BERLUSCONI
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[21-08-2009]
[23-08-2009]
DELL'UTRI

 

 

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 01.12.15

4) Processo MPS SIENA MI 27.11.15.

5) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 19.11.16 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

BERLUSCONI 2016

 

IL "LIBERO PENSIERO" FA MALE A BERLUSCONI - VILLA GERNETTO, IN CUI L'EX CAV VOLEVA CREARE L’UNIVERSITÀ DEL LIBERO PENSIERO, PESA SUI CONTI FININVEST: PERDITA PER OLTRE 8,2 MILIONI DI EURO

Il tutto a fronte di ricavi che anno su anno si sono praticamente dimezzati passando da 11,2 a 6,3 milioni - “Il patrimonio immobiliare – dice la relazione sulla gestione – sconta in particolare lo sfitto del principale asset rappresentato dal complesso Villa Gernetto” - A complicare il quadro, l’investimento poco accorto nel fondo “Scarlatti” delle Assicurazioni Generali…

 

IL "LIBERO PENSIERO" FA MALE A BERLUSCONI - VILLA GERNETTO, IN CUI L'EX CAV VOLEVA CREARE L’UNIVERSITÀ DEL LIBERO PENSIERO, PESA SUI CONTI FININVEST: PERDITA PER OLTRE 8,2 MILIONI DI EURO

Il tutto a fronte di ricavi che anno su anno si sono praticamente dimezzati passando da 11,2 a 6,3 milioni - “Il patrimonio immobiliare – dice la relazione sulla gestione – sconta in particolare lo sfitto del principale asset rappresentato dal complesso Villa Gernetto” - A complicare il quadro, l’investimento poco accorto nel fondo “Scarlatti” delle Assicurazioni Generali…

 

 

BERLUSCONI 2016

 

1. FIDEL CONFALONIERI L’HA GIÀ DETTO A MARINA BERLUSCHINA: MA QUALI NUOVI INVESTIMENTI D'EGITTO PER LA VECCHIA CARA MONDADORI, QUI BISOGNA PENSARE A VENDERE TUTTO! 2. TELEVISIONI, CALCIO, EDITORIA. NESSUNO DI QUESTI BUSINESS PUÒ ANDARE AVANTI SENZA SAN SILVIO – CHE HA QUASI 80 ANNI – E SENZA L’ANTICO CONFA. E ALLORA TANTO VALE COMINCIARE A ORGANIZZARE LA RITIRATA, DIVENTANDO SOLO UN GRANDE GRUPPO FINANZIARIO 3. GIÀ OGGI LA QUOTA IN MEDIOBANCA VALE PIÙ DI QUELLA IN MONDADORI E LA PARTECIPAZIONE DETENUTA NELLA MEDIOLANUM DEL FIDO ENNIO DORIS SFIORA IL VALORE DI MEDIASET 4. LA REALTÀ È CHE SENZA IL CAVALIERE CHE ALZA IL TELEFONO CON GLI INSERZIONISTI È DURA TIRARE AVANTI E CON L’AGGRESSIVITÀ DI SKY, È DURA ANCHE ARRIVARE INDENNI AL 2018, QUANDO IL BERLUSCA SOGNA DI SFIDARE RENZI PER TORNARE AL POTERE

 

CHE NE SARÀ DELL’IMPERO DEI BANANAS? - MEDIASET SOFFRE, MONDADORI FORSE SI FONDE, IL MILAN AFFONDA, “IL FOGLIO” SI VENDE. L’UNICA CONSOLAZIONE SAREBBE BANCA MEDIOLANUM, MA VISCO INSISTE CHE IL 20% VA CEDUTO

Silvio pensava di poter risolvere la questione Mediolanum trasferendo la quota di proprietà ai figli e i suoi legali hanno impugnato il provvedimento. Ma Visco è più che determinato a pretendere la cessione del 20% per la perdita dei requisiti di onorabilità di Berlusconi, dopo la condanna sui diritti Tv Mediaset...

 

 

SCOTT JOVANE LANCIA L’ESCA E MARINA BERLUSCONI ABBOCCA: LA MONDADORI INFORMA DI AVER APERTO UNA TRATTATIVA PER L’ACQUISIZIONE DI RCS LIBRI

Segrate informa di aver?sottoposto a RCS MediaGroup una manifestazione d'interesse non?vincolante relativa a un'eventuale operazione di acquisizione?dell'intera partecipazione detenuta da RCS MediaGroup in RCS?Libri, pari al 99,99% del capitale sociale…

 

TROMBARE COSTA - SARÀ CHE DEVE CONTINUARE A PAGARE LE OLGETTINE. FATTO STA CHE SILVIO BERLUSCONI NON FA CHE BATTERE CASSA SEMPRE PIÙ FREQUENTEMENTE: INTASCATI ALTRI 13 MILIONI

18 FEB 10:30

Infatti qualche giorno fa, presieduta dal fido contabile Giuseppe Spinelli (lo “Spinaus” delle Olgettine) si è svolta l’assemblea della Holding Italiana Seconda, anch’essa tutta di Berlusconi e intestataria di un altro 5,7% di Fininvest, in carico a 31,7 milioni. Qui Berlusconi s’è messo in tasca 13 milioni…

 

DISINVEST! LA HOLDING DEI BERLUSCONI VENDE IL 7,79% DI MEDIASET: FININVEST SCENDE DAL 41,3% AL 33,4% - E MENO MALE CHE QUELLE DI DAGOSPIA SONO “SCIOCCHE FANTASIE”, COME DICE CONFALONIERI!

12 FEB 18:13

Fininvest ha avviato il collocamento sul mercato del 7,79% del capitale di Mediaset attraverso una procedura di accelerated bookbuilding presso investitori istituzionali La finanziaria che fa capo a Silvio Berlusconi detiene oggi il 41,28% del gruppo televisivo e scenderà così al 33,4%...

 

 

IL GIOCO DELLE TORRI - MUCCHETTI: “RAI E GOVERNO NON FACCIANO I FURBI. IL CDA DI RAIWAY DEVE DIRE SE L’OFFERTA DI EI TOWERS E’ ARRIVATA A SUA INSAPUTA O E’ CONCORDATA. VEDO PROFILI ANTITRUST ASSAI SENSIBILI”

“Antitrust e Agcom possono o imporre la separazione totale delle reti con fuoriuscita da Ei Towers o accontentarsi della separazione come avviene nelle Tlc. Sfortunatamente in questo caso il monopolista della rete, se passasse l’Opa promossa da Mediaset, sarebbe anche uno dei principali operatori della tv nella raccolta pubblicitaria”...

 

IL GIOCO DELLE TORRI - MUCCHETTI: “RAI E GOVERNO NON FACCIANO I FURBI. IL CDA DI RAIWAY DEVE DIRE SE L’OFFERTA DI EI TOWERS E’ ARRIVATA A SUA INSAPUTA O E’ CONCORDATA. VEDO PROFILI ANTITRUST ASSAI SENSIBILI”

“Antitrust e Agcom possono o imporre la separazione totale delle reti con fuoriuscita da Ei Towers o accontentarsi della separazione come avviene nelle Tlc. Sfortunatamente in questo caso il monopolista della rete, se passasse l’Opa promossa da Mediaset, sarebbe anche uno dei principali operatori della tv nella raccolta pubblicitaria”...

 

Tronchetti Provera, ascesa e declino dell'aspirante Agnelli

Il Fatto Quotidiano

L'apoteosi doveva essere la scalata a Telecom Italia, compiuta alla fine di luglio del 2001, che lo proiettava alla guida della più importante azienda ...

 

 

 

FILIPPO FIANDROTTI  sostiene di essere lui ad aver indicato a Craxi di  mandare avanti SILVIO BERLUSCONI  in politica perché riteneva di non essere più credibile, e nel 1998 fonda Rifondazione Socialista che ha come slogan il reddito di cittadinanza .

 

07.07.15

 

BERLUSCONI DIC 14

 

FORZIERI E MISTERI – SPARISCE BANCA ARNER, LA BANCA SVIZZERA DOVE IL CONTO NUMERO 1 ERA INTESTATO A BERLUSCONI SILVIO – VENDUTE TANTO LA FILIALE ITALIANA QUANTO LA CONTROLLANTE ELVETICA

In quindici giorni è letteralmente evaporato l’istituto di credito al centro di varie inchieste giudiziarie. La banca svizzera è stata venduta al socio di minoranza messicano, mentre la filiale italiana, gravata da perdite pesanti, è finita ai veneti di Finint…

 

 

 

BERLUSCONI 30.05.14

 

Mediatrade, mai occupato di diritti tv, solo programmazione - Pier Silvio Berlusconi

Reuters Italia

MILANO, 8 maggio (Reuters) - Il vice presidente di Mediaset e presidente di Rti Pier Silvio Berlusconi, nel suo interrogatorio in aula nell'ambito del ...

 

I casi a confronto

il Giornale

... ha stabilito che il processo penale contro Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti non avrebbe dovuto essere celebrato perché Grande Stevens ...

 

 

 

BERLUSCONI 19.04.14

 

SIETE PRONTI PER LO STADIO “BARBARA BERLUSCONI”? - LA RAMPOLLA DI SILVIO PRESENTA L’OFFERTA PER UNA STRUTTURA DA 60MILA POSTI DA COSTRUIRE SUI TERRENI DELL’EXPO

A firma dell'ad Barbara Berlusconi, il club ha inviato ufficialmente oggi la propria manifestazione d'interesse per l'acquisizione di parte della area destinata ad ospitare l'Expo fino al 31 ottobre del 2015 - L’Expo si attende di incassare 40-50 milioni di euro dalla cessione del "pacchetto stadio"…

 


LA CASSAZIONE È ENTRATA A GAMBA TESA SUL TRIBUNALE DI MILANO CHE HA CONDANNATO IN PRIMO GRADO BERLUSCONI PER LA FORMA PIÙ GRAVE DI CONCUSSIONE - ORA NESSUNO HA FRETTA DI CELEBRARE L'APPELLO?

La Cassazione ha fornito la interpretazione «autentica» delle nuove norme sulla concussione - A quel punto l'accusa verrebbe derubricata e, in caso di conferma della condanna, la pena verrebbe comunque ridotta - Ora però i tempi dell’Appello si allungano: non si capisce perché a Milano ora nessuno abbia fretta di celebrarlo…

 

UNA VITA DA BISCIONE - I FIGLI DEL BANANA E VERONICA, L’ANNO SCORSO RIMASTI A BOCCA ASCIUTTA, SI RIFANNO QUEST’ANNO INCASSANDO 15 MILIONI DI DIVIDENDI CON LA HOLDING SOCIA DI FININVEST

Il 7 febbraio, quando si è svolta l’assemblea della holding dei “berluschini”, Barbara, Eleonora e Luigi hanno chiesto al presidente Sciascia di potersi dividere una parte degli utili. E l’assemblea ha previsto di girare ai tre azionisti 15 mln e 6.160 euro. In cassa come riserva per i tempi futuri sono stati accantonati 5,2 mln…

 

BERLUSCONI

 

1. IL CERCHIO MAGICO ROSSI-PASCALE MIETE UN’ALTRA VITTIMA: MARINELLA BRAMBILLA 2. LA STORICA SEGRETARIA DI BERLUSCONI È STATA MESSA ALLA PORTA SENZA TROPPI COMPLIMENTI, VISTO CHE ERA ORMAI L’UNICA CHE POTEVA TENERE TESTA ALLE DUE BADANTI 3. ORA TREMANO ANCHE I DIS-ONOREVOLI DI “FARSA ITALIA”: SE È STATA FATTA FUORI LEI, CUSTODE DI MILLE SEGRETI, ORA RISCHIANO IL POSTO TUTTI I BERLUSCONES 4. E' STATA MARINELLA A FISSARE IL PRIMO APPUNTAMENTO A GIANNI LETTA, LEI CHE HA SEGUITO TUTTE LE TAPPE DELL'ASCENSIONE DEL CAV: I TENTATIVI DI ESPANSIONE, L'AMICIZIA CON CRAXI, IL BOOM DELLA TV COMMERCIALE E, INFINE, LO SBARCO IN POLITICA 5. VERONICA LARIO, CHE CON MARINELLA HA SEMPRE CONSERVATO UN RAPPORTO D’AMICIZIA, LA DEFINIVA “LO SCUDO UMANO DI SILVIO”: “UNA DELLE POCHE PERSONE SINCERAMENTE AFFEZIONATE A LUI”.

 

 29.03.14

 

 

BERLUSCONI 16.06.13

 

Diritti tv, i giudici: Berlusconi ha gestito un'enorme evasione fiscale - Le motivazioni - Cassazione: il Cav. voleva spostare i processi

Il sistema delle società off shore è stato ideato «per il duplice fine di realizzare un'imponente evasione fiscale e di consentire la fuoriuscita di denaro dal patrimonio di Fininvest e Mediaset a beneficio di Berlusconi» ...»

 

 

 

 

BERLUSCONI 01.11.12

 

Il trucco dei film strapagati
La Repubblica
Il "sistema Berlusconi": frode da 270 milioni. Cinquantamila pagine di atti e rogatorie internazionali in 12 Paesi. Alcune società offshore si ritrovano anche in altri processi paralleli del Cavaliere. Come scriveva D'Avanzo nel 2010, Agrama acquista i

 

 

BERLUSCONI

 

Laziogate, giallo sulle dimissioni della Polverini. Consulenze a peso d'oro e vitalizi da 3mila euro al mese

con una analisi di Marta Paris

Anche la Governatrice coinvolta nello scandalo? 75mila euro per un fotografo poi assunto come portavoce. Incontro con la Cancellieri - A rischio il taglio delle poltrone...»

 

 

MILANO - «Ruby mi ha offerto 4 mila euro a settimana perchè avessi rapporti sessuali con lei, era lei che voleva pagare me, ma io non le credevo, non credevo a niente di quello che diceva».Lo ha raccontato Antonio Passaro, modello e avvocato, testimoniando in Tribunale a Milano nel processo sul caso Ruby che vede imputati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, presente in aula.

I pm Antonio Sangermano e Pietro Forno non sono rimasti per nulla soddisfatti delle risposte che Passaro ha dato davanti ai giudici della quinta sezione penale (presidente del collegio Annamaria Gatto), tanto che a un certo punto dell'esame, rivolti al teste, hanno esclamato: «Poi faremo le nostre valutazioni sulle sue dichiarazioni». Lasciando intendere, quindi, che le parole dette in aula dal modello potrebbero essere anche valutate come qualcosa di molto vicino alla falsa testimonianza. In particolare, il modello, quando il pm Sangermano gli contestava un'intercettazione del settembre 2010 in cui Ruby parlava con lui di «Papi» e diceva «lei è la pupilla (Noemi, ndr), io sono il c...», ha spiegato che quelle cose lui le conosceva perché erano già finite sulla stampa. In realtà, le prime notizie sul caso Ruby uscirono nell'ottobre successivo.

Passaro ha raccontato anche che la giovane marocchina gli aveva parlato di «Lele Mora, perché la figlia di lui la aiutava» e di una «cena con Fede nel principato di Monaco» e «mai di Nicole Minetti, invece». La marocchina, ha aggiunto, «non mi ha mai detto che faceva la prostituta e non mi ha mai parlato di Berlusconi». Intanto, l'avvocato Stefano Castrale ha fatto anche sapere ai giudici che Chiara Danese, ex miss Piemonte e parte civile nel processo, «non si è potuta presentare a testimoniare oggi, perchè finalmente dopo un anno», da quando lo 'scandalo' è scoppiato, «ha trovato lavoro».

Minetti, «lap dance nuda». Intanto emergono nuovi dettagli sulle serate ad Arcore e in particolare su Nicole Minetti. «Fece uno spettacolo al palo della lap dance e rimase nuda, solo con le scarpe con diamantini argentati, e poi si mise a ballare vicino a Berlusconi, toccava e si faceva toccare come le altre», ha raccontato ai giudici milanesi Ambra Battilana, ex miss Piemonte e la prima ragazza parte civile a parlare come teste nel corso del processo sul caso Ruby a carico di Emilio Fede, di Lele Mora e della stessa consigliera regionale, la quale, seduta al fianco dei suoi legali, ascoltava la deposizione.

La testimone. Ambra, 20 anni, che era presente a una serata ad Arcore nella villa di Silvio Berlusconi nell'agosto del 2010, è una delle cinque ragazze - assieme a Chiara Danese, Imane Fadil, Barbara Guerra e Iris Berardi - parte civile nel dibattimento, perché lamenta di aver subito danni morali e di immagine per essere stata accostata «a una escort, a una prostituta». «Quella sera - ha raccontato Battilana - ho visto contatti fisici, ho visto Silvio Berlusconi ed Emilio Fede nella sala del bunga-bunga che si facevano toccare nelle parti intime da ragazze nude e queste ragazze che si facevano toccare il seno e il sedere».

La statuetta di Priapo. Poco prima, invece, nel corso della cena, ha spiegato ancora, Berlusconi si era fatto portare la «statuetta di Priapo»: era un «omino di legno con sopra una botte, togliendo la botte rimaneva questo omino con un pene sproporzionato rispetto al resto della statuina». Le ragazze, tra cui «Roberta Bonasia, simulavano un rapporto orale con questa statuetta». A un certo punto, ha raccontato ancora, «Berlusconi ci appoggiò le mani sul sedere, un palpeggiamento come per aiutarci, a suo modo, a salire le scale». Battilana si è anche messa a piangere in aula, quando uno dei difensori, in contro-esame, ha fatto riferimento a una sua denuncia per violenza sessuale nei confronti di un uomo anziano che lei avrebbe conosciuto quando era minorenne, chiedendo alla giovane se avesse ricevuto 2 mila euro da quell'uomo.

Il provino da meteroina. Prima della deposizione di Ambra, era stato chiamato come teste Daniele Salemi, collaboratore di Mora, il quale però si è avvalso della facoltà di non rispondere, perché è indagato nello stralcio dell'inchiesta ancora aperto sul caso Ruby, con altri due collaboratori del talent scout. Ambra, assistita dall'avvocato Patrizia Bugnano, ha raccontato anche la giornata del 21 agosto 2010 quando conobbe Fede, assieme a Chiara Danese, per un casting da meteorina. «Ci disse che la sera dopo il lavoro - ha spiegato - potevamo anche rimanere a dormire a casa sua». Fu Daniele Salemi, stando alle testimonianza dell'ex miss, «a portarci alla festa ad Arcore su invito di Fede, che nel corso della serata fece capire a Berlusconi "queste le ho portate io e sono mie"».

«Fede ci mise le mani sulle cosce». Fede, ha aggiunto la giovane, «mi disse che le gemelle De Vivo quella sera si sarebbero prese 6 mila euro da Berlusconi». Erano presenti alla serata alcune ragazze «che sembravano prostitute e si facevano baciare il seno da Berlusconi». Poi Fede «ci mise le mani sulle cosce, a me e a Chiara, era un modo per farci capire che dovevamo partecipare». Le ragazze, invece, «e soprattutto Chiara, che provava molto malessere per quella situazione», volevano andare via. Intanto, nella saletta «del Bunga Bunga», ha concluso Ambra, «alcune ragazze erano vestite da infermiere, come la Bonasia, che aveva anche un frustino».

Fede si difende. «Non capisco davvero come spiegare tutto ciò, eppure quella sera dopo cena Ambra mi mandò diversi sms per ringraziarmi della piacevole accoglienza», lo ha detto all'Ansa Emilio Fede, a proposito della deposizione di Ambra Battilana. «Quella sera io andai via prima e mi offrii di accompagnare fino a Milano, sotto gli uffici di Mora, Ambra e un'altra ragazza .- ha raccontato Fede - Lì ad attenderli c'era un loro amico che doveva portarle fino a Torino e durante il viaggio mi arrivarono appunto gli sms di ringraziamento: "emozionata dalla piacevole accoglienza". Ora chiede risarcimento alla propria immagine, forse non ha gradito barzelletta o il menù tricolore, la musica, le canzoni, chissà.... - ha concluso l'ex direttore del Tg4.

Fadil: soldi in cambio del silenzio. Un siriano, «che diceva di essere amico di Berlusconi, mi disse di andare ad un incontro ad Arcore per avere dei soldi» nella primavera del 2011. Lo ha raccontato in aula, al processo sul caso Ruby a carico di Fede, Mora e Minetti, la modella Imane Fadil, parte civile, che aveva già parlato nel processo all'ex premier dell'episodio dell'"intermediario" misterioso. Oggi, però, rispondendo al pm e ai giudici, ha chiarito che quell'offerta di soldi era legata anche ad una sua eventuale reticenza nel processo.

I legali di Berlusconi. «Le dichiarazioni rese oggi nel processo milanese a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti da alcuni testimoni, in particolare da Ambra Battilana e Imane Fadil, sono destituite di ogni fondamento, totalmente smentite da numerosissimi altri testimoni e da evidenze oggettive». È quanto dichiarano gli avvocati Piero Longo e Niccolò Ghedini, difensori di Silvio Berlusconi. «Non è allo stato dato comprendere - proseguono - come tali dichiarazioni siano sortite e si siano sviluppate. È comunque un tema che dovrà trovare approfondita verifica per comprenderne genesi e ragioni. I processi comunque non potranno che dimostrare l'assurdità di tali incredibili ricostruzioni».

 

 

‘V per #Virgilio’ sotto la sede di Telecom – #OccupyVirgilio

 

 

La protesta dei lavoratori Virgilio

Ieri mattina, giovedi 14 giugno, i lavoratori del portale web Virgilio hanno scioperato a Piazza Affari, davanti la sede di Telecom Italia, sotto il dito medio di Cattelan. Un dito medio che conoscono bene: quello della cessione dei rami d’azienda. I lavoratori avevano già dato vita a #occupyvirgilio un mese fa, e da allora è cambiato poco. Telecom ha annunciato di voler vendere Matrix S.p.a., la società del gruppo che produce Virgilio. Ci sono stati vari ‘rumors’, confermati perfino da Ferruccio De Bortoli, sul passaggio di Virgilio a Libero.it (quindi a Sawiris) per una cordata su cui starebbe lavorando Mediaset e Tgcom. Nelle ultime ore questo progetto pare essere saltato. Mentre il buco di bilancio di Matrix, che si diceva fosse di 16 milioni, si è scoperto essere in realtà di 23 milioni.

Il progetto di Telecom è la scissione parziale di Matrix S.p.a. che ha due obiettivi.

  1. Internalizzazione in Telecom di attività attualmente svolte in Matrix.
  2. La maggiore focalizzazione di Matrix verso i trend emergenti della rete.

In che maniera avverrà la scissione? Attraverso la cessione a Telecom del ramo d’azienda ’Market & Technology Captive’ di Matrix S.p.a. che assicura la progettazione, lo sviluppo e l’erogazione di prodotti web. Il valore contabile patrimoniale netto del ramo è di quasi 4 milioni. Scorrendo il ‘Progetto’ all’allegato C potrete leggere tutto l’elenco, voce per voce, di ciò che materialmente passerà da Matrix (e quindi da Virgilio) a Telecom. Questi sono solo dati, numeri. Per chi lavora in Virgilio questi numeri fanno paura, e il rischio è che tra scissioni, cessioni, bilanci, i lavoratori pagheranno il prezzo più alto. Per questo su twitter è spuntato un account con la famosa maschera di Guy Fawkes, si chiama V per Virgilio, e ha pubblicato questo screenshot dal bilancio di Matrix dove risulta con forza l’abisso tra gli utili del 2010 e le perdite del 2011.

Il buco di bilancio di Matrix S.p.a.

V per Virgilio, come i lavoratori, si chiede : “Ma credete che questi dirigenti, che han fatto passare gli utili da un attivo di 26 milioni nel 2005 a un passivo di 23 milioni nel 2011 siano in grado di risanare Matrix?“. E un lavoratore ci conferma che: “E’ stato formalizzato il nuovo riordino organizzativo senza variazioni al management, a parte uno dei capi Tech che dal 1 luglio non figurerà più nell’organigramma.” Insomma, i manager rimangono gli stessi. Mentre ancora nessuno sa come si sia arrivati ad un buco nei conti di 23 milioni di euro nell’arco di un anno.

Un mese fa avevamo scritto di una denuncia per truffa contro ignoti. Questa denuncia, lo apprendiamo dai lavoratori, è stata confermata indirettamente dalle Risorse Umane alla Rsu in uno degli incontri interlocutori che hanno anticipato la pubblicazione del bilancio. Quello in cui si è scoperto che i 16 milioni di passivo erano in realtà 23. Tra i dipendenti si dice che 150 persone perderanno il posto. Sarebbe un bel dito medio, per i lavoratori arancioni.

di Michele Azzu | @micheleazzu
(14 giugno 2012)

 

 

Femen: scomparse 3 attiviste ucraine. Il gruppo denuncia un rapimento

Il 15 giugno 2012, poco prima della partita degli Europei Ucraina-Francia, tre attiviste del gruppo Femen sono state rapite da 15 uomini.

Questa mattina le attiviste Femen si sono riunite a Donetsk per continuare la protesta contro Euro 2012, in vista dell'odierna partita Ucraina-Francia. Dopo poco il loro arrivo alcune di loro Alexander Shevchenko, Yana Ždanovo e Anna Bolshakova sono state seguite da un gruppo di circa quindici uomini, come le stesse hanno riportato per telefono ad altre ragazze del movimento.

Intorno alle ore 16.00 poi si è completamente persa la connessione telefonica con Alexandra e, successivamente, anche con Yana e Anna. Al momento i telefoni risultano spenti e non ci sono più notizie.

Quello che sta purtroppo accadendo ricorda molto un episodio di rapimento subito dalle Femen nel dicembre 2011 a Minsk, durante una protesta contro il regime di Lukashenko. L'area di Donbas è purtroppo dominata dalla mafia. Alla partita di oggi assistono politici e capi criminali. La situazione è molto preoccupante in quanto si teme per la vita e la salute delle attiviste ucraine che già nel precedente rapimento sono state minacciate se solo avessero proseguito con le loro proteste.

 

 

 

 

10 - Non dite al Priapo di Tor Crescenza che la sua pittrice erotica prediletta così assidua a Palazzo Grazioli, la popputa Viviana Andreoli, che oltre ad aver ritratto il sovrano è autrice anche di tele su Mamma Rosa, Barbara e altri augusti membri della sacra famiglia, ha postato sul suo canale Youtube dei video non proprio per famiglie, dove passa da un calippo succhiato su e giù con una certa malizia, a spettacolini lesbo-soft. Vedere per credere http://www.youtube.com/user/vivianandreoli

 

11- Un altro colpo dello "strategismo editoriale" del mitologico Alfonso Marra. Dopo l'Arcuri versione Findus e la figlia, 'mo c'è Lele Mora a fargli lo spot. E poi chi arriverà, Fabrizio Corona? Ruby?
Ecco il video: http://www.youtube.com/watch?v=i2cRgkcxZZU

 

15 - Da "Il Giornale" - «Noi attori siamo strapagati, dovremmo abbassare i nostri cachet». Lo dice Maria Grazia Cucinotta, intervenendo nelle polemiche contro i taglia alla cultura. «Se in questo momento vengono tagliati persino i posti letto -aggiunge l'attrice e produttrice- a maggior ragione mi dico che io, come attrice, il film devo salvarlo, a costo di tagliare i miei guadagni» .

[12-01-2011]

 

 

Io, offerta in dono al premier - ma quale casse di vino o stilografiche preziose, Molti imprenditori, capita l’antifona, portavano "carne fresca" ad Arcore per ottenere favori dal Cavalier Pompetta - il racconto di una di loro: "Ogni portata era inframmezzata da un regalo: un anello dopo l’antipasto, un bracciale dopo il primo, una collana dopo il secondo" - "Sul lato sinistro erano seduti Lele Mora ed Emilio Fede, Berlusconi stava di fronte al palo, su una poltrona bianco panna" - "Vestite da poliziotte e infermiere sexy ballavano, si toccavano, si baciavano e di tanto in tanto si avvicinavano a Berlusconi. Che a sua volta le toccava e le baciava senza dire nulla, come per testarle

P. Biondani e M. Portanova per l'Espresso

Non sono solo Lele Mora ed Emilio Fede i procacciatori di giovani bellezze per Silvio Berlusconi. A Milano diversi imprenditori sarebbero impegnati a reclutare ragazze per le serate hard di Arcore. Non hanno nulla a che fare con il settore televisivo e con lo spettacolo, sono semplicemente persone "in affari" con il presidente del Consiglio. E, a quanto pare, non tralasciano nulla pur di ingraziarselo, come di solito si fa con casse di vino e cesti natalizi.

 

È quello che emerse nell'estate 2009 con l'inchiesta su Gianpaolo Tarantini che donava escort come Patrizia D'Addario per i party di Palazzo Grazioli. Ed è quello che racconta a "L'espresso" una ventenne ospite di una festa nella residenza di Villa San Martino all'inizio del 2010: una giovane in contatto con diverse protagoniste di questa vicenda, compresa Karima El Marough alias Ruby Rubacuori, la ragazza marocchina che era minorenne all'epoca delle sue frequentazioni con il capo del governo.

 

È citata negli atti inviati in Parlamento dalla procura di Milano, ma chiede che il suo nome non sia pubblicato, perché "non vuole essere associata a escort e simili": la chiameremo C. Ad Arcore c'è stata, ha assistito allo "spettacolino" nell'ormai famosa sala del Bunga Bunga, con il Cavaliere assiso su una poltrona color panna e contornato da ragazze seminude, ma ha deciso di andarsene prima che fossero selezionate le ospiti destinate a rimanere per il resto della notte. La sua corsa al successo televisivo è terminata anzitempo, ma lei non ne fa una malattia perché studia e ha altri progetti nella vita.

 

"A Milano ci sono dei locali frequentati abitualmente da quel giro", racconta, "ristoranti come Giannino e Il Bolognese, club come l'Hollywood e il Just Cavalli. È lì che vengono notate e scelte le ragazze". Una sera C. incontra un imprenditore del ramo auto di lusso che le dice: "Ti faccio conoscere Lui". "Ho capito subito di chi stava parlando, ma pensavo fosse uno scherzo, una favola o una millanteria. Ma mi ha risposto con sicurezza: "Ti vengo a prendere stasera e andiamo da Lui"".

E la sera, puntualmente, C. si ritrova in auto con altre tre ragazze, a far rotta verso la dimora presidenziale. Che lei sappia, sono almeno cinque o sei i personaggi abituati a procurare "vergini al Drago", per usare la metafora di Veronica Lario: "Sono imprenditori che lo conoscono per ragioni d'affari", si limita a dire, e non c'è verso di saperne di più. Che tipo di affari: privati o pubblici? È il Berlusconi magnate o il Berlusconi politico che cercano di blandire a colpi di minigonne e top attillati? Lei su questo punto tace.

 

Dei festini di cui ormai tutto il mondo parla, invece C. offre una dettagliata testimonianza oculare. Dopo aver passato senza problemi il posto di blocco dei carabinieri, l'auto varca i cancelli di Villa San Martino. Non c'è alcun controllo, né dei documenti né delle borse: chiunque quindi avrebbe potuto portare telefonini, registratori o telecamere. I tacchi a spillo arrancano sull'acciottolato, il padrone di casa accoglie le ospiti con cortesia. In tutto le ragazze sono una trentina.

 

E dopo poco comincia la cena: "Ogni portata era inframmezzata da un regalo: un anello dopo l'antipasto, un bracciale dopo il primo, una collana dopo il secondo". Silvio Berlusconi chiacchiera, scambia battute con l'una e con l'altra. Poi canta accompagnato da un pianista, il repertorio è quello di Mariano Apicella: una canzone intonata quella sera si intitola "La donna della mia vita" dall'album "L'ultimo amore".

 

Il romanticismo si smorza quando la compagnia si trasferisce al piano di sotto, nella taverna sovrastata da volte di mattoni. È l'ormai famosa sala del Bunga Bunga. C. la descrive in ogni dettaglio. Prima dell'ingresso ci sono i bagni dove alcune ragazze si cambiano e si truccano. Sulla destra c'è la statua di un cavallo azzurro a grandezza naturale, posizionata vicino al bancone del bar. Una porta laterale si apre verso la piscina. Al centro del locale è piantato il palo da lap dance, intorno ci sono le poltrone e un pianoforte. "Sul lato sinistro erano seduti Lele Mora ed Emilio Fede, Berlusconi stava di fronte al palo, su una poltrona bianco panna".

 

In sala si beve, ma non si fuma, e chi ha voglia di una sigaretta deve risalire al piano superiore o uscire all'aperto. Tutte le ospiti si accomodano, tranne le cinque che si esibiscono nello "spettacolino". "Vestite da poliziotte e infermiere sexy ballavano, si toccavano, si baciavano e di tanto in tanto si avvicinavano a Berlusconi. Che a sua volta le toccava e le baciava senza dire nulla, come per testarle".

 

La scena combacia perfettamente con alcune testimonianze raccolte dalla procura di Milano, in particolare con quella della riminese M. T., "con due lauree" che nel settembre 2010 abbandona sbigottita e scandalizzata il "puttanaio" di Arcore. L'aveva invitata a conoscere il premier la sua ex compagna di liceo, Nicole Minetti, secondo l'accusa una figura chiave nell'organizzazione dei festini.

Inserita nel listino bloccato ed eletta nel consiglio regionale lombardo a soli 25 anni, la Minetti è la persona che s'incarica di prelevare Ruby nella famosa notte delle telefonate di Berlusconi alla questura di Milano. E sui criteri di selezione delle favorite, C. non ha dubbi: per piacere al Cavaliere "devi avere la quinta di reggiseno, il resto conta poco".

 

Nella sala del Bunga Bunga Emilio Fede e Lele Mora si limitano a godersi lo show.
Gli atti giudiziari raccontano che diverse ragazze si fermano per la notte, circostanza provata, secondo i pm, dall'analisi dei tracciati dei telefoni cellulari e da numerose conversazioni intercettate.

Per C. però la serata finisce lì. "Avevo accettato l'invito perché pensavo mi sarebbe tornato utile per il lavoro, all'epoca avevo già partecipato a un paio di programmi di Rai e Mediaset. Vista la piega che stava prendendo la serata, però, me ne sono andata. Volevo dimostrare che ero una brava ragazza...".

 

La strategia non paga e la carriera si arena, nonostante il reclutamento nell'agenzia di Mora. Sarà la sua prima e ultima festa ad Arcore. Ma C. non ce l'ha con il Cavaliere, anzi, dice di ammirarlo e lo difende: "Secondo me non sapeva che Ruby fosse minorenne, il suo aspetto avrebbe ingannato chiunque". Quello che "fa schifo" è casomai "il mondo della televisione, dove c'è gente che usa le ragazze e crea grandi aspettative con promesse che non si realizzano mai". O almeno così accadeva a quelle che come lei lasciavano Villa San Martino prima dell'alba. 30-01-2011]

 

 

MEDIASET: meno ascolti ma piu' ricavi, cosi' Mediaset tira i 'pacchetti' al mercato (Affari&Finanza, pag. 10-11)

31-01-2011]

 

 

 

 

le marchette di RUBY - LA MAROCCHINA CHIEDE DIECIMILA EURO PER FARSI INTERVISTARE A "UN GIORNO DA PECORA". E DOVE STA LO SCANDALO? SE PER "UNA NOTTE DA PECORINA" AD ARCORE HA PRESO 5 MILIONI DI EURO è UNA TARIFFA-REGALO! - SABELLI-SPIA: “Per apparire nel programma ‘Kalispéra’ ha ricevuto 10 mila, stessa somma ottenuta da SkyTg24. Vanity Fair invece le ha dato 7 mila” - Luca Dini, direttore DI VANITY: “Ruby da noi non ha preso un euro, non pagahiamole interviste

 

Da "il Fatto Quotidiano" - Diecimila euro. Questa la richiesta che avrebbe avanzato Ruby ai conduttori di "Un giorno da Pecora", che l'avevano invitata per un'intervista. Nel corso della trasmissione, in onda dalle 13.45 su Radio Due, Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro hanno raccontato di aver chiamato la giovane marocchina giovedì scorso, rivelando che la ragazza avrebbe snocciolato una sorta di tariffario. "Ruby ci ha chiesto 10 mila euro", hanno raccontato i due conduttori in diretta.

 

"Per apparire nel programma ‘Kalispéra', di Alfonso Signorini, ha ricevuto 10 mila euro, stessa somma ottenuta da SkyTg24. Vanity Fair invece le ha dato 7 mila euro". I conduttori, chiarendo che "Un giorno da pecora" non paga per le interviste, hanno quindi raccontato di aver stuzzicato la ragazza proponendole 5 mila euro. "Sapete cosa ci ha risposto? - hanno rivelato - Non se ne parla proprio".

 

2- VANITY FAIR SMENTISCE LE DICHIARAZIONI DI «RUBY» RIPORTATE DURANTE IL PROGRAMMA DI RADIO DUE...
Da "VanityFair.it" - Vanity Fair smentisce di aver mai dato un euro a «Ruby». Così il settimanale della Condé Nast dopo le dichiarazioni della signorina Karima «Ruby» El Mahroug, riportate ieri durante il programma radiofonico di Radio Due, Un giorno da pecora. "Ruby da noi non ha preso un euro, come non l'ha mai preso nessun altro intervistato. Vanity Fair, da sempre e per scelta, non paga le interviste. Ci facciamo carico delle nude spese di trasferta quando chiediamo all'intervistato di spostarsi (non è il caso di Ruby), eccezionalmente abbiamo accettato di versare una somma in beneficenza (non è il caso di Ruby) se l'intervistato baratta la sua disponibilità con l'aiuto a una causa che gli sta a cuore, ma non abbiamo mai - ribadisco, mai - messo denaro nelle mani degli intervistati. Mai - ribadisco, mai - un personaggio ha tratto un lucro personale dalla sua disponibilità a essere intervistato/fotografato." Così Luca Dini, direttore del settimanale, nel suo blog su Vanityfair.it. [01-02-2011]

 

 

FRENATE LE FREGOLE SUL "PISTOLINO FUMANTE": NIENTE FOTO-BUNGA NEL NUOVO FALDONE SUL CASO RUBY - MA SAMPERI DEL PD DICE: “A UNA PRIMA LETTURA, UN QUADRO ANCORA Più GRAVE DELLE SERATE AD ARCORE” - L’IGIENISTA ORALE MINETTI: “SULL’INVITO A COMPARIRE PARLERò CON L’AVVOCATO” - INTANTO, GLI SCUDIERI DEL CAVALIER POMPETTA PRESENTANO UNA LEGGE-SILURO (RETROATTIVA!) CONTRO I PM MILANESI: SARANNO PUNITI I MAGISTRATI CHE ‘SBAGLIANO’ SU COMPETENZA E INTERCETTAZIONI…

 

1 - NUOVI ATTI, NO FOTO MA CONTENUTI PERQUISIZIONI. E ALTRE INTERCETTAZIONI...
(ANSA) - Nella nuova tranche di documentazione trasmessa dalla procura di Milano alla Giunta per le Autorizzazioni della Camera, per chiedere la perquisizione degli uffici del ragioniere del premier Giuseppe Spinelli, non ci sarebbero fotografie. E' quanto afferma chi ha dato una prima occhiata alle circa 300 pagine dei Pm milanesi. Secondo quanto e' stato detto in Giunta, poi, le nuove carte conterrebbero per lo piu' altre intercettazioni e il contenuto di perquisizioni anche nelle abitazioni delle ragazze.

2 - PD: NUOVE CARTE? UN QUADRO ANCORA PIU' GRAVE...
(AGI) - "Le nuove carte sono una pietra tombale sul tentativo dei legali del premier di edulcorare e rappresentare come normali le serate ad Arcore. Da una prima sommaria lettura emerge un quadro ancora piu' grave". Cosi' la capogruppo del Pd nella Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Marilena Samperi, commenta 'a caldo' le 227 pagine contenenti la nuova documentazione sul caso Ruby che e' stata trasmessa questa mattina alla Camera dei deputati dalla Procura di Milano.

 

3 - MINETTI, INVITO A COMPARIRE? MI CONFRONTERO' CON AVVOCATO...
(ANSA) - "Si, mi ha telefonato il mio avvocato per comunicarmelo, ma non so ancora nulla dei dettagli della convocazione: appena finito qui i lavori in commissione mi confronterò con il mio legale". Così Nicole Minetti, consigliere regionale lombardo del Pdl, indagata nell'inchiesta sul caso Ruby, interpellata dall'ANSA, sulla notizia dell'invito a comparire inviatole dalla procura di Milano. Minetti, che oggi é stata in consiglio regionale, fra il suo ufficio e i lavori di commissione, non ha voluto aggiungere altro, nemmeno commentare la raccolta di firme avviata da Sara Giudice, giovane esponente del Pdl e consigliera di zona, a Milano per chiedere le sue dimissioni. "Di queste cose - si è limitata a dire la Minetti - preferisco davvero non dire nulla".

 


4 - INTERCETTAZIONI ILLEGITTIME "SANZIONI PER I PM" - IL PDL PRESENTA UN DISEGNO DI LEGGE E L'OPPOSIZIONE INSORGE...
Guido Ruotolo per "La Stampa"

 

Ricordate lo sfogo di Silvio Berlusconi? Quando nel suo scatto d'ira affermò che «...quei magistrati» andavano «puniti...». Bene, l'onorevole avvocato Luigi Vitali, Pdl, è il primo firmatario di un disegno di legge che, per dirla con Federico Palomba, Idv, punisce i pm e i giudici che hanno autorizzato le intercettazioni telefoniche o ambientali. Protesta l'opposizione. Donatella Ferranti, Pd: «Pur di distrarre l'opinione pubblica dalle gravi imputazioni di concussione e sfruttamento della prostituzione che vedono il premier coinvolto, cercano di alimentare un clima d'odio e una indebita pressione sulla magistratura».

 

Spiega il primo firmatario del disegno di legge sottoscritto da una trentina di deputati, Luigi Vitali: «Nel caso in questione, l'inchiesta milanese, è evidente che quelle intercettazioni erano illegittime dal momento che la competenza di quell'inchiesta è del Tribunale dei ministri o della Procura di Monza. E - si dice sicuro Vitali -, adesso sarà la Cassazione a decidere la competenza della inchiesta».

Dunque, se fosse in vigore la legge Vitali e la Cassazione dovesse decidere che la competenza della inchiesta è del Tribunale dei ministri, Ilda Bocassini e gli altri pm della Procura di Milano titolari dell'inchiesta sulla prostituzione, finirebbero automaticamente sotto procedimento disciplinare. Ma non tutti gli esponenti del Pdl concordano su questa iniziativa, consapevoli che, in questo clima di contrapposizione, sarà molto difficile far approvare la legge in Aula.

 

Seguiamo il ragionamento dell'onorevole Luigi Vitali: «Perché i pm e i giudici milanesi che hanno autorizzato quelle intercettazioni finirebbero sotto procedimento disciplinare? Perché il mio disegno di legge stabilisce il principio di responsabilità per il giudice e per il pm che hanno autorizzato le intercettazioni nel caso in cui è evidente che la competenza funzionale e territoriale sta altrove».

 

Ma c'è anche dell'altro, nel disegno di legge che introduce un nuovo reato, l'articolo 315 bis del Codice di procedura penale, sulla riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni: «Il cittadino che viene assolto, prosciolto o archiviato in un procedimento nel quale è stato sottoposto a intercettazione, otterrà una equa riparazione, un indennizzo per la violazione della privacy che - azzarda Vitali - potrà arrivare fino al tetto di 100.000 euro».

 

Aggiunge l'esponente del Pdl: «Sono convinto che il mio disegno di legge sarà approvato. Proporrò di procedere con il voto segreto».

Provvedimenti disciplinari per i pubblici ministeri e per i giudici «colpevoli» di un abuso nell'uso delle intercettazioni, risarcimento dell'ingiusta violazione della privacy per i cittadini finiti sotto intercettazione. Il timore dell'opposizione che si tratti dell'ennesimo disegno di legge a favore del premier sta tutto nell'ultimo articolo del disegno di legge, che stabilisce la retroattività della legge sostenendo che il risarcimento è previsto per chi rimane coinvolto in indagini fino a cinque anni prima l'entrata in vigore della legge.

26-01-2011]

 

1- TRANQUILLI! L’ENNESIMO LIBRO RACCOGLITICCIO DI ARTICOLI DI ROBERTO SAVIANO CON LA FELTRINELLI RAPPRESENTERà SOLO UNA "VACANZA" DELL’AUTORE DI "GOMORRA" - 2- RICCARDO CAVALLERO, DIRETTORE GENERALE LIBRI MONDADORI, HA FATTO SAPERE CHE EINAUDI "PUBBLICHERÀ PROSSIMAMENTE UN LIBRO DI SAGGISTICA CHE NASCE DALLE SUE RECENTI LEZIONI ALLA NORMALE DI PISA" (ALTRA RIMASTICATURA DI ARTICOLI) - 3- GLI ’ADDETTI AI LIVORI’ SON CONVINTINTISSIMI PERò CHE NON SE NE ANDRà DA SEGRATE PER LA SEMPLICE E PESANTISSIMA RAGIONE ECONOMICA: SAVIANO AVREBBE GIà INCASSATO UN DOVIZIOSO ANTICIPO PER UN VERO, ORIGINALE, SECONDO LIBRO (TITOLO DI LAVORO: "COCAINA") CHE PERò è RIMASTO, DICONO, FINORA UNA RISMA DI FOGLI BIANCHI - 4- E IN CASO DI ROTTURA DEL CONTRATTO, LA PENALE DA PAGARE SAREBBE ONOROSISSIMA - 5- PER ORA, DOPO VITO MANCUSO, SOLO AUGIAS FA IL BEL GESTO DI DEBERLUSCONIZZARSI -

1- DAGOREPORT
Gli addetti ai livori son convintintissimi che non se ne andrà da Segrate per la semplice e pesantissima ragione economica: Saviano avrebbe già incassato un dovizioso anticipo per un vero, originale, secondo libro (titolo di lavoro: "Cocaina") che però è rimasto, dicono, finora una risma di fogli bianchi, e in caso di rottura del contratto, la penale da pagare sarebbe onorosissima.

2- SAVIANO PUBBLICA CON FELTRINELLI - MONDADORI: RESTERÀ NOSTRO AUTORE
Corriere.it -

 

Tra Saviano e Mondadori ci si mette Feltrinelli. Dopo le polemiche con Marina Berlusconi, per la dedica al pool di giudici milanesi fatta dallo scrittore, si è saputo che uscirà con Feltrinelli il 2 marzo il suo nuovo libro. Si intitola Vieni via con me ed è nato dai monologhi dello scrittore seguiti da milioni di telespettatori nel programma firmato e condotto con Fabio Fazio. Quella che con la Feltrinelli, comunque, sarà per Saviano solo una parentesi. «Lui è e sarà un importante autore della nostra casa editrice» ha infatti fatto sapere Riccardo Cavallero, direttore generale Libri Trade Mondadori. Cavallero ha poi spiegato che Einaudi «pubblicherà prossimamente un libro di saggistica che nasce dalle sue recenti lezioni alla Normale di Pisa».

 

MONOLOGHI TV - Il libro Vieni via con me conterrà - in «una versione ampiamente rivista e arricchita» - tutti i monologhi televisivi e sarà introdotto da una prefazione in cui Saviano racconterà i retroscena della sua partecipazione al programma e svolgerà una riflessione «sul suo eccezionale impatto».

 

LE DICHIARAZIONI - «Sono molto contento che le storie di Vieni via con me siano diventate libro, perché non è stato facile farle arrivare al grande pubblico». Afferma Saviano, aggiungendo «Hanno cercato prima di zittirle, minacciando di non mandarle in onda, poi di contrastarle e, infine, di farle dimenticare il più in fretta possibile. La volontà della Feltrinelli di raccoglierle in un libro significa volerle difendere e allo stesso tempo renderle accessibili a chiunque vorrà.

Significa farle diventare, di nuovo, storie di tutti», spiego lo scrittore. «Siamo felici e orgogliosi di pubblicare Roberto Saviano - aggiunge l'editore Carlo Feltrinelli -. La sua voce parla a milioni di persone. Faremo di tutto per aiutarlo a svolgere al meglio il suo fondamentale lavoro di racconto della realtà italiana. Mi dà speranza proprio la lettura di questo libro, perchè accanto alla denuncia delle ferite vecchie e nuove del nostro Paese - conclude Feltirnelli - c'è il racconto di storie coraggiose e di reazioni positive».

3- DOPO GLI ATTACCHI MONDADORI FA RETROMARCIA. MA PERDE AUGIAS
Silvia Truzzi per "il Fatto Quotidiano"

 

L'orrore della presidentessa sembra parzialmente rientrato (forse si è ricordata che a breve Fininvest potrebbe sborsare per il lodo-frodo Mondadori - molti, maledetti e subito - almeno 500 milioni di euro al gruppo De Benedetti? Dopotutto l'amore filiale è un conto, il portafogli un altro). In una nota pomeridiana Segrate fa sapere quanto segue: "Mondadori ribadisce che Roberto Saviano è un importante autore della casa editrice.

I programmi editoriali che lo riguardano, e con lui concordati per il futuro, restano interamente confermati. Così come resta inalterata la convinzione che gli autori, tutti gli autori, sono il patrimonio più importante di un editore, insieme alla rappresentazione plurale delle idee e delle convinzioni. Questo in rigorosa coerenza con la storia e la prassi di Mondadori e in totale condivisione tra azionisti e management".
..........
Intanto (ma sono innocui borbottii) si ode l'abituale "fermento critico" tra gli autori, rigurgito della polemica estiva sollevata da Vito Mancuso, già migrato alla Fazi dopo un lungo (e pubblico) travaglio interiore. Il primo transfugo, quasi certamente già con un piede fuori dalla porta, è Corrado Augias, storico volto tv ed editorialista di Repubblica, in direzione - non ancora ufficiale ma certamente contraria - Rizzoli libri.

 

Per il resto, il senso degli scrittori per Mondadori resta sviluppatissimo. Margaret Mazzantini dice chiaro e tondo che non ha nessuna intenzione di andarsene . Ha un romanzo in uscita e le persone con cui lavora "sono di grande spessore".

Anche se "quest'ultimo episodio è stato molto pesante. Siamo tutti affaticati: Saviano è un autore simbolo per la casa editrice". Più pesante il giudizio di Paul Ginsborg, storico, autore di Einaudi ed estensore dell'appello di ‘Libertà e giustizia' che chiede le immediate dimissioni di Berlusconi: "Sono molto solidale con Saviano. Bisogna assolutamente sostenere i magistrati di Milano, oggetto di un terribile attacco su giornali e tv da parte del premier. Le parole di Marina Berlusconi spalancano un abisso tra l'autore di Gomorra e Monda-dori. Se qualcuno mi dicesse cose del genere me ne andrei. Ma io credo che sia necessario salvare il patrimonio Einaudi e finora, per fortuna, non mi è mai capitato di incappare nella censura. Ci sono due modi di affrontare questa cosa, da sinistra: scegliere di andarsene come fece Carlo Ginzburg o scegliere di restare, come ho fatto io insieme a tanti altri. Entrambe le posizioni sono degne di rispetto".

 

Della stessa idea Raffaele Cantone, giudice di Cassazione e protagonista di una conversazione con Gianluca Di Feo, pubblicata da Mondadori. Titolo: I gattopardi. Uomini d'onore e colletti bianchi: la metamorfosi delle mafie nell'Italia di oggi. Chiaro l'argomento e pure lo svolgimento che non tralascia particolari a proposito delle molte vicende giudiziarie del premier.

 

"L'intervento di Marina Berlusconi è stato molto infelice. E non giustificato dai comportamenti di Saviano. Alle sue dichiarazioni aggiungo la mia solidarietà, da collega, ai magistrati di Milano. Non conosco la signora Berlusconi e nemmeno ci tengo. Però alla Mondadori ho incontrato professionisti di grande livello e persone dalla schiena diritta. Finché le parole della presidente non si traducono in comportamenti lesivi della libertà degli autori, non vedo grandi problemi".

C'è poi un gruppo di democratici fautori della libertà d'espressione (dichiarazioni riportate da Adnkronos), secondo cui "Marina Berlusconi e Roberto Saviano sono liberi entrambi di esprimere le proprie opinioni".

 

Comincia Alain Elkann che aggiunge un consiglio al collega Saviano, per metà "interessato": "Non capisco perché dovrebbe restare a Mondadori. Fossi in lui penserei o a Feltrinelli o a Bompiani (il suo editore, ndr)". Anche Pino Aprile è per il rispetto delle opinioni: l'autore di Terroni pubblica per Piemme, gruppo Mondadori.

Giordano Bruno Guerri, storica firma di Segrate, si spinge più in là: "Non mi sembra che Saviano abbia mai subito censure da parte dell'editore, per coerenza dovrebbe lasciare Segrate. Spegnendo una voce come Saviano, la presidente di Mondadori sarebbe additata come censuratrice. Tra i due è lei ad avere meno libertà". Per questo c'è il partito di papà: fa anche rima.

 25-01-2011]

 

 

 SCOPPIA IL FINIMONDO IN SPAGNA NELLE SOCIETà TV ACQUISTATE DA BERLUSCONI
Mentre in Italia il Cavaliere stringe la morsa sulle televisioni, i suoi uomini della Fininvest in Spagna fanno altrettanto.

In quel Paese sono presenti dal 1998 quando hanno messo le mani su Telecinco portandola al vertice delle reti televisive spagnole. La cavalcata è andata avanti sotto la guida di Paolo Vasile, un fedelissimo di Berlusconi che fino al '98 aveva lavorato in Mediaset, poi si è trasferito a Madrid per gestire Telecinco, portarla in Borsa nel 2004 fino ad allargare la presenza con un'operazione avvenuta a metà dicembre quando l'emittente ha comprato dal Gruppo editoriale "Prisa" (editore del quotidiano "El Pais") il canale generalista "Cuatro" e la pay-tv sul digitale terrestre "Digital+".

 

In quest'ultima operazione Confalonieri e il 57enne Paolo Vasile, che ha fama di decisionista, hanno buttato sul piatto 500 milioni di euro e sin dall'inizio hanno dimostrato di voler comandare nonostante gli impegni imposti dalla Consob spagnola.

Quest'ultima aveva sancito l'obbligo di rinunciare al diritto di veto su tutte le decisioni del consiglio di amministrazione delle due società (Cuatro e Digital+) e sembrava che gli uomini del Biscione Telecinco avessero accettato la decisione. In realtà a distanza di poche settimane Vasile e i suoi scudieri hanno preso pieno possesso di tutte le leve del potere e il 12 gennaio hanno affisso nelle bacheche i nuovi organigrammi dai quali sono spariti ben 30 top manager. Dentro le due società appena comprate è scoppiato il finimondo e i consiglieri di amministrazione hanno contestato la legittimità delle decisioni di Vasile.

 

Quest'ultimo si è difeso dicendo che erano state assunte dalla finanziaria Sogecable che controlla il Gruppo editoriale "Prisa" a cui fanno formalmente capo sia "Cuatro" che "Digital+", ed è andato avanti per la sua strada.

Adesso in luogo dei 30 manager spagnoli è entrata in pista la squadra italiana di Vasile composta da Giuseppe Tringali, Massimo Musolino, Giuseppe Silvestroni e Salvatore Chiriatti.

 

25-01-2011]

 

 

- Olgettina off-shore! - Dietro all’immobiliare proprietaria del residence delle ragazze di Via “Orgettina” spunta una lunga trafila di società lussemburghesi che fanno svanire le tracce dei veri proprietari - Tra fiduciarie e Isole Vergini (solo loro…) britanniche, salta fuori immancabile la Banca Arner di Lugano - Chi c’è dietro la famiglia Monteverdi, unico nome che figura? - Vortice di società “un po’ troppo complicato per un’attività semplice come la locazione di condomini… - Stefano Elli per "Il Sole 24 Ore"

Ci sono un po' troppe società lussemburghesi e off shore nella storia aziendale della Friza immobiliare, la piccola società che detiene la proprietà del condominio di via Olgettina 65. Lo stesso stabile dal quale le 14 ragazze di Arcore dovranno sloggiare prima possibile per questioni di «decoro».

 

La struttura proprietaria odierna vede il complesso immobiliare intestato alla Friza Srl, sede a Monza in via Dante al 2. Al 35% la società è dell'immobiliarista Paolo Monteverdi, che detiene anche il 50% della Srl Gaia (che controlla l'altro 35% di Friza) e qui s'incontra la prima lussemburghese del gruppo: la Titris Sa, che di Friza detiene il 30%. Ed è, appunto, la Titris la società che si è interessata alla vendita delle due ville progettate dall'architetto franco-svizzero Savin Couelle, sulla collina che sovrasta Cala di Volpe in Costa Smeralda.

In precedenza la lussemburghese Titris si chiamava Tit1 Sa, e ancor prima Holeander Sa. Ma soffermiamoci un momento sulle persone fisiche. Chi è il dominus della Friza Paolo Monteverdi? Appartiene a una famiglia di immobiliaristi di lungo corso: quattro fratelli di cui il maggiore è Lorenzo. Ed è appunto con Lorenzo che la cinghia di trasmissione degli affari di Paolo è da sempre la più stretta. Le cronache cominciano a occuparsi di Paolo e Lorenzo Monteverdi per la prima volta nel 1997 per una vicenda che riguardava una presunta estorsione su cui la Procura della Repubblica di Milano aprì un'inchiesta (poi archiviata) sull'immobiliare Circo Romano.

Insieme ai due Monteverdi finì sotto i riflettori anche l'avvocato Massimo De Carolis, allora candidato per l'Udc (nelle liste di Forza Italia). Ma le notizie sulla girandola societaria facente capo ai due fratelli Lorenzo e Paolo Monteverdi si fanno più circostanziate a partire dal 18 ottobre 2007, data in cui una società riconducibile ai Monteverdi, la Sdga Srl, viene dichiarata fallita dal Tribunale di Milano.

La pratica viene affidata al curatore Pietro Santoro. E il fascicolo sul fallimento, dopo essere stato assegnato al Pm Sandro Raimondi, giace ora sulla scrivania del sostituto procuratore della Repubblica Gaetano Ruta, lo stesso che tra l'altro sta indagando sulle mancate bonifiche della Green holding dell'imprenditore milanese Giuseppe Grossi a Santa Giulia. La Sdga venne costituita nel febbraio 1988 ed era controllata dalla Sdga Italia a sua volta controllata dalla lussemburghese Sdga Holding Sa, società che risultava appartenere alla Finvestor holding Sa.

Tra gli amministratori della Sdga Holding, insieme a Maurizio Cottella, Sergio Vandi e Sandro Capuzzo spicca quel Marco Jacopini che già abbiamo incontrato tra gli amministratori della Titris Sa, oltre che della Tabata Sa, la holding di partecipazioni del gruppo Parmalat (vedere il Sole24 Ore di giovedì 20 gennaio).

E qui, con un salto non indifferente, si giunge alla controllante della Finvestor: la Vesmafin, sede a Road Town a Tortola, alle Isole Vergini britanniche. Da sottolineare che tra gli amministratori della Finvestor a partire dal 2006 figurano almeno due uomini, Mark Koeune e Michael Zianveni, storicamente vicini alle movimentazioni di società off shore di Banca Arner, la Banca di Lugano il cui braccio operativo a Milano, è attualmente sotto inchiesta della magistratura milanese.

 

Una piramide societaria apparentemente impenetrabile, dunque, nella quale le figure dei Monteverdi sembrano scomparire. Ma a una più accurata ricostruzione effettuata sui registri lussemburghesi si giunge a un'ulteriore scatola lussemburghese che, a sua volta, risulta posseduta dalla citata Vesmafin: la Green Real Estate holding di cui il socio di maggioranza risulta essere personalmente Lorenzo Monteverdi, insieme, ancora una volta a Koeune e Zianveni. Effettivamente sembrerebbe un giro un po' troppo complicato per un'attività semplice come la locazione di condomini.

 

 23-01-2011]

 

 

1- OCCHIO PER OCCHIO, NUMERO PER NUMERO: FELTRI & BELPIETRO MATANO SANTORO - SULLA PRIMA PAGINA DI ‘’LIBERO’’, LA PUBBLICAZIONE FIN DAL TITOLO DI QUELLO CHE IL QUOTIDIANO DICHIARA ESSERE IL NUMERO DEL CELLULARE DEL CONDUTTORE DI «ANNOZERO» - 2- «NON LO HANNO INTERCETTATO NÉ INDAGATO. PERÒ POTRÀ PROVARE LO STESSO IL BRIVIDO DEL CONTATTO DIRETTO CON IL PUBBLICO. POTRÀ SEGUIRE LO STESSO CONSIGLIO CHE DISPENSA LUI AL PREMIER: "C’È POCO DA COMMENTARE CI SONO TANTE COMPAGNIE TELEFONICHE, SE IL PREMIER È PREOCCUPATO CAMBI NUMERO". SE NON GRADIRÀ, POTRÀ ANCH’EGLI AFFIDARSI A UN NUOVO GESTORE O CHIEDERE UNA NUOVA SIM» - 3- TELEFONI ROVENTI: LA LETTERA DI SCUSE A EMILIO FEDE DI ROBERTO D’AGOSTINO

Corriere.it

 

Occhio per occhio, numero per numero: sulla prima pagina di Libero, l'attacco a Michele Santoro, con la pubblicazione fin dal titolo di quello che il quotidiano dichiara essere il numero del cellulare del giornalista conduttore di «Annozero». «Discrezione Zero: Santoro dà il cellulare del Cav. Questo è il suo...» titola infatti il giornale diretto dalla coppia Belpietro-Feltri.

 

IL CASO - La polemica era scoppiata perché su Internet sono girate le ricostruzioni del numero integrale del cellulare di Silvio Berlusconi: gli ultimi 3 numeri già ricavati dal dossier spedito dalla Procura di Milano alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, erano stati addizionati ai numeri mostrati a Annozero sull'agendina della escort Nadia Macrì, di cui non si vedevano appunto gli ultimi numeri.

 

L'AFFONDO - «Nella puntata di Annozero andata in onda giovedì, si sono nascosti dietro un trucchetto. Hanno coperto le tre cifre finali» scrive Libero. «Le quali, però, si possono ampiamente ricostruire. Così da due giorni grazie al tam tam dei blog che hanno risolto il facile enigma», prosegue il quotidiano, migliaia di persone hanno telefonato al premier «intasandogli la linea. Chi ci ha provato riferisce che prima rispondeva una voce di donna, poi un segnale fisso di occupato».

Così Libero ha deciso di pubblicare il numero di Michele Santoro: «Non lo hanno intercettato né indagato. Però potrà provare lo stesso il brivido del contatto diretto con il pubblico. Potrà seguire lo stesso consiglio che dispensa lui al premier: "C'è poco da commentare ci sono tante compagnie telefoniche, se il premier è preoccupato cambi numero". Se non gradirà, potrà anch'egli affidarsi a un nuovo gestore o chiedere una nuova Sim».

2- TELEFONI ROVENTI: LA LETTERA DI SCUSE A EMILIO FEDE DI ROBERTO D’AGOSTINO

 

(Adnkronos) - Chiamato in causa da Emilio Fede per aver pubblicato mercoledi’ 19 sul noto sito internet Dagospia i numero telefonico di cellulare del direttore del Tg4, Roberto D’Agostino ha scritto oggi a Fede per scusarsi."Lo so che non ci crederai mai -scrive D’Agostino- a un errore che ho fatto e paghero’: cioe’ di aver messo in rete un file Pdf per un altro, ’pulito’ e senza numeri telefonici. Devo pero’ dirti che ho cassato subito il Pdf dal sito. E’ rimasto in rete per pochi minuti Cio’ non toglie che ho sbagliato, chiederti scusa o perdono per un danno cosi’, lo so che e’ inutile. Il quarto d’ora del ’coglionissimo’ e’ arrivato anche per me. Purtroppo e’ capitato a te che sei gia travolto da mille guai e me ne dispiace profondamente. Ho sempre pensato che il vero coraggio di un uomo e’ di ammettere i propr sbagli. E’ colpa mia e paghero’. Anche se so bene che non potra’ ricompensare il tuo dolore", conclude Roberto D’Agostino.

 22-01-2011]

 

 

IL BUNGA-BUNGA DI BRUTI-BRUTI - IL PROCURATORE DI MILANO: VERI-FICA PER L’ESCORT NADIA MACRì - LA TRAVIATA DI REGGIO EMILIA SI SAREBBE CONTRADDETTA E AVREBBE FATTO CONFUSIONE SULLE DATE - LELE MORA PRESTO DISOCCUPATO: “RUBY MENTE, LA PROSTITUZIONE NON ESISTE, SILVIO GENEROSO” - LA METEORINA SORCINELLI: “115MILA € DIRETTAMENTE DAL CONTO DEL PRESIDENTE? UN AIUTINO PERCHÉ ERO DISOCCUPATA”…

 

CASO RUBY: NUOVA AUDIZIONE PER NADIA MACRI' DAVANTI A PM MILANO...
(Adnkronos) - Nuova audizione per Nadia Macri', la escort che ha raccontato di rapporti sessuali a pagamenti con Silvio Berlusconi. La donna e' entrata intorno alle 13.40 negli uffici della Polizia giudiziaria di Milano per essere nuovamente ascoltata dai magistrati che, dopo la sua prima audizione di venerdi' scorso, hanno cercato riscontri alle sue dichiarazioni.

Dopo essere entrata negli uffici del Pg, pero', Nadia Macri' e' stata fatta salire su un'auto per essere accompagnata, probabilmente, in un'altra sede dove essere ascoltata. Potrebbe essere stata trasportata dagli uffici della polizia giudiziaria, in piazza Umanitaria, agli uffici della procura, in particolare davanti al pm Antonio Sangermano, Nadia Macri', la escort che oggi viene interrogata per la seconda volta come persona informata sui fatti.

 

Davanti agli uffici del magistrato, al quinto piano del palazzo di Giustizia, alcuni carabinieri presidiano il corridoio e impediscono ai giornalisti di avvicinarsi alle stanze. Un segnale che fa ritenere che la giovane escort si trovi proprio in quell'ufficio.

 


BRUTI, SOTTOPOSTO A VERIFICA DICHIARAZIONI MACRI'...
(ANSA) - "Abbiamo sentito due volte Nadia Macrì e abbiamo sottoposto ad attenta verifica tutte le sue dichiarazioni", anche quelle rese davanti ai magistrati di Palermo. Lo ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, a proposito delle affermazioni fatte dalla escort di Reggio Emilia nell'ambito dell'inchiesta sul caso Ruby. A quanto si è appreso però la ragazza si sarebbe contraddetta in alcuni punti e avrebbe fatto confusione sulle date.


LELE MORA IL PREMIER DAVA REGALI A TUTTI È GENEROSO, LA PROSTITUZIONE NON ESISTE...
Gianni Santucci per il "Corriere della Sera"

Fende la folla adulante e distilla parole felpate. Tipo queste: erano serate per «avere vicino gli amici, cantare due canzoni, raccontare due barzellette» . Vestito scuro a quadrettoni, volto pallido e sorridente, scarpette slacciate azzurro elettrico. Qui nella sua corte, Lele Mora riduce l'inchiesta della Procura di Milano a un malinteso: «Il tutto è stato male interpretato» .

 

A un equivoco: «È stato tutto frainteso» . Tutt'al più (estrema concessione) a una favoletta malinconica: «Citando la frase di un libro- azzarda- il re alla sera è triste e solo e va a letto piangendo» . Dopo Vallettopoli, l'azienda dell'agente di spettacolo è fallita; nel caso Ruby, Mora è indagato per induzione alla prostituzione. Ma in questa serata di cui è organizzatore/mattatore al teatro San Babila, nel cuore di Milano, può permettersi persino l'ironia più impensabile quando gli vengono rivolte domande su chi sia la nuova fidanzata di Silvio Berlusconi: «La verità? È Alfonso Signorini» .

 

Tutto sembra scivolare in burla alla presentazione di «Tu come noi!» , evento lanciato con questi slogan sul sito e sulle locandine: «Diventa una star! La tua grande occasione per trascorrere una serata insieme ai tuoi beniamini» . Quando si spengono le luci in sala (in platea siedono coppie di anziani e giovani, gruppetti di ragazzine aspiranti, Paolo Limiti e Giucas Casella), una voce arringa da dietro il sipario: «Finalmente è giunto il momento che stavi aspettando» .

 

Mora poi apre la serata e spiega: «In questo periodo sono un uomo un po' chiacchierato, ma fa parte del gioco, andiamo avanti così» . Sopporta le domande e le richieste di chiarimenti con un misto di noncuranza e cortesia. Mette in fila una serie di risposte che (in replica del dettagliato copione snocciolato da Ruby nell'intervista con Signorini su Canale 5) sembra voler smontare le indagini della Procura in tutti i passaggi chiave: «Ruby racconta molte bugie, ma mai su presunti rapporti sessuali con il premier, che non ha avuto» .

 

E ancora: la prostituzione «è una cosa che non esiste e non è mai esistita, soprattutto a casa del presidente del Consiglio» . Per concludere con l'elogio della magnanimità ecumenica: «L'unica cosa che Berlusconi fa è trattare tutti allo stesso modo e con grande generosità, sia la signora di 60 anni, sia qualcuna che veniva a cantare o che portava la nonna, la zia o la maestra di piano. Lui dava un regalo a tutte, anche qualche soldino, ma solo se sapeva che qualcuno aveva bisogno» .

 

Lo spettacolo «Tu come noi!» assomiglia molto più a una sagra di paese organizzata in un paio d'ore, con basi musicali che non partono mai al momento giusto (o non partono proprio), amplificatori che ronzano, microfoni che sparano fischi spaccatimpani. Il tutto per 25 euro (costo del biglietto), sborsati di buon grado dal plaudente popolo di Mora. Una decina di ragazze devono prender parte a qualcosa che somiglia a un casting. Domanda: «Ma voi, a cena ad Arcore, vorreste andarci?» . Rispondono serie e un po' piccate: «Ma certo, magari!» .


LA SORCINELLI: «QUEI 115 MILA EURO? UN AIUTINO PERCHÉ ERO DISOCCUPATA»...
Dal "Corriere della Sera"

 

«C'è poco da capire e non devo dare giustificazioni. Quei bonifici sono aiuti che mi sono arrivati in un momento di difficoltà. Sono stata sostenuta economicamente dal premier perché ero senza lavoro» . Così l'ex meteorina Alessandra Sorcinelli (nella foto) ha spiegato ieri al telefono all'Ansa il motivo per cui sul suo conto corrente, tramite bonifico, il presidente del Consiglio, indagato a Milano per il caso Ruby, ha versato in più tranche 115 mila euro in poco più di un anno.

 

La ragazza, 26 anni, di Cagliari, a proposito dell'ultimo bonifico arrivato venerdì della scorsa settimana, giorno in cui lei come le altre ragazze è stata perquisita, parla di «coincidenza» e smentisce qualsiasi voce che quel denaro sia una ricompensa anche per il suo «silenzio» . «Mai preso soldi in cambio del mio silenzio- assicura -. Non scherziamo. Con un lavoro precario come il mio può succedere: la vita costa cara, si sa, e lui mi ha aiutato. Anzi, la scorsa estate, grazie al suo aiuto, sono stata a Los Angeles a studiare recitazione» .

 

La giovane, che ora fa la modella ed è in attesa del «programma giusto» in tv, racconta di aver conosciuto Silvio Berlusconi nell'estate 2005 a Porto Cervo e, da allora, di essere stata «svariate volte» nelle sue ville, sia in Sardegna sia ad Arcore: «Basta con questi festini, per piacere, le chiamerei cene tranquille, eleganti, dove si mangiava, si ascoltava la musica e gli aneddoti del presidente. Si parlava di tutto, dalla politica al gossip» .

E Ruby, incontrata qualche volta? «Mai vista» , risponde la soubrette, negando inoltre non solo di aver mai scattato foto o aver visto le altre ragazze fare fotografie a quelle «cene» , ma anche di esservi stata accompagnata da Lele Mora o da Emilio Fede. «Sono sempre stata invitata personalmente dal premier, perchè sono una sua amica da tempo» . Anzi, precisa la ragazza: «Sono stata a villa Certosa anche con mia madre e ho conosciuto mamma Rosa, il fratello Paolo e anche il figlio Piersilvio. No, Veronica mai» .

 24-01-2011]

 

LA BANCA DEL BUNGA - IN UN ANNO, 115 MILA € ALLA METEORINA SORCINELLI, DIRETTAMENTE DAL CONTO DI BERLUSCONI SILVIO PRESSO LA MONTEPASCHI DI MILANO 2 (IL CAINANO HA IL CONTO ALLA “BANCA DEI COMUNISTI”, ENNIO DORIS CHE DIRÀ?) - ADDIRITTURA, GLI ULTIMI 10 MILA PARTITI IL 5 GIORNI FA, IN PIENO BORDELLO-RUBY, POCHI GIORNI DOPO LA TESTIMONIANZA IN CUI LA RAGAZZA HA DIFESO IL CAINANO: “NIENTE SESSO, SOLO FESTE ELEGANTI” - E POI LE SPESE ALLEGRE DELLE PAPI-GIRLS, A BOTTE DI 9 PAIA DI SCARPE PER VOLTA (E IL POVERO SPINELLI PAGA)…

Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"


L'ultimo bonifico è arrivato cinque giorni fa: il 17 gennaio 2011. "Ordine e conto Silvio Berlusconi ABI-CAB 010... a favore di Sorcinelli Alessandra CRO 17716... 10.000,00 euro per prestito infruttifero", questa è la contabile bancaria che documenta l'ultima delle 13 operazioni intercorse tra il premier e una delle ragazze del suo giro di feste nell'arco di un anno e sette giorni. Molto si è scritto sull'"avere" nel rapporto tra Berlusconi e le ragazze ma Il Fatto Quotidiano ha provato a dare contorni più definiti anche al "dare" di questa anomala partita doppia.

 

Le amiche del presidente non si stancano mai di declamare la sua generosità davanti alle telecamere. Ma l'esame combinato delle telefonate intercettate e dell'estratto conto di una delle più assidue frequentatrici del Cavaliere, Alessandra Sorcinelli, rivela un rapporto di dipendenza economica che spiega molte cose sulle feste di Arcore. Le sorprese non mancano: il premier continua a pagare le sue ragazze nonostante l'inchiesta.

Quando già era nota al suo entourage e ai suoi legali l'esistenza di un'indagine su Ruby e le feste, Silvio Berlusconi ha pagato tre bonifici per complessivi 25 mila euro ad Alessandra Sorcinelli, e il flusso non si è fermato nemmeno quando la ragazza è stata sentita dagli inquirenti. Pochi giorni dopo la deposizione in Procura, infatti, esattamente 5 giorni fa, sul suo conto sono arrivati altri 10 mila euro.

 

In un'intervista del luglio scorso al sito Affari italiani la ex meteorina del Tg4 di Emilio Fede raccontava: "A settembre andrò a Los Angeles per tre mesi, come Elisabetta Canalis. Studierò inglese e recitazione. E spero di avere la sua stessa fortuna perché all'estero è più facile emergere come dimostra la storia di Monica Bellucci". La bruna cagliaritana 26enne non ha realizzato il suo sogno ed è rimasta inchiodata a Milano, alla disperata ricerca di denaro. Dalle carte dell'indagine si scopre che proprio a settembre tempestava di telefonate Berlusconi e il suo cassiere: Giuseppe Spinelli.

 

Dopo una stagione da corteggiatrice di tronisti e di madrina di Affari tuoi su Raiuno, e dopo qualche articolo di gossip per la sua storia con il figlio di Gigi D'Alessio, era scomparsa dai radar. E il conto corrente ne risentiva. Il 14 settembre implorava Spinelli: "Facciamo almeno 10... non si può avere tutto insieme?". Il cassiere, tempestato dalle richieste delle altre Papi-girls, temporeggiava: "eee è un po' un problema... che siamo un po' eee tirati infatti mmm abbiamo sai, anche altre cose e ci siamo trovati un po' spiazzati". Poi, grazie alla solita telefonata con "Lui", come chiama al telefono B. in persona, il bonifico da 10 mila arriva.

I soldi però finiscono presto e il 27 settembre Alessandra torna alla carica con Spinelli dicendo che ha parlato con "Lui" ed è tutto a posto "come l'altra volta". Stavolta dovrà aspettare fino al 18 ottobre: 10 mila euro.

 

Quando è stata sentita dalla Polizia il 14 gennaio scorso, Sorcinelli ha raccontato di essere stata un paio di volte alle cene di Arcore, ma ha descritto feste eleganti senza prostituzione. I magistrati che indagano Berlusconi, per documentare il tipo di rapporto che lega Alessandra al premier hanno allegato solo i due bonifici da 10 mila euro incassati dalla ragazza nel trimestre luglio-settembre 2010.

 

Il Fatto Quotidiano ha ricostruito tutti i bonifici effettuati dal Caimano alla 26 enne cagliaritana nell'arco di poco più di un anno. Si scopre così che la somma totale è molto più alta: la Sorcinelli ha ricevuto dall'11 gennaio 2010 al 17 gennaio 2011, ben 115 mila euro dal Cavaliere. Uno stipendio da manager, il doppio di quanto prende un magistrato di Tribunale. Quattro volte più dello stipendio sudato da una giovane professoressa della scuola primaria.

La vita delle Berlusconi-girl d'altro canto è dispendiosa. In un'intercettazione, Nicole Minetti racconta con invidia a Barbara Faggioli che la ‘preferita' del momento del Cavaliere - tale Aris Espinosa di 22 anni - aveva comprato in un colpo solo nove paia di scarpe. Una bella vita.

Alessandra Sorcinelli nell'intervista ad Affari Italiani dice: "A Milano all'aperitivo non si può non andare da Radetzky a corso Garibaldi. Per l'estate c'è il giardino aperto del Bulgari, molto chic. Per cena, io adoro il Finger o il ristorante di pesce La Risacca e anche il Bolognese. Per ballare scelgo a seconda del giorno: lunedì è la serata dello Special, il mercoledì all'Armani, il giovedì e venerdì al Cavalli e alla domenica all'Hollywood".

I bonifici di Berlusconi partono tutti dal conto del Cavaliere della filiale del Monte dei Paschi situata nel Centro direzionale Palazzo Vasari a Milano 2. Tutti finiscono sul conto di Alessandra Sorcinelli alla filiale del Banco di Sardegna di Milano in via Solferino. L'andamento non è omogeneo. Gennaio parte bene con due bonifici da 10 mila a breve distanza, 11 e 25 gennaio. Poi arrivano due mesi di magra: l'unico versamento di febbraio-marzo è quello da 5 mila euro dell'11 marzo.

 

Ad aprile si torna ai consueti 10 mila euro mensili, mentre a maggio ci sono addirittura due versamenti da 10 mila, il 6 e il 20 maggio. L'estate 2010 purtroppo è asciutta: solo 5 mila euro a giugno, diecimila a luglio e zero ad agosto. Il 16 settembre e il 18 ottobre si torna ai consueti 10 mila euro mensili. Poi esplode lo scandalo Ruby sui giornali. La notizia era già nota al Cavaliere e al suo entourage almeno dall'inizio di ottobre, ma i versamenti non si interrompono. Anzi.

 

Il 18 ottobre partono 10 mila euro e il 14 dicembre Silvio Berlusconi ordina un secondo bonifico da 10 mila. Alla vigilia del Natale, il 23 dicembre, c'è il pensierino da 5 mila euro. Anche l'indagine non ferma il flusso. Tre giorni dopo la sua audizione in Questura , Alessandra riceve l'ultimo bonifico da 10 mila euro.

Dopo il debutto alla trasmissione Veline, Alessandra Sorcinelli è entrata nel grande giro grazie a Emilio Fede quando il direttore indagato per favoreggiamento della prostituzione con Lele Mora, la selezionò nel 2008 come meteorina del Tg. La seconda meteorina doveva essere Hellen Skopel.

 

Proprio la ragazza che ha dichiarato ad Annozero di essere stata scartata dopo avere detto no agli inviti per il weekend a Forte dei Marmi del direttore del Tg4. La coppia di meteorine Alessandra-Hellen era stata già lanciata. Poco prima del debutto Emilio Fede cambiò Hellen con la sorella della Gregoraci. E forse per lei è andata meglio così.

 22-01-2011]

 

 

 BERLUSCONI, A REFERENDUM PENSO PREVARRA' IL SI' CON PERCENTUALE ELEVATA...
(Adnkronos) - "Penso che al referendum prevarra' con percentuale elevata il si', ossia il buonsenso". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso de 'La Telefonata' su Canale 5 a proposito della consultazione alla Fiat.

Berlusconi ha sottolineato di aver detto cose "dettate dalla mia esperienza" e si tratta di un "accordo emblematico di cio' che serve in Italia per tenere aperte le fabbriche e per non chiuderle".

Sulla vicenda, il premier ha detto che la sinistra "ha perso l'occasione mostrare di avere una cultura socialdemocratica" e il segretario del Pd Pier Luigi Bersani dovrebbe sentire il consiglio del sindaco democratico di Torino che ha appoggiato l'intesa. In conclusione, Berlusconi ha sottolineato che "appoggiamo Marchionne e i sindacati che hanno mostrato senso di responsabilita' nazionale".14-01-2011]

 

6. BERLUSCONI, NIENTE VOTO, DECISIONE CONSULTA ININFLUENTE...
(Adnkronos) - "La decisione della Consulta e' ininfluente" rispetto alla maggioranza e alla tenuta del governo. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ospite di Maurizio Belpietro nel corso de 'La Telefonata' su Canale5. "Il governo -ha aggiunto- andra' avanti. L'Italia di tutto ha bisogno, tranne che di elezioni anticipate".14-01-2011]

 

 

 

7. BERLUSCONI, CONSULTA MIGLIORA SITUAZIONE MA PRONTO A DIFENDERMI IN TV...
(Adnkronos) - "Non si puo' dire" se la sentenza di ieri della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento, che pure "ha migliorato la situazione precedente", ridurra' la conflittualita' con la magistratura. Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso de 'La Telefonata' su Canale 5, che prevede: "Non sara' cosi' facile per i miei difensori ottenere un atteggiamento benevolo dai magistrati".

 

"Sanno tutti -aggiunge- che e' in atto una persecuzione politica da parte dei magistrati di sinistra, articolata in piu' di 100 procedimenti su di me e il mio gruppo. I miei difensori sono stati impegnati in 2560 udienze, con piu' di mille magistrati, con un costo per me di oltre 300 milioni di euro in avvocati e consulenti".

"Ho avuto 10 assoluzioni e 13 prescrizioni - prosegue il premier - Se non ho avuto le sentenze prima della prescrizione vuol dire che le tesi dell'accusa non erano cosi' convincenti". Il Cavaliere ribadisce che "se nei collegi giudicanti" vi saranno solo giudici di sinistra allora "andro' in televisione e sui giornali a spiegare di cosa si tratta", ossia di accuse infondate come d'altronde, ricorda, "ho giurato sui miei figli e sui miei nipoti". Berlusconi si dice certo, pero', che "non si possono trovare giudici che oseranno dare una condanna su fatti che non esistono".14-01-2011]

 

 

 

SILVIO BANCOMAT! - ALTRO CHE FATTI PRIVATI: NEGLI ANNI, LE VARIE PAPI-GIRLS SONO SEMPRE PASSATE ALL’INCASSO, CHIEDENDO FAVORI, ILLEGALITà, E MINACCIANDO RITORSIONI PUBBLICHE - UNA CARRELLATA DI MUNGITRICI DEL BANANA, DALLA BARONESSINA VIRGINIA SANJUST A EVELINA MANNA, CHE TRA UNA ‘SEGGIOLINA’ E L’ALTRA OTTENEVA PARTI IN TV E APPARTAMENTI - E POI LA RICHIESTA NON ESAUDITA, DI QUI LO SPUTTANAMENTO, A PATTY DADDY, CON LA PALAZZINA DA CONDONARE, NOEMI, LA TROISE CHE ROVINò SACCà, ED EMANUELA ROMANO CHE OTTENNE CARICHE A DESTRA E A MANCA…

Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

 

In principio fu la nobile annunciatrice Rai Virginia Sanjust di Teulada, poi venne la stagione delle cacciatrici di fiction, come Evelina Manna. Nel 2008 le bugie di Noemi e gli audio di Patrizia D'Addario annunciavano il gran botto finale di Ruby.

 

La serie storica dell'utilizzatore finale (ormai divenuto seriale) segna una parabola discendente che va dal bigliettino galante alla 26enne signorina buonasera nel 2003 fino ai bunga bunga sfrenati di Villa San Martino. Eppure se la storia d'amore con Virginia non ha molto a che fare con i bagni collettivi al grido di "avanti un'altra!" descritti da Nadia Macrì, c'è in tutte queste storie una costante che colora di interesse pubblico il triste tramonto a luci rosse del premier.

B

La stampa e le tv berlusconiane con una raffica di rivelazioni delle fidanzate e sedicenti innamorate come Francesca Pascale, Sabina Began e Evelina Manna, cercano di distrarre l'attenzione dal nocciolo del problema: l'abuso del potere pubblico e l'uso sfacciato della menzogna e del denaro per soddisfare gli interessi privati del premier e delle sue amanti e per mantenere il velo sulla verità.

Se non si inquadra l'accusa di concussione e prostituzione minorile della procura di Milano, in questa sequenza storica si rischia di dare una lettura riduttiva alla telefonata in questura per l'affido della nipote di Mubarak o all'offerta di milioni di euro a Ruby.

 

POKER DI DONNE E DI RICATTI
Virginia Sanjust ha avuto una relazione con il Cavaliere nel 2004-2005. Evelina Manna nel 2007, Patrizia D'Addario nel 2008 e Ruby ha dormito ad Arcore nel 2010. Il premier ha sempre nascosto la verità sulle sue complicate situazioni sentimentali e si è così posto in una condizione di ricattabilità oggettiva. Virginia Sanjust, per esempio, aveva un marito dipendente dei servizi, Federico Armati, che fece leva sui segreti del premier per ottenere un trasferimento dalla Presidenza del Consiglio.

 

Quando lo 007 fu spostato in un posto dove guadagnava meno della metà (trasferimento che Armati riteneva ingiusto e influenzato dal risentimento della ex moglie) minacciò di raccontare tutto sulla storia tra Virginia e Silvio. Se non fosse stato rimesso al suo posto avrebbe convocato la stampa. "Tutto deve essere fatto entro giovedì 30 marzo perché altrimenti denuncio tutto", diceva alla moglie in una conversazione registrata.

Incredibilmente il giorno prima dello scadere dell'ultimatum, il 29 marzo del 2006, in piena campagna elettorale, Armati fu rimesso al suo posto con un insolito decreto di Palazzo Chigi. Anche Evelina Manna e Antonella Troise sapevano molte cose su Berlusconi. Antonella Troise era diventata un'ossessione per il Cavaliere che implorava l'allora direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, di farla lavorare perché "sta diventando pericolosa".

 

Il Cavaliere si spendeva inventando scuse con Saccà e mentendo sulle reali motivazioni delle sue raccomandazioni, anche per la Manna. Ora Evelina rilascia interviste per raccontare che Silvio fa con lei "la nannina a seggiolina", ma nel 2008 doveva ancora tutelare l'immagine del premier. Erano i tempi del Family day e dei libri patinati con Veronica sorridente davanti al focolare di Arcore. Chi ha ascoltato le telefonate intercettate dalla procura di Napoli nel 2007 (e mai uscite sui giornali perché distrutte dalla procura di Roma) racconta che Evelina minacciava di andare con il megafono sotto Palazzo Chigi per raccontare, prove alla mano, quello che combinava il Cavaliere prima di fare la nannina.

 

Evelina non raccontò a nessuno il pre-seggiolina e fu immediatamente accontentata con l'offerta di una parte. Dopo l'inchiesta e in concomitanza con una sua importante testimonianza davanti ai pm, l'attrice trovò i soldi per comprare un appartamento da un milione di euro vicino a Campo dei fiori, a due passi da quello comprato su richiesta di Virginia Sanjust (ma prudentemente non intestato a lei dal Cavaliere) nel 2006.

 

Sotto Palazzo Grazioli nel 2008 invece andò il papà della fondatrice del comitato "Silvio ci manchi", la napoletana Emanuela Romano. Non aveva in mano il megafono ma un accendino. Il pover uomo minacciava di darsi fuoco se la figlia non avesse ottenuto la candidatura da Papi. Oggi è assessore con delega ai Servizi sociali al Comune di Castellamare di Stabia e consigliere di un ente regionale, il Corecom (comitato regionale sulle comunicazioni).

 

Con Patrizia D'Addario c'è il salto di qualità. Nessuna storia di amore ma solo una notte di sesso con una escort sconosciuta che registra tutto e - quando non ottiene l'aiuto promesso per il suo palazzo abusivo né una candidatura seria - rivela tutto a giornali e magistrati.

L'ABUSO E LA MENZOGNA
Infine, arriva Ruby e la notte folle della telefonata in questura per scippare la minore alla comunità alloggio e consegnarla a Nicole Minetti e a una prostituta . In tutti e quattro i casi "Papi Berluscone" non distingue il pubblico dal privato. E chiede a Rai Fiction e alla questura di assecondare gli interessi delle sue favorite. Spesso, come nel caso di Virginia Sanjust e Antonella Troise, lo fa proprio per evitare che emergano gli aspetti più imbarazzanti delle sue relazioni. Ieri Ruby ha negato di aver fatto sesso con Berlusconi e di avere chiesto 5 milioni di euro per il suo silenzio. Nulla di nuovo sotto il sole di Arcore.

20-01-2011]

 

 

1- “PANORAMA” FA CONTI DELLA DELLA SERVA: SONO ALMENO 100 MILA LE TELEFONATE E GLI SMS INTERCETTATI DALLA PROCURA DI MILANO IN MENO DI 6 MESI, TRA GIUGNO E DICEMBRE 2010: 27 MILA INTERCETTAZIONI PER LELE MORA; 14.500 PER NICOLE MINETTI; UN MIGLIAIO ABBONDANTE PER EMILIO FEDE; STRANO: SOLO 6.400 PER RUBY RUBACAZZI - 2- “LA REPUBBLICA” FA I CONTI DEL BANANA: PER LE CENE ORGANIZZATE AD ARCORE NEL SOLO 2010, PER STARE DIETRO A TUTTE LE INVITATE, ALLE LORO ESIGENZE, AI GIOIELLI, ALLE BUSTE PIENE DI BANCONOTE DA 500 EURO (DA UN MINIMO DI 2000 EURO FINO AI PIÙ GENEROSI 10 MILA) LA SPESA PER IL CAVALIERE HA SUPERATO ABBONDANTEMENTE I 2,5 MILIONI DI EURO (DAL CONTO SONO ESCLUSE LE FESTE IN SARDEGNA E LE CENE A PALAZZO GRAZIOLI). OGNI SERATA ALLA CORTE DI ARCORE SIA COSTATA DAI 50 AI 70 MILA EURO - 3- LA DISPERAZIONE DELLE "ARCORINE" QUANDO SCOPPIA IL RUBY-GATE E LA PACCHIA FINISCE -

1- CASO RUBY: CENTOMILA INTERCETTAZIONI IN MENO DI SEI MESI...
Da "Panorama" in edicola domani

 

Sono almeno 100 mila le telefonate e gli sms intercettati dalla procura di Milano in meno
di 6 mesi, tra giugno e dicembre 2010, nell'inchiesta sul caso Ruby: la media è di circa 600 intercettazioni al giorno. È quanto ha calcolato il settimanale Panorama in un articolo che sarà publicato sul numero in edicola da domani, venerdì 21 gennaio.

 

Il calcolo si ricava dalla somma dei numeri progressivi delle telefonate e degli sms intercettati alla trentina di soggetti che risultano posti sotto controllo nelle 389 pagine dell'invito a comparire inviato il 14 gennaio dalla procura di Milano a Silvio Berlusconi.

 

Ma poiché gli ascolti hanno riguardato sicuramente anche altri soggetti, il numero complessivo delle intercettazioni eseguite è certamente più elevato. Gli uomini del Servizio centrale operativo della Polizia annotano, per fare alcuni esempi, quasi 27 mila intercettazioni per Lele Mora, l'agente delle star; 14.500 per Nicole Minetti, consigliere regionale del Pdl; un migliaio abbondante per Emilio Fede, direttore del Tg4; e 6.400 per la stessa Ruby, alias Karima El Mahroug.

 

Nelle sue carte, la procura dà conto anche di 28 interrogatori, e di sequestri, e d'indagini bancarie e postali, perfino di traduzioni dallo spagnolo. Si è saputo anche di alcuni pedinamenti. L'operazione Ruby si è poi conclusa con le 14 perquisizioni ordinate all'alba del 14 gennaio, che hanno coinvolto almeno 150 agenti tra equipaggi delle volanti e personale in ufficio.

 


2- BUNGA BUNGA DA 2,5 MILIONI DI EURO
Emilio Randacio per "la Repubblica"

«Ma guarda che lui ti cambia la vita...». Di fronte al rifiuto all´invito a una delle tante feste in casa del premier, la gemellina Imma De Vivo (celebre per le comparsate a "Quelli che il calcio" e a "l´Isola dei famosi"), non sembra credere ai suoi occhi. È il 25 settembre scorso. Improvvisamente si libera un posto per l´imminente cena. Imma decide di invitare la sua amica Carlotta. Che però risponde di essere già impegnata. «Ma tu sei pazza? Queste occasioni non si ripetono». E ancora, «non sempre è Natale».

 

Effettivamente, facendo due conti sulle cene organizzate dal premier nel solo 2010, per stare dietro a tutte le invitate, alle loro esigenze, ai gioielli, alle buste piene di banconote da 500 euro (da un minimo di 2000 euro fino ai più generosi 10 mila) la spesa per il Cavaliere ha superato abbondantemente i 2,5 milioni di euro (dal conto sono escluse le feste in Sardegna e le cene a Palazzo Grazioli).

 

Grazie alle intercettazioni emerge come ogni serata alla corte di Arcore sia costata dai 50 ai 70 mila euro. Dal gennaio 2010 diciassette festini in tutto: la spesa sfiora abbondantemente gli 800 mila euro. Bazzeccole rispetto a quelle che sono state le altre spese vive sostenute dal precisissimo cassiere del Cavaliere, Giuseppe Spinelli. Doveva passare tutto da lui, non prima del beneplacito, s´intende, diretto di Arcore. Poi, i soldi magicamente giungevano nelle mani delle invitate.

 

Avevano bisogno di tutto. Sette appartamenti in via Olgettina 65, di varie metrature. Il Cavaliere si è fatto carico di due monolocali (canone mensile da 650 euro), 4 bilocali (850), per finire al più spazioso trilocale (1400 euro) in cui, però, convivevano 3 delle presenze fisse di Arcore. Per loro, nel pacchetto, erano previste anche le spese delle bollette di energia elettrica e gas, che con cadenza trimestrale la factotum Nicole Minetti ritirava personalmente.

 

La procura ha accertato, per esempio, che tra questi pagamenti (quasi tutti effettuati negli sportelli degli uffici postali di Cologno Monzese), in mezzo alle ricevute delle bollette delle frequentatrici di Arcore (comprese le spese della consigliere regionale Minetti), c´erano anche i versamenti all´Inps dei figli di Berlusconi, Pier Silvio e Barbara. Impossibile quantificare le spese esatte.

Solo per gli affitti, Berlusconi si è fatto carico di 7400 euro mensili, a cui si devono aggiungere le caparre depositate ogni volta che la schiera di donzelle andava ad ingrossarsi. E così, al conto totale vanno aggiunti altri 100 mila euro. Oltre al milione e 200 mila euro girati ai «reclutatori» delle ragazze, Lele Mora ed Emilio Fede.

 

Nel settembre scorso, l´onnipresente Imma De Vivo, attende il via libera per ottenere con la sorella uno degli appartamenti di via Olgettina. Per avere le carte in regola deve seguire un iter collaudato. La prima interlocutrice è sempre la Minetti. «Senti tesorino - esordisce la De Vivo - allora io parlo con lui (Berlusconi, ndr) che automaticamente da solo l´ok a Spin (Spinelli, ndr) e poi fa tutto...». Spessissimo, infatti, le ragazze della corte chiamano direttamente Silvio (una volta impegnato in Russia, il Cavaliere non risponde).

 

Il 19 ottobre, la soubrette Elisa Toti è al telefono con la Minetti. Soffrendo di vertigini, chiede di cambiare il suo monolocale, al quarto piano. La pratica sembra un po´ complicata, e allora, l´ex igienista suggerisce la strada più breve «l´unica cosa che ti chiedo, magari, se tu riesci a fare un colpo di telefono a lui, per chiedergli...».

 

Negli ultimi mesi dell´anno, qualcosa sembra però improvvisamente incepparsi nel meccanismo. Da metà settembre, la ciurma delle abitué dei festini, è in allarme. In concomitanza con i primi spifferi sul Rubygate, gli inviti ad Arcore evidentemente si diradano. Il 23 settembre, la stellina Barbara Faggioli, chiama disperata Nicole Minetti.

 

Barbara è realista, «tu bene o male hai il tuo lavoro (consigliere regionale), tu guadagni tot, non te lo leva nessuno.. ... e metti tra due anni e mezzo quante cose possono capitare?». Barbara cerca di cautelarsi per un futuro che sembra sempre più incerto. «Lui (Berlusconi, ndr), può sparire, può non farsi più sentire, può succedergli qualcosa...». A questo punto, gli investigatori annotano: «Barbara continua a parlare del fatto che senza di Lui lei sarebbe finita e vuole una garanzia per il futuro e questa garanzia è rappresentata da un acquisto di una casa da poter vendere, cosa che Nicole approva».

 

Il 27 settembre, un´altra delle preferite del premier, Raissa Skorkina, chiama direttamente Spinelli per dirgli che «io ho finito la benzina (il denaro, ndr)». L´8 di ottobre, anche Aris Espinosa sembra essere a corto di liquidi. Attraverso un sms alla Minetti, Aris è piuttosto esplicita: «Io l´ho chiamato ma lui come sempre non mi risponde!!! Sono indietro con alcune cose da pagare!!! Non possiamo fare che ci mettiamo d´accordo io e te?». Il 9 ottobre la Minetti contatta Barbara Faggioli, quest´ultima è allertata: «Adesso mi rimangono 1000 euro, devo fare cassa».

 

La Minetti non è incoraggiante su un´imminente nuovo invito «vedo buio sto weekend». Il 12 ottobre, Airis Espinosa chiama Iris Berardi. Quest´ultima confida disperata: «Amore, non ho più un euro, voglio andare un po´ da Spinaus (Spinelli, ndr)». «A chi lo dici, anch´io, cazzo», la replica della Espinosa, che aggiunge sconsolata «lui praticamente si è dimenticato di noi». Iris, aggiunge di essere in casa solo con il cane «fiocco di neve», «anche lui qui senza mangiare, per due giorni non c´ha da mangiare, che cazzo di vita, anziché fare le signore».

 

La magra conclusione delle due interlocutrici: «Questo condominio è diventato un puttanaio... tutte mignotte...». Due giorni dopo, Marystella è sull´orlo di una crisi di nervi «ma lo sai dove sono andata io?», interroga ancora le Espinosa. «Sono arrivata al punto di chiedere al marito di mia madre di prestarmi 500 euro cara mia... sono rimasta senza un soldo».20-01-2011]

 

 

1- I COMMENTI POST FESTINI, LE SERATE STORTE, LE GELOSIE E LE ANTIPATIE DI FEDE & MORA - 2- LA CORSA COMICA CONTRO IL TEMPO PER ORGANIZZARE IL TROIAME DEL BUNGA BUNGA A VILLA CAMPARI SUL LAGO MAGGIORE E FARE CONTENTO IL SULTANO CON LA POMPETTA - 3- FEDE CHIEDE A LELE-MOSINA: “LUI È PIENO, PIMPANTE È LA SERATA GIUSTA MA CHI TROVO?” - 3- SBUCA PURE PURICELLI, IL MEDICO CONSIGLIERE REGIONALE: "PORTO QUESTA QUI CHE A LUI GLI PIACE. VORREI FARGLI CAPIRE CHE NON È LA MIA DONNA CAPITO? FREGA CAZZO?” - 4- L’IRA DELLA MINETTI NON INVITATA AL BUNGA. SMS A MARISTELLE GARCIA: "AMO TI SCOCCIA SE ANDIAMO SU INSIEME COSÌ GLI PARLO ANCH’IO!! POI SONO UN PO’ A SECCO PERCHÉ HO PRESTATO 35 MILA A MIA SORELLA PER COMPERARE LA CASA!!". RISPOSTA: "OK AMO" - 5- COSA BOLLE SOTTO IL LINGUAGGIO CIFRATO DI FEDE & MORA: “SILVIO HA COMPRATO I DUE VOLUMETTI. DUEMILA CIASCUNO. NON ERA CONTENTO, MA POI L’HA PRESA A RIDERE”

1 - FEDE A MORA IN LINGUAGGIO CIFRATO: "SILVIO HA COMPRATO I DUE VOLUMETTI. DUEMILA CIASCUNO. NON ERA CONTENTO, MA POI L'HA PRESA A RIDERE"
Guido Ruotolo per "la Repubblica"

 

Non lasciamoci abbagliare dalla ennesima versione dei fatti di Ruby Strappacore (non più Rubacuori). Dunque i festini dal Principe ci sono stati. Checché ne dica l'Ape Regina Began, non tutti erano organizzati da lei.

I COMMENTI POST FESTINI
C'erano, e naturalmente ci saranno, una volta finita la buriana mediatica e processuale. E come ogni festino che si rispetti, c'è sempre un prima e un dopo. Aspettative e commenti.

 

24 agosto scorso. Otto di sera. Lele Mora ed Emilio Fede. Fede: «Mi ha convocato adesso a casa..». Lele: «Ah bene...». Emilio: «Aspetta, allora Daniele dice che ha due persone... bisogna vederle, le voglio vedere». Lele: «No, ma io le conosco quali sono. Vanno bene». Emilio: «Per stasera, lui è molto tirato perché mi ha detto al telefono "Emilio la politica è impazzita, vieni", io gli ho detto "ma vengo solo", "ma fai come vuoi", gli ho detto "ma forse vengo in compagnia", "va che basta che me lo dici".

 

Secondo me è la serata buona non ci deve essere nessuno adesso gli mettiamo, e quel deputato che c'è, con lei la Maria Rosaria, mi faccio dire come stanno le cose e poi ti richiamo, tanto lui deve vedere che le porti qui e che le veda».

Sospendiamo qualsiasi giudizio morale. Le feste di Arcore e il Bunga Bunga (che non è solo il soprannome di Began l'Ape Regina, ma anche una discoteca underground della villa di Arcore e il sospetto anche un gioco erotico). E' come se la massima aspirazione di Lele Mora ed Emilio Fede, fosse soltanto quella di soddisfare il Principe, di renderlo felice.

LE SERATE STORTE
Ma cosa succede quando la serata non riesce? E non per colpa tua? Sono le 14,29 dell'11 agosto scorso. Emilio Fede parla con Lele Mora: «Senti... beh... devo dire che ieri sera aveva più il sapore di una comica... che lui ha preso a ridere». Lele: «(ride) bene, quello è l'importante». Emilio: «Sì beh, mica tanto però eh?!». Lele: «Che si sia diver... che sia stato bene, insomma». Fede: «E... non lo so insomma, m'ha chiesto: "ma dove... dove... dove avevo preso quei programmi... ?".

 

Dico "beh insomma", vabbeh poi alla fine c'ha riso... ha comprato i due volumetti... pare che, insomma, queste due sottoscrizioni due mila a ciascuno... e insomma...». Lele: «E non è stato...». Emilio: «No». Mora: «Non avevo...». Fede: «No-no ma parlavo... insomma io non l'ho sentito oggi ma eventualmente mi chiedesse oggi? Boh... qua... così no eh?!». Lele Mora: «Adesso vedo sì, va bene...».

Altra telefonata. 22 agosto, ore 17.29 Fede: «E' stanco incazzato per sta storia di Bossi, Casini ecc., poi ha detto che lui andava alla partita... aveva capito che conoscevo delle ragazze, dice portale alla partita». Ci sono pure gli equivoci. Ed è in questi casi che si vede la professionalità dei reclutatori delle ragazze (secondo i pm).

 

GELOSIE E ANTIPATIE
Sempre Fede: «Quelle due belle che mi ha presentato sai la storia di ieri sera vado rapido perché, sai no la storia con Daniele...». Mora: «Sì». Fede: «E queste sono molto belle, che allora verrebbero, invece a cena perché c'hanno la cosa sul Lago d'Orta giusto?». Mora: «Sì, alle nove finiscono tutta la cosa, la manifestazione».

 

Emilio: «E quell'altra ha preso possesso secondo me le abbiamo regalato un tesoro a quella li che non merita. Non mi piace quella persona». Eh sì, riaffiora Emilio Fede che si mette di traverso contro Roberta Bonasia, Miss Torino, osteggiata dalle concorrenti ma anche dai vecchi amici del Cavaliere.

Con Roberta, rapporti di antipatia. Ma può succedere pure che Maria Rosaria Rossi, parlamentare del Pdl, faccia andare in bestia Emilio Fede. E il perché è presto detto. Fede a Mora: «Io sono stupefatto poi devo dire un'arrivista poi sentivo che, parlando nell'orecchio a questa simpaticissima deputatessa, la Maria Rosaria Rossi come si chiama lei, mi faceva: senti allora per il bagaglio per farmi disfare il bagaglio e sistemare la mia biancheria ci pensi tu...». Lele: «Ma roba da pazzi». Emilio: «Bene, è sceso lui, cioè è arrivato lui, non l'ha più cacata per tutta la serata, perché guardava queste, capito?». Lele: «Certo, certo». Emilio: «Ma è una deficiente ma come si permette, ma come si permette».

 

Vizi privati e pubbliche virtù. Il buco della serratura apre sempre scenari imprevedibili. Realtà impresentabili, certe volte. L'aveva detto, Silvio Berlusconi prima del ciclone delle carte, di non farsi condizionare dalle trascrizioni.

APPUNTAMENTI VIA SMS
E quando però i «sonori» che non vorresti sentire sono in realtà messaggini sms?

Sms del 4 settembre scorso. Nicole Minetti scrive a Giorgio Puricelli: «Gio ma secondo te il pres vuole fare qualcosa stasera? perché ieri mi aveva detto forse si.... Giusto per capire...».

 

Nicole Minetti a Maristelle Garcia: «Amo ti scoccia se andiamo su insieme così gli parlo anch'io...!! Poi sono un po' a secco perché ho prestato 35 mila a mia sorella per comperare la casa..!!». Risposta: «Ok amo».

Sms da Francesca Cipriani a Lele Mora: «Amore mi ha detto Maristeli che il nostro amico domenica sera fa la cena a casa sua a Milano e vuole che noi coloradine andiamo a fargli vedere uno stacchetto... cosa devo dirgli che vado??? tvttttttb..». Risponde Lele Mora: «Ok tesoro digli tutto ok ci vai».

Sms di Giovanna Rigato a Francesca Cipriani: «Tutto ok, bellezza? Preso il regalo? Quando l'ho salutato mi ha detto che domani chiama per il mio contratto». Che fatica, per una spintarella, per una raccomandazione. E che c'è di male?

 


2- È QUI LA FESTA? - NELLE INTERCETTAZIONI LA CORSA CONTRO IL TEMPO PER ORGANIZZARE IL BUNGA BUNGA A VILLA CAMPARI SUL LAGO MAGGIORE E FARE CONTENTO IL SULTANO SILVIO - FEDE A MORA: "LUI È PIENO, PIMPANTE È LA SERATA GIUSTA MA CHI TROVO?" - SBUCA PURE PURICELLI, IL MEDICO CONSIGLIERE REGIONALE: PORTO QUESTA QUI CHE A LUI GLI PIACE. VORREI FARGLI CAPIRE CHE NON È LA MIA DONNA CAPITO? FREGA C... A ME CAPITO?" - LA MINETTI FA DI TUTTO PER FARSI INVITARE...
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Ragazze reclutate con urgenza nei cast dei programmi Mediaset. Giovani da portare alle feste del presidente del Consiglio quando le ospiti abituali erano impegnate. La ricerca spasmodica di donne per assecondare le richieste del premier Silvio Berlusconi emerge nelle telefonate dei suoi amici ora accusati di induzione alla prostituzione, Emilio Fede e Lele Mora.

 

E nei contatti della consigliera regionale Pdl in Lombardia Nicole Minetti che - come risulta dalle telefonate - gestisce gli appuntamenti, seleziona una parte degli inviti, ma si occupa anche della sistemazione nelle case, del pagamento delle bollette, delle liti che inevitabilmente scoppiano tra chi aspira a diventare la «favorita» .

E le carte processuali della procura di Milano rivelano pure che questo tipo di incontri non avvenivano soltanto nella residenza di Arcore. Almeno una serata fu organizzata a Villa Campari, la splendida dimora acquistata dal capo del governo poco più di due anni fa sul lago Maggiore. C'erano numerose ospiti, alcune non ancora identificate che potrebbero essere rintracciate in vista del processo.

 

«LUI È PIENO CERCA A RETE 4... »
Sono le 20.17 del 25 agosto 2010 quando «Emilio Fede chiede a Lele Mora di "trovargli" urgentemente qualcuno per la cena». Berlusconi ha già organizzato numerose feste nei giorni precedenti.

 

Mora: sì
Fede: eh lui è pieno, pimpante mi ha chiamato adesso ma proprio pimpante è la serata giusta ma chi trovo, ho detto a Daniele chiedi consiglio a Lele, chi trovo?
Mora: faccio due telefonate
Fede: eh subito, ciao

Subito dopo Mora chiama Daniele Salemi, il suo factotum su Torino, gli "gira" la richiesta. E lui lo informa che sta provando con le vallette del programma "Vivere Meglio" il programma sulla salute che va in onda su Rete 4...

 

Daniele: c'è Simona che mi ha contattato tutte le sue ex colleghe, le "vitamine"di Rete 4... me le ha contattate... e mi ha detto che loro ci sono e la situazione così va bene. Capito? Però stasera no, nell'immediatezza, son tutti in vacanza... tutte le altre persone, sono tutte a Salsomaggiore Lele: eh, ma glielo dici, così tranquillamente senza problemi, non farti problemi, digli: "non è possibile, non ce la facciamo, troppo tardi..."Daniele: è troppo tardi... ma poi alle otto per le nove e mezza, come si fa?

 

Lele: digli "guardi ho fatto un po' di telefonate, non è possibile" Daniele: no, per domani... che poi abbiamo l'incontro, lì così ce la facciamo, lì impostiamo lì, domani e poi via. La serata viene organizzata comunque. Emilio Fede rintraccia la sua amica Imam Fadil e alla fine, come risulta dalle verifiche effettuate dalla polizia giudiziaria, le ospiti sono tutte straniere: le rumene Ioana Claudia Amarghioale e Ioana Visan, la brasiliana Iris Berardi, la russa Raissa Skorkina.

 

Anche in vista della festa ad Arcore del 19 settembre 2010 si era deciso di coinvolgere le ragazze di Colorado Cafè di Italia 1, lo stesso show dove fu ingaggiata la Minetti. Due giorni prima Francesca Cipriani invia un sms a Lele Mora: «Amore mi ha detto Maristeli che il nostro amico domenica sera fa la cena a casa sua a Milano e vuole che noi coloradine andiamo a fargli vedere uno stacchetto... cosa devo dirgli che vado??? tvttttttb». Lui non ha esitazioni: «Ok tesoro digli tutto ok ci vai» .

 

CORSA ALL'INVITO PER VILLA CAMPARI
Alle 14.18 Fede parla con Giorgio Puricelli, il medico consigliere regionale del Pdl in Lombardia che si trova nella residenza di Berlusconi sul lago Maggiore. Fede: ehi Giorgio? Puricelli: eccomi qui, tutto bene Emilio? Fede: sì sì, no. Tutto benissimo, lui mi ha detto di venire stasera al Lago. Puricelli: perfetto!... perché io sono appena arrivato, doveva essere già qui, invece mi sa che arriva tra un'oretta. Fede: chi lui? e dov'è?

È ancora ad Arcore perché devono aver fatto il pieno all'elicottero non ho ben capito. Io sono già sul Lago... non so se portare, non gli ho chiesto se vuole che porto questa qui che a lui gli piace questa qua. Puricelli: molto! gli piace, gli piace. Fede: ecco, vorrei fargli capire che non è la mia donna capito? Frega c... a me capito? Puricelli: (ridendo) ho capito, ho capito. Comunque insomma, voglio dire è una carina, è una che anche ieri poi mi diceva che insomma, che una che non è mai oltre misura, è una che sta al suo posto. Fede: poi lui gli fa piacere che lei sa tutto di calcio.

 

 

Tra le ragazze si sparge la voce di una festa e si scatena la caccia all'invito. La Minetti non è stata inclusa e si affanna per esserci. Alle 13.30 comincia uno scambio di Sms con Puricelli.

 

Minetti: «Gio ma secondo te il pres vuole fare qualcosa stasera? Perché ieri mi aveva detto forse sì.... Giusto per capire» ...
Puricelli: «Siamo al lago nel pom Secondo me Dorme li C'è katarina la gelosa Per me facciamo come ieri sera Cena 5 persone
Minetti: «Ok dai prova a convincerlo a fare qualcosa stasera.... Cosi lo tiriamo un po' su di morale..!! L'ho provato a chiamare ma non mi risponde...»
Puricelli: «Poi gli parlo Ti faccio sapere»

Alle 17 arriva la risposta positiva
Puricelli: «Chiamami per favore»
Minetti: «Ho sentito Barbara. Mi ha detto che si va al lago... Ho il tel scarico e se rispondo mi si spegne...!!»
Puricelli: «Ok coordinati con Emilio Fede. Potete dormire qui se volete»
Minetti: «Oh fantastico.... Grande Gio!»

 

Dopo un paio d'ore la Minetti invia un nuovo sms: «Gio ma lui ti ha detto di invitarmi? Non vorrei fare l'intrusa». La risposta sembra rassicurarla: «No vieni tranq Tu e Barbara». Alla fine sul lago si ritrovano svariate ragazze, comprese due che non sono state ancora identificate.

 

 

«CI RISOLVE I PROBLEMI A MAMMA A TE E A ME»
Le intercettazioni sembrano smentire definitivamente che Roberta Bonasia possa essere la fidanzata del presidente Berlusconi. Appare eloquente la conversazione del 14 settembre scorso con suo fratello, quando lei è al concorso di Miss Italia e gli racconta la telefonata con Berlusconi.

Roberta: non penso mi abbia vista perché ha avuto molto da lavorare mi diceva. Poi mi fa me l'hai preso allora qualche numero di telefono? Guarda te ne ho presi un paio ma non è che c'era questo granché di fighe gli ho detto (ride) e lui mi fa ma no amore mi ha detto (ride) e poi gli faccio ma quando ci possiamo vedere mi ha detto che lui domenica è a Milano perché adesso giovedì è a Bruxelles, venerdì al consiglio dei ministri penso a Roma, sabato è a Taormina e quindi prima di domenica non lo posso vedere. Però cosa faccio domenica vado e torno non mi ha detto di fermarmi... solo che poi lo vedo solo domenica, cosa risolvo in un giorno dovrei stare due o tre giorni da lui

 

Stefano: no vabbè innanzitutto gli dici, gli dai i dati che l'altra volta non avevi, subito con la faccia così da tranquilla e poi vedi amore... amò ci risolve tanti problemi a tutti Roberta: e lo so amore Stefano: a mamma a te a me"20-01-2011]

 

 

CHE BELLO, LE ARCORINE, UNA CHITARRA (DI APICELLA) E SPINELLI - FINALMENTE PARLA IL FIDO CASSIERE DEL BANANA CHE OFFRIVA VITTO, ALLOGGIO E CONFORTO ALLE BISOGNOSE “OSPITI” DEL PREMIER - “È TUTTO MOLTO PIÙ SEMPLICE, SAPESTE LE PERSONE CHE AIUTIAMO” - NELLE INTERCETTAZIONI LE GIRLS DI SILVIO PARLANO CONTINUAMENTE DEL SAMARITANO E, SARÀ UN CASO, MA LA NOTTE IN CUI RUBY VIENE PORTATA IN QUESTURA, MICHELE CONCEICAO, PRIMA DI TELEFONARE AL 113 PER AVERE INFORMAZIONI, CHIAMA PROPRIO IL TELEFONO INTESTATO ALLA DOLCEDRAGO SPA, RICONDUCIBILE A SPINELLI

Antonio Massari per "il Fatto Quotidiano"

 

"È una cosa gonfiata, molto più semplice di quello che sembra", dice Giuseppe Spinelli, l'uomo che amministra le casse del premier, a partire dalle Holding di famiglia Berlusconi, passando per il quotidiano Il Foglio (che ha tenuto ben lontana la vicenda dalle proprie pagine), l'immobiliare Idra e la Dolcedrago spa. I pm hanno tentato invano di perquisire i suoi uffici, considerati "pertinenza della segreteria politica del premier".

Il tesoriere di Arcore è uscito indenne da ben tre inchieste giudiziarie, a partire dal 1994, sempre legate alle indagini sulla galassia societaria di Berlusconi. Questa volta si tratta di ben altra galassia: la Procura di Milano, com'è noto, è convinta che Spinelli si sia occupato anche di pagare le donne (affitti di casa inclusi) che allietavano il premier durante le notti del "Bunga Bunga". "Noi", ha replicato ieri Spinelli, "diamo aiuti a persone che hanno dei problemi. Uno che è di fuori, lo capisco che non può saperlo, non ha idea di quante persone abbiamo sempre aiutato".

 

Per farsi un'idea, riguardo i bisogni delle persone in cerca d'aiuto, basti leggere qualche sms intercettato dagli inquirenti. Il 2 agosto Barbara Faggioli invia un sms alla consigliera regionale del Pdl, Nicole Minetti: "Amo' ha mandato tutte da Spino... Io farei le troie, lo chiamiamo stasera e gli diciamo che abbiamo bisogno per partire... Come hanno fatto Aris e Mary...". Aris, Mary, Barbara: bisognose di partire. Il giorno dopo la Faggioli invia alla Minetti un altro sms: "Ti volevo dire che oggi vanno da Spin anche Barbara g. e miriam Pensa che Barbara g. Settimana scorsa a roma ha comprato 25 e dico 25 paia di scarpe nuove".

 

"Uno che è di fuori", dice Spinelli, "non ha idea di quante persone abbiamo sempre aiutato". Tra gli "aiuti", la procura, include anche quello per Ruby con "il pagamento di somme di danaro che venivano consegnate da Spinelli". Sarà un caso, ma la notte del 27 maggio, quando Ruby viene portata in questura, la signora Michele Conceicao, appena 18 minuti prima di telefonare al 113 per chiedere informazioni, chiama proprio il telefono intestato alla Dolcedrago spa e riconducibile, secondo l'accusa, a Giuseppe Spinelli.

 

E la stessa Ruby, in più occasioni, chiama Spinelli a partire dal 14 settembre 2010: "Signor Spinelli sono Ruby... le volevo chiedere la cortesia... se poteva lei parlare direttamente con il ... se può provare a chiederglielo e dirgli che veramente sono in situazioni non gradevoli... e se mi può essere di aiuto". Un'altra donna - anzi: una ragazzina minorenne - che ha bisogno di aiuto. E richiama il giorno dopo. : "Guardi signor Spinelli, io sono veramente nella merda".

 

E il giorno dopo ancora: "... lui mi aveva detto che mi avrebbe aiutato per tutto il periodo però non l'ho più' sentito poi ho perso anche il contatto... ho cercato di chiamare Villa Grazioli, Villa San Martino, ma non me ne risponde in tutte e due...". E poi il 22, quando i due sono pronti a incontrarsi, fino al 27, quando Spinelli le risponde: "Non ho nessuna novità". "Per favore - dice Ruby - parli con lui, cerchi di averle perchè la situazione sta diventando veramente molto critica anche se non so perchè ... se lei ha saputo le ultime cose che sono successe ... e io ho bisogno del suo aiuto perchè veramente non ho come fare ... cioè, glielo dica in questo momento perchè voglio avere notizie il più presto possibile".

 

Il punto è che Il Fatto Quotidiano ha appena pubblicato lo scoop che fa il suo nome e la mette in relazione con il premier e l'inchiesta della procura di Milano. La richiesta di "aiuto" si fa sempre più pressante. E Ruby non è l'unica. L'accusa elenca dettagliatamente: Marysthelle Garcia Polanco, Barbara Guerra, Imma de Vivo, Iris Berardi, Arisleida Espinosa, Barbara Faggioli, Miriam Loddo, Ruby, Alessandra Sorcinelli, Raissa Skorkina.

 

"Dalle conversazioni intercettate - scrive l'accusa - emerge che abbiano chiesto e presumibilmente ricevuto denaro per il tramite di Spinelli". C'è da aggiungere che i benefattori rischiano pure d'essere raggirati, come quando Marysthelle cerca di non consegnare la caparra d'un appartamento: "La devi dare a me", dice Minetti, "che la dobbiamo dare a Spinelli". "Non la diamo a Spinelli", risponde Marysthelle, " ... dobbiamo fare in modo di non dargliela! ... E li teniamo pe' noi, scusa no?". Bisognose e pure ingrate.

 

Eppure Spinelli s'occupava di dar loro un tetto: "La chiamavo - gli dice la Minetti - perché non so se aveva già parlato con il Presidente, perché mi ha delegato sempre per la questione appartamenti ... per un appartamento intestato a due gemelle, le gemelle De Vivo... se la intestano loro la casa ... perché lavorano per Mediaset, per cui va bene lì la prestazione occasionale che fanno a Mediaset... L'unica cosa bisognerebbe dare la caparra entro domani ...".

 

"D'accordo", risponde Spinelli, che ancora una volta aiuta delle giovani lavoratrici precarie. E paga un appartamento. Non una stanza da studentesse. La Minetti - scrive la procura - avvisa Spinelli che mercoledì firmeranno il contratto per il monolocale (4080 euro) e per il trìlocale (De Vivo 7400 euro) ..." "E Spinelli - annota la procura - scrive la cifra". Che tesoro, il tesoriere di Arcore. 20-01-2011]

 

sweet little sixteen - Il carabiniere, sotto giuramento, è certo del suo ricordo: "Le frequentazioni tra Ruby e Berlusconi erano antecedenti al gennaio 2010. Ruby, nata il primo novembre del 1992, vuole dire che ha varcato per la prima volta il cancello di Arcore quanto meno poco dopo aver compiuto i 17 anni - Un dato che confermerebbe un´altra intercettazione. Il 26 ottobre scorso, con un´amica, la marocchina confessa "... io frequento casa sua da quando c´avevo 16 anni...."

Emilio Randacio per "la Repubblica"

 

Un´utenza telefonica dove contattare il presidente. Ma anche decine e decine di conversazioni dirette, cristallizzate dai tabulati acquisiti dagli investigatori milanesi, almeno fino all´ottobre scorso, tra Ruby Karima e Silvio Berlusconi. Per non parlare, infine, dell´inizio delle visite ad Arcore che, con tutta probabilità, sarebbero partite quando la ragazza aveva ancora 16 anni.

Ruby ha azzardato richieste ai più stretti collaboratori del Cavaliere fino al 19 ottobre scorso, quando con insistenza si fa sotto con il tesoriere personale del premier, Giuseppe Spinelli. La marocchina non ha timore a chiamarlo, nonostante il premier sia da diverse settimane a conoscenza della sua testimonianza ai magistrati e, secondo quelle che sono le sue parole, l´abbia pregata in tutti i modi di ritrattare.

 

Dal tenore delle telefonata, la giovane marocchina, batte insistentemente cassa: «Non ha novità?». E Spinelli: «Non sono stato autorizzato a fare nulla, ecco....». «Ma c´ha parlato? (con Berlusconi, ndr)», chiede allarmata Ruby. «Ho accennato, ma avevo molte cose e il tempo era pochissimo».

Ma non è tutto. Che ci siano stati contatti diretti con il premier è un dato certo, ma soprattutto inedito. Il contenuto è coperto dall´immunità, ma Berlusconi ha sentito, almeno circa un centinaio di volte, la giovane marocchina. Tra le testimonianze raccolte, anche quella di un´amica di Karima. «Ricordo - spiega agli inquirenti che le chiedono di dire se Ruby le avesse raccontato di alcune sue amicizie con gente famosa - che diceva di essere molto amica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.È stata spesso, a suo dire, a casa del premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, che le dava molto denaro».

In più, lo scorso 13 dicembre si aggiunge un altro tassello non proprio secondario. I tre pm titolari dell´inchiesta (Ilda Boccassini, Pietro Forno e Antonio Sangermano), convocano anche un carabiniere, Floriano C., che dai tabulati telefonici acquisiti agli atti, risulta avere avuto un rapporto stretto con la ragazza marocchina. La data del suo interrogatorio è importante.

 

Avviene una settimana prima dell´iscrizione nel registro degli indagati di Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile. Floriano ricorda di aver incontrato «per la prima volta Ruby nel maggiogiugno 2009 nella discoteca di Milano Old Fashion». I due si «annusano», fanno due chiacchere e poi si scambiano i rispettivi numeri di telefono. «Dopo circa due settimane - ricorda a verbale il carabiniere -, Karima mi contattò e mi chiese se potevamo andare a bere qualcosa insieme». Il racconto registra una prima brusca frenata degli investigatori: «Lei sapeva che Ruby era minorenne?».

«Non l´ho saputo subito, me lo ha detto però nel 2010 intorno a gennaiofebbraio». Floriano conferma anche di aver ricevuto delle confidenze dalla giovane. «Ricordo che quando mi parlò della sua conoscenza con il presidente del Consiglio e del fatto che aveva anche un´utenza dove poterlo contattare mi fece vedere anche un numero sul suo display (del telefonino, ndr) - assicura il carabiniere -. Non avevo creduto a quello che lei mi aveva raccontato circa l´invito, ora che mi viene in mente forse mi aveva detto due volte, che era andata alla residenza del presidente insieme ad altre ragazze. Soltanto quando sui giornali ho letto il coinvolgimento di Ruby ho pensato "allora quello che mi raccontava era vero"».

 

Le date vanno focalizzate. Sono fondamentali. Secondo le sue parole, tra il «gennaio-febbraio» del 2010, Ruby avrebbe confidato la sua età e le frequentazioni altolocate. L´atto d´accusa formulato dalla procura di Milano per il reato di «prostituzione minorile», in realtà, si ferma al febbraio scorso. Il carabiniere, invece, fissa antecedentemente l´evolversi della conoscenza tra il Cavaliere e Ruby, senza incertezze. «Ruby le disse se anche altre persone sapevano che era minorenne?» viene incalzato il testimone. «Mi confidò che all´inizio della sua conoscenza con il Presidente del Consiglio, neanche lui sapeva che era minorenne, dopo di che Ruby lo aveva informato».

 

Falso, vero? Il carabiniere, sotto giuramento, è certo del suo ricordo. «Queste confidenze Ruby me le ha fatte proprio quella sera in cui venni a conoscenza che lei non aveva ancora 18 anni. Sono certo di poter collocare il fatto tra il gennaio-febbraio 2010, ed in questo frangente, lo ripeto, che mi confidò anche del fatto che il Presidente aveva saputo da lei che era minorenne».

 

Se questa ricostruzione corrisponde al vero, l´autodifesa del Cavaliere viene smentita. Non solo. Le frequentazioni, giura il testimone a verbale, tra Ruby e Silvio Berlusconi, erano antecedenti al gennaio 2010. Ruby, nata il primo novembre del 1992, vuole dire che ha varcato per la prima volta il cancello di Arcore quanto meno poco dopo aver compiuto i 17 anni. Un dato che confermerebbe un´altra intercettazione captata dalla sezione di polizia giudiziaria della procura milanese. Il 26 ottobre scorso, con un´amica, la giovane confessa «... io frequento casa sua da quando c´avevo 16 anni....».

 19-01-2011]

 

 

COME IN UN VECCHIO FILM DI EDVIGE FENECH DESNUDA CON LINO BANFI ARRAPATO, RICICCIA L’INFERMIERA ALLE PRESE CON IL VECCHIO PORCO - ROBERTA BONASIA, LA "FIDANZATA" CHE RECLUTAVA LA CARNE FRESCA: "MI HA CHIESTO DI PORTARGLI TRE RAGAZZE" - SENZA VERGOGNA, SI CONFIDA CON IL FRATELLO: "QUELLO CI CAMBIA LA VITA. ci risolve tanti problemi a tutti. A mamma a te e a me..."

Paolo Berizzi per "la Repubblica"

 

Roberta di mestiere fa - meglio, faceva - l´infermiera a domicilio. Dipendente dell´Asl Torino 5. Quando il 13 agosto 2010 Silvio Berlusconi la invita a trascorrere il Ferragosto in Sardegna a villa Certosa, la prima cosa che fa Roberta, che è al settimo cielo, è avvertire il suo pigmalione Lele Mora. E cioè la persona che, due giorni prima, l´aveva fatta prelevare a Torino da un suo autista per poi inviarla ad Arcore per una serata dal premier (in quell´occasione bisognava ovviare in tutta fretta all´assenza di due donne). L´agente dello spettacolo la esorta ad andare, le raccomanda di «curare bene» il presidente del Consiglio.

 

Ironia del caso, o forse banale canovaccio vista la qualifica di Roberta, la istruisce così: «Dato che sarai l´infermiera ufficiale... devi fargli uno scherzo. Devi prendere su (lo strumento) che misura la pressione, e un camice da dottoressa... con sotto niente ovviamente... solo le autoreggenti bianche». Roberta Bonasia, la prediletta del premier, 26 anni, mezzo sangue calabrese, da Nichelino, sobborgo operaio di Torino dove è stata eletta Miss, obbedisce.

 

E tiene su la conversazione allusiva. «Lele ti giuro che lo faccio... non mi manca il coraggio. Gli faccio una visita privata per accertarmi del suo stato di salute... l´ho già fatto proprio ieri sera». E Mora: «Lui fa il finto malato». La telefonata si chiude nel segno di un buon auspicio. «Si prevede un grande futuro per te, amore», chiosa Lele.

E´ uno dei tanti passaggi delle intercettazioni telefoniche nelle quali parla (e si parla di) Roberta. La ragazza accreditata da Emilio Fede e da Mora come una che «ha preso possesso di tutto», che «pretende tutto», che «ha messo le mani sul tesoro». E per la quale - dicono i due in una telefonata - Berlusconi «è preso». Una «nuova Claudia Galanti» che avrebbe fatto colpo sul presidente del Consiglio.

 

Che il premier sia rimasto bene impressionato, Roberta lo ha capito. In diverse conversazioni con il fratello Stefano non fa mistero della sua frequentazione con il capo del governo. Lui, un po´ confidente, un po´ consulente, la spinge a stare addosso a Berlusconi, a parlargli di lavoro. Perché - le dice la sera del 20 settembre - quello «ci risolve tanti problemi a tutti. A mamma a te e a me». «Ti cambia la vita».

 

Non è facile per Roberta inserirsi nell´agenda istituzionale di Berlusconi. Tra un consiglio dei ministri, un impegno a Bruxelles e uno a Taormina, la ragazza confessa la fratello: «Lo vedo poco, in un giorno cosa faccio... «, «andrei (ad Arcore) anche sabato così almeno sto due giorni pieni». Il 21 settembre Miss Torino è reduce da una notte a Arcore. «Sono distrutta abbiamo fatto le sei... - racconta al fratello - mi ha fatto riaccompagnare all´alba a Torino da un autista e siccome sono arrivata tardi al lavoro ho detto che mi si era fermata la macchina... «. Aggiunge un dettaglio. «(Berlusconi non voleva che andassi via, mi ha detto ti assumo io, ma non andare». Commento del fratello: «Vedi che è scemo?!».

 

Contattata da Repubblica la Bonasia nega di conoscere Berlusconi e anche Lele Mora. «Sto a Milano solo perché ho partecipato a un musical al teatro Nuovo in piazza San Babila e perché sto lavorando a Saturday Night Live (programma di Italia1)» - dice, sottolineando «io in questa storia non c´entro».

 

I tabulati telefonici dell´inchiesta, però, la smentiscono. Contattata direttamente da Berlusconi, Roberta viene prelevata e accompagnata da un autista del presidente. Da «Silvio», che la chiama «amore», riceve buste con denaro. «Ma è quello che c´era anche le altre volte», commenta, un po´ delusa, parlando sempre con il fratello. Al quale confida anche: «Mi ha chiesto di trovare delle ragazze da portargli». Quante? «Tre».

Il 20 settembre la presunta nuova fidanzata del Cavaliere lavora ancora come infermiera. E intanto parla al telefono con Ioana Visan detta Annina, escort rumena assidua alle serate nelle case del premier. «No, non posso venire, devo fare un´assistenza». Sei giorni dopo, è il 26 settembre, la Bonasia è di nuovo a Arcore. Ci sono anche Raffaella Fico e le gemelle napoletane De Vivo, che si fermeranno per tutto il week end. Tra le ragazze inizia a serpeggiare un po´ di invidia per l´"infermiera". Due di loro non nascondono un pizzico di gelosia: «Stanno sempre insieme, si vede che a lui piace tanto»19-01-2011]

 

 

CINEMA: MEDIASET INCASSA 100 MLN DI EURO E 15 MLN DI SPETTATORI NELLA STAGIONE...
(Adnkronos) - Buoni risultati per gli investimenti Mediaset nel cinema italiano. In due mesi e mezzo, dal primo ottobre a oggi, il gruppo ha lanciato cinque film italiani realizzando un incasso di oltre 100 milioni di euro. A rivelarlo e' una nota dell'azienda di Cologno Monzese, che definisce i dati riportati: 'Eccezionali'.

'A cominciare -dice il comunicato- dal numero di spettatori che hanno affollato i cinema per vedere i film italiani del Gruppo Mediaset: oltre 15 milioni. Questi numeri premiano la strategia di Mediaset che negli ultimi anni ha investito con decisione sulla produzione di contenuti, tra cui le acquisizioni di Medusa e Taodue. La nuova linea editoriale tracciata da Mediaset concentrata sul cinema italiano ha contribuito al raggiungimento di risultati di alto livello'. 18-01-2011]

 

 

1- LETTE TUTTE LE 389 PAGINE FINITE ALLA CAMERA, ALLA FINE RESTA LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO. UN PREMIER TRATTATO COME UN INCROCIO TRA UN PICCOLO BUDDA E UN MINUS HABENS DALLE SUE ASTUTE BADANTI: EMILIO FEDE, LELE MORA E NICOLE MINETTI. CONTORNATO DA MANDRIE DI ZOCCOLETTE ASSETATE DI SOLDI E FAVORI - 2- QUALCUNO LO AIUTI. AVEVA RAGIONE VERONICA. SARA’ UN DRAGO, MA FA PENA. SARA’ ANCHE UN VECCHIETTO IPER-DANAROSO CHE HA FATTO DANNI INCALCOLABILI ALLA NAZIONE. MA E’ ANCHE VERO CHE GRAN PARTE DELLA NAZIONE, IN QUESTO QUASI VENTENNIO, SI E’ COMPORTATA PIÙ’ O MENO COME QUESTA SUA CORTE DEL BUNGA BUNGA - 3- BUNGA BUNGA, MANCA IL PISTOLINO FUMANTE! AVVERTONO SUL ’’GIORNALE’’ CHIOCCI & MALPICA E CONCLUDONO: "LA MACELLERIA DEI PM: SU RUBY UN TEOREMA SENZA UNA SOLA PROVA. MACCHE’ INCHIESTA BLINDATA: NELLE 389 PAGINE D’INVITO A COMPARIRE AL PREMIER MANCA QUALSIASI EVIDENZA DI RAPPORTI SESSUALI CON LA MINORENNE MAROCCHINA". MAGARI I PM AVRANNO ALTRO IN SERBO, MA MESSA SUL NUDO PIANO PENALE HANNO RAGIONE I RAGAZZACCI DEL ’’GIORNALE’’ DI SALLUSTONI. PER ADESSO... -

A cura di Minimo Riserbo e Falbalà

 

1- LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO
Il titolo in prima del Cetriolo Quotidiano riassume perfettamente la situazione. Chi cura questa modesta rassegna si e' letto tutte le 389 pagine finite alla Camera e alla fine resta una tristezza infinita. Abbiamo un premier trattato come un incrocio tra un piccolo Budda e un minus habens dalle sue astute badanti: Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti.

 

Contornato da mandrie di zoccolette assetate di soldi e favori, che appena possono ne parlano male e con quella cattiveria impietosa che solo a vent'anni ti puo' venire. Qualcuno lo aiuti. Aveva ragione Veronica. Sara' un drago, ma fa pena. Sara' anche un vecchietto iper-danaroso che ha fatto danni incalcolabili alla nazione. Ma e' anche vero che gran parte della nazione, in questo quasi ventennio, si e' comportata più' o meno come questa sua corte del Bunga Bunga.

 


2- MINORENNE DA ZITTIRE
La faccenda più' grave e' quella della minorenne marocchina e dei traffici per soffocare lo scandalo di un reato che puo' costare la galera. "Il silenzio vale 5 milioni. In un'intercettazione, Ruby: "E' il prezzo per stare zitta. Berlusconi mi ha detto "bene, ma devi passare per pazza" (CQ, p. 3)
"Il ricatto di Ruby al premier: "Gli ho chiesto cinque milioni. Lui sa che sono minorenne. Lui mi chiama di continuo, mi ha detto: "Ti metto tutto in oro ma nascondi tutto". L"importante e' che mi sta riempiendo di soldi" (Corriere, p. 4)

 


3- UN VECCHIO BAMBA DA PELARE?
Le due gemelline napoletane, le più' scatenate tra le cortigiane ospitate a Milano 2, parlano tra loro: "E' diventato pure brutto: deve solo sganciare. Speriamo che sia più' generoso. Io non gli regalo un cazzo" (CQ, p. 3)
"Bonifici, diamanti e banconote. E alla Minetti tre appartamenti. E Fede si prende una parte del prestito a Lele Mora" (Repubblica, p. 11)

 


4- FIDANZATA AD PERSONAM

"Roberta nel toto-fidanzata. Fu finalista di Miss Italia. "Quant'e' preso Silvio..." Fede e Mora parlano al telefono. Ma lei nega" (Repubblica, p. 13)

 


5- BUNGA BUNGA, MANCA IL PISTOLINO FUMANTE
Sul Giornale, Gianmarco Chiocci e Massimo Malpica pubblicano tutti le carte e concludono: "La macelleria dei pm: su Ruby un teorema senza una sola prova. Macche' inchiesta blindata: nelle 389 pagine d'invito a comparire al premier manca qualsiasi evidenza di rapporti sessuali con la minorenne marocchina" (pp. 6-7). Magari i pm avranno altro in serbo, ma messa sul nudo piano penale hanno ragione i ragazzacci del Giornale. Per adesso.

 

 

6- FINE CORSA, FORSE

"Il Pdl non esclude le elezioni "Valuteremo con la Lega". Bossi: i voti ci sono, ma Berlusconi eviti scontri con i pm". "Si incrina l'asse Vaticano-Palazzo Chigi. "La situazione diventa insostenibile". Sconcerto e imbarazzo anche nella segreteria di Stato. Il cardinal Bertone medita di prendere le distanze" (Repubblica, p. 6). Anche loro, tra scuole private e Ici, lo hanno spremuto abbastanza.
L'ex magistrato Bruno Tinti spiega con la sua consueta chiarezza la faccenda della competenza: "C'e' un giudice a Milano: e' il suo" (CQ, p. 5). Ecco perche' il CaiNano rischia di essere condannato gia' a fine marzo.


7- PRIMAVALLE, CHE VERGOGNA (QUELLI CHE LA PRESCRIZIONE SOLO B.)
"La strage di Primavalle resta un segreto di Lollo. Per la prima davanti ai giudici, l'ex di Potere Operaio non risponde. Condannato per l'attentato in cui morirono due ragazzi fuggiti all'estero. Poi in un'intervista tiro' in ballo altre tre persone. E ora e' libero grazie alla prescrizione" (Giornale, p. 15).

 


8- IN GINOCCHIO DA TE

Grazie al suo nuovo fan De Benedetti Carlin, il Marpionne strappa una doppia paginata di intervista su Repubblica. Per far capire a che servono i direttori e quanto contano una cippa i politici, si esibisce Ezio Mauro in persona. "La mai sfida per la nuova Fiat. Salari tedeschi e azioni gli operai. Nessun diritto intaccato, ma non si puo' beneficiare di un contratto se non si e' contenti". Per arrivare ai salari tedeschi, par di capire che tocchi cominciare da diritti anni Cinquanta (pp. 14-15)
Intanto sul Cetriolo Salvatore Cannavo' racconta: "Il "ricatto" di Marchionne", i sindacati pensano alla denuncia per estorsione" (p. 11)

 


9- PARMALAT, FECE TUTTO TANZI DA SOLO.
Sul Giornale una di quelle notizie che la grande libera stampa d'informazione di solito nasconde: "Parmalat, per le banche un conto da 120 milioni. Confisca record chiesta dalla Procura per i quattro istituti stranieri rimasti sul banco degli imputati: Citibank, Morgan Stanley, Deutsche Bank e Bofa. E cinque banchieri rischiano fino a 1 anno e 4 mesi di carcere" (p. 19). Ah, sono quelle straniere.

 


10- FREE MARCHETT
Rubrica sospesa per solidarieta' al direttore di Repubblica18-01-2011]

 

PINELLI (GIUSEPPE) ALL’OMBRA DEL BUNGA BUNGA - CHI è IL RAGIONIERE DEL CAINANO INCARICATO di PREPARARE LE BUSTE-PAGA PER LE PAPI-GIRLS DI ARCORE, DALLE “PRESTAZIONI” ALLE SPESE DI CONDOMINIO? - RISERVATISSIMO, AMMINISTRA LE HOLDING DI TUTTA LA FAMIGLIA (ANCHE DI VERONICA E DEI FIGLI), HA IN MANO I MILIARDI DELLA FININVEST E LE VILLE SPARSE PER IL MONDO - IN 15 ANNI è STATO AL CENTRO DI TRE INDAGINI CHE MIRAVANO AL BANANA. FINORA NE è USCITO PULITO, MA ORA L’INVISIBILE “CARDINAL RICHELIEU” DELLA BRIANZA è NEL MIRINO PER COLPA DI RUBY RUBACAZZI

Ettore Livini per "la Repubblica"

 

Non ha la simpatica faccia tosta di Emilio Fede. Non ha lo charme e la battuta pronta di "Fidel" Confalonieri. Non è mai apparso in tv e in 32 anni di lavoro a fianco di Silvio Berlusconi (ha iniziato nel ‘78 in Edilnord) ha rilasciato alla stampa una sola dichiarazione: «Quello che avevo da dire l´ho detto all´avvocato Ghedini». Eppure nella vivace e poliedrica galassia del premier, Giuseppe Spinelli - il ragioniere incaricato (dicono i pm) di gestire la contabilità dei festini di villa San Martino - ha da almeno trent´anni un ruolo di primissimo piano.

L´agiografia lo dipinge - in assenza di spiegazioni dal diretto interessato - come il tesoriere di Arcore. Ma è una definizione riduttiva. Il 69enne ragioniere di Settala da tre decenni si fa carico, lontano dai riflettori, di tutti i guai e le acrobazie contabili del Cavaliere. E tiene saldamente in mano - lui più di chiunque altro - le chiavi delle casseforti di famiglia: è amministratore di tutte e otto le holding di controllo di Fininvest (di tre è pure presidente, compreso la seconda, la più importante).

 

Guida la Idra Immobiliare, la società che controlla Villa Certosa e le tenute in Brianza. Di più: è l´ultimo filo sottile che lega i due rami della dinastia di Arcore. Visto che malgrado la rottura tra il presidente del Consiglio e Veronica Lario, il fidatissimo Spinelli ha mantenuto la carica di amministratore delegato de "Il Foglio" - il quotidiano partecipato dalla ex first lady - ed è diventato amministratore unico della Bel, la holding nel mattone appena costituita da Barbara, Eleonora e Luigi, i figli di secondo letto del premier.

 

«È lui il vero cardinale Richelieu di casa Berlusconi», dicono i fedelissimi del Biscione. Sarà. Di sicuro Spinelli non si è montato la testa. Manovra miliardi, gestisce dal suo ufficio a Milano 2, Residenza Parco, decine di ville da sogno, da Antigua alla Costa Smeralda fino alle Bahamas. Passa ore e ore - è la teoria dei pm milanesi - a liquidare in bigliettoni da 500 euro splendide fanciulle reduci dai party di Arcore.

 

Occupandosi pure di gestire le spese condominiali delle poche fortunate che il generosissimo Cavaliere ospita nei suoi appartamenti personali a Segrate. Questo fiume di denaro e le grazie di meteorine e veline varie non sono riusciti però a fargli cambiare vita. E spenta ogni sera la luce del suo ufficio («pertinenza della segreteria politica del premier», è il cartello appeso sulla porta che ha fatto rimbalzare venerdì la polizia giudiziaria arrivata per una perquisizione), Spinelli torna a casa. Lo stesso appartamento di sempre a Bresso, periferia nord di Milano e periferia Sud della luccicante Brianza berlusconiana.

 

Perché il Cavaliere ha tanta fiducia di quest´uomo? Perché il riservatissimo Spinelli si è conquistato la fiducia sul campo: respingendo (almeno fino ad oggi) senza bisogno di proclami tv e del legittimo impedimento tutti gli attacchi dei pm al suo lavoro. Il primo risale al ‘95, quando nel mirino della magistratura sono finiti alcuni libretti al portatore gestiti dal tesoriere di Arcore su cui erano stati parcheggiati 10 miliardi di vecchie lire (fondi neri per gli inquirenti) nell´ambito dell´acquisizione della Medusa.

 

Il secondo si è concentrato sulla girandola societaria in odore di frode fiscale che ha consentito al premier di comprare i terreni a Macherio. Il terzo, tre anni fa, su Villa Certosa, con Spinelli indagato con 13 capi d´accusa in qualità di ad della Idra per abusi edilizi relativi alla Torre degli Ibiscus, al teatro greco-romano e alle vasche talassoterapiche nel buen retiro sardo del Cavaliere. Il Richelieu di Bresso è uscito pulito da tutti e tre questi inciampi giudiziari. E in attesa che Boccassini & C. scoprano le loro carte, il premier incrocia le dita. Sperando che il talismano Spinelli basti a salvarlo dal ciclone del Bunga-Bunga. 17-01-2011]

 

 

Verificare se soldi (un milione e mezzo di euro?) del cainano siano arrivati a Lele Mora tramite il "cassiere" personale del Cavaliere, Giuseppe Spinelli (anche presidente della società che edita Il Foglio): ecco cosa cercava la perquisizione venerdì nell’ufficio di Spinelli a Milano Due (Segrate), stoppata dall’interessato che su consiglio di Ghedini, ha opposto alla polizia il fatto che quelle stanze fossero "di pertinenza" della segreteria politica dell’onorevole Berlusconi...

Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella per il Corriere della sera

 

Verificare se soldi di Silvio Berlusconi siano arrivati a Lele Mora tramite il «cassiere» personale del Cavaliere, Giuseppe Spinelli: ecco cosa cercava la perquisizione venerdì nell'ufficio di Spinelli a Milano Due (Segrate), stoppata dall'interessato che su consiglio dell'avvocato del premier, Niccolò Ghedini, ha opposto alla polizia il fatto che quelle stanze fossero «di pertinenza» della segreteria politica dell'onorevole Berlusconi.

 

Ricerca delicata, questa dei «rapporti economico-finanziari gestiti da Spinelli e intercorsi con Mora o comunque con soggetti a lui riconducibili». Soprattutto perché, alla luce dei ruoli accreditati dalle tesi dell'accusa, gli eventuali rapporti finanziari nel triangolo Berlusconi-Spinelli-Mora si potrebbero anche tradurre così: soldi dell'«utilizzatore finale» di prostitute, a favore dell'impresario tv accusato di aver «selezionato un rilevante numero di giovani donne prostituitesi con Berlusconi presso le sue residenze dietro pagamento», e con l'intermediazione esecutiva dello stesso fiduciario del premier che proprio a quelle ragazze risulta aver liquidato periodiche «buste paga» con banconote da 500 euro di taglio.

 

Come quelle trovate ancora l'altro ieri a due delle dieci prostitute perquisite dalla polizia, in un caso con l'annotazione «Silvio B.» siglata dalla giovane in una busta con 10.000 euro.

L'IMMUNITÀ FERMA LA PERQUISIZIONE MA ATTIVA LA CAMERA DEI DEPUTATI
Lo stop alla perquisizione dell'ufficio del non indagato Spinelli è stato venerdì l'imprevisto che ha indotto la Procura di Milano a inoltrare alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei Deputati una richiesta di via libera all'atto d'indagine, con allegate le 300 pagine notificate a Berlusconi dai pm Ilda Boccassini, Piero Forno e Antonio Sangermano:

quelle con le due ipotesi di reato di «prostituzione minorile» (per i suoi rapporti con la 17enne marocchina Karima «Ruby» el Mahroug), e di «concussione» per aver premuto sui poliziotti della Questura milanese affinché la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 affidassero indebitamente la giovane, «segnalatami come parente del presidente egiziano Mubarak», alla consigliere regionale pdl Nicole Minetti.

 

Cioè proprio all'ex igienista dentale di Berlusconi preannunciata al telefono dal premier quale «delegata della Presidenza del Consiglio» che avrebbe preso in carico la minorenne, la quale finì invece subito di nuovo a casa della prostituta brasiliana che qualche ora prima aveva avvisato Berlusconi a Parigi, chiamandolo sul cellulare, del fatto che la minorenne scappata dalla comunità fosse finita in Questura per essere identificata.

 

L'UOMO DI FIDUCIA DEL «BORSELLINO» DI SILVIO
Par di capire che o l'esame dei conti delle società di Mora o intercettazioni telefoniche facciano sospettare agli inquirenti che l'impresario tv abbia beneficiato della prospettiva di erogazioni di consistente entità, attorno al milione e mezzo di euro, dal ragionier Spinelli: cioè da uno dei collaboratori più fidati di Berlusconi (con il quale anni fa divise anche indagini e proscioglimenti nelle inchieste su contestazioni fiscali attorno a Medusa Film e alla compravendita dei terreni circostanti la villa di Macherio), storico amministratore del «portafoglio» personale del Cavaliere, già consigliere d'amministrazione in tre delle holding italiane di Berlusconi e dei suoi figli, consigliere nelle immobiliari Dolcedrago e Idra (nel cui patrimonio c'è la villa di Arcore), nonché presidente del consiglio d'amministrazione della società che edita il quotidiano Il Foglio.

 

L'IDEA DI UN PRESTITO PER PAGARE IL FISCO
Visto che la perquisizione interrotta nell'ufficio di Spinelli non ha potuto accedere alle «documentazioni bancarie, copie di assegni circolari/bonifici e documentazioni societarie» indicate nel decreto autorizzativo stilato dai pm, allo stato è impossibile accertare se ci sia stata solo l'idea, o invece anche una disponibilità reale, o infine proprio un vero prestito di Berlusconi a Mora; se in caso positivo i soldi siano stati davvero più di un milione di euro; e se Mora (qualora li abbia ricevuti) li abbia magari poi già rimborsati.

C'è però un sicuro dato di contesto storico. Oltre un anno fa vi fu un periodo nel quale Mora, alle prese con il fallimento della sua società «LM Management» schiacciata da un passivo di 17 milioni di euro, stava disperatamente cercando la boccata di ossigeno finanziario che gli consentisse di siglare con l'Agenzia delle Entrate un concordato fiscale da 6 milioni di euro in rate semestrali per 6 anni.

 

Il progetto però non si è mai perfezionato, tanto che il 17 dicembre scorso i pm milanesi Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci hanno chiesto il rinvio a giudizio di Mora per l'ipotesi di reato di bancarotta: a parte la difficoltà di reperire denaro fresco, infatti, Mora non riuscì a trovare alcuna compagnia assicurativa disposta a rilasciargli una polizza fideiussoria sulla base della garanzia degli immobili che era disposto a offrire.

IL FINTO CONTROLLO PER CASO E QUELLA VISITA A SEGRATE
Già prima dell'abortita perquisizione a Milano Due, del resto, i nomi di Spinelli e di Mora (che ieri ha protestato la propria correttezza al grido di «vendo divi e non prostitute») si sono incrociati una volta nell'inchiesta.

 

Quando la minorenne Ruby alle ore 19.45 del 22 settembre 2010, fermata in un (finto) casuale controllo dell'auto guidata da un suo amico a Genova, fu trovata con 5.000 euro in 10 banconote da 500 euro, la ragazza asserì che si trattava di «un regalo» datole quel giorno dalla segretaria di Lele Mora, presso la cui agenzia «LM Production» dichiarava di lavorare come ballerina di danza del ventre e samba.

 

Ma l'autista che era con lei riferì che nel primo pomeriggio si era fatta portare «in una zona residenziale vicino al San Raffaele-Milano Due che conosceva lei e, dopo essere scesa dal veicolo, si era allontanata all'interno di un palazzo» (la sede dell'ufficio di Spinelli, ndr) «dove restava per circa tre minuti (...) Non ho idea da dove provenga il denaro in possesso della ragazza, l'unica cosa che ho visto è una busta bianca di cui ignoro il contenuto».16-01-2011]

 

 

 

INTERROGATORIO FIUME PER NADIA MACRì (SAI COME SE LA STA CANTANDO…) - IN SOCCORSO DEL BANANA ARRIVA INSPERATO L’AIUTO DELLA MAMMA DI NADIA: “MIA FIGLIA DICE SOLO STUPIDAGGINI” - MARYSTHELLE POLANCO:SPINELLI PAGAVA LE VISITE DI MIA FIGLIA AL SAN RAFFAELE (IL LEGALE: LEI NON LASCIA VIA OLGETTINA) - OOOPS, DAI VERBALI SPUNTANO RIVELAZIONI EXTRA BANANA: L’ARCORINA BARBARA GUERRA SI ERA PRESA UNA COTTA PER BECKHAM - TAORMINA: “PER BERLUSCONI LE DONNE SONO DIVENTATE UNA FISSAZIONE

1. DA TRE ORE LA ESCORT NADIA MACRI' DAVANTI A PM MILANO...
(ANSA) - E' in corso da oltre tre ore l'audizione come persona informata sui fatti della escort Nadia Macri' davanti ai pm di Milano che conducono l'inchiesta sul caso Ruby, che vede indagato il premier Silvio Berlusconi per prostituzione minorile e concussione. La ragazza aveva raccontato ai pm di Palermo, nell'ambito di un'altra inchiesta, di aver avuto rapporti sessuali a pagamento nelle residenze del premier e ieri, in un'intervista televisiva, ha spiegato che in un'occasione era presente anche Ruby, che sarebbe stata pagata direttamente dal premier.

 

2. «MIA FIGLIA NADIA, QUANTE STUPIDAGGINI»...
Carlo Tarallo per il "Corriere del Mezzogiorno"

Maria Luigia Peluso, la madre di Nadia Macrì, la escort che ieri sera ad "Annozero" ha fatto nuovamente irruzione nel sexgate di Arcore raccontando aver assistito personalmente ad un passaggio di denaro tra Ruby e Berlusconi, ha la voce affranta: «Stupidaggini, solo stupidaggini».

Così definisce le parole di sua figlia, questa donna originaria di Torre del Greco che vorrebbe solo che questa storia finisse al più presto. «Conosco mia figlia meglio di chiunque altro - spiega al telefono - e so come è fatta. Ha visto che giornali e tv non si occupavano più di lei ed è voluta tornare ad essere protagonista».

Ma stavolta le affermazioni di Nadia sono delicatissime...«Beh anche le altre volte lo erano, e come ho sempre detto mia figlia racconta balle colossali per avere notorietà Non si rende conto delle conseguenze che può avere questo comportamento. Nadia - aggiunge la madre - corre come i cavalli, guarda solo davanti, ha i paraocchi».

Balle? Ad esempio? «Come ho già avuto modo di dire, quando è iniziata questa storia ho letto che Nadia mi avrebbe passato al telefono Berlusconi. Non è mai successo. Non ho mai, e dico mai, parlato al telefono con il presidente. Ecco, questa è Nadia: esagera con la fantasia». Ma lei sua figlia l'ha più sentita? «No, non voglio sentirla fino a quando continuerà su questa strada. Sta buttando via la sua vita per il miraggio della notorietà».

3. MARYSTHELLE POLANCO, SPINELLI MI PAGAVA VISITE FIGLIA...
(ANSA) - ''Giuseppe Spinelli mi pagava le visite al San Raffaele per mia figlia'': lo ha detto Marysthelle Polanco, una delle ragazze che abitano nel residence di via Olgettina a Milano e coinvolta nella vicenda Ruby, conversando proprio davanti al palazzo da cui verra' sfrattata e per cui si e' gia' rivolta al proprio avvocato. ''Il presidente Berlusconi - ha aggiunto - mi aveva detto che quando non lo trovavo al telefono, perche' impegnato, potevo rivolgermi a Spinelli a cui portavo le fatture delle visite della bimba. Pero' non mi ha mai dato buste o soldi se non per questo. L'affitto me lo pago io, lavorando''.

 

4. LEGALE MARYSTHEL, MIA ASSISTITA NON SE NE VA DA VIA OLGETTINA...
(Adnkronos) - "La mia assistita non se ne va, non ce n'e' ragione". Cosi' Andrea Buondonno, legale di Marysthel Garcia Polanco, starlette di Colorado' Cafe', commenta il presunto sfratto delle ragazze coinvolte nel caso Ruby. "Lo sfratto -spiega l'avvocato- e' un provvedimento giudiziario, non un telegramma recapitato nella casella postale". La showgirl, come altre colleghe protagoniste dell'inchiesta a luci rosse che coinvolge anche il premier Silvio Berlusconi, vive da tempo nello stabile di via Olgettina 65, al confine tra Milano e Segrate.

 

Buondonno spiega che la lettera per lo sfratto, tempo per sloggiare otto giorni, "e' stata mandata dall'avvocato dell'immobiliare Friza, ma che non c'e' attualmente una procedura giudiziaria in corso". La mia assistita "paga regolarmente l'affitto (circa mille euro al mese), ha una bimba di 5 anni che vive con lei nata in Italia e che va a scuola, quindi -conclude- non intende andarsene".

5. LA VELINA RIVELÒ AL TELEFONO "SONO INNAMORATA DI BECKHAM"...
Francesco Viviano per "la Repubblica" - Barbara Guerra che insieme alle altre "amiche" partecipava alle serate nella villa di Arcore del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, aveva perso la testa per un ex calciatore del Milan. E chiedeva consigli su come comportarsi a un´altra soubrette, Miriam Loddo, anche lei ospite nelle feste del premier. Barbara Guerra, nota anche per avere partecipato alla serie televisiva de "La Fattoria", s´era innamorata di David Beckham, uno dei giocatori più pagati del mondo, pilastro della nazionale britannica, che attualmente si allena con il Tottenham. La scoperta della "cotta" e di un presunto incontro con il calciatore è emersa dalle intercettazioni telefoniche del caso Ruby.

 

La telefonata tra la Guerra e la Loddo è del 27 settembre del 2010, alle ore 15,40. Gli investigatori registrano le confidenze tra le due ragazze. È Miriam a chiamare Barbara per "aggiornarla" sulla serata trascorsa ad Arcore alla quale Barbara era assente. Dopo il primo scambio di informazioni Barbara confida all´amica: «Amò, mi sono innamorata porca troia...».

 

E Miriam, curiosissima. «Ma dimmi, ma infatti poi io ti conosco come le mie tasche mia cara, senza che tu...» E Barbara: «No, non l´ho visto però ero lì lì per andare poi (parole incomprensibili) veramente è nel Milan». Miriam: «E buono...». Barbara informa Miriam che il calciatore è sposato: «Però è sposato e lei (la moglie ndr) sta a Los Angeles.. l´ho scoperto ieri su internet... ». E Miriam: «E va bè, ma è a Los Angeles...» Barbara continua: «Perché lui mi ha detto che fa il calciatore...». Miriam replica: «È per questo che non te l´ha detto che è sposato». Barbara: «Un cazzo, amo ma è un figo porca troia.. è troppo bello, come devo fare». Barbara: «E amore vai divertiti, che cazzo devi fare» «. E Barbara scherzando suggerisce: «Una "fattura" qualcosa.. una macumba...»

 

6. TAORMINA, LE DONNE? PER LUI SONO UNA FISSAZIONE...
(ASCA) - ''Fino a quando ho avuto con Berlusconi un rapporto intenso, non ho mai constatato direttamente situazioni come quelle che stanno emergendo. Successivamente, pero', in piu' occasioni, ho avuto modo di notare che qualcosa in lui stava cambiando: era preda, per cosi' dire, di una fissazione''. Intervenuto a Radio Citta' Futura, l'avvocato Carlo Taormina, ex parlamentare di Forza Italia, ha parlato delle vicende di questi giorni del premier.

 

''In passato -ha detto- ho partecipato a serate conviviali in casa Berlusconi. C'erano cantanti, corpi di ballo, ma nulla di quello che viene descritto in questi giorni. Negli ultimi anni, pero', in molte occasioni, anche quando si parlava di cose molto serie, sovente, senza ragione, Berlusconi raccontava o significava situazioni del tipo di quelle di cui si sta parlando''.

Per Taormina, ''dobbiamo attendere che la magistratura faccia il suo corso, ma certamente il quadro che emerge e' devastante''. Allontanatosi dallo schieramento del premier, a seguito di una ''crisi morale intervenuta dopo aver constatato come si stava strutturando l'entourage piu' ristretto del Cavaliere'', Taormina ha avuto parole durissime proprio nei confronti delle persone piu' vicine a Berlusconi: ''Inetti, incapaci, yes men che stanno soltanto tutelando se stessi. Persone immorali, nani e ballerine da lui portati in Parlamento, che capiscono che il crollo di Berlusconi e' anche la loro fine''.

 

Infine, ha parlato di Nadia Macri' l'escort tornata alla ribalta con le sue dichiarazioni ad ''Anno Zero'', la trasmissione di Michele Santoro: '' Si, l'ho conosciuta, come e' noto. Venne nel mio studio accompagnata dal Ministro Brunetta e mi chiese di assisterla in una vicenda molto grave che la vedeva indagata a Reggio Emilia per maltrattamenti al figlioletto. Dopo aver parlato con il procuratore del posto, ho deciso di non assisterla. A me ha comunque sempre detto cose che mi sono parse veritiere. Quanto raccontato da Santoro mi e' parso pertanto credibile. Sono rimasto solo un po' perplesso, quando ha parlato di Berlusconi protagonista di ripetuti e ravvicinati rapporti sessuali''.

 21-01-2011]

 

1- BERLUSKAZZO PRENDE SANTORO PER LE CORNA: "UNA VERGOGNA, UN ORRORE, UNA TRASMISSIONE DELLA TV PUBBLICA BASATA SULLE MENZOGNE. NADIA MACRÌ? NON C’È DUBBIO CHE SIA STATA PAGATA. PERCHÉ UNA RAGAZZA CON UN FIGLIO DOVREBBE DICHIARARSI PUBBLICAMENTE ESCORT SE NON NE HA UN TORNACONTO?" (AH, LE RAGAZZE DI OGGI) - 2- NADIA RISCHIA DI ESSERE LA PRIMA "TESTIMONE OCULARE" DELLA PRESENZA DI RUBY ALLE FESTE HARD DI ARCORE: "NELLA SALETTA DEL “BUNGA BUNGA” SI DIMENAVA A SENO NUDO E UN PO’ UBRIACA ATTORNO A UN PALO DA LAP DANCE. POI CI FU UN’ORGIA..." - 3- "A VILLA CERTOSA, EBBI IL PRIMO RAPPORTO SESSUALE PER IL QUALE VENNI PAGATA 5.000 EURO" -

 

1- BERLUSCONI CONTRO "ANNOZERO": "UNA VERGOGNA, UN ORRORE, UNA TRASMISSIONE DELLA TV PUBBLICA BASATA SULLE MENZOGNE. LA MACRÌ? NON C'È DUBBIO CHE SIA STATA PAGATA. PERCHÉ UNA RAGAZZA CON UN FIGLIO DOVREBBE DICHIARARSI PUBBLICAMENTE ESCORT SE NON NE HA UN TORNACONTO?"
Repubblica.it - "Una vergogna, un orrore, una trasmissione della tv pubblica basata sulle menzogne". Silvio Berlusconi si sarebbe sfogato così, nei colloqui con i ministri al termine del consiglio, per la puntata di ieri sera di 'Annozero' e l'intervista alla escort Nadia Macrì. Non c'è dubbio che sia pagata. "Perché una ragazza con un figlio dovrebbe dichiararsi pubblicamente escort se non ne ha un tornaconto?", avrebbe osservato Berlusconi secondo quanto riferito da alcuni presenti. Anche per questo il premier sarebbe tornato sulla possibilità di reagire agli attacchi della trasmissione, senza però indicare una strategia.

 

2- NADIA MACRI' DAVANTI MAGISTRATI MILANESI...
(Adnkronos) - E' arrivata intorno alle 11.40 Nadia Macri', una delle escort finite in una indagine condotta a Palermo e trasmessa per competenza a Milano, negli uffici della polizia giudiziaria di Milano per essere sentita, come testimone, nell'ambito dell'inchiesta del caso Ruby che vede Silvio Berlusconi indagato per concussione e prostituzione minorile.

Nel corso della trasmissione 'Annozero' la stessa Macri' non piu' tardi di eri sera ha affermato di aver partecipato a un festino ad Arcore, il 24 aprile scorso, quando era presente anche Ruby.

 

Sia lei che la giovane marocchina avrebbero avuto come compenso 5 mila euro. Ad ascoltare le parole della ragazza e' il procuratore aggiunto Pietro Forno.

 

3- AMICO MACRI', SONO SCHIFATO, NADIA DICE LA VERITA'...
(AGI) - Si definisce "schifato" Francesco Chiesa Soprani, l'ex agente di Noemi Letizia, che sta attendendo la fine dell'interrogatorio alla escort Nadia Macri', in piazza Umanitaria, a Milano. "Nadia e' tranquilla - afferma - e' una ragazza estroversa e sincera e dice la verita' perche' non ha interessi economici da difendere come le altre".

 

Chiesa Soprani rivela di essere stato sentito, come testimone, nei mesi scorsi dal Pm Antonio Sangermano, uno dei magistrati che coordina l'inchiesta sulle feste ad Arcore. "Ho lavorato 10 anni con Lele Mora - aggiunge - e ho incontrato e conosciuto Ruby negli uffici di Lele. A Emilio Fede ho presentato Mariastella Polanco". "Ho letto le intercettazioni di questa inchiesta - conclude - credo che le cose siano andate cosi' come emerge da quelle intercettazioni, sono schifato, anche se sono un elettore di centrodestra".

4- NADIA TESTE CONTRO RUBY "ALLE ORGE VIDI ANCHE LEI" - "A VILLA CERTOSA, EBBI IL PRIMO RAPPORTO SESSUALE PER IL QUALE VENNI PAGATA 5.000 EURO"
Paolo Colonnello per "La Stampa"

 

«Io mi ricordo bene la sera del 24 aprile scorso, perché credo che ad Arcore ci fosse anche Ruby. Non sapevo come si chiamasse ma mi aveva colpito perché era molto bella, la pelle un po' scura, aveva un bel viso e un seno molto prosperoso. Nella saletta del "bunga bunga" si dimenava a seno nudo e un po' ubriaca attorno a un palo da lap dance. Poi ci fu un'orgia...»

 

E' un fiume in piena e adesso rischia di diventare la prima «testimone oculare» della presenza di «Ruby Rubacuori» alle feste «hard» di Arcore. Dunque una teste importante, ammesso che venga creduta, per le accuse rivolte al Premier sulla prostituzione minorile. Nadia Macrì, la «escort» modenese già salita alla ribalta delle cronache nei mesi scorsi per i suoi racconti delle feste a luci rosse di villa San Martino, ieri sera in un servizio di «Annozero» ha mostrato foto con dedica del Premier e i regali che avrebbe ricevuto. Questa mattina la giovane verrà ascoltata in Procura come «persona informata sui fatti».

 

La Macrì aveva già ampiamente raccontato delle sue partecipazioni ai festini di Arcore e a Villa Certosa in Sardegna ai magistrati di Palermo, che l'avevano interrogata nell'ambito di un'inchiesta nata su un traffico di cocaina e nella quale era stata arrestata Perla Genovesi, l'ex assistente del senatore Pdl Enrico Pianetta, diventata corriere della droga dopo una serie di vicissitudini. Ed è intercettando Perla Genovesi che i magistrati siciliani sono arrivati a Nadia Macrì.

 

Tutti atti, compresi i numerosi verbali della Genovesi, che la Procura di Palermo ha mandato a Milano il novembre scorso «per competenza» e su cui è stato aperto un fascicolo a parte. Ma se finora i racconti della escort, pur descrivendo un certo ambiente non rivelavano reati, la circostanza che lei sostenga di avere visto «una ragazza molto giovane, marocchina, che ballava a seno nudo la danza del ventre», e proprio la sera del 24 aprile, un sabato, diventa un particolare importante, visto che il controllo della polizia sulle celle radio base del telefonino di Ruby, confermano che proprio quella sera la minorenne marocchina era presente ad Arcore. Ma come fa ad essere sicura che quella fosse proprio Ruby?

 

«Me la ricordavo bene e quando ho visto le sue foto, ho pensato fosse proprio lei. Poi magari mi sbaglio ma che fosse l'unica marocchina non ho dubbi, perché frequentando night e discoteche ne incontro tantissime e ormai le so riconoscere». La Macrì sostiene che quella sera fu accompagnata da un amico fino a Villa San Martino: «Mi aveva chiamato Berlusconi stesso. Il mio numero glielo aveva dato il sindaco di Parma, con cui ci eravamo incontrati. Ero stata una prima volta ad Arcore nell'aprile del 2009, ma non successe niente, fu solo una presentazione. Poi venni chiamata prima della Pasquetta di quello stesso anno per andare a Villa Certosa, in Sardegna, e lì ebbi il primo rapporto sessuale per il quale venni pagata 5.000 euro. Infine Berlusconi mi richiamò per tornare ad Arcore l'aprile scorso».

 

Ma che prove ha per dire di essere stata chiamata da Berlusconi e di essere stata ad Arcore proprio quella sera? «Porterò ai magistrati domani (stamattina, ndr) il mio cellulare e potranno controllare facilmente dalla memoria dell'apparecchio che le cose sono come dico io. E poi ci sono altri testimoni. Ricordo che quella sera, prima di arrivare alla villa mi fermai in un bar birreria di Arcore per vantarmi un po', feci finta di chiedere indicazioni su dove si trovasse la villa e ricordo che il barista mi guardò con due occhi così: "Ah, ma allora lei è invitata a una cena da Berlusconi?"».

 

Ma lei parlò con Ruby? «Sì, ci salutammo, anzi quella volta lasciammo la villa insieme, verso le 3 del mattino. Ricordo che entrai nell'ufficio di Berlusconi con lei e, parlando, dissi che ero una escort. Lui si arrabbiò e fece uscire la giovane marocchina». Come si arrabbiò? «Sì, mi disse che non dovevo dire certe cose in presenza di altri».

 

Ieri intanto, l'amministrazione del palazzo di via Olgettina, dove abitano alcune delle ragazze finite sotto inchiesta e dove il consigliere regionale Nicole Minetti è intestataria di 4 appartamenti, hanno ricevuto una lettera di sfratto dall'amministrazione del condominio con la quale vengono invitate andarsene entro 8 giorni. Secondo quanto riferito da Marysthelle, una delle ragazze, la lettera sarebbe stata motivata dalle lamentele degli altri inquilini infuriati perché lo scandalo «rappresenta un grave danno per l'immagine e il «decoro dello stabile».

 21-01-2011]

 

 

MIRACULO! TRA LE BUNGA GIRLS, C’È CHI HA DETTO NO (UNA…) - “MISS 2 LAUREE”, LA COMPAGNA DI LICEO DI NICOLE MINETTI (CHE L’AVEVA AVVERTITA: “NE VEDRAI DI OGNI”) SI È CHIUSA IN BAGNO MENTRE DI LÀ SI SCATENAVANO - "MAI AVREI POTUTO IMMAGINARE DI VEDERE ORGE A CASA DEL PREMIER" - A FINE SERATA, QUANDO IL CAINANO LE HA CHIESTO SE SI FOSSE DIVERTITA, GLI HA DETTO DI NO. DA QUEL MOMENTO, LA MINETTI NON SI È PIÙ FATTA SENTIRE

Paolo Berizzi per "la Repubblica"

 

Chiede di non mettere il suo nome ma solo le iniziali, come è riportato nei verbali delle intercettazioni che la riguardano. «Sto facendo uno stage in una società importante, sa com´è?, i colleghi, i clienti... è una cosa un po´ fastidiosa». Anche se la sua identità è già uscita, per rispetto la chiameremo solo M. Ventisei anni, ex compagna di liceo di Nicole Minetti, M. in questi giorni ha lasciato Milano - dove studia e lavora - ed è tornata a Rimini a casa dei genitori.

«Ho preso dei giorni di permesso - dice - voglio stare lontana almeno finché passa un po´ questo casino». M., indicata nell´inchiesta come una delle testimoni chiave dei festini di Arcore, è l´amica che il 19 settembre 2010 Minetti porta a una cena nella residenza del presidente del Consiglio. La serata prosegue tra i divanetti del Bunga Bunga, il night privato del premier dove, tra palpeggiamenti, balli provocanti, travestimenti, buste piene di denaro, va in scena - ospiti una ventina di ragazze - una serata che M. in un sms inviato a un´amica definisce «allucinante». In un colloquio telefonico con Repubblica M. parla della vicenda che l´ha coinvolta.

 

Quando Nicole Minetti l´ha invitata a cena da Berlusconi che cosa ha pensato?
«Non mi sono posta nessun problema. Anzi, mi ha fatto piacere. Parliamo comunque di un invito a casa del presidente del consiglio. Mica potevo immaginare quello che sarebbe successo».

Minetti la invita perché siete amiche?
«Eravamo compagne al liceo, all´epoca eravamo molto amiche. Poi, finito il liceo, i rapporti si sono diradati. Quando ci siamo riviste pensavo di ritrovare la stessa Nicole che conoscevo».

 

E invece?
«Era cambiata. Ma l´invito a Arcore l´ho accettato lo stesso. Forse sono stata un po´ leggera? Ingenua? Superficiale? Non lo so, me lo sono chiesto. Forse sì. Qualcuno potrebbe dire: eh però ci sei andata anche tu a quelle feste...».

Lei viene presentata come «quella con la doppia laurea». La Minetti la prepara alla serata avvertendola che a casa del presidente ne avrebbe «viste di ogni». La istruisce su come fare colpo e sulle tipologie di donne presenti: le «zoccole», le «sudamericane che vengono dalle favelas», quelle «un po´ più serie» e le «vie di mezzo». La esorta a non fare la timida e «via andare»...
«Non è stata una serata gradevole e non sono stata a mio agio. E infatti quando mi hanno chiesto se mi ero divertita ho detto di no».

E´ Berlusconi che glielo chiede.
«Sì, e devo dire che è stata una delusione. Parlo proprio della persona. Non avrei mai immaginato di vedere certe cose, ci sono rimasta male».

 

E´ vero che lei era o è berlusconiana?
«Mai stata berlusconiana. Di centrodestra sì, ma fan di Berlusconi proprio no».

Al telefono - e lo ha poi confermato ai magistrati - lei racconta di essersi trovata in grave imbarazzo durante tutta quella serata. Di gruppi di donne che ballavano mezze nude e si facevano toccare da Berlusconi, un clima a luci rosse e lei che passa gran parte del tempo in bagno proprio per stare a distanza da quella che ha definito «un´orgia».
«Ognuno decide cosa vuole da se stessa e dagli altri. Ognuno di noi ha la sua personalità, la sua sensibilità, il suo gusto. Di certo se avessi saputo prima, a quella cena non ci sarei andata».

 

 

Dopo il Bunga Bunga ha riferito a un´amica che siete salite tutte al piano di sopra. E lì Berlusconi ha scelto chi si sarebbe fermata per la notte e chi no. E´ lì che il premier le ha chiesto se si era divertita?
«Sì. E io gli ho detto la verità, e non me ne pento. Ma non sono stata un´eroina, ho fatto quello che mi sembrava normale. Anche se il padrone di casa era il Presidente del consiglio. In questi giorni mi sono letta tutti i giornali, hanno scritto che io sono l´unica testimone. Non è vero. Ci sono tante persone che, come me, hanno raccontato. Io ci sono andata solo quella sera».

 

Lei però è una di quelle che non c´è stata, cioè che non è stata disponibile. Questo distingue la sua testimonianza dalle altre.
«Adesso però ho paura di venire strumentalizzata. E se parli male di Berlusconi è perché sei di sinistra... E se parli con un giornale chissà poi cosa dicono... Pensavo addirittura di fare un comunicato per spiegare bene il mio punto di vista. Pensi che non mi sono presa nemmeno un avvocato».

 

Ma il suo racconto è stato messo a verbale.
«Tutto quello che è stato scritto nei verbali, le mie telefonate eccetera, è tutto vero ovviamente. Ma magari alcuni termini io non li uso, ma comunque...».

 

Che cosa pensa di questo scandalo?
«Al di là di tutto quello che fa più scalpore - insomma, scusi il termine, di tutta la m... - credo che nella sostanza ci siano delle cose pesanti che è giusto che vengano approfondite. E i magistrati lo stanno facendo».

Con Nicole Minetti siete ancora amiche?
«Macché. Dopo il 19 settembre è scomparsa».19-01-2011]

 

 

 

 - DOMANI LA CORTE, COL POPOLO VIOLA FUORI DALLA PORTA, SI RIUNISCE PER DECIDERE SULLA LEGGE SALVABANANA - MOLTI COMINCIANO A CREDERE CHE FARÀ LA BRUTTA FINE DEL LODO ALFANO. SE ANCHE NON LA BOCCIASSE, LA CONSULTA DARÀ AI GIUDICI IL POTERE DI TENERE SOTTO SCACCO IL CAINANO - DÉBACLE PER I DIFENSORI LONGO E GHEDINI, ARTEFICI DELLE SORTI GIUDIZIARIE DI SILVIO SIA IN PARLAMENTO SIA IN TRIBUNALE - E A GIUGNO C’È IL REFERENDUM ABROGATIVO DI TONINO…

Liana Milella per "la Repubblica"

 

Incostituzionale, o parzialmente incostituzionale, perché pone gli impegni del premier e dei ministri al di sopra di qualsiasi altro interesse garantito dalla Carta, compreso quello dei giudici a celebrare un processo. Incostituzionale, o parzialmente incostituzionale, perché lega le mani alle toghe e toglie loro il diritto di operare un bilanciamento tra le esigenze del processo e quelle della politica.

Diritto che, proprio usando l´espressione «bilanciamento», la Corte aveva già individuato e delineato nel 2005 quando le capitò per le mani il caso di Cesare Previti, l´ex avvocato del premier entrato in rotta di collisione col gip milanese Alessandro Rossatto, per via delle presenze negate a un´infinita udienza preliminare adducendo i contemporanei "doveri" di Montecitorio.

 

Alla vigilia dell´udienza pubblica alla Consulta sul legittimo impedimento - domattina alle 9 e 30 al secondo piano del palazzo che fronteggia il Quirinale - queste sono le ultime indiscrezioni sul destino della legge. O bocciata del tutto. O bocciata in una sua parte fondamentale e sostanziale, quella che sta a cuore al Cavaliere, perché tiene congelati, dalla primavera del 2010, i processi Mills, Mediaset, Mediatrade. I 15 alti giudici rientrano oggi a Roma. E nel pomeriggio già si vedranno per una camera di consiglio ordinaria, nella quale leggeranno le sentenze scritte sui casi discussi prima di Natale.

 

Non è prevista alcuna riunione ufficiale o incontro informale per parlare del legittimo impedimento. Ma è questo, assieme ai referendum sull´acqua, sul nucleare e sulla stessa legge ponte al mai nato lodo Alfano costituzionale, l´argomento clou su cui riflettere. Se ne parlerà in conversari privati prima del dibattito pubblico con gli avvocati di domattina e prima, soprattutto, della decisione di giovedì.

Ad accogliere i componenti della Corte ci sarà anche la sorpresa del Popolo viola che, dalle 17 e 30 di oggi, ha deciso di "illuminare" chi deve pronunciarsi sulla legge con un presidio a lume di candela. Gianfranco Mascia ha anche avviato sul suo blog una petizione di solidarietà.

 

Ma tra le alte toghe l´orientamento sembra ormai solidificarsi sempre più. La legge ideata dall´Udc, da Pier Ferdinando Casini e Michele Vietti (oggi vice presidente del Csm), per bloccare il ddl sul processo breve che, se approvato per fulminare quelli del premier, avrebbe comportato la moria di centinaia di processi, non ce la farà a ottenere il crisma di costituzionalità dalla Corte. Troppe, e troppo evidenti, le anomalie che determinano una manifesta sproporzione di trattamento tra il "cittadino" Berlusconi, pur in veste di premier, e tutti gli altri cittadini.

Troppo smaccata l´impossibilità, di fatto, di celebrare i processi che si configura, a tutti gli effetti, come una vera e propria sospensione. Giusto quella «sospensione» che la medesima Consulta, vagliando e poi bocciando, il lodo Alfano nell´ottobre 2009, decise che si poteva fare sì, ma solo a patto di utilizzare una legge costituzionale. E il legittimo impedimento non lo è.

 

Appare fiacca, a detta dei giudici, l´argomentazione degli avvocati di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, che insistono sul diritto del presidente del Consiglio, costituzionale anch´esso, di governare e quindi di non poter essere "angosciato" dalle udienze. Sarà pure, «ma è mai possibile che questo presidente non trovi neppure un minuto in un intero anno per fare il suo processo?». O non si è esagerato quando, nella stesura della legge, le Camere hanno previsto una copertura estesa, come un grande lenzuolo, su ogni possibile attività del premier, pure su quelle «preparatorie e consequenziali, e comunque coessenziali»?

 

Dalla Corte i boatos che paiono annunciare la bocciatura arrivano anche nel quartiere berlusconiano. Dove già ci si prepara a dividersi. Di più o di meno a seconda di quanto sarà pesante la stessa bocciatura. Se fosse totale, apparirebbe come una piena sconfitta dei due legali Ghedini e Longo che hanno dato il via libera al testo. Se lo stop fosse parziale - la legge resta in piedi, ma è ampliata la sindacabilità del giudice e ogni impedimento è valutato caso per caso - i due si appresterebbero a parlare di una mezza sconfitta. Che appare invece, ad altri piediellini, come un débacle totale in quanto il Cavaliere, essi dicono, tornerebbe ostaggio dei giudici.10-01-2011]

 

 

Domanda: "Cosa si pensa a Washington del governo Berlusconi?" Risposta: "C'è grande apprezzamento". O è la marchetta dell'anno, oppure è un grandissimo scoop la prima intervista post-Wikileaks dell'ambasciatore Usa, David Thorne, alla Stampa di Torino (pp. 2-3). Decidano i lettori.

Intanto, da registrare il messaggio di pace all'Eni di Paolone Scaroni: "Vi sono stati molti incontri con Paolo Scaroni, a Roma e a Washington. L'Eni ha cambiato il suo approccio, ipotizzando una convergenza tra gli oleodotti South Stream e Nabucco. Direi che siamo in una fase di dialogo costruttiva".
Spiegare agli investitori di casa nostra che il primo azionista dell'Eni, forse, non è il Tesoro italiano.10-01-2011]

 

 

LUIGI BERLUSCONI DEBUTTA CON FIRST CAPITAL...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Sbarca a Piazza Affari la "prima esperienza" di Luigi Berlusconi da banchiere. Il figlio più giovane del premier, qualche tempo fa, come stagista alla Madison Corporate Finance, ha seguito i primi passi verso la Borsa di First Capital che, proprio, ieri, ha ricevuto da Borsa Italiana il definitivo via libera al debutto. Borsa ha dato l'ok alla quotazione sull'Aim Italia dell'investment company specializzata nel Private Investments in Public Equity (PIPE), costituita nel 2008, per il prossimo 22 dicembre.

L'operazione è stata curata da Ugf Merchant (Gruppo Unipol) come nominated adviser, da Madison Corporate Finance come advisor finanziario, dallo studio legale Nctm e della società di revisione Deloitte, nonché da Aliberti Governance Advisors. L'operazione, tutta in aumento di capitale, si è conclusa con una raccolta superiore ai 14 milioni di euro (frutto di un prezzo di collocamento di 1,03 euro per azione) che porterà i mezzi propri della investment company a 25 milioni.

 21-12-2010]

 

 

BUNGA BUNGA AI CARAIBI - LE TESI DI “REPORT”: "LE VILLE DI BERLUSCONI AD ANTIGUA IN CAMBIO DEI DEBITI CANCELLATI" - L´EX COMMERCIALISTA: IL PREMIER ERA PARTNER DELL´AFFARE (C’è LUI DIETRO LA FLAT POINT?) - I SOLDI DATI DAL BANANA QUASI IDENTICI ALL’INVESTIMENTO DELLA OFFSHORE PER COSTRUIRE UN ALBERGO E VILLE DI LUSSO - GHEDINI ANCORA PRIMA CHE LA GABANELLI ANDASSE IN ONDA: “TESI DIFFAMATORIE

1 - "ANTIGUA, LE VILLE DI BERLUSCONI IN CAMBIO DEI DEBITI CANCELLATI"...
Walter Galbiati per "la Repubblica"

 

Bonifici per 22 milioni, una fideiussione per altri 10 milioni di euro e ora anche la voce degli "amici" dei soci che parlano di Silvio Berlusconi come «partner dell´operazione». Il cerchio intorno ai reali proprietari della società offshore Flat Point, che sta costruendo un albergo di lusso e alcune ville ad Antigua, si stringe sempre di più. Un progetto decollato da quando il premier vi ha comprato casa, un "castello", come lo chiamano gli abitanti del luogo, che non dista molto dalla dimora di un ex primo ministro di Antigua, Lester Bird.

Banca d´Italia e la procura di Milano nell´ambito dell´indagine su Banca Arner, un istituto svizzero la cui filiale italiana è finita in amministrazione straordinaria per vicende di riciclaggio, hanno già appurato che dai conti del premier Silvio Berlusconi sono arrivati in Arner sui depositi della Flat Point bonifici per 22 milioni di euro per finanziare l´acquisto di terreni e la relativa costruzione di ville.

 

Soldi importanti che valgono quasi l´intero investimento fatto dalla società offshore nel paese caraibico. A questi, si è aggiunta una fideiussione da 10 milioni di euro che lo stesso premier ha rilasciato a Piergiorgio Rivolta, un geometra, già fallito, amministratore della Siti srl, una società in rapporti d´affari con la Flat Point, in quanto oltre a finanziarla (guarda caso per circa 10 milioni di euro) ne gestisce parte dello sviluppo immobiliare ad Antigua.

Chi sia il vero proprietario della Flat Point non si sa, ma il dubbio che dietro lo schermo di prestanome, visto l´imponente esposizione finanziaria, si celi lo stesso Silvio Berlusconi aumenta sempre di più. A monte della catena di controllo della Flat Point siedono due scatole offshore, la Emerald Cove Engineering e la Kappomar Holding, entrambe di Curacao (Antille Olandesi).

 

I fiduciari di queste società sono l´avvocato Carlo Postizzi, il commercialista Giuseppe Poggioli e il dirigente di Banca Arner, Flavio De Paulis. Postizzi poi è anche il socio unico della Siti e, quando sono sorti i dubbi sui reali proprietari della Flat Point, ha rivendicato pubblicamente di agire solo per se stesso e non per conto di altri.

Eppure nelle dichiarazioni raccolte dalla trasmissione Report (...), Mario Caizzone, un commercialista vicino a Rivolta e all´architetto Felice Nosotti perché coinvolto con loro nel fallimento di una società immobiliare (Imprenori spa), sostiene che Berlusconi è «partner dell´operazione».

Una confidenza che Caizzone avrebbe ricevuto da Nosotti e Rivolta e dall´irlandese Michael Barry, uno degli amministratori delle offshore che controllano la Flat Point. «Sì. Lui (Barry ndr) ha sempre saputo che c´è Berlusconi nell´operazione. Dietro a questi...insieme a questi signori Nosotti e Rivolta c´è anche Berlusconi», ha dichiarato Caizzone ai microfoni di Report.

 

Il tramite per coinvolgere Berlusconi nell´operazione sarebbe stato Gianni Gamondi, l´architetto personale del premier, amico di Nosotti, anche lui architetto, che insieme con Rivolta ha avviato lo sviluppo ad Antigua. «Loro (Nosotti e Rivolta ndr) me lo avevano accennato, così parlando del più e del meno dicono, se risolviamo i problemi della Sace con il Governo di Antigua, dovremmo avere le porte aperte per portare avanti questa operazione immobiliare», spiega Caizzone a Report.

E in effetti a dicembre 2004, è il governo Berlusconi a risolvere i problemi tra Antigua e la Sace, la società controllata dal Tesoro, che paga in anticipo le imprese italiane quando i governi esteri non saldano le fatture per poi rivalersi successivamente sugli stessi governi. A Natale del 2004 avviene lo scambio di regali: la Sace accetta di ricevere da Antigua 11,3 milioni di euro al posto degli 84,5 milioni pagati anticipatamente alle imprese italiane. L´anno dopo, nel 2005, inizia a decollare l´attività immobiliare della Flat Point.

 

2 - GHEDINI, TESI REPORT ASSURDE,INFONDATE,DIFFAMATORIE...
(ANSA) - 'Se fosse vero cio' che si legge su alcuni giornali e sulle agenzie, Milena Gabanelli per tentare di difendersi dalla causa civile intentata e in corso di notifica, per l'evidente portata diffamatoria della trasmissione Report di alcune settimane or sono, e guarda caso subito prima del voto di fiducia, starebbe tentando di costruire una ulteriore puntata sulla casa di Antigua del Presidente Berlusconi basandosi su una tesi totalmente assurda, infondata e nuovamente diffamatoria'.

Lo afferma in una nota Niccolo' Ghedini, deputato del Pdl e legale del presidente del Consiglio.

 

'A dire di queste fonti giornalistiche, si sosterra' da parte della Gabanelli - prosegue la nota di Ghedini - che i permessi per la costruzione della casa del Presidente Berlusconi sarebbero legati alla riduzione del debito vantato dall'Italia nei confronti di Antigua. Se cosi' fosse, la natura diffamatoria della falsa notizia sarebbe conclamata. Come e' noto e facile comunque da accertare, la zona su cui sono sorti gli immobili in questione a quella data aveva gia' da anni, addirittura dagli inizi degli anni Novanta, quegli indici di edificabilita' e tutti i permessi per costruire'.

 

'Come e' altrettanto noto - sottolinea ancora il legale di Berlusconi - la Sace ha operato come Spa in piena autonomia per la ristrutturazione del debito con Antigua e senza alcuna interferenza da parte del governo o del Presidente Berlusconi.

 

Si ricordi fra l'altro che la specifica delega sul punto era detenuta dal viceministro alle Attivita' Produttive, onorevole Urso, che potra' certamente confermare che mai nessuna indicazione in merito gli e' pervenuta dal Presidente Berlusconi. Si ribadisce altresi' che il Presidente Berlusconi non ha alcun interesse ne' diretto, ne' indiretto, nelle societa' proprietarie del compendio immobiliare circostante alla sua casa, abitazione che e' stata regolarmente pagata e denunciata alle autorita' italiane, compresa la Camera dei Deputati'. 13-12-2010]

 

 

il LEGITTIMO IMPEDIMENTO ha un "LEGITTIMO IMPEDIMENTO" - LA CORTE COSTITUZIONALE RINVIERÀ L’UDIENZA SULLA LEGGE SALVA-BANANA DAL 14 AL 15 DICEMBRE PER EVITARE "STRUMENTALIZZAZIONI" (IL 14 SI VOTA LA FIDUCIA), E PERMETTERE AGLI AVVOcati PARLAMENTARI DEL CAV. DI ANDARE A VOTARE - IN OGNI CASO, LA DECISIONE SARÀ A GENNAIO, INSIEME A QUELLA SUL REFERENDUM ABROGATIVO PROPOSTO DA DI PIETRO

Liana Milella per "la Repubblica"

 

Solo 24 ore, anche meno. Dal 14 dicembre al giorno seguente, il 15. Doveva svolgersi nel pomeriggio, andrà alla mattina dopo. La Corte costituzionale si smarca, si sfila dall´ingorgo della fiducia. Non vuole finire nella mischia. Sposta da martedì 14, la data del "giudizio" per Berlusconi, quella del doppio voto tra Camera e Senato, a mercoledì 15 l´udienza pubblica sul legittimo impedimento, la legge che attualmente ha ibernato i processi del premier.

Non è ancora ufficiale, ma è già stato deciso. Sarà reso pubblico venerdì quando alla Consulta lo scettro del comando passerà dalle mani di Francesco Amirante, ex toga della Cassazione, a quelle di Ugo De Siervo, docente di diritto costituzionale e oggi suo vice, la cui elezione, venerdì stesso, è fuori discussione. È il più anziano e la sua sarà una presidenza breve.

 

Sarà De Siervo, nel consueto incontro con la stampa che segue a ruota il voto segreto, a comunicare lo slittamento. Una mossa che previene qualsiasi richiesta, da parte della difesa di Berlusconi, di possibili rinvii. Perché i due legali del Cavaliere, Niccolò Ghedini e Piero Longo, sono uno deputato e l´altro senatore, obbligati quindi alla contingenza del voto tra Montecitorio e palazzo Madama.

 

Non l´hanno anticipato, forse con l´idea di riservarsi la richiesta per l´ultimo momento, un modo per evitare le inevitabili polemiche, ma una modifica del calendario per via del "legittimo impedimento" di Ghedini e Longo avrebbe potuto anche starci.

Invece ecco il colpo a sorpresa. Il rinvio. Con una motivazione ovvia e trasparente. In linea con una Corte che vuole star fuori dalle polemiche politiche e preservare a tutti i costi la sua immagine di imparzialità. Che preferisce mettersi in sicurezza pure dal punto di vista mediatico. Perché è ben evidente che la contemporaneità avrebbe potuto creare un corto circuito.

 

Intendiamoci, la Corte non avrebbe deciso nulla il 14. Gli alti giudici avrebbero solo ascoltato le parti. Poi, data l´ora tarda, avrebbero rinviato la discussione tra di loro. E quindi la decisione. Che, per quanto si può per ora capire, comunque non sarebbe stata presa prima di Natale, ma solo dopo, a gennaio, in contemporanea con quella sul referendum proposto da Di Pietro. Adesso i programmi non cambiano.

Udienza pubblica il 15, poi troppo poco tempo per decidere se la legge ponte al mai nato lodo Alfano costituzionale rispetta o viola la Carta. Tra le ragioni determinante quella che il 9 dicembre entra ufficialmente a far parte della Consulta il neo eletto (dalla Cassazione) Giorgio Lattanzi. Il quale, prima di decidere se il legittimo impedimento rispetta o no la nostra prima legge, dovrà pur documentarsi. E avrà bisogno di un po´ di tempo.

 09-12-2010]

 

 

Nadia Macrì, l’escort che parla - "Ho conosciuto il responsabile della sicurezza di Lele Mora. Mi ha detto che poteva farmi conoscere il presidente - Sono andata ad Arcore per 5 mila euro. Berlusconi mi disse: ’sono il sogno degli italiani’ - Poi sono andata anche a villa Certosa, in Sardegna e lì oltre alle ragazze c’erano tanti imprenditori, avvocati, notai" - GHEDINI: "CI RISERVIAMO AZIONI LEGALI

Da Sky -

E' l'ultima protagonista delle polemiche sui festini a luci rosse e la politica che hanno investito il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il suo nome era spuntato, inaspettatamente, tra le pieghe di una inchiesta sul narcotraffico. Nadia Macrì, l'escort di 28 anni di Reggio Emilia che ha raccontato ai pm di avere fatto sesso a pagamento col premier in due occasioni, parla per la prima volta in tv ai microfoni di SkyTG24.

 

L'incontro con Fede - "Ho conosciuto il responsabile della sicurezza di Lele Mora. Mi ha detto che poteva farmi conoscere il presidente. Ho accettato perché mi sembrava una cosa nuova", racconta. "Dopo aver conosciuto Lele Mora mi hanno presentato Emilio Fede. Eravamo in 5 o 6 ragazze ed era come se lui selezionasse le persone. Da lì siamo andati in taxi fino ad Arcore. Siamo andati in villa".

 

Ragazze giovani - "Ad Arcore e in Sardegna ho incontrato tante ragazze giovani, penso minorenni. Dopo la vicenda di Noemi - ha aggiunto - ho pensato, allora ci sono ragazze minorenni". La giovane ha raccontato anche però di non aver mai socializzato con le altre ragazze incontrate nelle varie occasioni o festa a Milano e in Sardegna. "Non si poteva parlare tra noi - ha detto dovevamo stare zitte". "Sono andata ad Arcore per 5 mila euro - ha raccontato Nadia Macri' - ma con il presidente mi sono confidata, speravo in un aiuto da parte sua".

LA SEGRETARIA TUTTOFARE - Nadia Macrì non si addentra sui particolari dell'inchiesta ma racconta qualche curiosità sul suo arrivo a casa del presidente del Consiglio ("abbiamo mangiato tortellini in brodo").

 

"C'era una sorta di segretaria del premier con cui ci siamo scambiati i numeri di telefono. Così un mese dopo il presidente mi ha invitato ad Arcore una seconda volta. Mi ha chiamato al cellulare e mi ha detto: 'Sono il sogno degli italiani'".

 

Gli uomini delle guardie del corpo? "Erano tutti belli", racconta Nadia che aggiunge altri particolari sulle sue visite in Sardegna: "Quando sono arrivata a Villa Certosa i carabinieri non mi hanno chiesto i documenti. Mi è sembrata una cosa molto strana. C'erano anche tanti avvocati e imprenditori". "Forse ho sbagliato a presentarmi come escort. Avrei fatto meglio a presentarmi come una che voleva fare televisione" ha concluso la ragazza.

 

GHEDINI: "CI RISERVIAMO AZIONI LEGALI" - In risposta a questa intervista interviene, con una nota, il legale del premier. "In relazione all'intervista di Nadia Macrì - sostiene Ghedini - che sta ripetutamente andando in onda su Sky, si deve rilevare come le sue dichiarazioni siano destituite di ogni fondamento e già state smentite dai fatti e da numerosissime dichiarazioni testimoniali."

"E' assai singolare - si legge ancora nella nota - che venga riproposta oggi un'intervista su una vicenda che già aveva trovato chiarimento oltre che specifiche precisazioni anche della magistratura. E' evidente che ci si riserva ogni azione giudiziaria in merito".

 28-11-2010]

 

 

 

LA CRICCA DI SHANGAI - ANCHE ALL’EXPO ASIATICA CI FACCIAMO RICONOSCERE - IL PADIGLIONE ITALIANO (L’UNICO A NON ESSERE SMONTATO) DOVEVA DIVENTARE UNA VETRINA PER IL MADE IN ITALY, MA FINIRÀ PER OSPITARE UN CENTRO COMMERCIALE QUALSIASI - “REPUBBLICA” TROVA DOCUMENTI CHE SVELANO AFFARI, FAVORI E MILIONI E LA PRESENZA COSTANTE DI UOMINI E DONNE VICINISSIMI AL “SISTEMA BALDUCCI” - LA GARA DELLA RISTORAZIONE? LA VINCE STEFANO RUSSO, GENERO DI GIANNI LETTA, E LA FAMIGLIA OTTAVIANI CUI APPARTIENE LA SOCIETÀ DI CATERING "RELAIS LE JARDIN", ÇA VA SANS DIRE...

Carlo Bonini e Giampaolo Visetti per "la Repubblica"

 

La partecipazione all´Expo universale di Shanghai 2010 è costata, in denaro pubblico, tra i 40 e i 60 milioni di euro. E di questi, tra i 12 e i 15 (manca ancora un bilancio pubblico ufficiale), sono stati spesi per la costruzione del nostro Padiglione, un prisma in «cemento trasparente» alto 18 metri a copertura di un´area di 3 mila e 600 metri quadri. «Un successo di visitatori e di critica», si sono compiaciuti i responsabili della manifestazione. Il «migliore biglietto da visita per Milano 2015».

È così? Oggi, a un mese dalla chiusura dell´Expo, il nostro Padiglione è pronto per essere donato alla municipalità di Shanghai, che ha intenzione di trasformarlo in un centro commerciale. A differenza degli altri 144 padiglioni, il "prisma" non può essere infatti smantellato e diventerà una «vetrina del made in Italy».

 

Anche perché paiono evaporati gli annunciati «ventitré privati» che avrebbero dovuto animare un´asta per il suo acquisto. C´è di più: documenti riservati e testimonianze raccolti da "Repubblica" tra l´Italia e la Cina, svelano ora che qualcosa di questa nostra avventura non è andata per il verso giusto. Cosa?

LE IMPRONTE DEL "SISTEMA"
La nostra missione in Cina ha un timoniere: Beniamino Quintieri, economista di origini calabresi, docente universitario, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica, già presidente dell´Ice dal 2001 al 2005, con il primo governo Berlusconi. Le chiavi dell´Expo di Shanghai, organizzazione e cassa, gli vengono consegnate nell´agosto 2007 dal governo Prodi, con la nomina a Commissario straordinario. Ma è nel 2008 che il suo lavoro, con il nuovo governo Berlusconi, entra nel vivo.

 

Ed è nel 2008 che a incrociare il sentiero dell´Expo troviamo i nomi di due professionisti che le inchieste delle Procure di Firenze e Perugia sui Grandi Appalti annotano nel cosiddetto "Sistema Balducci". Uno spazio "gelatinoso" che, a Roma, fa perno nella struttura di Palazzo Chigi che governa gli appalti dei Grandi Eventi e che tiene insieme professionisti, funzionari pubblici, gestori dei centri di spesa.

 

Tra 65 proposte presentate, a vincere il concorso di idee per la progettazione del Padiglione italiano a Shanghai è Giampaolo Imbrighi. L´architetto, come documentano gli atti dell´inchiesta sui Grandi Appalti, ha un solido legame con l´ex presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Angelo Balducci (arrestato in febbraio per corruzione) ed è stato responsabile del progetto della piscina di Valco San Paolo per i Mondiali di Nuoto di Roma del 2008 (opera mai inaugurata e a tutt´oggi sotto sequestro).

Di più: il suo nome è nella lista dei beneficiati dal costruttore Diego Anemone e la sua firma compare nella perizia tecnica che, a Firenze, riconosce alla Btp di Riccardo Fusi, costruttore nella tasca di Denis Verdini (e come lui indagato per corruzione), 34 milioni di euro di indennizzo per l´esclusione dall´appalto della scuola dei Marescialli.

 

Per Shanghai viene nominata responsabile tecnico del progetto un architetto di 26 anni, Valentina Romano, figlia del capo del Cerimoniale del Quirinale. Per altro, non la sola con un cognome importante. Alla comunicazione e agli eventi nel Padiglione, lavora Maria Quintieri, figlia del Commissario straordinario. All´ufficio stampa, Francesco Paravati, genero dell´ex presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero.

Sul mar della Cina, l´architetto Imbrighi non è la sola ricorrenza del "Sistema Grandi Eventi". Come documentato dagli atti ufficiali, nella "commissione giudicatrice" che, nel dicembre 2008, sceglie l´impresa di costruzioni che realizzerà il padiglione, siede Raniero Fabrizi, ingegnere, direttore generale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, coordinatore della Struttura di Missione per i 150 anni dell´Unità d´Italia.

Una "voce" più volte intercettata dal Ros nei conversari di Fabio De Santis (ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, arrestato per corruzione). L´ingegner Fabrizi e la sua commissione aggiudicano, per poco meno di 8 milioni di euro, la commessa per la realizzazione del progetto di Imbrighi all´impresa cinese "Jiangsu Nantong n.3 Construction", che, tuttavia, nel giro di pochi mesi si rivela incapace di realizzare l´opera.

Al punto che nella primavera del 2009 il suo contratto viene rescisso (la "Jiangsu" tratterà circa mezzo milione di euro a titolo di avanzamento lavori). In quell´aggiudicazione, qualcosa non funziona. La "Jiangsu" ha prevalso su imprese almeno sulla carta più titolate. Soprattutto, sul colosso "Guandong Group", classificato secondo.

In un carteggio via mail in possesso di "Repubblica", riferendosi alla gara per la costruzione del padiglione, Simone Riva, managing director della società milanese "Eurostands spa", per l´occasione partner "ombra" della "Guandong Group", parla di «farsa all´italiana». Di «irregolarità» che la Commissione giudicatrice ha «vergognosamente» sanato. L´interlocutore cui Riva confida «il proprio schifo», si congratula. «Minchia che culo!!!! - scrive - Ti è capitato un ricorso facile facile. Porti a casa i soldi senza realizzare l´opera. Mito!!!!!». La "Eurostands" non costruirà ma, ora, ha ottimi argomenti con cui battere cassa altrimenti.

 

L´INGANNO ALLE REGIONI
Alla improvvisa uscita di scena della "Jiangsu", il Commissario straordinario, nella primavera 2009, pone rimedio con un affidamento diretto. Logica e diritto imporrebbero che nella realizzazione del padiglione subentri la "Guandong", seconda in graduatoria. Ma non è così. Il cantiere è affidato alla "Greenland construction", altro colosso cinese delle costruzioni, terzo in graduatoria. "Guandong" e la sua partner italiana Eurostands dovrebbero procedere nel loro «ricorso facile facile».

Ma non lo fanno. La società si assicura infatti, nell´autunno del 2009, la polpa dell´Expo: l´allestimento. Con un´offerta di 1 milione e 386 mila euro, vince la gara che le affida la realizzazione di negozio, ristorante, caffetteria, sala vip, uffici e auditorium. E che - si legge nel bando ufficiale - la «obbliga, qualora le venga richiesto, ad eseguire montaggio e smontaggio degli allestimenti degli eventi che verranno realizzati da partner istituzionali e/o privati». La clausola è cruciale nello svelare il meccanismo di "compensazione" che assicura il "risarcimento" alla Eurostands.

A partire dal febbraio di quell´anno, come dimostra un documento sottoscritto dal comune di Milano, il Commissario ha infatti cominciato a sottoporre a Regioni e Comuni un "regolamento di partecipazione" all´Expo che individua nel vincitore di una gara ancora da aggiudicare (e che Eurostands vincerà) un «allestitore» non facoltativo, come pure vuole il bando, ma «unico e ufficiale». E a prezzi importanti, se si tiene conto del costo del lavoro in Cina. Dai 200 ai 300 mila euro (di cui 100 per il Commissariato), il prezzo più alto a metro quadro di tutti i padiglioni dell´Expo. Alla tariffa finiscono per sottostare 9 delle 12 Regioni e 2 dei 3 comuni espositori. Per un costo che supera i 3 milioni di euro. Denaro incassato dal Commissariato e quindi girato a Eurostands, al netto di eventuali "utili".

 

La mossa fa saltare l´accordo che vuole la Fiera di Milano partner strategico e imbarazza i nostri diplomatici che, riservatamente, se ne dissociano con preoccupate e-mail. Si prefigura infatti uno schema in cui il denaro dei contribuenti (quello delle Regioni) paga degli spazi già finanziati dallo Stato e gestiti da un ufficio, quello del Commissario, pagato sempre con fondi pubblici, ma che improvvisamente opera di fatto come intermediario di una società privata: Eurostands, appunto.

Ma la mossa, soprattutto, fa lievitare i costi per le Regioni che, in due casi, decidono di fare da sole. Una è la Toscana. Racconta Silvia Burzagli, vicedirettore di "Toscana Promozione": «A fine del gennaio scorso veniamo a sapere che non avevamo più l´allestitore che era Fiera Milano, ma che ci dovevamo relazionare con il Commissariato, il quale poi ci scrive che avevano un allestitore ufficiale, Eurostands. Ci arriva un preventivo. E i prezzi, sinceramente, sono troppo alti. 230mila euro per tutto l´allestimento, che però non è in linea con quello che vogliamo fare. Allora, guardo i prezzi da capitolato del nostro allestitore, che individuiamo ogni tre anni con gara europea. Il prezzo era di almeno 50 mila euro più basso».

L´UOMO DI BRUNETTA
La Fiera abbandona di fatto l´Expo (ne rimane semplice sponsor) ritirando dall´organizzazione il suo dirigente in Cina, Dario Rota, che, nel silenzio del Commissario, si dimette dall´incarico di direttore del Padiglione italiano nel febbraio 2010, a neppure due mesi dall´inaugurazione. Lo sostituisce un trentaquattrenne, di origini calabresi, Ernesto Miraglia. Ha vissuto fino a quel momento ad Hong Kong, dove è sbarcato con una gioielleria dei genitori della moglie (orafi di Torre del Greco).

 

Di Expo universali e padiglioni, Miraglia non ha alcuna esperienza. Quintieri lo assume con un compenso di 70 mila euro, ma il contratto che lo lega al Commissariato non è né depositato in Italia, né denunciato al nostro Erario. Il Commissario lo stipula infatti con una società, la "Italian Luxury", che fa capo a Miraglia ed è registrata ad Hong Kong, piazza off-shore inserita nella black list dei paradisi fiscali.

Non è il solo strappo alla "forma". Accade che nel nostro Padiglione venga allestita la mostra temporanea "L´Italia degli Innovatori". È un progetto da 1 milione di euro che sta a cuore al ministro dell´Innovazione Renato Brunetta e di cui si occupa personalmente uno dei suoi consulenti, Antonio Cianci. Con qualche buona ragione, perché la società individuata dal Commissario come responsabile di quel progetto è la milanese "Key People", di cui Cianci è stato amministratore per sette anni. Costruzione del padiglione e allestimenti, dunque. Ma c´è una terza gara bandita dal Commissario. Quella della ristorazione. Chi la vincerà?

LA TAVOLA DEI SOLITI NOTI
Con poca sorpresa si impongono Stefano Russo, genero di Gianni Letta, e la famiglia Ottaviani cui appartiene la società di catering "Relais le Jardin". Il bando di appalto per la "ristorazione" nel Padiglione è scritto su misura per l´azienda che, da sempre, fa da asso pigliatutto nelle gare della Protezione Civile di Bertolaso. La "Relais", in Cina, non ha mai cucinato neppure un piatto di spaghetti.

Ma c´è da liberarsi della concorrenza di "The Kitchen", storica catena della ristorazione italiana in Asia. E, appunto, ci pensano i requisiti fissati nel bando. Poco importa, poi, che la "Relais" per accendere i fornelli a Shanghai sia costretta ad acquistare le licenze per operare in Cina in fretta e furia dal ristorante "That´s amore" dei fratelli Morano. Anche loro di origini calabresi.

 

Dettagli. Come la scelta a trattativa diretta dell´impresa di spedizioni che, a cose fatte, si "scopre" non avere le autorizzazioni per l´accesso diretto all´area dell´Expo. O quella dell´agenzia per il servizio di hostess. A costi da capogiro, la spunta "Nexxi", società italo-giapponese che in Cina non ha mai messo piede, ma creata ad hoc dal gruppo "Triumph" di Maria Criscuolo, madrina del figlio di Roberto Ottaviani.

L´Ottaviani di "Relais le Jardin", con cui la Triumph divide normalmente la torta degli appalti per i Grandi Eventi. Per sei mesi, nel Paese dove le hostess hanno il costo orario di un caffè, la Triumph riesce a spuntare dal Commissario circa un milione e 200 mila euro.

 03-12-2010]

 

 

 

L BANANA A TUTTO GAS(DOTTO) - GLI AFFARI OPACHI CHE RUOTANO INTORNO AL MERCATO DEL GAS E PETROLIO CHE ARRIVA DALLA RUSSIA - STRANI E COMPLESSI GIRI DI INTERMEDIARI ALL’APPARENZA INUTILI, SOCIETÀ (SPESSO CON PARTECIPAZIONE ITALIANA) CHE GUADAGNANO RIVENDENDO A TERZI E IL GIRO DELLE SOCIETÀ LEGATE AL CREMLINO - ED è FACILE IMBATTERSI IN UN SODALE DEL BANANA: DA VALENTINI A MENTASTI, DA FALLICO A FERLENGHI, TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE…

1 - IL BANANA A TUTTO GAS(DOTTO)...
Stefano Agnoli per il "Corriere della Sera"

 

Petrolio e gas. E fino a non molto tempo fa un oliato sistema di intermediari. La Russia è il primo produttore mondiale di greggio con 10 milioni di barili al giorno, più dell'Arabia Saudita. Ed è anche il secondo per il gas, dopo gli Stati Uniti, con un quarto delle riserve del pianeta. Può stupire che su questo mare di risorse si concentri l'attenzione di governi, diplomazie, compagnie petrolifere, finanziarie e affaristi? Ovviamente no.

I «cables» dell'ex ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, che nel 2008 riferisce le confidenze del suo collega georgiano («Putin ha promesso a Berlusconi una percentuale sui profitti da ogni gasdotto sviluppato da Gazprom insieme con l'Eni») fanno il paio con quelli inviati da Mosca il 24 novembre dello stesso anno, a firma del suo collega John Beyrle.

 

In due paginette Beyrle descrive come «opaco» il business della vendita del petrolio russo all'estero. Un giro d'affari del quale sarebbero beneficiarie aziende «politicamente introdotte» come ad esempio la Gunvor. Una società svizzera, riporta Beyrle, che «si dice» sia una delle fonti della ricchezza nascosta di Putin. Di proprietà di Gennady Timchenko, che «si dice» sia stato un collega dell'attuale primo ministro russo ai tempi del Kgb.

 

Spazzatura di seconda mano, già letta e smentita sui giornali di mezzo mondo e ricucinata ad uso di poco informate alte sfere a Washington? Può essere, se non fosse per una piccola ma fondamentale differenza: l'imprimatur (ai massimi livelli) delle rappresentanze diplomatiche a stelle e strisce. Che in altre note «confidenziali» scrivono senza mezzi termini di aver raccolto storie poco chiare. Come, ad esempio, che proprio la chiacchierata Gunvor guadagna un dollaro per ogni barile di petrolio venduto, contro il margine da 5 a 20 centesimi strappato da un trader normale. Una cresta, insomma, grazie ai suoi «buoni rapporti». Uno «sfriso», come i petrolieri definiscono il frutto dell'intermediazione.

Nel gas accade come nel petrolio? Svanita la cortina post-sovietica, gli esempi di sistemi «opachi» di vendita del gas da parte di Gazprom si sprecano. Come durante la crisi ucraina del 2005-06, un caso che si è trascinato fino a quando l'invisa (al Cremlino) Yulia Timoshenko è sparita di scena.

 

Un «cable» del 30 ottobre 2008 dall'ambasciata di Kiev ricorda che Gazprom, invece di vendere il metano direttamente all'Ucraina lo cede a un intermediario, RosUkrEnergo, una società al 50% tra Gazprom e due oligarchi ucraini (Dmitri Firtash e Ivan Fursin), che a sua volta lo rivende a Kiev. Perché Gazprom sarebbe dovuta entrare in affari con loro?

Anche nel caso Centrex-Mentasti, sempre del 2005, era previsto un contorto meccanismo di cessione del prezioso gas, questa volta in Italia. L'austriaca Centrex, creata da Gazprom e nella quale aveva una partecipazione Bruno Mentasti (imprenditore socio di Silvio Berlusconi ai tempi di Telepiù), avrebbe dovuto ricevere tre miliardi di metri cubi di gas russo dall'Eni di Vittorio Mincato per rivenderli in Europa. Guadagnandoci ovviamente, e fin qui la storia è nota. Ma di chi era la Centrex? Sulla carta risultava controllata da un Centrex Group di Cipro, a sua volta controllato da un trust di Vaduz, la Idf.

 

I nomi dei beneficiari della holding del principato alpino, liquidata definitivamente a marzo 2010, sono rimasti sconosciuti. C'erano degli italiani, oltre ai russi? Difficile dirlo. Solo lo scorso anno è emerso che già nel 2006 l'80% della Idf era stato venduto a una banca di Mosca, la Russische Kommerzial Bank. Ora il proprietario è Gazprombank, che malgrado il nome non ambiguo ha il colosso energetico di Mosca solo come socio di minoranza. A guidare la «nuova» Centrex è l'italiano Massimo Nicolazzi, ex Eni e ex Lukoil, che assicura di non vendere neppure un metro cubo di gas in Italia.

Dopo l'Eni, a «intermediare» gas russo sul territorio nazionale risultano ad oggi solo due società: Premium Gas, una joint venture tra Gazprom Germania da una parte e la lombarda A2A e Iren dall'altra. E Promgas, i cui azionisti sono Eni e la stessa Gazprom. Creata ai tempi dell'ex premier russo Viktor Chernomyrdin, il suo metano lo gira alla franco-italiana Edison.

Nei due anni trascorsi dal 2008, e dai «cables» delle ambasciate Usa, le cose sono un po' cambiate. La corsa agli affari con Gazprom, e al metano russo, si è attenuata. Allora il barile era a 147 dollari, e il gas lo seguiva a ruota. Con gli attuali prezzi, invece, i clienti europei puntano a sganciarsi dai costosi contratti stipulati con i russi. In attesa che il vento cambi un'altra volta.

 


2 - DA VALENTINI A MENTASTI TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE...
Andrea Greco per "la Repubblica"

C´è "il mediatore segreto" che poi segreto non è, anzi si muove come un ambasciatore di fatto. C´è l´amico di famiglia, che sfiorò il grande affare del gas in proprio. C´è "il professore", banchiere appassionato di letteratura, c´è il manager italo-russo dalla doppia nazionalità segreta. La rete di Silvio Berlusconi quando si arma e parte per Mosca è variopinta, ma accomunata dal fatto che tutti, con più e con meno complicità, hanno subito l´esuberanza del politico fattosi "amico" del Cremlino, ma nel fondo sempre imprenditore che fiuta l´affare.

VALENTINO VALENTINI
Quello che Ronald Spogli incorona come il mediatore numero uno è un bolognese classe ‘62, ex interprete del Parlamento europeo ora deputato del Pdl, protagonista di una bruciante carriera tutta giocata sulla conoscenza delle lingue straniere. E sull´intesa personale con Silvio Berlusconi, che esige la sua presenza quando sconfina Oltrecortina, ben più che quella degli ambasciatori ufficiali di turno. Da traduttore a mediatore a tutto campo, di diplomazie e soprattutto affari, l´uomo che vive tra l´Italia e Mosca può bussare a tutte le porte. Anche al Cremlino. Si muove in totale autonomia, riporta solo al Cavaliere.

 

ANTONIO FALLICO
L´italiano più potente di Mosca - senza gara dicono, dopo il trasloco del capo dell´Eni, Mario Reali - è un siciliano di Bronte, compagno di liceo di Marcello dell´Utri, come lui appassionato di letteratura, ma ramo spy stories (Feltrinelli ne ha da poco pubblicato Prospettiva Lenin, nom de plume Anton Antonov). Arrivò in Urss a metà degli anni Settanta con la raccomandazione dell´editore comunista Nicola Teti. Vi si è affermato come banchiere e attualmente presiede Zao Banca (Intesa Sanpaolo). Ha rapporti personali con Berlusconi da quando, nel 1986, curò lo sbarco di Publitalia in Russia. Molti amici anche tra la nomenklatura, tanto che è stato nominato console onorario della Russia a Verona. Da un decennio è l´architetto dei maggiori business sull´asse Italia-Russia, compresi quelli nel gas. È advisor di Gazprom.

 

ERNESTO FERLENGHI
Il manager che - dai dispacci pubblicati su Wikileaks - si era rifiutato di ricevere la delegazione americana a Mosca è l´ex pupillo di Reali a Mosca. Assunto all´Eni nel ´95 e solo dopo emerse che nascondeva una doppia cittadinanza, essendo di madre russa. Quindi secondo la legge locale è unicamente un cittadino russo. Di recente è stato nominato console onorario d´Italia a Novi Orengoi, in Siberia.

 

BRUNO MENTASTI
È finito nel dimenticatoio, ma cinque anni fa rischiò il colpo del secolo: sfilare tre miliardi di metri cubi di gas all´Eni e venderli al pubblico in Italia. Senza esperienze nel settore, solo grazie all´amicizia di famiglia con Berlusconi. Mentasti, venditore delle acque San Pellegrino a Nestlè, poi socio del Cavaliere in Tele+, aveva stretto legami con Gazprom (specie col vice presidente Alexander Medvedev) e creato la struttura in cui far girare l´affare. Non riuscì per l´opposizione dell´Antitrust e dei sindaci dell´Eni: per loro, l´affare creava solo svantaggi al gruppo. Ma utili sonanti a Mentasti e ai suoi soci, mai emersi perché schermati dietro casseforti con sede a Cipro e Lichtenstein.

 03-12-2010]

 

 

MEDIASET: ADREANI, PREVEDIAMO CHIUDERE 2010 CON UNA CRESCITA PUBBLICITARIA DEL 5%...
Radiocor - Mediaset prevede di chiudere l'anno 2010 con un rialzo della raccolta pubblicitaria del 5%. Lo ha indicato l'a.d. del Gruppo, Giuliano Adreani, a margine della lectio inauguralis del Corso in marketing organizzato da Publitalia. "Il 2009 e' stato un anno terribile - ha dichiarato il manager - nei primi nove mesi del 2010 abbiamo registrato un balzo della raccolta di pubblicita' del 5% e prevediamo di chiudere l'anno con questo risultato". Per l'anno venturo invece "occorrera' attendere il test del Natale - ha detto Adreani - molto importante per comprendere la ripresa economica dei consumi".

 

Adreani ha detto che sta andando molto bene anche il digitale terrestre sebbene le reti principali rimangono "le regine del mercato". Quanto alla Spagna - ha proseguito il numero uno di Mediaset, i risultati sono molto buoni anche perche' "la tv di Stato non ha piu' pubblicita' e questo contribuisce a risultati positivi di tutte le tv private. Contribuira' ovviamente anche sui conti del Gruppo Mediaset"30-11-2010]

 

 

FRENATA SULL’AUTHORITY - L’EVENTUALITÀ CHE IL BERLUSCONE PILATI POTESSE PRENDERE IL POSTO DI CATRICALÀ (PRONTO PER L’AUTHORITY PER L’ENERGIA) ALL’ANTITRUST, HA RIMANDATO INDIETRO DI SETTIMANE IL RISIKO DELLE POLTRONE - LETTA AVEVA ORGANIZZATO TUTTO, MA PD E TIPINI FINI SI SONO MESSI DI TRAVERSO E ANCHE LA SCONTATA NOMINA DI VEGAS ALLA CONSOB ORA CORRE DEI RISCHI…

Giovanni Pons per "la Repubblica"

 

È bastato che mancasse un solo tassello al complesso giro di poltrone ai vertici delle authority per far crollare il castello. Una riprova che le nomine erano frutto di mediazioni tra il governo e i partiti effettuate con la logica dell´occupazione di posizioni chiave piuttosto che con quella, più sana, di collocare figure indipendenti a regolare settori centrali come l´energia, le tlc e i mercati finanziari.

 

Dopo mesi di trattative e vacatio di figure come la presidenza Consob (l´ex presidente Lamberto Cardia era stato spedito a fine mandato al vertice delle Ferrovie) il governo Berlusconi aveva indicato Antonio Catricalà all´authority per l´Energia e Giuseppe Vegas alla Consob. Ma non è stato trovato subito il sostituto all´Antitrust, anche perché per quella poltrona occorre il consenso dei presidenti della Camera, Gianfranco Fini, e del Senato, Renato Schifani. Un accordo molto difficile da raggiungere in una fase politica in cui lo scontro tra Pdl e Fli rischia di far saltare l´intero governo.

Quindi la guida dell´Antitrust sarebbe stata assunta dal membro anziano, Antonio Pilati, tra gli estensori della legge Gasparri e molto vicino a Mediaset. Questo scenario, studiato senza alcuna consultazione, ha fatto saltare tutto il giro di nomine. Il Pd e i finiani hanno infatti fatto sapere che non avrebbero votato il via libera a Catricalà all´Energia se prima non si fosse trovato un accordo sull´Antitrust, ritenendo la soluzione Pilati non accettabile.

 

E poiché le Commissioni attività produttive della Camera e Industria del Senato votano a maggioranza qualificata di due terzi e con parere vincolante, è bastato questo irrigidimento a provocare il passo indietro di Catricalà e il nuovo caos.

 

Forse la nomina di Vegas potrebbe preservarsi, poiché i passaggi in Commissione non sono vincolanti. Anche se in molti, pur apprezzando l´uomo, hanno storto il naso sul trasferimento diretto da un incarico governativo a una presidenza "di garanzia" come quella della Consob. La nomina al vertice dell´Energia è poi molto delicata, in quanto a primavera va recepita una direttiva Ue sul gas e ogni settimana c´è qualche delibera sulle tariffe che riguarda colossi come Eni ed Enel, a cui il presidente in scadenza, Alessandro Ortis, non ha mai fatto sconti.

 

Così Gianni Letta aveva avuto buon gioco a indicare il fido Catricalà all´Energia lasciando passare Vegas - per anni collaboratore di Giulio Tremonti - alla Consob, salvo piazzare come quinto commissario un altro suo uomo, Paolo Troiano. E Berlusconi a caduta si prendeva l´Antitrust tramite Pilati. Il tutto, ma in specie l´ultimo passaggio, non è stato digerito dal Pd e dai finiani che hanno posto le loro condizioni.

 

Ora tutto si fa difficile poiché se entro il 15 dicembre non si troverà un presidente all´Energia, le attività ne saranno congelate e non si potrà deliberare neanche per le faccende spicciole. Per l´Antitrust, invece, la soluzione di ultima istanza vede uno scambio di poltrone tra Corrado Calabrò, attuale presidente AgCom, e lo stesso Catricalà. Scambio che assicurerebbe altri sette anni di mandato e stipendi a entrambi (Catricalà continua a percepire anche 9mila euro al mese come magistrato del Consiglio di Stato). Ma il problema per l´authority Energia rimane comunque aperto.

 29-11-2010

 

 

VALENTINO VALENTINI A TUTTO GAS! - L’"oscuro intermediario italiano che parla russo" è IL SEGRETO DI PULCINELLA: è uno degli uomini più fidati del Cavaliere, già interprete negli uffici comunitari di Bruxelles e poi via via cresciuto di ruolo e di importanza - NEL DUELLO DEI GASDOTTI, L’AMERICANO NABUCCO E IL RUSSO-BERLUSCONE SOUTHSTREAM, SBUCA il "Mentasti-Centrex"...

Roberto Mania per "la Repubblica"

 

Affari pubblici e affari privati. Viaggi privati e viaggi diplomatici. Silvio Berlusconi e «l´amico» Vladimir Putin. Il tycoon neo populista mediterraneo e l´oligarca russo, ex sovietico. Un intreccio di relazioni e di interessi fittissimi, non tutti alla luce del sole. Anzi. Rapporti che hanno allarmato la Casa Bianca: «Berlusconi - secondo i diplomatici americani - sembra il portavoce di Putin». E Hillary Clinton, segretario di Stato, ha chiesto alle sue ambasciate a Mosca e Roma informazione «su eventuali investimenti privati» del Cavaliere in Russia.

Perché per Putin, Silvio Berlusconi ha mutato le tradizionali e antiche traiettorie geopolitiche italiane. Ha fatto incrinare le relazioni con Washington che i cablogrammi di ieri, rivelati da WikiLeaks, hanno soltanto confermato. C´è il gas, ma non solo nel legame tra il magnate italiano e l´ex spia del Kgb comunista. C´è un rapporto «straordinariamente stretto» come scrivono i diplomatici statunitensi.

 

Ci sono «generosi regali» (il letto di Putin di Palazzo Grazioli che la escort Patrizia D´Addario ha potuto vedere da vicino), «lucrosi contratti - appunto - nel campo energetico». E poi «un oscuro intermediario italiano che parla russo», che dovrebbe corrispondere a quel Valentino Valentini, già interprete negli uffici comunitari di Bruxelles e poi via via cresciuto di ruolo e di importanza, fino a divenire uno degli uomini più fidati del Cavaliere, custode di segreti delicatissimi.

C´è una guerra all´inizio di tutto. È la guerra del gas, guerra strategica e vitale. Guerra anche politica: da una parte il Nabucco il gasdotto costruito per trasportare in Europa il metano dell´Azerbaijan e del Medio Oriente; dall´altra South Stream (joint venture tra l´italiana Eni e il colosso monopolista russo Gazprom) che aggirando l´Ucraina, dal 2015 dovrebbe portare il gas nelle case dei consumatori dell´Europa meridionale.

 

Nabucco lo vuole l´Europa, la Commissione di Bruxelles ci ha messo anche i soldi. Nel consorzio ci sono paesi dell´ex blocco sovietico, ma non l´Italia. Gli Stati Uniti si sono schierati con il Nabucco perché consente di superare i potenziali ricatti di Putin. Li abbiamo visti tutti durante la crisi in Ucraina, con la chiusura dei rubinetti del gas. Questa è la sua Russia. Un paese che i diplomatici americani definiscono uno «Stato virtualmente della mafia» per i rapporti delle sue agenzie con i boss, utilizzati per effettuare operazioni.

 

Ma dietro la guerra del gas - forse - ci sono anche altri interessi. Più privati che statali. Le tracce ci sono e forse anche le impronte. Eccolo Valentini attivissimo a Mosca nel provare a portare in porto il piano, poi fallito, per il "Mentasti-Centrex". Ed eccolo quel Bruno Mentasti, ex patron delle acque San Pellegrino, amico intimo di Berlusconi e poi anche socio nell´avventura di "Tele+". Interessi privati, appunto.

 

Perché Gazprom ottiene, nell´accordo con l´Eni, la possibilità di vendere una quota del gas, direttamente in Italia. Dovrebbe ricercare dei clienti e famiglie (ben tre miliardi di metri cubi di gas). L´interfaccia italiano dei russi in questa operazione avrebbe dovuto essere proprio Mentasti (era già stata costituita una apposita società). Business vero e decisamente privato.

 

Ma che alla fine è stato bloccato un po´ per l´opposizione dell´allora amministratore delegato dell´Eni, Vittorio Mincato, (sostituito poi da Berlusconi con Paolo Scaroni), ma anche dell´Antitrust e del collegio sindacale del "Cane a sei zampe" secondo cui il progetto «sovrastimava i vantaggi per l´Eni».

 

L´amico Mentasti ha dovuto fare un passo indietro. Forse. Gazprom entrerà direttamente in Italia vendendo gas attraverso un paio di accordi con società municipalizzate del nord-est. Valentini continua a frequentare Mosca e a preparare le visite "private" del Cavaliere. Intanto si è aperto il grande mercato delle commesse per le condutture. Un terzo è andato alle italiane. E Putin si è confermato un «amico».29-11-2010]

 

ALLE 22,30 DI STASERA WIKILEAKS FARÀ TREMARE MEZZO MONDO, IN PRIMIS BERLUSCONI - 1- DALLA CORRISPONDENZA DELL’AMBASCIATA DI ROMA E IL GOVERNO DI WASHINGTON POTREBBE SPUNTARE UN RAPPORTO SEGRETO CHE AGLI USA SAREBBE ARRIVATO DA AMBIENTI GEORGIANI, DOVE SI IPOTIZZA UN INTERESSE ECONOMICO PERSONALE (NEL SENSO DI AZIONARIO) SIA DI PUTIN CHE DI BERLUSCONI NEL GASDOTTO RUSSO SOUTHSTREAM DA CUI L’ITALIA SI RIFORNISCE CON L’IMPEGNO ATTIVO DI ENEL, ENI E FINMECCANICA - 2- CI SONO ALTRE DUE VICENDE ITALIANE. LA PRIMA SEMBRA RIGUARDARE UN MISTERIOSO VIAGGIO IN MONTENEGRO DI DUE PARLAMENTARI PDL CON UN FERMO ALLA FRONTIERA E IL SEQUESTRO DI UNA VALIGETTA. IL SECONDO: IL SEQUESTRO SUL TRENO PER CHIASSO DI OLTRE 100 MILIARDI DI DOLLARI IN BUONI DEL TESORO AMERICANI DEGLI ANNI ’30

1- QUI SALTA BERLUSCONI (ALTRO CHE CASETTA A MONTECARLO)
Fosca Bincher (Franco Bechis) per Libero

 

La verità sarà scoperta solo questa sera dopo le 22, quando Wikileaks metterà in rete i dossier riservati della diplomazia americana che stanno facendo tremare mezzo mondo.

Non sono molti i documenti che riguardano l'Europa (il 5% del totale), e ancora meno quelli sull'Italia: qualche centinaio di mail e rapporti riservati in gran parte datati all'epoca del governo guidato da Romano Prodi, mentre quelli che agitano l'esecutivo attuale sono relativi solo al 2008 e a parte del 2009.

Non c'è nulla dunque - come ipotizzava ieri la Stampa - che possa riguardare il caso Ruby Rubacuori, esploso nel 2010. Come d'altra parte è da escludere che nei rapporti diplomatici si faccia riferimento ai gossip o alle vicende private del presidente del Consiglio, che poco influenzano i rapporti fra gli Stati e che vengono prese in considerazione solo se utili alla analisi sulla stabilità del governo.

 

Non dovrebbero esserci nemmeno documenti particolari sulla crisi fra Berlusconi e Fini, anche perché gli episodi più importanti sono esplosi in data successiva a quella del trafugamento della documentazione dalla rete diplomatica americana.

Bisogna tenere presente che i rapporti dell'ambasciata di Roma debbono essere ritenuti di qualche rilevanza per la segreteria di Stato per essere classificati e archiviati nella banca dati centralizzata della segreteria di Stato.

Detto questo, secondo le prime indiscrezioni circolate sono soprattutto due i dossier diplomatici che riguardano l'attuale premier. Il primo è relativo ai suoi rapporti con il primo ministro russo Vladimir Putin, il secondo quelli con il leader libico Mohammar Gheddafi.

Nessuno dei due è una vera e propria sorpresa, perché in un caso e nell'altro la diplomazia americana ha espresso anche pubblicamente la propria preoccupazione e su singole vicende anche la propria contrarietà. Sui rapporti con Putin la documentazione riguarda due vicende principali: il ruolo avuto da Berlusconi all'epoca della guerra con la Georgia e il caso Southstream, il gasdotto russo da cui l'Italia si rifornisce con l'impegno attivo di Enel, Eni e Finmeccanica.

Wikileaks si infila dunque fra le lenzuola del lettone di Berlusconi e Putin. Ma il succo del disappunto americano su questa vicenda è ben noto. Tanto che l'attuale ambasciatore a Roma, David H. Thorne, andando al di là del protocollo appena insediato non l'aveva certo mandata a dire. E in un'intervista aveva affermato: «Anche se Usa e Italia cooperano strettamente su numerosi temi, ci sono, comunque, alcune posizioni della politica estera italiana che continuano a preoccuparci ».

 

Quanto a Southstream aveva aggiunto: «Ci preoccupa la dipendenza energetica non solo dell'Italia, ma di tutta l'Europa». Fra la corrispondenza dell'ambasciata di Roma e la segreteria di Stato potrebbe spuntare anche un rapporto segreto e non verificato che agli Usa sarebbe arrivato proprio da ambienti georgiani, dove si ipotizza un interesse economico personale (nel senso di azionario) nel gasdotto sia di Putin che di Berlusconi.
Ma il documento avrebbe la forma di un brogliaccio.

 

Ci sono altre due vicende italiane di questi ultimi due anni oggetto della corrispondenza riservata fra le strutture diplomatiche Usa. La prima sembra riguardare un misterioso viaggio in Montenegro di due parlamentari PdL con un fermo alla frontiera e il sequestro di una valigetta. Del secondo episodio ha riferito anche Libero nelle sue cronache: si tratta del sequestro sul treno per Chiasso di oltre 100 miliardi di dollari in buoni del tesoro americani degli anni '30.

Ufficialmente quei titoli di Stato sono stati ritenuti falsi, ma inquietò che fra i due portatori figurasse un giapponese nipote dell'ex vicedirettore generale della Banca centrale nipponica. Un caso in cui sicuramente è stata coinvolta la diplomazia americana, e che potrebbe creare qualche imbarazzo: se quei titoli fossero stati veri per la legge italiana bisognava applicare una sanzione di molti miliardi di euro, che da sola valeva 4 volte le risorse sullo sviluppo inserite nell'attuale finanziaria.

 

2- WIKILEAKS, RISCHIO "IMBARAZZO DIPLOMATICO PLANETARIO"
Repubblica.it

L'amministrazione Obama esclude qualsiasi negoziato con il sito fondato da Julian Assange "sulla diffusione di materiale riservato ottenuto in maniera illegale". Ieri sera per errore, il sito del settimanale tedesco Der Spiegel ha pubblicato un articolo, poi scomparso dalla rete, in cui si dice che il materiale verrà diffuso stasera alle 22.30 e che si tratta di 251.287 "cablogrammi diplomatici" inviati al dipartimento di Stato a Washington dalle ambasciate, dai consolati e dalle rappresentanze diplomatiche americane in tutto il mondo, oltre a 8.000 "direttive" del ministero degli Esteri Usa alle sedi diplomatiche in tutto il mondo. Tra la mole di documenti in possesso di Wikileaks, sarebbero tuttavia solo 4.330 i documenti "esplosivi".

3- PERPLESSITÀ SU BERLUSCONI E LE SUE RELAZIONI CON GHEDDAFI E PUTIN - "OBAMA ABBRONZATO". L'AMERICA SI ARRABBIÒ
Maurizio Molinari per La Stampa

 

Per comprendere la genesi dell'operazione di «diplomazia preventiva» con cui Washington sta tentando di disinnescare l'impatto delle rivelazioni di Wikileaks bisogna partire dal metodo con cui ambasciate, consolati e Dipartimento di Stato comunicano fra loro. Si tratta di telegrammi su singole notizie, documenti di analisi su fatti avvenuti e previsioni sull'immediato futuro che richiedono agli estensori di mettere nero su bianco tutte le informazioni a loro disposizione, non solo quelle pubbliche e politicamente corrette ma anche indiscrezioni raccolte da informatori, gossip di vario genere, dettagli sulla vita privata dei personaggi più noti, veleni politici, battute gergali e quant'altro possa consentire a chi legge di farsi un'idea chiara su cosa sta avvenendo.

 

L'errore più serio che un diplomatico può compiere è astenersi dall'includere un dettaglio che, nel breve o lungo termine, potrebbe rivelarsi decisivo. Il fine è di far confluire più informazioni possibili a Washington, dove sono poi gli alti funzionari a elaborarle per trarre conclusioni che finiscono sul tavolo del Segretario di Stato e, a volte, del Presidente.

 

Di conseguenza, leggendo tali documenti, si può trovare di tutto. Sono uno specchio della vita pubblica nei singoli Paesi, con il vantaggio di essere confezionati con il contributo di fonti di notevole rilievo, che adoperano ogni sorta di espressioni. Per tutelare tali fonti il governo americano le secreta ma WikiLeaks è riuscita ad avere i testi originali. Di qui le preoccupazioni dilaganti, testimoniate dalle anticipazioni di alcuni funzionari britannici sugli «insulti ai francesi spesso presenti nelle comunicazioni con gli americani».

Nel caso dell'Italia i documenti potrebbero contenere i commenti negativi alle frasi di Silvio Berlusconi - in almeno due occasioni - sull'«abbronzatura» di Barack Obama e della moglie Michelle. Quando il premier ricorse a tale terminologia, in Via Veneto fecero un sobbalzo, il Dipartimento di Stato ne venne subito informato e vi furono ulteriori scambi di comunicazioni.

 

La Casa Bianca decise però di non far trapelare la vivace irritazione per non incrinare i rapporti con un alleato molto importante su più scacchieri, dal Libano all'Afghanistan. È sufficiente varcare la soglia del Dipartimento di Stato per rendersi conto che la vicenda ha lasciato il segno, al punto che alcuni diplomatici si spingono fino a descrivere il premier italiano come «ad alto rischio», perché «chi vi si avvicina non ha idea di cosa può avvenire, delle conseguenze politiche possibili».

Il rischio è che Wikileaks metta a nudo la contraddizione fra la scelta pragmatica del quieto vivere con Berlusconi e le perplessità che circolano nell'Amministrazione sui rapporti di Roma. Anche a causa dei legami italiani con più nazioni difficili: dall'apertura delle banche agli investimenti di Gheddafi alla moltiplicazione degli scambi commerciali con Teheran fino al flirt energetico con la Turchia.

 

Ma forse il capitolo che può riservare più sorprese è quello del legame personale fra Berlusconi e Putin. Non è un mistero che Washington da tempo cerca di capire cosa vi sia alla base dell'intesa personale fra i due e, in occasioni conviviali a Roma come Washington, è frequente imbattersi in funzionari che ipotizzano interessi personali di Berlusconi negli accordi energetici.

 

Argomenti off-limits, di cui nessun diplomatico americano parlerà mai ufficialmente, ma nelle note diplomatiche se ne discute. Come nel 2007, in occasione del rapimento del giornalista Daniele Mastrogiacomo in Afghanistan, con una tempesta nelle relazioni fra l'Amministrazione Bush e il governo Prodi che vide i rispettivi ministri degli Esteri, Condi Rice e Massimo D'Alema, protagonisti di una cena all'«Aquarelle» di Washington che, anziché risolvere gli equivoci sulla trattativa italiana con i capi dei taleban, finì per moltiplicarli. 28-11-2010]

 

 

4. BERLUSCONI 'INVESTE' IN SONDAGGI E INTERNET, NEL 2009 SPESO MEZZO MLN...
(Adnkronos) - Silvio Berlusconi crede nella 'forza' di sondaggi e focus per sondare la 'pancia' del suo elettorato. E nel 2009 il Pdl ha speso quasi 260mila euro in ricerche socio-politiche per 'interpellare' i cittadini. Mentre altri 200 mila euro sono stati investiti per lanciare il partito on line.

Nato appena due anni fa, il 'partito del predellino' spende nel dettaglio: 257 mila 520 euro in 'sondaggi e ricerche sociopolitiche' e 207 mila 661 euro per Internet. Nel complesso si tratta di quasi mezzo milione di euro (465.181), iscritto nella voce 'costi per servizi' dell'ultimo rendiconto del partito per l'esercizio 2009 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. 26-11-2010]

 

 

 

 

 

cartellino rosso! - nella SENTENZA DELL’UTRI i giudici riconoscono che la FININVEST di berlusconi ha pagato il pizzo per venti anni - MA DA CONFINDUSTRIA, vice presidente confalonieri, NON ARRIVANO SANZIONI: "Saranno i magistrati a decidere” - Emma chiede una decisione “presa ed effettiva” dei giudici prima di intervenire... Marco Lillo per "ilFattoQuotidiano.it"

 

Emma Marcegaglia ha un problema. Anzi due. Il padrone del gruppo più importante della sua associazione di categoria, Silvio Berlusconi, e il vicepresidente di Confindustria Fedele Confalonieri.

La questione è spinosa. Soprattutto perché Emma Marcegaglia ha contraddistinto la sua presidenza con un forte impegno antimafia con lo slogan: "Espulso da Confindustria chi non denuncia il pizzo".

Sotto la sua presidenza è stato approvato il nuovo codice etico che recepisce il regolamento della Confindustria siciliana ove si legge:

"Le aziende associate e i loro rappresentanti riconoscono fra i valori fondamentali della Confindustria Sicilia il rifiuto di ogni rapporto con organizzazioni criminali, mafiose e con soggetti che fanno ricorso a comportamenti contrari alle norme di legge e alle norme etiche per sviluppare forme di controllo e vessazione delle imprese e dei loro collaboratori e alterare la libera concorrenza.

 

Gli imprenditori associati adottano quale modello comportamentale la non sottomissione a qualunque forma di estorsione, usura o ad altre tipologie di reato poste in essere da organizzazioni criminali e/o mafiose. Gli imprenditori associati sono fortemente impegnati a chiedere la collaborazione delle forze dell'ordine e delle istituzioni preposte, denunciando direttamente o con l'assistenza del sistema associativo, ogni episodio di attività direttamente o indirettamente illegale di cui sono soggetti passivi.

La verifica dell'uniformità a tali comportamenti che integrano il codice etico è demandata ai Collegi dei Probiviri - costituiti da Confindustria e da tutte le Associazioni aderenti - che determineranno l'applicazione delle sanzioni statutariamente previste".

(Codice etico su: http://bit.ly/ejwdma )

Tra le sanzioni in questione rientrano la censura e nei casi più gravi, come Emma Marcegaglia ha più volte sottolineato nelle sue dichiarazioni ai giornali, l'espulsione.

Già erano note le telefonate nelle quali Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri commentavano con l'attuale vicepresidente di Confindustria le minacce estorsive di Mangano. In quelle telefonate Silvio Berlusconi rivendica la scelta di pagare il pizzo.

Ora però pure i giudici della Corte di appello di Palermo, che hanno condannato Dell'Utri a sette anni di carcere per fatti di mafia, confermano che i pagamenti ci sono realmente stati. Che cosa farà dunque Confidustria?

Lo abbiamo chiesto a Emma Marcegaglia. Ecco come è andata.

"Il Gruppo Berlusconi, secondo i giudici di appello di Palermo, ha pagato il pizzo alla mafia. Cosa dice Confindustria? Pensate di espellere il gruppo Fininvest?"

"Questa è una cosa che dovranno decidere i magistrati, la nostra è un'azione diversa. Quando c'è una decisione presa, effettiva, allora noi si va nella direzione dell'espulsione. Ma non mi sembra che siamo in questa condizione. Saranno i magistrati a decidere".

E quando abbiamo ribattuto: "Quindi questa regola vale solo per i piccoli imprenditori palermitani?". Il portavoce ha detto: "Ora basta".

L'imbarazzo insomma è evidente. Anche perché almeno il contenuto delle intercettazioni è inequivocabile.

(il video dell'intervista alla Marcegaglia su: http://bit.ly/erfEMA )

Vediamone qualcuna.

Nel 1986, dopo aver subito un attentato alla casa milanese di via Rovani, in una telefonata a tre (ascolta l'audio) con Confalonieri e Dell'Utri, Berlusconi spiegava: "Stamattina gliel'ho detto anche ai carabinieri......gli ho detto: "Ah, si? In teoria, se mi avesse telefonato, io trenta milioni glieli davo!" (ride). Scandalizzatissimi: "Come, trenta milioni? Come? Lei non glieli deve dare che poi noi lo arrestiamo!". dico:"Ma no, su, per trenta milioni!" (ridono)". (la telefonata è su Youtube: http://bit.ly/gRIasa )

 

E nel 1988, dopo aver subito minacce di morte contro il figlio Piersilvio, ribadiva il suo proposito all'amico Renato Della Valle: "Ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i coglioni".

Emma Marcegaglia chiede però una decisione "presa ed effettiva" dei giudici prima di intervenire. E non importa se in altri casi Confindustria si è mossa anche prima del passaggio in giudicato delle sentenze.

Ecco il passaggio sul pizzo pagato da Fininvest, estratto dalla sentenza d'Appello del processo Dell'Utri, a questo link: http://bit.ly/fH6pIl . Una sentenza che in Cassazione verrà discussa solo per gli aspetti di legittimità e non di merito. 26-11-2010]

 

 

 

COM’È GENEROSO IL RE DEL BUNGA BUNGA - CHISSÀ PERCHÉ, ALLA SOCIETÀ SITI DEL GEOMETRA PIERGIORGIO RIVOLTA (GIÀ SALVATO DAI PROCESSI PER PRESCRIZIONE E PER L’ENTRATA IN VIGORE DELLA DEPENALIZZAZIONE DEL FALSO IN BILANCIO), SILVIO GARANTÌ UN PRESTITO BANCARIO DI QUASI 10 MLN € - GUARDA CASO LA SITI È LEGATA A FILO DOPPIO ALLA FLAT POINT, LA SCATOLA OFFSHORE CHE GESTISCE LA COSTRUZIONE DEL RESORT BERLUSCONIANO DI ANTIGUA

Walter Galbiati per "la Repubblica"

 

A garantire i prestiti in genere sono i genitori, quando vanno in banca a mettere la loro firma per il mutuo dei figli. Oppure gli imprenditori quando le banche chiedono loro una fideiussione per i finanziamenti alle imprese di famiglia in difficoltà o a quelle appena lanciate. Ora dato per scontato che Piergiorgio Rivolta non è figlio di Silvio Berlusconi, non si capisce come mai il premier si sia preso la briga di sottoscrivergli una garanzia di quasi 10 milioni di euro.

 

Il dubbio è che le imprese in cui lavora Rivolta siano più vicine a Berlusconi di quanto attestino gli atti ufficiali. Una di queste in particolare, la Siti srl, spicca su tutte per il suo rapporto con la Flat Point, la scatola offshore che gestisce la costruzione del Resort di Antigua, alla quale Berlusconi ha versato 22 milioni di euro per diventare titolare di un paio di terreni. Senza questo legame con la Flat Point è infatti difficile capire come Berlusconi abbia potuto mettere la sua firma per garantire il geometra Rivolta, un professionista il cui passato imprenditoriale non è certo dei più rosei.

 

I suoi guai risalgono agli anni Novanta, quando a capo della Imprenori, una azienda di costruzioni, lui e il socio Felice Nosotti vanno in fallimento, conoscono il carcere e finiscono sotto processo. Nella ricostruzione dell´accusa, i due vengono disegnati come due veri e propri falsari di bilanci, ma soprattutto di contratti e fatture, una straordinaria quantità di cartaccia che viene consegnata in banca solo per ottenere finanziamenti.

 

Nel rutilante giro di Rivolta e Nosotti finiscono una dopo l´altra la Banca Commerciale Italiana e la Comit Factoring, il Banco di Napoli, la Popolare di Asolo e Montebelluna, la Cassa di risparmio di Piacenza e Vigevano e la Popolare di Abbiategrasso. Loro, ne escono bene, perché nella sentenza depositata il 29 settembre 2003 dalla seconda sezione penale di Milano si legge che sono stati prosciolti «per intervenuta prescrizione del reato in relazione a tutte le condotte di falso in bilancio» e per «intervenuta depenalizzazione» delle false comunicazioni sociali a seguito dell´entrata in vigore nel 2002 della nuova legge fallimentare voluta dall´allora governo Berlusconi.

 

A riabilitarlo definitivamente ci pensa però Carlo Postizzi, il fiduciario svizzero che di recente ha dichiarato di essere il proprietario della Flat Point, quando la stampa ha iniziato a interrogarsi se Berlusconi fosse o no il socio occulto della società offshore. E lo riabilita attraverso la Siti, di cui Postizzi diventa il socio unico acquisendola da Villa Archinto, una società di Chiavari in liquidazione tra i cui azionisti figura il compagno di sempre di Rivolta, Felice Nosotti, ora segretario della Siti.

 

La Siti vivacchia fino al 2008, quando improvvisamente il suo bilancio si ravviva per un prestito bancario di 6,6 milioni di euro, l´anno dopo salito a 9,7 milioni. «Uno scoperto di conto», garantito da Rivolta, a sua volta garantito dal premier, che non servirebbe a nient´altro che a finanziare la Flat Point. Nel bilancio 2008 della Siti, infatti, compare «un finanziamento fruttifero alla Flat Point per euro 4.950.000», che nel 2009 sale a 5 milioni. La vicinanza tra Siti e Flat è notevole, hanno lo stesso azionista, sviluppano insieme l´investimento ad Antigua, hanno entrambe la sede in Piazza Cadorna e forse lo stesso magnate. L´unica fonte di finanziamento (22 milioni di bonifici a Flat e la garanzia da 10 milioni a Rivolta) sembra essere Silvio Berlusconi.

 24-11-2010]

 

 

LA PERLA AVVELENATA DI DON AB-BONDI - LA GENOVESI È UN FIUME IN PIENA: “ERO AMICA DI BONDI. VOLEVA FARMI ANDARE A LAVORARE A SKY. POI NON SI è ARRIVATI A NULLA, SUI CANDIDATI A PARMA SEGUÌ I MIEI CONSIGLI; GLI SCONSIGLIAI QUALCUNO INVECE CHE QUALCUN ALTRO” - L’EX ASSISTENTE DEL PIDIELLINO PIANETTA AI MAGISTRATI: “BRUNETTA? TUTTI SANNO CHE GESTIVA I FONDI NERI DEL PARTITO” - LA REPLICA DI BONDI: “FANTASIA MALATA”…

Giovanni Bianconi per il "Corriere della Sera"

 

«Il mio ruolo era quello di esperta nelle campagne elettorali, nel recupero dei voti e tutto quello che riguardava l'attività del politico», dice di sé Perla Genovesi, la pentita di un traffico di droga verso la Sicilia arrestata a luglio, già assistente parlamentare dell'ex senatore di Forza Italia Enrico Pianetta (oggi deputato del Pdl), ben inserita nell'entourage del premier Silvio Berlusconi. Il suo telefono, stando ai tabulati acquisiti dagli investigatori, ha avuto diversi contatti con la residenza di Arcore, dove per un periodo ha risieduto anche uno degli attuali coordinatori del Pdl, nonché ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi.

«Io già avevo avuto da parte di Bondi dei contatti - ha spiegato Perla Genovesi ai pubblici ministeri di Palermo nell'interrogatorio del 19 agosto scorso, ora inviato alla Procura di Milano -. Mi voleva fare andare a lavorare a Sky mi ricordo, mi aveva dato il suo biglietto da visita col suo cellulare... Poi non si era arrivati a nulla, però era nata un'amicizia e si fidava delle mie... Una volta mi chiese addirittura quali erano i candidabili per le Politiche, come deputati, su Parma e poi seguì i miei consigli; senza entrare nello specifico gli sconsigliai qualcuno invece che qualcun altro».

 

Grazie ai contatti intessuti dalla sua assistente fra il 2003 e il 2007 - dice Perla - il senatore Pianetta «ha cominciato a fidarsi di me, a vedere come le persone cominciavano a rispettarlo, la sua immagine ha cominciato a cambiare... Bondi gli aveva fatto avere un incarico di partito, come presidente dei seniores di Forza Italia, degli anziani, una richiesta che io avevo fatto per lui molto tempo prima. Gli hanno dato addirittura anche un ufficio, mi sembra nella sede di Forza Italia a Milano. L'avevano cominciato a inserire nelle riunioni di un certo livello, dove c'era Berlusconi e alcuni senatori che contavano, finché c'ero io...».

La pentita sostiene di aver collaborato alla campagna elettorale di Letizia Moratti a sindaco di Milano, occupandosi di due candidati segnalati da Pianetta. Parla di un ex consigliere provinciale di Forza Italia, oggi consigliere del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, Max Bruschi.

 

Altri le avevano detto che i massoni «comandavano le candidature, erano loro che gestivano i politici, e c'erano quelli più grossi di questi massoni che erano in America, ma che comandavano anche in Italia... Incuriosita da questa cosa chiesi a un mio amico che scriveva per Bondi, sapevo che era un massone, Max Bruschi. Gli chiesi informazioni su questi massoni, e lui mi mandò qualche e-mail. Poi quando l'incontrai mi spiegò alcune cose, lui considerava "la mia chiesa" addirittura l'origine della massoneria... Cominciai a prendere atto di questa realtà che non conoscevo, così cominciai a muovermi per capire come fare a candidare il senatore».

 

Per ottenere la rielezione di Pianetta nel 2006 Perla Genovesi afferma di essersi rivolta ai vertici della fondazione San Raffaele di don Verzè, per la quale Pianetta aveva lavorato in passato, e per cui le avrebbe confidato di aver fatto avere somme «gonfiate» per la realizzazione di opere all'estero. La donna rivela anche di essere stata avvertita di avere il telefono sotto controllo, intorno al 2006, da un assistente del presidente della Lombardia Formigoni, tale Alessandro. Il quale l'aveva saputo «da uno dei servizi segreti, mi ha detto».

Tra i politici conosciuti da Perla Genovesi, com'è noto, c'è anche il ministro per la Pubblica Amministrazione Brunetta: «Di lui ho sempre avuto una considerazione abbastanza alta, nonostante sapessi che era quello che aveva amministrato i fondi del partito, i fondi non dichiarati». «I fondi neri?», chiede il pubblico ministero. E Perla: «Sì, di Forza Italia». Il pm domanda che cosa sapeva in concreto e la pentita risponde: «Ma queste sono cose che sanno tutti... Non me le ha dette lui, sono cose che sanno tutti, che lui ha amministrato per un periodo i fondi del partito, insomma. Non lo so se ufficialmente, so che lui si vantava con me di avere insegnato a Berlusconi non dico a leggere e a scrivere, ma un poco il diritto, di avergli insegnato l'economia».

 

BONDI, DA PERLA GENOVESI FANTASIA MALATA. L'HO CONOSCIUTA COME COORDINATORE DI F.I.
(ANSA) - "In riferimento a quanto apparso oggi su l'Espresso e alcuni quotidiani confermo di avere conosciuto la signora Perla Genovesi nella mia qualità di coordinatore di Forza Italia al pari di altre centinaia di giovani del nostro movimento. Tutto il resto è frutto della fervida e malata fantasia di una donna che mai avrei potuto immaginare si sarebbe poi resa responsabile delle imprese di cui viene accusata": così il ministro dei Beni culturali e coordinatore del PdL, Sandro Bondi, ha smentito le affermazioni di Perla Genovesi riportate da diversi organi di stampa in cui si riferiscono brani dell'interrogatorio della Genovesi.

Secondo l'Espresso e diversi quotidiani, che citano e virgolettano brani dell'interrogatorio, Perla Genovesi avrebbe riferito che l'attuale ministro Bondi, all'epoca dei fatti coordinatore di Forza Italia, "voleva farla lavorare a Sky" ma "poi non si era arrivati a nulla". Genovesi ricorda che fra lei e il ministro "era nata un'amicizia".12-11-2010]

 

 

BERLUSCONI: NON MI DIMETTERÒ MAI, FINI MI SFIDUCI - E GIAN-MENEFREGO FA I NOMI DI TREMONTI E MARONI - Imbavagliato Feltri - FINANZIARIA, NAPOLITANO È CRITICO - DEBITO PUBBLICO, MAI COSÌ ALTO IL RISCHIO ITALIA - UNA PERLA DI MINACCE: DA LARUSSA A DON VERZÉ - MORTE DI UN TASSISTA BUONO - IL DEBITO DELL’IRLANDA FA PAURA ALL’EUROPA - AL G-20 NON C’È PACE SULLE VALUTE - EOLICO, L’AFFARE DELLE PALE FERME CHE VALGONO MILIONI DI EURO

Da "ilVelino.it"

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Berlusconi: non mi dimetterò mai". Editoriale di Sergio Romano: "Batta un colpo (se ci riesce)". Di spalla: "E il leader fli fa i nomi di Tremonti e Maroni". A centro pagina con foto-notizia: "Morte di un tassista buono" e "Napolitano critica la manovra: buio sulle scelte, troppi tagli". A fondo pagina: "Ricomincio dai sessanta. I nuovi anziani d'Italia" e "Quei ragazzi felici e ricchi grazie a una bella idea".

LA REPUBBLICA - In apertura: "Berlusconi: io premier o il voto". Editoriale di Guido Crainz: "Il tramonto del demiurgo" e d Carmelo Lopapa: "Gianfranco al Senatur: ‘Meglio senza Silvio'". Di spalla: "Il debito dell'Irlanda fa paura all'Europa. Italia, lo spread Btp ai massimi dal 1997". Al centro con foto-notizia: "Milano, la nuova città costruita sui veleni" e "Ruby, il pm accusa Maroni: ‘Ha calpestato la verità'". A fondo pagina: "Distratto un'ora su due, la vera fuga del cervello" e "Balotelli: la mia vita da nero, i primi insulti a 15 anni".

 

LA STAMPA - In apertura: "Bossi, mediazione fallita". Di spalla: "Cambi e commerci. Al G20 in Corea non c'è accordo". Editoriale di Francesco Guerrera: "Il mondo aggrappato alla debolezza Usa". A centro pagina con foto-notizia: "Venere torna ma non ha casa" e "‘Bimbi maltrattati'. Sequestrato il nido'". A fondo pagina il "Buongiorno" di Massimo Gramellini: "Chi ci farà star buoni".

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Finanziaria, Napolitano è critico". Editoriale di Fabrizio Forquet: "Stabilità? Sì. Paralisi? No, grazie". Di spalla: "con Saviano e Petrini a Bassano è già il 2050". A centro pagina con foto-notizia: "Al G-20 non c'è pace sulle valute" e "Brevetto Ue bocciato da Roma e Madrid". A fondo pagina: "Custodiamo insieme la memoria degli eroi italiani".

 

IL GIORNALE - In apertura: "Imbavagliato Feltri". Editoriale di Alessandro Sallusti. In taglio alto: "Berlusconi non si arrende: ‘Sarà guerra'". Di spalla: "La carta dei giudici che smentisce la pm del caso Ruby". A centro pagina sul caso Feltri: "Lo puniscono perché ha smascherato Fini" e "I giornalisti vittime della loro inquisizione" e "finiamola con queste caste onnipotenti". A fondo pagina: "‘Che c'entra Bondi? A Pompei è crollata soltanto una patacca'".

IL MESSAGGERO - In apertura: "Berlusconi: Fini mi sfiduci". Editoriale di Marco Fortis: "Il G20 in secca e il Titanic Irlanda". A centro pagina con foto-notizia: "De Laurentiis, genio del cinema: da Roma conquistò Hollywood" e "Eolico, l'affare delle pale ferme che valgono milioni di euro". A fondo pagina: "Sentenza contro le cosche, per scrivere le motivazioni ci sono voluti 1700 giorni" e "Roma, rinasce il tempio di Venere".

 

IL TEMPO - In apertura: "S'è bruciato il Biscottone". Editoriale di Mario Sechi. A centro pagina con foto-notizia: "Gianfranco non fa Economia" e "Piove e Roma si allaga. In campo anche la Protezione civile". Di spalla: "Quattro finiani al capolinea". A fondo pagina: "La vita da film di De Laurentiis".

LIBERO - In apertura: "Imbavagliato Feltri". Editoriale di Biagio Bova: "Fermiamo Fini. Sta mandando l'Italia in malora" e di Maurizio Belpietro: "Tifa per la crisi. Così è più facile fare il ribaltone". A centropagina: "Fini offre Tremonti e un pugnale. Bossi rifiuta: Cav premier fino al voto". A fondo pagina: La Borsa litiga con il Fisco. Nei guai un'azienda su tre" e "Io e la Juve facciamo pace. Parola di Luciano Moggi".

 

L'UNITA' - In apertura: "Viale del Tremonti". A fondo pagina: "Dino De Laurentiis, l'italiano che scalo Hollywood" e "Dalle macerie può nascere la bellezza".

 

IL FATTO QUOTIDIANO - In apertura: "Da Pompei a MInzolini. Spese allegre e noi paghiamo". Editoriale di Carlo Tecce. Di spalla: "Max, nun ce prova'". A centro pagina: "Perla, squilli e minacce: da La Russa a Don Verzé". A fondo pagina: "Conso, il 41 bis e le stragi del 93" e "Giudici, da vivi e da morti".

ITALIA OGGI - In apertura: "Un rating antievasione" A centro pagina: "Fisco, pentirsi adesso costerà di più. Velocizzati i pagamenti dei comuni" e "Fisco e Inps, sconti a chi lavora". A fondo pagina: "Mondadori. Bene periodici e libri, raccolta -6,3%" e "Bankitalia chiede più spazio all'Antitrust".

MF - In apertura: "Mai così alto il rischio Italia". A centro pagina: "Befera: il condono resta tombale" e "Profumo di Tabacci". A fondo pagina: "Generali già oltre i risultati del 2009" e "Unbundling, tutti contro tutti sull'aumento delle tariffe".12-11-2010]

 

 

ARCORE NON SI COMANDA - I VERBALI DI PERLA GENOVESI, l’ex assistente del senatore piediellino Pianetta, arrestata per traffico di droga - "L’uomo di Formigoni mi disse: sei controllata" - Si scopre che Perla faceva il triplo gioco: politica, droga e informazioni per la Digos di Parma - Ma soprattutto, occhio alle ultime righe del verbale: "Il camper aveva trasportato 12 chili di cocaina (...), e 6 chili e mezzo si sono fermati a Roma". E a Roma dove sono finiti

Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

 

Ieri Il Fatto Quotidiano ha raccontato l'incredibile storia dei 48 contatti telefonici tra Perla Genovesi e Villa San Martino, la residenza di Silvio Berlusconi, dal settembre 2003 al settembre 2007. E poi i 500 contatti con una sim intestata a Sandro Bondi e un'altra inserita successivamente nell'apparecchio telefonico appartenuto al ministro della cultura e infine i 127 contatti telefonici con l'attuale ministro della Funzione Pubblica, Brunetta.

Nello stesso periodo questa ragazza di Parma che allora aveva un'età oscillante tra i 25 e i 29 anni e ora ne ha compiuti 32, aveva rapporti strettissimi con narcotrafficanti siciliani vicini alla famiglia mafiosa capeggiata da Matteo Messina Denaro, il numero uno della mafia. La strana storia di Perla Genovesi è quella di una persona dalla tripla vita: narcotrafficante per amore, assistente parlamentare del senatore di Forza Italia Enrico Pianetta per lavoro, ma anche infiltrata della Polizia tra i boss.

 

Una storia che merita di essere raccontata con le parole dei suoi verbali con i pm di Palermo Calogero Ferrara e Marcello Viola del 27 luglio e 19 agosto del 2010. Perla Genovesi racconta anche di avere appreso di strani giri di soldi sugli appalti del San Raffaele. Sui quali Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, avrebbe percepito una somma definita dalla ragazza "tangente":

"Scoprii tramite altre persone, non persone buone, delinquenti, che praticamente il fratello di Berlusconi, Paolo, era quello che gestiva praticamente come si può dire tangenti, non lo so se si possono chiamare tangenti, però i furgoni camion che portavano su la merce dal meridione su, gli appalti di questi camion pagavano un pizzo".

NOME IN CODICE: CORALLO

Pm: Quindi tra gli 11 e i 7 anni fa grossomodo, lei ha fatto da informatore della ...

Genovesi: Per la narcotici sono i Carabinieri che si occupano di indagini antidroga. Il mio nome in codice era "Corallo". Nello stesso tempo facevo anche da informatrice per la Digos di Parma, facevo riferimento più precisamente al dott. Festa.

Pm: E la Digos che indagini fa in materia di droga, scusi signora? La narcotici lo capisco, ma ... la Digos si occupa d'altro come lei sa.
Genovesi: Non lo so, però con me il dott. Festa e la Digos hanno fatto alcuni arresti.

 

Pm: Sempre di droga, in materia di droga?
Genovesi: Sì.

Pm: Ho capito.
Genovesi: E tutto questo l'ho fatto per una ... né per scopo di lucro né perché io ne facessi uso ...

Pm: E perché lo faceva?
Genovesi: Perché ... questa è la cosa più difficile magari da ... perché ritenevo responsabili gli spacciatori della rovina della mia famiglia. Perché mio zio era morto dopo che l'avevano picchiato in carcere perché era stato in carcere per colpa della droga, per colpa del fratello che faceva spaccio ...

Pm: Come si chiamava suo zio?
Genovesi: Antonio Montoro e io ... ero piccola, so che quel giorno che è morto avevo giurato che da grande avrei arrestato gli spacciatori e poi me ne sono dimenticata ovviamente di questo giuramento, a 21 anni ...

L'ASSISTENTE DI FORMIGONI
Genovesi: Io pensavo che se io avessi fatto anche da infiltrata, informatrice, ... Berlusconi e questa gente avrebbe saputo queste cose, perché sapevo che avevano i servizi segreti che lavoravano per loro, che tra l'altro mi avevano detto che avevo il telefono sotto controllo, l'Assistente di Formigoni me l'avevo detto, e quindi avevo paura a fare l'informatrice su cose più piccole anche.

Pm: Che le aveva detto l'Assistente di Formigoni?
Genovesi: Che avevo il telefono sotto controllo.

Pm: Ma in che occasione glielo disse? Cioè vi siete incontrati un giorno e le disse "guarda, sai ci hai il telefono sotto controllo" ...
Genovesi: Più o meno così mi disse. Sì, mi stava ... tutti i giorni ci sentivamo, lui mi veniva dietro, però più o meno sì.

Pm: L'Assistente di Formigoni?
Genovesi: Uno degli Assistenti sì.

Pm: E come si chiama innanzitutto questo?
Genovesi: Alessandro.

 

Pm: Alessandro come?
Genovesi: Alessandro ... adesso il cognome ... non me lo ricordo, però ce l'ho scritto, anche il numero telefonico.

Pm: E lei non le disse "ma come lo sai, chi te l'ha detto?"
Genovesi: Sì, ‘uno dei servizi segreti', mi aveva detto.

Pm: Quindi uno dei servizi gli aveva detto che lei aveva il telefono sotto controllo.
Genovesi: Sì.

Pm: Questo mentre lei lavorava col Senatore?
Genovesi: Sì.

COCA A BARCELLONA

Perla Genovesi sostiene di avere scoperto con chi aveva a che quando Paolo Messina, impiegato del comune di Campobello di Mazara cinquantenne le rivela il senso del loro viaggio in Spagna

Genovesi: Solo quando mi disse che il viaggio che avevamo fatto a Barcellona ... il camper aveva trasportato 12 chili di cocaina ...

 

Pm: 12?
Genovesi: E non so se il primo o il secondo viaggio 8 chili o qualcosa del genere.

Pm: Con riferimento a questa droga che lei ha visto nella valigia cosa le disse?
Genovesi: Che era quella che tornava su ...

Pm: Cioè?
Genovesi: I 12 chili, erano 6 chili e mezzo ...

Pm: E perché tornavano su?
Genovesi: Perché si fermavano a Roma quei 6 chili e mezzo.

 11-11-2010]

 

 

A PERLA DI ARCORE - BEN 48 TRA TELEFONATE E SMS (DAL SETTEMBRE 2003 AL SETTEMBRE 2007) ALLA VILLA DEL RE DEL BUNGA BUNGA PER LA RAGAZZA PARMENSE AMICA DI NADIA MACRÌ POI ARRESTATA PER TRAFFICO DI DROGA - L’ASSISTENTE DELL’OSCURO SENATORE PDL PIANETTA AVEVA UN FILO DIRETTO CON LA RESIDENZA DEL PREMIER E CHIAMAVA DI CONTINUO ANCHE BONDI E BRUNETTA - E NOEMI S’INCAZZA: “RUBY DICE CHE SONO STATA ALLE FESTE? LA QUERELO

1 - TELEFONATE PERICOLOSE...
Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

 

Nei quattro anni che hanno segnato l'ascesa di Perla Genovesi ci sono ben 48 contatti telefonici (in entrata e in uscita, tra telefonate e messaggi sms) con il telefono di Arcore. Il Fatto Quotidiano ha visionato i tabulati telefonici che dimostrano ancora una volta quanto sia facile per personaggi discutibili, spesso di sesso femminile, accedere ai vertici del Pdl.

 

Altro che assistente sfigata di un oscuro senatore di periferia. Altro che sconosciuta centralinista della Regione Emilia Romagna. Perla Genovesi, la ragazza parmense di 32 anni, già portaborse del senatore Enrico Pianetta di Forza Italia, fermata nel 2007 e poi arrestata nel luglio scorso con l'accusa di traffico di stupefacenti insieme a un gruppo di siciliani, era entrata davvero nel cuore del potere berlusconiano.

 

Questa giovane dalla doppia vita a cavallo tra i politici romani che oggi occupano le poltrone più importanti del Governo e i narcotrafficanti siciliani era arrivata a parlare con Villa San Martino. Il Fatto Quotidiano ha visionato i tabulati telefonici della ragazza nei quattro anni che hanno segnato la sua ascesa dall'Emilia alla Capitale e ha scoperto ben 48 contatti (in entrata e in uscita, tra telefonate e messaggi sms) con il telefono di Arcore.

Nello stesso periodo Perla Genovesi aveva contatti e collaborava con i narcotrafficanti Vito Faugiana e Paolo Messina, arrestati con lei nel luglio scorso. Una circostanza che dimostra ancora una volta la permeabilità dei vertici del Pdl da parte di personaggi, spesso di sesso femminile, legati alla criminalità organizzata.

 

Dopo Barbara Montereale, l'amica di Patrizia D'Addario fidanzata con un rampollo del clan Parisi di Bari, dopo il caso Ruby e la pubblicazione da parte di "Oggi" delle foto di Lele Mora, indagato per favoreggiamento della prostituzione, che recapita in villa pacchi di ragazze al premier, le telefonate ad Arcore di una ragazza in rapporti con narcotrafficanti siciliani ripropone il problema della ricattabilità e della possibile infiltrazione da parte della criminalità dei vertici del Pdl.

 

Non solo il premier ma, come dimostra questo caso, anche il suo entourage e i suoi uomini più fidati sono a rischio per le loro spericolate frequentazioni. Quando hanno visto i 48 contatti con Arcore, inizialmente gli investigatori hanno pensato al Cavaliere. Era naturale accoppiare l'utenza 039 6013... di Arcore, intestata all'Immobiliare Idra (società proprietaria di gran parte delle ville di Berlusconi) al padrone di casa. Quel numero era stato rinvenuto tanti anni fa nella memoria del cellulare di Marcello Dell'Utri come recapito riservato per contattare l'amico Silvio.

 

In realtà, esaminando alcune telefonate intercettate sull'utenza di Perla Genovesi, si è scoperto che quando chiamava quel numero la ragazza cercava non Silvio ma Sandro. Il 16 aprile 2005, al centralinista che risponde "Villa San Martino", infatti, secondo i Carabinieri, "Perla chiede del Dott. Giuseppe Villa che però non c'è. E chiede anche di tale Bondi ma non c'è neanche quest'ultimo".

 

Questo è l'unico contatto con Arcore segnalato dai Carabinieri nella loro informativa nella quale si annotano anche 13 contatti con l'attuale ministro della difesa Ignazio La Russa, "tutte attinenti al suo compito ufficiale e prive di interesse investigativo".

 

I contatti con Arcore tracciati dai tabulati cominciano nel 2003. Sono molte le telefonate in partenza dalla magione del Cavaliere: il 19 settembre del 2003 alle 13 e 32, per esempio, il telefono di Arcore chiama il cellulare di Perla Genovesi e la conversazione dura 8 minuti. Il giorno dopo c'è un'altra chiamata più breve sempre in partenza dalla villa e poi ancora il 3 ottobre, il 27 ottobre, il 9 novembre, il 25 dicembre, il primo marzo del 2004 e così via.

 

Sono in tutto undici le chiamate in uscita mentre molte di più sono le volte che è Perla a chiamare il suo ignoto interlocutore di Arcore. Una volta, forse per sbaglio e per un solo secondo, Perla chiama anche alle 6 di mattina. Non è possibile sapere (a parte l'unico caso citato nell'informativa dei Carabinieri visionata dal Fatto) chi e cosa cercasse la ragazza parmense ad Arcore.

 

Fin quando non saranno rese pubbliche le trascrizioni delle conversazioni (e non solo i tabulati che indicano solo il chiamante e il chiamato oltre alla durata della conversazione) si possono fare solo dei ragionamenti basati sulle altre telefonate che precedono e seguono quelle di Villa San Martino. A leggere i tabulati, probabilmente era proprio Sandro Bondi, nominato nel 2005 coordinatore del partito Forza Italia, o qualche altro personaggio dell'entourage del Cavaliere, l'interlocutore misterioso della ragazza, che ha sempre detto di non essere mai andata ad Arcore.

Perla Genovesi ha riferito solo in via indiretta i racconti dei festini nella villa di Silvio Berlusconi ai quali avrebbe partecipato la sua amica Nadia Macrì ma ha sempre aggiunto di non essere mai stata coinvolta in prima persona in quelle feste e di avere partecipato ad incontri con altri politici a Roma e a Palermo.

 

Nei tabulati della ragazza ci sono invece tantissime telefonate che, secondo gli investigatori, sono riferibili alle utenze di Sandro Bondi. Nei tabulati risultano 37 contatti tra Bondi e Perla Genovesi tra il 19 settembre del 2003 e il 2 ottobre di quell'anno. Poi l'apparecchio telefonico di Bondi cambia sim e comincia a usarne una intestata a Forza Italia, probabilmente concessa in uso al politico di Fivizzano.

Perla Genovesi intrattiene ben 570 contatti telefonici nel periodo monitorato, dal settembre del 2003 al settembre del 2007, con questa scheda di Forza Italia probabilmente in uso a Bondi. Nello stesso periodo ci sono un centinaio di contatti con utenze riferibili all'attuale ministro del Pdl Renato Brunetta, al quale poi Perla Genovesi presenterà Nadia Macrì.

 

2 - NOEMI: RUBY DICE CHE SONO STATA ALLE FESTE? LA QUERELO...
Da "il Fatto Quotidiano"

"Ruby dice di avermi vista a una festa ad Arcore? Non so che cosa abbia in testa, ma io nell'ultimo anno non sono stata lì. Ha qualche mia fotografia? Se dice certe cose deve provarle: potrei querelarla. Ad Arcore ci sono stata, ma solo con mamma e papà e prima del compleanno a Casoria". Così Noemi Letizia, in un'intervista a Diva e donna.

La ragazza parla delle feste dal premier: "Ma quale sesso e droga. Si cena e basta. Ci sono stata con i miei genitori e anche quando sono andata da sola, a Villa Certosa, ho partecipato a una cena tranquillissima. Nessun dopocena". "Il bunga bunga? E' una barzelletta. Anche mio padre la conosce". Su Ruby: "Non l'ho mai conosciuta: non paragonatemi a lei. E' il mio opposto: io sono una brava ragazza italiana; vivo a casa e studio".

 10-11-2010]

 

 

 - HARDCORE DA SBALLO...
Cetriolo lisergico per il Banana delle feste. "Perla, corriere della droga. 48 chiamate ad Arcore. Altro che assistente di un oscuro senatore del Pdl, Perla Genovesi aveva un filo diretto con la residenza del premier. Centinaia di telefonate anche con Bondi e Brunetta". Sul giornale di Padellaro, Marco Lillo dà un'occhiatina ai tabulati della ragazza arrestata per traffico di droga. Aveva solo 57 telefonini e si scopre che, quando chiamava Villa San Martino, chiedeva di Giuseppe Villa o di Sandro Bondi (CQ, pp.1-3).

 

Ma ai pm palermitani, Perla ha raccontato anche il mercato dei posti a Montecitorio: "Candidature forziste vendute a 150 mila euro. "Soldi all'agenzia del figlio di Dell'Utri". Il senatore smentisce e annuncia querele (Repubblica, p. 10).

 

 

10-11-2010]

 

 

1- PRETTY RUBY PASSA ALL’INCASSO: NOTTE CUBISTA IN UNA DISCO MENEGHINA (10MILA €?) - 2- MA QUALE "RAGAZZA DA SOCCORRERE", COME DICHIARATO DAL PRESIDENTE "PROSTITUZIONALISTA" BERLUSCONI PER GIUSTIFICARE IL SUO INTERVENTO SULLA QUESTURA DI MILANO (EPPOI NON ERA LA NIPOTE DI MUBARAK?), PERCHÉ RUBY NON AVEVA SOLTANTO AMICIZIE "ALTOLOCATE", DI CUI NON PERDEVA OCCASIONE DI VANTARSI, MA ANCHE GIRI DI PERSONAGGI DA PRENDERE CON LE MOLLE PRONTI A DIFENDERLA CON IL COLTELLO, COME RACCONTANO LE DENUNCE DI DUE TASSISTI AL COMMISSARIATO DI POLIZIA DI NERVI POCHI GIORNI PRIMA CIOÈ CHE LO SCANDALO SCOPPIASSE - 3- IL PM INDAGA SUL "SISTEMA DELLE CENE". PUNTA CIOÈ AL "SISTEMA" CHE PORTA, GRAZIE A TESTIMONIANZE E ACCERTAMENTI, ALLO "SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE" -

1- RUBY E LE ALTRE «RUBACUORI»: SABATO LA SERATA IN DISCOTECA
Michele Focarete per Corriere.it

 

Soldi facili, che giovanissime come Ruby guadagnano adescando uomini nell'ora dell'aperitivo, prendendo percentuali dai locali nei quali portano i clienti e concedendosi poi a non meno di 500 euro per notte. Un business a tanti zeri come ci racconta Miriam, 22 anni, di Mohamadia, mezz'ora di strada da Casablanca.

 

Un paesino considerato la Mecca del sesso. Da qui, infatti, si muovono parecchie giovani marocchine in cerca di avventure lucrose. «Di giorno relax - dice Miriam -. Difficilmente ci si muove alla ricerca di qualcosa o qualcuno. Si inizia dall'aperitivo verso le 18.30, nei soliti posti di tendenza. Io, personalmente, preferisco Armani, Bulgari, il Living. Ma anche nei barettini attorno a corso Como si pesca bene.

 

Dopo l'aperitivo, tassativamente Margarita alla fragola, cerco di convincere il cavaliere di turno ad andare nelle discoteche dove io ho agganci come pierre o ragazza immagine, così prendo dal 10 al 20 per cento sulle consumazioni. Poi, la serata si conclude in hotel o a casa sua. Sesso per 500, 600 euro. Ma qualche volta ho ricevuto anche 1.200 euro».

E i conti sono presto fatti: Miriam è una giovanissima da 1.000 euro in media al giorno. E, come lei, l'esercito di escort straniere che si muove in città vanta 500 adepte. In primis quelle dell'Est, seguite da caraibico-sudamericane. Terze le magrebine. Tutto esentasse.

 

Sempre in tema di business, dopo aver da poco vinto il ricorso al Tar per rimanere aperti fino alle 5 del mattino, è subito festa. E guarda con chi? Con Karima El Mahroud, in arte Ruby Rubacuori, la giovane marocchina più chiacchierata della storia contemporanea: sarà infatti lei, provocante e misteriosa, la madrina della serata di sabato prossimo al Karma di via Fabio Massimo, al Corvetto.

 

Lo annuncia una locandina, con tanto di primo piano della ragazza dalla pelle ambrata che ha messo in subbuglio questura e Palazzo Chigi. «Ruby Rubacuori, special guest». Lei, salita agli onori della cronaca per certe dichiarazioni piccanti nei confronti del premier Silvio Berlusconi, si agiterà ancheggiando sul cubo e tra i fan, in un mini show al peperoncino. Cachet? Top secret. Ma tra le ragazze immagine e cubiste del momento circola questa voce: dai 5 mila euro in su. Sempre esentasse.

 

2- RUBY, IL PM A CACCIA DELLE "DELUSE" - SESSO IN CAMBIO DI PROMESSE DI PARTECIPAZIONE A TRASMISSIONI TV - IL MAGISTRATO INDAGA SUL "SISTEMA DELLE CENE"
Piero Colaprico per "la Repubblica"

Come dice Monica Bellucci, «quello dell´escort di palazzo è un tema vecchio come il mondo». Ma l´inchiesta milanese che ha coinvolto la neo-maggiorenne Ruby, scappata di casa giovanissima e invitata alle feste del premier ad Arcore, non punta ai comportamenti, ma ai reati contemporanei.

 

Punta cioè al «sistema» che porta a vari clienti, tra i quali Silvio Berlusconi è il più famoso e generoso, cubiste, ballerine, ragazze dei calendari e piccole star del piccolo schermo.

Quel sistema, per come si va configurando grazie a testimonianze e accertamenti vari, è «sfruttamento della prostituzione». Cioè, ci sono i clienti che pagano per avere la compagnia, e non è reato. Ci sono le ragazze (parti lese o testimoni). E c´è chi manovra, o aiuta a manovrare: e questo è il reato.

Come «accertarlo», però, non è semplice. Non è facile che una soubrette ammetta di essere quello che è anche, a volte. Questo spiega il passo un po´ più rallentato dell´indagine in questi giorni. Ieri si scriveva della richiesta del pm Antonio Sangermano al collega Franck Di Maio di alcuni interrogatori, arrivati a Milano per lo spezzettamento dell´inchiesta «Vallettopoli» di Potenza.

 

Riguardavano Silvia Abbate e Barbara Guerra, entrate in programmi Mediaset, ed Emilio Fede. Ma viene analizzata «una montagna di carte», perché in varie parti d´Italia alcune ragazze hanno già spiegato ai magistrati come funziona il cosiddetto «sistema delle cene», che non sono cene e basta.

E non sono poche, a quanto pare, le deluse. Le dimenticate. Quelle che speravano di partecipare almeno al «Grande fratello» e non sono state chiamate. L´inchiesta milanese non può certo sentirle tutte o occuparsi del risentimento di tutte, ma possono esserci delle coincidenze molto interessanti tra le loro dichiarazioni a verbale e i tre verbali della giovanissima Ruby. Se ci sono, il fiorire di interviste contraddittorie della ragazza verrà spazzato via molto facilmente all´interrogatorio, non ancora fissato.

Tra gli investigatori c´è chi sta lavorando su questo filone e c´è chi - non dimentichiamolo, perché la giustizia non è il processo televisivo - continua a occuparsi della telefonata di Silvio Berlusconi al capo di gabinetto della questura di Milano Pietro Ostuni. Di fatto è quella telefonata che «sblocca» Ruby-Karima e la fa uscire dal portone principale nonostante un fermo per furto. E Karima, che è marocchina con famiglia residente in Sicilia, diventa, nonostante l´accertamento dell´identità, «la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak».

Questa «truffa diplomatica» è stata rivista alla moviola tre volte. Una, con i racconti di Ruby. Due, con gli atti ufficiali, che vanno dalle relazioni di servizio del 27 e 28 maggio, del 28 luglio, agli «appunti» inviati dopo l´articolo di Repubblica dalla questura al ministero. Tre, con gli interrogatori dei poliziotti, compreso l´ex questore Vincenzo Indolfi.

 

C´è per ora una sola persona fisica indagata che collega i due filoni: è Nicole Minetti, 25 anni, consigliere regionale per diktat di Silvio Berlusconi. Ha nominato una famosa avvocatessa e attende, chissà per quando, la convocazione: sarà in qualche ufficio nascosto, lontano il più possibile dai cronisti.

3- "RUBY? DA GENOVA A MILANO IN TAXI, E CI PAGÒ CON MINACCE"
Paolo Colonnello per "La Stampa"

A leggere gli atti che riguardano le avventure di «Ruby Rubacuori», al secolo Karima, non si direbbe proprio che fosse una «ragazza da soccorrere» come dichiarato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per giustificare il suo intervento sulla Questura di Milano il 28 maggio scorso.

Perché «Ruby» non aveva soltanto amicizie «altolocate», di cui non perdeva occasione di vantarsi, ma anche giri di personaggi da prendere con le molle pronti a difenderla con il coltello, come raccontano le denunce di due tassisti al commissariato di polizia di Nervi pochi giorni prima cioè che lo scandalo scoppiasse.

 

E' il 15 ottobre, quando dai poliziotti a mezzogiorno si presenta F.C., autista di taxi che racconta di aver prelevato la sera prima davanti alla discoteca «Albikokka» «una giovane e avvenente ragazza... vestita in modo elegante». Una bellezza che non si dimentica quella di Ruby, così gli agenti non fanno fatica a rintracciarla su un album fotografico e il tassista la riconosce al volo: «E' lei».

 

Dunque la sera prima Ruby-Karima era salita sul taxi chiedendo di essere portata fino a Milano da Armani. Un tragitto di poco meno di due ore, durante il quale Ruby prende il cellulare e parla, parla. Racconta ad amici e amiche che dovrà fare spettacoli a Genova e all'Armani di Milano e poi si vanta col tassista: «Mi disse di chiamarsi Sabrina, raccontava di essere una donna di spettacolo, di lavorare oltre che nei locali, alla televisione su Italia 1, come partecipante di una non meglio specificata trasmissione, e aggiungeva di lavorare per Lele Mora e di essere amica personale di Silvio Berlusconi».

 

Il tassista trasecola. Non crede molto a questa bella ragazza anche perché sospetta che in realtà tiri a non pagargli la corsa. Quando arrivano a Milano, Ruby chiama un altro tassista, «un amico» dice, che dovrebbe aiutare l'autista arrivato da Genova a raggiungere «L'Armani». Arriva una Mercedes bianca, con il lumino di servizio sul tetto ma senza altre scritte identificative, dalla quale sbarcano altre due «ragazzine». Sembrano tutti grandi amici di Ruby e «una certamente è di etnia rumena».

La nuova arrivata sale in auto con la marocchina: sarà lei a indicare la strada al tassista genovese. Seguiti dalla misteriosa Mercedes bianca, dopo un po' di giri a vuoto il tassista si preoccupa, chiede spiegazioni. La ragazzina rumena a un certo punto scende dal taxi mentre Ruby si innervosisce: «Fatti i cazzi tuoi, continua a guidare e stai tranquillo che la corsa te la pago».

 

Ma quando finalmente si fermano, in centro, ad aspettarli ci sono sei o sette uomini «di carnagione scura». Tra loro Ruby ne riconosce uno di mezza età: «Ecco il mio amico, ora ti paga». Ma l'uomo tira fuori il coltello: «Vattene tassista, perché finisce male». Ruby si dilegua, il tassista ingrana la marcia e scappa.

 

Il secondo verbale, questa volta di R.S., racconta invece di un altro viaggio di «Ruby» da Genova all'Hollywood di Milano il 25 luglio scorso: «Ci accordammo per 350 euro». Anche in questo caso Ruby ha la lingua sciolta: «Mi raccontava di lavorare nei locali più esclusivi di Genova e Milano, di avere lavorato in tivù nella trasmissione Chiambretti Night e di essere in rapporti con Lele Mora». Insomma, un copione. Solo che una volta arrivati in Corso Como la ragazza con una scusa scenderà dal taxi e si dileguerà nella discoteca. 08-11-2010]

 

 

VESPA "ANNALES" - NEL SUO NUOVO LIBRONE (OLTRE 700 PAGINE!), BRUNELLO DA "PORTA A PORTA" RICOSTRUISCE L’INCIPIT DELLA ROTTURA FINI-BERLUSCONI: IL TRADIMENTO INIZIÒ CON PRODI E LA TULLIANI - Il 2007, anno decisivo per la vita privata di gian-menefrego: fuori daniela (separazione blindatissima), dentro elisabetta (col pancione) - e PARTE IL TORMENTONE di "Striscia la notizia": il video con gaucci...

da "Libero"

 

Pubblichiamo uno stralcio dell'ultimo libro di Bruno Vespa (Editore Mondadori), "Il Cuore e la Spada". Si parla delle fibrillazioni nella politica italiana nel 2007 e delle origini della crisi, poi scoppiata quest'anno, tra Berlusconi e Fini.

Con una delle sue frequenti e improbabili campagne acquisti, il Cavaliere era convinto di far cadere Prodi nell'autunno del 2007 sulla seconda legge finanziaria. Ma nessuno dei leader dei piccolissimi partiti dell'Unione voleva fare il primo passo, assumendosi l'onere di provocare il ricorso all'esercizio provvisorio di bilancio, strumento dimenticato perfino nella Prima Repubblica.

 

Il 15 novembre 2007 la legge passò al Senato con 161 voti contro 157. Sarebbe bastato che due senatori, Lamberto Dini e il suo amico Giuseppe Scalera, votassero contro per far saltare il governo. Ma Dini tentennò, giocandosi così un ruolo di primo piano nel governo Berlusconi del 2008. Sul momento, la cocente sconfitta del Cavaliere, già orfano di Casini, ebbe l'effetto di fargli rivoltare contro anche Fini.

 

Dopo una tempestosa telefonata, il leader di An gli assestò due colpi micidiali tra il 16 e il 18 novembre con due interventi sul «Corriere della Sera» e «la Repubblica». Convinto che Prodi sarebbe caduto soltanto dopo un accordo su una nuova legge elettorale, Fini disse che, se il centrodestra non fosse stato in grado di ridarsi una missione, la coalizione si sarebbe disintegrata e ognuno sarebbe andato per la propria strada.

«Lo feci» mi avrebbe spiegato più tardi «perché, sbagliando, ero convinto che la legislatura, proprio perché debolissima, sarebbe durata a lungo, anche nel caso di una caduta di Prodi, e mi sembrava inutile continuare nella pesca delle occasioni». L'irrita - zione di Fini nei confronti di Berlusconi aveva motivazioni politiche, ma era acuita da un fatto strettamente personale: uno sgradevole servizio di «Striscia la notizia» sulla sua nuova compagna, Elisabetta Tulliani.

 

Il 2007 era stato un anno decisivo per la vita privata del leader di An. Come abbiamo visto, il 16 giugno un comunicato di poche righe - redatto dall'avvocato di entrambi, Giulia Bongiorno - aveva annunciato la separazione di Gianfranco dalla moglie Daniela: «Dopo tanti anni di matrimonio [diciannove], può accadere che certi sentimenti cambino: noi ce ne siamo resi conto con immenso dispiacere ma anche con lucidità e la decisione di separarci è stata presa di comune accordo».

FULMINE A CIEL SERENO - Per l'opinione pubblica era stato un fulmine a ciel sereno, anche perché, soltanto tre mesi prima, Daniela sembrava ancora innamoratissima del marito. (Una separazione davvero blindata, la loro, se nemmeno tre anni dopo - quando tra l'estate e l'autunno del 2010 è esplosa la vicenda della casa di Montecarlo -nessun cronista è riuscito a estorcerle una sola sillaba. Fra l'altro, Daniela ha continuato a frequentare gli amici politici dell'ex marito anche dopo la scissione dal Popolo della Libertà).

 

Quando si seppe la notizia, Fini, cinquantacinque anni, era in attesa che la nuova compagna Elisabetta, trentacinque anni, gli desse Carolina (poi arriverà anche Martina). L'unione divenne quindi pubblica solo dopo la separazione di Gianfranco, ma i due si conoscevano già dal 2005.

Era stato Luciano Gaucci a presentarli. Dapprima Ignazio La Russa fece fare a Elisabetta un po' di pratica politica, ma ben presto scoprì che lei aveva aspirazioni televisive: bella e intelligente, non le fu difficile partecipare ad alcuni programmi di successo. Elisabetta, però, era innamorata di Gianfranco, e lui si innamorò di lei. «Ora ho deciso di lasciare il mondo dello spettacolo, per amore di Gianfranco» disse a Giulia Cerasoli di «Chi» (21 novembre 2007).

«Di personaggi pubblici in famiglia ne basta uno. Tornerò al mio lavoro di avvocato, ma non adesso». (Il suo elegantissimo sito Internet reca la scritta «Coming soon», prossima apertura). Quando si mise con Fini, Elisabetta era reduce da un lungo legame con l'imprenditore Luciano Gaucci (settant'anni nel 2010). «Sarebbe sciocco fingere di non avere un passato» affermò sempre nella stessa intervista.

«Avevo ventotto anni, ero libera e lo era anche lui. Gaucci è un uomo molto intelligente chemi ha insegnato moltissimo». E sul suo rapporto con Fini aggiunse: «Piano piano ci siamo accorti che ci capivamo al volo. È un uomo estremamente affascinante, sicuro di sé, ma con una dolcezza incredibile».

(Dopo l'arrivo della primogenita, a Laura Laurenzi della «Repubblica» descrisse il compagno come un uomo molto affettuoso: «Quando la bimba si sveglia, Gianfranco si alza con me, e sta con lei ogni momento che può. Le cambia anche i pannolini»). La prima uscita pubblica della Tulliani a fianco di Fini fu nel gennaio 2008 in occasione di una sfilata «ecologica » di Gattinoni.

 

PARTE IL TORMENTONE - Ma fin dall'autunno precedente, appena si era diffusa la notizia della loro relazione, «Striscia la notizia» aveva trasmesso con irritante sistematicità filmati dell'epoca del suo rapporto con Gaucci: uomo intelligente, come l'ha definito lei stessa, ma divenuto ormai oggettivamente ingombrante. Il leader di An attribuì a Berlusconi la responsabilità dello sgradevolissimo tormentone. Chi conosce Antonio Ricci, il padre di «Striscia la notizia», ricorda bene quante ne abbia combinate allo stesso Cavaliere...

 

E, d'altra parte, chi conosce Berlusconi sa che di certo quella campagna, visto il momento, non doveva essergli dispiaciuta. Come gli articoli graffianti che uscirono nelle stesse settimane sul «Giornale» e su «Libero». Sul piano politico, Fini, imbufalito con il Cavaliere per il patrocinio che aveva dato alla scissione da An della corrente di Francesco Storace e Daniela Santanchè, fondatori della «Destra» (da cui poi la seconda si sarebbe dissociata, diventando sottosegretario del nuovo governo Berlusconi), aveva reagito con due colpi bassi.

Il primo, con l'annuncio fatto ai suoi che, da quel momento, si sarebbe occupato personalmente dei due temi più sensibili per il Cavaliere, la giustizia e le televisioni. Il secondo, con una formidabile contestazione a Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore nazionale di Forza Italia, inondato di fischi al convegno di Assisi della corrente di La Russa e Gasparri, a cui aveva partecipato come ospite. Quest'ultimo episodio avvenne sabato 17 novembre e fu lo «sparo di Sarajevo» che, l'indomani, portò Berlusconi alla svolta di piazza San Babila a Milano.

 08-11-2010]

 

 

 

iL RE DEL BUNGA BUNGA? È A STOCCOLMA. SUL TRONO - A CONTENDERE AL NANO SUPREMO DI ARCORE IL PRIMATO DI STATISTA "SCOPATORE FINALE" ARRIVA CARLO GUSTAVO DI SVEZIA (CHE AL CONTRARIO DI SILVIO POTEVA CONTARE SUI SERVIZI SEGRETI CHE METTEVANO TUTTO A TACERE) - UN LIBRO SCANDALO RIVELA FESTINI IN LOCALI GESTITI DA MALAVITOSI, MIGNOTTE E RELAZIONI CLANDESTINE DEL SOVRANO. CHE CON APLOMB AMMETTE: “ERO GIOVANE, HO VOLTATO PAGINA” (O VAGINA?)…

Luigi Offeddu per il "Corriere della Sera"

 

In Italia, non si sa. O certe cose non capitano mai. Ma in Svezia, si fa così: se ci sono in giro foto e filmati che descrivono le notti di un re birichino, tra silfidi della lap-dance ed escort professionali, modelle e aspiranti attrici, con bagni di gruppo in mini-piscine, un bel giorno arrivano gli agenti del servizio segreto e portan via tutto.

Anche con modi ruvidi, quando è il caso: e metà del problema è risolto. Ma poi le chiacchiere continuano a girare. E arrivano alla tavola dello stesso re, alle orecchie di moglie e figli. Un bel guaio, e proprio nel Paese europeo simbolo della liberazione sessuale.

Tutto questo racconta «Carlo XVI Gustavo, il monarca riluttante», libro scritto da tre giornalisti, che prima ancora di arrivare in libreria sta sollevando un putiferio a Stoccolma. Le prime anticipazioni filtrate sui giornali sono infatti dinamite, o mercurio vivo: un calderone ribollente di gossip, di pettegolezzi. Il protagonista è Carlo Gustavo Folke Hubertus, 64 anni, re di Svezia e duca dello Jamtland, salito al trono il 15 settembre 1973. Il quale - e forse è questa la vera notizia - non smentisce ufficialmente le accuse, tutte riferite a quando aveva una quarantina d'anni.

L'altro ieri, davanti a 60 giornalisti di mezza Europa convenuti a Stoccolma per una tradizionale battuta di caccia all'alce, lui ha preso di petto l'argomento: «So di questo libro, ma non ho ancora avuto modo di leggerlo. Ho visto dei titoli non molto gradevoli sui giornali. Ne ho parlato con la mia famiglia e con la regina: voltiamo pagina e andiamo avanti, mi sembra di capire che queste cose sarebbero avvenute tanto tempo fa». Niente querele, non una parola di più: almeno per ora.

 

Carlo Gustavo è un sovrano popolare e amato, come la regina Silvia e i loro 3 figli (una, la principessa Vittoria, è diventata nota anche per la sua lunga battaglia vincente contro l'anoressia). Il motto personale del re è «per la Svezia, nel tempo», significando il desiderio di non vivere nella naftalina. E secondo il libro in uscita, quel motto sarebbe stato messo in pratica anche troppo bene.

Di pagina in pagina, una cascata di dettagli più o meno salaci: troppe fonti anonime, sostengono i critici, ma gli autori dicono di essere pronti a far testimoniare in tribunale quelle stesse fonti, con nome e cognome.

E dunque, nell'ordine: una bellissima amante dalla pelle ambrata, una cantante pop afro-europea frequentata per un anno, la cui esistenza non sarebbe stata ignota alla regina; molte serate in locali semiclandestini, i cui tenutari (anche un boss della mafia balcanica) pascolavano nel sottobosco della malavita, e le cui artiste consolavano abitualmente nei retrobottega i clienti più illustri e facoltosi; più di una retata della polizia, sostiene ancora il libro, sarebbe stata evitata proprio grazie alla presenza di quei clienti.

E ancora: altri incontri con escort, altri bagni senza costume, e poi una serata pazza trascorsa nel night «Gold Club» di Atlanta, negli Usa, dove secondo alcuni testimoni il re sarebbe rimasto chiuso per due ore in uno stanzino con una disinvolta «artista».

I giornali svedesi si chiedono ora dove stiano i confini della privacy, e se sia giusto dar conto di tanta spazzatura. Il più importante di tutti, lo storico Aftonbladet, pianta un primo paletto: molti dettagli non si è potuto verificarli, però «è importante che l'opinione pubblica sappia non solo che il capo dello Stato svedese viene accusato in un nuovo libro, ma anche di che cosa è accusato».

 08-11-2010]

 

mille business della Don Verzè Spa - ospedali e centri ricerca Ma anche un aereo privato che da solo ha perso 10 milioni in un anno, hotel di lusso in Sardegna e mille ettari di piantagioni di mango e uva in Brasile: gesumio, quando ha tempo di pregare il prete più caro a berlusconi? - e quando sbuca un buco in bilancio di 6 milioni, din-don fa spallucce: "Sono un problema del mio socio di maggioranza, Dio"....

Ettore Livini per "la Repubblica"

 

Salute, ospedali e centri ricerca tra i più avanzati d´Europa. Ma anche un aereo privato che da solo ha perso 10 milioni in un anno, hotel di lusso in Sardegna e mille ettari di piantagioni di mango e uva in Brasile. La Don Verzè Spa è un piccolo impero a due facce. Da una parte, quella più conosciuta, c´è il core business dell´eccellenza medica del San Raffaele, uno dei fiori all´occhiello della sanità nazionale.

 

La Fondazione Monte Tabor però - la stanza dei bottoni di Don Luigi, 90 anni portati con disinvoltura - ha diversificato da tempo in una serie di attività più laiche. Sinora senza troppo successo visto che i conti di queste realtà collaterali si sono chiusi nel 2009 in rosso per 6 milioni mentre i debiti della Fondazione sono saliti di 100 milioni nel 2008 (ultimo dato disponibile) arrivando a quota 689.

 

L´ultima spina nel fianco di Don Verzè è la Vds Export, newco cui la Fondazione ha girato tre mesi fa il 40% dell´omonima realtà brasiliana fondata dalla famiglia veneta Garziera, una holding che controlla diverse fazendas nella regione di Pernambuco coltivate a mango, meloni e uva. La creazione della nuova società (partecipata al 20% da Roberto Cusin, ex titolare della Gemeaz Cusin) si è resa necessaria per un motivo semplice: Vds, malgrado i suoi terreni siano valutati 15 milioni, naviga in acque agitate (5 milioni di perdite tra gennaio e maggio 2010).

 

E la costituzione di una capogruppo italiana è stata necessaria per ottenere finanziamenti dalla Simest - realtà pubblica controllata dal ministero dello Sviluppo economico - che si è impegnata a versare 2,6 milioni alla controllata di Don Verzè. La delibera è stata firmata il 23 aprile, uno degli ultimi atti di Scajola prima che l´interim passasse a Silvio Berlusconi.

 

Poche soddisfazioni arrivano al San Raffaele pure dal business alberghiero in Sardegna: l´Hotel Don Diego, 4 stelle di Porto San Paolo, 52 camere con piscina affacciate sul parco marino delle isole Tavolara e Molara, ha chiuso gli ultimi due bilanci in rosso per 600mila euro. E da aprile 2008 la Costa Dorata - la società della Monte Tabor che controlla la struttura valutata 14 milioni - ha affittato l´albergo alla Don Diego Srl, nel cui capitale sono presenti tra gli altri Renato Pozzetto (10%), Mario Cal (15%), storico braccio destro di Don Verzè, e lo stesso Cusin (15%).

 

La delusione più grande, però, è arrivata dalla diversificazione nell´aviazione, custodita sotto il cappello della Airviaggi. L´attività di elisoccorso, di suo, è in pareggio. Il problema sono i 10,9 milioni di perdita sulla controllata neozelandese Assion Aircraft & Yachting, titolare di un contratto di leasing sul Challenger Cl604, il jet privato del San Raffaele, gestito operativamente dalla Alba servizi della Fininvest.

 

Una voragine che ha affossato tutti i conti del gruppo malgrado siano state rinviate le contabilizzazioni di rate per 3 milioni sull´affitto del velilovo. Ad assorbire i guai dei business collaterali, con ogni probabilità, potrebbero essere i conti delle attività sanitarie custodite in Monte Tabor i cui risultati, però, non sono pubblici.

Don Verzè, del resto, non si è mai mostrato preoccupato per i buchi in bilancio. «Sono un problema del mio socio di maggioranza, Dio», ha sempre scherzato, ricordando che «non è il denaro a far idee ma le idee a far denaro». E a una mente vulcanica come la sua, come dimostrano i mille business di Monte Tabor, le idee di sicuro non mancano.

 03-11-2010]

 

 

verbali di Nadia Macrì ai magistrati di Palermo - "Lui diceva, "avanti la prossima". E qualche volta stavamo tutte insieme nella piscina dove veniva consumato il rapporto sessuale - Per le prestazioni mi diede 10.000 euro ed altri piccoli regali. I soldi me li ha dati personalmente Berlusconi, in una busta - L’erba da fumare in Sardegna veniva trasportata con il jet privato del presidente" - Tirato in ballo anche il sindaco di Parma - "Perla Genovesi mi presentò a Brunetta"...

Salvo Palazzolo per la repubblica

 

"Lui diceva, "avanti la prossima". E qualche volta stavamo tutte insieme nella piscina dove veniva consumato il rapporto sessuale". Nadia Macrì, 27 anni compiuti il 7 aprile, era ormai sicura di poter raggiungere presto il suo sogno: entrare al Grande Fratello. Ai magistrati di Palermo ha raccontato: "Sono stata tre volte da Berlusconi, ma solo in due occasioni abbiamo avuto rapporti sessuali. Una volta in Sardegna e una volta ad Arcore. Per le prestazioni mi diede 10.000 euro ed altri piccoli regali. È accaduto nella Pasqua 2009, in Sardegna e nell'aprile 2010, ad Arcore. I soldi me li ha dati personalmente Berlusconi, in una busta".

 

Ha riempito quasi 300 pagine di verbale Nadia Macrì, ex cubista ed ex ragazza immagine a Milano, ex socia di un bar in via Giovanni XXIII a Reggio Emilia dall'insegna significativa, "Le veline". La sua vita cominciò a cambiare quasi per caso: "Ho conosciuto Lele Mora tramite un certo Federico, che ho incontrato per strada - racconta - Federico si occupa della sicurezza di Lele Mora".

Così Nadia Macrì si ritrovò nel bel mondo delle feste milanesi. "Ho lavorato anche per Mora", ha spiegato.

 

IL PRIMO INCONTRO

La giovane dice ai pm: "La prima volta che sono andata ad Arcore mi sono recata prima a casa di Lele Mora, a Milano, in via Monza, dove c'erano altre ragazze. Da lì siamo andate allo studio del giornalista di Rete 4 Emilio Fede. Era lui che faceva una sorta di selezione: ci chiedeva il nome, ma poi siamo andate tutte e sette nella villa del presidente, con un'auto privata".

 

Quella sera c'era una grande festa a casa Berlusconi. "C'erano persone famose, cantanti, imprenditori, avvocati, notai. Tuttavia - spiega la testimone - poi gli altri andavano via e solo noi ragazze ci alternavamo con il presidente". Ma quella volta non accadde nulla fra Nadia e Silvio Berlusconi. "La sera che l'ho conosciuto - questo ha messo a verbale Nadia Mcrì - non abbiamo avuto rapporti sessuali. Ricevetti comunque in dono dei piccoli gioielli, tipo Swarovski".

 

A VILLA CERTOSA

Quella sera, a Milano, il presidente invitò la sua giovane ospite in Sardegna. Il giorno dopo, lei corse a fare un biglietto per Olbia. "Si verificò poco prima del terremoto, nel periodo di Pasqua - racconta la testimone della Procura - nella villa in Sardegna eravamo circa 25 ragazze. Nelle stanze c'era dell'erba da fumare, che veniva trasportata con il jet privato del presidente". In ogni stanza venivano ospitate due ragazze, per ognuna c'era una spinello. "Ho visto altri invitati fumare - dice Nadia Macrì - il presidente mai".

 

DI NUOVO A MILANO

"Circa sei mesi fa, ad Arcore, c'è stato un altro incontro". È ancora Nadia Macrì che spiega a verbale. "Tale contatto mi fu procurato dal sindaco di Parma. Quando io ho bisogno di soldi vado proprio a Parma: lì c'è un bell'hotel vicino alla stazione ed un giorno io mi sono seduta al bar. Lì ho incontrato due uomini, il sindaco di Parma e il suo segretario. Il segretario mi disse che ero stata fortunata, perché quello era il sindaco e che avevo fatto colpo. Dopo, siamo andati in una villa e lì abbiamo avuto un rapporto sessuale per cui ho avuto 500 euro".

 

Nadia Macrì pretendeva qualcosa di più: "Chiesi al sindaco se poteva mettermi di nuovo in contatto con Berlusconi e lui mi disse che in effetti qualche giorno dopo il presidente si sarebbe recato a Parma. Qualche giorno dopo Berlusconi mi chiamò ed organizzammo di incontrarci ad Arcore". Ma quello fu l'ultimo incontro.

 

Racconta Nadia Macrì che il presidente restò male per una sua battuta. "Mi chiese, "cosa fa lei nella vita?". Gli risposi: "Presidente, cosa vuole che faccio, le marchette". Allora lui fece uscire l'altra ragazza e mi riprese: "Questo lei non deve dirlo"". Quel giorno Nadia aveva bevuto un po' troppo, è lei stessa ad ammetterlo: "Ero ubriaca. Dopo la mia risposta lui si arrabbiò. Mi disse che io parlo troppo".

L'INCONTRO CON BRUNETTA

All'inizio di tutta questa storia, Nadia Macrì racconta di essere entrata nel mondo luccicante della politica italiana solo per bisogno. Doveva risolvere un problema di affidamento del figlio. "La mia amica Perla Genovesi mi fece conoscere un avvocato di Roma tramite Renato Brunetta", ha spiegato. Era il 2006. "Io e Perla andammo nello studio di Brunetta.

 

La sera, andai con Brunetta dall'avvocato Taormina e gli consegnai tutta la documentazione. Il giorno dopo, andai a casa di Brunetta: per una prestazione sessuale mi regalò vestiti, gioielli e circa 300 euro. Io speravo di mantenerla quella relazione, per guadagnare un po' di soldi, ma la cosa non durò". Alla fine, Nadia Macrì restò con i suoi problemi: "L'avvocato Taormina non si è nemmeno presentato all'udienza - accusa la giovane - né mi ha mai restituito la documentazione che gli avevo lasciato".

03-11-2010]

 

 

 

 

 

 

DIN-DON-BUM! IL VERBALE DI PERLA GENOVESI CHE FA SALTARE IN ARIA DON VERZé E CAINANO - NELL’OCCHIO DEL CICLONE FINANZIAMENTI DI "MILIARDI" PROCURATI IN MANIERA POCO TRASPARENTE ALL’OSPEDALE SAN RAFFAELE FONDATO DA DON LUIGI VERZÉ E ALLE SUE FONDAZIONI TRAMITE LA COMMISSIONE DEL SENATO SUI DIRITTI UMANI PRESIEDUTA TRA IL 2001 E IL 2006 DA ENRICO PIANETTA, IL PARLAMENTARE DI CUI LA GENOVESI È STATA ASSISTENTE - "LA FETTA PIÙ GROSSA, OLTRE A DON VERZÉ, ERA STATA ASSICURATA, NON SO SOTTO QUALE FORMA, SICURAMENTE NON IN MANIERA DIRETTA, A BERLUSCONI. LÌ IO RIMASI DI STUCCO" -

Giovanni Bianconi per Corriere della Sera

 

Non solo il verbale di Nadia Macrì, la escort che ha detto di aver avuto incontri a pagamento con Silvio Berlusconi nelle sue residenze in Sardegna e ad Arcore, è stato spedito a Milano dalla Procura di Palermo. Tra le carte trasmesse per competenza dalla Sicilia alla Lombardia c'è pure la copia di un interrogatorio reso ad agosto da Perla Genovesi, la «pentita» dell'inchiesta sul traffico di cocaina da cui sono scaturite le rivelazioni sulle feste a casa del premier.

 

È lo stesso verbale in cui la donna approfondisce i legami con i presunti narcotrafficanti arrestati insieme a lei nel luglio scorso nell'indagine chiamata «operazione Bogotà», e nel quale ha fatto per la prima volta il nome della sua amica Nadia svelando le frequentazioni della ragazza col presidente del Consiglio. Prima però aveva parlato di altro: finanziamenti a suo dire poco trasparenti procurati all'ospedale San Raffaele fondato da don Luigi Verzé e alle sue fondazioni tramite la Commissione del Senato sui Diritti umani presieduta tra il 2001 e il 2006 da Enrico Pianetta, il parlamentare di cui la Genovesi è stata assistente.

 

«Mi disse che sia Berlusconi che don Verzé gli dovevano la candidatura - ha dichiarato la donna riferendo le parole di Pianetta, oggi deputato del Pdl -, gli chiesi il perché e mi disse che erano stati dati parecchi soldi al San Raffaele, o meglio a Don Verzé, destinati alla costruzione di ospedali e non solo, anche nel Terzo mondo. Questi soldi erano dello Stato, e non erano stati utilizzati interamente per queste cose».

Pianetta si sarebbe confidato con la Genovesi nella primavera del 2006, quando erano in discussione le ricandidature per le elezioni politiche, e per questo - secondo la «pentita» - il senatore pretendeva la riconferma che poi ottenne; aveva agevolato, tramite la commissione che presiedeva, questi stanziamenti.

«Gli chiesi quanti soldi più o meno si erano intascati grazie a lui, e mi disse che era il valore di una finanziaria». Cioè di una legge finanziaria. La donna Genovesi parla, genericamente, di «miliardi»; lei stessa, stando al suo racconto, credeva che il senatore esagerasse, ma lui le avrebbe confermato che si trattava di somme molto ingenti: «La fetta più grossa, oltre a don Verzé, era stata assicurata, non so sotto quale forma, sicuramente non in maniera diretta, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Lì io rimasi di stucco».

 

Queste dichiarazioni dell'indagata-testimone (che ora si trova agli arresti domiciliari) dovranno essere valutate per controllare se possano configurare ipotesi di reato a carico di qualcuno, e poi eventualmente verificate e riscontrate. Perla Genovesi infatti, in maniera a volte confusa e comunque in termini sempre piuttosto generici, riferisce ciò che le avrebbe detto una terza persona, il senatore Pianetti.

Al quale pure, secondo il racconto della «pentita», erano state garantite erogazioni di denaro: «Mi disse che gli avevano promesso sui centocinquantamila euro, che erano briciole in confronto a quelli che avevano preso loro e Berlusconi, che gliene avevano dati sono una piccola parte, non ricordo se venti, trenta, quaranta o cinquantamila. Mi disse che il resto non gliel'avevano più dato, e che lo stava ancora aspettando».

Gli inquirenti hanno cercato di saperne di più, ma la donna ha saputo spiegare solo che attraverso alcune delibere della commissione Diritti umani di Palazzo Madama guidata da Pianetta erano stati finanziati progetti «per costruire ospedali in Brasile, mi sa anche in altri posti», ma che «le cose che andavano a fare non erano che una piccola parte. Erano gonfiate». Secondo la donna le opere sarebbero state realizzate solo in parte: «Da quello che so usavano ditte proprie, così i soldi rimanevano in casa. Ditte loro che sembravano ditte esterne, invece erano loro, sempre con prestanome».

 

Il racconto della «pentita» contiene pochi riscontri. Uno potrebbe derivare da un particolare che sembrerebbe collegato ai rapporti fra il parlamentare di Forza Italia di cui era collaboratrice e l'ospedale fondato da don Verzé, il sacerdote novantenne molto vicino a Silvio Berlusconi.

 

Per farle avere un compenso, l'allora senatore Pianetta inviò Perla Genovesi proprio al San Raffaele: «Mi disse che avrei preso cinquemila euro al mese per due mesi, in totale diecimila euro». Agli inquirenti la donna, diplomata «come tecnico dei sevizi sociali», ha mostrato una pagina del contratto di consulenza che sostiene di aver firmato.

Su quel foglio sono indicate «analisi», studi relativi «al metabolismo regionale di glucosio in oncologia» e «traduzione di testi dall'italiano all'inglese». Ma a specifiche domande dei pubblici ministeri la Genovesi dice di conoscere l'inglese senza essere in grado di tradurre testi, e di non sapere alcunché del metabolismo in oncologia.

 

Si accorse delle mansioni che le erano state teoricamente affidate al momento della firma, nell'aprile del 2006, subito dopo la rielezione di Pianetta: «Rimasi un po' basita. Ma cos'è il glucosio?». Afferma di aver pensato che comunque le stavano dando una possibilità che avrebbe voluto sfruttare: «Chiesi all'impiegato che mi stava facendo firmare il contratto quando avrei iniziato, e dove sarei dovuta andare. L'impiegato mi sembrava alquanto imbarazzato alla mia domanda. Non rispose, abbassò la testa e lì capii che non sarei mai andata a fare quel lavoro».

 

Però i soldi li prese - tramite bonifici sul suo conto corrente, racconta - e aggiunge in maniera non molto chiara che il senatore Pianetta gliene chiese una parte, ma lei aveva già speso quasi tutto. Dunque avrebbe intascato dall'ospedale di don Verzé diecimila euro netti. E a specifica domanda degli inquirenti se sia mai andata a lavorare al San Raffaele, la «pentita» risponde: «No, mai».

 04-11-2010]

 

 

- L’AGGHIACCIANTE VERBALE DI NADIA MACRì: "FEDE È QUELLO CHE DECIDE. "TU VAI BENE, TU NON VAI BENE" - DOPO CENA, GLI ALTRI SE NE SONO ANDATI A CASA. LE RAGAZZE SONO RIMASTE TUTTE INSIEME. LUI FACEVA: "AVANTI LA PROSSIMA, AVANTI LA PROSSIMA". ABBIAMO CHIACCHIERATO NEL SALOTTO... MA IO ERO LÌ PER I SOLDI, NON È CHE IO SONO UNA FAN DI BERLUSCONI. PER ME LUI SBAGLIA, SBAGLIA PARECCHIO, LUI DEVE FARE IL PRESIDENTE, NON DEVE FARE QUESTE COSA QUA. CIOÈ, LUI È IL PRIMO MAFIOSO" - 2- "A CASA DI BRUNETTA, PER UNA PRESTAZIONE SESSUALE. E NIENTE, MI REGALÒ DEI VESTITI, DEI GIOIELLI, 2 O 300 EURO. PERÒ IO VOLEVO STARE LÌ PER ESSERE LA SUA FIDANZATA. MA CON BRUNETTA È DURATO NEANCHE UN MESE. L´HO VISTO DUE VOLTE" - 3- MI AVEVA CHIESTO, "COSA FAI NELLA VITA?". GLI DISSI: "SILVIO, LE MARCHETTE". E LUI FECE SEGNO ALLA RAGAZZA CHE ERA CON ME DI USCIRE. "QUESTE COSE NON LE DEVI DIRE" -

 

Silvio Palazzolo e Francesco Viviano per "la Repubblica"

Le «marchette» con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Le performance sessuali nella villa di Arcore, anche con «ragazze piccole d´età, di 17-18 anni». E nel bel mezzo del festino persino un saluto telefonico del premier alla mamma della escort. Nadia Macrì, ex cubista e ragazza immagine di Reggio Emilia, ha raccontato questo e molto altro in un lungo interrogatorio che il 26 ottobre scorso è stato convocato dai sostituti procuratori di Palermo Marcello Viola e Geri Ferrara in una caserma dei carabinieri di Bologna.

 

«Verbale di assunzione di sommarie informazioni testimoniali redatto nell´ambito del procedimento penale numero 11178/10...» . I magistrati siciliani cercavano solo alcuni riscontri alle dichiarazioni di una collaboratrice di giustizia, Perla Genovesi, ex assistente parlamentare e trafficante di droga, che è amica di Nadia Macrì.

Si sono ritrovati un dettagliato racconto, che è adesso il cuore di un´inchiesta per induzione e favoreggiamento della prostituzione. Da due giorni, l´indagine è stata ormai trasferita dalla Sicilia alla Procura di Milano, «a carico di noti»: sono Lele Mora ed Emilio Fede.

 

LA PRIMA VOLTA
«Ho conosciuto una persona che lavora per Lele Mora. Mi fa: "Vuoi guadagnare un po´ di soldi? Ti porto dal presidente. Guadagni, ti metti in tasca... ». Il passo fu breve. Racconta Nadia Macrì ai magistrati: «Sono andata a casa di Lele Mora, c´erano anche altre ragazze. Da lì aspettavamo l´autista per andare dal presidente». Ma prima, avrebbero fatto una tappa «nello studio di Emilio Fede». Spiega la testimone: «Fede è secondo me quello che decide. "Tu vai bene, tu non vai bene"».

 

I pm domandano: «Perché, lui faceva una selezione?». La risposta è secca: «Sì». Questa la descrizione fatta dalla Macrì: «Sì, una selezione tipo, "Tu come ti chiami, di dove sei?". Però, poi, siamo andate via tutte». Erano sette quella sera le ospiti in partenza per Arcore. C´era una festa a casa Berlusconi: «Ho visto Apicella. C´erano poi notai, avvocati, gente di prestigio - la descrizione della Macrì non è molto precisa sul punto - non me li ricordo i nomi».

Si giustifica con i pubblici ministeri: «A me interessava solo il presidente. Ero lì per lui. Dopo cena, gli altri se ne sono andati a casa. Le ragazze sono rimaste tutte insieme. Andavano con lui. Lui faceva: "Avanti la prossima, avanti la prossima"».

 

Ma quella prima volta, ad Arcore, non accadde nulla fra il presidente del Consiglio e la ventisettenne cubista di Reggio Emilia. «Abbiamo cenato, abbiamo chiacchierato nel salotto... lui con i suoi discorsi, trallallà, da Hitler a..., "Perché per me è così la storia...". Ma io ero lì per i soldi, non è che io sono una fan di Berlusconi. Per me lui sbaglia, sbaglia parecchio, lui deve fare il presidente, non deve fare queste cosa qua. Cioè, lui è il primo mafioso».

 

I magistrati interrompono la testimone, non vogliono commenti, solo fatti. Lei fa una pausa e riprende: «Quella sera lui mi fa, vieni in Sardegna».

TRE GIORNI A VILLA CERTOSA
«Per le due prestazioni sessuali con Berlusconi ho avuto 10.000 euro in totale. I primi cinquemila, in Sardegna. Mi chiamò nel suo ufficio, per darmi una busta. Mi aveva anche prenotato l´aereo per tornare con un volo di linea». Nadia Macrì precisa: «La trasferta in Sardegna fu due giorni prima del terremoto in Abruzzo. Noi eravamo tutte quante lì, e lui poi se ne doveva andare a vedere il terremoto».

 

Erano «25-30» le ospiti di Berlusconi. «Non davano molta confidenza, ognuna aveva la sua camera. Al massimo eravamo due in camera. Nelle stanze c´era anche dell´erba da fumare. Io mi sono fumata una canna di erba con loro. Le ragazze dicevano che l´erba la trasportavano tramite il jet di Berlusconi. Me lo dicevano le ragazze, quelle che erano giuste per lui, quelle che erano sempre sul jet».

 

AL TELEFONO CON LA MAMMA DELLA ESCORT
Nella piscina di Villa Certosa Berlusconi parla al telefono con la mamma di Nadia Macrì. «Gli dissi: "Le posso passare mia madre?" Acconsentì. Lei quasi stava morendo d´infarto quando gli feci il nome di Berlusconi. Ma si riprese subito: "Qua stiamo morendo di fame", disse mia madre.

E lui rispose: "Signora, cosa posso fare per lei?". E niente - commenta Nadia Macrì davanti ai magistrati - cosa gli può dire mia mamma. Mica gli può dire "sono felice che mi figlia è a dormire lì con lei"». Alla fine, la signora Macrì tornò a ripetere al presidente: «Qui stiamo morendo di fame». E chiosò: «Ma tanto lei cosa fa?». Berlusconi non rispose.

 

Nadia Macrì dice adesso: «Ha fatto bene mia madre a dirgli così, anche se la chiamata è stata velocissima. Berlusconi non può pagare così, in contanti. Questo è un reato ragazzi, ma stiamo scherzando? È normale che le ragazze sono d´accordo - prosegue la testimone sentita a verbale - io non sono d´accordo su questo fatto qua. Ma non per i soldi, non perché lui mi ha pagato. Lui mi ha pagato bene, però non si paga una persona per farla stare zitta, io ragiono così...».

 

Sembra un fiume in piena questa giovane, nonostante i ripetuti inviti dei magistrati ad attenersi ai fatti di cui è stata testimone. Nadia Macrì insiste: «Io non sto zitta, perché per me comunque è uno schifo questa cosa qua. Mi fa schifo, perché lui deve fare il presidente».

VITA DA CUBISTA
«Pensavo che lui mi aiutasse, io gli ho parlato di mio figlio, volevo una mano da lui, lui mi dava soltanto... ». Il racconto della giovane ragazza immagine ai magistrati di Palermo si blocca all´improvviso. Sulle speranze di un tempo neanche troppo lontano, appena sei mesi fa, quando tornò nella villa di Arcore.

Lei sperava ancora di entrare al Grande Fratello. «Io l´avevo chiesto anche a Lele Mora - racconta - mi diceva, passa più in là. Sono passata due volte, ma zero. Basta che si sono messi soldi in tasca loro cosa gliene frega di me».

 

Dopo la Sardegna, Nadia Macrì avrebbe trovato il modo di tornare ad Arcore tramite il sindaco di Parma, con cui la testimone dice di avere avuto un rapporto sessuale a pagamento.

 

«Gli ho detto: "Guarda, l´anno scorso, ho conosciuto il presidente in aprile, in Sardegna, gli ho lasciato il mio cellulare, ma lui non si è fatto più sentire. Tu lo conosci per caso?". Il sindaco mi dice: "Tra due giorni il presidente verrà qui a Parma per una conferenza stampa. Se vuoi gli lascio il tuo numero"».

L´ambasciata sarebbe andata a destinazione: «Mi chiama il presidente - prosegue Nadia Macrì - e mi fa: "Nadia, mi ricordo di te, come stai?". E poi da lì la seconda volta sono andata a Milano per fare un´altra prestazione».

 

Accadde in piscina. «Tutte quante insieme le ragazze», racconta la testimone. Quella volta, il presidente avrebbe detto a Nadia: «Tu parli tantissimo». Così spiega la testimone: «Mi aveva chiesto, "cosa fai nella vita?". Gli dissi: "Silvio, le marchette". E allora lui fece segno all´altra ragazza che era con me di uscire. Mi riprese: "Queste cose non le devi dire"». Quella ragazza appena uscita dalla stanza del presidente del Consiglio «era piccola di età - ricorda la testimone rispondendo a una domanda dei pm - molto piccola, 17-18 anni».

 

L´INCONTRO CON BRUNETTA
«Fu Perla Genovesi a mettermi in contatto con dei politici». Nel 2006, Nadia Macrì cercava solo di risolvere un problema di affidamento del figlio. Berlusconi era ancora lontano dai suoi orizzonti. «Andai con Perla nello studio di Brunetta, a Roma. E con Brunetta andai la sera stessa dall´avvocato Taormina. L´indomani, ero a casa di Brunetta, per una prestazione sessuale. E niente, mi regalò dei vestiti, dei gioielli, 2 o 300 euro. Però io volevo stare lì per essere la sua fidanzata. Ma con Brunetta è durato neanche un mese. L´ho visto due volte».

 

FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE
Ma i magistrati sono interessati solo a ciò che può costituire reato. Chiedono: «Per l´attività di intermediazione prima degli incontri ci sono persone che hanno ricevuto soldi da qualcuno?». La risposta: «Secondo me sì, io immagino di sì, mica lo fanno gratis».

 

Per certo, di soldi la giovane ha visto solo quelli che le furono dati da Berlusconi, per due prestazioni. Insistono i magistrati: «Fu lui personalmente a pagarla?». Risposta: «Sì, con i nostri soldi, capito? Noi paghiamo le tasse e lui le fa le tasse».

 04-11-2010]

 

 

flash! - nei giorni scorsi mediaset-rti, zitta zitta, è ritornata proprietaria al 100 per cento di medusa film: ha riacquistato infatti, per una cifra intorno ai 25 milioni di euro, la quota del 25 per cento che era in mano a pietro valsecchi e alla sua società tao2 - misteriosi i motivi della fine del breve matrimonio celebrato nel novembre 2007 che costò a piersilvio, per rilevare la tao2, la sommetta di 107 milioni cash più il 25 per cento di medusa... [25-10-2010]

 

 

1- TROPPI CONTI CHE NON QUADRANO NEL CONTRATTO TRA IL CAINANO E LA MISTERIOSA FLAT POINT, PER L’ACQUISTO DEL TERRENO NEL PARADISO (FISCALE) DI ANTIGUA - 2- OLTRE 2 MILIONI $ PER I TERRENI E PLUSVALENZA RECORD: SILVIO AVREBBE PAGATO 143 $ AL MQ CONTRO GLI 8,6 DEL VALORE ORIGINARIO - NON TORNA NEMMENO LA CORRISPONDENZA TRA I VERSAMENTI DEL PREMIER E LE DATE, NONCHÉ LE CIFRE, DEI CONTRATTI - 3- IL CONTRATTO È DI GENNAIO, IL TRASFERIMENTO DEL TERRENO È DI SETTEMBRE 2007, MA I VERSAMENTI DI BERLUSCONI ALLA FLAT POINT INIZIANO GIÀ L´ANNO PRIMA, NEL 2006... -

Walter Galbiati per "la Repubblica"

Dovrà evitare di stendere i panni all´aperto oppure di rovinare il verde comune e non potrà nemmeno issare una parabola o un´antenna sul tetto per ricevere i suoi canali televisivi preferiti, il premier Silvio Berlusconi quando andrà in vacanza ad Antigua. Il regolamento che ha firmato comprando il terreno di quattro acri nell´isola caraibica è molto stringente e come in qualsiasi altro condominio lascia poco spazio alla creatività architettonica dei suoi occupanti.

Per quei quattro acri, Berlusconi ha versato 2,3 milioni di dollari. Se il terreno è lo stesso, è un pezzo di costa nella parte occidentale di Antigua, nella zona di Nonsuch Bay, sulla quale ha costruito la sua villa. Secondo gli accordi, i suoi capomastri dovevano iniziare le opere a 18 mesi dalla stipula del contratto e finire il tutto entro 40 mesi. Visto che la data della vendita è il 15 gennaio 2007, i tre anni e quattro mesi sono belli che passati e la villa, manco a dirlo, svetta sopra tutta la baia. L´atto di trasferimento del terreno è stato siglato il 20 settembre 2007 al Land Register di St John´s, la capitale di Antigua.

Le clausole architettoniche sembrano essere state rispettate. Berlusconi non ha dipinto i muri esterni come voleva, non ha tende diverse da quelle degli altri vicini, non ha appeso il motore del condizionatore alla facciata della villa, le finestre e le porte sono dei colori giusti. Se avesse voluto fare qualche modifica avrebbe dovuto chiedere il permesso a Gianni Gamondi, l´architetto che si occupa del progetto, che, per ironia della sorte, è anche il suo architetto, quello che ha creato Villa Certosa.

Ora dovrà solo stare attento a non disturbare i vicini, a non portare con sé animali noiosi e a non usare la proprietà per nessuno scopo commerciale o di business, nemmeno per qualsiasi altra "libera professione". Sono le regole di convivenza che il premier ha accettato acquistando insieme al terreno un´azione dell´Emerald Cove Consortium, una sorta di club che riunisce tutti gli inquilini del Resort, costruito dalla Flat Point Development, una società offshore di Antigua.

Da chi realmente abbia acquistato poi non è dato saperlo, perché a monte della catena di controllo della Flat Point siedono altre due scatole vuote la Emerald Cove Engineering e la Kappomar Holding, entrambe di Curacao (Antille Olandesi). Uno dei fiduciari di queste società, l´avvocato Carlo Postizzi (gli altri sono il commercialista Giuseppe Poggioli e il dirigente di Banca Arner Flavio De Paulis) ha detto che è tutta roba sua, ma la sua stessa attività di fiduciario ha fatto storcere il naso ai malpensanti.

In ogni caso, la Flat Point, e chi c´è dietro di lei, sembra aver fatto davvero un grande affare vendendo il terreno al nostro premier. I 29 acri sui quali la Flat Point sta sviluppando il suo progetto turistico sono iscritti in bilancio a fine dicembre 2006 al costo storico di 2,7 milioni di dollari caraibici che ai cambi attuali equivalgono grosso modo a un milione di dollari (poco più di 700 mila euro). Trasformando il tutto in metri quadri, Berlusconi avrebbe pagato 143 dollari al metro quadro contro gli 8,6 dollari del valore originario. Una lauta plusvalenza che andrà in tasca alla Flat Point e ai suoi proprietari che risiedono in un Paese stupendo, ma pur sempre offshore.

Peccato che come non torna il proprietario della Flat Point così non torna nemmeno la corrispondenza tra i versamenti del premier e le date, nonché le cifre, dei contratti. Il contratto è di gennaio, il trasferimento del terreno è di settembre 2007, ma i versamenti di Berlusconi alla Flat Point iniziano già l´anno prima, nel 2006. Il 2 febbraio 2007 il premier versa 2,5 milioni di euro, non esattamente la cifra del contratto, mentre tra settembre e ottobre, a ridosso del trasferimento presso il Land Register, paga prima una tranche da 1,7 milioni di euro e poi un´altra da 3,6 milioni. A cosa si riferiscono quei pagamenti?

Complessivamente in quell´anno sono oltre 13 milioni che Berlusconi trasferisce alla Flat Point e ai suoi proprietari. In tre anni, dal 2006 al 2008, salgono a 22 milioni di euro. Soldi che dall´Italia, attraverso Banca Arner sono finiti in una cassaforte offshore.

Insomma i numeri generali non quadrano molto, ma, stando al contratto, quel che è certo è che entro il 31 luglio di ogni anno Berlusconi riceverà il bollettino con le spese da pagare, elencate rigorosamente nel preventivo che la Emerald Cove invia ai proprietari ogni primo di giugno. Alla fine di agosto, invece, arriverà puntualmente il resoconto. A seguire, se serve, la fattura.25-10-2010]

 

 

CHE COINCIDENZA! 2004: AL CAPO DEL GOVERNO, TALE BERLUSCONI, VIENE CONCESSA L’AUTORIZZAZIONE A COSTRUIRE IN UNA BAIA DI ANTIGUA ALMENO CINQUE VILLE E, CONTEMPORANEAMENTE, IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE CANCELLA IL 90 PER CENTO DEL DEBITO PUBBLICO DEL PARADISO FISCALE RIDUCENDOLO DA 150 MILIONI DI EURO A 15 - NON SOLO: IL BANANA FA LOBBY PER "PER RIDURRE GLI IMPEGNI FINANZIARI DI ANTIGUA CON IL RESTO DEL MONDO" (IL "CONDONO" PIÙ SOSTANZIOSO RICEVUTO RESTA IL NOSTRO) - I PRESTITI TRICOLORI RISALIVANO AGLI ANNI ‘80 QUANDO FU COSTRUITO CON I SOLDI DI ROMA IL K CLUB, RESORT DELLA STILISTA KRIZIA, ALL´EPOCA VICINISSIMA AI SOCIALISTI DI CRAXI

Ettore Livini per "la Repubblica"

I governi italiani guidati da Silvio Berlusconi sono stati (non troppo a sorpresa) i più generosi creditori del governo di Antigua. Condonando in splendida solitudine a fine 2004 quasi il 90% del debito dell´isola caraibica con Roma e facendo lobby presso le organizzazioni internazionali per le due grandi ristrutturazioni - una nel 2005 e l´altra di poche settimane fa - della sua esposizione estera.

 

Il Cavaliere si era impegnato in questa operazione in prima persona nel 2005. Il 16 settembre, incontrando il presidente Baldwin Spencer alle Nazioni Unite a New York, aveva promesso di lavorare «per ridurre gli impegni finanziari di Antigua con il resto del mondo» confermando in quella occasione di aver avviato la costruzione di quattro case per i figli a Non Such Bay.

 

In realtà Berlusconi aveva già fatto qualcosa di più. A fine 2004, come annunciato dal ministro delle finanze caraibico Error Cort, l´Italia aveva cancellato il 90% del suo credito verso Antigua e Barbuda riducendolo da 500 milioni di dollari locali (allora qualcosa come 150 milioni di euro) a 50 milioni.

L´intesa - negoziata dal sottosegretario agli Esteri Mario Baccini in una serie di incontri bilaterali - era stata raggiunta appena prima di Natale a Roma e Spencer aveva pagato la prima tranche di 25 milioni proprio il 24 dicembre saldando poco dopo il resto.

 

I prestiti tricolori - garantiti in buona parte dalla Sace - risalivano agli anni ‘80 e sarebbero stati utilizzati per la costruzione del Royal Antigua Hotel, per la rete elettrica nazionale e per Heirtage Quay, un duty free a St. John´s, tutti costruiti da imprese e operai italiani. Gli stessi che nell´88 hanno costruito con i soldi di Roma il K Club, resort voluto dalla stilista Krizia, all´epoca vicinissima ai socialisti di Bettino Craxi.

Quello di Berlusconi è stato di gran lunga il regalo più generoso ricevuto da Antigua. Il prospetto di un bond emesso dal Tesoro locale nel 2007 ricorda infatti che nel 2005 il debito nazionale si era ridotto di poco più di 500 milioni di dollari locali grazie alla cancellazione dell´esposizione e alla ristrutturazione sugli interessi concordata a fine anno con altri paesi.

 

L´isola è stata costretta però a tornare a batter cassa con i creditori nel 2009 quando la crisi ha riacceso la spia dell´allarme sulle casse pubbliche. Il Fondo monetario ha approvato a inizio 2010 un piano d´aiuti e il Paris Club, l´organismo internazionale che si occupa di queste trattative, ha allungato le scadenze sul debito di Antigua (500 milioni di dollari più altri 133 milioni di interessi scaduti). Il progetto congela i prestiti per i prossimi cinque anni e pospone al 2022 la loro scadenza. 21-10-2010]

 

 

BERLUSCONI LICENZIA - LE SOCIETÀ DEL BANANA NEL BIENNO 2007-2009 HANNO LIQUIDATO PIÙ DI TREMILA DIPENDENTI - EPPURE, NELLO STESSO PERIODO, FININVEST GARANTISCE ALLA FAMIGLIA DI HARDCORE UNA CUCCAGNA DA 410 MILIONI € IN DIVIDENDI - E CON IL MILAN DOPO I “VAFFA” DEI TIFOSI SI È TORNATO A SCIALACQUARE - LA MONDADORI DI VIA DEL CORSO A ROMA CHIUDE, MANDA IN CASSA INTEGRAZIONE E LASCIA IL POSTO A “GAP” (PUR ESSENDO IN ATTIVO

1 - QUANDO SILVIO LICENZIA...
Gianfrancesco Turano per "L'Espresso"

 

Presidente-operaio o presidente-imprenditore, per Berlusconi il lavoro è sempre stato un dogma. "Sono un lavoratore tra i lavoratori, ho creato migliaia di posti di lavoro dal nulla", diceva già nel luglio 1996 al congresso nazionale della Cgil. O ancora, una anno fa in polemica con Emma Marcegaglia: "Il posto fisso è un valore".

Lavoro come slogan elettorale di un modello virtuale dove l'imprenditore guadagna, investe e produce nuova occupazione: decine di migliaia di posti per la Fininvest, un milioncino tondo per il resto del Sistema Italia. Eppure del milione di posti promessi nessuna traccia. E nemmeno le truppe della galassia del Biscione si sentono troppo bene.

 

Dalla fine del 2007 al 31 dicembre 2009 gli organici Fininvest sono passati da 21.201 dipendenti a 17.918. Significa 3.283 posti in meno, poco più del 15 per cento della forza lavoro complessiva, ossia poco meno dell'8 per cento su base annua. Così fan tutti? Non proprio tutti e non proprio in questo modo. È vero che la crisi ha costretto molte aziende a ridurre gli organici, esternalizzare, delocalizzare, deconsolidare, e via elencando, per resistere al mercato recessivo.

 

Ma è anche vero che, se c'è un gruppo in salute nell'intera Penisola, questo si chiama Fininvest. Nello stesso periodo 2007-2009 in cui il presidente-imprenditore mandava a casa oltre 3 mila persone, il presidente-azionista incassava 410 milioni di euro di dividendi per sé e per i suoi familiari. Per l'esattezza, 210 milioni nel 2008 e 200 nel 2009, cifre che includono le società non controllate direttamente dal Biscione. Al premier è toccata la parte del leone con 251 milioni di profitti complessivi nel biennio. Di che fare sognare le orde di giovinette rapite dal suo fascino.

Ancora una volta, va detto che la Fininvest non è l'unica società a tagliare con una mano e guadagnare con l'altra. Ma va aggiunto che non tutte le imprese hanno a capo il capo del governo.

Naturalmente, la cura dimagrante Fininvest procede sotto traccia come un intervento di chirurgia estetica. I tre pilastri dell'impero (Mediaset, Mondadori, Mediolanum) hanno subito i tagli in modo diverso. La subholding delle televisioni ha subito una flessione molto forte degli utili dai 459 milioni del 2008 ai 272 del 2009.

 

L'anno scorso sono finiti fuori dal gruppo circa 500 dipendenti. Quelli di Medusa Multicinema, che non è più una controllata perché Fininvest ha solo il 49 per cento contro il 51 di Alessandro Benetton, e quelli di Medusa Film, che rimane controllata al 75 per cento ma attraverso il filtro di altre società.

In Mediaset c'è stata finora l'unica protesta clamorosa. È accaduto in gennaio quando truccatori e parrucchieri, esternalizzati da Mediaset a Pragma service, hanno messo in scena il primo sciopero dei dipendenti. Nove mesi dopo, le garanzie sull'impiego sono state mantenute. Nessun licenziamento.

Il settore trucco e parrucco continua a lavorare prevalentemente con Mediaset. Ma resta il timore che la procedura venga ripetuta con altri gruppi di lavoratori che fanno capo alla produzione come scenografi o tecnici. Più che il licenziamento vero e proprio, l'utilità dell'operazione sta nella riduzione progressiva dei costi.

 

Ad aprire la strada dell'outsourcing sono stati i musicisti che infatti oggi sono pagati, in valore nominale, poco più di 15 anni fa, quando la tariffa giornaliera era intorno alle 180 mila lire. Nella produzione Mediaset "Io canto", una sorta di Sanremo per bambini e ragazzi presentato da Gerry Scotti, un primo violino prende 180 euro al giorno e uno strumento di fila 150, all inclusive.

 

Questo significa che i vari musicisti napoletani scritturati a Cologno Monzese hanno 180 euro per pagarsi tasse, vitto e alloggio. Il loro impegno di lavoro varia fra le sei e le dieci ore. Potrebbero andare più vicino a casa, per esempio a Roma dove si registra "Amici", presentato da Maria De Filippi e prodotto dalla Fascino Pgt (50 per cento di De Filippi e 50 per cento della stessa Rti-Fininvest).

Ma lì danno 90 euro per gli strumenti di fila. Sono le 180 mila lire degli anni Novanta. Fascino non risulta fra le controllate Fininvest. Dal 50 per cento in giù una società non rientra nei conti della casa madre. Lo stesso, a maggior ragione, vale per Endemol Italia. Qui il gruppo della famiglia Berlusconi è proprietario di un terzo delle azioni attraverso un giro complicato di società estere fra le quali la spagnola Mediacinco e l'olandese Endemol Bv.

 

Anche a Endemol la parola d'ordine è tagliare. La struttura del personale dipendente è abbastanza agile con 183 unità in organico, di cui 42 a tempo determinato. Il ricorso alle prestazioni esterne in questo settore è fisiologico. Ma non tutti i collaboratori sono uguali. Le star della fiction o Fabio Fazio, conduttore del format Endemol "Che tempo che fa", sono ossi duri quando si tratta di stabilire i compensi.

 

Ben diverso è il discorso con i tecnici o, magari, con i ballerini. In genere, la compressione maggiore riguarda l'intrattenimento che infatti ha un margine molto più alto della fiction (nel 2009 22,6 milioni contro 2 milioni di euro). Sono i dannati dietro le quinte di "Affari tuoi", della "Prova del cuoco" o del "Grande Fratello" a pagare il prezzo di una morigeratezza che ha portato 4 milioni di utile netto nel 2009, nonostante il gruppo multinazionale sia gravato da 3 miliardi di dollari di debiti con oneri finanziari in proporzione.

Fra televisione e finanza, all'inizio del 2010 si è chiusa anche l'esperienza di Alboran, il canale aziendale al servizio di Mediolanum comunicazione e della banca di Ennio Doris e Silvio Berlusconi. Sono finiti a casa circa 50 free lance della tv tematica che produceva spot con slogan come "Io non ho paura" e "Inauguriamo l'ottimismo" su sfondo di bella gente in convention al Forum di Assago.

Un'autentica tempesta, con l'uscita di 548 unità dovuta "alla razionalizzazione della rete di vendita del mercato Italia del gruppo Mediolanum", ha colpito il settore dei promotori finanziari. Qui l'impatto della crisi è stato molto duro, con patrimoni privati impazziti fra scudi fiscali, crollo delle Borse, derivati e audaci colpi dei vari Bernie Madoff. Ma i 2 mila in organico alla sede della banca non sono stati toccati, come Doris aveva promesso, e non ci sono state proteste imbarazzanti contro il proprietario.

 

Berlusconi è notoriamente sensibile alle manifestazioni del partito dell'odio. Che arrivano da dove meno lui si aspetta.

Prima della chiusura per i Mondiali di calcio in Sudafrica, San Siro era diventato l'epicentro della contestazione. Gli ingratissimi tifosi milanisti hanno esibito per mesi striscioni insultanti per condannare la politica di risparmio imposta al club e per invitare la proprietà a vendere a qualche abbiente sceicco.

Il Milan è lo specchio di Silvio. Uno specchio molto caro. A detta dello stesso Berlusconi, la squadra è costata 237 milioni dal 2005 al giugno 2010. Poi c'è stata la crisi politica con i finiani, la minaccia di elezioni anticipate. E sono arrivati Zlatan Ibrahimovic e Robinho, altri due con cui è difficile trattare da posizioni di forza. Ibra è costato 24 milioni, con una dilazione di un anno sul pagamento e una distribuzione in tre rate da 8 milioni.

Lo svedese ha un ingaggio annuale da 9 milioni di euro netti, cioè lo stipendio più alto della serie A. Robinho è costato 18 milioni di transfer e prende 4 milioni netti per esibirsi, a tutt'oggi, a livelli da licenziamento per giusta causa.

La svolta a 180 gradi nella gestione dei rossoneri ha avuto qualche conseguenza familiare. Quando si tratta di investire in calciatori, il partito dei figli vede Piersilvio su posizioni piuttosto tiepide. Marina è nettamente contraria. Ancora in tempi di cordoni stretti, nella primavera scorsa, la figlia maggiore del premier aveva affermato che le società di calcio devono attenersi alle regole della buona gestione economica. Quando mai, bisognerebbe aggiungere.

Ma allora il Milan aveva dietro un Pdl unito e ampiamente maggioritario. Così, Marina poteva permettersi di cancellare il contributo per l'affitto ai giocatori minacciando di piazzarli negli squallidi tuguri - si fa per dire - di proprietà di Milan Real Estate. Fra i tagli annunciati, c'era l'appartamento rimasto a disposizione di Kakà anche dopo la sua cessione al Real Madrid per 65 milioni di euro a giugno del 2009.

 

Tra i figli di Veronica Lario, che ha esternalizzato il marito e a sua volta ha lasciato la residenza di Macherio, c'è stato un cambiamento. Dopo una fase di indifferenza generale, Barbara si è detta disponibile per un ruolo dirigenziale nel club e ha fatto debuttare in tribuna vip a San Siro il figlio Alessandro, 3 anni, in occasione dell'incontro con il Catania del 18 settembre. Il Milan, del resto, fa parte dell'asse ereditario alla stessa stregua di Mediaset, Mediolanum e Mondadori. Non produrrà reddito ma offre una visibilità senza uguali. Almeno finché si vince. E vincere licenziando, nel calcio, è difficile.

2 -MONDADORI CHIUDE BOTTEGA...
Giulia Cerino per "L'Espresso"

Fuori tutto. Anzi, fuori 25 dei 37 dipendenti con contratto a tempo indeterminato della Mondadori di via del Corso 472 a Roma. Per loro si prospettano due anni di cassa integrazione. Il multicenter ha chiuso i battenti il 19 settembre. Eppure gli affari non andavano così male. L'affitto per i 2 mila metri quadrati era di circa un milione di euro l'anno.

 

Una cifra ammortizzata da un fatturato tra gli 8 e i 10 milioni. Perché fare le valigie? Non è stato facile farselo spiegare. Durante le trattative, nella bacheca del multicenter appariva un avviso sindacale che pregava i colleghi di "non rilasciare interviste perché non autorizzati".

"Circa tre anni fa", racconta uno degli ex dipendenti, "Mondadori ha acquistato l'immobile di via del Corso. Due anni dopo ha deciso di vendere i locali a Vittorio Tabacchi di Safilo e di pagare l'affitto con un contratto di sei anni". Prima dell'estate, la sorpresa. Claudio Ricci, rappresentante della Cgil-Lazio, comunica ai lavoratori che via del Corso chiuderà perché Tabacchi ha chiesto il cambio di destinazione d'uso e un aumento del canone.

"Il contratto d'affitto", dice l'ex dipendente, "non era scaduto. Forse c'era qualche clausola particolare, ma non si saprà mai perché la Cgil non ha chiesto all'azienda di vedere il contratto. Forse per nascondere che dietro c'era una buonuscita di circa 30 milioni di euro". Alle accuse risponde Ricci che rivendica di essere riuscito a "sostituire la mobilità con la cassa integrazione".

Per ora, di certo c'è solo che al posto del multicenter approderà la multinazionale americana Gap. Il gruppo di Segrate, invece, riaprirà all'Eur, a dispetto della delibera comunale del 2006 che tutela le librerie e stabilisce di "fermare le trasformazioni che penalizzano le vocazioni originali del centro storico". Anche il Mondadori multicenter di via san Vincenzo, a due passi dalla fontana di Trevi, ha chiuso bottega in fretta e furia. I 10 dipendenti saranno assorbiti dal gruppo di ristorazione Cremonini.

  [11-10-2010]

 

 

IL BANANA LASCIA LA SARDEGNA? NO, RADDOPPIA: COMPRATA LA COLLINETTA (CON ANNESSA VILLA DI LAURA RUSCONI) DOVE SI APPOSTAVA IL FOTOGRAFO ZAPPADU - VALERIONA COME POPPEA SI IMMERGE NEL LATTE DI ASINA (BUONO ANCHE PER IL GELATO) - UN CORVO IETTATORE MINACCIA I CASSINTEGRATI DELLA VINYLS CARCERATI ALL’ASINARA - OGGI LAPO ELKANN FESTEGGIA 33 ANNI - ETO’O SEGNA A VALANGA, MA SI SCORDA DELLA FIGLIA SARDA (RICONOSCIUTA MA MAI VISTA), MORATTI PENSACI TU…

Luciano Verre da Porto Cervo e Porto Rotondo per Dagospia

 

1 - In un modo o nell'altro Silvio Berlusconi vince sempre. Non potendo comperare le foto che il fotografo Antonello Zappadu aveva scattato a lui e ai suoi amici (anche un ex capo di stato col... pisellone di fuori e sull'attenti) dalla sommità della collinetta che sovrasta Porto Rotondo, non si arreso e ha fatto di meglio. Si è comperato l'intera collinetta. "Mi consenta, ades fora dai ball, cheschì ora è mio e lei ce l'ha nel deretano come se dis a Milan, ahahahahah".

 

Proprio così. Sono iniziati i lavori di ristrutturazione della villa in via Cava del Tom che apparteneva a Laura Rusconi e che Berlusconi è riuscito ad aggiudicarsi attraverso l'Idra Immobiliare (la sua società che gestisce Villa Certosa). Qui, sul cocuzzolo ricoperto di pini, ulivi, mirto e cisto, si nascondeva Zappadu con i suoi potenti teleobiettivi puntati su Villa Certosa.

 

Ora tutto è risolto, il Premier ha fatto tabula rasa della vecchia villa e anche delle antenne per la telefonia mobile Vodafone e 3, e dove Zappadu faceva clic a piselloni e velinette sognanti, sorgerà un "eremo collinare" sotto la direzione dell'architetto Gianni Gamondi, uomo di fiducia del Premier (direzione lavori al geometra Gianni Izzo, legato anche lui a Villa Certosa). Insomma caro Zappadu, fatti più in là, sei finito. Poi dicono che Berlusconi vuole lasciare la Sardegna. Non solo non lascia, ma raddoppia. W il Nano!

 

15.10.10

 

domani il CAINANO sarà a San Pietroburgo, per festeggiare il compleanno dell’amico Putin insieme alla crème dell’oligarchia dell’ex Unione Sovietica. Si parlerà anche di un socio russo per Mediaset? - IL digitale terrestre, web tv e business tradizionale, in Italia e Spagna, in futuro richiederanno sempre più investimenti. In più c’è la grana dei 3 miliardi di debiti di Endemol da sistemare. E le pendenze della holding Fininvest: ecco perché, malgrado la smentita, la voce non è campata in aria....

Federico De Rosa e Marco Galluzzo per il "Corriere della Sera"

 

Le voci hanno ripreso a circolare dopo lo sbarco di Vimpelcom in Wind. E l'imminente missione di Silvio Berlusconi a Mosca le ha rilanciate: in Mediaset potrebbero arrivare dei nuovi soci russi. «Sì, come per il Milan» aveva risposto secco ma con un pizzico di ironia Fedele Confalonieri alle prime indiscrezioni ricordando che anche per la squadra di casa si diceva che sarebbe stata venduta ai russi. Stavolta però la sensazione che il premier stia lavorando per imbarcare nel gruppo di Cologno investitori «solidi» è forte.

 

Lo stesso Berlusconi avrebbe ammesso con i suoi più stretti collaboratori che sta cercando nuovi soci per il gruppo televisivo a cui cedere parte delle sue azioni. I contatti con alcuni grandi fondi russi starebbero andando avanti da un anno. E a meno di un mese di distanza dall'ultima visita, domani il premier sarà di nuovo in Russia, a San Pietroburgo, per festeggiare il compleanno dell'amico Vladimir Putin insieme alla crème dell'oligarchia dell'ex Unione Sovietica. Si parlerà anche di business? Dall'entourage di Palazzo Chigi non lo escludono.

In ballo ci sarebbe un dossier su Impregilo ma anche su Mediaset, ammette qualcuno a mezza bocca, aggiungendo però che i tempi dipendono dal futuro del governo. A dir la verità, con 370 milioni di cassa generata nell'ultimo semestre e 1,4 miliardi di debiti il Biscione può tentare anche la strada del mercato per reperire risorse. Ma digitale terrestre, web tv e business tradizionale, in Italia e Spagna, in futuro richiederanno sempre più investimenti.

 

Senza contare che dopo la vittoria di YouTube su Telecinco a Madrid nel processo per violazione di copyright, a Cologno hanno capito che non si possono più permettere di pensare solo alla concorrenza in tv. In più c'è la grana dei 3 miliardi di debiti di Endemol da sistemare. E le pendenze della holding Fininvest. Insomma i russi, nell'ottica di Berlusconi, oltre a rappresentare investitori amici, contrappeso secondo alcuni degli americani Blackrock, Fidelity, McKenzie che hanno oltre l'8% di Mediaset, rappresenterebbero i partner migliori con cui affrontare nuovi investimenti.

 

 

[07-10-2010]

 

 

FININVEST: sette rilievi alla perizia su Lodo Mondadori (dai giornali)[06-10-2010]

 

MEDIASET: soci in arrivo dalla Russia (Il Corriere della Sera, pag. 47)

[07-10-2010]

 

 

4. FININVEST, INGRESSO RUSSI IN MEDIASET NON ESISTE...
(ANSA) - "E' una cosa che semplicemente non esiste". Così un portavoce di Fininvest smentisce le ipotesi, rilanciate oggi dalla stampa, di un arrivo di soci russi nel capitale della controllata Mediaset.

[07-10-2010]

 

 

2 - LE FRASI BERLUSCA FUORI ONDA, FUORI DI TESTA - "in che mani è la sovranità del Paese? E’ nelle mani dei pm di sinistra - il processo Mills è tutta una barzelletta. Il pm di Milano, De Pasquale ha attaccato Craxi, fatto morire Cagliari - AnnoZero, non c’è alcun contraddittorio - "Io colleziono una storiella al giorno... e anche una ragazza al giorno" - I ragazzi che sono con Berlusconi nel video non sono semplici ’simpatizzanti’, ma presidenti dei Club della Libertà di Mario Valducci.... 1
Da "Repubblica.it"

Leggende sui giornali. "Vedete... si formano tante leggende metropolitane... io sono costretto ogni giorno a smentire attraverso Bonaiuti, che ormai si è rincoglionito su questo fatto (risate), e tutte le mattine devo dire che le affermazioni riferite al presidente del Consiglio e riportate sui giornali sono tutte false".

Io contro tutti. "Io ho contro la sinistra, il centro, i giornaloni, i giudici... Tu sei un giudice? (rivolto ad una della persone che ha davanti, ancora risate)... E poi sui giudici voglio dirvi una cosa, affinché abbiate la consapevolezza di ciò che succede...".

 

Una associazione a delinquere dentro la magistratura. "C'è un processo, il processo Mills, che è tutta una barzelletta. Il pm di Milano, De Pasquale, che è quello che ha attaccato Craxi, fatto morire Cagliari (Gabriele, ndr), visto che il processo sta arrivando alla prescrizione si è inventato la seguente storia: il reato di corruzione c'è quando il corruttore dà i soldi al corrotto. Ma per lui no, si è inventato che c'è il reato di corruzione soltanto quando il corrotto comincia a spendere i soldi.

Per cui se il corrotto è uno che risparmia, il reato non è stato consumato... la cosa drammatica e tragica è che tre diversi collegi, primo grado, secondo grado, appello e Cassazione, hanno asseverato questa tesi, dimostrando quindi che c'è un accordo tra i giudici di sinistra che vuol sovvertire il risultato elettorale, e che attraverso questo accordo, questa interpretazione assurda della giustizia, vogliono eliminare colui che è stato eletto... quindi c'è un macigno sul nostro sistema democratico, che è costituito da questa organizzazione interna... ci sarebbe da chiedere una commissione parlamentare che faccia nomi e cognomi e dica se, come credo io, c'è una associazione a delinquere nella magistratura"

In Italia comandano i pm. "Quando esce una legge che al pm non va, lui la impugna e la porta all'attenzione della Costituzionale e la Corte la abroga. Ad esempio, noi facemmo una legge in base alla quale un cittadino italiano sottoposto a un processo, quando veniva giudicato innocente, non poteva essere più chiamato in appello per lo stesso reato. Per i giudici invece è prassi farlo, perché al pm magari quella persona sta antipatica, oppure ha un pregiudizio politico.

Ma se per i giudici è un mestiere, e sono pagati per quello, per un cittadino è la rovina, sia dal punto di vista familiare che economico. La nostra era la legge più giusta e il 90% dei cittadini era d' accordo, e l'hanno abrogata i giudici della Corte Costituzionale. E allora ditemi: in che mani è la sovranità del Paese? E' nelle mani dei pm di sinistra. Scrutate il cielo perché ci sono gli angeli che stanno certamente vegliando su di noi e ci difendono dai giudici".

 

"Sono disperato". "Dovete essere sicuri che io sono disperato, certe volte. Tutte le volte che c'è un processo che mi riguarda mi danno dell'impunito. E invece nessuno, nemmeno uno dei fatti che mi sono contestati nei processi sono fatti veri".

Tv devastante. "Quando accendo la televisione, alla sera, è una cosa devastante. A parte che adesso è ricominciato AnnoZero (brusio di disapprovazione)... non c'è alcun contraddittorio".

I problemi nel Pdl e i sagrestani della politica. "Questi che vengono fuori dalle sagrestie della politica, che hanno nella attività politica l'unica loro professione, hanno bisogno dei partiti così come delle imprese proprie, per avere i soldi dei gruppi in Parlamento, i soldi dello Stato per le elezioni, i finanziamenti... hanno bisogno di un giornale attraverso cui raccogliere i soldi... sono veri e propri imprenditori della politica".

 

La barzelletta sugli ebrei. "Un ebreo racconta a un suo familiare... Ai tempi dei campi di sterminio un nostro connazionale venne da noi e chiese alla nostra famiglia di nasconderlo, e noi lo accogliemmo. Lo mettemmo in cantina, lo abbiamo curato, però gli abbiamo fatto pagare una diaria... E quanto era, in moneta attuale? Tremila euro... Al mese? No al giorno... Ah, però... Bè, siamo ebrei, e poi ha pagato perché aveva i soldi, quindi lasciami in pace... Scusa un'ultima domanda... tu pensi che glielo dobbiamo dire che Hitler è morto e che la guerra è finita?... Carina eh?"

Una ragazza al giorno. "Io colleziono una storiella al giorno... e anche una ragazza al giorno"

 

"Domani vado in Parlamento". "Domani sono in Parlamento per otto ore, quante me ne diranno...(i ragazzi gli dicono 'noi arriviamo a 316')... sì, e allora mettetevi in lista che la prossima volta... metà donne, e poi tutti giovani... perché anche io lo dico: nel nostro partito di vecchio ci basto io, tutti gli altri devono essere giovani".

01-10-2010]

 

 

 

1- A CHI LASCERà IN EREDITà IL SUO IMPERO POLITICO-ECONOMICO IL BANANA DI ARCORE QUANDO, A METà DICEMBRE, VERRà INTERDETTO DALLE CONDANNE DELLA MAGISTRATURA DAI PUBBLI UFFICI IN SEGUITO AL VOTO CONTRARIO DEI TIPINI FINI SULLO SCUDO? - 2- LASCERà IL POTERE IN MANO A LETTA OA GIUDA TREMONTI? NO, C’è LA MARINA DA SBARCO - 3- INTANTO SI PREPARA AD INCAMERARE LA MAGGIORANZA DE "IL FOGLIO" PERCHé CON LE NUOVE REGOLE FERRARA POTREBBE MOLTO PRESTO PERDERE I 3 MLN E PASSA DI FINANZIAMENTO PUBBLICO. E VISTO CHE CON LE COPIE VENDUTE IN EDICOLA NON PAGANO NEANCHE L’AFFITTO, ECCO MARINA PRONTA A RILEVARE LA QUOTA DI VERONICA - 4- LA MOSSA DI RIAVVICINAMENTO DELL’ELEFANTINO CHE HA SCARICATO LE RAGIONI DI FINI

Andrea Montanari per "Milano Finanza"

 

Silvio Berlusconi è stato rassicurante: «Ove mai venissero a cadere i contributi pubblici (3,4 milioni nel 2009, ndr)», avrebbe già detto a Giuliano Ferrara in un recente incontro, «Il Foglio non avrà problemi di sopravvivenza. Perché ci sarà sempre un azionista forte a garantire il sostegno finanziario di un quotidiano che nella stampa italiana rappresenta un'isola di equilibrio e intelligenza».

 

Organo della Convenzione per la Giustizia, movimento politico fondato dal senatore del Pdl Marcello Pera e dal verde Marco Boato, Il Foglio potrebbe infatti molto presto non godere più dei contributi destinati alla stampa di partito. Ma come farà il premier a sostenerlo se nel capitale non sono presenti membri della famiglia né aziende a lui riconducibili, ma solo la moglie separata Veronica Lario (al secolo Miriam Bartolini), titolare del 38%?

 

La strada più facilmente percorribile è quella che conduce alla Mondadori (che già detiene il 39% del Giornale) cui potrebbe non dispiacere l'idea di una seconda testata. I primi contatti tra i vari soggetti coinvolti nel possibile affare ci sarebbero già stati. Un nodo eventuale è però quello relativo al ruolo che potrà assumere la casa editrice di Segrate: secondo la legge Gasparri, non può infatti acquisire partecipazioni di controllo in quotidiani almeno fino al 2011.

 

Ma poiché si tratta di una partecipazione di minoranza (il 38% appunto), qualora non si rivelasse dominante non dovrebbero esserci problemi. Sicché l'azienda presieduta da Marina Berlusconi (considerata da Fortune una delle donne più potenti al mondo) potrebbe entro qualche tempo essere davvero il nuovo partner di riferimento (ma non dominante) del quotidiano di Ferrara.

Resta naturalmente da verificare la disponibilità a vendere della signora Lario. L'avvio della trattativa è anche l'esito di un processo di riavvicinamento tra Berlusconi e Ferrara sulla scia dello scontro tra il premier e Gianfranco Fini, sul quale Il Foglio, dopo aver tentato di ricondurre entrambi alla ragione, ha preso una chiara posizione a favore del primo. 01-10-2010]

 

 

l seggio-mercato di Silvio? Lo paghiamo noi! - Le spese pazze del Cavaliere per strappare un peone al traballante governo Prodi: la riconquista degli ex leghisti Pottino&Gabana (che votavano con il centrosinistra) passa per due contratti d’oro alla Camera, a firma del capogruppo Pdl Cicchitto, di 120mila euro all’anno ciascuno dopo la mancata rielezione - Il patto con Bossi: ok all’operazione aggancio con stipendio da onorevole, purché non vengano rieletti - Visti i precedenti, quanto denaro metterà sul piatto il Cai-nano per strappare i moderati di Fli a Fini

Carmelo Lopapa per "La Repubblica"

A proposito di calciomercato. Non c'è solo l'acquisto plateale e smaccato del deputato in carica, alla vigilia di un voto decisivo. Ci sono accordi e garanzie, sistemi e metodi tali da assicurare il presente e anche il futuro della pedina che si rende disponibile. Non necessariamente un seggio, magari un contratto ad personam. Con soldi sonanti. Tanti. Un tot al mese. Poco meno di quanti la pedina ne avrebbe guadagnati da parlamentare in carica. Di un paio di quei contratti Repubblica adesso è venuta in possesso.

Qual è il metodo? Quale il sistema? Come funziona il mercato da Transatlantico nel reame di Silvio Berlusconi, laddove tutto ha un prezzo, tutto una ricompensa? Lo ricostruiamo attraverso la storia di due oscuri peones, ligi ex onorevoli del Nord-Est. Transitati dalla Lega al gruppo misto nella passata legislatura, alla fine del 2006, nel pieno del biennio ballerino del governo Prodi.

 

Quando ogni singolo senatore diventa determinante per la tenuta dell'esecutivo e in tanti vengono contesi, corteggiati, lusingati. In qualche caso forse convinti con ragioni a cinque zeri. Dopo aver rotto con la Lega in Friuli per beghe locali, Marco Pottino, allora deputato, classe '74, e Albertino Gabana, allora senatore, classe '54 (entrambi di Pordenone) dopo un anno di navigazione a vista nel gruppo misto, vengono "convertiti" a fine 2007 al credo berlusconiano. Per essere acquisiti infine al gruppo forzista.

Sono le settimane in cui l'esecutivo del Professore già vacilla. E il senatore Gabana in più di un'occasione vota con quella maggioranza, in un Palazzo Madama trasformato ormai in una casbah. Poco influente Pottino a Montecitorio, ma strategico Gabana per tentare la spallata. I due però camminano insieme. Inseparabili. I messi del Cavaliere sanno che il "pacchetto" va acquisito in tandem. Entrambi vengono avvicinati, lusingati, compiaciuti. Elio Vito, attuale ministro dei Rapporti con il Parlamento - rivela in particolare Pottino nel colloquio telefonico con Repubblica - è il più convincente.

 

La contropartita? Dentro il Pdl raccontano come in quegli ultimi giorni della Pompei prodiana, Berlusconi chieda all'alleato Bossi il via libera per tentare l'operazione aggancio. E di come la manovra sia stata accordata dal Senatur, a patto che i due "ex" del Carroccio non vengano poi rieletti. Clausola che il Cavaliere, o chi per lui, mette subito in chiaro ai due, nel momento in cui viene prospettato il passaggio e la fittizia candidatura alle successive politiche (poi precipitate da lì a tre mesi).

Ma allora che interesse avrebbero avuto i peones ad accettare l'offerta? Transitare per poi perdere il seggio? È qui che scatta la rete di protezione. La garanzia per entrambi, qualora non eletti, di mantenere comunque lo status economico da parlamentare, magari con una consulenza ad hoc.

 

I fatti. Succede che, alle Politiche del 2008, tanto il giovane Pottino quanto il cinquantenne Gabana vengono candidati insieme alla Camera, lista Pdl, collegio del natio Friuli.

Puntualmente non la spuntano: risultano primo e secondo dei non eletti. E accade che nel dicembre 2008, pochi mesi dopo l'inizio della legislatura, entrambi stipulino due distinti "contratti di lavoro a progetto" con il gruppo Pdl di Montecitorio, "in persona del suo presidente, Fabrizio Cicchitto", con tanto di firma in calce. Durata (art. 5 del contratto): a partire dal gennaio 2009 e "fino al termine della XVI legislatura". Compenso (art. 6): "Complessivi 120.516 euro annui al lordo delle ritenute", da corrispondere "in dodici rate di 10.043 euro".

Né più né meno che l'indennità sommata alla diaria di cui godono gli onorevoli. Mancano all'appello solo i 4 mila del rimborso spese per portaborse. Bingo! Professionisti da gratificare per i servigi e la dedizione, consulenti meritevoli ("Considerevoli esperienze professionali nell'ambito delle comunicazioni istituzionali" è l'identica motivazione nei due contratti), da impiegare al gruppo. Il tutto, con soldi pubblici, i budget messi a disposizione dalla Camera, quattrini del contribuente.

 

Ma si dà il caso che a Montecitorio, al gruppo Pdl, di loro non vi sia traccia (se non al libro paga). "Non risultano nei nostri elenchi, è sicuro che lavorino qui?" risponde la segretaria interpellata. "Forse potete provare al partito". Ma la risposta non cambia quando vengono contattati gli uffici di via dell'Umiltà. Repubblica rintraccia Gabana e Pottino al telefono a Pordenone.

I due ex leghisti, oggi pidiellini militanti, forniscono nella sostanza la medesima spiegazione. Confermano di avere quel rapporto di consulenza ma negano la compravendita: "Non siamo stati affatto comprati, provenivamo già dal centrodestra". E ammettono di andare poco a Roma: "Ma solo perché è meglio lavorare qui in Friuli, ci dedichiamo alla costruzione del partito. Proveniamo dal Carroccio e chi meglio di noi sa come si lavora sul territorio?". 28-09-2010]

 

 

-        CAINANO OFFSHORE! TRA RAMOSCELLI D’ULIVO E “TENGO FAMIGLIA”, UN COLPO GIAN-FREGNONE FINI L’HA MESSO A SEGNO: L’AFFONDO SULLE OFFSHORE CHE HA FATTO IMBUFALIRE IL SULTANO DELLE BERMUDE. “NON POSSO LASCIAR CORRERE QUELLE ALLUSIONI” - 2- IL BANANA È PROPRIETARIO DI ALMENO SEI VILLE TRA ANTIGUA E LE BERMUDA E DI UNA BARCA DI 48 METRI, VALORE ALL’INCIRCA 13 MILIONI DI EURO, INTESTATE A SOCIETà OFFSHORE - 3- LE DUE OFFSHORE NELL’ISOLA DI GUARNSEY, INTESTATE A MARINA E PIERSILVIO BERLUSCONI - 4- MILLS, SOPRANNOMINATO L’ARCHITETTO DELLE OFFSHORE, HA AVUTO 600 MILA DOLLARI - 5- I FALSI IN BILANCIO, CONSEGUENZA DEL VIZIETTO DELLE SOCIETà OFFSHORE, HANNO PORTATO A UN ALTRO PROCESSO: QUELLO PER LA COMPRAVENDITA DEI DIRITTI TV DI MEDIASET

-        LA VILLA ALLE ISOLE BERMUDA DI BERLUSCONI

- SILVIO IN PARADISO (FISCALE): "NON POSSO LASCIAR CORRERE QUELLE ALLUSIONI SULLE SOCIETÀ OFF-SHORE"
Scrive Francesco Bei per "La Repubblica": "Chiuso ad Arcore, Silvio Berlusconi ostenta indifferenza rispetto alle "rivelazioni" di Fini che hanno inchiodato al video tutto il mondo politico. I suoi riferiscono che abbia persino preferito guardarsi il suo Milan in tv. Poco credibile. La verità è che, nei pochi contatti telefonici con la prima linea del Pdl, il Cavaliere si è mostrato tranchant sui contenuti della versione di Fini: "Sulla casa non ha chiarito nulla, mi è sembrato incerto e impaurito".

 

Quanto all'offerta del leader di Futuro e libertà di resettare tutto e riprendere "il confronto", il premier si mostra scettico. Perché "di uno così non c'è più da fidarsi". E soprattutto perché buona parte del suo intervento il presidente della Camera l'ha impiegato per attaccare il premier a testa bassa, senza fargli sconti su nulla. Né sulle società off-shore, né sull'etica pubblica e nemmeno su chi sarebbe il vero mandante di quei "faccendieri professionisti a spasso nel centroamerica" per fabbricare dossier farlocchi contro di lui.

 

Una serie di accuse che a Berlusconi hanno di nuovo guastato l'umore, facendolo propendere per una guerra senza quartiere al suo avversario. "Non si può lasciare correre su cose inaccettabili - si è sfogato - come queste allusioni sulle società off-shore. Non si può far passare una libera inchiesta giornalistica, basata su fatti accertati e sulla quale io non c'entro nulla, per un'operazione di dossieraggio. Per di più sputtanando il Paese all'estero con la favola dei servizi segreti deviati. Oltretutto in questo caso i fatti, a quanto ammette lo stesso Fini, sono più che verosimili".

2- CAIMANO OFF SHORE: LE HOLDING BERLUSCONIANE NEI PARADISI FISCALI E GLI AIUTINI DELL'AVV. MILLS
Antonella Mascali per "Il Fatto Quotidiano"


La falsa campagna moralizzatrice dei "berluscones" contro le società off shore, per colpire Gianfranco Fini, non poteva che provocare una facile risposta del presidente della Camera, dopo la rottura con il cavaliere: "Sia ben chiaro: personalmente non ho né denaro, né barche, né ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse".

Sottinteso, naturalmente, il nome di Silvio Berlusconi, il re dei fondi neri all'estero. Lo hanno accertato sentenze definitive. Come quella per il corrotto e prescritto avvocato David Mills, il mago delle off shore del premier. O la sentenza del processi All Iberian 2, che ha accertato una colossale evasione fiscale, 1500 miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la condanna di Berlusconi. Come? Grazie a una delle sue leggi, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, "il fatto non costituisce più reato".

VILLE, BARCHE E SOLDI
Fini ha parlato anche di ville e barche. Si riferiva ad almeno sei ville che il suo ex alleato possiede tra Antigua e le Bermuda, intestate a off shore. Berlusconi è proprietario anche di una barca di 48 metri, valore all'incirca 13 milioni di euro. È intestata alla società Morning Glory Yachting limited, neanche a dirlo, con sede alle Bermuda. Il salto verso i fondi neri, il Cavaliere l'ha compiuto a metà anni '90 servendosi di Mills, soprannominato l'architetto delle offshore.

 

Le società occulte all'estero hanno permesso a Berlusconi di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a Bottino Craxi, di eludere la legge Mammì, che all'epoca impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Il cavaliere, invece, era anche l'azionista di maggioranza, segreto, di Tele più. La sentenza di primo grado del processo Fininvest- Gdf del '96 ha stabilito che alcuni militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere proprio per non indagare sulle off shore del biscione.

 

In appello e in Cassazione le prove per condannare il premier non sono state ritenute sufficienti. In secondo grado ha contribuito alla sua salvezza, la falsa testimonianza di Mills del novembre '97. Sappiamo adesso che per quella, come per un'altra deposizione reticente, al processo All Iberian, gennaio '98, illegale ha avuto 600 mila dollari. E per queste dichiarazioni taroccate in suo favore, Berlusconi è ancora sotto processo. Sospeso, come gli altri procedimenti, grazie ai vari scudi.

 

Ai giudici milanesi di All Iberian, Mills ha nascosto tra l'altro anche i reali beneficiari di "Century One" ed "Universal one", le due off shore nell'isola di Guarnsey, intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi, per decisione del padre. Un fatto che scopriranno nel 2004 i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i difensori di Berlusconi fino ad allora avevano ripetuto che erano " società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset".

I FALSI IN BILANCIO
I falsi in bilancio, conseguenza del vizietto delle off shore, hanno portato a un altro processo: quello per la compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a un'altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l'appropriazione indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999. Restano in piedi quelle fino al 2003.

 

C'è poi una costola di questa indagine, denominata "Mediatrade-Rti", in fase di udienza preliminare, bloccata sempre per il legittimo impedimento. Berlusconi è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale. Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di frode fiscale, fino al settembre 2009.

Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per l'acquisto di diritti tv da major americane. I soldi, 100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio Berlusconi, sono contestate operazioni tra il 2002 e il 2005. Anni, come per l'inchiesta madre, in cui era sempre presidente del Consiglio. [26-09-2010]

 

 

GHIGLIOTTINA PER IL NANO - Il 14 dicembre la Corte Costituzionale si esprimerà sulla costituzionalità del Legittimo impedimento. Entro quella data il Cavaliere vorrebbe vedere il lodo Alfano con il primo voto del Parlamento e sperare così che la Consulta rinvii il suo esame. Ma non è detto. E allora uno degli scenari più temuti a palazzo Grazioli è che si vada a votare a marzo, ma con i titoli dei giornali che raccontano di una condanna.... Francesco Grignetti per "La Stampa"

 

Silvio Berlusconi sarà pure un gran nocchiero, capace di condurre il vascello attraverso il mare in tempesta, ma intanto da Bossi («Niente più sbagli o si va al voto») a La Russa («Certo è difficilissimo proseguire con la spada di Damocle dei finiani») è palpabile il pessimismo. Racconta un anonimo ma importante esponente Pdl: «Andare al voto subito non è interesse di Fini che deve prima consolidare le sue posizioni sul territorio, né di Berlusconi che teme il forte astensionismo.

Gli unici a guadagnarci sarebbero i leghisti. Ma è anche chiaro che se da ora in poi si procederà con il coltello alla gola, si può andare a sbattere in qualunque momento». E allora, archiviata già la mozione di sfiducia per Umberto Bossi che avrebbe potuto far precipitare le cose anzitempo, esaminiamo gli scogli che minacciano la rotta del governo.

 

IL PARTITO DI FINI - l prossimo appuntamento dei finiani è quello di Perugia del 7 novembre: molto probabilmente il presidente della Camera annuncerà in quella sede la nascita del partito. Nel frattempo dice Benedetto Della Vedova, facendo il verso a Prodi: «Competition is competition. In chiave politica e alla lunga anche in chiave elettorale». Quando Fini qualche giorno fa ha esortato i suoi a «mettersi l'elmetto», intendeva dire proprio questo: marcare la differenza, distinguersi, combattere su ogni provvedimento. Sono già cominciati i dolori per la maggioranza.

Martedì scorso alla Camera, quando s'è trattato di convertire il decreto in scadenza sulla Tirrenia, che prevede anche l'introduzione dei pedaggi sui raccordi autostradali, a guidare l'opposizione si son messi due deputati finiani, Aldo Di Biagio e Francesco Proietti Cosimi. Marcello De Angelis, il relatore, uno che è cresciuto nel vecchio Msi assieme ai due, ha cominciato a sudare freddo: «Se avessero voluto, era evidente che i voti del Fli, sommati a quelli dell'opposizione, avrebbero fatto cadere il governo. Io ci ho messo il carico dell'amicizia, loro non avevano alcuna intenzione di far saltare il banco e così Di Biagio ha ritirato un suo emendamento, ma in Aula siamo stati a un passo dalla catastrofe».

 

I finiani, insomma, cominceranno presto a farsi notare e il resto dell'opposizione convergerà. Il senatore Mario Valditara, per dire, denuncia i tagli all'università e il ministro Gelmini quanto prima se la vedrà brutta. Sullo sfondo c'è poi la questione della legge elettorale.

LA GIUSTIZIA - E' il tema più rovente. Il Pdl sta accelerando sul lodo Alfano al Senato: Carlo Vizzini ha presentato il nuovo testo che prevede lo scudo giudiziario solo per Capo dello Stato e presidente del Consiglio, cassando i ministri. Era la prima delle richieste di Giulia Bongiorno a Ghedini: neanche ha fatto in tempo a proferire parola e già l'hanno accontentata. Ma chiaramente non finisce qui.

Si conosce tutta l'avversione dei finiani per il ddl sul Processo Breve che però è sempre in cima all'agenda berlusconiana. Lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura, poi, riforma che prefigura una dipendenza dei pm dal ministro della Giustizia, pur annunciata trionfalmente da Berlusconi alla Camera, rischia di non uscire mai dai cassetti.

 

I PROCESSI - Dentro il Pdl parlano chiaramente di «accerchiamento». Non sfugge che dalle procure di mezza Italia sia partita la caccia a tutti gli uomini del Presidente: Schifani a Palermo, Letta a Lagonegro, Bertolaso e Scajola a Perugia, Verdini a Firenze, Cosentino a Napoli, di nuovo Verdini e Dell'Utri a Roma, è tutto un fiorire di inchieste che colpiscono duro.

 

E poi c'è la mina vagante del pentito Spatuzza: è il segreto di Pulcinella che tra Firenze e Caltanissetta sia stata riaperta l'inchiesta sulle bombe del 1993 che vide indagati «mister alfa» e «mister omega», che all'epoca erano Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Infine il processo Mills a Milano: per ora è sospeso, ma è questione di mesi.

LA CONSULTA - Il 14 dicembre la Corte Costituzionale si esprimerà sulla costituzionalità del Legittimo impedimento. Entro quella data il Cavaliere vorrebbe vedere il lodo Alfano con il primo voto del Parlamento e sperare così che la Consulta rinvii il suo esame. Ma non è detto. E allora uno degli scenari più temuti a palazzo Grazioli è che si vada a votare a marzo, come prefigura il ministro Maroni, ma con i titoli dei giornali che raccontano di una condanna.

01-10-2010]

 

 

CIANCIMINO CIANCIA ANCORA – IL FIGLIO DI DON VITO RITROVA LA COPIA DI UN ASSEGNO CHE BERLUSCONI DIEDE AL PADRE NEI PRIMI ANNI ‘80 per la campagna elettorale - SPULCIANDO L’ARCHIVIO DELL’EX SINDACO MAFIOSO DI PALERMO SI TROVEREBBERO ANCHE ALTRI ASSEGNI DEL BANANA - SPUNTA ANCHE UN PRESUNTO PIZZINO DEL 2001 PER PROVENZANO DOVE SI PARLA DI 100 MLN DI LIRE VERSATI AI BOSS DA FORZA ITALIA

Riccardo Arena per "La Stampa"

 

Sei anni dopo il colloquio in cui Massimo Ciancimino e la sorella Luciana ne parlavano al telefono, spunta l'«assegno del presidente» destinato a Vito Ciancimino. Il «presidente», in realtà, quando avrebbe firmato quel titolo di credito (all'inizio degli anni '80), non era ancora in politica, ma l'imprenditore Silvio Berlusconi era pur sempre il numero uno delle tv commerciali in Italia.

 

La fotocopia dell'assegno da 35 milioni di lire, risalente al periodo compreso tra il 1979 e il 1983, è venuta fuori dal quanto mai capiente archivio di don Vito: sfuggita a perquisizioni e sequestri («Nemmeno io sapevo dove fosse», chiosa Massimo Ciancimino), è stata ritrovata dalla vedova dell'ex sindaco di Palermo, condannato per mafia e corruzione e morto nel 2002.

Epifania Silvia Scardino, accompagnata dallo stesso figlio Massimo, alla fine di luglio l'aveva consegnata ai pm Nino Di Matteo e Paolo Guido, assieme ad annotazioni del marito, che parlano pure di altri 25 milioni in contanti di identica provenienza: Silvio Berlusconi.

 

Sempre allo stesso scopo: «Acquisto tessere periodo '79-'83», scriveva don Vito, che all'epoca era molto discusso, ma non era ancora finito in cella. La corrente dc dell'ex sindaco allora aderiva a quella andreottiana, dalla quale fu poi estromessa: il finanziamento poteva essere indirizzato allora a sostenere il gruppo politico di Giulio Andreotti, cui Ciarrapico, in particolare, era molto legato.

Berlusconi era accreditato invece di simpatie e di intensi legami con il Psi. Perché, dunque, questa trasversalità? Fra le carte consegnate ai magistrati dell'indagine sulla trattativa fra mafia e Stato, ce ne sono anche altre - tutte da approfondire e sviscerare - che potrebbero fare pensare a presunti legami, interessi comuni, collegamenti fra l'attuale premier o esponenti del suo entourage, come Marcello Dell'Utri, con don Vito.

«Io, Dell'Utri e Berlusconi siamo figli della stessa lupa», si legge infatti in una pagina scritta a macchina e la cui paternità è attribuita, ma non con certezza, da Massimo Ciancimino al padre: nella facciata retrostante, che si apre con il consueto sfogo («Sono un perseguitato»), l'ex assessore ai Lavori pubblici del Sacco di Palermo scrive di pugno, con la sua inconfondibile grafia.

 

I pm del pool coordinato da Antonio Ingroia si muovono comunque con cautela: «Io - si legge nel dattiloscritto - sono stato condannato e loro, Berlusconi e Dell'Utri, assolti per questioni geografiche», perché a Palermo e a Milano la giustizia sarebbe stata amministrata in modo diverso.

 

C'è pure altro materiale, su cui la Procura sta lavorando: innanzitutto un presunto pizzino di Ciancimino a Bernardo Provenzano, a proposito di finanziamenti (cento milioni di lire) che ancora Berlusconi, o esponenti di Forza Italia, avrebbero versato ai boss in occasione delle elezioni del 2001. Protagonista di queste nuove puntate delle indagini è la madre di Massimo Ciancimino, anziana e malata, che ha pure ricordato presunti incontri tra il marito e il Cavaliere, a Milano, negli anni '70.

 14-09-2010]

 

 

1- PROVE TECNICHE DI DISCESA IN CAMPO PER LA PRIMOGENITA DI BERLUSCONI - 2- NON SOLO IL "TROTA" DI BOSSI, ANCHE MARINA VUOLE RACCOGLIERE IL TESTIMONE DI PAPI - 3- LA PRESIDENTESSA DELLA MONDADORI SAREBBE IN ATTESA DI RICEVERE UN SONDAGGIO - 4- LA PAGINATA DI INTERVISTA RILASCIATA IERI AL ’CORRIERE’, CON DISTRIBUZIONE DI CETRIOLI PER TUTTI, DALL’INGRATO VITO MANCUSO A FINI, TRAPASSANDO UN DE BENEDETTI CHE NASCONDE SOTTO IL TAPPETO DI ’REPUBBLICA’ L’INSIDER TRADING DI FAMIGLIA, COME LA "PRAVDA DEI TEMPI D’ORO", NON POTEVA NON SOLLECITARE DUBBI E INTERROGATIVI - 5- SOGNANDO UN FUTURO DA EVITA PERON, MARINA SI ATTEGGIA A BIANCANEVE DI ARCORE SULLA LEGGINA AD AZIENDAM CHE HA FATTO RISPARMIARE 400 MILIONI DI EURO ALLA MONDADORI: OGGI SI LEGGA, SUL "CORRIERE", IL RUOLO DEI VERDINI-CARBONI-MARTINO

 

1 - MARINA DA SBARCO
La paginata di Marina Berlusconi sul Corriere è una prova tecnica di discesa in campo? Un'intervista che più politica non si può, con distribuzione di cetrioli per tutti, dall'ingrato Vito Mancuso a Fini, trapassando un De Benedetti che nasconde sotto il tappeto di 'Repubblica' l'insider trading di famiglia, come la "Pravda dei tempi d'oro", non poteva non sollecitare dubbi e interrogativi.

 

Che vuole fare da grande la primogenita di Berlusconi? Vista l'inedita grinta da Evita Peron, non è che sotto sotto cova la voglia matta di prendere il testimone del settantreenne Papi? Risposta esatta, direbbe il fu Mike. La paginata del Corriere è il primo passo. Il secondo appartiene alla pura metodologia berlusconiana: commissionare alla fidata Ghisleri un sondaggio. E vedere che effetto fa una eventuale Marina in campo al paese dei berluscones.

 

2 - LEGGINA AD AZIENDAM ED IL RUOLO DELLA P3 DEI VERDINI-CARBONI-MARTINO
Marina Berlusconi alias Biancaneve ha detto al Corriere (vedi l'intervista che pubblichiamo a seguire) che la legge sul famigerato condono da 450 milioni tra la Mondadori e lo Stato è stata fatta a favore di tutte le aziende e non solo per Segrate. Bene, oggi la Biancaneve di Arcore andrà a leggere quanto scrive Giovanni Bianconi, sempre sul Corriere?

Dalle inchieste è saltato fuori che "Arcangelo Martino - uno dei tre arrestati per la presunta associazione segreta di cui sono accusati, insieme a Flavio Carboni e Pasquale Lombardi anch'essi in carcere, gli esponenti del Pdl Denis Verdini, Marcello Dell'Utri, Nicola Cosentino e Giacomo Caliendo - il 19 agosto ha fatto chiamare il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e ha parlato del suo ruolo nel «gruppo di potere occulto» ipotizzato dai magistrati.

 

Ammettendo che effettivamente nelle riunioni a casa Verdini si discuteva del destino del Lodo Alfano alla Corte costituzionale e della causa milionaria tra la Mondadori e lo Stato; spiegando che il nome in codice «Cesare» usato nelle telefonate indicava Silvio Berlusconi e il «vice-Cesare» era Dell'Utri; svelando una confidenza sulla compravendita dei voti in Senato per far cadere il governo Prodi, nella scorsa legislatura".

3 - L'INTERVISTA 'POLITICA' DI MARINA: "DE BENEDETTI PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE, ANZI MALISSIMO. SI PRESENTA COME IL PALADINO DELLA LIBERTÀ DI STAMPA, IL CAMPIONE DELL'INFORMAZIONE SENZA BAVAGLIO, E POI ABBIAMO VISTO TUTTI COME REPUBBLICA, POCHI GIORNI FA, HA DATO LA NOTIZIA DELLE SANZIONI CONSOB PER L'INSIDER TRADING IN FAMIGLIA: RICORDAVA LA PRAVDA DEI TEMPI D'ORO"
Daniele Manca per il "Corriere della Sera"

Il Corriere l'aveva chiamata sabato 21 agosto, per sapere che cosa pensasse di uno scrittore (Vito Mancuso) che apriva una polemica contro una casa editrice (la Mondadori) di cui Marina Berlusconi è presidente. Ma allora la figlia del presidente del Consiglio aveva preferito non commentare.

 

In tre settimane però qualcosa è cambiato. Non solo politicamente. «In questi giorni sono state dette cose su di noi come azionisti e come editori alle quali non posso non rispondere. È un film già visto, vengono attaccate in modo strumentale le nostre aziende con obiettivi politici».

Attacco o non attacco, tutto è partito dal fatto che la Mondadori ha usato, e velocemente, una legge che le ha permesso di chiudere un contenzioso fiscale di centinaia di milioni con pochi milioni. E per di più in una vicenda che durava da vent'anni.
«Appunto: chiudiamo un contenzioso fiscale che ci trasciniamo dietro da vent'anni. Ma le pare normale? E questo nonostante ben due sentenze, di primo e secondo grado, ci abbiano dato ragione sancendo la totale correttezza dei nostri comportamenti. Sa che cosa significano tempi così lunghi e incognite così grandi per un'azienda?».

Fatto sta che quella leggina è arrivata al momento giusto. Non a caso si è parlato di provvedimento ad aziendam.
«Macché. Il latinismo è orribile, ma visto che lo usano tutti lo faccio anche io: non legge ad aziendam, ma ad aziendas, perché è una norma che restituisce certezze a tutto il sistema delle imprese. Se le leggi, come in questo caso, sono sacrosante, che cosa si vorrebbe, che le nostre aziende non le utilizzassero solo perché fanno capo alla famiglia Berlusconi? Questo sì che è il vero conflitto di interesse, quello all'incontrario. Ma lo sanno che il nostro gruppo negli ultimi 15 anni ha pagato 2,2 milioni di euro al giorno, dico al giorno, fra imposte e contributi?».

 

Ci mancherebbe non pagaste le tasse. Ma la polemica si è allargata molto, intrecciando questioni etiche, morali, politiche.
«Fatto sta che tutti si sono trovati d'accordo su un punto: Mondadori è un gruppo editoriale libero, fatto di grandi professionisti, che ha il rispetto più assoluto della libertà di espressione dei suoi autori, che non ha mai censurato una parola a nessuno».

 

Appunto, lo hanno riconosciuto tutti.
«Sì, ma non per arrivare a riconoscere che la famiglia Berlusconi è un editore liberale. Quanto per sostenere l'esatto contrario: che la Mondadori è così "nonostante" il suo editore. "Buoni" e "cattivi", insomma. E quando la realtà viene ribaltata in questo modo, io non posso stare zitta».

Sta dicendo insomma che dobbiamo ringraziarvi?
«Sto dicendo che controlliamo la principale casa editrice italiana da vent'anni. E davvero qualcuno può credere che in questi vent'anni, scendendo ogni mattina in trincea, elmetto in testa, in Mondadori abbiano dovuto difendere giorno dopo giorno la propria autonomia, i propri principi contro l'invadenza del padrone-censore? Ma andiamo! Basta conoscere un poco le cose di Segrate per sapere che questa è una barzelletta, per non dire di peggio».

 

Barzellette, strumentalizzazioni: adesso è a noi che sembra di vedere un film visto tante volte.
«La pensi come vuole, resta il fatto che tra noi come azionisti e la Mondadori ci sono ben due decenni di costruttivo e proficuo rapporto. Vent'anni di buoni risultati non si costruiscono senza un legame franco e profondo».

 

E senza una Mondadori che era così ben prima del vostro arrivo...
«Certo, e sa che cosa ci unisce? La stessa concezione del mestiere dell'editore: una concezione secondo cui ciascuno ha le proprie idee, però le scelte si fanno basandosi esclusivamente su valutazioni editoriali, qualitative e professionali».

Sa, a volte è molto conveniente essere liberali. Tanto più quando si producono un bel po' di profitti.
«No, guardi, anche prima della crisi che l'editoria sta attraversando, ci sarebbero stati settori ben più redditizi in cui investire. O magari qualche bella speculazione finanziaria sulla pelle dei piccoli azionisti, che tanto ha arricchito alcuni di coloro che ora ci fanno la morale. No, non è roba per noi.
Questo è il mestiere che ci piace: essere imprenditori della cultura, partecipare alla circolazione delle idee, naturalmente stando sempre attenti ai conti, perché non esistono imprese in perdita che alla lunga siano effettivamente libere».

 

La metta come vuole, ma proprio l'altro ieri il premio Campiello Michela Murgia, che pubblica per Einaudi, ha accusato suo padre di coltivare un sogno segreto: epurare tutti gli scrittori di sinistra.
«Se è per questo, Michela Murgia, alla quale vanno i miei complimenti per la vittoria, di cose dalle quali dissento totalmente ne ha dette tante altre. Comunque, l'unico sogno che abbiamo sempre coltivato e realizziamo ogni giorno è quello di pubblicare buoni autori. Se altri sogni in vent'anni non sono diventati realtà è solo perché non sono mai esistiti.
Ma secondo lei, quando abbiamo rilevato un'Einaudi in gravi difficoltà, non conoscevamo quello che ha sempre rappresentato per la sinistra italiana? E qualcuno può dire che abbiamo mai cercato di snaturare quelle che sono la storia e la tradizione dell'Einaudi?».

Il discorso dei «buoni» e «cattivi» l'ha proprio punta sul vivo.
«Qui si tratta solo di rispettare la realtà. Me lo faccia dire ben chiaro: se la Mondadori è oggi, come mi pare tutti riconoscano, quella grande azienda libera e pluralista che è, lo è anche perché noi abbiamo voluto e vogliamo che sia così. Altro che "nonostante" noi! E' così "anche grazie" a noi. E se non si fosse condizionati da un antiberlusconismo accecante, che finisce per impedire di vedere le cose come stanno, di notare contraddizioni e ipocrisie, io credo che questo non potrebbe non esserci riconosciuto».

 

Vada a spiegarlo al professor Mancuso.
«Sui turbamenti interiori del professor Mancuso mi pare che la Mondadori abbia già detto quello che c'era da dire. E non solo la Mondadori. Certe sue affermazioni, devo confessarlo senza offesa per nessuno, mi hanno comunque ricordato di quando, io ero una bambina, c'era chi non voleva più bere la Coca Cola per boicottare quei guerrafondai degli americani».

 

Fu un modo di porre il problema come ha fatto lo scrittore-teologo.
«Lasciamo perdere... E mi ha anche molto colpito il suo eroismo a tassametro: sono l'unico che ha il coraggio della coerenza, ma non c'è fretta, anche la coerenza può attendere, prima di scendere voglio finire la corsa, consegnare l'ultimo libro a Mondadori».

Non sarà mica tutta colpa di Mancuso, i giornali hanno dato ampio spazio alla polemica, segno che il tema c'era.
«Veramente a dare il là è stata, come al solito, Repubblica. Molti le sono andati dietro. Ma sarebbe da ingenui non vedere che il tutto è stato utilizzato per l'ennesimo attacco politico, e da un quotidiano che in fatto di editoria pluralista e liberale, secondo me, ha ben poco da insegnare».

Ora però è lei che accusa di illiberalità un grande e riconosciuto quotidiano...
«Mi faccia dire. L'ingegner De Benedetti predica bene ma razzola male, anzi malissimo. Vuole un esempio concreto? Si presenta come il paladino della libertà di stampa, il campione dell'informazione senza bavaglio, e poi abbiamo visto tutti come Repubblica, pochi giorni fa, ha dato la notizia delle sanzioni Consob per l'insider trading in famiglia: ricordava la Pravda dei tempi d'oro. Sfido chiunque a capire dalla titolazione che tra i personaggi coinvolti c'erano parenti stretti dell'Ingegnere. Sarà perché a Repubblica non piace il tema "guai e cognati"?».

Su «guai e cognati» lei è azionista del «Giornale» e almeno per quanto riguarda Gianfranco Fini, il tema è piaciuto molto.
«Io non faccio il tifo per un certo modo di fare informazione, a prescindere dai protagonisti. Ma qualcuno mi deve spiegare perché quando i giornali mettevano sotto processo, in modo davvero vergognoso, la vita privata di mio padre, sentivo solo grandi applausi alla libera stampa che non si ferma davanti a nessuno e che è il sale della democrazia. Quando invece si chiedono, legittimamente, dei chiarimenti su vicende che private non sono, perché ci sono di mezzo i beni di un partito, ecco che si grida al complotto, addirittura alla "lapidazione islamica"».

 

Se è per questo, riferendosi a suo padre, Fini ha anche parlato di metodi stalinisti.
«Mi sembra davvero paradossale. Fini, che è un oratore molto abile, in questo caso forse avrebbe dovuto scegliere i termini con maggior cura: fra i due, quello che in fatto di ideologie assolutiste può vantare innegabili frequentazioni è di sicuro lui. Mio padre, con la sua discesa in campo, ha portato in questo Paese una vera e propria ventata di libertà e ha giustamente inserito nel gioco democratico proprio Fini e i suoi compagni».

 

Una storia però che pare finita. Ne ha parlato con suo padre?
«Mio padre ha subito molte ingiustizie, e molto grandi. Ma si è sempre comportato nello stesso modo: reagire, andare oltre, costruire e guardare avanti».

 

La crisi però non sembra chiusa.
«Senta, di politica mi ha già fatto parlare fin troppo. Quello che a me interessava era rispondere alle tante falsità che anche in questo caso sono state dette su di noi e sulle nostre aziende».

E vorrebbe che gli autori Mondadori le dessero ragione, vero? E' questo che chiede loro?
«Non chiedo proprio niente. Mi piacerebbe solo che avessero per le mie idee e le mie opinioni, anche se la pensano in modo totalmente diverso, lo stesso rispetto che io ho sempre avuto e ho per le loro».

11-09-2010]

 

 

SILVIO, MA QUANTO CI COSTI? – SOTTO IL REGNO DEL PUZZONE DI HARDCORE LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO BATTE IL RECORD DI SPESA SUPERANDO I 5 MLN € - A PALAZZO CHIGI NON SI BADA A SPESE SULLA PROTEZIONE CIVILE, E IL CLAN BERTOLASO È PRONTO A PRENDERSI ALTRI 3 MLN non UTILIZZATI DALLA CARFAGNA (MA CI VUOLE TANTO A SPENDERLI, BENEDETTA RAGAZZA?) E FINITI NELL’AVANZO DI BILANCIO

Gabriele Mastellarini per "Il Mondo"

 

Nuovo record di spese per la Presidenza del Consiglio che nel 2009 ha superato il tetto dei 5 miliardi di euro attestandosi a 5.258 milioni, 1 miliardo in più rispetto al 2008 e al 2007. Su alcuni fronti, come quello della Protezione Civile, Silvio Berlusconi e i suoi Ministri non hanno badato a spese ma in altri settori, primo fra tutti le Pari opportunità, hanno dimenticato di utilizzare i fondi già disponibili, lasciando sul tappeto oltre 2 miliardi di euro. Il solo dipartimento della protezione civile ha drenato risorse per 3,6 miliardi di euro, circa 2 miliardi in investimenti e 1,6 miliardi per spese correnti.

 

Ad inizio anno i tecnici di Palazzo Chigi avevano previsto meno di un miliardo e mezzo ma tra G8, terremoto e alluvioni sulla struttura di Guido Bertolaso sono piovuti tantissimi soldi. E proprio dal cielo arriva uno dei costi più alti: i 144 milioni di euro per riparazione noleggio e esercizio di mezzi aerei. Meritano menzione anche i 38,4 milioni per studi e monitoraggi finalizzati alla previsione delle calamità naturali. Non mancano le piccole-grandi spesucce come i 191 mila euro per bandiere, distintivi e medaglie, appese al collo dei volontari e degli addetti della Protezione civile.

Per contrastare la pedofilia, il Governo aveva previsto di investire 7 milioni di euro, ma a dicembre scorso aveva speso appena 100 mila euro. Ancor meno, circa 52 mila euro, per il contrasto e la repressione delle mutilazioni genitali femminili a fronte di un budget di 2,5 milioni di euro poi incrementato a 6,7 milioni, quasi completamente inutilizzati.

 

Per il disagio sociale della donna il Ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, poteva contare su 3,1 milioni di euro integralmente coperti da fondi dello Stato, e invece non è stato speso neanche un centesimo e ora quei soldi sono finiti nell'avanzo di bilancio, già prenotato dalla Protezione civile per il 2010.

 

La struttura del commissario straordinario per la gestione delle aree del territorio di Castelvolturno (Napoli) è costata 921 mila euro, quella per favorire l'ampliamento della base Nato nell'aeroporto Dal Molin ha presentato un conto di 148 mila euro. Per la realizzazione dell'asse ferroviario Torino-Lione si pagano 341 mila per il funzionamento del commissario straordinario che deve coordinare gli aspetti di carattere ambientale, sanitario ed economico e altri 418 mila per una commissione intergovernativa appositamente incaricata.

 

Appena 82 mila euro per il commissario straordinario chiamato a gestire i beni confiscati alla Mafia e alle altre organizzazioni criminali, ma non c'è da polemizzare perché ad inizio anno Palazzo Chigi non gli aveva assegnato neanche un euro.

Gli uffici della Presidenza del Consiglio avevano perso per strada anche l'approssimarsi dei 150 anni dell'Unità d'Italia e solo in corso d'anno, dopo le sollecitazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sono stati inseriti 70 milioni di euro per i necessari lavori. E' andata meglio con i funerali di Stato: non li ha chiesti nessuno e quindi zero spese. Il Governo l'aveva previsto.

 07-09-2010]

 

 

 

cricca news! - Dalle analisi della Banca d’Italia salta fuori un misterioso versamento da 250mila euro a uno dei magistrati più influenti d’Italia, Pasquale De Lise, presidente del Consiglio di Stato, già presidente del Tar del Lazio. Mittente, un facoltoso avvocato amministrativista romano - Nella nuova lista Anemone spunta il nome Berlusconi, ma potrebbe essere Paolo, e della brambilla a caccia di ’grandi eventi’

Francesco Grignetti per La Stampa

E' dagli accertamenti bancari e contabili che arrivano le novità nell'inchiesta sulla Cricca. Dal computer del commercialista Stefano Gazzani, l'uomo che teneva i conti di Diego Anemone, è saltata fuori una nuova Lista. E' la fotocopia di quella stranota del costruttore. Ci sono gli stessi nomi; a margine l'importo dei lavori (che spesso i diretti interessati non saldavano, ci pensava Anemone a far pagare lo Stato).

E c'è un nome che ha fatto sobbalzare gli investigatori: «Berlusconi». Senza un aggettivo, o un'indicazione, o una cifra. Molto probabilmente indica i lavori effettuati a casa del premier, già segnati nella Lista Anemone come "camera da letto e bagni di palazzo Grazioli". Oppure potrebbe esserci un riferimento a Paolo Berlusconi, di cui sono già emersi i buoni contatti con la cricca e l'interesse per l'appalto del sistema Tutor di controllo della velocità sulle autostrade.

Dalle analisi della Banca d'Italia, invece, è saltata fuori una vicenda nuova che coinvolge uno dei magistrati più influenti d'Italia, anche se poco noto al grande pubblico. Pasquale De Lise, presidente del Consiglio di Stato, già presidente del Tar del Lazio, al vertice della giustizia amministrativa da circa un anno, è al centro di una imbarazzante relazione della Banca d'Italia, in gergo Sos, segnalazione di operazioni sospette, perché sul suo conto corrente nell'agosto scorso è apparso un misterioso versamento da 250mila euro. Mittente, un facoltoso avvocato amministrativista romano.

 

L'operazione in sé non significa nulla, ma è evidente che darà il via ad accertamenti successivi. Ed è interessante la genesi di questa relazione: nasce da uno screening ordinato dalla procura di Perugia sui movimenti bancari di diverse persone coinvolte a vario titolo nell'inchiesta sulla Cricca. Era lì che già si trovava il nome di De Lise, così come quello di suo genero, l'avvocato Patrizio Leozappa. E anche sul conto di quest'ultimo, Bankitalia segnala alcune operazioni sospette.

Leozappa, De Lise e la Cricca: un triangolo di relazioni che aveva già attirato l'attenzione degli investigatori. Non foss'altro perché l'avvocato Leozappa curava gli interessi del costruttore Diego Anemone in procedimenti proprio davanti al Tar del Lazio e che ci sono telefonate dirette tra Balducci e De Lise che commentano soddisfatti i risultati.

E' il 4 settembre 2009 quando De Lise chiama Balducci e dopo convenevoli affronta un argomento che sta molto a cuore al suo interlocutore. Scrivono i carabinieri del Ros: «Gli dice che su input del genero Patrizio(Leozappa) si è "occupato" del recente provvedimento di rigetto del Tar Lazio riferito alla "storia" del Salaria Sport Village.

"Patrizio mi aveva parlato di quella cosa... non stava nè in cielo nè in terra ... quindi insomma... io l'ho seguita un po' quella storia là"». L'ingegner Balducci ringrazia signorilmente. Ma quale fosse il tipo di familiarità che c'era dietro le quinte lo si intuisce dalle intercettazioni tra Balducci e Leozappa: «Senti, Patri' ... il Capo... che tu sappia, sta a casa?». E l'avvocato-genero: «Non lo so oggi... se è, ti risponde proprio lui».

 

Era un «sistema gelatinoso», scrisse il gip di Firenze. Definizione quantomai azzeccata. Quando all'orizzonte della Cricca apparve la volitiva Michela Brambilla, ad esempio, nominata sottosegretario al Turismo nel maggio 2008, gli uomini di Balducci iniziarono a preoccuparsi. Nemmeno un mese dopo la nomina, il 25 giugno, sappiamo da un'intercettazione - finora era sfuggita all'attenzione, ma è sottolineata in una nuova informativa dei Ros - la rossa Brambilla andò a lamentarsi dal ministro Claudio Scajola.

 

Chiedeva sostegno per avere più spazio, più soldi, più deleghe. E quindi ecco come ne parlano Balducci e la segretaria di Scajola, Fabiana Santini (nel frattempo eletta al consiglio regionale del Lazio e in forza alla Giunta Polverini). Lui: «La Brambilla vorrebbe i Grandi Eventi e vuole istituire la terza Direzione generale dei Grandi Eventi. Vorrebbe anche la delega. Ma questa cosa va a toccare direttamente Letta e Bertolaso». Lei: «Lo so che tu sei uno di quelli che spinge a lasciare le cose come stanno». E le cose in effetti non cambiarono. 04-09-2010]

 

TRANQUILLE, CON PAPI SILVIO NON SI RESTA MAI COL CULO PER TERRA: UNA CASA PER TUTTE! - DA SONIA GREY A VIRGINIA SANJUST (CI SIAMO DIMENTICATI DI FRANCESCA DELLERA?) SONO STATE TUTTE ’LOCATE’ IN ABITAZIONE DI PROPRIETà DELLE SOCIETà DI BERLUSCONI - OGGI È LA VOLTA DELLA PREDILETTA ’BADANTE’ NAPOLETANA FRANCESCA PASCALE, FELICE INQUILINA DI UN APPARTAMENTO SULLA CASSIA E DELLA SCONOSCIUTA VALLETTA ADRIANA VERDIROSI, PRESTO LOCATARIA DI UN APPARTAMENTO IN RISTRUTTURAZIONE

 

Marco Lillo per "Il Fatto Quotidiano"

 

"Magari potessi, magari", gridava a Gad Lerner la giovane Francesca Pascale nella trasmissione "L'Infedele" incentrata sullo svilimento del corpo delle donne. La ragazza difendeva Papi-Silvio di fronte alle critiche per lo stile di vita poco morigerato. "Tutta invidia" secondo la giovane napoletana.

"Magari potessi farlo anche io", diceva allora ammiccando ai telespettatori. Finalmente quell'antico desiderio, almeno in parte, si è realizzato. Un frammento dello specchio delle brame berlusconiano, Francesca lo ha agguantato.

Dopo l'ingresso nel partito di Berlusconi, dopo l'ingresso nella villa sarda di Berlusconi, è riuscita finalmente a insediarsi in pianta stabile in una casa del Cavaliere. Il Fatto Quotidiano ha scoperto che la ragazza napoletana eletta consigliere provinciale a Napoli nel 2009, abita in un appartamento di Silvio Berlusconi.

Per l'esattezza è inquilina della Immobiliare Dueville Srl, partecipata al 40 per cento dalla Dolcedrago di Berlusconi e per il restante 60 per cento dalla Holding Prima e dalla Holding Ottava, due delle 22 società omonime che controllano la Fininvest. Non basta: sempre mediante la Dueville, nello stesso periodo, il presidente del consiglio ha comprato un secondo appartamento a Roma in zona Cassia.

Sul citofono si legge da pochi mesi il cognome di Adriana Verdirosi, un'altra valletta che compariva nelle liste dei nomi delle candidate per le elezioni europee del 2009, poi depennate grazie all'intervento pubblico di Veronica Lario. Berlusconi non è nuovo ad acquisti immobiliari a Roma.

 

Nel 2004 comprò mediante un'altra società un attico alla Balduina dove la conduttrice della RAI Sonia Grey abitava in affitto da anni. Per la sua vecchia fiamma Virginia Sanjust nel 2006 spese 2 milioni e 250 mila euro per un appartamento in piazza Campo dei Fiori.