di un blocco di funzionari pubblici che, cresciuti all´ombra dei 2.578 miliardi di lire stanziati per il Giubileo e sotto la spinta delle necessità del Vaticano, nei dieci anni a seguire avrebbero gestito 13 miliardi pubblici in libertà. Attraverso la Protezione civile.

Il sottosegretario Guido Bertolaso, abbiamo visto, nel Duemila era il braccio operativo di Rutelli. Angelo Balducci nel 1998 fu nominato provveditore alle Opere pubbliche del Lazio dopo la sconfitta rutelliana sul sottopasso di Castel Sant´Angelo (fermato proprio dal sovrintendente La Regina). Balducci, allora tra i più feroci sostenitori della demolizione della "domus" neroniana in nome del parcheggio, oggi è in carcere per associazione a delinquere nell´inchiesta grandi appalti.

Nel novembre del 1997, riannodando i fili, era diventato segretario generale del Giubileo Crescenzio Sepe: oggi è indagato per corruzione. All´ingegner Claudio Rinaldi, altro funzionario delle Opere pubbliche ora sotto inchiesta per corruzione, in quegli anni fu affidato il cantiere Tor Vergata, la grande adunata giovanile attorno a Papa Wojtyla.

Ettore Figliolia era il consulente legislativo del commissariato guidato da Rutelli: diventerà capo dell´ufficio legislativo della Protezione civile. E di Francesco Silvano, l´amico che avrebbe girato a Bartolaso il pied-à-terre in affitto di via Giulia, all´epoca si ricordano lettere minacciose scritte al Comune per conto del Vaticano: bisognava accelerare la "pratica parcheggio".26-06-2010]

 

 

PROCURE, SULLA CRICCA GUERRA SENZA FINE – FIRENZE NON SI DÀ PER VINTA: “SE USCISSERO NUOVE PROVE IL TRASFERIMENTO DEGLI ATTI A ROMA DOVREBBE ESSERE RIVISTO” - COPPI, LEGALE DI BALDUCCI: “NON MI STUPIREI SE IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DECIDESSE DI ASTENERSI DAL TRASFERIMENTO DEGLI ATTI IN ATTESA DELLA CORTE D’APPELLO” – I DIFENSORI PREOCCUPATI DALL’INCONTRO DI VENERDÌ TRA I PM DI FIRENZE E di PERUGIA

Claudia Fusani per "l'Unità"

E chi l'ha detto che il processo alla cricca e al suo gelatinoso sistema di corruzione debba lasciare Firenze per approdare a Roma da dove è stato mandato via per proteggerlo dalle lunghe mani della stessa cricca che aveva saputo reclutare, tra gli altri, anche giudici e pm? I colpi di scena non sembrano finiti. E la storia dell'inchiesta G8-Grandi Eventi sta assumendo i contorni di un caso inedito sotto il profilo giudiziario e di una battaglia di resistenza.

 

I "sospetti" si alimentano da qualche ora negli studi dei legali che difendono Balducci (studio Coppi) e De Santis (studio Gaito-Pannain). E sono cominciati quando venerdì mattina il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, magistrato mai sopra le righe che in questa lunga e complessa vicenda ha sempre tenuto il suo ufficio fuori da ogni ombra di polemica, ha buttato lì due affermazioni.

La prima: "Gli atti del processo sono nella disponibilità del Tribunale e non più della Procura". Spetta cioè al Tribunale impacchettare carte e fascicoli e trasferire gli scatoloni al procuratore di Roma Giovanni Ferrara. La seconda: "Se interverranno nuove prove che contraddicono questa decisione della Cassazione, se ci sarà cioè una novità, la sentenza della Suprema Corte non sarà più sorretta".

La sesta sezione depositerà tra una decina di giorni le motivazioni per cui ha ritenuto che il giudice naturale del filone dell'inchiesta sopravvissuta a Firenze (la costruzione della Scuola marescialli di Castello) sia a Roma e non a Firenze. Per la procura il patto corruttivo tra i costruttori Fusi e Piscicelli e i funzionari Balducci e De Santis per far rientrare la Btp di Fusi nel mega appalto della Scuola dei carabinieri si è consumato nel febbraio 2008 in un hotel a Firenze.

Per la Suprema Corte, che ha confermato la fondatezza degli arresti e dell'impianto accusatorio, la dazione ai pubblici ufficiali, tra cui la nomina di De Santis a Provveditore delle Opere pubbliche in Toscana, è avvenuta a Roma. Quelli di Firenze furono solo accordi.

Ora, è chiaro che, poiché la Cassazione ha giudicato sulla base della documentazione prodotta fino al 25 marzo scorso, se in questo frattempo è intervenuto uno o più fatti nuovi, la decisione della Suprema Corte deve essere rivista alla luce di quei nuovi fatti. Uno scenario ben chiaro ai legali.

"Non mi stupirei - spiega il professor Coppi, legale di Balducci - se martedì mattina il presidente del Tribunale (Elisabetta Improta, ndr) a cui è stato assegnato il giudizio immediato si alzasse e dicesse di astenersi dal trasferimento degli atti in attesa che la Corte d'Appello giudichi sulla sua incompatibilità".

Risultato: tutto bloccato, gli atti non vengono trasferiti, due, tre settimane, anche di più. Ma il problema più grave, dal punto di vista delle difese, sono proprio le nuove possibili prove. In questa ottica gli avvocati hanno osservato con preoccupazione l'incontro venerdì mattina tra la procura di Firenze e quella di Perugia che ha ereditato la parte più grossa dell'inchiesta.
Poche ore, al massimo martedì mattina quando comunque ci sarà l'udienza prevista, e le carte saranno sul tavolo.

E non è neppure un caso che il Csm abbia nominato proprio due giorni fa, dopo due anni di vacatio, il procuratore di Perugia, Giacomo Fumu, giudice di Cassazione. Il plenum era spaccato: 12 voti per Fumu, 12 per Consolato Labate, ex aggiunto a piazzale Clodio, area Unicost, come il procuratore Ferrara. Come Achille Toro. E' stato decisivo il voto del vicepresidente Nicola Mancino. [14-06-2010]

 

 

 

- BANKITALIA: tra il 2007 e il 2008 sui conti correnti riconducibili alla segretaria di Diego Anemone, e aperti in banche italiane, sono state segnalate almeno dieci operazioni sospette. Ognuna, per un importo che variava tra 100.000 e 300.000 euro. Insomma, oltre un milione di mazzette - a partire dal 2002, appalti conquistati per un totale di cento milioni di euro... Guido Ruotolo per "La Stampa"

Il dubbio è che quei «movimenti» in realtà nascondano le tangenti della cricca. Il rapporto degli ispettori della Banca d'Italia non lascia dubbi: tra il 2007 e il 2008 sui conti correnti riconducibili alla segretaria di Diego Anemone, e aperti in banche italiane, sono state segnalate almeno dieci operazioni sospette. Ognuna, per un importo che variava tra 100.000 e 300.000 euro. Insomma, oltre un milione di mazzette.

E' una ipotesi, naturalmente, che gli inquirenti perugini vogliono verificare. Dieci operazioni sospette alla vigilia degli appalti vinti dalle imprese Anemone. L'attenzione degli investigatori, in particolare, si sta concentrando sugli appalti dell'inchiesta, quelli vinti nel 2007, 2008.

I «Grandi Eventi», dunque: il G8 di La Maddalena. E Anemone di appalti ne ha vinti quattro, a partire dal marzo del 2008. Poi le opere per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia: e Anemone si è aggiudicato l'appalto per l'aeroporto di Perugia. Infine due gli appalti dei Mondiali di nuoto di Roma finiti all'imprenditore della «cricca».

Certo, sono una minima parte di tutti gli appalti conquistati a partire dal 2002, per un totale di cento milioni di euro. Ma adesso, l'attenzione dei pm Sottani e Tavernese è concentrata sui sette appalti degli «Grandi Eventi». E dal punto di vista della movimentazione di capitali della cricca, gli investigatori confidano molto nell'esito delle rogatorie internazionali con San Marino e il Lussemburgo, dove sarebbero stati individuati i conti correnti di Diego Anemone, Angelo Balducci, del commercialista Stefano Gazzani, dell'ex commissario per i mondiali di nuoto Claudio Rinaldi e di sua madre.

La segretaria di Anemone, Alida Lucci, che non risulta iscritta sul registro degli indagati, avrebbe svolto un ruolo nelle operazioni di «occultamento» di capitali della cricca, nell'alimentare la cassa in nero di Anemone: «Lucci Alida - si legge nell'informativa della Finanza - risulta aver intestati 30 conti correnti bancari, di cui 23 attualmente accesi» (presso la sede della Banca delle Marche in via Romagna a Roma, ndr). «Tale dato - commentano gli 007 della Finanza - non appare coerente con i redditi della stessa dichiarati al fisco e con la sua posizione di dipendente dell'impresa Anemone costruzioni srl».

Per la fine della settimana si aspetta la decisione del gip Ricciarelli sulla richiesta della Procura di Perugia di commissariare le aziende di Diego Anemone. I suoi legali, forse convinti che il gip non accoglierà la richiesta dei pm, hanno respinto una richiesta dell'accusa di collaborazione dell'indagato in cambio del patteggiamento e del ritiro della richiesta di commissariamento delle imprese del gruppo.

In attesa del gip, questo pomeriggio si dovrebbe svolgere l'interrogatorio di Guido Bertolaso, a Perugia. Il condizionale è d'obbligo dal momento che il Capo della Protezione civile potrebbe disdire l'appuntamento all'ultimo minuto per intervenute esigeneze di lavoro, insomma situazioni di emergenza.

E sempre in settimana, mercoledì, dovrebbe essere sentito a Roma l'ex ministro Francesco Rutelli, chiamato in causa (insieme a Romano Prodi e Walter Veltroni) dalle dichiarazioni dell'architetto Angelo Zampolini, a proposito di raccomandazioni di architetti per i lavori dei «Grandi eventi».

Nei giorni scorsi sono stati sentiti, tra gli altri, gli architetti Stefano Boeri e Roberto Malfatto, finiti appunto nella lista Anemone (i 420 nomi) o tra i raccomandati.

Perugia, dunque, va avanti nelle sue indagini. Tra l'altro, le verifiche riguardano anche gli appalti dell'ex ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, che conosceva Diego Anemone, che ha comprato a prezzi stracciati, grazie alla «cricca», appartamenti nella capitale. Firenze, dove si consumano polemiche per via delle manette di Fabio De Santis, è tramortita perché «scippata» del suo processo sulla Scuola dei marescialli dei carabinieri.

A deciderlo è stata la Cassazione e la Procura di Roma non ha aspettato un secondo per aprire il suo fascicolo. Senza aspettare gli atti da Firenze, Piazzale Clodio ha mandato un messaggio molto preciso. Forse contrariata. Roma, per lo «scippo» subito a suo tempo, con il trasferimento degli atti a Perugia perché era finito indagato anche il procuratore aggiunto Achille Toro per rivelazione di notizie coperte da segreto istruttorio. 15-06-2010]

 

 

 

FUSI VUOTA IL SACCO e da INDAGATO DIVENTA ACCUSATORE: TUTTA LA VERITÀ SULL’AUDITORIUM DI FIRENZE - “C’ERA UN SISTEMA BALDUCCI PER DARE GLI APPALTI AI ROMANI” - "Adesso vi fissate tutti su Anemone. Ma lui, di questo sistema, è solo il caffè alla fine di un pasto a dieci portate" - "una truffa colossale: La gara era di 70 milioni di euro, ora i costi sono saliti a 260 milioni. Chissà perchéMarco Imarisio per "il Corriere Della Sera"

«Premesso che non voglio fare una autodifesa mediatica...» Premesso questo, faccia pure. Riccardo Fusi, camicia a righe, giacca blu, grinta e vernacolo spianati, vuole saltare il fosso. Da indagato ad accusatore.

Il fondatore della Baldassini Tognozzi Pontello brandisce un esposto denuncia che nei giorni prossimi depositerà ai magistrati fiorentini, gli stessi che lo reputano un corruttore, determinato a tutto per riavere indietro l'appalto della Scuola Marescialli, anche a cavalcare l'amicizia dubbia di Francesco Piscicelli, l'umorista del terremoto aquilano, e quella certa di Denis Verdini, entrambi sotto accusa con lui.

Nel dossier, un solo argomento, l'appalto per l'Auditorium di Firenze, e una ipotesi di reato, frode e truffa ai danni dello Stato. Nomi, cognomi e cifre. Vedremo.
«Io quel lavoro lo volevo in tutti i modi. Ho pagato Isozaki, il miglior architetto su piazza, ho fatto fare un computo dei costi al sangue, riducendo all'osso i miei guadagni. Doveva essere il fiore all'occhiello, l'inizio del mio rilancio».

E invece cosa è successo?
«I bandi sono come un tema d'esame. La maestra ti dà le linee guida, e a quelle ti devi attenere. L'altezza delle torri non deve essere inferiore a una certa misura, la capienza della sala idem. Sono scelte obbligate. Ma si trattava di una truffa colossale, dove ha vinto un progetto che se n'è fregato delle linee guida, come dimostrato dalla sentenza del Tar del Lazio che ha annullato la gara».

Basta per sostenere che si trattasse di una truffa?
«La Commissione era composta dai soliti noti, i quali hanno deciso che il valore tecnico del progetto fosse determinante e hanno dato il massimo dei punti al vincitore. Si vada a leggere nelle carte dell'inchiesta le telefonate tra i primi due classificati nella gara. Dalle intercettazioni appare chiaro che il vincitore stava lavorando al progetto già prima che uscisse il bando di gara. Prima dell'apertura delle buste si sapeva chi aveva vinto».

La Sac di Claudio Cerasi e la Igit di Bruno Ciolfi.
«I "romani" e la banda Anemone. La perfetta applicazione del sistema Balducci, che appunto aveva promesso l'appalto ai romani e a un imprenditore vicino ad Anemone. La gara era di 70 milioni di euro, ora i costi sono saliti a 260 milioni. Chissà perché».

Sta parlando di quel Balducci al quale lei voleva avvicinarsi in ogni modo?
«Io sono vittima di un andazzo generale. In Italia il sistema appalti funziona così, lo sanno tutti. È ben conosciuto e accettato da tutti i partecipanti. Si vive in regime perpetuo di concussione ambientale. Adesso vi fissate tutti su Diego Anemone. Ma lui, di questo sistema, è solo il caffè alla fine di un pasto a dieci portate».

Lei non sembra un povero emarginato.
«E invece lo ero. Se la mia azienda non ha mai avuto un'assegnazione negli ultimi due anni emezzo, una ragione ci sarà. A me, Balducci non mi ha mai ricevuto. È chiaro che era contro di me. Io nella "cricca" non c'ero proprio».

Però ha fatto di tutto per entrarci. «Questo lo dicono i magistrati». Cosa ci faceva lei, un gigante con la sua Btp, in combutta con un pesce piccolo come Piscicelli?
«Chiunque può sbagliare un rapporto. Mi venne presentato da Vincenzo Di Nardo, il mio ex amministratore delegato. "È uno che a Roma ha ottime relazioni". In effetti conosce bene il sistema, sa come muoversi, entra ed esce dal ministero delle Infrastrutture. La sua azienda, Opere Pubbliche, non aveva neppure i requisiti per partecipare alle gare. Francesco a me interessava, diciamo così, per l'aspetto politico-commerciale».

Diciamo così.
«Certo, mi interessavano le sue conoscenze, e allora? Solo che con lui si seminava per non raccogliere mai. Zero di zero».

E allora, per riavere indietro il cantiere dei Marescialli, ha «cavalcato» Verdini.
«A me Denis mi fa inc... Come fa a dire che ha aiutato un amico in difficoltà? Lui è in buona fede, ma deve dire che aiutava lo Stato, perché era in atto una truffa ai danni dello Stato. E comunque, non ha mai ottenuto nulla».

Il pranzo all'Harry's bar con lui e Matteoli?
«Ma io mica sono andato a farmi sponsorizzare. Io l'appalto e il contenzioso ce l'avevo con il ministero delle Infrastrutture. Con Denis sono andato dal mio committente. Che ha detto ad un suo funzionario seduto a tavola "facciamo attenzione a questa pratica". Finito. Tutto qui».

Le sembra poco?
«Guardi che io ad Altero non rimprovero nulla. Lui si è trovato il danno già fatto. A me l'appalto dei Marescialli è stato tolto quando era ministro Di Pietro, che ora se ne vanta. Bel vanto. Abbiamo fatto l'arbitrato, ho vinto il lodo, e lo Stato mi deve 34 milioni di euro, che tra parentesi sono tre anni che mi deve pagare. In più, il cantiere è proseguito con un'altra azienda, un appalto in danno con 70 milioni di euro in più a carico del contribuente. Il danno erariale è quantificabile in 167 milioni di euro. Un trionfo, no?».

Verdini la porta anche all'Aquila, da Gianni Letta.
«Certo, siamo andati insieme a portargli degli imprenditori locali. Mica siamo andati a chiedergli i lavori, solo a presentarci. Lui ha guardato il depliant, ha lodato il nome del consorzio, Federico II, ci ha sorriso e ha salutato».

Cosa non funziona nel sistema appalti?
«La legge del 2006, che ha dato grandi poteri discrezionali alle commissioni, è stata il grimaldello per scardinare il forziere. Con le gare a maggior ribasso almeno c'era un unico parametro. Qui cambiano di volta in volta, è soggettivo. Per questo tutti cercano di avere i "loro" membri all'interno delle commissioni. È una corsa ad accaparrarsi i favori di funzionari che possono decidere della tua vita. Balducci aveva capito la potenzialità di questo meccanismo. Ed era l'uomo più corteggiato e riverito d'Italia».

Così fan tutti, insomma.
«Se una persona davvero interessata andasse a vedere come sono state vinte le gare più importanti negli ultimi 2-3 anni, come e a chi sono stati assegnati i lavori, stia certo che verrebbe fuori una storia d'Italia alternativa. Altro che il Fusi».14-06-2010]

 

 

- NO AI DOMICILIARI PER BALDUCCI "TROPPO COINVOLTA ANCHE LA MOGLIE"...
F.S. per "la Repubblica" - Al termine di una udienza che è stata quasi una lezione universitaria sulla competenza territoriale, il tribunale di Firenze ha rinviato al 6 luglio il processo per corruzione sulla Scuola Carabinieri, in attesa che la Cassazione motivi la sentenza con la quale il 10 giugno ha dichiarato la competenza di Roma. «Decisione vincolante e insuperabile» per le difese, mentre la procura di Firenze, «pur nel massimo rispetto della Cassazione», resta convinta della competenza fiorentina. Intanto i due ex dirigenti ministeriali Angelo Balducci e Fabio De Santis restano in carcere.

Lo ha deciso il tribunale del riesame di Firenze, secondo il quale il sistema «oliato e potente» di cui, secondo le accuse, facevano parte «non può ritenersi scardinato» anche per l´esistenza di «legami profondi con soggetti di livello istituzionale molto elevato». La sua «pervasività» sarebbe confermata dal coinvolgimento «di familiari, ed in particolare delle mogli..., anche se con ruoli non penalmente rilevanti». Giudizi severi che contrastano con quello del segretario di De Santis, ieri in aula: «Un bravo ingegnere ma soprattutto un persona buona dentro. È così grande ma il suo cuore è più grande di lui».

10.06.10

 

SANTA SEDE, SACRO TINELLO
Costa cara al Vaticano, almeno mediaticamente, la furbata di San Guido Bertoliso sulla casa di via Giulia. Il Corriere delle Elite corrucciate titola in prima pagina: "Stretta sulle case del Vaticano. Il Papa e Bertone chiedono maggiori controlli dopo lo scandalo. Bertolaso: "L'appartamento? Mi aiutò il cardinal Sepe". In vista un cambio alla guida di Propaganda Fide". Mentre Repubblica racconta: "Bertolaso: la casa di via Giulia grazie al cardinal Sepe". Ma non convince i pm di Perugia. Il giallo delle bollette intestate al vecchio proprietario" (p.9).16-06-10

 

QUEL PASTICCIACCIO BRUTTA DI VIA GIULIA - l’affittuario BERTOLASO chiarisce, il padrone di casa CURI, ancora una volta, smentisce - il boss della protezione di balducci e anemone rivela: “quella casa fu il FAVORE DI UN AMICO PERCHÉ LITIGAVO CON MIA MOGLIE” - e subito ronza la domanda maliziosa degli ’addetti ai livori’: chi è la donna che frequentava quell’appartamentino? ah, saperlo...

1 - ORA IL RAS DELLA PROTEZIONE CIVILE PARLA DI PROPAGANDA FIDE E FRANCESCO SIVIANO, MA CURI NON CI STA: "TUTTE QUESTE BUGIE INIZIANO A FARMI ARRABBIARE, NON CAPISCO A CHE GIOCO STIA GIOCANDO"...
Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"

La casa di via Giulia, un mistero senza fine. Bertolaso, ancora una volta, chiarisce. E il proprietario, Raffaele Curi, ancora una volta, lo smentisce. Ieri, davanti ai pm di Perugia, il sottosegretario ha detto che l´appartamento gli era stato messo a disposizione da un amico personale, Francesco Silvano, collaboratore di Propaganda Fide.

«Questo nome io non l´ho mai sentito, non so chi sia». Esordisce così Raffaele Curi, il proprietario della casa di via Giulia 189, quella dove il sottosegretario ha alloggiato per circa due anni, dal 2003. È stanco il regista marchigiano. Stanco di essere tirato in ballo. Stanco «di un gioco più grande di me».

Stanco di dover ancora una volta chiarire quella vicenda. «Inizio a stufarmi di tutte queste bugie. Ogni giorno ne sento una nuova: ora questa di Propaganda Fide, io non ho rapporti con Propaganda Fide. Non ne ho mai avuti. Non capisco a che gioco stia giocando il signor Bertolaso». Non ha dubbi Curi che fosse l´architetto Angelo Zampolini a pagargli l´affitto.

«Quando Repubblica mi ha trovato - racconta - io non sapevo come si chiamasse l´uomo che mi dava i soldi. Ma poi mi sono incuriosito. Ho cercato tra le agende, ho trovato nomi e numeri. E, per essere sicuro, sono anche andato nel palazzo dove, a volte, andavo a ritirare il denaro: corso Vittorio, lo studio di Zampolini».

La stessa storia che Curi ha raccontato ai magistrati di Perugia che lo hanno sentito. Ormai uno «strazio», fatto di dichiarazioni, smentite e controsmentite. Perché il regista non ci sta. E precisa anche la questione delle bollette. Bertolaso ieri a Perugia ha infatti detto che lui non pagava l´affitto della casa in via Giulia, ma che ha sempre provveduto a pagare le bollette.

«Anche questo non è vero. Ogni tanto, dopo le mie proteste, Zampolini mi dava anche i soldi per pagare le utenze. Sta di fatto che quando sono riuscito a riavere l´appartamento, mi sono trovato con un sacco di bollette arretrate da pagare».

E se prima aveva qualche dubbio a parlare e voleva rimanerne fuori, ora Curi, esasperato, dice: «Lo scriva pure, voglio che si sappia la verità. Voglio che lei dica che io questo Francesco Silvano non so chi sia». Eppure è lui, secondo Bertolaso, l´amico personale che avrebbe messo a disposizione l´appartamento. Fedelissimo del cardinale Sepe, uomo di Comunione e Liberazione, fino al 1993 amministratore della Stet poi finito nei guai durante Mani Pulite per aver ammesso una tangente da quattro miliardi.

francesco silvano

Dopo l´esperienza come manager al vertice della congregazione vaticana, Silvano, piemontese d´origine è entrato nel direttivo dell´ospedale pediatrico di Roma, Bambin Gesù e poi ha seguito Sepe a Napoli, dove fa l´economo dell´arcidiocesi. Qualche settimana fa, di fronte alle dichiarazioni concordi rese da Zampolini e da Curi ai pm, secondo cui era Zampolini per conto di Anemone a pagare l´affitto di via Giulia, Bertolaso aveva detto che "il suo amico personale" avrebbe potuto confermare la sua versione.

2 - BERTOLASO INTERROGATO: "VIA GIULIA? IL FAVORE DI UN AMICO PERCHÉ LITIGAVO CON MIA MOGLIE"
Antonio
Massari per "il Fatto Quotidiano"

"L'appartamento di via Giulia? Le bollette le pagavo io. L'affitto no, perché mi era stato messo a disposizione da un amico, che non c'entra niente con Diego Anemone, ma è vicino a Propaganda Fide. Me l'hanno messo a disposizione soltanto per qualche mese, dopo esser stato in una sorta di seminario, quando ho avuto problemi in famiglia perché litigavo con mia moglie.

I miei orari di lavoro, però, non si conciliavano con quelli del collegio universitario e ho così cercato un appartamento". È durato quasi tre ore, l'interrogatorio di Guido Bertolaso, che ieri nella caserma della Guardia di Finanza di Perugia è stato sentito dai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi. La versione di Bertolaso, indagato per corruzione nell'inchiesta sulla "cricca", contrasta in parte con quella dell'architetto Angelo Zampolini che, agli stessi pm, aveva dichiarato di aver pagato l'affitto di via Giulia per conto di Diego Anemone.

"Anemone non c'entra nulla", ha replicato Bertolaso, spiegando d'essersi rivolto all'amico Francesco Silvano, nella ricerca dell'appartamento, nel quale ha abitato per pochi mesi nel 2003. Ed è un altro elemento che non collima con le altre versioni raccolte dagli inquirenti nelle scorse settimane, considerato che Zampolini e il proprietario di casa, Raffaele Curi, parlano di anni successivi al 2003.

Nessun rapporto con Anemone, quindi, per la casa di via Giulia. Piuttosto, il favore di un amico, del quale Bertolaso aveva già parlato nei giorni scorsi, senza farne il nome. Ieri il nome l'ha fatto : Francesco Silvano, uomo molto vicino a Propaganda Fide e presidente del consiglio di amministrazione dell'ospedale Bambin Gesù di Roma.

Il capo della Protezione civile ha spontaneamente smentito di avere appartamenti all'estero, circostanza emersa sui alcuni quotidiani nei giorni scorsi, sulla quale, peraltro, i pm non hanno rivolto alcuna domanda.

Gli hanno chiesto, invece, di chiarire la propria posizione su un altro appartamento quello di via Bellotti Bon, che compariva - come via Giulia - nella "lista" dei lavori effettuati da Diego Anemone. Bertolaso ha mostrato ai pm gli assegni con i quali ha pagato la ristrutturazione dell'appartamento. Quando poi gli inquirenti gli hanno chiesto come mai, nel primo interrogatorio, non avesse accennato ai lavori che sua moglie, Gloria Piermarini, aveva effettuato, per conto di Anemone, al Salaria sport village, Bertolaso ha risposto che, all'epoca, non lo riteneva un dettaglio degno di nota.

E così, ieri, è giunto in caserma munito di documenti. Oltre l'assegno con il quale ha pagato l'appartamento di via Bellotti Bon, ha consegnato agli inquirenti il progetto che sua moglie aveva realizzato per curare "l'area verde" del Salaria sport village. Un progetto dettagliato, ha sottolineato il capo della Protezione civile dinanzi ai pm, da non poter essere assimilabile a un finto lavoro per coprire una tangente.

"Quando poi ho saputo che Anemone avrebbe potuto lavorare per i Mondiali di Nuoto, che si tennero a Roma nel 2009, ho chiesto a mia moglie di fare un passo indietro". Nei fatti, la consulenza di Gloria Piermarini, aveva già anticipato Bertolaso in una conferenza stampa, s'era ridotta da 90 mila a 25 mila euro.

La difesa, rappresentata da Filippo Dinacci, è apparsa soddisfatta dall'interrogatorio di ieri, nel quale molti punti oscuri sembrano essere stati chiariti. Restano però altri punti tutti da chiarire: perché Zampolini avrebbe dichiarato d'aver pagato l'affitto per conto di Anemone? E perché le date di utilizzo dell'appartamento non si conciliano con la versione dell'architetto e del proprietario di casa? Anche su questo i pm proveranno a fare chiarezza nei prossimi giorni. In attesa che giungano, dal Lussemburgo e da San Marino, i risultati delle ultime rogatorie sui conti della "cricca".

In queste ore la procura sembra puntare soprattutto sulla pista del "tesoro", legato alle presunte tangenti della "cricca", che sembrano sempre più prossime al ritrovamento.

 

 

[16-06-2010]

 

 

CRICCA LA CASA E GODI – SCAJOLA NON SOLO NON SI ACCORGEVA CHE QUALCUNO GLI PAGAVA LA CASA. ANCHE I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE VENIVANO FATTI A SUA INSAPUTA, VISTO CHE ALLA DITTA DI ANEMONE NON È STATO DATO UN EURO – SCIABOLETTA RESTA NON INDAGATO, BISOGNA PROVARE CHE PER QUESTI FAVORI L’IMPRENDITORE DELLA CRICCA ABBIA RICEVUTO QUALCOSA IN CAMBIO (APPALTI O SIMILIGuido Ruotolo per "la Stampa"

E adesso si scopre che anche i lavori di ristrutturazione dell'ammezzato di via Fagutale, 180 metri quadri con vista su Colosseo, furono garantiti da Diego Anemone. Insomma, Claudio Scajola entrò in quell'appartamento rimesso a nuovo senza doversi preoccupare di pagare gli operai. Ricordate la lista Anemone recuperata durante una verifica fiscale nelle aziende del gruppo e diventata oggetto dello «scandalo» delle indagini della Procura di Perugia? 420 nomi di personalità, di titolari di appartamenti di servizio o privati presumibilmente destinatari tutti di lavori di ristrutturazione?

 

Si trattava di non «criminalizzare» i clienti, diventati vittime inconsapevoli di un grande equivoco. Come se quei lavori fossero frutto di un «illecito». E, quindi, occorreva approfondire un aspetto in particolare: quei lavori di ristrutturazione da chi furono pagati e come mai furono affidati alle imprese di Anemone?

 

Adesso il lavoro di verifica affidato agli 007 della Finanza sta producendo i primi risultati. Gli investigatori hanno acquisito la certezza - per esempio - che Anemone fece i lavori in via Fagutale senza ricevere un euro in cambio. Questo significa che la posizione dell'ex ministro Claudio Scajola è cambiata? Per il momento, confermano ambienti investigativi di Perugia, Scajola non è indagato.

 

E' vero, viene proprio da sorridere a rileggere l'autodifesa di Scajola quando si dimise da ministro, agli inizi di maggio: «Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l'annullamento del contratto».

Lui accese un mutuo di 610.000 euro in banca, pagò al momento del rogito un anticipo di 200.000 euro e versò poi 80 assegni circolari pari a 900.000 euro che gli furono consegnati dall'architetto Zampolini, l'uomo di fiducia di Diego Anemone. E una volta che l'inchiesta di Perugia ha rivelato tutto questo lui si è dimesso.

 

Ma per parlare di un Claudio Scajola indagato, si deve trovare una prova che favorì l'imprenditore, magari garantendogli un appalto, dei lavori. Cosa che finora non risulta essere stata trovata. Certo è che i pm di Perugia hanno da dover risolvere un bel rebus sui conti correnti all'estero della «cricca».

 

Come si sono alimentati quei conti a San Marino e in Lussemburgo di decine di milioni di euro? Conti milionari riconducibili a Diego Anemone, Angelo Balducci, al commercialista Stefano Gazzani, a sua madre, all'ex commissario dei mondiali di nuoto di Roma, Claudio Rinaldi? La sensazione è che l'inchiesta di Perugia non è ancora arrivata al giro di boa. Le posizioni di Claudio Scajola, del generale Francesco Pittorru devono essere ancora definite.

 

 

 [11-06-2010]

 

 

 

 

ANCHE IL PAPA INTERCETTATO! - TUTTA COLPA DI BERTOLASO CHE LO CHIAMò PER IL SISMA DELL’AQUILA - Alla fine i militari dell’Arma staccarono la spina quando, nello stesso giorno, per quattro volte ascoltarono la voce del Santo Padre - E altre due volte, è STATA INTERCETTATA la voce squillante del Segretario di Stato americano Hillary Clinton... Massimo Martinelli per "il Messaggero"

 

Alla fine staccarono la spina. Dei registratori, s'intende. Di quelli che intercettavano le telefonate di Guido Bertolaso, nella fase calda delle indagini sulla Criccopoli di Balducci&Anemone. Avvenne esattamente dopo diciotto giorni di ascolti ininterrotti, in cui si cominciava a delineare il rapporto che legava il capo della Protezione Civile agli uomini della cricca. E avvenne precisamente quando, nello stesso giorno, per quattro volte i militari dell'Arma ascoltarono la voce del Santo Padre.

 

E altre due volte, la voce squillante del Segretario di Stato americano Hillary Clinton. Era il sei aprile del 2009, il giorno del terremoto all'Aquila, e Papa Ratzinger volle manifestare a Bertolaso la vicinanza sua e della Chiesa Cattolica a chi si stava impegnando nella difficile opera dei soccorsi; mentre la Clinton parlò del dramma di Haiti, dove pure la Protezione civile italiana aveva mandato uomini mezzi. Erano conversazioni ufficiali che non avevano attinenza con le indagini.

 

Eppure, per la prima volta nella storia giudiziaria del Paese hanno catapultato il nome del Pontefice sulla scatola di un nastro magnetico. Salvo poi convincere gli investigatori che era il caso di staccare gli ascolti. Con una motivazione eloquente, che suonava più o meno così: «Si interrompono le operazioni di ascolto poiché dopo il 6 aprile 2009 il tema delle conversazioni era il sisma in Abruzzo». Le registrazioni di quelle telefonate non sono mai stati trascritte; e fanno parte del materiale audio custodito a Firenze, Ma presto potrebbero essere distrutte.

10-06-2010]

 

 

 LATTUGA, POMODORI E MOZZARELLA ET VOILÀ L'INSALATONA BERTOLASO
Insalata verde e mista, pomodori, che non fanno mai male, mozzarella di quella buona, tonno, carote e olive in abbondanza. Et voilà, l'insalatona Bertolaso è servita. Che soltanto a immaginarla lo stomaco grida vendetta e chiama a rinforzo le papille gustative. Abbondante, fresca, tipicamente estiva, l'insalatona, nome che evoca pausa pranzo, leggera ma salutare, entra di diritto nel burocratese stretto della comunicazione istituzionale.

 

In bella evidenza nel bando di gara indetta dalla Protezione civile per il servizio bar e buffet freddo e caldo destinato ai dipendenti di via Vitorchiano, sede operativa romana dei Bertolaso's angel. Per sfamare circa 350 unità, è prevista una spesa annua di 420mila euro per un totale nei 4 anni di appalto di 1.680.000 euro.
A leggere il capitolato d'appalto emerge che la parola d'ordine è una soltanto: qualità.

Per i palati degli uomini della Protezione civile soltanto l'eccellenza. Tortellini, gnocchi e pasta all'uovo devono essere freschi, anzi freschissimi. Il parmigiano quello con il bollino, per risotti e zuppe le migliori sementi. Per i salumi devono essere sacrificati i maiali migliori. E il pesce deve odorare di Mediterraneo. Se congelato deve essere che arrivi almeno dalle profondità delle fosse oceaniche.

 

La azienda che si aggiudicherà l'appalto avrà il suo bel da fare visto che dovrà fornire un pasto completo composto da «un primo piatto a scelta fra un minimo di due alternative in aggiunta a riso o pasta in bianco o zuppa/minestra», «un secondo piatto a scelta fra un minimo di tre alternative di carne o pesce». Una delle alternative «potrà essere un piatto freddo costituito ad esempio da affettati o formaggi» o «una insalatona». Appunto. E così via a imbandire la mensa della protezione civile fino alla frutta e al dessert. Pane e bevande a volontà.

L'importante è che «i menù dovranno variare giornalmente». Ma più importante ancora «l'apporto calorico di un pranzo completo non dovrà essere inferiore alle 875 Kcalorie»: i morsi della fame non si addicono agli uomini chiamati a fronteggiare i grandi eventi. Di certo i pasti devono essere garantiti a tutte le ore a chi è rinchiuso nella centrale operativa Italia, il cuore pulsante della Protezione civile.

Comunque, la ditta aggiudicataria dovrà garantire il servizio tutti i giorni ed è bene che sappia che «in occasione di emergenze e di eventi di natura straordinaria il servizio dovrà comunque essere garantito anche oltre l'orario convenuto, per tutto il tempo necessario». (Emilio Gioventù)

10.06.10

 

NON SOLO UNA CASettA-scortico IN VIA GIULIA (CHISSà A QUALI INCONTRI ’hot’ DESTINATA), ORA SPUNTA UNA CASA A montecarlo messa A DISPOSIZIONE DAl primo volontario della protezione civile diego ANEMONE per sollazzare il terromotatissimo BERTOLASO - dite a berlusconi che LA TRACCIA PER GLI INVESTIGATORI È ARRIVATA ASCOLTANDO ALCUNE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE - (ora, CON TUTTE LE CASE E VILLE gentilmente fornite DAGLI INCRICCATI BALDUCCI & C., IL COCCO DI LETTA POTEVA, da solo, risolvere l’emergenza del sisma, OSPITAndo MEZZA POPOLAZIONE DELL’AQUILA TERREMOTATA

 

 

Fiorenza Sarzanini per Corriere della Sera

Una casa all'estero a disposizione di Guido Bertolaso. La traccia per gli investigatori è arrivata ascoltando alcune intercettazioni telefoniche. E adesso la ricerca della dimora si concentra in Costa Azzurra, visto che nei colloqui si parla di Montecarlo.

 

Chiarimenti saranno chiesti allo stesso capo della Protezione civile che sarà nuovamente interrogato la prossima settimana. L'inchiesta dei magistrati di Perugia appare entrata in una fase cruciale: dalla Banca d'Italia sono arrivate una cinquantina di segnalazioni per «operazioni sospette » riconducibili al costruttore Diego Anemone e agli altri componenti della «cricca» effettuate tra San Marino e il Lussemburgo.

Ai professionisti che hanno avuto rapporti con loro sono stati invece revocati tutti gli incarichi. Tra i primi a farne le spese, l'avvocato Edgardo Azzopardi che grazie ai suoi contatti con l'allora procuratore aggiunto Achille Toro, sarebbe riuscito ad avvisare che «guai giudiziari sono in arrivo ».

 

Il rifugio estero
Sono centinaia le conversazioni che erano nel fascicolo e sono state trascritte nelle ultime settimane. In alcune si fa riferimento esplicito a una casa che si trova all'estero messa a disposizione di Bertolaso da Anemone. Il capo della Protezione civile non ne ha parlato nel suo precedente interrogatorio, ma questo non appare indicativo visto che aveva omesso di raccontare anche dell'appartamento di via Giulia e del contratto di consulenza che l'imprenditore aveva stipulato con sua moglie.

L'ipotesi degli inquirenti è che possa essere intestata a una società e per questo sono state disposte visure sulle imprese eventualmente utilizzate per l'acquisto. I pm Sergio Sottani e Alessia Tavernesi ne chiederanno conto allo stesso Bertolaso, convocato per contestargli quanto emerso sui pagamenti dell'affitto di via Giulia. Dopo l'ammissione dell'architetto Angelo Zampolini che ha raccontato di aver versato il canone con i soldi consegnati da Anemone, è stato il proprietario del pied à terre a confermare come fosse proprio l'architetto ad eseguire i versamenti in contanti.

Tracce di altri versamenti arrivano dalle verifiche sui conti correnti gestiti dal commercialista Stefano Gazzani e intestati a prestanome. Tra loro, il suo collaboratore Fernando Mannoni e la segretaria di Anemone, Alida Lucci. Decine di milioni di euro sarebbero stati movimentati dal professionista che nel suo archivio custodiva anche una lista con una trentina di nomi di privati e istituzioni -tra gli altri l'Inps, il Viminale e il ministero della Difesa - dove le imprese Anemone portarono a termine svariati appalti.

La donna è stata ascoltata nei giorni scorsi, ma ha rifiutato di fornire elementi sostenendo che «tutte le pratiche sono regolari». Per ricostruire i passaggi del denaro sarà dunque depositata una nuova richiesta di rogatoria in Lussemburgo che nelle scorse settimane ha già fornito collaborazione comunicando quanto era stato accantonato sui depositi esteri di Balducci e del commissario per i Mondiali di nuoto Claudio Rinaldi: tre milioni al primo, due al secondo.

 

L'amico di Toro
Revoca dell'incarico, senza pagamento dei compensi. Dopo l'allegra gestione di Balducci e dei suoi collaboratori più stretti, alla Ferratella - la struttura che gestisce i lavori per i "Grandi Eventi" - sembra essere arrivato il momento dei tagli. E uno dei primi a essere mandato via è stato Edgardo Azzopardi, l'avvocato accusato di aver ottenuto notizie sulle indagini in corso dall'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, a sua volta indagato per corruzione e rivelazione di atti.

 

Il legale era amico di famiglia del magistrato, parlava con suo figlio Camillo che incontrò anche il 30 gennaio scorso, poco prima che scattassero gli arresti ordinati dal giudice di Firenze. Proprio quel giorno, sottolineano gli inquirenti, avvisò dei guai giudiziari in arrivo, usando un linguaggio in codice: «Piove, speriamo che non ti piova anche dentro casa». Azzopardi aveva ottenuto due contratti di consulenza per 200 mila euro: per l'Auditorium di Firenze e la Mostra del cinema di Venezia. Sono stati annullati entrambi.

 

«Non ho ritenuto che ci fossero gli estremi per continuare - chiarisce Giancarlo Bravi, dal primo aprile nuovo responsabile della struttura-e posso dire che sono già una decina gli incarichi annullati con un risparmio di 500 mila euro. Voglio precisare che non si tratta soltanto di persone finite nelle indagini, perché non è stato questo il criterio utilizzato. Il mio obiettivo è abolire gli sprechi, per questo andrò avanti».

Nelle conversazioni intercettate Azzopardi invitata il figlio di Toro, Stefano, a presentare una fattura per farsi pagare il 50 per cento dei compensi. «Non risulta che Toro abbia avuto incarichi - chiarisce Bravi-ma verificheremo se ha lavorato in società con Azzopardi».

2 - BERTOLASO, MAI AVUTO DISPONIBILITÀ DI CASE ALL'ESTERO. NUOVA PUNTATA MACELLERIA MEDIATICA"...

(ANSA) - "Non ho mai avuto nè la proprietà nè la disponbilità di alcun immobile all'estero, nè tantomeno sulla Costa Azzurra o a Montecarlo". Lo afferma il capo della Protezione civile Guido Bertolaso in riferimento a quanto pubblicato da alcuni quotidiani secondo i quali l'imprenditore Diego Anemone gli avrebbe messo a disposizione una casa all'estero. Le notizie pubblicate sono, secondo Bertolaso, una "nuova puntata della macelleria mediatica che mi vede coinvolto in vicende che sono destituite di qualsiasi fondamento".

E aggiunge: "le mie proprietà immobiliari sono facilmente deducibili dalla consultazione della denuncia dei redditi, già resa pubblica e ampiamente raccontata da tutti gli organi di stampa".09-06-2010]

 

 

 

TERREMOTO CONTINUO - LA PESANTISSIMA ACCUSA DI Enzo Boschi, presidente dell´Ingv (Istituto nazionale di geofisica e Vulcanologia): ci fu un "falso" nella stesura del verbale della riunione della Commissione Grandi Rischi all´Aquila. Un "falso" in quanto il verbale fu redatto solo dopo la tragedia. Cinque giorni dopo - "L´INGV HA SEMPRE SOTTOLINEATO ALLA PROTEZIONE CIVILE LA PERICOLOSITÀ DI QUELLE SCOSSE"… - Giuseppe Caporale per "la Repubblica"

C´è una prova «chiave» - secondo i magistrati della procura dell´Aquila - che dà corpo alla «negligenza fatale», «l´imprudenza e imperizia» dei vertici della Protezione civile nella tragedia del terremoto, prima della scossa mortale del 6 aprile. Ovvero, durante lo sciame sismico che fece tremare per tre mesi, quasi ogni giorno, la città.

Una prova che ora è raccolta nel fascicolo d´indagine (aperto dai magistrati Alfredo Rossini e Fabio Picuti) per «omicidio colposo». Tra le carte, oltre alle ricerche scientifiche che «annunciavano» da anni il terremoto aquilano, i rapporti sugli edifici che «segnalavano» (con tanto di numero civico) quali palazzi in caso di sisma sarebbero venuti giù - come il censimento sulla vulnerabilità del patrimonio edilizio pubblico, pagato quasi centomila euro proprio dalla Protezione Civile e nel quale era evidenziata anche la Casa dello Studente - ci sono diversi interrogatori. Interrogatori fino ad oggi coperti da segreto.

Già, perché tutti i componenti della Commissione Grandi Rischi (organo tecnico-scientifico della Protezione Civile) che, secondo gli inquirenti, cinque giorni prima del terremoto tranquillizzarono la popolazione (e che adesso sono indagati per «omicidio colposo»), sono già stati ascoltati dagli agenti della squadra mobile dell´Aquila.

 

Nei mesi scorsi, infatti sono stati interrogati come «persone informate sui fatti», Franco Barberi (presidente vicario della Commissione al cui vertice c´è Guido Bertolaso), Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Mauro Dolce e Claudio Eva. Ma l´interrogatorio «chiave» è stato quello reso da Enzo Boschi, presidente dell´Ingv.

 

E´ stato lui a raccontare alla Polizia che ci fu un «falso» nella stesura del verbale della riunione della Commissione Grandi Rischi all´Aquila. Un «falso» in quanto il verbale fu redatto solo dopo la tragedia. Cinque giorni dopo, quindi. La firma su quel documento, datato 31 marzo, fu chiesta a Boschi da Mauro Dolce (capo dell´ufficio rischio sismico della Protezione Civile) proprio il 6 aprile, quando L´Aquila era già crollata, nel pieno del caos di tendopoli, vigili del fuoco e centinaia di persone sotto le macerie.

 

Questo ha raccontato Boschi agli agenti della squadra mobile. Precisando che «convocare una riunione della Commissione Grandi Rischi, chiamata a valutare un´emergenza, e non stendere nell´immediato un verbale equivale a non farla...». E per la prima volta - invece di stendere un verbale - si decise di fare una conferenza stampa per «rassicurare la popolazione» alla quale «io non venni invitato», ha messo sempre a verbale Boschi davanti agli inquirenti.

 

A quell´incontro con la stampa locale De Bernardinis e Barberi (quest´ultimo consulente della Protezione Civile) rassicurarono la popolazione: «La comunità scientifica conferma che non c´è pericolo, perché c´è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole».

La riunione della commissione durò meno di sessanta minuti. «Una seduta del genere - ha aggiunto nella sua deposizione il presidente dell´Ingv - fatta con serietà, dura almeno alcune ore. Figuriamoci se si fosse voluto davvero capire la vicenda aquilana, prendendo in esame tutte le ricerche e i parametri geologici e scientifici. Sarebbe durata ore...».

 

Invece, andò tutto diversamente. «L´Ingv - ha spiegato Boschi alla Polizia - ha sempre fatto il suo dovere, inviando alla Protezione Civile tutte le informazioni utili sullo sciame sismico ed evidenziandone la pericolosità. Non spetta ai sismologi prendere decisioni su evacuazioni o stato d´allerta...». E´ nei compiti della Protezione Civile, dice la legge. 07-06-2010]

 

 

 

mentre Tremonti sforbicia sulla pubblica amministrazione e Bertolaso si dice pronto a lasciare al prefetto Franco Gabrielli la Protezione civile, scatta un’infornata straordinaria di 178 nuove assunzioni a tempi record nel dipartimento tormentato dagli scandali - TRA I CANDIDATI POTREBBERO ESSERCI PARENTI E AMICI DI POLITICI E FUNZIONARI

Gianluigi Nuzzi per "Libero"

Le coincidenze non mancano, certo. Il caso, si sa, in Italia si traveste da raccomandazione, fa mormorare i maligni. Deve essere proprio così se mentre Giulio Tremonti sforbicia sulla pubblica amministrazione e Guido Bertolaso si dice pronto a lasciare al prefetto Franco Gabrielli la Protezione civile, scatta un'infornata straordinaria di nuove assunzioni a tempi record nel dipartimento tormentato dagli scandali.

 

La circolare che annuncia il nuovo indispensabile reclutamento è di ieri l'altro ovvero del 28 maggio, in piena manovra finanziaria, tra decurtazioni, tagli delle buste paga e altre strette di cinghia. Alla protezione civile invece si assume. Senza concorso sono previsti 165 nuove figure non dirigenziali, in gran parte reclutati tra chi oggi è sotto contratto a tempo determinato e chi proviene da altre pubbliche amministrazioni alle quali aggiungere 13 nuovi dirigenti da collocare nei posti strategici del nostro soccorso nazionale. I tempi sono stretti, strettissimi.

 

Le domande vanno presentate al volo. Affrettarsi, prego. Chi c'è c'è e chi non c'è poi non si lamenti. La circolare è infatti del 28 maggio scorso mentre la domanda di partecipazione va presentata entro il 15 giugno. Dopodichè avverrà la scrematura indi i colloqui orali d'esame e la conseguente graduatoria. Con la manovra al vaglio del presidente della Repubblica, un reclutamento come questo fa discutere.

E non tanto chi si vede escluso perché maturerebbe i requisiti per dirigenti pubblici solo dal prossimo luglio dopo cinque anni di funzionari di ruolo come previsto dalle norme, vedendosi chiudere una finestra preziosa che chissà se e quando mai si riaprirà. La situazione si mostra più contraddittoria visto che tra gli articoli cardine del programma di Giulio Tremonti c'è quello del "contenimento delle spese in materia di pubblico impiego".

 

Nella bozza della manovra si ritrovava anche un ridimensionamento dello spettro di azione della Protezione civile "ai soli casi che devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari e tali da determinare situazioni di grave rischio per l'integrità della vita". Insomma, il trasloco dei libri e delle vettovaglie di Joseph Ratzinger eletto papa non rientra più nei compiti del dipartimento.

 

Leggere in questo taglio uno dei mille volti dello scontro tra Tremonti e Gianni Letta sarebbe riduttivo e toglierebbe valore a una manovra che invece è dettata da più ampie esigenze. In realtà sono due esigenze opposte che si scontrano. Da una parte il ridimensionamento imposto dalla forbice del Tesoro, dall'altra la necessità di "fronteggiare le crescenti richieste d'intervento in tutti i contesti di propria competenza, anche con riferimento alle complesse iniziative in atto per la tutela del patrimonio culturale".

 

Una situazione che lascia campo aperto a polemiche e critiche. «Mentre si vara una manovra lacrime e sangue per la pubblica amministrazione - afferma Vinicio Peluffo, membro Pd della commissione Attività produttive alla Camera - Bertolaso con un colpo di mano ottiene una corsia privilegiata per l'assunzione dei suoi collaboratori, molti dei quali in Protezione civile per la rete di conoscenze e amicizie che circonda la struttura ».

Peluffo deve in qualche modo raccogliere e far riferimento alle indiscrezioni che arrivano dalla protezione civile. Tra i candidati pronti al via sembra ci siano anche dirigenti familiari di politici importanti e altri funzionari che hanno ottenuto la dirigenza a tempi record, appena un mese dopo la laurea. 01-06-2010]

 

a Perugia canta (così non va in galera) Zampo, l’architetto-pagatore di Anemone. E sono cavolacci amari per Balducci e Sciaboletta - il sistemone Anemone funzionava così: zampolini ricevava i soldi dall’autista di anemone, Ben Fathi, lui li depositava sul suo conto della Deutsche Bank di Roma per poi trasformarli negli assegni circolari destinati all´acquisto di immobili. Quando i pm gli chiedono il perché di quei favori Zampolini che in aprile aveva risposto di non conoscere i motivi della prodigalità di Anemone ora dice: "Erano un favore per Angelo Balducci".... Meo Ponte per "la Repubblica"

 


«Erano un favore per Angelo Balducci» dice con un tono pacato Angelo Zampolini - architetto e progettista ma soprattutto "ufficiale pagatore" dell´imprenditore Diego Anemone - per spiegare il vorticoso giro di assegni circolari impiegati per l´acquisto di case.

Dura quasi tre ore l´interrogatorio di ieri pomeriggio di Zampolini nell´ufficio del pm perugino Sergio Sottani che con la sua collega Alessia Tavarnesi lo accusa di riciclaggio.

Giovampaola (Dal Giornale)

L´architetto arriva a Perugia nel pomeriggio, accompagnato dall´avvocato Grazia Volo. Più tardi confiderà al pm Sottani che ha alle spalle una mattinata di udienze in tribunale: «Sono perseguitato dai giornalisti, li trovo ovunque, assediano la mia casa, non mi lasciano vivere...».

Poi sino alle 20,30 risponde alle domande dei due pm. Più che confessare collabora ammettendo quello che non può negare. Eccolo quindi ricordare gli episodi già rivelati nell´interrogatorio del 23 aprile scorso ed entrare nei particolari del versamento di 285 mila euro sul suo conto nella filiale 582 della Deutsche Bank di Roma che successivamente sono trasformati in 29 assegni circolari all´ordine di Monica Urbani, proprietaria della casa in via Merulana 17, all´Esquilino che il generale della Guardia di Finanza Francesco Pittorru ha deciso di acquistare per la figlia Claudia, il successivo versamento e conseguente trasformazione in circolari di altri 520 mila euro destinati all´acquisto di un alloggio in via Poliziono 8 dove il generale Pittorru ha deciso di accasarsi con la moglie Anna Maria Zisi.

 

E poi le operazioni del luglio 2004 quando i 900 mila euro diventano 80 assegni circolari intestati a Beatrice e Barbara Papa, le sorelle proprietarie dell´appartamento di via Fagutale che l´allora ministro per l´Attuazione del Programma ha deciso di acquistare. E quelle che si concludono con gli acquisti per le case di Angelo Balducci, presidente del Consiglio Superiore delle Opere Pubbliche presso il ministro delle Infrastrutture e di suo figlio Lorenzo.

 

Rispetto al 23 aprile ieri Zampolini ammette un altro giro di assegni: quello che serve ad acquistare un alloggio in via Gianturco 5 a Roma destinato a Ercole Incalza, dirigente del ministero delle Infrastrutture sin dai tempi di Lunardi, già inguaiato nelle storie tangenti che ruotavano su Pacini Battaglia e Lorenzo Necci.

La trafila era sempre la stessa, ripete Zampolini: Anemone gli faceva consegnare i soldi dal suo autista, Ben Laid Hidri Fathi, lui li depositava sul suo conto all´agenzia 582 per poi trasformarli negli assegni circolari destinati all´acquisto di immobili. Quando i pm gli chiedono il perché di quei favori Zampolini che in aprile aveva risposto di non conoscere i motivi della prodigalità di Anemone ora dice: «Erano un favore per Angelo Balducci».

I magistrati non insistono, a loro preme cristalizzare le prove raccolte sinora. È chiaro però che Balducci sarebbe il tramite con i politici. Non siamo ancora alla scoperta del sistema Anemome ma è già un passo avanti.

 

A Zampolini il pm Sottani mostra anche la lista trovata nel computer di Anemone, il misterioso elenco di 380 nomi scoperto dalla Finanza nel corso di un controllo fiscale di due anni, tenuto nel cassetto e consegnato recentemente alla Procura. L´architetto indica con il dito chi conosce e chi no.

 

Tra quelli che riconosce c´è il nome di Fabiana Santini, ex segretaria particolare di Claudio Scajola e oggi assessore alla Regione Lazio. Ma sono tanti i nomi che Zampolini riconosce scorrendo quel misterioso elenco. Deve anche rispondere ad una domanda imbarazzante: nel suo curriculum spiccano anche interventi come la ristrutturazione della Biblioteca del Senato.

Sottani gli chiede se li ha ottenuti tramite l´amicizia con potenti e lui risponde quasi offeso: «Li ho avuti per il mio valore professionale».

 

Alle 20,30 l´interrogatorio è finito e l´Audi blu corre verso Roma. Le risposte di Zampolini saranno l´ossatura per il prossimo interrogatorio di Claudio Scajola che però il pm non hanno ancora fissato. Prima la Procura di Perugia vuole ascoltare il commercialista di Anemone, Stefano Gazzani. Scajola l´altro ieri è stato convocato ad Arcore da Berlusconi che gli ha manifestato solidarietà ma ha anche voluto fare il punto della vicenda.
E intanto Berlusconi dichiara: «Bisogna chiudere al più presto questa storia». [19-05-2010]

 

 

IL COPASIR DEL MAGO DALEMIX, COMMISSIONE CONTROLLO DEI SERVIZI, APRE UN´INCHIESTA - - COINCIDENZE/1: NEL PERIODO IN CUI ANEMONE SI AGGIUDICÒ IL RICCHISSIMO APPALTO DELL´ATTUALE SEDE ROMANA DELL´AISI (L´EX SISDE) A PIAZZA ZAMA, AL VIMINALE SEDEVA IL MINISTRO SCAJOLA. E IL COGNATO DI ANEMONE FU ASSUNTO DAL SISDE - - COINCIDENZA/2: DALLO STESSO CONTO CORRENTE DELL´ARCHITETTO ZAMPOLINI, DAL QUALE È STATO EMESSO L´ASSEGNO CHE SAREBBE SERVITO PER FINANZIARE L´ACQUISTO DI CASA SCAJOLA CON VISTA SUL COLOSSEO, CON UGUALI MODALITÀ - E PURE NELLO STESSO PERIODO - SONO PARTITI GLI ASSEGNI UTILIZZATI PER ACQUISTARE DUE APPARTAMENTI CHE RISULTANO DI PROPRIETÀ DEL GENERALE DELLA GDF FRANCESCO PITTORRU. IL QUALE, MANCO A FARLO APPOSTA, ERA PROPRIO IL RESPONSABILE DELL´AREA LOGISTICA DELL´EX SISDE CHE GESTÌ L´APPALTO MILIONARIO DI PIAZZA ZAMA - - COINCIDENZA/3: COME MAI BALDUCCI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DEI LAVORI PUBBLICI, UTILIZZAVA FRA LE ALTRE UNA SCHEDA TELEFONICA PAGATA PROPRIO DA ANEMONE, MA INTESTATA A UN POLIZIOTTO IN FORZA ALL´AISI? -

Alberto Custodero per "la Repubblica"

Gli appalti dei servizi segreti all´imprenditore Diego Anemone entrano sotto la lente di ingrandimento del Copasir. Il comitato parlamentare di controllo sugli 007 ha infatti aperto su questo punto un´inchiesta. Il presidente del comitato, Massimo D´Alema, ha inviato una lettera al Dis diretto dal prefetto Gianni De Gennaro, il dipartimento che coordina le due agenzie di sicurezza Aise e Aisi, per avere proprio chiarimenti sui rapporti fra il costruttore finito nell´inchiesta sul G8 e l´Intelligence.

 

La risposta di De Gennaro è top secret, ma da quanto filtrato da ambienti dei servizi, il capo del Dis - alla guida del Dipartimento solo da un anno - avrebbe risposto spiegando che non risultano rapporti di appalti diretti fra i servizi segreti e l´imprenditore Anemone.

Quel che è certo è che l´indagine dei pm di Perugia, come ha confermato anche l´avvocato di Anemone, Gianluca Riitano, si sta occupando di tutti gli appalti delle imprese di Anemone con la pubblica amministrazione. In particolare sta puntando quello per la realizzazione dell´attuale sede dell´Aisi (il servizio che si occupa della sicurezza interna del Paese, l´ex Sisde), che si trova a Roma in piazza Zama.

 

Si tratta di un appalto di molti milioni di euro per la ristrutturazione di una parte dell´ex caserma Zignani, abbandonata alla fine degli anni Novanta. I lavori furono decisi dopo l´arrivo all´allora Sisde del generale Mario Mori, all´indomani dell´11 Settembre. Nel 2002 fu elaborata la progettazione di concerto con l´ex Cesis (ora Dis), nel 2003 furono eseguiti i lavori (la magistratura sta accertando se l´ente appaltante fosse il Sisde o il ministero dell´Interno), nel 2004 gli agenti segreti presero posto negli uffici.

Nel periodo in cui Anemone si aggiudicò quell´appalto, al Viminale sedeva il ministro Claudio Scajola. Chi fece lavorare Anemone per l´ex Sisde, chi lo presentò in quegli ambienti riservati concedendogli il Nos, il nulla osta sicurezza? Al momento una risposta certa a questo interrogativo non c´è.

 

L´unico fatto sicuro è una coincidenza, già accertata dai pm perugini Sergio Sottani e Alessia Tavernesi. Dallo stesso conto corrente dell´architetto Zampolini, dal quale è stato emesso l´assegno che sarebbe servito per finanziare l´acquisto della casa dell´ex ministro Scajola con vista sul Colosseo, con uguali modalità - e pure nello stesso periodo - sono partiti gli assegni utilizzati per acquistare due appartamenti che risultano di proprietà del generale della gdf Francesco Pittorru.

 

Il quale, manco a farlo apposta, era proprio il responsabile dell´area logistica dell´ex Sisde che gestì l´appalto milionario di piazza Zama. Fu Pittorru a "raccomandare" Anemone per i lavori di piazza Zama durante il dicastero Scajola al Viminale? O Anemone aveva un contatto diretto con l´allora titolare dell´Interno?

Rapporti fra Anemone e l´ex Sisde ce ne dovevano comunque essere, se l´ingegnere Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, utilizzava fra le altre una scheda telefonica pagata proprio da Anemone, ma intestata a un poliziotto in forza all´Aisi.

 

 

Balducci, del resto - lo ha dichiarato lo stesso Scajola - aiutò l´ex ministro dell´Interno a trovare casa a Roma, «in un momento in cui vivevo in albergo». Guarda caso - è sempre il ministro dimissionario dello Sviluppo economico a rivelarlo, è sempre per tramite di una casa che spunta il costruttore indagato per il G8. «Conobbi Anemone - disse Scajola - perché una sua impresa stava effettuando lavori per la messa in sicurezza del mio alloggio di servizio del Viminale», un appartamento situato a piazza Grazioli dove ci sono anche appartamenti di servizio dei vertici della Polizia e dell´Aisi.

 

A confermare gli intrecci di legami di amicizia e di affari fra Balducci, Anemone e servizi segreti è stato nei giorni scorsi, durante la trasmissione Ballarò, anche lo stesso Massimo D´Alema. «L´imprenditore in questione - dichiarò il presidente del Copasir riferendosi a Anemone - era di fiducia del ministero dell´Interno. Me ne sono occupato anche come presidente del Copasir poiché aveva un rapporto fiduciario con i servizi segreti al punto che gli avevano assunto persino un cognato». Si tratta di Arnaldo Pascucci, fratello della moglie del costruttore, Vanessa.

 [10-05-2010]

 

BERTOLASO, SEMPRE PIù GIù - "Quando ho saputo che il mio appartamento l´avrebbe affittato Bertolaso ero felicissimo. Ma presto mi sono dovuto ricredere: non sono mai riuscito a contattarlo per fargli firmare il contratto. Non lo ho mai visto in faccia, il mio interlocutore era un suo factotum di cui non ricordo il nome. Non solo: avere le mensilità era un´agonia. I pagamenti non erano mai puntuali, arrivavano solo dopo mille sollecitazioni, mi veniva recapitate dal factotum in buste sospette. Ora, alla luce di tutto quello che leggo sui giornali, mi sorge il dubbio che a pagare fosse Anemone"... Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"

 

Bertolaso, via Giulia. Il libro mastro di Anemone non lascia dubbi. E nella strada degli antiquari, una delle più belle della capitale, non si parla d´altro. In pochi hanno visto il capo della Protezione civile, molti si chiedono dove sia questo appartamento, se esista davvero. La strada è piuttosto lunga e, a quanto pare, l´appartamento di via Giulia per Bertolaso era un appoggio.

Bisogna arrivare alla fine della strada, verso Trastevere, per trovare qualcuno che ha sentito questa storia. Qualcuno che abbia incrociato il sottosegretario che, si dice, da queste parti si vedeva poco. Arrivava alla notte con l´auto di servizio e usciva molto presto la mattina. Un anno solo di contratto. Due anni fa. Poi, in pratica, lo sfratto per morosità.

 

«Quando ho saputo che il mio appartamento l´avrebbe affittato Bertolaso ero felicissimo - racconta il proprietario, Raffaele Curi regista che, per curiosa coincidenza, ha lavorato anche con Pupi Avati, altro nome che compare nella lista Anemone - ho pensato che fosse una persona affidabile. Ma presto mi sono dovuto ricredere: non sono mai riuscito a contattarlo per fargli firmare il contratto. Non lo ho mai visto in faccia, il mio interlocutore era un suo factotum di cui non ricordo il nome. Non solo: avere le mensilità era un´agonia. I pagamenti non erano mai puntuali, arrivavano solo dopo mille sollecitazioni, mi veniva recapitate dal factotum in buste sospette. Ora, alla luce di tutto quello che leggo sui giornali, mi sorge il dubbio che a pagare fosse Anemone».

 

Un contratto da 1.100 euro al mese, in nero. «E non certo per mio volere. Ho perso parecchi soldi e, quando alla fine, con una scusa ho detto di voler riavere l´abitazione, mi sono trovato con un arretrato di luce, gas e acqua che ho dovuto pagare di tasca mia». Un contatto che, ha spiegato il regista, è arrivato tramite un´agenzia.

 

Versione che contrasta con quella che la Protezione civile ha dato ieri in una lunghissima nota: «Il dottor Bertolaso e i suoi familiari non possiedono alcun immobile in quella zona. Per un breve periodo il dottor Bertolaso ha potuto utilizzare un appartamento in Via Giulia, posto nelle sue disponibilità da un amico, che non era il costruttore Anemone, e non ha mai notato nella sua permanenza attività ristrutturazione, nè di altre opere edili, che comunque non sarebbero state di sua competenza o responsabilità».

 

Ieri in serata, Bertolaso ha incontrato Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli. Appuntamento di mezz´ora circa già concordato da tempo, si è detto. Il tutto mentre Pierluigi Bersani chiedeva, ancora una volta, le dimissioni del sottosegretario. «Deve fare un passo indietro - ha detto il segretario del Pd - per il buon nome della Protezione civile che è un´istituzione che va preservata». [14-05-2010]

 

 

LA PROCURA INCALZA (ERCOLE INCALZA) – PER I PM PERUGINI ANCHE IL DIRIGENTE DELLE INFRASTRUTTURE VICINISSIMO A MATTEOLI SI è INCRICCATO CON UNA CASA PAGATA DA ANEMONE – LO ZAMPINO DI ZAMPOLINI METTE MEZZO MLN € IN NERO NELLE MANINE DI ALBERTO DONATI, GENERO DI INCALZA – E GUARDA CASO, IL ROGITO AVVIENE SEMPRE PRESSO IL SOLITO NOTAIO – IL GEN. PITTORRU NON LA CONTA GIUSTA AI MAGISTRATI… Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

 

Oltre mezzo milione di euro per comprare un appartamento a Ercole Incalza, potente funzionario del dicastero delle Infrastrutture. È questa la nuova operazione immobiliare gestita nel 2004 dall'architetto Angelo Zampolini per conto di Diego Anemone. Dopo le case acquistate per il ministro Claudio Scajola e per il generale dei servizi segreti Francesco Pittorru, l'indagine condotta dai magistrati di Perugia rivela che anche l'attuale capo della «Struttura tecnica di missione», uno dei collaboratori più stretti del ministro Altero Matteoli, ha goduto dei favori del costruttore ora indagato per corruzione.

E l'ha fatto sei anni fa, quando era consulente di Pietro Lunardi, che all'epoca occupava la stessa poltrona.

 

L'AFFARE PER IL GENERO
L'operazione sospetta segnalata dalla Banca d'Italia porta la data del 7 luglio 2004. Per il professionista deve essere stato un periodo di lavoro intenso, visto che neanche 24 ore prima ha chiuso la compravendita per Scajola. Quel giorno, così come risulta dai documenti contabili, Zampolini versa sul proprio conto presso l'agenzia Deutsche Bank 520.000 euro in contanti messi a disposizione da Anemone e preleva subito dopo 52 assegni circolari da 10.000 euro l'uno intestati a Maurizio De Carolis. L'uomo viene rintracciato qualche settimana fa e racconta di aver venduto un appartamento al centro di Roma ad un certo Alberto Donati, per 390.000 euro.

 

Il rogito è stato stipulato di fronte al solito notaio, quel Gianluca Napoleone che si è occupato anche delle altre compravendite chiuse con la stessa procedura. E pure in questo caso la cifra appare davvero troppo bassa per una dimora lussuosa che si trova al centro di Roma - in via Emanuele Gianturco 5 - ed è composta da cinque camere e servizi. E infatti il prezzo finale, tenendo conto della cifra versata «in nero» da Zampolini, supera i 900.000 euro.

 

Manca però il tassello successivo e cioè verificare come mai Anemone abbia deciso di mettere a disposizione il denaro. La risposta la fornisce lo stesso Donati: «Ho fatto l'affare grazie a mio suocero Ercole Incalza. Fu lui a dirmi di mettermi in contatto con Zampolini che mi avrebbe aiutato per l'acquisto dell'appartamento».

 

Per chi indaga quello di Incalza è un nome noto visto che nel febbraio 1998, quando era amministratore delegato della Tav, fu arrestato proprio dai magistrati di Perugia. L'inchiesta era quella sugli appalti delle Ferrovie che portò in carcere anche l'allora presidente Lorenzo Necci e il finanziere Francesco Pacini Battaglia.

L'identità del beneficiario viene comunicata ai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, titolari dell'indagine, che adesso dovranno decidere la data di convocazione per l'interrogatorio. Incalza dovrà infatti chiarire come mai Anemone decise di elargire in suo favore una somma tanto ingente mentre lui era consigliere del ministro delle Infrastrutture Lunardi.

 

Spiegare che rapporti aveva il costruttore con il dicastero, quali appalti ottenne in quel periodo. Il resto lo sta facendo Zampolini che - come hanno confermato i magistrati perugini davanti al tribunale del Riesame - «sta ricostruendo i flussi finanziari che arrivavano dall'imprenditore». Una collaborazione preziosa per l'indagine perché consente di ricostruire il percorso dei soldi, e dunque il nome di chi ne ha beneficiato, che gli ha evitato la richiesta di arresto.

 

LE BUGIE DEL GENERALE
Lo aveva già fatto nei casi che riguardano Scajola e Pittorru. La scorsa settimana il generale è stato interrogato dai pm. Ha ammesso di aver ricevuto da Anemone, sempre tramite Zampolini, 800.000 euro per l'acquisto di due case. «Ma era un prestito - ha cercato di giustificarsi - sono pronto a fornirvi le prove. I documenti sono conservati in Sardegna e ve li consegnerò entro una settimana».

 

Una versione ritenuta non credibile dagli inquirenti che hanno comunque concesso all'alto ufficiale indagato per corruzione la possibilità di mantenere il suo impegno. Ma dopo sette giorni Pittorru ha fatto sapere che quelle carte gli erano state rubate e dunque non sarebbe stato in grado di dimostrare quanto aveva sostenuto.

Anche al commercialista Stefano Gazzani e al commissario per i mondiali di nuoto Claudio Rinaldi viene contestato di aver fornito versioni false rispetto ai propri rapporti con Anemone. E per questo Sottani e Tavernesi hanno ribadito la necessità che entrambi vengano arrestati.

 

«La competenza è della Procura di Perugia, qui deve rimanere l'inchiesta», hanno dichiarato di fronte al tribunale che deve pronunciarsi sulla decisione del gip secondo il quale il fascicolo dovrebbe essere trasmesso a Roma e sulla richiesta degli avvocati difensori Bruno Assummma e Titta Madia che sostengono la completa estraneità dei propri assistiti alle attività illecite della «cricca». [12-05-2010]

 

 

GOVERNO REAL ESTATE - 348 CASE! IN MEDIA OGNI MINISTRO HA 5-6 IMMOBILI E IN MOLTI HANNO COMPRATO SUBITO DOPO L’INCARICO, GUARDA UN PO’ - SUL PODIO TREMONTI (14, FITTO (12) E LA RUSSA (10). SPICCANO ANCHE I 15 TERRENI DI FAZIO E GALAN - Qualcuno l’affarone l’ha fatto proprio durante l’ultimo governo. Quello più prezioso l’ha portato a casa (proprio così) il finiano Adolfo Urso. Più che un appartamento, un complesso immobiliare centralissimo vicino al Palazzaccio... Bechis per "Libero"

I ministri del governo di Silvio Berlusconi sono diventati tutti perfetti casalinghi. Possono lavorare al ministero, andare in giro per convegni o anche restare a casa. In una delle loro tante case: ne hanno 126, in media fra 5 e 6 ciascuno. Certo, nessuno di loro batte il capo del governo che ha una decine di ville di rappresentanza e molti più appartamenti disseminati in giro per il mondo.

Ma anche senza avere i milioni o i miliardi che escono dalle tasche, ministri, viceministri e sottosegretari hanno certamente un buon fiuto immobiliare. Tutti insieme- secondo i dati di Sister-Agenzia del Territorio, posseggono la bellezza di 348 fabbricati (126 ministri e viceministri e 222 i sottosegretari), a cui si aggiungono 295 appezzamenti di terreno (154 i ministri e 141 i sottosegretari).

Fanno in tutto 643 proprietà immobiliari, e anche se in quel numero ci sono pure rustici, box auto indipendenti e soffitte magari da ristrutturare, fa sempre una bella impressione: se non una città, riunendole tutte insieme si fa un bel paese solo per il governo. La passione per il mattone sembra per altro coincidere proprio con l'attività politica e l'ingresso nell'esecutivo.

Quasi tutti hanno acquistato casa a Roma, anche se ne avevano già nella città natale e magari in campagna, al mare o in montagna. Qualcuno l'affarone l'ha fatto proprio durante l'ultimo governo. Quello più prezioso l'ha portato a casa (proprio così), il viceministro del Commercio Estero, il finiano Adolfo Urso. Più che una casa, un complesso immobiliare centralissimo vicino al Palazzaccio, dove ha sede la Corte di Cassazione.

Urso ha acquistato dal gruppo Refin casa (9,5 vani), cantina, locali annessi e un preziosissimo box auto a fine maggio del 2009. Top secret il prezzo, ma qualcosa dice il supermutuo ipotecario che lo stesso giorno il viceministro ha stipulato con Intesa- San Paolo ex Banco di Napoli.

L'importo è il più alto che sia mai stato concesso a un membro del Parlamento: 1,6 milioni di euro spalmabile in 30 anni (anche per alleggerire rate che comunque valgono assai più dell'indennità parlamentare) a un tasso di interesse annuo del 5,5%. Con quel mutuo non restano grandi risorse per altri acquisti, così il proprietario dell'immobile si deve essere intenerito e qualche giorno fa, con atto depositato il 6 maggio 2010, ha ceduto ad Urso gratuitamente i diritti reali sul lastrico solare dell'immobile.

Tanta generosità non hanno trovato invece i suoi colleghi di governo che in questo biennio hanno deciso all'unisono di prendere casa (o una nuova casa). Mara Carfagna a Roma abitava già dal 2001, ma sulla Cortina di Ampezzo che è un po' lontana dalla sede ministeriale. Una casetta: 2,5 vani comprata con un mutuo Bnl da 77.648 euro. Ma erano i primi tempi nella capitale e qualche sacrificio bisognava pure fare.

Diventata ministro, la Carfagna ha iniziato a cercare una casa più di rappresentanza e anche più vicina al lavoro. L'ha trovata proprio a quattro passi, all'inizio del 2009. Prima ha venduto la sua vecchia casetta a una società medica di Napoli, la Nice srl di Valeria De Magistris. Poi ha acquistato da una signora venezuelana la nuova casa centralissima: quinto piano, grande vista e 7,5 vani.

Prezzo? L'ha rivelato la stessa Carfagna: 930 mila euro. Affare immobiliare poco dopo l'insediamento anche per Gianfranco Rotondi, uno che a proprietà immobiliari non scherza (ha case ad Avellino, Firenze, Roma e Teramo). Era da poco al governo, e la transazione si è conclusa ad inizio agosto del 2008, proprio nella sua Avellino. Bella casa, su due piani e un'autorimessa da 50 metri quadrati.

L'ha venduta a Rotondi la Edil Av srl per 550 mila euro. Il ministro ha però chiesto e ottenuto dal Banco di Napoli un mutuo da 440 mila euro da restituire in 30 anni al tasso di interesse annuo del 5,67 per cento. Anche Renato Brunetta, rapido come al solito, non si è fatto sfuggire qualche buon affare nei pochi momenti lasciati liberi dalla continua caccia ai fannulloni.

Lui lavora come un matto, ma a dare un'occhiata al patrimonio è fra i più casalinghi dell'esecutivo: ha infatti case nel perugino (Monte castello di Vibio), a Roma, Venezia, Ravello e nelle Cinque terre. Proprio qui, a Riomaggiore, Brunetta ha realizzato il suo ultimo affare.

Sarà per i suoi pressanti impegni, ma l'atto porta la data del 24 dicembre 2009. Ha acquistato sia il terreno che un fabbricato in corso di ristrutturazione da cui godersi uno dei panorami costieri più straordinari di Italia (fa concorrenza alla sua altra casa di Ravello). Nessuna indicazione di prezzo, ma non depone a favore di Brunetta il cognome del venditore: si chiamava Stefano Pecunia.

Fra i ministri che hanno comprato casa da quando sono al governo un posticino l'ha conquistato anche Giorgia Meloni, che nel gennaio 2009 ha conquistato il suo piccolo rifugio all'Ardeatino per 370 mila euro e grazie a un mutuo Banco di Napoli da 151.572 euro, durata quinquennale e tasso del 3,63%.13-05-2010]

 

 

CASE & CASINI - E ANCHE A SINISTRA IL BUEN RETIRO È DI RIGORE - LA BINDI E FIORONI HANNO QUATTRO APPARTAMENTI, TRE PER FASSINO, BERTINOTTI, VISCO E VIOLANTE. VA DI MODA LA DOPPIA O TRIPLA ABITAZIONE FUORI PORTA - Fioroni, nella sua Viterbo, ha possedimenti immobiliari in più di un paese (sono cinque le case a lui intestate)... Fosca Bincher per "Libero"

 

Compagni, si va in campagna! E se non si trova il casalino toscano, umbro o pugliese che fa tanto chic, allora si va al mare! A sinistra è esplosa da qualche anno la moda della seconda o terza casa di proprietà, purchè silenziosa, accogliente e accomodante le buone letture.

Grazie alla moda è tutto un fiorire di affaroni immobiliari che contagiano senza distinzione di credo nouvelle e ancient vague del Pd, vecchi comunisti all'amatriciana, rifondaroli dell'ultima ora e radical chic che sorridono ormai trionfanti per avere imposto ad ogni portafoglio il trend preferito.

I VIP DI CAPALBIO
Il luogo preferito dagli agenti immobiliari rossi - si sa - è quello spicchio di terra fra campagna e mare in Toscana, poco oltre il confine con il Lazio. Tanto per intenderci, Capalbio e dintorni. Hanno lì casa (qualcuno la prima, altri la seconda e la terza) Furio Colombo e Alice Oxman, Giorgio Napolitano e Claudio Petruccioli con rispettive consorti, ma a pochi chilometri la truppa si ingrossa.

 

C'è Giuliano Amato con signora che da anni svernano e passano l'estate ad Ansedonia, chissà se ancora a giocare un buon tennis. C'è Piero Fassino che con un mutuo si è ristrutturato un casale dalle parti di Scansano, dove va con la moglie Anna Serafini quando gli viene a noia la casa romana a due passi dal Pantheon (che battaglie con i locali della piazza che non chiudono mai i battenti, né di sabato né di domenica!).

C'è un professore rivoluzionario attualmente in prestito all'Italia dei Valori, come Pancho Pardi che in pochi chilometri ha ben due case: una nell'esclusivo Monte Argentario, regno della compianta Susanna Agnelli, e l'altra davanti alla spiaggia della Giannella, quasi attaccata ad Orbetello.

 

Pulsa lì il cuore della seconda casa di sinistra. Ma non pochi hanno scelto l'Umbria. Vi è approdato con la consorte l'ex presidente della Camera ed ex padre di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti: relax nella magione di Massa Martana, sui colli perugini per fuggire dalla casona dei Parioli e dal suo traffico insolente. Bertinotti da anni ha pure un'alternativa piena di magia, come la seconda casa (quella umbra è la terza) di Dolceacqua all'ombra del castello e vicino alle rive del fiume che vi passa in mezzo.

Incantevole, ma un po' lontanina per chi abita a Roma: si è praticamente a Ventimiglia, sul confine con la Francia. Ottima - certo - in questi giorni, se si vuole fare un salto a Cannes e vedersi Draquila, l'ultima diabolica invenzione della amata Sabina Guzzanti.

 

SINISTRA IN UMBRIA
Sulle colline umbre oziano volentieri nella seconda o terza magione altri protagonisti delle migliori stagioni della sinistra. Come Andrea Manzella, a Città della Pieve, Tommaso Padoa Schioppa e la sua compagna Barbara Spinelli fra Orvieto e Parrano, in provincia di Terni.

 

O Giovanna Melandri a Ficulle, nel casale donatole dalla seconda moglie del padre. A metà strada fra i toscani e gli umbri si aggira invece Giuseppe Fioroni, che nella sua Viterbo ha possedimenti immobiliari in più di un paese (sono cinque le case a lui intestate).

Preferiscono il mare e il ritorno nelle terre natie invece Umberto Ranieri, che ha acquistato a Maiori sulla spiaggia salernitana la sua terza casa (le altre a Roma e Napoli). O Alfonso Pecoraro Scanio che può fermarsi a dormire quando vuole in due case nel salernitano, in quella di Napoli o in quella della capitale. A sinistra non dispiace neppure la Puglia.

 

Ci abita ovviamente Niki Vendola, governatore della Regione, anche se non è molto che ha comprato una sua casa a Terlizzi. Ci viene Vincenzo Visco, a Martinafranca in provincia di Taranto, quando non preferisce raggiungere la sua seconda casa in Pantelleria.

Ci ha messo piede dal febbraio scorso anche un altro ex presidente della Camera, Luciano Violante, che ha acquistato a Francavilla Fontana, provincia di Brindisi, forse un po' stanco delle vacanze un po' in grigio nella sua seconda casa di Cogne, in Valle D'Aosta. 13-05-2010]

 

 

ROMA SPARLA DELL’IRRESISTIBILE ASCESA DI VALERIA MANGANI, MOGLIE DI ADOLFO PANFILI, MEDICO PERSONALE DI ALE-DANNO E SUO COMPAGNO DI SCALATE ALPINE - DA DIETOLOGA, LA BELLA SIGNORA È DIVENTATA PRIMA CONSIGLIERA PER LE RELAZIONI ESTERNE DEL SINDACO, POI VICE PRESIDENTE DI ALTAROMA E ORA PUNTA AL VERTICE - IN COPPIA, LEI E IL MARITO, SONO CONSIDERATI I GIANNIBONCOMPAGNI DI AMBRA-ALEMANNO - NON SI MUOVE FOGLIA CHE LA MANGANO NON VOGLIA: IN PRIMA FILA ALLA CONSEGNA DELLA LUPA CAPITOLINA AL SARTO SARLI, PRESENTE DAL VIVO LA PARRUCCA DELLA LOLLO -

1 - A SARLI LA LUPA CAPITOLINA, STARRING LOLLO E ALE-DANNO
Anna Maria Greco per "il Giornale"

«Ci inchiniamo al genio di Fausto Sarli, capace di esprimere la forza vera della moda, della creatività e del Made in Italy», dice il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, consegnando al grande sarto la Lupa Capitolina.

La cerimonia per la massima onorificenza della città si svolge nella sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini, ma perde i toni della fredda ufficialità di fronte alla spontaneità e alla timidezza di un maestro che ha dato tanto alla storia dell'haute couture e all'ammirazione affettuosa che saputo suscitare nei suoi fans.

Lo festeggiano molti amici, da Renzo Arbore a donna Assunta Almirante, da Maria Rosaria Omaggio a Patrizia Pellegrino, alla contessa Patrizia De Blanc. E in prima fila ecco i due vicepresidenti di AltaRoma, Sandro De Castro e Valeria Mangani e l'amministratore delegato Adriano Franchi.

Gina Lollobrigida, una delle tante dive del passato che hanno valorizzato le sue creazioni, dice che come dilettante scultrice sceglierebbe proprio un modello di Sarli se dovesse fare un monumento all'alta moda.

«Per me non poteva esserci battesimo migliore», commenta Silvia Venturini Fendi, alla sua prima uscita ufficiale come presidente di AltaRoma. E assicura il suo impegno per per far fare alle sfilate romane un salto di qualità, puntando sui marchi storici ma anche sui giovani e soprattutto dando alla manifestazione uno scenario internazionale.

2 - L´ALTA MODA NEL CASINO DEL CARDINALE NELLA FONDAZIONE LA FEDELISSIMA DEL SINDACO - VALERIA MANGANI, MOGLIE DEL MEDICO DI ALEMANNO
Carlo Alberto Bucci e Giovanna Vitale per "la Repubblica - Roma"

 

La fondazione è privata. Lo scopo sociale è portare l´alta moda tra le aule della Sapienza. Per il momento non ha ancora un nome. Eppure il Campidoglio le ha già assegnato una sede tra le più ambite del patrimonio comunale. Dunque, pubblica. E prestigiosa: il Casino del cardinal Bessarione.

 

Un edificio del ‘400 con affreschi interni ed esterni, colonne romane di spoglio, giardino con statue romane al numero 8 di via di Porta San Sebastiano, fino a poche settimane fa quartier generale dell´Ufficio emergenza traffico diretto da Daniela Barbato. Che il sindaco ha già provveduto a sfrattare e traslocare altrove.

Per consegnare le chiavi, senza che alcun atto formale sia stato ancora firmato, alla sua consigliera per le relazioni esterne Valeria Mangani, moglie di Adolfo Panfili, medico personale di Alemanno e suo compagno di scalate alpine.

 

Autrice di libri, insieme al marito, sulla sana e corretta alimentazione (La dieta ph, 1995; La dieta per l´anima, 1999; fino all´ultima fatica Gruppi sanguigni e dieta del 2003), forte del diploma in Fashion Design conseguito allo Ied, la Mangani dall´anno scorso è pure vice presidente di AltaRoma, il consorzio partecipato dall´amministrazione comunale con una quota di 500mila euro l´anno.

 

Quanto basta per puntare ai vertici della Fondazione che gestirà quel «Polo della Moda, per realizzare corsi di formazione per stilisti da affiancare all´Università La Sapienza», annunciato dal sindaco martedì durante la premiazione del maestro Fausto Sarli con la "Lupa capitolina". In soldoni dovrebbe trattarsi di una laurea specialistica, da inserire in uno dei dipartimenti già attivi alla Sapienza, ma si sta anche studiando l´ipotesi più hard: ovvero istituire una facoltà ad hoc.

A gestire il corso, la Fondazione senza nome (Made in Italy, made in Rome quello provvisorio) che da sei mesi è a caccia di imprenditori che la foraggino: una quindicina in tutto, con Guido Alberto Guidi, patron della Ducati, in cima alla lista. E che non sia solo un´idea balzana dell´ambiziosissima coppia Mangani-Panfili lo dimostra la bozza di statuto che già circola ai piani alti di istituzioni e aziende private.

Già esaminata e approvata dal magnifico rettore Luigi Frati, che ha subito dato l´ok. «Si tratta di una iniziativa di grandissimo interesse proposta dal sindaco - spiega il professore - a cui abbiamo dato adesione come Università. Ora bisogna far collimare le modifiche dello statuto, che ho già apportato, con gli ordinamenti didattici stabiliti nel decreto ministeriale 270 del ministro Gelmini, che entrerà in vigore dal prossimo anno accademico». Risultato? Si sottrae un edificio al patrimonio comunale, si fa cambiare lo statuto di un ateneo statale, si coinvolgono investitori privati. Tutto per realizzare il sogno di Valeria. 13-05-2010]

 

 

Barbe finte, miliardi veri (SCONTRO TRA IL PREFETTO GABRIELLI, EX SISDE, E IL "SECOLO XIX") - "INDAGINI SUGLI APPALTI ANEMONE DELL’ERA GABRIELLI, FUTURO SUCCESSORE DI BERTOLASO" - ALLA SMENTITA, SEGUE LA REPLICA DEL GIORNALE: "quando la magistratura chiederà conto dei lavori svolti da Anemone per i servizi, a nessuno venga in mente di opporre il segreto di Stato su una banale storia di mattoni, milioni e case in regalo"... Francesco Bonazzi per "il Secolo XIX"

 

Barbe finte, miliardi veri. Nel carnier top secret dei grandi lavori per committenti "speciali" realizzati dalle ditte di Diego Anemone, ci sarebbe più di una base dei servizi segreti civili. Non solo, ma lo sbarco "in zona Viminale" del costruttore sospettato di aver regalato e/o ristrutturato almeno una mezza dozzina di case di "servitori dello Stato" sarebbe stata un'operazione pianificata con cura dalla "cricca" di Angelo Balducci.

Un piano iniziato nel 2001 e che è costato la carriera ad alcuni onesti dirigenti del Sisde (l'odierno Aisi), che forse solo oggi, dopo che "il Secolo XIX" ha rivelato che il centro Sisde di piazza Zama era stato costruito da Anemone, hanno capito perché sono stati spazzati via tra il 2002 e il 2003. Per far posto a Balducci, Anemone e ai loro progetti edilizi ad alta velocità (e riservatezza).

 

Per capire dove sono arrivate le mani della cricca, come l'ha definita la magistratura fiorentina, bisogna andare in una strada tranquilla della capitale, tra laTuscolana e la ferrovia.Si chiama via Otricoli e in soli 300 metri ospita almeno tre palazzi di un certo interesse. Al civico 21 c'è la direzione risorse umane della Banca d'Italia.

Dall'altra parte della strada, c'è un palazzone semi dismesso della vecchia Sip, che oggi ospita un ripetitore e un po' di macchine di servizio della Telecom. Poco oltre ci sono invece due palazzine di cinque piani comunicanti in vetro e cemento, con un grande parcheggio interno e un cancello che porta al civico 41.

 

Dalla metà del 2007, qui ci sono i capi reparto dell'Aise e un centinaio di funzionari del servizio segreto civile. Secondo quanto risulta al "Secolo XIX", sulla ristrutturazione di questa base voluta dal prefetto Franco Gabrielli (che l'anno prima aveva preso il posto del generale Mario Mori e che è designato a succedere a Guido Bertolaso come sottosegretario alla Protezione civile) si stanno concentrando i controlli interni del Dis (il vecchio Cesis), oggi guidato da Gianni De Gennaro.

E anche l'attenzione degli inquirenti di Perugia, che cercano di capire in cambio di quali appalti Anemone avrebbe seminato la Capitale di case e ristrutturazioni gratis. In attesa di conoscere le risposte del Dis, non resta che provare a ricostruire ciò che succede ai servizi nella stagione che inizia con il primo ottobre 2001, quando il secondo governo Berlusconi mette Mori a capo del Sisde e Nicolò Pollari alla guida del Sismi.

 

Mori si porta dal Ros dei Carabinieri un generale cresciuto alla scuola di Carlo Alberto Dalla Chiesa di nome Giampaolo Sechi e gli affida l'ammodernamento tecnologico e la logistica. Con lui lavora un colonnello dell'Amministrazione, Lorenzo Cherubini, e altri funzionari. In poche settimane, sul tavolo di Mori arriva un progetto rivoluzionario, per la gestione storicamente "allegra" della parte immobiliare del servizio civile.

La parola d'ordine è "risparmiare comprando". Solo a Roma, infatti, il Sisde spendeva milioni di euro l'anno in affitti, e agli uomini di Sechi viene in mente che con un in investimento di 30 milioni scarsi ci si può comprare una nuova grande base in periferia ( a La Rustica) e ammortare il tutto in dieci anni. Senza dover più pagare affitti.

Ma il piano ha un difetto: riporta l'edilizia e la gestione degli appalti "in casa". E questo, evidentemente non piace a qualcuno. A metà del 2002, l'operazione "La Rustica" viene bruscamente abbandonata e al posto di Sechi arriva dalla Guardia di Finanza il generale Francesco Pittorru, quello al quale i pm fiorentini sospettano che Anemone abbia regalato un paio di case.

 

Esattamente come per la famiglia Balducci e per Claudio Scajola, che all'epoca del ribaltone al Sisde era ministro degli Interni. Ai suoi attuali capi, quando è stato travolto dallo scandalo delle case, Pittorru ha raccontato di non aver portato lui Anemone, ma di averlo già trovato al Sisde. E la stessa domanda, venerdì, sarà fatta all'ex ministro Scajola dai pm perugini che lo vogliono ascoltare.

Già, perché, al posto della Rustica viene scelta la base di piazza Zama, da affittare e ristrutturare, e i lavori vengono eseguiti dalle ditte di Anemone. Con costi elevatissimi. Come quelli fatturati al Sisde per i due generatori autonomi di corrente, che pare siano stati venduti al triplo del prezzo di mercato.

Intanto, i vertici dei servizi cambiavano, Pittorru rimaneva e Anemone lavorava. Anche con la gestione Gabrielli. La cui nomina al posto di Bertolaso sarebbe il famoso segnale di "discontinuità" che si vuol dare dopo lo scandalo cricca.

 

2 - NOTA DEL SISDE: NESSUN CANTIERE SOSPETTO ALLA NOSTRA SEDE
Dal "Secolo XIX"

 

«È destituita di ogni fondamento la notizia di ristrutturazioni affidate dall'allora direttore del Sisde/ Aisi, prefetto Franco Gabrielli, alla ditta Anemone come a qualsiasi altra ditta, per la semplice ragione che nel periodo di sua gestione, 15 dicembre 2006/14 giugno 2008, non sono stati commissionati lavori di tal genere».

Lo precisa in una nota il prefetto dell'Aquila, Franco Gabrielli, in merito all'articolo pubblicato ieri dal Secolo XIX, dal titolo "C'è un'altra sede Sisde fu la cricca a costruirla". Il prefetto si dice comunque «disponibile, preventivamente, a fornire chiarimenti su tali argomenti al fine di evitare che si producano, gratuitamente e falsamente, confusione e disdoro alle persone ed alle istituzioni ». «Forse conclude la nota questa sarebbe un'auspicabile discontinuità nel sistema informativo di questo paese».

 

3 - RISPOSTA DI FRANCESCO BONAZZI
Confermiamo che secondo quanto risulta al Secolo XIX, ditte riconducibili a Diego Anemone hanno svolto i lavori di ristrutturazione del centro Aisi di via Otricoli. Il che già di per se non è una grande prova di avvedutezza da parte del nostro servizio segreto interno. Le stesse fonti ci confermano che il progetto "Via Otricoli" è stato avviato dal generale Francesco Pittorru durante la gestione Gabrielli, ma se il prefetto dice che non è così non abbiamo motivo di dubitare della sua parola.

Nella speranza che comunque, quando la magistratura chiederà conto dei lavori svolti da Anemone per i servizi, a nessuno venga in mente di opporre il segreto di Stato su una banale storia di mattoni, milioni e case in regalo. 13-05-2010]

 

 

LA PREMIATA DITTA VERDINI E VERDONI – IL CLUB SEGRETO DEGLI APPALTI D’ORO (DAI GRANDI EVENTI AL BUSINESS DELL’EOLICO IN SARDEGNA) DEL COORDINATORE PDL - LA PROCURA DI ROMA INDAGA SU STRANI MOVIMENTI BANCARI – STORIA DEL CREDITO COOPERATIVO FIORENTINO, LA BANCA-FEUDO DI DENIS: DA “MINI SPORTELLO” PER QUATTRO GATTI A “MINI SPORTELLO” SUPER-INCIUCIONE (ANCHE CON LA SINISTRA CHE DOMINA IN TOSCANA) - GLI STRANI RAPPORTI CON IL FACCENDIERE FLAVIO CARBONI…

1 - VERDINI E IL CLUB SEGRETO DEGLI APPALTI D'ORO...
Francesco Bonazzi per "Il Secolo XIX"

Gli ispettori di Bankitalia in casa, a setacciare i finanziamenti e i crediti in sofferenza. Due sequestri di documenti in poche settimane, ordinati da due Procure diverse che indagano su reati come la corruzione, il riciclaggio e l'appropriazione indebita. Presidente e direttore generale indagati. Non è una primavera serena per il Credito Cooperativo Fiorentino, la piccola banca di Campi Bisenzio che si trova invischiata in entrambe le inchieste giudiziarie che in questi giorni agitano in palazzi della politica.

 

Quella per gli appalti dei "Grandi eventi" e quella per il business eolico in Sardegna. Con l'ombra di una presunta loggia massonica irregolare che si allunga sul secondo filone d'indagine.

Il presidente della banca è Denis Verdini, uno dei tre triumviri del Pdl. È indagato dalla Procura di Firenze per corruzione, in relazione all'appalto per la costruzione della Scuola marescialli dell'area Castello. Il gip fiorentino Rosario Lupo, che il 10 febbraio scorso firmò gli arresti di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Diego Anemone e Francesco De Vito Piscicelli, sospetta che Verdini abbia agevolato l'amico costruttore Riccardo Fusi, intervenendo sul ministro Altero Matteoli (non indagato).

 

E nell'ordinanza di custodia cautelare, il gip sottolinea «il ruolo decisivo avuto dall'onorevole Verdini nella nomina di Fabio De Santis» a provveditore delle opere pubbliche in Toscana, «come richiesto da Fusi».

Verdini è andato spontaneamente dai pm fiorentini la sera del 15 febbraio scorso, accompagnato dal suo legale Marco Rocchi, ed è uscito dall'interrogatorio sostenendo di «aver chiarito tutto».

 

Rocchi è anche vicepresidente vicario della banca. Insomma, se Bankitalia dovesse prendere provvedimenti sul cda di questo piccolo istituto, il Ccf si troverebbe a essere rappresentato dal penalista di Verdini. Il "triumviro" toscano del Pdl non ha invece ancora avuto modo di chiarire la propria posizione con il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, che indaga su un giro di imprenditori che volevano mettere le mani sul business dell'energia eolica.

 

Anche qui il reato ipotizzato per Verdini, che si dichiara totalmente estraneo ai fatti contestati, è la corruzione. Ma qui si trova insieme a un personaggio ingombrante come il faccendiere Flavio Carboni (appena assolto nel processo per la morte di Roberto Calvi) e ad alcuni magistrati amministrativi. Nel calderone delle intercettazioni telefoniche sono finiti personaggi del calibro di Claudio Scajola e Marcello Dell'Utri, oltre al presidente sardo Cappellacci e al consigliere togato del Csm, Cosimo Maria Ferri.

In più, a complicare la faccenda, c'è l'agendina telefonica che i carabinieri hanno sequestrato a un imprenditore di nome Arcangelo Martino. Chi ha avuto modo di sfogliarla, insieme ai tabulati telefonici, è rimasto impressionato dalla rete di rapporti che lo sconosciuto Martino ha con magistrati e politici.

 

Secondo quanto risulta al Secolo XIX, nei giorni scorsi il Ros di Roma avrebbe trovato su alcuni conti correnti aperti al Credito cooperativo fiorentino i soldi di imprenditori che si erano rivolti a Carboni e a un magistrato tributario, Pasquale Lombardi, come "mediatori" per impiantare centrali eoliche in Sardegna.

Non solo, ma i movimenti bancari di questi conti porterebbero ad altri conti dello stesso Verdini, dai quali sarebbero poi usciti un bel po' di bonifici destinati al Giornale della Toscana, del quale il politico nato a Fivizzano è socio di riferimento (la testata esce in abbinata al Giornale).

La procura di Roma sta ora cercando di capire se questi denari che, secondo i carabinieri arrivano dal "giro Carboni", siano stati utilizzati solo per pagare dipendenti e fornitori del quotidiano. Oppure se siano finiti in altre tasche. Non solo, ma la ragnatela di rapporti che esce dalle intercettazioni delineerebbe una sorta di organizzazione segreta che avrebbe avuto lo scopo di orientare non solo gli appalti, ma anche una serie di nomine giudiziarie.

2 - LA BANCA-FEUDO DI VERDINI...
Ferruccio Sansa per "il Fatto Quotidiano"

È cominciato tutto qui, a Campi Bisenzio. L'inchiesta sul G8 ha radici nelle intercettazioni della Procura di Firenze sul progetto di Castello. A loro volta partite da un fascicolo su operazioni immobiliari, che fece tremare il piccolo comune dell'hinterland fiorentino, dove l'odore dei campi appena tagliati si confonde con quello della città. Non solo: il potere di Denis Verdini ha le basi nel Credito Cooperativo Fiorentino di Campi, di cui il coordinatore Pdl è presidente dal 1990.

 

La banca che Denis in vent'anni ha fatto crescere dieci volte, portandola al centro del potere finanziario - ma anche politico - di Firenze e di mezza Italia. Ancora: a Campi Bisenzio si scorgono le tracce di quel legame tra il Pdl di Verdini e il Pd di cui a Firenze parlano tutti, ma nessuno ha le prove.

Per capire la parabola di Verdini è giusto partire da questo palazzo squadrato che sembra un condominio qualunque, non una banca. Sono le dieci di mattina, ecco i correntisti: gente comune, come Aldo con quelle mani grosse che tradiscono le giornate in cascina. Se entri ti ritrovi in uno stanzone, un po' banca, un po' caffè di paese: da una parte gli sportelli, dall'altra il bar dove i correntisti fanno colazione gratis.

 

"Abbiamo paura per la nostra banchina", la chiamano così i clienti, con affetto. Tutta gente del paese, come la maggior parte degli ottomila correntisti. Già, perché il Credito Cooperativo Fiorentino ha una tradizione: nato un secolo fa per iniziativa del parroco, per dare credito ai contadini cui le grandi banche sbattevano la porta in faccia. Una via di mezzo tra banca e confessionale.

Poi, nel 1990, arrivò il ciclone Verdini. "Da quando è diventato presidente il Credito ha cambiato faccia", raccontano i dirigenti. Basta leggere i dati: prima c'era uno sportello, oggi sette, sparsi per la provincia. I clienti sono passati da mille a più di ottomila. I depositi sono volati a 519 milioni, il capitale sociale supera i 56 milioni.

"Merito di Verdini", non ha dubbi Marco Rocchi, vicepresidente della banca e avvocato di Denis. Un boom, ma qualcuno teme che la situazione possa sfuggire di mano. Fa un certo effetto aprire il giornale e trovare la tua banca in prima pagina: all'inizio sono stati i dieci milioni che l'istituto ha erogato alla Holding Brm di Riccardo Fusi (il grande amico di Verdini, accusato con lui di corruzione) e alla Edil-Invest della famiglia Bartolomei, che detenevano il 50 per cento ognuna del gruppo Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello), il colosso toscano del mattone.

Era il 14 ottobre 2008, le banche di mezzo mondo tremavano e il piccolo Credito Cooperativo offriva una somma pari a un quinto del suo patrimonio netto: "Un prestito normale, garantito da ipoteca. Il nostro patrimonio è molto maggiore", garantisce Rocchi. Gli ispettori della Banca d'Italia che sono piombati nella sede del Credito Cooperativo si stanno occupando anche di questo. "Una visita prevista da tempo", per Rocchi. Chissà, la domanda echeggia davanti al bancone del bar, vicino ai quadri di campi e vacche che tirano l'aratro. Un mondo che sta scomparendo.

Certo, la banca non punta più solo su coltivatori e artigiani. E i correntisti del paese sfogliano la cronaca con Marcello Dell'Utri avrebbe "consigliato" a Flavio Carboni di dirottare verso il Credito Cooperativo Fiorentino capitali degli imprenditori alla ricerca di "contatti" con i politici. Aldo il contadino e Carboni, difficile immaginare due mondi più distanti.

 

Ma il Credito timonato da Verdini sa avvicinare gli opposti. Basta leggere la composizione del consiglio di amministrazione: accanto a Verdini e a Rocchi ecco il nome di Fabrizio Nucci. Lo stesso Nucci che secondo le visure camerali risulta essere stato socio di Verdini nelle sue società editrici e che è direttore del giornale locale "Metropoli" (con loro c'era anche Massimo Parisi, braccio destro di Verdini e oggi parlamentare del Pdl).

Lo stesso Nucci, confermano i dirigenti locali del Partito Democratico, che faceva parte del direttivo dei Ds locali e poi dell'assemblea Pd. Che ha diretto "Il ponte", la pubblicazione del Pd locale. Niente di illecito, ma la conferma delle capacità di aggregazione di Denis e della sua banca. Bisogna venire a Campi Bisenzio per capire Verdini. Che tanti, anche tra questa gente con il cuore a sinistra, apprezzano.

)

Ma qualcuno, come l'ex segretario dei Verdi Paolo Della Giovampaola (solo un'omonimia con il dirigente del ministero delle Infrastrutture arrestato), storce il naso: "La banca di Verdini ha sempre avuto rapporti stretti con le amministrazioni di centrosinistra. Dal 2000 al 2006 il Comune ha impegnato e in parte dato circa 90.000 euro a Nuova Toscana Editrice spa, di cui Fabrizio Nucci è socio con Verdini".

E in paese c'è chi ricorda: "Alle ultime elezioni il candidato del Pd, Adriano Chini, ha preso più voti della sua coalizione, lo hanno votato anche da destra". Le stesse cose che si sentono dire a Firenze dove il sistema Verdini collaudato a Campi è poi sbarcato. Ma oggi è giorno di consiglio di amministrazione. Denis dimentica gli impegni romani e torna sempre qui. Per la riunione e per ascoltare il paese che gli chiede udienza. Una bella soddisfazione, essere ricevuti dal braccio destro del Cavaliere. [14-05-2010]

 

 

caccia aI CONTI ALL’ESTERO DI DON BANCOMAT - DON EVALDO AVRÀ ANCHE 83 ANNI E OGNI VOLTA CHE GLI FANNO UNA DOMANDA RISULTA NON UDENTE, PERÒ È ASSAI SVEGLIO CON LE ’CHIAVETTE USB’ E LE CONTABILITÀ PARALLELE – I PM CERCANO DOVE SONO FINITI I SOLDI DI ALMENO OTTO PERSONE VICINE ALLA CRICCA (GAGLIARDI, CARDUCCI, CIOLFI, GAZZANI) – CON L’AIUTO DI BANKITALIA OGNI GIORNO UNA SORPRESA NELLE INDAGINI SULLE OPERAZIONI SOSPETTE… Claudia Fusani per "l'Unità"

 

Chi è la fedele segretaria, Alida Lucci, quella che ha intestati trenta conti correnti. Chi è don Evaldo Biasini, sempre lui, don bancomat, 83 anni, economo del Preziosissimo sangue, responsabile della raccolta delle offerte per le missioni in Africa e, avanza tempo, gestore dei conti occulti del costruttore Anemone e del funzionario Della Giovampaola.

 

Ci sono costruttori come Pierfrancesco Gagliardi, Valerio Carducci e Bruino Ciolfi tutti ammessi, o perché amici di Anemone o perché amici di Balducci, al gran banchetto degli appalti. Sono otto le persone per cui Banca d'Italia segnala «operazioni valutarie sospette con l'estero». E tutte hanno ruoli importanti nel sistema della cricca degli appalti.

 

Il filone dei conti all'estero è quello che continua a rivelare più sorprese nell'inchiesta sul sistema, per usare le parole dei pm di Perugia, «di favori e contro favori, regalie e provvedimenti, abusi e dazioni illecite» che negli ultimi dieci anni, più o meno dal Giubileo, sembra aver governato il modo di assegnare i grandi appalti pubblici.

Gli investigatori sono a caccia dei tesoretti, delle provviste dei funzionari frutto di corruzione e delle tasche dove i costruttori conservano il danaro «di provenienza illecita» - fatture falsificate, aumento dei prezzi, nero - pronto all'uso per ungere e ingraziarsi in mille modi i pubblici funzionari corrotti da cui dipendeva il via libera per un progetto e per un appalto.

 

I pm di Firenze prima e di Perugia poi hanno interpellato Bankitalia (l'Unità di informazione finanziaria) «in relazione all'esistenza di segnalazioni di operazioni sospette e di informative pervenute da finanziarie e istituti di credito esteri».

La richiesta delle procure riguarda settanta persone, tutte indagate. Abbiamo già visto come nel lungo elenco siano compresi anche Guido Bertolaso e suo cognato Francesco Piermarini, ingegnere che ha lavorato con la struttura tecnica di missione alla Maddalena per il G8e agli Uffizi per i 150 anni dell'Unità d'Italia.

 

E come Balducci e Rinaldi abbiano fatto rientrare da Svizzera e Lussemburgo, grazie allo scudo fiscale, circa due milioni di euro il primo e due milioni e mezzo il secondo. Bankitalia, e il sistema bancario collegato, continuano a dare risposte e informazioni preziose che gli investigatori stanno incrociando e verificando. Sono otto le persone nei cui confronti gli ispettori bancari segnalano «operazioni sospette» (Sos).

Una riguarda Pierfrancesco Gagliardi, il cognato di Piscicelli, i due che ridevano la notte del terremoto pensando agli affari della ricostruzione. Ben due sono relative ai conti correnti di don Evaldo Biasini, che avrà anche 83 anni e ogni volta che gli fanno una domanda risulta non udente, e però è assai sveglio con le pen drive, le contabilità parallele e adesso scopriamo anche con i conti all'estero.

 

Passaggi di denaro all'estero sospetti anche da parte di Antonello Colosimo e Valerio Carducci, il titolare della Giafi coinvolta nei lavori alla Maddalena e agli Uffizi. Della famiglia Anemone risultano attivi all'estero i capostipiti del gruppo, Dino e Luciano. E poi Alida Lucci, la fedele segretaria con funzioni da commercialista anche lei esperta di fatture false e assegni circolari e intestataria di ben 30 conti correnti.

Bankitalia mette il cerchietto rosso anche attorno al nome di Stefano Gazzani, il commercialista creativo mago delle fortune del gruppo, e a quello di Bruno Ciolfi, titolare della Igit, società di costruzioni che negli ultimi anni, grazie ad Anemone entra nel short list delle ditte amiche e invitate al gran banchetto delle ristrutturazioni di carceri e caserme. È questo, uno dei settori di maggior soddisfazione per il gruppo Anemone: ventuno contratti e cento milioni di euro di appalti tra il 2002 e il 2009. Solo nel Lazio e grazie al ministero delle Infrastrutture13-05-2010]

 

 

L’HA FATTO DAVVERO SPORCA, SAN GUIDO BERTOLASO, CON LA CONFERENZA STAMPA DI IERI - DUE GIORNI FA "IL GIORNALE" L’AVEVA CHIAMATO PER VERIFICARE LA FATTURA PAGATA DAL SALARIA SPORT VILLAGE A SUA MOGLIE GLORIA PIERMARINI E DEI LAVORI DI FALEGNAMERIA FATTI DA UNA DITTA DI ANEMONE A CASA SUA. E POI C’ERA IL GIALLO DEI "PRELIEVI" DI ANEMONE DA DON BANKOMAT, POCO PRIMA DI INCONTRARE IL FURBETTO DELL’AQUILA - AL "GIORNALE", SAN GUIDO HA DETTO DI ASPETTARE QUALCHE ORA, POI SI È FORSE RESO CONTO CHE ANCHE ALTRI GIORNALISTI AVEVANO QUELLE NOTIZIE, E ALLORA SI E’ AUTOASSOLTO IN TV METTENDO LE MANI AVANTI. INTORTANDO GRAN PARTE DELLA STAMPA - LA PROSSIMA PUNTATA? IL DEPOSITO DI NUOVE CARTE A FIRENZE PER IL GIUDIZIO IMMEDIATO DI QUATTRO CO-INDAGATI DI BERTO-LISO. E’ DI QUELLE CARTE CHE IERI AVEVA PAURA -

1 - DAGOREPORT: LA SCENEGGIATA DEL FURBETTO DELL'AQUILA
Minimo Riserbo per Dagospia

L'ha fatto davvero sporca, san Guido Bertolaso, con la conferenza stampa di ieri. Due giorni fa Gian Marco Chiocci l'aveva chiamato per verificare un paio di notizie sul suo conto e dargli la possibilita' di dare le proprie spiegazioni.

 

Si trattava della fattura pagata dal Salaria Sport Village a sua moglie Gloria Piermarini e dei lavori di falegnameria fatti da una ditta di Anemone a casa sua. E poi c'era il giallo dei "prelievi" di Anemone da don Bankomat, poco prima di incontrare Berto-liso.

 

Al "Giornale", che con lui si e' comportato da garantista, san Guido ha detto di aspettare qualche ora e probabilemente ha trattato un'intervista. Poi si è forse reso conto che anche altri giornalisti rischiavano di avere quelle notizie, e allora si e' autoassolto in tv mettendo le mani avanti.

Basta leggere in controluce i pezzi di Viviano su Republica e di Chiocci sul Giornale per capire
per capire che è andata così. Alla fine, però, ha avuto ragione il furbetto dell'Aquila. Basta leggere la rassegna stampa per vedere come si è intortato la gran parte dei quotidiani. La prossima puntata? Il deposito di nuove carte a Firenze per il giudizio immediato di quattro co-indagati di Berto-liso. E' di quelle carte che ieri aveva paura.

 

2 - SOLO ASSEGNI INOPPORTUNI, NON REATI MA GLI INQUIRENTI NON MOLLANO
Gian Marco Chiocci perIl Giornale

Se Guido Bertolaso se n'è uscito, così, dal nulla, e ha convocato una conferenza stampa per dire la sua sull'inchiesta degli appalti-G8 che lo vede indagato per corruzione, è perché sente il fiato sul collo degli investigatori che non hanno ancora archiviato la sua posizione dopo averlo a lungo interrogato.

 

E se si è dilungato per quasi due ore proiettando slide e trascrizioni di telefonate è perché ha preferito giocare d'anticipo (Scajola insegna) provando ad abbozzare una difesa su quanto stava per uscire in edicola: il Giornale infatti gli aveva chiesto conto e spiegazione sia di un misterioso assegno di 25mila euro versato nel 2007 da Diego Anemone a Gloria Piermarini (consorte di Bertolaso) sia dei prelievi in due tranches, per un totale di 60mila euro, fatti da «don Bancomat» per Diego Anemone - così ha appurato il Ros - nei due incontri del 21 e 23 settembre 2008 organizzati a Roma dall'imprenditore con il capo della Protezione civile.

all'ingresso del Salaria Sport center

Anziché rispondere alle domande del Giornale, Bertolaso ha preso tempo, si è documentato con gli avvocati, e ha dato appuntamento a Palazzo Chigi per spiegare meglio il perché di alcune apparenti anomalie. A cominciare dal lavoro ottenuto dalla moglie a quel Salaria Sport Village di proprietà di Anemone, noto per i massaggi di Bertolaso con la fisioterapista Francesca (presto convocata dai pm di Perugia) che in una dichiarazione raccolta dall'avvocato Filippo Dinacci, difensore di San Guido, smentì le «allusioni erotiche» riportate dal gip nell'ordinanza di arresto per Balducci, Anemone e compagnia di «cricca».

 

Quanto all'assegno da 25mila euro sequestrato dai carabinieri nel corso di una perquisizione, Bertolaso ha confermato la circostanza emersa precisando che sì, l'assegno ci fu, ma venne emesso da una società di Anemone solo a seguito dei lavori che Gloria Piermarini in Bertolaso, architetto di giardini, ultimò al centro sportivo nel 2007. «Lavori di studio e progettazione, preliminare, definitivo ed esecutivo, del verde del Salaria sport center».

La parcella complessiva, scoprono i carabinieri, in realtà era molto più alta. E questo, Bertolaso, non lo nasconde ai giornalisti: effettivamente erano 99mila euro. «Mia moglie, insieme ai suoi colleghi, ha fatto solo lo studio preliminare e lo ha consegnato nel marzo del 2007, emettendo regolare fattura per circa 25mila euro che al netto delle ritenute, dell'Iva e del compenso degli altri collaboratori, le sono rimasti in cassa 7-8mila euro».

 

Non è andata oltre per «motivi di opportunità», dice, perché nel frattempo Anemone si stava interessando al business dei Mondiali di nuoto. Il tutto, sempre a detta di Bertolaso, avvenne in «tempi non sospetti». Così come in «tempi non sospetti» a suo dire vennero svolti da Anemone «lavoretti» di ristrutturazione («da me saldati con 20mila euro») a casa della moglie di Bertolaso, sorella di Francesco Piermarini, impiegato nei cantieri della Maddalena relativi al G8 e secondo il gip «in evidente conflitto di interessi»: da un lato cognato di Bertolaso, dall'altro in rapporti con Anemone pure lui. Niente di penalmente rilevante, inopportuno forse sì. [08-05-2010]

 

 

QUI CROLLA TUTTO! - ZAMPOLINI, L’ARCHITETTO DELLA PREMIATA CRICCA BALDUCCI & ANEMONE, VUOTA IL SACCO AI MAGISTRATI PER NON MARCIRE IN GALERA E I PALAZZI DEI POTERI MARCI UNIFICATI ENTRANO IN FIBRILLAZIONE – I PM VOGLIONO ANCHE RINALDI E IL COMMERCIALISTA GAZZANI IN GATTABUIA – SUL PIATTO CI SONO GLI APPALTI DI ANEMONE E IL LEGAME CON SCAJOLA E IL GEN. PITTORRU SUI LAVORI EDILIZI DEL 2002 ALLA SEDE DEL SISDE  Fiorenza Sarzanini per "il Corriere della Sera"

A COLOSSEO

Ha accettato di collaborare con i magistrati e dunque Angelo Zampolini non deve essere arrestato. I pm di Perugia rinunciano alla richiesta di custodia cautelare per l'architetto che consegnò al ministro Claudio Scajola gli 80 assegni circolari messi a disposizione dal costruttore Diego Anemone per l'acquisto dell'appartamento al Colosseo.

Oggi comunicheranno la decisione al tribunale del Riesame, ribadendo la necessità che in cella finiscano invece il commercialista Stefano Gazzani e il commissario per i Mondiali di nuoto Claudio Rinaldi, accusati di corruzione. Intanto si indaga sugli appalti di Anemone.

 

Mentre gli accertamenti si concentrano sugli appalti ottenuti dall'imprenditore che proprio due giorni fa è tornato libero per scadenza dei termini, l'indagine sui lavori dei Grandi Eventi entra nella fase cruciale. Il collegio deve infatti stabilire se la competenza di questo fascicolo sia dei magistrati umbri o se invece, come aveva dichiarato dieci giorni fa il giudice delle indagini preliminari respingendo l'istanza di cattura per i tre, debba essere trasmesso a Roma.

La motivazione riguardava la posizione dell'ex procuratore aggiunto della Capitale Achille Toro, il cui coinvolgimento aveva determinato il trasferimento degli atti alla procura di Perugia titolata a indagare sulle toghe in servizio nella Capitale.

 

«Tra la sua posizione e quella di Zampolini, Rinaldi e Gazzani - aveva in sostanza sostenuto il gip - non c'è connessione diretta e gli accertamenti devono quindi essere svolti lì dove sarebbero stati commessi evidenziato la necessità che tutte le verifiche vengano compiute nello stesso contesto di quelle avviate nei confronti dello stesso Anemone e dei funzionari dello Stato Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis.

L'attività di Rinaldi era infatti strettamente legata alla loro, così come quella di Zampolini e Gazzani, professionisti che si sarebbero messi a disposizione della "cricca" per il pagamento di tangenti e l'elargizione di favori.

Un ruolo che l'architetto ha già ammesso, entrando nei dettagli delle operazioni immobiliari che lui stesso aveva gestito per Scajola e per il generale dei servizi segreti Francesco Pittorru, beneficiato con due appartamenti. E proprio questa scelta di collaborare ha convinto i magistrati a ritirare il ricorso nei suoi confronti.

L'ipotesi è che a legare queste compravendite di case sia lo stesso appalto concesso al gruppo Anemone: la ristrutturazione del palazzo del Sisde - la sede degli 007 civili- in piazza Zama a Roma costata circa 11 milioni di euro. I lavori furono affidati nel 2002, cioè quando Scajola guidava il Viminale, da cui dipendeva il Sisde, e Pittorru era responsabile del settore logistico.

 

Quelle abitazioni potrebbero essere la contropartita concessa da Anemone a chi lo aveva favorito nell'aggiudicazione. Del resto, la sua carriera era già in ascesa e da allora sono decine gli appalti pubblici che è riuscito ad accaparrarsi. Un lungo elenco sul quale si concentrano i controlli dei carabinieri del Ros e della Guardia di Finanza.

In particolare vengono analizzati i lavori eseguiti dal gruppo imprenditoriale e le procedure seguite a livello istituzionale per la concessione dei contratti, con attenzione particolare a quelli firmati seguendo la trattativa privata.

 

E così ci si concentra sulla scuola di formazione degli 007 ai castelli romani, ma anche sulle carceri, sugli alloggi di prestigio di ministri e sottosegretari, sulla scuola dei corazzieri, su altre sedi «sensibili» che Anemone avrebbe costruito o ristrutturato grazie alla concessione del Nos, il nulla osta di sicurezza che la sua azienda aveva ottenuto.

Un «lasciapassare» che in passato gli ha consentito di vantare requisiti maggiori rispetto ai concorrenti. E che gli è stato revocato proprio in questi giorni, dopo l'indagine interna avviata dai vertici dei Servizi sui dipendenti che con lui avevano avuto rapporti. Proprio come Pittorru, individuato grazie alle telefonate intercettate e sospettato di avergli «soffiato» notizie sulle indagini in corso. [11-05-2010]

 

 

UCCI UCCI C’È LA CRICCA DI BALDUCCI – IL GRUPPETTO PUNTAVA ANCHE AL PIANO CARCERI (SAPEVANO DOVE VOLEVANO ARRIVARE...) – MA IL GOVERNO VOLEVA AFFIDARE L’APPALTO A BERTO-LESO (PROVOCANDO LA RABBIA DEL GRUPPETTO) – DE SANTIS: “CI VUOLE UNA RIBELLIONE FEROCE” – UNA STRATEGIA IMPECCABILE: “RISOLVIAMO TUTTO IN VIA AMICALE. VADO A TROVARE IL CAPO DI GABINETTO DI ALFANO”…. Francesco Grignetti per "la Stampa"

MELANIA RIZZOLI ANGELINO ALFANO

E' forse una storia ancora da raccontare, quella della «cricca» e dei rapporti di rivalità che dividevano Angelo Balducci e il gruppo della Ferratella con Guido Bertolaso e la Protezione civile. E' il 23 ottobre scorso quando si viene a sapere che il governo sta pensando a un piano straordinario per le carceri. Si parla di «modello L'Aquila». Bertolaso in quel momento è il salvatore della patria e Berlusconi vuole affidargli questa nuova sfida. Ma quelli della «cricca», invece, impazziscono di rabbia alla notizia che nuovi appalti milionari gli possano essere soffiati di sotto il naso.

 

Parla l'ingegnere Fabio De Santis con una dirigente del ministero delle Infrastrutture: «Gira la voce che sarà affidata alla Protezione Civile la gestione del piano edilizio per la costruzione di nuove carceri ... senti, reggiamo duro... cioè ... questa voce gira .. hai capito ?... lì ci vuole una ribellione feroce».

Sì, una «ribellione feroce. La interlocutrice di De Santis, Maria Pia Pallavicini, è anche lei molto contrariata. «Assolutamente.. ma dove l'hai sentita 'sta cosa? Certo però sai bisogna essere spalleggiati dal ministro .. da soggetti che caldeggiano questo perché io posso fare tutto quello che è in mio potere ma è molto limitato».

Già, i dirigenti del ministero sono pronti a fare le barricate per tenersi la competenza sugli appalti delle carceri. Ma ci vuole una copertura politica almeno pari a quella che spinge Bertolaso sempre più in alto. E poi bisogna sapersi muovere dietro le quinte alla maniera giusta. Per potersi opporre a dovere a Bertolaso, e poter almeno presentare un qualche buon esempio che giustifichi una soluzione alternativa, De Santis decide perciò di muoversi in prima persona.

 

Ma è necessario fare presto perché bisogna mettere tutti davanti al fatto compiuto. E perciò, ecco l'idea di De Santis: «Io guarda .. ma questo in via amicale perché io lo conosco... il capo di gabinetto di Alfano che è Settembrino Nebbioso». Pallavicini:«Anch'io». De Santis: «E' un amico.. Ci vado martedì alle 10 e mezza perché il sindaco di Perugia mi ha chiesto di ... intraprendere ... diciamo una verifica generale se Grazia e Giustizia è interessata .. diciamo ... a modificare quel carcere che sta proprio al centro di Perugia».

 

Pallavicini: «Guarda quello di Perugia era uno dei pochi che ... diciamo... paventata l'ipotesi .. un'idea ... di fare una .. dato che è nel centro storico di Perugia .. di farlo in Project: prenderlo quasi come esempio, come modello...».

C'è però un problema. Il sindaco di Perugia, dice De Santis, il carcere lo vorrebbe portare fuori dal centro storico, non semplicemente ristrutturarlo. E allora? «Allora io vado lì in via del tutto amicale ... a dirgli ..."guarda Rino, se questa cosa può interessare la Giustizia, attiviamo una Conferenza di Servizi"». Il che avrebbe significato che di colpo l'amministrazione pubblica si dimostrava dinamica e efficiente.

 

Quale Protezione Civile avrebbe potuto più mettere il becco? Ma c'è da dire appunto che Bertolaso e i suoi metodi di tecnocrate mica vanno a genio a quelli della «cricca». Tutt'altro. Da un'ennesima intercettazione, De Santis racconta a un altro ingegnere, Bentivoglio, di una discussione appena terminata con Mauro Della Giovampaola, un altro arrestato, ma con cui c'è amore-odio: «M'ha fatto vedere quella cosa lì,... quella specie di decreto legge sulla Protezione Civile Spa... dove si sceglie i dirigenti... poi dice che se non vanno bene... si sceglie il Consiglio di amministrazione. "Sti cazzi", gli ho detto. "Scusa, ma noi siamo la Protezione Civile Spa"... Non ho capito... Che fa, voglio dire... che pensa... di andare là?... Ma non esiste proprio».

E allora forse si capisce meglio la freddezza, per non dire il gelo, dimostrato da Bertolaso nei confronti di Balducci e degli altri. Addirittura il sottosegretario ha rivelato nella conferenza stampa di palazzo Chigi che quando uscì una inchiesta dell'Espresso, e Balducci era qualificato come suo «vice», lui voleva querelare. Chiese l'autorizzazione a palazzo Chigi, ma sembra di capire che gli dissero di desistere. S'era talmente arrabbiato per questo avvicinamento che voleva mettere di mezzo gli avvocati.

 11-05-2010]

 

 

ANEMONE REAL ESTATE – TUTTE LE CASE DELL’IMPRENDITORE: C’È UN’OPERAZIONE BANCARIA DELL’ARCHITETTO ZAMPOLINI CHE PUZZA DI FINTA COMPRAVENDITA E RISALE A 24 ORE DOPO LA TRANSAZIONE DI CASA SCAJOLA AL COLOSSEO – TROVATI ASSEGNI PER 520 MILA € - CHI SARÀ MAI L’ANONIMO BENEFICIARIO DELLA INFINITA GENEROSITÀ DI ANEMONE? – INTANTO CIAMPI SPECIFICA CHE NON HA “MAI AVUTO RAPPORTI CON LUI”…. 1- CACCIA AI CLIENTI DI CASA ANEMONE...
Francesco Grignetti
per "la Stampa"

 

Tra le tante che interessano alla procura di Perugia, c'è un'operazione bancaria dell'architetto Angelo Zampolini talmente sospetta da apparire di sicuro un'altra compravendita fittizia. E ora è aperta la caccia all'anonimo che ha beneficiato della generosità di Diego Anemone.

L'operazione in questione risale al 7 luglio 2004, ventiquattro ore dopo la transazione che portò Claudio Scajola a divenire proprietario dell'appartamento dietro il Colosseo. Quel giorno, il 7 luglio, l'architetto si presentò alla solita filiale della Deutsche Bank in largo Argentina con una valigetta zeppa di banconote.

Al cassiere dello sportello risultarono essere 520 mila euro. Come aveva fatto già in diverse altre occasioni, Zampolini nemmeno versò i soldi sul suo conto ma chiese di trasformarli all'istante in assegni circolari. Ne furono emessi 52 da diecimila euro ciascuno. Zampolini indicò anche un nome, un «tale Maurizio De Carolis», che tutto lascia pensare fosse un ennesimo venditore di appartamento.

COLOSSEO

Chi sia e dove viva questo signor De Carolis, però, la procura perugina ancora non l'ha scoperto. E già si ipotizza di chiamare Zampolini per un nuovo interrogatorio: che sia lui a dire chi è il fortunato mortale che s'è visto pagare il suo appartamento dalla «cricca» di Balducci & soci.

Se il meccanismo è stato il solito, anche questa compravendita del 7 luglio 2004 dev'essere stata perfezionata dal notaio Gianluca Napoleone. In genere è lui quello che mette i timbri a questi curiosi acquisti di casa. E infatti la Guardia di Finanza è già stata nel suo studio e ha sequestrato un'ingente mole di documenti: probabilmente il nome del signor De Carolis salterà fuori da lì.

 

Ma la Finanza è al lavoro anche su tutt'altro fronte: si stanno seguendo le tracce di migliaia di assegni, per lo più intestati a una tal signorina Annika Sanna, classe 1986, italo-finlandese, per capire chi li abbia incassati. Rientra in questo filone anche lo screening di tutti i movimenti bancari dell'architetto Zampolini. Il nome di De Carolis, prima o poi, salterà fuori anche qui. E poi non sfugge che il notaio Napoleone registra abitualmente i contratti di compravendita presso l'Agenzia delle Entrate di Civitavecchia: si vanno facendo accertamenti anche qui.

Colosseo

La Fiamme Gialle hanno in mano una «black list» predisposta dalla Banca d'Italia che segnala 8 nominativi sospetti: don Evaldo Biasini, Antonello Colosimo, Valerio Carducci, Dino e Luciano Anemone, Alida Lucci, Stefano Gazzani e Bruno Ciolfi. A carico di queste persone Bankitalia ha diramato un cosiddetto «allarme antiriciclaggio» che non prova nulla, ma certo lascia intendere qualcosa di losco.

 

E infatti di don Evaldo si sa che è il «cassiere» di Anemone; Alida Lucci è la sua segretaria e dispone di ben 23 conti correnti pur dichiarando un reddito da 30 mila euro annui; Stefano Gazzani è lo spregiudicato commercialista; Dino Anemone è suo papà nonché fondatore dell'impresa di famiglia; Antonello Colosimo è il magistrato della Corte dei conti che nel 2008 era vice Alto Commissario per la Lotta alla Contraffazione e allo stesso tempo interveniva pesantemente sui funzionari di banca per spianare la strada al suo amicone costruttore Francesco De Vito Piscicelli;

Bruno Ciolfi è un costruttore associato ad Anemone per la costruzione del nuovo carcere di Sassari (opera segretata), l'allargamento dell'aeroporto di Perugia (150° Anniversario dell'Unità) e il Museo dello Sport (Mondiali di Nuoto); Valerio Carducci è un altro costruttore, fiorentino, tenuto fuori ad arte dall'appalto per l'Auditorium e poi «risarcito» con un albergo da costruire alla Maddalena.

Tutti indagati, tutti nell'occhio del ciclone. E non solo loro. Sarebbero arrivate a Perugia ulteriori venti segnalazioni «antiriciclaggio» di Bankitalia. Ricostruendo tutti questi movimenti bancari, la procura vuole verificare che non ci siano altre «teste di legno», altri architetti Zampolini che si prestavano a schermare le compravendite farlocche di appartamenti.

 

Complessivamente, il solo architetto ha movimentato 2 milioni e ottocentomila euro, sempre alla stessa maniera: «Versati in banca - scrive la Finanza - a fronte dell'emissione di centinaia di assegni circolari». Da dove siano venuti i soldi, c'è la parola di Zampolini che indica Anemone e c'è anche l'ex factotum tunisino che materialmente consegnava le valigette.

«Gli stessi sono serviti per l'acquisto di immobili da parte di terzi soggetti», conclude la Finanza. E c'è da domandarsi che fine faranno, questi appartamenti. Né il generale Pittorru né l'ex ministro Scajola sono indagati. Ma se in futuro venissero indagati per concorso in riciclaggio, o per corruzione, molte cose potrebbero cambiare anche sul versante immobiliare.

2- CIAMPI LAVORI IN CASA "MAI RAPPORTI CON LUI"
S. N.
per il "Fatto Quotidiano"

Anche la casa romana di via Anapo di Carlo Azeglio Ciampi è stata ristrutturata da Diego Anemone? La notizia, uscita ieri su Dagospia, ha creato un terremoto. Perché effettivamente la casa dell'ex presidente della Repubblica è stata ristrutturata nel 2006, poco prima della fine del settennato, "perché era stata a lungo disabitata - hanno raccontato persone vicine al senatore a vita - ed era necessario dare una rinfrescata prima del rientro della famiglia nell'appartamento".

Trattandosi della casa di un ex presidente della Repubblica, la ristrutturazione poteva essere affidata solo a ditte in possesso del Nos (nulla osta sicurezza), per altro in possesso anche di Anemone, e dunque la notizia poteva avere una sua credibilità. Invece Anemone non ha mai messo piede in casa Ciampi. La ristrutturazione è stata portata a termine dalla ditta dell'architetto Marco Picalarga, uno degli studi più antichi stimati della Capitale, che ha fatto anche la ristrutturazione delle facciate della Camera e del Senato.

"La Picalarga srl - spiega lo stesso Marco Picalarga - ha fatto solo interventi di manutenzione ordinaria, soprattutto sugli infissi che erano da cambiare. Lavoriamo solo con i nostri uomini, non affidiamo lavori delicati a terzi". L'intera ristrutturazione dell'appartamento è stata pagata da Ciampi di tasca propria nonostante potesse usufruire di fondi del Quirinale destinati proprio a questo tipo di esigenze. La connessione con Anemone e la sua ditta è stata poi ufficialmente smentita anche dall'ufficio stampa di Ciampi. 07-05-2010]

 

 

1- IERI ERA SOLO BERLUSCONI SOTTO LA LENTE DEI PM, OGGI TUTTO IL GOVERNO E DINTORNI - 2- FOSSE SOLO BERTO-LISO, SCAJOLA, LUNARDI. È TUTTO UN "COMITATO DI AFFARI SPORCHI" - 3- UN FILONE RIMASTO ANCORA SOTTOTRACCIA STA PER TRAVOLGERE ALTI DIRIGENTI RAI NEI LORO RAPPORTI CON DEI PRODUTTORI TV: VIAGGI, PREBENDE, ’COCCOLE’ SESSUALI - 4- L’ALTRO FRONTE È L’EDILIZIA CARCERARIA E I RAPPORTI DI ANEMONE COI SERVIZI SEGRETI - 5- IL GRAN FLUSSO DI DENARO NERO CHE È CIRCOLATO TRA LE MANI DELLA CRICCA BALDUCCI-ANEMONE-SCAJOLA-LUNARDI AVREBBE ORIGINE DA SCAMBI DEL TIPO: IO DO UN APPALTO A TE, SENZA GARA E STRAPAGATO, TU IN CAMBIO MI FAI UN REGALO IN MATTONI -

1 - IERI ERA BERLUSCONI SOTTO SCHIAFFO DEGLI INQUIRENTI, OGGI TUTTO IL GOVERNO E DINTORNI
Gianluigi Nuzzi per Libero

Fosse solo Bertolaso, solo Scajola, solo Lunardi. Lo slancio delle procure di Roma, Firenze e Perugia coinvolge il governo in un abbraccio che rischia di essere mortale. I segnali sono convergenti. Nell'inchiesta su Denis Verdini, ad esempio, il procuratore capo della capitale, Giovanni Ferrara, ha condiviso con i pm la scelta di attendere che passassero le elezioni regionali prima di uscire allo scoperto. Evitando strumentalizzazioni che potessero azzoppare un'inchiesta che è solo agli inizi. Nelle carte degli inquirenti emergono elementi da valutare che potrebbero coinvolgere entro l'estate altri esponenti di governo. In tutto cinque tra ministri ed ex ministri compreso proprio Scajola che si è dimesso.

 

I nomi sono top secret perché non risultano indagati dalle procure che stanno lavorando su un flusso informativo senza precedenti tra testimoni e, soprattutto, bobine di registrazioni telefoniche.

COCCOLE IN TV
I nomi sono top secret perché non risultano indagati dalle procure che stanno lavorando su un flusso informativo senza precedenti tra testimoni e, soprattutto, bobine di registrazioni telefoniche. Le ulteriori avvisaglie si avranno da lunedì quando i pm fiorentini catapulteranno metri cubi di carte nel primo processo pilota alla cricca. Inevitabile l'amplificazione mediatica con una pioggia di intercettazioni, deduzioni e polemica politica. Questo non sembra preoccupare più di tanto gli uffici giudiziari che segnano uno scarto significativo tra quanto finora emerso e quanto raggiunto nelle indagini.

 

L'esempio arriva certo da un filone rimasto ancora sottotraccia e che sta per coinvolgere alti dirigenti Rai nei loro rapporti non proprio di equilibrio, per usare un eufemismo, con dei produttori televisivi. Viaggi, prebende, coccole per dirla con un termine tondo che sono inopportune nei rapporti delicati tra fornitore e azienda di Stato dove chi decide risponde come incaricato di pubblico servizio, insomma quasi un pubblico ufficiale. L'indagine ha raccolto fatture e varia documentazione prima di emergere con inevitabili contraccolpi.

coordinatore del PDL

L'altro fronte è quello dell'edilizia carceraria che compare agli atti di Firenze (e non di Roma) e che si congiunge inevitabilmente sui lavori e la crescita di Anemone che aveva una certa confidenza con settori dei servizi di sicurezza delle passate gestioni.

La grande anomalia di questa nuova ondata di inchieste rimane comunque la lontananza siderale tra le indagini e la figura del presidente del Consiglio. Oggi il premier si ritrova a difendere i cerchi più vicini di collaboratori per episodi come quelli di Scajola che se provati sono da considerarsi lunari.

È grottesco solo immaginare che Berlusconi possa essersi seduto a questi fantomatici "comitati di affari" ma la novità di questa offensiva giudiziaria è in estrema sintesi proprio questa

Balducci e Diego Anemone

Berlusconi è dal 1994 che difende se stesso e la spunta su decine di inchieste che l'hanno coinvolto per qualunque cosa. Mai si era ritrovato a dover difendere personaggi politici per vicende delle quali non conosce contenuto o confini. È grottesco solo immaginare che Berlusconi possa essersi seduto a questi fantomatici "comitati di affari" ma la novità di questa offensiva giudiziaria è in estrema sintesi proprio questa: la falcidia dei collaboratori di governo, delle rappresentanze che possono essersi macchiati di colpe, aver partecipato o solo condiviso interessi in quella zona grigia tra politica e affari ampiamente strumentalizzabile in un periodo come questo.

Colpe e interessi non portati a conoscenza ovviamente del premier, fatto che oggettivamente ora si pone come vulnus nella difesa politica dell'insieme.

MACCHINA DA GUERRA
In più qualsiasi garantismo sparisce se le storie si presentano sghembe come quella di Scajola che forse proprio non essendo indagato avrebbe potuto chiedere una tutela dagli uffici giudiziari presentando memorie, aprendo canali di dialogo dove possibile, in sintesi per chiedere la secretazione degli atti e conquistare quel tempo prezioso che non ha avuto per capire, come ha detto in conferenza stampa, quanto accaduto.

Purtroppo il tempo non corre per tutti allo stesso modo. I giornali offrono ogni particolare, le procure stanno affrontando indagini che sembrano sempre più estese. L'agenda investigativa si mostra come una macchina da guerra che non troverà più saldature con le necessità della politica.

e Anemone

2 - QUELL'INCARICO DI COSTRUIRE UNA DELLE PIÙ IMPORTANTI SEDI DEI SERVIZI SEGRETI
Roberta Catania per Libero

Nel mirino della procura di Perugia c'è il vecchio incarico di Claudio Scajola come ministro dell'Interno. Due anni prima che comprasse la casa di nove vani con vista sul Colosseo (con l'acquisto del 6 luglio 2004 a cui si sospetta abbia contribuito Diego Anemone con 900mila euro), il titolare del Viminale avrebbe infatti elargito «preziosi favori» all'imprenditore.

Addirittura, si vocifera nei corridoi degli uffici giudiziari, sarebbe stato l'esponente del PdL a far diventare l'indagato un grande imprenditore, che a sua volta si sarebbe quindi sdebitato con il regalo in mattoni.

SERVIZI SEGRETI
Agli atti ci sarebbe l'incarico di costruire una delle più importanti sedi dei Servizi segreti: la palazzina del Sisde in piazza Zama, a Roma, con relativo conferimento del Nos (il nulla osta sicurezza che permette di lavorare in posti sensibili e, quindi, nei cantieri per il G8). Una circostanza che chiuderebbe il cerchio dei favori immobiliari venuti pochi giorni fa allo scoperto.

Giovampaola (Dal Giornale)

Il giovane costruttore, all'epoca, si sarebbe infatti mosso anche grazie al benestare del responsabile dell'ufficio logistico degli 007, che all'epoca era il generale della guardia di finanza Francesco Pittorru, finito nel mirino per gli altri due appartamenti comprati sei anni fa all'Esquilino grazie ad Anemone.

Pittorru

Nel capoluogo umbro i magistrati stanno lottando contro il tempo per tracciare tutti i movimenti di denaro della cricca. Soprattutto quelli che legherebbero Diego Anemone ai due ex ministri, il dimissionario Claudio Scajola e Pietro Lunardi, che nel precedente governo Berlusconi era a capo delle Infrastrutture. La scadenza è già segnata: tra otto giorni, venerdì 14 maggio, l'ex titolare dello Sviluppo Economico è atteso negli uffici giudiziari per spiegare la presunta compartecipazione dell'imprenditore all'acquisto della casa di via Fagutale.

 

Dall'altra parte, invece, i colleghi di Firenze sono già un passo avanti. Ieri il gip Rosario Lupo ha accolto la richiesta di giudizio immediato per i quattro indagati della Scuola dei Marescialli e ha fissato la prima udienza per il 15 giugno prossimo. Una decisione che significa solo una cosa: è stata confermata l'evidenza delle prove, nonostante gli interessati abbiano sempre negato qualunque coinvolgimento.

 

IL FILONE TOSCANO
Con l'avvio del processo toscano, gli inquirenti depositeranno le carte del filone rimasto loro dopo l'apertura dello stralcio perugino (per l'incompetenza territoriale che mandava le carte a Roma e il conseguente conflitto di interessi generato dalla presenza tra gli indagati del procuratore aggiunto Achille Toro) .

Con l'imminente deposito in cancelleria di 33 faldoni, senza contare i 24 già usciti e che a febbraio svelavano il «sistema gelatinoso della cricca», i magistrati fiorentini annunciano sorprese. Voci impazzite parlano di altri nomi importanti che sarebbero rimasti «incastrati» in quei nove dossier tuttora inediti.

azzopardi

Gli avvocati che difendono i protagonisti (i funzionari della Protezione civile Angelo Balducci e Fabio De Santis, in carcere, e gli imprenditori Guido Cerruti e Francesco Maria De Vito Piscicelli, ai domiciliari) non hanno potuto fare nulla contro i togati. L'altro ieri è arrivata la richiesta dei pm di procedere con la massima urgenza, in serata loro hanno inviato delle memorie che si opponevano all'ipotesi, ma già ieri mattina il gip ha spazzato via ogni dubbio accogliendo la richiesta del rito immediato.

I difensori, tra le altre cose, contestavano la scelta di procedere in tempi brevi solo per i loro assistiti e non per gli altri indagati della stessa vicenda. «In un processo per corruzione», spiegano, «non si può giudicare il presunto corruttore separatamente dal presunto corrotto».

Eppure, così sarà. Una decisione, tra l'altro, che ha bloccato l'imminente scarcerazione prevista al termine dei tre mesi per la custodia cautelare in carcere che, in casi del genere, raddoppia. Fuori da questa tornata, invece, e dunque a piede libero già domenica prossima, il funzionario Mauro Della Giovampaola e l'imprenditore Diego Anemone. 09-05-2010]


 

 

CASE SPORCHE – NEL MIRINO DEL “CORRIERE” L’APPARTAMENTO DELLA NEO ASSESSORA FABIANA SANTINI, SEGRETARIA DI SCAJOLA PROMOSSA ALLA REGIONE LAZIO: IL SUO APPARTAMENTO A ROMA NORD, ZONA CHIC DELLA CAPITALE, PAGATO 386MILA € (VALE IL DOPPIO). MA ALMENO SE L’È PAGATO LEI (SEMBREREBBE) – INTANTO IL SALARIA SPORT VILLAGE FESTEGGIA LA SCARCERAZIONE DI ANEMONE. MA REGINA PROFETA ASSICURA: “STAVOLTA NON SARÀ UNA FESTA MEGAGALATTICA

1 - L'EX SEGRETARIA DI SCAJOLA E L'AFFARE DELL'APPARTAMENTO...
Ernesto Menicucci per il "Corriere della Sera"

C'è un'altra casa, a Roma, che è diventato terreno di scontro politico. È quella di Fabiana Santini, ex segretaria del ministro Claudio Scajola, nominata da Renata Polverini assessore regionale. Ne aveva parlato Esterino Montino del Pd: «È vero o no - aveva detto l'ex reggente della Regione- che la Santini è coinvolta nell'inchiesta su Scajola?». La Santini si era difesa: «È tutto regolare. Chiunque vuole, può andare al catasto».

 

Dai documenti, Fabiana Santini, nata a Roma il 17 aprile 1973, risulta proprietaria di un immobile in via Misurina, acquistato a giugno del 2009, con atto notarile presso il notaio Antonio Matella. Strada signorile, vicino via Cortina d'Ampezzo, Roma Nord, quartiere chic e inquilini famosi. La casa della Santini è al terzo piano, in un complesso residenziale dove ci sono anche case dell'Inpgi: soggiorno, tre camere, due bagni, due balconi, disimpegno, cantina e posto auto.

Il costo? La Santini l'ha pagata 386.090 euro. Basta consultare Internet per capire che è stato un affare: sul sito della Toscano gli appartamenti in quella zona, più o meno di quella tipologia, non vanno sotto i 700 mila euro. «Lì gli appartamenti viaggiano intorno a 5.500/6 mila euro a metro quadro», aggiunge un agente immobiliare. L'assistente di Scajola ha acquistato l'anno scorso, dal San Paolo di Torino: di fronte al notaio, per la banca, c'era Marco Boero, nato a Genova, il 2 giugno '49.

 

L'appartamento di via Misurina risultava «in locazione» e il San Paolo, prima di vendere alla Santini, ha fatto all'affittuario la proposta d'acquisto «come da comunicazione notificata il 7 maggio 2009» e l'inquilino, il 14 maggio, rinuncia alla prelazione. La Santini, però, già il 23 marzo aveva versato «58 mila euro a mezzo di bonifico bancario effettuato tramite la Banca Carige».

Il resto dei soldi, 328.090 euro, la neoassessora li ha versati con un mutuo, contratto sempre con la Carige-Cassa di risparmio di Genova e Imperia. La banca, in realtà, copre l'intera cifra per l'acquisto: per 30 anni, la Santini pagherà (al tasso del 4,549%) 1.967,06 euro.

 

2 - REGINA E LA FESTA AL SALARIA VILLAGE...
Fabrizio Caccia per il "Corriere della Sera"

«Stavolta non sarà una festa megagalattica», promette Regina Profeta. Ma al «Salaria Sport Village» tutti aspettano Diego Anemone, il patron del circolo appena scarcerato dopo tre mesi di detenzione. L'appuntamento è per sabato sera. In queste ore la soubrette brasiliana, «responsabile dell'eventistica danzante», sta curando personalmente ogni dettaglio: dieci modelle cubane sfileranno a bordo piscina per la nuova linea moda-mare di Dafne, l'artista Raiza Hernandes canterà dal vivo, poi cena a base di pollo fritto, riso e fagioli neri e infine, dalle 23, tutti in pista a ballare la salsa.

 

«Una serata carina, niente di particolare», si schermisce la Profeta, che non vorrebbe troppa pubblicità. Ma una cena per Anemone, comunque, si farà: i suoi amici e collaboratori più stretti, Simone Rossetti, Stefano Morandi, Luigi Sotis, ormai non ne fanno più mistero. Difficilmente, però, si vedrà Guido Bertolaso, il capo della Protezione civile, che è socio al «Salaria Village» ma ha smesso di frequentarlo dal giorno in cui il suo nome è finito sui giornali per l'inchiesta sui Grandi eventi.

«Qua, in effetti, non si è più visto», confermano in via Salaria, dove, dopo la liberazione di Anemone, «si respira tutta un'altra aria», ammettono i soci. Però la preoccupazione resta. Oggi stesso è atteso il pronunciamento del gip sulla richiesta dei pm di Perugia di commissariare il centro sportivo12-05-2010]

 

 

- ANEMONE’S LIST PER TUTTI! MA LO SCOOP VERO E PROPRIO LO FANNO "IL GIORNALE" E "REPUBBLICA", MA SOLO LA ’TARZAN-INI’ DEL "CORRIERE" HA IL CORAGGIO DI SCRIVERE CHE NELLA LISTA DEI “RISTRUTTURATI ECCELLENTI” FIGURANO "IL CAPO DELLA POLIZIA ANTONIO MANGANELLI E IL SUO PREDECESSORE GIANNI DE GENNARO". OVVIAMENTE, "NEL PRIMO CASO (MANGANELLI) SI TRATTA DI LAVORI NON EFFETTUATI E NEL SECONDO (DE GENNARO) DI INTERVENTI PAGATI E REGOLARMENTE FATTURATI", QUINDI NO PROBLEMS (COMUNQUE, NESSUN TITOLO O TITOLETTO. E IN PRIMA PAGINA BRILLA L’EDITORIALE DI BIANCONI CHE METTE DEBORTOLIANAMENTE LE MANI AVANTI SULLA LISTA: "DUBBI E CAUTELE") - 2- MA QUELLO CHE FA LA FIGURA PIÙ BELLA IN ASSOLUTO, COME SEMPRE, È SAN GUIDO BERTOLASO: SI È FATTO RISTRUTTURARE ANCHE UN SECONDO E INEDITO APPARTAMENTO - 3- AMORALE DELLA FAVOLA: C’ERA GIÀ TREMONTI O C’ERA PADOA SCHIOPPA, QUANDO NEL 2008 LA GDF DI ROMA SEQUESTRÒ LA LISTA ANEMONE NEL DI LUI COMPUTER? E CHE RIFLESSIONI CI FECE SU L’OTTIMA GDF DI COTANTO PAPIELLO? E PERCHÉ LO TIRANO FUORI SOLO ORA, DOPO CHE LA MAGISTRATURA DI PERUGIA HA ARRESTATO ANEMONE E LA CRICCA

a cura di Minimo Riserbo e Falbalà

 

SBOCCIA UN ANEMONE

 

Lo scoop vero e proprio lo fanno il Giornale (con la coppia Malpica-Chiocci) e Repubblica, ma solo il Corriere (p.2-3) ha il coraggio di scrivere che nella lista dei "ristrutturati eccellenti" figurano il capo della Polizia, Antonio Manganelli, e il capo dei servizi, Gianni De Gennaro. Ovviamente entrambi hanno pagato e conservato regolare ricevuta, quindi non c'è problema.

AGENTE SPECIALE ANENOME, LICENZA DI RISTRUTTURARE
Chissà invece se hanno le pezze d'appoggio per dimostrare di aver pagato librerie, infissi e "tapparelle" i "400 nomi vip nel libro mastro dei lavori di Anemone" di cui scrive Francesco Viviano su Ri-pubblica.

 

Tra i "soliti" Scajola, Lunardi e Balducci, spuntano anche Cesara Buonamici, mezza Guardia di Finanza, pezzi grossi del Sisde, Giancarlo Leone, il ferroviere ex prodiano e ora finiano Marco Zanichelli (via dei Coronari) e tanta altra bella gente. Un generone che vive e prospera all'ombra der Cuppolò e che, per dirla con Angelina Balducci, mai abiterebbe fuori dal Grande Raccordo Anale che circonda la Capitale.

Ma quello che fa la figura più bella in assoluto, come sempre, è san Guido Bertolaso. Il suo inconfondibile fiuto gli ha consigliato bene, ieri sera, di farsi intervistare dal furbo Paolo Crecchi del Secolo XIX, al quale ha detto la qualunque. La qualunque, meno che si è fatto ristrutturare l'appartamento di via Bellotti Bon e una casa in via Giulia, della quale finora non si conosceva l'esistenza (Repubblica, p.2). Il giornale diretto da Umberto La Rocca gli ha consentito di sbrodolarsi addosso, ha registrato tutto. E naturalmente poi lo ha fregato pubblicando gran parte della lista.

 

FIAMME GIALLE CON L'ESTINTORE
E ora una piccola considerazione che farà piacere al ministro Tremendino Tremonti, l'unico che alla fine di tutto ciò rischia di rimanere in piedi per davvero. Da lui dipende la Guardia di Finanza. Ma c'era già lui o c'era Tommaso Padoa Schioppa, quando nel 2008 la Gdf di Roma sequestrò la lista Anemone nel di lui computer? E che riflessioni ci fece su l'ottima Gdf che ebbe in mano cotanto papiello? E perché lo tirano fuori solo ora, dopo che la magistratura di Perugia ha arrestato Anemone e la cricca?

 

AVVISI AI NAVIGATI
Meglio consigliati di Bertolaso, i dogi veneti Zaia-Orsoni, che sul Corriere annunciano un patto per portare i Giochi Olimpici a Venezia (p.25). E' il giorno perfetto, per infierire sulla Capitale e sulla sua candidatura. Ve l'immaginate Anemone che porta la bandiera dei circoli romani alla cerimonia di inaugurazione, tra Giovannino Malagò e Guido Berto-liso? Meglio in Laguna, dài.

M'ARRAZZO SOLO SUL CAVALLO
Buone notizie per l'ex presidente del Lazio, che ieri è tornato nel suo ufficio in Rai, a un tiro di schioppo da San Pietro. La grande Meretrice di Stato ha accolto l'eroe dellla trans-izione alla coca nel suo possente seno e lui ha ripreso a ciucciare nonostante l'assenza di silicone. La buona notizia è nascosta nelle pagine della cronaca romana di "Repubblica". Ma chi lo protegge? Ah saperlo....

 

FREE MARCHETT
"Centoventi metri di ecologia" è il titolo della surreale presentazione di un grattacielo romano dei Parnasi, che solo i fortunati lettori delle pagine romane del Corrriere possono trovare a pagina 5. Ventotto piani di cemento spacciati per un pezzo di foresta amazzonica. Complimenti a tutti13-05-2010]

ANEMONE’S LIST - SCAJOLA, BERTOLASO, CAMALDO, PUPI AVATI, NICOLA MANCINO, MONORCHIOP, CESARA BUONAMICI, ETC. - Un lunghissimo file che copre il periodo 2003/2008, anno nel quale il memorandum è stato sequestrato ad Anemone dalla Guardia di finanzia durante una visita fiscale E TENUTO PRUDENTEMENTE NEL CASSETTO FINO A QUANDO è SCOPPIATA la "bomba" dell’inchiesta fiorentina-perugina sugli appalti per i grandi eventi - ECCO LA PRIMA PARTE DELL’ELENCO... 1- IL DIARIO DI ANEMONE FA TREMARE I VIP...
Gian Marco Chiocci
- Massimo Malpica per "il Giornale"

 

Tanti, tantissimi, i nomi nella lista segreta delle «attività» dell'imprenditore Diego Anemone arrestato nell'inchiesta sugli appalti del G8 insieme al provveditore alle opere pubbliche, Angelo Balducci. E proprio quest'ultimo sarebbe in possesso di una copia analoga del documento con i nomi in chiaro o in codice dei politici, dei ministri, degli amici degli amici. E le vie e gli indirizzi di non meglio precisati interventi.

Che per gli inquirenti potrebbero celare ristrutturazioni di favore, affari da tenere nascosti, cortesie e «omaggi» da distribuire ai potenti. Di certo, i nomi su quella lista bastano a evocare una rete di relazioni a 360 gradi: dai servizi segreti al Vaticano, dai funzionari pubblici ai giornalisti.

 

Un lunghissimo file che copre il periodo 2003/2008, anno nel quale il memorandum è stato sequestrato ad Anemone dalla Guardia di finanzia durante una visita fiscale. Dopo un lungo periodo passato nel dimenticatoio, la «bomba» dell'inchiesta fiorentina-perugina sugli appalti per i grandi eventi l'ha fatto tornare fuori.

 

E ora su quella lista sono al lavoro gli investigatori. Che stanno sviscerando il sistema degli appalti diventato di competenza esclusiva della ben nota cricca, incrociando le «operazioni» già accertate con quelle note, scarne ma considerate «altamente significative». Con la doverosa premessa che ancora non è chiaro a quali operazioni nello specifico quelle note siano riferite, ecco i nomi che l'imprenditore considerato il «dominus» del sistema gelatinoso aveva ritenuto necessario mettere nero su bianco.

Tra i primi interventi datati «2003», c'è il nome dell'ormai ex ministro Claudio Scajola. «(2003-101) Scajola via Barberini 38/via del Fagutale». Il politico di Imperia emerge poi altre volte, nel 2004 sia con l'annotazione «via del Fagutale Colle Oppio» che con «via Barberini 38 Impianto Elevatori» (niente nome, stesso indirizzo), e ancora nel 2005 quando Anemone segna in lista «Ministero attività produttive via Molise ufficio Scajo».

 

Al vaglio degli inquirenti anche una Fabiana che gli investigatori vogliono capire se corrisponda all'identità dell'ex segretaria di Scajola, Santini, ora assessore in Regione Lazio: «Appartamento Fabiana» e «Fabiana F.I.» (2003), «Fabiana via Menotti 24» (2007). Al Giornale, la Santini ha negato qualsiasi coinvolgimento negli affari di Anemone.

C'è poi più di un riferimento all'ex presidente del Senato e vicepresidente del Csm Nicola Mancino. Nel 2003 l'elenco recita «Mancino Chiara Corso Rinascimento», riferendosi alla figlia del politico. Nel 2005 riporta «Mancino via Arno corso Rinascimento via Adda». Quanto alla casa di corso Rinascimento, già all'onore delle cronache per un'inchiesta sulle case «svendute» ai politici, l'intervento di Anemone potrebbe essere stato commissionato dai servizi segreti per «blindare» la casa dell'inquilino eccellente.

 

Che poi l'ha comunque venduta. Anche Bertolaso è molto citato. Nel 2003 Anemone annota «via Giulia Bertolaso» come quinta operazione dell'anno, poi «Bertolaso» come 19ª e nel 2004 la quinta operazione è «Via Bellotti Bon 2 via Giulia Bertolaso». Frequenti i riferimenti alla Protezione civile: «Ufficio via Ulpiano», «Implementazione via Vitorchiano».

Torna pure il nome di un religioso più volte accostato negli ultimi giorni alla cricca, quello di monsignor Francesco Camaldo, cerimoniere pontificio. Anemone nel 2005 annota «Mons. Camaldo Università cattolica S. Giovanni». Ma l'imprenditore accenna anche a «missionari via Narni» (2003, l'indirizzo dell'ufficio di don Bancomat), a un certo «don Carlo Ambrosio» e ai «missionari del preziosissimo sangue».

Ai lavori commissionati da don Evaldo appartiene la nota «via Narni Mensa-Cucina». Spuntano poi numerosi riferimenti a lavori per conto di carabinieri e polizia. La parte del leone la fa però la finanza: «Gf palazzina smalto piazza Armellini», «Gf Ostia», «Gf via dell'Olmata», «Guardia di finanza via dell'Olmata primo piano», «Gf via XIV maggio», «Sassari GF Tecnocos, vedi ANM 2006», «Via Ofanto, Poletti», «GF Carrelli via dell'Olmata», «Gf XXI aprile stanza 122».

 

Anemone lavorava ovunque, con tutti e a qualsiasi livello. E con ogni governo. Nella lista c'è di che scegliere: «Viminale», «P.Istruzione viale Trastevere», «Ministero del Tesoro», «Ministero Economia e Finanze, arredamenti», «Ministero Porta Pia nuovo ufficio AB», «Viminale De Santis», «Palazzo della Minerva» (biblioteca del Senato, ndr), «Ministero del Tesoro, via XX settembre lavori di luc», «Ministero delle politiche agricole, via XX settembre via Sallustiana». E su palazzo Chigi Anemone «segna» l'impianto di aria condizionata della sala stampa, ricorda la «manutenzione» e aggiunge «letto», «cucina», «mobiletti» e «parte falegnameria».

 

Diego il re degli appalti lavora probabilmente anche per la residenza romana del premier Silvio Berlusconi: la lista riporta infatti «Palazzo Grazioli», e in seguito «parlamentino». C'è pure «Forza Italia sede». Quanto al capitolo servizi segreti, l'elenco comprende la sede del Sisde di piazza Zama «complesso demaniale servizi», ma anche la «palazzina Vargas» di piazza della Libertà, ex Sisde, poi Antimafia. C'è un riferimento, poi, alla scuola di San Giuliano in Molise, quella nel cui crollo il 31 ottobre 2002 morirono 27 bimbi e la loro insegnante. Il soggetto attuatore per la ricostruzione era Claudio Rinaldi.

 

Tra i nomi su cui si lavora per evitare omonimie ci sono quelli che Anemone segna alla voce «Via della Mendola Min Mazzella/Silvestri». Il «min» per gli inquirenti potrebbe essere l'ex titolare della Funzione pubblica e giudice costituzionale Luigi Mazzella, il secondo, ipotizzano gli analisti, il giudice costituzionale Gaetano Silvestri.

Ma nella lista, considerata una «miniera in cui muoversi con prudenza», c'è anche un «Blandini»: potrebbe trattarsi di quel Gaetano Blandini direttore generale per il cinema del ministero per i Beni culturali, ripetutamente citato nelle intercettazioni collegate alle produzioni cinematografiche.

A proposito delle quali compare, nella lista, anche «Andrea Occhipinti», produttore intercettato mentre parla col figlio di Balducci. Per restare in tema, Anemone nel suo elenco scrive accanto a un indirizzo «Sig. Leone G.Carlo». E Giancarlo Leone è il vicedirettore generale della Rai. Citato anche il regista Pupi Avati, con l'annotazione «Todi»: Anemone avrebbe installato un montacarichi.

 

Dalla lista fanno capolino anche gli «arch. Malfatto» e «Arch. Imbrighi». Per gli inquirenti il secondo sarebbe l'autore del padiglione italiano all'expo di Shanghai, il primo potrebbe essere Roberto Malfatto, «l'architetto del Pd», vicino a Veltroni (curò la scenografia della «discesa in campo» di Walter al Lingotto, al Vaticano e alla Protezione civile. Ha firmato i masterplan del G8 sia per la Maddalena che per l'Aquila.

E se non si è certi che «Innocenzi» sia quello dell'Agcom, intercettato a Trani, il riferimento «Cesara Buonamici via della Vite» rimanda alla nota giornalista. Ci sono Balducci e Pittorru, e c'è anche Alberto Donati, il genero di Ettore Incalza, che avrebbe comprato casa con gli assegni di Zampolini. Pagina dopo pagina spuntano riferimenti alle carceri (Sassari) e altri nomi da verificare: Andrea Monorchio, ex ragioniere generale dello Stato. E «Collina Fleming sig. Lillo Mauceri di Palazzo Chigi». Forse l'ex direttore generale della presidenza del Consiglio, quando a palazzo Chigi c'era Romano Prodi.

 


2- DALLA CAPITALE AL CIRCEO TUTTI FACEVANO LA CORTE AL COSTRUTTORE RAMPANTE - SOLO NEL 2003 ANEMONE POTEVA VANTARE UN PORTAFOGLIO ORDINI CON 150 LAVORI. PROCURA GLI ARREDI AL MINISTERO DELLE FINANZE E I MOBILETTI A PALAZZO CHIGI. ECCO LA PRIMA PARTE DELL'ELENCO
Dal "Giornale"

Una metropoli come Roma rappresenta senz'altro una gran bella piazza e un mercato quasi sconfinato per chi si industria nel mondo del mattone. E tuttavia di fronte all'elenco che iniziamo a pubblicare qui sotto, con gli impegni contratti e presumibilmente onorati da Diego Anemone nel solo 2003, non resta che levarsi il cappello. Il costruttore all'epoca ha 32 anni e sta per spiccare il volo. Tra i suoi clienti c'è il fior fiore della Roma che conta e che sembra faccia a gara per tenerlo impegnato. In città come nelle case al mare. Tutte operazioni regolari, fino a prova contraria. Ma, dato quanto emerso negli ultimi tempi, gli inquirenti vogliono verificare.

 

Anno 2003
1/03 Angelo
2/03 Enrico B.
3/03 (2003-101) Scajola via Barberini 38 / via del Fagutale
4/03 Madre Teresa, via Casilina/ Via del Dragoncello
5/03 via Giulia Bertolaso
6/03 Roccheggiani Collina Fleming
7/03 (2003-159) Mauro Della Giovampaola Materiale per casa Infernetto
8/03 Torvergata comp. Parrocchiale S.Maria Alacoque Via Carpena
9/03 Via dei Coronari / Zanichelli dir.Alitalia
10/03 Coticoni via Animuccia
11/03 Casal Del Marmo manutenzione idraulica
12/03 San Giuliano scuola Campobasso
13/03 Via Poggio Tulliano
14/03 Su Casal del Marmo interventi di sicurezza
15/03 Ministero P.Istruzione, viale Trastevere
16/03 (2003-140) Palazzo Chigi letto
17/03 Palazzo Chigi cucina
18/03 (2003-85/117) Ladispoli Marco Calazza Spinaceto
19/03 Bertolaso
20/03 Omaggi
21/03 (0346902-180) Ministero del tesoro Ministero dell'economia e finanza arredi
22/03 (2003-139) Policlinico Umberto Primo
23/03 (2003-110) Silvestrini
24/03 Casal Del Marmo illuminazione
25/03 Casal Del Marmo camere
26/03 V.F. Velletri via Coli e Palazzo
27/03 Acquisti vari personali pagati
28/03 (2003-58) Prof Bologna via di Trasone
29/03 Fosso di Fotignano tratto Fosso Zambra a Monte via de
30/03 V. Clementino impianto elettrico
31/03 V. Clementino impianto tecnologico
32/03 (2003/109) Todi Pupi Avati
33/03 (2003-161) Appartamento via Pie' di marmo
34/03 Appartamento via Palestro
35/03 (2003-163) Appartamento viale Regina Margherita 216 comandante Mas
36/03 (2003-147) Riggio Federico, via La Spezia
37/03 (2003-74/144) Missionari via Narni
38/03 (2003-150) Mancino Chiara + Corso Rinascimento
39/03 Ceniritto
40/03 Fabio De Santis
41/03 (2003-156) Bruxelles Tavolo
42/03 Di Giacomo Filippo
43/03 (2002-179) Caiazza Mauro - Biagetti Grottaferrata-Caianello
44/03 Sarappalti Alessandra
45/03 Donati
46/03 Suocero Dany Fidene-Di Saverio-Bar via d'Azeglio
47/03 Nunzio via delle Vigne nuove (Isp della Prefettura)
48/03 (2003-93137) Sig. Vietti (arch. Azzaro)
49/03 Chiesa Settebagni via S.Antonio di Padova
50/03 (2003-102) Arc. Ricci via Val d'ala
51/03 Mascaro viale Regina Margherita
52/03 Frigerio geom.
53/03 (2003-175) Monterotti Massimo negozio
54/03 Anemone Dino-Bufalotta
55/03 (2003-54) Anemone Lucio/Bufalotta
56/03 Innocenzi via Conciliazione
57/03 Fidena zia Alessandra
58/03 Monteleone
59/03 Arch Conti Casal Lumbroso-San Felice Circeo-Conti Dr
60/03 (2003-99) Tonino Monterotti
61/03 (2003-136) M.llo Caporali
62/03 (2003-164) via XX Settembre - Medea
63/03 Straordinaria
64/03 Montecastrilli
65/03 (2003-174) Palazzo Chigi mobiletti
66/03 (2003-138) via Boncompagni
67/03 viale Giulio Cesare 6-Ciao ragazzi (68/03 (2003-4) via Pollenza Giuseppe Macchia
69/03 Basili piazza Vescovio-Roviano-San Felice Circeo
70/03 Claps Potenza
71/03 Via Mozambano
72/03 Via Aldo Manunzio-Testaccio
73/03 Vietti
74/03 Cirillo
75/03 (2003-158) Via della neve Sig. Ora
76/03 Giuseppe Macchia
77/03 Chiesa S. Maria in Trivio (Fontana di Trevi)
78/03 (2003-153) Fiori Alessandra
79 (2003-via Dandolo De Nicolo'
80 (2003-133) Saraca Marcello
81 (2003-100) Appartamento via Arno del Papa
82 Fiori Via Settembrini
83 Liolli Luigi
84 (2003-132) Favetta Luciano
85 (2003-162) Ardea Geom Faleni
86 Carabinieri Tor di Quinto
87 Eur Palazzo dei congressi
88 (105-03) Claps nuovi 2003-2004
89 Villa Algardi
90 (2003-42) Viminale
91 Via Parigi
92 Via Gramsci appartamento
93(2003-119) Sant'Agostino
94 Boscagli andrea
95 Cesara Buonamici via della Vite
96 Gf Fiumicino
97 Esposito
98 Pasquini
99 Via della Scrofa n30 appartamento Fin posillipo
100 Rino
101 Parisi sig.ra via della Scrofa
102 Cinecittà
103 Prior
104 Gf ostia
105 Serricchio
106 Appartamento San Giovanni
107 (2003-58) Bologna
108 Via Bruxelles
109 Appartamento Fabiana
110 Arch. Parente (Provv.to)
111 Pittorru
112 Peppe Pascucci
113 Via Merulana 71 Pittorru
114 Via dei Coralli
115 Via del Governo Vecchio
116 GF via dell'Olmata
117 Gen. Savino
118 (2003-90) Pugliese Gf via (...) zona Infernetto
119 Sferra Claudio
120 (2003-151) Scotto
121 (2003-89) Lupi
122 Mauro Della Giovampaola (mamma Ostia)
123 (2003-59) Familiari via del Corallo
124 (2003-148) Via Ruffini P.Fiori
125 Khazim Ibraim
126 Velli
127 Emanuela Palazzi
128 Appartamento via Puglie
129 Imbrighi Lungotevere dei papi
130 Gf via XXIV maggio
131 Lauri Mimmo Bufalotta anno 04 Lungotevere anno 05
132 Monteleone frantoio
133 viale Marconi
134 via Aosta
135 piazza della Pigna/via della Pigna
136 Lino/Emilio
137 Fabiana F.I.
138 Prof Thau vicolo delle Campane 16
139 Arch. Pf Treschi
140 Ing. Desiderio
141 Fadda Claudio
142 Luciana segretaria AB
143 Roberto Calcabrini (144 Zio Alessandra (materiale Fep)
145 Emilio vicino Diego Bufalotta
146 (2003-177) Avvocatura 3° piano ragioneria
147 (2002-89) via Ofanto Poletti
148 Fabrizio Giacomino
149 Via Guido Banti
150 Lombardo Domenico
(1.Continua) 13-05-2010]

ANEMONE CHI? – CADONO DAL PERO UN GRAN NUMERO DI “CLIENTI” NELLA LISTA DELL’IMPRENDITORE DELLA CRICCA - MANCINO SI DIFENDE: “LAVORI DI SICUREZZA FATTI DAI SERVIZI QUANDO ERO MINISTRO DELL’INTERNO” – PUPI AVATI: “UN SALISCENDI NELLA CASA DI CAMPAGNA. CHIESI CONSIGLIO A BALDUCCI. TUTTO PAGATO” – IL PRODUTTORE OCCHiPINTI: "Nessuno Lavoro. Nessuno REGALO" - L’UDC VIETTI: “MI SEMBRA UNO SCHERZO”… irginia Piccolillo per il "Corriere della Sera"

 

C'è chi spiega e chi smentisce. Nella lista clienti trovata dagli investigatori nel computer di Diego Anemone ci sono nomi di peso. Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, all'epoca dei lavori era ministro dell'Interno. E il suo entourage chiarisce che, proprio per questa ragione, i servizi decisero di rinforzargli gli infissi e il portone all'appartamento di corso Rinascimento dove viveva in affitto. Motivi di sicurezza. La ditta gliela misero in casa proprio i servizi.

Giovampaola (Dal Giornale)

Giancarlo Leone, vicedirettore generale della Rai, invece smentisce di aver affidato i lavori ad un'impresa di Anemone. «Ho fatto due volte lavori di ristrutturazione in casa. Una volta per 140mila euro, una volta per 150mila. In entrambi i casi però mi sono rivolto ad un'impresa, che era sempre la stessa e non era di Anemone. Mi presentava regolare preventivo e si occupava di tutto. Poi tu non sapevi con chi avrebbe lavorato». Leone non nasconde di conoscere l'imprenditore accusato di essere il faccendiere della «cricca»: «Anemone lo conosco. A detta di tutti era una persona che segnalava buone ditte».

 

Andrea Occhipinti, attore e produttore cinematografico con la Lucky Red, non capisce perché è in quella lista. Lavori? «No. Nessuno». Regali? «No. Nemmeno». Poi ironizza. «Peccato. Nemmeno una casa. Niente. Sarò arrivato tardi».

 

Il regista Pupi Avati ci tiene a far sapere che svolse dei lavori, ma li pagò regolarmente. Nessun regalo, spiega l' ex presidente di Cinecittà holding: «In effetti nel 2002 o 2003, desiderando dotare la mia casa di Todi di un saliscendi per trasportare le vivande dalla cucina al piano rialzato, ne parlai all'ingegner Angelo Balducci che si offrì di reperirmelo e di farmelo istallare. Il tutto avvenne nell'inverno di quell'anno, in nostra assenza dalla casa che utilizziamo solo l'estate. E quindi senza che io mi trovassi ad incontrare chi materialmente ha effettuato il montaggio dell'apparecchio».

 

«Ho pagato regolarmente - aggiunge il regista - sia il piccolo saliscendi che il lavoro di installazione all'ingegner Balducci e sono in grado di esibire (qualora mi venga richiesta) la matrice dell'assegno e il documento relativo».

 

 

«Non ho quindi avuto nessun regalo da Diego Anemone - sottolinea il regista - anche se si tenta di insinuare come io sia stato sollecitato attraverso regali a far lavorare come attore Lorenzo Balducci».

Il figlio del potente ex numero uno del Consiglio superiore dei lavori pubblici, arrestato per corruzione nell'ambito dell'inchiesta G8, debuttò con Pupi Avati. Ma il regista smentì al Corriere della Sera di aver offerto quella opportunità al ragazzo in cambio di una contropartita fatta di regali o benefit.

Ora lo ribadisce. «Desidero chiarire una volta per tutte che in tutta la sua carriera Lorenzo ha girato un solo giorno nel mio film. In quarant'anni di cinema centinaia di giovani attori alle prime armi hanno ottenuto da noi ruoli ben più consistenti».

LORENZO BALDUCCI

«Dai che è uno scherzo». Michele Vietti, ex sottosegretario alla giustizia Udc, ci mette un bel po' prima di credere alla notizia che anche il suo nome sarebbe finito nella lista. Poi assicura: « Lo escludo categoricamente. E poi credo che facesse investimenti, come dire, mirati».13-05-2010]

LA LISTA DI ANEMONE È L’ULTIMO CAPITOLO DELLA LOTTA TRA POLLARI E DE GENNARO - I NOMI DEI "RISTRUTTURATI INCRICCATI" ERANO IN MANO ALLE FIAMME GIALLE DELLA PROVINCIA DI ROMA GUIDATE DA ANDREA DE GENNARO (FRATELLO DEL PIÙ CELEBRE GIANNI, EX CAPO DELLA POLIZIA E ORA COMANDANTE SUPREMO DEI SERVIZI SEGRETI ITALIANI) - LA LISTA DORMIVA TRANQUILLA, FORSE INCOMPRESA, FORSE COMPRESA FIN TROPPO BENE. IN OGNI CASO NESSUNO L’HA TRASFERITA AI MAGISTRATI CHE INDAGAVANO NEMMENO DOPO L’ESPLOSIONE DELLE INCHIESTE. PERCHÉ È USCITA E DEFLAGRATA NELLE ULTIME ORE? - GLI "ADDETTI AI LIVORI" METTONO IL DITONE NELLO SCONTRO TRA LE NOSTRE ’BARBEFINTE’ -

Franco Bechis per "Libero"

 

L'Anemone's list ha quasi 18 mesi di storia sulle spalle. E' finita in mano alla guardia di Finanza della provincia di Roma nel lontano autunno 2008, quando di Diego Anemone quasi nessuno aveva sentito parlare e le sue imprese erano assai lontane dalla ribalta giornalistica (nemmeno l'Espresso aveva iniziato le sue inchieste).

 

Fu allora, nel mese di settembre, che dal comando provinciale di Roma delle fiamme gialle, guidate da Andrea De Gennaro (fratello del più celebre Gianni, ex capo della polizia e ora comandante supremo dei servizi segreti italiani) partì l'ordine di una abbastanza routinaria verifica fiscale sulle piccole e medie imprese del settore edilizio.

Ad ottobre toccò al gruppo di Anemone: l'omonima impresa di costruzioni, la Redim srl 2002, la Keys systems, la Amps srl e la Tecnocos srl. Il malcapitato chiamò subito il suo commercialista di fiducia, Stefano Gazzani, a cui per altro erano intestate (insieme alla segretaria Alida Lucci) alcunequote societarie.

carcere

La verifica fiscale è andata avanti a lungo, e a dire il vero alla fine del mese di marzo scorso non si era ancora conclusa. Tanto che Gazzani protestò a gennaio con il comando di Frascati e con il provinciale di Roma della guardia di Finanza. Durante la visita fiscale furono sequestrati anche interi faldoni di materiale, che i Ros di Firenze al momento delle perquisizioni del febbraio scorso avvenute lo stesso giorno dell'arresto della cricca, non hanno più trovato.

Era dunque molto tempo che l'Anemone's list era in mano alle fiamme gialle della provincia di Roma. Dormiva tranquilla, forse incompresa, forse compresa fin troppo bene. In ogni caso nessuno l'ha trasferita ai magistrati che indagavano nemmeno dopo l'esplosione delle inchieste. E' uscita e deflagrata nelle ultime ore.

 

Ed è un fatto che sia uscita da faldoni polverosi dove sonnecchiava proprio nei giorni in cui si stava consumando il ribaltone al comando provinciale delle fiamme gialle di Roma. Il fratello di De Gennaro- è già stato ufficializzato- lascerà fra pochi giorni il suo incarico operativo e si prenderà un anno sabbatico di studio in un istituto del corpo.

Dicono- ma questi sono certamente chiacchiericci che lo spostamento di incarico sia stato vissuto all'interno della Guardia di Finanza come una sorta di siluramento ad opera di un generale assai potente, come Emilio Spaziante, comandante interregionale dell'Italia centrale. Che Spaziante e la famiglia De Gennaro non si amino, è ben noto dentro il palazzo.

 

E non solo perché con De Gennaro non è mai andato d'accordo un punto sicuro di riferimento per Spaziante, come il generale Nicolò Pollari. Il finanziere fu capo di stato maggiore del corpo all'epoca dello scontro frontale fra il comandante generale, Roberto Speciale e l'allora viceministro dell'Economia, Vincenzo Visco.

 

Chiusa quella vicenda - in cui testimoniò a favore di Speciale - emigrò al Cesis come vice del servizio che stava trasformandosi. Dopo poco arrivò sopra di lui proprio De Gennaro. I due non si presero affatto, anzi. Spaziante mandò il poliziotto a quel paese, dimettendosi dal servizio e ritornando in Finanza. Ma quello scontro bruciava, e prima o poi non pochi nelle fiamme gialle si sarebbero attesi una mossa. La vittima sacrificale era già predestinata: un De Gennaro sotto Spaziante proprio lì, a Roma.

Così ritengono i chiacchiericci interni, che hanno fondato la possibile leggenda della tremenda vendetta di Spaziante contro De Gennaro anche su un altro recente fatto: la bocciatura- che ha fatto clamore- dell'avanzamen - to di carriera del generale Cosimo Sasso, il finanziere prescelto da De Gennaro per la vicedirezione del servizio segreto.

Doveva passare da generale di divisione a generale di corpo di armata, quasi un atto dovuto dopo un anno al servizio. Così non è stato, e il tam-tam indica nell'antico scontro fra i due potenti il vero motivo che spiega. Che c'entra tutto questo con la Anemone's list? Secondo i retro scenisti del settore, non solo c'entra, ma sarebbe proprio il frutto più avvelenato di quello scontro.

 

E' un fatto innegabile che la lista fosse dormiente e che si sia risvegliata proprio in mezzo a quella tenzone. Quel che è più difficile è capire a quale dei due contendenti fosse più utile o dannosa la pubblicazione. Perché nell'elenco ci sono feriti dell'uno e dell'altro fronte: decine di indirizzi pubblici e privati di autorevoli ufficiali della Finanza, lavori in caserme e in stanze e sale del comando generale all'epoca di Speciale.

 

Sembrerebbe un colpo tirato a Spaziante. Ma ci sono anche lo stesso Gianni De Gennaro, Nicola Cavaliere e Antonio Manganelli, come indirizzi e lavori fatti per la polizia nell'epoca di ciascun comando. Eallora potrebbe essere un colpo tirato a De Gennaro. Il giallo resta dunque irrisolto. Ma ha molto a che fare con l'Anemone's list

 [14-05-2010]

 

 

L’ANEMONE’S LIST? UN’IMBOSCATA! – GUARDA UN PO’, I MAGISTRATI DI PERUGIA NON SAPEVANO NULLA DELLA LISTA CON I LAVORI VIP DELL’IMPRENDITORE DELLA CRICCA - IL PM SOTTANI ARRIVA AL PUNTO DI CHIEDERNE UNA COPIA AI GIORNALISTI PERCHÉ, ASSICURA, NON L’HA MAI VISTA PRIMA! – GLI INQUIRENTI TEMONO UN SABOTAGGIO: SE TUTTI SONO COLPEVOLI, NESSUNO È COLPEVOLE. SI TRATTA DI ANNOTAZIONI BEN POCO UTILI, TROPPO SINTETICHE, IMPOSSIBILI DA ANALIZZARE… Francesco Bonazzi e Marco Menduni per "Il Secolo XIX"

 

La "Diego's List" esplode come una bomba. I quattrocento nomi riemersi all'improvviso da un computer sequestrato (ma già più di un anno fa) all'imprenditore Anemone, allargano a dismisura i confini d'azione della "cricca" degli appalti sotto inchiesta. Ma creano anche un'enorme confusione. Fino a far sospettare ai pm che la diffusione di quel papello («non è mai stato nei nostri fascicoli», giurano) sia stata manovrata a bella posta per sabotare il loro lavoro: tutti colpevoli, nessun colpevole.

 

Così è un profluvio di smentite da parte delle persone indicate, in maniera più o meno criptica, in quelle annotazioni. Dalle quali rie merge anche una vicenda ligure che negli anni scorsi ha destato grande sensazione: quella del villino di Mulinetti, vicino a Recco, il piccolo gioiellino sul mare finito al centro di una furibonda contesa sfociata, ancora una volta, nelle aule giudiziarie.

COLOSSEO

Ristrutturato, era divenuto l'alloggio di servizio di Walter Lupi, allora provveditore per le opere pubbliche di Liguria e Lombardia, oggi commissario per il Terzo Valico. Su quella ristrutturazione sospetta ha lavorato a lungo la procura di Genova. Oggi quella vicenda ricompare nelle annotazioni di Anemone con le annotazioni «Recco finestre e lavoraz varie falegnameria» e «Lupi porta cavallo», più la dicitura «Gf Nova Micarelli» che indica il nome dell'azienda che eseguì i lavori.

 

Le annotazioni di Anemone sul suo pc sono tutte da interpretare e questo accresce la confusione, che qualcuno pensa instillata a bella posta. Quella relativa a «Scajola, Barberini 38», per esempio, non si riferisce a un altro appartamento ristrutturato per la famiglia dell'ex ministro, ma a uffici di proprietà della Presidenza del Consiglio. Oggi, in quel palazzo che confina con il quartier generale di Francesco Gaetano Caltagirone, c'è l'agenzia del Demanio, traferitasi dal 2OO5. Prima c'è stato il dicastero delle Pari Opportunità e nel 2003, quando la ditta del gruppo preferito dai servizi segreti e dal Viminale ha eseguito lavori di ristrutturazione, ospitava il ministero per l''Attuazione del Programma.

L'avvocato Giorgio Perroni, che assiste Scajola, spiega che «in quegli uffici di via Barberini l'allora ministro non ha mai messo piede perché ne aveva altri in via della Mercede».

 

Ancora: nella "Diego's List", ci so no tanti nomi che contano. Ma fino a prova contraria, non si tratta di personaggi che hanno necessariamente ricevuto delle regalie dal costruttore uscito domenica dal carcere dopo tre mesi, in cui è rimasto in silenzio e non ha riempito un solo verbale.

 

Ad esempio, il capitolo che riguarda i vertici del Viminale e dei servizi segreti è tutto da interpretare. Il cognome dell'ex capo della Polizia e attuale numero uno del Dis (il vecchio Cesis, l'organismo che coordina tutta l'attività di intelligence), Gianni De Gennaro, compare in un paio di annotazioni. Nel 2006, Anemone annota di aver fatto lavori per il figlio di De Gennaro in via Carducci, a Roma: ma si tratta dello studio legale e tributario Traverso e Associati, che ha conservato le fatture dei pagamenti. L'anno prima, sarebbero stati eseguiti dei lavori di ristrutturazione anche in un appartamento ci via Civinini, ai Parioli, vicino al quale Anemone ha scritto «De Gennaro, capo Ps».

 

Anche in questo caso, secondo quanto risulta al Secolo XIX, l'ex capo della Polizia avrebbe conservato le "pezze d'appoggio". Mentre l'abitazione di piazza Grazioli che era in uso al braccio destro di Antonio Manganelli, Nicola Cavaliere (nel frattempo passato ai servizi), sarebbe in realtà un alloggio di servizio del Viminale.

Negli elenchi trovati dalla Finanza compaiono anche riferimenti a un misterioso "generale Savino", oltre che a lavori svolti per la caserma della divisione Palidoro dei carabinieri, a Tor di Quinto. Secondo gli inquirenti, potrebbe trattarsi del generale in pensione dell'Arma Antonio Savino, che ha gestito i lavori affidati ad Anemone a Tor di Quinto per il G8 dei ministri della Difesa del 2003 (ministro era Antonio Martino).

 

Lavori il cui costo scatenò alcune interrogazioni parlamentari e che indussero l'ex presidente Francesco Cossiga, il 24 luglio 2004, a farsi intervistare dal Corriere della Sera allo scopo dichiarato di «impedire che il generale Savino» prendesse il posto del generale Mario Mori alla guida del Sisde.

L'unica conferma certa che giunge dalle nuove carte è impressionante la quantità di lavori milionari che le ditte di Anemone hanno svolto tra il 2002 e il 2008 per servizi segreti, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

 

E i pm di Perugia? A tormentare la loro sveglia è stata proprio quella lista di 400 nomi, circostanze, lavorazioni che la guardia di Finanza ha tenuto sotto chiave per quasi un anno. Poi quelle carte sono uscite all'improvviso, nel bel mezzo dell'inchiesta. Presentate come una relazione sulla quale i pm vogliono far chiarezza. La realtà è, però, diversa.

 

Quella lista, giurano adesso i pm perugini, non è mai stata agli atti della loro inchiesta. E a rendere più credibile il loro stupore, la circostanza che il sostituto Sergio Sottani chieda ai giornalisti se hanno una copia di quegli appunti, perché, assicura, non li ha mai visti prima.

Delle due l'una: o è un attore impareggiabile o l'uscita, sui giornali, di quelle carte rappresenta davvero una sorpresa. E, forse, anche il tentativo di destabilizzare l'inchiesta. Questa è l'ipotesi che turba i magistrati. Anche perché la valutazione di quel che Anemone aveva nascosto nel suo hard disk è molto severa: «Tutte annotazioni ben poco utili, troppo sintetiche, impossibili da analizzare».14-05-2010]

 

 

Obiettivo Gianni Letta! - Da una parte il partito nordista di Bossi-TREMONTI, dall’altra il polo laico-sudista di Fini, i novelli ladri di Pisa mirano allo stesso obiettivo: fare fuori il sacrestano Letta per prendere il posto di Berlusconi - A botte di liste fuggite dal seno della Guardia di Finanza (che dipende dal Ministero del Tesoro), si delinea chi è l’agnello sacrificale del berlusconismo - Scajola, Bertolaso, Bondi, Balducci cos’hanno in comune? Fanno tutti riferimento al sub-partito romano e post-democristiano di Letta, schierato contro il tremontismo leghista... Fabio Martini per "La Stampa"

Sembrava una di quelle battute di grana grossa, buttate lì per deliziare i propri elettori. E invece nella boutade di tre giorni fa del ministro leghista Calderoli («Non sono mai stato a pranzo con un romano») c'era il preannuncio di un'operazione politica più sofisticata.

 

La suggestione di una Roma corrotta e corruttrice, prima è stata preparata dal «Giornale» e da «Libero», i due giornali che meglio interpretano (e talora anticipano) gli umori più profondi del presidente del Consiglio. Ma poi, due sere fa, è stato lo stesso Silvio Berlusconi a far trapelare quella frase lapidaria («Se c'è qualcuno che ha sbagliato, paghi») che ribalta lo schema ininterrottamente in vigore da 16 anni: dietro qualsiasi indagine sui politici di centrodestra c'è sempre e comunque un disegno ostile, un complotto, una manovra delle toghe rosse.

 

La svolta è accompagnata dal lavoro giornalistico e di commento realizzato dal «Giornale»: ieri il quotidiano diretto da Vittorio Feltri ha pubblicato un elenco dettagliatissimo delle «attività» dell'imprenditore Diego Anemone, mentre Giancarlo Perna, una delle firme di punta del giornale, scriveva: «Scajola dovrà pur spiegare la storia della casa e perché Verdini si occupa delle pale a vento quando il Pdl ha bisogno delle sue cure».

Il titolo di apertura della seconda pagina era inequivocabile: «Dalla Capitale al Circeo, tutti facevano la corte al costruttore rampante». Effettivamente una vicenda «romanesca», visto che la stragrande maggioranza dei personaggi coinvolti è romano o vive nella capitale. Certo, è presto per capire se la svolta «moralizzatrice» sarà duratura. Ma se lo fosse, sarebbe una sorpresa? Non è qualcosa di già visto?

COLOSSEO

«Certo che si è già visto, è lo stesso schema del 1994 - sostiene Bruno Tabacci, a quei tempi parlamentare Dc -. Allora i Tg di Mediaset e i giornali di destra sostennero a spada tratta Mani Pulite per favorire l'ascesa del «nuovo» Berlusconi, il ricco che non aveva bisogno di rubare. E ora, abilissimo come è nella sua capacità camaleontica e temendo di essere travolto, ci riprova, con una variante: farà la parte del tradito, del tipo: ma come, vi ho fatto parlamentari, ministri, e voi che mi combinate?».

 

Dunque c'è qualcosa di nuovo, anzi di antico nell'approccio berlusconiano. Con una differenza importante rispetto al 1993-'94. Stavolta al governo c'è lui. I boatos che anche ieri si rincorrevano a Montecitorio e a Palazzo Madama facevano paura: oltre alle consuete voci sul coinvolgimento di altri due, tre ministri, ne circolavano altre relative a richieste di arresto in arrivo alla Camera nei confronti di notabili del Pdl.

E anche se è difficile calcolare la potenza d'urto dell'ondata giudiziaria in arrivo, tra i «subpartiti» del Pdl, i rischi maggiori sembra correrli quello romano e postdemocristiano di Gianni Letta, rispetto a quello nordista di Giulio Tremonti.

 

Per ora l'inchiesta sul G8 ha costretto alle dimissioni Claudio Scajola, un politico di «territorio», di ascendenza democristiana, vicino a Gianni e distante da Giulio Tremonti. Tanto è vero che uno che democristiano lo è ancora come il ministro Gianfranco Rotondi non si arrende: «Su Scajola bisogna aspettare, potrebbe uscirne a testa alta e magari scopriremo che i ladri si sono rubati tra di loro...».

 

Ma le voci più ricorrenti, tutte da dimostrare, sussurrano di coinvolgimenti di ministri ex An (dell'ala anti-Fini), di personaggi fuori cordata come Denis Verdini, mentre risulterebbe indenne tutta l'ala «nordista».

Certo, un'inchiesta della magistratura allo stato iniziale impone riserbo ed è quello che si è pubblicamente imposto Gianfranco Fini. Che in chiacchierate strettamente private ritiene che per lui la cosa migliore, in questa fase, sia «di stare fermo». E di attendere sviluppi giudiziari che potrebbero essere destabilizzanti, sussulti che lo staff del presidente della Camera colloca in estate, tra la fine di giugno e il mese di settembre.

E Giulio Tremonti? Da due anni ostile a qualsiasi concessione alla «finanza allegra», lui stesso da tempo spiega il suo inossidabile riserbo sulle questioni politiche con queste parole: «Mi sono imposto un profilo basso», Certo, per non irritare il presidente del Consiglio sempre diffidente col protagonismo delle personalità forti, «ma anche perché - per dirla con un personaggio di prima fila del Pdl - a lui non resta che aspettare, a questo punto in prima fila come erede al trono c'è proprio lui».14-05-2010]

 

 

- MA QUELL’INNOCENTONE DI PICALARGA CHE HA RISTRUTTURATO CASA CIAMPI IN VIA ANAPO È LO STESSO PICALARGA CHE LAVORA AL NUOVO PALAZZO DEL CINEMA DI VENEZIA? - 2- SCUSATE, MA NON È L’APPALTO CHE NELLE INTERCETTAZIONI DI FIRENZE SUL "SISTEMA GELATINOSO" DI BALDUCCI & CO. APPARE PEGGIO DI UNA FOGNA, PILOTATO "DAI ROMANI" AL PUNTO CHE SI CONOSCEVANO I VINCITORI PARECCHI MESI PRIMA DELL’ESITO DELLA GARA? ERA LÌ PER CASO, TRA I VINCITORI, QUESTO PICALARGA? O FORSE IL RISTRUTTORATORE DI CASA CIAMPI ERA UN PO’ AMICO DI BALDUCCI? O DEGLI AMICI DEGLI AMICI DI BALDUCCI & ANEMONE? QUELLI CHE LAVORAVANO DAPPERTUTTO? - 3- LE FOTO DI ANEMONE ALL’USCITA DAL CARCERE, SCADUTI I TERMINI DI CUSTODIA CAUTELARE -

 

1 - SCADUTI I TERMINI DI CUSTODIA CAUTELARE, ANEMONE HA LASCIATO IL CARCERE DI RIETI. RESTANO DENTRO ANGELO BALDUCCI E FABIO DE SANTIS
il giornale.it

Scarcerato Diego Anemone, il costruttore considerato una delle figure centrali dell'inchiesta condotta dalla procura di Perugia sugli appalti per i grandi eventi, e il funzionario Mauro Della Giovanpaola. Anemone era detenuto nel carcere di Rieti e oggi sono scaduti i termini di custodia cautelare disposti dal Gip di Perugia. Quella di Diego Anemone è stata un' uscita dal carcere effettuata nel massimo della segretezza.

ANEMONE ALL'USCITA DAL CARCERE

Dopo che informazioni discordanti si erano susseguite durante tutta la giornata di ieri sull'orario sulla sua scarcerazione per evitare l'assedio dei giornalisti, Anemone alle 6,20 di questa mattina ha lasciato la nuova casa circondariale di Rieti. Visibilmente dimagrito, con giubbotto ed occhiali scuri ed al polso un orologio con il cinturino blu elettrico, Diego Anemone, accompagnato da una donna bionda che era entrata poco prima nel carcere, e da altri cinque uomini, è salito a bordo di una Mercedes che si è allontanata insieme ad un'Audi scura dall'edificio. Anemone, a bordo dell'auto, ha girato il volto per evitare di essere ripreso all'uscita dai cancelli da telecamere e fotografi.

Anche il funzionario pubblico Mauro della Giovanpaola ha lasciato il carcere di Terni dove era detenuto senza fare dichiarazioni. Anche nei confronti di Della Giovanpaola sono scaduti i termini della custodia cautelare disposta dal gip di Perugia.

Oggi sono scaduti i termini di custodia cautelare anche nei confronti degli altri due arrestati per l'inchiesta Perugia sugli appalti per i grandi eventi, Angelo Balducci e Fabio De Santis. Questi rimangono però detenuti perché coinvolti nel troncone fiorentino dell'inchiesta, quello per l'appalto dei lavori della scuola marescialli nel capoluogo toscano.

 

2 - DAGO-REPORT: A PROPOSITO DI PICALARGA....
Ma quel l'innocentone di Picalarga che ha ristrutturato casa Ciampi è lo stesso Picalarga che lavora al nuovo Palazzo del cinema di Venezia?


Ma non è l'appalto che nelle intercettazioni di Firenze sul "sistema gelatinoso" di Balducci & co. appare peggio di una fogna, pilotato «dai romani» al punto che si conoscevano i vincitori parecchi mesi prima? Era lì per caso, tra i vincitori, questo Picalarga? o forse era un po' amico di Balducci? o degli amici degli amici di Balducci e Anemone? quelli che lavoravano dappertutto?
vedere per credere:
http://www.governo.it/150_italia_unita/progetti/anticipatori/aggiudicatari.pdf

VENEZIA

A vincere la gara è la Sacaim-Intini, con la Picalarga srl, guarda un po', come mandante cooptata. La Sacaimaveva già lavorato a Venezia alla ricostruzione della Fenice. E indovina chi era stato il commissario straordinario per la Fenice, convocato a Venezia dal'allora sindaco margheritino Paolo Costa, ex ministro alle Infrastrutture? Angelo Balducci.

E indovina adesso chi doveva fare ikl commissario anche per il costruendo palazzo del cinema di Venezia? Angelo Balducci.

 

 

2 - L'APPALTO DEL PALACINEMA DI VENEZIA
Da Panorama del 5 marzo 2010

Dalle telefonate intercettate a Casamonti: «Marco, c'hanno infilato un architetto di Roma che è amico di Rutelli... hai capito...a Venezia... io lo sapevo da due mesi... non c'era verso... che c'era l'architetto di Rutelli». L'imprenditore Di Nardo, amministratore delegato della Btp, sospira a Casamonti: «Questo ti insegna anche un'altra cosa... o tu diventi amico di Rutelli o di Veltroni o tu puoi tornare a casa».

A vincere a Venezia è lo studio genovese 5+1AA, insieme a Rudy Ricciotti. E' lo stesso gruppo che ha progettato la ricostruzione di San Giuliano di Puglia, dove il soggetto attuatore è Claudio Rinaldi, l'alter ego di Balducci. E che lavora alla ricostruzione di Cavallerizzo Cerzeto, in Calabria, dove una frana che nel 2005 ha interessato 24 case ha dato vita a una new town da svariati milioni. Il paese non ha ancora deciso se la new town è cosa buona o no. Di certo è buona cosa per i progettisti e i costruttori, tra cui c'è Anemone. Chi vigila? Il SIIT Lazio: Balducci prima e Rinaldi poi.

 

La società che ha vinto a Venezia è la Sacaim, in società con il gruppo Intini, quello che con Balducci si era già preso il carcere di Oristano. Noci sta a un tiro di schioppo da Fasano, patria del senatore dalemiano Nicola Latorre.

Enrico Intini è a capo di un gruppo da 3.000 dipendenti e una trentina di società che fanno di tutto, dalle costruzioni all'ambiente. E per promuoverle aveva siglato, nel 2008, una consulenza da 150 mila euro l'anno con la G.C.Consulting di Giampaolo Tarantini. Questi gli avrebbe presentato Guido Bertolaso e Paolo Berlusconi, fratello del premier.

 

Bertolaso aveva smentito tutto l'estate scorsa: «Intini mi fu presentato nel maggio 2007 dal professor Francesco Boccia (il rivale di Vendola alle primarie, ndr), allora capo dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali alla Presidenza del Consiglio sotto il governo Prodi, alla presenza del signor Roberto De Santis che si presentò come amico e collaboratore dell'allora ministro degli esteri (Massimo D'Alema, ndr)».

De Santis negò di essersi definito collaboratore, ma amico sì. Come del resto lo stesso Intini, che ha ammesso la sua vicinanza con Baffino: «però credo non sappia bene quello che faccio». Ciò non ha impedito a D'Alema, a Intini, a De Santis di frequentare l'avvocato Salvatore Castellaneta di Bari, nel cui studio Tarantini propose a Intini di mettersi insieme in affari. Siamo alla cricca trasversale. Quella che attraversa regioni, partiti, appalti, schieramenti, persino inchieste giudiziarie.

 

Ed eccoci di nuovo agli appalti per i 150 anni dell'Italia unita, una torta di cui Intini ha preso la sua fetta. «Caro ministro, è una vergogna che voi facciate questi appalti!» tuona un costruttore marchigiano a un convegno dell'Ance con Di Pietro. «Se vuole le dò nome e cognome di chi ha già vinto. Va bene? Tanto è vero che la Sacaim ci lavorava da mesi...(al progetto per il Palacinema di Venezia)». 09-05-2010]

 

 

LO SHAMPOO DELLA CRICCA - nel dicembre del 2009, con il placet del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, balducci promuove a direttore dei lavori di restauro dei Nuovi Uffizi un tale Riccardo Micciché, ingegnere agrigentino non solo in odore di mafia, ma soprattutto ricco di una competenza maturata nel ramo del management di aziende specializzate nella "preparazione dei terreni per erbe e piante officinali", e nella «attività di parrucchiere per donna, uomo, bambino, di manicure e pedicure". Epperò, già collega di cantiere, alla Maddalena, di Francesco Piermarini, il cognato di Berto-liso.... Carlo Bonini per La Repubblica

Con buona pace di Guido Bertolaso e del set allestito venerdì a Palazzo Chigi per restituire onore e lustro alla Protezione civile, c´è una storia (documentata negli atti depositati dalla Procura di Firenze per il giudizio immediato di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Francesco De Vito Piscicelli e l´avvocato Guido Cerreti) che torna a raccontare le mosse storte della Cricca. E uno dei suoi miracoli negli appalti per le Grandi opere.

ALL'USCITA DAL CARCERE

Parliamo della decisione che nel dicembre del 2009, con il placet del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, promuove a direttore dei lavori di restauro dei Nuovi Uffizi un tale Riccardo Micciché, ingegnere agrigentino non solo in odore di mafia, ma soprattutto ricco di una competenza maturata nel ramo del management di aziende specializzate nella «preparazione dei terreni per erbe e piante officinali», e nella «attività di parrucchiere per donna, uomo, bambino, di manicure e pedicure». Epperò, già collega di cantiere, alla Maddalena, di Francesco Piermarini, il cognato di Guido Bertolaso...

Micciché e i Nuovi Uffizi, dunque. Per l´appalto, che vale 29 milioni e mezzo di euro (e di quelli in elenco per i 150 anni dell´Unità d´Italia), nel dicembre del 2009, un´ordinanza di "Protezione civile" della Presidenza del Consiglio dei Ministri raccomanda che sia scelto quale direttore dei lavori, «un soggetto di elevata e comprovata esperienza».

E così, quando il 22 dicembre, Salvo Nastasi, capo di gabinetto del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, comunica ad Angelo Balducci che la scelta è caduta sull´ingegnere Micciché, persino ad un tipo con due dita di pelo sullo stomaco come Fabio De Santis, sembra troppo.

 

Al telefono con il suo amico e collega Enrico Bentivoglio, De Santis, allora provveditore per le Opere pubbliche della Toscana, dice: «Come cazzo si chiama... Micciché. Non ci posso credere... Non ci posso credere (ride)... Ma li mortacci. Quando lo vedo gli dico: "Siamo proprio dei cazzari... Siete proprio dei cazzari. Andate in giro a rompere il cazzo... Ma ti rendi conto? Quando siamo andati che ci stava pure Bondi, abbiamo fatto la riunione, siamo tornati in treno e ci stava pure Salvo Nastasi. Stavamo da soli e gli ho fatto: "Ma siamo sicuri di coso... il siciliano? Siamo sicuri che questo riesce a mettere d´accordo tutti? Perché un conto è fare un grande successo... La Maddalena per carità d´Iddio... un conto è fare il direttore degli Uffizi».

 

Evidentemente, però, l´agrigentino ha amici di peso. Sicuramente - per quel che si legge nelle intercettazioni telefoniche di De Santis - ha l´appoggio di Mauro Della Giovampaola. Certamente, ha un peso decisivo aver lavorato alla Maddalena con Francesco Piermarini, il cognato di Bertolaso, quale "rappresentante della struttura di missione" e avere avuto un qualche legame con il costruttore Diego Anemone (visto che il cellulare di Micchiché, come quello di Piermarini, in quel periodo sono in carico a una delle aziende che lavorano in subappalto per il costruttore romano).

In ogni caso, annotano i carabinieri del Ros nella loro informativa del 4 gennaio 2010, «l´ingegnere non appare essere munito di particolare esperienza per condurre i lavori degli Uffizi». Se non altro, per aver seduto nel cda della società "Erbe Medicinali Sicilia" (le piante officinali) ed essere socio della "Modu´s Atelier" (parrucchiere e manicure).

di Roma

Ma quel che è peggio - e sono ancora i carabinieri ad annotarlo - è che il fratello di Riccardo Micciché, Fabrizio, è responsabile tecnico della ditta "Giusylenia srl", impresa «sotto il controllo di esponenti della Cosa nostra agrigentina», accusati di aver favorito la latitanza di Giovanni Brusca e dunque sotto il tallone di Bernardo Provenzano.

Non è dato sapere se in quel dicembre 2009, il ministro Bondi conosca le competenze di Riccardo Micciché e il contesto familiare mafioso che lo definisce. Se lo abbia informato il suo capo di gabinetto o lo abbia fatto il capo della Protezione civile Guido Bertolaso.

 

È un fatto che Micciché diventa direttore dei lavori di restauro e che le conclusioni del Ros appaiono su questa circostanza radicali: «Si ritiene che l´affidamento dei lavori degli Uffizi sia gestito in una più ampia cornice di interscambio di favori, con la conseguenza che l´importante direzione dei lavori venga affidata a un tecnico che, da un lato non sembra essere un soggetto di elevata e comprovata responsabilità, e dall´altro ha contatti con soggetti iscritti in un contesto di condizionamento mafioso».09-05-2010]

 

 

UCCI-UCCI C’È LA CRICCA DI BALDUCCI /2 – ARITOH! ECCO CHE TI SPUNTA ANCHE LA MAFIA! – AZIENDE VICINE A COSA NOSTRA RICEVEVANO APPALTI E SI BECCAVANO IL 3% ANCHE QUANDO NON LAVORAVANO – AL CENTRO L’ING. MICCICHÉ, LEGATO A COSTRUTTORI VICINI AD ANEMONE, MA ANCHE STRETTAMENTE LEGATO AL COGNATO DI BERTO-LESO (E CON UN FRATELLO VICINO A COSA NOSTRA) – L’ING. MICCICHÉ, CON IL PLACET DEL MINISTRO BONDI, È STATO ANCHE SCELTO COME DIRETTORE DEL CANTIERE PER IL RESTAURO DEGLI UFFIZI. MA QUESTA È UN’ALTRA STORIAFrancesco Grignetti per "la Stampa"

Si scava tra gli affarucci della «cricca» ed ecco che ti spunta la mafia. I carabinieri del Ros hanno trovato infatti le tracce della Onorata Società nei retroscena dei Grandi Appalti. Si prenda la Btp, specchiata impresa fiorentina di costruzioni che addirittura vince l'appalto per costruire la Scuola marescialli dell'Arma nel capoluogo toscano.

 

Ma ecco che cosa ti scoprono proprio i carabinieri: «Costituivano una Ati (associazione temporanea di imprese, ndr) tra la Btp e il Consorzio stabile Novus al fine di partecipare alle gare per le quali era stata fatta la promessa corruttiva». Fin qui, con la storia della corruzione, è lo sviluppo di quanto già si sa: il gruppo dei funzionari pubblici della Ferratella, Angelo Balducci e i suoi sodali, i soldi di Diego Anemone, le ordinanze di Protezione civile per saltare i controlli ordinari, le mene di Francesco De Vito Piscicelli... Ma attenzione a quel Consorzio stabile Novus.

 

E' da lì che s'alza l'odore di zolfo. Scrivono sempre i carabinieri: «La Btp, garantendo il possesso dei requisiti patrimoniali per partecipare a gare di ingente importo - e in particolare a quelle connesse alla manifestazione del G8 - consentiva a Consorzio stabile Novus, ove erano presenti significative presenze mafiose, di partecipare alle suddette gare».

 

Il senso di quanto scrivono gli investigatori è chiaro: la Btp è una grande impresa «pulita» di Firenze che si presta a fare da cavallo di Troia per i mafiosi, i quali addirittura s'infilano negli appalti più delicati dello Stato, ovvero la preparazione del G8 alla Maddalena. «In detto consorzio, il Di Nardo Antonio (un altro del gruppo della Ferratella, ndr) risultava referente di alcune delle imprese consorziate di origine siciliana e campana connotate dalla presenza, quali soci o amministratori, di soggetti già coinvolti in procedimenti penali per reati di associazione di stampo mafioso».

 

Quello che proprio non avrebbero mai potuto fare in prima persona, dunque, gli riusciva sotto lo schermo della Btp, l'impresa di cui è patron il costruttore fiorentino Riccardo Fusi. E che ci sia qualcosa di losco da approfondire, aggiungono i carabinieri, lo si desume da uno strano accordo tra i fiorentini e queste società in odore di mafia.

«Imprese alle quali veniva garantito almeno il 3% dell'importo dell'appalto aggiudicato ancorché non fossero investite dalla materiale esecuzione dello stesso». Senza che nemmeno alzassero un dito, i soci occulti della Btp incassavano dunque il 3% dell'appalto. Perché? «Per il solo fatto di partecipare al consorzio».

 

Ma che poi alla Maddalena qualcosa non sia andato per il verso giusto, gli investigatori lo sospettano da tempo. C'è un ingegnere agrigentino, Riccardo Micciché, il cui telefono viene messo sotto intercettazione nel 2009. In quella fase, Micciché, 36 anni, è alla Maddalena come «rappresentante della struttura»; utilizza un telefonino intestato a un costruttore romano che sta facendo lavori in subappalto per conto di Diego Anemone; si sente quotidianamente con l'ingegnere Francesco Piermarini, cognato di Diego Bertolaso, anche lui impegnato in uguali lavori per il G8.

 

Una carriera che sembra in irresistibile ascesa, la sua. Il guaio è che il fratello di Micciché, Fabrizio, lavora in Sicilia ed è il responsabile tecnico della società Giusylenia srl. Di quest'ultima i carabinieri scrivono che è «inserita in un contesto criminale finalizzata alla gestione dei lavori pubblici» e «sotto il controllo di esponenti della Cosa nostra agrigentina», collegati in passato a Bernardo Provenzano e alla latitanza di Giovanni Brusca.

SANDRO BONDI

C'è da sbalordire che Micciché, con questo ingombrante pedigree familiare, abbia lavorato al G8 e in funzioni tanto importanti. Questo accadeva nel 2009. A fine anno, poi, l'ingegnere Riccardo Micciché viene scelto - con il placet del ministro Sandro Bondi e del suo capogabinetto Salvo Nastasi - quale direttore del cantiere per il restauro degli Uffizi, a Firenze. Ma questa è un'altra storia.

 

 [10-05-2010]

 

 

PROTEZIONE CIVILE SALVA IL BERTO-LESO CON UN INCARICO INTERNAZIONALE - AL POSTO DEL MASSAGGIATO DEL SALARIA SPORT CENTER, IL SUO NEO-VICE, PERSONA SICURA, L’EX BARBA FINTA FRANCO GABRIELLI (CAPO DEL SISDE EPOCA PRODI) - IL "MASSAGGIO" DI CONSEGNE FRA SETTEMBRE E LA FINE DELL’ANNO - LA PROCURA INDAGA SULLA CONSULENZA ALLA MOGLIE DI SAN GUIDO, ARCHITETTA DI GIARDINI, E SUI LAVORI ALLA MADDALENA OTTENUTI DAL COGNATO DA ANEMONE 1- PROTEZIONE CIVILE, BERTOLASO VICINO ALL'ADDIO...
R.C.
per "la Repubblica"

 

Guido Bertolaso lascia la Protezione civile. Questione di pochi mesi, probabilmente già a settembre, e il suo futuro vicecapo dipartimento, l'attuale prefetto de L'Aquila Franco Gabrielli, che assumerà l'incarico il 14 maggio, ne prenderà il posto. L'entourage di Bertolaso parla di decisione presa da tempo, prefigura un passaggio delle consegne più lungo e indica dicembre come mese dell'avvicendamento.

Ma l'accelerazione dell'inchiesta di Perugia e la tensione provocata nel governo dalla goffa conferenza stampa di venerdì scorso con annesso incidente diplomatico con gli Stati Uniti, potrebbero rendere i tempi assai più brevi. È un fatto che la conferma di una decisione ormai presa l'ha data lo stesso Guido Bertolaso ieri a Udine intervenendo a un dibattito per i 34 anni dal sisma del Friuli.

 

"Gli uomini passano - ha detto - la Protezione civile, con il suo straordinario bagaglio di esperienza, resta. Non è un mistero per nessuno che già mesi fa dissi di voler lasciare la Protezione civile. Poi mi fu chiesto di rimanere vista l'emergenza per il terremoto dell'Aquila. Ora che al Dipartimento è arrivato il mio vice penso di poter lasciare".

Nel dibattito con Giuseppe Zamberletti, ex Commissario straordinario per il terremoto in Friuli, Bertolaso ha fatto un cenno alla cronaca usando alcuni aneddoti. "Zamberletti - ha spiegato - venne "trombato" e non fu rieletto mentre stava ancora lavorando a una delle tante emergenze affrontate. Il suo successore, Guido Barberi, a dieci anni di distanza, sta ancora aspettando giustizia per il cosiddetto scandalo Arcobaleno.

 

Non vi annoio - ha aggiunto Bertolaso - con le questioni che mi riguardano perché le conoscete. Oggi non si può contrastare l'immediatezza e la velocità dell'informazione. Basta una fotografia messa su YouTube per annullare il lavoro di mesi e per rovinare le persone. Ma gli uomini passano e debbono passare. L'importante è che resti la Protezione civile".

 

Le parole di Bertolaso riconfermano il nervosismo di questi ultimi giorni e testimoniano la delicatezza delle questioni che in questo momento lo assediano. Le consulenze della moglie per il costruttore Diego Anemone, il lavoro del cognato Francesco Piermarini sempre per il costruttore nei cantieri del G8 della Maddalena e quindi a L'Aquila, sono entrambe oggetto di un'indagine che non promette di concludersi di qui a poche settimane (proprio venerdì scorso Bertolaso si era pubblicamente lamentato del fatto che a distanza di tre mesi la sua posizione di indagato per corruzione a Perugia non fosse stata ancora archiviata).

Il compito che si prepara per il suo successore Franco Gabrielli (già direttore del Sisde nei due anni del governo Prodi) indicato dal Consiglio dei ministri un paio di settimane fa, è tutt'altro che semplice. Eredita una macchina rodata ma costruita a immagine e somiglianza dell'uomo che ne è stato il padrone per anni. Non sarà quindi soltanto una questione di lustro e di onore da restituire alla Protezione civile ma di uomini e di strutture da ridefinire. Senza contare che le indagini su quanto accaduto in questi anni di gestione Bertolaso potrebbero riservare ancora molte sorprese.

 


2- PER IL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE SPUNTA UN INCARICO INTERNAZIONALE ...
Alessandra Ricciardi
per "Italia Oggi"

Strana coincidenza. Ieri Guido Bertolaso, in un'accorata conferenza stampa a Palazzo Chigi, spiegava il suo operato alla guida decennale della Protezione civile, l'essenza della sua onestà contro le valanghe di fango che gli si sono arrivate addosso con l'inchiesta di Perugia sulla cosiddetta cricca («speravo», ha detto ai giornalisti, «di poter festeggiare lo stralcio della mia posizione dall'inchiesta, ma sono fiducioso...mi ha colpito la serietà dei magistrati che mi hanno ascoltato»), ha ricordato la stima nazionale e internazionale di cui gode.

Il giorno prima, sulla "Gazzetta Ufficiale", veniva pubblicato il decreto del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, con cui si assegna a Bertolaso la delega da sottosegretario: coordinamento degli interventi di prevenzione in ambito europeo ed internazionale rispetto ad eventi di protezione civile.

E sarebbe proprio questo il nuovo ruolo politico di Bertolaso, a cui pure il premier aveva promesso un incarico da ministro. Ma il vento giudiziario spira sempre più forte su Palazzo Chigi e il Cav vuole evitare, dopo l'uscita di Claudio Scajola, di ritrovarsi a perdere, anche solo per il pressing mediatico, nuovi pezzi del suo esecutivo. Insomma, si impone cautela. E allora la conferenza di ieri potrebbe essere il canto del cigno di Bertolaso («non ho mai mentito agli italiani»), l'ultima uscita da capo della Protezione civile.

 

L'addio potrebbe avvenire magari contestualmente alla nomina di Paolo Romani a ministro dello Sviluppo economico. Oppure, poco dopo, nell'ambito di un riassetto complessivo del dipartimento di via Ulpiano. Pare infatti, raccontano rumors di palazzo, che vi sia il progetto di rimettere mano alla Protezione civile, ridisegnandone le funzioni e i poteri, anche per renderla più incisiva nella sinergia con le regioni e gli enti locali che hanno ereditato, con il federalismo, una grossa fetta delle competenze in materia di prevenzione del rischio. Il dossier è all'attenzione anche del ministro dell'interno, Roberto Maroni.

E non è escluso che, con un ritorno della Protezione civile sotto il controllo più diretto del Viminale, al posto di comando del dipartimento possa andare un vertice dei vigili del fuoco. Intanto, per la successione al Dipartimento, c'è pronta da calare pure la carta di Franco Gabrielli, già prefetto dell'Aquila ed ex capo degli 007 del Sisde, approdato in questi giorni alla Protezione civile, come anticipato da ItaliaOggi il 4 marzo scorso, nelle vesti, al momento, di vice capo.

Il ruolo di respiro sovranazionale di Bertolaso potrebbe diventare ancora più di peso, rispetto alle deleghe che detiene come sottosegretario, nel caso in cui dovesse andare in porto la costituzione, presso le Nazioni Unite, di un organismo di coordinamento a livello globale, previsto tra l'altro dal trattato di Lisbona, degli interventi contro i rischi e gli eventi di calamità naturali. E in quella sede la stima internazionale di cui gode Bertolaso potrà tornare certamente utile. 10-05-2010]

 

 

CHIAMALE SE VUOI… ’TAPPARELLE’ – MACCHé CASETTA DI PERIFERIA DESCRITTA NEI TG, ECCO A VOI IL LUSSUOSO PALAZZETTO LIBERTY-PARIOLINO DOVE VIVE LA BERTOLASO FAMILY (RISISTEMATO OVVIAMENTE DALLA DITTA ANEMONE PER 20MILA €) – IL “BOOM IMMOBILIARE” DELLA FAMIGLIA E I RAPPORTI TRA LA “CRICCA” E LA SIGNORA PIERMARINI, MOGLIE DEL RAS DELLA PROTEZIONE CIVILE (CHE UFFICIALMENTE COMPRA RUDERI PER RISTRUTTURARLI)… Marco Lillo per "Il Fatto Quotidiano"

Alla prossima assemblea di condominio il sottosegretario Guido Bertolaso rischia una tirata di orecchie dagli altri inquilini del suo palazzo. Ma come? Uno compra casa in un villino liberty nella zona più chic di Roma, i Parioli, e poi si ritrova il suo palazzo rappresentato come una casa di periferia nei telegiornali italiani.

"Tapparelle", il termine romanesco che fa venire in mente palazzi popolari con avvolgibili economici, suona come un'offesa per gli inquilini blasonati del condominio, come le figlie di Giovanni Malagò che hanno un appartamento sopra i Bertolaso mentre un altro è intestato alla Samofin del papà.

 

"Tapparelle" è davvero un'onta per gli infissi nobili che tutti possono ammirare nella foto pubblicata sotto. Un'imprecisione semantica che sembra quasi un lapsus freudiano rivelatore dell'ansia del sottosegretario di minimizzare i lavori di Diego Anemone nella sua casa romana.

 

Diego Anemone è stato arrestato dal Gip di Firenze Rosario Lupo nel febbraio scorso (e ora scarcerato dal gip di Perugia per il venir meno delle esigenze cautelari) anche, anzi soprattutto, per i favori che faceva ai pubblici ufficiali. E le ristrutturazioni degli immobili erano spesso usate per blandire e addolcire, almeno secondo l'ipotesi dell'accusa, chi doveva poi concedere e controllare appalti per centinaia di milioni di euro, dal G8 alla Maddalena ai Mondiali di nuoto del 2009.

Ecco perché la tapparella è diventata protagonista addirittura di una conferenza a Palazzo Chigi. Intorno al 50esimo minuto della conferenza stampa di venerdì quando i cronisti erano tramortiti da cronoprogrammi e gare ristrette, è arrivato finalmente il resoconto del dare e avere tra la famiglia Bertolaso e Anemone.

Il costruttore ha dato soldi alla moglie di Bertolaso per un progetto e ha fatto lavori nella sua casa di famiglia a Roma. Agli atti dell'inchiesta sulla corruzione negli appalti per i Grandi eventi è finito un assegno di 25 mila euro versato nel 2007 per il progetto del verde del suo circolo da Anemone a Gloria Piermarini, 58 anni, moglie di Guido Bertolaso, architetto paesaggista.

 

Non solo: il sottosegretario ha permesso al grande appaltatore del suo dipartimento di entrare in casa sua per fare lavori, pagati 20 mila euro nel 2006. Il dispiego di armi di distrazioni di massa della conferenza mirava ad attutire il colpo dell'excusatio non petita: "non è stato Anemone che ha dato soldi a me. Sono io che ho dato soldi a lui. Perché nel 2006 lui che ha una grande falegnameria, una delle migliori di Roma" ha cominciato a dire Bertolaso, "mi fece dei lavoretti nella casa, intestata a mia moglie: tapparelle, un tavolo, la sistemazione di armadi e quant'altro".

Dopo aver lasciato indeterminato il computo delle opere con quel "quant'altro" vago e inquietante, il sottosegretario è diventato precisissimo nella descrizione del pagamento: "il 29 settembre del 2006 gli ho versato 20 mila euro con l'assegno 65-65-67 della mia banca per pagare tutto quello che lui mi aveva eseguito".

 

E poi aggiungeva: "Non è stata una ristrutturazione, non è stata una casa comprata. È la casa di mia moglie nella quale abitiamo dagli anni novanta". Il Fatto Quotidiano è andato a verificare sul posto. Oltre all'assenza di tapparelle nel palazzo, si scopre così che i lavori non hanno riguardato solo la casa vecchia della moglie ma anche una seconda dimora appena acquistata dalla figlia.

 

Effettivamente la signora Gloria Piermarini acquista l'appartamento al primo piano del palazzetto dei Parioli (con box) nel novembre del 1989. Secondo la visura il notaio sarebbe il solito Gianluca Napoleone, lo stesso usato per l'acquisto di Scajola e Balducci molti anni dopo.

In realtà si tratta di un errore del catasto: "quell'atto è stato rogato dal padre del notaio", spiegano allo studio. Insomma stavolta "Zampo" e Anemone non c'entrano. L'attività immobiliare di famiglia si ferma per anni ma ha un'impennata nel 2004. Protagonista la società Sviluppo Tevere di Gloria Piermarini che compra tre immobili nelle Marche: due nel comune di Force, in provincia di Ascoli Piceno, e il terzo nel comune di Monteleone di Fermo. "La famiglia Piermarini è originaria di quella zona e la società della signora compra ruderi per poi ristrutturarli", spiegano fonti vicine a Bertolaso.

Più interessante invece è quello che accade nel 2005. Il 24 marzo di quell'anno, la figlia di Guido Bertolaso (la ragazza 26enne che ha scritto una lettera aperta a Panorama con la sorella Chiara per difendere il padre) compra un appartamento al piano terra sotto quello di mamma. Sono 3,5 vani che si uniscono agli 8,5 vani catastali del piano di sopra.

La casa nuova avrà certamente avuto bisogno di una ristrutturazione. Chissà che, oltre alle " tapparelle", al tavolo e agli armadi, in quel "quant'altro" ci sia anche qualche lavoro più impegnativo a casa della figlia. Lo abbiamo chiesto al portavoce di Bertolaso. Questa è la risposta: "i lavori di Anemone hanno riguardato sia la casa nuova della figlia che quella vecchia dove vive il sottosegretario. Peraltro sono attigue e probabilmente sono state rese comunicanti (ma al catasto non risulta, ndr) e quindi non c'è contraddizione con quanto detto in conferenza".

In realtà, l'insistenza di Bertolaso quel giorno sul fatto che si trattava di una casa vecchia della moglie, e non di una ristrutturazione di una casa nuova, sembrava voler distogliere i giornalisti dall'idea di un lavoro "pesante" di Anemone. Come l'uso del termine tapparella che oggi Bertolaso stesso rettifica: "Effettivamente si tratta di persiane". Ma chi ha fatto la ristrutturazione della casa della figlia? La risposta dello staff del sottosegretario è vaga: "Non ci sono stati lavori di muratura ma solo una tinteggiatura della quale non ricordiamo l'impresa esecutrice".11-05-2010]

 

 

NEI VERBALI della "cricca" Ci mancava solo Tonino, GIà MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE DEL GOVERNO PRODI - Secondo un finanziere, DI PIETRO ha segnalato ai giudici il possibile coinvolgimento del leader Udeur in un’inchiesta su una truffa. Uno degli indagati denuncia: al mio processo uno dei testi ha detto che gli hanno dato un verbale col nome del politico già scritto... - TONINO NEI VERBALI DELLA CRICCA
Gian Marco Chiocci
- Massimo Malpica per Il Giornale

 

Ci mancava solo Tonino, nel caso della «cricca». La macchia si spande e sfiora il leader dell'Italia dei valori. Di Pietro è «compromesso», come tutti al ministero, «una manica di banditi». A parlare al telefono (intercettati dagli inquirenti) sono il numero uno della Btp Riccardo Fusi e il suo vice, Roberto Bartolomei. I due (entrambi indagati) hanno appena saputo che il dicastero delle Infrastrutture non restituirà all'impresa il cantiere della scuola Marescialli di Firenze.

costruzioni BTP

È il 17 febbraio 2010, Bartolomei a quel punto si sfoga. Citando il leader Idv e un «Lu», probabilmente Pietro Lunardi, predecessore di Tonino al ministero delle Infrastrutture: «Non c'è mica nessun problema... tanto, ascolta, questo è un film bell'e visto (...) lì sono tutti compromessi, dal ministro a tutti i sottosegretari...». Frasi, commenti, brani di chiacchierate. Uno squarcio su una realtà che - stando ai fatti - sarebbe molto più complessa di quella raccontata finora.

Complessa anche l'altra indagine in cui è coinvolto Di Pietro e che sarà oggetto di interrogazione parlamentare da parte del senatore Gramazio del Pdl. Secondo un finanziere l'ex Pm avrebbe segnalato ai giudici il possibile coinvolgimento di Clemente Mastella in un'inchiesta su una truffa. Alessandro Giorgetta, imprenditore finito in carcere e tutt'ora sotto processo, avrebbe denunciato: «Al mio processo uno dei testimoni ha riferito di aver ricevuto dalla Guardia di finanza un verbale già compilato con cui accusare il leader dell'Udeur».

A provarlo ci sarebbero anche delle registrazioni, in cui un finanziere spiega esplicitamente che «il procedimento riceveva impulso da una segnalazione dell'onorevole Di Pietro che avanzava l'ipotesi di coinvolgimento dell'onorevole Mastella». Tutti gli elementi sono al vaglio della Procura di Bari, ma che se confermati getterebbero una nuova luce sull'immensa influenza di Tonino sulla giustizia italiana

 

2 - "IL TESTE ERA IMBOCCATO DA QUELLO DI MONTENERO. CHE RAZZA DI AMICO... "
Ecco uno stralcio di una delle numerose registrazioni effettuate dall'imprenditore Alessandro Giorgetta con il finanziere che ha seguito le sue indagini. Giorgetta è reduce dall'udienza del suo processo nella quale un teste dell'accusa ha rivelato come al momento dell'interrogatorio presso la finanza, nella fase delle indagini preliminari, gli venne sottoposto un verbale con già sopra i nomi dello stesso Giorgetta e del ministro Mastella, che non conosceva.
GMC

Giorgetta riferisce tutto al finanziere perché lo stesso, mesi prima, gli aveva anticipato - così sostiene l'imprenditore - di un piano per incastrare Mastella. Vuole una conferma, e la ottiene.
Giorgetta: «Mi si è rotto il computer, mi servono i verbali degli interrogatori dei testi che hai fatto tu perché non so neanche che hanno detto... perché altrimenti devo sfogliare tutte le pagine, ed è una parola... Se ti riesce entro qualche giorno».
Finanziere: «Dammi il tempo materiale perché quando una cosa te la posso fare... ».
G: «Anche tu ce l'hai per nome».
F: «Devo andare a Campobasso, ci dobbiamo vedere un'altra volta».
G: «Sì, il 23 giugno».
F: «Inizio io alla prima udienza?».
G: «No, non penso. Alla prima udienza si dovranno costituire le parti».

F: «Allora alla seconda udienza».
G: «Ti devo dire che avevi ragione di quello che mi dicevi. Io me la sono presa con te, a dire la verità».
F. «Come?».
G: «Me l'ero presa con te voglio dire».
F: «Perché?».
G: «Per l'indagine».
F: «Spiegami, che ho la testa talmente piena che mi sto occupando di cose veramente grosse, per cui dimmi le cose in maniera semplice».
G: «È uscito bello fuori quello che tu dicevi».
F. «E che dicevo?».
G: «Che c'era quella denuncia di qualcuno che... ».
F: «Ma fatti capire bene».

G: «Di Montenero, Di Pietro e di Mastella, è uscito fuori».
F: «Come è uscito fuori?».
G: «Un teste dice che Mastella... ».
F: «Chi sarebbe questo che hai detto... ».
G: «Non mi ricordo se Nardella... ».
F: «E che ha detto?».
G: «Mastella, dice che non c'entrava Mastella e che è stato imboccato. Ho pensato: "Avevi ragione tu"».
F: «Me le fai leggere le dichiarazioni?».
M: «Non ce l'ho ancora».
F. «Quando ce l'hai, con la scusa di un caffè».
G: «Aveva ragione lui (pensai, riferito al finanziere) che non dipendeva da lui e che non era iniziativa sua».

F. «Ma perché io ti avevo detto che era iniziativa mia?».
G: «E però tirare fuori pure gli altri, è un film che si erano fatto».
F: «Figurati, un'informazione del genere messa in mano alla procura, a Magrone (procuratore capo della procura di Larino, ndr). Ieri l'ho visto. Sei andato in procura per parlare con, a tentare di parlare con... ».
G: «Mi ha detto di no!».
F: «Me l'ha detto, me l'ha detto... ».
G: «Mo vediamo, trova quella lettera (il documento con le indicazioni su Mastella, ndr)».
F: «Mannaggia la miseria, come faccio? Quando ci volevo provare tu mi avevi quasi convinto, allora tenevo la lettera in mano. Ma proprio adesso abbiamo fatto altri schedari... spostati. Non so proprio dove mettere le mani».

G: «Ma esiste davvero, l'hai vista tu?».
F: «L'ho tenuta in mano, come ti dicevo».
G: «Ti dico sinceramente. Pensavo fosse un'iniziativa tua, (pensavo, ndr) che gli ho fatto per rovinarmi così?».
F. «Iniziativa mia? Cazzate mie?».
G. «No, non cazzate tue... ».
F: «Io non sparo cazzate, non te le dico».

G: «Non cazzate tue, ma tutta la tua iniziativa, le indagini a coinvolgere... sai... (...). Vedi. Quando ti capita, no tu fai il finanziere, quando senti una cosa... hai riflettuto, ma io che sono indagato è diverso. Tu con chi te la pigli? Con chi scrive, là per subito, no?».
F. «D'istinto sì ma c'è un sistema dietro di cui non ti rendi conto».
G: «Ma quale interesse c'è a coinvolgere altra gente nell'inchiesta mia?».
F: «Ma quale altra gente?».
G: «La politica nell'indagine mia... ».

F: «A guarda che io in tempi non sospetti te lo avevo detto. Te lo avevo detto. "Guarda Giorgetta, quando tutti sembrano che si stanno per accanire su di te... ". Te lo avevo detto che "non vogliono arrivare a te", in tempi non sospetti».
G: «Bell'amico di cazzo Di Pietro».
F: «Lo sai tu che rapporto hai avuto, ci sono stati e come sono finiti. Oltre a Nardella, quali altri testi sono stati sentiti" (...)».

G. «Dove te ne vai?».
F. «A Campobasso».
G: «Ce l'hai il numero mio?».
F. «Sì, me lo sono scritto. Il tempo di tirarli fuori (i verbali, ndr) e stamparli».
G. «Trovami quella lettera (su Mastella, ndr)».
F: «Non mi ci metto a trovarla. Se mi capita, non te la do, te la faccio vedere, già è tanto».
G: «Insomma, Di Pietro... ».
F: «Tu non lo puoi spendere... perché se ce l'ho solo io, se l'ha la procura, se non te lo dà la procura».

G: «Insomma, Di Pietro che dice? Che chi sta dietro a me? Mastella, Di Giandomenico, questa gente qua, costruttori... ».
F. «Ora i nomi non me li ricordo».
G. «Mastella, mi avevi detto».
F. «Mastella me lo ricordo».
G: «Di Giandomenico (ex deputato dell'Udc ed ex sindaco di Termoli, ndr)?».
F. «No, Di Giandomenico non me lo ricordo».
G: «Che film! (...). Di Santo Pasqualino non so nemmeno chi sia».
F. «Non me lo ricordo. Pierluigi me lo ricordo, che fa questo, mo?».
G. «Qualche anno fa, l'ho visto qualche anno fa, lavorava con la Colim».
F: «Ma questo non è un uomo messo da Mastella?».
G: «No, ma va».
F: «No, mi viene da dire perché la zona è quella».
G: «Solo perché è nato là...». [10-05-2010]

 

PERCHÉ GLI AFFARONI IMMOBILIARI CAPITANO SEMPRE IN MANO ALLA CASTA DI LOR SIGNORI? - SEGUITE LA STORIA: LUNARDI NEL 2004 ACQUISTA PER UNA SOMMA PIÙ RISIBILE DI QUELLA DI SCAJOLA UN PALAZZETTO DI 42 VANI NEL CUORE DI ROMA DI PROPRIETÀ DI PROPAGANDA FIDE, ALLORA DIRETTA DA CARDINALE SEPE, SPONSOR DI ANGELO BALDUCCI - ORA ATTENTI AL MIRACOLO: UN ANNO DOPO ANGELO BALDUCCI, CHE AVEVA GESTITO IL GIUBILEO DEL 2000 ASSIEME AL CARD. SEPE, VIENE PROMOSSO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI LAVORI PUBBLICI PROPRIO DA LUNARDI, ALLORA MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE

Marco Lillo per "Il Fatto Quotidiano"

C'è un palazzetto nel cuore di Roma che attira l'attenzione della Procura di Perugia. Si trova in via dei Prefetti, a cinquanta metri dalla Camera dei deputati e oggi appartiene alla famiglia Lunardi. Lo stabile è stato comprato dai Lunardi nel 2004 da un ente religioso nel quale era influente consigliere Angelo Balducci e se n'è interessato - come architetto - proprio Angelo Zampolini, l'uomo che ha portato gli assegni di casa Scajola.

 

Nell'immobile oggi hanno sede le società Stone e Rocksoil (specializzate in progettazione di gallerie) fondate dall'ingegnere Pietro Lunardi negli anni Ottanta e poi divenute il simbolo del conflitto di interessi quando il deputato del Pdl era ministro delle Infrastrutture, dal 2001 al 2006.

Alla luce delle dichiarazioni dell'autista tuttofare dell'imprenditore Diego Anemone, che ha parlato di buste con assegni consegnate alla figlia dell'ex ministro di Parma, gli investigatori stanno rileggendo in filigrana le carte di quella compravendita. Il Fatto Quotidiano ha consultato le carte del Catasto ed è andato a curiosare nel palazzo scoprendo un immobile ristrutturato di recente (da una società di Grottaferrata, Edil Le.ma).

 

Al primo piano si trova la prestigiosa sede della Rocksoil dove fervono i lavori per la Metropolitana di Napoli e altre grandi opere. A guardare le dimensioni del palazzo, il suo lungo corridoio di ingresso e le due scale scure con pareti giallo uovo antico, si scopre un piccolo gioiello: i figli del ministro Lunardi hanno fatto davvero l'affare del secolo in via dei Prefetti.

La società della famiglia dell'ex ministro, la Immobiliare San Marco Spa di Milano, già proprietaria di alcune case di Cortina e Milano, ha comprato l'immobile da Propaganda Fide, la Sacra congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, una delle nove curie della Chiesa romana che ha la competenza sulle missioni all'estero.

 

Gli investigatori sono incuriositi anche dai tempi dell'atto: il palazzo è stato comprato esattamente un mese prima dell'appartamento di Claudio Scajola al Colosseo. Inoltre l'atto è stato firmato davanti allo stesso notaio utilizzato dal ministro dello Sviluppo economico: Gianluca Napoleone, con studio in corso Vittorio Emanuele 349 a Roma.

pubblici

Il notaio Napoleone è un professionista stimato e serio ma nell'atto di Scajola la sua utilizzazione sembrava legata anche alla vicinanza con l'architetto Zampolini (hanno lo studio nello stesso palazzo, rispettivamente al piano terra e al quarto), l'uomo che - secondo la sua stessa versione - avrebbe portato gli 80 assegni coperti dai fondi di Anemone a Scajola per pagare in nero una grande parte del prezzo della casa.

Nel caso del palazzo di via dei Prefetti, invece, almeno a sentire l'ex ministro delle Infrastrutture: "L'architetto Zampolini non ha avuto alcun ruolo nell'acquisto che è stato fatto interamente con soldi della mia famiglia". La società della famiglia Lunardi (è intestata ai figli Giuseppe, 29 anni, che ne è amministratore, Martina, 41 anni e Giovanna, 38 anni) ha acceso un mutuo di 2,8 milioni per comprare ma il valore commerciale dell'immobile è almeno triplo.

 

Stiamo parlando di quattro piani nel punto più bello di Roma, nove unità immobiliari per complessivi 42 vani catastali ai quali si devono aggiungere 88 metri quadrati di magazzini. La storia del palazzo interessa molto gli investigatori anche per i soggetti coinvolti. A vendere, anzi a svendere (se il prezzo dell'atto è reale) è Propaganda Fide, allora diretta da Crescenzio Sepe, il cardinale che è sempre stato lo sponsor di Angelo Balducci in Vaticano. Il dirigente arrestato per corruzione nell'inchiesta sui Grandi eventi, era consultore di Propaganda Fide.

Giovampaola (Dal Giornale)

La vendita alla famiglia Lunardi viene effettuata nel giugno del 2004. Un anno dopo l'allora provveditore alle opere pubbliche del Lazio Angelo Balducci, che aveva gestito il Giubileo del 2000 assieme al cardinale Sepe, viene promosso presidente del Consiglio dei lavori pubblici proprio da Lunardi, allora ministro delle Infrastrutture.

In quel periodo Lunardi pensa anche di ristrutturare la sua villa di Basilicanova, vicino a Parma e Balducci gli consiglia di rivolgersi all'amico Diego Anemone. Quando la vicenda della villa, due mesi fa venne scoperta dal Fatto Quotidiano, il ministro garantì di conservare ancora le fatture di Anemone per circa 100 mila euro.

dell'appartamento con vista sul Colosseo

E allora raccontò anche di avere dato una mano ad Anemone per l'acquisto dei terreni sui quali sorge oggi il circolo Salaria Village. Insomma, quello di via dei Prefetti è solo l'ennesimo incrocio tra la "cricca" dei lavori pubblici e l'allora ministro. Con il Fatto Lunardi minimizza: "Zampolini si era occupato del palazzo di via dei Prefetti ma aveva curato solo la pratica per il passo carrabile. Me lo aveva consigliato Angelo Balducci e lavorava già per il ministero". Comunque la storia di quel palazzo si inserisce in un contesto di rapporti inquietanti.

L'autista tunisino di Diego Anemone, Laid Ben Hidri Fathi, ha raccontato ai pm: "Ricordo che in un'occasione mi sono recato presso lo studio professionale del Lunardi, che allora si trovava in via Parigi a Roma, per portare il catalogo per una tappezzeria che poi fu realizzata da Diego Anemone tramite un'impresa di tappezzeria. Ho conosciuto anche la figlia di Lunardi e ricordo che in due occasioni ho viaggiato da Roma a Milano per portarle delle buste. Che le ho consegnato direttamente in aeroporto.

 

In una di quelle occasioni Anemone mi disse di fare attenzione, dentro la busta c'era un assegno". Anche sui rapporti tra il ministro e il suo dirigente, l'autista tunisino ha molto da raccontare: "C'erano rapporti molto stretti tra Balducci e Lunardi. Ho portato a Lunardi alcuni progetti mi pare di ricordare predisposti dalla società Medea (società di progettazione fondata da Anemone e Mauro Della Giovanpaola, ndr). Ho capito che Lunardi li vistava e li restituiva io ritiravo la documentazione in questione e la portavo a Balducci". Ora gli investigatori vogliono capire se quelle buste e quei progetti riguardassero anche il palazzetto di famiglia. -05-2010]

 

 

1- IL TERZO UOMO DELLA ’CRICCA’ BALDUCCI-ANEMONE È IL CERIMONIERE DEL PAPA, CAMALDO - 2- UN MONSIGNORE MOLTO GAIO BEN NOTO A PIZZI CHE LO PIZZICÒ A UN PARTY DEL SARTO GAI MATTIOLO CON AMANDA LEAR E DRAG-QUEEN MA SOPRATTUTTO A WOODCOCK CHE LO INTERROGÒ PER UNA STORIA DI MASSONI E SERVIZI E DI VITTORIO EMANUELE - 3- CAMALDO IL CALDO VA AD AGGIUNGERSI A DON EVALDO BIASINI, ECONOMO DELLA CONGREGAZIONE DEI MISSIONARI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE DI GESÙ, MA SOPRATTUTTO BANCOMAT NECESSARIO AD ANEMONE PER RISOLVERE LE SUE "URGENZE" - 4- GLI INVESTIGATORI: "PER BALDUCCI E PER ANEMONE, AVERE UN PIEDE BEN PIANTATO IN VATICANO SIGNIFICAVA INNANZITUTTO GODERE DI UN PATRIMONIO DI INFLUENZE MA ANCHE DI UN´OPPORTUNITÀ DICIAMO DI LAVORO. SE SI PENSA AL PATRIMONIO IMMOBILIARE DI PROPAGANDA FIDE", LA CONGREGAZIONE PER L´EVANGELIZZAZIONE DELLE CASE. PARDON, LA CONGREGAZIONE PER L´EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI -

Carlo Bonini per la Repubblica

Il segreto che ha protetto nel tempo il sistema "Anemone" perde un altro pezzo. Oltre Tevere. E per mano dell´uomo che, nei suoi verbali, ha già fatto i nomi degli ex ministri Claudio Scajola e Pietro Lunardi. Interrogato dai magistrati di Perugia, il cittadino Laid Ben Fathi Hidri, già tuttofare di Angelo Balducci e autista del costruttore Diego Anemone, spiega oggi di avere un ricordo nitido.

Un «importante monsignore» da cui, con regolarità, accompagnava Anemone. Il Cerimoniere pontificio Francesco Camaldo, fino al 1997 segretario particolare del cardinale Ugo Poletti e oggi Prelato d´onore di Sua Santità. Fathi tutto appare meno che uno sciocco e, dunque, raccontano che pronunci quel nome con una certa fatica e timore, perché ne comprende il peso ma, soprattutto, il significato nella ricostruzione del sistema di relazioni tra la "Cricca" e i palazzi Vaticani.

Se erano infatti sin qui noti i rapporti di antica amicizia e affetto tra monsignor Camaldo e il "gentiluomo di Sua Santità" Balducci (i due si conoscono e frequentano dal 1988), nessuno aveva ancora collocato Anemone accanto a quello stesso nome e indirizzo al di là dei confini Vaticani.

Quasi che il rapporto del costruttore con gli uomini di chiesa dovesse risolversi nel solo «amico di famiglia» don Evaldo Biasini, economo della Congregazione dei missionari del Preziosissimo sangue di Gesù, ma soprattutto - come hanno sin qui documentato le indagini di Firenze e Perugia - cassa continua del contante necessario ad Anemone per risolvere le sue "urgenze".

Camaldo, monsignore di cui si racconta il gusto per le cose belle e le relazioni importanti, non è un nome nuovo alle cronache giudiziarie di questo Paese. Nel 2006 viene infatti interrogato a Potenza dal pm Henry John Woodcock in una storia tanto torbida quanto confusa di massoni e Servizi. Di cui non conta dare il dettaglio, ma che illumina il suo rapporto con Angelo Balducci.

Nell´indagine si accerta infatti che il monsignore, finito nei pasticci per il preliminare di acquisto di Villa Loren ai Castelli Romani, ha chiesto al secondo una somma importante, 280 mila euro, con cui estinguere un debito che lo «assilla». Una somma che Balducci, interrogato, spiegherà di aver messo a disposizione di Camaldo «attraverso il suo conto bancario in Vaticano con un´operazione di trasferimento all´interno della stessa banca».

Non è dato sapere se quei soldi siano mai rientrati a Balducci, ma sono pubbliche le parole con cui Camaldo, lo scorso febbraio, unica e autorevole voce d´Oltre Tevere, commenta l´arresto di Balducci: «Sono molto addolorato. É una persona di assoluta limpidezza morale, conosciuta e stimata in Vaticano da tanti anni. Sono certo che dimostrerà la sua assoluta estraneità alle accuse che gli vengono mosse».

Camaldo-Balducci, dunque. Ma perché e per quali ragioni Camaldo-Anemone? Se è ragionevole pensare infatti che a introdurre il costruttore al monsignore sia stato Balducci, perché Anemone avrebbe comunque coltivato con Camaldo anche un rapporto esclusivo?

Chi indaga è convinto che rispondere a questa domanda significhi avvicinarsi alle ragioni che, nell´anno del Giubileo (il 2000), trasformano il Provveditore alle Opere pubbliche del Lazio (Balducci) e un piccolo costruttore con ditte a Settebagni (Anemone) nei futuri padroni delle Grandi Opere pubbliche, a dispetto delle stagioni politiche di diverso colore che si succedono e che i due attraversano.

«Da quanto abbiamo sin qui capito - spiega una qualificata fonte investigativa - per Balducci, ma a maggior ragione per Anemone, avere un piede ben piantato in Vaticano significava certamente e innanzitutto godere di un patrimonio di influenze ma, anche, di un´opportunità diciamo di lavoro. Se si pensa al patrimonio immobiliare...».

Le parole dell´investigatore sono più di una suggestione e invitano a guardare l´altro nesso sin qui emerso tra la Cricca e Oltre Tevere. "Propaganda Fide", la Congregazione per l´Evangelizzazione dei Popoli. Sappiamo già che nelle carte dell´inchiesta di Perugia e Firenze, è documentata la circostanza dell´acquisto dell´ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi di un palazzo in via dei Prefetti (nel cuore di Roma) di proprietà della Congregazione.

E il dato, sin qui isolato, con il progredire dell´indagine appare sempre meno neutro. Con la guida di "Propaganda Fide" dell´influente cardinale Crescenzio Sepe (oggi all´Arcidiocesi di Napoli) prima, e del porporato indiano Ivan Dias, poi, Balducci entra infatti nel cuore della Congregazione e delle sue ricchezze immobiliari.

E questo perché Sepe decide di nominare quel provveditore alle Opere pubbliche del Lazio (che ha conosciuto durante il Giubileo da presidente del Comitato Organizzativo) membro del comitato di saggi che ha il compito di mettere in ordine e a reddito lo straordinario patrimonio di "Propaganda", per lo più concentrato a Roma, ma con importanti proprietà all´estero.

Con Balducci, che ha competenza per la parte strutturale del patrimonio immobiliare, siedono nel comitato il manager Francesco Silvano, ex presidente dell´ospedale Bambin Gesù (per la parte economica) e l´avvocato dello Stato Ettore Figliolia (sarà capo dell´ufficio legislativo del vicepremier Francesco Rutelli nel secondo governo Prodi e lo si ritroverà a presiedere in almeno tre circostanze arbitrati che decidono le sorti di contenziosi su grandi opere pubbliche).

Ebbene, per chi oggi indaga, la domanda è: per Balducci e il sistema Anemone, "Propaganda" fu un punto di arrivo, o di partenza? E chi, di qua del Tevere, ne beneficiò? Potrebbe rispondere Anemone. Non l´ha fatto fino ad oggi. Difficilmente lo farà da domenica, quando insieme con Mauro Della Giovampaola tornerà ad essere un uomo libero.

 07-05-2010]

 

 

DON BANCOMAT – ERA UN SACERDOTE DI 83 ANNI LA BANCA OCCULTA DEL ’SISTEMA ANEMONE’ – PER I PM DON BIASINI CUSTODIVA PER L’IMPRENDITORE CONTANTI E CONTI CORRENTI “CIFRATI” - SORGE SPONTANEO IL DUBBIO: DIETRO, BALDUCCI-ANEMONE, CI SONO PER CASO GLI INTERESSI DELLA SANTA SEDE CHE METTEVA A DISPOSIZIONE IL DENARO PER ACQUISIRE CASE DA GIRARE A CHI CONTA?...

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "Il Giornale"

 

Nel «sistema Anemone», quello messo in piedi dal giovane imprenditore romano per conquistarsi una posizione di privilegio nel circo dei appalti milionari per grandi eventi e grandi opere, la circolazione del denaro era ovviamente un ingranaggio decisivo. Gli accertamenti delle Fiamme gialle di cui si parla in questi giorni - per intenderci, quelli relativi agli appartamenti che secondo i magistrati di Perugia Diego Anemone avrebbe acquistato nell'interesse del ministro Scajola e dello 007 Pittorru - mostrano una modalità di operazioni di «copertura».

 

A dar retta ai pm umbri, dunque, Anemone si sarebbe appoggiato a due professionisti - il commercialista Stefano Gazzani e l'architetto Angelo Zampolini - come «riciclatori del denaro provento dei delitti contro la pubblica amministrazione» e «come soggetti intermediari per la dazione del denaro oggetto della corruzione».

 

Un filone ancora tutto da accertare. Ma, soprattutto, solo uno dei vari meccanismi che l'imprenditore avrebbe perfezionato per «nascondere» i flussi finanziari. E la parte dei fondi neri da utilizzare per le spese correnti non ufficiali, a cominciare dalle mazzette.

CASSA CONTINUA NEL NOME DEL SIGNORE... ANEMONE...
Tra gli altri, infatti, c'è la «banca in clergyman» che, secondo gli inquirenti, risponde al nome di don Evaldo Biasini. Il religioso ciociaro di 83 anni, economo della Congregazione dei missionari del Preziosissimo sangue, aveva infatti con Anemone un legame decisamente insolito. Tanto da guadagnarsi tra gli investigatori l'appellativo di «don Bancomat».

In pratica il prete avrebbe custodito somme sia in contanti sia nei conti correnti intestati a lui o alla congregazione che appartenevano di fatto ad Anemone. Che poteva quindi contare su una fonte di prelievo «sicura» e irrintracciabile, con un giro di denaro valutato in circa 4 milioni di euro. Di questi «sottoconti», don Evaldo teneva meticolosi rendiconti contabili su cui registrava movimenti di dare e avere con il facoltoso amico.

BIASINI

SOTTOCONTI CRIPTATI: «DANE» E «MANNEO E»...
Il religioso sarebbe arrivato, a fine anno, a riconoscere ad Anemone un interesse sulle somme informalmente «depositate» sui conti in subaffitto. Conti che don Bancomat «cifrava» chiamandoli con nomi come «Ad» (iniziali di Anemone) «Dane» (acronimo di Diego Anemone) o «Manneo E» (anagramma del cognome dell'imprenditore). È la perquisizione nei confronti del religioso a scoprire le carte, altrimenti inaccessibili persino agli accertamenti bancari più accorti e minuziosi.

A incastrare il sodalizio tra i due era stata la rete di intercettazioni telefoniche lanciata dagli investigatori per svelare i rapporti tra l'imprenditore e la «cricca» della Ferratella. E a far incuriosire gli inquirenti, in particolare, è la richiesta di denaro contante che Anemone rivolge a don Evaldo mentre viene intercettato, il giorno prima di un incontro (mai riscontrato dai carabinieri del Ros) con il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Gli uomini dell'Arma ritengono che Anemone voglia una «mazzetta» da recapitare a mister emergenza. Non ne trovano traccia, ma in compenso risalgono a una fitta serie di contatti tra l'imprenditore e il sacerdote, che sembrano sempre finalizzati a prelievi di somme.

Pittorru

OFFERTE PER L'AFRICA E PER L'AMICO DIEGO...
Si parla di una «cassaforte», e salta fuori una somma - «cinquantamila» - destinata all'«Africa», che don Evaldo però è disposto a concedere all'amico Diego. Quando a febbraio viene interrogato dai carabinieri, proprio l'economo in clergyman chiarisce che sì, si trattava di 50mila euro raccolti con le offerte per i bambini aiutati dalle missioni in Africa. «Li avrei dati ad Anemone - spiega don Evaldo - con l'accordo che me li avrebbe restituiti prima di partire per l'Africa, oppure li avrei detratti dal suo deposito fiduciario di cui vi ho fornito il rendiconto».

 

C'è da dire che non sono solo i soldi a legare i due. L'impresa di Anemone, infatti, si occupa anche di una serie di lavori di ristrutturazioni per edifici di proprietà della congregazione del Preziosissimo sangue. In parte «certificati» dall'emissione di fatture, in parte, invece, lasciati scoperti. L'idea degli inquirenti è che l'imprenditore non si facesse pagare tutto, creando un «fondo» a cui poi attingere, e che talvolta rimpinguava direttamente con versamenti in contanti, che con i lavori non avrebbero nulla a che vedere.

«ENTRATE» E «USCITE» LE CIFRE SEGRETE SUL C/C...
Quanto ai rendiconti, quelli in cui il nome di Anemone viene ingenuamente «cifrato» dal religioso, l'ultimo (quello intestato a «Manneo E») arriva a certificare i movimenti fino al 31 dicembre dell'anno scorso. E riporta un saldo attivo per l'imprenditore di quasi mezzo milione, 475.410,48 euro, per la precisione. Per capire la frequenza delle «operazioni», basta scorrere la lista movimenti relativa al 2008. L'anno inizia con l'apertura del conto per un controvalore di 183mila euro. Poi, in primavera, il denaro si muove vorticosamente. Il 19 marzo Anemone deposita 158mila euro. Il 7 aprile 99mila. Il 9 aprile altri 61mila. L'11 dello stesso mese ancora 36mila.

 

Quindi partono i prelievi. Trentacinquemila euro «cash» il 23 aprile, 50mila sempre in contanti una settimana dopo. Il 7 maggio altro prelievo per 15mila euro, otto giorni più tardi passa la segretaria di Anemone, Alida, e va via con 20mila euro in tasca. Due giorni dopo sempre Alida ritira 30mila euro, e altri 50mila euro tornano ad Anemone il 26 maggio. Alla fine dell'anno, don Bancomat annota zelante anche l'ammontare degli interessi, pari a 7.553,74 euro. Che Anemone «ritira x bambini Africa cash». Insomma, c'è persino spazio per la beneficenza.

Tornando alla cassaforte, gli uomini del ros ci trovano una sorpresa. Una serie di assegni circolari intestati a una certa «A. S.», figlia di un italiano e una finlandese, che i carabinieri annotano essere «emigrata dal 10.7.2009». In realtà gli investigatori sospettano che quei titoli di credito siano legati a una visita che don Bancomat aveva ricevuto il 21 gennaio 2010 nella sede della congregazione.

Giovampaola (Dal Giornale)

ASSEGNI PER 300MILA EURO DA DELLA GIOVAMPAOLA...
Quel giorno Anemone aveva portato con sé Mauro Della Giovampaola, il funzionario di via della Ferratella. E don Evaldo racconta al ros che Della Giovampaola «gli ha consegnato assegni circolari per un importo di circa 300mila euro, in parte successivamente versati sul conto n. 1562 della Banca (intestato alla congregazione, ndr), e in parte ancora custoditi all'interno della cassaforte presso la sede della congregazione».

 

Il giorno dopo la perquisizione è lo stesso don Evaldo che, ormai pienamente collaborante, avvisa gli inquirenti di aver trovato altri dieci assegni circolari, per circa 120mila euro di controvalore, sempre appartenenti al «pacchetto» di Della Giovampaola, non ancora depositati da un suo assistente. Forse, ritengono gli investigatori, anche il collega di Balducci voleva aprire un conto nella privatissima banca «inventata» da Anemone.

 [03-05-2010]

 

 

I DISGUIDI DI SUPERGUIDO – BERTOLESO NON È STATO SCAGIONATO COME MOLTI DICONO! È ANCORA INDAGATO PER CORRUZIONE – SECONDO LE IPOTESI DEI MAGISTRATI DI PERUGIA, I SOLDI DI DON “BANKOMAT” POTREBBERO ESSERE FINITI ANCHE A LUI - SI INDAGA SULLA MISTERIOSA FINE DI 50MILA EURO… Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

Bertolaso è stato scagionato. Questa frase è stata usata più volte nei commenti sul caso Scajola per sostenere un garantismo di maniera per l'indifendibile ministro con mezzanino da 200 metri quadri e vista Colosseo. Vittorio Feltri, per esempio ha scritto: "Bertolaso è stato prima linciato e poi scagionato" per invocare un trattamento diverso per Scajola. Peccato che Bertolaso non è mai stato scagionato.

Per i pm di Perugia Alessia Tavernesi e Sergio Sottani, è ancora indagato per corruzione. Dopo averlo interrogato nelle settimane scorse, non hanno affatto archiviato la sua posizione perché Bertolaso non deve averli convinti a pieno con le sue affermazioni sulle "normali prestazioni fisioterapiche" del circolo Salario.

Basta leggere l'allegato numero uno della richiesta di arresto del secondo filone di indagine, quello che ha provocato le dimissioni di Scajola, per capire che gli investigatori non hanno affatto mollato la presa sul capo della Protezione civile. Le ragioni per le quali Bertolaso è indagato sono due: il sospetto che abbia preso soldi per asservire la sua funzione agli interessi di Anemone e gli elementi raccolti per sostenere che abbia usufruito di prestazioni sessuali all'interno del suo Circolo, il Salaria Village.

La prossima settimana, da quello che risulta al "Fatto Quotidiano", gli investigatori approfondiranno il filone sexy, sentendo le ragazze del Circolo Salaria per capire cosa faceva Guido Bertolaso in una notte di dicembre nel centro benessere da solo con la bionda brasiliana Monica. Ma anche sul primo filone, quello dei soldi, che sembrava meno interessante, è seguito con attenzione dagli investigatori.

Nell'informativa dei Carabinieri del Ros del 13 febbraio scorso, allegata dai pm di Perugia alla richiesta di arresto contro Angelo Zampolini, Claudio Rinaldi e Stefano Gazzani, sono riportate numerose intercettazioni di Bertolaso e Anemone del 2008 e del 2009. In particolare c'è la sequenza di chiamate che prelude all'incontrodel21settembre2008 e a un secondo appuntamento fissato tra i due per il 23 settembre.

Siamo in un momento topico dei lavori del G8. L'imprenditore Anemone sta cercando di ottenere il via libera all'aumento dei costi del 23 per cento, per un importo di circa 70 milioni. Anemone incontra Bertolaso il 21 settembre al bar di piazza Ungheria alle 10 e 30. Un'ora prima chiama don Evaldo Biagini, detto anche don Bancomat, e gli chiede soldi. Il sacerdote però ha solo 10 mila euro. Non bastano.

Alle 10 e 30 Anemone vede il sottosegretario e alle 11 chiama la moglie per dire che l'incontro è andato bene. Alle 17 ordina al suo braccio destro di organizzare la festa "megagalattica" con tre ragazze al circolo per Guido. Il giorno dopo Anemone torna alla carica con don Bancomat: "Quanto c'hai?" e Evaldo Biagini replica: "50 passa alle 16". Il 23 settembre Anemone richiama Bertolaso e fissa un secondo incontro in serata.

Subito dopo si mette a cercare disperatamente altri 50 mila euro. La prova che Bertolaso abbia incassato i 50 mila euro non è stata trovata. Ma i Carabinieri hanno trovato la prova che sono usciti. Il Ros allega all'informativa il conto depositi e prelievi di don Evaldo e in corrispondenza del 22 settembre si legge: "Anemone ritira cash per 50 mila euro".

 [06-05-2010]

 

 

A MARPIONNE DEL QUOTIDIANO "LA STAMPA" E DELLA QUOTA 'CORRIERE' NON FREGA UN TUBO
I giornalisti che lavorano al quotidiano "La Stampa" di proprietà Fiat si chiedono da alcuni giorni che fine faranno.

 

La domanda è sorta all'indomani della presentazione di Sergio Marpionne del nuovo Piano industriale che prevede la separazione tra Fiat Auto e Fiat Industrial. Quest'ultima sarà la società nella quale confluiranno le attività delle aziende come Iveco e CNH che non sono omogenee all'automobile. Nel suo annuncio del 21 aprile Marpionne ha detto testualmente "non c'è più ragione per mantenere insieme settori che operano con logiche industriali e finanziarie così diverse...il concetto di un conglomerato è ormai antiquato e la struttura esistente non serve più ad alcun fine utile".

 

Queste cose si leggono alla pagina 8 di "The five year plan", il documento di 14 cartelle che l'italo-canadese dal pullover sgualcito ha presentato nel corso dell'Investor Day di Torino. Spulciando il Piano che ha fatto godere la Borsa con un rialzo dei titoli Fiat ed Exxor, non si trova alcun riferimento al settore editoriale dove la Fiat ha il controllo totale della "Stampa" e detiene il 10% circa di Rcs, il gruppo del "Corriere della Sera". Qualche analista sostiene che l'editoria finirà all'interno di Fiat Auto, cioè della società che continuerà a produrre automobili insieme a Chrysler.

 

Questa è la tesi che appare anche sul sito www.lavoce.info a firma di Riccardo Puglisi, un collaboratore che si occupa di mass media e lavora tra Boston e Bruxelles. Secondo la sua opinione il giornale storico che i torinesi chiamano "la busiarda" e la partecipazione nel "Corriere" resteranno attaccati a Fiat Auto per ragioni strategiche e per coprire le spalle di Marpionne nelle sue avventure industriali.

In realtà nel Piano industriale non c'è traccia di questa intenzione ed è noto che l'uomo del pullover non ha mai considerato il giornale essenziale per le sue strategie planetarie.

La domanda quindi sul destino della "Stampa" rimane appesa ed è probabile che l'esito finale veda "la busiarda" e la Juventus finire nella cassaforte della Sacra Famiglia degli Agnelli.

 

4 - "CALTARICCONE" NON HA ALCUNA INTENZIONE DI MOLLARE LA PRESA SULL'ACEA (LA MEDIAZIONE DI BOLLORÈ)
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Francesco Gaetano Caltagirone (l'imprenditore romano che sarebbe più opportuno chiamare "Caltariccone") non ha alcuna intenzione di mollare la presa sull'Acea, la multiutility dove detiene più del 10%.

 

A Dagospia risulta infatti che nelle prossime settimane Caltariccone continuerà a comprare azioni della società dove si trova a misurarsi con i francesi di Gdf-Suez. Invece di fare la battaglia contro i soci parigini che chiedono 1 miliardo di indennizzo all'Acea, il suocero di Pierfurby Casini si sta attivando per una mediazione che dovrebbe essere portata avanti da Vincent Bollorè, il finanziere francese che come Caltariccone è diventato da pochi giorni vicepresidente di Generali". [04-05-2010]

 

 

VERDINI, INDAGATO PER CORRUZIONE DALLA PROCURA DI ROMA – FAREBBE PARTE DI UN “COMITATO D’AFFARI CHE SI SAREBBE OCCUPATO, IN MANIERA ILLECITA, DI APPALTI PUBBLICI, IN PARTICOLARE I PROGETTI SULL’EOLICO IN SARDEGNA” - E TRA GLI INDAGATI SPUNTA IL NOME DI FLAVIO CARBONI… Ansa) - Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, è indagato dalla procura di Roma per corruzione nell'ambito dell'inchiesta riguardante un presunto comitato d'affari che si sarebbe occupato, in maniera illecita, di appalti pubblici, in particolare i progetti sull'eolico in Sardegna.

Ieri, a Firenze, è stato perquisito il Credito Cooperativo Fiorentino, istituto bancario presieduto da Verdini. Gli investigatori inviati dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli erano alla ricerca del passaggio di un certo numero di assegni dei quali gli inquirenti intendono accertare la provenienza e la destinazione. In procura c'é un grande riserbo sulla natura delle indagini in corso VERDINI

Gli accertamenti su quello che si ritiene essere stato un giro di appoggi e di promesse per favorire alcuni imprenditori sono stati avviati nel 2008 nel quadro di un'altra indagine avviata dalla Direzione distrettuale antimafia. Oltre a Verdini sono indagati, tutti per concorso in corruzione, anche l'uomo d'affari Flavio Carboni, il costruttore Arcangelo Martino, il consigliere provinciale di Iglesias Pinello Cossu, il consigliere dell'Arpa di Sanremo Ignazio Farris, e un magistrato tributario, Pasquale Lombardi. [05-05-2010]

 

 

UNA LETTERA ANONIMA HA BRUCIATO SCAJOLA – CINQUE PAGINE ZEPPE di accuse pesantissime e di molti errori grammaticali SPEDITA ALLA PROCURA DI FIRENZE QUASI TRE MESI FA, all’indomani degli arresti per gli appalti del G8 e delle indagini che hanno coinvolto il sottosegretario Bertolaso e lambito perfino Gianni Letta - Questi errori potrebbero celare un goffo tentativo di depistaggio o tradire la fonte che vorrebbe rimanere segreta - il riciclaggio di denaro attraverso la compravendita di immobili in Tunisia...

Roberta Catania per "Libero"

Questa è la storia di una velina che ha decapitato un ministro. I guai del neo dimissionario Claudio Scajola e dell'ex collega Pietro Lunardi, che nel precedente governo Berlusconi guidava il ministero per le Infrastrutture, iniziano da una lettera anonima spedita quasi tre mesi fa alla procura di Firenze. Una lettera di cinque pagine, scritta all'indomani degli eclatanti arresti per gli appalti del G8 e delle indagini che hanno coinvolto il sottosegretario Guido Bertolaso e lambito perfino Gianni Letta.

Visti i titoli dei telegiornali, infatti, il 10 febbraio scorso un uomo decide di mettere nero su bianco alcune importanti indicazioni, piene di accuse pesantissime e di molti errori grammaticali. Acca che spariscono, doppie che si aggiungono dove non occorrono, accenti sballati. Libero sceglie di pubblicare integralmente il documento, svarioni compresi, in maniera del tutto fedele, salvo alcuni passaggi incomprensibili causa grafia illeggibile o problemi nella riproduzione fotografica.

Anche questi refusi, infatti, sono indicativi del personaggio che gli inquirenti hanno ritenuto credibile, tanto da avviare il secondo filone con l'inchiesta sulle case e da autorizzare l'invio ufficiale del carteggio (cinque pagine comprensive di schema della «piovra», cioè il meccanismo di presunte tangenti sugli appalti).

Questi errori potrebbero celare un goffo tentativo di depistaggio o tradire la fonte che vorrebbe rimanere segreta, restringendo il campo di ricerca tra gli ex colleghi dell'agenzia immobiliare dove lavorava il tunisino prima di essere assoldato da Angelo Balducci come tuttofare. Molte delle circostanze riportate nei fogli manoscritti hanno trovato riscontro nell'interrogatorio come persona informata dei fatti di Hidri Fathi Ben Laid, classe 1959 e da 21 anni residente in Italia. L'anonimo lo cita come «Fati», e mostra di averlo conosciuto bene e da vicino.

Altre accuse, però, gravissime segnalazioni come le presunte tangenti per l'ex ministro Lunardi e il riciclaggio di denaro attraverso la compravendita di immobili in Tunisia, sono materiale su cui gli investigatori stanno iniziando adesso gli accertamenti. Nulla di certo, è doveroso sottolinearlo: per ora si tratta di pure illazioni, per di più anonime. Ma che i pm hanno preso molto sul serio, e che ieri hanno contribuito a far cadere la prima testa.

 [05-05-2010]

 

 

VERSO L’INFINITO E OLTRE! DALLA CASA DI SCAJOLA AL PALAZZO LUNARDI - MAXI AFFARE DA PROPAGANDE FIDE (A CURA DEL GENTIL-OMO DEL PAPA BALDUCCI): 42 VANI, 4 PIANI CON UN MUTUO DA 2,8 MILIONI DI EURO (IL VALORE COMMERCIALE È ALMENO IL TRIPLO) - 2- MONDIALI DI NUOTO A ROMA: SI SONO RIFATTI I CIRCOLI PRIVATI A SPESE DEL CONTRIBUENTE - 3- LE “INTRUSIONI DELLA POLITICA” SONO DA CENSURARE A SECONDA DEL BANCHIERE CON CUI CI SI SCHIERA? INTANTO LEGA E PDL, A TORINO E DINTORNI, RINGRAZIANO SENTITAMENTE PER LO SPETTACOLO OFFERTO DALLA SINISTRA BANCARIA DI ENRICO LETTA

a cura di Minimo Riserbo e Falbalà

1- CHAPEAU! ...
"Un subprime di Stato per Atene: così i prestiti si trasformano in crediti". Sul Cetriolo Quotidiano, il misterioso banchiere che si cela dietro il nick "Superbonus" racconta quanto costa all'Italia salvare la Grecia. Pezzo mitico. La prova che bisogna aprire i giornali alle intelligenze esterne, ovunque si nascondano (p.11).

 

2- SCIABOLETTA CIRCOLARE ...
"Scajola sotto accusa, ora è in bilico. Oggi incontro decisivo con Berlusconi: il ministro verso le dimissioni". Il Corriere tumula in anticipa l'Ottavo nano del Colosseo, l'unico governante dell'Occidente che fa i rogiti al ministero, in seduta plenaria e alla presenza della Corte. Il mite Massimo Franco, in prima pagina sul Corriere delle Elite corrucciate, gli intima: "Chiarire subito"!

 

Dentro, Fiorenza Sarzanini infilza ancora il ministro al porticciolo di Imperia: "Le sorelle che hanno venduto al ministero: "Ecco le prove degli assegni per la casa". Accertamenti su 30 conti intestati alla segreteria di Anemone. I pm: schermo per altre operazioni" (p.5). Verbali a raffica anche sulla Stampa ("Ecco come Scajola mi diede quegli assegni", p.3). Mentre Feltrusconi, con un editoriale in prima pagina, suona la campanella delle dimissioni per "u ministru" (p.1). Segnale pesante, quello dal Giornale di famiglia.

 

3- FACCIA DA ROCKSOIL ...
Colpaccio di Marco Lillo sul Cetriolo Quotidiano, l'unico giornale che quando provi a incartarci il pesce quello si mette la pinna al cu... "Palazzo Lunardi. Coincidenze: maxi affare comprando da Propagande Fide, stesso notaio del collega ministro, stesso periodo d'acquisto". Si tratta solo di "42 vani, 4 piani con un mutuo da 2,8 milioni di euro. Il valore commerciale in quella zona è almeno il triplo. Dell'ente religioso era consigliere l'ex "mister G8" Balducci" (CQ, p.3).

Micidiale anche il pezzo di Massimo Malpica, sul Giornale (p.4): "Il tunisino che accusa Lunardi: "Portai due buste a sua figlia". Dentro, non c'erano gli auguri di Natale.

 

4- UNA PISCINA DI CACCA VI SOMMERGERà ...
"Perugia, le carte dei pm. Le nuove intercettazioni sui Mondiali di Nuoto: "Un cantiere da terzo mondo. Messaggi e incontri a Palazzo Chigi, così Balducci informava Letta". Su Repubblica (p.4), Francesco "Gstz" Viviano affonda la pala nelle piscine dei circoli sul Tevere. Altro che terzo mondo! Si sono rifatti i circoli privati a spese del contribuente.

Mentre lavora alacremente per i Mondiali, la banda dei "400 misti" (cemento, cacca, fanga e falanghina) va in confusione perché Fabrizio Gatti dell'Espresso comincia ad accendergli un bel faro sopra. C'è chi va a Palazzo Chigi per chiedere protezione. C'è chi cerca la talpa. E alla fine c'è la meravigliosa lite per sms tra Angelina Balducci e l'ingegner Claudio Rinaldi (oggi in carcere).

 

Balduccione ritiene il socio responsabile della fuga di notizie e gli scrive: "Ricordati quello che ti dico. LA PAGHERAI TUTTA". E Rinaldi: "Ho sempre pagato tutto, non si è mai lamentato nessuno". Balduccione: "Fai pure il gradasso, ti renderai conto di che cosa sei dalla mia reazione". Scambio di opinioni da veri gentiluomini di Sua Santità, non c'è che dire.

 

5 -C'ERAVAMO TANTO AMATI ...
"Il giallo della casa di Gaucci e Lady Fini". Gian Marco Chiocci lavora da par suo sulla storia scoperta da Dagospia e porta a casa un bel paginone divertente: "L'ex patron del Perugia fa causa a Elisabetta Tulliani, oggi compagna del presidente della Camera: "Nove anni fa le ho intestato 4 appartamenti comprati con i miei soldi, adesso li rivoglio indietro". Lei nega: "Tutto falso" (Giornale, p.5).

 

 

1- SILENZIO, PARLA SCAJOLA! L’UNICO UOMO AL MONDO CHE È RIUSCITO A COMPRARSI (NELL’ANNO DI GRAZIA 2004) UN APPARTAMENTO VISTA SUL COLOSSEO PER 600 MILA EURO - #2- MENTRE TUTTA LA STAMPA SI CIUCCIA LE FAVOLE DEL MINISTRO, TUTTI ZITTI SUL ’REGALO’ DI UN MILIONE E MEZZO DI EURO CONCESSO DA MAMMA RAI ALLA ’SUOCERA’ DI FINI (MA DOVE È FINITA LA TASK FORCE ANTI-CASTA STELLA & RIZZO, D’AVANZO & BONINI? SILENZIATI PER ANTI-BERLUSCONISMO, NON SI TOCCA FINI, LA "SÒLA DELL’AVVENIRE"?) - #3- SUL ’CORRIERE’ CI SALVA LA SARZANINI CHE FA A FETTINE LA CRICCA DEI POTERI MARCI - ECCO BUSTE DAL ’CONTENUTO SCONOSCIUTO CONSEGNATE A ’VARI SOGGETTI, ALCUNI DEI QUALI MINISTRI’ PER CONTO DI ANGELO BALDUCCI E DEL COSTRUTTORE DIEGO ANEMONE - #4- E SBUCA IL NOME DI PIETRO LUNARDI, ALL’EPOCA TITOLARE DELLE INFRASTRUTTURE. #5- LE CARTE PROCESSUALI MESSE SVELANO L’ESISTENZA DI CONTI ALL’ESTERO DELLO STESSO BALDUCCI E DEL COMMISSARIO PER I MONDIALI DI NUOTO, CLAUDIO RINALDI - #6- "FATHI, FACCENDIERE DI BALDUCCI E ANEMONE, AFFERMA DI AVER CONSEGNATO I 500.000 EURO IN CONTANTI IN LARGO ARGENTINA E PROPRIO ALL’AGENZIA DELLA DEUTSCHE BANK CHE SI TROVA A QUELL’INDIRIZZO SONO STATI EMESSI GLI ASSEGNI CIRCOLARI PER 900.000 EURO POI GIRATI ALLE VENDITRICI DELLA CASA A SCAJOLA E DI CUI I 500.000 EURO APPAIONO COSTITUIRE PARTE DELLA PROVVISTA VERSATA IN CONTANTI"

1 - CHE CRICCA!
fiorenza sarzanini per il corriere della sera

Buste dal «contenuto sconosciuto» consegnate a «vari soggetti, alcuni dei quali ministri» per conto di Angelo Balducci e del costruttore Diego Anemone. Un nuovo testimone interrogato dai magistrati di Perugia rivela inediti e clamorosi dettagli sui rapporti con i potenti di chi gestiva gli appalti pubblici e in particolare quelli per i Grandi Eventi. Racconta il suo ruolo di intermediario anche nell'operazione pianificata per l'acquisto dell'appartamento poi intestato a Claudio Scajola, all'epoca titolare del dicastero per le Attività Produttive.

pasta Nonleggerlo

E poi - tra le persone incontrate - fa il nome di Pietro Lunardi, all'epoca titolare delle Infrastrutture. Le carte processuali messe a disposizione degli indagati svelano l'esistenza di conti all'estero dello stesso Balducci e del commissario per i Mondiali di Nuoto, Claudio Rinaldi. Alla richiesta di arresto per quest'ultimo, per il commercialista Stefano Gazzani e per l'architetto Angelo Zampolini - respinta dal giudice che ritiene competente la magistratura romana e ora all'esame del tribunale del Riesame - sono allegati verbali e informative che ricostruiscono la rete di rapporti alimentata dai componenti della "cricca".

 

I contanti del tunisino
Il 25 marzo scorso viene interrogato a Firenze Laid Ben Hidri Fathi che, come si legge nell'istanza dei pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnese, «in passato è stato l'autista tuttofare e uomo di fiducia di Angelo Balducci e di Diego Anemone e da loro aveva ottenuto deleghe bancarie per operare sui conti correnti». Nel 2004 l'uomo si appropria di 200.000 euro e sparisce. Ricompare nel 2006 e, dopo aver chiesto perdono, riallaccia i contatti con i due.

 

Qualche giorno fa viene convocato anche a Perugia. Così il suo verbale viene ricostruito nel documento stilato dai magistrati dell'accusa: «Il cittadino di origine tunisina ha riferito di aver conosciuto Angelo Balducci molti anni fa lavorando presso l'agenzia immobiliare Toscano di via Salaria e di aver cominciato a lavorare con lui come autista tuttofare quando lo stesso era Provveditore alle opere pubbliche del Lazio. Di aver lavorato come dipendente di fatto del Balducci, ma di essere stato di volta in volta formalmente assunto e retribuito da imprese che con Angelo Balducci lavoravano con appalti da lui concessi per la carica ricoperta».

Buste e soldi per i ministri
E ancora: «La conoscenza con Anemone avviene nel 2000, sempre tramite Balducci che con Anemone appare "essere in società", come specifica il testimone. A quel periodo risale la stretta collaborazione con Anemone, che lo avrebbe autorizzato anche ad operare su alcuni conti delle società del Gruppo. Proprio nell'ambito dell'attività di gestione dei fondi di spettanza delle ditte di Anemone, Fathi fa il nome di Angelo Zampolini, soggetto a cui più volte lo stesso dice di aver consegnato somme in denaro, in quanto persona "che faceva operazioni immobiliari per conto di Balducci e Anemone con intestazione ad altre persone"».

 

Ed ecco la rivelazione: «Riferisce poi l'ex autista di una serie di contatti che per conto di Balducci e di Anemone lo stesso avrebbe intrattenuto con vari soggetti, alcuni dei quali ministri, a cui consegnava messaggi o buste di contenuto sconosciuto, per conto di Balducci e dello stesso Anemone ». L'uomo fa il nome di Pietro Lunardi e su questa circostanza i magistrati hanno avviato verifiche per scoprire a quale scopo avvenissero questi incontri.

Intanto si concentrano sull'acquisto dell'appartamento per Claudio Scajola. E scrivono: «Riferisce in particolare lo stesso Hidri Fathi che in un'occasione ha consegnato all'architetto una somma di 500.000 euro in contanti (che aveva precedentemente provveduto a cambiare in banconote di più grosso taglio presso altra banca), che tale consegna è avvenuta non presso lo studio di Zampolini, ma nei pressi, vicino Largo Argentina. Tale somma, nella narrazione del Fathi sarebbe dovuta servire (perché di ciò informato direttamente da Zampolini) all'acquisto di un immobile dietro il Colosseo».

 

I magistrati non sembrano avere dubbi sul fatto che questa operazione riguardi proprio il ministro perché, sottolineano, «Fathi afferma di aver consegnato i 500.000 euro in contanti in Largo Argentina e proprio all'agenzia della Deutsche Bank che si trova a quell'indirizzo sono stati emessi gli assegni circolari per 900.000 euro poi girati alle venditrici e di cui i 500.000 euro appaiono costituire parte della provvista versata in contanti».

In ogni caso, il 23 aprile scorso, interrogato dai magistrati dopo aver subito una perquisizione andata avanti per ore, è Zampolini a confermare tutte le circostanze raccontate dal testimone. Poi aggiunge: «Oltre a Fathi, anche altri autisti e la segretaria di Anemone si occupavano di consegnarmi i contanti».

 

I conti milionari all'estero
Ora si va avanti con nuove verifiche. Mentre la Guardia di Finanza analizza tutte le operazioni gestite da Zampolini attraverso 240 conti correnti, i magistrati hanno avviato la procedura per una richiesta di rogatoria internazionale. Dalla Banca d'Italia sono infatti arrivate le segnalazioni su depositi che si trovano in Lussemburgo e in Svizzera gestiti da una società, oltre a quelli già scoperti che riguardano San Marino e che sarebbero stati attivati in alcuni casi proprio da Gazzani.

 

Un'accusa che il suo avvocato Bruno Assumma smentisce «così come quelle di corruzione e riciclaggio che siamo pronti a smontare». Scrivono i pubblici ministeri: «Bankitalia ha qui trasmesso una nota con allegate una serie di segnalazioni per operazioni sospette (evidenziate dagli organi di controllo interno bancario degli istituti di credito a seguito della diffusione della notizia dell'indagine) e una nota proveniente dalla procura del Lussemburgo con cui viene segnalata l'esistenza di conti correnti in istituti bancari di quello Stato a favore di Claudio Rinaldi e Angelo Balducci, rispettivamente per un importo di 2 e 3 milioni di euro circa.

Conti correnti intestati a una società fiduciaria - la Cordusio spa - di cui i suddetti sono beneficiari e che presentano un numero progressivo, segno certo non insignificante che depone per il loro collegamento. Nella segnalazione della procura lussemburghese viene altresì evidenziato che l'indagato Rinaldi ha un altro conto acceso in Svizzera sulla cui entità nulla è indicato».

2 - PARLA SCAJOLA, L'UNICO UOMO AL MONDO CHE è RIUSCITO A COMPRARSI UN APPARTAMENTO VISTA SUL COLOSSEO PER 600 MILA EURO
Nicola Porro per Il Giornale

Giornale)

Ministro Scajola, si dimette un'altra volta?
«In questa occasione non faccio come nel caso di Biagi, non me ne vado. Altrimenti sembra che mi hanno beccato con il sorcio in bocca. Io non ho colpe e non faccio decidere da una campagna mediatica il ruolo che devo svolgere come ministro della Repubblica. Non scappo».

Ma i giornali pubblicano diverse testimonianze secondo le quali le sarebbero stati forniti 900mila euro, frazionati in ottanta assegni, per comprare una casa a Roma.
«Non ho alcun problema a raccontarle la verità ed è molto semplice. Sono assolutamente certo che nessuno può aver detto questo, perché non è vero».

 

Lo sostengono l'architetto Zampolini (factotum dell'imprenditore Anemone) e le sorelle Papa, che le hanno venduto l'immobile.
«Le dico sin d'ora che sono pronto ad un faccia a faccia con chiunque insistesse con questa tesi e sono certo che verrebbe confermata la verità che sto dicendo. Alla stesura del rogito ho pagato la somma pattuita pari a 610mila euro con mutuo acceso con il Banco di Napoli».

Lo ha ancor in essere il mutuo?
«Come è facilmente dimostrabile continuo a pagarlo».

Sempre dalle indiscrezioni di stampa emergerebbero altri 200mila euro che lei avrebbe pagato in contanti, come una sorta di preliminare?
«No. Confermo tutto quello che le ho detto. Tutto il resto si legge sui giornali. Ci sarà un giorno che ci sarà la chiarezza che auspico».

È vero che le due signore Papa le hanno venduto un immobile vista Colosseo nel 2004?
«L'appartamento è di fronte al Colosseo, zona colle Oppio, si tratta di un ammezzato».

 

Un ammezzato?
«Sì, una bella casa, ma non più di un mezzanino in uno stabile degli anni '60, in condizioni non ottimali e senza alcuna terrazza. Ed ero talmente convinto di avere fatto un buon acquisto che come si legge oggi sul Fatto, Lori Del Santo che ha un attico nello stesso palazzo, ricorda di quando io le dissi di aver fatto un buon acquisto».

Quanti metri?
«180».

610mila euro per 180 metri quadri, non le sembra poco?
«Mi sono documentato in questi giorni. Basta fare una rapidissima indagine sui prezzi degli immobili a Roma in quel periodo, nel 2004, e si vedrà come il prezzo da me pagato sia in linea con quello di mercato per un immobile di quel tipo in quella zona».

Ma ritorniamo al punto. Le signore Papa, si legge nell'informativa del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, dicono che gli assegni, ben 80, li avrebbe tirati fuori lei. Anzi consegnati lei.
«Confermo nel modo più assoluto di non essere a conoscenza di quanto mi dice. Ho appreso dell'esistenza di questi 80 assegni in questi giorni sui giornali. E d'altra parte non riesco a capire perché sarebbero stati versati a mia insaputa».

 

Ma ci sono dichiarazioni delle due signore anche nel verbale di cui il Giornale è in possesso.
«Non conosco il contenuto dei verbali di cui mi parla, e mi stupisce che le signore abbiano potuto fare dichiarazioni di questo tenore».

Ma qualcuno dunque dice una clamorosa bugia?
«Ripeto che sono sicuro che in una verifica verrebbe confermata la verità che sto dicendo. Fino alle estreme conseguenze».

Cosa vuol dire?
«Che io ho intenzione di tutelare la mia onorabilità».

 

Lei nega dunque di avere consegnato e trattato quegli 80 assegni, ma anche la seconda implicita accusa, quella di avere commesso un'evasione fiscale?
«Nessuno, come lei sa, mi accusa di nulla perché io non sono indagato».

Potrebbe esserlo nei prossimi giorni.
«E perché mai se la verità è quella che dico? E poi sarebbe già stato fatto».

Non penserà che è tutta un'invenzione dei giornali?
«So che c'è un'inchiesta in corso. Le uniche cose che so sono solo quello che leggo sui giornali e che mi riguardano».

 

Lei ha conosciuto Anemone, l'imprenditore oggi in galera e che secondo le ricostruzioni avrebbe creato la provvista di 900mila euro per quegli 80 assegni?
«L'ho conosciuto da ministro dell'Interno, la sua impresa stava mettendo in sicurezza l'alloggio di servizio (del ministero».

E aveva anche il Nos, il nulla osta sicurezza, per fare le opere più delicate?
«L'ho conosciuto, ma si figuri lei se potevo sapere che patentini avesse. Io non ho mai dato appalti a chicchessia, perché non è un compito di un ministro».

E chi li dà?
«Le singole amministrazioni hanno le proprie strutture».

 

E l'architetto Zampolini, che materialmente avrebbe nella sua banca cambiato i contanti di Anemone in assegni circolari, lo conosce?
«Erano già due anni che avevo mollato il ministero dell'Interno e abitavo in albergo. L'ingegnere Balducci, provveditore alle opere pubbliche del Lazio che conoscevo da tempo e di cui avevo grande stima, si offrì di cercarmi casa a Roma. Immagino che Balducci chiese a Zampolini di selezionare alcune possibili soluzioni, tra cui poi quella scelta. Era un buon acquisto, anche perché le due sorelle proprietarie volevano vendere rapidamente perché intendevano andare a vivere fuori Roma».

Sì però questi signori si sono poi rivelati come una cricca di affaristi all'ombra degli appalti della Protezione civile.
«Le ripeto: Angelo Balducci era il provveditore ai lavori pubblici del Lazio, era una persona molto stimata a Roma, aveva conseguito grandi meriti per il giubileo del 2000. Aveva una considerazione super partes. Tanto è vero che durante il governo Prodi aveva ottenuto un importante incarico a Palazzo Chigi. Per la conoscenza che io ne avevo il giudizio era confermato. Di quello che è successo dopo non so dirle. Questa inchiesta della Protezione civile non l'ho seguita».

 

E allora tutta questa vicenda è una grande balla?
«Io non posso credere che una vicenda giudiziaria sia basata sul nulla. Dovranno valutare magistrati competenti e se ci sono responsabilità, sanzionarle. Per quanto mi riguarda, ho la coscienza a posto».

Però ora non ci dica che è tutta colpa dei giornali?
«Non ce l'ho con i giornali, ce l'ho con chi ha fatto trapelare notizie violando le leggi, alzando un polverone che alimenta un processo pubblico senza possibilità di difesa. Certo è che se i giornalisti seguissero anche essi le regole e verificassero meglio il nostro Paese sarebbe migliore. Ho anche letto che la casa era di mia figlia. Ho letto tutto e di più. Io credo che i processi si debbano fare nelle aule giudiziarie e non sui media. E che comunque si debbano fare nei confronti degli indagati non nei confronti dei testimoni».

 

Lei è un testimone?
«Sì, non sono indagato. Il pm ha chiesto di sentirmi come persona informata dei fatti, e ho proposto al giudice un incontro a breve compatibilmente con i miei impegni di governo».

Come valuta le reazioni politiche?
«Con grande piacere ho avuto una partecipazione solidale e vastissima alla mia sofferenza, che un po' mi rincuora. Qualcuno si è accorto che da due anni svolgo il ruolo di ministro dello Sviluppo economico facendo qualcosa di buono per il mio Paese».

 [01-05-2010]

 

 

1- L’ARCHITETTO DELLA CRICCA BALDUCCI SPUTTANA TUTTE LE MENZOGNE DI SCAJOLA - "IL GIORNO DEL ROGITO PORTAI GLI ASSEGNI CIRCOLARI DIRETTAMENTE AL MINISTERO, DOVE SI DOVEVA STIPULARE L’ATTO. RICORDO CHE ERANO PRESENTI IL MINISTRO CLAUDIO SCAJOLA, LE DUE VENDITRICI E IL NOTAIO. CONSEGNAI I TITOLI DIRETTAMENTE AL MINISTRO" - #2- LE SORELLA PAPA CHE VENDETTERO LA CASA: "FU IL MINISTRO IN OCCASIONE DELLA STIPULA DAVANTI AL NOTAIO NAPOLEONE, SCELTO DA LUI, A CONSEGNARMI GLI ASSEGNI CHE MI AVETE MOSTRATO MENTRE LA RESTANTE PARTE MI È STATA DATA IN CONTANTI" - #3- NEL 2004 LE QUOTAZIONI ERANO BOLLENTI: VISTA COLOSSEO FINO A 17 MILA EURO. LONTANI I 3.400 AL METRO QUADRATO DICHIARATI (CON 610 MILA € UN GARAGE VISTA MURO...) –

 

1- "PORTAI GLI ASSEGNI AL MINISTERO E LI DIEDI A SCAJOLA PER IL ROGITO"
- SI INDAGA SU UN ALLOGGIO VENDUTO A RINALDI DAL FIGLIO DI LUNARDI
Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera

«Il giorno del rogito portai gli assegni circolari direttamente al ministero, dove si doveva stipulare l'atto. Ricordo che erano presenti il ministro Claudio Scajola, le due venditrici e il notaio. Consegnai i titoli direttamente al ministro». Così, nel verbale del 23 aprile scorso, l'architetto Angelo Zampolini, accompagnato dal suo legale Grazia Volo, racconta il suo ruolo nell'operazione immobiliare del 2004 per l'acquisto dell'appartamento al Colosseo.

SARZANINI

E smentisce categoricamente la versione fornita dallo stesso ministro che ha escluso di aver ricevuto altri soldi oltre ai 610.000 euro che risultano nel documento notarile. Il racconto del professionista coincide con quello verbalizzato dalle due sorelle Papa, le proprietarie che si sono divise i 900.000 euro e li hanno depositati ognuna sui propri conti correnti.

In quel momento Zampolini non sa che agli atti è già stata acquisita la testimonianza di Laid Ben Fathi Hidri, l'autista tunisino di Angelo Balducci che ebbe il compito di prelevare i soldi in contanti e di consegnarli al professionista, come del resto aveva già fatto molte volte in passato.

 

«Vi darò una versione che non vi sembrerà credibile - quasi si giustifica - perché io quei soldi li ho ricevuti da un cittadino tunisino che collaborava con Anemone, ma non saprei come rintracciarlo». I magistrati lo informano che i carabinieri del Ros lo hanno rintracciato e soprattutto che l'uomo ha già ammesso di aver consegnato «buste dal contenuto sconosciuto a vari soggetti, alcuni anche ministri».

LE CASE DELLA «CRICCA
Tra loro ha fatto il nome dell'ex titolare delle Infrastrutture Pietro Lunardi che adesso dice: «Conosco Balducci e Anemone, ma con loro ho sempre avuto rapporti regolari». I magistrati appaiono interessati ad alcune operazioni immobiliari e in particolare ad un appartamento nel quartiere Monti, a Roma, che il figlio di Lunardi ha venduto a Claudio Rinaldi, il commissario per i Mondiali di nuoto indagato dai pm di Perugia con l'accusa di essere inserito nella «cricca». Vogliono chiarire i loro rapporti nell'ambito di un accertamento che riguarda tutti gli immobili gestiti dalla «cricca» .

Quanto è stato scoperto sinora alimenta infatti il sospetto che in alcuni casi gli appartamenti siano stati utilizzati per ricompensare chi aveva consentito ad Anemone di aggiudicarsi appalti pubblici. L'attenzione si concentra su uno scritto, sequestrato a Balducci al momento dell'arresto, che sembra dimostrare come lo stesso Provveditore non sia in grado di giustificare alcune «entrate» finanziarie poi utilizzate per l'acquisto di immobili intestati ai figli. Case che, dice l'accusa, sono state comprate con il denaro messo a disposizione, almeno in parte, dall'imprenditore Diego Anemone.

 

I FINANZIAMENTI OCCULTI
Nel giugno 2009 Balducci e gli altri scoprono che la procura di Roma sta indagando sulle concessioni per i Mondiali di nuoto e, come dimostrano le intercettazioni, cercano di approntare una difesa credibile. Il Provveditore contatta l'avvocato Patrizio Leozappa. Gli chiede un incontro insieme al commercialista Stefano Gazzani «in modo tale che noi abbiamo la possibilità di chiudere un documentino».

Lo scritto, che doveva servire da promemoria interno, viene invece trovato dagli investigatori. La premessa è eloquente: «Le presenti note hanno l'obiettivo di illustrare in via di sintesi il quadro delle iniziative, aventi una certa rilevanza economica, intraprese nel corso degli ultimi anni dai componenti della famiglia dell'ingegner Angelo Balducci».

 

Nel documento è scritto chiaramente come di alcune operazioni non ci sia traccia della provenienza dei soldi. Il primo capitolo sulle operazioni riguarda gli «Immobili intestati a Lorenzo Balducci», il figlio attore del provveditore alle opere pubbliche. Ed ecco l'annotazione: «Appartamenti di via della Pigna acquistati dalla società A.E.G. srl nell'anno 2004 al prezzo di euro 1.900.000 ( oltre Iva pari a euro 270.000). Furono pagati mediante mutuo bancario per euro 1.695.748 e con assegno bancario dell'ingegner Angelo Balducci per euro 270.000. La differenza di euro 204.251 deve essere giustificata. In atto non si forniscono indicazioni. Bisognerebbe consultare la venditrice A.E.G.. Appartamento di via Latina 43 con box in via Populonia 5 acquistato nel 2003 a prezzo di euro 86.000 da soggetti privati. Non c'è traccia nell'atto e nei conti bancari della famiglia di movimenti di tale cifra».

 

Il secondo capitolo è invece dedicato agli «Immobili intestati a Filippo Balducci», l'altro figlio, socio di Anemone nel Salaria Sport Village. È scritto: «Appartamento in via Aldo Manuzio 36, acquistato da privati nel 2000 al prezzo di 49.579 quietanzato in atto. Appartamento in via dei Cartari 11, acquistato al prezzo di 1milione di euro, del quale risulta pagato con assegno dell'ingegner Angelo Balducci solo euro 130.000. Il saldo fu corrisposto mediante assegni circolari tratti dal conto corrente dell'architetto Angelo Zampolini per complessivi euro 670.000. Di euro 200.000 a saldo dell'operazione non c'è traccia bancaria». Le modalità di questo acquisto sembrano ricalcare in fotocopia quelle seguite per acquistare l'appartamento intestato al ministro Claudio Scajola.

 

2- DALLE SORELLE PAPA LA CONFERMA: LA FIRMA? IN VIA DELLA MERCEDE
Virginia Piccolillo per il Corriere della Sera

 

La casa del ministro Claudio Scajola le due sorelle Papa l'avevano ereditata dalla mamma, Maria Fiamma Maione: una esuberante signora napoletana con esperienze nel cinema di cassetta morta il giorno dell'Epifania del 2003. Lì, a via del Fagutale 2, aveva sede la Mfm-cinetv srl società di doppiaggio, produzione ed eventi cinematografici, nata nel 1984 della Maione in società con le figlie Beatrice e Barbara. Il 31 gennaio del 2004 la società viene liquidata.

A luglio l'incontro milionario con il cliente ministro e quel malloppo di assegni, 40 ciascuna, che le due versarono in banca facendo scattare l'allarme riciclaggio. Una decisione così lineare da sembrare naif in una storia ricca di scatole cinesi societarie, fondi neri e tante bugie. Il ministro ora è convinto che le Papa ricordino male. O mentano. Lo dice. Ma le due sorelle di quel rogito milionario hanno una memoria vivissima. E per tre volte mettono a verbale la verità imbarazzante per il titolare del dicastero dello Sviluppo economico: «Quegli assegni mi sono stati consegnati dal ministro Scajola».

 

La maggiore, Beatrice, è il motore immobile dell'operazione. 46 anni, «disoccupata» di lusso, un appartamento suggestivo alle spalle di Piazza Farnese dove vive con il suo compagno, è lei a curare la vendita. Sua sorella Barbara, 42 anni, anche lei «disoccupata» e residente in una delle vie più esclusive della Capitale, dirà ai finanzieri del nucleo tributario di Roma: «Ho firmato solo carte».

È Beatrice la prima ad essere sentita il 23 marzo. «Riconosco i 40 assegni circolari che mi vengono esibiti in copia emessi dalla Deutsche Bank il 6 luglio 2004. Mi sono stati consegnati dal ministro Scajola che ha acquistato la nostra casa di famiglia per 1 milione e 700 mila euro». L'acconto, dice, «se non ricordo male mi fu versato nello studio del mio avvocato».

Il 25 aggiunge: «Fu il ministro in occasione della stipula davanti al notaio Napoleone, scelto da lui, a consegnarmi gli assegni che mi avete mostrato mentre la restante parte mi è stata data in contanti». «Gli uffici dove ci siamo recati per la stipula erano in via della Mercede in una sala riunioni, penso, nella disponibilità del ministro». Barbara conferma. Qualche giorno dopo Beatrice rettifica: «La somma a me consegnata dal ministro era tutta in assegni». E cita come presente all'atto «anche il direttore dello sportello B della Deutsche Bank». Tutto verificabile. Tutte menzogne?

 

3 - LE QUOTAZIONI BOLLENTI DEL 2004: VISTA COLOSSEO FINO A 17 MILA EURO - LONTANI I 3.400 AL METRO QUADRATO DICHIARATI
Enrico Marro per il Corriere della Sera

 

Seicento diecimila euro per un appartamento di 180 metri quadri, quanto dice il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola di aver pagato, significa 3.389 euro al metro. Ma quali erano le quotazioni delle case nella zona di via del Fagutale, a Roma, nel luglio del 2004, quando il ministro ha acquistato l'immobile dalle sorelle Papa?

 

Parliamo di una zona di assoluto pregio. E di una palazzina immersa nel silenzio che guarda il Colosseo e l'Arco di Costantino e che conta tra i suoi 12 condomini politici (oltre Scajola, il segretario del Pri, Francesco Nucara), l'attore Raoul Bova e la showgirl Lory Del Santo. Per un appartamento «usato» di pregio a Roma, dice Gualtiero Tamburini, presidente di Nomisma, società di ricerche economiche che dal 1988 ha un osservatorio immobiliare, le quotazioni al metro quadro oscillavano tra i 4.270 e i 6.570 euro. Ma è chiaro che se la vista e altre condizioni sono esclusive, il costo sale.

«Il 2004 fu un anno di prezzi sostenuti. Si vendeva molto e in tempi rapidi e gli sconti erano molto bassi», spiega il professore. Un'analisi confermata dal rapporto sul 2004 del centro studi della Gabetti, gruppo leader nel mercato immobiliare. Pagine che descrivono un'annata buona, con 770 mila compravendite (+ 1% rispetto al 2003) e un aumento dell'8,1% dei prezzi medi delle case di pregio.

 

E per riportare gli esempi delle rivalutazioni maggiori si citavano i 15 mila euro al metro quadrato che si poteva arrivare a pagare nelle zone migliori di Roma e i 12 mila di Venezia. E il supplemento Casa&Case del quotidiano economico Il Sole 24 Ore, il 24 luglio 2004, qualche settimana dopo che il ministro Scajola aveva comprato l'appartamento di via del Fagutale 2, a proposito dei prezzi alle stelle, scriveva: «Per dare un'idea di quale sia la situazione attuale, i casi più emblematici sono quelli di Milano, dove per acquistare una casa da ristrutturare in via della Spiga o via Montenapoleone bisogna spendere almeno 10 mila euro al metro. O a Roma: per un attico in piazza Navona si chiedono dai 15 mila ai 16 mila euro al metro o 17 mila per un appartamento con vista Colosseo».

Invece, con 3.300-3.400 euro al metro, quanto Scajola dice di aver pagato, secondo le rilevazioni del secondo semestre 2004 di Tecnocasa, Gabetti e Professione casa, a Roma ci si comprava un appartamento «usato» di categoria media in zona piazza Bologna, al quartiere Appio Latino o intorno a piazzale Clodio. Niente a che fare con via del Fagutale 03-05-2010]

 

 

L’IMPERATORE DI IMPERIA (SCIABOLETTA SYSTEM) – LA VILLA LIGURE DI SCAJOLA È ROBA DA RIVALEGGIARE CON LE VILLE DEL BANANA – IL SUO POTERE IN LIGURIA SI BASA SU UNA RETE CAPILLARE, DOVE FAMIGLIA, POLITICA E AFFARI SI INTRECCIANO - NOMINE, MATTONI E PALE EOLICHE, COMUNI, ENTI, SOCIETÀ - NON C’È STANZA DEI BOTTONI DOVE NON ABBIA UN SUO RAPPRESENTANTEPino Giglioli per "il Fatto Quotidiano"

 

"Da casa mia con un colpo d'occhio si cattura tutta Imperia". Dice così Claudio Scajola. Usa proprio quella parola "cattura" che a molti fa storcere il naso, perché pare tradire uno stato d'animo profondo. Sembra confermare le accuse degli avversari: "Il ministro ha in mano Imperia e mezza Liguria".

 

La Villa di Scajola dice tanto del suo proprietario. Roba da rivaleggiare con villa Certosa. La casa come simbolo, a cominciare dalla posizione, dominante, sulla città. Gli imperiesi guardano in alto e sanno che il potere a Imperia abita lassù dove il Cavaliere è passato tante volte. Le decisioni si prendono in questa villa del 1870, costruita dagli antenati di Maria Teresa, un nome da regina per la moglie di Scajola. Una casa da sovrano, appunto. A cominciare dal giardino, dalla collezione di piante rare.

"Berlusconi ha la passione dei cactus, io quella delle piante tropicali", racconta "u ministru", come lo chiamano qui (a Roma invece con meno timore reverenziale è semplicemente "sciaboletta") . All'interno sale e saloni tirati a lucido che sembrano usciti da una rivista di architettura. Per non dire del garage con auto e moto d'epoca, l'altra grande passione: ecco la Moto Guzzi V7 con cui Scajola scorrazzava con la moglie, oppure la Jeep Willys originale della guerra.

 

"Ci ho messo 18 mesi per restaurarla, perché io amo le cose che funzionano", chiosa il ministro. Fino alla Triumph verde su cui partecipa ai raduni. Insomma, una casa segno di buon gusto, ma anche di ricchezza e potere.

 

Il curriculum del ministro parte da qui: fu sindaco di Imperia e parlamentare Dc. Un democristiano, ma con modi per nulla felpati. Sindacalisti, politici o cronisti, chi lo critica ha vita dura. Come quella volta che replicò alle accuse di Claudio Porchia, allora segretario provinciale della Cgil: "Caro signor Porchia, non sei il sindaco di Imperia, sei il capo di un gruppo parassitario che non conta un tubo e non prende un voto". Punto.

Ma questa è storia nota. Il potere scajoliano in Liguria si basa su una rete capillare, dove famiglia, politica e affari si intrecciano. Comuni, enti, società, non c'è stanza dei bottoni dove il clan non abbia un suo rappresentante.

 

Ecco allora Alessandro che ripercorre le orme del fratello Claudio: prima sindaco di Imperia, poi segretario generale della Camera di Commercio cittadina, ma soprattutto oggi vicepresidente del cda della Carige, la banca che tiene le redini dell'economia ligure. Uno degli istituti che appoggiarono le scalate dei furbetti del quartierino.

Alessandro è stato anche vicepresidente della Autofiori, la società che gestisce le autostrade del Ponente ligure. Ma i fratelli Scajola sono parecchi: Maurizio, ex segretario generale della Camera di Commercio di Savona è attuale segretario generale di Unioncamere Liguria. Gli Scajola, però, guardano avanti. Preparano il terreno per le nuove generazioni.

 

Così Marco (figlio di Alessandro), che ormai tutti nella Riviera dei Fiori chiamano "il nipote", è vicesindaco di Imperia. Non solo: è stato eletto consigliere regionale nel 2010. Con il record di preferenze, perché, va detto, nel Ponente ligure pochi mettono in discussione lo strapotere degli Scajola. Anzi, molti li appoggiano e li votano, anche tra cronisti e caporedattori dei giornali.

 

E quando Marco Preve sull'Espresso ha raccontato degli incarichi ottenuti da Maria Teresa Verda (moglie) e Maurizio Scajola (fratello) che tengono corsi universitari in un ateneo in crisi nera, la notizia è stata liquidata con un'alzata di spalle. Intanto 17 studenti su 26 del corso della signora Scajola godono di borse di studio offerte da Promuovitalia e Invitalia, agenzie legate al ministero per lo Sviluppo economico.

Parenti, quindi, ma anche una schiera di luogotenenti. A volte protagonisti di episodi discussi. Prendiamo la vicenda Shopville, una delle tante operazioni edilizie che stanno crescendo in Liguria (con la benedizione di centrodestra e centrosinistra). Shopville diventa uno dei capitoli del fascicolo su corruzione e mattone che ha toccato anche Lorenzo Barla, ex delfino di Scajola e già primo cittadino di Taggia.

C'è poi l'inchiesta sugli appalti milionari per la pista ciclabile di Imperia. Il reato contestato: corruzione. Tra i soggetti coinvolti ecco Giuseppe Guerrera, il capo della segretaria di Scajola, l'uomo di cui il ministro si fida ciecamente: "Conosco la sua correttezza e professionalità. Verrà dimostrata la sua estraneità alle accuse", cioè aver intascato una mazzetta da 70 mila euro.

 

Sì, proprio quel Guerrera (non indagato) che fu nominato più volte negli atti della maxi inchiesta della Procura di Genova sul porto. La Finanza ascoltando le intercettazioni dell'allora presidente dell'Autorità portuale, scrisse: "Giovanni Novi porta avanti determinate assunzioni nelle quali è evidente, anche se indiretto, il forte interesse del parlamentare Scajola.

A tenere i contatti con Novi è Guerrera". Si parlava di assunzioni e di consulenze presso l'Autorità Portuale, un ente pubblico. Di una in particolare, quella di un giornalista biografo ufficiale di Scajola (che ricevette un incarico, ma si dimise). Tanti tasselli per comporre il ritratto della Liguria regno di Scajola. Essere "sudditi" porta anche dei vantaggi, come il volo diretto tra Roma e Albenga.

Un collegamento che era inserito nella lista dei 28 garantiti con oneri di servizio pubblico: 26 riguardavano tratte con le isole. Poi c'era il volo Crotone-Roma. E, quindi, proprio il Roma-Albenga (che costava 945 mila euro pubblici, uno stanziamento, va detto, arrivato anche prima della nomina di Scajola nel governo).

 

Un volo amato dal ministro che ogni weekend torna nella sua villa con parco e perfino pale eoliche. Tanto che "Style", il magazine del "Corriere della Sera", in un'entusiastica intervista su casa Scajola (qui sopra alcune delle foto del servizio) titolò: "Avrebbero dovuto dargli il ministero dell'Ambiente". Nel Ponente ligure più d'uno, però, ricorda la passione di Claudio per il cemento che lo portò a sorvolare Imperia in elicottero per ammirare il cantiere del porticciolo turistico da cento milioni di euro.

A bordo con lui l'imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone e Gianpiero Fiorani, che nel calcestruzzo ligure cercò di reinvestire il tesoro guadagnato con le scalate bancarie. Scajola era un semplice passeggero, si dirà. Non ha interessi nell'operazione. Vero, ma tra gli imprenditori della cordata c'è Pietro Isnardi, re dell'olio ligure, nonché suocero di Marco Scajola. Sì, quell'Isnardi che siede con il consuocero Alessandro (Scajola) nel cda della Carige.

03-05-2010]

 

1- DA DOVE HA ORIGINE L’ENORME CUCCAGNA ECONOMICA DEL COSTRUTTORE LEGATO A BALDUCCI? - 2- OGNI GIORNO CHE PASSA, IN QUESTA STORIA DI CASE REGALATE E RISTRUTTURAZIONI A SBAFO, GLI INCROCI TRA POLITICI E "SPIONI" SONO UNA COSTANTE (CHI SI RICORDA SALABÉ?) - 3- TRA IL 2006 E IL 2008 ANEMONE HA OTTENUTO UNA DOZZINA DI COMMESSE "TOP SECRET" E HA LAVORATO PER CARABINIERI, GUARDIA DI FINANZA E MINISTERO DEGLI ESTERI - 4- LAVORAVA BENE ANCHE QUANDO A GOVERNO C’ERA PRODI E AGLI ESTERI SEDEVA D’ALEMA - 5- ULTIMA COINCIDENZA: QUANDO SCAJOLA, TRA IL 2006 E IL 2008, ERA A CAPO DEL COPASIR (CONTROLLO DEI SERVIZI), IL COGNATO DI ANEMONE DIVENTÒ UNA ’BARBA FINTA’ -

Francesco Bonazzi per "il Secolo XIX"

«Diego Anemone? Sperava di diventare l'Adolfo Salabè del Duemila - l'architetto coinvolto nello scandalo dei fondi neri del Sisde di fine anni Ottanta -, ma la magistratura l'ha fermato prima». All'Aisi, come si chiama oggi il servizio segreto civile, lo conoscevano bene il costruttore dei Castelli romani. Il 10 febbraio, Anemone è stato arrestato nell'inchiesta Grandi Appalti con l'accusa di corruzione (il primo processo alla "cricca" si aprirà il 15 giugno a Firenze, lo ha deciso il gip Rorasio Lupo).

E oggi è sospettato di aver regalato 900 mila euro all'ex ministro Claudio Scajola per saldare l'acquisto della sua casa romana. Ma in quel luglio 2004, che interesse poteva avere a "ingraziarsi" l'allora ministro all'Attuazione del Programma? Oppure l'impegnativo "cadeau" in assegni circolari era una forma di gratitudine per qualche lavoro già ottenuto prima, magari quando Scajola era ministro degli Interni?

I pm della procura di Firenze stanno ancora cercando una risposta a queste domande, però intanto hanno scoperto qualcosa di imbarazzante: tra il 2006 e il 2008 Anemone ha ottenuto una dozzina di commesse "top secret" e ha lavorato per Carabinieri, Guardia di Finanza e ministero degli Esteri.

Però, secondo quanto risulta al "Secolo XIX", le ditte del costruttore sono entrate nel "giro giusto" della Presidenza del Consiglio molto prima. Almeno dalla fine del 2002, con la costruzione di un'importante base del Sisde a Roma. Un biglietto da visita che in seguito Anemone ha potuto spendersi con la "cricca".

Per lavorare con i servizi, come con le forze armate o di polizia, è necessario avere il Nos (nulla osta sicurezza). Anemone lo conquista nel 2002, quando la sua ditta di Grottaferrata è ancora una pulce. Qualche mese prima, nell'ottobre 2001, il generale dei carabinieri Mario Mori era stato nominato direttore dal Sisde dal secondo governo Berlusconi, nel quale Scajola era ministro degli Interni.

Sul fronte logistico, trova un gran pasticcio. Il servizio si era imbarcato in una mega-operazione immobiliare a La Rustica, appena dentro il raccordo anulare. Mega uffici openspace e un parcheggio sotterraneo tipo "Langley Virginia", la sede della Cia. Ma i lavori, costati decine di milioni di euro, si fermano a pochi metri dal traguardo. Quando Mori va a fare il sopralluogo, scopre gli open space: gli analisti dell'intelligence civile non possono lavorare in una sorta di piccionaia.

Bisogna tirar su tramezzi, cambiare l'impianto di areazione, rifare daccapo il cablaggio. E nel parcheggio sotterraneo, ci piove dentro. In più, il personale, abituato ai comodi uffici del quartiere Monti, alla Rustica non ci vuole andare. In meno di tre mesi, tutto si ferma e al Sisde saltano il numero uno e il numero due della logistica.

Ci sono anche voci di malversazioni della ditta appaltatrice - non dei due "spostati", che anzi lamentano di esser stati fatti fuori per aprire la strada ad altri progetti - e Mori chiede alla Guardia di Finanza di indicargli un nuovo capo della logistica.

Nicolò Pollari, appena andato al Sismi ma ancora potente nella Gdf, e il generale Osvaldo Cocuzza gli "rifilano" il collega Francesco Pittorru. Un generale che ha osato far ricorso contro le promozioni di alcuni colleghi. E qui c'è il primo dubbio. Secondo alcune fonti, sarebbe Pittorru a introdurre Anemone nel dorato mondo degli appalti "top secret". Secondo altri fonti, invece, Anemone sarebbe stato segnalato da Scajola.

I lavori per il centro di piazza Zama, nel quartiere Appio-Latino, vengono decisi a fine 2002 e i cantieri aprono nell'autunno del 2003 con l'impresa di Anemone. E' un'opera gigantesca e costosa. Portata a termine, però, in fretta e bene nel giro di soli due anni. La Rustica viene così abbandonata e si tramuta definitivamente in un grande spreco di pubblico denaro.

In piazza Zama ci va il "Roc". Una specie di Ros delle "barbe finte" inventato da Mori. Proprio l'Arma, e qui arriviamo alle carte dell'inchiesta odierna, sarà poi uno dei maggiori committenti di Anemone e soci. Lo si capisce il 22 marzo scorso, quando i pm interrogano un architetto ciociaro di nome Caterina Pofi, classe 1975 e già lanciatissima negli incarichi riservati.

Tra il 2003 e il 2008, la professionista di Anagni fattura quasi un milione di euro con la Presidenza del Consiglio e con la società "Medea Progetti e Consulenze", fondata da Anemone e partecipata da Mauro della Giovanpaola (arrestato con Angelo Balducci il 10 febbraio scorso).

La Pofi è sospettata di aver fatturato redditi inesistenti e ha messo a verbale di aver fatto "il primo lavoro con Balducci nel 2003 per il Viminale". Di certo c'è che, tra il febbraio 2006 e il maggio 2008, Medea ha condotto lavori di ristrutturazione per l'Arma.l E poi ha costruito la caserma della Guardia di Finanza di Ponte Galeria, ha ristrutturato un'ala della Farnesina e, ancora, il comando generale delle Fiamme gialle.

Insomma, Anemone lavorava bene anche quando a Palazzo Chigi c'era Romano Prodi e quando al ministero degli Esteri sedeva Massimo D'Alema. Ultima coincidenza riguarda il Copasir: quando lo ha presieduto Scajola, tra il 2006 e il 2008, il cognato di Anemone entrò nei servizi. E ogni giorno che passa, in questa storia di case e ristrutturazioni a sbafo, gli incroci tra politici e "spioni" sono sempre di più.

 

06-05-2010]

 

 

NON SOLO SCIABOLETTA (PIù CASE PER TUTTI!) – IL CASEGGIATO S’INGROSSA E SI INDAGA SU UN GIRO DI APPARTAMENTI (ALMENO 15 ’AFFARONI’) – GLI STRANI GIRI DELLA CRICCA TRA ASSEGNI E BONIFICI – L’UNICO NOME CHE SPUNTA È LUNARDI. PER IL TUNISINO BEN FATHI HIDRI FACEVA AFFARI CON ANEMONE E BALDUCCI – “E’ UN UBRIACONE DROGATO MANOVRATO DA CHISSà CHI", è LA REPLICA DELL’EX MINISTRO, CHE GODE DI UN PALAZZETTO DI 4 PIANI NEL CUORE DI ROMA PAGATO 3 MILIONI....

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Ci sono altre quindici operazioni sospette nel fascicolo della procura di Perugia che indaga sugli appalti pubblici concessi per i Grandi Eventi. Passaggi di denaro sui conti gestiti dai componenti della «cricca» che secondo gli inquirenti nascondono compravendite di abitazioni, proprio come è avvenuto per il ministro Claudio Scajola.

E fanno presumere, viste le cifre impegnate, che anche i nomi dei beneficiari possano essere dello stesso calibro. La verifica della documentazione bancaria è affidata agli investigatori della Guardia di Finanza. E almeno una parte sembra riconducibile all'architetto Angelo Zampolini, il collaboratore dell'imprenditore Diego Anemone che ha già ammesso di aver accettato di mettere a disposizione i propri depositi per questo tipo di pratiche.

È stato l'esame dei documenti forniti dagli istituti di credito a rivelare invece tre bonifici effettuati nel 2007 dallo stesso Anemone a Pietro Rinaldi, il commissario per i Mondiali di Nuoto indagato per corruzione. Versamenti per un totale di 500.000 euro che secondo l'accusa sono il prezzo della corruzione.

Verifiche e accertamenti sono stati delegati dai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi anche sul ruolo dell'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, al quale, secondo il racconto di Laid Ben Hidri Fathi- il tunisino che per anni è stato autista di Angelo Balducci e il factotum dell'imprenditore-furono consegnate alcune buste, alcune anche tramite la figlia.

GLI ASSEGNI PER LE CASE
Incrociando i risultati dei controlli effettuati presso «l'Anagrafe dei rapporti con gli operatori finanziari» con quelli negli istituti di credito sono stati scoperti alcuni «transiti» anomali di soldi da un conto corrente ad altri. E adesso si indaga su queste transazioni che si ritiene possano nascondere il versamento di tangenti, sia pur mascherato.

Ad insospettire gli inquirenti è stata soprattutto la scelta di ricorrere sempre alle stesse persone per concludere gli affari: il funzionario della Deutsche Bank che provvedeva a trasformare i contanti depositati in assegni circolari sempre di piccolo taglio-dunque con la speranza di eludere i controlli antiriciclaggio - e il notaio che si occupava delle stipule.

Tutti i rogiti sono registrati con una cifra minima, sempre molto inferiore al valore effettivo dell'immobile. Possibile che il pubblico ufficiale non abbia mai avuto il dubbio che ci fosse un passaggio di titoli e dunque una consistente parte del prezzo versata «in nero»? È presumibile che al termine delle verifiche su queste operazioni, spetti proprio a lui chiarire di fronte ai pubblici ministeri che cosa è accaduto in occasione delle compravendite. Anche perché alcuni trasferimenti sarebbero stati occultati utilizzando società per non svelare l'effettivo beneficiario dell'acquisto.

LE BUSTE DI LUNARDI
Hidri Fathi ha parlato di «vari soggetti, anche ministri» destinatari delle buste inviate da Anemone e Balducci, ma l'unico nome che ha fatto è quello di Lunardi. Lo ha accusato di aver preso «il 10 per cento dell'importo di ogni progetto approvato da Balducci che poi lo affidava ad Anemone».

Per riscontrare le sue dichiarazioni si stanno esaminando tutti gli appalti che il costruttore si è aggiudicato in quegli anni e sulle procedure seguite, verificando anche il ricorso alla trattativa privata. Ma i controlli affidati ai carabinieri del Ros si concentrano anche su altre circostanze. Passaggi di società e compravendite di immobili che potrebbero nascondere interessi comuni con alcuni protagonisti della «cricca».

In particolare desta sospetto l'acquisto effettuato da Claudio Rinaldi di un appartamento in via Sant'Agata dei Goti, al quartiere Monti di Roma, di un appartamento di proprietà del figlio di Lunardi.

L'immobile era infatti in pessime condizioni e gli investigatori vogliono stabilire se davvero, come sostiene Rinaldi, il prezzo pattuito gli abbia consentito di «fare un affare» o se invece la vendita sia servita a schermare una divisione di denaro tra i due. L'indagine dovrà anche chiarire i termini dell'acquisto da parte della famiglia Lunardi di un intero palazzo in via dei Prefetti, sempre nella Capitale, dall'ente religioso Propaganda Fide del quale Balducci era consigliere. A occuparsi del rogito fu, pure in questo caso, il notaio che aveva firmato quello di Scajola e tutti gli altri atti.

I BONIFICI A RINALDI
Case, soldi, utilità: il gruppo Anemone si conferma un pozzo che appare senza fondo. E nuovi indizi emergono contro Rinaldi. Tra le contestazioni non ci sono soltanto le autorizzazioni concesse alle strutture sportive dell'amico costruttore in vista dei Mondiali di Nuoto. Perché nel 2007, quando era uno dei vice di Balducci con delega alle Infrastrutture, il funzionario ha ricevuto da lui tre bonifici.

Uno da 250.000 euro, gli altri due da 50.000 euro ciascuno, che si sommano a 150.000 euro trasferiti a San Marino. Per trasferire questi fondi sarebbe stata utilizzata la società «Iniziative speciali srl» intestata alla madre di Rinaldi, Mimma Giordani. Durante il suo interrogatorio Rinaldi li ha giustificati come il provento di consulenze.

«Il mio assistito - spiega l'avvocato Titta Madia - ha sempre svolto attività professionale privata e in questa veste ha collaborato con il gruppo Anemone». Una spiegazione che non ha convinto i magistrati e che sembra evidenziare un conflitto di interessi.

2 - LUNARDI, MAI FIRMATI PROGETTI AD ANEMONE. BEN FATHI HIDRI E' UN UBRIACONE DROGATO MANOVRATO DA CHISSA' CHI...
(ANSA) - "Questo qui dice che io ho firmato dei progetti? Me li porti allora. Non esistono oppure la mia firma è falsa. All'epoca non potevo firmare progetti, né come ministro né come libero professionista. Non sono mica matto". Pietro Lunardi smentisce le dichiarazioni del tunisino Ben Fathi Hidri, secondo il quale l'ex ministro delle Infrastrutture avrebbe firmato i progetti che gli inviava Angelo Balducci per poi affidarli a Diego Anemone, ricevendo in cambio una tangente del 10%.

"Dopo aver letto il suo nome ho fatto degli accertamenti, ho chiesto a chi lo conosceva", dice Lunardi in un colloquio telefonico con il Corriere della Sera. "Quello è un ubriacone, un drogato, manovrato da chissà chi. Sono falsità assolute. Le avesse dette una persona affidabile, un Berlusconi per dire, potrei capire. Ma così no". [06-05-2010]

 

 

CAMERA (E SENATO) CON VISTA – DA AFFITTOPOLI A SVENDOPOLI FINO ALL’UNICUM DEL CASO SCAJOLA (CHE NON SI ACCORGE CHE GLI COMPRANO UNA CASA) – LA LUNGA LISTA DI POLITICI AD AFFITTO AGEVOLATO, PRIMA AFFITTUARI E POI PROPRIETARI (CON MEGASCONTI) DI SUPERCASE DI ENTI VARI E AVARIATI: DA MASTELLA A VELTRONI, DA D’ALEMA A DE MITA, FINO ALLA MELANDRINA E A DI PIETRO (CASETTA CARIPLO) - E OGNUNO HA LA SPIEGAZIONE PRONTA (TUTTO LEGALE CERTO, MA C’è UN’ETICA CHE UNA CARICA PUBBLICA DEVE RISPETTARE O NO?)… Goffredo Buccini per il "Corriere della Sera"

Sospira, e gli viene su uno spicchio di Merola: «Eh, in fondo è un punto d'arrivo!». Cosa? «La casa, sì, proprio la casa. Penso all'emigrante che mandava le rimesse dall'estero per comprarsi due stanzette al paese». E secondo lei è così anche per i politici nostrani? «Per tutti, certo. Anche per i politici!». Insomma, parva sed apta mihi, meglio se non tanto piccola, meglio ancora se poco costosa o addirittura gratuita: ecco la dimora dei sogni.

Per quei 26 vani (cinque sobri appartamentini...) sul Lungotevere Flaminio presi tre anni fa con la moglie Sandra a poco più d'un milione di euro, Clemente Mastella è ancora un po' ammaccato dagli articoli dei giornali. Ma non è certo domo: «Che volete? Era tutto in regola. Ero in affitto da 30 anni! Ho fatto un mutuo di 400 mila euro! Tutti i miei risparmi». Il famoso punto d'arrivo, si capisce.

La modalità Scajola, con la variabile dell'oscuro benefattore che integra nell'ombra il prezzo dell'alloggio, è, al momento, un unicum. Le altre storie s'assomigliano tutte, con i loro torti e loro ragioni, da vent'anni: dimore spesso splendide, orridi neologismi per raccontarne i passaggi sottocosto, prima Affittopoli, poi Svendopoli, uno scandalo figlio dell'altro e tutti in fondo derivati dal clima della Tangentopoli in cui Mario Chiesa, il patron del Pio Albergo Trivulzio, distribuiva nella Milano da bere case a canoni agevolati anche ai giornalisti che, appunto, si bevevano le sue fandonie efficientiste.

Dal famoso mariuolo craxiano ai nostri giorni, il tratto ricorrente è questo demone dostoevskijano delle quattro stanze con vista, questa specie di dannazione italica. La stessa maledizione che porta tre anni dopo Mastella ad accusare: «Ve la prendete sempre con me e mai con la ministra del piano di sotto».

Chi? «La Melandri! Indagate, scoprite, c'è anche lei». E Giovanna Melandri a mandarlo, tre anni dopo, ancora a quel paese: «Insiste quello là? È male informato, la casa l'ha comprata mia sorella Daniela, riscattandola regolarmente dopo che per trent'anni mio padre ci aveva tenuto lo studio».

Tante sono storie così. Walter Veltroni, per dire, ci è nato nella casa di via Velletri che, assegnata negli anni Cinquanta a suo padre, l'ha fatto finire sulle colonne del Giornale nel '95, in quel valzer di vip privilegiati che poi spinse Repubblica a porsi il morettiano quesito se «Affittopoli» fosse di destra o di sinistra («La squadra guidata dal tandem D'Alema - Veltroni supera con largo margine quella capitanata dal terzetto Casini-Mastella-Tatarella», decise Giovanni Valentini: 15 inquilini eccellenti di sinistra e 9 di destra nelle case degli enti).

Veltroni chiese che gli fosse alzato il canone d'affitto, in seguito la moglie Flavia acquistò l'appartamento. Massimo D'Alema lasciò la sua casa a Trastevere per un'altra in Prati e l'altra sera l'ha rivendicato nella rissa tv con Alessandro Sallusti del Giornale.

Nulla eguaglia, naturalmente, l'attico ex Inpdai in via In Arcione, a due passi da Fontana di Trevi, dove Ciriaco De Mita planò a equo canone con la famigliola nell'88, da segretario Dc (mitiche le maniglie in ottone con le iniziali «DM»). «Il problema è la vulnerabilità», spiega Domenico De Masi: «La casa è la tana e contiene l'acqua e il fuoco, gli altri elementi di base per noi umani».

Dicono che De Mita volesse la sua tana così sicura da affidarne la blindatura ad Adolfo Salabè, l'architetto degli 007. La vulgata è puntualmente smentita ma l'ascesa di Salabè, partito dagli uliveti della Sabina e arrivato fino ai saloni del Quirinale al tempo di Scalfaro, testimonia come la dannazione della casa (e delle annesse ristrutturazioni) possa salire molto in alto.

«È sulle cartolarizzazioni che bisognerebbe fare un'inchiesta molto seria. A chi sono andate le case degli enti? E a quali prezzi?», si chiede Renato Nicolini, architetto, ex assessore romano dell'effimero. A questa domanda seguono da anni liste di grandi nomi legate ad affari tali che ai comuni mortali viene l'acquolina in bocca.

E così ecco sui giornali Pier Ferdinando Casini, coi suoi trenta vani catastali per un milione e 800 mila euro in via Clitunno a Roma, presi con la ex moglie. Ecco Cossiga e Violante, Mancino e Cardia, ecco il segretario Cisl Bonanni. La lista è molto lunga, ci sono varianti cittadine a Napoli e a Milano, e ogni nome ha una sua ragione da addurre, si capisce, il rischio del tritacarne mediatico è molto forte.

Eppure resta un senso di disagio. Quello che coglie Sergio Cusani, l'unico a farsi quattro anni e passa di galera nella Tangentopoli milanese, ora impegnato in Germania ad allestire mostre dopo un percorso di riscatto esemplare: «La lettura è amara. C'è stata una stagione in cui si pensava di poter cambiare costume e cultura in Italia. Ma si è lavorato solo sulla sovrastruttura».

Del resto nemmeno il suo grande inquisitore, Di Pietro, è sfuggito al demone, sin dal tempo in cui finì sui giornali per la sua casetta Cariplo di via Andegari, a due passi da piazza della Scala. «False le accuse di favoritismo», ha sempre tuonato Tonino, il quale non ha mai avuto il dono dell'aplomb che vale invece a Mastella la battuta finale: «Pensi che al Flaminio avevo pure i viados sotto casa e gli altri inquilini mi supplicavano: ministro, li mandi via. Io intervenni». In fondo, un benefattore. 06-05-2010]

 

 

 

UCCI UCCI C’È BALDUCCI (IN BUONA COMPAGNIA) - SONO 33 GLI INDAGATI PER GLI ABUSI EDILIZI NELLE PISCINE DEL MONDIALI DI NUOTO - TRA QUESTI ANCHE RINALDI E MALAGÒ – L’INCHIESTA è FINITA, E GLI INDAGATI ORA HANNO 20 GIORNI PER DEPOSITARE MEMORIE O CHIEDERE DI ESSERE INTERROGATI – E SONO TANTI A RISCHIARE IL PROCESSORory Cappelli per "la Repubblica - Roma"

Rischiano di finire sotto processo i vari protagonisti - trentatre in tutto - dell´inchiesta condotta dai pm Sergio Colaiocchio e Delia Cardia sui presunti abusi edilizi in circoli e strutture sportive della capitale realizzati in vista dei Mondiali di nuoto del 2009, che lo scorso ottobre portò al sequestro di 11 circoli della capitale.

 

Completati gli accertamenti e inviato l´avviso di fine inchiesta, un passo che prelude solitamente alla richiesta di rinvio a giudizio, gli indagati hanno adesso venti giorni per depositare memorie o chiedere di essere interrogati. Tra di essi ci sono Angelo Balducci e Claudio Rinaldi, che hanno entrambi ricoperto il ruolo di commissario straordinario per i Mondiali di nuoto 2009.

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Angelo Balducci è stato anche presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici ed è tutt´ora agli arresti per gli appalti del G8 alla Maddalena. Tra gli altri indagati, Giovanni Malagò, nel 2009 presidente del Comitato organizzatore dei mondiali di nuoto. E Simone Rossetti, gestore del Salaria Sport Village, il centro sportivo (finito in alcune intercettazioni sul caso G8) in cui il capo della protezione civile Guido Bertolaso avrebbe incontrato alcune massaggiatrici.

 

L´indagine è un troncone dell´inchiesta sui "Grandi Eventi" finita ora nelle mani della magistratura di Perugia dopo il coinvolgimento dell´ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro.

 

Il reato contestato è dunque abuso edilizio: nel mirino una quindicina di circoli sportivi. Degli undici già sequestrati a ottobre, cinque sono ancora sotto sequestro e gli altri sei potrebbero nuovamente finirci: non è stata infatti ancora conclusa la sanatoria concessa dal Comune di Roma per la messa in regola degli impianti.

I cinque circoli da ottobre rimasti sotto sequestro sono: Salaria Sport Village, Tevere Remo, Gav New City, Flaminio Sporting Club e Polisportiva Città Futura. I dieci centri all´attenzione della magistratura sono invece: Roma 70, Roma Team Sport, Cristo Re, Acqua Aniene, Polisportiva Parioli Tiro a Volo, Villa Flaminia, Agepi, Axa, Real Sporting Village, Sport 2000.

GIOVANNI MALAGO

Il sequestro nel 2009 suscitò polemiche e proteste: si tratta infatti di circoli molto noti e frequentati dalla Roma bene, oppure situati in luoghi dove non vi sono altri impianti nelle vicinanze. Al Torrino, al Roma Team Sport, all´indomani del sequestro, il direttore Maurizio Perazzolo salì sul tetto per protesta, annunciando «Non ci muoveremo di qui fino a quando non toglieranno i sigilli». Lo stesso fece anche Fabio Cantoni, presidente della Polisportiva Città Futura. 27-04-2010] 

 

 

#1 IL J’ACCUSE DI BALDUCCI JR: “PERCHÈ MIO PADRE È IN GALERA E BERTOLASO VA DAL PAPA?” - # 2 “MIO PADRE È IN CARCERE, A DIFFERENZA DI ALTRI COINVOLTI NELL’INCHIESTA CHE, FINO A POCO TEMPO FA, PARLAVANO BENE DI LUI, E OGGI SI COMPORTANO COME SE LA VICENDA NON LI RIGUARDASSE. A CHI MI RIFERISCO? A GUIDO BERTOLASO CHE È ANDATO DAL PAPA A RICEVERE PUBBLICAMENTE LA BENEDIZIONE PER IL LAVORO CHE FA. UNA PERSONA INDAGATA IN UN’INCHIESTA COSÌ DELICATA FORSE DOVREBBE ADOTTARE UN PROFILO UN PO’ PIÙ BASSO” - #3 E COME SE NON BASTASSE BERTOLASO IMPONE AL GOVERNO COME SUO VICE L’UOMO CHE PRODI CHIAMO’ PER IL SISDE: IL PREFETTO FRANCO GABRIELLI, ODIATO DAI PREFETTI E DA TUTTA LA PDL CON CICCHITTO E MANTOVANO IN TESTA. LA SUA GESTIONE FALLIMENTARE HA PROCURATO DECINE DI RICORSI ANCORA PENDENTI, MA PER BERTO-LESO è UNA POLIZZA ASSICURATIVA CON LA SINISTRA

 

Lorenzo Balducci, 27 anni, attore romano, a febbraio ha ricevuto due telefonate che hanno avuto sul suo umore, e sulla sua vita, effetti completamente opposti. La prima era di Alessandro Aronadio, giovane regista siciliano che l'aveva voluto come protagonista della sua opera prima Due vite per caso, al cinema dal 7 maggio. Ispirato ai fatti di cronaca del G8 di Genova del 2001, racconta come la vita di una persona (il venticinquenne Matteo, interpretato da Balducci) possa prendere direzioni opposte a seconda di come va a finire un banale episodio, una notte qualunque.

 

La seconda telefonata è arrivata invece da un suo amico la mattina del 10 febbraio, il giorno prima che partisse per Berlino, e diceva più o meno così: «Ho appena sentito alla radio che hanno arrestato tuo padre». Il padre di Lorenzo è Angelo Balducci, il presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici travolto dall'inchiesta sugli appalti - quelli per il G8 a La Maddalena, ma anche per opere a Firenze, a Roma, e per la ricostruzione a L'Aquila - che ha coinvolto il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Balducci è in custodia cautelare a Prato, indagato per corruzione; infangato anche nel privato, per via di presunte frequentazioni dei giri romani della prostituzione maschile.

Da giovane attore di buona reputazione e poca fama, Lorenzo Balducci si è trasformato in meno di un mese in raccomandato eccellente. Con Vanity Fair rompe per la prima volta il silenzio.

Che effetto le fa sentirsi appiccicata addosso l'etichetta di chi ha lavorato solo in virtù delle raccomandazioni? «Rabbia. Lavoro da dieci anni e ho fatto già una ventina di film: abbastanza per capire che se sei figlio di qualcuno, si tratti di produttore o direttore di banca, le segnalazioni arrivano comunque, che tu lo voglia o no, che tu lo sappia o no. Ma quanto ho letto sui giornali è lontano anni luce da qualunque ipotesi realistica. Io so di essere stato segnalato per un paio di film, non di più.

Non le dirò quali, non mi sembrerebbe giusto verso i registi che mi hanno provinato e che ho visto realmente convinti di me. Sarebbe forse meglio urlare allo scandalo quando si vedono in Tv fiction dove l'80 per cento del cast non sa recitare». Come ha trovato suo padre, dopo tanti giorni di carcere? «Sorridente, emozionato, contento di vederci, per niente abbattuto. Ha già sostenuto molti interrogatori, e ha risposto punto per punto a ogni domanda: è deciso più che mai a fare chiarezza». Dell'accusa di corruzione, lei che idea si è fatto? «Nel merito dell'inchiesta non voglio entrare: è giusto che i magistrati facciano il loro lavoro.

Da figlio, starei vicino a mio padre anche se fosse un assassino. Ma, al di là del paradosso, la cosa che mi fa stare tranquillo è la lealtà dell'uomo che conosco, completamente diverso da come è stato descritto sui giornali. Se poi fosse dimostrato che ha sbagliato, penserei che è successo perché ha seguito i cattivi consigli di persone più potenti di lui: mio padre è un uomo generoso, quindi facilmente attaccabile. Infatti è in galera, a differenza di altri personaggi coinvolti nell'inchiesta che, fino a poco tempo fa, parlavano bene di lui, e che oggi si comportano come se la vicenda non li riguardasse».

A chi si riferisce? «A Guido Bertolaso, per esempio. È andato dal Papa a ricevere pubblicamente la benedizione per il lavoro che fa. Non lo conosco personalmente, non l'ho mai incontrato, non mi permetto certo di esprimere giudizi di merito, sollevo solo una questione di opportunità: penso che una persona indagata in un'inchiesta così delicata forse dovrebbe adottare un profilo un po' più basso».

[07-04-2010]

I SEGRETI DEL FRATE CHE DIFENDE IL PAPA DOPO L'IRA DEGLI EBREI, IL GUAIO DELLA SETTA ...
Mistero sull'identità dell'amico ebreo di padre Raniero Cantalamessa autore della contestata lettera che metteva sullo stesso piano l'antisemitismo e gli attacchi alla Chiesa per la pedofilia dei preti. Inizialmente americano, poi italiano, quindi romano, anzi milanese, forse libico...

Le congetture si sprecano, tanto nella curia vaticana quanto nelle comunità ebraiche, ma sono in molti a dubitare che l'amico ebreo esista davvero. Secondo alcuni si tratta di un espediente retorico utilizzato dall'intraprendente cappuccino. Secondo altri sarebbe stato lo stesso Cantalamessa a sollecitare la lettera, oppure lo stesso frate avrebbe messo per iscritto il frutto di conversazioni private. «Il mio amico è all'estero, in questo momento non è possibile contattarlo. A costo di passare per bugiardo non rivelerò il suo nome».

«Devo proteggerlo» afferma padre Raniero interpellato da "Panorama". Ma era stato proprio il cappuccino a dichiarare, in un primo tempo, che il suo amico lo aveva autorizzato a rivelare la sua identità. Intanto Cantalamessa è stato convocato dalla segreteria di Stato, che gli ha fatto formale richiesta di presentare copia della lettera col mittente. Padre Raniero non è nuovo a incidenti mediatici.

Più di una volta, dal 2002 al 2007, portò come testimonial su Raiuno, nella trasmissione "A Sua immagine" dedicata alla spiegazione del Vangelo, gli adepti della setta spiritualista Arkeon, sulla quale la procura di Bari aveva aperto un'inchiesta. Interpellato da "Striscia la notizia", padre Raniero aveva detto di non sapere nulla dei problemi giudiziari della setta. Ma già un anno prima la trasmissione "Mi manda Raitre", condotta da Andrea Vianello, aveva mandato in onda le testimonianze di violenze e di abusi di tre fuoriusciti dalla Arkeon.

Quindici giorni fa i testimonial di padre Raniero sono stati rinviati a giudizio per associazione per delinquere, maltrattamenti su minorenni, truffa, esercizio abusivo della professione medica. Ora sono in molti a sollecitare il predicatore a fare chiarezza almeno sullo strano caso dell'amico ebreo. (Ignazio Ingrao)

2- TERREMOTO IN PROCURA, SINDACO NEL MIRINO PER LE MACERIE ...
Il comitato spontaneo di cittadini aquilani Immota manet ha presentato un esposto alla procura della Repubblica del capoluogo abruzzeze guidata da Alfredo Rossini. Nella denuncia, firmata dal legale rappresentante Stefano Di Salvatore, si chiede alla magistratura di fare piena luce sul comportamento del sindaco Massimo Cialente e dell'amministrazione comunale riguardo alla controversa gestione delle macerie. L'esposto riporta tutti gli atti e i documenti pubblicati nel numero scorso di "Panorama".

Cialente, sebbene abbia sempre dichiarato di non avere avuto alcun ruolo nella rimozione delle macerie, aveva affidato l'appalto (senza gara pubblica) a un'impresa che non aveva neppure iniziato l'attività. Ma di fronte alle polemiche scatenate dagli altri cavatori della zona il primo cittadino aveva fatto marcia indietro con una successiva delibera di revoca. Da qui l'impasse nei lavori per liberare la città dai detriti dovuti ai crolli per il terremoto.

3- VELTRONI PRENDE VISCO PER FIASCO ...
Un cambio di passo. Un partito popolare. Un partito che parla alla gente e fa seriamente la lotta all'evasione fiscale. La ricetta è di Walter Veltroni, ex segretario del Partito democratico. Peccato che quando fu il suo turno Veltroni mise la sordina (come una «damnatio memoriae») a Romano Prodi e Vincenzo Visco (nemmeno ricandidato alle elezioni politiche), rei di avere premuto l'acceleratore sul recupero di denari dagli evasori. La stessa candidatura in Veneto di Giuseppe Bortolussi, pd ma anti Visco, è stata sostenuta dall'ala veltroniana. (A.V.)

 

UNA REGATA NON È UN TERREMOTO! - LA CORTE DEI CONTI METTE FINE ALL'ERA DI BERTOLASO E BLOCCA I 4 MLN STANZIATI DALLA PROTEZIONE CIVILE PER LA LOUIS VUITTON CUP – QUINDI BASTA ORDINANZE SUI GRANDI EVENTI, STOP ALLE SPESE NON CONTROLLATE – LA STESSA COSA VALE PER I 150 ANNI DELL'UNITÀ D'ITALIA E PER L'EXPO 2015…

Roberto Miliacca per "Italia Oggi"

Un grande evento non è un terremoto. Finanziare una regata non è come finanziare la ricostruzione di un territorio dopo un'alluvione. Insomma, basta con le ordinanze di protezione civile firmate per qualunque cosa e senza nessun controllo, soprattutto di tipo contabile.

La sezione centrale di controllo di legittimità sugli atti del governo della Corte dei conti, con una lunga delibera che non dà adito a interpretazioni, la n. 5/2010/P, depositata il 18 marzo e resa pubblica ieri, ha bloccato l'ordinanza di protezione civile n. 3838 che stanziava 4 milioni di euro per l'organizzazione e lo svolgimento della Louis Vuitton World Series presso l'isola de La Maddalena. «Anche i "grandi eventi", per rientrare nella competenza della protezione civile, debbono appartenere al più ampio genere costituito dalle situazioni di grave pericolo», hanno detto i giudici. E una regata di barche a vela non ha nulla a fare con eventi «che determinino situazioni di grave rischio» per la vita delle persone.

I magistrati contabili non sono nuovi a queste decisioni. L'ultima pronuncia, di novembre del 2009, riguardava le manifestazioni legate alle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia e per l'Expo 2015. E anche in quel caso i giudici avevano detto che non ci possono essere atti amministrativi che possono sfuggire a un controllo contabile preventivo sulla spesa.

Nella pronuncia resa nota ieri i magistrati ricordano che la loro attenzione sull'uso-abuso delle ordinanze di protezione civile da parte dei diversi governi che si sono succeduti in questi anni non è legata agli eventi di queste settimane, cioè alle vicende giudiziarie che vedono coinvolto il capo della protezione civile Guido Bertolaso negli appalti per la costruzione delle infrastrutture per il G8 dapprima alla Maddalena e poi all'Aquila.

«Le Sezioni Riunite di questa Corte», scrivono i magistrati, «segnalarono che "le ordinanze di protezione civile, soprattutto a partire dal 2002, hanno progressivamente esteso il loro ambito operativo con riflessi anche quantitativi sulla nuova classificazione di bilancio in ordine al «soccorso civile».

Con questa pronuncia, però, i giudici contabili hanno motivato il perchè vogliono riprendersi la titolarità del controllo preventivo sulle ordinanze della presidenza del consiglio, titolarità che gli era stata sottratta due anni fa attraverso una norma interpretativa contenuta nel decreto legge 90/2008.

PIZZI

Il governo, infatti, proprio per poter avere a sua disposizione uno strumento rapido ed efficace per affrontare emergenze e grandi eventi, fatto approvare in parlamento un articolo 14 del dl secondo il quale «i provvedimenti adottati ai sensi dell'art. 5 della legge 225/1992 («Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile») nonché dell'articolo 5-bis del decreto-legge 343/2001 («Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile») non sono soggetti al controllo preventivo di legittimità di cui all'articolo 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20».

Ma i giudici, spogliati della loro funzione, hanno interpretato a loro volta la legge istitutiva della protezione civile, e hanno detto da una parte che la nozione di evento presuppone sempre un carattere emergenziale dello stesso, e dall'altra che, comunque, una dichiarazione di «grande evento» è sempre un cosiddetto «atto presupposto» all'emanazione del decreto, e quindi sindacabile dai giudici come tutti gli atti amministrativi.

Sei anni fa i giudici di via Baiamonti non hanno potuto dire nulla su una manifestazione analoga, cioè la pre-regata della trentaduesima America's Cup, che si era tenuta nello specchio di mare antistante alla città di Trapani. Anche lì un'ordinanza di protezione civile del 3 settembre 2004 aveva dichiarato la regata grande evento, ma «gli atti emanati a suo tempo per detta manifestazione non sono stati inviati al controllo preventivo di legittimità». E nessuno, a differenza di oggi, disse nulla.

[25-03-2010]

 

 

 

TERREMOTO BERTOLASO – ECCO PERCHé SGHIGNAZZAVANO ALLA NOTIZIA DEL SISMA AQUILANO: CONSULENZE RECORD DA 9 MLN PER GETTONI E ASSEGNI, IL PROGETTO C.A.S.E. LIEVITATO DEL 40% E PERCHé 300MILA € SONO STATI SPESI PER LA PREVENZIONE DEL RISCHIO SISMICO 9 GIORNI DOPO IL TERREMOTO? – ECCO LA LISTA INCIUCIONA DI SOCIETÀ DI FIDUCIA DELLA PROTEZIONE CIVILE….

Paolo Berizzi per "la Repubblica"

 

Di beffe i terremotati dell´Aquila ne hanno subite abbastanza. Comprese le risate sciacalle della «cricca». Ce n´è una, però, che non conoscono ancora. Va iscritta in quel generoso consulentificio che è la Protezione civile al tempo di Guido Bertolaso. È il 15 aprile 2009.

Ad appena nove giorni dal sisma che ha violentato l´Abruzzo provocando la morte di 308 aquilani, ferendone altri 1.600 e lesionando centinaia di edifici, l´ennesimo contributo, 300 mila euro, finisce - con la solita ordinanza ad hoc - nelle casse di una fondazione. Che ha come scopo la prevenzione del rischio sismico. Già materializzatosi 216 ore prima.

 

La fondazione si chiama Eucentre e fa parte della short list (commesse, consulenze, convenzioni) del dipartimento di Protezione civile. Fondata nel 2003, tra gli altri, dalla stessa Protezione, Eucentre è il professor Gian Michele Calvi. Che è pure direttore - con il Consorzio For Case di cui è presidente - del progetto C. A. S. E.. La ricostruzione all´Aquila di 183 edifici, 4.600 appartamenti con appalti per 800 milioni.

Calvi insegna meccanica strutturale all´ateneo di Pavia, la sua città. Lo considerano un braccio destro di Bertolaso. Dopo l´estate del 2008 il sottosegretario lo spedisce alla Maddalena come «soggetto attuatore» del G8 al posto dello spendaccione Fabio De Santis (ora in carcere), «allontanato» perché stava appaltando a 600 milioni opere che dovevano costarne 300.

 

Peccato che l´ingegner Calvi, figlio d´arte, studio da 30 dipendenti, famiglia vicina all´Opus Dei, un fratello, Gian Luca, che l´anno scorso rileva per 300mila euro la Tecno Hospital di Gianpaolo Tarantini, all´Aquila abbia splafonato e non di poco proprio nella costruzione delle new town. In 11 mesi, dall´aprile del 2009, con la sua task force di 119 tecnici è riuscito a far lievitare i costi del 40%: dai 570 milioni preventivati a 800. Non male per un´emergenza costata finora la cifra record di 1 miliardo e 431 milioni.

 

«Alla fine sarà il terremoto più caro di sempre», dice Teresa Crespellani, già docente di ingegneria geotecnica sismica all´ateneo di Firenze. Dal pozzo di via Ulpiano, a favore di Eucentre, sono usciti 700 mila euro solo per la valutazione di agibilità delle case. Un compito che nell´era pre-Bertolaso era appannaggio dei tecnici del dipartimento. Con un bel risparmio.

All´Aquila tra gli edifici dichiarati inagibili c´è la vecchia sede dell´Anas. Danni modesti, nemmeno puntellata ma si è deciso, d´urgenza, di tirarne su una nuova. Costo: 14,5 milioni di euro (cordata Maltauro di Vicenza, consegna 27 aprile prossimo). A distanza di un anno nessuna costruzione: solo un cratere. «Prima si valorizzavano le risorse interne, oggi è un continuo e oneroso ricorso a soggetti esterni», ragiona Roberto De Marco, fino al 2002 direttore del defunto servizio sismico nazionale.

 

In effetti in Protezione civile, quando si parla di consulenze, i cordoni della borsa si aprono senza problemi. Nel 2007 ne sono state assegnate per 2 milioni e 436 mila euro, record di spesa con 80 consulenti.

I collaboratori. Bertolaso i suoi se li tiene stretti. A Giovanni Bastianini, «consulente per informazione, immagine e divulgazione della cultura di protezione civile», vanno 104mila euro. La cura delle «attività di comunicazione visiva» è affidata a Maurizio Silvestri, e costa 74 mila euro. Prende 6 mila euro in più l´avvocato di Stato Ettore Figliolia, un tempo consigliere giuridico, oggi superconsulente. E´ lui, già capo gabinetto di Rutelli vicepremier, la "mente" creativa delle ordinanze di Protezione civile.

Quanto ci costano i nostri protettori civili e i loro "aggiunti"? Nel bilancio 2009 (2 miliardi e 72milioni) figura la voce «emolumenti accessori al personale interno e distaccato, per gettoni di presenza, stipendi e assegni per il personale assunto con contratti "privati"». In tutto fanno oltre 9 milioni.

 

Normale per un dipartimento che ha quadruplicato le dimensioni della sua struttura (una tendenza inversa ai drastici tagli di tutto l´apparato pubblico centrale). Con un ufficio stampa-comunicazione formato da un esercito di 28 persone (con Franco Barberi erano 8). Persino poca roba se paragonata alle commesse e agli incarichi extra. Tra i "partner" più fedeli c´è Finmeccanica.

Specializzata nel settore militare ma alla quale è affidata l´infrastruttura informatica (appalto secretato). Sono targati Selex (società di Finmeccanica) anche i 20 nuovi meteo-radar acquistati nel 2007 per 20 milioni (2,8 milioni a pezzo). Restiamo nei cieli. La flotta delle emergenze, e dei grandi eventi, è tanto fornita quanto costosa: nel 2008 per mantenere i 19 Canadair CL 415, i due aerei Piaggio C 180, i tre elicotteri Agusta e i 6 elicotteri Erickson S63 in appalto, ci sono voluti 158 milioni.

 

Per la sola gestione dei Canadair 43 milioni sono andati alla Sorem: un partner resistente a tutto. Anche alle indagini giudiziarie e a quelle dell´Enav, che nel 2002 denuncia «carenze addestrative e operative». Tra il 2003 e il 2007 si verificano una serie di incidenti, alcuni mortali. Bertolaso ammette «un errore» nella programmazione degli orari di volo, ma Sorem è confermatissima. Come l´Ingv (istituto nazionale geofisica e vulcanologia) di Enzo Boschi.

L´ultimo assegno staccato è di 63 milioni, convenzione del 2004. Altri si "accontentano". Legambiente, «protagonista nell´organizzazione di grandi eventi», nel 2006 incassa 694 mila euro. Più del doppio di quanto sono costati (335 mila) i distintivi e le medaglie 2009 della Protezione civile (ma i pompieri che hanno scavato all´Aquila hanno dovuto pagarsele). Meno di un terzo di quanto costa (3,5 milioni all´anno per 9 anni) la sede operativa scelta da Bertolaso nel 2004. Sorge in via Vitorchiano, sulle sponde del Tevere. In una zona che l´autorità di bacino del fiume ha definito "R4". Il massimo livello di rischio idrogeologico.

2- "NOMINA DI BALDUCCI CON PRODI" MA IL PD SMENTISCE IL PREMIER...
Da "la Repubblica"

È scontro sulla nomina di Angelo Balducci. Berlusconi sostiene che ad aver nominato l´ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici non è stato il centrodestra ma «il precedente governo». Ricostruzione contestata dal Pd, con il capogruppo in Commissione Affari costituzionali della Camera, Giancarlo Bressa, che dà al premier dello «smemorato», ricordandogli che a nominarlo non fu il governo Prodi ma per due volte Berlusconi. Intanto nel carcere di Prato Balducci ha scelto di non rispondere ai pm fiorentini che lo accusano di corruzione.

[22-03-2010] 

 

UN BERTO-LESO IN EMERGENZA CONTINUA - CoME LA PROTEZIONE CIVILE SI TRASFORMA IN UNA GALLINA DALLE UOVA D’ORO - PER GLI EVENTI “MENO CALAMITOSI” VENGONO DATI GETTONI STRAORDINARI (10 MLD € IN 9 ANNI) – SAN GUIDO PROPONE LE ORDINANZE, SILVIO LE FIRMA E LO NOMINA COMMISSARIO (CON LAUTO STIPENDIO) – E NELLE CORSIE PREFERENZIALI ENTRANO ANCHE CONVEGNI, GARE SPORTIVE E VISITE DEL PAPA, COMPRESE LE REGATE VUITTON…

Paolo Berizzi per "la Repubbica"

Ci sono eventi e eventi, nell´Italia dell´emergenza continua e delle ordinanze a pioggia. Alcuni calamitosi. Altri che non lo sono per niente. Ma che, per la Protezione civile, erano e sono da ritenersi "grandi eventi". Gare ciclistiche, regate, mondiali di nuoto, beatificazioni, visite pastorali, convegni eucaristici, vertici politici e militari, pellegrinaggi.

Per legittimarli, e per assegnare un compenso "aggiuntivo" ai «soggetti attuatori», ai commissari delegati e a quelli straordinari che li gestiscono - quasi sempre Guido Bertolaso - a palazzo Chigi è sempre pronta una disposizione urgente. Che in molti casi stabilisce un gettone: dal 3,75% al 50% del «trattamento economico complessivo in godimento».

Sono 628 le ordinanze straordinarie dal 2001 a oggi. Un diluvio di procedure "ad hoc" che hanno permesso al dipartimento di Protezione civile della Presidenza del consiglio di bruciare, in nove anni, oltre 10 miliardi di euro. Più di un miliardo all´anno. Settanta milioni al mese. Quasi 3 milioni al giorno. Un sistema che ha ingrossato i conti delle centinaia di ditte appaltate a trattativa privata. O con gare-lampo sottratte alle regole di assegnazione e controllo della Corte dei Conti. O - vedi Abruzzo - «sulla base di criteri di scelta di carattere fiduciario». Bertolaso

L´Italia che emerge dalle ordinanze di Protezione civile è un paese a rischio ininterrotto. Pronto a sprecare. Calamità naturali, certo. Terremoti, alluvioni, smottamenti. Mettiamoci pure il traffico di una mezza dozzina di città, i rifiuti sotto il Vesuvio, le gondole e i vaporetti che assediano Venezia e «l´eccezionale afflusso turistico» nelle isole Eolie.

Ma in un fritto misto di sacralità, agonismo e alta diplomazia istituzionale, a Bertolaso&co sono state affidate anche: le visite pastorali del Papa (800 mila euro stanziati nel 2008 per gli spostamenti di Benedetto XVI, ogni volta che il pontefice supera le sponde del Tevere il governo concede la dichiarazione di "grande evento"); i mondiali di ciclismo di Varese (71 milioni) e quelli di nuoto di Roma (60 milioni); i congressi eucaristici di Bari (2005, 3 milioni) e Ancona (2011, 200 mila euro per ora); le Olimpiadi di Torino e i vertici internazionali come il Nato-Russia del 2002 a Pratica di Mare (5 milioni solo di telecomunicazioni).

E ancora: il semestre italiano di presidenza europea, la firma della Carta di Roma, il doppio G8 Maddalena-L´Aquila - quello della "cricca" costato 500 milioni - , la Louis Vuitton trophy. E, trattata come «un evento calamitoso di natura terroristica», l´influenza suina: 24 milioni di vaccini acquistati dalla casa farmaceutica Novartis; ne è stato usato uno solo, gli altri 23 sono andati in malora. In tutto una quarantina di eventi. Almeno tre - secondo le procure di Roma, Firenze e Perugia - hanno prodotto la «gelatina» della corruzione, il reato di cui è ac-cusato il capo della Protezione civile.

Il dipartimento al tempo di super Guido è una macchina del potere. La più veloce, ricca e meno controllata dello Stato. Un pozzo di San Patrizio che in meno di un decennio - da quando nel 2001 Berlusconi ne ha fatto un dipartimento della presidenza del consiglio - si è trasformato in un grande ente appaltatore. In spregio alle norme sugli appalti e le assunzioni. Tutte per chiamata diretta, senza concorso (l´ultima infornata ne ha prodotte 200). Gli stipendi, poi. Dal capo ai funzionari, ce ne sono molti che lievitano grazie alle indennità: non solo per le emergenze e le missioni, anche per i grandi eventi.

È qui il nocciolo del potere della Protezione civile. Decreto varato da Berlusconi il 7 settembre 2001, articolo 5 bis comma 5. La "carta" estende il potere di ordinanza «alla dichiarazione di grandi eventi (...) diversi da quelli per i quali si rende necessaria la delibera dello stato di emergenza». Tradotto: una frana è come il G8, il terrorismo in Iraq come il ciclismo in Insubria. La canonizzazione di Padre Pio e Josè Maria Escrivà come i tuffi al Foro Italico e la preregata dell´America´s cup. Risultato: centinaia di milioni che fanno felici gli amministratori locali. E non solo. «È un´anomalia istituzionale - tuona il senatore del Pd Mario Gasbarri - .

Le ordinanze le propone Bertolaso, Berlusconi le firma e le emana. In ogni ordinanza si nomina Bertolaso commissario. E in queste ordinanze lui riceve un compenso aggiuntivo. Bertolaso, insomma, decide quanti soldi deve prendere Bertolaso». Il capo della Protezione civile guadagna 236 mila euro (lordi). Più di ogni altro capo dipartimento. La sua retribuzione va in deroga alle leggi vigenti (pubblico impiego e contratto nazionale di lavoro del personale dirigente).

Nel 2008 ha dichiarato un reddito imponibile di 1 milione e 13mila euro (quarto più ricco nel governo), a fronte di uno stipendio di molto inferiore. «Emolumenti episodici relativi ad attività svolte negli anni precedenti», ha spiegato in una nota la Protezione civile. Già. Ma qual è il compenso «aggiuntivo» di cui - documenti alla mano - Bertolaso pare aver beneficiato in questi anni? Per quanto Repubblica ha potuto sin qui verificare, ci sono una serie di ordinanze, almeno 12, emanate dalla Presidenza del consiglio tra aprile 2002 e giugno 2009, nelle quali è indicato un compenso extra per il commissario degli eventi. Che risponde quasi sempre al nome di Bertolaso.

Lo "scalino" standard ammonta al 3,75%. Da calcolarsi sul «trattamento economico complessivo in godimento». Esempi. Il G8, il 50° anniversario della firma dei trattati di Roma, il congresso eucaristico di Ancona (in programma l´anno prossimo e già affidato al sottosegretario B.). In altri casi, come per il pellegrinaggio a Loreto del 2007, palazzo Chigi elargisce ai soggetti attuatori un´indennità pari al 50% del «trattamento economico».

«Vorremmo capire se il compenso per Bertolaso è cumulativo o se lo è stato - ragiona Antonio Crispi, funzione pubblica Cgil - , lo chiederemo al segretario generale della presidenza del consiglio dei ministri». È un ginepraio il sistema di ordinanze di Protezione civile. Spesso, a un certo punto, la traccia che indirizza ai cachet si perde. Ecco alcune procedure urgenti.

Emergenza terrorismo internazionale (2003, ancora in vigore, «retribuzione da determinarsi con successivo provvedimento del ministro dell´Interno); le frane di Cosenza (dal 2005 al 2010, compenso che Repubblica ha potuto stimare in circa 32 mila euro per il solo 2009 a favore del commissario straordinario); anniversario della firma dei trattati di Roma (2006, 3,75%); G8 (2007, 3,75%); congresso eucaristico di Ancona (2008, 3,75%). «Più ordinanze propone e più Bertolaso guadagna?», attacca Gasbarri.

Che con le ordinanze si sia fatto prendere un po´ la mano, del resto, lo ha ammesso lo stesso sottosegretario. «Forse il ricorso ai poteri di emergenza è stato un po´ eccessivo» ha detto a Panorama il 25 febbraio scorso. «Purtroppo, da servitore dello Stato, ogni volta che mi hanno sottoposto un problema, io sono intervenuto.

Mi sembrava il modo migliore per fare andare avanti il paese». 800 dipendenti, una rete di 1milione e 300mila volontari, ultimo bilancio 2 miliardi e 72 milioni di cui 1,2 miliardi destinati ai mutui accesi per i lavori di ricostruzione e solo 31 milioni all´attività di "previsione e prevenzione" (la ragione sociale della Protezione civile). Uno «Stato nello Stato», lo definisce Manuele Bonaccorsi in "Potere assoluto". Con i piedi ben piantati nei grandi eventi.

Meno sulla salvaguardia dell´ambiente. «Se non tuteli il territorio non tuteli la vita umana, di cui sei diretto responsabile - dice ancora Antonio Crispi - . Bisogna togliere alla Protezione civile i grandi eventi, cambiare il sistema». Quello che munge milioni allo Stato anche per un pellegrinaggio o una gara di ciclismo. "Emergenze" che per molti funzionari valgono il 30% in più dello stipendio. E altri cotillon. Lo dice chiaro l´ordinanza per i campionati di ciclismo di Varese: «Ai componenti della struttura commissariale», oltre all´indennità di missione, «spettano 100 ore mensili di straordinario forfaittario».

[15-03-2010]

 

 

FIRENZE VIOLA IL PORTO DELLE NEBBIE, ROCCAFORTE DEL POTERE ROMANO - “LA PROCURA DI ROMA E I CARABINIERI ERANO ARRIVATI ALLA BANDA BALDUCCI GIÀ NELL’AUTUNNO 2008, MA IL PROCURATORE CAPO E IL SUO AGGIUNTO “ADDORMENTARONO” L’INCHIESTA - “NIENTE INTERCETTAZIONI PER MOTIVI DI OPPORTUNITÀ POLITICA” (E DELEGA ALLA GDF) - TRE VERBALI CONFERMANO TUTTO. GIOVANNI FERRARA HA I MINUTI CONTATI?...

Carlo Bonini per "la Repubblica"

Agli appalti truccati del G8 della Maddalena, al nocciolo duro della "cricca" - Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola, Diego Anemone - i carabinieri del Noe e il sostituto procuratore della Repubblica di Roma Assunta Cocomello erano arrivati per tempo, nell´autunno del 2008. Ma l´indagine - come ricostruito da "Repubblica" il 26 febbraio scorso - venne addormentata dal procuratore capo Giovanni Ferrara e dal suo aggiunto Achille Toro per ragioni di «prudenza» e «opportunità politica».

Ebbene, ora, a confermare e documentare quanto accaduto negli uffici di piazzale Clodio sono tre verbali di testimonianza raccolti il 16 febbraio scorso dai magistrati di Perugia e depositati al Tribunale del Riesame. A parlare sono il capitano Pasquale Starace e il tenente Francesco Ceccaroni del Noe, il sostituto procuratore di Roma Assunta Cocomello. Ecco il loro racconto.

BUSTE DI RINGRAZIAMENTO
Ricorda Pasquale Starace: «Nell´ambito di un´indagine condotta dalla procura della Repubblica di Nuoro con delega al Noe di Sassari, venne redatta il 5 giugno del 2008 un´informativa in cui si faceva riferimento ad intercettazioni telefoniche che coinvolgevano due imprenditori sardi in contatto con tale Angelo Balducci. In queste conversazioni si parlava di "appalti e di buste", una delle quali era definita "di ringraziamento". Un altro soggetto, citato nelle conversazioni con il solo nome "Ingegner Mauro" (Della Giovampaola, ndr), sembrava suscettibile di interesse investigativo.

Gli atti furono trasmessi alla Procura di Roma dalla Procura di Nuoro e per questo motivo fummo convocati dal sostituto della Procura di Roma, dottoressa Cocomello. (...) Il 15 gennaio 2009, nel depositare l´informativa, chiedemmo intercettazioni telefoniche. Il 29 gennaio esaudimmo la richiesta di indagini. Il 10 febbraio sollecitammo un incontro con la Cocomello, rappresentando l´importanza dell´indagine».

ESCLUSI I CARABINIERI
Ma qui accade qualcosa che disturba l´ufficiale. Le intercettazioni non vengono concesse. La delega per le indagini passa alla Guardia di Finanza. «I motivi di sorpresa per il mancato accoglimento della nostra richiesta (di intercettazioni, ndr) secondo me esulavano dalla fisiologica dialettica della Autorità Giudiziaria con la Polizia Giudiziaria ed erano rappresentati sostanzialmente dal fatto che il magistrato titolare delle indagini (la Cocomello) concordasse con noi sulla bontà degli elementi raccolti ma che gli esiti da noi richiesti non venivano adottati per dei contrasti con il procuratore capo Ferrara ed il procuratore aggiunto Toro, i quali formulavano obiezioni di "opportunità politica" e non di discrezionalità giudiziaria. Del tutto sorprendente mi sembrava inoltre l´intenzione di affidare le indagini alla Guardia di Finanza, perché non comprendevo le ragioni di cambiare la polizia giudiziaria delegata».

Accade dell´altro. Il 3 marzo 2009, il capitano Starace, il tenente Francesco Ceccaroni, il maresciallo Catalano, vengono accompagnati dalla Cocomello nell´ufficio del procuratore aggiunto Achille Toro per «un colloquio diretto». «Toro ci manifestò le sue perplessità sulle ipotesi delittuose prospettate (la corruzione, ndr) in quanto, a suo parere, si era più in presenza di un reato di abuso di ufficio da cui poteva, al massimo, conseguire una richiesta di interdizione dai pubblici uffici».

Giovampaola (Dal Giornale)

Il tenente Francesco Ceccaroni conferma la ricostruzione del suo capitano e aggiunge un dettaglio significativo. «La mia impressione fu quella che la Cocomello fosse in dissenso sia sulle valutazioni giuridiche, sia sulle considerazioni di natura politica di Ferrara e Toro».

"NIENTE INTERCETTAZIONI"
Le impressioni del tenente sono corrette. Alla Cocomello, che nel settembre del 2008, ha formalizzato l´inchiesta sugli appalti del G8 nata dall´informativa del Noe con l´iscrizione segretata al registro degli indagati dei nomi di Balducci, Anemone e Della Giovampaola, viene chiesto per quanto concerne quel fascicolo di «riferire prima di ogni atto al procuratore Ferrara».

«Riferivo al procuratore quanto meno per concordare le linee generali dell´indagine - ricorda la Cocomello - Successivamente invece riferivo principalmente all´aggiunto (Toro, ndr)». Ed è lui - aggiunge - che la sollecita a togliere la delega di indagine al Noe per affidarla alla Guardia di Finanza, data la «complessità dell´indagine».

Toro muove anche delle obiezioni. «Io, sin dall´inizio, ritenevo necessaria un´attività di intercettazione telefonica, ma Toro riteneva non sussistenti elementi a sostegno dell´ipotesi investigativa». È pur vero - chiosa la Cocomello - che l´ufficio gip di Roma è molto rigoroso nel concedere le intercettazioni. Ma, a ben vedere, non è questa la ragione della prudenza che ispira le mosse dell´aggiunto e dello stesso procuratore.

Dal Messaggero

«Ferrara e Toro segnalavano la necessità di individuare il passaggio di somme di denaro per supportare la sussistenza di indizi (di corruzione, ndr). Al massimo individuavano elementi per ipotizzare un abuso d´ufficio. Ferrara (non ricordo se direttamente o tramite Toro) mi ha anche responsabilizzato in ordine alla delicatezza dell´indagine, in relazione ad un´eventuale fuga di notizie in pieno G8, a fronte dell´esistenza di ipotesi di reato che, a parere dell´Ufficio, non erano ancora sufficientemente delineate».

È un fatto che neppure nel gennaio di quest´anno, a G8 ampiamente archiviato, l´atteggiamento di Ferrara e Toro cambia. La Guardia di Finanza, in quel momento, lavorando su due segnalazioni di operazioni sospette su società del Gruppo Anemone ha consegnato alla Cocomello e al pm che le è stato nel frattempo affiancato (Sergio Colaiocco) elementi sufficienti a ipotizzare due nuovi reati - «associazione per delinquere e riciclaggio» - e a rendere non più rinviabili le intercettazioni telefoniche. Ferrara e Toro frenano ancora.

«Il 29 gennaio scorso - ricorda la Cocomello - io e Colaiocco ci riunimmo con Ferrara e Toro. In quella circostanza, Toro disse che a suo parere le indagini andavano condotte sui documenti e non sul contenuto di intercettazioni telefoniche. Di fronte a queste obiezioni, ribadii con forza la mia opinione sull´assoluta indispensabilità delle intercettazioni.

Nella richiesta di intercettazione erano indicati tutti i soggetti iscritti alla data del 28/01/2010. Ma la nostra richiesta di intercettazione venne ritenuta comunque "debole" dal capo (Ferrara) e dall´aggiunto (Toro) con particolare riferimento all´indagato Della Giovampaola, così che io e il collega Colaiocco, convenendo che quella posizione fosse effettivamente la più debole, depennammo quel nome».

Quel che accade dopo il 29 gennaio è noto (arriveranno gli arresti, Roma non avrà tempo di intercettare nessuno). Tranne un particolare, sin qui inedito. Luca Turco, uno dei pm di Firenze, pochi giorni prima degli arresti del 10 febbraio, incontra a Roma la Cocomello e Colaiocco in quello che dovrebbe essere un incontro di «coordinamento investigativo» che mai vedrà la luce. Ricorda la Cocomello: «Turco ci invitò a non eseguire perquisizioni e ci comunicò che la Procura aveva formulato una richiesta di custodia cautelare per reati di nostra competenza. Non ci comunicò i nominativi e noi non insistemmo»

[11-03-2010]

 

Fasci e rifasci! - Ecco perché Mokbel ingaggiò Andrini: “A Roma è il terrore di An. E’ l’unico a tenere sotto controllo il campo occupato di San Giovanni dove ha fatto convergere tutti pseudo di estrema destra neonazisti molto più estremisti di Forza Nuova” - Il fax per la residenza di Di Girolamo inviato dal Campidoglio - Le pressioni su Alemanno per la candidatura - LA TERZA CARICA FINI NON HA NULLA DA DIRE SUI MOKBEL DI AN?...

Marino Bisso e Carlo Picozza per "La Repubblica - Roma

Con Gennaro Mokbel, Stefano Andrini, il "gemello", è amico di vecchia data: insieme tramano per far passare il nome dell' avvocato Nicola Di Girolamo al Senato tra i senatori da candidare per la circoscrizione Estero.

 

È proprio il "gemello", stretto collaborato di Mirko Tremaglia e futuro ad di Ama servizi nonché amico del sindaco Gianni Alemanno,a operarsi per far avere a Di Girolamo i certificati dal Comune di Roma e la falsa residenza in Belgio, pratiche indispensabili per la candidatura alle elezioni dell' aprile 2008. Mokbel non ha dubbi sulla collaborazione di Andrini e ne spiega il motivo a Di Girolamo: «Sapendo che facevo politica ha provato a ricontattarmi un paio di volte e ci siamo visti».

 

«In An», continua, «hanno il terrore di Stefano perché è l' unico che gli sta a riuscì a tenere sotto controllo su Roma il campo occupato, una struttura antica del 1930 che sta alle spalle di San Giovanni e che hanno occupato tanti anni fa. Lì si sono fatti una bella struttura, campi da calcio, fanno il campionato, ma proprio bella, e c' è anche un monumento che ha fatto convergere dentro quella struttura tutti i cacacaz... pseudo di estrema destra neonazisti molto più estremisti di Forza Nuova di Roberto Fiore».

 

Ed è una persona di fiducia di Andrini, Gian Luigi Ferretti, direttore della rivista "L' Italiano", che è editata dalla cooperativa di cui sono soci il parlamentare Zacchera (An) e lo stesso Andrini, a impartire le istruzioni a Di Girolamo su come ottenere il certificato elettorale in Belgio: «Tu devi andare a Bruxelles, al consolato ti diranno che non hanno il certificato allora loro per legge ti devono mandare un fax e c' è un fax apposta al Comune di Roma... il Comune risponde immediatamente e ti rilasciano questo perché nelle liste elettorali inviate di recente dal ministero dell' Interno tu logicamente non ci sei.

 

Quindi sei nell' elenco suppletivo il che significa che risulti residente a Bruxelles. Dobbiamo sensibilizzare il Comune a rispondere immediatamente. Sai che poi alla fine abbiamo l' arma del... che tu ormai conosci benissimo... dell' ambasciatore».

 

Andrini si occupa di trovare la persona che metterà a disposizione di Di Girolamo l' alloggio per fargli ottenere la residenza a Etterbeek in Belgio: «Domani», dice al futuro "senatore", «quel deficiente che ha casa lì, che io non ho potuto insultà più di tanto perché poi ci serve, la casa va messa ugualmente, io te lo presento perché lui ha dato un indirizzo di casa».

Per sostenere politicamente Di Girolamo, Andrini scende in campo direttamente. Si dice dispiaciuto dell' esclusione di Gianluigi Ferretti, non è soddisfatto «perché al Senato ne passa solo uno» e annuncia «qualche ulteriore intervento con Alemanno per fare riesaminare la candidatura nel corso della successiva riunione del direttivo di An». «Comunque», conclude Andrini, «se ti contattasse qualcuno della Camera questo non lo sa che sei amico di Gennaro (Mokbel), non glielo dire, poi ne parliamo con Gennaro».

[08-03-2010] 

 

NO GIP AD ARRESTO FUSI, PROCURA PRESENTA RICORSO...
(Apcom) -
La Procura di Firenze ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame contro la parte dell'ordinanza del Gip fiorentino Rosario Lupo che respinge la richiesta di custodia cautelare a carico di Riccardo Fusi, l'ex presidente della Btp: lo ha annunciato il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi.

 

"Abbiamo preso atto del provvedimento del Gip, che rispettiamo", ha spiegato, aggiungendo che "nella parte in cui non abbiamo visto sintonia con le nostre richieste abbiamo proposto l'impugnazione al Tribunale del riesame". Nella notte sono stati arrestati, in base all'ordinanza in questione, sia l'imprenditore Piscicelli che l'avvocato Cerruti, mentre la richiesta a carico di Fusi, dimessosi dalla presidenza di Btp dopo essere stato indagato, è stata respinta.

- E BALDUCCI IN CARCERE SI RITROVA MOKBEL IN INFERMERIA...
Massimo Martinelli per "Il Messaggero" -
Chissà se voleva riaffermare un primato, ieri mattina, Gennaro Mokbel, l'anima "nera" del caso Fastweb, quando quasi prendeva per un braccio Melania Rizzoli nella stanzetta di Regina Coeli che viene chiamata "infermeria" con qualche esagerazione linguistica.

 

La parlamentare era in carcere per una visita ad Angelo Balducci, anche lui anima "nera", ma stavolta senza riferimenti politici, dell'inchiesta sui "grandi eventi". E in un attimo, attraverso gli sguardi, gli occhi, le braccia di Melania Rizzoli, si sono unite pure le menti criminali che animano le cronache di questi giorni. Nessun contatto, tra Mokbel e Balducci, perchè così prescrive il regolamento: solo un muro di cartongesso che divide le loro stanzette di infermieria, a due letti, divise con compagni occasionali.

La distanza è minima, se è vero che Mokbel è riuscito ad catturare l'attenzione della Rizzoli che stava salutando Balducci: «Onorevole venga a visitare anche me», avrebbe detto. E poi si sarebbe addirittura prodotto in un inchino riverente, di ringraziamento. «Perchè nei giorni scorsi ero andata a trovare sua moglie, Giorgia Ricci, anche lei detenuta ma affetta da Sla», spiega la parlamentare. Non potrebbe stare in prigione, dice la Rizzoli: «Non so perchè l'hanno arrestata».

Che invece racconta di aver incontrato un Angelo Balducci sereno ma solo in apparenza. Era il giorno più delicato, per l'ormai ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici. Ieri ha maneggiato i quotidiani per la prima volta dall'arresto, e in alcuni c'erano dettagli privatissimi sulla vita sessuale. «Eppure non ha fatto cenno a niente - spiega Melania Rizzoli - mi è sembrato particolarmente depresso, quasi estraneo a quanto gli accade intorno». E Mokbel? «Racconta che gli vengono frequenti attacchi di ansia, prende delle pillole, parla solo della moglie».

- UNA MONTAGNA DI DEBITI, I LEGAMI TRA L'IMPRENDITORE TOSCANO RICCARDO FUSI E IL COORDINATORE DEL PDL DENIS VERDINI...
Lirio Abbate per "L'Espresso"

Ciò che sembra tener stretto il parlamentare Denis Verdini, coordinatore del Pdl all'imprenditore toscano Riccardo Fusi, sembrerebbero essere milioni e milioni di euro di debiti. Una montagna di soldi che l'ex patron della Baldassini- Tognozzi-Pontello deve restituire al Credito cooperativo fiorentino in cui il deputato siede sulla poltrona di presidente.

 

Si tratta di milioni di euro finanziati in maniera poco chiara all'imprenditore che adesso è travolto da uno tsunami finanziario e giudiziario. Fusi è sotto pressione a causa di un'esposizione che supera i 500 milioni di euro verso istituti di credito, e fra questi la banca di Verdini.

Ma visto così l'istituto sembrerebbe parte lesa nel procedimento che si è aperto a Firenze sui Grandi Appalti in cui Verdini e Fusi sono indagati per concorso in corruzione. Ma i pm hanno iscritto sul registro degli indagati per appropriazione indebita anche il vertice della banca, perché secondo gli inquirenti le ragioni di credito presentate dal gruppo di Fusi al Credito cooperativo potrebbero essere state basate su documenti non veritieri riguardo la capacità della società a restituire il finanziamento.

 

Sulla vicenda è partita una segnalazione alla Banca d'Italia per far avviare un'ispezione. Per i pm dietro a questa montagna di soldi piovuta senza alcuna garanzia ci potrebbe essere la mano di Verdini, che fino alla metà degli anni Novanta è stato socio di Fusi. Improvvisamente ha ceduto le quote di partecipazione alla società, ma secondo gli accertamenti dei pm sarebbe tuttora in affari con l'imprenditore.

Tornando ai finanziamenti bancari il parlamentare sostiene che le operazioni con il Credito cooperativo sono state tutte certificate, e alla domanda di un cronista che chiedeva se con il patron di Btp sono ancora in affari, ha risposto: «Non ci sono cointeressenze». Gli inquirenti sospettano che Verdini e Fusi di fatto siano ancora soci, forse attraverso prestanome.

Per questo motivo - ipotizzano in procura - Verdini si è prodigato in ambito politico a far avere all'impresa di Fusi appalti in Toscana e all'Aquila per centinaia di milioni di euro. Si tratta di ipotesi investigative. Su tutto indagano i carabinieri del Ros che stanno analizzando i documenti sequestrati negli uffici del Credito Cooperativo e negli uffici della Btp. Quella di Verdini sembra una vita da banchiere, prestato alla politica, con la forte passione per il suo amico della Baldassini-Tognozzi-Pontello, tanto che nell'aprile del 2008 ha rinunciato a un posto da ministro.

[05-03-2010]

un appalto e così sia – gratta i “Gentiluomini di Sua Santità” e trovi IL POTERE della cricca - DIETRO LE GRANDI OPERE, dentro la “FAMIGLIA PAPALina”, CI SONO BANCHIERI, FINANZIERI, POLITICI E FAMIGLIE NOBILI - dal piduista ortolani al mionarchivo Emanuele Emmanuele, trapassando l’architetto dei servizi segreti Adolfo Salabé, famoso per lo scandalo del Sisde e per la foto con Marianna Scalfaro....

Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

Ci sono il vertice del "Sistema gelatinoso" scoperto dalla Procura di Firenze, Angelo Balducci, e il referente politico della tecnostruttura della Protezione civile nel mirino dell'inchiesta, Gianni Letta. Ma anche i protagonisti dei grandi scandali del passato, dalla P2 ai fondi neri del Sisde. E ci sono soprattutto i vertici delle più grandi società pubbliche e private d'Italia.

 

Stiamo parlando dei "Gentiluomini di Sua Santità". Prima dell'arresto di Balducci, in pochi conoscevano l'esistenza di questa riedizione moderna della Corte papale. Solo quando si è scoperto l'immenso potere dell'ingegnere nel decidere gli appalti delle grandi opere qualcuno ha notato la comune appartenenza di Balducci e Letta alla "Famiglia papale".

Solo dopo la pubblicazione delle intercettazioni sui suoi peccati privati (e non certo per le sue malefatte pubbliche) Balducci è stato scaricato da Oltretevere. "Fonti vaticane" hanno fatto sapere che non sarà più ammesso alle cerimonie e, dopo un certo periodo, sarà cancellato automaticamente dall'Annuario.

 

Il suo caso non è il primo. Umberto Ortolani, Gentiluomo-piduista fu fatto decadere quando si diede alla latitanza in Sudamerica per sfuggire al mandato di arresto (sarà poi condannato per la bancarotta dell'Ambrosiano di Roberto Calvi). Ma chi sono i Gentiluomini e cosa fanno esattamente?

Nell'elenco pubblicato nel 2009, consultato da "Il Fatto", si contano 147 Gentiluomini (114 italiani, sette statunitensi, 5 austriaci e altrettanti spagnoli). Si va dal patron delle acciaierie di Cremona Giovanni Arvedi (1,4 miliardi di fatturato) all'amministratore della Tirrenia, Franco Pecorini, al timone della compagnia pubblica da 26 anni. C'è il senatore Pdl eletto in Sudamerica Esteban Juan Caselli, chiacchierato per i suoi rapporti con i generali argentini e c'è anche l'architetto dei servizi segreti Adolfo Salabé, famoso per lo scandalo del Sisde e per la foto con Marianna Scalfaro.

 

Oggi Salabé continua a lavorare nel settore delle opere segretate mentre un suo ex collaboratore, Guido Ruggeri, è il capo cantiere dell'aeroporto di Perugia, appalto vinto da Anemone, nell'ambito delle celebrazioni del 150ennale dell'Unità d'Italia, guidate da Angelo Balducci.

È Gentiluomo anche il coordinatore dell'Udc a Roma, quel Francesco Carducci, che si è candidato insieme alla compagna Veronica con la lista della Polverini e che è anche socio del suo leader Lorenzo Cesa. La società si chiama I borghi Srl e gestisce l'Auditorium della Conciliazione, ovviamente di proprietà del Vaticano.

Abbondano i Gentiluomini banchieri come Emanuele Emmanuele, potente presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma e Alfredo Santini presidente della Cassa di Risparmio di Ferrara. I Gentiluomini sono presenti nell'elettricità con il professor Luigi Roth, presidente della società che gestisce la rete nazionale, Terna Spa, e nelle Ferrovie dello Stato, con il presidente della controllata FS Servizi Urbani, Corrado Ruggieri.

 

Nell'elenco ci sono anche l'ex direttore dell'Osservatore Romano Mario Agnes; Francesco Alfonso, consigliere della Corte dei Conti e molti nobili e appartenenti alle famiglie papaline di Roma, come gli Orsini, i Colonna, i Torlonia. La creazione di questa sorta di ordine risale al 28 marzo 1968 quando Paolo VI sostituì la vecchia Corte papale con la Famiglia Pontificia.

I Gentiluomini sostituiscono gli antichi Camerieri Segreti di Spada e Cappa e in fondo non hanno compiti importantissimi. Vestono in abito nero e, con le opportune decorazioni , assistono alle cerimonie pontificie e accolgono le delegazioni estere che vengono in visita al Papa. Tra di loro c'è anche un finanziere spericolato come l'austriaco Herbert Batliner.

Secondo quanto rivelato da Udo Gumpel e Ferruccio Pinotti nel libro "L'unto del signore", Batliner era lo "gnomo" delle tre finanziarie del Liechtenstein che stavano dietro la famigerata Banca Rasini. Oltre ai rapporti con l'istituto di credito che finanziò Silvio Berlusconi, Batliner avrebbe all'attivo anche una consulenza ai narcotrafficanti latino-americani.

Nel 2007 sarebbe stato riconosciuto colpevole di una maxi-evasione fiscale in Germania. Nel 2006, nonostante non potesse mettere piede in Germania, Batliner ha avuto un permesso speciale per incontrare papa Ratzinger a Ratisbona. E donargli un organo a canne del valore di 730 mila euro. Da vero gentiluomo.

[05-03-2010]

IO SONO IL MIO REALITY! (FRECCERO LESSON) - SENZA TV NON CI SAREBBE STATA LA PRIMA TANGENTOPOLI (I PROCESSI, IL LANCIO DELLE MONETINE, LA TOGA DI TONINO) – OGGI La totale assenza della tV spiega la mancanza di indignazione popolare - AD INTERESSARE SONO I CAZZI PRIVATI DEI CORROTTI, CHE DIVENTANO COME I CONCORRENTI DEL GF…

Carlo Freccero per "il Fatto Quotidiano"

 

Baudrillard diceva "La guerra del Golfo non ha mai avuto luogo". Analogamente possiamo dire che, rispetto alla corruzione di un tempo la corruzione di oggi "non ha mai avuto luogo". L'affermazione di Baudrillard si riferiva alla censura di immagini che dopo il Vietnam, caratterizzò la propaganda dello Stato americano nei confronti della guerra. Senza immagini non c'è indignazione. L'indignazione è mozione degli affetti, appartiene alla sfera emotiva, non razionale.

 

La Tangentopoli di oggi passa attraverso la pagina scritta. La prima Tangentopoli si riassume in una serie di immagini: l'imbarazzo degli imputati nei processi, Craxi accolto da un lancio di monetine all'uscita dell'Hotel Raphael, Di Pietro che, teatralmente, si spoglia della toga per dare le sue dimissioni. Senza televisione, senza diretta, non ci sarebbe stata la prima Tangentopoli. La totale assenza della televisione rispetto agli scandali di oggi, spiega la mancanza di indignazione popolare.

 

Bisogna ricordare che Tangentopoli si incrocia con una fortunata rete di coincidenze riguardo alla televisione. Nell'89 nasce con Guglielmi, sulla terza rete, la tv verità, una televisione che fa spettacolo con riprese a basso costo, nei teatri della vita sociale, le piazze, i tribunali (es. "Un giorno in pretura").

 

Nel ‘91 le tv commerciali ottengono l'autorizzazione ad utilizzare la diretta, sia nelle inchieste giornalistiche che nei telegiornali veri e propri Nel biennio ‘89/90 irrompe in televisione la "Storia" con la maiuscola, che segna il trionfo dell'informazione. È un periodo di grandi sconvolgimenti come non si ricordava da tempo: Piazza Tien An Men, la Romania dove viene abbattuto Ceausescu, il crollo del Muro di Berlino, la Guerra del Golfo, tutto accuratamente trasmesso in televisione. Di fronte all'impatto di queste immagini la televisione subisce una vera e propria rivoluzione.

Ricordiamo la tv del servizio pubblico, proprio perché pedagogica, era fatta di sceneggiati, trasmissioni culturali, quiz. Con l'esplosione della diretta, la tv diventa informazione, ma anche piazza pubblica in cui si forma la coscienza civile del paese ed una coscienza civile internazionale. I talk-show trovano nella piazza il loro referente esterno che conferisce verità alla tesi dibattuta in studio.

Ancora oggi il talk-show di Santoro, il più discusso, ha nella piazza il suo punto di forza. E dalla piazza Santoro trasmetterà giovedì 25 marzo. Riassumendo: Tangentopoli è una collezione di immagini, soprattutto televisive. Il ripiegamento odierno della tv sul privato inibisce una nuova Tangentopoli. La differenza tra la Iª e la IIª Tangentopoli è già racchiusa nella differenza tra tv verità e reality. Oggi la diretta sopravvive in televisione come reality. Penso che nessuno sarà così ingenuo da pensare che il reality non sia altro che la trasposizione in video di una realtà "vera".

 

E neppure da confondere il reality con la tv verità. Reality e tv verità rappresentano due visioni contrapposte della vita. La tv verità è la tv della IIIª rete di Angelo Guglielmi, tutta concentrata sul sociale e i suoi problemi. Il reality è il genere televisivo che punta l'obiettivo sui sentimenti e sulle emozioni dei partecipanti. Tra reality e tv verità c'è la differenza che c'è tra psicologia e sociologia. Facciamo un esempio pratico.

Un operaio di vent'anni che va da Santoro ad esporre le sue peripezie lavorative parla a nome di una categoria più vasta, la categoria dei giovani precari, senza prospettive per il futuro. Se quello stesso ragazzo va a fare il tronista a "Uomini e donne" esprime e cerca di affermare la sua sfera privata, attraverso la sua capacità di seduzione.

 

Per usare il linguaggio obsoleto degli anni della contestazione studentesca, tv verità e reality rappresentano due dimensioni antitetiche della vita: il "politico" contrapposto al "privato". È evidente che la corruzione e la sua condanna appartengono a quella sfera pubblica, a quella vita associata, a quell'appartenenza alla polis che oggi si tende ad ignorare per dare più spazio alla famiglia, ai sentimenti, alle emozioni.

Oggi il soggetto, l'individuo, prevale sul cittadino. E se dovessimo dare una definizione di uomo, non diremmo più che l'uomo è un animale politico ma piuttosto un animale emotivo. Oggi il reality, in tutte le sue declinazioni, riscuote più successo dei reportage e delle trasmissioni-inchiesta. Perché il reality è uno specchio della società attuale. È stata la televisione a spostare il suo obiettivo dalle piazze al buco della serratura o, al contrario, è stato lo spirito del tempo a condizionare la produzione televisiva? Entrambe le cose.

 

Da un lato la censura televisiva obbliga gli operatori del settore a cimentarsi con il reality. Teniamo conto che all'irrompere di Mani Pulite la televisione pedagogica era abituata piuttosto ad un altro genere di censura che implicava la sfera delle moralità e del sesso. Obiettivo della censura erano scollature e gambe nude.

 

Con la rivoluzione sessuale ed una maggior conoscenza dei meccanismi della comunicazione, la politica acquisisce la consapevolezza che il consenso elettorale non è legato ai contenuti, ma è pura comunicazione. La censura si trasforma da taglio ad omissione. Non è più la frase da censurare, la striscia nera da apporre sulla nudità esibita, ma è piuttosto una scelta di generi "innocui", divertenti per usare un termine berlusconiano lontani da "un uso criminale del mezzo televisivo".

La televisione, a differenza del cinema, deve produrre molto a basso costo. Negli anni del sociale questa produzione era realizzata attraverso una diretta in esterna, oggi la diretta si applica all'interno della casa del grande fratello o allo spazio circoscritto dell'isola dei famosi.

È evidente che il nostro consumo televisivo condiziona la nostra visione del mondo. Oggi non c'è indignazione perché gli oggetti di indignazione sono tenuti fuori dagli schermi e non hanno più visibilità. Rimangono le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche che hanno trasformato i nuovi corrotti nei protagonisti del reality della politica, i giornali in rubriche di gossip.

[05-03-2010]


FAVORI & DOLORI – DALLE INTERCETTAZIONI SPUNTA AN BY FINI: AVREBBE CHIESTO AL MINISTRO MATTEOLI LA NOMINA DI DE SANTIS - SECONDO IL GIP Per dimostrare la corruzione, "non c’è bisogno della classica e tradizionale bustarella" (SIC!) - “SIAMO DI FRONTE A GENTE CHE RUBA TUTTO IL RUBABILE” - “PISCITELLI È UNO SCIACALLO CINICO” – BALDUCCI È UN “EGOISTA” (è UN REATO ANCHE QUESTO?)…

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

«Questa è la storia di una serie di fatti corruttivi che riguardano pubblici funzionari che operano presso la presidenza del Consiglio dei ministri». Sembra l'inizio di una - brutta - favola, ma è il prologo della richiesta d'arresto per Riccardo Fusi, Francesco De Vito Piscicelli e Guido Cerruti, firmata dai pm di Firenze e accolta solo per gli ultimi due dal gip. Che nella sua ordinanza, quasi 350 pagine, descrive il «patto corruttivo» stretto tra gli imprenditori Piscicelli e Fusi da un lato e dai superdirigenti Balducci e De Santis dall'altro.

 

Ricostruendo in particolare la storia dell'appalto per la Scuola Marescialli di Firenze. Secondo i magistrati toscani la Btp e Fusi, persi tre appalti, si rivolsero a Piscicelli per sfruttarne i buoni rapporti con Balducci e De Santis, sia per riottenere l'appalto per la scuola Marescialli che per aggiudicarsi altre gare per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. I pm in questa storia ritengono che il coordinatore del Pdl Denis Verdini (indagato per corruzione) si sia adoperato per far nominare De Santis provveditore alle opere pubbliche della Toscana.

Ma al di là della vicenda cui si riferisce l'ordinanza, di cui sotto leggete stralci significativi, il documento rimarca come l'indagine nel suo complesso abbia «palesato come la corruzione sia una costante tra i funzionari del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo e in particolare per la vita professionale di Balducci e De Santis».

 

Che secondo le toghe fiorentine avrebbero «individuato una ristretta cerchia di imprenditori», da Anemone allo stesso Piscicelli, fino a Emiliano Cerasi, assegnando loro appalti «importantissimi» e «ricevendone in cambio autovetture, telefoni cellulari, lavori di ristrutturazione, mobili, soggiorni vacanze, piaceri vari, viaggi, lavoratori dipendenti a disposizione, posti di lavoro per parenti e amici, prestazioni professionali varie, anche sessuali».

 

Insomma, «quello che emerge - per i pm - è un sistema di corruttela consolidato e collaudato, esteso ed efficiente, che coinvolge decine di persone, annidato al vertice dell'amministrazione statale, all'interno della struttura amministrativa della presidenza del Consiglio e, per ciò stesso, pericoloso». Le 350 pagine sono poi piene di «note dell'autore» del gip. Quando Claudio Iafolla, capo di gabinetto di Matteoli, a proposito della nomina di De Santis commenta con Balducci che alcuni «rompono i coglioni», il gip per esempio osserva: «Non si può non notare che per il capo gabinetto del ministro chi esercita i suoi diritti "rompe i coglioni"».

 

IL GLOSSARIO DELLE TANGENTI: DA TASK FORCE A BULLDOZER
«Sistema gelatinoso» non è l'unica definizione del «Dipartimento» di Balducci che il gip trae dalle «molto istruttive» intercettazioni. Difatti la struttura della Ferratella di cui fanno parte lo stesso Balducci, De Santis, Della Giovampaola è più volte chiamata «cricca di banditi», «banda», «task force unita e compatta», «squadra collaudatissima», «combriccola», e i suoi componenti «bulldozer», «veri banditi», «gente che ruba tutto il rubabile», persone da «carcerare» che alla bisogna attingono alla «cassa comune» per le «piccole spese». Balducci è definito «egoista» perché «ha gestito in modo del tutto personalizzato l'enorme potere».

 

DE SANTIS, 007 DEGLI APPALTI CON «LICENZA DI UCCIDERE»
Sempre il gip è convinto che De Santis sia stato «promosso» per servire al meglio l'organizzazione sugli appalti del G8. E una prova di più è una sua frase infelice, rivolta al fratello, che viene riportata in grassetto nell'ordinanza: «Abbiamo licenza di uccidere, ci possiamo pigliare tutto ciò che ci pare».

IL VERBALE DI VERDINI «FAVORI? A UN AMICO»
A verbale, il 15 febbraio scorso, Verdini ammette che Fusi gli ha chiesto di intervenire sulla scuola marescialli, ma che lui l'ha fatto senza secondi fini. Spiega d'aver partecipato al famoso pranzo del 17-12-2008 con Balducci e De Santis: «Il pranzo... allora io sono stato invitato qui, sollecitato da diverse persone. Il tema dell'incontro era come risolvere il problema della scuola marescialli, ero stato invitato da Fusi per sostenere le sue ragioni e perché dovevo raccontare l'interessamento del ministro sulla questione del danno erariale (...). Sapevo che Balducci era un funzionario di punta, uno che sapeva come risolvere i problemi, che aveva capacità gestionali passate su mille questioni (...). Non conoscevo De Santis, che lì ho conosciuto e non l'ho più rivisto».

 

LA «RACCOMANDAZIONE» AL MINISTRO DI AN
Sempre nel suo interrogatorio Verdini rimarca d'aver messo in contatto Fusi con Matteoli «anche se poi agli incontri parteciparono solo i capi struttura». Secondo Verdini Fusi gli sollecitava di perorare presso il ministero la sospensione dei lavori. «L'ho aiutato solo per motivi di amicizia non avendo con lo stesso alcun interesse economico in comune (...)». Quanto all'aver caldeggiato col ministro Matteoli, su richiesta di Fusi, la nomina di De Santis al Provveditorato, osserva: «Fu Fusi e non solo lui a parlarmene, perché diversi esponenti politici me l'hanno chiesto, fiorentini, romani, questo riguarda normalmente le nomine».

 

«DEI TRE COORDINATORI IN SEDE CI STO SOLO IO»
Per far capire al Pm come funzionano le cose a proposito di gente che chiama e di segnalazioni che arrivano, Verdini sottolinea che lui ha «un ruolo centrale nella politica». All'epoca «ero coordinatore unico di Forza Italia, adesso sono uno dei tre del Pdl ma in realtà, me lo faccia dire qua, uno è ministro alla Difesa, l'altro ai Beni Culturali, io sto al partito dalla mattina alla sera e quindi, di fatto, pur avendo un triumvirato, io sto là. E quindi tutti mi cercano, tutti mi chiamano.

Su De Santis, non posso negare, leggo... che Fusi mi ha chiesto di favorirne la nomina. Il tutto, però, dottore, ci tengo a sottolineare, ho alzato il telefono, ho chiamato Matteoli, ho detto se "c'è da fare una nomina, fra i vari candidati c'è questo De Santis". Punto. Dopo qualche tempo ma chiamato il ministro e mi dice: "Quella cosa che mi hai chiesto te l'ho fatta". Così, ho preso il telefono e ho chiamato Fusi: "Sarai contento adesso (...). E non mi scocciare più".

 

Io non ho fatto 50 tentativi, 50 colloqui o 13 telefonate per arrivare a Matteoli. Ho fatto una chiamato al ministro che stava facendo le nomine (...). Me la chiese Fusi ma non posso dire di aver parlato, ad esempio, col senatore Cingolani (...) o con altri parlamentari. Era tra i papabili». Verdini ha aggiunto di non sapere quali fossero i rapporti fra i principali indagati ed ha ammesso d'aver segnalato Fusi per qualche appalto in Abruzzo «solo perché in quel momento lavorava poco (...). La Bpt è in grosse difficoltà, ha un'esposizione bancaria per 900 milioni di euro».

 

GRAVI SEGNALAZIONI MA DENIS «INCONSAPEVOLE»
Il Gip è lapidario: «Le dichiarazioni di Verdini che lealmente non negano l'evidenza (come al contrario ha fatto Balducci nel corso dell'interrogatorio) volendone dare una lettura benevola, fanno comunque riflettere sulla scarsa consapevolezza da parte di soggetti che ricoprono cariche pubbliche e comunque ruoli pubblici molto rilevanti circa la negatività della raccomandazione specie quando queste riguardano posti di potere e, come nel caso di specie non di natura politica ma tecnica».

 

IL RUOLO DI MATTEOLI E LO SPONSOR FINI
«È bene sottolineare - chiosa il gip - che il ministro Altero Matteoli non ha nessun ruolo penalmente rilevante, ma entra in gioco per le competenze funzionali del suo ministero in ordine alla realizzazione della scuola marescialli della città di Firenze». In una telefonata del 19 gennaio fra Verdini e Fusi compare invece il nome di Gianfranco Fini a proposito della nomina di De Santis e di un presunto intervento su Matteoli.

Verdini: «Ora io domattina tanto parlo con... un'altra volta con... con il nostro...». Fusi: «eh...». Verdini: «Però forse se tu ti facessi fare una nota tecnica nella quale si dice che è già successo che è possibile... perché questa cosa gliela aveva chiesta... Fini addirittura ad Altero... Altero però ha detto... "Io sai con Denis bisogna che ci faccia..." e... me l'ha chiesta anche lui...». Lui.

 

NON C'È LA BUSTARELLA? LA CORRUZIONE È PROVATA
Per dimostrare la corruzione, a detta del gip, «non c'è bisogno della classica e tradizionale bustarella». L'«altra utilità» corruttiva è dimostrabile in altro modo: con «l'aiuto concreto in cambio di una nomina di prestigio». Che va in porto, come per De Santis, senza che questi ne abbia addirittura i titoli. Una promozione vale una corruzione.

MAZZETTA A PERCENTUALE IL 2% E PASSA LA PAURA
A quanto ammontavano, in percentuale, i corrispettivi corruttivi? Il gip è certo: al 2 per cento. La riprova? Al termine del complesso giro di appalti concordati l'avvocato Cerruti si metteva d'accordo con Fusi per «la corresponsione di una somma di denaro pari al 2% sull'importo incassato qualora fosse stato riconosciuto un risarcimento economico per la Btp, ovvero di una somma pari all'0,8% dell'appalto di 350 milioni di euro se i lavori fossero stati riaffidati all'impresa di Fusi».

 

NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO NOMINATO
L'avvocato Cerruti è riuscito a piazzare il figlio di un amico in una camera arbitrale. Il padre era nella commissione tecnica per la scuola dei marescialli dei carabinieri: «Sono riuscito a farti nominare consulente tecnico della camera arbitrale (...) come avevo promesso a papà» sibila il legale al giovane Tommaso Albanesi, primogenito di Silvio, l'ingegnere membro della commissione della scuola.

PARCELLA IN BIANCO «DECIDI TU IL PREZZO»
Come «attestato di stima e fiducia» la parcella è rigorosamente in bianco. Parola di avvocato, di Guido Cerruti, nei confronti di Fusi che in qualità di patron della Bpt gli chiedeva di regolare l'incarico per la scuola marescialli. «Metta quello che ritiene opportuno». Il compenso della Bpt per una consulenza a Cerruti - attacca il gip - «è elevatissimo».

SCIACALLO E CAMORRISTA PISCICELLI DOUBLE FACE
Lui, Piscicelli, il passepartout per le amicizie giuste, s'era difeso giurando di non aver riso sui morti del terremoto de l'Aquila. Per il gip invece «con le macerie ancora calde Francesco Piscicelli era già pronto a buttarsi sul denaro per la ricostruzione del martoriato Abruzzo».

 

Lo definisce «sciacallo» riportando la telefonata famosa col cognato. «La sua personalità quale traspare dalle indagini è alquanto negativa, avendo più volte dimostrato di essere cinico e senza scrupoli». E poi cita un suo interrogatorio nel quale l'imprenditore dice di non essere un camorrista ma un «collaboratore di giustizia» che nelle vesti di teste protetto sta testimoniando in un processo a Caserta.

[08-03-2010]

BANDABALDUCCI, FAVORUCCI & DOLORUCCI – IL GIP DI PERUGIA TIENE “LA CRICCA” IN CARCERE PERCHé ANEMONE PAGA IL RINFRESCO DEL MATRIMONIO DI UN’IMPIEGATA DEI LAVORI PUBBLICI E COI SOLDI DEL G8 “ANGELINA” PAGA LE STOFFE DELLA CASA DEL FIGLIO – REATI DA GHIGLIOTTINA PER IL CORRIERE DEI GERONZI, LIGRESTI, DELLA VALLE, AGNELLI, ROTELLI...

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

 

Pur di aggiudicarsi gli appalti gli imprenditori erano disposti a pagare persino il banchetto di nozze di un'impiegata del Dipartimento che gestiva i Grandi Eventi. Provvedevano alle spese di funzionari e dirigenti. Basti pensare che i tessuti per arredare la casa del figlio di Angelo Balducci furono addebitati alla «società Maddalena, che ha realizzato il palazzo delle conferenze per il G8».

Le rivelazioni sono contenute nella relazione trasmessa dai pubblici ministeri di Perugia Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi al giudice per chiedere di negare la scarcerazione allo stesso Balducci, a Mauro Della Giovampaola e all'imprenditore Diego Anemone, in cella come Fabio De Santis (che però non ha ancora presentato alcuna istanza), tutti accusati di corruzione. Argomenti che sono stati ritenuti validi, tanto che la richiesta della difesa per la remissione in libertà è stata negata ieri sera dal gip Paolo Micheli.

 

IL BANCHETTO DI NOZZE
I magistrati umbri ricostruiscono la rete di relazioni e scrivono: «Ciò che si era creato nell'ambiente della gestione degli appalti sui Grandi Eventi era proprio una totale e completa "mercificazione" di tutto il sistema a favore di interessi privati, possibile proprio grazie alla connivenza di tutti o quasi dei centri decisionali interessati e degli organismi dotati dei relativi poteri di spesa. È di tutta evidenza come all'interno del Dipartimento la corruzione interessasse proprio tutto il sistema nel suo complesso e non solo il solo vertice.

 

Le numerosissime conversazioni intercettate infatti danno modo di comprendere come Diego Anemone e gli altri imprenditori "graditi" nell'ambiente avessero contatti quotidiani non solo con i dirigenti dell'ufficio, ma con la struttura nel suo complesso, occupandosi delle esigenze di tutti i dipendenti (dal pagamento del rinfresco di matrimonio alla singola impiegata, al procacciamento di finanziamenti in banca a chi era incaricato di gestire i mandati di pagamento, alla generica consegna di buste dal contenuto vago, alla dazione di regali di Natale di elevato valore per i vari funzionari) con favori e regalie distribuiti a tutti i livelli gerarchici, così da garantirsi effettivamente l'aggiudicazione e la successiva gestione di appalti in spregio a tutti i principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, con ingente danno economico pubblico».

 

La tesi dei pubblici ministeri, accolta dal giudice, evidenzia «una vera e propria comunanza di interessi tra i pubblici funzionari e imprenditori che non si spiega e si giustifica con conoscenze pregresse o nate in occasione di contatti lavorativi, ma va ben oltre fino al completo asservimento dei poteri pubblici a quelli estranei alla pubblica amministrazione, con mercificazione della funzione pubblica a esclusivo vantaggio dei privati».

LE SOCIETÀ DI BALDUCCI
È in un documento trasmesso ai carabinieri del Ros il 3 marzo che si ricostruisce la vicenda relativa ai tessuti acquistati dalla moglie di Balducci nel settembre 2008 per arredare la casa del figlio Filippo. In una telefonata intercettata il 30 settembre la titolare del negozio Foresti aveva avvisato Anemone «del fatto che la scelta era stata particolarmente onerosa, chiedendogli poi l'autorizzazione alla consegna del materiale e alla relativa spesa».

 

Balducci ha sostenuto durante l'interrogatorio davanti al giudice che quei soldi furono da lui restituiti all'imprenditore. Ma è una versione alla quale i pubblici ministeri non credono, soprattutto dopo aver acquisito le fatture. E infatti nella relazione sottolineano come «i relativi documenti fiscali del negozio Foresti sono stati emessi a favore della società Maddalena, società consortile costituitasi per la realizzazione dell'appalto del palazzo delle conferenza nell'ambito del G8.

A riprova del fatto che, anche per le fatturazioni, la gestione dei costi per la realizzazione delle opere, era gestita in modo del tutto "privato" a solo discapito dei conti pubblici su cui, alla fine, andavano a gravare indirettamente anche i "favori" elargiti dall'imprenditore per il pubblico funzionario connivente che gli garantiva l'aggiudicazione della pubblica gara».

 

Nella relazione i magistrati affrontano anche i rapporti tra l'alto funzionario e l'imprenditore che si è aggiudicato numerosi lavori per il G8, i mondiali di nuoto e la celebrazioni dell'anniversario dell'Unità d'Italia. Balducci ha sostenuto che si tratta di un legame «totalmente ininfluente rispetto all'aggiudicazione delle gare e alla successiva gestione degli incarichi assunti».

I magistrati sottolineano invece come «non ci si limita alla frequentazione personale, come risulta dalla documentazione acquisita, coinvolge una vera e propria comunanza di interessi economici con intrecci societari assolutamente inopportuni prima che illeciti».

LE DONNE A VENEZIA
Un intero capitolo è dedicato all'attività di Della Giovampaola, delegato al G8 a La Maddalena che - come evidenziano i rappresentanti dell'accusa - «inizialmente aveva addirittura negato di essere un pubblico funzionario» e poi aveva sostenuto «di non avere né poteri di spesa, né di gestione tali da potergli garantire il soddisfacimento delle esigenze di questo o di quel privato imprenditore interessato alla realizzazione delle opere».

 

I magistrati sottolineano invece come questo sia «in contrasto con gli esiti dell'attività tecnica e con l'ammissione dello stesso funzionario di avere la possibilità di affidare consulenze tecniche (una al figlio del magistrato Achille Toro) di non poco valore e ciò non appare altro che potere decisionale e di relativa spesa».

Della Giovampaola ha anche negato di aver avuto incontri con prostitute all'hotel Gritti di Venezia insieme al collega De Santis organizzati da un dipendente di Anemone. Scrivono i pubblici ministeri: «Le sue affermazioni appaiono al limite del grottesco solo scorrendo le conversazioni di quella giornata (alcune con toni eloquenti e a tratti boccacceschi) e dunque si può desumere come la prestazione sessuale, sollecitata dagli stessi funzionari, sia stata comunque offerta, al di là del fatto che il rapporto sia poi stato consumato».

 

[09-03-2010] 

 

– LA BANDABALDUCCI TEMEVA BERTO-LESO - LE TELEFONATE TRA DE SANTIS (NUMERO 2 DI “ANGELINA”) E IL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE: “SE MANDIAMO A BERTOLASO UN CONTO DI 100 MLN IN PIÙ… MI FA I PELI…” – “GLI HO DETTO CHE CI VOGLIONO ALTRI 100 MLN... MO GLI DICO ALTRI 100 DI QUA .. E LUI MI DICE … ‘MA VATTENE A FARE IN CULO!!’”...

Franco Bechis per "Libero"

 

Guido Bertolaso era temutissimo dagli appartenenti alla cricca degli appalti. Un po' preoccupati per come avevano fatto lievitare il costo degli appalti legati al G8 della Maddalena. Questa telefonata è del 4 settembre 2008, al telefono ci sono Fabio De Santis, numero due di Angelo Balducci e un ingegnere, Susanna Gara, dipendente del Ministero delle Infrastrutture. Oggetto del colloquio proprio il lievitare dei costi G8 e il timore per la reazione di Bertolaso.

Ecco come l'ordinanza sulla cricca racconta questa telefonata:

 

"La mattina del 4 settembre l'ing. Susanna GARA, dipendente del Ministero delle Infrastrutture, che fa anch'essa parte della Struttura di Missione che coordina i lavori alla Maddalena, con tono preoccupato, informa l'ing. DE SANTIS che nella predisposizione del progetto definivo per la realizzazione del main conference affidati all'impresa ANEMONE, è prevista una maggiorazione della spesa di minino 28 milioni di euro ... per quanto riguarda invece ANEMONE ... il Main Conference ... (...) ...