ECONOMIA
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

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DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 01.12.15

4) Processo MPS SIENA MI 27.11.15.

5) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 19.11.16 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

ECONOMIA
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 01.12.15

4) Processo MPS SIENA MI 27.11.15.

5) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 19.11.16 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

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Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

Blitz quotidiano

ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

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PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013. rai·12,366 videos.
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 VEDI AGGIORNAMENTI ANNUALI

 

  

 

- MODIANO ALLA PRESIDENZA DI NOMISMA...
Da "La Stampa" -
Pietro Modiano è stato nominato presidente e ad di Nomisma, il pensatoio bolognese sull'economia e la politica. Modiano, attuale presidente della Carlo Tassara (holding del finanziere Romain Zaleski), è stato eletto dall'assemblea dei soci di Nomisma che ha nominato il nuovo cda. Modiano prende il posto di Gualtiero Tamburini che ha guidato il centro nel triennio 2007-2009. Modiano sarà affiancato, in qualità di vice presidente, da Luciano sita, già presidente di Granarolo.

 

Modiano ha accettato l'incarico col progetto di riportare Nomisma al centro del dibattito su economia e politica. Un «nuovo ciclo» che veda Nomisma, ha detto Modiano «elemento centrale di ricerca, studi e proposte di politica economica e industriale in Italia, punto di riferimento per la classe dirigente».

- IL MATTONE IN GRAN BRETAGNA RISCHIA UN NUOVO CROLLO...
Da "La Stampa"
- Nel Regno Unito, gli acquirenti di immobili navigano ancora in acque perigliose. La ripresa iniziata a febbraio dell'anno scorso ha risollevato i prezzi medi delle case, che oggi si attestano intorno al 10% meno del picco raggiunto nell'ottobre 2007. Ma è probabile che, con la legge di bilancio che sarà presentata a giugno dalla nuova coalizione di governo, nuovi pericoli siano in agguato.

Il mercato immobiliare è ancora instabile. Nonostante la tendenza generale al rialzo, i dati di Halifax segnalano una diminuzione dei prezzi nei mesi di febbraio e aprile. I quartieri più esclusivi di Londra hanno visto un pieno recupero dei valori originari, perché la persistenza dei bonus bancari e l'afflusso di greci facoltosi in fuga dai problemi nazionali hanno generato una domanda sostenuta. In altre zone, i prezzi sono rimasti pressoché stazionari.

 

Gli ultimi indicatori appaiono negativi. Secondo Rics, lo scorso autunno le richieste di acquisto erano di gran lunga superiori a quelle di vendita. Oggi questa tendenza si è attenuata e gli ultimi dati sulle approvazioni dei mutui segnalano un calo trimestrale del 18%. Anche se la domanda dovesse riprendere a pieno ritmo, la disponibilità di credito resterà scarsa: l'anno prossimo, infatti, le banche inglesi dovranno far fronte a esigenze di finanziamento per 300 miliardi di sterline quando il governo ritirerà le attuali misure a sostegno della liquidità.

Molti mutuatari superindebitati sono riusciti a evitare l'insolvenza solo grazie ai tassi di interesse estremamente bassi. Se dovessero perdere il lavoro - o se la sterlina si indebolisse e l'inflazione iniziasse a salire in altri comparti dell'economia, spingendo i prezzi al rialzo - la conseguenza potrebbe essere un'ondata di vendite giudiziarie. La scarsità dell'offerta potrà forse tenere a galla le quotazioni nei quartieri più prestigiosi di Londra, ma l'indebolimento dell'euro - e il conseguente calo di fiducia degli acquirenti esteri - non sarà certo d'aiuto. Le recenti flessioni dei prezzi sul mercato immobiliare inglese

MARCEGAGLIA, AGENZIE RATING HANNO PERSO CREDIBILITA'...
(Adnkronos)-
'Le agenzie di rating hanno perso credibilita'. Ancora una volta si stanno rivelando specialiste in autopsie'. E' la denuncia mossa, tra gli applausi della platea, dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, alle agenzie di rating che 'hanno svolto un ruolo determinante nel favorire il collocamento di carta tossica, alla quale attribuivano il massimo giudizio per guadagnare grasse commissioni dagli emittenti'.

BORSA SHANGAY

'Vi sono stati clamorosi errori nella valutazione del debito privato - ha detto - che hanno suscitato molti sospetti di conflitto di interessi, come nei casi Enron e Lehman, e da noi Cirio e Parmalat. A questi si sommano oggi intempestive e devastanti valutazioni sui debiti pubblici, che hanno accentuato gli attacchi dei mercati. Cosi' viene dissipata la fiducia faticosamente ristabilita' e messa a rischio la ripresa'.

5- MANOVRA: PICCOLE FONDAZIONI CON CONTROLLO SU BANCHE VIGILATE DAL TESORO...
Radiocor -
Le piccole Fondazioni che controllano, direttamente o indirettamente, banche o concorrono al loro controllo 'attraverso patti di sindacati o accordi di qualunque tipo' continueranno ad essere vigilate dal Tesoro 'anche dopo l'istituzione di una nuova Autorita' di controllo'. Lo stabilisce l'articolo 52 della manovra approvata dal Governo. Il decreto legge, ormai definito, e' composto da 54 articoli e 3 allegati.

 

- STORICO SORPASSO A WALL STREET APPLE VALE PIÙ DI MICROSOFT...
Da "la Stampa" -
Spinta dal successo mondiale del suo prodotto di punta iPad, la Apple scavalca la Microsoft come prima fra le società tecnologiche per capitalizzazione, conquistando anche il secondo posto assoluto fra le aziende americane dopo ExxonMobil. Il balzo di Apple rappresenta un momento storico e indica un netto cambiamento culturale, con i gusti dei consumatori che hanno preso il sopravvento e sono divenuti il motore dello sviluppo tecnologico.

Apple ha chiuso la seduta in borsa in calo dell'1,1% a 222,1 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. Ma questa flessione non l'ha penalizzata, perché Microsoft ha archiviato le contrattazioni lasciando sul terreno il 4% a 219,2 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Il sorpasso della società di Cupertino è avvenuto poco dopo le 14,30 locali (ore 20,30 italiane) con Apple che, in progresso dell'1,8%, raggiungeva una capitalizzazione di mercato di 227,1 miliardi di dollari. Negli stessi minuti Microsoft cedeva l'1% a 226,3 miliardi di dollari. In marzo Microsoft superava ancora Apple di 50 miliardi di dollari per valore in borsa. L'unica società americana che continua a valere più di Apple è ExxonMobil, che vanta una capitalizzazione di 282 miliardi.

LEHMAN BROTHERS: FA CAUSA A JPMORGAN PER MILIARDI DI DOLLARI...
Radiocor -
Lehman Brothers Holdings e un gruppo di investitori non assicurati hanno intentato causa contro JpMorgan Chase, sostenendo che la banca avrebbe illegalmente sottratto miliardi di dollari a Lehman, chiedendo eccessive garanzie collaterali a copertura del rischio. Questo sarebbe successo nel settembre 2008, nei giorni immediatamente precedenti al fallimento di Lehman, il maggiore della storia americana.

Secondo la causa depositata al tribunale fallimentare di New York, un documento di 66 pagine, l'amministratore delegato di JpMorgan Jamie Dimon e altri dirigenti avrebbero utilizzato notizie interne in proprio possesso per mettere JpMorgan in posizione privilegiata rispetto agli altri creditori di Lehman, mentre le condizioni di quest'ultima andavano deteriorandosi.

JpMorgan avrebbe chiesto 8,6 miliardi di dollari di garanzie collaterali e, in questo modo, si sarebbe messa al riparo dall'esposizione a un eventuale fallimento di Lehman, ma avrebbe anche contribuito ad alimentare la crisi di liquidita' che ha portato al collasso dell'istituto. I curatori fallimentari sperano cosi' di recuperare miliardi di dollari, chiedendo la restituzione degli 8,6 miliardi e il pagamento di danni.

TOYOTA PUNTA SULL'ELETTRICO CON LA TESLA...
Da "Il Sole 24 Ore" - Toyota , leader mondiale nelle auto ibride, fa un passo avanti e scommette sulle emissioni zero. Il gruppo giapponese investirà 50 milioni di dollari per una quota nell'americana Tesla, un'azienda specializzata nei veicoli elettrici di cui è già socia la Daimler.

La dimensione della quota non è stata resa nota; l'accordo prevede che Tesla acquisti da Toyota una fabbrica attualmente chiusa a Fremont in California e la utilizzi per produrre la sua berlina modello S - un impianto che era della Nummi, joint venture tra Toyota e General Motors; l'operazione permetterà di creare 1.000 nuovi posti di lavoro. Toyota e Tesla collaboreranno nello sviluppo di veicoli elettrici e di componenti; la casa nipponica punta a lanciare un'auto interamente elettrica nel 2012.

 

7 - HINDUYA RILEVA IL PRIVATE BANKING DI KBC...
Da "Il Sole 24 Ore" - La banca indiana Hinduya, gestita dai due fratelli miliardari Srichand e Gopichand Hinduya, ha acquistato dalla banca belga Kbc l'unità di private banking Kbl per 1,35 miliardi di euro.

IL SALE DI CONTINENTAL SULLA FERITA AIR FRANCE...
Da "Il Sole 24 Ore" - Bagarre nei cieli tra Continental Airlines e Air France per la trage-dia del Concorde nel 2000. La compagnia aerea americana ha denunciato i francesi per ostruzione della giustizia: sarebbero responsabili, a suo avviso, della sospetta sparizione di documenti sullo stato del velivolo. Ma Air France non ci sta: se è vero che i documenti originali mancano, replica, i dati che contenevano sono stati ricalcolati con esattezza. La posta in gioco è alta: il tribunale transalpino di Pontoise dovrebbe dire l'ultima parola sull'incidente avvenuto all'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, quando il 25 luglio di dieci anni fa un Concorde diretto a New York si schianto' durante il decollo facendo 113 vittime.Stando finora all'accusa,sarebbe la Continental ad avere le maggiori responsabilità: un suo DC 10 in difetto di manutenzione, decollato poco prima del volo fatale, avrebbe perso una lamella in titanio sulla pista provocando il disastro.

9 - CASA A BUON MERCATO CON BOX A INDIANAPOLIS...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - La caduta dei prezzi degli immobili di New York è stata consistente, ma comprare casa nella "grande mela" non è molto più semplice del passato. Il prezzo medio delle case, secondo la National Association of Homebuilders, è sceso da 500 mila a 426 mila dollari ma la remunerazione media delle famiglie nell'area metropolitana di New York non arriva a 65 mila dollari.

A tre anni dallo scoppio della bolla dei subprime, la classifica delle città americane in cui è oggi più facile comprare casa è guidata da Indianapolis. La 33 esima città americana per dimensione ha un pezzo medio delle case di 96 mila dollari a fronte di un reddito medio delle famiglie che si attesta a 68.700 dollari. Insomma, mediamente si guadagna un po' meglio che a New York e la casa costa un quinto. Non sarà Manhattan, ma per chi ama le automobili e la "500 Miglia" è un posto più accessibile.

 

- L'IPHONE DI APPLE VA A SCONTO IN CINA...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - In Cina l'iPhone si vende a prezzi di saldo. Dopo mesi deludenti per la commercializzazione dell'apparecchio (tanto desiderato in Occidente quanto poco apprezzato nella Repubblica Popolare) l'unico operatore convenzionato con Apple, China Unicom, ha deciso di dare una svolta alle proprie strategie di marketing.

La compagnia cinese, partecipata dalla spagnola Telefonica, metterà sul piatto fino a5 miliardi di yuan (quasi 600 milioni di euro) per abbattere il prezzo di vendita e convincere almeno una parte dei 10 milioni di abbonati che costituiscono il suo ambizioso target per il 2010.Un'impresa non facile visto che i concorrenti sono parecchio agguerriti. China Mobile, il primo operatore di cellulari del paese, sta preparando infatti la controffensiva: la società è in trattativa con Apple per far commercializzare in esclusiva il nuovo computer portatile iPad.

FIAT, FABBRICHE CHIUSE A FINE GIUGNO...
Da "La Stampa" - Continua il ricorso alla cassa integrazione negli stabilimenti del gruppo Fiat, a causa del calo delle vendite di auto, dopo la fine degli incentivi. Nella settimana a cavallo tra giugno e luglio si fermeranno tutte le fabbriche. L'azienda ha comunicato il provvedimento a Mirafiori, a Termini Imerese e a Melfi, mentre è sempre fermo Pomigliano. A Torino la fermata produttiva sarà più lunga per i lavoratori delle linee Multipla, Musa, Punto e Idea, per cui la cassa scatterà già dal 21 giugno (per i 670 lavoratori della Multipla a partire dal 16). A causa di una fermata dello stabilimento polacco di Tychy ci sarà lunedì uno stop delle ex Meccaniche di Mirafiori, per tutti e tre i turni.

 

- IL FINANZIERE BOLLORÉ: «COMPRO GENERALI, NON CEDO MEDIOBANCA»...
Da "La Stampa" - Vincent Bolloré ha in mano lo 0,06% di Generali e non pensa di uscire da Mediobanca. Il finanziere francese, dopo aver comunicato mercoledì di aver comprato, il 14 maggio, lo 0,02% di Trieste (325.000 titoli per un controvalore di 4,8 milioni), è tornato a fare shopping. «Ho già acquistato circa un milione di titoli Generali. È un segnale di fiducia nella compagnia», ha affermato Bolloré, da meno di un mese vicepresidente del gruppo assicurativo triestino.

 

- «IL GRUPPO COPPOLA CONTINUA A OPERARE»...
Da "La Stampa" - Dopo le notizie apparse nei giorni scorsi, il gruppo che fa capo all'immobiliarista Danilo Coppola precisa di non aver subìto alcun crac: continua a svolgere la sua attività e «le indagini hanno riguardato esclusivamente alcune società di scopo». Inoltre i finanziamenti erogati dalla Bim al Gruppo, oltre che garantiti erano «supportati da titoli di Stato di valore ampiamente superiore a 150 milioni di euro».24-05-2010]

 

 

FONDAZIONI: EMANUELE (F.ROMA), DAL TESORO UNA FORZATURA SUL CONTROLLO...
Radiocor - 'Una forzatura della Legge Ciampi'. Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Roma, critica aspramente il provvedimento contenuto nella manovra correttiva dei conti pubblici che interpreta 'in maniera del tutto arbitraria' la legge Ciampi che disciplina le Fondazioni ex bancarie e che mira a confermare al ministero dell'Economia la vigilanza anche sulle Fondazioni che hanno dismesso il controllo della banca conferitaria.

'La verita' - spiega Emanuele a Radiocor - e' che il ministero dell'Economia tenta di tenere il controllo del sistema delle Fondazioni per influire attraverso di esso sul sistema bancario, nonche' indurre le Fondazioni a intervenire in soccorso del Governo attraverso iniziative quali la Cassa Depositi e Prestiti o altro'.

Emanuele, che e' vice presidente dell'Acri, e' sempre stato contrario all'ingresso nell'azionariato della Cassa spa da parte delle Fondazioni, convinto che gli enti di origine bancaria debbano uscire dalle banche e concentrare la propria az ione sul non profit. La Fondazione Roma, che dopo la fusione di Capitalia in Unicredit ha mantenuto una quota minima nella banca destinata a essere dismessa, ha ottenuto a dicembre una sentenza del Tar del Lazio che le ha dato ragione, contro il ministero di via XX Settembre, dichiarando, ricorda Emanuele, che 'laddove non si ravvisi il possesso di una partecipazione di controllo, le Fondazioni debbano ricadere sotto il controllo delle Prefetture e non del ministero dell'Economia'. 28-05-2010]

 

 

 

 

 

 

 

 

SE ARPE E BRAGGIOTTI TORNASSERO A DIALOGARE...
Al. G. per "il Sole 24 Ore" - Pochi mesi fa, poco prima della fine del 2009, Matteo Arpe e Gerardo Braggiotti si sono visti per esplorare l'ipotesi di un'aggregazione tra Banca Profilo (che fa capo ad Arpe) e Banca Leonardo (che fa capo a Braggiotti). Non se ne è fatto nulla, perché Leonardo era troppo patrimonializzata. E il merger non sarebbe stato tra "pari". Nel frattempo Leonardo ha rimborsato parte del capitale agli azionisti.

Eora l'unione sarebbe più fattibile. È noto che Braggiotti vorrebbe ridurre le cariche operative, dedicandosi a un ruolo più istituzionale e da deal maker. E vedrebbe bene Arpe come suo socio e co-head operativo, dopo la proficua collaborazione ai tempi della comune presenza in Mediobanca. Il dialogo interrotto pochi mesi fa potrebbe riprendere ora su basi nuove? Difficile dirlo.In teoria, la crisi dei mercati potrebbe rendere più conveniente l'unione delle due realtà.

Creando una piccola Mediobanca. Sia Profilo che Leonardo, però, a differenza di molte realtà che arrancano, hanno idee, forza e solidità per proseguire da sole. E giocare un ruolo da polo attrattivo per le realtà del settore del private e investment banking. Molti competitors, soprattutto tra le controllate delle banche popolari, sono in difficoltà. Profilo e Leonardo no. Guardano e aspettano. Certo che se riprendessero a dialogare...

02.06.10

 

  LA FEDERAZIONE EUROPEA DEI COSTRUTTORI NOMINERÀ PRESIDENTE LUISA TODINI, L'INCANTEVOLE BERLUSCHINA CHE NEL SETTEMBRE DELL'ANNO SCORSO MOLLÒ IL SUO IMPERO TRA LE BRACCIA DELL'IMPRESA SALINI ALTRIMENTI AVREBBE RISCHIATO GROSSO PER I CIRCA 200 MILIONI DI DEBITI ACCUMULATI
C'è da scommettere che all'Assemblea di Confindustria di giovedì all'Auditorium, uno dei personaggi più fotografati sarà Luisa Todini, che ai fotografi appare di gran lunga più bella di Massimo Calearo e Luigino Abete.

 

Al termine dei lavori la 44enne imprenditrice di Perugia correrà a Fiumicino per imbarcarsi destinazione Cipro. Qui il giorno dopo sarà accolta dagli 11 membri della Federazione europea dei costruttori che in un hotel di Limassol, il capoluogo dell'isola, la nomineranno presidente della loro organizzazione.

A questa medaglia la boccoluta Luisa tiene molto di più che agli incarichi offerti dal Cavaliere di Arcore che l'avrebbe preferita di gran lunga alla massaia ammodernata Renata Polverini, e avrebbe addirittura ipotizzato di sistemarla al posto di Sciaboletta Scajola.

 

Francamente non c'è alcuna conferma che l'incarico ministeriale le sia stato offerto in maniera almeno ufficiosa, ma l'esponente di Forza Italia fa parte di quella galleria femminile che negli ultimi anni ha colpito ripetutamente la fantasia del premier. La fortuna della Todini è in gran parte simile a quella della povera Polverini ed è legata alle comparsate nel salotto del bravo ragazzo con il volto da seminarista onanista che si chiama Giovanni Floris.

 

Ciò non toglie che l'amore per i cantieri e l'odore del cemento siano per la fanciulla un richiamo irresistibile. La Todini è una figlia d'arte che ha raccolto l'eredità del padre costruttore, un uomo incappato in qualche incidente giudiziario ma capace di costruire un piccolo impero.

A onor del vero va detto che la figliola quest'impero ha dovuto portarlo nel settembre dell'anno scorso tra le braccia dell'impresa Salini altrimenti avrebbe rischiato grosso per i circa 200 milioni di debiti accumulati. Nonostante questi precedenti i costruttori europei venerdì mattina le daranno la medaglietta da presidente pregandola di resistere alle lusinghe della politica.

 

 

 

TODINI REAL GARDEN – L’IMPRENDITRICE CHE IL BANANA AVREBBE VOLUTO GOVERNATRICE DEL LAZIO SI FA UNA VILLA NEL CUORE DI VILLA ADA – IN CORSO LA RISTRUTTURAZIONE DEL RUDERE CHE ALE-DANNO HA VENDUTO ALLA SALINI CHE A SUA VOLTA L’HA CEDUTO ALLA COSTRUTTRICE - RESIDENTI FURIOSI CON L’IMPRESA: DIVELTA LA CICLABILE, TOLTI I CARTELLI, CAMION SULL´ERBA – MA PUÒ IL COMUNE DISSEQUESTRARE UN IMMOBILE NEL BEL MEZZO DI UN’AREA VERDE E VENDERLO AD UN PRIVATO? A QUANTO PARE SÌ... aria Elena Vincenzi per "la Repubblica - Roma"

 

All´improvviso in un parco può anche spuntare una casa. Meglio, si può prendere un rudere fino a poco tempo fa sequestrato e trasformarlo in una villa immersa nel verde. E può anche succedere, come conseguenza, che per i lavori e, poi, per l´accesso all´immobile si costruisca una strada senza autorizzazione.

Succede al parco Rabin, area verde nel cuore dei Parioli, estrema appendice di Villa Ada a pochi passi dalla Luiss e dal comando generale dell´Arma di carabinieri. Un giardino in cui, a tutte le ore del giorno, i residenti della zona si concedono un po´ di relax, a volta in compagnia dei loro bambini. Ed è proprio al confine con l´area gioco per i più piccoli che, da qualche tempo, è spuntata una villa.

 

Nel bel mezzo del parco. I lavori sono ancora in corso e non si sa quale sia la destinazione d´uso finale. Una cosa è certa, come spiega il cartello: la proprietà. Che è di Luisa Todini, imprenditrice romana, che, fino a qualche giorno fa era addirittura in lizza per la successione di Scajola al Ministero per le attività produttive. Un terreno comunale, ovviamente, che, però, è stato venduto dal Comune alla Salini che, poi, ha venduto alla costruttrice. E la domanda è lecita: può l´amministrazione decidere di dissequestrare un immobile nel bel mezzo di un´area verde e venderlo ad un privato? A quanto pare sì.

 

E non è l´unica concessione che si fa da queste parti. Oltre alla villa, da qualche tempo si è creata anche una strada per facilitare l´accesso agli autocarri dell´impresa. Un passaggio che unisce via Panama a via del Canneto e, quindi, a viale Romania.

Che la "scorciatoia" sia pericolosa per via dei ciottoli enormi, è solo un dettaglio. Quello che importa è che, per costruire questo accesso ad hoc, sono stati divelti i paletti che delimitano la pista ciclabile e i paletti delle indicazioni stradali. E ancora: a questo varco è già stato attribuito un numero civico, 29A, scritto con il pennello, ed è lì che il percorso per le due ruote e il marciapiedi si interrompono senza alcuna segnalazione. Non un avviso, né un passo carrabile. Ma solo camion parcheggiati sull´erba verde del parco.

 

Insomma, i misteri sembrano essere parecchi. La certezza è una sola: questa storia della casa della Todini non piace ai frequentatori del parco. L´area accanto al cantiere è stata recintata e, sul nastro arancione, è comparso un cartello: "Divieto di accesso e sosta". Firmato: Associazione amici del Parco Rabin. Un avviso in attesa che le autorità intervengano per la salvaguardia del verde. [27-05-2010]

la Casa NEL CUORE DI VILLA ADA di Luisa Todini - L´imprenditrice assicura che è tutto in regola, che nulla è stato violato: "PERMESSI REGOLARI" - "L´IMMOBILE È STATO CARTOLARIZZATO NEL 2006 DA UNA SOCIETÀ DEL CAMPIDOGLIO" - Intanto, gli agenti scrivono verbali, i politici di maggioranza difendono la "casa" della todini, quelli di opposizione si indignanoMaria Elena Vincenzi per "la Repubblica - Roma"

Casa nel verde di Luisa Todini. L´imprenditrice assicura che è tutto in regola, che nulla è stato violato. I carabinieri si preoccupano e scrivono al comandante del II gruppo dei vigili urbani che li rassicura: «Nessuna illegittimità». Intanto, però, gli agenti scrivono verbali, i politici di maggioranza difendono la «casa» dell´imprenditrice, quelli di opposizione si indignano. E alcuni aspetti poco chiari restano.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto l´interessata, l´imprenditrice romana. Una lettera a punti in cui la costruttrice precisa la situazione. Partendo dall´immobile che, dice Luisa Todini, «esiste dal 1967 ed era di proprietà del Comune, mantenuta per decenni in uno stato di degrado.

Nel 2006 la Campidoglio Finance S. r. l., società operante per conto del Comune di Roma nell´ambito di un´operazione di cartolarizzazione, a una società privata, la Pasquino di Salini Aldo e C., che ha preliminarmente avviato alcuni lavori di manutenzione e presentato domanda di sanatoria per difformità realizzate prima del 1985».

Nel 2010 la villetta viene comprata dall´imprenditrice che avvia «l´iter per l´ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie». Così la strada che, si legge nella nota, «da decenni collega via del Canneto a via Panama costituisce servitù di passaggio pedonale e carrabile, per destinazione del padre di famiglia, a favore della casa.

Si tratta di una strada pubblica. Fuorviante - conclude - è l´affermazione secondo cui sarebbero stati divelti i cartelli stradali e i parapedonali. La mia intenzione è quella di riqualificare l´immobile per uso privato contribuendo al miglioramento architettonico ed estetico dell´intera area».

Insomma, nessuna irregolarità, secondo la costruttrice. Tesi che viene avallata anche dall´assessore al Patrimonio, Alfredo Antoniozzi: «Questo edificio fu inserito nell´operazione di cartolarizzazione della giunta Veltroni». E dal comandante della polizia municipale del II Gruppo, Maurizio Sozi, che ribadisce: «Tutto in regola». Anche, se stando ai rumors del quartiere i suoi agenti non sono proprio d´accordo e stanno preparando alcuni documenti in cui chiedono spiegazioni.

Spiegazioni sulla mancanza di segnaletica, sul fatto che la strada, senza nome, senza indicazione e senza senso di marcia ma con un numero civico, sbuchi sul marciapiedi e sulla pista ciclabile, sul fatto che i cartelli che un tempo c´erano, ora siano gettati a terra a ridosso della cancellata. Domande a cui qualcuno dovrà rispondere.

Spiegazioni che chiede anche il senatore Pd Roberto Della Seta: «Piacerebbe sapere se nell´autorizzare il progetto decisamente faraonico di ristrutturazione del rudere acquistato dalla Todini in un´area che per buona parte è inserita nel perimetro di Villa Ada, e dunque è di proprietà pubblica e tutelata in forza di almeno una decina di normative diverse, l´amministrazione capitolina si sia preoccupata di più di garantire l´interesse generale o di accontentare un esponente quanto mai autorevole dei «poteri forti» immobiliari.

E perché mai per consentire al nuovo proprietario di ristrutturare l´edificio è stato di fatto impedito ai cittadini l´uso della pista ciclabile?». Mentre il vicepresidente della commissione Ambiente capitolina, Athos De Luca, ha presentato una interrogazione urgente. 28-05-2010]

 

 

 

 

 

REQUISITI DI ONORABILITÀ NEL DOPO SCAJOLA...
R. Sa. per "il Sole 24 Ore" - Con l'uscita di scena del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola si è nuovamente impantanato il decreto sui requisititi di onorabilità degli amministratori assicurativi che doveva essere emanato entro il 30 giugno prossimo. Di rinvio in rinvio sono ormai 5 anni che il decreto latita. La scelta di Scajola sembrava quella di replicare per le compagnie le norme già in vigore per le banche. Peraltro introducendo una fase transitoria che manteneva lo statu quo per gli amministratori già colpiti da condanne in primo grado (ma non definitive).

Una questione che riguarda alcuni esponenti assicurativi tra cui il presidente di Generali Cesare Geronzi e l'ad di Unipol Carlo Cimbri. Per il futuro invece quelle sentenze comporterebbero la sospensione dei manager salvo reintegro da parte dei Cda. Ora del problema si occuperà il successore di Scajola a meno che non intervenga direttamente il presidente del consiglio Silvio Berlusconi che, per il momento, ha mantenuto l'interim del dicastero.

 

 L'ORO DEL RODANO NEI CONTI DELLA BNS...
L. Te. per "il Sole 24 Ore" - Le riserve di metallo nobile, ridotte negli anni ma ancora robuste, hanno dato un forte contributo all'utile della Banca nazionale svizzera, pari a 1,5 miliardi di franchi nel primo trimestre 2010. Il risultato della Bns di un anno prima era stato ancor più eclatante, sempre grazie ai lingotti. Pur diminuendo, l'utile resta elevato, trainato dall'ormai perdurante aumento del prezzo dell'oro, tornato bene-rifugio.

Un'altra buona notizia per la Bns è il contributo positivo dato nel trimestre dal Fondo di stabilizzazione, con cui l'istituto centrale elvetico gestisce i titoli tossici ex Ubs. Il nuovo quadro di mercato ha permesso un allentamento delle tensioni per questi ultimi. Ironia della sorte, la nota dolente per la Bns è la forza eccessiva del franco sull'euro. L'istituto è pieno di euro acquistati proprio per limitare il rafforzamento del franco e questo le ha procurato una riga negativa nei conti. Insomma, la Bns subisce la discesa del valore dell'euro. Ma si consola con l'oro. Vecchia passione. 17-05-2010]

CITYLIFE: IN EXTREMIS LIGRESTI SCENDE IN CAMPO PER LA QUOTA LAMARO...
Radiocor - Colpo di scena nella trattativa per l'uscita da Citylife della Lamaro della famiglia Toti. Il gruppo Ligresti, secondo quanto risulta a Radiocor, e' rientrato in extremis nella partita dichiarando l'interesse a sottoscrivere, pro quota, il 20% dell'immobiliarista romano che sembrava ormai destinato a essere ripartito tra gli altri due soci, Generali e Allianz. Se il riassetto prendesse questa strada, le due compagnie assicurative e Ligresti arriverebbero a detenere il 33% a testa della holding a capo del cantiere dell'ex Fiera.

 

La vera casta che costa! - Altro che crisi internazionale e pericolo euro, il Cda delle Generali si occupa dei benefit degli alti dirigenti: Bernheim vuole continuare a prendere 1,5 milioni all’anno, ovvero 4.100 euro al giorno più casa a Venezia, motoscafo in Laguna e ufficio a Parigi. Geronzi invece vuole il jet privato: come Naomi Campbell, non “fly commercial”… Francesco Manacorda per "La Stampa"

C'è - anzi c'è ancora - un caso Bernheim all'ordine del giorno delle Generali. Il consiglio che si è riunito mercoledì per approvare i risultati del primo trimestre e decidere con tre astenuti - i compensi del presidente Cesare Geronzi, si è infatti incagliato proprio sulla somma da corrispondere all'ex presidente francese, ormai presidente onorario.

 

Bernheim dovrebbe avere un vitalizio di 1,5 milioni di euro annui, che in caso di sua scomparsa è reversibile -per il 60%, ossia per circa un milione - a sua moglie. Questo, almeno, prevede una polizza che fu approvata nel 1999, quando il finanziere fu costretto a lasciare il vertice della compagnia triestina. Il trattamento fu approvato all'epoca da una delibera del cda.

Nel 2002 Bernheim rientrò al vertice del Leone e il vitalizio fu sostituito dalla retribuzione. Mercoledì è stata avanzata la proposta di ripristinare il vitalizio del 1999, ma - su proposta del vicepresidente Vincent Bolloré - si è deciso di effettuare ulteriori approfondimenti per capire quali siano le obbligazioni della compagnia nei confronti di Bernheim.

Se infatti la decisione presa nel `99 non fosse più valida, allora si andrebbe verso una nuova delibera che dovrebbe comunque garantire al presidente onorario gli 1,5 milioni annui. Se invece secondo i legali che verranno interpellati la delibera originaria fosse ancora in vigore, allora Bernheim potrebbe in teoria chiedere - finora non lo ha fatto - anche una buonuscita.

 

In questo modo, dunque, il presidente onorario potrebbe assommare altri compensi al vitalizio non da fame - 4.100 euro lordi il giorno, domeniche e festivi compresi - e ai benefit già decisi dal cda. Tra questi il mantenimento dell'ufficio a Parigi e di una casa a Venezia, per la quale paga un affitto di 40 mila euro annui, più un motoscafo a disposizione in Laguna.

Comprensibile, dunque, come finora il riserbo misto forse a qualche imbarazzo - regni sovrano nel cda Generali. Nemmeno su Geronzi, del resto, tutto è filato liscio. In un'ora circa di discussione in cda - assente per evidenti motivi proprio il presidente - si è discusso approfonditamente sia del pacchetto retributivo, che ammonta a poco meno di 3,3 milioni tra emolumenti e gettoni di presenza, ossia la stessa cifra che Geronzi prendeva come presidente di Mediobanca, sia di certi benefit ad esempio l'utilizzo di un jet privato per spostarsi tra Roma, Milano e Trieste - che ad alcuni consiglieri apparivano eccessivi.

Alla fine, comunque, Geronzi, per parafrasare Naomi Campbell non «fly commercial», non utilizzerà voli di linea. Il voto sugli emolumenti, però, non è stato all'unanimità e a dissociarsi non sono stati solo consiglieri di minoranza. Due degli eletti nella lista presentata da Assogestioni, e votata anche dal fondo pensioni di Bankitalia si sono astenuti. Astenuto anche Angelo Miglietta, segretario generale della Fondazione Crt eletto nella lista Mediobanca, perché la retribuzione eccede quanto prevedono le linee guida delle fondazioni. 16-05-2010]

 

 

 

 

 

 

NESTLÉ CAVALCA LA MANIA DELLE CIALDE...
L. Te. Per il "Sole 24 Ore"
- Dal caffè al tè, sempre in capsula. Il colosso alimentare svizzero Nestlé rilancia e dopo Nespresso punta su Special.T., sperando di ripetere il successo. Con quest'ultimo marchio, la multinazionale svizzera commercializzerà dal settembre prossimo, all'inizio soltanto in Francia, foglie tritate di diverse qualità di tè. In un primo momento, il tè in capsula si venderà via internet, poi si vedrà ovunque. Dopo il test francese, il nuovo prodotto potrebbe ovviamente sbarcare su altri mercati europei. Anche per il tè ci vorrà, come già per l'espresso incapsulato, un'apposita macchina. Nespresso ha registrato ben 3 miliardi di franchi di ricavi l'anno scorso, circa un quarto in più rispetto all'anno prima, è un caso di studio. Però ora per Nespresso si affacciano da più parti possibili concorrenti. E Nestlè allora amplia la gamma nel segmento. Tutto in capsula ormai, tranne naturalmente ricavi e profitti.

 

 

 

11- IL MISTERO DEI BTP SCOMPARSI...
Dal "Sole 24 Ore" -
Si lamenta il direttore di una Sim milanese perché non riesce a farsi consegnare i titoli acquistati: dei BTp a scadenza settembre 2020. Dice che è "fuori" per oltre 12 milioni. In un'altra Sim sono "fuori" per quasi 40 milioni: sempre BTp a scadenza 2019, 2020 o 2021.

Le controparti non consegnano i titoli: non li possono consegnare perché qualche grande investitore è andato "corto" di BTp, ossia li ha venduti allo scoperto senza nemmeno farseli prestare. Il disagio dura ormai da giorni e, come racconta il capo del reddito fisso di una grande banca, si sta creando un effetto a catena: perché chi non riceve i titoli è costretto a sua volta a venderli senza poterli consegnare. «Qualcuno è andato pesantemente al ribasso sulle scadenze decennali»,dice l'operatore.Ora è diventato assai difficile trovare titoli a prestito: anche a costi proibitivi, come si capisce dai tassi pretesi che hanno toccato il 3%.

 

 

VODAFONE, DIETRO LA RETE C’è LA CASSA (DEPOSITI E PRESTITI) DI TREMONTI – DOPO IL SORPASSO STORICO SU TELECOM, BERTOLUZZO CADE NELLA RETE: “NEL 2011 SI PUÒ INIZIARE A SCAVARE” – E I SOLDI CHI LI CACCIA? IL SOLITO PANTALONE: “LA PRESENZA DELLA CDP È IMPORTANTISSIMA PERCHÉ STIAMO PARLANDO DI UN’INFRASTRUTTURA STRATEGICA PER IL NOSTRO PAESE. MA IL PROGETTO SARÀ PRESENTATO NEL MOMENTO IN CUI SARÀ SPONSORIZZATO DAL GOVERNOMila Fiordalisi per "Panorama Economy" in edicola domani (anticipata dal "Corriere delle Comunicazioni", www.corrierecomunicazioni.it)

 

"Una sola rete, che si sviluppi in modo graduale e che sia aperta a tutti. E abbiamo già banche e istituti finanziari che ci stanno chiedendo lumi, manifestano interesse, perché chi ragiona con la mentalità dell'infrastruttura la considera un progetto importantissimo. Ovviamente maggiori sono le dimensioni, più è finanziabile. Entro quest'anno vanno definiti gli obiettivi le modalità e le regole. Per iniziare a scavare dal 2001, dopo i test in corso".

 

Paolo Bertoluzzo racconta i progetti di Vodafone Italia in una lunga intervista che sarà pubblicata domani dal settimanale Panorama, visionata in anteprima dal Corriere delle Comunicazioni.

I riflettori sono puntati sul progetto di società della fibra annunciato nei giorni scorsi insieme con Wind e Fastweb ma anche sulla strategia convergente. "La nostra strategia è dare ai nostri clienti servizi che non siano più soltanto mobili ma anche fissi. Per poterlo fare abbiamo bisogno di una rete di grande affidabilità che sia in grado di supportare l'innovazione che ci potrà venire in mente".

 

"Casa, station, prodotti per le aziende: per noi tutto questo è il business della rete fissa. Oggi abbiamo raggiunto una quota di mercato del 10% che significa circa 1,3 milioni di clienti. Per un'azienda forte nella telefonia mobile come Vodafone questa rappresenta un'opportunità di crescita in un momento di discontinuità del mercato: l'esplosione della banda larga".

Bertoluzzo ricorda che nel mobile la banda larga cresce a tassi fra il 30 e il 40% all'anno. E la crescita di quasi il 2% messa a segno dall'azienda "è anche grazie alla banda larga fissa - che ha margini bassi perché paghiamo molto l'accesso alla rete - e mobile, che ha elevata marginalità ma richiede anche grandi investimenti".

 

L'Italia è strategica per il business: "E' il primo Paese europeo per investimenti e nel mondo è seguita solo dall'India, che però ha un miliardo di abitanti. L'Italia è un mercato che ha sempre accolto bene le innovazioni. Ma questa disponibilità rischia di trovare un ostacolo: un'infrastruttura inevitabilmente invecchia".

 

E' la realizzazione dell'infrastruttura a rappresentare il tema più importante nell'agenda. "Di rete in Italia ce ne deve essere una", dice Bertoluzzo che considera i progetti regionali, come ad esempio quello lombardo, "complementari e convergenti". Ma in questa fase "bisogna avere il coraggio di essere flessibili. Quello che non possiamo permetterci è trovarci scelte tecnologiche e modelli di business diversi regione per regione. renderebbe lo sviluppo, la commercializzazione e le gestione dei servizi molto più complessi per gli operatori". Di qui la necessità "di avere una visione strategica d'insieme".

 

Per finanziare la nuova rete Bertoluzzo ritiene che "la presenza della Cassa depositi e prestiti nell'equity e nel debito sia importantissima perché stiamo parlando di un'infrastruttura strategica per il nostro Paese. E tutti gli operatori telefonici sono privati. Ma il progetto sarà presentato alla Cdp nel momento in cui sarà sponsorizzato dal governo".

Il merito al tavolo convocato da Romani "bisogna che il progetto assuma presto un aspetto operativo: importante è riunire subito anche i tecnici per capire come affrontare le tante sfide che il progetto pone". [19-05-2010]

 

 

 

 

 - IMPREGILO: CONTRATTO IN ARABIA SAUDITA DA 70 MILIONI EURO...
(Adnkronos) -
Impregilo realizzera' le 'opere a mare' previste nel progetto di ampliamento della centrale termoelettrica di Qurayyah in Arabia Saudita. Il valore del contratto e' di circa 70 milioni di euro. L'impianto che produce energia elettrica tramite la combustione di gas e petrolio e' situato lungo la costa a circa 100 chilometri a sud della citta' Damman.

Al termine dei lavori di ampliamento, la potenza complessiva installata dell'impianto termoelettrico passera' dagli attuali 1820 Mw a 2600 Mw. In particolare, nell'ambito dei lavori previsti, Impregilo realizzera' il bacino di presa a mare, la stazione di pompaggio, i lavori di protezione della costa adiacente l'impianto per una lunghezza di circa 1,5 chilometri, il canale di scarico a mare della lunghezza di 850 metri. [11-05-2010]

 

 

 

MEDIOBANCA: PER BOLLORE' IL 4,99% VALE 357,6 MILIONI...
Radiocor
- Il gruppo Bollore' ha in bilancio il 4,99% in Mediobanca a un 'valore netto contabile' di 357,6 milioni di euro, in miglioramento dai 295 milioni del 2008, ma ben al di sopra dell'attuale valore di Borsa (circa 275 milioni) e molto lontano dai 610 milioni registrati nei conti 2007. Come emerge inoltre dal bilancio della Financiere de l'Odet, consultato da Radiocor, la partecipazione resta tra i 'valori disponibili per la vendita', come le quote in Vallourec e Gaumont. Il rapporto annuale riferisce anche che la Odet nel 2009 'nell'ambito della distribuzione del dividendo con azioni gratuite, ha percepito altri 2,047 milioni di titoli Mediobanca che non modificano pero' la quota detenuta'.

 

8 - MEDIASET: NEL PRIMO TRIMESTRE 2009 UTILI PER 92,9 MLN...
(Adnkronos)
- Nei primi tre mesi del 2010 Mediaset ha fatto registrare a livello consolidato utili per 92,9 milioni di euro, ricavi netti per 1.119,4 milioni di euro (+17,5%) e un risultato operativo di 199,5 milioni di euro (+44,1%). Per quanto riguarda l'Italia i ricavi netti sono ammontati a 907,9 milioni di euro (+14,5%) e quelli pubblicitari di Publitalia hanno fatto registrare un incremento del 5,2% mentre i ricavi dalla Pay Tv Mediaset Premium sono cresciuti del 59,5%. I costi televisivi sono diminuiti dell' 1,7% e l'utile netto e' stato pari a 65,2 milioni di euro. Sul fronte spagnolo i ricavi pubblicitari di Publiespana sono cresciuti del 30% salendo a 194,2 milioni di euro, l'utile netto e' stato pari a 58,9 milioni di euro rispetto ai 29,3 milioni dei primi tre mesi 2009.

 

10.05.10

 

 

A2A: dossier nucleare al consiglio, ma e' gia' scontro con il Comune (dai giornali)

ENEL: INCENTIVI A RISCHIO, SHARP PRONTA A LASCIARE FOTOVOLTAICO CATANIA...
Radiocor -
E' a rischio il progetto di realizzare la piu' grande fabbrica di pannelli fotovoltaici in Italia, nato dall'accordo tra Enel Green Power, Sharp e STMicroelectronics. Secondo quanto risulta a Radiocor, la giapponese Sharp starebbe per abbandonare il progetto che prevede la costruzione dell'impianto a Catania.

La decisione di abbandonare il nostro paese, secondo fonti vicine all'azienda, sarebbe legata al fatto che l'approvazione dei previsti incentivi, indispensabili per la realizzazione del progetto, non figura all'ordine del giorno della riunione di domani del Cipe, pur avendo l'Agenzia delle Entrate individuato i fondi a copertura gia' il 21 aprile scorso.

10.05.10

 

 

FUSIONE TRA UNITED AIRLINES E CONTINENTAL: NATA LA PRIMA COMPAGNIA AEREA DEL MONDO
E' nata negli Usa la più grande compagnia aerea al mondo, quella derivante dalla fusione delle americane United Airlines e Continental. Il New York Times ha anticipato sul suo sito online che il Consiglio di amministrazione di Ual Corporation, la società che detiene United Airlines ha approvato l'operazione. Continental aveva fatto altrettanto nei giorni scorsi. Secondo fonti citate dal New York Times, l'accordo raggiunto è di 3 miliardi di dollari. Oggi l'annuncio ufficiale.
L'amministratore delegato sarebbe l'attuale ceo di Continental, Jeffery Smisek, mentre la presidenza andrebbe all'ad della United, Glenn Tilton.

 

GOLDMAN: ARRIVA L'APPOGGIO DI WARREN BUFFETT...
(AGI/REUTERS) - Il miliardario Usa Warren Buffett difende Goldman Sachs, accusata di aver frodato gli investitori. Berkshire, la finanziaria di Buffett, controlla 5 miliardi di dollari di azioni privilegiate di Goldman. "Non ho avuto problemi con in fondo Abacus - dice Buffett - e penso di conoscerlo meglio di tanti altri". Inoltre Buffett sostiene di non aver notato nel comportamento di Goldman niente che giustifichi le critiche che si sono sollevate nei suoi confronti.

 

10 - AEDES: CEDUTA 'WILTON 18 SA' PER 20 MILIONI...
(AGI) - Aedes International S.A., societa' interamente controllata da Aedes S.p.A., ha ceduto a Grosvenor Street Trust Company Limited, le quote di Wilton 18 S.A., societa' che detiene l'immobile di pregio in 18 Wilton Crescent a Londra, per un valore complessivo pari a 17,300,000 sterline (circa Euro 20 milioni). "Tale ammontare - si legge in una nota - e' in linea con il valore di mercato dell'immobile, secondo la perizia Reag al 31 dicembre 2009. L'operazione ha consentito di chiudere l'esposizione in sterline sulla societa' Wilton 18 S.A., registrando anche un utile su cambi per circa Euro 280 mila rispetto al 31 dicembre 2009.

Il gruppo Aedes registra, al netto del rimborso del mutuo esistente sull'immobile, un effetto di cassa positivo pari a circa Euro 6,3 milioni, interamente pagati al closing, ed un miglioramento della posizione finanziaria netta di circa Euro 20 milioni". "La cessione di Wilton Crescent - prosegue la nota - rientra nella strategia del piano industriale 2009-2013, finalizzata alla focalizzazione dell'attivita' sul mercato italiano con la conseguente dismissione delle attivita' estere e degli immobili e delle iniziative immobiliari ritenuti non piu' strategici". "Aedes informa, infine, che all'effetto positivo sulla posizione finanziaria netta derivante dall'operazione si aggiunge anche l'effetto positivo derivante dalla riduzione della posizione finanziaria netta di gruppo, a seguito dell'avvenuto rimborso di un credito IVA da parte dell'Agenzia delle Entrate pari a circa Euro 8,8 milioni, che ha consentito il rimborso di un debito bancario pari a Euro 8,5 milioni".

 

11 - SANYO: INVESTIRA' 2 MLD IN BATTERIE RICARICABILI E CELLE SOLARI...
(AGI/REUTERS) - Il gruppo giapponese Sanyo punta a investire 200 miliardi di yen (2,13 miliardi di dollari) nel prossimi tre anni per la produzione di batterie ricaricabili e celle solari. Lo rivela il giornale Nikkei.

12 - LA CIMICE PER BONDI? TELECOM PAGA IL CONTO...
A. Ol. Per "il Sole 24 Ore" - Telecom Italia è uscita, patteggiando, dal procedimento sui dossieraggi illegali curati da Giuliano Tavaroli & C. Ma frequenta ancora le aule del Tribunale in quanto parte civile costituita nel processo penale. Proprio dalla memoria depositata presso il Gup Mariolina Panasiti dagli avvocati del gruppo di tlc, Bruno Cova e Luca Santa Maria, emerge un episodio «paradossale». Ricordate la cimice ritrovata nell'auto dell'allora amministratore delegato Enrico Bondi?

Ebbene anche Bondi, ceo per un anno all'esordio di Olimpia, è stato spiato, insieme con il segretario generale Vittorio Nola e il capo della security di allora Piero Gallina, che proprio per la supposta microspia hanno perso il posto. Ma il bello è che a compensare l'investigatore privato Emanuele Cipriani per il dossier commissionato da Tavaroli (ai tempi ancora a capo della security Pirelli) è stata la stessa Telecom: una robusta parcella da 300mila euro pagata dalla società per sapere cosa faceva il proprio amministratore delegato.

13 - UNA CURA DI CAVALLO PER IL PAZIENTE GRECO...
My. L. Per "il Sole 24 Ore" - N on ha funzionato più di tanto con l'Argentina, certo. Ma la cura di Cavallo - quella cioè proposta dall'ex ministro delle finanze argentino Domingo Cavallo - potrebbe funzionare per la Grecia.Almeno così la pensa Cavallo stesso.L'ex ministro argentino, colui che cercò invano di salvare il Paese sudamericano dal default nel 2001, ieri ha infatti dato al governo greco la sua ricetta anti-crisi: ristrutturare al più presto il debito.

«Consiglierei loro di farlo in modo ordinato - ha suggerito ieri Cavallo intervistato da Bloomberg -, in modo da non correre il rischio che gli aiuti in arrivo da Europa e Fondo monetario si rivelino in fin dei conti insufficienti per ristabilire la totale solvibilità del Paese». A suo avviso, insomma,la Grecia potrà evitare di farela finedell'Argentina solo se accompagna gli aiuti a una riorganizzazione dell'intero debito. Vedremo se il governo di Atene seguirà i suoi consigli. In fondo di stati in crisi Cavallo se ne intende. Ma la vera curiosità è un'altra: chissà se la ricetta di Cavallo almeno una volta funziona... (My.L.)

14 - I FONDI ALL'INCASSO SU TEAMSYSTEM E COIN...
C. Fe. Per "il Sole 24 Ore" - I fondi di private equity vanno all'incasso. Sul mercato sono diversi i dossier che vedono gli investitori, presenti come soci di controllo ormai da qualche anno, intenzionati a uscire e a monetizzare la loro partecipazione. L'ultimo caso agli onori della cronaca sarebbe, secondo i rumors, quello di TeamSystem, posseduta ormai da 5 anni dal fondo Bain Capital. Il gruppo finanziario statunitense starebbe pensando di organizzare un'asta sull'azienda che genera attualmente circa 100 milioni di fatturato e 45 milioni di margine operativo lordo. Non sarebbe, invece, in vendita l'altra partecipata del fondo, cioè Cerved Group.

Ma altri dossier stanno circolando da tempo come quello di Valvitalia, controllata da Synergo Sgr, dal fondo Igi e da Banca Leonardo, ma soprattutto il gruppo Coin-Upim, dove l'azionista Pai starebbe meditando di organizzare un'asta a metà anno.Senza dimenticare Moncler, controllata da Carlyle per la quale già ci sarebbero state manifestazioni d'interesse. (C.Fe.)

10.05.10

 

L'ORO BIANCO DI CELL THERAPEUTICS...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Nei giorni scorsi sono passati in secondo piano. Ma i 20mila dollari di ricavi trimestrali dell'italo-americana Cell Therapeutics sono una certezza: né un dollaro più né un dollaro meno del primo trimestre 2009. Insomma, la società fattura in tre mesi quanto il suo ceo James A. Bianco incassa in circa mezza giornata. Il conto economico è ovviamente disastroso.

 

Ma, mentre Cell Therapeutics ammette di essere obbligata a continue emissioni di bond convertibili per non portare i libri in tribunale, James A. Bianco guadagna più di Sergio Marchionne: nel 2009 il manager della semidecotta Cell Therapeutics ha incassato ben 12 milioni di dollari, 650mila in contanti e 11,2 milioni in azioni. È il vero miracolato della bio-farmaceutica che promette da anni la cura al pixantrone (niente di imminente) mentre - C'è chi vede l'albergo mezzo pieno e chi mezzo vuoto. Il nuovo Armani hotel, aperto da poche settimane a Dubai, nel Burj Kha-lifa, il grattacielo più alto del mondo, è pieno per metà. Un risultato che i vertici di Emaar, la società che ha realizzato il progetto insieme allo stilista italiano, trovano lusinghiero: «Per adesso si tratta di clienti locali e dei paesi del Golfo, il mercato internazionale deve ancora partire,entro l'anno puntiamo a un riempimento del 60%» ha dichiarato Marc Dardenne, Ceo di Emmar Hospitality group.

D'altra parte la società, che rimbalza in Borsa, spera di aprofittare dei segnali positivi in arrivo per il real estate dell'emirato. «I nostri clienti hanno un ritrovato interesse verso il mercato immobiliare di Dubai» ha dichiarato Didier Duret, capo degli investimenti globali di Abn Amro. Un buon auspicio anche per le stanze griffate Armani.

 

14 - QUEL SOLE PALLIDO DI PRAMAC...
Sara Bennewitz per "la Repubblica"
- In un anno le azioni Pramac hanno guadagnato il 54% risalendo a quota 1,54 euro. Eppure il gruppo delle energie alternative per i revisori di Deloitte è «in una situazione di forte tensione finanziaria». Il 2009 si è chiuso in rosso per 20,2 milioni con 187 milioni di debiti pari a 5,5 volte il patrimonio netto e a 374 volte il margine lordo (0,5 milioni).

Pramac ha già nominato un advisor finanziario (Banca Imi) per vendere alcuni asset e ridurre i debiti, e uno industriale (Alvarez & Marsal) per elaborare un nuovo piano. Inoltre il 2010 è iniziato peggio del previsto, un fattore che mette a rischio le garanzie sui finanziamenti bancari rinegoziate a fine 2009. «I dati gestionali al 28 febbraio - fa notare Deloitte - sono inferiori alle attese del budget». A tre anni dall´Ipo, la matricola che fu collocata a 4,2 euro, sembra avere già il fiato corto. 04-05-2010]

 

 

BORSA MILANO:MOODY'S TRANQUILLIZZA ITALIA,BANCHE IN RECUPERO...
(ANSA) - Moody's tranquillizza l'Italia con il rapporto sul nostro paese in cui indica una prospettiva stabile per il 2010 e lascia spazio a un rimbalzo dei titoli delle banche.
Piazza Affari gira in rialzo. Il Ftse Mib guadagna lo 0,45% a 19.571 punti e il Ftse All Share lo 0,28% a 20.194 punti. Intesa Sanpaolo strappa in rialzo del 4,07%, Unicredit sale del 3,38%, Ubi Banca del 4,04 per cento. Bene anche Mps (+2,42%), Banco Popolare (+2,54%) e Bpm (+1,16%). Al rimbalzo delle banche si uniscono gli assicurativi con Fonsai in rialzo dell'1,86%, Unipol del 2%, Generali dell'1,27 per cento. Restano in calo Fiat (-1,29%), Pirelli (-1,39%) e Telecom (-0,69%) anche se riducono le perdite.

2 - FARO SEC SU CROLLO NY; CITIGROUP,NO PROVE ERRORE...
(ANSA) - Le autorità americane sono determinate a fare luce sulla mezz'ora di panico di Wall Street, durante la quale ieri pomeriggio il Dow Jones ha perso circa 1.000 punti. Il Nasdaq nel frattempo annuncia che cancellerà tutti gli scambi avvenuti fra le 14:40 e le 15:00, in cui i prezzi dei titoli hanno accusato variazioni superiori al 60% in positivo o in negativo, mentre NYSE Euronext comunica che cancellerà alcune operazioni avvenute nello stesso arco temporale sulla piattaforma elettronica NYSE Arca.

Citigroup intanto smetisce le indiscrezioni: al momento - afferma la banca - non c'é alcuna prova che sia stato commesso un errore. Secondo rumors riportati dalla Cnbc, un trader dell'istituto avrebbe per errore premuto il tasto miliardi invece che milioni, accentuando il calo di Wall Street. La Sec e la Cftc, rispettivamente la consob americana e l'autorità che monitora il mercato dei derivati, assicurano che analizzeranno il brusco calo di Wall Street e prenderanno "della misure per proteggere gli investitori".

FREDDIE MAC CHIEDE ALTRI AIUTI PER 10,6 MILIARDI...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" - È il salvataggio senza fine. Freddie Mac , il colosso americano dei mutui, ha chiesto altri 10,6 miliardi di dollari al governo per sopravvivere alle perdite. Anche i passivi, infatti, continuano a misurarsi in miliardi davanti a un mercato immobiliare tuttora sotto pressione: 6,7 miliardi, per la precisione, riportati ieri con la richiesta di nuovi aiuti, nel corso del primo trimestre 2010. Durante lo stesso periodo dell'anno scorso il gigante dai piedi d'argilla aveva riportato conti peggiori, ma neppure tanto: il «rosso» era stato di 9,9 miliardi.

Questa volta Freddie può attribuire parte delle tribolazioni a una riforma di trasparenza contabile che, in attesa di forse irrealizzabili riorganizzazioni dei colossi dei prestiti immobiliari (Fannie Mae accanto a Freddie), l'ha danneggiata. Ha dovuto assorbire in bilancio tutti i mutui che garantisce, anche se non li possiede.

Le cifre dei soccorsi, però, dovrebbero continuare a lievitare in futuro. Dall'inizio della crisi Washington ha già immesso 50,7 miliardi in Freddie Mac. E il Congresso calcola che Fannie e Freddie costeranno al contribuente 389 miliardi fino al 2019.

10 - FONDAZIONE CARIGE AL DOPO-SCAJOLA...
D. Ra. per "Il Sole 24 Ore" - Uno tsunami. Così Maria Teresa Verda, moglie di Claudio Scajola, ha definito in un'intervista la vicenda che si è abbattuta sull'ex ministro dello Sviluppo economico. Ora, l'onda lunga rischia di riversarsi nelle stanze della Fondazione Carige impegnata a rinnovare il consiglio di amministrazione, scaduto nel gennaio scorso e attualmente in prorogatio.

Flavio Repetto,presidente dell'ente che controlla il 44% della banca genovese, si avvia a completare il suo primo mandato (scade nel gennaio del 2011) forte dell'investitura bipartisan benedetta, a suo tempo, dall' ex ministro imperiese, nume tutelare del centrodestra ligure, e da Claudio Burlando, presidente della giunta regionale di centrosinistra. I ventisette rappresentanti del consiglio di indirizzo sono chiamati a rimescolare un cda dove, nel calibrato mix destra-sinistra- tecnici, spiccano due vicepresidenti di stretta osservanza scajolana: l'imperiese Ivo De Michelis, vicario, e il savonese Pierluigi Vinai, esponente dell'Opus Dei.

L'APPALTO DELLE POSTE PER L'INGEGNER SABELLI...
G. D. per "Il Sole 24 Ore" - L'appalto delle Poste Italiane da quasi cinque milioni di euro oltre Iva è stato affidato a tre società romane in tre lotti. La gara, condotta da PostelPrint, riguarda il «servizio di archiviazione ottica e fisica di corrispondenza di formato vario, esitata ed inesitata, con abbinamento di servizi per la rintracciabilità, spedizione a mezzo corriere».

La fetta maggiore, 1,97 milioni, è per la Alfa 81 Spa, di Gabriella Valzani e Alessandro Boccacci. Analoga, 1,96 milioni, la quota aggiudicata alla Abramo printing & logistics, controllata dalla famiglia omonima, con Postel allo 0,57%. Il lotto più piccolo, 911.361 euro, è stato affidato a una società guidata da Rocco Sabelli, amministratore delegato dell'Alitalia.

Nella fornitura alle Poste l'ingegner Sabelli indossa però un'altra veste. Quella di principale azionista e presidente di Bee Team, Spa quotata con 70 milioni di ricavi nel 2009 che combatte per uscire dalle perdite (3,3 milioni nel 2009, 7,99 nel 2008). Sabelli esercita il controllo in condominio con Tamburi Investment e Intesa Sanpaolo, altro nome di spicco nel libro soci della Cai.

13 - LA PAROLA IN MENO DELL'ORACOLO DI OMAHA...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Il finanziere Warren Buffett - che sta difendendo ad oltranza l'operato di Lloyd Blankfein, numero uno di Goldman Sachs -si trova a sua volta nel mirino della Sec. L'ente governativo Usa preposto al controllo dei mercati ha infatti iniziato a esaminare le informazioni diffuse dalla Berkshire Hathaway (la finanziaria dell'oracolo di Omaha) per l'acquisizione da 26 miliardi di dollari del colosso ferroviario Bur-lington Northern Santa Fe.

Lo ha riportato il Wall Street Journal citando alcune fonti secondo le quali la Consob americana starebbe indagando su come Berkshire abbia informato gli altri azionisti di Burlington in merito alla propria offerta. In base alle norme vigenti, i maggiori azionisti di una società devono prontamente allertare gli altri azionisti su piani o proposte per acquisire il controllo dell'azienda stessa. Buffett potrebbe avere omesso qualche informazione? Si vedrà. Ma l'«oracolo», impegnato da giorni a difendere Blankfein dalle accuse di frode della Sec, ora deve pensare a proteggere se stesso.

 

 

 

ENI: RISORSE GIACIMENTO IN VENEZUELA IN AUMENTO DEL 30%...
(Adnkronos)
- Eni ha perforato con successo il pozzo Perla 2, situato nel permesso Cardo'n IV, nell'offshore del Golfo del Venezuela. I risultati della perforazione, si spiega dal gruppo, "superano di gran lunga le aspettative iniziali, incrementando del 30% la stima delle risorse del giacimento con un ulteriore potenziale di crescita da definire con i prossimi pozzi".

Perla si conferma quindi come uno dei piu' grossi giacimenti a gas scoperti al mondo negli ultimi anni e il maggiore in Venezuela. Durante il test di produzione il pozzo ha erogato 1,4 milioni di metri cubi giorno di gas, pari a circa 8.600 barili di olio equivalente al giorno, e 1.500 barili giorno di condensato. La potenzialita' di produzione per pozzo e' stimata in oltre 2 milioni di metri cubi giorno di gas e 2 mila barili giorno di condensato.

8 - UNIPOL: VIA LIBERA ANTITRUST ALL'ACQUISIZIONE DI ARCA VITA...
(Adnkronos) -
Via libera dell'Antitrust all'acquisizione di Arca Vita da parte di Unipol. E' quanto emerge dal Bollettino settimanale dell'Autorita' che non ha aperto alcun procedimento sull'operazione che consiste nell'acquisizione del controllo esclusivo di Arca Vita da parte di Unipol ritenendo che non sia 'idonea ad ostacolare in maniera significativa la concorrenza sui mercati interessati'.

Nel settore della produzione di polizze vita, con riferimento al 2008, il gruppo Unipol e il gruppo Arca detenevano, rispettivamente, quote pari al 6,62% e allo 0,84% del totale. L'effetto di incremento dell'operazione, 'peraltro, risulta trascurabile anche considerando i singoli rami nei quali si verifica una sovrapposizione'.

 

9 - WSJ; AIG CHIUDE POSIZIONI CDS CON GOLDMAN SACHS...
(ANSA)
- Aig chiude la maggior parte delle posizioni credit-default swap con Goldman Sachs rimaste dopo il salvataggio del governo nel 2008. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti secondo le quali i cds riguardavano circa 3 miliardi di dollari legati ai mutui ipotecari e hanno causato alla compagnia assicurativa circa 1,5-2 miliardi di dollari di perdite. L'iniziativa della divisione finanziaria di Aig di chiudere i contratti con Goldman si inserisce nella strategia di riduzione del rischio portata avanti dalla società: la riduzione del rischio nel portafoglio di Aig è essenziale per la stabilizzaizone di Aig.

 

[12-04-2010]

DEA CAPITAL: DE AGOSTINI STUDIA ALLEANZA CON FIMIT NEL MATTONE...
Radiocor
- Prove di integrazione fra First Atlantic sgr (Fare sgr), la societa' di gestione immobiliare che fa capo al gruppo De Agostini, e Fimit, la sgr controllata da diversi enti previdenziali e guidata da Massimo Caputi. L'operazione, secondo quanto risulta a Radiocor, e' allo studio dei due operatori che rappresentano rispettivamente la seconda e la quinta societa' di gestione del risparmio attive nei fondi immobiliari.

 

'Per il momento si tratta di un'idea', spiegano alcune fonti vicino alle trattative. Nessun documento vincolante e' stato ancora firmato, ma i colloqui proseguono e le prossime settimane saranno decisive per capire se l'operazione puo' andare in porto. Dall'integrazione puo' nascere la prima sgr immobiliare italiana con asset gestiti per oltre 8 miliardi di euro.

23.04.10

 

 INTEL: QUADRUPLICATO A 2,442 MLD $ UTILE NETTO I TRIM, SOPRA ATTESE...
Radiocor - Intel ha chiuso il primo trimestre con un utile netto quasi quadruplicato a 2,422 miliardi di dollari. L'utile per azione si e' attesta to a 43 centesimi, sopra le attese degli analisti a 38. Il giro d'affari e' cresciuto del 44% a 10,229 miliardi di dollari, rispetto alle stime del mercato a 9,83 miliardi e le previsioni del gruppo tra 9,3 e 10,1 miliardi. Per i prossimi tre mesi Intel si aspetta vendite tra 9,8 e 10,6 mld.

 

IMMOBILIARISTI ARABI ALLA BORSA INDIANA...
Da "Il Sole 24 Ore" - E maar Properties fa bene alla Borsa di Dubai. Negli ultimi giorni il titolo della società immobiliare ha fatto dimenticare parte dei problemi del real estate. La ragione però non è da cercarsi in patria, dove pure Emaar ha appena costruito Burj Khalifa (quello che è attualmente il grattacielo più alto del mondo) ma in una nuova operazione da realizzarsi all'estero.

La filiale indiana del gruppo, partecipata dal governo di Dubai e dall'investitore locale Mgf, ha annunciato infatti che è pronta a quotarsi fra 90 giorni lanciando un'Ipo da 770 milioni di dollari. Un segnale sufficiente a portare la fiducia sull'altra costa dell'Oceano Indiano:secondo gli analisti infatti l'indice immobiliare dell'Emirato si sta stabilizzando e dopo i recenti tonfi, si prevede che entro l'anno torni a salire. Nella speranza che lo sbarco del real estate nel grande mercato del subcontinente indiano generi un'onda lunga capace di contagiare anche gli Emirati.

WAL MART PUNTA TUTTO SUI CONSUMATORI DEBOLI...
G. Ve. per "il Sole 24 Ore" - Wal Mart punta sul disagio economico. La catena di distribuzione Usa continua nella politica di prezzi bassissimi alla conquista di chi va a fare la spesa solo dove tutto costa il minimo. Una strategia che, nel periodo più buio per l'economia a stelle e strisce, ha fatto volare i bilanci di Wal Mart, ma che ora rischia di mostrare la corda.

Secondo gli analisti infatti, una volta conclusasi la recessione, molti clienti middle-class potrebbero voltare le spalle al discount per puntare su prodotti di fascia più alta. I vertici della società non sono di questa idea: non solo hanno deciso di continuare con i super-sconti, ma hanno chiesto uno sforzo anche ai fornitori. La scommessa è semplice: deve passare ancora molto tempo prima che la ripresa si faccia sentire sui bilanci delle famiglie. E in attesa Wal-Mart può continuare a macinare profitti.

15.04.2010

 

 

 

13- HUMMER A SCONTO E FUCILE IN OMAGGIO...
G. Ve. per "il Sole 24 Ore" -
Liquidazione totale per cessata attività. Dopo il fallimento delle trattative con i cinesi di Sichuan, Gm alle prese con la chiusura del marchio Hummer, i giganteschi fuoristrada di derivazione militare passati di moda per i costi esorbitanti e l'eccessivo consumo di benzina. Per cedere le ultime 2.200 vetture che sono rimaste in magazzino, i manager di Detroit le stanno provando tutte, comprese le promozioni a prezzo di saldo. Ma gli sconti, che arrivano fino a 6mila dollari sui modelli più accessoriati, potrebbero non bastare: Hummer infatti ha venduto lo scorso mese solo 300 veicoli, e i possibili acquirenti sono preoccupati per il futuro deprezzamento della vettura, una volta fallito il marchio. Così per eliminare le scorte c'è anche chi ricorre ad offerte davvero estreme. Nel Missouri Jim Lynch, storico concessionario famoso per aver venduto più Hummer di ogni altro negozio della rete di vendita, ha deciso di chiudere in bellezza: a ogni acquirente di Suv regalerà un fucile da 2 mila dollari. (G.Ve.)

14- MENO INSOLVENZE SUI BOND SPAZZATURA...
Ma. Ce. per "il Sole 24 Ore" -
Sarà pure spazzatura, ma per qualcuno si è trasformata in oro. I titoli obbligazionari high yield o junk bond (spazzatura, appunto) hanno portato nelle tasche degli investitori che avevano osato acquistarli un anno fa, nel pieno della bufera, guadagni superiori all'80 per cento. Certo, qualche investitore sarà incappato nella classica mela marcia, ma anche sotto questo aspetto le notizie sembrano incoraggianti. Moody's ha infatti rilevato che nei primi 3 mesi del 2010 il tasso di default registrato nel corso dell'ultimo anno a livello globale è sceso al 9,9% dal 13% del trimestre precedente. Quel che è più incoraggiante è che l'agenzia di rating vede le insolvenze in rapido calo fino al 2,8% a fine anno e al 2,4% nell'aprile 2011. Il peggio, insomma, è decisamente alle spalle. È bene però ricordare che un anno fa, quando nessuno vedeva la fine del tunnel, la stessa Moody's prevedeva tassi di default addirittura superiori a quelli della Grande Crisi (cioè al 15,6%). C'è da sperare che non siano passati da un eccesso all'altro.

15- LA VISTA LUNGA DI ALIERTA...
Giovanni Pons per "la Repubblica"
- «Il peggio della crisi è alle spalle», ha detto Cesar Alierta, il potente aragonese a capo del colosso Telefonica di fronte a 900 manager delle tlc riuniti a Miami. «Ora abbiamo più chiaro in mente le enormi potenzialità che abbiamo davanti». Chissà se tra le opportunità intraviste da Alierta ci sarà spazio per una fusione con l´italiana Telecom, studiata ad inizio d´anno ma mai realizzata. Ora che le elezioni amministrative sono alle spalle e che la staffetta ai vertici di Mediobanca e Generali quasi fatta, l´aria potrebbe tornare a scaldarsi. E potrebbe essere il primo banco di prova per i neo presidenti Pagliaro e Geronzi. Il primo è da sempre favorevole alla fusione con Telefonica, il secondo è più sensibile al richiamo della politica e alle operazioni di sistema. Dopo il 24 aprile sarà già braccio di ferro?

 GRAFOMANE BERNABÈ ...
Settimana calda per Franco Bernabè. Evitato il commissariamento della Telecom Sparkle, indagata nell'inchiesta sul riciclaggio, l'ad della Telecom deve affrontare due appuntamenti: il 12 aprile la riunione del consiglio di amministrazione per il bilancio 2009 e il 13 la presentazione del piano strategico. Bernabè ci arriva preceduto da due lettere al "Corriere della sera" (19 febbraio) e a "Repubblica" (31 marzo).)

La prima parlava di etica, e non pochi hanno notato la coincidenza con l'imminente esplosione del caso Fastweb-Sparkle. Più curiosità ha destato la seconda, in cui Bernabè difende la sua gestione e ribadisce che la rete non va separata dalla Telecom. Perché questa uscita? A parte la singolarità di un top manager grafomane, gli osservatori vedono un Bernabè che, sotto attacco, lancia un messaggio alla politica, di cui sospetta tentazioni ristatalizzatrici. Il che rivelerebbe una mancanza di comunicazione con il Palazzo.

5- QUANTO ESCONO LE ENTRATE ...
Tempi duri per l'Agenzia delle entrate, che nel trimestre 2006-2008 ha perso il 39,5 per cento delle cause promosse dai contribuenti per vedersi togliere o diminuire le tasse, mentre in un altro 10 per cento dei casi la stessa agenzia ha provveduto a correggere le richieste fatte ai cittadini, dopo che questi avevano contestato la presenza di errori nelle cartelle esattoriali. Quando si è arrivati davanti alle commissioni tributarie regionali (il secondo grado) l'Agenzia delle entrate ha perso il 60 per cento delle volte. L'Agenzia delle dogane, invece, perde solo il 22 per cento delle cause, mentre quella del Territorio registra un tasso di perdita medio del 19 per cento. Ma quando decide di andare in Cassazione le cose peggiorano di molto: sconfitta nel 61 per cento dei giudizi celebrati dalla Suprema corte. (K.V

 10-04-10

 

 

DESIGN: MOBILIFICI LOMBARDI 'SFIDANO' IKEA CON LINEE LOW COST...
(AGI) -
I mobilifici della Brianza sfidano la svedese Ikea: circa il 30% delle imprese lombarde del settore legno-arredo, infatti, ha messo in pista la produzione di una linea di arredamento e complementi di arredo "low cost", a prezzi piu' bassi e un altro 7% sta valutando questa opportunita'. Il dato emerge da un'indagine della Camera di Commercio di Monza e Brianza.

Un'idea che ha gia' trovato riscontri sul mercato: per le imprese che hanno gia' sperimentato la produzione, la linea a prezzi piu' bassi mediamente ha venduto in un anno il 9% in piu' rispetto a quella tradizionale. Alla vigilia del Salone del Mobile, che iniziera' la settimana prossima a Milano, "le imprese del mobile e del design della Brianza (che conta circa 2569 imprese, ndr) - ha dichiarato Carlo Edoardo Valli, Presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza - mantengono tutta la loro importanza e restano leader a livello nazionale ed internazionale. E dimostrano che, pur ricercando sempre la qualita' e l'innovazione, vanno anche incontro alle richieste del consumatore finale".

business

[07-04-2010]

 

 

FINDIM: NON SVALUTA 4,99% TELECOM, '1,70 EURO PREZZO APPROPRIATO'
Radiocor
- Utile di 78,5 milioni di euro nel 2009 per Findim Group, cassaforte lussemburghese della famiglia Fossati, contro i 996mila euro nel 2008. A differenza del 2008, la finanziaria non ha svalutato la quota in Telecom che, limata al 4,99%, figura in bilancio per 1,14 miliardi. 'Il valore di 1,705 euro per azione e' stato ritenuto adeguato dal cda in considerazione di piani di sviluppo futuri', spiega il documento depositato nel Granducato oggi e consultato da Radiocor. La vendita di titoli Telecom (la quota era poco sopra il 5%) ha comportato una minusvalenza di 590mila euro. Ceduta invece con una plusvalenza di 28,3 milioni la quota in Apple, che nel 2008 pesava per 390 milioni.

9- BORSA: DOPO FUSIONE PER CAPUANO PIOGGIA DI BONUS E COMPENSI DATI 2008-2009; CASA A LONDRA PER DIVIDERSI TRA ITALIA E UK ...
(ANSA)
- Se la fusione tra Borsa Italiana e il London Stock Exchange (Lse), come sostenuto da molti in questi giorni, ha impoverito Piazza Affari, altrettanto non puo' dirsi per l'amministratore delegato della societa' di gestione del listino milanese, Massimo Capuano. Mancano ancora i dati sulla remunerazione dell'esercizio 2009-2010 (l'Lse chiude i conti il 31 marzo) ma il bilancio del primo anno e mezzo dalla fusione, avvenuta nell'ottobre 2007, e' stato per il manager positivo, grazie a compensi e bonus per alcuni milioni di euro, migliaia di azioni del London Stock Exchange assegnate con i piani di incentivazione e consistenti benefit aziendali, tra cui una sistemazione a Londra - e' scritto nel bilancio dell'Lse - per consentire a Capuano 'di dividere il tempo di lavoro in modo eguale tra Gran Bretagna e Italia'. Il quadro che esce dai 'remuneration report' - i documenti che illustrano le politiche di remunerazione della societa' (decise da un comitato di cui fanno parte anche gli italiani Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni, e Sergio Ermotti, vice ceo di Unicredit) - segnala un miglioramento del trattamento complessivo.

10- GEMINA: PATTO DESIGNA FABRIZIO PALENZONA PRESIDENTE...
Radiocor
- Il patto di sindacato di Gemina ha designato Fabrizio Palenzona presidente della societa'. La riunione, secondo quanto risulta a Radiocor, si e' svolta in modo rapido in mattinata. Palenzona e' anche presidente della controllata Adr. Gli amministratori delegati indicati sono Guido Angiolini per Gemina e Giulio Maleci per Adr.

14.04.10

 

 

- GRANDEUR TRIESTINA AI TEMPI DI BERNHEIM...
R. Fi. per "il Sole 24 Ore" - Antoine Bernheim a giorni dovrà lasciare la presidenza delle Generali ma, dulcis in fundo, si è levato almeno la soddisfazione di mostrare al «giovanotto» Davide Serra che benché infastidito dalle sue critiche - «c' è stato un hedge fund che ha iniziato ad attaccarmi, dicendo che sono vecchio e che guadagno troppo» - non se ne è troppo curato. Quanto a remunerazioni il presidente di Generali, nel 2009, ha surclassato persino gli amministratori delegati percependo compensi per circa 5 milioni di euro.

Nel dettaglio, Bernheim ha ricevuto 2,17 milioni di emolumenti per la carica di presidente, e 223.390 euro per la carica di consigliere. Come bonus gli sono stati assegnati 2.575.616 euro e altri compensi per 115.591 euro. Insomma, Bernheim ha incassato ben più dei3,4 milionidi euro del 2008.L'amministratore delegato Giovanni Perissinotto ha percepito 3,7 milioni, mentre l'altro ceo Sergio Balbinot ha ricevuto 2,9 milioni,decidendo di rinunciare a quasi 1 milione di bonus per devolverli in beneficenza.

 

GENERALI, A BERNHEIM 5 MILIONI. BALBINOT DONA BONUS DA UN MILIONE...
Da "La Stampa"
- Il presidente delle Generali Antoine Bernheim ha percepito nel 2009 compensi per circa 5 milioni di euro. L'Ad Giovanni Perissinotto ha percepito 3,7 milioni, mentre l'altro Ad Sergio Balbinot ha ricevuto 2,9 milioni, decidendo di rinunciare a quasi 1 milione di bonus (949.536 euro) per devolverli in beneficenza. È quanto emerge dal bilancio preliminare del gruppo del Leone.

In dettaglio, Bernheim ha percepito 2,17 milioni di emolumenti per la carica di presidente, e 223.390 euro per la carica di consigliere. Come bonus gli sono stati assegnati 2.575.616 euro, mentre ha ricevuto altri compensi per 115.591 euro. Nel 2008 Bernheim aveva ricevuto 3,4 milioni. Perissinotto ha ricevuto 223.390 euro come consigliere. Come Ad ha ricevuto 800 mila euro di emolumenti e 949.536 euro di bonus, e altri 800 mila di emolumenti e 949.536 di bonus ha ricevuto in qualità di direttore generale. Nel 2008 aveva percepito 2,5 milioni. I compensi di Balbinot sono identici a quelli di Perissinotto, a esclusione del bonus da Ad per 949.536 euro.

Su richiesta dello stesso Balbinot e in accordo con la società, viene precisato nel bilancio, l'importo del bonus per la carica di Ad «non verrà erogato e la società potrà disporre di tale cifra a fini benefici». Balbinot ha percepito anche 158.997 euro da altri compensi. Lo scorso anno Balbinot aveva percepito 2,6 milioni. Il direttore generale Raffaele Agrusti ha ricevuto 1 milione, con 847.800 euro di bonus (1,2 lo scorso anno).

 

[07-04-2010]

 

 

AUTOGRILL: RINNOVA CONCESSIONE 50 ANNI SU 2 AUTOSTRADE IN CANADA...
(AGI) - Il Gruppo Autogrill, attraverso la divisione americana Hmshost ha rinnovato con il ministero dei Trasporti dell'Ontario il contratto per lo sviluppo e la gestione di 23 aree di servizio lungo le due autostrade piu' trafficate del Canada, la Highway 400 e 401. Le aree, che andranno a regime a partire dal 2013, si stima genereranno ricavi annui per oltre 100 milioni di dollari canadesi e, nei 50 anni di durata della concessione, un totale di oltre 9 miliardi di dollari canadesi. L'accordo, si legge in una nota, e' stato siglato da Host Kilmer Services Centres Inc. (Hksc), joint-venture costituita tra Hmshost e Kilmer Van Nostrand Co. Limited, societa' canadese attiva principalmente nei settori infrastrutture, private equity, sport e intrattenimento.

Le 23 aree, 7 delle quali si aggiungono alle 16 gia' gestite da HmsHost, verranno ricostruite secondo i piu' avanzati standard di sostenibilita' ambientale, previsti dalla certificazione internazionale Leed Silver (Leadership in Energy and Environmental Design), con particolare attenzione all'efficienza energetica e al consumo di acqua. Le prime sette strutture saranno operative a partire dall'autunno 2010. Altri 13 locali verranno completati e inaugurati progressivamente tra il 2011 e il 2013, mentre le restanti tre aree saranno riammodernate dopo il 2018. Lo sviluppo, il rinnovo e la costruzione delle prime 20 aree comportera' investimenti per circa 300 milioni di dollari canadesi, ai quali HKSC contribuira' con circa 100 milioni di dollari canadesi.

- UNA POLTRONA (D´ORO) PER DUE...
Ettore Livini per "la Repubblica" - La partita a scacchi per la poltrona di presidente delle Generali non è ancora chiusa del tutto. Ma una rapida lettura del bilancio 2009 del Leone aiuta a capire meglio perché Antoine Bernheim abbia difeso con i denti la sua carica. E perché Cesare Geronzi abbia fatto il diavolo a quattro per traslocare a Trieste. Il peso geopolitico della compagnia non si discute: sotto il suo ombrello ci sono tanti soldi e quote di Telecom, Rcs, Pirelli e Intesa. Bocconi che a un uomo di potere come il banchiere romano fanno gola. Ma le quote del salotto buono non sono l´unico appeal di Generali: la carica semi-onoraria ha fruttato a Bernheim più di 5 milioni di stipendio, il doppio di Henri de Castries, numero uno di Axa. Due milioni in più della busta paga del presidente Mediobanca. E, si sa, non di sole deleghe vive l´uomo.

Mediobanca

- KRAFT CAMBIA IDEA SUGLI IMPIANTI CADBURY...
M. Val. per "il Sole 24 Ore" - Cinico o baro. È l'accusa, sferzante, rivolta dai parlamentari britannici al comportamento della Kraft Foods nell'acquisizione di Cadbury.La Commissione sul business e l'innovazione del Parlamento di Londra ha reso un po' più amara la conquista americana del colosso europeo dei dolci: in un rapporto sull'operazione ha definito "irresponsabile" una promessa occupazionale tradita da Kraft, quella di non chiudere un impianto a Somerdale nel sudovest del paese e salvare 400 posti di lavoro.

Il gruppo statunitense si era impegnato a mantenere aperti icancelli ancora nel giorno dell'annuncio dell'acquisizione, solo per rimangiarsi la parola data una settimana più tardi. «Kraft si è esposta all'accusa di incompetenza oppure o di aver fatto ricorso a uno stratagemma cinico per migliorare la sua immagine durante il takeover». L'immagine dell'azienda, continuano i parlamentari, ne esce invece danneggiata. Anche quella dell'amministratore delegato Irene Rosenfeld, criticata per non aver presentato di persona le scuse in Parlamento.

14.04.10

 

18 - IRIDE-ENIA: IL NUOVO GRUPPO SI CHIAMERA' 'IREN'...
Radiocor - Il nuovo gruppo energetico che nascera' dalla fusione fra l'emiliana Enia e la ligure-piemontese Iride avra' si chiamera' 'Iren'. E' quanto apprende Radiocor da fonti vicine alle due societa'. L'efficacia della fusione e' fissata per il primo giorno di luglio ed il nuovo gruppo avra' un giro d'affari di circa 4 miliardi di euro.

[30-03-2010]

 

 

- GEMINA: CHANGI ENTRA NEL PATTO DI SINDACATO ED ESCE CLESSIDRA
Radiocor
- Il patto di sindacato di Gemina, finanziaria milanse che controlla Aeroporti di Roma, si rinnova con l'ingresso del nuovo socio Changi Airpor t che subentra all'uscente Lauro Dieci (Clessidra). La decisione, secondo quanto risulta all'agenzia Radiocor, e' stata adottata in mattinata.

 

CAPUANO E L'OPZIONE CONSOB...
O. C. Per "Il Sole 24 Ore" - Se ne va, non se ne va. Il mondo degli affari sfoglia la margherita per capire se l'amministratore delegato di Borsa italiana Massimo Capuano lascerà la società controllata dal London Stock Exchange. E si chiede dove, eventualmente, potrebbe approdare. La risposta di molti è secca: la presidenza della Consob. La poltrona di via Martini è infatti destinata a liberarsi in giugno quando Lamberto Cardia avrà completato il suo mandato.

I candidati non mancano ma Capuano ha dalla sua una profonda conoscenza del mercato finanziario e capacità manageriali che all'authority farebbero comodo.L'establishment bancario,finanziario e industriale probabilmente lo appoggerebbe. Ma il governo? Capuano non ha grandi frequentazioni nei palazzi romani. Inoltre potrebbe essere considerato "espressione del mercato". E di questi tempi non va molto di moda.

 

LA RIPRESA A WALL STREET SI MUOVE IN ELICOTTERO...
L. D. Per "Il Sole 24 Ore" - Per capire quanto gli affari a Wall Street oggi stiano girando per il verso giusto basterebbe sfogliare il book prenotazioni di una piccola società americana, la Liberty Helicopters, che offre ai ricchi businessman della city comodi viaggi in elicottero fino al cuore di Manhattan.

Ebbene, se qualcuno oggi volesse volare dal New Jersey a Downtown dovrebbe mettersi l'animo in pace: pare che in questi giorni a New York ci sia una corsa per accaparrarsi i sedili a bordo, tale è la voglia di risparmiare tempo (ed evitare il traffico cittadino) dei superimpegnati manager della Grande Mela. Che infatti si dichiarano pronti a sborsare fino a 5.800 dollari (circa 4.300 euro) per un volo da Baltimoraa Manhattan. Cose che accadevano solo qualche anno fa. Quando la parola crisi non faceva ancora paura.

- LLOYDS BANKING RADDOPPIA LE REMUNERAZIONI...
Da "Il Sole 24 Ore" - Lloyds Banking Group ha pagato i propri top manager il 76% in più del 2009. L'istituto ha annunciato di aver versato a 18 top executive 9,9 milioni di sterline, circa 14,7 milioni di dollari, per il 2009. Una cifra decisamente superiore a quella pagata nel 2008, pari a 5,62 milioni di sterline anche se inferiore ai 12,06 milioni di sterline ricevuti dagli stessi manager nel 2007. Ilpiù pagato è risultato essere Truett Tate, direttore esecutivo wholesale, con 1,8 milioni di sterline.

 

[26-03-2010]

 

 

'Financial Times' entra ancora una volta a gamba tesa sulla candidatura di Geronzi-generali - 'Il suo passato molto discusso e i legami stretti con l'establishment politico romano rendono apparentemente difficile raggiungere il necessario consenso sul suo nome all'interno e al di fuori di Mediobanca' - "ft" sposa le tesi di quegli esponenti che, all'interno stesso di Mediobanca, stanno cercando di bloccare la nomina di Geronzi e appoggiano la candidatura di Perissinotto alla presidenza....

Radiocor - Mediobanca? 'Sembra incapace di pensare a un candidato interno di Generali per la presidenza'. La candidatura di Cesare Geronzi? 'Il suo passato molto discusso e i legami stretti con l'establishment politico romano rendono apparentemente difficile raggiungere il necessario consenso sul suo nome all'interno e al di fuori di Mediobanca'.

I due cinquantenni amministratori delegati Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot? 'Sono scelte credibili per chiunque ritenga che la nuova leadership di Generali debba continuare a proteggere gli assicurati e gli azionisti indipendenti'.

Il 'Financial Times', in un articolo pubblicato oggi e firmato Paul Betts, entra ancora una volta a gamba tesa sugli scontri di potere in corso per le nomine al vertice di Generali e Mediobanca.

Il servizio, intitolato 'Mediobanca puo' ancora dimostrare ai suoi critici di sbagliarsi su Generali', sposa le tesi di quegli esponenti che, all'interno stesso di Mediobanca, stanno cercando di bloccare la nomina di Geronzi e appoggiano la candidatura di Perissinotto alla presidenza.

Nell'articolo viene sottolineata 'l'assurdita' del processo di selezione' e si aggiunge che la scelta del nuovo vertice della compagnia triestina 'si sta dimostrando piu' difficile del previsto'. Altrettanto determinato l'attacco a Enrico Cucchiani, esponente del board di Allianz, presidente di Allianz Italia e numero uno del gruppo per le attivita' assicurative in Europa (tranne la Germania), Sud America e Africa.

Cucchiani e' finito nel mirino perche' considerato (suo malgrado) una candidatura esterna all'incarico di amministratore delegato. 'Potrebbe non avere la statura necessaria per l'incarico in Generali', scrive Paul Betts, secondo cui Mediobanca 'ha ancora tempo per dimostrare che i suoi critici hanno torto agendo, inaspettatamente, al di fuori del suo personaggio e nell'interesse di una delle poche storie internazionali di successo dell'Italia e della maggioranza dei suoi azionisti'.

 

[24-03-2010] 

 

 

 

 

SIEMENS TAGLIA 4.200 POSTI IN TUTTO IL MONDO...
Da "Il Sole 24 Ore" - Il colosso tedesco Siemens Siemens ha annunciato ieri di voler procedere al taglio di 4.200 posti di lavoro del proprio dipartimento di tecnologia informatica (Sis) entro l'autunno del prossimo anno. La divisione conta circa 35mila dipendenti.

Un comunicato della società riferisce che il peso maggiore sarà sostenuto dalla sede tedesca, in cui i posti in meno saranno 2.000, mentre il dipartimento diventerà un'entità legale indipendente entro ottobre 2010.
Nella nota si riferisce inoltre che Siemens dedicherà al dipartimento di tecnologia informatica ulteriori investimenti per circa 500 milioni di euro entro il 2012

ORA GOOGLE DIVENTA TV CON SONY E INTEL...
Dal "Corriere della Sera" - Si chiamerà Google Tv la nuova piattaforma che segna l'alleanza fra il gruppo di Mountain View ( nella foto l'amministratore delegato Eric Schmidt), Intel e Sony per portare i servizi Internet sui televisori, cioè il «centro» d'intrattenimento delle famiglie. L'obiettivo è quello di diffondere programmi tv on demand, decisi dagli stessi utenti senza affidarsi ai palinsesti delle televisioni tradizionali.

 

[18-03-2010]

BOTIN PIGLIA TUTTO E VINCE IN FORMULA 1...
Mi. C. per "Il Sole 24 Ore" - Il Banco Santander non sbaglia un colpo. Nemmeno nelle sponsorizzazioni sportive. L'istituto spagnolo ha infatti annunciato di avere gia' "recuperato" ben 25 dei 60 milioni di euro che ha investito in Formula1 nelle auto Ferrari (40 milioni) e McLaren (20 milioni) in questa stagione. Si tratta del "ritorno" calcolato sulla pubblicità generata dalle rosse e dalla scuderia britannica nel Gran Premio del Bahrein e nelle prove.

Un colpo da maestri, quello sulla Ferrari, se si pensa che il Santander lo scorso anno con la sola McLaren ha avuto in un anno un ritorno di soli 80 milioni. Quanto basta per dire che il presidente Emilio Botin ha veranente fiuto negli affari. Chi, infatti, avrebbe scommesso che il podio in Bahrein sarebbe stato tutto Santander, grazie alla doppietta Alonso-Massa e al terzo posto di Hamilton? Sicuramente pochi, ma non certo Botin che non perde occasione per farsi fotografare con i suoi nuovi pupilli, diventati veri e propri "ambasciatori" della marca Santander in giro per il mondo.

- SVOLTA IMMOBILIARE PER VALENTINO ROSSI...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Valentino Rossi si prepara al ballo del mattone. Nonostante la nota esuberanza, il campione di motociclismo ha un profilo da investitore ben più cauto di quello da sportivo. Rossi infatti ha scelto, come molti italiani, di investire i propri risparmi in immobili. Secondo quanto riportato da Radiocor, Valentino ha fondato Area 46, una srl - amministrata dal padre Graziano - che si dedicherà all'«acquisto, vendita, locazione e costruzione di immobili civili, commerciali e industriali».

Il fuoriclasse delle due ruote, con la sua cautela, è in realtà in buona compagnia. Sono molti gli sportivi abituati alle emozioni forti, che preferiscono la tranquillità quando si tratta di investire le proprie fortune. La filosofia, già sposata da nomi illustri del calcio come Gianluigi Buffon e Marcello Lippi, è stata ben sintetizzata da José Mourinho: «Se dovessi per forza investire un milione - ha spiegato l'allenatore dell'Inter - non avrei dubbi: niente azioni od obbligazioni, ma immobili. Sempre». Nel mattone insomma, Valentino arriva buon ultimo.

26.03.10

 

CONVOCATO PER DOMANI A TORINO IL CONCLAVE DELLA MARCEGAGLIA: DOVREBBE USCIRE LA LISTA DEI NUOVI MEMBRI DEL CONSIGLIO E DELLA GIUNTA
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che Emma Marcegaglia ha convocato per domani a Torino il Consiglio direttivo di Confindustria per una riunione "straordinaria".

Dal conclave che è stato indetto nel capoluogo piemontese dovrebbe uscire la lista dei nuovi membri del Consiglio e della Giunta. Dopo la riunione il top degli imprenditori parteciperà a una cena in casa di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, la donna alla quale nel marzo dell'anno scorso è stata conferita dalla Francia l'onorificenza di Cavaliere delle arti e delle lettere".

23.03.10

 

SORIN: CORDATA CON INTESA SAN PAOLO CHIEDE DUE DILIGENCE PER OPA...
Radiocor
- Sorin Group ha ricevuto la richiesta di autorizzazione, per effettuare una due diligence finalizzata a un'Opa, da un consorzio di investitori formato da Ares Life, Essex Woodlands, Intesa Sanpaolo e Alpha Private Equity. L'offerta, in base a una valutazione preliminare, valorizza la societa' tra 1,4 e 1,55 euro per azione. Il dossier sara' esaminato dal cda di Sorin di giovedi' 25 marzo.

 

 

 

CHI è L'UOMO PIù RICCO DEL MONDO, CARLOS SLIM? NON CI POSSO CREDERE! IL CRESO CHE HA SCAVALCATO GATES, PASSANDO DA 35 MLD A 53,5 MLD$ (DA SOLO VALE QUANTO L’ISOLA DI CUBA), è LO STESSO SLIM CHE DESIDERAVA ENTRARE IN TELECOM ITALIA E CHE FU LIQUIDATO DALLA STAMPA DE NOANTRI AL PARI DI UN NARCOTRAFFICANTE - ORA CICCIO-SLIM PUNTA AL NEW YORK TIMES...

1- UN MESSICANO RE DEI PAPERONI...
Gianluca Paolucci
per "la Stampa"

La buona notizia è che la crisi è davvero alle spalle. Almeno per qualcuno. In particolare, è da ritenere che sia superata per - in ordine di grandezza - Carlos Slim Helu, William Gates III (detto Bill), Warren Buffett, Mukesh Ambani, Lakshmi Mittal. Sono i cinque uomini più ricchi del mondo secondo la classifica stilata annualmente dal settimanale Forbes e tutti quanti hanno aumentato la loro ricchezza rispetto alla classifica dello scorso anno.

Il messicano Carlos Slim, che da solo possiede un bel pezzo del suo Paese oltre a televisioni e società telefoniche da Nord a Sud America, è passato da 35 miliardi a 53,5 miliardi di dollari, quasi venti miliardi dollari in un solo anno. E ha scavalcato con un balzo Bill Gates, l'inventore di Microsoft; e Warren Buffett, investitore capace e rapace che malgrado i molti miliardi continua a vivere nella casa che abita dagli Anni 50 in un quartiere borghese di Omaha.

Ovviamente le grandezze in questione, se paragonate al salario medio di un lavoro dipendente, fanno paura. Tanto per fare un esempio: se Slim decidesse di comprare la casa più cara del mondo (che dovrebbe essere la Villa Leopolda di Villefranche sur Mer, in Costa Azzurra) intaccherebbe appena un centesimo del suo patrimonio totale. Diciamo che da solo vale più o meno quanto tutta l'isola di Cuba o la Bielorussia producono in un anno. Oppure che la sua ricchezza è cresciuta in quest'anno di un ammontare pari al pil di Congo e Gabon.

Il più giovane in classifica è l'inventore di Facebook, Mark Zuckerberg, 212° con 4 miliardi di dollari. Il più vecchio lo svizzero Walter Haefner, 3,3 miliardi di patrimonio che, a 99 anni, gli assicurano quantomeno l'affetto dei nipotini.

+Che la situazione sia migliorata, almeno per i più ricchi del mondo, per Forbes è chiarissimo. I miliardari mondiali sono passati dai 793 del 2009 a 1011 di quest'anno. Sommando i patrimoni di tutti si arriva a 3600 miliardi di dollari contro i 2400 di un anno fa. Mentre lo scorso anno, in piena crisi, c'era stata una vera e propria emorragia.

Più di trecento miliardari persi in una botta sola e almeno 1400 miliardi di ricchezza svanita, recitava il lettissimo bollettino di un anno fa. Ovviamente, la ripresa si fa sentire di più dove la crisi non c'è mai stata. Il numero dei miliardari cinesi è passato in un anno da 28 a 64, quello degli indiani da 24 a 49. E gli italiani? Bene anche loro, grazie. Scala un bel po' di posizioni Michele Ferrero. Con un patrimonio personale (stimato) di 17 miliardi di dollari contro i 9,5 dello scorso anno, l'inventore della Nutella balza dal 40° al 28° posto della classica. Il più ricco d'Italia per quest'anno è lui, seguito da Mister Luxottica, Leonardo Del Vecchio, con 10,5 miliardi.

E da Silvio Berlusconi, il cui patrimonio è sì salito di 2,5 miliardi fino a nove miliardi di dollari, ma questo non è bastato a fermare l'avanzata dei «nouveax riches» che lo hanno spinto dal 70° al 74° . Seguono Giorgio Armani, Mario Moretti Polegato (Geox), I fratelli Benetton, Ennio Doris (Mediolanum), Francesco G. Caltagirone e Stefano Pessina (farmaceutica).

Decimo e ultimo degli italiani un signore che da qualche giorno vede il cielo a quadretti da una cella di Rebibbia, Silvio Scaglia. Un miliardo il suo patrimonio stimato. Anche se in questi giorni gli sarà di poca consolazione.


2- IL RE DEI TELEFONI CHE VUOLE COMPRARSI IL "NEW YORK TIMES"...
Francesco Semprini
per "la Stampa"

Il tycoon messicano con la passione per l'editoria. E' Carlos Slim l'uomo che per la prima volta dal 1994 ha rotto l'egemonia americana nella classifica dei più ricchi del mondo stilata da Forbes. Con mezzo miliardo di dollari di differenza, il re delle telecomunicazioni strappa così lo scettro di Paperone del Pianeta a Bill Gates, costretto a fare un passo indietro per la seconda volta dal 1995.

L'impero di Slim, il cui valore è stimato a 53,5 miliardi, pari al 2% della produzione economica annuale dell'intero Messico, ha resistito meglio agli scossoni della crisi consentendo all'ingegnere e uomo d'affari di completare la scalata ai vertici della classifica.

Al pubblico italiano, Carlos il tycoon è noto per il tentativo non riuscito di rilevare una partecipazione in Telecom. Al contrario è andata in porto la manovra con la quale il 10 settembre 2008 ha rilevato il 6,4% del The New York Times Company, grazie alla quale non solo è divenuto il principale azionista non legato alla famiglia dei Sulzberger, ma è stato consacrato dalla finanza americana.

Carlos Slim Helù, 70 anni, nativo di Città del Messico, ha costruito la sua ricchezza nell'industria delle telecomunicazioni. Oltre ad America Movil controlla Telex e Telcel. Ognuna guidata dai suoi tre figli. Del resto il business è nel Dna degli Slim. Il padre di Carlos, Julián Slim Haddad Aglamaz, libanese cristiano-maronita, si trasferisce nel 1902 da Jezzine nella capitale messicana dove apre un emporio chiamato la Stella d'Oriente e successivamente acquista alcune proprietà immobiliari.

Dopo aver sposato l'erede di un altro facoltoso emigrante di origine libanese ha sei figli, di cui Carlos è il più piccolo, il più scaltro e vivace. Intrapresa la carriera degli affari sin da giovane, Slim costruisce un vero e proprio impero finanziario industriale chiamato Grupo Carso, divenendone dopo 28 anni presidente. E' vicepresidente del Mexican Stock Exchange e il primo presidente del comitato latinoamericano del Nyse.

[11-03-2010]

 

 

L G8 GRATIS? NO, GRAZIE! – UNA SOCIETÀ ITALOFRANCESE ERA PRONTA A RICOSTRUIRE L'ISOLA SARDA A SUE SPESE, IN CAMBIO DELLA GESTIONE PER 30 ANNI DI UN PROGETTO TURISTICO - BERTOLASO, BALDUCCI & CRICCA AVREBBERO RISPARMIATO 327 MLN € BRUCIATI POI IN CANTIERI, ADEGUAMENTI E FOLLIE - COME MAI IL GOVERNO PRODI CESTINò L'ACCORDO?…

Fabrizio Gatti per "L'espresso"

Avrebbero dovuto risparmiare 327 milioni. Avrebbero potuto destinare ad altro i soldi pubblici bruciati in cantieri, adeguamenti e follie. Oltre alle indennità di missione e gli incarichi speciali per le strutture di Guido Bertolaso e Angelo Balducci, ora indagati per corruzione: il capo della Protezione civile a piede libero, l'ex soggetto attuatore in carcere dal 10 febbraio.

Avrebbero, forse, evitato all'Italia l'ennesima fotografia di un Paese marcio fin dentro le procedure di spesa. Perché quello che è stato fatto sull'isola della Maddalena, con la scusa del G8, avremmo potuto costruirlo senza sborsare nemmeno un centesimo a carico dello Stato e della Regione Sardegna.

Questa è la storia di un progetto privato italofrancese che voleva trasformare l'Arsenale in grande polo turistico. Un progetto approvato con la firma di un protocollo di intesa il 29 luglio 2004, governo di Silvio Berlusconi, dall'Agenzia industrie difesa del ministero.

E cestinato il 18 gennaio 2008, governo di Romano Prodi, con una lettera del capo di gabinetto del ministro della Difesa, Arturo Parisi. Quel giorno, un venerdì, il generale di corpo d'armata degli alpini, Biagio Abrate, comunica al consorzio italofrancese che "le ipotesi esplorate nel recente passato con codesta società da parte dell'Agenzia industrie difesa sono considerate superate dagli eventi e, pertanto, non più perseguibili".

Gli "eventi" sono la scelta di consegnare la proprietà dell'Arsenale alla Regione Sardegna e la decisione di organizzare il G8, poi trasferito da Berlusconi e Bertolaso a L'Aquila praticamente al termine dei lavori sull'isola della Maddalena.

Il consorzio privato Sviluppo Sardegna nel 2009 presenta una richiesta di risarcimento danni al ministero della Difesa e al dipartimento della Protezione civile: 50 milioni di euro per i progetti, le relazioni, le fidejussioni e il lavoro prodotti. La richiesta, inoltrata come "atto stragiudiziale di diffida e messa in mora", verrà riformulata nei prossimi giorni con l'avvio di una causa civile.

Un nuovo seguito giudiziario per le opere della Maddalena, su cui grava anche la sentenza del Tar del Lazio dopo la decisione dell'ufficio di Bertolaso di assegnare la gestione dell'Arsenale alla Mita Resort della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Un contratto scontato a 31 milioni una tantum versati alla Protezione civile e appena 60 mila euro all'anno di canone alla Regione Sardegna per 40 anni.

Il progetto preliminare della cordata italofrancese rivela fin dalle prime pagine la differenza tra quanto lo Stato e la Regione avrebbero risparmiato e quanto hanno invece speso e continueranno a perdere fino al 2049. L'interesse di Sviluppo Sardegna, a cui partecipa la società francese Spada specializzata nella costruzione di porti, sono proprio i 600 posti barca dell'Arsenale.

Quanto possono rendere è scritto nella prima pagina, al capitolo 'Il porto turistico', nel dossier finanziario del progetto coordinato dall'architetto Luigi Cosseddu: "La costruzione comporterà la concessione dei posti barca con ritorno totale di euro 126.254.194 tasse escluse e ripartito dal 2006 al 2008". Potrebbero essere questi i ricavi già nei primi due anni della Mita Resort di Emma Marcegaglia a fronte di una spesa per 40 anni di concessione di 33 milioni e 400 mila euro (31 milioni una tantum e 60 mila euro di canone annuo).

"Nel 2004 chiedevamo al ministero della Difesa la concessione per trent'anni del porto e di tutte le strutture", spiega Serafino Cosma Musu, rappresentante in Sardegna del progetto italofrancese: "In cambio la società si impegnava a finanziare e a ricostruire tutto l'Arsenale, comprese le caserme non toccate dal piano per il G8 e il lungomare.

Oltre alle strutture del porto turistico, avremmo realizzato alberghi, residence, appartamenti, negozi e un'area cantieristica per yacht e barche a vela più una porzione riservata alla Marina militare. Solo per la costruzione della zona del porto era prevista una spesa di 42 milioni. L'esperienza dei nostri partner francesi insegna che quando sono gestite bene, le concessioni dei posti barca e dell'indotto immobiliare nei porti turistici possono ripagare su lunghi periodi anche investimenti impegnativi come il nostro".

Secondo il protocollo di intesa, il nuovo Arsenale sarebbe stato gestito da una società mista composta all'80 per cento da Sviluppo Sardegna e al 20 per cento dall'Agenzia industrie difesa, con capitale sociale di 100 milioni. E una clausola: "Al termine dei 30 anni l'Arsenale tornerà nelle disponibilità dell'Agenzia industrie difesa nello stato di fatto in cui si troverà, comprese le opere realizzate".

Quando il governo Prodi decide di portare il G8 alla Maddalena, il progetto viene adeguato alle nuove esigenze. Il prezzo dell'operazione sarebbe passato così da 586 a 694 milioni, sempre a carico dei privati. "Il costo totale del nostro progetto è superiore perché riguarda tutta l'area dell'Arsenale e non soltanto la parte che si affaccia sul porto turistico, come è stato fatto per il G8".

"Noi non facevamo nulla gratis: ci avremmo guadagnato nella gestione trentennale degli affitti, delle concessioni, del mercato immobiliare. Ma lo Stato avrebbe avuto un risultato migliore a costo zero. Un paragone può essere fatto con i costi di costruzione al metro quadrato. I nostri, anche considerando un 20 per cento di incremento per l'urgenza del G8, non superavano mai i duemila euro al metro".

Il sistema Bertolaso-Balducci ha invece stimato l'urgenza con un incremento di soldi pubblici versati alle imprese del 57 per cento. E un costo al metro quadro che meriterebbe qualche ulteriore indagine: 4.345 euro.

Il progetto, poi bocciato, prevede anche l'assunzione di tutti i dipendenti dell'Arsenale militare rimasti senza lavoro. E rivela che al momento in cui la gestione degli appalti per il G8 viene affidata al capo della Protezione civile, oltre a quello italofrancese esistono altri quattro i progetti: "Tra questi, il Gruppo Colony Capital, proprietario della Costa Smeralda, e il gruppo dell'Aga Khan, che intendeva riprendere con la Maddalena i discorsi turistici interrotti in Sardegna... Apparivano più articolati il progetto della Regione Sarda (un acquario, istituti di ricerca, comunque a basso profitto) e quello del Gruppo Ligresti, attraverso l'immobiliare Lombarda (realizzazione e vendita di assets, ma d'incerta garanzia di redditività nel tempo, almeno per l'economia dell'isola)".

Tutti progetti che però hanno qualche difetto: non sfruttano i finanziamenti pubblici dei decreti d'urgenza, sono a scatola chiusa e per questo non possono essere assegnati agli amici degli amici.

[15-03-2010]

 

 

 

 

 

PIRELLI: UTILE NETTO DI COMPETENZA 2009 TORNA POSITIVO PER 22,7 MLN...
Radiocor
- Ritorno all'utile di competenza e alla cedola per Pirelli. Il gruppo ha chiuso il 2009 con un utile netto di competenza di 22,7 mln (-347,5 mln nel 2008), ma con un risultato netto totale ancora in rosso per 22,6 mln anche se in miglioramento rispetto ai -412,5 mln di un anno fa. Proposta la distribuzione di un dividendo di 0,0145 euro per le ordinarie e di 0,0406 euro per le risparmio.

i.

EDISON: PIAZZATO BOND 5 ANNI DA 500 MLN, CEDOLA 3,316%...
Radiocor
- Il nuovo bond senior di Edison e' stato accolto positivamente dal mercato. Il titolo ha una durata di cinque anni (2015) e, secondo quanto apprende Radiocor, e' stato prezzato nel pomeriggio a 99,70, con uno rendimento del 3,316% pari a uno spread di 85 pb sul midswap, in linea a quanto esprimono oggi sul secondario emissioni con le stesse caratteristiche

18.03.10

 

  

- LASCIA A SORPRESA SANTECECCA TOP MANAGER ABI...
B. Ar. per "la Repubblica" - Dopo Giuseppe Zadra, l´Abi perde un altro manager. Domenico Santececca, una colonna portante della struttura dirigente dell´Associazione bancaria italiana dove arrivò nel 1977, si è dimesso ieri pomeriggio. Direttore centrale e responsabile dell´area corporate, dopo l´arrivo di Giovanni Sabatini, come nuovo direttore generale, era stato anche accreditato, secondo rumors inesistenti, quale candidato a ricoprire la carica di vicedirettore generale. Non è andata così. Dimissioni attese? Attriti con il nuovo direttore generale? Fonti di Palazzo Altieri smentiscono. E lo stesso Santececca conferma, anche se c´è un po´ di amarezza nella sua voce.

«Con Sabatini - dichiara al telefono - abbiamo sempre lavorato bene. Non c´era nessun problema». E allora perché lascia? «Sono scelte di vita, non sono né il primo né sarò l´ultimo a decidere di prendermi una pausa di riflessione. Per ora mi dedicherò alla mia passione, i cavalli». Nuovi incarichi in vista al momento non sembrano esserci, anche se il manager non esclude nulla. «Speriamo che qualcosa venga fuori». Magari la politica? «Difficile, dovrei prima imparare a presentare le liste elettorali»

- OBAMA VUOLE JANET YELLEN ALLA VICE PRESIDENZA FED...
(AGI/AFP) - Il presidente Usa Barack Obama e' orientato a nominare alla poltrona numero due della Federal Reserve l'attuale presidente della Fed di San Francisco, Janet Yellen. Succederebbe a Donald Kohn, il quale intende ritirarsi a giugno prossimo quando terminera' il suo mandato quadriennale. Yellen, 63 anni, e' uno dei componenti del board piu' in sintonia con il presidente della Fed Ben Bernanke e con la sua politica monetaria. L'intenzione di Obama e' stata riportata dal New York Times, che ha citato fonti informate dell'amministrazione. Nessun commento della Fed ne' della Casa Bianca.

- NESPRESSO: NESTLE' NON ESCLUDE RICORSO A VIE LEGALI CONTRO CIALDE 'LOW COST'
(Adnkronos) - Nespresso, la societa' controllata da Nestle', non esclude di ricorrere a via legali contro le cialde 'low cost' che Casino, il gruppo francese della grande distribuzione, si prepara a lanciare sul mercato francese a maggio e che sono compatibili con le macchinette del gruppo elvetico. Cialde, queste, completamente biodegradabili, che costeranno il 20% in meno e che saranno prodotte da Ethical Coffee Company (Ecc), una societa' svizzera fondata da un ex numero uno di Nespresso.

'Difenderemo i nostri interessi in modo molto vigoroso' afferma al 'Figaro', Richard Girardot, il presidente e direttore generale di Nespresso. Ethical Coffee Company, dal canto suo, sostiene di non violare nessun brevetto di Nestle' e di aver trovato una 'falla' per aggirarli. Il primo brevetto, quello che protegge la prima generazione di cialde, scade a fine 2012.

Per i nostri giuristi 'sembra molto sorprendente' che Ecc abbia trovato una 'falla' al sistema, sottolinea Girardot evidenziando come sono 1.700 complessivamente i brevetti che proteggono le famose cialde e il modo in cui vengono utilizzate le macchinette. I dirigenti di Nespresso, che per ora non hanno ancora esaminato le cialde 'low cost', scrive il quotidiano francese, non intendono intraprendere un'azione preventive sia nei confronti di Casino, di Ecc o di Folliet, l'azienda di torrefazione di Chambery che fabbrichera' le cialde 'low cost'.

- LONDRA PERDE TRONO, NY IN VETTA CAPITALE MONDO FINANZA...
(ANSA) - Londra perde il titolo esclusivo di capitale mondiale della finanza: la City è per la prima volta costretta a condividere il trono con New York. I timori di una stretta delle regole e le nuove tasse penalizzano la capitale inglese che, nell'indice dei centri finanziari globali stilato da Z/Yen per la City of London Corporation, perde 14 punti e scende a quota 775, a pari merito con la Grande mela, seconda nel settembre 2009.

Le città asiatiche - riporta il Financial Times - continuano la loro corsa, con Hong Kong e Singapore che avanzano incontrastate, mentre il gap fra la coppia Londra-New York con il resto del mondo si assottiglia sempre di più e scende ai minimi del 2007, ovvero da quando sono iniziate le rilevazioni. "La ricerca deve rappresentare un campanello d'allarme per la politica. Non si può continuare a colpire le banche e i banchieri senza compromettere la competitivtà di Londra" osserva Stuart Fraser, presidente del comitato della politica e delle risorse della Città di Londra.

[12-03-2010]

 

 

SWATCH ALLA CARICA DI NUOVI OROLOGI...
L. Te. Per "il Sole 24 Ore" -
Il Gruppo Swatch va verso una nuova campagna acquisti. «Abbiamo i mezzi, se c'è qualcosa di interessante da comprare, perché no?», dice Nick Hayek, ceo del gruppo elvetico leader nel settore orologi. Swatch, che conta su marchi in tutte le gamme, ha limitato nel 2009 la contrazione di fatturato e utili, e ha iniziato il 2010 a passo di corsa, con vendite che nei primi due mesi sono aumentate del 40% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L'Italia sta contribuendo alla crescita dei ricavi. Il gruppo adesso ha una liquidità di oltre 1 miliardo di franchi, da usare per investimenti interni o per acquisizioni. Svanite le diffidenze, ora anche il mercato crede alla buona resistenza del gruppo e ai suoi piani di espansione. L'azione Swatch nell'ultimo mese è salita del 10%, battendo l'indice svizzero Smi. Forse è scoppiata la pace tra la Borsa ed il gruppo della vulcanica famiglia Hayek.

GOOGLE: ANTITRUST INDAGA SU CONDIZIONI A SITI SU RACCOLTA PUBBLICITA'...
Radiocor
- L'Antitrust ha deciso di estendere l'istruttoria per possibile abuso di posizione dominante, avviata nei confronti di Google l'estate scorsa, alle condizioni imposte in Italia agli editori dei siti web nei contratti di intermediazione per la raccolta pubblicitaria on-line. Lo comunica l'Autorita' in una nota.

 

 

 

 

2009, CHE FALLIMENTO! - LA CRISI STA FALCIANDO LE AZIENDE, SOPRATTUTTO AL NORD – IN ITALIA SI SONO CONTATI OLTRE 9 MILA FALLIMENTI (+23%) E SONO CRESCIUTE LE DOMANDE PER CONCORDATI PREVENTIVI (+33%) – IN 5 ANNI 70 MILA IMPRESE ITALIANE HANNO CAMBIATO SEDE LEGALE PER RENDERE DIFFICILE IL RECUPERO CREDITI - MA PER IL GOVERNO TUTTO VA BEN…

Luigi Grassia per "La Stampa"

Gli occhi degli operatori economici e degli analisti sono già puntati al 2010 in cerca di segnali di ripresa ma intanto dal fronte delle imprese continuano ad arrivare dati aggregati dall'anno appena trascorso molto negativi: ieri è stato diffuso da Cerved Group il consuntivo sui fallimenti e i concordati preventivi nel 2009 e il quadro è così brutto che si fatica a immaginare un'inversione di tendenza, anche perché la marea è partita da lontano.

 

Risulta che fra ottobre e dicembre sono state aperte quasi 2.900 procedure fallimentari, con un incremento del 15% rispetto allo stesso trimestre del 2008 (che aveva già fatto registrare un +43% sul 2007). Guardando al complesso degli ultimi anni, dopo la brusca caduta delle procedure seguita alla riforma della disciplina sulla crisi d'impresa, dall'aprile del 2008 i fallimenti hanno iniziato una corsa che dura da sette trimestri consecutivi, con tassi di crescita sempre a due cifre. Sull'arco di tutti e dodici i mesi del 2009 in Italia si sono contati oltre 9 mila fallimenti (+23% sul 2008).

 

Cerved Group è nato dai fondi di «private equity» Bain Capital e Clessidra. Scorporando un po' i suoi dati, si osserva che con un aumento del 33% dei fallimenti negli ultimi tre mesi del 2009 le costruzioni risultano il settore che conta il maggior incremento di procedure (+31%), però l'aumento dei crac aziendali ha colpito un po' tutti i comparti economici: industria +26%, attività finanziarie, immobiliari, di noleggio e informatica +24%, alberghi, trasporti e comunicazioni +18%.

 

Sorpresa positiva, il tessile e l'abbigliamento evidenziano una lieve riduzione delle pratiche aperte rispetto al 2008, cosa che si osserva anche nel comparto alimentare; questo però potrebbe dipendere dal fatto che c'è stata una tale falcidia negli anni precedenti che la scrematura è stata anticipata dal mercato.

Sul piano geografico l'impennata dei fallimenti ha toccato soprattutto il Nord: nei dodici mesi del 2009 le procedure sono cresciute nel Nord Ovest del 33%, nel Nord Est del 26%, nel Centro del 16%, nel Sud e nelle Isole del 16,3%. In ognuna di queste macro-zone c'è stato un aumento anche nell'ultimo trimestre (oltre che su tutto l'arco dell'anno).

 

Quanto ai concordati preventivi (una procedura legale che mira a evitare il fallimento convincendo i creditori a ristrutturare il debito accontentandosi di meno del dovuto) negli ultimi tre mesi del 2009 le imprese italiane hanno presentato 243 domande (+33% rispetto al quarto trimestre del 2008), portando il totale del 2009 oltre quota 900 (+62% rispetto al 2008).

 

Cerved Group segnala anche un particolare curioso: negli ultimi cinque anni oltre 70 mila imprese italiane hanno cambiato la sede legale da una provincia a un'altra. Non sempre questo è avvenuto per esigenze di carattere operativo: in molti casi, società gravate dai debiti hanno traslocato per sottrarsi all'azione dei creditori rendendo impossibile o più costoso il recupero dei crediti. Uno specifico studio compiuto da Cerved dice che a parità di tutte le altre variabili, le aziende che hanno trasferito la sede hanno manifestato una propensione al fallimento del 24% superiore alle altre. Insomma se vedete il vostro debitore che cambia città cominciate a preoccuparvi.

 

GRIFFE STRANGOLATRICI (TE LO Dò IO IL MADE IN ITALY!) – LE FABBRICHETTE DELLA MODA STANNO FALLENDO – IL J'ACCUSE DI UN TITOLARE: “Nel 1997 per un capo ti davano 70 mila lire, oggi vanno dai 16 a un massimo di venticinque euro. Poi in negozio le vendono anche tra le 600 e le 750 euro " - “QUESTO SAREBBE IL MADE IN ITALY, QUELLO CHE FINO A IERI HA SFILATO A MILANO?”...

Francesco Spini da "La Stampa"

Ho chiesto il fallimento a metà febbraio, questa settimana chiudiamo». La resa di Giancarlo De Bortoli, 61 anni, titolare di una fabbrica di Pramaggiore (Venezia) dove 25 operaie per anni han confezionato camicie di lusso e vestiti per conto di superfirme («ma niente nomi»), è figlia di questo tempo di crisi e di globalizzazione.

 

«Le grandi griffe ti dicono: "Più di tanto non possiamo darti" - racconta -. Nel 1997 per un capo ti davano 70 mila lire, oggi vanno dai 16 a un massimo di venticinque euro. Poi in negozio le vendono anche tra le 600 e le 750 euro». E ancora: «Ho qui un abitino da 890 euro, a noi ne arrivano 40: ce ne vorrebbero almeno il doppio». Ma c'è chi, tra delocalizzazione e nuova manodopera, è disposto a lavorare per un niente.

Il tramonto arriva negli ultimi anni: «La lenta agonia è cominciata nell'autunno del 2004 - dice De Bortoli -, finché siamo arrivati al punto di non riuscire più a pagare nemmeno gli stipendi». A novembre De Bortoli capisce che la quotidiana lotta per la sopravvivenza non avrebbe portato a nulla: «Lavorando alle condizioni a cui lavoriamo noi, si va in disperazione», ripete.

 

Mentre parla ha di fronte i conti che lo condannano. «Nel 2007 il nostro fatturato era di 684 mila euro, nel 2008 di 596 mila, l'anno scorso si è chiuso a 288 mila». Un piano inclinato: «A dicembre abbiamo fatturato 18 mila euro, come potevamo andare avanti?». Ora si ritrova con un passato distrutto e un futuro da inventarsi. «Ho cominciato all'inizio degli Anni 80. Non si guadagnava la luna, ma si arrivava con decoro a fine mese. Potevi investire, cambiar la macchina, portare la famiglia a mangiar la pizza».

Quasi trent'anni dopo si ritrova, parole sue, «nudo e crudo. Cosa mi succederà? Non lo so, la disperazione c'è. Mi dicono che mi lasceranno in affitto, che forse potrò tenere la camera e la cucina, mentre le poltrone e il divano li metteranno all'asta... Non so davvero cosa farò. Perché uno, se non è forte, in questi casi può diventar matto».

 

Sono storie di disperazione, queste. Per il titolare, e per le operaie: hanno sacrificato sei-sette mesi di stipendio sperando nel miracolo, ora attendono solo gli ammortizzatori. De Bortoli non si dà pace. «Chiudiamo per chi, tra le griffe, è arrivato a pagare 19 euro un vestito foderato. Ha capito bene: danno l'equivalente di cinque pacchetti di sigarette. E un cristiano deve stare lì a tagliarli, questi abiti. E cucirli, stirarli, imballarli. Questo sarebbe il made in Italy? Quello che fino a ieri ha sfilato a Milano?».

 

La delocalizzazione, la manodopera sottocosto hanno affogato l'impresa di De Bortoli. Il sistema della moda («tranne rare eccezioni») ha lasciato a terra le tradizionali fabbrichette, «i laboratori come il nostro sono finiti». Le banche si sono cautelate presto, «lavorando solo "salvo buon fine". Potevano sostenermi di più? Certo. Ma anche se mi davano credito, con gente che ti paga pochi euro, cosa fai?». Nient'altro, dice De Bortoli, che «odiare tutto quel che è moda. Quando la vedo in tv, cambio canale...».

 

 

[02-03-2010] 

 

- TREMONTI, IMPORRE ASSEGNI SOPRA 100 EURO RENDE LO STATO ODIOSO...
(Adnkronos)
- La soluzione per contrastare l'evasione fiscale 'non e' imporre per i pagamenti sopra i 100 euro il passaggio in banca'. Infatti questa soluzione 'non rende minore l'evasione ma odioso lo Stato'. Lo afferma il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, intervenendo al congresso nazionale della Uil. Il ministro sottolinea quindi che il meccanismo e' molto diffuso in America ma 'non e' obbligatorio, non c'e' una legge che lo impone'. Imporre una norma che impone il passaggio in banca sopra i 100 euro 'e' la via sbagliata'.

 

- LEGION D'ONORE ALL'ATOMICO SCAJOLA ...
Legion d'onore «atomica » a Claudio Scajola. Il ministro dello Sviluppo economico ne è stato insignito a Parigi dal premier francese François Fillon. Il quale ha sottolineato il suo impegno per il ritorno dell'Italia all'energia nucleare e la sua scelta di «rivolgersi verso la Francia» in questo processo.

 

 

[03-03-2010]

- TREMONTI:SE MULTINAZIONALE VA VIA RESTITUISCA AIUTI,PAGHI TASSE E DEBITI...
Radiocor -
'Quando una multinazionale va via, facciamogli la tac; cominciamo a dir e se licenzi, restituisci gli aiuti di Stato; hai il diritto a licenziare, ma anche il dovere a restituire un sacco di cose; comincia a pagare le tasse arretrate che non hai pagato, vai a vedere se ci sono debiti pregressi. Allora tanti dicono ops, ho ripensato la scelta industriale'. Un grande paese ha il dovere di gestire le crisi mettendo in campo tutti gli strumenti e non solo quelli del dio mercato'. Lo ha affermato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, parlando al Congresso della Uil.

 

ENERGIA: LEXMARK INAUGURA NUOVA SEDE ECO-SOSTENIBILE...
(AGI) -
Lexmark, azienda che produce e commercializza una vasta gamma di prodotti e soluzioni per la stampa sia per il largo consumo che per il mondo business, inaugura ufficialmente la propria nuova sede, progettata per interpretare i valori e la filosofia green dell'azienda. I nuovi uffici di Lexmark Italia, infatti, sono ora spazi eco-sostenibili.

All'interno degli uffici si snoda il percorso Lexmark@Work che parte dalla reception "Terra", dove gli ospiti vengono accolti da un suggestivo globo terrestre, per poi passare per le tre "cellule" "Foresta", "Oasi", "Ghiacciaio", dove "vivono" rispettivamente, in un ecosistema perfetto, l'attenzione all'ambiente, la sicurezza e produttivita' ed il risparmio. I clienti possono cosi' scoprire come Lexmark abbia raggiunto il totale controllo delle proprie risorse di stampa, monitorandole, gestendole attivamente, stampando responsabilmente e con il miglior rapporto fra utenti e dispositivi.

 

03.03.10

 

 

- L'«OSSERVATORE» CONTRO I BONUS DI GOLDMAN...
Dal "Corriere della Sera" -
«Volevano dalla loro banca d'investimento chiarimenti sulle modalità di assegnazione dei compensi ai dirigenti. Cifre da capogiro, premi giudicati eccessivi. Volevano indietro quei soldi e una revisione delle politiche sugli stipendi, ma non hanno avuto risposta». L'Osservatore Romano ha chiosato ieri in questi termini il no del board di Goldman Sachs alle richieste degli azionisti sui bonus dei partner della «regina di Wall Street, l'illustre sopravvissuta alla crisi che ha travolto la finanza americana». E il Wall Street Journal ha rincarato la dose rivelando il capitolo della relazione annuale della banca dedicata ai fattori di rischio: Tra questi la «cattiva pubblicità», che «può avere un impatto negativo sulla nostra reputazione e sul morale e sulla perfomance dei nostri dipendenti».

GRECIA: NUOVI TAGLI PER 4 MLD, COLPITE TREDICESIME, IVA SALE AL 21%...
Radiocor
- Il governo greco ha varato il nuovo piano di tagli richiesto dall'Unione Europea per riportare sotto controllo il maxideficit dei conti pubblici. Fra le misure varate dal Cdm prevedono da segnalare l'aumento dell'Iva dal 19% al 21% e tagli del 30% ai bonus percepiti dai lavoratori del settore pubblico a Natale, Pasqua e in agosto. Aumentata del 20% la tassa su alcool e tabacco. Corrado Poggi

08.03.10

 

CRISI: TESORO, FINO A GENNAIO SOSPESI MUTUI A PMI PER 8 MILIARDI...
Radiocor
- Le domande di sospensione dei debiti delle pmi, al 31 gennaio, sono state circa 136 mila (+16% rispetto a fine 2009). Lo comunica il Tesoro, osservando che 'dopo la forte accelerazione dei primi mesi', si va 'verso una stabilizzazione'. Considerando i 30 giorni d'istruttoria, sono state accolte quasi 100 mila domande per 8 miliardi di mutui sospesi. La moratoria ha incluso recentemente operazioni per il settore agricolo e mutui con agevolazione pubblica. 08.03.10

 

 

IL CURATORE FALLIMENTARE DI RICUCCI CONTRO BRACHETTI...
Da "Libero" - È lite giudiziaria tra il curatore della Magiste International, Domenico Fazzalari, e la Api Real Estate , la società immobiliare della famiglia Brachetti Peretti. A marzo del 2009 la Api si era aggiudicata per 36 milioni di euro la Tundra, società del gruppo di Stefano Ricucci proprietaria di villa Corelli a Roma.

Secondo Radiocor, il curatore fallimentare della Magiste International (la capogruppo di Ricucci fallita a gennaio del 2007), ha citato in giudizio la società della famiglia Brachetti Peretti per la mancata restituzione di un credito di circa 700mila euro vantato da Magiste verso Tundra

SALZA (INTESA SANPAOLO): IPO PER FIDEURAM AL PIU' PRESTO POSSIBILE...
Radiocor - 'L'Ipo su Fideuram la faremo al piu' presto possibile'. Lo ha detto a Radiocor Enrico Salza, presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo che si riunisce questa mattina. Salza ha aggiunto che, per quanto riguarda Credit Agricole, 'e' gia' tutto fatto'. Un altro consigliere, entrando alla riunione, ha affermato che l'ipo Fideuram non e' all'ordine del giorno di oggi e che si parlera' di prestiti e fidi. 'Poi - ha ricordato - c'e' sempre la voce comunicazioni del presidente e dell'amministratore delegato'

- SMARRITO A HONG KONG UN TERZO DELLA RUSAL...
G. Ve. per " Il Sole 24 Ore " - L'aria di Hong Kong non fa bene a Rusal. In un mese sui listini della Borsa asiatica, i titoli del gigante russo dell'alluminio hanno perso più di un terzo del loro prezzo di quotazione. Il mercato ha bocciato insomma la matricola proveniente da Occidente, per nulla impressionato dal clamore dell'operazione: la società del magnate Oleg Deripaska a fine gennaio aveva venduto circa il 10% delle proprie azioni, raccogliendo 2,2 miliardi di dollari. Tutti soldi necessari però a pagare i debiti.

 

Oltre ai problemi finanziari, la situazione non promette bene neanche dal punto di vista industriale: ieri il gruppo ha comunicato di aver registrato nel 2009 una flessione dell'11% nella produzione di alluminio. D'altra parte che le premesse non fossero delle migliori si era visto fin dalle prime contrattazioni. La società aveva festeggiato la sua prima giornata sul parterre con un netto calo del 10%.

- LA SALA D'ATTESA DI PEREZ E DEL RIVERO...
Mi. C. per " Il Sole 24 Ore " - Tempi difficili per i due costruttori Florentino Perez, "dueño" di Acs oltre che presidente del Real Madrid, e Luis del Rivero "patron" di Sacyr che si vedono la strada sbarrata dalle due "energetiche" Iberdrola e Repsol per aumentare il loro peso nei due consigli di amministrazione.

Ignacio Sanchez Galan, presidente di Iberdrola, ha puntato i piedi, nonostante Perez controlli il 20% del gruppo e possa contare sull'appoggio di un altro 7% circa in mano all'istituto di credito Bbk. E così ha fatto Antonio Brufau, presidente di Repsol, nei confronti di del Rivero, nonostante questi detenga una quota del 20% della petrolifera. Come andranno a finire questi due bracci di ferro che durano ormai da svariati mesi? Difficile dirlo, perché sia Galan, sia Brufau hanno il supporto dei rispettivi cda e non ne vogliono sapere di mollare la presa.

- PERNA IN DIFESA A ISERNIA E CAMPOBASSO...
C. Fe. per " Il Sole 24 Ore " - Si apre un nuovo fronte giudiziario per l'imprenditore Tonino Perna, ex-azionista di It Holding, società in legge Marzano. Oltre alle inchieste in corso alle Procure di Isernia e a Milano (per aggiotaggio e falso in bilancio), avviate sulla base dei tre esposti depositati dai commissari che hanno preso sotto la loro cura il gruppo molisano finito in default, c'è un'altra indagine in via di svolgimento al tribunale di Campobasso.

Il Gup Giovanni Falcione ha infatti rinviato a giudizio Perna e altre quattro persone (l'ad Maurizio Negro, il responsabile delle spedizioni Francesco Fusco e gli amministratori di due società) con l'accusa di frode doganale e false fatturazioni. Per la procura di Campobasso la Ittierre avrebbe evitato di pagare 1,5 milioni di euro per acquisti di materie prime al di fuori dei confini dell'Unione europea.

- I DEBITI DI SOS NEL FUTURO DI CARAPELLI...
Mi. C. per " Il Sole 24 Ore " - Che fine faranno Carapelli, Sasso e Bertolli, le marche-faro del gruppo Sos? Circolano infatti insistentemente indiscrezioni, secondo cui potrebbero uscire dall'orbita degli spagnoli. La capogruppo ha infatti annunciato ieri una perdita lorda di 234 milioni di euro nel 2009, dopo che nel 2008 Sos era entrata in crisi a causa della scoperta di operazioni finanziarie poco trasparenti eseguite dall'allora azionista di controllo, la famiglia Salazar.

Il problema di fondo è che, passato un anno dall'inizio delle difficoltà, Sos non è ancora riuscita a risollevare la testa: le perdite sono aumentate, la situazione finanziaria è delicata e così il business. Tanto che oltre ad alcuni marchi di olio, potrebbe essere ceduta la divisione riso. Ma non è tutto, perchè anche l'andamento di Borsa lascia molto a desiderare. Ieri, ad esempio, il titolo è crollato, lasciando sul terreno un rotondo 10%.

 

- MAIRE TECNIMONT: MALAGO', SODDISFATTI DA NOSTRA PARTECIPAZIONE A LUNGO TERMINE...
(Adnkronos) - "Siamo soddisfatti dalla nostra partecipazione. La consideriamo una partecipazione a lungo termine ma non posso dire se la incrementeremo". Giovanni Malago', imprenditore romano e ad della societa' Samocar, si dice soddisfatto della partecipazione in Maire Tecnimont (assieme a Lupo Rattazzi) attraverso la Gl Investimenti con il 2,1% del capitale.

 

 

 

- PICCOLE FUSIONI IN BORSA...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - La lettera, mandata da Borsa spa ai soci della Promac, non parla di un'offerta concreta, da individuare in un secondo momento, ma tratteggia un'architettura. Ora si tratterà di vedere cosa vorranno fare gli azionisti del Mercato alternativo dei capitali (Mac) ma non gestori del medesimo, compito che invece ha la Borsa.

Però, anche se la lettera dice il contrario, la sorte del Mac (sei società e mezzo al listino, perché una è sulla rampa di lancio per la quotazione) e quelle di Aim Italia, altro "gigante" con un listino di cinque società, sembra ragionevolmente segnata: diventare prima cugini stretti e poi, in prospettiva, fondersi. Per ora l'offerta parla di due segmenti distinti nell'ambito di un solo mercato; ma se due debolezze insieme non fanno una forza, divise hanno ancora meno vigore.

- NELLA CITY DI LONDRA I GRANDI BANCHIERI RINUNCIANO AI BONUS...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - I grandi banchieri della City rinunciano ai bonus. Dopo la decisione del presidente e amministratore delegato della Barclays Bank di fare a meno del proprio, ieri anche Stephen Hester, presidente esecutivo e ad della Royal Bank of Scotland (Rbs), ha comunicato ai vertici della propria banca che non accetterà alcun bonus: di fatto una rinuncia a un premio di oltre un milione di sterline, che si sarebbe aggiunto al milione e 200 mila sterline del suo salario annuo. La previsione della stampa finanziaria londinese è che, sulla loro scia, anche i capi delle altre maggiori banche nazionali, dalla Lloyds alla Hsbc, prenderanno la medesima decisione.

Una mossa che il mondo politico accoglie con favore: «Hanno fatto bene», commenta per esempio Vincent Cable, portavoce del partito liberal-democratico. E' l'effetto della campagna contro i bonus eccessivi dei banchieri condotta dal governo laburista di Gordon Brown, condivisa dai partiti di opposizione e sostenuta da media e sondaggi d'opinione: dopo il collasso del sistema finanziario, in buona parte salvato indebitando lo stato a spese dei contribuenti, l'idea che i banchieri continuino ad accumulare premi milionari è sembrata a molti un abominio, il rifiuto di apprendere la lezione della crisi degli ultimi due anni.

Ma il gran rifiuto dei super-capi non vale per tutti: proprio la Rbs si apprestaa distribuire1 miliardoe 300 milioni di sterline in bonus ai suoi 22 mila banchieri, nonostante le perdite accumulate nel 2009. E tutti vogliono intascare il premio prima che scatti la sovrattassa del 50 per cento sui bonus imposta dal governo

 

 

[23-02-2010]

 

 

- W.POST, WALL STREET SEMPRE PIU' GENEROSA CON IL GOP...
(Adnkronos/Washington Post)
- Wall Street continua ad essere sempre piu' generosa con il Grand Old Party, dopo aver chiuso il suo "flirt" con Barack Obama ora reo di puntare il dito contro i ricchi banchieri. Uno studio realizzato dal Center for Responsive Politics per il Washington Post infatti conferma il trend gia' evidenziato nei mesi scorsi: le grande societa' finanziarie e di investimento, che all'inizio del 2009 e quindi dell'amministrazione Obama davano due terzi dei loro contributi ai democratici, ora alla fine dell'anno hanno versato la meta' delle donazioni ai comitati politici dei repubblicani.

 

Anche le banche commerciali sono tornate alla loro tradizionale e solida relazione con il Gop, dopo aver vissuto appunto una breve infatuazione per i democratici, versando nelle casse dei repubblicani negli ultimi tre mesi dello scorso anno il triplo di quello che hanno dato al partito del presidente.

Dati che colpiscono soprattutto perche' Obama era riuscito ad ottenere un sostegno forte, ed insolito per un candidato democratico, a Wall Street. Durante la campagna per le presidenziali, ha raccolto oltre 18 milioni di dollari contro i 10 del repubblicano John McCain.

28.02.10

 

AIUTO! PANERAI SI TOGLIE QUALCHE "SESSOLINO" DAL MOCASSINO (TOD'S, OF COURSE) - "Sandra Monteleoni è stata la prima moglie di Montezemolo ma anche la compagna di De Benedetti - Paola Zanussi prima moglie di Leonardo Mondadori ha soccorso Angelo Rizzoli, appena uscito dall'iniquo carcere, per diventare successivamente la compagna di De Benedetti - MA De Benedetti corteggiava Cristina Mondadori, zia acquisita di Paola Zanussi - Silvia Monti, grande amore giovanile di Giovanni Agnelli, che non l'ha dimenticata nel suo testamento, OGGI è LA MOGLIE DI DE BENEDETTI...

Paolo Panerai per "Italia Oggi"

Nell'era dell'informazione globale non vi è dubbio che il presente e il futuro di un paese vengono marcatamente segnati dal tipo di informazione che lì domina. Ma sbaglia chi pensa che il destino dell'Italia sia stato segnato dalla guerra mediatica fra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e coloro che, rompendo ogni regola di privacy (rispettata invece in Francia per François Mitterrand, Valéry Giscard d'Estaing e Jacques Chirac), hanno riempito le pagine dei giornali, dei tg digitali, di internet e di ogni altro media, di interviste e foto sulle escort di Palazzo Grazioli o Villa Certosa.

 

Non vi è dubbio che la campagna sulle performance di letto del presidente Berlusconi abbia dato il via alla nuova stagione dei veleni e del degrado letale della politica sviluppatisi nel 2009. Ma sono ben altre che non le escort le donne che hanno segnato il passato, il presente e forse il futuro dell'informazione in Italia e quindi della vita civile e politica del paese.

Infatti, dietro a tutta la vicenda che ha determinato negli anni Ottanta e Novanta l'assetto di potere dell'informazione italiana, c'è un incredibile incrocio di quattro o cinque donne che, consapevoli o inconsapevoli, hanno influenzato in maniera importante gli atti degli uomini di cui di volta in volta sono state fidanzate, mogli o amanti.

Un incrocio che per molti aspetti ha dell'incredibile, specialmente se lo si guarda con la freddezza della cronaca a distanza di diversi anni da quando quegli incontri, quegli amori, falsi o veri che fossero, sono stati vissuti. E paradossalmente, in quelle storie non ebbe alcuno spazio diretto il cavalier Berlusconi.

 

I nomi delle donne: Sandra Monteleoni Montezemolo, Paola Zanussi Mondadori, Cristina Mondadori Formenton, Silvia Cornacchia Monti Donà delle Rose De Benedetti, Barbara (Bambi) Parodi Delfino.

I nomi degli uomini: Luca Cordero di Montezemolo, Leonardo Forneron Mondadori, Angelo Rizzoli, Carlo De Benedetti, Paolo Mieli.

Sandra Monteleoni è stata la prima moglie di Luca Montezemolo ma, dopo la separazione e l'incontro dell'ormai storico presidente della Ferrari con Bambi Parodi Delfino, anche la compagna di De Benedetti, negli anni ruggenti in cui il controllore del gruppo Espresso-Repubblica non contava ancora nell'editoria ma voleva contare.

Paola Zanussi Mondadori è stata la prima moglie di Leonardo Mondadori e, qualche tempo dopo la separazione, ha soccorso Angelo Rizzoli, appena uscito dall'iniquo carcere, per diventare successivamente la compagna di De Benedetti, nel momento della conquista del gruppo Espresso-Repubblica della «guerra della rosa» contro Berlusconi per la conquista della Mondadori; guerra nella quale il suo ex marito, Leonardo, era il fondamentale alleato del Cavaliere.

 

Ma, nel mentre, De Benedetti corteggiava Cristina Mondadori, vedova Formenton, e ago della bilancia con i suoi figli per la conquista della maggioranza nella casa editrice fondata dal padre Arnoldo. In quanto zia di Leonardo, Cristina Mondadori, donna molto intelligente e di grandi qualità umane, come ha dimostrato nel libro che ha scritto sulla sua famiglia, era anche zia acquisita di Paola Zanussi.

E la corte di De Benedetti verso la vedova di Mario Formenton, di cui l'Ingegnere diceva di essere stato uno dei migliori amici, inizialmente aveva fatto sì che Cristina e i suoi figli si schierassero contro Berlusconi. Fino a quando Leonardo riuscì a far pace con i cugini e a mostrare che De Benedetti aveva montato una vera commedia in fatto di amicizia e amore pur di vincere la battaglia di Segrate.

 

Silvia Monti è stata un grande amore giovanile di Giovanni Agnelli, che non l'ha dimenticata nel suo testamento. Si era però sposata con Luigino Donà delle Rose, nobile veneto, che insieme al fratello ha fondato Porto Rotondo in concorrenza con Porto Cervo; di Porto Rotondo Silvia Monti è stata la regina, fino a quando il marito non ha perso sia il secondo sviluppo immobiliare della Costa Smeralda sia lei, la quale ha ceduto alla corte dell'ingegner De Benedetti, sposandolo, proprio nel momento della conquista del potere editoriale in diretta concorrenza con Agnelli, che era ritornato al comando del Corriere, dove ora la quota (seconda dopo quella Mediobanca) è gestita da Montezemolo.

 

Il quale Montezemolo è stato molto importante per il secondo mandato alla direzione del Corriere della Sera di Paolo Mieli, nel frattempo unitosi a Bambi Parodi Delfino, bravissima inviata del Tg5 e madre della secondogenita del presidente della Ferrari nonché madre della figlia più piccola del due volte direttore del Corriere della Sera.

Non è certo una novità che le donne, con il loro amore vero o di comodo, abbiano avuto ruoli e potere spesso decisivi in più vicende della storia del mondo. Ma finora non c'era traccia di un incrocio come quello che si è verificato negli ultimi trent'anni nel mondo dell'informazione italiana, di cui i dettagli descritti non sono che una parte dello sceneggiato.

 

E sbaglia doppiamente chi pensa che siano state le escort le protagoniste vere nella vicenda boccaccesca di Berlusconi e delle sue avventure amatorie finite, spesso strumentalmente, sui giornali di tutto il mondo. La vera protagonista, colei che ha tratto il dado, che ha dato l'avvio mediatico allo scontro su lenzuola e telefoni da cui per mesi la politica italiana è stata condizionata e trascinata ai livelli più infimi della storia del paese, è lei, Veronica Lario in Berlusconi.

 

Sapendo che il più efficace strumento di prima informazione sono le agenzie di stampa, non solo è entrata di diritto al vertice del gruppo di donne che hanno influenzato il passato, il presente e forse il futuro dell'informazione in Italia, ma ha saputo usare per i suoi scopi l'Ansa come neppure Orson Welles avrebbe potuto immaginare nel suo capolavoro Quarto potere.

 

 

[24-02-2010]

 

 

AEROLINEE: AIR FRANCE E GIAPPONESE JAL DISCUTONO JOINT VENTURE...
(AGI/AFP) - Air France e l'indebitata compagnia aerea nipponica Japan Airlines (Jal) stanno discutendo la possibilita' di avviare una joint venture in comune. Lo rivela il giornale La Tribune, secondo il quale i due gruppi intendono condividere costi ed entrate. In particolare l'intesa prevede la possibilita' di armonizzare i prezzi, i moduli organizzativi e le pratiche di business. Jal, che ha dichiarato bancarotta a gennaio, ha gia' respinto questo mese l'offerta di fare squadra in comune con l'alleanza SkyTeam, la quale include Air France e la compagnia Usa Delta Airlines, accettando invece di allargare l'alleanza con American Airlines e i partner di Oneworld.

- IRIDE-ENÌA FANNO PACE CON LA SCELTA DEL NOME...
D. Ra per il "Sole 24 Ore" - Iridenìa o Irenìa? Se la fusione di Iride e Enìa ha impegnato le parti in un estenuante confronto, non meno arduo appare trovare un nome per la nuova multiutility. Iridenìa e Irenìa dividono il variegato fronte dei sindaci e dei manager coinvolti nell'operazione. Raggiunta un'intesa in extremis per far decollare l'aggregazione, ora si rischia di trascorrere il paio di mesi che separano dalla firma dell'atto di fusione in uno stucchevole balletto di favorevoli e contrari al nome da dare al frutto del matrimonio. Gradito, quindi, un escamotage per mettere tutti d'accordo, manager e sindaci. E sul tavolo spunta Irene, che in greco significa pace. Considerando la lunga guerra di posizione che ha preceduto l'intesa fra liguri, piemontesi ed emiliani, quale miglior auspicio per le sorti del modello di governance faticosamente varato per la nascente multiutility?

23.02.10

 

BURANI: GIOVANNI BURANI IN TRIBUNALE CON SCATOLONI CONTABILITA' BDH...
Radiocor - Giovanni Burani questa mattina ha consegnato personalmente al curatore fallimentare di Burani Designer Holding la contabilita' della so cieta', come richiesto dal Tribunale fallimentare di Milano nella dichiarazione di insolvenza. L'ex presidente della holding olandese, controllante di Mariella Burani Fashion Group, secondo quanto risulta a Radiocor, si e' recato nello studio del curatore fallimentare, Diego Moscato, a Milano e ha portato uno scatolone di documenti. Giovanni Burani, accompagnato dall'avvocato di Bdh, Giuseppe Amoroso, si e' trattenuto per quattro ore nell'ufficio di Moscato.

 

 - MARIELLA BURANI: ACCORDO PER SALVATAGGIO ANTICHI PELLETTIERI...
(ANSA) - Arriva al traguardo l'operazione di salvataggio di Antichi Pellettieri. La controllata di Mariella Burani Fashion Group ha completato il processo di asseverazione del piano industriale e finanziario, ai sensi dell'articolo 76 della legge fallimentare, e ha sottoscritto con le banche creditrici l'accordo di ristrutturazione del proprio debito. Lo comunica la società in una nota.

 - FINMECCANICA: US NAVY LANCIA NUOVO PROGRAMMA PER ELICOTTERO CASA BIANCA...
Radiocor - Dopo lo stop della Casa Bianca al nuovo elicottero presidenziale, la cui commessa era stata vinta da Lockheed Martin e AgustaWestland (gruppo Finmeccanica), parte un nuovo programma. La Us Navy ha annunciato l'invio di una Request for information alle industrie (passo preliminare prima della gara vera e propria) per una flotta 'tra 23 e 28' elicotteri, di cui il primo dovrebbe essere operativo nel 2017. Una prima risposta in cui le aziende dovranno sostanzialmente dire se sono interessate allo sviluppo del nuovo programma e' attesa entro il 3 marzo. Risposta che da Finmeccanica appare probabile, anche se la societa' fa sapere che si sta valutando.

 - ASSOGESTIONI: MESSORI NON SI RICANDIDA, SINISCALCO VERSO PRESIDENZA...
Radiocor - Marcello Messori non e' disponbile a ricandidarsi al vertice di Assogestioni per il triennio 2010-2013. Il numero uno dell'Associazione lo ha comunicato al consiglio direttivo che, ringraziando Messori, ha deciso all'unanimita' di proporre all'assemblea che si terra' il 19 marzo Domenico Siniscalco come candidato alla presidenza.

 

 - FISCO: RESTANO FUORI DA SCUDO OPERAZIONI DI RIENTRO TRA 16 E 29 DICEMBRE...
(Adnkronos) - Restano fuori dallo scudo fiscale le operazioni di rientro che si sono concluse nel periodo che va dal termine della prima operazione di rientro dei capitali e la seconda, cioe' dal 16 al 29 dicembre. E' quanto comunica l'Agenzia delle entrate che in una circolare risponde alle domande degli operatori e fornisce ulteriori indicazioni rispetto al documento gia' pubblicato.

Per quanto riguarda il rimpatrio giuridico degli immobili e delle altre attivita' patrimoniali detenute all'estero tramite fiduciarie residenti, la circolare chiarisce che il contratto di amministrazione con queste societa' puo' anche avere durata illimitata. Il contribuente conferisce alla fiduciaria il mandato a compiere tutti gli atti giuridici di amministrazione dei beni, tra i quali, ad esempio, il versamento dell'imposta straordinaria, la locazione o la vendita del bene, l'esercizio dei diritti patrimoniali, il regolamento dei flussi finanziari, ecc., secondo le istruzioni dettate dal contribuente.

 

 - FT, PER SUCCESSIONE A BERNHEIM, GENERALI CHIAMI UN 'CACCIATORE DI TESTE'...
(Adnkronos) - 'Generali e' una bestia strana, non solo perche' ha due amministratori delegati e un presidente di 85 anni, Antoine Bernheim, che dovra' lasciare in aprile. Ancora piu' anomalo e' che il suo sostituto sara' deciso il mese prima a Milano, quando Mediobanca mettera' a punto la lista dei candidati preferiti.

Uno dei candidati piu' accreditati e' Cesare Geronzi, attuale presidente di Mediobanca. Anche se uno 'straordinario' (in italiano nel testo n.d.r.) negoziatore non e' chiaro se Geronzi possiede le competenze industriali necessarie a condurre Generali'. E' quanto scrive oggi il 'Financial Times' in un articolo della 'Lex column' in cui invita Generali ad ammodernare il suo sistema chiamando per la selezione dei candidati alla successione a Bernheim un 'cacciatore di teste'.

 - TIRRENIA: FINTECNA, 16 MANIFESTAZIONI INTERESSE...
(ANSA) - Sono 16 le manifestazioni d'interesse per l'acquisto di Tirrenia di navigazione, giunte all'advisor Unicredit Bank. Lo comunica Fintecna in una nota. Le valutazioni espresse dai consulenti saranno sottoposte al cda che si riunirà giovedi prossimo.

20.02.10

 

SIAMO UOMINI O Generali? - Profumo detesta tronchetti e SFANCULA Geronzi che mirerebbe a mettere l'afeffato al suo posto a piazzetta cuccia: "È evidente che se cambiamenti al vertice delle Generali comportassero analoghi cambiamenti al vertice di Mediobanca, non staremo certo a guardare. Svolgeremmo in pieno il nostro ruolo di azionisti" - Auletta Armenise va al posto di perissinotto ('disistimato' da geronzi)?...

Giovanni Pons per La Repubblica

 

Il confronto-scontro tra Cesare Geronzi e Alessandro Profumo sull´asse Mediobanca-Generali rischia il classico ritorno di fiamma. A un mese e mezzo dalla deposizione delle liste per il rinnovo del vertice del Leone di Trieste un accordo tra i maggiori azionisti appare ancora lontano da raggiungere e, anzi, tutto fa pensare a una nuova battaglia.

 

In un´intervista rilasciata ieri a Milano Finanza Alessandro Profumo, primo azionista di Mediobanca attraverso Unicredit, sembra defilarsi dalla scelta per Generali ma non da un´eventuale riassetto di Piazzetta Cuccia. «È evidente che se cambiamenti al vertice delle Generali comportassero analoghi cambiamenti al vertice di Mediobanca, non staremo certo a guardare. Svolgeremmo in pieno il nostro ruolo di azionisti».

Il riferimento, neanche tanto velato, è alla possibilità, paventata da Repubblica nelle settimane scorse, di uno spostamento di Cesare Geronzi alla presidenza di Trieste con conseguente salita di Marco Tronchetti Provera al vertice di Mediobanca. Questa eventualità non sembra gradita a Unicredit che ha tutte le carte per far sentire la propria voce nelle sedi competenti. Cioè in quel comitato nomine di Piazzetta Cuccia, composto da sei membri, che si riunirà a marzo per dare un´indicazione sui nuovi vertici di Trieste.

Nel caso Geronzi volesse spiccare il volo verso il Leone, non potrebbe votare sé stesso e dunque basterebbero Dieter Rampl (presidente di Unicredit) e i due manager Alberto Nagel e Renato Pagliaro per far saltare la sua candidatura se questa fosse invece promossa da Tronchetti Provera e Vincent Bollorè.

 

Inoltre, fatto ancora più stringente, Unicredit con l´8,7% ha un forte potere di interdizione sulle nomine in Mediobanca e dunque gli sarebbe facile far saltare la candidatura Tronchetti, semmai fosse proposta. Tutto in alto mare, dunque? Parrebbe di sì, anche perché il fronte è variegato e i veti incrociati all´ordine del giorno.

 

Ma se Geronzi, che ieri ha risposto «voi sognate» riguardo un´ipotetica fusione Mediobanca-Generali, non va a Trieste e se Paolo Scaroni non può certo lasciare l´Eni in un momento delicato come l´attuale, non dovrebbe esser difficile trovare un presidente senza deleghe che possa sostituire Antoine Bernheim. È però possibile che la battaglia a quel punto si possa spostare sulla poltrona di Giovanni Perissinotto, la cui gestione è da tempo nel mirino di Geronzi.

 

Un candidato alla poltrona di ad che si sta scaldando a bordo campo è Giampiero Auletta Armenise, ex amministratore delegato dell´Ubi, molto stimato sia da Geronzi che da Giovanni Bazoli. Il quale, sebbene si sia tirato fuori dalla mischia, segue da vicino la vicenda dal momento che Generali è uno degli azionisti forti di Intesa Sanpaolo.

 

La soluzione Auletta, però, non si sa quanto sia gradita ai soci francesi di Mediobanca, che vogliono sicuramente dire la loro sul rinnovo dei vertici della compagnia, e provocherebbe più di un mal di pancia al mangement di Mediobanca che si batte per la conferma di Perissinotto e di Balbinot nelle funzioni operative del gruppo.

Anzi, poiché toccherà a Nagel fare la prima mossa proponendo dei nomi al comitato nomine, nel caso non si trovasse la quadra, una soluzione di ultima istanza potrebbe essere quella di portare lo stesso Perissinotto alla presidenza.[14-02-2010]

MENTRE PALENZONA STA ORGANIZZANDO LA SUA VOLATA PER LA PRESIDENZA DI UNICREDIT (È STATO LUI A CONVINCERE LE TRE FONDAZIONI, PRINCIPALI AZIONISTE DI UNICREDIT, A SOTTOSCRIVERE L’AUMENTO DI CAPITALE DA 4 MILIARDI SALVA-PROFUMO) - IL DUPLEX CALTA-GERONZI SI PREPARA ALL’ASSALTO DELLE ROCCAFORTI FINANZIARIE DEL NORD. E LO FA MESCOLANDO SIMPATICHE BUGIE COL PESO DELLE AZIONI CHE CONTANO - È L’ASSE DI UNA FINANZA CAPITOLINA CHE MARCIA VERSO LE ROCCAFORTI DEL NORD PER CAPOVOLGERE LO SCHEMA STORICO CHE HA SEMPRE VISTO IL PRIMATO DELLA FINANZA PRIMA NELLE MANI DI ENRICO CUCCIA E DOPO DI UNICREDIT E INTESA-SANPAOLO -

 

Quando gli organizzatori del Forex, il convegno che si è svolto nel weekend a Napoli con i banchieri e gli operatori finanziari, hanno saputo che il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, non avrebbe partecipato, hanno tirato un sospiro di sollievo.

 

Per i tecnici che hanno allestito la sala alla Fiera d'Oltremare la presenza del banchiere avrebbe creato un problema non indifferente per le dimensioni della sedia adatta a raccogliere i due quintali del 57enne ex-autotrasportatore di Novi Ligure. Qualcosa di simile succedeva anni fa quando alle manifestazioni pubbliche partecipava Giovanni Spadolini per il quale era complicato trovare uno scranno capace di reggere la sua mole.

 

A Napoli Palenzona non c'era e non sono arrivati nemmeno Abramo-Bazoli e il boccoluto Mussari (in odore di presidenza all'Abi), ma al rito che si ripete da 16 anni con una noia terribile non sono mancati Cesarone Geronzi, Corradino Passera e Alessandro Profumo, i tre number one della finanza italiana.

A dire il vero c'era anche Luigino Abete che buttava l'occhio distratto mentre il Governatore della Banca d'Italia leggeva il suo intervento. Forse Luigino cercava di capire dov'era finita la sua amica Mirta Merlino, la bionda giornalista che ha fatto il suo ingresso in sala con tanto di occhiali neri, stivali lunghi e tacchi vertiginosi (Quando si deve togliere le scarpe deve chiedere autorizzazione alla torre di controllo, per atterrare...).

 

Certamente la prosa di Draghi non è stata esaltante. Con la sua voce che non crea vibrazioni e non forza mai il diaframma, l'uomo di via Nazionale ha snocciolato le 18 pagine del suo discorso, composto da 8 capitoli di cui uno solo (il quarto, dedicato alle banche italiane) ha fatto rizzare le orecchie agli uomini del credito.

Le nostre banche - ha detto Draghi - sono bene attrezzate e i cinque maggiori gruppi hanno guadagnato in solidità patrimoniale, ma la redditività è peggiorata. E comunque - ha intimato il Governatore - dovete smetterla di infilare nuove commissioni che appesantiscono il rapporto con la clientela.

 

L'euro è saldo!, ha detto Draghi alla fine del suo intervento, e serve un rafforzamento del governo economico tra i paesi europei, "un patto europeo per lo sviluppo".

Così ha parlato a Napoli l'uomo di via Nazionale e nessuno tra i giornalisti affamati di notizie è riuscito a strappargli una parola sulle voci che lo danno fuorigioco dalla battaglia per la presidenza della Bce di Francoforte. Su quella poltrona i big delle banche, a cominciare da Corradino Passera e Profumo, hanno dichiarato di vederlo benissimo, ma anche queste dichiarazioni facevano parte della liturgia e non hanno procurato brividi.

 

Come nel teatro delle ombre cinesi, mentre sul palco il Governatore parlava, dietro le quinte sfilavano le figure di altri protagonisti. Prima fra tutte quella di Alessandro Profumo che proprio sabato mattina è apparso sulla prima pagina del settimanale "MilanoFinanza" con il titolo roboante "Puntate ancora su di me".

In sala erano molti i banchieri che nascondevano tra le mani il testo di questa curiosa intervista rilasciata a Osvaldo De Paolini e qualcuno si è chiesto che senso avesse quel titolone da prima pagina simile ai manifesti della campagna elettorale.

A dire il vero tre quarti dell'intervista sono irrilevanti e pare che se ne sia reso conto anche lo stesso Profumo quando di fronte a certe domande bacchetta il giornalista con l'esclamazione zuppa di arroganza: "non diciamo fesserie". C'è un passaggio comunque molto interessante che riguarda gli eventuali cambiamenti al vertice delle Generali, il Leone di Trieste sul quale si sta preparando la battaglia di primavera.

 

A questo proposito il banchiere ligure che a 38 anni era già direttore generale di Unicredit, dice testualmente: "È evidente che se i cambiamenti al vertice delle Generali comportassero analoghi cambiamenti al vertice di Mediobanca, non staremo certo a guardare. Svolgeremo in pieno il nostro ruolo di azionisti".

È uno squillo di tromba quello del bocconiano Profumo, che a Napoli ha fatto lingua in bocca con Corradino Passera dal quale è sempre stato diviso nelle opinioni e nelle strategie, e che adesso annuncia di voler giocare la parte del protagonista nelle vicende di Generali e di Mediobanca.

 

Con il suo 9% in Piazzetta Cuccia e il 2,9 nel Leone di Trieste, l'ex-impiegato del Banco Lariano non ci sta a essere emarginato dalla battaglia di primavera e da quell'asse che nel teatro delle ombre cinesi appare sempre più solido tra l'uomo più liquido d'Italia, Francesco Gaetano Caltagirone, e il banchiere di Marino, Cesarone Geronzi.

È l'asse di una finanza capitolina che sta marciando verso le roccaforti del Nord per capovolgere lo schema storico che ha sempre visto il primato della finanza prima nelle mani di Enrico Cuccia e dopo di Unicredit e IntesaSanPaolo. Da bruco quale era nel momento buio della crisi, Profumo è diventato farfalla e vuole posarsi con il peso di una banca che opera in 22 paesi per 50 milioni di clienti dentro il risiko che si gioca tra Piazzetta Cuccia e piazza Unità d'Italia dove ha sede Generali.

DUE OSTACOLI AL TRIS GERONZI SONO NAPOLITANO E DRAGHI - congelato il filotto presidenza generali, tronchetti a mediobanca e rotelli a rcs quotidiani - Ma il banchiere di Marino sa che nel comitato nomine di Mediobanca i due manager Nagel e Pagliaro sono dalla sua, così come Tronchetti e Bolloré e servirebbe a ben poco un eventuale “niet” di Dieter Rampl, presidente di Unicredit...

John Hawkins per il settimanale SOLDI

 

Cesare Geronzi è un banchiere accorto e quindi ha capito da qualche settimana che il "filotto" che pensava di realizzare, d'intesa col premier Silvio Berlusconi (vedi SOLDI del 19 novembre 2009 e 21 gennaio 2010), si sta complicando:

diventare lui stesso presidente delle Assicurazioni Generali al posto di Antoine Bernheim, essere sostituito in Piazzetta Cuccia da un industriale "doc" come Marco Tronchetti Provera e portare l'imprenditore sanitario Giuseppe Rotelli (vicino al premier, a Roberto Formigoni ma anche, a sorpresa, a Massimo D'Alema) alla presidenza della Rcs Quotidiani era un "tris" di primavera ambizioso, ma che avrebbe suscitato critiche più o meno velate.

 

Quindi, proprio perché, nonostante le ripetute smentite (ultima quella al congresso Aiaf Assiom Forex del weekend scorso) il banchiere di Marino ha più di tutto a cuore il suo sbarco sulla tolda di comando del Leone di Trieste, sugli altri due lati del nuovo "triangolo del potere" dell'era berlusconiana si può cominciare a ragionare.

La partita più difficile è quella che vede Rotelli, azionista di Rcs tuttora fuori dal patto di sindacato ma socio con quasi l'11% del gruppo editoriale (e con un'opzione su un altro 3,6%), prendere il timone della Quotidiani.

 

Un'idea che ha incontrato forti perplessità nientemeno che del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ciò anche se il disegno di Geronzi è stato condiviso dallo stesso Tronchetti, oggi presidente Pirelli e vicepresidente di Mediobanca, e da Diego Della Valle, azionista pesante di Rcs.

 

Il sospetto è che l'arrivo di Rotelli a capo di un nuovo cda che replicasse il board della holding (dove sarebbe rimasto presidente Piergaetano Marchetti) avrebbe finito per esercitare una forte pressione sul direttore del "Corriere", Ferruccio De Bortoli dopo che alcuni membri del patto (a cominciare da Salvatore Ligresti per bocca di Massimo Pini) avevano criticato la linea editoriale del quotidiano. Quindi, almeno per il momento, la candidatura di Rotelli resta congelata.

 

Per la partita Generali oltre le perplessità teoriche di Alessandro Profumo (l'Unicredit è socio Mediobanca e ha il 3,24% di Generali, ma la quota dovrà essere ceduta dopo giugno) contano i forti dubbi espressi informalmente da Mario Draghi, governatore di Bankitalia, su una presidenza Geronzi, che pesano tanto quanto il 4,46% che Via Nazionale detiene nel big assicurativo.

 

Ma il banchiere di Marino sa che nel comitato nomine di Mediobanca da lui presieduto, che indicherà fra poche settimane il futuro presidente, i due manager Alberto Nagel e Renato Pagliaro sono dalla sua, così come Tronchetti e Vincent Bolloré e servirebbe a ben poco un eventuale "niet" di Dieter Rampl, presidente di Unicredit. Sarebbe però clamoroso che all'assemblea Generali il dissenso di Bankitalia si palesasse anche con un'astensione al momento del voto.

[17-02-2010] 

 

 

 

la grande truffa dell'euro - La Grecia ha truccato i conti pubblici e ha ingannato per anni l'Europa con l'aiuto dei "soliti noti": Goldman Sachs, JP Morgan e altri colossi di Wall Street - L'inchiesta del New York Times dimostra che gli stessi metodi usati da Wall Street per creare la bolla speculativa dei mutui subprime sono stati replicati con le finanze pubbliche della Grecia e di altri paesi europei, Italia inclusa...

Federico Rampini per La Repubblica

La Grecia ha truccato i conti pubblici e ha ingannato per anni l'Europa con l'aiuto dei "soliti noti": Goldman Sachs e altri colossi di Wall Street. Lo rivela il New York Times in un'ampia inchiesta che getta nuove ombre sulla credibilità della Grecia, proprio mentre l'Eurozona è alle prese con i piani per il suo salvataggio.

 

L'inchiesta dimostra che gli stessi metodi usati da Wall Street per creare la bolla speculativa dei mutui subprime sono stati replicati con le finanze pubbliche della Grecia e di altri paesi europei, Italia inclusa.

Grecia e Italia vengono citate fra quei Paesi i cui governi hanno fatto ricorso alla consulenza delle grandi banche americane (Goldman Sachs e JP Morgan Chase) per delle operazioni di "chirurgia estetica" che hanno dissimulato la vera entità dei deficit pubblici. Un ruolo perverso spetta ai titoli derivati: quanto hanno nascosto, e quanto nascondono tuttora, dell'indebitamento di alcuni Stati sovrani?

Il caso greco domina le rivelazioni, creando un serio imbarazzo al governo di Georgios Papandreou ma anche ai suoi interlocutori di Bruxelles, Berlino e Parigi alle prese col rischio di crac sovrano di uno Stato membro dell'Eurozona.

Decine di interviste documentano un inganno andato avanti a lungo, "dieci anni di menzogne della Grecia" che hanno gettato fumo negli occhi della Commissione europea e hanno consentito ad Atene di aggirare il Patto di stabilità.

Goldman Sachs "

Uno dei "montaggi finanziari" escogitati da Goldman Sachs "ha nascosto alle autorità di Bruxelles miliardi di debiti". Fino all'ultimo, poco prima che le convulsioni della crisi greca esplodessero alla luce del sole, sull'asse Atene-Wall Street si è tentato di barare.


A novembre una delegazione di altro livello della banca americana è arrivata ad Atene per discutere una nuova possibilità di guadagnare tempo. La missione era guidata da Gary Cohn, presidente di Goldman Sachs. I maghi della finanza avevano in mente un nuovo dispositivo per far scivolare i costi attuali della sanità pubblica greca "sui bilanci di anni molto lontani".

 

Un po' come, in America, le banche rifilavano dei nuovi mutui ai proprietari di case sommersi dai debiti. Il trucco aveva funzionato in precedenza. Nel 2001, subito dopo l'ammissione della Grecia nell'Unione monetaria, la stessa Goldman Sachs aveva assistito il governo di Atene nel reperire miliardi sui mercati.

Quel finanziamento del debito pubblico fu nascosto nei bilanci, grazie a un montaggio che la trasformava in un'operazione sui cambi anziché un prestito. Nel novembre 2009 il tentativo fallì: troppo tardi, forse. L'attenzione dei mercati e della Commissione europea deve aver sconsigliato l'ennesimo trucco.

Il New York Times specifica che i derivati hanno svolto un ruolo chiave in questa vicenda. Scrive che "gli strumenti finanziari elaborati da Goldman Sachs, JP Morgan Chase e altre banche, hanno consentito ai leader politici di mascherare l'indebitamento aggiuntivo in Grecia". E con "l'aiuto della JP Morgan l'Italia ha fatto di più. Nonostante persistenti alti deficit, un derivato del 1996 ha aiutato l'Italia a portare il bilancio in linea".

 

In decine di montaggi finanziari, rivela l'inchiesta, "le banche fornivano liquidità immediata ai governi in cambio di rimborsi futuri, e questi debiti venivano omessi dai bilanci pubblici". Un esempio: la Grecia rinunciò ai proventi della lotteria nazionale e delle tasse aeroportuali per anni a venire, in cambio di una liquidità immediata.

Questo genere di operazioni non sono state contabilizzate come dei prestiti. Ingannando così sia le autorità di Bruxelles, sia gli investitori in titoli del debito pubblico greco, che ignoravano la vera dimensione dell'indebitamento e quindi il rischio d'insolvenza. Come un tocco di ironia alcuni dei montaggi finanziari furono battezzati coi nomi di dèi dell'Olimpo, come Eolo.

 

Secondo l'economista Gikas Hardouvelic "i politici vogliono passare la patata bollente a qualcuno, se un banchiere gli dimostra come farlo, lo fanno". Sulla stessa lunghezza d'onda Garry Schinasi, esperto della task force di vigilanza sui mercati all'Fmi: "Se un governo vuole imbrogliare, ci riuscirà".

Le banche hanno fornito il know how, e si sono fatte compensare: per il montaggio del 2001 Goldman Sachs ricevette una commissione di 200 milioni di dollari dalla Grecia. Quell'operazione fu un "swap sui tassi d'interesse": uno strumento che può servire a coprirsi da un rischio di variazione dei tassi, ma può anche essere usata a fini speculativi.

 

Essa consente a un investitore o a uno Stato di convertire un debito a tasso variabile in uno a tasso fisso, o viceversa. Analogo è lo "swap di valute" che serve a proteggersi contro una variazione nei tassi di cambio, oppure a speculare su futuri scossoni tra le monete.

Infine la "chirurgia estetica" sui conti greci ha ipotecato aeroporti e autostrade, mettendo i loro proventi nelle mani dei creditori per molti anni futuri. Il problema che emerge dalle rivelazioni del New York Times riguarda i danni alla trasparenza dei bilanci pubblici.

 

"Il peccato originale dell'Unione monetaria - conclude l'inchiesta - è che Italia e Grecia vi entrarono con deficit superiori ai livelli consentiti dal Trattato di Maastricht. Anziché ridurre la spesa, però, i governi tagliarono artificialmente i deficit con l'uso di derivati. E i derivati, in quanto