DIRITTO-GIUSTIZIA
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 01.12.15

4) Processo MPS SIENA MI 27.11.15.

5) Processo Premafin MI 10.02.15

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 19.11.16 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 15.11.15 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

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ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

ECOREATI 2016

 

COL PETROLIO NON SI SCHERZA – NELLA LEGGE SUGLI ECOREATI SI VIETANO LE ESPLORAZIONI PETROLIFERE CON LA TECNICA DELL’”AIR GUN” (ARIA COMPRESSA) – L’EFFETTO CLAMOROSO È CHE DECINE DI AUTORIZZAZIONI PETROLIFERE DIVENTANO ILLEGALI – LA PROTESTA DELLE SOCIETÀ E L’IMBARAZZO DEL GOVERNO

Assomineraria, a cui aderiscono colossi internazionali come Eni, Total, Shell, Edison, Cygam e Petroceltic, ha già protestato con il governo Renzi. E rimostranze sono arrivate anche da sponda americana. Adesso l’esecutivo sta pensando a una marcia indietro, anche per decreto…

 

 

 

 

 

01.05.15

 

 

ITALIA EQUA, NONOSTANTE EQUITALIA - UN GIUDICE TAGLIA UNA CARTELLA ESATTORIALE DELL’87%: “È IL MASSIMO CHE IL DEBITORE È IN GRADO DI PAGARE”

Una cartella Equitalia da 86 mila euro è stata ridotta a 11 mila da un giudice per il semplice motivo che il debitore non era in grado di pagare di più. La decisione del Tribunale di Busto Arsizio è la prima in Italia che applica la legge sul sovraindebitamento: un’azienda può chiudere, una vita no...

 

 

 

02.03.15

 

AVVOCATI PER AZIONI - I LUPI DEL SETTORE LEGALE ITALIANO FATTURANO MILIONI, MA GLI AFFARI SI SONO AMMOSCIATI, COME L’ECONOMIA ITALIANA - SUL PODIO RESTANO GIANNI, EREDE, CHIOMENTI

Francesco Gianni ora si butta sulle operazioni con la Cina (che compra pezzi d’Italia), Erede si arricchisce con Della Valle e Del Vecchio. Poi ci sono il tributarista Di Tanno, i giovani Zoppini e Parzani (Linklaters), il re della finanza strutturata Patrizio Messina - Ma in Europa gli studi italiani sono nani...

 

 

 

GREEN HILL 01,09.14

 

Inizia oggi il processo Green Hill, quattro gli imputati

L'Eco delle Valli

Inizia oggi il processo a carico dei dirigenti di Green Hill, l'allevamento di beagle ormai chiuso di Montichiari. Gli imputati, Bernard Gotti e Ghislane

 

Green Hill, processo rinviato al prossimo 29 ottobre

Libero 24x7

Gli imputati sono Bernard Gotti e Ghislane Rondot, co-gestori di Green Hill ... l´azienda di Montichiari (BS) già balzata alle cronache due anni prima 

 

Processo Green Hill, caso internazionale

ScoopSquare

Il post dal titolo: «Processo Green Hill, caso internazionale» è apparso il giorno ... Green Hill di Montichiari: lunedì si apre il processo per il canile lager.

 

 

 

DIRITTI ANIMALI 30.04.14

 

Green Hill, il 23 giugno la prima udienza sul caso cani

L'Eco delle Valli

Sta per prendere avvio il processo penale che vede in veste di imputato la società Green Hill, che a Montichiari gestiva un allevamento di Beagle.

 

 

 

 

DIRITTO PENALE 19.04.14

 

CONCUSSO A CHI? - IL VERDETTO DI CASSAZIONE SUI NUOVI CONFINI DEL REATO DI CONCUSSIONE, DISTINTO DA QUELLO DI “INDUZIONE INDEBITA”, PUÒ CAMBIARE IL DESTINO DEL CASO RUBY

15 MAR 13:57

Le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno provato a delinare i confini dei due reati - Per esserci concussione il pubblico ufficiale deve esercitare una vera e propria “minaccia”, anche velata, allusiva, ma deve però avere “una carica intimidatoria” tale da costringere il concusso a cedere alle richieste, farlo sentire “con le spalle al muro”…

 

 

 

MOGGI 15.06.13

 

Calciopoli, Moggi fa causa a Telecom, Pirelli e Inter
Tuttosport
NAPOLI - Anche Luciano Moggi farà causa contro la Telecom, la Pirelli, la Polis d'Istinto e l'Inter per il dossieraggio illegale condotto nel 2003. La famosa "Operazione ladroni", commissionata dall'Inter all'allora capo della sicurezza Telecom Luciano ...

 

 

 

** FACEBOOK, L'INSULTO NON E' DIFFAMAZIONE **

News - Il social network si può equiparare a un mass media o i

post in bacheca attengono alla sfera privata?

http://www.zeusnews.it/zn/19121

15.05.13

 

GIUSTIZIA 29.01.13

 

DURA LEX, SED SEX - ARRESTATO A ROMA IL PM ROBERTO STAFFA: OFFRIVA “PROTEZIONE” A UNA TRANSESSUALE IN CAMBIO QUALCHE SVELTINA IN UFFICIO - MEMBRO FINO A POCHI FA DELLA DIREZIONE ANTIMAFIA, IL MAGISTRATO È ACCUSATO DI CONCUSSIONE, CORRUZIONE E RIVELAZIONE DI SEGRETO D’UFFICIO - NAPOLETANO DI 55 ANNI, CONDANNÒ FELICE MANIERO, INDAGÒ SUGLI ABORTI CLANDESTINI E SULLA SCOMPARSA DI EMANUELA ORLANDI…

 

 

 

 

 

Processi Berlusconi, tutti i video - Video - Sky.it
Guarda tutti i video riguardanti 'Processi Berlusconi, tutti i video'. Aggiornati con le ultime video notizie di Sky.

 

 

 

Finmeccanica, “Tangente all’Udc”. Processo per 4: c’è anche l’ex tesoriere

La Procura di Roma ha citato a giudizio l'ex segretario amministrativo del partito di Casini Naro, l'ex ad di Enav Pugliesi, l'imprenditore Di Lernia e l'ex consulente della società Cola. L'accusa è concorso in finanziamento illecito ai partiti. Si ipotizza una bustarella da 200mila euro

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 19 luglio 2012

Giuseppe Naro ex segretario amministrativo dell’Udc, l’examministratore delegato di Enav Guido Pugliesi, l’imprenditore Tommaso Di Lernia e l’ex consulente di Finmeccanica Lorenzo Cola sono stati citati in giudizio dalla Procura di Roma. Il pm Paolo Ielo contesta ai quattro il reato di concorso in finanziamento illecito ai partiti. Il punto centrale dell’indagine verte su una presunta tangente da 200mila euro, versata da Di Lernia, responsabile della Print Sistem (legata ai subappalti della Selex) alle casse dell’Unione Democratici Cristiani e di Centro per mezzo di Naro. Pugliesi invece avrebbe accompagnato l’uomo di Finmeccanica nell’ufficio dell’esponente politico, in via Due Macelli a Roma, nel febbraio del 2010. A comprova la procura porta 2 elementi: il telefono cellulare di Di Lernia, è stato agganciato alla cella della zona in cui lavora Naro, ed è stato registrato il passaggio della sua auto nella zona a traffico limitato. 

Sia Naro che Pugliesi, hanno respinto le accuse, mentre Di Lernia, che con le sue rivelazioni ha consentito di aprire uno squarcio nel meccanismo degli appalti dell’Enav, avrebbe riconosciuto l’ex segretario amministrativo dell’Udc tramite una ricognizione fotografica, durante un interrogatorio. Il contributo di 200mila euro destinato a Naro, secondo il pm Ielo, sarebbe stato la conseguenza di un accordo tra Cola e Di Lernia, su richiesta e attraverso la mediazione di Pugliesi. Il balzello, secondo Ielo, sarebbe stato legato agli appalti di Enav (interventi in vari aeroporti italiani) finiti a Print System. Gli investigatori romani hanno accertato che nel periodo in questione Di Lernia avrebbe prelevato 200 mila euro da un istituto di credito di San Marino.

Intanto il deputato Naro ha detto di avere “totale fiducia nella magistratura e convinzione piena che in sede di giudizio emergerà la verità incontrovertibile”.

 

 

Il licenziamento illegittimo può essere comprovato da documenti aziendali riservati

 

Pubblicato

in

Sentenze

il 18/07/2012


 

In materia di licenziamento illegittimo, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12119 del 16 luglio 2012 ha chiarito che deve considerarsi ammissibile l’allegazione in giudizio da parte del lavoratore di documenti aziendali qualora gli stessi, oltre ad essere fondamentali per discolparlo, risultino riservati.
Nello specifico il Supremo Collegio ha sottolineato come la raccolta di documenti riservati sotto forma di fotocopie o su supporto informatico, non possa essere considerata quale impossessamento illegittimo. Tale ultimo comportamento è riconducibile solo al caso in cui la raccolta dei suddetti documenti sia effettuata a posteriori e senza l’autorizzazione dell’azienda.
In definitiva il principio scaturente dalla sentenza è volto ad anteporre il diritto di difesa in giudizio a quello di riservatezza aziendale.

 

 

 

Media-conciliazione obbligatoria: per la Commissione europea è troppo onerosa e limita in modo sproporzionato il diritto di accesso al giudice

 

Pubblicato in

Notizie di diritto

Data di pubblicazione:

16/07/2012



 


È un parere negativo quello formulato dalla Commissione europea nella memoria consegnata alla Corte di Giustizia sul caso di media-conciliazione obbligatoria rinviato dal giudice di pace di Mercato San Severino alla Corte di Giustizia europea in vista della pronuncia pregiudiziale circa la compatibilità del D.Lgs. 28/2010 con la normativa europea.
Deve ricordarsi che il citato decreto legislativo ha introdotto nel nostro ordinamento l’istituto della mediazione, regolando il procedimento di composizione stragiudiziale delle controversie vertenti su diritti disponi­bili ad opera delle parti con l’obiettivo di deflazione dei processi e di diffusione della cultura del ricorso a soluzioni alternative. Mediazione e conciliazione configurano, infatti, un modo di risoluzione delle controversie civili e commerciali alternativo rispetto ai procedimenti giurisdizionali contenziosi. Il D.Lgs. 28/2010 prevede, tra l’altro, alcune ipotesi di mediazione obbligatoria, imposta dalla legge a pena di improcedibilità della domanda giudiziale (art. 5).
La questione pregiudiziale sollevata dal giudice del rinvio intende in sostanza accertare se il diritto dell’Unione, ed in particolare la direttiva 2008/52/CE, relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale, letta alla luce dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (CDFUE), osti ad una normativa come quella italiana, la quale assortisce il procedimento

di mediazione di sanzioni di tipo processuale ed economico tali da poter compromettere il carattere volontaristico nonché influenzare fortemente la scelta di ricorrere al giudice.
Le osservazioni della Commissione vertono innanzitutto sul sistema sanzionatorio delineato dal D.Lgs. 28/2010. In particolare, è analizzato il meccanismo instaurato dagli artt. 11 e 13 secondo il quale, in ipotesi di mancato accordo spontaneo tra le parti, il mediatore può o deve, se la conciliazione non riesce, formulare, anche in assenza di richiesta concorde delle parti, una proposta di mediazione che è destinata ad incidere sul regime delle spese del giudizio instaurato a seguito della fallita mediazione. Tale meccanismo finisce per costringere indirettamente le parti a conciliare o ad accettare la proposta formulata dal mediatore per non incorrere nel rischio di dover sopportare le spese processuali e di mediazione anche in caso di vittoria nel giudizio. Alla luce di ciò, la Commissione ritiene che il descritto meccanismo non è in grado di consentire alle parti di esercitare il diritto di decidere liberamente quando chiudere il procedimento di mediazione e che, pertanto, esso non è in linea con il carattere volontaristico dell’accordo che la direttiva 2008/52/CE mira a garantire. In relazione a tale ultimo profilo, la Commissione rileva come, alla stregua della citata direttiva, la mediazione sia configurata quale procedimento basato sulla ricerca di un accordo spontaneo tra le parti con la semplice assistenza del mediatore. L’istituto è dunque caratterizzato dal fatto che le parti tentino esse stesse di raggiungere volontariamente una composizione amichevole della controversia con la semplice assistenza del mediatore, il quale ha il compito di adoperarsi perché le parti raggiungano un accordo su base volontaria, anche in ipotesi di mediazione obbligatoria. Ciò implica che le parti devono avere la possibilità di porre fine al procedimento di mediazione in qualsiasi momento, possibilità che appare invece sensibilmente compromessa dalla operatività del meccanismo che si instaura ai sensi degli artt. 11 e 13 del D.Lgs. 28/2010.
Sotto altro profilo, detto meccanismo finisce per incidere anche sul diritto di accesso al giudice, producendo un forte condizionamento delle scelte delle parti che sono spinte ad acconsentire alla mediazione e, di conseguenza, sono scoraggiate dall’introduzione del processo in sede giudiziaria.
Perplessità sono espresse dalla Commissione anche in ordine ai costi richiesti per l’instaurazione e l’espletamento del procedimento di mediazione, che in talune ipotesi potrebbero rivelarsi anche più ingenti di quelli dovuti per il procedimento civile e che sono, in ogni caso, destinati ad aumentare in proporzione all’incremento di valore della causa e della sua complessità. Ciò che rischia di incidere sul diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva, inducendo le parti a conciliare e così ad evitare l’introduzione del successivo giudizio per non incorrere in ulteriori spese di giudizio.
Tanto premesso, la Commissione osserva che se la previsione della mediazione (in particolare di quella obbligatoria) è destinata a realizzare l’obiettivo del decongestionamento dei Tribunali, questo, pur legittimo in sé, non può essere disgiunto dall’obiettivo della risoluzione più economica delle controversie, che è quello fissato nell’interesse delle parti. Spetterà tuttavia al giudice nazionale stabilire caso per caso se i costi di una mediazione obbligatoria sono tali da rendere la misura sproporzionata rispetto all’obiettivo di una composizione più economica delle controversie.
Sulla questione del contrasto della media-conciliazione con la normativa europea e con quella interna costituzionale non resta ora che attendere il verdetto della Corte di Giustizia e quello, fissato per il prossimo 23 ottobre, della Corte costituzionale.
 

 

 

 

PROFESSIONI
Approvato dal Consiglio dei ministri lo schema di regolamento di attuazione

 

 

Via libera dal Consiglio dei ministri al Dl sviluppo. Il provvedimento è molto articolato tanto che la bozza in entrata era di 61 articoli. Secondo il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, il provvedimento riuscirà a mobilizzare oltre 80 miliardi. "Oggi - ha spiegato il presidente del Consiglio, Mario Monti – viene presentato un corpo organico e credo molto robusto per iniziativa del ministro Passera con significativi innesti di altri colleghi in particolare del ministro della Giustizia”. E proprio il Guardasigilli Paola Severino spiega che “il filtro all'appello, in cui un giudice singolo valuta se un appello è palesemente inammissibile, è una ricetta abbastanza semplice, che coniuga la necessità di assicurare garanzie con quella di snellire i processi". E' fiduciosa che il il provvedimento avrà la possibilità di incidere su una percentuale molto elevata di processi nel tempo. Un modo anche per incentivare lo sviluppo perchè "maggiore efficienza della giustizia significa maggiore crescita economica".

Vediamo in dettaglio le miure che riguardano la giustizia

Il filtro per l’appello - Le norme approvate fanno parte di una serie di misure in materia di giustizia che il Governo ha da tempo avviato per porre rimedio agli effetti negativi della lentezza della sull'economia, che Banca d'Italia ha stimato nella perdita di un punto di Pil all'anno.

La misura vuole migliorare l’efficienza delle impugnazioni sia di merito che di legittimità, che allo stato rappresentano l'aspetto più critico della giustizia italiana e che violano sistematicamente i tempi di ragionevole durata del processo civile. In particolare, quanto all'appello, la soluzione, ispirata ai modelli inglese e tedesco, non è quella di limitare l’impugnazione di merito ma di introdurre un filtro di inammissibilità incentrato su una prognosi di non ragionevole fondatezza del ricorso.  A farla sarà lo stesso giudice dell'appello in via preliminare alla trattazione del ricorso.

La dinamica processuale può essere così sintetizzata: in caso di  prognosi negativa sulla fondatezza di merito dell’impugnazione, il giudice dichiara l’inammissibilità con ordinanza spogliandosi del gravame. Diversamente procede alla trattazione, senza adottare alcun provvedimento. In questo modo si selezioneranno le impugnazioni meritevoli di essere trattate in appello, tenendo conto del fatto che attualmente nel 68% dei casi l'appello si conclude nei processi civili con la conferma del giudizio di primo grado.

L'impatto atteso sarà una deflazione dei carichi di lavoro delle corti di Appello e una conseguente riduzione dei tempi dei giudizi, con effetti positivi anche per il sistema economico e per le imprese che operano in Italia.

 

Modifica della legge Pinto – Cambia la disciplina dei procedimenti relativi alle domande di indennizzo per violazione del termine di durata ragionevole del processo civile e penale: sono previsti indennizzi predeterminati e calmierati (da 500 a 1500 euro per ogni anno di ritardo), termini di fase e complessivi prefissati (6 anni complessivi, di cui 3 per il primo grado, 2 per l'appello e 1 per la cassazione), nonchè cause di non indennizzabilità riconducibili alla condotta non diligente, dilatoria o abusiva della parte.

L'obiettivo è non solo di razionalizzare il carico di lavoro che grava sulle corti di appello, ma anche di contenere gli oneri a carico della finanza pubblica, che nell’anno 2011 sono stati di oltre 200 milioni di euro.

 

Scuole di Magistratura - E' stata approvata una modifica relativa al numero delle sedi della Scuola della magistratura. Attualmente il lDlgs 26/2006 impone l'apertura di tre sedi. La modifica consente invece di valutare, in un momento di difficoltà economica ed in coerenza con i principi della spending review, la concentrazione in un'unica sede delle attività della Scuola.

 

Revisione della legge sul diritto fallimentare - La misura introduce nel nostro Paese la facoltà – già presente negli ordinamenti di altre economie avanzate, come ad esempio il Chapter 11 negli Usa – di depositare un ricorso contenente la mera domanda di concordato preventivo, senza la necessità di produrre contestualmente tutta la documentazione finora richiesta. Il debitore potrà così accedere immediatamente alle protezioni previste dalla legge fallimentare. L'obiettivo è quello di promuovere l’emersione anticipata della crisi.

Sarà inoltre possibile ottenere, sin dalle primissime fasi della procedura, l’erogazione di nuova finanza interinale e pagare le forniture strumentali alla continuazione dell’attività aziendale in un contesto di stabilità. In questo modo il debitore potrà proseguire nell’attività d’impresa durante la fase preliminare di preparazione della proposta di concordato e, successivamente, durante tutta la procedura sino all’omologa del concordato stesso.

Viene previsto che il professionista che attesta i piani di risanamento debba essere indipendente sia dal debitore, che provvede a nominarlo, che dai creditori, con sanzione penale a suo carico per il caso in cui esponga in relazione rmazioni false o ometta di riferire rmazioni rilevanti.

Si interviene anche sulla normativa fiscale, estendendo agli accordi di ristrutturazione omologati e ai piani attestati ex articolo 67, lettera d), soltanto qualora pubblicati nel registro delle imprese, la disciplina fiscale prevista dagli artticolo 88 e 101 del Tuir per le sopravvenienze attive e le perdite su crediti formatesi a seguito di piani di concordato preventivo omologati. Così recependo una prassi fiscale già in uso e confermata in circolari dell'Agenzia delle Entrate.

 

Srl semplificata - Fatto salvo quanto già previsto dalla normativa vigente per le Srl semplificate per gli under 35 viene introdotta una nuova disciplina per la Srl semplificata nel caso in cui i soci siano over 35.

 

Le reazioni -  «Assistiamo a un ennesimo e grave tentativo da parte del Governo tecnico, di riformare a costo zero e in modo disorganico il processo civile. E non è difficile pronosticare che anche in questo caso assisteremo all'ennesimo fallimento a danno dei cittadini e delle imprese». Lo afferma Maurizio de Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell'Avvocatura, che, riunito in assemblea, con una delibera ha espresso «forte preoccupazione» sui contenuti del «decreto Sviluppo» e sui possibili interventi relativi al processo civile: depotenziamento della legge Pinto e previsione di «un più rigido, arbitrario e ingiusto» meccanismo di impugnazione.  "Innanzitutto - afferma De Tilla -vogliamo fare una considerazione a monte: le norme processuali non possono essere costantemente e ripetutamente stravolte, senza un’ottica di insieme, per mere ragioni economiche e omettendo un fattore importante: la giustizia è un diritto primario del cittadino, costituzionalmente riconosciuto, e che le riforme, soprattutto in un settore che gli economisti ritengono così determinante e strategico per lo Sviluppo del Paese, non possono essere eseguite a costo zero, ovvero addirittura con continue riduzioni di risorse economiche ed umane, ma richiederebbero cospicui investimenti".

 

 

 

 

“Ecco i processi censurati dalla legge-bavaglio”, Piero Colaprico per Repubblica

ROMA – Blitz quotidiano vi propone oggi come articolo del giorno quello di Piero Colaprico per Repubblica dal titolo “Ecco i processi censurati dalla legge-bavaglio”. E’ tornato infatti il “rischio bavaglio”: l’allarme si diffonde dai giornali alla rete e se la legge sulle intercettazioni passa, così come l’ha proposta il Pdl e come la sta rivendendo il ministro della Giustizia Paola Severino, probabilmente non potremo leggere tante conversazioni che sono finite sulle prime pagine dei quotidiani e hanno fatto scoppiare scandali come quello di Ruby, della Lega Nord, del calcio scommesse e ancora del cosiddetto “Sistema Sesto” legato a Filippo Penati.

A chi conviene, ma soprattutto chi danneggia, il “bavaglio” alla stampa? Per comprendere le conseguenze, e i danni, del possibile divieto di pubblicare (anche per riassunto) intercettazioni telefoniche, o brani dei verbali d’interrogatorio, occorre mostrare qualche esempio concreto di possibili «verità sepolte». A partire da un caso fresco, chiaro, e d’importanza nazionale.

BOSSI, LA LEGA E IL VOTO Come sappiamo il 6 e il 7 maggio si è votato ed è stato un test importante per la vita politica italiana. Domanda: che cosa sarebbe uscito dalle urne se, poco prima, gli italiani non avessero letto alcune intercettazioni? «Gli dici a Bossi: “Guarda capo, se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli e a questo punto salta la Lega”. Papale, papale glielo devi dire: “Ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega (…) Tu gli devi dire (…) “Capo, io so queste cose, finché sono qui io non tradirò mai, ma ricordati cosa c’è in ballo, perché se viene fuori lo capisci che cosa può succedere, altro che barbari sognanti”». Il tesoriere della Lega Francesco Belsito, che diceva queste parole in conversazioni telefoniche intercettate nello scorso febbraio, non è stato arrestato né rinviato a giudizio. Quindi, se ci fosse stato il “bavaglio” previsto dal testo che sta elaborando il ministro della Giustizia, di cui ieri ha riferito Repubblica, quest’intercettazione clamorosa sarebbe stata inarrivabile per l’opinione pubblica. Renzo “Trota” Bossi sarebbe, nonostante le ruberie, ancora consigliere regionale. Umberto Bossi, nonostante la sua ricattabilità e debolezza ormai palese, sarebbe ancora capo assoluto della Lega. È giusto o sbagliato per la democrazia, per il voto, per l’opinione pubblica?

LA REGIONE LOMBARDIA Lasciamo pure sullo sfondo gli stranoti casi politico-giudiziari Ruby Rubacuori, o le clamorose inchieste sulla ‘ndrangheta tra Nord e Sud, sui Casalesi, e osserviamo la Regione attualmente più inquisita d’Italia, la Lombardia. Prima Filippo Penati, big del Pd, vice-presidente del Consiglio regionale, s’è visto pubblicare le accuse sul “sistema Sesto”. Dice tra l’altro il pentito-accusatore Piero Di Caterina: nel 1994 «ricordo elargizioni di 20-30 milioni di lire al mese». Più di recente il governatore Roberto Formigoni scopre che Pierluigi Daccò, in carcere da novembre, nel primo verbale di diciassette pagine lo ha citato abbondantemente: «In occasione di tutte le vacanze di fine anno, ho sostenuto io tutte le spese di alloggio presso le ville prese in affitto ai Caraibi. Formigoni e altri amici hanno alloggiato in tali ville senza corrispondere alcuna quota». Erano settimane che Repubblica faceva a Formigoni la domanda su chi avesse pagato le sue vacanze, lui non ha mai risposto, l’ha fatto in sua voce un verbale che il “bavaglio” avrebbe tenuto sotto chiave.

MALATI DI “SERIE B” A PALERMO Sono davvero numerosi gli esempi di quello che non avremmo saputo se la “legge bavaglio” dell’informazione, così come propugnata dal Pdl, fosse già in vigore. Esempi che riguardano spesso la gente comune: «Glielo devi fare (il Tad -ndr), ma che fa scherziamo? Il paziente si vomita, si disidrata». Risposta: «Allora non hai capito che la prassi che fai tu costa alla clinica 250 euro e quello mi dà 100 euro». «Quello» era l’assessore alla Sanità e i carabinieri dei Nas scoprirono che ci furono malati di tumore di serie A e malati di serie B. A questi ultimi, toccavano molte sofferenze in più, perché non venivano somministrati loro i «costosi» farmaci disintossicanti dopo la chemioterapia: alcuni malati e familiari l’hanno compreso dopo aver letto le intercettazioni. Succedeva a Palermo, e la prima udienza c’è stata quindici giorni fa.

CALCIO SCOMMESSE C’è il bomber dell’Atalanta Cristiano Doni che con un telefonino “clandestino” chiama l’ex preparatore atletico del Ravenna Calcio Nicola Santoni: «Lei è Fantozzi (…) Fai il falsetto, fai il falsetto (camuffando la voce)». Per questa chiamata da «depistaggio», Doni finirà agli arresti. C’è anche Antonio Bellavista che chiama un portiere: «Sei un pazzo non sai che fine fai», perché ha giocato bene e parato tutto il parabile. È grazie a queste e altre intercettazioni che l’Italia che ieri sera tifava contro l’Irlanda agli Europei ha scoperto il «marcio» delle partite truccate. Nessun rinvio a giudizio, al momento. Quindi non avremmo ancora saputo nulla della frase simbolo degli accordi per pilotare i risultati: «Tira centrale, che quello si butta a lato».

LO SCONTRO PER FINMECCANICA «Sono traditori della patria. Mascalzoni. Bisogna fargliela pagare», dice Lorenzo Borgogni, capo delle relazioni istituzionali di Finmeccanica. Il presidente Enav, Luigi Martini, lo interrompe: «Sì, ma bisogna capire chi è». «Come chi e?» lo investe Borgogni. «È il professor Giulio Tremonti con tutti i suoi scagnozzi: Marco Milanese, Ignazio La Russa, Paolo Berlusconi (…) La gente che va in barca, perché gliela pagano, che ha la casa in affitto e gli pagano l’affitto a Roma…». L’inchiesta Finmeccanica non è chiusa, ma grazie alle conversazioni intercettate ha mostrato da vicino uno scontro titanico tra lobby di potere, che sembrano comandare al di là e al di sopra della politica.

BISIGNANI E LAVITOLA Stesso discorso per l’inchiesta sui faccendieri Luigi Bisignani e Valter Lavitola aperta a Napoli. Vale la pena di ricordare un’intercettazione del leader del centrodestra, Silvio Berlusconi: «Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c’è un’alternativa…». È in questo modo che il premier nell’ottobre 2009 si sfoga al telefono con Lavitola, il direttore dell’Avanti! specializzato nell’ottenere ricchi fondi statali. È così in confidenza con il faccendiere, che si trova all’estero, dove resterà a lungo latitante, da suggerirgli qualche mese fa: «Resta dove sei».

IL TERREMOTO DELL’AQUILA «Oh, qui bisogna partire in quarta subito. Non è che c’è un terremoto al giorno. Così per dire, per carità, poveracci», dice l’imprenditore Pierfrancesco Gagliardi appena saputo del disastro di L’Aquila. E il cognato, Francesco Maria De Vito Piscicelli, risponde: «Eh, certo, io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro al letto». Se il “bavaglio” fosse stato in vigore, la conversazione intercettata il 6 aprile 2009 non avrebbe mai potuto essere pubblicata. Fu invece lo scandalo – «Le risate degli sciacalli… noi morivamo e loro parlavano d’affari», s’imbufalirono nelle tendopoli – a impedire ai due di dare l’assalto (sponsorizzato e dunque vincente) agli appalti pubblici. Spieghiamo meglio: se fosse stato in vigore il “bavaglio” le loro macchine escavatrici – questo è il punto – avrebbero lavorato in Abruzzo per più di un anno. Almeno sino al maggio del 2010, quando c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio su quello che il gip Rosario Lupo aveva chiamato il «sitema gelatinoso».

 

 

 

Fiat, no all’assoluzione dei “grandi vecchi”

Pubblicato Mercoledì 20 Giugno 2012, ore 18,31

La Cassazione chiede l’annullamento della sentenza in cui Grande Stevens e Gabetti vennero prosciolti dall’accusa di aggiotaggio per l’equity swap di Ifil. Tutto da rifare, incombe la prescrizione

Francesco Salzano ha chiesto oggi che venga annullata la sentenza del processo Ifil-Exor con cui il tribunale di Torino, nel dicembre scorso, assolse Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Virgilio Marrone dall’accusa di aggiotaggio. Contro la il pronunciamento dei giudici torinesi avevano presentato ricorso direttamente all’Alta Corte sia la procura del capoluogo subalpino sia la Consob, che si era costituita parte civile. In particolare, la quinta sezione penale, accogliendo il ricorso della Procura di Torino, della Procura generale e della Consob nei confronti di Gabetti e di Grande Stevens, della Ifil Investments e della Giovanni Agnelli Sapaz, ha disposto un rinvio alla Corte d'Appello di Torino per il giudizio di secondo grado, mentre non ha cancellato l'assoluzione del terzo manager chiamato in giudizio, Marrone, che esce quindi dal processo.

 

Al centro della complessa questione analizzata da piazza Cavour il comunicato diffuso da Torino il 24 agosto 2005 su richiesta della Consob in cui si informava, che non erano in programma o allo studio iniziative particolari sul titolo Fiat. Il procedimento di primo grado, sull’utilizzo da parte di Ifil (oggi confluita in Exor) di contratti equity swap per mantenere il 30% di Fiat nelle mani della famiglia Agnelli, dopo la conversione del prestito concesso dalle banche, si era concluso lo scorso dicembre con l’assoluzione degli imputati.

 

Il ricorso presentato direttamente in Cassazione dopo il procedimento di primo grado, bypassando la Corte d’Appello, è chiamato “per saltum” e prevede che non siano analizzate questioni di fatto ma solo di diritto. La finalità, generalmente, è di arrivare a un giudizio definitivo risparmiando tempo. I tempi per il nuovo giudizio d'appello sono comunque molto stretti perché nel febbraio del 2013 scatterà la prescrizione del reato. Sarà molto improbabile il giudizio definitivo prima di quella dat

 

 

15 maggio 2012

I deputati del Pdl, dell'Udc e di Fli hanno approvato in commissione Giustizia alla Camera - con parere favorevole del Governo - un emendamento del deputato del Pdl Manlio Contento al testo sul falso in bilancio che di fatto svuota la proposta di legge dell'Idv, che arriverà in aula il 28 maggio. Interviene il ministro della Giustizia Paola Severino: sul falso in bilancio erano state date al sottosegretario Salvatore Mazzamuto «tutte le schede necessarie a fornire i pareri agli emendamenti presentati». «Se errore c'è stato - continua il ministro -, nel senso che il Mazzamuto non ha letto per intero la scheda fornitagli si porrà rimedio in aula».

  • Il capogruppo del Pdl: la detenzione passa da due a tre anni
    «Con il nostro emendamento resta di fatto l'attuale formulazione della legge in vigore sul falso in bilancio alzando però la detenzione dai 2 ai 3 anni», spiega il capogruppo del Pdl in commissione Enrico Costa, che poi aggiunge: «non eravamo d'accordo con il testo dell'Idv perchè era troppo generico e vago». In una conferenza stampa congiunta Pd e Idv chiedono al Governo di chiarire la sua posizione su questa questione.

Approvato l'emendamento del deputato Pdl Manlio Contento
L'emendamento presentato dal deputato Pdl Manlio Contento è stato approvato con 14 voti favorevoli e 12 contrari. Riporta la norma alla logica dell'attuale legge («reato di danno e non di pericolo», hanno spiegato i deputati azzurri al termine della seduta). Di fatto, è una riscrittura che cancella l'iniziativa dell'Idv. La seduta è terminata dopo questo voto. Sull'emendamento Contento il Governo ha dato parere favorevole, pur avendo dato parere favorevole (con riformulazione) anche a una proposta del Pd che invece, secondo le indicazioni fornite dai rappresentanti del Pd, mantiene la logica proposta dall'Idv. All'uscita dalla commissione, il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, primo firmatario della proposta di legge, ha ricordato che «questo ddl non esiste più» e ha chiesto al ministro Severino «di pronunciarsi immediatamente su quale strada intenda intraprendere, se vuole mantenere le leggi ad personam».

Il sottosegretario: ho dato parere legislativo
Il sottosegretario Salvatore Mazzamuto, presente in luogo del ministro della Giustizia Paola Severino attualmente in missione negli Stati Uniti, si è limitato a commentare: «Ho fatto quello che mi è stato chiesto, ho dato i pareri formulati dall'ufficio legislativo, per ogni altra cosa rivolgetevi al ministro».

Fli: indotti all'errore dal Governo
«Non abbiamo affossato niente - replica il deputato del Pdl Contento -. Abbiamo solo fatto la nostra proposta». Mentre Idv e Pd attaccano il Governo per il parere favorevole, la capogruppo di Fli in commissione Giustizia, Angela Napoli, si giustifica: «oggi - spiega in una nota - siamo stati condotti in errore, assecondando il parere del governo, e abbiamo di fatto modificato il primo articolo del provvedimento in discussione». Napoli assicura che l'errore «verrá sicuramente non solo modificato allorchè il provvedimento giungerá in aula, ma verrá risarcito attraverso il dovuto comportamento sugli emendamenti rimasti in modo che venga salvaguardata la bontá del ripristino del falso in bilancio».

 

Fiat contro Formigli: sospesa la sentenza

la Corte d'Appello di Torino accetta il ricorso del giornalista e sospende il risarcimento da 7 milioni di euro verso Fiat.

http://www.motori.it/attualita/13140/fiat-contro-formigli-sentenza-sospesa.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2012-05-16+Fiat+contro+Formigli%3a+sospesa+la+sentenza

 

 

Dossier Telecom, la Cassazione dà torto ai pm

MILANO—Sui «dossier illegali » Telecom-Pirelli, stabilisce ora la Cassazione, nel 2010 aveva torto la Procura e ragione la giudice Mariolina Panasiti: i dossier prodotti nel 2001/2005 dalla Security di Giuliano Tavaroli, con gli 007 privati Cipriani e Bernardini, per la Suprema Corte erano «tutti volti a tutelare interessi effettivi, quand’anche potenziali, delle due società. Vale anche per le operazioni relative alla persona del presidente Tronchetti, perché proteggevano interessi aziendali attraverso la tutela della sua sicurezza fisica e della sua immagine pubblica»: capitolo in cui la Cassazione iscrive «ad esempio le operazioni dettate dalla personale acrimonia del presidente; il giornalista Mucchetti, vicedirettore del Corriere; la sindaco Casiraghi, sospettata di scarsa fedeltà agli interessi delmanagement; le attività lobbistiche della consulente Fancello ». La «meticolosa motivazione » rende la sentenza Panasiti «persuasiva soprattutto nelle parti in cui precisa come la sostanziale illiceità» dei dossier «corrispondesse a precise scelte aziendali, cui è difficile considerare estranei i vertici». La Cassazione lo scrive ieri nel motivare in 76 pagine perché il 20 settembre 2011 respinse il ricorso di Procura e società contro il proscioglimento di Cipriani dall’appropriazione indebita di 20 milioni di compensi di Telecom e Pirelli, deciso nel 2010 da Panasiti oltre a 16 patteggiamenti, 12 rinvii a giudizio e l’assoluzione del commercialista Gualtieri. La Cassazione censura gli «accenti di non pertinente polemica» dei pm contro le «valutazioni di inaffidabilità» fatte dalla giudice, in base a «dati di sicuro peso e difficilmente contestabili », «sui modesti coefficienti di credibilità» delle «elusive dichiarazioni » rese «dal presidente Tronchetti allorché assume in buona sostanza di aver ignorato le attività della Security». E neanche è vero, come sostenuto dai pm, che l’eventuale «estensione dell’iniziativa penale nei confronti di un presidente, supposto complice silente, non varrebbe certo a determinare l’impunità dei coimputati di appropriazione indebita »: per la Cassazione questa tesi del pm «è infondata perché l’ipotesi del coinvolgimento penale del presidente Tronchetti, dando origine a un suo conflitto di interessi, implicherebbe l’attribuzione del diverso reato di infedeltà patrimoniale».

 

TORINO / 02-03-2012

CORRUZIONE AD ALTA VELOCITA' / Tav, Val di Susa, giudice Imposimato: ''Falcone e Borsellino morti per inchieste appalti Tav''

Parla l'ex giudice Imposimato: "La mia inchiesta sulla Tav, commissionata dal presidente della Commissione antimafia , non è mai stata discussa dalla commissione stessa”.

 

Piemonte, ultime news Torino - UnoNotizie.it - Lo leggo spesso il magistrato Imposimato, attraverso quel fiume poliedrico di Facebook, come leggo in questi giorni le notizie NO TAV, di cui ho costantemente scritto nel tempo, non potendo esserci davvero sul posto con loro. Girava stanotte una foto di Luca Abbà  e le sue parole: “Per chi non mi conosce sappiate che io abito da 10 anni in una borgata dell’alta valle Susa, nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto fino alla morte i miei nonni, sono coltivatore diretto da anni e vivo del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti, faccio anche saltuari servizi di giardinaggio e il tempo che dedico (volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille faccende della vita di campagna. L’amore per la Terra e per questa valle mi spinge a difenderla fino in fondo dalle mani avide degli speculatori; invito Esposito (“uno del pd”) questa estate a farsi una giornata di lavoro con me al mio ritmo e con i miei orari, voglio vedere se riesce ad arrivare sano a fine serata! Chi mi ha visto lavorare sa cosa intendo”.

E tra le tante note e riporti di Facebook è ritornato anche il libro che scrisse Ferdinando Imposimato nel 1999,  Corruzione ad Alta Velocità, coadiuvato da  Giuseppe Pisauro e Sandro Provvisionato: “sono Ferdinando Imposimato, ex Senatore che ha fatto parte della Commissione parlamentare antimafia e fin dal 1992 mi sono occupato dall’alta velocità. Sono nettamente contrario all’alta velocità in Val di Susa, perché ritengo che in quella zona si riprodurrebbe se dovesse essere realizzata, la stessa situazione che io ho riscontrato insieme a diversi altri collaboratori nel centro e nel sud e nel nord dell’Italia, cioè arricchimento, tangenti, distruzione dell’ambiente e vantaggi minimi…”


Torna alla ribalta quel documento agghiacciante che nella scheda NO TAV Torino così presenta: “Ci vogliono una certa dose di coraggio ed uno stomaco robusto per leggere “Corruzione ad Alta Velocità – Viaggio nel Governo invisibile”. Ma è un’occasione per guardare in faccia la realtà.” Lo scandalo del TAV è l’emblema della degenerazione globale del sistema politico; esso ha coinvolto maggioranza ed opposizione in egual misura. Dopo Tangentopoli non è scaturita una Repubblica rinnovata, ma una riedizione peggiore del vecchio sistema di potere. Si è organicamente strutturata l’alleanza tra ceto politico e forze dominanti del potere economico delle grandi imprese sia private che pubbliche….”


É questo, in sostanza, l’approdo del viaggio costituito dal libro. É il risultato di una rigorosa inchiesta, condotta con grande professionalità dagli autori, una ricerca della verità che seguendo il filo delle vicende legate al TAV attraversa gli anni ’90 della storia italiana. É lo sviluppo di una specie di trama gialla in cui via via vengono scoperte tessere che restituiscono un mosaico di insieme sempre più inquietante: ad ogni capitolo crescono gli intrecci e le dimensioni del groviglio di interessi che si nasconde dietro la Grande Opera, ma solo alla fine si capisce pienamente la ragione per cui l’Alta Velocità abbia tanti sostenitori tra gli imprenditori ed i politici “di rango” di questi anni 2000.

Ferdinando Imposimato, ex giudice, è il tenace conduttore dell’indagine che nasce nel 1995 in seno alla Commissione Antimafia per scoprire le infiltrazioni della criminalità organizzata in Campania, ma che presto si allarga a livello nazionale coinvolgendo noti imprenditori pubblici e privati, politici con incarichi istituzionali ai massimi livelli, magistrati di grande fama che operano coperture e depistaggi compiacenti.”


E ancora, Il giudice Imposimato choc: “Falcone e Borsellino uccisi per le inchieste sugli appalti pubblici e la Tav” “La mia inchiesta sulla Tav, commissionata dal presidente della Commissione antimafia , non è mai stata discussa dalla commissione stessa”. E’ quanto afferma ai microfoni di “Ho scelto Manà” il giudice Ferdinando Imposimato, autore di ‘Corruzione ad alta velocità. Viaggio nel governo invisibile’ (ed. Koiné Nuove Edizioni; pp. 191; € 14,50), un libro inchiesta sulla grande opera dell’alta velocità.

“Quando nel 1992 stava prendendo avvio la Tav, – dice – mi accorsi che quest’opera pubblica era accompagnata da bombe e attentati contro le imprese che si trovavano lungo la tratta. Essendo allora membro della Commissione antimafia, decisi di fare un’inchiesta perché mi resi conto che nell’opera confluiva anche la malavita organizzata al fine di lucrare somme ingenti attraverso la moltiplicazione dei costi. E’ venuto fuori che nella Tav partecipavano politici corrotti e imprese della mafia”. Il costo dell’opera, come venne fuori nei vari processi di tangentopoli, che partiva da 29mila miliardi di lire, avrebbe dovuto raggiungere la somma di 300mila miliardi.

“La cifra – continua Imposimato – serviva per coprire le ‘mazzette’ alla mafia e ai politici. Inoltre, la linea Tav è strettamente connessa con la morte di Falcone e Borsellino, i quali, parallelamente a me, avevano riscontrato le stesse ‘anomalie’ nel progetto Tav”.

Tornando indietro cronologicamente, gli omicidi dei due giudici siciliani avvennero nel 1993, circa un anno dopo l’avvio del progetto della Tav.

“Nonostante vi siano documentazioni delle connessioni con le mafie e con la corruzione politica, – conclude – la mia relazione non è mai stata discussa nella Commissione antimafia perché dopo due anni venne sciolto il Parlamento, a mio avviso, proprio per la mia inchiesta. Non potendo votare a favore per un’alta velocità imperniata sulla corruzione, la mia relazione non è stata mai più discussa. Tutto questo è di una gravità inaudita in quanto un’inchiesta fatta da un relatore su incarico del presidente della Commissione antimafia, non è mai stata presa in considerazione dalla Commissione antimafia”.

Ci tenevo a far conoscere il più possibile anche questa voce, che certo non è anonima e forse molti avrebbero il gran desiderio di vedere spenta. Ma a noi piace piace il sole la luna e le stelle e la Terra da difendere, chi è Umano: Geografie …Sarà Orgoglio pennuto? Può darsi. Ah sarà dura.

Doriana Goracci

 


 

GRAND HOTEL ACAMPORA ALLA PROVA D'APPELLO...
St. E. per "Il Sole 24 Ore - C'erano tutti gli interessati ieri alla terza sezione penale della Corte d'Appello di Milano. Oggetto del contendere il Grand Hotel Via Veneto di Roma, lussuoso cinque stelle, di cui si cerca di individuare la proprietà. C'era il procuratore generale Antonio Lamanna e c'era Giovanni Acampora, avvocato, condannato nel processo Imi-Sir, che dalla Procura di Milano è ritenuto il reale proprietario del prestigioso cespite, su cui sono iscritte ipoteche per 170 milioni di euro.

Ieri, nell'udienza di fronte alla Corte, si sarebbe dovuto decidere sul sequestro dell'hotel. Nelle ricostruzioni sulla reale proprietà del resort, infatti, la procura si è imbattuta in un'inestricabile rete di società off shore, dietro le quali si celerebbe Acampora. Lui nega e in una memoria di 250 pagine e 450 allegati ha sostenuto che il resort appartiene al figlio Carlo. Ieri l'accusa ha replicato con un documento breve e secco firmato da un consulente di peso: Giangaetano Bellavia. Per valutarlo i giudici si sono presi altro tempo: prossima udienza 15 aprile.31-01-2011]

 

 

 

 - TASSA DI CONCESSIONE SUI TELEFONINI, È ARIA DI CLASS ACTION...
F. D. R. per il "Corriere della Sera" - Tira aria di class-action tra gli abbonati ai telefonini. La Commissione Tributaria del Veneto, a cui si erano rivolti i comuni di Arsiero, Malo e Santorso, ha riconosciuto l'illegittimità della tassa di concessione governativa, i 5,16 euro che vengono pagati ogni mese con la bolletta, in seguito all'emanazione del nuovo Codice delle telecomunicazioni elettroniche. Il quale non ha espressamente abrogato l'imposta ma ne ha eliminato i presupposti impositivi.

La sentenza consentirebbe dunque di chiedere il rimborso di quanto versato mensilmente. E, poiché è retroattiva, potrà essere chiesta la restituzione di quanto pagato dal 2005 ad oggi. La sentenza ha fatto esultare le associazioni dei consumatori che si erano battute per la restituzione di questa tassa e che, in attesa della pronuncia da parte della Corte di Giustizia Ue a cui è stata sottoposta la questione, vorrebbero partire con una class action per ottenere quanto ingiustamente pagato all'Erario. 28-01-2011]

 

 

1. MEDIASET: PROCESSO PER PREMIER FISSATO 28/2...
(ANSA) - E' stato fissato per il 28 febbraio prossimo il processo per il premier Silvio Berlusconi e per altre persone imputate nell'ambito dell'inchiesta Mediaset.

 

Nel processo, davanti ai giudici della prima sezione penale di Milano, il premier è imputato per frode fiscale, assieme ad altre 11 persone, tra cui il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. Il processo, che riguarda presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv da parte di Mediaset, era stato sospeso lo scorso 19 aprile, quando già si era entrati nella fase delle prove testimoniali, in attesa che la Consulta si pronunciasse sul legittimo impedimento. Dopo la decisione della Corte costituzionale delle scorse settimane, che ha bocciato in parte il legittimo impedimento, e le motivazioni uscite nei giorni scorsi, gli atti sono stati ritrasmessi a Milano e il processo è stato fissato per il 28 febbraio.

2. PROCESSO MEDIASET: RIAPPLICATO A MILANO GIUDICE D'AVOSSA...
(ANSA) - Il giudice Edoardo D'Avossa, ora presidente del Tribunale di La Spezia, è stato riapplicato per presiedere il processo Mediaset a carico di Silvio Berlusconi e altri, con una proroga decisa dal Csm.
Il processo, già giunto alla fase delle prove testimoniali, se fosse cambiato il collegio, rischiava di ripartire 'da zero'.

28-01-2011]

 

 

10. TRIBUNALE MINISTRI PERUGIA CHIEDE NUOVA AUTORIZZAZIONE PER LUNARDI...
(Adnkronos) - Il Tribunale dei Ministri di Perugia ha inviato alla Giunta per le autorizzazioni della Camera una nuova richiesta per procedere contro l'ex ministro Pietro Lunardi, indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti dei grandi eventi dai magistrati perugini Sergo Sottani e Alessia Tavarnesi.

La giunta per le autorizzazioni della Camera, aveva gia' espresso un primo parere negativo lo scorso mese di ottobre, mandando indietro gli atti al Tribunale dei Ministri di Perugia perche' ritenuti lacunosi, con la richiesta di una integrazione in special modo sulla posizione del Cardinal Crescenzio Sepe di Propaganda Fide, indagato insieme all'ex ministro con l'accusa di corruzione aggravata. La Giunta anzi aveva invitato il Tribunale dei Ministri a richiedere l'autorizzazione anche per il cardinal Sepe, cosa che il Tribunale ritiene di non dover fare.

L'ex ministro Pietro Lunardi e' indagato a Perugia insieme al cardinale Crescenzio Sepe per la compravendita di un palazzo di proprieta' di Propaganda Fide. Per l'accusa, l'appartamento di 960 mq in via dei Prefetti a Roma, sarebbe stato venduto da Propaganda Fide a un prezzo di favore all'ex ministro in cambio di un ingente contributo fatto avere dall'allora ministro Lunardi al cardinal Sepe. In particolare, sarebbero 2 milioni e mezzo di euro, sempre secondo pubblici ministeri, i soldi dirottati sul progetto Arcus che prevedeva la ristrutturazione dei musei vaticani che sarebbe stata affidata ad un'impresa del gruppo Anemone. Sia L'ex ministro Pietro Lunardi che il cardinal Crescenzio Sepe, hanno sempre respinto ogni tipo di addebito.28-01-2011]

 

 

15. BRIGANDI' (CSM), NO A DUE PESI E DUE MISURE...
(ANSA) - 'Chiunque infrange la legge sicuramente deve andare davanti alla procura della Repubblica. Non a caso ho sollecitato io Vietti a indagare su questa vicenda. Appare strano pero' che chiunque sia cosi' attento a questi fatti non abbia mai sollecitato alcunche' nel caso di violazione sistematica del segreto istruttorio'. Il laico del Csm Matteo Brigandi', torna sulla vicenda della pubblicazione sul 'Giornale' degli atti del procedimento disciplinare al pm di Milano Ilda Boccassini, anche alla luce delle dichiarazioni del collega Vittorio Borraccetti. E per dire no alla logica dei due pesi e due misure.

'Specifico che non mi riferisco ai fatti di questi giorni. Ma al fatto ad esempio che l'ordine di cattura infondato nei miei confronti mi fu notificato dall'ANSA e mai nessuno ha preso alcun provvedimento - dice Brigandi' - Due pesi e due misure sono sgradevoli e sono ancora piu' sgradevoli se commessi da soggetti che hanno come simbolo del loro lavoro la bilancia'.

E a proposito di un passaggio dell'articolo di Repubblica che lo chiama in causa per la vicenda degli atti sulla Boccassini, e in cui si dice che tutti i togati del Csm chiedono per lui una punizione esemplare, Brigandi' parla di notizia 'falsa', riferendosi proprio alle dichiarazioni rilasciate da Borraccetti all'ANSA: 'Se Borraccetti non afferma che sono stato io, vuole dire che Repubblica ha scritto una cosa falsa per la quale mi riservo di agire'.28-01-2011]

 

 

16. PERQUISITA AD ANCONA CASA FAMIGLIA DI LUCIA RIZZO, LA ESCORT CHE DISSE DI AVER VISTO FINI...
(Adnkronos) - La Digos della Questura di Ancona, in collaborazione con i colleghi di Roma, ha perquisito ieri, a Monte San Vito (Ancona), l'abitazione della famiglia originaria di Lucia Rizzo, in arte Rachele, l'escort che ha dichiarato di aver avuto tre incontri con il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

La donna, 34 anni, vive a Reggio Emilia, dove faceva la parrucchiera prima di diventare escort, ma ha mantenuto un legame, anche se difficile, con la sua famiglia. Il suo nome d'arte sarebbe legato alla memoria del nonno, legato al Partito fascista. E' accusata dalla procura della Repubblica di Roma di diffamazione e tentata estorsione in concorso, reato di cui e' accusato anche un uomo, dopo la denuncia di Fini, avvenuta a dicembre.

La Digos ha perquisito la casa della famiglia, dove vivono la madre e la sorella, ma non ha sequestrato niente di interessante. Analoghe perquisizioni sono state fatte a casa della Rizzo a Reggio Emilia e a Rimini in un altro appartamento che la donna utilizzerebbe. Gli inquirenti hanno sequestrato un computer a casa della escort alla ricerca di un possibile video legato agli ipotetici incontri della Rizzo con Fini, che non e' stato pero' trovato dalla polizia. 28-01-2011]

 

 

 

- (Adnkronos) - Per il fallimento della Corona's, l'ex agente dei paparazzi e vip, Fabrizio Corona, ha chiesto oggi di poter essere giudicato con rito abbreviato. Lele Mora, invece, indagato nel medesimo procedimento, non ha presentato domanda di riti alternativi. Se il gup di Milano Federica Centonze dovesse disporre il rinvio a giudizio, Mora sara' giudicato in un procedimento ordinario.

Sono queste le richieste avanzate oggi al gup dai due coindagati accusati, insieme ad altre 4 persone, di una maxi evasione fiscale, realizzata con false fatture per 17 mln di euro. Corona deve rispondere anche di bancarotta per avere distratto, come sostiene l'accusa, dalle casse della sua ex societa', oltre 6 mln in parte riciclati a San Marino. Le quattro persone indagate con Mora e Corona hanno chiesto al giudice di patteggiare.

Il 6 aprile prossimo il gup decidera' su tutte le richieste. All'udienza di oggi tenuta a porte chiuse, non si sono presentati ne' Corona ne' Mora.

 28-01-2011]

 

 

LA CADUTA DI MESSIER, TRE ANNI DI CARCERE PER L'EX RE DI INTERNET
Giuliana Ferraino per Corriere della Sera - Torna alla ribalta Jean-Marie Messier il funambolico capo di Vivendi Universal. Ieri un tribunale di Parigi ha condannato l'ex numero uno del gruppo multimediale francese a 3 anni di prigione (pena sospesa) e a una multa di 150 mila euro per malversazioni durante la sua gestione. Messier è accusato di «abuso di beni sociali» per il paracadute d'oro da 20,5 milioni, che si era fatto attribuire dal cda, ma al quale ha poi dovuto rinunciare.

 

I giudici lo hanno riconosciuto colpevole anche di «diffusione di notizie false o ingannevoli» sulla salute finanziaria del gruppo. Condannato a 15 mesi con la condizionale e a una multa di 850 mila euro anche l'ex braccio destro di Messier, Guillaume Hannezo, mentre l'ex direttore generale, Eric Licoys, ha ricevuto 6 mesi (sospesi). L'uomo d'affari canadese Edgar Bronfman jr., erede del gruppo Seagram, assorbito da Vivendi nel 2000, è stato infine condannato a 15 mesi (con la condizionale) e a 5 milioni di multa per insider trading. Messier, sorpreso dal verdetto che contraddice la sentenza di assoluzione americana, ha già annunciato un ricorso. Come Bronfman.

23-01-2011]

 

 

CASO MOODY´S I PM DI TRANI ASCOLTANO DRAGHI...
G.D.B. per "la Repubblica" - Il governatore della Banca d´Italia Mario Draghi è stato ascoltato a Roma, in qualità di persona informata sui fatti, dal magistrato della procura di Trani Michele Ruggiero nell´ambito dell´inchiesta sulle turbolenze di mercato provocate dall´agenzia di rating Moody´s che, secondo l´accusa, avrebbe diffuso notizie sulla tenuta del sistema economico e bancario italiano che provocarono un´alterazione del prezzo degli strumenti finanziari. Draghi avrebbe confermato che il sistema bancario italiano era solido.

25-01-2011]

 

 

 

 . LE «RACCOMANDAZIONI» DELLA CORTE DEI CONTI ALL'ANTITRUST...
A. Bac. per il "Corriere della Sera" - La Corte dei Conti fa le pulci al bilancio dell'Antitrust 2006-2008, evidenziando «un tendenziale disequilibrio» della gestione di competenza. Un andamento «non positivo» , peraltro già rilevato dai revisori nelle relazioni annuali, oltre che dal Servizio di controllo interno.

Tre le cause: diminuzione delle risorse a carico del bilancio statale (dai 21,5 milioni del 2006 ai 16,5 del 2008) con l'introduzione di meccanismi di «autofinanziamento» non entrati a pieno regime; lievitazione della spesa per il personale (nel 2008 a 29,7 milioni: il 60,4%della spesa corrente), da attribuire agli adeguamenti contrattuali, ma anche agli accresciuti compiti assegnati cui l'Agcm ha fatto fronte con contratti a termine; mancato accantonamento di risorse nei fondi di riserva per le emergenze, soprattutto per gli oneri del contenzioso.

 

Insomma per i magistrati contabili se, «considerando il complesso quadro delineato, non può darsi una valutazione nel complesso negativa dell'operato» dell'Agcm, d'altra parte sono necessarie alcune raccomandazioni, come quella «di non distogliere a favore del personale proventi che, per legge, sono destinati prevalentemente a coprire costi relativi al controllo delle operazioni di concentrazione sul mercato» . Somme che nel 2009 sono ammontate a soli 12,3 milioni rispetto ai 23,5 del 2008. Sconsolato il commento finale: «Non si è potuto assicurare l'equilibrio di competenza nemmeno con questi ultimi proventi» . .

13-01-2011]

 

 

LA RINUNCIA A PRYSMIAN? EREDE FATTO FUORI DAI FONDI...
Da "Il Giornale" - La rinuncia di Sergio Erede alla cooptazione nel cda della Prysmian ha fatto qualche clamore. Soprattutto perché l'avvocato fiorentino, che quarant'anni fa ha messo in piedi a Milano lo studio d'avvocati d'affari diventato poi il più importante d'Italia insieme con i colleghi Bonelli e Pappalardo, è già presente in molti altri cda, quali Luxottica, l'Espresso o Interpump. La motivazione è legata alla condanna subita in primo grado al processo per bancarotta nel crac Parmalat, un anno e sei mesi, pena sospesa e ricorso in appello. Una sentenza che ha causato l'indisponibilità di Erede.

 

In realtà si è trattato di una mossa praticamente obbligata: il rischio concreto era infatti quello che i fondi esteri azionisti del gruppo avrebbero votato contro la nomina al momento dell'assemblea chiamata a confermare la cooptazione, nel rispetto della prassi comune di fronte a una condanna penale per un reato finanziario, ancorché in primo grado. E a Prysmian i fondi non sono minoranza: messi insieme i vari Franklin Templeton Llc, Blackrock Inc, Openheimerfunds inc, Schroder Investment management Ltd, Standard Life Inv. Ltd, Jp Morgan Chase & co, con il 13% hanno la maggioranza relativa del capitale.12-01-2011

 

 

RICICLAGGIO: TRIBUNALE ROMA DECIDERA' 17 GENNAIO SU ECCEZIONI DIFESA
(Adnkronos) - Il Tribunale di Roma decidera' il 17 gennaio prossimo sulle numerose eccezioni sollevate dai difensori nell'ambito del processo con il rito immediato che vede imputati per la vicenda del riciclaggio di 2 miliardi di euro l'affarista Gennaro Mokbel, l'ex presidente di Fastweb Silvio Scaglia, l'ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle Stefano Mazzitelli e altre 24 persone. L'accusa per tutti e' quella di associazione per delinquere transnazionale, pluriaggravata per aver messo in atto un'attivita', unitamente ad altre persone per le quali si procede separatamente, fatta a livello internazionale.12-01-2011

 

TOGHE, STOP AL DOPPIO LAVORO...
Il Csm rimette in riga i magistrati fuori ruolo. L'ordine è: rientrare. Palazzo de' Marescialli mette un alt alle troppe «carriere parallele» di toghe che lavorano fuori da tribunali, corti e procure, anche da decenni. Da quando si è insediata, 4 mesi fa, la Terza commissione ha detto già 10 volte no al rinnovo delle autorizzazioni. «Dobbiamo privilegiare l'interesse della giurisdizione.

C'è bisogno di magistrati che lavorino negli uffici e di colmare i vuoti d'organico» spiega il presidente della commissione, Filiberto Palumbo. Nel mirino soprattutto gli incarichi che nulla hanno a che fare con la formazione giudiziaria. Una delle richieste bocciate era ad esempio di Luigi Bobbio per una consulenza al ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. Torni a fare il pm a Napoli, ha detto a novembre il Csm.

 

C'è allarme tra i professionisti degli incarichi extra, disseminati tra ministeri, autorità, enti, organismi internazionali. Sono 170 e il tetto fissato nel 2008 è di 200. Senza contare le decine destinate a Palazzo Chigi, al Csm, alla Corte costituzionale. Tutti continuano ad avere il loro stipendio, al quale aggiungono spesso indennità che vanno da 50 mila euro l'anno a oltre 100 mila, con punte che arrivano a 300 mila. (Anna Maria Greco)21-01-2011]

 

 

 ROTELLI: PROCURA MILANO CHIEDE ARCHIVIAZIONE DA ACCUSA DI TRUFFA...
Radiocor - La procura di Milano ha chiesto l'archiviazione per Giuseppe Rotelli, indagato in qualita' di legale rappresentante delle strutture ospeda liere San Donato, Sant'Ambrogio e Galeazzi, nell'ambito di una inchiesta su una presunta truffa ai danni della Asl di Milano. Il pm Maria Letizia Mannella ha chiesto l'archiviazione per tutti gli indagati, circa 70 persone, tra cui anche i tre istituti di cura, iscritti per la legge 231 del 2001 sulla responsabilita' degli enti.

L'ipotesi di reato era di truffa ai danni della Asl di Milano, in quanto alcune cartelle cliniche non sempre rappresentavano il reale quadro clinico degli assistiti. Tuttavia, la procura ha valutato che tali imprecisioni sono imputabili piuttosto alla 'disorganizzazione del lavoro e alla mancanza di direttive' che alla volonta' di truffare l'Azienda sanitaria locale. Nella richiesta di archiviazione si indica che potrebbero comunque profilarsi degli illeciti amministrativi e per questo la procura ha disposto la trasmissione di parte degli atti alla Corte dei Conti per gli accertamenti di sua competenza.

19-01-2011]

 

 

APPALTI: 5 INDAGATI IN INCHIESTA FIRENZE, ANCHE PRESIDENTE ANTONVENETA PISANESCHI...
(Adnkronos) - La Procura di Firenze ha iscritto sul registro degli indagati 5 persone, nell'ambito dell'inchiesta che questa mattina ha portato alla perquisizione di alcuni studi legali a Firenze, Siena e Milano. Fra i 5 indagati c'e' anche Andrea Pisaneschi, avvocato, presidente di Banca Antonveneta, coinvolto nell'indagine per la sua attivita' privata di avvocato e non in relazione a quella della banca. Gli altri indagati sono gli avvocati Niccolo' Pisaneschi, Gian Paolo e Pier Ettore Olivetti Rason, e Marzio Agnoloni.

La Procura di Firenze, nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi, ipotizza l'emissione di fatture false per consulenze fittizie, in merito al finanziamento da 150 milioni di euro erogato al gruppo Btp (all'epoca guidato da Riccardo Fusi) da un pool di 5 banche, tra le quali Mps che avrebbe erogato 60 milioni; 50 milioni li avrebbe finanziati Unipol banca, 20 milioni Cariprato, 10 milioni Banca Md e altri 10 il Credito cooperativo fiorentino,
presieduto fino al luglio 2010 dal coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini.

19-01-2011]

 

 

TOH, IL MADOFF DEI PARIOLI! (NON CI FACCIAMO MANCARE NULLA) - C’È UN FINANZIERE SENZA MANCO UN UFFICIO CHE PROMETTE RENDIMENTI DEL 20% PER RIPORTARE I SOLDI IN ITALIA CON LO SCUDO DI TREMONTI? ECCO CHE MEZZA ROMA TRA POLITICI, GIORNALISTI E SVIPPATI VARI ACCORRe CON GLI ASSEGNI IN MANO - PECCATO CHE FRANCIA, CONSOB E PROCURA DI ROMA SENTANO PUZZA DI SCHEMA PONZI E DI UNA SÒLA DA 200 MLN € TRA BAHAMAS, SVIZZERA E LUSSEMBURGO - LA SOCIETÀ È STATA MESSA IN LIQUIDAZIONE, INDAGATI I FINANZIERI GIANFRANCO LANDE E RAFFAELLA RASPI…

Gianluca Paolucci per "La Stampa"

 

Un piccolo Madoff all'italiana. È questa l'ipotesi alla quale stanno lavorando gli ispettori della Consob, il nucleo valutario della Guardia di finanza di Roma e l'autorità francese di vigilanza sui mercati finanziari, l'Amf, che stanno indagando sul crac Egp. L'ultimo capitolo, ieri, è stata la messa in liquidazione coatta della filiale italiana della Européenne de Gestion Privée (Egp), decisa dal ministero dell'Economia su richiesta di Consob e Bankitalia.

Per ricostruire la storia è necessario fare un passo indietro di qualche mese. Nella seconda metà del 2010 i clienti di Egp iniziano a lievitare. Si tratta perlopiù di clienti facoltosi che chiedono di «scudare» risorse investite in fondi esteri.

 

A raccogliere i clienti era stata nel corso degli anni una piccola rete «informale» di promotori facenti capo alla Eim, società di diritto inglese che a Roma ha solo un ufficio di rappresentanza. Non è un intermediario registrato, dunque non può scudare, dunque i clienti vengono «girati» sulla Egp. Il movimento insospettisce la Consob che, un bel mattino, manda i suoi ispettori.

Quello che emerge è un quadro di «irregolarità e violazioni normative di eccezionale gravità». Il passaparola ha incastrato un migliaio di clienti facoltosi: giornalisti, personaggi del mondo dello spettacolo e anche qualche parlamentare. Totale circa 200 milioni di euro raccolti con due facili trucchi: rendimenti eccezionali (tra il 15% e il 20%, che venivano pagati davvero) e chi chiedeva di chiudere le posizioni veniva risarcito in pochi giorni con un bell'assegno.

 

Il sospetto è che, almeno nell'ultima fase, i riscatti venissero pagati con i soldi dei nuovi sottoscrittori, ovvero con lo stesso trucchetto utilizzato da Bernie Madoff. Così, dopo la segnalazione della Consob, le autorità francesi mettono in liquidazione la casa madre francese della Egp. E in Italia partono le inchieste della procura di Roma. Emerge un quadro piuttosto confuso di società estero-vestite: la Egp è di diritto francese e ha sede a Bordeaux, non proprio una delle capitali mondiali della finanza.

Però è controllata da una società lussemburghese, la Dharma Holding, che sarebbe riconducibile al gestore di fondi Gianfranco Lande. Lande opererebbe tra Roma e Ginevra per gestire fondi hedge basati alle Bahamas gestiti da società francesi e britanniche facenti capo ad un gruppo lussemburghese. Un bel giro, con i soldi che però partivano tutti (o quasi, molti clienti sarebbero pugliesi) da Roma.

 

Il problema è nato proprio con lo scudo, la terza versione che si è chiusa il 31 dicembre scorso: quando qualche cliente ha chiesto il trasferimento dei soldi presso altre istituzioni, la risposta non è arrivata.

Di assistere i clienti truffati si sta occupando l'Aduc, che da mesi segnalava le anomalie della società. A cercare di capire che fine hanno fatto i soldi, da ieri, c'è Gianluca Brancadoro come commissario liquidatore e un comitato di sorveglianza composto da Simona Arduini, Francesco Costantino e Luigi Salamone. Dei risvolti giudiziari si stanno invece occupando i pm romani Luca Tescaroli e Francesco Ciardi, che hanno iscritto nel registro degli indagati lo stesso Lande e la direttrice della Egp, Raffaella Raspi, che è anche amministratrice della Dharma lussemburghese.

 12-01-2011]

 

 

 

L’AFFANNO DI ALFANO - SEMPRE PER COLPA DI TREMENDINO TREMONTI GLI UFFICI GIUDIZIARI RESTANO SENZA L’ASSISTENZA INFORMATICA - L’ANM PAVENTA IL “RISCHIO PARALISI” - AL PRIMO PC CHE S’INCEPPA NON CI SARANNO PIÙ TECNICI ESTERNI DA CHIAMARE (SOLO UN NUMERO VERDE E POI DIO VEDE E PROVVEDE) - ANGELINO “JOLIE” STAVOLTA NON PUÒ PRENDERSELA CON I MAGISTRATI MA COL MINISTRO DELL’ECONOMIA: “HO CHIESTO AIUTO A GIULIO, FINORA NON L’HO RICEVUTO”…

1 - «RISCHIO PARALISI PER LA GIUSTIZIA» BLOCCO INFORMATICO, ALLARME DELLE TOGHE
Laura Martellini per il "Corriere della Sera"

 

Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe, arriva a minacciare «forme di protesta clamorose». Il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini annuncia «decisioni forti, perché il rischio è la paralisi degli uffici giudiziari e del sistema» . E il 12 gennaio si riuniranno prima la giunta, poi il 15 il parlamentino dell'Anm, per dare una forma alla rabbia e alla stanchezza. Forse uno sciopero, si vedrà. I magistrati sono sul piede di guerra dopo lo stop, per mancanza di fondi, ai servizi di manutenzione e assistenza dei sistemi informatici degli uffici giudiziari.

Da gennaio c'è solo da pregare perché nessun software s'inceppi, perché in soccorso delle cancellerie non arriveranno più i tecnici esterni, ma occorrerà ripiegare su un numero verde dove lasciare - così recita la circolare di Via Arenula - «un messaggio di cortesia».

 

Altro che interventi rapidi e risolutivi. Le conseguenze, viene sottolineato, possono essere le più varie: dall'impossibilità di rilasciare certificati all'iscrivere una causa a ruolo; dall'iscrizione nel registro degli indagati alla catalogazione delle notizie di reato.

Di più: «C'è il rischio concreto che i tribunali chiudano e non possa più essere erogato il servizio ai cittadini», è la conclusione del presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara. «Siamo molto preoccupati - confessa - ma anche determinati ad adottare tutte le misure necessarie ad evitare che questa situazione possa mettere in ginocchio il sistema giudiziario» . Fra queste, «una protesta forte e decisa» contro quello che viene definito il «colpo finale del governo a una macchina che già presenta grossi problemi di funzionamento».

 

Va all'attacco del Guardasigilli il segretario Anm Cascini: «Il bilancio della sua attività non può che essere la registrazione di un fallimento annunciato, visto che si è occupato esclusivamente di questioni che hanno appassionato il dibattito politico, disinteressandosi del funzionamento della giustizia. Per non parlare dell'atteggiamento di chiusura sulle proposte per recuperare risorse e ridurre le spese».

Ma la bufera investe l'intero esecutivo. Per Movimento per la giustizia e Magistratura democratica «una politica fatta di annunci e continue conferenze stampa dei ministri Alfano e Brunetta sulla piena informatizzazione degli uffici giudiziari si scontra con la dura realtà». «Senza assistenza informatica- avverte il segretario di Md, Piergiorgio Morosini, gip a Palermo - torniamo indietro di vent'anni, con danni irreparabili alle indagini, ai rapporti tra polizia e Procure e ai processi civili. Impossibile una ragionevole durata dei processi, e a pagare il prezzo più alto sono i cittadini» .

 

«Si apra - prosegue Morosini - un tavolo di consultazione fra magistratura e governo, l'unica via d'uscita possibile in un momento così delicato» . Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd, e Cinzia Capano, del settore civile, innescano un'ulteriore polemica: «Il 22 dicembre - ricostruiscono - il sottosegretario Giacomo Caliendo ci ha riferito di aver chiesto al ministro Tremonti di trovare nuove risorse o autorizzare variazioni di bilancio, per evitare che al 31 dicembre il contratto di assistenza si interrompesse. Avevamo anche suggerito di utilizzare i rilevantissimi residui passivi di circa un miliardo che si erano accumulati nel 2010 e non si sarebbero più potuti spendere. Ma non se ne è fatto nulla» .

Sul rischio di paralisi nei tribunali Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, ha presentato un'interrogazione al governo: «Ci si riempie la bocca con promesse di modernizzazione della pubblica amministrazione, e allo stesso tempo vengono tagliati i fondi sui servizi informatici. Siamo sul punto di assistere a un vero e proprio collasso della giustizia».

 

E Roberto Rao, capogruppo udc in commissione Giustizia a Montecitorio, ironizza: «Non vorremmo che nell'epoca di Internet gli italiani fossero costretti a tornare all'epoca del papiro. Ancora una volta constatiamo che i tagli lineari di Tremonti sono miopi e pericolosi: il ministro Alfano chieda ed ottenga subito dal ministro dell'Economia le risorse necessarie» .

2 - ALFANO, CONFIDO IN TREMONTI. FINORA IL TESORO NON MI HA AIUTATO, INTANTO FACCIO DA SOLO...
(ANSA) - "Ho chiesto aiuto a Giulio Tremonti, finora non l'ho ricevuto". Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano commenta in un colloquio col Corriere della Sera il blocco dell'assistenza informatica agli uffici giudiziari. Il Guardasigilli non cede al pessimismo: "Non dispero - spiega riferendosi a un intervento del ministro dell'Economia - perché conosco la sua sensibilità per l'informatizzazione. Intanto faccio da solo. Farò l'impossibile e confido proprio di riuscirci, anche se i margini di manovra sono strettissimi".

 

"Salveremo il servizio. Siamo al lavoro e ci riusciremo", assicura Alfano, e intanto chiede all'Anm di collaborare: "Se l'Anm dà una mano d'aiuto invece di strumentalizzare le difficoltà fa un buon servizio ai cittadini e non al governo".05-01-2011]

 

 

C’ERAVAMO TANTO D’AMATI (DOMENICO) - IL PRINCIPE DEGLI AVVOCATI DEL LAVORO (CHE HA DIFESO TRA GLI ALTRI SANTORO E LA FERRARIO) BACCHETTA DARIO DI VICO CHE SUL “CORRIERE” SOSTIENE CHE IN ITALIA È IMPOSSIBILE LICENZIARE NELLE AZIENDE SOPRA I 15 DIPENDENTI: “SE AVESSE CONSULTATO UNO STUDENTE DEL TERZO ANNO DI GIURISPRUDENZA SAPREBBE CHE, SE C’È UNA COSA FUORI DISCUSSIONE NEL NOSTRO DI DIRITTO DEL LAVORO, È LA POSSIBILITÀ DI LICENZIARE

Domenico d'Amati per Articolo 21 (www.articolo21.org)

 


In un commento sulla vicenda di Mirafiori, Dario di Vico ha scritto sul Corriere della Sera che l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori "rende impossibili i licenziamenti individuali nelle aziende con più di 15 dipendenti". Di questo strafalcione ci sarebbe da ridere se su affermazioni come questa non si fondasse la campagna di disinformazione diretta a smantellare lo Statuto.

 

Se, prima di pronunciarsi, l'autorevole commentatore avesse consultato uno studente del terzo anno di giurisprudenza, si sarebbe sentito rispondere che, se c'è una cosa fuori discussione nel nostro di diritto del lavoro, è la possibilità di licenziare, anche nelle aziende con più di 15 dipendenti, per una serie di motivi che vanno dall'inadempienza del lavoratore ai suoi doveri, alle ragioni organizzative dipendenti da esigenze discrezionalmente valutate dall'imprenditore.

La materia è disciplinata prima che dallo Statuto, dalla legge 604 del 1966 e dal codice civile. L'articolo 18 si occupa solo delle conseguenze del licenziamento illegittimo e stabilisce che il lavoratore espulso dall'azienda senza ragione deve essere reintegrato nel suo posto.

 

Di Vico non è solo. Sullo stesso falso presupposto dell'impossibilità del licenziamento si fonda la scuola di pensiero dell'on. Ichino, secondo cui i lavoratori si dividono in due categorie: i privilegiati inamovibili perché tutelati dall'art. 18 e tutti gli altri licenziabili. Il rimedio proposto da Ichino è noto: indebolire la tutela dei supposti privilegiati.

 

Se nonchè gli unici veri privilegiati, nel nostro sistema, sono quelli che sbagliano senza pagare per i loro errori, come i responsabili della recente crisi economico-finaziaria. Il premio Nobel Krugman ha detto che, dopo quanto è accaduto, i "fondamentalisti del mercato" dovrebbero andare a nascondersi. Invece predicano e cercano di far pagare ad altri le conseguenze del loro operato.04-01-2011]

 

 

MAGISTRATURA: 'Ora punto su Genova'. Intervista al pm Raffaele Guariniello, che annuncia il trasferimento come procuratore capo in Liguria (Il Secolo XIX, pag. 17).

. 28-12-2010]

 

 

CECCHI GORI, L’ETERNO RITORNO - L’AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO CONFERMA LE TESI DEI PUBBLICI MINISTERI SULLA BANCAROTTA DEL PRODUTTORE. COMPRARSI LA CASETTA A PALAZZO BORGHESE, ALCOVA DELL’AMORE CON VALERIONA, AVEVA DATO IL COLPO DI GRAZIA ALLE ESANGUI CASSE DELLA SOCIETÀ - MA IL TOSCANACCIO NON È MICA FINITO: TUTTO CAMBIERÀ CON LA MILIONARIA VITTORIA GIUDIZIARIA (IN AMERICA) SULL’EX SOCIO GIANNI NUNNARI... –

1 - «COMPRÒ CASA CON I SOLDI DELLA SOCIETÀ» - CECCHI GORI ACCUSATO DI AVER "DISTRATTO" FONDI PER ACQUISIRE PALAZZO BORGHESE

 

Valeria Pacelli per "Il Messaggero"

C'era da comprare il prestigioso Palazzo Borghese, che poi diventò alcova per la sua storia d'amore con Valeria Marini. E, a quanto pare, Vittorio Cecchi Gori non avrebbe pensato troppo al fatto che prelevare soldi dalla cassaforte di famiglia, la società Finmavi, per un acquisito del genere, lo avrebbe catapultato sul banco degli imputati. L'accusa di bancarotta patrimoniale gli è stata mossa dai pm Stefano Fava e Lina Cusano. E ieri è stata confermata in aula dal commercialista Davide Franco, amministratore giudiziario nominato dalla procura per gestire la Finmavi dopo il crac da 600 milioni di euro degli anni scorsi.

 

Il professionista ha ricostruito il flusso di denaro che Cecchi Gori spostò dai conti della cassaforte di famiglia verso altre banche. Insieme a Vittorio Cecchi Gori, per concorso nello stesso reato, è imputato anche Luigi Barone, in qualità di ex componente del cda, nonché amministratore di molte altre società gestite dallo stesso imprenditore. I due imputati, secondo i pm, avrebbero distratto o comunque dissipato i beni del patrimonio sociale della Finmavi. E 14 milioni di finanziamenti, tra il '97 e il 2000, sarebbero stati dirottati nelle casse della Vip Srl.

Ieri in aula le transazioni finanziarie sono state ricostruite nel dettaglio da Davide Franco. Oltre agli acquisti immobiliari, l'amministratore giudiziario ha riferito anche di una complessa operazione avvenuta nel 2001 tra la società madre, la Vip 1997, e la Fiorentina Calcio che, ha affermato, «vantava nei confronti della Finmavi, fallita nel 2005, un rilevantissimo credito di circa 70 miliardi di vecchie lire». In una girandola di prestiti incrociati, il denaro avrebbe preso le vie più disparate. E, a parte i sospetti sugli stipendi in nero ai calciatori, risultano anche versamenti a misteriose società di intermediazione con sede in Inghilterra e in Uruguay.


2 - DA "DAGOSPIA" DEL 13 SETTEMBRE 2010...
Viviana Musumeci per Dagospia -

 

La giustizia americana può essere, a volte, sorprendente. Uno fa causa al proprio datore di lavoro, ma il giudice piuttosto che dargli ragione, lo accusa di aver frodato a sua volta il suddetto per cui lo condanna al pagamento di 14 milioni di dollari, centesimo più centesimo meno.

Una brutta sorpresa che è piombata sulla testa di Gianni Nunnari, come una colata di cemento. L'ex (?) producer era stato condotto negli Stati Uniti anni fa dal suo datore di lavoro di allora, il produttore italiano Vittorio Cecchi Gori. E ora quest'ultimo finalmente potrà dimostrare che tutte le volte in cui ha detto che qualcuno aveva approfittato di lui, era vero.

 

E proprio Gori, non conoscendo la lingua inglese, si era affidato a Nunnari facendogli aprire una succursale della sua casa di produzione cinematografica negli Stati Uniti, la Cecchi Gori Pictures di cui Nunnari era amministratore delegato e presidente -, ma al contempo il manager era stato autorizzato dallo stesso Cecchi Gori a mantenere la propria società.

Come riportato di recente da 'The Hollywood Reporter', Nunnari, dopo qualche tempo venne accusato da Cecchi Gori di portare business alla propria società a scapito di quella per cui era pagato dal suo datore di lavoro. La lite è scoppiata definitivamente nel 2008 quando Nunnari ha citato in giudizio Cecchi Gori che a sua volta lo ha controcitato.

La controversia è stata discussa di recente davanti al giudice della corte suprema di Los Angeles Any Hogue. Ma le cose non sono andate come Nunnari aveva previsto. Il giudice infatti, avendo sentito i contendenti e avendo analizzato tutta la documentazione raccolta in questo lasso di tempo ha stabilito che l'ex manager ha carpito la fiducia del suo datore di lavoro frodandolo.

 

Hogue ha poi stabilito che Nunnari è riuscito a deprivare Cecchi Gori di 8.6 milioni di dollari grazie alla produzione del film "300"; di 3.26 milioni di dollari per la produzione del film "Silence" e di 1.35 milioni di dollari per il film con Robert De Niro "Everybody's fine". In più ha riconosciuto sempre a Cecchi Gori il 7% degli interessi per il danno subito. Totale: 14 milioni di dollari.

Entro il 15 settembre di quest'anno Nunnari ha la possibilità di fare ricorso in appello, ma l'amministratore delegato temporaneo della società americana di Gori Niels Juul ha già dichiarato all'Hollywood Reporter che finalmente potranno ricominciare a fare i produttori sul serio, dando così per implicito che la sentenza verrà accolta definitivamente.

http://vivianamusumeciblog.wordpress.com

24-12-2010]

 

 

 

FT; EX ANALISTA WALL STREET AMMETTE INSIDER TRADING...
(ANSA) - Un ex analista di Wall Street si é dichiarato colpevole di frode e ha iniziato a collaborare con le autorità nell'indagine per insider trading in corso. Karl Motey, numero uno della società di consulenza Coda Group, testimonierà - riporta il Financial Times - contro un ex dipendente di Primary Global Research e altri tre dipendenti di società tecnologiche arrestati la scorsa settimana.

Motey ha ammesso di aver fornito informazioni riservate su Marvell Technology Group e United Microelectriconics ad alcuni hedge fund. Le autorità americane sono impegnate in un'ampia indagine di insider trading, nell'ambito della quale un'altra persona si è già dichiarata colpevole: si tratta di Daniel DeVore, ex Dell, che ha ammesso di aver fornito informazioni riservate ad alcuni dei suoi clienti.24-12-2010]

 

3. BERNABE', VICINI A NORMALITA' FINANZIARIA. RAPPORTO DELOITTE ACQUISITO DA PROCURA DI MILANO...
(ANSA) - "Nel dicembre del 2007 sono stato chiamato alla guida di un gruppo che aveva oltre 36 miliardi di debiti finanziari al netto della liquidità. Stiamo avvicinandoci a un taglio del debito di 5 miliardi, la normalità finanziaria non sarà più lontana". Così l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabé parla dei suoi anni trascorsi alla guida del gruppo, in vista della scadenza del suo mandato prevista ad aprile 2011.

 

In una lunga intervista al Corriere della Sera, Bernabé si sofferma anche sul caso Deloitte, ovvero sulla presentazione in cda del rapporto su una serie di criticità gestionali e la decisione dello stesso consiglio, prima ancora di averlo letto, di non proporre azioni di responsabilità contro le precedenti gestioni. Il tema, afferma, non era all'ordine del giorno del cda, ma si è deciso di non procedere "per porre fine a speculazioni giornalistiche che rappresentavano in modo distorto le finalità del rapporto Deloitte". Il testo, informa, è comunque stato acquisito lo scorso 20 dicembre dal procuratore della Repubblica aggiunto di Milano, Alfredo Robledo.

L'ad rivendica quindi l'importanza degli investimenti in Sud America, che "oggi va benissimo", dando a Telecom - tra Brasile e Argentina - "un terzo dei ricavi" complessivi, e non esclude nuovi tagli. Dopo aver ridotto gli organici di 9 mila addetti, spazio per tagliare ancora i costi ce n'é, "meno degli ultimi anni, ma c'é".24-12-2010]

 

 

DERIVATI: INDAGINE PM FIRENZE, SEQUESTRATI 22 MLN, 22 INDAGATI
IPOTESI TRUFFA, OPERAZIONE FIAMME GIALLE IN SEI BANCHE...
Radiocor - Su disposizione della Procura di Firenze, la Guardia di Finanza del capoluogo toscano ha eseguito questa mattina un sequestro preventivo di circa 22 milioni di euro nei confronti di una serie di istituti di credito italiani e stranieri. Il sequestro, ordinato nell'ambito di un'inchiesta su operazioni di finanza derivata per oltre 1,4 miliardi stipulati dal 1999 in poi dalla Regione Toscana e dai comuni di Firenze Campi Bisenzio, Tavarnelle e San Casciano Val di Pesa, riguarda sei banche: Deutsche Bank di Londra, Merryll Linch di Dublino, Ubs di Londra, Natixis Sa di Parigi, Dexia Crediop di Roma e Monte dei Paschi di Siena.

 

Il reato ipotizzato nei confronti degli istituti di credito, si legge in una nota delle Fiamme Gialle, e' la truffa aggravata. Le somme sono state poste sotto chiave in quanto gli inquirenti ritengono che siano un illecito profitto. Gli indagati, in tutto 22, sono funzionari e dipendenti degli istituti di credito e consulenti esterni. Il provvedimento di seques tro e' stato eseguito dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Firenze nell'ambito di una trentina di perquisizioni, alcune tutt'ora in corso.21-12-2010]

 

 

 

la rivincita di De Magistris - I magistrati che nel 2007 hanno scippato le indagini sui fascicoli Why not e Poseidone all’allora pm dovranno rendere conto delle loro azioni in un’aula di tribunale - dietro i provvedimenti anti-De Magistris dei vertici degli uffici giudiziari calabresi si celavano interessi privati e una serie di vincoli economici e familistici con i politici indagati...

Marco Lillo per Il Fatto

Ci sarà un processo pubblico finalmente. I magistrati che nel 2007 hanno scippato le indagini all'allora pm Luigi De Magistris dovranno rendere conto delle loro azioni in un'aula di tribunale. Il giudice di Salerno ha infatti rinviato a giudizio i vecchi capi di De Magistris che, usando i loro poteri di coordinamento, hanno avocato e revocato le deleghe sui fascicoli Why not e Poseidone all'attuale europarlamentare dell'Italia dei Valori.

Ci sono voluti quasi quattro anni, ma per quelle vicende che hanno diviso l'Italia, il 2 febbraio del 2011 finiranno alla sbarra l'ex procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi e altre sette persone rinviate a giudizio dal gup Vincenzo Pellegrino per quella sottrazione illegale di fascicoli. I Pm di Salerno hanno visto accolta la loro tesi: dietro i provvedimenti anti-De Magistris dei vertici degli uffici giudiziari calabresi si celavano interessi privati e una serie di vincoli economici e familistici con i politici indagati. Tra i reati contestati a vario titolo agli 8 imputati spiccano la corruzione in atti giudiziari, punita con la reclusione fino a otto anni, la corruzione e la falsità ideologica.

Una grande soddisfazione per Luigi De Magistris, che aveva avviato l'indagine salernitana con una denuncia e con un fiume di verbali. Ma anche una rivincita postuma per i pm di Salerno sospesi e trasferiti dal Consiglio Superiore della Magistratura proprio per questa inchiesta. A partire dalla pm Gabriella Nuzzi trasferita da ufficio e funzioni e costretta a fare il giudice a Latina. Anche l'altro sostituto, Dionigio Verasani, era stato trasferito d'ufficio e funzioni mentre il procuratore capo Luigi Apicella fu addirittura sospeso dalle funzioni e dallo stipendio.

La campagna di stampa contro i pm di Salerno fu durissima. Quando la Procura di Catanzaro risequestrò le sue carte appena sequestrate dai colleghi per impedire la loro inchiesta, tutti i giornali (con l'eccezione dell'Espresso) descrissero questo atto mai visto prima come ‘guerra tra Procure'. Anche il Csm approvò questo schema affibbiando pene severe a tutti e due gli uffici, ma punendo più severamente la Procura di Salerno.

Per i quattro magistrati catanzaresi indagati per favoreggiamento e omissione in atti d'ufficio per avere omesso di inviare a Salerno gli atti, è stata chiesta l'archiviazione delle accuse. Ma certamente il decreto del Gip Pellegrino, con il rinvio a giudizio di chi fermò le inchieste di De Magistris, è un punto a favore dell'ex pm.

I sostituti Maria Chiara Minerva, Rocco Alfano e Antonio Cantarella, coordinati dal nuovo capo dell'ufficio, Franco Roberti hanno confermato, nel suo nucleo almeno, le accuse contenute nel famigerato decreto di perquisizione firmato dai tre pm rimossi. Sono ora ben otto i magistrati di Salerno (sette pm e un gip) che, dopo avere speso anni a studiare le carte e le denunce dell'attuale europarlamentare, hanno ritenuto fondate le sue accuse agli ex colleghi.

 

Dietro lo stop alle inchieste che puntavano a far luce sullo sperpero dei fondi dell'emergenza ambientale calabrese e sul sistema clientelare delle assunzioni nelle società finanziate dalla Regione, c'erano gli interessi familiari e personali dei magistrati legati ai politici indagati.

 

Oltre al Procuratore Mariano Lombardi, alla sbarra sono finiti sua moglie, Maria Grazia Muzzi; il figlio di lei, l'avvocato Pierpaolo Greco; il procuratore aggiunto Salvatore Murone, trasferito a ottobre da Catanzaro a Roma dal Csm (provvedimento poi sospeso su richiesta del vicepresidente del Csm, l'Udc Michele Vietti); l'imprenditore della compagnia delle opere protagonista del sistema clientelare messo nel mirino da De Magistris e poi condannato nel processo Why Not a una pena lieve, Antonio Saladino; l'allora coordinatore di Forza Italia calabrese, Giancarlo Pittelli; l'allora sottosegretario Udc, Giuseppe Galati (entrambi ora parlamentari del Pdl); e poi Dolcino Favi, ex procuratore generale facente funzioni della Corte d'Appello di Catanzaro di recente andato in pensione.

 

Il Gip ha accolto l'impostazione dell'accusa che ha valorizzato in particolare i rapporti tra Pierpaolo Greco (figlio della moglie del procuratore capo Mariano Lombardi) e i politici indagati. Greco era socio con Pittelli in una società di servizi legali, finanziari e immobiliari, la Roma 9 Srl, che aveva comprato un immobile di prestigio a Catanzaro. Secondo l'accusa, Greco aveva versato meno dei soci e poi aveva ottenuto anche incarichi dal ministero delle Attività produttive grazie ai decreti firmati dall'allora sottosegretario Giuseppe Galati. Entrambi i parlamentari erano indagati da Luigi De Magistris.

18-12-2010]

 

 

CAUSE ARRETRATE: ECCO I RINFORZI PER SMALTIRLE...
Giovani praticanti, insieme a magistrati e avvocati dello Stato in pensione, affiancheranno i giudici civili per smaltire l'arretrato di 6 milioni di cause. Lo prevede il piano straordinario del governo predisposto dal guardasigilli Angelino Alfano. Il provvedimento era pronto per essere presentato al Consiglio dei ministri, poi la maretta politica ha messo un freno. I laureati in giurisprudenza potranno svolgere così la pratica di 2 anni per l'esame di avvocato anche nei tribunali come assistenti dei giudici.

I giovani potrebbero occuparsi delle ricerche giuridiche e aiutare i magistrati nella stesura dei provvedimenti sui processi pendenti. Per rinfoltire le insufficienti file dei magistrati sarebbero richiamati in servizio toghe sotto i 75 anni e avvocati dello Stato già in pensione. Alfano conta di ottenere sul suo piano anche l'appoggio delle opposizioni. La giustizia civile, si sa, infiamma gli animi meno di quella penale.
(Anna Maria Greco)17-12-2010

 

 

TRUFFA AI DANNI DEI NAUFRAGHI ALBANESI...
Sei mesi di reclusione e la restituzione di 300 mila euro: è la condanna inflitta agli avvocati Natasha Shehu e Cosimo Argentiero di Brindisi per essersi appropriati parte del risarcimento destinato ai familiari delle 108 vittime del naufragio del Venerdì santo del 1997. (F.M.)

17-12-2010

 

 

 

 

i CORTE CONTI INDAGA SU CONSULENTI MINISTRO BRAMBILLA...
(Adnkronos) - La sezione giurisdizionale per il Lazio della Corte dei Conti ha aperto un'istruttoria per verificare se alcuni consulenti assunti dal ministero del Turismo -si parla di dieci o quindici- con il compito di rafforzare e migliorare l'immagine dell'Italia hanno svolto regolarmente la loro attivita' o se invece avrebbero svolto attivita' di partito.

L'istruttoria aperta dalla Corte dei Conti da pochi giorni dovra' determinare se queste consulenze dissimulano un'attivita' di partito pagata con soldi pubblici. Ora Corte dei Conti scrivera' al ministero del Turismo per acquisire la documentazione: i provvedimenti di incarico, le relazioni conclusive che attestano espletamento dell'incarico. Per la Corte dei Conti, quindi, si trattera' di verificare che tipo di prestazione questi consulenti hanno concretamente effettuato.

 .7-12-2010]

 

CASO CECCHI GORI: GIUDICE FIGLIOLIA RINVIATA A GIUDIZIO PER CONCUSSIONE DA GUP PERUGIA...
(Adnkronos) - Il giudice romano Luisanna Figliolia e' stata rinviata a giudizio stamani dal gup di Perugia Massimo Ricciarelli con l'accusa di concussione nei confronti di Vittorio Cecchi Gori. La Figliolia era stata sospesa dall'esercizio della professione di magistrato per due mesi nell'anno 2008 dal gip perugino Claudia Matteini proprio nell'ambito delle indagini che la vedevano protagonista, passate da Roma a Perugia per competenza territoriale data l'implicazione di un magistrato romano.

In particolare, secondo il pubblico ministero Sergio Sottani, che ha ereditato e portato a termine le indagini dei colleghi romani Lina Cusano e Stefano Rocco Fava, il giudice Figliolia, in servizio presso il tribunale capitolino avrebbe costretto o comunque indotto Vittorio Cecchi Gori a fare moltissime elargizioni in suo favore quali una festa di compleanno in un noto albergo di Roma costata 2.056 euro, un soggiorno nella casa di Sabaudia del produttore cinematografico nell'estate del 2007, piu' soggiorni nell'appartamento di Londra, una collana del valore di 6.000 euro e una borsa del valore di 700 euro.

Per l'accusa, il giudice romano avrebbe anche indotto o costretto Vittorio Cecchi Gori a stipulare un contatto al marito commercialista che prevedeva un compenso di 100.000 euro al mese. Secondo l'accusa infine, il giudice romano in cambio di queste elargizioni avrebbe svolto una sorta di attivita' di consulenza giuridica nei confronti del produttore cinematografico toscano.09-12-2010]

 

 

 

 - chi e soprattutto perché UN EX FUNZIONARIO DEL SISDE voleva INCASTRARE il pm Henry John Woodcock? - Un paio di avvisi di garanzia sono stati già recapitati ai piani alti della Procura generale di Potenza - È DAL CASO DE MAGISTRIS CHE NON SI FERMANO GLI SCAZZI TRA MAGISTRATI - L’inchiesta che sta facendo tremare la Basilicata è incominciata silenziosamente: rintracciando il percorso d’un pacco postale

Antonio Massari per "il Fatto Quotidiano"

 

Ora il punto è capire chi - e soprattutto perché - voleva mettere all'angolo il pm Henry John Woodcock. L'arresto per semplice calunnia non deve ingannare: questa storia potrebbe rivelare scenari ben più foschi. Un paio di avvisi di garanzia - come vedremo - sono stati già recapitati ai piani alti della Procura generale di Potenza. L'inchiesta che sta facendo tremare la Basilicata è incominciata silenziosamente: rintracciando il percorso d'un pacco postale.

Gli investigatori hanno ricostruito la traiettoria di uno strano esposto, indirizzato alla Procura generale di Potenza e a qualche quotidiano, che mirava a delegittimare un pm scomodo e il suo più fidato investigatore. Nella busta c'era un'accusa pesante: il pm Henry John Woodcock, si leggeva nella lettera anonima, aveva favorito delle fughe di notizie. E per questa vicenda, con l'accusa di calunnia, ieri è stato arrestato un ex funzionario del Sisde, oggi impiegato del Tribunale di Melfi: Nicola Cervone.

 

Secondo l'accusa, quindi, sarebbe stato individuato l'autore. L'ex 007 sarà interrogato nei prossimi giorni. Ma quest'arresto sembra soltanto un tassello, senza dubbio quello fondamentale, di un'inchiesta che invece appare molto più ampia. E che vede coinvolti, per altri versi, due alti esponenti della Procura generale di Potenza: Gaetano Bonomi e Modestino Roca. Nei mesi scorsi hanno entrambi ricevuto un avviso di garanzia firmato dalla Procura di Catanzaro.

 

Ci provò un altro pm, Luigi De Magistris, a far luce sulle "toghe lucane" e sui loro rapporti con i cosiddetti "comitati d'affari". E questa nuova inchiesta potrebbe illuminare i rapporti di potere - tra politica, imprenditori e amministrazione della giustizia - in Basilicata: proprio a partire da quell'esposto anonimo che, secondo l'accusa, fu architettato dall'ex funzionario del Sisde, arrestato ieri a Melfi dalla squadra mobile di Potenza, guidata da Barbara Strappato.

L'ex funzionario Sisde è considerato dall'accusa - il fascicolo è affidato al procuratore aggiunto di Catanzaro Giuseppe Borrelli e alla sua sostituta Simona Rossi - uno degli autori dell'esposto che mirava a colpire Woodcock. Non fu Cervone, però, a spedirlo. Il pacco partì da un ufficio postale di Foggia, per mano d'un poliziotto del commissariato di Cerignola, Leonardo Campagna, anch'egli indagato. C'è però uno strano precedente, però, che vede Cervone protagonista di un'altra vicenda giudiziaria.

 

Siamo tra il 2005 e il 2006 e questa volta, dal calderone delle accuse, viene travolto un altro ex pm della Procura di Potenza: Vincenzo Montemurro, ora sostituto procuratore a Salerno, che per questa storia fu indagato e poi archiviato. All'epoca, Montemurro e Woodcock, erano i titolari delle principali inchieste sull'amministrazione regionale e sulla criminalità organizzata della Lucania.

Con indagini come "Iena 1" e "Iena 2" svelarono i rapporti sotterranei tra malaffare e politica. Tra i loro principali investigatori, l'ispettore della polizia di Stato, Pasquale Di Tolla. È lo stesso Di Tolla finito, come Woodcock, nell'esposto anonimo per il quale Cervone è stato arrestato. Woodcock, Montemurro e Di Tolla, insomma, con le loro indagini avevano scosso il quieto vivere della cosiddetta "Lucania Felix".

 

E proprio per le dichiarazioni di Cervone, Montemurro finì indagato a Catanzaro, per concorso in violazione del segreto di Stato, salvo poi essere archiviato. Anche in quel caso, però, tutto nacque con un esposto inviato in procura generale. E qui la storia si fa più interessante.

L'esposto inviato alla Procura generale, infatti, non riguardava Montemurro, ma i vertici del Sisde. A quei tempi, infatti, Cervone era stato appena estromesso dai servizi segreti per una vicenda che riguardava il boss della zona: Pasquale Cossidente, a capo della famiglia mafiosa de "I Basilischi", che era entrato in possesso di un cd-rom piuttosto delicato: conteneva parecchi segreti militari della Basilicata.

 

Fu proprio Cervone, lo 007 che lavorava a Potenza, a scoprirlo. E di quella vicenda parlarono con Montemurro, come persone informate sui fatti, Mario Obinu e Lorenzo Narracci, alti esponenti del Sisde. Per le modalità con cui aveva gestito la vicenda, però, Cervone fu estromesso dai servizi segreti e, quando l'esposto su Obinu e Narracci arriva negli uffici giudiziari di Potenza, la Procura generale il cui sostituto era Gaetano Bonomi - decide di convocarlo.

 

Dopo le dichiarazioni di Cervone alla procura generale, l'esposto finisce al procuratore della Repubblica, che apre un fascicolo d'indagine. Cervone rende altre dichiarazioni e Montemurro - all'epoca scomodo alla pari di Woodcock - finisce indagato a Catanzaro per concorso in violazione del segreto di Stato. Se si tratti di una semplice coincidenza, o invece d'un episodio della stessa strategia, non è dato saperlo, anche se il "precedente" ha attratto la curiosità degli inquirenti. Fatto Quotidiano

Anche perché, in questa vicenda, oltre Cervone, compare Bonomi: è lo stesso Bonomi che fu indagato per abuso d'ufficio dall'ex pm Luigi De Magistris, oggi europarlamentare Idv, nell'inchiesta "Toghe Lucane": per lui è stata da poco chiesta l'archiviazione. Nel frattempo, però, ha ricevuto un altro avviso di garanzia e ormai sono in tanti, tra Catanzaro e Potenza, a chiamare quest'inchiesta con un nome seriale: "Toghe lucane2".

 02-12-2010]

 

 

 

 

BONUS A CINZIA CRACCHI, AVVISO FINE INDAGINE A DELBONO E ALTRI TRE...
(Adnkronos) - La Procura di Bologna ha inviato l'avviso di fine indagine ai quattro indagati per il bonus riconosciuto nello stipendio a Cinzia Cracchi quando dalla Regione Emilia-Romagna venne spostata al Cup. Per questo filone della complessa inchiesta, ribattezzata "Cinzia-Gate', gli indagati sono l'ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, di cui la Cracchi era fidanzata, l'ex direttore del personale della Regione Gaudenzio Garavini, la funzionaria regionale Stefania Papili e il direttore di Cup2000 Mauro Moruzzi. Per tutti l'accusa e l'abuso d'ufficio tranne che per Delbono che risponde di concorso esterno nell'abuso.

 

Il provvedimento, firmato dalla pm Morena Plazzi, prelude solitamente alla richiesta di rinvio a giudizio. Questa e' la parte dell'inchiesta che riguarda lo stipendio attribuito a Cinzia Cracchi dopo la rottura con Delbono. La donna era nella segreteria di Delbono quando era vicepresidente della Regione Emilia-Romagna. Ma dopo la rottura del loro rapporto venne trasferita in comando al Cup, ma sempre a libro paga della Regione e mantenendo un'indennita' di 800 euro (1.161 euro lordi) che da 'emolumento unico' passo' a 'indennita' di produzione'.

Il prossimo 3 dicembre Delbono comparira' davanti al gup Bruno Perla per l'udienza preliminare che riguarda il primo filone dell'inchiesta che ha portato alle sue dimissioni da sindaco. E' accusato di aver utilizzato i soldi della Regione per pagare vacanze e spese personali e per l'allora fidanzata Cinzia Cracchi. 26-11-2010]

 

 

FISCO: INCHIESTA PROCURA FIRENZE, SEQUESTRATO 1 MLD A FARMACEUTICA MENARINI...
(Adnkronos) - La Procura di Firenze ha chiesto e ottenuto il sequestro di denaro e beni per 1 miliardo nell'ambito di un'inchiesta sulla casa farmaceutica Menarini avviata gia' dal 2009. Tra i reati ipotizzati ci sarebbero il riciclaggio, la truffa aggravata, l'associazione per delinquere e violazioni fiscali dal 2004 al 2009.

La cifra sarebbe quella che, secondo gli investigatori, sarebbe stata fatta rientrare in Italia con lo scudo fiscale, frutto di condotte illecite, secondo le ipotesi.

 

 25-11-2010]

. POI C'E' MENARINI CON LA SUA MAXI-EVASIONE. E I GIORNALI NON TROVANO LE NOTIZIE...
"La procura sequestra un miliardo alla Menarini. Accusa di riciclaggio: scudo fiscale per rimpatriare fondi illeciti". Trattandosi di sanità ed evasione fiscale, temi non adatti a un pubblico men che adulto, Repubblica spinge la notizia a pagina 35, in economia.
Il Corriere dedica un colonnone di ben 37 righe a pagina 24. Sommario fatto con il bilancino del farmacista: "Accusa e difesa. I pm: aumenti illeciti dai medicinali. La società: accuse prive di fondamento". Bisogna ammettere che "accuse prive di fondamento" è sempre una bella formula. Colonnino sopra l'estrazione del Lotto anche per la Stampa (p. 27, chi lo trova è bravo).

 26-11-2010]

 

 

 

dio esiste e ama dagospia! - La procura di Roma ha chiesto il processo per l’ex presidente della corte costituzionale Antonio Baldassarre (già multato dalla Consob per 400mila euro per la stessa vicenda) per il reato di aggiotaggio in relazione alla fallita scalata ad Alitalia - era il referente di una finta cordata che fece saltare la cessione ad Air France - l’ex presidente rai ci querelò per la valletta la storia della d’auria e fummo condannati a pagare la somma-monstre di centomila euro

Corriere.it

 

La procura di Roma ha chiesto il processo per l'ex presidente della corte costituzionale Antonio Baldassarre (già multato dalla Consob per 400mila euro per la stessa vicenda) per il reato di aggiotaggio in relazione alla fallita scalata ad Alitalia. La Procura di Roma ha chiesto il rinvio di Baldassarre, già presidente anche della Rai, nella sua veste di rappresentante di una cordata che aveva presentato una proposta di acquisto della compagnia di bandiera. Secondo la procura le sue dichiarazioni fecero di fatto saltare la vendita della compagnia di bandiera ad Air France che era stata la soluzione trovata dal governo di Romano Prodi.

LA VICENDA - Baldassarre presentò un'offerta di acquisto evidenziando la disponibilità di fondo di 500 milioni di euro. Gli inquirenti contestano al giurista di aver presentato in data 6 dicembre 2007 - è detto nel capo di imputazione - nell'ambito «della procedura finalizzata all'acquisizione della quota delle azioni Spa Alitalia detenute dal ministero dell'Economia un'offerta in competizione con le società Air France ed Airone, producendo a garanzia della serietà» della stessa offerta due documenti falsi: in particolare, una evidenzia fondi con logo Ubs, apparentemente emesso da Ubs a favore della società Loraerive, in data 23 ottobre 2007, contenente la indicazione della esistenza presso la suddetta banca svizzera di un fondo di 500 milioni di euro».

 

Non solo, la procura attribuisce all'imputato la presentazione di un secondo documento falso e cioè una «lettera datata 8 novembre 2007 indirizzata al professor Baldassarre e sottoscritta da tale Jurg Haller nella quale Ubs indicava come proprio cliente una società denominata Loraerive sl (facente parte della cordata Baldassarre) attestando l'esistenza di fondi a disposizione della suddetta e la disponibilità della Banca a fornire appoggio tecnico finanziario all'operazione di acquisizione delle azioni Alitalia«. Per gli inquirenti di piazzale Clodio - è detto nel capo d'accusa - si tratta di »documenti della cui falsità Baldassarre era al corrente per esserne stato informato da responsabili della banca Ubs nel mese di novembre 2007».

ARCHIVIAZIONE PER ELIA VALORI - Il procuratore aggiunto Nello Rossi e i pm Stefano Pesci, Maria Francesca Loy e Gustavo De Marinis hanno invece sollecitato l'archiviazione per Giancarlo Elia Valori e di altri indagati minori che seguirono la finanziaria Sviluppo Mediterraneo.

 

LA DIFESA DI BALDASSARRE - In una nota diffusa tramite Alessandro Siddi, suo difensore, l'ex presidente della Consulta replica alle accuse: «L'accusa fonda la sua iniziativa sul presupposto che, in occasione della presentazione dell'offerta di acquisto non vincolante della compagnia, sarebbero stati allegati documenti e dichiarazioni che, solo all'esito di complesse attività di indagine, sono risultati falsi.

Benchè abbia dimostrato con prove inoppugnabili - aggiunge - la correttezza del mio operato quale legale e mandatario degli operatori commerciali che ho assistito, inspiegabilmente la Procura di Roma, non solo mi individua come unico soggetto responsabile di un'asserita manovra di turbativa del mercato, ma ha addirittura ignorato che fui proprio io, in tempi non sospetti, non appena presa consapevolezza, pochi giorni dopo la presentazione dell'offerta non vincolante, della falsità dei documenti di cui si tratta, a denunziare la manovra all'autorità giudiziaria. La gravità dei fatti - conclude Baldassarre - colpisce non solo la mia persona, ma costituisce un pericoloso precedente che mina l'autonomia e la libertà professionale dell'avvocato per la quale cosa informerò anzitutto il Consiglio Nazionale Forense».

25-11-2010]

 

 

 

 . DAL CRACK LEHMAN AGLI AVVOCATI PARCELLE PER UN MILIARDO DI DOLLARI...
Da "Il Sole 24 Ore" - Gli avvocati e gli altri professionisti che stanno seguendo la bancarotta di Lehman Brothers  hanno raccolto complessivamente oltre un miliardo di dollari in commissioni dal settembre 2008, di cui 40,6 milioni solo nel mese di ottobre. Lo riporta il Wall Street Journal.

 [23-11-2010]

 

11. FIAMME GIALLE IN SOGEI...
Al ministero dell'Economia cominciano a preoccuparsi: è tutto regolare nelle procedure di appalto attraverso le quali Sogei ha affidato ad una società, la Edil Ars di Roma, lavori di manutenzione per 15 milioni di euro tra il 2002 e il 2006? La Procura sta cercando di chiarire l'affaire con un'indagine sulla società che gestisce l'anagrafe tributaria, controllata proprio dal ministero di Giulio Tremonti. La Guardia di finanza ha già fatto visita alle sede di Via Carucci facendosi consegnare alcuni documenti.

All'attenzione degli inquirenti una inchiesta interna del 2007 nella quale l'allora ad di Sogei Valerio Zappalà aveva documentato che il vecchio management, guidato da Aldo Ricci, aveva operato in molti casi in deroga (o in violazione) al codice dei contratti pubblici, favorendo la Edil Ars, di fatto fornitore esclusivo per la manutenzione degli immobili societari. Fatto curioso, Zappalà è stato poi sostituito da Tremonti che, ignorando i risultati dell'inchiesta interna, ha richiamato proprio Aldo Ricci a capo della Sogei. Morale: la Edil Ars ha potuto continuare a lavorare per Sogei. M. D. B.

22.11.10

 

 FINABO: CRACK FINANZIARIA, DUE ORDINI DI CUSTODIA CAUTELARE...
(Adnkronos) - Due ordini di custodia cautelare, uno dei quali gia' notificato, sono stati emessi nell'ambito dell'inchiesta riguardante il crack della finanziaria Finabo spa. Colpiti dal provvedimento sono il legale rappresentante Giuseppe Camarotto che e' stato gia' arrestato e il cogestore della societa' Franco Bonaccorso che invece e' latitante ed e' ricercato. Ad emetere i provvedimenti su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e' stato il gip Pina Guglielmi.

L'inchiesta della Procura riguarda il fallimento per oltre 100milioni di euro della Finabo con pregiudizio fino ad oggi di oltre 1.300 risparmiatori che si sono gia' insinuati nel fallimento della societa' che operava oltre che a Roma a Bergamo, Genova, Mantova, Treviso e anche nel Casertano attraverso la raccolta porta a porta di risparmi..16-11-2010]

 

 

BPI: APPELLO MILANO CONFERMA CONDANNA A 3 ANNI E 6 MESI PER FIORANI
(Adnkronos) - La seconda Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna inflitta il 6 ottobre del 2009 dal Tribunale di Lodi a Giampiero Fiorani a tre anni e sei mesi di reclusione. L'ex ad dell'istituto di credito, in questo procedimento, e' stato riconosciuto colpevole di falso in bilancio..16-11-2010]

 

 

 

C’ERANO UNA VOLTA LE TOGHE ROSSE - DAL BLOG DI CARLO VULPIO LO SFOGO DI CLEMENTINA FORLEO A DE MAGISTRIS: “A VOLERE LA MIA MORTE CIVILE E IL MIO ISOLAMENTO SONO SQUALLIDI PERSONAGGI POLITICI CHE SI OPPONGONO AL CAIMANO SOLO PER BRAMA DI POTERE” - “CARO LUIGI NON È SOLO UN PROBLEMA ‘TUO’ QUELLO DI DIFENDERSI A VITA PER ESSERE STATI ‘SCOMODI’. CON L’AMARA DIFFERENZA CHE NEL MIO CASO VENGONO PROPRIO DA PERSONE CON CUI HAI PRESO AD ACCOMPAGNARTI E DA AMBIENTI CHE HAI PRESO A REPUTARE AMICI

Dal blog di Carlo Vulpio (carlovulpio.wordpress.com)

 

Lettera aperta di Clementina Forleo, gip di Cremona, all'ex pm di Catanzaro ora eurodeputato IdV rinviato a giudizio per omissione di atti d'ufficio (non aver indagato su altri magistrati di Lecce e di Potenza denunciati da una vittima dell'usura)

Pubblico questa lettera aperta di Clementina Forleo, apparsa anche sul blog del destinatario della medesima, seminascosta tra una decina di commenti, perché aiuta tutti, ma proprio tutti, a capire molte, ma molte cose.

A parte il "Caro Luigi", sono naturalmente d'accordo sull'intero contenuto della lettera della dottoressa Forleo.

 

LETTERA

Caro Luigi,
non scendo nel merito della vicenda processuale che ti riguarda.

Mi auguro che tu possa uscirne indenne e sono d'accordo con te - a prescindere da tale accadimento - nel concludere che quando si pestano, per amore del proprio dovere, troppi calli ci si espone a ritorsioni di ogni tipo.
Ti chiedo:

 

1) quanto vale per te, non credi debba valere per tutti? O la tesi, giusta o errata che sia, del complotto o della mera individuale ritorsione di qualche magistrato "poco serio" vale solo per alcuni?

2) sono solo i magistrati massoni o ufficialmente (ossia per la cronaca) "incriccati" ad essere i nemici delle persone perbene?

Come ben sai, dopo averti disinteressatamente difeso ad Annozero - ma in realtà dopo aver pestato i calli di signorotti che ben conosci - non solo sono stata esiliata in quel di Cremona (bella cittadina, per carità) e privata di ogni forma di protezione personale nonostante numerosissime minacce seguite puntualmente da episodi inquietanti, ma sono anch'io stata oggetto di procedimenti disciplinari e penali (che mai mi avevano sfiorato nella mia vita e nella mia carriera, sempre definita da "ottimo magistrato"), nei quali mi sono difesa e mi sto difendendo con non pochi disagi anche economici per me e per la mia famiglia.

 

Nel mio caso la massoneria purtroppo, se c'entra, c'entra poco o quantomeno c'entra in parte (diciamo anche a metà).

A volere la mia morte civile e il mio isolamento - come del resto quelli di Carlo Vulpio (che continuo a difendere disinteressatamente, sperando di non venire anche in tal caso delusa) - non sono state o non sono solo state - le cricche e cricchette cui ti riferisci.

Sai bene chi mi ha voluto infliggere il colpo mortale: squallidi personaggi politici che si oppongono al Caimano solo per brama di potere, ma che per la loro ipocrisia mi fanno ancora più paura; insigni magistrati di correnti di "sinistra" che non sono diversi - lo sai bene - da quelli di "destra", con la differenza che non si vergognano a sventolare la Costituzione che calpestano ogni giorno quando tocca inaugurare l'anno giudiziario, con farse che dovrebbero riguardare altre categorie.

Basti pensare al dottor Bruti Liberati, ad esempio, leader della corrente Magistratura Democratica (si chiama ancora così?). Quello stesso Bruti Liberati nominato Procuratore di Milano con voti bipartisan, come "profetizzato" dalla signora Tinelli (Pd) in una nota telefonata, che è sempre lo stesso Bruti Liberati per il quale giorni fa in Questura non è successo nulla, e che dovrà prima o poi anche spiegare ufficialmente, qualunque sia la mia sorte:

a) da chi ricevette nel marzo 2008 le carte che arrivarono dal Parlamento relative al senatore Latorre;

 

b) perchè non me le si trasmise nell'immediatezza;

c) perchè le rispolverò, unitamente agli altri membri del pool proprio il 29.7.2008, trasmettendole al mio ufficio per decidere "con urgenza" quando casualmente ero assente per pochi giorni e - guarda caso - il giorno prima che venisse depositato il parere sulla mia professionalità, in cui un altro magistrato della stessa corrente (dopo essere stato peraltro pescato con le mani nella marmellata nell'interferire con le mie funzioni) dava atto del mio "deficit di equilibrio", venendo subito promosso a Presidente di Sezione.

Seguivano, inutile dirlo, promozioni di tutti i protagonisti della rocambolesca vicenda, con la quale, effettivamente, ero e sono - per la mia serietà e il mio rigore - "incompatibile".
Come vedi, dunque, non è solo un problema "tuo" quello di difendersi a vita per essere stati "scomodi".

Con l'amara differenza che nel mio caso, come nel caso di Carlo Vulpio, gli attacchi di cui parli - come i vergognosi e omertosi silenzi sugli stessi - vengono proprio da persone con cui hai preso ad accompagnarti e da ambienti che hai preso a reputare "amici".
Clementina

 16-11-2010]

 

 

QUATTRO ARRESTI PER IL CRAC DELLA FIDUCIARIA BKN...
Da "la Repubblica" - Carcere per Bernardo Draghetti e Vittorio Salvini. E domiciliari per Guido e Marco Salvini. Le misure sono state emesse dal Tribunale di Milano in relazione al fallimento della fiduciaria Bkn, di cui Draghetti è stato prima ispettore e poi commissario, mentre Guido Salvini era l´amministratore. I figli, Marco e Vittorio, erano in relazione d´affari con Bkn, attraverso la svizzera Pentagram. L´accusa, oltre alla bancarotta e alla corruzione, è di aver distratto 30 milioni di euro appartenenti ai clienti di Bkn.

11.11.10

 

 

LA NUOVA 231 SUL TAVOLO DEL RE DEL BUNGA BUNGA - DOPO GLI ACCORDI BIPARTISAN (CON BASSANINI ED ENRICO LETTA), L’UFFICIO AFFARI GIURIDICI DI ANGELINO JOLIE ALFANO (GUIDATO DA LADY VESPA) HA INVIATO A PALAZZO CHIGI IL TESTO CHE REVISIONA LE NORME CHE AMMANETTANO LE AZIENDE PER I REATI COMMESSI DAI VERTICI – BANCHE E INDUSTRIALI D’ACCORDO, ORA LA PALLA PASSA A GIANNI LETTA, IN ATTESA DI CAPIRE CHE FARÀ L’ANM…

Roberto Sommella per "Milano Finanza"

La riforma della legge 231 è sbarcata a Palazzo Chigi. E ora il ministero della Giustizia aspetta che gli uffici giuridici alle dipendenze del sottosegretario alla presidenza Gianni Letta chiudano il cerchio per portare a compimento una revisione sempre più richiesta da banche e aziende.

La notizia, che MF-Milano Finanza ha assunto da fonti qualificate, rappresenta quindi un piccolo ma importante passo avanti sulla strada della completa riforma delle norme sulla responsabilità penale delle aziende, soprattutto dopo l'avvio dell'inchiesta su Fastweb-Telecom Italia Sparkle della primavera scorsa (le aziende sono state costrette a versare al fisco una fidejussione da mezzo miliardo di euro per evitare il commissariamento) e la batosta che ha colpito martedì scorso il Banco Popolare, cui il gup di Milano ha confiscato 64 milioni per gli illeciti compiuti dai vertici di Italease.

 

Ora queste e molte altre aziende - alla riforma è fortemente interessata anche l'Abi che sta seguendo da vicino l'evolversi della situazione - potranno cominciare a tirare un sospiro di sollievo se è vero che, come risulta a MF-Milano Finanza, il guardasigilli Angelino Alfano ha ribadito ai più stretti collaboratori di voler andare avanti sulla strada della nuova legge 231.

 

Proprio per questo, dopo un lavoro effettuato di concerto con i tecnici dell'Arel, il think-tank di Franco Bassanini ed Enrico Letta, esponenti di peso del Pd, l'ufficio Affari Giuridici di via Arenula guidato da Augusta Iannini ha inviato circa un mese fa al suo corrispondente di Palazzo Chigi una bozza del testo del disegno di legge. Ma fino a oggi, forse anche per colpa delle turbolenze politiche, non ha ricevuto una risposta dal palazzo dell'esecutivo.

 

Il testo spedito da via Arenula agli Affari Giuridici della presidenza del Consiglio ricalca quanto già anticipato da MF-Milano Finanza il 3 e 4 novembre: si va dall'ormai famosa inversione dell'onere della prova per le aziende i cui vertici sono stati coinvolti in una serie di reati finanziari e non, alla costituzione di un nuovo modello di certificazione di controlli interni fino alla revisione di alcune misure interdittive nei confronti delle società.

 

In pratica proprio quei provvedimenti che il mondo imprenditoriale, e da ieri (dopo la mazzata sul Banco Popolare) anche quello bancario, auspicano da tempo. Su tutto ciò, considerato che esiste un nulla osta anche del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, resta l'incognita di quale atteggiamento terranno gli organi di rappresentanza dei magistrati, a cominciare dall'Anm: soffieranno nelle vele della riforma oppure no? Dai prossimi step della nuova 231 in Consiglio dei ministri si capirà il giudizio della magistratura.

05-11-2010]

 

 

7. AGENZIA DELLE ENTRATE - UN MILIARDO PER FIORANI & C...
Il Banco Popolare salterà per i suoi contenziosi con l'Agenzia delle Entrare? La domanda sorge spontanea dopo aver letto l'elenco dei contenziosi che l'istituto guidato da Pierfrancesco Saviotti ha con l'agenzia diretta da Attilio Befera, per un controvalore complessivo che sfiora il miliardo di euro. Certo, ci sono ricorsi e contenziosi aperti, ma se anche l'amministrazione tributaria avesse torto in metà dei casi, la banca dovrebbe comunque sborsare 350 milioni di euro. L'elenco è pubblicato sull'ultima semestrale del Banco Popolare (quarto istituto di credito italiano) ma finora è passato inosservato.

Le pendenze dell'istituto (nel quale sono confluite le ex popolari di Verona, Novara e Lodi e diverse altre piccole realtà) sono riconducibili a tre filoni. Il più grosso è quello che proviene dalla controllata Banca Italease, alla quale vengono contestati 340 milioni di Iva indetraibile.

Un secondo filone riguarda i contenziosi accumulati dall'ex Bpi di Giampiero Fiorani: 35 milioni di euro di imposta di registro contestate alla capogruppo Bpi, 40 milioni alla Bipielle real estate, 1 milione alla Popolare di Cremona e 300 mila euro alla popolare di Cremona. All'ex Banco popolare di Verona, intorno al quale è stato costruito l'istituto, vengono contestati "solo" 22 milioni di euro di Irap. E alla ex popolare di Novara "appena" 21 milioni di euro a vario titolo. L. F.



 

 [29-10-2010]

 

 

 LA PROCURA DI GENOVA INDAGA SU BANCA CARIGE. IPOTESI: FRODE FISCALE...
Dal "Corriere della Sera" - La Procura di Genova sta lavorando sottotraccia mentre da qualche settimana è in corso un'ispezione dell'Agenzia delle Entrate presso Banca Carige. La Procura ha disposto l'acquisizione di atti relativi a un fascicolo di indagine aperto con l'ipotesi di reato di frode fiscale. L'acquisizione di documenti ha impegnato alcuni giorni, ci vorrà tempo per conoscere gli sviluppi dell'esame della considerevole mole di carta richiesta dal sostituto procuratore genovese.

Sotto la lente è ancora una volta il rapporto tra Banca Carige e Carige Assicurazioni, Carige Vita, il ramo assicurativo già messo sotto accusa da Bankitalia nel 2007 sulla scorta di valutazioni dell'Isvap, l'organo di vigilanza delle assicurazioni. In particolare hanno risvegliato l'interesse degli investigatori i prestiti concessi alla società assicuratrice - ma anche ad altre società - messi in relazione alle garanzie fornite e ai successivi movimenti finanziari di Carige (acquisizione di pacchetti azionari e aumenti di capitale).

Operazioni finanziarie all'attenzione del magistrato - dunque - ma l'indagine comprende anche quelle immobiliari, soprattutto nei casi in cui Carige sembra aver riacquistato a prezzi elevati immobili, venduti da poco a cifre molto inferiori e per i quali aveva concesso mutui. Carige aveva già risposto, in passato, a osservazioni di Bankitalia e Isvap, ma questa volta a cercare spiegazioni è la Procura. Gli investigatori sembrano essere interessati al percorso del denaro "vero", quello dei prestiti all'origine delle operazioni esaminate, piuttosto che la finanza più o meno creativa. L'arrosto - se c'è - e non il fumo.

23.10.10

 

RIMINI: TRIBUNALE DICHIARA NULLITA' DERIVATI STIPULATI DA COMUNE CON UNICREDIT...
(Adnkronos) - La sentenza n. 1523/2010, emessa il 12 ottobre scorso dal Tribunale di Rimini all'esito della causa avviata nel novembre del 2008 dal Comune di Rimini contro Unicredit Spa ed Unicredit Corporate Banking Spa ed avente ad oggetto i contratti derivati stipulati dal Comune, ha accolto le domande avanzate dall'Ente, dichiarando la nullita' dei contratti. Il provvedimento giudiziario, emesso dal Tribunale in composizione collegiale (presidente del Collegio Carla Fazzini, giudice relatore della causa Francesco Cortesi e giudice Andrea Lama), rappresenta, fa notare il Comune "avuto riguardo alla giurisprudenza sinora edita, il primo precedente giudiziario favorevole ad un ente locale in tale tipologia di contenzioso".

23.10.10

 

 

L’IRRESISTIBILE VOLO DI MASSIMO FERRERO, NOMIGNOLATO ’VIPERETTA’, è GIà FINITO? - IL BALDO PRODUTTORE ROMANO DI FICTION E FILM, E SALE CINEMATOGRAFICHE, MA ANCHE PADRONE DELLA COMPAGNIA AEREA LIVINGSTON (EX LAUDA AIR ITALIA, GIÀ CONTROLLATA DALLA FALLIMENTARE ’I VIAGGI DEL VENTAGLIO’) È ’’A RISCHIO CRAC’’: DA INIZIO MESE HA INTERROTTO I VOLI E I 498 DIPENDENTI ENTRANO IN CASSA INTEGRAZIONE  

1 - LA COMPAGNIA AEREA LIVINGSTON (EX LAUDA AIR ITALIA, GIA' CONTROLLATA DA I VIAGGI DEL VENTAGLIO) E' ''A RISCHIO CRAC''...
(ANSA) - Da inizio mese ha interrotto i voli e i 498 dipendenti entrano in cassa integrazione. I lavoratori hanno manifestato a Malpensa, base operativa del gruppo, e sono stati ricevuti dai rappresentanti degli enti locali varesini. Da inizio mese i voli Livingston sono fermi, con quasi tutti i velivoli ritirati dalle societa' di leasing. L'Enac intende ritirare la licenza alla compagnia per mancanza di continuita' aziendale.

 

2 - INTERVISTA DA NON PERDERE A MASSIMO FERRERO...

http://www.guidaviaggi.tv/video_detail.lasso?id=98

 

3 - IL CRACK DEL VENTAGLIO ABBATTE ANCHE LIVINGSTON...
Da "Libero"

Continua l'effetto domino del fallimento dei "Viaggi del Ventaglio". Oltre ai problemi economici inflitti ai soci e ai semplici clienti (che hanno anche convinto il Codacons a citare in causa la compagnia), il crack del Ventaglio rischia di mettere in ginocchio anche la compagnia aerea Livingston che, complice il crollo delle tratte, dovrà ridurre il suo organico di 500 lavoratori. La decisione, data ai lavoratori nella serata di venerdì 8 ottobre.

La crisi della Livingston parte da lontano, ossia dal 2005, anno in cui il Ventaglio decise di vendere la sua compagnia aerea per far fronte ai debiti.
Tuttavia il fallimento dei Viaggi del Ventaglio ha provocato per la Livingston una perdita consistente di voli e di tratte.

Così negli ultimi mesi le difficoltà finanziarie hanno portato progressivamente la flotta ad assottigliarsi. Due settimane fa, poi, il colpo di grazia, con la possibilità di una linea di credito che si è sciolta come neve al sole.

Per quanto la compagnia aerea abbia assicurato che i voli "saranno garantiti da un'altra compagnia", le maggiori preoccupazioni sono per i dipendenti, quasi tutti di base a Malpensa e Cardano al Campo. Già martedì per loro dovrebbe essere aperta la procedura di cassa integrazione straordinaria.

Interviene Romani - Per studiare eventuali contromosse, le parti sono state convocate a Roma lunedì 11 ottobre dal neo ministro allo sviluppo economico Paolo Romani.
Particolarmente interessata alla questione anche la Lega Nord.

"Seguiamo da vicino e da tempo con preoccupazione le vicende legate alla compagnia aerea Livingston, in grave difficoltà economico-finanziaria a seguito della crisi del tour operator il Ventaglio - ha affermato il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni -. Abbiamo chiesto e ottenuto che lunedì venisse aperto un tavolo presso il nuovo ministro dello Sviluppo economico affinchè si possano in tempi rapidissimi esplorare le possibilità per salvaguardare l'azienda e l'occupazione.

La Livingston rappresenta un patrimonio importante sia in termini di occupazione, sia perchè è una grande compagnia charter con base a Malpensa. Sono certo che il governo metterà in campo tutte le risorse e tutti gli strumenti possibili per evitare la dispersione di questo patrimonio".

3- VOLO INTERROTTO
Franco Bechis per "Libero" - 5 agosto 2010

 

"Viperetta" rischia di lasciare così un altro fianco scoperto del gruppo, dopo qualche guaio capitato negli ultimi mesi alla sua compagnia aerea, la Livingston, specializzata in voli charter (ha anche acquisito alcune rotte della Lauda Air). Il trasporto aereo non brilla di questi tempi, e la Livingston ha chiuso il bilancio al 31 ottobre 2009 con una perdita di 6,2 milioni di euro.

A metà giugno però uno dei creditori, la Sea che gestisce gli aeroporti milanesi, ha deciso di passare alle maniere forti dopo che un debito da 8 milioni di euro più volte rischedulato non aveva visto nemmeno una rata pagata. Azioni risarcitorie a parte da quel giorno Livingston deve pagare prima di alzarsi in volo il dovuto a Sea anticipatamente e per contanti. [15-10-2010]

 

 

AMIANTO IN PROCURA...
Antonio B., classe 1942, era un lavoratore della Pirelli Pneumatici e il 18 aprile 2009 è stato ucciso da un mesotelioma. Il magazziniere per anni aveva respirato amianto nello stabilimento di viale Sarca a Milano. La sua morte ha permesso alla Procura di Milano di chiedere il rinvio a giudizio di 11 consiglieri della società in carica dal dicembre 1979 al gennaio 1989. Storie vecchie? Solo in apparenza.

Il pm Giulio Benedetti contesta agli ex membri del cda la morte di 21 persone e la malattia di altre 20. Morti bianche e lesioni personali gravi perché nulla fecero, secondo l'accusa, per garantire la sicurezza. Lo scorso agosto il pm aveva delegato l'Asl a indagare sulle possibili cause, ma nessuna risposta è arrivata. Il primo denunciante E. M., morto nel marzo del 2002, aveva presentato la querela nel 2001. Dopo anni, se ne riparla finalmente. G. T.

 15-10-2010]

 

 

INCHIESTA VENDITA WIND VERSO ARCHIVIAZIONE...
(Adnkronos) - L'inchiesta della Procura di Roma sulla cessione avvenuta nel 2005 di Wind da parte dell'Enel all'imprenditore egiziano Naguib Sawiris e' destinata a finire in archivio. La richiesta sara' fatta al gip dai pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli essendo ormai cessato il termine di 18 mesi che la legge prevede perche' attraverso rogatorie internazionali fatte tra gli altri negli Stati Uniti, Singapore e Hong Kong si ottengano documenti necessari alla prosecuzione dell'inchiesta.

L'inchiesta cominciata nel 2007 ha visto tra gli indagati per corruzione l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti, quello di Wind Luigi Gubitosi e lo stesso imprenditore egiziano. Insieme con loro erano state iscritte altre 8 persone.

20.10.10

 

MEMBRI DEL CSM A SPASSO...
Nonostante i 1.175 posti da magistrati vacanti in tutta Italia, i 16 ex membri togati del Consiglio superiore della magistratura, il cui mandato è terminato nel luglio scorso, sono a spasso pur continuando a incassare lo stipendio. Ne dà notizia Panorama in edicola domani 8 ottobre.

Secondo quanto risulta al settimanale, solo un paio degli ex consiglieri ha chiesto di rientrare subito nei ranghi, mentre gli altri aspettano senza fretta che sia la terza commissione del Csm a ricollocarli. Mentre nei palazzi di giustizia si chiedono con urgenza i rinforzi. Basti dire che in Cassazione mancano 66 consiglieri su 303, o che a Catania sono vacanti 12 posti da giudice su 35.

 

 

[07-10-2010

 

 

CINQUE TERRE, UN CASINO - BRUNETTA SVICOLA L’INTERROGATORIO: MAGARI ASPETTA DI ottenere il trasferimento dell’inchiesta aLla procura di Torino? - In moltissimi colloqui intercettati emerge infatti la figura del procuratore della Repubblica della Spezia addirittura come "ispiratore" delle lettere del Corvo che accusava la polizia giudiziaria, vergate da Bonanini & C

Marco Menduni per Il Secolo XIX

 

Sabato 25 alle dieci del mattino, quarantott'ore prima che scattasse il blitz-terremoto nelle Cinque Terre, il ministro Renato Brunetta era stato convocato come teste, come persona informata sui fatti, dalla procura. Ma all'ultimo momento il ministro ha dato forfait. Improvvisi impegni istituzionali, ha comunicato il ministro della Funzione Pubblica. Così l'interrogatorio sul rustico acquistato nelle Cinque Terre per quarantamila euro è saltato.

Per ora è soltanto rimandato, in attesa di concordare una nuova data. Se Brunetta continuasse a non presentarsi davanti ai pm, si realizzerebbe una replica di quanto avvenuto con Claudio Scajola nella vicenda della casa romana con vista sul Colosseo. La procura potrebbe chiedere l'accompagnamento coatto, con i carabinieri, ma dovrebbe prima richiedere l'autorizzazione alla Camera dei Deputati.

Iniziativa che fino a oggi non ha preso la procura di Perugia per Scajola e che non intendono percorrere i pm spezzini, che ancora non disperano di poter ascoltare la versione di Brunetta sul rustico acquistato nelle Cinque Terre. Anche perché il ministro ha assicurato: «Ho davvero avuto un impegno improvviso nella Capitale, ma verrò sicuramente a farmi interrogare, è mia intenzione chiarire tutto e non ho nulla da temere».

Ricordiamo: l'abuso edilizio contestato dalla procura è avvenuto quando il ministro aveva già firmato il compromesso, ma i lavori erano stati ordinati dal precedente proprietario, Stefano Pecunia: ed è quest'ultimo che risulta indagato. La ristrutturazione però, sia secondo la versione del ministro, sia nelle parole di chi la sta realizzando, il costruttore Daniele Carpanese, sono stati pagati dallo stesso Brunetta.

 

Una successione di eventi che il pm Luca Monteverde vuole chiarire. Non fosse altro perché da quel fascicolo per violazioni edilizie e falso ne è nato un altro, ben più corposo, su tutta l'attività amministrativa alle Cinque Terre. Proprio quello che ha trascinato in cella anche il presidente del Parco Franco Bonanini. Grande amico di Brunetta fin dai tempi in cui entrambi militavano nel Psi.

Ma saranno i magistrati spezzini ad ascoltare Brunetta? Il dubbio è affiorato nelle ultime ore, dopo la lettura dell'ordinanza di custodia cautelare e delle intercettazioni. Un'eventualità sulla quale alcuni difensori sono disposti a premere sul pedale dell'acceleratore per ottenere il trasferimento dell'inchiesta a un'altra sede: la procura di Torino.

In moltissimi colloqui intercettati emerge infatti la figura del procuratore della Repubblica della Spezia addirittura come "ispiratore" delle lettere del Corvo che accusava la polizia giudiziaria, vergate da Bonanini & C.

Il nome di Scirocco (sempre nominato, ma mai intercettato) appare nell'ordinanza ben 37 volte. La legge prevede che se nel corso di un'indagine emerge il coinvolgimento di un magistrato, il procedimento dev'essere automaticamente spostato altrove. Per quanto riguarda il distretto giudiziario della Liguria, a Torino. Erano solo millanterie, quelle conversazioni? Su questo interrogativo si giocherà tutta la partita.

 

Scirocco non ha firmato le ordinanze di custodia cautelare, ma solo per "opportunità", considerata la sua amicizia con Bonanini. Ha annunciato nei giorni scorsi la sua scelta: andare in pensione. Ma solo perché, ha spiegato, può approfittare di una "finestra" favorevole per la sua retribuzione futura. Al Secolo XIX risulta che siano in corso anche indagini sulla segreteria del procuratore capo per alcune fughe di notizie.

Quali sono le intercettazioni più clamorose? Bonanini parla dell'arresto di Salvatore Iodice, direttore del carcere di Massa, in passato direttore del penitenziario spezzino: «Sai che hanno arrestato li, il direttore del carcere, quello che era Iodice, che è stato trent'anni a Spezia no... e tra l'altro li, secondo me c'era in mezzo anche Scirocco».

Quando Bonanini realizza dell'indagine su di lui, gli inquirenti appuntano: «Dice di aver scritto una lettera a Scirocco di tre pagine... dove descrive tutto dai fatti di Brunetta ad oggi.. una lettera amichevole a Scirocco».

Ancora Bonanini quando si inizia a parlare del rustico di Brunetta: «Bonanini dice che loro volevano fare lo scoop su Brunetta... esposto minoranza è stato archiviato perchè ce l'ha Scirocco». Quando alcuni oppositori iniziano a puntare il dito contro di lui, Bonanini inizia a far partire alcune denunce senza firma.

 

Spiegano gli inquirenti: «Bonanini dice che, su consiglio di Scirocco, ha inviato degli esposti anonimi contro il bar» del suo contestatore. Quando poi iniziano a partire le lettere del Corvo, sempre Bonanini assicura a un avvocato: «Il messaggio di Scirocco è stato quello: "fai degli esposti anonimi e mettiti i guanti di lattice"... ecco, allora questo è quello che parte oggi».

Bonanini sembra conoscere anche un'altra notizia: che la segreteria del procuratore capo era comunque sotto la vigilanza degli altri pm, titolari dell'inchiesta: «Dice che i Sostituti Procuratori hanno messo le micro spie nell'ufficio di Scirocco».

Al procuratore capo gli esposti contro la polizia giudiziaria venivano però consegnati brevi manu: «Lo porto a Scirocco, è solo un foglio... sono andato lì ho consegnato... ho detto guardi... proprio la delicatezza insomma».

Esposto che, sempre secondo Bonanini, lo stesso Scirocco avrebbe consigliato di diffondere: «Oggi ti dico dovrebbe iniziare questa cosa qui... perchè Scirocco: "fai cosi, hai capito, perchè è l'unica maniera per... mandalo a tutti, hai capito"». Sono solo parole in libertà? I pm ne sono convinti. Ma Bonanini confermerà durante gli interrogatori queste circostanze? 01-10-2010]

 

 

SMENTITA "ESPRESSO" - il procuratore di Palermo: "Il nome del presidente del senato Renato Schifani non è iscritto nel registro degli indagati" - il presidente del Senato precisa che si tratta "di accuse ripetute, infami e false, destituite di qualsiasi fondamento" -La direzione de "L’espresso"conferma l’esistenza di una inchiesta

RENATO SCHIFANI

IL PROCURATORE PALERMO, SCHIFANI NON E' INDAGATO...
(ANSA) -
"Il nome del presidente del senato Renato Schifani non è iscritto nel registro degli indagati di questa procura". Lo ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, smentendo che Schifani sia indagato dalla Dda di Palermo per concorso in associazione mafiosa, come anticipato oggi dal settimanale "L'Espresso".

 

SCHIFANI, ACCUSE INFAMI E FALSE...
(ANSA) -
In relazione alle notizie riportate oggi dalle agenzie di stampa relative ad un articolo dell'Espresso, il presidente del Senato, Renato Schifani, precisa che si tratta "di accuse ripetute, infami e false, destituite di qualsiasi fondamento".

Nella nota il presidente del Senato afferma la sua "totale estraneità ai fatti riportati da certa stampa". "Prendo atto della smentita da parte del Procuratore della Repubblica di Palermo. Ritengo comunque doveroso affermare con forza - prosegue la nota - che sono un cittadino e un politico onesto che ha sempre combattuto la mafia con fatti e atti legislativi concreti, che hanno consentito allo Stato importanti successi nella lotta alla criminalità organizzata. Considero e ho sempre considerato la trasparenza, la correttezza umana, deontologica e professionale i principi irrinunciabili della mia esistenza".

 

 

LA CONTRO-SMENTITA

La direzione de "L'espresso" in merito all'indagine sul presidente del Senato, Renato Schifani, conferma l'esistenza di una inchiesta iscritta quest'anno nel registro generale notizie di reato della Procura della Repubblica di Palermo. 30-09-2010]

 

 

 ARRESTATI SINDACO RIOMAGGIORE E PRESIDENTE 5 TERRE...
(ANSA) -
Il sindaco di Riomaggiore Gianluca Pasini e il presidente del Parco delle Cinque Terre Franco Bonanini, sono stati arrestati nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla squadra mobile di La Spezia e coordinata dalla procura spezzina per una serie di reati contro la pubblica amministrazione.

Secondo quanto si apprende, le accuse vanno dall' associazione a delinquere alla truffa ai danni dello Stato, dal falso all'abuso d'ufficio. Oltre al primo cittadino di Riomaggiore Gianluca Pasini e Franco Bonanini, presidente del Parco - dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco - sono stati arrestati anche il comandante della polizia locale di Riomaggiore, il capo dell'ufficio tecnico. Complessivamente sono state emesse 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 agli arresti domiciliari.

 INCHIESTA EOLICO: LOGGIA P3, ARRESTI DOMICILIARI A MARTINO...
(Adnkronos) -
L'imprenditore ed ex assessore comunale di Napoli Arcangelo Martino indagato nell'inchiesta denominata 'P3' ha ottenuto gli arresti domiciliari. Il provvedimento e' stato firmato dal giudice delle indagini preliminari Giovanni De Donato con il parere della Procura della Repubblica di Roma. 28-09-2010]

01.10.10

 

DERIVATI, INCHIESTE DA MI-TO...
Walter Galbiati per "la Repubblica" - Per una inchiesta che arriva a processo, un´altra si chiude. L´asse è tra Milano-Torino, il celebrato binomio Mi-To. Sotto la Mole è stata archiviata l´inchiesta sui contratti derivati che Ubs e Jp Morgan avevano aperto con il Comune, mentre a Milano è in rampa di lancio il processo contro la stessa Jp Morgan, Ubs, Depfa e Deutsche Bank. Per il comune torinese, si trattava di ventitré contratti swap relativi ad un ammontare nozionale di 1,2 miliardi di prestiti e bond, con un «mark to market» negativo per svariati milioni di euro. Qui i giudici hanno deciso la settimana scorsa che il reato di truffa non merita di essere discusso in dibattimento. Archiviato.

A Milano invece la truffa sarà al centro delle perizie tecniche e dello scontro tra il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, gli avvocati e i consulenti delle banche.

29.09.10

 

TOH! FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA per Cecchi Gori - sarà risarcito di 14 milioni di dollari grazie alla giustizia americana. Gianni Nunnari, suo ex ad, condannato per frode - La giustizia americana può essere, a volte, sorprendente. NUNNARI fa causa al proprio datore di lavoro CECCHI GORI, ma il giudice piuttosto che dargli ragione, lo accusa di aver frodato a sua volta VITTORIO

Viviana Musumeci per Dagospia -

La giustizia americana può essere, a volte, sorprendente. Uno fa causa al proprio datore di lavoro, ma il giudice piuttosto che dargli ragione, lo accusa di aver frodato a sua volta il suddetto per cui lo condanna al pagamento di 14 milioni di dollari, centesimo più centesimo meno.

Una brutta sorpresa che è piombata sulla testa di Gianni Nunnari, come una colata di cemento. L'ex (?) producer era stato condotto negli Stati Uniti anni fa dal suo datore di lavoro di allora, il produttore italiano Vittorio Cecchi Gori. E ora quest'ultimo finalmente potrà dimostrare che tutte le volte in cui ha detto che qualcuno aveva approfittato di lui, era vero.

 

E proprio Gori, non conoscendo la lingua inglese, si era affidato a Nunnari facendogli aprire una succursale della sua casa di produzione cinematografica negli Stati Uniti, la Cecchi Gori Pictures di cui Nunnari era amministratore delegato e presidente -, ma al contempo il manager era stato autorizzato dallo stesso Cecchi Gori a mantenere la propria società.

 

Come riportato di recente da 'The Hollywood Reporter', Nunnari, dopo qualche tempo venne accusato da Cecchi Gori di portare business alla propria società a scapito di quella per cui era pagato dal suo datore di lavoro. La lite è scoppiata definitivamente nel 2008 quando Nunnari ha citato in giudizio Cecchi Gori che a sua volta lo ha controcitato.

 

La controversia è stata discussa di recente davanti al giudice della corte suprema di Los Angeles Any Hogue. Ma le cose non sono andate come Nunnari aveva previsto. Il giudice infatti, avendo sentito i contendenti e avendo analizzato tutta la documentazione raccolta in questo lasso di tempo ha stabilito che l'ex manager ha carpito la fiducia del suo datore di lavoro frodandolo.

Hogue ha poi stabilito che Nunnari è riuscito a deprivare Cecchi Gori di 8.6 milioni di dollari grazie alla produzione del film "300"; di 3.26 milioni di dollari per la produzione del film "Silence" e di 1.35 milioni di dollari per il film con Robert De Niro "Everybody's fine". In più ha riconosciuto sempre a Cecchi Gori il 7% degli interessi per il danno subito. Totale: 14 milioni di dollari.

Entro il 15 settembre di quest'anno Nunnari ha la possibilità di fare ricorso in appello, ma l'amministratore delegato temporaneo della società americana di Gori Niels Juul ha già dichiarato all'Hollywood Reporter che finalmente potranno ricominciare a fare i produttori sul serio, dando così per implicito che la sentenza verrà accolta definitivamente.

http://vivianamusumeciblog.wordpress.com

13-09-2010]

 

IL DANNO UNGHERESE...
Walter Galbiati per "la Repubblica" - Due milioni di euro. A tanto ammonterebbe il danno subito da Massimo Alba, l´ex direttore creativo di Ballantyne, per la truffa architettata dai vertici dell´azienda di moda famosa per i suoi maglioni. Ovvero, secondo l´accusa del pm Eugenio Fusco, da Matteo Cordero di Montezemolo, azionista di riferimento della griffe attraverso il fondo Charme, e da Tommaso Beolchini, consigliere di amministrazione.

I due avrebbero impedito ad Alba di sottoscrivere una quota (fino al 10%) della Ucb, la controllata ungherese detentrice dei marchi e quindi beneficiaria delle royalties. Con l´aiuto di Gianmatteo Teruzzi, procuratore speciale di Ucb, avrebbero indotto in errore Alba «sul contenuto e le facoltà che gli erano state attribuite col patto d´opzione». Per lui il danno, per loro un ingiusto profitto.

19.09.10

 

 AMIANTO, CACCIA AI TESTI, PROCESSO AL VIA
Riparte a Torino, il 20 settembre, il processo per i morti e i malati di amianto. Molti lavoratori sono irreperibili o deceduti. E il segretario della Fillea Cgil Campania, Giovanni Sannino, si è messo sulle tracce di superstiti per rimpolpare i fascicoli. Il suo appello è: «Chiunque è coinvolto o a conoscenza di amici e parenti ci chiami, 0813456286, risponde direttamente il segretario».(M.P.)ionalità».

 

9. MANI PULITE A NAPOLI...
La denuncia dell'ex assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo sulle partecipate del Comune di Napoli («Bacino elettorale del Pd»), anticipata a gennaio da Panorama, è diventata un'inchiesta penale. Al lavoro un pool ribattezzato Mani pulite che indaga sulle parentele tra neoassunti, consiglieri comunali e sindacalisti locali e nazionali. (S.D.M.)

 10-09-2010]

 

 

- CITIGROUP, IL GIUDICE BOCCIA L'ACCORDO CON SEC
Il Giornale - É in stallo il patteggiamento tra Citigroup e la Securities and exchange commission, nella causa intentata dalla Consob americana. Il giudice distrettuale Hellen Segal Huvelle non ha approvato il patteggiamento con cui l'istituto newyorkese si impegnava a pagare 75 milioni di dollari per archiviare l'accuse di non avere comunicato agli investitori un'esposizione per 40 miliardi di dollari ai mutui subprime. Come riporta il Wall Street Journal, il giudice ha preferito temporeggiare, non pienamente soddisfatto dalle informazioni fornite dall'istituto. Citigroup, che dovrà presentare la documentazione richiesta entro l'8 settembre, si è impegnata comunque a collaborare con il giudice per quanto richiesto.

 

NUOVA CORONA DI SPINE PER LELE MORA: Diciassette milioni di euro evasi e un archivio fotografico mai ritrovato - LE ACCUSE: DALLE FALSE FATTURE ALLA BANCAROTTA FRAUDOLENTA AL RICICLAGGIO - LA PROCURA, DI MAIO IN PEGGIO: LA VENDITA DEL GIACIMENTO DI IMMAGINI FU SOLO SIMULATA - LELE HA RAGIONE: "SE CHIUDONO L’HOLLYWOOD PER COCA, ALLORA BISOGNEREBBE CHIUDERE TUTTI I LOCALI DEL MONDO"… Davide Carlucci per "la Repubblica"

Diciassette milioni di euro evasi e un archivio fotografico mai ritrovato. Intorno a questi due aspetti ruota l´indagine che si è chiusa ieri dei pm milanesi Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci a Fabrizio Corona nei confronti di Lele Mora e di altri sei indagati.

 

E il mancato ritrovamento del "tesoro" del re dei paparazzi riporta a un altro filone d´indagine, quello tuttora in corso - ribattezzato "vallettopoli bis" - del pm Frank Di Maio: una delle ipotesi investigative, infatti, è che Corona sia riuscito a nascondere le immagini con i quali aveva realizzato i suoi fotoricatti facendo in modo che continuino a circolare nel mercato del gossip, dove possono essere utilizzate per nuovi ricatti nei confronti di vittime che hanno già pagato per ritirare le immagini più compromettenti.

Nell´avviso di conclusione delle indagini notificato ieri dalla Guardia di finanza si legge infatti che Corona avrebbe distratto «la somma di 274.800 euro relativa al pagamento di una fattura emessa nel mese di maggio del 2008 dalla Fenice srl - la nuova società costituita dopo il fallimento della Corona´s, ndr - con la casuale "vendita nostro archivio fotografico" ovvero l´archivio fotografico, così valorizzato, che non è stato comunque consegnato al curatore né rinvenuto in luoghi di pertinenza della società fallita».

 

Al pm Di Maio, invece, era stato il fotografo Fabrizio Pensa a parlare, in un verbale, di un archivio scomparso: «Sfuggirono alla perquisizione una serie di dischetti contenenti file di servizi fotografici ritirati dal mercato perché pubblicati direttamente dall´interessato ritratto in foto, nonché una scatola di cartone con dentro tutto il cartaceo dei servizi ritirati». Pensa tirò in ballo l´imprenditore Massimiliano Fullin, titolare di una società di scommesse on line: «Si vantò di conoscere l´archivio segreto di Fullin», disse al magistrato.

Per Giuseppe Lucibello, l´avvocato difensore di Corona, è tutto un equivoco: «L´archivio è sempre stato messo a disposizione della procura». Lucibello, forte anche della sentenza di assoluzione di Corona dal tribunale di Potenza (a Milano, invece, il manager è stato condannato a tre anni e otto mesi), conta di riuscire a dimostrare l´innocenza del suo assistito dal reato di evasione fiscale e bancarotta che gli viene contestata nell´avviso notificato ieri.

 

Nell´ambito del fallimento della sua società, secondo i pm Fusco e Carducci, sarebbero stati distratti sei milioni di euro. Nel maggio 2009 i magistrati avevano chiesto una rogatoria alla magistratura di San Marino che aveva portato al sequestro di oltre un milione di euro riconducibili a Corona. Da allora la procura della repubblica del Titano ha aperto un fascicolo per riciclaggio, che vede coinvolte quattro persone.

Nell´indagine milanese, invece, s´ipotizza «un vasto e diffuso sistema di emissione di fatture false per operazioni inesistenti da parte di varie società riconducibili a un imprenditore genovese», Marcello Silvestri: con le sue società, come la Metropolis Models and Actor Management, avrebbe puntato a entrare nel giro di Mora e Corona. Mora, invece, si sarebbe avvalso, nelle sue dichiarazioni dei redditi tra il 2005 e il 2007, di fatture emesse per operazioni inesistenti, per un totale di oltre 4 milioni di euro.


2 - LELE MORA «ALLORA CHIUDETELI TUTTI»
Michele Focarete per "il Corriere della Sera"

Sembra di essere tornati a Vallettopoli. «E' acqua passata, i giudici mi hanno ritenuto estraneo ad ogni fatto e prosciolto. Eppure in questi giorni sono di nuovo sbattuto su tutti i giornali. In quattro anni ne ho subite fin troppe». Lele Mora parla pacatamente, dietro la grande scrivania del suo studio, sulla quale svetta un busto di Mussolini: «Ma non sono un fascista», dice. «Sono solo un mussoliniano convinto».

 

L'Hollywood? «Ogni domenica sera, per 10 anni. Avevo il mio privé e il mio trono sempre più grande. Ero un imperatore. Gente che veniva per me, per una stretta di mano, una foto. Entravo all'una e uscivo alle 2.30 per andare a dormire. Ma non voglio apparire un moralista. Dico che di droga non ne ho vista, anche se c'era. Se però hanno chiuso l'Hollywood per questo motivo, allora bisognerebbe mettere i sigilli a tutti i locali notturni del mondo».

 

E ritorna a Vallettopoli: «Distrutti 30 anni di lavoro. Ero l'uomo più potente della tv. All'improvviso mi sono sentito emarginato. Per due anni non ho potuto entrare in Rai. Gli stilisti dai quali mi servivo mi hanno persino tolto il 30 per cento di sconto che mi facevano sui vestiti. Tutti i contratti stralciati.

In questa disgrazia però ho potuto capire chi erano le persone degne della mia amicizia: Sabrina Ferilli, Aida Yespica, Alda D'Eusanio, Elenoire Casalegno, Mara Venier, Christian De Sica». Allora niente coca? «Ad ogni festa ci sono belle donne e divertimento. Oggi per drogarsi ci vuole poco. Basta andare in via Padova o in viale Monza e la cocaina ti viene offerta a 10 euro».

30-07-2010]

 

 

ELLE MANI GIUSTE ...
"Sconti grazie al clan". In cella a Napoli la leader dei piccoli industriali". Si chiama Olga Acanfora e "fu tra i primi nel 1988 a cogliere l'opportunita' di investire nel settore della riabilitazione dall'handicap" (Corriere, p. 20). Imbarazzo in Confindustria, dove era stravotata ed e' stata subito sospesa 31.07.10

 

 

INDAGINE CHIUSA A MILANO PER FALLIMENTO 'CORONA'S'...
(Adnkronos) - Indagini chiuse a Milano sul crac della 'Corona's', la societa' che portava il nome del cosidetto 're dei paparazzi', Fabrizio Corona gia' protagonista delle indagini condotte in varie procure su 'Vallettopoli', dichiarata fallita il 9 dicembre 2008 su istanza della Mondadori Pubblicita', che contestava il mancato pagamento di una fattura di ben 45 mila euro. Per Corona si avvicina cosi' un probabile nuovo processo.

 

A partire da questa mattina, infatti, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Milano stanno notificando il provvedimento di chiusura delle indagini preliminari nei confronti di 8 persone, tra i quali Fabrizio Corona appunto, indagate a vario titolo per i reati di emissione di fatture false, dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false, omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. L'ex agente dei paparazzi dei vip risponde di bancarotta fraudolenta e false fatture.

Le indagini, condotte dalle Fiamme Gialle a partire dal febbraio 2008 e coordinate dai pm milanesi Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci, hanno messo in luce un vasto sistema di emissione di fatture per operazioni inesistenti da parte di varie societa' riconducibili ad un imprenditore genovese che, avvalendosi anche di prestanome, forniva a imprenditori milanesi, operanti nel settore della pubblicita' e spettacolo, elementi passivi di reddito allo scopo di abbattere gli utili delle proprie societa'. Le fatture false ammontano complessivamente a circa 17 milioni di euro mentre i beni aziendali e le somme di denaro distratte dal fallimento della 'Corona's' sono pari ad oltre 6 milioni di euro.

27.07.10

 

 

CARA GIUSTIZA - IL MINISTERO DI ALFANO è poco “JOLIE” SOMMERSO DAI DEBITI - DALLE INTERCETTAZIONI UN “ROSSO” DI 70MLN€: IL 79% PER IL NOLEGGIO DEGLI APPARATI, IL 13% LE FATTURE EMESSE E L’8% L’ACQUISIZIONE DEI TABULATI - 320 MLN€ VOLANO VIA SOLTANTO PER LE SPESE DELL’AREA CIVILE E PENALE E PER LE GESTIONE DELLE CARCERI - E SE ANCHE CI FOSSERO IDEE PER RAZIONALIZZARE LE SPESE NON SI AVREBBERO I SOLDI PER IMPLEMENTARLE…

Roberto Turno Per "Il Sole 24 Ore"

Sempre più soffocato dal sottofinanziamento, a fine 2009 il ministero della giustizia s'è trovato con debiti superiori a 320 milioni soltanto per le spese dell'area civile e penale e per le gestione delle carceri. E per le intercettazioni la massa debitoria ha toccato quota 70 milioni. La cruda analisi finanziaria del "pianeta giustizia" è della Corte dei conti ed è contenuta nella relazione alle Camere sui costi e le spese delle amministrazioni centrali dello stato.

 

Ai costi delle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, la Corte dei conti dedica un passaggio specifico al paragrafo "spese di giustizia" della missione finanziariamente più importante del ministero: la giustizia civile e penale, che nel 2009 ha fatto registrare uno stanziamento definitivo di 5,4 miliardi (il 62,8% delle spese totali), solo apparentemente cresciuto del 22,1% sull'anno precedente.

In realtà l'aumento include ben 446,8 milioni dei 640,8 milioni totali assegnati nel 2009 al ministero per la copertura dei debiti pregressi relativi al 2007-2008. Finanziamenti al ralenty e col contagocce, dunque. Con tutto ciò che negativamente ne consegue sulla funzionalità complessiva dell'amministrazione, e ovviamente sul formarsi di nuovi debiti.

 

I 70 milioni di rosso per le intercettazioni costituiscono un terzo dei 214 milioni totali della situazione di esposizione a fine 2009 per il programma giustizia civile e penale. Le intercettazioni, nello specifico, rappresentano il 40% di tutti i pagamenti dell'erario per le spese di giustizia: oltre 710 milioni dal 2006 al 2008 su oltre 2,1 miliardi. Con alcune particolarità segnalate dalla magistratura contabile sulla base di dati dell'amministrazione inviati al Parlamento: il 79% degli importi liquidati almeno nell'ultimo anno ha riguardato il noleggio degli apparati, il 13% le fatture emesse e l'8% l'acquisizione dei tabulati.

 

Ma è soprattutto il sottofinanziamento del pianeta giustizia a preoccupare la magistratura contabile. «La riduzione delle risorse - si legge nel rapporto alle Camere della Corte dei conti - difficilmente si concilia con la tendenziale incomprimibilità delle spese», sia di quelle di giustizia per lo svolgimento delle funzioni giurisdizionali, sia di quelle per il funzionamento degli uffici giudiziari che degli istituti penitenziari. Il formarsi dei debiti, insomma, è la diretta conseguenza dei tagli al settore.

Ma ciò non toglie, avverte la Corte dei conti, che non ci siano spazi per la «razionalizzazione» dei servizi: le procedure contrattuali e «soprattutto l'informatizzazione dell'attività giudiziaria ». Peccato che i progetti pensati anche per velocizzare i processi, si siano dovuti scontrare proprio con la carenza delle risorse indispensabili «per la progettazione e l'implementazione » dei progetti stessi. Le idee ci sarebbero, insomma, ma non hanno le gambe per marciare. 27-07-2010]

 

 

 CC ARRESTANO IMPRENDITORE, MOGLIE, FIGLI E UN GIUDICE...
(ANSA) - Un ex imprenditore edile, sua moglie e i due figli, entrambi avvocati, tutti residenti a Roma: sono quattro dei cinque arrestati dai carabinieri nelle ultime ore al termine di un'indagine che ha portato anche all'arresto di un giudice della Capitale. Stando alle prime informazioni, l'indagine - condotta dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura di Perugia - sarebbe scaturita da una denuncia prodotta dall'Avvocatura generale dello Stato su un contenzioso riguardante appalti intercorsi tra il ministero della Difesa e la ditta dell'imprenditore arrestato.

 

Sono il giudice onorario della IV sezione bis civile del tribunale di Roma Giovanni Dionesalvi, l'imprenditore in pensione Giampaolo Mascia, la moglie Piera Balconi e i loro due figli, gli avvocati Vittorio e Giammarco, gli arrestati nell'ambito dell'inchiesta della procura di Perugia scaturita da una denuncia prodotta dall'Avvocatura generale dello Stato su un contenzioso riguardante appalti intercorsi tra il ministero della Difesa e la ditta dell'imprenditore arrestato.

L' accusa contestata a vario titolo è associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Gli atti d'indagine erano già stati vagliati dal procuratore di Roma, Giovanni Ferrara che poi li aveva trasmessi per competenza al capoluogo umbro. Secondo quanto appreso, per gli inquirenti la famiglia Mascia avrebbe promesso e dato 'utilita'' al giudice onorario del tribunale capitolino di in relazione alla gestione di alcune esecuzioni immobiliari affinché fossero ritardate o quantomeno non eseguite

26-07-2010]

 

 

 

7- CASO SANTA GIULIA: RISANAMENTO NON RICORRE A RIESAME SU SEQUESTRO...
(Adnkronos) - Stando a quanto si apprende in ambienti giudiziari, nonostante la nota del cda diffusa in mattinata, il gruppo Risanamento avrebbe deciso di non ricorrere al Tribunale del riesame sul sequestro dell'area Santa Giulia. Il gruppo infatti avrebbe deciso, in questa fase, di 'rispondere' ai rilievi mossi dalla magistratura sulla correttezza delle bonifiche dell'area attraverso l'opera del custode giudiziario, nominato dal Gip, il presidente pro tempore, Vincenzo Mariconda.

Sara' dunque quest'ultimo, nelle intenzioni dell'azienda, a gestire i lavori necessari per bonificare il quartiere, sulla base di quanto indicato dall'autorita' giudiziaria e dall'agenzia regionale Arpa. Una linea, questa, che viene spiegata da una fonte vicina al gruppo con la volonta' di intraprendere un percorso 'pubblico', sotto la vigilanza della magistratura, che riporti nella legalita' la situazione.

31.07.10

 

 

NON DITE AI TRAVAGLIO D’ITALIA CHE Piercamillo Davigo, l’ex pm del pool anticorruzione di Milano e ora giudice in Cassazione difende, davanti al Csm, il presidente della Corte d’appello di Milano Alfonso Marra inteso Fofò, rimasto coinvolto nell’inchiesta della cosiddetta P3, loggia “marciume” secondo quelli di MicroMega E DEL "FATTO

 

Da "Il Foglio"

 

Che c'entra Piercamillo Davigo con Alfonso Marra inteso Fofò? Perché l'ex pm del pool anticorruzione di Milano e ora giudice in Cassazione difende, davanti al Csm, il presidente della Corte d'appello di Milano rimasto coinvolto nell'inchiesta della cosiddetta P3, loggia "marciume" secondo Paolo Flores d'Arcais e quelli di MicroMega? Scrive Flores d'Arcais: "Sulle ‘toghe di regime' si gioca quel che resta della civiltà del paese. Non c'è spazio per i Ponzio Pilato. Chi non fa tutto quanto è in suo potere per estirpare il cancro è complice".

 

L'azione disciplinare contro Marra - sui cui pende un'accusa d'incompatibilità ambientale che, se dimostrata, comporta l'immediato trasferimento - è stata avviata dal procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito. A Marra viene contestato l'interessamento chiesto a Pasquale Lombardi per ottenere la propria nomina alla guida dell'ufficio giudiziario milanese. E poi, una volta eletto, di aver ricambiato il favore accettando di controllare il ricorso del presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, contro l'esclusione della sua lista dalle regionali del marzo scorso.

E al difensore di Marra, a Davigo, già collega di Antonio Di Pietro e di Gherardo Colombo ai tempi di Mani pulite, verrà contestato qualcosa dal giro dei suoi estimatori? Bruno Tinti, ex magistrato oggi finanziatore e "opinionista giustizialista" del Fatto, confessa d'essere "colto di sorpresa". "Al ‘problema Davigo' non ci avevo pensato", dice. "Certo, Davigo resta il migliore, uno dei più retti, ma io al suo posto non avrei preso le difese di Marra. Questi l'ha fatta grossa".

 

Tinti è sorpreso, ma parla, il direttore del Fatto, Antonio Padellaro, ieri era invece dal dentista. Le idee chiare, come sempre, dimostra di averle, su MicroMega, ancora Flores: vuole purificare il Csm e chiede a Bersani di fare una scelta di "serietà e moralità".

Il Parlamento deve eleggere otto membri del Csm, cinque spettano alla maggioranza, tre all'opposizione "la quale stava già lavorando alla solita spartizione: uno al Pd, uno all'Idv, uno a Casini". Di Pietro ha avanzato cinque nomi, "uno migliore dell'altro" secondo Flores: Borrelli, Cordero, Zagrebelsky, Grevi e Tinti. Bersani che farà, si domanda il giornalista e ideologo giacobino, "privilegerà il rapporto con Casini, che vuole Michele Vietti, dirigente Udc e già due volte sottosegretario nei governi Berlusconi?".

 

Flores ha un suggerimento: il Pd s'impunti nell'ostruzionismo contro Vietti, lasci il Cav. nella fretta di dover procedere alle nomine e nell'impossibilità di farle subito; poi, suggerisce, chissà che anche Fini non opti per un professore della propria area. Tombola. Ma intanto come la mettiamo con Davigo? Uno dei "magnifici cinque" di Mani pulite che difende uno della "loggia" Carboni. La difesa sembra essere, sì, un fatto dovuto, ma c'è di mezzo anche un rapporto personale tra i due. Trattandosi di un procedimento amministrativo, in base alle guarentigie della magistratura Davigo rivestirà il ruolo di assistente tecnico di Marra davanti alla Prima commissione del Csm.

 

Tutto qui. Eppure la singolarità rimane. Chi è Marra? Un membro di Unicost, corrente di centro moderata, l'alternativa alle correnti di sinistra. Se pure, notano gli esperti, oggi i magistrati sono più affascinati dalle cordate che dalle ideologie. E chi è Davigo?

Ci risponde l'ex pm e suo ex collega Gerardo D'Ambrosio, oggi senatore del Pd: "Davigo è un grande pm, che milita in una corrente moderata, quella di Magistratura indipendente". Per D'Ambrosio "la difesa di un giudice di fronte alla commissione disciplinare viene sempre chiesta a un collega. Sono le regole. E un collega quando un amico chiede aiuto non si tira indietro".

E tuttavia c'è di più, ammette D'Ambrosio: "Davigo e Marra evidentemente sono amici. Davigo è da sempre vicino al centrodestra. Ai tempi di Mani pulite era la sua presenza che faceva scricchiolare le accuse contro chi diceva che eravamo politicizzati. E' un ex collega che stimo molto. Professionale".

 

22-07-2010]

 

- ASSOLTO L'AD DI UNIPOL CARLO CIMBRI...
Dal Corriere.it - L'amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, è stato assolto in secondo grado dall'accusa di aggiotaggio «per non aver commesso il fatto». Confermata la pena a 10 mesi e 21 giorni, invece, per l'ex direttore finanziario della compagnia Stefano Dall'Aglio. La decisione è stata presa dalla seconda sezione della Corte d'appello di Milano.

 

PRIMO GRADO - In primo grado Cimbri e Dall'Aglio, erano stati entrambi condannati a 10 mesi e 21 giorni (con pena sospesa) per aggiotaggio manipolativo su titoli Unipol Privilegiate, per fatti risalenti al 2003. La Corte d'appello ha anche assolto Finsoe e ridotto la pena pecuniaria per Unipol da 15mila a 10mila euro.

17.07.10

 

ITALTEL: CASSA INTEGRAZIONE PER 237 OPERAI, CONDANNA DEL TRIBUNALE MILANO
(Adnkronos) -
Il Tribunale di Milano 'dichiara l'antisindacalita' del comportamento di Italtel Spa' e 'ordina a Italtel di revocare immediatamente ed ex ante tutte le sospensioni in Cigs e di riammettere immediatamente i lavoratori sospesi nei relativi posti di lavoro; condanna la societa' convenuta a pagare ai lavoratori sospesi l'intero trattamento retributivo e contributivo dalla data della sospensione in poi". Ad annunciarlo, con un comunicato, e' la Fiom Cgil.

 

17.07.10

 

Si chiama Emanuela Guerra e fa il pm a Ferrara, il magistrato-coraggio che ha querelato per diffamazione la madre del povero Federico Aldrovandi, massacrato di botte dalla polizia.

 

 

[02-07-2010]

 

 

Una vittoria per woodcock: “Vittorio Emanuele dev’essere processato” - La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio il figlio dell’ultimo Re d’Italia insieme ai suoi collaboratori, ritenuti un’associazione per delinquere “impegnata nel settore del gioco d’azzardo fuori legge, attiva nel “mercato illegale dei nulla osta” per videopoker procurati e rilasciati dai Monopoli di Stato attraverso il sistematico ricorso allo strumento della corruzione e del falso

 

La Stampa

 

Mentre il figlio spopola in televisione e si mette ripetutamente in gioco tra pubblicità, trasmissioni televisive, partecipando anche al Festival di Sanremo, il gioco tiene invece cupo il padre, Vittorio Emanuele di Savoia, facendogli tornare alla mente i fantasmi di quel 16 giugno del 2006, quando fu arrestato su iniziativa del pm di Potenza Henry John Woodcock nell'ambito di un'inchiesta sui nulla osta legati ai videopoker.

Questo fantasma ora rischia di portare il figlio dell'ultimo Re d'Italia dietro la sbarra insieme Rocco Migliardi, Nunzio Laganà, suo stretto collaboratore, Ugo Bonazza, Gian Nicolino Narducci e Achille De Luca, ritenuti gli organizzatori di una «holding del malaffare» soprannominata «Savoiagate».

 

La Procura di Roma, cui la vicenda è approdata dopo che il tribunale di Potenza si è spogliata del caso invocando la propria incompetenza territoriale, ha infatti chiesto il rinvio a giudizio nei suoi confronti e delle altre cinque persone, su cui si pronuncerà il gup Marina Finiti il 14 luglio prossimo.

Secondo il pm della capitale Andrea De Gasperis, a partire dal 2004, i sei avrebbero messo in piedi un'associazione per delinquere «impegnata nel settore del gioco d'azzardo fuori legge, attiva nel "mercato illegale dei nulla osta" per videopoker procurati e rilasciati dai Monopoli di Stato attraverso il sistematico ricorso allo strumento della corruzione e del falso».

 

Proprio come aveva ipotizzato l'allora pm di Potenza Woodcock, oggi in servizio a Napoli, il quale ha commentato: «Ancora una volta parlano gli atti processuali. Rilevo con soddisfazione che la Procura di Roma ha valutato in maniera conforme alle valutazione che aveva fatto la Procura di Potenza».

Secondo la procura di Roma, l'associazione era dedita «anche al riciclaggio - è detto nel capo di imputazione - di denaro proveniente da attività illecita tramite l'instaurazione di relazione con Casinò autorizzati, a cominciare da quello di Campione d'Italia con cui Savoia e altri imputati avevano instaurato un rapporto stabile che prevedeva l'impegno di coinvolgere, con l'evidente finalità di farli giocare, facoltosi personaggi siciliani».

 

Nell'ambito di questa vicenda, dal 16 al 23 giugno 2006 Vittorio Emanuele di Savoia fu detenuto nel carcere di Potenza e poi stette altre due settimane agli arresti domiciliari. Il rinvio a giudizio, chiesto dalla Procura di Roma era stato già stato sollecitato dal pm Woodcock due anni fa e accolto a settembre dell'anno scorso dal gup di Potenza, Luigi Barrella.

 

Il tribunale di Potenza, poi, accogliendo un'istanza dei legali del principe trasmise gli atti a Roma per competenza territoriale. Un altro filone del «Savoiagate» riguardava un'accusa di sfruttamento della prostituzione, ossia un accordo illecito per far giungere facoltosi giocatori al Casinò di Campione d'Italia con «pacchetti» organizzati di tutto punto. Dopo il trasferimento degli atti a Como, l'inchiesta è stata archiviata.

Dal canto suo Vittorio Emanuele di Savoia ha sempre respinto le accuse e anche in questa occasione, in una nota, ha ribadito «la propria assoluta fiducia nella magistratura competente che sempre in questa vicenda si è espressa per la inconsistenza di ogni e qualsivoglia accusa rivoltagli».

 

Una vicenda che per il figlio dell'ultimo Re d'Italia ha definito «triste, dolorosa quanto ingiusta». Convinto che anche questo filone dell'inchiesta finirà in archivio è il suo legale, l'avvocato Francesco Murgia: «Questa udienza è un atto dovuto - ha detto -. Il pm della capitale non poteva fare altrimenti, è un atto proceduralmente dovuto, non c'è un consenso alle tesi del dottor Woodcock».

Vittorio Emanuele è chiamato a rispondere di associazione a delinquere finalizzata ad altri reati-scopo, corruzione e falso, per presunti episodi di corruzione commessi affinchè venissero assegnate licenze da parte dell'Agenzia dei Monopoli ai giochi elettronici della ditta del messinese Rocco Migliardi, anch'egli coinvolto nell'inchiesta. Un'inchiesta nata a Potenza (pm Henry John Woodcock) che il 16 giugno 2006 portò all'arresto di Vittorio Emanuele e altre 12 persone. Il principe rimase fino al 23 giugno nella casa circondariale di Potenza e altre due settimane agli arresti domiciliari.

Il rinvio a giudizio richiesto oggi era stato già avanzato dal pm Woodcock due anni fa e accolto a settembre dell'anno scorso dal gup di Potenza, Luigi Barrella. Tuttavia, il tribunale di Potenza si è poi espresso per l'incompetenza territoriale. Un altro filone dell'inchiesta di Woodcock riguardava l'accusa di sfruttamento della prostituzione, inchiesta archiviata poi dalla procura di Como. 26-06-2010]

 

 

RISCHIO PROCESSO PER MARZOTTO ...
Omicidio colposo e disastro ambientale: con queste accuse i pm di Paola (Cs) hanno chiesto il rinvio a giudizio per 14 tra ex dirigenti, responsabili e proprietari (compreso Pietro Marzotto) della Marlane, fabbrica con sede a Praia a Mare che fu dei Marzotto. Fino al 2004, quando fu chiusa, vi si lavoravano tessuti usando solventi, polveri d'amianto e cromo esavalente e senza precauzioni.

Risultato: 192 vittime, di cui 52 morti, tutti accomunati da carcinomi «derivanti dall'ambiente fortemente inquinato», si legge nella perizia. Mentre gli scarti di lavorazione, compresi i fanghi tossici, sono finiti sotto la spiaggia di Praia. Il 12 luglio il tribunale deciderà sul processo. (S.D.)

26.06.10

 

 

A GAIA BANCAROTTA DI GAI MATTIOLO – LO STILISTA RINVIATO A GIUDIZIO PER BANCAROTTA SI VEDE COMUNQUE RESTITUIRE LA GESTIONE DEI MARCHI E DELL’AZIENDA - È LA PRIMA VOLTA CHE UN TRIBUNALE PENALE PENSA A PRESERVARE IL VALORE ECONOMICO DI UN MARCHIO POSTO SOTTO CUSTODIA…

Alessia Meloni per "la Stampa"

Dalla gloria delle passerelle dell'alta moda ad una decisamente meno glamour aula di giustizia. Una brutta vicenda quella che vede protagonista il 42enne stilista romano Gai Mattiolo, che sarà ora processato per l'accusa di bancarotta anche se, al contempo, il Tribunale di Roma martedì gli ha restituito la gestione dei marchi e dell'azienda. Una decisione, questa, che permetterà «di preservare il valore intrinseco della griffe romana, consentendone il ritorno nella filiera distributiva, rilanciandone l'immagine, salvaguardando e incrementando anche i posti di lavoro».

Il procedimento che vedrà il creatore di moda sul banco degli imputati culminò con l'arresto dello stilista il 5 dicembre del 2008. Ieri il gup di Roma Luciano Imperiali ha disposto il rinvio a giudizio del designer e di altre 7 persone: l'amministratore Franco Sciunnacche, l'avvocato di fiducia Giancarlo Tabegna, i consiglieri Giada Mattiolo, Attilio Vaccari e Alessandro Nicolais, Christian Goeccking, Alain Jodry. Accolta così la richiesta del pubblico ministero Luca Tescaroli. Il processo nei loro confronti avrà inizio l'11 novembre prossimo davanti ai giudici della X sezione del tribunale penale collegiale.

Bancarotta fraudolenta preferenziale impropria, distrattiva impropria e semplice, omessa presentazione delle dichiarazioni annuali relative alle imposte sui redditi e all'imposta sul valore aggiunto della «Gai Mattiolo Holding sa» e della «World Fashion Kft», sono i reati contestati.

In particolare, per l'accusa, Mattiolo, Tabegna e Sciunnacche devono rispondere della bancarotta di 1.549.370,70 euro a favore della «Gai Mattiolo Holding sa» attuata mediante compensazione tra crediti e debiti, e di quella distrattiva impropria, relativamente al contratto di licenza per lo sfruttamento commerciale dei marchi «Gai Mattiolo» in Italia e all'estero, stipulato tra la «Gai Mattiolo sa» e la «Gai Mattiolo spa» il 3 gennaio 2002 per un valore di 5.013.275,53 euro rappresentato dalle royalties pagate e accantonate nelle contabilità dai licenziatari ad eccezione di quelle versate, a qualsiasi titolo, alla «Fashiontrend spa» in liquidazione, a partire dal secondo semestre 2006.

La tenuta irregolare della contabilità della «Gai Mattiolo spa» è stata attribuita dalla Procura, oltre che ai tre, anche a Giada Mattiolo, Vaccari e Nicolais per il compreso tra il 2001 e il 2006. Tabegna, secondo l'accusa, si sarebbe appropriato illegittimamente di 192 azioni della «Gai Mattiolo Fashion sa» e di altre 2.376 della «Gai Mattioli Holding sa».

Intanto, come si è detto, il designer è rientrato in possesso dei suoi marchi. Il tribunale di Roma ha infatti autorizzato il custode giudiziario a riaffidargli la gestione e la tutela di tutti i marchi. L'accordo raggiunto presenta un importante elemento di novità, poiché per la prima volta un Tribunale penale si occupa direttamente della preservazione e dell'accrescimento del valore economico di un marchio posto sotto custodia.

«Questo accordo mi riempie di soddisfazione - ha commentato lo stilista - perché ribadisce lo stretto legame tra il mio ruolo e il valore del marchio. Ringrazio pertanto il Tribunale di Roma per la fiducia nei miei confronti, dimostrata anche dall'unicità del provvedimento: primo caso in Italia di partnership con un custode giudiziario».

[18-06-2010]

 

L MISTERO VENEZIANO DI GRANDI STAZIONI
Da tempo, nei palazzotti romani, ci si interroga sulle vere ragioni del divorzio tra Massimo Caputi e Calta-riccone. Oggi forse ci dà una mano a capirle un bel pezzo di Mario Gerevini sul Corriere (p.21): "Grandi Stazioni e l'affare del palazzo sul Canal Grande. Manager della Regione incassa 1,6 milioni. Indagine dei pm".
L'ad dell'epoca era, appunto, Massimo Caputi. Quello che a Milano è indagato per una tragicomica vicenda di riciclaggio, scaturita dalla dimenticanza in albergo di una busta con 50 mila euro cash.

 

 

- Roma alle 17.00 a Palazzo San Macuto, i magistrati luca Palamara e marcello Maddalena pronti a sparare su privacy e intercettazioni - presenti anche il relatore del contestato disegno di legge Roberto Centaro e l’ex Guardasigilli ed europarlamentare Clemente Mastella pronto a togliersi dei sassolini dalle scarpe. Romano Prodi è avvisato.... -

Scontro sulle intercettazioni hot di Del Turco, sugli sms caldi della cricca e quant'altro domani a Roma, Palazzo San Macuto - Sala del Refettorio - ore 17.00, al convegno "Intercettazioni e Privacy tra segreto e scandali" dove si affronteranno sul tema, tra gli altri, Luca Palamara presidente ANM, Marcello Maddalena Procuratore Generale di Torino, il Consigliere del CSM Cosimo Ferri ed agguerriti deputati della Pdl tra cui l'ex pm Alfonso Papa che fungerà anche da moderatore, presenti anche il relatore del contestato disegno di legge Roberto Centaro e l'ex Guardasigilli ed europarlamentare Clemente Mastella
pronto a togliersi dei sassolini dalle scarpe. Romano Prodi è avvisato.

 

[16-06-2010]

 

 

IL PREZZO (E CHE PREZZO!) DELLE INTERCETTAZIONI – IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PAGA CIRCA 270 MLN€ IN ASCOLTI (TRA CONTROLO TABULATI, APPARECCHIATURE E PERSONALE) - “PER RIUSCIRE A METTERE CIMICI IN UN BAR DI PALERMO SONO NECESSARIE 10 PERSONE” - OGNI TELEFONATA INTERCETTATA VIENE FATTURATA 2 VOLTE DALLE COMPAGNIE TELEFONICHE (UNA AL TITOLARE DELL’UTENZA E UNA ALLO STATO CHE ORIGLIA) – LA DIFESA DEGLI ADDETTI AI LAVORI: “COSTIAMO TANTO MA CORRIAMO RISCHI ALTISSIMI”…

1- INTERCETTAZIONI, UN AFFARE DA 270 MILIONI L'ANNO
Francesco Grignetti
per "la Stampa"

E' guerriglia di numeri. Da una parte i conteggi di Berlusconi: ogni anno vengono intercettati 150mila telefoni, 50 o 100 gli interlocutori ipotizzabili. «Basta moltiplicare 150mila per 50: sono 7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate».

Dall'altra, il presidente dell'associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, fa conti opposti: «L'anno scorso sono state intercettate 119mila utenze, che non significano 119mila persone: in media ogni soggetto intercettato utilizza tre o più utenze; nelle indagini di criminalità organizzata capita di scoprire che gli indagati cambiano anche nove o dieci telefonini. È pertanto corretto dire, 119mila diviso per 3, che sono state intercettate in un anno 39.667 persone».

Solita Italia: mai che ci si metta d'accordo. Ma questa volta la discrepanza è eccessiva. Sette milioni e mezzo oppure quarantamila? Angelino Alfano, il ministro della Giustizia, ribadisce che il numero delle intercettazioni «è elevatissimo perché per ciascun telefono intercettato si intercetta anche chiunque parla con quello».

E Daniele Capezzone, portavoce Pdl, ribadisce i numeri di palazzo Chigi: «Proprio le cifre diffuse dal dottor Palamara mostrano che Silvio Berlusconi aveva ed ha ragione. Provate a moltiplicare i 130mila telefoni sotto controllo per una cinquantina di telefonate a testa e viene fuori la cifra. Dall'Anm, dunque, un autogol».

La verità forse è nel mezzo. Basta ascoltare i ragionamenti di un tecnico del settore, Walter Nicolotti, presidente del cartello tra imprese specializzate nell'intercettazione-Iliia, un universo di ditte che lavorano alle dipendenze delle procure e che hanno accumulato uno stratosferico debito di 500 milioni di euro nei confronti del ministero della Giustizia: «Partendo dal dato del ministero - dice Nicolotti - secondo cui sarebbero sotto controllo circa 130 mila telefoni in un anno e considerando che mediamente ogni soggetto (che in gergo chiamano "target", ndr) ha in uso circa 5 telefoni, è plausibile pensare che il numero dei target effettivi in Italia sia di circa 26mila soggetti indagati».

E fin qui ci si avvicina ai conteggi dei magistrati. Ma attenzione, «indagati» non è sinonimo di «intercettati». Dice ancora Nicolotti: «Secondo le statistiche americane, ad ogni target possono essere associati da 60 a 100 telefoni di soggetti terzi che colloquiano con quest'ultimo. E' plausibile pensare che in Italia esistano un numero più elevato di cittadini intercettati rispetto ai numero di soggetti indagati. Il numero sarebbe comunque nettamente inferiore ai 7,5 milioni di italiani».

Alla fine, dunque, quanti potrebbero essere, secondo le stime dei tecnici, gli italiani che sono stati intercettati? Si oscilla da un minimo di 1 milione e mezzo a un massimo di 3 milioni. Tra Berlusconi che spara al massimo e Palamara che sminuzza al minimo, insomma, la verità potrebbe essere nel mezzo.

Però anche questa cifra va rivista perché c'è una variabile non indifferente: i tempi di ascolto. La nuova legge fissa per il futuro, tranne che per mafia e terrorismo, il limite inderogabile di 75 giorni d'intercettazione. Attualmente il limite è legato alla durata delle indagini preliminari e ciò significa due anni. Naturalmente non capita quasi mai che un'utenza telefonica sia tenuta sotto ascolto per 24 mesi, ma qualche volta sì.

Nel caso della Cricca, ad esempio. E infatti a Fabio De Santis, provveditore alle Opere pubbliche per la Toscana, sono state intercettate sessantamila conversazioni. Quanti ignari interlocutori ha coinvolto? E' plausibile che siano diverse centinaia, forse un migliaio.

Si spiegano allora i numeri pazzeschi della bolletta telefonica: il ministero della Giustizia paga circa 270 milioni di euro all'anno in ascolti. Si deve sapere, infatti, che ogni telefonata intercettata è un ottimo affare per le compagnie telefoniche perché la fatturano due volte: al legittimo titolare dell'utenza e allo Stato che ascolta in segreto. Milioni di telefonate captate ogni anno, altrettanti milioni di euro spesi.

 

2- "COSTIAMO TANTO MA CORRIAMO RISCHI ALTISSIMI"
Marco Neirotti
per "la Stampa"

Se qualcuno ritiene di sapere che siamo tutti intercettati, sul piano tecnico vuol dire che è a conoscenza di intercettazioni illegali, estranee a quelle disposte dalla magistratura, e sospetta i gestori della telefonia - unici canali possibili - di connivenza con attività di quel genere. Per questo preferisco pensare che un'affermazione simile sia un'iperbole propagandistica a favore di una legge tanto dibattuta».

Elio Cattaneo, 52 anni, da venti nel settore, è titolare di Sio Spa, una delle tre o quattro società maggiori (sono un centinaio) che forniscono servizi, apparecchiature, programmi alla magistratura. Non vuole entrare in aspetti politici e di privacy: «Spettano a parlamentari, giornalisti, esperti, destinatari dell'informazione. Io sono un tecnico e contesto numeri e costi così come il governo li propina».

Al di là dell'iperbole, Berlusconi all'assemblea di Confcommercio ha parlato di oltre 130 mila intercettati in un anno. Cattaneo: «132.384 sono, secondo dati del ministero della Giustizia, i bersagli messi sotto controllo. Non sono persone: lei ha un telefono fisso a casa, uno in ufficio, un cellulare aziendale, un altro privato. Sono quattro utenze, un unico individuo. Facendo una stima per difetto i 132.384 bersagli corrispondono in realtà a 26.476 persone (all'80 per cento pregiudicati) su sessanta milioni. Diciamo le cose come stanno».

 

E' vero però che l'utente multiplo parla con tanta altra gente: «E se no perché intercettarlo quando si pensa che organizzi una strage o venda droga? In quel numero ci sono anche le decisioni emerse durante il lavoro». Alfano le ha chiamate intercettazioni a strascico: «La pesca a strascico è quando tiri la rete e i pesci che capitano capitano. Non si avrebbero i risultati che il governo vanta contro la mafia. Se intercetti un medico corrotto, è inevitabile che la pg, non noi, ascolti tutti quelli che prenotano una visita, e butta via».

Altro discorso sono i costi: oltre 272 milioni di euro fatturati alle Procure nel 2009: «Più di 13 riguardano i tabulati forniti dai gestori (spesa ora eliminata), oltre 45 vanno sempre ai gestori per le intercettazioni, 214 mila alle società per sistemi, apparati, impianti».

Il ministro ha gridato allo scandalo per i costi diversi da un'area all'altra: «L'assicurazione di un'auto a Bolzano costa la metà che a Napoli. Un conto è mettere microspie a casa sua, un conto è piazzarle in un bar di Palermo muovendo dieci persone anziché due, rischiando la pelle se se ne accorgono, anche se vai sempre accompagnato dalla polizia giudiziaria».

In questi uffici lavorano un centinaio di persone, ingegneri o diplomati, costruiscono in sede ogni sorta di apparecchiatura per le ambientali, dalla telecamerina alla cimice, forniscono alla Procura i programmi con i quali da una scrivania ascolti al computer quel che si dice in auto e la vedi muoversi su una piantina da navigatore satellitare oppure in un filmato da google map: «Nei costi c'è il materiale perduto.

Non tanto la cimice, che se la trovano non vengono a portartela e comunque una volta usata si smaltisce, quanto gli strumenti, i ponti per trasmettere». Ci sono, come cimeli, le scatole uguali a quelle elettriche piazzate su pali di Sicilia e crivellate di pallettoni.

Le aziende grandi e piccole non negano di aver fatto ottimi guadagni (i bilanci sono pubblici «e le Procure non pagano in nero») e di difendere il lavoro. Ma sono furiosi per i crediti pregressi. Nell'ottobre 2008 gli imprenditori maggiori (seguiti poi dall'associazione dei più piccoli) minaccia di sospendere l'attività e il ministro Alfano garantisce che i debiti saranno saldati.

Gli imprenditori dichiarano che il debito è intorno ai 300 milioni e lui il 4 dicembre afferma che il Ministero non è in grado di quantificarlo. Nell'aprile 2009 garantisce di aver avuto fondi, ma chiede uno sconto del 10% e nessuna mora. Alla fine la guerra dei numeri dà queste cifre ufficiali: 450 milioni di debito dichiarato (da fatture) fino alla fine del 2008, altri 280 fatturati entro fine 2009, 214 liquidati, circa 515 di residuo.

Cattaneo: «Non si può dichiarare estinto il debito pagandone pezzettini. Alla fine soccombi, prima i piccoli, poi i grandi. Non pagando, il problema è risolto senza bisogno di legge».
Ma l'imprenditore sottolinea un dettaglio: «Il ministro Maroni annuncia con trionfo arresti di latitanti e beni sequestrati per 12 miliardi. Sì, certo: grazie alle Procure, alle forze di polizia, alle intercettazioni, irrisorie rispetto all'incasso del quale sono il motore. In un'azienda normale in genere non si elimina la spesa che dà risultati simili».

16.06.10

 

7- PRESIDENZA DEL CONSIGLIO SI COSTITUIRA' PARTE CIVILE AL PROCESSO ALLA CRICCA ...
Firenze, 15 giu. (Adnkronos) -
La presidenza del Consiglio si costituira' parte civile nel processo sugli appalti per i grandi eventi. Lo ha reso noto questa mattina l'avvocato dello Stato Massimo Giannuzzi, conversando con i giornalisti prima dell'inizio della prima udienza del processo che si svolge a Firenze con giudizio immediato, in relazione al filone fiorentino dell'inchiesta. 'Il decreto per la costituzione di parte civile -ha detto l'avvocato Giannuzzi- e' stato firmato da Berlusconi in persona. Il nostro interesse e' che il processo si incardini'.

8- UDIENZA PROCESSO FIRENZE RINVIATA AL 17, PRESIDENTE COLLEGIO INCOMPATIBILE ...
(Adnkronos) -
E' stata rinviata a dopodomani, giovedi' 17 giugno, la prima udienza del processo per gli imputati nell'ambito dell'inchiesta sul filone fiorentino degli appalti per i grandi eventi. La presidente del collegio, Elisabetta Improta, ha preso atto della sua incompatibilita' per aver svolto funzioni di gip, sostituendo il gip Rosario Lupo e firmando alcuni atti, nei mesi passati, relativi allo stesso procedimento.

Nel processo sono imputati l'ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, l'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis, e l'avvocato romano Guido Cerruti. L'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli, che aveva chiesto il rito abbreviato, dovra' comparire il prossimo 21 settembre davanti al gup di Firenze, Anna Favi.

9- TRIBUNALE FIRENZE, BALDUCCI E DE SANTIS RESTANO IN CARCERE ...
(Adnkronos)
- La prima sezione penale del Tribunale di Firenze ha respinto l'istanza di scarcerazione presentata dai legali di Angelo Balducci e Fabio De Santis, arrestati per corruzione nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.

13- NO CORTE UE A RICORSO MEDIASET, RECUPERARE CONTRIBUTO DECODER ...
(Adnkronos/Aki)
- La Corte di giustizia dell'Ue ha respinto il ricorso presentato da Mediaset e chiede il recupero del contributo concesso per l'acquisto del decoder digitale in quanto costuituisce un aiuto di stato e ostacola la libera concorrenza sul mercato. "Il contributo italiano concesso per l'acquisto o la locazione di decoder digitali terrestri costituisce un aiuto di Stato e deve essere recuperato" in quanto "la misura non e' neutra dal punto di vista tecnologico e attribuisce alle emittenti digitali terrestri un vantaggio diretto a danno delle emittenti satellitari", si afferma nella sentenza.

La sentenza di Lussemburgo fa riferimento al contributo pubblico di 150 euro previsto dalla finanziaria del 2004 per ogni utente che avesse acquistato o locato un apparecchio per la ricezione di segnali televisivi digitali terrestri nell'ambito del processo di conversione dei segnali televisivi al sistema digitale. Lo stesso aiuto veniva rifinanziato, nel 2005, per un importo ridotto a 70 euro. Il limite di spesa del contributo ammontava, per ogni anno, a 110 milioni di euro.

 

15-06-2010]

DAVANTI A GUP FIRENZE A SETTEMBRE PROCESSO PER PISCICELLI...
(Adnkronos)
- Si terra' davanti al gup di Firenze Anna Favi, il 21 settembre prossimo, il processo per Francesco Maria De Vito Piscicelli, l'unico dei quattro imputati per il filone fiorentino dell'inchiesta sull'appalto della scuola marescialli ad aver scelto il rito abbreviato. Piscicelli, che si trova agli arresti domiciliari a Roma, ha ricevuto ieri la notifica del provvedimento.

Domani invece si aprira' a Firenze il processo, con giudizio immediato, per gli altri tre imputati, Fabio De Santis, Angelo Balducci e Guido Cerruti. Come confermato stamani dai legali di De Santis e Balducci, la difesa sollevera' davanti al collegio la questione della competenza territoriale, dopo che giovedi' scorso la Cassazione ha stabilito la competenza per Roma riguardo alla liberta' personale degli imputati. 20-06-10

 

 

 

 - GHEDINI A GOVERNO, MANDATE ISPETTORI A PROCURA MILANO PER UNIPOL...
(ANSA) -
Bisogna mandare gli ispettori alla Procura di Milano per vedere se non sia il caso di avviare un'azione disciplinare contro il sostituto procuratore della Repubblica Massimo Meroni. A chiederlo è il legale del premier e deputato del Pdl Niccolò Ghedini in un'interrogazione di 8 pagine presentata al ministro della Giustizia Angelino Alfano nella quale parla anche di "comportamenti inqualificabili" da parte del Pm.

Meroni, si legge nell'interrogazione, è il magistrato che ha convocato in Procura Ghedini per poterlo ascoltare, in qualità di persona informata dei fatti, sulla vicenda Unipol-Consorte. Ed è lo stesso magistrato che qualche giorno fa aveva chiesto alla Giunta della Camera di poter disporre l'accompagnamento coatto nei confronti di Ghedini proprio perché quest'ultimo, convocato in Procura, non si era presentato.

10 - CASSAZIONE, UN SISTEMA DI POTERE SPREGIUDICATO. LE MOTIVAZIONI DEL TRASFERIMENTO A ROMA DELL'INCHIESTA FIORENTINA SUI 'GRANDI EVENTI'
(Adnkronos)
- Dietro gli appalti per la Scuola marescialli c'e' stato un 'sistema di potere' che ha agito attraverso una 'utilizzazione spregiudicata di un sistema di relazioni professionali e personali che ha realizzato una rete di interessi intrecciati'.

La Cassazione (sesta sezione penale, sentenza 23427) spiega in questi termini l'azione della cosiddetta 'cricca' nelle motivazioni con le quali motiva il perche' lo scorso 10 giugno ha stabilito che l'inchiesta fiorentina sul G8 'Grandi Eventi' dovesse traslocare a Roma.

La decisione, sollecitata dai ricorsi di Francesco De Vito Piscicelli, Guido Cerruti e Fabio De Santis si ripercuote anche sull'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci. Nelle motivazioni Piazza Cavour, nel confermare la legittimita' dell'arresto dei tre indagati, spiega che 'il protrarsi della restrizione della liberta' personale non puo' prescindere dalla verifica della presenza quantomeno di un attuale fumus di legittimita' della stessa restrizione'.

11 - PROCURATORE CAPO FIRENZE, FORSE CORRUZIONE PROIETTATA ALTROVE...
(Adnkronos)
- 'Probabilmente la Corte di Cassazione ha individuato l'ipotesi di corruzione contratta a Firenze e poi l'ha proiettata sugli altri fatti che si sono verificati altrove'. Questo il primo commento del procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi alle motivazioni della Corte di Cassazione che chiede il trasferimento a Roma del filone fiorentino dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.

'Nella vicenda c'e' sicuramente un carattere storico, fattuale - ha aggiunto Quattrocchi, parlando con i giornalisti - ma esiste una problematica giuridica che conosciamo bene e sulla quale la Procura di Firenze sara' ancora in grado di dire la sua'.

 

 

[18-06-2010]

 

IL PORTO DELLE NEBBIE NON CHIUDE MAI (QUATTROCCHI NERI ALLA PROCURA DI FIRENZE) - A QUATTRO GIORNI DELL’INIZIO DEL PROCESSO, ACCOLTE LE RICHIESTE DEGLI INCRICCATI SULLA COMPETENZA. E TUTTO SI SPOSTA DA FIRENZE NELLA MAGICA ROMA DI PIAZZALE CLODIO - SALTA IL RITO BREVE, PRESTO LIBERI BALDUCCI E DE SANTIS – LA BEFFA PER IL PROCURATORE DI FIRENZE QUATTROCCHI: TRE ANNI DI INDAGINI, UNA MONTAGNA DI CARTE E IPOTESI D’ACCUSA, TUTTO DEVE PASSARE DI MANO Niccolò Zancan per "la Stampa"

 

Alle nove e dieci di sera arriva una telefonata dalla Corte di Cassazione. Abbracci, commozione. Un'esultanza quasi da stadio: «Questa è una bomba!». A quattro giorni dell'inizio del processo alla cricca, cambia tutto. Non più Firenze, ma Roma. Cambia il giudice competente. E anche il destino - almeno quello immediato - di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Guido Cerruti e Francesco Maria De Vito Piscicelli, in carcere da febbraio. Presto, prestissimo dovrebbero tornare in libertà.

 

Forse già oggi. La suprema corte ha deciso che è la Procura di Roma a doversi occupare dell'indagine sull'appalto per la scuola dei Marescialli di Firenze. Se c'è stato accordo corruttivo fra l'imprenditore fiorentino Riccardo Fusi e i vertici della struttura romana della Ferratella, si è sancito nella capitale. Ecco perché è stata disposta «l'immediata trasmissione degli atti».

Il professor Alfredo Gaito, che con l'avvocato Remo Pannain, difende proprio l'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, dice: «E' il ripristino di una legalità violata. C'era stata un'imposizione di competenza. Ora la Cassazione incomincia a fare ordine. Gli atti vanno alla procura di Roma, mentre i termini per la custodia preventiva sono ampiamente scaduti. Il giudizio immediato non incomincia neppure, si torna al rito ordinario».

 

La prima udienza del processo, convocata per martedì mattina alle 9, non ha più ragione d'esistere. Lo sa benissimo il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi: tre anni di indagini, una montagna di carte e ipotesi d'accusa, tutto deve passare di mano. «E' una sentenza della Cassazione - dice pacatamente - non si può che prenderne atto e rispettarla.

Noi siamo sempre stati convinti che l'accordo corruttivo si sia verificato a Firenze, un parere confortato prima dal giudice per le indagini preliminari e poi dal Tribunale del Riesame». E invece, dopo gli atti sulla Protezione Civile rimbalzati da Roma a Perugia, ora se ne va anche il filone sulla scuola dei marescialli.

A Firenze resta nulla: «Provare amarezza in questo momento potrebbe nascondere una presunzione che contrasta con il principio stabilito dalla Corte di Cassazione - spiega il procuratore Quattrocchi - siamo sereni. A Firenze è stato fatto un lavoro investigativo straordinario, di elevatissimo livello tecnico. Di certo non proveremo amarezza se i frutti di questo lavoro saranno raccolti dalle autorità competenti».

Roma, quindi. L'avvocato Vincenzo Dresda difende Guido Cerruti: «Siamo molto soddisfatti. La competenza territoriale non è un cavillo da avvocati, ma un principio costituzionale che va garantito. Noi abbiamo sempre creduto che il giudice naturale fosse quello di Roma».

Il ricorso presentato dai legali di De Santis e Cerruti salva in extremis anche gli altri due imputati. I difensori di Balducci e Piscicelli avevano tentato un'altra strada, chiedendo la nullità del processo. Ora la suprema corte stravolge la scena per tutti. Ancora non si conoscono le motivazioni della sentenza. Ma la sostanza è semplice. Per i pm fiorentini l'accordo corruttivo era avvenuto in un albergo di Firenze fra Fusi e Piscicelli, in veste di intermediario della cricca. Per gli avvocati, invece, non può esistere corruzione per interposta persona. Hanno avuto ragione.

 11-06-2010]



 

 

TUTTE LE CRICCHE PORTANO A ROMA ...
Non si terrà a Firenze neppure il troncone d'inchiesta che riguarda i maneggi intorno agli appalti per la scuola dei carabinieri. Per la gioia dei vari De Santis, Balducci, Cerruti e De Vito Piscicelli, le carte passano a Roma per volere della Cassazione (Repubblica, p.1). Anche Perugia, a questo punto, potrebbe perdere presto gran parte dell'indagine, a parte il mozzicone sul riservatissimo pm Achille Toro.

 

Proposta costruttiva: visto che tanto siamo in attesa della rogatoria sui conti allo Ior di Angelina Balducci, tanto varrebbe che la Cassazione girasse tutti i processi direttamente alla giustizia vaticana. Loro sì che sanno come fare. E noi si perde meno tempo a cercare soldi che tanto si sa benissimo che sono "nel cortile di casa", come direbbe Chomsky. Anche se poi sarebbe da vedere chi è il cortile di chi, ormai.

 

E a proposito di Cassazione, ci piacerebbe che domani i giornali ci raccontassero nomi, vita, miracoli e amici di ogni singolo giudice della famosa Sesta Sezione. Ci piacerebbe scoprire le decisioni precedenti di Lorsignori, per poi farcene una serena opinione sulla base dei fatti e delle loro carriere.

10.06.10

 

CASO ANTONVENETA: NUOVI LEGITTIMI IMPEDIMENTI PER BRANCHER FANNO SLITTARE PROCESSO A MILANO...
(Adnkronos) - Nuove istanze di legittimo impedimento per il sottosegretario Aldo Brancher nell'ambito del processo sulla mancata scalata all'Antonveneta in cui risponde di appropriazione indebita in relazione a somme incassate dall'ex numero uno di Banca Popolare di Lodi Giampiero Fiorani. Cosi' le udienze del 5 e 7 giugno sono state rinviate al 26 giugno. Brancher ha prodotto una documentazione che riferisce di un viaggio in Cina dal 30 maggio al 5 giugno e di una riunione della commissione affari costituzionali del Senato il 7 giugno.

E' la terza volta consecutiva che il processo a Brancher viene rinviato a causa di impegni istituzionali. I giudici comunque hanno 'congelato' per l'esponente del Pdl i termini della prescrizione.

06.06.10

 

FIORANI E OPERE DI BENE – LO SCORSO APRILE IL FURBETTO DELLA POPOLARE DI LODI È STATO COSTRETTO A PRIVARSI DELLE VILLE ACQUISTATE COI SOLDI DELL’ISTITUTO – TRA TUTTE SPICCA LA “STELLA MARIS” DI CAP MARTIN - È UN EFFETTO DELLA TRANSAZIONE DA 40 MLN SEGUITA ALLA CAUSA INTENTATA DAL BANCO POPOLARE – INTANTO IL “POVERO” GIAMPIERO RISULTA RESIDENTE A CALA DI VOLPE, UNA DELLE PERLE DELLA SARDEGNA… Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"

 

«Avanti a me Salvo Morsello, Notaio in Bollate....». È il 29 aprile scorso quando Gianpiero Fiorani e i suoi amici (o prestanome) si privano definitivamente delle ville acquistate in modo occulto con i soldi della Banca Popolare di Lodi. Tipo quella in Costa Azzurra che nella ristrutturazione prevedeva un ascensore in cristallo da 200 mila euro e 160 mila euro di giardiniere (già fatturati).

 

La grandeur si era interrotta con il sequestro giudiziario del 2007 ma solo un mese fa, con l'atto notarile a Milano, una serie di società immobiliari sono formalmente passate dalla proprietà di Fiorani & C a quella della banca lodigiana.

È un effetto della transazione da 40 milioni (tra rientri di soldi dai conti esteri, quote societarie ecc.) raggiunta a fine aprile ma ancora da perfezionare e da ufficializzare.

L'azione legale del Banco Popolare, che controlla la Lodi, era stata impostata per un risarcimento fino a 900 milioni, considerando gli immensi danni patrimoniali e d'immagine causati dalla gestione dell'ex manager. Ben sapendo, però, che non si sarebbe mai raggiunta quella cifra, né Fiorani aveva quella disponibilità.

Ora l'ex amministratore delegato è stato formalmente privato delle «regge» e con lui l'amico Vincenzo Scandurra cui aveva ceduto (con diritto di riscatto) il 45% della splendida Villa «Stella Maris» sulla punta di Cap Martin. L'atto notarile ci dice dove vivono oggi il «povero» Fiorani e dove l'amico Scandurra. Bollate? Periferia di Lodi? Casa popolare o rustico in campagna?

Fiorani risulta residente in Sardegna ad Arzachena (Sassari) in località Cala di Volpe, una dei più costosi e affascinanti tratti di costa sarda. Scandurra è un italiano residente nel Principato di Monaco, in Avenue des Papalins, dove commercia in auto di lusso. Era «inseguito» fino all'anno scorso da una cartella esattoriale-record del fisco italiano: 22.205.306,01 euro. Non si sa se nel frattempo ha sistemato la «pratica».01-06-2010]

 

 

IL PM: «I MASTELLA HANNO COMPRATO CASE A ROMA COI SOLDI DELL'UDEUR»...
Titti Beneduce per "Corriere.it -
I coniugi Mastella avrebbero acquistato immobili a Roma con i soldi dell'Udeur. È quanto risulta dai nuovi documenti depositati dal pm Francesco Curcio nel corso dell'udienza preliminare davanti al gup Eduardo De Gregorio in corso a Napoli per la vicenda Arpac, in cui Sandra Lonardo e Clemente Mastella sono imputati.

 

Il denaro del partito sarebbe stato utilizzato da una società che fa capo ai due figli dei coniugi Mastella per acquistare immobili a Roma. Il pm Curcio ha depositato, in questo senso, nuove intercettazioni telefoniche, informative della polizia giudiziaria, perizie e verbali. Proprio da due verbali dell'ex parlamentare Tancredi Cimmino, ex appartenente all'Udeur, risulterebbero lo storno dei fondi del partito per l'acquisto di ville.

Secondo l'avvocato della Lonardo, però, l'ex parlamentare potrebbe essere animato da intenzioni di rivalsa dopo essere stato allontanato dal partito (di cui fu segretario provinciale a Napoli e poi segretario amministrativo nazionale) da Clemente Mastella, il quale non si fidava più di lui in dopo alcuni ammanchi di denaro dalle casse del partito. Per queste vicende, però, Mastella preferì non sporgere denuncia.

 

Il gup de Gregorio ha anche rigettato l'istanza di spostamento del processo a Benevento avanzata dal difensore dei Mastella, Alfonso Furgiuele.

3 - MASTELLA: ANCORA TENTATIVO DI SCREDITARCI...
(ANSA) - -
"Non è la prima volta, anzi ormai sono anni, che mi trovo e ci troviamo al centro di tentativi di screditare me, la mia famiglia e il partito. Sulle vicende in questione, quando sarà, verranno esibiti tutti gli atti pubblici e mutui bancari più che decennali che potranno chiarire i rilievi sollecitati". Lo afferma il segretario dei Popolari Udeur, Clemente Mastella, in merito ai contenuti di alcuni documenti resi noti durante l'udienza preliminare sull'inchiesta Arpac. "Nessuno - conclude Mastella - mi ha dato, o ci ha dato, soldi né in nero né in bianco"

 

 

FORMICA PERSECUTION – L’EX MINISTRO DEL PSI ASSOLTO DOPO 17 ANNI: “EBBENE SÌ, SONO UN PERSEGUITATO POLITICO” – L’ERRORE DEL BANANA? “NON AVER CAPITO CHE I MAGISTRATI PASSANO, LA GIUSTIZIA RESTA” – TOGHE ROSSE? UNO DEI PM NEL ‘94 SI CANDIDÒ COL CENTROSINISTRA, L’ALTRO DA ANNI È SENATORE DEL PD. CHE INTRICO TRA MAGISTRATURA E MALAFFARE C’ERA IN QUEGLI ANNI, A FOGGIA” - “ERA CHIARO COME L’AGGRESSIONE AI SOCIALISTI VENISSE DA TATARELLA MA ANCHE DA D’ALEMA

Monica Guerzoni per "il Corriere Della Sera"

 

«Ho sofferto, sì. Sono un perseguitato politico » . Maggio 1993, maggio 2010. Travolto da Tangentopoli, diciassette anni dopo l'ex ministro delle Finanze Rino Formica esce a testa alta dall'inchiesta pugliese «nastri d'oro».

Condannato a Foggia a quattro anni e sei mesi - con l'accusa di aver favorito la ditta Emit di Milano per la realizzazione di nastri trasportatori al porto industriale di Manfredonia- il socialista che bollò l'ultima assemblea nazionale del Psi di Craxi come «una corte di nani e ballerine» è stato assolto dalla prima sezione della Corte d'Appello di Bari per non aver commesso il fatto.

 

I giudici pugliesi hanno riconosciuto che non intascò alcuna tangente e pazienza se, per dimostrarlo, c'è voluto quasi un quarto della sua vita. Finalmente il verdetto è arrivato e Formica, che pure ne fu politicamente annientato, l'accoglie con filosofia: «Questa sentenza si legge in un solo modo, Formica e i socialisti di Puglia sono stati perseguitati politicamente».

Felice proprio non è, ma «tranquillo» sì. Lo era allora e lo è adesso, che ha 83 anni e si sente un ragazzino. Giura di non avere rimpianti e, se tornasse indietro, rifarebbe tutto. Anche a costo di tornare agli arresti domiciliari, con l'accusa di corruzione e finanziamento illecito ai partiti, per un'altra inchiesta sulla sanità privata barese. Assolto anche qui, nel 1999, dopo quattro anni di processo.

 

«Quando sono entrato nel Psi - racconta con la inconfondibile "r" alla francese - sapevo che la politica non è un convento di Orsoline. Si sa che si rischia di prendere una pallottola in fronte». Lei l'ha presa, la sua pallottola... «Diciassette anni orsono i magistrati di Foggia fecero strame del diritto e, forse, qualcosa di peggio». Intende che ci fu del dolo? «Sì, ma verrà fuori tutto. Io ho avuto fiducia nella magistratura e sono stato premiato. I magistrati passano, la giustizia resta. E in Italia una magistratura che sa giudicare esiste ancora».

 

E il tempo perduto? La carriera spezzata? La famiglia? «È stata una grande sofferenza, eppure va bene così. Se è vero che in politica ci sono privilegi, è anche vero che ci sono dolorose persecuzioni. La mia massima è "perdonare molto, dimenticare mai"». Per non dimenticare, sta ore chino sui ritagli d'archivio e si è convinto che l'errore della polemica attuale sia ritenere che la magistratura è malata: «Non è così, è che ci sono dei magistrati malati».

Perché votò contro se stesso, cioè a favore dell'autorizzazione a procedere? «Perché non sembrasse una difesa corporativa. Però non misi nel conto la persecuzione, l'atto di ostilità riprovevole». E i tempi della giustizia, anche: «Già. I tempi si allungano perché c'è una fedeltà all'errore, una violenza offensiva che produce uno strappo del diritto».

Quando lo paragonano a Giulio Andreotti ricorda che lui, a differenza dell'ex premier, è stato assolto con formula piena. E se lo accostano a Silvio Berlusconi, sottolinea la differenza di vedute: «L'errore di fondo del presidente del Consiglio è non aver creduto nella giustizia.

 

Non aver capito che, se c'è la persecuzione, questa emergerà». Da anni il premier punta il dito contro i magistrati politicizzati e qui Formica non gli dà torto. «Toghe rosse? Sì, negli anni di Mani pulite l'intreccio tra politica e magistratura era innegabile. Verrà il momento in cui chiederemo il conto ai profittatori del regime». Ed è qui, quando pensa ai pm che lo misero nei guai, che il rancore affiora: «Uno si chiamava D'Amelio, ora è morto ma nel ' 94 si candidò col centrosinistra.

E l'altro, Alberto Maritati, da anni è senatore del Pd. Che robaccia, che intrico tra magistratura e malaffare c'era in quegli anni, a Foggia...». Di riabilitazione, Formica non vuole sentir parlare. «Io non ne ho bisogno - e qui la voce tradisce l'orgoglio - perché in Puglia la gente ha continuato sempre a sostenermi e ad apprezzarmi. Hanno capito. Era chiaro in quei giorni come l'aggressione ai socialisti venisse da Tatarella ma anche da D'Alema».

E se guarda indietro vede la sua storia personale come metafora di una storia più grande: «Il vuoto di questi vent'anni è terribile, la mia preoccupazione non è il tempo che ho perso io, ma quello che ha perso il Paese». È un chiodo fisso: «Lo sa che ci sto scrivendo un libro?». 26-05-2010]

 

 

GIUSTIZIA FORMICA PER RINO (ATTACCATI AL POST-IT!) – CI VOGLIONO 17 ANNI PER ASSOLVERE L’EX MINISTRO SOCIALISTA? CHISSENEFREGA, I SOLITI AMMIRATORI DELLE TOGHE DIRANNO CHE ALLA FINE LA GIUSTIZIA HA TRIONFATO. MA PASSARE UN QUARTO DELLA PROPRIA ESISTENZA TRA LE GRINFIE DEI GIUDICI NON È UN SISTEMA: È TORTURA DI STATO – LE IMPRESE DEL PM MARITATI: TROMBATO DAL PSI HA SEMPRE COLTIVATO AMBIZIONI POLITICHE – QUANDO D’ALEMA AMMISE (PERCHÉ AMNISTIATO) DI AVER PRESO UNA MAZZETTA, LUI SI CONGRATULÒ PER LE “LEALI DICHIARAZIONI”. L’ANNO DOPO FU ELETTO SENATORE DEL PD

Giancarlo Perna per "Il Giornale"

 

Accusato di tangenti, Rino Formica è stato pienamente assolto 17 anni dopo: non aveva intascato nulla. Nel frattempo, l'otto volte ministro socialista è passato dai 66 anni che aveva nel '93,quando il processo iniziò, agli attuali 83. Per sua fortuna, è vivo, lucido e può assaporare la vittoria. Poteva andargli peggio. Ma intanto ha finito da allora con la politica che fu la sua vita e poteva ancora riservargli soddisfazioni. È stato ostracizzato, circondato da diffidenze, subissato di ironie.

 

Formica era negli anni '80 e primi '90 un politico potente e il numero uno del Psi in Puglia. Fu sospettato di avere favorito, in cambio di mazzette, la ditta Emit di Milano per la realizzazione di nastri trasportatori nel porto di Manfredonia. Dopo un processo a Foggia durato undici anni è stato condannato a quattro anni e sei mesi. Ci sono voluti altri sei anni prima che, l'altro ieri, la Corte d'appello di Bari lo assolvesse per non avere commesso il fatto. In precedenza, era già stato assolto - con la stessa ampiezza - dall'accusa, altrettanto fasulla, di tresche con il re delle cliniche pugliesi, Francesco Cavallari.

 

Uno scandalo spacciato per prova regina della corruzione del pentapartito nella prima Repubblica. Imputati di spicco furono Formica e il democristiano, Vito Lattanzio. La causa durò 14 anni e si è conclusa nel dicembre dell'anno scorso. Formica e Lattanzio e la totalità dei presunti correi (31 persone) furono assolti sia in primo che in secondo grado. Per le cliniche, Formica e Lattanzio trascorsero mesi agli arresti domiciliari. Formica fece il bis dell'esperienza anche per la vicenda Emit.

 

Casi patenti giustizia coi piedi. Ora, i soliti ammiratori delle toghe diranno che alla fine, però, la giustizia ha trionfato. Lo stesso Rino, visibilmente sollevato, ha detto al termine del processo Emit: «Ho avuto fiducia nella magistratura e sono stato premiato. I magistrati passano, la giustizia resta. Una magistratura che sa giudicare esiste ancora». La gioia gioca brutti scherzi, l'orgoglio fa il resto. Comprensibilmente fiero di avere resistito alla mattanza giudiziaria, l'ex ministro non ha voluto infierire.

Noi invece che non abbiamo dovuto vivere le sue stesse vicissitudini, siamo molto più imbufaliti. Trovo pazzesco che un tizio debba passare un quarto della propria esistenza tra le grinfie dei giudici prima che si accorgano della sua innocenza. Non è un sistema: è tortura di Stato.

 

Loro che ti hanno incastrato, intrufolandosi nella tua vita e prontissimi a rovinartela, almeno una cosa hanno il dovere di fare: spicciarsi. Niente ferie, signori, avete l'obbligo dell'insonnia finché la verità non viene a galla. Invece, voi che avete rotto le uova nel paniere, vi sentite autorizzati a obbligare me a ingurgitare la vostra frittata.

Tangentopoli, in cui la vicenda Formica si inserisce, con la sua stragrande maggioranza di assoluzioni a babbo morto, ha calpestato un principio cardine: la ragionevole durata del processo.

 

I tempi non sono una variabile indipendente della giustizia, soprattutto di quella politica. Perché, vero che ora Formica è stato assolto, ma il suo partito - e vale anche per Dc, Pri, Pli ecc... - intanto è scomparso. A spacciarlo non sono state tanto le inchieste quanto le lungaggini bibliche delle istruttorie. Niente resiste a 15 o 20 anni di indagini. Altri prendono il posto dei partiti azzoppati e, al termine, l'intera geografia politica di un Paese è artificiosamente cambiata. È questa l'essenza della rivoluzione giudiziaria italiana, giustamente definita «falsa rivoluzione».

 

Aperti i procedimenti contro di lui, l'innocente Formica non è stato rieletto in Parlamento nel '94 e da allora si è ritirato. Era stato un ministro capace e uno spirito libero. Quando vide che al craxismo trionfante si accodavano avventurieri interessati bollò l'Assemblea nazionale del Psi come un coacervo di «nani e ballerine». Non è mai stato un tipo che le mandava a dire. Celebre la sua lite con un altro temperamento peperino, il dc Nino Andreatta, che causò la caduta del secondo governo Spadolini nell'82.

 

Nino era ministro del Tesoro, Rino delle Finanze. Andreatta, che non amava Craxi, disse che il Psi faceva una politica «nazionalsocialista». L'allusione al nazismo non piacque ovviamente a Formica che si infuriò. Andreatta, beffardo, si giustificò dicendo che aveva usato il termine all'inglese e che intendeva invece dire «socialismo nazionale». Rino, insoddisfatto, continuò a punzecchiare e Andreatta reagì appiccicandogli l'etichetta di «commercialista di Bari».

La replica di Formica fu fulminea: «Andreatta? Una comare sul ballatoio». Fa tenerezza ricordarlo oggi che Max D'Alema manda i giornalisti «a farsi fottere».

Disoccupato e in attesa che la magistratura, con comodo, lo scagionasse, Rino si è riciclato in analista politico. Si è dimostrato acuto e preciso, non sfiorato dall'età. Ha collaborato alle Nuove ragioni del socialismo, rivista di Emanuele Macaluso, un ex comunista fuori dal coro.

Fedele al ricordo di Craxi, ha fatto in gennaio un discorso memorabile per il decennale della morte. Ha perfino fondato un movimento, Socialismo e libertà, schierandosi - chissà perché - col centrosinistra dove si annidano tutti quelli che gli hanno voluto male. Oggi, è il padre nobile degli ex psi pugliesi e non solo.

 

La cosa potrebbe finire qui se lo stesso Formica non avesse detto all'uscita dal tribunale due giorni fa: «Non è la magistratura che è malata. Ci sono dei magistrati malati». Richiesto di spiegarsi, ha aggiunto: «Negli anni di Mani pulite l'intreccio tra politica e giudici era innegabile. Verrà il momento in cui chiederemo il conto ai profittatori di regime».

E ha fatto il nome di Alberto Maritati, il pm di Foggia che lo ha ingiustamente incriminato due volte, precisando: «Da anni è senatore del Pd. Che robaccia, che intrico tra magistratura e malaffare, c'era in quegli anni a Foggia». Non è un complimento. Anzi, una chiara allusione a una strategia giudiziaria del suddetto pm per liquidarlo.

Maritati è una toga che ha sempre coltivato ambizioni politiche. Nell'83 fu candidato alla Camera per i socialisti di Claudio Signorile. Fece fiasco e da allora, dicono, si è mosso in odio al Psi e alleati. Sta di fatto che fu lui a mettere nei guai il pentapartito in Puglia sia con le cliniche che con i nastri trasportatori. Ignoro quali prove avesse. Non è però una gran lacuna poiché quelle che aveva, se le aveva, sono state successivamente buttate alle ortiche pure dai suoi colleghi. Maritati si è anche distinto per avere scoperto, dieci anni dopo il fatto, che D'Alema aveva preso una mazzetta da quel Cavallari re delle cliniche.

Glielo confermò lo stesso Max durante un interrogatorio. Nel verbale, il pm - che ormai non poteva più incriminarlo per sopravvenuta amnistia - elogiò il tangentista con i baffetti per le sue «leali dichiarazioni». L'anno dopo Maritati fu eletto senatore del Pd in quota D'Alema. Lo è tuttora. Forse, evocando i «profittatori di regime», Formica è stato avventato. Ma ha anche torto?

POLITICI SCAGIONATI DOPO PROCESSI-FIUME: DA MANNINO AD ANDREOTTI UN LUNGO ELENCO
Da "Il Giornale"

Dall'ex ministro Calogero Mannino al sette volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti, dall'ex pluriministro e vicerè della Dc Antonio Gava a Giacomo Mancini, già pluriministro ed ex segretario del Psi. E l'elenco potrebbe continuare.

Sono tanti i "big" della prima Repubblica la cui carriera è stata stoppata, distrutta, rallentata da bufere giudiziarie-fiume conclusesi, dopo anni e anni, con assoluzioni con tante scuse. Il caso più celebre è quello del senatore Andreotti, alle prese con due processi - quello di Perugia per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli e quello di Palermo per collusioni mafiose - cominciati quasi contemporaneamente tra il '93 e il '95 e finiti, con i proscioglimenti in Cassazione, esattamente dieci anni dopo, tra il 2003 e il 2004.

È durata invece ben 17 anni dall'avviso di garanzia all'assoluzione definitiva l'odissea giudiziaria di Calogero Mannino, accusato di collusioni mafiose. Il suo incubo - "corredato" anche da nove mesi di cella e quasi due anni di domiciliari - è finito a gennaio di quest'anno.

Calvario poco più breve - 13 anni - per l'ex ministro ormai scomparso (è morto nel 2008) Antonio Gava, «avvisato» per mafia nel '93 e assolto nel 2006. Solo sei anni di processi per Giacomo Mancini, anche lui accusato di mafia nel '93 e prosciolto nel '99. [27-05-2010]

 

Da "La Stampa" - Il Gip presso il Tribunale di Roma, su richiesta della questura di Roma, ha emesso la misura cautelare del divieto di dimora per il disturbatore tv Gabriele Paolini. Il gip, dopo le ultime irruzioni durante le dirette televisive avvenute nella capitale, ha disposto che Paolini non dimori nel comune di Roma, vietando inoltre l'accesso senza preventiva autorizzazione. Lo comunica la Questura di Roma. «È stato infatti accertato che l'interessato non ha dimora fissa nella Capitale», sottolinea la Questura.
Gabriele Paolini era già finito nel mirino del questore di Roma che aveva adottato il provvedimento dell'Avviso Orale invitandolo a desistere da tali azioni di disturbo nonchè il provvedimento del «Foglio di Via Obbligatorio» con il divieto di rientro nel comune di Fiumicino. 19.05.19

 

 

PM MILANO CHIEDE ARCHIVIAZIONE PER SCARONI IN INCHIESTA MISURATORI GAS...
(Adnkronos) - Il pm di Milano Maria Letizia Mannella ha chiesto all'ufficio gip di archviare le accuse, tra le altre, di associazione per delinquere e truffa che erano state mosse a carico dell'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni. Le contestazioni erano state mosse nell'ambito dell'inchiesta sui misuratori del gas. Scaroni, su sua richiesta, era stato sentito dalla procura e aveva respinto ogni addebito spiegando, tra l'altro, di aver per primo ordinato e fatto eseguire un audit in materia.10.05.10

 

TUTTI I GUAI DI INGROIA, INTER A PARTE...
Una sentenza del Consiglio di Stato ha l'effetto di una piccola bomba per la procura di Palermo facendo decadere sei procuratori aggiunti su sette. Il 4 maggio, infatti, i giudici amministrativi hanno annullato gli atti che portarono due anni fa alla nomina di Antonio Ingroia, Vittorio Teresi, Teresa Maria Principato, Antonino Gatto, Leonardo Agueci e Maurizio Scalia.

 

Hanno accolto così il ricorso di due sostituti procuratori palermitani, Ambrogio Cartosio e Giuseppe Fici, già respinto dal tar, contro il quale si erano opposti da un lato il Csm e il ministero della Giustizia e dall'altro lo stesso Ingroia, unico tra gli aggiunti. Fici e Cartosio lamentano il mancato riconoscimento del punteggio per anzianità, modificato in seguito alla rinuncia del più giovane dopo il termine per le domande.

 

Secondo il Consiglio di Stato, invece, i requisiti vanno accertati al momento della presentazione della domanda. Ora, dunque, si riparte con la procedura. Inoltre, i procuratori aggiunti non brillano per presenze in ufficio e tra il 5 e il 6 maggio il loro capo, Francesco Messineo, se n'è lamentato pubblicamente. Guarda caso, mercoledì 5 Ingroia, interista sfegatato, era in ferie all'Olimpico (vedere la foto dalla "Gazzetta dello sport") per la finale della Coppa Italia vinta dall'Inter sulla Roma. Dal tribunale alla tribuna d'onore. (S.V.)

2- IL CSM ALL'UNANIMITÀ: TRAVAGLIO HA RAGIONE, I COLLEGHI MAGISTRATI NO...
Incredibile ma vero: il Consiglio superiore della magistratura difende Marco Travaglio, un giornalista, contro una loro parte: i magistrati di Palermo. La curiosa vicenda è nata dopo l'intervento dell'editorialista del «Fatto quotidiano» alla trasmissione di Raidue «Annozero», in onda il 4 febbraio scorso con la solita conduzione di Michele Santoro.

 

Travaglio aveva criticato la sentenza della Corte d'appello palermitana su Massimo Ciancimino, il quale, «nonostante la procura generale avesse chiesto la conferma della sentenza, ha avuto concesse pure le attenuanti generiche». I magistrati hanno chiesto, di conseguenza, l'apertura di una pratica a tutela.Sostenevano, infatti, che con le sue parole il giornalista avesse fatto chiaramente intendere la concessione di un ingiustificato «trattamento di favore».

La prima commissione del Consiglio superiore ha invece deliberato l'archiviazione.E lo ha fatto senza tentennamenti, all'unanimità.La motivazione? Eccola: le affermazioni di Travaglio sono state «forse inopportune e fuorvianti», ma comunque espressione del diritto di critica giornalistica e manifestazione di libertà di pensiero. manifestazione di libertà di pensiero.

10.05.10

 

 

IL RIS: NON MANDATE PIÙ REPERTI ...
Non mandate più reperti, abbiamo troppo lavoro arretrato. Questo il senso di una circolare riservata che il Ris di Parma, il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, ha spedito il 22 aprile a tutti i comandi territoriali dell'Arma. Ormai ci sono reparti, forse troppo zelanti, che inviano prelievi di campioni genetici anche per risolvere reati minori. Costringendo i carabinieri in camice bianco a onerosi accertamenti scientifici.

Ma al Ris non riescono più a tenere il passo con le richieste che arrivano da tutto il Centro-Nord. E allora ecco la circolare in cui si chiede espressamente di «contenere il numero di reperti», adoperare una «valutazione preliminare della priorità delle esigenze investigative» e di limitare tali richieste a «fatti oggettivamente gravi» per evitare l'accumulo di arretrato e per contenere i costi di analisi. Troppo spesso sproporzionati rispetto all'entità del reato. (S.D.V.)

10.10.05

 

 

 

CIARRAPICO, INDAGINE DEL 2005 TIRATA FUORI PER AUMENTARE RUMORS GIUDIZIARI SUL PDL...
(Adnkronos) - 'Un avviso di garanzia non invecchia mai e puo' far sempre comodo se si tratta di un senatore del Popolo della liberta''. Il senatore Giuseppe Ciarrapico commenta cosi' all'ADNKRONOS l'inchiesta che lo vede indagato insieme al figlio Tullio e ad altre cinque persone con l'accusa di aver percepito indebitamente contributi per l'editoria.

'Oggi gli organi di informazione parlano di un'indagine per truffa a carico del senatore Giuseppe Ciarrapico. E' la stessa indagine del 2005 -sottolinea il parlamentare del Pdl- promossa dalla dottoressa Marazza, pm nota per la sua contiguita' con il pubblico ministero De Magistris concorrente politico di Di Pietro. Si tratta di un presunto abuso sui contributi per l'editoria'. Un'indagine, rileva Ciarrapico, 'dormiente a tutt'oggi e oggi guarda caso ritirata fuori per aumentare i rumors giudiziari a carico del Pdl. Chi piu' ne ha piu' ne metta', conclude.

5 - ANDREOTTI DIFFAMO' IL GIUDICE ALMERIGHI, CONDANNATO...
(Adnkronos) - Giulio Andreotti diffamo' il giudice Almerighi. La Cassazione ha cosi' confermato la condanna per diffamazione nei confronti del senatore avita. In particolare, la Quinta sezione penale, respingendo il ricorso, ha confermato la decisione della Corte d'appello di Perugia del 21 gennaio 2009 che aveva inflitto una condanna di 2mila euro di multa, coperta da indulto, ad Andreotti, disponendo una provvisionale di 20mila euro (gia' versata) a favore del giudice, in relazione alle dichiarazioni fatte dal sette volte presidente del Consiglio, a mezzo stampa, nei confronti di Mario Almerighi.

Il procedimento era stato interrotto dopo che Palazzo Madama, nel gennaio 2001, aveva stabilito che le parole del senatore a vita costituivano opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni.

I fatti si riferiscono al 9 giugno del '97, quando Almerighi testimonio', sotto giuramento, al Tribunale presieduto da Francesco Ingargiola di aver ricevuto a suo tempo una confidenza dal collega Piero Casadei Monti, capo di gabinetto dell'allora ministro della Giustizia Virginio Rognoni: "E' intervenuto Andreotti e ha detto che Carnevale non si tocca".

Ad Andreotti, che ha sempre sostenuto di conoscere solo di vista Corrado Carnevale, si attribuiva insomma un pesante intervento per salvare l'ex presidente della prima sezione penale della Cassazione. Per effetto del rigetto del ricorso, Andreotti e' stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.

6 - PROCURA FIRENZE CHIEDE GIUDIZIO IMMEDIATO PER BALDUCCI & C. ...
(Adnkronos) - La Procura della Repubblica di Firenze ha depositato la richiesta di giudizio immediato per 4 degli arrestati nell'ambito dell'inchiesta sull'appalto per la scuola marescialli dei carabinieri di Castello, filone fiorentino dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.

La richiesta di giudizio immediato riguarda l'ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, Angelo Balducci, l'ex sovrintendente alle opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis, l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli e l'avvocato romano Guido Cerruti.

Sono state invece stralciate le posizioni degli altri indagati (fra questi, due sono stati arrestati, Mauro Della Giovampaola e l'imprenditore Diego Anemone). Venerdi' scorso il Tribunale del riesame ha concesso i domiciliari, per motivi di salute, a Piscicelli.

7 - DIMISSIONI CORSINI: L'INCHIESTA COINVOLGE ANCHE MORASSUT...
(Adnkronos) - L'inchiesta che ha determinato le dimissioni di Marco Corsini, assessore all'urbanistica al Comune di Roma, indagato per corruzione e concussione, vede coinvolto anche, per l'accusa di corruzione Roberto Morassut, ex assessore all'urbanistica, ed anche, sempre per corruzione Renzo Rubeo e Roberto Liguori, rispettivamente presidente e amministratore delegato della societa' Gemma Spa, aggiudicataria del servizio a supporto della gestione del condono edilizio di Roma

Per quanto riguarda l'accusa di corruzione sotto il profilo del concorso a Morassut, a Roberto Liguori e a Renzo Rubeo i pubblici ministeri Sergio Colaiocco e Cecilia Demma contestano a Morassut d'aver accettato dagli altri due 'indebite utilita' quali, tra l'altro, l'assunzione di personale su sua segnalazione, e cio' al fine di compiere atti contrari ai doveri d'ufficio, sia in occasione dell'affidamento delle attivita' di servizio a supporto della gestione del condono edilizio alla Gemma Spa sia, poi, nel 2007 in concomitanza della rinegoziazione degli obiettivi trimestrali (rinegoziazione conseguente al mancato raggiungimento degli obiettivi contrattuali)'.

8 - MORI: TRA ME E IL CAPITANO 'ULTIMO' MAI PROBLEMI SOLO RAPPORTI DI STIMA E RISPETTO
(Adnkronos) - "Negli undici anni in cui ho avuto rapporti lavorativi e personali con il colonnello Sergio De Caprio non e' mai venuta meno la stima e il rispetto reciproco". Il generale Mario Mori smentisce con queste parole le affermazioni rese oggi in aula dal colonnello dei Carabinieri, Massimo Giraudo, secondo il quale i rapporti tra Mori e De Caprio, conosciuto anche come capitano 'Ultimo', nel periodo in cui erano al Ros era tutt'altro che idilliaci.

In particolare, Giraudo, sentito in aula come testimone al processo che vede imputati il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano, ha riferito che ci sarebbe stato un "raffreddamento dei rapporti tra De Caprio e Ultimo".

9 - TESTE PROCESSO MORI: CIANCIMINO JR. GODEVA DI IMMUNITA'...
(Adnkronos) - "Massimo Ciancimino godeva di una sorta di immunita', era garantito perche' aveva collaborato con lo Stato, con il padre Vito Ciancimino, nella cosidetta trattativa per fermare le stragi del '92. Aveva un corsia preferenziale. Tutto cio' mi era stato riferito dall'avvocato Gianni Lapis". E' quanto dice in aula l'avvocato Giovanna Livreri, teste nel processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, entrambi accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano nel '95.

Il legale, che viene sentito come teste assistito, viene interrogato sui suoi rapporti con l'avvocato Lapis, condannato di recente insieme con Massimo Ciancimino nel processo d'appello per il cosiddetto 'tesoro' di Vito Ciancimino.

"Il professor Lapis -aggiunge l'avvocato- mi parlo' dell'immunita' di Massimo Ciancimino nel 2005, quando subi' la perquisizione dello studio e della sua abitazione. Mi disse che mentre per Massimo Ciancinimo la polizia giudiziaria aveva usato metodi molto piu' soft, cioe' edulcorati, per Lapis non fu cosi'. Tanto e' vero che mentre da Ciancimino non vollero neppure la chiave della cassaforte di casa, a Lapis volevano fare saltare la cassaforte con la dinamite".

10 - MASSIMO CIANCIMINO: MAI RICEVUTO TRATTAMENTI DI FAVORE ANZI...
(Adnkronos) - 'Non credo di avere mai ricevuto trattamenti di favore anzi... E' forse anche palese un minimo di trattamento di non favore paragonato ad altri imputati'. Lo ha detto all'ADNKRONOS Massimo Ciancimino che replica alle dichiarazioni rese oggi in Aula dall'avvocato Giovanna Livreri nell'ambito del processo a carico del generale Mario Mori per la mancata cattura del boss Bernando Provenzano.

La Livreri ha detto di avere appreso dal tributarista Gianni Lapis che Ciancimino junior godeva 'di una sorta di immunita' perche' conosceva i segreti della trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra'.

'Sicuramente -dice ancora Ciancimino- ogni tipo di disattenzione ha voluto solo giovare personaggi che ancora oggi godono di simili protezioni. Credo che gli ultimi accadimenti ne siano anche la conferma'.

E aggiunge: 'La mia posizione scomoda di teste imbarazza molti, anche nel momento di manifestare un minimo di solidarieta'', riferendosi all'ultima lettera minatoria indirizzata a 'La Repubblica di Palermo' in cui si fa il suo nome. Solidarieta' e' stata manifestata ai pm e ai giornalisti ma non a Massimo Ciancimino. 'La mia -conclude Ciancimino junior- e' triste dirlo, ma e' una corsa persa in partenza. La via della legalita' e' la piu' difficile da percorrere'.

 

LOMBARDIA: REGIONE VALUTA QUERELA AL "SOLE 24 ORE" SU BOND GRECI ...
(Adnkronos) - "Non solo imprecisioni grossolane o gravi inesattezze, ma anche falsita' riportate a regola d'arte nel servizio pubblicato oggi dal 'Sole 24 ore Lombardia' sul Bond regionale emesso nel 2002, a partire dal titolo che afferma che la Regione starebbe subendo danni economici a causa delle difficolta' finanziarie della Grecia. Nulla di piu' falso". Lo afferma Regione Lombardia in una nota. Regione Lombardia ha gia' dato incarico agli uffici competenti di valutare se vi siano gli elementi necessari per formulare una querela per diffamazione.

"La Regione non ha subito la perdita di un solo centesimo di euro - prosegue la nota - e non ne potra' mai subire in seguito all'andamento dei titoli greci. Il presidente Formigoni ha gia' chiaramente sottolineato che non e' da tenere nemmeno in considerazione l'ipotesi di un fallimento della Grecia, perche' questo significherebbe simultaneamente la fine dell'Euro e dell'Unione Europea. E' falsa l'affermazione riportata dall'autore dell'articolo che il meccanismo del 'sinking fund' lombardo sia strano: esso e' regolamentato puntualmente da una legge dello Stato.

"E' falsa l'affermazione che le plusvalenze derivanti dall'andamento del titolo siano intascate dagli istituti di credito e che le minusvalenze si scarichino su Regione Lombardia: i titoli del fondo sono di proprieta' delle banche e i segni positivi o negativi del loro andamento -aggiunge la Lombardia- si scaricano esclusivamente sul loro bilancio. E' falsa l'affermazione che le banche possano acquistare a piacimento i titoli piu' rischiosi: esse possono muoversi solo nell'ambito di precise tipologie di titoli definiti da Regione Lombardia nel contratto. I titoli, peraltro, sono stati scelti con criteri prudenziali come piu' volte riconosciuto dalla Corte dei Conti". [05-05-2010]

 

10.05.10

 

DERIVATI: FT - MORATTI, DA BANCHE LETTERA INGANNEVOLE CI HANNO TRUFFATO...
(Adnkronos) - "Le banche hanno una grande responsabilita' nella crisi e c'e' bisogno di cambiare il loro comportamento". A dichiararlo e' il sindaco di Milano Letizia Moratti che in un'intervista apparsa sul Financial Times accusa i quattro colossi bancari (JPMorgan Chase, Ubs, Deutsche Bank e Depfa) di "aver truffato" il comune di Milano in relazione alla vendita dei derivati risalente al 2005. Una precisazione, questa, che arriva a poche ore dell'inizio del processo.

Proprio le quattro banche incriminate, a detta del sindaco, avrebbero inviato al Comune "una lettera ingannevole" nella quale "veniva assicurato che i derivati erano per noi economicamente vantaggiosi, quando invece non lo erano. Non e' perche' non abbiamo capito l'inglese" precisa la Moratti che poi chiede "pensate che una banca debba guardare a risultati di breve termine o a una solida e stabile reazione con il cliente?".

Dovrebbe invece esserci,secondo il sindaco, "una considerazione molto profonda di come il mondo finanziario opera". Intanto il FT sottolinea che il processo sara' "uno dei primi casi scoppiati dal boom dei derivati a finire davanti a una corte" e che sia il Governo italiano che le banche di tutto il mondo guardano al processo con molta attenzione.

10-05-10

 

MEDIOLANUM: PM MILANO CHIEDE GIUDIZIO IMMEDIATO PER PROMOTORI ...
(Adnkronos) - Il pm di Milano Roberto Pellicano ha chiesto il giudizio immediato nei confronti di una settantina di persone, in gran parte promotori finanziari di banca Mediolanum e alcuni clienti, con l'accusa di aver organizzato un giro di fatture false da circa 10 milioni di euro. Le fatture sarebbero state emesse da una societa' americana e girate su conti di societa' off-shore. L'istanza e' stata avanzata al gip Franco Cantu' Rajnoldi.

L'inchiesta, in cui e' coinvolto anche Oscar Di Montigny, responsabile dello sviluppo di rete di Banca Mediolanum e Ad di Mediolanum Corporate University, e' nata dagli sviluppi di un filone dell'indagine su banca Italease. Il presunto giro di fatture false riguarderebbe Svizzera, Londra e Vaduz nel Liechtenstein. I promotori finanziari sono accusati di frode fiscale, mentre al loro consulente Marco Baroni, un commercialista di 55 anni, e' stato contestato il riciclaggio. Banca Mediolanum, che all'inizio delle indagini aveva dichiarato la sua 'assoluta estraneita'' alla vicenda, ha gia' avviato accertamenti interni.

18.05.10

 

CASELLI PERDE CONTRO «IL GIORNALE»...
Gian Carlo Caselli fa causa al "Giornale" ma il "Giornale" viene assolto. Al centro della querelle i ricordi di Massimo Coco, il figlio di Francesco, il magistrato ucciso dalle Br nel 1976. Coco aveva raccontato a Stefano Zurlo la drammatica deposizione della madre dopo la morte del padre. Chi aveva condotto quell'interrogatorio, un nuovo trauma per i Coco?

Caselli, secondo Coco, che aveva confermato anche in seconda battuta. Caselli aveva smentito e querelato. In effetti Coco si sbagliava, fu un altro pm a porre quei quesiti, ma il giudice ha riconosciuto la correttezza di Maurizio Belpietro e Stefano Zurlo, difesi da Enzo Lo Giudice e Valentina

 

 

AGENZIA ENTRATE CHIEDE DI PAGARE 25 MILA EURO DI SPESE - FINORA NESSUNA MOSSA DA PALAZZO CHIGI PER RISARCIMENTO 600MILA...
(Apcom) - L'Agenzia delle entrate ha chiesto formalmente a David Mills di pagare 25 mila euro di spese processuali in esecuzione della sentenza della Cassazione che nel febbraio scorso aveva dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari in concorso con Silvio Berlusconi.

La Suprema Corte, però, confermava sia il pagamento delle spese processuali sia il risarcimento di 250 mila euro alla presidenza del Consiglio dei ministri, decisi in primo e secondo grado da Tribunale e Corte d'appello di Milano, dove era stata affermata la responsabilità di Mills con condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione. L'Agenzia delle entrate ha presentato la richiesta formale dopo aver atteso il deposito delle motivazioni della Cassazione.

Per ora, invece, non risulta nessuna iniziativa formale da parte di Palazzo Chigi per riscuotere il risarcimento di 250mila euro dal legale inglese.

Per la Cassazione i tempi della giustizia erano scaduti ma non c'erano le condizioni per assolvere Mills dall'accusa di aver incassato 600 mila dollari in cambio di due false testimonianze che favorirono Berlusconi nei processi All Iberian e tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza. Secondo la Suprema Corte il fatto storico era stato accertato. Per cui Mills, creatore del sistema offshore usato da Fininvest, è tenuto a versare sia le spese sia il risarcimento.

5 - DELL'UTRI: COMPLOTTO CONTRO DI ME NON E' IPOTESI MA CERTEZZA...
(Adnkronos) - "Il complotto contro di me e il centrodestra non e' un'ipotesi ma una certezza". Lo ha detto il senatore Marcello Dell'Utri (Pdl), parlando con i giornalisti del collaboratore della Camorra Antonio Cutolo secondo cui ci sarebbe stato una sorta di 'complotto' di Cosa nostra per colpire il centrodestra, Silvio Berlusconi e dell'Utri in particolare, perche' avrebbero inasprito le leggi contro la mafia.

"Indipendentemente da Cutolo -dice Dell'Utri in una pausa dell'udienza del processo d'Appello in cui e' imputato per concorso esterno in associazione mafiosa- il complotto c'e' stato". I giudici sono adesso in camera di consiglio per decidere se accogliere la richiesta di ascoltare Antonio Cutolo, avanzata nella seconda udienza dalla difesa. "Se e' attendibile -dice Dell'Utri- e' giusto che venga sentito".

6 - PG PROCESSO DELL'UTRI: NO AUDIZIONE CUTOLO NON E' ATTENDIBILE...
(Adnkronos) - L'ex boss della Camorra Antonio Cutolo non va sentito al processo al senatore Marcello Dell'Utri perche', secondo il parere espresso dalle Procure di Napoli e Roma "non e' un collaborante e non e' attendibile".

A riferirlo questa mattina in aula e' il pg Antonino Gatto, che ha espresso parere negativo sulla richiesta avanzata nella scorsa udienza di ascoltare Antonio Cutolo, perche', nel corso di un colloquio in carcere avvenuto nell'aprile scorso con uno dei difensori di Dell'Utri, avrebbe riferito di avere appreso dai boss Antonino Ganci e Antonino Spadaro di un presunto piano ordito da Cosa nostra contro il centrodestra e in particolare con Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri perche' "avevano approvato delle norme troppo restrittive" contro i boss.

"Le due procure - dice Antonino Gatto - esprimono parere negativo sull'attendibilta' di Cutolo". La difesa replica: "Non abbiamo mai asserito che Cutolo e' attendibile, spetta alla Corte d'Appello deciderlo". E si e' opposta alla visione dei due pareri delle Procure di Napoli e Roma. Dal pg arriva un no anche alla trascrizione dell'intercettazione tra l'avvocato Gregorio Donnarumma e Patrizia Mirigliani in cui il legale aveva detto che gli avrebbero offerto un seggio se "avesse messo d'accordo quelli che accusano Dell'Utri". I giudici sono entrati in camera di consiglio per decidere sulle richieste.

 

 

LA PROCURA DI MILANO INDAGA SULLA ARNER BANK, LA BANCA DEL BANANA - "OPERAZIONI SOSPETTE PER 34 MILIONI" (20 DI BERLUSCONI FAMILY) - soldi versati tra il 2005 e il 2009 alla rappresentanza italiana dell’offshore ’Flat Point Development ltd’ da acquirenti italiani di immobili caraibici di prestigio; da lì poi riversati su conti della società presso la filiale milanese di Banca Arner spa; e infine trasferiti su conti sempre della società presso la Arner Bank Sa in Svizzera, con destino poi ignoto

OPERAZIONI SOSPETTE PER 34 MILIONI":
Luigi Ferrarella Per "il Corriere Della Sera"

L'«assoluta opacità, circa l'effettivo beneficiario della complessa struttura all'origine» della struttura italiana di «una società offshore Flat Point costituita ad Antigua», circonda «trasferimenti di 34 milioni di euro all'estero attraverso la banca Arner», movimentati dalla Flat Point con «causali poco verosimili» e «prive di effettive ragioni economiche».

Dai decreti di perquisizioni ad alcuni commercialisti, svolte a fine aprile nell'inchiesta da tempo in corso sulla filiale italiana della svizzera Arner Bank Sa, emerge ora che la Procura di Milano sta indagando sulla strana triangolazione di 34 milioni di euro: soldi versati alla luce del sole tra il 2005 e il 2009 appunto alla rappresentanza italiana dell'offshore «Flat Point Development ltd» da acquirenti italiani di immobili caraibici di prestigio; da lì poi riversati su conti della società presso la filiale milanese di Banca Arner spa; e infine trasferiti su conti sempre della società presso la Arner Bank Sa in Svizzera, con destino poi ignoto.

Di quei 34 milioni sotto la lente degli inquirenti, più di 20 risultano essere stati pagati da conti personali presso banche italiane e assolutamente ufficiali del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, di cui sinora era noto (come segnalato da Report il 15 novembre 2009) solo un bonifico alla Flat Point di 3,3 milioni nel 2008.

Il premier non è indagato dai pm Mauro Clerici e Roberto Pellicano, che invece hanno indagato gli ex presidente e amministratore delegato di Banca Arner spa, Nicola Bravetti e Davide Jarach, anche sulla base dell'ispezione di Bankitalia che «ha rilevato gravi e diffuse irregolarità in materia di normativa anti riciclaggio».

Di Banca Arner è noto che la filiale milanese ha come clienti alcuni collaboratori di Berlusconi, tre holding amministrate dai suoi figli Marina e Piersilvio (per circa 40 milioni), e lo stesso premier in un conto che da anni non registra grossi scostamenti attorno ai 10 milioni di giacenza.

Così come è noto che nei mesi scorsi da un lato la Procura di Como ha coinvolto l'ex presidente della banca, Bravetti, in un'inchiesta sullo «spallonaggio» in Svizzera di soldi di evasori fiscali, e che dall'altro la Procura di Palermo lo indaga per l'ipotesi di occultamento di denaro proveniente da attività illecite e intestazione fittizia di beni appartenenti a un costruttore considerato prestanome della mafia.

Uno dei soci storici di Arner, il banchiere Paolo Del Bue, è imputato nel processo sui diritti tv Mediaset (da poco congelato dalla legge sul «legittimo impedimento» del premier) per l'ipotesi di riciclaggio quale «responsabile della Arner Sa di Lugano e fiduciario della famiglia Berlusconi».

E di Del Bue si è parlato molto anche nel processo in cui l'avvocato David Mills ha appena ottenuto in Cassazione la prescrizione della condanna a 4 anni e mezzo che Tribunale e Appello gli avevano inflitto quale teste corrotto con 600mila euro nell'interesse di Berlusconi.

Infatti, fra le reticenti testimonianze contestate a Mills nei processi a Berlusconi del 1997 e 1998, c'era proprio l'«aver omesso di riferire quanto a sua conoscenza in ordine al legame diretto esistente tra Del Bue, della fiduciaria Arner, e la famiglia Berlusconi»: in particolare «che Century One Ltd e Universal One Ltd, società offshore costituite da Mills per conto di Berlusconi, avevano ricevuto dal gruppo Fininvest ingenti rimesse di denaro su conti bancari presso Bsi Lugano, poi prelevate in contanti per 103 miliardi di lire da Del Bue e altri di Arner».07-05-2010]

 

 - CASO DI COMPETENZA AL PROCESSO ITALEASE...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Ormai è materia da storici. Ma per chi fosse interessato, il processo ai responsabili dello scandalo Banca Italease ieri ha registrato qualche novità. Massimo Mazzega, chiamato nel 2007 a guidare Italease dopo l'azzeramento dei vertici imposto da Bankitalia, ha raccontato di avere trovato nell'istituto la «contabilità parallela» dell'ex vertice.

Mentre il professor Paolo Gualtieri, consulente della parte civile di Banca Italease, ha spiegato che le operazioni in derivati dell'epoca di Massimo Faenza non avevano senso economico, se non quello di generare a breve «enormi flussi di cassa», mentre l'«operatività era destinata a generare il disastro; bisognava solo vedere quando». Insomma, per Gualteri gli imputati «forse non avevano neanche le competenze per rendersi conto di quello che facevano o se l'avevano hanno fatto cose oltre ogni ragionevolezza».

01.05.10

 

TU CHIAMALE SE VUOI, INTERCETTAZIONI – “CI SONO KALASNIKOV”, “MEZZO CHILO DI DROGA”, “UN BAZOOKA”, “BOMBE”, “IL MAFIOSO SPARACIO” - QUATTRO PERIZIE CONFERMANO: SONO TAROCCATE LE CONVERSAZIONI DEGLI INDAGATI DELL'INCHIESTA GIOCO D'AZZARDO CHE PORTO' IN CARCERE (SEI MESI) IL SOTTOSEGRETARIO PDL PAGANO, GIUDICI, IMPRENDITORI, POLIZIOTTI - INDAGATI FUNZIONARI DELLA DIA - ALFANO CHE FA, SI MUOVE? MANDA GLI ISPETTORI?...

Gian Marco Chiocci per "Il Giornale"

Si fa presto a parlare di intercettazioni invasive, eccessive, costose. La vicenda giudiziaria che vi stiamo per raccontare, costruita su spezzoni di conversazioni intercettate che non sarebbero state in realtà mai intercettate, dà l'idea di come il problema da affrontare a livello parlamentare sia in realtà molto più complesso.

Partiamo dalla fine. E cioè dall'archiviazione del gip reggino Kate Tassone che su richiesta dei pm (con il procuratore capo Pignatone in testa) ha prosciolto tutti gli indagati dell'operazione «Gioco d'azzardo» che nel 2005 portò in galera 16 dei 43 personaggi finiti sott'inchiesta, fra cui l'ex sottosegretario al Tesoro, Santino Pagano, il giudice Giuseppe Savoca, gli imprenditori Salvatore Siracusano e Rosario Spadaro, il questore vicario Alfio Lombardo e molti altri.

L'ipotesi iniziale dei magistrati era che vi fosse una sorta di comitato d'affari politico-mafioso, favorito da imprenditori vicini a Cosa nostra, con addentellati negli uffici giudiziari e di polizia. Un'associazione criminale che trafficava in armi e riciclava denaro sporco. A sostegno di questa tesi gli inquirenti portavano le dichiarazioni di alcuni pentiti e i contenuti di svariate intercettazioni.

Pagano e soci finivano dritti in carcere, vi rimanevano sei mesi, salvo poi essere rimessi fuori dalla Cassazione e dal tribunale della libertà. Gli arrestati si sono sempre professati innocenti e hanno gridato subito al complotto giurando che quelle intercettazioni erano state contraffatte.

 

Proprio così: «Sono false». «Le hanno manipolate». Possibile? Più che possibile, sostenevano gli ex indagati, visto che nel 2002 in un procedimento analogo a Milano l'ascolto di ben 58mila telefonate sugli stessi fatti aveva portato a un'archiviazione per l'imprenditore Siracusano sospettato di essere il riciclatore della mafia.

Per un'ipotesi di violazione del segreto d'ufficio Milano spedì comunque il fascicolo in Calabria dove la Dia, riascoltando in particolare una di quelle 58mila intercettazioni (al Bar Grillo di Messina) riscontrava riferimenti inediti a partite di droga, armi, soldi sporchi, perfino ad allusioni sull'omicidio del professor Matteo Bottari.

La Dia ha sempre negato d'aver giocato con le trascrizioni. Gli indagati hanno sempre sostenuto il contrario, e a dimostrazione di ciò a un certo punto hanno esibito i risultati di una doppia perizia tecnica sul nastro incriminato (che il consulente di un altro imputato si era premurato di duplicare anche se era stato giudicato inutilizzabile dagli inquirenti perché incomprensibile). Dalla pulitura della bobina emergeva così che i riferimenti ad armi e droga, a certi mafiosi, a determinate persone incensurate, in realtà non comparivano mai.

Alle stesse conclusioni dei periti di parte arrivava il consulente nominato dalla procura di Catanzaro, dove nel frattempo il fascicolo era stato girato per competenza, che dopo aver ascoltato e riascoltato il nastro confermava che al contrario di quanto riportato dalla Dia effettivamente (al giro di nastro 01,07,942) non c'era alcun riferimento a un «bazooka», a partite di «cocaina e hashish», a «mezzo chilo di droga», a un mitragliatore «kalashnikov», a «cani antidroga».

E nemmeno a uno dei 110 personaggi che secondo la Dia erano citati nell'intercettazione. Un giallo. Un mistero. Per la Dia, se qualcosa non torna, non è per dolo. Per la difesa degli indagati il dolo c'è ed è reiterato. La battaglia è tuttora aperta, tra frasi «inventate», frasi «tradotte male» o «interpretate». Al giro di nastro 00.06.36.17, ad esempio, i periti di Pagano e Siracusano giurano trattarsi di uno scambio di battute fra un cliente e un barista («un aperitivo analcolico», «analcolico?», «un crodino?»).

Per la Dia, al contrario, trattasi di discorsi sul narcotraffico dove si discute di qualcuno che ha parlato incautamente al telefono e che viene definito un cretino («e iddi parrai chi telefoni», «fu cretinu»). Stessa frase, due versioni contrappposte: un crodino o fu cretinu? Sulle intercettazioni al Bar Grillo i periti Pititto e Baldo, nominati successivamente dal gip di Reggio Calabria a cui era tornata indietro la pratica, hanno dato torto alla Dia. E alle stesse conclusioni è giunto il direttore tecnico Delfino della polizia scientifica di Roma a cui la procura di Lecco ha delegato accertamenti essendo pendente, nel suo ufficio, un'ulteriore indagine sulle presunte manipolazioni delle intercettazioni nell'inchiesta Pagano-Siracusano.

Ma c'è di più. A pagina 51 della richiesta di archiviazione dei pm reggini si fa poi cenno ad altre dodici intercettazioni disposte, stavolta, dalla procura di Reggio Calabria: quelle nello studio del commercialista Giancarlo Panzera, considerato un complice di Siracusano e Pagano nel tentativo di depistare gli inquirenti sulla provenienza di un bel po' di soldi sospetti, ritenuti inizialmente di provenienza illecita eppoi giudicati diversamente dai pm reggini perché considerati «introiti in nero ottenuti con le compravendite immobiliari». Sul punto i magistrati osservano come gà il tribunale della libertà «si era espresso freddamente» sulla portata delle nuove intercettazioni.

E se il collegio non ha ritenuto di poter attribuire al materiale il significato accreditato dalla Dia, ciò è dovuto sia «alla mancanza di adeguata correlazione tra le conversazioni ritenute maggiormente significative e il materiale processuale», sia «per alcune significative divergenze segnalate dalle difese al Riesame tra le trascrizioni offerte dalla polizia giudiziaria e quelle realizzate dai consulenti della difesa. È chiaro, quindi, che a questo punto diviene necessario attribuire valore decisivo alla trascrizioni effettuate dai periti del gip, Pititto e Baldo, con particolare riferimento ai passaggi-chiave delle conversazioni ritenute maggiormente compromettenti».

Quanto alle «nuove» intercettazioni, ancora i pubblici ministeri reggini rimarcano «come il raffronto tra la trascrizione effettuata dalla polizia giudiziaria (la Dia, ndr) e quella effettuata dai periti del Gip rende plasticamente la situazione di assoluta insostenibilità della chiave interpretativa accreditata nell'informativa Dia» con riferimento a un paio di conversazioni nelle quali «la divergenza fra il testo dell'informativa e quello dei periti si presenta nella massima divaricazione».

Come se non bastasse, anche nel dispositivo d'archiviazione del 4 dicembre 2008 per il giudice Giuseppe Savoca, a proposito dell'intercettazione ambientale nel bar Grillo, si faceva presente che dalle successive operazioni di filtraggio e trascrizione della Dia criticate dalla difesa degli imputati, queste venivano «censurate dal Riesame» e «in seguito dichiarate nulle dal Gip». Che poi le ha trasmesse alla procura di Lecco, essendo stato commesso nella sua provincia, a Merate, il reato iniziale. Qui sono indagati i funzionari della Dia autori dei presunti taroccamenti denunciati dagli ex indagati. Se un capitolo si chiude con un'archiviazione, un altro resta da scrivere. E soprattutto da chiarire, oltre ogni ragionevole dubbio

[12-04-2010]

 

 

DALLE SFILATE DI MODA ALLE SFILATE IN TRIBUNALE: C'È DEL MARCIO NEL MADE IN ITALY - IN POCHI MESI TERREMOTATO IL SISTEMA DELL'AGO E DEL FILO. LA PROCURA DI MILANO VS. DOLCE & GABBANA, ACCUSATA DI EVASIONE FISCALE CON ANNESSA TRUFFA ALLO STATO - PER BURANI, BANCAROTTA FRAUDOLENTA - AFFOGATA DI DEBITI IT HOLDING DI PERNA - VALENTINO FASHION GROUP, ACQUISTATA A PREZZI “DA COLLEZIONISTA” DA UN FONDO DI PRIVATE EQUITY INGLESE, HA DOVUTO RINEGOZIARE I DEBITI CON LE BANCHE QUANDO ERA TECNICAMENTE IN DEFAULT E FRONTEGGIA ANCHE L’ACCUSA DI EVASIONE FISCALE PER 400 MILIONI DI EURO - VERSACE HA DOVUTO LICENZIARE 350 DIPENDENTI E CHIAMARE UN NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO PER RADDRIZZARE LE SORTI DELL’AZIENDA - DALLE STELLE ALLE CELLE PER GAI MATTIOLO, ARRESTATO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA NEL 2008, E PER MATTEO CAMBI, INVENTORE DI MARCHIO "GURU" -

 

1 - TRUCE E GABBANA
Leo Sisti per Il Fatto

 

Evasione fiscale con annessa truffa allo Stato. Sono queste le due ipotesi di reato nell'inchiesta della Procura di Milano che coinvolge Dolce e Gabbana, ovvero D&G. E che è ormai in dirittura d'arrivo. È vicina cioè la conclusione dell'indagine preliminare, con il suo possibile sbocco: la richiesta del pm Laura Pedio, al gip, di un rinvio a giudizio.

In pratica, potrebbe essere il processo per gli stilisti più amati dalla rockstar Madonna, dall'attrice Jennifer Lopez o dal portiere interista Julio Cesar. Per Domenico Dolce e Stefano Gabbana, ovvero D&G, è un brutto colpo, sotto due aspetti. Da una parte il profilo penale, appena descritto. Dall'altra il profilo fiscale, che è l'antefatto del primo, e che potrebbe costare alla coppia ben 370 milioni di euro, da pagare all'erario.

Armani e D Guinness

Per capire qualcosa di una complessa vicenda, partiamo da lontano. Da quando nel 2004 Dolce e Gabbana decidono di spostare dall'Italia al Lussemburgo il cuore dei loro interessi. In una parola, i marchi della "ditta", la polpa: royalties riscosse sulle vendite di occhiali, borse, abiti, profumi, orologi, scarpe, profumi o mutande. Marchi che trasmigrano quindi dalla "D&G srl" di Milano per planare in Lussemburgo, nella "Gado sarl" ("Gado" è l'acronimo di Gabbana e Dolce), controllata da un'altra società lussemburghese, la "Dolce e Gabbana Luxembourg sarl". Con un suo prezzo, ovvio.

Così la "D&G" cede la proprietà dei marchi alla consorella del Gran Ducato per 360 milioni di euro.

 

DUBBIO ESTERO
Fin qui sembrerebbe una semplice ristrutturazione finanziaria. Si penserà. Ma D&G hanno trasferito anche là, nel grigio Lussemburgo, la loro attività: invece, no. Perché nel 2007 la Guardia di Finanza di Milano, spulciando nei loro conti, scopre che negli uffici di rue Guillaume Kroll, sede della "Gado srl", girano sì delle carte, ma quelle veramente importanti devono sempre prendere la via di Milano. Dove le Fiamme Gialle hanno sequestrato montagne di documenti.

 

Così, ad esempio, da una serie di e-mail dell'aprile 2004, viene fuori che un contratto con Motorola per un cellulare targato "Dolce e Gabbana" viene gestito nella milanesissima via Goldoni, quartier generale del gruppo. E quando nell'agosto 2005 sono in discussione le bozze di bilancio delle due società lussemburghesi, in una e-mail fa capolino il suggerimento ad hoc: "Tema da affrontare: sarebbe meglio fare Board e assemblee in Lussemburgo".

 

Una preoccupazione che viene commentata dagli investigatori della GdF con queste parole: "E' chiaro lo scopo di legittimare, quanto più possibile, il Lussemburgo, e non l'Italia, come centro decisionale ed amministrativo della società". La realtà è però un'altra. Nel Gran Ducato c'è solo un ufficetto. È invece in via Goldoni che Domenico Dolce e Stefano Gabbana fanno tutto. Insomma, è la classica "estero vestizione". Che nasconde profitti italiani, tassati in quel paradiso fiscale intorno a un modesto 3 per cento, dieci volte meno che nel Bel Paese.

 

Il che ha fatto "risparmiare" al duo D & G qualcosa come 260 milioni di euro, che il pignolo fisco italiano ha invece segnato come imponibile, ovviamente "mancato", e pertanto non dichiarato negli anni 2004, 2005 e 2006. E quindi pretendendo imposte per parecchie decine di milioni.

POVERI QUATTRO SOLDI
Sarà per questi loro guai in materia di tributi che Dolce e Gabbana, intervistati nel 2008 da Daria Bignardi per il programma tv 'Le invasioni barbariche', si sono sfogati. In particolare Domenico si è scagliato contro l'Italia per le troppe "tasse, tasse , tasse, tasse". Per poi aggiungere: "Se oggi uno ha successo e fa quattro soldi lavorando deve essere inquisito, penalizzato...è un ladro".

 

In quell'occasione il suo socio Stefano ha inneggiato anche a Berlusconi: "Non ha mai avuto (nelle sue aziende, ndr) un cassintegrato. Dà da mangiare a milioni di persone. È un manager di tutto rispetto. Se amministrasse il paese come amministrano le sue cose...".

Per inciso, la trasmissione di Bignardi è andata in onda il 22 febbraio di due anni fa, alla vigilia delle elezioni politiche poi vinte da Silvio Berlusconi, vicino di casa nella villa ligure di D&G: loro nella superba Villa Olivetta, a Portofino; Silvio, nel castello di Paraggi. Le imposte, che ossessione per D&G. Perché all'Agenzia delle entrate stanno facendo i conti in tasca ai due geniali stilisti ponendosi una domanda: ma quel loro marchio, venduto alla lussemburghese Gado, per 360 milioni di euro, vale questa cifra, come attesta una perizia di Price Waterhouse? O non è, per caso, "sottovalutato"?

 

TIRA E MOLLA
Per l'Agenzia sì. Per questo i suoi 007 dovrebbero trattare con i consulenti del duo il "giusto prezzo". Consulenti ben noti: per la parte penale, l'avvocato Massimo Dinoia, e, per quella fiscale, Dario Romagnoli, dello studio legale Tremonti e associati (da quando è ministro, però, Giulio Tremonti si è "autocongelato"). E' il gioco del tira e molla. Per ora l'Agenzia valuta, in base a complicati parametri, intorno ai 700 milioni di euro il valore del marchio.

 

Da parte di D & G, al momento, tutto tace. Senza accordi, e se gli uomini del fisco mantenessero quella loro valutazione, nella più negativa delle ipotesi, il futuro li vedrebbe procedere al cosiddetto "accertamento", seguito da una contestazione, appunto per 700 milioni circa.

Con questo possibile scenario: sottraendo, a questa cifra, i 360 milioni di valore attribuito da D&G al marchio, se ne otterrebbe un'altra che, a causa di un effetto moltiplicatore, tra sanzioni e interessi, genera la somma di 370 milioni di euro. Tutti da versare allo Stato delle "tasse, tasse, tasse, tasse". Che cosa risponderanno D&G?

 

2 - LA MODA "VITTIMA" DEL FASCINO PER LA FINANZA
Alfredo Faita per Il fFatto

Dalle sfilate di moda alle sfilate davanti a banchieri, consulenti d'impresa e qualche volta anche a magistrati. Dov'è andata a finire la moda italiana in questi ultimi anni, segnati da una crisi di portata inusitata che ancora morde sulle economie di molti Paesi?

Talvolta gambe all'aria, come capita a qualche modella che ancheggia su tacchi troppo alti al ritmo frenetico della musica da defilè. Errori strategici e investimenti faraonici, tante acquisizioni portate avanti a qualsiasi prezzo, inseguendo il mito della francese Lvmh di Bernard Arnault, bassa solidità patrimoniale e sospetti di frodi hanno indebolito tutto il sistema, che si è incrinato paurosamente con il cambio di congiuntura.

 

E sotto il vestito, ad un certo punto, non è rimasto più niente. Al prossimo presidente della Camera della Moda - Mario Boselli è in scadenza e potrebbe non essere rieletto - spetterà il compito di ridare smalto a tutto il settore, e non sarà facile. Certo, non è una disfatta completa: per fortuna alcuni grandi nomi hanno resistito bene a questi ultimi due anni, e marchi come Armani, Tod's, Ferragamo, Trussardi probabilmente saranno i primi ad uscire dal tunnel con il riaccendersi dei consumi, se è vero che il lusso è il primo a ripartire dopo le fasi acute di crisi. Ma per altri, e non sono pochi, è arrivato il redde rationem.

 

I casi più eclatanti sono quelli di Mariella Burani fashion group e di It holding. La prima a Reggio Emilia e la seconda a Isernia, entrambe quotate sulla Borsa milanese, hanno trovato il capolinea aziendale a distanza di pochi mesi. Molte le similitudini tra le due storie aziendali, e qualche differenza da rimarcare. Innanzitutto le acquisizioni di marchi e aziende: una girandola di operazioni in pochissimi anni che hanno portato sotto Mariella Burani griffe come Mandarina Duck, Braccialini, Baldinini, Coccinelle e licenze come Missoni, Aquascutum, La Perla, il tutto per un polo emiliano del lusso accessibile che è crollato poche settimane fa sotto il peso di debiti insostenibili (vicini ai 500 milioni di euro) dopo la dichiarazione di insolvenza delle holding a monte e la nomina dei commissari straordinari che dovranno gestire gli ultimi anni di vita.

Per i Burani e i più stretti collaboratori è arrivata anche un'indagine per bancarotta fraudolenta che si somma, tra le altre, a quelle per frode fiscale e ostacolo alla vigilanza della Consob. It holding sembrava un miracolo di imprenditorialità del sud, in un'area che mai era balzata agli onori delle cronache economiche. Anche in questo caso forte crescita in pochi anni, culminata con l'acquisizione della maison Gianfranco Ferrè, che si aggiunge a brand del lusso come Malo, Extè e licenze come Just Cavalli e Galliano.

Ma la redditività non ha tenuto il passo, i debiti si sono fatti insostenibili e nel febbraio 2009 è arrivata la Prodi bis a disarcionare da cavallo Tonino Perna, l'inventore del gruppo. Ora Ferrè e Malo sono in vendita e presto potrebbero arrivare novità. La smania delle acquisizioni, portate avanti spesso grazie ai debiti bancari, ha fatto traballare in passato anche un gruppo come Prada, che nell'ultimo bilancio denuncia un calo di fatturato del 5 per cento a 1,5 miliardi di euro e che torna a parlare, per la terza volta, di possibile quotazione in Borsa.

dolce&gabbana

Marchi come Jil Sander, di cui si è ora liberata, Church's, una partecipazione Fendi, ceduta al gruppo Lvmh, avevano fatto lievitare i debiti oltre il miliardo di euro spaventando le banche, che hanno dovuto rinegoziare l'esposizione per evitare conseguenze nefaste.

La lista purtroppo non finisce qui: Valentino fashion group, acquistata a prezzi "da collezionista" dal fondo di private equity inglese, ha dovuto rinegoziare i debiti con le banche quando era tecnicamente in default (la Citigroup è uscita dal pool di debitrici con una perdita di circa 500 milioni di euro) e fronteggia anche l'accusa di evasione fiscale per 400 milioni di euro; Versace ha dovuto chiamare un nuovo amministratore delegato - Gian Giacomo Ferraris - per raddrizzare le sorti dell'azienda, ma il primo atto concreto è stato il licenziamento di 350 dipendenti, un quarto del totale.

E che dire di Gai Mattiolo, arrestato per bancarotta fraudolenta nel 2008, stessa sorte toccata a Matteo Cambi, inventore di Guru? Dalle stelle, alle celle.

 

[11-04-2010]

 

- AVVISI AI NAVIGATI (a che servono gli avvocatoni delle società quotate) ...
La Procura milanese chiude l'indagine e spara: "Telecom, frode fiscale da due miliardi". Indagati Carlo Buora, l'ex uomo di fiducia di Marco Tronchetti Dovera, e Roberto Moro, oggi come allora responsabile fiscale del gruppo guidato dall'Innocente Berna-bebè. Comica la difesa riportata dal Corriere delle banche (azioniste e creditrici): "Illustri pareri ci danno ragione" (p.32).

 

Certo, perché quando sono in ballo nomi grossi le inchieste della magistratura non sono procedimenti penali, ma alati convegni dove si confrontano dottrine giuridiche di pari lignaggio. E chi paga di più ha sempre ragione. A proposito, visto che sta per partire la stagione delle assemblee, piccolo memento per il Parco Buoi: cagare il cazzo a manetta sugli onorari dei famosi estensori di "illustri pareri". La cui unica ragion d'essere, oltre alle percelle, è salvare le chiappe dei manager. Ma se uno si ciuccia tre milioni di euro di stipendio l'anno e poi, ogni volta che deve prendere una decisione di un qualche rischio, si fa parare il culo da "illustri pareri" legali, che cavolo di supermanager è? Così, son buoni tutti.

 

Intanto quel sant'uomo di Berto-liso, altra anima bella, si spara cinque ore di interrogatorio dai pm e nega di guidare la Prostituzione Civile: "Né soldi né sesso in cambio di favori". Ma il vero avviso ai navigati è questo qui: "Il plenipotenziario della protezione civile scarica Balducci e De Angelis" (Repubblica, p.4). Che ci pensi il Vaticano-ano-ano a coprirli.

 

 

2- AVVISI AGLI SPIATI ...
Gian Marco Chiocci ne racconta una davvero pazzesca sul Giornale: "Servizi segreti, è giallo. Maroni e Bocchino controllati dagli 007. Aperta un'inchiesta alla Procura di Reggio Calabria per minacce al deputato Pdl" (p.6).

Diciamo la verità, se una barba finta spia uno come Bocchino c'è più che altro da avvisare la Corte dei Conti per danno erariale.

MA FACCE RIDE!...
"Al processo Mediaset Ghedini rivela un appuntamento personale ad aprile": l'Arconte di Arcore usa un'udienza di separazione per fare sega a uno dei pochi processi penali che ancora gli si possono fare (Repubblica, p.11). Il bello è che un mese fa, pur di non vedersi con gli avvocati di Veronica, il Banana era stato l'unico leader occidentale ad andare (autoinvitato) a un vertice della Lega Araba. Quello dal quale uscì rafforzato a livello internazionale grazie a una meravigliosa foto in cui bacia la mano del Cammellaro di Tripoli, il sincero semipresidenzialista Gheddafi.

 24.04.10

 

GHEDINI, GIUDICI NON VOGLIONO APPLICARE LA LEGGE...
(Adnkronos)
- "La decisione dei giudici non e' condivisibile perche' dimostra la volonta' di questo tribunale di non applicare la legge, una legge a nostro giudizio volta ad ottemperare le esigenze di giustizia con quelle istituzionali del presidente edel Consiglio". Cosi' Niccolo' Ghedini, uno dei difensori di Silvio Berlusconi nel processo 'gemello' sul caso Mills, commenta la decisione presa oggi dai giudici della decima sezione penale di inviare gli atti alla Corte Costituzionale dopo aver rilevato, a loro giudizio, i profili di incostituzionalita' della legge sul legittimo impedimento.

Secondo il legale il tribunale avrebbe dovuto decidere sulla legittimita' dell'impedimento presentato oggi per il premier, impegnato in Consiglio dei ministri, poi, valutate le date offerte dalla segreteria generale della presidenza del Consiglio, affrontare la questione legata alla nuova legge sul legittimo impedimento. "Evidentemente pero' -aggiunge Ghedini- vogliono fare il processo a Berlusconi indipendentemente dai suoi impedimenti".

- GIUDICI, SU LEGITTIMO IMPEDIMENTO ATTI A CONSULTA...
(Adnkronos) - La legge sul legittimo impedimento presenta profili di incostituzionalita' soprattutto perche' introduce una nuova prerogativa attraverso una legge ordinaria e non costituzionale. Per questo motivo i giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano, davanti ai quali e' in corso il processo 'gemello' sul caso Mills nei confronti di Silvio Berlusconi, hanno deciso dopo ore di camera di consiglio di inviare gli atti alla Corte Costituzionale. Una decisione che interrompe il procedimento in corso.

- PD,GHEDINI DICE FALSO,CHIEDERE VAGLIO CORTE E' DIRITTO...
(ANSA) -
'Ghedini fa il suo mestiere d'avvocato della difesa, ma dire che i giudici di Milano non stanno applicando la legge e' una falsita'. Chiedere il vaglio di costituzionalita' e' un diritto/dovere dei giudici che applicano le leggi ed e' previsto dalla Costituzione. Che l'on.
Ghedini sia sicuro della costituzionalita' della legge sul legittimo impedimento ci tranquillizza, ma la sua opinione, seppur autorevole, non puo' ancora sostituire il giudizio di legittimita' della Corte'. Cosi' il capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta le dichiarazioni dell'avvocato del premier, Niccolo' Ghedini.

RETE LIBERAL A TAR, ANNULLARE ELEZIONI NEL LAZIO NOTIFICATO A REGIONE NUOVO RICORSO, UDIENZA IL 6 MAGGIO...
(ANSA) -
Continua la 'battaglia elettorale' di Vittorio Sgarbi e della sua 'Rete Liberal'. E' stato infatti notificato alla Regione Lazio un nuovo ricorso amministrativo con il quale il partito chiede formalmente l'annullamento del provvedimento di indizione delle elezioni regionali nel Lazio il 28 e 29 marzo scorsi, e a 'cascata', l'annullamento di tutti gli atti e i provvedimenti successivi e conseguenziali. Tra questi, ovviamente, il decreto di proclamazione di Renata Polverini quale presidente della Regione Lazio e tutti i Consiglieri eletti.

CARDIA QUERELA FIORANI...
Lettera di Lamberto Cardia a "L'espresso" -
Ho letto l'articolo 'Quel presidente è pieno di conflitti' ('L'espresso' n. 14), in cui si torna a parlare di presunti conflitti di interessi tra i lavori di mio figlio Marco e il mio ruolo in Consob - cosa che mi impedirebbe di svolgere con il dovuto impegno le mie funzioni - e si riportano dichiarazioni non veritiere, offensive e in taluni casi fantasiose di Fiorani, imputato per svariati reati e già sottoposto a serrate indagini proprio dalla Consob che io presiedo.

Ho smentito così tante volte sia l'una che le altre circostanze che oggi lo faccio solo per l'obbligo morale verso me stesso e la realtà delle cose. Nulla è vero di quanto affermato da Fiorani, come risulta da tutti gli atti trasmessi all'Autorità Giudiziaria e che mi hanno indotto (cosa per le funzioni che svolgo davvero inusuale) a dare mandato al prof. Avv. Vincenzo Scordamaglia di chiamarlo in giudizio

[16-04-2010]

 

 

TORO (ACHILLE) MATATO – GRANE CONTINUE PER IL MAGISTRATO – SPUNTANO I VERBALI (VECCHI DI QUATTRO ANNI) DEL COLONNELLO DELLA GDF ACCUSATO DI ESSERE LA “TALPA” DI RICUCCI: “CI CHIESE DI ‘EDULCORARE’ L’INFORMATIVA (ORA SCOMPARSA) SU CONSORTE” - …

Gian Marco Chiocci per "il Giornale"

Il clan Balducci e il segreto d'indagine violato. Le fughe di notizie agli amici del figlio e gli accertamenti negati ai carabinieri del Noe. Le accuse nei suoi confronti verbalizzate dai suoi pm e i sospetti, gravi, dei colleghi di Firenze e Perugia. Sull'ormai ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, travolto dalle intercettazioni dell'inchiesta «Grandi Eventi» e indagato per rivelazione di segreto d'ufficio, favoreggiamento e corruzione, c'è poco altro da dire. Gli accertamenti, qui in Umbria, continuano.

E si concentrano essenzialmente sul suo ruolo di presunta «talpa» della procura capitolina. Un ruolo, ricorda oggi un inquirente, di cui già si sospettò quattro anni fa quando Toro venne indagato sempre a Perugia per concorso in violazione del segreto d'ufficio (la vicenda era quella del tentativo di scalata Unipol alla Bnl) insieme all'allora presidente di Unipol Giovanni Consorte e all'ex presidente del tribunale di sorveglianza di Milano, Francesco Castellano.

L'accusa, poi archiviata, era che Toro avesse spifferato a Castellano informazioni sulla denuncia fatta dal Banco di Bilbao contro Unipol, informazioni girate dal giudice a Consorte.

LA BOZZA D'ACCUSA
Se oggi se ne riparla è perché certe «analogie», a Perugia, potrebbero divenire meritevoli di approfondimento. E perché, per la prima volta, vedono la luce gli atti del curioso procedimento (continuamente rinviato) che ha per imputato a Roma il colonnello Antonio Carano, l'ufficiale della Gdf indicato dalla procura di Roma come la «talpa» di Ricucci, autore in tempi non sospetti di un'informativa su Consorte che a suo dire, e a detta di un altro collega ufficiale, venne prima «edulcorata» su indicazione del procuratore aggiunto e poi scomparve del tutto dal fascicolo romano, per confluire nel processo Toro-Castellano.

In una memoria Carano rivela: «L'informativa su Consorte, dove si configuravano gravi responsabilità penali a carico del presidente di Unipol per i reati di aggiotaggio informativo e ostacolo all'attività di vigilanza (...) tracciava le linee operative per lo sviluppo delle indagini: la bontà delle conclusioni cui eravamo pervenuti trova conferma nelle stesse indagini svolte dalla procura di Milano a carico di Consorte, che dopo due anni di accertamenti è giunta alle nostre stesse conclusioni e soprattutto con le stesse argomentazioni».

Consorte da settembre è sotto processo a Milano. Così come a Roma, per una banale frase intercettata («ci sono novità?» chiede Ricucci a Carano che lo frequentava per spillare notizie sulle scalate) è sotto processo il colonnello.

«CI SONO PROBLEMI...»
Il quale, a verbale, racconta così la vicenda dell'informativa «edulcorata» su Consorte: «L'ultimo atto che ho firmato nel novembre 2005, prima di lasciare il Valutario, è stata un'annotazione di pg firmata da me e dal capitano Salerno sulla scalata Unipol-Bnl (...). Il capitano mi disse che gli era stato riferito dal colonnello Buratti che avevano incontrato ostacoli in procura e di questa annotazione, dove configuravo l'aggiotaggio manipolativo e informativo a carico di Consorte e soci, non si è saputo più niente».

Prosegue l'ufficiale: «Ricucci mi fece riferimento a due episodi che potevano avere sviluppi investigativi, uno riguardava i vari incontri di cui lui era a conoscenza con vertici Unipol... mi ricordo con esponenti di vertice della sinistra parlamentare, uno a piazza San Lorenzo in Lucina, presso lo studio di un deputato di cui ora non ricordo il nome». L'altro trattava di Della Valle («un prestito obbligazionario all'estero e una triangolazione su San Marino»).

L'INCONTRO DAL DEPUTATO
Tempo dopo il colonnello Carano chiese al capitano Salerno che fine avesse fatto l'informativa dalla quale emergevano discrasie evidenti tra gli acquisti delle azioni comunicate ufficialmente e quelle realmente comprate. La risposta fu che il colonnello Buratti, di ritorno dalla procura, avrebbe avuto l'indicazione da Toro di «edulcorare» la nota su Consorte. «Dopo averla letta - osserva Carano - l'aveva restituita agli ufficiali presenti dicendo che andava edulcorata».

Buratti ha fatto invece presente che se la nota non confluì nel fascicolo fu perché era solo una bozza e in più il colonnello Amendola spiegò che le ipotesi sin lì formulate «erano basate solo su una parte della documentazione». Sia come sia, quell'informativa è svanita. E a proposito degli strascichi che ne sono seguiti, secondo il colonnello, andrebbe riletta l'intercettazione della procura di Potenza del 20 maggio 2006 tra Toro e il collega Barbieri dove l'aggiunto confessa che «sai, ho avuto due tentativi di accoltellamento pesanti alla schiena, uno tramite la finanza, che mi sono salvato, per fortuna, non so come...».

[02-04-2010]

 

 

IL VALORE ANTICICLICO DEL COLPO DI FRUSTA...
R. Fi. per "il Sole 24 Ore" - La battaglia per rendere profittevole il ramo rc auto ha sempre infiammato gli animi. Già dieci anni fa, lo scomparso presidente delle Generali Alfonso Desiata, tentando di spiegare i dati sull'incidenza dei «colpi di frusta», aveva osservato che gli italiani devono essere afflitti da una delicatezza congenita delle vertebre cervicali. Osservazione assolutamente legittima - vista l'incidenza doppia di «colpi di frusta»rispetto all'Europa-ma la battuta sollevò lo sdegno delle associazioni dei consumatori.

Anno dopo anno, colpo di frusta dopo colpo difrusta,la situazione è persino peggiorata:nel 2009 con l'arrivodella crisi economica le truffe si sono moltiplicate e là dove il disagio socioeconomico è maggiore gli incidenti stradali hanno sempre fatto feriti. Le dieci provincie con maggiore frequenza di danni fisici sono Taranto, Crotone, Brindisi, Bari, Vibo Valentia, Latina, Avellino, Prato. Dove i redditi salgono, i feriti scendono: le province meno sinistrose sono Gorizia, Trento, Udine, Verbania, Cuneo, Vercelli, Sondrio, Biella, Belluno, Bolzano. Saranno le auto migliori?

14.04.10

 

BOCCA DI FUOCO - PERCHÉ TUTTI O QUASI TUTTI GLI UOMINI DI POTERE RUBANO COME SE IL FURTO SIA L'UNICO LAVORO DEGNO DEL LORO POTERE, DEL LORO COMANDO? - GIORGIO BOCCA PASSA IN RASSEGNA I LADRONI D'ITALIA (DA POGGIOLINI A CRAXI, PASSANDO PER ALDO MORO) E PRECONIZZA UN BEL FUTURO: "verso l'età della pietra, verso l'età perenne della scimmia ladra e assassina"...

Giorgio Bocca per "l'Espresso"

Giorgio Bocca

Faccio il cronista da più di sessant'anni, osservo la gente, la studio nei suoi vizi e nelle sue virtù ma c'è una domanda a cui non ho ancora trovato risposta: perché si ruba? Perché rubavano nel Regno e poi nella prima e nella seconda Repubblica, perché rubavano i ricchissimi Raul Gardini e Carlo Sama?

Alla morte di Serafino Ferruzzi, miliardario di Ravenna, avevano ereditato una fortuna, avevano proprietà agricole, navi, treni, aerei, fattorie e allevamenti in Patagonia, ma non gli bastavano, diventarono padroni della Montedison, una grande industria che fatturava all'estero il 60 per cento, un potentato, e la depredarono. Dell'industria non gl'importava niente, erano dei commercianti.

Insomma, in pochi anni sono riusciti a fare un buco di 31 mila miliardi di lire. Non si era mai visto nel mondo un buco simile, il precedente della Chrysler era stato di 16 mila. Soldi bruciati come? In spese folli per radio Telemontecarlo, per la regata del Moro di Venezia, per squadre di pallacanestro o di volley, per i componenti del clan, una cinquantina di persone, per auto Ferrari e per barche da 30 metri. Poveracci di questo mondo, ma lo sapete che si fa presto a spendere?

Rubava il Duilio Poggiolini, direttore del servizio farmaceutico pubblico, e rubava il direttore dei telefoni di Stato, Parrella. Non bruscolini: 70 e più miliardi di tangenti dalle industrie a cui davano una mano. Il sistema ladro seleziona ladri sempre più esperti. Anni fa un'inchiesta nel provveditorato delle opere pubbliche di Milano stabilì che 29 impiegati su 30 erano corrotti.

La corruzione universale, omnicomprensiva è un cane che si morde la coda. Quando venne arrestato Giuseppe Garofalo, amministratore delegato della Montedison, e gli venne chiesto dove avesse preso i 250 milioni che aveva versato a un dirigente della Democrazia cristiana, prima disse che erano soldi suoi, poi che era il nero di un immobile venduto evadendo il fisco e poi ancora che erano frutto di una consulenza non registrata in bilancio. Insomma, per difendersi da un reato ne confessava altri due o tre che ai suoi occhi proprio reati non erano.

Hanno rubato politici eccellenti come Aldo Moro e Bettino Craxi, invocando come Javeh, il dio padre, la sospensione ideologica della colpa: "Sì, ho detto ad Abramo di uccidere Isacco, ma per metterlo alla prova". L'equivalente di "sì, abbiamo rubato, ma per il partito".

Un illustre sociologo, il professor Pizzorno, scrisse che uno dei pochi deterrenti contro la corruzione erano le manette dei carabinieri, la paura di essere messi al bando dal proprio gruppo, dalla propria professione, ma è un deterrente superato da tempo, da quando i funzionari di Stato e i politici corrotti non solo non se ne vergognano, ma se ne vantano, o peggio ancora come nel berlusconismo fingono di condannare la corruzione che hanno praticato e favorito.

Da più di sessant'anni mi chiedo come cronista del mio tempo perché tutti o quasi tutti gli uomini di potere rubino come se il furto fosse l'unico lavoro degno del loro potere, del loro comando e privilegio sociale. L'economista Giulio Sapelli mi ha dato questa risposta: "Per sentirsi pari a Dio, onnipotenti e impuniti. La società moderna non ha Dio e non ha suoi sostituti, ha perso la capacità di distinguere, non ha una stella polare, non ha un disegno politico, non ha istituzioni che riescano a sostituire Dio". Su per giù come diceva Dostoevskij: "Se Dio non esiste tutto è permesso".

Silvio Berlusconi dice che il furto generale di oggi non è come Tangentopoli. Che vuol dire? Che oggi i suoi compagni del Popolo della libertà non rubano più per il partito ma per se stessi o per i loro amici e parenti? Francamente più che un progresso ci pare un regresso verso l'età della pietra, verso l'età perenne della scimmia ladra e assassina.

[01-04-2010]

 

 

GDF MILANO PERQUISISCE REGIONE LOMBARDIA...
(Adnkronos) - La Guardia di Finanza di Milano ha perquisito in mattinata alcuni uffici della Regione Lombardia nell'ambito di un'inchiesta condotta a Monza sul fallimento della societa' immobiliare 'Il Pellicano'. Nel gennaio scorso il Tribunale brianzolo aveva

Soci dell'immobiliare, fino a luglio della scorso anno risultavano essere tra gli altri Rosanna Gariboldi, moglie del deputato del Pdl Giancarlo Abelli, e gli assessori regionali Massimo Ponzoni, Massimo Buscemi oltre a Giorgio Pozzi. L'indagine era partita in seguito agli accertamenti condotti a Milano sui presunti illeciti operati con la bonifica del quartiere Santa Giulia, l'inchiesta che aveva portato lo scorso anno agli arresti il re delle bonifiche Giuseppe Grossi e la stessa Gariboldi.

9 - INDAGATO ASSESSORE PONZONI PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA...
(Adnkronos) - L'assessore della Regione Lombardia Massimo Ponzoni risulta indagato a Monza per bancarotta fraudolenta nell'ambito del fallimento della societa' immobiliare 'Il Pellicano'. Nell'inchiesta, coordinata dal pm Walter Mapelli, risultano indagati anche la moglie di Ponzoni e il cognato.

 

L'indagine, nata da accertamenti eseguiti a Milano nell'inchiesta sui presunti illeciti commessi con la bonifica del quartiere Santa Giulia, ha preso le mosse dopo la scoperta di ammanchi nei conti dell'immobiliare di cui Ponzoni, insieme a Rosanna Gariboldi, Massimo Buscemi e Giorgio Pozzi, deteneva fino alla scorsa estate una quota pari al 17,5% a testa.

 

10 - BASSOLINO RINVIATO A GIUDIZIO PER PECULATO...
(Adnkronos) - Antonio Bassolino, ancora per pochi giorni presidente della Regione Campania, e' stato rinviato a giudizio dal giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Napoli, Vincenzo Aladiso, con l'accusa di peculato. L'indagine in base alla quale l'imputato e' stato rinviato a giudizio e' quella delle 'consulenze d'oro' al commissariato straordinario di governo per l'emergenza rifiuti in Campania.

Lo stesso gup Aladiso, con il rito abbreviato ha condannato l'ex vicecommissario all'emergenza rifiuti Raffaele Vanoli a due anni di reclusione e l'avvocato Enrico Soprano a un anno e sei mesi. Per entrambi pena sospesa. Anche Vanoli e Soprano erano accusati di peculato.

 

 

INCREDIBILE! UN TRIBUNALE CONDANNA UNA TOGA, E CHE TOGA! - LA MITOLOGICA ILDA BOCCASSINI, COSTRETTA A PAGARE LE SPESE PROCESSUALI DOPO AVER PERSO LA CAUSA PER UN SERVIZIO DEL TG1 (ERA MIMUN)- LA PM AVEVA CHIESTO 500MILA € PER UN SERVIZIO SUL PROCESSO IMI-SIR - "IL GIORNALE" DI BERLUSCONI IN FESTA…

1 - PER UNA VOLTA PAGA UNA TOGA LA BOCCASSINI PERDE COL TG1...
Gian Marco Chiocci
per "Il Giornale"

Volevano mezzo milione di euro come risarcimento danni per un servizio del Tg1 sul processo Imi-Sir ritenuto diffamatorio. Non solo i pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo non avranno un centesimo ma dovranno pagare, loro, 30mila euro per le spese processuali. Si conclude così, alla prima sezione civile del tribunale di Brescia, la causa intentata dai due magistrati milanesi contro l'ex direttore del Tg1, Clemente Mimun, e il giornalista Maurizio Martinelli, autore del «pezzo» incriminato andato in onda al telegiornale delle 20 del 24 febbraio 2005. Stando all'atto di citazione della coppia in toga, Martinelli avrebbe confezionato un servizio di parte al termine di un'udienza del noto processo dove la Boccassini e Colombo sostenevano l'accusa.

Più in particolare il Tg1, attraverso il suo inviato a Milano, a detta dei due pm «non si sarebbe limitato a riprodurre brani dell'arringa della difesa o a riassumerli alla stregua di mere tesi difensive di parte da assumere come tali» ma avrebbe riportato «come narrazione di fatti oggettivi e certi» un episodio su cui molto si è discusso in tribunale. Episodio di cui discusse anche quel giorno in aula - e testualmente riportato nel servizio - l'avvocato Alessandro Sammarco, difensore di Cesare Previti: «Il mio assistito - disse l'avvocato nel corso del dibattimento - è stato giudicato per episodi che non si è mai visto contestare, rispetto ai quali dunque non ha mai potuto difendersi (...) Ci sono vari episodi processualmente molto gravi che sono stati tenuti all'oscuro della difesa e dell'imputato».

Fra gli episodi meritevoli di denuncia secondo Sammarco quello di un certo documento che il legale disse esser stato manomesso dopo che la procura di Milano lo aveva ricevuto dall'autorità giudiziaria elvetica.

A Martinelli le due toghe imputavano varie cose. Intanto d'aver riportato le dichiarazioni rese dalla difesa del Previti senza controllare la loro corrispondenza a verità in quanto «il documento non era stato assolutamente manomesso». Sul punto il tribunale è stato di diverso avviso: «La doglianza (della Boccasini e di Colombo, ndr) appare inidonea a fondare la responsabilità dei convenuti in quanto nell'ambito della cronaca giudiziaria il giornalista non è tenuto a verificare la veridicità delle dichiarazioni rese nel processo».

Il cronista, osserva il giudice bresciano, non può sostituirsi al giudice di secondo grado. Deve limitarsi a fare il cronista, punto e basta. E Martinelli questo ha fatto: «Si è limitato a riportare le dichiarazioni rese dall'avvocato Sammarco ed ha informato gli ascoltatori che l'avvocato era il difensore dell'imputato e che stava parlando durante il processo di secondo grado a carico del Previti».

ìFELTRI

La seconda doglianza di Boccassini e Colombo riguardava il «linguaggio» usato dal giornalista che avrebbe potuto indurre l'ascoltatore, vista l'assenza dell'uso del condizionale, a ritenere che i fatti descritti fossero veri ed assodati e non invece riferiti da una parte processuale. Dalla visione della cassetta audio con il reportage giudiziario del Tg1, precisa invece il giudice, simile condotta non traspariva. Dal lancio del servizio in studio, alla messa in onda del servizio stesso, a più riprese veniva specificato bene che si trattava di considerazioni della difesa dell'onorevole Cesare Previti.

«Lo spettatore che avesse visto le prime tre parti del "pezzo" incriminato (...) - si legge in sentenza - avrebbe compreso che la difesa del Previti accusava la procura di Milano di avere commesso qualcosa di illecito nel corso del processo (...). All'evidenza, pertanto, il giornalista non riferiva di sue considerazioni ma riportava quelle svolte dalla difesa del Previti nel processo e il telespettatore era stato posto nella condizione di comprendere che le affermazioni, che avevano accompagnato il servizio, provenivano dall'avvocato Sammarco e non già dal telecronista.

Non può essere conseguentemente rimproverato al Martinelli di non aver fedelmente riportato quanto sostenuto da una delle parti processuali all'interno di un processo dell'interesse pubblico di quello in esame». Prima di rigettare le domande risarcitorie, il giudice Gianluigi Canali s'era visto costretto a respingere l'eccezione di incompetenza territoriale sollevata da Boccassini e Colombo poiché entrambi, al momento dell'inizio del procedimento, erano in servizio alla procura di Milano.

2 - CHI È ILDA BOCCASSINI...
Ilda «la rossa» Boccassini, oggi procuratore aggiunto a Milano. La Boccassini, napoletana, entra in magistratura nel 1979. Dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio va alla Procura di Caltanissetta e per tre anni indaga sugli assassini di Falcone e Borsellino. Nel '94 torna a Milano, e su richiesta del procuratore Borrelli prende il posto di Antonio Di Pietro nel pool di Mani pulite. Di recente ha diretto l'inchiesta che ha portato all'arresto di 15 appartenenti alle «nuove Br».

[25-03-2010]

 

 

NAPOLI: 2 ANNI A ROMEO E MAUTONE (PENA SOSPESA), ASSOLTI GLI ASSESSORI DELLA IERVOLINO...
(ANSA) - Due anni di reclusione all'imprenditore Alfredo Romeo e all'ex provveditore alle Opere pubbliche della Campania e del Molise, Mario Mautone. E' la condanna inflitta dal gup Enrico Campoli a conclusione del processo per gli appalti a Napoli. Sono stati invece assolti tutti gli altri imputati, tra cui quattro ex assessori comunali, Giuseppe Gambale, Ferdinando Di Mezza, Enrico Cardillo e Felice Laudadio. La sentenza e' stata emessa al termine del processo con rito abbreviato. Per Romeo e Mautone la pena e' stata dichiarata la sospensione della pena.

L'imprenditore e l'ex provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise sono stati condannati per un unico episodio di presunta corruzione. Romeo, che era in aula al momento della lettura della sentenza, e' stato assolto dalla accusa di associazione per delinquere. Nei suoi confronti il pm aveva chiesto, al termine della requisitoria, una condanna a 10 anni.

 - LEGALE, RESTITUITA DIGNITA' AD ALFREDO ROMEO...
(ANSA) - Il gup Enrico Campoli ha disposto il dissequestro di tutti i beni e le aziende dell'imprenditore Alfredo Romeo. Per Romeo e' stata applicata la pena accessoria del divieto di contrattare per due anni con la pubblica amministrazione.

'Sono completamente soddisfatto della sentenza e assolutamente felice dal punto di vista umano perche' la sentenza restituisce piena dignita' ad Alfredo Romeo soprattutto come imprenditore'. Cosi' l'avvocato Bruno Von Arx, che difende l'imprenditore napoletano insieme con l'avvocato Francesco Carotenuto, ha commentato la sentenza emessa dal gup Enrico Campoli.

'Il giudice - ha aggiunto il penalista - ha restituito tutte le imprese sottoposte ad amministrazione giudiziaria. Dal punto di vista professionale non posso tacere l'importanza del risultato raggiunto che e' frutto di tutte le scelte operate sul piano processuale e del diritto penale sostanziale, meditate con attenzione e portate avanti unitamente al collega Carotenuto'.

22.03.10

 

 - LAMPEDUSA IL SINDACO FA IL BIS...
A Lampedusa è sotto accusa il sindaco Dino De Rubeis col suo sistema di tangenti che scavalca leggi e ordinanze di protezione civile. Per De Rubeis, la Procura di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio per concussione e abuso d'ufficio. Arrestato a luglio 2009, il sindaco accusò il ministro Maroni di avergli teso una trappola, per la cacciata dalla giunta di Angela Maraventano, senatrice leghista. De Rubeis è di nuovo alla guida del Comune, dopo un breve stop agli arresti.

La Maraventano è tornata in giunta. Acqua, rifiuti, strade, fogne, illuminazione ed emergenza clandestini a Lampedusa: tutto era sotto controllo, con De Rubeis nei panni di risolutore dei problemi delle imprese, previo pagamento di tangenti. Con i soldi della emergenza clandestini ha costruito un canile abusivo. La carenza d'acqua l'ha risolta a modo suo: accesso alle condotte libero per i suoi amici che la rivendono a peso d'oro. Il sindaco è accusato di aver speso di testa sua, in spregio a ogni regola, quasi un milione di fondi pubblici per comprare fari e sedioline di plastica che ora sono in bella mostra al ristorante La Rotonda sul mare. M. G.

5 - FINCANTIERI - UN CARCERE FRA LE ONDE...
Di carceri galleggianti si parla da anni, ma ora la Fincantieri ha presentato un vero progetto a Trieste, in un convegno indetto dal Sidipe, il sindacato dei direttori degli istituti di pena. L'ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha illustrato una proposta di piattaforma lunga 126 metri e larga 33, per 25 mila tonnellate di stazza. Può ospitare 640 detenuti in 320 celle. Verrebbe costruito in un paio di anni, al costo di circa 100 milioni, e potrebbe funzionare come carcere vero e proprio o come casa di detenzione provvisoria o per reclusi in attesa di trasferimento.

L'idea è di portare una boccata d'ossigeno nel sovraffollamento degli istituti (a oggi 67 mila detenuti). Il carcere galleggiante è mobile, ma andrebbe comunque collocato in un porto e collegato via terra. Qui sorgono i problemi, perché, sebbene piaccia a tecnici e operai per i nuovi sbocchi lavorativi finora ha incontrato le resistenze di alcuni sindaci, come Marta Vincenzi a Genova. P. T.

6 - QUANDO ANDREATTA BLOCCÒ LINGUITI...
Chi ha lavorato con Beniamino Andreatta al ministero del Bilancio se lo ricorda bene Aldo Linguiti, l'avvocato dello Stato il cui nome ricorre varie volte nell'inchiesta fiorentina sui Grandi appalti e in particolare sulla Scuola marescialli. Era il febbraio del 1993 e la Dc aveva urgente bisogno di facce pulite, così sulla poltrona che fu di Cirino Pomicino ci misero Andreatta. Al Bilancio 'il Professore' resta solo due mesi, ma fa a tempo a bloccare un Cipe che "aveva lo scopo di riconfermare Linguiti commissario per le case", come oggi ricorda a 'L'espresso' uno dei suoi collaboratori più stretti.

Si era nel pieno di Tangentopoli, lo scandalo delle case in Irpinia era vivo e Linguiti aveva in mano tutto. Gli incarichi gli venivano rinnovati quasi in automatico e con sempre più stanziamenti, così Andreatta si insospettì e bloccò tutto. Negli anni seguenti, Linguiti fu poi arrestato un paio di volte e sparì dalla cronache per qualche anno. Poi, con un certificato penale perfettamente pulito, la sua carriera riprese con il governo D'Alema e accelerò con quelli di Berlusconi in un trionfo di arbitrati. Intanto Andreatta, l'unico che l'abbia mai fermato, è morto da un pezzo. F. B.

7 - SENTENZE - FARINA È UNA SPIA...
Voleva 120 mila euro da 'L'espresso', ne dovrà pagare 11 mila di spese processuali. Renato Farina, ex giornalista e parlamentare Pdl, ha perso in tribunale la causa civile intentata contro il blog del nostro sito Piovonorane.it, nel quale era stato definito "spione". La sentenza, firmata dal giudice Maria Gabriella Mariconda, ha stabilito che la collaborazione remunerata di Farina per il Sismi (con il nome di 'agente Betulla') "è di per sé elemento idoneo a qualificare l'attività di Farina come spia" e che il termine spione "sintetizza con linguaggio colloquiale" 

 

L CSM, QUANTE INVIDIE PER IL SUPER PARCHEGGIO...
Nei palazzi della politica si parla molto del Csm. Anche per un parcheggio. Il Consiglio superiore della magistratura, al centro dell'attenzione per la polemica sull'ispezione ministeriale a Trani voluta da Angelino Alfano, si è dotato di trenta posti auto che ottengono recensioni positive sulle riviste specializzate nei settori dell'architettura e dell'edilizia: ultima, "RE Real Estate".

Pagine che vengono lette avidamente dai componenti della Camera dei deputati e del Senato che si lamentano continuamente per la carenza di parcheggi nei loro palazzi. Sotto i cortili del noto Palazzo dei Marescialli, sono state ricavate due autorimesse distinte per le ammiraglie a disposizione delle autorità, a cominciare dal vicepresidente Nicola Mancino. Nel dettaglio, l'accesso al livello interrato avviene tramite un ascensore per auto IdealPark, un progetto speciale con una portata di 3,5 tonnellate adatto al trasporto di mezzi blindati.

E l'installazione di un sistema meccanizzato ha permesso di ottenere trenta posti. L'impianto scelto per questo progetto è meccanico a rimozione dipendente delle vetture, che raddoppia il posto auto. Per l'installazione non è stato necessario effettuare scavi ma semplicemente fissare ogni struttura al pavimento e collegarla a una presa elettrica. Una vera meraviglia. (Pierre de Nolac)

IL PM DI TRANI E L'AUTO IN PANNE...
È degna di apparire in un film d'azione, l'auto del pm di Trani Michele Ruggiero. È stata notata (e bramata) da milioni di telespettatori: si tratta di una Mercedes Cls 350, un gioiello della tecnica alla portata di pochi eletti. La fiammante vettura tedesca si è resa utile, ieri, per soccorrere un'impiegata della procura che aveva problemi con la sua vettura, in panne.

La donna, al volante di una Renault Twingo, si è trovata con la batteria scarica: Ruggiero, senza pensarci due volte, ha aperto il cofano della Mercedes per rianimare l'utilitaria alimentandola con la potenza della sua fuoriserie. Ma chi si trovava vicino al pm ha suggerito di provare la rianimazione della Twingo con un'auto più semplice. Un fuori programma che è stato notato da numerosi curiosi, che hanno anche immortalato la scena con i videofonini.

 FT, NULLA DI POCO ORTODOSSO IN VICENDA DERIVATI A MILANO...
(ANSA) - Il Financial Times corre in soccorso di Ubs, Deutsche Bank, Jp Morgan e Depfa Bank, accusate di truffa ai danni del comune di Milano, sostenendo che non c'é "nulla di poco ortodosso" nella vicenda dei derivati, visto che la stessa pratica viene usata dalle amministrazioni di tutte le città europee e che soprattutto "le banche straniere sono una facile preda" su cui avventarsi.

 

Per il quotidiano finanziario Londinese, inoltre, l'intera vicenda "ha anche connotazioni politiche" visto che il caso dei derivati, "tenuto in forno per quasi due anni", viene fatto scoppiare alla vigilia delle elezioni regionali. L'accusa nei confronti delle banche, prosegue il giornale, "é debole" e Milano, che si considera la capitale economico-finanziaria dell'Italia, si sta "comportando come una piccola città di provincia" quando sostiene "che non ha capito i termini" dell'operazione. E conclude, "alla faccia "dell'orgoglio Lombardo".

25.-03-10

 

DERIVATI: QUATTRO BANCHE RINVIATE A GIUDIZIO PER TRUFFA COMUNE MILANO...
Radiocor
- Il Gup del tribunale di Milano Simone Luerti ha rinviato a giudizio, come chiesto dal pm Alfredo Robledo, quattro banche: Deutsche Bank, Ubs, JpMorgan e Depfa Bank e 13 persone tra le quali l'ex city manager del Comune di Milano Giorgio Porta e il consulente Mauro Mauri. L'accusa e' di truffa aggravata ai danni del Comune di Milano. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le banche avrebbero avuto un guadagno illecito di circa 100 milioni di euro.

25.03.10

 

CHIUSE LE INDAGINI PER AGGIOTAGGIO SU IT HOLDING, COINVOLTO IL CDA
Walter Galbiati per "la Repubblica" -
«Hanno comunicato false notizie al mercato, tali da alterare il prezzo delle relative azioni e delle obbligazioni», in una parola aggiotaggio. Con questo capo di imputazione il pm milanese Carlo Nocerino ha chiuso le indagini sul consiglio di amministrazione di It Holding, in particolare su Tonino Perna, socio, presidente e amministratore delegato del gruppo della moda (marchi Ferrè, Ittierre e Malo) finito in amministrazione straordinaria a febbraio dello scorso anno.

 

Una chiusura indagini che arriva mentre i commissari straordinari Stanislao Chimenti, Roberto Spada e Andrea Ciccoli stanno approntando le dismissioni degli asset del gruppo. Una fase delicata su cui pesa l'ombra di Ciccoli (ex consulente Bain di Perna), che già aveva avviato prima del fallimento contatti con gruppi "amici" (come il cinese Billy Ngok) per parcheggiare alcuni marchi di It Holding. Nel frattempo, la procura di Isernia traccheggia sull'indagine per fallimento, indagine all'apparenza ancora senza indagati, che procede a rilento ed è gestita dal pm Federico Scioli. Parente nientemeno che di Simone Fieg, nato a Isernia come Perna e membro del collegio sindacale di It Holding, quindi finito in tale veste tra gli indagati per aggiotaggio a Milano.

[22-03-2010] 

 

 

- INTERROGATO AMMINISTRATORE DELEGATO FASTWEB...
(Adnkronos)
- 'Non ho nulla da nascondere... Abbiamo chiarito tutto, c'e' piena collaborazione con l'Autorita' giudiziaria'. Lo ha dichiarato dopo tre ore di interrogatorio Stefano Parisi che dal novembre del 2004 e' amministratore delegato di Fastweb. Stefano Parisi, difeso dall'avvocato Gildo Ursini, e' stato interrogato oggi per tre ore dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai sostituti Francesca Passaniti e Giovanni Di Leo nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio che ha portato in carcere 56 persone piu' un'altra trentina di indagati.

A Parisi si contestano i reati di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata e uso di fatture false per compilare dichiarazioni di reddito infedeli e uso di fatture false per operazioni inesistenti. Per tre ore l'indagato ha spiegato quale e' la sua posizione e al termine del colloquio, ha ribadito d'aver chiarito la sua posizione non avendo nulla da nascondere.

- CASO SANTA GIULIA: OLTRE 80 INDAGATI PER EVASIONE FISCALE INTERNAZIONALE...
(Adnkronos)
- Dietro l'offerta di servizi di 'International tax planning e di ottimizzazioni fiscali attraverso regimi migliorativi', proposti da una nota fiduciaria svizzera, si nascondeva una vera e propria fucina di prodotti all'avanguardia per l'evasione fiscale.E' quanto hanno accertato i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, in uno stralcio dell'inchiesta su 'Montecity-Santa Giulia' coordinata dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta. Sono 53 le societa' tra piccole e medie, con fatturati che oscillano dai 4 ai 10 mln l'anno, e 16 gli studi professionali perquisiti quest'oggi per un totale di oltre 80 i soggetti indagati a vario titolo per dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false, dichiarazione infedele, emissione di fatture false e riciclaggio. L'importo dell'evasione supera di gran lunga i 100 milioni di euro.

Al centro delle indagini, in particolare, c'e' una societa' fiduciaria svizzera che offriva alla clientela la possibilita' di avvalersi di fatture fittizie emesse da societa' create ad hoc, con sede in diversi Stati esteri, come l'Austria, il Regno Unito, l'Olanda e vari paradisi fiscal

18.03.10

 

IL PARÀ DELLA FOLGORE SAMUELE LANDI FOLGORA IL "SOLE 24 ORE"
Oggi nelle strade di Roma ritornano i lavoratori di Eutelia e Agile, le due società di call center che il 10 novembre scorso sono balzate nella cronaca.

Quel giorno sarà ricordato dai dipendenti per l'assalto notturno organizzato con un manipolo di guerrieri da Samuele Landi, il titolare dell'azienda che dopo aver forzato gli ingressi con grossi piedi di porco voleva sgombrare gli operai impegnati a difendere il posto di lavoro.

 

Da quel momento i giornali e le televisioni hanno acceso i riflettori sulla girandola di operazioni attraverso le quali Landi e la sua famiglia hanno ceduto Agile ad Omega, e la stessa cosa hanno fatto i magistrati della Procura di Arezzo. A metà febbraio il pm Roberto Rossi ha chiesto il rinvio a giudizio per il paracadutista della Folgore, Samuele Landi, e altre 14 persone per associazione a delinquere, appropriazione indebita, falso in bilancio e frode fiscale.

A ricordare questi reati ai quali si sarebbe aggiunta l'accusa di appropriazione indebita di 33 milioni di euro e di 3 milioni di sterline, è stato nei giorni scorsi il "Sole 24 Ore" in un articolo del giornalista Fabio Pavesi secondo il quale "il tesoro sarebbe stato stornato dai conti di Eutelia e dirottato in Svizzera".

Di fronte a queste accuse, che sembrano far perno sul rinvio a giudizio da parte del magistrato di Arezzo, Samuele Landi ha reagito ieri con sdegno e ha precisato che "a tuttoggi nessuna comunicazione della procura è stata ufficialmente emessa e tantomeno notificata" a lui e ai sei componenti della sua famiglia, fondatori di Eutelia.

 

Non solo: il paracadutista con la spada tatuata sul braccio, respinge l'accusa di appropriazione indebita che a suo dire "non appare assolutamente in alcun documento cui ho avuto accesso". E per difendere la sua reputazione ha deciso di querelare il giornalista Fabio Pavesi e Gianni Riotta, il direttore del "Sole 24 Ore".

10.03.10

 

IL CAOS REGNA SOVRANO ALLA PROCURA DI ROMA (SENZA IL TORO, I TOREADOR BALLANO) - DA UN LATO LA PROCURA DI ROMA VUOLE PROCESSARE GENCHI, DALL'ALTRO LO ARRUOLA! - IL PROCURATORE GENERALE GIOVANNI FERRARA LO SA CHE I TABULATI DELL’INCHIESTA SU FASTWEB E TELECOM ITALIA SPARKLE SONO FINITI NELLE MANI DEL POLIZIOTTO PIÙ VOLTE SOSPESO DALL’INCARICO CHE ORA S'È MESSO AL RIPARO SOTTO L'ALA DI DI PIETRO? - GENCHI HA TRACCIATO ANCHE TUTTA LA MAPPATURA DELLE UTENZE DI FRANCESCO MICHELI, CHE NON RISULTA FRA I DESTINATARI DI PROVVEDIMENTI FINALI DELL’INCHIESTA -

Fosca Bincher per "Libero"

Tutti i tabulati e i tracciati di traffico telefonico, per un totale di almeno 700 mila files, dell'inchiesta su Fastweb e Telecom Italia Sparkle, sono finiti nelle mani del superconsulente delle procure, Gioacchino Genchi.

Sì, proprio il poliziotto più volte sospeso dall'incarico per le polemiche nate sulla sua attività professionale privata, che ora si è messo al riparo sotto l'ombrello politico di Antonio Di Pietro intervenendo al congresso dell'Italia dei Valori e suscitando un mare di polemiche per avere sostenuto che Silvio Berlusconi si era inventato il tiro della statutetta del Duomo prima di Natale.

 

Nonostante le perplessità già emerse con il ruolo di Genchi nelle inchieste di Luigi De Magistris, la procura di Roma ha deciso di ricorrere ancora una volta al superconsulente proprio per la sua inchiesta probabilmente più delicata. A chiamare Genchi in campo è stato il sostituto procuratore Giovanni Di Leo.

A Genchi sono stati via via affidati i documenti informatici sequestrati dalla procura in case e uffici degli indagati. Nelle sue mani sono finitib alcuni computer e floppy disk sequestrati a Telecom Italia Sparkle, fra cui quattro con la dicitura "Informazioni Telecom Italia riservate".

 

Sempre a Genchi sono finiti quattro pacchi di materiale e documentazione sequestrati sia presso Telecom che presso Fastweb, fra cui tutto il materiale informatico acquisito in ufficio e nella abitazione di Bruno Zito, uno dei dirigenti Fastweb coinvolti nell'inchiesta.

Con successivo atto la procura di Roma ha affidato sempre a Genchi l'analisi del traffico telefonico di tutte le utenze intestate a protagonisti dell'inchiesta, iniziando da quelle di Carlo Focarelli e focalizzandosi in particolare su quelle di due dirigenti di Fastweb, il già citato Zito e Giuseppe Crudele.

 

Genchi ha tracciato anche tutta la mappatura del traffico telefonico originato dalle utenze di Francesco Micheli, che non risulta a dire il vero fra i destinatari di provvedimenti finali dell'inchiesta. Parte del traffico telefonico del finanziere musicofilo è comunque negli allegati provvisto dalla classica mappatura di Genchi. Il poliziotto che in privato (essendo in aspettativa) fa il consulente delle procure ha messo sotto anche tutti i gestori telefonici, facendo spesso la voce grossa.

 

Agli atti sono depositate infatti numerose lettere di Genchi a Tim, Vodafone e H3g, con la minaccia di bloccare i pagamenti loro dovuti dalla procura in caso di scarsa collaborazione ricevuta. Per altro Genchi sembra oberato di lavoro, tanto da scrivere alla procura chiedendo continue proroghe del mandato "atteso il protrarsi delle attività delegate, con particolare riguardo al recupero, all'esame e alla indicizzazione dei file memorizzati nelle memorie di massa installate nei personal computer in sequestro; rilevata anche la quantità di traffico telefonico eseguito dalle utenze incluse nel mandato di consulenza (oltre 700 mila conversazioni)". Con la procura Genchi poi si lamenta dei ritardi di Telecom Italia proponendo ai pm la "sospensione della liquidazione delle fatture emesse".

[08-03-2010] 

- CASSAZIONE: PRESCRIZIONE PER DELL'UTRI, MANCA PROVA DELL'EVIDENZA DELL' INNOCENZA...
(Adnkronos) - La Cassazione ha confermato la prescrizione del reato di appropriazione indebita nei confronti di Marcello Dell'Utri nell'ambito della vicenda dei fondi neri di Publitalia degli anni 1991-1994, anziche' l'assoluzione piena richiesta dal senatore di Forza Italia, perche' "gia' la sentenza di primo grado aveva dichiarato la prescrizione del reato non ritenendo la prova dell'evidenza dell'innocenza" e perche' "non e' affatto evidente che le appropriazioni rientrassero secondo la tesi difensiva in elargizioni rientranti nell'ambito dei rapporti amicali intercorrenti tra i vari protagonisti della vicenda processuale". La Seconda sezione penale spiega in questi termini il perche', lo scorso 11 dicembre, ha respinto il ricorso presentato dai difensori di Dell'Utri confermando la decisione della Corte d'appello di Milano del dicembre 2005.

- ESPOSTO RADICALI,VERSO APERTURA INCHIESTA A MILANO...
(ANSA) - L'esposto dei Radicali, nel quale si sostiene che la lista di Roberto Formigoni ha raccolto firme prima della chiusura delle candidature, è arrivato sul tavolo del procuratore aggiunto di turno, Armando Spataro, e nelle prossime ore potrebbe essere trasferito al procuratore aggiunto del Dipartimento della pubblica amministrazione, con l'apertura, come atto dovuto, di un fascicolo.

Nel loro esposto presentato nei giorni scorsi, e integrato oggi con altro materiale, i Radicali sostengono che la lista di Formigoni ha raccolto firme anche prima che venisse chiusa la lista con tutti i nomi delle candidature definitivi, sospettando, dunque, la falsità di parte delle firme. I Radicali, infatti, ipotizzano i reati di falso ideologico e falso in atto pubblico. L'esposto potrebbe essere assegnato dal procuratore capo al procuratore aggiunto Edmondo Bruti Liberati, che presiede il Dipartimento pubblica amministrazione.

MICCICHE', TREMONTI SMENTISCA DICHIARAZIONI SUL MEZZOGIORNO E MAFIA...
(Adnkronos) - 'Quando le ho lette non volevo crederci. Vorrei tanto che Tremonti smentisse, spiegasse meglio oppure chiedesse scusa'. Cosi' il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Micciche', nell'ultimo post del suo blog 'SUD', commenta quanto detto ieri dal ministro dell'economia Giulio Tremonti: 'Da meta' Italia in giu' tutto il sistema e' in default. Quando incontri un assessore non sai bene se e' un assessore o un camorrista'.

'Il default che il ministro attribuisce al Sud - sottolinea Micciche' - e' provocato non soltanto, come comodamente si vorrebbe far credere, dalle colpe delle classi dirigenti locali, ma anche e soprattutto da una politica del governo centrale, quasi monopolizzata, a beneficio del Nord. Ovvero - aggiunge - dagli stessi che poi si mostrano preoccupati e lanciano ipocrite grida d'allarme, dispensando ricette e panacee. I cittadini del Sud - chiosa il sottosegretario - sono stufi delle Penelopi della politica, che da un lato tessono e dall'altro scuciono'

 

03.03.10

 

 

FURBETTI PER SEMPRE...
Al processo Antonveneta c'è sempre da imparare qualcosa: "Fiorani: "A Dell'Utri 100 mila euro. Fazio mi disse di aver salvato la Lega". L'ex capoccione della Popolare di Lodi: "Pomicino disse alla moglie del governatore che il suo telefono era sotto controllo. Io tentai due suicidi" (Repubblica, p. 12). Sarebbe piaciuto a un sacco di belle teste di PMU che il Fiorani si autoeliminasse. Invece va al processo e parla, parla, parla.
Anche la Stampa accende i fari: "Consegnai a Grillo denaro per Dell'Utri". Fiorani: 100 mila euro anche per Calderoli" (p.30).

 

- CASO ANTONVENETA: FIORANI IN AULA, SONO DIVENTATO UN APPESTATO...
(Adnkronos) -
"Sono diventato un appestato. C'e' paura di stare vicino a me per non restare contaminati. E' un'esperienza drammatica, una morta civile in cui uno puo' pensare di farla finita o lasciarsi andare che poi e' la stessa cosa". Giampiero Fiorani torna nell'aula della seconda sezione penale del Tribunale di Milano per essere interrogato dalle parti nell'ambito del processo sulla mancata scalata all'Antonveneta.

 

E, tra una domanda e l'altra, non manca di lasciarsi andare a qualche considerazione personale. Nel corso dell'esame di oggi, l'ex banchiere di Lodi ha affrontato i legami con il mondo politico a cominciare dall'ormai famosa cena dello "Sciacchetra'" (dal nome del vino portato dal senatore Luigi Grillo , ndr) durante la quale Silvio Berlusconi avrebbe dato il suo appoggio all'allora governatore della Banca d'Italia , Antonio Fazio, mentre montava un fronte anti-Fazio, come ha ricordato sempre Fiorani, "guidato dagli onorevoli Tabacci e La Malfa".

28.02.10

 

BURANI: RICORSO BDH PER SOSPENDERE LIQUIDAZIONE...
(ANSA)
- Giuseppe Amoroso, legale di Burani Designer Holding, ha presentato ricorso urgente ex articolo 19 della legge fallimentare per chiedere la sospensione della liquidazione dell'attivo della società a monte della catena di controllo di Mariella Burani Fashion Group, di cui è stato dichiarato il fallimento dal Tribunale di Milano.

Il ricorso, contenuto nel reclamo depositato questa mattina in Corte d'Appello contro la sentenza di fallimento, chiede di sospendere la liquidazione fino al prossimo 16 marzo, quando il Tribunale di Reggio Emilia deciderà se commissariare Mariella Burani Fashion Group attraverso la legge Marzano. Bdh , attraverso la sub-holding Mariella Burani Family Holding, detiene il pacchetto di controllo di Mariella Burani Fashion Group.  

20.02.10

 

PM TORO SI E' DIMESSO DA MAGISTRATURA (DECADE IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE)...
(ANSA) -
Il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, indagato nell'ambito dell'inchiesta per gli appalti G8 alla Maddalena, si è dimesso dall'ordine giudiziario. L'atto di dimissioni, comunicato al procuratore della repubblica Giovanni Ferrara, arriverà domani al Consiglio superiore della magistratura ed al ministro della Giustizia.

Toro, indagato dalla procura di Firenze per violazione del segreto d'ufficio, ha motivato la decisione di dimettersi per "essere libero di difendere - è detto nell'atto - l'onorabilità mia e di mio figlio (a sua volta indagato) e, nel contempo desiderando eliminare ogni ragione di imbarazzo per l'ambiente di lavoro, con grande rammarico, ma con animo sereno, dichiaro la mia volontà di dimettermi con effetto immediato dall'ordine giudiziario".

Con le dimissioni dall'ordine giudiziario del Procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, decade il procedimento disciplinare nei suoi confronti istruito dalla procura generale della corte di Cassazione. Le dimissioni di Toro sono definitive ed irrevocabili in quanto, avendo il magistrato oltre 40 anni di servizio, non hanno bisogno di accettazioni da parte del Csm.

 

- APPALTI: BERTOLASO, PROVO SENSO DI INGIUSTIZIA MI SENTO COME UN ALLUVIONATO...
(Adnkronos) -
In questi giorni Guido Bertolaso, nel pieno di un 'processo mediatico' che significa 'giustizia sommaria' e 'fango gettato nelle pale del ventilatore', ha provato 'l'angoscia, il senso di ingiustizia, di devastazione, di perdita totale e senza eccezione delle tante persone che abbiamo soccorso dopo che le loro case erano state invase da fiumi di fango'.

Proprio 'come un alluvionato', si e' trovato a patire 'sofferenza, rimpianti, strazianti ricordi', e adesso, in una accorata lettera aperta 'alle donne e agli uomini della Protezione Civile', ritiene sia proprio il momento di dire: 'basta fango'. 'Errori, mancanze di controlli, gente che ha lavorato con noi in modo disonesto: mi considero parte lesa, non coimputato o colpevole, come mi considero fin d'ora responsabile di qualche possibile errore ed omissione', rileva Bertolaso.

 

- RUTELLI CHIEDE RISARCIMENTO A 'IL GIORNALE', MAI DECISO ESITO GARE...
(Adnkronos)
- Francesco Rutelli ha dato mandato ai suoi legali di intraprendere una azione civile per risarcimento danni nei confronti del Giornale, per il titolo, il sommario e l'articolo gravemente diffamatori pubblicati oggi sugli 'appalti nel nome di Rutelli'. In una nota diffusa dall'ufficio stampa, si legge che 'in nessun caso, nella sua esperienza di amministrazione e di governo, Rutelli ha 'deciso l'esito' di qualsivoglia gara, ne' ha mai interferito sulle decisioni riguardanti assegnazioni di lavori che spettano ai servizi tecnici e amministrativi, e non alla politica".

- ANM, SERVE SERIA RIFLESSIONE SU ACCESSO MAGISTRATI A POLITICA...
(Adnkronos)
- La Giunta dell'Anm, "riconoscendosi nelle dichiarazioni del presidente Luca Palamara", in una nota "ribadisce che il tema della credibilita' della magistratura non puo' essere disgiunto da quello dell'inopportunita' della partecipazione alla vita politica dei magistrati nei luoghi dove abbiano esercitato la giurisdizione, per evitare il rischio di indebite strumentalizzazioni dell'attivita' svolta.

Il diritto all'elettorato passivo non puo' essere negato ai magistrati. Tuttavia, la Giunta auspica una seria riflessione, anche attraverso la programmata revisione del codice deontologico, sulle modalita' di accesso del magistrato alla vita politica e amministrativa e sul rientro in servizio di coloro che abbiano svolto un mandato elettorale".

 

 - CHIAMPARINO, PRONTO CANDIDARMI PER LA PREMIERSHIP 2013...
(Adnkronos)
- "Il mio futuro? Voglio impegnarmi per il centrosinistra a livello nazionale comincero' a parlarne dopo le regionali e non escludo nulla, neppure di partecipare alle primarie per la scelta del nostro candidato premier". Lo dice Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, in un colloquio con 'Repubblica'. Se ci fossero delle primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra, Chiamparino non esclude di poter partecipare anche in virtu' della sua esperienza di amministratore: "In quel contesto -dice- sono sicuro di poter battere personaggi come Casini".

Chiamparino, come annunciato in un'intervista alcune settimane fa, ha in testa la creazione di un nuovo Ulivo, un'alleanza che vada "dall'Udc a Vendola". "Uso il termine Ulivo -spiega- perche' e' la cosa migliore che abbiamo prodotto in questi quindici anni. Ma possiamo chiamarlo come vogliamo: anche Giovanni o Vattelapesca. Il fatto importante e' che diventi una coalizione ben diversa dall'Unione e dai suoi errori.

G8 MADDALENA: ALTRI INDAGATI PER SCUOLA MARESCIALLI FIRENZE...
(Agi)
- Ci sarebbero altri indagati, da quanto si apprende, nella vicenda della scuola marescialli di Firenze, che rientra nell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Nel registro degli indagati comparirebbero i nomi di persone che la scorsa settimana non sono state perquisite, ma che, hanno comunque ricevuto avvisi di garanzia.

 GIUSSANI, BEATIFICAZIONE AL VIA ...
Presto l'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, potrebbe annunciare l'apertura della fase diocesana della causa di beatificazione di don Luigi Giussani , il fondatore di Comunione e liberazione. Con oltre 200 messe celebrate in Italia e in altri 70 paesi del mondo, il 22 febbraio verranno ricordati i cinque anni dalla morte del «Gius». Non è un caso che a Milano la celebrazione sarà presieduta dal cardinale Tettamanzi e a Roma dal cardinale José Saraiva Martins, ex prefetto della Congregazione per le cause dei santi.

Devono passare almeno cinque anni dalla morte per poter aprire una causa di beatificazione, però i vertici della Fraternità di Cl, guidata dal successore di Giussani, don Julian Carron, non hanno voluto far coincidere l'atteso annuncio dell'inizio del processo con il quinto anniversario. Perciò bisognerà attendere ancora qualche settimana perché la Fraternità di Cl chieda ufficialmente alla diocesi di Milano di introdurre la causa e il cardinale Tettamanzi apra il processo.

Con l'incarico di postulatore o vicepostulatore potrebbe essere chiamato Fidel Fernandez Gonzalez, sacerdote comboniano, membro della Fraternità e consultore della Congregazione per le cause dei santi. Gonzalez sarà quasi certamente affiancato da un altro sacerdote del movimento. Nel frattempo il portavoce di Cl, Alberto Savorana, ha coordinato il lavoro di raccolta dell'enorme quantità di documenti relativi alla vita e alle opere di Giussani.

Le comunità di Cl sparse per il mondo hanno inviato testimonianze e materiali inediti. Figure di primo piano del mondo della politica, della cultura, dell'economia e della Chiesa che si sono rese disponibili a testimoniare nel corso del processo. Numerose anche le segnalazioni di «grazie ricevute » con l'intercessione del Gius, mentre la sua tomba, nel Cimitero monumentale di Milano, è meta di continui pellegrinaggi. (Ignazio Ingrao)

- I PESCHERECCI SOMALI «SPARITI» ...
Dove sono finiti i cinque pescherecci della Cooperazione italiana regalati alla società somala Shifco, in passato sospettati di essere al centro di traffici sui quali avrebbe indagato la giornalista Ilaria Alpi , uccisa in Somalia nel '94? Uno è affondato e i quattro superstiti sono ormeggiati al molo pesca del porto di Aden (Yemen), bloccati da tre anni per il fallimento della società di gestione, il cui amministratore, Mugne Said Omar, è fuggito a Londra.

Il presidente del governo di transizione somalo, Sharif Sheik Ahmed, ha nominato un nuovo amministratore, Ibrahim Abdulkadir Omar, che dice a "Panorama": «È nostra intenzione riprendere il mare. La Shifco è l'unica società somala che qui può produrre e dare lavoro». Il governo, sostenuto dalla comunità internazionale ma assediato dai miliziani shabab legati ad Al Qaeda, ha stanziato parte dei fondi necessari a recuperare almeno due pescherecci, che dovrebbero essere operativi entro fine 2010. (Giovanni Porzio)

 

- ENAV, IL GIALLO CONTINUA ...
Spunta anche il nome di Luciano Sorvillo, ex consulente del ministro dei Trasporti del governo Prodi, Alessandro Bianchi, tra i fortunati che hanno trovato lavoro in una società pubblica alla fine di quella legislatura. Sorvillo, dopo la caduta del governo Prodi, fu infatti assunto dall'Ente nazionale per l'assistenza al volo con uno stipendio di circa 200 mila euro.

L'Enav è ora al centro di un'inchiesta sull'acquisizione della Vitrociset (vedere "Panorama" 8) del pool per i reati contro la pubblica amministrazione della procura di Roma. E questo sebbene l'azienda scriva a "Panorama" che «non risulta alcuna indagine pendente riguardo all'acquisizione del ramo d'azienda della Vitrociset, né è stato richiesto alla società alcun approfondimento in proposito». (Caris Vanghetti)

- LO STOP DI LONDRA SU ABBEY ROAD...
G. Ve. per " Il Sole 24 Ore " -Abbey Road non sarà più la stessa. Gli studios che si trovano nella strada di Londra a cui è stato dedicato il famoso album dei Beatles, potrebbero presto essere messi in vendita. Emi, la casa discografica che li ha acquistati nel 1929 sarebbe pronta a cederli per ridurre il proprio indebitamento. Sul bilancio della società pesano infatti le conseguenze del leveraged buy-out messo a segno dal fondo Terra Firma nel 2007.

L'operazione potrebbe fruttare decine di milioni di sterline, ma non ancora chiaro se Emi sia intenzionata cedere l'intera struttura degli studi di registrazione o solo l'asset che vale di più: il marchio. Intanto, nel timore che gli Abbey Road Studios possano finire in mani sbagliate, è intervenuto un investitore davvero particolare: il National Trust, l'ente che gestisce il patrimonio storico-architettonico del Regno Unito. Le autorità inglesi stanno pensando infatti di lanciare una campagna per salvare gli studios dalla speculazione. Abbey Road più che un asset finanziario è un patrimonio nazionale.

 

 

SARAS: PM ORSI HA SENTITO I FRATELLI MORATTI SULLA QUOTAZIONE...
Radiocor - Gianmarco e Massimo Moratti sono stati sentiti sabato scorso dal pm della procura di Milano, Luigi Orsi, come persone informate sui fatti nel l'ambito dell'inchiesta sulla quotazione della Saras, la societa' che fa capo alla famiglia Moratti. I due fratelli avrebbero ribadito di essere estranei alla vicenda oggetto dell'indagine della procura, in quanto non hanno avuto alcun ruolo nell'analisi che ha portato a fissare a 6 euro il prezzo per l'ipo della Saras. L'inchiesta vede indagati nove tra manager e dipendenti di JpMorgan, Morgan Stanley e Caboto, le tre banche che hanno curato lo sbarco a Piazza Affari della societa' di raffinazione petrolifera. Per loro le accuse sono di falso in prospetto e aggiotaggio

16.02.02  

 

 

CONSIGLIERI IT HOLDING SUL REGISTRO DEI PM...
Mo. D. per "Il Sole 24 Ore" -
Il consiglio di amministrazione di It Holding finisce nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Milano nell'ambito delle indagini sull'ipotesi di aggiotaggio. I membri del board si sono visti recapitare nei giorni scorsi «la richiesta di proroga dei termini dell'indagine preliminare», con la quale il pm Carlo Nocerino ha chiesto altri sei mesi di tempo per portare avanti le indagini, cui sta collaborando anche la Consob.

Nel documento anche la lista degli indagati, con il presidente Tonino Perna in testa, e il periodo preso in considerazione: intorno alla data del 13 novembre, giorno del cda per l'approvazione della trimestrale. Tutto tace, invece, sul fronte della procura di Isernia dove i pm Federico Scioli, Marco Gaeta e Alfredo Mattei stanno lavorando al dossier a seguito dei tre esposti presentati dai commissari straordinari di It Holding Stanislao Chimenti, Andrea Ciccoli e Roberto Spada. In questo secondo caso sembrano essere più complessi gli accertamenti sull'eventuale reato di bancarotta fraudolenta.  

19.02.10

 

TOMBOLA PER LA FAMIGLIA DE LUCA ! - NEL MIRINO DEI MAGISTRATI È FINITO ANCHE IL FIGLIO DELLA COPPIA, PIERO (ORA MANCANO I NONNI E LE PRO-ZIE) – IL PARGOLO E’ SOTTO INCHIESTA PER REATI FISCALI COLLEGATI A DUE SOCIETÀ VICINE ALLA ‘MANIFATTURE COTONIERE MERIDIONAL’ – QUEST’ULTIMA è OGGETTO DELL’INCHIESTA IL CUI PROCESSO PER DE LUCA SENIOR SI APRIRÀ IL GIORNO DELLE ELEZIONI REGIONALI…

Gian Marco Chiocci per "il Giornale"

Non bastava il capofamiglia, Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, aspirante governatore della Campania in quota Pd-Idv, rinviato a giudizio per associazione a delinquere, concussione e truffa nelle inchieste «Sea Park» e «Mcm». Non bastava nemmeno la moglie del primo cittadino, Rosa Zampetti, sotto processo per falso in atto pubblico e abuso d'ufficio causa un concorso per sociologa Asl che la donna avrebbe vinto - secondo la tesi dell'accusa - presentando una documentazione taroccata.

Adesso si scopre che nel mirino dei magistrati è finito anche il figlio della coppia, Piero, sott'inchiesta per reati fiscali a margine di alcune consulenze collegate a due società a loro volta vicine alla Manifatture Cotoniere Meridionali, conosciuta come «Mcm», oggetto dell'inchiesta-madre sfociata in un processo che per De Luca senior si aprirà il giorno delle elezioni regionali.

Gli accertamenti sul figlio del sindaco sarebbero scaturiti a seguito di più indagini patrimoniali e avrebbero portato a trovare punti di contatto con il procedimento Mcm nato in circostanze rocambolesche. Ovvero a seguito dell'intenzione della Salerno Invest, società partecipata, di costruire un centro commerciale sull'area industriale di Fratta di Salerno dove insisteva la Mcm (sulla carta era prevista la delocalizzazione dell'impianto tessile e la contestuale realizzazione di strutture urbanistiche e commerciali).

Un intervento di riqualificazione che sarebbe dovuto costare in tutto oltre 110 milioni di euro e avrebbe dovuto produrre posti di lavoro per 1.500 persone. Un'opera faraonica figlia di un progetto che portava le firme del Comune, della Salerno Invest e della Cotoniere.

Ma sul più bello la Procura di Salerno, con il pm Gabriella Nuzzi, si imbatte in una decina di falsi e di presunte irregolarità sulle varianti urbanistiche. A far scattare le indagini è l'ex assessore all'Urbanistica Fausto Martino, diventato una vera e propria gola profonda degli uffici giudiziari salernitani retti all'epoca dal procuratore Apicella (quello al centro degli attriti con la procura di Catanzaro per la vicenda De Magistris-Why Not).

Fra le rivelazioni di Martino quella su cui i pm puntarono con decisione faceva riferimento a una riunione in cui, presente il sindaco, il patron della Mcm «manifestò la volontà di delocalizzare l'impianto» non per riqualificarlo altrove «bensì perché diceva di non avere prospettive industriali su quella zona».

Nell'inchiesta su Mcm, insieme con Vincenzo De Luca, è stato rinviato a giudizio anche il suo predecessore, Mario De Biase, espressione dell'aspirante presidente della Regione. Lui e altri, per il gup che ha disposto il giudizio, a dar retta alle intercettazioni avrebbero fatto parte di quella «realtà politico-amministrativa» sintetizzabile «in un singolo centro di potere burocratico amministrativo».

[12-02-2010]

 

 

 

NUOVA ISTANZA RICUSAZIONE FORLEO, SOSPESO PROCESSO A CSM...
(Adnkronos) - E' stato sospeso il processo disciplinare al Csm a carico dell'ex Gip di Milano, Clementina Forleo, che doveva essere processata oggi sul caso Farida Bentiwaa, la donna accusata di favoreggiamento del terrorismo islamico. L

a Forleo, infatti, ha presentato un'ulteriore istanza di ricusazione nei confronti del collegio disciplinare che, a suo parere, non puo' pronunciarsi sulla questione, perche' si e' gia' occupato del caso. L'udienza di oggi, dunque, e' stata sospesa e potra' riprendere solo dopo che un altro collegio disciplinare avra' deciso sulla ricusazione. Gia' mercoledi' scorso Palazzo dei Marescialli aveva respinto tale istanza, giudicandola inammissibile, perche' il difensore della Forleo, il procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena, non era munito di procura speciale, che e' stata invece presentata ieri sera.

10.10.10

 

FONDAZIONE MONTALCINI SOTTO TUTELA ...
Il 20 gennaio il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha sciolto il consiglio di amministrazione dell'European brain research institute della Fondazione Rita Levi Montalcini, nominando commissario Giovanni Nisticò. La decisione è arrivata dopo un articolo di "Panorama" (settembre 2009) sulla scarsa trasparenza nella contabilità dell'Ebri. Benché la nomina del commissario sia prevista solo «qualora gli amministratori non agiscano in conformità dello scopo», fonti vicine a Pecoraro fanno notare come all'Ebri ci fosse comunque «un conflitto tra gli 11 membri del cda che impediva il perseguimento del suddetto scopo». (Caris Vanghetti)  

 

BONAIUTI: PER MAGISTRATI NEANCHE CDM E' LEGITTIMO IMPEDIMENTO... (Adnkronos) - Il legittimo impedimento, approvato ieri alla Camera, come strumento per consentire al premier di governare. Ne ha parlato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti nel corso della trasmissione ' Il fatto del giorno' su RaiDue.

Bonaiuti ha ricordato che "quando gli avvocati di Silvio Berlusconi hanno chiesto il legittimo impedimento perche' doveva presiedere il Cdm, il tribunale di Milano ha detto che non era legittimo impedimento e allo stesso modo non lo era l'inaugurazione di un tracciato dell'alta velocita', importantissimo per il Paese".

 

Bonaiuti ha ricordato di aver accompagnato il premier al tribunale di Milano: "Per sua natura lui vorrebbe andare alle udienze, ma come fa una persona che fa il presidente del Consiglio, per studiare bene una causa, a guardare i faldoni, un milione di pagine? Sono 23 udienze in meno di 3 mesi, un'udienza ogni 2 o 3 giorni...".  

 

 

ADDIO “TRIBUNALE DEI VIP” – CON IL TRASFERIMENTO DEL “SAVOIA-GATE” A ROMA SI SPENGONO I RIFLETTORI DI POTENZA – E DOPO IL CLAMORE, LE COPERTINE, LE ACCUSE FINITE SUI GIORNALI, VALLETTOPOLI-BIS CONTINUA IN SORDINA - SAREBBERO IN CORSO IN UNA CASERMA GLI INTERROGATORI ALLE VITTIME DEI FOTORICATTI…

Dal "Giornale"

 

Dopo il clamore, le copertine, le accuse finite sui giornali, Vallettopoli-bis continua in sordina. A Milano dove l'inchiesta (nata a Potenza) viene condotta nel più stretto riserbo. E in questi giorni sarebbero in corso, in un luogo segreto (si parla di una caserma), gli interrogatori alle presunte vittime dei fotoricatti, tutti personaggi famosi, a cui i magistrati milanesi cercano di garantire il massimo della privacy possibile.

Dopo i nomi celebri circolati nelle scorse settimane, la Procura di Milano mantiene ora l'assoluto riserbo sulle persone sentite e sui presunti ricatti avvenuti a loro danno. Sulla cosiddetta Vallettopoli-bis i giudici proseguono con prudenza (oltre che in silenzio), portando avanti un'inchiesta nata da alcune dichiarazioni rilasciate l'anno scorso al pm di Potenza Woodcock.

 

E proprio ieri nel capoluogo lucano è stata messa la parola fine a un'inchiesta «storica»: i giudici di Potenza hanno infatti trasferito a Roma il processo a Vittorio Emanuele di Savoia, con una decisione che «spegne» così i riflettori sul «tribunale dei vip», accesi con l'arresto del principe, il 16 giugno 2006, che portò nel capoluogo lucano giornalisti da tutto il mondo fino al 23 giugno, quando all'erede di casa Savoia - che ora punta «alla completa innocenza» - furono concessi gli arresti domiciliari nella capitale.

 

Nel corso dell'udienza che si è svolta ieri, a Potenza, l'avvocato di Vittorio Emanuele, Francesco Murgia, ha sollevato la questione della competenza territoriale, nell'ambito del processo che vede coinvolti il principe e altre cinque persone, accusate di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di funzionari dei Monopoli di Stato per ottenere i nullaosta per 400 videopoker.

 

I giudici hanno accolto la richiesta al termine di una camera di consiglio durata poco più di un'ora. Ottanta minuti, più precisamente. Sufficienti per decidere di trasferire a Roma gli atti del processo, e per chiudere quella che fu la prima delle inchieste con le quali il pm Henry John Woodcock (ora in servizio a Napoli) accese «la luce dei riflettori mediatici» sulla Basilicata. Un'inchiesta cominciata il 16 giugno 2006 a Varenna (Lecco), dove alcuni agenti della Polizia arrestarono il principe su ordine del gip di Potenza, Alberto Iannuzzi. Le persone arrestate furono in tutto 12.

Nel corso delle indagini, buona parte degli atti è stata trasferita ad altre sedi, tra cui Como (dov'è stata disposta l'archiviazione). A Potenza è rimasta solo l'accusa di associazione per delinquere, con il rinvio a giudizio disposto dal gup di Potenza lo scorso 23 settembre, solo pochi giorni dopo il trasferimento a Napoli di Woodcock. Ora anche questi atti sono inviati a Roma, «sulla strada dell'accertamento della mia assoluta innocenza», ha detto Vittorio Emanuele.

Tutto era partito da un'indagine su alcuni prefabbricati costruiti a Potenza per accogliere i senzatetto del terremoto del 1980. Una «pista» che, intercettazione dopo intercettazione, portò all'arresto del principe e al «Savoiagate», e poi a quello del re dei paparazzi, Fabrizio Corona, per Vallettopoli. Il 20 gennaio il gup ha prosciolto Corona. E ora i giudici, con l'incompetenza territoriale, hanno «chiuso» il tribunale dei vip.

[02-02-2010] 

 

 

MARIELLA BURANI: PER PM SERVONO PIU' DI 50 MLN ...
(ANSA) -
La cassa bruciata da Mariella Burani Fashion Group in questi mesi richiede uno sforzo maggiore da parte della famiglia Burani per ricapitalizzare l'azienda: non più i 50 milioni promessi ma almeno 60 milioni di euro. E' questo - secondo quanto è stato possibile ricostruire - quanto hanno prospettato nell'udienza sul fallimento di Bdh, la holding di controllo del gruppo di moda, i pm Luigi Orsi e Mauro Clerici facendo riferimento a quanto ricostruito da Mediobanca, ex advisor della famiglia Burani nella ristrutturazione del debito.

Secondo fonti finanziarie che hanno seguito il dossier le esigenze di risorse fresche da parte del gruppo potrebbero nel frattempo essere salite anche a 70 milioni. (Adnkronos/Aki) - "Io credo che le raccomandazioni che preparera' l'European systemic risk board (Esrb) saranno piu' vincolanti in sostanza di quanto non pensiamo adesso". E' quanto ha dichiarato il presidente del Financial stability board e governatore di Bankitalia Mario Draghi a proposito del pacchetto di proposte europee sulla supervisione macroprudenziale durante un'audizione al Parlamento europeo.  

30.01.10

 

COOP: DIPENDENTI SPIATI, PROCURA MILANO APRE INDAGINI ...
(Adnkronos) -
Il procuratore aggiunto di Milano, Nicola Cerrato, ha aperto un fascicolo contro ignoti nel quale si ipotizza la violazione della privacy ai danni di alcuni dipendenti di alcune Coop lombarde, che sarebbero stati spiati e intercettati. L'inchiesta ha preso il via dopo alcuni servizi pubblicati dal quotidiano Libero e dopo una relazione della direzione provinciale del lavoro, nella quale emergerebbero alcune irregolarita' nell'installazione di videocamere all'interno dei super.

IMPREGILO: FIBE AL TAR PER INCENERITORE ACERRA A PROTEZIONE CIVILE...
Radiocor -
La parte del decreto legge sulla fine dell'emergenza rifiuti in Campania che autorizza l'affitto alla Protezione civile del termovalorizzatore di Acerra e' illegittima perche' contraria alla normativa europea e italiana e alle procedure previste dalla legge in materia di esproprio. Lo sostiene Fibe, societa' del gruppo Impregilo che ha realizzato il termovalorizzatore, in un ricorso presentato al Tar del Lazio. Secondo quanto risulta a Radiocor, Fibe chiede che la parte del decreto oggetto della contestazione sia sottoposta alla Corte di Giustizia europea per valutare la conformita' del provvedimento alla normativa comunitaria. L'udienza per discutere il ricorso di Fibe e' fissata per mercoledi' 27 gennaio davanti alla Prima sezione del Tribunale amministrativo.

27.01.10

 

MILANO, UNA CUPOLA DEL RICATTO, IN CUI LE FOTOGRAFIE DIVENTANO LA CONTROPARTITA PER PASSAGGI DI SOLDI MA ANCHE DI ALTRI FAVORI, DI COMPLICITÀ, DI APPOGGI - FOTO TALMENTE IMBARAZZANTI DA SPINGERE LE VITTIME A SBORSARE FINO A 300 MILA EURO PER RITIRARLE DAL MERCATO. CI SONO ANCHE I NOMI DI DUE POLITICI DI PRIMO PIANO, MA SOPRATTUTTO DI TIPINI DEL JET SET MILANESE E ROMANO. VENTI CASI SOSPETTI - PERCHÉ UN GIORNALE COMPRA DUE VOLTE L'IDENTICO SERVIZIO SU EROS RAMAZZOTTI? - GLI SCATTI RITIRATI CHE COINVOLGONO SIMONA VENTURA IN COMPAGNIA DI UN UOMO -

 

1 - CPN UNA FOTO TI FOTTO
davide carlucci e emilio randacio per la Repubblica

Venti casi sospetti. Fotografie talmente imbarazzanti da spingere le vittime dell'appostamento a sborsare fino a 300 mila euro per ritirarle dal mercato. Ci sono anche i nomi di due politici di primo piano, ma soprattutto di personaggi del jet set milanese e romano, tra le presunte vittime di agenzie fotografiche, su cui da pochi giorni il pm di Milano, Frank Di Maio, sta indagando.

Uno scenario inquietante, con una costante. Nei rapporti con le agenzie, un ruolo centrale nelle mediazioni lo ha svolto Alfonso Signorini, il potente direttore del settimanale della Mondadori "Chi", tenuto in alta considerazione anche dal Cavaliere.

Lo hanno voluto mettere a verbale mercoledì pomeriggio, due dei fotografi ascoltati come indagati del reato di estorsione in questa vicenda. Signorini, secondo la loro ricostruzione alla procura, avrebbe potuto scegliere cosa pubblicare (come d'altronde prevede il suo ruolo di direttore), le foto da fare sparire rapidamente, ma anche decidere il destino di un'agenzia fotografica che non voleva sottostare ai suoi diktat.

Ombre e sospetti, che descrivono una sorta di cabina di regia capace di orientare un intero settore dell'informazione. Al momento questa è un'ipotesi, non si può escludere che presto possa toccare anche a lui spiegare quali scelte editoriali lo spingessero a stroncare un servizio, a spingerne un altro o magari a contattare direttamente gli interessati del servizio sconveniente.

Coincidenza vuole, però, che lo stesso schema si sia concretizzato l'estate scorsa, quando nel mirino finì l'allora governatore del Lazio, Piero Marrazzo. I tre carabinieri, poi arrestati per estorsione, si erano rivolti al fotografo Max Scarfone, sentito proprio 48 ore fa dal pm Di Maio. E Scarfone, coincidenza vuole, bussò alla porta di Signorini per provare a piazzare il video imbarazzante che coinvolge Marrazzo.

Per capire meglio come funziona questo mercato, è utile scorrere un verbale di due anni fa di uno dei collaboratori di Corona, "Bicio" Pensa. Il "business delle redazioni", lo definisce Pensa al magistrato di Potenza John Woodcock. È il 6 giugno del 2008, e questa ricostruzione è ora entrata nel fascicolo milanese per competenza territoriale. Poche settimane prima, Corona, secondo il ricordo vivo di Pensa, per fare solo un esempio, mette le mani su scatti che coinvolgono Simona Ventura in compagnia di un uomo.

"Insomma il fotografo ha fatto le foto - ricorda l'episodio Pensa - alcune sono state messe su "Chi" ma effettivamente quelle che erano un attimino scandalose sono sparite". Il sospetto avanzato dal paparazzo è che quelle immagini siano state girate direttamente alla showgirl. Secondo il testimone, è Signorini a trattare direttamente con i vip. Con che ruolo, ora, lo cercherà di scoprire Di Maio.

Questo lo schema già emerso al momento dell'arresto di Corona. Con la figura centrale del paparazzo milanese e la sua agenzia. Ora, l'indagine che si allarga anche alle altre società con nuovi dati concreti. L'incipit arrivato alla procura di Milano è stato del tutto casuale. In parte alcuni verbali di Potenza, ma anche intercettazioni di oltre un anno fa, emerse da un'inchiesta su un giro di coca nella Milano bene.

Nelle mani del magistrato, da ieri, sono finiti anche i primi servizi imbarazzanti venduti a settimanali, ma mai pubblicati, come quelli che hanno riguardato il regista Leonardo Pieraccioni e il finanziere Stefano Ricucci. Nomi e cognomi degli autori e delle vittime della paparazzata. Un bel rompicapo su cui magistratura e carabinieri cercano di mettere ordine per capire cosa si nasconda effettivamente, oltre a un mix di potere e denaro.

2 - MILANO, UNA CUPOLA DEL RICATTO, IN CUI LE FOTOGRAFIE DIVENTANO LA CONTROPARTITA PER PASSAGGI DI SOLDI MA ANCHE DI ALTRI FAVORI, DI COMPLICITÀ, DI APPOGGI
Luca Fazzo per Il Giornale

E adesso si ricomincia. L'inchiesta più glamour degli ultimi anni, quella che ha trasformato in affare giudiziario il grande circo del pettegolezzo, degli scoop veri e fasulli, degli accordi sottobanco tra fotografi e fotografati, non è affatto finita con la condanna di Fabrizio Corona a tre anni e otto mesi di carcere per estorsione.

Riparte e, anzi, punta più in alto, non si ferma più al rude universo dei paparazzi, ma prende di mira il sistema dell'informazione, i direttori di giornale, i loro rapporti con i vip da una parte e con i palazzi del potere dall'altra. «Sarà un inferno», profetizza Fabrizio Corona. «Ne vedrete di tutti i colori», garantisce Max Scarfone, il fotografo che immortalò Silvio Sircana, portavoce di Prodi, mentre vagava sui viali dei trans.

Nell'indagine riaperta dal pm milanese Frank Di Maio c'è già tanta carne al fuoco da andare avanti per mesi. Almeno venti episodi di estorsione ai danni di personaggi della politica, dello spettacolo e dello sport. Un caso clamoroso, se non altro per l'entità della cifra, quello di una foto scattata ad un politico e ritirata dietro il pagamento di 300mila euro, cifra record.

Almeno quattro operatori del settore già iscritti nel registro degli indagati: oltre a Scarfone ci sono Carmen Masi, titolare dell'agenzia che proponeva sul mercato il video di Piero Marrazzo, Marco Sorge dell'agenzia Spy One, e almeno un altro operatore del settore. Tra gli atti, la testimonianza di «Bicio» Pensa, ex collaboratore di Corona, che parla delle foto scattate a Michele Santoro e Beatrice Borromeo, conduttore e inviata speciale di Annozero, e al comico Leonardo Pieraccioni. E molto altro.

La Procura milanese lavora ad una ipotesi investigativa piuttosto chiara, secondo cui a dirigere il grande traffico delle foto fossero in realtà i numeri uno di alcuni giornali. Agli atti c'è il racconto di un titolare di agenzia che racconta di avere ricevuto da un noto direttore il «consiglio» di non fare circolare una foto compromettente, e anzi di andarla a offrire al personaggio immortalato: «Altrimenti mi disse che non avrei più lavorato per loro», ha raccontato il testimone. Episodi sconcertanti eppure non rari, anzi quasi abituali, almeno stando ad alcune testimonianze.

Negli interrogatori degli indagati, compiuti mercoledì pomeriggio, il pm Di Maio è entrato in profondità nei meccanismi del mondo dei paparazzi (e sono tornati a galla nomi già entrati nell'indagine di Potenza, come quello di Massimiliano Fullin, appena assolto con formula piena), ma anche in quello dei giornali, cercando di capire i veri motivi di una serie di scelte editoriali: nella convinzione, evidentemente, che non fossero dettate da motivi puramente giornalistici.

Perché un servizio sul cantante Eros Ramazzotti viene comprato da un giornale che aveva già in mano un servizio praticamente identico? Perché foto apparentemente insignificanti di Lapo Elkann con la fidanzata conquistano una copertina? Domande apparentemente di zero interesse, che però vanno a occupare - nel puzzle dell'inchiesta - posti ben precisi.

Una di queste riguarda anche il reportage in cui appare Piero Marrazzo che va a fare la spesa: ma è l'unica che coinvolge l'ex governatore del Lazio, sulla cui vicenda continua per il resto a indagare la Procura di Roma. Un elemento centrale, nell'indagine Vallettopoli-bis della Procura milanese , diventa quello dei servizi «rubati», gli scatti col teleobiettivo che incastrano i vip in momenti della loro vita privata.

La Procura ha accertato che in vari casi questi reportage sono in realtà dei «posati», cioè servizi concordati a tavolino con i protagonisti, e questo già si sapeva. Ma vi sono casi in cui ad essere complice dei fotografi è solo uno dei personaggi al centro dell'obiettivo: che agisce solo con il compito di incastrare l'altro, funge da esca per metterlo in situazioni compromettenti e esporlo al ricatto. I nomi di alcune di queste «esche» sono agli atti dell'indagine, tra di esse ci sarebbe una ex attrice piuttosto famosa.

In sintesi: una Cupola del ricatto, in cui le fotografie diventano la contropartita per passaggi di soldi ma anche di altri favori, di complicità, di appoggi. Realtà o fantacronaca? Nelle carte dell'indagine, la risposta a questa domanda probabilmente c'è già.

[22-01-2010]

 

 

 

AGGIUNGI ANCHE UNA SPY TORY NEL CRAC BURANI (STA PER SCOPPIARE UNA NUOVA PARMALAT DA 500 MILIONI DI DEBITI?) – A PROCESSO WALTER BURANI CHE AVREBBE FATTO SPIARE ANDREA SINISCALCO (AD DELLA CONTROLLATA GREENVISION) – LE BANCHE CREDITRICI VERIFICHERANNO L’IPOTESI DI CONCORDATO PREVENTIVO…

Sergio Bocconi Per "il Corriere della Sera"

 

Si complica ulteriormente il caso Mariella Burani, la società schiacciata da oltre 500 milioni di debiti per la quale nei giorni scorsi la Procura di Milano ha chiesto il fallimento. Ieri il pm Maurizio Romanelli ha disposto la citazione diretta a giudizio per il presidente Walter Burani: avrebbe fatto spiare all'inizio del 2008 Andrea Siniscalco, amministratore delegato della controllata Greenvision ambiente.

Secondo l'accusa Burani, citato con altre sette persone, sospettava Siniscalco di «infedeltà professionale» perciò avrebbe commissionato alla società di intercettazioni Italcons, «l' installazione abusiva all'interno dell'ufficio» del manager di «strumenti di registrazione audio e video» e in particolare, come si legge nel decreto di citazione, «di una telecamera munita di microfono collegata con un registratore». Il processo a Burani, indagato anche per aggiotaggio e altri reati nell'inchiesta che ha al centro il gruppo di moda, e alle altre persone coinvolte comincerà il 10 novembre.

 

Intanto prosegue il lavoro con le banche creditrici: gli istituti dovrebbero riunirsi fra giovedì e venerdì per verificare l'ipotesi di concordato preventivo. In assenza di una ricapitalizzazione da parte della famiglia (c'è tempo fino al 12 febbraio), la società è destinata a ricorrere alle procedure concorsuali.

E l'amministratore delegato industriali e Bioera (cosmetici). Il valore della quota di Greenholding in Bioera (che ieri ha guadagnato in Borsa l'8,39%) è di circa 8 milioni mentre la partecipazione in Greenvision (che ha ceduto lo 0,61%) e di circa 17 milioni. Le due società hanno un indebitamento finanziario di 140 milioni circa.

Non si ferma neppure il negoziato con le banche della controllata quotata Antichi Pellettieri per un accordo sulla ristrutturazione del debito. Lo ha precisato ieri con un comunicato il gruppo Burani, aggiungendo che le trattative «dovrebbero concludersi in tempi ragionevolmente brevi». La nota ha spinto il titolo in Borsa che nella seconda parte della seduta ha fatto un balzo chiudendo con un rialzo del 12,9%.

E secondo quanto ha riportato Radiocor, si starebbe delineando il piano di ristrutturazione di Mosaicon, subholding di Antichi pellettieri. L'accordo con le banche sull'ex ApBags, prevederebbe che il fondo 3I salga dall'attuale 49% al 64% della società mentre Antichi Pellettieri vedrebbe ridurre la partecipazione dal 51% al 36%. Nei prossimi giorni lo studio La Croce dovrebbe asseverare il piano dando così il via libera definitivo alla ristrutturazione della società proprietaria di marchi come Mandarina Duck e Coccinelle.

 

[19-01-2010]

 

 

 

RICUCCI: FAMIGLIA PARRAVICINI-SOSSNOVSKY COMPRA IMMOBILE PER 1,9 MLN...
Radiocor - Finisce alla storica famiglia lombarda Parravicini-Sossnovsky, un pezzo del patrimonio dell'immobiliarista Stefano Ricucci. Attraverso la societa' Immobiliare La Mimosa srl, i Sossnovsky, secondo quanto risulta a Radiocor, si sono aggiudicati all'asta un ufficio di 217 mq al secondo piano di un palazzo nella centrale via Bassano Porrone numero 4. Il prezzo pagato e' pari a 1,9 milioni di euro.

L'immobile faceva parte di uno dei quattro lotti milanesi messi all'asta dalla Magiste Real Estate Property su disposizione della curatela della controllante Magiste International, la capogruppo di Stefano Ricucci fallita a gennaio del 2007. Nessuna offerta e' invece arrivata allo studio del notaio Lovisetti per i pezzi pregiati del portafoglio milanese: l'immobile di via Borromei, attuale sede di Meliorbanca, valutato 66,6 milioni; il palazzo di via Silvio Pellico che partiva da 46 milioni; e un altro ufficio in via Bassano Porrone da 2,6 milioni.  

20.0110

 

DOMICILIARI A GROSSI IL RE DELLE BONIFICHE...
Da " La Stampa " - Arresti domiciliari per Giuseppe Grossi, l'imprenditore milanese arrestato in ottobre nell'ambito dell'inchiesta sulle bonifiche gonfiate nell'area Montecity-Santa Giulia. Motivo: le condizioni di salute di Grossi, detenuto a Milano presso il reparto di medicina dell'ospedale San Paolo perchè sofferente di cuore.

- FOTO RICATTI : IN INDAGINE MILANO UNA VENTINA DI EPISODI, DUE SU POLITICI...
(Adnkronos) - Sono una ventina gli episodi al centro della nuova indagine aperta dal pm Frank Di Maio sulle foto-ricatto, nell'ambito della quale, ieri, sono stati sentiti i fotografi Max Scarfone, Maurizio Sorge e la titolare dell'agenzia Photo Masi, Carmen Masi. Tutti loro sono indagati. Due di questi episodi riguardano politici.

In un caso, stando a quel che si apprende, si tratterebbe piu' che altro di un servizio che ha coinvolto una persona vicina ad un politico, nel secondo, invece, si sarebbe trattato di una vera e propria estorsione a carico di un politico. Ma quali siano i soggetti interessati e in che circostanze, per ora, e' top secret. In uno dei tanti casi su cui sta indagando la procura la 'vittima' avrebbe pagato addirittura una somma di 300.000 euro.

Allo stato, comunque, gli indagati sono quattro, ma nessun direttore di rivista risulta coinvolto, almeno per ora. Le agenzie fotografiche, invece, sono piu' di una: oltre a Photo Masi e a 'Spy One', alla quale 'appartiene' Sorge, sarebbero coinvolte altre agenzie. Il reato contestato e' l'estorsione consumata.  

20.01.10

 

PROCESSO MILLS: I GIUDICI DICHIARANO APERTO DIBATTIMENTO. RESPINTE ISTANZE DIFESA SU INUTILIZZABILITA' ATTI...
(Ansa) - I giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano hanno dichiarato aperto il dibattimento del processo a Silvio Berlusconi, accusato di aver corrotto l'avvocato David Mills. I giudici quindi non hanno accolto la richiesta di dichiarare inutilizzabili tutti gli atti formatisi nel corso del processo - che si è concluso con la condanna del legale inglese - e il capo di imputazione che colloca il reato nel 2000.

I giudici, nel loro provvedimento, spiegano, infatti, che l'utilizzabilità degli atti può essere valutata caso per caso nel corso del dibattimento e hanno quindi dichiarato aperto il dibattimento. A questo punto, dai legali del premier è giunta una richiesta di sospensione del processo in attesa che le sezioni unite della Corte costituzionale decidano sulla posizione dell' avvocato inglese David Mills, condannato in appello a 4 anni e 6 mesi e per il quale si terrà l'udienza davanti alla suprema corte il prossimo 25 febbraio.

I legali hanno fatto presente che, qualora i giudici dovessero decidere per una sospensione del processo, sarebbero loro stessi ad avanzare una richiesta di sospensione dei termini di prescrizione. Al rinvio si è opposto il pm Fabio De Pasquale. Niccolo Ghedini e Piero Longo hanno spiegato che la decisione della Cassazione potrebbe stabilire dei criteri che potrebbero influire sulle richieste di prova della difesa. Da qui la richiesta di un rinvio.

 

12.01.10

 

ANGELINI NON È UN ANGELO – È NORMALE CHE LA PROCURA DI PESCARA ABBIA DECISO DI INDAGARE PER BANCAROTTA ANGELINI (UNICO TESTIMONE DELL’INCHIESTA CONTRO DEL TURCO) SOLO dopo l’APERTURA DI UN’ANALOGA INCHIESTA ALLA PROCURA DI CHIETI A CUI HA DOVUTO TRASMETTERE GLI ATTI? - TANTO NORMALE NON SEMBRA….

Gian Marco Chiocci per "il Giornale"

È normale aver dato la caccia «solo» ai soldi di presunte tangenti (peraltro mai trovati) che l'imprenditore Vincenzo Angelini dice d'aver distribuito ai politici abruzzesi, e non ai 100 milioni di euro scomparsi misteriosamente dalle casse dello stesso Angelini? Ed è normale non aver dato seguito alle allarmate segnalazioni contabili sui bilanci del gruppo Angelini e sulle movimentazioni di denaro dell'imprenditore, precedenti all'arresto di Del Turco e provenienti dagli stessi periti, dai carabinieri del Nas (che Angelini volevano addirittura arrestare) dalla finanza e dalla banca d'Italia?

E, soprattutto, è normale che la procura di Pescara abbia finalmente deciso di indagare per bancarotta Angelini, suo unico testimone dell'inchiesta Del Turco, solo in coincidenza dell'apertura di un'analoga inchiesta alla procura di Chieti a cui ha dovuto trasmettere gli atti per competenza? Tanto normale, per quel che il Giornale ha scoperto, non sembra.

Vediamo. Mentre da mesi i dipendenti delle sue cliniche non ricevono lo stipendio, dal deposito degli atti dell'inchiesta sulla giunta Del Turco più indizi portano a ritenere che il ras delle cliniche private abbia distratto la fantasmagorica cifra di 100 milioni di euro, anzi di 86 milioni se togliamo i 14 «fantasma» destinati agli amministratori abruzzesi. Nessuno sa dove siano finiti. Con fatica la procura di Chieti sembra intenzionata a venirne a capo. Pescara, fino ad agosto, non aveva trasmesso granché.

Fra gli atti inviati c'era il primo interrogatorio di Angelini, quello del 12 aprile 2008, nel quale l'imprenditore negava qualsiasi «dazione ambientale» ai politici locali. A seguito di quell'interrogatorio la procura disporrà una perizia (anche questa girata a Chieti) sul gruppo Angelini che evidenzierà ambigue movimentazioni di denaro. Più precisamente una serie di «scambi intergruppo» fra le varie società controllate e la «Novafin» (la finanziaria di famiglia di Angelini) che controlla cliniche e centri di riabilitazione della holding della sanità.

A seguito di questi scambi Angelini avrebbe fatto uscire dai conti della clinica «Villa Pini» liquidità verso la finanziaria Novafin. Inusuale, perché solitamente accadeva l'inverso. Il risiko societario riscontrato in parte anche dai carabinieri del Nas, portava in evidenza una fatturazione illecita nei confronti delle Asl competenti. Come avrebbe funzionato il raggiro? Approfittando della carenza di controlli delle apposite commissioni, Angelini avrebbe emesso queste fatture che poi avrebbe mandato in cessione presso le banche con le quali era precedentemente in accordo.

Così, anche se la Regione non gli avesse riconosciuto quei crediti, lui intanto si sarebbe avvantaggiato facendosi pagare dalle banche. E così sembra essere avvenuto visto che più istituti di credito si sono ritrovati esposti con Angelini per cifre fino a 80 milioni di euro. Quella prima consulenza voluta dalla procura accertò dunque che Angelini incassava questi soldi dalle sue cliniche (che emettevano materialmente le fatture alle Asl) eppoi li trasferiva alla Novafin a patto che questa li utilizzasse per compiere investimenti.

È stato così? Vediamo. Dalla lettura dei bilanci di queste controllate (spedite in procura a Pescara dai sindacati) emergeva un credito, già nel 2007, di 95 milioni di euro nei confronti di Novafin. Alcuni di questi soldi risultano da prelievi, mentre la parte più consistente, pari a 50 milioni, Angelini l'avrebbe invece utilizzata per comprare le azioni delle cliniche controllate. Per farla breve, Angelini si sarebbe comprato azioni proprie attraverso la finanziaria di famiglia.

Per venire a capo di queste complicatissime operazioni da illusionisti, la procura di Chieti comincia a muoversi in punta di piedi. A settembre 2009 i pm teatini escono ufficialmente allo scoperto e chiedono a Pescara di trasmettere tutto quel che di interessante è in loro possesso sui conti di Angelini. «Abbiamo un fascicolo aperto per bancarotta per distrazione», spiegano. La procura di Pescara prende atto e, tempo due giorni, risponde, inviando però solo una parte minima del materiale in suo possesso.

Nel frattempo dal deposito delle migliaia di atti dell'inchiesta Del Turco si scopre che sempre a Pescara era stato aperto un «fascicolo stralcio» su Angelini con contestuale iscrizione sul registro degli indagati per bancarotta. Il reato, secondo il pool del procuratore capo pescarese Trifuoggi, viene accertato a giugno 2009.

La cosa curiosa è che i documenti inviati a Chieti che comproverebbero questa ipotesi di reato sono tutti di un anno e mezzo prima. Tradotto, significa che per arrestare Ottaviano Del Turco e soci, alla procura di Pescara, sono stati sufficienti tre mesi, per ipotizzare una bancarotta per distrazione a Vincenzo Angelini ce ne son voluti quattordici.

Tra i filoni d'interesse della procura di Chieti (dove da giugno comanda Mennini, ex vice di Trifuoggi) vi sono una serie di operazioni bancarie sospette oltre ai già segnalati warning della banca d'Italia. Due segnalazioni, in particolare, meritano attenzione. La prima è relativa a una nota in procura della Gdf che spiega come il 31 luglio 2008, quando cioè Del Turco è ancora in carcere, Angelini deposita sul proprio conto corrente 6mila banconote da 500 euro (3 milioni in contanti) senza che nessuno gli chieda da dove li ha prelevati.

Quindi, sempre la Gdf e la Banca d'Italia, segnalano che la moglie di Angelini l'8 febbraio 2008, quindi a ridosso della presunta ultima tangente a Del Turco del dicembre 2007, apre un conto in una piccola banca di Pescara e deposita contanti per 600mila euro. All'impiegato allo sportello dice di non voler riferire, per motivi di riservatezza, da quale banca ha prelevato i quattrini. Per la Guardia di Finanza potrebbe trattarsi di una provvista prelevata dai conti correnti della clinica Villa Pini visto che, scrivono i baschi verdi - i prelievi «sono di 100mila euro il 23 gennaio 2008, 200mila euro il 28 gennaio 2008, 100mila euro il 30 gennaio 2008».

Il totale fa 400mila euro. Ne mancano 200mila all'appello, cioè al gruzzolo depositato in banca dalla signora Angelini. E guarda caso è la stessa cifra che Angelini dice d'aver dato in quegli stessi giorni a Del Turco. Su questo stesso conto viaggiano tanti altri soldi di natura imprecisata, come un bonifico estero di un arabo del 22 settembre (quando Del Turco e gli altri arrestati erano ormai ai domiciliari) di 250mila euro proveniente dalla «Faisal Private Bank» di Ginevra tramite la «City Bank» di Londra.

Già, Londra: proprio qui sarebbero stati riciclati i 21 milioni di euro del gruppo Angelini attraverso la sponsorizzazione al campione di motociclismo Dovizioso: Angelini disse ai pm che lui firmava, sì, ma non ne sapeva nulla di quel che firmava. Ad avviso della finanza ce n'era abbastanza per indagare e sequestrare i conti di Angelini. I carabinieri ne chiedevano addirittura l'arresto. La procura di Pescara ha arrestato Del Turco.

[12-01-2010] 

 

 

 

FAZIO STRAZIO - L’ex governatore di Bankitalia punta il dito contro Gianpiero Fiorani nell’aula del processo sul caso Antonveneta, dove è imputato e dove, oggi, si è sottoposto all’interrogatorio - "Il personaggio era diverso da come era stato giudicato dagli uffici di Vigilanza di Bankitalia. Il suo comportamento si e’ dimostrato fraudolento e mendace"....

FAZIO: FIORANI FRAUDOLENTO E MENDACE
(Adnkronos) -
L'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio punta il dito contro Gianpiero Fiorani nell'aula del processo sul caso Antonveneta, dove e' imputato e dove, oggi, si e' sottoposto all'interrogatorio delle parti.

"Il personaggio - dice Fazio - era diverso da come era stato giudicato dagli uffici di Vigilanza di Bankitalia. Il suo comportamento si e' dimostrato fraudolento al fine di realizzare i suoi obiettivi". Per Fazio quello di Fiorani "e' stato un comportamento mendace".

"Aveva innate doti di cordialita' e capacita' di accattivarsi la simpatia altrui - ha ammesso - ma le mie decisioni non sono mai state influenzate da Fiorani e sono meravigliato di essere accusato di aver assunto l'impegno di ostacolare Abn Amro" nella scalata all'Antonveneta.

CASO ANTONVENETA: FAZIO, HO SEMPRE AGITO NEL RISPETTO DELLA LEGALITA'
(Adnkronos) -
"Ho sempre agito nel rispetto della legalita', al solo scopo di favorire il mercato". Antonio Fazio, ex Governatore di Bankitalia, e' presente oggi al processo in corso a Milano sulla mancata scalata all'Antonveneta dove e' imputato.

L'ex Governatore, che in mattinata si sottoporra' all'interrogatorio dell'accusa e delle difese, ha voluto rilasciare ai giudici una serie di dichiarazioni spontanee nelle quali rivendica la sua innocenza e il suo "buon operato" nel corso degli anni trascorsi alla guida della Banca d'Italia.

In particolare smentisce "quanto gli e' stato attribuito da Giampiero Fiorani -afferma davanti ai giudici- circa iniziative assunte per favorire la scalata all'Antonveneta da parte della Bpl", cosi' come respinge il ruolo "di stratega occulto, di istigatore di Giampiero Fiorani" che gli e' stato attribuito nel capo di imputazione. Accuse che definisce "assolutamente false".

E ancora: "Fiorani - racconta Fazio - mi ha parlato diverse volte del suo progetto che appariva del tutto legittimo e rispettoso delle procedure. Respingo pero' l'accusa di aver ostacolato Abn Amro, nego di aver istigato Fiorani e Boni e di aver suggerito una strategia assembleare".

FAZIO: INGANNATO DA FIORANI PER FINI PERSONALI...
(Adnkronos) - Nell'aula del processo milanese sulla mancata scalata all'Antonveneta, Antonio Fazio, imputato, usa parole dure contro Giampiero Fiorani "ha tessuto -dice l'ex Governatore di Bankitalia- un ordito di trame fraudolente per ingannare me e l'ufficio di vigilanza al fine di conseguire i suoi obiettivi anche di carattere personale".

L'ex governatore ricorda poi come, nel 2000, Fiorani fosse molto stimato "ma non ci fu un rapporto privilegiato esclusivo mio e della mia famiglia nei suoi confronti". Certo e' che "fino al giugno del 2005 -dice ancora Fazio- il mio rapporto con Fiorani e' stato di affidamento rispetto alle sue capacita'".

FAZIO: ERA ABITUDINE AVVISARE BANCHIERI PRIMA ISPEZIONI...
(Ansa) - 'Era un'abitudine avvisare i banchieri prima delle ispezioni' della Banca d'Italia. Lo ha indicato l'ex governatore, Antonio Fazio, nel corso dell'interrogatorio per il tentativo di scalata ad Antonveneta, facendo riferimento al caso di Gianpiero Fiorani della Popolare di Lodi.

'Il giorno prima dell'ispezione Fiorani e' venuto a casa mia alla Camilluccia e l'ho avvisato che il giorno dopo sarebbe partita l'ispezione'. Fazio ha poi risposto positivamente al pm che gli chiedeva se un comportamento simile fosse stato adottato anche in altri casi. 'Si', e' capitato anche con Geronzi', ha indicato Fazio riferendosi ad una precedente ispezione della Banca d'Italia.

FAZIO: TEMA ITALIANITA' ME LO HANNO ATTRIBUITO...
(Ansa) - 'Il tema dell'italianita'' del sistema bancario 'me lo hanno attribuito, non lo ho mai detto'. Lo ha indicato l'ex governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio intervenendo in Tribunale nell'ambito del processo sulla scalata ad Antonveneta, rendendo delle dichiarazioni spontanee prima di essere interrogato.

FAZIO: BANKITALIA SI MOSSE CON ASSOLUTA IMPARZIALITA'...
(Ansa) - Banca d'Italia si mosse con assoluta imparzialita' e fu corretta nei rapporti con l'ex amministratore delegato di Bpi, Gianpiero Fiorani che non venne favorito nell'acquisizione di Antonveneta. E' in sostanza un altro dei passaggi delle dichiarazioni spontanee rese oggi a Milano dall'ex governatore, Antonio Fazio, imputato nell'ambito del processo per il tentativo di scalata ad Antonveneta da parte dell'ex Banca Popolare Italiana.

'Non occorrono altre parole - ha detto l'ex governatore - per dimostrare come Banca d'Italia si sia mossa con assoluta imparzialita' e come la correttezza dei rapporti con Fiorani non abbiano condotto Banca d'Italia a opzioni per lui particolarmente favorevoli'. Inoltre Fazio ha di nuovo ribadito come Palazzo Koch e lui 'personalmente non eravamo al corrente di operazioni, o meglio di manovre sotterranee o occulte di Fiorani dirette a porre le condizioni per acquisire il controllo di Antonveneta'.

FAZIO: DA VIGILANZA BANKITALIA OSCILLAZIONE NELLE DECISIONI...
(Adnkronos) - L'ex Governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, oggi a processo a Milano come imputato nella vicenda sulla mancata scalata all'Antonveneta non risparmia qualche critica all'ufficio di Vigilanza di Palazzo Koch per quanto avvenne nella primavera-estate 2005 in piena scalata all'istituto di credito.In particolare Fazio, nel corso di dichiarazioni spontanee, ha spiegato ai giudici perche' ad un certo punto, si rivolse ad esperti esterni.

"L'opportunita' e la necessita' di rivolgersi ad esperti esterni -dichiara in aula Fazio- nasce anche dall'oscillazione nelle decisioni della Vigilanza che solo il 16 giugno (di quell'anno, ndr) comincio' a manifestare dubbi a me mai prima sottoposti. Non mi era mai stato prospettato fino ad allora l'opportunita' di non concedere l'autorizzazione" all'Opa di Bpl su Antonveneta.

Per Fazio l'atteggiamento in particolare di Clemente e Castaldi "non si mantenne coerente". In ogni caso "Ritenni mio dovere giuridico e istituzionale concedere l'autorizzazione. Il problema di Bpl era di natura patrimoniale e quattro giuristi indipendenti avevano espresso un giudizio favorevole. Solo grazie alla fabbricazione di documenti falsi da parte di Fiorani per sanare la situazione patrimoniale mi convinsi a dare l'autorizzazione. Ma la mia decisione si formo' fuori da qualsiasi complicita'. Ritenni doveroso -aggiunge Fazio- dare l'autorizzazione perche' Bpl sembrava avere le necessarie caratteristiche".

[13-01-2010] 

 

 

 

SANTA GIULIA, PREGA PER NOI - Rosanna Gariboldi, moglie del parlamentare del Pdl Giancarlo Abelli, e Maria Ruggiero, ex segretaria di Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche in Italia tuttora detenuto a San Vittore, hanno patteggiato oggi una condanna per riciclaggio - Gariboldi ha concordato una pena a due anni con la condizionale e ha messo a disposizione 1,2 milioni di euro - PER LA RUGGIERO pena a un anno e 9 mesi e 4 milioni e mezzo....

 

1 - CASO SANTA GIULIA: MOGLIE ABELLI E RUGGIERO PATTEGGIANO E VERSANO 7 MILIONI...
(Adnkronos) - Rosanna Gariboldi, moglie del parlamentare del Pdl Giancarlo Abelli, e Maria Ruggiero hanno patteggiato oggi una condanna per riciclaggio davanti al gup di Milano Anna Maria Zamagni. Rosanna Gariboldi ha concordato una pena a due anni con la condizionale e ha messo a disposizione 1,2 milioni di euro.

Per Ruggiero, invece, ex segretaria di Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche in Italia tuttora detenuto a San Vittore, ha patteggiato una pena a un anno e 9 mesi e ha messo a disposizione 4 milioni e mezzo, pari all'importo dei conti correnti esteri a lei riconducibili oltre a due appartamenti nel centro di Milano per un valore complessivo di un altro milione e mezzo.

 

Rosanna Gariboldi, fino ad oggi detenuta nel carcere milanese dove e' stata condotta il 20 ottobre dello scorso anno in seguito a un mandato di cattura emesso nell'ambito dell'inchiesta sui presunti illeciti commessi con la bonifica del quartiere 'Montecity-Santa Giulia', uscira' nel pomeriggio dal carcere. Maria Ruggiero, che gia' aveva ottenuto gli arresti domiciliari, torna da oggi in liberta'.

 

2 - DIFESA MOGLIE ABELLI, PATTEGGIAMENTO NON E' UNA RESA...
(Adnkronos) - Rosanna Gariboldi, "ha chiuso con un patteggiamento avendo constatato che la giustizia non le ha consentito altra via di uscita. Ma non e' una resa". E' quanto dichiara al termine dell'udienza camerale il suo difensore, l'avvocato Ennio Amodio.

'Rosanna Gariboldi - aggiunge il legale - esce dal carcere dopo un'esperienza drammatica con la consapevolezza di avere una sola colpa: essersi fidata di un amico (il re delle bonifiche Giuseppe Grossi, ndr) e di aver cosi' agito da sprovveduta sul piano finanziario'. Il patteggiamento non e' una resa, ripete Amodio 'ma la scelta di un ritorno agli affetti famigliari e al suo lavoro che non puo' essere distrutto da un episodio del tutto isolato e comunque sganciato dalla sua attivita' politica'.

 

 

[12-01-2010]

   

 

 

L'UNITÀ - In apertura con foto: "Enrico Letta scrive a Berlusconi: prima di tutto la veritù su Cucchi". Di spalla: "Regionali. La sinistra si sgancia dal Pd" e "De Magistris: in magistratura favoritisimi e grumi di potere". 08.01.10

 

CORTE APPELLO ANNULLA CONDANNA TRAVAGLIO-HAMAUI
(Ansa) - La corte d'Appello di Roma ha annullato la condanna inflitta lo scorso anno dal Tribunale a Marco Travaglio alla pena detentiva di otto mesi e al direttore dell'Espresso Daniela Hamaui a cinque mesi. La condanna era stata inflitta per un articolo di Travaglio pubblicato dall' Espresso il 3 ottobre del 2002 sui rapporti tra Forza Italia e la mafia. Ne dà notizia Marco Travaglio. Cesare Previti aveva denunciato i due giornalisti per diffamazione. Dopo l'appello, della condanna restano una multa di mille euro per Travaglio e di 800 per Daniela Hamaui.

[08-01-2010]

 

 

 

VERTENZA EUTELIA: TRIBUNALE DISPONE SEQUESTRO DI BENI
Sole 24 Ore -
Il sequestro dei beni aziendali e la conseguente nomina di tre custodi che dovranno gestire l'ordinaria amministrazione per la società Agile (ex Eutelia). Estromessi, quindi, gli attuali proprietari dalla gestione dell'azienda. Lo avrebbe deciso il Tribunale civile di Roma (le decisione dovrebbe essere disponibile oggi) , secondo quanto anticipa il responsabile del settore tlc della Uilm nazionale, Adolfo Rocchetti ,, che sostiene di averlo appreso «da fonti attendibili». La Uilm esprime «una moderata soddisfazione» e nella nota annuncia che la prossima udienza in tribunale è stata fissata per il 17 prossimo febbraio.  

 

28.12.09

 

L'INCHIESTA SEGRETA DELLA BOCCASSINI SUL PIRELLONE DI FORMIGONI:
Gianluigi Nuzzi per Libero

È un'inchiesta sotterranea della quale nessuno parla. «No comment», ripetono investigatori dei carabinieri e della Guardia di Finanza. Eppure i reati ipotizzati sono pesanti. Associazione a delinquere, traffico di stupefacenti, riciclaggio per gli uomini d'onore, quelli della ‘ndrangheta vincente in terra lombarda.

 

E poi, per i diversi politici già finiti nel mirino degli investigatori, per i colletti bianchi, la corruzione. Soldi in cambio di favori. Niente di nuovo si dirà per un Paese che dal 1992 replica con alterni successi Mani pulite a ogni latitudine. Stavolta però tutti i protagonisti sono d'eccezione. A iniziare da chi coordina le indagini.

Ritroviamo infatti il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, sì Ilda la rossa (di capelli, non pensate male), quella che ha individuato i mandanti delle stragi siciliane per poi arrivare a Milano e occuparsi dei processi a Cesare Previti e Silvio Berlusconi. Ma sono soprattutto i politici a incuriosire. I nomi che circol