OMICIDIO EDOARDO AGNELLI
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AGNELLI: 'VISTO',2
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“Edoardo Agnelli
Novità: in libreria dai primi di gennaio 2009
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E.A/10/Biella libro Ea 4.03.10.mp4
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E.A/10/Biella libro Ea 4.03.10~1.mp4
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in libreria dai primi di gennaio 2009
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Edoardo Agnelli, un libro su morte
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AGNELLI: SU SALMA
AGNELLI: 'VISTO',

 

 

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Dal Vangelo secondo Luca Lc 21,5-19
“In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». 
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». 
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».”

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche e meteriologiche  imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

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Marco Bava: pennarello di DIO, perseverante autodidatta con coraggio e fantasia , decisionista responsabile.

Sono quello che voi pensate io sia (20.11.13) per questo mi ostacolate.(08.11.16)

La giustizia non esiste se mi mettessero sotto sulle strisce pedonali, mi condannerebbero a pagare i danni all'auto.

(12.02.16)

TO.05.03.09

IL DISEGNO DI DIO A VOLTE SI RIVELA SOLO IN ALCUNI PUNTI. STA' ALLA FEDE CONGIUNGERLI

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI SIA SANTIFICATO IL TUO NOME VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSI IN TERRA , DAMMI OGGI LA POSSIBILITA' DI NON COMMETTERE ERRORI NEL CERCARE DI REALIZZARE NEL MIGLIOR MONDO POSSIBILE IL TUO VOLERE.

TU SEI GRANDE ED IO NON SONO CHE L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E DEI TUOI FIGLI .

SIGNORE IO NON CONOSCO I TUOI OBIETTIVI PER ME , FIDUCIOSO MI AFFIDO A TE.

Difendo il BENE contro il MALE che nell'uomo rappresenta la variabile "d" demonio per cui una decisione razionale puo' diventare irrazionale per questa ragione (12.02.16)

Non prendo la vita di punta faccio la volonta' di DIO ! (09.12.18)

La vita e' fatta da cose che si devono fare, non si possono non fare, anche se non si vorrebbero fare.(20.01.16)

Il mondo sta diventando una camera a gas a causa dei popoli che la riempiono per irresponsabilità politica (16.02.16)

I cervelli possono viaggiare su un unico livello o contemporaneamente su plurilivelli e' soggettivo. (19.02.17)

L'auto del futuro non sara' molto diversa da quella del presente . Ci sono auto che permarranno nel futuro con l'ennesima versione come : la PORSCHE 911, la PANDA, la GOLF perche' soddisfano esigenze del mercato che permangono . Per cui le auto cambieranno sotto la carrozzeria con motori ad idrogeno , e materiali innovativi. Sara' un auto migliore in termini di sicurezza, inquinamento , confort ma la forma non cambierà molto. INFATTI la Modulo di Pininfarina la Scarabeo o la Sibilo di Bertone possono essere confrontate con i prototipi del prossimo salone.(18.06.17)

La siccità e le alluvioni dimostrano l'esistenza di Dio nei confronti di uomini che invece che utilizzare risorse per cercare  inutilmente nuovi pianeti dove Dio non ha certo replicato l'esperienza negativa dell'uomo, dovrebbero curare l'unico pianeta che hanno a disposizione ed in cui rischiano di estinguersi . (31.10.!7)

L'Italia e' una Repubblica fondata sul calcio di cui la Juve e' il maggiore esponente con tutta la sua violenta prevaricazione (05.11.17)

La prepotenza della FIAT non ha limiti . (05.11.17)

I mussulmani ci comanderanno senza darci spiegazioni ne' liberta'.(09.11.17)

In Italia mancano i controlli sostanziali . (09.11.17)

Gli alimenti per animali sono senza controllo, probabilmente dannosi,  vengono utilizzati dai proprietari per comodita', come se l'animale fosse un oggetto a cui dedicare il tempo che si vuole, quando si vuole senza alcun rispetto ai loro veri bisogni  alimentari. (20.11.17)

Ho conosciuto l'avv.Guido Rossi e credo che la stampa degli editori suoi clienti lo abbia mitizzato ingiustificatamente . (20.11.17)

L'elicottero di Jaky e' targato I-TAIF. (20.11.17)

La Coop ha le agevolazioni di una cooperativa senza esserlo di fatto in quanto quando come socio ho partecipato alle assemblee per criticare il basso tasso d'interesse dato ai soci sono stato o picchiato o imbavagliato. (20.11.17)

Sono 40 anni che :

1 ) vedo bilanci diversi da quelli che vedo insegnati a scuola, fusioni e scissioni diverse da quelle che vengono richieste in un esame e mi vengono a dire che l'esame di stato da dottore commercilaista e' una cosa seria ?

2) faccio esposti e solo quello sul falso in bilancio della Fiat presentato da Borghezio al Parlamento sia andato avanti ?

 (21.11.17)

La Fornero ha firmato una riforma preparata da altri (MONTI-Europa sono i mandanti) (21.11.17)

Si puo' cambiare il modo di produrre non le fasi di produzione. (21.11,17)

La FIAT-FERRARI-EXOR si sono spostate in Olanda perche' i suoi amministratori abbiano i loro compensi direttamente all'estero . In particolare Marchionne ha la residenza fiscale in Sw (21.11.17)

La prova che e' il femore che si rompe prima della caduta e' che con altre cadute non si sono rotte ossa, (21.11.17)

Carlo DE BENEDETTI un grande finanziere che ha fallito come industriale in quanto nel 1993 aveva il SURFACE con il nome QUADERNO , con Passera non l'ha saputo produrre , ne' vendere ne' capire , ma siluro' i suoi creatori CARENA-FIGINI. (21.11.17)

Quando si dira' basta anche alle bufale finanziarie ? (21.11.17)

Per i consiglieri indipendenti l'indipendenza e' un premio per tutti gli altri e' un costo (11.12.17)

La maturita' del mercato finanziario e' inversamente proporzionale alla sottoscrizione dei bitcoin (18/12/17)

Chi risponde civilmente e penalmente se un'auto o un robot impazziscono ? (18/12/17)

Non e' la FIAT filogovernativa, ma sono i governi che sono filofiat consententogli di non pagare la exit-tax .(08.02.18) inoltre la FIAT secondo me ha fatto più danni all'ITALIA che benefici distruggendo la concorrenza della LANCIA , della Ferrari, che non ha mai capito , e della BUGATTI (13.02.18).

Infatti quando si comincia con il raddoppio del capitale senza capitale si finisce nella scissione

Tesi si laurea sull'assoluzione del sen.Giovanni Agnelli nel 1912 dal reato di agiotaggio : come Giovanni Agnelli da segretario della Fiat ne e' diventato il padrone :

https://1drv.ms/b/s!AlFGwCmLP76phBPq4SNNgwMGrRS4

 

Prima di educare i figli occorre educare i genitori (13.03.18)

Che senso ha credere in un profeta come Maometto che e'un profeta quando e' esistito  Gesu' che e' il figlio di DIO come provato  per ragioni storiche da almeno 4 testi che sono gli evangelisti ? Infatti i mussulmani  declassano Gesu' da figlio di DIO  a profeta perché riconoscono implicitamente l'assurdità' di credere in un profeta rispetto al figlio di DIO. E tutti gli usi mussulmani  rappresentano una palese involuzione sociale basata sulla prevaricazione per esempio sulle donne (19.03/18)

Il valore aggiunto per i consulenti finanziari e' solo per loro (23.03.18)

I medici lavorerebbero gratis ? quante operazioni non sono state fatte a chi non aveva i soldi per pagarle ? (26.03.18 )

lo sfregio delle auto di stato ibride con il motore acceso, deve finire con il loro passaggio alla polizia  con i loro autisti (19.03.18)

Se non si tassa il lavoro dei robot e' per la mancata autonomia in termini di liberta' di scelta e movimento e responsabilita' penale personale . Per cui le auto a guida autonoma diventano auto-killer. (26.04.18)

Quanto poco conti l'istruzione per l'Italia e' dimostrato dalla scelta DEI MINISTRI GELMINI FEDELI sono esempi drammatici anche se valorizzati dalla FONDAZIONE AGNELLI. (26.04.18) (27.08.18).

Credo che la lotta alla corruzione rappresenti sempre di piu' un fattore di coesione internazionale perche' anche i poteri forti si sono stufati di pagare tangenti (27/04/2018).

Non riusciamo neppure piu' a produrre la frutta ad alto valore aggiunto come i mirtilli....(27/04/2018)

Abbiamo un capitalismo sempre piu' egoista fatto da managers che pensano solo ad arraffare soldi pensando che il successo sia solo merito loro invece che di Dio e degli operai (27.04.18)

Le imprese dell'acqua e delle telecomunicazioni scaricano le loro inefficienze sull'utente (29.05.18)

Nel 2004 Umberto Agnelli, come presidente della FIAT,  chiese a Boschetti come amministratore delegato della FIAT AUTO di affidarmi lo sviluppo della nuova Stilo a cui chiesi di affiancare lo sviluppo anche del marchio ABARTH , 500 , A112, 127 . Chiesi a Montezemolo , come presidente Ferrari se mi lasciava utilizzare il prototipo di Giugiaro della Kubang che avrebbe dovuto  essere costruito con ALFA ROMEO per realizzare la nuova Stilo . Mi disse di si perche' non aveva i soldi per svilupparlo. Ma Morchio, amministratore delegato della FIAT, disse che non era accettabile che uno della Telecom si occupasse di auto in Fiat perche' non ce ne era bisogno. Peccato che la FIAT aveva fatto il 128 che si incendiava perche' gli ingegneri FIAT non avevano previsto una fascetta che stringesse il tubo della benzina all'ugello del carburatore. Infatti pochi mesi dopo MORCHIO  venne licenziato da Gabetti ed al suo posto arrivo' Marchionne a cui rifeci la proposta. Mi disse di aspettare una risposta entro 1 mese. Sono passati 14 anni ma nessuna risposta mi e' mai stata data da Marchionne, nel frattempo la Fiat-Lancia sono morte definitivamente il 01.06.18, e la Nissan Qashai venne presentata nel 2006 e rilancia la Nissan. Infatti dal 2004 ad oggi RENAULT-NISSAN sono diventati i primi produttori al mondo. FIAT-FCA NO ! Grazie a Marchionnne nonostante abbia copiato il suo piano industriale dal mio libro . Le auto Fiat dell'era CANTARELLA bruciavano le teste per raffredamento insufficente. Quella dell'era Marchionne hanno bruciato la Fiat. Il risultato del lavoro di MARCHIONNE e' la trasformazione del prodotto auto in prodotto finanziario, per cui le auto sono diventate tutte uguali e standardizzate. Ho trovato e trovo , NEI MIEI CONFRONTI, molta PREPOTENZA cattiveria ed incompetenza in FIAT. (19.12.18)

(   vedi :  https://1drv.ms/w/s!AlFGwCmLP76pg3LqWzaM8pmCWS9j ).

La differenza fra ROMITI MARCHIONNE e' che se uno la pensava diversamente da loro Romiti lo ascoltava, Marchionne lo cacciava anche se gli avesse detto che aumentando la pressione dei pneumatici si sarebbero ridotti i consumi.

FATTI NON PAROLE E FUMO BORSISTICO ! ALFA ROMEO 166 un successo nonostante i pochi mezzi utilizzati ma una richiesta mia precisa e condivisa da FIAT : GUIDA DIRETTA.  Che Marchionne non ha apprezzato come un attila che ha distrutto la storia automoblistica italiana su mandato di GIANLUIGI GABETTI (04.06.18).

Piero ANGELA : un disinformatore scientifico moderno in buona fede  su auto elettrica. auto killer ed inceneritore  (29.07.18)

Puoi anche prendere il potere ma se non lo sai gestire lo perdi come se non lo avessi mai avuto (01.08.18)

Ho provato la BMW i8 ed ho capito che la Ferrari e le sue concorrenti sono obsolete ! (20.08.18)

LA Philip Morris ha molti clienti e soci morti tra cui Marchionne che il 9 maggio scorso, aveva comprato un pacchetto di azioni per una spesa di 180mila dollari. Briciole, per uno dei manager più ricchi dell’industria automotive (ha un patrimonio stimato tra i 6-700 milioni di franchi svizzeri, cifra che lo fa rientrare tra i 300 elvetici più benestanti).E’ stato, però, anche l’ultimo “filing” depositato dal manager alla Sec, sul cui sito da sabato pomeriggio è impossible accedere al profilo del manager italo-canadese e a tutte le sue operazioni finanziarie rilevanti. Ed era anche un socio: 67mila azioni detenute per un investimento di 5,67 milioni di dollari (alla chiusura di Wall Street di venerdì 20 luglio 2018 ). E PROSSIMAMENTE  un'uomo Philip Morris uccidera' anche la FERRARI .   (20.08.18) (25.08.18)

verbali assemblee italiane azionisti EXOR :

https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pg3Y3JmiDAW4z2DWx

verbali assemblee italiane azionisti FIAT :

https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76phApzYBZTNpkGlRkq

 

Prodi e' il peccato originale dell'economia italiana dal 1987 (regalo dell'ALFA ROMEO alla FIAT) ad oggi (25.08.18)

L'indipendenza della Magistratura e' un concetto teorico contraddetto dalle correnti anche politiche espresse nelle lottizzazioni delle associazioni magistrati che potrebbe influenzarne i comportamenti. (27.08.18)

Ho sempre vissuto solo con oppositori irresponsabili privi di osservazioni costruttive ed oggettive. (28.08.18)

Buono e cattivo fuori dalla scuola hanno un significato diverso e molto piu' grave perche' un uomo cattivo o buono possono fare il bene o il male con consaprvolezza che i bambini non hanno (20.10.18) 

Ma la TAV serve ai cittadini che la dovrebbero usare o a chi la costruisce con i nostri soldi ? PERCHE' ?

Un ruolo presidenziale divergente da quello di governo potrebbe porre le premesse per una Repubblica Presidenziale (11.11.2018)

La storia occorre vederla nella sua interezza la marcia dei 40.000 della Fiat come e' finita ? Con 40.000 licenziamenti e la Fiat in Olanda ! (19.11.18)

I SITAV dopo la marcia a Torino faranno quella su ROMA con costi doppi rispetto a quella francese sullo stesso percorso ? (09.12.18)

La storia politica di Fassino e' fatta dall'invito al voto positivo per la raduzione dei diritti dei lavoratori di Mirafiori. Si e' visto il risultato della lungimiranza di Fassino , (18.12.18)

Perche' sono investimenti usare risorse per spostare le pietre e rimetterle a posto per giustificare i salari e non lo sono il reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni ? perche' gli 80 euro a chi lavora di Renzi vanno bene ed i 780 euro di Di Maio a chi non lavora ed e' in pensione non vanno bene ? (27.12.18)

Le auto si dividono in auto mozzarella che scadono ed auto vino che invecchiando aumentano di valore (28.12.18)

Fumare non e' un diritto ma un atto contro la propria salute ed i doveri verso la propria famiglia che dovrebbe avere come conseguenza la revoca dell'assistenza sanitaria nazionale ad personam (29.12.18)

Questo mondo e troppo cattivo per interessare altri esseri viventi (10.01.19)

Le ONG non hanno altro da fare che il taxi del mare in associazione per deliquere degli scafisti ? (11.02.19)

La giunta FASSINO era inutile, quella APPENDINO e' dannosa (12.07.19)

Quello che l'Appendino chiama freno a mano tirato e' la DEMOCRAZIA .(18.07.19)

La spesa pubblica finanzia le tangenti e quella sullo spazio le spese militari  (19.07.19)

AMAZON e FACEBOOK di fatto svolgono un controllo dei siti e forse delle persone per il Governo Americano ?

(09.08.19)

LA GRANDE MORIA DI STARTUP e causato dal mancato abbinamento con realta' solide (10.08.!9)

Il computer nella progettazione automobilistica ha tolto la personalizzazione ed innovazione. (17.08.19)

L' uomo deve gestire i computer non viceversa, per aumentare le sue potenzialita' non annullarle  (18.08.19)

LA FIAT a Torino ha fatto il babypaking a Mirafiori UNO DEI POSTI PIU' INQUINATI DI TORINO ! Non so se Jaky lo sappia , ma il suo isolamento non gli permette certo di saperlo ! (13.09.19)

Non potro' mai essere un buon politico perche' cerco di essere un passo avanti mentre il politico deve stare un passo indietro rispetto al presente. (04.10.19)

L'arretratezza produttiva dell'industria automobilistica e' dimostrata dal fatto che da anni non hanno mai risolto la reversibilità dei comandi di guida a dx.sx, che costa molto (09.10.19)

IL CSM tutela i Magistrati dalla legge o dai cittadini visti i casi di Edoardo AGNELLI  e Davide Rossi ? (10.10.19).

Le notizie false servono per fare sorgere il dubbio su quelle vere discreditandole (12.10.19)

L'illusione startup brucia liquidita' per progetti che hanno poco mercato. sottraendoli all'occupazione ed illude gli investitori di trovare delle scorciatoie al alto valore aggiunto (15.10.19)

Gli esseri umani soffrono spesso e volentieri della sindrome del camionista: ti senti piu' importante perche' sei in alto , ma prima o poi dovrai scendere e cedere il posto ad altri perche' nessun posto rimane libero (18.10.19)

Non e' logico che l'industria automobilistica invece di investire nelle propulsione ad emissione 0 lo faccia sulle auto a guida autonoma che brucia posti di lavoro. (22.10.19)

L'intelligenza artificiale non esiste perche' non e' creativa ma applicativa quindi rischia di essere uno strumento in mano ai dittatori, attraverso la massificazione pilotata delle idee, che da la sensazione di poter pensare ad una macchina al nostro posto per il bene nostro e per farci diventare deficienti come molti percorsi dei navigatori  (24.11.19)

Quando ci fanno domande per sapere la nostra opinione di consumatori ma sono interessati solo ai commenti positivi , fanno poco per migliorare (25.11.19)

La prova che la qualità della vita sta peggiorando e' che una volta la cessione del 5^ si faceva per evitare i pignoramenti , oggi lo si fa per vivere (27.11.19)

Per combattere l'evasione fiscale basta aumentare l'assistenza nella pre-compilazione e nel pagamento (29.11.19)

La famiglia e' come una barca che quando sbaglia rotta porta a sbattere tutti quanti (25.12.19)

Le tasse sull'inquinamento verranno scaricate sui consumatori , ma a chi governa e sa non importa (25.12.19)

Il calcio e l'oppio dei popoli (25.12.19)

La religione nasce come richiesta di aiuto da parte dei popoli , viene trasformata in un tentativo di strumento di controllo dei popoli (03.01.20)

L'auto a guida autonoma e' un diversivo per vendere auto vecchie ed inquinanoroti , ed il mercato l'ha capito (03.01.20)ttadini

Il vero potere della burocrazia e' quello di creare dei problemi ai cittadini anche se il cittadino paga i dipendente pubblico per risolvere dei problemi non per crearli.  Se per denunciare questi problemi vai fuori dal coro deve essere annientato. Per cui burocrazia=tangente (03.01.20)

Gli immigrati tengono fortemente alla loro etnina a cui non rinunciano , piu' saranno forti le etnie piu' queste  divideranno l'Italia sovrastando gli italiani imponendoci il modello africano . La mafia nigeriana e' solo un esempio. (05.01.20)

La sinistra e la lotta alla fame nel mondo sono chimere prima di tutto per chi ci deve credere come ragione di vita (07.01.20)

Credo di avere la risposta alla domanda cosa avrebbe fatto Eva se Adamo avesse detto di no a mangiare la mela ?  Si sarebbe arrabbiata. Anche oggi se non fai quello che vogliono le donne si mettono contro cercando di danneggiarti. (07.01.20)

Le sardine rappresenta l'evoluzione del buonismo Democristiano  e la sintesi fra Prodi e Renzi,  fuori fa ogni logica e senza una proposta concreta  (08.01.20)

Un cavallo di razza corre spontaneamente e nessuno puo' fermarlo. (09.01.20)

PD e M5S 2 stampelle non fanno neppure una gamba sana (22.01.20)

non riconoscere i propri errori significa sbagliare per sempre (12.04.20)

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

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Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere  .Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

  28. SE LE FORZE DELL'ORDINE INTERVENISSERO DI PIU'PER CAUSE APPARENTEMENTE BANALI CI SAREBBE MENO CONTENZIOSO: CHIAMATO IL 117  PER UN PROBLEMA BANALE MI HA RISPOSTO : GLI FACCIA CAUSA ! (02.04.17)

  29. GRAN PARTE DEI PROFESSORI UNIVERSITARI SONO TRA LE MENTI PIU' FRAGILI ED ARROGANTI , NON ACCETTANO IL CONFRONTO E SI SENTONO SPIAZZATI DIVENTANO ISTERICI ( DOPO INCONTRO CON MARIO DEAGLIO E PIETRO TERNA) (28.02.17)

  30. Spesso chi compera auto FIAT lo fa solo per gratificarsi con un'auto nuova, e basta (04.11.16)

  31. Gli immigrati per protesta nei centri di assistenza li bruciano e noi dobbiamo ricostruirglieli  affinché  li redistruggono? (18.10.20)

  32. Abbiamo più rispetto per le cose che per le persone .29.08.21

     

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

IL TRIBUNALE DI  TORINO E LA CONSOB NON MI GARANTISCONO LA TUTELA DEL'ART.47 DELLA COSTITUZIONE

Oggi si e' tenuta l'assemblea degli azionisti Seat tante bugie dagli amministratori, i revisori ed il collegio sindacale, tanto per la Consob ed il Tribunale di Torino i miei diritti come azionista di minoranza non sono da salvaguardare e la digos mi puo' impedire il voto come e quando vuole, basta leggere la sentenza SENT.FIAT Mb

 

Tweet to @marcobava

08.03.16

 

 

 

TEMI STORICI :

 

 

VIDEO DELLA TRASMISSIONE TV
Storie italiane
Puntata del 19/11/2019

SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI

https://www.raiplay.it/video/2019/11/storie-italiane-504278c4-8e8c-4b79-becc-87d5c7a67be6.html

 

10° Convegno
 
La grafopatologia in ambito giudiziario
L’applicazione della grafologia in criminologia, nelle malattie neurologiche e psichiatriche nel contesto giudiziario
 
Roma, 7 Dicembre 2019
 
Auditorium Facoltà Teologica “S. Bonaventura”
Via del Serafico 1 - Roma

 
alle ore 17,50
 
Vincenzo Tarantino
Gino Saladini
 
Elio Carlos Tarantino Mendoza Garofani
Grafologo giudiziario, esperto in fotografia forenseGiornalista, Criminologo
 
Il “suicidio” di Edoardo Agnelli: aspetti medico-legali criminologici e grafopatologici.

 

 

 

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

 PERCHE' TORINO HA PAURA DI CONOSCERE LA VERITA' SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI ?

Il prof.Mario DE AGLIO alcuni anni fa scrisse un articolo citando il "suicidio" di EDOARDO AGNELLI.  Gli feci presente che dai documenti ufficiali in mio possesso il suicidio sarebbe stato incredibile offrendogli di esaminare tali documenti. Quando le feci lui disconobbe in un modo nervoso ed ingiustificato : era l'intero fascicolo delle indagini.

A Torino molti hanno avuto la stessa reazione senza aver visto ciò che ha visto Mario DE AGLIO ma gli altri non parlano del "suicidio" di Edoardo AGNELLI ma semplicemente della suo morte.

Mb

02.04.17

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 
NON DIMENTICARE CHE:

Le informazioni contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

 

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

 

 

 

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EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali.

Ringrazio  la Juve,  che  dopo due anni dalla morte di E.A ,  aveva gia' RISTRUTTURATO un'appartamento per  le suore di S.Vincenzo in  V.SACCHERLLI 21 TORINO. Progetto del costo di circa 500 mila euro,  che fu molto rallentato dalla famiglia.

CENTRO STUDI EDOARDO AGNELLI 

ALTRI SITI COLLEGATI EDOARDO AGNELLI 1 2 3 4  5 6

vedi tramissione CONFRONTI -EREDITA' AGNELLI 25.01.08

 

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

 

L'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI:

IL 16.11.17 Gigi Moncalvo ha scritto:
"Il 15 novembre di diciassette anni fa moriva Edoardo Agnelli, unico figlio maschio e uno dei tre legittimi eredi (insieme a sua madre Marella e a sua sorella Margherita) di Gianni Agnelli. E quindi del gigantesco impero economico e, soprattutto, dell’immenso patrimonio (specie all’estero) accumulato dal defunto, scomparso il 24 gennaio 2003, poco più di due anni dopo suo figlio. Anche in questa ricorrenza sarà possibile verificare come sia stato completamente cancellato il figlio “scomodo” dell’Avvocato, a partire da alcuni esponenti di quel poco che resta dell’ex Royal Family. Da anni nessun necrologio, nemmeno sui giornali della Casa, nessuna breve notizia per ricordarlo, nemmeno una messa celebrativa. Anche quest’anno solo un mazzo di fiori inviati dalla sorella nella tomba di famiglia del cimitero di Villar Perosa, e una messa celebrata col rito greco-ortodosso nella cappella di casa Agnelli-De Pahlen ad Allaman sulle rive del lago di Ginevra.
A parte questo, nemmeno un tweet (a meno che non lo scriva dopo aver letto questo articolo) di Lapo Elkann, nipote di Edoardo, che in genere è un prodigo e instancabile facitore di cinguettii telematici. Niente neppure sul sito ufficiale della Juventus, di cui Edoardo era stato consigliere. Ma in questo caso è in buona compagnia, poiché da lungo tempo il club bianconero ha dimenticato perfino di ricordare il famoso e vero “Avvocato dell’Avvocato” – altro che Franzo Grande che si è auto-attribuito questo appellativo… - , cioè Vittorio Chiusano (scomparso nel periodo tra la morte di Gianni, prima, e poi di Umberto Agnelli), per anni consigliere, poi vicepresidente e, dal 1990 al 2004, presidente della società calcistica (con lui vivo “Calciopoli” sarebbe andata ben diversamente…)
UN MOVENTE MAFIOSO - Questo anniversario della morte di Edoardo Agnelli coincide con una notizia clamorosa che, in qualche modo, rende ancora più fitto ma finalmente tenta di svelare il mistero che circonda quell’avvenimento, aprendo nuovi scenari finora sconosciuti: la comparsa in scena di un movente e di una esecuzione mafiosa. Finora sulla morte di Edoardo gli interrogativi erano questi. Fu un suicidio, come si è voluto ostinatamente far credere arrivando perfino a occultare molte verità e molti dati di fatto? Un suicidio eventualmente procurato, e da chi? Oppure, tesi fino al momento meno probabile, si trattò addirittura di un omicidio? La lacunosa e quasi inesistente inchiesta venne condotta superficialmente sia dalla Procura della Repubblica di Mondovì (il corpo di Edoardo venne trovato nei pressi di Fossano, ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona), sia dalla Digos di Torino (che “dimenticò” perfino di sequestrare le videoregistrazioni delle telecamere del perimetro di Villa Sole, la casa di Edoardo nella collina torinese, e interrogò in modo blando gli uomini della scorta accontentandosi di una versione scritta, prefabbricata e identica, predisposta dal Gruppo Orione, cioè la security della Fiat). Tutto ciò ha messo una pietra tombale sulla ipotesi di reato su cui l’allora Procuratore di Mondovì, Riccardo Bausone (da tempo in pensione) aprì un fascicolo: “istigazione al suicidio”. Un titolo cui non corrispose alcun atto concreto. Infatti, in questa direzione sarebbe stato ovvio interrogare per primi i genitori di Edoardo, la sorella Margherita, il cognato Serge de Pahlen (con cui quel giorno fatale ci doveva essere un incontro a Torino), lo zio Umberto Agnelli e l’altro zio (l’editore Carlo Caracciolo, con cui ci fu un’ultima telefonata prima della morte), e anche i due stretti collaboratori di Gianni Agnelli, cioè Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che avevano avuto e avevano contatti con lo scomparso, specie il primo in ambito IFI. Invece niente. Non solo, ma a contribuire alla tesi del suicidio erano stati in questi anni certi atteggiamenti della famiglia o comunque degli ambienti Fiat che, specie nelle versioni accreditate dall’ufficio-stampa, enfatizzavano la versione “ufficiale”, manipolavano notizie di agenzia, “suggerivano” interviste con parenti ed esperti di parte, e stroncavano (non è dato sapere su ordine di chi…) ogni tentativo serio di arrivare alla verità e di mettere in dubbio ciò che si è voluto far credere per diciassette anni instillando nell’opinione pubblica solo la parola “suicidio”.
CINQUANTA LACUNE NELL’INDAGINE - Nel mio introvabile libro “Agnelli Segreti” (lo potete acquistare su www.gigimoncalvo.it), dopo aver esaminato con attenzione il fascicolo giudiziario che era secretato, avevo ricostruito una cinquantina di punti oscuri che erano in forte contrasto con la tesi del suicidio. Per cui, conclusi, che era ed è meglio definire il tutto con l’unica cosa certa: la morte di Edoardo. Dopo aver letto quella parte del mio libro, e alcuni documenti successivi, Margherita Agnelli aveva inviato un dossier (insieme al fascicolo giudiziario) ai suoi legali per esaminare se fosse possibile chiedere la riapertura del caso, un po’ come è avvenuto a Siena in tempi recenti e per un lasso di tempo più vicino alla morte, da parte della vedova di Davide Rossi, il capo della comunicazione del Monte dei Paschi, anch’egli scomparso a seguito di un misterioso “suicidio”. Dopo l’archiviazione da parte della Procura di Siena, ora, dopo una inchiesta condotta dalle “Iene”, la Procura di Genova (competente per le indagini sui magistrati senesi) non ha riaperto le indagini, ma solo un fascicolo, senza però alcuna ipotesi di reato. Ma, nel caso di Edoardo, l’apporto che avrebbe potuto dare un’inchiesta tv non c’è mai stato (a parte un encomiabile tentativo qualche anno fa nel programma “Complotti” di Giuseppe Cruciani). Ed è andato semmai in senso contrario, come dimostra uno scambio di e-mail con la Procura di Mondovì, allorché “La Storia siamo noi” di Giovanni Minoli, allo scopo di visionare i documenti secretati e di filmarne alcune parti, scrisse al magistrato: “Dal fascicolo (dov’è vero che emergono alcune lacune nell’indagine svolta) il nostro medico legale neutrale sosterrà l’ipotesi della caduta in piedi (dal tipo di fratture riportate e dall’altezza rilevata dopo la caduta che risultava 20 cm in meno) confermando in sostanza l’ipotesi del suicidio”. Era incredibile: prima ancora di esaminare il fascicolo e farlo leggere ai loro “esperti”, i responsabili del programma avevano già una tesi sostenuta dal «nostro medico legale», ovviamente “neutrale”: dirà che non ci sono dubbi, Edoardo si è suicidato. E aggiungerà perfino che uno dei punti più “strani” dell’esame così poco approfondito del cadavere (scrissero una misura di 20cm inferiore all’altezza reale di Edoardo…) verrà spiegato così: Edoardo è caduto «in piedi», e a causa del violento impatto, il suo corpo si è accorciato di 20 centimetri! Ecco risolto “scientificamente” il mistero dell’errata indicazione da parte del medico legale di Fossano. Prima di morire Edoardo era alto 1,90cm, dopo la morte è diventato un metro e 70 (anche se nel referto medico, sbagliato, c’è scritto 1,75 e quindi “l’accorciamento” sarebbe stato di 15cm). Davvero interessante, per quello che era stato annunciato come un «documentario anglosassone» dal «linguaggio asciutto».
NON CI SONO IMPRONTE - Margherita Agnelli si è affidata a un pool di investigatori italiani e stranieri. I quali sono partiti da un dato: nel rapporto della polizia scientifica di Cuneo, che ha esaminato l’auto di Edoardo (una Fiat Croma grigio metallizzata, targata TO66917V appartenuta a Gianni Agnelli e su cui era montato un motore Peugeot), emerge un dato incredibile, e mai utilizzato come spunto per ulteriori indagini: “Sulle superfici esterne dell’autovettura” non sono emerse “linee di impronte papillari latenti”. Vale a dire: non c’era nessun impronta digitale. Né sulla maniglia, né sul comando di apertura del portellone posteriore (che era aperto). E nemmeno all’interno dell’abitacolo: né sul volante, né sulle chiavi di accensione, né sulla leva del cambio, né sui tasti del telefono, né nella bottiglia d’acqua accanto al posto di guida. Com’è possibile che non ci fossero impronte, dato che Edoardo non indossava mai i guanti? Trentatré fotografie documentano il lavoro della scientifica. Esaminandole con strumenti sofisticati, gli investigatori privati hanno tratto una sola conclusione: tutte le impronte sono state cancellate. Si è trattato quindi, almeno per questo aspetto, di un lavoro compiuto da esperti criminali che potrebbero aver portato l’auto sul viadotto e l’hanno poi ripulita? C’era anche Edoardo su quell’auto e da lì qualcuno lo ha lanciato nel vuoto? Gli investigatori hanno elencato una serie di elementi che potrebbero far pensare a questo. Era difficile per Edoardo parcheggiare così bene l’auto, scendere, armeggiare per salire sull’alto guard-rail tipo jersey, e gli era impossibile muoversi con agilità dato il peso che egli aveva raggiunto e la necessità di far uso di un bastone per una recente caduta in Scozia. Possibile che fosse riuscito a salire da solo su quella barriera e a scavalcarla senza che nessuno delle centinaia di automobilisti che transitavano sulle due carreggiate dell’autostrada notasse nulla?
IL MOVENTE MAFIOSO? – Se la evidente e incontestabile cancellazione delle impronte su tutte le superfici dell’auto rivelava un lavoro di autentici professionisti del crimine, occorreva ripercorrere alcuni avvenimenti accaduti nel gruppo FIAT e cercare di contestualizzarli con un eventuale movente plausibile avente come bersaglio proprio Edoardo, uno degli anelli più deboli della famiglia. Sono stati incrociati numerosi dati e controllate moltissime circostanze specie di carattere finanziario. Gli investigatori si sono soffermati su una vicenda del 1997, allorché IFIL Spa, la società di investimento controllata dagli Agnelli (tramite l’IFI), con un portafoglio di 5 miliardi di odierni euro, gestita da Umberto Agnelli e Gabriele Galateri di Genola, portò a compimento una strana operazione in uno dei settori-chiave delle sue partecipate (che spaziavano su oltre cento società, nel settore bancario, calcistico, turistico). IFIL a un certo punto decise di vendere una parte cospicua di una di queste società. E scelse (o fu “consigliata” o “costretta” a scegliere?) un signore che non aveva alcuna dimestichezza col business di quel settore, anzi il contrario. Si trattava di un piccolo fornitore di parti elettriche per le auto Fiat, proprietario di un piccolo impianto con pochi addetti. Un signore che non aveva mai manifestato alcuna propensione per quel tipo di business che gli veniva affidato da IFIL. Che, addirittura, per incoraggiarlo ad accettare attraverso il San Paolo gli garantì cospicui finanziamenti. Venne costituita una finanziaria ad hoc, e quel signore cominciò a scegliere tra i suoi parenti prossimi gli improvvisati manager per gestire quel grosso affare.
UNA SCALATA - Tutto sembrava filare per il meglio ma nel 1999 a Torino si accorsero che qualcosa non andava. Forse avevano scelto quel nome come “testa di legno” o semplice esecutore di ordini, ma invece quel piccolo imprenditore doveva essersi montato la testa, aveva fatto investimenti e acquisizioni ben al di là di quello che IFIL voleva, a poco a poco aveva osato scalare alcune società e stava diventando padrone assoluto (o si comportava come tale) di tutto quel settore dove IFIL voleva continuare a regnare. Non era possibile che costui si permettesse di portare via ciò che gli era stato fiduciariamente affidato e si appropriasse di beni non suoi, per di più senza alcun rispetto per una potenza come IFIL. Cercarono di convincerlo a fermarsi, ma ormai la macchina era lanciata. Allora ordinarono alle banche di chiudergli i rubinetti del credito e farlo rientrare. La lotta si scatenò su più fronti e il teatro delle operazioni si concentrò in Sicilia, dove tutto era avvenuto nel corso degli anni, e arrivò fino a denunce, fallimenti, curatele, amministrazioni controllate, blocchi delle attività. Con l’intervento della magistratura, i rischi di denunce per appropriazione indebita, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta cominciarono a lambire i parenti stretti del piccolo imprenditore che comparivano come amministratori delle varie società. Uno o una di questi si confidava continuamente con una persona di fiducia (un fidanzato, una fidanzata, un amico, un’amica?). E a un certo punto annunciò: “Questi di Torino se la stanno prendendo con me. Ma devono stare attenti: non sanno che cosa significa e quali conseguenze può avere toccare me o qualcuno della mia famiglia”). Gli investigatori hanno rintracciato questo o questa testimone che avrebbe firmato una lunga dichiarazione giurata e fornito date, circostanze e particolari su questa vicenda. Concludendo con questa affermazione: “In seguito le cose precipitarono. E la frase che ricordo bene fu questa: “Adesso hanno esagerato. E allora sai che ti dico? Visto che se la sono presa con qualcuno di noi, gli faremo vedere che cosa siamo capaci di fare al qualcuno di loro, a qualcuno della loro famiglia!”.
Da qui sarebbe nata la “vendetta”, il desiderio di “fargliela pagare” a quelli di Torino, fino ad arrivare al bersaglio più vulnerabile, più fragile, meno protetto, affidando il “lavoro” a una squadra di professionisti, quelli che cancellano le impronte. Questa ricostruzione riguarda geograficamente e per molti aspetti, del passato e del presente, la zona di Castelvetrano, terra mediterranea, terra di vini marsala, in provincia di Trapani. Il luogo da cui regna, ancor oggi indisturbato, sull’immenso impero che ha creato Matteo Messina Denaro, la primula rossa di “Cosa Nostra”. Basta incrociare i dati su alcune persone originarie di Castelvetrano, molto ben collegate da anni col boss, basta legare alcune parentele con gli amministratori di certe società, per arrivare alle conclusioni cui sono giunti gli investigatori di Margherita Agnelli.
IL DUBBIO DI MARGHERITA AGNELLI - E adesso? La sorella di Edoardo è di fronte a una strada, la stessa che le si presentò anni fa quando cominciò la sua lunga battaglia per avere trasparenza sul patrimonio di suo padre: andare avanti o fermarsi? Andare avanti significherebbe presentare un dossier alla magistratura, chiedere la riapertura del caso, arrivare perfino alla richiesta di riesumazione del corpo di Edoardo per fare quell’autopsia (a diciassette anni dalla morte è ancora possibile e potrebbe dare qualche risultato interessante) che incredibilmente la Procura di Mondovì non volle ordinare, chiudendo la (cosiddetta) inchiesta in pochi giorni e trascurando ogni pista. Margherita Agnelli, stando a chi le è vicino, sembra aver commentato così le conseguenze che la sua decisione potrebbe provocare: “Già mi hanno insultata, cancellata, diffamata per il solo fatto di aver osato andare in Tribunale per chiedere il rendiconto dei beni di mio padre. Il mio figlio primogenito non mi parla da anni, non mi ha nemmeno invitato al battesimo dei suoi tre figli, né alla festa per il suo decimo anniversario di matrimonio, nonostante si svolgesse a Villar Perosa, che tra l’altro è casa mia, dato che mio padre me l’ha lasciata in eredità. Cosa succederebbe se ora chiedessi di riaprire il caso riguardante il povero Edoardo? Mi direbbero, come minimo, che questa eventuale mia iniziativa è la conferma che sono impazzita, che non ci sono più con la testa, che sono incontrollabile, che di me non ci si può fidare, che ha fatto bene la mia famiglia a rompere i ponti con me, che bisogna che qualcuno mi fermi, che non ho limiti….. Ne vale la pena? E’ il prezzo che devo pagare per conoscere finalmente un po’ di quella verità che da anni sto cercando sulla morte misteriosa del mio povero fratello?”. Come darle torto."

IO LE DO TORTO ! Mb

Edoardo, l’Agnelli cancellato dall’album di famiglia

Una messa di suffragio a Ginevra e una commemorazione islamica a Teheran. A sedici anni dalla sua tragica morte, sul figlio dell'Avvocato prosegue la damnatio memoriae. Cosa non nuova nella secolare storia della schiatta - di GIGI MONCALVO

Sedici anni fa, il 15 novembre, moriva Edoardo Agnelli, il figlio primogenito di Gianni e Marella. Aveva 46 anni. Il suo corpo venne trovato riverso sulle pietre accanto al torrente Stura ai piedi di un pilone dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Quel viadotto portava il nome di un indimenticato generale dei Carabinieri, Franco Romano, precipitato nell’elicottero su cui viaggiava nel dicembre 1998. Il generale, che ha lasciato una moglie e un figlio che vivono a Torino, tra l’altro era amico di Edoardo.

Questo sedicesimo anniversario avrà la caratteristica crudele e tremenda delle altre analoghe ricorrenze: l’oblìo. Edoardo è stato letteralmente cancellato dalla famiglia, o da quel poco che resta degli Agnelli (coloro che portano questo cognome per nascita oggi sono solo otto, di cui appena tre del ramo-Gianni e cinque del ramo-Umberto, in attesa che Andrea e Deniz Akalin incrementino il numero). Per ricordare Edoardo, come negli anni scorsi, non ci sarà nulla, o ben poco. Non troverete sulla Stampa, o sul Corriere della Sera o su Repubblica (di cui John Elkannè da poco diventato il secondo  azionista dopo Carlo De Benedetti) nemmeno poche righe di necrologio. Eppure Jacky non dovrebbe sborsare nemmeno un cent essendo il proprietario…

Nelle pagine di cronaca cittadina non ci sarà nemmeno una breve che annuncia una messa di suffragio. Anche perché tale cerimonia, nemmeno in privato, ci sarà, almeno in Italia. La madre di Edoardo, donna Marella, ha letteralmente cancellato dalla sua mente questa ricorrenza e probabilmente ha tentato di farlo anche con molti ricordi per lei sgradevoli. L’unica funzione di suffragio di cui si è avuta notizia si svolgerà, col rito greco-ortodosso, ad Allaman, sulle sponde del lago di Ginevra, nella piccola cappella privata che allinea alcune icone dipinte da Margherita de Pahlen, la sorella di Edoardo. Lei, il marito Sergee i cinque figli manderanno il consueto mazzo di rose rosse al cimitero di Villar Perosadove c’è la tomba di Edoardo.  Lapo? Lasciamo perdere. L’anno scorso, proprio in questo anniversario, inondò i social media di repliche alle osservazioni ironiche di Diego Della Valle sul fatto che gli Elkann erano più portati alle discoteche che al lavoro… Per zio Edoardo non sprecò nemmeno un tweet. Perfino la Juventus, allineata e prona ai voleri dell’azionista di maggioranza (ma Andrea perché non si fa valere?), ha dato una “coltellata” alla memoria: da anni sul sito ufficiale del club non c’è un ricordo di Edoardo che pure era stato consigliere di amministrazione, sedeva spesso in panchina con Trapattoni e litigò di brutto con Giampiero “Marisa” Boniperti chiedendo che la Coppa sporca di sangue vinta a Bruxelles venisse restituita e la partita col Liverpool rigiocata. Ma il sito del club non è nuovo a cadute di stile: non c’è mai nemmeno una riga nell’anniversario della morte dell’avvocato Vittorio Chiusano, il vero e unico “avvocato dell’Avvocato” che fu presidente della Juve per molti anni.

La ex-famiglia Agnelli non solo dimentica ma cancella letteralmente le figure “scomode” o considerate tali. È accaduto perfino con Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi sei fratelli e sorelle (Clara, Susanna, Cristiana, Maria Sole, Giorgio e Umberto), considerata “colpevole” di aver amato Curzio Malaparte, di essere morta in circostanze non commendevoli, ma soprattutto di aver frequentato il Generale Karl Wollf che fu, dal febbraio all'ottobre del 1944, il Governatore Militare e il Comandante supremo delle SS e della Polizia nel nord d’Italia. Fu proprio in virtù di questi rapporti tessuti con pazienza da Virginia Agnelli con il mondo cattolico che il generale Wollf, il 10 maggio 1944, ebbe un incontro segreto in Vaticano con Papa Pio XII, organizzato da Virginia con i buoni uffici, almeno sul fronte tedesco, del colonnello Eugene Dollmann, comandante della piazza di Roma e abituale frequentatore di casa Agnelli al Bosco Parrasio. Lo scopo di Virginia venne raggiunto:  evitare spargimenti di sangue al momento del ritiro delle truppe tedesche incalzate dagli alleati ormai sbarcati fin da gennaio ad Anzio. E, soprattutto, la revoca dell’ordine di distruggere le grandi bellezze della capitale dopo la resa. A Karl Wolff e al generale Wilhelm Burgdorf il Führer aveva affidato l’Operazione Rabat, ovvero di rapire il Papa. E Wollf, nel corso di quell’incontro, informò di persona ilPapa. Chissà perché gli Agnelli hanno sempre voluto “nascondere” le loro collusioni col fascismo (quando Gianni da soldato ebbe il primo incidente d’auto alla gamba vicino alla Linea Gotica viaggiava su un’auto del comando nazista guidata da un soldato tedesco…), pur avendo la coscienza sporca, non hanno mai perdonato a Virginia le sue “collusioni”, anche se a fin di bene, coi nazisti a Roma. Infatti, quell’episodio salvò molte vite umane e soprattutto impedì la distruzione dei monumenti più importanti della Città Eterna. Un comportamento un po’ strano, soprattutto quello del capostipite Senatore Giovanni Agnelli di cui è possibile vedere ancor oggi le immagini su youtubementre in camicia nera rende omaggio al Duce in visita agli stabilimenti della Fiat a Torino. Il nonno di Gianni era solito ripetere, a chi gli chiedeva se fosse fascista o antifascista: “Sono sia l’una che l’altra cosa. A Torino sono anti-fascista perché ci sono gli operai, i sindacati e il partito comunista. A Roma invece sono fascista perché c’è il Duce e ci sono i ministri che mi devono firmare le commesse per la guerra”.

Virginia Agnelli non è stata mai sufficientemente ricordata e onorata, edifici o scuole che le sono intitolate portano il nome di suo marito Edoardo insieme al suo. Non c’è una via che la ricordi, a parte una stradina periferica di Roma, lo stesso Gianni non partecipò ai funerali della madre. La versione ufficiale dice che era in Scandinavia per stipulare accordi commerciali, in realtà era stato il nonno a farlo partire e non perché temesse che il processo di epurazione in corso contro lui e Vittorio Vallettapotesse coinvolgere anche il nipote prediletto. Il testamento “segreto” del Senatore, scritto alcuni anni prima della morte e reso noto dopo la sua scomparsa, dimostrò quanto egli detestasse l’affascinante e indomabile nuora al punto da lasciarle poche briciole (con la clausola che venissero versate dai figli…) e nemmeno un tetto sotto il quale abitare. Per fortuna, Virginia era già morta da poco più di un mese e le fu risparmiata quest’ultima umiliazione. È stato cancellato anche Giorgio, il secondo figlio maschio di Virginia, il fratello numero sei –nato il 12 maggio 1929 –, morto a Rolle in Svizzera nel 1965 alla vigilia del suo trentaseiesimo compleanno. Era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico dopo che Gianni e Susanna firmarono una richiesta di internamento e chiamarono i carabinieri per farlo portare via. 

Tornando a Edoardo Agnelli l’aspetto più paradossale di questo sedicesimo anniversario è che il defunto è stato commemorato solo a Teheran. Lo annuncia la giornalista iraniana Amani Raziesu ParsToday. Nel sito è raffigurato un manifesto commemorativo in cui una grande forbice taglia in due una foto con la figura di Edoardo. Dunque i tentativi di speculazione sulla sua presunta e mai provata conversione alla religione islamica continuano.

Ad alimentare tutto questo, e soprattutto la inopinata cancellazione del proprio parente, è proprio e anche il silenzio del nipote di Edoardo, John Elkann. Il quale dimostra davvero di non avere cuore per il suo sfortunato zio. E pensare che la sua ascesa “al trono” è stata favorita, non solo da Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, ma proprio grazie alla scomparsa di Edoardo e dal tipo di “ostacolo” che egli rappresentava in quanto figlio ed erede legittimo. Nella sua ultima famosa intervista a Paolo Griseri del Manifesto (15 gennaio 1998, due anni e dieci mesi prima della morte), Edoardo confermava per l’ennesima volta che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere quanto previsto dalle leggi successorie italiane. Quindi, indipendentemente da ciò che c’era scritto nel testamento, avrebbe fatto valere la sua “legittima” e cioè sarebbe divenuto proprietario delle azioni della “Dicembre” e dell’“Accomandita Giovanni Agnelli” e non del corrispettivo in denaro come aveva previsto il padre, su suggerimento dei due “grandi vecchi”. Che Edoardo avesse un pacchetto di azioni delle due casseforti rappresentava un “pericolo” da evitare ad ogni costo. Si pensi che cosa sarebbe accaduto della “Dicembre” e della governance del Gruppo se Edoardo fosse stato ancora in vita dopo la morte di Gianni Agnelli. Le sue azioni ereditate e sommate a quelle della sorella avrebbero potuto determinare e condizionare certi incredibili atteggiamenti che donna Marella ha avuto in sede di successione privilegiando uno solo degli otto nipoti e dando una autentica pugnalata alla schiena alla figlia. Edoardo in vita e Margherita avrebbero potuto far cambiare idea alla madre e impedirle di consegnare il gruppo a un giovane, imberbe e inesperto nipote, a scapito anche dell’altra co-erede e degli altri sette nipoti?

John sembra aver dimenticato queste cose, e in questo periodo è occupato soltanto a far credere una cosa insostenibile e smentita da ogni documento: e cioè che egli abbia ceduto a Lapo e Ginevra una parte delle azioni della “Dicembre”. Non è vero, non può e non potrà mai farlo. Solo in caso di sua morte lo statuto prevede che i suoi figli possano diventare soci ereditando le quote del padre. E Lavinia? Anche lei potrà, ma solo a una condizione: che Gabetti, Grande Stevens padre e figlia, e Cesare Ferrero, siano d’accordo e votino a suo favore. John è uno che quando vuole dimentica, ma molto più spesso ricorda fin troppo bene. Non ha mai dimenticato quel che disse il povero Edoardo al Manifesto. Pochi giorni prima, nel dicembre 1997, c’erano stati i funerali di Giovannino, il figlio di Umberto, e il giovane John era stato imposto dal nonno Giovanni nel cda della Fiat, nonostante avesse solo 22 anni e nemmeno la laurea, tra il mormorio e le proteste degli altri soci. Edoardo non nascose nulla di se stesso quando disse, ad esempio, con ironia:  “Francesco d’Assisi era uno che soffrì molto perché era considerato un matto e venne esautorato anche dall’amministratore del suo ordine”. Edoardo aggiunse: “Allo stato attuale ho scelto di lavorare all’interno della famiglia, con il mio nome e cognome. Non ho cambiato paese e abito (…)”. 

Edoardo, in quella sua ultima intervista, dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jacky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. 

Il giornalista del Manifesto pone una domanda inevitabile dopo quel giudizio molto duro pronunciato da Edoardo a proposito di Jaky: “Formulato da lei potrebbe far pensare a una volontà di rivincita per non essere stato chiamato a ricoprire quell’incarico”. Ma Edoardo rincara la dose: “Ripeto che non ho alcuna intenzione di candidarmi. Ma, se fosse dipeso da me, non avrei operato quella sostituzione in tempi così stretti, né avrei fatto quella scelta. Una scelta negativa per la Fiat e per lo stesso ragazzo, un ragazzo in gamba che rischia di venire sacrificato in un gioco più grande di lui. Io ho grande rispetto per la Fiat e per i suoi manager, che sono molto bravi. Ma come si giustifica, di fronte a un’assemblea di azionisti, la presenza in consiglio di un ragazzo di 22 anni? Quali consigli può dare sulle strategie aziendali?”.

Griseri fa osservare che l’Avvocato si è già trovato a fronteggiare questo problema, nessuno dimentica come rumoreggiava la sala il giorno in cui venne annunciata la cooptazione di Jaky. Il nonno, allora, aveva risposto in prima persona, infastidito, prendendo il microfono, interrompendo i lavori e ricordando agli scettici e ai perplessi che egli stesso aveva ricoperto quell’incarico proprio a ventidue anni. “Ma erano altri tempi – replica Edoardo – e c’era un altro spirito, lo spirito di mio bisnonno, il fondatore della Fiat. Oggi invece una parte della mia famiglia si è fatta prendere da una logica barocca e decadente. Senza offesa per nessuno, siamo vicini al gesto di Caligola che nominò senatore il suo cavallo. La Fiat è un’azienda seria, non un club per ventenni. E poi quella designazione fa male al ragazzo. Se lei – chiede Edoardo - avesse un  figlio di vent’anni lo metterebbe in una situazione del genere? Un posto in consiglio di amministrazione deve essere il coronamento di una vita in azienda, non può essere dato così”.

Per saperne di più leggere Agnelli Segreti e I Lupi e gli Agnelli di Gigi Moncalvo, reperibili su www.gigimoncalvo.it o gigimoncalvo@gmail.com

 

 

Agnelli Segreti puntata 1 "Il silenzio" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=GluwLstPQVk
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Perché nessun giornale e nessuna televisione ha mai parlato di quello che accadde veramente poco ...

 

Agnelli Segreti puntata 2 "Il rendiconto" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=0NFdL6Pky2U
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

I momenti precedenti la morte dell'Avvocato, le stanze di villa Frescot precluse a Margherita, il muro di ...

 

Agnelli Segreti puntata 3 "La Dicembre" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=qUSrkoqsznk
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Il primo colpo di scena ai danni di Margherita riguarda la decisione di sua madre Marella, che non ...

 

Agnelli Segreti puntata 4 "Un grande mistero alla Camera ... - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=YdFSP0y_Zd4
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Agnelli Segreti puntata 4 "Un grande mistero alla Camera di Commercio di Torino" - Gigi Moncalvo ...

 

Agnelli Segreti puntata 5 "Le lettere segrete"- Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=dVa9RYIuKbs
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Puntata dedicata alle lettere più "segrete" e riservate della storia del patrimonio di Gianni Agnelli ...

Agnelli Segreti puntata 6 "Nei paradisi fiscali" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=dV13XpJ7Hg4
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli continua la sua ricerca di informazioni sul patrimonio di suo padre custodito all ...

 

Agnelli Segreti puntata 7 "Grande Stevens non poteva non ... - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=NRk5wky5pU8
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli entra in possesso dei documenti di una importante ... puntata 7 "Grande Stevens ...

 

Agnelli Segreti puntata 8 "Condizioni inaccettabili" - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=-_ctVS2R8KA
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

In questa puntata Margherita Agnelli, nel suo esposto alla magistratura, illustra lo “strano” comportamento ...

 

Agnelli Segreti puntata 9 "Estorsione" e "truffa"? - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=lu4AwXQ0mQE
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

L'esposto alla magistratura di Margherita Agnelli ci rivela e illustra i retroscena della spartizione del ...

 

Agnelli Segreti puntata 10 "I due accordi capestro" - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=Kec3oy8jJVA
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli scrive una lettera a sua madre nel tentativo estremo di riallacciare i rapporti e ...

 

Agnelli Segreti puntata 11"Niente pace, solo guerra..." - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=OBEwZqMvE4A
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita aggiunge una sua postilla autografa all'accordo transattivo con sua madre: "Accetto, ma ...

 

 

 

 

Il falco e il gabbiano

Condotto da Enrico Ruggeri

Da lunedì a venerdì ore 15.05 e 4.00 e sabato ore 22:00

Edoardo Agnelli, la solitudine dell'erede

 

 

https://podcast-radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2019/190603-falcogabbiano-s.mp3

 

1-L'auto di Edoardo non aveva le luci accese e le porte aperte

2-Franchini , addetto all'autostrada,  non poteva vedere nulla per ragioni di prospettiva

3-Giovannino non era l'erede designato ma Jaky a causa di un'intervista traanello su Mediobanca fatta da Friedman

4 - I pompieri non sono mai stati neppure chiamati

5- Boscardini non ha eseguito nulla tantomeno i RIS di Parma

6-Non c'e' alcuna prova sui tabulati che E.A abbia chiamato gli amici. La parola di Gelasio Caetani d'Aragona e Lupo Rttazzi (cugino ed amico di E.A) contro i tabulati.

6- Le prove con il telepass le fanno le scorte non E.A.

7-Sull'auto non sono state trovate impronte quindi  E.A non si e' mai

8-C'e' un teste che sia voi  sia Garofano ex Ris che il questore di Torino Cavaliere avete voluto ignorare perche' rivelava la menzogna del suicidio che anche voi avete sposato.

Mb 25-06-19

 

 

 

L'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI A CHI HA GIOVATO ?

04.07.19

E’ da poco uscito per Diarkos il libro di Antonio Parisi che risponde all’evocativo titolo Gli Agnelli. Il libro racconta gli aspetti più controversi e oscuri della famiglia che per oltre un secolo ha di fatto regnato sull’economia e su buona parte della politica italiana ed europea. Parisi pone l’attenzione in particolare sulla morte di Edoardo Agnelli, il figlio “scomodo” dell’Avvocato, trovato senza vita sotto un cavalcavia il 15 novembre del 2000.

Ricorderete quell’episodio come forse ricorderete i difficili rapporti tra Edoardo e il padre. Parisi va oltre e pubblica una serie di documenti che mettono in dubbio l’inchiesta (frettolosa) che sancì come suicidio la causa della morte di Edoardo. L’autore rimette tutto in gioco mostrando le incongruenze dell’epoca, i verbali, le testimonianze.

Trovate qui la recensione completa del libro.

 

Antonio Parisi ha risposto alle mie domande di

Un libro coraggioso quello che hai appena pubblicato, che parte da una morte che i torinesi ricordano bene: quella di Edoardo Agnelli. Una morte ancora oggi avvolta da molti dubbi. Perchè hai deciso di riportare all’attenzione questa storia?

Ritengo che al pari di altri casi irrisolti, la morte di Edoardo Agnelli vada chiarita. Credo che in maniera forse un po’ frettolosa si è parlato di suicidio. Ci sono però almeno una ventina di dati che contrastano contro questa ipotesi. Tra questi lo stato del corpo del povero Edoardo, che fu ritrovato dopo essere precipitato da 80 metri di altezza, sostanzialemente intatto e con i mocassini ai piedi. Gli esperti mi hanno spiegato che dopo una caduta da quella altezza persino gli scarponcini ben allaciati degli alpinisti, volano via. Tra l’altro, come ormai acclarato dalla documentazione, mi chiedo perché non fu eseguita l’autopsia su Edoardo. Edoardo, spesso infangato in vita, era invece una persona che aveva avuto una vita difficile e problematica. Era buono Edoardo, studioso di religione ma forse disprezzato in famiglia. Nel libro si raccontano alcuni episodi in cui si comprende come veniva trattato. Una volta cercarono con un trucco di fargli firmare la sua cessione dei diritti Fiat. Toccanti alcune sue lettere al padre, l’avvocato Giovanni Agnelli. Altre di queste lettere sono dure: in una, chiamando il padre “Presidente della Fiat”, gli contesta un comportamento penalmente rilevante, rammentandogli che “scopo della Fiat è costruire automobili, non incrementare la corruzione in Italia”.

Nel libro non ci sono illazioni e nemmeno ipotesi. Ci sono documenti, ci sono le evidenze sulle contraddizioni dell’epoca. Mi sembra che tu non voglia convincere il lettore ma portarlo a ragionare, a porsi domande…

Io faccio il giornalista e pertanto debbo mantenermi il più possibile ancorato alla realtà dei fatti. Questo lo posso fare solo attraverso le documentazioni legali e attraverso le testimonianze di persone. Di carte ne ho consultate a bizzeffe e qualcuna è pubblicata nel libro. Tra le persone che ho intervistato c’è un malgaro di Fossano, Luigi Asteggiano, il quale afferma che il corpo era già sul greto del fiume, dove fu ritrovato, alle 8 del mattino. Secondo l’inchiesta invece Edoardo si sarebbe buttato dal viadotto “Romano” dell’autostrada Torino-Savona alle 10 del mattino. C’è una contraddizione importante. Qualcuno ha indagato in tal senso? L’amico di Edoardo, Marco Bava, prendendo spunto da queste contraddizioni ha cercato di far riaprire il caso. Dopo la pubblicazione del mio libro, Bava dice che ci potrebbero essere novità. Vedremo.

Ti occupi della morte di Edoardo e della famiglia Agnelli da anni. Hai avuto difficoltà nel trovare un editore disposto a pubblicare questo libro? O pressioni esterne perchè non venisse pubblicato?

Sono anni che mi occupo del caso e questo grazie a due persone. Uno il già citato Marco Bava e l’altro il giornalista Giuseppe Puppo. Quest’ultimo aveva scritto il libro “80 metri di mistero” sulla morte di Edoardo. Io intervistai Puppo preparando diversi articoli e realizzando anche un servizio televisivo sul libro. In breve mi trovai coinvolto anche emotivamente nella vicenda. Proprio a seguito della mia “competenza” sul caso, e la conoscenza approfondita sulle grandi “famiglie” europee, l’editore Diarkos mi ha chiesto di scrivere Gli Agnelli. Molti colleghi mi dicono che se fosse stato vivo l’avvocato Giovanni Agnelli non sarei riuscito a pubblicare il libro. Non so se veramente è così. Certo è che ci sono stati preoccupanti depistaggi da parte di sedicenti ambienti giudiziari ed investigativi di cui do conto nel libro e nelle note. Però voglio ricordare tre episodi non piacevoli. Il primo riguarda l’articolo da me scritto per il settimanale OGGI, con intervista ad Asteggiano. La proprietà della testata allora era riconducibile insieme con tutto il gruppo RCS agli Agnelli. Ebbene dopo quell’articolo clamoroso, pur pubblicato, io sostanzialmente non ho più collaborato con la testata, tra l’altro diretta da un grande giornalista come Umberto Brindani. Il secondo episodio si è verificato durante la realizzazione del mio servizio TV sulla morte di Edoardo. Volevo intervistare a Fossano l’uomo dell’agenzia funebre che aveva rimosso il corpo. Volevo sapere se ricordava lo stato del cadavere. Ero con Bava, Puppo con al seguito la telecamera e gli operatori. Ci vuoi credere? L’uomo si è barricato nel locale dove aveva le casse da morto e si è rifiutato di parlarci. Intanto i passanti cambiavano strada: avevano paura di essere intervistati. Non sembrava di essere in Piemonte, piuttosto avevo l’impressione di essere nella Sicilia di qualche anno fa.

L’ultimo fattaccio, si è verificato un po’ di tempo fa. Ero in compagnia di un collega del gruppo Rcs. Giravamo per Roma con una mia autovettura Nissan Serena e ci siamo fermati per prendere un caffe in prossimità della centralissima Piazza del Popolo. Avevo lasciato in macchina attrezzature fotografiche del valore di alcune miglia di euro ma anche una vecchia borsa, con dentro uno strano e corposo dossier sugli Agnelli giuntomi dal Brasile. Il contenuto di quelle carte era a dir poco delicato. Ebbene, entriamo con il collega nel bar posto a pochi metri, dopo qualche minuto siamo tornati alla vettura: abbiamo trovato i vetri rotti ma mentre le attrezzature erano state lasciate al loro posto, era sparita la borsa con il dossier. Per fortuna si trattava solo di fotocopie.

Nel libro allarghi poi il campo ad altri misteri nella storia/saga della famiglia Agnelli. Come mai secondo te è una storia così piena di lati oscuri?

Vi sono diversi misteri. Tra questi quello della morte del vero fondatore della Fiat, il conte Emanuele Cacherano di Bricherano, suicidatosi la sera prima di un consiglio di amministrazione Fiat in cui voleva chiedere conto a Giovanni Agnelli (nonno dell’avvocato Gianni Agnelli) circa l’amministrazione della Fiat, che fallì nel 1908. Vi sono misteri nella fine del papà dell’avvocato, Edoardo, morto il 14 luglio 1936,con la testa mozzata. Racconto della morte della madre dell’avvocato, la principessa Virginia di Borbone, morta anche lei con il collo spezzato mentre corre dall’amante. Anche il fratello dell’avvocato ebbe una fine oascura. Si tratta di Giorgio Agnelli, la cui morte è molto simile a quella del nipote Edoardo. Qualcuno potrebbe forse parlare di karma familiare e dell’azienda. In verità non solo gli Agnelli hanno una storia piena di tragedie e lati oscuri ma anche molte altre dinastie, si pensi alla famiglia Kennedy.

Gli Agnelli sono in fondo stati (o sono ancora?) gli ultimi regnanti d’Italia e di Torino. La Mole è ancora oggi legata a filo doppio a questa famiglia?

Dopo che Torino, nel 1865, perse il ruolo di capitale del Regno d’Italia, era in qualche modo alla ricerca di un riscatto. Non bastava a Torino la presenza di alcuni membri della famiglia reale, strategicamente lasciati nella ex capitale da Casa Savoia, ci voleva di più. Questo ruolo fu in qualche modo assunto dagli Agnelli, soprattutto dopo la caduta della monarchia nel 1946. Anzi nella Repubblica gli Agnelli sono stati una sorta di surrogato della regalità in Italia. Debbo dire che Gianni Agnelli e sua moglie donna Marella, in qualche modo il ruolo lo hanno svolto bene. Oggi però questo legame tra gli Agnelli è la Mole, credo non esista più. Quella sorta di magia che si era creata tra la famiglia e la città, credo sia perso.

Il libro mette in luce ovviamente le magagne della dinastia. Torino ha però avuto anche del buono dagli Agnelli?

C’è chi accusa gli Agnelli di aver sfruttato la città di Torino e l’Italia intera. Secondo me però la storia non è fatta solo di ombre ma anche di luce. Gli Agnelli hanno contribuito a far girare la “ruota” economica di Torino ed anche a dare un certo fascino alla città. Ora che non ci sono più credo si noti il “vuoto”.

Esiste nel mondo a tuo avviso una famiglia non regnante con una storia tanto importante e lunga come quella degli Agnelli?

Ci sono famiglie non regnanti che hanno per molti decenni occupato scranni economici di tutto rispetto. Si pensi ai Rockfeller, la cui storia si intreccia, tra l’altro, con quella dell’avvocato Agnelli. Vi sono i già citati Kennedy e vi sono poi altre famiglie potentissime di banchieri, che appaiono poco ma dal potere immenso, addirittura incalcolabile. Tra questi i Rothschild.

Speri che il tuo libro possa dare una mano a riaprire il caso della morte di Edoardo Agnelli?

Io spero di si. Secondo Bava, che ha inviato diversi esposti agli inquirenti, questa potrebbe essere la volta buona per riaprire l’inchiesta. Lo merita la memoria di Edoardo, il senso di giustizia che deve animare tutti, lo meritano i sacrifici di Bava e del collega Puppo, il quale ha dovuto lasciare Torino e trasferirsi a Lecce, dove dirige un apprezzato quotidiano on line.

 

 

 

 

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

 

 

 

 

Gli Agnelli e quella società fantasma per la legge italiana

 

La 'Dicembre', fondata nel 1984, ha una visura falsa oppure vecchia di 30 anni. Dall'ostracismo a Edoardo al potere di John: quanti intrighi dietro la società.

 

di 

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17 Novembre 2016

 

Quando ha letto su Repubblicache la società 'Dicembre' della famiglia Agnelli era controllata da John, Lapo e Ginevra Elkann, Gigi Moncalvo, autore di tre libri sul patrimonio dei proprietari della Fiat ora Fca (Agnelli Segreti, I Lupi e gli Agnelli e I Caracciolo), ha fatto un salto sulla sedia: «Una balla colossale, un primo caso di piaggeria del quotidiano di Eugenio Scalfari nei confronti dei nuovi proprietari».
Del resto, la Dicembre, la prima scatola cinese e “controllante” dell'impero Agnelli, poi distribuito tra Giovanni Agnelli & co, Exor e Fca, è un rebus difficile da risolvere.
Anzi, è una vera e propria storia all'italiana di come una delle famiglie più importanti del Paese abbia potuto concludere affari nella totale omertà e compiacenza delle istituzioni per più di 30 anni.
DATI RISALENTI A 30 ANNI FA. Ora le società degli Agnelli stanno migrando in Olanda ma dal 1984, anno di fondazione della Dicembre, nessuno ha potuto mai sapere chi fossero i soci e le rispettive quote della cassaforte di famiglia.
Ancora adesso, se si fa una ricerca alla Camera di commercio, compare una visura con dati risalenti appunto a tre decenni fa.
E pensare che nel 2015 il presidente della Camera di commercio di Torino, Vincenzo Ilotte, ha premiato Gianluigi Gabetti, azionista della Dicembre, come Torinese dell'anno.
Moncalvo, che ha lavorato a lungo sulla vicenda, l'ha ricostruita passo dopo passo, incrociando inchieste della procura di Milano e disposizioni testamentarie dell'Avvocato.
ALLA NASCITA CAPITALE DI 100 MLN DI LIRE. L'atto costitutivo della società è del 15 dicembre 1984.
Risulta che il capitale sia poco inferiore ai 100 milioni di lire (99.980.000).
I soci sono Gianni Agnelli (99,96 milioni di lire), Marella Caracciolo (10 mila lire), Umberto Agnelli (1.000 lire), Gianluigi Gabetti (1.000 lire), Cesare Romiti (1.000 lire).
Il 13 giugno 1989, con un nuovo atto del notaio Ettore Morone, al culmine della guerra tra Umberto e Romiti, l'Avvocato farà uscire entrambi dalla Dicembre e le loro due azioni passeranno a Franzo Grande Stevens e a sua figlia Cristina (che ha solo 29 anni).
MONCALVO: «AZIONARIATO FALSO O VECCHIO». Da notare, spiega Moncalvo, che «Agnelli preferirà dare un'azione a Cristina e suo padre piuttosto che far entrare i suoi due figli, Edoardo e Margherita».
Questa uscita di Romiti dall'azionariato, «avvenuta nel 1989 e ciononostante ancora presente tutt’oggi nei documenti ufficiali, è una delle prove che nel 2016 nel registro delle imprese presso la Camera di commercio di Torino il dato sull'azionariato della Dicembre è falso o vecchio».
John, presidente di Fca, il principale azionista, non è nemmeno indicato in quel registro in cui ogni società, per legge, dovrebbe comunicare ogni variazione societaria, statutaria e azionaria..Un nuovo atto del 3 aprile 1996 registra l’ingresso tra i soci di John e sua madre Margherita, entrambi con azioni pari a 5 miliardi di lire.
La quota di Marella sale da 10 mila lire a 5 miliardi e 10 mila lire.
Ed entra un altro nuovo socio, Cesare Ferrero, con una azione.
IL 25% A GIANNI AGNELLI. Gianni Agnelli, oltre al suo 25%, mantiene per sè l'usufrutto delle tre quote di moglie, figlia e nipote.
«C'è da notare l'articolo 7 dello statuto», evidenzia Moncalvo, «sulla successione di un socio. È quello inserito per impedire che Edoardo, in caso di morte del padre, possa ereditare di diritto una quota della Dicembre ed entrare tra gli azionisti. È una norma contraria al diritto successorio italiano che prevede la legittima per gli eredi. Lo stesso Edoardo aveva detto che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere i suoi diritti successori previsti dalla legge».
Tuttavia, non ci sarà bisogno dell'articolo 7, perché Edoardo morirà nel 2000, tre anni prima di Gianni.
LO STRAPOTERE DI JOHN ELKANN. Ma non è tutto. «Va evidenziato anche l'articolo 8, per le cessioni delle quote a terzi», prosegue Moncalvo. «Nel caso in cui John volesse lasciare quote a sua moglie e ai suoi figli, sarebbero necessari due voti dei soci principali, cioè il suo e quello di Marella, e due degli altri quattro. Ma Marella è molto anziana: se non fosse in condizioni buone di salute e per caso dovesse morire, dove troverebbe John il secondo voto che gli è necessario per far entrare nuovi soci?».
La storia non finisce qui. Grazie al raffronto dei modelli unici presentati all'Agenzia delle entrate dal 2002 al 2007 si riesce a capire come è cambiato l'azionariato in aeguito alla morte dell'Avvocato.
Dopo il 24 gennaio 2003, infatti, vengono modificati i patti sociali.
LA MODIFICA ALL'ARTICOLO 7. In questo documento c'è la nuova composizione azionaria (prima che Margherita venga liquidata) e la modifica importantissima dell'articolo 7.
«È importante», spiega Moncalvo, «perché prevede che solo i figli di John (ma non sua moglie) potranno subentrare nella quota societaria del padre, ma soltanto quando questi morirà. La moglie potrà avere denaro (e poco in relazione al valore effettivo della Dicembre) quando resterà vedova».
In deroga a ciò, Lavinia Elkann potrà entrare nella Dicembre purchè non si sia separata e «a condizione che vi acconsentano le maggioranze previste per le modifiche dei presenti patti sociali».
Con John in vita, invece, non può entrare nessun nuovo socio.  
41 MLN DI PLUSVALENZA, 6 EURO DI CAPITALE. Infine si arriva al 2008, cioè all'ultima dichiarazione dei redditi nota, allegata agli atti dell'inchiesta dei pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, poi archiviata per mancanza di collaborazione delle autorità giudiziarie svizzere.
Da questo documento emerge che gli azionisti sono John (58,706%), Marella (41,294%), Ferrero, Gabetti e i due Franzo Grande Stevens (un'azione ciascuno).
Spiega Moncalvo: «Quello è il primo anno, dopo la morte di Agnelli, in cui la Dicembre dichiara al fisco una plusvalenza: ammonta a 41.442.655 euro, di cui imponibili per 25.245.883, per una tassazione di 3.155.735 euro. Nella visura della Camera di commercio questa società, che nel 2007 sul 2006 ha avuto una plusvalenza di 41 milioni, ha un capitale sociale di appena 6,20 euro, diviso tra Marella con 10 azioni e Gabetti e Romiti con una…». 

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

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Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

Blitz quotidiano

ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 

 

EDOARDO AGNELLI 15.06.13

 

Giuseppe Puppo ti ha taggato nella sua nota "Quando la magistratura indaga sui casi di “suicidio” DA DONATO BERGAMINI, A EDOARDO AGNELLI?".

Per leggere la nota, segui il link qui in basso:

http://www.facebook.com/n/?notes%2Fgiuseppe-puppo%2Fquando-la-magistratura-indaga-sui-casi-di-suicidio-da-donato-bergamini-a-edoardo%2F10151610859964313&mid=8082cebG4eb3a764G45196d7Ga&bcode=1.1369321414.AblFcp2ddfSVxwCH&n_m=marcobava%40email.it

 

 

 

 AGNELLI 

15.06.13

 

 

fuori le carte! - un altro giudice ordina alla cassaforte ... - Dagospia
Dopo anni in cui la societa', azionista con il 35% della Giovanni Agnelli e C. Sapaz, non ha pubblicato alcun documento al registro delle imprese di Torino, ora, ...

 

G.Agnelli & C: giudice ordina a Dicembre di pubblicare documenti ...
Corriere della Sera
Dopo anni in cui la societa', azionista con il 35% della Giovanni Agnelli e C. Sapaz, non ha pubblicato alcun documento al registro delle imprese di Torino, ora, secondo quanto ricostruito da Radiocor, e' stata invitata a depositare tutti i fatti e gli ...

 

Un secondo giudice torinese chiede maggiore chiarezza alla ...
Quotidiano Piemontese
Un secondo giudice di Torino ha ordinato alla Dicembre, la società che raccoglie gli eredi di Giovanni Agnelli e che fa capo a John Elkann, di diventare più trasparente. Dopo anni in cui la società, azionista con il 35% della Giovanni Agnelli e C ...

 

Giovanni Agnelli e C. Sapa: Tribunale Torino vuole ... - Libero 24x7
MILANO (MF-DJ)--Una sentenza del Tribunale di Torino rischia di rovinare l' assemblea annuale dei circa 50 soci della Giovanni Agnelli e C. Sapaz, ...

 

 

 

EDOARDO AGNELLI 30.03.13

 

Giovanna Canzano intervista GIUSEPPE PUPPO

www.politicamentecorretto.com › Cultura e Società

03/mar/2013 – Giovanna Canzano intervista GIUSEPPE PUPPO, posted bygiovanna-canzano.

 

Briamonte, l'avvocato di casa Fiat-Grande Stevens imbarazza il ...
Però Torino
Briamonte, laureato giovanissimo a 22 anni, a soli 31 anni era già stato il difensore della Juventus vicenda Calciopoli e di Franzo Grande Stevens (foto a ...

Ior, spunta il passaporto vaticano di Briamonte
Lo Spiffero
Michele Briamonte, avvocato torinese dello studio di Franzo Grande Stevens, in passato legato alla famiglia Agnelli-Elkann e consigliere di Monte Paschi, ...

Inchiesta Ior, un caso diplomatico...
L'Espresso
... dello studio torinese Grande Stevens nonché consulente legale dello Ior. ... era il suo maestro Franzo Grande Stevens che da decenni è in prima fila tra ...

 

 

Briamonte nega perquisizione per Ior e legami con ruolo in Mps
Reuters Italia
E' uno degli avvocati dello studio Franzo Grande Stevens ea volte va all'estero per consulenza", ha detto Lombardi. "Un passaporto di quel genere viene dato ...

 

 

 

1.                        OMICIDIO EDOARDO AGNELLI

Si riapre il mistero sulla morte di Edoardo Agnelli. Secondo un ...
Quotidiano Piemontese
Il giudice di Torino Maria Sterpos ha assolto Marco Bava, un piccolo azionista Fiat, dall'accusa di diffamazione per le frasi dette in un'assemblea del ...

"Nessuno ha tutelato Edoardo Agnelli"
La Repubblica
... motivando l'assoluzione di un piccolo azionista Fiat, Marco Bava, dall'accusa di diffamazione per le frasi dette in un'assemblea nel 2008.

2.                         

3.                        tutte le 7 fonti di notizie »

4.                        «Edoardo non venne protetto» L'ultima disputa di casa Fiat
il Giornale
Così ha scritto Maria Sterpos, giudice di Torino, motivando l'assoluzione di un azionista Fiat, Marco Bava, grande amico di Edoardo, dall'accusa di ...

Giudice, Edoardo Agnelli non fu tutelato

Il Secolo XIX-11 ore fa

... assolvendo dall'accusa di diffamazione un piccolo azionista Fiat, Marco Bava, che in un'assemblea sostenne che Edoardo fosse stato ucciso ...

 

 

Morte di Edoardo Agnelli, un giudice: "Chi doveva tutelarlo non lo ...
Blitz quotidiano
TORINO – Un piccolo azionista della Fiat, Marco Bava, è stato assolto dall'accusa di diffamazione per alcune frasi pronunciate in un assemblea nel 2008 e ...

5.                         

19.02.2013

 

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/edoardo-agnelli-e-stato-suicidato-lassoluzione-di-marco-bava-riapre-il-caso-lazionista-fiat-51751.htm

L’atto d’accusa sull’omicidio di Edoardo Agnelli  non e’ nei confronti dei vertici della Fiat ma nei confronti di chi ha fatto uccidere Edoardo per estrometterlo dalla successione ereditaria. Mb

 

EDOARDO AGNELLI E’ STATO “SUICIDATO”? - L’ASSOLUZIONE DI MARCO BAVA RIAPRE IL CASO – L’AZIONISTA FIAT PRONUNCIO’ UN TERRIBILE ATTO D’ACCUSA CONTRO MARCHIONNE, MONTEZEMOLO E I VERTICI FIAT, E IL PULLOVERATO LO QUERELO’ PER DIFFAMAZIONE - INDICÒ TRE PUNTI DI CONTRASTO TRA EDOARDO E SUO PADRE: “LA SUCCESSIONE NELLA DICEMBRE, L’USCITA DI CANTARELLA DALLA FIAT E L’INTENZIONE DELL’AVVOCATO DI DARE IL COGNOME AGNELLI A JACKY…”

Gigi Moncalvo per "Libero"

Edoardo Agnelli è stato ammazzato? Non è vero che si è suicidato, come dice un'af - frettata inchiesta della Procura di Mondovì? È stato indotto al suicidio? Chiunque si sia permesso di mettere in dubbio le incredibili conclusioni della versione ufficiale, subito fatta propria da Fiat e Famiglia (tranne i dubbi palesati da Margherita Agnelli) - versione cui i media si sono subito acriticamente adeguati -, viene messo all'indice e marchiato a fuoco. Dopo la morte di Edoardo anche qualche parente «intruso», che nemmeno aveva conosciuto bene il cugino, dissertò su quel «suicidio».

Per non parlare del servizietto che, in occasione del decimo anniversario della morte, Giovanni Minoli preparò su Rai2, «L'ultimo volo». Che ebbe strane fasi preparatorie, esperti in studio (di parte), testimonial scelti non dalla Famiglia ma dall'ufficio stampa IFI (cioè da Gabetti e John Elkann) che non c'entravano nulla e contribuivano a crocifiggere la memoria di un uomo morto da tempo (si leggano i miei capitoli del libro "Agnelli Segreti"). Minoli avanzava la tesi (dato che il medico legale aveva perfino accorciato di 20 cm. l'altezza di Edoardo, e di 40 kg in meno il suo peso) che la vittima era caduta picchiando con i piedi e quindi le ossa si erano accorciate proprio di 20 cm (!).

Ora i fautori dei dubbi - motivati argomentati documentati - sulle reali cause della morte (nel codice penale è prevista anche l'induzione al suicidio), hanno una sentenza del Tribunale di Torino che smonta l'operazione condotta a lungo ai danni di Edoardo. Perfino tra le mura di casa o negli uffici al vertice del gruppo. Lo dimostra il fatto che l'avv. Anfora, che ha perso il processo, sia subito corso a criticare il giudice e la sentenza dicendo che gli atti processuali sulla fine di Edoardo «evidentemente non sono stati ben compresi o adeguatamente valutati».

Comunque la pensi l'avvocato che ha lo studio due piani sotto l'ufficio di Grande Stevens, il giudice Maria Sterpos della IV sezione penale, ha scritto una sentenza che stabilisce alcuni punti fermi. E lo ha fatto assolvendo, perché il fatto non costituisce reato, Marco Bava, un caro amico di Edoardo che non ha mai smesso di cercare la verità e che pronunciò un violento atto d'accusa nel corso di un'assemblea degli azionisti Fiat il 31 marzo 2008. Ebbe parole durissime non solo sulle responsabilità legate a quella pagina tragica, ma anche sulla gestione da parte di Montezemolo e Marchionne.

Quest'ultimo, per mezzo del proprio procuratore speciale Roberto Russo, decise di querelare Bava per diffamazione. La sentenza quindi è rilevante non solo per la parte su Edoardo e le accuse di «omessa vigilanza» contro la Sicurezza Fiat, ma anche per le pesanti espressioni contro Marchionne («prestigiatore, bluff, illusionista temerario e spavaldo ») che non sono state considerate diffamatorie. Così come certe accuse o insinuazioni sulla sua gestione, sulle sue reali capacità, sul presunto occultamento della reale situazione Fiat, sull'oscillazione delle azioni, sulle stock options (per lui e altri 17 ignoti top-manager), su presunte tangenti pagate ai fornitori e anche per entrare in Cina e India, sull'uso delle riserve per pagare un dividendo agli azionisti maggiori, sulla vendita di azioni proprie per far scendere il titolo.

Questioni su cui ora potrebbe indagare la Consob andando a rileggere quelle accuse. Tornando al povero Edoardo, la sentenza di Torino accredita l'accusa di Bava sulla mancata protezione della sua scorta anche nei giorni precedenti la morte e indica non una ma due cause alternative: «È chiaro - scrive il giudice - che se qualcuno si era assunto il compito di tutelare Edoardo Agnelli, non lo ha svolto in modo adeguato, sia che egli sia stato ucciso sia che si sia suicidato». Secondo l'inchiesta dell'allora Procuratore di Mondovì, Bausone, invece si trattò sicuramente di suicidio. Ritenne inutile far eseguire l'autopsia e perfino prelevare un campione di sangue o di tessuto. LO

Le indagini furono incredibili. Nessuno si insospettì che la Croma abbandonata sul viadotto autostradale di Fossano perpendicolarmente al luogo dove fu ritrovato il corpo non avesse impronte né all'interno né all'esterno, nemmeno sui due telefonini. Non ci furono controlli sui tabulati Telecom, non furono nemmeno sequestrate le videocassette delle telecamere di sorveglianza della villa di Edoardo, furono interrogate solo due domestiche e due sorveglianti la cui deposizione già preparata e scritta era identica.

Venne usato come prova-regina il telepass dell'auto di Edoardo ma gli orari indicati non collimavano né con le testimonianze dei suoi vigilantes, né con la velocità con cui un aspirante suicida corre per tre giorni a cercare il luogo più adatto per morire. «Da sempre - scrive il giudice - Bava ha sostenuto che Edoardo Agnelli è stato ucciso a causa presumibilmente di un suo scomodo ruolo negli equilibri di potere interni alla Fiat». E Bava disse all'assemblea FIAT: «Quando fu assassinato i temi sul tavolo fra Edo e suo padre erano tre: la successione nella Dicembre, l'uscita di Cantarella dalla Fiat, e l'intenzione dell'Avvocato di dare il cognome Agnelli a Jacky », affiliandolo.

 

19.02.13

 

edoardo agnelli | Cerca nel sito www.ilsole24ore.com
Torino ricorda Gianni Agnelli, a 10 anni dalla scomparsa .... successivo alla conversione in azioni del prestito obbligazionario, la Giovanni Agnelli & C Sapa ha.

 

 

IL PREMIO ACQUI STORIA RICORDA L’AVVOCATO GIANNI AGNELLI A DIECI ANNI DALLA SUA SCOMPARSA: INCONTRO CON GIGI MONCALVO

Per il decennale della morte di Gianni Agnelli il Premio Acqui Storia si unisce a quanti hanno voluto rendere omaggio all’Avvocato offrendo uno sguardo sulla sua incisiva personalità di grande imprenditore, dotato di un autentico senso di apertura e di responsabilità sociale, che ha saputo osare strade e scelte innovative, e sulla storia della sua famiglia che entra a buon diritto nel panorama sociale, culturale e del costume del nostro Paese. Le Giornate Culturali dell’Acqui Storia, insieme al Rotary Club International, invitano il pubblico a ripercorre la vita di Gianni Agnelli con Gigi Moncalvo che presenterà il suo ultimo libro Agnelli Segreti. Peccati, passioni e verità nascoste dell’ultima “famiglia reale” italiana, Vallecchi, martedì 12 febbraio alle ore 19 ad Acqui Terme presso la Sala Belle Epoque del Grand Hotel Nuove Terme, Piazza Italia 1. Introdurranno l’Autore il Responsabile Esecutivo del Premio Acqui Storia Carlo Sburlati e il Presidente del Rotary Giorgio Borsino.

Dieci anni fa, il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva Gianni Agnelli. Nei giorni scorsi ci sono state commemorazioni, mostre, dibattiti, anche con la presenza a Torino del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un fiume di retorica, in molti casi. “AGNELLI SEGRETI” è la naturale prosecuzione, scritta dallo stesso autore, Gigi Moncalvo, del precedente best-seller “I lupi & gli Agnelli - Ombre e misteri della famiglia più potente d’Italia”, edito da Vallecchi nel dicembre 2009 e finalista all’Acqui Storia 2010.

Il racconto si allarga a tutti i rami della famiglia Agnelli, non solo quella dell’Avvocato, per cercare di raccontare i tanti segreti e i non pochi misteri che hanno fatto da sfondo ai fatti, ai grandi affari, alle vite private, alle vicende liete e meno liete, alle grane giudiziarie – soprattutto le più inedite e tenute nascoste -, alla storia sconosciuta degli esponenti di cinque generazioni della Dinastia. Fatti privati che hanno condizionato e incrociato la storia d’Italia finendo addirittura per tracciarne e mutarne il corso. Di tutte queste storie, anche le più incredibili e inimmaginabili, l’autore ha seguito le tracce in documenti e atti legali, finora inediti e ignoti al grande pubblico: una ricostruzione che ha il ritmo e il gusto del romanzo, insieme alla realtà di fatti davvero avvenuti e che nessuno ha osato raccontare.

Partendo dagli atti inediti del processo di inizio secolo in cui il nonno di Gianni Agnelli venne accusato dai suoi soci di essersi appropriato della FIAT, si passa alla storia dei sette fratelli Agnelli, alla morte del loro papà Edoardo a bordo di un idrovolante, e alla ricostruzione della storia d’amore con Curzio Malaparte, dei contrasti col suocero - Sen. Giovanni Agnelli – e della misteriosa fine della madre, Virginia Bourbon del Monte.

Arrivando alla generazione dell’Avvocato ci sarà il racconto della sua vita segreta, dei suoi amori, della verità sull’incidente che gli provocò una grave lesione della gamba (mentre era a bordo di un’auto con una minorenne francese), dei veri rapporti col fratello Giorgio (e delle ragioni per cui fu rinchiuso in manicomio in Svizzera), dei contrasti e del forte legame fraterno con Susanna, delle lotte decennali con Umberto per la gestione dentro la Fiat, con Cuccia e Romiti che osteggiavano il fratello dell’Avvocato e vinsero la loro battaglia. Tra i vari “ritratti di famiglia” c’è anche quello di Luca di Montezemolo, delle sue testimonianze davanti ai PM di Torino e dei suoi due patteggiamenti ai tempi di “Mani Pulite”. Fino ad arrivare alla Juventus e ai retroscena che hanno determinato le conseguenze sul club bianconero a causa delle lotte di potere dentro e fuori la famiglia.

Arrivando a tempi più vicini vengono raccontati gli atti giudiziari, ancor oggi secretati, della lacunosa inchiesta sulla morte di Edoardo Agnelli, con la ricostruzione dettagliata dei suoi rapporti famigliari, il ruolo crescente di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, il dettaglio del patrimonio personale dell’Avvocato accumulato all’estero, l’elenco del denaro versato dallo Stato alla FIAT nel corso degli ultimi trent’anni. Soprattutto una clamorosa documentazione: pochi mesi prima dello scoppio di “Tangentopoli”, e fino al 1996, Gianni Agnelli schermò la “Dicembre”, la società-cassaforte dell’Impero FIAT. Questo significa che Agnelli era stato informato in anticipo, forse da amici americani, dell’imminente inchiesta “Mani Pulite”? Dopo l’intervista “postuma” all’ex ambasciatore USA in Italia, Reginald Bartholomew, c’è un ulteriore elemento e una nuova chiave di lettura per quegli avvenimenti.

Gigi Moncalvo giornalista e scrittore, otto anni al «Corriere della Sera», tre al «Giorno», una carriera televisiva iniziata come caporedattore dei Tg Fininvest, un incarico dirigenziale di capo struttura informazione di Rai, rete su cui ha anche condotto per quattro anni un programma di successo, “Confronti”. Ha realizzato documentari e reportage in tutto il mondo. Ha scritto dodici libri, fra cui la biografia di Antonio Di Pietro e la prima di Silvio Berlusconi (di cui il diretto interessato chiese il sequestro).

Al termine della presentazione di Gigi Moncalvo, che si terrà martedì 12 febbraio alle ore 19 ad Acqui Terme presso il Grand Hotel Nuove Terme, Carlo Sburlati Responsabile Esecutivo dell’Acqui Storia aprirà un dibattito fra l’Autore ed il pubblico ed i giornalisti presenti.

L’Acqui Storia è organizzato dal Comune di Acqui Terme con il contributo di Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Terme di Acqui, e della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria che si conferma partner fondamentale dell’iniziativa.

 

 

 

 

 

 

 LIBRO DI GIGI MONCALVO  SULL'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

PRES LIBRO   COP LIBRO

 

 La Casa Editrice Vallecchi ha il piacere di invitare la S.V. all’incontro sul tema

GIANNI AGNELLI, DIECI ANNI DOPO LA MORTE

con gli interventi di

Bruno BABANDO, scrittore e direttore di www.lospiffero.com

Marc HÜRNER, analista finanziario internazionale,

titolare di Fipcor International (www.fipcor.com)

Luciano MOGGI, ex direttore generale della Juventus

Gigi MONCALVO, autore di Agnelli Segreti (Vallecchi)

VENERDÌ 25 GENNAIO 2013 alle 18.00

CIRCOLO DELLA STAMPA

Sala Toniolo, Palazzo Ceriana-Mayneri

Corso Stati Uniti 27, Torino

www.vallecchi.it

 

La S.V. è invitata a partecipare all’incontro con Gigi MONCALVO, autore del libro “AGNELLI SEGRETI”, ed. Vallecchi, intervistato dal giornalista Augusto Grandi

 

 

VENERDI 25 GENNAIO 2013 ORE 20.30

HOTEL GOLDEN PALACE

Via Arcivescovado 18 – Torino

 

 

Dott. Pierangelo Martucci                                               On. Mario Borghezio

 

 

 

 

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

 

CORRUZIONE 15.12.12

 

SARONNO

Bebo Storti rivede tangentopoli al Giuditta Pasta

“Davvero furono suicidi?” È questa la domanda che accompagna la pièce in programma venerdì e sabato sera al teatro saronnese

Come nei migliori documentari Bebo Storti e Fabrizio Coniglioricostruiscono sulla scena quel che accadde nel 1993, in piena epoca tangentopoli, a proposito dei tre suicidi. “Davvero furono suicidi?”È questa la domanda che accompagna la pièce in programma Venerdì e sabato sera al Teatro Giuditta Pasta di Saronno. Opera di Sergio Castellari, Gabriele Cagliari e Raul Gardini, uomini legati all’Eni, il colosso nazionale creato da Enrico Mattei.

 

Siamo in piena tangentopoli e due comuni cittadini italiani, giocando a fare gli ispettori, indagano su “3 suicidi eccellenti” di quel periodo:Sergio Castellari, direttore generale degli affari economici del Ministero delle Partecipazioni Statali e consulente dell’Eni, Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni e Raul Gardini, capo indiscusso della Montedison e maggior azionista dell’Eni.

Perché le scene dei suicidi sono state alterate? Perché Castellari, Cagliari e Gardini si uccidono proprio il giorno in cui dovrebbero incontrare i magistrati?Hanno tutti e tre un forte legame con l’Eni. È solo una coincidenza? Il sistema uccide chi all’improvviso diventa inaffidabile? Lo spettacolo non pretende di dare la soluzione a questi quesiti, ma insinua nello spettatore, con le testimonianze, gli interrogatori, le analisi compiute sul luogo del delitto, le perizie e le autopsie, il dubbio che questi suicidi possano forse essere anche degli omicidi, senza cadere nella retorica, ma usando l’ironia e la forza teatrale della rappresentazione. Nulla di ciò che viene rappresentato è inventato ma è tratto da documenti, dichiarazioni e perizie ufficiali, raccolte con minuziosa scrupolosità dal presidente del tribunale di Civitavecchia Mario Almerighi.

 

Bebo Storti e Fabrizio Coniglio in:

SUICIDI? Tangentopoli in commedia

testo di Mario Almerighi e Fabrizio Coniglio

adattamento teatrale tratto dal libro “3 suicidi eccellenti” di Mario Almerighi

diretto e interpretato da Bebo Storti e Fabrizio Coniglio

 

Anticorruzione: gli strumenti a disposizione della p.a.

Piano di legalità sul triennio 2013-2015, nomina del responsabile anticorruzione, formazione del personale, ruolo centrale del segretario comunale   di Francesco Maltoni Con la legge anticorruzione recante “Disposizioni per la prevenzione...

 

 

 

A Sanremo, organizzato dalla REA, il Forum "Musica & Informazione"

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Domani alle 16 nel Palafiori, in Sala Ranuncolo, l'associazione che raccoglie le radio e le tv italiane libere, si parlerà di "Sistema Radiotelevisivo italiano". Interverranno parecchi artisti emergenti a sostegno delle televisioni private che rischiano la chiusura con la perdita di 4 mila posti di lavoro

 

Al Palafiori, la Rea, organizza un dibattito



Domani, alle 16, al Palafiori, sala Ranuncolo,  il "Forum Musica & Informazione", prenderà il via, in grande stile, con la partecipazione di numerosi personaggi di primissimo piano e con un programma di discussione di attualità: “Il Sistema Radiotelevisivo Italiano: quale sviluppo?”.

L’argomento è quanto mai delicato e doloroso per le note vicende legate alla "switch off televisivo" che ha sottratto 15 canali alle tv locali in favore delle compagnie telefoniche e delle grandi Reti televisive.

Al Forum è stato invitato il Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, al quale gli editori televisivi, la REA e il CARTv si sono rivolti affinchè vengano adottate soluzioni per evitare la chiusura di 250 emittenti televisive locali con la perdita di  4 mila posti di lavoro.

Il Forum affronterà i problemi relativi al sostegno all’editoria radiotelevisiva e allo sviluppo della  Radio digitale, alle indagini di ascolto e al diritto d’autore. Il Forum sarà allietato dalle esibizioni di artisti emergenti di particolare valore come I Nabusa, Tony Maiello, Tony Esposito, Gravità Zero, Blue Popsicle, Quarto Bra ai quali verrà consegnato il premio della critica del Festival delle  Radio Italiane.

Il Forum è anche luogo e palestra di cultura letteraria e artistica. In prima assoluta verrà presentato la fatica di Antonio Parisi “I Misteri di Casa Agnelli”, un saggio di storia investigativa che racconta come nacque e si sviluppò il potere industriale, economico e politico degli Agnelli fino al poco credibile  “suicidio” di Edoardo. Ad Antonio Parisi, verrà consegnato il Premio della REA per la coraggiosa opera.

Al giornalista scrittore, consigliere e responsabile dei rapporti istituzionali e sociali della REA, Paolo Lunghi, autore di Via Etere e Vivere con Frequenza, verrà premiato con il riconoscimento della REA come “mitico scrittore delle radio locali italiane”.

In un Forum di discussione che si rispetti non può mancare una nota sul culturale. All’Associazione Culturale Crescere Creativi e Tragatti Musicali con il duo Jalisse, la REA consegnerà il premio per il miglior format musicale letterario “Artisti nelle scuole”. Ospiti d’onore del Forum saranno I Matia Bazar, Awana Gana, Linda D.

 

 

Edoardo non si è suicidato"
Tutti i misteri di casa Agnelli

Esclusiva/ Monarchia, impero, dinastia, casa reale. La famiglia Agnelli è una delle più potenti d'Italia del XX e, forse, dell'inizio del XXI secolo. Ne esplora i punti oscuri Antonio Parisi nel suo libro "I misteri di casa Agnelli".

"Ci sono tante cose che nessuno sa sul loro conto - spiega ad Affaritaliani.it -. Nel 1913 il nonno dell'avvocato Gianni Agnelli rischiò l'arresto per truffa e falso in bilancio". Sulla morte di Edoardo, suicidatosi nel 2000: "Non è andata come ci hanno fatto credere. Sul suo corpo non è mai stata fatta un'autopsia".

E la discussa eredità dell'Avvocato? "Il tesoretto occultato è più grosso dei 2 miliardi di euro già accertati". Il potere della famiglia "oggi è calato molto. Ho seri dubbi che la Fiat sia ancora di loro proprietà". L'INCHIESTA

 

 

I misteri di casa Agnelli in un Libro

Il 15 novembre, sono stati undici anni dalla morte di Edoardo Agnelli, caduto da un viadotto nei pressi di Fossano, sull’autostrada Torino-Savona. La morte venne da subito ritenuta un suicidio , anche se delle incongruenze dell’indagine condotta, hanno fatto crescere delle diverse possibili interpretazioni della vicenda. In questi giorni è uscito un libro di Antonio Parisi che cerca di riaprire la vicenda della morte di Edoardo Agnelli analizzando giornalisticamente i fatti accaduti e un’altra serie di eventi legati agli Agnelli come la fondazione della Fiat, l’acquisto del quotidiano «La Stampa», il suicidio di Giorgio Agnelli, lo scandalo di Lapo Elkann, la lite tra gli eredi per la successione all’Avvocato.

Per dieci anni fu lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, fosse stata svolta una regolare autopsia. Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare chi raccontava tutt’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta. “L’automobile di Edoardo non presentava impronte digitali, mentre il motore venne lasciato acceso e il portabagagli aperto. Ma, dico io, se ci si vuole suicidare si apre prima il portabagagli della propria macchina? Cosa c’era lì dentro?”  Un giornalista tenta oggi di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose. Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici, però, che riguardano la famiglia Agnelli. Passando dalla fondazione della Fiat all’acquisto del quotidiano «La Stampa», dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

 

 

IL PEZZO MANCANTE [CINEMA.DOC] 4di4  SU EDOARDO E GIANNI AGNELLI

www.youtube.com

[CINEMA.DOC] -- Il Documentario in Sala è il primo progetto italiano per costruire un circuito distributivo nazionale di film documentari nelle sale di prima visione. [CINEMA.DOC] parte nel 2010 nella forma di festival/circuito in 3 sale della Capitale, il Cinema Nuovo Sacher, il Cinema Farnese

 

 

UN FILM CHE PARLA anche DI EDOARDO per omologare la tesi del suicidio senza discutere le prove che non e' stato un suicidio ma un omicidio premeditato ! Peccato poteva essere una bella occasione per fare chiarezza verso la verita' ! Mb

IL PEZZO MANCANTE

Per molti anni nella Fiat, come nella famiglia Agnelli, le cose più importanti sono state l’obbedienza e il rispetto della gerarchia. Questo ha causato una catena di grandi sofferenze nella famiglia e ha condizionato indirettamente anche l’azienda, entrambe dominate dal mito dell’Avvocato.

«Che diritto avevo di violare la privacy di una famiglia che della riservatezza ha fatto una regola di vita? Ma era giusto che la famiglia che ha condizionato lo sviluppo economico e sociale italiano per oltre un secolo si rifiutasse di stabilire una relazione con il paese? E cosa potevo raccontare di me attraverso la storia di questa famiglia? Mi sembra che alla fine il tema della rimozione, diventato centrale, ci possa riguardare tutti. Non solo perché in gran parte delle famiglie esistono componenti considerati vergognosi, o lutti troppo dolorosi, dei quali non si vuole coltivare il ricordo, ma anche perché il vizio di non fare i conti con il proprio passato è una caratteristica del nostro paese: ed è forse una delle cause della paralisi nella quale appare ormai da anni impantanato».

Giovanni Piperno

 

Giovanni Piperno (Roma, 1964) ha lavorato come fotografo e come assistente operatore in film e spot pubblicitari. Nel 1992 ha cominciato a coprodurre e codirigere video e documentari con Laura Muscardin e con Agostino Ferrente. Nel 1997 ha cominciato a realizzare programmi televisivi e documentari. Tra i suoi ultimi film, L’esplosione ha vinto il primo premio al Concorso Doc del Torino Film Festival 2003 ed è stato candidato al David di Donatello come miglior documentario, This Is My Sister ha vinto il premio Avanti! al Torino Film Festival del 2006 e Cimap! Centoitalianimattiapechino, presentato a Locarno, ha vinto il premio Libero Bizzarri 2009.


Italia (2010, 71')
 

IL PEZZO MANCANTE

Italia 2010 (Betacam Digitale, 71', col.)

go to  28° TORINO FILM FESTIVAL  go to  FESTA MOBILE - FIGURE NEL PAESAGGIO

regia/director

Giovanni Piperno

sceneggiatura/screenplay

Giulio Cederna, Giovanni Piperno

fotografia/cinematography

Giovanni Piperno, Raoul Torresi

montaggio/film editing

Paolo Petrucci

musica/music

Rinneradio

suono/sound

Maximilien Gobiet

interpreti/cast

Elisabetta Pedrazzi (la voce narrante/Narrator), Gelasio Gaetani Lovatelli, Taki Theodoracopulos, Vendeline Von Bredow, Giulia Graglia, Nicola Lazzari, Marella Caracciolo Chia, Giovanni Sanjust Di Teulada, Klaus Von Bulow, Afdera Franchetti, Ira Von Fürstenberg, Marco Bava, Marco Bernardini, Pietro Perotti, Marta Vio, Daphne Vio Ninchi, Bert Hellinger, Giuseppe Lancia, Roberto Prinzio

produttori/producers

Gabriella Buontempo, Massimo Martino

produzione/production 

Goodtime

distribuzione, vendita all’estero/distribution, world sales 

Cinecittà Luce  

 

 

 

MONTEZEMOLO È PRONTO A SCENDERE IN POLITICA? IO CERTAMENTE NON LO VOTEREI" - ROMITI RICORDA A MINOLI QUANDO BELLICAPELLI FU ALLONTANATO DALLA FIAT. COLPEVOLE DI AVER “VENDUTO” AD ALCUNI INDUSTRIALI UNA SERIE DI INCONTRI CON L’AVVOCATO AGNELLI. "SÌ, È VERO. MA NON L’HO CACCIATO. NON C’È STATO ALCUNO SCONTRO, PERCHÉ LUI HA AMMESSO QUELLO CHE AVVENIVA. ERAVAMO ASSIEME, L’AVVOCATO AGNELLI E IO, E LUI NATURALMENTE HA LASCIATO IMMEDIATAMENTE L’AZIENDA. L’AVVOCATO GLI HA PROCURATO IN SEGUITO UNA POSIZIONE NELLA CINZANO»"

Marco Sarti per "Il Riformista"

 


Luca Cordero di Montezemolo è pronto a scendere in politica? «Io certamente non lo voterei». Cesare Romiti, già direttore generale, ad e presidente della Fiat non nasconde i suoi dubbi sul numero uno della Ferrari. Intervistato da La Storia Siamo Noi (il programma condotto da Giovanni Minoli, in onda questa sera alle 23.30 su Rai Due) Romiti ricorda la sua esperienza alla guida dell'azienda torinese.

L'argomento della trasmissione è "la marcia dei quarantamila", la manifestazione dei lavoratori Fiat che durante la lunga vertenza del 1980 scesero in piazza per protestare contro i picchettaggi degli scioperanti. Ma l'ex ad di Alitalia parla anche del futuro della principale casa automobilistica del Paese e dei protagonisti dell'industria italiana: da Sergio Marchionne ad Alessandro Profumo.

 

Romiti ricorda quando Montezemolo fu allontanato dalla Fiat. Colpevole di aver "venduto" ad alcuni industriali una serie di incontri con l'avvocato Agnelli. «Sì, è vero - spiega -. Ma non l'ho cacciato. Non c'è stato alcuno scontro, perché lui ha ammesso quello che avveniva. Eravamo assieme, l'avvocato Agnelli e io, e lui naturalmente ha lasciato immediatamente l'azienda. L'Avvocato gli ha procurato in seguito una posizione nella Cinzano».

1975

Tra i protagonisti della Fiat di oggi, Romiti apprezza il presidente John Elkann, «un dirigente affidabilissimo». Dell'amministratore delegato Sergio Marchionne dice: «Mi sembra uno determinato. In questo mi piace, perché mi ricorda quello che facevo io». In passato Romiti aveva criticato la strategia di Marchionne, tesa a dividere il sindacato.

Oggi conferma: «Trovo che forse sia una strategia non proficua per l'azienda. La forza sindacale è quella che ti sta di fronte, quella con cui puoi colloquiare tutti i giorni. Se ti inimichi il sindacato, e nel caso specifico il più grosso sindacato italiano, questo ti sarà contro, ti disturberà, ti rovinerà la fabbrica. È un lavoro lunghissimo, però bisogna portare tutti i sindacati sulla stessa linea».

 

Romiti parla della lunga vertenza Fiat del 1980. Che seguì da amministratore delegato. «Di quell'esperienza non ho alcun rimpianto. Credo che la ripresa del lavoro in Italia, non solo nella Fiat, sia partita da lì». Una vicenda lontana. Non solo perché avvenuta oltre trent'anni fa. «Allora c'era molto più senso di responsabilità - continua Romiti -. Quello che oggi manca».

Tanto è cambiato anche all'interno dell'azienda: «All'epoca mia, in Fiat ci si stava anche perché si aveva la voglia, il gusto, di starci». E ancora: «Il rapporto che c'è tra la paga più bassa e quella più alta in un'azienda è enormemente cresciuto. Oggi ci sono delle sproporzioni assurde». Come si giustificano i salari dei top manager? «Non si giustificano- conclude Romiti -. Io sono contrarissimo».

 

Pochi giorni fa Marchionne ha parlato di un Paese che «ha perso la bussola». Romiti è d'accordo: «Direi che non solo ha perso la bussola, ma ha perso ogni senso di responsabilità. Questi ultimi anni di vita politica del Paese ci hanno fatto perdere quella cosa che noi avevamo: il senso della vergogna quando commettevamo cose che non dovevamo commettere».

 

Intanto la classe dirigente italiana si impoverisce. Romiti critica l'addio dell'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo. «Era un leader. Qualche volta era troppo altezzoso, ma conosceva il suo mestiere. Come uomo lo stimavo molto». Una carriera interrotta, sempre secondo Romiti, a causa dell'invadenza del mondo politico. «Perché la banche - ammonisce Romiti - hanno tra i loro azionisti importanti le fondazioni bancarie. E queste hanno nel loro seno la politica. Anzi, tenderanno ad averne sempre di più. È uno dei pericoli maggiori che corre questo Paese».

Un problema sicuramente non recente: «Io ci litigavo - ricorda Romiti parlando dei protagonisti della politica di qualche anno fa - qualche volta mi arrabbiavo. Però era una classe politica migliore di quella attuale».

 

 

[07-10-2010]

 

 

 

Caso Agnelli, i dubbi del documentario proposto da "La storia siamo noi"

Tutto parte da quella tragedia “misteriosa”, la morte di Edoardo, 46 anni, il cui corpo veniva rinvenuto la mattina del 15 novembre di dieci anni fa sotto un viadotto della Torino-Savona

 

Alla fine, se ne sa quanto prima. E cioè poco, ma quel poco che basta per tenere tutto com’era e non smuovere il caso sulla morte di Edoardo Agnelli. La tesi del suicidio regge, nonostante le allusioni e le opinioni messe in onda dal documentario “L’ultimo volo”, andato in onda su Rai2 nella scorsa puntata de “La storia siamo noi” di Giovanni Minoli. E in Procura a Mondovì sono piuttosto sicuri che il fascicolo resterà dov’è. Tutto parte da quella tragedia “misteriosa”, la morte dell’unico erede maschio dell’avvocato Gianni Agnelli: Edoardo, 46 anni, il cui corpo veniva rinvenuto la mattina del 15 novembre di dieci anni fa sotto un viadotto della Torino-Savona (fra il casello di Fossano e quello di Marene) in riva allo Stura nel territorio di Bene Vagienna. Una caduta di ottanta metri. Il caso finì in mano alla Procura monregalese, che dopo le indagini archiviò la vicenda come suicidio. "Lo fu davvero – si chiede Minoli –, o la verità è un’altra: un omicidio?".

La tesi del suicidio non fu fatta a caso, dall’allora procuratore capo Riccardo Bausone: gli indizi erano moltissimi. Primo, il corpo era esattamente sotto al ponte, proprio sulla perpendicolare del punto dove si trovava l’auto di Edoardo abbandonata. Secondo, le contusioni sul corpo combaciavano perfettamente con quelle che si potevano trovare dopo una caduta del genere (e ogni perizia medica lo ha confermato, sebbene non fu fatta una vera e propria autopsia). Terzo, la ricostruzione di quanto aveva fatto Edoardo negli ultimi giorni e nelle ultime ore avvalorava la tesi del suicidio: il giorno prima aveva ritelefonato a tutti gli amici di gioventù, quella mattina era uscito di casa senza neppure togliersi il pigiama, e la sua auto, una volta imboccata l’A6, era entrata e uscita due volte dai caselli, percorrendo quel tratto. Forse proprio per aspettare il momento adatto, per non essere visto mentre scavalcava il parapetto. Tuttavia, come spesso accade nei casi della morte di un “vip” in circostanze simili, le dietrologie si sprecano. Soprattutto nel caso di Edoardo Agnelli: una persona la cui vita è stata ampiamente chiacchierata a causa del suo comportamento e delle sue attitudini.

Il documentario di Minoli le sviscera una per una: la distanza dal mondo imprenditoriale, che faceva di lui un improbabile erede al timone della Fiat; le simpatie per le filosofie e per le religioni, una mentalità lontana da quella affaristica; i suoi problemi con la droga, la sua psiche fragile, e via dicendo. Ma, per quanto molti lo considerassero “un personaggio scomodo” (così viene definito nel filmato) nella dinastia Agnelli, le teorie dell’omicidio si basano su mere congetture. C’è l’ex consulente finanziario, che sostiene che Edoardo fu ucciso perché non voleva firmare alcune carte relative all’azienda di famiglia. C’è chi sostiene che non si sarebbe mai buttato, senza lasciare un messaggio scritto. E c’è addirittura l’ipotesi di un complotto degno di John Grisham: Edoardo, che nutriva simpatie verso la religione musulmana, sarebbe la vittima di una cospirazione sionista temendo... una “deriva islamica” del colosso Fiat.Dal documentario emerge anche la testimonianza di un pastore, che confessa di aver visto il cadavere vicino al fiume ore prima del suo effettivo ritrovamento: ma i dettagli sono pochi, troppo pochi per parlare di una riapertura del caso. E infatti le parole del procuratore capo di Mondovì, Maurizio Picozzi (che compare anche nel documentario), sono eloquenti: "Ho visto il filmato – dice –. Interessante, ma non mi pare che aggiunga molto a quello che già si era dett

 

 

http://conflittiestrategie.splinder.com/post/23333370/la-scomparsa-di-ed

Edoardo-Agnelli-a-cura-di-federico-roberti

 

saluti,

F. Roberti

 

Il mio sito funziona adesso. www.detsortelam.dk 

 

 

 

 

Maurizio Caverzan per "Il Giornale"

  - SE RUGGISCE IL LEONE... Per trovare nuovi spunti, il dg della Rai Mauro Masi ha costituito un pensatoio con Giovanni Minoli, Maurizio Costanzo e Michele Guardì. Tra le idee di fine estate balenate a qualcuno dei tre saggi sembra ci sia un programma con un conduttore d'eccezione: il vicedirettore generale Giancarlo Leone. [27-09-2010]

 

 

 L'ULTIMA VERITA' SU EDOARDO: "UCCISO DA UN COMPLOTTO"
Postato il Giovedì, 05 marzo @ 04:35:45 CST di davide   
ItaliaDI TONY DAMASCELLI
ilgiornale.it

Il giallo Agnelli jr. Un suicidio pieno di segreti, l’ombra dell’islam, una serie di lettere strane. Un libro riapre il caso. In "Ottanta metri di mistero" raccolte decine di testimonianza. E troppi silenzi

Sostiene Giuseppe Puppo che sulla morte di Edoardo Agnelli non è stata detta tutta la verità. Forse. Lo scrive in un libro, edito da KOINè, dal titolo «Ottanta metri di mistero, la tragica morte di Edoardo Agnelli». Centosettanta pagine di testimonianze raccolte dal giornalista scrittore leccese, Giuseppe Puppo, appunto, scosso improvvisamente nel febbraio dell’anno scorso, dalla storia amara dell’eredità della famiglia Agnelli, della causa intentata da Margherita: «Mi tornarono alla mente le voci, gli articoli, le illazioni fatte al tempo della morte di Edoardo, quello che riportarono certi siti internet, il suicidio misterioso, la lotta di potere, l’esclusione del figlio da ogni ruolo. Per sei mesi ho raccolto testimonianze di amici, parenti, altre figure per riscrivere i fatti di quel giorno, il quindici di novembre dell’anno duemila. Mi sono chiesto: come mai per la morte di lady Diana sono stati scritti mille articoli, trenta libri e svolte due inchieste una in Inghilterra, un’altra in Francia mentre per Edoardo il caso si è chiuso in quarantotto ore».

A seguito: Ottanta metri di mistero. La tragica morte di Edoardo Agnelli (Carlo Gambescia);

Ecco il riassunto di un libro che gode della prefazione di Ferdinando Imposimato, magistrato campano, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, giudice istruttore di drammatici processi ai terroristi, dall’omicidio di Moro all’attentato a Giovanni Paolo II. Imposimato registra, non si schiera ma lascia aperta la porta all’ipotesi che qualcosa di diverso, da quello registrato ufficialmente agli atti, possa essere accaduto. Il libro di Puppo riaccende la luce nelle zone buie, che sono molte, direi troppe e sulle quali nessuno ha mai voluto veramente fare chiarezza, confermando il sospetto o la teoria che qualunque vicenda riguardi o sfiori la famiglia più importante d’Italia sia destinata a smarrirsi nel silenzio. Così non vorrebbero alcuni personaggi avvicinati dall’autore, così non vuole Marco Bava, analista finanziario, amico di Edoardo, convinto che il suicidio sia una copertura e l’omicidio la verità, così il medico legale di turno, il dottor Carlo Boscardini che si chiama fuori da quel pomeriggio tragico con il titolo «Io non c’ero», scaricando ogni responsabilità del certificato di morte sul dottor Marco Ellena, suo superiore gerarchico, che compilò il referto con alcune imprecisioni dovute alla fretta, forse, le tracce di terriccio tra le mani del giovane Agnelli, difficili da spiegare per chi era piombato da un’altezza di 90 metri, così come i mocassini ancora ai piedi. Sceglie il silenzio il medico del 118, accorso per primo sul posto, non risponde alle domande di Puppo.

E ancora, la strana e ingiustificata assenza degli «angeli custodi» delle guardie del corpo di Edoardo Agnelli, le due ore trascorse da quando uscì di casa alle 7 e un quarto per arrivare, dopo sessanta chilometri, sul viadotto di Fossano; le telecamere a circuito chiuso, di casa Agnelli, le cui immagini non sono state mai riviste; il traffico telefonico sui due cellulari lasciati a bordo della Croma prima dell’epilogo, la totale assenza di testimoni alle 9 del mattino lungo un tratto stradale che registra il passaggio, a quell’ora, di almeno otto vetture al minuto, l’abbigliamento di Edoardo Agnelli, il pigiama sotto la camicia; l’assenza di impronte digitali sulle portiere e a bordo della Croma, la sepoltura affrettata, l’esame autoptico mancante; e come una nuvola grigia, fastidiosa sopra questo scenario già angosciante, la tesi di un complotto sionista che troverebbe la giustificazione nell’adesione nel 1974 di Edoardo all’Islam e sulle conseguenze che questa sua scelta avrebbe avuto sul futuro dell’azienda e del patrimonio Fiat, di cui, lui, sarebbe stato erede. Tesi lanciata in Iran subito dopo la morte di Edoardo (al quale nel novembre del duemila e cinque è stata intitolata una piazza di Khomein città natale dell’ayatollah e l’aula magna dell’università Al Zahra di Teheran), tesi costruita sul dissidio «religioso» e non soltanto con l’altro ramo di famiglia, gli Elkann legati al mondo ebraico, tesi smentita tuttavia dal profondo rapporto che legava Edoardo a Margherita, ribadito dalle lettere numerose, accorate nelle quali il fratello confessava il proprio disagio: «...Margi sono felice ma un poco in tensione. Papà mi ha parlato di alcuni lavori e di certi progetti dei quali, lo confesso, nel particolare ho capito ben poco. Oppure ho capito troppo bene e ora ho paura di avere inteso una canzone stonata. Lo sai bene che la mia mente vola alta sopra le megalopoli industriali e, osservando con attenzione sotto, vedo poco di buono e tantissimo da trasformare... Vorrei che papà mi stesse vicino per accompagnarmi lungo i primi passi del percorso che, immagino, sarà lungo e assai impegnativo. Mi auguro proprio che questo accada, anche se pensandoci provo un disagio simile alla paura».

E in un altro scritto Edoardo parla del proprio impegno in Fiat, dell’idea di affidare le competenze a una persona, sembra Marco Bava appunto che ne curava il profilo economico: «Se il potere della nostra famiglia cadesse nelle mani sbagliate sarebbe una cosa estremamente pericolosa per questa nazione... Mio padre si è comportato benissimo fino ad oggi. Ma se non imposta la propria successione in maniera corretta anche lui dovrà rispondere delle proprie azioni e dare le sue spiegazioni davanti a Dio. Questo se lo deve mettere in testa». E infine il rifiuto di firmare una sorta di rinuncia ai diritti di «Dicembre» la società finanziaria della famiglia (che controllava l’intero mondo Agnelli), in cambio di benefici economici. Ma chi può dimenticare i problemi esistenziali di Edoardo? La droga, i viaggi in India, le improbabili lettere scritte ai capi di Stato di ogni dove? Il suo carattere ora solare ora buio? Resta il mistero, il libro di Puppo riapre interrogativi. Come in questi otto anni, ricadranno nel silenzio.

Tony Damascelli
Fonte: www.ilgiornale.it
Link: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=326849&PRINT=S
5.04.2009

OTTANTA METRI DI MISTERO. LA TRAGICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI

DI CARLO GAMBESCIA
carlogambesciametapolitics.blogspot.com

Una volta letto e chiuso l’ultimo libro del giornalista e scrittore Giuseppe Puppo, il pensiero va subito alla sua capacità di trattare con professionalità e rispetto un argomento giornalisticamente border line come la morte di Edoardo Agnelli (Ottanta metri di mistero. La tragica morte di Edoardo Agnelli, pref. di Ferdinando Imposimato, Koinè Nuove Edizioni, Roma 2009, pp. 176, euro 14,00; ma si veda anche il suo sito http://www.giuseppepuppo.it/ ).
Puppo si muove con eleganza antica nel nobile alveo del grande giornalismo d’inchiesta, rigoroso, documentato, pacato. Il libro indaga la morte per suicidio di Edoardo, quarantasei anni, unico figlio maschio di Giovanni Agnelli, lanciatosi nel vuoto, dall’alto di un ponte dell’autostrada A6 Torino-Savona, il 15 novembre 2000: da ottanta metri, come recita il titolo del libro.

Una tragica vicenda. Ma il tocco felpato, non meno penetrante, dell’autore lascia il segno: siamo davanti a un libro-inchiesta che si legge d'un fiato, ma che non priva il lettore di quell' appagamento intellettuale, sempre più raro, soprattutto in tempi di giornalismo sciatto e urlato.
Ovviamente l’ipotesi alternativa, che Puppo più che imporre sottopone al giudizio dei lettori attraverso la forbita intelligenza dei documenti ( virtù molto torinese, questa, benché l'autore lo sia solo d'adozione), è quella dell’omicidio. Dietro il quale si celerebbero astiose questioni ereditarie interne alla famiglia Agnelli. Nonché forse più sottili ragioni politiche e religiose. Probabilmente legate alla scelta islamica, filo-iraniana e sciita di Edoardo: una "svolta" spirituale addirittura risalente agli anni Settanta, e in seguito sempre meno apprezzata, se non temuta, dalle componenti familiari più filo-semite e internazionalizzate...
Ma su questo aspetto lasciamo ai lettori il gusto di scoprire, pagina dopo pagina, l’intreccio, così ben ricostrutito e indagato da Giuseppe Puppo, in particolare attraverso interviste e testimonianze inedite. Il quale, ripetiamo, non impone tesi precostituite. Ma accompagna il lettore, quasi per mano, lungo un onesto cammino di ricerca (come nel bellissimo ultimo capitolo, vero gioiello di fine recherche introspettiva), persino nei luoghi fisici dei tristi eventi. A ritrovare quella che con formula felicissima, Puppo definisce la “geografia dell’anima” non solo di Edoardo, degli Agnelli, ma di una città , già intrigante di suo, come Torino.

In realtà, quel che più colpisce di Ottanta metri di Mistero è il fattore Buddenbrook. Che sociologicamente rinvia a quella gigantesca e spesso perdente lotta contro le dure leggi della decadenza sociale. Alle quali anche il capitalismo, come sistema sociale, soprattutto se familiare, non può sottrarsi, proprio nelle sue "micro-articolazioni". Come appunto mostra il modello per eccellenza di capitalismo familiare, quello della stirpe dei Buddenbrook, immortalato da Thomas Mann. Ma ci spieghiamo meglio.

Le pagine di Puppo offrono ai lettori lo spaccato sociologico di quelli che sono i problemi “dinastici” di certo capitalismo familiare, ancora vivo - per alcuni, purtroppo - nell’ Italia del 2009 , ma con radici lontane nell’Ottocento europeo. Dove, ieri come oggi, le generazioni al comando, tentano di darsi il cambio, anello dopo anello. E in che modo? Guardandosi febbrilmente intorno, sempre in cerca di come sostituire degnamente gli anelli deboli del sangue, attraverso politiche matrimoniali e successioni guidate dalla "cultura" del comando, magari attraverso il meccanismo dell' “adozione”, non sempre pubblica come invece avveniva nella Roma imperiale. E così proseguire, grazie a trasfusioni di sangue fresco, la difficile lotta contro le costanti della decadenza sociale, dettate dalla biologia e dalla sociologia degli organismi sociali. Già Marx, benché in altro senso, aveva parlato del capitalismo come di un fenomeno vampiresco.
In certa misura, il passaggio epocale, soprattutto novecentesco, dal capitalismo familiare a quello manageriale e azionistico, può essere visto come un tentativo di contrastare le costanti di cui sopra, sostitituendo alle famiglie (socialmente) mortali, la specie immortale della "forma" azione. Puntando su manager sempre sostituibili con altri manager, all'insegna della continuità, se non perennità, del comando, detenuto dai possessori delle azioni immortali. Ma questa è un'altra storia.

Edoardo, così colto e fragile al tempo stesso, non poteva che essere una vittima designata. Come ogni anello debole. Vittima di se stesso? Di altri? Per scoprirlo, o comunque per avvicinarsi alla verità, consigliamo di leggere l'avvincente libro-inchiesta di Giuseppe Puppo.

Carlo Gambescia
Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com
Link: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2009/03/il-libro-della-settimana-giuseppe-puppo.html
5.04.2009

Ottanta metri di mistero. La tragica morte di Edoardo Agnelli, pref. di Ferdinando Imposimato, Koinè Nuove Edizioni, Roma 2009, pp. 176, euro 14,00 – www.edizionikoine.it

 

 

 

Negli ultimi giorni, i media italiani ( Ansa, Sette, Corriere della Sera, Oggi, Libero e tanti altri, finanche “La Stampa”, non ci posso credere )  hanno riscoperto la complessa questione legata alla tragica morte di Edoardo Agnelli, su cui avevo condotto, dopo anni di silenzi e omissioni, la mia inchiesta giornalistica pubblicata dalla Koinè nuove edizioni, nel gennaio 2009 col titolo “Ottanta metri di mistero”: è un dato di fatto che essa, stante i numerosi riscontri avuti già allora, per quanto non eclatanti come gli ultimi, costituisce la vera riapertura del caso, con buona pace di quanti soltanto ora ne hanno rivendicato la paternità.

 

Tengo a ribadire che io non avevo fatto un'indagine per dimostrare che Edoardo fosse stato ucciso: avevo cercato la verità per quanto possibile, con la limitatezza delle mie possibilità di giornalista e non di poliziotto, o magistrato e avevo scritto quello che avevo trovato, senza pregiudizi.

 

Poi, che quello che avevo trovato converge inequivocabilmente, con almeno una ventina di elementi concreti e non ipotesi, o congetture astratte, verso la direzione precisa che smentisce la versione ufficiale del suicidio, è un altro paio di mani: se avessi trovato il contrario, avrei scritto il contrario, non mi stancherò mai di ripeterlo, anche adesso che, alla luce di nuovi sviluppi, molti dei quali ancora inediti, sto preparando un secondo libro sull'intera vicenda, per poterle dare una dimensione organica e abbastanza precisa, almeno nelle indicazioni di fondo.

 

Credo che nel giro di qualche settimana finirò il nuovo lavoro, che vorrei intitolare “Chi ha ucciso Edoardo Agnelli?”, tanto per rendere l'idea: ma di questo si occuperà l'editore che, fra l'altro, devo ancora individuare. Vedremo.

 

Nel frattempo, sollecitato, anzi, tirato per i capelli, da più parti, ho due, o tre cose da dire, che non possono aspettare, riguardo il programma di Giovanni Minoli per “La storia siamo noi”, andato in onda su Rai 2 giovedì 23 scorso, in seconda serata, come si dice in gergo, con un eufemismo, in quanto è iniziato poco prima di mezzanotte ed è finito a notte fonda, come di solito squallidamente avviene oramai per quei pochi programmi di qualità e di cultura che sono sopravvissuti alla Chernobyl generale prodotto dalla televisione, pubblica e privata che sia senza differenza alcuna.

 

Ciò nonostante, ho appreso con grande soddisfazione che ha avuto oltre un milione di telespettatori, più di quanto fosse ragionevolmente aspettarsi e uno share lusinghiero, il che dovrebbe far riflettere i responsabili dei palinsesti, se ancora ne avessero la capacità propositiva.

 

Non avendo altre possibilità, in quanto da alcuni anni non mi fanno più scrivere su nessun quotidiano, o periodico, della carta stampata, chiedo ospitalità ai blog e ai siti di contro-informazione di internet, che poi è anche meglio: e ringrazio di cuore chi vorrà pubblicarmi e i lettori che mi onoreranno della loro attenzione.

 

Nella trasmissione in questione, sono stato definito di essere “un complottista” e mi pare di aver già risposto, ma mi permetto di aggiungere un elemento che non avevo mai rivelato.

 

 

Nel novembre del 2000, facevo l'addetto – stampa dell' assessorato alla sanità della Regione Piemonte: mi sarebbe stato facile, dal mio osservatorio privilegiato, acquisire atti e documenti, fra l'altro e invece niente. Invece, anche io, come quasi tutti, non ebbi nessun sospetto: fui coinvolto dall'impostazione generale che era stata data, di “suicidio” senza ombra di dubbio, anche se viceversa, come scoprii soltanto in seguito, quando, nella primavera del 2008, fra l'altro per puro caso, iniziai a occuparmi del caso e ho già detto come, di ombre e di dubbi ce n'erano tanti.

 

L'altra sera, anzi, l'altra notte, poi, mi sono sentito dire di essere una specie di speculatore, che si è fatto pubblicità, nonché di aver fatto col  mio libro una “cazzata”, da parte di un raffinato intellettuale della  Gallia Cisalpina, che, malgrado la sua ancor giovane età, sugli argomenti relativi a speculazioni, pubblicità e “cazzate” può evidentemente disquisire con autorità, dall'alto del suo magistrale curriculum vitae.      

 

Quindi va bene.

Comunque caso mai io, prima di “Ottanta metri di mistero”, in oltre già trenta anni di attività pubblicistica, ho scritto una decina fra libri, saggi, romanzi e opere teatrali e centinaia di articoli di giornali.

Poi, se un merito mi piglio, con “Ottanta metri di mistero”, al di là del poter forse un giorno stabilire se si tratti di  suicidio, oppure omicidio, è quello di aver restituito ad Edoardo la sua vera dimensione di uomo attento e partecipe, convinto che un mondo migliore fosse possibile e intenzionato a dare il proprio esemplare contributo, intervenendo direttamente nella realtà dei fatti con i mezzi che avrebbe potuto avere, se non ne fosse stato estromesso. Questo, io penso che sia ancora più importante, del poter accertare se morì suicida, o assassinato.

Come ho avuto già modo di sottolineare, Edoardo

 

  “..Era caratterialmente diverso da quello che in molti volevano far credere. Era sensibile, generoso, estremamente preparato in economia e in politica internazionale.

Non è vero che non fosse interessato alla vita dell'azienda di famiglia. Al contrario, creedeva che le industrie dovessero essere al servizio della comunità e non viceversa.

Per alcuni versi, è stato un precursore della finanza etica.

Già otto anni fa, Edoardo aveva previsto, nei suoi scritti, la crisi del sistema americano che ora stiamo vivendo".

 

 

Di questo anche l'altra notte qualche cenno è stato fatto, nel programma di Giovanni Minoli, che è poi il documentario – inchiesta firmato da Alberto D'Onofrio e Alessandra Ugolini.

 

Non entro nel merito delle singole questioni, e sarebbero tante, che la visione ha suscitato in me.

 

Dico che mi è piaciuto e lo dico senza ironia. Dico che ha giovato alla causa e lo dico con gratitudine.

 

Però, Giovanni Minoli poteva risparmiarsi dal trarre le sue conclusioni personali, che andavano lasciate alla sensibilità di ognuno dei telespettatori.

 

Poi, le ha tratte sulla base di molte lacune e omissioni, di merito, presenti nel programma: perché  non è stato inserito quella parte del discorso di Marco Bava, che dimostra, letteratura scientifica alla mano, che le lesioni sul corpo di Edoardo NON sono compatibili con quel volo, da ottanta, o settantatré metri che siano?  E invece è stato fatto affermare il contrario da altri, sulla base di esami compiuti su rilievi fotografici? Dai...

 

Perché è stato omesso di riferire che sul certificato di morte è stato scritto che Edoardo era alto 1.75 e pesava 75 chili, mentre invece era quasi due metri e in quel momento andava oltre il quintale? E che zoppicava d'un piede? E come si fa a sostenere che il povero pastore supertestimone contrario alla tesi ufficiale è un pazzo visionario?

 

E...Va bene, basta. Fra l'altro, io per primo credo che un programma televisivo non sia il modo più opportuno per fare discorsi specifici, che necessitano di ben altri contesti e ben altre sedi.

Potrei continuare a lungo. Ma mi fermo qui: ho già abusato del vostro spazio e della vostra attenzione. Me ne scuso e vi ringrazio.

    

Giuseppe Puppo

 

 

 

 

 

 

 

 

Agnelli/ A 10 anni da morte di Edoardo, 'Oggi' intervista... -2-

Non coincidono orari degli inquirenti e del pastore

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"Era il 15 di novembre del 2000 e quella notte avevo dormito nella roulotte che tenevo sotto il viadotto Generale Romano dell'autostrada Torino-Savona. Ogni giorno, grosso modo alle 8, mi alzavo per dare da mangiare alle mie mucche ma, quel mattino, ero stato svegliato dall'abbaiare dei cani che mi aiutano nel mio lavoro di pastore di vacche. Uscito fuori, ho visto i cani che erano agitati e puntavano un corpo disteso ai piedi di uno dei piloni autostradali, pochi metri più in là del luogo dove avevo passato la notte. Avrei scoperto più tardi che quello era il cadavere di Edoardo Agnelli". Ricostruisce così quel tragico giorno di novembre il pastore cuneese rintracciato da "Oggi", contraddicendo la ricostruzione degli inquirenti sulla vicenda. Edoardo Agnelli quel giorno di novembre era partito da Torino alla guida della sua Croma, privo di scorta. Imboccata l'autostrada Torino-Savona, l'erede degli Agnelli era uscito e rientrato più volte attraverso i caselli autostradali nei pressi di Fossano (Cuneo). L'ultimo di questi passaggi era stato registrato dal telepass alle ore 8.59. Sempre nella ricostruzione degli inquirenti, Edoardo, raggiunto il viadotto Generale Romano, avrebbe accostato la vettura e, saltato il parapetto, si sarebbe lanciato nel vuoto concludendo la sua vita dopo un tragico volo di quasi ottanta metri. Tutto questo, però, è impossibile se si prende per buona la testimonianza di Asteggiano, che si dice sicuro dell'ora e che non chiamò i carabinieri perchè all'epoca non possedeva un telefono cellulare e non intendeva lasciare incustoditi i suoi animali.

 

 

 

 

Agnelli, parla il pm: “Quello di Edoardo fu suicidio”

Edoardo Agnelli

Il caso fu archiviato come suicidio, ”sono passati quasi dieci anni e in questo periodo chi avesse voluto riaprire il caso, portando elementi nuovi avrebbe potuto farlo. Come può ancora farlo oggi, purché le parole siano sostenute da prove valide”: lo afferma parlando con l’ANSA, a proposito della morte di Edoardo Agnelli, Riccardo Bausone, il magistrato di Mondovì che svolse le indagini.

Bausone è in pensione dalla fine del 2008 e di quei giorni serba un preciso ricordo. ”Fatti i riscontri sul corpo, chiusi il caso come suicidio, anche sulla base delle tracce lasciata dalla Croma, in transito ai caselli dell’ autostrada Torino-Savona.

“Esclusi – racconta all’ANSA- che la morte di Edoardo Agnelli, ritrovato alla base di un pilone del viadotto, in linea verticale con la vettura, potesse essere avvenuta con l’ intervento di terze persone dal percorso dell’ auto. L’auto, proveniente da Torino, sarebbe uscita a Fossano, poi sarebbe rientrata allo stesso casello per tornare indietro ed uscire a Marene. Quindi rientrata a Marene e imboccata la direzione Savona, si fermò sul viadotto intitolato oggi al generale dei carabinieri Romano, dove fu poi ritrovata dalla Polizia Stradale. Proprio quel particolare di avanti e indietro sulla A6 assunse il significato di aver voluto accertare con precisione il luogo dove porre in atto il suo gesto. Quindi lasciata la macchina, scavalcò il parapetto, che allora non aveva protezioni e si buttò. Tutto accadde in pieno giorno, senza che nessuno notasse nulla”.

Quindi aggiunge: ”Qualcuno che vantava la conoscenza di Edoardo Agnelli negli anni successivi venne più volte da me per sostenere altre ipotesi, spiegando che non avrebbe potuto scavalcare per via del bastone. Però dalla ricostruzione dell’evento, la causa della morte fu ritenuta la caduta”.

”Quando fui avvisato del ritrovamento del cadavere, prima di intervenire chiesi di verificare che fosse territorio di competenza della Procura di Mondovì, consultando il procuratore di Cuneo. Lo era per pochi metri e quindi mi ci recai. Sul posto c’era già il questore di Torino, Nicola Cavaliere. Ricordo che arrivò anche l’ avvocato Agnelli che disse solo se si poteva agire con sollecitudine per poter portare via il figlio e dargli sepoltura. Aggiungo solo che sono passati quasi dieci anni e in questo periodo chi avesse voluto fare riaprire il caso, portando elementi nuovi avrebbe potuto farlo. Come può ancora farlo oggi, purché le parole siano sostenute da prove valide. Se qualcuno avesse voluto ucciderlo c’ erano posti meno frequentati dove poterlo fare”.

Alla domanda se l’ autopsia fu fatta o no, risponde: ”L’autopsia non fu eseguita, anche se allora fu detto fosse stata fatta, forse usando la parola impropriamente. Fu invece eseguito un approfondito esame sul cadavere, che non presentava nessuna violenza precedente, ma tutti i caratteristici segni della caduta da quasi 80 metri”.

17 settembre 2010 | 17:47

 

 

DIECI ANNI DAL SUICIDIO (PRESUNTO) DI EDOARDO, ULTIMO MISTERO DI CASA AGNELLI - CI SONO ALMENO VENTI ELEMENTI CONCRETI CHE SI OPPONGONO ALLA TESI DEL SUICIDIO - UN GIALLO CHE MINOLI PORTA IN TV: PERCHÉ LA SCORTA NON L’AVEVA SEGUITO? PERCHÉ NON VENNE ESAMINATA LA DOCUMENTAZIONE DELLE TELECAMERE CHE CONTROLLAVANO VILLA SOLE? PERCHÉ LE INDAGINI VENNERO SBRIGATE CON UNA RAPIDITÀ DEL TUTTO ECCEZIONALE? PERCHÉ SI DECISE DI NON EFFETTUARE UN’AUTOPSIA? - (UN CASO CHE IL SUICIDIO DI EDOARDO AVVENGA ALL’INDOMANI DELLA RICHIESTA DELL’AVVOCATO DI FIRMARE UN ATTO CHE LASCIAVA IL COMANDO FIAT IN MANO A JOHN ELKANN?)

Enrico Mannucci per "Sette" del "Corriere della Sera"


1 - DECENNALE DI UN SUICIDIO PRESUNTO...
Un babbo e il bambino in viaggio. Su due sedili, accanto. Il genitore porge al figliolo l'acqua nel bicchiere di carta. Un'immagine normale, domestica. La vecchia foto bianco e nero che tutti potrebbero conservare. No, non tutti: pochissimi, forse nessuno. Perché siamo negli anni sessanta, siamo in aereo e l'aereo è un jet privato, un executive come si chiamavano. In Italia, allora, chi se lo poteva permettere? L'Avvocato, quello con la A maiuscola, Gianni Agnelli. Infatti è lui nelle vesti di papà a dissetare il figlio Edoardo, che ha un'aria a metà grata, a metà stupefatta e spaurita.

La foto non è più banale. Apre spiragli su scenari familiari che si aggroviglieranno micidialmente negli anni. Offre i fili per indovinare le più oscure dinamiche psicologiche. L'immagine arriva a metà di Edoardo Agnelli - L'ultimo volo, un numero speciale di La storia siamo noi - va in onda giovedì prossimo alle 23,30 su Raidue, Sette l'ha visionato in anteprima - che Giovanni Minoli ha curato per il decennale della morte di un ragazzo che ormai non era più un ragazzo, dell'erede di una dinastia industriale che non aveva trovato alcun ruolo nell'impero, di un suicida giù da un viadotto sulla Stura che alcuni vorrebbero, invece, assassinato.

Perché quella fine non è lineare, induce alle dietrologie. Minoli - «Circostanze poco chiare non convincono sul suicidio» - dà conto di tutte le ipotesi: quelle che risalgono a beghe familiari come quelle che tirano in ballo la geopolitica planetaria. Ma, accanto, fa anche il ritratto "di un uomo sensibile": la storia, gli affetti, le debolezze.

IL PIGIAMA SOTTO LA GIACCA - Il decennale cade il 15 novembre prossimo. Quel giorno, nel 2000, Edoardo esce di casa - villa Bona, collina torinese, poco lontano da villa Frescot, la dimora dell'Avvocato - verso le sette e venti, giacca di velluto e sotto, ancora, la giacca del pigiama. Avrebbe la scorta ma prende la sua Croma e si avvia da solo («Era abilissimo a scappare», dice nel filmato la cugina Tiziana Nasi). Poi imbocca la Torino-Savona, sorte a un casello e rientra subito, rifà il percorso che più o meno - stando ai tabulati della Società Autostrade - ha coperto regolarmente nei tre giorni precedenti.

Si ferma sul viadotto al chilometro 44,800, territorio di Fossano, frazione Boschetti. Il viadotto è lungo e altissimo. Scrive Giorgio Bocca che quei viadotti "non sono ponti ma alte vie di cemento, quasi delle portaerei, fra la fredda pianura piemontese e il mare, e anche, per quelli stanchi della vita, fra la sofferenza senza fine e la morte liberatrice". Il corpo di Edoardo viene ritrovato 73 metri più in basso. Lo vedrà lì anche il padre, avvertito personalmente dal questore di Torino, Nicola Cavaliere, e lungo il tragitto tenacemente e disperatamente aggrappato all'illusione dell'incidente, della caduta fortuita.

 

IL GOLPE BIANCONERO - Nel ritratto della trasmissione, al primo posto fra le passioni figura la Juventus. Anche perché non è una spensierata fede ludico-sportiva ma ennesimo terreno di sotterranei conflitti, e neppure i meno importanti. Uno dei problemi più evidenti - al limite della banalità - del delfino che non fu mai era appunto la sofferenza per non avere la fiducia dell'Avvocato. Lui tenuto fuori dai centri direzionali dell'impero mentre Gianni, a 23 anni, era già diventato vicepresidente della Fiat. Dice Lupo Rattazzi: «Il padre era una persona molto dura e aveva certe pretese verso il figlio maschio che lui non riusciva a soddisfare».

Marco Bernardini, uno dei non pochi giornalisti che ebbe momenti di grande confidenza con Edoardo, ricorda invece come si lamentasse perché Gianni tornava in elicottero a Torino, scendeva e abbracciava il cane prima di lui: «Un'altra volta arrivò una telefonata alle cinque del pomeriggio. Avvisava che l'Avvocato sarebbe passato a prendere Edoardo poco più tardi per portarlo allo stadio dove la Juve giocava una partita di Coppa dei Campioni. La mattina dopo il ragazzo si svegliò sul letto, completamente vestito e con una sciarpa bianconera al collo. Nessuno era venuto a prenderlo».

In altri casi, Edoardo cerca di bruciare sul tempo queste vane attese. Se non gli danno un ruolo in Fiat magari può conquistarselo nella Juve. Il 28 aprile 1986 va in panchina accanto a Trapattoni, l'allenatore, il Trap. È una sorpresa, all'uscita i giornalisti gliene chiedono conto. E lui rilascia un'intervista "correttissima", la "erre" debitamente arrotata, un orgoglio represso che ribolle fuori: «Nessuna scaramanzia. Rafforzare il morale dei giocatori è importante».

Viene chiesto conto a papà dell'imprevista apparizione. E lui, paternalista al cubo, svicola con un comprensivo sorriso: «Non ne sapevo nulla. Nessun permesso. No, è stata una sua scelta». Soprattutto, Edoardo sfiorerà il golpe bianconero con un'intervista a Bernardini in cui dichiara scaduto il tempo di Boniperti. Le reazioni che Minoli ricostruisce valgono poco meno che una guerra nucleare. Interviene l'Avvocato da oltreoceano, intervengono quelli che - nella trasmissione - vengono spesso definiti i "i suoi generali", Grande Stevens e Chiusano.

Telegrammi, comunicati ufficiali: Edoardo viene smentito dalla a alla zeta. Dimostra anche coraggio perché vorrebbero dicesse che il giornalista ha travisato tutto e lui, invece, conferma la correttezza dell'articolo.

UN GRILLO PARLANTE ALLA FIAT - Gli attriti, i conflitti con l'establishment di casa Fiat sono innumerevoli, aspri, probabilmente sommersi in tanti casi. Lui scrive al padre indirizzando al "signor presidente della Fiat" per "ricordarle che l'azienda deve produrre automobili, non incentivare la corruzione". In realtà, poi, neanche la semplice produzione di auto soddisferà gli scenari immaginati dall'erede impaziente e già spodestato. Ragiona su sbocchi industriali alternativi.

Quando Giovanni Alberto Agnelli, figlio di Umberto fratello dell'Avvocato, viene indicato per la successione alla guida della Fiat, gli scrive una lettera di fuoco. Giovannino - che morirà tre anni prima di lui per un tumore - gli risponde. E finisce tutto in un patto in cui si giurarono eterna solidarietà. Pino Buongiorno osserva: «Giovannino aveva la testa al business, Edoardo era un filosofo».

 

Chiosa Bernardini: «Sono convinto che se Giovannino fosse vivo, sarebbe vivo anche Edoardo». Il trauma si ripete - stavolta con un'intervista televisiva - quando la scelta cade su John Elkann. Il figlio di Gianni è sempre più lontano dalla fabbrica, dalla holding, dagli infiniti affari di famiglia. I tempi che precedono il suicidio sono segnati da burrascose trattative per fargli rinunciare ai diritti ereditari in cambio di una sostanziosissima buonuscita. Qui si innestano i sospetti. Giuseppe Puppo, un giornalista, li ha depositati in un libro (Ottanta metri di mistero; Koinè nuove edizioni): «Ci sono almeno venti elementi concreti che si oppongono alla tesi del suicidio».

Perché la scorta non l'aveva seguito? Perché non venne esaminata la documentazione delle telecamere che controllavano villa Sole? Perché le indagini vennero sbrigate con una rapidità del tutto eccezionale? Perché si decise di non effettuare un'autopsia? E altri notano come fosse diventato un "personaggio pericolosissimo, un grillo parlante che disturbava assai l'universo Fiat". Un anno dopo la morte la teoria del complotto criminale è stata rilanciata con un servizio della Tv iraniana.

Stavolta con un retroscena politico-religioso: Edoardo viene celebrato come un martire musulmano ucciso dagli ebrei Elkann. «Le religioni gli interessavano molto», dice Gelasio Gaetani Lovatelli, un amico di Edoardo, uno di quelli cui telefonò - senza annunciare nulla, comunque - il giorno prima della morte. E nella biografia si incontrano studi che spaziano all'islamismo all'induismo, fascinazioni per guru indiani, ribadito interesse al misticismo orientale. Osserva Lupo Rattazzi: «Abbracciare altre religioni era un aspetto del suo carattere che si ribellava verso le cose costituite».

 

Interviene, però, Minoli: «La tesi è suggestiva ma assolutamente priva di fondamento. Nessuno degli amici di Edoardo conferma l'assunto di partenza, cioè che lui fosse un musulmano praticante». Senza spaziare fino alle crisi mediorientali, un elemento sconcertante, però, c'è. E a due passi dal viadotto sullo Stura. Luigi Asteggiano è un pastore, di mucche e piemontesissimo. Davanti alla telecamera dichiara di aver visto il cadavere schiacciato sotto il ponte poco prima di dare da mangiare alle bestie.

Questo è un appuntamento fisso, alle otto di mattina, massimo le otto e mezzo. Come si concilia questa testimonianza con l'orario d'ingresso in autostrada registrato dal telepass alle 8,59? E con l'affermazione dell'Avvocato che, a caldo, dice di aver ricevuto una telefonata da Edoardo poco prima delle 9? Se Edoardo era già morto alle 8,59 chi ha guidato la macchina su e giù per la Torino-Savona? La risposta non c'è. C'è un complesso di pareri e di perizie scientifiche che accreditano il gesto solitario.

Luciano Garofano, capo del Ris di Parma fino all'anno scorso, valuta il punto di caduta - "sulla ortogonale rispetto al guard-rail del viadotto" - assolutamente compatibile con la caduta spontanea. È vero, poi, che è strano come nessuno fra chi percorreva quella strada abbia notato una persona che si arrampicava sul parapetto e si lanciava nel vuoto. Ma ancora più strano sarebbe immaginare che nessuno abbia visto diverse persone che ne buttavano un'altra - presumibilmente niente affatto consenziente - di sotto.

 

A favore della tesi del suicidio c'è poi, potente, la consapevolezza dell'instabilità psicologica e dei problemi - «L'uso per quanto limitato e saltuario di sostanze stupefacenti» - del giovane Agnelli. Dice cruda Tiziana Nasi: «A parte il fatto che si è parlato immediatamente di suicidio... Poi cosa è meglio? Almeno lì ha seguito il suo istinto, ha ammesso di non avere la forza di vivere. Come la trovi la forza di buttarti giù da un viadotto? Ci deve essere uno stato di esaltazione, o creato chimicamente dal tuo cervello, o, dico io, più facilmente creato da qualche sostanza chimica esterna».

E Lupo Rattazzi è ancora più duro: «Sarei felice mi dicessero che l'hanno ucciso, vorrebbe dire che non era così disperato». C'è un punto in cui non si può andare oltre. Minoli lo affronta sapendo che al fondo più vero non si arriverà mai: «Se i dati medico-legali confermano la tesi del suicidio, resta la domanda: perché?»

 

2 - LE PAROLE DI LAPO ELKANN, SINCERE FINO ALLA CRUDEZZA: IO, LUI, E LA VOGLIA DI AUTODISTRUZIONE

Lapo Elkann è ormai perfettamente a suo agio nella parte di reincarnazione (con minori responsabilità) dell'Avvocato, battitore libero con licenza di dire parolacce e crudezze per altri sconvenienti. Nella trasmissione di Minoli parla spesso, padroneggia il video, mette e toglie gli occhiali da sole, sintetizza efficace il ritratto di Edoardo:

«Una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». E in poche battute dipinge anche un quadro dei rapporti familiari, in quella Villar Perosa "dove ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori".

 

Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato l'indicazione di John Elkann, suo fratello, a erede ufficiale per la guida dell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Yaki è stata come una seconda costola tolta. Ma si rendeva conto che non era una posizione per lui».

Nessuna concessione alla tesi dell'omicidio: «Credo che di cazzate se ne dicano tante. Tutti hanno bisogno di riempire la carta e i format». E nessuna reticenza, poi, sulla "metà oscura" dello zio, ricostruita partendo dalla propria biografia: «Non ho voglia di fare confronti ma aveva un lato autodistruttivo che in parte ho avuto anch'io. Solo che lui, penso, non ne sia mai uscito. Io ho avuto problemi con la cocaina, che è un certo tipo di droga, ti dà iperattività, ti spinge a far girare il mondo. Lui con l'eroina che ti fa vivere senza vivere. Sono due cose diverse. L'eroina gli ha permesso di offrire i fianchi al mondo.

 

Ma poi i problemi in Kenya l'avevano indebolito ancora di più. La mia storia non c'entra niente con la sua, ma quel momento di vuoto è uno dei più difficili della vita. L'unica cosa che a me diceva era: stai attento perché è pericoloso».

Non lo sapeva dire abbastanza anche a se stesso, pare dire Lapo fra le righe: «La voglia non ti va mai via. Avrai sempre dei film in testa. Allora è un percorso duro quello che devi fare. E devi avere le palle per dire mi rimetto in gioco. Nell'immaginario collettivo sei il figlio di Agnelli, puoi fare quello che vuoi. Non è vero, è dura». Lapo è giovane ma nella saga nera degli Agnelli che tanto ricorda quella dei Kennedy ha già vissuto tante occasioni tristi: «Ma la morte di Edoardo è quella che mi ha toccato di più: una persona che non ha vissuto la sua vita, non vedeva possibilità a una vita felice».

  [15-09-2010]

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

RIFLETTORI PUNTATI SULLA TRAGICA MORTE 

DI EDOARDO AGNELLI

 

Sulla morte di Edoardo Agnelli non è stata detta tutta la verità. A riaccendere i riflettori, a dieci anni dalla scomparsa del figlio di Gianni Agnelli e Maria Caracciolo, l’inchiesta tv di Giovanni Minoli all’interno della rubrica “La storia siamo noi” in onda giovedì 23 settembre (RaiDue, 23.30). Un anno fa, a riaprire le domande sui dubbi ancora irrisolti, è stata la Koinè Nuove Edizioni con l’uscita, nel febbraio 2009, del libro di Giuseppe Puppo “Ottanta metri di mistero. La tragica morte di Edoardo Agnelli”. Una vera e propria inchiesta giornalistica, condotta in presa diretta, che ha portato all’acquisizione di molti elementi concreti. Numerosi gli interrogativi al centro dell’inchiesta: cosa si nasconde dietro la tragica morte di Edoardo Agnelli? Fu vero suicidio o un complotto ai danni del futuro erede della famiglia più potente d’Italia? Dopo anni di silenzio, l’autore affronta, avvalendosi di testimonianze inedite, uno dei tanti misteri rimasto ancora insondato. Il libro di Puppo riaccende la luce nelle zone buie sulle quali nessuno ha mai voluto veramente fare chiarezza, come le tracce di terriccio tra le mani del giovane Agnelli, difficili da spiegare per chi era piombato da un’altezza di 80 metri; il medico del 118, accorso per primo sul posto, che ha scelto di non rispondere alle domande di Puppo; la strana e ingiustificata assenza delle guardie del corpo; le telecamere a circuito chiuso, di casa Agnelli, le cui immagini non sono state mai riviste; la sepoltura affrettata, l’esame autoptico mancante. E, infine, la tesi di un complotto sionista che troverebbe la giustificazione nell’adesione nel 1974 di Edoardo all’Islam e sulle conseguenze che questa sua scelta avrebbe avuto sul futuro dell’azienda e del patrimonio Fiat, di cui, lui, sarebbe stato erede. Tesi lanciata in Iran subito dopo la morte di Edoardo (al quale nel novembre del duemila e cinque è stata intitolata una piazza di Khomein città natale dell’ayatollah e l’aula magna dell’università Al Zahra di Teheran).

Ufficio Stampa

Raffaella Rosa

 

 

 

 

su «sette» l'anticipazione del Programma di Minoli dedicato al caso

Il giallo di Edoardo Agnelli
Un'inchiesta tv riapre le domande

A dieci anni dalla scomparsa, dubbi ancora irrisolti

su «sette» l'anticipazione del Programma di Minoli dedicato al caso

Il giallo di Edoardo Agnelli
Un'inchiesta tv riapre le domande

A dieci anni dalla scomparsa, dubbi ancora irrisolti

 

MILANO - Un «insofferente che soffriva», uno che «non vedeva possibilità di una vita felice» (Lapo Elkann, nipote). Un «adolescente perenne», un «Pollicino che si doveva confrontare con la grande storia di una grande famiglia» (Vittorino Andreoli, psichiatra). Uno che «si ribellava verso le cose costituite» (Lupo Rattazzi, cugino).
Edoardo Agnelli, figlio di Gianni e Marella Caracciolo, era di tutto questo un po'. Classe 1954. Un uomo stretto fra solitudine e filosofia, affascinato dalle religioni, deluso dalla vita. La mattina del 15 novembre 2000 si alzò di buon'ora nella sua villa, collina torinese. Infilò la giacca sul pigiama e «scappò» dalla scorta, si mise alla guida della sua Croma, imboccò la Torino-Savona e tirò dritto fino al chilometro 44,800. In quel punto - territorio di Fossano - c'è un viadotto alto 73 metri. Ed è fra i ciottoli e le erbacce ai piedi dei suoi pilastri che il corpo di Edoardo viene trovato, quella stessa mattina, dal pastore Luigi Asteggiano.
Sono passati dieci anni ma è come se il tempo si fosse fermato. Le domande restano le stesse. È stato un suicidio? E come mai nessuno lo ha visto quando ha accostato, è sceso, ha scavalcato il guardrail e si è buttato? Perché non è stata fatta l'autopsia? E se invece fosse stato un omicidio? Seguendo quest'ipotesi si finisce negli orari che non tornano: per esempio il pastore che dichiara di averlo trovato fra le otto e le otto e mezzo mentre il telepass dell'autostrada segna il passaggio della Croma alle 8.59. Poi c'è la scorta che non lo segue: come mai?
La lista delle domande senza risposta è ben più lunga. Le ha messe tutte in fila Giovanni Minoli con la sua La storia siamo noi. La puntata di giovedì 23 settembre si intitolerà L'ultimo volo (Raidue, ore 23.30) e sarà dedicata al giallo di Edoardo Agnelli, alla sua vita bruciata e a quel che resta del suo ricordo. Sette, il magazine del Corriere della Sera in edicola domani, anticipa l'inchiesta tivù con un lungo servizio (Decennale di un suicidio presunto). Nelle sue pagine un'intervista a Minoli, la ricostruzione del caso, fotografie di casa Agnelli, parte dell'intervista rilasciata a Raidue da Lapo Elkann e il profilo psicologico di Edoardo a cura di Vittorino Andreoli.


15 settembre 2010

 

 

 

 

 

Una viola per Edoardo, il principe senza corona

Mercoledì 15 Settembre 2010 08:38

 

di Marco Bernardini

Era più o meno come adesso, con l'estate sorpresa nel passo di addio. Lei sarebbe tornata, l'anno successivo. Il mio amico e maestro no. E tutti e due lo sapevamo. Giovanni Arpino non parlava più. I suoni azzerati dal bisturi, comunicava con l'irrinunciabile penna Bic che, un poco, sbavava sui foglietti del bloc notes. "Muoio per tutto quello che ho fumato. Pentito niente. Dispiaciuto, un poco. Un consiglio per te, giovane amico. Fai in modo che, non sempre ma spesso, la tua parte toscana metta all'angolo la ritrosia un tantino ruffiana del tuo essere anche piemontese. Urla, se ti va, anziché sussurrare. Indro avrebbe desiderato, da parte mia, la stessa cosa per rendere ancora più incisivo il suo Giornale. Non sono stato capace, condizionato da una vita di giornalismo alla torinese per la "busiarda". Se mai ti capitasse l'occasione, smetti il fioretto è impugna la clava. Una volta almeno, provaci". Lo rividi mai più. Cercai di immaginarlo, eternamente boogartiano come lo avevo conosciuto in giro per il mondo a raccontare storie di pallone, ma il mio sguardo non riuscì ad andare oltre il legno del faggio dove era stato blindato per il trasporto terreno. Dopo fu altra cosa e con Giuanin parlo spesso.

Oggi, per esempio, che mi tocca scrivere una storia parallela su tre piani i quali, tuttavia, di fatto si intersecano. L'opera documentaristica e cinematografica di una autrice fiorentina, Alessandra Ugolini. Un cognome che, sicuramente, provocherà tempeste emotive non indifferenti nelle anime viola di una città dove il calcio non è mai soltanto un gioco. Il secondo filo della matassa. Quello legato alla figura dell' ingegner Ugolino Ugolini ovvero l'uomo che regalò a Firenze un totem chiamato Giancarlo Antognoni. Eppoi, tornando al lavoro di Alessandra, la sua opera prima, per la regia del marito Alberto D'Onofrio, intessuta intorno alla figura di un principe rinascimentale nato, suo malgrado, in tempi sbagliati e allevato in una corte altrettanto sconosciuta e persino ostile al suo carattere gentile. Un muro contro muro senza possibilità di sopravvivenza per uno dei due elementi. Tantè, Edoardo Agnelli, unico figlio maschio dell'Avvocato, morì dieci anni fa e il suo corpo venne trovato sul fondo di un precipizio alto sessanta metri lungo l'autostrada che da Torino porta a Savona. Di quel principe, senza corona e senza scorta, fui amico autentico e cioè fraterno per quindici lune. Tanto che, due anni dopo il suo volare via, sentii il dovere di raccontare lui e la sua breve esistenza "italiana" in un libro. Una sfida. Una guerra, per certi versi, lunga di anni e combattuta nei sotterranei dell'esistenza quotidiana, cadenzata da miserie e da paure assortite, oggi vinta nell'istante in cui domenica alle 18,30 le luci in sala del teatro Gobetti, di Torino, si spegneranno e sullo schermo, in anteprima e nel quadro del Prix Italia, verrà proiettato per "La Storia siamo noi" di Giovanni Minoli il film-documentario "Edoardo Agnelli". La felicità, urlata come vorrebbe Arpino, è condivisa dai coraggiosi editori torinese della "Spoon River-Graphot", dalla sorella di Edoardo Margherita de Palhen che mi ringraziò per essere stato "il primo e l'unico ad aver dato voce a mio fratello", anche dal cielo credo per la voce di Susanna Agnelli la quale mi disse semplicemente "Grazie". Gli occhi le brillavano. Quel che racconta il libro, lo documenta per immagini e riflessioni aggiuntive il film. E, dopo la vernice torinese, chi lo vorrà vedere potrà farlo in prima serata sulla Rete Educational della Rai tra quindici giorni. Quel che è interessante, al momento, è capire il come e il perché gli autori abbiano deciso di volare tanto in alto intraprendendo una strada a dir poco scivolosa che avrebbe potuto, nel migliore dei casi, portare al nulla più totale. Alla base di Edoardo, dal libro al film, l' esigenza intime e irrefrenabile di compiere un'impresa. Soprattutto nel nome dell'amore per la verità oltreché per il prossimo. Alessandra Ugolini questo tipo di rara qualità se la trova scolpita nel Dna che il babbo le ha saputo trasferire.

"Nascere e crescere con la Fiorentina addosso. Mi creda, questa già di per sé rappresenta un'impresa non indifferente in una città per la quale il gioco del pallone e, meglio ancora, la squadra di casa è un'autentica ideologia. Mio padre volle sposare quell'ideologia e, per otto anni, ne fece la sua ragione di vita. Era un buon ingegnere, ma lui voleva essere un ottimo presidente. Non erano stagioni facili, certamente. Era l'epoca, negli Anni Settanta, dei padroni del calcio "ricchi e scemi". Il mio babbo non era ricco, almeno non come gli attuali burattinaio del pallone. Ma neppure scemo. Tant'è, riuscì a battere la concorrenza di tante società più potenti di quella viola e regalò a Firenze Giancarlo Antognoni ovvero il giocatore prima e l'uomo adesso che simboleggia l'eternità di un'intera città. Fu quella, sostanzialmente, l'impresa epocale del mio papà che pure, sul piano sportivo, vinse anche un paio di Coppe Italia. Io ero piccina, ma lo seguiovo passo dietro passo lungo questa affascinante strada viola".


Viola come il ricordo dei fiori cha Antognoni non dimenticava mai di portare in dono alla cinque sorelle Ugolini quando decideva di far visita nella casa del presidente. "Rammento che una volta mi venne anche a prendere all'uscita della scuola. Bene, da quel momento, diventai la beniamina dell'istituto e soprattutto venni eletta dai maschi come la loro mascotte. Vede, quella non era una squadra di calcio ma una famiglia. La famiglia Ugolini allargata, così la voleva mio padre. Le vacanze in ritiro con loro, per esempio. Oppure, al cinema tutti insieme il sabato pomeriggio. La Fiorentina come motivo di festa, quando si vinceva. Ma anche di dramma. Avevo nove anni e ricordo il terrore per quelli che, in tribuna, ci volevano aggredire. Fu l'ultima stagione per mio padre, come presidente. Lo scorso anno, al suo funerale, ho rivisto tutti i suoi ragazzi". Quasi tutti, ahimè. Molti, troppi di loro se ne sono andati lasciando su questa terra dubbi e sospetti atroci. " Gli stessi dubbi e sospetti che hanno turbato gli ultimi anni di vita di papà. I due medici della squadra di allora erano amici e professionisti fidati. Lui ha cercato, per i fatti suoi, e indagato. Voleva vederci chiaro. Non è riuscito anche se, negli ultimi tempi, insisteva molto sulla presenza di pesticidi nel terreno di gioco. Penso proprio che uno dei nostri prossimi lavori sarà sul trema delle misteriose morti viola".

Viola come il fiore, di campo, che svolazzerà nella sala del risorgimentale teatro torinese domenica pomeriggio. Delicato e fragile, come lo fu Edoardo, per un malinteso senso di appartenenza a una dinasty dove nessuno può permettersi il lusso sacro di farsi vedere mentre piange. E se papà Ugolino battè il potere al tavolo del poker per Antognoni, Alessandra e suo marito con la benedizione di Minoli hanno voluto e saputo fare altrettanto abbattendo il muro di un silenzio insopportabile. Cosa che la presenza di un libro, da sola, non avrebbe potuto fare. L'impresa appunto. "Nel film, a differenza di quel che accade nel romanzo-verità dove ci si limita a prendere atto che Edoardo è morto, si arriva ad una conclusione diciamo così pratica. Non posso svelarla, ma poi non è neppure questo che conta. L'impresa era quella di raccontare la storia di un giovane uomo andando oltra anche a quello che era un suo importante cognome. La persona Edoardo e soltanto dopo il personaggio Edoardo. E la cosa che ci ha fatto piacere più di ogni altra è stata l'intervista che ci ha rilasciato Lapo. Un autentico intervento a cuore aperto dove il giovane nipote di Edoardo confessa tutte le sue similitudini e addirittura le aderenze caratteriali e umane che sentiva di possedere con lo zio. Sarà un momento di grande commozione in sala, ne sono certa". E una stella, allo zenit sopra Torino, si accenderà per brillare più intensamente di tutte le altre

 

 

 

 

RCS: DA ASSEMBLEA VIA LIBERA A BILANCIO 2009 ...
(Adnkronos) - Via libera dell'assemblea di Rcs MediaGroup al bilancio 2009. Lo si legge in una nota. L'assemblea ha anche deliberato di coprire la perdita netta dell'esercizio, pari a 36,1 mln di euro, attraverso il parziale utilizzo della riserva utili portati a nuovo. L'assemblea ha quindi rinnovato al cda l'autorizzazione all'acquisto e disposizione di azioni proprie. In virtu' di quanto autorizzato, l'acquisto di azioni proprie ordinarie e/o di risparmio potra' avvenire per un numero massimo di azioni il cui valore nominale non ecceda il 10% del capitale sociale, per permettere alla societa' - che oggi detiene lo 0,6% circa del proprio capitale sociale ordinario - di "mantenere un importante strumento di flessibilita' gestionale e strategica".

 

- RCS: PERRICONE, NON ESISTONO TRATTATIVE PER CESSIONE TESTATE...
(Adnkronos) - 'Non esistono trattative per singole testate o gruppi di testate'. A dirlo e' l'Ad di Rcs Antonello Perricone, a margine dell'assemblea del gruppo, rispondendo ad una domanda sulla riflessione che Rcs ha in corso sulla cessione di asset non strategici. Perricone ha precisato che non ci sono 'obiettivi numerici', quantitativi, sulle cifre da ricavare da queste cessioni.

 

- RCS: PERRICONE, NUOVO PIANO INDUSTRIALE SE PROSEGUE TREND POSITIVO...
(Adnkronos) - Se il secondo trimestre di Rcs dovesse confermare 'l'andamento dignitoso' del primo 'credo ci sarebbero tutte le condizioni per elaborare un piano industriale triennale che presenteremo entro fine anno, facendo coincidere il budget del 2011 col primo anno del piano'. A dirlo e' Antonello Perricone, Ad di Rcs, nel corso della conferenza stampa che ha fatto seguito all'assemblea. "Prudenza si impone" - ha continuato. 'Tutto il 2010- ha detto - sara' ancora un anno di sacrifici e testa bassa ma con forte, fortissima attenzione allo sviluppo dei ricavi".

 

- RCS: PERRICONE, SERIE RIFLESSIONI SU CESSIONE ASSET NON STRATEGICI...
(Adnkronos) - 'Sono allo studio serie riflessioni su questo argomento sia in Italia che all'estero'. Antonio Perricone, amministratore degelato di Rcs, ha risposto cosi' nel corso dell'assemblea del gruppo alla domanda di un socio sulla cessione di asset non strategici.

 

QUANDO SDOGANERA’ PERRICONE L’ARTICOLO DI VISTO SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI PRONTO dal 15.11.09 ? Mb

 

 

MASI, SODDISFAZIONE PER MINOLI E RUFFINI...
(Adnkronos) -
Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, al termine della seduta del Cda Rai di oggi ha espresso "viva soddisfazione" per il voto all'unanimita' da parte del Consiglio con il quale e' stata costituita la struttura Rai che seguira' le celebrazioni per i 150 anni dell'Unita' d'Italia affidandone la responsabilita' a Giovanni Minoli.

'Quello dei 150 anni dell'Unita' d'Italia -sottolinea Masi- e' un appuntamento storico, civile e sociale che richiede un grande impegno da parte della Rai. Abbiamo scelto di avvalerci della grande professionalita' di Giovanni Minoli, da sempre uno dei punti forza della Rai, certi che sia la persona giusta per un incarico cosi' importante nell'ottica del servizio pubblico radiotelevisivo".

"Sono altresi' certo -aggiunge Masi- che Paolo Ruffini sara' in grado di raccogliere l'eredita' di Giovanni Minoli arricchendo le strutture che saranno a lui affidate con nuovi contenuti e nuove idee. Voglio altresi' sottolineare che le proposte approvate dal Cda, sia per Giovanni Minoli che per Paolo Ruffini, sono pienamente coerenti con le regole, con la tradizione e con la complessa governance aziendale'.

27.04.10

 

QUANDO SDOGANERA’ MINOLI IL PROGRAMMA SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI PRONTO dal 15.11.09 ? Mb

 

CHI VUOLE PUBBLICARE IL FASCICOLO DELLA QUERELA CHE MI FATTO MARCHIONNE PER FIAT PER AVER DETTO CHE PER ME EDOARDO AGNELLI E’ STATO UCCISO  ?

CONTIENE L’INTERO FASCICOLO SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI !

Mb

 

PIZZI, THE “FIRST” (DA SPIA A DAGOSPIA) – "Agnelli per anni ha tolto dalla circolazione le foto del figlio Edoardo che andava a disintossicarsi nella comunità di Amelia. Dopodiché arrivavano la pubblicità Fiat o un’auto nuova per giornali e giornalisti. Se vuoi viaggiare in Bentley come Corona, è così che funziona" - "DAGO È UN AMICO, PERÒ MENO LO VEDO E MEJO ME SENTO”…

Stefano Lorenzetto per "First"

Maria Angiolillo è stata la sua involontaria musa da viva e ora, anche da morta, continua ad assistere Umberto Pizzi, l'Alinari dei salotti romani. «Melania Rizzoli pensava di tenermi fuori dalla cena che ha dato in onore della candidata Renata Polverini, voleva lasciarmi giù al portone. Le ho detto: ahò, ma chi te credi d'esse', la Angiolillo? Mi ha subito fatto entrare, anche se il marito Angelo non mi pareva troppo contento».

Ecco perché a Sant'Andrea delle Fratte c'era anche Pizzi alla messa di trigesimo per la vedova del fondatore del Tempo, confuso nei banchi fra gli amici più cari della defunta, Gianni Letta, Bruno Vespa, Francesco Caltagirone Bellavista e gli immancabili Giuseppe Consolo, padre di Nicoletta Romanoff, e Sandra Alecce, moglie di Franco Carraro, il primo ad arrivare e l'ultima a lasciare Villa Giulia, detta anche Villino Maria, mentre Pizzi si congelava o si liquefaceva, a seconda delle stagioni, sullo scalone di Trinità dei Monti. È andato per riconoscenza, lui che in chiesa non ci mette mai piede e si dichiara «ateo de sinistra rosso antico».

È andato senza macchina fotografica, lui che non se la stacca dal collo nemmeno quando fa pipì. Era lì solo per suffragare l'anima buona di «Mariasaura, fondata nel 1918», come la chiamava con affettuosa perfidia Roberto D'Agostino, che in dieci anni di paparazzate firmate da Pizzi e pubblicate sul cliccatissimo sito Dagospia ha consegnato alla posterità tanto l'una quanto l'altro.

A dire il vero, i reportage fotografici D'Agostino li ha sempre firmati «Umberto Pizzi da Zagarolo». Il complemento di origine strizza l'occhio all'ultimo tango di Franco Franchi, però non rende giustizia all'intrepido cronista che in mezzo secolo di carriera ha lavorato per tutti, da Time a People, mettendo insieme un archivio di 1,3 milioni d'immagini protetto dal ministero per i Beni culturali in quanto «rappresenta testimonianza unica e particolare della vita politica e sociale del nostro Paese». Ora Pizzi sta lavorando con D'Agostino a un secondo Cafonal, il mostruoso campionario degli «italioni nel mirino di Dagospia», che Mondadori pubblicherà in autunno.

Il ritrattista ufficiale della «Roma godona» sembra l'inoffensivo Cucciolo dei sette nani, solo un po' cresciuto: un metro e 82. In realtà il Rapporto 116 del dossier Mitrokhin lo qualificava come un contatto affidabile reclutato nel 1970 dal Kgb. Nome in codice: Walter. Sette anni di onorato servizio. Dopodiché l'agente segreto avrebbe comunicato a Mosca che il suo grado d'istruzione, «diplomato alle commerciali e autodidatta», non gli consentiva di sostenere le conversazioni di elevato profilo necessarie per procurarsi informazioni riservate.

Pizzi, sposato da una vita con Nena, se la ride: «Una storia assurda. Se davvero fossi stato una spia, oggi vivrei di rendita, le pare? Invece a 72 anni mi tocca ancora lavorare per D'Agostino e per Il Tempo. Quando uscì questa brutta notizia, pensai che la gente m'avrebbe sputacchiato per strada. Macché, mi guardavano tutti con invidia e ammirazione. Lì ho capito che l'Italia non è un Paese normale».

Da spia a Dagospia il passo è breve.

«Non nego d'aver sempre avuto i miei informatori. Ma solo nel lavoro. Per il National Enquirer arruolai come gola profonda un collaboratore di Stefano Casiraghi, il marito della principessa Carolina di Monaco. Mi spifferava i segreti di Casa Grimaldi. Lo pagammo per due anni».

Di soffiate se ne intende.

«La Angiolillo s'incazzava a morte. Telefonate di fuoco perché le rivelassi il nome del giuda che mi passava data e ora delle sue cene. Una sera arrivò a fare il totospia con l'aiuto del generale Nicolò Pollari, il capo degli 007 del Sismi. I sospetti si appuntarono su un unico commensale: Mario D'Urso. L'ex senatore amico di Gianni Agnelli mi voleva menare. Alla fine dovetti stringere un patto con la Mariasaura: le svelerò il nome del traditore quando saremo entrambi in pensione. Purtroppo è morta prima del mio ritiro».

Perché ha sentito il bisogno di partecipare alla messa di trigesimo?

«Per simpatia. Ho sempre studiato i caratteri dai visi. E sono giunto alla conclusione che la Angiolillo, al di là delle sfuriate, era una donna molto buona».

E quale salotto ha preso il posto di Villa Giulia?

«Ma nessuno, nessuno! Prova ne sia che negli altri salotti vengo ammesso liberamente. Siamo alla parata del potere. Esserci è l'imperativo categorico. Frotte di presenzialisti che gareggiano nel farsi fotografare, unico modo per dimostrare prima di tutto a se stessi che esistono, che contano qualcosa. A Roma ogni occasione è buona per apparire e gozzovigliare. Non si fermano nemmeno quando muore il Papa. Organizzarono una cena con danza del ventre all'Ultima luna, un locale libanese sulla Nomentana, mentre Giovanni Paolo II era ancora sul catafalco».

Insomma, la Angiolillo non ha eredi.

«Forse una c'è, la baronessa Gaby Bassatne, una parruccona tremenda di origine italiana, moglie di un creso libanese. L'ho vista ai funerali e anche all'ultima sfilata di Lella Curiel. Indossa certe batterie di gioielli Cartier... Ha organizzato una soirée ristretta al ristorante Mirabelle dell'albergo Splendid Royal, fra via Veneto e Villa Borghese, e mi ha dato il permesso d'entrare. C'erano tutti gli Angiolillo boys, Vespa in testa».

Ma il vero padrone della capitale chi è?

«Il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone, editore del Messaggero, del Mattino di Napoli e del Gazzettino di Venezia, nonché suocero di Pier Ferdinando Casini. È lui l'ottavo re di Roma».

Il primo capitolo di Cafonal s'intitolava «Quello che resta degli Agnelli». Che resta?

«Resta Lapo, poverino, ricattato da gente di cui si fida, è questo l'aspetto più orribile. Della madre Margherita non parliamo neppure. Ai funerali della zia Susanna la scansavano tutti, a cominciare dai figli di primo letto. L'unica che le stava vicino era Ginevra».

Di Fabrizio Corona che cosa pensa?

edoardo agnelli

«Non voglio neanche pensare. Ma fa il mio mestiere? Io non l'ho mai visto con una macchina fotografica in mano. Però ha capito che si pigliano più soldi a non pubblicare le immagini che a pubblicarle. Non è che abbia inventato nulla. Si fa da sempre».

Come sarebbe a dire?

«Sarebbe a dire che Agnelli per anni ha tolto dalla circolazione le foto del figlio Edoardo che andava a disintossicarsi nella comunità di Amelia. Dopodiché arrivavano la pubblicità Fiat o un'auto nuova per giornali e giornalisti. Se vuoi viaggiare in Bentley come Corona, è così che funziona. E infatti io ho girato per 11 anni con una Punto sgarrata e mo' me so' fatto la più piccola delle Hyundai e un motorino Kymco. Tutto made in Corea, la roba che costa meno».

Però anche lei fu pagato da Agnelli per foto mai uscite.

«Vero. Una sera pizzicai l'Avvocato all'uscita del Jackie O' in compagnia di una modella americana, Ramona Ridge. Si fece subito vivo Luca Cordero di Montezemolo e mi chiese di comprare l'intero servizio. Gli risposi che vendevo solo ai giornali. I cinque scatti furono acquistati in esclusiva dall'Eco dell'Industria. Allora ero ignorante, non sapevo che si trattava di un giornaletto nell'orbita Fiat.

Se avessi venduto quelle foto a un rotocalco, mi sarei potuto comprare un appartamento. Ma da Agnelli non ho mai preso ordini. Semmai è accaduto il contrario: l'ultima volta che lo fotografai, a Sankt Moritz, chiesi a lui e a donna Marella di togliersi gli occhiali da sole e loro obbedirono».

Dello scandalo di Piero Marrazzo che va a trans con l'autoblù della Regione Lazio che idea s'è fatto?

«Una storiaccia triste. Lei sa che io sono di quella parte...».

Quale parte?

«Ahò, parte politica, precisiamo! Nei ruoli istituzionali un minimo di etica ci vuole. Sennò finisci come monsignor Franco Camaldo, cerimoniere di Benedetto XVI, che ho beccato fra Amanda Lear e le drag queen a una festa trash dello stilista Gai Mattiolo mentre scattava foto col suo telefonino».

I Bertinotti divorziano o no?

«Eh, secondo me Fausto cià ragione: la Lella ha ecceduto in presenzialismo. Così lo danneggia. Lui se n'è accorto troppo tardi. È ancora molto innamorato. Ma li vedo in crisi».

Come nasce il fotoreporter Umberto Pizzi?

«Per caso. A 12 anni già lavoravo: falegname, facchino nei cantieri, lavapiatti, aiuto infermiere. A 18 mi offrirono di accudire il proprietario dell'hotel Ambasciatori Palace, al quale era stata amputata una gamba. Lo scarrozzavo con le sue due Rolls-Royce. Avevo comprato una Voigtländer a soffietto usata, per hobby fotografavo alberi e facce. Una fisioterapista dell'albergatore vide i miei lavori e mi presentò a una photoeditor della Fao.

Comprai la prima Nikon e cominciai a girare il mondo per conto di Freedom from hunger, la campagna dell'Onu contro la denutrizione. Fotografai i minatori turchi di Zolguldak, i beduini del deserto fra Giordania e Arabia Saudita, i profughi curdi in Irak e Iran. Ma la Fao pagava poco e così al ritorno m'intruppai fra i paparazzi romani».

Primo scoop?

«Romano Mussolini che entrava all'albergo Sitea con la madre di Sophia Loren. La suocera, per intenderci. Diedi le foto a Gente, ma non furono mai pubblicate. Mi dissero che le aveva bloccate il produttore Carlo Ponti, il marito di Sophia».

La Loren era uno dei suoi bersagli fissi.

«Sull'isola di Santa Lucia, nei Caraibi, mi fece persino arrestare. Il pedinamento più costoso della mia carriera. Aveva una love story con un endocrinologo francese. Mi scoprì e chiamò la polizia. Tre giorni in una prigione spaventosa, con una gavetta dentro cui galleggiavano croste di pane e mosquitos. Nel 1978 la sorpresi a Parigi, a Port Maillot, dentro una Mini Minor guidata proprio da lui, il professor Emile-Etienne Beaulieu, l'inventore della pillola abortiva Ru486».

Ha perseguitato anche Liz Taylor.

«A Capri, nella villa di Valentino dov'era ospite con Richard Burton, s'attaccava alla bottiglia appena sveglia. I primi tre giorni al Grand Hotel di Roma li passava chiusa nella suite al primo piano a bere. Una volta arrivò col miliardario Malcom Forbes e uscì sul terrazzo dopo la doccia, il capo inturbantato da un asciugamano. S'accorse della mia presenza e mi salutò col dito medio alzato verso il cielo.

Alla Cabala la vidi portare via di peso dai gorilla dell'armatore Aristotele Onassis, ubriaco fracico pure lui. Un'altra volta le cadde per terra un brillante mentre danzava mezza sbronza al Brigadoon. Sembrava impazzita. Alla fine fui io a ritrovarle il brillocco. Voleva concedermi un ballo per sdebitarsi. Le dissi: a Liz, lassa perde' e famo le foto piuttosto».

C'è qualcuno che non è mai riuscito a fotografare?

«A Stefano, ma te pare? Nun me sfugge gnente. O prima o poi li fiocino tutti».

L'evento più cafonal al quale le è capitato d'assistere?

«Niente è più cafonal della politica. Ogni tanto mi faccio dare l'accredito per seguire i lavori a Montecitorio e a Palazzo Madama. Terrificante. Gente che dorme, dita nel naso, scollature su seni rifatti... Il cafonal è l'aspetto prevalente della società odierna, è dilagante, è ovunque.

Non a caso la foto che mi ha regalato in assoluto più fama l'ho scattata non a Roma ma a Venezia, alla festa per i 18 anni della figlia di Maria Gabriella di Savoia, quando Francesca von Thyssen, ramo acciaierie, è comparsa alle tre di notte a Palazzo Volpi, sul Canal Grande, con un abito di Versace sotto il quale non indossava le mutande. Una foto allegorica che ha fatto il giro del mondo, 130 mila dollari al netto delle spese e citazione sul New York Times».

Allora perché su Cafonal avete proclamato Milano «città decafonalizzata»?

«Non l'ho deciso io. Secondo me a Milano sono soltanto un po' più sobri nel vestire. Ma si tuffano sui buffet e si strafogano che è una meraviglia, esattamente come a Roma».

Così può fornire a Dagospia gli impietosi ritratti «gnam-gnam».

«Un'antica vendetta. Vengo da una famiglia proletaria. Padre contadino, madre casalinga. La loro unica ricchezza erano i figli. Io sono il quarto di sette. Più che una casa, una caserma. Arrivare a sera con qualcosa nello stomaco era una battaglia. A Zagarolo la terra è dura e le patate non crescono. Le più piccole i contadini le davano in pasto ai maiali. Io andavo di nascosto nei recinti, aspettavo che i porci si distraessero, gli fregavo le patate di scarto e me le mangiavo crude, senza neppure sbucciarle».

Il politico più triste chi è?

«Non vorrei dirlo, ma ho visto Clemente Mastella con la moglie Sandra e mi ha fatto proprio pena. Tagliato fuori, stroncato».

Lei ha preso le difese di Veronica Lario, però Cafonal gliel'ha pubblicato il suo ormai ex marito.

«Che vor di'? La Mondadori non l'ha mica fondata Silvio Berlusconi. Non è vero che lì dentro sono tutti schiavi. Conosco un sacco di compagni che lavorano per il Cavaliere. Ecche dovrebbero fa'? Impiccasse?».

Daniela Di Sotto, la prima moglie di Gianfranco Fini, si vede ancora allo stadio?

«Meno. Prima non mi salutava, adesso sì. Ha incassato gran male. Quando vengono messe da parte a quell'età, è una tragedia».

Mi dica la verità: come sono i suoi rapporti con D'Agostino?

«È un amico, però meno lo vedo e mejo me sento. Mi stava pure sulle palle, appena l'ho conosciuto. Un paio di volte ci siamo sfanculati. Per cui salgo cinque minuti nel suo attico, guardo Roma da una parte e il Vaticano dall'altra, e te saluto. Io sono riflessivo, lui è estroverso. Io sono di sinistra, lui è bipartisan: se deve menare, mena su tutti i lati».

Ma in un Paese serio dove si pubblicano giornali seri lei non dovrebbe stare nel settimanale di gossip più diffuso anziché su Internet?

«Sì, ma dicono che sono troppo caro».

Quanto vorrebbe per lavorare solo per me?

«Dovrebbe farmi ridere, non farmi piangere».

Quanto?

pz14 ursula mastroianni

«Cinquemila euro al mese. Free tax».

Come mai non ha ancora vinto il premio È giornalismo? L'hanno dato persino a Fabio Fazio.

«Nun me ne frega gnente. Il miglior premio me l'ha assegnato Eugenio Scalfari, un giorno che l'ho incontrato per strada: "Proprio te cercavo!". Oddio, ho pensato, che gli ho fatto io a questo? E lui: "Devo complimentarmi perché sei l'unico che riesce a descrivere l'Italia in tempo reale". Noi fotoreporter siamo sempre stati i paria del giornalismo. Io adopero la macchina fotografica perché non so usare quella per scrivere. Ma le mie foto parlano».

Le foto del nano con i genitali al vento, il cappello da alpino in testa e i brufoli sulla pancia che tenta d'arrampicarsi su un transex erano vomitevoli.

«Ne ho fatto una gigantografia per la presentazione di Cafonal a Villa Medici, dov'eravamo ospiti dell'Accademia di Francia. Quando Frédéric Mitterrand l'ha vista, mi ha detto: "Pizzi, questo è troppo". Me la sono messa su una parete della casa di campagna a Zagarolo».

Come mai nelle foto si concentra sui piedi e sulle scarpe. È feticista?

«Manco so che significa di preciso 'sta parola. Fanno parte del cafonal. Non mi eccitano».

E poi le balconate.

«Mi ricordano il primo atto della vita: nasci e t'attacchi al seno. Il davanzale di Sabrina Ferilli non è male. Anche quello di Rita Rusic regge ancora bene. Er prosciutto è bbono con un po' de grasso».

Le sue vittime l'hanno mai menata?

«Di norma portano rispetto ai capelli bianchi. Da giovane mi sono scazzottato con Walter Chiari per un flash di troppo sparato ad Ava Gardner. Liz Taylor mi tirava addosso le bottiglie vuote di Dom Pérignon. Sono stato aggredito dalle guardie del corpo di John Bobbit, l'americano evirato dalla moglie Lorena. Gérard Depardieu, mezzo ubriaco, ha cercato di rifilarmi un gancio: mi sono scansato e ho contraccambiato con un pugno in piena faccia. Ho fatto causa a Mick Jagger dei Rolling Stones, che mi ha scaraventato giù dalle scale dell'hotel Parco dei Principi, e ho preso un bel po' di soldi»

Di quelli che non ci sono più, chi ricorda con più nostalgia?

«Certamente non mi manca Federico Fellini. Ha strumentalizzato i paparazzi in modo bestiale per apparire quello che non era: un donnaiolo. Invece era un "frocio per metà", come si dice a Roma. Sognava le donne grasse e grosse, con le tettone de sopra e il pisello de sotto. Ha precorso i tempi. Questa capitale corrotta è sempre stata così. Per i Mondiali del '90 non ricordo se il Daily Mail o il Daily Mirror mi commissionarono un servizio che doveva dimostrare come il pericolo per i calciatori inglesi in trasferta non fossero le zoccole bensì i trans. Andai a fotografare i travestiti sotto il viadotto di corso Francia. Facevano affari d'oro già allora».

Dunque di chi ha nostalgia?

«Di Marcello Mastroianni. Mi mancano la sua signorilità, la sua ironia. Quando tentavo di fotografarlo, mi diceva: "A Umbe', perché nun te ne vai a fa' er metalmeccanico?". Ma vacce te, gli rispondevo. Sorrideva: "Ciai ragione"».

[11-03-2010]

 

 

LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI FA ANCORA DISCUTERE, ANCHE SE QUALCUNO NON VORREBBE " DI LORENZO SALIMBENI

Di redazione (del 29/01/2010 @ 11:00:00, in Gli Speciali Della Redazione, linkato 112 volte)

La sua conversione all’Islam sciita, i suoi progetti per la FIAT e la scalata degli Elkann

La FIAT è uno dei caposaldi dell’economia italiana e la vita economica nazionale risente nel bene e nel male delle sue scelte. Le spregiudicate operazioni finanziarie dell’a.d. Marchionne, la paventata chiusura dello stabilimento di Termini Imerese ovvero le note di cronaca al limite dello scandalistico che rigurdano gli esponenti della famiglia Agnelli (ormai Agnelli-Elkann) sono di dominio pubblico.

In effetti a questo modello di capitalismo selvaggio c’era stata la possibilità di trovare un’alternativa nella persona di Edoardo Agnelli, il quale sarebbe risultato a tutti gli effetti erede dell’impero economico-finanziario di famiglia, ma il suo stile non rientrava nei parametri manageriali contemporanei e più volte era stato esortato a farsi da parte a fronte di laute prebende fino alla sua scomparsa rimasta agli annali come caso di suicidio.

In effetti l’aspetto che tutti conosciamo di lui è quello di una persona stravagante, seguace del discusso santone Say Baba, devoto di San Francesco d’Assisi ed occasionalemnte dedito agli stravizi, le cui complessità e difficoltà caratteriali sarebbero culminate nel suicidio del 15 novembre 2000. Sulla sua scomparsa si era ben presto incentrata l’attenzione di una troupe televisiva iraniana, intenzionata a girare un documentario su Edoardo Agnelli, convertitosi a suo tempo all’islam shiita e al centro di grande interesse in Iran per la sua spiccata sensibilità che avrebbe voluto canalizzare in una gestione della FIAT più oculata e attenta alle istanze sociali.

Gli ostacoli giudiziari che questa troupe trovò nel corso delle sue ricerche in Italia attireranno perciò l’attenzione di Giuseppe Puppo, giornalista e scrittore trapiantato da anni a Torino, il quale, senza alcun pregiudizio in positivo o in negativo su Edoardo Agnelli, si sarebbe parimenti impegnato in queste ricerche sulla sua vita e morte. Il suo lavoro sarebbe culminato nella pubblicazione per i tipi di Koinè Nuove Edizioni a inizio 2009 del libro " Ottanta metri di mistero".

La tragica morte di Edoardo Agnelli e dalle sue indagini giornalistiche ha preso il via la conferenza che ha tenuto per l’associazione culturale Strade d’Europa di Trieste nella conferenza Luci e ombre della FIAT, realizzata con il contributo finanziario dell’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario di Trieste.

 Nella sala conferenze dell’Hotel Letterario Victoria piena di pubblico, Puppo ha spiegato che questi 80 metri che danno il titolo alla sua opera, sono il volo che Edoardo avrebbe fatto dal cavalcavia stradale da cui si sarebbe gettato per suicidarsi, ma vi sono diversi lati oscuri, a partire dalle condizioni del cadavere, ben differenti da quelle di una persona getattasi da quell’altezza. Per non parlare del suo abbigliamento oltremodo trasandato, cosa per lui non usuale, e del fatto che in un’ora di traffico autostradale intenso nessuno ha notato Edoardo gettarsi, tanto più visto che avrebbe dovuto scavalcare un parapetto di una certa altezza, cosa estremamente ardua per lui all’epoca claudicante e sovrappeso.

 Queste sono solo alcune delle discrepanze maggiori notate da Puppo, ma evidentemente trascurate dagli inquirenti e dai medici legali che, a fronte delle dichiarazioni del primo minuto in cui si promettevano accurate indagini, archiviarono altresì rapidamente tutta la vicenda. In un cammino a ritroso, l’autore scopre gli aspetti meno noti della vita di Edoardo, a partire dalla sua sensibilità sociale per giungere al consenso di cui godeva in Iran, ove oggi è ricordato come martire dell’Islam: attento studioso del mondo sciita, nonché amico o corrispondente di personalità estremamente in vista nello Stato iraniano, Mahdi (questo il nome da lui scelto al momento della conversione) Agnelli è ritenuto vittima di un complotto sionista, giacchè certi ambienti economici avrebbero mal visto una sua ascesa al potere nella FIAT e favorito piuttosto la scalata del ramo Elkann (imparentato con l’alta finanza ebraica parigina), come poi sarebbe in effetti accaduto. ì

A prescindere da questi aspetti complottistici, Puppo attinge preziose informazioni da Marco Bava , consulente finanziario ed amico fraterno di Edoardo, col quale avrebbe lavorato in tandem nel caso di una sua ascesa ai vertici della casa torinese. Bava conferma l’approccio pesantemente critico del suo giovane amico nei confronti del capitalismo selvaggio che stava assorbendo anche la FIAT, laddove avrebbe voluto creare un’azienda attenta alle esigenze del Paese e protagonista del suo sviluppo non solo economico ma anche e soprattutto sociale: a fronte delle possibilità economiche che gli si prospettavano, avrebbe voluto investirle affinchè la FIAT non fosse più un parassita dello Stato tramite incentivi alla rottamazione e sussidi vari, bensì un attore attivo e attento anche alle scelte strategiche globali all’estero.

Grande era stato quindi il suo sconforto a fronte delle insistenti pressioni del patriarca di casa Agnelli che intendeva liquidarlo con una corposa buonuscita e lasciare mano libera ai cugini Elkann: a tal proposito è cronaca recente la polemica scatenata da Margherita Agnelli, sorella di Edoardo a suo tempo beneficata di un cospicuo vitalizio per farsi da parte nella gestione del patrimonio di famiglia, ma salita alla ribalta per aver sollevato sospetti ben fondati in merito all’esistenza di un patrimonio occulto di famiglia di cui lei non sarebbe stata resa partecipe e tanto meno il fisco italiano.

Proprio i rapporti famigliari saranno un nervo scoperto di Edoardo, il quale sentiva la sua sensibilità sociale e la sua ricerca spirituale (ancorchè condotta in maniera apparentemente caotica e con alcune cadute di stile fattesi però via via più rare, ma che erano le informazioni su di lui rimaste maggiormente impresse nei media) incompresa dalle fredde regole del capitalismo cui la sua famiglia si era soggiogata. Moltissimi amici in Italia e nel mondo hanno testimoniato a Puppo le frustrazioni di Edoardo e di come sentisse la mancanza attorno a sé di una sfera famigliare affettuosa e non dedita solamente agli affari.

Nel corso del dibattito seguito all’intervento del relatore sono emersi ulteriori spunti su cui l’ospite si è infine soffermato: sono state evidenziate le similitudini fra i lati oscuri della morte di Edoardo e quella di Jörg Haider, anch’essa frettolosamente archiviata.

L’attualità dell’argomento in oggetto è testimoniata dall’uscita proprio in queste settimane del libro del giornalista Gigi Moncalvo dal titolo " I lupi e gli Agnelli. Ombre e misteri della famiglia più potente d’Italia" ; questo presunto suicidio rimane al centro dell’attenzione non solo in Iran ma anche in Libano, con approfondimenti giornalistici e documentari televisivi, laddove in Italia Ottanta metri di mistero ha trovato notevoli difficoltà nella distribuzione e pubblicizzazione. ( Fonte: http://www.conflittiestrategie.splinder.com/)

Autore: Lorenzo Salimbeni

Redazioneonline- Gli Speciali Della Redazione 

 

 

 

 

Marco Bava ci para delle novita’ significative riguardo il caso del martire Edoardo Agnelli Stampa
Domenica 15 Novembre 2009 18:16

Intervista con Marco Bava, l'ex consulente economico ed amico di Edoardo Agnelli sulle novita’  significative riguardo il caso del martire Edoardo Agnelli Soprattutto per quanto riguarda la questione di Eredita’ Nascosta.

A distanza di 9 anni il caso della misteriosa scomparsa di Edoardo Agnelli resta una verita’ velata o raccontata male. A questo proposito abbiamo intervistato Dott. Marco Bava, l'ex consulente economico ed amico di Edoardo Agnelli www.marcobava.tk .

Marco Bava, ha dedicato molti anni della sua vita e altrettanto impegno per svelare questo mistero. da lui abbiamo chiesto se vi sono delle novita’  significative riguardo il caso del defunto Edoardo agnelli? Soprattutto per quanto riguarda la questione di Eredita’ Nascosta.

“A distanza di due anni vi sono due novità importanti che riguardano sia l’aspetto finaziario della questione sia le novita’ che confermano ulteriormente la mia tesi ovvero che non si tratta di suicidio, ma di omicidio premeditato.” Ha detto dott. Bava aggiungendo:” quando Edoardo fu ucciso, il tema piu’ importante sul tavolo era proprio l’enorne eredita’ della Famiglia Agnelli. Allora Edoardo disse di no a una possibile esclusione di eredita’ in cambio di altri beni e questo lo porto’ ad essere ucciso. Margherita invece nonostante l’insistente consiglio di edoardo si e’ dissociato da lui accettando tutto. Ed ora, nell’essenza di Edoardo, Margherita ha cambiato idea.” Marco Bava sostiene che tutte le vicende relative all’eredita’ degli agnelli, soprattutto quella dell’Avvocato Agnelli, non possono non partire dalla verita’ sulla morte di edoardo.” Io temo fortemente per Margherita Agnelli possa finire come finita per Edoardo, sicuramente non con un suicidio, come sicuramente Edoardo non si e’ suicidato.” Ha sostenuto Marco bava dando l’allarme per la vita di Margherita Agnelli insistendo sull’esito della referta medica che confermerebbe la tesi ga lui sempre sostenuta:” Edoardo Agnelli non si e’ suicidato, ma e’ stato suicidato”.  

 

 

 

 

 

SUICIDI SUDICI (MEJO DI UN FILM!) - L’UOMO CHIAVE DELLA VICENDA MADOFF VIENE TROVATO MORTO ANNEGATO IN PISCINA - SVANISCE LA POSSIBILITÀ DI FAR LUCE SULLA MEGATRUFFA - JEFFRY PICOWER (AVVOCATO-FINANZIERE) SI ERA FINTO VITTIMA E AVEVA GUADAGNATO 7 MLD $ - REDISTRIBUIVA GUADAGNI ILLECITI?…

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

L'immagine più celebre è quella del cadavere di William Holden che galleggia sull'acqua di una piscina in Viale del tramonto di Billy Wilder. Ma di film nei quali il protagonista viene assassinato mentre nuota nella vasca davanti alla sua villa, Hollywood ne ha prodotti diversi.

La morte di Jeffry Picower - l'avvocato-finanziere prima considerato una vittima di Bernard Madoff, poi rivelatosi il più grosso beneficiario delle sue truffe colossali - non può quindi che aggiungere mistero a mistero e ingigantire la dimensione «cinematografica» di questa vicenda incredibile: non solo la più colossale frode finanziaria della storia (un buco di 65 miliardi di dollari), ma anche quella che è stata condotta più a lungo e in modo più scoperto, coinvolgendo molti bei nomi della grande borghesia americana.

L'autopsia condotta a tempo di record dai medici legali di Palm Beach ha accertato che Picower, trovato morto a mezzogiorno di domenica dalla moglie nella piscina della loro sontuosa villa in Florida, è deceduto per un attacco cardiaco che lo ha colpito mentre nuotava. Sofferente per il morbo di Parkinson e con problemi cardiaci, il 67enne Jeffrey Picower non godeva certo di buona salute.

Ma la sua morte farà discutere a lungo perché cancella le residue possibilità di ricostruire almeno una parte di questa vicenda. Picower si rifiutava di parlare e non aveva ancora subito alcuna incriminazione, ma era sospettato di essere stato l'uomo chiave della redistribuzione dei guadagni illeciti realizzati - da investitori «eccellenti » e forse dallo stesso Madoff - attraverso il fondo del finanziere recentemente condannato a ben 150 anni di carcere.

Picower, un uomo ricchissimo senza aver mai svolto alcuna attività particolarmente redditizia, un filantropo che ha donato centinaia di milioni di dollari, era noto come avvocato esperto di finanza e di contabilità. Uno che, si è scoperto, nell'arco di tredici anni - dal 1995 al 2008- ha ritirato dal fondo di Madoff profitti per ben 7,2 miliardi di dollari.

Irving Picard, l'investigatore che, nell'ambito di una causa civile, sta cercando di rintracciare i capitali svaniti nella truffa per conto di alcuni clienti di Madoff, ha accusato Picower di essere stato partecipe o quantomeno consapevole della frode: aveva, infatti, stretti rapporti col celebre finanziere e i suoi investimenti offrivano rendimenti semplicemente inverosimili. I coniugi Picower hanno sempre negato ogni addebito; anzi, sono arrivati al punto di dire di sentirsi «traditi, devastati, furiosi, anche fisicamente provati » dalla scoperta della truffa.

Difficile prenderli sul serio quando affermano di non aver mai sospettato nulla visto che, se Madoff elargiva ai clienti «normali » utili comunque poco verosimili, sempre superiori al 10% annuo, i Picower erano soliti incassare profitti enormemente più elevati: dal 1996 al '98 i loro investimenti hanno reso dal 120 al 550 per cento annuo. Nel '99 è stato toccato il record del 950 per cento: cioè l'investimento è decuplicato in appena un anno.

Una situazione che avrebbe insospettito anche un uomo venuto dalle caverne. Picower, invece, veniva dalla Columbia University (master in business administration ) e dalla Brooklyn Law School (laurea in giurisprudenza). Le biografie lo descrivevano come un avvocato grande esperto di contabilità e di «tax shelter »: espedienti legali per eludere i tributi. Cosa hanno fatto i Picower coi 7 miliardi di dollari incassati?

A parte la villa a Palm Beach da 40 milioni di dollari, i due conducevano una vita molto ritirata, non dispendiosa e non hanno lasciato traccia di investimenti significativi. Le uniche spese rilevanti sono state le loro donazioni filantropiche. Al Massachusetts Institute of Technology di Boston il centro più avanzato dove i neuroscienziati studiano il cervello umano si chiama «Picower Institute for Learning and Memory» perché è stato creato con una donazione di 50 milioni di dollari dei coniugi Picower. Denaro sulla cui provenienza nessuno si è mai interrogato.

Man mano che andavano avanti nelle loro ricerche, gli esperti che stanno investigando per conto dei risparmiatori truffati da Madoff, hanno cominciato a sospettare che molte delle sue apparenti vittime fossero, in realtà, assai meno innocenti di quanto volevano fare apparire: gente che gli aveva dato i suoi soldi sapendo che il finanziere si muoveva in un'area «grigia».

Alla fine sono stati travolti anche loro dal suo «crac», ma per anni hanno incassato grossi profitti. Probabilmente pensavano che Madoff li ottenesse utilizzando informazioni finanziarie «privilegiate» o con altri espedienti non propriamente legali.

La maxicondanna del grande truffatore sembrava poter essere solo la prima parte di uno scandalo finanziario destinato ad allargarsi ulteriormente e a coinvolgere altri personaggi di spicco. Per ammissione degli stessi investigatori, la morte improvvisa di Picower - che sia dovuta o meno a cause naturali - rende ora infinitamente più difficile fare luce sulla vicenda e tentare di recuperare i capitali persi dagli investitori.

 
[27-10-2009]

 

 

 

TV: ASCOLTI LA7, SEMPRE PIU' SEGUITI I PROGRAMMI D'INFORMAZIONE

Roma, 10 giu. - (Adnkronos) - Ottimo risultato per i programmi LA7. Ieri, martedi' 9 giugno, Otto e Mezzo, il programma condotto da Lilli Gruber e Federico Guiglia, ha ottenuto , informa un comunicato-in access prime time una share media del 3,3%, 747mila telespettatori e oltre 2,2 milioni di contatti. La puntata, che aveva come ospiti Benedetto della Vedova del PdL e Nicola Latorre del PD, ha raggiunto un picco del 4% di share e 924mila telespettatori (h. 21.00). In prime time, il film Il Medico della Mutua con Alberto Sordi ha realizzato il 3,7% di share media, 874mila telespettatori e quasi 5,4 milioni di contatti, raggiungendo un picco del 6,2% di share (h. 22:00). Bene anche la seconda serata, dove Complotti, il programma condotto da Giuseppe Cruciani ieri dedicato al suicidio di Edoardo Agnelli  ( NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO)  e all'incidente di Joerg Haider, ha raggiunto una share media del 3,4%, 1,7 milioni di contatti e un picco del 4.9% (h. 23.48).

(SINTESI DEL COMMENTO DI GIUSEPPE PUPPO CONDIVISO DA MARCO BAVA)

Qui di seguito, sia pur in sintesi giornalistica, vorrei provare a spiegare le mie perplessità.

Prima di tutto, sono sulla formula, sulla struttura stessa del programma. Ora, io capisco che questo è il format che va di moda adesso, capisco i tempo televisivi, capisco tutto, però, insomma… C’è troppa fretta, troppa, tale che il telespettatore non riesce a ragionare su di un elemento, perché già gliene viene proposto un altro, di segno completamente opposto, magari e il risultato finale, già dopo qualche minuto, tanto più alla fine, è di una paurosa confusione, avvilente.

Poi, manca del tutto il contraddittorio. Non c’è la possibilità di avanzare obiezioni, di dialogare almeno, di proporre argomentazioni stringenti, semplicemente di ragionare

Insomma, se qualcuno dice, per esempio: “Edoardo era predestinato al suicidio”, non gli si può opporre rilievi di merito e questa rimane la verità.

 

 

 

VIDEO PRESENTAZIONE LIBRO EDOARDO AGNELLI DAVANTI CIRCOLO DELLA STAMPA DEL 23.02.09

 

 

 

VIDEO PRESENTAZIONE LIBRO EDOARDO AGNELLI CASALE MONFERRATO  21.02.09

 

 

 

IL CALENDARIO PRESENTAZIONI DEL LIBRO "OTTANTA METRI DI MISTERO"


 

Torino

Lunedì 23 febbraio 2009 - Ore 18.00 nella prestigiosa e storica sede del Circolo della stampa - corso Stati Uniti, n. 27

GUARDA/STAMPA L'INVITO

E' STATA ANNULLATA DALL'AUTORE PERCHE' QUALCUNO HA PAURA DELLA VERITA' SULLA MORTE DI EDOARDO.

IL CIRCOLO DELLA STAMPA HA NEGATO  OSPITALITA' ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PUPPO SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI. DOPO AVERLA DELIBERATA IN COSIGLIO .

CHI VUOLE VENIRE MI  PUO' INCONTRARE COME PRIVATO CITTADINO OVVIAMETE IN STRADA.

 

 

TO.22.02.09 

EDOARDO AGNELLI  PERSEGUITATO  IN VITA E DA MORTO. CHI HA PAURA DELLA VERITA' SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI ?

 

  Italia DI TONY DAMASCELLI
ilgiornale.it

Il giallo Agnelli jr. Un suicidio pieno di segreti, l’ombra dell’islam, una serie di lettere strane. Un libro riapre il caso. In "Ottanta metri di mistero" raccolte decine di testimonianza. E troppi silenzi

Sostiene Giuseppe Puppo che sulla morte di Edoardo Agnelli non è stata detta tutta la verità. Forse. Lo scrive in un libro, edito da KOINè, dal titolo «Ottanta metri di mistero, la tragica morte di Edoardo Agnelli». Centosettanta pagine di testimonianze raccolte dal giornalista scrittore leccese, Giuseppe Puppo, appunto, scosso improvvisamente nel febbraio dell’anno scorso, dalla storia amara dell’eredità della famiglia Agnelli, della causa intentata da Margherita: «Mi tornarono alla mente le voci, gli articoli, le illazioni fatte al tempo della morte di Edoardo, quello che riportarono certi siti internet, il suicidio misterioso, la lotta di potere, l’esclusione del figlio da ogni ruolo. Per sei mesi ho raccolto testimonianze di amici, parenti, altre figure per riscrivere i fatti di quel giorno, il quindici di novembre dell’anno duemila. Mi sono chiesto: come mai per la morte di lady Diana sono stati scritti mille articoli, trenta libri e svolte due inchieste una in Inghilterra, un’altra in Francia mentre per Edoardo il caso si è chiuso in quarantotto ore».

A seguito: Ottanta metri di mistero. La tragica morte di Edoardo Agnelli (Carlo Gambescia);

Ecco il riassunto di un libro che gode della prefazione di Ferdinando Imposimato, magistrato campano, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, giudice istruttore di drammatici processi ai terroristi, dall’omicidio di Moro all’attentato a Giovanni Paolo II. Imposimato registra, non si schiera ma lascia aperta la porta all’ipotesi che qualcosa di diverso, da quello registrato ufficialmente agli atti, possa essere accaduto. Il libro di Puppo riaccende la luce nelle zone buie, che sono molte, direi troppe e sulle quali nessuno ha mai voluto veramente fare chiarezza, confermando il sospetto o la teoria che qualunque vicenda riguardi o sfiori la famiglia più importante d’Italia sia destinata a smarrirsi nel silenzio. Così non vorrebbero alcuni personaggi avvicinati dall’autore, così non vuole Marco Bava, analista finanziario, amico di Edoardo, convinto che il suicidio sia una copertura e l’omicidio la verità, così il medico legale di turno, il dottor Carlo Boscardini che si chiama fuori da quel pomeriggio tragico con il titolo «Io non c’ero», scaricando ogni responsabilità del certificato di morte sul dottor Marco Ellena, suo superiore gerarchico, che compilò il referto con alcune imprecisioni dovute alla fretta, forse, le tracce di terriccio tra le mani del giovane Agnelli, difficili da spiegare per chi era piombato da un’altezza di 90 metri, così come i mocassini ancora ai piedi. Sceglie il silenzio il medico del 118, accorso per primo sul posto, non risponde alle domande di Puppo.

E ancora, la strana e ingiustificata assenza degli «angeli custodi» delle guardie del corpo di Edoardo Agnelli, le due ore trascorse da quando uscì di casa alle 7 e un quarto per arrivare, dopo sessanta chilometri, sul viadotto di Fossano; le telecamere a circuito chiuso, di casa Agnelli, le cui immagini non sono state mai riviste; il traffico telefonico sui due cellulari lasciati a bordo della Croma prima dell’epilogo, la totale assenza di testimoni alle 9 del mattino lungo un tratto stradale che registra il passaggio, a quell’ora, di almeno otto vetture al minuto, l’abbigliamento di Edoardo Agnelli, il pigiama sotto la camicia; l’assenza di impronte digitali sulle portiere e a bordo della Croma, la sepoltura affrettata, l’esame autoptico mancante; e come una nuvola grigia, fastidiosa sopra questo scenario già angosciante, la tesi di un complotto sionista che troverebbe la giustificazione nell’adesione nel 1974 di Edoardo all’Islam e sulle conseguenze che questa sua scelta avrebbe avuto sul futuro dell’azienda e del patrimonio Fiat, di cui, lui, sarebbe stato erede. Tesi lanciata in Iran subito dopo la morte di Edoardo (al quale nel novembre del duemila e cinque è stata intitolata una piazza di Khomein città natale dell’ayatollah e l’aula magna dell’università Al Zahra di Teheran), tesi costruita sul dissidio «religioso» e non soltanto con l’altro ramo di famiglia, gli Elkann legati al mondo ebraico, tesi smentita tuttavia dal profondo rapporto che legava Edoardo a Margherita, ribadito dalle lettere numerose, accorate nelle quali il fratello confessava il proprio disagio: «...Margi sono felice ma un poco in tensione. Papà mi ha parlato di alcuni lavori e di certi progetti dei quali, lo confesso, nel particolare ho capito ben poco. Oppure ho capito troppo bene e ora ho paura di avere inteso una canzone stonata. Lo sai bene che la mia mente vola alta sopra le megalopoli industriali e, osservando con attenzione sotto, vedo poco di buono e tantissimo da trasformare... Vorrei che papà mi stesse vicino per accompagnarmi lungo i primi passi del percorso che, immagino, sarà lungo e assai impegnativo. Mi auguro proprio che questo accada, anche se pensandoci provo un disagio simile alla paura».

E in un altro scritto Edoardo parla del proprio impegno in Fiat, dell’idea di affidare le competenze a una persona, sembra Marco Bava appunto che ne curava il profilo economico: «Se il potere della nostra famiglia cadesse nelle mani sbagliate sarebbe una cosa estremamente pericolosa per questa nazione... Mio padre si è comportato benissimo fino ad oggi. Ma se non imposta la propria successione in maniera corretta anche lui dovrà rispondere delle proprie azioni e dare le sue spiegazioni davanti a Dio. Questo se lo deve mettere in testa». E infine il rifiuto di firmare una sorta di rinuncia ai diritti di «Dicembre» la società finanziaria della famiglia (che controllava l’intero mondo Agnelli), in cambio di benefici economici. Ma chi può dimenticare i problemi esistenziali di Edoardo? La droga, i viaggi in India, le improbabili lettere scritte ai capi di Stato di ogni dove? Il suo carattere ora solare ora buio? Resta il mistero, il libro di Puppo riapre interrogativi. Come in questi otto anni, ricadranno nel silenzio.

Tony Damascelli
Fonte: www.ilgiornale.it
Link: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=326849&PRINT=S
5.04.2009

OTTANTA METRI DI MISTERO. LA TRAGICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI

DI CARLO GAMBESCIA
carlogambesciametapolitics.blogspot.com

Una volta letto e chiuso l’ultimo libro del giornalista e scrittore Giuseppe Puppo, il pensiero va subito alla sua capacità di trattare con professionalità e rispetto un argomento giornalisticamente border line come la morte di Edoardo Agnelli (Ottanta metri di mistero. La tragica morte di Edoardo Agnelli, pref. di Ferdinando Imposimato, Koinè Nuove Edizioni, Roma 2009, pp. 176, euro 14,00; ma si veda anche il suo sito http://www.giuseppepuppo.it/ ).
Puppo si muove con eleganza antica nel nobile alveo del grande giornalismo d’inchiesta, rigoroso, documentato, pacato. Il libro indaga la morte per suicidio di Edoardo, quarantasei anni, unico figlio maschio di Giovanni Agnelli, lanciatosi nel vuoto, dall’alto di un ponte dell’autostrada A6 Torino-Savona, il 15 novembre 2000: da ottanta metri, come recita il titolo del libro.

Una tragica vicenda. Ma il tocco felpato, non meno penetrante, dell’autore lascia il segno: siamo davanti a un libro-inchiesta che si legge d'un fiato, ma che non priva il lettore di quell' appagamento intellettuale, sempre più raro, soprattutto in tempi di giornalismo sciatto e urlato.
Ovviamente l’ipotesi alternativa, che Puppo più che imporre sottopone al giudizio dei lettori attraverso la forbita intelligenza dei documenti ( virtù molto torinese, questa, benché l'autore lo sia solo d'adozione), è quella dell’omicidio. Dietro il quale si celerebbero astiose questioni ereditarie interne alla famiglia Agnelli. Nonché forse più sottili ragioni politiche e religiose. Probabilmente legate alla scelta islamica, filo-iraniana e sciita di Edoardo: una "svolta" spirituale addirittura risalente agli anni Settanta, e in seguito sempre meno apprezzata, se non temuta, dalle componenti familiari più filo-semite e internazionalizzate...
Ma su questo aspetto lasciamo ai lettori il gusto di scoprire, pagina dopo pagina, l’intreccio, così ben ricostrutito e indagato da Giuseppe Puppo, in particolare attraverso interviste e testimonianze inedite. Il quale, ripetiamo, non impone tesi precostituite. Ma accompagna il lettore, quasi per mano, lungo un onesto cammino di ricerca (come nel bellissimo ultimo capitolo, vero gioiello di fine recherche introspettiva), persino nei luoghi fisici dei tristi eventi. A ritrovare quella che con formula felicissima, Puppo definisce la “geografia dell’anima” non solo di Edoardo, degli Agnelli, ma di una città , già intrigante di suo, come Torino.

In realtà, quel che più colpisce di Ottanta metri di Mistero è il fattore Buddenbrook. Che sociologicamente rinvia a quella gigantesca e spesso perdente lotta contro le dure leggi della decadenza sociale. Alle quali anche il capitalismo, come sistema sociale, soprattutto se familiare, non può sottrarsi, proprio nelle sue "micro-articolazioni". Come appunto mostra il modello per eccellenza di capitalismo familiare, quello della stirpe dei Buddenbrook, immortalato da Thomas Mann. Ma ci spieghiamo meglio.

Le pagine di Puppo offrono ai lettori lo spaccato sociologico di quelli che sono i problemi “dinastici” di certo capitalismo familiare, ancora vivo - per alcuni, purtroppo - nell’ Italia del 2009 , ma con radici lontane nell’Ottocento europeo. Dove, ieri come oggi, le generazioni al comando, tentano di darsi il cambio, anello dopo anello. E in che modo? Guardandosi febbrilmente intorno, sempre in cerca di come sostituire degnamente gli anelli deboli del sangue, attraverso politiche matrimoniali e successioni guidate dalla "cultura" del comando, magari attraverso il meccanismo dell' “adozione”, non sempre pubblica come invece avveniva nella Roma imperiale. E così proseguire, grazie a trasfusioni di sangue fresco, la difficile lotta contro le costanti della decadenza sociale, dettate dalla biologia e dalla sociologia degli organismi sociali. Già Marx, benché in altro senso, aveva parlato del capitalismo come di un fenomeno vampiresco.
In certa misura, il passaggio epocale, soprattutto novecentesco, dal capitalismo familiare a quello manageriale e azionistico, può essere visto come un tentativo di contrastare le costanti di cui sopra, sostitituendo alle famiglie (socialmente) mortali, la specie immortale della "forma" azione. Puntando su manager sempre sostituibili con altri manager, all'insegna della continuità, se non perennità, del comando, detenuto dai possessori delle azioni immortali. Ma questa è un'altra storia.

Edoardo, così colto e fragile al tempo stesso, non poteva che essere una vittima designata. Come ogni anello debole. Vittima di se stesso? Di altri? Per scoprirlo, o comunque per avvicinarsi alla verità, consigliamo di leggere l'avvincente libro-inchiesta di Giuseppe Puppo.

Carlo Gambescia
Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com
Link: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2009/03/il-libro-della-settimana-giuseppe-puppo.html
5.04.2009

Ottanta metri di mistero. La tragica morte di Edoardo Agnelli, pref. di Ferdinando Imposimato, Koinè Nuove Edizioni, Roma 2009, pp. 176, euro 14,00 – www.edizionikoine.it

 

 

AGNELLI: 'VISTO', LUNEDI' AMICO DI EDOARDO CHIEDERA' RIAPERTURA INDAGINI

Milano, 19 feb. - (Adnkronos) - Il settimanale ''Visto'', domani in edicola, ritorna sul caso della tragica scomparsa di Edoardo Agnelli, il cui cadavere fu trovato il 15 novembre del 2000, ai piedi di un pilone dell'autostrada Torino- Savona. Due settimane fa, nel numero 7, ''Visto'' aveva pubblicato un'intervista al giornalista Giuseppe Puppo, autore del libro ''Ottanta metri di mistero'', in cui si dubita che Edoardo Agnelli si sia suicidato. Questa volta a parlare a ''Visto'' e' l'ex consulente economico ed amico di Edoardo Agnelli, Marco Bava, convinto che il figlio dell'avvocato Agnelli sarebbe stato ucciso.

Secondo Bava, che lunedi' 23 febbraio chiedera' alla Procura della Repubblica competente di riaprire le indagini, Edoardo sarebbe stato ucciso e poi rivestito lasciandogli il pigiama sotto la giacca. Successivamente il cadavere sarebbe stato portato ai piedi del viadotto dell'autostrada Torino- Savona, dove sarebbe stato inscenato il suicidio. Bava fu uno degli ultimi ad aver visto Edoardo vivo. Insieme avevano deciso di incontrare l'Avvocato Agnelli per chiedergli conto delle pressioni che alcuni uomini Fiat stavano facendo su Edoardo affinche' firmasse un documento di rinuncia ai suoi diritti societari Fiat.

Toccante il racconto di Bava sul suo ultimo incontro con il figlio di Giovanni Agnelli. Secondo il consulente, Edoardo lo avrebbe salutando dicendogli ''Mio padre rispondera' a Dio di tutto questo''. A corredo dell'articolo ''Visto'', che e' in possesso di un corposo carteggio di Edoardo, presenta stralci di alcune lettere; due di queste sono indirizzate al padre, l'avvocato Gianni Agnelli. In una, il figlio dell'Avvocato appare molto affettuoso con il padre ed accusa la madre di volerlo interdire. Nell'altra lettera, Edoardo scrive al padre quale presidente della Fiat. Gli si rivolge dandogli del ''lei'' e lo invita a rileggersi lo statuto della Fiat ''il cui scopo- scrive Edoardo al padre- e' assolutamente contrario a promuovere la legalizzazione della corruzione''.

 

AGNELLI: SU SALMA EDOARDO VENNERO ESEGUITI TUTTI GLI ESAMI AUTOPTICI PREVISTI PER LEGGE

Torino, 19 feb.- (Adnkronos) - In relazione alle anticipazioni del settimanale ''Visto'', da fonti giudiziarie piemontesi viene ricordato all'ADNKRONOS che sul corpo di Edoardo Agnelli fu effettuata, alla presenza del Procuratore della Repubblica di Cuneo, un'attenta autopsia effettuata da un medico legale alla presenza anche della polizia giudiziaria e della polizia Scientifica. Inoltre, vennero effettuati tutti i prelievi tossicologici il cui esito venne riferito all'autorita' giudiziaria, che a conclusione di tutti gli esami restitui' la salma di Edoardo Agnelli solo nella tarda serata dello stesso giorno, il 15 settembre 2000, in cui avvenne la disgrazia.

 

 

AGNELLI: 'VISTO', IN UN LIBRO SOSPETTI SU SUICIDIO EDOARDO

Roma, 5 feb. - (Adnkronos) - Il settimanale 'Visto' pubblica, nel numero in edicola da domani, un'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero - La tragica morte di Edoardo Agnelli" (Koine' edizioni), con prefazione di Ferdinando Imposimato. Il 15 novembre del 2000 il corpo del figlio di Gianni Agnelli venne trovato sotto un viadotto della Torino-Savona, in provincia di Cuneo. In tempi brevissimi gli investigatori coinclusero che si trattava di suicidio, a otto anni di distanza puppo solleva alcuni inquietanti interrogativi.

Puppo parla di "indizi e sospetti che mi portano a pensare che Edoardo Agnelli sia in realta' stato ucciso, mettendo in scena il suo suicidio". Nel volume si sottolinea, fra l'altro, che "nessuno ha visto Edoardo Agnelli buttarsi da quel viadotto, in un tratto dell'autostrada dove transitavano otto macchine al minuto", ricordando che "in quel periodo, Edoardo Agnelli zoppicava e usava il bastone: ci avrebbe messo almeno due minuti ad arrampicarsi sul parapetto dell'autostrada per buttarsi di sotto, aumentando le probabilita' di essere visto", seguono poi la rapida rimozione e sepoltura del cadavere, senza autopsia; le condizioni del corpo, con bretelle allacciate e mocassini ai piedi, nonostante un volo di 80 metri; la mancanza di indicazioni sulla scorta di Edoardo Agnelli.

A 'Visto' Puppo, elencando il matriale raccolto per il suo libro, afferma infine che "per ultimo, da ben tre fonti diverse ho raccolto una notizia inquietante. Poche settimane prima della morte di Edoardo, qualcuno cerco' di fargli firmare un documento in cui gli si chiedeva di rinunciare ai suoi diritti di gestione in Fiat, in cambio di soldi e immobili. Edoardo, dopo essersi consigliato con alcuni amici, si rifiuto' di sottoscrivere. Fu la sua condanna a morte?".

 

 

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

16.12.08 E' MORTO CARLO CARACCIOLO , CHE FU COME UN PADRE PER EDOARDO. CARLO FU PRINCIPE DEI PRINCIPI UMANI. IN PARADISO SI RICONGIUNGERA' CON L'ANIMA DI EDOARDO,

 

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

 

 

 

  

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per non fare diventare l'ITALIA un'hotspot europeo dell'immigrazione in quanto bisogna resistere come italiani nel nostro paese dando agli immigrati un messaggio forte e chiaro : ogni paese puo' svilupparsi basta impegnarsi per farlo con le risorse disponibili e l'intelligenza , che significa adattamento nel superare le difficolta'.

Inventarsi un lavoro invece che fare l'elemosina.

Quanti miracoli ha fatto Maometto rispetto a Gesu' ?

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obiettivi:

1) esame d'italiano e storia italiana per gli immigrati

2) lavori socialmente utili

3) pulizia e cucina autonoma

3 gennaio 1917, Suor Lucia nel Terzo segreto di Fatima: Il sangue dei martiri cristiani non smetterà mai di sgorgare per irrigare la terra e far germogliare il seme del Vangelo.  Scrive suor Lucia: “Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “Qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”. interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:  «La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917). La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”. Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

Le storie degli immigrati occupanti che cercano di farsi mantenere insieme alle loro famiglie , non lavoro come gli immigrati italiani all'estero:

1)  Mi trovavo all'opedale per prenotare una visita delicata , mentre stato parlando con l'infermiera, una donna mi disse di sbrigarmi : era di colore.

2) Mi trovavo in C,vittorio ang V.CARLO ALBERTO a Torino, stavo dando dei soldi ad un bianco che suonava una fisarmonica accanto ai suoi pacchi, arriva un nero in bici e me li chiede

3) Ero su un bus turistico e' salito un nero ha spostato la roba che occupava i primi posti e si e' messo lui

4) Ero in un team di startup che doveva fare proposte a TIM usando strumenti della stessa la minoranza mussulmana ha imposto di prima vedere gli strumenti e poi fare le proposte: molto innovativo !

5) FINO A QUANDO I MUSSULMANI NON ACCETTANO LA PARITA' UOMO DONNA , ANCHE SE LO SCRIVE IL CORANO E' SBAGLIATO. E' INACCETTABILE QUESTO PRINCIPIO CHE CI PORTA INDIETRO.

6) perche' lITALIA deve accogliere tutti ? anche gli alberghi possono rifiutare clienti .

09.01.19

Tutti i nulllafacenti immigrati Boeri dice che ne abbiamo bisogno : per cosa ? per mantenerli ?

04.02.17l

L'ISIS secondo me sta facendo delle prove di attentato con l'obiettivo del Vaticano con un attacco simultaneo da terra con la tecnica dei camion e dal cielo con aerei come a NY l'11.09.11.

Riforma sostenuta da una maggioranza trasversale: «Non razzismo, ma realismo» Case Atc agli immigrati La Regione Piemonte cambia le regole Gli attuali criteri per le assegnazioni penalizzano gli italiani .

Screening pagato dalla Regione e affidato alle Molinette Nel Centro di Settimo esami contro la Tbc “Controlli da marzo” Tra i profughi in arrivo aumentano i casi di scabbia In sei mesi sono state curate un migliaio di persone.

Il Piemonte è la quarta regione italiana per numero di richiedenti asilo. E gli arrivi sono destinati ad aumentare. L’assessora Cerutti: “Un sistema che da emergenza si sta trasformando in strutturale”. Coinvolgere maggiormente i Comuni.In Piemonte ci sono 14.080 migranti e il flusso non accenna ad arrestarsi: nel primo mese del 2017 sono già sbarcati in Italia 9.425 richiedenti asilo, in confronto ai 6030 dello scorso anno e ai 3.813 del 2015. Insomma, serve un piano. A illustrarlo è l’assessora all’Immigrazione della Regione Monica Cerutti, che spiega come la rete di accoglienza in questi anni sia radicalmente cambiata, trasformando il sistema «da emergenziale a strutturale».

La Regione punta su formazione e compensazioni mentre aumentano i riconoscimenti In Piemonte 14 mila migranti Solo 1200 nella rete dei Comuni A Una minoranza inserita in progetti di accoglienza gestiti dagli enti locali umentano i riconoscimenti delle commissioni prefettizie, meno rigide rispetto al passato prossimo: la tendenza si è invertita, le domande accolte sono il 60% rispetto al 40% dei rigetti. Non aumenta, invece, la disponibilità a progetti di accoglienza e di integrazione da parte dei Comuni. Stando ai dati aggiornati forniti dalla Regione, si rileva che rispetto ai 14 mila migranti oggi presenti in Piemonte quelli inseriti nel sistema Sprar - gestito direttamente dai Comuni - non superano i 1.200. Il resto lo troviamo nelle strutture temporanee sotto controllo dalle Prefetture. Per rendere l’idea, nella nostra regione i Comuni sono 1.2016. La trincea dei Comuni Un bilancio che impensierisce la Regione, alle prese con resistenze più o meno velate da parte degli enti locali: il termometro di un malumore, o semplicemente di indifferenza, che impone un lavoro capillare di convincimento. «Di accompagnamento, di compensazione e prima ancora di informazione contro la disinformazione e certe strumentalizzazioni politiche», - ha precisato l’assessora Monica Cerutti riepilogando le azioni previste nel piano per regionale per l’immigrazione. A stretto giro di posta è arrivata la risposta della Lega Nord nella persona del consigliere regionale Alessandro Benvenuto: «Non esistono paure da disinnescare ma necessità da soddisfare sia in termini di sicurezza e controllo del territorio, sia dal punto di vista degli investimenti. Il Piemonte ha di per sé ben poche risorse, che andrebbero utilizzate per creare lavoro e risolvere i problemi che attanagliano i piemontesi, prima di essere adoperate per far fare un salto di qualità all’accoglienza». Progetti di accoglienza Tre i progetti in campo: «Vesta» (ha come obiettivo il miglioramento dei servizi pubblici che si relazionano con i cittadini di Paesi terzi), “Petrarca” (si occupa di realizzare un piano regionale per la formazione civico linguistica), “Piemonte contro le discriminazioni” (percorsi di formazione e di inclusione volti a prevenire le discriminazioni). Inoltre la Regione ha attivato con il Viminale un progetto per favorire lo sviluppo delle economie locali sostenendo politiche pubbliche rivolte ai giovani ivoriani e senegalesi. Più riconoscimenti Come si premetteva, aumentano i riconoscimenti: 297 le domande accolte dalla Commissione di Torino nel periodo ottobre-dicembre 2016 (status di rifugiato, protezione sussidiaria e umanitaria); 210 i rigetti. In tutto i convocati erano mille: gli altri o attendono o non si sono presentati. I tempi della valutazione, invece, restano lunghi: un paio di anni, considerando anche i ricorsi. Sul fronte dell’assistenza sanitaria e della prevenzione, si pensa di replicare nel Centro di Castel D’Annone, in provincia di Asti, lo screening contro la tubercolosi che dal marzo sarà attivato al Centro Fenoglio di Settimo con il concorso di Regione, Croce Rossa e Centro di Radiologia Mobile delle Molinette.

INTANTO :«Non sono ipotizzabili anticipazioni di risorse» per l’asilo che Spina 3 attende dal 2009. La lunga attesa aveva fatto protestare molti residenti e c’era chi già stava perdendo le speranze. Ma in Circoscrizione 4, in risposta a un’interpellanza del consigliere della Lega Carlo Morando, il Comune ha messo nero su bianco che i fondi dei privati per permettere la costruzione dell’asilo non ci sono. Quella di via Verolengo resta una promessa non rispettata. Con la crisi immobiliare, la società Cinque Cerchi ha rinunciato a costruire una parte dei palazzi e gli oneri di urbanizzazione versati, spiegò mesi fa l’ex assessore Lorusso, erano andati per la costruzione del tunnel di corso Mortara. Ad ottobre c’è stata una nuova riunione. L’esito è stata la fumata nera da parte dei privati. «Sarà necessario che la progettazione e la realizzazione dell’opera vengano curate direttamente dalla Città di Torino», scrive il Comune nella sua risposta. Senza specificare come e dove verranno reperiti i fondi necessari, né quando si partirà.

 

Tunisia. Frattini: "Proporremo immigrazione circolare" - Il portale dell ...

www.stranieriinitalia.it/.../tunisia-frattini-qproporremo-immigrazione-circolareq.html

20 gen 2011 - L'immigrazione "circolare" è quella in cui i migranti, dopo un certo periodo di lavoro all'estero, tornano nei loro Paesi d'origine. Un sistema più ...

Tutto è iniziato quando è stato chiuso il bar. I 60 stranieri che erano a bordo del traghetto Tirrenia diretto a Napoli volevano continuare a bere. L’obiettivo era sbronzarsi e far scoppiare il caos sulla nave. Lo hanno fatto ugualmente, trasformando il viaggio in un incubo anche per gli altri 200 passeggeri. In mezzo al mare, nel cuore della notte, è successo di tutto: litigi, urla, botte, un tentativo di assalto al bancone chiuso, molestie ai danni di alcuni viaggiatori e persino un’incursione tra le cuccette. La situazione è tornata alla calma soltanto all’alba, poco prima dell’ormeggio, quando i protagonisti di questa interminabile notte brava hanno visto che sulle banchine del porto di Napoli erano già schierate le pattuglie della polizia. Nella nave Janas partita da Cagliari lunedì sera dalla Sardegna era stato imbarcato un gruppo di nordafricani che nei giorni scorsi aveva ricevuto il decreto di espulsione. Una trentina di persone, alle quali si sono aggiunti anche altri immigrati nordafricani. E così a bordo è scoppiato il caos. Il personale di bordo ha provato a riportare la calma ma la situazione è subito degenerata. Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati. All’arrivo a Napoli, il traghetto è stato bloccato dagli agenti della Questura di Napoli che per tutta la giornata sono rimasti a bordo per identificare gli stranieri che hanno scatenato il caos in mezzo al mare e per ricostruire bene l’episodio. «Il viaggio del gruppo è stato effettuato secondo le procedure previste dalla legge, implementate dalle autorità di sicurezza di Cagliari – si limita a spiegare la Tirrenia - La compagnia, come sempre in questi casi, ha destinato ai passeggeri stranieri un’area della nave, a garanzia della sicurezza dei passeggeri, non essendo il gruppo accompagnato  dalle forze di polizia. Contrariamente a quanto avvenuto in passato, il gruppo ha creato problemi a bordo per tensioni al suo interno che poi si sono ripercosse sui passeggeri». A bordo del traghetto gli agenti della questura di Napoli hanno lavorato per quasi 12 ore e hanno acquisito anche le telecamere della videosorveglianza della nave. Nel frattempo sono scoppiate le polemiche. «I protagonisti di questo caos non sono da scambiare con i profughi richiedenti asilo - commenta il segretario del Sap di Cagliari, Luca Agati - La verità è che con gli sbarchi dal Nord Africa, a cui stiamo assistendo anche in questi giorni, arrivano poco di buono, giovani convinti di poter fare cio’ che vogliono una volta ottenuto il foglio di espulsione, che di fatto è un lasciapassare che garantisce loro la libertà di delinquere in Italia. Cosa deve accadere per far comprendere che va trovata una soluzione definitiva alla questione delle espulsioni?»  In ostaggio per ore Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati, che hanno trasformato il viaggio in un incubo per gli altri 200 passeggeri  21.02.17

Istituto comprensivo Regio Parco La crisi spegne la musica in classe Le famiglie non pagano la retta da 10 euro al mese: a rischio il progetto lanciato da Abbado, mentre la Regione Piemonte finanzia un progetto per insegnare ai bambini italiani la lingua degli immigrati non viceversa.

 Qui Foggia Gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono in container di appena 24 mq Qui Messina Nei rioni Fondo Fucile e Camaro San Paolo le baracche aumentano di anno in anno Donne e bambini Nei rioni nati dopo il sisma le case sono coperte da tetti precari, spesso di Eternit Qui Lamezia Terme Oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica a cielo aperto  Qui Brescia Nelle casette di San Polino le decine di famiglie abitano prefabbricati fatiscenti Da Brescia a Foggia, da Lamezia a Messina. Oltre 50 mila italiani vivono in abitazioni di fortuna. Tra amianto, topi e rassegnazione Caterina ha 64 anni e tenacia da vendere. Con gli occhi liquidi guarda il tetto di amianto sopra la sua testa: «Sono stata operata due volte di tumore, è colpa di questo maledetto Eternit». Indossa una vestaglia a righe bianche e blu. «Vivo qui da vent’anni. D’estate si soffoca, d’inverno si gela, piove in casa e l’umidità bagna i vestiti nei cassetti. Il dottore mi ha detto di andare via. Ma dove?». In fondo alla strada abita Concetta, che tra topi e lamiere trova la forza di sorridere: «A ogni campagna elettorale i politici ci promettono case popolari, ma una volta eletti si dimenticano di noi. Sono certa che morirò senza aver realizzato il mio sogno: un balcone dove stendere la biancheria». Antonio invece no, lui non ride. Digrigna i denti rimasti: «Gli altri li ho persi per colpa della rabbia. In due anni qui sono diventato brutto, mi vergogno». Slum, favela, bidonville: Paese che vai, emarginazione che trovi. Un essere umano su sei, nel mondo, vive in una baraccopoli. In Italia sono almeno 53 mila le persone che, secondo l’Istat, abitano nei cosiddetti «alloggi di altro tipo», diversi dalle case. Cantine, roulotte, automobili e soprattutto baracche. Le storie di questi cittadini invisibili (e italianissimi) sono raccontate nel documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, in onda domenica sera alle 21,15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Le baraccopoli sono non luoghi popolati da un’umanità sconfitta e spesso rassegnata. Donne, uomini, bambini, anziani. Vittime della crisi economica o di circostanze avverse. Vivono in stamberghe all’interno di moderni ghetti al confine con quella parte di città degna di questo nome. Di là dal muro la civiltà. Da questo lato fango, calcinacci, muffa, immondizia, fogne a cielo aperto. A Messina le abitazioni di fortuna risalgono ad oltre un secolo fa, quando il terremoto del 1908 rase al suolo la città. Qui l’emergenza è diventata quotidianità. Fondo Fucile, Giostra, Camaro San Paolo. Eccoli i rioni del girone infernale dei diseredati. Legambiente ha censito più di 3 mila baracche e altrettante famiglie. I topi, invece, sono ben di più. A Lamezia Terme oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica. Tra loro c’è Cosimo, che vorrebbe andare via: «Non per me, ma per mio figlio, ha subìto un trapianto di fegato». A Foggia gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono nei container di 24 mq. Andrea abita invece nelle casette di San Polino a Brescia, dove un prefabbricato fatiscente è diventato la sua dimora forzata: «Facevo l’autotrasportatore. Dopo due ictus ho perso patente e lavoro. I miei figli non sanno che abito qui. Non mi è rimasto nulla, nemmeno la dignità». Sognando un balcone «Il mio sogno? È un balcone dove stendere la biancheria», dice la signora Caterina nIl documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, andrà in onda domani sera alle 21.15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Su Sky Atlantic Il documentario 3 domande a Sergio Ramazzotti registra e fotografo “Così ho immortalato la vita dentro quelle catapecchie” Chi sono gli abitanti delle baraccopoli? «Sono cittadini italiani, spesso finiti lì per caso. Magari dopo aver perso il lavoro o aver divorziato». Quali sono i tratti comuni? «Chi finisce in una baracca attraversa fasi simili a quelle dei malati di cancro. Prima lo stupore, poi la rabbia, il tentativo di scendere a patti con la realtà, la depressione, infine la rassegnazione». Cosa ci insegnano queste persone? «È destabilizzante raccontare donne e uomini caduti in disgrazia con tanta rapidità. Sono individui come noi. La verità è che può succedere a chiunque». Baraccopolid’Italia

01.03.17

GLI ITALIANI AIUTANO più FACILMENTE GLI EXTRACOMUNITARI RISPETTO AGLI ITALIANI.

 

 

 

SE VUOI SCRIVERTI UN BREVETTO CONSULTA dm.13.01.10 n33

13/01/2010 - Decreto ministeriale del 13 gennaio 2010, n. 33 - Uibm

 

 

 

CORRISPONDENZA sulla Xylella fastidiosa con la UE luglio 2018

XYLELLA\18-07-31-ARES 4037967.pdf

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Mutui, la prova della truffa Via a rimborsi per 16 miliardi

Dopo tre anni ecco la sentenza Ue sull'Euribor truccato da banche estere. Ma si può far causa pure alle italiane

Giuseppe Marino - Sab, 19/11/2016 - 15:52

La Commissione europea, tre anni dopo aver condannato quattro tra le più grandi banche europee per aver truccato il tasso di interesse che incide sui mutui di milioni di cittadini europei, ha finalmente tolto il segreto al testo della sentenza. E quel documento di trenta pagine potrebbe valere, solo per gli italiani che hanno un mutuo sulle spalle, ben 16 miliardi di euro di rimborsi da chiedere alle banche.

La storia parte con la scoperta di un'intesa restrittiva della concorrenza, ovvero un cartello, tra le principali banche europee. Lo scopo, secondo l'Antitrust europeo, era di manipolare a proprio vantaggio il corso dell'Euribor, il tasso di interesse che funge da riferimento per un mercato di prodotti finanziari che vale 400mila miliardi di euro. Tra questi ci sono i mutui di 2,5 milioni di italiani, per un controvalore complessivo stimabile in oltre 200 miliardi. L'Euribor viene calcolato giorno per giorno con un sondaggio telefonico tra 44 grandi banche europee, che comunicano che tasso di interesse applicano in quel momento per i prestiti tra banche. Il risultato del sondaggio viene comunicato all'agenzia Thomson Reuters che poi comunica il valore dell'Euribor agli operatori e al pubblico. L'Antitrust ha scoperto che alcune grandi banche, tra il 2005 e il 2008, si erano messe d'accordo per falsare i valori comunicati e manipolare il valore del tasso secondo la propria convenienza. «Alcune volte, -recita la sentenza che il Giornale ha potuto visionare- certi trader (omissis...) comunicavano e/o ricevevano preferenze per un settaggio a valore costante, basso o alto di certi valori Euribor. Queste preferenze andavano a dipendere dalle proprie posizioni commerciali ed esposizioni»

Il risultato ovviamente si è riflettuto sui mutui degli ignari cittadini di tutta Europa, che però finora avevano le unghie spuntate. Un avvocato di Sassari, Andrea Sorgentone, legato all'associazione Sos Utenti, ha subissato la Commissione di ricorsi per farsi consegnare il testo della sentenza dell'Antitrust che condanna Deutsche Bank, Société Genéralé, Rbs e Barclay's a pagare in totale una multa di oltre un miliardo di euro.

La Ue ha sempre rifiutato adducendo problemi di riservatezza delle banche, ma alla fine l'avvocato ha ottenuto una copia della sentenza, seppur in parte «censurata». E ora il conto potrebbe salire. E non solo per quelle direttamente coinvolte, perché il tasso alterato veniva applicato ai mutui variabili da tutte le banche, anche le italiane, che ora potrebbero dover pagare il conto dei trucchi di tedesche, francesi e inglesi. Sorgentone si dice convinto di poter ottenere i risarcimenti: «Secondo le stime più attendibili -dice- i mutuatari italiani hanno pagato interessi per 30 miliardi, di cui 16 indebitamente. La sentenza europea è vincolante per i giudici italiani. Ora devono solo quantificare gli interessi che vanno restituiti in ogni rapporto mutuo, leasing, apertura di credito a tasso variabile che ha avuto corso dal 1 settembre 2005 al 31 marzo 2009».

27.01.17

 

 

Come creare un meeting su Zoom? In un periodo in cui è richiesto dalla società il distanziamento sociale, la nota app per le videoconferenze diventa uno strumento importante per molte aziende e privati. Se partecipare a un meeting è un processo estremamente semplice, che non richiede neppure la registrazione al servizio, discorso diverso vale per gli utenti che desiderano creare un meeting su Zoom.

Ecco dunque una semplice guida per semplificare la vita a coloro che hanno intenzione di approcciare alla piattaforma senza confondersi le idee.

Come si crea un meeting su Zoom

Dopo aver scaricato e installato Zoom, e aver effettuato la registrazione, si dovrà dunque effettuare l’accesso premendo Sign In (è possibile loggare direttamente con il proprio account Google o Facebook, comunque). A questo punto, bisogna procedere in questo modo:

  • Fare tap su New Meeting (pulsante arancione)
  • Scegliere se avviare il meeting con la fotocamera accesa o spenta, tramite il toggle Video On
  • Premere Start a Meeting

A questo punto è stata creata la videoconferenza, ma affinché venga avviata è necessario invitare i partecipanti. Per proseguire sarà necessario quindi:

  • Fare tap su Participants (nella parte in basso dello schermo)
  • Premere su Invite
  • Scegliere il mezzo attraverso cui inviare il link di partecipazione ai mittenti (tramite e-mail o messaggio, per esempio)

Una volta invitati gli utenti, chi ha creato il meeting avrà la possibilità di fare tap su ognuno di essi per utilizzare diverse funzioni: per esempio si potranno silenziare, piuttosto che chiedergli di attivare la fotocamera, eccetera.

Zoom, anche su dispositivi mobile

Zoom (immagine: Zoom).

Facendo tap sul pulsante Chats (in basso a sinistra dello schermo), inoltre, si potranno inviare messaggi di testo a tutti i partecipanti o solo a uno di essi. Una volta terminata la videoconferenza, la si potrà chiudere facendo tap sulla scritta rossa End in alto a destra: si potrà in ultimo scegliere se lasciare il meeting (Leave Meeting), permettendo agli altri di continuare a interagire, o se scollegare tutti (End Meeting).

 

 

Windows File Recovery recupera i file cancellati per sbaglio

È la prima app di questo tipo realizzata direttamente da Microsoft.

A tutti - beh, a quanti non hanno un backup efficiente - sarà capitato di cancellare per errore un file, non solo mettendolo nel Cestino, ma facendolo sparire apparentemente per sempre.

Recuperare i file cancellati ha tante più possibilità di riuscire quanto meno la zona occupata da quei file è stata sovrascritta, ed è un lavoro per software specializzati.

Fino a oggi, l'unica possibilità per i sistemi Windows era scegliere programmi di terze parti. Ora Microsoft ha rilasciato una piccola utility che si occupa proprio del recupero dei file.

Si chiama Windows File Recovery ed è disponibile gratuitamente sul Microsoft Store.

Si tratta di un programma privo di interfaccia grafica: per adoperarlo bisogna quindi superare la diffidenza per la linea di comando che alberga in molti utenti di Windows.

L'utility ha tre modalità base di funzionamento. Default, suggerita per i drive Ntfs, si rivolge alla Master File Table (MFT) per individuare i segmenti dei file. Segment fa a meno della MFT e si basa invece sul rilevamento dei segmenti (che contengono informazioni come il nome, la data, il tipo di file e via di seguito). Signature, infine, si basa sul tipo di file: non avendo a disposizione altre informazioni, cerca tutti i file di quel tipo (Microsoft consiglia questo sistema per le unità esterne come chiavette Usb e schede SD).

Windows File Recovery è in grado di tentare il recupero da diversi filesystem - quali Ntfs, exFat e ReFS - e per apprendere il suo utilizzo Microsoft ha messo a disposizione una pagina d'aiuto (in inglese) sul sito ufficiale.

Qui sotto, alcune schermate di Windows File Recovery.

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Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28141

 

Bloatbox ripulisce Windows 10 dalle app indesiderate

Bastano pochi clic per eliminare tutto il bloatware preinstallato.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28201

Non si può dire che Windows 10 sia un sistema operativo essenziale: ogni nuova installazione porta con sé, insieme al sistema vero e proprio, tutta una serie di applicazioni che per la maggior parte degli utenti si rivelano inutili, se non fastidiose, senza contare le aggiunte dei singoli produttori di Pc.

Rimuoverle a mano una a una è un compito tedioso, ma esiste una piccola applicazione che facilita l'intera operazione: Bloatbox.

Nata come estensione per Spydish, app utile per gestire le informazioni condivise con Microsoft da Windows 10 e più in generale le impostazioni del sistema che coinvolgono la privacy, è poi diventata un software a sé.

Il motivo è un po' la medesima ragione di vita di Bloatbox: non rendere Spydish troppo "grasso" (bloated), ossia ricco di funzioni che, per quanto utili, vadano a incidere sulla possibilità di avere un'applicazione compatta, efficiente e facile da usare.

Bloatbox si scarica da GitHub sotto forma di archivio .zip da estrarre sul Pc. Una volta compiuta questa operazione non resta altro da fare che cliccare due volte sul file Bloatbox.exe per avviare l'app.

La finestra principale mostra sulla sinistra una colonna in cui è presente la lista di tutte le app installate in Windows, tra cui anche quelle che normalmente non si possono disinstallare - come il Meteo, Microsoft News e via di seguito - e quelle installate dal produttore del computer.

Ciò che occorre fare è selezionare quelle app che si intende rimuovere e, quando si è soddisfatti, premere il pulsante , che le aggiungerà alla colonna di destra, dove si trovano tutte le app condannate alla cancellazione.

A questo punto si può premere il pulsante Uninstall, posto nella parte inferiore della colonna centrale, e il processo di disinstallazione inizierà.

L'ultima versione al momento in cui scriviamo mostra anche, nella colonna di destra di un pratico link per effettuare una "pulizia generale" di una nuova installazione di Windows 10, identificato dalla dicitura Start fresh if your Windows 10 is loaded with bloat....

Cliccandolo, verranno aggiunte all'elenco di eliminazione tutte le app preinstallate e considerate bloatware. Chiaramente l'elenco può essere personalizzato a piacere rimuovendo da esso le app che si intende tenere tramite il pulsante Remove selected.

 

 

 

 

Il sito che installa tutte le app essenziali per Windows 10

Bastano pochi clic per ottenere un Pc perfettamente attrezzato, senza dover scaricare ogni singolo software.

Reinstallare il sistema operativo è solo il primo passo, dopo un incidente al Pc che abbia causato la necessità di ripartire da capo, tra quelli necessari per arrivare a riavere un computer perfettamente configurato e utilizzabile.

A quel punto inizia infatti il processo di configurazione e di installazione di tutte quelle grandi e piccole applicazioni che svolgono i vari compiti ai quali il computer è dedicato. Si tratta di un'operazione che può essere lunga e tediosa e che sarebbe bello poter automatizzare.

Una delle alternative migliori da tempo esistente è Ninite, sito che permette di selezionare le app preferite e si occupa di scaricarle e installarle in autonomia.


Da quando però Microsoft ha lanciato un proprio gestore di pacchetti (Winget) sono spuntate delle alternative che a esso si appoggiano e, dato che funziona da linea di comando, dette alternative si occupano di fornire un'interfaccia grafica.

Una delle più interessanti è Winstall, che semplifica l'installazione delle app dai repository messi a disposizione da Microsoft.

Winstall è una Progressive Web Application (Pwa), ossia un sito da visitare con il proprio browser e che permette di scegliere le app da installare sul computer; in questo senso, dal punto di vista dell'uso è molto simile al già citato Ninite.

Diverso è però il funzionamento: se Ninite scarica i singoli installer dei vari programmi, Winstall si appoggia a Winget, che quindi deve essere preventivamente installato sul Pc.

Inoltre offre una propria funzionalità specifica, che il suo sviluppatore ha battezzato Featured Pack.

Si tratta di gruppi di applicazioni unite da un tema o una funzionalità comune (browser, strumenti di sviluppo, software per i giochi) che si possono selezionare tutte insieme; Winstall si occupa quindi di generare il codice da copiare nel Prompt dei Comandi per avviare l'installazione.

In alternativa si può scaricare un file .bat da eseguire, che si occupa di invocare Winget per portare a termine il compito.

I Featured Pack sono infine personalizzabili: gli utenti sono invitati a creare il proprio e a condividerlo.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28369

 

 

 ATTENZIONE MOLTO IMPORTANTE PER LA TUA SALUTE :

 La tecnologia di riferimento per le Cellule Tumorali Circolanti 

               http://www.isetbyrarecells.com/faq/

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.it